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Raccolta di poesie di Gil
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Stanno per mutarsi i tempi

 

Stanno per mutarsi i tempi

in genitali d'assalto: le rosse

guerrigliere assiepate

in cortili illuminati da notti insonni

riverberano vite avvinte

a muri di silenzio e schiavitù.

 

Qualcuno rimesta nella merda dei cani

e i cani latrano sulla merda dell'uomo,

ma l'uomo non combatte più la sua battaglia

e ai cani ora preferisce i robot,

ai doni della lingua il bit,

un pensiero privo di sfumature;

 

e la vita ha ora il fascino proibito

d'una marchesa dalla noia infoiata.

 

*

Noi non possiamo

 

Noi non possiamo sollevarci dalle spalle la colpa

di aver derubato i figli della speranza.

 

Li abbiamo distratti al domani,

reclusi nella menzogna dei padri

quando hanno loro nascosto il tempo

sotto il velo di un eterno presente.

 

Ma voi continuate l'inganno,

sanguisughe di diritti e libertà;

all'ombra di Caino gozzovigliate

con le tenere carni dei figli

sottratte al futuro.

 

Di questo graverete la vostra memoria

il giorno in cui avrete il coraggio dell'onestà.

 

 

*

Polisemie


Salivamo le nostre incertezze
piccoli pendii a ridosso di sponde fluviali
equazioni a due incongnite, polisemie
per sentito dire - le sale d'attesa
sono le docenti delle piazze, le insegnanti
d'un populismo delle idee -. A ciò si aggiunse
la scoperta dei risvolti nella testa, segreti
accumuli di pensieri - sentimmo dire
di un certo freud, se ne interessò il marco
che però si arrese immobile
con il culo di pioggia
sulle stecche della stessa panchina
dove si adagiò a morire una donna
priva della grazia delle ceneri. Ora
ci siamo legati agli orologi ai polsi
e misuriamo con ansia le ore mancanti,
ignari di quanto ci disse in segreto
samuel a proposito delle forme inavvenienti
e risolviamo il dubbio sul sesso degli angeli
con la carnalità dei nostri corpi congiunti
quando il letto apre i suoi rami e s'infoglia
per un nido transitorio agli appetenti
o un angolo di strada versa dentro il buio
i riflessi di due lune in quattro gambe.


*

Nel silenzio dell’alba

 

Nel silenzio dell'alba,

nel dirsi all'apparire della luce

un canto d'amore è la carne in attesa.

 

Se una stanza si fa grembo,

il nostro amarci è seme fecondo

che lega i nostri nomi

 

in un destino tra cielo e terra

con un arco di luce e di suoni

che ripetono la parola Noi.

 

 

 

*

Andata a fuoco


Dispiegammo le nostre fami come vele
navigando a vista nei solchi dei corpi,
furono pane e acqua ai nostri giorni
quando minacciava naufragio
la tempesta della solitudine.

Nei caveau delle nostre carni preziosi
venivano custoditi i tesori: tu
m'eri anello sulla punta di diamante, io
ti portavo con le mani l'oro liquido
per la gioia del tempo della semina.

Ci guarimmo dalla malattia degli specchi
guardando oltre il muro delle forme,
gli occhi perdettero le figure della luce,
furono stranieri prima d'ogni esilio
abitando una terra vd'anatemi.

Adesso tra i rami spogli delle vele
abbiamo casa, una teoria di ricordi
la polena di questo nostro tempo
e per cambusa ci portiamo dietro
il sogno delle rughe

e un'illusione andata a fuoco.


*

L’uomo che scavava dentro l’abisso

 

                                                                                        A Salvatore Pizzo

 

 

 

L'uomo che scavava dentro l'abisso

di una teoria di respiri, scavava

riportando tra le mani ferite

piccole scaglie di luce. Egli

 

era solito attraversare il buio con il fiato in gola

e non misurava se non con gli occhi la distanza

tra lui noi e le stelle. L'uomo portava con sé

 

un canto nella carne del cuore e gli premeva sull'anima

un suono sottile, simile al lamento d'un esule lontano

che guarda la terra natia negli occhi di un amore,

 

foss'anche lo sguardo d'un cane randagio

nella solitudine d'un poeta. L'uomo

sapeva con la pelle la voce degli ultimi, la sapeva

fin dentro le fibre della propria carne, la sapeva

 

fino ad udirla nascosta

nelle ombre dei lembi di cielo, quando

le ore d'autunno presto diventano cera

 

d'un altro giorno andato perduto per sempre.

 

 

*

La Cvetaeva ha di me un’opinione sbagliata


La Cvetaeva ha di me un'opinione sbagliata.
L'altra mattina il barista le serviva il caffè
E lei mi guardava come se fossi una tazzina.
A volte mi cammina premendo i piedi sulle vene
E osservo il suo smalto sulle unghie.
Se lei mi amasse potrei diventare un pesce d'acquario
E dormire e sognare - ma dormono e sognano
I pesci? - tra l'andirivieni dei suoi passi.


*

Come fosse una preghiera


Padre, che ora turbi i miei sogni
Con le tue apparizioni, ora
Che gemi nella morte
Come un tempo gemesti nella vita,

Ora che le nostre spalle
Sono divenute tra loro straniere
Vedo sfiorire ogni nostra verità
E allo stelo d'una strenua resistenza affido

L'immagine di quest'uomo che pulisce il vetro
Convinto che una più chiara trasparenza
Lo conduca lontano nella visione

Ignorando con la coscienza
Il dramma del bivio, la svolta
Che muta il flusso del divenire
In una teoria di attimi
Dove la scommessa di ogni alito
Si perde
Tra nebbie, miraggi ed illusioni,
Dove il tuo apparire non è altro
Che un residuo di fonemi, lettere
Con cui assemblo un alfabeto
Per continuare a vivere in ogni parola
La nostra umana dignità.


*

Lavate il mio corpo voi donne


Lavate il mio corpo voi donne
Con garze imbevute di pietà
E voi uomini non guardate con sdegno
Ciò che rimane delle mie carni.

Tutta la vita ho rivendicato
La mia arte povera,
Scarna di doni, priva di beni

E il mio diritto d'esistere
Nel solco dei poeti.



*

La notte di Natale e l’albero

 

Eravamo in tre con il morto

La notte di Natale e l'albero

Che barava faceva il quarto

Da palo alto fino al puntale

Tra le palle colorate e i lumini 

Accesi sul dorso della cometa

In ansia per la fuggevolezza 

Del tempo. Ora, a dire il vero,

Di quel tempo ricordo solo il contrasto

Tra la fica di lei ed il morto

E l'albero baro

Che sotto i rami nascondeva la neve;

Diceva: "Ci vogliono le palle

Per vincere la partita".

 

E allora noi ci alzammo

Per osservare il cielo di notte

Ed il piccolo principe

Che innaffiava la rosa

Tatuata tra le cosce della luna

Mentre questa vegliava

Le schiene nude

Delle ultime mignotte

Dalle ciglia vogliose di sonno.

 

 

*

Del Cristo sulle acque

 

Del Cristo sulle acque

vedemmo soltanto i piedi

dimenticando il cielo

nel grembo della madre.

 

Forata coi chiodi la parola

perdette il suo oro dentro il vuoto

 

se dove ancora risuonò quel grido

ogni traversa di legno si scuote

 

alla solitudine dell'amore.

 

*

C’è del vero

 

C'è del vero in questo assurdo.

Graffia la vita con le unghie da gatto

E la scimmia sul ramo la beffa

Riflettendone la smorfia da volto pensante.

 

Ma poi l'alba riporta tutto alla carne

Delle cose, tra i piatti sporchi della cena

Ancora da lavare e una lavastoviglie,

Paradiso perduto o mai raggiunto.

 

 

*

Povere ossa


Sono così fragili le nostre ossa
Che nell'universo di polvere dei morti
Nessuno più flette le sue ginocchia
Nessuna preghiera rompe la pietra.

Ci vorrebbe un miracolo al miracolo
Della vita, all'amore dei nostri anni
Al venirci incontro della bellezza dei giorni,
Ma è solo la fine del dolore

La consolazione del tempo dei morti.



*

Al piano di sopra


: 'Che ci fai tu con le parole?'
'Io ci costruisco il mondo'.
Ma l'acqua che scorre nella vasca
Accade sul piano di sopra.

Ora sono passati degli anni
Da allora. Lui era un girovago
Che ogni giorno cercava una piazza
E dintorni. E la notte respirava Roma
E Roma aspettava che lui
Le restituisse la vita. Accadde
Un giorno come le parole
Che trascorrono il tempo come l'acqua
Nella vasca al piano di sopra.



*

L’alba


L'alba nasce nel mondo per farsi eco
dei nostri nomi, mai ripetuti invano.
Traversa il buio della notte una speranza
E ancora ancora abitaremo la luce
Delle nostre carni che attende l'ora
Dell'estrema loro congiunzione;
Perché non c'è sole senza corpi
Che ne avvertano il calore, né amore
Se il fango non cede alle sue impronte.
Allora tu distenditi come terra si distende
Alla semina del coltivatore, ed io ti coprirò
Come cielo dispiegato e al turbinio dei sensi
Affiderò il carattere del mio sangue, verrò
Nell'ardore del seme al grembo tuo di madre
E scriverò col colore bianco della gioia
Un nuovo nome dentro la tua carne, un figlio
Che porterà in sé l'Origine: Noi.

*

Una voce


È così piena di luce l'alba,
guardi verso est e rinascono
con te tutte le cose; ma è nel buio
amico mio, che la tua sete di bellezza
ti trasfigura in un'altra bellezza ed il mio est
torna alla notte, come un amante all'amore.


*

Tra vent’anni


Tra vent'anni, attorno
ai miei settantasette anni,
sdraiato su di un fianco,
nella stessa casa di sempre,
con la mascherina dell'aerosol
sul viso, mi preparerò a morire.
Tra vent'anni o forse meno.

*

Comporre versi


Sono un vagabondo. Un vagabondo
stanziale e senza coraggio: ho sempre bisogno
della carta igienica per pulirmi il culo. Eppure
ancorché nella codardia della corporeità
sono un clochard: amo il margine, lo stare fuori.
Comporre versi.




*

Il piede di una donna


Il piede di una donna
Se è ben curato
Muove il mio sguardo
E del mondo il colore muta.

Il corpo di una donna
Se è ben curato
Muove il mio desiderio
E del mondo il mondo trasfigura;

Eppure è del piede dentro il fango -
Il piede stanco ferito di cattivo odore -
Che io amo l'immagine e la parola,

È dietro ogni sua orma
Che io raccolgo la vita

Ed i suoi frammenti di stelle.

*

Tra noi


Tra noi un'alba è lo spazio di un'eva,
Lì la luce assume lo stupore di un uomo
Dopo la ferita dell'idea diventata altro fango,
Ora miracolo del sapore di labbra
Succhiate avidamente per rubare
Un respiro al cuore. Il corpo
Disteso ai fianchi di un altare pagano
Celebra il rito delle congiunzioni;
Vi sono ancoraggi e sostegni
Al fluire morbido delle carni,
Vi sono liquidi sospiri e sussulti,
Bagni d'acque chiare a dare battaglia
Alle pieghe fredde della solitudine.


*

Vedevo quel lenzuolo bianco


Vedevo quel lenzuolo bianco
Sull'impassibilità del tuo silenzio,
Disadorna di corone e cuscini
La piccola camera ardente:
Un sudario di miseria e solitudine
O mistero
Stringevano l'esanime
Tuo corpo nell'estremo abbraccio.

Nessuno quel giorno si smarriva
piangente nella litania del tuo nome;
Eravamo tu ed io, due sconosciuti
Nella desolazione d'un incontro

Tra il tempo dei respiri ed il nulla.

*

Quando litigano


Quando litigano, le loro grida
salgono e scendono per le scale
con il tono delle voci sguaiato,
i reciproci improperi e gli epiteti
che dall'uno passano all'altra,
finché lei non vince stremando
la resistenza di lui, già sfinito
da una vita di scelte sbagliate, di sogni
incapaci di sognare se stessi

e di strade nel quartiere
che non offersero altro
che una claustrale lingua d'altri, appresa
per obblighi di istituzione,
servigi ad un potere di classe
che non conosce pietà,

eppure, parlano come gli altri –
di me conoscono
la similitudine dei fratelli -,
hanno una stessa lingua sulle labbra,
ma sono stati privati delle loro parole, sono rimasti
degli indicibili sconosciuti alla Storia.

*

Io non riesco più a parlarti


a L.

Io non riesco più a parlarti,
a dirti di me a dirmi di te, a dirti
dentro le parole chi noi siamo,
chi sei tu, chi sono io;
perché non ci sono parole
che ci possano contenere o svelare
alla logica della luce:
chi se tu, chi sono io, io
che non so dirti altro di me
se non un'approssimazione dei sensi
o di ciò che le parole di me sanno dire
o invero solo di ciò che ho appreso
della lingua delle parole fin da bambino;
ma se io fossi nato - non tu, tu
non cambierai per me - dentro
un'altra lingua, ora
che cosa ti direi di me? Mentre di te
rimarrebbe comunque in me
un intrigante silenzio.


*

Quando il mio tempo


Tu verrai a raccontarmi,
Quando il mio tempo non avrà più ore.

Allora dirai
Agli alberi piantati sopra i marciapiedi,
Che la mia vita è trascorsa
Nell'ignoranza dei loro nomi;

Allora dirai
Alle anziane del cortile,
Che avevo vergogna
Di mostrarmi alla luce,
Che ignoravo il respiro
Delle loro memorie

E di come ignorassi
Le notti sospese
Tra ritorni di fughe
Alle veglie dei morti.

E ancora dirai loro del mio nome,
Mentre ai giovani non dirai altro
Che il nostro silenzio
Alle veglie dei morti.


*

Di questo abisso


Roteano i versi lungo il bordo
Di questo abisso di parole e visioni
Che sembrano una nebbia
Ad impedire il passo
Verso un altrove ancora possibile

E ci costringe ad un ballo senza tema
Un girare attorno al vuoto segno
Di una follia senza bellezza, che c'imprigiona
Nel sortilegio delle assenze
Dove abitiamo le nostre schiavitù,

Per cui trova ancora un senso nuovo
Questa nuova resistenza di poeti

Anche quando ai margini d'un foglio.

*

Tra le scapole della tua colpa


Non fingere la parola che non sai
- la tua vita ha un soffio breve - .

Ricorda le tue origini
E l'assenza di punti di sutura.

Guarda i marciapiedi che calpesti
E l'asfalto dissestato dei tuoi giorni:

La piaga non riunisce i suoi lembi
E resta aperta la ferita nell'inchiostro.

Ma tu ti volti ancora e senti sulla pelle
Il soffio caldo della sua voce. Senza innocenza

La segui: accade un destino
Tra le scapole della tua colpa.

*

Gli eroi di Picco dei Falchi


Avrei cercato la salvezza a New York:
Un paio di mutande stese
Al trentaquattresimo piano
Di un grattacielo dentro la città.
Solo così, avrei potuto sopportare
Un mio viaggio in America. Ragazzi
Lo eravamo ancora e la strada
Era quella tra la Togliatti ed il mito.
Ora la morte ha già lambito
Gli eroi di Picco dei Falchi.


*

Ed era ancora presto per non essere felici


L'adesso è una strettoia
Un imbuto di possibilità una carrozza scartata,
un destino deviato. Il tempo
Ha avuto ragione del mito.

Una panca di legno sorreggeva il mondo
E la pagina scritta era un'alternativa reale
Tra gli alberi ed il sole di giugno
Prima che l'ora declinasse alla sera.

Avesti a dirmi del volto sconvolto
Si trattava di mediare un appello.
Ora qualcuno ha già sospeso il discorso
Le sue labbra cedute al ricordo

Dei nomi di cui ora tacciono i suoni
Ed era ancora presto per non essere felici.



*

D’un’estate oramai al tramonto


Sarà appena passato
Non ci salveremo
Dalla ressa dei giovani assalti
Dalla folla che la ripresa intristisce.
Ogni giorno è una scelta ad un bivio:
Andare o restare o andare perché dove
E quale percorso scegliere
Se il tempo è sempre quella misura
Che non ci appartiene. Tra poco
Saremo incontri di corpi
Costretti in una socialita
Di fiati senza parole
E visi sgomenti
In attesa di venire liberati
Con il rito d'un caffè. Resisto
Al caldo della lamiera alle spalle,
La stufa del vano motore
Un'afa tardiva
D'un'estate oramai al tramonto.


*

I poeti


I poeti siano memoria
Gli uni degli altri
E i poeti dei poeti
Le poete delle poete
E gli uni delle altre
E così queste di quelli.

E si dividano in piccoli gruppi
In cenacoli di simpatia
O di affinità. I giovani
Ricordino gli antichi
E i vecchi dei giovani
Diventino discenti,
Affinché non si disperda
L'acqua sacra della Poesia
E loro tutti, eterni viventi
Siano il chiostro
Dove i mortali
Possano trasfigurarsi
Ai passi celesti
Della divina Poesia.


*

Se ora


Se ora io riudissi di nuovo
La tua voce, il tuo dirci
La vita
O te stesso,
Penserei a te
Nel chiuso della casa
O in viaggio verso la gravità
Ma non penserei di te
Che un giorno la morte
Iniziò sul tuo corpo il suo scempio,
Ma questo accadrebbe soltanto
Se di nuovo ora io riiudissi
Il suono della tua voce,
Ché il suono della parola
Non concede alcuna distanza
E lascia disparire in sé
L'inganno dell'illusione,
Quella diastole senza ritorno
Che separa per sempre
I vivi dai morti. Non così
Invece mi accade se rivedo
Una tua foto, pure nel tempo
Ritrovato d'un vissuto:
L'immagine rimane
Al di là di dove siamo
Adesso io ed il tempo.

*

Non uccidete Dio


Non uccidete Dio,
Lasciate che il suo Mistero abiti
I cuori lacerati dalla solitudine.

Grida un deserto di pronomi
L'anima squarciata dal silenzio
Dove non risuonano appelli
Del suo nome.

*

Smarrimenti


M'insegnarono che ero vivo,
Imparai a chiamarmi per nome,
Fui presto sorpreso e consapevole
Di vivere dentro un respiro.

Ma nulla ho mai appreso
Delle leggi sovrane dell'universo, nulla
Della chimica, della biologia, della fisica,
Ma della donna appresi qualcosa, imparai
A sentirne l'odore diverso del corpo, diverso
Il suo punto di vista sul mondo. Così mi divenne, la donna,
Una promessa di gioia ai sensi
E uno stupore dell'anima
Che smarrisce ancora oggi la mente.




*

Nella gravità del reale


Pesano nella gravità del reale
i sogni, un lungo interminabile
stallo, un'àncora
che ancora impedisce il mare.

Non v'è altro respiro che questa vita,
confini vegliati da angeli o bestie,
tutto appare irreale
nella tragedia delle pietre

quando dei muti
è l'ultima parola.


*

Settembre o dell’autunno



Ieri il sole bruciava la pelle
ed erano di ieri i racconti del mare
il mormorare delle donne sul bagnasciuga
gli schizzi d'acqua dei bambini sulla riva
la ruota dei maschi in cerca di glorie. Ieri
che ora è già solo un ricordo
e segna la natura il passaggio delle ore
la consegna delle stagioni, i segni
di un'attesa che si avvicina
prossima al desiderio
cavaliere della distanza
tra il frutto maturo ed il palato.


*

Vibrazioni


Sempre ho ritrovato la vita dove
i marciapiedi incrociano piccoli
fatti, teorie di storie, memorie
che segnano il respiro dei giorni.
Sono varchi nel tempo, voci d'altri
ieri, volti trascorsi e passati
dal tempo al suo altrove, è come
avvertire un'aria diversa, udire
un coro di voci clarisse
dal fondo della loro clausura
che avesse dimensioni di mura
e di asfalti. Sono quei piccoli salti
nell'eros del mito, dimore di pelli
e di cuori, note intonate
con infinite vibrazioni,
emozioni lasciate fiorire
nell'incanto d'un sole al tramonto
quando Roma ti prende e rapisce.

*

Sulle croci dei morti


Un giorno siamo stati
senza poesia o poesie
senza lettori. Un giorno

noi fummo nel terrore del fuoco
e nel dolore del fuoco

che non ha pietà neppure del nulla
di chi nel dolore respira la terra
con la schiena ricurva
sul pane dei morti.

E un giorno noi fummo
nell' unica certezza
d'una speranza che insegna

ad aspettare la fine
sulle croci dei morti.


*

Memoria d’un dipinto


Ero prigioniera tra prigionieri, reclusi
in una cella disumana, ridotti
senza pietà, ridotti a bestie
senza più alcuna identità.

Di noi alcuni divennero carnefici
e carneficina e non di rado
i primi aguzzini
della loro stessa dignità.

Se riuscii a salvare in me
qualcosa del soffio dello spirito,
fu per la memoria della bellezza
che m'apparve un giorno
nella trama di ombre e di colori
d'una tela
mandata per anni a memoria.

E m'appariva un cerchio di sole e m'appariva
un cielo, l'accenno d'una casa;
e m'apparivano
le diramazioni d'un albero santo; m'appariva
una distesa d'acqua o di foglie
e tutto era segno,
segno d'un'idea e l'idea era lì,
era lì come un'ala, seppure ferita,
però adatta per il volo
con cui ritrovavo
la nostra umanità.

*

Alle porte dell’alba


I chiodi non hanno più le parole,
solo il grido estremo, poi il silenzio.

Lo squarcio nel petto ha mostrato il vuoto,
immagine dell'assenza; ne sarà
la pietra scostata
il significante. E ancora silenzio.

Nella solitudine degli occhi
lo sgomento dell'indecifrabilità. Cadono
dal legno scorticato a sangue
gocce scintillanti di miraggi, muta la speranza,
vocata claustrale all'attesa
nel grembo sospeso del silenzio.

Schiaccia la notte
il costato trafitto, eppure
trafiggerà la pietra la luce
alle porte dell'alba.

*

Nell’impossibilità stessa dell’amore


Io so che un giorno saremo stati
e più non ricorderemo
il calore delle mani tra le cosce.
Io so che un giorno saremo stati
e più non ricorderemo
l'intrecciarsi delle lingue
tra le bocche spalancate dalla voglia
e in quel sovrapporsi di labbra e di salive
rintracciare il segno vitale del mistero,
quella pulsione di luce che ci abita i sensi.
Io so che un giorno saremo stati
e più non ricorderemo la gioia dei corpi
nella congiunzione delle carni
a ridurre la distanza dei sessi
dall'infinito all'amore.
Io so che un giorno saremo stati
e più non ricorderemo
il dolore del mondo,
quello che lacera carni e anime
e rende brezza di quiete la morte
oltte l'atterrirci del nulla. Io so
che più non ricorderò di essere stato
e che l'ultima ferita di luce ai miei occhi
verrà dalla memoria viva
di questo nostro amarci
nell'impossibilità stessa dell'amore.




*

A ’Delle rose l’appassire’: omaggio alla Turra


Ricordati, stupore di Dio:
quando guarderai una rosa appassita,
tu guardala con gli stessi occhi
che ne videro il nascere
e ne ammirarono ancora
il florido rigoglio dei petali;

poiché ora
è solo l'inganno del tempo
che vela al tuo sguardo,
dietro forme di vecchiezza,
l'eterna bellezza di quella rosa.

*

Uno smarrimento ci attraversa


Uno smarrimento ci attraversa,
un'ombra della memoria,
un ricordo oscuro appena intuito
che per un attimo sembra risalire
la fissità immobile d'uno sguardo cieco.
Non sappiamo pur sapendo il tempo
di un tempo andato per sempre perduto.

*

Ci spinge l’ardore...


Ci spinge l'ardore erotico del sapere
e non temiamo né la notte né il mare.
Gonfia la vela del desiderio
l'intuizione indicibile d'un Altrove,
l'Altro è l'ultima riva del nostro andare
e al canto delle onde già
s'appaga,
sotto l'occhio vigile della luna,
l'inquietudine indicibile d'un sogno.






*

Maldestro tentativo d’imitazione ovvero un emulo mancato


A ben guardare non era Ben il nostro uomo,
un'appartenenza appartamentata
che non soddisfaceva la congrua attesa
del calibro d'un ventisette, eppure
alla tredicesima puntata fu l'assunto
degli assi in una mano
a passare le carte come un impiegato
preso al punto dove eravamo rimasti:
in crisi temporale
sul metro di chiusura. Giorni,
l'ho sempre detto: una voce
romantica per non dire nulla
eppure deflagrante dentro
il nome dato all'anima
che di simboli si nutre
a sé stante o a congrua distanza dalla carne,
minima prima della congiunzione
non attraversata più dall'aria.




*

La carne cruda


La carne cruda squarcia il mutismo
della notte e grida solitudine
la vita nell'ora che più estrema
dispiega l'assurdo o la speranza.

Così ti ricordo, padre: velati
gli occhi eppure specchi di rapace
artiglio che di sé annuncia il tempo
lacerando nel dubbio chi rimane
l'atteso sulle stesse tue orme.


*

Dove l’assurdo scava un abisso alla ragione


Dove l'assurdo scava un abisso alla ragione
la bocca quieta il suo lamento
sopra gli umidi dossi del tuo sesso
che dischiudono altri abissi nella mente
quando l'oblio d'ogni causa è il piacere.

E se la creazione non fosse altro
che l'esodo mistico del divino
quando si trovò nudo di parole
di fronte a se stesso?

Così ritorno al mare che si tormenta
nel rumore che muove il suo orizzonte
verso la deriva dei miei occhi
più ciechi ancora quando alla luce.

*

La morbidezza...


La morbidezza dei tuoi glutei
che porti sul mio ventre,
il turgore del mio desiderio
che arde il passo della tua intimità;
così annunciano l'aurora
dell'amore le carni amanti
e nella parola tornata muta
grida il piacere la lingua dei sensi,
urlo che grida la vita, l'eros
che vela nell'estasi dei corpi
l'ombra cupa d'ogni finitudine.

*

Un dipinto, un volto di donna, una suggestione poetica


È dei miei occhi l'intima identità
che il volto incastona,
come un gioiello la pietra preziosa;

allora tu non fernarti ai colori dell'ovale, effimeri
o perenni:
ti diranno di me il meno ardito,
mentre solo se mi viaggerai
nel tuo stare immobile con lo sguardo
dentro il mio sguardo,
siforerai di me l'Indicibile parola
nel silenzio del tuo stupore.

*

Oltre le parole, il suono


Fu per noi la questione del nome,
ci colse alla sprovvista e non fummo pronti
alla definizione del tratto finale.

Così la fuoriuscita di senso irrise
la serietà del risvolto: elesse la fine
a chiave di decifrazione e criptò

la vita del Cristo, affinché dell'evidenza
non emergesse l'ombra
che tradiva la luce là fuori. La fine

ci apparve il destino del nome
e senza disperazione ne prendemmo atto.
Presto sentimmo il brusio della vita

ma senza che lo stupore lasciasse eredi,
piuttosto stranieri con l'oblio della memoria
e una teoria di atti, per zittire il silenzio.


*

Madre


Ci separerá la naturale cesura,
come un tempo ci disgiunse la luce.

Tra la polvere dei mille silenzi
incontreremo parole di pietra,
quelle che a margine d'un nome
diranno soltanto d'un tempo vissuto
oramai passato a memoria

e diranno d'uno sguardo perduto
al tocco pietoso di una mano
filiale o materna rimasta nel pianto
ai piedi del mistero e del dolore
che porta con sé nel suo apparire.




*

Buio


Non hanno a cuore la giustizia ma la violenza,
fanno della vittima un simbolo sacrificale,

esorcizzano il pensiero con la propaganda
per liberarlo dai semi della ragione.

Convocano al baccanale dello stupro
la libertà per farne dileggio e brandelli.

Sono ombre dei loro fantasmi, idee ossessive,
menzogne prive d'ogni luce.



*

Portami uno squarcio nel cuore


Portami uno squarcio nel cuore
e scuci dell'anima i lembi della difesa,
non darmi tregua, non permettere
che prenda fiato il mio respiro, tu resta
della mia carne la parte intera; del piacere
del tuo corpo sotto il mio
ne farò un chiodo dalla punta arroventata
ed in brandelli avrai la mia agonia d'amore
nel mentre un'acqua di gioia
sarà sale dentro la mia arsura.


*

Il corpo e la pelle



Il tuo corpo sfiorava ardente la pelle,
la tua lingua cercava la mia bocca,
perché in un bacio apponessimo
il sigillo della passione.

E ridestasti così i sensi
al soffio impetuoso del desiderio; io mi arresi,
schiavo d'amore, alla tua carne

e chino il capo sul tuo segreto
furono le tue mani tra i miei capelli
la corona di gemme al mio piacere.

*

Due donne, un amore


Perché sentissi in me la vita
dovetti affrontare l'esodo dei sensi,
oltrepassare il cedimento del corpo al piacere,
affinché qualcosa sfiorasse la gola
e sentissi il mio suono nel mondo.

Così ho dato un nome ad un altro
che mi fosse ancora più simile nella carne, un nome
che percosse la resa dei muti
allo scandalo degli ottusi;

e fummo donne, femmine nell'amore
e fummo amore nell'abbraccio che più non distingue
il corpo dal cuore.


*

S’adagia come un cielo

                                                                                                                                                    

                                                                                                                            Dove sei tu, inizia il mio cielo

 

                                                                                                                 

S'adagia come un cielo

il manto della tua bellezza

e m'avvolge

nell'incanto dello stupore l'oro

che riveste la tua anima, meraviglia

d’ogni meraviglia che s’offre in dono

allo sguardo attonito del mondo.

 

Ma è ancora nell'alba, talamo

del nostro amore,

che la tua forza piega le mie ginocchia

ed inarca

le reni la potenza evocativa

del tuo corpo

e della sua bellezza

ogni seduzione m'avvince.

 

Allora schiavo d'amore 

cerco di te l'essenza

tra il capezzolo ardito 

e l'alcova di carne,

dove ogni volta placo la mia sete

d'ogni tuo segreto piacere.

 

 

 

*

Così...


Così le parole cadevano su Trastevere,
tra piazza Rolli e ponte Testaccio;
sembravano fiocchi di neve
come quelli che ci sorpresero -
disteso manto bianco,
quasi il riapparire di un'innocenza -
e non eravamo più bambini e non eravamo
più ragazzi: eravamo
al di qua del confine dell'età giovane
che non trovava per noi
il posto giusto nel mondo. Così
le parole cadono tuttora,
ma non più su Trastevere, non più
tra piazza Rolli e ponte Testaccio
e non sono più neve, non sono
più acqua, eppure ancora dissetano
l'arsura della mia stranietudine
in un mondo dove inizia il mio esilio.




*

Noi, chi eravamo noi...


Noi, chi eravamo noi
quando venivamo al mondo? Non c’erano premesse che promettessero giorni di felicità. Dilagava
tra i corpi gettati nel mondo un assurdo esistere
privo di giustificazioni e soltanto
l'inquieto temporeggiare della notte
leniva l'acuta percezione d'un vivere smarrito
in giorni privi di senso; eppure
non ci spiegavamo ancora
quella dolorosa nostalgia, l’acuto struggimento
che dischiudeva il desiderio - rosa nel cuore -come di una vetta prima dell’orizzonte. Non ci spiegavamo e ancora
inermi dentro un tempo ignaro
ignari non ci spieghiamo.



*

Ore notturne - solo un mero andare a capo -

 

Che cos'è la poesia? Forse non è concepimento per il parto

e parto per la lettura?

Cosicché essa stessa diventa 

un tentativo di seduzione,

l'artificio osceno del poeta

per irretire il lettore, foss'anche questi

e quegli un'unica maschera di parole.

O che cos'è la poesia? È forse il cielo

che copre la nuda terra 

come un uomo la propria amante?

Hanno ceduto le parole il loro segreto,

un siero aggiunto, una discordia,

la discordanza tra il nero e il bianco,

un'intercapedine nella lingua, un uso

laterale dei costrutti fonematici,

uno scarto tra l'io e il tu, un incidente,

una teoria di celle recludenti ogni respiro.

Non chiamarni per nome, non esisto:

sono stata per te 

solo un mero andare a capo.

 

 

*

Un tempo senza nomi


Quando attraverso le notti
prive di voci e mi atterrisce
un tempo senza nomi,

allora ricordo le tue parole
e con loro nutro di bellezza
la mia solitudine.



*

Gesti


Allora quel gesto serale di congedo
- il controllo della presenza come respiro,
contigenza di una radice -
riprende dalle mani del corruttore
i trenta denari, assolve la colpa
che inquieta il cuore, manca la pena
di una libertà appena sfiorata.

*

Suggestioni


Detto per scarto di parola,
Il non detto è l'altra verità.
Così nel vissuto resta ancora
un discorso possibile da dire
o meglio ancora: è ciò che non è stato
l'appello rivolto ad una lingua
che se tace i suoi nomi,
di un'altra storia si fa nomenclatura.


*

Ho tagliato le unghie stamattina,

 

Ho tagliato le unghie stamattina,

prima che il nero della vita

ne insidiasse il nitore.

 

Non so quale domani attenda il mondo

e se io avrò ancora un domani ad aspettarmi.

 

Spagino un libro di poesie della Grazia

e grazia amcora m'appare ogni parola,

erogenesi di un incontro sospeso

tra il nulla e gli abissi di senso.

 

 

 

*

La purezza della forma


Tu cerchi in me la purezza della forma,
la perfetta matematica della misura,
ma il mio verso è solo una soglia,
una porta finta disegnata per gioco;

simile a quella di bambini più grandi
quando inventavano squadre con poco
nel cortile angusto d'una scuola
scavalcato in disordine sparso
armati solo di calci e pallone.

Così ora non cercare in me uno stile
o la perfetta consapevolezza della scittura:
lascia che sia la mia urgenza
a muovere l'esule passo interiore
che torni e ritorni costantemente
verso una terra che chiamo il mio altrove,

volto di madre dai tratti a me ignoto,
eppure con voce che inseguo e voce
che sempre mia terra io riconosco.

*

Una poesia difficile


Noi non possiamo smembrare un nome - il Cristo
Inchiodato alla croce
saprà mai di essere stato
un uomo felice?

Lo spermatozoo penetra l'ovulo,
segna una natura esultante di sé -
in lacerazioni di carni
o loquace violenza
d'uno sproloquio di vita.


*

Vania


Lei quando scrive scava dentro
e non risparmia le unghie per grattare la terra dalle anime
o ferire; lei
non ha paura di cedere la carne
alla passione
o di guardare il mondo
dagli orifizi di un corpo in subbuglio - quanta fame
corrode le ossa
al riparo della luce. Lei ama
l'anarchia dell'utero e tra i seni
il soffio potente della sua libertà
oltre il recinto d'ogni pregiudizio
che non sia disposto a perdonare
come uno sposo tradito
le infedeltà della vita.



*

Io non sapevo


Io non sapevo se tornare a morire
o se vivere intendesse la luce.
A tratti emergeva una linea,
un segno che sottraeva il bianco
al potere disperante del nulla.

Così trascorremmo una vita in schizzi d'inchiostro
e ci chinammo a parole di mutevoli attese,
ma di sgomento fu pieno il viaggio
quando fu chiaro il respiro dei giorni.

*

Musicista


Se negli occhi tuoi
si specchia il mare,
se alle tue dita
s'affida il suono celeste
della musica, tu dimmi:
siederai ancora su questa terra?

Alla polvere di questo mondo
tu non offrire una casa
e lascia i tuoi piedi
liberi di camminare sulle vie degli eletti -
o dei graziati -.
Ti condurrà dove la bellezza è già un altrove
questo muoverti con passo di 'straniera'.





*

S’alzano in volo


S'alzano in volo uccelli nel parco
portando in alto il loro verso;
anch'io, che pure non ho ali per il cielo,
cerco di trarre versi
da questa terra 'straniera'.


*

È il figlio della croce


È il figlio della croce, mio figlio
e non il figlio della redenzione.

Questi asfalti lastricano i giorni
di cupi dolori, tristezze e fallimenti,
fugace è la gioia

e come un vento impetuoso
lascia dietro di sé
più denari che stupori.


*

Tu mi desideri? Scardina


Tu mi desideri? Scardina
l'universo chiuso della mia solitudine
la parola che pronunci o per sempre
mi reclude l'orizzonte del segno.

Non ho mai creduto
di diventare un uomo felice,
ma se nessuno invoca il mio nome
chi mi dirà che sono ancora vivo?

È il tuo desiderio a ferire il mio tempo
e revoca la mia presenza
da un limbo sfiorato dal nulla
e respiro dalle tue labbra
il suono del mio nome

e del tuo desiderio
io mi nutro ancora.


*

L’incavo del mio ventre

                                                                                                

                                                                                              a E.

 

L'incavo del mio ventre

ha portato in sé la luce

di questi miei giorni; uno scavo

di vita tra battiti e acque

fino al dolore 

quando grida la notte.

 

Ora che il vuoto del nome

ha dato forma all'assenza,

nondimeno sarò madre nel volto

in un tempo chiamato a non dire

nell'aria il suono del nome

fino a quando 

dalle profondità terrestri

torni alle pietre una voce

ed il frutto mai nato a radice

ripeterà il mio nome di donna, lui

che mi è stato figlio

e lo sarà per sempre.

 

 

*

Anch’io, un giorno, iniziai a vivere


Anch'io, un giorno, iniziai a vivere
e furono respiri su respiri
sul seno giovane di mia madre

ed il tempo trascorreva
ferendomi le spalle
con la leggenda d'una data incerta,

perché un altro tempo
sfuamva i suoi contorni
senza il timore odierno
di perdere i dettagli,
di perdere il giorno dei giorni.

Ora è diventata una scommessa
questo vivere sommesso, nel mentre
urla l'età giovane dei figli

e troppo quieto e inadeguato appare
vivere in una teoria di bisbigli.


*

Noi


Amo le tue nudità, nudità
di madre, terra di semina
e di fuoco,
terra che accoglie,
inghiottendo, la carne
che più non trattiene il seme
e d'amore
fiore.

Agli angeli di un figlio che nascerà
fu detto il segreto del tuo sguardo:
negli occhi già si ode
l'avvenire gemente del parto.

Rinasce in te e rinasce tra noi
Noi: il cuore nuovo
di un altro universo.


*

Scriverai tu di me


Scriverai tu di me
quando morente
declinerò il giorno
in lasciti d'assenze
e una luna oscura
affaccerà l'altro lato della vita
e quella costola al fianco
non sarà più nel mio respiro
con tratti di spasmi ed utopia.

Scriverai tu di me
e dell'esile incertezza d'un fiore
che pure nella sua perfezione
dice dell'infinito il chiuso
in limiti di finitudine.

Scriverai allora tu di me
se quieto ed immobile
non mi tremerà più la gola
al suono delle tue parole
quando già la voce
lacerò del cuore le sue carni.


*

Passione d’amore

                                                                                                                                                        

                                                                                                                    a Passerottina

 

 

 

La tua bocca che si schiude ai baci

è miele celeste che dona il giorno

e sotto del desiderio le braci

ardono ed è fiamma di ritorno

 

questa attesa di carni amanti

finalmente nell'amplesso congiunte.

Sarà teoria di baci e d'incanti,

estasi di pelli dal piacere unte.

 

 

*

Anniversario


Ci conduca, il Signore degli eserciti,
dove più verdi sono i suoi pascoli,
dov'è perfetta la quiete del cuore
e perfetto lo stare dell'anima.

Più non ricordi gli affanni la carne
che ha a lungo vissuto nel tempo,
perché se una madre dimentica
del parto le doglie alla luce
della vita che nuova sempre rinasce,
anche noi dimentichiamo
nell'oblio della gioia
l'ombra avvenuta alla grazia di Dio:
non è forse sulla sua schiena
la scala che porta in Paradiso?

Ecco, allora, ci conduca il Signore degli eserciti,
Egli che già sosteneva con le mani
il nostro futuro destino - e fino
alla fine - prima ancora che muovesse
il passo verso l'oggi dei nostri respiri.

*

Cinque anni, senza più stupore


E sarà averli visti morire
la nostra futura memoria,
averli visti morire
senza aver ceduto
una mano all'aiuto.

Avevamo troppa ricchezza alle spalle,
perché l'innocenza ci apparisse più vera
nella sua impossibilità di vivere,

dove se pure la vita nasceva
aveva in sé già l'odore di morte.

E sarà averli visti morire,
averli ceduti alla morte,
ciò che ricorderanno dei padri
i nostri figli, tra loro e di loro
fratelli, perché d'una stessa gente
così si era soliti dire.


*

Scavo


Io scavo alla ricerca dell'osso
che altri hanno sepolto passando
la mano a memoria. Dirai di me
che annuso le tracce d'urina
e che questa è piscio di bestie
e che il piscio non disseta l’arsura
del cuore; ma io ho visto nel cane
di Franco un altro me stesso e di Allen
amai quegli squarci di cielo sul dorso
piegato dai sapori di merda.

*

Adesso che l’atteso


Adesso che l'atteso
è diventato il venuto
io e te abitiamo
dove ha preso dimora
Noi, la nostra casa
che attraversa il tempo;
vecchi, ci baceremo
ancora e sulla pelle
porteremo impressi
i segni dell'amore.

*

Scrivere


Mi sono svegliato con una lingua
nel fianco, una lingua persa, priva
d'una forma elaborata e spoglia,
vedova nuda del bello, che giace
impudica dentro il letto sfatto
d'un adultero elogio, traditore
della lingua perfetta. Una lingua
- quella - impetuosa, rada scoperta
su cui s'incaglia incerto
un cavo piacere, alveo di vele
d'un verso ai lati più ottuso. Un porto
di mali approdi, di scafi malfatti.




*

La cura d’un fiore


Così ora mi hai detto di te,
di questa tua stranietudine,
di quando fuggi il giorno
coi suoi gangli:
una rete occlusiva di convenzioni,
una reclusione di sconfitti
senza redenzione.

Così mi hai detto di te
e del tuo abitare un altrove
tra la tragedia e la follia;
ed io ti vivo nel grembo,
seme
che la terra ha respinto.

Così ora io dico di te,
della tua stranietudine,
di questo tuo abitare un altrove, un altrove
che io abito
come gli angeli il cielo.


*

A guardarti non ci rimetto nulla

                                                                                                         

                                                                                   a Passerottina

  

A guardarti non ci rimetto nulla:

non avrò vissuto invano il mio tempo.

 

E se amo l'odore delle tue ascelle

quando sono cielo alla tua nudità

non di meno amo le gocce del tuo piacere

quando scendono tra gli inguini

e m'imperlano la barba

che adorna il mento

pregna del tuo odore di donna

ardente d'amore.

 

Così, Amore mio,

ancorché foss'io chiamato oggi

a vedersi spegnere questo sole

che mi rovina sulla testa

con le malinconie dei suoi tramonti,

nulla su di me potrà la morte

dopo che ho conosciuto il calore delle tue braccia

 

e nei tuoi occhi e sulle labbra

la Bellezza riverberare di sé.

 

 

*

Con tendini rialzati


Con tendini rialzati
il salto nella morsa
della vita. Eppure
quante vite in transito
non sembrano trovare
un luogo. Anche il cielo
marca un tardo azzurro,
pare l'ora dispersa
d'un destino mancato,
adesso che il tempo
ne svela le perdute
trame e degli amori,
quella carne che brucia,
un fuoco senza braci.



*

Passione


Vieni con il vello ai miei occhi
e lascia che l'umida rosa sia il bacio
d’un'attesa trepida di vigilia,
dopo che il tuo respiro
avrà soffiato l'alito dell'amore
tra le mie labbra dischiuse dal risveglio
dei sensi. Sentirai la mia lingua
cercare nel piccolo solco di carne
la falda nascosta del piacere,
odorerò tra i tuoi inguini la fonte
e con la parola muta dello stupore
respirerò l'effluvio dei tuoi sussulti
fino a bere ogni goccia del tuo venire.
Sotto di me ti distenderai, terra
benedetta, sarò cielo di carne
gravido di pioggia, seme d'amore
nel velluto della tua fecondità.
Germoglierà dalle carni amanti
l'estasi dei sensi, l’oblio dei corpi
sarà il gemito dei nostri nomi.



*

Il sabato dei poeti


io parlo una lingua che tu ignori
o forse cercherai d'imparare, una lingua arcana,
perlopiù strana, dissimile oppure uguale
eppure - è una lingua amputata - ignara
di altre forme che non siano le sue;

allora tu non t'attardare se vuoi
un'altra lingua - di nobili accenti -,
non vi cercare segni che non siano i suoi,
ma pure tu lasciale - lascia ad ogni lingua -
il senso poetico del suo linguaggio,

poiché ad ogni lingua è stato consegnato
lo scarto dell'essere altra poesia, d'essere
comunque, e pur sempre, un'altra poesia.



*

Non sarà taciuta la libertà

 

Se torneremo a piangere i morti,

se dovessimo tornare a piangere

altre morti, se morte verrà a ghermire

ancora una volta i giovani corpi

dei nostri figli e delle nostre figlie,

pur sempre sapremo nello straziante

dolore, che non fu muto il silenzio,

che non tacquero i morti il loro grido,

che non sarà taciuta la libertà.

 

 

 

*

Di noi


E subito mi basta scrivere di te,
perché tu venga ad abitare nella mia stanza;
e non m'importa di cercare il metro esatto
- non è mai esatta la vita, sbava da ovunque
le sue imperfezioni -.

Ma quando io scrivo di te,
cosicché tu vieni ad abitare con me
lo spazio che abita il mio respiro,
allora mi sembra di spogliarmi nudo davanti a te
e tu sembra che ti spogli nuda davanti a me.

Ma in tutto questo non c'è il sesso come c'è sulla terra:
noi abitiamo una promessa, noi
abitiamo ciascuno
lo sguardo amante dell'altro.

Così io scrivo di te,
camminando parole fuori d'un metro,
abitando uno spazio il cui respiro
alita remota una poesia.


*

Padre


L'estrema solitudine del tuo tacere per sempre
ora, padre, è trama di memoria,
tessuto lacerato di ricordi, brandelli
di una teoria di giorni, mesi, anni
di cui ancora ci sfugge il senso,
un disegno originario, una possibile scrittura
che dica di te per sempre e non resti solo
il passaggio fugace di una vita
disseminata
nelle carni di una discendenza
che ha negli occchi il tuo stesso destino.

*

Diremo che...


Diremo che la vita è un dono,
fingendovi saremlo attori
d'un canovaccio senza storia.

Ci saranno comunque
dei bagliori di leggenda ma,
figlio mio, non potrò salvarti
dai graffi della vita; saprai,
con l'amarezza d'una bocca
che sa il sapore del fiele,
che essere felici è solo volontà
di sottomettersi ad un miraggio
senza dibatterne l'inganno.

*

Cugine

Non è facile a dirsi la memoria
che i volti narrano d'un tempo vissuto,
quando quel tempo narrato
è passato segnando dei tratti
di storia comune. Non è
facile a dirsi
come quest'oggi sui volti
ancora più intenso racconti un passato
già noto oppure appena intuito.
Non è facile a dirsi dei volti
che narrano un tempo vissuto
perduto per sempre
eppure ancora con noi
nei solchi che passa e ripassa
della carne la memoria del cuore.


*

Avevano deposto il corpo del Signore


Avevano deposto il corpo del Signore,
lo avevano finalmente sciolto dalla Croce, schiodato
senza dolore delle membra consegnate alla morte. I più assidui,
tra coloro che gli vollero bene,
ne raccolsero i resti, per alcuni
la sconfitta di un sogno. Fu notte
e fu mattino. Dal sepolcro vuoto
venne ad abitarci il Mistero, privo
di chiare ragioni per quel Giorno
che non risolvette del Grido il prima
né spiegò con i numeri il dopo. Tutti
si chiamarono per nome, per chinarsi
ad ammirare quel Vuoto che divenne
specchio perfetto dell'Amore, Luce
dove il divino incontrò - e fu per sempre - l'umano.

*

Una lettura del Sabato santo


Ci sconvolge la parola muta, il verbo
immobile, la rigidità del silenzio
il suo schiudersi
in un abisso d'insignificanza.

Ma se guardo l'appeso ed il legno su cui
l'ha trafitto l'amore

allora anch'io mi ritrovo
tra i tanti giuda
ed i buoni ladroni.


*

Che strane case hanno i morti



Che strane case hanno i morti.
Sono porti deserti senza più mari,
filari di nomi e di date a dire chi è stato
e nell'ora di adesso è passato
a memoria. Ogni storia
ha qualcosa di uguale,
eppure vale il frammento diverso.
Confesso rimango appartato
in questo consesso di appelli silenti.
Viventi lo siamo ed è sempre poco,
tra il riso del dramma ed il pianto del gioco.

*

La gratitudine della terra agli angeli


Che cos'è l'amore
se non la frantumazione di un ordine
che non gli appartiene?

C'è un utero dentro il tempo,
che partorisce frammenti di stelle
senza una fissa dimora che non sia
la volta dell'amata per l'amante.

Tra le sue mammelle il caos grida
giustizia per un destino non nato,
dai suoi seni scorre una
dolcezza,
un fiume che si nasconde
quando un occhio indiscreto lo misuri
con la mera morale di acqua e terra
e non vi scorga ancora puro

quel riflesso di cielo, la vetta sublime,
da cui ha avuto origine il grembo,
il fiume di dolcezza, le forme dell'amata;
l'amante e l'amata

e la forma di questo amarsi non è altro
che la gratitudine della terra agli angeli.



*

Anni d’amore

                                                                             a Passerottina

 

 

T'inonderò di un caldo biancore, 

t'inarcherai, terra di ritrovati

sogni, terra nuova; e rigoglioso

sará il fluire delle tue acque,

stille cristalline, a confondere 

la lingua quando, chino nell'ebbrezza

dei tuoi odori, berrò la rugiada 

segreta della rosa tra le gambe,

prima del mescolarsi dei piaceri.

 

 

 

*

Non abbiamo scelto


Non abbiamo scelto ciò che siamo
o ciò che avremmo potuto essere
di una lingua imperfetta un mancato destino.

Noi siamo restii alla felicità,
perché amiamo nelle assenze dentro
l'anima, il suo disvelamento,
in quel suo esserci altro, un oltre,
agonia d'un verso
che nella parola trova ausilio
e voce, forma dello struggimento
che ci prende e rinvia sempre di un attimo in più
la metamorfosi del segno
in chiaro canto d'un'estasi raggiunta.

*

Ti amerò

 

Ti amerò

in questa nostra distanza, ti amerò

nel tacere di parole non dette;

 

ti amerò

in quest'alba di silenzio, ti amerò

in questa luce non donata all'amore;

 

perché anche l'Amore ha le sue notti,

perché anche l'Amore a volte ci chiede

di negare l'amore all'amore.

 

 

 

*

Da che parte stanno i poeti?

 

Da che parte stanno i poeti?
Non sia ingiusta la poesia
con la misura del metro:

 

non ci sono terre
che siano madri per tutti.

 

Molti hanno viaggiato
distanze senza misura,
hanno visto morire nel sale
il dolore, le loro parole mai nate.

 

Dietro lapidi di silenzio ora

quieti stanno i loro versi di marmo.

 

 

 

*

Non dirmi


Non dirmi altro che io non sappia
già nello scuro della notte, incedi
prudente
con la parola nuova appresa dal futuro,
nel mentre antico il sapere sopravanza
questo tempo ancora senza riflessi. Tu
non dirmi altro che io già non sappia
e il nuovo e l'antico incedi con prudenza
affinché la notte non scolori
lo scuro e chiara appaia priva di segreti
e chiara senza luce non disponga l'umano
alla saggezza. Tu
non dirni altro che io non sappia
epperò non tacermi
quel che io ancora ignoro.



*

Cercatore di segni


Qualcuno sempre bussava alla tua porta
con il campanello sfatto da notti insonni;
lo ammettevi nel tuo letto, ti atteggiavi
con discinte movenze di zoccola
a promesse di estasi carnali
tradendo agli occhi maschi
la tua dotata mascolinità, per alcuni
un vizio, per altri
un cercatore di segni in un sogno
che disperante ti rendesse pari
ad un nulla privo di voci: un grido
animale per il dolore di vivere
e per dire del piacere dei corpi
il tragico fine e ancora il grave
della loro inutile felicità.

*

La sua ultima parola


Calpesterò questi asfalti,
come le pietre che sostennero
i passi fragili dei nostri padri.

Non ci renderanno sogni queste strade,
ma solo residui, ombre
di rimorsi e desideri, soltanto al rimpianto
verrà concesso di prendersi in pegno
ciò che sarà rimasto di una vita,
prima che il tempo
avrá proferito per sempre
la sua ultima parola.


*

Nelle trasparenze dei cuori

 

                                                                                                                                   al mio piccolo cielo

 

   

Chiamami per nome: vorrei

oltrepassare la soglia dell'amore

che custodisce il piccolo cielo

e non vi si entra

se non con la nudità dell'anima - il resto

sarebbe soltanto un'apparenza

dolente -. Ho vissuto a lungo 

lontanto da quella pioggia, 

un'acquachiara

che scende fino nella gola

quando la sete divarica la longitudinale

e sutura una distanza lieve

non grave come questo esilio di bocche

negate ad un destino di piacere

quando immerse

nelle trasparenze dei cuori.

*

All’ombra di una remota credenza

                                                                                               

                                                                                                                      a me stesso

 

                                                                         

Dove vado

tra questa morte che avanza

ed il nulla che mi precede?

 

Fosco è il grido 

che oscuro non vede 

il precario respiro di ogni sostanza

 

e costruisce prigioni d'inutile dolore,

ferisce con lama di parola affilata,

innalza spesse cortine di rancore,

tradisce il non detto con voce sguaiata.

 

Non resta che il rimpianto

di un'antica innocenza,

quando vi era ancora l'incanto

all'ombra di una remota credenza.

 

*

Un destino chiamato Noi



Io ti amerò. Aprirai
per me
le tue vie che conducono al piacere,
sarai, per me,
viaggio e terra nuova, estasi
dei sensi e stupore d'anima,
origine e ritorno - amante -
d'alterità. Pronuncerò il tuo nome,
mi risponderà un'eco: 'Tu'...

*

Un pronome segreto

 

Sono germogli di un nuovo destino

questi nostri passi verso l'incontro.

 

Percorriamo una distanza

nel solco della ferita dei cuori

quando all'esilio dei sensi non resta

che il suono conchigliare delle parole:

nel loro corpo cavo

si riflettono i suoni di perduti

o lontani amori; ma di noi due

nulla è davvero lontato da Noi,

 

un pronome segreto

che si svela ad alcova.

 

*

Significare il domani

 

Noi siamo stati attenti

a camminare con le parole del dolore,

però abbiamo dimenticato di scorgerne le nuove,

perché il dolore o uccide le parole o ne partorisce altre

con sembianze nuove, come accade ai figli

che sempre somigliano ai padri e alle madri

abitandone la lontananza.

 

Noi siamo stati profeti di nuove parole

quando abbiamo tolto ogni nome al dolore,

lo abbiamo ridotto ad un grido, ma in quel grido

sono nate parole nuove ovvero antiche, parole

per nominare ancora l'oggi

e significare il domani.

*

Lettera Tenera#POESIAPOETI

                                                                                                 

                                                                                                      a Passerottina

 

Verrai all'alba, con un nome nuovo,
sarai della luce il nuovo nome, sarai
il canto dei germogli ed il colore degli uccelli;

mi sarai cielo al risveglio da un sogno,
dove il mio respiro erano le tue labbra
che mi sussurravano l'amore. Così

ho imparato a dare un nome agli alberi
quando torna in me la primavera

 

 

 

*

Acquachiara e Biancofiume



Che cos'è questo fuoco che mi arde dentro
e divampa ad ogni tuo respiro?
Sei l'alito che rinvigorisce i miei occhi,
mentre non trova quiete
l'ardore che dilaga
bianco dentro il tuo pudore.

Abbiamo ora due nuovi nomi,
due istanze
di questo nostro amarci: Acquachiara
e Biancofiume.

Nel crudo solco della distanza,
le nostre parole ci sono riva, sponda
contro le spinte naufraghe
di questa
innaturale separazione.


*

Nancy a San Siro


Quando leggerai i versi di un poeta,
quando lì vi troverai un segno di bellezza,
tu sempre ricorda che quello è il piccolo germoglio
spuntato tra i marmi senza nome
di un'infelice disperazione;

perciò tu sempre ricorda,
quando leggerai la bellezza nei poeti,
la fame naufraga di esistenze
che mai furono un 'tu' d'amore.


*

È nello scarto del sangue

 

È nello scarto del sangue

il seme della bellezza;

è nel solco delle grida dolenti

la sua fioritura.

 

Non avrei avuto in bocca

Il sapore dell’utopia - il fiotto di sangue

di una mancata risposta -

se non fossi stato crocifisso

alle spalle della mia deformità.

 

 

 

*

Nel fulgore della sua bellezza

                                                                                     

                                                                                                 a l'Intellettuale

 

 

Avevamo ritrovato l'innocenza delle mani,

l'amore vergine nell'ardore di carezze

che non lasciavano incertezze nel respiro.

 

Seguivamo una traccia originaria,

il ritorno ad un destino

che aveva custodito il segreto

 

di un amore

ora dispiegato come un cielo

nel fulgore della sua bellezza.

 

 

 

 

 

 

 

*

Poesia d’amore


Il giorno in cui
s'intrecceranno le nostre dita
per annunciarsi prossime carezze
nel tocco ardente delle mani

sfoglieremo i nostri nomi
fino al suono della parola: Tu.

E finalmente sarà l'alba, chiara
tra gli inguini. Mute
le bocche,

parleranno solo gli occhi
sigillando in un bacio
il tempo ritrovato dell'amore.


*

Noi non avremo più


Noi non avremo più tempo per dirci
dell'amore se questo tempo
non diventerà parola o schiocco
di baci sulle bocche assetate
di senso da dare ad ogni respiro.

Sì, ritorni pure la gioia, torni
ancora una volta la primavera
di questo tardivo risveglio di tempi autunni,

ma noi siamo soltanto due foglie
rimaste a veglia di rami spogli,
scosse da un destino che come un vento

ci riconduce impetuoso
ad un'originaria passione,
prima ancora del fiorire dei giorni.

*

E’ un volo questo nostro amore

                             

                                                                                     A lei, l'Amore

 

 

E' un volo questo nostro amore,

si bgmano di rugiada le foglie

nel mattino. "Tu"

 

è un'epifania dentro ogni alba,

mi vieni incontro

come una trama di luce.

 

Si avvicendano il giorno e la notte,

cornice d'oro alle nostre voci

se, stupite, si dicono l'amore.

 

 

 

*

Adesso qui non rimane


Ho passato
una parte della mia vita
a dimenticare l'infanzia,
l'altra parte
a battere marciapiedi.

Hanno giocato in molti
con ciò che non ero,
giocato con ghigno
o estrema solitudine,
entrambe voci violente
contro una carne senza più voce.

Adesso qui non rimane nessuno
a farmi da madre per una nuova pietà
senza resurrezione.


*

È una lingua imperfetta

 

È una lingua imperfetta

                                             la mia

lingua di poeta

 

una lingua operaia, incolta

                                                 priva

 

della cultura dei colti. Spezzo

la frase

 

per ricavarne dei versi

in un'urgenza di poco

tra dramma

                       e finzione.

 

 

Una voce s’impone, una voce

                                                      di poco

e che poco

rimane: un tempo

un respiro

qualcosa che ha

sapore di vita.

 

 

 

 

 

*

Una nuova Resistenza


Credo che occorra una nuova Resistenza
il senso prospettico d'una memoria
e la tensione verso la Bellezza.

La barbarie di questo tempo, l'infiltrazione
nelle menti di voci distorcenti il reale
pongono di nuovo in evidenza
la domanda di Primo Levi,
che riscrivo a modo mio:

Ma tutto questo
è ancora umano?

*

Non so ancora


Non so ancora dove andrò
in questo tempo che mi è dato
come possibilità. Non ho urgenze
se non questo respiro che mi chiede,
come fosse un bambino curioso,
dove abita la felicità.

*

A questa chiave di lettura cedo

 

 

A questa chiave di lettura cedo

la mia resa, la sconfitta

di quel canto di passi di pietra

                                              dentro

recinti murari. Dimenticammo

 

il valore dei giorni d'un tempo d'altri, disconoscemmo

le similitudini delle voci quando

urlano le piaghe del dolore; solo

l'ombra delle nostre morti - come madri -

a consolare il pianto d'un futuro

                                                   che atterrito

si guarda alle spalle.

 

 

 

 

*

I passi del vostro futuro#GiornoMemoria


Non sono sopravvissuto al mio sgomento
né allo sguardo di bambino
che ha segnato di sangue e di paura
i giorni di un tempo destinato a gioia.

Ho giocato tra le ombre di morte
che gravavano i respiri,
ho fantasticato giochi
rovistando tempo
tra la degradazione dell'uomo
ad animale. Un labile confine
divise gli uni dagli altri:
le vittime dai carnefici;
uniformi diverse
annientarono per sempre
un'originaria similitudine,
violentarono e uccisero
corpi e dignità,
fummo ancora una volta
eredi di Caino e Abele.

Se fossi sopravvissuto, anch'io
vi avrei consegnata la Memoria,
come per Hiroshima, come per Nagasaki;
ma non dimenticatela: essa precede
i passi del vostro futuro.

*

Giovanni


Io penso a te, Giovanni, alla vita
che ci ha attraversati - lasciando segni -
come un fiume di parole l'alveo
delle nostre solitudini. Capisco
solo ora la fatica dei piedi e delle mani
o della mente nella tensione di capire,
ma ci è sfuggito il senso delle frasi
semmai ci avesse sfiorato un segno,
mentre invece abbiamo avuto solo ombre
che non sappiamo proiezioni di quale luce.
Così ora siamo sulla soglia di un ritardo
dentro gli ultimi gesti d'un pensiero,
voce gridata in un coro di solisti
attraversata dai deserti dell'anima.


*

Senza di Te


Hai sospeso il giudizio su Caino,
perché non sospendesti il giudizio su Giuda?

Nello spazio della nostra libertà
nessuno mai è davvero santo

senza di Te.

*

Posso piangere di me


Posso piangere di me,
di questo schiarirsi della parola
che ora diventa in me
conoscenza, cielo
dentro la mente e nuova carne,
nell'anima nuovo respiro. Sì,
posso piangere di me, nell'ora
che il tempo ha dato frutti
dalle sue secche radici
e nuova forma
alle mie ossa
che presto si disperderanno
in polvere o cenere, spore
d'un debole ricordo, sbiadito
come il tempo
che fin qui m'ha posseduto.

*

Il padre, il figlio, le castagne, il fuoco


Il padre
avrebbe voluto togliere al figlio
le castagne dal fuoco,

ma il figlio
amava più il fuoco
che le castagne

e il padre non sapeva contare
né il numero delle castagne
né le fiamme del fuoco;

per questo il figlio crebbe,
diventò uomo,
diventò padre

e sempre per questo
smise di contare
sia le castagne
sia le fiamme del fuoco.

*

Bellezza

 

Bellezza*

 

Se più nulla mi restasse nella vita,
nulla di tutto quello che ho ritenuto importante,
se niente di tutto quello che mi è stato essenziale
più rimanesse a consolarmi il respiro,
pur sempre
sarò grato al tempo che mi rimane,
perché potrò ancora ricordare
quell'attimo di Bellezza
che almeno in un giorno o forse in un'ora
o forse fu davvero soltanto in un attimo
ha penetrato con luce tagliente
la carne in cui ho trovato dimora.

 


*La musica di accompagnamento alla lettura, voce di Laura Turra, è:
Astor Piazzolla 'Oblivion' - Württembergisches Kammerorchester Heilbronn


Ho chiesto alla Poetessa Laura Turra d'interpretare questi miei versi, Ella, con generosità e grande talento di dizione e recitazione - ha trasfigurato in bellezza la mia mediocrità poetica -, ha corrisposto a questo mio desiderio; di questo meraviglioso dono. Le sarò grato per sempre.

 

*

Cercami dove un’anima


Se non ho un tuo ricordo,
tu cercami altrove,
dove un'anima ritrova
le sue cicatrici.

Se non ho un tuo ricordo,
tu non disperare: la vita
è un vissuto di sassi e finestre,
un oltre memoria
abitato per sempre.


*

è scabroso il natale

                                                                                                                                                 ai lettori; ad una "mia" lettrice, particolarmente amata.

 

 

 

è scabroso il natale

senza il tabor ed il gòlgota, senza

la pietra scostata della maddalena.

 

è scabroso il natale,

ma se passerà ancora un altro ladrone 

- il mio nome è felice -

 

allora all'indomani di quella notte

udrò di nuovo il dirsi stupito

del centurione.

 

 

 

*

Se così non fosse stato


Padre,
se così non fosse stato
per te, per me,
se le circostanze, gli accidenti, il caso
o un destino patrigno
non avessero infierito,
se non avessero impedito
l'accadimento della pioggia
su terre pronte a germoglio,
né il mio verso
né la tua lapide
avrebbero ora una muta memoria.

*

Autoritratto di un uomo

 

Prima del tuo amore 

il mio nome era maddalena,

la maschera del giudizio;

 

sotto, la mia verginità.

 

 

*

Non ho parole


Non ho parole
che ti rendano giusto un padre,
né fatti che ne dicano la salvezza.

Si è condannati
ad essere figli per sempre
di chi figlio lo è stato - forse -
solo per una parte di sé.

*

Non v’è bellezza nell’arte e nell’artista

L'arte comprendo nel senso d'un ritorno;
nulla v'è di bello nell'arte e nell'artista,

se non la bellezza come riconoscimento,
rinvenimento di via allo stupore,
turbamento della gioia quando evento.


*

Un destino di felicità


Se ogni alba, amore mio,
è riprendere il respiro nel dirti t'amo,
allora questa vita ha un suo segreto
che mi accoglie come un nido dentro il tempo
e mi adombra con un destino di felicità.

*

Se ti genero all’amore


Se ti genero all'amore come amato,
non così ti genero mio amante:
c'è una distanza nell'amore
tra l'amante e l'amato - un'angoscia
esistenziale - che si chiama
libertà, l'alveo in cui nasce
l'amore come grazia.



*

In me scorre una lettera negra


In me scorre una lettera negra
che fu mano eritrea
ad inciderla nell'anima
ed ero ancora
poco più di un bambino.

Fu forse l'ingenuità, forse il sogno
o forse fu la sua sapienza antica
o l'antico quando straniero
diviene nuova profezia. Fu profuga
fu donna, fu tra le baracche
di Tiburtino Terzo che accadde:

come un talismano, un rito
d'iniziazione, ella, bella che mi parve
a dea simile, mi consegnò
un tascabile di Hemingway.

*

Dove tacciono gli angeli


Dove tacciono gli angeli
muta ed invisibile la bellezza
rimane e la mano rugosa
più non stupisce.

Quando impietosa
non vi è riva ad accogliere il mare
la solitudine diviene deserto.


*

Tirano le reti


Tirano le loro reti a riva, poco
hanno pescato, tra il freddo
e il buio
una radicale stanchezza
nelle mani che ripetono
la teoria di gesti uguali;
così uguali sono i loro giorni
condannati per sempre
dall'esilio
in una madre straniera.



*

Abbiamo uno spazio vuoto


Abbiamo uno spazio vuoto,
un luogo narrativo della nostra
distanza, un luogo di silenzi
e di parole, vi abitiamo insieme,
insieme vi raccogliamo
piccole gocce di gioia
e piccole pietre, eremo futuro
di desolata memoria.

*

Io scriverò


Io scriverò dell'alba e del parco
e del fiore nel vaso
che chiamava i miei occhi allo stupore;

e scriverò di noi,
quel dolce pronome
che abbiamo abitato insieme,

mentre ci sfioriva tra le mani la vita
come una stagione mai vissuta.



*

Ciò che è difficile dire


A Uberto

Ciò che è difficile dire
al rimpianto d'un tempo
sono i tuoi silenzi,

quel modo un po' schivo di vivere
senza far troppo rumore,
perché la vita era dentro,
quasi estranea al mondo.

Il rammarico ora mi prende
di un tempo perduto
e di un tempo tradito
da una lunga distanza,

sopraffatta adesso
dalla morte
che appella dei nomi
solo l'assenza

o una mesta memoria.


*

Il pianto della Storia


Divelto il vento il legno dei violini
si spezzano le reni alla memoria;
ma solo chi ricorda il futuro
consolerà il pianto della Storia
ed il vuoto d'incompiuti destini.




*

Apro gli occhi

 

Apro gli occhi e ti trovo:

meraviglia d'un fiore!

 

Sei il mio calice, rugiada

disseti la mia arsura,

 

di te la mia lingua

s'imprimerà memoria.

 

Per noi ci fu un'origine

radicata in un destino.

 

Non conosce tempo il tuo profumo,

nel raggio della tua corolla 

 

il mio respiro, che ansima  

e poi si acquieta.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Nella memoria d’un nome


È tutto in un nome. Suonano
alla porta e tu chiedi: 'Chi è?'.
Se qualcuno risponde con il suo nome
o con il pronome, correlativo oggettivo
di un nome a te noto, allora egli esiste
per te. Così è dei morti: tacciono
agli appelli dei nomi, però
risuonando il silenzio
come suono muto di un nome
essi - in te - esistono,
esistono ancora
nel tempo di questa vita, esistono
nel nome che scuote la loro assenza.

*

L’acqua della mia notte

 

Quando non vedrò più l'alba, tu vieni

a dirmi di quanto ci siamo amati

e dei giorni felici, alla carne

memoria per sempre ; e lascia ch'io sfiori

con le labbra la tua bocca: sia

di te la saliva l'acqua della mia notte.

 

 

*

Amore mio ti amo


I giorni offerti al silenzio dei sensi
non taglieranno le ali d'un sogno;
ho dentro questo cuore che batte
e una carne che reclama il tuo nome.


*

Madre di bellezza

 

Quanta bellezza c'è nella tua voce,

quiete di attracco

dopo la traversata notturna della tempesta,

figlia del vento d'una distanza. Se amarci

è tutto il senso del mondo, allora vivere

è l'opera d'arte d'un genio, madre di bellezza.

 

 

 

*

Cortili e parole


Nei cortili dove giocavamo
ad inventare il mondo, non avevamo
parole colte, avevamo solo
parole rubate ai nostri padri,
le madri avevano solo mute
parole non dette, a volte sussurri
a temere la vita. Nei cortili
dove moriremo senza più sogni,
non fioriscono parole erudite,
però soltanto parole per dirla
la vita; non quella rubata,
che tace.








*

Paternità


C'è una tragicità
nella scelta di diventare padri:
osservi della vita il perfetto
e la vita che nel tempo lo divora
ovvero il tempo consuma la vita,
corrompe e consuma il perfetto,
fino a farlo diventare, il perfetto,
un altro padre;

e vedersi venire a mancare
nella vita d'un figlio o d'un figlio
il mancare
al grembo materno dell'amore.

C'è una tragicità
nella scelta di diventare padri:
l'assenza di appelli.

*

Metri


Abbiamo data una misura al metro,
occluso con strutture ogni via d'uscita,
prigioniera d'un perimetro ristretto
l'abbiamo ridotta in schiavitù; essa,
invece, sogna il cielo oltre le sbarre
e angusti angoli di strada, l'architettura
elegante d'una clocharde.


*

Il cieco


Qualcuno dovrà dirlo
che l'uomo diventato cieco
ora ammira la bellezza delle stelle,
perché non vi è alcuna notte
che ne possa dimenticare il nome
e di ogni stella e dell'uomo cieco
senza più nomi da imparare a memoria.

*

Non era


Non era la voce a venirti a mancare
né la luce dentro i miei occhi
a segnarmi l'assenza, era
la dolorosa scelta di vederci partire
in direzioni diverse e contrarie
a quel luogo che vide l'amore
nascere con la gioia di un figlio alla vita.
Ora da questa lontananza ti scrivo
parole a memoria di cielo e di pelle
così come di cielo e di pelle
fu il tuo volto ed il tuo corpo per me.



*

Del buio

 

Quando più egli non scriverà nuovi versi

tu chiederai in giro notizie del poeta

- del piccolo poeta -, 

allora ti risponderà la madre della luce

e ti dirà con la sua dolcezza:

'Egli, il piccolo poeta,

ora è prigioniero delle ombre e più non vede,

ma la sua carne è una memoria incisa

e gli rammenta e la bellezza e l'amore 

che gli hanno attraversato occhi e cuore".

 

 

 

 

 

*

Il congedo della luce


Non cercherò più di vedere,
di capire affidandomi ad uno sguardo curioso,
poggerò il mondo sull'orecchio migliore
e tradurrò la realtà in suoni, l'amore in canti;

farò del lamento del buio un invisibile incanto,
vivrò d'ogni alba il lato notturno che nasconde alla luce
la gioia dei miei giorni diversi.

*

Il giorno

 

Rimane nell'aria 

il giorno sospeso, attende

il tuo nuovo respiro, l'alito caldo,

della mia vita, l'essenza:

 

non ho che la tua bocca

a dirmi, in baci e parole,

il pronome dove abitare insieme,

io e te, il giorno.

 

 

 

 

*

Non mi basteranno


Non mi basteranno di te le dolci mammelle al palato
né l'odore che attrae la mente all'oblio dell'olfatto
perché ogni volta sia nuovo il tuo sapore;
non mi basterà la posa che curva lo sguardo verso l'intimo,
l'incunearsi dell'occhio nel mistero oscuro, dove felice domina l'ombra,
l'invisibile che intriga il contatto,

perché nulla di te mai mi vedrà sazio,
finché randagia la carne non dimori
dove tu non hai più appelli oltre il mio nome.

*

Per dirmi di te


Così inventiamo un nuovo ottobre
l'illegittima fuga dell'estate dal duro
trascorso di giorni inanellati a vigilia
un'attesa divenuta voce roca
dal troppo consumarsi in gemiti di tormento
- la carne geme di piacere se corre a rive scelte,
ma ogni distanza tra i seni ad essa dice
l'impossibilità di carezze che ribaltino il giorno
provocando sulla lingua schiocchi d'eccitazione -;
eppure mi bastava il legno di quel caffè
per scorgerti lontana approssimarti
terra promessa per un tempo d'utopie.

Rimango a guardare, io, strano figlio di una stagione
mai stanca di proporsi a nude anche.

*

Noi


Noi
io e te
per sempre.

Vieni, abita con me quel pronome,
diventi la nostra casa, l'alcova
di questo nostro e folle amore.

Là, in quella nudità
dei nostri cuori fragili,
conoscerò di te
le meraviglie d'anima
e infine
finalmente vedrò svelata
la bellezza della tua femminilità,
il tuo corpo di donna scolpito
da un artista ispirato, ché
la tua bellezza è senza pari;
ti vedrò finalmente nuda,
in quel 'noi'
della nostra calda intimità.

*

Prossime all’amore

 

Di te mi prende nostalgia

dei tuoi respiri e dei miei

a fior della tua bocca, vicine

le nostre labbra, così

prossime all'amore.

 

 

*

Nel cuore degli autunni

 

Tuttavia, questo tempo di un amore

fiorito nel cuore degli autunni

ha un buon odore di freschezza

 

e lascia languida la pelle

ancora vivace 

allo scandalo dei sensi.

 

*

Desolata quiete

 

Quando vedevo arrivare 

le tue parole d'amore, pareva

che un volo d'ali dorate

rischiarasse l'attesa notturna

ed il giorno

era pronto alla gioia;

ma ora che il silenzio avvolge il mio amore

nessun volo d'anima lascia una terra

di giorni grigi e desolata quiete.

 

 

 

 

*

Semplici parole d’amore


Ho voglia di tenerti
in un abbraccio forte d'amore, baciarti
la bocca con passione, sentire
l'odore dei tuoi capelli, il respiro
del cuore sfiorarmi la pelle; ammirare
del seno le forme, quel guizzo
femminile del tuo corpo
di donna, rimanere
a guardare i tuoi occhi per ore,
perché la tua anima è la mia alba
e il tramonto dei miei giorni, è cielo
e mare, vette e valli, musica
e poesia, è voce che m'incanta
e m'innamora. Ora
baciami, amore mio, sigilla
il mio cuore con il tuo bacio
d'amore e presto torna:
ho voglia di te.

*

Il tuo nome

 

Parlami dell'alba che i tuoi occhi ora vedono

e dei tuoi respiri che attendo

come il fiore attende del mattino la rugiada;

dimmi poi del tuo cuore e se per me palpita ancora,

io ti dirò di me e della mia pelle

che sempre si tende se pronuncio il tuo nome.

 

 

 

*

Distacchi


No, non torneranno più
i giorni stranieri, le loro voci folli
a nutrire di clandestinità un tempo
con il grigio alle tempie, a ridare un respiro
a questo epilogo di anni che a saldo
lasciano un netto a sfavore
di utopie e desideri
rimasti in sospeso, un credito
verso un tempo debitore di sogni
mai più riscosso dalla vita.


*

Questa voglia d’amarti


Mi dirai delle foglie ingiallite domani,
domani parleremo dei nostri anni,
del tempo ormai andato, di ciò che non torna
e delle mani che non sanno più dire
l'ardore di quando era un altrove
il futuro. Ora, vieni, impariamo
Il tacere, alle parole togliamo
ogni suono e lasciamo che le labbra
tornino mute allo stupore dei nostri respiri
così vicini che l'ebbrezza dei baci
non renda alle carni il profilo dei sogni
e all'amore la resa dei cuori.

*

I tuoi silenzi


I tuoi silenzi, amore mio,
non sono le ombre taciturne della sera
che mesta consegna il giorno
al serraglio notturno delle voci
quando stonano un tempo desolato
le ore della solitudine.

I tuoi silenzi sono la mia carne
che sfiora la tua pelle e ti vuole
e di te avverte e cerca l'urgenza
e del tuo corpo
nella magnificenza dei suoi sussulti.

*

Indimenticabile


È un tormento questa distanza,
l'intervallo tra la parola ed un bacio,
che ora divide i nostri respiri.

Se l'indifferenza di agosto
ha lasciato fuggire la gioia
dai nostri giorni felici,

settembre si mostra più avverso
e traccia un sentiero al destino,
sgomenta l'incombenza del vuoto.

*

A dirti


A dirti le urgenze del cuore è la pelle:
non t'accorgi di come la vita la morda
staccandone lembi di storia
fino al giorno in cui
ne scarnifcherà la memoria?

Non hanno bisogno di specchio le mani
e quelle senza tenerezza restano mute;
lasciami solo a morire:
io e la vita
siamo nemici in una stessa prigione,
ma il tempo, questo tempo,
presto ci porterà via
oltre le sbarre di un cielo d'inganni.


*

La muta poesia di un anziano poeta


a G.

Mi manca quel suo scorrere il giorno
con le sue parole, una promessa d'artrite
a dire il tempo delle mani; e viene
ogni sera
quel suo rincorrere la ringhiera
e le scale
con la mente nella memoria e lenti i passi,
un gradino dopo l'altro, la notte degli insonni,
il sapere del sapere
e della fine
che filtra con il buio
la finestra socchiusa.


*

Padri


Inchiodati ai piedi di nessuna pietà
con il vuoto alle spalle
e l'assurdo a supplire
l'assenza d'un cielo di rimandi,
contiamo le ore della notte
logorando le dita
su un rosario profano di attese
ai limiti del buio
che sfiora la blasfemia. La vita
è di tutti e di nessuno
e di questa polvere
anticipata in carne
viviamo la tragedia
di un'inquieta infelicità.

*

Perché anch’io sono pasta di fango


Perché anch'io sono pasta di fango
e figlio di un soffio
di cui ignoro il segreto,
se sia un mistero la vita
o figlia
di un occasionale meritricio,

un incontro di amplessi
così distanti tra loro
da spaccare il nulla
fino a dischiudervi
abissi di angosce
e lancinanti disperazioni;

eppure divelle la pietra
il suono delle parole
e rompe una musica
il mutismo del tempo,

un andare a capo
che ci smarrisce informi
di pelli e fiati

partorendo ai nostri sensi
l'evidenza
di una struggente bellezza.


*

Non parlarmi di nessun dio fino a quando

 

Non parlarmi di nessun dio fino a quando

non avrai attraversato il mio dolore

o lacerato le carni nei tormenti del dubbio

e della fine che piega le reni ai padri

e svuota dei figli i grembi alle madri,

 

non dirmi poi della luce di quel dio

e della bellezza delle sue risposte,

perché non ci sono risposte buone

alla mia desolazione;

 

ma se tacerai nel silenzio tutte le sue parole

forse un giorno io e te c'incontreremo

anche se non saremo stati figli

di una stessa alba di luce.

 

*

Dov’eri tu quando io morivo?


Dov'eri tu quando io morivo
Lasciando il mondo sospeso in un'assenza,
Una sottrazione di elementi ad un equilibrio
Raggiunto - questo - con millenni di ritardo?

Non puoi ora recuperare quella solitudine
Con una redenzione di frasi lapidarie,
Incisioni di una postuma memoria,
Antitodo ad amnesie rituali, esorcismi
Di fantasmi, ghigni di nuvole
In un cielo precario e grigio di segni
Già privo di loquaci squarci. Muore
Ogni orizzonte di scrittura e vento tra le pietre.







*

T’immagini

 

T'immagini se non fosse più il tempo

E questa domenica di settembre 

Così ancora estiva

Non potesse più dirmi di te 

 

Di questo tuo mancarmi

In ogni respiro, mentre

Mi porta il tram lungo il percorso 

Della sua consuetudine di vita?

 

Se io mi sorprendo di questo amarti

Che non cederà il ramo, ostinata foglia 

Impreparata al giallo degli autunni,

È perché del tuo nome ho fatto il mio pane.

 

 

 

 

 

 

*

C’è un incanto


C'è un incanto in te
Che porta l'amato ai tuoi piedi
Ai tuoi piedi nudi
Dove la venerazione trova il suo segno
E le labbra la loro devozione.

Tu dimmi il tuo mistero,
Sicché la tua anima ferisce
E gli occhi di bellezza
Trafiggendo il cuore.

Chinati sulla mia fronte
Che io senta l'alito della tua intimità.







*

Anime amanti

 

Amami

non con tutto il tuo amore:

mi basta una goccia;

 

però lascia che sgorghi

dalle stesse profondità

 

dove nasce alla luce

il pronome di due anime amanti.

 

 

 

 

 

 

 

*

Io sono un poeta, un vero poeta


Io sono un poeta, un vero poeta
Io sono un poeta incommensurabile,
Né grande né piccolo
Poiché non si misura un poeta
Un poeta non ha misure
E chi misurasse la poesia l'avrebbe già perduta
Poiché non si misura la poesia
Si misurano i morti
Ma la poesia è immortale
E non vuole le maiuscole
Né le parole: si è mai vista
Una poesia di parole?
Io sono un poeta
Un vero poeta
Un poeta incommensurabile
Né grande né piccolo
E quando leggerai dei miei versi
E ti parranno così brutti da dover poi dire:
'Ma questo non è un poeta!'
Sappi che avrai torto e correggerai il tuo dire:
'Questo è un poeta, un vero poeta, un poeta incommensurabile,
Né grande né piccolo,
Perché non si misura un poeta
Né si misura la poesia';
Quando invece ti parrà di leggere
Dei versi cosi belli da non poter tacere allora dirai:
'Questo è un poeta, un vero poeta, un poeta incommensurabile,
Poiché non si misura un poeta né la poesia,
Però allora saprai che la poesia non ha dimore:
La poesia è sempre e soltanto una visitazione.'

*

Sapemmo amore

 

Non è rimasta che la notte tra le mani

Un buio che non ha più dolcezze

Gli ultimi lucori hanno lasciato 

Più strascichi che segni

Come lucciole apparse all'incanto

E presto fuggite all'istanza del reale

Venando di sogno la loro memoria.

Non resta che la notte tra le mani:

Fugge rapido l'ultimo domani

Di un passato che sapemmo amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il suono di un nome

 

Nulla resta più segreto

della luce che lo rivela,

perché la luce illumina il giorno 

ma non ne rivela il nome.

 

Così è un'evidenza che io ti ami

- al pari del nascere di un fiore -,

eppure solo nel silenzio muovo

le labbra alle lettere del tuo nome,

ma nessun giorno ne saprà mai il suono.

 

 

 

*

Giorni felici

 

Nel segreto delle nostre stanze

Custodiremo i nomi, sussurri di pelle

E turbamenti d'anima. Per sempre

Perduto dove tu ora non sei,

Ad inseguire la dolce memoria

Dei nostri giorni felici.

 

 

*

Tra cent’anni...


Le cose accadono
Pulviscolo d'eventi all'intorno
O astri e disastri
Di luce e buchi neri.
Inquieta perfino il legno
D'una porta d'ingresso -
I prudenti ispessiscono le distanze,
L'isolamento autistico delle pareti
Viene sfumato col rosa
O col blu di una tivù accesa
Se spenta, sgomenta
Il silenzio. - Tu osservi
E pure t'inquieti e poi ricordi
A volo radente di memoria
Un minuto balcone
Arabesco d'una periferia del cuore,
Ricordi l'ansia e l'affanno, l'angoscia
Di crescere prole, bocche affamate
Di pane e felicità, rammenti il momento
Di acquietamento dell'anima, ala
D'un'oscura luce, voce cinica
E sapiente: 'Tra cent'anni?'. Ritorni
A quel legno e ai cortili di resse, tutto
È compiuto: cent'anni è già appena un giorno,
Un'ora, un minuto. E la mente
Ritrova la pace. O la sconfitta per sempre.


*

Solo l’attesa

 

C'è una dolcezza 

Nel pronunciare il tuo nome,

Che quasi sembra lasciare sulle labbra

Il sapore del miele; m'attardo

Lento e rilento a dirmi il tuo nome;

Improvvisa la gioia m'assale,

Un sussulto di pelle mi prende,

Il tuo nome mi toglie il respiro

E la notte vuole solo l'attesa. 

 

*

Sei così chiara

 

Sei così chiara dentro di me:

Se tocco la mia pelle

Sento la tua pelle,

Se accarezzo le mie labbra

Sono le tue mani su di me.

Se tocco il mio corpo

Respiro il tuo odore.

Nella mia bocca rimani

Sapore di noi. Di ogni oggi

Sei l'annuncio del suo domani,

Perché è così dolce vivere di te

Seppure d'una carne senza memoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Devozione d’amore


Di te v'è un profumo
Che verginale contende alla rosa
Il mattino. L'alba dell'amore
Vuole che sia tu a precederla
Come sua aurora. Del tuo volto
Hanno brama i miei occhi,
Poiché della tua bellezza
Non vi sono anime uguali.


*

Nel tuo nome

 

Nel tuo nome, l'estate

Più dolce della mia vita.

Mai, l'onda alla riva, avrebbe

Potuto cancellare con l'acqua

Il fremito dell'attesa, che segnava

I miei passi: sulla sabbia 

La misura del tempo

Tra il silenzio e le nostre voci.

Fui felice: mi désti l'amore.

 

 

*

Di nuovo luce

 

È così fragile il silenzio dell'amore

Che anche il discendere muto di una lacrima

Gli dà la potenza d'un grido di speranza;

 

Come se nel buio notturno delle parole

L'amato scorgesse l'alito che precede 

Della voce amata

Il viaggio in arrivo. Ed è

Di nuovo luce.

 

*

Non chiedermi ora


Non chiedermi ora il sangue dell'amore,
Non l'ora della sera è mai propizia ai distacchi,
La carne del cuore è fragile membrana
Che muove il soffio al risveglio dell'amata
Ma si lacera con un alito contrario
E dà dolore il non potersi amare.

Se mi vedrai in ginocchio sappi
Che è forma dell'attesa: i tuoi piedi,
Attendono le mie labbra, i sensi ardono
E non hanno ritegno, piegano il cuore devoto
Ai loro desideri eppure i loro desideri
Non sono meno docili di un cuore amante
Tuttavia amano sentire
E il piede sulle labbra e la mano amata sulla testa.

Sordi alla ragione non hanno che gli occhi
Che li conducono dove la pelle dell'amata
È petalo di fiore già dischiuso dall'attesa
Ad accogliere il pianto della gioia.
Non sapranno prima il loro destino,
L'unica certezza è l'amore che li muove.




*

Sei tu

 

Sei tu, candore d'anima

Sei tu, fierezza d'aquila

Sei tu, zampillo di sorgiva

Sei tu, dolce amore mio

La rosa odorosa della mia gioia.

 

*

Ritorni


Tornerai alle rose
Colorando pensieri,
Dirai: 'felici fummo
Spose d'un altro ieri'.


*

Il mio nome

 

Sto vegliando il cielo di questa notte

Amore mio, perché ti veda improvvisa

Nel risveglio da un sogno

 

Accenderti come una stella

Tra le altre stelle

E scrivere nel buio il mio nome.

 

 

*

Una foto, un’immagine, un volto


a B.

Nulla viene concesso di più
Dell'essenziale: lo sguardo
Non è assorto né stupito
Per l'attorno. Un'istanza ribelle,
Senza ostentazione di fierezza
Né d'orgoglio sprezzante,
Dice la sconfitta del carnefice
Di fronte al coraggio della vittima
Che ne scruta la vanità negli occhi
E ne rivela l'idiozia del credo.
Così si sta
Di fronte al tempo
O alla vita.

*

Improvvisa

 

Improvvisa è la notte 

nei suoi risvegli

e turba la quiete 

un nome ricorrente.

 

Sembra un rumore

il picchiettare della pioggia 

fuori della finestra,

 

invece è il cuore 

che chiede ancora

di poterti sognare 

 

 

*

Vorrei


Vorrei che tu fossi sempre qui,
vorrei che il tuo cuore mi amasse;
vorrei che tu fossi la stella notturna
fino al mio risveglio.

Vorrei che tu fossi
la luce della mia alba, il sole del mattino,
la gioia degli occhi, l'esultanza dei sensi;
vorrei che tu mi amassi
per un intimo bisogno del cuore.

Vorrei che la tua voce
mi cantasse il tormento del vento
quando soffia inclemente
la tempesta calda della passione.


*

Vivo con ciò che i tuoi occhi hanno visto


Vivo di ciò che i tuoi occhi hanno visto
Dove i miei non sono ancora giunti,
Camminatori senza meta,
E giunte le mani le conduco al petto,
Perché del tuo sguardo mi meraviglio
E del tuo stupore svesto la realtà,
Affinché nuda mi appaia
La sua verità
Mai disgiunta dalla bellezza
E la mia polvere che annebbia
Non più ne deformi il volto
Con torti trucchi da prestigiatore.

*

Promessa d’amore



Ti sarò fedele come ad una sposa,
sarò la meretrice redenta
che abbandona la strada,
sarò il cuore ferito dall'amore;
consumerò gli occhi
con la tua bellezza, la lingua
recitando il tuo nome, le mani
per contare gli istanti
che in ogni ora
mi separano da te.
Sarai il mio respiro
e l'alito dei miei giorni,
di te e solo di te
mai vorrò digiunare.


*

Il profumo

 

Se tornano allo sguardo mura antiche

Di un medioevo abitato da uomini,

Rivive negli occhi un firmamento

Di sentimenti e torna amore

In prima pagina. Sono questi i giorni

Dove non mi sei ancora carne,

Eppure l'anima già conosce di te

Il profumo intimo della pelle.

 

 

 

*

Dimmi che mi ami

 

Dimmi che mi ami, dimmi

che hai un pensiero costante per me,

non ti stancare di dirmelo, ripetilo

continuamte, ch'io ne respiri il suono,

che la tua voce m'entri nel sangue,

 

perché solo del tuo amore mi nutro

e solo col tuo amore mi disseto,

ogni assenza di te è un tempo

che potrei senza  rimpianto morire.

 

 

 

 

 

 

 

*

Non tardare


Amore mio, se tardi mi fai morire,
Lasci che il tarlo del dubbio
Corroda la certezza del tuo amore;

Amore mio, ti prego, non tardare,
Vienimi presto incontro, nuda
Di parole: sulle tue stesse labbra

Respirerò il caldo fiato dell'amore
O della tua bellezza l'intima essenza.


*

Distanze


Occorre accettare la mutezza del tempo
Il silenzio dei giorni a tormento dei sensi
Il vagheggiamento di un desiderio remoto
Che appare solo ora luminescenza
D'un vano viaggiare di possibili stasi.
Resta l'aria fresca d'un mattino
Rapito al sole d'agosto inoltrato, in fondo
Un'antica evidenza ad origine del mondo
Ed io e te, rimasti distanti e feriti
Da un sentimento che, al pari dell'aria,
Muove la vita all'amore e al calice amaro
Di un'incolmabile assenza di mani
Ed intime carezze.






*

Mio cielo


Da quando il desiderio scava dentro
Abito una parola mancante, un'assenza
Di suoni, torna a me nuda
La carne, pura nei sensi:

Segni tu l'Altrove. Ma dimmi
Degli spasmi il nome: hai ferito
La pelle, lembo di terra, attendo;
Tu, del nome suono, mio cielo.





*

Avrei


Ci separa la notte, amore mio,
ci divide un sonno
che rende mute le carni, uno spazio
che rende distanti le bocche.

Avrei vegliato il respiro delle tue labbra
se tu fossi stata qui accanto,
avrei vegliato il tuo risveglio
per un bacio sulla parola buongiorno.

*

Fulgida sei


Fulgida sei, più dell'alba,
amore mio; più dell'alba
che dei tuoi occhi nulla ha
di medesima luce, più dell'alba
che alle tue labbra invidia
l'umida rugiada, miele d'amore.





*

Urla l’Amore

 

Il tormento è l'attesa, l'incertezza

Di un arrivo, il dubbio di una parola

Taciuta, il suono amato tradito

Dal silenzio, consegnato al mutismo

Della necessità, mentre sordi

Si ribellano i sensi e il sangue urla

Nella carne la propria solitudine;

Urla il passo di Adamo

L'orma desiderante di Eva, urla lo strazio

Di una disperante assenza, urla 

L'Amore.

 

 

*

Di te, mai non dirò

 

La tua bocca per un bacio

E poi morire,

 

Ché fu il deserto per noi

Il maestro più dolce dell'amore.

 

 

*

Lei mi troverà


Lei mi troverà e mi porterà via
Mi porterà via con sé e anch'io
La troverò e la porterò via con me.

Lei ha un nome e anch'io ho un nome,
Lei ha un nome che suona dolce come nome
Lei mi suona col nome di dolcezza nella bocca
Ed io la chiamo sempre la chiamo per nome
Perché il suono del suo nome è dolce nella bocca,
Però la chiamo solo con un sussurro,
Perché non vorrei che sentisse il suo nome
Prima che lo senta quando avverrà
Che saremo lontani noi due e soli
E allora il suono del suo nome
Che io avrò appena pronunciato
E avrà riempito di dolcezza la mia bocca
La stupirà di bellezza e saprà
Di quanto io la ami.

Non so ancora se anche lei mi chiamerà per nome
O se prima vorrà sentire il sapore del suo nome
Sulle mie labbra ancora umide di lei.

*

Se questo scrivere


Se questo scrivere servisse a qualcosa,
Se bastasse il poco d'inchiostro d'un verso
A condurci dove mai siamo stati
Ancora quell'un'unica carne che agogno
E a sfiorarci con le mani la vita,

Allora passerei le mie notti a scrivere
Pur di suggere dalle tue labbra
Ogni nuovo giorno

E umide del mio nome.



*

Il tempo è stato ignaro di noi

 

Amore mio,

il tempo è stato ignaro di noi

ha disgiunto le nostre carni

per sempre

quando ancora erano destinate

a confondersi una nell’altra

 

e ora che ho saputo di te

mi strugge dentro la nostalgia

per ciò che avrebbe potuto essere

ed invece non è stato;

 

ti prego, amore mio,

non cediamo al tempo

il resto del nostro tempo:

vienimi incontro senza più veli

senza più riserve snudami il cuore,

 

svelami il nome della tua anima

io ti svelerò il mio e finalmente

scopriremo di chiamarci noi

“Mia Amata” e “Tuo Amato”

 

*

Dimmi che sono per te. .


Dimmi che sono per te l'amato
E non altro vorrò sapere,
Né del mondo né di null'altro,
Né m'importerebbe di morire
Se tu mi dicessi che m'ami.

*

Vicino ad ogni tuo respiro

 

Farò di te la mia amata per sempre

il prato fiorito dei miei occhi

la limpida rugiada dell'alba

il nome dal dolce sapore di miele

quando muove le labbra al sussurro,

 

Se anche amarti fosse una colpa

nessuna innocenza vorrei avere

senza la possibilità di averti al mio fianco

 di essere ai tuoi piedi per sempre

o vicino ad ogni tuo respiro.

 

 

 

*

Quando mi parlerai


Quando mi parlerai,
parlami con la bocca vicino alla bocca:
lascia che io respiri il tuo respiro
e l’anima tua, che è il mio incanto,
diverrà l’aria dei miei giorni
ed il pane della mia carne,
poiché come un pane tu mi nutri
e come un’acqua tu mi disseti;
nelle profondità del tuo sguardo
io respiro e vivo.

*

Nell’ora dei convegni dell’amore

 

Nell'ora dei convegni dell'amore

Le mani degli amanti parlano 

La lingua delle carezze e i loro corpi

Sono uno di fronte l'altro 

Per quel dialogo dei sensi

Che vuole un ascolto 

Senza interruzioni.

 

Nell'ora degli amanti io ti attendo

Amore mio, perché più dolci delle mani

Sono le carezze delle labbra

E amo della tua bocca 

Respirare ogni respiro.

 

Nell'ora degli amanti

Tu affréttati e non tardare

Amore mio: è così bello ad ogni ora

Vederti venire verso di me.

 

 

 

*

Com’è bello...


Com'è bello il mio amore, come le resisterò?
Ai suoi piedi mi voglio chinare,
i suoi piedi voglio baciare,
tra le sue mani voglio poggiare
la mia bocca per dirle che l'amo.

Com'è bello il mio amore per me,
ai suoi piedi voglio restare
i suoi piedi santi voglio baciare,
perché è bello il mio amore,
è bello ed è tutto da amare.







*

Sarai amore

 

Sarai amore mio la mia clausura

La cella dove incontrerò il cielo

Il luogo dove forte udrò l'Amore

Della tua anima farò il suo canto

Con le labbra sui tuoi piedi

Bacerò il giorno dei tuoi natali

Sarai per me la gioia degli occhi

L'esultanza dell'anima

Quando sono benedetti i sensi

Ché nessuna terra mai è straniera al pianto

Quando la purezza le germoglia un fiore

Che sia di campo o puro come un giglio.

 

 

 

 

*

Attesa

 

Non ha parole per me la notte

Se muta resta la tua voce

 

Né vi sono stelle nel buio

Che mi ricordino la tua luce:

 

Ho l'anima gravida di attesa,

Un tempo di vigilia trepidante l'incertezza.

 

 

*

Amore mio per te

 

Vorrei che il tuo cuore mi amasse

Vorrei che tu fossi sempre qui

Vorrei che tu fossi la mia stella notturna
La luce custode fino al mio risveglio,
Vorrei che tu fossi 
L'annincio della nuova alba
E la luce del sole che dà un nuovo giorno;
 
Vorrei che io fossi
La gioia dei tuoi occhi, tu
L'esultanza dei miei sensi.
 
Vorrei che tu mi amassi
Per il desiderio intimo del cuore
Che non concedesse sosta alle tue labbra
Quando nel segreto della notte
Sussurrassero continuamente il mio nome
 
Così come la mia bocca mai è sazia
Di ripetere il tuo, per cui l'anima esulta
E dei sensi esalta la voce, la tua che mi tormenta 
I sogni soffiando impetuosa 
Sul fuoco vivo della mia passione.
 
Amore mio per te
Il mio dolce tormento
Sei tu
Il mio tormento d'amore.
 
 
 
 

*

A labbra pure

 

A labbra pure vengo amore mio

A respirare il tuo respiro

Prima che la parola ridèsti la ragione

Dal sonno che le ha donato il cuore

E ci riporti distanti le bocche, dischiusa la mia

Da un desiderio che non avrà quiete.

 

 

 

*

La bocca dell’amata è mia luce

Attendo che l'alba la ridèsti,
A lato della sua bocca fermo resto,
La bocca dell'amata è mia luce,
Di ogni sua parola mi conforto,
Nulla è minimo nei suoi respiri,
Pane che mi nutre, acqua che mi disseta.
Nel giorno che mi attende è mio sostegno,
Dolce mi è il sapere che io l'amo,
Null'altro ad Ella chiedo
Se non la docilità a questo amore.



*

Amata


Quanto manca al ritorno dell'alba,
Alla luce riflessa nei tuo occhi
Quando il sonno ti avrà di nuovo reso alla veglia
E l'amato potrà tornare a smarrirsi
In quello sguardo d'amore?

Impaziente l'amore non si concede riposo,
L'amante attende il trascorrere delle ore
Fedele al silenzio custode del respiro amato.

*

Porto nella carne


Porto confitti nella carne
acuminati frammenti della tua bellezza
e sangue d'anima verso
a formare un delta
che non congiunga i corpi
dopo che le anime
già da tempo ignorano
la distanza delle sponde.

Sei tu, il mio fiume di passione
sei tu, il mio travolgimento
lo sconvolgimento che mi sommerge
e mi lascia restio
ad ogni ragione
in quest’autunno dei sensi;
labbro spoglio
che ancora invoca dell’amore
la dolce saliva della tua bocca

ardente d’un verso inesausto
che non lasci spegnersi la vita
o ch’essa muoia
nell’algido oblio

d’una sfibrata memoria.


*

Siamo così fragili

 

Siamo così fragili

E la vita ci percuote

E il tempo ci atterrisce

A volte ci salva

Di sottrazione in sottrazione;

 

Eppure questo risveglio improvviso

Nel cuore notturno del silenzio 

Mi riporta a te 

E mi emoziona

Lasciandomi sospeso

L'assillo della domanda: Mi ami?

 

Ritorno poi all'oblio dei pensieri

Dove gli occhi ritroveranno presto

La visione mirabile d'un sogno.

 

 

 

*

Noi


Vieni presto, amore mio,
Sono vuote queste ore
Quando tu non sei
Voce dell'amore che accarezza
Questa solitudine del cuore
Che fu formato perché tu lo abitassi
Con la tua presenza d'amore.

Ma se solo mi dicessi che mi ami
Sopporterei ancora questo silenzio
Che avrebbe un orizzonte
Dentro il buio di questa notte
E una promessa di nuova luce
Per un domani ancora insieme
Noi.

*

Come è fatto il cielo


Amore mio, vorrei vedere
Il colore dei tuoi occhi
Sapere il sapore della tua bocca
Respirare il tuo respiro

E capire così
Come è fatto il cielo.



*

Lettera d’amore, amore mio


Ci emoziona l'amore, amore mio,
Ci emoziona quel sentimento d'amore
Che un'anima suscita in noi.

Ci emoziona la sua bellezza, amore mio,
Il suo fascino, il suo mondo
Interiore, amore mio,
Il suo corpo, la sua carnalità;

Tutto questo ci emoziona, amore mio, sì, tutto questo
Ci emoziona, ci toglie il respiro, ci lascia
Innamorati, amore mio, fino a desiderare di più: la voce, la bocca,
L'odore della pelle, il corpo, l'amore…

Ma quando per mille ragioni, amore mio,
Di quell’anima non si sfiori la carne,
Allora si scrive, amore mio,
Per toccare quel cielo
In cui ci è vietato volare.

Così, di te, io scrivo, amore mio...



*

Queste righe


Se solo potessi sentire la tua voce
Amore mio, se solo non avessi il timore
Delle mie emozioni, se solo non temessi
I temporali estivi sulla pelle,
Ora non starei qui, amore,
A darti forme di carta
Con questi miei versi.



*

Non voglio...


Non voglio una poesia da iniziati,
Coi maestri che ti prescrivono le misure
E gli esercizi da fare
Per passare al grado di novizi
E poi essere ammessi al clero dei poeti.
Certo, beati coloro che lo sono, poeti
Iniziati, benefattori della nostra umanità.
Io voglio invece una poesia dei giorni consueti,
Una poesia che non ammetta novizi,
Ma dica culo al culo e pene al pene,
Voglio una poesia che non abbia misure da maestri
E alcun oltre da oltrepassare,
Non abbia dimensioni da rivelare,
Profezie da profetare,
Ma con le mie vene si prepari a morire.
Una poesia così, io voglio,
Certo accanto a quella dei poeti iniziati,
Tra misure e maestri, però una poesia
Io voglio, dei poeti disgraziati.



*

Io mi riposo in te

 

Io mi riposo in te, anima

benedetta, in te lascio

che si quietino i sensi

che pure la tua bellezza

d'ardore sempre infiamma;

tra i seni della tua luce 

mi rifugio, pioggia di rose

e di aromatiche dolcezze.

 

 

 

 

*

E se hai una vestaglia


E se hai una vestaglia
Di che colore la indossi?
E la indossi appena sveglia al mattino?
E ha dei fiori dipinti la vestaglia che indossi?
E la indossi ancora prima del caffè?
E le ciabatte come sono fatte?
Come ti stanno ai piedi? E porti
Lo smalto sulle unghie dei piedi?
E di che colore è lo smalto che metti sui piedi?

Vorrei essere una finestra dai vetri limpidi
Per lasciarmi ferire dal tuo sguardo innamorato
Di questo cielo d’estate che ci lascia stupiti;

Ed io che adesso non indosso vestaglie
Se tu non ti siedi e non mi parli qui accanto
E che torno a dormire senza stupore
Perché tu non ci sei con la mia vestaglia
A bere con me il mio amaro caffè.


*

Se le tue mani


Se le tue mani mi accarezzassero
il corpo, una nuova forma daresti
al principio che fu di acqua e di terra.

Non dico che di te vorrei alito
d'angelo, poiché la carne ti dona
una bocca che attrae la mia bocca,

ma dalle tue labbra avrei quel respiro,
dalla tua lingua la gioia del piacere,
che al fango solo può ridare l'amore.

*

Frammento


Veglio la tua assenza
Che rende più buia la notte
Ma il desiderio rischiara
Come fosse la luna.

Accarezzo la pelle con questo pensarti
E ti adagio sopra di me

Fino a sentirti il cuore.

*

Nonostante tutto


Può l'amore non mettere radici?

Hai penetrato l'anima
con la tua dolcezza,
mentre la tua bellezza
mi feriva gli occhi,
non ho più forza
per resistere ancora,
eppure mi grava di colpa
l'onere della resa;

nonostante tutto
lascio che impazzisca il cuore
inseguendo in ogni respiro
la felicita che mi prende
al pensiero d'amarti,

se, nonostante tutto,
anche tu mi ami.



*

Oltre i corpi, l’amore


Porterei alle labbra il tuo corpo
Eppure non è ai sensi che volgo
L'orecchio, ma c'è qualcosa di te
Che mi chiama in un oltre, un senso
Di amore ulteriore ai corpi. Non dico
Perché non ho adatte parole
Però porterei alle labbra il tuo corpo
O mi genufletterei a baciarlo ovunque
E non è per i sensi questo stare a guardarti:
Mi nutriresti l'anima
Solo con il tuo alitarmi in bocca - ho fame
Di te. Se ti amo
Dovrò riconoscerne la colpa,
Ma ti amo e di questo
Mi rendo colpevole.
Inginocchiato, di te
Ogni respiro berrei.


*

Se respiro il tuo respiro


Se respiro il tuo respiro
Seducente mi è la notte,
Se tra te e la mia carne
Non vi è più una distanza
Non ho più voglia di dormire
Per averti solo in sogno,
Ora che respiro il tuo respiro
E la mia carne è nella tua
E la tua lingua è sulla mia,
Poco prima di mutare delle bocche
I percorsi del calore.
Dammi tutti i tuoi secreti,
Ti darò il mio biancore
Nel percorso del piacere.








*

se solo potessi sfiorarti le labbra

 

se solo potessi sfiorarti le labbra,

suggere quelle parole taciute,

 

quel muto silenzio d'amore

che stilla nella carne già ebbra

 

- di te - il pianto delle ore perdute:

quel non udito

che mi sconquassa il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

*

Mi viene d’amarti


Mi hai scavato l'anima
Con la tua bellezza, gurdarti ancora
È perdere la ragione,

Perché null'altro di te si vuole
Che quello sguardo d'amore,

L'ncendio dei sensi
Con l'eros del desiderio

Fino all'oblio di sé.

*

Sì, ho amato


Sì, ho amato il tuo volto,
Solo come un folle d'amore può amare.

Nella tua bellezza avrei voluto morire,
Perché della luce che i sensi rapisce

Non si ha timore
Né desiderio di tornare.





*

Amore, dai sensi al cuore

 

Conosco dell'amore 

Il tempo dell'attesa

E del desiderio 

Il colore dell'assenza

Quando tormenta la carne

La distanza dall'amato

 

Ed ogni altra voce

È solo un'ombra del silenzio

Che penetra la pelle 

 

E urla dentro il cuore

La passione d'amore

Che tu hai partorito

Dentro di me.

 

 

 

 

 

 

*

Prima del corpo, l’anima


Negli angoli del mio desiderio
Si nasconde il tuo corpo
Mentre nuda si affida ai miei occhi
La voce della tua anima.

Amarti nei fremiti di pelle
È cadere della pioggia d'autunno:

Si bagna di te la mia carne
E viene la tua ai miei sensi

Come l'acqua alla terra
Ed il seme all'estate.






*

Tormento d’amore


Fragile è la pelle
nel desiderio che resiste
alla ragione.

Un sogno impossibile
grava la carne:
le nostre carezze
e due bocche
mai sazie di baci.

*

Figlio, non ti mancherà...


Figlio, non ti mancherà la tristezza
dei giorni infelici, l'amaro di ore
destinate a memoria e dolore,
non ti mancherà il tarlo del dubbio
che rode l'interno di un cuore quando arde di vita
e ne scava l'anima con momenti privi di fiato;
perché, figlio, la vita è una continua domanda,
una contesa di tempo alla morte,
mentre il seme della felicità ingravida
le nostre esistenze d'attesa
di un giorno partoriente la luce,
quell'oro dei sensi
che scosta le ombre dai corpi
e li porta fino agli atrii della gioia.


*

Risveglio notturno


Non è per la carne
il mio amore per te, non è
per l'eccitamento dei sensi,
che provoca in me la tua dolce bellezza,

l'amore per te, ma è
perché la tua carne mi dice
che cos'è l'amore e lo dice
di là di se stessa,

è solo per questo tuo dirmi felice
che io mi perdo nell'amore per te.

*

Hot


Sulla resa delle curve
solco i tuoi sussulti
bagnandomi la lingua
nella schiusa dei tuoi umori.

Un desiderio estremo
dei tuoi odori intimi,
fontale mi richiama
i fremiti alla pelle.

Di te nutro e del tuo piacere
un pensiero osceno:
sazia la mia gola
ciò che di te in me
caldo mi cola.


*

Dove sei ora

 

Dove sei ora e dove il tuo respiro

Adesso lascia il segno del tuo calore

E se ancora verso di me un pensiero

Rivolgi, se in una parte del cuore 

In te vivo, un angolo d'amore 

Che preceda il giudizio, ignori

La ragione e sia un'osata carezza, 

Un fuoco che ogni resistenza brucia,

Un bacio primordiale 

Tra due anime tornate nude...

 

 

 

 

*

Che timido fugge

 

Vienimi, come quiete nel cuore,

Ragguaglio di luce e dolcezza,

Soffio di vento che l'alba concede,

Parola nuova, carezza sull'anima;

Vienimi, tenerezza del giorno,

Sussulto di pelle, che timido fugge.

 

*

Dissetami

 

Dissetami alle tue sorgenti,

Berrò come bestia al fiume,

Sarò tutto nella mia sete

E nudo verrò spoglio alla resa;

 

Nelle tue acque non avrò più dèi

Né parole da giustificare,

Come un verme di fango

Tornerò al mio nome

Se le tue mani non mi daranno forma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Lettera



A L., invocandone la clemenza


Sì, Laura, hai ragione: è
Una poesia d'amore, d'amore
E di dolore.

Figlio dell'Occidente cristiano
Non conosco dell'amore che l'amore
Ed il dolore: l'amore inspiegato,
Il dolore dispiegato
In molte delle sue scabrose pieghe,
Piaghe oscene o luminose
Ma piaghe sempre dolenti, che non vogliono
Appelli; ma non mi scandalizza ciò,

Perché, figlio dell'Occidente cristiano,
Ho deviato la mia via incolta
E stolto non afferro altro
Dell'amore, mi resta
Solo dolore e amore,
Un amore inspiegato.

Sì, Laura,
Ho visto dell'amore anche la luce,
Ne ho conosciuta la gioia,
So bene e l'una e l'altra,
Ma come il bene
Che vi può essere stato in me
O ancora forse ve ne sarà,
La luce e la gioia
Non mi appartengono, sono,
Ed è questa la mia grazia,
Un Altrove e un altrove per sempre;

Del mio resto non altro ti dico e mi dico
Se non lamenti ed un debole canto.

*

Una lenta agonia gli sfigurò il viso,

 

Una lenta agonia gli sfigurò il viso,

carni lacerate e versamenti d'anima,

la vita diventava uno spettacolo,

conosceva le sue oscenità.

 

Dei figli appesi alle loro croci 

ne sappiamo ancora e sempre

e dei chiodi che gli trafiggono le anime  

ne vediamo le smorfie sui visi sfigurati.

 

Quale Dio nascosto avrebbe sofferto insieme a noi?

Eppure solo nell'Inferno non muore il dolore

e il disamore rimane senza redenzione.

 

 

 

*

Davanti a te


Un vento leggero
entra dalla finestra socchiusa,
accarezza le gambe nude,
mentre il respiro insegue
il tuo pensiero.
Non posso non desiderarti
nel risveglio dei sensi al giorno,
mi viene in mente il tuo viso,
cornice del tuo sguardo
ed allora mi perdo
nello smarrimento del cuore
che sempre di te innamorato

batte forte, batte e fa rumore.


*

Così...


Così sono nato a vista d'occhio
- non dico a tempo perso, non ve n'era voglia -
avendo però una visione divergente
- il tempo è una rapina d'ore,
un guazzabuglio di lancette sul quadrante
e del vizio umano di contare, il vizio delle dita
sulla dita di una mano. Ma non dico
che io nacqui a tempo perso: io non nacqui
ovvero nacqui come io nell'oblio
ancora di quell'ora che io tacqui fino ad ora,
perché dal tempo che io nacqui mi fu dimora
l'ora breve, breviario di parole che addolora.


*

Per dirti t’amo

 

Ti amo

nel dolce odore

del tuo essermi donna,

 

tra le pieghe della tua carne

dove i sensi

traducono la pelle al piacere.

 

Ti amo

dove si resta 

nelle carezze dello stupore:

 

guardarci

io e te 

nudi di parole, mute

 

grida di sensi, 

quando tremano le pelli 

felici di toccarsi 

 

fino a dove 

si risvegliano le anime

con il caldo bacio dell'amore

.

 

 

 

 

 

 

*

Stanotte ho voglia


Stanotte ho voglia di fare l'amore, ho voglia,
stanotte,
che l'alba ci sorprenda perduti nei sensi, ho voglia
stanotte
di navigare con la lingua il tuo corpo, traversare
i tuoi umori come le acque che separano
la carne dalla promessa. Ho voglia
in questa notte
che si ripete inquieta ogni notte
di fare l'amore con te
e nel piacere trovare la fuga dell'esule
di cui nessun approdo sarà mai peggiore
di questa lontananza di sé da sé.

Ho voglia stanotte delle tue mani, mi siano spose
prima che l'alba ci trovi perduti nei sensi
e reclami la sua parte di luce
spegnendo ogni brace di questo fuoco
scarno di senso che è la vita.


*

Dedicata

Di te attendo ogni giorno la voce
Perché dà il tono all'alba che viene
Ed io amo quel cielo che torna alla luce
Solo se lo attraversa il tuo sguardo:

Allora si fa specchio ai tuoi occhi
E la mia carne esulta di gioia.

*

Fugga


Fugga da me il Rimpianto, non resti
Nella casa del sonno dove eterno riposa
Il Desiderio che non ha conosciuto spose,
Non vegli le magre spoglie in ciò che ne rimane,
Mentre mi consoli del pianto la Nostalgia
Che dove io vedo il perduto essa spera ancora l'atteso.

*

Che cos’è...

 

Che cos'è, amore mio, la nostalgia

Se non uno sguardo appassionato

E malinconico a questo cielo di giugno

Che colora di rosso l'ora al tramonto

E convoca l'orizzonte a predire il domani

Nel cui grembo la vita ritrova il seme d'un senso?

Così rimango immobile a guardare i tuoi occhi

E gli uni e l'altro mi sollevano da terra

Lasciando nel sangue qualcosa di Dio

O di un assoluto che gli presta il volto.

 

 

 

 

 

*

Tutte le cose


Tutte le cose cambiano
Anche noi siamo cambiati nel tempo
Di cui abbiamo perdute per sempre
Le ore in cui siamo stati felici.
Più non m'aspetti, più non t'aspetto:
Non abbiamo più ore che resistano al tempo.

*

Ho atteso

 

Ho atteso impaziente che il risveglio

Allontanasse gli ultimi miraggi del sogno

E l'alba illuminasse i tuoi respiri,

 

L'alito caldo che amo ed inseguo

Dentro le stanze silenziose e sul vetro

Mentre il tuo sguardo attraversa le cose;

 

E sulle tue labbra se avrai il mio nome 

Io potrò ora esistere come forma di adamo

Che più nulla di nuovo attende nel suo giardino.

 

 

*

Un richiamo

 

Ti scriverò un verso, amore mio,

per dirti t'amo, un verso mite

un filo d'erba dall'asfalto,

con timida vergogna, per dirti t'amo.

 

Un verso mio, impudico; casto

è nell'ora tenue il tuo richiamo.

 

 

 

 

 

 

*

Aggettivi


Passavo da un letto ad un altro,
perché non sopportavo i vuoti di fame,
volevo continuamente dei segni, ma segni
che incidessero profondamente la carne.

Il vizio della mignotta, dicevano,
ma nessuno seppe mai dei gemiti e lo strazio
di un'anima impreparata a vivere.


*

Ho sognato

 

Ho sognato i tuoi seni, stanotte,

I tuoi seni ed i tuoi fianchi,

E nel sogno li ho pure baciati

E baciati anche un po' di più.

Ho baciato sia il seno che i fianchi,

Ma ho baciato ancora di più

E tu ti mostravi felice dei miei baci

E ridevi, ridevi e giocavi,

Ti giravi su di un fianco e poi sull'altro,

Perché io li baciassi entrambi e dappertutto,

Però il seno no: quando ti baciavo il seno

Tu ti sdraiavi sulla schiena e non ridevi.

Anche quando mi hai chiesto la resa della lingua

Non ridevi e non giocavi: hai chiuso gli occhi

E non parlavi; sembravi fossi diventata muta

E cieca e sorda, sembrava che io più non esistessi per te

O non ci fossi, lì, io, sotto di te.

Così ti ho sognata stanotte ed eri nuda

E ti ho visto nudo pure il sedere. Ed eri bella.

 

 

 

*

In un nome l’amore


Non mi precedi eppure mi stai davanti
Nell'impeto del riconoscimento invoco il nome,
Tu sei il mio tu e rendi il mio ritorno all’io
Possibile evento di una nuova epifania.

Non ho che la tua schiena nuda davanti ai miei occhi,
Perché non mi precedi se non con il corpo,
Una bellezza che toglie il respiro alla pelle;
Ammiro le tue natiche perfette nelle curve
E ancora sode nell’atto insano della sfiotitura,
Ammiro ed impaziente attendo
L'ora della tua rivelazione,
Nel gioco dei pronomi dentro l’eros
Saremo nel corpo l’esperienza dell’alterità
Che tu farai di me, che io farò di te.

*

Della castità della parola ho rivestito la tua nudità

 

Della castità della parola ho rivestito la tua nudità,

perché non vi fosse il rossore della timidezza

nel silenzio che accompagna sempre il pudore.

 

Vi sono braccia capaci di asfalto e cuori di sponde di fiumi

anche se i voli delle rondini non dànno più nitore al cielo dei soli,

ma il loro garrito presto si fa carne per dare carne a nuove parole

 

e servire una mensa che a volte viene sfiorata dagli angeli.

Non chiedermi mai dell'amore e delle nostre anime:

lì vi sono luoghi segreti che rifuggono la ragione.

 

 

 

 

*

Tu non sai


Tu non sai
Quante volte ti ho amata
Nella solitudine di una mano
Mentre la carne
Si lasciava andare al desiderio
E scrivevo scrivevo
Con l'inchiostro liquido del piacere
Le trame sognate
Dei nostri amplessi.

Ma il tempo ci fu ignaro
E le nostre braccia
S'intrecciarono ad altre braccia
Fino a darci
Carni plasmate di assenze

E in questi vuoti continui
Ancora inseguo le tue ombre
Concedendomi sgualdrina a chiunque di te
Voglia ripetermi il nome.

*

Solitudini dell’anima


Solitudini dell'anima
Vuoti d'amore
Carne affamata di carne
La disperante attesa del nulla
Nessun riscatto, nessuna redenzione
Morte per morte dove manca l'amante
L'amore è una sudario che avvolge
L'amato non nato; ma l'amore nel tempo
Non è forse solo un crudele intervallo
Tra nulla e nulla? Qui
Non vedo ali d'angeli né piedi di donna
A coprire i tuoi passi stanchi, a serrare
Le labbra con baci che si scambino
Una linfa di vita in distanze di fine.


*

Nel cuore dei sensi

 

C'è della grazia in te, si avverte

Un profumo nascosto, che rende

Più rosa la carne, la schiusa dei fiori

Dietro le vetrate abbagliate dall'alba

Quando ancora la casa non vuole

Che sorseggiare il silenzio al riparo

Delle parole che poi

Diverranno rumore.

 

C'è della grazia in te; una donna

Che ama nel segreto di un sogno

Tessuto con la carne dell'anima

E un'anima nel cuore dei sensi.

 

 

 

 

*

Le tue parole attendo, amore mio

 

Le tue parole attendo, amore mio

come la veglia notturna attende

il ritorno dell'alba, come il fiore

attende l'acqua di chi ne ha cura.

 

Di te mi pervade urgente un pensiero:

Vieni, mia parola, non indugiare,

vieni con la tua luce e inondami:

di te sarò l'ombra fugace e noi

 

l'attimo di bellezza che il tempo

avrà perdonato al nulla.

 

 

 

*

Se io e te

 

Se io e te ci parlassimo prima dell'alba

Potremmo insieme definire la luce del giorno

Educare le ore del tempo a venire

Come fossero figlie

Concepite durante le veglie all'amore

Quando l'amore era calore rivolto al futuro.

 

Se io e te ci baciassimo ogni giorno prima dell'alba

Tu saresti le notti di veglia all'amore

Madre di ore venute alla luce.

 

 

 

 

 

*

Dove mi hai toccato le mani

                                                                                                         a L.

 

 

Dove mi hai toccato le mani

Non vi era che buio,
Ma le tue carezze sulle dita 
Trafissero luminose 
Quella oscurità.
 
Nell'assenza di parole
Udii il suono della tua voce
E fu bellezza
Pure nel dolore.
 
Non mi restano che i tuoi occhi
Per credere ancora
Ai mille volti dell'amore
 
Dentro questa lontananza, questo esilio
Dove non sono
Se tu per me non sei.
 
 

*

Ad O.


ad O.


Potremmo amarci solo con le parole,
Ridare ai corpi il senso della carne
Quando apre della notte i segreti
E fa dell'umido il destino di una casa.

Potremmo amarci solo con le parole,
Ridare ai corpi il desiderio della carne,
Traversare il tempo delle loro età,
Lasciar parlare alle nostre bocche
Il linguaggio sempreverde della tenerezza.

Potresti amarmi solo con le tue parole
Ed io farei della tua carne
Il mio profano ringraziamento
E della tua anima
Il luogo della mia rinascita.




*

Ho questa morte che mi posiede


Ho questa morte che mi possiede,
Senza tenerezza mi attende,
Amante pretenziosa che non conosce l'impazienza:
Sa che prima o poi non mancherò il suo appuntamento,
Diverrò docile al suo abbraccio
Dopo averla a lungo tradita,
Amante un po' puttana della vita.

*

Lui non le disse

 

 

Lui non le disse tutto quello che le avrebbe voluto dire,

Così si tenne dentro tutte le parole zitte,

Ma poi le parole zitte cominciarono a fargli male,

Perché l'amore taciuto sempre molto duole,

Così se non rischiò di morire, morì dentro quasi uguale.

 

 

*

Vieni

 

Vieni sulla mia pelle ad amarmi

Riempimi la bocca di baci

Conduci le mie mani sul tuo corpo

Che le mie carezze siano la tua gioia

Attraversiamo insieme queste ore

Che separano la notte dal giorno

Siano i nostri abbracci

Il segno del nostro amore

Non indugino  le nostre carni

Non abbiano riserve al piacere

L'uno sia per l'altra il cielo 

Della sua solitudine

Dove la felicità di quegli attimi

Sia l'aria dei suoi respiri.

 

 

 

 

*

Se io...


Se io mi scavassi dentro
E portassi alla luce i feti della mia disperazione,
Tu ti allontaneresti
Non sopportando il fetore delle mie unghiate
In una terra avara di confutazioni.

*

Non è meno bello ora il tuo volto

 

Non è meno bello ora il tuo volto

Nella dimenticanza dell'amore,

Né la lontananza muta un sentimento

Solo ne rende struggente il ricordo

E assurda la speranza di un ritorno

Quando l'alba oramai ha posto fine ad un sogno.

*

Dimmi


Dimmi oggi dove vai, dove porti i tuoi dolori,
Dove inizi a vagare, in quali vie del quartiere,
Dimmi pure se del viso rosso vi è una ragione
E dimmi se davvero con gli occhi mi hai veduto
O se la malattia già ti ha roso totalmente
Ogni brandello di ragione e ogni memoria ricomposta
È solo un cadavere in attesa della sepoltura
E se ha avuto un senso questo nostro vivere
E se lo avrà ancora oggi e fino a domani.

*

Questo tempo che non mi appartiene

 

Questo tempo che non mi appartiene -

Ho venduto la speranza per trenta denari,

Ho aperto la gola deviando il respiro -

Mi nega ogni visione, mi nega

L'orecchio sul ventre della terra,

Mi ritrovo a vagare straniero

Nei luoghi della mia nascita, solo

La notte mi mostra la sua pietà

E lo scandalo fraterno dell'indifferenza

A lato di marciapiedi resi mercato di corpi 

Dove si compra,  per trenta denari,  l'Invendibile.

 

*

Mi dirai di te l’ora migliore


Mi dirai di te l'ora migliore
io ti dirò di me il fuori orario del desiderio
ti darò della mia carne la mendicanza
il bisogno d'amore che sfugge alla norma
quell'insufficienza che mai si appaga
come un vizio portato all'estremo
come una pena inflitta per colpa
quando si è solo rei d'un'insana innocenza
ed il fio si assolve con l'espiazione
di una radicale solitudine. Ti darò
la parte ferita di me, sapendo in principio
che nulla verrà mai risanato, non sazierai
la sete che ho di te, che mi brucia dentro
come un fuoco di sant'Antonio
che non ha più tempo per una buona cura.


*

Forse è....


Forse è morta e non lo sappiamo -
o è morto: dal nome non sappiamo -
forse è morta e noi ci scandalizziamo -
o è morto: dal nome non sappiamo -
di un libro rivenduto a poche lire -
la copia con dedica autografa dell'autore -,
che se lo avessimo ricomprato a prezzo intero
o magari con un piccolo sconto -
anche il venticinquepercento dell'editore -
non avremmo avuto ora lo stesso disprezzo per lei
che invece forse è già morta - o morto:
dal nome non sappiamo - perdendo del libro
il possesso a vantaggio degl eredi
magari pure poco inclini alla lettura
e alla polvere dei libri in una casa
poi figurati verso un libro di poesie.
Chissà se poi è davvero morta - o morto:
dal nome non sappiamo - e non abbiamo
fatto bene noi a scandalizzarci
per una libro rivenduto a poche lire,
una copia con dedica autografa dell'autore.






*

Oltre le parole

 

Sarai clemente con le mie parole

Con questa ricerca di essere felice

Sarai per me tutto o niente

Sarai l’alfa e l’omega della mia disperazione

Sarai il segno di quel vuoto

Che dentro mi divora, sarai

L’epifania mancata, sarai

Il ricordo del tuo piede nudo

Che ho veduto

In un momento d’illuminazione

Sarai il pane dei miei sogni

Nella tua trasparenza di non essere

Quella voce che mi richiama

Dai deserti della mia solitudine.

Ti chiederei di amarmi

Se non avessi dentro di me

Il senso di questa insufficienza

Che limita il mio tempo

Con l’occhio triste della finitudine;

Eppure dentro questa mia tristezza

Sento la bellezza del tuo amore

E torno ai tuoi piedi scalzi

A quella danza di parole non dette

Che sono state

La mia estasi d’un momento

Il fiore raro di due anime

Quando s’incontrano

Oltre le parole.   

 

 

*

Quel che resta

 

Vieni, tu, con le tue parole

Portami l'acqua della tua dolcezza,

Ho le labbra spaccate dalle sete

Di ciò che manca alla mia vita:

Un'eco di riconoscimento, un grembo

Dove riposare il capo; quanta

Stanchezza nella mie carni, l'anima

La divorano ore senza quiete. Vieni

Portami nella tua bocca la voce

D'un amore che sfiori laterale

Quel che resta del mio costato.

 

 

*

Se mi porti ad amarti


Se mi porti ad amarti
in un esodo che lascia bui i porti,
se fuori di me mi porti
lontano dai miei sogni, se contorti
sono i tuoi disegni,
se i risvegli miei deporti
sui tuoi mille abbagli,
sui tuoi lidi morti,
allora amore mio ti sbagli
a non cercar ragguagli
nell'amaro dei miei fogli,
se onesta non ti spogli
dei tuoi alibi, falsi appigli
che ti gravano il grembo, figli
innocenti d'illeciti giacigli.

Più nulla ormai di te che somigli
agli ardenti fuochi vermigli
di quel tempo di carnali scompigli,
di grida di sensi, ora spenti bisbigli.


*

Verso dove


La vita ci ha sorpresi a mani nude
Nel tempo che resta in posa d'agguato,
Nessuno ha saputo l'ora del suo nascere,
Né tantomeno dei nostri qualcuno avrebbe voluto morire.

Camminiamo inermi su lingue d'asfalto,
Ma non hanno accumulato parole per noi,
Neppure un fonema per le nostre suole
Ad impensierire la decifrazione futura
Legata alle nostre ossa
Custodite in acque saline.

Non chiedermi ora di spiegarti il mio oggi,
Del tuo so che ci perderai del tempo
Fino alla resa che concederai al buio
Di una ragione che non avrà avuto ragione
Del suo stesso esistere.

Ma ti vedo andare nei miei occhi ancora
Come quando eri un bambino,
Quando noi tutti eravamo ancora disposti
A stupirci delle foglie stormienti
Davanti alla nostra finestra.

Abbiamo adesso chiuso la casa,
Ci siamo abituati a muoverci per restare
Da dove partimmo senza partire,
Siamo nomadi di un cammino senza patrie
E senza terre da toccare, non abbiamo più di che coprirci
All'inverno incipiente che gelerà
Le nostre anime senza più carne a coprirci d'idee
Che sappiano a quale dio apparteniamo.





*

Da una folla anonima...


Da una folla anonima ti elessi amato
E amante mi fosti in incasti amplessi,
Nella folla anonima ora ti rigettai
Divorando la mia stessa memoria.
Così è l'inferno dei reietti d'amore:
Un poco di sperma o un poco di muco,
Il resto impura putrefazione.



*

Non mi basta più...


Non mi basta più il tuo corpo,
né le mie eiaculazioni
che tu accogli, amante e ingorda,
dove ogni passaggio è copioso
dei lamenti del nostro godere;

e non mi esulta il corpo
dentro ogni tuo orgasmo,
non abbiamo vittorie da celebrare
per i nostri sessi sazi e felici. Dammi,
invece, la tua tenerezza, un bacio caldo
sulle piaghe dell'anima, prenditi
cura di me e dammi le tue mani,
ché io ne abbia cura, allora solo così
le lacrime dei nostri occhi
piangeranno il profondo guardarsi dell'amore.

*

Dammi una morte senza dignità

 

Dammi una morte senza dignità,

Ché la vita non abbia la sua gloria

E l'amore il dolore della sconfitta;

 

Anche se per un giorno d'amore

In cui ho amato e sono stato amato

È valsa la fatica di vivere

Oltre la doglianza del nascere.

 

 

*

Vorrei parlasse il mio silenzio

 

                               ad Antonia Pozzi

 

 

 

Vorrei parlasse il mio silenzio

Per non dire parole chiare d'amore.

 

Rimangono incantati i miei occhi

Quando vedono in un'immagine

L'intensità espressiva del tuo struggimento.

 

 

*

Spigolando un titolo di Márquez... L’amore al tempo della R


Spigolando un titolo di Márquez...

L'amore al tempo della Rete

Ti lovvai, mi lovvasti.
Ci lovvammo per giorni
digitando sui tasti,
eccitati dai contrasti
dei continui torno non torni,
finché soli rimasti
ci parvero nefasti
i sensi al sesso ridèsti.

Risi, anche tu ridésti;
l'ironia disfi ma non guasti
dell'amor nostro i resti
seppur in cenere adusti,
cenere che se ora rimesti
arde di braci e di nuovo
brama quel digitar di tasti.

*

e prima dello spegnersi del sole

 

ci perderemo nel destino della notte

- un attimo di smarrimento, poi il nulla -,

eppure sono grato

a questa inconsistenza, a questo soffio

di un inspiegabile universo, perché del futuro

non avrò presto più memoria, ma una traccia

dei tuoi occhi e della mia emozione 

feconderà il passato

di chi verrà dopo di noi 

e prima dello spegnersi del sole.

 

*

Segni


Sono quei segni del vissuto
Che la tela del pittore aspetta.

Dopo averne amato la luce,
Ora è nel gioco delle ombre
Che la sua mano ritroverà l'idea;
Privandosi di netti contorni
Sfumerà l'assenza con verdi di mare.

*

Non riusciremo mai...

 

Non riusciremo mai a toccarci,

c'è sempre qualcosa che ci divide,

non abbiamo ancora le stesse parole

e anche le simili vinrano dissonanze

che non ci portano lontano.

Sembra che anche la lingua 

abbia la sua feralità, un termine a scadenza

che ci impedisce il passaggio; sarà forse per questo

che i morti sembrano preferire rimanere in silenzio.

 

 

 

*

Fonte


Sulla mia lingua rimaneva il nettare prezioso,
donata aspersione di stille labiali
- hai conosciuto i miei titillamenti -
il gioco che intrecciava bocca e mani.

Fonte offerta a dissetarmi ti destavi
inarcando petto e reni, mi sorreggevo
alle parole primordiali dell'amore:
gemiti e lamenti di piacere,
che traducevi per me in tenerezza,
calde carezze e abbracci
di cosce alla testa e sfinivi
col respiro nei tuoi respiri
la resa alla nostra felicità.

*

Profumano di cielo le tue ali

                                                                                         

                                                         

Profumano di cielo le tue ali

e vola la tua anima come un angelo,

eppure quando sfiori qui la terra

trema ogni carne per il turbamento

 

come l'occhio quando viene ferito dalla luce,

perché sorpreso nella propria nudità;

ma morire di bellezza non è una colpa

né amare dei sensi l'espressione già un peccato,

 

anche se si conficcano dei chiodi nella carne

quando la desolazione abbraccia un deserto

dove l'assenza risuona in un'eco

tra gemiti di un lamento e un bramoso canto. 

 

 

*

Ho finito lacrime e parole


Ho finito lacrime e parole,
Mi resta, compagna dei miei passi,
Una ininterrotta teoria di marciapiedi,
Li batto come una mignotta
Che non cerca più clienti.

*

Mi dicevi con le parole


Mi dicevi con le parole,
Scavando così solchi bagnati tra le pieghe
Agli angoli degli occhi. Quante volte
Ci siamo fermati dove nessuno sentiva
Il rumore dei passi che diventava canto.

La fame dei corpi è fame selvaggia,
Ma peggio è la fame delle voci
Che non lascia mai tempo ai respiri
E spinge dai ventri le carni all'amore.

L'acqua della nostalgia cancella il presente,
Non concede appelli alle ore, domina
L' assenza il desiderio del ritorno;

Il guaio del cuore è innamorarsi per errore
Ed esserne felici anche quando
Ti divora la gola il lamento della lingua.


*

Amare il teatro

Amare il teatro.
Amare la messinscena del teatro,
Amare il mestiere dell'attore. La voce impostata,
Il corpo
In perfetta relazione con lo spazio. L'attore!
Il mestiere dell'attore tra corpi, suoni e parole,
Figlio illegittimo di due padri: il regista ed il pubblico, il primo lo concepisce con la scrittura, il secondo lo accoglie festoso o lo rifiuta, inorridito e pieno d'odio,
Al pari del frutto mostruoso di un aborto mal riuscito.
Amare il teatro, reale finzione di una finta realtà,
Simile alla vita ma più sincero.
Sai dell'origine, sai della durata
E hai chiaro il destino finale, privo d'inganni, privo D'illusioni o colpevoli dubbi. Amare
Il teatro. Si spoglierà il palco e si spoglieranno gli attori,
Ma quel vuoto mai farà paura.


*

Non ho più pudori

 

Non ho più pudori

E vivo di scandali, mostro

Indifferente a chi mi osserva

La mia mendicanza d'amore

E dimentico d'ogni dignità

Disindosso ogni velame di finzione,

Nudo nell'anima

Non cerco approdi, vivo

D'attese e possibili epifanie.

 

 

*

Scioglimi


Scioglimi
Dentro questo desiderio d'amore.

Hai liquefatto la mia resistenza
Disvelando coi tuoi occhi un altrove - abiteremo
Mondi lontanissimi, ci perderemo nella luce dei sensi,
Ci nutreremo ognuno dell'anima dell'altro
E dell'eros abiteremo la fame ed il piacere;

Ma tu ira della terra sei ritornata alla quiete
Io naufragato in questa follia e ti aspetto
Per sempre ti aspetterò...

*

Eri...


Eri l'emergenza della mia pelle,
Il desiderio prorompente del mattino;

Eri il senso di esistere del mondo,
L'odore intenso del seme che attende,
La voce amata per uscire in fiore.

Eri l'opera perfetta di un pittore,
Il verso dolce ripetuto all'infinito,
Il mondo misterioso di un mare profondo.

Eri parola quiete e luce del risveglio;

Eri il mio respiro e la mia ubriachezza,
Eri tutto ciò in un nome di donna, Daria,
Prima che ci vedessimo le spalle
Allontanarsi per sempre dall'amore.


*

Il signor Wilson*, la Dono e la Poesia

                                                                                         a Francesca Dono

 

 

Quante volte il signor Wilson
avrà comprato i fritti di mare al cartoccio?
Lei l’ha incontrato tra la strada e la fine
di un verso. Non si sorprenda 
se la indico a metro: abbiamo bisogno
di sogni ribelli che mostrino il vero.
 
Guardi, il signor Wilson 
potrebbe anche perdersi tra le rose
e la mobilia in stile borghese,
non è questo lo zenit del tema:
 

Le dono le mie ginocchia flesse,

piegate dall'anarchia di versi

che rimette la Poesia 

al centro del suo mistero, 

purché verso queste mie parole 

Ella usi tutta la sua indulgenza.

 

 

 

* Ho chiesto in prestito a Francesca Dono l'utilizzo del suo personaggio poetico

 

 

*

Nella testa di Klimt

 

Non ho altri giorni che questi

Ed un percorso da fermata a capolinea;

 

Traballa sull'asfalto il tran tran quotidiano

Mentre ancora ieri si viveva

Nella testa di Klimt.

 

 

*

Dimmi se


Dimmi se ancora mi pensi
Se vieni e ti bagni quando mi sogni
E se ad ogni risveglio mi senti al tuo fianco
E se con le mani mi cerchi e mi sfiori
Se lasci carezze per me tra i tuoi pensieri
Se ancora con gli occhi t'affacci a cercarmi
Nei segni che lascio
Come rose per te dove tu sai.


*

lui è diventato...


lui è diventato pazzo e cammina
avanti e indietro misurando a passi
l’ampiezza del mondo attorno al cielo
che si crea quando recita il nome
della donna che egli ama lontana;

un’altra vita ora li divide
e lui accecato dal dolore
si misura a passi corti il cuore
e recita come un salmo il dolce nome
che lo culla
dentro il sogno della sua follia.


*

Separazioni


Vivo di continue separazioni
Senza metafore per tacere il dolore,
Ho poche parole nel mio bagaglio
E solo un grido sommesso, una sfida
Alla morte e ritrovo il lamento
Che mi svela vivo a me stesso
Nella solitudine di carne e tormento,
Una monade di anima e sesso.


*

Il cielo dell’altro

 

Ci siamo amati 

Ed ognuno di noi

Era il cielo dell'altro,

 

La carne e la voce 

Due piccole ali

Per lasciare la terra 

Alla terra; 

 

Ma l'inverno della parola

Ora gela le labbra

E la carne è tornata 

Alla solitudine d'un tempo

Quando nessuno

Era cielo a nessuno.

 

*

Ripeto...


Ripeto il tuo nome a sussurri,
Un rosario in cui mi rifugio,

Dove non sei il tempo conta le ore
Di un'altra corona prossima al nulla.

*

Ti amo dall’esilio di questa distanza

 

Ti amo dall'esilio di questa distanza

Che ci separa la carne ma non l'anima,

Ti amo nel silenzio che ingoia le parole

Per non dimenticarne neppure una.

 

Una lacrima dopo l'altra il mio alfabeto

Con cui scrivo la mia solitudine,

Gemo come ramo spoglio al vento dell'inverno,

Gemo e ti sogno per consolazione.

 

 

*

Scrivi, scrivi..


Scrivi, scrivi per disperazione
Non lasciare che la parola prenda forma
Tu scrivi, scrivi la tua disperazione.

Hai le piaghe nella carne per l'assenza della carne
Di colei che sola ti è parola, voce, richiamo.

Non ricordi? Ora che ti chiedi come può accadere,
Non ricordi? Tu camminavi nel Giardino,
Ti colse improvvisa la stanchezza d'una solitudine
Che non trovava eco in ciò che già era; t'addormentasti...

...

Adesso che l'hai vista passare, ora
Che per una volta ti ha parlato
E ti ha sfiorato con un bacio,
Ora che ne conservi conficcata nell'anima la voce
E ora che non è qui con te... Scrivi, poeta o no,
Scrivi, scrivi la tua desolazione.

*

Dietro di me


Dietro di me
non ho più occhi,
gli ultimi rimasti
sono ora più deboli
e hanno nelle bocche gli affanni.

A lato
mi cammina il futuro,
ma le mie gambe malferme
non saldano i passi
ed il tempo è più incerto
se manca al presente
un lungo respiro.

E dimmi
del futuro, mi chiedi,
del tuo futuro. Non vedo
ti dico, non posso più vedere:
sono stanco di una morte
che non scrive pagine in chiaro.

Se mi vedi ancora, ti dico,
amare una donna,
è per colpa di un vuoto
che non ha più radici;
ma di una donna d'amare
mi posso ancora fidare.

*

Desidero della tua bocca...


Desidero della tua bocca ogni respiro,
Il brivido sulla pelle e la follia
Di un desiderio che s'inchina alla tua fonte
Per suggere ogni goccia del piacere
Che segna i percorsi dell'amore.

Della tua schiena sono pazzo,
Dalla nuca fino a dove si smarrisce l'occhio
La forma eccita il desiderio
E la lingua si nutre di pensieri osceni.

Vieni col le tue mammelle,
Dai alla bocca il turgido capezzolo,
Uno alla volta. Tra le mie mani
E la bocca verrà il tuo corpo
Alla gola, crema di miele
D'un profano paradiso in terra.

*

Tra un silenzio e l’altro

 

 

                                                                          ad A.                                                                                     

Tra un silenzio e l'altro

Prima che si disperda la luce

Ed il giorno resti un ricordo

A ferire la memoria, rammendo

Questa scucita vita con i pregi

Di ciò che i miei occhi hanno veduto.

 

Rimane la tua figura sulla pelle

A ferirmi ancora con il desiderio la carne,

Se temo un cielo notturno nel mio futuro

È solo perché di te non vedrò più

Quel segreto che è ora il mio respiro.

 

 

*

Madre, ci ha resi stranieri...


Madre, ci ha resi stranieri
Una stessa lingua, una teoria di parole
Che ognuno di noi ascoltava
Da luoghi d'anima distanti tra loro.

Madre, non ti sia imputata a colpa
Né a peccato sul mio dorso
Un'innocenza di vita
Che ci ha lasciati su margini opposti
Di uno stesso silenzio.

Madre, non dissimile da due libri mai aperti
La nostra reciproca estraneità, mai priva
Di pagine appena sfogliate in cui ho letto
L'amore del dovere e del sacrificio
Fino alla morte di sé, quotidiana
O perenne, qualora vi fosse stata
Necessaria urgenza. Resteranno
Sullo scaffale i passi mai tradotti
Di un'inespressa, sconosciuta, tenerezza.

*

Continuo a girare...


Continuo a girare attorno alla ferita
Come il dito sul bordo del bicchiere
Per udirne acuto il lamento:

Sono stato sorpreso dalla vita,
Un angolo di cielo in grigie sere,
Che porta con sé gioia e tormento,

Perché è dei sensi la voce ardita,
La passione che sfianca ogni volere
Se non di lei l'amore, unico unguento

A questo mio ininterrotto gemere.



*

Abbiamo percorso...


Abbiamo percorso con le lingue
Le nostre distanze e con le mani
Abbiamo saputo delle nostre diversità,
Ci siamo confusi in un unico cielo
Amandoci senza riguardi né pudori.
Sei stata la violenza dei miei spasmi,
Io l'attesa dei tuoi sussulti. Da bocca
A bocca ci siamo scambiati il respiro,
Umido sigillo della nostra passione.

*

Dolce come la tua anima, amore mio

 

Dolce come la tua anima, amore mio

C'è solo la bellezza del tuo volto
Che ad ogni sguardo mio si apre
E mi viene incontro con la sua narrazione
D'incanti e di altri giochi dell'amore.
 

*

Sensi


Vieni, mescoliamo i nostri piaceri
Nell'intreccio dei nostri corpi, ogni orgasmo
Sia un furto che vince la morte,
Non abbiano i vermi il loro pasto
Prima di un tempo opportuno.

Prendi ora la mia mano, insegnale
La via del tuo segreto, e della mia lingua
Fanne unguento sul tuo turgore, non v'è carne
Che non conosca lo strazio dell'attesa. Spasmi
Mi scuotono nella tua bocca
Che non ha più parola ma solo gemiti
Negli istanti in cui mi respiri. Ospitami
Fino a dolermi il cuore
E anch'io ti accoglierò dove la gola
Si fa ingordigia dei tuoi sapori.


*

Sei il respiro del mio respiro


Sei il respiro del mio respiro,
L'alito su cui adagio il mio destino;
Nella visione del tuo viso
Il cielo stesso mi sorprende
E fino a dove il seno
Abbonda nello spazio sottratto all'aria,
Già scorgo la bellezza dell'annuncio.

Attendo odorando
Ebbro della tua natura
La polla di una terra promessa,
La voce della falda
Che gorgoglia lavico il piacere.

Di ogni tuo passo io divento ombra:
Se tu non fossi, io non sarei.
Di te succhio la polpa della vita
E tra la schiena e l'infinito
Preparo la mia carne
Ad attraversare un sogno.

*

Innamorarsi di te


Innamorarsi di te
E ridare al corpo l'esultanza dei giorni;

Innamorarsi di te e mostrarsi nei limiti
Di una natura ferita;

Innamorarsi di te
E diventare mendico del tuo amore,

Perché innamorarsi di te, Amore,
È scoprirsi radicalmente poveri
Nelle mani di un Altro
Nell'ora deserta che un bacio attende.

*

Chi l’ha vista passare


Chi l'ha vista passare
Mi racconti dei suoi capelli
E degli occhi, se erano chiari
Per la gioia del cielo
Di riflettersi in lei
Oppure se erano scuri,
Perché la passione
Vela agli altri
Ciò che è destinato all'amato.
Mi dica ancora
Chi l'ha vista passare
Se il suo passo era fiero,
Se sembrava che fretta avesse
Di raggiungere l'ora
Che veste di rosso gli amanti
O bianco di gioia che resta
Sulla pelli confuse dai sensi.
Me lo dica chi l'ha vista passare,
Perché lei mi ha sfiorato la pelle,
Ne sono sicuro,
Ma non vorrei fosse stato
Soltanto un mio sogno.


*

Mi hai riportato allo stato verginale della terra


Mi hai riportato allo stato verginale della terra
Prima della pioggia e dell'acqua di fiume,
Hai disfatto le forme e ripreso il respiro,
Poi con le tue mani ardenti d'amore,
Ma quell'amore che possiede
La lingua sapiente della carne,
Mi hai di nuovo plasmato secondo il tuo fiato.
Così ho riaperto gli occhi e ti ho vista:
Luce sfolgorante di bellezza;
E dalle tue mammelle rigonfie di me
Ho ricominciato a scorrere con la lingua
I mille sentieri del tuo piacere
E nei tuoi sussulti
Ho ritrovato il codice dei nostri cuori,
Malati di una follia d'amore
Che marchia col fuoco del desiderio
Una pelle già prigioniera del tempo.



*

Eri la penna più dolce


Eri la penna più dolce delle mie righe,
Un quaderno, io, che tarda ad invecchiare
Anche se dei quadretti fu l'infanzia dei numeri
Nell'età che ancora ignorava
I nomi dell'amore.

Ma il tempo divora le ali degli angeli
E lascia le carni ancora più stanche di ieri,
Non verrai più a lasciarmi il tuo nome
E quelle righe saranno di pagine bianche
Su di un quaderno senza più storia.

*

Non la mano


Non la mano
che portasse il cibo
alla mia bocca
io vorrei,

ma la mano
che della mia bocca
facesse il cibo
della propria anima;

una mano così
io vorrei
che mi amasse.


*

In un bacio che non lasci respiro


Non riproducevo né madonne né santi
Ma le ore trascorrevo a tracciare le curve
Delle tue morbidezze, non ero un pittore
Però sapevo dell'amore il bisogno degli occhi
E le mani
O carezzano il corpo amato o lo disegnano
Per non morire di desiderio nella distanza
Che separa due istanti
Di un unico attimo di felicità.

Ora non dare retta a queste mie parole
E non perché non siano vere, ma solo perché
Vorrebbero vedersi venir meno
Sulle labbra che si chiudono sulle tue
In un bacio che non lasci respiro.


*

Dentro la tormenta delle ore

 

Lacero brandelli di carne

Dentro la tormenta delle ore

Che attendono il bacio del risveglio.

 

Tormenta il cuore la tua assenza

E non trovo quiete; sfoglio amante

Ogni tua parola e la memoria che ti attende

Perché si rinnovi lo stupore della pelle.

 

 

 

*

I Protagonisti

 

Era una scena di tensione drammatica:

Il protagonista sul palcoscenico restava eretto

Mentre la comprimaria si versava in lacrime

Per la commozione di una parte

Che le sembrava il suo destino.

 

Recitarono affiatati, le bocche troppo vicine

Per restargli indifferenti, ma guadarono il fiume

Fino all'unico bacino che raccoglieva le acque,

Il resto fu il rumore degli applausi:

Chinarono entarmbi le teste

E fu il loro ringraziamento.

 

 

*

La memoria delle mani


Imparerò il tuo corpo a memoria,
La memoria della mani,
Perché se un giorno non avrò più gli occhi
Io non ti privi delle mie carezze e le carezze,
Amore, saranno il mio sguardo su di te
E tu ancora sarai per me
Il cielo terso di giugno
Che non potrò più vedere.




*

La meraviglia degli amanti - suggestioni da Brel -


Nessuno si accorgeva di noi,
Solo l'aria e l'erba d'un giardino incolto
Raccoglievano i nostri bisbigli d'amore,
L'unica luce che mutava un destino
Senza mutarne la forma. Forse non era
La felicità perfetta, eppure la carne
Pareva gioirne: se il cuore gemeva
Nel vuoto di un'assenza amata,
La carne godeva al suono di voce
Che ci traversava correndo un'onda
E cosi ci amavamo, ogni giorno,
Promettendoci il 'per sempre' dell'amore.


*

Un altro ieri


Avrei voluto vederti le cosce,
carezzarle e baciarle, avrei voluto
perderci tempo, restare a guardarle
così come si osserva ogni volta
una meraviglia. Sì, avrei voluto
restare con la testa tra le cosce
e respirarne l'odore, la pelle,
sentire nei tuoi umori scorrere
il tuo desiderio, la mia vita,
avrei voluto - oggi - un altro ieri.

*

Dedica d’amore - una donna -



Amore mio, le parole che non dico
Perché il mondo non ascolti il mio amore per te
Rimangono dentro e premono l'anima
Fino a farla diventare
Solo un grumo di dolore
Dopo aver sanguinato ferita
Da questa distanza che ci separa;
Perché vedi, amore, tu sei il mio cielo,
Ma come il cielo per la terra
Tu non mi appartieni
E nulla c'entra il possesso
Però un'infinita solitudine
Che soltanto il nostro reciproco sì
Può sottrarre al tempo
Affinché nel tempo
Noi finalmente siamo.

*

Ti lascio un fiore, amore mio

 

Ti lascio un fiore, amore mio,

Perché è perfetta la Natura,

Anche quando la sua forza

Diventa terribile e matrigna,

Ci sconvolge la sua perfezione;

E allora da essa stessa impariamo,

Nel turbamento dei sensi che ci appartiene,

Quanta armonia di bellezza vi è

In questi sentimento d'amore che ci unisce

E ci sconvolge

Come un fiume quando esonda 

O un monte quando frana.

*

Le mani

 

                                           

                                                                                                ad A. 

 

                                                         

Le mani rovistano i nostri brandelli di carne

Lasciati a marcire in un angolo di vita,

Mentre il tempo ci corre incontro

Divorando gli intervalli tra i sogni.

 

L'acqua e la terra continuano l'amore,

Il miracolo è prendere forma tra le tue mani

E le mie che ti accarezzano il corpo

Con la sapienza di un cieco alle dita.

 

Sono i nostri fiati sovrapposti

Il caldo umore di quest'alba,

Il piacere dell'ora attesa

Per dirci la vita, per darci l'amore;

 

Perché il giorno non sia

Soltanto uno sfumato ricordo

Di un'anziana memoria

Quando ci avrà raggiunti il domani.

 

 

 

 

 

*

Angeli di parole


Amore, tu non sai delle ali degli angeli
E del loro portarmi a vedere due sole parole
Che hanno segnato il cuore con le lettere del tuo nome.
Amore, stasera ho ascoltato una canzone di Battiato,
Parlava di lei chiamandola: 'Meraviglioso amore';
Sarà che sono ebbro della tua gioia,
Ma quel 'meraviglioso' mi ha rapito l'anima.
Lo so, amore, non sono dei versi di poesia questi,
Sono solo le frasi di un innamorato,
Però lascia che io ti ripeta prima che la notte m'inghiotta:
Tu sei, il mio meraviglioso amore.



*

Vorrei amarti


Vorrei amarti
Nell’ora malferma delle gambe
Quando la sera affaticherà il passo
E gonfierà i piedi in un respiro che si affanna
Ancora appresso alla vita. Vorrei amarti in quell’ora
Per dirti quanto il tuo corpo che ho amato
Nell’ora più ardente della mia carne vorace
Sia ancora quell’ostia profana
Che nutre d’amore il mio amore per te.

*

Dove siamo noi?


Che cosa siamo stati in un tempo che
più non ci appartiene?
Tra piazza Venezia e la Bocca della Verità un destino si è affacciato;

Ma ora, dove siamo noi?

*

Caro Amore


Ti sussurrerò ancora
Le parole oscene dell'amore,
Quelle che la carne
Ama sentirsi dire
Da un angolo del giorno
Sottratto alla luce.

Darai alla mia bocca
Il potere di una mano
E ad ogni mia carezza
Mi verrai incontro
Con un sussulto del respiro
Fino al disciogliersi della pelle
Nell'umido del piacere.

Ti sarò fedele
Come l'alba alla luce,
Ti leggerò il mio passato
Alla luce del tuo amore.

Porterò il tuo alito alla mie labbra,
Sarà il soffio di una dea
Che ha atteso la mia vita
Al crocevia più importante del destino.

Sarò tuo per sempre
Con un passato che diventa solo storia
Di un'attesa, cronaca che ha soltanto preparato
Questo nostro tempo d'amore.

*

Sabato santo


Ti sei liberamente consegnato ai patimenti della Croce,
Offerto come Vittima di espiazione,
Sei giunto fino al Grido dell'Anima
E lì, pure se con il Volto sfigurato dal Dolore,
Eri ancora Tu, il Dio che sceglie;
Ma dove davvero ti sei spogliato di Te Stesso,
Della Tua Divinità
È in questa Attesa: sei diventato fino in fondo Nessuno, il Nulla.
Niente puoi, radicale passività, ontologica impotenza.
Nella logica dell'amore
verrà l'Altro a dirti Chi Sei
A dirti Che Sei.
Un altro, il Totalmente Altro,
Come in ogni relazione d'amore.

*

Nella solitudine delle ore


Nella solitudine delle ore
T'ho cercata, amore, nel silenzio
Delle case inquieto ho indagato
La confusione del cuore; al volto
Tuo sto cedendo la mia resistenza
Di uomo, perché l'amore è una dolce follia
Nell'attimo, che veste il per sempre,
Ed io vorrei impazzire d'amore
Con te, in una sovrapposizione di bocche
Respirarci fino all'anima
E nel gioco delle lingue
Varcare il confine delle parole.

*

i ho cercata tra la gente


Ti ho cercata tra la gente
Con ogni nome dell'amore,
Ma ad ogni invocazione
Nessun volto che si girasse
Aveva del tuo la sua bellezza.
Così sono diventato un nomade cercatore
Del Volto tuo amato
Preferendo ad ogni altra donna
L'attesa sfiancante del cuore
E la desolazione della carne
Nella liturgia della tua assenza
Fino al giorno della gioia
Quando ritrovai nei tuoi occhi
Il suono dolce del tuo nome: Amore.

*

Se tu fossi qui


Se tu fossi qui
Ti chiederei di tacere
Perché vorrei conoscere
La teologia dei tuoi baci; divina
La tua carne sulle labbra chiuse
E nei tuoi respiri
Anche i nostri corpi
Imparerebbero a volare.

*

Pazzia d’amore


Ora mi sembrano gli anni trascorsi
Il tempo ignaro di una lunga attesa
Che ha smesso di esistere davanti ai tuoi occhi.

Nessuna zingara
E tantomeno la mia mano
Potevano predire questa pazzia d'amore:
Al tuo volto ho ceduto la ragione.

Ora vorrei solo un tempo di clausura
Un eremo delle ore del giorno
Per vivere questa nuova devozione
Che mi porta con il riso dei folli
Il subbuglio del sangue. Morirò
Di questa tua bellezza; ma che importa,
Se amarti è una dolce pazzia?


*

Passione d’amore


Non riesco più a tacere la tua bellezza
stregato dal tuo volte resto immobile
l'orecchio teso all'ascolto della voce
di ogni sussulto dell'anima che mi parla di te
mi ripeto di continuo le tue parole
ripasso con le labbra i tuoi occhi
navigo con il tuo sguardo lo sconfinamento del cuore
cedo alla deriva il timone della pelle
i flutti biancastri spumeggiano un desiderio
che non dà tregue alla ricerca di te
mia terraferma.


*

Poema d’amore

 

                                                                                        

                                                                                      a A.C.

 

Sei la mia Poesia

La vocale accentata

La consonante liquida

La liquefazione dell’io

La fuoriuscita dal tempo

La cesura e lo enjambment

Il ritorno a capo

 

Per ricominciare di nuovo il canto

Del nostro poema d’amore.

 

*

E allora volli di nuovo

                                                                                           a A.C.

 

 

E allora volli di nuovo

L'ebbrezza del viaggio,

Attraversai la tua pelle

Come un marinaio il mare;

Ma invocavo, eretico d'amore,

Di non vedere più nessuna terra.

 

 

*

Oltre ogni ruga


Mi pervade l'anima un senso struggente di te
che non lascia quieti alla pelle.
La tua poesia è la mia dolce fuga,
il mio volontario esilio; non ho
più terre da abitare né ritorni
da viaggiare; ho solo
questi tuoi versi e la mia nudità.

*

Dentro il tuo alfabeto

                                                                             

                                                                                 ad A.C.

 

 

Non potrò più solo leggerti,

m'immergerò nell'ascolto delle tue parole,

ruminerò i tuoi versi

come il monaco i suoi salmi.

 

Mi sarai olio nelle notti di veglia

e pane nei giorni del digiuno,

sarai l'acqua dei miei occhi 

finiti dal cielo della tua bellezza.

 

Se anche improvvisa mi rapisse la morte,

sarò stato pur sempre felice,

perché dentro il tuo alfabeto

ho dato una voce alla mia vita.

 

 

*

Nessuno di noi due 

 

Nessuno di noi due 

fu carne al desiderio dell'altro,

eppure ci conoscemmo

come solo le menti

sanno toccarsi nel piacere.

 

Migrammo l'anima

dove il giaciglio era muto,

perché la notte 

non diventasse grido

e la gioia della pelle

non germogliasse

i fiori della lontananza.

 

Era la tua voce un invito al viaggio,

il tuo corpo il passaggio del desiderio,

i tuoi occhi il silenzio dei miei

mai sazi di vederti

dopo gli umori di un sorriso. 

 

 

 

 

 

 

 

*

Non dirmi


Non dirmi che hai fame di me,
Non potrei resistere e se m'illudo
Che in te covi questo desiderio,
Già sai della mia sconfitta.

Ma io lo stesso ti amerò,
Dentro l'assenza impressa
Sul bianco di un cuscino ti amerò
Nell'assenza dei tuoi segni
Lo stesso ti amerò,
Nello spargimento di una liquida solitudine
Io ancora ti amerò.

*

Tormento

 

Non ho altro da dirti

che il nostro tacere,

non ho altra da darti

che il nostro silenzio;

non ho altro da offrirti

che il seme del fiore

di questo tormento.

*

Da un ramo spezzato

 

Ti guardo

con gli occhi nella memoria,

in un sussulto della pelle ti ritrovo;

ma rimani solo un attimo nel ricordo:

subito il vento del qui ed ora spazza via

le foglie del desiderio da un ramo spezzato.

 

*

Incontri

 

Aveva la tristezza dell'uomo solo

malgrado il loden blu e l'altezza

ne esaltassero la bellezza e l'eleganza

ancorché apparisse più una memoria

che il tratto peculiare di un presente

oramai sffumato in quell'età matura

che già affaccia l'età più anziana della vita.

 

Aveva la sconfitta di chi vivendo

ha subito la mala resa di un vissuto

e ricomnporre un disegno originario

è un'impresa di martiri o di eroi;

anche la sua fede sembrava distorcesse

verso quell'esaltazione più simile al sintomo 

di un disagio che non la ferita di una vera luce.

 

 

 

 

 

*

La felicità ti sorprende


La felicità ti sorprende
nelle semplici cose di una casa:
l’acquaio non otturato, nessuna
perdita di acqua all'inquilina
del piano di sotto, anche l’ingresso
di nuovo illuminato
per la lampadina appena sostituita
ti riporta un poco di gioia;
per non dire poi della tv quando si vede
senza interruzioni per lo scarso segnale
di un’antenna con gli acciacchi del tempo.
Questa felicità è lo stupore dei poveri.

*

Amica mia


Amica mia, il passato non torna
e la primavera non germoglia
mai gli stessi fiori.

Per noi è l'ora dell'inverno
e il gelo della neve
non concede estasi.

*

siamo diventati una distanza

 

Siamo diventati una distanza,

una piaga tra le dita

che ferisce la pelle e dà dolore.

 

Se chino il capo vedo il piede

lasciare un grido muto

tra la neve e se mi volto indietro

 

l'orma è solo quella dei miei passi.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Hai parlato

 

Hai parlato del dolore come si parla di un reietto, 

un ospite infelice dal triste destino per il quale,

dicevi, non vale la pena di perdere tempo; 

 

eppure il dolore è poca cosa se penso

ai morsi profondi della solitudine, che a volte, soffrire, 

sembra un sorso d'aceto ma pur sempre migliore 

 

di quell'arsura del cuore che non ha neppure una croce

e nessun ladro a tenerle compagnia. E come un ladro

il dolore ti arriva alle spalle e spudorato

ti fa sentire ancora vivo.

 

 

*

La via delle stelle

                                                                                                                                                                                                                          a G.F.

 

 

Ho perso la vita nell'atto stesso del nascere,

ma la morte non lascerà in me alcun rimpianto

tanto la vita mi ha corrotto le viscere d'amore

per quella bellezza che trasfigura lo specchio d'acqua

in cui tra fango e detriti ancora ritrovo il respiro.

 

Ho conosciuto fame e dolore di anima e carne,

desolazione e gioia nella resa dei giorni,

ma sempre ho ritrovato nella mia stranietudine 

il corpo di un sogno ancora vivo

la notte in cui smarrii la via delle stelle. 

 

 

 

 

*

Le cinque lettere


Ancora un giorno e la luce
Miracolo del mio respiro
Orlo d'abisso su cui girovago
Ruminando le tue parole
Ebano d'inciso fiore.

*

Amore mio vieni, così disse


Amore mio vieni, così disse
Lo sposo alla sposa, vieni
E nelle acque noi c’immergeremo
Perché nel suggello non v’è fierezza
E quel che è necessario non chiama
A libertà. Ogni ombra discute
La mia scelta, grave è la somma
Degli errori, però non mi sottraggo
Alla condanna, ma tu vieni
E ancora vieni, vieni alla deriva:
Nell’estasi dei venienti, lo spegnersi
Delle seti, umido alle carni.

*

Lei viene lì ogni giorno e mi bacia

 


Lei viene lì ogni giorno e mi bacia;
mi bacia ella fermata del bus
e mi bacia tra la gente che aspetta.

Nessuno sembra conoscerla 

e neppure io la conosco,
ma mi lascio baciare lo stesso.

 

Una volta – la prima volta che accadde
passò e mi guardò ammiccando
con l'indice in bocca e due giovani

che passavano lì per caso
si sorrisero a vicenda divertiti
voltandosi con la testa all’indietro

gurdandoci come fossimo due attori

sulla scena di un film all’ultimo tango.

 

 

*

Amina del Boscovecchio


Accade come con le foglie
Quando nella quiete di un sole ancora mite
Tu senti il loro stormire
Come fossero pigolii nel nido,
Allora t'accorgi che un leggero vento è appena passato
Uno zefiro leggero, invisibile
Che ti lascia nell'anima il segno
Del suo viaggio, del suo incessante andare
Perché è il suo destino inseguire il sui nome, la ragione
Del suo essere vento; ma con te,
Il passaggio è più lieve, più dolce
L'orma che lasci, invisibile luce
Che pure incide profonda e ferente
La longitudine del cuore
E muta della foglia il respiro
E muta del mondo il colore
Pur rimanendo come il vento
Sempre segno invisibile e mite
Di un meraviglioso viaggio.



*

Solo nell’elogio...


Solo nell'elogio dell'imperfetto
Trova quiete il mio respiro.
Un eremo ho scavato
Tra le balze della bruttezza,
Un riparo
All'affanno dei giorni,
Mentre fuori impazza
Il carnevale dei corpi.


*

Dei mie capelli


Dei miei capelli il bianca m'assedia
Un'insidia nascosta dal tempo,
Un assalto cui non oppongo difesa,
Saggia è la resa ad ogni respiro
Che segni il passaggio dal nulla alla vita.

Ma resta confuso in me un sentimento
Un pensiero che ha per madre un istinto
O un'emozione germoglio dei sensi
Che non di serra mai sarà figlio
E non della sera ardente un amante.

Quanto tempo mi rimarrà ancora
Da elencare a memoria quei giorni vissuti
L'incanto è passato a tramonto
Nel bilancio degli anni
Un conto da rubricare a spese.



*

Così appare

 

Così appare nel giorno l'ora migliore,

Alla mano il giudizio e la sentenza:

Si aggrappa all'alba foriera di promessa

O alla notte consegna il debito contratto

Con la vita.  Certa è la durezza delle veglie,

L'insonnia un'isola dove naufragano i sogni

E le stanze nell'oscurità un rumore

Di fondo proveniente dal futuro.

Case vuote e cortili deserti

Il volto nell'innocenza della solitudine.

*

Del detto, del non detto e del piacere


Ciò che vedi
Non è altro che l'Opera di Dio
E anche ciò che non vedi
È opera di Dio. Tu credi
Che solo nel manifesto sia il contenuto
Ma anche la potenza contiene in sé l'atto, però
È nel definito che muore di sé il fiore
Mentre nel non detto
Vive in sé ogni parola.

Così il casto è eloquenza del vergine
E dimora di ogni futuro
Perché ciò cui si rifiutò la luce
Non di meno di ciò che sorse
Ebbe a dire di se stesso:
'Io sono in ciò che attendi e non lasci venire'.


*

Default


Un'espressione comune, un luogo
Ovvio, la convergenza necessaria,
Il battiscopa come termine di sosta,
La millanteria dell'abito, il declino
Della tavola di legno, la notte
La bottiglia del vino sulla stufa,
La neve nell'ampolla e il vetro
Dello specchio dentro il bagno,
La perdita dell'udito con l'età,
L'età inascoltata priva di parola,
L'insegna luminosa fuori il bar.

Un punto di sutura lungo il mare
Per non tradire il fiato al desiderio.

*

Inverso alla morte è l’amore


a Eraldo Affinati e al suo 'Campo del sangue'


Si continuava a fare l’amore tra giovani corpi, a volte già ignari l’uno dell’altro, capitava tra i deportati in attesa, capitava di fronte ad occhi indifferenti. La morte era il termine del viaggio e il viaggio caparra dell’Inferno. Molti forse non sapevano della morte, ma intanto vivevano dell’inferno le soste e il viaggio era il dramma dei vivi già morti nella loro dignità negata. Ma la carne dei giovani corpi aveva fame di vita e di piacere, allora continuavano i giovani corpi a fare l’amore anche senza amore e tra gli sguardi indifferenti di altri corpi, che pativano il puzzo dei corpi la fame e la sete e i giovani corpi a far l’amore anche senza amore, così simili ai fili d’erba quando bucano l’asfalto.



*

Commento a ’Rayuela’*

Gil aveva promesso di tacere
Di abbracciare il silenzio
Della devozione, Gil
L'aveva scritto, ma egli è
Un infedele al giuramento
Dello stupore, ché qui tradisce
Il tremolio della lettura l'emozione
Di una corsa attorno al mondo
Con gli occhi dei bambini
Dentro la sapienza di un'adulta.
È questo il 'miracolo' di Amina
L'inaspettata luce: tornare
Con lo sguardo degli infanti sulle cose
Avendo sulla bocca ogni parola
Mai perdendo l'autenticità del l'ispirazione
Mai degradando in una scrittura
Senza il corpo o fingendo in una trama
Ciò che non porta in sé come gravidanza.
Di bellezza e rara luce il suo mistero
Nella chiusa tutta l'innocenza ed il genio
Che le dimorano nell'anima.




*Non mi è stato possibile inserire il commento nello spazio apposito, lo pubblico quindi per ora qui.

*

La poesia non ci salva

 

La poesia non ci salva

da ciò che siamo,

non ci rende

uomini migliori;

solo quando

la parola è attesa

e alla parola

ci si offre come carne

allora dall'incontro

può rinascere la luce,

la bellezza

di mari laghi e monti

o di strade

battute come marciapiedi.

 

 

*

L’ora

 

Cerco le parole per dirmi il mondo

Cerco di legare insieme delle parole

Per dirmi il mondo, cerco il mondo

Traversando le parole ed il senso

Che le parole dànno al mondo. Cerco

 

Di andare oltre la morte di Gustavo

La morte improvvisa di Gustavo

La morte che si presenta inaspettata

A Gustavo, la morte di Gustavo

Improvvisa immediata bastarda. Indelicata:

Non ha neppure atteso un'ora tarda

O il cuore della notte. Improvvisa

Si è presentata a Gustavo la morte

E  a noi - sfacciata - la nostra sorte.

 

 

*

Appena mezzanotte

 

Forse è solo utopia

Questa attesa che accada

Ai nostri corpi

Ciò che è già accaduto

Dentro le nostre anime

Innamorate di quella congiunzione

Dove si apre la ferita d'un plurale

Traversato dalla luce

Che fa lacrimare persino gli occhi.

 

Oggi ancora un'altra incisione sulla pelle

È l'intervallo della distanza

Tra il desiderio di toccarti con la lingua

E il sapore salato della tua mancanza

 Che preme dentro come un vuoto di parole.

 

 

 

*

in pance come cieli


stringo con una mano il tempo
le dita flesse sull'appiglio
non cedono la presa

coi sensi nell'attesa
si svestono due corpi
già umidi di voglia

vengono nelle nudità
le loro epifanie
turgidi i sessi
liquida la vita

negli antri del piacere
scaltro effluvia
il singulto lacrimale.

due piccole abat-jour
in pance come cieli

*

Tra la pelle ed il soffio dell’anima


C'è un'innocenza, un'ingenuità
Della carne, un'unione selvaggia
Tra la pelle e l'anima, un amplesso
Dove emergono le lingue in bocche
Convergenti su unguenti di suoni.

Ritorna l'idea, il primo respiro
Il disegno del Principio, lo stesso
Velato di una mano tra le nocche
Attese ad un senso di mancanza
Afferrate all'evidenza dei sensi
Alle nozze ogni istante da celebrare
Tra la pelle ed il soffio dell'anima.

*

il sapore della scommessa

 

dimmi la ragione di questa vita

e della perfezione divina della musica,

dimmi perché tutto delina in vecchiaia

se la morte non ne precede l'avvento,

dimmi perché ora che il mio respiro

intuisce il tempo prossimo della fine

l'età giovane sembra una mistica del tempo

e l'età anziana un tarlo dell'anima;

ma forse è meglio che noi tacciamo

lasciando al silenzio

il sapore della scommessa.

 

 

*

Hanno sempre le stesse...


Hanno sempre le stesse abitudini i figli:
Girano a piedi nudi per casa e non ascoltano
Il richiamo dei genitori ed i consigli di questi
Alla prudenza; alzano gli occhi al cielo
Quando ti sentono dire
Di come la vita abbia bisogno di ordine,
Di come le regole aiutino a governare
Il destino e di come il destino
Vada apparecchiato nel presente
Perché il presente è già il proprio futuro.
I figli giovani non amano i progetti
Se sono disegnati su carta millimetrata,
Amano i sogni e accettano il rischio
Di vederli svanire appena verrà un'alba
Che sarà grigia, diverse dalle altre.

Girano a piedi nudi per casa i figli
Ma questo è il loro modo migliore
Per dire come vivono la vita.


*

Ecco

 

Ecco, ascolto il tuo tacere

e di un pronome il suo sfiorire.

 

Terra deserta è ora il cuore,

isola lontana, stele di mare...

 

Fummo dell'amore i turbinii di un'onda.

*

In difesa di una poetessa


Vedi, come lei, la poetessa
Trae dalle viscere della sua anima
Le parole bagnate di luce?
Ma quelle cavità abitate non sono sue,
Ella ha ricevuto solo la grazia di essere specchio
All'Universo e al respiro di ogni atomo,
Un alito perfetto nell'impermanenza.

Non si formano pensieri nel suo grembo,
Né il ventre suo stilla squame di pesce
Fino all'uomo, dal suo ventre
Un'immacolata stilla sgorga e sprizza
Fino a lambire l'utero del verbo,
Che poi partorirà parole
Già fiorite sui rami prima spogli
E come piume sugli uccelli al nido.

Oh, non dire della poetessa
Che ha gli occhi dietro l'ombelico!
La sua lingua è umida di stupori
E quando alita anche Dio viene.




*

Non mi mancare

 

ti voglio bene, amore mio,

anche se il silenzio diviene 

una densità

dove altri cullano il tuo sonno

io resto a vegliare 

i tuoi occhi chiusi

le tue palpebre abbassate

il tuo corpo di statua greca

di bellezza

che seduce ogni uomo.

 

ti voglio bene, amore mio,

sulla tua bocca 

attingo ogni mio respiro;

 

ti voglio bene,

amore mio. 

 

Non mi mancare.

 

 

*

La fatica di mio padre


La fatica di mio padre
Non ha mai trovato per sé
Una metrica né una rima.

La fatica di mio padre
È rimasta la fatica di una vita,
Di quella che non conosce rime,
Di quella che mai avrà una metrica.

La fatica di mio padre
È stata una cruda fatica,
Quella di padri e madri
In un tempo privo di redenzione.


*

Ladro con te

 

Non era rimasto nulla,

tutto avevo compiuto

per lo più retribuito a pena,

imputato a male,

espiato a colpa.

 

Reietto sul legno,

naufrago senza riva,

udivo stridere la mia solitudine

sferzata dai cardini

che schiudevano l’abisso.

 

Stridevano gli occhi privi di pianto:

Unguento del pentimento,

Sutura d'ogni ferita d'anima.

Fino alla voce e all’appello,

Fino a bere di lui il fiotto vivo.

 

 

 

*

Non c’è notte in questa luce

 

Non c'è notte in questa luce,

tutto è stato srotolato dalla ragione
ed anche ciò che resta inspiegabile
prende il volto di un'attesa ingorda
o dell'ora in cui di sé certa
ogni nebbia verrà dissolta.
 
Secche le labbra serrate mordono
il respiro, nei simboli muti
si affanna l'aria e il passo già incerto
di più si confonde.
 
 
 

*

Tra le ossa e la pelle le grida


Lei mi diede alla luce
Traversandomi con notturna voce,
Con doglie di parto m'avvolse la gola,
L'acerba maturità del desiderio s’infisse
Chiodo ai lacerti di carne. L'ìmpeto
Dispiegò la notte in frammenti
Luminosi, a teneri miraggi
Protese la mente, flesso
Il polso a catena si ruppe,
Tra le ossa e la pelle le grida.










*

Amata Ricerca - divertissement -


Questo sito di poesia
Che ti fa compagnia
Come una radiomaria
Cura la solitudine e ribatte la noia
Rigetta di fuori la voglia
Di parole ribelli al buio che ingoia
E recide la lingua come una lama di boia
Che vorrebbe il silenzio d’attorno
E dentro il buio del giorno
Ma vince lo strazio di un lamento
Lo stridere sonoro del tormento
O il canto di un cuore contento
Se pure si finge e si inganna
Ha pur sempre un cuore di panna
E non sempre è poesia
Spesso si tratta di malattia
La voglia aereofagea di un piccola diarrea
Monologante e logorrea
Al fior d’ombra d’un’altra teologia
Al caldo di un bagnomaria
Suoni e voci dell’io profondo
Mesta malinconia o insana euforia
Di stare nel gioco del mondo
Tra la gioia di un culo rotondo
Ed un seno importante
Si erige svettante il verso stilita
E sta, immobile, osserva la vita
Non serva né mite o clemente
Ma degna di sfida, un assalto furente
Al corpo che nudo di vesti invita
Lo sguardo inquirente
A dedurre dalla carne la mente
O la vita, biochimico pastis
Di posticcio pensante o d’anima ardente.