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Raccolta di poesie di Giovanni Rossato
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Il vuoto che sta fuori

 

 

Ho noia di questa pagina vuota

mettere dentro il vuoto che sta fuori

davvero non si può.

 

Lo stupore

per l’inatteso

il treno corre in galleria

meno veloce però

conosce i pericoli

del mondo che finisce,

illudersi con cautela.

 

La disperazione non vede

gli occhi che la guardano:

non servono parole buone.

 

Cercare consolazione nella parola

di un uomo disperatamente solo

che gioca a continuare il mondo.

 

La luna sarà grandissima stasera,

la pace dei campi

non nutrirà la sofferenza delle strade vuote.

 

 

Martedì 7 aprile 2020

*

Non pensare al domani

Non pensare al domani,

lo saremo davvero,

non continueremo,

non sarà come prima.

 

Sarà diverso tornare a casa

dopo averla abitata così a lungo,

 

una casa non ci sarà

al nostro ritorno,

 

non scenderemo in piazza

non usciremo sui balconi

 

non come ora,

non come adesso.

 

Chi

 

accarezzerà i prati con gli occhi,

con occhi nuovi guarderà le strade

 

non avrà atteso

come in un bozzolo

di vita sospesa

 

del ieri non sarà domani

vivrà

come oggi.

 

Sarà,

la nebbia

sulla strada.

*

E’ un fatto

 

E’ un fatto

che io non abbia fatto granchè

incredibile io sia qui.

 

La disperazione

è l’occhio del ciclone

dove irrevocabile

è adesso;

 

tacere è

non battere di ciglio,

 

le chiese deserte

il nuovo distanziamento rituale

disperati con le mani vuote,

 

trovare qualcosa da fare

in mezzo ai non fare molto meritevoli

mai stati così fragili e soli,

 

disperato ogni pertugio

ogni falla

ogni porta,

esasperati

strade senza ricordo,

 

a novembre pensavo i miei versi

proiettati nel domani

come i cavalli del motore

il colore del frigorifero

il giallo della cucina.

 

Per vivere bisogna defecare

mangiare

bere

dormire

scopare (qualche volta)

come la vita non fosse ottusa.

 

Due non serve a dimenticare

e se tre, quattro, otto e poi avanti così

non accrescono il nulla

meno otto non si può vedere,

 

125

l’accesso alla mostra è contingentato

 

crescerà l’erba negli stadi

 

non basterà nascondere la paura

sotto epiteti e sguardi da Clint Eastwood,

 

Liv Tyler è un po' invecchiata

e non sarà ad aspettarti a missione compiuta,

 

le repliche saranno il problema della tv

finchè noi continueremo a ripeterci.

 

Il fresco delle sere

e le colline importano poco

una vespa si è posata

sul davanzale.

 

Notte del 9 marzo 2020

*

Del dio delle donne insaziabili e della pazzia

 

 

Ci ha guidati il vino,

per un tratto di strada

 

ridevamo allora,

cantavamo,

insulti e botte (a volte)

e non era un gioco;

si moriva con qualcuno accanto

ed era silenzio senza rimpianto

per giorni,

 

ci fermavamo,

 

con il bicchiere in mano (le ombre o le tazzette delle osterie)

odorava acre quando si versava

scendeva nella gola vivo e sporco

come l’umana natura

che ricorda l’essere nati per marcire

e rinascere poi

per un attimo di splendore

sotto e nel sole di luglio

nella nebbia di novembre

nel gelo di gennaio

e nel vento di marzo.

 

Maturava in noi come il bisogno di lavorare,

fottere e amare

anche quello di riposare

poi,

come ogni cosa che deve essere per stare,

come il vino riposa nella botte.

 

Poi Lysios ci ha lasciati,

è salpata la sua nave,

non può abitare nei limpidi calici

che feriscono senza guarire,

 

ora,

 

questo mondo non conosce il riposo

dell’aver vissuto;

si muove,

come una giostra inceppata

che nessuno vuol riparare.

 

Nessun uomo sulla terra.

*

Queste sere

Queste sere

dove non puoi uscire

bisogna stare con la propria solitudine

senza conoscerne altre

ed è dolce

vivere

il bisogno

che io ho di me.

*

Frida

 

Frida l’immagine e il ricordo torna solo quello che conosco, io sono, io sono il nulla, il nulla può essere io, sono il ricordo senza foto da postare o appoggiare sul comodino. Pochi spazi di poesia automatica fra un detto e fatto nessuna distanza, neppure tu che l’ascolti noterai un riflesso argentino, resterà per i posteri, non me ne importa nulla se tutto si conclude, se un abbraccio spezzerà le reni e il cuore.

L’autobus impenna sulle sue condizioni improbabili non importano le gomme lisce e neppure il ruvido del vestito di alpacca che si bagnerà di sangue. Svegliarsi e guardarsi allo specchio proprio sopra il letto disegnare per non dare spazio al domani e se tu mi seguirai non me ne importerà un granché, sono raggio di luce, il colore delle case e la luce nel deserto, mi muovo anche adesso e le mie sopracciglia crescono folte.

*

Il limite

 

 

Se il limite

si perde nel mare profondo

parola che non tocca,

non tocca,

 

parola potente

dalle nebbie dell’io sono,

l’emozione la ricorda.

*

Per ogni momento...

Per ogni momento

un pensiero

una botola

un varco, qualcosa da capire.

 

Se io mi penso nei miei pensieri

trovo altre ragioni

come guardarti negli occhi

non guardarti

non trovarti.

 

La luce sui vetri

uno specchio

impossibile andare oltre.

 

Eppure è un perdersi

e la strada pare non aver

fine.

*

Bianchi di una lunga storia...

Bianchi di una lunga storia

i letti d’ospedale.

e la paura di morire,

 

come in una gabbia.

 

L’incoscienza davanti agli occhi,

attese;

calzini da lavare,

scodelle nel lavandino,

minestra e prosciutto per cena;

momenti impagabili

sempre con la guardia alzata

accenti rossi e blu

dalle labbra screpolate

e le mani insanguinate

senza sapere perché.

 

 

I giorni sono passati

non è più tempo.

*

La mia poesia per i giorni di festa

 

 

La mia poesia per i giorni di festa

e i giorni qualunque

e io che faccio esperienza

dello stare al mondo:

onda che si infrange sullo scoglio,

terra e acque,

generazione di poeti,

nessun tempio

nessuna musa.

L’ orizzonte lontano

indecifrabili i segni,

descrivere il mio mondo,

quando io ti conosco da tempo,

oltre,

quando ne sapevamo quanto adesso

con più fiducia però,

ancora certo non capivamo

che il mondo è tutto dentro,

volevamo

senza saperlo,

da dove partissero i sogni,

pensavamo che l’ombra fosse di noi stessi

che non ci seguisse

non per caso,

obliquamente

non sapevamo di vedere

per questo il mondo ci appariva discosto

un po' più in là

raggiungibile domani.

 

Un passo indietro

per andare avanti,

eppure ogni passo

ti porta più in là,

anche di traverso,

anche girando in cerchio,

non sei più tu

neppure io.

*

Di foto e partite di bigliardo

 

 

La condizione umana

è tutto ciò che ci aspetta

dialogando,

esibendo parole

nascondere le proprie carte

mentre l’alba

mai stridula

respira con i nostri respiri,

 

indifferente

vedi la luce

occasioni ad ogni passo

quando niente è ciò che vorremmo,

 

sei ancora foto sulla retina

girarla non occorre

i primi piani non hanno niente da dire,

le foto

dell’album di famiglia

sono lontane

come il mio mal di schiena

e io non sono vecchio

neanche quando mi sei accanto,

 

la macchina assorbe un po'

le asperità del terreno

ricordo la palla sul tavolo da bigliardo

operazione senza ritorno

sera che non aspettava una fine

aspettavamo sorti migliori,

 

ora

aspettare non mi tocca,

tu dormi in questo letto

con tutte le statue che ci guardano,

sono indifferente,

 

potrei scrivere poesie migliori

spremendo il sangue fuori dalle vene

e il sudore dai pori

non mi darebbero più di quello che ho,

 

premio immeritato

l’eternità inattesa

no Monday

none Friday

nessuno.

*

Anche se vedo oltre

 

 

Anche se vedo oltre

sono qui

il peso di questo corpo

se mi chiedo chi sono io

rispondo tante piccole cose

e nulla che io possa fare,

telefono a casa

odoro le viole

ormai senza profumo

i gelsomini

che sono un ricordo

e tu

che non mi aspetti più

in fondo alla strada

l’orizzonte sgombro senza confine

e il nulla

che non cerca più di nascondersi

alle mie spalle le attese,

rivalse,

mi guardo di spalle

solo io sullo sfondo dell’orizzonte.

 

Con tutte le scarpe che ho portato

ti fossi vicino.

 

Con il loro look

fascisti ai fori imperiali,

sono tutti morti

preda di un movimento

che non poteva non fermarsi.

 

Lorena in fondo alla piazza

dove non è mai stata

lei che mi aspetta

nel ricordo di un sogno

prima che la mia attesa

si facesse adesso.

 

Code all’entrata di una mostra

per un’epopea ancora da scrivere

che nessuno

scriverà.

 

Con la roba sporca in valigia

tornerò

sono memoria vivente

di chi non c’è stato

mi è testimone la carta igienica

gli avanzi di cucina

e i piatti sporchi

che nessuno vuol lavare.

 

Gianna ricorda tempi migliori

con il suo cane

a camminare sull’argine.

 

Ci saranno nuove mostre

temporanee

forse per vedere i ritratti

del Parmigianino

non sarà il caso di chiedere a Ashbery

se siamo moderni,

con i lavori stradali

e i templi ancora da edificare

resterò sempre io:

un artista

profondamente scorretto.

 

Sarà una nicchia

resteremo fuori dalla porta di casa.

*

Essere moderni

 

 

Essere moderni

oggi

contemporaneo di me stesso

come gettato nel mondo

e caduto in piedi,

miracolosamente

come tutti.

Le strade sono rigorosamente

sempre aperte

per me che mi muovo a cavallo di un sogno,

adattamento spontaneo

alla classe del veicolo,

non sono più scorribande,

navigazioni

direi

con la banalità di chi è ancora qui

spostarsi di un passo

non dà alcuna garanzia

neppure stare fermi

d’altronde

nuove connessioni

spontanee

per quelle recise.

Non ci sono certezze

eppure ogni passo è più in là

lo testimonia Bucefalo

quando i sodalizi esistevano

e le nozze lo erano e basta.

Oggi,

certo è camminare

certo che resisterò

certamente sarò sullo sfondo

di qualche ricordo.

*

Quasi banale

 

 

Quasi banale

quasi

quasi semplice

quasi

fare esperienza

quasi bastante

leggere e scrivere

quasi fosse nulla,

e le case passano sotto i miei occhi

abitare

quasi un compromesso

necessità costruita

essere altri uomini

uomini

bastasse qualcosa

naturalezza

possibile

esperienza di aria bucata

ora la casa mi lascia solo

dove mai?

Dove io non posso

è questo vuoto

questo muoversi nelle parole

come fossero altro da me

come fossero cose da usare

come ne fossi diverso.

Sapessi davvero scrivere

dire le cose

come fossero, sono,

saranno;

saper scrivere,

eternità.

*

La poesia

 

 

La poesia accompagna la vita

il suo lavoro è parola

la sua morte

è esercizio di vita.

 

La parola è camminare (nei giorni)

e la vita è camminare già prima

nella terra della morte.

 

E’ nella vita che hai mosso i tuoi passi

troppi o troppo pochi

esercizio di morte

 

e l’anima è chiusa nel corpo

troppo vuota o troppo piena

per la terra o per il cielo

 

e l’anima è esule

sempre esule

il suo posto è altrove

 

e l’anima è dentro

come nel corpo in una gabbia

 

natura dell’essere altrove,

 

cosa ci ha fatto persona?

Cosa il dono della vita?

 

Furono giorni e furono ore, tempo,

i minuti

sempre troppo pochi

sempre troppi

 

densità dello stare al mondo

 

i giorni non bastano mai

il tempo non è nostro,

vive in noi,

 

ti fu dato tempo

insufficiente per le strade da percorrere,

e la strada che poteva portarti

altrove

ti ha portato qui.

 

Occorre

guardare oltre

aspettare forse,

forse è il tempo

mai bastante, a volte troppo,

il tempo che resterà,

malgrado tutto,

malgrado noi.

 

 

sera 4 dicembre 2019

per Camilla

*

Innegabilmente, magari, forse

 

 

Innegabilmente solo l’uomo può salvarsi

innegabilmente la catastrofe

non è questione di roulette

sotto le stelle

che cambieranno

in un battere di ciglia,

questione di milioni di anni

ci fosse tempo…

ma non c’è,

non c’è

occasioni per muoversi

radicarsi in un bulbo

di giacinto

fiori che sorrideranno

fors’anche la forsizia

la calma ginestra

resteranno senza testimoniare

non è loro compito

sarà il circolo di un passaggio

movimento rotondo

che non lascia scampo

nella sua dolcezza

 

il futuro sarà la fine

e la terra continuerà a girare,

continuerà

 

il canto degli uccelli

resterà,

resterà come adesso,

un nuovo accordo,

una nuova eternità.

*

Ti incontrassi

1

Non crescerà l’erba

giorni senza sole

 

dentro

 

mura fredde del dolore

di una protezione

 

giocatori di carte

in una nuvola di fumo

 

asperità

di un dentro non levigato

 

protetto, difeso

mai visto

 

un automatismo

 

uscire per strada

funzione del corpo

 

funamboli della mente

 

gioco ad alto rischio

corpo senz’anima

 

pensare,

pensarsi

 

nella nebbia a tentoni

con gli occhi chiusi.

 

 

 

2

Operazioni guardate di sbieco

trucco per ingannare l’occhio

 

lentamente

girare attorno al becco dell’aquila

 

camminare per strada con gli occhi di tutti

 

solo

in un mondo di fantasmi

 

lucido

guardare il cielo

 

forma di beatitudine,

 

compassione

camminare senza disperazione

 

non toccarli!

non ci sono

 

non c’è euforia nella gioia

 

se tornassi a casa,

ti trovassi

ti passerei oltre

ti ho già incontrata.

 

 

A colei che senza volerlo e senza saperlo mi ha spinto a camminare con le mie gambe dentro questa meraviglia.

 

Notte 24 novembre 2019

*

Angusti squarci di luce

 

 

Angusti squarci di luce

aprirsi alle aspettative del mondo

non sono io,

piccolo sicuro e forte

senza missioni da compiere

sbadatamente

malauguratamente

senza giochi:

una parola franca,

la cercate davvero?

Operazioni al neon

giochi di ipocrisia

è una vita che si avvita su sé stessa

mentre io

poco devoto al compito

sempre più leggero

ogni tanto respiro

boccate di cielo.

 

E’ bello,

non sono un eroe,

non ho pagato il conto,

ritto sulla plancia della nave

con la mia maschera in mano

a ridere

mentre Rachmaninov

intona la sua speranza,

si,

non ci sono stati e non ci saranno

tempi di grandezza,

ci sono belle cose da respirare,

indifferente alle stonature

che non conosco

mi alzo dal letto sudato

come una farfalla

godendo

senza aver goduto,

 

lo sciacquone del water

inessenziale

come te.

*

Ci vennero date…

 

 

Ci vennero date molte speranze

ma poche possibilità.

 

Dormire ascoltando

il colore del buio

erede di una terra scura.

 

Un figlio strano

gioca con l’indecenza

chiede e bussa per entrare

piange…

gioca alle biglie

ma in cuor suo

non accetta il risultato

non ora

non mai

la sconfitta non confina con la vita.

 

Uno e solo

senza diciture né sottotitoli

senza elencarsi da soli il ranking

droga su piatti di plastica

per un fantasma riutilizzato.

 

Amare limpidamente

senza fare passi indietro

recitare la parte di un altro

abitare fuori dalla casa,

non ventri

non terre.

 

Il vagabondo

con la lampada in mano.

 

notte 16 – 11 - 2019

*

Ci saranno abitudini vecchie di anni

 

 

Un bicchiere di vino

o più

e le stanze da girare

un museo la tua casa

le braccia e le gambe

scomposte

la funzione del vivere adempiuta

e i tanti casi,

stare in bilico

poeta fragile

fra la storia e la speranza

il gioco delle carte

e il gioco della vita,

 

la vita,

 

dove ha avuto inizio l’attesa?

dove il credito di speranza?

L’ottuso cumulo di ricordi.

Se mi giro per fare una piroetta,

se qualcuno cade,

e non sono io

dentro una scatola

i casi si succedono

un’indicazione chiara?

Chi giocherà le mie carte?

 

Ancora in macchina

per andare

sempre dentro la mia storia

dove

un uomo diverso

vive esperienze

sempre

uguali.

 

Cancellare non è necessario,

nonostante il ricordo,

la lavagna è pulita

posso scrivere per dimenticare,

domani sarà nuovo

ci saranno abitudini vecchie di anni

chi abiterà la casa?

 

 

10 novembre 2019

*

Esco ben coperto...

Esco ben coperto

assorbire l’umidità fino alle ossa

accordare la propria natura

con la pioggia

i propri occhi

con il buio

immagini e parole da dentro

ascolto senza capire,

 

sono io

istanze inascoltate

ordini

a volte non ubbidire,

 

sarebbe semplice

cavalcare un’onda

fino al battuto della spiaggia

ma…

nuoto sott’acqua

appena sotto

quanto basta per essere visto

paura di restare solo,

 

penso che l’aria non mi può sorreggere

per volare nella libertà del cielo,

 

l’acqua frustra il mio andare

fino alla terra

dove a fatica

mi alzo

sguardo sotto i piedi

e occhi al cielo

cammino dritto

corro se riesco,

 

ho occasioni

ho occasioni

l’umano dentro e fuori,

 

se incontrare è un rebus

non ci sono pezzi da aggiungere,

 

la vita

andare in giostra

senza sorridere

e guardare,

 

guidavo nella nebbia

con la radio a basso volume

la disperazione

della necessità di andare

e gli occhi

che mi guardano da fuori

mentre dentro l’universo

intero mi parla

è forse questo il mondo condiviso?

 

Non bastano i pezzi per costruire

occorre un occhio che ascolta e fa

le sorgenti

sono dove tornare

un’interruzione

sole immobile

parole  a bocca aperta

diciture in chiaro su un fotogramma sospeso,

 

le parole oscure

hanno dato luce e ancora la danno

un funambolo non scende dal filo

occorre dura la terra per camminare in alto.

 

Tutto si è fermato

niente andrà mai in pezzi

e i fili non si possono tirare

più di quanto siano già tesi

la biancheria non si asciugherà

la porterò zuppo

dentro e fuori

come se l’anima mi colasse dalle scarpe

su tutti i passi,

 

ricordati che dovrai parlare

e sarà la fine.

*

Non hai chiesto ciò che hai avuto

Non hai chiesto ciò che hai avuto

non hai risposto alle domande

 

l’acqua del mare non viene dalla terra

e l’oceano è troppo profondo

 

i pensieri aprono alla disperazione del troppo

e vicino è solo una parola

 

tu

guardi uno schermo

e non sei ciò che volevo

e non sei ciò che eri

se lo sei mai stata

 

i cani ricordano

quel poco che permette di amare

mentre noi,

eccessi incompiuti

portiamo il peso

dei giorni da ricordare

 

le acque

vanno al mare

 

verso la foce il fango si accumula

 

i giorni dei vecchi non sono leggeri

(per nessuno)

ricordare di aver ricordato

 

senza memoria cresce il peso della vita

 

mia madre sa

che il mio riso è disperazione

conosce

senza il fantasma di un molo cui legare gli ormeggi

 

gioca il vento a togliere ai rami le foglie

mentre il sole

appena oltre le nubi

scalda appena la terra

commiato prima dell’inverno

che inverosimile

arriva.

 

Pregherai per chi hai ucciso

 

 

 

*

Titolazione dell’oro

Incompiuto

nella sua leggerezza

senza un dove cui aspirare

 

oceani e acque

dolore a fiotti

 

seduto a guardare le

escoriazioni sulle mani

 

liquido il suono dei giorni

alberi senza fronde

 

le cose ancora non nate

sono aspettative incompiute

(almeno per ora)

 

il domani,

sarà ricordi

menzogne autoprodotte

 

il sorriso delle cose

un po' di traverso

 

le consolazioni

sono solo a saperle sopportare

 

e la voce

what a wonderful world

 

ci sarà una cura

nelle parole

del tabaccaio indiano?

 

tempi di reazione rallentati

per una birra rossa di Kilkenny

 

e l’acciarino nella tua tasca

che potrebbe portare luce

alle nubi

 

e le nubi sino a toccare terra

faranno solo quel colle

 

appaiando il bosco

al mio silenzio,

 

non è bastato il vento tra i capelli

a scompigliare,

sparigliare

 

e non ce la fai a piangere

adesso

 

qualunque cosa trovassi

sotto il cielo

tra le stelle

 

saranno riedizioni

di opere senza autore

 

mentre le notti di settembre

sono diventate ottobre

e novembre poi

 

povero uomo

con la lampada in mano

a guardarsi per convenzione,

 

muri che separano i fili d’erba

 

guardare più lontano

illusione di attraversare la strada

 

percorrere i giorni

da cosa a cosa

 

dolcemente,

indecifrabile,

il mondo.

*

La menzogna

 

 

Dove hai visto sorgere il sole

tramonterà.

 

Hai mentito

ricordando,

 

hai recitato una parte già scritta

senza conoscerla

 

ti potevi sedere

ma hai scelto di stare in piedi.

 

E ogni azione potrebbe essere…

migliore, diversa,

 

il tarlo dell’aver sbagliato:

poter fare altro

essere altrove.

 

Sapessimo cos’è la vita

potremmo viverla per paragone

e non avremmo rimorsi.

*

Spezzettato

 

 

Spezzettato,

disomogeneo.

 

Nella vita ho vissuto

ma…

soprattutto ho sognato,

 

scritto l’indecifrabile

ai miei occhi

mistero che voi potete capire.

 

Lesinare la speranza

bruciare

però

il carburante

fino all’ultima goccia,

 

giocare quasi mai sporco

 

mentre tu,

per chissà quale io

nell’aria e sotto la pelle

giochi a guardare

ciò che non senti.

 

Se passano,

mi guardano,

senza pensare.

*

Qualcuno non dorme questa notte

 

 

Qualcuno non dorme questa notte

decidiamo noi

inizio e fine di una storia

ma essere in mezzo è altra cosa

 

succede di parlare da soli

ma non è grave

solo,

trovare il segno

un’interpunzione arbitraria

 

lasciarsi vivere

sui sassi di fiume

 

occasioni ce ne saranno,

inaspettata

la malattia dell’attesa

 

giocoforza

muoversi per restare

accanto a sé.

*

Per voi che...

Per voi che…

se non mi conoscete non mi vedete

 

entrare da fuori

sono passato di qui

 

la vita ogni giorno

mi lascia dove mi ha trovato

 

conosco l’incertezza,

 

conosco l’amore

e mi dispero

 

non mi lasciano indifferente

le ombre lunghe della sera

né la frenesia del mattino

 

da lontano

a un passo da te

 

ti guardo.

*

Con la velocità

 

 

Con la velocità dell’aver sempre abitato un luogo

lo sciopero dei treni

che non tardano più

 

una stazione di provincia

luogo privilegiato

del dovunque

 

la casa

è dove abitano i ricordi

 

la strada

ogni centimetro di speranza

 

altrove

 

è terra di nessuno

dove andare senza bandiera e nome

 

la verità…

non essere mai stati qui.

*

La pazzia del cavallo bianco

 

 

Le stelle sono tornate

questa sera

le vedo proprio qui

come il cielo fosse in questa stanza

 

come quando non sarò più qui

 

dovrò smettere con questa abitudine

che non è vita

nascondersi no

sparire neppure

 

altrove

 

recitare senza repliche

dimenticare il copione

inventato al momento

la pazzia del cavallo bianco

la dolcezza delle briglie sciolte

 

senza chiedere

senza rispondere

 

il vento non ha smesso di soffiare

per un momento

mai.

*

Altrove

Io

pseudonimo di un altrove

se nessun dove ti ospita

la terra si riempie di erbacce

ciclamini nel cuore

 

se c’era il sole portavo un cappello

e se pioveva camminavo sotto le nubi

sotto il cielo

qui sulla terra

ed era tutto in un batuffolo di cotone

nei lacci delle scarpe

e

anche se gli occhi hanno visto

ho accettato di non capire

 

non è stato importante,

una precarietà

che mi ha sempre sorpreso.

 

*

Non contano...

 

 

Non contano le misteriose condizioni della vita

con lo sguardo del non è necessario,

del va bene così

disgusto del corpo

che non resiste al piacere

nostalgia dell’anima.

 

1 ottobre 2019 sera

*

Luccicare

Svegliarsi senza domande

libero come non fossi qui,

 

ascoltare senza pensare

come un ritorno di vita nativa,

 

senza dimensione

un quadro senza cornice,

 

incontrare occhi

e non parlare

 

solo

senza necessità

senza volontà

 

come ora fosse adesso.

*

Sono qualcosa nei tuoi ricordi

 

 

Sono qualcosa nei tuoi ricordi,

colui che abita

sotto il cielo stellato

di una notte indimenticabile

un quadro di Chagall.

*

La condizione umana

Troppo poco o troppo,

mai niente

in troppi per il senso dell’uno.

 

Seduto a guardare

la luce sul balcone e le luci della strada

specchi che rimandano una sola parte e specchi che non riflettono

una terra sotto i piedi e un cielo sopra i capelli

guardare da dentro

e guardare da fuori

oppure non guardare

 

gli alberi stanno zitti

paesaggio che non ascolta

 

osservate il focolare

c’è un freddo di indifferenza

 

anche la benzina

finirà

 

conviene stare fermi

ascoltare

anche se non basta

 

qualcuno pulirà il pavimento

poi

 

e tutto

sarà

stato

inutile.

 

23 settembre 2019

 

*

La mia vita umile e semplice

La mia vita umile e semplice

vorrei altrove

vorrei parole da ascoltare

e se mi va

un bicchiere per bere

vorrei potermi alzare un mattino senza oggi

un giorno senza domani

non chiedo accanto nessuno

anche mi accontenterei amato da lontano

senza attesa di ritorni

senza attendere il telefono che suoni

né alcuno alla stazione

mangerei solo

sono bastate le lacrime

fin qui spese

un cimitero la mia storia

per questo non ne voglio alcuna

ha senso il gasolio bruciato dalla mia macchina?

L’odore dei freni e della gomma bruciata?

per guardare disperazioni

parallele

alla mia

mentre gli attimi immensi

sono tutti

nel ricordo.

 

 

 

*

Posso guardare, lo so!

 

A volte è più bello l’anno del vicino

l’anno dell’assente

e del lontano

deve ancora venire

ho aspirazioni eccessive

per stare al mondo

potrebbero essere poco queste cose

incapaci di riposarsi al sole

eppure questo è il mese giusto

ma esiste un tempo

che non è tempo per nessuno

le giostre hanno girato

poi le luci si sono spente

quel momento

è come

fosse sempre stato qui

non son stati bei momenti

gioia poca

che non fosse cosa mia

piacere quasi nulla

non importa

ora si riposano al sole

incapaci di figurarsi

un domani.

 

 

15 settembre 2019 notte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Dove il vento soffia

E capita di rimanere dove il vento soffia

e capita la disperazione della piazza

capita il luogo

dove sei rimasto

 

cercare il tempo compresso

accanto al tempo sospeso

ed un amico

che è rimasto là

 

non è compresa la pietà

nel vivere

camminare al fianco

di sé stessi

 

guardare un attimo sbadatamente

i tuoi occhi

e per fortuna

non ritrovarmi

 

un orizzonte

una terra che tocca il cielo

fonti a cui attingere

 

e io

che oggi

sono ottima compagnia

di me stesso.

 

 

9 settembre 2019 notte

*

Per strada ieri

 

 

In giro per strada ieri

lo sono anche adesso

non riesco a stare fra le mura di questa casa

non riesco a stare

ogni muro è protezione

e ostacolo,

di ogni spazio sento il limite

entro e devo uscire

mi dà qualcosa

ma non mi dà tutto,

cerco una terra senza orizzonti

un cielo che tocchi la terra

ovunque,

forse

mi piace sentirmi avvolto

senza coperte,

forse

girerei nudo

per non dovermi mostrare,

per strada mi ritrovo

con gli altri poeti

ma sono solo ovunque,

la solitudine non è una scelta

come aspettare l’autobus

e lasciarlo passare,

neppure Mona Lisa è un ritratto

per questo non ha un alfabeto,

e io non scrivo su carte facili

non luccica e non scrive la mia penna

se una fine si può dire

l’inchiostro è finito.

 

 

Pomeriggio 6 settembre 2019

 

 

*

Nato nell’anno della tigre

 

E’ evanescente dirmi ciò che sono

simile o diverso

 

ascolto le ore

di un mondo di pietra

luci indispensabili di un cimitero

 

da domani

 

continuerò a guardare,

cercherò edizioni migliori

di libri che mi sopravviveranno,

 

respirerò,

 

lo sguardo altrove

e la bocca in una smorfia

che è disgusto e stupore

 

ci sarà gioia vera

a volte

non deciderò di vivere altrove,

 

abiterò

 

in nessun dove

destino atroce la speranza

una linea che cresce verso il nulla

 

rispettare

senza convinzione

i limiti

 

sotto il sole innocuo di settembre.

 

*

1 settembre 2019

1 settembre 2019

 

A metà fra il cielo e le stelle

a un passo dal riuscire a parlarsi

evocando uno scontro mai avuto

scientemente ammettere

un no mai pronunciato

con due mani stringere l’occhio dell’uragano.

e poi

continuare,

continuare,

a sciogliere nodi

per star meglio

o solo per sopravvivere

agli uragani senza opporre tenuta.

 

Ascoltare e dire

una parola che non si possa prevedere,

stupire

perché è necessario

o perché non posso farne a meno.

 

Forse…

occorre presenza di spirito

e uno sguardo che navighi altrove

occorre

aver passeggiato al tuo fianco

e con molte altre

occorre

aver visto di spalle l’amico che se ne andava

sulla vespa 125

e aver preso il proprio aprilia under 21

per tornare a casa.

 

Il vento è mutato

quando vado a scuola in scooter oggi

di spalle sono cambiato

e mi sento vecchio

perché lo sono diventato.

*

E’ esplicativo stare al mondo

E’ esplicativo stare al mondo

impossibile conoscere confini

dati inoppugnabilmente umani

lucertole che se ne fregano

ad arrampicarsi sui muri

uomo gatto

uomo cane

pochi lupi,

non ne hanno la tenacia.

 

Tenaglie e forbici

per stringere e tagliare

unire e separare

giocoforza stare uniti

giocoforza separarsi.

 

Le ballate le cantano le stelle (o erano i poeti?),

homo faber

assassino degli dei ctoni

padre degli dei celesti

fratello padre e lucidalabbra

espediente per stare al calduccio,

può essere semplice la vita?

Canne, vino o birra?

Preferisco il rosso,

a ognuno il suo.

*

Raucedine e rancore

 

 

Raucedine e rancore

nessuna dissacrazione

nessun dispositivo

assoluto rifiuto

nessun si,

nessun umano ammesso

su questa terra.

 

Le navi partono e ritornano

piene di certezze

occorre dubitare in silenzio

essere certi per non durare

negare la strada

percorsa

camminare

continuare a parlare

rispondere secondo il tono atteso

di un verbo sterile

dove tu non sei io

e certamente io non sono tu

maschera dove non mi posso specchiare

tu.

*

Se ci parlassimo

 

 

 

Se ci parlassimo

e la parola non fosse minaccia,

se dicessimo

senza ripetere,

senza che paura ne venisse

del mostrarci

nudi e soli,

senza speranza,

non temessimo risorsa altrui.

 

Memoria del limite

sostieni

la parola

mia e tua.

 

Non dire il mio nome perché io non voglio ricordarti e nemmeno vederti. Ora non dire il mio nome, gettalo fra i sassi ma non calpestarlo, qualcuno potrebbe raccoglierlo e non avere memoria di a chi apparteneva, che poi non importa tanto, potrà pronunciarlo come fossi io. Lo metterà insieme al fruscio delle foglie, al canto di quella donna che non ha mai cantato per me.

 

sera 26 agosto 2019

 

*

Meglio che nulla

Meglio che nulla

la tua ombra:

una goccia d’acqua

nel deserto.

 

E’ stato amore

ma l’impossibile non rende fertile la terra,

le lacrime non consolano

neanche quando finiscono,

la luce non illumina

quanto non vedo.

 

Indegni della felicità

per verdetto divino

o per disposizione umana

(che poi è lo stesso).

 

Chi ha fatto cosa?

 

Umani per sorte o per caso,

natura dell’aspettare,

indecifrabile incapacità

di chiudere il cerchio.

*

Il cancello

 

 

 

Il cancello

resta chiuso agli occhi

del tuo volto

stampato

oltre,

nessuna chance

una permanenza insperata,

un inesperto prudente

modo di stare al mondo,

al sicuro nella gabbia

dove fuori

i sicomori

crescono accanto agli ossimori

accostare la disperazione alla rabbia

non fa al caso;

vale la pena?

 

Chiudere i battenti

non ti permetterà

di sbattere la porta.

 

*

Non ancora, non per ora

Non ancora, non per ora

 

Non ancora, non per ora,

sarà dura

domani

fors’anche per qualcuno,

sarò io in groppa alla fortuna

a leggere almanacchi

aspirando fumo di sigarette indiane

sarò…

irriducibile ai giorni,

mi dovrò sopportare

neanche una bestemmia al cielo vuoto

assoluta sopportazione

incrocerò quello che posso

le dita

gli sguardi

ciò che mi sarà dato

non incrocerò

destini di libertà.

 

Molto disponibile,

ma nel cuore non ascolterò nessuno,

lo guarderò negli occhi.

 

*

Brutto affare avermi incontrato

 

Brutto affare avermi incontrato,

poteva capitarvi di meglio;

sono a cena fuori

udon  e sushimi

onnivoro come un orso

il vino però è scadente qui

obliquamente

guardo listarelle di disperazione

svolazzare fra i piatti

liberi senza una missione

da compiere

la grappa cinese non basterà.

*

12 agosto 2019

 

 

L’accendino,

i colori delle pietre

è grondare sudore.

 

Le occasioni mancate

asincronie assolute o parziali,

indiscutibilmente

la prosa è incompleta

un collare che stringe

il dubbio che parlare

sia inutile,

non propizio

certo.

 

L’accendino continua a funzionare

anche se smetti di fumare.

 

Molto facile compiacersi

ora,

deliziarsi

di un nulla edonistico.

 

Occorre

occupare la posizione

cosicché il mondo non cada

nel baratro,

la disperazione

ne restarà fuori.

*

Metafisica

 

 

Si sveglia

da un eterno sonno

che l’aspettava,

i petali

sono caduti,

la luce si ferma

la liscia pietra

del fiume,

il sasso,

non sa.

 

Le asperità del terreno

fotografano

l’essere,

ci accordiamo sul tempo.

 

Signore!

Vorrei che lei

mi ricordasse,

anzi,

la prego,

di non ricordare,

non distolga lo sguardo.

 

Non spostare

il cestino

della frutta.

 

*

Unbelievables

 

 

 

Fatti fottere stronzo,

aspetta on line

pensavi

passasse di qui

la fortuna

ma la roulette non gira

non ti aspetta l’ultimo bus

erotomanie con grasse fantasie

occhi di un magico in posa

attori a quarantacinque gradi

(novanta è di troppo)

la rugiada a sorpresa

se

ti aspetti l’attimo di eterno

non lo vivrai forse

sappi che lo ricorderai.

 

Comunque la mia miglior amica

è rimasta sola

erede di un suo destino da completare

e io

destini multipli ho incrociato con il mio

e mi ritrovo a scrivere poesie

senza tema di attese

non so definire né lo voglio

i confini sono ciò che non so dare

alla terra

che forse per me.

 

Allora ti guarderò allo specchio

(lo scudo è infranto)

mai dritta negli occhi come medusa.

 

Se tu non ci fossi

neppure ci sarei.

 

 

                                                                           Notte 2 giugno 2019

 

*

Lattine di birra

 

Lattine di birra

sui cassonetti

parole gratuite

appena sull’orlo del baratro

sarà inutile

la plastica negli oceani

la raccolta differenziata

il furgoncino giallo

per i più evoluti (come noi)

battagliare con i ratti del compostatore

riprenderò a scavare buche

e manderò a farsi fottere l’humus

ci fosse una maniglia

su ogni cosa

saprei dove metterla

troverei il filo.

 

Sera 19 luglio 2019

*

take a look at me now

E cerco nelle parole degli altri

qualcosa che sia anche mio

vorrei non tirassi fuori tanto spesso

Il lucidalabbra

vorrei il tuo profilo

dritto in fronte alla luce

fare tutto ciò che è banale

perché tu viva di più

mi chiedo perché

dispiacersi di qualcosa

se i muri di questa stanza

mi sopravviveranno

altri canteranno al suono di questo piano

e non ci saran occhi a guardare

le requie dureranno un istante

nessuno crederà fermeranno

l’onda pietrificata

del tempo

pioverà

dal cielo

la luna, la terra

del medesimo colore

durante

non leggere i bigliettini dei biscotti della fortuna

perché io vorrei immobile

questo posto per sempre

mentre tutto si fa elegia nel ricordo

e capisci

che nessun momento è stato inutile

neppure per te.

Fragile come la consapevolezza

Il ricordo.

 

 

Quand’eri ragazzo conoscevi questa terra ed era tua come lo è di chi ci posa i piedi sopra

I bambini sono sempre gli stessi, possono fare i bambini se glielo lasciamo fare

Sera 19 luglio 2019

*

La differenza delle onde del mare

 

 

E’ nella nostra alterità

la differenza delle onde del mare

inventata e discussa,

giustificata (come fosse necessario);

è sentirsi cosa

diverso e solo

riscontro dell’esistenza,

cassa di risonanza

per un cembalo

che non suona.

*

La natura del tempo e l’amore

 

 

Se ne sta andando

né ritornerà,

se è vero che

l’ellissi

è il disegno più improbabile,

e le primavere

si possono contare

non meno degli inverni,

se la natura delle cose

è non potersi toccare,

e quando mi guardi,

comunque tu mi guardi,

non mi puoi vedere;

allora,

sarà il tempo

a condannarci,

beffardo

ci camminerà accanto,

non io

ne saprò fare qualcosa,

forse il mondo ne farà cose utili:

valori etici e finanze,

mentre io dovrò ucciderti

per amarti,

e sulla soglia

l’eternità

chiederà

il mio sacrificio,

non potrò passare.

 

 

9 luglio 2019 ore 6 del mattino

 

*

Non so che farmene

 

 

Non so che farmene di ciò che ho

ed è quasi nulla,

non so che farmene di ciò che sono

ed è veramente poco,

mi resta solo

il tempo,

mi resta il tempo che non aspetta

la solitudine di chi

non si può raccontare.

 

Sguardo bifronte

occhio muto

le occhiaie di un riposo non goduto

o goduto troppo

la fatica che non ristora.

 

Sono i battelli d’aria nel cielo

che ho visto stamattina,

l’immortalità non conosce gli anni né gli eoni,

niente mi parla

se non cerco consolazione

e l’estate non è più

“stagione dei densi climi”*

sopravvivere uccidendo la propria resilienza,

brucia il fuoco dell’inferno.

 

Non conoscevano gli eroi questa terra,

questo cielo,

lucevano le armature sotto un sole diverso

bruciava la terra sulle ferite

e il sudore era acre resistenza alla morte.

 

 Non è tempo di uomini questo

 

non abbiamo del liquido

la proprietà di lenire

né di dissetare,

non tratti da qualcosa

non gettati da una mano

non dal nulla al nulla

eccessi privi di significato.

 

 

 

* Da Estiva di Vincenzo Cardarelli

*

Mi piego verso la terra

Mi piego verso la terra

 

Mi piego verso la terra

finché mi riesce

animo da contadino,

 

accarezzano le spighe

le punte delle mie dita

saranno grano,

farina,

pane;

mentre io,

fatica,

sarò

carburante per l’eternità,

 

ora che sento,

ora che sento col cuore

quanto mi parla

non ho speranza di capire

non io.

*

L’amore è una cosa

 

 

L’amore è una cosa,

una cosa indicibile,

se le stelle brillano

o no,

se,

una mattina

qualcosa,

irrimediabilmente

si spezza

e il dedalo dei giorni

si fa una via dritta

da qua all’altrove

dove non sai ciò che arriva

ma sai che è buono,

dove non sai nulla

dove non ti sai più riconoscere,

le tante cose dette

le tante ore spese

sembrano inutili.

 

Chissà dove sei?

Cosa fai?

Cosa dirai?

Cercherai…

cercherai forse

di uccidermi,

non lascerai

a un altro

l’eternità;

 

il tempo

non è

per sempre,

e il profumo di gelsomino

resterà

nel giardino dimenticato

mentre noi,

saremo

altrove.

 

 

Tanti debiti per questa poesia, bella o brutta che sia; su tutti Charles Bukowki e Juan Ramon Jimenez

*

Ho condiviso con Lorena

 

Ho condiviso con Lorena

quasi nulla

mentre lei ascoltava

e io ripetevo,

ci lasciavamo messaggi

sotto la porta

quando lei mi diceva ciò che ero

ripetendo il rosa delle sue lunghe gambe,

ciò che non ho mai trovato

non l’avevo neppure perduto,

era ostinazione

la stanza vuota

prima, dopo e durante

mai

il vuoto si regge sulle sue gambe.

A volte ti desidero ancora.

*

15 giugno 2019

15 giugno 2019 Il tempo passa a fatica eppure passa, il tempo ti lascia indietro perché non sei mai li quando accade, i messaggi, i simboli

sono la mia stessa voce

eppure dove passo,

dove passo

resta

un tempo inabile

inutilizzato

come bossolo

di un proiettile

ancora in canna

rimane li

dove potrebbe…

potenza del non aver ucciso

lascia le espressioni

infinitamente mai morte

di quello che ho pensato,

scrivo me stesso

una vita pensata

dove tu sei un pretesto

riflesso del mio

stare al mondo.

 

Forse voi

usate le parole

senza accortezza,

tutto ciò che lasciano

non è ciò che lasciate

eppure non siamo padroni

di ogni terra

dove

abbiamo posato il piede.

 

Il tempo aveva iniziato a morire

sui banchi di scuola

la lezione era già il ricordo

e la malinconia

un veleno infinito:

se tu mi avessi ascoltato,

se fossi passato

attraverso i muri

sarei stato un canto

un passaggio di verità

essere è rinunciare

lasciare a terra le catene

altro da me.

*

Stare nel mondo

 

Un mondo che un tempo ha avuto

un valore e un senso

anch’io ero pieno di significati

che stavano ovunque in me

un senso per i miei piedi, le mie mani e tutto il resto

un senso per i miei pensieri

condivisi (pensavo)

lo stesso gioco di godere nel soffrire

soffrire nel godere

e odiare nell’amare (circa)

vedevamo una strada

che aveva un cuore

vedevamo un senso

in fondo alla strada

vedevamo una strada almeno.

 

Giocano i bambini con i sassi

disegnano sull’asfalto,

è da tanto che non gioco

un ‘eternità che non disegno

i folletti non passano di qui

gioco a carte con i ricordi

su canzoni usa e getta

non ascolto più Miles Davis

riconosco a malapena Van Morrison.

 

Gli anni trovano il modo

di dimenticare il rimorso

e la vita ti sembra un prato

meraviglia

terra inabitata,

come posso dire tu

conosco il volto

tu, io e le luci stroboscopiche.

La spuma del mare restituisca la memoria

a chi ha scoperto la solitudine!

Pollo e patatine per cena.

 

Dioniso scherza con Ares

è deciso a prenderle

meglio berne un bicchiere,

so da che parte stare

vado a prenderle anch’io.

 

 

A Giovanni Boccaccio vero amico dell’uomo.                     

 

Noventa 10 del mese del solstizio d’estate 2019

*

Le ballate che i ragazzi scrivono col carboncino

Le ballate che i ragazzi scrivono col carboncino

con l’inchiostro

o con lo spray

sono lì a testimoniare

che nulla hanno capito (e nemmeno io)

ma la vita preme

ti guida e ti dirige,

riprodurti

e/o bruciare l’energia

per finire in fretta.

 

Chi chiede cosa, e chi siamo? Chi chiede chi siamo?

Un fuoco brucia le attese,

la tua e la mia latitanza

di cui nessuno si è accorto:

un‘immensità di stelle.

 

Dimentichiamo le nostre origini

beviamo l’acqua di Lete,

e

se

non

dimenticassimo

nulla?

Chissà dove abiteremo?

*

La notte ha strascichi di stelle

La notte ha strascichi di stelle

le risposte non aspettano domande

se indifferenza è la parola

occorre pronunciarla.

 

Con il fresco della sera

non ci sono decisioni da prendere

e aspettare è la copia di sé

il male è il colore giallo della birra,

solidale.

 

Non importa cosa ho detto:

inutile il verbo

dove la cosa esiste

non cerca un significato

non chiede

è necessaria.

 

Ispirata dal film "Takara la notte che ho nuotato" e dal pensiero tutto di "Meister Eckhart"

*

Non la storia di un amore, la vita

 

Non è stata una mattina

non è stato il lavoro

di un giorno,

forse,

forse potevo farne a meno

eppure non ho potuto,

eri lì

eppure

non c’eri,

sembrava..

non sembrava un bel nulla.

 

Davvero non ci sei:

a luci spente

nessun mondo,

solo il mio;

sono rimasto

senza voler darmi

un senso,

non ho aspettato,

non ho aspettato,

in tanti nel cuore,

in tanti.

 

Senza

l’angolo mancante

che quadra i giorni

conosco la strada

inevitabile non conoscerti più,

inevitabile;

ti guarderò negli occhi

ma non parlerò.

*

Mentre

 

 

Comunità di poeti

a scrivere

con la pioggia stasera.

 

Cesare attraversò il Rubicone

Romano Bacchin* morì passeggiando sulla spiaggia

a Rimini

il mio amico Gianluca guarda i sassi del Brenta

ho zappato l’orto

per seminare i fagiolini

che in questo preciso momento stanno crescendo.

 

Birra gelata,

sigaro Garibaldi,

non vivrò per sempre,

mentre leggo Saramago (ma quante mani ho?)

cercando di imparare l’uso

della punteggiatura.

 

Ascolto parole senza senso

che dico a me stesso

non c’è confusione da ricucire,

ho perso l’ago,

mi assilla che sono

contemporaneo

forse mai di nessuno.

 

Le stelle non brillano

per via della pioggia,

non me ne cruccio

se chi amo sacrifica l’infelicità

ad altari di dei ignoti

pure a loro.

 

I fagiolini si danno un gran daffare

a crescere

mentre

io gioco a lasciarmi andare

tanto andare è inevitabile;

il tempo…

mi sa che non esiste,

anche se,

probabilmente…

mangerò fagiolini

prima delle ferie.

 

 

*G. R. Bacchin mio professore di Filosofia teoretica all’università di Padova

 

Sera 27 maggio 2019

*

Guidare a occhi chiusi

Guidare a occhi chiusi

come la strada ti guidasse

il gelo dei prati

è un luogo comune,

l’acidità della comunità dei poeti:

dono immeritato

la lirica;

il sole sfiora il prato gelato,

ci provo

a sfiorare il tuo sorriso.

Necessario riprendere la strada

a oriente si deve andare

sul carretto a forza di braccia

a forza

a forza

di una strada tracciata

down by law,

a denti stretti

fingere di inerpicarsi per i sentieri,

superare passi

(da far na pippa al Gran San Bernardo),

e colline di media altitudine,

arrivare alla stanza vuota

da cui si era partiti

e rimettersi a spazzare il pavimento

come ieri.

*

Ok, io sto arrivando (Parresia)

 

Trama ripetuta

recita senza copione

necessaria impossibilità

del non autentico,

abituato a non mentire

sono qui

e non c’è nulla da vedere,

passate oltre!

 

Se solitario non è mai solo,

se necessario è inutile:

il sole

nell’acqua del bicchiere.

*

Stampata in faccia

 

 

Stampata in faccia

l’aria da orario di chiusura

imparata

quando ancora una fine c’era,

ne ho il necessario ricordo

da portare per strada,

da non dire,

 

né vecchio né giovane

guardo

mucchi indistinguibili

di ragioni di vita,

tautologie autoreferenziali

acquistabili a poco prezzo

al mercato delle idee comuni.

 

La spuma dell’oceano

vive

della sua

inutile,

necessaria,

dolcezza.

*

Tempo inabitato

 

 

Tempo inabitato

strada senza pietre

miliari

colonnine sos

scollegate.

 

Dove sono i fantasmi

delle giornate ben spese?

Tu ad osservare

qualcuno che pensa di vedere

arrampica le proprie parole

sui fogli

le appoggia sul cheesecake

credendo all’illusione

del tempo che si muove,

da solo devio la rotta

aspiro con la cannuccia

quintessenze d’infinito a un buon prezzo

prototipi invenduti,

ermeticamente piene di buchi

le speranze confidate ad un

quasi amico,

quasi

ti stringesse

troppo la cintura

i pensieri nella pancia

sono una dissenteria

dannosa per il lavoro.

 

 

Uomo dalla rotta mai definita

dovevi veder Argo morire

e ripartire

da Itaca

immortale

 

a prua

un tempo nuovo

e nessuno da cui tornare.

*

Cos’è questo pararsi innanzi?

 

Cos’è questo pararsi innanzi?

Mettersi di fronte?

Gli uccelli continuano a cantare

il mondo appare indifferente

e lo è,

le lucciole e le falene

l’aspetto indicibile

dei lombrichi

un uccello dai mille colori

lucidarsi le labbra

con il burro cacao

e la pazienza

che non è mai

troppo poca,

vivere in un mondo incantato

ascoltare le descrizioni

e ripeterle

come una poesia

una litania

o una preghiera

crederci non è importante

se guardi di nuovo le stelle

come hanno fatto tanti

quasi tutti,

endecasillabi sciolti

le ricette del mio medico di base

arrivano al dunque

sembra,

l’orgasmo non procurato

dice l’indicibile senso di immaturità,

pazienza e basta

se tu aspetti la fine dei giorni

un viaggio

che chissà da dove è partito

se viaggio può dirsi

quello che passa per mete

supera ostacoli

(o ci passa sotto).

Si impara di più dalle vittorie

o dalle sconfitte?

May be non si impara.

Se la strada ci pulisce il cuore

gli occhi che hai incontrato

sono

quanto basta.

*

L’ansia non ho più

L’ansia non ho più

scrivere le parole

che arrivano alla coscienza,

i cani rispondono alla chiamata

com’è inevitabile

vivere e aspettare

com’è che non ho ancora capito

e mi sono abituato?

Com’è che discorro

tra me e me?

E com’è che reagisco alla vostra chiamata

sputando parole

che declinano con voi

anestesia malcelata?

I cani pisciano per strada

ma quando cacano

bisogna raccoglierla,

nessuna città è casa mia

eppure ci cammino

guardo le case

e le mirabili opere dell’uomo

dove vivono

pensieri più o meno

confortanti

"parole che fanno cose"*,

l’accendersi dei lampioni

una pizza semifredda

con prosciutto e salamino,

ho lasciato la chiave

sotto lo zerbino

dirimpetto al verbo umano

responso permanente

pizia dei poveri

bugiardo patologico

compulsivo

giocatore di bigliardo

con la cicca lì che aspetta

una boccata che non sarà l’ultima,

boccia, boccino

sulla spiaggia di Cesenatico

mi disambigua il pensiero di

Marino Moretti,

torno verso il posto che chiamo casa

a cui appartenevo

quando l’ape

produceva il miele

che succhiavano le mosche

e l’esperta formica portava

la briciola che le avrebbe salvato l’inverno,

le luci dei lampioni si accendono di nuovo

sull’inesperta vicenda

di una vita che è recita

senza copione.

 

 

*L. Wittgenstein

*

Definizione

 

 

  1. ALLA LUCE DEL GIORNO

 

Sapersi progetto incompiuto

natura da farsi

spiega il sole sulle rotaie

il luccichio dei lucci

in primavera

progetto a disfarsi

dove non è definito l’altro

non detta la destinazione

men che meno il percorso

luccicare rimane

dove di un imprecisato presente

si dice un passato

evanescente

un futuro immeritato

la cattura della volpe

è meglio che ammazzarla

le lucertole però

dai muri senza coda

traccia che non è rimasta

qualcosa restasse!

in uno spazio multiplo

tempo senza dimensione

spazio precisato senza rispetto

per le cose.

 

 

 

 

 

 

  2. CAPOVERSO E ASPETTARE

 

Occasioni definite dal colore della forsizia

spesso non durano fino a Pasqua

e tu

tracci un fiore

sul muro

col carboncino

durerà ben oltre le aspettative

non una destinazione visiva 

attesa

ma io ci son passato

e chi avrà tempo

troverà pane per i suoi denti

e potrà mordere

le succitate code di lucertole

la tv

oltre il muro della cucina

non compresa nei versi di Pound

ascolto la radio in macchina

(pure quella non compresa)

diciture sottotitolate in parola

sciolte senza rima alcuna

assonanze speciali

con immagini modificabili

magma.

 

*

It’s raining again/It isn’t raining jet

 

 

La strada è deserta

malauguratamente

improvvisamente

non proverò

a mutar con la parola le cose

piegarle alla mia volontà

sarà limpido il verso

e se non sarà sufficiente

l’onestà mi sarà di mercede

per quello di cui non potrò

sarò amico dell’uomo

e per Lui avrò

una parola franca,

schietta,

come il vino di un tempo

quando le labbra rosse erano sollievo

a una fatica bestiale

ma pienamente umana

quando il giorno restituiva

il frutto del proprio lavoro.

 

Sono la vite

è mio il tralcio

non potrò che dire parole

malinteso che sarà d’inciampo

vera vita dell’uomo

dove

negarsi è dirsi davvero

dove

la parola (prossima allo zero)

sarà silenzio necessario

e

l’ebrezza

sarà

mercede

di vita vissuta

dove

contraddirsi sarà

negazione necessaria

di un fascio di ricordi

esposto e denudato

sulla magna piazza

o

sarà il ritorno dello specchio

troppo limpido

quasi opaco

sarà là

dove negarsi è necessario.

 

Non puoi guardarmi

che

allo specchio.

*

Shakerare il caffè non è la risposta giusta

 

 

Shakerare il caffè non è la risposta giusta

comunque siano i giorni

lo devi prendere così

al massimo un cucchiaino

di zucchero

anche se non è nero abbastanza

ti ci devi tuffare

insieme allo zucchero

illuderti di restare sempre tu

basterà a disilluderti

sulle prospettive delle stelle

e preferirai una canzone pop

che stare a guardarti.

 

I lucci prendevano il sole

un tempo

in questi giorni di primavera,

in un‘ansa del fiume

capitava il tuo pensiero

si fermasse

e quell’acqua per una volta

non era lo specchio rotto

di un giorno di sole;

anche questo giorno

che non è stato

che non potrà mai venire

non è che un indizio

di una meta

che confessarmi sparirebbe,

non sentire alcun male

nessun turbamento

(e perché mai?)

impossibile sciogliersi come neve

come l’eternità fosse una finestra

aperta sul sole.

*

Tell me, do you remember?

 

 

Dal suono dell’alba

al vuoto del tramonto

ottuso

il giorno

se sguazzare non fosse

non fosse

la disposizione elementare

se

non ricevessimo ordini

da ogni papilla dell’universo

se

si potesse davvero

dimenticare

l’imprinting fondamentale

disatteso

con la colpa

del primo amore

giocare a carte

senza numeri e colori

un dorso che non tradisce

nessun domani

la ferocia del nido e la necessità

senza probabilità

senza un luogo delle illusioni

l’idrocoltura delle aspirazioni più alte

steli senza sostanza

uteri artificiali in corsia.

 

Ginuflessi, ginuflessi

sopra un comodo cuscino

piegati sotto il peso della storia

agitati dal vento dei campi magnetici

i cieli stellati sopra di noi

e le mucche nere nella notte senza luna,

indiscutibilmente

la legge è cieca,

 

servire il proprio padrone.

*

Di me non dicono niente

 

 

Di me non dicono niente

o almeno non lo danno a vedere

a volte con lo specchio

vedo da dietro la mia testa

non è perché non ho capelli

è solo perché,

di solito,

lì non mi penso

circa come esistessi

solo per davanti

sottodimensionato

inaspettatamente,

le occasioni

non decollano

quasi mai

io non mi chiamo mai

né quasi sempre

le stelle dell’oriente

forse di Bollywood,

forse anche loro

inseguono un pensiero forte

come Shankaracharya non fosse mai esistito

e non si parlasse prima di pensare

come la risposta arrivasse un po' prima

un po' dopo, forse

della domanda

ma questo non importa a Sara

l’importante è crederci

e questo vale anche per me.

 

I miei colli

dove certo

qualcuno ha combattuto

certo qualcuno

e di sicuro io

per non darmi per vinto

per non restare da solo

per i corridoi

e passare

con le mani vuote

davanti alla cassa

se non ti senti solo

allora sì che lo sei per davvero,

se non hai coraggio di sederti al bar

allora certo non ci sei

meglio uscire fuori

ritrovare braccia e gambe

collegarli insieme al cervello

sentirsi come un mosaico

con tutti i pezzi

molti demoni nel cuore

 in attesa

preferibile uscire e camminare

potrebbe passare per davvero

qualcuno

tu prima di un’altra

una donna non è certo sufficiente

ma definitivamente è meglio così

non si apriranno porte

per possibili ritorni

mi darai del cretino

con gli esiti più improbabili

inaspettati

anche per me.

 

Dicevo dei Colli Euganei

molto più elevati dei Berici,

non mi ricordo più,

è stato solo

che ho

sperato.

*

Dacci dentro ancora, dai!

Brucia nell’inferno dei vivi

l’ultima goccia di carburante

spinta a propulsore estraneo

non uomo

sei già oltre la collina

sei dove la collina non conosce

l’incontro con la terra

deciderai

per una solitudine non colpevole

affranto

con le mosche sul soffitto

occorreranno molte bottiglie sul pavimento

per fare ordine nella tua vita

dovrà scrostarsi la pittura

e non solo

aspirare alla stanza vuota

meglio che correre

senza andare da nessuna parte

fast and furious

soffitti aperti alla pioggia e al sole

decideranno

chi non marcirà e

dalle talee fioriranno

gialle forsizie

dove i bossoli accatastati

aspettano

un collezionista vintage

We belong togheter

dove il cavatore prepara il proprio marmo

il riflesso di una sconosciuta

disperazione

lapidario il canto del profeta

bardo

celts

soffierà sul fuoco

delle braci spente

inutile

porterà fuoco nuovo

la luce

foriera di passaggi

sui barconi dall’Africa

35 euro

in calo discendente

come se calo non bastasse

scatole di tonno

in porzioni da uno

chi vuole entrare

e chi esce ma mai troppo

reca

con sé

la speranza degli altri

non può chiudere la porta

l’oceano con i suoi buchi

e l’Adriatico in tempesta

Enea e Antenore

bonaccioni un po' profughi

scateneranno guerre

per non sentirsi più soli

con tutta sta gente

perché Alessandro si è rivolto a oriente?

la sua apnea personale

non gli bastava

cavalcare e pensare vanno bene

se non hai mal di schiena

e lui sembra stesse bene

finché non si è fermato

e la gastrite ha avuto il sopravvento

la lezione è non ascoltare

morire correndo

come un lupo

non scrivere poesie

non ascoltare parole

farle scrivere e poi non leggerle

essere soli senza saperlo

muovere guerre agli spettri.

*

L’algoritmo

Potessi cantare come i grandi

ignorare

le luci della sera

cantare le twin towers

ascoltare il canto delle balene

e non commuovermi

non sentire oltre i nitriti del cavallo di Nietzsche

come i gechi

ombre sui muri

macchie di indefinita impudicizia

coordinate umane

non valide

maschera di bronzo

campana

gioco

orgasmo non goduto

aspettativa di vita media

respiri valutati con un gioco a usura

pieno di carburante

al discount dei confratelli

la miscela perfetta per Enola Gay

spazza la compassione dalla storia.

 

Incommensurabile

umano

a 15 minuti

-Su Hiroshima sereno, con visibilità dieci miglia sulla quota di tredicimila piedi".

 

L’umanità non potrà perire in un giorno di sole,

un uomo

reclamerà l’eredità;

basterà,

per trarre a pietà il Signore.

Per Claude Eatherly

non siamo perduti.

Oggi è primavera.

*

Platone va giù bene col prosecco

 

 

 

Vuota la sala delle prediche

hanno dimenticato il motore immobile,

c’è

la luccicante disperazione

della frutta nei centri commerciali,

il movimento

forza dei carrelli spinti a braccia;

ho comprato un’opera

frutto di umano ingegno

scritta

giustappunto

per riparare la lavatrice,

anche perché

se mi hai tirato un bidone

il web perdonerà il tuo bisogno di libertà,

perciò

desidero scusarmi

senza conoscerti

o forse devo scusarti

per qualcosa?

Per intanto

gioco con gli occhiali scuri a poker raminato

ma non conoscerò il colore dei tuoi occhi.

Devo

interrompere le strade

senza convenienza;

ci sono

diciture in cirillico

sul tonno non di marca:

tu, o un’altra?

 

Risposte

senza domande

alla tv la morte non reca simboli.

*

Cammini

 

 

Cammini

piedi sicuri sul selciato

il mandato di vivere

viene ascoltato

incomprensibile da decifrare

la lingua delle cose

liquido il suono del piano.

 

Have I told you lately?

Ma se son sempre stato zitto.

 

E non tacciono le balene

ora che è primavera

l’ultimo accordo dell’oceano

il canto di un dolore antico

il prezzo dell’essere nati.

 

Irreprensibile

la speranza.

 

Non resta che

guardarci negli occhi.

*

Scafatamente

 

 

Respirate, respirate, come me

il mare profondo è paradosso

quello che manca in tanto pieno

è il vuoto

mancano gli unicorni

una botola per il centro liquido della terra

un’imprecazione

tu sola che mi ascolti

o forse lo fai con il lato sinistro,

perché scrivere romanzi?

Avere milioni di lettori

dare in affitto le proprie pene

a un modico prezzo,

pensieri al macero

nei mercatini dell’usato.

Presso le fonti delle cascate

come in un ologramma cinese

le luci false si accendono

e le porte sono chiuse

a chi le guarda la vita è sufficiente

trova i cavallucci marini

nel bicchiere di sanbitter.

Respirate, respirate, vi prego

la sera arriva

o forse è già arrivata

le frenesie si irrigidiscono nella loro solitudine

lei chatta con chissà chi

o naviga su Pinterest

 

e non c’è dolore

se non ti aspetti

che il postino suoni alla porta

o

passi il treno;

 

meglio essere solitari per scelta

che soli per mandato.

*

E dicono sia impossibile

 

 

E dicono sia impossibile

e accidenti lo è

deprecabile

essere tratti dalla terra

per ascoltare ogni disperazione

detta da altri

prima

 

dicono sia impossibile

stare in due

essere ascoltare parlare e tacere,

i giorni

non è che siano

tanti

o pochi,

smania

per gli altri

parole ascoltate,

stavo bene sopra quel colle

solo

con un piatto di fagioli

ma non era abbastanza,

 

mi mancava la noia

di quei giorni in due

quando tutto finisce

e aspetti i passi di un’altra

sul selciato

 

era troppo piccola quell’immensità

del piatto di fagioli,

mi mancava l’odore

acre del vino

nelle osterie di un tempo

la cicca spenta nel caffè

il puzzo di piscio nei vespasiani,

 

cerco di guadagnare un po' di riguardo

per me stesso

ascolto

il rumore e i passi

pubblicità di installazioni improbabili

accanto alla mostra su Tintoretto

 

non chiedo risposte

e nemmeno faccio domande

 

 

 

inaspettatamente

 

qualcuno.

*

Imparare

 

 

Le metodiche stellate

apprese durante le notti di luna piena

non appagano abbastanza

se sei solo,

nel contempo

dovresti

ascoltare

parole esperte

già dette

più e più volte

inebetito

dalle preghiere

koan

e mantra

a tua scelta,

inizierà

una nuova attesa

per lo più silenziosa

ma i giorni

non hanno fine,

 

le ore dei semafori gialli

aspetteranno

ciascuna

la successiva

e dire non potrà che essere

inutile,

 

la magia della notte

non potrà

che regalarci

spietati

giorni nuovi

ma per un attimo

saremo

alle porte dell’alba.

*

Meditazioni sulla strada comunale

1. Disastri

 

E’ un antico mistero

quando le domande

non si formulavano

ancora;

 

perché

 

se questa è paura

 

il mio amore che si ferma,

si ferma ai tuoi occhi,

allora è certo,

certo mi mancherai,

 

se questa è paura

 

di stare solo

matrice di me e di te

cammineremo con il nostro vessillo

verso la terra di nessuno,

intanto

preparami da mangiare!

 

i cocci che non esistono

sulla terra niente da raccogliere.

 

 

2. Troverò la strada

 

Meglio non seminare

 

non riconoscersi nemmeno,

se nella vita

accidentalmente si incappa

meglio seguirla,

seguirla senza parlare

 

sarà notte di stelle.

*

Fiducia

 

 

Volti pieni di fiducia

aspirare il profumo delle nubi

credere nel domani

sorridere per riscuotere un sorriso:

come i cani di Pavlov.

 

Meglio la barba incolta

la macchina sporca

e vecchiotta,

un sorriso che sta in piedi da solo

e non si appoggia

da nessuna parte.

 

Però…

 

dura rimorchiare con la macchina

così sporca

 

se non sei di questo mondo

loro

non ti ameranno

 

dire ai giorni di aspettarti.

 

Perché questa corsa?

Recitare

senza copione

nemmeno un canovaccio,

dire ai giorni "aspettami"

e non presentarsi a riscuotere

lasciare agli altri il tesoro

restare a guardare

aspettando che si consumi

tigre solitaria

affamata

 

se sono solo aspetterò

un’alba da capogiro

e non mi farà alcun effetto.

*

Guarda più in là!

Guarda più in là!

I gechi non si arrampicano sui muri

e se lo fanno poco importa;

 

ascolto il tuo dolore,

sono quell’umano indifeso

che ci appartiene;

 

sono la schiuma del mare

sono il silenzio

che non ha dignità,

che se vai a terra

non ti resta che difendere le palle e il volto

aspettando che l’altro si stanchi

per poi censire i danni;

 

sono la schiuma delle onde

un sovrappiù non inutile

sono quello che ti ascolta

e di nuovo è come cadere

paura della voglia di buttarsi;

 

sono la schiuma delle onde

le ortiche e i papaveri

nello stesso prato

dove è meglio non aspettarsi nulla,

sotto la terra i tesori

la terra sotto il mare;

 

sono la schiuma delle onde

non nascondo segreti:

la verità è del muro bianco

illeggibile.

 

 

 

Fermare il tempo che passa

E’ l’andare inutile il problema, il muoversi senza risorse, senza risposte.

E’ lo stesso istinto che ti dice di rialzarti quando vai al tappeto che ti impone di chiedere sempre, di porre domande i cui termini sono sempre sbagliati.

Non ci sono risposte alle domande con cui siamo nati, il mondo non le conosce.

 

 

 

*

Ellitticamente

Ellitticamente

si muove l’attesa

né per me né per voi

aspetta

né ripete sé stessa

è l’amara sentenza

che il giudice

è chiamato ad emettere:

non c’è uomo su questa terra

nello spazio dell’adesso.

 

*

Il mattino si è fatto sera

 

 

Il mattino si è fatto sera

se ogni ora non fosse ricordo

se

dovessi tornare

perché non prima?

 

La conchiglia un adesso

una vecchia canzone

vento che si fa nube

ho orecchie per ascoltare

petto in fuori e pancia in dentro,

 

poco possono

pensieri non replicabili

speranza che non raccolgo,

 

disperata la tromba di Miles Davis

esplora il vuoto

 

camminare al buio

come in un sogno

senza trovare un muro,

una porta

 

in TV replicano

“Cortesie per gli ospiti”

 

mi allungo,

tocco i tuoi piedi

 

un monolite

adesso.

 

Chop this wood carry water what’s the sound of one hand clapping?

 

*

Non sta piovendo, perchè?

 

 

Non sta piovendo, perché?

Non ne abbiamo abbastanza

e forse non sapremmo dire.

 

Ci fai l’abitudine

a non avere risposta

all’indecifrabile codice umano:

 

se cammino senza aspettare

non semino l’attesa;

 

se senza intenzione parlo,

parola, da sola si fa intenzione;

 

se il pericolo è lontano

vicino mi tocca la paura;

 

se la solitudine cerchi

non altro che solitario puoi stare;

 

figlio dei secoli

peso immane

per un mondo che posso toccare

solo con le mani.

*

Era nei sermoni delle chiese

Era nei sermoni delle chiese

noi e voi:

 

ci sarà un premio

un senso alle sofferenze,

 

un giorno,

 

pagare il conto

per un debito mai contratto,

 

voler esperire

che nulla ci è dovuto,

 

chiedere sempre il prezzo da pagare

come non essere mai a casa propria,

 

trovare un senso già scritto

senza guardare negli occhi

di chi ci porge il pane.

 

 

Non ringrazio per questo sole

per il caldo della stufa

per la minestra e il bicchiere di vino.

 

In silenzio

con il sole e le stelle,

 

senza un ieri, senza un domani

senza chiedere

mi succede di amare.

*

Eternità

 

 

Non sottointendo alcuno spazio,

tutto qui,

dato già ora.

 

I fiori

nel giardino che sarà

e gli alberi con fiori e foglie

sono potenza dell’oggi.

 

Le ceneri

del fuoco di sterpaglie

dove ieri non c’è mai stato.

 

La cesoia

un’eternità

affilata da non potersi toccare.

 

Sorrido,

senza motivo di aspettare

senza altrove.

 

Guardare,

con gli occhi velati di lacrime

un amore

senza dove né quando.

*

Se una mattina

 

 

Se una mattina

mi succedesse anche

che non passasse il treno

non sarebbe strano

non mi sentirei a casa

non meno

di adesso.

 

La luce delle stelle

non di meno

non di più

sempre non abbastanza

per trovare i calzini

per trovare quello che ho lasciato

la sera.

 

Dei mai più

non capirei la ragione,

ma

non mi chiederei perché.

 

Se non mi potessi trovare,

di me

e di te

abbastanza indifferente,

scenderei a fare colazione:

caffè

latte di riso

e biscotti secchi.

 

12 febbraio 2019

*

Vorrei tu fossi qui con me

 

 

Vorrei tu fossi qui con me

ma ho perso il conto,

tu o tante altre.

 

Insieme alle ore

ho bruciato l’incenso sugli altari dell’attesa

parla il tempo una lingua non mia:

figlio bastardo,

confine

posto da me.

 

Specchio delle cose

alabastro

punto indefinito

spazio senza pietà

indecifrabile sentenza:

non posso passare io.

 

Chop this wood

carry water

back to the source.

 

5 febbraio 2019

*

Inutilmente

I larici e le foglie

in sovrappiù.

 

Imperfetto.

 

Questo dirsi umano,

quasi...

ripetere una preghiera,

senza mittente,

senza destinatario.

 

La stanza vuota

paradosso di un fiume senza letto,

di un mare

senza profondità.

 

Le esperienze

generano il vuoto

sotto le ali,

ali che mi guardo

senza esperienza

di aver mai volato.

 

I giochi

riempiono i ricordi,

innegabilmente qualcosa è stato,

ma il dio dell’impermanenza

ti chiama:

-Nessuno!-

Non è il mio nome

 

 

Vedo

le onde dei ricordi

infrangersi…

sul battuto di sabbia

ritornare poi

ritmicamente

indietro

inutilmente.

 

 

Alla fine della malinconia

qualcuno,

inutilmente.

*

A bruno Bettelheim

 

Capire un giorno

che sopravvivere

è salvarsi l’anima.

Vita e anima,

libertà e destino,

fanno un solo uomo.

*

Enciclopedia delle attese

 

 

Queste donne

e questi uomini

che camminano per la strada

leggeri del loro immane

fardello.

 

Come vivere?

Quando l’acqua non disseta

e il pane non sfama.

Come placare

l’inquietudine

sotto il corallo degli occhi?

 

Ci si potrebbe ferire,

potrebbe non esserci cura,

potrebbe…

 

Potremmo uscire

dall’ordinaria follia

passare per la cruna dell’ago,

essere là.

 

Passa

lasciandoci indietro,

il vento gelido

di questi giorni,

mentre,

un tabaccaio indiano

sorride

in fondo alla strada

*

Non esistono giorni festivi...

Non esistono giorni festivi

né feste comandate.

 

Il problema

è lo spazio tra i giorni,

sono i giorni comuni.

 

Tornare a casa con gli occhi pesti

non conosce l’onore della sconfitta.

 

Le casupole di periferia

non raccontano mai

una felicità sovrabbondante

o forse non c’è casa

che l’abbia conosciuta;

sono stati

e sono giorni,

forse…

mai per davvero.

 

Sulle facciate cresce l’edera

indifferente

ai nostri ricordi

vive.

 

Una sola espressione del volto

non tradisce la confusione

too much information.

 

Esperire

il suono

del credersi tanti,

oppure uno.

 

Io

immobile in mezzo alla piazza,

forse spostato,

seduto su una panchina

scomoda come la vecchiaia

mi tiro su,

torno a casa.

 

Passano i bambini,

senza giocare;

passare,

trovare un passaggio,

molto meglio che andarci da soli.

 

Forse il sole

che non si vede

dicono non abbia occhi,

 

e piove,

it’s always raining

it’s raining again.

 

La luna e le stelle:

“Mio Dio è pieno di stelle”,

citare

e guardare da un’altra parte

non c’è altro da fare.

*

Nella mente di Dio

Nella mente di Dio

era già scritto un progetto

imperscrutabile ai nostri occhi

data, giorno, ora, minuto,

e il secondo persino

di ogni cadenza della tua vita;

c’era anche l’attimo della tua morte

scritto li.

 

Non ci è dato conoscere

neppure nella tua mente,

cosa vivevi e pensavi,

non sappiamo.

 

Ti abbiamo visto

perderti con noi nei giorni:

navigare su acque profonde

camminare sulle secche

della vita,

camminare sulla terra, con noi.

 

I tuoi piedi hanno calcato

queste strade,

le ore hanno segnato

il passare dei giorni,

e le labbra si son fatte secche

gli occhi stanchi,

la vita si è fatta piccola,

piccina davvero:

erano finiti i sogni,

restavano i giorni.

 

Ma noi non sappiamo,

 

eppure,

abbiamo visto i sorrisi,

il pudore che li tratteneva sotto la pelle,

 

sei stato con noi.

 

 

La tua vita,

davvero

è stata un dono

(anche) per noi.

*

Un metro perfetto

Un metro perfetto per dire il mio nome

voi lo conoscete di certo,

io no.

 

Cercherò...

 

scalzo

camminerò sui cocci di bottiglia

non avrò speranze (attese),

avrò lacere vesti,

brucerò con i fuochi,

aspetterò alla fine dell’umanità.

 

 

Sorriderò,

 

troverò...

l’incrinatura nello specchio

 

sarà come un ricordo

dimenticato,

 

guarderò nei miei occhi,

specchierò la malinconia,

non saranno giorni,

 

ora.

 

 

Per Roberto

 

*

Necessario

Pagare sempre il conto

per essere vivi

 

è necessario,

 

dire qualcosa

fissare i confini,

 

occorre,

 

trovare un dove,

limite che avvelena la casa

dell’aspirazione,

indebitarsi con sé stessi

 

Mai

essere uomini

coincide

con la vita.

 

17 dicembre 2018 pomeriggio

*

Che la luce resti accesa

Necessario

che la luce resti accesa,

 

domani

 

respirerò la luce,

vedrò il canto degli uccelli,

ascolterò il profumo delle rose

 

senza più ombre

con un solo nome

le cose

saranno eternità.

*

Parallelo

 

 

Quale ottuso senso può esserci se ti svegli al mattino ancora buio

e non sai perché si succedono gli istanti?

Nessun spettatore a guardarli:

 

sulla cima di quel monte

limpida solitudine

da ascoltare,

 

una vita senza il rumore

delle parole;

 

non entra

lo sguardo

ottuso

 

nello spazio

fra

qui

e

ora.

 

Il coltello continua a tagliare,

il martello a  battere,

 

da qualche parte.

*

Stare in piedi da soli

 

 

Stare in piedi da soli

non si può

appoggiati a un bastone

a un bicchiere di vino

 

forse

 

sarebbe meglio chiedere aiuto

ma meglio ancora

che qualcuno risponda

 

spezzando il muro di giorni assurdi

spezzando una solitudine

che ti guarda

di spalle

 

guardare negli occhi

 

lettere d’amore

mai spedite.

 

*

Ritus - irritus

 

 

Quali risposte puoi dare,

se ripetere parola

non è rispondere

alla domanda del mio

inconscio

stare in piedi.

*

E’ inutile aspettare

 

 

Succede che

non è mai successo,

succede che non avevo capito

 

e le parole cadono nel vuoto,

incapaci di rialzarsi

come i tralci di vite

cadono sulla terra

e non daranno frutto,

non sono stati scelti

nella potatura

 

la terra raccoglie tutti i fallimenti

(più giù non si può andare),

 

aspetta,

senza guardarti negli occhi.

 

Forse non c’era la stessa attesa

nelle tue parole,

 

dette, dette abbastanza

senza un’aspirazione

un di più dove andare

 

anche la pioggia cade,

cade sulla terra

per lo più ritorna al cielo

 

ma la terra ritorna,

ritorna sempre,

come prima.

 

Saranno prati,

 

anche bagnati dalle nostre lacrime,

poco,

poco di più.

 

E’ senz’altro inutile,

inutile aspettare

 

perché il domani

è solo da guardare.

*

XXX Hard core

 

 

Neanche per dire

se vedo che è quasi sera

come essere già nel futuro.

 

Non dare un nome alla tua casa

con il vuoto retorico delle finestre

dove tutto sembra pieno,

 

una casa sono muri

è un posto da abitare

un’occasione,

 

di questa storia senza peso

dove le ombre

sono i giorni che scompaiono

dietro di me,

 

nessun peso

ruga sotto gli occhi

meno di domani

più di ieri.

 

Le cicatrici si rimarginano

nessun taglio indelebile

dove il suo nome è tempo.

 

Se ne esci potrai capire

avrai poco da ascoltare.

 

non basterà sedersi

                           sul ciglio

                                  della strada.

 

I lettori di storie parallele

dicono

che si incontreranno.

*

Potesse il cielo

 

Potesse il cielo

parlare la lingua degli uomini,

 

e gli uomini

la lingua della terra,

 

ognuno sarebbe al suo posto,

solo le passioni ci muoverebbero,

 

e non saremmo,

 

non saremmo

più soli.

*

Un sacchetto di ricordi

 

Hai comprato

un sacchetto di ricordi

a buon prezzo

che vuoi condividere;

non fossi già solo

tanto quanto basta

ne condividerei qualcuno,

non fosse che

le luci dell’alba

ogni giorno

trovano

qualcuno in meno,

trovano

qualcuno in più.

 

Lei,

non riesce

a vedere

la solitudine sotto la pelle,

gli alberi che guardano al cielo,

la disperazione

dell’essere a metà,

eppure sa

che la ricetta

non è

sapersi accontentare.

 

Occorre sapersi disperare

della propria storia

e non ricordare quasi nulla.

*

Per non conoscermi

 

La notte

cammino per strada

sotto il bianco della via lattea

dove,

per non conoscermi,

parlo con me stesso

 

(perché)

 

nel silenzio

potrebbe scivolare,

cadere nel baratro,

questo equilibrista,

che cammina sul filo

tra me e io;

 

(ma)

 

non succederà,

finché le luci di una casa,

mi porteranno…

malinconia.

*

A volte

 

A volte

vuoi essere ciò che sei,

 

ti piacerebbe

che il colore del tramonto

fosse il tuo colore,

 

nessuna distanza

niente detto diverso

da ciò che è.

 

Aspettare,

non è di questo tempo

 

per te

 

che conosci versi leggeri

e profondi.

 

Tu conosci quell’andare

che incontra il cielo e le cose,

vicino quanto lontano,

la,

dove la notte incontra il giorno,

dove l’acqua è voce

non la memoria dei giorni

non la parola che dice,

ma il verbo che ascolta.

 

Non riso non pianto,

ho gli occhi delle cose,

lo sguardo del mondo.

*

La parola

 

    Tempo di parole traslucide

impeccabilmente trasparenti.

 

Se dici che mi ami…

        perchè mi colpisci alla schiena?  

 

E’ necessario

che una parola ponga fine

all’incertezza:

                argine

a fermare la piena.

 

L’osservazione impeccabile

della rugiada

           non basterà!

 

se parola è senza speranza

e non mi disseta.

 

    Forse…

occorre,

    camminare per luoghi franchi,

occorre,

    ripetere e ripetere,

 

    per una parola definitiva

piena…

di possibilità.

 

Mi sussurra e mi ripete,

ti ascolto!

*

Riflessioni del sabato sera

Il sabato sera è così: comete di versi,

aspettare, guardare crescere il prato.

Di tante faville una sera così conserva l’attesa:

un petardo senza miccia

dove non basta drogarsi

di inesperte malinconie

per riuscire a non vedere,

oltre la soglia:

la porta.

E guardare ai prati

zuppi di rugiada

che saranno domani

dove…

non necessariamente,

non necessariamente.

Sera di matte veglie l’ora,

rispondi e parla!

perché?

se essere giovani è vivere,

maturi è sperare,

ma dei vecchi è la disperazione

dei sorrisi tirati,

dall’attaccatura dei capelli

dove non ci son più.

Ora chi si trova,

non necessariamente,

non necessariamente,

come me,

dentro uno spazio

da sé ritagliato

non una nicchia

ma una grotta,

inaspettatamente lasciata dalla vita;

spazio per parlare

ed ascoltarsi;

onde su ombre:

distendo le gambe

sul divano.

 

 

                                             Sera del 13 ottobre 2018

*

A Diogene con la sua lampada

 

 

Profumo di viola,

odore poco maschile per me,

che leggevo storie d’amore

aspettando di salire sul quadrato.

 

Nessuno ascolta il silenzio delle foglie,

che cadono.

 

Vi siete mai svegliati su una panchina con un infinito desiderio di amare?

Conoscete la solitudine delle strade, la dolcezza di un sorriso?

I brandelli di luccichio di un coltello tratto dalla carne?

Il calore di un sole nuovo su un prato di rugiada?

 

Per questo, e per nessun altro motivo,

il mio canto.

*

Tempo incantato

 

Tempo incantato                                                                      

che non conosci                                                                           

non bastano le sere,                                                                    

le attese,

a dipingere i ricordi.

 

Il domani non è mai dato

venire dal tutto e andare verso il nulla,

una parola gentile.

*

Inetto

 

 

Essere senza qualità,

nessun denominativo.

 

Mai alla luce del sole;

ogni giorno chiedere

il diritto di stare al mondo.

 

Dimenticare la vita

su una sedia

per anni.

 

 

 

 

                                             A tante donne e uomini che non posso che amare.

*

Dove si sta bene

 

 

Illuminati

palazzi di ghiaccio

luccichio di

alberi di cristallo

strade

di un mondo che

non parla

e

non ascolta.

 

Anestetico in pillole,

 

il silenzio

di una nera solitudine.

 

*

Era lei

 

Era lei la prima

non so perché

neppure quella che venne dopo

e neppure delle altre;

mi dovreste raccontare qualcosa

perché sono senza parole.

 

Stare in questa umanità

che non si dice e non si ascolta

trarre dalle cose attese illusioni.

 

Un’alba ascolta

silenzi mai pronunciati;

 

mentre ascoltavo

restavo in silenzio.

*

Interrogati ancora

 

 

Interrogati ancora

figlio della disperazione;

 

tornare a casa più vecchio

dopo un altro giorno di lavoro,

 

sai che non ti aspettano,

tutti hanno paura di morire

senza aver vissuto abbastanza

e poi abbastanza non basta.

 

Non ci sarai il giorno della tua morte

 

scoprirai

 

un momento prima

 

che sei vivo.

 

 

 

 

                         A tutti quelli che hanno il coraggio di stare al mondo

*

Viandante sotto le stelle

 

 

Sotto un milione di stelle

cammino;

distanza,

essere già la,

vertigine.

 

Quello che rimane,

se

guardo la notte.

 

Senza centro,

ora

esisto.

 

 

 

Di un altrove già qui,

      di un oggi senza domani.

*

Quante cose

 

Quante cose,

non dovrebbero occorrere

a

e

nella mia vita.

 

Tu,

dolcissima,

che odori di tempo e di cose,

il profumo del pane caldo,

una tazza di caffè buono, bevuto in pace (citazione da Virgilio Giotti)

un abbraccio senza riserve (rara cosa, un amico c’è)

ciò che la vita è

ciò che la vita può dare,

i giorni.

*

Dovesse cedere il mio verso

Dovesse cedere il mio verso

non mi saresti accanto

camminerei parlando a me stesso

come smarrito nelle mie parole.

 

L’autobus aspetta alla fermata

non riparte,

non lo vedo.

 

Dovessero passare i giorni

come passano i treni alle stazioni di provincia

senza fermarsi,

senza aspettare,

non marcheremmo la vita

come il piscio di cane,

non ci sarebbe tempo

e neppure c’è.

*

Lasciatemi amare

Lasciatemi amare

un tenero stelo d’erba, l’alba della vita,

una foglia appena staccata dal ramo, il termine delle cose.

 

Che abbia a conoscere un amore

che non sia figlio della paura,

che non conosca muri, siepi e steccati.

 

Lasciami amare i tuoi occhi

come non fossero i tuoi.

 

 Lasciami amare l’alba,

come non fosse altro,

altro da me;

 

lasciatemi amare,

che non conosca cosa,

altro che il mio amore.

*

A dire

Tanti anni a dire

quello che in parola non ha nome,

parole taciute, frastuono.

 

Dalla voce un responso

che non dice ma rimanda:

niente passa, niente resta.

 

Esplorare da qui

l’altrove.

 

Guardare

il mondo traslucido;

benedetta

acqua di silenzio,

chiave,

volto indescrivibile,

nome esatto delle cose.

 

A Juan Ramòn Jiménez

*

No name

 

 

Ti chiama la notte

e forse ne potrebbe fare a meno.

Ma tu no!

 

quel richiamo

parla una parola

 

vita

 

che sa di strade sporche

gabbiani alla deriva

su un mare di disillusioni,

 

forse…

potevano aspettare,

 

io no

 

di tutto quello che potevo fare

e che ho fatto…

 

Se mi capita di sentire il suono

come terra sotto i passi,

a volte la musica dei silenzi,

un passo senza suono

come camminare sulle nuvole.

 

La vita si dà,

con pudore

se non cerchi di parlarle

se guardi appena sotto

i suoi occhi

 

raccontarla,

come dire i miei giorni.

*

1 Squarcia l’immenso

 

Squarcia l’immenso

che non è di casa

l’infinito si fa goccia

zero definizione

per l’impossibile,

 

paese senza case.

 

Se me l’avessi detto

che il legno non arde

a queste latitudini,

 

prezzo molto alto

per le tue e non per le mie

fortune (latitudine zero),

 

pietra senza paragone

raschiare il fondo del barile.

 

Resisterà l’alba al tuo risveglio?

Forse no,

 

dopo il buio della notte,

svegliarsi,

 

non ritrovarsi.

 

sabato 25 agosto 2018

*

Squarcia l’immenso

Squarcia l’immenso

che non ha il nome di una casa

 

il sasso

pietra d’inciampo

ingiunzione di confine

 

rotola

lasciando prescrizioni

a bocca asciutta

 

ricostruirti

di acqua e sabbia,

 

ha un senso

se vuoi continuare

a lavorarci

 

un hobby divertente

per le ore che virano

a specchiarti senza pietà

 

se guardi basso

avrai quasi l’impressione

di poterlo dimenticare.

 

Di una vita che manca sempre qualcosa:

il cielo.

*

Poesia di parole

 

Nei luoghi che ci furono casa

non mi riconoscerai di certo

vago ormai tra speranza e attesa,

osservo le parole,

le scruto da ogni parte

do da bere ai gerani.

 

Mentre gli uomini e le donne

che passano

per la strada

non vedono che me,

questo,

che mostro

in tutto il mio silenzio,

mi rivesto di apparenze

quando sono solo.

 

Non è che non abbia niente da dire,

no,

non è la parola,

è il suo inquieto dire,

sempre troppo

o troppo poco

o una medietà che non è la mia:

fittizio,

inespressivo,

maschera.

 

D’altronde il silenzio

non lo capite,

e scrivere per approssimazione

non mi basta.

*

Dove non passa l’uomo

Dove non passa l’uomo

è il silenzio.

 

Notti

di stelle cadenti

non viste.

 

Vertigine

 

Luoghi dove non ci sono:

 

una solitudine inascoltata.

*

Agarthi

 

L'erba,

le pietre del sentiero,

ancora ricordano,

 

il torrente a Saanen

canta ancora la nostra canzone.

 

Arrivare,

con uno zaino pieno di speranze

e la valigia dei ricordi vuota,

 

non ti so dire tutta la bellezza

certo...

non poteva essere diversamente.

 

Canta la mia voce il torrente,

e noi

che non abbiamo mai smesso di cantare,

di camminare

pieni di errori,

praticamente perfetti,

 

siamo tornati.

 

 

A glas af wine with a friend that must be what paradise is like.

*

Come l’acqua

 

Come l’acqua che va al mare

non chiede alle cose

di essere fiume;

 

come la terra al cielo

non chiede ragione

del sole e della pioggia;

 

come le stelle del cielo

non chiedono ragione

alla notte

 

allora anch’io,

se non chiedo,

 

allora…

mi succede di capire:

 

guardo l’alba

come da mille occhi,

 

trovo nel silenzio

un luogo dove abitare,

 

non incontro parole.

*

Maybe sufferance

 

1.

E’ un giorno

con il dolore di un amico,

accanto

 

è quello che siamo:

voluto,

dovuto,

trovato;

 

l’eredità di noi

e l’eredità del mondo;

 

esistono le colpe

ma il dolore è vero.

 

2.

Urla un furore nel cuore

nessuna musica ad accompagnarlo

 

thumos

 

demone di noi che ci possiede

che abitiamo in noi,

quando le lacrime e il sangue,

il sudore e il piscio

ci fanno carne e vita

inizio e termine,

un filo teso

dove il limite è dato,

 

ma taciuto.

*

Scene di passaggio

Sono solo scene di passaggio

tentativi di decifrare

la vita breve dell’alba e del tramonto

 

per non sparire

 

aspettare

è pur sempre un restare

 

non conta chi va.

 

L’alba è senza sforzo,

scivola il tramonto

 

non aspettare

 

non dirmi,

 

immenso è il giorno.

*

Se la vita

 

Se la vita

non dovesse essere mai negata,

 

se i no

circoscritti e definiti

potessero non essere una negazione,

come se per ciascuno di essi

qualcuno non morisse.

 

Per me

che nella mia casa

circoscrivo spazi vuoti,

 

non rispondo.

 

 

 

 Per tutte le donne e gli uomini dimenticati

*

Una, due, tre...stelle

 

Non tutti gli angoli

si possono arrotondare

non riesco di tutte

le emozioni

fare poesia.

 

C’è qualcosa che sfugge

se lo guardi:

 

l’acqua del mare

non incontra l’orizzonte,

lo so,

 

anche il verde della terra è alberi

e speranza,

 

oppure…gli occhi degli uomini

hanno altro da dire

oltre la maschera.

 

Tu sai parlare

ma certo è meglio ascoltare

 

almeno quando gli altri

prendon fiato

 

e mentre pensano ad altro

c’è spazio

per un nuovo discorso

non mio,

non tuo.

 

All’orizzonte…

 

forse davvero,

le acque possono incontrare il cielo.

*

Civiltà dello spritz

 

Le persone sorridono disperate,

guardo passando

come se…

aspettassi

un di più,

un ancora

 

non arriverà

né oggi né domani,

 

la casa è disabitata

 

non vale aspettare sulla soglia,

ci sono i giorni,

 

massicciamente pieni

allegri

solari

disperati.

 

Forse

non passerò di qui domani.

*

Scrivere poesie

Scrivere poesie può essere un diletto

dritto negli occhi non guardi la vita

giocare come con le parole

senza speranza, senza attendere nulla;

 

altro è vivere

dove le parole

e i silenzi

son come stiletti

rigirati nella carne

 

a un colpo ne segue un altro

e ti rialzi sempre come un vecchio pugile

suonato

stonato

solo.

 

Non è l’imperativo categorico di Kant

né del tuo allenatore

è il DNA

la vita che ci prova sempre

la sua morfina

è speranza.

 

Se capissi di aver sbagliato tutto

sarebbe fieramente

impossibile

non ho fatto ciò che ho potuto

ho compiuto

adempiuto

anche solo le azioni

umane

non umane

impossibili.

 

E mi dici che ci sarai

complimenti per la fiducia

le strofe che intanto potremo scrivere

saranno tempo vuoto

e tu

mi vorrai più bene

intanto

senza conoscermi.

 

Forse sarebbe meglio

sprangare le porte

o uscire in giardino

non aver parola per nessuno

dove le stelle continuano a ardere

indecifrabili

per fortuna

abbastanza lontane

per non potere

che sognarle.

 

Sai, non pensavo di poter scrivere versi così lunghi,

li pensavo per i grandi

ma ci riesco anch’io

i poeti valgono per il peso

di parole sempre uguali

mescere un vino tagliato,

forse piacerà

una parola o due

senza condizioni

né regole di ingaggio

tratta non senza dolore

da vita tutta.

 

Miraggi

non sono desiderati,

vi stancherò con i miei versi

o forse

più probabile

mi sfinirò da solo

sotto le stelle

di una notte come questa

o di un pomeriggio di domenica

dove sei a corto di speranze,

sapessi davvero perché

ho scritto

compiuto

iniziato e mai finito

qualcosa.

 

Forse tu che ascolti

bevi le mie parole

come fossero

la vita che ascolto

nel cuore degli uomini,

sono solo

quel poco

che filtra,

sono il mare profondo.

 

 

                                                         Non disperate di scrivere,

                                                         ne vale la pena.

 

 

Scritta e vissuta non solo oggi

 

*

Di tante cause

Di tante cause

per cui combattere

mi resta poco

resto io solo,

poca cosa,

 

e,

 

se gli anni impietosi bruciano i ricordi

(quasi tutti)

mi appago del silenzio

che non so scrivere,

 

allora,

 

il rombo del torrente

e la dolcezza delle quiete acque di Yeats

ritornano con la stessa voce,

 

che,

 

per quanto l’ascolti,

non è la mia,

 

eppure…

 

mi parla,

quando l’ascolto,

sale fino al cielo

e ritorna nei miei occhi,

 

pianto.

*

Le ricordano le ore

 

Le ricordano le ore

dove essere transitati

non cede posto al presente,

non eco dal passato,

distanza che si fa roccia.

 

Il rombo del torrente

 

fa tutt’uno il tempo dell’ora,

giorni spesi senza indifferenza.

 

Batte ore di pietra

l’orologio,

 

pieni come armature

tutto a misura dell’’essere

può saziarmi questo luogo e questo ora.

*

Coordinate umane

 

Meridiani e paralleli su carta,

è più facile scriverti chi sono

per convenzione non ti lascerò aspettare

a rischio di non incontrarti.

 

Oh, si,

sorridi anche tu,

mi aspetti,

recitando la tua parte.

 

Se ci trovassimo invece…

sotto l’albero antico

il pino della scuola

 

iniziammo allora:

non devo e non puoi.

 

Se ripartissimo da quel momento:

posso e devo,

lascio e resto;

 

ora

che le attese

son diventate malinconia.

 

Magari abbiamo imparato

che è meglio il rischio della paura.

*

La lezione

Ho iniziato a imparare

che il segreto è dimenticare,

che la verità

si beve a piccoli sorsi

 

la pace non vive

come l’albero,

rami verso il cielo.

 

Il segreto è muovere le mani,

camminare tanto,

non saziare mai il proprio cuore

 

se ne può sopravvivere

come di ogni cosa poco

 

seccare il cuore

un po' alla volta

che possa durare

gli anni di una vita.

 

Mi guardo…

con un bicchiere di vino

in mano,

il sigaro nell’altra (non dovesse bastare)

fare l’occhiolino;

è troppo

ma è sufficiente.

*

Rondini

 

Ad ali di terre e di acque

guarda il mattino,

 

parla

 

di un mare lontano e profondo

che conosco,

quando prima e dopo

non avevo e non avrò paura

 

non più io

lascerò la speranza

per essere davvero.

*

Senza nome

Brutale (fino in fondo)

tanto quanto lo si può essere

dolce

come le sere di malinconia

aspettando

un treno per Acapulco

che purtroppo…

non passa di qui.

 

Agendo

non si trovano strade

e neppure guardando,

pensando,

scopando neppure.

 

La casa dello sguardo

non ha mai spento le sue luci

e non sono immobili le ombre

che hanno lasciato gli uomini

migrati più in là;

 

forse loro hanno creduto

semplicemente sperato, forse…

ma non sono qui

non potranno vendere

ulteriori depositi, senza cauzione.

 

Tu,

stai guardando

oltre le case

è un atto dovuto,

compito di un’intera vita.

 

 

Passano le parole

su carrozze d’argento,

 

chi siamo per giudicarle?

A noi le hanno portate

mentre l’incompletezza ci intimava di usarle.

 

Non so per chi

un processo intentato,

forse,

la disperazione.

*

Sono io...

 

Sono io la terra, benedico il mio nome

sono io le strade che ho camminato,

 

non ci son luoghi.

 

Batte la pioggia

suona la sua musica,

 

qualcuno aspetta

denso nella sua attesa.

 

Quelle case

dureranno

per essere ricordate:

ciò che è, non ripaga

il cambiamento.

 

Non paga il tempo le ore non godute

mentre la passione

ripara le speranze.

*

Con i lucernari aperti

 

Con i lucernari aperti

passano le stelle,

 

vita limpida

da un chiaro di luna.

 

I ricordi se ne vogliono andare,

s’accalcano alla porta.

 

Vuoto

 

mentre

passano le stelle,

 

in silenzio.

*

Ciò che mi spetta

 

Spetta a me

il fardello di questo tempo

che ritorna senza parlarmi.

 

Tu l’hai detto

che la vita non ha memoria,

 

dovrei io,

scegliere i colori dei giorni?

 

ornare di cornice

la tela?

 

Già lo faccio,

per errore

e appena so,

che la mia vita non è uno sbaglio.

*

Il tempo dell’ora

Maledizione del limite

 

il tempo dell’ora

 

(che) impossibile

 

non circoscrive

 

(ma) mistifica.

*

Parlano

 

Si rivolgono a se stessi

mentre parlano con me,

han voce di cosa

le parole degli uomini.

 

Acqua che scorre

e un male senza dolore

respirato poi.

 

Penso tu non ci sia

dietro allo specchio

sei un’assenza

che non ferisce.

 

Non occorre ritrovarsi per essere felici

occorre che la stella del mattino

non conosca lo sguardo

occorre ancora di più

e molto di meno

e le stelle riprenderanno a brillare

sulla strada di casa.

 

ore 14 e 10 del 28 giugno 2018

*

Il sale della terra

 

Pietra che rotola

o che cade

dolore fino ai nervi

terra

cadere

cadere

senza aspettare

brucia fino in fondo

la forsizia lasciva della siepe

sei suppellettile

senza luogo

 

occorre sperare

darsi un progetto,

occorre per non logorare

ulteriormente

quel poco che rimane,

occorre

andare fino in fondo

a quell’inutilità

occorre starci fino al mattino

 

 

non dare ascolto

non guardare

girare senza intento

 

non aspettare nessuno

non aspettarsi nemmeno

 

occorre perdersi

 

dimenticare un fascio di ricordi

sulla panchina

 

ci passera un cane

a pisciarci su

e sarà meraviglia

 

sarai lontano,

attraversa tutta la notte

 

sarà fango,

sarà sempre non necessario

 

inutile

 

come il fardello che conosci,

ti dirai…

aspetta

e sarai già lontano.

 

 

Per tutti i riscatti possibili e per tutti coloro che lo aspettano

 

*

Da soli

 

Fossero dolcezza

questi giorni

senza domande

né risposte,

senza brutalità:

 

vita

che senza mediare

non annuncia.

 

Fosse acqua che risale al cielo,

come tornare al silenzio

che conosce

senza guardare.

 

Fosse solo amore tutto questo,

fossimo soli e nudi,

fragili, senza paura.

 

Non ci fosse,

non ci fosse nessuno,

non fossimo che noi…

dentro di noi.

*

C’è solo l’uomo

 

C’è solo l’uomo

non troppo

né troppo poco,

 

occorre camminare

per i corridoi degli ospedali

medici blindati nei loro camici

mentre uomini nudi

nella loro immensa miseria

ti guardano negli occhi

 

c’è tutta

la dimensione

dell’umano

chiusa dentro due limiti

 

c’è l’esplosione

e lo spegnersi di una luce

 

il brillare di un diamante

dentro una scatola senza coperchio

 

e levando il capo

uscimmo a riveder le stelle.

*

To wait / to remember

 

Fosse anche un passo indietro

il meglio dell’attesa

fosse il premio

guardarti da lontano

arrivare da qualche dove

mentre io

resto al sicuro

nel mio ieri.

 

Resta la domanda

 cosa fai?

se,

certo,

non,

mi,

pensi;

e perché dovresti?

 

La vita non da alibi

all’aspettare,

 

non ti conosce,

 

solo i poeti,

seduti da qualche parte

 

ricordano.

 

Questo io lo chiamo DONO.

*

Di ogni addio

D’un fiato leggero si schiude il mattino,

uno spiraglio

che diventa immenso.

 

Ci sarà,

un respiro di silenzio

 

passerà,

come uno sguardo

 

le gocce di acqua salata

saranno sciabordio

 

mentre la casa

dove abita il tepore di una donna

 

sarà il ricordo

di ogni addio.

 

Sarà come non esserci mai stato

sarà un nuovo ventre,

la strada,

che ti accoglierà

indifferente.

*

Passare accanto

 

Passare accanto,

al crudo dolore

che è fossa,

che è passione

 

là,

dove morte e vita

giocano alle carte truccate,

quando gli va

rovesciando il banco

e le attese.

 

Finché si da

la vita aspetta

 

ci fosse una risposta!

un progetto,

un dono,

 

sia giusto dare,

o meglio ricevere

 

quando restano entrambi,

nel tempo dell’aspettare

 

dove appare e scompare,

l’altro da me:

simbolo,

parola forte,

 

specchio.

*

Forse perchè...

Forse perché

non si sa più perché

e neppure si vuol saperlo,

 

nei brevi attimi

di una vita diffusa,

che non odora mai di ieri,

 

dove tu, sei sostituibile,

senza disappunto,

a tutto c’è rimedio

 

fitte maglie,

frequenza indistinguibile

 

nessun odore

colore

anelito,

 

non ti serve un funerale,

non sei mai nato.

*

Requie

 

Requie donde la strada è chiusa

dove il campo infinito

conosce il suo LIMITE

 

aspettano gli armenti

quasi un passaggio,

un segnale.

 

Requie,

reliquie,

ricordo,

attesa,

attributo di sospensione.

 

Squarcia la nebbia

uomo indifeso

paura che muta in

speranza

la, vicino a qui,

la visione è indifesa,

pace

senza alternative.

 

Gli strumenti precisi

non atti a misurare

la passione delle cose.

 

Tu, è troppo,

troppo per dire.

*

Camminare per i campi

Camminare per i campi

ascolto stamattina

l’eco

memoria del mondo

 

rimbalza

 

il rumore dei passi

ascolta le parole

che sono del fosso

e della rugiada

 

io

 

stretto a questa vita

senza nome

 

gioco

 

con un mazzo di carte

segnate,

mi agita

 

 la paura

 

la terra

immobile

mi insegna

ad aspettare.

*

Il tocco dei giorni

Il tocco dei giorni

sulla mia pelle

 

il racconto dell’estate

che deve iniziare

 

aspetto le attese

accanto ai pini e alle felci

dove germinano i ricordi

 

di gelo il tocco dell’acqua

mentre

ascolto la natura senza pena

 

è la pietà

la memoria degli uomini.

*

Giorni così

 

Giorni che guardi

una solitudine

che pare innocua

figlia di una pena

che non sai.

 

Aspetti..

 

Ti lasciassero

tacere,

lasciar chiusa la ferita

non inquinare

il limpido cristallino

del vuoto.

 

martedì 29 maggio 2018

*

La mattina aspetta

La mattina aspetta

io ho finito le attese

 

cadono i cieli

 

gli dei

eteronimi

passano

tra gli uomini in trasparenza

senza guardarsi negli occhi

 

né padri né figli

 

chissà se ci sarà ancora,

ora di cena.

*

Cocci di vecchie storie

 

Cocci di vecchie storie

raccolti

nell’anticamera dei ricordi

rendiconti

mai scritti,

eternità a episodi.

 

Senza speranza aspettano al bar

argonauti mai partiti

sognano chiome leonine

premi e lussuria

di cui pentirsi

iradiddio.

 

Porto franco il bar,

non chiuderà

per questa sera.

 

 

martedì 29 maggio 2018

*

Essere felici, la solitudine ed altri accadimenti.

 

 

Sono nato senza un nome

altri me l’hanno dato

non ne ho alcuno

 

il vento continua a passare

 

l’edera cresce solo sul muro

dietro casa

gli uomini passano

e restano a guardare

non ricambio lo sguardo

mi giro e guardo altrove

spezzo il cerchio

delle parole

 

l’alba non si dice

con un nome

 

si ripete

quel ritmo già sentito

 

mentre

continuo a vivere

girato da un’altra parte.

*

Per Arianna e tutti i suoi amici

Dall’alba al tramonto è la vita dell’uomo

non fa per lui ricordare

il silenzio del sonno

 

dall’alba

un inaspettato addio

un giorno non concluso...

 

ma per chi resta

vale ricordare,

far della morte vita,

stare qui.

 

 

Scivola dolcemente

un giorno sotto questo sole,

 

non aspettare domani!

 

a ringraziare per i tramonti,

la grazia del vento

tra le foglie,

i suoni

della notte,

il tocco gentile

della speranza,

confidare nella giustizia

dell’Altissimo

che ci rende gioia per amore;

 

tutto questo sei tu,

 

impagabile

vita.

 

 

Arianna è morta a 16 anni insieme a suo padre in un incidente stradale; sua madre, suo fratello e i suoi amici sono nella disperazione. Se i miei versi possono valere a qualcosa, sono per loro.

*

Di tutto quel...

 

 

Di tutto quel peso immane

che è vita di sasso

pietra di fiume

non levigata

porta

passaggio

attesa

non luogo

uno, non numero.

 

Di tutto questo io faccio

parola

specchio

per gli uomini.

 

Lunedì 28 maggio 2018, mattina.

*

Con le parole

 

                                                  A volte ti capita di non riuscire

                                                  a dire

                                                  la poesia

                                                  con le parole della disperazione.

 

 

Il tocco dell’alba

come mano di donna

ti ritrova

tra le lenzuola

 

disperazione silenziosa

che ti cerca

 

argine

 

dove la dolcezza

appena basta

per vivere.

 

Reggere il cuore

di una sorpresa.

*

Se questa sera fosse

Se questa sera fosse

dove sono io

non ci parleremmo nemmeno

metafora dei fiori e dell’erba

 

se questa sera fosse

stata già prima

cadere non potrebbe

riparare

alla domanda

dello stare in piedi,

 

paradosso del vuoto

aria tutt’attorno

 

alberi che parlano

lingue non diverse

dal comune idioma

 

li guardo da lontano

spazzare l’orizzonte

d’aria che è fruscio

cadere senza risposta

alla domanda che è metafora

della sera.

*

Voi lo chiamate amore

Voi lo chiamate amore

io strategia,

tecnica dello stare al mondo

 

voi lo chiamate amore

io lo chiamo riposo,

dormire accanto

 

voi lo chiamate amore

io la chiamo speranza,

vivere come non ci fossi,

sicuro che tornerai

 

voi lo chiamate amore

io la chiamo attesa,

guardare allo spazio vuoto

dove non tornerai

 

voi lo chiamate amore

io lo chiamo domani,

dimenticare l’oggi

 

voi lo chiamate amore

io la chiamo donna,

eternamente diversa,

eternamente io.

 

Aspettare il raccolto

 

Trarmi dal guardare il buio senza fondo

come fosse l’ultimo giorno.

*

Sedersi lungo la strada

 

Sedersi lungo la strada

che neppure si conosce

osservare i grilli e le formiche,

i cani che passano

conoscere il piccolo spazio

che si dovrà lasciare

trascorrere i giorni

senza ricordare alcuna data

non chiedersi neppure

dove andare,

è un andare e basta

che si deve commentare

per ripetere,

per dargli spessore

per tentare di nuovo

di scrivere una storia

perché la memoria

è un’abitudine

cui è difficile

rinunciare.

 

17 maggio 2018

*

Vorrei non fossi qui

 

 

Vorrei non fossi qui

anche se sarei da solo

(duttili rime

passando per Alfonsine)

 

vorrei saperti lontano

(tempo che tace

rapirti la speranza)

 

dove?

Lontano da dove?

 

Esecrabili utili malintesi

 

spazio che separa le vite

 

tanto quanto basta

per vederle.

 

*

Passano le stelle

 

 

Passano le stelle

sopra

perfezioni

e perversioni

 

dimenticate.

 

Dovendomi dare

al vento

necessario ricordare:

 

che sono vento,

 

anch'io.

*

La distanza del vento

 

 

 

 

 

Il vento aspetta a soffiare

 

questa mattina,

 

la distanza

 

che è speranza

 

non accende parole

 

quando non possono riparare

 

i distacchi.

 

 

 

Aspettano le cose,

 

l’urto di un passaggio,

 

un varco,

 

già ora!

 

 

 

Quest’attimo

 

immobile,

 

 

 

ciò che sono,

 

la solitudine.

 

 

 

 

*

Mio

 

Hai conquistato il mondo,

forse…

sono diventate tue le cose,

per un prezzo sempre iniquo,

mai quantificato,

ancora da pagare.

 

La brutalità che nascondi

con le tue mani

è nel tuo sguardo

ed è il prezzo

che paghi con te stesso.

*

8 maggio 2018

 

Forse non sia ammesso

che questo è un uomo,

forse siamo in troppi

su questa terra

tanto da non riconoscerci

ugualmente umani,

così diversi,

da poter dire:

non è come me,

si merita

la sua infelicità,

diversa dalla mia.

E io a definirmi giusto,

mentre vivo

i miei giorni senza sole

con il frigo pieno

e un deserto nel cuore.

*

Tutte le storie del mondo

 

 

Tutte le cose da dire

non valgono quello che noi siamo

non valgono un brandello di vita vera.

 

Tutto quello che possiamo pensare,

tutti i cieli che possiamo scoprire,

il cinema dentro di noi,

non sono come:

svegliarsi alle 6 e 15,

guardare la sveglia

e sapere,

sapere!

che c’è un altro giorno,

e forse altri

 

da vivere.

*

Gli scarponi davanti alla porta

 

 

Gli scarponi davanti alla porta,

non vale la pena,

avere storie da raccontare.

 

La terra non ricorda,

eppure ti ho arata con il vomere della memoria.

 

I giorni,

a volte troppo lenti o troppo veloci,

hanno avuto il nostro amore,

 

e l’hanno scordato.

 

La terra e i giorni,

uno spazio e un tempo

che ci conteneva

e che ci ha tradito.

 

Ha bordi affilati,

la vita

*

Sotto questa pelle

 

 

Sotto questa pelle

tante persone

quante sono le mie storie:

 

-          Sei tanto dolce - mi dice,

-          sei un fetente e fai schifo -  un’altra,

-          così tenero e caro -  una terza,

-          ma che razza di uomo sei? -  La quarta.

 

Sotto questa pelle

una decisione

impone

il più forte,

chi vince ha ragione,

ingiustamente.

 

Mi immortala

un ricordo

che sbiadisce

nella memoria di un altro.

*

Se

 

Se non fosse che io

sono sempre stato,

come la terra,

ad aspettare.

 

Forse perché

ti aspettavo e aspetto.

 

Forse perché

è della sera,

questa solitudine

che provo

guardando i tuoi occhi.

 

Forse non è mia

questa strada.

 

Forse perché

cammino solo.

(Sotto i piedi

solo sassi e terra

e avanzi di un’eternità

che non si dice

nel senso comune)

 

Forse perché il verso ci mostra

nudi senza speranza.

 

Forse siamo miserabili,

poco per davvero.

 

Ma la sera e la terra

ci sono testimoni,

 

forse…

 

solo per questo

noi siamo.

*

Ti devo un verso

 

Ti devo un verso

Papà

ti devo tutto quello che ho da ricordare

assieme

ora che è solo mia

la valigia dei ricordi

 

ti devo un verso

per le notti in ospedale

quello che non ci siamo saputi dire

 

ti devo un verso

per come ci siamo trascinati nella vita

 

ti devo un verso

per mia madre che non ha saputo ascoltare

il tuo pianto senza parole

 

ti devo un verso

per mia sorella

che non abbiamo mai capito

e che forse è morta per questo

 

ti devo un verso

per ogni bicchiere di vino

che non abbiamo bevuto insieme

e che ora bevo

da solo.

 

Alzo il bicchiere,

alla salute di chi?

 

Una poesia mediocre,

ma è per te.

*

Ecco le case

 

 

Ecco le case,

per separare

le indifferenze.

 

Tutti a guardare

senza sentire.

 

Passano gli uomini

accanto ai sanatori dello spirito

dove non c’è lista di

                              attesa.

 

Un verso onesto non viene ricordato,

gioca il vento con le foglie

mentre io guardo

passare il treno

dei giorni delicati.

 

Riprendo a camminare,

                               in fretta.

*

Considera

Considera la sera

mentre muore

sui cocci aguzzi delle colline.

 

 

Considera la terra

mentre beve

 

indifferente

 

il sangue che cola.

 

 

Considera l’uomo

che ha cura di aspettare,

 

il testimone.

 

*

Il nome della terra

 

La banalità della vita

                        che passa

                                  per la strada

 

senza aspettare che la terra dica il suo nome

mentre le luci automatiche

illuminano illusioni condivise.

 

Seduto a guardare i treni

che passano,

dove la vita non mi conosce

e l’illusione del tempo

aspetta una stagione nuova.

 

Ritto sulla soglia di casa

in compagnia

dell’illusione del tempo passato

 

e la terra che aspetta

ancora.

*

Dove le parole...

 

Dove le parole possono non bastare

ed aggiungerne altre non serve,

per questo non ne chiedo ancora,

ne ho abbastanza,

 

preferisco

 

sproloquiare in versi,

dove nessuno mi chiede

ciò che non so (e forse non saprò mai) dire

lasciando le attese

(per le quali non ho più tempo)

a chi tempo ne ha

anche solo per dire no ai giorni.

 

Per me i cieli

possono bastare

per riempire i miei occhi

e colmare il mio cuore

di grazia.

*

Pelle su pelle

 

 

Pelle su pelle,

        (insufficienza di) speranze

                                    (luce di) attese.

 

*

Forse è da noi, forse è da me

 

 

Forse è da noi,

creare un dio, per le nostre colpe e meriti,

che da soli, ci arrabattiamo a costruire,

sentirci sporchi e puliti,

punizioni e premi,

 

 

Forse è da noi, creare un dio che ci meriti,

per l’impossibilità di stare,

assieme,

alla nostra,

impossibilità.

 

Forse non è da me,

guardare un dio già dato,

che mi odia e ama per le mie colpe e meriti,

sentirmi come non sono.

 

Forse è da me, creare un dio impossibile,

trarlo dagli anfratti, della mia impossibilità,

forse è da me,

la vertigine,

che provo,

quando mi guardo.

*

Per la verità ci vogliono le palle

 

 

Per la verità ci vogliono le palle,

devi bere litri di vino,

ucciderti con tante sigarette

sbraitare dietro alla luna,

lasciarti morire per una donna.

 

Occorre…

Saper sperare e

disperare

ogni attesa.

 

Occorre non leggere quasi nulla

e ascoltare ancor meno,

non ascoltarsi nemmeno.

 

E quando senti di avere qualcosa da dire

bere un bicchiere di vino.

 

E ricordati quando pensi alla luna e alle stelle

come sono morti in tanti di quelli che hai conosciuto,

non ci sono speranze,

non ci sono bei ricordi;

dritto in faccia alla vita,

devi guardare.

 

E se non ti bastano le morti,

ricordati che sei banale:

un povero cretino in posa,

ogni volta che cerchi di commuoverti.

 

E ricordati degli amici che sono andati

e di cui non sai dire.

 

E ricordati di aspettare

sapendo che non c’è nulla da aspettare

come quando sul water ti prende la stitichezza.

 

E ricordati,

che con o senza una causa tutti sono morti invano

e non c’è destino

e non luna, non stelle e cieli con o senza sole

a cui impetrare le tue preghiere

come non ci sono preghiere da dire

e Claudio che non vede

e Gianluca che non vede e non capisce ma vive

e tutti quelli che sono inutili,

(praticamente tutti),

anche quelli che pensano di valere

di servire a qualcosa.

 

I nomi diventano ricordi,

ricordati che nessun libro è la verità

e men che meno tu,

libro senza pagine,

eppure vai,

eppure vai,

senza risposte,

senza la forza di una convenzione;

 

eroe inutile

testimone silenzioso.

*

Un click

Senza domani

 

attendere al passo

la natura solitaria

della nostra oscenità

 

parlare da soli,

ci fosse qualcuno

 

ascoltare

 

il canto degli uccelli.

*

I giorni della vita

Ci sono giorni di festa

e giorni comuni,

tanti giorni da passare

 

spesso,

 

per vivere una vita.

 

C’è tempo,

per sbagliare

e ripetere di nuovo i propri errori;

ci è dato farne finché vogliamo.

 

A guardar bene non si fa mai la cosa giusta.

 

Penso d’altronde,

se non ci è dato,

dalle nostre cellule o dalla vita,

essere secondo la massima suprema,

cosa mai possiamo fare?

 

Che se è impossibile imparare

perché la terra si muove

né ritornare sui propri passi

perché il tempo non ritorna

 

non vi torneremo.

*

Non fa per me

Tutta la vita a scrivere poesia,

parole sole,

versi perfetti che non toccano la vita.

 

Non fa per me.

 

Scrivo

ciò che neppure so

e non so dire a parole o gesti.

 

Scrivo senza sapere,

cosa scrivo e dove vado.

 

Sono di una generazione fedele

son passate le occasioni senza poterle cogliere

le strade (ormai cambiate) sono gli unici testimoni (per chi le vuol ascoltare).

 

Tra il sole e la nebbia

camminiamo (non sempre)

 

se il tempo ci passa innanzi.

 

Arriverà la pensione

mentre ci convinciamo di volerci bene

collezionando egoismi e drogandoci di buon umore.

 

Preferisco il mio bicchiere di vino,

rifiuto i calici

dove non posso fallire

 

Versi troppo bagnati

o troppo asciutti

senza attese

all’ombra

di una storia.

*

Cercando la strada

 

Cercando la strada

dove tutto è notte

 

sordo al verbo ripetuto,

la,

dove l’orologio batte ore stonate.

 

Trarmi d’impaccio.

 

Possibilità

(è) quando taccio,

 

parla per me

 

MERAVIGLIA.

 

*

Vento nuovo di primavera

 

 

Vento nuovo di primavera,

case dai finestrini,

e muri

e piazze.

 

Si chiamano paura i luoghi degli uomini

 

il vento tra le mie dita.

 

*

Vivere

 

Sappi che non ti conosco,

ti negai e ti nego.

 

Sappi che il tempo,

non rimargina le ferite (non tutte).

 

Non puoi ricordare,

 ciò che non hai vissuto

*

La terra promessa

La terra promessa,

lapidi di cimitero

per una cantante morta a 33 anni

per un Dio morto in croce.

 

Lo stesso dolore

 

La croce delle promesse non mantenute (un’età, una vita)

 

è la parola che inchioda

                               l’eccesso,

comunque il nulla,

 

mai una birra piccola.

*

Ascolta

Ascolta!

 

Di pietra la parola che ferisce,

di mille colori rosso sangue,

 

zampilla

sulla mia e tua indifferenza.

 

Abbiamo brindato con anestesia per i sentimenti,

 

terra promessa che nessuno vuole,

 

ascolta!

*

Il fattore X

 

 

Prova ad acquistarlo,

te ne venderemo ancora,

uguale ma diverso,

ti darà un piacere

ripetibile.

 

Troverai te stesso,

tutto ciò che ti fa sentire al sicuro,

uno come tutti,

un ovetto senza sorpresa,

senza disperazione.

 

Provane un altro!

*

Nato con quattro ruote

 

Stenta a riprendere a bollire la pasta,

                                                        aggiungo sale.

 

La verità è nel viaggio

                                   e io non voglio arrivare.

 

 

 

A  L. F. Celine

*

Passi

Ho camminato saltellando,

sui sassi:

equilibrista della malinconia.

 

Ho percorso le strade,

attraversato i paesi,

uomo in mezzo alla piazza.

 

Ho atteso la solitudine,

le ho dato il tempo di guardarmi

attraverso l’uscio socchiuso.

Non l’occhio di un colpevole,

dietro le sbarre della prigione, ha visto,

non io,

non riconosco colpa ai miei giorni.

 

Eppure non li ho cercati,

e non mi hanno accolto,

neppure ospite inatteso ma,

indesiderato.

 

Ho attraversato a piedi

il delirio dei miei giorni

e con cantico di preghiera

ho detto le mie attese.

 

Forse,

ho aspettato sempre me stesso.

*

Quelli che mi han conosciuto

 

 

Quelli che mi han conosciuto hanno sempre pensato: “ disadattato, strano”,

quelli che mi hanno parlato l’hanno fatto senza notarmi.

Quanto è preziosa la vita nelle sue forme oscure,

come camicie stese al sole

che si muovono al vento

e ripetono in silenzio,

Io sono qui.

*

Lunedì

 

Cerca di capire,

Che hanno nome le cose

Anche di lunedì,

almeno fino al sabato,

poi arriva un altro tempo,

chiamalo tu,

come vuoi,

io lo chiamo tempo di domenica.

 

E’ meglio stare soli,

non nominare è meglio,

potrebbe trapelare

                       la disperazione.

 

Meglio non dire,

               il significato delle parole,

giocarci come stracci,

            da non buttare via,

                                      però,

lavarle e usarle di nuovo

               per pulire il vetro opaco

                                              che ci separa

                                                            dalle cose.

 

Da ripetersi il lunedì, prima dei pasti (soprattutto in compagnia).

*

Mentre ascoltavo pensavo ai fatti miei

 

Sillogismo imperfetto la vita

da scrivere rosso sangue.

 

Forse Platone,

       che era stato schiavo,

                                     come noi,

l’aveva capito.

 

Fosse incontrarlo,

vorrei berci un bicchiere

                                    insieme,

alla casa del vino rosso

             sopra la collina di sassi,

dove Diotima ci aspetta

con la brocca in mano.

 

Senza esasperarci,

lasceremo le porte aperte

alla distanza che ci conosce,

mostra e separa

dal mondo

la fuori.

*

Come il vento

Come il vento carezza

               la solitudine dell’acqua,

 

la primavera sulle mie primavere,

 

lascio i giorni al tempo

e il mio cuore

al silenzio,

 

che lo raccoglie.

*

Le luci

Le luci

Sento le luci

Da una distanza abissale

 

Se mi parlano

E non distolgo lo sguardo

Devo bestemmiare, sproloquiare.

 

Ritorno a casa

Nessuna pausa

Dove le attese del tempo

giocano con l’adesso.

 

Rompo tutti i mobili,

dove niente mi parla di nessuno

 

Un perché non richiesto

Risponde

*

Smodato stare al mondo

Smodato stare al mondo

dove la speranza

buca la distanza dalle cose,

ordito senza trama,

luci della ribalta.

 

Io aspetto

quel dirsi che non aspetta

 

Solo

un’attesa

per dire dove

 

L’orologio che batte stonato

sul muro delle scale

cadendo

assieme a pezzi di coscienza.

 

Innocente,

dove

l’attesa non paga il conto

 

Guardate!

Non ci son più fratelli

*

A Biagio Marin

Un amico mi ha chiesto di portare in strofe,

per una canzone,

Biagio Marin.

Gli accordi sono belli,

ma,

la laguna di Grado, eh si,, caro mio,

è lontana dalla mia nebbia

un oceano troppo profondo, sole,

lontano,

 lui guarda lontano,

dove la mia indifferenza,

la mia pigrizia indifesa di uomo che non ha paese,

non un ceppo a cui legare i suoi versi

non può sperare.

 

Grazie Biagio, ti rileggerò con gioia,

per riporti poi al tuo posto

nello scaffale.

*

Credo ci resti poco

Credo ci resti poco

Sono partiti i battelli della speranza

Nessuno è tornato

La primavera apre a nuovi giorni

Qui

Non c’è nulla da aspettare.

Dalla stanza

Han portato via tutti i mobili,

le pareti mi rimandano l’eco

delle ombre lasciate dai mobili,

sul muro.

Pietrificato in un presente senza domani

Il futuro è altrove

Profumo di incenso a 2 euro e 30 a pacchetto

Credo me lo fumerò,

guardando le pareti.

*

Tempo di attesa...dicesi speranza

Tempo di chiudere!

Il bar.

Non è che mi manchi, ancora un bicchiere

nemmeno un cicchetto,

le porte a vetri, caleidoscopio di riflessi.

 

Mi fai malinconia, così senza trucco

mi vien voglia di guardarmi allo specchio,

risorsa disperata

che mi rimanda un altro,

non io

io,

le luci,

poi,

ancora io

sulla superstrada.

 

Se almeno ci fosse

 un barlume di attesa

se mi sperassi,

se ti sperassi.

*

Il gap

Non ascoltare!

 

Il buio raccoglie

lo sprofondare delle parole

nell’inerzia.

 

(ciò che è) Detto,

(è) legge,

non media,

non può perire.

 

È nella distanza la verità delle cose

*

As you are

As you are

 

Maggio,

non ricordo dove sei andata,

ad aprile ti aspettavo

e oggi non so perché,

sei qui.

 

Non bisogna rispondere alle domande di cui non conosciamo la risposta,

perciò…

 

Così come sei,

con quel grumo di cambiamenti

 di risposte

che non mi hai mai dato

ma che ho letto

tra le pieghe dei giorni

vissuti insieme.

 

La vita parla,

basta restare in silenzio

e scrivere poesie,

dopo.

*

Amore

Dovrò camminare per questa strada,

che lo voglia o no,

non dovrò aspettare

nel tempo dell’ora,

perché la strada non attende.

 

Guarderò le strade che incrocio,

strade che non posso;

guarderò le case,

vuote, senza attesa.

 

Io per me ti aspetterò

dove l’attesa finisce

e la speranza ripara

le ferite inevitabili.

 

Come non odiare, chi si ama?

*

Per vie deserte

Camminare per vie deserte

il sabato mattina

dove altri non ti aspettano,

dove non c’è alcun domani

nessuna domenica da dire.

Stare in questo ora,

di questa strada

da soli.

 

*

Dove

Dove si aspettano segni certi di un destino impossibile

Imputridire nei ricordi

parola che ripete

 aspetta in prosa un segno certo oltre la malinconia

nebbia

nebbia

nebbia

pescare nel lago gelato l’assurdità

il dove è il vostro centro

giù

dove la gastrite uccide,

scivolare nella melma

aggrapparsi,

tanto mi basta.

*

No

No,

 

non mi lascerò oggi trascinare dai versi

 

non le parole

non i segni

a parlare

 

non la lingua degli uomini

 

non un riflesso dell’eternità immobile e assurda

 

non quell’umanità addolorata o gaudente

che ripete solo il suo nome

 

NON MI INTERESSA.

 

Vi aspetterò

in silenzio.

*

A mio trisnonno

 

 

Non è dato ricordare,

poca la memoria dei piccoli:

tratti dal nulla,

 a galleggiare finché si può,

attaccarsi con le unghie e i denti alla poca vita,

 e chiederle il diritto per ciò che è già dato,

all’indifferenza degli uomini e delle cose

chiedere una dignità non compresa nel prezzo.

Nulla è già compreso,

che non vada oltre la tua vita:

sono qui a scrivere di te.

*

La notte

Le stelle aspettano,

la luce fioca del cielo,

le notti a separare,

i nostri giorni.

 

Ma non sarebbe il sonno,

a permetterci di vivere,

ma l’impossibilità di mettere insieme tutto questo.

 

Non il sonno,

ma...

il cielo della notte,

 a ridare senso ai giorni,

non le parole,

ma i silenzi,

non ciò che vedo,

ma gli sguardi,

non tu,

ma chiunque,

non ciò che vivo,

ma la speranza.

Non il giorno,

ma la notte,

non ciò che tocco e vedo,

ma la maschera dei giorni

dove io

e io solo

posto e tratto

dal mio nulla

testimonio

il nulla di ogni cosa,

e tutto mi è fratello e sorella

tutto porta la mia pena.

 

Tu ed io,

come niente.

*

Parole

Parole che si accartocciano

nel buio

di un sole smisurato

*

I latrati dei cani

I latrati dei cani

penso ai lamenti del cuore

uomini drogati

di oscene asprezze

siedono sul fondo del mare

a immaginare il cielo.

 

E tu, dovresti

Indicare la strada?

Perché grande è il cielo

sotto cui dimorano le cose

e non conosci le stelle

tu che dimori in una soffitta

dove il battito delle ore

è solo finzione

e dove l’asprezza

(che tu conosci)

non conosce altro

che il vuoto cerchio

della tua futilità.

*

Pettegolezzi

Pettegolezzi,

mio malgrado

splendide lune da cercare nel pozzo

succhiare bastoncini di liquirizia

scoraggiato

non getto la spugna

c’è qualcosa,

qualcosa di più.

 

Alda Merini e Dino Campana, urlano dai loro letti di manicomio,

chi resta e chi va,

ma fa paura passare accanto

all’orlo del baratro,

per noi,

case comode,

morbide pantofole

e le lettere che scrivi

bagnate di sangue

sono per il terrore

che pago

vivendo

ogni giorno,

il terrore

e la luce

dell’essere vivi.

 

I manicomi non sono pieni

forse c’è conforto

a sperare

qui.

*

Tutti a crogiolarsi

Tutti a crogiolarsi

di una convenzione

come avesse senso dire:

non conosco le cose.

E allora mi muovo

perché così non ci penso

e invento altre maschere

per non vedere,

che tu,

non mi stai ascoltando

e magari è meglio.

Forse passerai,

come passa,

la malinconia.

*

A L. Wittgenstein

Non vermi, non aquile e colombe 

il mondo è una metafora

e la prudenza consiglia di non dare nomi

a chi non è nostro figlio.

*

Le strade ci conoscono

Le strade ci conoscono,

e noi le conosciamo,

non un palmo ci rammenta i nomi

che abbiamo dato al tempo,

non noi siamo passati

non siamo dove siamo stati;

ci congratuliamo

con i nostri omonimi

i tanti io di un ieri prossimo, congetture fissative.

 

Passiamo per le strade,

ci inghiottono i colori,

ci parla lo spessore traslucido delle cose

e non restiamo,

non restiamo ciò che siamo

non siamo ciò che eravamo.

 

E’ delirio

creare i propri dei

è delirio non vedersi allo specchio

è delirio l’eternità.

 

 

 

Non mi troverete alle porte dell’alba,

guardatevi alle spalle.  

 

*

Donna

 Donna

 

Esco per la mia strada,

giusto per vagabondare,

giusto per guardare,

la mia casa da fuori.

 

Mi specchio,

succede che mi specchio

nei miei passi.

 

Guardo,

il ricordo dei tuoi passi,

ricordo…

Caso inatteso la tua partenza,

che neppure sapevi

 andasti oltre

a incrociare altre vite.

.

 

Hai aspettato   

come me.

 

Oblio non è dimenticare.

 

Cercasti le stagioni

incrociando nuove vite:

carne, sangue,

e parole

inutili a sé stesse,

anche tu hai dato e avuto

non è stato inutile

non è bastato.

 

L’ombra non ti ha trovata

ad aspettare.

Non è stata manchevole

alcuna cosa,

 

Guardavano le case,

ascoltavano i silenzi dei fossi,

dove l’ombra non aspetta

se è ombra di donna.

 

Si,

qualcosa non ci è bastato

*

Non c’è tempo

Non c’è tempo,

aspettare

non è nella natura delle cose,

eppure…

il mio sigaro non si consuma nell’ora,

e io che non sono

penso

che non ci sono state occasioni

né per me né per te

e quando non conosco speranze,

non trovo il filo

non cerco di vedere

né aspetto le cose

e la loro magia

non mi ricordo e non sono ricordato

e io non parlo

per ascoltare

e io

che pesco i lucci d’oro

trovo i sassi su cui posare i miei passi

sopra le acque profonde.

 

Non conosco i cieli,

cammino sulla terra

che fu di uomini come me,

senza speranza,

eterni,

 seppure nessuno ne ricorda il nome

 e nessuno ne serberà memoria.

 Eterni,

loro malgrado.

 

Conosco la pace,

mio malgrado.

*

Caserma Toigo

Caserma Toigo

 

Aspetta che senta ancora le parole

Dei morti senza sepoltura

I muri

Che hanno sentito

Ripetono anche i miei versi

Sussurri

Non c’è sepoltura

Per la troppa umanità

 La pizza alla “Bella Napoli”

è ancora nei piatti,

presente che non c’è mai stato.

 

Torniamo a casa,

spazi pieni ci aspettano,

le Cinquecento,  Opel  Ascona, bus gialli…

E tu alla finestra,

in fondo alla primavera.

*

Poche volte

Poche volte

 

Poche volte un urlo,

spezza la pace degli eunuchi,

poche volte un urlo,

fa cadere le posate dalle mani,

poche volte un urlo,

blocca la digestione.

Poche volte la vita è rotta dalla sua monotonia,

poche volte la speranza trova il suo tempo.

Poeti come me sono poeti dei giorni,

non conosciamo arcani segreti,

spingiamo in silenzio i carrelli della spesa,

non guardiamo se ci guardano

ma guardiamo,

guardiamo, negli occhi la speranza,

mia e tua,

vediamo i passi frettolosi sul selciato

ascoltiamo le luci e le case

tocchiamo la solitudine

inudibile

l’urlo

che viene proclamato dal silenzio

sotto il fitto tessuto

delle parole.

 

*

Hai dimenticato

Hai dimenticato i saperi antichi,

quelli che hanno fatto degli uomini una terra (figli della paura),

e della terra un valore,

e della terra un non nome (genera, protegge e accoglie),

dove il nome era la speranza,

essere per sempre non noi.

E la donna non è la terra

Che genera protegge e accoglie,

perché la terra non ha nome,

non conosce leggi né confini (quali mai sarebbero?)

la donna è il limite,

come noi.