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Raccolta di poesie di Antonio Terracciano
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

L’un l’altro si sorreggono

L'un l'altro si sorreggono, i poeti,

per questo ingrato mondo sopportare,

per i momenti alquanto cupi o inquieti

cercare di potere superare;

 

con dei linguaggi spesso assai inconsueti

s'esprimono, e vanno ad implorare

gli elogi di quei critici profeti

di una poesia che possa strabiliare.

 

(Ma ce ne sono alcuni che non hanno

di lodi alcun bisogno, di successi:

le classiche poesie che essi fanno,

 

prive di parolone e grandi eccessi,

soddisfazione piena loro danno,

pur senza dei giudizi ardui e complessi. )

*

Spesso poesia è droga

Come una droga, la poesia disegna

un mondo ch'è più bello del reale,

con il quale doversi confrontare

è per non pochi impresa colossale.

 

Ed allora il poeta ben s'impegna

nell'illustrare ciò ch'è più ideale,

invogliando il lettore a penetrare

in quell'ambiente alquanto innaturale.

 

(E' questa attività pregiata e degna,

ché nella vita spesso ciò che vale

è mettersi ogni tanto ad ingannare

quello che può parecchio farci male. )

*

Poesia e moda

S'ingegna tante volte, la poesia,

a trovar nuove forme, ma i concetti

rimangono un po' troppo sulla scia

degli ideali molto spesso detti.

 

Si resta saldamente in sintonia

con bontà, con bellezze e con progetti

per dare al mondo qualche miglioria,

ai suoi aspetti più grigi ed imperfetti.

 

E traggono in inganno quelle forme,

come strambi vestiti di modelle,

che un'attenzione suscitano enorme

 

(ma sotto sotto sono sempre quelle

le fattezze di chi, in modo abnorme,

sfila sulle attraenti passerelle) .

*

Il principale obiettivo della poesia

Che cosa coglie alfine la poesia?

Pur verso di Montale, di Ungaretti,

non è maestro di filosofia,

ma termini ben scelti, assai perfetti

 

possiede, e ci conduce sulla via

del piacere del lessico: ristretti

sono ormai i campi in cui quell'armonia

dell'idioma s'impone, coi suoi effetti

 

benefici per ogni sovrumano

godimento linguistico, scacciato

da non pochi settori, che inumano

 

propongono discorso, contagiato

da impurità che rendono villano

più d'un periodo scritto o pronunciato.

*

Autocritico (e poi, semmai, critico)

Chissà, forse perché "bravo, bravissimo! "

mai dissero il maestro elementare

e i genitori miei in quel brevissimo

(visto ora) percorso mio scolare,

 

io sono diventato esigentissimo

nel valutare cose ch'altri a fare

si mettono in un mondo modernissimo,

dove il giudizio stenta a decollare.

 

(Ma con me sono ancora più severo:

conosco e riconosco i miei difetti,

e li condanno in modo ben sincero.

 

E se qualcuno nota quegli aspetti,

io lo lodo e lo stimo come vero

conoscitore d'uomini imperfetti. )

*

Big bang

Come pare che quindici miliardi

di anni fa dal big bang iniziale

il mondo nacque, per consolidarsi

piano piano, prendendo le sue forme,

 

così certe poesie sembrano essere

ancora in uno stato primordiale,

appena nate da grande esplosione

che accadde dentro il cuore del poeta.

 

Non hanno avuto il tempo per poi fredde

diventare, e rendere sicure

le comprensioni d'ogni lor lettore,

che di fondere rischia insieme ad esse.

 

E' come per la nascita del mondo

così come noi bene l'intendiamo:

nascita di poesia avviene solo

dopo dei laboriosi aggiustamenti.

*

Non tutti (per loro fortuna) sono poeti

Una parte di noi, più raffinata,

si trova spesso dentro le poesie

che scriviamo rendendo camuffata

un po' vicenda delle traversie

 

che la nostra esistenza non pregiata

vide più volte, lungo quelle vie

percorse in una vita inadeguata

alle sue aspettative e fantasie.

 

(Chi vive bene non ha mai bisogno

dell'aiuto dei versi e di parole

cercate per il proprio fabbisogno,

 

ché sempre è riscaldato da un bel sole,

mentre noi conviviamo con il sogno

di una poesia che curi ciò che duole. )

*

Le virgole

Le virgole, se sono mal disposte,

errata comprensione danno al testo,

soprattutto se esse sono poste

in maniera da non capirne il resto.

 

Le virgole, talvolta, maldisposte

sono verso il poeta: troppo presto

gli fanno fare i conti senza l'oste,

ed esito ottenere assai modesto.

 

Simile a quello zero che da solo

esprime nullità, ma in compagnia

di ogni altro numero un assolo

 

fa, imponendo sua ferrea gerarchia,

una virgola esiste e prende il volo

accanto alle parole, ne è la spia.

*

Ho riprovato

A scrivere, lo giuro, ho riprovato

poesie come da giovane facevo,

senza una netta forma che adeguato

sostegno desse a quello che scrivevo.

 

Però di tempo adesso ne è passato,

non vivo più le storie che vivevo,

e quell'impulso s'è oramai arenato

sul mondo che d'ardori fu coevo.

 

Non mi resta, se voglio continuare

a scrivere poesie, che il sano aiuto

di costrizioni rigide, che andare

 

mi facciano in un porto conosciuto

dalla mia mente, per edificare

poetico edificio ben saputo.

*

I nuovi alchimisti

Certi critici sembrano alchimisti,

adusi a trasformare in falso oro

materiali poetici sprovvisti

di ciò che possa dare loro alloro.

 

Con un linguaggio degno di sofisti

definiscono gran capolavoro

degli squallidi versi, alquanto tristi,

non curandosi affatto del decoro.

 

Ma spacciare per oro ciò che invece

è sol vile poetico metallo

è operazione di cattiva specie,

 

un incauto, evidente, grave fallo

che accomodare non farà, né fece,

quelle poesie su un vero piedistallo.

*

Prima o poi

Dal sonetto si parte, o ci si arriva:

quasi ogni poeta ha dimostrato

che da esso un lontano dì partiva,

oppure che ci era poi arrivato.

 

Da giovane Pessoa s'incaponiva

a scriverli in inglese, in stile alato:

in età più matura preferiva

dei versi più slegati dal passato.

 

Ma, come la Valduga, c'è qualcuno

che le virtù riscopre del sonetto,

mettendosene a scrivere più d'uno,

 

dopo un passato in cui un po' più ristretto

sguardo era su poesia: così ciascuno

pratica fa del genere perfetto.

*

Il sonetto incarcerato

Mi fa il sonetto a volte l'impressione

di un re che per litigio familiare

venne condotto dentro una prigione

dalla quale è difficile scappare.

 

Vorrebbe egli farsene ragione,

conoscere i peccati da scontare,

però non trova alcuna spiegazione

di quel suo stato sì particolare.

 

Giunge così ad amara conclusione:

l'invidia dei fratelli relegare

lo fece in quella orrida magione.

 

E allora solamente può sperare

che gli amici di cui sempre dispone

lo vengano un bel giorno a liberare.

*

Tutti vogliono scrivere un sonetto

Tutti vogliono scrivere un sonetto:

riconoscono a questa forma d'arte

qualcosa di concluso, di perfetto,

ed ambiscono a metterlo da parte,

 

come un prezioso ed armonioso oggetto

dal quale la bellezza si diparte,

inducendo il piacere nel soggetto

che legge ogni suo verso, ogni sua parte.

 

Ma i secoli passati da quel giorno

in cui il sonetto nacque hanno nociuto

alla sua conoscenza: solo attorno

 

a esso s'aggira ogni sprovveduto

poeta, che rimedia grande scorno

genere maneggiando sconosciuto.

*

Se un dì volessi (Sonetto semiserio)

Se io volessi un dì farmi tradurre

in tante lingue, solo colloquiali

scriverei mie poesie, per non indurre

il traduttore in dubbi colossali.

 

Agevolmente lo saprei condurre

a versioni per niente originali,

ma nelle quali egli riprodurre

saprebbe il mio pensiero senza uguali.

 

Però sarebbe ancora una poesia,

o piuttosto una prosa verticale,

per la quale oggidì c'è una mania?

 

Rimango nel recinto nazionale,

e chi vuole apprezzare mia magia

l'italiano un po' studi, è naturale!

*

Sulla scrittura del sonetto

Per comporre un sonetto, abitualmente,

sentire occorre in animo armonia,

che trova la sua via naturalmente

nella scrittura di una tal poesia.

 

Sfruttare quei momenti in cui la mente

non è invasa da alcuna distonia

si dovrebbero, ambendo fortemente

su carta ad introdurre sintonia.

 

E il sonetto talmente un alleato

è del poeta che a costui permette,

pur quando egli appare sconfortato,

 

se a scrivere qualcosa poi si mette

e segue schema alquanto collaudato,

di raggiungere sue serene vette.

*

Le poesie sono spermatozoi

Come spermatozoi, quante poesie

partecipano a gare del successo,

per fecondare menti dei lettori,

creando delle immagini indelebili!

 

Moltissime di esse sono flebili,

dei lettori non entrano nei cuori,

e solo poche iniziano, già adesso,

a candidarsi per le antologie.

*

Ventiseiesima sura

(Non amo né Maometto né quegli altri

che di parlar sostennero col Dio:

furono certamente molto scaltri,

non proprio quelli che più stimo io;

 

però talvolta dissero, costoro,

cose che stanno bene in cielo e in terra,

fecero veramente un buon lavoro

contro certuni, lor muovendo guerra. )

 

Penso che non sbagliasse il buon Maometto,

in una sura di quel suo Corano,

a condannare in modo alquanto netto

i poeti di un mondo sì lontano,

 

perché di giovanotti sfaccendati

si trattava, ben pronti a decantare,

con lo scopo di esser ricambiati,

muliebri prede di cui approfittare;

 

e bevevano spesso, s'ubriacavano,

dilapidando i loro capitali,

e nelle varie "shi'r" sempre esaltavano

un mondo senza validi ideali.

 

Ed attraverso elaborate forme

quei poeti miravano soltanto

dal petto a fare emergere un abnorme

di sensazioni ammasso e darsi vanto.

 

L'Islam nascente s'era ormai orientato

invece verso cose più concrete,

quelle che poi l'avrebbero portato

nelle scienze a raggiunger tante mete.

 

Allah era lassù: non potevamo

noi miseri mortali figurarlo,

e con parole poi non dovevamo

ambire scioccamente ad uguagliarlo!

 

E la poesia, se esistere voleva,

seguir doveva schema ben preciso,

simile a matematica, che aveva

un rispetto da tutti condiviso.

 

(Se dei secoli dopo fosse nato,

il capo dell'Islam avrebbe avuto

certo stima di Dante, dell'innato

suo aritmetico stile risoluto. )

*

L’urbanista

Progetta l'urbanista varie vie

nuove, per dare casa a chi non l'ha,

e trasforma così periferie

di tante grandi e piccole città.

 

Usa strumenti, impiega strategie

che introducono molte novità,

si sbizzarrisce nelle fantasie

che stanno al passo con modernità.

 

Però spesso chi va lì ad abitare

appena può ritorna al vecchio centro,

in casa fatta ben ristrutturare.

 

(Così il lettore che s'immerge dentro

poesia moderna poi, per meglio stare,

al bel classico verso fa rientro. )

*

Sotto la forma, niente?

I sentimenti sono a volte tanto

vergognosi che amano celarsi

sotto un vestito bello, con le rime

e con metrica fatto assai sovente.

 

Però chi guarda il dito, e non la luna,

vede il freddo vestito solamente,

e non legge abbastanza tra le righe,

non sentendo il calor di chi l'indossa.

*

Sonetto classico-ermetico (Poesia autoironica)

Ho aperto a caso il mio vocabolario,

ed ho copiato queste sei parole:

"franabile" , "malsano" , poi "precario" ,

"notturlabio" , "setale" , e infine "prole" .

 

Ed ho scritto: "Franabile e precario

è spesso amore, con o senza prole,

e quel setale è solo immaginario,

malsano il notturlabio quando vuole. "

 

Spero ora d'avere gran successo

con un ibrido genere ben nuovo,

che sperimento io per primo adesso!

 

Dell'arte all'avanguardia ormai mi trovo

e, se i lettori scorgono un bel nesso,

questa maniera impiegherò di nuovo!

*

Tapetav (Poesia futurista)

TAP!

         TAV!

 

 

TAV TAP TAV!

                         TAP TAV TAP!

 

 

STAPpiamo una bottiglia di champagne

per il gasdotto che ci porterà

quella preziosa fonte d'energia!

 

InTAVoliamo nuove relazioni,

moderne, più vivaci, più veloci,

con i nostri cugini transalpini!

 

 

TAV!

         TAP!

 

 

T'AVvertiamo, nemico del futuro:

i giorni tuoi ormai sono contati,

ché è la montagna a chiedere il traforo!

 

Tu TAPino, retrogrado, egoista,

piangi per quegli ulivi che saranno

ripiantati in un luogo ancor migliore!

 

 

TAP!

        TAV!

 

 

T'APpisoli con l'uso sedentario

del computer, fautor della difesa

d'ambienti belli sol nella tua mente!

 

T'AVviti inutilmente sulle tue

convinzioni romantiche che cozzano

con il progresso del Terzo Millennio!

 

 

TAP TAP TAP!!!

                          TAV TAV TAV!!!

*

Parolone e paroline

Più d'un lettore è stanco di poesie

piene di parolone, che assomigliano

a quelle usate da filosofie,

e che all'inizio mente meravigliano;

 

poi s'accorge che quelle fantasie

a niente di concreto rassomigliano,

e che le parolone acrobazie

nel vuoto fanno: a nulla esse s'appigliano.

 

Ed allora il lettore sogna alquanto

un lavoro con molte paroline

di tutti i giorni, che gli porga tanto

 

disegno di vicende anche meschine,

da cui però poesia sa trarre vanto,

mutando in grandi cose le piccine.

*

Sull’ermetismo incomprensibile

Molte volte l'ermetica poesia

è chiara, forse, solo nella mente

di chi ha creato quella fantasia,

dettata da un fantasma evanescente.

 

Se potesse egli usar la cortesia,

in nota, di spiegar sommariamente

ciò che c'è dietro quella sua grafia,

farebbe cosa grata e conveniente.

 

Nessun lettore, infatti, ha la magia

per capire il messaggio veramente

e, dopo un po' di tempo, bizzarria

può sembrar la poesia pure al mittente.

*

Sulle poesie tradotte

Una poesia può vivere davvero

soltanto nella lingua originale,

ché ogni traduzione il suo mistero

travisa, fabbricando un falso uguale.

 

La poesia non è prosa, ed il suo vero

valore sta in bellezza lessicale

della sua lingua più che nell'intero

messaggio, che si rende, bene o male.

 

La poesia non è arte universale,

ed al suo territorio sta ancorata,

al piccolo dominio suo locale.

 

E quando essa viene maneggiata

dai traduttori in modo personale,

riemerge assai diversa, trasformata.

*

Matrioska

E' come matrioska, verità:

emerge la parziale in superficie,

ma vi sono altri strati, più profondi,

che la gran madre con pietà ricopre.

*

La verità è

La verità

è che noi poeti

sappiamo farci guerra tra di noi,

o oltremodo elogiarci,

mentre gli altri,

gli uomini concreti,

nel mondo spadroneggiano,

e non cedono

alle lusinghe di parole futili.

*

L’art pour l’art

Mi auguro che torni l'art pour l'art,

che scialbo contenuto vuole avere,

che soltanto all'orecchio sa piacere,

che problemi non vuole postular.

 

Da quando esiste l'uomo, la poesia

mai fu capace di cambiar le cose,

ma solo d'apportare note ariose

a animo umano, quasi per magia.

 

Come collana, braccialetto, anello,

che rendon donne brutte un poco belle,

e quelle belle ancora un po' più belle,

così poesia è futile gioiello:

 

per le feste dell'anima s'indossa,

per gioie della vista, dell'udito,

ben sapendo che poi sarà finito

presto ciò che alla mente dà una scossa.

 

Banville, Gautier, venite ad aiutare

i poeti moderni che, tentati

da ricerca di vani risultati,

si mettono la forma a trascurare!

*

De gustibus

Lo sforzo che io faccio per cercare

di comprendere ermetica poesia

mi fa molto sudare, assai penare,

e il piacere così se ne va via.

 

E alla fine non posso mai giurare

d'aver preso del senso giusta via,

non vedo se vo al monte oppure al mare,

mi pare d'aver perso una diottria.

 

Tanti significati posso dare

a un'opera che sembra una magia,

ma che forse in realtà sol sa donare

una sconclusionata fantasia.

 

E allora torno io a peregrinare

pel mondo della classica poesia,

che facilmente sa comunicare

a me emozioni nette, e con maestria!

*

Così parlarono i migranti

"Centomila anni dopo l' 'homo sapiens' ,

e ancor più tempo appresso ai 'Neanderthal' ,

arriviamo in Europa, per noi 'ridens' ,

sperando di non farci troppo mal.

 

Scusate il gran ritardo, ma le nostre

condizioni ora sono assai precarie

nel nero continente, che le vostre

origini conserva, millenarie.

 

Qualche millennio, e noi diventeremo

come voi, bianchi, col passar del tempo;

un poco di disturbo arrecheremo,

ma esso finirà fra un po' di tempo.

 

Cari Europei, chiediamo noi perdono

per le difficoltà che incontrerete

nel farci questo piccolo bel dono

di farci viver nella vostra quiete.

 

Ricambieremo con quel po' che abbiamo

imparato laggiù, con l'empatia:

noi l'umano sorriso vi portiamo,

con disinteressata simpatia. "

*

Non è tutto oro

Le idee che si presentano alla mente

si travestono a volte da poesia,

ma non lo sono: ben frequentemente

seguono solo la sua lunga scia.

 

Al poeta si chiede intransigente

fermezza nel decider cosa sia

quell'onda di parole assai invadente

che ha scelto di tenergli compagnia.

 

L'operazione è ardua ed inclemente

ma, se il coraggio si ha di buttar via

tutta la produzione evanescente,

si dà l'eterna vita alla poesia.

*

Pipa e non pipa

"Ce n'est pas une pipe" , scrisse Magritte

nitidamente dentro quel suo quadro

che l'immagine aveva, chiara e netta,

di pipa disegnata con maestria.

 

Quante cose, di cui solo i disegni

si fanno, poi non sono veramente

pronte all'uso, efficaci, come quella

pipa che non si può certo fumare?

 

Discorsi fatti a vuoto da politici,

amori solamente proclamati,

promesse che non sono mantenute,

e questa, che "c'est pas une poésie" !

*

L’armonia, la perfezione, la grazia

Si sente spesso l'uomo un pezzettino

di cosmica armonia che generato

ha quel mondo chiamato poi divino,

da perfezione unica formato.

 

Egli vorrebbe essere vicino

a ineffabile grazia del creato,

ma s'accorge di quanto sia meschino

quel desiderio suo, inadeguato.

 

La grazia, l'armonia, la perfezione

ricerca allora dentro la poesia,

che di bellezza gli dà l'impressione,

 

l'illude di trovarsi sulla via

dove ogni parola sia espressione

di perfezione, grazia ed armonia.

*

I re nudi

Quando il critico vuole dimostrare

la presunta bellezza di poesia,

o di quadro, di musica, dosare

le sue parole sa con gran maestria.

 

E riesce a far finta di trovare

dei grandi pregi, usando liturgia

ben collaudata, che far lievitare

sa del fruitore credula empatia.

 

Però poi passa un bimbo, e così dice:

"E' nudo il quadro, musica rumore,

e brutta la poesia dalla radice! "

 

(Il tempo, che ha una forza superiore,

quel critico sovente contraddice:

giustizia rende a cose di valore. )

*

Storia della mia evoluzione poetica

Scrivevo, da giovane, cose

ch'io stesso stentavo a capire:

pensavo che fosser poesie,

mentre eran ricerca dell'Io.

 

Se pur a me, già il giorno dopo,

parlavano lingua straniera,

quei versi di strana fattura

che dire potevano agli altri?

 

In un bel cassetto allor chiusi

quei miseri miei tentativi,

e ancora lì sono, sottratti

per sempre allo sguardo di tutti.

 

Passarono anni, decenni

in cui proprio niente non scrissi,

ma lessi soltanto, ogni tanto,

poesie degli autori famosi.

 

Ma solo qualcuna mi piacque,

mentre altre, oscure e fumose,

sembravano essere nate

per dare lavoro a dei critici.

 

E dopo trent'anni sentii

di nuovo il bisogno di scrivere,

sia pure qualcosa di piccolo

in mondo d'immensi giganti.

 

Ripresi la penna, e m'accorsi

che i versi m'uscivano in metrica,

e che s'imponeva la rima,

pur se non l'andavo a cercare.

 

Poi feci una prova, e mi misi

a legger nei panni degli altri,

notando che pure un bambino

avrebbe potuto capirmi.

 

E' questo modesto prodotto,

lettore, che io ti propongo,

sperando che apprezzi la musica,

e che il dizionario non prenda!

*

Naturalezza dell’endecasillabo

"Io voglio tanto bene alla mia mamma! " ,

dice spesso il bambino, e non s'accorge

d'avere fatto un verso endecasillabo,

ch'è d'italiana lingua il gran signore:

 

quella virtù possiede con le prime

parole dette da che viene al mondo;

poi si corrompe per seguire mode

che vengono da mondi estranei a lui.

*

Chissà

Chissà se più felici sono quelli

che non amano affatto la poesia,

che schivano bellezza ed armonia,

che ignorano le sorti dei fratelli?

 

Chissà se buona stella dona loro

una vita tranquilla e più normale,

nella quale il bisogno materiale

solo ha importanza, come fosse oro?

 

Chissà se sono essi più baciati

dal vero scopo del creato intero,

ch'è forse quello, semplice e sincero,

di vederci obbedienti e rassegnati?

 

Costoro, ad animali assai vicini,

alle piante, agli oggetti, ai minerali,

vivono bene senza gli ideali,

e sono al fato maggiormente inclini.

*

Rileggendo ’ Laggiù’ , di Eugenio Montale

Se i santi troveremo in mezzo ai cani,

forse i poeti fra chi fa "Poeta"

di cognome dovremo noi censire.

 

Se è destinata la poesia a morire,

sarebbe meglio mettersi un po' a dieta

di parole inconsuete e sogni vani?

*

Le poesie sono medicine

Ogni poesia è come medicina:

a uno può far bene, a un altro male,

perché nostra natura ci destina

a ripudiar più d'un medicinale.

 

Moderna scienza medica propende

per una medicina individuale:

quello che uno pei suoi mali prende

a ciò che giova a un altro non è uguale.

 

E' così la poesia, perché a un lettore

far bene o meno possono poesie

ultramoderne, scabre, con valore

che emerge dopo tante traversie.

 

E così viceversa, ché eccipienti

messi da alcuni, rime e vecchi stili,

posson sembrare vani abbellimenti

a alcuni altri, solo scelte vili.

 

Del corpo i mali il farmaco ben cura,

ma su tutti non ha gli stessi effetti,

e la poesia rimane cosa oscura

se tu l'anima in essa non rifletti.

*

Lo scrittore è un architetto (A Franca Colozzo)

L'esempio lo dà Proust: la cattedrale

voleva certo egli edificare,

e ben l'edificò, in magistrale

opera che riuscì poi a tramandare.

 

Come a Gaudì, talvolta una banale

morte nega all'artista d'ultimare

quella sua costruzione eccezionale,

che i posteri provvedono a ordinare.

 

Lo scrittore è architetto: ogni creazione

linguistica deve essere disposta

come pietra, con genio ed artificio,

 

affinché poi non crolli l'edificio

sotto il peso del tempo, che risposta

ultima darà a quella costruzione.

*

Il poeta è un calciatore

Come tocca la palla il giocatore

di calcio, così tocca le parole

ogni poeta, con vigore e ardore,

oppur con grazia, insomma come vuole.

 

Come in campo di calcio differenti

sono quei tanti schemi di partite,

così nella poesia sono presenti

i vecchi stili e tecniche inaudite.

 

Si può scrivere come Maradona

giocava, con la rabbia e l'irruenza,

oppure da Pelé lezione buona

si può trarre, seguendo la sua scienza.

 

Pelé era il mio campione prediletto:

sempre la palla lui addomesticare

sapeva senza sforzo; era diletto

vederlo ben giocare e poi segnare.

 

Ecco che allora io, che con i piedi

un pallone mai seppi ben toccare,

i brasiliani tocchi che non diedi

a sfera alle parole adoro dare.

*

Ogni tanto, qualcuna

Ed ogni tanto, poi, ce n'è qualcuna

che mi piace parecchio (parlo delle

poesie in versi liberi, di quelle

che metrica non usano nessuna) .

 

Ed è una su mille, quando il cuore

s'apre talmente che non chiede aiuto

a musica del verso per tributo

rendere al bello, senza far rumore.

*

Le coeur de l’Europe / Das Herz Europas

Forse è la Francia, in fondo, solamente

il luogo dove andavano a addolcire

i bellicosi ardori gli antenati

degli odierni Tedeschi, i Franchi fieri

che ad essa nel passato dieder nome.

 

Durante le due guerre fu evidente

l'invidia dei cugini, e quelle mire

su un territorio che più aspetti grati

aveva traducevan desideri

di chi vive in più dura condizione.

 

Se si potesse il Reno interrogare

adesso, non direbbe esser lo specchio

narcisistico d'una o d'altra etnia,

ma quel fiume che il Franco ben rinvia

al Germano, e il Germano all'Occidente.

 

Allemagne e Frankreich ormai chiamare

potremmo le nazioni; solo un vecchio

stereotipo indulge alla follia

di crederle diverse: è lì la via

dell'Europa che i nostri cuori accende!

*

Tra Guermantes e Méséglise

Ognuno tra Guermantes e Méséglise

si muove nel suo viaggio in verde età

nel mondo, per lui quello delle "églises"

di famiglie di mamma e di papà.

 

Sempre è nobile una più dell'altra,

più povera, operaia o più borghese:

il bimbo non sa sceglier l'una o l'altra,

sballottato si sente tra due chiese.

 

E a domanda che a volte egli riceve,

"Vuoi più bene alla mamma od al papà? " ,

risponde "A tutti e due! " , ma sempre deve

far conti con dissimili realtà.

*

Le poesie abortite

Giacciono i primi versi di poesie

mai ultimate in cassetto abbandonato:

in recondite stare scrivanie 

è il destino per loro più appropriato.

 

Sono poveri aborti di poesie

delle quali il poeta, abbandonato

dalle Muse, ha lasciato vane scie,

il cui tratto sarà dimenticato.

 

(Chissà quanti lavori superiori

a quelli di cui siamo a conoscenza

visto avrebbero chiari e dolci albori,

 

chissà se con la loro alba presenza

noi di tanti pensieri un po' inferiori

registreremmo la totale assenza! )

*

Altruismo tardivo

Quando raggiunto abbiamo quell'età

dei desideri che s'affievoliscono,

noi investiamo in qualche alterità

i sogni che ancor l'anima rapiscono.

 

Una persona appare la metà

del nostro io, che i tanti anni infiacchiscono,

e ad essa dedichiamo ogni bontà

che i nostri sensi ancora percepiscono.

 

Gradiremmo che il bene circondasse

quell'essere prescelto, l'altro io

ritornato alla vita, che nuotasse

 

esso dentro le grazie di un buon dio,

e vorremmo che nulla mai infangasse

né sua felicità né suo desio.

*

Confessione di un poeta ermetico

"Non so neppure io che cosa ho scritto,

però grande speranza ciò mi dà:

che tra i lettori del criptico scritto,

no, l'unanimità non ci sarà;

 

avrà ognuno di loro il buon diritto

di dir ciò che in poesia lui scoverà,

facendo lievitare il mio diritto

di essere apprezzato in società!

 

Le cose oscure sono assai stimate,

perché ciascuno ad esse può donare

quelle interpretazioni più adeguate

 

al suo singolo modo di pensare,

moltiplicando chances riservate

a chi vuole il successo conquistare! "

*

Amorfi

Amorfe vanno in giro le poesie,

amorfi i quadri, i brani musicali:

sembra che assai venefiche malie

li spingano verso esiti letali.

 

E sempre più insondabili alchimie

li trasformano in armi micidiali,

portatrici di strambe malattie

nel mondo pieno già di tanti mali.

 

Restituiamo forme a ciò che nasce

dall'opera dell'uomo, a quel prodotto

ch'è partorito dopo tante ambasce!

 

(Come sarebbe brutto, malridotto,

un bimbo che mostrasse, ancora in fasce,

corpicino sgraziato oppur corrotto! )

*

Lo scrigno

Tanti tesori stanno nello scrigno,

ma lo teniamo chiuso, molte volte:

paura forse abbiamo che rubati

siano i gioielli in esso contenuti...

 

E invece sono splendidi i minuti

in cui da qualcheduno son mostrati

i suoi preziosi oggetti: quelle volte

si apre e s'arricchisce il nostro scrigno!

*

Poesia minimalista

Incontro a degli smacchi, prima o poi,

vanno quelli che cercano profonde

in poesia verità, perché quest'arte

è raramente squarcio d'infinito.

 

Forse conviene più mettere il dito

sulle modeste cose che da parte

stanno, obliate, e però feconde

nel suggerirci il poco che siam noi.

*

Allontanarsi da Bergotte!

E' meglio non conoscere Bergotte;

ci può causare forti delusioni:

non è stessa persona delle azioni

sue sulla carta, non è certo un "Gott" !

 

Se noi amiamo un poeta, uno scrittore,

teniamoci da lui bene alla larga:

la vicinanza certo non allarga

la grande stima delle prime ore!

 

(L'uomo e l'artista sono differenti

esseri, e solamente l'alchimia

di penna e foglio non verace via

comune può tracciare nelle menti! )

*

Proustianamente contro Sainte-Beuve

Degli scritti il valore forse è spesso

proporzionale inversamente a quello

che di vita privata degli autori

sappiamo, oppur vorremmo noi sapere.

 

La loro produzione già soddisfa,

ed apre un mondo (dentro il quale entriamo

con interesse e con curiosità)

che par creato da un ignoto dio.

 

(E' solo quando appare assai mediocre

ciò che leggiamo, quando sol di sé

sembra saper parlare lo scrittore,

che nasce voglia del pettegolezzo. )

*

La poesia democratica

Di far giungere a tutti il suo messaggio

cerca la democratica poesia,

ostruendo la strada a quel passaggio

delle parole rare che via via

 

al cervello s'affacciano, retaggio

di una novecentesca bizzarria,

dandosi giustamente il bel coraggio

di restar della gente sulla scia.

 

Consapevole d'essere guardata

dall'alto in basso con dei modi alteri

da poesia di più nobile casata,

 

è contenta ugualmente, perché veri

le sembrano i concetti che adeguata

espressione trasmette volentieri.

*

Il poeta autocritico

Il poeta si mette in discussione

e, proprio quando pensa ormai d'avere

successo, stima e considerazione,

si riempie di critiche severe

 

che rivolge alla propria produzione,

cogliendovi parole non sincere,

dei difetti del piano d'espressione,

oppure troppe e inutili chimere;

 

non è di questa vita perfezione,

però, e si rassegna a meno austere

categorie di critica, a opinione

 

più morbida su quelle sue maniere

di ricercare il bello nell'agone

di un mondo di bellezze passeggere.

 

 

*

Non ho tendenze mistiche (L’endecasillabo)

Non ho tendenze mistiche: trovato

non ho mai, componendo una poesia,

ermetici segreti che ispirato

hanno un'oscura ed alta fantasia

 

a superiore mente di chi è nato

col compito di aprire nuova via

alle prescelte genti che al suo lato

poi seguono convinte quella scia.

 

Però in un altro modo ho rimediato:

mi sono avvicinato alla magia

del bell'endecasillabo, inventato

 

per dare al mondo un poco d'armonia,

ed alla vita un tenue, delicato

tocco, racchiuso in guscio di poesia.

*

La poesia e i cinque sensi

Quando da una poesia nasce una musica,

s'addolciscono tutti i cinque sensi,

cullati dal buon uso della metrica,

da assonanze, da rime e accorgimenti

 

che respirare meglio fanno l'anima,

sottraendola a angosce e a turbamenti

che la vita moderna, velocissima,

suscita spesso nelle nostre menti.

 

E gode il gusto, come avanti a sapidi

piatti da assaporare, e esperimenti

gradevoli la vista fa coi logici

dei versi puri concatenamenti.

 

Un buon odore poi da quei cartacei

contenitori sembra si presenti

alle narici, e mano quasi magici

piaceri prova nel toccare i testi.

 

Ed all'udito, infine, suoni mitici

giungere sembran, senza impedimenti,

dalle belle parole che nei classici

modi son messe, senza infingimenti.

*

Anglomania (Dedicata a Ivan Pozzoni)

Con tutto quest'inglese debordante,

difficile è trovare anche un cantante

che in lingua sua s'esprima, nonostante

sia stata Italia in musica importante.

 

Che serva per la tecnica lo strano

modo di favellare, poco umano,

lo trovo assai normale, se pensiamo

a guerra vinta dall'Americano.

 

Ed in inglese, dato che la "City" 

possiede il capitale, con i siti

d'anglofona espressione e parassiti,

parlano quei denari fuoriusciti.

 

Ma questa lingua cosa ha mai a che fare

con il mondo dell'arte, dove appare

forte matrice ben continentale

in quello che la storia ha da serbare?

*

Poesie omeopatiche

Se la poesia è cura, sai che penso?

Omeopatico avere può l'aspetto

(c'è chi ci crede) , e debole compenso

ai mali può arrecar dell'intelletto

 

(è in questo caso ermetica poesia,

che riproduce ben l'oscurità

della vita moderna, sulla scia

di recenti ed illustri autorità) .

 

Ma, se curarci in modo più vicino

a industria farmaceutica vogliamo,

di farmaco che in modo repentino

la malattia combatta abbisogniamo

 

(ed allora poesie che la bellezza

mettono spesso in mostra noi assumiamo,

medicine con cui tanta bruttezza

del mondo con vigore combattiamo) .

*

La madeleine (Omaggio a Marcel Proust)

Tutti qualche madeleine davanti a loro

trovano, però pochi assaporare

la sanno, affinché essa donare

emozioni preziose come oro

 

possa, perché la mangiano di fretta

e non gustano il denso suo sapore

che riportare bene sa alle ore

della vita in cui giunti s'era in vetta.

 

E la vetta risiede in fanciullezza,

adolescenza, prima gioventù,

perché poi quel sapore giammai più

la vita ripropone né accarezza.

 

A un certo punto della sua esistenza,

quando il vile lavoro più non preme,

ognuno, come Proust, gioie supreme

può trovar del passato alla presenza.

*

Guardando vecchie fotografie

Tutto si disfa, tutto se ne va

dopo l'apparizione in questo mondo,

perché è tutto soltanto vanità

( l'"Ecclesiaste" sapeva andare in fondo) .

 

E resta solamente la pietà

per persone scomparse nel profondo

gorgo dal quale non si tornerà

e dice: "Io per sempre le nascondo" .

 

Guardando tante delle vecchie foto

di parenti, d'amici, degli amori

un tempo avuti, si rimette in moto

 

per costoro empatia, che resta fuori

però di ogni rapporto con chi un vuoto

lasciò nei desolati nostri cuori.