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Raccolta di poesie di Salvatore Armando Santoro
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Don Tonino Bello

(Ricordando Sarajevo 11.12.1992)

 

Aveva addosso solo il suo mantello
in cuor la pace e dentro il corpo il male
ma è la pace che dal cuore sale
che il male copre come fa il cappello.

 

Certo che non copriva il mal quel vello
ché il freddo della guerra spesso assale
questo mondo ipocrita e immorale
che ignora spesso il pianto del fratello.

 

Quel freddo inverno del novantadue
Anche Tonino in Bosnia al vento alzava
quelle bandiere che erano anche sue,

 

quella di Bosnia con forza agitava
ma ancor più forte, ed eran solo due,
quella di Pace al mondo sventolava.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 8.10-2019 – 14,15)

 

- Sonetto

 

L’immagine è tratta da:
https://www.avvenire.it/…/don-tonino-bello-la-vita-visita-p…

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, albero, spazio all'aperto e primo piano
 

 

*

Regalo i miei versi

Regalo i miei versi
nel mondo semino emozioni
di sentimento son ricco
regalo commozioni.

 

Chi li coglie s’arricchisce
la mente si riempe di fervore
spazia nell’infinito
di tenerezza inonda il cuore.

 

Non ha bisogno di denaro
inutili son le ricchezze in terra
la tignola le rode
un verso la povertà sotterra.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 27.8.2019 – 10,52)

*

Ho bisogno d’amore

Ho bisogno d’amore e l’ho trovato,
lei non lo sa e un poco mi vergogno
eppure un po di lei avrei bisogno
lei è passionale e anch’io lo sono stato.

 

Dietro fallaci amori sono andato
ma la passione ancora cerco e sogno
ed è un amore semplice che agogno
inutilmente in giro l’ho cercato.

 

Chi è che vuole ancor parlar col cuore?
Intorno trovo amori dozzinali

eppur vorrei un nuovo amor provare

 

ma la ricerca un poco impervia appare
trovo donnette vuote ed amorali
senza passione e prive di calore.

 

Eppur questa persona l’ho vicina
e tuba come fa una colombina.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 25.8,2019 – 20,28)

 

- Sonetto ritornellato

L'immagine può contenere: fiore, pianta e spazio all'aperto

 

*

Pensieri sul cartone della pizza

Mangiai la pizza al mare
seduto a una panchina
una birretta fresca
e dopo una susina.

 

Mangiavo e il mar guardavo
con l’Elba di rimpetto
e intanto alcuni versi
fiorirono nel petto.

 

E scrissi sul cartone
dei semplici pensieri
mentre osservavo i flutti
pensando a quei bracieri

che brucian le foreste
dall’equatore al polo
e riguardavo in cielo
tanti gabbiani in volo.

 

Era unto il cartone
di rosso devastato
con mozzarella sparsa
ma io l’ho utilizzato.

 

Ho valutato i danni
che causa il denaro
solo pensieri amari
su questo mondo ignaro

ignaro e indifferente
ai danni del mio mondo
che adesso sta bruciando,
che vedo andare a fondo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 24.8.2019 – 23,53)

 

La foto è presa dal portale: https://www.teleambiente.it/

*

Il melograno

Ricordo ancora il giorno, era d’agosto
che tu arrivasti allegra e spensierata
e m’abbracciasti ancora innamorata
avevi in mano rosso un melograno.

 

Sul tavolo felice l’ho deposto
e dopo forte forte t’ho abbracciata
quella giornata ormai è dimenticata
scivola solo sabbia dalla mano.

 

Quei chicchi rossi aprii solo soletto
sembrava che quel frutto sorridesse
e ti ricordo ancora nuda a letto

 

le tue movenze in mente sempre ho impresse
ora ti sto pensando e ancora aspetto
di riascoltar da te nuove promesse.

 

Ma ormai il mio tempo sta volando via
ma resta in cuor la gioia e l’allegria

 

che per tanti anni tu mi hai regalato
chiuse in quel rosso frutto profumato.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 28.8.2019 – 2,03)

 

- Sonetto ritornellato (con quartine a schema ABBC ABBC)

L'immagine può contenere: frutta e cibo

3

*

Trasparenze


La foto (g.c.) è di Stefano Arnodo di Pont St. Martin, autore della potente scultura, e la poesia è a lui dedicata che me l'ha ispirata con la sua opera!

Non sono andato, son solo passato
da una condizione di normalità
ad una condizione oggi sublimale
ma via non sono, ancora son di qua.

Mi son confuso con l’albero del cuore
quello con cui parlavo ogni mattina
avevo già sentito una vocina
e un volto allegro spesso mi appariva.

Lo notavo ricco di rimpianto,
che risplendeva languido sul viso,
quel tronco morto l’ho scavato e inciso
ora quel tronco regala un bel sorriso.

Regala una presenza celestiale
unita a una sofferta tenerezza,
ma quando soffia il vento di scirocco
leggiadro il volto sfiora una sua brezza.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello P.se 3.1.2018 – 8,00)

*

E furono giorni di guerra

Ci siam fatti la guerra
abbiam sparato coi fucili e coi cannoni
di sangue a terra non ne abbiam lasciato
ma cosa abbiamo al fine guadagnato?
Quanto amor s’è sprecato?
Dove mai l’hai buttato,
tutto l’affetto che m’hai regalato?

 

E lavo i panni sporchi nel mio cuore
torbida è l’acqua come questo amore
abbiam giocato con i sentimenti,
oscurato le promesse e i nostri sogni
tu hai seppellito finanche le emozioni,
delle tante parole sparse al vento
neppure per pudore ti vergogni.

 

Ed hai barato
le carte non le hai bene mischiate
anche tu ora i cocci raccogli,
raccatti il poco che tu hai seminato.
Io un dì certo t’ho amato,
e scrivo ancora di un amor finito,
lo scrivo, perché non l’ho scordato,
a chi ha tappato da un bel po’ l’udito.

 

Stasera sono solo:
il fuoco è spento!
Il ciocco è consumato nel camino
guardo il tuo ventre gonfio
ma non lo sto toccando
ma sento il tuo calor, ti sto vicino,
vedo la mano tua accarezzarlo
vedo il tuo volto che sta sorridendo
quel figlio che volevi un giorno avere
mio non sarà, né frutto del piacere.

 

Quel figlio però lo sto amando,
ti abbraccio mentre stiamo camminando,
lo sento nel tuo ventre che sgambetta
con lui vorrei adesso un po’ nuotare,
vedere il suo sorriso,
notare un poco l’acqua dentro la placenta
che il suo agitare sta muovendo lenta.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 29.6.2019 – 21,20)

 

La foto è tratta dal portale:
https://www.vitadamamma.com/…/il-bambino-nella-pancia-sente…

L'immagine può contenere: una o più persone, fiore e primo piano

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Frutto maturo

Mi sfiora ancor del vento la carezza
quando a Ristola il sole m'inondava
poi tenero il tramonto mi stordiva
di rosso il cielo e il mare disegnava.

 

Un frutto acerbo forse allora ho colto
tu hai preferito quello più maturo
so che l’acerbo, il dolce, ai punti batte
ma il cuor non addolcisce se l’hai duro.

 

T’ha spinto forse la curiosità,
un provare la facile avventura
cercavi forse nuova adrenalina
per questo hai scelto tra l’età matura.

 

Chi ci abbia guadagnato non lo so
in me hai risvegliato il sentimento
poi sulle zolle il seme s’è marcito
ma l’emozione ancora in cuor la sento.

 

Oggi sono sereno, con gli acciacchi
che tanto affetto hanno generato,
tu forse ridi con un nuovo amore
quello maturo l’hai dimenticato.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 19.4.2019 – 9,42)

 

L'immagine può contenere: frutta, pianta, cibo e spazio all'aperto

*

Amo i tuoi occhi

Amo sempre i tuo occhi tristi
la tua bocca senza più un sorriso,
quel sorriso che risvegliava i sensi
quel tuo parlare con chi più non pensi.

 

E ti ricordo or che l’estate brilla,
ora che il sole illumina il Vereto,
quel colle non è più per me lo stesso
anche ad amare è da un bel po’ che ho smesso.

 

Non amo più, neppure più sorrido,
neppure piango quel che più non vale,
solo il ricordo a volte mi accarezza
come del vento a Ristola la brezza.

 

E si intervallano come in un filmato
momenti fantasiosi di allegrezza
ed anche il colle a volte mi riappare
insieme al sol che splende sopra il mare.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 12.06.2019 – 15,16)

 

Nella mia foto: Il mare Jonio ripreso da Punta Ristola di Leuca.

L'immagine può contenere: nuvola, cielo, oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Nerla pianura di Pristina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma poi è tornato il sole...
Da un tronco,
squarciato da una bomba,
è spuntato un ramoscello.
Da una tenda
tra le mille sparse
nella piana di Pristina
s'è levato un pianto
d'un neonato.
Dal fianco della montagna
è sgorgata
una nuova sorgente
d'acqua pura.
Tra le nuvole nere
s'è spento
il cupo boato del tuono
ed è apparso l'arcobaleno.

 

Salvatore Armando Santoro

(1996)

 

La foto è tratta dal portale:

https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/etica/la-carta-dell-economia-sociale.html

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Lampare a Leuca

Nel porto a tratti scuro a tratti chiaro
ondeggiano un po’ pigre le lampare
ed un vela in mezzo al mare pare
bianco fantasma che rischiara il faro.
 
In questo dormiveglia greve e amaro
vedo a Ristola spumeggiare il mare
ed ogni tanto in mente ricompare
un volto sorridente un tempo caro.
 
E son partito un dì con una promessa
di non dimenticare quel che è stato
ma ora lei ripete ch’è diversa
 
dell’amor dato sì è dimenticato
per me lei non sarà mai più la stessa
chi amor distrugge non va perdonato.
 
Si accende a tratti e spegne la lampara
e rassomiglia proprio a una fiumara
 
che passa dopo un forte temporale
dal razionale all’irrazionale.
 
Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 3.1.2019 – 15,32)
- Sonetto ritornellato
 
Nella mia foto: il porto di Leuca nel 2013
L'immagine può contenere: notte, cielo e spazio all'aperto

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Fiore d’acacia

 

Fiore d’acacia che fiorisci a maggio
lungo la Dora e mi sorridi a volte
quando i petali scuoti al mio passaggio
li spargi via tra mille giravolte.

Planano in acqua pronte pel viaggio
dai gorghi le corolle son travolte
ormai del fiume sono tutte ostaggio
ad altri lidi poi saran coinvolte.

Si nasce e tutti sanno dove e quando
ma del morire non si sa mai dove
si va nel buio e spesso brancolando

perché nel mondo tante son le prove
quanto a capir dove staremo andando
solo Ade lo sa ed anche Giove.

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 9.1.2019 . 12,58)

 

- Sonetto

*

Ricordi tra i tratturi


L’immagine è presa dal portale:https://1.bp.blogspot.com/-9eDMgRLoCnE/Tmn2X9WGtcI/AAAAAAAAWl8/5RpSojFzAg8/s400/TratturoGorgo_Parco.jpg 

Ti penso come un giorno eri
ti giuro, non m’importa come sei,
se hai le rughe sul corpo e sul tuo viso
se sei più magra o un poco appesantita
ti penso come un tempo eri
giovane e bella baciata dalla luna
con la tua mano stretta alle mie dita
per quei tratturi bianchi nella notte
segnati dal chiarore dei muretti.

Ti penso tal com’eri e mi torturo,
quelle emozioni non le ho dimenticate
non ho scordato ancor le trasgressioni
e il ben che ti volevo è sempre vivo
come presente e chiaro il tuo sorriso
che dipingeva allora il cuore e il viso.

Ti penso, non ti scordo,
con te ritorno al chiaro della luna
sotto quel fico dove ti toccavo
all’ombra mentre il corpo accarezzavo
e sento ancor gli odori degli umori
sento la tua passione
rivedo i tuoi rossori.

Oh tempo, tempo che passi e non perdoni
inutilmente lotti contro la ragione
arido passi e neppur ti curi
delle passioni che affliggono gli umani
passi ma a vincere è il ricordo,
passi ma ancor resiste il sentimento
vivida è come allora la passione,
passi ma dalla mente giammai scordo
quelle notti felici pe’ i tratturi,
quelle emozioni che cullava il cuore
quell’andare al buio in mezzo ai muri
con la tua mano stretta alle mie dita
quella mano che cerco e che ho smarrita.

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoese 9.12.2018 – 8,15)

*

Tracce

Tracce

           
Foto Luglio 2010 – Collina di San Gregorio di Patù e vista spiaggia.

Tracce d'un passaggio,
attimi di vita,
momenti di trasgressione,
di interrotte emozioni.

Tracce di felicità condivise,
follia di giorni d'estate
gioie rubate,
ad altri negate,
cancellate.

Tracce di sogni vissuti,
mare azzurro,
ulivi verdi,
pietre ammucchiate,
una stuoia rossa
tra terra brulla distesa,
tracce su una foto fermate,
nel cuore scolpite
nella mente archiviate.

Tracce come ferite
che scavano
incidono
tagliano
sanguinano
che restano aperte
non voglion guarire.

Salvatore Armando Santoro

(S. Marcello P.se 24.11.2018 – 4,27)

*

Coincidenze

Cerco nei volti che incrocio
il tuo sorriso
la tua ingenuità che ormai hai perso
cerco le tue parole
quel tuo discorrere incoerente
quel costruire un nuovo mondo
perché il tuo allor ti stava stretto
verso di me nutrivi desideri
forse dettati da un morboso affetto.

 

Leggevo nei tuoi occhi
un grande amore
un qualcosa che l'animo riempiva
e mi guardavi piena di speranza
un sogno che ancor non m'ha svegliato
resto a pensare in una buia stanza
e mi vedo come un contadino
che annaffia le sue piante con l'amore
che non ha sparso bene nel giardino.

 

E stamattina
guardavo una mammina
che accarezzava un bimbo addormentato
a te ho pensato,
ho pensato a quel figlio che volevi
al figlio che allora non ti ho dato
a quell'amore che adesso ormai s'è spento
alle parole inutili e incoerenti
che via sono volate insieme al vento.

 

E mi osservava,
a tratti mi guardava quella mamma
quasi leggesse a fondo i miei pensieri
a quello che m'hai scritto ieri
lei non sapeva che a te stavo pensando
alle parole incise su quel nastro
a quel tuo amore instabile e precoce
a te pensavo e al giorno che l'hai inciso
e in testa risuonava la tua voce.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 6.5.2019 – 15,38)

 

"Mamma con bambino" particolare del dipinto di Alfred Schwarz

L'immagine può contenere: 1 persona

*

Sfiorì la rosa


Il dipinto “rosa nella neve” è di Antonella Nicoletto

Sfiorì la rosa
morì nel pieno inverno,
si spense tra Natale e Capodanno,
i petali dispersi sulla neve,
chiazze rosse su un mantello bianco
ai piedi d'un roseto spoglio e stanco.

Rimase sulla pianta solo un boccio
scarno, piegato e tutto infreddolito
il vento a volte e a tratti lo sfiorava
lui ormai neppure più reagiva.
Guardava sulla neve il sangue vivo
si ricordava ancor rosso e giulivo.

Sfiorì pure la Rosa,
identico il suo nome,
le fu imposto insieme con Maria,
per lei fu sofferenza questo nome
aggiunto allor per devozione e fede
imposto anche a colei che più non crede.

E maledisse sempre la sua vita
maledisse chi promise e non mantenne
amor le diede e prese sofferenza,
amor poi ricercò poco convinta
in un amore che poco lei convinse
che scoraggiò ed a scappare spinse.

Ora ci parla a sera,
ma lui è sfiduciato,
gli anni sono oramai davvero tanti
lei ancor ci prova e l'incoraggia,
ma lui s'è da un bel pezzo rassegnato,
il tronco è troppo verde per essere bruciato.

Salvatore Artmando Santoro

(San Marcello Pistoiese 20.11.2018 – 1,45)

*

Vorrei

Vorrei, questa sera, abbracciare te
tenero mio amore
che mi hai regalato i tuoi anni ed il tuo affetto.

Vorrei, questa sera, ascoltare la tua voce,
nel silenzio della notte,
come un tempo,
sentirti sussurrare dolci parole
che mi commuovevano ed eccitavano.

Vorrei, amore mio,
che t'aggiri nel mio cuore e mi tormenti,
vorrei ancora te,
tenera e ingrata,
infingarda e passionale,
coinvolgente e bugiarda.

Vorrei, versare ancor lacrime amare,
soffrire per te
nel silenzio di questa notte
che mi intenerisce l'anima
al ricordo.

Ma fuori l'acqua cade:
lava i miei pensieri
e mi tiene in bilico sull'abisso.

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 5.11.2018 – 22,45)

*

Bianco d’Africa (A Saverio Strati)

Quel profumo d'erba secca,

quegli steli ondeggianti ai bordi dei sentieri,
quel profumo di zagare dal mare
che il vento trasporta a tratti
che si confonde con l'odore dell'Africa,
la terra delle nostre origini
che ci portiamo dentro
che abbiamo scritta nel nostro Dna
sacrifici e lotte giornaliere,
sabbia su sabbia
accumulata dal vento di scirocco,
l'aridità del paesaggio,
l'entusiasmo senza speranza
sempre spento nel cuore della gente,
ulivi scarni e moribondi,
quei fichi sempre dolci e saporiti,
cibo di porci e gazze,
di gente povera e pezzente,
quel sapore di mandorle selvagge,
quelle distese di fichi d'india colorati,
terreni assai induriti per arare
quei raccolti avari
qualche mucca scarna e malnutrita,
vagante per pascoli scadenti
tra greggi di capre e pecore belanti,
cani rumorosi e paurosi
pronti a schivar le pietre dei padroni,
quel “salutiamo compare” dei mafiosi
con il fucile su asini clementi
quei silenzi
quel non voltarsi neppure se si spara
per poter dire:”Non ho visto niente”,
quella protesta in punta d'una penna
velenosa
come il nero morso d'un serpente.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 21.8.2014 – 3,17)

 

Per chi vuole approfondire la figura dello scrittore calabrese (morto a Scandicci il 9.4.2014 e detto il "Verga calabrese) suggerisco una pagina ben costruita:

 

http://www.locride.altervista.org/strati.htm

 

 

La foto è tratta dal portale http://www.lasiciliainrete.it

Nessuna descrizione della foto disponibile.La foto è tratta dal portale http://www.lasiciliainrete.it

 

 

*

Una mattina

Un giorno non mi sveglierò
(soluzione auspicabile da molti)
oppure gli occhi chiuderò
dopo lenta agonia
o qualche sofferenza non cercata
meglio morir per via
su un sentiero fiorito a primavera
con un’ape che ronza
o tra farfalle in volo,
meglio morir da solo
chiuso sui miei pensieri
a ricordar le cose belle,
tutto quello che avuto,
amore e delusioni
felicità ed inganni
meglio inseguire gli anni
in cui vinceva sul volto il mio sorriso
con nelle orecchie il sibilo del vento
con l’urlo in mare della tramontana
con lo scrosciar lontano di fontana
con le mie mani strette alle tue mani
sulla tua pelle liscia da bambina
meglio sarebbe gli occhi chiudere sui sogni
una mattina.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 23.4.2019 – 14,00)

 

Nella mia foto: campo di papaveri, margherite e tageti, alle porte di Lecce una decina di anni indietro!

L'immagine può contenere: fiore, pianta, cielo, natura e spazio all'aperto

 

*

Novembre 2018

Novembre 2018


Novembre m'attanaglia il cuore
a te, madre, poco ho pensato
che mi guardi irata
da quella vecchia foto a te non grata.

Altro pensavo, madre,
ai vivi,
al mio tormento che conosci bene
ed alleviar non puoi,
né da viva potresti,

le mie pene.

Tardivi i tuoi consigli,
caparbia la mia testa
che ancora insegue un'ombra
che questo cuor tormenta,

e non ha fine,
che si perde sempre più confuso 

tra queste prime brine.

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 9.11.2018 – 2,30)

*

Pian del Giuliano

 

Opaco il monte, opaco il cielo e il Piano
e questa opacità in cuor riflette
l'incertezza di questa buia mattina
con la neve che incacia la collina.

E mi ritrovo in questo Piano antico,
dove parlavo un dì con pini e lecci,
oggi coperto da un asfalto fosco
senza canto di merli dentro il bosco.

V'era una pace ed un silenzio d'oro
dall'alto intravedevo lo stradone
con le auto in corsa transitare
e il fiume Reno lentamente andare.

Ogni tanto un porcino s'affacciava
sui prati oggi invasi da automezzi
dolce era l'andare e il passeggiare
ed anche era sereno il meditare.

E cosa penso oggi coi conflitti
che caricano la mente più del corpo?
Or qui combatto con un vecchio amore
che più mi spinge ad un recente ardore.

Questo rende difficile il ritorno,
penso alla fuga verso un bene perso,
ma alto è il muro che oggi mi separa
che anche questa età rende più amara.

Mi perdo allor nel bosco sopra il Piano
inseguo ancor l'ardor del tempo antico
non sto a guardare ai miei capelli bianchi
ma sol rincorro dei ricordi stanchi.

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 21.11.2018 – 9,31)

 

Pian del Giuliano è una località che si snoda dalla Strada Statale che sale all'Abetone nei pressi della Frazione Le Piastre di Pistoia e, dopo un lungo giro in mezzo ai boschi rigogliosi della collina pistoiese, passando da Sammommé e Piteccio, si ricongiunge alla Città di Pistoia.

*

Il silenzio della mente

Cerco un tuo verso, cerco una parola,
a volte dico: “In fondo che m’importa”,
ma poi mi perdo dietro a dei pensieri
ho chiuso i sentimenti non la porta.

 

Stupidamente penso e m’arrovello:
“Ma starà bene? Ancor lieta sorride?
Forse sarà un poco giù di corda
quando lei tace allor qualcosa stride”.

 

Ormai io la conosco molto bene
più non verseggia e per me non scrive
quello che un dì m’ha detto lo ricordo
nella mia mente è attuale e sempre vive.

 

Ed anche se a qualcuno va dicendo:
“Più non capisco cosa un dì m’ha preso”,
quel che m’ha dato in petto lo trattengo
e mi conforta e ancor non gliel’ho reso.

 

No, non m’importa quel che ha fatto in rete
né lo squallor che ha sempre seminato,
io la ricordo dolce e appassionata
e non mi pento un dì d’averla amata.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 18.4.2019 – 23,48)

L'immagine può contenere: cielo, natura e spazio all'aperto

*

Il non ricordo

Alla ricerca d'un ricordo antico
fatto di sogni e tanta nostalgia
una stradina bianca, un noce, un fico
un raggio tenue che la luna invia.

 

Il tempo andato sempre maledico
tracce sbiadite che la mente spia
ormai io poco parlo e poco dico
oggi sul fare vince l'apatia.

 

Invano, disperatamente cerco
qualcosa a cui un dì ho detto addio,
una casina, un orto, un po' di sterco,

 

un cigolio di pozzo, un mormorio,
cerco il vociare d'un chiassoso alterco,
la traccia di un passato calpestio.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 17.4.2017 – 9,26)

 

- Sonetto

 

Nella foto il podere di mio nonno ai Piani di Galatina nel 1958

L'immagine può contenere: albero, pianta, cielo, spazio all'aperto e natura

 

*

Cercava l’amore


Nella mia foto: Gatti a Boccheggiano (GR).

Cercava l'amore nei cani e nei gatti
aveva bisogno del loro calore
più non credeva nell'uomo
nei gatti cercava l'amore.

Sentirseli intorno per strada,
godere le loro attenzioni
lei aveva bisogno di loro
di queste gratificazioni.

“Non posso lasciarli – diceva -,
“mi sembra tradirli, un pasto negargli,
mi serve l'amore sincero
che loro mi danno
che ho sempre cercato,
che al pari nessuno m'ha dato”.

Cercava l'amore nei cani randagi,
perché si sentiva randagia
dal mondo scansata,
dai gatti cercata.

E lui le urlava la sera:
“Scegli, Rosa, non posso aspettare,
anch'io ho bisogno d'amore,
che anch'io non so più a chi dare”.

Ormai, Rosa, viveva in un mondo
fatto di cani e di gatti,
che le davano affetto sincero,
l'amore che tanti dicevano vero
che falso era invece nei fatti,
viveva in un mondo
che tanti dicevan di matti.

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 14.11.2018 – 9,19)

*

Le Centopietre di Patù

Su quel Vereto, fresco e ventilato,
mi sono perso chiuso nei pensieri
ed inseguivo gli antichi guerrieri
che i saraceni avevan sbaragliato.

E mi sforzavo di capire il costo
di tante donne prese e violentate,
di tante vite un dì sacrificate
nel nome d'un credo contrapposto.

E quell'ambasciatore assassinato
in quelle settimane aride e tetre
il prezzo pagò d'esser crociato

il sangue suo bagnò le bianche pietre
perché dai saraceni fu sgozzato
ma poi sepolto nelle Centopietre

dal popolo che l'infedel respinse,
che di sangue quel sangue ridipinse

perché in ogni tempo per chi crede
sull'oppressore vince ognor la fede.

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 20.1.2014 – 0,37)

- Sonetto ritornellato doppio

Le Centopietre è un antico monumento funerario eretto nel IX Secolo nel comune di Patù (LE). Accolse le spoglie del Generale Geminiano, messaggero di pace trucidato dai saraceni subito prima della battaglia finale tra cristiani ed infedeli di Campo Re del 24 giugno 877, ai piedi della collina del Vereto.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

*

T’aspetterò a Ristola sul mare

Sarò sulla panchina ad aspettarti,
fretta non ho mi basta rivederti,
non dir però parole inopportune
che via trasporta il vento come piume.

 

Mi basta rivedere il tuo sorriso,
il dente storto ed il tuo naso grosso
no, non parlar, non devi dire niente
la mano mia accarezza dolcemente

 

come hai già fatto quella prima volta
quando ti vidi fuori di Nardò
e accendesti in me mille fiammelle
mettendo in mostra le bianche mammelle.

 

Non penso che a parlar convincerai,
la delusione scotta e dopo impari
anche se ancor mi parlerai del Cristo
non cederò a lusinghe e vi resisto.

 

E poi conosco quel tuo grande orgoglio
che oscura la tua mente anche col sole
hai seminato un dì solo sciocchezze
ed or raccogli il nulla e le sconcezze.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 16.4.2019 – 2,58)

 

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Nella mia foto la panchina di Punta Ristola a Leuca

*

Tra i muretti di San Gregorio

Buon giorno amore ancor ti sto pensando,
e mi domando cosa stai facendo
forse stai su un muretto e guardi il mare
forse stai in casa mentre sta piovendo.

 

Guardi la pioggia che ti scava in mente
e smuove forse tutti i tuoi ricordi
forse in mare osservi una barchetta
non sai che dentro un cuore soffre e aspetta.

 

Io ti ricordo con la pena in cuore,
ti vedo coi capelli un po’ arruffati
con la tua schiena nuda sopra il letto
ricordo le carezze che m’hai date.

 

E il broncio, che ogni tanto accarezzava
quelle tue labbra avvezze a dare amore,
mi insegue sempre, non lo so scordare,
mi manchi e solo non riesco a stare.

 

Ma so che allora fu pura follia
aver ceduto a quell’amore insano
che mi sconvolse mente e sentimento
e vive ancora e non se ne va via.

 

Ora solo ti penso, un po’ mi fai ribrezzo,
ma come allora ormai più non ti amo
s’aggira nel mio cuor sol sentimento
ma quell’amor che hai dato non ha prezzo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 15.4.2019 – 11,27)

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Il mare Jonio ripreso in una mia foto dalla collina di San Gregorio a Patù.

*

Ulisse

Volerò nei miei pensieri
forse i tuoi incontrerò
si parleranno
parole antiche ancor ripeteranno
sussurrate di notte tra i cuscini
nel buio la pelle ti accarezzerai
la pelle anch’io nel buio carezzerò.

 

Sentirò i tuoi sospiri come un tempo
ecciteranno la mia mente
tormento mi daranno
un po’ di gioia ancor riporteranno.

E sentirò le tue parole appassionate
come sirena canterai sulla scogliera
ascolterò al pennone incatenato
soffrire non vorrò come quel tempo
andrà la nave mia spinta dal vento
sentirai il mio pianto addolorato
ma non potrò fermarmi
rigida è la catena di chi mi ha legato.

 

M’adageranno sopra una gomena
arrotolata in un angolo di ponte
sorriderò nel sonno a te pensando
e più non proverò pena e dolore,
oltre lo Stretto la nave è andata via
ma resterà il ricordo del tuo amore
ed anche quello della tua pazzia.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 13.4.2019 – 15,44)


Ulisse e le sirene - Mosaio romano del 3° Secolo d.C. - Artista sconosciuto

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Kalè Polis (Città Bella) - Gallipoli

La tua carne freme ancora,
trasmette sensazioni piacevoli alle mani,
nel silenzio di una stanza
nei vecchi vicoli di Kalè Polis.


Solo io e te sappiamo,
bambina mia.
Solo io te comprendiamo,
piccola mia,
solo io e te
abbiamo provato sensazioni lussuriose:
il trasgressivo e la passione,
il sentimento e l'amore.


Tu amica dolcissima,
infedele banderuola
in cerca di emozioni non represse
che fanno vibrare il tuo corpo,
fremere la tua schiena,
confondere la tua coscienza.


Tu, dolcissima amante,
navigata in amore e ai tradimenti,
che mi svegli nel cuore della notte,
che mi lusinghi ancora
e mi sussurri frasi voluttuose tra i cuscini.
Tu impudica e lasciva
che liberi il tuo spirito
e poi lo imprigioni nella cella d'un confessionale,
che vuoi espiare i tuoi peccati
e mortificare il tuo corpo
e poi volteggi ancor leggiadra
lanciando messaggi ambigui e stuzzicanti
al cuore mio
rassegnato ormai al tuo ondeggiare costante,
alla tua passione vorticosa
e al tuo flagellante martirio giornaliero.


E mentre voli nei tuoi sogni,
ed in volo nel cielo mi trasporti,
guardo il mio corpo che ogni giorno muore
e mi distruggo in questo mio soffrire
che ogni dì si rinnova
e che non vuol finire.

 

Santoro Salvatore Armando
(Boccheggiano 05/01/2008 11. 46)

 

La poesia è inclusa nel volume "Ad occhi chiusi - Poesie d'Amore" pubblicata nell'agosto 2010 dalla EditSantoro di Galatina (Lecce).

 

La foto di Gallipoli è di Maria Pacoda (condivisa da FB)

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Amore giovanile - Amor juvenil


Nella mia foto: Alba a Campo

Amore giovanil, neve d'autunno,
neve che cade, si scioglie e poco dura
appena il bianco muore
sul prato ancor riappare la verzura.

Semina fiocchi candidi di neve
l'amore che il petto scalda appena,
solo entusiasmo,
solo calor leggero
infatuazioni semplici e infantili
ma sotto la bugia riappare il vero.
E il vero son frustate per l'anziano,
imprudente vegliardo che all'amor risponde,
rinverdisce anche nel pensiero
ma lui cammina lungo opposte sponde.
Nel sogno poi sprofonda
ringiovanisce e torna ai giorni andati
ride, corre, sgambetta a piedi scalzi,
ma dopo inciampa e cade sopra i prati.
Su qualche sasso sbatte
il male lo risveglia dal torpore
solo allora capisce l'illusione
erano ormoni, no, non era amore.

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 15.11.2018 – 8,29)

Amor juvenil
Amor juventud, nieve de otoño,
nieve que cae, se derrite y apenas
tan pronto como el blanco muera
en el césped todavía reaparece el verdor.
Siembra copos blancos de nieve
el amor que el cofre acaba de calentar,
solo entusiasmo
solo calor ligero
infativaciones simples e infantiles.
pero la verdad reaparece bajo la mentira.
Y lo real son las pestañas para los ancianos,
anciano imprudente que responde al amor,
también revive en el pensamiento
pero él camina a lo largo de las orillas opuestas.
En el sueño entonces se hunde,
rejuvenecer y volver a los días pasados
se ríe, corre, camina descalzo,
pero luego tropieza y cae sobre los prados.
En un peeling de piedra critica
el mal lo despierta de letargo
sólo entonces entiende la ilusión.
eran hormonas, no, no era amor.

Traduzione di Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 15.11.2018 – 8.29)

*

La grande onda

La grande onda che aspetto,
adesso arriva,
forse domani si farà presente.
La grande onda,
ogni tanto nei miei sogni appare,
si materializza nella coscienza mia
e mi tormenta.

Quel cataclisma che gli uomini sconvolge,
che veste panni diversi,
indumenti colorati e bigi a volte indossa,
si rimpiatta dietro la porta chiusa
al piano terra,
attende e non ha fretta.

Ed io scrivo e non indugio,
sulla carta disegno pochi versi
prima che la grande onda mi sommerga.
La penso impassibile, tremenda,
che spacca il mondo in due.

La montagna sprofonda in fondo al mare
e un lago sorge d'un tratto in mezzo ai boschi.
Vedo lo spumeggiar dell'onde,
il terrore nel viso della gente,
odo gli strilli immensi
delle agonie sommerse.

E poi il silenzio!

Un nuovo mondo sorge,
impassibile dal nulla, ridisegna
le carte geografiche
e un conducente lascia in bilico
su una strada interrotta,
sparita nel vortice improvviso
d'una natura senza preavviso.

Ecco, ora il dolore, non c'è più,
è svanito,
la calma dentro il corpo è ritornata
ed una dimensione nuova
nella natura umana
improvvisa, inattesa, si è creata.

Salvatore Armando Santoro
Lunedì 3 marzo 2008

 

La foto è stata condivisa dalla pagina FB di Fabrizio Congedo.

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*

Buchi neri

Quando arriverà quel momento terribile,
quell’istante in cui la terra inghiottirà se stessa,
quando gli alberi ed il mare finiranno in un buco nero
forse sarò seduto in cima ad un colle,
la paura mi bloccherà le gambe,
il terrore mi sconvolgerà la mente,
inutilmente urlerò contro il cielo
mi chiederò terrorizzato cosa stia succedendo
mentre vedrò scomparire foreste e fiumi nel nulla
inghiottiti da un vortice che macinerà tutto,
quando arriverà questo momento terribile
che da sempre aspetto con tensione
forse la ragione sarà sommersa dall’oblio
sverrò prima ancora che la terra mi frani sotto i piedi,
prima ancora di urlare e scomparire nel nulla.

 

Tutta la memoria della terra,
la storia, le guerre, gli inutili morti,
i massacri, i genocidi, gli sconvolgimenti,
l’egoismo, la ricchezza accumulata nei forzieri,
le conquiste umane ed i progressi della scienza,
tutto questo sarà risucchiato in un attimo
in quel buco nero che inghiottirà ogni cosa
che polverizzerà la stupidità umana,
la sua presunzione di immortalità,
ed il silenzio continuerà a ruotare nello spazio
incurante del dolore dell’umanità
indifferente ai ricordi, all’oblio, alle filosofie,
estraneo alle religioni ed alle croci polverizzate
senza più Golgota e senza più pastori indecenti,
senza più prepotenti e governanti tronfi
d’un potere e di una ricchezza
che è soltanto precaria ed incerta.

 

Ed anche le mie parole, come i miei inutili versi,
saranno state estemporanee perdite di tempo
che non saranno servite a nessuno.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 23.8.2013 - 2,53)

Informazioni su questo sito web
bbc.com
Astronomers have taken the first ever image of a black hole, which is located…
 

*

Pensieri

Oh, Dio se t’amo ancora brutta strega,
sempre ti penso e non mi vuoi lasciare
a notte veglio e non mi fai dormire
sono agitato a volte e mi rigiro
tra due cuscini e stento a prender sonno
ma dal mio cuore tu non vuoi più uscire
m’hai dato affetto e al mio ancor ti lega.

 

Ancor ti osservo, ti vedo pigra andare
con la tua mamma a fare qualche acquisto
e penso al giorno che invocavi il Cristo
per farmi in qualche modo innamorare.
Tu non mi vedi, ma ti sto da presso,
ma il tempo passa e guardo nello specchio
un viso che ogni giorno deperisce
d’amarti così tanto sembra sciocco,
a volte mi vergogno di me stesso.

 

Mi illudo come fossi addormentato
e un sonno lungo abbia fermato il tempo
le cose che dan pena ho cancellato
solo quelle più belle ancor conservo
e penso che tra noi nulla è cambiato
perché il mio cuore ancor non si rassegna
e ancora qualche verso per te vergo.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 10.04.2019 – 21,45)


L’immagine è presa sul portale:
https://spiritoemente.blogspot.com/2011/02/benvenuti.html…

Nessuna descrizione della foto disponibile.

*

Impronte


-Nella mia foto: La montagna pistoiese

nei pressi di Cireglio.

Calcai i miei passi ancor sull'Appennino
a ricordar le annate mie passate
le scarpe sono uguali, un po invecchiate,
con dentro qualche nuovo sassolino.

Il bosco è tra il sanguigno e il paglierino
le foglie a terra son tutte adagiate
come le mie ferite ancor piagate
il tempo è opaco non è più turchino.

S'è aperto l'albo con i miei ricordi
ma allora il bosco era ancora verde
tra i rami v'era un'armonia di accordi.

La nebbia sale e i sentimenti sperde
anche agli affetti si diventa sordi
l'amor non dato il tempo lo disperde.

-Sonetto

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 28.10.2018 – 22,48)

*

Ho il vizio

 

Ho il vizio sulla pelle,
sotto pelle
e forse sono un finto perbenista
con lei
io mi sentivo in pista
con lei l'unica stravaganza
era la devianza.
E tutte le provai
lei spesso programmava le finte esibizioni
io la seguivo, ne ero ormai condizionato,
appassionanti sono state le lezioni.

Ho il vizio sulla pelle,
lo sapevo e lei pur lo sapeva,
la notte mi chiamava
con la bufera e il tuono che importava
bagnato il suo bel viso
disfatti i suoi capelli
profondo il suo sorriso.

E lei mi travolgeva
nessuna gabbia mai ci imprigionava
e poi nel cuore della notte
sulla sabbia nuda si sdraiava,
ronzava una zanzara
ma lei mi accarezzava
violenti amplessi ognor mi regalava.

Diceva che un amore si coltiva,
si stuzzica la notte al punto giusto
un rapporto non dura
senza l'adrenalina pura,
ci vuole un po' di gusto
bisogna per durare
ogni giorno cambiare
trovare il punto giusto.

Non si curava della gelosia,
la mia la infastidiva,
alla sua neppure ci badava,
ormai io l'accettavo,
accettavo quel modo suo di esporsi,
col suo seno prosperoso i maschi stuzzicava
vedevo libidine nei volti
e dentro me soffrivo.
Ma lei poi mi spogliava
gli istinti suoi perversi
tutti su me poi scaricava.

Avevo il vizio sulla pelle
poi la nebbia calò ed anche il buio
arrivò anche nel cuore suo l'inverno
la neve scese e sotterrò ogni cosa,
dal ramo spinoso si staccò la rosa,
morì sul muro il glicine,
seccò nel vaso pure il gelsomino,
il freddo mi gelò la mente,
si aprì anche nel cuore mio l'inferno.

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 13.10.2018 – 22,41)

*

Zucchero


La foto è presa dal portale:
http://www.perlapace.it/mondo-diviso-muri/

Questo caffè stamani è proprio amaro,
lo zucchero, ma non ne vuol sapere
a me l'amaro proprio non piace
se non è dolce non riesco a bere.

Da qualche tempo guardo la TV
è l'entusiasmo che m'ha spinto a farlo
pensavo: “questa volta è proprio vero,
c'è qualcuno che il mondo vuol cambiarlo”.

Ma io son preda facile e mi illudo
che aria nuova dal mare può spirare
poi ascolto solo tante parolone
tanto entusiasmo che mi fa tremare.

E sento e vedo alzare nuovi muri
osservo ancora volti disperati
in quello specchio spesso mi rifletto
è doloroso essere scacciati.

E allora è inutile quel caffè addolcire
a volte di fiele l'animo ne ho pieno
guardo nel mondo tanta sofferenza
difficile è addolcirla col veleno.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 7.6.2018 – 11,12 )

*

Voluttà


La foto è tratta dal portale:
http://comelacquasuisassi.altervista.org/bianche-lenzuola/

Vorrei poter morir tra le tue braccia
assaggiar un poco del tuo latte
gustare al tatto il suon della tua pelle
lenir tutte le voglie insoddisfatte.

E rotolar sulle lenzuola bianche
come se fosse spuma in mezzo al mare
detergere il sudor con mille baci
gustar tutto l'amor che ancor puoi dare.

Con te volar in ciel, poter sognare,
sentirmi amato ed io amor donare
col vento fuggirei a te abbracciato
la lingua con la lingua accarezzare.

Ancora risvegliar le mie passioni
le tue alimentar con nuovo ardore
stuzzicare le voglie tue e gli ormoni
come negli anni del tuo primo amore.

E risentir l'odor di primavera
con il tagete giallo su quel colle
dove mi persi tra le paparine
dove ancor vago tra le dure zolle.

E poi avvertir la voce tua lontana
che senza amore inutilmente chiama.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 22.6.2018 – 19,36)

*

Visioni mattutine


Nella mia foto: il fico sul Vereto

Stanotte mi son perso sul Vereto
e all'alba m'ha baciato un sole vivo
brillava in mezzo al bianco il mandorleto
ed il destino ancora maledivo.

Destino che impastò l'animo inquieto
ed il futuro ormai più non predico
vivo ogni giorno, cerco d'esser lieto,
che quanto ancor vivrò non so e non dico.

Paziente a questi giorni sopravvivo,
me li voglio gustar serenamente
e li vivrò con spirito giulivo

senza aspettarmi dal futuro niente,
m'abbraccerò sul colle al vecchio ulivo
che pace ognor regala alla mia mente.

E il cuore più non sente,
amor non prova, e più non maledico,
pace ora trovo al fresco del mio fico.

- Sonetto caudato

 

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 10.6.2018 – 10,52)

*

Vecchi villaggi


La foto è di Ornella Carpino (g.c.)

Ne abbiamo vista vita grama
giorni passati a lavorare
raccolti a volte andati a male
nubi e pioggia muta
e grandine caduta.

Ne abbiamo viste notti senza luna
cieli coperti e poveri di stelle
abbiamo visto tenere fiammelle
lucciole a notte volare tremarelle.

Abbiamo anche sentito all'alba
muggir d'armenti ed abbaiar di cani
porte sbattere e lieve cigolare
secchi per terra a volte rotolare
abbiam sentito lamentar di volpi
e gracidar di corvi in ciel volare.

Ne abbiam sentite strilla di neonati
risate prorompenti di bambini
abbiam visto pestar vino nei tini
sbattere il grano cantando sulle aie.

E abbiamo visto la gente poi lasciarci
soli siamo rimasti tra la brina
a guardare il fiume giù dalla collina
a sentire a volte i sassi rotolare
le stalle lentamente rovinare
le nostre mura antiche sbriciolare.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 7.6.2018 – 17,41)

*

L’inganno del tempo


La foto è presa dal portale:
http://www.noisiamofuturo.it/2018/02/05/linganno-del-tempo/

Se potessi cancellare l'inganno del tempo
lo farei solo per te.

Non vorrei che i tuoi anni diventino un peso,
non lo sono, non lo saranno mai.

Gli anni sono fonte di saggezza:
non ascoltare chi ti dice che sei vecchio.
Nessuno è vecchio
ma è maturo sotto tutti gli aspetti.

Non sprecare i tuoi anni,
inseguendo chi non vuole un po' averti.

Dai il tuo cuore a chi lo merita veramente:
il mio te lo sei meritato.

Continuerò a scriverti dolci frasi
fino all'ultimo dei miei giorni.
(Anonima Salentina)

- Adattamento poetico di S.A. Santoro
(31.10.2007 – 4:18:51)

*

Onde sulla falesia


Nella mia foto: Mareggiata a Punta Ristola 12.11.2014

Spazzava l'onda furiosa la scogliera
il vento disfaceva i miei capelli
il salino volava come brina
e il sole già arrossava la mia pelle.

Invano ti cercavo fra gli anfratti
più non giacevi col tuo primo amore
già maturavi nel petto tuo un addio
io lo sapevo, da tempo lo intuivo.

Ti è chiara adesso tanta mia tristezza?
Non piangevo per te, tu stanne certa,
mentre nel letto laida godevi
inseguivo un sogno mio interrotto.

Piangevo quell'amor onesto e puro
che un dì lasciai vicino alla marina
lei mi donò soltanto amor sincero
con te smorzai libido e desiderio.

Volano le parole, onde di mare,
le affoga la risacca, e il suo frusciare
le polverizza il vento e le trascina,
sulla falesia sembrano farina.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 6.6.2018 – 12,27)

*

Tra trulli e sepolcreti

Per la marina non tornerò mai più
ad incantarmi al primo soleggiare
né vedrò l'onda rosa mareggiare
e la Chiesetta con il buon Gesù.

 

Neppure all'alba aspetterò che tu
ti sveglierai ancora a messaggiare
più non potrò per te ancor verseggiare
e né vederti in moto andar su è giù.

 

Me ne starò seduto su un muretto
tra margherite nuove ed i tageti
e guarderò dall'alto del Vereto

 

la tua casetta in mezzo all'uliveto,

mi sperderò tra trulli e sepolcreti
nuda ti sognerò mentre ti aspetto;

 

di nuovo ti vedrò con un sorriso
col dente storto che ti splende in viso

 

e mi dirai “ho anche il naso grosso
e il torto che m'hai fatto l'ho rimosso".

 
Poi ti vedrò a Ristola sul mare

su una panchina triste a meditare,

 

ancor ripeterai stanca e delusa
d'essere senza amor sola e confusa

 

ed ero l'uomo che dovevi amare.
Ma è tardi e indietro non si può tornare.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 11.2.2019 – 7,44)

 

- Sonetto ritornellato

L'immagine può contenere: nuvola, cielo, oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Dammi un’ora

 

Dammi solo un'ora,
un'ora sol della tua vita,
oh Dio se soffrirò,
guardando la lancetta che si sposta
quel ticchettio m'assordirà il cervello
mentre la pelle tua accarezzerò
gustando il poco tempo del piacere.

E capirai dall'affettuoso tocco
che spazzola i tuoi seni e la tua pelle,
tu capirai la tanta mia passione
quel mio volare nella fantasia
come nel ciel le svelte rondinelle.

Quei baci, è ver, sapranno di tramonto
ma la passione non potrai vagliare
è sempre fresca e non potrà morire,
perché ruggisce come la tempesta
quando sopra gli scogli spinge il mare.

Con me ritornerai come bambina
ricorderai allora il primo amore
forse rimpiangerai quel bene avuto
forse tu apprezzerai il mio sentimento
ch'è una carezza che sa ancor di vento.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 5.6.2018 – 16,20)

*

Gaby


Nella mia foto: Le sculture di Stefano Arnodo e

l'Albergo dove alloggiò il Carducci nel 1895.

E venni a Gaby a respirare l'albe,
bagnare i piedi nella tua frescura
Lys irruento, che trascini a valle
la montagna, che sbriciolando muore.

Nel tuo letto sto contando i massi
che l'acqua poi corrode lentamente
mentre un'aquila in cielo si trastulla
ed un falchetto un passerotto burla.

L'ostessa anch'io cercai all'osteria,
un calice di rosso mi ha servito
col Vate che cantò un dì i cipressi
con rosignoli costruì i suoi versi.

Son qui seduto e guardo nel passato
nessuno sa cosa mi frulli in mente
penso al poeta con foglio e matita
che tesse poesie con le sue dita.

E sto pensando qui nella piazzetta
tra le sculture immobili di legno
di pini e vette in cuore faccio incetta
e a scrivere dei versi un po' m'ingegno.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 19.6.2018 – 0,30)

*

Papaveri e tageti


Più non ritornerò sul mio Vereto
a lacrimar tra pietre e tra i tageti
più non mi piegherò tra gli uliveti
a riguardar la tua casetta lieto.

Non sentirò mai più le gazze urlare
né in cielo volteggiar vedrò i falchetti
né ascolterò seduto sui muretti
le civette la notte pigolare.

Solo m'arriverà smorzato l'eco
di parole disperse pei sentieri
e scorderai gli affetti miei sinceri,
più non dirai che solo danni arreco.

Di te mi resteranno film e foto,
il ruggire del mar sulla scogliera
il tuo lieto ondeggiare sulla moto
e i mandorli fioriti a primavera.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 11.6.2018 – 13,48)

*

Agonia

Non scorderò giammai l’amore dato,

né quello che un dì hai simulato

e non posso scordare le passioni

neppure le tue squallide pulsioni.

 

Mi sei vicina con i capelli al vento

vedo sempre il tuo viso sorridente

ma adesso il tuo PC è sempre spento

anche la voce tua resta silente.

 

Le mie le ha sparse in giro la bufera

l’acqua è caduta sul mio volto esangue

nella chiesetta nuda una preghiera

ancor tra i vecchi muri muta langue.

 

Ma più nel cuor non v’è la primavera

la rosa s’è piegata tra le spine

traguardo il sol che in mar muore la sera

e spero che la morte arrivi infine.

 

È la stanchezza or che avvolge il corpo

e la passione tutta si è assopita

la mente è fredda il cuore quasi morto

solo l’anima ancor non s’è assopita.

 

E ancor ricordo quell’amor che ho dato

ricordo quello che tu hai simulato

ma vivo ancora vivide passioni

ma in te son morte anche le pulsioni.

 

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 5.1.2019 – 00,01)

*

Olocausto Nord Americano

Assolvo Hitler
vorrei contare i morti in terra americana
non se ne parla più
nessuno più ricorda
la pelle rossa di quell’indiana,
di quei bambini a mucchi massacrati,
dei vecchi crudelmente assassinati.

 

Toro Seduto ormai non si lamenta
ma si lamenta dei giusti la coscienza
è facile il giudizio, la sentenza,
i massacri non van dimenticati
ogni giorno dell’anno tutti ricordati.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 31.01.2019 – 19,09)

 

La foto è tratta dal portale:
https://www.dolcevitaonline.it/la-vera-storia-del-genocidi…/

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*

La voce del pane

Nel silenzio del borgo che m'affoga,
s'alza una voce come di preghiera,
flebile arriva e pur mi sembra vera
attraverso la porta della mia cantina.
 
Mi scuote,
tra i radi villeggianti
arrivati a stemperare l'afa urbana,
l'avverto,
tra questi anziani abbandonati
che ai muri appena poggiano le mani,
intolleranti ai rumori
e ai voli chiassosi dei gabbiani.
 
E' una voce che mi bussa al cuore,
come bussava nel mio tempo antico
quando ho vissuto tra il rumor di guerra,
tra il pianto della gente e tra l'orrore,
il dramma di un politico esaltato,
che ancora oggi aborro e maledico.
 
Quella vocina giunge dalla pattumiera
dal pane raffermo che prima vi ho buttato
e sembra che mi sgridi sottovoce:
"la fame, la miseria, i patimenti,
tutto quello che un giorno hai tu provato,
i bisogni da tanti collaudati,
la mancanza del pane quotidiano,
il lamento di tanti pargoli affamati,
mi sembra che per sempre li hai scordati".

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 7.7.2012 - 15,09)
 

*

Orme sulla sabbia

Orme sulla sabbia, in paradiso
nessun custode, la porta è sempre aperta
chi entra il cuore si empie di allegrezza
vede anche degli angeli il sorriso.

E a me che scrivo versi, l'onda scava
nel petto, la rena ci trasporta
solo cristalli lucidi e splendenti,
che ogni pena dal mio cuore lava.

E m'accarezza il tempo, mi ricorda
quei giorni andati, e solo a te mi porta
che adesso a un altro amore sei abbracciata
le tue promesse inutili non scorda.

Mormora l'acqua, quante parole strane
che ho già sentite, ma adesso tu le dici
a chi mi sembra sia solo un gorilla,
le mie le hai già scordate e son lontane.

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 31.1.2017 – 8,17)

 

La foto di Porto Miggiano (Le) è di Gina Lodetti (g.c.)

L'immagine può contenere: oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Stammi vicino poesia

Più il dolore m'abbatte
più rinasco
trovo nei versi fonte d'acqua pura,
la gola mia rinfresco
anche l'arsura.

 

Cancello le brutture,
dimentico il male ricevuto
cancello anche colui che me l'ha fatto,
più non esiste
me ne son scordato.

 

Mi basta una parola
un dolce verso,
disegno le mie pagine nel cuore
sarà ch'io credo ancora nell'amore,
sarà che non invecchio ma maturo
e non m'importa se fo' lo stesso errore,
poi rinsavisco,
l'esperienza cresce
a sbattere la testa contro il muro.

 

E allora vieni, vieni amore,
tu sei per me sempre acqua di fonte
non mi lasciare mai, stammi vicina,
trasforma il mio dolore in nostalgia,
e dammi forza a scrivere dei versi
rimani a me vicino, oh mia poesia!

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 13.6.2014 -22,09)

Nessuna descrizione della foto disponibile.

*

Essere, non essere

Vivere, esistere, a cosa può servire?
Ogni giorno che passa ci ragiono,
mi chiedo se ha senso ancor l'istinto
o questo desiderio di morire.

 

E mi guardo d'intorno disperato
cerco una soluzione ai miei problemi
e intanto osservo con disperazione
dietro di me le orme che ho lasciato.

 

Riguardo il mio passato e le passioni
la mia vita analizzo, anche gli errori,
giudico con incerta presunzione
le mie certezze o le altrui ragioni.

 

Ma il passato col nuovo si confronta,
come si fa il vecchio a giudicare?
Ogni esperienza è figlia del suo tempo
alle domande nuove non è pronta.

 

E dire che il passato sia peggiore
davvero non lo posso garantire
questa infelicità che m'attanaglia
di un passato felice è debitore.

 

Questo misuro oggi, e la natura
che si diverte a beffeggiar gli umani
proprio non ce la vedo e né l'accuso
perché dal cuor non spegnerà l'arsura

 

della insoddisfazione esistenziale
che opprimeva l'uomo dai suoi albori
quando vagava al buio nella savana
e ragionava al par di un animale.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 30.1.2017 – 13,25)

 

La foto è presa dal portale:
http://www.tiraccontounafiaba.it/…/la-solitudine-585x235.jpg

L'immagine può contenere: cielo, oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Ho visto i tuoi seni ondeggiare

Ho visto i tuoi seni ondeggiare

questa notte.

Come quel giorno a Matera le mani ho allungato

tastato

sembrava t'avessi anche un poco eccitato,

gratificato.

 

La maglia in su hai tirato

le puppe al vento svelato.

Godevi a sentirti toccare,

impastare,

e come un impasto tu lievitavi

lasciva

con gli occhi socchiusi sognavi.

 

Quei tuoi capezzoli sodi sembravano sorbe autunnali

ancora da maturare.

Ed eri avanti negli anni cinquanta.

Splendeva sul volto un dolce sorriso,

come un germoglio d'estate di riso,

un vago piacere tra i denti,

e gli occhi splendenti.

 

Concorrevi con l'altra,

che era soltanto sui venti.

Ti persi,

vi persi.

Mancava l'amore.

Nell'altra si spense.

 

Salvatore Armando Santoro

(Boccheggiano 1.11.2017 – 10,36)

 

 

*

Tramonti

Non si svegliò, neppure mai lo seppe
immobile rimase sul cuscino
gli occhi sbarrati dietro un sogno antico,
un vecchio ulivo e un albero di fico.

 

Nel volto gli restò anche un sorriso
chissà mai quale sogno avrà vissuto
chi lo conosce ormai di lui sa tutto
ed anche d’un amor che l’ha distrutto.

 

Ed un’amica spesso commentava
che quell’amor covava nella mente
lui s’era perso dietro una passione
soffriva e mai imparava la lezione.

 

Chissà mai la sua mente che pensasse
di certo a un’onda pazza e ad un gabbiano
forse pensava a Ristola sul mare
e ai suoi tramonti che fanno sognare.

 

Di lui restò un foglietto ed una penna
vecchia e consunta, e mai non la buttava,
con un appunto di pensieri persi
restarono di lui solo dei versi.

 

Per lui finì così sogno e passione
ma forse il suo pensiero è sempre vivo
forse ancora insegue un colle antico
una chiesetta e un albero di fico

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 22.1.2019 – 7,30)

 

La foto di Punta Ristola è di Fabrizio Passaseo (g.c.)

L'immagine può contenere: oceano, cielo, nuvola, spazio all'aperto, natura e acqua

 

*

Una coperta #GiornoMemoria

Ero felice per quella coperta.
Un soldato dell'armata rossa mi aveva regalato la sua.
Oltre il filo spinato i miei occhi scintillavano di gioia,
lacrime miste a sangue coprivano il mio volto.
Sentivo lieve un tepore sulla pelle,
una pelle che non conosceva più carezze,
che copriva solo uno scheletro vagante nel nulla.

 

L'umanità si stava risvegliando in me.
Guardavo il soldato con una riconoscenza immensa:
lui mi ha regalato un sorriso,
un sorriso e qualche scatoletta.

 

Dio era tornato tra i poveri,
tra gli umiliati,
tra gli oppressi.
Si era ricordato finalmente di noi,
di noi che eravamo ormai solo un numero,
un'entità senza nome.

 

Tristemente la scritta
“Il lavoro rende liberi”
ondeggiava nel buio della sera.

 

Salvatore Armando Santoro
(Boccheggiano 3.12.2012 – 13,54)

 

https://storage.gcloud.schema31.it/obj/5f8a69aa-a1f9-11e7-855f-0010186dd9ec

*

Se lei sta male

Se lei sta male il cuore mio l'avverte
meglio sarebbe se affogassi in mare
o tra le nubi con le ali aperte
da un buco nero farmi risucchiare.

 

Lo so la colpa è sempre e tutta mia
non dovevo quel dì accettare il morso
la mia fu pura e semplice follia
ed oggi vivo e soffro nel rimorso.

 

Anche se tutte e due siam stati al gioco
non ho scherzato io col sentimento
la paglia, lo si sa, vicino al fuoco
di più s'accende quando spira il vento.

 

Gelido vento fu di tramontana
che forte soffia senza aver riguardo
pei borghi passa e mai paga dogana
irride le emozioni ed è beffardo.

 

Del suo passaggio lascia rami morti
e foglie accartocciate lunghi i fossi
lascia anche pene, delusioni e torti
a una ragazza dai capelli rossi.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 20.01.2016 – 00,08)

 

La foto è tratta dalla pagina: http://www.ladoppietta.it/

Nessuna descrizione della foto disponibile.

*

Squallide emozioni

Mi ha rifatto provare l’amore

amore al quale ho creduto

amore che lei m’ha venduto

ma era soltanto un tremore.

 

E infatti diceva sovente:

”Lo vedi che tremo?

È per amore che fremo”

mi ripeteva stancante.

 

Ma era soltanto lussuria,

era soltanto passione

a tremare era solo un ormone

d’amore non c’era un bel niente.

 

È poi s’è assopita la foga

ma il prurito è rimasto insistente

col meccanico è stata fetente

con me, diceva, che s’era impazzita.

 

Ed, infatti, a questi spiegava:

“Non so cosa mi avesse mai preso”

ma le stesse cose gli ha reso

regalava dal web squallore.

 

Ora ozia e la rete distende

io dal sonno ormai sono sveglio

ma quel giorno forse era meglio

fossi andato al mare ad oziare.

 

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 20.1.2019 – 12,14)

 

*

Pensando a Ruffano



Il 4 Agosto del 2010
davanti al suo negozio transitavo,
lei addobbava un'auto Balilla
scesi e qualche foto poi scattavo.

Vendeva fiori e ne volli un mazzetto,
lei poi mi chiese a chi dovrei donarlo
poco le dissi, avevo un groppo in gola
e dentro il cuore mi rodeva un tarlo.

Il prezzo chiesi, lei fece un sorriso:
“un omaggio per chi sta nel tuo cuore”
e ricambiai l'omaggio con un dono
….un libro mio di poesie d'amore.

Lei non lo sa ma io sempre la penso,
quel giorno era un dì particolare
la rondine non è tornata al tetto
ed io ho smesso anche di sognare.

Quei fiori son finiti in un filmato
ogni tanto la voce mia riascolto
ricorda un giorno di crocefissione
e un chiodo che dal cuor nessuno ha tolto.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 3.5.2018 – 14,59)

*

La barca di Sant’Andrea

Ne ho visto di mare,
di giornate serene e di tempeste,
ne ho viste di bufere e di marosi
di fredde e diacce tramontane
di scirocchi umidi ed uggiosi,
ne ho viste tirar reti con le mani.

 

Ne ho visti di bambini e giovinetti
affaccendarsi e in mar tuffare i remi,
ne ho sentite canzoni e imprecazioni
e risa genuine sotto il sole.

 

Ne ho visti occhi ridenti
di naviganti coi calzoni corti
felici di solcare pochi metri,
illusi di toccar lidi lontani.

 

Quante volte la sabbia mi ha colpita
spinta dal vento senza una ragione,
l'onda rabbiosa il volto m'ha bruciato
e il ruggir dei marosi ancora ascolto,
mi bastano due gocce per gioire
quando un'ondata pazza mi colpisce
spruzzando un po' di mare sui miei fianchi.

 

Anche i miei remi adesso sono stanchi
li cerco e non li trovo:
senza le mie stampelle
rimango ferma e asciuga la mia pelle.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 21.11.2016 – 15,45)

 

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

*

Piccole cose

Ho qualcosa di te, ho i tuoi capelli,

che ogni tanto tiro fuori ed accarezzo,

ho i tuoi filmati e vedo la tua pelle

ma allor non mi facevi ancor ribrezzo.

 

Ancora ho un pupazzetto e un paio di penne,

che m’hai spedito perché io scrivessi

delle poesie per te, ricche d’affetto

e che nel tempo poi tu rileggessi.

 

Ho finanche di te piccole cose,

ed anche una semplice lattina,

delle foto di un vecchio compleanno

ed anche una nera mutandina.

 

Possiedo dei filmati giovanili,

quelli son cari e non hanno prezzo,

lì eri ricca d’affetto e di passione

e allor donavo amore oggi disprezzo.

 

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 17.1.2019 – 12,42)

 

*

Quella casa perduta nel tempo



La foto è condivisa dalla pagina FB di Giusy Agrosì

Perderci nel silenzio in mezzo al grano
colorato da rossi papaveri sgargianti
buttar lo sguardo a un tempo ormai lontano
agli anni nostri teneri e frizzanti.

Rileggere un canto leopardiano
o riascoltar di favole e briganti
poi recitare un canto gregoriano
intorno al fuoco con occhi sognanti.

E quella casa, là sulla collina
rappresentava il punto d'un approdo
che illuminava il cuore ogni mattina.

Quella visione è spenta e più non godo
l'odor non sento d'erba cipollina
né un dolce canto d'usignolo odo.

 

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 13.5.2018 – 23,06)

 

- Sonetto

*

Turbamenti


Il Dipinto "Notte stellata" è di Vincent Van Gogh

Non piango per te, mamma,
piango per me
per tutto il mio soffrire
pensando a te quando soffrivi,
piango per questa vita che mi sfugge,
il passato è una gomena
la nave ci è ancorata e non si stacca,
è il giogo che sul collo sempre pesa
e opprime il lento andare di una vacca.

Piango per questo tempo che va via,
per questa vita che scivola indolente
come piuma sull'acqua d'un ruscello
che dondola e si muove lentamente.

E guardo e ascolto il canto d'un uccello
osservo il sole che all'orizzonte muore
e penso a te, o madre agonizzante,
che il mio pianto hai raccolto
quando ancora ero gracile ed infante.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 15.4.2018 – 21,55)

*

Mio padre (anniversario 2018)


Foto di famiglia: mio padre a 29 anni nel 1942

Mio padre è stato ruvido e cattivo,
forse assomigliava alla sua terra
secca e indurita
quando d'estate il sole la forgiava.

E la sua pelle a volte traspirava
sudore vero, forse un'emozione,
a volte sembrava arido e crudele:
la guerra è una compagna occasionale
con la quale bisogna fare i conti
la lista dei rancori ci presenta
trasforma in un lupo affamato
chi era un tempo come agnello nato.

Mio padre aveva il senso del lavoro,
fermo non stava ed era presuntuoso
quello che lui faceva lo esaltava
con arroganza anche si vantava.

Quello che lui m'ha dato l'ho raccolto:
la presunzione a volte mi accompagna
l'amore che io provo non so dare
la solitudine spesso mi è compagna.

Mio padre aveva forse i suoi rimorsi
quando una lacrima negli occhi gli spuntava,
era orgoglioso e ruvido a momenti
come la terra dura un dì scavata
a me di certo assai rassomigliava.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 10.5.2018 – 10,09)

*

Momenti onirici


Nella foto: particolare della scultura fontana dei medici nei giardini del Lussemburgo a Parigi.

Stanotte sono stato a lei vicino,
nel sonno m'ha tenuto compagnia
sempre una bella donna m'accompagna
mai sono stato solo in vita mia.

E m'ha stretto al suo corpo
ho sentito il caldo dei suoi seni
un bacio appassionato m'ha donato
dolce l'accarezzavo lungo i reni.

Lei non mi lascia solo, maledetta,
mi fa sentire sempre la sua voce
nel modo migliore, però, è assai gentile
anche se il suo ondeggiar spesso è feroce.

Per lei ho perso il sonno questa notte
era una donna bella e passionale
invano per Pistoia l'ho cercata
lungo la vecchia strada poderale.

Ma più non ricordavo dove fossi
con un passante mi fermai a parlare
feci i nomi di vecchi residenti,
disse: “Son morti, è inutile cercare”.

Eppure quel bacio appassionato
era caldo, erotico, eccitante
di nuovo lei la pelle m'ha sfiorato
dopo scompare e se ne sta distante.

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 11.5.2018 – 3,22)

*

Sogni all’alba

E fu il sogno mio pieno di ombre
vagai nel buio cercando quel mattino
quando un sorriso accese le passioni
che dalla vita mia erano sgombre.

 

Nel sogno t’ho rivista nel giardino
il tempo non t’aveva ancor scalfita
e ti ho rivista come eri allora
e andavi svelta col tuo cagnolino.

 

E risvegliasti tutte le emozioni
che provai quel dì che t’incontrai
ma a me che stavo dietro non guardavi
ed io vivevo ancora di illusioni.

 

M’agitavo nel sogno e t’ho seguita
su quelle strade bianche ed assolate,
su quei tratturi dove mi portavi
ma allor non eri ancora inaridita.

 

Poi sei sparita e invano ti cercai
era un sogno e dai sogni ci si sveglia
ora mi resta in cuore il tuo passaggio,
inizio e fine di diletto e guai.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 14.1.2019 – 7,45)

 

La foto è di Assuntina Capraro di Castro (g.c.).

L'immagine può contenere: nuvola, cielo, oceano, spazio all'aperto, natura e acqua

*

Foglie autunnali

Ti ricordo nuda sul letto
soddisfatta dopo l’orgasmo
la tua mente in alto spaziava
dei bei versi mi declamava.

 

“A căzut o frunză-n calea ta”
con gli occhi socchiusi cantavi
era dolce quel tuo verseggiare
la mia pelle faceva vibrare.

 

Un poeta apprezza i bei versi
ama fare all’amore e ascoltare
si commuove, emoziona con poco,
basta nulla ad accendere il fuoco.

 

Quel fuoco si spense d’un colpo
era assente in te il sentimento
eri infatti una donna volgare
io l’amor non volevo pagare.

 

A quel giorno ogni tanto ritorno
e ricordo cantare quei versi
ti rivedo discinta sul letto
ma eri vuota in amore e in affetto.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 13.1.2019 – 7,43)

 

“A căzut o frunză-n calea ta” (una foglia caduta sul sentiero), è una composizione della poetessa rumena Ioana Crăciunescu

 

L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano e spazio al chiuso

 

Nella foto: particolare del dipinto di Goya "la Maya desnuda".

*

Cuore di sasso a Punta Ristola

A Punta Ristola, qualche anno dopo
mi sono fermato a respirare
aria di mare con vento scirocco,
un po' d'amore, quanto son sciocco.

 

Quella tua macchina è lì parcheggiata
con lo sportello un poco graffiato
io la rivedo ogni volta che passo
mi fermo e penso vicino a quel masso.

 

Dal tufo un artista ci ha tratto un busto
che guarda le case ma ignora il mare,
se il vento soffia, scompiglia i capelli
smuove le canne e gli arboscelli.

 

Smuove i pensieri, rinnova il ricordo
di giorni allegri ormai cancellati,
sfoglia le foto con riso ed amore
resta il presente con bile e rancore.

 

Ma a Punta Ristola spesso ritorno
siedo sereno a una fredda panchina
il mare guardo vicino a quel masso
ma adesso anch'io ho il cuore di sasso.

 

Salvatore Armando Santoro
(Leuca Marina 9.01.2015 – 00:02)

 

Nella mia foto: Cuore d sasso a Punta Ristola

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

 

 

 

*

Tra l’attimo e l’istante

Tra l’attimo e l’istante esiste il mare,
esiste un volo leggiadro di gabbiani,
insiste un suono lontano di campane
un rosseggiar nei vasi di gerani.

 

Tra l’attimo e l’istante esiste il pianto
anche la gioia però spesso vi aleggia,
il suono delicato poi si espande
e sopra il mare dolcemente arpeggia.

 

Tra l’attimo e l’istante esiste il cielo
il rosso d’un tramonto in mezzo al mare
una vela che all’orizzonte muore
che d’emozione il cuore fa vibrare.

 

Tra l’attimo e l’istante va il pensiero
e in un mondo diverso credo e spero.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 11.1.2019 – 23,29)

 

La foto è di Maria Pacoda di Lecce.

L'immagine può contenere: cielo, albero, oceano, nuvola, pianta, spazio all'aperto, natura e acqua

 

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Madrigale siciliano

Osservo la dolcezza del tuo viso
l’intensa gioia che anima il tuo scritto
non mi negare, no, un tuo sorriso
il volto voglio allegro e non afflitto.

 

E mi confondo coi monti e col tuo mare
con la dolcezza del tuo paesaggio
sul bianco della neve un volto appare

 

e il sole lo risplende con un raggio
forse un giorno mi vedrai arrivare
e sceglierò per farlo un dì di maggio.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 6.1.2019 – 9,45)

 

- Madrigale

L'immagine può contenere: cielo, montagna, nuvola, spazio all'aperto e natura

 

La foto è di Angela Rainieri (condivisa da FB)

*

Meriggio natalizio

Mi colse il sonno questo pomeriggio
mentre indolente oziavo sul divano
nel dormiveglia fatto d’ombre e grigio
spaziai col mio pensier e andai lontano.

 

E tra i ricordi che nel cuore pigio
un presepe m’apparve piano piano
e una cometa in ciel, vecchio prodigio,
coi Magi in marcia su per l’altopiano.

 

Da un pezzo il tempo m’imbiancò le ciglia
la mente chiuse ai bei ricordi antichi,
a quelle feste povere in famiglia.

 

E ho ritrovato tra i tratturi aprichi
quel fremito che l’animo scompiglia
ed un profumo di tabacco e fichi.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 8-1-2019 – 16.01)

 

- Sonetto

L'immagine può contenere: pianta, spazio all'aperto e natura

 

La foto è di Liliana Alexa‎ di San Marcello Pistoiese

*

Bianchi fantasmi

Quell’ulivo col suo mantello bianco
forse si sente un poco spaesato
nel Salento di nuovo ha nevicato
a tanta neve ormai non c’è più scampo.

 

Bianchi fantasmi aleggiano nel campo
il verde paesaggio s’è cambiato
non vedo fiori, e son davvero stanco,
la neve anche i tratturi ha cancellato.

 

Spesso ci penso a certi cambiamenti
sui campi manca l’erba cipollina
sui rami il cinguettare più non senti.

 

Ormai il Salento è come zona alpina
la neve imbianca tutti i monumenti
la volpe mette in crisi e la faina.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 9.1.2019 – 05,00)

 

- Sonetto

 

La foto è di Paolo Pallara di Cavallino (Lecce)

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Paolo P

*

Fiore d’acacia

Fiore d’acacia che fiorisci a maggio
lungo la Dora e mi sorridi a volte
quando i petali scuoti al mio passaggio
li spargi via tra mille giravolte.

 

Planano in acqua pronte pel viaggio
dai gorghi le corolle son travolte
ormai del fiume sono tutte ostaggio
ad altri lidi poi saran coinvolte.

 

Si nasce e tutti sanno dove e quando
ma del morire non si sa mai dove
si va nel buio e spesso brancolando

 

perché nel mondo tante son le prove
quanto a capir dove staremo andando
solo Ade lo sa ed anche Giove.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 9.1.2019 . 12,58)

 

- Sonetto

L'immagine può contenere: pianta, albero, fiore, spazio all'aperto e natura

 

*

Neve sui muretti

Cadde la neve cadde sul mio cuore
cadde sul tuo e segnò l’indifferenza
quante parole volarono col vento
mi persi, su quel colle, sul Vereto
il mio decoro persi
lo persi scioccamente nel Salento.

 

E non taceva il vento, anzi mi urlava,
su quel colle correva, correva senza fretta
con gli ulivi giocava,
coi salici del viale, e accarezzava
la vecchia croce in cima alla chiesetta.

 

Mi vezzeggiava:
lei vezzeggiò il mio cuore,
non si resiste a volte alle lusinghe,
mi trasportò nel mondo del suo tempo
i sensi mi stordì
e vissi un’altra vita e fui contento.

 

Ora tace il vento
e su quel colle cade bianca neve
copre le orme di tanta indifferenza
copre le scritte che lasciai sui tronchi
promesse di un amor che eterno dura
ma che s’è sciolto e posso stare senza.

 

La sua mano è ora fredda,
ghiacciata anche la mia,
cade la neve candida e non muore
s’ammassa indifferente sui muretti
s’ammucchia anche nell’animo
gelido rende ed insensibile il suo cuore.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 10.1.2019 – 3,06)

 

La foto e di Paolo Pallara di Cavaliino (Lecce)

L'immagine può contenere: albero, neve, cielo, pianta, spazio all'aperto e natura

*

Notturno tra la brina

Un filo di luce alla fine
tra i rovi e la secca boscaglia
carezzò i muschi sui tronchi
e la brina che lenta si squaglia.

 

Non ci volle perizia, né ingegno,
non servirono profonde lezioni
a scoprire alla fine l’inganno
di un amore senza emozioni.

 

Alle volte un amor ti sconvolge
quando arriva nel tempo inadatto
nella notte ti aiuta a sognare
ma alla fine ti lascia disfatto.

 

Ho donato il poco che avevo,
e ci ho messo affetto e passione
hai riacceso le voglie sopite
ma ho raccolto dolore e afflizione.

 

Ora dormi, incurante e beata,
con i seni cadenti e abbondanti
è passato di nuovo un altr’anno
tanti affetti son morti e distanti.

 

Non ti importa se ancora ci penso
non ti importa se ancor oggi soffro
stranamente non posso mai odiarti
e un amore consunto anch’io offro!

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 8.1.2019 – 5,39)

 

L’immagine è tratta dal portale:
https://c.wallhere.com/…/nature_forest_frost_winter_mist_tr…

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*

Una foglia caduta sul sentiero (A căzut o frunză-n calea ta

A căzut o frunză-n calea ta,
de Ioana Crăciunescu

 

A căzut o frunză-n calea ta
Rătăcind pe-a vântului aripă.
Ai zărit-o şi-n aceeași clipă
Ai strivit-o călcând peste ea.
N-avea grai să strige-n urma ta,
Nici puteri să spună cât o doare
Şi-a rămas pierdută în cărare,
Ploi şi vânturi trecut-au peste ea.
Stătea lipită de pământ şi se întreba
Ce ar face dacă vântul ar lua-o
Şi-o clipă în palma ta ar aşeza-o
Dar a rămas acolo undeva.
A căzut o frunză-n calea ta
Şi cine ştie câte-or să mai cadă,
Dar n-ai să ştii nicicând
Şi nu-ţi va da prin gând
Că prima frunză ce-a căzut în drumul tău
Am fost eu.

 

UNA FOGLIA CADUTA SUL SENTIERO
(A căzut o frunză-n calea ta di Ioana Crăciunescu)

(Collaboratrice alla traduzione, Lucia – Libero adattamento poetico di Salvatore Armando Santoro –

 

Ero una foglia caduta lungo il sentiero;
Mi agitavo come una banderuola.
Mi hai visto ma mi hai calpestata lo stesso,
Senza badarci.

Mi hai schiacciato,
Hai posato il tuo piede su di me.

 

Un urlo è uscito dalla mia bocca,
Era il lamento di una persona ferita.
Sono rimasta sul sentiero,
Pioggia e vento mi hanno maltrattata.
Son rimasta attaccata al terreno e mi chiedevo:
Cosa avresti fatto se il vento mi avesse sollevata,
Se per un momento mi avesse deposta sulla tua mano?

 

Sono ancora lì, in disparte,
Una foglia caduta lungo il sentiero.
Forse tante ne cadranno ancora
E rimarranno a lungo per terra.

 

Nessuno mai lo saprà.

 

(Donnas 5.9.2011 – 17,14)

 

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*

Tiepide sensazioni

(Quando ami anche il pianto della civetta sembra melodioso)

 

Violino la tua pelle,
l’ho sfiorato con l’archetto della passione
musica soave
deliziose sensazioni
quel tuo sorriso e volermi vicino
a trasmettermi emozioni sopite
ma sempre vive nella mia memoria.

 

Poi il vento ha fatto cigolare i rami del bosco!

 

Mi sono svegliato….
ho cercato il tuo corpo ….
la tua pelle delicata
che un tempo mi faceva turbare.

 

Ero solo
compagna m’era l’ombra gravida della sera
e la notte che bussava gà alla finestra.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 4.1.2019 . 22,57)

 

La foto è di Vitomaria Fino (g.c.)

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*

Lo specchio

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Osservo muto il mondo attorno a me,
non so se sia l'età, non so cos'è,
adesso guardo con un gran distacco
ma sono diventato un po' più matto
perché ho collezionato qualche scacco.

 

Ed ero anche un bravo giocatore
che difendevo il re con la regina,
pronta la torre, veloce il cavaliere,
lo difendeva bene anche l'alfiere.

 

Che devo dir? Certo sono invecchiato,
ma del degrado ancora non m'accorgo
per questo sono forse fortunato
mi illudo di una eterna giovinezza
ma nello specchio quel che sono scorgo.

 

Ecco lo specchio, questo mostro umano!
Vorrei saper perché fu mai inventato
forse se non vedesse viso e corpo
l'uomo ci avrebbe molto guadagnato.

 

In illusione, questo intendo dire,
perché per strada poi uno specchio esiste
lo vedi nell'amico dell'infanzia,
nel compagno che imbianca e deperisce
nell'andare tuo lento che ferisce.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 11.4.2017 – 10,34

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L’uomo nero

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Ne abbiamo noi visti invasori,
è lungo il nostro stivale,
al Sud li noti nel color della pelle
nel contrasto di visi e capelli.

 

Anche il Nord è largo e si presta
a passaggi nel tempo inusuali
orde barbare e vil mercenari,
ed i veneti son detti orientali.

 

Di invasioni ne abbiamo subite
tracce in corpo per sempre portiamo
chi negli occhi, chi in forma e in altezza,
peggio quelle che sono nel cuore.

 

Ma il color della pelle era uguale,
sempre bianco, confuso nel mucchio,
ora, invece, il colore si nota
ed il nero è un colore inusuale.

 

Il diverso ha sempre uno sguardo,
furtivo per non farti vedere,
c'è un rigetto che sale, impulsivo,
e che turba il tuo viver sereno.

 

Sì, il nero è davvero diverso
ed il buio fa paura ai bambini
di uomini neri han riempito l'inconscio,
le stanze del lor viver sereno.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 13.2.2017 – 10,52)

 

La foto è tratta dal blog:
https://laltrametadelcielo.wordpress.com/…/chi-ha-paura-de…/

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Ho scelto di fare la puttana

Ho scelto di fare la puttana
e non mi pento
a me non va di chiudermi in convento
avere la corona in mano
a me davvero sembra cosa strana.

 

Meglio avere un violino tra le dita
con la pelle liscia e delicata
con l’archetto volano armonie
con la lingua è come scrivere poesie.

 

Ognuno ha il suo strumento preferito:
c’è chi ha la penna
che impugna tra uno e l’altro dito
scrive dei versi e gode a declamare,
c’è chi con un organo del corpo
le piace tante volte anche giocare.

 

E vedo che funziona la partita,
l’organo vibra a volte in alto drizza
è bello sentirlo inturgidire
non parla ma sa mille cose dire.

E a me piace, mi da del godimento
lo suono anche se a volte a pagamento.

 

In fondo regalo un po’ di bene,
qualche illusione serve per campare
vedere un amico soddisfatto
vi sembra proprio sia un gran misfatto?
Sono in fondo anch’io una missionaria
a volte a pagamento, a volte passionaria.

 

Salvatore Armando Santoro
(San Marcello Pistoiese 3.1.2018 – 7,02)

 

La foto è tratta dal portale https://www.sostenitori.info/susanna-in-bici/302322

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in bici, bicicletta e spazio all'aperto

 

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Come onda di mare

Abbiam bisogno sempre un po' d'amore,
un pensiero tenero da dare
come l'onda del mare in fondo siamo
la scogliera vogliamo accarezzare.

 

E se troviamo rocce ispide e sporgenti,
proprio non ce ne importa
sopra di lor spingiam l'onda ruggente
la grotta è sempre aperta e senza porta.

 

Accarezziamo quello che troviamo,
l'acqua si adatta a tutto,
l'onda a volte s'allarga sulla spiaggia
altre sulla scogliera espande il flutto.

 

Ma sempre mollemente dondoliamo
come campana, al tocco,
anche se spesso questo mar riposa
quando all'alba rende liscio lo scirocco.

 

Poi quando l'astro sale, si rispecchia,
sull'onda si distende,
gioca con le emozioni e il sentimento
come un ultimo amor forte risplende.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 2.1.2017 – 20.50)

 

La foto (particolare) è di Antonio Fino (g.c.)

L'immagine può contenere: oceano, cielo, spazio all'aperto, acqua e natura

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Muretti antichi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritornerò tra quei tuoi muri antichi

ritornerò da solo tra gli ulivi

in mezzo ai mirti e agli alberi dei fichi

ritornerò ai tempi miei giulivi.

 

Tu come allora ad ascoltar fatichi

e allora parlerò soltanto ai vivi

discorrerò finanche coi lombrichi

a te non parlerò che non capivi.

 

Ma sempre resterai nei miei pensieri

in fondo m’hai donato un po’ d’amore

confuso i sensi con la giovinezza;

 

e m’hai portato un vento d’allegrezza

m’hai fatto uscire da quel mio torpore

ma forse adesso sola ti disperi.

 

E’ tardi ormai e indietro non si torna

ingrato è il tempo e sol dolore sforna

 

ma poi capisci ch’era una illusione

a cui è seguita solo delusione.

 

Salvatore Armando Santoro

(San Marcello Pistoiese 2.1.2019 – 7,40)

 

-Sonetto ritornellato

 

Foto di San Gregorio di Patù 1.1.2015

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L’aglio di Jaen

Basta anche un aglio a volte a suscitare
un sentimento che nel cuor ristagna
che ci fa scioccamente emozionare
e il dolor rinnova e gli occhi bagna.

 

Ride lo sciocco che non sa provare
quella dolce emozione che accompagna
l'uomo che affetto e amor sa ancor donare
e solo scherno e insulti ci guadagna.

 

Così è bastato un aglio stamattina
in vendita in un centro commerciale
a ricordarmi d'una salentina.

 

E in me è prevalso il lato passionale,
che nel mio cuor con la pazzia confina,
verso una donna acerba e dozzinale

 

che sa adescare come una sgualdrina
ma poi sa dir che è lei la selvaggina.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 27.12.2016 – 13,55)

 

- Sonetto ritornellato

 

Nella foto: la cattedrale di Jaen in Spagna

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
 

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Ai margini del bosco