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Raccolta di testi in prosa di Alida Pellegrini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Madama Dor

MADAMA DORE

Si ferm un attimo.
Nella stanza la luce impietosa mostrava tutte le pecche e la polvere che non era riuscita a nascondere. Sui mobili, il lampadario, i vetri delle finestre cerano i segni del tempo e dellimperfezione ma la luce che li metteva in evidenza era calda e amichevole.
Bianca correva in attesa degli ospiti: i suoi compagni dasilo e i relativi genitori.
Per la festa di compleanno di sua figlia sarebbero venuti anche i loro amici, era la festa dellestate e dellinizio vacanze.
Nonostante fosse ansiosa e quindi inquieta per il pomeriggio intenso che lattendeva, riusciva a godere la bellezza dei fiori sul tavolo, i colori dei cibi disposti sui vassoi, le sfumature dei ricami su cuscini e tovaglie. Erano belli persino i volti sani e integri degli zii che non erano ancora tanto vecchi dentro da non essere attratti dagli altri. Rughe e capelli bianchi, leggera pinguedine, espressione benevola, disposizione al divertimento non sfiguravano accanto allo splendore degli occhi dei piccoli. Lo zio preferiva i maschi e i loro giochi un po violenti, la zia le bambine con i loro vestitini graziosi.

Inizi un mulinello di vita e di risate, di corse e di commenti fino alla torta, quando si ritrovarono tutti intorno alla tavola, vicini.
Solo Marta rimase a sedere lontano, guardata a vista dal marito. Se le stringevi la mano sorrideva ma non era chiaro a chi. La mente le si era disintegrata insieme alle maglie che aveva intrecciato, ai pranzi preparati, alle pulizie fatte. Le dette il piattino con il dolce gi tagliato a pezzetti.
Arriv Marco, il loro amico dei tempi delluniversit con un insolito piccolo regalo: la foto incorniciata di un animale della savana scattata durante un safari. Amava i viaggi e i racconti, avrebbe intessuto storie anche su quello scatto e passato in rassegna i piccoli album da disegno che aveva incoraggiato Bianca a riempire.
- Ti ricorderanno linfanzia, ti commuoverai quando li riguarderai. - le aveva detto.

Gli adulti intanto passavano come meteore lasciando masse di ragazzini con fratelli mai visti n conosciuti prima, altri si piazzavano nelle poltrone e non si spostavano se non per alzarsi a mangiare.
Un bambino aveva rovesciato un crostino sul divano e lei era riuscita solo a dire balbettando: -Oddio lo puliremo.- Giornate intere ci sarebbero volute per rimettere tutto in ordine.

Una madre ad un certo punto sbianc, usc dal salotto e vomit nel bagno, piangendo.
La rassicur, succede. Quella per le raccont di essere incinta e di non volere il bambino. Sua madre era malata come la signora di l
- Marta? -
- S. -
- Terribile davvero. -
- E cos non solo sto male per lei ma non posso nemmeno avere il bambino. - singhiozzava. - O curo lei o lui. -
Non sapeva che dirle, che si dice? Un groppo alla gola. Ascoltava sudando, aprendo la finestra, badando a non staccare gli occhi dai suoi. Era quello che faceva con Marta e funzionava: prestare attenzione.
Laltra si calm un poco, si era sfogata. Riprese il figlio e se nand. Mondi in movimento come animali irrequieti.
Mise della segatura sul pavimento del bagno e corse a sfornare bei biscotti dorati. Poi tolse la segatura, us la varechina e pul.
Inforn schiacciate e fece conversazione mentre dirimeva questioni pi o meno infantili e stappava bottiglie.

Alle otto in punto si sarebbero presentati i parenti di suo marito. Una minestra era stata ufficialmente richiesta. Che ci voleva a preparare qualcosa di caldo per le otto?
Avevano unaltra esigenza, altrettanto problematica nella loro piccola casa: mangiare sul tavolo con piatti di ceramica perch quelli di carta sono scomodi, specie per tagliare la carne, ergo era necessaria anche la carne.
Non si capacitava della protervia altrui.Voleva dire togliere i vassoi e ri-apparecchiare, predisporre le sedie, dare udienza mentre i ritardatari venivano a prendere i bambini, mangiavano noccioline e patatine aspettandosi un aperitivo, mentre lei controllava se lacqua per la famosa minestra bolliva e chiudeva i sacchi della spazzatura accumulata nel corso del pomeriggio.
Doveva accendere il forno ora per scaldare pizze e salati, preparare crostini scuri caldi e tagliare il roast beef, se possibile tiepido.

Arrivarono in fila indiana come i Sioux.
- Dove la principessa? -
- A giocare. -
Era leggermente infastidita dai soprannomi che usavano.
Aveva sempre e solo sorriso ma la scelta di una parola o di unaltra dice molto e lei, che le amava, lo sapeva bene.
Bambina fortunata, certo, ma perch sottolineare il piccolo bene presente, le gioie che potevano offrirle di fronte allimponderabile della sua vita futura? Fortunata rispetto a cosa, poi? Rispetto alla loro vita? Anche rispetto alla sua se per quello, ma non le veniva in mente di dare soprannomi agli altri. Alla figlia, in fondo, non avevano offerto che compagnia damici piccoli e grandi, vacanze al campeggio, vecchi zii; consapevoli peraltro che non si pu assicurare una vita da principesse nemmeno alle principesse.
Bianca arriv correndo e si ferm un attimo, anche se spintonata dalle amiche; li salut e ripart, ben educata.
- Va gi via? -
- Vuole giocare. -
- Ah! Non ne ha mai abbastanza! -
- A cinque anni -
- Eh, s. -
Forse anche suo padre, se fosse stato vivo, avrebbe detto frasi simili, non se lo nascondeva. Aveva notato, nel corso del tempo, che soprattutto quelli che si disinteressano degli altri vorrebbero attenzione.
I Sioux si sedettero in cerchio, poi parlarono tutti insieme come ad un primo appuntamento.
Avevano lanciato occhiate alle persone rimaste: uno sguardo infastidito e anche un po sorpreso. Non erano soli come evidentemente si aspettavano.
Qualcuno si avvicin a salutarli. Loro rimasero immobili, girati solo con la testa, come in attesa della fine di quei convenevoli che, simmaginava, trovavano superflui. Mentre andava e veniva dalla cucina, sentiva pezzi di conversazione tra suocera e cognato. Si sent seria e professionale come i camerieri che ascoltano parlare di qualsiasi strano argomento pur restando sempre compunti e con unespressione imperturbabile.
- Entro pi tardi domattina quindi non vengo a pranzo. -
- Come mai? -
- Ho cambiato turno perch Giovanni malato.-
Parlavano delle cose di casa come se fossero a casa.
Disinteresse, incuria, arroganza? Chiss di cosa si trattava.
Maleducazione.
Suo marito intervenne ma dovette farlo su argomenti generici tipo il tempo e il cibo.
Dopo un poco suo suocero chiese: - E la Madama sempre a giocare? -
- S. Ci sono ancora dei bambini. -
Laltro soprannome era appunto la Madama.
Forse era un termine benevolo ma si poteva anche pensare fosse ironico, affibbiato ad una bambina cos piccola.
La Madama, nella sua infanzia, era una qualche smorfiosa, dai modi artefatti, sopra le righe. Nella sua mente una tizia con una gran gonna, il corpetto attillato come la Pompadour, i capelli biondi a boccoli, non sua figlia quindi con i bermuda, i sandalini rosa e i capelli alla maschietta.
Era poi pi probabile che quel nomignolo, dato da persone che provenivano da una cultura contadina, intendesse prendere in giro loro - genitori per le cure, lamore, linteresse ritenuti eccessivi. Attenuante non giustificazione.
Chiam sua figlia ma Bianca non arriv e loro non la cercarono, specie dopo la laboriosa fatica di essersi disposti intorno al tavolo e aver aperto un varco tra i vassoi, i tovaglioli e le bottiglie.
Inflessibili i giovani cognati parlavano tra loro con unurgenza che non poteva che esser finta dato largomento banalissimo, gli altri si guardavano intorno, impacciati. Tutta quella fatica per una semplice festa di compleanno!
Quando presero un po di coraggio conversarono, sempre da lontano, con quelli che erano ancora in salotto. Cap che era una specie daddio: speravano che partissero presto visto che era ora di cena.
Sent chiedere a bassa voce: - Ma non vanno a casa? -
Sarebbero rimasti delusi, cera ancora da mangiare per un battaglione dIndiani e di Yankees e lei aveva gi invitato a cena tutti quelli che potevano rimanere, anche se impegnata a salutare chi usciva e chi entrava, chi cercava un golf e chi non voleva lasciare un giocattolo.
- Me lo renderai allasilo- diceva Bianca con mascherato disappunto.
- Me lo rendi domattina, eh! -

Suo marito lavorava in cucina, sentiva spadellare e sbattere. Era stanco anche lui, meno male erano al rush finale.
Chiudendo la porta nellingresso, distratta, girandosi intravide i Sioux con delle immaginarie penne colorate sulla testa: aspettavano come al ristorante, osservando i quadri.
Non poteva suggerire loro di alzarsi, parlare con gli altri, aiutare, inserirsi nella calda vita di tutti i giorni come avevano fatto gli zii ottantenni che per ore avevano guardato i bambini, intervenendo nei giochi, offrendo riparo e consigli.

- Un bacino! - Chiese la nonna a Bianca che si era avvicinata, incuriosita nel vedere cos tanti cambiamenti intorno al tavolo. Ubbid ma il viso non era stato girato abbastanza e il bacio risult troppo familiare. Si pul la bocca e si allontan.
I bambini non mentono, pens dura, ma non era il gesto che contava, era tutto quello che non era esistito in precedenza che contava: interesse, frequentazione, comunione, consuetudine, familiarit.
Finalmente furono trasbordati cibi caldi, bibite fresche, fette di torta e caff bollente. Fu anche aperta una nuova bottiglia di spumante ma non appena lei e suo marito riuscirono a mettersi a sedere, i Sioux dissero che sarebbero ripartiti.
- Subito? -
Troppo caldoe poi erano stanchi anche loro due, no?, dopo una giornata simile. Che voleva dire simile? Stancante? No, non lavrebbe definita cos.
- Arrivederci! - E si alzarono uscendo in fila e guardandosi lun laltro per non scontrarsi sulla porta.
Gli Indiani, le venne in mente, sono molto pi coordinati nei movimenti.
- E la Madama? -
La chiam.
- Ciao, ciao. -
Finito. Quasi tutto.

La segu nella sua stanza. Cerano ancora delle amichette.
- Che fate? -
- Un girotondo. -
- Allora cantate Madama Dor.- Disse, tanto per esorcizzare lesistenza di quel Madama che la infastidiva e al quale doveva abituarsi.
- Non me la ricordo tutta. -
- Vi aiuto, la cantavo anchio da piccola. -
Marco la guard divertito, con gli album da disegno in mano.
- Cento anni fa. -
I sopravvissuti alla festa ora erano quasi tutti nel corridoio, davanti alla porta della cameretta e canticchiarono.
O quante belle figlie, Madama Dor.
O quante belle figlie!(Davvero lo erano.)
Son belle e me le tengo, Madama Dor.
Son belle e me le tengo! ( S, me le terrei tutte.)
Me ne dareste una, Madama Dor?
Me ne dareste una? (No, per davvero, nooo.)
Che cosa ci vuoi fare, Madama Dor.
Che cosa ci vuoi fare?
La voglio maritare, Madama Dor.
La voglio maritare. (Troppo piccola.)
Con chi la maritereste, Madama Dor.
Con chi la maritereste?
Lei emise un sospirone e anticip il canto delle bambine che si fermarono ad ascoltare.
- Ora che ci penso non la voglio maritare, Madama Dor; ora che ci penso non la voglio maritare! Perch piccolina, Madama Dor, perch piccolina- e me la tengo io, Madama Dor, e me la tengo io!-
- Non dice cos. -
- S, ma bisogna intervenire sul mondo quando si pu. -
Prese il mento della figlia, lo scosse e la baci con foga.
Torn in salotto. Marta le disse: - Ciao Giovanna, mi portano via. -
- Non sono Giovanna. Giovanna tua figlia e io sono una sua amica. -
Dunque non ricordava chi era; anche sorridere e stringere la mano serviva a poco.
In quel momento i loro visi si specchiavano e Marta sembrava pensare: - So chi sei.-
- Sono- Che importavano i discorsi difficili, a Marta erano gi venute due rughe sulla fronte dallo sforzo di tutti quei sono. Lei riusciva ad essere cos poco, ormai.
Ebbe unidea; voleva rivedere il sorriso sul suo volto. La spinse verso la cameretta.
Cantavano ancora a squarciagola Madama Dor, cambiando le parole, inventandole ma la musica era quella.
- La ricordi? - Marta annu e labbracci, piena di calore. Senza fiato pens che davvero laffetto arriva da strani, inaspettati lidi.
- Notte, a domani. -
Andarono via tutti, piano piano.

Si sedette sul lettino con una sigaretta in mano, suo marito aveva laria beata che prelude il sonno.
Ne incroci lo sguardo. Sapevano che quella giornata per loro significava felicit.
Lei ripens a tutti gli invitati: ai Sioux, a Marta, ai bambini, agli zii, alla donna che aveva detto che avrebbe rinunciato ad un figlio perch doveva seguire la madre malata
Era rimasto solo Marco, come tutti gli anni. Bianca gli stava mostrando i suoi disegni.
- Allora vediamo cosa c su questi fogli! -
- Il mare blu e le vele bianche nel porto-
- In alto c un castellaccio. E questi che sono? -
- Uomini, no? -
- Ah, s; ma dove sono? -
- In un parcheggio. -
- Mmm, queste sono le macchine e questi? -
- I fari spenti! -
- Brava! Doveva essere proprio una bella giornata. Guarda che sole splendente! Non hai scritto dove eri? -
- No, mamma, come si chiamava? -
- Talamone. -
- Ricordati sempre di scrivere il titolo, il luogo e la data sui tuoi disegni. Ha un titolo questo? -
- Talamone e basta. -
- Bene. -
Creavano ricordi. Bisogna creare ricordi, Madame o non Madame.
- Dovrai disegnare anche quello che accaduto oggi. Cosa disegnerai? -
Bianca rispose con la voce impastata dalla stanchezza.
- Il tavolo con il dolce rosa.-
- OK. -
- I fiori color fucsia e gialli. -
- Gli zii sul terrazzo che ridevano tra le piante. -
- La pizza con i wurstel. -
- La Marta. -
- Il girotondo tutto colorato eMarco! -
Poi, con un gran colpo, butt allaria tutti i disegni e scapp via.


Id: 2918 Data: 09/10/2015 15:09:02