chiudi | stampa

Raccolta di poesie di Luca Gamberini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Un poeta non muore felice, se non di morire

A pensarci bene non so nemmeno se mi piace. Desiderio, interesse, curiosità; ormai sono soltanto parole da adoperare in scrittura, fragile tentativo di decomporre i miei solidi strati di ambascia. A pensarci bene non la penso neppure così tanto come immagino, penso di pensarla ma non la penso e penso che alla fine non sarà neppure l'altra l'ultimo mio pensiero, ce ne sono altri prima del loro, ci sono, per esempio, cani da riordinare per nome, colore del pelo ed emano, ci sono occhi smarriti da riportare nella casa del corpo, ci sono pagine di libri da sottolineare, come si faceva con le schedine per indicare il risultato indovinato. Mi hanno detto che i poeti muoiono soli per poter poi vivere più a lungo, non lo so se sia vero, credo che un poeta non muoia felice se non di morire. A volte penso che potrei andare un giorno in quel posto, partecipare a un evento, ed è, pensarlo, come esserci già stato, un po' come erano i loro progetti con me, pensati e dimenticati, come morire per liberarsi del pensiero della morte, come uccidere per liberarsi del pensiero di sentirsi assassini. Mi dicono le mie poesie avranno successo in futuro, un po' come l'ultima volta che la vidi e sapevo sarebbe stata, quella, l'ultima, mentre lei fingeva di non saperlo sebbene lo avesse deciso da tempo. Non ricorderà che la piansi bambino.

*

Agli innamorati

Sto pensando a nuove cose
a nuove case, alla tristezza
del sonno che non riesce a prendermi.
Sto pensando a un lungomare
a un treno che non è mai solo andata
a un telefono che la notte è muto
perfino se lo scuoto.
Sto pensando a un giardino
dove non sono mai stato
sebbene ne conosca a memoria il prato
a un mare tranquillo che ancora
non mi ha memorizzato, a carne
che mi nutre talmente tanto
da non averne mai abbastanza.
Sto pensando a parole che provocano
brividi, luce, stupore, a una gomma
da masticare, appiccicata al manico
di una borsa così come io lo vorrei essere
al suo cuore. Sto pensando a dove lascio
gli occhi prima di partire e al suo sguardo
che pare sempre il primo ogni volta
che mi vede tornare. Stavo pensando
che ho lasciato le mie mani tra i suoi capelli
e per scrivere adopero i suoi occhi.

 

(16 marzo 2012, ore 01:51)

*

Aspettando Panezio

Ci siamo presi cura delle parole
impoverendo i modi di fare.
Lo scetticismo pirroniano rivalutato
da nuovi Eratostene, la filosofia
morale produce musei disertati
dalla fantasia, ci si attiva per fare
assistenza teologica, un manicheismo
introverso, a tratti isterico, occhi
esorcizzati da divinità approssimative.
Siamo tutti degli Eloisa e Abelardo
inclini al peccato, sposi e amanti
impareggiabili, come l'Adelina
di Haber, incapaci di comprendere
che il solo pensiero non basta
a renderci eretici, anarchici, libertari.
L'imbarbarimento della solidarietà
segue di pari passo il processo
di trasformazione del cristianesimo.
Una società fantasma, una politica marcita
sotto i colpi di un sistema economico egemone
vuoti di potere determinati dagli istituti
di emissione, così nasce e si espande
il rifiuto nei confronti della cultura, i morti
-mai celebrati da vivi- se la ridono di noi.
Viviamo di aporie, disumanizzati dai processi
alle intenzioni, grandi amici nella distanza.
Osservo un quadro che mi guarda, questa
entusiasmante tragedia ci accomuna.

*

Negligenze

Mi sono dimenticato
di dirti che sto bene
e il tempo che passa
mi vede magro, dice
che dovrei incontrarti
scriverti una canzone
ma io non so, andare
avanti, trarre la radice
quadrata di una lacrima.
Resto per giorni dentro
a questo -immaginario-
cimitero di combinazioni.
Amore è ciò che ci serve
nell'immediato, non roba
per eterni, vita è quello
che non si può più vivere.

*

Antropomorfismo

La campagna è un mare

dentro il quale gli uccelli

nuotano nell'aria pigra.

La mia bici è una barca

le gambe sono il motore

il filiforme busto la vela.

Il grano è ancora bambino

il sambuco fiorito si lascia

stuzzicare dal sole, mi immagino

fragole di mare, sogno di mangiarle

appena colte, con il limone, come cozze.

Vorrei sapermi felice a dipingere

voglie, ma l'azzurro della primavera

mi invecchia fino a farmi spuntare

una nuvola dagli occhi. Stasera parlerò

alle vedove sedie, di un mondo seduto

sull'erba, le capre, i fagiani, la frutta,

la pena di vivere.

Alzerò fiero lo sguardo, fissando il buio.

*

Vestigia

Ho ricordi di Salerno 
come di non esserci mai stato, 
forse dovrei dedicare meno tempo 
ai miei stati di alienazione. 
Le mie impronte non sono mai uguali, 
somigliano a un futuro immaginato, 
percepito al trasgredire del lenzuolo. 
Tra cimici morte di fresco mi elevo al tacere, 
non sono più capace di distinguere i volti di chi mi ha amato, 
ogni tanto in sogno si rincorrono voci che sono sempre la mia. 
Prima di addormentarmi, rileggo libri che non ho mai letto, 
conto i passi che non ho mai fatto. 
Il mio è un chiamare senza voce chi un nome non ha, 
non ho più ricordi di un abito bianco dato in pasto al piacere 
per potere poi articolare con maggior disinvoltura la sofferenza. 
Come cadaveri vivi che sempre la morte offendono.

*

Precipitazione chimica

Di mia madre conservo 
il minuto ombrello 
che si apre a scatto 
così come era lei. 
Lo apro in certe giornate 
di sole, per attutire 
il riverbero della mia inutilità. 
Quando piove lo guardo 
senza aprirlo, poiché di lei 
conservo un asciutto ricordo 
un riposo vivace di cieli chiari.

*

Via Emilia

Eri brava a fare poesia
un talento indifeso
ti bastava guardarmi
dove non ero, confondermi
con i tuoi desideri, mentre
contavo mosche sui vetri.
Eri brava ma non eri tu
nemmeno noi ora si può
comprendere il significato
di questi abbandonati versi
come a vegliare un morto
autenticare una firma falsa.
Eri brava e forse ora
sei ancora meglio di
ciò che sei. Nei tuoi occhi
nuovi progetti di schiene
diritte e un dolore che non si
spezza, declive allo specchio.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Bambino

Sii uomo mi hai detto
dopo avermi voluto bambino
che sta bene al di fuori 
dell'infanzia
davvero ora mi sorgerebbe
una domanda
ma la vecchiaia incombe
e le stagioni sono finite
prima di cominciare
e la tua voce
è diventata una fotografia
ed i miei occhi
un vuoto di memoria olfattiva
e trovo dannoso discutere
di cose che non sappiamo
come sarebbe andata a finire 
o cominciare
e anche adesso che ti guardo
non so nemmeno quale abito 
starai indossando
e forse non so più chi sei
che mi vorresti uomo
per dire poi che sono cambiato
e mi hai amato bambino.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Solo

Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio domani e ascolto le voci di ieri, che adesso non c'è nessuno che parla, nessuno a piangere chi non è tornato a dire che per venire capiti bisogna rendersi incomprensibili. Mi guardo per ore, niente si muove al granello di terriccio incolto, vorrei restare così, arrampicato all'erba rigida di dicembre, erba che non si china al silenzio di vivi che paiono televisori al plasma trasfusi. Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio dolore che sono io, resto immobile per ore, come fossi uno stendino per biancheria sporca che asciuga il proprio sudore solo al buio, perché il mio sole è solo lacrime e di me non vive, ma mi pensa sempre, voce di ieri che adesso non c'è nessuno e me ne sono andato pure io che sono rimasto qui, solo.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Spirito libero

Ricordo tutto di te
anche se non conosco nulla.
 
Ti vedo
cordiale, distratta, assorta, triste,
così vicina
ma deliziosamente irraggiungibile.
 
Ho abituato i miei occhi
a respirare il tuo profumo,
come un ladro timido e discreto
quasi neanche me ne accorgo.
 
Ho imparato a chiamarti
anche se a me è estraneo il tuo nome,
ho scolpito nel mio ego il tuo sorriso,
dolce e intenso,
misurato e deciso.
 
C’è  complicità nel tuo sguardo,
c’è il desiderio di non soffrire
ci sono tutti i giorni passati,
in fila,
uno dopo l’altro;
c’è un’energia che cattura
e mi fa sentire
felice, impacciato, leggero, disperato,
in una frazione di attimo.
 
Non appari mai nei miei sogni
perché  i sogni non sono belli come decantano,
appari tutti i giorni nella mia realtà,
sei un’onda anomala
che sbatte contro gli scogli della mia timidezza
e infrangendosi disperde tutti i miei confusi pensieri.
 
Mentre ti osservo da dietro le sbarre dei miei errori
penso...
Vorrei fossi prigioniera,
libera sei inarrivabile,
sei impossibile per i miei occhi
e non possiedo le chiavi per poter fuggire dall’inutile.
 
Sei la tranquillità e il tormento,
sei l’inverno che lentamente mi sorprende,
sei la voglia di volare fino ad accarezzare il cielo,
sei la sveglia del mattino
che vibra e fa pulsare il cuore.
A ogni battito una luce;
i tuoi occhi che sorridono.