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Raccolta di poesie di Katia Petrassi
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Vortice

Nel cobalto di giorni

solcati da un vento d’attesa

s’impastano i riverberi ambrati

di un pensiero in divenire.

 

Nuvole gonfie di presente

screziano il sole,

esploso tra i granelli

di una clessidra sulla spiaggia.

 

L’acqua disperde frammenti

di vita sugli scogli,

come cristalli di sale

tra ciglia allagate.

 

L’orizzonte,

graffiato dai gabbiani, 

è un fondale di cartone

in cui s’eclissano speranze tradite.

 

Eppur s’annida un battito

caparbio di futuro

nell’essenza di corallo e madreperla

di un vagito tra le onde.

*

Respirami

Affondano nel mio lago
i gemiti del vento,
roseo fondale in cui si placa
l’ira impetuosa della tempesta
e indugia
la carezza sensuale
della più mite delle brezze.

Il soffio purpureo del tramonto
saluta l’arrivo di Venere
e increspa i fiori di loto,
candida veste della mia superficie.
Si tinge d’impossibile desiderio
lo sguardo obliquo del sole
che spia la nudità delle prime ombre.

Miagola la luna
sorniona,
graffiando i miei pensieri.

*

Florilegio

Esploro il silenzio
in cerca di parole nuove
per dipingere l’inesprimibile
e dar voce ai colori
di un sospiro ad occhi chiusi.

Parole lievi e preziose come seta,
ma dalla consistenza di velluto
a cui affidare la sinfonia dei miei pensieri.
E' un morbido drappeggio dei sensi
il tuo lento scivolarmi
dentro pelle ed anima.

Inventerò parole nuove ed eterne,
che stillino rugiada di emozioni
per noi…
calici rivolti alle stelle,
fiori di carta profumati di vita.

*

L’ossessione

Ti osservo in trasparenza,
turbinio onirico
di spirali ipnotiche
che danzano
tra sinapsi incandescenti.
Come falena notturna
sprofondo inesorabilmente
nel tuo pozzo di luce
attratta dall’eterno
riflesso del tuo divenire.
Splendente e irraggiungibile
nel tuo mantello
di seta e rubini,
custode del nulla che
la vita riserva agli stolti.
Sentieri di algida solitudine
s’irradiano dal tuo sguardo,
schegge di cristallo
feriscono l’anima viandante
che non teme le fredde
notti nel deserto,
animata dal fuoco dello spirito.
Superbo incantesimo
del cuore
finalmente spezzato,
ammiro il riflesso
di ciò che eri
e più non sei.

Libera
dal bisogno di te.

*

Solstizio d’estate

Fili amaranto s’intrecciano
ai pensieri d’argento
in questo risveglio
che ha il sapore dell’attesa.
Papaveri e viole
profumano i gesti lenti
di minuti a fior di pelle,
in un girotondo variopinto
di sensazioni.
Un rossore di pesca
tinge le gote di velluto
nel ricordo del cielo di Roma
quella sera
il cuore ebbro di musica,
baci e complici promesse.
Lo sguardo tradisce
una leggera inquietudine,
accarezzando le lancette
dell’orologio a muro.
Matura un sorriso
nel sole di giugno
menta e lampone sulle labbra.

*

Morire a vita nuova

Siediti, ti va?
È da tanto che non parliamo,
lo facevamo spesso
prima dell’eclissi,
quando ancora riuscivi
a guardarmi negli occhi,
ignara del baratro di menzogne
in cui lentamente scivolavi
e del mio disperato bisogno
di ritrovare complici emozioni.

L’altro me
si muoveva nell’ombra
affamato di vita,
in fuga dal logorio
di una storia senza entusiasmo.
Ho lasciato che altre donne
nutrissero il mio ego,
ferito dall’apatia
di gesti rituali e stanchi.
Ho ceduto al canto delle sirene
è vero, ho tradito
ma Penelope aveva smesso
di desiderare il mio ritorno e
di tessermi tra i suoi penseri
con fili di passione.

Mi siedi accanto, ora
e non c’è odio
nei tuoi occhi,
né astio nella voce
che mi parla di lui
e dell’azzurro del tuo volo,
il tempo ci ha perdonati.



*

Il cavaliere illusionista

Volevi muoverti fra i miei pensieri
come ladro di sogni,
così dicevi…
adornarmi di soffici parole
incantarmi di emozioni
e poi lasciarmi
inerme
di fronte a qualcosa di magico.

Desideravi colpirmi
con tenerezza e mistero,
così scrivevi…
sfiorare i miei momenti
per arrivare a far parte
della mia visione del mondo,
anche solo per un attimo.

Speravi che le tue parole
vibrassero in profondità,
come onde impetuose
negli abissi solitari delle mie notti,
così sognavi…

Ho lasciato che cullassi
i miei silenzi e
rallegrassi i miei timori,
ed ora
che ho spiegato le ali
pronta a volare nel tuo cielo,
non dici nulla.

Tendo mano e cuore
in ascolto,
ma il mondo restituisce solo
l’eco del tuo silenzio.
Il vento disperde
le lettere ubriache di poesia
e accarezza le mie nuove,
morbide, piume.

Sorrido, senza rancore
…chissà se sei mai realmente esistito.

*

Volo di gabbiani

Difficile scrivere di te,
nobile amico,
senza timore di cadere
nella retorica
di parole che
profumano di buono
e dal sapore antico.

Difficile descrivere
l’armoniosa corrispondenza
di una melodia lontana,
che risuona nell’incanto
senza tempo di un’amicizia
sbocciata all’ombra
di una sensibilità comune.

Luna e sole,
alfa e omega,
novelli Venere e Marte
uniti nella stessa emozione,
giochiamo a dipingere il mondo
con pensieri colorati
su una tela ricamata
di sorrisi.

Una cornice di stelle
custodisce,
nella sua corolla di luce,
il segreto innocente
di una complicità
che rasserena il pensiero
e delizia lo spirito.

Difficile raccontare di te,
del profondo rispetto,
l’immensa fiducia e
l’affetto sincero.
Impossibile non farlo
quando la meraviglia
delle piccole cose
mi parla coi tuoi occhi.

*

Catarsi allo specchio

Ferma il passo incerto
confuso tra migliaia
di orme senza meta.
Ascolta la saggezza
del silenzio,
lasciati cullare dai sussurri
del vento tra le foglie,
assapora la pace
di questo momento,
l’invito a chiudere gli occhi
e spalancare le finestre
che danno sul giardino in fiore
della coscienza.

Non lasciarti distrarre
dalla vanità del mondo
dal passato che imbriglia
dal futuro che scalpita irrequieto
dall’effimero che ammalia.
Concentrati sull’infinitamente piccolo
e conoscerai la gioia dell’immenso,
ammira con gratitudine
le meraviglie nascoste nell’eternità
di un battito di cuore:
nell’essenza dell’oggi
accarezza il dono della vita.

Riscopri l’amore per te stesso
nel respiro calmo e regolare
che accompagna
il muto dialogare di anima e corpo,
dissetati alla sorgente
nata dal soffio dello Spirito
e quando avrai saziato
il tuo bisogno di assoluto
guardami un’ultima volta,
senza rimpianti.
Un’ombra fuggevole,
poi la luce di un sorriso
illuminerà l’uomo nuovo
che hai di fronte.

*

Solo un amore

Una storia finita
come tante,
epilogo prevedibile
di un amore a distanza,
per chi giudica e non sa.
La primavera colora l’album
dei ricordi e la brezza giocosa
di un aprile impertinente
mi sferza il viso con
istantanee di vita
di una felicità innocente,
prima della cacciata dall’Eden.

E torna prepotente
l’intensità di certi momenti
la pace dei silenzi condivisi
la tenerezza…
Mani che si cercano nel buio
intreccio d’anime e lenzuola,
ore lievi
a parlare di futuro
appoggiata sul suo petto,
desideri sussurrati alle stelle.
Fotogrammi d’emozione
i gemiti di vita tra gli ulivi,
l’orizzonte rosso fuoco
degli abbracci sul molo,
la schiuma delicata
dei bagni a lume di candela,
il mio sapore sulle sue labbra
nel sorriso di ogni risveglio.

Lacrime di pioggia
sul finestrino del treno
che mi riporta al presente,
alla brezza di questa primavera
che invita a sognare.
Guardo avanti
ristabilisco nuove geometrie
ed equilibri di luce,
ma resta un dolore
che non passa
… solo un amore.

*

Pensiero in Fa maggiore

Ogni tanto mi chiedo

come stai

e provo ad immaginare

le tue giornate

senza tempo.

Ti vedo giocare

a nascondino

tra le nuvole,

le dita affusolate

che graffiano il blu

e si tingono del rosso

di un tramonto.

La notte intrecci

ghirlande di stelle

da regalare

a chi affida al cielo

le sue preghiere.

Gareggi con le rondini

per allenarti al volo,

instancabile e caparbia

nella tua inesauribile

rincorsa alla vita.

La natura si fa strumento

per il tocco sapiente

della tua mano d’artista

che disegna note

sul pentagramma del mondo.

Destinata ad un Amore

più grande

di quello degli uomini,

che raramente

lasciavi avvicinare

nel tuo virginale pudore,

contempli la misericordia di Dio,

libera dalla croce

abbracciata con fede

nei tuoi giovani anni.

Nulla è più stato lo stesso,

da allora.

Come coriandoli

dispersi dal vento

ognuno è andato incontro

al suo destino,

lontani ma uniti

nel tuo ricordo.

*

Underground

Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno” (Luca 23,34)


La bambola giace scomposta,

le braccia teatralmente

ripiegate dietro la schiena,

o forse… legate.

Immobile,

accanto al grande letto

dalle coperte macchiate,

campo di battaglia

dell’ennesimo amplesso,

l’ultimo.

Sangue e sperma

sui capelli color del grano,

che non riflettono più

la luce del sole.

Nella stanza

un silenzio irreale,

dopo le urla soffocate

di una trasgressione d’amore

sfociata in violenta follia.

Un foulard variopinto,

il suo preferito,

nasconde i lividi del collo niveo,

unico indumento che accarezza,

pietoso,

la pelle ancora tiepida

di quel corpo

diventato fragile gioco

tra le mani di chi ha perso

l’innocenza, per sempre.

Una lacrima,

imprigionata nel folto delle ciglia,

grida il suo muto addio alla vita,

mentre passi colpevoli

si perdono

velocemente nella sera.

E una moglie attende,

con tenera emozione,

di dire al suo uomo

che presto sarà padre.

*

La magia di un incontro

Sfiorarsi casualmente,

-occhi, pelle, cuore-

riconoscersi d’istinto,

-colori, profumi, anima-

e poi perdersi,

nell’intimità disarmante

di un’emozione.

Bagliori improvvisi

illuminano,

per un attimo,

lo stesso cielo.

Stelle cadenti

incrociano lo zenit

e scivolano nel blu

di una notte

screziata di sogni.

Desideri che diventano mani,

dita di luce protese

le une verso le altre,

in cerca di quell’istante

di assoluta, autentica

perfezione,

in cui anima e corpo

si fondono

nella dolcezza infinita

di un abbraccio.

*

Dissolvenza

Un tocco lieve,
delicato,
costante.
Forse sto sognando,
eppure la sensazione
è così reale,
piacevole,
pelle contro pelle,
una carezza,
sì, una carezza leggera
ma insistente.
Apro gli occhi,
un assonnato battito
di ciglia e
sono rapita
dalla dolcezza infinita
del tuo sguardo.
Da quanto sei lì
ad osservarmi,
indifesa e addormentata
nella prima luce di
un sabato mattina?
Quanti mondi,
promessi e possibili,
brillano nell’azzurro chiaro
dei tuoi occhi.
Mi immergo
nel fiume silenzioso
dei tuoi pensieri,
seguo la corrente enigmatica
delle parole non dette,
in cerca di “noi”
perché esiste ancora… vero?
Quel porto sicuro,
a cui fare ritorno
prima di ogni nuova partenza,
l’alchimia perfetta
di una complementarietà
mai sperimentata prima,
la scoperta di sé
che diventa dono per l’altro.
La tua mano indugia
un ultimo istante
sul mio viso innamorato,
poi un sussurro
riempie la stanza
“Buongiorno amore”.
L’eco risuona
come onda carezzevole
tra i granelli di sabbia
delle mie paure,
che scivolano via.
Ti rispondo con un sorriso
e una lacrima d’emozione.
Nella tenerezza di quei momenti
io ho colto la forza
di un nuovo inizio,
tu nascondevi
la fragilità di un addio.

*

Vestita... di me

Esiste una nudità più intima

di quella del corpo,

l’onestà di mostrarsi

senza maschere,

senza il costume da scena

che sfoggiamo abilmente

sul palcoscenico della vita.

Privi delle barriere difensive

con cui ci illudiamo di vincere

le insidie del mondo,

della corazza che protegge

le nostre fragilità più segrete,

torniamo ad essere vulnerabili,

ma innocenti e luminosi

come bambini,

sfolgoranti gocce di cristallo

in una tempesta di sole.

Di fronte alla tenerezza

del tuo sguardo,

al pensiero nascosto

nelle parole non dette,

nella delicata poesia

di un sorriso,

intuito, nel silenzio sospeso

all’altro capo del telefono,

nell’emozione vibrante

che mi regala la tua voce,

sussurro cantato

che mi accompagna

tra le braccia di Morfeo,

mi è impossibile

nasconderti quella che sono,

celare la mia natura profonda

eppure così semplice:

essenza di donna

che sogna l’Amore.

*

L’ultimo ballo

Piovono parole,
miele e ambrosia
dal cielo carico di promesse.
Dolci inganni del cuore,
carezze liquide
su palpebre e ciglia tremanti.
Gocce di futuro mancato
scivolano sul viso,
ne delineano i contorni,
mentre danzo,
a braccia aperte
e ad occhi chiusi,
un giro e un altro ancora,
al ritmo veloce
del mio respiro.

Piovono parole,
zucchero e cannella
sui lunghi capelli:
onde di seta nera
nel vortice impazzito
dell’ultima piroetta.
Seducenti illusioni
colorano il miraggio
di un amore che
vive di ricordi e
coltiva oasi di speranza.

Piovono parole
dal sapore fruttato,
perle rosso ciliegia
sfiorano le labbra e
scendono lungo il collo,
invitante scia
di tentazioni sublimi
dalla duplice natura:
inferno e paradiso
nell’incostanza di un sentimento
che non appaga il cuore
di chi anela l’infinito.

Piove,
sull’abito da sera e
le scarpe da ballo
abbandonati a terra,
mentre mi allontano,
a piedi nudi e
con passo leggero,
dal palcoscenico lezioso
di una storia
che non sa finire.

*

Fior di luna

Crisalide

nascosta nell'alcova

dei desideri,

coltivo il fiore segreto

della rinascita:

bocciolo di donna

che germoglia

nella terra fertile,

magma di vita.

Brilla una lacrima

nella bruma del crepuscolo,

come perla d'argento

scivola sui pensieri

rivestiti di luna.

Dea complice

e madre silente

dal sorriso benevolo,

nel tuo etereo abbraccio

si compie, infine,

la mia metamorfosi.

Ed è l'alba

di un giorno nuovo.

*

Apnea

Sola,

sotto un cielo ostile

e senza stelle.

Naufraga,

in un oceano

di taglienti ricordi,

ti aggrappi ad essi:

sangue e sale

sulle mani tremanti.

Sei il volto apatico

che ti osserva

da uno specchio infranto,

il pallido riverbero

di quella luce interiore

in cui non hai più

la forza di sperare.

Sei il cucciolo

in cerca di rifugio

e la foglia fragile

che si lascia portare dal vento.

Sei un tempio profanato

e il pensiero ribelle

sfuggito alla debole censura

di una mente ormai stanca.

Sei lacrime e parole,

inchiostro diluito

che evapora su un foglio

senza tempo…

sei l’opera incompiuta

di chi anela

ritrovare se stessa.

*

Dovrei

Dovrei chiudere quella porta,

lo so… e salvare

nello scrigno dei ricordi

solo i momenti più belli,

quegli attimi infiniti in cui le nostre anime

si sono librate in volo,

seguendo le correnti ascensionali

di una sferzante gioia di vivere,

affamate di cielo e di futuro.



Dovrei salvare almeno quell’ultimo sogno,

prima che si infranga,

come tutti gli altri,

sullo scoglio della tua insicurezza,

della tua incomprensibile

quanto imbarazzante rinuncia.



Dovrei sapere bene

che merito di più di un uomo a metà,

perennemente in bilico tra “vorrei ma non posso”,

incapace di uscire dal labirinto delle sue paure,

che preferisce abbandonare il campo,

desistere, crogiolarsi nel rimpianto

di un fallimento cercato,

invece di credere, perseverare,

lottare contro i suoi fantasmi

per tenersi stretto

un cuore capace di duetti sublimi con il suo.



Dovrei trovare il modo

di anestetizzare il dolore,

di annientare la soffocante malinconia

prima che diventi una costante patologica,

ma avrei bisogno di un alleato più potente del tempo

e di quella blanda rassegnazione

che tutti invocano come unica cura.



Dovrei smettere di sperare in un ritorno,

nell’ennesima illusione in confezione regalo

di un uomo debole,

capace di cullarmi tra le sue braccia e far promesse,

prima di un nuovo abbandono.



Dovrei… iniziare a non usare più il condizionale

e tornare a sorridere, o almeno provarci,

attingere linfa dalle radici profonde del mio essere,

sopravvissute alla tempesta del cuore.

Il futuro, da oggi, sono io,

lo devo a me stessa.

*

Mio impudico amico

Non guardarmi così,

volgi altrove quei dardi infuocati d'ammirazione,

non sono la dea a cui hai eretto un altare

nel tempio sacro e inviolabile del tuo cuore.

Non confondere l'estasi momentanea

di un gioco d'amore

con la volontà di un legame esclusivo.

Chiudi gli occhi,

cancella quell’espressione di disarmante abbandono

che graffia le pareti sottili della mia coscienza.

Torna a percorrere i più intimi sentieri del mio corpo,

saziati dei frutti proibiti dei nostri incontri fugaci,

portami, ancora una volta, al limite

dell’umano sentire,

fammi annegare nella quiete di una piccola morte

che ci riporta alla vita,

ma non guardarmi così, ti prego,

il “per sempre” non era nei patti, ricordi?

*

Sussurri

Come una conchiglia,

che racchiude in sè

i profumi e i segreti del mare,

attendo che le tue mani calde

si posino su di me,

forti e gentili,

per raccogliere la mia essenza:

spuma di mare e salsedine

sulla tua pelle,

che accarezza il mio involucro

fragile, eppur millenario.

Vibrano d’emozione le mie parole

mentre mi osservi,

nella mia fiduciosa nudità,

per poi avvicinarmi all’orecchio:

“Portami con te,

nell’intimità di un pensiero ribelle.

Cullami,

come onda che lambisce le mie curve.

Scaldami,

con carezze e sguardi penetranti.

Vivimi,

con quella fantasia che non teme la realtà.

E sarò per te

complice silenziosa

di fughe e ritorni,

compagna di giochi,

anche poco innocenti,

brezza di desiderio

che spira gioiosa.

E saremo

semplicemente noi,

attimi di vita,

indelebili”.

*

Timido pittore dei miei sogni

Con gli occhi della mente

ti vedo…

Girandola di pensieri colorati,

mossa dal vento vivace dei sospiri,

prisma di luce amica

che riflette una moltitudine

di sorrisi.

Mi sfiorano,

delicati come i mille

petali di un fiore,

che non colgo,

nel timore di sciupare

la freschezza del suo profumo.

Ti accarezzo con lo sguardo

e ti lascio vagare,

libero,

tra i cassetti più nascosti

della mia anima,

come soffio d’aria nuova

che tinge di calde sfumature

ciò che incontra e

avvolge al suo passaggio.

Con gli occhi della mente

ti rivedo,

ancora lì,

mia girandola di emozioni.

*

Quelle dolci vibrazioni

Ancora una volta mi abbandono

al potere seducente delle parole,

rapita dall’abilità con cui fluiscono

e si intrecciano,

avvolgendomi in spire voluttuose…

Trame dai riflessi dorati prendono vita

dal tuo loquire sommesso,

sussurri a fior di pelle

che si insinuano, lascivi,

tra cuore e cervello,

inebriando e confondendo i miei sensi.

E mentre cade l’ultimo velato pudore,

come tessuto leggero che scivola a terra,

lascio che sia la tua voce, intrisa di passione,

a rivestire il mio corpo

d’inconfessabili desideri.

*

In controluce

Come il bacio notturno

che la rugiada regala ai petali di un fiore,

per poi dissolversi al mattino,

la tua immagine accompagna le mie notti

cullandomi fino alla soglia del giorno.

E’ un commiato silenzioso,

ma inevitabile,

quello dai tuoi occhi.

Un distacco doloroso,

quello dalle tue mani:

curiose esploratrici, abili

nell’accendere il fuoco di una geografia

che si svela al loro tocco.

La vertigine del vuoto

e un confuso smarrimento,

puntuali come sempre,

salutano il mio risveglio.

Il calore effimero di un corpo

non più qui - non più mio -

evapora a contatto con l’implacabile realtà

del giorno, che filtra dalle persiane

illuminando un letto sfatto…

di ricordi.