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Raccolta di testi in prosa di Asteria Casadio
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Il peso delle cose

Il peso delle cose

Scrivo a te perch non conosco altra forma di fede che non sia una richiesta di innocenza.
Hai venticinque anni e a volte impossibile farti tacere; mi descrivi come un cretino dici, io guardo lei e insieme sorridiamo con quel fare femminile che non prescinde dalla maternit.
Trovo difficolt a scrivere vorrei dirti, solo tu resti e crei un appiglio, ma a chi lo dici? viene da dire, quando fuori tutto fila perfettamente; eppure tu capiresti o saresti comunque capace di ascoltare, tu che vivi di empatia e non di parole. Forse ti sfuggirebbero le cause, le mediocrit e i sotterfugi ma coglieresti meglio di altri ci che resta quando si spoglia ogni cosa del contorno: niente. Ti vedrei dipinta sulla faccia -lo so, stai per dirlo: non scrivere ancora che sgrano gli occhi!- quella barriera che poni quando capire corrisponde ad una catabasi. Quella barriera la tua innocenza: per te per cui le cose non accadono ma sono scoperte impossibile far fronte alle macchinazioni.
Ieri ti guardavo: lei era l, sotto i capelli lisci, sono delusa diceva, raccogliendo i fili della sua disillusione, e tu eri sul punto di, pronto a lottare, a trovare una parola, a darle un po della tua cecit che qualcuno ti rifaccia come fortuna e tu non puoi capire dice; poi ti sei mosso, hai tentato una consolazione e hai offeso laltra. Ridevamo tutti di nascosto e tu ancora a tentare una ripresa, con la goffaggine di chi non sarrende. Alla fine hai taciuto, in fondo non hai convinto nessuno, eppure stato bello avrei voluto dirti, perch sei ancora uno dei pochi capace di rispondere s alla domanda ci credi?.
E se ti avessi detto che trovo difficolt a scrivere, che stato bello e che so che tu credi ancora, ti avrei detto anche che scrivo a te perch ti penso quando mi sento peggiore, perch il mondo non ti ha mangiato, perch io, lei con i suoi capelli lisci e gli altri che sentono quel morso che corrode trovano in te una tovaglia bianca, un respiro calmo, un tono pulito. Noi eravamo come te. Tu sei quello che manca.
Allora forse sarebbe meglio non scriverti: noi siamo ormai di qua, oltre la carreggiata, a tentare di reinventarci o ad aspettare un passaggio che non arriva. Se tu fossi con noi sono certa che ne sorrideresti, ci guarderesti spaesato, impossibilitato a dare un nome che possa essere una resa; poi, bloccato tra il fare e il non fare, chiederesti: pu essere bello fare due passi a piedi, no?, e prenderesti a incamminarti.

Oggi mi hanno chiamato al telefono. Non lei con i suoi capelli lisci, unaltra, una ragazzina di diciassette anni, stessa storia: un amore interrotto trattato con lunicit che si riserva alle cose importanti.
Non passarmela ho detto. Non si pu vender cinismo ad una bambina. Un gesto di scortesia per sottrarre il suo bisogno di certezze al peso della banalit; non sono in grado di dare consigli mi sono giustificata; non credo mi sar grata. Eppure non vi nulla di pi certo che la verit che non tollera mezze figure o figuranti: si ama sempre per vanit, una ricerca egoistica di una corresponsione.
Si ama da singoli: lamore un atto autoreferenziale.
Non si pu vendere cinismo ad una bambina.
Scrivo per sottrarre una storia al peso della banalit.

Il peso. Ciascuna cosa gode di un peso specifico che prescinde dalluso dei sensi: unico approccio la percezione, virt istintuale. Non necessariamente qualcosa di tangibile, ma ci che resta, il senso ultimo.
Mia nonna sta morendo, e il suo esaurirsi inversamente proporzionale al peso della solitudine. Compivo diciotto anni. I ricordi hanno il peso volubile della scelta. Non ricordo il regalo, ricordo solo il biglietto: Di tutto ci che potr affliggerti, non preoccuparti mai di nulla. Preoccupati solo quando il cuore tace.
Di tutta la storia che racconto la mia scelta il peso del suo corpo, unico rimpianto. Il resto silenzio.

Laltra sera non avevo voglia di vederti. Laverti incontrato il giorno prima per le strade aveva avuto lodore dei panni messi sotto naftalina. Le cose passate hanno il peso delle cose morte, e i morti vanno lasciati in pace. Sono cambiata avrei voluto dirti, e il mio mondo non coincide pi con il tuo, se mai sono stati accanto. Tu eri la mia scelta giusta ma non sempre le cose giuste hanno il peso della realizzazione. Mi dispiace avrei voluto che sapessi, se mai dovessi portarti il mio rifiuto come un fallimento; inutile attribuirsi colpe, ora. Non sono mai stata in grado di scindere il mio decisionismo con un senso di fatalit che spesso mi ha portato a credere di essere solo una rete di coincidenze.
Ci diedero una foto una volta: ci ritraeva in posa ilare e qualcuno laveva cerchiata con un cuore. Puntavano su di noi come coppia dellanno. Mi irritava della stessa irritazione che ho provato rincontrandoti; poi la sera dopo, a cena tutti insieme, ho pensato che forse avremmo dovuto essere grati al non aver sporcato la nostra storia con lamore.
A tavola il solito rituale del dare un voto allanno trascorso. Ho dato nove. Anche al principio? A quei mesi? ha chiesto chi sapeva. Tu non te ne sei meravigliato: la gente non pu credere che labbia collocato tra le cose belle. Mi sono domandata cosa ne pensassi tu, di me, di lui.
La gente non crede. Nessuno sa che il cuore tace.

Mi riceveva in una stanza che non ho mai girato tutta oltre la porta. A volte tra donne si spera in una storia clandestina, nessuna ci crede veramente; a te questi discorsi non sono mai interessati, quando se ne parlava conducevi lanimarsi generale fingendo un talk show. Ne abbiamo riso troppo.
Salivo da lui con la richiesta esplicita di non farmi vedere. Accettavo. Sarebbe bastato chiedere da chi? e tutto avrebbe perso di senso. Le scelte spesso hanno il peso di una cecit volontaria. I ricordi hanno il peso volubile delle scelte. Gli ho sempre perdonato la mancanza assoluta di convenevoli. La prima volta che entrai portai dei pasticcini: credevo mi avrebbe offerto almeno un caff.
Le scelte accettate hanno il peso del silenzio. Un caff mancato brucia quanto un rimorso.

Quando ti ho incontrato avrei voluto dirti che sono cambiata, invece ho dirottato la conversazione seguendo il filo di domande che ci si scambia quando non ci si vede da anni. Ho parlato a lungo.
Sono cresciuta trascorrendo lunghe ore con persone anziane, ed ho imparato a valutare il peso di ogni parola; assurdo penserai: io conosco la pigrizia della voce. Sono cambiata avrei voluto dirti, ho tentato di rimuoverla e chiss se tu lhai notato. Osservandoti ho pensato a come tutto filasse perfettamente, alla mia scelta giusta e allimpossibilit di starsi accanto. Si pu stare vicini senza esserlo o stare lontani impedendo allimpossibilit di una vicinanza di entrare. Credo sia questa la nostra stanza.
Con lui non parlavo: cera qualcosa che impediva ogni reazione. Dicono che la rabbia si concentri sulla mandibola. La rabbia ha il peso dellimpossibilit di urlare. Quando mi riceveva nella stanza mi si stampava sulla faccia un sorriso tirato. Lamore un atto autoreferenziale: non ha mai fatto nulla per nasconderlo; a lui non interessavano i miei silenzi.
Lumiliazione ha il peso di un caff mancato.

Quando laltra sera mi hanno chiesto che voto avrei dato a questanno ho dato un voto alto.
Sono ripartita da zero.
Lui viveva nella casa del mago di Oz. Ogni informazione aveva una doppia possibilit di lettura; si viveva di giornali e di attenzione prestata a quello che avrebbero detto gli altri. Si viveva sui giornali. Lamore un atto autoreferenziali: scelsi lui quando mi accorsi di poter entrare nella casa del mago di Oz; scelsi la sua vita per uno spazio sui giornali.
Nella casa ogni cosa aveva una doppia lettura. La doppia lettura aveva il peso delle convenienze.
Scrivo per sottrarre una storia al peso della banalit: sono stata nella casa finch lha voluto lui. Io non avevo il peso della convenienza.

Non ho mai parlato molto ed inutile raccontarsi la manfrina della buona educazione che lascia spazio al riserbo. Usavo il corpo come su un palco. Il corpo un mezzo dicevo; non se ne lamentava.
Quando ho dato un voto alto allanno trascorso avrei voluto fargli sapere che il peso della mia accondiscendenza lo salva da quello della responsabilit. Sono ripartita da zero. La casa del mago di Oz comportava un solipsismo che lo portava a denigrare qualsiasi cosa facessi. Vani i miei studi, il mio partito: un essere cancellava laltro; riempiva di parole la desertificazione che stava facendo. Non accettava risposte, il consenso era implicito.
La nostra storia aveva il peso delle sue imposizioni e i suoi divieti. La casa del mago di Oz ha il peso della necessit.

Non ha mai avuto troppo coraggio. Quando ritenne di aver primeggiato abbastanza pose tra noi un tempo dilatatore. La dilatazione era composta dai silenzi. Cerano dentro la mia accondiscendenza e la sua cattiva ironia. Si uccide col silenzio solo chi ne conosce il peso specifico. Non ho mai parlato troppo; a lui non interessavano i miei silenzi. Ora gli interessava il messaggio; quando aveva difficolt creava metafore.
Non mi ha riservato cautele appellandosi alla mia intelligenza. Ho taciuto. La mancanza di cautele e la mia intelligenza avevano il peso della sua cattiva ironia.

I nostri silenzi sono, in fondo, sempre stati unarma: di difesa la mia, di offesa, per lui.
Mi ha fatto il vuoto attorno.
Non ha gradito quellultimo silenzio.
Scrivo per sottrarre una storia alla banalit. A quel punto della storia la banalit aveva vomitato su di me tutta la sua insipienza. Non mi andava di inghirlandare di compatimenti qualcosa che ha sempre avuto i connotati dellimpossibilit di soffrire insieme.

Patior. Ero migliore. Scrivo a te perch mi trovo ad aver acquistato tutto quello che volevo; chi impara larte del ricominciare non conosce sosta. Ho ridotto i silenzi e mi sono riappropriata del mio corpo.
Mi sento unica.
Si ricomincia da singoli: come si ama; le parole e il corpo, per, hanno il peso del cinismo. Scrivo a te perch tutto perfetto e fa paura: lei con i suoi capelli lisci e, un giorno, la ragazzina con i suoi diciassette anni arriveranno dove sono io ora: non avranno nulla di che soffrire.
Il mondo mangia e il suo mangiare ha il peso della nostra innocenza.

Mi dicono che ti sposerai presto, ne sono felice, che lavresti gi fatto se tu e lei aveste avuto i soldi necessari. Anche lui ritornato nella casa e presto sposer il peso delle convenienze. Lei che insieme a me sorride quando tu sgrani gli occhi, sono certa, sar la tua tutela.
Lirritazione dellaverti incontrato ha oggi il peso inverso dellappiglio: non ho mai creduto alla necessit di una forma chiare quando lamore sporca e spesso ha il peso dellumiliazione e del solipsismo.
Solo tu resti viene da dire, perch il mondo non tha rovinato. Il tempo passa e tu conservi fiducia.
Fuori mia nonna sta morendo e tutto perfetto. Il suo esaurirsi ha il peso della solitudine.
La perfezione ha il peso di un cuore che tace.







Id: 416 Data: 30/08/2009 10:19:34