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Raccolta di poesie di Luca Gamberini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Antropomorfismo

La campagna è un mare

dentro il quale gli uccelli

nuotano nell'aria pigra.

La mia bici è una barca

le gambe sono il motore

il filiforme busto la vela.

Il grano è ancora bambino

il sambuco fiorito si lascia

stuzzicare dal sole, mi immagino

fragole di mare, sogno di mangiarle

appena colte, con il limone, come cozze.

Vorrei sapermi felice a dipingere

voglie, ma l'azzurro della primavera

mi invecchia fino a farmi spuntare

una nuvola dagli occhi. Stasera parlerò

alle vedove sedie, di un mondo seduto

sull'erba, le capre, i fagiani, la frutta,

la pena di vivere.

Alzerò fiero lo sguardo, fissando il buio.

*

Superficialità

Mi eccita pensare ai pomodori cinesi
fantasticare sulle badanti bielorusse.
Se poi ho la barba sono poco incline
a russare via l'adrenalina del colpo 
di sonno in cucina dopo la colazione.
Questo Stato -infame- di eccitazione
mi rende più desolato della panchina
-fronte mare- sulla quale mai sedesti. 
Preferivi fare le cose da in piedi, tenerli 
ben radicati sul prima e il dopo di noi.

*

Vieni a vedere come muore un fiore

Vieni a vedere come vive un fiore

abbonda l'acqua, tra le radici in divenire

vieni a vedere, cerca la carne nello stelo

scrivi col suo sangue, prima che arrivi il gelo.

Vieni a vedere come vive un fiore

tra tutti quanti scegli prima dall'odore

vieni a vedere, fiuta ogni particolare

se usi il cuore non sbaglierai colore.

Vieni a vedere come muore un fiore

abbonda l'acqua che tu lasci svanire

vieni a vedere come cambia umore

gambo inconsistente, evitato dal tuo sole.

Vieni a vedere come muore un fiore

passano gli anni mentra tu conti le ore

vieni a vedere, non c'è da farsi male

niente dolore se giochi a non capire.

*

Idealismo

Le stagioni tingono il cielo

quanto la memoria tinge la mente, detto questo;

quel cielo non siamo noi, forse, come lui, immobili

a disastro compiuto. Incerti, come un avvenire,

sopportiamo il peso di un amore

senza averlo mai conosciuto. La sera

porta in dono ad ognuno un senso di già finito

come un ridere del prossimo senza averci provato

e nemmeno più mi chiedo dove alberghi

la forza di un tentativo. Si spiano lacrime

si adottano discorsi da non ascoltare

per meglio predisporsi all'iniqua giustizia.

Di te serbo il buon proposito

di avermi voluto difendere dai nemici

-inconsciamente- da te

prima di vederti rincasare nell'esemplare nulla

devota alla debolezza della tenacia

fedele alla pesantezza della letizia.

Spiccava -in te- quel senso di incompiuto

che viene dopo il tutto. Dormire era l'ignoto

per poi scoprire -ad ogni risveglio-

che non era come ci dicevano da bambini

che non era come mi dicevi.

*

Tredici febbraio

Auguri al tuo cuore
che ancora mi pensa
quando non lo ascolti
e gli rubi il fuoco.
Meccanica di solitudine
che ascolta l'onda pigra
librarsi sulla terrazza
fronte mare.
Noioso è avere un cuore
parlare per anni al silenzio
di una musica che sopprime
il riparo.
Ogni cosa sempre si fa tuo nome
stolto e ingenuo come fosse ieri
pratico la pianura nel riso amaro
che ti rende così dolce.
Auguri al tuo cuore
che forse mi pensa ogni tanto 
-raccolto in un buio che consola- 
se canto favole al nostro silenzio.

*

Vestigia

Ho ricordi di Salerno 
come di non esserci mai stato, 
forse dovrei dedicare meno tempo 
ai miei stati di alienazione. 
Le mie impronte non sono mai uguali, 
somigliano a un futuro immaginato, 
percepito al trasgredire del lenzuolo. 
Tra cimici morte di fresco mi elevo al tacere, 
non sono più capace di distinguere i volti di chi mi ha amato, 
ogni tanto in sogno si rincorrono voci che sono sempre la mia. 
Prima di addormentarmi, rileggo libri che non ho mai letto, 
conto i passi che non ho mai fatto. 
Il mio è un chiamare senza voce chi un nome non ha, 
non ho più ricordi di un abito bianco dato in pasto al piacere 
per potere poi articolare con maggior disinvoltura la sofferenza. 
Come cadaveri vivi che sempre la morte offendono.

*

Precipitazione chimica

Di mia madre conservo 
il minuto ombrello 
che si apre a scatto 
così come era lei. 
Lo apro in certe giornate 
di sole, per attutire 
il riverbero della mia inutilità. 
Quando piove lo guardo 
senza aprirlo, poiché di lei 
conservo un asciutto ricordo 
un riposo vivace di cieli chiari.

*

Via Emilia

Eri brava a fare poesia
un talento indifeso
ti bastava guardarmi
dove non ero, confondermi
con i tuoi desideri, mentre
contavo mosche sui vetri.
Eri brava ma non eri tu
nemmeno noi ora si può
comprendere il significato
di questi abbandonati versi
come a vegliare un morto
autenticare una firma falsa.
Eri brava e forse ora
sei ancora meglio di
ciò che sei. Nei tuoi occhi
nuovi progetti di schiene
diritte e un dolore che non si
spezza, declive allo specchio.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Bambino

Sii uomo mi hai detto
dopo avermi voluto bambino
che sta bene al di fuori 
dell'infanzia
davvero ora mi sorgerebbe
una domanda
ma la vecchiaia incombe
e le stagioni sono finite
prima di cominciare
e la tua voce
è diventata una fotografia
ed i miei occhi
un vuoto di memoria olfattiva
e trovo dannoso discutere
di cose che non sappiamo
come sarebbe andata a finire 
o cominciare
e anche adesso che ti guardo
non so nemmeno quale abito 
starai indossando
e forse non so più chi sei
che mi vorresti uomo
per dire poi che sono cambiato
e mi hai amato bambino.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Solo

Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio domani e ascolto le voci di ieri, che adesso non c'è nessuno che parla, nessuno a piangere chi non è tornato a dire che per venire capiti bisogna rendersi incomprensibili. Mi guardo per ore, niente si muove al granello di terriccio incolto, vorrei restare così, arrampicato all'erba rigida di dicembre, erba che non si china al silenzio di vivi che paiono televisori al plasma trasfusi. Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio dolore che sono io, resto immobile per ore, come fossi uno stendino per biancheria sporca che asciuga il proprio sudore solo al buio, perché il mio sole è solo lacrime e di me non vive, ma mi pensa sempre, voce di ieri che adesso non c'è nessuno e me ne sono andato pure io che sono rimasto qui, solo.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Spirito libero

Ricordo tutto di te
anche se non conosco nulla.
 
Ti vedo
cordiale, distratta, assorta, triste,
così vicina
ma deliziosamente irraggiungibile.
 
Ho abituato i miei occhi
a respirare il tuo profumo,
come un ladro timido e discreto
quasi neanche me ne accorgo.
 
Ho imparato a chiamarti
anche se a me è estraneo il tuo nome,
ho scolpito nel mio ego il tuo sorriso,
dolce e intenso,
misurato e deciso.
 
C’è  complicità nel tuo sguardo,
c’è il desiderio di non soffrire
ci sono tutti i giorni passati,
in fila,
uno dopo l’altro;
c’è un’energia che cattura
e mi fa sentire
felice, impacciato, leggero, disperato,
in una frazione di attimo.
 
Non appari mai nei miei sogni
perché  i sogni non sono belli come decantano,
appari tutti i giorni nella mia realtà,
sei un’onda anomala
che sbatte contro gli scogli della mia timidezza
e infrangendosi disperde tutti i miei confusi pensieri.
 
Mentre ti osservo da dietro le sbarre dei miei errori
penso...
Vorrei fossi prigioniera,
libera sei inarrivabile,
sei impossibile per i miei occhi
e non possiedo le chiavi per poter fuggire dall’inutile.
 
Sei la tranquillità e il tormento,
sei l’inverno che lentamente mi sorprende,
sei la voglia di volare fino ad accarezzare il cielo,
sei la sveglia del mattino
che vibra e fa pulsare il cuore.
A ogni battito una luce;
i tuoi occhi che sorridono.