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Roberto Mosi
[ LaRecherche.it ]

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Intervista 4-4 Radio Versilia a Mosi I DEMIDOFF a Firenze

Sabato 4 aprile, ore 12, Demetrio Brandi di Radio Versilia (FM 103.5) intervista Roberto Mosi per il nuovo romanzo storico "I Demidoff e Matilde Bonaparte a Firenze", I geniali fabbri russi principi di San Donato, Pontecorboli, Firenze 2026.

Il libro fa parte della Collana Gli stranieri e Firenze. Dopo il breve e tempestoso matrimonio con Anatolio Demidoff, il ricchissimo erede della fortuna della famiglia russa, che si è trasferita sulle rive dell'Arno - Leinin dirà composta da geniali fabbri russi - Matilde Bonaparte, nipote di Napoleone, fugge nel 1846 da Firenze per raggiungere Parigi, portando con sè i favolosi gioielli di famiglia, fra i quali la celebre collana di sette fili di perle, regalata dall'imperatore francese. Lascia a Firenze la splendida villa di San Donato, una vera e propria reggia ricca di opere d'arte, di giardini, di grotte, di acque, costruita dai Demidoff grazie alle fortune accumulate con le miniere e le officine che possedevano in Russia. Nell'epoca del Secondo Impero Matilde, dà vita poi a Parigi ad un celebre salotto frequentato da artisti e scrittori, fra i quali Marcel Proust, riprende l'attività di pittrice iniziata a Firenze, frequenta i Salon ed espone i suoi quadri, conquista negli anni la città. Rivela in pieno il talento artistico e l'abilità nei rapporti sociali che aveva appreso ed affinato nei primi passi compiuti a Firenze. Le viene riconosciuto in Francia un ruolo di supremazia nel campo delle arti, di guida, consacrato dall'appellativo di Notre Dame des Arts.

 


Id: 2604 Data: 20/02/2026 19:25:52

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Radio Versilia per RITORNI di Mosi 7 marzo ore12

Sabato 7 marzo 2026 ore 12 Radio Versilia (FM 103,5) intervista Roberto Mosi per il libro "Ritorni", Ladolfi Editore. 

La trasmissione è ripetuta mercoledi 11 marzo, ore 12.

 

Roberto Mosi, Ritorni, Giuliano Ladolfi Editore, Collana Perle poesia, Borgomanero (No), 2026.

 

 

          Con il libro “Ritorni” anch’io compio il mio viaggio per Itaca, un viaggio, come dice il celebre poeta greco, “fertile in avventure e in esperienze”. Mi sono messo in viaggio dopo anni di lontananza per ritornare alla mia terra delle origini, alla periferia, una volta proletaria, di Firenze, il quartiere di Novoli, detto in altri tempi “Polverosa”, fra il Centro e l’autostrada per il mare.

          Ho narrato questo viaggio con la lingua della poesia e, in parte, della fotografia. Il poemetto “Ritorni” presenta una cadenza regolare, con il respiro di dodici canti, ognuno con dieci strofe di cinque versi ciascuna, illuminato da una fotografia ripresa dal giardino dei limoni della vicina villa medicea di Castello, sede dell’Accademia della Crusca.

          Mi inoltro così nei luoghi e nelle immagini delle origini, ritorno ai paesaggi dell’infanzia, ai colori, ai sapori e ai suoni rimasti in fondo all’anima, che come le madeleines di Proust, suscitano ricordi ed emozioni personali. Un ritorno prima sognato, immerso nella trama dei ricordi dell’infanzia, della gioventù, dei sogni che rimangono scolpiti dentro, come è per ognuno di noi, incastrati nelle pieghe del paesaggio incontrato.

          C’è sempre un punto fisso dal quale il nostro io interiore si sporge ad osservare il mondo. Nel mio caso, la casa ai margini della periferia di Novoli, fra i campi, prima del travolgente sviluppo edilizio della zona.

          Ritorno alla finestra aperta / sui primi anni della mia vita / i papaveri dei campi, le pievi …

          Da questa finestra si apriva un paesaggio straordinario, in primo piano i resti del parco di una villa meravigliosa, già abitata da un’affascinante principessa e da un principe giunto da lontane terre orientali, poi borghi e pievi sparse nella campagna, alcune fabbriche punteggiate da altissime ciminiere. Sulle prime colline le eleganti forme delle ville medicee, da quella di Careggi, già culla dell’Umanesimo, con Poliziano, Ficino, Botticelli, a quella di Castello, dove era la scuola che frequentò il grande poeta Mario Luzi, alla magnifica villa Petraia, trasformata in un tragico ospedale militare nel corso della prima guerra mondiale; sullo sfondo, la massiccia presenza di Monte Morello, meta agognata per le escursioni dei ragazzi, per raggiungerne la cima nell’ora magica dell’alba.

          Lunga la via del ritorno / per mari tempestosi / e porti sconosciuti / l’immagine della mia terra fissa nel cuore. // Sono il sibilo del vento / delle origini, il sole che sorge /dal Monte , l’acqua fresca / della fonte, il suono delle chiarine, la poesia del Maestro // Le mie impronte sono nel fango, nelle strade // polverose, nella fatica // delle fabbriche, nel suono / lacerante delle sirene.

          Alla fine del viaggio si precipita nel quartiere affollato di oggi, fra il moto frenetico del traffico, le luci e le ombre del vivere quotidiano.    

          Passo oggi lungo i muri / cerco il profumo dei ricordi / tra la folla dei motori / di San Donato in Polverosa / stanza di sbratto della città. // Scopro ombre di storia / tra monconi di cemento / il convento degli Umiliati / il parco dei principi russi / l’orto con le rose scarlatte.

          Emerge la voglia di ripartire, lo zaino in spalla e in mano la mappa per altre terre, dove si trovano le risposte // ad ogni nostro perché. Rimane la felicità per il viaggio compiuto, per la riscoperta di sentimenti e di emozioni, per aver aperto un dialogo con gli altri  attraverso la poesia, aver suscitato, credo, sensazioni analoghe, che tutti proviamo quando ci mettiamo in cammino per i sentieri della vita.  

 

R. M.

 

 

 

 


Id: 2602 Data: 10/02/2026 19:08:59