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Raccolta di pensieri di Paolo Melandri
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Il tempo del tentare inconsulto e arbitrario

Se questa non è un'epoca di decadenza e di declino della forza vitale, allora è perlomeno un'epoca del tentare inconsulto e arbitrario; ed è verosimile che da una sovrabbondanza di esperimenti falliti nasca un'impressione complessiva di decadenza: e forse la cosa stessa, la decadenza.

 

© Paolo Melandri (1. 7. 2018)

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La sopravvivenza del passato

Non c'è stoffa più resistente e più reale del tempo, non essendo la nostra durata riducibile ad un istante che ne sostituisce un altro, nel qual caso vi sarebbe soltanto il presente, ma non il prolungamento nel presente del passato, né sviluppo, né durata concreta. La durata è il continuo avanzarsi del passato che rode il futuro e si ingrossa progredendo: e proprio perché senza posa il passato si accresce, pure indefinitamente esso si conserva. La memoria non consiste nella facoltà di ordinare i ricordi come in cassetti o di iscriverli in un registro: non vi sono cassetti né registro, e neppure vi è, propriamente, una facoltà, perché una facoltà opera in modo intermittente, quando vuole o può, mentre invece l'accumulo del passato sul passato prosegue senza soste. In realtà il passato si conserva da sé solo, automaticamente e, certo, ci segue tutto intero costantemente: tutto quanto abbiamo sentito, pensato e voluto sin dalla prima infanzia, ecco che si protende sul presente che sta per aggiungervisi, premendo contro la soglia della coscienza che vorrebbe escluderlo da sé. Il meccanismo cerebrale è appunto fatto per ributtarne nell'inconscio quasi tutti gli elementi e lasciar passare nella coscienza soltanto ciò che per sua natura serve a chiarire la situazione presente, ad aiutare l'azione che si prepara, insomma, a dare un lavoro utile. Tutt'al più ricordi non richiesti arrivano a passare di frodo per la porta socchiusa, e sono essi, araldi dell'inconscio, a renderci avvertiti di quanto ci trasciniamo dietro senza saperlo. Tuttavia, anche se non ne abbiamo un'idea distinta, sentiamo pur sempre vagamente che il nostro passato ci rimane presente: infatti, che cosa siamo, che cos'è il nostro carattere, se non la storia condensata di quanto abbiamo vissuto, dopo la nascita, anzi da prima ancora di nascere, dato che portiamo con noi disposizioni prenatali? Certo, noi pensiamo soltanto con una piccola parte del nostro passato, ed è invece con tutt'intero il nostro passato, ivi compresa la naturale curvatura della nostra anima all'origine, che desideriamo, vogliamo ed agiamo. Dunque il passato ci si manifesta in modo integrale come una spinta, una tendenza, sebbene soltanto in piccola parte divenga rappresentazione?

Da tale sopravvivenza del passato consegue che è impossibile per la coscienza traversare due volte lo stesso stato: anche se le circostanze sono identiche, non agiscono più sulla stessa persona, perché la incontrano in un diverso momento della sua storia.

 

© Paolo Melandri (29. 6. 2018)

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Suolo

Il ritiro nella foresta somiglia al delitto perfetto, tanto nella progettazione quanto negli insuccessi. Nulla è più facile della decisione a rendersi padrone di se stesso, nulla è più arduo della sua attuazione. L'uomo ha disimparato a rendersi autonomo – a stare sui propri piedi, a diretto contatto del suolo. Malvolentieri rinuncia all'aiuto e alle connivenze. Ciò causa già le prime falle nel sistema.

 

© Paolo Melandri (14. 1. 2018)

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Primo movimento

Non è possibile oggi pensare l'uomo come un essere immobile che si erge, siede e troneggia in quanto centro e corona della creazione, come fu spesso rappresentato dall'arte e dalla filosofia. Egli si trova in movimento, e precisamente in un movimento che non solo lo attraversa, ma che si compie nonostante e contro di lui. Una situazione di fatto cui è possibile connettere tanto timori quanto speranze.

 

© Paolo Melandri (6. 12. 2017)

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Mente e sensazione

Avverto un'improvvisa liberazione nel chiudere gli occhi (per tutto questo tempo non ho osato abbassare le palpebre); così facendo, adesso ho l'impressione di collegare fra loro mente e sensazione, che a occhi aperti invece divergevano.

 

p.m. 4. 12. 2017

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Trivellazioni

A certi caratteri è possibile attingere un punto critico, oltre il quale avviene un ribaltamento. Un cassiere, dopo trent'anni di fedele servizio, un bel giorno fugge con la cassa; un borghese irreprensibile ammazza la propria famiglia. È un fatto che può avere la violenza di un'eruzione, oppure avvenire in conseguenza di solitarie meditazioni che abbiano scavato goccia a goccia le fondamenta morali. Il misfatto covava in segreto.

Sia come sia – tuttavia occorrerebbe ritenere capaci gli psicologi, a volerli prendere sul serio, di un riferimento almeno a tali disposizioni e di una opportuna diffida. Nel caso di Dàli, il fisico aveva contribuito all'errore di giudizio. Nella casbah si tiene molto a una buona apparenza. D'altra parte, so per mia esperienza che gli specialisti in tests sanno provocare situazioni in cui il volto viene strappato via come una maschera.

Sfogliare gli strati della sua personalità fino al nocciolo non era facile, perché presentavano contraddizioni. A giudicare dagli occhi sembrava capace di molte e svariate cose. Non era l'azzurro dell'Adriatico, né quello del Mar Egeo che può arrivare al viola, ma invece il pallido azzurro metallico dei fiordi, quale appare nei giorni in cui c'è calma di vento.

L'occhio sinistro sembrava più piccolo, perché la palpebra era un po' pendula. Quella leggera irregolarità non si poteva qualificare proprio come un difetto: s'intensificava quando Dàli azzardava argomenti che gli parevano arrischiati.

 

© Paolo Melandri (24. 9. 2017)

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Il silenzio della domenica

Il silenzio della domenica si prolunga per tutta la settimana ed è talmente lungo che cominciano a fischiarmi le orecchie. Colgo i miei stessi pensieri come se venissero pronunciati; mi sembra di essere in contatto telepatico con tutti gli amici, i parenti e i nemici lontani; m'intrattengo con loro in vere e lunghe conversazioni oppure torno col pensiero a vecchie discussioni fatte insieme nei caffè; rintuzzo le loro opinioni, difendo il mio punto di vista, sono più eloquente che davanti a un pubblico di ascoltatori. In questo modo la vita mi appare più ricca e più facile, graffia meno, logora meno e non dà amarezze.

 

© Paolo Melandri (19. 9. 2017)

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Livello moderno di un uomo attuale

Gli uomini moderni o, per meglio dire, gli uomini viventi nell'immediato presente, sono pochi, perché la loro esistenza esige la più alta coscienza di sé, coscienza estremamente profonda e vasta con un minimum d'incoscienza; giacché vive del tutto nel presente solo colui che si rende pienamente conto della sua esistenza d'essere umano. Occorre comprendere chiaramente che non basta vivere attualmente per essere moderni, perché in questo caso ognuno oggi lo sarebbe, ma che lo è soltanto colui che è veramente consapevole del presente in cui vive.
Colui che raggiunge questo grado di coscienza è necessariamente un solitario. Il cosiddetto uomo «moderno» è in ogni tempo un solitario, poiché ogni passo che egli fa verso una conoscenza più alta e più vasta lo allontana sempre più dalla sua originaria e puramente animale «partecipazione mistica» con la massa, e dall'immergersi nell'incosciente comune. Ogni passo in avanti rappresenta una lotta per sradicarsi dal seno materno universale della primitiva incoscienza, in cui vive la massa del popolo. Persino tra i popoli civili gli strati psichici più bassi dell'incosciente si differenziano ben poco da quelli delle razze primitive.
Negli strati psichici successivi si raggiunge un livello di coscienza corrispondente agli inizi delle prime civiltà, mentre nei gradini più elevati il livello di coscienza corrisponde a quello degli scorsi secoli. Solo l'uomo moderno, come noi lo intendiamo, vive nel presente, poiché egli solo ha una coscienza attuale, e si rende conto che gli strati appartenenti ai precedenti livelli di vita sono superati e svaniscono sempre più; i loro valori e le loro aspirazioni non lo interessano ormai che da un punto di vista storico. Così egli diviene «astorico» nel senso più profondo della parola e si è liberato dalla gran massa che vive del tutto immersa nella tradizione. Egli si può considerare veramente moderno solo quando, raggiunto il margine della vita, ha dietro di sé tutto quanto è caduto e superato, ed avanti a sé il nulla, da cui tutto può sorgere.

© Paolo Melandri (24 giugno 2017)

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La verità sulle vendite

La verità, eccola, pura e semplice, l'editoria si trova in una crisi di vendite gravissima. Mica credere a un solo zero di tutte le pretese tirature di 100 000! 40 000!... neanche 400 copie!... incanta-gonzi! Ohimè!... Ohimè!... solo la "stampa rosa"... e ancora ancora!... se la cava abbastanza... e forse i "libri gialli"... i "verdastri"... Fatto sta che non si vende più niente... grave!...

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La lappola [frammento]

 

La lappola

(Fiori e braccianti)

 

         Ero tornato a casa per i campi. Si era nel mezzo dell’estate. Avevano raccolto l’erba e si preparavano a mietere la segale.

         C’è un’incantevole varietà di fiori, in quel periodo dell’anno: rossi, bianchi, rosa; odorosi, teneri trifogli; insolenti margheritine; «m’ama non m’ama» bianco latte con il centro giallo scuro e il loro intenso puzzo di fradicio; la gialla colza con il suo odore di miele; alte campanule bianche e lilla, simili a tulipani; piselli rampicanti; ordinate scabbiose gialle, rosse, rosa, lilla, e piantaggini dal piacevole profumo appena percepibile; fiordalisi d’un azzurro brillante, al sole, appena spuntati, e celesti e rossicci, la sera, e prima di appassire; teneri fiori di cuscuta, dal profumo di mandorla, che avvizziscono subito.

         Avevo raccolto un grande mazzo di fiori diversi, e stavo andando a casa, quando notai, in un fosso, una strana lappola color rosso vivo, in piena fioritura, di quel tipo che da noi chiamano «tartaro», e che falciano con cura, e quando per caso finisce nel fieno la buttano via, per non pungersi le mani. Mi venne in mente di strappar questa lappola e metterla in mezzo al mazzo. Scesi nel fosso e, dopo aver cacciato un calabrone peloso che si era andato a ficcare al centro del fiore e dormiva lì beato e pacifico, iniziai a strapparla. Ma era molto difficile: a parte il fatto che il gambo pungeva da tutte le parti, anche attraverso il fazzoletto nel quale avevo avvolto la mano, era così spaventosamente tenace che combattei con lei per cinque minuti, lacerandone ad una ad una le fibre. Quando, alla fine, ebbi strappato il fiore, il gambo era ormai tutto a brandelli, e il fiore stesso non sembrava più così fresco e bello. A parte quello, rozzo e grossolano com’era, non era adatto ai teneri fiori del mazzo. Rimpiansi di aver rovinato per niente un fiore che stava così bene al suo posto, e lo buttai. «Però che energia, che forza vitale», pensai ricordando gli sforzi con i quali l’avevo strappato. «Con che tenacia si è difeso, come ha venduto a caro prezzo la pelle». 

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Incongruenze e Contraddizioni

Se un uomo prendesse nota di tutte le sue convinzioni sull'amore, la politica, la religione, il sapere e simili, cominciando dalla giovinezza, e andasse avanti così fino alla vecchiaia; quale mucchio di incongruenze e di contraddizioni verrebbe fuori alla fine?

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Orfano

Non è orfano nel mondo
chi ha perduto padre e madre,
ma chi lo spirito e il cuore
ha lasciato rozzi e incolti.

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Talento musicale

Ben è singolare che, tra tutti i talenti, il più prezioso, quello musicale, sia il più precoce. (Pensando a Mozart)

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Entusiasmo e solitudine

In compagnia di belle persone ci si può istruire e divertire, ma entusiasta diverrai solamente per conto tuo. Ma chi ricerca soltanto la solitudine, finisce per rimanere solo per davvero.


Paolo Melandri
9 luglio 2010