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Raccolta di articoli di Franca Colozzo
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Viaggi

Il mio viaggio alla scoperta di Istanbul

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- Politica

9 maggio: La giornata dell’Europa

My personal speech on Peace in the world: May 9, Europe Day is celebrated.

https://www.linkedin.com/pulse/my-personal-speech-peace-world-9-may-europe-day-franca-colozzo/

  • Data di pubblicazione: 9 maggio 2018
 
FRANCA COLOZZO

FRANCA COLOZZO

   CONSIDERAZIONI   PERSONALI

     sulla Pace nel mondo -  9 maggio, si celebra la Giornata dell’Europa.

 

La data ricorda il giorno del 1950 in cui Robert Schuman presentò il Piano di cooperazione economica, la cosiddetta "Dichiarazione Schuman" ideata da Jean Monnet, che segnò l’inizio del processo d’integrazione europea (la messa in comune delle riserve di carbone e acciaio) con l’obiettivo di una futura unione federale. La data coincide anche con il giorno che segna, de facto, la fine della II guerra mondiale: il 9 maggio è infatti il giorno successivo alla firma della capitolazione nazista, quando furono catturati Hermann Göring e Vidkun Quisling.

    Il 9 maggio ricorre la Giornata dell’Europa. Oggi dobbiamo innalzare i nostri cuori alla gioia di avere superato i conflitti interni europei. Mai e poi mai sulle ceneri della Grande Guerra dovremmo costruire altre guerre! Mai e poi mai dovremmo dimenticarci l’Olocausto e quante vittime innocenti furono immolate sull’altare della follia umana.

   Ebbene voi Ebrei, voi Arabi, noi Europei avremmo dovuto imparare bene questa lezione della storia! E invece? Eccoci qua l’un contro l’altro armati e di mezzo c’è la Siria, terra di spartizione e di conflitti, dilaniata da una guerra che dura ormai da più di sette anni. E’ ora di guardare dentro la nostra anima e di dire basta ai signori della guerra. Quelli, sì, che vogliono il male del mondo per depistare l’attenzione dalle loro magagne!

    Guardiamo in faccia la storia, noi popoli europei nel celebrare il difficile traguardo dell’Europa sulla via della riappacificazione. Non lasciamoci ingannare ancora un volta: l’Iraq e la Libia forse avrebbero dovuto insegnarci una lezione. E invece, dopo la Corea del Nord, eccoci di nuovo di fronte all’Iran.

    Guardatevi negli occhi popoli arabi e grande popolo persiano, voi avete fatto la storia insieme ai greci ed ai romani, in ambito europeo e dell’Asia Minore. Voi siete la Storia e ad essa dovete attingere e bere alle fonti della ragione, non a quelle della follia estemporanea. Unitevi in un comune afflato di civiltà! 

   Beviamo tutti, noi popoli del Mediterraneo, dalla stessa sorgente di luminosa cultura ancestrale. Ad essa dobbiamo tendere, contro ogni barbarismo e finto culto di una democrazia morta nello stesso istante in cui propugna ostilità e guerre. Noi tendiamo alla pace, all’armonia tra i popoli oltre ogni barriera di razza, genere e religione. Le nuove frontiere del mondo dovranno essere di pace e non di guerra!

   L’Afghanistan insegna come la follia non premi con il suo continuo tributo di sangue innocente. Basta allora, la misura è colma! Lasciamo la parola alla diplomazia, delle armi non sappiamo che farcene! Sono solo per menti incapaci e dementi! 

 

     Viva dunque l’Europa, quella vera e sincera dei popoli fautori della Pace.

 

My personal speech on Peace in the world: May 9, Europe Day is celebrated.

 
The date recalls the day of 1950 when Robert Schuman presented the Economic Cooperation Plan, the so-called "Schuman Declaration" conceived by Jean Monnet, which marked the beginning of the process of European integration (the pooling of coal reserves and steel) with the aim of a future federal union. The date also coincides with the day that marks, de facto, the end of World War II: 9 May is in fact the day after the signing of the Nazi capitulation, when Hermann Göring and Vidkun Quisling were captured.

Today, May 9th is the European Day. Today we must raise our hearts to the joy of having overcome the internal European conflicts. Never ever on the ashes of the Great War we should build more wars! Never, never should we forget the Holocaust and how many innocent victims were sacrificed on the altar of human folly.

Well you Jews, you Arabs, we Europeans should have learned this lesson of history well! And instead? Here we are with each other armed and in the middle there is Syria, a land of division and conflict, torn apart by a war that has lasted for more than seven years.

It is time to look inside our soul and say enough to the warlords. Those, yes, who want the evil of the world to divert attention from their flaws!

Let's look at the history, we European peoples in celebrating Europe's difficult goal on the road to reconciliation. Let us not be fooled once again: Iraq and Libya might have taught us a lesson. And instead, after North Korea, here we are again in front of Iran.

Look in the eyes of the Arab peoples and the great Persian people, you have made history together with the Greeks and Romans, in Europe and Asia Minor. You are history and you must draw and drink from the sources of reason, not those of extempore madness. Join a common afflatus of civilization!

We all drink, we peoples of the Mediterranean, from the same source of luminous ancestral culture. To it we must strive, against all barbarism and fake worship of a dead democracy in the same instant in which it advocates hostility and wars. We tend to peace, to harmony among peoples beyond any barrier of race, gender and religion. The new frontiers of the world must be of peace and not of war!

Afghanistan teaches how madness does not reward with its constant tribute of innocent blood. Enough then, the measure is full! Let's leave the word to diplomacy, weapons do not know what to do! They are only for incapable and demented minds!

Thus, Europe is alive, the true and sincere one of the peoples who support peace.

 

 

           

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- Politica

La Guerra infinita

 

Franca Colozzo su FACEBOOK    
Ieri alle 21:24 ·  PER UNA SERIA RIFLESSIONE SU UNA GUERRA CHE CI TOCCA DA VICINO
 

Penso che la guerra siriana abbia preso una svolta veramente diabolica, senza pietà nei confronti del massacro continuo, perpetrato su una popolazione ormai allo stremo, tra un coacervo di interessi politici ed economici senza scrupolo e grandi potenze scese in campo, approfittando della lacerante situazione tra Assad e ribelli.

L'errore più grande di Assad è stato quello di usare il pugno duro durante le primavere Arabe di sette anni fa circa. Comunque credo che proprio alcune potenze occidentali abbiano cavalcato l'onda del malessere, espresso da una parte della popolazione o fomentato da gruppi esterni rivoltosi e foraggiati dall'Arabia Saudita e dall'America, per trarre profitto da una situazione di debolezza ed entrare a pieno titolo in Siria, una volta roccaforte inespugnabile e forte dell'appoggio russo.

  
 

domenica 15 aprile 2018

GLI INTERESSI DI CHI VUOLE LA GUERRA IN SIRIA: PERCHÉ USA, UK, FRANCIA SCENDONO IN CAMPO CONTRO ASSAD.

 
 
Proprio ora! Ora che i gruppi ribelli anti-Assad hanno perso la guerra, le grandi potenze occidentali decidono di intervenire personalmente contro la Siria.
 
PERCHÉ?
"Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Arabia Saudita hanno perso la guerra sul campo", scrive Naman Tarcha, giornalista e conduttore televisivo siriano, "dopo aver sostenuto i gruppi armati, adesso si muovono loro militarmente nell'ultima occasione che gli rimane per quello che è il loro scopo sin dal 2011, il regime change siriano, eliminare Assad".
Ma quali interessi sottenderebbero una volontà per molti versi distruttiva? 
Per capirlo occorre partire  dalla posizione geografica della Siria, punto strategico più importante del Medio Oriente, porta spalancata sull' Europa e, dunque, territorio sul quale da sempre si concentrano gli interessi di Gran Bretagna e Francia. Antiche e consolidate mire che ora s'intrecciano con le più attuali di Turchia, Iran e Arabia Saudita. Interessi macchiati dal sangue dei siriani, vittime di una strage che si perpetua, attimo dopo attimo, a partire dal 2011, data d'inizio della guerra civile.
Trump è ambiguo, Macron più deciso, ma insieme, affiancati da Theresa May,
hanno sferrato l'attacco missilistico contro il suolo siriano. Al momento, limitato alla distruzione di centri per la ricerca e la produzione di armi chimiche. 
 
 
 
 
Così si dice. 
Ma le ragioni politiche che alimentano l'astio verso Assad sono parecchie. 
- A cominciare da quella palestinese, tornata d'urgente  attualità proprio in questi giorni. 
- C'è poi il conflitto sciita-sunnita, che vede l'Arabia Saudita (da sempre accusata di finanziare il terrorismo)
ben decisa a dominare la zona e a ridurre a zero l'influenza dell'Iran per poi assumere il dominio completo del Golfo a scapito del Qatar.
- Subentra il sentore che anche la guerra nello Yemen sia un altro tassello della delicata partita a scacchi che si sta giocando in Medio Oriente. I ribelli che controllano la capitale San’a sono sciiti come l’Iran, storici alleati della Russia e del regime di Assad in Siria.
Tutto il resto del Medio Oriente, Isis compreso, è, al contrario, sunnita. Far cadere i ribelli Huthi nello Yemen vorrebbe dire per Stati Uniti e Arabia Saudita indebolire l’Iran, grande nemica di entrambi i paesi. In tale contesto le vittime designate sono i civili yemeniti, soprattutto i bambini, che muoiono a migliaia, sfiancati  dalla fame, dal colera e dalle bombe saudite.
Migliaia di bombe d’aereo, provenienti proprio dalla nostra bella Italia. Prodotte nello stabilimento RWM di Domusnovas, nel Sulcis della Sardegna, sono state vendute alle forze aeree saudite per essere scaricate sullo sfortunato, martoriato Yemen, in una guerra atroce, dimenticata da tutti.
- In questo gioco al massacro sulla pelle di inermi cittadini, entra in campo anche lo scontro tra Paesi come Russia e Stati Uniti, i quali, per sufragare il proprio status di poli mondiali, devono pur mostrare i muscoli. 
- Nell'intreccio di interessi che mira a disintegrare Assad e a cambiare il Paese, si inserisce infine la Turchia, con la questione curda, perennemente irrisolta.
- Da non sottovalutare è la presenza dei Fratelli musulmani, che guidati da Erdogan e finanziati dal Qatar, hanno grande influenza in Europa, soprattutto in Gran Bretagna, dove il loro peso politico arriva ad influenzare anche le mosse del governo. Circola voce di uno scritto approfondito sui finanziamenti di islamici inglesi a favore dei gruppi jihadisti in Siria; documento  secretato, che nessuno è mai riuscito a vedere. 
Secondo molti osservatori anche in Italia i Fratelli musulmani avrebbero radici profonde, con personaggi ufficialmente considerati musulmani moderati i quali, viceversa, agirebbero per conto del radicalismo islamico.
L'utilizzo di gruppi armati sostenuti e finanziati da potenze esterne occidentali è cosa risaputa e provata: è accaduto in Afghanista con i russi, ed è noto il recente fenomeno dei foreign fighters. Figure che, di volta in volta e secondo i casi, vengono diversamente definite: terroristi, quando colpiscono in Occidente, ribelli moderati,  quando combattono in Siria. 
Per i sostenitori di Assad si tratta semplicemente di uno strumento per attualizzare la politica di regime change, il cambio di regime in Siria, secondo gli interessi occidentali.
Il primo dei quali sarebbe proprio quello di spezzare l'asse  Putin- Assad.
Siria e Russia sono alleate da sempre.
Il territorio siriano, situato tra Libano e Iraq, rappresenta la parte finale della cosiddetta mezzaluna sciita, che s'insinua fino al Mediterraneo. 
Proprio ciò che risulta sgradito all'Arabia e che, di conseguenza, non piace, nemmeno ai suoi alleati, Stati Uniti.
 
 
IL RUOLO DELL'EUROPA.
Quello dell'Europa, in questa fase di creazione e consolidamento di una ipotetica Unione, è un ruolo sospeso, pressoché inesistente. Fatta eccezione per le proverbiali sicurezze della Francia, il resto del Continente non sa che fare. Lo si è visto in Iraq, nel 2003;  nella drammatica vicenda libica e nel crescente processo di destabilizzazione dell'intera zona nordafricana, che altro non ha sortito se non il terrorismo ed un' incontrollata, dolorosa, drammatica immigrazione .
Molti sono i siriani convinti di trovarsi in mezzo ad una guerra fin dall'inizio utilizzata per un cambio di regime. Adesso che anche l'ultimo lembo di Goutha è stato liberato, ora che i ribelli si sono arresi e se ne sono andati, il caso dell'attacco chimico che senza alcuna prova viene attribuito al regime pare a molti solo un pretesto (o un tentativo) delle potenze occidentali per rovesciare Assad.
Evidentemente non ha insegnato nulla l'invenzione delle false prove sulle armi chimiche di Colin Powell per invadere l'Iraq.
Eppure un po' di prudenza sarebbe auspicabile, almeno da parte dell'Europa.
Gli Stati Uniti sanno di aver perso ormai in Siria una guerra che erano convinti di vincere in pochi mesi. 
Le stesse lobby che hanno spinto l'incerto Trump ad un'azione cosiddetta dimostrativa dovrebbero ora  spiegargli che la Russia, ovviamente, risponderà.
Se Usa, Francia e Regno Unito vogliono portare a compimento il piano che gruppi armati ribelli hanno fallito, dovranno, per "salvare" i siriani, bombardare i siriani.
Paradossi della storia.
 
Eppure, proprio su tali presupposti, dettati ora da grandi, ora da piccoli o meschini interessi, poggiano le ragioni che, di volta in volta, spingono le Nazioni ad agire l'una contro l'altra, anche a costo di immani, atroci ingiustizie. 
Ognuna in nome di una presunta visione lungimirante, che dovrebbe tutelarne nel tempo:  economia, profitti, crescita, confini, politica. Anche per questo il popolo avverso, spesso confinante, altre volte prossimo ad una vicinanza relativamente sconveniente,
deve essere imprigionato, affamano, scarnificato  massacrato. È così che si creano i profughi, quelli che poi nessuno vuole ospitare. 
 
D. Bart.

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