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Raccolta di articoli di Giovanni Avogadri
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- Esperienze di vita

Mare maestro

(riflessioni per una pedagogia della navigazione)
di Riccardo Bosi e Giovanni Avogadri

Tutti i guai e le pene che il navigare ci ha procurato vengono presto dimenticati, e non appena tornati in porto e poi, magari al caldo di un camino, ci si asciuga dallumidore salmastro del legno del vecchio scafo- ecco che gi si progettano nuovi viaggi, si sognano nuove rotte, nuove circumnavigazioni, altre profili di isole, di falesie e di grotte. Come per gli innamorati, ogni difetto appare pregio, la lontananza procura nostalgia, saziati ancora si ha sete. E cos appena asciutti gi sogniamo di immergerci di nuovo, la pelle addolcita e finalmente calda gi chiede sale e vento fresco.
La paura per una navigazione ardita, o laver corso un rischio reale affrontando un mare davvero troppo grosso per noi, o per te in solitario, ecco che diventa subito storia, risata liberatoria, piccola leggenda gelosamente custodita in segreto tra quella piccola ciurma di amici con cui hai condiviso il viaggio.

Navigare per mare -e non fatene una questione di lunghezza dellimbarcazione e nemmeno di durata del viaggio, piuttosto una faccenda danima- la pi limpida e pura forma di compiere un viaggio.
Prepararsi con cura, conoscere lo scafo e lequipaggio, salpare, transitare navigando in acque sconosciute, affrontare nuove rotte, approdare in nuovi porti, e finalmente- ritornare: nessun elemento assente, ogni passo denso di significato per la mente del viaggiatore di mare.
Ma la condizione perch questo si verifichi, perch il viaggio sia vero e il mare ti parli, quello di guardarlo diritto negli occhi, affrontarlo con lealt, ad armi pari. E allora, non sai nemmeno perch e per come, e non ricordi quando, il mare diventa per te un amico, un fratello maggiore, un grande pedagogo.
Misteriosamente, imprevedibilmente il mare comunica, interroga, crea pensieri, esigente, insegna, sfida, purifica, ridimensiona, cura, lenisce, guarisce.
Un grande inaspettato maestro.
Ci vuole accuratezza nel prepararsi.
E non parlo qui del prepararsi a saper andare per mare in senso tecnico. Questo certo che deve esserci: proporzionato al mezzo che si usa, alle condizioni meteo-marine, alla capacit dellequipaggio, alla rotta prevista, alla lunghezza e alla conoscenza del mare in cui si naviga. Daltronde ancora oggi la realt del mare sa essere durissima, e ci che qui viene detto non ha certo la pretesa di insegnare niente a chi di mare vive e muore per gli ancora innumerevoli naufragi. Casomai assoluto rispetto.
C una accuratezza nella preparazione del viaggio che nasce dallamore.
Ogni gesto va fatto con attenzione, si controllano con apparente noncuranza quei mille particolari che altri non sanno, ma che possono fare la differenza in navigazione. Una cima di rispetto in pi, i nodi ben fatti, una vela sicura, una pagaia controllata e ben assicurata allo scafo. Quando si ancora a terra tutto ancora possibile. Dopo, in navigazione, alcuni errori non si rimediano pi. Non si dovrebbe mai partire con la fretta.
Lo scafo sar la tua casa, e che affetto e cura pu nascere per essa!
Ogni barca, ogni scafo ha inoltre la sua personalit, che va conosciuta e apprezzata. Si deve sapere cosa pu fare e dove si obbligati a fermarsi per non chiederle troppo.
Ci sono barche a vela, ad esempio, cos ben equilibrate nelle quali si pu fissare con una cima il timone e -se le vele sono ben a segno- la barca viaggia da sola, col suo timoniere fantasma. Oppure, alla panna, (e cio con le due vele, il fiocco e la randa, ben controbilanciate) la barca si pu fermare docile e, felice ed autonoma, ti concede tutti il tempo per mangiarti il tuo panino in santa pace, per leggere, per fare una riparazione.

Navigazioni

Ogni giorno occorre preparare con cura il necessario, controllare le giunture, gli attacchi, i nodi e gli intrecci
Ogni giorno il corpo si riabitua alla fatica ed il dolore - lieve - un liquore che si beve col cuore quieto.
Ogni giorno, con la regolarit dellimprevisto, il vento va riconosciuto e salutato e occorre immaginare assieme a lui i nostri percorsi.
Ogni giorno il mare ributta le sue meduse, le sue alghe strappate dai temporali e i resti dei naufragi tornano a galla.
Cos come ogni sera il vento stracca e con la calma di un piccolo porto torniamo a casa con una dolce tristezza piovuta in cuore da chiss dove
Ogni nuovo giorno lattenzione prepara lattitudine al cambiamento, la possibilit dogni incontro, serissima spensieratezza e quasi senza sforzo si entra nel mistero e nella meraviglia: falesie bianche di vento, grotte di luce, fondali dombra e ristoro

Finch un golfo ci accoglie, antichissimo come il tempo, in questo suo nuovo, sconosciuto, ritrovamento.

Lequipaggio

Prima di ogni cosa, ancor prima dello scafo, si deve essere sicuri di s e si deve essere sicuri dei compagni. Della loro lealt. E della tua lealt verso di loro. Del loro coraggio e del tuo. Del loro senso di collaborazione e di unit, e del tuo. Perch se vero che il mare un Paese dalle leggi dure ma semplici, che non bara mai sappiamo bene che altrettanto capace di riservarti avventure vere, rischi reali. Per questo, oltre alle rigorosissime leggi del mare e della marineria, che concede e prevede ad esempio un potere sovrano al Capitano, c una sorta di patto e di accordo non scritto tra naviganti che ha generato, nelle storia delle marineria, pagine commoventi di eroismo e lealt. E questo pu avvenire anche nel microcosmo del piccolo cabotaggio, se c vera intesa tra lequipaggio.
Ci sono elementi del carattere che in mare acquistano una importanza che hanno perso nella normalit della vita terrestre. Il coraggio (che non vuol dire incoscienza, piuttosto capacit di accettare il rischio calcolandolo bene: non c uomo pi prudente del vero marinaio), la lealt, la trasparenza, la capacit di collaborazione, la predittivit, la fiducia nellaltro e soprattutto il senso profondo di appartenenza allequipaggio diventano vitali, riacquistano significato.
Perfino lordine e il senso dell armonia ritrovano il loro vero motivo, non solo estetico: una cima scambiata per unaltra, una manovra non in ordine, una vela che non si riesce a ridurre o a issare per tempo per lincuria di chi lha riposta o preparata, possono essere fatali in una vera emergenza in mare.
Ci sono inoltre originalissime esperienze terapeutiche di scuole di vela e di navigazione daltura per ragazzi con profondo disagio sociale, soprattutto nel nord- Europa. Ad ognuno di loro viene attribuito sullimbarcazione un compito preciso, come nella vecchia marineria, che deve essere eseguito senza tante storie.
Nel corso di alcune settimane di navigazione si apprezzato in queste esperienze un evidente cambiamento del comportamento dei ragazzi proprio per aver affidato la condotta dellimbarcazione; chiedendo loro un senso molto alto di lealt e di corresponsabilit -funzionale alla buona e sicura navigazione per s e per gli altri compagni- la risposta stata quella nella direzione di un recupero evidente di comportamenti pro-sociali.

Al gharb
Non pi
la luce immota
ma il vento
che mi fa penetrare
lo svelame del reale:
roccia sabbia
luce acqua
sono il loro nome,
volto e voce di bambino
casa aperta e porta frescheggiante
mensa e vino
soglia pesce tenda,
li balbetto con la voce,
li sorseggio con lo sguardo,
li solfeggio con le mani:
ogni gesto creatore
e tutto sta,
aperto e chiuso,
nel tuo amore.

***
Il tuo volto dal sogno,
la tua voce
in una chiesa bianca
non singhiozzo,
ma cammino:
un nodo che lega,
una passione vera
che crea spazio e luoghi,
una promessa umile,
una incerta verit,
una vigile attesa.




Il fascino del salpare

Salpare, e perci affrontare una nuova navigazione, implica -anche se in sedicesimo- una precisa operazione culturale. Perch infatti quel brivido, quella malcelata eccitazione, quella gioia ineffabile che accompagna ogni partenza, che contagia lequipaggio, che crea magari un po di timore nei non iniziati?
Navigare suppone, nellatto di partire dal porto, labbandonare la fissit e la certezza dei riferimenti terrestri sicuri e certi per affrontare la fluidit, la mobilit, la non-stabilit. Si deve accettare di abbandonarsi alle leggi del vento e delle correnti. Si valica un impalpabile confine, e si entra nel grande regno del mare accettando la sua Signoria e le sue regole. Che possono essere appunto- durissime.
Per questo ogni partenza per il mare una vera partenza. Se si resiste e non ci si trascina dietro ogni sorta di mezzi di comunicazione che ci legano alla terraferma, (se non quelli previsti dalla sicurezza), si pu, anche in tempi di mediatici cordoni ombelicali senza fine, sperimentare un distacco vero, reale. Perch al di l di quel confine possiamo anche noi, improvvisamente senza esserne coscienti- ritrovarci nelle condizioni dei primi navigatori, quelli di due-tre millenni fa che, pur nelle navigazioni costiere, (le uniche permesse dalla primitivit della tecnica e dagli scafi incerti e incapaci di risalire il vento), si sentivano bruscoli di fronte al mare, ricorrevano allaiuto di dee benigne per contrastare Poseidone, innalzavano templi in cui lasciavano diligentemente i loro ex-voto.

La Maddalena

cambia il vento
ma non le case operaie di Moneta
verso il ponte di Caprera
le case antiche rosse sbiadite
lunico bar marinai e soldati
di fronte al primo scherzo di terra
duna memoria troppo antica
per poter essere solo mia:
infatti sono i racconti della vecchia
e Giacomo che torna dalla guerra
per morire proprio qui
Ma adesso, qui,
ci sono io.
E c ancora il maestrale
A spettinare lasfodelo
Passando sulle rocce levigate
Cercando strade di terra battuta
Tra teorie di muri bianchi.

Ancora il sole ed il maestrale
A celebrare leternit frontale
Dellisola che sorge dallazzurro.

Il maestrale
Tra gli eucalipti ed i pini
Segno dun altro soffio
Che gira le certezze
E rimescola destini:
adesso
me ne posso
davvero
andare.
Agosto 1999

Il linguaggio del mare

Pensando ai quei primi navigatori, senza carte nautiche n bussola n scafi affidabili, senza mezzi di comunicazione con la terraferma n predittivit metereologica accettabile, bisogna poter immaginare il mare come dilatato nello spazio in modo oggi impensabile per noi.
Eppure, ancora oggi, se si accetta questo patto di lealt col mare anche fosse per gioco, per una breve navigazione di qualche giorno- allora esso torna a parlarci, e lo fa col linguaggio delle nubi, delle meccaniche degli astri, dei punti cardinali. Lo fa con il regime dei venti, cos strano ai pi eppure chiarissimo per chi sa. Lo esprime con le leggi della metereologia, con un mare lungo che preannuncia una qualche perturbazione, lo fa alonando il sole o la luna, o facendo brillare le stelle dicendoci cos che sta arrivando il vento forte.
E un linguaggio non verbale, misterioso eppure preciso e leale nella sua naturalezza. Pu essere sonoro pi di un concerto se hai orecchie cuore e umilt per ascoltarlo. Come tutti i linguaggi non verbali, come la musica, la danza, la gestualit, la bellezza, larte nel suo complesso, il linguaggio del navigare ha una vocazione altissima, trans-culturale, universale, esprime una cultura trasversale e antica quanto il mondo. Pu, come il mare stesso, essere un grande unico e comune medium, un mezzo che lega, che unisce, che affratella.
E apparentemente primitivo nella sua sintassi, perch un linguaggio elementare, che usa il fraseggio dei marinai, che parla la lingua dei semplici. Ma richiede e produce competenze che, sommate e integrate nei millenni, hanno prodotto una cultura del mare ricchissima. Se sei insicuro sul cosa fare della tua imbarcazione in quel mare che non conosci, chiedi sempre a un pescatore del posto. Guarda, osserva bene come ormeggia lui la barca, chiediti perch fissa una cima cos e non in altro modo. Difficilmente sbaglierai. Probabilmente anzi certamente- i suoi nodi dormeggio sono antichi di un paio di millenni.
Il linguaggio del mare inoltre uguale in tutte le latitudini. La interazione tra vento, scafo, vele, correnti non diversa nel Mediterraneo, alle isole Fiji o nellOceano Indiano. I marinai di tutti i tempi e di ogni luogo si capiscono e si capirebbero perfettamente, proprio perch in possesso di una complessa e ricchissima lingua comune, una sorta di esperanto del mare, un sapere comune della navigazione. E se certamente nel tempo e nei vari luoghi si sono modificate le linee dacqua, la forma delle prue, delle vele degli scafi e dei materiali, affascinante sapere che non occorrerebbe pi di tanto per un marinaio esperto passare a manovrare uno scafo piuttosto che un altro, e che due regalanti su una barca a vela possono anche non parlare la stessa lingua: probabilmente, se sono entrambi bravi, vinceranno la loro regata senza parlarsi, perch per gestire un imbarcazione non necessario farlo se ognuno sa cosa deve fare lui e cosa laltro.


Le grotte

Miriadi docchi sbigottiti
ci guardarono
pupille stupefatte
sbarrate al nostro passare
fiori immemori
che la tenebra nutr
ed ora respirano
lambite dalle onde
vene viola tessuti rossastri
colate di grigio raggrumato
- segni oltre ogni significato -

Mi rivolgo indietro
e lurlo stesso di Dioniso
lultima luce di smeraldo
che ferisce il cuore dellabisso.


La navigazione a vela

Navigare per mezzo di una vela, catturando lenergia del vento per avanzare sul mare, di per s un mondo a s stante. La storia della vela -di fatto- la storia stessa della navigazione, almeno fino alla fine del secolo scorso quando lepoca dell elica, la potenza del motore hanno fatto irruzione mettendo a riposo la marineria a vela. Almeno per laspetto della navigazione per motivi di commercio, trasporto passeggeri o scopi militari.
Ma la vela si presa la sua rivincita, non solo nella navigazione per diporto o sportiva, ma anche perch si visto che larte perch di una arte bella si tratta- del condurre uno scafo col solo aiuto del vento ancora essenziale nella formazione di un marinaio, di un capitano, di un uomo di mare. Tanto che, per i cadetti delle Accademie che formano gli uomini di mare, una crociera su un veliero resta un passaggio obbligato.
Il fatto che non esiste, credo, altra maggiore misteriosa sintonia, nessun altra intesa, nessun altro affascinante concerto cos come quello tra scafo, vento e vele.
Il canto del vento sulle vele non si pu dire, ma solo udire.
La vela abbraccia il vento, lo contiene, lo accoglie, lo fa scorrere lungo le sue nervature, lungo i ferzi della sua tela, ed il vento le dona la forza. Le dona lenergia, questa energia invisibile eppure cos sonora, cos evidente, cos poderosa quando spinge, quando fa muovere lo scafo a cui trasmette il moto e la vita. Nel navigare a vela come se due parti della stessa realt si ritrovassero, si ricongiungessero. Per questo forse quella sensazione di essere, da parte del marinaio della marineria a vela, solo un attonito e stupito mediatore.
Se la vela lanima dello scafo, il vento lo Spirito che chiede di essere da lei essere accolto. Il suo soffio pu abbattere se troppo forte o se la vela non bene a segno. Ma che motore, che equilibrio, che potenza se la sintonia c!
E suggestivo che nemos sia radice sia di anima, soffio vitale, che di vento.


Vento di notte e di mare

La notte si sveglia fresca
Se il fremito del libeccio
trascorre le strade,
tutta la citt ne affaticata
-e tesa
come una vela:
mi par di vederla,
leggermente inclinata,
verso un nord miracolosamente fermo

Accertatomi della giusta navigazione
In pieno vento maddormento.

Navigare transitare fuori del tempo.
Se salpare suppone accettare le leggi del mare che parlano di spazi diversi, spazi che dicono infinito, navigare se ci dura per qualche giorno, o addirittura mesi come era frequente nella storia della antica marineria- pu implicare una strana e insolita sensazione. Si comincia a sperimentare una condizione che chiamerei di atemporalit.

In navigazione ogni attimo c qualcosa da fare, una vela da mettere a segno, la rotta da controllare, la valutazione delle condizioni meteo, lattenzione alla giusta direzione. Se si naviga su un kajak marino, c una pagaiata dopo laltra da dare, ci sono i compagni con cui parlare, ci sono le mille meraviglie di coste ed anfratti e grotte da osservare, c comunque una direzione da tenere. Direzione che, come solo in mare pu avvenire, retta, semplice, lineare.
Per chi sta al timone vivere attimo dopo attimo, attento al vento, allonda che passa, alla rotta, non diventa pi uno sforzo artificioso ma una condizione che il mare concede come per grazia. La barca naviga, tutto intorno muta continuamente in un eterno presente, ogni onda sorella dellaltra eppure mai uguale. Il vento pu mutare, cambia direzione, ma adattare al vento lassetto delle vele un lavoro che da gioia, richiede perizia e conoscenza, e alla fine una questione che si risolve tra vela e vento.
Luomo si sente un felicissimo mediatore tra vento, mare, natura e scafo, e questultimo sembra avere vita propria.
La navigazione vuol dire anche: sorpresa, novit.
Delfini al largo magari, una buffa forma di una nuvola, un cargo allorizzonte, lincrocio con una altra barca, un banco di pesci che salta, grotte o torri saracene, una costa interessante, un saluto incrociando unaltra barca con cui subito ci si sente complici e un po fratelli.
Navigando cessano le ansie, ci si occupa ma non ci si preoccupa, e anche se si immagina un cambio di tempo, un rinforzo del vento naturale -s, naturale- attrezzarsi, prepararsi, ma non viene da agitarsi. Un buon marinaio prevede, lavora, accorto, ma non ansioso. Ci si sente in una dinamica e parte di una forza che ci trascende, che spinge la nostra imbarcazione per una sorta di concessione del cielo.
Anche lo scorrere delle ore riprende il suo senso. Ogni ora ha il suo colore, la sua bellezza, la sua luce.
Oltre a questa sorta di atemporalit, concessa al navigante un altra esperienza unica nel suo genere. Quella della piena e compiuta infinit.
Lontano dalle coste, lorizzonte ottico si allarga fino a divenire totale. Al largo per 360 gradi si vede sempre e solo mare. Intorno non c altro. E questo si pu esprimere con una sola parola, che solo parola non perch archetipo struggente e numinoso, pieno di sostanza, categoria della mente e del cuore, emozione, respiro e bellezza. E si chiama infinito. Infinitezza. Come il cielo stellato (che in alto mare ha la stessa incomparabile bellezza del cielo di alta montagna), cos anche il mare allorizzonte dice infinito. Sempre, anche quando lo si contempla da una costa, lorizzonte fa pensare: non vedo oltre non perch non posso, ma per la curvatura della terra, per la finitezza dellatmosfera, ma potrei...
Al largo tutto ci diventa assoluto e pieno, quando da ogni parte ti senti abbracciato sempre e solo da quellinfinita perfetta linea circolare che chiamiamo orizzonte.


Olhao

Sguardo spalancato a sud
pupilla di sabbia e azzurro
taglio orizzontale
che accoglie ogni luce
mentre lanima
condotta dal tempo:
e noi ci entriamo dentro.


Arrivare in porto. Approdare

Anche il ritorno a terra, lapprodo ha un sapore unico, diverso che il ritorno a casa via terra. Giungere dal mare in un porto produce una emozione particolare nella mente del navigatore. Ed particolare anche la percezione di chi vede qualcuno arrivare dal mare: lo vede diverso, proveniente da un mondo a suo modo affascinante ma estraneo. Forse perch si sa da sempre che dal mare giunge la diversit, lalterit, il non-conosciuto?
E perch quel sentimento struggente che si produce in chi arriva, che un misto di gioia magari dopo navigazioni dure (siamo giunti finalmente in porto) ma anche di paradiso perduto? Forse per quella situazione di atemporalit relativa da cui si proviene?
L approdo contiene la navigazione appena fatta e la compie, chiude il cerchio che aveva avuto nel salpare la sua origine, ma non sazia la voglia di ripartire ancora. Forse che il navigare ci aveva reso transitoriamente immuni -come per un incanto- dalle ansie e dalle prosaiche leggi terrestri che tornano a spaventarci? Forse impalpabile arriva la paura di ricominciare la vita normale?
Arrivare ( a-rivare= giungere a riva) una parola fiorita per la prima volta sulla bocca di un navigante.


Portimao

Ci entro controvento
in una pomeriggio di sole
e sapre al passare
un porto orizzontale
placido eppur frizzante
di campane pescatori e sabbia.

Il vento di terra
scorre sulle cose e le leviga,
le lucida per loccasione,
per un pomeriggio nuovo,
per la memoria bambina
pel gioco della poesia
che altro non sa fare:
arte della memoria
ma non se ne fa imprigionare.


Mare davvero maestro?

Forse vero che il viaggio, ogni viaggio, icona della vita, perch condizione umana per eccellenza quella di essere viator .
Contiene la navigazione quelle peculiarit che realmente possono fare del viaggio per mare licona del viaggio perfetto?

Per i suoi originali elementi di profonda distinzione tra le parti del viaggio (salpare, transitare, approdare) ma la loro altrettanto forte unitariet.
Per lassolutezza dell orizzonte a cui guardare che apre allinfinit.
Per la linearit del transito, della rotta, che educa alla dirittezza e alla semplicit.
Per lincertezza del medium in cui si transita che obbliga al coraggio e abitua alla transitoriet.
Per lesperienza di tempo fuori del tempo che insegna a vivere nel presente.
Per tutti questi elementi insieme che dicono libert e insieme umilt e senso di piccolezza e per quantaltro detto, credo si possa affermare che il mare e il navigare possono modificare la mente del viaggiatore di mare producendo originali strutture di personalit e potendo assumere cos una forte valenza pedagogica.


18 luglio

Ci siamo accorti della massa enorme di granito che ci soverchiava soltanto dopo aver doppiato il capo.
La giornata era calda, ventilata da una forte brezza da sud.
La parte meridionale dellisola dominata da queste masse di roccia e da una vegetazione tipica di zone aride.
Solo gli oleandri, qua e l, spezzano il colore calcinato delle pietre.
Il mare subito fondo, di quel blu scuro che soltanto luglio ed il vento di oggi sanno far risplendere.
Torniamo controvento e ri-doppiamo il capo, proveniamo da nord ovest e tagliamo le onde di traverso, pi ci avviciniamo al capo pi le chiglie vengono alzate e spostate dalle onde, mentre le nostre pagaie correggono la traiettoria quasi ad ogni colpo.
Il vento si incaricato di incrociare questo doppio in realt molteplice movimento spostando le greggi di nuvole addosso al monte ed ai massi calcinati che si innalzano verso la vetta di questo versante, fino a afrangiarsi, chiss, appena arrivate sul continente.

Solo ora ci penso, cos mi piace vivere e vedere il mondo: contemplare il movimento muovendosi noi pure.

Solo questo ci avvicina un po alla meravigliosa e terribile avventura del reale.

Id: 1 Data: 05/12/2007