chiudi | stampa

Raccolta di poesie di Andrea Guidi
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Cogito ergo sum (divertissement)


E quel che rimane
pensavo stamane
è un senso di noia
vestito da foia
l’olfatto disfatto
gustoso disgusto
represso ed oppresso
ma vivo lo stesso
pur senza strafare
dormire mangiare
ma senza pensare
restare a guardare
la luna che sale
per quello che vale
può farti anche male
diceva quel tale…

…pensavo stamane 
a quel che rimane…

*

Orizzonte


Sollevo l'ombra di un sorriso
sulla linea che a confine si pone
tra gli occhi affaticati al sole
e la calma del mare, esistenziale.
Certo eravamo giovani, ricordi,
quando improvviso si calmava il vento
e l'occaso ci coglieva impreparati
sorprendendo noi stessi e i nostri sensi.
Impalpabile l'onda con la brezza
e le tue mani la tua bocca
l'emozione e il battito del cuore...
Ci si calmava a stento e rimaneva
la voglia di non farci sopraffare
dalle nuvole scure all'orizzonte.

*

Abbozzi di meraviglie

Nell’incedere elegante di una piuma
che cadendo ammortizza pesi e vuoti
questo tempo ci ammalia e ci deprime
decadente e sfrontato

Il senso di ogni cosa mi fa senso:
mescolando un pensiero di morte
con profferte di sbalzi d’amore
tu gridavi ch’è vero

Distruggiamo semantiche alcove
castelli di rabbia
cesellati con sabbia
gli amori non vivono altrove
se non nell’estremo saluto
di un attimo muto
fiorenti e morenti nell’ultima Thule
che tutti ci illude

Teisti agnostici atei cerchiamo rifugio
nel bello che avanza
nel timido sguardo di un fiore
che vince il rancore
nascendo in mezzo al cemento.

*

Bello dentro

Son bello dentro, che ci posso fare ?
L’involucro si sa, è dura legge,
subisce ingiurie dal passar del tempo
ma l’anima nessun la può toccare.


La ruga appare, ma per darci un tono
si dice sia soltanto d’espressione;
la panza incalza e noi, ma che furbetti,
diciamo che fa rima con sostanza.


La pelata incipiente è poi una manna
per ribadir nostra virilitate
con l’eccesso del sessuale ormone.

Ma la bellezza vera è quel giardino
che trovi dentro te se sai guardare
questo mondo con gli occhi di un bambino.

*

In tre minuti



Improvviso ci sorprese l’autunno:
deviando dal percorso stabilito
l’ombra del sole passeggiò sull’erba
facendo da corona all’imbrunire

ed una coltre di nuvole assassine
si levò dando contro al divenire
della terra screziata di colori;
poi rosseggiando l’alba se ne andò.

Rimanemmo, attoniti e stressati,
ad aspettare il tempo dell’amore.

*

La chiglia s’incaglia

Nocchiero stai attento,
il buio ci vince, ci assale.
La rotta, la rotta…
Ormai abbiam perso la rotta.
Nocchiero che fai?

Oh Padre Enea,
la perfida dea
ha mandato Morfeo
che con arti sinistre
portò Palinuro
nel mondo dei sogni,
ed il mare lo inghiotte.
Oh Padre, e adesso
noi siamo in balìa
di gran flutti
nel gurgite vasto.

La rotta si è persa,
la chiglia s’incaglia
su scogli sporgenti
che segnano,
qui tra le onde,
il luogo ove sorse fastosa
la mitica isola bella
che il mare ingoiò.

Il faro, il faro di Atlantide è spento,
la nave si sfascia, fasciami e sartie
si perdon nel mare;
chissà se la fantasmagorica isola
ancora salvar ci potrà…

*

Fuori stagione

Con sei mesi d’anticipo
- o sei mesi di ritardo –
l’altro giorno è fiorito il lillà!

Profumata Syringa Vulgaris
sfruttando il caldo anomalo
hai dato ricettacolo alle fate
- antica credenza -
che allontaneranno, così pare,
gli spiriti del male dal giardino.

E allora mi conviene
piantare lì una tenda
godendomi beato
quest’aura di bene
che latita da tempo
in questo tempo
che, vile traditore,
mi sfugge e se ne va.

*

Er mejo figo



Nun so’ romano, questo lo so bbene
ma fateme, armeno pe’ stavorta,
cimenta’ ner dialetto de noantri
essendo er mejo figo der bigonzo.

E si me sbajo, me coreggerete
amichi mia che sete tanto bboni,
scusateme fin d’ora e si ve piace
dite senza probblemi: “Me cojoni!”

*

Di nuovo



Ricomincio da dove ieri il vento
ha fermato le lancette del tempo:
il bisogno di avere tra le mani
queste tue mani ancora.
E due occhi innocenti di bambino.

*

Giochi di ruolo

Un ruolo, quale ruolo mi si addice?
Sono la sfinge che non ti risponde.
Invisibile plano al terzo atto
della commedia che voi recitate.
Coscienza sporca in guanti di velluto.
Convitato triviale a queste nozze
tra supponenza e invidia:
immagino che figli saranno generati!
Non vi conviene amarmi.
Sono il sorriso beffardo di Gioconda.
Sono l’irrefrenabile battito di ciglia.
Il Faust che per gioco vi seduce
rubando i vostri anni
per farne mercanzia di scambio.
Son buono come il pane
quando altro non v’è nella dispensa.
Sono l’attore che non usa maschere.
Anche se non vi piaccio sono solo me stesso.
E lo sarò per sempre.


*

Mariposas



Libertà
che ostaggio dei saccenti
sei costretta da fili arrugginiti
a cedere al ricatto dei potenti
torna a librarti in alto
multicolore farfalla
in sciame strabordante
ed agile posarti sulle antiche strade
e nei cuori anche ruvidi di chi
del tuo sapore ha fatto una bandiera.

*

Attimi


Segue la vita il corso degli eventi
negli incerti scenari del suo tempo
mai gli attimi saranno sempre uguali
fiori d’amore ed odio variegati .

Piaceri, e poi doveri, pregiudizi,
dialoghi, influenze, intelligenza
marea di dubbi e un punto là lontano
fermo dove s’incrociano le onde
e le illusorie certezze
mentre la barca insegue la sua rotta
innalzando le vele
arriva il tempo in cui le foglie al vento
si lasciano cadere senza chieder perché.

Cosa mai potrà rimaner costante
in questo parabolico mutare ?

L’essenza dell’umano andirivieni,
cassetti di memorie da svuotare,
e il cielo che mai smette il suo respiro.

*

Dalla mia casa


Accozzaglia grigia e rossa di tetti
e macchie di verde a risaltare
sfumate come volute che salgono
a rispecchiarsi nell’acqua fangosa.

Ordinaria stagione di vento
ocra e arancio di terre bruciate
dai solchi scalfite e ferite le zolle
voltate a guardarsi nel cielo.

Le nebbie ancor calde al mattino
tra mille e non mille parole
lanciate agli spazi e ai cortili
vivevo la voglia smaniosa di andare.

Dalla mia casa non vedo il mare.

*

Ad occhi chiusi



Nel punto esatto della notte
dove arcani estremi si toccano

proprio là sarò ad aspettarti

e ti regalerò il sentire d’incanto
di una giravolta sulle nuvole,
l’acerbo mistero che governa
il moto incessante del tempo,
ed una carezza che il mondo
potrà soltanto invidiare.

*

Dettaglio



Non basterà dividere il pensiero
per dedurre il tempo intercorrente
tra la coscienza e l’insorgere del sogno:

manca soltanto il dettaglio dei tuoi occhi
e sarà festa perfino dove il sole
brucia e scortica la faccia della terra.

*

Oublier



Fiori di loto intrinseci
nei campi di papaveri
nel tempo che, sospeso,
muta in un batter di ciglia.

Stanchezza nelle mani
mentre la vita passa,
ti sfiora, ti accarezza,
ti disarciona e ride.

Se ne va via lontano
col treno della notte
la voglia di combattere
per lei, o contro di lei.

*

L’apparenza inganna

Movimento infame e disonesto
l’oscillare di un pendolo arcano
dissonante di giorno
disarmante di notte
Io non seguo più il ritmo stridente
non mi chiedo perché
infiocchetto una scatola vuota
con colori sgargianti sfacciati smaglianti.

Sconosciuta al mio tatto
l’escrescenza che erompe
come vena si gonfia esplodendo
tutt’intorno uno sciame di niente
Si sa vendere bene il [poeta]
spacciatore di sogni e emozioni
porta in giro uno straccio di cuore
ricamato con fili d’organza.

Pare quasi una danza
fatta con eleganza
ma è una falsa speranza
senza alcuna sostanza.

*

Primo Aprile

Povero pesce dei bei tempi andati
quando nel cuore innocenza albergava
e sui banchi di scuola era un fiorire
di fogli pisciformi colorati.

Burle, scherzi, bugie meravigliose,
risate cristalline mai cattive
facendo a gara con circospezione
ad attaccar più pesci sulle schiene.

Ormai si è perso il gusto di quel gesto
siam diventati quanto mai guardinghi
perché purtroppo, come tutti sanno,
ci prendon per il culo tutto l’anno.

*

Ah, La Noia!


Deliquio effluviante, conato asfissiante
nel sole nascente la speme si pente.
Del tutto coerente si adorna di niente
di fuoco abbagliante, di umore grondante.

Leggera arrapante ma in fondo scostante
si spande silente e, invero, capiente
disturba la mente con fare avvilente,
un piccolo istante, e tutto è fuorviante.

Ti pare ottundente, la senti snervante,
in fondo è urticante: è noia fetente.

*

Re-Set

 

 

Se raschio il fondo del barile

trovo soltanto

il mio cuore di riserva.

 

Mi servirà mi dico

per quando avrò poi voglia

di farmi male

di smettere di scrivere

e sfibrarmi.

 

E resettare il corpo

(per l'anima non so)

*

La Vita E’ Circo


La vita è sogno… (diceva Calderon);
la vita è circo, e tutto si dipana
tra equilibristi che danzano sul filo,
animali purtroppo ammaestrati
che si vendono per uno zuccherino.

Il re leone perde qua la sua criniera,
mentre cavalli docili e servili
rimpiangono perenni praterie
e gli elefanti fingono
di voler bene agli uomini
e non schiacciano loro le teste.

Volano sul trapezio, lassù in alto
senza rete i funamboli dell’aria,
mentre a terra snodati si esibiscono
contorsionisti bulgari e romeni.

Ma poi ci fanno ridere
le lacrime del clown,
che sotto tre dita di cerone
finge un’allegria che non alberga
nel profondo dell’animo:
ma si mette una maschera,
così come alcuni [poeti]
che si senton leoni,
.................
e sono clowns

*

Licenze Poetiche



Mi chiedo spesso se il dirsi poeta
consenta ogni licenza nello stile;
per carità, sembrar non voglio ostile,
ma sono della lingua grande esteta.

Vorrei pensar soltanto positivo,
solo refusi e un po’ di distrazione,
ma quando c’è, d’error, reiterazione,
diventa il mio pensiero più cattivo.

Costrutti problematici e parziali,
l’acca che spesso manca al verbo avere,
accenti messi là, quasi per caso,
mi fan proprio saltar la mosca al naso.
Poetiche licenze? Per piacere!
Certi “poeti” perdono le ali…


*

Se Io Avrei Avuto



Ahi congiuntivo, quale mal facesti?
Caduto ormai in disuso per i molti
che, bontà loro, pensan d’esser colti,
in disparte nell’angolo tu resti.

Fior di poeti su webbiani siti
usano sol presente indicativo
eppure non sei stato mai cattivo
ma pegno pagan solo i troppo miti.

Leggonsi cose da strappar capelli,
costrutti costruiti alla rinfusa
ma pare sia moderno: oggi s’usa
del congiuntivo fare tristi orpelli.
Dispiace dirlo, ma con convinzione
preghiam per evitarne l’estinzione.

*

L’ Amore Che Non Vive


C’è un che di assurdo
nelle mie parole
austere e scarmigliate;
un volo senza rete
un disperato traguardo
di giorni senza mete.

Caracollano flebili
e s’arrestano frementi
in sillabe sfuocate:
trovano intonso spazio
nell’angusto pensiero
ormai privo di ratio.

Affastellate in mazzi
si rincorrono grevi;
poi tra concavi specchi
si nascondono schive.

Scrive sempre il [poeta]
l’amore che non vive.

*

Il Muso Ispiratore

Da qualche giorno sto al settimo cielo;
per par condicio sono diventato
il Muso Ispirator di una poeta!
Finalmente è caduto questo velo

che separava i sessi e le carriere:
anche il maschio oramai potrà ispirare
la memoria e l’ardor delle signore
che nell’arte si voglion cimentare.

Sarà perché in me lei ha trovato
il perfetto connubio, il non plus ultra,
tra il fisico perfetto e l’alto ingegno,
insigne meraviglia del creato!

Ecco, scusate, or mi sta chiamando.
Però, non so, qualcosa non mi quadra:
che sia veneta la mia poetessa?
Sento una doppia esse: dice “musso!”




Nota: nella dolce parlata veneta musso sta per asino

*

Senso Perduto


Alla ricerca del senso perduto
il viaggio continua perenne
nei contrasti tra fede e ragione
nei discorsi più astrusi che ascolti
nel non senso che trova riscontro
dentro idee che si sciolgono al sole.
Non saranno due occhi
e nemmeno due braccia
due gambe due seni
a dissolver le nebbie del tempo,
non saranno tre libri
che leggi d’un fiato
a scalfir l’intelletto ossidato.
Non sarà proprio niente
che vive al di fuori di te
ma soltanto quel senso perduto
che il non senso dell’essere uomo
ancora, mistero, ti cela.


*

Feroce Amore


Nel gioco perverso della mente
si rincorrono l’essenza e la tua assenza
un pensiero irreale eppur corposo
fragile come un sogno
fragrante come un nuovo amore.
Feroce la forza che ci attrae
quando incrocio il velluto della lingua
e bevo il tuo sapore, e dico t’amo
mentre respiro la tua bocca schiusa.
Inarchi il dorso, getti gli occhi al cielo,
centellinando ogni goccia di piacere.
Graffiami l’anima, non sentirò dolore
se coi tuoi baci curerai ferite
trasformandole in gioia.
Regalami ogni giorno questo gioco,
regalami un inferno di passione,
un pensiero concreto, corporeo, anche malato,
senza chieder s’è sogno o s’è realtà.

*

Non Chiamatemi Poeta


Parola incomprensibile è poeta
se dell’etimo andiamo a dare conto
originando dal greco “poieo”
che tradurre possiamo come “fare”

Normalmente il poeta cosiddetto
scrive, s’angustia, piange, si dispera
ma in genere si guarda ben dal fare
sperando nell’aiuto delle stelle.

Magari è pure bravo a suscitare,
in chi legge, uno straccio d’emozione;
però lo fa col fin di farsi amare
e muovere gli utenti a compassione.

Lo so, sono un po’ cinico e bastardo
(come direbbe quel mio amico sardo).
Bischerate io scrivo senza meta:
vi prego, non chiamatemi poeta!

*

Modestia A Parte...

 

E' l'invidia il motor che fa girare

l'universo e le sfere della gente;

per scatenarla basta quasi niente

ma se parte non la puoi più fermare.

 

Troppo facile, questo lo so anch'io,

invidiarmi pel fisico stupendo,

l'animo nobile, e, se no mi offendo,

l'alta cultura e l'ingegno mio.

 

Per non parlar del fascino che emano

accentuato dal capello grigio:

tutte le donne metto a loro agio

e so ben carezzarle con la mano.

Non potete negarlo, o vado in bestia:

il mio pregio più grande è la modestia!

 

 

*

Roma (Acrostico A Tre Vie)


Per il turista innamorato:

Romantica
Ognora
Mi
Appare



Per l’osservatore disincantato dell’italica politica:

Ruberie
Organizzate
Maledettamente
Attuali



Per chi come me deve andarci talora per conventions e/o stucchevoli riunioni di lavoro:

Rotture
Ossessive
Mannaggia
Allamiseria!

*

Mar Della Melassa


Oh quant’è bello leggere ‘sti versi
ed affogar nel Mar della Melassa
la loro forza tosto mi sconquassa
da tutti gli altri sono assai diversi.

Si parla sempre d’un amato amore
occhi di nebbia corpo di velluto
stridio d’impulsi sull’animo muto
che a piene mani seminan dolore.

Mentre nel dolce mare già mi perdo
la glicemia mi schizza a centotrenta
l’insulina nel pancreas disperdo
e il glucagone subito s’avventa.
In tal modo si turba la mia quiete:
codesti versi provocan diabete!

*

Soltanto Allora


Affinerò i miei sensi sopiti
solo quando ne varrà la pena
e se mai ci sarà qualcuno
- o qualcosa -
a inebriarmi il quieto vivere.

A malincuore potrei scrivere
di vènti
che non siano stati nostri
e di tempeste
cavalcate sul filo dell’onda.

Farò ritorno in campo da solo
- passato l’intervallo -
senza tirare indietro il piede
nei contrasti
nell’area di rigore.

Soltanto allora,
se alla fine della corsa
ci saranno altri inverni di fuoco,
avrò da raccontarti tante cose

- forse troppe,
perché tu mi creda -

*

Pensieri Migratori


Rinascere al centro del tuo mondo
dove adombrati e sterili ricordi
tumultuosi narrano ridendo
di verbali battaglie e dolci paci.

Depurato da scorie e da tossine
corre e pulsa il sangue nelle vene,
fertile limo dove nasceranno
rigogliosi gl’impulsi dell’amore

quali pensieri migratori stanchi
di volteggiare tra ventose spire,
planando dolcemente sopra il sogno
di due anime belle ma dannate.

*

Nato In Settembre


Settembre torna alfin ed io con lui
rinasco in questo mese di passaggio
tra spiccioli d’estate e dolce autunno.

Mentre il fico dall’albero ben pende
l’aria si fa più fresca a mane e sera
e la notte i minuti al dì contende.

Chissà se i bei pastori di D’Annunzio
ancor volgon le greggi verso il mare
seguendo il segno del tratturo antico.

Ma il tempo ha fretta, tempo non concede:
si anticipan le scuole e la vendemmia
ch’eran l’antonomasia dell’Ottobre.

Rimangono i ricordi, questo è certo,
quella smania di crescere, esser grande,
di camminare con le proprie gambe.

Venti di pioggia, brezza in riva al mare,
giorni di noia, giorni d’avventura,
l’amore vero trovato in questo mese.


Oggi mi guardo attorno e trovo bello
questo dolce sereno scollinare
che veloce mi porta verso sera.

*

Illogica Tenzone


Si affrontano con fare anche arrogante
Amore e Psiche, illogica tenzone,
sostenuti ognun da una fazione
di gente scarmigliata e delirante.

Amor non vuol mostrare il proprio volto
Psiche si sottopone a prove immani:
chissà chi reggerà fino a domani,
chissà se il segno infine sarà colto.

Io fermo me ne sto ad osservare
degli eventi lo svolgersi feroce:
con lentezza mi sposto e fo sciamare
l’orda selvaggia, e dico sottovoce
“restiamo calmi, tanto tutti sanno
che Amore e Psiche insieme sempre vanno”.

*

Paradigmatica Notte


Eccelso paradigma di emozioni
che s’apre al solo strofinar la notte

notte che adunca svicola nel volo
di auspici mai letti e mai fermati
cospicuamente avvolge case e tetti
che solo al rimirarla ti confondi
e più ne senti e più ne vuoi vedere
e più ne vedi e più ne ascolti il tonfo

quel tonfo sordo che richiama il colpo
di percussione sopra pelle tesa
e il battito frequente che scatena
la voglia di obliarsi dentro l’onda
di oceanici effluvi e controcanti
che s’intonano al ritmo del tuo cuore.

*

Vendesi

Di diverso da ieri è solo un oggi
che senza infamia si concluderà
e pure senza lode, ma mediocre
come l’onda che lambisce piano
la riva senza oltrepassare il segno
delle onde già andate, già passate.
Il ritmo antico di gesti e parole
a far da contrappunto al ticchettio
dei secondi che sfuggono alle mani,
al suono delle ore che proviene
dal vecchio campanile diroccato,
al latrato di una notte da cani
in questo vecchio borgo abbandonato
dove ciò che risalta più sgargiante
è il vivido colore dei cartelli
appesi alle porte delle case.

*

Senza Ferie (settenari ungarettiani)

 

Si sta come d'estate

negli orti le formiche

*

Tutto Fa Rima Con Cuore

Tutto quanto fa rima con cuore

Lo penso mentre guido il mio trattore
con l’orecchio attento a quel rumore
che proviene dal suo carburatore
Oppure mentre come un grande attore
le dichiaro tutto il mio amore
da grande e pure falso adulatore
Ogni poeta poi è un fingitore
e pure quando dorme dieci ore
sogna sempre un benevolo editore
Perfino delle tasse l’esattore
in fondo prova un senso di dolore
consegnando l’ingiunzione all’evasore
E il prete umilissimo pastore
mostra un sentimento di pudore
venendo nominato monsignore.

Tutto quanto fa rima con cuore
Lo dice pure questo albergatore
che affitta le sue stanze per due ore.


(e si potrebbe continuare ad libitum)

*

Catatonico Agosto


Mi chiedevo
quanto fosse lontano quel tempo
delle bocche di rosa
rasenti e sarmentose
e delle fragole sfrangiate
saporose sul tuo petto.

Nessuna spiegazione uscì
dai tuoi occhi così pieni
di sudore e afa.

-La mente obnubilata
da nubi ombrose
e nembi oblianti.-

Nessun commento udirono
silenziosi orecchi protési
ad ascoltare il vento.

Mi chiedo
quanto sarà lontano il tempo
dello schioccare
scrosciante di un sorriso
- intriso di purezza -
dal tuo cuore.

*

Decadenza, Rinascimento... e Fregatura!


Decadenza

Decade il nostro Silvio, che disdetta
come zimbello ormai ci resta Letta
che però pare uomo molto schivo
di certo non sarà granché lascivo.

Silvio, Silviuccio, non ci abbandonare
tu ci ami, non farci trepidare:
dell’esilio la strada è troppo lunga
torna a danzar con noi il bunga-bunga.

Scòrdati dell’ingrato Angelino
che designasti allor come delfino;
pensa invece alla dolce e bella Mara
che con te non è stata mai avara.
Resta sì dritto, non decader giammai
con la pillola blu che tu ben sai!



Rinascimento

Passato è un po’ di tempo e il buon Enrico
che sereno peraltro mai è stato
con il culo per terra s’è trovato
cacciato a schiaffi e spinte giù dal fico.

Adesso qui comanda un ragazzetto
erede degno di tal Machiavelli
che usando strani trucchi e grimaldelli
prese il potere ed or lo tiene stretto.

La cosa singolare (tutto ha un costo)
è che il nostro per rimanere a galla
con Silvio ha stretto un patto sottobanco
dimodochè, qualora fosse stanco,
potrebbe Renzi a lui passar la palla
e il Cavalier risorgerebbe tosto.




Fregatura

Trattandosi però di birbantelli
tal che l’uno dell’altro pare figlio
il buon Matteo con ruvido cipiglio
Silvio vuole pigliar per i fondelli.


Ecco allora che il putto fiorentino
dice di star sereni tutti quanti
e intanto, come ladro, mette i guanti
e prepara lo scherzo sopraffino.

Disattendendo il patto scellerato
che con Silvio aveva stipulato,
gongolando nel far cosa non bella
impone al Quirinale Mattarella.
Da tutto questo traggo la morale:
mai fidarsi di chi a te è uguale!

*

Antitetica

 

L'incostanza di un essere normale:

ecco quel che fregava il nostro dire

propedeutico eppure anche morale

tanto serio da non poterne uscire.

 

Bella ma triste

l'ombra del lenzuolo

promuove impulsi

che non raccogliamo

giriamo il capo

dall'opposta parte.

 

Stiamoci accorti che la notte arriva

senza che se ne possa udire i passi

e niente sarà quello che sembrava

negli occhi che non vollero vedere.

 

 

 

 

 

*

Gulp Und Gasp

 

Implose d'improvviso

la lunga attesa estate

sudando avidamente

liquide file di formiche al sole

sminuzzando le ali

roteando le piume

evitando con cura

di passare su sabbie arroventate.

 

Sogni di bagni

alghe e meduse

cappelli di paglia

ed esotici foulard

pronti a rincorrere

i venti delle Hawaii

sulle acque stantie

delle morte coscienze.

 

*

Fahrenheit

 

Urlava l'upupa lassù

sfarfallandosi lenta

tra fiori di limoni

bianchi come gigli

e ruggine abrasa 

dagli stantii cimieri

con vezzose criniere

a sventolare indarno

sulle pozze d'argento.

 

Non senti anche tu

che cambiano d'intorno

l'aria e il cielo?

*

I Poeti And(a/e)lusi

Che dicono i poeti andalusi di adesso?

Di certo come allora sono soli
delusi abbandonati annichiliti
la loro voce si scontra col deserto.
Parlano a uomini che proprio non ci sono
cantano ad alta voce per se stessi
e cantano più forte e sono soli
e più son soli e più parlano forte
tra i monti, il mare, i campi
di una terra riarsa ed assetata.

Che dicono i poeti andelusi di adesso?

Nessuno che si unisca al loro canto
nessuno che capisca il loro cuore,
quegli occhi che vedono più in alto,
quella voce che stentorea si leva
per risvegliar le sopite coscienze
e cerca ascolto negli uomini di oggi.

Che rispondono però “cari andalusi
ben si capisce che voi siate an-delusi,
ma il mondo cambia, e, per com’è adesso,
è d’uopo dire: ccà nisciuno è fesso!”

*

Dura La Vita Del Correttore Di Bozze

 

La penna rossa, rossa mi raccomando,

tenuta sempre nel palmo della mano;

l'occhio attento al refuso

ed ogni volta un colpo al cuore

all'approssimarsi dell'errore,

marchiano errore di logica, sintassi,

grammatica, o solo spaziatura.

Giri di bozze, certo, almeno tre

perché l'umano è portato ad errare

e sei occhi son meglio assai di due.

 

Par che sia dura la vita di chi scrive

sempre a spremere cuore e fantasia:

avesse almeno il garbo di rileggere!

Ancor più dura direi che è la vita

di chi le bozze deve riguardare

e stendere sull'altrui ignoranza un velo.

*

Ma Tu Sei Al Mare...


Ah, quel bikini nero
che fa invidia di certo
al mondo intero!
Mi crogiolo al pensiero…

Ma tu sei al mare, amore,
ed io già sudo
ai 30 gradi del mio
insulso ufficio.

Lo stesso caldo, è vero,
ci accomuna,
ma quel bikini nero
ritorna spesso
in ogni mio pensiero.

Mi sento tanto Conte
(il cantante, ovviamente,
non l’allenatore: ohibò)
e in questo cielo azzurro
sogno un treno
che velocissimo
mi porti lì da te,
dal tuo bikini nero.

*

Ieri

 

Al vento garrivano bandiere

quando eravamo giovani

e tu ridevi in controluce

tra rumore, megafoni, cortei.

Ideali contorti, poco chiari,

occupando gli spazi ed i silenzi

di notti interminabilmente sveglie

al sapore di noi.

Cresceva questo amore

tra sirene, carezze, polizia,

scontri di piazza e baci.

Noi c'eravamo.

Perduti insieme a cento

scoprivamo il sesso e l'utopia,

l'eterna giovinezza che ci manca

adesso in tempi amari,

come brandelli di stoffa scoloriti

che non agita il vento.

*

Il Grande Poeta

 

 

Dall'alto del suo scranno il Gran Poeta

pontifica e disserta senza fallo

si erge sopra un grande piedistallo

e ben chiara rifulge la sua meta:

 

essere faro per le altrui coscienze

esempio insigne di specchiata vita

che sempre gira tra le proprie dita

ma in fondo, spesso, scrive poi scemenze.

*

Acherontia Atropos

La macchia biancastra sul dorso

e i due puntini neri teschiformi

la dicono lunga...

 

 

Sbatti le ali che hai sull'addome

(Attraversi l'Acheronte per accedere)

come gli spioventi di un tetto

(al regno dell'Ade)

mentre, da brava falena, esci di notte

(mentre la moira Atropos recide)

per i tuoi giri di morte.

(il filo che ti lega alla vita).

 

 

E' il tuo destino vagare nella notte

per essere attratta

 

i r r i m e d i a b i l m e n t

 

dalla luce.

 

Ma anche troppa luce può fare morire.

 

 

 

 

*

Libero Pensatore


Morale non morale cos’è giusto
tutti lo sanno sì ma a modo loro;
peccati son le cose che dan gusto
e le fan di nascosto, di straforo.

Ciò che gli torna utile è permesso
è lecito qualsiasi compromesso
coi principi che al sol promulgheranno
ma che col buio all’incontrario vanno.

Io che son stato sempre un gran coglione
dico una cosa e quella porto avanti
fregandomi di chi, qual pecorone,
s’accoda poi al sentire degli astanti.
Penso liberamente e vado fiero
d’esser un uomo solido e sincero.

*

Neghittoso

Proprio là dove si frastaglia l’onda
voglio pascer neghittoso le membra
occhieggiare di sbieco la fronda
del palmizio che immobile sembra.

Un bel tiro ed in buca di sponda
va la palla, la numero otto,
quella nera, che sembra una fionda,
con un colpo ad effetto da sotto.

Assetato mi crogiolo al sole
negligente svogliato indolente;
una donna da sogno mi vuole?
Me ne sbatto un po’ colpevolmente.

Batte la lingua dove il dente duole
e tutt’altro consente il presente.
Mi consolo col dir, come si suole,
che sognare non costa poi niente.

*

Amore Di Nicchia

 

Il nostro è un amore di nicchia;

risuona di effluvi di bosco,

di tacite intese, di giorni infiniti,

di aspre certezze e pertugi indifesi.

 

Scarmigliati riordina in fretta capelli,

mette sandali a piedi ancor nudi,

toglie sogni alle notti più impervie

di scoscese ansimanti passioni.

 

Testimone, pur muto, è quel cuore

che ondeggia incessante tra spine di rose,

tappeti di fragole e baci improvvisi

nel tempo che avanza... e si tace.

 

*

Prolegomeni Del Giorno


Ode all’alba che rischiara
prolegomeni del giorno
di programmi tutt’intorno
questa vita non è avara.

Ecco adesso per esempio
devo alzarmi da ‘sto letto
comportarmi in modo retto
e non fare qualche scempio.

Preparar la colazione
pure a lei che ancora dorme
fare tutto nelle norme
calcolare la razione.

Poi andare un poco al cesso
far le cose più usuali
inforcare questi occhiali
anche se vedo lo stesso.

Tutti uguali questi giorni
mi dimentico del sesso
meglio rider di me stesso:
vo su feisbuk e dintorni!

*

Er Poeta E La Mosca


Disse ‘na vorta ‘n poeta de gran fama
“nun ce sta gnente da fa’, la poesia
quella bella, quella de’ tempi mia,
al giorno d’oggi nun è più apprezzata.

Se leggheno sconcezze d’ogni sorte
parole che giammai furon censite
tra quelle che poetica alma mite
sperar potea che je fosser rivorte”

‘Na moschetta che stava lì a ronzare
se fermò e je disse tutta assorta:
“amico mio, ma come, nun lo sai?
Ar monno d’oggi tutto è relativo;

se fa quer che ce passa pe’ la testa
e manco se spostamo d’una tacca.
Er massimo pe’ me, pe’ fa’ ‘n’esempio,
sarebbe strafogamme nella cacca!”

*

Essenziale

 

è parlarti con gli occhi

andar via con la testa

le campane i rintocchi

come un giorno di festa

poi stupirsi di nuovo

e fermarsi un momento

dirti quello che provo

trasportarti nel vento

 

è l'intarsio dei cuori

sopra il rosa del pesco

l'alchimia dei colori

quando fuori non esco

mentre il mondo si muove 

e mi spezza le trame

ne disegna di nuove

ma è soltanto catrame

 

è una pioggia che scende

senza farsi sentire

è l'umore che prende

e che vuole tradire

è una mano gentile 

che mi afferra la mente

in quel gioco sottile

dove noi siamo niente

 

essenziale è soltanto

l'essenza di te.

 

*

Momenti

 

 

Benvenuta questa vita portentosa

che mi srotola davanti il suo carnet

fatto di appuntamenti con l'inconscio

che per pudore non rispetto mai,

di schemi preconcetti e allineati

che schivo a passi lenti e cadenzati

in una vita che fa rima con amore

in mezzo a un'altra che urla di dolore,

di conti anche salati da pagare

che onoro solo con falsa moneta,

di agguati maldestri dei cattivi maestri,

d'improvvisi momenti conservati con cura,

di una scorza dura sull'anima sincera

per non aver paura della sera.

 

 

*

Pensiero In Sul Meriggio

 

 

 

Schiuse le labbra

al tempo dell'amore,

disarcionato me ne sto

aspettando un segno,

un colore, un suono,

che smozzicato apra la porta

al centro di un pensiero,

nell'ora in cui

calmo il mondo si riposa

e il suo confine sei tu.

 

*

Come Un Ornitorinco

 

Troppo facile dedicar fior di poesie

a delfini, gabbiani e compagnia.

Perciò mi piace cantare ed esaltare

dell'ornitorinco le tremule virtù.

Strano animale questo, che depone,

pur mammifero, uova in quantità

e solo, poveretto, oggi rimane

di sua famiglia nel continente australe.

Simpatico il suo nome (ornitos rincos)

che dell'uccello chiama tosto il muso.

Piedi ha palmati, e veleno nelle zampe,

vive di notte, e dentro stagni e fiumi

caccia vermi, e d'insetti fa man bassa.

In fondo sembri proprio, ornitorinco,

il prototipo dell'uomo che, si sa,

se togli uccello, resta solo... rinco!

 

*

Sonetto Metas(c)emantico

 

Che cosa ci sarà di più lepposo

d'un glitto verdenero e mallavetto?

Non certo l'abbalasse dermasetto

e neppure un vil frangero barloso.

 

Forse un'arsolle con il viso gnoso

che senza strigidare il filo netto

rifrosca e spinge il suo bruscamaretto

verso un trippio di vita bastamoso.

 

Di certo eran più trogli i barbaleffi

con megarre e bestarde disegnate;

ma senza alcamerazzi non si parte

e allora, disbussando le gramarte,

frallavano i progetti e le smerate

cullando divoretti e poltromeffi.

 

 

 

 

*

Bello Dentro

 

Son bello dentro, che ci posso fare?

l'involucro si sa, è dura legge,

subisce ingiurie dal passar del tempo

ma l'anima nessun la può toccare.

 

La ruga appare, ma per darci un tono

si dice sia soltanto d'espressione;

la panza incalza e noi, ma che furbetti,

diciamo che fa rima con sostanza.

 

La pelata incipiente è poi una manna

per ribadir nostra virilitate

con l'eccesso del sessuale ormone.

 

Ma la bellezza vera è quel giardino

che trovi dentro te se sai guardare

questo mondo con gli occhi di un bambino.

*

Impressionista

 

Mi sono perso mentre guardavo il sole.

 

Gli spicchi colorati di un tramonto

oppure il rosa tenue dell'alba

senza una prospettiva prefissata

stavano insieme con tocchi virgolati

pennellate decise e non studiate

quasi a voler confondere il pensiero

quasi a volerlo spingere più in là

di quel che l'occhio possa percepire

fuori dal tempo fuori dagli spazi

dalle forme usuali dalle ombre

là dove insieme giocano i riflessi

nascenti da due specchi calmi d'acqua.

 

Mi sono perso mentre assaporavo

le mille sfumature del tuo amore.

 

 

*

Ocra

 

Ocra uggioso colore

quando i campi di foglie sono invasi.

Tengo basso il profilo.

Polimorfico sproloquio d'amore

prova a farmi cambiare

il gusto di una sfida primordiale.

 

Senza ormai più decoro

quanta umana bassezza ci rimane.

Sarà che qui non c'è più proporzione

tra l'aspro vento e l'aria salmastrosa

per noi che un dì navigammo nell'oro.

Tra l'umana passione

e il vivere così senza pensare

per chi del tempo non vuol far ricordo.

 

Ma siamo troppo uguali per amarci,

troppo diversi per dimenticarci.

*

Scogliera

 

Metto all'occhiello

il blu del tuo colore

quando il canto perduto

roco diventa e la sirena

si adagia smorta

sullo scoglio astioso

concatenato ai tigli

e agli altri spogli rami

della macchia antistante.

 

Solo, allora, mi perdo

nel gurgite tuo vasto

navigo meglio a vista

senza alzare le vele

statico fermo immobile

sulla parete rocciosa.

Sabbia ciottoli e ghiaia

ne erodono la base

a mo' di solco battente.

 

*

Crete

 

Il rincorrersi snello dei cipressi

a far da corollario a strade bianche

di sassi, di argilla e brecciolino

che snodano le curve sinuose

nel grigio azzurro lunare delle crete.

 

Rocce bruciate, bucate dai fontoni,

dossi biancastri inframezzati da calanchi:

aspra teoria di ferite ed erosioni

che lo scorrer del tempo ha regalato

all'anima nascosta della terra.

 

Solitaria la quercia

si staglia a dominare la scena

dalla scarna collina tondeggiante.

*

Ros Maris [Rugiada Di Mare]

 

In pieno sole contro quel muretto

che tiepido dal vento ti ripara

rosmarino, tra sassi e terra smossa,

allunghi i tuoi rametti verdescuri

e i fiori corollati indaco viola.

 

Le patate a cubetti già tagliate

ben oliate ti aspettan nella teglia.

 

 

*

Il Buon Piccione

 

 

Grazie perché hai creato la natura

il mare, i monti, la terra, il deserto,

il fuoco, l'aria, l'acqua e anche il cielo

dove scorrazzan liberi gli uccelli;

liberi di volare lassù in alto

e scendere in picchiata (porca vacca)

come quel buon piccione, tanto caro,

che il suo escreto piazzò sulla mia giacca.

*

Artigiano Paroliere

 

E quando poi ti arrivan le parole

così belle, ancor neutre, da sgrezzare

quando un tema nella mente si trastulla

già da giorni, comincia il tuo lavoro.

 

Nell'ora che si sporge sul tramonto

la penna corre e verga segni neri

e così, senza pensare scrivi tutto

quel che il sinistro emisfero ti reclama.

 

Dopo, con calma, tagli, limi, cuci

ogni singolo verso, ogni lemma,

usi sinonimi per non appesantire

e non ripeter concetti uguali a prima.

 

Il poeta lavora con il cuore?

Può darsi: io ci metto anche il cervello.

Scrivo con l'anima, cesello con la mano:

in fondo sono solo un paroliere artigiano.

 

*

Esse

 

S'increspa la luna stasera.

 

Scogliere d'amore scoscese

Salmastre d'odore silvestre

Sublimano canti suadenti.

 

Spogliata la vita sognante

Sottende pensieri silenti

S'adagia ansimante smarrita.

 

S'acquieta nell'alba straniera.

*

Mandorlo Disattento

 

Biancheggia il mandorlo

in questo autunno

che pare senza fine

e transita bypassando l'inverno

a piedi pari

(o almeno così sembra)

 

Perché l'inganno

come sempre

è lì in agguato

e subdolo nasconde

una gelata improvvisa

una grandine improvvida

un temporale inaspettato

 

Ma le gemme apicali

imperterrite ed ignare

fanno ancora bella mostra di sé

 

*

Panta Rei

 

Naufraga la mente

affoga nel mare del logos

 

parole parole parole

 

immagini di spazio circoscritto

dal mistero del non spazio.

 

Tutto passa, panta rei;

eracliteo è il senso della memoria

che non sa trattenere quell'attimo

del nostro continuo divenire.

 

Parole corrono, e mai saranno

le stesse di ieri a ferirti

due volte l'anima.

a farti battere il piede

sulla nuda terra.

 

Sprezzante il tempo

spazza via dorate certezze,

prepara giorni ammalati

di ruvide e disperate carezze,

prepara giorni ammalianti

di aspettative e boccioli di rose

 

che forse non sapremo odorare.

 

 

 

 

 

 

*

Un Amore

 

 

Era vento il tuo bacio

e pioggia la carezza

nell'interminato silenzio

di un amore

fatto di chiaroscuri

e graffi sulla pelle

di rilassati giorni

e parole slabbrate

attorcigliate addosso

attanagliate a noi

abbarbicate al cuore

 

è il soffio del tuo fiato sul mio collo

che dà un senso d'azzurro all'esistenza.

 

*

Vintage

 

Odor di mora quel profumo antico

fruttato sulla pelle ancor ti esalta

aulica la figura algida bella

che zittisce l’ardore del momento

 

Le braccia tue conserte verginali

pudìca fuori fuoco sotto pelle

non so dir quanto consapevolmente

cadenzi il passo sbilanciando l’anca

 

Ancor risuona quel rumor di mare

accostando l’orecchio alla conchiglia

che da lontano narra del tuo mondo

dove traesti mitici natali

 

Vezzosamente scosti con le dita

quei capelli corvini pura seta

timida eppur padrona sei del gioco

mi fai un sorriso come ad un bambino

 

E altera vai lasciandomi in regalo

solo la scia del tuo profumo antico.

*

Strascichi Di Vento

 

Cocci di cuore
in assemblaggio
frammenti di luce
dissolventi e sparsi
steli ingialliti e riarsi
di velenose viole
cieli di nuovo tersi
sogni indecenti
di amori dispersi
notti di maggio
sassi di torrente
volti ambrati
cicale assordanti
donne di passaggio
pensieri discordanti
neve di primavera
vagabondi erranti

Strascichi di vento
dimenano l’anima.
Il bello della vita:
un sorriso, una lacrima.

*

Good Luck

 

Il vento alzava riccioli e cappelli
mentre passavi la mano sul mio petto
“Good luck, my friend” dicevi
all’ombra di una luna che sbiadiva.

Restava il tuo colore rosso acceso
negli occhi che non vollero capire
il senso di quell’ultima emozione
e si persero dietro alla tua scia.

Schiumava sullo scoglio un mare nero
falso di rotolanti promesse e di ritorni,
silenzi come stille quiescenti di lava
dalla bocca di un vulcano ormai sopito.

“Good luck, my friend; buona fortuna amico!”

*

Le Parole Che - Non - Ci Diciamo

 

 

Hanno uno strano sapore
le parole che ci corrono addosso
quando usi la tua bocca
per dar vita ai pensieri.
Sanno di miele e di sangue
vengono giù diritte, pulite,
raggiungendo stretti meandri
dove la mente non sa più seguirle.

Si dicono senza pensare
e risuonano vuote o taglienti:
come lame colpiscono i sensi
o scorrono via quali ospiti non invitati.
Sono le parole che non ci diciamo
a bucare l’anima e il corpo,
a lasciarci, animali feriti ,
intravvedere quel niente che avanza.

*

Dormire/Sognare/Levarsi

Era bieco lo sguardo del tempo
che ammaliava e rapiva i tuoi gesti

dormire/sognare/levarsi

aveva il sapore un po’ ruvido
come certe giornate appassite

dormire/sognare/levarsi

e combattere contro l’amore
che indecenti ti urlava parole.

Era come un gran suono di liuti,
di preghiere, di arcani presagi,
capovolti equilibri del cuore
rimbombanti in eterni frastuoni.

dormire/sognare/levarsi

fare finta che fosse normale
fare finta di odiare
fare finta di amare
aspettando la fine del gioco

e così te ne andasti pensando
di esser stata con lui la più forte
senza accorgerti anima illusa
che ogni giorno perdevi qualcosa.