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Raccolta di pensieri di Marisa Madonini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Come è per lo scrittore oggi? V. Woolf

Cosa pensate della scrittura oggi? E' sempre valido il pensiero espresso da Virginia Woolf in questo famoso saggio? Credo sia comunque un pensiero che possieda una sua permanenza e, in qualche modo, intoccabile verità...


[...] «Che cosa significa “la realtà”?» «Sembra essere qualcosa di molto impreciso, che ora si può trovare in una strada polverosa, ora in un pezzo di carta sul marciapiede, ora in un narciso al sole… Ma qualunque cosa essa tocchi, viene fissata e resa permanente. È questo che ci resta, quando abbiamo gettato dietro la siepe la buccia vuota del giorno; è questo che ci resta del tempo passato, dei nostri amori e delle nostre avversioni. Orbene lo scrittore, mi sembra, ha la possibilità di vivere, più di quanto possano vivere gli altri, in presenza di questa realtà. Il suo compito è trovarla, raccoglierla e comunicarla agli altri. Così almeno posso dedurre dalla lettura di Lear, di Emma o di Alla ricerca del tempo perduto»

V. Woolf (parte finale di 'Una stanza tutta per sé ')

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’L’amicizia pura’ lettere di Simone Weil

Le sedici lettere indirizzate da Simone Weil all'anarchico spagnolo Antonio Atarés si trovano nel volume 'L'amicizia pura' (Castelvecchi, Roma 2013, ristampato nel 2016 a cura di D. Canciani e M. Antonietta Vito). Nello stesso volume sono raccolte anche le lettere indirizzate al poeta Joe Bousquet durante i mesi passati a Marsiglia, una stagione di fioritura delle amicizie e un momento di straordinaria ricchezza e fecondità del pensiero e della scrittura di Simone Weil.

Rivolgendosi ad Antonio Atarés, Simone si ricorda della Spagna, della sua breve partecipazione alla guerra civile (estate 1936) :'... sono stata, per qualche tempo, nel suo bel Paese, anche in alcuni piccoli villaggi dove gli stranieri non si spingono mai. Credo che sia la sua regione. Non ho mai dimenticato i contadini che ho visto nelle campagne; mi hanno lasciato un'impressione indimenticabile'

Simone, che ha conosciuto Atarés tramite Nicolas Lazarevitch, amico e confidente, militante sindacalista, ha subito intuito di poter corrispondere con un essere d'eccezione, spirito straordinario che la sventura (Antonio, poeta, contadino e anarchico recluso  in Algeria dove era stato confinato dal regime di Vichy) non ha sopraffatto. 

Ecco alcuni pensieri di S. Weil  tratti da queste lettere:

'[...] rimpiangi ancora gli uccelli dei Pirenei? Non so se il silenzio non sia più bello di qualsiasi canto. In un vasto paesaggio, quando il sole tramonta o sorge, non c'è armonia più perfetta del silenzio... sono contenta che tu abbia l'acqua pura;  l'acqua pura è una bella cosa...

 

Ti ho spedito un vaglia; te ne spedirò altri di tanto in tanto secondo i tuoi bisogni e le mie possibilità. Non penso che ti faccia degli scrupoli o abbia dei dubbi in proposito.  Quando ho del denaro tra le mani, non penso affatto che mi appartenga. Si trova lì e basta... vorrei tanto che il denaro fosse come l'acqua e scorresse  da solo dove ce n'è troppo poco...

 

Quando vivevo nella casa abbandonata che ti ho descritto, ho letto, in spagnolo, San Giovanni della Croce (S. Juan de la Cruz). Il proprietario della casa possedeva il libro e me l'ha prestato. E' un susseguirsi di poesia e di prosa, entrambe estremamente belle. Il pensiero, con parole diverse, è molto simile a quello di Platone... Ti ricopio una 'copia' che trovo molto bella:

Les aves de Arabia Viven eternas;

Viven porque no sabien Lo que son penas.

Que si penaron

En el mundo no hubiera Aves de Arabia

 

Gli uccelli d'Arabia vivono in eterno;

Vivono perchè non sanno cosa sono le pene.

Se dovessero penare

Nel mondo non ci sarebbero

Uccelli d'Arabia

 

Simone, al fine di lenire la tristezza del deportato, trasmette moti di tenerezza e lucidità di pensiero e chiude sempre le lettere con parole incoraggianti e di profonda amicizia che rivelano eccezionale energia e la cura nella qualità dei rapporti umani

 

 

 

 

 

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’Caro immaginar’

 

[...] Il grande Leonardo, a ben vedere, rimase per tutta la vita per più versi infantile; si dice che tutti i grandi uomini siano destinati a conservare qualcosa di infantile. Continuò a giocare anche in età adulta e questo apparve talora inquietante e incomprensibile agli occhi dei suoi contemporanei. Quando egli apprestava per certe feste di corte e solenni ricevimenti i più ingegnosi trastulli meccanici, soltanto noi ne proviamo fastidio,  noi che non vediamo volentieri il maestro impiegare la sua forza in tali futilità: quanto a lui, non pare che si occupasse malvolentieri di queste cose, perché il Vasari riferisce che ne faceva di simili anche quando nessuno gliele aveva commissionate[...] Spesso questi trastulli gli servivano per esprimere pensieri densi di contenuto

 

Da:  Sigmund Freud  'Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci',  1910

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...Una delle prime parole che imparò fu ’stelle’ ...

[...] 'Da tempo ormai mi tormentava un'idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un'idea troppo difficile e ad essa non sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest'idea è 'raffigurare un uomo totalmente bello'.

 

F.M. Dostoevskij, 'Lettera a Majkov', 12 Gennaio 1868  

(traduzione V. Strada)

 

Come testimonia questo pensiero tratto dalla corrispondenza dello scrittore russo con Apollon Nicolaevic Majkov, poeta ed amico fino dal 1846,  in Dostoevskij stava prendendo forma l'idea di scrivere uno dei suoi capolavori   'L'idiota' che data infatti 1868 /1869

 

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Condurre i veggenti

Non è proprio un pensiero bensì un frammento, un breve bagliore tra i tanti  che popolano 'Lettere a Milena'  Mondadori 1999, l'epistolario tra Franz Kafka  e la boema Milena Jesenská Pollak, valente e giovane giornalista, scrittrice e traduttrice dei suoi primi racconti. 

La corrispondenza parte dopo un breve incontro a Praga e la manifestazione, da parte di Milena, del desiderio di tradurre le opere brevi di Kafka.

Comincia così dal 1920 questo scambio di lettere tenere e profonde, a tratti rarefatte, strazianti e contraddittorie che raccontano la parabola ascendente di sentimenti, paure, memorie, trepidazioni, affinità fino alla discesa angosciosa indotta dall'accavallarsi delle lettere, dagli equivoci per le difficoltà di corretta comprensione dovuta al differimento. 

Le lettere contenute nel carteggio sono soltanto quelle di Kafka mentre quelle di Milena sono andate perdute cosicché possono solo essere immaginate o ricavate dalle immagini e pensieri  dello scrittore ceco.

 

Eccone alcune :

 

...non so scrivere niente, mi aggiro soltanto tra le righe, alla luce dei tuoi occhi, al respiro delle tue labbra, come in una bella giornata felice...

 

...la donna che amo è una colonna di fuoco che passa sopra la terra. Or

a mi tiene racchiuso. Ma non i racchiusi essa conduce, bensì i veggenti

 

Poi nella fase 'discendente' le lettere si fanno più cupe e la paralisi traspare dalle parole fattesi più aspre e angosciose.

 

'Come se la distanza potesse cancellare il limite della persona' ha scritto Citati  di questo carteggio

e  Magris : '...Kafka arriva fino alla soglia dell'amore e, quando sta per aprire la porta, torna indietro'

 

Milena 'fu prodiga di tutto in misura incredibile: della vita, del denaro, dei sentimenti' così la descrivono gli amici. Dalle pagine dei più importanti giornali praghesi Milena si schierò  a favore dei diritti delle donne e della giustizia in genere. Dopo l'occupazione da parte dell'esercito tedesco della Cecoslovacchia, Milena si unì al movimento di resistenza clandestino e aiutò molti ebrei e rifugiati politici nell'espatrio. Ella, invece, decise di restare in patria.

Nel 1939 la giornalista e traduttrice fu arrestata dalla gestapo e deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück dove morì nel 1944

 

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per non dimenticare: Hiroshima e Nagasaki

Da un'intervista alla sig.ra Keiko Ogura, sopravvissuta a Hiroshima su 'La Stampa' di oggi 6 agosto 2018


«[...] Settant’anni dopo non abbiamo fatto progressi sull’eliminazione delle armi atomiche. Ci sono migliaia di testate nucleari al mondo. Morirò presto e se in cielo incontrerò le altre vittime sarò costretta a dire loro che non siamo ancora riusciti a liberare la terra dall’atomica»

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non dimentichiamo le ghinee





Che Aristotele o Tacito o altro autore del mondo antico, compresi alcuni considerati sacri dalla tradizione religiosa, abbiano elaborato pensieri profondamente misogini, non sorprende, l’evoluzione richiede ere… Neppure ci stupisce che alcuni pensatori maschi esprimano tuttora sarcasmo e puntute nequizie nei confronti delle potenzialità cerebrali della donna. Per fortuna, c’è sempre stata qualche voce profetica fuori dal coro (non solo femminile) che ha contribuito a cambiare (molto lentamente) il modo di considerare la questione. Come tante cose della vita anche questa è complessa e l’evoluzione prevede maggiore conoscenza, comprensione e rispetto delle differenze e delle affinità tra uomini e donne e tra gli esseri umani in generale.
Cerchiamo tuttavia, noi donne, di non rinvigorire radicati pregiudizi con atteggiamenti misogini. La misoginia tra donne corrobora il triste pensiero atavico della nostra supposta dappocaggine e inettitudine e rallenta i moti di generosità d’animo e di libertà consapevole, così come i percorsi di condivisione esistenziale e intellettuale


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Debout!


In piedi!

Celan ha tanto cercato di tradurre e far conoscere Mandel’stam in Francia, in Germania e in Europa.
Il poeta Fabio Pusterla è grande traduttore dello svizzero/francese Philippe Jacottet e una volta mentre leggeva le sue traduzioni a Francoforte e diceva dell’amore di Jacottet per Mandel’stam, il critico e poeta francese che era presente, si alzò e disse : ‘quando io leggo Mandel’stam mi ricordo questi versi e sento la sua voce che dice .’Debout!…’, in piedi! In piedi persino nelle peggiori avversità, abbiate coraggio…’
Ecco dunque affiorare il flusso di pensiero che collega Mandel'stam a Celan, Celan a Jacottet, quest'ultimo a F. Pusterla ... Lettere d'emergenza del pensiero

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senza titolo

Mi pare che i grandi poeti, camminatori instancabili, voci impensabili di svelamento, siano anche moralisti, non nel senso di accusatori ma nel senso più proprio di chi osserva con attenzione il quotidiano o l’improvviso, ne studia le ragioni, ne valuta le conseguenze. Leopardi, Merini, Auden, Vaghenas, Pusterla… fanno parte di una schiera di scrittori man mano sdegnati, tormentati, lungimiranti, nostalgici, rapiti, disingannati, impegnati, resistenti.
Il poeta scova lo scarto rivelatore per battere la via degli innocenti e riavviare gli smarriti o realisticamente ammettere che lo smarrimento esiste come il dolore e l’impotenza e prendere atto della situazione dignitosamente e in verità. Egli inoltre prova a sottrarre la nostra vita più profonda alla piazza del mercato e a stendere qualche frantume di coscienza per muovere nel lettore un’ inquietudine fruttuosa e tenere viva la grande capacità dell’uomo di esprimere l’accensione vitale del pensiero critico. Ne nascono testi profondi, curiosi, giocosi, tristi, senza retorica che vanno letti bene e consegnati poi alla pausa e al silenzio. Succede che, inaspettatamente, alcuni versi rinascano e creino germogli, tracce mirabili, prove di ricognizione per epifanie, apparizioni di coscienza tra la luminosità naturale dell’uomo e l’altrettanto naturale oscurità, contrari necessari, after Blake, che già bene illustrava nelle originali incisioni o opposti poetici.