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- Religione
Lourdes, la freschezza di una primavera
C un gruppo, non organizzato, trasversale a tutti gli altri, non so quanto numeroso, di persone di ogni condizione sociale sparse per il mondo. E il gruppo di quelli che nella loro vita sono andati una volta alla Grotta dei Pirenei e da allora non riescono pi a farne a meno. Ne faccio parte anchio. Se chiedete a qualcuno dei Lourdisti (li chiamo cos) perch da cinque, dieci o ventanni decide ogni volta di fare quel pellegrinaggio, non aspettatevi una risposta precisa; probabilmente vi dir che sente di doverci tornare. Forse perch Lourdes la prova tangibile che ci che debolezza e stoltezza di Dio - come dice San Paolo - pi forte e pi sapiente della forza e della sapienza degli uomini. Forse perch, tolto tutto il resto (souvenir, negozi, alberghi), Lourdes la Grotta, quella Grotta davanti alla quale si respira - destate e dinverno - aria di primavera.
Dopo diversi anni di viaggi estivi autorganizzati, questa volta ci sono voluta ritornare per la Festa dell11 febbraio, con i Padri Domenicani, particolarmente legati alla Madonna e al Rosario, e anche ad alcuni luoghi e vicende della mia vita. Quando si parte, si pensa ad un certo corso del viaggio, ma poi le cose vanno diversamente. Perch in quelle poche centinaia di metri in cui si svolge la vita del pellegrino, dalla Grotta allesplanade, puoi fare gli incontri pi inaspettati: trovare gente che conosci, scoprire storie di speranza e di Provvidenza, ritrovare persone che avevi dimenticato o creduto di non incontrare mai pi. A me questanno capitato di riscoprire, grazie ad una compagna di viaggio, Pier Giorgio Frassati. Era un giovane torinese, uno di quelli che hanno tutto, ma si complicano la vita con i poveri, la giustizia sociale, la carit e altre cose del genere. Aveva anche sofferto, molto, ma fino alla fine aveva conservato quella gioia di vivere e quel suo sorriso luminoso che gli venivano dalla fede.
Era di lui, di questo giovane solare, che avrei voluto parlare ad un altro giovane, in fila accanto a me la mattina del 12 febbraio, in attesa di entrare nella Grotta. Vedevo il suo dolore, e forse ne avevo anche intuito la causa, ma mi mancavano le parole per dargli coraggio. Temevo di essere inopportuna, o forse mi stavo solo adeguando anchio allo stile di questa societ, in cui il dolore un fatto tutto personale, da vivere in silenzio, con dignit, ognuno per conto proprio, nella propria solitudine. Sicuramente pi comodo - pensavo -, perch se inizi a conoscere, ad interessarti al dolore degli altri, poi difficile non fare niente, e magari finisci come Pier Giorgio col complicarti la vita. Intanto eravamo quasi arrivati alla Grotta, non cera pi tempo per parlargli. Mi guardavo intorno: non vedevo i malati, come destate; a Maria portavamo altri tipi di sofferenze. Entriamo. Sostiamo un attimo davanti alla Sorgente sgorgata sotto le dita di Bernadette, continuiamo insieme fino alla statua della Madonna. Lui si ferma e piange. Poco prima, meditando sulla terza caduta di Ges nella Via Crucis, il padre domenicano aveva detto che dobbiamo imparare ad accettare la nostra debolezza. Mi sono ricordata di San Paolo: chiedeva al Signore di essere liberato dalla sua sofferenza. La risposta era stata secca, ma rassicurante: Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta pienamente proprio nella debolezza. Queste parole, molte volte, avevano allontanato da me ogni paura. In quella fresca Grotta, quel sabato, speravo lo stesso per lui.
Id: 5 Data: 05/12/2007
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- Arte
Filippo Neri e Antoni Gaud
Lamore per larte che avvicina a Dio. Filippo Neri: un santo artista fu la vera musa dellarchitetto.
Il genio catalano si recava ogni giorno a pregare nelloratorio dedicato al beato romano: che amava la musica e il bello.
Una graziosa piazzetta nascosta nel cuore del Barrio Gotico. A chi va a Barcellona per la prima volta pu capitare di arrivarci subito, magari mentre diretto alla cattedrale, o di girarci intorno per giorni senza vederla, perdendosi tra vie e viuzze. Ma una volta scoperta, difficile dimenticare la sensazione di gioiosa tranquillit che quello spazio, con la bella chiesa di San Filippo Neri, trasmette a chi vi entra. Forse anche Antoni Gaud - il grande architetto catalano - doveva provare qualcosa di simile quando ogni pomeriggio, dopo aver attraversato a piedi mezza Barcellona, raggiungeva dal cantiere della Sagrada Familia la piazzetta dedicata al santo fiorentino per fare la sua visita alloratorio e dire qualche parola a Maria. Ho corso nella via dei tuoi precetti appena dilatasti il mio cuore, si legge sulla facciata della chiesa, tuttintorno alla statua del santo, che vi rappresentato con le mani sul cuore. Allo stesso modo, con le mani su quel cuore che nella notte di Pentecoste del 1544 gli si dilat nel petto per il gran fuoco damore, san Filippo raffigurato nel Tempio della Sagrada Familia. Lo stesso Gaud indic nel progetto il punto in cui la sua scultura si sarebbe dovuta collocare, tra i fondatori di ordini religiosi lungo la facciata di levante.
A dispetto della grande distanza di tempo che li separa, c tra i due un profondo legame, unamicizia e una somiglianza per certi aspetti anche fisica. Non un caso che il pittore Joan Llimona, contemporaneo e collaboratore di Gaud, abbia deciso di dare al Neri il volto dellarchitetto catalano nelle due tele dipinte per la chiesa di san Filippo Neri a Barcellona: il santo vi raffigurato in estasi mentre celebra lEucarestia, e tra i fanciulli, sul Gianicolo, in occasione di una di quelle passeggiate spirituali da lui stesso organizzate, tra la bellezza della natura e dellarte. S, perch proprio questo il principale tratto comune ai due: il valore dellarte come mezzo per avvicinare gli uomini a Dio. Antoni Gaud, laico, ne ha fatto il programma di tutta unesistenza, coniugando fede e vita. Ogni pietra della Sagrada Familia, ogni simbolo della Pedrera, ogni croce posta a coronamento della coloratissima casa Batll o delle singolari costruzioni del Parc Gell parla di Dio.
Filippo Neri, sacerdote, ha visto nella bellezza della musica, della letteratura, dellarchitettura un mezzo per elevare lo spirito degli uomini del suo tempo. Con lui le chiese, le ville e i giardini pi belli di Roma diventano luogo di formazione e ricreazione spirituale, dove ai devoti intrattenimenti si affiancava lo svago; con lui nasce un nuovo genere musicale, lOratorio. Forse il tratto pi caratteristico di questo santo la sua libert di spirito, che lo faceva essere bambino coi bambini, ma anche consigliere di Papi e amico di potenti famiglie romane senza accettare nessuna dignit ecclesiastica e nessun privilegio.
Cos Gaud. Anche lui un innovatore, anche lui un uomo libero: libero dal giudizio di chi non capiva n apprezzava la sua arte, libero dai lacci della ricchezza, a cui prefer la povert. Come scrive Ferran Cols Peir della congregazione dellOratorio di Gracia, quartiere dove Gaud abit per ventanni, i padri filippini furono testimoni della trasformazione fisica e spirituale dellarchitetto, vedendolo passare dalleleganza e raffinatezza dei primi anni alla progressiva rinuncia ai beni terreni, per dedicarsi alla sua opera. In lui, come in san Filippo, lamore per larte si lega con un ideale di vita cristiana in cui la vera gioia frutto del disprezzo delle vanit esteriori: La povert - diceva - porta alleleganza e alla bellezza; la ricchezza porta allopulenza e alla complicazione, che non possono essere belle.
A 31 anni, ricevuto lincarico della direzione dei lavori, Gaud si rivolse ai padri di san Filippo Neri in cerca di orientamento, per trovare lanima di un tempio. Alloratorio del Barrio Gotico alimentava la sua fede e lamore per la liturgia, convinto che tutto il suo progetto dovesse essere concepito intorno a questa funzione principale. L coltivava il suo amore per la musica, a cui attribuiva un ruolo importantissimo.
Un rapporto, quello tra Gaud e san Filippo, durato fino agli ultimi momenti della vita dellarchitetto, investito da un tram proprio mentre si recava alloratorio. Un rapporto che continua nellarchitettura, a Barcellona come a Roma: dove la chiesa di Santa Maria in Vallicella, in cui Filippo visse e mor, vicina alla chiesa spagnola di Santa Maria di Montserrat, il santuario catalano legato alla storia della Sagrada Familia. E da Roma tornava a Barcellona il devoto libraio Bocabella, quando nella Basilica di Loreto ebbe lispirazione di far costruire un tempio dedicato alla Famiglia di Nazareth. Ed a Roma, presso la Congregazione delle Cause dei Santi, che arrivata la storia dellarchitetto, per il quale in corso il processo di beatificazione.
Lo chiamarono subito, dopo la sua morte, lArchitetto di Dio, per la fama di santit. Cos lo chiamano anche oggi per la sua arte illuminata dalla fede, particolarmente vicina alla sensibilit dei bambini e dei poeti. Proprio un poeta, il catalano Joan Maragall, ci ha lasciato questa appassionata descrizione della facciata della Nativit: Il Tempio mi apparve, come sempre, come a tanti, simile a una grande rovina (...) E mi piace, perch, sapendo che quella rovina una nascita, mi salva dalla tristezza di tutte le altre rovine.
(da "Avvenire" 03.06.2007)
Id: 4 Data: 05/12/2007
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