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Raccolta di articoli di Salvatore Violante
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Letteratura

La poetica del possibile vivere

                                 L'albergo dei morti

  

 

   Piu che crespuscolare la poesia di Fabio Dainotti sembra presa da una sorta di fascinazione decadente. La sua lingua poetica è permeata di simbolismi e sonorità, di immagini evocative e  di timbri sonori avvolgenti, sussurrati con pudicizia, come a voler far risuonare di carezze il silenzio. Cerca l'inafferrabile nel quotidiano, nelle pieghe più sottili dell'esperienza umana, spesso con metafore naturalistiche e l'osservazione attenta del particulare. I suoi versi, in fondo, cercano di far fiorire dal pantano del mal di vivere quotidiano l’essere umano, la sua “humanitas”,  evocando emozioni incoffessabili e l’innocenza consumata. Il decadentismo si manifesta cosi, nella sua capacità di penetrare la malinconia alienante tipica di questo movimento culturale. La sua poesia, esprime il disagio dell'uomo alla fine del secolo scorso, la sua angoscia e insegue  l’armonia che ogni individuo ha perduto di sé e del mondo circostante. Il suo stile, caratterizzato da un linguaggio tattile e quindi evocativo è carico di significanti, esplora la complessità dell'animo umano e la sua inquietudine di fronte al mistero della vita e della morte. Fabio Dainotti, tutto questo, lo fa sortire come per caso, offrendo una visione poetica che penetra in profondità l'esperienza e cerca il senso di un'epoca in cui tutto è un impasto amorfo, uno yogurt bianco, bisognevole di nuove congiunzioni.                                                                                                                                                                               

   Per I tipi di Piero Manni, finito di stampare nell’ottobre del 2023, “L’albergo dei morti” di Fabio Dainotti è tutto quanto sopra scritto ma anche molto altro. Al lettore inesperto questo libro può apparire come una raccolta “sui generis” di poesie d’occasione, in realtà ognuna d’esse è legata da fili sottilissimi che, intersecandosi, fanno del libro un oggetto  assai compatto e finiscono  per intessere una sorta di “poetica”del possibile.  Intanto il titolo: perchè mai un titolo dovrebbe essere scelto a caso? L’albergo è un posto dove si alloggia ospiti, magari paganti, nelle soste di un viaggio e I morti sono morti anche se camminano. “L’albergo dei morti” quindi è il momento di ricovero dell’uomo nel suo viaggio verso la morte, perchè -(...) il domani: una carta dei tarocchi./(…) ma /Bisogna alzarsi ogni tanto, sgranchirsi le gambe: /(…) /battere I piedi , scaldarsi le dita, / “non lamentarsi mai della vita” / Poi un bel giorno sdrucciolare giù(…) e ancora (…) e moriamo ogni giorno, ogni momento; / ma il faut tenter de vivre,  sì, tentare (…) -. Così il Nostro nella poesia che titola tutto il libro e continua: parla della zia malata, credo in realtà, di se stesso, del suo quotidiano morire:- (…) a volte mi sorprende ancora vivo / il pensiero di te che sei già morto / cammini senza volto nella nebbia. (…)-  Mi sembra chiaro il senso: il divenire è una carta dei tarocchi, un’avventura affidata al caso ad una umanità cieca in viaggio, condannata all’ineluttabile moto ogni giorno, per ogni giorno morire. Vivere per Dainotti è una condanna e la sua poesia è il solo modo per tentarne una parvenza.

     “Il faut tenter de vivre” dice Fabio Dainotti, e, questo libro che raccoglie, secondo il bravo postfatore Nicola Miglino , della poesia del Nostro, solo quella quasi del tutto depurata dai testi “letterari”, ne è il tentativo abbastanza riuscito. Non bisogna però  prendere sottogamba  quei testi assenti: essi comunque mostrano la solidità della cultura umanistica del Nostro (oltre tutto presidente onorario della lectura Dantis Metelliana)  e quindi delle sue radici profonde e solide. Anche In questa raccolta, comunque, qualche testo “spurio” è riuscito a far capolino, due fra tutti :“DANAE” che riecheggia già nei primi versi “Il lamento di Danae” di Simonide, l’altro a pagina 71 che richiama in uno degli ultimi versi “l’ille mi par esse deo videtur“ del carme 51 di Catullo. Questi testi, comunque, mostrano la  sua cultura e sono fondamentali per i giovani poeti perchè insegna loro come strutturarsi. Un grande Poeta non nasce mai orfano di grandi padri o nonni o bisnonni in letteratura! La poesia del Nostro è una poesia di disimpegno politico. Nasce dal bisogno di canto e, talvolta, di incanto.  Nella poesia dal titolo “Sindacale” il nostro rivendica il disimpegno dal sindacale: (…) A che scopo venire (già a che scopo),/ tutte le sere o quasi al sindacato? / L’ellisse non diverrà lineare. / Mondo è, mondo sarà, è sempre stato!/ dice zia Giulia, che abita in Costiera./ E io non so , non lo so più; m’affaccio,/ piove ancora sul mare , alla ringhiera. Avvertite come il poeta parte per la tangente in questo finale piove ancora sul mare, alla ringhiera? Un altro testo esemplare è “Lamento per la morte di Gina”: In questo lamento come in quasi tutti I testi di Fabio Dainotti le tenter de vivre  diventa tentativo di rivivere le sensazioni vissute nel ricordi. Non alla maniera proustiana come ricerca del paradiso perduto, bensi cercando di distillare Il vissuto depurandolo della sua retorica, il confessato del non detto, l’innocenza della reticenza: (…) Ai vecchi tempi ti scrivevo lettere, / come se fossi un’amica lontana, / come se fossi la mia fidanzata, / come se fossi la mia madre buona./ Volevi conversare fino a tardi,/ volevi saper tutto dei miei amori,/ volevi raccontare I tuoi problemi / (tua suocera e la madre di lei in casa), / volevi magnificarmi il tuo benessere/ (…) / Mi accompagnavi sempre nella tua automobilina, /cantando le canzoni della tua giovinezza. (…) Adesso, ripensandoci, con te / tutta la giovinezza se ne è andata; / in pratica, gran parte della vita. (…)   

   Per risparmiare parole dirò soltanto che dopo Ultima fermata, anche L’albergo dei morti appare come un tunnel dove l’esistente è avvertito come eco: il quotidiano impastato di vitale sensualità e tappezzato di irridente erotismo, una volta calato giù nel pozzo della memoria risuona nuovo, meno amaro anche perché ammorbidito da timbri attenuati e … lontani.

            Terzigno il 21 maggio 2024                               

                                                                             Salvatore Violante

 

   


Id: 3377 Data: 23/05/2024 16:41:42

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- Letteratura

Omaggio a Sebastiano Vassalli

 Omaggio a Sebastiano Vassalli (testo pubblicato sul n 44 di Secondo Tempo Marcus ed. NA)

Non ricordo  la data. Non sbaglier di molto se dico fine anni 70. Ricordo con precisione il luogo: Sasso Marconi; la circostanza: una delle ultime riunioni della redazione di Pianura. Mi trovavo l, ospite a disagio, tirato per la giacca da Franco Capasso, poeta. Vassalli, quando ne scriveva il cognome, utilizzava un rebus aggiungendo a Cap limmagine dellasso, il nome invece diventava don Ciccillo per un suo gioco affettuoso. In quelloccasione ricordo oltre a Vassalli e Capasso anche Granaroli  di Bergamo e Scalia. Cerano altri, ma la lavagna della memoria non li ha registrati. In quei tempi mero da poco trasferito a Salerno ma avevo ancora legami con Brescia ultima mia residenza di lavoro. Per questo, al termine della seduta che era continuata, come si usava allora, in un ristorante locale, me ne tornai in macchina con Vassalli verso il Nord. Scambiammo qualche parola. Mi meravigliai quando mi chiese la disponibilit a dargli una mano. Ci siamo rivisti altre volte, quando veniva ospite di Capasso a Boscoreale, o quando, quella volta,  venne a Scafati a dormire a casa mia. Sono anche stato testimone dellatto, a mio parere, pi importante della sua carriera di scrittore. Ero con lui, partecipando, sia pure col minimo sforzo, a mettere in sesto, per il trasloco, Il Presbiterio di Pisnengo. In quelloccasione, di sera talvolta, veniva a dare una mano anche un pittore, ricordo  le sue tele inquietanti, si chiamava Pinto. Di quella settimana vissuta insieme, ho un ricordo molto bello legato alla volta affrescata del salone, allo sgabuzzino abbandonato dal curato dove cerano anche tanti bei libri, a quel lettino in ferro battuto della sua camera da letto, ed ancor pi, a quel paesaggio vaporoso, innervato da canali e stagni, animati da uccelli dacqua, rivestiti da manti di tenero verde che ne facevano risaie. Non ero abituato a quel tipo di bellezza. Dalle mie parti, solitamente, contemplavo un terreno nero e secco: cos sono i paesaggi ai piedi del Vesuvio. Ricordo anche un piccolo diverbio nato, forse, per il mio scarso rendimento nel restauro di una finestra del presbiterio e favorito dalla fame che un panino non riusciva a saziare. Vassalli era infaticabile e, chi lavorava con lui, al confronto, appariva un fannullone. Ricordo che una bella cena in una locanda dei paraggi appian tutte le frnes. Nacque una buona amicizia che veniva alimentata da una affettuosa corrispondenza nella quale io apparivo quello che ero, ingenuo, inesperto di tutto, e, Vassalli, incredula guida e consigliere. Dur qualche anno. Cess di colpo perch, innamorato, la mia mente non lasci spazio ad altro e la vita che il sentimento trasmetteva non accettava distrazioni. Ma veniamo a Vassalli. Da poco ha compiuto settantanni e la rivista di cultura di Franco Esposito, Microprovincia gli ha dedicato il n 49. Vi il fior fiore delle firme laureate: da Giorgio Brberi Squarotti a Meriel Turante, da Lumitza Beiu-Paladi a Giovanni Tesio, da Roberto Cicala a Giovanna Ioli, da Dante Maffia a Tiziano Salari, ma anche Franco Cordelli, Carlo Fini, Angelo Gaccione, Andrea Kerbaker, Velania La Mendola, GiuseppeLupo, Federico Mazzocchi, Cristina Nesi, Fulvio Papi, Ercole Pellizzone, Alberto Sinigaglia.  Davvero un bel numero questo 49, basilare, per approcciare Vassalli scrittore.

 Un omaggio a Vassalli, per i suoi settantanni, vorrei farlo anchio, a modo mio, fuori da ogni schema ormai gi ben disegnato. Sar un racconto pieno di vuoti. Non nascondo un po di preoccupazione perch Vassalli un mare cos vasto e profondo ed inquieto che anche il pi esperto dei naviganti pu farvi naufragio. Vuol dire che i vuoti li riempir il lettore, con le sue conoscenze e la sua immaginazione. Ho detto che il trasloco al presbiterio stato fondamentale. Perch l che egli, finalmente, incomincia a coltivare a tempo pieno il suo giardino. Aveva gi fatto di tutto fino a quel momento, e quasi tutto bene. Aveva fatto il pittore, il poeta, leditore, ma soprattutto il romanziere (e che romanziere). Laveva fatto da par suo, perch il furore artistico era nel suo DNA ,ma, nel solco dellondata travolgente che veniva da forze esterne (Nord Europa, Neo-Avanguardia e via dicendo), e non per oggettivo bisogno della sua scrittura: essa funzionava da s, dotata comera di altissima, naturale forza narrativa. Quegli anni di militanza collettiva, tra laltro anche con napoletani come Piemontese e Cavallo e con riviste napoletane come AltriTermini, certo, affinarono ancor pi i suoi strumenti ma gli ritardarono, senzaltro, lapproccio allesercito di lettori consapevoli che sarebbero arrivati con i romanzi successivi. Fino alla fine degli anni 70 Vassalli, coi suoi romanzi, aveva raccontato storie per proporre una sua teoria della letteratura ed una sua poetica vicina a quei movimenti. La destrutturazione delle parole (vedi Tempo di mssacro ma anche Larrivo della lozione) laspetto pi evidente. Siamo negli anni successivi alla strage di piazza Fontana. Tempo di mssacro racconta impietosamente il disagio  della sua generazione con una  scrittura che propone un lessico fuori controllo come fuori controllo sembreranno gli esiti della cos detta lotta diclasse. Essa parte come atto rivoluzionario e sfocia nella strage. E se si va al titolo Larrivo della lozione (1976), con un po dattenzione si pu leggerlo come La (-r-) rivol-(o)-uzione (leggi rivoluzione) per il gusto dellautore di dare uno spettro di designazioni alle parole un poco pi ampio.E quindi in quel titolo possibile leggervi una rivoluzione che si fa lozione, come dire, tanto rumore per niente solo per dare un po di lucido. Anche la poesia che di quegli anni vede Vassalli in una posizione, come dire, castrante perch mentre propone un lessico essenziale, cede al dettato del postmoderno e mostra tutta la sua inutilit. Talvolta, per, Vassalli si lascer sfuggire lidea di una poesia-miracolo: un poco di vita imprigionata nelle parole. Questo la dice lunga sulla sua simpatia, in fondo, molto crociana verso una idea di poesia. Certo, una vicinanza a Croce sui generis perch, mentre si abbandona ad identificare il poeta nel suo babbo matto DinoCampana, e cio in colui che soggiorna e muore espulso da quella societ stando fuori dal suo tempo, che nasce e muore poeta subendone la condizione, nello stesso tempo, teorizza una poetica della distanza di matrice aristotelica che poi il barometro della neo-avanguardia e che pu solo portare ad una deriva minimale. Questa dialettica antinomica tra il razionale e lirrazionale presente quasi sempre anche nei suoi romanzi prendendo varie forme (ricco e povero, buono e cattivo, sano e malato, e cos via un es. per tutti Marco e Mattio (1992)), Permettetemi di dire per che lutilit o linutilit della poesia non la fa il mercato n questultimo il termometro della modernit (basta riflettere su quanto accade oggi in Europa): il mercato non additabile come strumento di progresso n di benessere, in una parola il mercato non fa la modernit. Il poeta non mai sopravvissuto guadagnando coi versi, anche quando la parola era una candida verginella, il poeta subisce il suo stato come il malato la malattia cronica. Ma la poesia pu essere utile per scavalcare lorizzonte pi prossimo, addivenire specchio lontano di un mondo desiderato,  rendersi utile e necessaria parlando per sensi immediati alluomo spaurito. Con Abitare il vento (1980) Vassalli si rende conto, ma qualche avvisaglia laveva gi fatta intravedere con il Millennio che muore (1972), che non vi sono pi mura dietro ai quali rifugiarsi e che agli umani  non resta che il vento, cosa che, se drammatica per la caduta dei sogni, libera  il genio dellartista che pu uscire fuori dal recinto del suo tempo abitando un vento leggero, distante dal gravido terreno, un vento che vi soffia sopra, che lattraversa, che lo tocca e lo sfugge.  Matura cos lesigenza non solo di cogliere ed affinare il segno ma soprattutto quella di trovare personaggi che abitino spazi temporali altrimenti vuoti.

Quando con la Mondadori Vassalli pubblic Marebl(1982), mi trovavo a Salerno. Lo aspettavo quel romanzo. Lo divorai pi che leggerlo. Volevo parlarne. Non sapevo come fare perch La Voce della Campania, con cui collaboravo, aveva chiuso i battenti.  Per trovare spazio alla recensione del romanzo, mi rivolsi ad un tecnico delle F.S., pap di Lucia Annunziata (la giornalista Rai per intenderci) perch mi presentasse il direttore di Dossier Sud.  Fu cos che potei stampare la recensione sulla terza pagina di quella testata. Il romanzo mi aveva davvero colpito. Per quella lingua finissima e curatissima per quellirridente ritmo che non ne ostacolava lagilit ma addirittura sembrava favorirne la fruizione. Ricordai una chiacchiera che avevamo fatto in macchina poco prima delluscita del romanzo. Vassalli mi confidava lamentandosi, o forse parlava solo con se stesso, che pur avendo apprezzamenti lusinghieri un po da tutti, non riusciva ad ottenere le vendite necessarie per vivere di scrittura. Gli risposi: -di che ti meravigli se parli una lingua che essi non possono comprendere?- Oggi mi rendo conto dellingenuit della mia risposta, ma tant. Pensavo che Marebl sarebbe stato il romanzo di svolta. Quella recensione, che Vassalli certamente ha fra le sue carte perch gliela spedii, diceva, tra laltro, di capitoli che si muovevano come diapositive sfilando uno sullaltro ed uno accanto allaltro. Forse fui il primo ad accostare Vassalli a Manzoni per quel suo modo di raccontare. Altri con firme  pi riconoscibili hanno consegnato un Vassalli  manzoniano ortodosso. Forse per il fatto che Vassalli con le sue storie fa la Storia, e cos, improvvidamente, parlano di romanzo storico. Niente di pi sbagliato perch per il nostro Autore la Storia un falso, al pi una successione di dati, un vuoto a perdere dove le stagioni si succedono circolari ed uguali e sempre con i loro scarichi di sottoprodotti. Vassalli indaga da un osservatorio completamente opposto a quello del romanzo storico ottocentesco, perch non ne ravvisa la presupposta accettazione della Storia come valore assoluto. Ed utilizza le storie dei singoli uomini come elementi gnoseologici, per capire di pi, per cercare di svelare a se stesso ed agli altri le loro peculiarit, i loro meccanismi. Marebl, metafora dellItalia del compromesso storico, era il nome che riduceva la nostra penisola ad un campeggio. Gi questo la diceva lunga. Gli italiani ridotti a turisti campeggiatori, le regioni a roulottes distinte per targhe. Cerano i Napoli, i Torino e cos via. Cera il padrone che appariva presenza astratta del delirio ideologico di Augusto Ricci, e cera questultimo, con il ruolo di guardiano del campeggio. Vassalli, (vado a braccio sul filo della memoria), lo presenta marxista, leninista, individualista, ma anche guardone, nella sua guardiola, in compagnia di un pappagallo e sotto lombra dei giganti della Storia. Questi ultimi campeggiano nei manifesti attaccati alle pareti. Il racconto avanza agile, intriso di comicit paradossale e tragica, assai credibile, ed evoca la verisimile condizione degli anni 80. Quellazione rivoluzionaria vagheggiata dal Ricci come conseguenza della dialettica marxiana, e cio lincendio del campeggio, si realizza, ma solo per un improvvido gioco dei ragazzi. Si leva cos una risata isterica, una interminabile risata, una risata-urlo a segnare la comicit disperante di fronte alla caduta di ogni certezza. Il Caso, il vero protagonista, muove le storie ed Personaggio sempre presente nei romanzi di Vassalli.

Aveva sperato molto da questo romanzo e dalla Mondadori. Ma esso ebbe poca fortuna, credo, per scarsa pubblicit.  -() Confesso che cambiando editore speravo cambiasse qualcosa anche nel rapporto con il pubblico e invece mi sto accorgendo di essere caduto dalla padella nella brace. Leditoria una macchina infernale e lItalia un paese da terzo mondo che si merita i suoi democristiani e i suoi comunisti e i suoi cinquantasette milioni di furbi test censiti (). (cos, tra laltro, mi scriveva l11 marzo del 1982).

E quindi era costretto, per tirare avanti, ad una serie di racconti, dal sapore guareschiano, commissionatigli da il Mattino di Napoli. Vi rappresentava le sedute del consiglio comunale di Pieve sul Lastrego, nome che io  leggevo come piove sul lastrico  perch mi sembrava di cogliervi quella pioggia che ha gi tutto rosicchiato ma che continua imperterrita a dilavare.

-        Gentile Violante, (.) ho letto lArkadia di Vassalli. Gli dica, se le capita, che mi ha colpito quellimmagine dei santi portati sulle spalle in processione, ma soprattutto il cuore e lonest che batte sotto lacredine di quel libello. Del resto di quel mondo di impoeti non c proprio niente da dire. Sono la cronaca delle nostre miserie, anzi della miseria del nostro tempo.  E, si, i poeti sono proprio quegli esseri misconosciuti e derisi che lui dice. Perch la convenzione esalta sempre la retorica o la lugubre eco di ci che morto. Proprio come larte funeraria nei cimiteri -. Cos mi scriveva Franco Loi. Il poeta milanese non data la lettera ma il timbro postale sulla busta segna il 21/1/85. Il libello di cui parla Loi era uscito nel 1983 ed aveva certificato quanto gi da qualche tempo egli aveva fatto intuire. In quella storia degli impoeti ditalia afferma addirittura di aver scoperto che egli stesso non era poeta. Era una sciocchezza ovviamente, o meglio, forse ne era convinto, ma si riferiva al genere letterario. Perch la poesia in Vassalli trascritta in prosa, nella forma per la quale ha dedicato tutte le sue energie, tutto il suo tempo, tutto il suo cuore.  Lavoratore infaticabile, si meritato tutto il successo che gli arrivato, e forse, avrebbe meritato anche di pi ed altro.

-Caro Salvatore grazie dellebuone parole. Il fatto che sono incasinato assai. La sto pagando cara quella vacanza tra primavera e estate. Stento anche a fare quei raccontini per il Mattino con cui, fin che dura le cose vanno bene.() Entro lanno dovrei finire un libro, una specie di romanzo storico che mi stato commissionato su una vicenda giudiziaria del primo novecento; poi ce ne ho un altro, e poi ho.il mio (che ancora non sono riuscito a riprendere). Come vedi, il dono della scrittura anche la maledizione della scrittura ()- Era il13 dicembre dellanno 1985. La vacanza di cui parla Vassalli un suo viaggio in Germania avvenuta nellestate dellanno precedente, per apprendere il tedesco, una vacanza di lavoro, propedeutica, forse, allimpegno che avr con Sangue e suolo il libro inchiesta sulla condizione degli italiani in AltoAdige. Di quel libro non faticai  a comprenderne il senso: ero stato in trasferta per lintero inverno del  1976 a Malles Venosta, nel profondo Sud-Tirolo, mi sono sentito l italiano allestero esattamente come gli altri italiani residenti, sbarcato da capo stazione per arrotondare il salario. I sudtirolesi maschi che conoscevano benissimo litaliano, mi parlavano in tedesco per dispetto e qualcuno di loro, con la scusa dellebbrezza da vino, ostentava un marciare nazista intorno al tavolo dove pranzavo, in quellosteria di fronte alla stazione. Le donne no. Erano molto pi aperte ed affettuose. Forse speravano di poter lasciare quei luoghi cos puri ed ordinati. Il romanzo, forse il solo davvero storico, di cui parla Vassalli nella lettera certamenteIl Cigno (1993), laltro dovrebbe essere Cuore di Pietra mentre il suo romanzo senzaltro Loro del mondo(1987). Intanto era gi uscito nel 1984 La notte della cometa in cui la vicenda umana e letteraria di Dino Campana diventa sangue vivo e mostra qual lidea di poeta che ha Vassalli. Mai romanzo stato scritto in cui lautore ha versato sangue al posto dellinchiostro pi di questo. La partecipazione totale e Vassalli sembra essere meno distante fino quasi ad identificarsi con il poeta di Marradi. Daltra parte lo sente come il suo babbo matto. Loro del mondo il pi autobiografico dei romanzi di Vassalli. il suo romanzo come dice. La figura del ragazzo cos studioso, lo zio locandiere che si impegna a farlo studiare, laltro inabile che ha bisogno di scaricarsi periodicamente con lausilio della zia, il padre ex gerarca che si ricicla nel dopoguerra vestendo i panni del casanova con annunci-trappole per vedove danarose, la madre che assiste il nobile invalido con la speranza di uneredit tanto promessa quanto improbabile, i cercatori doro e cos via, sono cos verisimili da apparire veri. C tutta la fatica del vivere, talvolta del sopravvivere, c tutto lamaro sapore del pane. Il 1990 lanno di Sebastiano Vassalli. Si stampa La Chimera arriva il premio Strega e con esso la consacrazione definitiva ed il successo editoriale. Il viaggio di Vassalli nel  villaggio di Zardino, per ritornare al discorso sul romanzo storico, non il vezzo tutto letterario di un romanziere che vuole indagare il seicento, ma il tentativo di un viaggiatore che ritorna sui suoi passi per cogliere il senso del percorso fatto ed utilizzarlo per isentieri futuri. Marco e Mattio esce nel 1992. Un romanzo stupendo in cui Mattio Lovat, ciabattino, il ritratto della miseria dellepoca in contrapposizione alla lussuosa ostentazione della ricca borghesia e della nobilt. Il poveretto si ammala di pellagra. Nel delirio della malattia pensa di poter cambiare il mondo immolandosi come Cristo. La sua croce sar linedia e ne morir per il rifiuto del cibo, nel manicomio di Venezia. Non riesce a cambiare le cose a Casal di Zoldo n la follia di Mattio e neppure NapoleoneBonaparte. La vessazione era identica anche con gli austriaci. La fame e la malattia la condizione sovrana delle classi subiette. I Marco sono nel romanzo tutti quelli che, lucidamente, resosi conto della cruda realt, cercano un altrove possibile in cui perdersi  con il pensiero. Lunico vero romanzo storico Vassalli lo propone con IlCigno(1993). La storia l raccontata del tutto vera. Una storia ricavata dai giornali dellepoca. Una vicenda di mafia avvenuta in Sicilia: lassassinio del sindaco di Palermo Emanuele Notarbartolo direttore del Banco di Sicilia. Fu pugnalato in treno con ventisette colpi. Fu il primo cadavere eccellente per mano mafiosa registrato negli atti giudiziari. Il clamore del delitto eccellente, fece sentire tutti i siciliani sotto accusa per cui, pur di rispondere, finirono per difendere un delitto di mafia. Un po come avviene oggi tra  Padani e Neo-borbonici. Sicuramente entrambi dotati di identiche argomentazioni  stupide. Il processo che dur 11 anni fincon lassoluzione e la messa in disparte dellaccusato del delitto. Si trattava dellex fiduciario di Francesco Crispi ministro. La vicenda fu completamente dimenticata. Si ripeter con il generale Della Chiesa e successivamente con Falcone e Borsellino. La pubblicazione del romanzo provoc molte polemiche pretestuose andando a sollevare una presunta rivalit fra Sciascia e Vassalli. I campanilismi giornalistici andarono a tirar fuori un vecchio lavoro sussidiario che Vassalli aveva fatto per una edizione scolastica de Il giorno della civetta. Le note e correzioni che Vassalli aveva proposto per quel testo erano state lette ed accettate da Sciascia ed erano sembrate opportune visto che il libro doveva essere proposto agli studenti. Ma tant, tutto faceva brodo per andare ad alimentare la diatriba nord-sud e la relativa connessa stupidit. Forse, lunico rilievo ragionevole, poteva essere quello di sottolineare la differenza sostanziale tra chi scrive in una stanza adibita a polveriera e chi racconta di fatti lontani. Ad ogni modo credo che bisogna ringraziare autori di libri come  IlCigno o come Gomorra perch non inventano eroi parlando di delinquenti, n miti esoterici discutendo di associazione a delinquere e tuttavia non un caso che tra Vassalli e Saviano il secondo a vivere sotto scorta.  Cuore di Pietra uscir nel 1996. Qui Vassalli utilizza la costruzione di una casa per attraversare un tempo che va dalla spedizione dei mille fino al contemporaneo, ed evidenzia che in fondo, non c niente di nuovo sul fronte delle cattive abitudini umane. Larchitetto personaggio utile per mettere alla berlina gli artisti che cercano di nascondere dietro la facciata retorica la vacuit dei loro progetti: gli arkadici. La ricontrattazione della spesa che incontriamo nel romanzo ci racconta di quanto oggi avviene nelle opere pubbliche, vecchia abitudine cara da sempre alla imprenditoria nostrana insieme alle inutili quanto fruttuose per essa, cattedrali nel deserto. Ma anche e soprattutto il racconto della sconfitta dellopera delluomo che sempre destinata al fallimento, flagellata dal tempo e dai nuovi bisogni e dalla sovrintendenza degli dei che si curano poco delle fatiche umane ed anzi si divertono a vederli in affanno. anche lacritica alla pretesa di ridurre a scienza la Storia col suo dettare i tempi alla rivoluzione. La Storia come scienza, di fatto, costruisce vuoti teoremi,non produce progresso ma procura solo malessere ed odio e, talvolta, anche quando produce sommovimenti essi si manifestano con connotati completamente diversi da quelli sperati. Nel 1995 vede la luce 3012 che nelle intenzioni di Vassalli doveva far riflettere tutti coloro che identificavano il suo romanzo con il genere storico.   E cos va dove la Storia non pu essere scienza ma solo frutto di una immaginazione cosciente: il futuro. Il tremiladodici abbastanza lontano e fuori da ogni previsione che non sia magica o poetica. Vassalli il contrario del mago. Quindi costretto a muoversi da poeta.  Questo, immagino lo faccia incazzare perch  non ama  essere avvicinato all esangue figura del poeta.  La sua immaginazione che per le altre storie aveva recintato il nulla di spazi certi con studi dambiente e con viaggi nel passato, in questo romanzo non possibile. Deve osservare il transeunte presente per realizzare una verisimiglianza futura. La crisi energetica, lattivit umana che riempie i quotidiani di delitti efferati, fanno da lucido propellente.  La sua solita verve ironica, inventa il nuovo prodotto energetico. Lo chiamer eum  e risulter dalla lavorazione dei sentimenti negativi come linvidia, lodio, legoismo. Lumanit futura si alimenter di questo. Sentimenti come linvidia spingeranno luomo a fare di pi, perci a farlo progredire. Basta intendersi bene sul significato di questo termine. Basta intendersi bene sul significato di progresso. Il romanzo tutto giocato sul filo della sottile ironia sembra un avviso che Vassalli spedisce agli uomini di buona volont.  Mi fermerei qui. Per evitare a quei due o tre lettori di stancarsi troppo.  Mi riservo di continuare in un prossimo futuro se ne avr loccasione. Mi viene solo da aggiungere ancora una cosina su quel Nulla e sulle storie. Il Nulla di Vassalli io lho recepito come unopera di pittura informale. Vassalli lo riconosce ogni volta incorniciato da una finestra. Gli arriva come espressione automatica che per stimola consapevolmente una sua volont gnoseologica ed il primo accaparramento conoscitivo sicuramente quello di una tenuta in pugno del tutto. In quel Nulla c lannullamento di tutta la dialettica della vita reale. Ma Vassalli un moderno, non interessato a questo, non pu accontentarsi di prendere la realt come un blocco dogmatico sia pure magmatico e facile allastrazione. Il suo occhio ne coglie le contraddizioni intrinseche   per cui racconta la realt per scomparti sia pure distillandoli nellalambicco della lontananza. Ecco le sue storie. Titoli come Lutopia ceramica o Archeologia del presente ne sono la sintesi.  

                                                                             Salvatore Violante


Id: 570 Data: 24/05/2012 12:43:52

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- Antropologia

Sul linguaggio

Sul linguaggio (ovvero il trionfo della realt)
(Boscotrecase 8/08/1970)

Eccomi in piedi stamani con lintento di scrivere. Di scrivere grandi cose.
So gi che saranno sciocchezze. Ho un dolore alla nuca. Ieri ho bevuto parecchio.
Cos ho deciso di scrivere. Avrei voluto studiare. Sar per domani.Si scrive meglio con la mano che col cervello. La mano scorre e si diverte a rincorrere le curve e gli angoli, sicura, il cervello trova sempre dei divieti daccesso. Io ho il dolore alla nuca. Hai mai provato a ridere pensando?
Il pensiero una cosa seria, una maschera da teatro tragico. Il riso solo delle labbra. E il loro slancio che travolge il pensiero. La felicit tutta nel riposo della mente. Da vecchi, a volte, si potrebbe essere felici, quando il cervello se ne va in pensione; ma si tratta di una felicit monca. Essa priva del valore attuale. Bisognerebbe invecchiare da giovani.
Sono tutte sciocchezze che parole in successione hanno la potenza di creare.
LA PAROLA E UN FALSO. E il desiderio di potere delluomo. E lunica illusione che la bestia umana pu alimentare. Luomo parla, parla e crede di ingabbiare la realt.
Pensa di muoverla come un burattinaio coi fili dei suoi segni o disegni. Crea il suo mondo su di un foglio di carta come il momento gli detta per il suo egoismo. Ma dietro al foglio c quella vera che ride, sorride in trionfo.


IL TRIONFO DELLA REALTA

-Nellultimo giorno, il pi solenne della festa, Ges si alz e disse ad alta voce: Chi ha sete, venga da me e beva. Come dice la Scrittura, fiumi dacqua viva scorreranno dalle viscere di chi crede in me-
Parole.. Il tempo scandisce paziente le ore. Lorologio della chiesa ancora pi paziente: ripropone nuove dimensioni ogni quarto dora.
Ci si fa una cultura per sopravvivere. Ci si fa religiosi per sopravvivere.
Si ricorre sempre alle parole. E lunico strumento di dominio delluomo.
I Romani non sapevano che farsene della cultura quando conquistarono il mondo. Poi non contenti, vollero anche la cultura, e, questa, rovin le loro anime; pose avanti mille costruzioni, derivazioni, sfumature, ed essi, si persero dietro di esse. Volevano eternare limpero e limpero per.
La realt sorride di queste ragnatele.
Vede luomo arrampicarsi sugli specchi delle sue parole e sghignazza.
Ad ogni curva ella si presenta: lorologio riprende a battere il suo tempo.
Luomo avrebbe voluto imprigionarlo il tempo; lo ha diviso allinfinito.
Cos fanno gli studenti con le sigarette: ne fanno due rompendole a met; finiscono per buttar via due cicche, e, si rendono conto due volte di avere una sola sigaretta.
E proprio stupido luomo, una stupida bestia.
Credi tu che il mio cane pensi a morire? Egli non parla. Vive secondo natura, meno stupido delluomo.
Altre parole..
La verit che noi dobbiamo creare, creare sciocchezze ma creare. Ognuno di noi deve farsi capitalista di un mondo effimero. Lo allarghiamo continuamente. Incassiamo e poniamo in banca.
La cassaforte di ognuno piena di parole.
Di tanto in tanto si rimette in circolazione questo capitale col desiderio (illusione) di rimuovere il presente che viscido, sfugge come una biscia dalle nostre mani. Fugge indietro e le mani, restano per acchiappare una nuova biscia destinata a sfuggire: ogni quarto dora suona lorologio. E lo specchio della coscienza.
Quante bisce sono sfuggite?
Si va in chiesa: -Introibo ad altare dei,ad deum qui laetificat iuventutem meam-.
Parole.E il plagio degli umani. E unautoipnotizzazione. E un modo di convincersi a parole.
-Beati pauperes spiritu, quoniam ipsorum est regnum coelorum-
E si eternizza la vita.
Si riesce persino a sorridere, se non si pensa, o, non accade che davanti alla chiesa si fermi un carro splendido di nero, otto bestie dinchiostro ed una croce.
Salvatore Violante
(inedito)

Id: 202 Data: 15/03/2010 14:17:55

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- Alimentazione

Mario Apuzzo, Archeologia del sogno, Guida, Napoli

* Mario Apuzzo, Archeologia del sogno, Guida , Napoli 2009
Il contenitore del catalogo di cm. 23 x 23, ha il fondo dorato e presenta due ritratti in nero sulle due facce. Nella prima c il profilo dellautore che si presenta con verosimiglianza attuale, nellaltra, limmagine di prospetto e realizza il viso di un giovane trentenne. sempre lautore, ma somigliante al suo secondogenito. Ad una prima occhiata viene da pensare a quei contenitori per dischi pop music anni 60 con limmagine della popstar americana sulle fiancate. In realt credo che il contrasto tra le due immagini (quella somigliante al viso doggi dellautore e quella pi giovane e quindi pi remota) voglia evidenziare lo scarto temporale di cui capace limmaginazione quando rincorre la memoria. Il catalogo della mostra presenta, anche nel risvolto di copertina, unimmagine dellartista in atteggiamento pensieroso davanti al suo leggio con la scritta Sorprendere con Generosit. La sorpresa veramente generosa perch lartista mostra il suo profilo pi volte. Nel risvolto del retro di copertina ma anche a pag. 51, 102 e 106.
Viene da pensare a Narciso anche se, credo, che il narcisismo sia qui generato pi che dal profilo, dal sentirsi tenutario di capacit tecniche sopraffine. Tutto questo fondamentale per leggere correttamente lopera di Apuzzo. la chiave dingresso per cogliere, con plausibile approssimazione, quelle tracce di sogno costruite in tutta la produzione, e pi ancora nelle sue ultime opere. Il catalogo, stampato coi tipi di Guida, documenta la mostra tenuta nella sala Carlo V al Maschio Angioino di Napoli dal 3 al 28 ottobre 2009 intitolata Archeologie del sogno. stata curata dalla moglie Colomba Iovino e dal critico Giorgio Agnisola. presentata per la produzione recente, dai testi critici dello stesso Agnisola, di Aldo Masullo e Francesco Sisinni. Per la pi remota, da quelli di Angelo Calabrese e Franco Solmi. Le traduzioni in inglese dei testi scritti danno referenze dinternazionalit al tutto: Michele Guastaferro traduce Agnisola e Sisinni; August Viglione, Masullo mentre Francesco Policastro traduce Calabrese e Solmi. Gli scritti di Franco Solmi ed Angelo Calabrese si trovano alla fine del catalogo come a prefare una sorta di antologia riassuntiva delle opere quasi tutte degli anni 70, 80, 90 ed inizi del nuovo secolo. C di tutto, dalla scultura alloreficeria, dalla pittura alla grafica. Franco Solmi sottolinea la natura lirica dellarte di Apuzzo, considerandola una maniera di specchiare nel presente i riflessi memoriali di antiche ritualit mediterranee. Pensa che la mancanza di personaggi e di eventi del quotidiano nelle cos dette mappe riflettano una solitudine di fondo. Ci si potrebbe spingere a definire metafisica quella pittura, dice, se non fosse presente un forte senso di vita, anche se primitivo, che traspare dal calore dei toni e dalle venature della materia.
Angelo Calabrese punta sulla sensualit dellartista che cerca appagamento gi nella scelta del materiale come la pietra, il talco e la steatite per la scultura, ma anche il sughero ed il papiro per la pittura. Lartista si muove lasciandosi prendere dalla fisicit della materia che modella o segna, senza violenze, come a volerne interpretare il restauro.
Cos, secondo Calabrese, nasce una sorta di epopea delle origini che produce nellocchio del fruitore un terremoto di eventi illusori fino a provocare una sorta di transfert in un mondo epico e primordiale dove la memoria produce le sue atmosfere. In tali atmosfere levento perde la sua temporalit e diventa testimonianza, un residuo archeologico che stimola limmaginazione.

Il sottoscritto ha visto nascere e crescere lultima produzione.
Essa, stata realizzata ancora una volta, utilizzando un tessuto preesistente. Lartista si trovato fra le mani un catalogo illustrato e partendo da quelle immagini stampate, con lausilio di una semplice biro, facendo unoperazione inversa, ha disegnato cancellando. Il resto lha fatto il postmoderno computer ed il colore.
Ha utilizzato, in altre parole, le ombre per tirar fuori, nella luce, nuove figure, in una metamorfosi del preesistente. Forse dal sottofondo della memoria, sono risalite alcune schegge che hanno indirizzato la mano dellartista verso certi itinerari anzich altri? Non saprei dirlo con sicurezza. Bisognerebbe trasformarsi in medici psichiatri e sottoporre lartista ad una serie di sedute. Questo non possibile, e non detto che il soggetto in questione sarebbe disponibile in buona fede. Quello che certo che Apuzzo un abilissimo ritrattista e, questo, gli d padronanza del mezzo (penna) e degli effetti ombra-luce. un bravissimo orafo, il che lo costringe alla cura ossessiva dei particolari, infine, un eccellente scultore, cosa che lo rende tattile alle forme. Inoltre innamorato di Caravaggio e, di conseguenza, di quelle atmosfere in cui la plasticit delle figure salta fuori con unilluminazione particolare, marcando i volumi, facendo del quadro una sorta di scena da cui le immagini, improvvisamente, fuoriescono. originario della costiera, quindi ama la luce calda che invita alla buona cucina. Adora stravaccarsi al sole e inondarsi dei suoi caldi raggi, poltrire a letto e inebriarsi leggendo o disegnando, avverte la vitalit delle marine. Da vesuviano acquisito per virt matrimoniali, ama i colori di quella terra e la sua carica dionisiaca che egli cerca di suggere creando e godendo del suo buon vino. Questo, da lui costruito, direi quasi nutrito tra la sabbia, i lapilli e le schegge di lava, si sublima come sangue di Vulcano da sorseggiare per strizzarne profumi e suggestioni. Centra tutto questo con lopera di un artista? Io credo di s. Sono convinto che le manipolazioni artistiche di Apuzzo siano una sorta di coito compiuto con la materia fino allorgasmo, vale a dire fino alla esaltazione di quel bello vivo e vitale che appaga locchio e fa riposare la mente (la ratio aristotelica) innescando altri sensi oltre ai cinque riconosciuti. Aldo Masullo ragiona su tutto questo a modo suo, da filosofo, chiamando come teste Eraclito di Efeso ed accomuna larte visiva al sogno ad occhi aperti. Io che filosofo non sono, intuisco nel linguaggio dellarte una sorta di arco voltaico che scocca tra due poli interagenti. Da un lato quello dellartista nella sua interezza fatta di tessuti, visceri e sangue, dallaltro quello della materia da ri-vedere. La scintilla per Masullo, ma anche per me e per Leopardi, il sogno ad occhi aperti. Alluomo sensibile e immaginoso, che viva, come io sono vissuto gran tempo, sentendo ed immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedr con gli occhi una torre, una campagna; udr con gli orecchi un suono duna campana; e nel tempo stesso collimmaginazione vedr unaltra torre, unaltra campagna, udr un altro suono. In questo genere di obbietti sta tutto il bello e il piacevole delle cose. Trista quella vita (ed pur tale la vita comunemente) che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici.(Zibaldone 4418)
Pi semplice di cos?
Il problema vero riuscire a capire dove e cosa porta tutto questo.
Sisinni parla dellopera di Apuzzo come di una sorta di crestomazia della bellezza che si dispiega in molteplici forme realizzando sempre unepifania lirica sia quando innova sia quando si mantiene pi fedele alla tradizione.
Giorgio Agnisola apre il catalogo riconoscendo ad Apuzzo una espressivit che nasce da una suggestiva compresenza di geometria e sensualit. Le immagini, egli dice, assumono il senso di una metafora astratta e persino ironica, carica di rimandi emotivi e psicologici, che interpretano la vita dallinterno, nei movimenti oscuri e complessi dellesistere, ma anche dallesterno, fotografando simboli e segnali della societ postindustriale. E addentrandosi nellanalisi dellultima produzione cos si esprime: - la sua intuizione si orienta nel gioco di assonanze interne, di scatti dellimmaginazione, come dentro un contenitore di cui si conoscono solo le pareti, ma di cui si pu individuare il senso. Apuzzo parte di qui per unavventura che innanzitutto viaggio fantastico e psicologico, archeologia dei sogni, erranza della memoria.-
Pessoa ha detto: -Nulla si sa, tutto simmagina-
Che dire ancora? Unopera darte vive tre volte: nellintenzione dellartista, in se stessa, nella fruizione del lettore. Lo stesso lettore ne godr o soffrir in modo diverso cambiando il suo osservatorio.
Su di un battello con mare forza nove, fermarsi a guardare un quadro o una scultura, sar certamente diverso che in un salotto ben illuminato.
Per questo, qualsiasi tipo di lettura va presa con le molle.
Il mio consiglio? Guardate con i vostri occhi.


*Articolo comparso nel libro trentottesimo di Secondo Tempo


Id: 201 Data: 09/03/2010 16:37:40

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- Letteratura

La bellezza e L’inferno di Roberto Saviano



LA BELLEZZA E LINFERNO Il nuovo libro di Roberto Saviano
C di tutto in questo libro, lo scritto recensivo, quello saggistico, il resoconto giornalistico e leditoriale. la scrittura che si manifesta con tutte le armi per aggredire il reale e rappresentarlo. Lenorme, planetario successo avuto da Gomorra, le continue apparizioni televisive di Saviano, il sospetto, la malevolenza che nasce dai propri insuccessi in confronto dei successi altrui, spesso, provoca venefiche reazioni fra gli addetti ai lavori Giovane scrittore di mondiale successo, dovrebbe fidanzarsi di pi e affliggersi di meno scrive sul Foglio del 25-4-2008 una certa Annalisa. Seguiranno le scuse del direttore del Foglio. un esempio di quanto Saviano abbia dovuto subire. Ve ne sono altri. Nel frattempo lo scrittore a rischio dattentato, vive una vita da perseguitato, sempre in movimento, prigioniero dei suoi protettori, desideroso di una scrivania luminosa mentre costretto ad utilizzare scrittoi precari, in luogo asettici, per tempi indeterminati. In questa e da questa atmosfera nasce e cresce La bellezza e linferno. Si vociava di un nuovo libro: doveva denudare i meccanismi del traffico internazionale della cocaina, arrivato La bellezza e linferno con il pregiudizio di una minestra riscaldata essendo costruito con scritti gi editi anche se ricostruiti per la bisogna. A sfogliarlo per la sensazione scompare immediatamente. Gi il titolo la dice lunga. Lantinomia apparente perch in fondo il bello, non pu che provenire da un viaggio interiore attraverso linferno. Saviano trasforma gli articoli in racconti, ne confeziona solo uno ex novo. Il risultato una sorta di romanzo-mes-saggio tra laffabulante, il divulgativo e lo scientifico dove il filo conduttore la funzione della parola come praxis rovesciante, la parola come scalpello che intacca la crosta che nasconde la verit, ma anche come forza propulsiva di conoscenza e di presa di coscienza con il successivo, possibile, consequenziale rinnovamento. Ne La bellezza e linferno Saviano racconta e raccontando resiste al silenzio in cui, altrimenti, lo costringerebbe la sua vita sotto scorta. Racconta i suoi esordi fra i letterati, lo sguardo sul mondo, limpegno civile, lattitudine al giornalismo dinchiesta. Esamina e comprende che la Camorra non un semplice fenomeno criminale ma di potere. Ritrae Giancarlo Siani e racconta con la coscienza dello scrittore che ha il dovere di mettere insieme racconto e verit con la mortificazione consapevole di non potere, sic et simpliciter, cambiare le cose. Lo sostiene la speranza-certezza, che le parole, quelle parole, quando penetrandole, cambiano le coscienze, possono rimodellare il mondo. In fondo lha gi vissuto con Gomorra, il sogno-speranza. Lo ha visto prendere corpo in tre milioni di copie vendute. Costretto ad una vita precaria per salvaguardare la sua incolumit, gli si consolida lidea che ha della parola. Per lo scrittore diventa una sorta di pala meccanica capace di portare in superficie, il fenomeno camorra privandolo della dilatazione che nasce dal mistero sconosciuto. Il libro sar tradotto in molte lingue e letto in tutto il mondo. In tal modo la parola esercita la sua funzione, penetrando nel corpo della realt, con la forza della denuncia. Da qui arriva linvito allaccademia dei Nobel di Stoccolma, il suo dialogo con Salmon Rushdie . E Rushdie che sottolinea come certa scrittura, sia fastidiosa per chi abituato a vendersi per lavorare o a fare compromessi per scrivere. Narra della morte di Makeba tra gli africani della diaspora, la sua gente, a Castelvolturno e quella di Biagi o della Politkovskaia, uccisa per eliminare la sua voce, lindice accusatore contro i crimini in Cecenia. Sinteressa del crimine organizzato allestero, nel Sud America, in Siberia, negli Stati Uniti. Evidenzia, come il Male abbia di caratteristico la costanza rabbiosa di stringere la vittima tra la sua voglia di vivere e limpotenza a farlo come vorrebbe. Si preoccupa dei tentacoli della camorra. Potrebbero strozzare anche il territorio abruzzese devastato dal sisma, da ricostruire, con prevedibile arrivo di danaro a pioggia. Narra infine di un altro sogno, quello della Pulce, il calciatore argentino Lionel Messi. Pulce, perch tutto in lui era piccolo: i piedi, le gambe, il busto: il sogno di crescere per diventare un campione. Esemplare anche la storia di Michel Petrucciani, deforme per nascita, che per amore della musica, la costruisce tra sofferenze e limitazioni fisiche sforzandosi di allungare il suo corpo deforme per realizzare una bellezza indescrivibile. Ecco la bellezza, mostrarsi come si in realt, mentre si somiglia allimmagine che si ha mentre si visti come si . tutta qui la Bellezza e lInferno di Saviano, nella suggestione del bello che non n semplice n facile da realizzarsi, proprio come larte. Cresce e si realizza piano piano, passando attraverso la ricognizione della sofferenza, fino alla resurrezione da tutte le croci.

Roberto Saviano, La bellezza e Linferno Scritti 2004-2009 Mondadori euro 17,50 Salvatore Violante Articolo comparso su "Igv magazine" novembre 2009 n 1

Id: 196 Data: 26/01/2010 15:56:06