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Raccolta di poesie di Alfredo Rienzi
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

I verbi rinunciano, i presagi non dicono

 

da Partenze e promesse. Presagi.

(inedito)

 

I verbi rinunciano, i presagi non dicono

 

 

 Dicono questi versi

di nulla che succede,

non descrivono fatti.

Resiste qualche raro verbo fossile:

sta, aspetta, disperde.

 

Questo vuole l’ebbra superficie:

al troppo dire, al morso dei ragni

opporre silenzî di arenili

boccheggii di meduse.

 

Sotto, dentro, diffidiamo delle albe:

ci serve notte, ancora

di radice e di seme

ci serve buio, dentro,

la sua morente schiera.

 

Qui, in superficie, i verbi rinunciano

 

i presagi non dicono.

*

J. G. a sua figlia Miriam

J. G. a sua figlia Miriam


Che tu possa attraversare questo campo
d’oltretempo e di spinosi avanzi
di frammenti dello specchio che indivisa
ridava l’immagine


così come io ho potuto, ché ho tramutato
in leggerezza la gravità
la rossa stilla delle ferite in acqua colorata
l’oscurità dell’abisso
nella bianca piega della tua mano.

 

 

da Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015

*

Compleanno d’agosto di una costumista o di un ballerino

Compleanno d’agosto di una costumista o di un ballerino


Uno spazio ristretto
dove intrecciar le mani


la bruna costumista
il ballerino di mambo dal tarso
alato della stirpe d’Hermanubi
un po’ canuto, il naso tuberoso
come se ne trovano in Val dell’olmo vecchio


un interstizio tra i minuti e l’ombra
che precede le nuvole e
che non vedi finché non tocca terra


lei gli prende i palmi e li accosta al seno
un ritmo binario per non sprecare
aggettivi, lui interrompe il passo
cita qualche distico di Neruda,
forse Epitalamio, a memoria ma
accomodando qualche sostantivo
alle circostanze, acqua anziché mare
vette al posto di rocce,
come se il mare fosse lontano
o solamente ricordando male


ma qualche cosa volteggia
negli spazi socchiusi del torace,
ignara dell’assioma non euclideo
e galleggia nell’aria
che più non sa e dice del mattino.

Avrei avuto qualche domanda anch’io
per i due amanti,
in questo intervallo tra i due atti:
la prima e l’ultima si sono però disposte in cerchio
un’imprevista collisione di particelle elementari
per sempre esiliarsi dalla bocca.


Buon compleanno,
disse infine la voce dalla botola.

 

 

da Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015

ed in 47 Poesie per un compleanno (a cura di Max Ponte), Paginauno, 2018

 

 

Nota di lettura di Raffaele Piazza (per versione del 2006) in http://www.poiein.it/autori/R/Rienzi/AAA_Rienzi.htm

 

Complessa e articolata è la composizione poetica di Alfredo Rienzi, della quale ci occupiamo on questa sede:: divisa in sette strofe di lunghezza variabile, Compleanno d’agosto è una poesia dal forte tono evocativo. In questo componimento l’io poetico, con un tono vagamente lirico, si invera in un tessuto linguistico vario e denso metaforicamente, che si potrebbe definire narrativo, nel senso che viene descritta una scena. Pare d’immergersi in un’atmosfera magica e rarefatta, in uno spazio ed un tempo indefinibili, che, però, potrebbero essere costituiti dallo spazio scenografico di un teatro, spazio scenico in cui s’incontrano due amanti;-“/Uno spazio ristretto/ dove intrecciare le mani//”…; questi sono i primi due versi che costituiscono la prima strofa della poesia. I due amanti, protagonisti della vicenda, sono la bruna  webdesigner, e il ballerino di mambo. E’ originale l’accostamento tra due figure così diverse nelle loro attività; nella loro identità: infatti un ballerino, nei canoni tradizionali delle probabilità, dovrebbe amare, trovare un’affinità con la persona amata, non solamente con un’altra ballerina, ma, in ogni caso, con una donna dedita all’arte, magari, una musicista, una poetessa;; del resto non a caso il ballerino, nella quarta strofa:-“/Cita qualche distico di Neruda”-;inoltre, anche una webdesigner può, considerarsi in un certo senso un’artista, anche se, non c’è nel suo esprimersi, la materialità di una penna che scrive su un quaderno, o la fisicità di un corpo che esprime emozioni in movimento, o quella del pittore tra tele oli, acquarelli e tempere e così via; però anche il design in senso lato è un’espressione di arte, certamente di creatività, anche se ha un supporto elettronico. La poesia ha anche un risvolto dolcemente erotico quando la donna, nel primo verso, della quarta strofa, prende le mani del ballerino di mambo e le accosta al seno; del resto il ballerino è descritto come un uomo molto bruto, con un naso tuberoso che viene da un luogo che ha un nome che potrebbe essere quello che si potrebbe incontrare in una favola: Val dell’Orco.Un orco buono presumibilmente, definibile in tal modo, non dal punto di vista morale, ma solo dal punto di vista dell’apparire, un essere mostruoso, ma non cattivo. Il ritmo della composizione trova la sua essenza nei versi di lunghezza variabili, sorvegliati ed esatti e, un pregio di Rienzi, è quello di sapere dominare egregiamente anche i versi lunghi che vanno oltre l’endecasillabo:-“la prima e l’ultima si sono però disposte in cerchio-“.:leggiamo nella penultima strofa, per esemplificare quanto appena detto. In questa poesia si respira una forte atmosfera teatrale, tale non per l’andamento della prosa ma per il contenuto; c’è anche una botola che potrebbe essere quella del suggeritore;-“Buon compleanno disse infine la voce dalla botola /lei sorpresa che qualcuno ricordasse/. E c’è una voce, un io-poetico narrante che spunta a sorpresa nel primo verso della penultima strofa;-“Avrei avuto qualche domanda anch’io per i due amanti”.. Da tutte queste osservazioni pare che la cifra dominante della composizione, sia quella del mistero; si potrebbe ipotizzare che, il luogo dove si svolge la vicenda, sia un teatro immaginario e surreale, la storia pare felice;  la figura femminile è connotata solo da due elementi; sappiamo che la protagonista femminile è una webdesigner e che è bruna, ogni altro riferimento è taciuto, del resto in poesia  è bene che molto sia presunto. La gioia della poesia la ritroviamo anche nel titolo;.”Compleanno d’agosto”, ed è proprio la figura del suggeritore ad augurare:.-“Buon compleanno”; c’è una felice ricorrenza ed è agosto e possiamo immaginare il ballerino sudato ma felice, dopo una performance in un cronotopo imprecisato: originale e densa nella sua leggerezza la composizione di Rienzi, veramente unica per compiutezza, leggerezza ed esattezza.

 

*

Ma che vuol dire ho perso anni

(Ma che vuol dire ho perso anni)

 

 

Ma che vuol dire ho perso anni

in questa o quella vicenda della vita?

Forse un amore, un amore finito

è un tempo che non vive, o che non ha vissuto?

E il gioco, l’indolenza, il vizio più abrasivo,

raccogliere le olive e il mais, cercare

di salvare l’ala a un pipistrello?

E seminare zolle che non daranno frutto

e scrivere versi che non troveranno

voce? E costruire muri che crolleranno

quando giungerà il tempo della resa:

è tempo che si è sprecato,

sperdendosi come acqua di rivi?

(che pure tornerà in pioggia e mare…)

E fossero anche anni nel sonno

più profondo, quello privo di sogni

nel coma che nulla sente e sogna:

potrei mai dire: è tempo perso?

pensare mai: è vita dissipata?

se ancora io – in quest’età che si denuda

neppure so dare, della vita, una definizione…

 

 

Un'ottima traduzioni in inglese, a cura di Adeodato Piazza Nicolai su:

https://almerighi.wordpress.com/tag/alfredo-rienzi/

 

 

*

La nebbia rosa (Paris, 14.11.2015)

LA NEBBIA ROSA

(Paris, 14.11.2015)

 

 

Se rosa è l'aria di quest'alba

non dirmi che le nuvole hanno sangue

o che in nebbia il dolore si raggruma

e che gli urli e i colpi e i pianti

fanno materie nuove e soffocanti.

Se così fosse, sai, da tempo e tempo

rosso sarebbe il cielo, rosse la terra e le acque.

 

 

*

Con Gimmel, al fiume

Con Gimmel, al fiume

  

«Tra il sonno e il sogno

tra me e voi in me immagino

 scorrere un fiume senza fine».

(F. Pessoa, Cancioneiro)

 

 

Di qua scorreva lento il fiume (lo so:

la metafora è come annegata nelle sue stesse acque).

Il mare attende e la sorgente tace

non considera del tempo la linea

il cerchio o il decimale

della costante universale.

Ascoltavi di me contraddizioni

e dei flussi e con mani di rugiada

lavavi il fango dai miei piedi.

 

 

da Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015

*

Una domanda di Irma C., pittrice d’alberi

 

Una domanda di Irma C., pittrice d’alberi, a un monaco basiliano

 

Come puoi allo stesso modo amare

- chiedevi con le labbra appena mosse –

la vittima e il carnefice, chi dice

e chi tace, chi sceglie e chi attende

al bivio, fermo, il santo o l’uomo lupo?

 

Guardavo, mentre addolciva l’aria

un canto in genovese, i tuoi occhi

tra il grigio e il verde antico, né lustri né opachi.

 

Ti risposi non lo so, mi viene naturale e cercavo

quale mano in te fosse dell’una, quale dell’altro.

 

 

da Notizie dal 72° parallelo, Joler, 2015, p. 17

*

Quattro osservazioni del bosco

QUATTRO OSSERVAZIONI DEL BOSCO

                            è impossibile venire al dentro se prima non si viene al di fuori (Dante, Convivio, II, 1)

 

 

Verde cupo, l’ombra imperforabile

sulla collina, massa vegetale

orizzonte taciturno e amorfo:

questo, sentenzia Lennard, è il bosco

 

ma Abele sa: sono roveri e faggi:

la stagione dei narcisi verrà

persa nei propri passi e i nomi

conoscono i nostri occhi, li hanno visti

formarsi nel ventre, opache perle.

 

Oltre, dentro, solo un altro tempo vede

non questo che misura in ore

e Morgane non sa se restare sveglia

o sognare le attese dell’assiolo

tradurre gli aliti e gli alburni inquieti,

lei che conosce dei rami i cifrari,

e delle ali sa gli angoli del decollo.

 

Ma quali sensi fanno blu il canto

il volo delle spine, la loro pioggia?

Chi sa cantare alla gioia della morte?

Ha tutti i nomi:

bosco, corteccia, foglia, linfa, fuoco

sotterraneo e sublime, bianco, e rosso ché cresca e si offra.

Passa non visto, non udito.

Cos’è questo niente che divora?

 

Restino, a dubitare, le mani.

 

 

(da Presagi, promesse, partenze. - inedito)

*

La luna e il lampione

 

La luna e il lampione si guardarono sempre con sospetto

e muta diffidenza nella decade

stentata in cui resistettero il ferro e il filo di tungsteno appena caldo

alla misura che ruggina e spegne.

 

Il giallo lampeggiante del passaggio zebrato

esasperava l’isteria del tempo.

 

Alfa Eridani, dal carnoso nome di ierofante,

appena intraveduta a magnitudine settima o ottava

inavvertitamente trasmetteva a questi vicoli fotismi inquieti,

categorie intermedie tra tacita memoria

e oblio del fiat Lux.

 

da Cutodi ed invasori, Mimesis-Hebenon, 2005

*

Rifioriture

RIFIORITURE

(Europa, 23 marzo 2016)

 

a G.Y.C.

 

Fiorite fiorite fiorite

magnolie nei cortili

susini e ciliegi per le colline

e dei viali glicini silenziosi!

 

Almeno voi, indifferenti all’artiglio

fiorite e mutate in petali i veleni

in bianche illusioni i deflagrati

crepuscoli e le notti d’Europa.

 

Fiorite, colmateci gli occhi

lavate lo sporco degli sguardi.

 

Fiorite, almeno voi senza il dubbio

tra la resa e la vita.

*

Deanna U. sul treno regionale veloce

Deanna U. sul treno regionale veloce 10270

 

 

Le ore furenti e umide dell’amore

le riprese accelerate sul bianco

tumulto delle nuvole e l’immobile

turchese dove s’adagiano le Dominazioni.

Le sparse tracce sulla neve, poca,

la direzione della loro lingua

in alfabeto estinto senza che pietosa mano ne avesse

indicato le curve, il loro allontanarsi

l’andare e il tornare, il puntare attorno all’asse del mondo.

I treni nella notte, le stelle (o i lampioni) nella notte

i ventosi spiriti nella notte.

Cosa salvare, cosa offrire al Moloch?

Duramente concede la domanda

scelte multiple, silenzi, attese…

 

 

da Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015

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Il gracchio dal becco di corallo

29. (Il gracchio dal becco di corallo)

 

Il gracchio dal becco di corallo

(che con discrezione nascondeva

tra le penne del petto, poiché

tutti ormai lo riconoscevamo)

continuò a visitarci nel moto

ellittico dei giorni.

Ci mostrava il suo passo goffo

rovistando larve.

Grande amico, sensibile

come i maestri che sognavamo:

di nascosto spiccava il volo

ché non tentassimo di seguirlo

sull’abisso che irrideva,

fermo nelle correnti.

 

 

da Oltrelinee, Ed. dell’Orso, 1994

*

Se č vero

SE E' VERO  

 

Io non so se l’energia dell’universo

decada o si conservi o l’entropia del mondo

per quali moti e scarti si organizzi,

e se la termodinamica ha leggi

adatte anche all’astratto e al sentimento

 

ma se è vero (se è vero)

che prima d’ogni tempo e del velo sull’abisso

incontrastato già era l’Amore

e che così sarà anche dopo se nulla dissolve e si disperde

 

e se è vero (se è vero)

il lampo tra l’aurora e il giorno

allora ad ogni accrescimento d’odio

- per le immutabili leggi di causa

ed effetto, d’azione e reazione -

 

è necessario che anche il bene cresca

e più ci odiate più dovremo amarvi

perché l’amore ha più mani dell’odio

gli lima denti e unghie con pazienza inesauribile e muta

 

con dita leggere gli estrae ogni spina

pulisce con le labbra la ferita

disinnesca la mina e - anche se troppo tardi -

prende nelle braccia il corpo mutilato e lo disseta

con acqua e latte benedetti

 

gli canta e gli sussurra come in un esorcismo

gli sussurra e gli canta promesse in un recitativo in versi

fino alla ragione, allo sfinimento

al sonno all’abbandono, alla pietà e al perdono.

 

(2006, inedita)

*

Vincent B. sceglie una fotografia per il corredo funerario

Vincent B. sceglie una fotografia per il corredo funerario

 

È quella in cui sei tu nel campo di grano ancora verde

e il delirio di papaveri che canta il canto dell’indomata silfide

per tutte le creature visibili e invisibili nel cielo

che scende fin sulle cime dei pioppi

lo so, l’immagine è venuta un po’ sfocata

e sovraesposta quanto basta a credere che sia d’un altro luogo

dove la terra e la materia poco a poco si diradano

e il fuoco può passare oltre la pelle senza bruciare e diventare sangue

tu sei di lato e guardi in una direzione dove s’abbracciano

la vita e la resurrezione

e mostri il profilo e la sua bellezza di collina

e un’incisura che accenna ad un sorriso senza causa

riponila il giorno del passaggio vicino alla mia mano destra

che possa nei primi passi oltre il confine mostrarla ai custodi del cammino

e chiedere di aspettarti anche in quell’Oltre.

da Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015

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Conservo una lucertola a due code

(Conservo una lucertola a due code)

 

Conservo una lucertola a due code

in una salviettina ripiegata

che odora di lavanda e naftalina

 

la catturò mio padre con un balzo

mentre cercava scampo nell’anfratto

tra le radici torte di un ulivo

 

era un mattino assolato ai tempi del suo fidanzamento

(credo nel maggio del quarantasette)

 

L’offrì a mia madre, dicendole, pare:

guarda bene le code: una è di femmina, l’altra di maschio.

 

 

da Custodi ed invasori, Mimesis-Hebenon, 2005

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La rosa nacque bianca

(La rosa nacque bianca)

 

La rosa nacque bianca

di tenue fibra, delicata sostanza:

 

fu un simbolismo di maniera

e il rostro dell’amore la grande spina

fu l’odore del sangue

a marchiarla col rosso irrevocabile.

 

Come offrirtene ora i suoi cinque petali

in terra sconsacrata,

l’essenza del suo nome,

la tintura madre, il corpo fatto etere?

 

Eppure in qualche modo, come solo io

ho potuto, nel greto

di uno strenuo silenzio, dove il mattino

sperde l’umido delle foglie

 

ho amato nel lento schiudersi del fiore

la rosa e l’universo.

 

da Simmetrie, Joker, 2000 e La parola postuma. Antologia e inediti, Puntoacapo, 2011

*

Notizie dal 72° parallelo

St. Y. invia notizie dal 72° parallelo

 

 Il vento qui solleva i fogli

carte come colombe, notizie decadenti

il battito d’ali è innaturale

 

non si compirà l’aereo tragitto

 

io sto, col mio debito stampato

sul petto come ecchimosi

una virgola oscena in mezzo agli occhi

un liquido indelebile di sangue

e il peso scriteriato dell’usura

 

a noi portatori sani dei mali

del mondo, recalcitranti ma in fondo

buoni consumatori

quale fu il dubbio non espresso,

la segreta ragione

la segreta ragione…?

 

da Notizie dal 72° parallelo, Joker Ed., 2015

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La caduta di Jelka Hržić

La caduta di Jelka Hržić

 

Precipitava ormai da piu di mille metri

l’impatto era soltanto un’idea astratta

da considerare con calma lontananza

evento comunque certo per l’assoluta

legge dei gravi e degli effetti. Non sapeva

se a un certo punto avrebbe urlato, o invocato

gli angeli delle cadute, oppure scelto

(o non scelto, o subito) il silenzio

di chi non può e non deve, e non ha diritto

a dire il proprio male.

(Accadde poi che scelse un inudibile suono

come di soffio o ventosa pendenza

per non turbare dei bambini dormienti il sonno

degli amanti le stagioni dei bisbigli.)

 

da Notizie dal 72° parallelo, Joker Ed., 2015

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Breve stralcio da un Pimandro postmoderno

Breve stralcio da un Pimandro postmoderno

 

È il Regno del Numero, mio caro Aleph

l’Impero della Quantità, il franchising

delle giustizie dai drappeggi rossi

e blu, sciattamente assise su troni

in cupronichel, con il bilancino

dei compraoro e su un piattino siede

un ermete di due libbre, e l’altro

sprofonda oltre il selciato fino all’Ade

sommerso da tutte le quantità dei regni

degli uomini e intermedi e subumani

e codici a barra e grafici e topten.

La Giustizia è nel numero, nel numero la Verità

ma stai attento, mio diligente allievo:

questo testo si autodistruggerà

all'affronto del dodicesimo I like.

 

(inedito, feb. 2016)

*

(Cento volte ho perso il sentiero)

da Notizie dal 72° parallelo, Joker, 2015

 

(Cento volte ho perso il sentiero)

 

 

«A noi resta forse

qualche albero sul pendio, nei giorni

da ritrovare».

(R.M. Rilke, Elegie Duinesi)

 

 

Cento volte ho perso il sentiero

la coscienza non possiede satelliti

per la navigazione.

Quale pazienza hai avuto con me

silenzioso compagno…

*

La questione del nibbio

La questione del nibbio

 

Resta incerta la questione del nibbio

quando immobile nell’aria governa le brezze che scorrono tra le piume

con ali distese che non mostrano né spasmo né dolore

e si fa simbolo: croce imperfetta ed anello dell’immanente morte.

 

Si dice che il rapace fermo in cielo

assuma posa come di spirito santo nelle icone pentecostali

sul capo del Cristo del Verrocchio mentre il Battista innesca il suo destino.

 

Il dilemma è proprio in questo offrirsi  paradosso del predatore in veste

di bianca e santissima colomba o, all’inverso, nell’atteggiarsi

ardito, inebriato e forse commosso

della palomba  (condannata a un volo battuto ed insistente,

miracolata per divina scelta e per un simbolismo di maniera),

nella suprema posa del falcone.

 

Ma spesso i ruoli cambiano

con le occasioni e tra vittima e predatore si stringono alleanze insospettabili:

un vicendevole amore dilata l’ostia esigua del dare per avere:

io le ho viste bene, arvicole e lepri, squittire e porgersi in luce incidente,

chiamare l’angolo giusto alla vista del rapace, scegliersi il carnefice,

farsi dono esiziale,

nell’attimo estremo amarne l’artiglio

e, non trascurabile fattore per le creature di terra,

desiderarne il volo.

 

(1995, in Custodi ed invasori, Mimesis-Hebenon, 2005)