chiudi | stampa

Raccolta di poesie di Lorena Turri
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Ci frega





Ci frega questa nebbia d'autunno
l'acre umidore delle tende da sole
e il farfarello umbratile del tempo.
Ci frega reiterare un sogno ad occhi chiusi
cercare e non trovare il segreto dell'amore
il distacco della luna dai lampioni.
E ci frega vivere in un'apnea perenne
immersi dentro il bacio che non osammo mai.

*

Di questa vita


(strofe alcaica)




Di questa vita di ulivi gravidi
di vista sfugge l'antico nocciolo:
si spreme la polpa dei frutti
per lenire la nostra ignoranza.

*

Antistress



Nel quotidiano solitudinale
m'abbraccio a giorni designificati;
si liquefà negli stratificati
spazi il tempo scorrendo interinale.

Più non comprendo l'abitudinale
ansia che dei domani fa passati
di presenti in anticipo fugati.
Tu mi dici - preparati al Natale -

nervoso e con un fremito d'urgenze
ma quando arriverà sarà obsoleto
e ti deluderà la festa e il dono.

Io ho scardinato i calendari e sono
in sintonia con sole e luna. Quieto
l'ansietà e non mortifico l'essenze.

*

Si spengono le luci



Sono giunta al crepuscolo dei sogni
in questa età che mi rannicchia il petto
ché rapide si spengono le luci
accese nel tendone della vita
come in un circo all'ultimo spettacolo.
Ripongo il naso rosso e tolgo il trucco,
le scarpe esagerate,
i ricci colorati.
Assesto la risata in un sorriso
per quelle tante gioie ricevute
e l'allegria che spesso ho regalato.
Piego la rete che mi proteggeva
quando andavo funambola sul filo
del rasoio di tutte le tempeste
guardando sempre in alto
e senza cedimenti.
Del trapezista resta il desiderio
di un volo a braccia larghe sul futuro
e allora m'improvviso
artista di una strada in controluce
sui vecchi sanpietrini del destino.

*

Trova le differenze

Cosa fa una studiosa di metrica in una noiosa domenica afflitta da un forte raffreddore e non ha come passare la giornata?
Apre il manuale e cerca di studiare e capire il SONETTO RINTERZATO detto anche DOPPIO. Se ne fa un'idea storica (:-) ) e si cimenta in quel tipo di composizione, amenamente.

Fu ideato da Guittone d'Arezzo e un allora Dante ancora alle prime armi (dice Contini:- d'immaturità tecnica- su cui pongo le mie riserve) si cimentò in alcune composizioni di questo tipo ma con una variante, per cui si può parlare di Doppio e non più di Rinterzato. Dopo il Duecento nessuno scrisse più i rinterzati, segno che l'invenzione guittonania non era stata molto felice.

Primo esercizio (forma guittoniana):

LA VERA STORIA DEL SONETTO RINTERZATO E DOPPIO


Se ne stava Guittone nel convento
con un preciso intento:
mostrarsi artista colto e raffinato
e fare scuola per il suo talento
con un componimento
a cui nessuno avesse mai pensato.

Il Frà Gaudente giunse al compimento
di sé molto contento
- ché al gaudio s'era pure consacrato
dalla Madonna preso in rapimento -
- Io sono un gran portento! -
pensò alla fine del suo rinterzato.

Dalla Canzone aveva il settenario
qual grano di rosario
estratto e seminato in un sonetto.
E gli sembrò perfetto
a basamento del suo seminario.

Ma Dante, allievo e un po' bastian contrario,
all'insigne primario
cercò di dimostrar che quel sonetto,
perché fosse perfetto,
renderlo doppio era necessario.



Secondo esercizio (forma dantesca):

DI CUCINA COMMEDIA

Dopo aver rinterzato, stamattina,
di manzo una fettina
con del prosciutto, asparagi e un ovetto
di settenari ho farcito un sonetto
come un cuoco provetto
di moda guittoniana ed aretina

ma con una variante fiorentina
(pappata la chianina)
che prevede, per rendere l'effetto
del doppiaggio di rime nel versetto,
lo schema a incrocio stretto.
E' proprio una ricetta sopraffina!

Di me sarà felice il Padre Dante
che mi porrà dei Master Chef nel Cielo
per questo ardito zelo
e per la fedeltà di vera amante.

Da casalinga stilnovista aitante,
or che di fame m'è tornato un pelo,
il sonetto surgelo;
leggo l'Artusi e cuocio capesante!

*

Nel meriggiare

Una fanfola in decima rima.

NEL MERIGGIARE

E' l'ora che la pàrpela s'aggrama
e il burzichione cionfo e smidollato
sofanamente a bùrzola salama
si sbràcola con ruttolante fiato.

E dopo aver sguinziato giù la zippa
ravandellando un poco, sguatto sguatto,
s'addrùmola e sogniffa a scippa e lippa
con sbagudiglio e con sbrofonchio flatto.

Szappinga sbavoloso e sonnimorto
nel meriggiare torrido sull'orto.

*

Fanciullo sberleffo



Sul mio corpo ogni giorno nuovi tratti:
giovinezza che scivola via svelta
con la matita indocile e precisa.
Lascia torpori di memorie agli arti
e pallori di luna sulle sere;
fioriture sbiadite in primavere
che eludono all'estati i dolci frutti
dei sentimenti e dei sensi sbrigliati.
S'accartoccia l'autunno intorno ai fianchi
e il brivido di schiena è il presagio
approssimato di de-solazione
(come un perenne invernale buiore).
Ma mi basta un cernecchio da prillare
sul dito, per irridere allo specchio
le macchie brune forgiate dal tempo
con malizioso, fanciullo sberleffo.

*

Asefru

ASEFRU

Come in Italia Petrarca ha legato il suo nome al sonetto e Dante alla terzIna, in Cabilia (Algeria) Si Mohand (1848-1905) si è sempre identificato nell’asefru (pl. isefra), la sola forma compositiva impiegata in tutte le sue poesie. Si tratta di un breve componimento dal metro piuttosto semplice ma particolarmente efficace: tre terzine di 7, 5 e 7 sillabe con i primi due versi a rima baciata (identica in tutta la poesia) e i terzi rimati tutti tra loro, secondo lo schema: aab aab aab (sillabe: 7-5-7 7-5-7 7-5-7).

Non potevo non provarci. Il componimento appare semplice ma le rime imposte sono molto castranti.

(ASEFRU) NOTTURNO

Adagio il mio respiro
in un sospiro
che affonda nei precordi

mentre chiude il suo giro
il giorno. Miro
della notte gli accordi

stellari e lo zaffiro
lucente. Viro
le tristezze in ricordi.

Lorena Turri

*

Uscire dalle mura



Uscire dalle mura dei miei calendari
mi mette l'ansia della formica:
mi allarmo anzitempo per l'eventuale
contrattempo, per il tempo
(neve, sole, pioggia o vento)
con enfiàto timore modulando
un lamento di cicala intirizzita.
Nelle trappole dell'abitudine m'inquieto,
attardata davanti al guardaroba,
costretta e stretta nella scarpa scomoda
della socialità dovuta.
S'allarga a macchia d'olio
l'inconcludenza della frenesia
che m'infagotta nell'accappatoio dei perché.
Desisto dal prêt-à-porter dell'orologio
rischiando dei ritardi incomprensibili, ma
mi salvo nel corner della borsa in similpelle:
scendo le scale con l'avallo del corrimano,
e mi inoltro quasi spavalda
in un ingorgo di sorrisi e savoir-faire
dando la mano a tutti
come se niente fosse.

*

A bocca chiusa

A BOCCA CHIUSA

Appoggio il mio silenzio a scopa e straccio
e quasi sorridente tu mi vedi
spazzare il pavimento e spolverare
con dedizione i mobili e gli oggetti
compagni di una storia interminata.
Chissà se ti fa male non capire
a cosa sto pensando mentre taccio;
perché, puliti i vetri, osservo attenta
quell'albero di fronte, alto e fiero.
E' in base alla sua crescita che il tempo
ho misurato, come fa una madre.
Sembra toccare il cielo con la cima
e sembra ieri che era una talea!
Nel mentre, gli anni trascorsi così
velocemente, li ho impegnati, sola,
dialogando con queste poche cose,
a cogliere le rose da un pensiero
per vasi traboccanti di profumo
a dire al vento - basta, resta fuori
a giocare coi pollini dei fiori!
Di polvere qui dentro ne ho abbastanza,
ed addomesticarla è una fatica -
E il vento mi ha baciata e accarezzata.
Sto, uguale alla teiera sulla mensola,
panciuta e muta, ai libri che riordino
con cura, miti e densi di parole.
Mi rassomiglio ad essi sorridendo
di questa libertà compresa. Viva.
E vivo senza amarti, a bocca chiusa.

*

Sentirai una voce (metasemantica)



Lo vedi dalla brengola il carmazio
che piano piano sgratina le grisce
smarmaragliando il trèmido dall'azio
e lentamente arrùgina e barlisce?

Allinciati socchiuto, trazio trazio,
lucando fuocamente tra le misce
laddove il casserino trova spazio
e nel nidioso brego s'azzittisce.

Poi lascia che ti acciulli lugo e bramo
e sentirai una voce dirti “t'amo”.

*

Sull’agenda



Quei silenzi che affossano l'anima
in poltiglie di sconforto
io li conosco
sono le bocche dell'arroganza
e dell'indifferenza di chi
non ha mai imparato ad amare
per la paura conscia dell'amore.
Allora che dirti
se non sai dire grazie
alla terra che ha tentato di regalarti un fiore?
Resto, a guardare pareti di cartongesso
a poco a poco divenute pietra
e annovero il tuo nome in rosso
sull'agenda delle mie lacrime.

*

Non scrivere poesia



Fa male ricordare certe storie
apre dei varchi di malinconia.
Sorvola, lascia stare. Fai una torta.
Falla spettacolare!
Poi pubblica su Instagram la foto
vai su Zalando e comprati un vestito
le scarpe, una borsetta, un accessorio
abbraccia virtualmente qualche amico
manda dei baci, senza economia.
Non scrivere poesia.
Chiudi la rima in -ia dentro un cassetto.
Vai a letto, esci, infilati in un sogno
e leggi il libro che non hai mai scritto.

*

Per far posto ai sorrisi




Piango.
Piangere mi fa bene
- voglio che tu lo sappia -
che mi svuoto della tristezza
per far posto ai sorrisi
da regalare ai tuoi occhi
ogni volta che li vedo.

*

Nel ventoso sparire dei colori



Dove andrò a cercarti
se anche gli alberi in Aprile già sfioriscono
e manca il tempo azzurro e calmo
della luce?
Nel ventoso sparire dei colori
m'aggiro confusa, mézza di ricordi
come fantasma in un sogno reiterato.
Tu ora sei cosa, qualcosa,
pietra miliare della tua stessa essenza.
Io, che volevo essere, sono divenuta
turbine di polline infecondo.
Come ritrovarti
in queste giornate povere di albe
vivide e luminose e di prati erbeggianti
al sole del mattino?
E se per caso c'incontrassimo,
come riconoscersi, nell'assenza d'indizi?

Ho le mani fredde e gli occhi lucidi
dell'impotenza e sta qui tutta la mia pena:
sto col mio cuore gonfio
in una primavera senza pace.

*

Filastrocca della Pasqua



Filastrocca della Pasqua...
... qui la rima mi fallisce,
da ogni parte butta l'acqua
e perfetta non sortisce.

Quasi quasi la fo' a strisce...
... ma se viene fuori vacua?
Ci sarà chi l'applaudisce
e chi invece un poco evacua.

Se la rima si scialacqua
si ribella a bisce a bisce, *
neanche l'Arno la risciacqua
come Giuda ci tradisce.

E così, ecco, finisce
filastrocca della Pasqua;
i suoi auguri qui esibisce
e di santo vin li annacqua!



*a bisce a bisce locuzione metasemantica di Fosco Maraini


Auguro a tutti una Pasqua di Speranza di Pace.

Lorena

*

La Poesia è una rima facile#poesiapoeti

 

 

 

Chiamala voglia d'amore

quella che colma lo spazio

tra l'anima e il cuore.

*

Filastrocca della viola ribelle



Di Primavera un cinguettio ventoso
raduna in cielo petulanti nubi.
Il tempo si prospetta dispettoso:
cancellerà col sole i suoi connubi.

Nei prati le ombrellifere sui cubi
al ritmo della pioggia balleranno;
in vilucchio i convolvoli sui tubi
coi calici ricolmi brinderanno.

Gli alpestri sempreverdi che nell'anno
non mutano né foggia né l'essenza
come i vecchi che sempre piano vanno
serafici diranno: - Su, pazienza! -

Ma una pallida viola in astinenza
risvegliando il suo spirito ribelle
griderà: - Adesso basta alla carenza!
Smuoviamo il sole, forza, mie sorelle!

Protestiamo, non siamo pimpinelle
e tu, tempo, non sei il bel tenebroso!
Ridacci la stagione a cinque stelle
ché noi vogliamo un vivere gioioso!-

*

Accorato appello



Poeta, vecchio mio, forse tu sai
se ancora nella notte il Cielo splende
se un astro di Poesia ancora s'accende.
Dentro il cassetto antico resta ormai

il buio polveroso ed un viavai
di ragni indaffarati nelle aziende
di tessitura fina di commende
tra penne divenute aghi in pagliai.

Ronzano mosche fastidiose e lerce
posando sopra carta stropicciata
la loro mercanzia, scoria di merce

indigesta e scaduta destinata
in esclusiva al banco dell'incanto.
Poeta, dimmi tu. Io taccio, intanto.

*

Haiku (ciliegi al vento)





ciliegi al vento
avrò orecchini rossi
prossimamente

*

Il ritorno delle rondini



Marzo di neve, di pioggia e di vento.
Sotto la gronda di un tetto al riparo
gruga la tortora un lungo lamento.
I passeri chiassosi tra gli ulivi,
senza farsi per questo sangue amaro,
fischiando se ne infischiano giulivi.

E nel tumulto del cielo volando,
stanno tre rondini affrante pensando:

- Uh, che bella giornata
pianificammo per la rimpatriata!-


*

Haiku bizzarro





la Primavera
happy flowers nei prati
l'ape... ricena

*

Ci sono donne



Ci sono donne cosiddette vere.
La perfezione regna intorno a loro.
Almeno pare, o per sentito dire.

Coriacee. Pronte a tutte le intemperie
con i capelli a posto come i conti.

Sempre belle da fare invidia al sole,
hanno un lavoro, figli, cani e gatti
e compagni di vita rispettosi
lungi dal dirsi appena un po' noiosi.

Mostri della logistica applicata
stanno coi tacchi in una linda casa
e al parco vanno in tuta con l'amica.

E nel momento della dipartita
con dignità salutano i parenti
ed escono di scena trionfanti.

Sono diamanti pieni di splendore.

Ed io che sono un fondo di bottiglia?
La vita passerò dietro a un fondale
poi a sipario chiuso da una quinta
con un guizzo maldestro uscirò fuori
ed agli astanti increduli rimasti
dirò: - Signori miei, ero l'autore!-

*

La parietaria rossa





A sabbia di deserto i giorni vanno
con strisciante lentezza di lumaca
lasciando lunga scia di solitudine

- fragore moribondo di secondi -

Convolvoli, i silenzi alle pareti,
aggrovigliano ai balbettii le sillabe
risucchiandole in calici di noia.

E non lenisce l'urticante afa
la parietaria rossa della sera.

*

Nella nebbia

Sonetto leporeambo

NELLA NEBBIA

Immersa nella nebbia, mani in tasca,
e un sogno ancora in veste zingaresca
nella testa. Mi stringe un'aria fresca
che l'andatura mia rende più lasca.

Non vedo intorno d'albero la frasca
e sembra il sole luna un po' lupesca.
Vagabonda, la mia anima gattesca
va miagolando, con zampa fuggiasca.

E' stanca di leccar la stessa lisca
o col naso seguir voli di mosca.
E anela a una ventata forte e brusca

a spazzar via la bruma che confisca
chiarità e la visione vera imbosca
mostrando di farina sempre crusca.

*

La rima in -oso

LA RIMA IN -OSO

 

 Si dice da sempre che è acquoso,
il mare con tutta quell'acqua;
sereno non è, è nuvoloso,
il cielo, se il sole s'acquatta.

Il tempo se piove è piovoso
e sale quell'uggia coatta
che tutto ci rende più uggioso

e sembra di viver sott'acqua.

Io penso e divento pensoso

con mente che a volte scialacqua
e forgia un pensiero penoso
ovvero alla pena lo adatta.

Un prato fiorito è fioroso?
Chissà? Ma di certo siffatta
è la rima fantasticca in -oso
se un fior petaloso s'annacqua.

*

La ragazza castana

(monovocalica)


Andava scalmanata, all'alba ambrata,
strappava malva, lavanda, bardana;
scalza, cavalla dall'alma fatata.
Danzava appagata, farfalla albana.
Amava la campagna spalancata
alla vasta vallata, arpa arcana.

A gazzarra passata, a casa, stanca
s'amalgamava alla gatta, alla panca.

*

La tarma calma

(monovocalica)


Calma la tarma pappa la casacca
La mamma baccana, - Brama la lana!
Va stanata, scalzata! Va ammazzata!-
Allarmata, la tarma, labbra stacca;
scappa ratta, alla calza s'accatasta.
Calma l'azzanna, la bastarda... gnam!
Vaga s'apparta, la bara scansata.

Farla 'n barba alla mamma? Ragazzata!

*

haiku della brina

 

brina sull'erba
del verme assiderato
è certo il merlo

*

Preghiera#SaveAshrafFayadh

 

 

 

Liberami padre dal velame scuro che obnubila le menti

dagli uomini coi sopraccigli di libidine ammiccanti

dalle donne con voce carezzevole di miele

e retrogusto al fiele

dall'ipocrisia celata sotto il burka della cortesia

dall'insipienza, dalla falsa poesia, dal pregiudizio

dal sine qua non della fine e dell'inizio.

Liberami dal ghetto del buonismo, dal narcisismo

dal bigottismo dei sedicenti profeti

dal becero e gretto conformismo.

 

E da chi vuole uccidere i poeti.

*

3haiku




triste distacco
le ramaglie dei platani
lungo la strada

****


la notte scivola
sotto i candidi lini
dei tuoi abbracci


***

malinconici
origami di rose
ora ch'è inverno

*

Le esopiane

Sulla scorta della stanza di canzone in decima rima di Auliver (XIV secolo), una rivisitazione personale di alcune favolette di Esopo e di altri.

 

I DUE CAVALLI

(liberamente tratta da un racconto di Lev Tolstoj)

 

Aveva due cavalli un contadino

l'uno tirava il carro alacremente

l'altro era pigro e, invero, assai furbino.

Fu così che il padrone, un po' inclemente,

gravò di tutto il peso il primo equino

che l'altro dileggiò sfrontatamente:

 

- Più tu fatichi e più ti sfrutteranno

sei proprio sciocco e questo andrà a tuo danno.-

 

Ma il contadino, visto l'incapace,

gli sparò un colpo e lo mangiò alla brace.

 

IL TOPO DI CAMPAGNA E IL TOPO DI CITTA'

 

Un topo cittadino andò in campagna

a pranzare da un topo suo parente.

- Lardo e fagioli senza la lasagna

nient'altro c'è, ma il posto è assai accogliente!-

- Ho ben capito, qui non v'è cuccagna;

vieni in città, si mangia riccamente!-

 

Là, infatti, c'era un frigo rifornito

ma, a guardia, un gran molosso ed agguerrito.

 

- Caro cugino, ritorno al podere:

mangerò poco... ma sempre a sedere!-

 

LA CICALA E LA FORMICOLA

 

Cantava la cicala senza sosta,

superba, mentre sotto la canicola

a denti stretti, umile e composta

faceva, previdente, la formicola

le scorte necessarie alla batosta

invernale, cogliendo ogni particola.

 

Le disse la cicala: - Sei una stupida!

Divertiti, non esser così cùpida!-

 

Ma venne il freddo e la cantante pianse.

- Balla! -, rispose. E più non la compianse!

 

L'ASINO E IL MAIALE

 

Guardava, un porco, l'asino nel prato

che stava chino a consumare il pasto

e lo guardava in modo assai schifato:

- Quanto sei brutto e grigio! E poi, quel basto,

che ti fa schiavo ed anche bastonato,

della stupidità ti rende fasto!-

 

Mirò il maiale, l'asino tranquillo

e gli rispose con pungente spillo:

 

-Amico caro, è saggio il tuo discorso,

ma tu non sei... quello dell'anno scorso!-

*

Una

Vorrei essere tante, invece sono

una. Smistarmi in mille e fare come

chi dei pensieri muta voce e tono

e non disdegna di cambiare il nome.

 

Quest'oggi molto chic, casual domani

quando frivola e quando casta e snob.

Talora una poetessa a quattro mani

talaltra fumettista: - Sgrunt, sniff, sob! -

 

Seria, faceta, timida, estroversa;

avere il dono dell'ubiquità,

nel posto giusto ognora e viceversa

e come un genio agire o nullità.

 

Di questa unicità pago il mio fio:

non m'ama lui perché... io sono io!

*

Guardaroba



Resto a guardare nuda
le mie rose stampate sulle gonne
dismesse nell'armadio

(c'è un gran silenzio sugli sfondi neri)

Perché possiedo tante gonne uguali
non ricordo. Vacilla la memoria
nei pantaloni grigi.

Nel lacero dei giorni un cappottino
sdrucito ammorba l'aria
di naftalina e soffrono i cedevoli
nontiscordardimé sugli ampi scolli
delle camicie estive.

Sulle maglie infeltrite le perline
sono lune minuscole e sbiadite
dalle notti di nuvole piangenti.

Attendono i pigiami un sogno acceso
che li sbottoni.

*

Dissacrazione settembrina di Cesare Pavese

DISSACRANDO CESARE PAVESE PASSANDO UN ATTIMO ANCHE PER CARDUCCI.

ODE ALLA VITE E AL VINO

Verrà settembre e avrà i tuoi chicchi
uva dolce della campagna
dentro al tino a bollire, insonne;
aspro, quel tuo odore di mosto
nel borgo sparso. I tuoi chicchi
saranno una grazia divina,
un dono gradito, un tesoro.
Così li vedo, giù in cantina,
quando sola sola mi reco
a sbirciare. O cara mia vite,
che il frutto succoso ci dai,
che sei la vita e sei una gioia!

Per tutti la vite è una forza.
Verrà settembre e avrà i tuoi chicchi.
Sarà come iniziare un rito,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come idratare un labbro chiuso.
Scenderemo nel sorso lieti.



testo originale di Cesare Pavese

VERRA' LA MORTE E AVRA' I TUOI OCCHI

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

*

Non di sole briciole

Mangio. Per sopravvivere. Morire

di fame mi fai tu, che lasci intanto

la mia bocca smaniosa e vuota al canto

della parola. E lì s'ode il frinire

 

dell'afosa manfrina di quel dire

che mai non sazia, dell'estate il vanto:

lo splendido sfoggiare del suo manto

sgargiante -evanescente nell'arsire-

 

Ma si fa presto inverno e sempre preme

allo stomaco il languido digiuno.

Nel deserto dei logoi vano è il seme

 

che germogliando porti un frutto al pruno.

E taci questa stridula bohème!

Non si vive di briciole in raduno.

*

In un’estate torrida

 

Figlia del vento

amore di nessuno

sono una foglia fragile

caduta

in un'estate torrida

dall'Albero vitale.

 

*

Quella volta che...



Non conoscevo l’Alta Società.
Poi vi entrai, dandoti il braccio col tacco
dodici (tanto per dire) e la stola
d’organza. Avevo pure la pochette,
con le paillettes, comprata da un cinese
per soli cinque euro - usa e getta -
L’ingresso fu trionfale. Da starlet.
Dall’antipasto al dolce, ad annuire,
tanto da far sembrare naturale
il mio sorriso stupido e avvenente.

Al brindisi s’alzò il Governatore
che fece il suo discorso altisonante
e tutti con le facce compiaciute
battevano le mani concitata-
mente… Oh, mon dieu, cadde nel frangente
la mia pochette con tutte le paillettes!
Raccolsi il contenuto in un baleno
e corsi fuori perdendo la stola
nel tragitto. Non persi la scarpetta.
Quale fortuna! Ed al chiaror di luna,
ridendo, mi fumai una sigaretta.

*

Enueg



Sono noiosa e canto della noia
che mi procura tutta quella foia
di uomini assetati di potere,
di donne scaltre con il bel sedere
che svendono le natiche ai giornali
e del potere sempre son sensali.
M’annoia la superbia e l’alterigia,
del subdolo ruffiano cupidigia;
m’annoia tutto quanto fa spettacolo,
quel mondo che del vizio è ricettacolo.
Sono noiosa e da quel mondo scappo,
lo guardo da lontano e niente pappo
contro al pappone e al pappator cortese
che ambiguamente crea le larghe intese.
Noioso m’è chi manca di rispetto:
l’omofobo e il pedofilo più gretto,
lo stalker, il prete stolto e la sua curia
e tutto quanto reca ad altri ingiuria.
L’abuso di potere è fastidioso
ma ormai il pianeta tutto n’è corroso.
Che noia, questa umanità scaduta
nel fango di una vita dissoluta!
E con fastidio canto eterna noia
che di felicità è la pastoia.

*

Scrittore davanti a uno schermo

BOULE DE NEIGE: SCRITTORE DAVANTI A UNO SCHERMO

 

E

la

mia

vita

sfila

mentre

osservo

finestre

dischiuse

- abbagliato -

fagocitante

qualsivoglia

scelleratezza

affascinatrice,

calamitosamente

dattiloscrivendo

interiorizzazioni

postimpressioniste.

 

Nota:

L’OuLiPo (acronimo dal francese Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero officina di letteratura potenziale) è un gruppo (non ristretto) di scrittori e matematici di lingua francese che mira a creare opere usando, tra le altre, le tecniche della scrittura vincolata detta anche a restrizione. Venne fondato nel 1960 da Raymond Queneau e François Le Lionnais. Altri membri di spicco sono i romanzieri Georges Perec, Italo Calvino e il poeta e matematico Jacques Roubaud. Una -palla di neve- o -boule de neige- è una composizione in cui ogni verso, composto da una sola parola, possiede una lettera in più di quello che lo precede. È possibile congegnare anche boules de neige decrescenti.

*

Nel sogno degli astanti

(non-sense)

 

La Novità. Un gattino bianco è morto.

Perché la Morte è di tutti. Lo dissero.

I gatti bianchi piansero in silenzio.

La signora col nero cappellino

cala sugli occhi verdi la veletta

ordinando un Gin tonic al barista.

Nel sottofondo note vivaldiane

annunciano l’inverno delle fate.

Nel sogno degli astanti un miagolio

tramortì un giallo girasole al vento.

*

C’è una poesia

C’è una poesia nel mio ragù di funghi
che oggi che è domenica b o l l i s c e
(lo si diceva un tempo, adesso è errore
a dimostrare come tutto cambia
senza sapere quando e perché mai
e intanto ci si adatta al cambiamento
come topini nelle gabbie strette)

lentamente b o l l i s c e e non protesta
- dicevo - nella pentola d’acciaio
a fondo spesso, ché la terracotta
è ormai in disuso quanto il verbo in -isc.

C’è una poesia nel suo bollire piano
e non s’attacca al fondo perché io
da brava cuoca lo accudisco spesso
e spande il suo profumo nella stanza
domenicale senza dir parola
al solo scopo di benedizione


(e a condimento poi del maccherone)

*

Lo scranno reale



Sta il culo, solo, dietro ed è contento.
Sarebbe troppo scomodo davanti
a sgomitare come in Parlamento
per il seggio più comodo fra i tanti.

Nel mezzo, tra due seni, non può stare
se sono quote rosa specialmente,
e, data la sua forma gemellare,
tra i virili parrebbe ambivalente.

Sull’ombelico proprio non va bene,
ch’è il cardine di tutto il “quirinale”
e nelle parti basse c’è già un c…pene
od una bella fica… demaniale.

Lo scranno è lì nel retro, per il culo;
da re può dire a tutti: “Vaffanculo!”

*

Il pranzo del debole di stomaco

In epoca di Expo, il mio pensiero è andato ai più... deboli

 

IL PRANZO DEL DEBOLE DI STOMACO

 

Se c’è tra i commensali un ammalato

di stomaco un po’ debole o indisposto,

potrà sedere a tavola al suo posto

servito con del cibo a lui adeguato:

 

del riso all’olio e brodo di castrato

pesce o carne, bolliti oppure arrosto

due fette di prosciutto e pane tosto

il tutto con verdure accompagnato.

 

Dovrà brindare solo ad acqua fresca

e rinunciare al dolce coi bignè

ma avrà una mela cotta, che rinfresca.

 

Se il pranzo sarà parco e non da re

grave non è. Il sapore della festa

mangiare è in compagnia… non indigesta.

 

Nota: Pellegrino Artusi dedica una capitoletto alla fine del suo noto ricettario proprio ai "deboli di stomaco". :-)


*

Per Dio o per Amore




Dietro il vetro umido delle mie finestre
mi attendono i giorni.
Non so mai se è il calore delle lacrime
a produrre tanto vapore
o la pioggia che snatura i vetri.
Certe notti le stelle occhieggiano da lassù
pronte a darmi un po’ di luce
ma subito si sfuoca
nello sgocciolio della condensa.
“Aprila quella finestra - mi dicevi -
senti come l’aria asciuga i dubbi!
Fai entrare una farfalla
che si posi sui tuoi occhi
e poi due, tre, cento, tante.
Con i battiti d’ala sulle ciglia
apriranno il tuo sguardo al mondo.
Vedilo adesso il mondo!
Che ti piaccia o no
per ora è la tua casa.
Lascia che le tue tende a fiori volino
sui prati riarsi e sui deserti silenziosi…

Per Dio o per Amore.
La differenza è impercettibile.”

*

Du’ huuku


(senryu monovocalici)


Surplus d’un rum.
Mutu, guru zulù
sul puff blu, fu.

**************************

Cuccurucù
‘n tutù blu sul bus.
Un cult fru-fru.

*

Con le mie dieci dita doloranti


(decasillabi)

Ho accordato ai silenzi dei giorni
questo strano strumento che è il cuore;
ora suono armonie di dolore
alla luna, alle stelle e dintorni.

Pentagrammi di note trascorse
sulla carta orografica antica
della vita - compagna e nemica -
traccio esperta con tristi risorse.

In concerto tra grilli e cicale
nelle notti ormai sempre più afose,
sopra zolle ingiallite e sassose
io diffondo la mia pastorale.

“Sei un’artista!” - mi dice qualcuno -
(… ma era meglio restare nessuno)

*

Di biancospino vestita

M’insinuai nel tuo sogno come sposa

che all’altare ha giurato il suo rispetto

e, baciandoti dolcemente il petto,

spoglia di luna restai, silenziosa.

 

Dalla mia stanza senza fiori rosa,

di biancospino vestita, sul letto

scomodo di un pensiero a te mai detto

fantasticavo in rima, speranzosa.

 

Delle tue stelle giunse l’alba. Terso

il lume ti chiarì la via. Lasciai

la porta aperta e piansi nella notte.

 

Raccolsi infine arresa le mie rotte

attese a ricomporre i giorni.

Ormai cerco felicità nel verso perso.

*

Loro




Loro non hanno bisogno di scarpe
e di un vestito. Non hanno bisogno
del bisogno d’amore.
A Primavera escono nel sole
a saltellare tra le margherite
senza fare domande.
Nel vento o controvento, nudi e scalzi,
lasciano qualche impronta sopra il fango
superficiale e labile.
Non li inzuppa la pioggia e non affondano;
rasentano gli scogli e vanno in alto
leggeri, con le ali.

*

Una zampata

UNA ZAMPATA

 

Qualche avanzo di sole dentro al piatto…

accontentarsi, dicono, bisogna,

ma chi lo dice mai non si vergogna

di riservare i rimasugli al gatto.

 

Io, gatto, storco il naso e non mi adatto

al solfeggio evidente di menzogna

che d’esigere troppo mi rampogna

e in semioscurità mi fa coatto.

 

Vado per tetti al chiaro della luna,

randagio, miagolando nella notte

a un gruppetto di stelle solidali.

 

Poi scatto. Cado in piedi (e senza ali!).

Coi topi mi cimento a fare lotte:

una zampata e un topo… mi sdigiuna!

*

L’ipotenusa

 

Sono arrivata qui,

dove nessun silenzio mai si posa
con una mano tesa

e l'altra premurosa.

Ho setacciato i giorni 

per rendere più ariosa la mia attesa
e colto il fiore di parole in rosa
sui rivi acquitrinosi dei miei inverni.

 

Sono arrivata qui,

curva la schiena e la stanchezza in viso

di nuvole pervasa 

da un falso paradiso

e qui sono rimasta

in una stanza buia della casa.

Sulle mie labbra il tragico sorriso

di chi d'amara sorte fa conquista.


Nell'angolo imperfetto, da reclusa,

sono adesso a me stessa ipotenusa.

*

Salto di qualità

 

Sgattaiola l'estate fra le crepe

di un vecchio muro, con rapido guizzo
di lucertola. Il cielo è tutto un pizzo

madreperlato di nubi; un presepe

in movimento, sopra il sole vizzo,

di figure irreali. Simpatizzo

con una pecorella color pepe

ma dopo un poco muta ghiribizzo

e si trasforma in un cavallerizzo.

L'abbraccio stretto e... hop, salto la siepe.

 

*

Redenzione

 

 

Senza di te resto atona

a spiare dietro le porte

i silenzi delle stanze

quasi ad aspettarmi che

un letto o una lampada 

prendano vita e mi vengano incontro

per narrarmi una storia immortale

di alberi e di luce.

Potrei così redimermi dalla noia

infittita dell'oblio e trasalire

a un raggio di sole che trapassa una fronda

 

come quando facevamo l'amore

stagliati verso il cielo.

 

 

 

*

Il becchino

 

 

Chissà dov’era l’Uomo, quel giorno maledetto,

costretto in una vita da vivere in divisa
plagiato ed asservito, partecipe ad un ghetto.

 

Chissà dov’era l’Uomo fratello del suo amico

- colpevole soltanto della sua fede invisa

scarnificato dentro un odio troppo antico -

Chissà dov’era l’Uomo, che un tempo fu bambino

a un Bene somigliante, che somiglianza ha uccisa.

E chiede – dov’è l’Uomo? -  Diogene, il becchino.

*

In extremis

 

Abbracciami stanotte
sul dirupo dell’incubo
e salvami
nel sogno tutto tuo,
felice.

*

Se si aprissero finestre di luce

 

Se, sola sedendo davanti a un velario,

si aprissero adesso finestre di luce,

non più il mio pensiero, che niente seduce,

starebbe fissato, del Nulla gregario.

 

Qui immagini vedo di un trito lunario

(nelle afe dei giorni) che non riproduce

il vero essenziale, ma al falso mi adduce;

così resto pesce, spedito a un acquario.

 

Là fuori, oltre il velo di tende sbiancate,

c’è il cielo e i colori perduti del senso;

l’odore dei fiori, le spighe dorate.

 

Non credo alle fate, non credo al melenso!

So dura la vita, so spesse le grate,

ma credo a uno sguardo, più aperto, più intenso.

*

Palla di vetro

 

 

Natale è quando il sole batte al vetro

rotondo della vita. Capovolta

la palla, non c’è  pioggia e non c’è neve

né madide, né gelide illusioni.

Tutto brulica dentro in armonia

con la natura e il volo degli uccelli.

L’abete, che troneggia alto e antico,

è un campanile a rintoccare pace

sull’eterno vagito d’alba. Luce

che al tramonto, pacato, scioglie il sonno

va balenando d’intenso nitore

sulle lancette esatte di una stella.

 

*

Ricorrenza

 

(strofe saffiche a due rime)


Era d’ottobre quel giorno dannato:

livido il cielo ed il vento scaleno.

Mi uscì il dolore di un cuore slabbrato

tutto dal seno.

E sbiadì il tempo d’amore forgiato

con i colori dell’arcobaleno;

finì nel pozzo dal pianto scavato

ogni sereno.

Dentro al silenzio più atroce e più odiato
viaggiai da sola leccando il veleno

d’un vano bacio portando, gravato,
peso sul treno.

 

Oggi riscrivo, scalzando il passato,

ricordi in nero con bianco baleno

sul calendario che ormai è superato,

come un alieno.




*

Natale perso

 

Su esili corpi sono più grandi gli occhi
così scuri e profondi
che ad entrarci dentro c’è da smarrirsi

in mille ossicini fragili.

Chi colmerà la fame antica?

Ogni Natale è perso nel dolore degli sguardi

che implorano la Vita con tanta fissità.

*

Filastrò della scarpiera

 

Filastrò della scarpiera

con le scarpe allineate:

ci son quelle per la sera,

tacco alto e glitterate.

 

Per l’estate, lì vicino,

con i lacci alla caviglia,

un leggero sandalino

per calzare madre e figlia.

 

E se piove che mi metto,

per uscire con Beatrice?

C’è un grazioso stivaletto

con la para e di vernice.

 

Quante scarpe dentro stanno!

Raffinate o più sportive,

per stagioni o tutto l’anno,

bianche, nere, allegre e vive.

 

Ma in un angolo, dannate,
ce n’è un paio tutte rosse
con il sangue verniciate

che mai più si sono mosse!

*

Un parto strano

 

C’è una serenità,
che nasce da un pensiero.
Dapprima è come un feto,
un grumo tutto nero.
Potresti pure dire
che sia disperazione,
ma è solo il fatto strano
della fecondazione.
Si nutre della linfa
di un cuore innamorato
a cui lo lega un filo…
un filo ben legato.

Rampolla e cresce in fretta
e infine, nella luce,
si svela e poi sgambetta.

*

Ottobre

 

(strofa alcaica)

 

 

Di rosso accese le foglie cadono
sopra i selciati, al vento fragili.
Ritornano ottobre e suoi schiocchi
crepitando l’estate nel fuoco.

*

Settembre e il vecchio

 

 

Dondola e geme un’altalena vuota,
cade una foglia secca nella vasca;

un vecchio guarda, con le mani in tasca,

un pesce che, curioso, sotto nuota.

Il parco è silenzioso.

 

Settembre arriva sempre taciturno

con i pennelli in mano e i suoi colori,

suscitando atmosfere e antichi umori

con la mestizia lieve di un Notturno.

La pioggia scende breve.

 

Il vecchio verso casa va turbato
salendo con fatica le sue scale.
“L’autunno della vita un po’ fa male”

Si ferma, ma per poco, che è  bagnato.

 

E siede accanto al fuoco.

*

Ftautù

 

Farfalla fragile,
frettoloso fiore,
favola fallimentare,
fuoco fatuo,
finché fuggevole, ferirai.
Fermati!
Fammi felice, Felicità!

*

Domenica mattina senza sole



 Domenica mattina. Niente sole.
Batte il silenzio senza festa al giorno,
quel poco giorno con l’ombra in ritorno.
Ed è una santa messa di parole

mute e voraci. Questo adesso duole,
scarnificato il tempo e disadorno
dalle campane smesse al mezzogiorno.
Ore ginnaste a fare le capriole.

Per ritornare a sera, dura attesa,
se ogni colore scema nella nebbia
e il pane sembra misera pretesa.

La mente nelle lacrime s’annebbia
e rotolando lungo una discesa
il grano della vita più non trebbia.

*

Eventi inusuali

Ho appena letto che domani, notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti, la Super Luna illuminerà il cielo tanto da non permettere la visione dello sciame delle meteore. Ho letto inoltre che all'alba del 18 agosto, Venere e Giove si sfioreranno.
... mi è scappato di getto un sonetto, caudato come una stella!

EVENTI INUSUALI

Grande la Luna e piena di splendore
nell’immenso notturno, la sovrana,
a metà di un’ estate alquanto strana,
apparirà, con tutto il suo candore.

Come una donna che sprigiona ardore,
sarà l’amante sensuale e arcana,
simile a una leggiadra cortigiana,
per il poeta vago e sognatore.

Ed io, che mi aspettavo di vedere
le stelle cader giù, a frotte a frotte,
desiderando i sogni miei più veri,

dovrò rincantucciare i desideri
sotto la coltre spessa della notte
e abbandonare tutte le chimere?

Non resterò a giacere!
Quando si accosterà Venere a Giove
domanderò all’Amore nuove prove.

*

Ottava rima delle vacanze

 

Se sol potessi far come le dive,
che girano nel mondo col bikini
e adagiarmi desnuda sulle rive
di un mare azzurro con dei bei bagnini,
sarebbero vacanze proprio estive
ed alla nurse affiderei i bambini!

 

Ma sul bagnato invece qui si piange:
non so se vado in India, dentro il Gange!

*

Dissacrando Leopardi

IL POETASTRO

 

Sempre ambiguo tu sei, Lucilio mio,

e sempre vago, che davvero stento

a interpretar pensieri e ciò che scrivi.

Ma con calma e seduta, terminate

tutte le mie faccende, con le mani

in mano, e distesissima in poltrona

io m’arrovello e penso, che per poco

mi viene il mal di testa. E mai quel guizzo

nel mio cervello sorge inaspettato

 a chiarire in qualcosa il tuo pensiero

sì macchinoso. E mi sovviene ferma

quella forte certezza e convinzione

che tu non sappia mai che cosa dici.

Le amenità che scrivi non han verso:

 tu resterai un poeta in alto mare.

 

:-)

*

In sonni rassegnati


 (terzine a rime ruotate, una forma di mia invenzione che sarà citata sul Manuale di metrica italiana di G. Di Girolamo )

 

Balaustre di anomali mutismi

sulla notte che accatta un po’ di luna;

stelle fisse, come occhi imbambolati.

 

Il cuore in una conta le raduna

cucendole sui sogni sconsacrati

dai sorsi misturati a tutti gli -ismi

 

di vita senza fiori e senza prati.

Eppure ho rispettato tutti i crismi,

né mai prevaricato la Fortuna

 

o abbindolato alcuno con sofismi.

Mendica, accatto anch’io un po’ di luna,

accovacciata in sonni rassegnati.

 

*

Finestra illuminata sulla sera



 Voli bassi di rondini, stasera,
a procacciarsi il cibo rasoterra.

“Pioverà. Piove sempre di domenica”,
dice un uomo passando col suo cane.
E in lontananza s’ode una campana
rintoccare un addio. Ascolto e penso.
 
Pensieri frastagliati. I miei confini
senza orizzonte. Solo linee alpine
spezzate, a zigzagare questo cielo,
e la sua azzurrità che mi sovrasta.

Sollevo una preghiera sulla sera
di una finestra che, intanto, s’illumina.

E’ quell’occhio di luce,
che mi fa stare meglio.

*

Oggi pioggia

 

 

Pioggia d’estate:

le cicale affogate

le formiche spaesate.

 

Pioggia insistente:

su ogni fiore paziente

sopra il ramo cosciente.

 

Pioggia incallita:

in grondaie di vita

in condotti di dita.

 

Pioggia sui ponti:

sotto, fiumi acheronti

sopra, giani bifronti.

*

Restauro

RESTAURO
(sonetto elisabettiano)

 

Ogni tanto necessita ritingere

e le pareti, e i fogli bianchi e neri,

per dare un tocco nuovo e non più fingere

inganni d’ombre di agonie forieri.

 

Perché il segreto è tutto nel colore.

Andar per prati in fiore e arcobaleni

aumenta la tonicità del cuore

e i muri, poi, non schizzano veleni.

 

Eliminare del passato muffe,

servirà per riscrivere poesie,

qualche storia più vera,  opere buffe

col cromatismo delle fantasie.

 

Staccare croste da pareti oscure

vivifica la nuance delle culture.

 

*

Due rose e due spine

 

 

Non venni quel giorno vestita di viola

con due rose iridate cucite sul seno,

 a raccontarti i miei sogni.

 

Non so perché mi invitasti,

 forse fu solo un oltraggio

 oppure per darmi un segnale.

 Il tuo sguardo giocava d’astuzia,

 il sorriso sembrava beffardo.

 

Non è così che voglio pensarti,

 non come allora

 in quel grande piazzale.

 

E dopo  ho scritto d’amore

 vestita di lacrime viola

 e due spine di rosa infilate nel petto

 e sfasciato parole

nel silenzio che anticipa l’eco

 estirpando aduste radici

 da un giardino essiccato.

 Magari ho sparso nell’aria

 l’antica essenza di un fiore di loto.

 

 Senza saperlo, senza volerlo

 ho scritto, ammalata nell’anima

 da un’illusione che hai redatto con mano

 sul cartoncino che recava il tuo nome.

 

E dell’ultimo incontro

 che ha preceduto l’addio

 ho un ricordo soltanto:

 il blu dell’anello della Bionda Signora

 che ti portò via.

*

Come il geranio

 
Come il geranio sto,
sul tuo balcone,
sofferente e assetata
in giorni d’afa
persa. Disperdo
i petali nel vento
aspettando il tramonto
e i baci d’acqua tuoi.

Così la notte genero boccioli
per carovane di stelle gitane.

*

Non ho fatto l’amore

 http://www.circoloiplac.com/1-premio-sez-a-poesia-in-italiano-2014/

 

 

NON HO FATTO L’AMORE

 

Quest’oggi è un foglio bianco la mia pelle,

di fiati caldi e di sospiri - bianco -

di silenzi socchiusi nelle labbra,

di smanie d’occhi e lingue col-legate.

 

Foglio bianco di dita esploratrici

di mani calde e brividi goccianti.

Nel dedalo dei sensi,

in estro di pensieri,

nel suono assente d’organi lontani

non ho versato orgasmi nell’inchiostro.

 

Non ho fatto l’amore.

 

Non ho poesia quest’oggi per il Cielo.

Non ho poesia per te.

 

 

*

Senza tregua



 Non lontano da un vicolo cieco
col cuore spinato da un filo di ricordi
a labbra sospese sui abissi verbali
mi fermai.
Presi il respiro del silenzio fra le dita
e scrissi una poesia.

Poi fu tutto un susseguirsi senza tregua.

*

Giugno



G iardini rifioriti senza sole
I nseminati da un antico vento
U niscono le rose con le viole
G emmando sotto il cielo il loro evento.
N atura non fa sconti mai alla pioggia
O stinata, mantiene la sua foggia.

*

Dissacrando Ungaretti

 

PROMISCUITA'

 

 

 Si sta come

Catullo

 nell'odi-et-am[o

 in croce.

 

 

*

 

DESTINO 

 

Si sta come

massaie

a tergere

cicorie!

*

La mia tristezza maltusiana



 La tristezza è quella cosa
che più niente me la toglie
è un avere sempre doglie
e non mai sentir vagit.

*

Le meringhe


 (ricetta in filastrocca)

 

Guardo il cielo… è madreperla:
cosa porta nella gerla?
Brrr, che freddo! Sembra neve!
Sì, sì è neve, e scende lieve…

Con un brivido, di scatto,
sente freddo pure il gatto,

che si struscia alle caviglie…

vuole coccole, non triglie!

Caro micio che si fa,
se a passeggio non si va?

 

Ed intanto bianca e lieve

cade a bioccoli la neve.

Apro il frigo e cosa trovo?
Guarda caso, proprio un uovo!
Sai, mio 
micio , che facciamo?
Ora il bianco lo montiamo
con lo zucchero velato

- grammi ottanta calcolato -
e, per poi catalizzare,

ed il gusto potenziare,

metteremo, come vale,

anche un pizzico di sale.

Con la frusta sbatto lesta

mentre arruffo la sua testa;

delle fusa il motorino

gli si accende repentino,

fino a che di neve assume

consistenza il nostro albume.

 

Già ho acceso il forno a cento

ed il micio ha il cuor contento;

proprio sotto s’è sdraiato

or che fuori è bianco il prato.

Sulla teglia foderata

con la carta oleata

spargo spume a bioccoletti

come neve sopra i tetti.

Dentro il forno il tutto metto
e minuti cento aspetto,
con il gatto sul divano
mentre nevica pian piano.

 

Un drindrin ci dice: “E’ cotto!”,
ridestandoci di botto.

Nulla resta ormai da fare

che lasciare raffreddare.

Micio i baffi già si lecca

vagheggiando una bistecca.

Io gli dico: “Son meringhe,
ma per te ci sono aringhe!”.
E mostrandomi dolcezza,
con un “miao” mi fa carezza.

Fuori intanto, lieve lieve

è discesa tanta neve.

 

 

 

*

Due haiku - neve a maggio -

 

 

è Primavera
quattro passi nel verde
ma poi la neve

 

*

 

cime innevate
eppure siamo a maggio
haiku sconvolto

*

Non si può morire anzitempo e di domenica

 
 
 
Due rette parallele non per caso
s’incontrano in un punto ben preciso
all’infinito.

Lo sanno i matematici e i poeti
che viaggiano su treni paralleli
sopra i binari audaci del pensiero
facendo di quel punto un punto-meta.

Lungo è il tragitto e molto faticoso
ma giungervi anzitempo e di domeni [ca
in taglio trasversale è un colpo al cuore
per chi nel viaggio resta e anche per Dio
fisso in quel punto che non ha finito.
 
 
 

*

Col filo dei pensieri

 

 

Sarebbe troppo bello
guardarsi ora negli occhi
e infilarsi l’un l’altra
col filo dei pensieri
dentro le nostre crune.

 

Ricucire, poi, lo strappo d’amore
che ci sfrangiò i cuori di mancanze.

*

Se fossi un edelweiss



 Lungo un sentiero montano
m'arrise un edelweiss.

“Ah!, - pensai –
potessi avere la sua pelle di velluto
conquisterei in un baleno la tua mano!”


*

Haiku -anche le rose-

 

 

anche le rose

in mezzo alle rotonde

ci stanno strette

*

La maschera per la pace


 (plazer)

A me piace – o meglio – piacerebbe
un carnevale armonico ed audace,
senza più facce intrise nel giulebbe
di un sentimento ipocrita e fallace.

Cambiare identità mi alletterebbe,
per dimostrare a tutti che la Pace
si ottiene col coraggio che si avrebbe
di smascherare l’ego pertinace.

Togliendo via la maschera del ruolo,
uccidere per sempre opportunismi
risorgendo più liberi e diversi.

In mille tinte nuove, poi, potersi
librare lieti senza più estremismi
come colombe a Prima-vera in volo.


*

Da quando ci sei tu

 

Da quando ci sei tu, anche il silenzio

 ha un diverso rumore - o meglio - è suono,

come di cetre appese ai grandi abeti

dei sentimenti, in pizzichi d’amore.

E sento un dolce canto accarezzarmi

amabilmente il timpano del cuore.

 

Da quando ci sei tu, non so più il dove,

ma so che sono dove giunge l’eco

del tuo respiro quando si fa voce

melodiosa, tra i seni del pensiero.

Cullata in liete ninnenanne dormo,

su piume costellanti il mio sentiero.

 

Da quando ci sei tu, il sogno è veste

leggera, rinnovata per la festa,

dal vento sbarazzino sollevata.

Vado in luce di stelle color giada

su  nuvolette scalza a camminare

- l’anima immersa in teche di rugiada -

 

Insieme a te, così, l’ancòra-e-ancòra

è il mio vassoio azzurro d’infinito.

*

Ottava della quadratura



 Nel mondo cattiveria ormai dilaga
e falsità è all’ordine del giorno.
E’ veramente brutta e grande piaga
che accresce la zizzania tutt’intorno.
A far del male all’altro ognun s’appaga
ma sul malvagio il mal farà lo storno.

Se la Giustizia umana non risponde
il Cielo , prima o poi, quadra le tonde.


*

Ottava... novella



 Pare un Decamerone sempre aperto,
che storie narra di conventi e letto,
questo mondo di falli e sempre incerto.
Così la suora, che si batte il petto,
col fallo non sdegnò di far concerto
... e c’è scappato pure il pargoletto!

Si dice che all’amor non si comanda,
ma meno assai alle voglie che tramanda!


*

Befana oggi

(monorima)

 

 

Io sono Befana in divisa
e volo su  scopa Marisa.
Comprato ho  i regali con Visa,
riempito ho la borsa Carpisa.

 

Con gonna e giacchetta un po’ lisa
- pagando, oltretutto, l’accisa -
io reco ai bambini , derisa,
di un magico sogno, le risa.

 

*

La penna sul foglio

 

 

negli occhi un rupestre silenzio
nel cuore una valle di pianto
e un battere lieve di tempo

in testa un pensiero fugace
rincorso da mille parole
la penna sul foglio si muove…

… ma scrive soltanto il tuo nome.

*

La stanza

 

 

... non c'è che da augurarsi la Speranza

in questo Bel Paese demenziale.
Rimasti siamo chiusi in una stanza
seppure sia passato anche Natale.

Qualcuno forse ha visto la lancetta

di stella che indicava l'ora Giusta?
E l'Angelo, ha cantato, o era civetta?
Questa stanza... mio Dio!, quanto è angusta!

*

La vetrinetta

LA VETRINETTA
(metasemantico nonsense)

 

Ci sono giorni squinci e morilassi,

che in una scrufaldera  infangoliada

ti viene voglia di gettare sassi

al ritmo lento e braso di lambada;

 

e giorni che ti senti ammeringada

in una saccottiglia di collassi,

che niente vale aver scarpe di Prada

venuti meno, insino i primi passi.

 

Così che anche l’amore, se ti chiama,

diventa un suono pieno di sarcasmo

ferente come un’arma con la lama.

 

E in invernal, lapalissiano spasmo,

resti a mirare muta e tautograma

la vetrinetta di un banale orgasmo.

 

 

 

 

 

 

 

*

Solo i poeti



 Non è l’amore un sentimento eterno,
ché sempre nasce e muore come il giorno.
So solo questo. Il dopo è buio pesto.

Solo i poeti sanno tutto il resto.
Come pianeti ci girano intorno,
vedono il paradiso e anche l’inferno.

*

Questo Natale

 

 

Lacrime.

Ma nemmeno più di tante.

Forse nessuna.

Se manterrò gli occhi asciutti

guarderò questo Natale

con la serena solitudine

del pettirosso.

*

Nato sotto un cavolo



Sboccia la verza nell’orto d’inverno
come una rosa dischiude le foglie,
e dalla palla, che mostra all’interno,
nasce un bambino. Natale è alle soglie!

*

Ottava rima del dito puntato

 

Io punto contro chi si crede un mito,
che bocca si riempie di parole
a difender mirate il suo "partito",

vestite di saggezza e di carole
per dimostrar che tutto è ben riuscito,
ma che in sostanza sono solo fole.

E' un modo vecchio e inutile di fare;
barboge menti che non san cambiare!

*

Ottava rima del mònito

 

 

Andando a spasso con chi è claudicante

s’impara a claudicar… speditamente,
così anche l’ossimoro eclatante              
da sé vien fuori in modo sorprendente.

Dei balocchi al paese, in un istante,

ci si ritrova: ciuchi e senza niente.

 

Ma il saggio sempre questo ha suggerito:

“cammina solo oppur con chi è spedito.”


*

Ottava rima di un poeta

Occhiolino

 Di certo qui non sto a far le bolle,
a rendere gasato il naturale.
Qualcosa sempre dentro mi ribolle:
un nonsoché davvero assai speciale,
che dritto mi conduce sopra il colle,
quel d’Elicona, d’Arte capitale.

Permesso è consentito a chi è un po’ pazzo,
persino poi chiosar con rima in -azzo!

 

 

*

A babbo Natale

 

Non portarmi nulla.

Nemmeno il girasole.

Lasciami qui, sola,

abbracciata a quattro raggi di sole

disegnato con Paint.

Arriverà Santo Stefano

e mi dirà:

“Anche per quest’anno,

 Natale è passato!”

*

si fa prima

 

 

 

 

si fa prima a smettere di essere poeti

che fumatori

anzi, quando si smette con la poesia

si fuma di più

si fuma fuori dalle sale d’attesa

mentre si attende un turno

o un ritorno

poi si rientra dentro

a scaldarci le mani (ora che è inverno)

e con la bocca amara e impastata

a malapena si riesce a sorridere

a facce assenti negli sguardi

sconosciute

come un poeta che non lo è mai stato.

 

 

 

*

All’accademia dei vecchi bacucchi

 

 

All’accademia dei vecchi bacucchi

non c’è mai posto per giovani ardori.

“Imbaroccati” che sembrano stucchi,

stanno saldati nei loro tesori,

convenzionati da effimeri trucchi,

mostrando tronfie corone d’allori.

 

Sono sepolcri imbiancati di boria

e il loro alloro è soltanto cicoria!

*

Filastrocca all’ospedale

 

Filastrocca all’ospedale
c’è la gente che sta male,
che sta male più di me
ed io forse sono un re.
Sono un re o una regina
e se duole la pancina
non l’ascolto e dico: “stop!”.
Devo fare l’hula-hop...
per assistere il malato
e vederlo sollevato,
sollevato dal dolore
anche se non son dottore.
Il dottore poi farà
la sua parte… et voilà:
una cura ed un sorriso…
può aspettare il Paradiso!

*

Il becco d’oca - filastrocca -





 Viva viva il becco d’oca

che non becca la tapioca,

becca, invece, tra i capelli,

tutti i riccioli ribelli

annodati ad un pensiero

quando bianco e quando nero.

Se lo becca a cielo terso,

questo poi diventa un verso,

ma se piove o tira vento

si trasforma in un lamento.

E chi in testa se lo scorda

prima o poi… se lo ricorda!
 




*

E la gioia, mi resta

 


Ora che siamo due sconosciuti

si è dissolto ogni ricordo

come sale nell’acqua.

Mi resta quel sapore strano di lacrime sulla pelle

e qualche parola scritta

incancellata:

- Oggi ho ultimato il quadro per mio figlio.

L’ho intitolato “Felicità”

C’è anche qualcosa di tuo.

Sono felice perché credo di essermi innamorato di te. -

E la gioia, mi resta,

di saperti così

perché il tempo è un’invenzione

e la data non conta.

 

*

Ottava del sole

 

 

E quando il sole sta lassù in risalto,

ci fa capire che non siamo soli,

ci illumina il percorso sull’asfalto,

ci invita a non cantare come assiuoli;

ci porta con il cuore sempre in alto

ci abbraccia come madre i suoi figlioli.

 

Se non ci fosse il sole sul cammino

certezza non avremmo di un divino.

 

*

Eri tu la mia bellezza

 

 

Ah, quanto vorrei ancora quel sorriso,

che mi sorgeva come sole in viso,

quando scorgevo i tuoi capelli bianchi

e non potevo più dire: “mi manchi”.

Ero bella, ricordi? E in luce tutta.

Adesso, invece, sono sempre brutta.

 

Non riesco a rassegnarmi alla bruttezza,

adesso che ho capito la bellezza:

quell’intimo piacersi come siamo,

nutrito dall’amore quotidiano,

che scaccia via le rughe del dolore

e i segni devastanti corpo e cuore.

 

Eri tu la bellezza, che ora manca

a questa vita dalla faccia stanca,

la luce, che le labbra mie accendeva,

la stessa luce che rapiva Eva.

Nel buio di un sorriso brutta vago:

per ritornare bella occorre un mago!

 

 

*

Filastrocca del tempo che passa

 

 

il tempo passa

tra un tic e un tac

ma non trapassa

com’uomo in frac

 

e passan l’ore

sempre più in fretta

nelle controre

in bicicletta

 

passa anche il giorno

 poi viene notte

“all’alba torno”

senza mascotte

 

passano gli anni

dentro le torte

e i compleanni

son gatte morte

 

corre la gatta

dietro ad un topo

gioco la matta:

col tempo è d’uopo!

*

Che rende Selene

Dai miei giochi linguistici:
(breve poesia monovocalica in “e” in versi decasillabi)

 

CHE RENDE SELENE

 

Rende belle le sere Selene

nel presepe celeste, leggere,
belvedere e benessere . Pene,

le segrete, ben spesse, megere

celermente le svelle. E men greve,

pel fedele che crede è ‘l presente:

né tempeste, né tenebre e neve

 e le penne, represse, men sente.

*

L’omo morto

Sonetto monovocalico in "o"

 

L’omo morto

 

Non ho foto. Non sono loto. Sono

orco, mostro, molosso. Poro grosso

ho ‘n volto. Sono gobbo, con torto osso.

Son sordo, troppo goffo. Non ho dono.

 

Non odoro,  son sporco, foro ozono.

Ho morbo! Dolgo, con zoccolo ‘n fosso.

Soffoco! Molto soffro, molto tosso.

Non lodo! Son rozzo, non ho bon tono;

 

contro vo’ ogn’ortodosso. Son corrotto

Sconto non fo’. Cozzo col mondo, ‘n toto,

 ‘N profondo pozzo sto, omologo ‘l topo

 

lordo, sozzo. Non son sposo, non scopo.

Sono solo. D’orror provoco moto.

Ch’omo son? Son morto. Sborso lo scotto.

*

Piripì

Dai miei giochi linguistici:

 

PIRIPI’

(quartine in decasillabi monovocalici in “i”)

 

 

Striminziti bikini t’infili,

indi giri, rigiri, ti fissi.

Miri tipi virili, li fili.

In fighissimi siti di bissi

 

rifiniti, li tiri in intrighi

primitivi. Ti privi di slip

li sfinisci di frizzi. Lì, brighi

infiniti spiritici trip.

 

Ih!, insisti! I ricchissimi tizi,

intristiti di limiti, frigidi,

inibiti, distilli. Di vizi

indicibili imbrigli, sì, i rigidi.

 

*

Come palla di neve





 A

te

che

solo

vaghi:

vedrai

esserti

miraggio

traguardo

avidamente

vagheggiato.
 

 


NOTA: Una boule de neige (o palla di neve) è una composizione in cui ogni verso, fatto da una sola parola, possiede una lettera in più di quello che lo precede. E' possibile comporre anche "boule de neige" in forma decrescente.




*

La ragazza scarlatta

 

LA RAGAZZA SCARLATTA (alias Cappuccetto rosso)
(sonetto elisabettiano, monovocalico con chiari riferimenti lessicali inglesi)

 

Andava la ragazza d’ammalata

ava, ammantata da scarlatta lana,

appagata la mamma, ch’allarmata

stava, data la mannara (ah!) fama

 

(saga da strada?) d’affamata cagna.

Ratta, scaltra avanzava… ma abbastanza?

(A far snack stava la baldracca). Lagna-

va la ragazza zanna vasta, sanza

 

captar ch’ava, calcava la cagnazza.

(mah… la malata!… pappata, l’avrà???)

“Alarm! Alarm! Ah!”, baccanava, pazza.
Ma tal, dall’arma carca: “Bam!” - Cadrà! -

 

L’ava ha salvata da barbara brama

and la ragazza! Vah! Danzar s’acclama!

*

Vecchio vinile


(una mia parodia di una vecchia, nota canzone)

Laggiù nel sottoscala abbandonato,  
tra libri, vecchie foto e il mio tutù,  
trovato ho in una scatola serbato  
un dolce amico dei miei anni blu.  
 
Qualche vecchio graffio  
dall’uso indelicato  
tra i solchi suoi sembrava riportar. 
Era un disco nero d’ascoltar. 
 
Vecchio vinile  
quanto tempo è passato  
quanti ricordi  
fai rivivere tu  
quante canzoni  
sul tuoi giri ho cantato  
che non scordo più
 
Sopra il mio letto  
nelle sere infinite  
in quella stanza  
a risognare l’amor  
per quanto tempo  
insieme a te ho immaginato  
l’uomo del mio cuor.
 
Con te tra le belle note  
con commozione ed emozioni in vol  
provavo gioie segrete  
e sogni dolci vagheggiavo al suon.
 
Vecchio vinile  
come un tempo lontano  
nel giradischi  
o nel mangiadischi d’or  
forse sapresti  
se guastato non fosse  
risuonare ancor.
 

 

*

l’immenso silenzio

 

 

 

 

c’è l’immenso silenzio del mare

dentro l’ossa che giungono a riva

e nei volti dispersi dall’onda

c’è l’immenso silenzio di Dio.

 

*

22 - ’o pazzo -



Hanno aumentato l'IVA!

Più cara è adesso l'UVA,

così mi dice AVA

tornando dal mercato.

Ma... porca di quell'EVA

c'hanno scassato l'OVA!

 

:-D


*

Settembre -filastrocca-


 Settembre se ne va. Niente di fatto.

Settembre: - Ho ancora sonno - pensa il gatto.

Settembre, che è volato troppo in fretta,

Settembre,  chi più n’ha più ce ne metta.

Settembre, che d’autunno si colora.

Settembre, vorrei essere una suora.

Settembre, forse vale una preghiera,

Settembre, presto viene ora la sera.

Settembre, poi  Ottobre e... chi lo sa?

Settembre, da domani si vedrà.

*

Il variolante

(metasemantica)

 

Le variole sbilenfe che smerli,

con l’affurvio del fanfolar lappo,

smerci come smargianti giunterli

e t’armeggi ad emerrimo guappo.

Pensi forse che il luccio s’ammerli

e si vuoti nel sotto col tappo?

 

La tracogna che astreggi è smargiassa

e rimbroglia del bandol matassa.

*

Dissacrando Foscolo

 

ALLA PERA

 

Forse perché delle muliebri forme

 tu sei l'imago, a me sì dolce vieni

 o pera! E quando ti palpeggian torme

 di donne ai banchi o gli uomini un po’ ameni,

 

e quando dal frondoso albero informe,

 tenera e grande entro mia mano freni,

 sempre scendi invocata, e poi l’enorme

 via del palato ingordamente tieni.

 

 Vagar mi fai co' miei pensier su tracce,

 che vanno all’eros puro; e intanto strugge

 questa mia voglia, e van con lei le cacce

 

delle brame onde meco il pene rugge;

e mentre io mordo la mia pera, facce 

prende il porco maial, ch'entro mi sugge.


 

 

*

Andavo


  Andavo, a passi corti e al vento il petto,
- così a una signorina si conviene -
(ed era di mia nonna questo il detto)  
come chi in tasca Primavera tiene,
 
sulla via della vita, disinvolta,  
con la campagna intorno e sopra il cielo.  
Salivo le mie scale a due per volta  
e non pensavo al mondo e al suo sfacelo.


Andavo scalza verso l’orizzonte,  

raccogliendo pervinche e ciclamini.  

D’arcobaleno era tinto il mio ponte,  

dei mille sogni grandiosi e bambini.

 

Ma un giorno volli allungare i miei passi  

e cominciai ad inciampare nei sassi.

 

 

*

Se fossi un mago

 

 

(filastrocca)

 

Se fossi un mago che cosa farei?
A tutti un bel sorriso ridarei!

A tutti quanti han perso il Paradiso,

quello terrestre, ovvio e per inciso.

 

Abracadabra… così Belzebù

vada all’Inferno e non torni quaggiù

 

Salagadula… e la Strega malvagia

faccio sparire, opplà, nell’acquaragia.

 

Magicabula… del Gatto e la Volpe

al macello, et voilà, mando le polpe.

 

Figitus sbum… ed il Lupo cattivo

ritorni cane,  fedele e giulivo.

 

Muterei  gli orchi, matrigne e bau-bau

in mille fogli di pane crasau.


Se fossi mago farei tutto a vista,

ma non lo sono, e neppure un dentista!
Sono solo un poeta e senza l’arte

che ridona il sorriso da ogni parte.

 

 (… e intanto scrivo che il riso è un bisogno

perché la vita non sia solo un sogno).

 

 

*

Come



 Indispensabile
come il silenzio
la solitudine
e la mia sigaretta.

Incomprensibile
come l’Eterno
la Poesia
e tante volte il Cielo

Insopportabile
come l’attesa
il chiodo fisso
e l’arroganza altrui.

Ed è così l’amore.
Indiscutibile.

*

Come un gatto 2

 

Resto sempre nel mio ieri

silenziosa, senza scatto,

cuscinata nei pensieri

pigra e stanca come un gatto.

 

Faccio rondini a matita,

poi le guardo a naso in su

e leccando una ferita

penso: è un volo e niente più.

 

*

haiku rimato

 

 

luna nel cielo
la notte è troppo scura

sotto il mio velo

*

Stornelli pascoliani

Volendo provare a scrivere uno stornello, tanto per non farmi mancare niente, mi sono ispirata a Pascoli giacché qui, dove vivo, si respira l'aria del poeta.
Sperando non si rivolti nella tomba, glieli dedico.


STORNELLI “PASCOLIANI”

 

Fiore del vino

a Barga, nel salotto pascoliano,

sta la bottiglia ancor sul tavolino.

 

Del vino il fiore

…e poi sul foglio scrive: “… e più non bere”

perché nel nero sogno c’è il dolore.

 

“Flos vinae”, il canto

da sempre vita e vite son tormento

con il bicchiere in man, tra riso e pianto.

 

*

Solo una donna




  Sono stata con te come una escort,  

accettando persino i tuoi regali.  

Ma quante volte, commosso, mi hai detto:

“Sei unica, terribile e stupenda!”
 

… come una fuoriserie, amore mio.



*

Filastrocca con le sdrucciole



 Filastrocca dell'aula scolastica,

qui si fanno aeroplani di plastica,

ché la carta sol serve per scrivere

nonostante non serva per vivere.

 

Non si tratta di voli pindarici,

ma piuttosto di gesti barbarici.

Pensa un po', quando in testa ti capitano:

può succeder che a volte "decapitano"!


*

Farfalla rossa e blu

 

Si fa quel che si può e il resto in un cassetto

si lascia, derelitto, almeno per un po'.

 

Se non si può si fa… soltanto poche cose,

non certo le più estrose, col poco che si ha.

 

Lontano non si andrà, se mancano i contanti,

restando dei cantanti dell'infelicità.

 

La vita è cosa bella, è vero oppure no?

Lo sa solo chi può, per gli altri è una farfalla.

 

Farfalla rossa e blu: soltanto pochi fiori

e poi, senza clamori... che fa? Non vola più.

 

*

Autobiograficks

 

(limericks autobiografici)

 

Una povera donna di Coreglia

per i troppi malanni stava sveglia

ogni giorno un problema

ogni notte un patema

per quella morta di sonno a Coreglia

 

*************

Una scrittrice estrosa a Ghivizzano
si stufò di tener la penna in mano;

mise l’arte da parte

e si diede alle carte.

Fu estrosa giocatrice a Ghivizzano.

 

****************

Una tipa sfigata garfagnina

tentò in amor fortuna una mattina.

Ma fu subito un fiasco,

sulla via di Damasco.

Sfigatissima tipa garfagnina!

*

Invettiva - filastrocca -

INVETTIVA DI UN CASALINGA MALATA IN UNA DOMENICA AGOSTANA

 

 Domenica d’agosto:

 nel forno c’è l’arrosto

 insieme alle patate,

 nel piatto le insalate

 e il sugo cuoce al fuoco.

 Anche oggi faccio il cuoco!

 Non c’è pietà per chi

 lavora tutti i dì

 con lena e con affanno,

 finanche a Capodanno!

 Per chi, che con premura,

 di tutto si dà cura,

 anche quand’è malata

 restando trascurata.

 Nessuna Previdenza

 mi dà la competenza

 di dire: ”Adesso basta,

 pensate voi alla pasta

 e al pranzo della festa!”

 

 Ma cosa avete in testa?

 Non sono una Mazinga,

 son solo casalinga;

 non ho una busta paga,

 però sono una maga

 nel preparare il rancio

 in linea col bilancio.

 Io sono della serie:

 vietato fare ferie!

 Vi sembra questo onesto

 persino a Ferragosto?

 

 Ma ricordate a mente

 che io non scordo niente,

 e quando sarò rapa,

 di sangue bella sciapa,

 della mia serpe in seno

 io userò il veleno!

*

La filastrocca



 
Non è fiaba né poesia,
non è storia o geografia,
non romanzo e neanche un saggio…
Che cos’è? Dimmi, coraggio!
 
Poco seria ma non sciocca
è la buffa filastrocca,
che la scrive anche un bambino
per la mamma e il fratellino,
per il babbo e per i nonni
e persino al cane Gionni;
per la festa della scuola
e per l’uccellin che vola.
 
Vola vola in fantasia,
fra le rime in armonia,
la parola, allegramente,
aggregando il tutto e il niente.
 

 

*

Maltusiani d’autore!

 

 

Rimirar è quella cosa

che si fa sempre fischiando

e sull'uscio in ciel guardando

gli uccelli in stormi ner.

 

*

 

Selva oscura è quella cosa
che nel mezzo della vita
ti ci puoi trovar smarrita
ed uscir vedendo stell.

 

*

 

Naufragare è quella cosa

che t’è dolce in mezzo al mare

solo se riesci a mirare

oltre siepi l’infinit.

 

*

Cavallina è tale cosa
che si batte e che si gioca
ma se torna storna e fioca
forse c’è da preoccupars.

 

*

 

Meriggiare è quella cosa
che puoi fare presso un muro
ma convien, per star sicuro,
spazzar via i cocci aguzz.

 

*

Strambotta riflessione

 

STRAMBOTTA RIFLESSIONE DI UN UOMO SOLO SULLA FELICITA’

 

 

Calzini non ho più dentro al cassetto

e licenziata pure s’è la Bice.

Non una traccia resta di rossetto

sul colletto di tutte le camicie,

ma una riga di sudicio bisunto

che togliere non so. Davvero! Punto.

 

Perché quando ci lasciano, le donne,

si portan via il “sapone” con le gonne?

 

 

*

Sedotto e saziato

 

 

Oltre il vetro del bancone,
in un bar della frazione,
profumata ed invogliante

mi attirò dal primo istante.

La miravo e rimiravo,
con libidine e con sbavo,
così morbida e avvenente
tutta rosea e seducente.

La bramavo con ardore
sia con gli occhi che col cuore;
ne annusavo la fragranza,
mi eccitava la sembianza.

La mia mano già tremava
e la testa mi girava
al pensiero di afferrarla
e alla bocca avvicinarla.

Fuori orario e fuor di mente,
l'agguantai subitamente
ed infine tutta sana...

... divorai la VALDOSTANA!!!

 

 

 

 

Nota: Ho cambiato il volto ad una vecchia poesiola (già presente nel sito col titolo: Sedotto e invogliato) che scrissi parecchi anni fa, in modo estempoaraneo, per un amico di mia figlia, il quale, invece di andar per ragazze, andava per valdostane, panini e pizze. Oggi quel grasso ragazzo, che ancora porta la mia poesiola piegata nel suo portafogli, è diventato un bell'uomo molto apprezzato dalle belle ragazze!

*

Sarai chiasso

 

Ti farò entrare nei miei giorni muti

e sarai chiasso per i miei sorrisi.

 

Sotto un arco di luna

fisserò le mie stelle,

come anelli i miei baci

metterò alle tue dita;

il mio dono ogni giorno:

una collana di abbracci.

E sarà come andare

a un veglione vestiti

dei colori del cielo

con le scarpe di pioggia,

con le scarpe di sole,

poi cantando e piangendo

e ridendo e danzando

lungo ameni sentieri

di mirtilli e lamponi,

così dolci e maturi

come questa mia età

 

che mi sorprende sempre impreparata

ma parecchio curiosa e un po’ bambina.

*

Precario maltusiano

 

Il precario è quella cosa

che è diversamente stabile

così dicon, poi s’è abile,

a nessuno gliene freg.

*

Minifilastrocca





Filastrocca sciocca sciocca,

lascia tutto tale e quale

mal non fa, ma senza sale

il palato non balocca.

Ci vuol sempre un po’ di gusto

per esprimer qualche cosa:

basta poco, anche una rosa, 

se vuoi dire “t’amo”. Giusto?




*

Mangiando formaggio - maltusianata -

 

Camembert è quel formaggio

che si scatola nel pioppo

poi si mangia ch'è uno schioppo;

sembra brie ma è divers.

 

 *

 

E’ il diverso quella cosa

che si usa in matematica

ma l’amore non ha logica

e va dove porta il cuor!

 

*

La fotografia

 

 

Mi vedo invecchiare

in fotografia

e il tempo passare

di nuovo dal via.

 

La vita è una pista,

si passa di corsa,

poi cala la vista

e il fiato si ammorsa.

 

Ma giunti al traguardo,

con l’ultimo giro,

ri-splende lo sguardo

ri-prende il respiro.

 

Allora la foto

sarà sempre quella:

nel tempo che è immoto

sarò in stasi e bella!

*

Mini dissacrazione

Con le mie scuse a Giovanni Pascoli :-)

 


 La rea cena
 
 
Il piatto era pieno di scampi;

e poi ci servirono cozze, le fetide cozze.

Che crampi ci presero al pranzo di nozze!

Il vomito venne ai presenti

pel cibo ingerito pesante.

Quel giorno, che crampi! che stenti!

Che peti, all’istante!

 

*

Filastrocca di quasi luglio 2013

 

Ecco, Giugno ormai è finito,

in un nulla s’è esaurito

e domani è un nuovo mese

con chissà quali pretese.

 

Sarà Luglio e piena estate

senza escludere le date,

con la pioggia o senza sole,

come , ormai, il tempo vuole.

 

Pochi andranno a far vacanza,

e chi patirà ad oltranza

sarà quel disoccupato,

in economia piombato.

 

Non c’è estate e sempre è inverno

quando manca un padreterno

che ci aiuti, come è giusto,

della vita a provar gusto.

 

Ci vorrebbero i danari
per non viver da precari,

che si posson guadagnare

tutto l’anno a lavorare

 

e poi quando Luglio viene,

con il sole nelle vene,

si può anche far bivacco

con la gioia dentro il sacco.

 

Ma quest'anno, Luglio è triste

 e non scaverà le piste

 sulla sabbia, in riva al mare.

 Non ha biglie per giocare!

*

Se potessi sottrarre


 Se da tutte le rughe,
che mi rendono gli occhi
avvizziti e più tristi,

io potessi sottrarre

ogni lacrima pianta,

ritroverei il mio sguardo

di bambina stupita,

ma maturo e più saggio, 

tra le righe di un tempo

a cui si riconosce

un solo nome: vita.

 

*

Col cuore

 

 

La clessidra dei giorni stilla sabbia

di silenzi. Ma ancora posso amare,

tra i grani dei rosari quotidiani

con gli occhi inceneriti dalle lacrime

e l’amarezza sparsa nel sorriso.

 

E più di allora, sfidando col cuore

tutti i venti contrari di ogni assenza.

*

Nuvole



 Nuvole vanno
ora stelle svelando ora celando
- in un letto di luna
batuffoli d’ovatta sulla pelle -

Nuvole  vengono
dal mare in nenie languide disteso
- nei passi scalzi a riva
baci appena accennati sulla sabbia –

Mete ignote i tragitti
in sonni di mistero e sogni intrisi.

Abbracciarsi al sottile godimento
del loro movimento
centellinando un infuso d’Amore.

*

EPAgrammi

 

 

Esopo raccontava di un leone
e di una lepre in tana addormentata.
Perché lasciare un facile boccone
ed affannarsi tutta la giornata
correndo dietro a un cervo di gran lena,
per rimanere, a sera, senza cena?

Son io come la lepre e tu il leone.
Perché da sola m’hai lasciata a letto?
Lo sai che tu sei proprio un bel coglione?
Saziato avresti adesso ogni diletto!
Morale della favola? E’ ben nota:
ti lascia l’ingordigia a pancia vuota!

*

Nepitella che passione!

Nepitella, che passione!

 

 

“Uccia uccia…

ma che odore di mentuccia!”

disse un giorno un funghettino

col cappello da porcino

spasimante di passione

(senza via di remissione)

per la foglia verde e bella

della menta nepitella.

Ma nel mentre lo diceva

una mano lo coglieva;

quella mano colse quindi

la mentuccia in due secondi!

E così quei due tapini

si trovarono vicini,

da lì a poco, in un tegame,

da invincibile legame

belli cotti al punto giusto

come vuole amore e gusto!

*

Ricordi?

 

 

Ricordi quando le tue ciabattine

tacite, sul tappeto, ci aspettavano

per poi ficcarsi leste sotto il letto

a sghignazzare come ragazzette

maliziose, furbette e impertinenti

di tutto quel rumore, grossolano,

che fa l’amore, quando è appena nato,

ma ha i ricciolini bianchi il frugoletto:

lalla, gattona e goffo si dimena?

 

Dimmi, ricordi?

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Filastrocca del pensiero leggero

 

 

Sarà leggero questo pensiero

come quel mare che non è nero

come quel cielo che è sempre blu

come la neve quando vien giù

come un merletto fatto di gelo

come di brina l’umido velo.

 

Sarà leggero quando l’amore

avrà sconfitto tutto il dolore!

 

*

I temporali del tuo silenzio

 

 Sei tu come la pioggia di gennaio:

 insistente, incessante e congelata  

che sporca i vetri del mio lucernaio  

così la luce d’ogni giorno è ombrata.

 

 E sei come la goccia corrosiva  

che il cuore mi distrugge lentamente.  

Una tortura che giammai ravviva,  

ma a morte certa condurrà la mente.

 

 Sei quel tambureggiare di tempesta,  

quel frastuono che cerco di sedare  

stringendo fra le mani la mia testa,  

distrutta ed incapace di pensare.

 

 Tu sei i miei silenziosi temporali  

che allevano l’amore e le mie ali.

 

 

Nota: Sonetto elisabettiano

*

Amore e morte

 

In una boccetta

gli occhi tuoi riflessi.

 

Nell’azzurro sguardo

la celeste bara.

*

Otto versi per dire che...

 

 

 

 

… ho patito più volte la sete

come un fiore nel vaso scordato,

ma ho evitato l’alletto di un Lete

a ricerca, mediante il passato,

di quel seme da terra coperto

che col  tempo e nel tempo germoglia

e poi rende il pensiero più esperto

tale all’albero e non alla foglia.

 

 

 

*

Filastrocca della crisi

 

 

 Filastrocca della crisi,  

non sarà mica una crasi?  

Una contrazione strana  

che la vita poi ci strina?

 

 L’ippocratico dottore  

ci insegnava che ogni umore

 deve stare in armonia  

altrimenti è discrasia!

 

*

Gli alberi

 

 


Gli alberi stanno su tacchi a spillo
a spiare il cielo. Io sto sul ciglio
di un verde prato, coi piedi scalzi
e col timore passi un aratro.

*

Pedro, il cane


 
Pedro gioca scatenato
 col suo osso di gomma.
 
Io mastico chewingum
 allo xilitolo per un sorriso,
 
ma il fiu-fiu che dà allegria
 forse
è solo roba da cani.

*

esercizio di sestina lirica

 

 

UN TUFFO DOVE IL MARE E’ PIU’ BLU


 

Il cielo oggi nel mare s’è tuffato  

e le montagne sembra di toccare.  

C’è un’aria bella che mi fa gioire  

nella serenità con un respiro  

e quello che io sento in fondo al cuore  

è come pace, summa di speranza.

 

Quante volte ho affidato alla speranza  

il grigiore di un giorno che, tuffato  

nell’acqua sporca delle cose, al cuore  

non rendeva la grazia di toccare  

quella semplicità, come il respiro  

di un bambino che sogna di gioire.

 

Quante volte ho sognato di gioire,  

ma altrettante ho ceduto, la speranza  

perdendo e soffocando il mio respiro.  

Come un frollino dentro al tè tuffato  

la vita mia ho sfaldato. - Non toccare  

il fondo! – Questo strepitava il cuore.

 

Ed ha una sua ragione sempre il cuore  

che trova beneficio nel gioire.

- Se alte vette si vogliono toccare  

amica devi farti la speranza!

- Così, un bel giorno, gli occhi miei ho tuffato  

dentro il tuo sguardo azzurro e fu respiro. 

 

L’amore! Ecco il vero, gran respiro!  

Esulta l’anima, la mente e il cuore  

e, nel coraggio d’essermi tuffato,  

ho imparato a nuotare e anche a gioire 

E grazie mille volte alla speranza  

se la felicità si può toccare!

 

Toccare, sì, le mani sue toccare;

 respiro, sì, nei baci suoi il respiro.

 La ricompensa è questa, se speranza  

fa il nido come rondine nel cuore  

ed ogni giorno è sempre un gran gioire

 come un cielo che in mare s’è tuffato.

 

In amore tuffato, ora toccare

posso la vita e in respiro gioire  

con la speranza cullata nel cuore.

*

Ancora una ’bestialità’

 

‎(Prendendo spunto da Leporeo

 ... trisillabo, quadrisono, accentato)  

 

RIVENDICO I MIEI DIRITTI!  

 

Ci sarà

luogo qua  

dove sta  

parità?  

 

Io, perché  

faccio a te  

quello che  

non fai a me?  

 

E così,  

senza sì,  

stante il dì  

vo’ da qui.  

 

Non va, no,  

subir ciò  

e perciò

 più non do.  

 

Lacci più.  

Volo in su!  

Schiatta tu,  

Belzebù!

*

Oggi: nel ricordo

 

Un’alba ancora e s’apre la finestra

su giorni tutti uguali. Pioggia e sole

dallo stesso rumore, un bagnasciuga

di ora e di poi  

dove ogni passo dura il tempo breve  

del ritiro dell’onda.  

 

Inutilmente palpebre nel pianto

sciolte, s’affliggono

per aspergere tutti i morti fiori,  

scarnificati

dentro a un libro di numeri e parole.  

 

E se guardo lassù, in cerca del Cielo,  

dove volano bianche le speranze,  

vedo soltanto gli orli delle vesti  

sfilacciati da un’epoca che ha perso,  

della ragione, quella cognizione  

che scrivere sapeva:  

 

E PACE IN TERRA

AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’.

*

alti e bassi

 

“Quanto sei alta!”

disse il criceto

alla giraffa.

E lei rispose:

“Così ti sembra,

ma guarda l’albero

da cui mi nutro,

più alto è ancora.

E la formica?

Di te è più alta?”

“E che vuol dire?”

chiese il criceto.

“Che solo il Sole,

dal suo lassù,

può dire: - Guarda

come son bassi,

in quel laggiù! -

*

Strambotto metasemantico

 

 

E quando quella friccica verbata

m’afflauta e mi trasonda nell’aminia

la circosfera subito s’allata

allucendo nelle spore dolce limia.

 

Così la gnosi sluccica ogni forse

e tutto si dilegia delle morse.

 

Sotto i moggi sfaruzza l’infinito

ed anche il diurno alisce più pulito.

*

Strambotto della poetessa delusa

 

 

 

 

Che canta una poetessa delusa, ora?

Che guarda una poetessa delusa, oggi?

Che sente una poetessa delusa, ora? 

Che vede una poetessa delusa, oggi?

 

Canta l’amore, ma l’amor dov’è?

Guarda la vita che vita non è.

Sente il silenzio, la vita e l'amore,

vede il futuro ma scrive il dolore.

 

 

*

Strambotto in due tempi

 

 

TEMPO PRIMO 

 

Vivevo rinserrata dentro casa,

trasandando ogni giorno la mia vita;

alla rassegnazione persuasa,

però  avvilita, triste e scolorita.

Ma il caso volle offrirmi un’occasione

e aprirmi dell’amore il suo portone.

Rinacqui come all’alba nasce il sole

e mi trovai regina tra le viole.

 

TEMPO SECONDO

 

Ma è la vita quella strana cosa

di cui conosci solo l’immediato

e se sarà il domani rovo o rosa,

lo scopri sempre quando è già arrivato.

E la Felicità, come una lucciola,

ha volo breve, ha una luce sdrucciola:

venne l’inverno e rapido il tramonto,

morì la viola e fu di nuovo pianto.

*

A carnevale

 

 

 

Io sono quel che sono, vestita d’arlecchino:  

nel petto bianco lino ho un cuore rosso vero,

negli occhi misto al nero, lo sguardo è azzurro cielo  

e sui capelli il velo, di viola è colorato. 

Ho pallido incarnato ma è rosa il suo velluto  

e quando ti saluto divento tutta gialla  

uguale a una farfalla che vola verso il sole.  

 

Io sono quel che sono, persino a carnevale;  

poi tu dirai: “non vale!”, ma io sono così!

*

E tutto questo

 

 

maturo della notte è questo tempo

che rimanda a luci colorate

come stelle accese nei deserti

 

nelle distanze

che fluttuanti

accorciano le dita

stanno i nostri capelli

in trecce sistemati

con nastri di folklore

 

dove sconfina il certo

nell’incertezza affonda la ragione

ma il cuore ha sempre un alibi

per non lasciarsi andare

(così, tanto per dirti
che ci potremmo amare)

 

*

Preghiera in distico

 

 

Fa' che io possa riavere il mio sorriso

così che più non cerchi il Paradiso!

*

Lettera della Befana a un bambino

 

Bambino caro, sono la Befana

e scrivere ti voglio la mia storia

- a dir la verità davvero strana -

Sotto una pianta nacqui di cicoria,

un giorno che pioveva in Val Padana;

non c’era neanche un cane a far baldoria,

e in quella solitudine marziana,

divenni brutta e vecchia come scoria.

Nessuno mi mostrò tenero amore,

nessuno mai per me fece qualcosa

che mi rendesse bella e più felice.

Così decisi d’essere un’attrice

per rendermi la vita più briosa

donando gioia a te, perché hai un cuore!

 

*

Buon 2013!

 

 

Auguro a tutti i poeti e gli amici de LaRecherche uno splendido anno nuovo!

Che sia per tutti noi un anno di Amore!

 

Lorena

*

Il mio giorno di Natale

 

 

 

Il mio giorno di Natale

tutto è stato al femminile

con la nonna un po’ agitata,  

io, la mamma sconsolata,

tu, la figlia risanata.

 

Un Natale da matrioska

senza neve e senza vodka!  

 

Donne sole a festeggiare  

ma nel numero di tre  

che se pure è piccoletto  

è un bel numero: è perfetto!  

 

Sai che dico a quel maschietto?

E' passato anche Natale:  

se vedemo a Carnevale!  

 

 

*

Filastrocca sempre in piedi

 

 

Filastrocca sempre in piedi

con i pollici e coi medi,

gli anulari e i mignolini

e con gli indici assassini.

Cinque dita di bugia,

falsità ed ipocrisia;

manca sempre qualche cosa:

verità svenduta a iosa.

Una mano lava l’altra,

lava meglio la più scaltra.

Mano amica: mano morta,

d’amicizia non c’è scorta:

è soltanto una parola

profanata pure a scuola

e la mano dell’amore

difettosa è d’anulare,

alza il medio, molto spesso,

dopo avere fatto sesso.

 

Filastrocca sempre in piedi

forse ancora non ci credi?

 

 

 

*

Cinque dita di Auguri

 

A Capodanno

non farò danno;

metterò versi

dentro i cannoni

e sparerò

su quei coglioni,

quelli che pensano

che esser poeti

sia solo roba

da anacoreti

(gente frustrata

e assai malata)…

… e sparerò

sopra i cafoni,

i mentecatti

e i presuntuosi.

 

Io sto coi gatti,

che poveretti,

come i poeti

vanno per tetti

a miagolare

a quella luna

che fa sognare

ogni fortuna.

Io sto coi cani

che son fedeli

e amici umani;

non faccio botti

ma sparo piano,

non sul pianista,

ma sul villano;

ma sparo forte

con la parola

ch’è il mio panforte!

 

A mezzanotte

nascerà un anno:

speriamo sia

non un malanno,

ma in ogni giorno

e in ogni notte,

una poesia!

 

 

TANTI CARI AUGURI A TUTTA LARECHERCHE!

*

Perché non può finire il mondo adesso

 

 


Quando angeli saremo, senza sesso,
 perché sarà finito tutto il mondo
 e ci ritroveremo in un congresso,
 tutti intorno ad un tavolo rotondo,
 sentendoci un po’ scemi, come un fesso,
 e un po’ spaesati, come un vagabondo,
 di certo un argomento verrà omesso:
 di sensi ragionar sarà infecondo!
 Ma nel ricordo noi terremo impresso
 quello che di più bello c’era, in fondo.
 
Ci mancherà davvero quell’amplesso
 che ci rendeva il cuor sempre giocondo…
 
E’ meglio non finisca il mondo adesso!
 (diffondere nel giro di un secondo)

*

Del fiore la povertà

 

 

Del fiore la povertà

sta tutta nell’arsura

esito inesorabile

di un solleone altèro

 

E’ un dolore di tempo

sbilenco d’ore

e di schietto calore

*

Sola per questa via

 

Sola per questa via  

guardando il cielo e scoprendo mia  

la sensazione assurda di un alone

come una luce opaca che mi nasconde il vero  

 

Crolla dentro al silenzio

la mia parola lieta e quel pensiero

che sempre io credendo nel tuo amore

tenevo dentro al cuore come se fosse un fiore  

 

Chissà se la tua mano quella mia sfiorerà

chissà se questa vita più clemente sarà

nel vicolo mio cieco oggi t’aspetterò

sperando che quel velo cada da questo cielo  

 

Qui è la mia tristezza  

tutta la mia paura che la speranza

non sia quel fiore che mai perde il colore

ma solo un’invenzione per non sentir dolore

*

C’è bisogno di sole

 

Il pianto

s’asciuga

col riso

e il riso

zampilla

dal cielo

se è blu

e nube

non c’è.

 

Del resto

- da sempre -

la pioggia

s’asciuga

col sole.

*

Speranza di Natale

 

Nel silenzio mi sono impacchettata, 

come a novembre un dono di Natale

che attende, nella scatola dorata,

d’esser donato a te, che sei speciale.

 

C’è un buio dentro, avvolto nell’ovatta:

a volte spaventoso, altre un afflato,

mentre guardinga sto come una gatta, 

l’orecchio teso e l’occhio spalancato.

 

Non ci sto bene, questa è una certezza!

E’ tutto amplificato (mai la vita)

e la mancanza è sempre la carezza

della parola detta e quella udita.

 

Oh, quanto vorrei farti una sorpresa,

magari proprio il giorno più speciale,

uscire dal silenzio che mi pesa

e dirti: - Amore, oggi è il mio natale! -

 

 

 

 

*

haiku rosa

 

Rosa sarò

di raso sarò rosa

ma raso mai

 

 

*

Lettera di una madre a una figlia...

LETTERA DI UNA MADRE IN CROCE A UNA FIGLIA CHE DEVE RINASCERE

 

 

 

La mia disperazione è tanta e piango:

le lacrime nascondo in un sorriso

ad ogni tuo ritorno, ed anche il fango

che ingiustamente m’ha imbrattato il viso.

 

Sono mamma impotente e senza rango,

che nessun fiore colse in paradiso,

ma d’ogni azione mia nulla rimpiango

perché col cuore, sempre, ho condiviso.

 

Adesso che Natale è ormai vicino,

vorrei una vita nuova regalarti,

che non sia luna dentro un pozzo fondo.

 

Ma sono sola, in questo ostile Mondo,

senza il potere di resuscitarti,

con una croce in seno e su un Bambino.

 

 

 

 

 

 

*

La televisione

 

 

Triti frullati immagini-parole

 propinati durante, prima e dopo  

i pasti, impavesati in bellavista,  

serviti freddi o caldi e a gradimento  

con sorrisi smaglianti e conformisti.

 

Evito volentieri certi intrugli  

con sorsate di stoica indifferenza,  

intanto che mi accingo a ricamare  

il petalo dell’ultimo mio fiore,  

per completare quel pietoso velo  

che sul televisore stenderò,  

ricalcando, così, l'antica usanza  

- e pur sagace - che ogni suppellettile  

che polvere attirava, rivestiva!

*

La notte

 

 

La notte è un’austera maestra

con l’abito scuro d’organza,

che chiude del giorno parentesi
mettendo a tacere anche il sole.

 
Scatena le luci puntute
per poi redarguire pensieri,
più flebili ai raggi solari
nel rivisitare memorie.
 
Spaventa talvolta la mente,
spalanca le porte dei sogni,
lasciando cadere nel sonno
i corpi stremati dal giorno.
 
Con tutte le facce di luna,
avvolge in mistero momenti
che palpiti accelera e affascina
e di desiderio li nutre.
 
Infine, regina indiscussa,
si sfrangia leggera nell’alba,
siglando cuscini di seta
col suo arrivederci a domani…

*

Non c’è che il mutamento


 
un tempo fui crisalide
divenni poi farfalla
la morte arrivò presto
dentro a un bel lampadario
 
Non c’è che il mutamento
- disse un camaleonte
che si cambiava d’abito -

*

In vino veritas

 

Se solo avessi di terra un fazzoletto

seminerei almeno un broccoletto,  

legumi, peperoni e lattughine,  

del sedano, carote e cipolline,

i cavoli cappucci e i pomodori,  

per seguire il consiglio dei dottori,  

specialisti di scienze alimentari,  

e farne pinzimoni salutari.

 

 “Béccate questa, che nun se fredda!”

 

E questo disse, poi che un’insalata  

per stare un po’ leggera ebbi ordinata,  

un ameno trattore di Bolsena  

porgendomi il bel piatto con la cena.

 

Quanta ironia! A tutto tondo!

 

Simile a una scultura etrusca in bronzo,  

motivata dal fatto che era sbronzo.

 

O atavica tirsenica abitudine,  

(ma forse vale anche fino a Udine)  

di non avere, nelle libagioni,  

nessun controllo delle proporzioni!

 

 

 

*

Un’ora sola ti vorrei


 
Versami un po’ di vino questa sera
 che sono sola e triste
 come una capinera.
 
Riempi il mio bicchiere sempre vuoto
 per un’ora soltanto,
 un’ora rossa e vera
 
Tingerò le mie labbra di rubino,
 il corpo di granato
 e uscirò di galera.
 
Per un’ora, un’ora sola, stasera.

*

Umana rabbia

 

 

Canto di povera vita  

di chi parola ha perduto,

chi da ingiustizia è fottuto,  

chi buona stella ha smarrita.  

 

Canto del giro di dita  

stando sul nulla seduto  

cuore che rantola muto  

voce che grida: è finita!  

 

Quale destino agghiacciante  

riduce l’uomo a negletto  

peggio di un misero fante?  

 

Dove l’Amore ed il letto,  

il pane caldo e l’amante,  
il fuoco acceso ed il tetto?  

 

Non sei perfetto,  

se ai derelitti, Signore, 

doni soltanto dolore!

 

 

 

 

 

NOTA:Tentativo di sonetto minore caudato, in ottonari atipici

 

*

come l’edera

 

 

sto aggrappata come un’edera
alla rima cuore-amore
informata tuttavia
che dove s’attacca l'edera muore.

*

Una donna alla rovescia

 (sonetto, quindi, alla rovescia)

 

 

Come castagne in mezzo al riccio aperto

son gli occhi miei tristissimi e celati

dietro gli occhiali scuri anche se piove.

 

Sul corpo sparsi nei ho in ogni dove,

labbra carnose e denti un po’ sciupati

son ricci miei capelli e viola incerto.

 

Son bella dentro, come si suol dire,

ma dentro non ha visto ancor nessuno

e chi ha tentato ancor deve capire

se sono rovesciata oppur straluno.

 

Ho sempre una gran voglia di morire

perché d’amore sempre sto a digiuno;

non facile è cercarmi d’ammansire

poiché non son la pecora di alcuno!

 

*

Odio

 

 

 

 

E’ un sentimento acuto e spaventoso, 

figlio di una clessidra senza arresto,  

nutrito da un serpente velenoso:

di braci ha gli occhi e sguardo disonesto.

 

Se latita nel cuore è più funesto  

rendendo chi lo cova anche accidioso, 

se, invece, esplode come fuoco desto,  

sparge sciagure e clima acrimonioso.  

 

Si dice sia d’Amore il complemento,  

che tutto uccide tranne che se stesso,   

che è Negazione Eterna e non disprezzo.  

 

Ma quanto, però, caro è sempre il prezzo  

che paga chi è costretto genuflesso  

e il viver suo dall’odio altrui è spento?

*

haiku dei pensieri geneticamente modificati

 

 

 

 

 Pensieri muti
 in palline di pane
 modificati

*

Il merlo in gabbia

 

 

Mi sento come il merlo che Giovanna
ha messo in gabbia fuori della porta,
da nugoli di passeri in agguato
pronti a rubargli il cibo asserragliato.

Adesso s’è accodato pure il gatto:
il merlo non capisce ed esce pazzo!

*

I fiori dentro il vaso ormai marciti

 

I fiori nel mio vaso ormai marciti  

di cimiteri antichi odore spandono.  

Odore che si è perso quando il fiore  

da mano umana fu mutato in plastica.

 

Ora si stende il camposanto asettico.

 

Com’ è avvilente questa nostra storia

 come un’eternità senza memoria!

 

Come se fosse l’Anima la protesi  

 (polimerica lega a mo’ di verme)  

 di una meschina Vita, senza Morte  

 contratta per Divina ed Equa Sorte.

*

di un sogno



null’altro resta
se non di un sogno
il bianco anemone

*

Buonanotte amici!


 
A notte volge ormai questa giornata
 che è stata molto lunga e faticosa
 avvolta nel silenzio l’ho passata,
 trascorsa vorrei averla più chiassosa.
 
Stanche le membra e l’anima stremata,
 ho mal di testa e sono assai nervosa;
 conviene a letto vada di filata
 domani, chissà mai, mi svegli rosa!
 
Pertanto amici cari vi saluto
 mandando a tutti un bacio ed un abbraccio
 dicendo virtualmente buon riposo.
 
Per voi sperando un sogno delizioso,
 mi spoglio e dento il letto m’accovaccio,
 quel letto mio disfatto e sordo e muto.

*

Lettera accorata al mio amore

                                                                                                    (divertissement)
 

Il cielo nella stanza mia non c'è 
e pesa quel soffitto piatto e cupo
catena e costrizione, è come un carcere.
Con la mia penna in mano voglio scrivertelo
e una postilla aggiungo: "Amore, fabbricamelo!"


*

Per sempre

 

di questa bianca pagina, il candore
non scalfirò con pallide parole;
solo a te lascerò
definire i contorni
ricamare arabeschi
colorare lo sfondo
così potrò - per sempre - come un fiore
dal tuo screziato canto, rifiorire.



NOTA:...ho modificato anche questa:
http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=14715&Tabella=Poesia

abbiate pazienza!!! :-)

*

tre-desideri-tre


Sempre porto del sidol in una tasca
insieme a uno straccetto - hai visto mai? -
che in qualche immondezzaio reperisca
una lampada antica da lustrare,
così che mentre lucido con forza
m’appaia il Genio come per incanto.
 
Avrei per me tre-desideri-tre
in mezzo al petto – proprio qui – alloggiati:
un sicuro lavoro per campare
per vivere distesa una casetta
e la tranquillità della certezza.
 
Tant’è che un giorno, mentre rovistavo ,
trovai l’oggetto tanto ricercato
e presi con vigore a strofinare.
D’un tratto comparì dentro a una nube
quell’uomo grande e grosso, un po’ sfocato
(ad un cartone uguale ed animato) .
 
Senza esitare e prima che parlasse
gli chiesi tutto quanto avevo in cuore.
In viso s’adombrò e la testa scosse
(sembrò volesse fare una premessa)
ma non gli detti il tempo di parlare
dicendo, rassegnata e con mestizia:
 
“Un limite c’è a tutto e lo sapevo
 ma alla genialità non ci pensavo.
 Ho già capito quel che è da capire:
 non si può fare,
 mi tocca di…sperare!”
 


*

La colpa è dello sguardo



D’inerzia trasudando,
una gonna ingiallita ondeggia lenta
e d’afa veste ancora un altro giorno.

Dentro allo sguardo, resta l’occhio muto,
colpevole di lame dentro al petto
e fermo in mille schegge di dolore.

Ma d’esserne ferito non dà segno
il merlo che zampetta circospetto
con il suo lombrichetto in mezzo al becco
sull’erba del giardino rinsecchita.



NOTA: Testo già postato nei "pensieri", revisionato metricamente.


*

filastrocchina di quest’autunno



Questo è un autunno un po’ variegato
misto di ladri e volontariato
di sacrifici e poche pretese
di gente digiuna a fine mese
di altri che invece - senza  premura -
si gonfian le tasche addirittura

ma la castagna dal riccio che scoppia
vien sempre fuori persino anche doppia!

 


*

Il fricandò - ricetta in filastrocca -

 

Proprio oggi  - guarda un po’-
voglio fare un fricandò
ch'è pietanza assai gustosa
con verdure cotte a iosa.
(Ratatouille, se preferite
e il francese digerite).

La ricetta è presto detta:

(finita è l’estate)
appezzo patate
(non più solleoni)
due o tre peperoni
(il tino ribolle)
affetto cipolle
(son caldi i colori)
e poi  pomodori
(frizzanti mattine)
si taglian zucchine
(il vento è autunnale)
aggiungo del sale
(si pota la siepe)
e metto del pepe
(di nebbia un barbaglio)
dell’olio e dell’aglio
(va a scuola il bambino)
con il rosmarino
(s’accorcia anche il giorno)
e infilo nel forno!

 

*

Quante volte



Quante volte ho riso sola
 coi capelli intirizziti
dalla brina
 nelle labbra screpolate
dell’inverno!
 
Quante volte ho riso al sole
 nello sguardo di una stella
del mattino
 con la bocca spalancata
come un fiore!
 
Tutte le altre,
tra le nubi, ho sempre pianto.
 


*

Quel chiaro colore

 



era quel chiaro colore di cielo,
quando il mattino promette sereno,
che mi piaceva guardare da qui,
dove il mare è lontano e l’orizzonte
è un frastaglio di lotte con il vento
(come le orecchie del gatto stremato
quando a sera rincasa e fa le fusa)

 

era quel chiaro colore – dicevo –
che nei tuoi occhi più ora non vedo

 

*

Filastrocca della bacchetta magica


 

 Filastrocca della bacchetta
 non è magica, ha perso l’acca
 e senza l’acca, la baccetta,

 resta moscia, batte la fiacca
 in due parole non fa un’acca!

 E che sarà mai quell’acca
 una letterina muta
 uno sbuffo che non spacca?

 E’ folata molto acuta
 ha il potere che sbaracca
 tutto quanto non aiuta!


*

Viali quotidiani


 
Immersi nella nebbia del mattino
i passi nel fogliame incartocciati
intorpiditi vanno
verso le usate mete
 
Scorre crocchiante il tempo
sui duri viali crudi
breve è lo stacco, più amaro il caffè
 
C’è chi lascia una traccia di rossetto
chi ruba la bustina dello zucchero
mai compresa nel prezzo è la dolcezza
 
Così più cupi a sera
s’allungano i viali:
tra i rami intirizziti
ogni rientro è stanco di tornare



NOTA: Revisione metrica del mio testo dal titolo omonimo http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=2241&Tabella=Poesia

*

Il poeta è un fingitore - nonsense -





 
chi va per funghi
chi va per fanghi
chi finge ma non funge

 
il poeta è un fingitore
 
ma infingere le frange
rifrange sul frangente
l’afror del frangipane?


*

Filastrocca della pesca di beneficenza

 

Alla pesca, non con l’amo
ma del numero, con  mano,
- quella di beneficenza -
non si può restare senza
di giocattoli carini
per la gioia dei piccini.

Se donando si riceve,
il bambino non s’avvede
del perché dando un soldino
debba vincere un calzino
od un libro scalcinato
sulla cura del bucato!

 


*

Haiku - giorno d’autunno




giorno d'autunno
sul finferlo riposa
una lumaca

*

Filastrocca del tempo perso



 
Filastrocca del tempo perso 
oggi il cielo è troppo terso
troppo terso per restare
 dentro casa a ciondolare
 e pertanto vado a zonzo
 senza meta come un gonzo.
 Quando poi noia m’abbranca
 mi stravacco su una panca
 e se scappa una poesia
 lì la scrivo e così sia.
 
E se il cielo è nuvoloso?
 
Resto a casa e mi riposo
 mi riposo sul divano
con la penna e un foglio in mano!


*

Esortazione

 

e perdinci, Lorena, è l’ora
di giocare con la Luna
- quella buona -
insomma, la Fortuna

togliti dal naso quel cetriolo
prova a spiccare un volo

cinque dita di una stella
potrebbero la vita
montare in sella ad una caravella!


*

Infine

 

seduta e muta
resterò a guardare
e quinci il mar da lungi
e quindi il monte
con la Luna a fronte
e un fagotto di pensieri
dominante


*

un cuore gonfio



se fossi un uccello
lascerei un albero
per un altro
con un cinguettio spensierato

ma ho solo piedi e voce roca
e sopra a tutto
un cuore gonfio di ragione e sentimento

 


*

Filastrocca della filastrocca


 
Filastrocca inconcludente
è nociva per la gente
che rimasta senza il pane
abbandona pure il cane
 
Strocca e fila il poveretto
senza neanche più il suo tetto
con le mani tra i capelli
piange e spera giorni belli
 
Filastrocca sul da farsi
non restiamo tutti sparsi
ma riuniamoci a consiglio
cani, gatti e anche il coniglio!


*

Che bugia!

 

 Che bugia
 ribadire ogni giorno
 la mia solitudine, la mia tristezza!

 Non far sapere
                  che invece sto
sempre in compagnia
                  della mia allegria
 insieme aspettando
                  il sorriso del tuo amore


*

eppure



il glicine ha perso i suoi  fiori
presto gli alberi perderanno le foglie
(è inevitabile)

anch'io ho perso qualcosa:
la Vita!

eppure  vivo
di quei fiori, di quelle foglie

*

Haiku con le vocali


scalzata d’ala

brama l’alma la calma

d’alba s’ammanta

 

*
Settembre breve

celere tesse sere

e stelle nere

 

*
gridi invisibili

di bimbi intirizziti

in infidi riti

 

*
o sogno d’oro

d’orzo l’odor godrò

sol col sol sorto!

 

pupù sul puff

uh! Fu un guru zulù!

puff! Sul su’ cul!


*

Bluff sul bus

 

fu tutt’un cuccurucù sul bus:
hully-gully
rum
brut
Lulù sul puff, ‘n tutù blu

Bum!!!

Un tutù blu sul puff

Un cucù sul mur:
“Lulù! Lulù!”

Sub ‘l puff, Lulù:
 “Cucù, cucù, cucù!”
….
Fu ‘l clù d’un bluff zulù!
‘n cul! ‘n cul, Lulù!

 


*

Appena di più, appena di meno



Quanto?

All’incirca nulla:
assai parecchio di meno
press’a poco quasi niente
così tanto quanto troppo poco
e appena di più
sarebbe alquanto abbastanza.

Quanto?

All’incirca molto:
assai parecchio di più
press’a poco quasi tanto
così tanto quasi quanto troppo
e appena di meno
sarebbe alquanto abbastanza!

 

 


*

nonsense di una donna che stira



CAMPA CAVILLO

Abbassa la crosta
che piove sul bugnato!
Andare a Marengo
o a letto con le veline
sarà un lago nel pagliaio
se con l’acquolina in boccia
puoi solo andare in cacca.
Campa cavillo
- candido come un figlio -
finché c’è vita c’è paranza
ma non fumare come un tirchio:
getta acqua sul cuoco
e aspetta e stira!
 


*

Non credere

 

non credere che infine basti
cantare come sirena
sconosciuta ogni sapienza

diversi a se stessi  divergere
carpire nel controluce
con l’Anima il momento e la traccia

e che non taccia
esausta della parola


*

haiku - danza l’autunno



danza l'autunno 
sulle ombre settembrine
colori antichi

*

Punteggiatura

 


 

una virgola di vita
sfuggita sicuramente dalle dita
                         e il senso mutò inesorabilmente

a seguire quindi una sequela
di punti  in sospensione

regola:
inseguire sempre due punti di spiegazione

(e se il punto a capo è solo un sogno
aprire una lunga parentesi di sonno


*

Il dubbio insito


 

non ho ali di risurrezione
ma un dubbio insito
che in questa stazione
non sia stanziale il treno
di una indistruttibile distruzione



*

Di cosa parlavamo

 

di cosa parlavamo
che ora non parliamo più

nascevano  come figli
dopo una marea di passione
dalle dita le parole
e io scrivevo versi
che ora non scrivo più

di cosa parlavamo
che ora fisso un cielo muto
nei tuoi occhi muti
e il colore del grano
insapore sulle bocche mute
è dimenticanza di pane
e solo vento tra le spighe...

*

haiku - scava la talpa



scava la talpa
nell’arido orticello
canali estivi

 


*

Brindo e bevo

 

bevo appoggiata a una parete
alle mie cinque dita spese
per una mano ormai così lontana
molto di più di una montagna apuana

brindo a te che non ci sei
a tutto quanto chiamo guai
e alla sorte che non mi ha seguita
nell’unico concetto che ho di vita

bevo all’esistenza incerta e inetta
a quel che il tempo butta
a ciò che è stato, a quel che mai sarà
e al ridicolo di questa non-felicità

brindo al giorno maledetto
al legno del letto secco
alla speranza interinale
all’avvenire di un funerale


 


*

L’amore dichiarato

 

sincronizzate le attese al tempo odierno
ogni novità che ci riguarda è retroattiva

il domani è un resto del carlino
e l’amore dichiarato un misero centesimo
che anche la cassiera arrotonda
- per eccesso o per difetto –

“…ma sono soldi!”
disse un poveretto che a ragione
lo pretendeva.


 


*

non c’è più cielo



non c’è più cielo

solo soffitti e muri
aspri rumori e odori di soffritti
zitti i dolori, fitti fitti i silenzi

in una stanza tutta la mia muta pazienza

tra sole e luna
la stessa mutua fittizia distanza


*

Nonsense - ma sense, che sense ha?-

 

Che mai farà il formaggio dopo un mese?
Forgiugno diverrà, questo è palese.

Con ciò premesso senza alcun pretolto
quando il coraggio al punto estremo porto
codiametro di cerchio, ecco, si forma
così che in ogni centro, com’è norma,
anche un codardo sposare potrà
una cofreccia scagliata a metà
e dopo un mese persin dal perdòno
un peromaggio si ottiene per buono.

Cacio di giugno, di maggio le pere…
ma al contadino chi lo fa sapere?

 

 

*

e il mare in sogno m’appare


albeggia

io dormo

e il mare in sogno m’appare
come una direzione diversa del mondo

al di là dei binari paralleli
al di là del muro di cinta dei pensieri

 


*

Il gatto non sa della dolcezza




Se manca la papilla gustativa
nessuna cosa sarà mai obiettiva.

Tu prova a dare al gatto una meringa:
la leccherà convinto sia un’aringa!


*

Due limerick



Un ginnasta confuso di Torino
Si mise a saltare come un bambino
Ma un piede poggiò male
E finì all’ospedale
Qual contuso ginnasta di Torino


*****************************

Un pezzo grosso di Porto Rotondo
Comprò una nave per girare il mondo
Mentre in tondo viaggiava
Come un porco mangiava
E ritornò grasso a Porto Rotondo

 


*

inevitabilmente

 

silenzioso tormento
tormentoso silenzio

dalla foresta dei leoni addormentati
nessun ruggito raggiunge
l'orecchio del cuore



*

Quasi un limerick


Se la cuoca sta in cucina
dove sta la cocaina?

Così chiese una bambina
a un barista di Taormina
allorchè vide sparita
dopo che le fu servita
la sua coca piccolina!

 


*

-il pesce rosso- Epilogo



quando la vasca divenne un fosso

nessuno più vide il pesce rosso!

*

Il merlo sulla ringhiera

 


chioccola un merlo sulla ringhiera
nel silenzio un po’ allarmato
è tutto ciò che può dire
del silenzio allarmante che ringhia

 


*

Non ricordo

 

non ricordo il cibo mangiato
ma il piatto lasciato vuoto

così non ricordo il sogno fatto
ma quel vuoto lasciato nel letto


*

Estratto dal mio Curriculum Vitae


 
-  un diploma di casalinga
conseguito alla Scuola delle Mogli  
prima che tramontasse il (re) Sole

- una maturità scientifica conseguita in età immatura

- uno stage di una settimana enigmistica

- frequentai Lettere Moderne all'Università (della vita)

- ben  presto mi resi conto
dell'assenza di corrispondenti per le missive 
pertanto senza motivata ragione 
m'impiegai come ragioniera
in uno studio privo di studenti
ragionando sul da farsi


*

All’improvviso

 

all’improvviso un sussultare di cuore
come una perdita del tempo
senza peraltro aver perso tempo

all’improvviso un soffio di vento
con la leggerezza che ha il tempo
quando passa veloce e non nuoce

all’improvviso una nube scompare
in un battibaleno di tempo
che non so quantificare

all’improvviso compare una stella
poi un’altra e un’altra ancora
in un quadrello di cielo
sempre quello
sempre il medesimo quadrello
che riconoscerei tra in-finiti
quadrelli di cielo stellati

 


*

Intorno ai miei giardini

 

ho un giardino luminoso e celestiale
a metà strada tra cuore e anima

un po’ sopra sospeso
un altro intriso di tenebra
solitudine e in tristezza muto

ma tutt’intorno persiste
il profumo della mia gardenia bianca

*

Io e Lei

 

Io, Lorena Maria ancora
nelle mani  di Dio

lei, Marilena ora
nell’eternità con Dio

unici punti in comune
lo stesso giorno di luce
e lo stesso amore nel cuore.


*

L’ultimo viaggio



non vidi il tramonto

ma lo immaginai

*

Elisir di giovinezza

 

l’elisir di giovinezza è tutto qui:
amore mescolato al verbo amare
una spruzzata d’infinito
sensi e cuore quanto basta
e un pizzico di follia non guasta

pentirsi mai
perseverare sempre


*

da soli





 

mi stendo al sole

sola

come - del resto -

il sole lo è.


*

haiku - fa molto freddo



 

fa molto freddo

nell’eremo di pietra
 
e non ho giacche


*

haiku - sfiorito è il glicine



sfiorito è il glicine

le mie impronte svaniscono

insieme ai passi

*

haiku - scende l’inverno



scende l’inverno

contatta mio fratello

se non mi trovi

*

Il ripieno

 

tra le ventitré e le ventiquattro
- quando va per tetti il gatto -
si forma un certo vuoto
in cucina oppure a letto

e meno male - nevvero? -
che esiste il cellulare
e quel numero speciale
che risponde senza obiettare!

quattro parolette e buonanotte
(è rientrato dal tetto il gatto
e delle palpebre il sonno è alle porte)

come di un involtino ecco fatto il ripieno!
(senza il quale persino la mattina
avrebbe l’aspetto di una misera fettina)


*

Tu




Ora so che tu sei
 
dove finisce il Cielo
 
nella finita immensità
 
del mio orizzonte

e mi spiego così
 
quel mio sentirti accanto.
 

*

Il pesce controcorrente

 


ho visto un pesce andar controcorrente

uguale a tutti gli altri era silente

ma la corrente di coda sfidava

e boccheggiava - oh! - se boccheggiava


*

Latte di parole



giocar con le parole

con penna e calamaio

sfogliando un dizionario

per crescere la prole


*

Un bel viaggio



andare a Pian del Voglio

tornare a cuor contento

- raccolta l’erbavoglio -

a Lucca oppure a Trento


*

La morte di un grande sorriso

 

Sembrò un incrocio obbligato

- mettiamo il caso dal fato -

lì per lì, senza dolore

come lo è sempre l’amore,

quello che spunta improvviso

di fronte a un grande sorriso.

 

Poi fu il percorso deviato

- ma non diciamo dal fato -

né colpa fu dell’amore

di tanto, tanto dolore,

quello che spunta improvviso

se muore un grande sorriso!

*

La scala

 


Salire su una scala

- in testa un motivetto -

cantarlo sopra il tetto

con nenia di cicala


 


*

Il bicchiere



scolandomi un bicchiere

di vino un poco ambrato

ho spento nel passato

la sete di sapere


*

La giostra

 


saliamo su una giostra di bianchi cavallini
con uno stecco in mano di zucchero filato
sognando e risognando, lo sguardo innamorato
le dita tra le dita - per sempre - due bambini


 

*

Contro PA-RA-TA

 

Pa-ra-ta
Pa-ra-ta
Pa-ra-ta-ta-ta-ta-ta

parate (s)fratelli
(s)fratelli d’Italia
con l’elmo di Scipio
parate la testa
l’Italia - vedrete -
alla fine si desta!

Pa-ra-ta
Pa-ra-ta
Pa-ra-ta-ta-ta-ta-ta


*

Come gramigne



Viviamo sparpagliati
figli del vento
ci adattiamo
disadattati
con le nostre dita
lunghi e sottili fili
per vincolarci
a un attimo di sole
come gramigne.







- Qualcosa sulla gramigna -

Giardinieri e vivaisti considerano la gramigna una pianta infestante al punto da utilizzare ogni mezzo, anche inquinante, per bandirla dalle coltivazioni.
In realtà i cultori della fitologia, o botanica che dir si voglia, sanno benissimo quanti vantaggi si possono trarre dall’abbondanza e dalla vitalità delle Graminacee.
Ricordiamoci sempre, prima di parlare, che LA NATURA NON SI AVVALE DI LUOGHI COMUNI ma è un sistema pressoché perfetto dove ogni elemento ha un suo ruolo specifico e necessario.
Il nome “gramigna”, dal greco “agropyron”, cioè “grano dei campi”, definisce la sua somiglianza con il frumento, pianta appartenente alla stessa famiglia.
Fin dall’antichità gli speziali avevano riconosciuto due specie di gramigna con principi attivi simili e cani e gatti ne ricercano istintivamente le loro foglie a scopo terapeutico.
Se mescolata al mangime dei cavalli, rende loro un pelo lucente.
Il rizoma della gramigna serve per preparare delle farine da cui si ricavano pane, gelatina, zucchero, alcol e birra di poco costo.
E’, inoltre, un buon depurativo e un diuretico usato in fitoterapia.
Non solo, ma è un buon elemento curativo per la cellulite e per i problemi legati alla menopausa.

Aggiungo un’osservazione personale.
In tempi in cui si parla di "crisi alimentare" e "fame nel mondo", bisognerebbe tenere cara anche la gramigna.
Potrebbe essere una fonte di alimentazione importante e alternativa.

 


*

Se mi vuoi


non candide e traslucide
colonne d’alabastro
t’offro invece la mia carne
biancastra e molliccia
flaccida buccia d’arancia
cuscinetti adiposi
due prosciutti scaduti
d’accarezzare
baciare
mangiare
leccare
graffiare
spremere
affondare
abbrancare
aprire
spalancare
e nel mezzo trovare
(altrettanto)
una calda giara di viscerale
e sviscerata libido
per il tuo zipolo di faraone
 
e il blu del cielo conquisteremo
(egualmente)
senza ritegno
senza disdegno
senza l’ipocrisia
di una falsa poesia
come Athor e Horus
- sai -
quei due sposi della mitologia

*

potrebbero dire

 

 

potrebbero dire  – guardandoci –

che tutto va per il meglio

le nostre passeggiate, la mano nella mano

ore e ore in macchina a parlare, il panorama da guardare

il ristorante, il vino che non ci basta

la camera da letto vista mare

e che c’importa se è altrove il mare

 

potrebbero dire  – ma che bello! –

in verità io rispondo

che quel che sembra andare per il meglio

è l’abbaglio della rarità soltanto

perché se fosse spesso invece che di rado

sarebbe molto meglio e molto molto bello

 

(In tutta confidenza:

avrebbe anche più spessore!)

*

haiku - sgomento a maggio

 

sgomento a maggio

un'ape nel giardino

manca all'appello

 

 

 

*

Chiedo al mare

 

 

Tacito mare e calmo nella sera

l’abbraccio tuo dell’isola consola

consola il tuo restare senza sosta

consola l’occhio acceso in una stella

l’azzurrità profonda ma distesa.

 

E’ tutta qui la tua consolazione?

E la mia sete, sete d’atmosfera?

 

*

Per sempre

 
 
 
Non intaccherò il candore
di
questa pagina bianca
con scialbe parole
ma lascerò che sia tu
a definirne i contorni
a ricamare arabeschi
a colorare lo sfondo
cosicché io possa 
- in controluce -
ricordare il cromatico canto
dei tuoi pensieri per sempre

*

Una storia senza storia

 

Una storia senza storia
grande come il Mondo
ignoto l'inizio
mistero la fine
prigionia o libertà
di un tempo che nel tempo
è vincolo senza un perchè

Tratteggio d'Infinito
nella consapevolezza
d'essere e non essere
io
tu
oppure noi
per sempre o mai.

Una storia senza storia
ha un solo nome
e non è parola vana
- Amore -

*

La scarpiera

 

 

Sulla scarpiera bianca un orologio di legno
è fermo alle cinque di un giorno a venire
e un cavallino etrusco dal nitrito ossidato
tace vicino all'ombra della sera.

Quella sera che due ballerini
vinsero il trofeo a tempo di un valzer
strimpellato da musicanti storditi dal vino
e dai fumi strinati di un grigliato misto
                                                    mal digerito.
Quella sera che un cestino di fiori

                                              simil Capodimonte
non servì a riaccendere un sole spento
sul candelabro di una vita allo specchio.

Sulla scarpiera bianca gli oggetti giacciono
come suppellettili di ricordi
                                       immobili e silenziosi
e dentro
le mie scarpe scalpitano
                          imprigionate

*

Che delizia!

 

 

che delizia!

la torta di mele tiepida

talcata di vaniglia

come il culetto neonato

di una figlia

 

 

 

*

Domenica di maggio sul lungomare

 

 

pioggerellava sul lungomare

mentre un gabbiano planava

sulla punta più alta dell’Excelsior

 

desolata era la spiaggia

coi suoi ombrelloni smilzi nei cappucci gialli

- fiammelle in processione verso il sole -

 

sono salita con lo sguardo su una barca verde

remando fino all’orizzonte

 

a passi lunghi ho evitato

pozzanghere di cielo nella strada

 

 

*

Haiku-Madre Natura

 

 

Madre Natura

stupendo autoritratto

d’ignoto autore

*

Speranze

 

L'ora mariana finì.

Ecco giunto il tempo
d'infornar maiali
per animar 'l farinaio.
L'anima òra: “Finirà?"
ma l’ironia mai frana,
dunque
unir or l'arte dobbiamo,
orlar unite per gioire
e alfin gridare:
"Il treno! Urrà!"


"A(h), di noi rimarrà un fiore in altare!"

(- Io, fina marinara! – in terra urlo -)



Nota: Gioco poetico, giocato usando molte parole o frasi intere ottenute anagrammando due nomi e cognomi femminili: il mio e quello di una persona a me cara.
Spero di non aver offeso nè la Poesia, nè la Parola.

*

Gigli rossi

 

gigli rossi alti e impettiti

fra le foglie lanceolate

 

nel vaso stretto di sempre

una fioritura ancora


 

 

*

Filastrocca dell’ombrello

 

 

Primavera dispettosa

fuori piove proprio a iosa

non è ancora tempo bello

ma che importa: ho l’ombrello!

Un ombrello colorato

coi colori del Creato

che si apre all’insù

verso il caro buon Gesù

che ci dà sempre una mano

quando soli noi restiamo. 

 

E se la pioggia non fa Primavera

sicuramente la fa una Preghiera!  

*

Un povero ricco

 

 

Io sono povero perché mangio

Se fossi ricco spiluccherei

 

Io sono povero perché bevo

Se fossi ricco sorseggerei

 

Io sono povero perché mi lavo

Se fossi ricco avrei cura dell’igiene personale

 

Io sono povero perché dormo

Se fossi ricco riposerei

 

Io sono povero perché studio

Se fossi ricco frequenterei una scuola

 

Io sono povero perché lavoro

Se fossi ricco sarei impegnato in una attività

 

Io sono povero perché scrivo

Se fossi ricco elaborerei

 

Io sono povero perché leggo

Se fossi ricco mi concentrerei nella lettura

 

Io sono povero perché amo 

Se fossi ricco proverei un forte sentimento

 

Io sono povero perché muoio

Se fossi ricco… mancherei!

*

haiku - adesso nevica

 

 

adesso nevica

su quella testa bianca

nessun colore

*

Prevalenze

 

 

cade lo sguardo
sull’afonia ridicola
d’inutili oggetti
                              una lacrima cade
                              per ogni muta inutilità
                              che risibilmente prevale
                              sulla voce austera del dolore

 

*

Haiku - la luna a tratti

 

 

la luna a tratti

fra nuvole nel vento

da me vai e vieni

*

Filastrocche in arancione

Arancioniamoci!

Prendi il giallo e un po' di rosso
mescolare a più non posso
l'arancione è presto fatto
è arancione pure il gatto.
Arancione è il mio maglione
arancione il pantalone
arancione la mia sciarpa
arancione infin la scarpa.
Colorare anche la vita
col pennello o la matita
come fa un bambino vero
che arancione è il suo pensiero!
 
 
******
 
 
Arancione forever

Stamattina voglio andare
al mercato a comperare
cibo buono ed aranciato
per un pranzo prelibato
che non manchi il peperone
il salmone ed il melone
una zucca e carotine
tanti fiori di zucchine.
Ci farò del buon risotto
antipasto e fritto misto
e se poi mi verrà sete
compro arance per spremute.
Ora indosso un bel vestito
d'arancione rifinito
e poi esco con l'ombrello
perchè il tempo è pazzerello:
prendo quello che è arancione
ché diventi un ombrellone...

arancione e... per Giove,
splende il sole anche se piove!

*

Biografico sonetto


 

 

 E venne il giorno in cui mi parve oscura
qualsiasi cosa mi girasse intorno.
Ammetto che mi colse la paura
come una strada senza più ritorno.

Mutai così la vita e fu assai dura
tant’è che ancora adesso sto in frastorno;
di tutto e nulla non son mai sicura,
mi sono chiusa in casa come in forno.

La mente è cotta e forse anche stracotta,
la lingua batte dove il pensier duole
e la parola resta in testa rotta.

Sotto le scarpe ormai non ho più suole
per camminare il mondo a grandi passi
rimasta in solitudine tra i sassi.

 

 

 

*

Ignoto lavorio

 

 

negli stagni fioriscono ninfee

che nessuno vede

nel bosco cantano uccelli

che nessuno ode

fili d’erba ondeggiano al vento

sconosciuti persino al vento

se io prego per una notte intera

nessuno lo saprà mai

ma insieme alle ninfee

agli uccelli e ai fili d’erba

avrò tessuto veli di seta per la Primavera

*

lo sbaglio abituale

 

 

 

piangere è uno sbaglio abituale

l’errore reiterato da cui non rifiorisci

e più niente sai degli orti

niente più del sole

delle lacrime sprecate

il sale si soglie sul selciato

bruciato il terreno al passo

l’andare si fa grave e lento

l’amore ha nesso solo col silenzio

dell’incomprensione e il dolore

resta un germoglio in fìeri

mai diventando fiore atto ad appassire.

 

 

 

LO SBAGLIO ABITUALE (testo rivisitato metricamente)

 

E’ piangere uno sbaglio abituale

l’errore reiterato

da cui non rifiorisci

più niente sai degli orti

e niente più del sole

 

si scioglie delle lacrime sprecate

il sale sul selciato

- brucia il terreno al passo -

 si fa l’andare faticoso e lento

l’amore ha nesso solo col silenzio

 

così il dolore resta gemma in fìeri

mai diventando fiore atto a sfiorire.



 

 

 

*

Un altro giorno

 

 

un altro giorno che non si apre

sotto il Cielo capovolto

mi vesto a gesti gesticolando grumi di frasi

rimaste a metà strada tra labbra e cuore

qualcosa preme  alla bocca dello stomaco

come un se

un però

il dileguo dei tuoi passi

le tue cose sempre più importanti

 

a ben poco si è ridotto l’orizzonte

un tratto appena

simile all’iniziale di una parola

voltata dalla nebbia del silenzio

 

*

Dei miei piccoli fiori

 

 

dei miei piccoli fiori senza nome       

che sono solo povere parole

senza colore, petali e profumo

la cheta fioritura resterà

tra le nebbie del tempo

e le stagioni perse

nei prati dove il sole è in solitudine

 

*

Il mio destino

 

 

 

 

domani forse

domani ora

domani sempre

domani ancora

domani dire

domani dare

domani come

domani fare

domani dentro

domani fuori

domani fiori

domani cuori

 

intanto l'oggi

così presente

il mio destino

mi rende assente

 

*

haiku-vedovanza

 

 

la vedovanza:

sul talamo nuziale

fiori di pesco

 

*

Con una mano sola

 

posso pascermi di tutto

anche delle bugie che sorreggono

i lumini delle speranze

mentre riordino la libreria

delle parole negate

e mentre la tortora cova

nel nido sotto al mio tetto

ho imparato a fare molte cose

con una mano sola

l’altra resta tesa verso di te

 

 

*

come una porta

 

 

come una porta

apri lo sguardo ed entra

è lì la luce esatta, è dentro

l'abbaglio e il buio

eccessi da lasciare alle spalle

soltanto

*

in questo mondo astuto che m’insabbia



di fatto è che vorrei esser coerente

al modo di pensare - alla mia mente –

e libertà del dire conservare

ma sempre invece devo ritrattare

con gran fatica e sconcertante rabbia

in questo mondo astuto che m’insabbia

ed ogni mia attitudine arrovescia

così che nel silenzio - come bescia -

costretta da un pensiero senza faccia

mi butta ed ogni cosa mi rinfaccia!


*

Bruma

 

nel cielo nascosto da un’insensibile nuvolaglia

sfilacciano labili possibilità di preludio

 

chi si aspettava benevoli spiragli

é tramortito dal grigiore che non desiste

 

canta la tortora un cinereo lamento

già temendo nel nido per le uova

*

Le buone notizie

 

 



Frutti prelibati succosi e rari

come frutti di bosco ma in boschi costernati.

Abitano le case altrui nascoste tra i ciuffi

dell’erba del vicino che un giorno partì

per chissàdove lasciando serrato il cancello.

Avvisi relittati nelle cassette polverose

dei palazzi dagli androni fatiscenti

le buone notizie non sono un’abitudine

e quando arrivano - inopinate -

sono aghi ritrovati in pagliai ormai adusti.

 

E potrà bastare un filo

per ricucire una vita strappata

senza pungersi?



marzo 2004


*

haiku - finestre chiuse





finestre chiuse
se inverno o primi albori
non so che dire

*

Mi sono innamorata di te

 

 

 

 

Mi sono innamorata di te

 

perché non avevo un amore reale

 

perché ero  stanca d'immaginare

 

un amore che non potevo avere.

 

 

 

Mi sono innamorata di te

 

perché ho visto nei tuoi occhi il mare

 

quel mare che mai avevo potuto toccare

 

quel mare che non sa soltanto di sale.

 

 

 

Mi sono innamorata di te

 

perché tu mi tenevi per mano

 

e poi volevi portarmi lontano

 

dove il cielo s'inarca e fa l'amore col sole.

 

 

 

Mi sono innamorata di te

 

perché ho sentito battere il cuore

 

ma così forte che sembrava volare

 

in un immenso di stelle e di blu… oltremare.

 

*

Districare la vita

 

è un bel dire

districare la vita

impigliata nelle reti

dei passati e dei presenti

 

ci vogliono agili dita

su polsi di coraggio

e poi non basta

anche un cuore dal battito deciso

e un respiro profondo

per non perdere il fiato


*

Quando finisce un amore



Quando finisce un amore
si sente come un vuoto d'aria dentro
una massa turbolenta
che spara in alto il corpo
e lascia il cuore in una terribile
sensazione di precipitare.

Resta l'anima sospesa sul da farsi
in quell'ascendente discesa.


*

haiku - al nuovo Sole



al nuovo Sole
trapela la camelia
il vecchio nido

*

Bastante amore

Voglio amare un uomo alto
quanto basta
che per un bacio debba alzarmi in punta

(è quel che basta)

con gli occhi azzurri di un azzurro
quanto basta
come il Cielo quando è sereno

(e mi basta)

coi capelli bianchi e tanti
quanto basta
come la saggezza della neve

(e basta)

un uomo in sovrappeso
quanto basta
da non riuscire ad abbracciarlo tutto

(così mai non basta!)

nordico come un vento fresco
quanto basta
perchè il troppo caldo
mi devasta!

*

Se tu, se io


Ah, se tu potessi toccare adesso

le mie ginocchia

mentre corre la strada

e ci conduce dove la notte

stende organze di dolcezza

e il mattino ha labbra

ancora umide di baci!

 

Ah, se io potessi accarezzare

la tua nuca

e poi sentirti dire:

ecco il castello

questo è il ponte

siamo arrivati finalmente!

 

oltre il cancello 
il giardinetto,
la porta, il gatto

che miagola affamato nel salotto
e una donna distesa sul divano

dentro un sogno appena appena sognato

 

 

 


*

Questa sera




tu brinda alla vita
e sorridi all'emozioni
che mentre tosta il riso
io sfumo
con una lacrima dannata

*

21 marzo

Guardarsi

Intorno

Ovunque

Risiede

Naturalità!

Amare

Teneramente

Amanti

 

Magnificare

Ogni

Nitore

Di

Intimi

Aneliti

Laetificare

Effluvi

Dove
Erbeggia
La
Luce
Accasarsi

Parabola
Ora

Et
Semper
In
Albis


*

un’incorreggibile pessimista

 

 

quando mi chiami mammasaura

 

uno specchio preistorico mi svela il volto

di una donna che fu

                               con gli occhi intristiti

come di chi ha viaggiato a lungo nel futuro

 

mesta esprime tutto il suo cordoglio

a questa tua cara estinta glaciata dalla vita

che ha ossa ricomposte in un museo di silenzio.

 


Sono un’incorreggibile pessimista

una mamma senz’aura!


*

Fingerò

 


Fingerò di non morire

cosicché tutto sembri tranquillo

e quando ascolterò di feste e balli

mi sembrerà d’esserci stata

con te abbracciata o per la mano

con un vestito nuovo sgargiante e d’oro

come quel sole d’agosto

che tramontando a sera

ci trovò felici a cantare insieme

tu con la chitarra e io un po’ stonata

come lo sono – in fondo - sempre stata.

 

Fingerò

come fa il poeta

che del dolore
si rende asceta.


*

haiku - sul divano



Scomoda notte
passata sul divano.
Più vano è il dì.

*

se io piango

 


non cercare

                   se io piango

di asciugarmi le lacrime

non accarezzarmi il viso

come una madre

non consolarmi

come un confessore

 

lascia al vento

                  complice del tempo

questa incombenza

 

o lasciale scorrere

                              in bonaccia

fino allo sfocio nel mare.

 

Sarà nuovo sale.


*

Se fossero soltanto


Se fossero soltanto poesie
sarebbero mille 
forse meno - forse più

se fossero soltanto parole
sarebbero milioni
o chissà quanti di più

se fossero soltanto emozioni
sarebbero miliardi
ma anche molti di più

Ma è tutta la mia vita:
53 anni
e poco di più

*

la bambina che cavalcò col Re



la bambina che cavalcò col Re

non temette di diventare cieca

non temette l’abbaglio dei gioielli

non temette lo scintillio dei paramenti

 

il cuore le diceva

della Sua bellezza d’Angelo

- privilegio celestiale -

il cuore le diceva

del suo regale Amore

- dono di un Giusto Cielo -
il cuore suo capì la Sua Umiltà

 

la bambina riconobbe il Re

ma non rimase cieca

e cavalcò con Lui estasiata

per le vie di una Damasco in festa

multicolorata di speranza e di letizia


*

un cappotto verde coi bottoni d’oro

 

Indosso - ma non sempre -
(spesso vago smarrita e nuda) 

un cappotto verde coi bottoni d’oro

che il vento smuove e fa brillare al sole.

Nelle tasche - taglio margherita -
s'accoppiano le mani ad ali di farfalla
spandendo tutt'intorno un buon profumo
                                                              - come di rosa -
e il fruscio
che si sente della seta

è un ronzio d’api indaffarate

                                             in una eterna Primavera.


*

Chi e dove

 



Chi e dove - semmai -

non come e quando

ci deve interessare

ché non c’è fine da raggiungere

o scadenza da programmare

 

Chi veglia su di noi?

Chi ci offre la sua mano

ci dà da bere, ci consola?

Chi ci guarda con occhi tersi

ci riconosce, si riconosce?

Chi ci ama e ci dorme accanto

anche se accanto è assai lontano?

 

E dove?

Dove accade tutto questo?

Nel letto, sulle scale

all’ospedale, in chiesa

sull’orizzonte o per la via?

 

Oppure

 

… dove le stelle hanno le radici

e il sole è ancora un tenero germoglio…


*

la colpa di chi

 

Se a te manca l’elastico

per tener su le mutande

così che le mutande

al momento più bello ti vanno giù

a me manca la forza per tirarle su

eppure sarebbe così semplice

come farsi trasportare

dentro a due occhi grandi
magari blu

 

Ciao


è la colpa di chi
non so di chi

 

 




(parole tratte e rielaborate da: “Ciao” e “La felicità” di Lucio Dalla)


*

Dove siamo rimasti?

Dove siamo rimasti?

Ah, sì!

Al punto in cui l’acqua va in ebollizione

quindi si può buttare la pasta ed azionare il timer

dodici minuti e intanto qualche sorso di vino

divaga l’attesa

 

Tu stasera che fai?

Io resto qui sospesa

ma questo già lo sai

 

Come la goccia che scende lenta lungo la bottiglia

e alla fine si sfalda sulla tovaglia

 

 (tanto la macchia tocca a me lavarla…)

*

dissolvenze

 

ad ogni tramonto

si dissolvono i colori dell’Iride

e in un bosco sempre

un’Apatura si scolora

sul ramo dell’ombra

 

- luce che più

non interferisce -


*

ma la luna



come la gallina nera
che si rifa alla sera
aguzzo la vista
con occhiali 3d
ma la luna è troppo distante
per entrare qui

*

Chi ti salverà?



Non mi salverà la radio
e nemmeno una poesia
ma l'ultimo spettacolo
della vita mia.


Chi salverà te, bimba mia?


(e mentre scrivo queste parole
 è a letto e piange
sul suo/mio/nostro dolore

Non la salverà la radio
e nemmeno la mia poesia
non la salverà un padre
che sempre crede a una bugia
non la salverà neppure
lo specialista in anoressia)


*

Nel mentre




… nel mentre penso

 

(intanto arzillo sfrigola il soffritto

nella padella)

 

e penso  alla cipolla

che denudata prima,

biondeggia appena

quindi, appassisce!

 

*

volevo diventare poeta



volevo diventare poeta
ma sono tornata bambina
piccola
indifesa
a volte un po' birichina

*

inutile


Tu insonne
sul tuo mucchio d'ossa
ti rigiri nel dolore

dalla camera di fronte
sento tutto il tuo male

inutile io
che agonizzo 
su un materasso d'impotenza

inutile ogni richiesta di aiuto
se persino chi dice di amare
aggiunge la sua inutilità

ma allora l'amore che esiste a fare
se è dall'odio che tutto si ottiene?

e lo sa bene il carnefice
- topo grasso che si aggira nel seminterrato -
immondo come un dispetto di Dio.

*

Parole dalla finestra

 

Che strani festanti i poeti
buttano giù
parole dalla finestra
come i piatti vecchi
l'ultimo dell'anno
poi scendono in strada
a raccogliere i cocci
e li rimettono insieme
come fossero nuovi.

*

L’ultimo sguardo


L'ultimo sguardo
fu per il vecchio platano nella piazza
quello murato dentro a una aiuola

scrissi una poesia
e me ne andai a dormire.

Troppo lungo era stato il giorno
incomprensibile il sibilo del vento.

*

Come un albero



estremamente sola
come un albero
sino all'estremità
ma poi sotto tutto un arruffìo
che squassa i marciapiedi

*

E’ San Valentino!

 

una coppia di tortore si è appropriata del cavo telefonico

i passeri da un tetto cinguettando la loro indignazione

il più intrepido hanno mandato in ricognizione

 

si è posato ad una accanto

si è scostata, quasi scocciata

l’altra intanto faceva toeletta.

 

Come picconatori dei piccioni

hanno tentato al volo uno sfratto

ma niente da fare nemmeno per il gatto

gabbato da un merlo che col suo becco giallo

dal basso del prato sospirando avvisava:

“ah, l’amour, è l’amour”

 

thruu-thruu-thruu


*

La mosca di Giotto


Subitamente cercò di scacciar l'insetto
il pittore Cimabue quando una mosca
vide posata sul suo bel quadretto.
Giotto, l'allievo prediletto,
se la rideva dietro un angolo nascosto.

Tanto gli era riuscito vero il dittero
che in fallo aveva colto il suo maestro!

*

Poche parole sulla mia anima

 

Di quest'anima mia  

che posso dire?

 

 Se ne fotte altamente  

del mio patire.

 

 A Lei non interessano  

le brutte malattie,  

le tasse da pagare,  

le troppe umiliazioni, le ferite  

e tutte le perse partite.

 

 Se ne sta dove le pare:

 nella goccia più piccola del sangue  

oppure in un ventricolo del cuore;  

nell'alluce sinistro,  

nel colon o nel colore  

dei miei capelli (il viola).

 

 Mi lascia sola  

persino nella vita (quella nera),  

nell'antro oscuro dell'aspetta-e-spera.

 

 Talvolta - senza chiedere il permesso -  

altera m'aggredisce,  

mi detta qualche verso assai imperfetto,  

e poi sparisce.

 

 


*

Essa-o-essa

 

Non è che la vita non mi interessa

è che non credo basti una compressa

a placare quella ressa

che corpo, cuore ed anima mi pressa

perché se ora io sono depressa

non è essa (la vita) che non cessa

a distruggermi i giorni ed ogni messa

ma chi alla vita mia s’appressa

con arroganza, disonestà e promessa

subdola o mai concessa.

 

E allora urlo come un’ossessa:

 

- Mi aiuti un Dio, un Angelo, una sacerdotessa

mi liberi qualcuno, dottore o medichessa,

dall’immondizia umana che mi tiene circonflessa! -

 


*

Io e la neve



Lei fuori
Io dentro
Io la guardo con occhi di sale
Lei si scioglie un poco
poi, quando sospiro,
si raggela.

*

Carità

 

La neve ha nascosto anche le briciole.

Zampettano spaesati

i passeri affamati e infreddoliti.

Giovanna ha deposto

un po’ di pane secco sul terrazzo.


“Qui, qui, venite qui! Ce n’è per tutti!”


ha cinguettato il primo

che se n’è accorto.


*

Filasciocca del Giovedì

 

Giovedì vado al mercato

a cercare il pan grattato

pan grattato non lo trovo

Giovedì mi cerco un uovo

uovo ovale e solidale

- Giovedì, mica è Natale! –

dice un commerciante arguto

che vuol vendermi un imbuto

- Non ho vin da travasare –

Giovedì non so che fare.

Alzo gli occhi, su, sui monti

- Giove, di’, non fanno sconti? -

Tuono, fulmine e saetta

Giovedì scappo di fretta.

Torno a casa a borsa vuota

e così faccio la ruota

intorno a un tavolo squadrato

Giovedì chiuso è il mercato.

Han mangiato anche la frutta

Giovedì con bocca asciutta

han grattato pure il pane

Giovedì che mondo in…fame!


*

Bellezza malinconica




sola
nello specchio d'erba
costellato di bottoni d'oro

nuda
nel verde diafano
di una dolce malinconia

bella
con un bosco oscuro alle spalle
che la pelle non teme

cogliendo un fiore per il domani.

*

Prima di





Prima di dichiarare la mia infelicità
apro sempre una parentesi
                                    lunga
sulle mie felicità
                        e dunque non è
un gettar la spugna.

*

Una sera dal balcone

Poche stelle nel cielo stanotte
velate da rarefatte nubi

come pensieri sfuocati, anomale emozioni

imprigionate dietro le sbarre del cuore.


Un gatto balza veloce dall’oscurità

una fresca carezza di vento

mi scuote con un brivido sottile

dalla torre un rintocco

e sul colle anche l’ultima luce si spegne.


E’ tardi.


Un pipistrello svolazza intorno al lampione.


Io chiudo la finestra e vado a dormire.



*

Ore pasti che disastri!

 



 Oggi, dimenticato ho di pranzare,
eppure non avevo un gran daffare!

Ricordo che anche ieri ho digiunato,
una chiamata odiosa ha sparecchiato;

il giorno prima fu un inconveniente
a far saltare il pranzo in un frangente

e così fu la scorsa settimana,
l’ora del pasto, sempre una buriana!

Nel frigo tutto il cibo è ormai scaduto…
non escludo beccarmi lo scorbuto!

*

al diradarsi delle nubi oscure




al diradarsi delle nubi oscure
mi fermo un poco tra me e me a pensare
rifletto sui miei sogni e le paure
su tutto quanto esiste e può cambiare

(potrebbe – forse – ma non so che dire
adesso che ho le mani mutilate
e senza le mie dita non so agire
e con l’inverno l’ossa ho congelate)

mi fermo un poco – ma davvero poco –
perché ritorna buio e sembra ostile
bruciando come fa un cattivo fuoco
quel Cielo che il pensiero muta in bile

*

La mano della Morte


Ha levità di volo di farfalla
la mano che mi sfiora e mi pervade.
Nel tepore del sangue,
l'affievolirsi di ogni forza viva
annuncia quel preciso attimo d'Estasi
che eterna l'Attimo.
- Bellissima - sussurra
e voglio farmi sua
cedendo alla lusinga,
(so)spirando nell'ultima vanità.

*

Il destino di alcuno



Mi viene da dire
che il destino di alcuno
sia scritto su un Libro di Magia Nera
e che loschi figuri senza scrupoli 
                          non-ancora-identificati
sgozzino vergini e agnelli in una grotta
                                        opposta a Bethlemme.
Non so cos'altro pensare
di questi spilloni che trovo
ogni giorno piantati nel cuore.

*

Ho sparso/A domani



... ho sparso
semi di angoscia
sul prato della mia esistenza
e in silenzio
ho aspettato la pioggia.

(aprile 1982)*


***************

Chi sei tu

che occupi la mia mente?

Un’emozione

l’amore
un ricordo

il sogno
un pensiero

o la realtà?

Forse io so

ma non voglio dirmelo

e stendendo come un velo d’ipocrisia

ritorno alla mia incerta quotidianità

anche se qualcosa volutamente ho sparso

durante il mio viaggio:

un’infinitesima parte di me

quell’attimo di smarrimento

che si chiama Speranza.

 

A domani

 
(novembre 2001)



*la mia prima "cosa" che ho tentato di scrivere in forma poetica


*

Qualcosa di freddo

Ghiacciata è la foglia
nei mattini invernali
intirizzita ed oppressa
dal suo peso di brina.

Basta un timido raggio di sole
a sciogliere i cristalli notturni.

                                          E così
c’è qualcosa di freddo
sulla superficie delle cose
in assenza di luce.

Qualcosa di freddo
che un semplice gesto d’amore
strugge e trasforma in calore

come quando ad esempio
si parla di cose di cuore.


*

Il macigno




So da dove
caduto è questo macigno
che mi schiaccia nella vita:
dalla montagna dei fiori
che non colsi.

*

A Maria Musik e... non solo

Ti amo

 

Non sono poliglotta
e non so amarti in troppe lingue.

Ma sono un po’ poliedrica
con la mia lingua ruvida
come quella del gatto
e forse anch’io sono una gatta.

 

La mia noiosa lingua
che batte sempre dove il dente duole
e ansiosa - pure -
quando non trova le parole.

Però ti amo
semplicemente e in italiano.


*

Tutto accadde un venerdì

Tutto accadde un venerdì

(era il tredici quel dì)

che il pulcino (ricordate?)

quello che con due beccate

bucò il guscio dell’ovino

in quel martedì al mattino?

(Fu un inizio sfortunato

ma infin, tutto sommato,

anche al mondo si può stare

se qualcuno ti sa amare)

In quel giorno, stavo a dire,

lui decise di partire

nonostante l’anatema

del proverbio ed il patema

per la data assai sfigata

dalla storia incriminata.

A disporre il fagottino

cominciò presto prestino

ma saltò la colazione

tanta fu la sua attenzione

per la roba sistemare

e chiamato a desinare

- giunta l’ora del rintocco -

continuò come un allocco

a cercare ogni sua cosa

senza mai trovare posa.

La giornata tutta intera

gli passò come in balera.

Venne allor l’ora di cena

- ma vi salto questa scena

visto che, per dirla tutta,

lui rimase a bocca asciutta -

Finalmente a notte fonda

il pulcino come fionda

col fagotto si lanciò

sulla porta ma… ohibò!



Vide l’ora sul display:

era sabato oramai!

 


*

Nelle tenebre - a Loredana Savelli

 

Dio si aggira nelle tenebre

                                 (le dissero)

(le dissero anche) con un impermeabile

ed un cappello in testa

le mani in tasca

e un volto di quelli

che non t’illuminano la vista

 

Da dietro un angolo nascosto

                                  (sempre per sentito dire)

appare all’improvviso

ti salta addosso

e non te lo scrolli più di dosso!

 


*

Alba

 

Dio arriva sempre all’alba.

 

Solo ora capisco perché

qui non è mai arrivato.

 

Perché niente è chiarito

perché l’alba è un evento temporale

non chiaramente definito.

 

Il sole sorge in un momento

e l’evento è già compiuto!


*

Postquam



...e dopo, eccoci qui
a succhiare carbone
padri ammazzati
coi nostri figli in braccio
madri ancora a sopportare dolore
perchè forse tutti figli
di un Dio Minore...

*

Quel gran pezzo dell’Ubaldina

 

Quanti maschi a testa calda

si farebbero l’Ubalda,

quel gran pezzo di figliola

tutta nuda, “bona” e sola?

Altrettanti, son convinta,

- e lo scrivo qui con grinta –

sia nel letto che in cucina

non disdegnan l’Ubaldina

che se pure non è bella

è un gran pezzo di frittella!

Scrisse, infatti, un tal nostrano,

medieval cuoco Toscano,

la ricetta assai apprezzata

ma con lingua sua antiquata

che testé trascrivo e giro

con la rima e con la biro.

 

Con le uova e la farina

dentro ad una ciotolina

fai un impasto giusto e sodo

poi il grembiule appendi al chiodo

per il tempo che la pasta

si riposi quanto basta.

Dopo zafferano aggiungi

e col lardo teglia ungi.

Per benino cuoci lesto

qual crespella nel suo “testo”

e senza far troppa babele

con lo zucchero o del miele

servi calde le Ubaldine

come fossero “donnine”!

 

 

 

Nota: Frittelle ubaldine

di Anonimo Toscano

 

“Togli farina netta, bianca, e distempera con ova

e fermenta un poco:

mettevi zaffarano, e poi metti a cocere

con lardo disfatto:

da poi mettevi su zuccaro o mele,

e mangia.”


*

Per diventare bambini

Diventare bambini non è mica facile!

Diventare e non ritornare

ché  ritornati saremo quando

                                                ce la faremo sotto.

Per di-ventare (più intenso del di-venire e subitaneo)

occorre in primis saper giocare

                                                 per tutto il giorno

senza ammettere stanchezza

e mai avere voglia di dormire.

E’ necessario poi

                          acciuffare per il pelo il cane

senza che lui arrabbiato morda

e capire che anche un abete di Natale buca

e un termosifone brucia.

 

Ma una cosa è basilare:

come il sapone stupisce nelle sue bolle

così stupirsi in tutte le parole.


*

Rossa rosa o trevigiano

 

Rossa rosa o trevigiano

 

Se vi capita alla mano
del radicchio trevigiano,
bello, fresco e ben screziato
- rosso e panna colorato –
lo potreste anche donare,
per l’amore dichiarare,
come fosse rossa rosa
al moroso o alla morosa.

Ma se invece un tal languore
non vi piglia proprio al cuore,
ma lo stomaco lì sotto
che reclama crudo o cotto,
lo potreste cucinare
come fiore da mangiare.

E pertanto, ben lavato,
va poi in teglia sistemato,
già da prima in due diviso
col coltello ed un sorriso.

Dopo averlo un po’ salato,
se vi piace, anche pepato
e con l’olio buono unto,
ecco, siamo giunti al punto
di dar fuoco al vostro forno
- a duecento o lì d’intorno -
senza mai dimenticare
con dell’acqua d’irrorare.

Aspettar minuti venti
e impiattar, quindi, contenti
a goduria del palato,
il radicchio ben screziato.


(Se il prezzemolo ti piace
e dell’aglio sei seguace
si può sempre insaporire
ma sol prima d’ingerire.
D’olio un filo ancor ci sta
se la dieta non si fa!)

 

Diceva Carducci: "A scrivere filastrocche... ogni versipiùvolo ci riesce."

*

Tramonto sul lago



Cariche di luce
le nuvole trasmettono calore
sull'Appennino arrosato
mentre l'azzurro dell'acqua
che il vento appena increspa
sfuma nel Cielo.

Come le tue mani calde
così mi rassicura
la finitudine del lago.

*

3 haiku


prelibatezze
nei piatti natalizi
No fame. Sfizi

*

bianco Natale
nella palla di vetro
se capovolta

*

freddo pungente
tra i rami d'agrifoglio
il pettirosso


*

Oltre la linea gialla



forse non ti ho detto che proprio lì,

nella frenesia del sali e scendi

con tanto di corsa per arrivare in tempo,

quando vidi i tuoi capelli bianchi

aspettarmi al vento,

salpai sopra un veliero

e Bologna in quel momento

divenne il mare calmo della vita

oltre la linea gialla dell’apparente attesa.


*

Farfalle

 

Oggi nel mio corpo frenetico mi dibatto.

 

Volano ovunque le farfalle

in doppia schiera.

 

Da una parte quelle leggiadre

con la porpora dell’ansia sulle ali

di rivederti dopo tanto tempo,

dall’altra, le nemiche,

quelle che nel petto dell’incerto

- non trovando posa -

si chiedono di tutto:

del tempo che farà, se tu verrai,

se i miei capelli resisteranno al vento

e se lo shearling di quindici anni fa

è ancora adatto per il domani che sarà.


*

Occhi



Occhi come faville
allegre scintille
stelle arzille
sul vassoio d'argento del Cielo.

*

Mortale



E morta dentro a questi cenci adesso
festeggerò il Mortale e non Natale
appesa ad un abete a capo flesso
come chi sa che è opposto a chi gli è uguale.

*

Mercoldì (nulla di fatto)

 

O perbacco è Mercoldì

a metà dei sette dì

ho la testa che mi duole

a sentir troppe parole.

 

Dalla chiacchiera farina

non vien fuori grossa o fina

ma si perde tutto il dire

con il vento e le sue spire.

 

Mercoldì siam punto e accapo

senza neanche un copricapo

e seppur s’è detto tanto

per i fatti occorre un santo.

 

Un gran santo in Paradiso

che donar ci possa il riso

risolvendo questa crisi

che ci ha tolto risi&bisi!


*

Il pulcino Martedì

 

Martedì bucò l’ovino

quel birbante di un pulcino

che voleva uscir dal guscio

dove non c’è neanche un uscio.

 

Sbucò fuori ch’era presto

e si ritrovò in un cesto

tra la paglia riscaldata

dalla Chioccia indaffarata

che vedendolo già nato

le sembrò uno sciagurato

e con voce melodiosa

volle dirgli certa cosa:

 

“Non si sposa mai di “marte”

tantomeno poi si parte!

Tu sei stato frettoloso

o mio piccolo curioso;

questo mondo non è bello,

fuor dal guscio c’è un bordello

ma non devi disperare

la tua mamma ti sa amare

e proteggerti vorrà

da qualsiasi avversità.

Benvenuto Martedì!”

 

Pio pio pio pì!


*

Il giorno dopo il dì di festa (filastrocca)

Dopo l’alba spunta un dì

e quest’oggi è lunedì

che ha spuntato la sua cresta

dopo il giorno che era festa.

 

Si riaccende frenesia

nelle case e per la via

ma con l’occhio ancora chiuso

sbircia il gatto un po’ confuso.

 

Anche il cane è assai perplesso

e si chiede che è successo

nel vedere quel fermento

- pioggia, sole oppure vento -

 

Con la sporta la Marietta

va al mercato in tutta fretta

ed in fabbrica, di lena,

si dirige Marilena.

 

Poi c’è Marco il panettiere

il postino ed il tranviere

van di corsa e col fiatone

pur gli zoppi col bastone.

 

Io che son disoccupata

resto in casa preoccupata

con le solite padelle

a ricuocer le frittelle

 

ed intanto piango mesta

mentre penso al dì di festa

che s’è spento proprio ieri

tra le malve e i desideri.

 

 


*

Ovunque

 

 

Ovunque tu sei

tu sei ovunque!

 

(per me, dico,

che non sono mai

nel luogo dove vorrei

- quello giusto, intendo dire -)

 

Oggi eri nel piatto del mio farrotto

non eri la zucchina, nemmeno la carota

né il sedano o la patata

eri più simile al prezzemolo

eri anche nell’ebbrezza che mi ha dato

il disperato bicchiere di vino in eccesso

e nelle finestrelle d’arcobaleno

delle bolle del detersivo.

Da lì, il tuo sorriso mi diceva

- per l’ennesima volta -

che dovrei procurarmi una lavastoviglie

per non lavare stoviglie e poi piangere

sulle stoviglie lavate

 

 

 


*

Venti ed eventi

vorrei poterti dire

il mio uomo

il compagno di vita

(quella che rimane)

vorrei poterlo dire

al mondo intero

indossando lo sguardo della prima volta

e non questi abiti diventati larghi

per il dimagrimento della speranza

ma dirlo vorrei

dentro un abbraccio sincero

 

voglio dire

che forse i tuoi eventi

ma certamente i miei venti

hanno serrato le labbra all' amore

e aperto gli occhi a ogni dubbio.

 

 


*

Extra-vagante

Vago. La mente vaga.

Non un vagabondare

ma andare vago

di parola invaghita

divagata, sperduta.

Non svago ma fatica

girovagare

vagheggiando in vagoni

di parole assai vaghe

e di vago parlare.


*

Delle chiome la memoria


E’ questo isolamento, che di vita
la chiarità di scorgere mi nega
e come nebbia sale all’occhio mio
lasciando sul percorso
degli alberi il dileguo.

Ma resta delle chiome la memoria
dei giorni quando c’era il sole e il vento
portava nuovi soffi nelle case
aprendo porte a gente
aprendo anche la mente.

*

Ringraziamento blasfemo

 

All'alba il giorno nasce grazie al Sole
e tale nacqui, madre, dal tuo grembo.
Ancora non sapevo dir parole,
di vita in mano avevo solo un lembo.

Poi crebbi come fiore coltivato,
nutrita con l'amore e col calore
di donna che da Donna l'ha imparato
e di celeste grazia ha pieno il cuore.

Adesso, madre, che ho i capelli grigi
e per destino madre sono anch'io,
sebbene i giorni miei sian tutti bigi,
ti dico "grazie", ma imprecando un dio.

*

Prima colazione insieme


 

Non è ancora il tempo
di unire i nostri letti.
C'è ancora qualcosa da fare
qualcosa da capire
forse da dire.
Una prima colazione insieme
può essere solo un sogno
un'occasione rara
o un peccato lasciarsela sfuggire.


*

Incanto



 

Scalinata col glicine
e sotto il mare
(viola i miei capelli
e i miei pensieri)
ogni gradino insegna
l'altezza del passo
per l'infinito.

*

Quale nebbia



Quale nebbia è questa mia
che nasconde l'amato monte?
Nell'ora che s'apre al giorno
si rarefa la misura della distanza
e si svuota il Sogno.

Come una gatta graffio l'aria
cercando un po' di sole.


*

Haiku (di gatti, d’amore e d’azzurro)

·               (A chi sente la mia mancanza... è tutto quello che sono riuscita a fare...mi spiace)  


·                                 Luceva il mare
l'azzurro dei tuoi occhi
di una domenica

                       
                         
La gatta ignora
sognando sul divano
la porta aperta

 

                       
Fatali aromi
fanno tali gli amori
fatti d'autunno

 

·                                Nebbia di notte
dal letto un gatto balza
e poi scompare

 


*

Al ritorno dell’onda

 



Non conosco il tragitto
dei tuoi occhi su di me
ma conosco i segni e le forme
che mi lasciano dentro.

E l'azzurro dello sguardo.

Azzurro di un mare
a lungo sperato
sulla costa lunga dell'attesa.

Il mare, sai,
spalanca un sorriso
al ritorno dell'onda
che sembrava perduta

*

Pianto di solitudine



Di polvere spirali
sollevate dal vento
sono sole in frantumi
sull’inquieto selciato
di un’anima spaiata.
Nell’assenza struggente
attraversa le stelle
componendo tracciati
sui fili delle lacrime
rubate agli occhi stanchi
di terra senza semi.

Il pianto è un’attitudine
che non ha compagnia
e il singhiozzo un gorgoglio
che la sabbia s’inghiotte
e in profondo disperde.

*

Sospensione


(Pascolando nei novenari pascoliani...) 


Il giorno si leva ogni giorno
col piede di sempre sbagliato,
non serve guardarsi d’intorno
bucato è il calzino, bucato!
S’infilano scarpe un po’ a caso
per fare due passi nel mondo
s’attende che giunga l’occaso
e il mondo ci sembri più tondo.
Man mano che scende la sera
tristezza dilaga nel cuore,
a volte anche quella più nera
rimasto dei passi il dolore.
S’accasciano i raggi del sole
e spunta la luna dal colle
più scure si fanno le aiole
nel nido il silenzio ribolle.
Silente è il frangente che pena,
allor che finestra s’accende,
- qual occhio che luce balena –
di dietro alle tende sospende.

*

Santa Croce - 12 anni dopo -



Sono sorella sola di me stessa
figlia di madre mortaviva, sola,
quando mio padre fu dal sonno giusto
condotto dove un santo è necessario
avere e dove manca, Dio provvede.

Attendo quella mano in concessione
mentre arrabatto i giorni senza scopo
strappando i miei capelli - quelli bianchi -
che sono troppi, ormai, da cavar tutti
(come i pensieri brutti e devastanti)


*

Questa vita che cos’è?


Questa vita che cos'è?
Uno prendi e paghi tre;

il carrello poi non dice:

"Ecco qua, sono Felice!"

 

E che cosa noi contiamo

quando il conto noi sbagliamo

e col conto ricontato

torna il conto solo al Fato?


*

Sorelle di taglia

Filastroccando coi senari...


SORELLE DI TAGLIA

Sorelle di taglia
la taglia s'aumenta
e sul girovita
la ciccia s'allenta.

Ma a noi che ce frega
di un chilo di troppo;
la ruga non spunta
leccando sciroppo.

La prova costume?
C'importa una mazza,
al mare ci andiamo
pur senza corazza!

Mangiamo sorelle,
mangiamo bistecche
che fanno buon sangue
e non gambe secche.

Mangiamo la pasta
con mode-razione
mangiamo del pane
con giusta attenzione

ma non ci priviamo
del gusto del pasto.
Beviamo anche il vino
che è sempre un gran fasto!

Sorelle di taglia
non siate avvilite,
davanti allo specchio
vinciamo Afrodite!


*

Filastrocca di Natale (revisione metrica)

Testo revisionato in quartine di senari con rime alternate

Testo originale:
 http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=3047&Tabella=Poesia

Venite bambini
venite con me
restiamo vicini
in fila per tre.

Guardiamoci in viso
uniamo le mani,
apriamo un sorriso
cercando il domani.

Ma ecco un cavallo
che arriva trottando,
facciamo un bel ballo
per chiedergli quando.

Lui corre felice
lasciando una scia
che è voce che dice:
è questa la via!

Bambini venite
venite con me
la strada seguite
in fila per tre.

Guardate! Vedete
quel grande castello?
La luce scorgete
là dietro il cancello?

Qualcuno ci aspetta
su e giù per le scale!
Andiamo di fretta:
è Babbo Natale!!!

*

Confusa son davvero sul futuro



Confusa son davvero sul futuro:
non so se sempre segue ogni presente
e d'incertezza rende il giorno oscuro
oppure se ha radici nel passato
ma sottoterra scorre come l'acqua
che in risorgiva poi riemerge in testa
ad irrigar domani e quel che è stato...

*

MADRIGALE ACROSTICO

 
 

Lontana fui dal Mondo
Odiato, per ottusa scelta e dura
Reclusa vissi in una buia stanza
Entrando oppure uscendo dal profondo
Nel vuoto degli eventi con paura.
Amando la speranza
Trovai un po’ di vita nell’arsura.
Unendo i miei pensieri alle parole
Risorse in me anche il sole.
Rimasi con i piedi sempre nudi
Inver per non crear rumori crudi.


*

De amicitia (sonetto)


Sperando che Ser Jacopo Lentini
non s’abbia nella tomba a rivoltare
con tutti quei Maestri sopraffini,
mi voglio in un sonetto cimentare

per dir che se due cuori son vicini
di nulla ci si deve preoccupare
e si ritorna pure un po’ bambini
quando un amico al fianco puoi trovare.

Ogni tristezza spegne il grigio fuoco
s’accendono i colori della vita
fugge il dolore dentro ad un sorriso.

L’amico inver è come un grande cuoco:
dopo averti la tavola imbandita
della tua gioia gode lieto in viso.

*

Quando le ciliegie furono mature

 

Quando le ciliegie furono mature

il vecchio albero stanco

a riposo all’ombra dei suoi rami

m’invitò – bambina – a salire

mostrandomi la scala a pioli appoggiata al tronco.

 

Con un barattolo di colori e un pennello da pittore

sedetti a cavalcioni tra le fronde.

 

Per molto tempo colorai le nuvole.

 

Scesi adulta

satolla e con l’indigestione.


*

CONTRORA (con abbiocco post-prandiale)

 

Buffet e contro-buffet
tête-à-tête
controluce

che anche le radiografie

si vedono meglio

contromano

multa certa

ma vuoi mettere lo sballo!

Controcorrente

e forse la scossa non uccide

- controindicazione controllabile

come un controprogetto di
controriforma -

e via!, tutti a Trento

ché tanto è ferragosto

e il controstimolo

è fare vacanze controtendenza

sul lungomare coi “nordic walking”

e le infradito controvertibili

perché made in China.

 

Controversa la faccenda

quando il controcanto

è in controchiave di sol

controfigura retorica

di una contropartita di controgirello

tagliato male

così anche il roast-beef 
diventa immangiabile.

 

La controprova?


Fatti il contropelo

e lo saprai!

 


*

La congiunzione


lo sfacelo terrestre
che non garba al
                         Ci-e-lo

così tra due sillabe
la congiunzione
mostra segni d'irrequietezza
come a dire
che ci sta stretta.

*

quello che è




Se così non fosse

pensare che lo sia

sarebbe mera supponenza

 

E invece se lo fosse?
Pensare il contrario esattamente

avrebbe la stessa tracotanza. 


In assenza di certezza

è inutile impiegare il tempo

a pensare diversamente

 

Corre veloce il pensiero sull’essenze

fa mille congetture, elabora,

prefigura, scarta,

elimina addirittura

ma alla fine di tutto quel pensato

resta com’è quello che è

 

soltanto un poco più confuso


*

Tempi d’assenza



E' come quando guido
e mi trovo all'arrivo
smemorata il percorso

tempi d'assenza
con presenza costante
di un pensiero in altrove
nidificato sguardo
in fronde di parole.

*

Canto lugubre



Canto lugubre
                    di-speranza
Lenore, Lenore!
                       Mon amour, amour
Mai più, perché?
                       Più mai

La notte s’attorciglia agli occhi
in sospettoso sonno
sull’orrido tappeto in rosso sangue
s’allungano spettrali dita

rintocchi di passi cadenzati
al ritmo lento
di un fuoco lento
lento e spento vento
di pallida Morte in luna piena
                                          di gratia plena.
Bieco un corvo
                      cieco
rompe l’orribile silenzio
con gracchio fiacco
                            e poi più nulla.

Mai più, Lenore
                       più mai.


*

quasi disperazione



solo un attimo d’indugio

prima di serrare le palpebre

in attesa di una lacrima


*

Una gotica strofetta

 

- Ostregheta! -

esclamò un’ostrogota

quando vide suo marito

in un luogo malfamato

a trincar come un dannato.


Era sbronzo l’ostrogoto

come un fiol de visigoto!


Con un fare assai alterato

- Vieni a casa disgraziato! -

disse allora la mujera

digrignando la dentiera

- Ho bevuto solo un goto,

devi crederci, mio loto -

ma non fece in tempo a dire

per cercar di rabbonire

quella belva furibonda

senza più la trebisonda

che arrivò uno sganassone

proprio in mezzo al suo faccione.


Or il sangue usciva a fiotti

da riempire tutti i gotti

per far festa coi vampiri

nelle notti dei sospiri

quando in ciel la luna è piena

e le streghe son di scena.

 

Ecco fatto, è presto detta

questa “gotica” strofetta

e pertanto vi saluto

con la canna e con l’imbuto!

 
;-)


*

Cominciai così a sognare

 

 

Mi soffermai ad ascoltare

                                     un giorno

che piovve a dirotto sugli alberi.

 

Dei nidi allagati

                         il silenzio affamato

m’accarezzò lo sguardo

                                  risalendo dalle tempie

dopo un bacio intenso sui lobi vergini

e un tepore amorevole d’ala

                                        s’allargò dentro al petto.

 

Cominciai così a sognare.

 

A lungo vagai in un bosco di oscurità iridata

nutrendomi soltanto di bacche e radici

esplorai le rugiade dei fili d’erba all’alba

                                                         con la stessa solitudine

che mi narrarono le pratoline al tramonto


non ebbi mai paura dei lupi

ma mi atterrì l’ululato a una luna

brinata nella misura ritmica del tempo


*

Quando le parole non servono



Non dire nulla.

Il silenzio è un mare nella bonaccia

che nave riconduce in porto

e con pacate onde

culla la stiva delle parole.


Sarà possibile udire

il sommesso sciabordio del cuore.

Ascolta...


*

Due haiku



Notte d'estate:
a nugoli gli insetti
presso i lampioni.

*

Di luna piena
rotonda nudità.
Tremor di stelle.




*

Come si fa



Come si fa
a diventare Angeli
nemmeno gli Angeli
sanno dirlo
dimentichi
d'essere stati uomini.

*

La rosa canina


Capire l'importanza di un gesto
come quando cogliesti per me
quella rosa canina
ma togliesti prima le spine più basse
le più urgenti

era tutto il possibile che potevi fare

ora tocca a me
(me lo dissero i tuoi occhi
imploranti, incitanti)
a togliere le altre rimaste
quelle intorno al fiore

mi ci vorranno dita di coraggio
con polpastrelli d'amore
e qualche goccia di sangue
inevitabile (?)
per riscattare la vita.

*

Discordanza

biciclette contro il muro

chiodi sparsi sul davanzale

un fragore

e nella polvere

nuove croci s’intravedono

appese al cielo.


*

Solstizio d’estate



Lungo la spiaggia
bacia il mare la terra.
Luce alla riva.

*

il mio lungo discorso con la vita

il mio lungo discorso con la vita

s’ingarbuglia sempre al mattino

quando alla pressione arteriosa

troppo bassa un caffè non basta

e nella lingua impastata

l’incipit della parola

è il nonsodire di un qualcosadadire

 

coi capelli indiavolati balbetto

affaccendata in una giornata

piena di lame affilate di luce

che mi tagliano in due

- come un cuore d’amore trafitto -

oppure in tante

- come un salame tagliato a fette -

 

Decido di tacere confusa

a una cert’ora della serata

aspettando la notte

 

è nel buio che riprendo vigore

schiarisco la voce

raccolgo i miei pezzi

infine scrivo col rossetto “a domani”

sullo specchio

 

(poi m’addormento sognante

nel traparentesi di un sussurrato

conciso “a Dio piacendo”)

 


*

In questo letto

 

in questo letto sfatto

 

in questo letto freddo

 

in questo letto stretto

 

dove si corica ogni notte

il solito pigiama col sorriso

dell’orsetto triste arrampicato

sulla scala per giungere alla Luna

dormire ha solo il senso

imposto dal bioritmo

 

in questo letto

coi cuscini ovattati di grani di rosario

- che le preghiere si nebulizzano nel sogno

e il sogno si disfa nella canzone

più disarmonica della radiosveglia -

il profumo delle rose si è disperso

nello scarico dell’ultimo risciacquo

e le rose sono stampa sgualcita sulla stoffa

 

 

in questo letto

l’abbraccio caldo che rende vivi

resta sul comodino il desiderio muto

nel buio e nel vuoto del cellulare spento

                                                              dopo la buonanotte


*

Intro-missione

 

E’ una corrispondenza naturale ,

biunivoca ed, invero, assai inquietante:

il gatto a far la posta ai piccolini

e i merli-genitori

a fare – giorno e notte –

la posta al gatto.

 

Pertanto m’intrometto,

mentre con calma stendo il mio bucato,

per sorvegliare il gatto

guardingo e vago

sdraiato all'ombra sotto un alberello.

 

Al primo movimento

gli lancio le mollette come bombe

ma sbaglio mira, ahimè, miseramente

colpendo qualche povera formica

che, a dire il vero, non c’entrava niente.

*

di quel che



di quel che non so niente
o non so dire
cerco ragione
sfogliando un cielo fatto di promesse
inutilmente - forse -
ma senza osare



*

L’attimo probabile



 

Affannoso è cercarsi

senza sincronia d’orario

in questo ticchettio dissonante

che elude il piacere di trovarsi.

 

Ma noi
nella certezza dell’esserci

- chi prima e chi dopo -

noi, non desistiamo.

 

Un altro caffè ancora

- e aspetto -

mentre accudisci alle tue rose

appena nate.

 

Un caffè dopo l’altro

finché troverò un petalo

sul fondo della tazzina

- alone di felicità -

caduto dall’ikebana

delle tue rose cresciute

e recise. 

 



03/11/2004


*

Meditazione



Chi c'è
in questo Silenzio
che non pronuncia parola?

Ci sono io
oppure Dio?

O io con Dio...

*

Discernimento



cosa resta di un fiore
al suo sfiorire?

Il profumo
che gli donò sua Madre
e il seme
che diffusero l'ape e il vento

*

Clessidra


Non è nel tempo dell’attesa
ma nell’attesa del tempo
che s’insinua quella flessuosa
e palindroma figura
un po’ ladra e un po’ maliarda.
Ruba l’acqua della vita
e la tramuta in granelli di deserto.

Icona di solitudine
il suo nome è Clessidra.

*

Se

 

Incontrò un calvo
- che non gli sorrise -
lungo il suo impervio cammino
aveva - anzi -
un ghigno compiaciuto.

Sarà che quel giorno
spirava un vento che spettinava...

(se non avesse avuto le cisti
si sarebbe rasato)


*

‎15 maggio 2011

 

Oggi piove, amore,
tra l’asfalto e le rose
in questo scomodo nido
dove dilavata sospiro.

Ma piove amore
sulla cima della camelia
tra le uova dischiuse
della merla nutrice
di speranze di sole.

E piove amore,
amore!





Nota: Sono nati!!!

*

Sola

 


Sola,
sul filo della sera
che mai ricuce il giorno
e della notte ricama
un’asola soltanto.
Passa di lì
il bottone delle mie attese

*

haiku&contorni

 

i pomidoro

con la bistecca al sangue

nel rosso estivo

 

*

 

un filo d’olio

ricordo di un ulivo

sulla verdura

 

*

 

solo patate

con la moria dei pesci

nel mare sporco

 

*

 

dalla locanda

giunge l’odor dei funghi

nel bosco è sera

 

*

 

aspettandoti

un piatto di carote

e il mio coniglio.

 


*

Un fatto naturale



da quando la lingua di un vento silenzioso

mi sussurrò all’orecchio

la "a"  di amore

ho imparato a raccogliere le briciole del pane

e a farne ostie


(la benedizione verrà da sé

come un fatto naturale)


*

Osservazione



La giovane merla paziente continua la cova.

La camelia ha rinfoltito i suoi rami.

Il nido è quasi completamente nascosto.


Il gatto, da sotto,

è inutile che guardi.


*

La cova

 

la giovane merla

architetta perfetta

ha costruito il nido

sulla cima della camelia

rotondo

perfetto

come un cestino pasquale

casa perfetta

per tre uova azzurrine

perfette come l’Uovo

Azzurrino Celeste Perfetto

 

le cova

                        perfetta

con occhietti rotondi

perfetti come stelle

                        senza difetto

 

Perfezione della Natura!

 

perfetta sarebbe la vita

se come la giovane merla

mi comandasse soltanto

Natura

 

la invidio

 

di una invidia perfetta!


*

Prego

non so nemmeno io

perché lo faccio

 

prego

 

prego mio padre

con le sue grandi mani

quando mi diceva dei problemi

che sono solo un’invenzione

e se anche non lo sono

hanno sempre soluzione

 

prego la piccola zia Clara

che m’insegnò a cucire

adesso che gli orli

non li so più fare

e quando cucio

riesco solo a rabberciare

 

prego mia nonna

che se ne andò portando via

la ricetta d’ogni torta

così non so mai quanto riso

mi devo procurare

per smettere di piangere

e anche di pregare

 

Infine - senza giaculatoria -

prego Dio

 

(ma questa è tutta un’altra storia)


*

Sforzi inutili


 

quando la luna è più folle in cielo

con le stelle a sgomitare tra le nuvole

non è il sonno che non riesco a prendere

ma il verso dei miei capelli e le rime cuore-amore

allora balzo nel buio come un gatto

(senza labbra e senza mani)

spalanco gli occhi tra le piume del cuscino

con le unghie tiro fili alle tende della notte

e tento persino di leccare un po’ di latte dal mio seno

ma l’indomani – puntualmente - non so mai cosa mettermi

*

La Felicità



Chi sa dirmi della Felicità?

Bambina capricciosa

scappa di qui e fugge di là!

Quando l’afferri

poco tempo in mano ti sta.

Chi sa dirmi che volto ha?

 

Chiese questo la maestra

mentre assorta

guardavo fuori dalla finestra.

 

Quanto tempo è passato!

 

Adesso sono cresciuta

e soprattutto invecchiata

a guardare sdraiata

come niente è concluso

e come tutto è ancora sospeso

dentro un cielo gremito di stelle

quando è alta l’estate

e la luna è una palla di pelle

che mai tra le braccia mi cade.

 

Perché la Felicità

ha il volto candido e rotondo

di una luna che ride

abbracciata al mondo

e la si può vedere - signora maestra -

solo saltando da quella finestra.


*

Lunedi dell’Angelo

loro si abbracciavano sorridenti
e fotogenici sotto il glicine in fiore
tu abbracciavi - solo -  i fiori del glicine

io intanto - lontana -  brindavo
col vuoto dei miei calici opachi
poi ubriaca di nulla e stanca 
 
mi buttai sul letto
assopendomi in nuvole di sogni
dilaniate da un vento ostile

a lungo invocai il mio Angelo
ma ha un'ala atrofica
(così - almeno -  mi è parso di capire)
e ha bisogno di più tempo per raggiungermi

 

 


*

La paura che ho



 
Se avessi paura di morire
sarei più umana e consapevole.
Invece ho paura di vivere
ed è terribile
anche scriverlo senza pudore.
Ma più terribile è la paura che ho
di amarti senza poterti amare.


*

Come una rana



la tabella di marcia ha i calzari alati

di un facondo Mercurio

e non so stare al passo della parola

inchiodata coi miei anfibi dal puntale metallico

all’indisponenza di un tempo presente

e sono sempre in ritardo

persino nel darti la buonanotte

dopo aver gracidato “ti amo” per tutto il giorno

come una rana nello stagno quando c’è afa

 


*

Talvolta l’amore

 

Talvolta l’amore
uno splendore da godersi a pezzi
come piastrelle di sole sporadiche
sull’ombra di una siepe
(e non basterà potarla
per cancellare il confine)
soavi sillabe
che non completano la parola
meraviglia d’attimi
che non scandiscono l’ora...

*

Tra le piume del mattino

macchie di sole

sull’ombra della siepe

zampetta un merlo

 

 

                 *

 

la tortora che mi ha svegliata

l’ho vista più tardi

nel giardino di fronte

confabulare coi passeri

sul da farsi.

               

 

                 *

 

in volo un uccellino

bisbiglia al cielo

(una fortuna da nulla

avere le ali!)

 


*

?Haiku?



S'appaga un gatto
tra cassonetti in fila
con teste e lische?

*

VolhaikuloV



Voler volersi
è involarsi in un volo
levando veli.

*

L’ora legale



L'ora legale:
la geniale invenzione
di truffa al Sole.




Testo modificato dopo il suggerimento (accolto) di Pietro Menditto.

L'ora legale:
la geniale invenzione
di frode al Sole.


*

Distrazione

 

Accade che un pensiero secondario

mi conduca in strane periferie

ai margini della memoria

così mi distraggo infilando lo sguardo

nell’anello di fumo della sigaretta

 

succede

 

quando tento di scrivere qualcosa

(anche senza rime e senza poesia)

ma a malapena risolvo un rebus

quello più facile e con la soluzione a pag.46

per poi perdermi – ancora - in strani vicoli

contrassegnati da un puntino

e comincio ad agitare la penna

nell’intento di annerirli tutti

complice quell’ avida(atavica) curiosità

di scoprire che cosa apparirà.

 

*

La mia ombra

 

La mia ombra
è un nero girasole
in silenzio ascolta
muta gesticola
obliqua talvolta
attenta spettatrice
mi segue
impalpabile
lontanamente vicina.
Ma quando scende la sera
come esile gigante
si pone a me davanti
come per dirmi
di non aver paura.

*

Filacentocinquantastrocca

Centocinquanta
l'Italia canta
canta l'inno
con la mano sul cuore
canta l'inno al tricolore
Canta la pecora
e canta il gallo
il maiale ed il cavallo
cantano tutti
persino mio zio
e questa volta canto pur io.

Centocinquanta
numero abbondante
Viva l'Italia ridondante!

Viva l'Italia della Peppina
e il caffè della mattina
di Cecco Velluto
che suona l'imbuto
delle civette sul comò
dell'ambarabà ciccì coccò 
di Cecco Rivolta coi maccheroni
e di chi se la fa dentro i calzoni. 

Centocinquanta
domani è festa
ma non ci piace
la stessa minestra
e se la panca è troppo dura
si andrà a letto addirittura.

Ponte ponente ponte pì
centocinquanta sono i dì
sono i dì di sole e stelle
e anche Caino farà le frittelle!



*

m’inebrio di colori



Anima rossa e blu
viola i miei capelli
mi chiedo se la primavera
sia solo rosa, bianca e gialla

dall'aiuola mi sorride una violetta
già sorridente al sole
la sua foglia fatta a cuore
mi bussa al petto
tutto il verde ardore

m’inebrio di colori

 
chiudo lentamente gli occhi

e mi lascio andare.


*

Vestita a nuovo



il tuo sguardo
un ago infilato
dentro ai miei occhi

il tuo abbraccio
linee tracciate
su tutto il corpo

il tuo bacio
una filza lunga
di emozioni 

il tuo amarmi
un punto a giorno
sulla pelle e sull'anima.


(così io ti amo
vestita a nuovo
in albore di perle e di seta)


*

A tempo


 

Sincronizzare il passo

insieme alla risata

 

depositare il tacco

per una scarpinata,

 

uniti sotto il sole

tra piante officinali

e un mazzolin…

 

…di rose e viole

*

Sotto la pietra

 

- assenza di vita -

ma come spiegare

quel viavai di formiche

sotto la pietra?


*

Stato nascente

 


sola che non sono più
stupore ogni domani sempre attesa viva
porta bianca da pitturare adesso
con mani imbrattate di tanti colori
(e non c’è madre che ci potrà sgridare)
giovinezza che s’allarga
tra le lenzuola e la tovaglia
sostituito un vecchio piatto
con uno nuovo - guizzante come un pesce -
e una matrioska di vino bianco-frizzante
servito fresco

*

Il piacere di un ballo

qui o là non ha importanza

non m’interessa il dove

e sai che mi piace ballare

ma preferisco uno slow

su una scura mattonella

a una tarantella in piazza

con l’arrivederci a un chissà quando

e casomai


*

L’idrolitina



è come l’idrolitina che preparava la mamma
direttamente in tavola all’ora di mangiare
e noi tutti stupiti lì a guardare
quello spettacolo di magia rituale
con la sete che assaliva la lingua

 

è così l’emozione quando sale
dalla punta dei piedi alla testa
e arruffa pensieri e rimesta le vene
poi ferve, frizza e idrolizza
tutto il mio corpo divenuto bottiglia

(e ben oltre la lingua sete mi piglia)

*

Desiderio di un’altra vita



Vorrei rinascere margherita
essere colta da un innamorato
sfogliata e conservata
tra le pagine del cuore
col mio ultimo messaggio d’Amore.


*

Quello che era è possibile

Ogni volta che l’anima si replica

sale un sipario nuovo

d’emozioni e sogni

- oltretempo -

e quello che era

è possibile

nel divenire dei sensi rivelati.

Ma non senza la presenza

del tuo sguardo acceso

in sintonia di pensiero

e in carezze di mani.

Si rinnoveranno così

i vestiboli di antichi desideri

in un amplesso in movimento

che perpetuerà la vita

perfezionandola.

 

E il gioco del “se”

diventa verità.

 

 


*

Davanti McDonald’s

 

Vivere e ridere
e poi amarsi
dentro una tenerezza bambina
scoprirsi happy come un panino
con la sorpresa di un bacio
che apre ogni sesamo.




11 febbraio 2011

*

Un sorgere di sole

 

lampi di rosso
e balenio d’azzurro
le tue dita intrepide
sfiorano il viola
dei miei pensieri
cristallizzando il desiderio
di un sorgere di sole
dall'arco dei miei fianchi
all’indomani

 


*

quale calore




quale calore avranno le nostre mani

o se l’inverno ancora gelerà le dita

domandarsi  è lecito

quando un pensiero vestito di sogno

si fa necessario desiderio.


*

con un bacile d’acqua di rose

oblitero un sogno
e salgo sola sulla notte
con le scarpe in mano
rifuggendo il tacco alto
del pensiero altrui
che genera anamorfismo.
Il giorno verrà da sè
con un bacile d'acqua di rose
per lavarmi i piedi.

*

Il rumore del tagliaerba

Ho questi occhi sempre gonfi
come di chi ha pianto troppo
o veduto assai
e se anche ho un paio d'occhiali
per guardare da vicino attentamente
e vista non mi manca in lontananza
non vedo oltre
queste quattro case dirimpetto
dove per rispetto non entro né m'apposto
a sbirciare dietro la tendina.
Dei miei vicini conosco soltanto
la geografia dei loro giardini
e il rumore del tagliaerba nei mattini di sole.
Stesso rumore del dolore e del pianto
d'ogni  filo d'erba mio reciso.

*

Veli

le convinzioni a volte cadono
come i veli delle danzatrici
allora anch'io mi lascerò andare 
e ti racconterò
di quando maliziose farfalle
s'impossessano del mio ventre
e liquida voglia delle mie dita



*

Senza adattamento

dormo sul divano

- non sempre -

e sul divano faccio l’amore

- col niente -

però non è un problema

scomodità – forse –

surroga – probabile –

disadattata – di certo –

ma senza adattamento

nell’ostinato accanimento

di cercare sotto i cuscini

con la speranza tra le dita

il diletto di un comodo letto

dove l’amore ha i capelli bianchi

e il sonno i sogni di garruli bambini.

 


*

Ehaiku

(ore d’amore)


lingua di gatto
stuzzicante dolcezza
nell’ora del tè


in fondo al letto
vestiti stropicciati
nuda è la notte


tra le tue dita
madido di rugiada
il fiore all’alba.

*

All’infaticabile ragnetto


All'infaticabile ragnetto
che ha costruito la sua casetta
tra le brattee della Stella di Natale
dev'essergli sembrato un insolito temporale
lo scroscio d'acqua della mia annaffiatura.

*

Dissacrando Palazzeschi

Son dove?

 

Son forse a Gaeta?

 No, certo.

 Non vivo che in una casa, ben strana,

 la tana dell’anima mia:

“badia”

Son dunque in Cadore?

 Neanche.

 Non ho che un dolore

 nella stanzetta ch’è camera mia:

“tachicardia”

A Gerico, allora?

 Nemmeno.

 Non c’è che una cosa

 sulla ringhiera dell’anima mia:

“astenia”

Son dunque… confusa?

 Io tengo una mente

 e insieme anche un cuore

 ma è un tarlo abitare in un niente.

 Son dove?

 Nella bicocca dell’anima mia.

 

 

TESTO ORIGINALE

Chi sono?

di Aldo Palazzeschi

 

Son forse un poeta?

No, certo.

Non scrive che una parola, ben strana,

la penna dell'anima mia:

"follia".

Son dunque un pittore?

Neanche.

Non ha che un colore

la tavolozza dell'anima mia:

"malinconia".

Un musico, allora?

Nemmeno.

Non c'è che una nota

nella tastiera dell'anima mia:

"nostalgia".

Son dunque... che cosa?

Io metto una lente

davanti al mio cuore

per farlo vedere alla gente.

Chi sono?

Il saltimbanco dell'anima mia.

*

Poesia dissacratoria



Ed è subito nera

Digiuna sto sola sull'ora di cena
trafitta da un morso di fame:
ed è subito nera!






TESTO ORIGINALE

Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

*

Haiku (tris d’inverno)



sere d'inverno
tra la pioggia e il silenzio
il mio scialletto



antico borgo
sui bucati invernali
l'odor del fumo



sopra il lampione
un cappello di neve
sbianca la luce

*

Diamoci del tu

 

Mi rifiuto di unirmi alla sfilata
di quei festanti (diconsi felici!),
sotto luci incendiate dal Natale,
con bocche serpeggianti di sorrisi
nel dirsi frasi sempre più cortesi,
nel darsi sempre un rigoroso “Lei”.
L’amore, quello vero che all’Io manca
è il “Tu”, anche sfacciato, come un bacio
che sa, con labbra accese, dire “t’amo”
persino sotto l’albero più brullo.

*

Frattanto


(nonsense)


Dopo ieri, oggi
poscia domani presto
indi ancora: “Quando?”
Raramente, talvolta, dapprima
tardi subito, sempre
spesso ora, mai
finora, poi, giammai!
Frattanto:
nunc et semper, tempus fugit!

*

Straziami ma d’amore saziami

perché
l’ape impara
la dolcezza del fiore
quando lo succhia

così
fai come l’ape
succhia il fiore rorido
carpito all’alba

e dopo
non dire grazie
ché l’ape non ringrazia
ma strazia e sazia

perché
l’amore è anche questo:
un frusciare improvviso alle spalle
e una fitta nel ventre
dolcemente - per sempre -

*

Tantrìs



Tristi i miei giorni
tristi le mie notti
triste anche la mia tristezza
che si sfalda
sugli angoli della bocca.

*

Come farina

Voglio spegnere tutto
perché non ho voglia di ridere.

Voglio spegnere tutto
perché non ho voglia di piangere.

Ieri ho riso
oggi ho pianto.

Adesso voglio spegnermi
soltanto.

Come farina
che si spegne nell’acqua.

Spegnermi

farmi impasto salato
massa molle tra le mani
lievitare
nella gioia o nel dolore
rendermi d’oro nel silenzio
e diventare pane
per sfamare casti desideri
per saziare corpo e anima.

Voglio essere pane quotidiano
semplicemente
caldo e croccante
fresco e fragrante.

(Adesso voglio spegnermi
fino a credere
che hai bisogno di me
per vivere)

*

Il sole

 

 

Oggi piove.

Piove da ieri e l’altro ieri,

dal mese scorso,

dall’anno passato.

Cadono giù calendari di pioggia.

 

E il sole?

 

Se lo chiedono i bambini,

che piangono prati per giocare

e anch’io,

mentre scorro il dizionario

col dito bagnato.

 

Eccolo, il sole...

 

… l’etimologia di un’anamnesi!

*

L’Ontano

Lontano
si dice
Ma lontano
dov’è?
Vicino
a l'ontano

- quell’albero
che rende sonora
la distanza
e matita
la lontananza -

*

Come una Provvidenza

Per quanto mi scervelli
non riesco a capire
a che mi serva un telefono
e anche un cellulare.

Il silenzio qui è tombale!

Non certo per comunicare
con tutti
o con qualcuno
magari con l'Altro
se gli altri sono occupati.

Il silenzio è così tombale
che mi sembra di resuscitare
quando una signorina di un call center
chiama per convincermi a sottoscrivere
una qualche proposta commerciale.

Una voce umana è come una Provvidenza
che spezza le catene mute della mia giornata.

Così la lascio parlare
anche se in verità
di ciò che dice
non mi importa niente.

E' uno scroscio di parole
come una doccia d'estate
quando si è sudati.

*

Pallina di pane


Un po’ di mollica
tra le dita
solerti
i polpastrelli
la rigirano
e la modellano
Vocio che scema
poi silenzio

Sulla tovaglia sguarnita
resta
un pensiero emarginato
bistondo e piccolo
com'è il mondo
- a volte -

*

Buona notte


Rimbalza nel sogno
la tua luna di latte
lasciandoti in bocca
quel buon sapore di notte.

*

Il vuoto

Siamo come fermi a un semaforo
ma il verde manca
la fila si allunga
Non si comprende il perché
di tanto silenzio
non un colpo di clacson
un’imprecazione
un gesto irriverente
Mi spaesa questa
emulsione d’angoscia e attesa
e mi domando se così è il vuoto:
una muta distesa immota.

*

Marescià, porti lei la mia valigia


Le scarpe infangate
i guanti di pizzo macramè
il vestito bianco
- quello da sposa -
indossato un solo giorno
prima che uno nero
mi vestisse a notte.

E le parole. Quante parole!

Pesano
come gli anni della mia vita
ordinati dentro la valigia.

La porti lei maresciallo
ché io ormai mi sono alleggerita
parlando a un silenzio
legato con un nastro
che non era il fiocco colorato
che io credevo
da appendere alla porta
alla nascita del mio tempo.

E qui che cosa c’è?
Mi faccia un po’ vedere.

Il mio corpo di donna
strangolato con un filo!

Il mio cadavere – no! -
non lo rivoglio
lo tenga come dono
souvenir di questo lungo viaggio
lo metta nell’archivio
insieme alle altre cose
lo chiuda a chiave
e non si dica mai
che fu uccisa una madre
celandole il mandante.

Porti lei la valigia maresciallo
che io me ne vado
senza pane e senza amore
sulla strada inversa
della mia folle fantasia.

*

haiku (sul vecchio abete)

sul vecchio abete
equilibrio di luna
sosta la notte

*

Una parure di vetro


Si crogiolano i pensieri
in questa assenza d’idee
nell’attesa di un soffio
essenziale a dar forma
a parole di vetro
come una parure per affinare
desolati seni
lobi assordati
polsi ristretti.

Una parure di vetro
senza la paura di dire verità.

*

Solo questo



Solo questo vorrei imparare:
la libertà incondizionata
di vivere e di amare
sulla mia croce
a braccia allargate
eluso il timore di morte
o la speranza di resurrezione.

*

Con le mie scuse a Samuel e Agata

Nel frattempo entrai in un bistrot
ordinai escargot
bevvi un pinot
ballai un foxtrot
con un tale di nome Pierrot
un tipo triste che parlava il grammelot.
A un certo punto mi prese freddo
così indossai il mio paletot di ocelot
vidi uno spot, giocai a una slot
per ammazzare il tempo
che non passava mai.
Uscii poi dal bistrot
ed incontrai Poirot:
- S’è visto Godot? -
- No – risposi

e insieme risolvemmo il caso.

*

Ho visto...



... teli cerati sui bulbi
trapelare l’ultima pioggia
al risveglio da un sonno
fatto solo di sogno
fatto solo di sole
fatto a forma di fiore.

*

Per l’insistente compagnia



Di tanti che si allontanarono
qualcuno rimase nel mio cuore

Fu per l'insistente compagnia
che mi abbracciò la solitudine.

*

Tante volte quante


Quante volte mi fu detto:
“Se vuoi raggiungere la tua ambita meta
devi lasciare tutto e tutti
prendendo solo il coraggio di partire”

Tante volte quante ci ho provato
ma appena mossi i primi passi
è sempre giunta una chiamata:
“C’è bisogno di te, a casa!”

E tante volte quante
mi sono rigirata.

*

Ma tu


ad ogni ora
del giorno e della notte
ti sono vicina
con il mare nel cuore
e le montagne sugli occhi
ma tu
navigatore esperto
non sai scalare il mio sguardo

*

haiku(leggendo le ultime lettere di Jacopo Ortis)



S’agita il cielo
tamtam alle finestre
luna sepolta

*

Non ho voce per dire


Non ho voce per dire
ma un silenzio d’anima
per raccontare - ora -
di tutta una vita aspettando
i miei occhi naufragare nei tuoi
nel profondo di un desiderio
sperato e mai cercato.

*

Haiku (cade lo sguardo)


Cade lo sguardo
su uno stralcio di cielo.
S’alza un sorriso.

*

Insolitudine


Rieccoli!
Di nuovo tutti all'ovile
a belare le loro esigenze.
Ed io?
Di nuovo smarrita.

*

haiku (sorta è la luna)



Sorta è la luna
sull'erba alta dei campi.
Virgola o falce?

*

haiku (dentro la cenere)


Dentro la cenere
i mozziconi spenti
di questa estate.

*

Quella notte


Inciampasti
sulle ciabatte troppo grandi
che mi regalasti quella notte
quando scalza vagavo
sulla battigia della tristezza
sola e assorta
in solitudine lunare.

Ricordi?

Erano le 23
quella notte di luna e sabbia.

Sollevasti lentamente
la veletta del mio cappellino nero
e una lacrima si disfece tra le dita.

Facemmo l’amore
sul riverbero argentato.

Quella notte.

(Alle 23)


*

nel mio corpo inutile


nel mio corpo inutile
l’anima va
- avanti e indietro -
come un peripatetico
o un ipotetico padre
in sala d’attesa
masticando cicche

*

Nel vespro (haiku)



Nel vespro estivo
l'aria operosa forgia
caldi colori

*

Dal dondolo (haiku)



Occhi socchiusi
dal dondolo sfogliano
smerigli estivi

*

In Castro Novo

Dove lasciai la giovinezza
è lì che rare volte torno
a passeggiare per vie invetrinate
in nuove luci su stesse cose.
Non un saluto, né un sorriso
incontrano i miei passi
quasi fossi un forestiero
oppure un emigrato (dimenticato)
ma l’orologio dalla Rocca
rintocca il quarto e l’ora
sui sampietrini della Piazza
dove s’incastrò il tacco
della mia vecchia scarpa.


Nota: Castelnuovo G., dal lat. Castrum novum, è il luogo dove sono nata e dove ho vissuto e poi lavorato fino a 33 anni.

*

A me stessa



Premessa: Poesia scritta nel luglio del 1983, forse per il mio compleanno che cade il 5 luglio. Dico "forse" perchè sul quaderno dove l'annotai non misi la data completa.
Di questa poesia ricordo che per "maschera della menzogna" intendevo dire il trucco, il maquillage con il quale credevo e continuo (illudendomi) a credere di poter nascondere i miei difetti che odio. Ve la propongo così come la scrissi senza aver cambiato neppure una virgola.






Non chiedermi specchio
di essere diversa,
t’infrangeresti.
Abituati a questa immagine
arcana e sfuocata
e non cercare, penetrandola,
una verità che non esiste.
Come la terra sorride
contemplando sempre la stessa luna
e il mare esulta
davanti al medesimo orizzonte,
tu specchio, rifletti
questo viso celato
sotto la maschera della menzogna
e amami, se puoi.



*

Origami in felicità (filastrocca a 4 mani)

Filastrocca scritta insieme all'amico di facebook Lorenzo Gobello. Grazie, Lorenzo.


"Se mai giungesse il giorno e l'ora
in cui il denaro accumulato
in ogni materasso o negli anfratti
non dovesse più servire,
che mai si potrebbe dire?

Forse che l'essere umano ha smesso
di amar solo se stesso.

Allora
per ogni banconota faremo una barchetta
che lasceremo andare alla corrente
lentamente sospinta
con un soffio lieve a far festa
fino alla prossima testa
che sorridendo scorgerà questo naviglio
annunciatore di cotanto risveglio.
Oppure un cappello per il muratore aitante e bello
che possa lavorare sotto al sole
tra la gente e i mattoni in allegria
contenti tutti che casa sua è anche la mia.
Ma anche un uccellino canterino e lieto
che voli, voli, voli lassù
dove le nuvole smettono di piovere e brontolare
per lasciare sereno chi vuole ascoltare
dei silenzi siderei il dolce narrare.
O una rosa variopinta senza spine e senza tempo
per dire ti amo amore più intensamente e più di sempre.
Ogni giorno ti ho sognato
e ogni notte ti ho amato.
Ma questo non mi è mai bastato
fino a che il sorriso ti ho ridato.

E delle monetine tintinnanti che cosa mai faremo?

Un concerto con tutti gli strumenti
in uno spazio aperto in mezzo ai fiori e al verde
per allietare tutti quanti riescano a vedere
violini vibranti far danzare sorridenti
gatti, topi lenti, lenti
e pulci comprese lasciate giocare
ai loro peli appese!"

*

Sul mio terra-terra



Sul mio terra-terra sto
depauperata senza perché
del mio-dio dell’Immaginazione
che dall’Olimpo dei pensieri
passando per la retina
e proseguendo per le tempie
giungeva ardito
sulla punta delle dita
(o forse un motivo c’è
ma conviene tacerlo
per non stimolar caciare
o semplicemente per creanza)
Cosicché quando tu mi dici

- Cara, ogni tuo dubbio si scioglierà
come neve al sole… -

immagino soltanto
ammassi di poltiglia
e rido dell’immagine reale
( risibile per quella sua rigidità )
buttando giù l’ennesimo caffè
tostato male e quindi amaro
(tale e quale a una risata)
mentre scrivo senza ritegno
una nuova, esilarante banalità.


*

Campana





adesso che il silenzio
smagrisce pensieri
consumo capelli
su cuscini di gommapiuma
scomodamente
lasciando cadere dal cuore
una sola preghiera
che consola nel buio
l'andirivieni mesto
della mia devozione.
Il giorno si leva
col piede di sempre
e mi salta addosso
raccogliendo un coccio d'anima
dal riquadro della vita.


*

(in)consolabile





Sempre sarà piangente
un salice
ma a volte accade
anche per poco
per un istante poetico
che un ramo o più di uno
si drizzi verso il Cielo
e rida o sorrida
alle stelle, alla luna
persino al Sole
oppure a una nuvola
che indiscreta passa
col vento insieme.

*

Uno strano gioco



E’ uno strano gioco
di batter d’ali e di carezze
uno stormo di uccelli all’imbrunire
o una stellina d’argento
col suo riflesso in Cielo.
Una Chiesa bianca
in cima alla salita
sotto il lampione
seduta sul muretto
una donna che aspetta
vestita di buio e d’incertezza
(fa quasi tenerezza)
sulla sera che s’affaccia
alla finestra di un’estate
tutta da spogliare
come la mano ardita o il suo pudore
dentro accenni di baci
consacrati dallo sbaffo del rossetto.
Una gelateria affollata
caffè per due
e un poco d’acqua
due coccinelle e un geco casuale
(sembra di gesso
invece è vivo)

Un biglietto verde
e il verde vince.

Via libera all’amore!

Tra parentesi:
puntare tutto sul 17…

*

Conosco il vento





Conosco il vento
dalla polvere che si solleva
davanti alla mia porta
dalla foglia che sul ramo si muove
e cangia
dal prato che ondeggia e fa oscillare
il mio sguardo
e dalla sua carezza sfacciata
sul viso
come a dirmi - Tranquilla -
mentre prende in affidamento
tutti i miei pensieri.

*

Haiku (tutti i silenzi)



La notte acquieta
con la voce del sogno
tutti i silenzi

*

haiku (una lumaca)



una lumaca
lenta lascia la bava
che brilla al sole

*

Haiku (il vento gioca)



il vento gioca
coi pollini nell'aria.
S'ode promessa

*

Sulla strada dell’incertezza


Guardo un uomo
camminare mesto
legato ai lacci delle sue scarpe
sulla strada dell’incertezza.
Lo sento dire:
- M’ami o non m’ami? –
Lo vedo
buttare via l’ennesima margherita
e cogliere un crisantemo
mentre inciampa sulla stringa
che si è appena sciolta.
Se non avesse il calzino bucato
- io lo so -
camminerebbe scalzo.

*

Una rosa arancio



Una rosa arancio
- senza un motivo -
coglie il mio occhio
mentre ti parlo

Un pensiero immediato
si sovrappone alla parola
che mi fa perdere sempre
quell'attimo
quando il bocciolo
lentamente
s'apre

*

Ho pregato

Stamani al risveglio ho pregato

per un fresco respiro d'amore

perché fuori c’è l'afa dell'odio

e muoiono i gigli di sete.

*

Pezzi di pane



Non so dove
i passeri racimolano pezzi di pane
più grossi dei loro becchi
poi s’alzano in volo
ma li seminano sul mio terrazzo.
Io li raccolgo
e ne faccio un mucchietto
in un angolo in vista.
Se sapessi che i passeri
sanno leggere
pianterei un cartello:

“Venite qui.
Qui sta
ciò che perdeste!”

*

Midollo immutato



Dal profondo riemerge
a riprendere fiato
un pensiero primordiale
identico e persistente
intanto l’arbusto
s’è fatto albero
pazientando in stagioni
di caduche foglie
con braccia protese.
Conto ad una ad una
le linee concentriche
fino al centro
- midollo immutato
come allora, come sempre -

*

Stanchezza




Sono stanca.

Stanca
di quel gran daffare
che è la mia inutilità

stanca
di vedere ogni cosa posata
nel consueto angolo dell’attesa

stanca
di questa pioggia insistente
d’ineffabili parole

stanca
di raccogliere i cocci
dei miei sogni frantumati

stanca
di frugare nel disordine della ragione
per trovare un accenno
diverso da te.



12 maggio 2003

*

Sfida



Perché imprechi quando piove
come se fosse colpa di qualcuno?
Io cammino tra una goccia e l’altra.
Guarda,
ho i piedi asciutti
e ti sfido a contraddirmi.

*

Tricolore



Abbiamo mangiato insieme
pane e fragole
affettato verdi kiwi
sbucciato banane.
Di questo tricolore macedone
abbiamo zuccherato i succhi
grossolanamente,
con granelli sguaiati.
Di questi frutti che dicevamo
figli del nostro amore
appena si percepisce la polpa.

C'è bisogno di riscaldare il Sole.
Non sono ancora maturi gli alberi.

*

In quel Maggio



Nulla mi era rimasto.

Solo un paio di pantaloni
di una stoffa che d’estate
faceva sudare
e d’inverno gelava le ossa.

Vidi il vetro della Morte
negli occhi di mia figlia.

Ma venne un Angelo
che disse:
“Non muori!”

Il Segno della Croce
sulla sua fronte ferita
fu l’arma che la sconfisse
e una magica bacchetta
che mi vestì d’abiti nuovi

- come una principessa -


*

Basterebbe un soffio




Ah, potessi mettere il mondo in soffitta
come si fa con le cose che non si usano più,
tanto care da non buttarle via
e riscoprirlo - per caso -
in un giorno qualsiasi.
Basterebbe un soffio e un colpo di tosse
a svanire la polvere del tempo.

Ah, se avessi una soffitta!

Basterebbe un soffio e un colpo di tosse
per rimetterlo a nuovo.



(2002)

*

Mia solitudine



in fondo al mio bicchiere
in fondo alle parole
in fondo agli occhi stanchi
nel fondo dei miei fianchi
in fondo alle mie mani
in fondo alle lancette
in fondo ai miei pensieri
nel fondo dei miei ieri
In fondo, in fondo
quaggiù
nel mio profondo
io ti amo
profondamente e con dolore
come il mio più grande amore.

*

I fiori ricevuti



I fiori ricevuti
hanno invaso la mia stanza
e la solitudine
invidiosa
sbattendo la porta
è fuggita

*

Poesiola per un amico


Potrei anche prendermi a schiaffi
per questa mia idiozia
di credere a tutto quello
che mi dici.
Eppure mi compiaccio
dentro a quello specchio
dove non mi guardo
- e facci caso –
lo sguardo è puntato altrove
(e non ti dico dove!)
Ti prendi gioco di me
e io ci casco
con quella leggerezza
che non fa poi tanto male.
“Ti voglio bene”
magari è un falso
ma deve averlo detto
un grande autore
che val la pena di copiare
e tu l’hai fatto.
Mi prenderei a schiaffi
lo ripeto
e questo è quanto.
Ma dopotutto
- amico mio –
è un vino così amabile il tuo celiare
che ti amerei
(lo sai?)
anche se non ti amassi!


*

Penso

Penso che dovrei
smettere. Anche di fumare.
Ma soprattutto smettere
di scrivere e prima ancora
di pensare.
Senza ali una penna
non basta per volare
non è un cielo il foglio
non astri luminosi le parole.
Resto implume nel mio nido
e non smetto di fumare.
Scelgo il male peggiore
nell’attesa d’incenerire
piuttosto che struggermi
come cera al sole.
********************************

(versione in settenari)

Penso che dovrei smettere.
Intanto di fumare.
Ma soprattutto smettere
di scrivere e pensare.
 
Una penna non basta
-senz’ali - per volare.
 Il cielo non è un foglio,
 non astri le parole.
 
Privo di piume resto,
 non smetto di fumare.
 Scelgo il male peggiore:
 d’incenerire attendo
 invece che di-struggermi
 come la cera al sole.


*

Voglio uscire dal mio corpo

Voglio uscire dal mio corpo.

Da queste labbra color mattone
che accolgono del mondo i frutti
e rendono in parole dei frutti il senso.
Sciogliermi dall’intreccio delle mani
divenute nella percezione di una carezza
sapienti palpiti sotto ruvide vesti.
Sfilarmi via la bianca scorza,
limite ondulato tra dentro e fuori,
d’impulsi cosmici conchiglia serrata.
Esalare dai seducenti odori
di smerigliate contraddizioni
e dai profumi acri del disfacimento
ché a nulla serve posar occhiali sul naso
e fiutare sentori di bontà.
Sgusciare dalle orecchie
che al di là del homo faber
di note fanno concerti di verità
consacrata all’unisono poetico.
Guizzare dallo sguardo annebbiato
nell’inganno dell’apparenza
che in pianto e in riso più non discerne
del creato purezze senza tempo.

Voglio uscire dal mio corpo
che del Tutto è parte solamente.

Voglio essere specchio giovane
nell’ora del suo compimento
e farmi metafora di luce,
sentimento di sentimenti
fuori dalla macchina dei pensieri
e battito d’ali celesti oltre i ritmi
scanditi dall’operaio dell’amore.

Voglio essere Anima.


Nota: Riflessione poetica scritta anni fa dopo aver letto "Il senso del corpo" di Fausto Gianfranceschi" - Rusconi

*

Il dono ricevuto

(riflettendo su una poesia di Loredana Savelli)


Mai avrò la mano così libera
di disegnare la mia “O” perfetta.
Il foglio la costringe
e la stringe nel suo spazio
ma è un sodalizio
è il dono ricevuto
- il t e s o r o dell’Umanità -
poiché la Libera Libertà brucia
la Speranza annullando
il sacro principio
della divina Somiglianza.

*

Tristezza



Non se ne va la tristezza
dalle labbra di un sorriso
resta
imbastita tra i denti
o sulla punta della lingua
lacrime senza inizio
e senza fine
cristalli con radici nelle ciglia
esiliati e vibranti
tra le corde vocali.
Imperfezione dell’anima
antiestetica
come il grosso neo
che ho sul collo.

“Via, via! Togliere, togliere!”

disse il medico
porgendomi un biglietto
col numero di telefono
del chirurgo.

*

Il suono - la forma - il senso



Chi suonava chitarre
ora suona mandolini
fa serenate serena-
mente senza senso
ma col con-
senso formale
linguaggio formal-
mente formalizzato
- niente da eccepire -
tanto che l’innocente
resta silente e lascia
che il colpevole parli
in sua difesa
con molto suono
e tanta offesa.
Questo è l’oggetto
dell’informazione
che ci informa della situazione
in fretta e sonora-
mente, rito abbreviato
per passare successiva-
mente alla fiction più assillante
allo show più pertinente.
Mia nonna, invece
- che era contadina -
informava il cacio
cantando una canzone
con mani calde
e il suo bel pancione.

*

Ho sparso

(come cominciai a scrivere)

“Ho sparso
semi di angoscia
sul prato della mia esistenza
e in silenzio
ho aspettato la pioggia”



(Le prime parole
per porre fine
a un inizio.

Profeta di me
sto aspettando…

aspetto…

aspetto ancora…

per chiudere il mio cerchio
ovvero
il mio quaderno)

*

Dentro casa

 

Muri. Pareti. Porte.  

 

Apro una porta  

ne chiudo un’altra.  

Entro in salotto  

tolgo la polvere.  

L’avevo tolta ieri  

oggi è tornata.

Colpa del vento  

e mia, che lascio  

aperte le finestre

e lui fa da padrone.  

I servizi da tè  

sono indignati.

Non una macchia,

non una sbeccatura.

Mi chiedono cos’è

quello che chiamo aroma.  

Non so rispondere  

e cambio stanza.  

Chiudo la porta  

ne apro un’altra.  

La cucina sorride.  

Mi verso un bicchier d’acqua:  

ci affogo dentro.  

Con la coda dell’occhio  

avverto una presenza.  

 

Mi guardo intorno.  

 

Ah, sì! (sorrido)  

E’ l’Angelo Silente  

che per non dis-turbarmi  

usa le mie pattine.

 

*

minimalia


L’insetto stecco
come un rametto
per terra secco

L’insetto foglia
che il gatto ignora
lì sulla soglia

L’insetto sasso
una sciocchezza
rispetto al masso

Una minuscola poesia
e dentro una vita
che non sembra che sia.

*

... e via...



è un prato la vita
le sue cose fiori
la terra il senso.
Una farfalla la poesia:
un volo e via…

*

La mia acqua



Con le mani a conca
trattengo il tuo viso
nel lago della mente
(mi sorride garbato
zampillando il cuore)

Bevo sorsi di gioia
dissetando gli aridi pensieri
di una veglia forzata.
Il tuo sguardo
trascina lontano paure
così nei tuoi occhi
imparo a nuotare.
Sei fonte
che scioglie membra
in anse fluttuanti
e culla il mio andare.
Mia sorgente e mia foce
soltanto tu, ovunque
nell’immaginato io vaghi
goccia d’Immenso sei
che l’anima inasprita
di sorprendente realtà
idrata.

Trascendo – forse -
fuor di mente?
Sì,
fuori dalla mia ragione
solo tu sei l’acqua
che spegne il fuoco del mio deserto.


*

Similia



Somiglia al mio tempo
questo tempo di pioggia
col freddo acerbo
nelle ossa
gocce fitte fitte
di giorni dilavati
stillicidio d’attese
senza posa
slavato desiderio
di non so cosa

*

Il fine più lieto


Nacqui Figlia
ma morirò Madre.
Nel frattempo tutta la mia
orografica esistenza.
Che non si azzardino
ancora a dirmi
i retori della Sapienza
che interpreto la vita
come una tragedia.
So che sussistono
altri lietofine
ma a loro domando:
“Non è questo tra tutti
quello più lieto?”
E aggiungo:
“Fu accorta mia nonna
a chiedere al Prete
di battezzarmi anche
col nome di Maria!”

*

La Luna in tasca (non è da tutti)


In certe fotografie
tutto è banalmente possibile
come sorreggere con una mano
la Torre Pendente
o stringere la Luna
tra le dita.

Che aberrazione!

Lo sanno bene gli ingegneri
e i poeti.

Quest’ultimi
- persino senza far calcoli
e senza trucchi -
al primo raggio di sole
si ficcano la Luna in tasca.
Poi ci giocherellano
per tutto il giorno
come si fa
con le palline antistress.

*

La genziana »
Questo testo è in formato DOC (239 KByte)

*

Domeniche



Ci sono giorni nodosi e lunghi
come matasse di filo aggrovigliate
che non riesci a dipanarli tutti.

In quei giorni anche lo specchio tace.

Nemmeno una ruga nuova
a dire : “Ah, sei viva!”

Gli occhi si fanno lucidi
dentro alla sera
quando la bocca tra i denti
ha rinserrato ogni parola
per l’assenza di un orecchio
predisposto e attento.
Così i pensieri muti
diventano fitte al cuore

- battiti pungenti
che non saprai più raccontare -

*

Come gabbiani



Luccicanti onde
restituiscono eterne
note amorose
quando il faro
nei silenzi notturni
illumina gli scogli

- precluso è l’orizzonte -

All’alba
gli innamorati
come gabbiani
voleranno via!

*

Richiesta di prestito

 

(all'artista facoltoso)

 

Le tue parole prestami ,

ché sono quelle mie come le nuvole

dagli aspri venti sempre più straziate;

oziose tiritere

per cullare la noia

di ciglia sonnolenti,

gocce continue

di un rubinetto rotto,

fiori appassiti

dentro a un libro mai letto,

ennesimo regalo di un Natale

che mai  c’è stato.

 

Le tue parole prestami,

ché sono caramelle prelibate,

per i ghiotti palati

impacchettate ad arte

in pomposi e lucenti cofanetti;

costose vesti,

sfavillanti di perle e di lustrini

buone per le vetrine

delle boutique del centro,

ciliegine glassate,

morbide e rosseggianti guarnizioni

per torte già spartite.

 

Per un giorno soltanto,

le tue parole prestami,

ché possa anch’io godere

ventiquattrore di celebrità!

 

Ma, se sono troppo alti gli interessi,

tengo le mie. Grazie tante e…

 

“la sua platea ad ognuno”!*

*J. Prevert

 



*

La morte di un sorriso

Ho creduto d’esser viva
nel torpore di un promiscuo mattino
- caldo di sonno ancora -
e sceso con piedi di nuvole
un letto di memorie
assopite sulla scrivania
tra fogli declinati di tempo.

Ho scritto parole blu
volendo cercar risposte
tra virgole incise
su cortecce di rododendri.

Ho creduto con animo bambino.

Ho perso la bocca del sorriso
- svenendo alla morte -
allorché un sole alle dodici
ha fuso le ali
alla mia sfinge di cera.

*

Non posso dire



Non ha senso che dica: “sto morendo”.

La morte porta dentro

diverse sfumature e sincronie

dall’Attimo soltanto rivelate.

 

Neppure dire posso: “sto vivendo”,

ché vivere è varcare

a grandi passi solchi di memoria,

scorgere l’allungarsi tra i filari

del sole insieme al tempo;

 del colore cangiante d’ogni fiore

colmarsi gli occhi e il naso del profumo

allorché il seme sta

sottoterra, di pioggia spasimante.

 

*

Le rose sono belle

In prima elementare i bambini imparano a scrivere, dapprima parole, poi frasi minime e infine frasi lunghe o brevi pensieri.
Una mattina di tanti anni fa, la maestra di mia figlia mi chiamò in disparte dicendomi:
"Ho chiesto ai bambini di scrivere per la prima volta una frase lunga. Sua figlia ha scritto questa frase... che frase! Legga... "
Aveva scritto:

" Le rose sono rosa rosse e gialle sono belle e io le guardo"

La riscrivo così:

"Le rose sono rosa rosse e gialle
sono belle e io le guardo"


Non so dire cos'è la poesia, ma per me questa "frase lunga" è una poesia.

*

Nella valigia


Ho una valigia
pressoché intonsa;
non un viaggio
che ne attraversi il cuoio.
Poche gite, forse.
Fugaci andate
e ritorni immediati.
Dentro
solamente qualche cornice
di volti incolori
due o tre souvenir
di parole astruse
un pigiama
sgualcito da sogni obliqui.
Ma nel doppio fondo
ho riposto
un paio di scarpe nuove
e l’ombra della sera
- necessari
laddove dovessi smarrirmi -

*

La Bella Addormentata



La Bella Addormentata sta
con un occhio semi aperto.
Vuol capire lo sguardo
di chi la bacerà
prima di decidere
se destarsi
o fingere ancora
di dormire.

“Non c’è traccia d’iride
sulle labbra
tantomeno nella saliva“

Questo imparò.
Poi si punse.

*

Esercizio di stile

(per sorridere anche di fronte alla morte)

Tautogramma (in S)
(Adelchi di A.Manzoni – dal Coro di Ermengarda – atto quarto)

Sparsa setole soavi
sul sospirante seno
stanche spanne, sudata
su spaziale siesta slavato sembiante
sta schietta, sussultante
sguardo smaniando Sfera

Smesso strazio: sociale
si solleva supplica:
stesa su siberiana
sommità, spanna sottile
sullo sguardo sereno
stende sommo strato.

Sgombra, squisita, smanioso
senno secolari slanci;
solleva sino Signore sincera
spirituale strenna; schiatta:
su sonno stabile sta stop
strenuo solito supplizio.

;-)


TESTO ORIGINALE

Sparsa le trecce morbide
Sull'affannoso petto,
Lenta le palme, e rorida
Di morte il bianco aspetto,
Giace la pia, col tremolo
Sguardo cercando il ciel.

Cessa il compianto: unanime
S'innalza una preghiera:
Calata in su la gelida
Fronte, una man leggiera
Sulla pupilla cerula
Stende l'estremo vel.

Sgombra, o gentil, dall'ansia
Mente i terrestri ardori;
Leva all'Eterno un candido
Pensier d'offerta, e muori:
Fuor della vita è il termine
Del lungo tuo martir.

*

Haiku (Peso di brina)



Foglia ghiacciata
intirizzita e oppressa.
Peso di brina.

*

Che m’avanza



Che m’avanza, ora
che sono invecchiata?
La crinolina,
dal lavaggio sbagliato
di una gonnella di taffettà.

*

La pratolina

Candida
è sorta la luna,
la pratolina tace
racchiusa in sé.
Il "m'ama o non m'ama"
lo svelerà domani.

*

Haiku - tra pratoline -

Il gatto pensa
tra pratoline al sole:
"Sto bene qui"

*

Ieri-oggi-domani



Ieri
chiuse la porta
e se ne andò.

Oggi
svanisce
con l’ultimo raggio.

Domani
oscillerò un sorriso
oppure dagli occhi
trasuderò un ricordo.

*

“Avrà tre anni”

“Avrà tre anni”

o quanti di più
questa follia di anelli
d’oro e d’argento
costrizione di un tempo
che l’orologio non sa dire
e non sa dove
giacché più veloce dell’attimo
di un fugace pensiero?

ti sorprenderà vedere
che tutto è com’era
anche se qualcuno è cresciuto
e qualcuno è cambiato
come cresce il mare
governato dalla luna
come cambia il mare
atterrito dal tuono.
E ti meraviglierai
di quanto miele produce
un’ape - sola, gonfia -
a banchettare nel prato

e forse mi chiederai
come fa un fiore
a perdere il suo profumo
o mi darai la mano
come quella volta
che hai dormito al mare
per risparmiare l’albergo.
E ti risponderò
che ho visto la luce
delle certezze morire
e ho acceso un lumino di pianto
e due di speranza.

"Avrà tre anni”

o molti di più
questa strana coincidenza
che mi conduce
ogni volta, sempre a te.

Non ti chiedo di amarmi
ma almeno permetti
che il mio cuore
possa essere parte
delle tue proprietà.


(... al mio amore di plastica)

*

All’uscita di un supermercato

In una notte afosa e silenziosa
due solitudini che si trovano
non possono che farsi compagnia
e un trillo che desta ma non sveglia
forse è soltanto una lucida follia.
Ora, tu, non ridere di queste mie parole:
di rimare non reclamano con amore,
ma il tempo che è volato senza un perché
gli innamorati lo giustificano così,
mentre quelli fantasiosi come me
lo figurano un gabbiano
che si è preso le ambite libertà.
Se il vento dalla voce un po’ bambina
ha toccato le corde lunghe del tuo cuore,
allora i ricordi - d’altro luogo ignari -
saranno solamente un’occasione
per ricordarci che siamo ancora vivi,
colpevoli soltanto di avere amato tanto.
Di più non so che dire,
neppure se potrò darti quell'amore
o qualcos’altro - proprio lì - vicino al cuore.
Domani me lo racconterà una zingara,
- all’uscita di un supermercato -
leggendo tra le righe di questa mano
che da tanto tempo nessuno ha più sfiorato.

*

Smalto



Dicevo a mia madre
da ragazza
che lo smalto per le unghie
era un lucido per vecchie.
Ora osservo le mie mani
contando macchioline scure
mentre passo pennellate
di bordeaux.
La vecchiaia arriva così
su strane efelidi
a unghiate di colore
con un nuovo look
e una chance per viverla.
Viverla di più.

*

Confessione


Sì, lo confesso,
sono un malvivente,
traffico in deroga
e vivo male
derogo alla vita,
quella normale!
E valgo molto poco
essendo un plusvalente
ovvero valgo solo
quel poco più di niente!
La mia condanna
- ormai l’ho già capito -
è in questo luogo tetro
come un penitenziario:
la stanza della pena
con un dannato scadenzario.

*

Solo noi

Con l'inizio del nuovo millennio, una donna, questa donna un po' balorda, cominciò a scrivere e questi furono i primi versi che uscirono dalla sua penna. Era l'estate del 2001.


E’ bello cercarsi
e poi trovarsi
e silenziosamente dirsi
chi siamo.
E quando una luce si accende
e un ombrello si apre,
camminare insieme sul filo
e come gli acrobati
- che non cadono mai -
inseguire un sogno.

*

Non è un’assenza

Rocambolesche giornate
su assolate autostrade
delineate dallo scorrere
veloce di polverosi oleandri
scandiscono ritmi di frenesie
a rincorrere lancette d’orologi
come strali puntati
verso bersagli spiraliformi.

Gymkhane di carrelli
tra gli affollati mercati
maleodoranti di sudori
e di umori in caduta libera
come gocce di piogge acide
a sfaldarsi sui pavimenti
di corridoi affollati d’attese.

Slalom tra i paletti instabili
di un quotidiano barcamenarsi
in acque torbide
che non lavano
gl’impiastricciati maquillages
di volti sconvolti
d’affanni e sollazzi.

Se questo è il nostro vivere
la mancanza di vita
non è un’assenza.


Aprile 2004

*

Una ghirlanda e una preghiera



Il mugghio dei buoi risuona
come note di buccina
nelle lacrime del ricordo.
E se l’ora della saggezza
è l’arida pianura
della sera solamente
l’eco del mio dolore
non sarà il rimpianto.
Follemente
non m’aggiogo
a questo lamento
ma pianto il bulbo
umido del mio silenzio
perché fiorisca
una ghirlanda e una preghiera

(e non sia soltanto sera)

*

Fino al sonno eterno



Eppure quante volte
ho creduto di vederlo.

Eppure tante volte
è stato un miraggio.

I miei occhi
ancora cercano
il nazuna in fiore.

E lo faranno
fino al sonno eterno.

*

Il vaso e la catena


“Non invidio l’erba del mio vicino
perché non ho un giardino”

Il cielo stanotte era in tumulto.
Anche il cuscino piangeva con me
pensando a quell’ultimo
candido, profumato fiore
sulla cima della magnolia stellata.
Che ne sarà di lui?
Delle pensée multicolori
che mi sorridevano gaie
oltre la tenda,
ad ogni risveglio?

Cessato è il temporale.

Stamani il giardino del vicino
smaltisce gocciolando
l’inquieta notte.
Le viole accasciate
sembrano stanche
e quel candido fiore
se n’è andato col vento.

“Non invidio l’erba del mio vicino
perché non ho un giardino”

Dalla tettoia del mio portoncino
penzola una catena interrata in un vaso.
Un tempo l’edera le teneva compagnia
ma un gelido inverno la fece seccare.
Morte speranze
- credevo -
Finché un mattino
ai piedi della catena
una rigogliosa erba
mi ha salutata a cinque petali rosa.
Tra le foglie nascondeva
una solitaria viola del pensiero.
Un bel pensiero!
Lo portò il vento…

“Un vaso e una catena non sono un giardino
e non invidio l’erba del mio vicino”

*

Un silenzio

E’ un silenzio
- questo -
che ha radici nel cuore
e germoglia beffardo
suggendo la linfa
dei nostri pensieri.
Un tonfo sordo,
un’implosione di parole
che si frantumano
morendo sulle labbra.

E’ un silenzio
- questo -
vittima dell’emozione
o di piccoli, ineluttabili timori
d’invidiose vendette
di errori commessi.

E’ un silenzio
- questo -
che comprime le tempie
come note stonate
di un maestro senza talento,
come il pianto antico di una madre
che ascolta il rimbombo di uno sparo.

E’ un silenzio
- questo -
che non vorremmo
sentire mai



Nota: E' una delle mie prime poesie. Accetto consigli per migliorarla.

*

Col vestito azzimato


Venne l’inverno
e nevicò.
Raccolsi cristalli di speranza
per azzimare il mio vestito di freddo.
Tu eri da qualche parte
- non sapevo dove –
ma mi avviai
seguendo le tue orme
sul tappeto bianco
sopra la mia strada di foglie.
Imparai a camminare
senza più rivederti
e parlarti.
Era questo che volevi
- ora so e lo feci -

*

marzo



mancano ancora i colori
all’alba del nuovo giorno
rifiorire è parola complessa
zona proibita il parco
oltre le siepi che sbarrano

*

Voglio mangiar carote

Voglio
catturare sulla pelle
ogni raggio del tuo amore
e colorarmi di te

Voglio
dissetare le tue labbra
col dolcelatte del mio seno
e nutrirti di me

Voglio
vedere il nostro amore
inumidire stupore di sguardi
oltre il buio della vita

Voglio
riposarti l’anima
sulla mia pelle di velluto
in una carezza d’infinito

Voglio mangiar carote
perché non posso invecchiare
senza prima vivere
ogni giorno che resta


insieme a te.



(... così, ho mangiato il naso del pupazzo di neve!)

*

Una stolta Minerva




Della mia angoscia
ho fatto un’egida
ponendola sul petto.
Inconsapevole Musa
di un inganno
ora sono qui
- inerte -
sul mio cavallino a dondolo
a cullare l’ultima solitudine
scrivendo.




(2004)

*

che del mare



La sabbia sparsa
nella scarpa-vita
duole ai passi
e l’orma impoverisce.

E’ la stessa rena
che adesso
cola dalle dita
- granuli di spiagge
incalpestate –
come la sillaba che balbetta
in una bocca
da cui è sfuggita
la parola antica.

Sono lacrime senza ciglia
figlie di un palato
che del mare
non ha saputo
trattenere il sale.

*

Magnolia stellata




Come stelle di neve
adagiati
sui rami scarniti
inneggiano
con soffice candore
brillando nel sole mattutino
alla nuova stagione.

Al loro sfiorire
la giovane magnolia
si vestirà di verde

*

Due mie poesie in lingua sarda

Ringrazio l'amico poeta sardo Stefano Flore per le sue belle traduzioni.


Io e il mare

Ho quasi dimenticato l'odore del mare
e - peggio ancora - il suo rumore.
Persino il colore, cangiante
sotto archi di luci e ombre
vanamente la memoria invoca.
Senza più sensi né un senso
sto sola, distesa,
come il mare.
Questo, sì, lo rammento.
E' solo il mare,
con tutto quel brulicar di vita
che gli scorre dentro.




Deo e-i su mare
Furriada in sardu dae Istevene Flore

Appo azummai olvidadu su nuscu de su mare
e - peus galu - su murmutu sou.
Finas su colore, in mudas
suta arcadas de lughe e de umbras
chi in debadas sa memoria mutit.
Chena prus sensos ne seru
’isto sola, isterrida
comente su mare.
Custu, si, chi mi l’ammento.
Est solu su mare
Cun tottu cussu irmoventu’e vida
chi li curret intro.


Ti cerco

Negli spiragli di luce che si stagliano
sui murales della vita ti cerco,
affannosamente tracciando ghirigori
con dita di sale tra il bianconero
delle certezze vacillando,
di quando in quando, con la mente
stanca su gambe piegate
a implorare preghiere inesaudite.
Ti cerco
con tutti i sintomi di questa infermità
che urla nell’anima e avvince le vene
nella spirale assurda di questo
unico, esagerato amore
che sento per Te.




Ti chirco
Furriada in sardu dae Istevene Flore

In ispiraglios de lughe chi si intalliant
in sos murales de sa bida ti chircho
matanende e sinnende a ghirigori
cun poddighes de sale tra su biancu e su nieddu
de segurias imballiadas.
de cando in cando, cun sa mente
istracca in ancas pigiadas
a ingremissiare pregos chena accollòidos.
Ti chirco
cun totos sinnales de custa maladia
chi tirriat in s’animu e chinghet sas venas
in cussa ispirale mentosiga de custu
unigu illacanadu amore
chi intendo pro atie.


*

Coriandoli



piccoli cerchi di tempo
sotto il blu del Grande Ombrello
pioggerellano
Attimi allegri e rotondi
come atti dovuti
ogni tanto

*

Corrono i miei pensieri



corrono
i miei pensieri
si rincorrono
l’un l’altro si sorpassano
non sostano
e quando sostano
parcheggiano in doppia
tripla fila
col motore e frecce accese
si ammassano
nei sotterranei dei supermercati
o dei grandi magazzini
passano col rosso
daltonici del giallo
sgomitano, spingono
premono e fanno ressa
- talvolta una rissa -
s’intrappolano sulle tangenziali
a volte tangono le credenziali
ballano il tango col marginale
e un twist con l’essenziale.
Corrono
i miei pensieri
e non li acchiappo
così che farne scoop
oppure poesia
mi è assai difficile
- a dir poco -
inverosimile.

*

Un nome difficile



 Mio padre era uomo molto conosciuto, pertanto, fino a vent’anni, fui da tutti considerata come: “la figlia del … ”(perché da noi si usa la preposizione articolata davanti al nome di persona).
Nel frattempo crebbe mio fratello, così divenni, fra conoscenti e amici,
riconosciuta come: “la sorella del… ”.
Trascorsi un po’ di anni, dopo il matrimonio, provai la gioia vera
della maternità.
Mi feci, sì, più bella e anche più matura, ma la gente mi apprezzava solo
come: “la mamma della… “.
Desumo – logicamente - che dovrò aspettare la morte perché davanti alla mia tomba qualcuno possa dire:
“Era quella brava donna di cui non si è mai saputo il nome… “!

Per questo, grazie alla nuova tecnologia, per comunicare col mondo,
ho scelto un soprannome ridondante, lungo, piuttosto cacofonico
e persino sdrucciolo.
E’ un po’ ridicolo, mi pare, come del resto lo è ogni cosa sdrucciola,
ma forse è più ridicolo un nome di sei lettere - giuste giuste la metà -
che nessuno, sembra, riesca a pronunciare!

(Credo che solo Dio quel giorno mi dirà:
"Benvenuta, Lorena, benvenuta in questo posto qua!)

(dolceglicine)

*

Purché


Anche le tue bugie
sorreggono
i miei lumini di speranza
Tutto mi basta
e avanza
per andare avanti
a oltranza.

Purché non sia il silenzio.

*

Voli


Gioco di voli
con tre fili di fumo
graffiano il cielo.

- quasi leggo il tuo nome -

Non è del cielo
monotonia.

*

Stellato di genziane è il verde prato



Stellato di genziane è il verde prato,
ove nuda nel silenzio mi stringo
presso l’ombra d’un pioppo alto e solingo
che tremulo rende del vento il fiato,

eppur dell’argentata chioma grato
s’erge, guardando il cuore mio ramingo,
triste e stanco che di pianto dipingo
simile al grigio d’un cielo invecchiato.

Ondeggia una foglia e lieve si posa
sopra il bianco mio seno palpitante
come piuma passione a risvegliare.

Donna vestita di abiti rosa,
allor che diventa specchio brillante
del prato e dei fiori l’arco, m’appare.


*

Sul ciglio



M’abbaglia un faro
e sto indecisa
in mezzo a una via
avvolta nella notte
coi capelli legati
da un nastro di parole
e il petto attraversato
da una lama di paura
- quasi un dardo
dispettoso o cinico
di un Cupido casuale -
Metto in circolo il respiro
e mi ritrovo sul ciglio
in un’alba che bofonchia
ancora dentro all’incubo.

*

Invogliato e sedotto


Oltre il vetro del bancone
in quel bar di periferia
profumata ed invogliante
ti allettava ammiccante.

La miravi e rimiravi
con libidine e ingordigia
così morbida e avvenente
di roseo sapore seducente.

La volevi,
con gli occhi la mangiavi;
pregustavi con la lingua
la fragranza,
con lo sguardo
la sembianza.

Tentata di toccarla
la tua mano già tremava
e respirandone l’effluvio
la tua testa roteava.

Fuori orario
e fuor di testa
- con la bava alla bocca -
l'afferrasti
e finalmente tutta sana...


... divorasti la VALDOSTANA!


;-)))

*

Miseria


Dirti non so
quale sia il colore della miseria
che lussureggia come tradescanzia
sui balaustri del cuore
con i suoi fiori
avvizziti allo zenit

- amori mancati o caduti
secchi e crocchianti
sull’asfalto dei ricordi
(per questo la chiamano nera?) -

ma dire ti voglio
che mai ricchezza colorò
questa insulsa vita
e parola dissetò
queste labbra riarse.

Sappi, caro,
che ti ho amato
molto più del dovuto.
Non credi
mi spetti un rimborso?


*

Proverbiale nonsense



Superi la velocità dell’ebbrezza
e ti rigiri nella botte piccola
dove c’è il vino buono
e la moglie ubriaca.
E’ un male comune
come un mezzo gaudio
ma quando la gatta
al lardo va
lo zampino se lo può friggere.
A poco serve
ritrovarsi in un bicchiere
mezzo pieno o mezzo vuoto
perché non è la goccia
che fa traboccare il vaso
ma i pesci (morti)
che vengono a galla
e l’antica cacca
altrimenti detta verità.
Tu mi dici
di far buon viso
a cattivo gioco,
ma come posso
mangiare pere
senza il formaggio?
Cantando non mi passa
e non so scacciare chiodi
con altri chiodi
senza farmi male al dito
che un serpente parente
mise tra il dire e il fare.
Allora taccio
ma non acconsento
mentre tu godi
senza accontentarti
e non t’aiuta il Cielo.
Non sono le chiacchiere
che fanno la farina
ma il mugnaio imbiancato
prima che l’acqua passi
e chetamente distrugga i ponti.
Dai retta a me,
quando la gallina vecchia
si rifiuta di fare il brodo
prendi l’uomo per la parola
e accetta
quel che Dio dispone
ché il lupo non mangia il lupo
e tutto è bene
quel che finisce bene.
Meglio una medaglia di bronzo
che arrivare
primo o secondo
litigando.
Dunque,
credo convenga
fare indigestione di ciliegie
per far nascere
da cosa nuova cosa…

*

E non è il tempo che mi manca



Se guardo l’orologio
posso capire
che è ancora presto
e non è il tempo
che mi manca.
Dovrei riprendere i passi
lasciati sul viale
stringere in vita il cappotto
indossare guanti
cappello e sciarpa
non temere il freddo
o le ombre spettrali
dei rami nudi.

Al primo passante
chiedere la parola
- non uno spicciolo
né una cortesia -

*

Toccami

Toccami.
Raccogli con le mani
conchiglie nascoste tra i capelli
ascolta il mare
negli sciabordii delle onde
succhia il sale dalle dita
e asciugale sulla mia bocca.

Lievemente sfiorami le ciglia
raccogli lacrime con la lingua
una ad una, piano
e riversale dentro la Coppa di Venere.

Ubriacati di me
della mia dolceagra schiuma
e rendimi ebbra
nella gioia della tua delizia.

Toccami.
con le dita esplora
fra damaschi di seta
riccioli di desiderio
regalami carezze
e baci tigrati.

Accogli
la vaghezza della voce
i seni ansimanti
e tra le labbra rifugia
le eccitate perle
per divenire re
bevendo latte dalla tua lupa.

Toccami.

Sento le parole del tuo respiro
invocare il mio respiro
e pelle contro pelle
bagnare veli di passione
oltrepassando archi
in trionfi d’estasi.

 

(L’amore - amore mio – è un tocco di sublime)

*

Con lo sguardo gelato

Ho occhi di gianduia e fiordilatte,
intrigante amalgama
di lussuria e castità.
Ma lo sguardo è gelato
e raggelato
dall'irrispettoso tuo restare
agguantato a un cono
di perbenismo degenerato.

*

Io ci sarò


Io ci sarò
quando ti sentirò gridare,
quando una lacrima
scenderà dal tuo cuore,
quando ti diranno
che la speranza è soltanto
un’illusione.

Io ci sarò,
quando dal cielo cadrà una stella,
quando l’onda sfiderà lo scoglio,
quando i campi di grano
sapranno di pane.

Io ci sarò
quando il sole si accenderà,
quando – poi - si spegnerà
e quando ti riscalderà.

Io ci sarò
quando nella casa tu mi cercherai,
quando nel vuoto ti tufferai,
quando - per non piangere - tu riderai.

Io ci sarò
quando ti scoprirai Caino,
quando ti sentirai Abele,
quando le tue battaglie
si perderanno nel pianto.

Io ci sarò
quando avrai voglia di parlare,
quando vorrai ascoltare,
quando - da lontano -
col fazzoletto bianco
mi saluterai.

Io ci sarò,
perché...




2002

*

Rileggendo Paul Verlaine

Ho soltanto le mie dieci dita
che apparecchiano e sparecchiano la tavola
che ride
ma il letto no,
quello è triste e langue
vuoto
senza Principe e Principessa.

Non c’è reame tra lenzuola insalubri.

Gli stomaci fan festa
ebbri e satolli
perché non si può morire di fame.

Meglio morire d’amore,
meglio svegliarsi stanchi,
affamati e assetati di quel vino
che il divino al cuore porta.

L’hai detto!
San Valentino è un giorno terribile
perché ho soltanto le mie dieci dita
e la promessa si è dissolta nell’inganno
di una carne cotta alla brace.

Potrei amarti soltanto con le mie dieci dita
e averne per te molte di più.
Questo lo sai
ma hai paura,
paura anche di un bacio
e scappi via
come un povero topo di chiesa.

*

Che vi pare dell’amore?

Premessa: Per non farmi mancare niente - come d'uopo a Capodanno - poco prima che finisse l'anno, mi sono voluta cimentare in un sonetto. Ringrazio l'amico poeta e sonettista Raffaele Pinto per la sua gentile mano nell'avermi fornito l'ispirazione e consigliato un "aggiustamento metrico".


"Siccome di sonetti son digiuna
risponderò al quesito come posso:
quando d’amore fu il mio cuore scosso
arde da allora ancora, e non s’abbruna.

Piena splendeva nel cielo la luna
ed il suo bel candore era sì mosso
che sentimento strano e pur commosso
mi prese tutto il corpo e l’alma bruna.

Fu un luccicar di stelle a bisbigliarmi
un cantico gioioso antico e bello
che del Creator mi fe’ sentir figura.

Il desiderio allor mutò fattura
e carne si adornò di quel gioiello
che toglie a uomo e donna tutte l’armi."




Nota: E con queste mie parole, auguro a tutta La Recherche un Anno Nuovo ricco e prosperoso di poesia e lettura.

*

Il senso della poesia

Il senso della poesia
è la poesia del senso.

Scruta

Fiuta

Assapora

Tocca

Ascolta

Questo è certo,
dell’altro non si sa.
Se c’è un altro senso
questo è il non-senso.

Logico!

Non scienza
ma lo sforzo di conoscenza

…con un po’ di riluttanza
verso la prepotenza
dell’importanza.


*

1, 2, 3 e viceversa



Un cuore
Due stelle
Tre sassi

1, 2, 3

Tre sassi
Due stelle
Un cuore

3, 2, 1

Dalle mie prigioni
le mie emozioni
con le mie visioni.

*

L’amore (forse) è astigmatico


M’illudo di essere viva
abbagliata ancora
da quel raggio di sole
che insiste
tra le lamine della veneziana.

Fischia un treno

(e la tua giacca
mi pare di scorgerla
ormai polverosa
come rimasta
sulla spalliera della sedia)

Manchi tu

che non volevi sederti mai
(ma una volta l’hai fatto)

Manchi tu

con la mano destra inanellata
(non me ne accorsi prima)

Manchi tu

con le parole dissimulate
(e il mio imbarazzo a tratti).

Fischia un altro treno

e ci sei tu

dentro il mio portaocchiali
così maledettamente
uguale al tuo.




(2004)

*

Filastrocca di Natale



Venite bambini
venite con me
mettiamoci tutti
in fila per tre.
Facciamo un sorriso
uniamo le mani
e andiamo felici
verso il domani.
Ecco un cavallo
che arriva trottando
alziamo le mani
e chiediamogli quando.
Lui corre veloce
lasciando una scia
che par che ci dica
questa è la via.
Venite bambini
venite con me
prendiamo la via
in fila per tre.
Guardate laggiù
quel grande castello
e quella luce
dietro il cancello
qualcuno ci aspetta
su e giù per le scale
venite bambini
è Babbo Natale!!!




2001

*

Dicembre

Dio solo sa come questo

incedere lento

che fiacca le membra

e distrugge dentro

macini i giorni

brevi del nostro tempo

rinvenendo memorie di passati

e presenti non ancora vissuti.

*

pairi-daeza




No
- non è lassù -
lassù nell’infinito spazio
oltre il respiro delle nuvole,
il Paradiso.

Non può essere.

Immagino di girare lo sguardo
e vederlo
di allargare il braccio
e toccarlo.

Sì,
il Paradiso
è un luogo adiacente.

Sento di esserne certa.

*

Domani




Di
Ogni
Momento
Aspetto
Nuovi
Inizi

*

Come le rose


Certe donne
sono come le rose,
le rose
che vanno
da maggio a novembre.

*

Sulla schiena di Morfeo

Ho dormito con te
questa notte
e il mio pigiama nuovo
per rinnovare un sogno
rincalzato dal tempo
azzainata
come muschio alla roccia
titillando con le dita
il ritmo del cuore.

Ho dormito bene.

L’illusione è la morfina dell’incubo.




06/07/2004

*

Bruscamente



Non conosco anticalcare
per rimuovere
le incrostazioni della memoria
e l’olio del mio gomito
non ha il vigore dell’unzione.
Fatico
privata di ogni benevolenza
su una crosta di terra
senza promessa
di edificante futuro.
Sono stanca
di dar di bruschino
persino
sulle tue camicie e sul tuo cavallo!

*

almeno




Parole rarefatte
dentro silenzi
di minuti quaresimali
E’ un tempo in astinenza
come questo amore
che si priva del sole
ma pretende
- almeno –
un ombrello.

*

Libera ma sterile


Se la mia anima non fosse malata
io sarei una donna libera.
Libera ma sterile.
E a nulla varrebbe
rovistare nelle farmacie dell’amore.

*

Il foglio bianco



Un foglio bianco
non reca parole
che possano ferire
ma è sul quel candore
che molti firmano
la propria condanna.

*

Noi


Attraversa sentieri d’incanto
l’amore
sul filo del respiro.
Sono ali di farfalla
le notti di porpora e stelle
protese su un mare vasto.
La luna guarda e tace
trattiene parole dette
nei sospiri di una luce
che è solo nostra.
E’ magia come poesia
il candore che ci unisce.
Noi unici e infiniti
sul binario
che porta al paradiso.

Se mai esistono gli angeli
stanno dalla nostra parte
e sorridono.

*

Ha una sua ragione la pioggia



Ha una sua ragione la pioggia
di piovere a dirotto
battere gli asfalti
i tetti rossi e grigi
delle finestre i vetri.
Piove a diritto
- di sghembo e a rovescio -
Non sempre s’aprono gli ombrelli
che qualcuno vende
non sempre si ritrovano gli ombrelli
che qualcuno ruba.
E piove fitto fitto
sull’affitto delle case
o sulle case sfitte
così la pastasciutta
diventa zuppa o pan bagnato.
Piove incessantemente
tant’è che piove spesso
sui panni stesi al sole
o sulle scuole e gli ospedali.
E sui bambini
- sebbene al riparo
nei loro pomeriggi
di sky e di cartone
sotto il cellophane
di una merenda ipercalorica -
piove.

La previsione parla chiaro:
battente sarà la pioggia
e pioverà assiduamente
sui chiodi arrugginiti
di noi, poveri cristi,
- sempre -

*

Una bella sforbiciata

 

 

Procedo senza mai spiccare il volo,

con queste alucce molto sofferente,

che un giorno non lontano, con gran dolo,

 tarpò un tarpano vile ingiustamente .

 

Ma il tarpatore stia in tarpea! Mi svincolo,

che ancor non sono estinta totalmente

come il tarpan, antico equino mongolo.

Farò ricorso al Tar purché efficiente(?)

 

Sarà la mia tarpata permanente!

 

(Del resto preferisco spuntar le doppie punte

per non, come patata, restare depilata)

*

Il passato

Il passato è passato.
Non sentii dire
che sarebbe tornato
ma le catene delle contraddizioni
mi legano ancora ai ricordi
come un vecchio
alla sua sputacchiera.

*

Nell’attesa di vederti


Aride assenze e dolorose
le sere a cui scampai
nel rifugio dell’orlo
estremo dell’essenza.

Notti più miti e benedette
trascorse fusa
tra sassi e fiori.

Albe – nuovamente –
incerte e disperate
a squadernare giorni
intrisi di fisime e memorie.

Questo è il tempo
che a lungo accompagna
i miei passi lenti e grevi
e che racconto
senza remora o pietà
(di me)
nell’attesa di vederti
(forse)
per la prima volta
e svincolarmi dal dolore
che m’assedia.

*

Queste mie mani



Quando il tempo avrà
consolidato gli sguardi
queste mie mani sapranno
scrivere favole nuove,
di nudità vestire
la pelle tanto desiderata.

Cattureranno il respiro
e le sillabe della passione
nel calore del corpo,
affonderanno
nel fluire dei palpiti
cancellando dubbi.

Il vero diverrà il seme
e si farà radice.
Alberi, infine noi.

*

Settembre



Settembre è un treno
che porta via l’estate
lungo il binario secco
di fedi avvizzite.

La mia estate
partì a settembre
scricchiolando
sotto le lacrime
di un cielo dolente.

(Temo per sempre)

Io rimasi a guardare
dalla pensilina pensando
che la mia speranza
giustificava la tua promessa
ma tu - non so come -
l’hai resa vana.

E’ un emisfero sbagliato
- il mio -


*

Haiku - tristezza



cala tristezza
sul prato addormentato
i grilli russano.

*

Sintesi di luna



Luminosità notturna
mi prende e il cuore espande.

È sintesi di luna
il sentimento antico
finora sconosciuto
- scintillio di stelle -

Vastità di cielo
oltre ogni umano limite
abbraccia la mente
a questa spaziosità.

Così l’Immenso si contorna
e ti somiglia.


*

Per la mia pace


Non berrò
dal calice l’ambrosia
ma riserverò le labbra
a questa sfinitezza.

Camminerò
su cuscini d’aria
esalando tracce.

Scenderà lento gli scalini
della memoria il ricordo
ad abbracciare l’oblio.

Ogni parola che la fuga
ha cercato dal limbo
galleggerà l’incredulo.


Per la mia pace.

*

Strenuo sussurro


- strenuo sussurro l’amore -
scivola sottopelle parole
più dentro penetra il vigore
in fiori di lino abbracci
e baci soffiati su seni
d’anima i sorrisi e carne
sensualità sedotta
da mani sapienti fiabe
in sospiri di magici
e sommessi sussulti
al per sempre anelito

*

Senza parole



E’ una stamperia la vita
luogo circoscritto
circospetto
fragore di macchine e bocche
d’intesa assente.
Io che sono sordomuta
e un po’ svitata
gesticolo
- ma non a caso -

*

Un velo



Voglio stendere un velo sulla mia testa,
non per coprire i miei incerti capelli,
ma per rispetto di quelli altrui.

*

Perchè



Non so se tu sei sogno
oppure vero
ma anche se lo fossi
e mi svegliassi adesso
sarei felice lo stesso
perchè ti sento dentro
- e tanto -
così che stamattina
sbucciando le cipolle
non ho neppure pianto.

*

Ore e ore



Ore e ore di silenzio
acceso in una radio.
Ascolto voci
sprovvista di setaccio
per distrazione
o noncuranza.

Si muovono le gambe
al ritmo di una canzone,
s’inventa un amante il cuore
bello come il sole
quando fa maturare il grano,
come la neve
che fa da coltre al seme
e in occhi azzurri
ripongo le speranze.

E passo così le ore
- ore e ore -
con la testa altrove,
inceppata dentro parole
di cui so tutto
ma tutto ignoro.

*

L’isola




Sono un’isola
- terra solitaria
con solo mare intorno -
lontane le coste
all'orizzonte brumoso.
L'isola!
Lì sola,
sotto l'asilo del Cielo.

*

Dentro l’arcobaleno


Strana l’estate
con i suoi temporali,
strano ritrovarsi con te
in un pomeriggio d’agosto
nella pioggia a tratti
dentro l’arcobaleno.
Investite di colori
- percorrendo l’incredibile -
ci sembrò azzurro il semaforo
e uno gnomo il lavavetri.
L’automobile - addirittura -
una pentola d’oro.


*

Cerchio di luna (haiku)


Cerchio di luna
sulla panchina vuota
sotto il salice.

*

Quello con la virgola



 

 S’aspetta

 sui tacchi a spillo che bucano l’anima,

 con le cravatte

 che impiccano pensieri.

 

 Attende nel parcheggio il carro funebre

 il prossimo arso vivo

 dai fuochi fatui

 delle parole.

 

 - Oggi si fanno i pari,

 domani i dispari! –

strilla un tale dal fiato molto ambiguo.

 

 Guardo il mio numero:

 sempre lo stesso, quello con la virgola.

 

 Sorrido tra me e me

 e intanto giro l’angolo.

 

 

*

Il profumo dell’inverno



L’anziana signora
dai canuti capelli
ordinati alla nuca
aspetta in coda
allo sportello postale
col suo cappotto
verde bottiglia
e la pelliccetta
di coniglio spelacchiato.

Aspetta in coda
di riscuotere la pensione
di reversibilità
col suo cappotto rivoltato
come una bottiglia verde
messa a scolare.

Aspetto anch’io in coda,
col mio cardigan leggero
e i capelli colorati
d’improbabile giovinezza.

“Da giovani non si ha mai freddo”

- dice guardandomi
e soffiandosi il naso –

Un forte odore
esala dalle sue tasche.

(Sento un brivido alla schiena)

Mi sovviene il pensiero dell’inverno.

Riconosco il profumo,
lo stesso di ogni anno.

Il profumo della naftalina
che le anziane signore
mettono ancora nelle tasche
dei cappotti rivoltati
color verde bottiglia.

*

Luna piena



Ti amo (appena)
sul filo del rasoio
che sul seno mi sfiori
e pena cammina
per mano alla voglia
che ho adesso
di sentirti addosso
sulla schiena e sul ventre
e dentro contemporaneamente.
E vorrei esserti bella
come rosa di maggio
bianca, neve di febbraio
fredda, lucente luna
in una notte di luglio
quando si fa piena.
Piena di te.

(Tra me e me)

*

Cosa posso dirti


Cosa può dirti un fiore
oltre del suo colore?

Cosa può dirti il vento
oltre del suo rumore?

Cosa posso dirti io
oltre del mio dolore?

(del mio fiore e del mio vento
quel dolce tormento che ho dentro)

*

Più spesso che talvolta

Ascolto nenie anomale
e intanto
impasticcio fogli.

Sono un artista maldestro!

Non disegno,
non ripasso i contorni
ma unisco puntini
per rintracciare una linea
retta di sutura,
più spesso che talvolta.

*

Una zingara felice

 
 
Appena saremo svegli
ci dedicheremo alle cose di sempre
- ma con più cura -
La notte avrà lenito le ferite,
il sogno proposto nuovi segni.
Il sole si distenderà ancora
sui tetti delle cose
ma le ombre
perderanno l’anonimato
e cammineremo su strade
senza inganni di luce.

Ci sarà molto da dire e da fare.

Non sarà più la frenesia
ad alloggiare nelle scarpe,
avremo tanti ombrelli
e occhiali nitidi.

Io so già
che metterò un fiore tra i capelli
per sentirmi nuova, forse più bella
o una zingara felice di avere indovinato.


*

Come bambina


"admirari"
il tuo cuore
e ritrovarmici dentro
come bambina
che deve
ancora nascere.

(Questo è l'infinito)

*

e poi?



io che volevo correre
e non avevo scarpe
la strada era sterrata
sconnessi i miei pensieri
i piedi sanguinanti

- e poi? -

e poi col fiato grosso
e il mio dolore
mi accostai a un muro
e colsi una rosa canina.


*

Scarabocchi



Una nuvola
nasconde un angolo di sorriso
a un sole occhieggiante.
Sotto
una margherita grassa
dalla sua zolla erbosa
si bea.

- una firma apposta
a ogni mio pensiero -

*

Eva


Eccomi!
esitante ...
eburnea Euterpe
eccitata ed ebbra
educanda edonista
edulcoro effusioni
ed elegantemente
erigo elegie
esprimendo eterne eco
entro erbosi eremi
Eros esalto ed esalo
essenza elevata
estasi eufoniche emetto
ed euforie evaporando
eccedo.

Eterna-mente,
Eva

*

Guardando il cielo


A mutazioni
s'affrettano nuvole
nel cielo fermo.

*

Haiku dei sogni in valigia

(per tutto l'anno)


C’era la neve.
Una borsa d’amore
scaldava sogni.

********
Una valigia
ritrovata tra i glicini:
sogni nascosti.

********
Fine d’estate.
Nel bagaglio stipato
sogno d’amore.

********
Sogno nel sacco
rubato alla stazione.
Vuoto autunnale.


*

Nove parole nove



Tutto il mio male
si condensa
in un quid.

*

Culle



Pianto di bimbo.
Nel dondolo di culla
canto di madre.


Cuna d'infanzia
guarnita da cortine
di seta verde.


L’antica zana
dal profumo di spigo
sprigiona sogni.

*

Un cielo tempestoso



Premessa:

Scrive Foscolo attraverso il personaggio di Jacopo Ortis:
“ore2
il cielo è tempestoso: le stelle rare e pallide; e la luna, mezzo sepolta fra le nuvole, batte con raggi lividi le mie finestre”.

******************************
Tre Haiku del cielo tempestoso

Cielo in tempesta
luna mezzo sepolta
i raggi lividi. 


Pallide stelle
e sepolcri di nuvole
livido cielo.


S’agita il cielo
tamtam alle finestre
luna sepolta.

****************************

Osservo il cielo dopo una tempesta.
Penso:

"L’ossessione del suicidio è come un cielo tempestoso.
Ma il cielo, si sa, cambia spesso il suo umore!"

*

Sull’orizzonte



Sono una voce di deserto
rivolta a un deserto.

Non vado implorando comprensione
né mi dolgo se mi appare distante.

Ma in cuor mio sento
che proverei un profondo dolore
il giorno in cui smettessi di cercarla

sull’orizzonte.

*

Una stella


nel profondo del cielo
di notte
una stella
sulla testa mi brilla
la sento vicina
come una mano
il mento solleva
- mi guarda -
e m’asciuga un perché.

*

Di vento e di pioggia

(brevi componimenti)



Raggi d’albore

prigionieri di nubi:

tramonto estivo




Sorgerà il sole

nascosto dalle nuvole

dei prati lacrime




S’alza il mattino

tra le spighe piegate.

Sole abbattuto.




L’eco del vento

si spande tra gli alberi;

tuono del cielo.




Gocce di fresco

allietano pensieri

nella calura.

*

Quella mano



Quella mano
che a lungo
mi rimase impigliata
tra le dita
oggi è
un granello di rena
che ostruisce
la mia clessidra.

*

Strade



Le strade hanno due sensi di marcia
e la direzione sta
nella scelta del viaggio.

Il senso unico è una costrizione
da rispettare
se manca la scelta.

Il suo sbocco è una sorpresa
che apre nuovi sensi.

*

Non si è mai abbastanza soli




Non si è mai abbastanza soli:
è solitudine, la nostra compagna
soliloquio, l’amante.
Il silenzio solidale è il vincolo
la solidità dell’animo, la forza
e il solitario, il nostro gioco.
A carte scoperte
affinché gli altri possano vedere.

*

e-mail



Tra un buongiorno e una buonanotte
mi hai lasciato una tela vuota
che ricamo di vita a punto croce.
Un cimitero di colori
con fiori appassiti
e voli d’api senza ritorni.
Non ho tempo di amarti
- ora -
con le mani occupate
a seppellire le tue morte parole.

Ti amerò,
appena mi sarà possibile.

*

Il padrone delle lacrime




Slabbrano dagli occhi lacrime
di dolorosa impotenza
tracciando solchi di vita
ruvidi e sterili
sulle guance imbellettate.
Cadono,
rotolano,
rimbalzano
come palline sintetiche,
con suono sordo
si rintanano
ai bordi del pavimento
per non farsi trovare.
Un gatto scava frenetico
il battiscopa
consumando le unghie,
quindi alza la coda
segnando il territorio
col felino orgoglio
di chi sa di esserne padrone.

*

Amarsi un po’

Spiarsi al mattino
dal buco delle ciambelle,
cercarsi nei fondi del caffé,
scoprire le nostre mani
dentro al lavandino
e il sorriso nella pasta
gelatinosa del dentifricio.
Amarsi un po’
sarebbe sufficiente
per buttare via
vecchi post-it
appiccicati al frigo,
ritrovare il gesto mansueto
e la parola
- uscita sbattendo la porta –
che ora ci manca.

*

Posate ribelli



Il cucchiaio che non vuole rumare,
il coltello che non vuole tagliare,
la forchetta che non vuole infilzare.

Posate ribelli!

Sapete che faccio?
Risucchio la minestra,
azzanno una bistecca.

E che il Monsignore mi perdoni!

(del resto il pane si spezza con le mani)

*

Sonno



S’assera il cielo
e m’arride
nell’ultimo suo raggio
il silenzio.
Plana la calma
sullo sguardo attento
chiudendone l’ali.
E’ una tenda tirata
che vela
le fatue finestre
del giorno.

Dormo.

*

Nel fiore della solitudine

 

 

Sono andata un po’ più in là

del cuore a scrivere

parole per fondere

nella gioia il dolore.

 

Ho camminato nella pioggia

su cigli d’assenza

(schizzate di fango le caviglie)

per una manciata d’essenza

caduta da un sole d’estate

sul vestito viola sgualcito di tempo.

 

Ho sommato domande e risposte

per un totale di vento

nell’imbroglio d’argento

di una luna lucidata.

 

Oh, quanta tristezza c’è

nel fiore della solitudine

costretto nelle crepe

di una vita di terracotta!

*

Giro di luna



Briosa luna
da un alone di cielo
volge la notte.

*

Lucca


La città cammina
su un filo lungo
di vetrine
gli innamorati
altrove
- dentro mura
di verde -

*

In un qui






Quando il mio canto
fu approntato
chiesi al Maestro
il là.
Il suo cenno d’attesa
provocò in me
una certa perplessità.
Pertanto aggiunse
un perunpo’.

Quel tempo vago
e approssimato
mi ammassò
in un qui
di senzavoce
e m’impastò nei sogni.

*

Viali quotidiani



Viali crudi
nei mattini di nebbia,
passi incartati nel fogliame
intorpiditi vanno
verso mete usuali.

Una pausa breve
per un caffè.

(Quanto costa la bontà
compresa in un prezzo
dal sapore amaro?)

C’è chi porta via
una bustina di zucchero,
chi lascia
una traccia di rossetto.

E intanto s’allungano
i viali più cupi a sera
accogliendo tra i rami
gli stanchi rientri.

*

Lacrime




Si piangono
lacrime di tristezza
e lacrime di gioia.
Un oceano,
incomparabile
ma diversamente denso.

*

Non si chiede scusa





Non si chiede scusa
alla Poesia.
Sarebbe come andare
dal gelataio
ordinare un cono
vaniglia e cioccolato
e scusarsi con lui
perché gli altri gusti
non ci piacciono.

*

Colore primigenio



Nel nulla, il silenzio.
E’ un vuoto che abbraccia
dell’intimo il sospiro.

Dal nulla, il silenzio.
E’ bianca intensità
ch’allegoria vitale eleva
all’ennesima potenza.

*

Il rimedio





Chi mi ha ucciso pagherà la sua pena col tormento.

Gli altri dovranno accontentarsi del rimorso.

Dal canto mio avrò guadagnato l’eternità.

Il rimedio sta nello slancio verticale.

Sono pronta.

*

Lieto fine



... e fu così
che impietosamente
cominciò
a scherzarsi addosso.

*

Così

M’intono ai tuoi occhi
quando mi vesto,
alla tua mente
quando mi spoglio.
Un abito nero
assorbito di sguardo
e pelle di latte
riflessa di luce.
Come la luna
- così -
sono davanti a te.

*

La vecchia



Seduta in un angolo
scomodamente
con il viso in risalto
da una luce fioca.
Ogni ruga, ogni grinza
racconta qualcosa
d'antico e maestoso
- quelle cose che il tempo
insegna a tenere in memoria -
Distratti gli astanti
ai riflettori sproloquiano
litanie di fatue dottrine.
Agitano mani
calcando gli spazi
e spezzando in facce
gli assiomi.
E la vecchia sta lì,
ancora quiescendo
con il suo gatto assonato
nel grembo.

*

E’ arrivato Maggio!





E’ arrivato Maggio,
tempo di giardinaggio.

(la rima non è casuale
ma uno sposalizio appropriato
con tanto di bacio)

E’ il tempo di concimare
le parole
e pertanto non basta
una sola una consonante
per vedere fiorire
le aiuole!

*

Sognando...



Se le lacrime potessero sognare
sognerebbero
di diventare sorrisi

Se i sorrisi potessero sognare
sognerebbero
di diventare risate

Se le risate potessero sognare
sognerebbero
l'eternità.

Se ogni uomo potesse ridere
sempre
avrebbe sconfitto ogni male.

*

Animali domestici



Se “,”
è un gattino
allora “.”
è un cagnolino.

E il “;”
assai dimenticato?

E' bell'e fatto:

è’ una diatriba
tra cane e gatto.

*

Il cinguettio dei passeri

Di silenzio
m'appago
appena appena
piacevolmente disturbato
dal cinguettio dei passeri.

(Meraviglia del creato!)

Non so
decifrarne il canto
ma dissimile
non m'appare
dal gorgheggio un po' stonato
di una massaia indaffarata
che stende il suo bucato.

*

Un pensiero


Un pensiero
abbarbicato a un ricordo
lo riconosci dallo sguardo
trasognato lungo viottoli
inerpicati
fra l’odore dei castagni,
sui muretti
con le borragini in fiore,
a crocchio
su vecchie scale
abitate dai convolvoli.
E’ un cerchio di quiete
familiare e antico,
invariabile nel tempo,
lieve
come un volo di farfalla
e muto
tra gli accordi del respiro.
Non si stacca
ma s’aggrappa a una porta
mai chiusa al monologo vitale.

*

Quell’attimo



Quell'attimo fuggente
lo acchiapperemo in sogno.

Sarà la nostra pelle
a ricordarcelo
e queste lenzuola stropicciate
al risveglio.

*

Arcobaleno



Quando mi stringesti la mano
vidi zampillare una goccia
di Paradiso.
In seguito,
con un piede sul Cielo
e l’altro sulla Terra,
ho indossato un vestito
a colori.

*

La porta di legno

 

 

Quale virtù possiede
una porta di legno?

Nessuna.

E’ un albero che ha perso le radici,
senza linfa, senza stagioni.
Anzi, dell’albero è svanito ogni ricordo.

Da sola non sa né chiudersi né aprirsi.
Ha bisogno di una mano e una maniglia.

E il vento, a volte, la sbatacchia.

*

L’ultima goccia

Inzuppi un biscotto nel tè,
senti un profumo:

- ma che cos’è? –

Un nero mistero
felino e felpato.

Ecco,
il biscotto s’è sfaldato!

Un lampo, un guizzo
come un flash
t’ha accecato.
Anche il tè
t’ha schizzato.

Senti una voce
dalla cucina:

- La donna leopardo sono io –*

e una risata:

- ma chi è? -

Prendi un altro biscotto
e lo inzuppi
in quell'ultima goccia
che resta di té.







* Da : “La donna leopardo” di Alberto Moravia (- La donna leopardo sono io – disse ridendo Nora)

*

Costernazione



Non ho un fazzoletto candido
di seta e merletti
con le iniziali ricamate
cosicchè raccogliendolo
e annusandolo
tu possa riconoscere
il profumo di un tempo
e venire a cercarmi
e trovata là,
dove da sempre t’attendo,
sfiorarmi la mano
così innocente-mente
da sviarne il percorso.

Quando in un bacio, sai,
fiammeggiano gli occhi
si può anche svenire.
E non potranno dire
che tutto va per il meglio.

*

serinus - sunrise


(la gabbia)

Tra un’alba
e un uccellino in volo
c’è ancora la mia gabbia
e un canto latino-americano,
- come un refrain -
nell’aria.

*

Come morte farfalle



Fiori spogliati
primavera assassina
nel sole spento.

*

Pianto

(come stalattiti)

Lacrime appese
all’oscuro soffitto
Pietre di vita




(come stalagmiti)

Guglie di pietra
dalla terra germogliano
gocce di pioggia.

*

Stare



Sto
come si sta
appesi
all'albero della vita
scintillanti
addobbi di Natale
o frutti maturi
per la mano di Dio.

*

Saldi, saldi ,saldi



 C’è chi salda la sua merce,
scarpe, abiti e accessori,

chi controlla i dividendi
e poi salda i revisori

o chi a saldo fa quietanza
stando saldo in una stanza.

Mentre saldi una partita
fai attenzione allo scoperto;

tieni i nervi bene saldi
se ti sembra tutto incerto.

Salda bene la ferita
se ti vuoi cambiar la vita.

Salda a fiamma o a resistenza
con occhiali e mascherina,

tieni saldo il tuo principio
che il momento s’avvicina.

Ma se vuoi saldar l’amore
tieni saldo solo il cuore

*

Penitus


Nulla ti negherò
ma non negarmi la verità.

E’ così difficile parlarsi.

Forse un letto
è meglio di un telefono?

Allora
riposa la mente sul cuore,
accarezza lo scuro turgore
nell’areola del suo ritmo ritroso
e sentirai il profumo del glicine
tra la piega rosa della donna
con la gonna
sollevata dal respiro.
Sparpaglia petali
nella processione delle dita
e addormentati
all’ombra del suo bosco.

(La morte lascia traccia d’angelo sul materasso)



luglio 2005

*

Vento tzigano




Qualche foglia si nasconde
e resiste
mentre il vento
scuote i rami.

Cosa porta
o porta via?

Una cappa antracite
una macchia d’azzurro
un batuffolo bianco.

Accartoccio un piccolo foglio
e lo guardo
nel suo ruzzolare a casaccio.

Esasperante vento,
perché non rispondi?

Mugoli, sibili.
Sono soffi leggeri
le tue carezze.

Abbracciata al mio ramo
seguirò
con lo sguardo
le capriole
dei miei arruffati pensieri.

Vento tzigano,
non cederò
senza sapere
cosa porti
o porti via!



04/12/2002

*

Mimosa



Mimosa,
solare femmineo
simbolo
delicato fiore
emani
nell’aria il tuo profumo
e in mille e mille
briciole
ti disperdi.

*

Canzone languida




In questa vita inutile
di gelati al limone squagliati
trascinati dal niente da fare
si scrivono parole a macchina
per suicidarsi d’amore.

In questo mio viaggio
sulla strada del (non) ritorno
allacciata alla cintura della mia castità
ho visto un gatto zoppo
prendere un tè
nello spazio verde di un’autostrada.

E la musica va
e canta di me
e canta di te
e suona per noi.

Sull’asfalto chiodato
una gomma forata
cento euro in contanti
per pagare una donna
o un biglietto all’uscita.

Scivola di mano la felicità
in questa piscina di perfetta omertà.

Una rima baciata non è un’eccezione
una parola non detta è una condanna
la verità un’ipotesi assurda.

E crepano i giorni
sui binari al contrario
si mescola il rosso con un poco di blu

its’ wonderful, its’ wonderful

c’era scritto sul muro
e intanto sul viola del cielo
cala la tela insieme alla sera.




26/01/2005

*

Se io m’apro tu accoglimi




Non so se voglio
ma dammi la tua mano
la condurrò là
dove la carne si fa desiderio
dove l’amore muore
e la morte è amore
e si può anche morir d’amore.
Voglio dormirti addosso
nell’insonnia delle parole
voglio morire adesso
nello sterminio dei sensi.

Ma fa’ che non sia sola.

*

Un bacio inaspettato


Premessa

Pare che in Inghilterra, dopo che alla televisione è stato annunciato che mangiando una certa quantità d'aglio al giorno si ottiene lo stesso effetto del viagra, siano aumentate vertiginosamente le vendite del potente bulbo.
La notizia mi ha fatto davvero ridere perchè, ignara di tutto ciò, anni fa scrissi questa scanzonata poesiola.



UN BACIO INASPETTATO


Tutto m’aspettavo da quel bacio,
- forse troppo -
Del miele ne vagheggiai il sapore
- che tanto lessi nei versi antichi -
Api golose, le nostre bocche,
estasi di dolcezza, mi fingevo,
nutrimento d’amore.

Non fu una delusione,
piuttosto una sorpresa,
un dono inaspettato, non desiderato
che avrei cambiato volentieri
- lì per lì -
coll’aroma di un tabacco dolce,
di un vino amabile,
di menta al fluoro mescolata.

D’aglio, invece,
ricordo di quel bacio
il gusto, sulfureo e forte
e la mia scossa di ribrezzo
che tu pensasti eccitamento.
Col tempo mi abituai.
Apprezzai quei baci intensi
ma volli insaporirli di peperoncino
con l’esultanza delle nostre lingue
- e di tutti i sensi assieme -
che intrecciandosi nell’aglio
esaltarono dell’amore la purezza.

*

In silenzio



Con passi di ciottoli e ghiaia
proseguiva adagio,
respirando di ninfee e d’iris
il risorgivo mattino
sul fiume di parole disegnate
dai voli degli aironi
nella quatta eco del vento.
Era il suo piccolo vizio
come un tic del cuore
nel silenzio andare.
Andare e tornare
a sera
con la testa accarezzando la spalla,
e in silenzio raccontare
a una vecchia quercia malata
storie di bianco, d’amore e di luna.




Febbraio 2005

*

Febbraio




Fragile è l'anima inquieta

essenza consapevole d'effimero corpo.

Bagno nella pioggia la pelle,

bevo sorsi di brina disciolta,

raggiungo un timido raggio di sole,

afferro il suo calore e lo stringo.

Il temporale ha lavato la via;

ora ogni passo diventa importante.

*

Anima




Anche attimi appena accennati
accudiscono all’anima
assecondandola;
aliti ameni abbozzano
arie acclini all’abbraccio,
abituali accoglienze,
accompagnatrici assidue.
All’amore aspira:
ancestrale, apollineo,
audace, apolide,
acerrimo, autentico.

Anzitutto.

*

Con ovazione d’angeli

Cieca annaspo
su questo spazio vuoto
e non sento plauso
di spettatore.

E’ come un palcoscenico
questa piattaforma
in dissesto.

Il silenzio
è un’eco che rimanda
onde di fallite
sperimentazioni.

Istintivamente
decido di andarmene.

Cercherò un regista incline
e lo troverò annaspando
col mio bianco bastone.

Finalmente
interpreterò la vita
con ovazione d’angeli.

*

Filastrocca del presepe alla moda




Venite bambini,
venite con me
mettiamoci tutti
in fila per tre.
Andiamo più avanti
non restiamo qui in coda
facciamo un presepe,
un presepe alla moda!

Nella verde pianura
mettiamo un cinese
e sulla collina
un eschimese.
L’americano
vicino all’igloo
e un poco più sotto
un bell’indù.
Sulla montagna
un italiano
e presso il laghetto
un negro africano.
Un musulmano
col giapponese
e in riva al mare
un congolese.
Lungo il fiume
un messicano,
un russo, un turco
e un australiano.
Di ogni nazione
e di ogni paese
avrà i colori
il nostro presepe.
Mettiamoci pure
templi e moschee,
la Mecca, le chiese
e tutte le idee.
Una preghiera
risuonare potrà
ma solo cantando
la fraternità.
E chi un Dio
nel cuore non ha,
niente di male
se l’uom pregherà!
Venite bambini,
venite con me,
a guardare lassù
quello che c’è:
dal cielo una stella
ci parla d’amore,
ci avvolge di luce
che fa bene al cuore.

Guardate bambini,
guardate con me
tutti per mano
in fila per tre:
questo è il presepe:
il PRESEPE DI PACE.
Un presepe alla moda
che a noi tutti piace!

*

Vita (la mia)

Figlia di un amplesso
e di un orgasmo (certo) mancato,
già zoppa s’avviò la mia vita
nella stretta del mondo.


(Quanto dolore
per un atto d’amore
a cui non partecipai!)

*

Filastrocca di Zucca Barucca

La Zucca Barucca
è una vecchia bacucca
dalla scura parrucca.

Di notte si trucca
e poi s’imbacucca
che sembra una giucca.

Mangiucchia e spilucca
pilucca una yucca
e di nulla s’inciucca.

Ben presto si stucca
di tutto s’inzucca
perché è proprio mucca
e un po’ mammalucca!

*

E se...




E se le parole
raggirate dal silenzio
non avessero più scampo?

E se il tempo
pendolare tra vita e morte
fosse fermo al capolinea?

E se noi
non fossimo tu ed io
ma la fredda mano del vento
che ci divide?

E se le parole, il silenzio,
il tempo, noi e il vento
fossero fantasmi,
avrebbero un senso
anche queste catene!

*

Gennaio

 

 

Gelate lacrime dal cielo,

 

- e di quel freddo conosco il brivido

nascosto come il gatto

nel cestino dei gomitoli

assonnato dallo sferruzzìo del giorno -

 

incessanti innevano le stanze

 

orme si fanno nei felpati pensieri

*

Carpe diem



Passeggiando nel prato della fantasia
ho colto per te
un mazzolino di attimi.

Uno rosso
l’attimo di passione
uno verde
l’attimo di speranza
uno giallo
l’attimo di calore
uno rosa
l’attimo di dolcezza
uno bianco
l’attimo di chiarezza
uno blu
l’attimo infinito.

Ne ho trovato anche uno piccolo piccolo
di un colore non ben definito.

E’ l’attimo di attesa.
L’attimino.

L’ho tenuto per me
lo conserverò tra le pagine di un libro.

*

Alt(r)a moda



Qualche straccio contraffatto
come dolcetti di carnevale
buoni per far due risate
o un’indigestione!

*

............


Nel teatro degli illogici abissi
la danza dei contrari comincia.
Al ritmo cadenzato dell’incertezza
la voglia e il rifiuto volteggiano
con ironica solidarietà
sul cuore che soffre.
Lentamente aleggia l’angoscia
mentre la musica intona
un inno alla gioia
e la vita procede
nel senso inverso.
No, non vogliamo
che lo spettacolo finisca,
che la danza si plachi,
che le luci si spengano:
quando il cupo sipario
calerà
sull’animo atterrito
avremo la certezza
del nostro silenzio.



Nota: Poesia estemporanea che scrissi nel lontano 1982. E' nata senza titolo.
Per quanto l'abbia letta e riletta centinaia di volte, non sono riuscita a modificare neppure una parola. Non ricordo da cosa venne l'ispirazione.
E' uno dei tentativi poetici degli anni della mia gioventù, intrapreso e subito abbandonato.

*

Scirocco



Una luce incipriata trasuda
dalle fessure di una finestra
ancora chiusa questa mattina
di febbraio bagnata
da petali di rose polverizzate,
solitudini di un deserto
senza più oasi trascinate
da un vento caldo carico
di lacrime pietrificate adagiate
sul cuscino macchiato
del trucco dissolto,
reduce
da un’altra festa di carnevale.




Nota: Poesia estemporanea scritta il 21/02/2004, la mattina che tutta l'Italia si svegliò avvolta in un manto di sabbia desertica.


*

4 luglio



Il respiro caldo del vento
scioglie pensieri in umidi umori
nel tempo sornione dell’afa estiva.
Lo sfido giocando a carte col cuore
ma perdo ritmi
mentre baro con remote speranze.
Chi m’ha infilzato l’anima
con l’asso di spade
tace, con sette denari in tasca.
La mia stanchezza s’adagia
sul tavolo verde
e il mio vivere rallenta la corsa
e s’arresta
al primo rosso tramonto.
Così m’addormento in un sonno
che suda sette lenzuola di sogni
affollati di vizi e virtù
nel settimo mese di un anno
senza memoria d’alba.


(Sui libri di storia ho letto
di Giulio Cesare
nato a luglio e poi assassinato.
Io ricordo d’esser nata domani
ma solo per sentito dire)

*

Donna d’autunno



Un turbinio di lacere foglie
lambisce il madido
e molle manto muschiato.
Inzuppata di pioggia vaghi
tra feritoie di sole
su grappoli di colchico
col vento in faccia
e il tuo vestito di stoffa leggera
appiccicato al tuo corpo
scolorisce i contorni
di una passata stagione.

*

Seno materno

Tumide perle

in conchiglie l’amore

elargiscono.










Nota: Dalla mia silloge (ancora incompleta): "Se sono haiku si (h)akuiranno"

*

Contrasto




Sul verde prato
una farfalla bianca
lieta si posa.


Amo pensare
al corpo tuo che trema
con un sospiro.


Dal fiore succhia
il nettare d’amore
la farfallina.


Amo pensare
al corpo tuo che freme
stilla a stilla.


Apre le ali
quella bianca farfalla
al volo tese.


Amo pensare
al corpo tuo agitato
in quel diletto.


Vola lontano
sazia la farfalletta
per la delizia.


Amo pensare
al corpo tuo che giace
sul verde prato


una farfalla bianca
lieta si posa.

(manca qualcosa!
Un verso solamente.
E’ discrepante?)

*

Il senso dell’amore



Peccato
non avere occhi
per vederti.

Peccato
non avere bocca
per parlarti.

Peccato
non avere orecchi
per sentirti.

Peccato
non avere mani
per toccarti.

Peccato
non avere naso
per annusarti.

E’ un vero peccato
amarti senza un senso!

*

L’ignorante


Io sono ignorante
e l’ignorante non conosce la verità.

La verità è come una moneta.
Ha due facce:
una testa e una croce.

Chi possiede la verità
porta in testa la sua croce
come il somaro
che porta in groppa il suo fardello.

Non c’è una grande differenza:
sapere o non sapere
è tuttavia un Calvario.

Io sono ignorante
e morirò con la mia croce.
Tu non lo sei
ma morirai con me
perché hai una croce.

E quando insieme
con le nostri croci moriremo
tu che sai
mi dirai
che è stato tutto un bluff.

Ma io sono ignorante,
e di ciò
non mi stupirò.

*

Ti cerco


Negli spiragli di luce che si stagliano
sui murales della vita ti cerco,
affannosamente tracciando ghirigori
con dita di sale tra il bianconero
delle certezze vacillando,
di quando in quando, con la mente
stanca su gambe piegate
a implorare preghiere inesaudite.
Ti cerco,
con tutti i sintomi di questa infermità
che urla nell’anima e avvince le vene
nella spirale assurda di questo
unico, esagerato amore
che sento per Te.




*

Di un sorriso




Tu hai sorrisi da mandare
o forse il tuo sorriso
nasce dalla mia mancanza?

Perchè è vero:
di ciò che non abbiamo
si arricchiscono gli altri.

*

Una carezza dall’infinito




Tra le pieghe della mia veste
scorrono rivoli di lacrime
condannate
al mare dell’inutilità
né fiori cresceranno
sulla mia tomba di sale
né preghiere
a ragguagliar di luce
questa eclissi di vita.

Incammino i pensieri
in lenta sincronia d’incedere
verso il giardino dell’infinito
e una carezza
sento giungermi lieve.

*

Che rimane?



Se sputo il disgusto di questa vita
che rimane?

La purezza di un attimo,
il silenzio della speranza,
il prodigio dell'essere.

E non serve guardarsi intorno.

La lucciola si nutre di rugiada
per illuminarsi una sola volta.

E' quanto basta
a rischiarare la notte.

*

Tutto il Cristo vivente



Il sangue, la carne
la carne, la croce,
la croce, il sangue
e il dolore e la passione
tutto noi siamo
dell’Uomo che Dio si fece.

Tutto noi siamo delle mani
che spezzarono il pane
e presero il calice,
i solchi della fatica,
le macchie del tempo,
dell’Amore la carezza.

Tutto noi siamo del Verbo,
l’urlo sommesso
che si spande sul mondo,
forza della Parola
che si mostra e rivela.

Tutto il Cristo vivente
ogni giorno noi siamo,
nel corpo e col sangue,
il Vangelo che si riscrive
sul nostro calvario
che un giorno fu suo.

*

A volte



Mi assento dal circostante
con un pensiero disadorno,
attimo di quiete
tra il baccano dello sfinimento.
Appoggio lo sguardo all’infinito
come una bicicletta
posteggiata nella loggia
prima di salire le scale.

*

Con le parole in tasca



Non venderò le mie parole
per quattro spiccioli di decoro,
il dolore che trapela
non è un codice a barre
ottemperato a una penna ottica.
E allora me ne vado,
con le mie parole in tasca

- come tanti sassolini da succhiare -

persuadendomi che alla fine
saranno devolute all’eternità
oppure a qualche ente di carità.
Di certo non sarà così,
ma non temete,
tra le macerie di un dizionario
si potranno sempre ritrovare.
(Forse)

*

Le parole sottintese




Sottintendere è concedere
la libertà di comprendere.

Perché proprio a me
questa concessione non richiesta?

Le parole sottintese
sono anelli mancanti
nel guazzabuglio delle mie intuizioni.

*

Il poeta



Sirena nel mare
o lupo alla luna,
il poeta canta
un sogno notturno
nell’estasi dell’illusione
posando, al risveglio,
cristalli di parole
su bianchi spartiti.
Canta alla luce
e più forte canta
se la lampada è spenta.
Il poeta
è il cieco vagabondo
dell’incertezza,
muto cantore
della speranza,
è lo stonato menestrello
di zoppicanti pensieri.
Solo è il poeta
nell’infinito sogno
e va centellinando lacrime
per sorridere ancora.

*

Estate

Un gesto di dita tra i capelli

e s’accavallano pensieri

come le gambe delle donne

ai tavoli delle gelaterie.

 

Lucide e ambrate stringono

voglie d’afa - da non dirsi –

e pizzi d’intimità sciolgono

creme di dolcezze - da leccarsi i baffi -

 

Estate, febbrile

d’amori gelati e scongelati

in un dopo friabile di cono

buono per un naso finto di pagliaccio.

 

Risate d’ombra e sole

a palettate e sale

il conto da pagare a un cameriere intrigante...

 

...fintanto che le dita troveranno capelli.

*

Cosa sono?



Sono un osso
sotterrato da un cane.

T’appartengo nascosta
nel buio del silenzio
aspettando paziente
un ruzzolare di unghie e terra.

Disseppellita
sono tutto l’amore
che la mia carne non ti ha dato.

*

Ritorno di felicità




Il sassolino
che cade dalla grande montagna
è come una lacrima
che scende dai tuoi occhi.
Ma la grande montagna
sorride
a vedere il sassolino
divenire una strada
dove anche tu
domani
potrai camminare.


16 Gennaio 1984

*

Single



Un piatto pronto
scaldato al microonde
per riempire un piatto vuoto
posato sull'americana.
Un coltello, una forchetta
una fetta di pane.
Un bicchiere di vino rosso
e mezza minerale.
Naturale,
come la tua assenza.

*

Questo è sognare



Il mare finisce
dove comincia il cielo.

Questo è sognare.

Immaginare di trovarsi lì
- in quel punto preciso -
per non perdere
lo spettacolo dell'incontro.

*

La ricerca


Con intensità s’inclina l’anima
a ricercare il vero
ma difficile è il cammino
attraversato ogni volta
dai limiti dell’umana intesa.

E soltanto
non potrò sperimentare il mare
navigando
né il cielo
volando
e la terra
camminando.

Dovrò bere acqua salata
inabissandomi nella buia profondità
toccare le nuvole
nell’ azzurra immensità in movimento
scavare per vivere col seme
la meraviglia del germoglio.

Abdicando a me stessa
meriterò me stessa
e così alla vita.
Ma temo,
non avrò il tempo necessario
poiché la verità è oltre il tempo.

Sarò felice - comunque -
dei miei sforzi non vani.

*

Nella clausura degli occhi




E’ nella clausura degli occhi

che tutto perde la sua statura

e annullate le ombre

si proietta la quiete

sull’anima appianata.

Non so se è questa la morte,

di certo è un sodalizio di pace

quando le palpebre stringono le ciglia.

*

Filastrocca del perché



Sono stata alla corte di un re

c’erano tutti, c’era anche un Perché.

* * * * *

Perché è un animale molto strano
sembra un gatto con un pastrano.
Nelle sue tasche ha tante risposte
e sul bavero domande cucite
come bottoni di vari colori
che se li premi girano a ruota,
s’accendon di luce e prendono voce.
E si chiedono di felicità, di vita,
di morte e quant’altro gli va.
Sono quesiti campati per aria
se dalle tasche non sguscia responso,
quello più giusto, dello stesso colore
che ferma il bottone e dà pace al cuore.

Perché è un animale molto comune:
sornione e tranquillo in testa agli sciocchi,
feroce e mordace in menti agitate.
Il mio, di Perché, è un misero gatto
con un solo bottone e un solo taschino.
Se premo il bottone con la mia domanda
da quel taschino esce un biglietto
sporco, bagnato e mezzo stracciato.
Lo prendo, lo guardo e non capisco
tra quelle parole così malandate.

Che la risposta sia proprio quella?

* * * * *

S’alza la corte e s’alza anche il re,

m’inchino, saluto e me ne vado

tenendo per mano il mio strano Perché.


*

La cipolla




Strati di tempo

in lento rosolare

appassiscono.

*

Di te non solo il ricordo



Conservo la spera del tuo sorriso
come uno scialle
e ancora mi fingo
la mano che mi strinse.

Ho spento tardi
- o in anticipo? –
la speranza di camminarti accanto
in attesa di un cenno,
o un sussurro,
o un colpo di tosse
per un sobbalzo che scuote e risveglia.

Sul mio comodino ho messo
un libro di parole già lette,
sotto il cuscino un rosario benedetto,
sul tappeto un paio di scarpe.
Senza stringhe né strap!

*

Tallonando



A bavero alzato
e mani in tasca
nella folta nebbia notturna
ho pedinato un sogno
per coglierlo in flagrante.
Ma nell’attimo di scansare
un capello cadutomi sull’occhio
ne ho miseramente perso le tracce.


*

Il sogno




Scavalca la cornice della realtà
nello zaffiro dell’impalpabile
dove - oltremodo -
ciò che rugge s’acquieta
e ciò che tace esonda dalla gola.
E farfuglio di suoni
e indache figure
vagano leggiadre in un cielo
pigmentato da un brulicare di stelle
affaccendate a rischiarare
la percezione di un’acronica visione
che al trillo di una sveglia,
molle,
si dissolve.

*

Un uomo da salvare



Dal purpureo drappeggio discostato
appare un uomo
violentato nel suo io
e vilipeso
dal suo stesso esibizionismo sterile.
E’ lui,
quell’apocrifa creatura,
che come anomalo intruso
si atteggia
declamando anfibi versi
di oltraggiate culture.
Lo riconosceremo,
rinnegato, anche,
dalle sue stesse maschere.
Cercherà consensi
impossibili alle nostre latitudini
e nella patologia della delusione
un tonfo d’animo
suggellerà il suo vuoto,
unico residuo
di una psicologia annichilita.

Lo salveremo,
in nome di una benevola
e unanime pietà.

*

Medjugorje


S’ergono forti
rossi cardi mariani
lassù sul monte.



***********************

Qualcosa sul cardo.

Il cardo mariano è anche detto “cardo della Madonna”.
Infatti, una leggenda narra che le macchie bianche lungo le nervature delle foglie siano state gocce di latte cadute dal seno di Maria per nutrire Gesù durante la fuga per salvarlo dalle mani distruttrici di Erode.
E quelle spine, forse, sono l’ultima ingiuria all’Uomo, il Gesù adulto, il Cristo crocefisso.
Dalla sofferenza nasce la speranza che alfine fiorisce nella salvezza, nella resurrezione.
Forse in questo fiore, che s’erge dalla terra arida e rocciosa, possiamo leggere i punti più salienti del Vangelo, la Voce dell’Uomo.
Ma anche dal punto di vista fitoterapico, il cardo ha la sua notevole rilevanza.
Il “cardo santo” era ritenuto una vera panacea per lenire le emicranie. Di nuovo una leggenda lo vede protagonista, come una pianta portata dall’India nel XV secolo per guarire un imperatore dall’emicrania, un secolo dopo, un agronomo francese, Olivier de Serres, signore di Pradel, riteneva che i semi, nel vino bianco, aiutino la memoria, Shakespeare lo apprezzava come calmante per gli stati ansiosi.
Il “cardo mariano”, a sua volta, è commestibile, sia in insalata sia cotto con altri ortaggi (foglie giovani, radici e capolini). Gli uccelli e il bestiame ne gradiscono i semi. Inoltre contiene principi attivi quali istamina, tiramina e silimarina, che lo rendono efficace per l’apparato cardio-vascolare e per la funzione epatica.
C’è anche “il cardo dei lanaioli”, il cui nome scientifico “dipsacus fullonum” significa “lenire la sete ai lanaioli”, poichè una sua parte veniva adoperata per eliminare la borra superficiale della lana.
Quest’ultimo sembra metafora di lavoro, attività artigianale, ripresa economica.



*

Preghiera


Ferma, o tempo,
il divenire angosciante
della mia disperazione.

Riconducimi
nell’eterna primavera
dell’inesorabile innocenza
come complice inconsapevole
che ama per pietà.

Aiutami
a sprofondare
negli abissi ancestrali
per ritrovare
il silenzio della mia anima.


(anno 1982)

*

Libertà


Notte d’oblio

in catene spezzate

arde la luce.

*

Solitudini



Prigionieri di notti e di lusinghe

nella frescura che ammicca dalla rete.

Occhi ritratti dietro un cono d’ombra

di malcelate emozioni specchi;

implicite bocche veicoli

di parole smozzicate per non rendere

il dire un’esplicita verità.

A volte attendono una stella,

delicata, che non prema,

ma consoli il conseguente

trasandare dei giorni.

*

Sintassi del dolore

E’ un dolore eccellente
le tue parole piantate nell’anima
che al cuore rimandano
il singhiozzo delle sillabe.

Le lacrime che vedi
ne sono la sintesi.

(il grido è tra parentesi)

*

La cocciuta coccinella


Elegante e strampalata
tra le piante rintanata,
sette punti le fan bella
la scarlatta sua mantella.
Coglier vuole sul misfatto
il pidocchio un po’ distratto
dalla foga di succhiare
quante foglie può trovare.
La formica disperata
dice “No! ti sarò grata
se mangiarlo non vorrai,
dolce miele, tu lo sai,
per piacer del mio palato
lui produce qui nel prato”.
“Mi dispiace, amica mia,
io non posso andare via;
svolgo un compito preciso
che mi piace, per inciso:
sgominar lo sfruttatore
per salvar l’agricoltore.
Tutti sanno che son una
portatrice di fortuna
a chi vuol lasciarmi fare
ed in pace lavorare.
Se il raccolto sarà buono
poi ne sentiranno il suono
del denaro tintinnante
d’oro, lucido e contante!"

*

Nell’attesa


si può anche morire
tra quattro anelli di fumo
e bolle di sapone
che inseguono finestre d’arcobaleno

soli
come ultimi strascichi di cielo

attoniti
a contemplare un orologio di tristezza
con in mano un tempo
fermo alle cinque in punto
masticando foglie dal gusto amaro
d’erba pazienza.

Fingono di non capire

e ci passano accanto
scansandoci.

Gli altri.

*

Dormi bene, amore mio


Fiacca i colori del giorno,
accampati in una radura di stelle,
chiudi gli occhi
e abbraccia un alone di luna.

Sciogli catene agli assilli,
avvolgiti nel retato silenzio
del tulle nero del cielo
sfilando pensieri dalla mente.
Trattieni il più armonioso
e lasciati cullare;

più dolce sarà il tuo sonno
più vero sarà il tuo sogno
meno greve ti sarà il risveglio.


*

E’ dal cielo




Non serve agghindare pensieri,
alla semplicità di un concetto
non serve nemmeno molta voce.

Un sussurro.

Per dire “ti amo”
“ti penso”
“mi manchi”
“ti voglio bene”.

Un sussurro, forse meno,
forse un cenno
per dire la verità.

Via le zavorre
che ancorano la mente!

La lievità dello slancio
porta in alto parole
che ci compensano d’intesa.

E’ dal cielo
che s’impara il sommesso,
dalla terra l’urlo feroce.

*

Non é un’assenza


Rocambolesche giornate
su assolate autostrade
delineate dallo scorrere veloce
di polverosi oleandri
scandiscono
ritmi di frenesie
a rincorrere lancette d’orologi
come strali puntati
verso bersagli spiraliformi.

Gymkhane di carrelli
tra gli affollati mercati
maleodoranti di sudori
e di umori in caduta libera
come gocce di piogge acide
a sfaldarsi sui pavimenti
di corridoi affollati d’attese.

Slalom tra i paletti instabili
di un quotidiano barcamenarsi
in acque torbide
che non lavano
gl’impiastricciati maquillages
di volti sconvolti
d’affanni e sollazzi.

Se questo é il nostro vivere
la mancanza di vita
non é un’assenza.

*

Da testare sull’uomo


Stiamo percorrendo l’insanabile
senso unico di un tempo malato
nel sentore del contagio
che serpeggia e ci abbranca.
Il vaccino contro le ingiustizie
è nel laboratorio di menti inesaudite
in attesa di essere testato.
Animali a zampe alzate
si offrono volontari
ignari della loro congenita
immunità alla malattia.

Nessuna alternativa:
ci vogliono uomini di coraggio!

*

Insonnia


La notte è fatta di silenzi
o di schiamazzi.

Il cane che non dorme
rimugina nell’abbaio.

C’è una luna sbilenca adagiata
nello sbieco della mia veste
e non ho altro letto
per assopire i pensieri.

*

Donna come musica


Sette bicchieri di cristallo
di lacrime versate
dosate
dalle ferite dell’anima
in fila ordinati
sullo spartito della vita
in chiave di violino
sinuosa
come i fianchi di una donna
Donna
che è musica per le tue mani
e nota
che infiamma i tuoi sensi
concerto d’orgasmi
gocciolanti
sulla tua pelle
Donna
che è un sol.

Sol per te, maestro.

*

Comedoni

COMEDONI
(di punti neri e oltre)

Cogliere il punto giusto di una questione
è un punto critico che dipende
dal punto di vista che non sia, però,
un punto cieco, altrimenti
fare il punto della situazione
potrebbe diventare un punto morto
senza escludere la possibilità
di poter giungere a un punto nero.
Di punto in bianco, se un punto di domanda
induce a mettere il puntIino sulla i,
il punto culminante si puntualizzerebbe nel punto x
includendo un punto esclamativo
di sorpresa (a meno che, ponendo
un punto di sutura, non si torni
al punto di partenza) e si giungerebbe così,
puntualmente, al punto preciso
in cui, non solo l’acqua va in ebollizione,
ma anche le stelle sembrano punti di riferimento.
A questo punto, non avendo più punti da collezionare,
si può anche affermare che il punto G
è il punto incerto del piacere e il punto P
è un ente geometrico senza dimensione
in cui il punto d’onore è un punto cruciale
come il punto ombra della ricamatrice
che, defraudata del suo punto al sole,
punta sul vivo e sanguinante,
traccia puntini di sospensione…

E, per venire al punto, il punto a capo?

Un punto fermo è un tutto nientificato.*

*E. Montale

*

Temporeale



Di primo mattino una tortora
sgocciola l’ali imperlate
sull’antenna della televisione.
Un passerotto, all’erta sul tetto, sta
come di un grigiastro lungimirante
e un merlo nero canticchia,
solitario, tra il giallo autunnale.
D’improvviso un tuono spagina
la volatile tranquillità del cielo
così, in un batter d’ali,
la pioggia disorienta
delle penne voli e colori.

Nel temporale in atto
l’insetto sasso,
imperturbabile,
non batte il ciglio.

*

Onde anomale



Ondate di parole
rimbalzano
e ledono gli uditi.

Il muto non nuoce
perché parla coi gesti.

Ma non basta a rassicurarci.

Gli argomenti s’inceppano
tra i peli della lingua
e sputano verdi raganelle
piuttosto che rospi.

Sarebbe necessario un talk-show,
ha detto qualcuno.

Sarebbe, sì, necessario,
se tutti parlassimo l’inglese!

*

Capirsi

 

 

Se potessi leggere

tra le parentesi delle tue parole

si squarcerebbero

le pareti di cartapesta

d’infecondi silenzi

e l’attesa

mai più corollario dell’enigma

diverrebbe il breve preludio

di un incontro

intriso di quello stupore

che fa sobbalzare l’anima

in un brivido gocciolante d’emozione.

 

Ricorda,

oltre la porta del gioco delle parti

c’è un tappeto di soffice bambagia

su cui posare insieme

i piedi nudi della comprensione.

*

Il mio pensiero per un poeta




E quando s’invola

all’ultimo spiro di zefiro

sull’ali bianche della poesia

l’anima del poeta nel tempo costernata

si schiude

ruscellando con voce assoluta

nell’arcobaleno dell’eternità.


(Per Mario Luzi)

28/02/2005

*

L’uomo con l’ombrello




Vidi un giorno
un uomo che aveva un ombrello.
Lo vidi avvicinarsi al cassonetto
aprirlo lentamente
e buttar via l’ombrello.

Non pioveva quel giorno.

Lo vidi dirigersi alla stazione
salire sul treno
e andarsene tenendo in mano
lo stesso ombrello
- o uno identico? -

Che strana cosa!

Come disfarsi
di una parola d’impiccio
e ritrovarsi in un vagone di parole
impicciati da quella parola.

*

Amen...

A meno che
in questa amenità
non sbocci un amento
la mente
nella sua amenza
aumenterà il suo lamento
per l'amenorrea delle parole.


*

L’artista d’amore (2)

(Lo scultore)

Amarmi sui marmi candidi candidamente
io amazzone cavalcando tu centauro
su metope fregiate di casta castità
di una Pallade pallida vergine
d'insana diafana saggezza vestita


Amarmi sui marmi lucidi lucenti
con granitico parossismo cristallino
di una nemesi statuaria bianca di luce
tu come roccia intrusiva nel mio magma
vieni e consolidi solida la mia meraviglia


Amarmi sui marmi lisci lisciando
riflessi flessuosi penetrando appena
con plastica lingua a dar forma a forme
d’archi in trionfi d’Afrodite pantelico monte
come un Prassitele di tanta grazia maestro.


*

Il giorno

 

 

S’annichilisce la notte nell’alba,

tutte le stelle indulgono alla nebbia,

nuove asserzioni propone l’aurora

e infine il giorno s’inarca in ventagli

di fermenti ordinari e di travagli.

 

E non c’è mai mistero nel visibile,

che possa impressionare o sbalordire.

Tutto appare, così, sempre normale.

 

Invero  è un fatto strano… da giornale!

*

Sul lavabo delle tue mani



Quando si è lasciati soli

la mente si lascia cadere

come l’ultima goccia d’acqua

dal rubinetto chiuso sul lavabo

delle tue mani appena lavate.



09/06/2005

*

Sogno albatri

Sogno albatri
volare
su oceaniche distese
inseguendo
interminabili orizzonti
e piango
sotto il cielo vermiglio
recitando
un laconico dramma.





12/05/1982

*

Sereno


Oggi il cielo
ha fatto un tuffo
nel mare
e le montagne
le puoi toccare.
Avvicino la mia mano
e tu la tua.
La sento
non ti vedo
ma ci siamo
perché crediamo
perché speriamo.
E di là c’è ancora cielo,
più azzurro, immenso
come un pensiero che vola
sui cuori, sui nostri
infelici, allegri,
malati, infranti,
delusi, vitali.
Cuori che s’incontrano
attimo per attimo
negli intellettivi spazi
della consapevolezza,
la mia e la tua,
di essere un’unica voce
in un mare di cielo
infinito.



25 gennaio 2002

*

Similitudine

Raccontami una storia
che mi faccia ridere,
raccontami quella
che somiglia un po’ a te.
Raccontamela ancora
che non è mai abbastanza.
L’ascolterò
come bambino estasiato
con gli occhi spalancati
lucenti e teneri.
L’ascolterò
come dolce ninnananna
nell’incantato silenzio
di un istante senza tempo.
Sorseggerò ogni stilla
e, come passerotto affamato,
mi nutrirò di ogni minuzia
vagando
nell’immensa e verde pianura,
sospinta da una brezza leggera,
quasi fossi un’esile festuca.


16 agosto 2002

*

Rugiada del mare




Tra roccia e mare corri

la tua strada investita da raggi

di parole nel sole del mattino.

Nel riverbero dell’acqua

il luccichio della vita

in un abbaglio di felicità.

L’ultimo messaggio appeso a un filo

aggraziava del rosmarino

l’azzurro profumo.

*

Quel che resta

 

Nel buio del cassetto,
tra mutande sfilacciate
e reggiseni sfioriti,
attendono i sogni
le ruvide sveglie suonare.

Mi giro sull’altro fianco,
ma trovo scomoda anche questa posizione.

Quel malevolo odore di mattino
ristagna nella mente,
senza via di fuga.

Quella che sembrava la porta del cielo
è soltanto una macchia di muffa.

Di tanta poesia, resta un ciuffo di peli
annidato in un angolo.

*

Messaggio al Santo dell’Amore

(acrostico)


Sapessi come le certezze

Assaporate

Nel tempo in cui

Veleggiavano le nostre menti

Attraverso fantasmagorie

Lungimiranti d'amore

E i nostri corpi

Nell'afflato di calde notti

Tremavano d'immenso

Intonando sensuali melodie,

Nelle vie nebulose

Ora, vaghino in sconcerto!

*

Guerre



Mense imbandite
di ordigni
di sangue
di odio.

Bocche fameliche
consumano atroci pasti
assetate d’ignobili poteri.
Eucharistie vituperate,
gesti e parole disumane
sugli altari della distruzione.

Chi ha occultato
il Sale
il Pane
e il buon Vino?

*

Insonnia



La notte è fatta di silenzi
o di schiamazzi.
Il cane che non dorme
rimugina nell’abbaio.
C’è una luna sbilenca adagiata
nello sbieco della mia veste
e non ho altro letto
per assopire i pensieri.

*

Sul fondo della bottiglia



L’uomo è una grande bestia dotata d’anima

(Prendere le animelle di una bestia grossa)

naturale e raffinata

(dare una mezza cottura)

mondata, a volte

(spellare, se occorre)

a volte frantumata

(e tagliare a pezzettini)

imbiancata, dorata

(infarinare e rosolare nel burro)

e pure sagace.

(condendole con sale e pepe)

Così fatta.

(Ad avvenuta rosolatura bagnare
con vino di Madera o Marsala
e far alzare solo il bollore.
La salsa può essere aggraziata
con sugo di carne, cosicché,
da buone risulteranno squisite,
queste “animelle alla bottiglia”)*

Piccola anima, di quella grande bestia
ebbra e mollemente deliziosa.

L’anima è qualcosa di umido
in fondo
- disse qualcuno -


In fondo alla bottiglia.

Come la madre dell’aceto.






*Ricetta di Pellegrino Artusi

*

Tenacia

(calembour)



Chimera seguìta intensamente

Chi mera sèguita? Intensa mente!

*

Il passare del tempo



(acrostici)

Istanti
Levigati
Per
Attese
Stupide
Senza
Aspettative
Rimanere
Entro
Delimitate
Eccitazioni
Lacerando
Tacite
Emozioni
Mentre
Pulsano
Ore.






Tanti
Istantanei
Colpetti

Tutti
Attimi
Consumati

*

Nontiscordardimé

(acrostico intervallato)


Non so chi sei. Forse mai
------------------------------- tra le mie asperità

ti conobbi. Forse ancora
------------------------------- tra le mie tenerezze

scordar non ho potuto
------------------------------- quell’attimo fra noi

di sguardo e d’imbarazzo.
------------------------------- Oggi vago solitaria

me maledicendo
------------------------------- incapace di non amarti

*

Bizzarria


hop, hoP
cavalca pensierO
l’oceano dell’emozionE
poiesiS
d’attimI
d’incanto e musicA

*

I colori dei sentimenti

RANCORE

Umido cuore
d’amara sensazione
gialloverdastro.


RIMORSO

D’ambra i toni
nel tormento d’animo
s’ingrigiscono.


DOLORE

In petto preme
purpureo veleno
di digitale.


GIOIA

Sorriso d’occhi
in cristalli di quarzo.
Luce d’iride.


FELICITA’

Un dolce trillo
di bianche campanelle:
festa d’anima.


TRISTEZZA

Rosa cipriata
di polvere impastata
d’acqua e sale.


PAURA

Tela fauvista,
scontro verde-magenta,
al muro appesa.

PUDORE

Timido bacio
sulle labbra rosate.
Antico gusto.


AMICIZIA

Di mela verde
dolce succo emana
odor di lillà.


GRATITUDINE

S’aprono l’ali
come fior d’amaranto
a mano offerta.


MALINCONIA

Nel sogno strugge
del ricordo la cera
e s’imbrunisce.


TENEREZZA

Mano sul viso
d’esperidio d’arancio
dolce sapore.

*

Rugiada



Pianto notturno

con la stoffa del sole

il giorno asciuga.

*

Connubio

Brevi linee d’albe e tramonti
tratteggiano forme perfette
nella trepidazione del cuore
oltre labirinti mentali
ove fili sciolti nel mistero
dilatano pupille d’anima attonita
nell’apoteosi dello stupore.
Il pensiero che ne consegue
è musica d’esaltata felicità.
L’azione, poi
è una voce modulata
da infinito amore
che nell’acuto finale
fende dell’assurdo l’onda
verso sincronia di un divenire
che di noi accoglie l’unisono.

*

Quello che so




So che il tuo pensiero
mai cavalca la mia via
e mi rattristo.

Perché la vita è un cavalcavia
dove si passa in fretta
e mi rassegno.

Ma so che tutt’intorno
e sotto e sopra
c’è un pensiero verde
che mai appassisce.

E resisto.

*

Trasgressione



M’accompagna un torpore antico

lungo le scale del giorno

un vapore denso che salendo

condensa sulla teca del reale.

Ma non m’appartiene

giacché nel mio irrequieto malessere

mi divincolo come un’anguilla

sl’amandomi.

*

Sotto la panca



Come una capra impaurita
mi rintano nel sottoscala della vita.

Ascolto passi sottosopra
sui gradini di un mondo
che più non conosco
lasciandomi vivere sottovuoto
per conservare almeno il pianto
di un sottoscritto dolore
sottomesso al sottomercato delle parole.

E’ una sottoveste sfilacciata
quest’anima sottoposta
a inique sottovalutazioni
che rammendo, sottobanco,
per sottolineare ancora,
sottovoce, con righe sottopelle,
gl’innumerevoli sottoprodotti
di un presente che riduce
sottozero il barlume d’ogni luce.

E’ un sottofondo inesaudito
questo mio triste canto
sottotitolato alla pagina
di un cuore chiuso sottochiave
nei sottintesi di un conclave.




- Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa -

Nel sottobosco della sottocultura
lo scioglilingua è una sottospecie
in via di estinzione.

*

Peregrinare

 

 

E non preme

nel cullare lieve

il camminare lento

sulle dune del silenzio.

 

Nei granuli dell’infinito

affondati piedi

impronte lasciano

di stelle comete.

*

L’uomo che sono




La donna che ero

si accoppiò col tempo,

fragile essenza

senza un’istanza.

L’uomo che sono

possiede l’impotenza,

quel tentennare stanco

dopo un orgasmo di speranza.