chiudi | stampa

Raccolta di testi in prosa di Franco Marchetti
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Il sentiero

Scese piano da quella collina, gi per il sentiero che lavrebbe portata al suo paese. faceva ogni giorno quella strada, eppure ogni volta scopriva sempre qualcosa di nuovo. Uno scorcio della collina di fronte a quella che percorreva, degli alberi che non aveva notato, o semplicemente alcune pietre di un colore particolare, diverso dal normale colore che prevaleva in quella strada di collina.
Ma questo suo scoprire sempre cose diverse, avveniva solo quando aveva lanimo sereno, quando era in pace con la natura e con se stessa.
Quella mulattiera Doveva percorrerla ogni giorno per andare e venire da quel casolare in cima a colle, circondato da campi e da boschi.
Oltre la collina di fronte stava il paese, e li doveva andare per comprare quello di cui tutti i giorni lei e la persona che accudiva, avevano bisogno. Era sempre una bella camminata, a volte piacevole a volte faticosa. Ma quella camminata di una buona mezzora, quaranta minuti, era anche il suo spazio di libert, il suo momento dei pensieri al vento, era per questa ragione che non si faceva accompagnare, lei non guidava nessun mezzo, perch al suo paese non cerano mezzi di trasporto diversi dai poveri e sofferenti animali. Se avessero potuto parlare, questi animali, chiss quante imprecazioni avrebbero rivolto al creatore per averli fatti nascere e vivere i posti cosi lontani da un vivere normale. In fondo il mondo degli uomini, se vogliono farsi del male che lo facciano, ma i poveri animali che centrano? Sono nati come le vittime sacrificali degli uomini? Allora perch se a loro non stato dato il dono del pensiero, stato data la sofferenza, con latrocit di non poterla esprimere o evitare

Non aveva bisogno della lista della spesa, sapeva cosa sarebbe stato utile o cosa no! Perch ogni giorno doveva preparare il mangiare, accudire, anche nelle sue intimit quella antica persona, oggi sovrastata dal tempo e dalla fatica di una vita trascorsa freneticamente e spesso disordinata.
E quando andava al paese a comprare il necessario i suoi pensieri volavano, la riportavano la, nella sua capanna tra il freddo della povert ed il calore dei cari.
Quanti pensieri navigavano in quella piccola mente, coperta da una testa colma di ricci neri lunghi, con due occhi grandi,troppo grandi per quel fragile corpo, come due finestre aperte, scrutano il mondo.
La povert della provenienza, rende pi curiosi ed avidi del sapere un sapere negato nei propri luoghi, per questo gli occhi sono grandi , le pupille di un nero inteso e liride bianca candida come il nulla di cui dispone. Sono grandi per vedere, per scoprire sempre pi cose, riempire la mente di ci che fino ad oggi le era stato negato.
Nata donna in una terra senza diritti per gli uomini, ed ancora meno per le donne, ma solo in apparenza. Questo lo sapeva, perch vedeva sua madre, una donna gi vecchia per la sua et ancora troppo breve ma gi consumata dalla miseria e dal lavoro. sua madre, donna alta e fragile ma forte come una roccia.
Era lei in casa che accudiva alle cose da fare, ai bambini. Era lei che di nascosto rubava il tempo alla miseria per regalare un po damore a quel suo uomo tanto forte ma tanto fragile. Sentiva, lei ancora piccola, i silenziosi lamenti della madre, stanca sfinita dalla durissima giornata, donarsi al suo uomo per alleviare le sofferenze, e lei sua madre, troppe volte donava il suo corpo, ma non riusciva a goderne dei piaceri, la sofferenza della miseria prevaleva.

Cresceva ed ogni mattina usciva fuori, correndo come se il mondo fosse tutto ai suoi piedi. Larroganza dellinnocenza di non sapere e pensare che il mondo fosse tutto li.

Raramente vedevano la pioggia, e quando succedeva era un evento, una festa, appena il tempo di assaporarne il gusto la bellezza, che lacqua del cielo spariva, si dileguava evaporava, come i sogni di grandezza suoi, ogni giorno che cresceva. e si imbatteva nella quotidiana realt.
Si reggeva appena in piedi che gi conosceva la durezza della esistenza, non cera tempo la in quella terra, tanto bella e povera, a perdere tempo per crescere spensierati, le sue piccole e fragili braccia e gambe erano gi utili alla famiglia per alleviare un grammo di sofferenza a quella povera capanna.
Un fascio di triste vegetazione che raramente veniva trovata, anche molto lontano dal loro villaggio, era il fardello che la mamma gli affidava per portarlo al villaggio. Lei lo accudiva e con linnocenza di una bimba, nel lungo tragitto del ritorno al villaggio, quel fardello lo trasformava nel grande uccello che lei spesso vedeva volteggiare sopra al loro villaggio, ed insieme volavano via, altre volte lo trasformava in uno spirito del bene che era scesa in quella terra ed aveva scelto lei come piccola regina del villaggio, imitando le mosse del capo villaggio, lo coccolava e sorrideva. Anche i quei sorrisi, in quei sogni riusciva a sconfiggere la miseria di una grama vita. Passavano i giorni, ma forse lei, loro non sapevano neppure come si chiamasse quello sparire e riapparire del sole. Contavano le lune, quante lune piene erano passate dallultimo raccolto, quante volte le mandrie avevano attraversato la vasta prateria che si estende davanti al loro villaggio, per andare lontano, la dove scorre il fiume, la dove c lacqua, preziosa risorsa sempre troppo poca per abbeverare quel disgraziato continente di uomini e animali che si contendono le solite cose per sopravvivere. Lei nata nella terza luna piena dopo la semina e nel periodo delle poche piogge e della grande sete, lei cresceva senza sapere il perch, quando raramente, le capitava di mangiare due volte al giorno, nella capanna era una grande festa, tutti attorno a quella bont donata dal duro lavoro e dalla posizione che la sua famiglia occupava nel villaggio, si perch facevano parte della casta che sta pi su degli ultimi, perch il loro nonno, insieme ad altri guerrieri era riuscito a scacciare via un grosso leone affamato che stava per fare razzie del bestiame del villaggio.

Quante volte anche in seguito, a sentito raccontare la storia del nonno che scaccia il re degli animali.

Per tante e tante lune a sera gli uomini del villaggio si riuniscono davanti al fal, al centro del villaggio, ed ogni volta il nonno deve raccontare la sua storia. Ogni volta aggiunge un particolare, frutto della sua fantasia e dei suoi sogni. Dopo tanti anni quel racconto divenuto pi fiaba che storia vera.
Ma come fu che il nonno divenne cosi importante?
Era appena finito il tempo delle grandi piogge, la vegetazione aveva ripreso a vivere e rigogliose le piante di tutte le dimensioni si stagliavano verso lalto, fresche e lucenti. Prelibato cibo per gli animali erbivori e tanto frumento per i contadini del villaggio. Ma la vegetazione cosi alta e fluente era anche sicuro nascondiglio per i predatori, i quali potevano avvicinarsi moltissimo alle loro prede, nella perenne lotta per la sopravvivenza che ogni giorno andava in scena nel palco della vita.

Da quelle parti un giorno passarono una mandria di bufali erano davvero tanti, spinti fin la per la fresca e rigogliosa vegetazione, un rito che si ripeteva ogni volta alla fine delle grandi piogge. Anche quella volta la mandria pascolava i cuccioli giocavano tra loro nel mezzo al branco. Siano cuccioli di animali o di uomini, larroganza della giovane et li rende spavaldi e temerari, incuranti dei pericoli . per i cuccioli il mondo sempre troppo piccolo rispetto ai loro sogni.

Come sempre avviene, quella mandria era scortata da un branco di leoni, non li avevano seguiti, semplicemente li aspettavano li in quella rigogliosa savana, lo sapevano che li sarebbero venuti il codice della vita il rotolare della esistenza che segna il percorso della sopravvivenza, . immancabilmente anche quella volta cosi avvenne.

Cosi avvenne anche quella volta, i cuccioli incuranti del richiami materni, sempre pi si allontanarono. I bufali riescono ad essere invulnerabili contro i felini carnivori solo se riescono a stare nel branco a stare uniti, sia il numero e le loro possenti corna, spesso hanno successo degli attacchi dei predatori, perch costoro per istinto sanno che se sono incornati e feriti e la loro fine. La durezza e la povert di questa terra non ammette debolezze, vale per gli uomini e per gli animali.

I leoni se vogliono avere successo, se vogliono procurarsi e procurare il cibo ai loro cuccioli, debbono cacciare in branco, alcuni disperdono, diradano la mandria dopo che hanno individuato la preda, che pu essere un giovane cucciolo o pu essere un esemplare pi debole di altri perch nella sua esistenza tante battaglia ha combattuto ed hanno lasciato segni indelebili nel suo corpo, tale da renderlo pi vulnerabile, cosa che non sfugge agli affamati predatori.

Cosi stava per succedere anche quel giorno, ma un imprevisto attir lattenzione del grosso felino, lui che doveva disperdere la mandria, in lontananza, leggermente fuori dal branco vide due cuccioli che spavaldi giocavano pi lontani del solito dal branco.
Si butt su quelle facili prede, senza accorgersi che nel frattempo la madre seguita da altri bufali del branco stava velocemente avvicinandosi ai piccoli.
Il leone aveva quasi avventato il cucciolo, il quale fece uno scatto improvviso verso destra, la parte dove stava correndo sua madre, anche il felino scatt subito verso destra tentando ancora una volta di avventarsi sul cucciolo, ma cosi facendo non vide pi del bufalo accorso per salvare laltro cucciolo forse era il padre, che nel frattempo si era velocemente avvicinato per salvare il piccolo, quel brusco movimento espose il leone al suo corno, fu un attimo ed il bufalo, con tutte le sue forse protrasse il corno in avanti e come la punta di una lancia and a conficcarsi nella coscia del leone che emise un lacerante ruggito ed and a cadere sul lato sinistro del suo corpo, distinto si rialz subito per prendere la sua preda, quella che credeva facilmente di portare nel branco, ma quando fece il gesto di spiccare il salto per riprendere la mortale corsa verso il cucciolo oramai in lontananza, il suo corpo non fece che un piccolo balzo, il dolore lo trafisse nella gamba e nellorgoglio di predatore sconfitto da un bufalo.

Mestamente dopo un lungo girovagare si avvicin di nuovo al suo branco. Quella avventatezza era costata cara anche al branco dei felini, perch liniziativa solitaria del leone, aveva messo in allarme tutta la mandria che rapidamente si riun iniziando una folle corse travolgendo tutto ci che incontravano, e cosi che per quel giorno lassalto dei felini and a vuoto e dovettero accontentarsi di piccole prede o la carcassa di qualche animale lasciato li da predatori pi piccoli fuggiti alla vista dei leoni.

Improvvisamente la savana divenne silenziosa e vuota, i bufali erano andati molto pi a nord, alla ricerca di nuovi pascoli e per quel giorno nessuno era stato cibo per i felini.
Ma la lotta per la sopravvivenza non si esaurisce in un giorno, i leoni sapevano dove andare, sapevano che avrebbero incontrato di nuovo i bufali tra qualche giorno, sapevano che dovevano affrettarsi prima che i bufali iniziassero la loro folle corsa verso altri pascoli verso lacqua che in quelle zone nel frattempo si stava esaurendo.

Velocemente si avviarono verso la loro meta, i leone ferito li seguiva a distanza, sempre pi lontano, oramai era fuori dal branco, il suo destino quel giorno fu segnato.
Dopo un po non vide pi quella che una volta era la sua famiglia, girovag per giorni e giorni in quella terra vuota di prede, doveva mangiare quello che trovava, carcasse, piccoli animali e pur ferito riusciva sempre a compiere qualche piccolo balzo che gli permetteva di raggiungere qualche preda o ci che la terra offriva, e la terra in quei luoghi era molto avara, riusciva a sopravvivere perch la natura ci ha donato di tante risorse che non conosciamo fin tanto che non ne abbiamo bisogno, cosi avvenuto anche per il leone, il quale aveva diminuito la forza e la potenza ma aveva aumentato lastuzia, ma quando la fame diveniva pi forte, anche lastuzia diveniva pi debole e laudacia data dalla lotta per la sopravvivenza aveva il sopravvento.

Girava il leone, faceva cerchi concentrici attorno al villaggio, sentiva lodore degli animali domestici di quel villaggio, la fame si faceva sempre pi spavalda dentro a quello stomaco vuoto, e la fame porta alla incoscienza, a scavalcare steccati, ad affrontare i lincognito.

Cosi avvenne anche quella sera, il leone. Una bestia sofferente agli occhi dei suoi simili, ma sempre maestosa e imponente agli occhi degli uomini, e se pur ferito, lo era ancora imponente e abbastanza in forze.
Sempre pi si stava avvicinando alle bestie del villaggio, la fame non gli permetteva di comportarsi da grande cacciatore quale lui era.
Gli uomini del villaggio, poco lontano videro lagitarsi frenetico delle bestie capirono subito del pericolo, ma ancora non riuscivano a vedere la dove veniva, il leone era oramai vicino ad una delle prede, e li stava per iniziare lennesima lotta della sopravvivenza. Se vinceva il leone la sera nel villaggio ci sarebbe stata una famiglia disonorata e forse affamata perch avrebbe perso ci che da cibo e prestigio. La fame e forza della sopravvivenza rende gli uomini ciechi e sordi e lunica guida listinto della sopravvivenza.

Il leone stava per avventarsi su quella bestia troppo fragile e lenta per sfuggirgli anche se ferito, ma proprio mentre stava per fare, forse gli ultimi passi decisivi tra lui e la sopravvivenza ancora per qualche giorno, improvvisamente come apparso dal nulla gli si par davanti suo nonno armato solo di una lancia e dello scudo ricavato dalla pelle di bue. Aveva un grande copricapo di penne il volto dipinto dai segni di appartenenza alla tribu e alla sua posizione nel villaggio. Emise un urlo disumano e prolungato. Ballava come un forsennato in possesso degli spiriti della prateria, e scaglio la lancia, il leone fece uno scatto repentino sulla sua destra e lancia gli sfior la schiena andando a conficcarsi poco lontano ma quel movimento brusco, gli acui il dolore della ferita facendola sanguinare, emise un ruggito forte e disperato e struggente, fu cosi triste che parve per un attimo tutta la prateria si fermasse in religioso silenzio come segno di rispetto per quel re ferito e alla fine della sua presenza. Quel gli impose lunica cosa che poteva fare, ritirarsi e andare via.

Gli uomini vedevano questo bestione allontanarsi caracollando per il lacerante dolore, e mentre andava la sua criniera affidata al vento pareva che volasse. Quel maestoso animale tristemente andava verso il suo destino pareva pi grande e maestoso.

Gli uomini del villaggio nel frattempo accorsi, guardavano la scena accompagnando landare del leone e le loro grida erano il requiem di quello che una volta era stato re.

Quel giorno forse un leone moriva e dalla sua morte era nato un eroe del villaggio da tutti amato e rispettato.

Cosi era la storia di suo nonno salito nella gerarchia del villaggio ai livelli pi alti. Forse il leone non era morto invano ed il destino aveva ancora compiuto un tratto del suo perenne percorso.

Quella posizione di privilegio permise loro di avere qualche piccolo privilegio, uno di questi per lei che nel frattempo cresceva forte e fiera con una bellezza esuberante, era quello di imparare alla scuola del villaggio.

La mamma conosceva il dolore della fatica, ogni giorno assaporava il sapore del fame senza saziarsene mai.
Vedeva gli uomini che sempre pi si avvicinavano alla sua bambina mano a mano che cresceva.

Non voleva che fosse preda della povert e della crudele avidit degli uomini del villaggio sapeva, che non avrebbero dato il tempo alla sua bambina di crescere, ed un giorno si sarebbe presentato alla sua capanna un pretendente molto pi vecchio ma con bestiame e altri ninnoli come dote e lavrebbe chiesta in sposa. Sapeva che non avrebbe potuto opporsi al marito ed ai vecchi della famiglia, lo sapeva perch la fame e la povert sono le forze pi grandi e malvagie della terra.

Sapeva, perch anche a lei cosi successe, che alla sua bambina pur non avendo ancora lasciato la fanciullezza il suo corpo ed il suo ventre improvvisamente si sarebbero deformati per ricevere qualcosa ancora troppo grande per lei, che presto lei fanciulla sarebbe diventata madre, poi nonna poi vecchia quando ancora il tempo dalla sua nascita era trascorso troppo brevemente.
Per questo lha fatta fuggire per un avvenire migliore oggi d noi domestica e badante continua a sognare..
continua


Id: 1114 Data: 06/08/2011 09:08:55