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Raccolta di aforismi di Paolo Melandri
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Offertorio

O fiume nella nebbia. O colori d'autunno sull'altra riva che una volta mi diceste di non aver paura. O mare lontano. O fonte gelata. O rupe della remota antichità. O crepuscolo mattutino con le gocce di pioggia nella polvere della via, ove anticamente andai con qualcuno e più prossimo ero all'esistenza. O terra che un tempo fu detta il regno della luce. O estate e inverno, parchi e piazze, timpani e panchine, portici e stazioni, fumo di fuochi e aeroplani notturni, quiete e frastuono; fiume, la cui risposta io sempre divenivo, fiume, al cui risplendere e mormorare tornava sempre “Io!” in risposta – ah, vasto mondo! – e dovunque, là frammezzo, lo strepitare, lo sferragliare, il brulicare, l'ondeggiare, il cliccare, il bisbigliare, lo spintonare, l'affrettare, lo scarabocchiare, il sudare, l'accalcare, il pettegolare, il razzolare degli affari; il patteggiare degli affari, il simulare degli affari, il tradire degli affari, la malvagia discordia degli affari, l'eterno scandalo degli affari, il dannarsi degli affari. Io voglio passare alla giustizia! Io sognai una cosa: Vidi un pezzo di terra liberato dal pericolo con sopra il cielo azzurro e pensai: Ho salvato un lembo di terra. Ho salvato un lembo di cielo.

 

© Paolo Melandri (6. 10. 2019)

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Accadimento

Il movimento delle foglie degli alberi, anche solo il lieve rialzarsi delle corone dei castagni molto lontane, è però connesso sempre di nuovo al mio intimo più profondo, solitamente del tutto quieto: agitandolo con il suo comparire.

 

© Paolo Melandri (28. 9. 2019)

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Altri

Quante volte sono dolorosamente solo sulla scena del mio interno, ed ecco che finalmente arrivano altri, tu e tu, a volte i popoli della terra, e allora sulla mia scena non recitiamo, ma semplicemente stiamo insieme, e nel mio petto si è fatto spazio e calore.

 

© Paolo Melandri (16. 9. 2019)

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Impressione

Sulla sponda appena asciugata dopo la pioggia della notte scivolano i pezzi di corteccia dei platani con un cricchiare breve. Le belle bombature vuote delle strade, che la domenica mattina sono ancora prive di macchine; rumori di bambini che corrono. Quale piacere, a volte, per il puro, disinteressato essere vivi!

 

© Paolo Melandri (5. 8. 2019)

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Percepire

Vedere, percepire, recepire l'altro significa scorgere l'eternità della sua momentanea parvenza: il chinarsi eterno di un piccolo bambino verso una palla, la testa eternamente inclinata della madre, mentre lo osserva seduta a distanza.

 

© Paolo Melandri (4. 8. 2019)

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La cieca

Guardava affascinato una cieca che passava per l'atrio della stazione tastando con il bastone e da un momento all'altro sarebbe finita contro un pilastro di cemento armato. E già lui stesso, andando, era finito contro un pilastro, mentre la cieca, come niente fosse, aveva schivato tastoni il suo.

 

© Paolo Melandri (4. 8. 2019)

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Foglie

La foglia isolata di faggio, gialla, già quasi trasparente, cadde, poi riprese il volo, si librò davanti al cielo azzurro, permeata dalla sua luce, con nitide venature. Nel vento impetuoso si ergevano alte mazze di tamburo, ondeggiando. Poi nella notte fredda strisciava sul sentiero una piccola lucertola. Alcune foglie d'albero, per la loro forma lanceolata, cadevano con tanta forza nello stagno, da finire lì per lì sott'acqua. Sul pascolo delle vacche strillavano i gabbiani. Il vento correva basso nell'erba ed era gelido. Sopra volavano ancora le libellule dell'estate.

 

© Paolo Melandri (24. 7. 2019)

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Sogno e silenzio

Dietro la casa, durante la notte, era sprofondato un riquadro di terra, colmandosi di acqua. Vi facemmo un bagno; l'acqua era molto calda. Io giacevo sulla donna preziosa, il cui ventre era una tovaglia di merletto. Vite selvatica si agitava all'improvviso intorno alla casa, che pareva del tutto fatiscente. Cavalli, piccoli come gatti, si aggiravano domestici per casa. La luce era molto intensa e antica. Le parole d'amore ancora al mattino erano nella stanza vuota.

 

© Paolo Melandri (24. 7. 2019)

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La forbice 01

La forbice

 

È possibile tracciare un disegno della forbice, ritrarla in posizioni diverse: come un coltello che si apre e di nuovo si richiude. Un modello che si presta ad essere mostrato come un'ombra su uno schermo luminoso: un'immagine muta che dà però dimostrazione delle molteplici realizzazioni mandate a effetto attraverso il suo aprirsi e chiudersi. Una potenzialità semplice, una possibilità illimitata. Si pensa in primo luogo alla tenaglia, poi, in modo molto generico, alla forma fondamentale del gesto che afferra. Di parrucchieri, censori, strateghi, si dice che danno colpi di forbice. Un esercito all'attacco viene «sforbiciato».

La forbice che non taglia può anche comparire in un'opera d'arte, per esempio in un ritratto di famiglia. Una brava donna di casa tiene volentieri accanto a sé un paio di forbici; a differenza dell'originale, non c'è bisogno che la sua raffigurazione sia troppo precisa.

Ci sarebbe qui da aspettarsi l'obiezione che chiama in causa il Surrealismo, in cui è appunto la precisione ad accampare pretese di stile. È proprio quanto la distingue da una semplice riproduzione, anche da quella fotografica. È pur vero che vi sono, tra i fotografi, registi che non si limitano a copiare l'oggetto, ma lo dispongono in una sua dimensione.

L'incremento di senso non dà forza alla realtà, ma la scuote. Desta perciò l'impressione che si debba tornare a guardare con attenzione. L'intelletto avanza pretese che sono indebolite dall'opera d'arte. È probabile che questa sia la ragione per cui De Chirico si è allontanato dalla sua opera giovanile.

L'altra faccia della medaglia è il rifiuto dell'oggettività. Per l'occhio educato a guardare gli oggetti è arduo dare un giudizio sul livello dell'esecuzione. Si potrebbe raggiungere il punto in cui la forbice scompare come oggetto e viene tuttavia conservata come motivo: questo ci porterebbe vicini alla musica. L'unicorno spunta fuori dall'ombra.

 

© Paolo Melandri (20. 7. 2019)

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Lettura notturna

Lettura notturna

 

Sedevo in casa e mi muovevo continuamente attraverso la notte, senza il minimo spostamento del capo, con il greve orgoglio profondo di uno ferito da sempre; figura cosmica, avvolta nel senso di benessere di trovarsi in viaggio, che a ogni sbattere di porta per il vento si faceva ancora più intenso. Nello stesso istante, fuori, la gente era seduta nei treni rombanti, agitando la testa, molto sola, miei fidi! Adesso avrei saputo rispondere alle domande più peregrine, con rapidità e naturalezza, quasi mi fossi aspettato proprio quelle. Il mondo era silenzioso, con dentro qualche rumore di attrezzo, e io non avevo più fretta. Mi prese una gran voglia di essere creatore! Poi mi immersi in un libro, e divenni nano per la lettura notturna.

 

© Paolo Melandri (19. 7. 2019)

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Il perdente radicale

Parlare del perdente è difficile, e sciocco non parlarne. Sciocco, perché il vincente definitivo non può esistere e perché a ciascuno di noi è riservata la stessa fine, sia esso il megalomane Bonaparte o l'ultimo mendicante sulle strade di Calcutta. Difficile, perché è troppo facile accontentarsi di una simile banalità metafisica. In tal modo, non si coglie l'effettiva dimensione dirompente: quella politica.

Invece di decifrare i mille volti del perdente, i sociologi si attengono alle loro statistiche: valore medio, devianza standard, distribuzione normale. Raramente arrivano a ipotizzare che potrebbero a loro volta fare parte dei perdenti. Le loro definizioni sono come quando si gratta una ferita: stando a Samuel Butler, quella poi prude e duole più di prima. Fatto sta che da come l'umanità si è organizzata – “capitalismo”, “concorrenza”, “impero”, “globalizzazione” – non solo il numero dei perdenti aumenta di giorno in giorno; come in ogni compagine di massa presto si verifica un frazionamento; con un processo caotico e indecifrabile le schiere dei soccombenti, dei vinti, delle vittime si scindono tra loro. Il fallito si rassegna alla propria sorte, la vittima chiede soddisfazione, il vinto si prepara alla prossima tenzone. Ma il perdente radicale si ritrae in disparte, diventa invisibile, coltiva il suo fantasma, raduna le proprie energie e attende la sua ora.

Forse mette conto di inquadrare il suo antipodo, il vincente radicale. Anche costui è un prodotto della cosiddetta globalizzazione, e sebbene tra i due gruppi non si possa istituire alcuna simmetria, essi hanno in comune alcune caratteristiche. Anche il Master of the Universe in campo economico, che per potere e ricchezza supera tutti i suoi predecessori, è socialmente del tutto isolato, in balìa costante dei propri fantasmi, già per meri motivi di sicurezza è affetto da perdita della realtà, si sente frainteso e minacciato.

Certo è che con le categorie dell'analisi di classe non è possibile venire a capo delle contraddizioni che qui si prospettano. Chi si accontenta dei criteri oggettivi, materiali, degli economisti, dei loro indici e delle deprimenti diagnosi degli empirici, non capirà nulla dell'effettivo dramma del perdente radicale. Quasi sempre si tratta di un soggetto maschile. Appurarne i motivi può sembrare banale, ma non è superfluo. Chi si attribuisce una superiorità, per il passato lapalissiana, e non è rassegnato al fatto che i giorni del primato sono finiti, molto difficilmente accetterà la propria perdita di potere. Per tutte queste ragioni un uomo che si sente un perdente radicale avverte una caduta immaginaria, in genere non percepita da una donna.

Va detto che al perdente, per radicalizzarsi, non basta quello che gli altri pensano di lui, siano essi concorrenti o sodali, esperti o vicini di casa, compagni di scuola, capi, nemici o amici, ma soprattutto la moglie. Egli stesso deve metterci del suo; deve dirsi: io sono un perdente e basta. Finché non sia convinto di questo, per quanto se la passi male, per quanto povero e impotente, umiliato e sconfitto, diventa un perdente radicale soltanto quando ha introiettato il giudizio degli altri che ritiene vincenti. Solo allora va in tilt.

 

© Paolo Melandri (31. 5. 2019)

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La forbice 10

Nell'arte il serpente del Giardino è spesso raffigurato come demone: una sua caratteristica essenziale è la capacità di parlare. Con ciò bisogna pensare a un genere di comunicazione cui non occorrono una madrelingua o un vocabolario: un linguaggio che abbia bisogno di ricorrere ai suoni. Deve essere stata una lingua di cui la musica ha conservato le risonanze.

L'estasi stravolge anche il linguaggio: essa libera le parole del loro significato, ne rende manifesto il senso. È così per il miracolo della Pentecoste nel Nuovo Testamento. Lo si può vedere come il simbolo della redenzione: ci si libera del nome. Dioniso appare.

La comunicazione, e non solo tra gli uomini, diviene elementare. Un tremito precorre un mormorio, come quello dell'acqua, o un brusio, come quello del vento e introduce la profezia. Così a Patmo, o in Ezechiele 37, che va letto anche come il resoconto di una rivelazione avvenuta nel cuore di un paesaggio terrificante.

Si potrebbe interpretare il colloquio con il serpente come un bisbiglio avvertito in una grande profondità, ancora vicina all'origine. Trovarsi laggiù solo con lui è, per l'uomo, sogno d'angoscia. Un terrore più grande di quello della tragedia.

 

© Paolo Melandri (7. 5. 2019)

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Il venditore ambulante 2

Una sottile fetta di salame pende dal panino.

Il venditore ambulante smette di guardare. L'oggetto non può essere caduto da solo. Quando l'uomo a cui dedica la frase distoglie lo sguardo, continua ad applicare la frase al più vicino, senza interromperla. Scorge un tubo di crema da barba con il tappo svitato. Gli va di traverso la lingua. L'uomo si guarda il pollice. Tiene il bicchiere con la mano nuda. Il venditore ambulante guarda la bottiglia di birra ridendo.

Improvvisamente non sa dove deve andare. Si sforza ripetutamente di colpire la medesima tacca. Tutto quello che vede gli sembra un corpo estraneo. Quando il nocciolo vien strappato fuori dal frutto, si sente uno scricchiolio. Lui alza la testa, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Il tubo per terra viene tirato di colpo contro l'angolo della casa. Le sue mani pendono tra le cosce. Non desidera restare qui, ma neppure andarsene.

Il burro molle cade con uno schiocco sul pavimento di pietra.

La tosse lo soffoca.

Dietro le ginocchia della donna si disegnano le vene. L'uomo intasca la lettera senza aprirla. Il gatto non ha visto nulla. “Questo è sangue di maiale.” Un bicchiere tintinna, forse è una vetrata.

Il solo punto asciutto della strada ha la forma di un uomo in una posizione simile a quella di una rana.

La palpebra gli trema.

Dimostra la sua innocuità camminando con la giacca aperta. Il venditore ambulante ascolta un respiro che non è il suo. La camicia lascia intravvedere la pelle nuda.

Ora non hanno più niente di cui parlare, devono parlare di sé.

Si muove perché notino che è ancora lì. Le spalle dell'uomo sono gradevolmente ampie. La vivacità si manifesta sbracciandosi. In cima allo steccato è avvolto un voluminoso panno chiaro. Lui schiaccia la sigaretta voluttuosamente. La scarpa è sotto la scala, nell'ombra, in una posizione in cui non si trovano di solito le scarpe vuote. Si tiene fermo il copricapo mentre parla, benché non spiri un alito di vento. L'uomo non si volta mai, e così non riesce mai a vederlo in faccia. Un grosso giornale cade pesantemente sulla strada.

Quando i due, poco dopo il loro primo incontro, tornano ad incontrarsi nello stesso posto, sorridono imbarazzati.

Fissa il ricevitore che è lì, pronto per lui. Quando il sudore freddo comincia a scorrergli sulla pelle, lo spaventa come un contatto estraneo. La molletta è troppo cedevole per tenere il giornale. È un uomo di età indefinibile. La spugna tuffata con forza torna rapidamente alla superficie. La linea si è interrotta.

 

© Paolo Melandri (31. 3. 2019)

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Pomeriggio

Fuori per strada abbottonò e riallacciò tutti i suoi indumenti, dalla giacca alle scarpe. Se ora, come aveva immaginato di recente, avesse lanciato il suo blocco per appunti come un disco, questo gli sarebbe caduto davanti ai piedi. Non nevicava più, il cielo era velato dalle nubi. La neve era alta e compatta; le gocce di grasso che colavano a terra dai lampioni disegnavano un paesaggio di bolle in cui sembrava di riconoscere la “città in rovina” del pazzo. Come da bambino si era chinato ad osservare le tracce lasciate dalla pioggia nella polvere di un sentiero, così ora si chinò verso la serie dei crateri; e quando infilò la mano in uno di essi, la neve gli bruciò la pelle con un effetto salutare, come in passato le ortiche.

Si avviò verso la città senza compiere deviazioni, con gli occhi bassi, sebbene si sentisse spinto a scegliere la direzione opposta a tutto ciò che si muoveva con lui, o almeno a camminare più in fretta e più lentamente. Era l'ora delle piccole incombenze, in cui, anziché essere assorbito dal lavoro, lo impegnavano soltanto le piccole dimenticanze del quotidiano: di nuovo non aveva scritto la lettera promessa; non aveva ancora letto il manoscritto dello sconosciuto; di nuovo non aveva messo in ordine le ricevute fiscali; non aveva ancora pagato il conto; di nuovo non aveva portato il vestito in tintoria; non aveva ancora potato l'albero del giardino… E gli venne anche in mente che aveva un appuntamento in centro e che a piedi non sarebbe mai arrivato in tempo; anche con il tassì, che fermò subito, avrebbe fatto tardi…

 

© Paolo Melandri (28. 3. 2019)

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Un anno

Sono trascorsi parecchi giorni di scrittura dalla nevicata. La neve è caduta fino a marzo avanzato, sebbene a livello del terreno non facesse affatto freddo; crescevano già le ortiche primaverili, quelle particolarmente pungenti. La neve si spargeva solo con spruzzate sporadiche, fuori dai cespugli, come da un albero in fioritura nascosta o come gettata, sempre una semplice manciata di granelli, minuscole palle che in volo si scioglievano in singoli fiocchi, scendevano simili a paracadutati e già si erano sfatti, piccole macchie scure sull'asfalto.

Ma poi con la luna crescente sulla baia è calato un freddo rigido. Gli stagni, in particolare quello desolato, senza nome, all'interno del bosco, gelavano, il ghiaccio nero modellato sulla forma di canne palustri spezzate, e durante le mie camminate laggiù, prima di sedere nella stanza sul giardino, vi facevo slittare sopra i ciottoli, dei quali per tutto il bosco si sentiva il suono, lo sfrullo, lo schiocco, il pigolio come di uno strumento a pizzico, e poteva accadere che uno degli uccelli nascosti dietro ai cespugli acquatici si sentisse chiamato e rispondesse.

Lo facevo anche per richiamare alla mente un'altra persona che un tempo mi era stata vicina. Sono passati forse dieci anni da quando lui e io qui sullo stesso sentiero invernale facemmo cantare assieme così i ciottoli di un'acqua gelata nel bosco. Mentre adesso li gettavo da solo, ripensavo all'uomo che allora mi era accanto e ricordai il suo modo di alzare il braccio per il lancio, maldestro come un bambino grasso, e anche come, quando giocavamo a calcio, tirasse sempre a casaccio, e come tuttavia ogni volta fosse lui, il babbeo, a provare in queste cose il piacere più innocente. Perché altrimenti quella risata da cornacchia, anche quando la pietra sempre troppo grossa dopo uno slancio impetuoso sfondava pesantemente e senza un suono la superficie ghiacciata?

 

© Paolo Melandri (27. 3. 2019)

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Flutto ebbro

Partenza? E allora? Il secondo giorno dell'Europa è passato, se la fede era colpa, se l'esperienza è diventata caso, siamo alla veglia notturna prima del terzo giorno. Messi alla ruota dal determinismo delle cause, incalzati dallo svolgimento, lapidati giorno per giorno da una realtà cui non c'era modo di sfuggire, siamo stati sconfitti. Voi potete crearvi da capo, voi siete liberi. Avete visto il grande incendio di Tamerlano o la visione ebbra di Benkal, avete visto il violino di Picasso vibrato come un'ascia contro questa realtà o piuttosto i frammenti di cosmi esplosi legati di nuovo assieme a formare un violino di sangue? Dove andrete, per crearvi di nuovo?

Attorno alla mummia di Dio, al di sopra delle acque che battono contro la fortezza, va errando una figura mostruosa: ai margini del vuoto, giallo e colmo di simùn, sta morto il castello del deserto, i tralci sulla parete. Quattromila anni di umanità sono passati, e felicità e infelicità sono state sempre uguali: volgiti via dal tuo prossimo, questo sarà l'insegnamento se adesso risuonerà la colonna di Memnone. Certo vi siete amati, vi siete appoggiati l'uno all'altro – ma ovunque giriate lo sguardo, cruccio e peso al cuore. Ma se noi insegnassimo a scorgere la danza a cerchio e a superare la vita nella forma, allora la morte non sarebbe l'ombra, azzurra, in cui stanno immerse le felicità?

La dolcezza del finire, l'ebbrezza del caduco; attorno a ogni sera il baluginio dell'ultima, attraverso ogni ora lo spossamento orfico, il brivido dell'affondare, la felicità orrida del Sé?

Già vedo dietro le vostre teste, ormai spossate, il capo dello sparviero le cui ali vi proteggono, il paio d'ali del grande uccello che viene dal Nilo, che ha la testa di sciacallo, che viene dalle tamerici, già odo il suo richiamo, che passa: La morte sta oggi davanti a me come un profumo di mirra, come un profumo di fiori di loto, quando uno sta sulla riva dell'ebbrezza.

 

© Paolo Melandri (26. 3. 2019)

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La persuasione

Dobbiamo distinguere tra il mero sapere qualcosa e l'esserne anche convinti. Fra ciò che sappiamo e ciò che abbiamo acquisito tramite la persuasione c'è una differenza come tra il figlio adottato e il figlio carnale. La persuasione è un atto spirituale che si compie nell'oscurità, una segreta suggestione e un consenso interiore che non dipende dalla volontà.

Anche lo studio più diligente non ci fa progredire oltre una limitata approssimazione spirituale. Sovente, senza accorgercene, proseguiamo i nostri sforzi anche quando la lampada si spegne. Nel sonno non soltanto possiamo imparare; riusciamo persino, nel sonno, a costruirci una vera e compiuta dottrina. In tal caso, però, non afferriamo parole, frasi e conclusioni, bensì uno strano mosaico composto di figurazioni. I pensieri appaiono allora come ritmici rullii di tamburi, e i sistemi ci si presentano come architetture. Ci destiamo con la sensazione che una nuova rete fluviale si sia scavata l'alveo nel nostro paesaggio interiore, oppure crediamo di esserci esercitati con armi a noi estranee.

In questo modo accogliamo il segreto insegnamento che si cela in ogni linguaggio di alto livello, dietro il velame delle parole. Soltanto simili forme di comunicazione possiedono forza persuasiva, ma il contatto si fa possibile in noi soltanto se verso di esso il terreno fertile chiuso nel nostro essere s'inarca e protende.

 

© Paolo Melandri (25. 3. 2019)

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Il nodo di Gordio 4

Soprattutto quando si manifesta in forme spietate, l'arbitrio viene considerato una macchia del pensiero occidentale e della relativa storiografia. Anche quando vuole il bene, anzi la giustizia – come nella “lotta contro il drago” – getta un'ombra sull'azione. La misura delle leggi divine e umane deve sempre essere consapevolmente conservata per contenere e dominare le passioni. Per Erodoto, la vendetta incontrollata è, in particolare, una intromissione nel dominio degli dèi che scuote le fondamenta del mondo.

Il desiderio di innalzare la guerra al di sopra del piano zoologico, dello scontro tra branchi e orde, porta a stabilire regole cui il guerriero deve attenersi. Egli pone quindi dei limiti alla tattica pura, in quanto non sfrutta fino in fondo ogni possibile vantaggio. La guerra non è più solo un affare riservato ai contendenti, ma lascia spazio ad un sacrificio, ad una parte riservata alla divinità.

 

© Paolo Melandri (21. 3. 2019)

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La albicocca

La albicocca

 

Superata da poco Bologna, cullato dal rollio del treno, chiusi gli occhi e mi addormentai. Sognai la storia di un matrimonio, che in principio suonò alle mie orecchie pronunciata in parole. Poi però – si trattava di un incipiente dissidio coniugale – la situazione divenne visibile, ma assumendo ai miei occhi, nel sogno, la sembianza di un frutto colorato che lentamente cominciò a ruotare facendo perno sul suo peduncolo. Il suo colore sfumava dal giallo maturo a un violetto macchiettato di puntini scuri. Dalla tonalità della colorazione, come pure dal numero dei puntini e dalla loro posizione, diveniva visibile agli occhi il corso ulteriore della faccenda, senza che una sola parola fosse necessaria. Con la massima chiarezza mi si svelava non soltanto lo sviluppo della vicenda in tutti i suoi dettagli, ma anche il suo significato segreto, così come da un foglio pentagrammato si può leggere la melodia.

Si noti poi che il quadro complessivo, benché propriamente triste, mi rallegrava, e la causa certa era il fatto che tutto ciò rappresentava una relazione umana vista nel suo aspetto necessario, o meglio – un pittore potrebbe intendermi – nel suo aspetto pittorico. Avevo l'impressione che la vicenda esigesse, nel suo snodarsi, un tempo appena di poco più lungo di quello richiesto dal sollevarsi e abbassarsi delle palpebre.

 

© Paolo Melandri (19. 3. 2019)

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La forbice 8

La rappresentazione della felicità perfetta è certamente difficoltosa, anzi, impossibile, come la spiegazione soddisfacente di un testo di cui si può osare proporre solo interpretazioni lacunose. I paradisi nascono da progetti concepiti in un mondo che si muove nel tempo, dunque in un mondo imperfetto, spesso ingenuo. Il cacciatore sogna i pascoli celesti, l'eschimese non vorrebbe un paradiso senza foche. Il guerriero caduto vorrebbe continuare la guerra nell'aldilà; le sue ferite guariscono al sopraggiungere della notte che egli trascorre alla tavola di Odino e tra le braccia delle vergini valchirie.

La frattura non è rimossa, è anzi più profonda che in vita. Sono gradite in particolare le descrizioni di inferni dove compaiano raffinate camere di tortura: le religioni della terra fanno a gara per inventarli. Non c'è morte che liberi da questo supplizio.

Ci si potrebbe aspettare dai Buddisti la miglior comprensione per la forbice che non taglia.

 

© Paolo Melandri (10. 3. 2019)

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La forbice 7

L'errore dell'uomo si ripercuote sul suo ambiente, sulla natura, forse addirittura sul cosmo. La ragione fondamentale è la sua curiosità, cui fa seguito la presunzione.

Un tema fondamentale nella nostra epoca, anticipato dalla Genesi, in cui si legge che la perdita del paradiso terrestre non riguarda soltanto l'uomo, ma, con lui e a causa sua, anche animali e piante che non hanno colpa.

Le piante cominciano a contendersi luce e spazio, gli animali lottano per il nutrimento, diventano malvagi. Tutto questo potrebbe portarci a chiedere, ingenuamente, perché mai essi, già nel paradiso, fossero dotati di zanne e alcuni di loro addirittura di denti veleniferi.

La risposta potrebbe essere che, con la cacciata, si è semplicemente attivata una funzione dei denti e cioè quella di servire da zanne. Vi erano altre possibilità, di cui alcune sono note: potevano ad esempio essere impiegate come gioielli, come elementi per costuire una sega, come avorio. Va inoltre notato che, tanto in natura come nella tecnica, organi e strumenti dei generi più svariati sviluppano denti.

Ciascuno dei possibili sviluppi era già presente nel Giardino dell'Eden, a prescindere dal fatto che esso sia stato poi realizzato o meno. Pare dunque assurda la reazione della chiesa contro Darwin: è possibile interpretare anche la sua dottrina ad maiorem Dei gloriam. Torniamo con ciò al nostro modello, alla forbice che non taglia. Anche nel morso si potrebbe vedere la forbice: risuona già nell'espressione: «dente incisivo».

 

© Paolo Melandri (8. 3. 2019)

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Micelio

Se ai funghi vada attribuito un proprio regno della natura, distinto da quello delle piante, è un'antica questione, e vi sono buone ragioni di porla; nell'ambito della botanica richiedono, come minimo, una osservazione particolare, come i cristalli nell'ambito della geologia. In questi come in quelli si rende visibile l'invisibile, sono entrambi custodi di manifesti segreti.

Il micelio dei funghi col cappello è certamente simile a una radice, ma non è paragonabile alla radice di un filo d'erba, né a quella di una quercia. Esso non rappresenta un organo, ma una forza che costituisce ed organizza gli organi. Rappresenta l'intera vita, non una parte di essa. Il possente porcino, la vista del quale tanto ci rallegra, non corrisponde alla quercia, ma a ciascuna delle piccole ghiande: è solo un frutto. Potrebbe anche non esserci: senza di esso il micelio non sarebbe privato di nulla.

Il micelio è divisibile all'infinito, come sa bene ogni coltivatore di funghi. In esso agisce ancora la forza proteica della pianta originaria, che lascia avvertire la sua potenza nascosta nello spuntare di gemme e germogli, nel crescere e rimarginarsi dei rami, nella riproduzione e nella ripartizione nei due sessi, nella costituzione di ceppi, colonie e comunità. Continuano però a sussistere alcune differenze: lo si deduce dal fatto che ciascun micelio presenta un suo particolare fenotipo. Anche nel micelio dunque, non agisce la forza vitale allo stato puro, sebbene traspaia da esso. Essa abita nell'inaccessibile, nell'«intimo della natura». Se per prendere le nostre misure faremo sempre riferimento a ciò che è misurabile, continueremo a trattenerci nel vestibolo. Se, osservando questa crescita, traiamo conclusioni sull'azione di una forza invisibile che si rende manifesta nel visibile, ci serviamo di un simbolo, di una metafora. Anche se consideriamo il cervello come un pallido micelio, che realizza sogni e configura mondi, ricorriamo ad una metafora utile al livello della rappresentazione. Si allude a ciò che non è rappresentabile, alla potenza creativa che anche nell'opera d'arte si manifesta solo fugacemente, mai completamente.

 

© Paolo Melandri (28. 2. 2019)

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Prestazioni ottimali

Con la funzione di un oggetto si allude alle sue prestazioni ottimali, certo non in senso assoluto. “Perfezione assoluta” è un'espressione pleonastica; si può aspirare ad una realizzazione “precisa” o “perfetta”. Nel frattempo la misurazione è arrivata a valori-limite. Si può costruire un orologio che diverga di un secondo ogni mille anni. E tuttavia la sua distanza dall'assoluto è più grande di quella dell'antico orologio solare.

La tendenza verso una precisione sempre maggiore, che va al di là di qualsiasi esigenza pratica, potrebbe nascere da una brama tantalica: in quest'ottica la tecnica atomica potrebbe essere nient'altro che un prodotto accessorio.

 

© Paolo Melandri (28. 2. 2019)

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Il soffiatore di vetro

Se Lei vuole ascoltare le massime della mia vita, sarebbero le seguenti: Primo: Conosci la situazione. Secondo: Tieni conto dei tuoi difetti, parti dalle tue risorse, non dalle parole d'ordine. Terzo: Non completare la tua personalità, ma le singole opere tue. Soffia il mondo come vetro, come fiato da un cannello: il colpo con cui liberi ogni cosa: i vasi, le urne, le lèkythoi – questo colpo è tuo ed è quello che decide. Quarto: Il destino interviene soltanto per le mediocrità, ciò che sta più in alto conduce la propria esistenza per conto suo. Quinto: Se qualcuno ti rinfaccia estetismo e formalismo, guardalo con interesse: è l'uomo delle caverne, in lui parla il senso estetico delle sue clave e del suo perizoma. Sesto: Prendi ogni tanto del bromo, che calma l'encefalo e le irregolarità degli affetti. Settimo: Ancora una volta: Conosci la situazione.

 

© Paolo Melandri (26. 2. 2019)

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Ma intimamente è cosa fatta

Ma intimamente è cosa fatta.” Parole significative per la meditazione. Le nostre azioni possiedono una conclusione nell'assoluto, un compimento del tutto indipendente dalla riuscita o dal fallimento. È una consolazione potente.

Le nostre azioni sono paragonabili e lanci animati da una doppia forza. Da una parte sono come frecce scoccate con l'arco della vita, esposte al caso, alla forza di gravità, al vento. Colpiscono nel segno, oppure lo mancano; la loro traiettoria sfugge alle nostre mani.

Al tempo stesso però, poiché la corda è tesa anche dalla forza dell'amore, essa scaglia la freccia al di là del reale, in una traiettoria che punta dritta a un proprio obiettivo nell'invisibile. C'è sempre un secondo destinatario cui sono indirizzate le nostre parole, le nostre azioni, i nostri pensieri.

Scriviamo una lettera a un nostro caro e la consegniamo alla posta. Nell'attimo in cui la lasciamo cadere nella buca pensiamo a colui al quale è destinata e ci assale un dubbio, una pena: l'incertezza se il nostro messaggio riuscirà mai a raggiungerlo. Nel caos questa preoccupazione aumenta. Eppure consola l'idea di avere scritto la lettera, che essa raggiunga o meno il suo scopo. Sentiamo che, grazie al nostro gesto, qualcosa nel mondo è cambiato. Un'offerta si è compiuta, anche se nessuno la leggerà. Perché “intimamente è cosa fatta”. Indirizzeremo così a una altezza più grande il nostro augurio, alla persona invulnerabile. E se tenderemo con precisione il nostro arco, centreremo l'attimo prodigioso in cui ci sarà data una risposta. Perché “intimamente è cosa fatta”.

 

© Paolo Melandri (24. 2. 2019)

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Le due realtà

Non ci sono forse almeno due realtà, una empirica e una – diciamo – mitica, e il moto verso la seconda, la sua acquisizione, non è forse lo scopo? A me viene negli ultimi tempi il pensiero che la causa della crisi, della crisi così avvertibile, ormai secolare, non risieda già in una mancanza di forza e di capacità dello spirito – questo spirito è infatti gigantesco, portò i millenni, sorresse i mondi –, ma che piuttosto fosse fin da principio sbagliata e ingannevole e già putrescente la concezione universalmente accettata dello schema dell'essere, la concezione occidentale. La scelta a favore di una realtà nel senso delle scienze empiriche fu il passo falso; pretendere e insegnare la generale esperibilità delle situazioni come misura della realtà fu la deviazione con la quale si perse la primaria realtà mitica. Sì, questa ha resistito, come esigenza, come presagio indistinto, da ultimo addirittura come nozione; ma portarla alla luce e metterla in evidenza significherebbe propagare il costituirsi di una coscienza culturale assolutamente nuova, e dunque intraprendere qualcosa che inevitabilmente condurrebbe al campo di concentramento o alla maison de santé.

 

© Paolo Melandri (20. 2. 2019)

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Poeti

Un punto mi si fa sempre più chiaro: i filosofi e i biologi, i cultori di scienze morali e i fisici, tutti quanti vorrebbero in fondo essere poeti, in loro c'è qualcosa che è lì lì per capirlo, per riconoscerlo, per ammetterlo e per sentire che tutto il resto, in loro, è ripiego e surrogato.

 

© Paolo Melandri (20. 2. 2019)

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La voce dietro il sipario

Fuggite la lontananza, fuggite la calca. Infatti, alla fine dei conti, la domanda che ritorna è sempre la stessa: se non si fosse arrivati a questo punto – scissione dell'atomo, coltan, insulina, lupino dolcificato –, ebbene, come si presenterebbe allora la cosa? Ma allora in primo luogo sarebbe presumibilmente accaduto qualcosa d'altro, oppure in secondo luogo non sarebbe accaduto nient'altro; ma tutto questo cambia forse qualcosa nei fondamenti del mondo? No: fuggite la lontananza, fuggite la durata, intrecciatevi con le vostre risorse interiori – misurare, scandagliare, accumulare tesori, ma tornando subito alle forme. Leggete i giornali, ma sublimate le matrici. Dall'ombra contemplare il fulgore degli alberi e dei fiori – questo principio del giardinaggio giapponese – ecco ciò che vi offre la mia finestra. Tenersi nell'ombra, contenersi, ché il mondo si contiene.

 

© Paolo Melandri (18. 2. 2019)

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Superficie

Alla fine tutto viene a galla, in superficie, diventa parola, per esempio “dipsomania” –, beoni a compulsione intermittente, persone di grande levatura, scrittori, talenti epici, loro sanno come va a finire: dopo tre giorni sono nel fango, rendono infelice la moglie, fra perdite di denaro e beghe amministrative – ma è l'ora dei presagi! Pensiamo al giorno in cui tutto ciò ha inizio. Una vita ordinata, d'improvviso affiora, emerge qualcosa, inquietudine, una sete forse ancora nei limiti borghesi-naturali, poi si fa violenta, spazza via intere coorti di concetti, stordisce, la gola è già in fiamme – tant'è, bisogna uscire subito! Gli arride un'osteria, una bettola, a San Pietroburgo: un kabak. E questo è l'inizio. Compari di sbronza, acquavite scadente, racconti a ruota libera. Tutto ciò pertiene alla sfera umana. Oppure la riduzione di Zarathustra a immagine, l'assalto quasi cinematografico durante l'ascensione fra le rupi; oppure circostanza ed espressione “delitto a sfondo sessuale”. Quant'è sconfinata questa sfera umana! Ebbene, che cos'è in tutto ciò essenza e che cosa superficie, che cosa è natura e che cosa immoralità, dove ha inizio e dove ha fine l'essenza? Ma l'essenza non è forse mitologia? Sguardi in profondità, caligini, presagi? Uno scrittore italiano ha puntualizzato: noi non capiremo mai l'inconscio di Freud, l'intera psicoanalisi. Vediamo un bastone da passeggio in mano a qualcuno, lo vediamo dall'impugnatura fin giù al puntale, e come costui lo tiene e lo maneggia, ma neppure ci sogniamo che là dietro si nasconda un Es. Qui dunque non c'è alcuno sguardo in profondità, nessun presagio. Che nel Mediterraneo non esistano sguardi densi di presagio? Michelangelo, Dante, Tintoretto, D'Annunzio: sguardi densi di presagio. Appartengono alla razza che stacca via da sé certe sue parti, di solito le più inquietanti, e le trasforma in espressione, le trasforma – in superficie.

 

© Paolo Melandri (17. 2. 2019)

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Arte

Alle opere dell'arte può accostarsi chiunque, sono lì per questo. Noi che ci siamo sforzati di produrle abbiamo dovuto spremere tutto ciò che abbiamo scritto, in ore dolorose, con amari contraccolpi, sempre con serietà. Anche tra grandi difficoltà sociali ed economiche abbiamo dovuto tener duro per farcela. Dunque non si dovrebbe neanche tollerare che il pubblico prenda l'arte per un distributore automatico in cui s'infila in alto una moneta e in basso vien fuori una sigaretta o un bombon. Chinarsi sopra le opere d'arte, assumerle in sé lentamente, dischiudersi alle cose difficili e oscure che stanno dietro di esse – questo è il processo che l'arte offre al genere umano e attraverso il quale esso si trasforma, questa è nel disgregarsi dei mondi la grandezza dell'arte.

 

© Paolo Melandri (16. 2. 2019)

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Poesia 2

Ho già sostenuto più volte la tesi che si dovrebbe distinguere nettamente tra due fenomeni, quello del portatore d'arte e quello del portatore di cultura. Arte non è cultura, l'arte ha una faccia rivolta verso la formazione, l'educazione, la cultura, ma soltanto perché non è tutto questo, bensì l'altro, appunto arte. Il mondo del portatore di cultura è fatto di humus, terra da giardino, egli elabora, cura, sviluppa, additerà l'arte, la applicherà, la farà confluire, per essa istituirà corsi, seminari, egli crede alla storia, è positivista. Il portatore d'arte è staticamente asociale, a stento sa qualcosa del prima e dopo di lui, vive solo per il suo materiale interiore, per il quale raccoglie in sé impressioni, se le tira dietro, giù nell'intimo, finché c'è un contatto che mette in agitazione il suo materiale e lo porta a esplodere. A lui non interessa la propagazione, l'azione in superficie, l'allargamento della ricezione, la cultura. Egli è freddo, il materiale dev'essere tenuto freddo, egli deve dar forma ai sentimenti, alle ebbrezze cui gli altri possono umanamente abbandonarsi, ossia deve indurirli, raffreddarli, conferire stabilità a ciò che è molle. Egli è spesso cinico e anzi afferma addirittura di non essere nient'altro, mentre gli idealisti se ne stanno seduti tra i portatori di cultura e i ceti dediti a un lavoro remunerativo. Il portatore d'arte non vorrà in nessuna circostanza farsi avanti di persona e dire la sua, egli si ritiene del tutto incompetente a portare qualsiasi miglioramento – se si prescinde da qualche digressione sentimentale –, “tra gli uomini egli era impossibile come uomo”, la singolare parola di Nietzsche a proposito di Eraclito – questa parola vale per lui.

 

© Paolo Melandri (15. 2. 2019)

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Per i sentieri dove cresce il verde

Mi aggiro per l'area dell'ospedale. C'è un vecchio edificio sulla cima di una collina, e uno più nuovo in basso, l'ospedale vero e proprio. Io sto sulla collina e sono solo. A parte le tre giovani suore che vivono al primo piano non c'è nessun altro nell'edificio.

Cammino guardandomi intorno. Nella zona ci sono molte querce di grosso fusto, ma molte altre ne devono esser state abbattute in passato, e dai tronchi mozzi ora non cresce che della sterile sterpaglia. Guardando lontano, verso ovest, si vedono parecchie tenute con piccole fattorie.

L'agente di polizia che mi ha portato qui ha detto che non devo “uscire da questa stanza”. Di nuovo non era cosa da prendersi alla lettera, ma io dovevo essere obbediente, un prigioniero modello, e non arrischiai ad allontanarmi di un tiro di sasso. Era strano pensarci, a proposito: in nessun paese avevo avuto a che fare con la polizia, per quanto avessi vagabondato per mezzo mondo – in effetti posso dire di aver messo piede in quattro dei cinque angoli del mondo – ed eccomi ora arrestato in tarda età. E va bene. Del resto se proprio doveva succedere doveva ben essere prima della mia morte.

 

© Paolo Melandri (14. 2. 2019)

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Educazione

Ogni definizione che nell'analisi concettuale dell'uomo dia risalto all'elemento animale non considera il dato caratteristico ed essenziale di questa esistenza. L'uomo è un essere che bisogna vigilare attentamente, lui e i suoi concetti, ma proprio perché non è un animale. Questa vigilanza non si esercita con princìpi biologici, bensì con princìpi intellettuali: soltanto là dove lo spirito dell'ambiente sociale e morale non è capace di questo, dove non raggiunge la possibile altezza dell'esistenza antropologica, prevalgono i metodi adatti per le bestie. Non allevamento, bensì educazione: ecco la legge che di questo potrebbe tener conto.

 

© Paolo Melandri (12. 2. 2019)

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Entrare nel pensiero

Un grande, meraviglioso chiarimento si compie in verità davanti ai nostri occhi. L'umanità o i popoli possono agire solo fino a un certo limite, poi subentra soltanto il pensare, ma ciò significa che allora si apre l'abisso, e d'altra parte questo è evidentemente il cammino umano, il destino umano. Si può anche metterla così: nulla contro la terra. Ma il mondo intero assume un altro volto, cambia colore allorché entra nel pensiero. Questo entrare nel pensiero è un processo psicologicamente reale e ponderabile, è anche un processo storico, a rigore si dovrebbe riconoscerlo, ognuno dovrebbe riconoscerlo, giacché è lì davanti a noi, e invece si guarda dall'altra parte. Perché infatti questo riconoscimento sarebbe accompagnato, o già è accompagnato, da conseguenze incommensurabili. Questa è la situazione.

 

© Paolo Melandri (12. 2. 2019)

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Poesia

La poesia non migliora le cose, ma fa qualcosa di assai più decisivo: le modifica. Non ha ripercussioni sulla storia, se è arte pura, non ha ripercussioni terapeutiche e pedagogiche, agisce in un altro modo: abolisce il tempo e la storia, la sua azione si esercita sul gene, sulla massa ereditaria, sulla sostanza – un lungo cammino interiore. L'essenza della poesia è riserbo infinito, il suo nucleo sprigiona un'energia frantumante ma la sua periferia è angusta; non tange molto, ma su quel poco il contatto è incandescente. Tutte le cose virano, tutti i concetti e le categorie modificano il loro carattere nel momento in cui sono considerati alla luce dell'arte, in cui essa li pone, in cui essi si pongono a lei. L'arte mette in moto un torrente là dove tutto era rinsecchito e torpido e stanco, un torrente che resta confuso e incomprensibile ma diffonde germi di felicità e germi di dolore, l'essenza della poesia è perfezione e fascinazione.

 

© Paolo Melandri (11. 2. 2019)

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Proteo

Feci erigere una colonna gigantesca sul fondo del mare. La sua cima svettava come un albero maestro fin quasi alla superficie. Presto presero a dimorarvi i balani, i polipi, i fuchi, le pattelle. Poi arrivarono lombrichi tubolari e anulari, conchiglie spinate, oloturie, stelle chiomate o tentacolari per celarsi in quell'intrico o nelle sue decorazioni, come si vede nei giardini corallini.

In questo modo i contorni della colonna scomparvero presto; la vita vi si tesseva intorno. Le calcine colorate delle conchiglie e dei gusci di lumaca ne incrostavano la superficie arrotondata; il rosso muschio marino, e il velluto degli zoofiti la avvolgevano in un velo. Spire, steli d'alghe fluttuavano da essa come la barba di Nettuno. Quale nuvola d'api vi aleggiava attorno argentea la schiera dei piccoli insetti marini: gamberetti, sagittari, cinti di Venere, meduse. In cerchi più ampi turbinavano pesci di tutte le dimensioni, fino a quelli enormi; seguivano tutti le proprie traiettorie, come pianeti lontani. Non li percepivo più in base alle leggi dell'ottica, bensì secondo la loro forza di gravità.

Osservando quella mia opera innalzata sui fondali del mare, mi prese un sentimento d'orgoglio, che presto cedette al disgusto. Vidi bene di aver eretto un monumento a Proteo, e mi volsi alle grotte.

 

© Paolo Melandri (9. 2. 2019)

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Bilancio delle prospettive

L'evo antico era l'albero subtropicale, l'evo moderno era il prato, la natura irrigata. Ancora duecento anni fa il senso della natura si manifestava nelle strofe della luna, oggi la natura ha qualcosa di innaturale e vento e meteorologia hanno effetti esagerati. Il posto dell'uomo di oggi è in un appartamento ai piani alti, e il riscaldamento a nafta occupa i suoi pensieri più di qualsiasi senso della sfinge. Comincia una nuova storia, la storia del futuro, sarà la storia della campagna mendelizzata e della natura sintetica.

 

2.

Indegna di uno sguardo, di un sorriso la realtà creata e affermata da un'umanità civilizzatoria. Combatterla sempre, piegarla sempre per ridurla a un corteo di maschere, a un getto di forme: un gioco del delirio, senza senso, e la fine in agguato tutt'intorno. Ah, questo eterno progresso, che continuità commerciale! L'anima ha altre tendenze, ha una tendenza alla stratificazione e al ritorno a quel genotipo, a quei sogni, a quelle pozioni fatte dal suo antico sangue: la realtà e il progresso, la causalità e la storia, tutto non è che massa, non è che argilla in cui giocando l'anima cerca gli dèi.

 

© Paolo Melandri (7. 2. 2019)

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Silenzio e polvere

Sempre più forte diventa in me la sensazione che sia venuta l'ora in cui qualcosa si ritrae dalla terra: lo chiami lo spirito o gli dèi o ciò che era l'essenza dell'uomo. Non è più in gioco la decadenza di singoli uomini, e nemmeno di un popolo o di un continente o di un ordine sociale, di un sistema storico, bensì qualcosa che abbraccia molto di più e che non si può più concepire, con nessun metodo di pensiero. È la mancanza di futuro del quaternario, è finita. Qui si continuerà ancora un po' a stendere tappezzerie ideologiche intorno a simboli politico-storici, a disporre in giro paraventi. – I loro mazzi di fiori seccati – e in Asia si continuerà ancora per un po' a dedicare qualche sacrificio alle streghe e agli dèi e qualche preghiera ai topi d'acqua, ma nell'insieme è finita. Qualcosa non è più a posto. Ci sono ancora alcuni luoghi in cui lo spirito indugia, uno spirito molto consapevole, profondamente malinconico, che vive se stesso in silenzio, ma l'umano è spento, disperso in polvere. La creazione dirige il suo eiaculato verso altri spazi, altre forme, altre macchine da presa, con noi ha chiuso. Mi sembra che questo risalti in tutta chiarezza, in Asia come qui; anche il mondo del Tibet che ancora si affaccia sul miracolo non porterà più nuove induzioni e integrazioni.

 

© Paolo Melandri (7. 2. 2019)

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Osteria del lupo

L'essenza dell'uomo è la sfera creativa. Solo nella sfera creativa l'uomo diventa riconoscibile, solo in essa si chiariscono i motivi diretti e indiretti della sua presenza nel creato, essa sola può spiegare la sua posizione nel regno animale. Prolungare il piano in profondità, dischiudere le parole a un mondo spirituale stabilendo relazioni e introducendo un ordine, concatenare i suoni finché si reggono e cantano cose indistruttibili, questa è l'azione della sfera creativa. I popoli che predicano lo spirito con una mentalità da massaia, nel senso di un istinto stanziale, sedentario e casalingo da soddisfare mediante un'erogazione centrale, sono ammorbati e lebbrosi dello spirito. I popoli che lo accettano come una forza a sé, aggressiva, dirompente, disgregatrice della vita, stanno in alto nella sfera evolutiva. I popoli che scorgono lo spirito solo nelle vittorie della storia e nelle invasioni riuscite sono neonati dello spirito. I popoli che lo fanno penetrare in tutte le forme che portano alla sfera creativa sono grandi dal punto di vista della selezione. La sfera creativa, dunque! Se in quanto c'erano le premesse per forme terrene di espressione, ecco nascerne individualismo, ebbrezza della forma, tempeste di differenziazione.

 

© Paolo Melandri (5. 2. 2019)

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La forbice 6

Il secondo che ha dato gioia al poeta, che gli ha restituito il ricordo di un tempo vissuto in passato, deve cedere il passo alla disperazione; presto il quotidiano e le sue angosce tornano a bussare alla porta.

A Baudelaire non mancarono certo le angosce. E tuttavia egli afferma che quel secondo era “l'unico” in cui gli fosse concesso di recare un lieto annuncio, “l'annuncio che può appagare ciascuno, non senza un inesplicabile timore”.

Questo secondo merita un'attenzione particolare in un'epoca in cui si direbbe che screditare il povero e privarlo della Lieta Novella costituisca l'adempimento di un compito spirituale. Ci si interroga invece su quel secondo, capace di elevare il poeta dalla sua spelonca sospetta, al di sopra di qualsiasi esperienza.

Tale secondo fa parte del tempo solo per il fatto che viene “vissuto”, e che, come un lampo, interrompe il crepuscolo. Esso reca con sé un ricordo o una speranza, forse tanto uno come l'altra. È ancora stretto all'origine, laddove tutto è ancora possibile, dove il cammino non è ancora incominciato; il tempo, come un arco teso, non ha ancora alcuna direzione, nessuna qualità. È un vuoto, che ogni sorta di decorso, contemporaneamente, attraversa: dal volgersi della lancetta dei secondi, alla clessidra, in cui scorre la sabbia del Sahara. Anche il singolo, che affonda in questo istante senza tempo, in quest'ora destinale, prende coscienza di come il suo stesso percorso abbia qui inizio e fine. Ciascuno ha il proprio calendario e la propria morte.

 

© Paolo Melandri (31. 1. 2019)

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La forbice 5

La rappresentazione della felicità perfetta è certamente difficoltosa, anzi, impossibile, come la spiegazione soddisfacente di un testo di cui si può osare proporre solo interpretazioni lacunose. I paradisi nascono da progetti concepiti in un mondo che si muove nel tempo, dunque in modo imperfetto, spesso ingenuo. Il cacciatore sogna i pascoli celesti, l'eschimese non vorrebbe un paradiso senza foche. Il guerriero caduto vorrebbe continuare la guerra nell'aldilà; le sue ferite guariscono al sopraggiungere della notte che egli trascorre alla tavola di Odino e tra le braccia delle vergini valchirie.

La frattura non è rimossa, è anzi più profonda che in vita. Sono gradite in particolare le descrizioni di inferni dove compaiono raffinate camere di tortura: le religioni della terra fanno a gara per inventarli. Non c'è morte che liberi da questo supplizio.

Ci si potrebbe aspettare dai Buddisti la miglior comprensione per la forbice che non taglia.

 

© Paolo Melandri (27. 1. 2019)

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La forbice 3

È bene che una supposizione positiva, ad esempio un'ipotesi sulla presenza di una miniera d'oro, sia confermata. La conferma può addirittura andare al di là della supposizione: Colombo era semplicemente alla ricerca di una via marittima e scoprì un nuovo mondo.

L'America era effettivamente esistente. Diverso è il caso dell'esplorazione ultrafisica: di essa si diffida. Ciò che è invisibile in questo senso non ha bisogno di essere troppo lontano da noi: abita nelle nostre case. Si prova più disagio che piacere sentendo raccontare degli incontri con gli spiriti, il che non accade raramente.

Per gli incontri più importanti ci affidiamo a mediatori che sono rari tanto quanto numerosi sono invece i falsi profeti. La loro comparsa ricorda una caratteristica della creazione: non la si può dimostrare, ma, con il tempo, lascia tracce profonde. Non si tratta di un fatto storico, ma di un evento che costituisce la storia.

Sebbene i culti sopravvivano ai popoli e alle stesse culture, debbono anch'essi sottostare a trasformazioni, perché nessuna delle rappresentazioni dell'aldilà può essere sufficiente.

 

© Paolo Melandri (25. 1. 2019)

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La forbice 2

Problemi come quello dell'inquinamento dell'ambiente, della droga, della sovrappopolazione, con tutti i fenomeni che vi sono connessi, come la criminalità organizzata e il terrorismo si dimostrano sempre più irresolubili, almeno da un punto di vista umano. È evidente che abbiamo sopravvalutato il progresso, anche da un punto di vista etico. Di qui la tendenza a passare dai sistemi lineari a quelli ciclici cui, da un punto di vista mitico, corrisponde il titanismo, con il suo Eterno Ritorno.

È probabile che si sopravvaluti anche il danno che abbiamo provocato e la misura in cui ne siamo colpevoli. Certo, la sua portata è considerevole, ma non ha la dimensione apocalittica che si teme abbia assunto. Tutto questo si accorda, comunque, con i tempi, lo stato mondiale infatti tende ad attribuirsi dimensioni cosmiche.

 

© Paolo Melandri (25. 1. 2019)

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La forbice

Quando una parola desta l'inquietudine, si tratta più di un segnale che di un preciso segnavia. Il segnale si espande per cerchi concentrici, come gli anelli attorno a una pietra gettata nell'acqua. Dove annuncia un pericolo, come un semaforo rosso ad un incrocio o un leggero malessere organico, tutto è possibile: ci si può aspettare di tutto, tutto si può temere, nel peggiore dei casi, la morte.

Ogni svolta è preceduta da un segnale. Prima che precipitasse la valanga, si sono staccate delle pietre. Il meteoropatico ha avvertito il disastro che si avvicinava prima che alcunché si rendesse percepibile alla vista o all'udito. Forse il nitore era più acuto del solito, o il suono si propagava in una lontananza più grande. Ma queste non erano che circostanze concomitanti all'evento climatico, o conseguenze di esso.

Una previsione non è una profezia, dal momento che la si può confermare o respingere attraverso la misurazione. Si muove entro i limiti del calendario e del tempo misurabile, mentre il profeta non si regola secondo le date, ma le stabilisce egli stesso. E questo accade senza che egli lo voglia, o contro la sua volontà. Accade.

 

© Paolo Melandri (24. 1. 2019)

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Filemone e Bauci 38

Un greco vedrebbe il nostro mondo con altri occhi: il cavallo sempre come una creazione, il motore come un lavoro da manovali cui mai si abbasserebbe un Efesto e nemmeno un Dedalo. Vedrebbe il telaio come un relitto. Questa è la valutazione dell'uomo musico, fino all'epoca tarda. Ancora Kubin si interessa più intensamente a opere simili nella loro corrosione e nelle discariche.

Un analogo straniamento può valere anche per il mondo audiovisivo e per la sua meccanica, la cui ombra sottrae una parte sempre più grande alla realtà sensibile.

 

© Paolo Melandri (30. 12. 2018)

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Fuori sesto

Quando fingevo di essere un ragazzo precoce, si sparse la voce che ero precoce. Quando mi comportavo da ozioso, tutti dicevano che ero ozioso. Quando fingevo di non saper scrivere un romanzo, la gente diceva che non sapevo scrivere. Quando mi comportavo da bugiardo, dicevano che ero bugiardo. Quando mi comportavo da ricco, si pretendeva che lo fossi davvero. Quando ostentai indifferenza, mi annoverarono tra gli indifferenti. Ma quando io, senza volere, mi lamentai perché soffrivo davvero, tutti pretesero che fingessi di soffrire. Il mondo è fuori sesto.

 

© Paolo Melandri (30. 7. 2018)

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Inutile rimpiangere il passato

Lo scorrere del tempo non si può fermare. Lo stato delle cose peggiora perché il mondo si avvia verso la fine. Durante l'anno non è sempre primavera, o sempre estate: questo vale per ogni giorno.

Perciò è impossibile al giorno d'oggi voler tornare alle usanze di cento anni fa. L'importante è cercare di vivere bene nella presente età. Sbagliano dunque coloro che apprezzano soltanto i tempi passati, poiché non comprendono il necessario alternarsi delle generazioni. D'altra parte anche coloro che apprezzano soltanto le usanze odierne, dimenticando quelle del passato, dimostrano una conoscenza superficiale delle cose.

 

© Paolo Melandri (25. 7. 2018)

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Stare calmi in tempi difficili

In certe occasioni bisogna stare attenti nel parlare per non causare disturbi. Quando nel mondo avviene qualche cosa di grave, la gente perde il controllo e si agita. Ma in queste situazioni è inutile parlare, ne derivano discussioni e lotte, discorsi che screditano gli altri e creano dei nemici. In tempi simili è bene stare a casa e dedicarsi alla poesia e ad altri svaghi.

 

© Paolo Melandri (25. 7. 2018)

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Vivere il momento presente

Nella vita la cosa più importante è quella di vivere il momento presente con la massima attenzione. Tutta l'esistenza non è altro che un susseguirsi di un momento dopo l'altro. Se si capisce questo, non c'è più bisogno di andare da una parte all'altra e di cercare altrove. Bisognerebbe vivere con l'attenzione ad ogni momento, ma gli uomini si lasciano sfuggire il momento presente per andare in cerca di altre cose e così non arrivano mai a realizzarsi.

Per vivere con la continua attenzione al momento presente è necessaria una lunga perseveranza nella pratica, ma, una volta che si è raggiunto questo stato di attenzione, anche quando non ci si pensa, non ci si allontana. Quando uno è convinto che tutta la sua vita è basata su questa continua attenzione, vive in pace e lealtà.

 

© Paolo Melandri (23. 7. 2018)

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Niente ti è impossibile

Non c'è niente di impossibile. Se inizi con buona volontà puoi penetrare cielo e terra. Non c'è niente che anche tu non sia capace di fare. Per timidezza, l'uomo manca di decisione. Si dice che, anche senza sforzo, uno può muovere il cielo e la terra, se lo vuole con tutto il cuore.

 

© Paolo Melandri (23. 7. 2018)

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Ego e specie

Con la denigrazione morale dell'ego va di pari passo una sopravvalutazione della specie nelle scienze della natura. Ma la specie è tanto illusoria quanto l'ego: si è tracciata una falsa distinzione. L'ego è cento volte più che una semplice unità in una catena di individui; è la catena stessa in tutto e per tutto; e la specie è una pura astrazione ricavata dalla molteplicità di queste catene e dalle loro somiglianze parziali. Che, come si sostiene così spesso, l'individuo venga sacrificato alla specie non è un dato di fatto: piuttosto, è un modello di interpretazione erronea.

 

© Paolo Melandri (21. 7. 2018)

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Educatori

Come può l'uomo conoscersi? Ma c'è un mezzo per imbastire l'interrogatorio più importante: guardi, la giovane anima, indietro nella vita, e chieda: che cosa finora hai amato veramente, che cosa ti ha attratto, che cosa ti ha dominato e in pari tempo ti ha reso felice? Metti davanti a te la serie di questi oggetti venerati e forse essi ti mostreranno, con la loro essenza e la loro successione, una legge, la legge fondamentale del tuo te stesso vero e proprio. I tuoi educatori e plasmatori ti rivelano quale è il vero senso originario e la materia fondamentale del tuo essere. I tuoi educatori non possono essere altro che i tuoi liberatori.

 

© Paolo Melandri (19. 7. 2018)

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Ciò che vediamo

L'immagine ci costringe a vedere; e non ci fa andare in profondità; e corrono visioni; e sono incomprensibili; ciò che vediamo è un'illusione simile.

 

© Paolo Melandri (16. 7. 2018)

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Rifiuti e scarti

Questa disprezzata storia, questa saggezza accumulata del passato, questi «rifiuti» e «scarti», che cosa sono se non la nostra vita stessa?

 

© Paolo Melandri (13. 7. 2018)

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Sofferenze politiche

In genere siamo convinti, e facciamo bene ad esserlo, che le buone leggi, la buona amministrazione, influiscano direttamente e fortemente sulla salute di una nazione. Ne siamo così convinti da attribuire a queste leggi e a questa amministrazione la durata stessa di una aggregazione sociale, ed è su questo punto che abbiamo torto.

Indubbiamente, se i popoli potessero vivere solo in uno stato di benessere, saremmo nel giusto; ma noi sappiamo che, come gli individui, i popoli sopravvivono a lungo serbando in seno affezioni disgregatrici, i cui danni si manifestano spesso al di fuori con grande forza. Se le nazioni dovessero perire per le loro malattie, non supererebbero i primi anni della formazione; in quanto è precisamente in questo periodo che si trovano la peggiore amministrazione e le peggiori leggi a loro volta osservate nel modo peggiore. Senonché è proprio in ciò che le nazioni differiscono dall'organismo umano: mentre, soprattutto durante l'infanzia, questo teme una serie di flagelli al cui attacco si sa già che non è in grado di resistere (e che solo la scienza medica può arginare), la società ignora tali mali, e la storia fornisce una sovrabbondanza di prove di come essa sfugga incessantemente alle più temibili, alle più lunghe e alle più devastanti invasioni delle sofferenze politiche, di cui leggi mal concepite e un'amministrazione oppressiva o negligente costituiscono gli estremi.

 

© Paolo Melandri (11. 7. 2018)

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La minoranza

Nel medioevo non vi era agio in nessuna parte, ovunque il vivere. Quando la quasi totalità della popolazione viveva della coltivazione del suolo, si incontravano delle grandi miserie e dei costumi grossolani, ma i bisogni più pressanti dell'uomo erano soddisfatti. È molto raro che la terra non possa almeno fornire a colui che l'annaffia dei suoi sudori di che placare il grido della fame. La popolazione era dunque miserabile, ma viveva. Oggi la maggioranza è più felice, ma trova sempre una minoranza pronta a morire di bisogno se l'appoggio del settore pubblico le viene a mancare.

 

© Paolo Melandri (11. 7. 2018)

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Cani di paglia

Il cielo e la terra non sono umani o benevoli come gli uomini, essi giudicano tutti gli esseri come i cani di paglia di cui ci si serve nei sacrifici.

 

© Paolo Melandri (10. 7. 2018)

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Quello che non resta

Si credono reali troppe cose. Questo diario ne è per me la prova. Vi affido con cura meticolosa i più piccoli avvenimenti. Basta che passi un po' di tempo e mi sorprendo di aver dato tanta importanza a ciò che ne aveva così poca. Gli avvenimenti o gli incidenti che avevano influenzato il mio spirito si appiattiscono, e a una certa distanza si cancellano, sembrano rientrare in quel nulla dal quale probabilmente non sono mai usciti.

 

© Paolo Melandri (9. 7. 2018)

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I due polmoni

Giovanni Paolo II voleva far respirare l'Europa con i suoi “due polmoni”. L'insuccesso è stato clamoroso. La riunificazione spirituale della cristianità non è manifestamente per domani. E la frattura che ha portato allo scisma del 1054 è tanto meno cicatrizzata in quanto in Grecia e in alcuni paesi dell'Est ci si ricorda che le Chiese ortodosse hanno svolto nella storia propriamente nazionale un ruolo determinante dal quale traggono ancora oggi l'essenziale della loro legittimità.

 

© Paolo Melandri (8. 7. 2018)

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Aurora

La strada che attraversa il labirinto non conduce a nuove verità, al massimo a nuovi simboli. Nella valle scura non splende il sole, ma a tratti riluce l'aurora. Anche gli dèi sono simboli.

 

© Paolo Melandri (7. 7. 2018)

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La politica del PD

Il destino di chi pensa solo a coprirsi le spalle è di venir sorpassato.

 

© Paolo Melandri (7. 7. 2018)

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Autobiografia

Quando un uomo fa delle descrizioni del sole come lo si vede attraverso il telescopio, non fa che scrivere la propria autobiografia, ovvero il resoconto sul costume e i difetti dei propri occhi.

 

© Paolo Melandri (6. 7. 2018)

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Rispetto di sé

Il rispetto di sé s'impone sempre. Lo vedo qui in una famiglia poco nota, ma ciascuno dei suoi membri, senza alcun altro dono o vantaggio, al di là del comune, hanno questo al posto di ogni altro: insegnare che ricchezza, moda, sapere, talento, giardino, bella casa, domestici, possono essere trascurati, se hai tranquillamente deciso di fare a modo tuo con buon senso e energia. La cosa migliore è che la famiglia di cui io parlo non sospetta il fatto.

 

© Paolo Melandri (6. 7. 2018)

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Elogio del sonno

Quando faccio le mie passeggiate sgobbo per bene, niente da ridire. Lo faccio soprattutto per la notte, per godermi un sonno guadagnato. Il sonno è qualcosa di meglio del cibo, senza paragone. Oh, il sonno non è come star seduto a spalarmi cibo dentro, no davvero! Il sonno è quella follia senza uguale per cui io trovo in tasca del denaro che non avevo mai perduto e che ho cercato affannosamente. Il sonno è riuscire finalmente a sfuggire a un marinaio forzuto che volevo uccidere, ma che in compenso mi minaccia con delle cesoie da giardino. Già, di tutte queste meraviglie di fiaba e di vita e di prodigi è fatto il sonno.

Ciò non vuol dire che anche il cibo non possa servire a qualcosa.

 

© Paolo Melandri (4. 7. 2018)

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Nazionalismo da imbecilli

Un po' d'aria pura! Questa assurda situazione dell'Europa non deve durare più a lungo! C'è un qualsiasi pensiero dietro a questo nazionalismo da imbecilli? Quale valore potrebbe avere lo stimolare questi sordidi sentimenti egoistici oggi, quando tutto ci richiama a interessi più grandi e comuni? E questo avviene in una situazione in cui l'assenza di autonomia spirituale e la snazionalizzazione saltano agli occhi, e il vero valore e il senso della cultura odierna consistono nel fondersi e fecondarsi reciprocamente! E il “nuovo impero” è fondato di nuovo sulle idee più logore e disprezzate: sulla uguaglianza dei diritti e dei suffragi…

 

© Paolo Melandri (1. 7. 2018)

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Qualcosa di completamente nuovo

L'individuo è qualcosa di completamente nuovo e crea cose nuove, qualcosa di assoluto: ogni azione è interamente sua.

In ultima analisi, l'individuo trae da se stesso i valori delle proprie azioni, perché deve dare un'interpretazione totalmente individuale anche alle parole tradizionali. Per lo meno, l'interpretazione della formula è personale, anche quando l'individuo non crea formule: come interprete è sempre creatore.

 

© Paolo Melandri (1. 7. 2018)

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Eternità del Cristianesimo

Paradossalmente, il Cristianesimo sarebbe stato possibile anche con un'altra storia. Ne è riprova la pluralità dei Vangeli e, successivamente, dei culti. Si tratta di interpretazioni. Per questa ragione sono falliti tutti i tentativi di storicizzare l'evento, e spesso addirittura risultati dannosi. Esso sarebbe tuttavia impensabile senza la croce che, con buone ragioni, compare sempre più spesso senza recare l'immagine del Crocifisso. Anche così nuda è degna di fede. È sufficiente osservarla. Il segno dà prova della sua forza originaria.

Una figura astrale viene rappresentata quando giunge il suo tempo. Léon Bloy ritiene che la croce sarebbe comparsa in ogni caso, anche se Cristo fosse morto di un'altra morte, magari di spada. Spesso parole simili acquistano significato al di sopra del contesto in cui sono state pronunciate. Lo Stat Crux, dum volvitur orbis, ad esempio, fa segno verso un evento che dura non solo al di là della storia e dei culti, ma oltre il tempo stesso.

 

© Paolo Melandri (30. 6. 2018)

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In movimento accelerato

La domanda: «Dove siamo oggi?» fa innanzitutto sorgere la controdomanda: «Ma stiamo poi da qualche parte?» È evidente che ci troviamo in movimento e, precisamente, in una forma di movimento che non possiamo chiamare propriamente «andare», né «procedere» e nemmeno «camminare». Da tempo invece tale movimento si compie accelerando: in crescente accelerazione.

È un presupposto da cui non si può prescindere, se si vuole parlare dello stato delle cose. Si intende con ciò più che altro una posizione, in senso nautico. Si tratta più di una valutazione di curve che di punti; la rappresentazione del luogo dal quale siamo salpati e della meta verso cui siamo diretti è migliore di quella del presente nel quale ci troviamo. Non tanto, dunque, siamo esseri in stato di quiete, né in possesso di un patrimonio, quanto piuttosto organizzatori di piani, sempre coinvolti in grandi progetti; tutto questo si manifesta nella nostra tecnica, nelle costruzioni e nei nostri giudizi.

L'occhio di chi giudica deve cogliere velocemente, sempre più velocemente, oggetti in movimento, a prescindere poi dal fatto che lo stesso soggetto del giudizio è in movimento. Il che moltiplica e acuisce i conflitti, da sempre originati dalla varietà dei caratteri e delle tradizioni, conflitti che non emergono soltanto nelle differenze di intenzioni e di opinioni, ma raggiungono gli strati più profondi del linguaggio: le parole diventano ambigue.

Non è possibile oggi pensare l'uomo come un essere immobile che si erge, siede e troneggia in quanto centro e corona della creazione, come fu spesso rappresentato dall'arte e dalla filosofia. Egli si trova in movimento, e precisamente in un movimento che non solo lo attraversa, ma che si compie nonostante e contro di lui. Una situazione di fatto cui è possibile connettere tanto timori quanto speranze.

 

© Paolo Melandri (29. 6. 2018)

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Egoismo

Egoismo! Ma nessuno finora ha domandato: quale specie di ego? Invece, ognuno considera involontariamente l'ego come uguale a ogni altro ego. Sono queste le conseguenze della teoria servile del suffrage universel e della “uguaglianza”.

 

© Paolo Melandri (27. 6. 2018)

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La scoperta dei poli

Non va sminuito l'enorme sacrificio che si dovette tributare per la «scoperta» dei poli. Il loro significato simbolico fu riconosciuto anche da coloro che morirono tra i ghiacci perenni. Un segno era marcato, l'imposizione delle mani sulle nuove nozze tra l'uomo e la terra. Si era aperta la strada allo stato mondiale, ai viaggi spaziali, al fuoco plutonico, alla liberazione di Prometeo incatenato sul Caucaso.

Fu una conquista dell'inizio del secolo che, alla sua fine, vide i poli attraversati dai voli di linea.

 

© Paolo Melandri (23. 6. 2018)

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La migliore precisione possibile

Compito dell'autore è non l'assoluta, ma la «migliore» precisione possibile. Questo ha le sue basi nel divario naturale che vi è tra logica e lingua. Perciò è un presupposto del buono stile, che l'autore si accontenti della migliore espressione possibile. La ricerca dell'assoluto va oltre il suo compito.

Le parole sono un mosaico; cioè, tra l'una e l'altra vi sono degli interstizi. Questi, veduti logicamente, sono lacune: sgombrano invece la terra per le radici di una «più profonda ricerca».

 

© Paolo Melandri (20. 6. 2018)

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Identità di libertà e necessità

Ogni operare si può intendere solo mediante un'originaria unificazione di libertà e necessità. La prova di ciò è, che ogni operare, sia dell'individuo, sia dell'intera specie, come azione deve essere pensata libera, ma, come evento oggettivo, soggetta a leggi naturali. Soggettivamente dunque, per il fenomeno interiore, noi operiamo; oggettivamente, non operiamo, bensì un altro opera quasi per mezzo nostro.

Questo obiettivo, che opera per mezzo mio, deve essere però nuovamente io. Ora io però sono soltanto il conscio, quell'altro invece è l'inconscio. Dunque l'inconscio del mio operare deve essere identico al conscio. Ma questa identità non può dimostrarsi nel libero operare medesimo, perché essa appunto in servizio del libero operare (cioè dell'oggettivarsi di quell'obiettivo) si toglie. Questa identità pertanto dovrebbe essere indicata al di là da un tale oggettivarsi. Ma ciò che nel libero operare diventa l'obiettivo oggettivo, indipendente da noi, è, di qua dal fenomeno, l'intuire, dunque si dovrebbe dimostrare l'identità nell'intuire.

Ora essa non si può dimostrare nell'intuire. Perché o l'intuire è meramente soggettivo, dunque in generale non oggettivo; o diviene oggettivo nell'operare, e in esso, appunto in servizio all'oggettivazione, quell'identità si è tolta. Quella identità dunque dovrebbe essere dimostrata solo, forse per caso, nei prodotti dell'intuizione, nelle esperienze intuitive oggettivate e obiettive.

 

© Paolo Melandri (9. 6. 2018)

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Non schernire la morte

Una volpe colpì sulla guancia un leone dormiente; perciò le fu strappata la pelle. Una lepre tormentò un lupo; perciò ancora oggi è senza coda. Un gatto graffiò un cane che voleva dormire; per sempre deve sopportare l'inimicizia del cane. Non schernire la morte.

 

© Paolo Melandri (3. 6. 2018)

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Il segreto della nazione

In tema di nazione regna un'idiosincrasia; ciascuno crede di conoscere il segreto della nazione, così come crede di conoscere il segreto di se stesso. Ma se qualcuno gli chiedesse cosa è, risponderebbe come Agostino alla domanda sulla natura del tempo: se non mi si chiede, lo so; ma se mi si chiede, non lo so.

 

© Paolo Melandri (2. 6. 2018)

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Attendere ciò che accadrà

Dobbiamo chiarire di continuo a noi stessi che è più importante trattare gli altri umanamente che non assolvere qualsiasi sorta di dovere professionale, nazionale o politico. I grandi movimenti di pensiero che si verificano in questi anni trascendono di gran lunga le azioni e l'influenza dei singoli individui. L'individuo non può portare alcun contributo a questo livello, se non quello di prepararsi interiormente ai mutamenti che si verificheranno senza la sua azione. Mentre ci si sforza di aiutare gli altri, si può fare poco più che accettare la propria sorte nelle circostanze più vaste della vita. A noi non rimane altro da fare che volgerci alle cose semplici: dovremmo assolvere coscienziosamente i doveri e i compiti che la vita ci pone, senza farci molte domande sul perché e il percome. Dovremmo tramandare alla generazione seguente ciò che sembra ancora bello, ricostruire ciò che è stato distrutto e aver fede in altre persone al di sopra del rumore delle passioni. E poi dovremmo attendere ciò che accadrà. La realtà si trasforma da sé, senza la nostra influenza.

 

© Paolo Melandri (31. 5. 2018)

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La corrispondenza

Oggi l'uomo non sa cosa sia la corrispondenza; non lo sa per vari motivi, ma soprattutto perché si è allontanato dai cieli per amore di sé e del mondo. Diversi erano gli antichi: per loro la scienza delle corrispondenze fu la prima di tutte, tramite essa acquisirono intelletto e sapere e gli avi remoti, tramite tale conoscenza, comunicarono con il cielo perché la scienza delle corrispondenze è una scienza angelica. Gli antichi, che erano uomini celesti, pensavano come gli angeli, in virtù della corrispondenza. Per questo si intrattenevano con gli angeli, vedevano più spesso gli dèi e venivano da loro istruiti. Ma oggi quella scienza si è persa del tutto, a tal punto che non si sa più neanche cosa essa sia.

 

© Paolo Melandri (29. 5. 2018)

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Individualismo

L'innato individualismo la fa da padrone, nonostante tutto, mina tutto, corrompe tutto. Un egoismo rabbioso, livoroso, bisbetico, invincibile, già imbeve, penetra, corrompe.

 

© Paolo Melandri (26. 5. 2018)

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Un uomo tra virgolette

Lo stile del futuro sarà lo stile dei robot, l'arte del montaggio. L'uomo vissuto sino ad oggi, è finito. Biologia, sociologia, famiglia, teologia, tutto è decaduto, è sbiancato, porta protesi. Il gran tramestio che c'è nei romanzi, come se vi fosse di per sé una durata e se succedesse qualcosa, secondo il concetto superato del destino o quello alla moda di un moto sociale autoctono, si rivela scandaloso: niente procede e niente succede. L'uomo si arresta e lavora (tocca all'artista il compito di andare avanti, di raccogliere e raggruppare); l'uomo lavora secondo una visione rural-patriarcale, con l'aiuto di categorie spazio-temporali; o con quella nevrotica, che è dei nostri tempi, mediante la creazione di centri di gravità permanenti assoluti e trascendenti, di vincoli e la costituzione di punti cardine. Solo in questo modo riesce a creare qualcosa che vada oltre le relazioni e l'ambivalenza. Il problema è dato da questa tecnica stessa, che bisogna osservare con calma.

L'uomo dev'essere ricostituito con una nuova combinazione di modi di dire, proverbi, «nonsense», arguzie e posto su un'ampia base di appoggio: un uomo tra virgolette. La sua rappresentazione sarà resa estrosa per mezzo di trovate formali, riprese di parole e di motivi. Le intuizioni saranno infisse come chiodi per appendervi il seguito. Origine, «curriculum vitae»… tutto ciò non ha senso.

 

© Paolo Melandri (16. 5. 2018)

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Per una combinazione sfortunata

Ciascuno ha le proprie particolarità, e non può liberarsene; e tuttavia più di uno va in rovina per colpa di queste particolarità, spesso per lo più innocenti.

 

© Paolo Melandri (14. 5. 2018)

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Utilità della Bibbia

Si discute e si discuterà molto sull'utilità e sui danni della diffusione della Bibbia. Io non ho dubbi: nuocerà, com'è accaduto finora, se se ne farà un uso fantasioso e dogmatico; gioverà, com'è accaduto finora, se sarà recepita sul piano didattico e su quello del sentimento.

 

© Paolo Melandri (12. 5. 2018)

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La saggezza del bambino

Chi si accontenta dell'esperienza pura e semplice e agisce di conseguenza, possiede una quantità sufficiente di verità. Il bambino che cresce è saggio in questo senso.

 

© Paolo Melandri (12. 5. 2018)

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Caparbietà nelle contraddizioni

L'uomo è così caparbio nelle sue contraddizioni che non sopporta coercizioni per il suo bene, per il suo danno invece sopporta qualsiasi violenza.

 

© Paolo Melandri (11. 5. 2018)

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Verità ed errore [unità nella duplicità]

È cosa certa quanto strana che verità ed errore sgorgano dalla stessa fonte; perciò spesso non bisogna danneggiare l'errore, perché allo stesso tempo si danneggia la verità.

 

© Paolo Melandri (11. 5. 2018)

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Esperienza

Riguardo al concetto di «esperienza», vi sono due spiacevoli sorte di uomini: quelli a cui manca l'esperienza e quelli che dell'esperienza troppo si vantano.

 

© Paolo Melandri (15. 4. 2018)

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Odio di sé

Un parziale odio contro se stessi sta alla radice di ogni stortura.

 

© Paolo Melandri (15. 4. 2018)

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Notizie dal mondo della politica

Di ragazzi saccenti e vecchi immaturi ve ne sono anche troppi in certe pubbliche circostanze.

 

© Paolo Melandri (13. 4. 2018)

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Le cause

Come dicono i filosofi: La natura non fa nulla invano, e inutilmente viene fatto con molte cose ciò che può essere fatto con poche. La natura, infatti, è semplice e non sovrabbonda in cause supeflue delle cose.

Perciò, finché può essere fatto, le medesime cause vanno assegnate ad effetti naturali dello stesso genere.

Le qualità dei corpi non si conoscono altrimenti che per mezzo di esperimenti, e perciò devono essere considerate generali tutte quelle che, in generale, concordano con gli esperimenti; e quelle che non possono essere diminuite non possono essere nemmeno sottratte. Certamente, contro il progresso continuo degli esperimenti non devono essere inventati sconsideratamente dei sogni, né ci si deve allontanare dall'analogia della natura, dato che essa suole essere semplice e sempre conforme a sé. L'estensione dei corpi non si conosce altrimenti che per mezzo dei sensi, né è percepita in tutti; ma in quanto spetta a tutte le cose sensibili, allora viene affermata di tutte le cose.

 

© Paolo Melandri (6. 4. 2018)

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Conoscenza e vita

Tenendo lo sguardo rivolto al muro del tempo, occorre distinguere tra poesia e verità; entrambe possono essere realizzate solo in modo imperfetto. Ci si chiede che tipo di componimenti abbiano potuto addentrarsi dall'altra parte, e ancora, che cosa sia riuscito, di là, a filtrare da questa parte, tanto da lasciarsi indovinare, più che leggere nelle figure dei muschi e dei licheni.

La Genesi è giustamente considerata il documento di un avvicinamento incomparabile. Vi sono inoltre ragioni di credere che essa contenga frammenti di un testo originale, giunto a noi come da un'Atlantide affondata. Già si distinguevano concetti che ancora oggi ci danno da pensare, immagini di incontri numinosi. È difficile che certe distinzioni, come quella tra l'albero della conoscenza e l'albero della vita, siano originarie del Sinai, derivano invece certamente di qui la serpe di ferro e il roveto ardente.

 

© Paolo Melandri (29. 3. 2018)

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La poesia

Penso che si potrebbe definire la scienza come conoscenza dell'universale, il sapere astratto; l'arte invece sarebbe la scienza utilizzata per l'azione; la scienza sarebbe la ragione e l'arte il suo meccanismo, perciò la si potrebbe chiamare anche scienza pratica. E così infine la scienza sarebbe il teorema e l'arte il problema.

Forse mi si obietterà: si considera la poesia arte, però essa non è meccanica; ma io nego che la poesia sia un'arte; non è neanche una scienza. Le arti e le scienze vengono prodotte dal pensiero, la poesia no, perché è ispirazione; quando si è mossa per la prima volta si trovava già nell'anima. Non la si dovrebbe chiamare né arte né scienza, ma genio.

 

© Paolo Melandri (25. 3. 2018)

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Difficoltà di esame

Ognuno si esamini e troverà che è molto più difficile di quanto si possa pensare; perché purtroppo per l'uomo le parole sono di solito surrogati; egli pensa e conosce nella maggior parte dei casi meglio di quanto si esprima.

 

© Paolo Melandri (24. 3. 2018)

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I libri sono vivi

I libri non sono cose assolutamente morte, ma sono invece animati di un vigor vitale, che li rende così attivi, come quello spirito stesso che li partorì. Anzi, essi preservano, come in una fiala, la più pura essenza e virtù di quella mente che trasfuse in loro la sua vita. Io so che son così pieni di vita, e così vigorosamente produttivi, come erano i favolosi denti del drago; e che, disseminati qua e là, ne possono anche sorgere uomini armati. Ci vuole estrema cautela, con i libri; perché uccidere un buon libro è quasi lo stesso che uccidere un uomo. E in un certo senso è ancor peggio: perché chi uccide un uomo, uccide una creatura dotata di ragione, fatta ad immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro, uccide la ragione stessa, distrugge – direi quasi – la pupilla di quella immagine divina.

 

© Paolo Melandri (21. 3. 2018)

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I sentieri della vita

I segreti che costellano i sentieri della vita non si possono e non si devono rivelare; esistono ostacoli in cui ogni viandante non può non inciampare. Ma è il poeta a indicarne il punto.

 

© Paolo Melandri (16. 3. 2018)

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Elezioni e potere

Nell'epoca delle libere elezioni la fama è una forma particolare di attività.

 

Anche nelle questioni di potere esiste una verginità troppo a lungo custodita.

 

© Paolo Melandri (2. 3. 2018)

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Sincerità

La sincerità non consiste nel dire, ma nell'intenzione di comunicare la verità.

 

© Paolo Melandri (25. 2. 2018)

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Lacerare e distruggere

Indurre il linguaggio a esprimere ciò che di solito non esprime; significa servirsene in modo nuovo, eccezionale e inusitato, significa restituirgli le sue possibilità di scuotimento fisico, significa frazionarlo e distribuirlo attivamente nello spazio, significa prendere le intonazioni in modo assolutamente concreto restituendo loro il potere originario di sconvolgere e di manifestare effettivamente qualcosa, significa ribellarsi al linguaggio e alle sue fonti bassamente utilitarie, alimentari, si potrebbe dire, alle sue origini di bestia braccata, significa infine considerare il linguaggio sotto forma di Incantesimo.

 

© Paolo Melandri (21. 1. 2018)

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Il presente come movimento

Il movimento tra due stati di quiete è l'immagine del presente tra passato e futuro. Il tessitore che lavora alla sua tela fa sempre ciò che non è.

 

© Paolo Melandri (19. 1. 2018)

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Un gran vantaggio

È un gran vantaggio non aver fatto niente, ma non bisogna abusarne.

 

© Paolo Melandri (19. 1. 2018)

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Crepuscolo

In letteratura le apparizioni repentine non piacciono e le menti più brillanti hanno bisogno di un crepuscolo.

 

© Paolo Melandri (18. 1. 2018)

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Caro

La parola «caro» ha qualcosa di dolce e insieme di volgare: è l'espressione dell'amore e dell'avarizia, e sembra suggerire che ciò che vale per la borsa vale anche per il cuore.

 

© Paolo Melandri (18. 1. 2018)

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Precario

La parola «precario» significa oggi una cosa o uno stato poco sicuri e dimostra quanto poco si ottenga con la preghiera, visto che «precario» deriva da «preghiera».

 

© Paolo Melandri (11. 1. 2018)

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Una pulce tutta distesa

Nell'uomo come nel linguaggio tutto è misura. Non si può dire: «Ho visto una pulce tutta distesa», sebbene quest'espressione, dal punto di vista logico, sia vera tanto per una pulce quanto per un vitello.

 

© Paolo Melandri (10. 1. 2018)

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Prossimi

Questo medesimo sentimento dell'Io che mi isola è contemporaneamente la fonte del mio aprirmi agli altri, dei quali riconosco appunto l'isolamento, che è poi ciò che me li rende prossimi.

 

p.m. 5. 12. 2017

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Il regno di Dio

Io metto in formula un principio. Ogni naturalismo della morale, ossia ogni morale sana, è dominato da un istinto della vita, – un certo comandamento della vita viene adempiuto con un determinato canone di «deve» e «non deve», e con ciò viene eliminato dal cammino della vita un certo ostacolo, una certa inimicizia. La morale contraria alla natura, ossia quasi ogni morale finora insegnata, venerata e predicata, si volge viceversa, precisamente contro gli istinti della vita, è una condanna talora segreta, talora aperta e sfacciata di questi istinti. Dicendo «Dio vede il cuore», nega le più basse e le più alte aspirazioni della vita e prende Dio come nemico della vita… Il Santo, di cui Dio si compiace, è il castrato ideale… La vita volge al termine, là dove comincia il «regno di Dio»…

 

© Paolo Melandri (29 luglio 2017)

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Inganni

Non si è mai ingannati, si inganna se stessi.

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Sentimenti e pensieri

In realtà tutto dipende dai sentimenti: dove sono questi, vengono fuori anche i pensieri, e dopo che ci sono i sentimenti, ci sono anche i pensieri.

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Tempo mediocre

Meglio fare la cosa più mediocre del mondo piuttosto che reputare mediocre una mezz'ora.

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Comprensibile

L'uomo deve perseverare nella convinzione che l'incomprensibile sia comprensibile; altrimenti non ricaverebbe più niente.

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Allievo e maestro

Il vero allievo impara a ricavare l'ignoto dal noto e così facendo si avvicina al suo maestro.

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Perché esisti

Esisti per mondi che non possono essere interpretati e in cui non sono contemplate vittorie.

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Pazienza e coraggio

Acciocché tu più cose possa, più ne sostieni.

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Sempre a caro prezzo

Niente è gratuito in questo basso mondo. Tutto si espia, il bene come il male, si paga prima o poi. Il bene è molto più caro, per forza.

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Sproloqui

Chi commenta se stesso cade sotto il proprio livello.

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Dee

Le dee rivelano solo i propri simulacri.

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Coscienza a nozze

Se è la coscienza a reggere la fiaccola, il frutto delle nozze sarà una vita artificiale.

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Fosforescenza

La descrizione del misterioso con mezzi logici può riuscire solo ove si faccia uso di un inchiostro fosforescente.

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Natura bina

Con il primo fuoco acceso sulla terra tutte le foreste furono in pericolo.

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Anime sporche

Gli altari in rovina sono abitati da demòni.

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Centro

Il sole non conosce né alba né tramonto.

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I confini del gusto

Il gusto è costretto a valicare i propri confini; esso è grato a chi gli viene in aiuto con una goccia di succo di limone.

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Sistemi e parole

Chi costruisce sistemi castrando le parole pianta delle noci vuote.

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Una specie di vuoto che cresce sempre

L'amore è una specie di vuoto che fa proprio male, un desiderio che non viene mai appagato e quindi non si placa mai; è incessante e cresce anzi di giorno in giorno. Questo è Eros, signore degli uomini! Dura la legge, impossibile il rimedio. Le pene d'amor perdute, come del resto ogni altra specie di pene, sono però una preziosissima fonte d'ispirazione. Rovistate nella sofferenza, vi renderà miracolosamente produttivi!

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La religione che abbiamo

La religione che abbiamo è appena sufficiente a farci odiare, ma non è sufficiente a farci amare l'un l'altro.

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Il buono della Censura

La censura è la tassa che un uomo paga al pubblico per essere celebre.

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Quello che si fa in Cielo

Quello che si fa in Cielo lo ignoriamo; quello che non si fa ci è stato rivelato chiaramente: né ci si sposa, né si viene dati in matrimonio.

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Noi i dannati della Terra

I dannati della Terra da un lato, i borghesi dall'altro, hanno in fondo una sola idea, diventar ricchi o rimanerlo, è proprio lo stesso, il rovescio vale il diritto, la stessa moneta, lo stesso pezzo, nei cuori nessuna differenza... è tutta trippa e affini. Tutto per la "pancia". Soltanto ce n'è di più avidi, di più agili, di più coriacei, chi è nato con la camicia, chi no. Questione di sorte, di nascita. Ma è tutto lo stesso sentimento, la stessa malattia, lo stesso orrore. L'ideale "boa", delle digestioni di quindici giorni. Tutto rotola in palla, in rettili.

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Successo letterario oggi

Allori mietuti nelle serre.

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Politici in rappresentanza del popolo

Nelle sue mosse più riuscite lo spirito del mondo spinge avanti i pezzi di minor valore.

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Molti nemici molto orrore

Quando i nemici sono molti ci si comporta nel migliore dei casi come nella caccia alla pernice, dove non si guarda allo stormo ma al singolo pezzo di selvaggina.

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Chi dorme non piglia pesci

Come Napoleone nel conferire le onorificenze, così si comportano le donne: considerano solo i presenti.

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Morte e debolezza

Dobbiamo fare i conti con il fatto che la morte ci viene incontro nel momento della massima debolezza.

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La chiave universale

Ogni fenomeno che abbia un senso somiglia a un cerchio la cui periferia alla luce del giorno è misurabile con assoluta precisione. Ma di notte essa scompare, e risalta con evidenza il centro fosforescente, come il fiore della pianticina chiamata lunaria di cui parla Wierius nel suo libro De praestigiis daemonum. Alla luce appare la forma, al buio la forza generatrice.

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Fontane di sangue

Gli esseri umani sono tutti delle fontane di sangue, e una fontana che non zampilla sangue durante la vita è soltanto una fontana secca o rotta. Le colombe si avvicinano agli esseri umani per abbeverarsi a quella fontana, poi volano via deluse. Quelle bianche, gentili colombe non riescono a colorarsi le ali di spruzzi di sangue!

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Umiltà e consigli

Molti danno consigli, ma ad accettarli con animo grato son pochi. Ancor più rari sono coloro che poi li seguono. Una volta che un uomo abbia superato i trent'anni, non c'è più verso di consigliarlo. Quando si fa sordo ai consigli, diventa ostinato ed egoista. Per il resto della sua vita aggiunge sconvenienza e sciocchezze finché è aldilà della redenzione. Quindi, è assolutamente necessario trovare qualcuno che sa quel ch'è giusto, far la sua conoscenza e ricevere istruzioni da lui.

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Dilemma di vita o di morte

Un dilemma di vita o di morte va risolto, semplicemente, scegliendo una sùbita morte. Non v'è nulla di complicato in ciò. Fatti animo, e procedi.

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I tre momenti

In ogni cosa che si fa quotidianamente si susseguono tre momenti: nel primo la cosa è nuova, nel secondo vecchia e noiosa, nel terzo nessuna delle due cose, bensì semplicemente abituale.

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Inedia

Mangia bistecche e rifuggi il rimuginare privo di pensieri.

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Fine ed eternità

La fine è così lontana che si parla di eternità; eppure per frequenti esperienze si sa quanto - quanto poco - ciò dura.

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Ateismo

Al posto della tranquilla fede in Dio, l'orgoglio di aver colto Dio in fallo.

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Un consiglio a Renzi [ma non ne ha bisogno]

La curiosità è sempre maggiore della prudenza: perciò la furfanteria si adorna con galloni e nappe da televendita.

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Una buona volta il Rottamatore inganna senza freni

Solo in questo inganno da venditore di materassi una "gioventù" in ritardo ha spazio non per sotterrare la sua sperimentata incapacità di raggiungere la grandezza in tremante silenzio, ma piuttosto per farsi notare con un profluvio di parole senza rispetto, di fronte all'irrangiungibile, e nel miserando timore dello spirito, mettergli davanti dei talenti sociali e all'ideale contrapporre qualcosa di irraggiungibile: il record!

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Il pesce di Aprile di Renzi

Farla così semplice, caro Matteo, è semplicemente impossibile!

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Meditato

Io ho tutto così maturamente meditato,

che non so più che cosa ho meditato.

 

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Mala tempora currunt

Non lamentarti di un brutto presente: se le cose vanno sempre peggio, è probabile che lo rimpiangerai.

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Parole pericolose

Il pericolo della parola è il piacere del pensiero.

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Scienza e arte

Ci sarà sempre luce. Era già qui e si forma di nuovo nei colori. Scienza è analisi spettrale: arte è fotosintesi.

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Lingua e pensiero

Dalla lingua si riceve tutto: in essa c'è tutto quello che può diventare pensiero.

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Pretese

Chi avanza pretese non sarà mai forte, e a chi è forte non viene nemmeno in mente di avanzar pretese.

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Afasia non mistica

A proposito di Renzi non mi viene in mente niente.

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Riformatore [A Matteo Renzi]

Non c'è riformatore più inattendibile di chi grida il suo programma di riforme. Non c'è innovatore più inattendibile di chi crede di essere lui stesso una novità.

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Oltraggio del silenzio

Tacere è la forma più oltraggiosa di sproloquio. Nessuno usa più parole di chi non scrive niente.

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Tollerare ingiustizie [raccomandazioni ed altro]

Chi non è in grado di tollerare ingiustizie raggiunge di rado considerazione nel suo presente, e chi invece è in grado, smarrisce per il futuro la propria natura.

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Tanti auguri a Renzi e a Berlusconi

Dove a un singolo uomo è dato salvaguardare lo stato, lo stato è a un tale punto di putrefazione da essere pressoché indegno di salvaguardia. Ma finché uno stato esiste, esso non potrà mai essere salvaguardato da un sol uomo. Dunque, cari amici, o voi o lo stato. Io voto per lo stato.

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La rosa del sole

Pallida rosa, il sole ti ha dato il colore, e la calura se lo riprende; assomigli a noi: quando il Dio che ci infuoca le guance scende su di noi più vicino e più ardente, anch'esse impallidiscono e l'uomo è morto oppure in estasi.

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Amore dei diminutivi

In tutte le lingue l'amore usa diminutivi per la cosa amata, in certo qual modo per rendere più giovani e più simili ai bambini, dato che Amore stesso è un fanciullo. E le cose piccole, in un certo senso più amate, vengono ulteriormente rimpicciolite, e perciò si dice più spesso agnellino, piccioncino, fanciullino, libriccino (quest'ultimo vocabolo secondo il Tommaseo-Bellini ha tre diminutivi) che non elefantino, principino, tirannino, balenina.

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Astuzie letterarie e birra cattiva

Chi riveste e cela i difetti dei propri pensieri dietro un linguaggio oscuro imita astutamente gli osti che servono di preferenza birra torbida in un boccale opaco.

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Gli anni del cuore [flauti incrinati]

Il cuore, lacerato da tanti anni e da altrettante frecce, per sanarsi di tutte le sue ferite si immerge in un caldo profluvio di lacrime, come si è soliti fare con i flauti incrinati, i quali, lasciati nell'acqua, si rinserrano, recuperando quindi i loro suoni.

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Un consiglio al governo Letta

Io non chiedo che una cosa sia popolare, io chiedo solo che sia ragionevole o adeguata allo scopo; la popolarità è una faccenda passeggera.

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Tecnica e Spirito

C'è un livello di tecnica che, grazie alla sua perfezione, si fa spirito.

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I Maestri ed io

Se guardo le opere dei Maestri, vedo cos'hanno fatto; se osservo le mie quattro cosette, vedo cosa avrei dovuto fare.

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Dio e il cuore

Dio vede solo il cuore; e proprio perché Dio vede solo il cuore, bada che anche noi si possa vedere qualcosa di sopportabile.

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Attenti a quel Beethoven

Dobbiamo fare attenzione che lo spirito di un genio da noi amato - idolatrato - non si trasformi in una fiamma, fatale per noi, povere farfalle, mentre le svolazziamo attorno.

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Semi

I semi di tutto ciò che ho in mente, li trovo ovunque.

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Sapere e Convinzione

Dobbiamo distinguere tra il mero sapere qualcosa e l'esserne anche convinti. Fra ciò che sappiamo e ciò che abbiamo acquisito mediante la persuasione c'è una differenza come tra il figlio adottato e il figlio carnale. La persuasione è un atto spirituale che si compie nell'oscurità, una segreta suggestione e un consenso interiore che non dipende dalla volontà.

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Inferno

Inferno di molti è immaginare alla cieca un inferno.

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Fare centro [tiro a segno]

Occupazioni:

Il tiro a segno! Il segno di non avere ancora colto nel segno. Fare centro: occupazione che è l'ultima Thule di quelli che non lo hanno.

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Istituzioni Mantidi religiose

Le istituzioni nascono come servizio sociale; poi la società diventa il servizio delle istituzioni.

Costumi delle mantidi religiose. L'individuo feconda lo Stato, e lo Stato appena si sente fecondato lo divora.

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Scrivi che quivi è Perfetta bellezza

Perfetta bellezza si ottiene quando con il velo della forma si sa svelare l'illusione della medesima.

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Elogio del formalismo

Allori colti nelle serre.

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Culto della malattia

Il culto della salute e il culto della malattia sono sgradevoli nella stessa misura.

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Spalle coperte [Una minaccia]

Il destino di chi pensa solo a coprirsi le spalle è di venir sorpassato.

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Culto della salute

La carne di chi pratica il culto della salute suscita brame cannibalesche.

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Meglio le piccole gioie

Piccole gioie ristorano sempre senza disgusto come il pane quotidiano: grandi gioie, come il marzapane, talora con disgusto.

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Obtorto CollE

Il potere possiede una parentela architettonica con il numero dispari.

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Pattinare sul profondo

Un carattere distintivo dello stile più eletto è l'oscurità levigata. Si scivola sugli enigmi del profondo come pattinando su un lago gelato.

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Tre piccoli aforismi senza pace

Anche nelle epoche razionali conserviamo un ricordo dei sistemi simbolici; così troveremmo sgradevole una stanza da bagno rivestita di piastrelle rosse.

 

Quando i nemici sono molti ci si comporta nel migliore dei casi come nella caccia alla pernice, dove non si guarda allo stormo ma al singolo pezzo di selvaggina.

 

Al cospetto della morte l'individuo di rango dà prova di sé nell'ironia socratica e nel discorso cesariano; ma anche, poi, nel silenzio della sentinella che cade invano al suo posto di guardia.

 

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Decrescita felice

La più grande ricchezza degli Stati è la loro povertà.

 

Infatti:

 

O ammetti che lo Stato possa sbagliare o pensi che sia infallibile.

Se può sbagliare, come giustifichi l'obbedienza cieca? E se invece è infallibile, tu lo fai dio come i romani dell'Impero, contro i quali combattevano i primi cristiani... - e come giustifichi allora la tua fede in Cristo?

Se hai fede, rifiuta ogni connubio tra politica e religione. Tuttavia, è evidente che lo spirito ha il diritto di pronunciare la propria parola.

 

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Il dono del dolore

Il dolore è un dono che riceviamo spesso. Non è da saggi rifiutarlo. Arriva lo stesso.

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Paradiso

Paradiso è partecipare alla vita luminosa degli altri.

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Disgusto per gli insetti

La nostra ripugnanza per certi animali tradisce le lacune dell'organismo morale.

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Macché killer geniali [Quarto grado]

Il delitto non è l'ultima, ma la prima via d'uscita che ci si offre; spesso scaturisce da una mancanza di fantasia.

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Libertà apparente

La schiavitù può subire un forte incremento, se le si concede l'apparenza della libertà.

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Forma è essenza

Vivere significa ribadire la propria forma. In questo senso il morire è l'azione estrema.

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Sistemi e parole

Chi costruisce sistemi castrando le parole pianta delle noci vuote.

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Commentare se stessi

Chi commenta se stesso cade sotto il proprio livello.

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Verginità al potere [Al Professor Monti]

Anche nelle questioni di potere esiste una verginità troppo a lungo custodita.

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Illusioni vitali

Vi sono forme d'illusione senza le quali l'uomo non potrebbe vivere: se gli si gridasse la verità lo si farebbe precipitare come un sonnambulo.

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Osservazione

Per un autore non esistono cattive frequentazioni.

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Prima sensazione

Ogni prima sensazione è la stella del mattino che, pur senza tramontare, perde presto il suo magico brillìo e, velata dal blu del giorno, prosegue il suo cammino...

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Passioni fenici

Le nostre passioni sono fenici: quando la vecchia è in cenere, immediatamente appare quella nuova.

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Arte e vita

Chi valuta la sua vita più della sua arte mai diverrà artista.

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Talento e Carattere

In silenziosa solitudine si forgia un talento, nella corrente del mondo un carattere.

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Il numero dei sofferenti

Il "numero" di coloro che soffrono e' irrilevante. Un solo individuo puo' bastare per milioni.

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Compassione e protezione

Il pendant positivo della compassione e' la protezione.

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Rimorso

La forma positiva del rimorso e' rivolta all'occasione perduta.

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Abissi cosmici

La vertigine degli abissi cosmici nasce dalla perdita del senso della terra, che appare come liberta'.

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Libere elezioni

Nell'epoca delle libere elezioni la fama e' una forma particolare di attivita'.

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Dispotismo perfetto

Le lampade magiche e gli anelli fatati della fiaba orientale sono simboli del dispotismo perfetto.

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Finzione

Ciò che non è finzione non ha attrattiva.

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Sublimità morali

Alle proporzioni morali è più adatto il telescopio del microscopio.

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Demos

Il Demos è il tiranno di se stesso.

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Il destino del Nichilismo

Il nichilismo termina con uno stato in cui si comincia a dubitare del dubbio e ad aver fede nella fede, e in cui l'impotenza s'imbelletta con i colori violenti di una sognata aurora dello spirito.

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Pensieri umani

I pensieri umani sono pensieri di un essere bilaterale moderatamente asimmetrico.

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Fondamenta

Fondamenta decorate vanno a scapito della sicurezza.

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Descrizione

Chi vuole tutto descrivere mura le finestre del linguaggio.

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Fiducia

La fiducia è un seme che dà frutto anche su un terreno cattivo.

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Visibilità

Più visibile di ciò che si muove è l'immobile.

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Amputazione

La morte è l'amputazione totale.

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Contraddire qualcuno

Pochi sono degni di esser contraddetti.

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Morte e ricordo

La morte è il ricordo più profondo.

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Ci vuole umiltà cari amici

Se guardo le opere dei Maestri, vedo cos'hanno fatto;
se osservo le mie quattro cosette, vedo cosa avrei dovuto fare.

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Heureux qui possède la science


Heureux qui possède la science!

Heureux qui possède la science ! il ne cherche pas à usurper sur ses concitoyens, il ne médite pas d’action injuste. Contemplant la nature éternelle, l’ordre inaltérable, l’origine des éléments des choses, son âme n’est ternie d’aucun désir honteux.

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Crescita e libertà

Una perfetta crescita e libertà sono idee inseparabili anche nella natura. Il principio della libertà individuale e della libertà politica è radicato nella inestirpabile convinzione degli uguali diritti di un unico genere umano. Con essa concordano i Sacri Scritti e la Natura!

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L’arroganza non ha alcun valore

Bada alla tua arroganza! è facile e piacevole schernire, ma conservare in mezzo alle delusioni la grande fede in un futuro migliore e sorridendo sorreggere gli altri con braccia di fuoco, solo ai suoi figli più amati Dio l'ha concesso. L'arroganza, invece, è uno specchietto per le allodole che non vale niente.

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Dire e fare (da meditare)

Vi è chi dice ciò che fa, e chi fa ciò che dice.

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Mala sunt mixta bonis

Sunt mala mixta bonis, bona sunt mixta malis.

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Coniunctivitis professoria

Dicano gli orbi che sono oscuro. Dicano i sordi che parlo sottile.

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Frecce tricolori

L'Italia, l'Italia che vola!

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Migranti

Gli amici storni son, che vanno via.

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Eco

Eco, lunare luce del suono.

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Cane e padrone

Qual meraviglia che alcuni offendano i cani?
Sai che assai spesso è l'uomo, dal cane, umiliato.

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Sopportare

Per poter fare più cose, sopportane più che puoi.

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Lentezza delle cose migliori

Le nuvole più in alto sembrano muoversi più lentamente ai nostri occhi; lo stesso fanno al nostro sguardo tutte le cose migliori, stra-ordinarie.

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Semplicità

Gli dèi scelgono volentieri le anime infantili della semplicità: nel loro modesto vaso racchiudono il divino.

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Sonno del cuore (promessa di resurrezione)

Il fiore dorme, il cuore dorme, ma per ridestarsi in maggiore pienezza.

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Insignificanza del sublime

Proprio è il sublime che con maggior facilità si fa insignificante per il mondo ordinario.

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Quot capita tot sententiae

A nessun uomo è dato di conoscere i pensieri di chi ha innanzi.

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Arte dell’anima

La musica non è se non l'arte dell'anima e si rivolge direttamente all'anima stessa. Non lambiccate sull'arte mùsica. A pochissimi orecchi è concesso di intenderla a fondo. Non cavillate, godetene.

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Enigma

Nessuno può conoscere i pensieri di chi ha davanti.

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Il tragico in Proust

Proust indaga il tragico con implacabile, nietzscheana acutezza di sguardo. Mai distoglie gli occhi trasfiguranti dall'orrore. La sua acrìbica intransigenza è esercizio chirurgico di compassione e di immenso amore per l'umanità. / Vale, Marcel.

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Immortale (la sorte di Achille)

Ciò che è immortale vivrà nel canto; nella vita deve perire.

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Genio e Lavoro

Io non credo al genio, ma al costante, duro lavoro. Le migliori opere d'arte sono costruite (o, come si suol dire, "create") con fatica.

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Lavoro e umori

Non c'è niente di peggio degli umori! Sciocchezze! Farneticazioni! Romanticherìe! Eh, perbacco! Bisogna mettersi al lavoro sùbito e senza indugi! E gli umori svaniscono... o si tramutano in lavori.

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Gli altri e i propri mali

Chi accusa gli altri dei propri mali, spesso è corto di mente.

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La musica di Schubert

La musica di Schubert è un mistero. Probabilmente lo stesso Schubert, giorno dopo giorno, Lied dopo Lied, spaventava se stesso.

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Dolce sonno!

Dolce sonno! Tu gli uomini adegui agli dèi.


(Paolo Melandri 26 dic. 2009)

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Abituarsi ai cambiamenti

Sono nato al tempo in cui "si legavano i cani con la salsiccia"; ho raggiunto la maturità nel tempo in cui, come salsiccia, si mangiano i cani.


Paolo Melandri
(7 novembre 2009)