Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d'amore s scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e l dentro l'amore
mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.
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Alda Merini
da Le rime petrose, edizione privata, 1983
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Mi lascio coinvolgere dalla bellezza di questa poesia.
Merini: la sacerdortessa dellamore, il saggio tra i dissennati, la poeta pi letta dei nostri tempi.
Di questo componimento mi colpisce dapprima il suono delle parole, una rima alternata di tipo abab/cdcd che ci ricorda che la poeta, pur affrancandosi spesso dalle leggi della metrica tradizionale, ne comunque profonda conoscitrice e virtuosa.
Decido di immergermi allora nello studio di questi versi e ne scopro uninfinita eleganza e compostezza formale.
Lamore porta con s meraviglie, parola e concetto potenti, fatti di stupore e incanto. Un concetto cos alto da dover essere ribadito in apertura del secondo verso (anadiplosi) e preludio alla metafora nella quale ci porta lautrice nel terzo verso, quella delle conchiglie.
La conchiglia, che in tutta liconografia classica simbolo femminile per eccellenza, qui mezzo, strumento. A molti limmagine di una conchiglia richiamer immediatamente il suono del mare, invece per la Merini un rimando al senso dellolfatto, quellodore cos noto eppure cos sempre evocativo. Con esso limmagine delle deserte/ spiagge corrive, divise da quellenjambement cos evidente tra il quarto e il quinto verso.
La poesia ci porta altrove, dentro lamore, un non-luogo nel quale inevitabilmente ci si sente spaesati, disorientati, sopraffatti. La poeta ci racconta di come si sia persa nellamore nel paragone con la bufera.
Cosa pu esserci di pi sconvolgente e al contempo creativo di una bufera? Tempesta e passione (Sturm und Drang) avevano scritto gli antesignani del Romanticismo alla fine del 700.
Nel penultimo verso Merini tuttavia ci soprende: donna matura, esperta, forte, ci dice di aver saputo fare fronte allo straniamento dellamore tenendo fermo questo cuore. Non posso non notare che il cuore faccia rima con lamore del quinto verso, una rima sulla quale si scritto e detto tutto, sulla quale ormai nutriamo un atteggiamento di snobismo e superiorit come se tutti fossimo capaci di renderla in questa maniera. Ebbene Merini ci dimostra come questo assunto sia quanto mai infondato. Sebbene le due parole possano essere messe in rima perfino da un bambino o dal meno ispirato dei cantautori, quanti sarebbero ancora capaci di una tale sobriet? Questo non mestiere. Non si impara. Cos come non si pu imparare a usare la parola amore per ben due volte in appena otto versi senza che questa diventi melliflua e stucchevole.
La chiusura del componimento struggente. La poeta fa una dichiarazione di consapevolezza, unamara e razionale presa di coscienza di un sentimento che (ben sapevo) insegue un mito, un sogno, un abbaglio, qualcosa di inafferabile e di natura incerta, una chimera, per lappunto.
Ma in fondo non (anche) questo il senso dellamore?
Lasciarsi andare in una tempesta di emozioni, in un mare agitato, perch pur sapendo che si tratti di un incantesimo... abbiamo bisogno di conoscere sempre nuove meraviglie.