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Raccolta di poesie di Luca Gamberini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Lo sguardo deluso degli specchi

Ci sono giorni in cui dimentichi di essere vivo
giorni nei quali perfino la nebbia pare un inno alla gioia
è che per troppi anni hai sempre chiesto, per ogni cosa,
il permesso al cervello, ed ora non ti è rimasto che quello.
Come bacchetta magica il bastone dell'incoerenza
a tenere su di peso le tue paure, trasformandole
in malinconia. E sono ormai lontani i tuoi capolavori
di baci a perdifiato, una zappa tirata sui piedi del domani
per via di quella inadeguata sensazione di non sentirsi
attrezzato a vivere come un comune imbecille.
Questa tristezza, che ora ti accompagna, è sempre stata in te,
con te, per te, ed era sempre lei ad aiutarti quando cercavi
di incrementare lo strato di demenza, di saziare la tua disumanità.
Per anni hai trascorso le notti rifugiandoti nei libri,

non volevi sapere chi fossi stato, ti interessava solamente scoprire

chi avresti potuto essere. Hai così bruciato tutto tranne i libri

che hai scritto, che non ti guardano più, che non ti hanno mai aspettato

che sono fuggiti via dalle tue paure insieme ai tuoi sogni.

Prima di morire ricordati di dare da mangiare al gatto.

*

Aspettando Panezio

Ci siamo presi cura delle parole
impoverendo i modi di fare.
Lo scetticismo pirroniano rivalutato
da nuovi Eratostene, la filosofia
morale produce musei disertati
dalla fantasia, ci si attiva per fare
assistenza teologica, un manicheismo
introverso, a tratti isterico, occhi
esorcizzati da divinità approssimative.
Siamo tutti degli Eloisa e Abelardo
inclini al peccato, sposi e amanti
impareggiabili, come l'Adelina
di Haber, incapaci di comprendere
che il solo pensiero non basta
a renderci eretici, anarchici, libertari.
L'imbarbarimento della solidarietà
segue di pari passo il processo
di trasformazione del cristianesimo.
Una società fantasma, una politica marcita
sotto i colpi di un sistema economico egemone
vuoti di potere determinati dagli istituti
di emissione, così nasce e si espande
il rifiuto nei confronti della cultura, i morti
-mai celebrati da vivi- se la ridono di noi.
Viviamo di aporie, disumanizzati dai processi
alle intenzioni, grandi amici nella distanza.
Osservo un quadro che mi guarda, questa
entusiasmante tragedia ci accomuna.

*

Negligenze

Mi sono dimenticato
di dirti che sto bene
e il tempo che passa
mi vede magro, dice
che dovrei incontrarti
scriverti una canzone
ma io non so, andare
avanti, trarre la radice
quadrata di una lacrima.
Resto per giorni dentro
a questo -immaginario-
cimitero di combinazioni.
Amore è ciò che ci serve
nell'immediato, non roba
per eterni, vita è quello
che non si può più vivere.

*

La luce sfinita di agosto

Il nostro amore è il silenzio della pietra 
con sopra inciso un buio. Abbiamo fame 
ma è come se avessimo già mangiato.
Ci siamo pensati vivi come se fossimo
due persone vive, ora ti narro la nostra
emarginazione da noi stessi. Abbiamo
capito che non potevamo capirci, siamo
ancora in piedi e ci vediamo seduti a parlare 
come due vecchi amici che non si parlano 
più. Tu frequentavi licei, università, luoghi
comuni, io preferivo il mare di ottobre, volti
nudi senza corpo, le ascese del sottosuolo.
Un lavoro per pochi spiccioli, la luce sfinita
di agosto, nuovi libri da sfogliare, copertine
deluxe, domandarsi se e come sarebbe finita
senza avere mai seriamente cominciato.
Un'estrazione di emozioni con la ruota che gira
davanti a due sedie disabitate, una speranza
appesa a trigliceridi spavaldi, cibi raffinati
da ricordare con gli amici nei lampi di estrema
solitudine, tu comodamente inquietata 
per le mie vicissitudini, io che vorrei dirti
ancora il freddo di giugno, le mie mani tra i tuoi
capelli e tu non potevi, dovevi lavorare, dare
un nome alla tua insoddisfazione, ai soldi spesi. 
E ancora oggi immagini che quel vedermi 
umiliato dalla vita ti possa portare altrove.

*

Antropomorfismo

La campagna è un mare

dentro il quale gli uccelli

nuotano nell'aria pigra.

La mia bici è una barca

le gambe sono il motore

il filiforme busto la vela.

Il grano è ancora bambino

il sambuco fiorito si lascia

stuzzicare dal sole, mi immagino

fragole di mare, sogno di mangiarle

appena colte, con il limone, come cozze.

Vorrei sapermi felice a dipingere

voglie, ma l'azzurro della primavera

mi invecchia fino a farmi spuntare

una nuvola dagli occhi. Stasera parlerò

alle vedove sedie, di un mondo seduto

sull'erba, le capre, i fagiani, la frutta,

la pena di vivere.

Alzerò fiero lo sguardo, fissando il buio.

*

Vestigia

Ho ricordi di Salerno 
come di non esserci mai stato, 
forse dovrei dedicare meno tempo 
ai miei stati di alienazione. 
Le mie impronte non sono mai uguali, 
somigliano a un futuro immaginato, 
percepito al trasgredire del lenzuolo. 
Tra cimici morte di fresco mi elevo al tacere, 
non sono più capace di distinguere i volti di chi mi ha amato, 
ogni tanto in sogno si rincorrono voci che sono sempre la mia. 
Prima di addormentarmi, rileggo libri che non ho mai letto, 
conto i passi che non ho mai fatto. 
Il mio è un chiamare senza voce chi un nome non ha, 
non ho più ricordi di un abito bianco dato in pasto al piacere 
per potere poi articolare con maggior disinvoltura la sofferenza. 
Come cadaveri vivi che sempre la morte offendono.

*

Precipitazione chimica

Di mia madre conservo 
il minuto ombrello 
che si apre a scatto 
così come era lei. 
Lo apro in certe giornate 
di sole, per attutire 
il riverbero della mia inutilità. 
Quando piove lo guardo 
senza aprirlo, poiché di lei 
conservo un asciutto ricordo 
un riposo vivace di cieli chiari.

*

Via Emilia

Eri brava a fare poesia
un talento indifeso
ti bastava guardarmi
dove non ero, confondermi
con i tuoi desideri, mentre
contavo mosche sui vetri.
Eri brava ma non eri tu
nemmeno noi ora si può
comprendere il significato
di questi abbandonati versi
come a vegliare un morto
autenticare una firma falsa.
Eri brava e forse ora
sei ancora meglio di
ciò che sei. Nei tuoi occhi
nuovi progetti di schiene
diritte e un dolore che non si
spezza, declive allo specchio.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Bambino

Sii uomo mi hai detto
dopo avermi voluto bambino
che sta bene al di fuori 
dell'infanzia
davvero ora mi sorgerebbe
una domanda
ma la vecchiaia incombe
e le stagioni sono finite
prima di cominciare
e la tua voce
è diventata una fotografia
ed i miei occhi
un vuoto di memoria olfattiva
e trovo dannoso discutere
di cose che non sappiamo
come sarebbe andata a finire 
o cominciare
e anche adesso che ti guardo
non so nemmeno quale abito 
starai indossando
e forse non so più chi sei
che mi vorresti uomo
per dire poi che sono cambiato
e mi hai amato bambino.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Solo

Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio domani e ascolto le voci di ieri, che adesso non c'è nessuno che parla, nessuno a piangere chi non è tornato a dire che per venire capiti bisogna rendersi incomprensibili. Mi guardo per ore, niente si muove al granello di terriccio incolto, vorrei restare così, arrampicato all'erba rigida di dicembre, erba che non si china al silenzio di vivi che paiono televisori al plasma trasfusi. Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio dolore che sono io, resto immobile per ore, come fossi uno stendino per biancheria sporca che asciuga il proprio sudore solo al buio, perché il mio sole è solo lacrime e di me non vive, ma mi pensa sempre, voce di ieri che adesso non c'è nessuno e me ne sono andato pure io che sono rimasto qui, solo.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Spirito libero

Ricordo tutto di te
anche se non conosco nulla.
 
Ti vedo
cordiale, distratta, assorta, triste,
così vicina
ma deliziosamente irraggiungibile.
 
Ho abituato i miei occhi
a respirare il tuo profumo,
come un ladro timido e discreto
quasi neanche me ne accorgo.
 
Ho imparato a chiamarti
anche se a me è estraneo il tuo nome,
ho scolpito nel mio ego il tuo sorriso,
dolce e intenso,
misurato e deciso.
 
C’è  complicità nel tuo sguardo,
c’è il desiderio di non soffrire
ci sono tutti i giorni passati,
in fila,
uno dopo l’altro;
c’è un’energia che cattura
e mi fa sentire
felice, impacciato, leggero, disperato,
in una frazione di attimo.
 
Non appari mai nei miei sogni
perché  i sogni non sono belli come decantano,
appari tutti i giorni nella mia realtà,
sei un’onda anomala
che sbatte contro gli scogli della mia timidezza
e infrangendosi disperde tutti i miei confusi pensieri.
 
Mentre ti osservo da dietro le sbarre dei miei errori
penso...
Vorrei fossi prigioniera,
libera sei inarrivabile,
sei impossibile per i miei occhi
e non possiedo le chiavi per poter fuggire dall’inutile.
 
Sei la tranquillità e il tormento,
sei l’inverno che lentamente mi sorprende,
sei la voglia di volare fino ad accarezzare il cielo,
sei la sveglia del mattino
che vibra e fa pulsare il cuore.
A ogni battito una luce;
i tuoi occhi che sorridono.