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Raccolta di poesie di Loredana Savelli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Geografia

 

Avere il mare

al posto della strada

può ribaltare

un sistema di riferimento

esistenziale.

Può farti sentire fuori posto

oppure a casa per sempre.

Può farti immaginare

un’estate perenne,

una vita nell'acqua

metà dentro metà fuori

- ma sempre a galla -

e commuoverti al punto

che una lacrima di gioia

può innescare uno tsunami

di felicità.

 

*

Crescete e moltiplicatevi

 

Se in fondo alla strada

non ci fosse più il mare,

se anche il vento si dileguasse,

la solitudine dilagherebbe

come un'onda anomala.

Siamo cresciuti,

ci siamo moltiplicati.

Ogni giorno ha soffiato

il vento di mare.

 

*

I gabbiani e gli scogli

 

Perché i gabbani stiano appollaiati

sugli scogli più aguzzi,

non si sa.

Della pietra non cercano l’appoggio,

ma ne assumono il desiderio:

il volo.

Con l'alibi del cibo si allontanano

e se tornano digiuni

dopo aver perlustrato tutto intorno,

dissimulano la rabbia,

quasi struzzi con la sabbia, 

stando ritti sullo scomodo alloggio.

 

 

*

L’odore dei figli

 

L’odore dei figli

si mescola col rumore del mare.

Oggi le vele hanno preso il largo

(partirono dopo il parto).

Sembrano aironi o aquiloni

se non fosse per l’ormeggio,

una specie di cordone

ombelicale.

 

*

L’odore dei tigli

 

L’odore dei tigli

segnava la strada.

Un vago sentore 

di decomposizone

non ne annullava gli effetti.

Del resto i vapori

si confondono tutti

nel caldo pomeriggio.

 

Un odore è più insidioso di una voce.

Spesso non solo pervade,

anticipa.

Non spiega,

evoca presagi, crea paesaggi.

E quando il tempo è concluso,

chi può sapere

quante vite, quanti fiori caduti.

 

*

Dipsacus (avere sete)

 

Forse è un baratro, più che un vuoto.

Qualcosa di cui non si vede il fondo,

non un contenitore da riempire.

Un percorso scosceso

benché in alto certe chiese rupestri

si affaccino suggestive

e invitino a risalire.

Non si hanno strumenti

per mettere a fuoco,

si ferma lo sguardo su di un cardo.

Il fiore rende giustizia e senso

e delle spine

e della strada impervia.

Si può intraprendere 

anche solo per scommessa:

se sia più rosa o viola il colore.

 

 

*

Citando Trilussa

 

Le poesie surreali

i paesaggi spaesati

le attese atemporali

il racconto degli smemorati.

Una pietra caduta dal muro

un difetto di chi ami

le nuvole tra i rami

il fiato dei neonati: 

bottoni strappati

dove l'ape si posa.

In fondo la felicità

non è una rosa.

 

 

 

*

Lo scoglio e il coniglio

 

Meglio sarebbe essere uno scoglio.

Uno scoglio o un coniglio.

Restando o fuggendo

esposti alla paura

o alla rassegnazione

da fermi o correndo senza meta.

Uno scoglio o un coniglio

sempre stanno ancorati alla terra.

Che sia acqua o aria

sabbia, chimica, sangue o soffio

dicono entrambi

tragedia e apoteosi

del teatro dei viventi.

 

*

Il vento di Puglia

Il vento di Puglia

infila le strade

pulite solleva

consapevolezze.

Antichi ricami

di sogni interrotti

risveglia nei corpi

canzoni di reti.

Gli ulivi scorrendo

si perdono in mare

sul piano infinito

due soli binari.

 

I treni di Puglia 

rinforzano il vento

da sud ispirando

progetti di figli.

Si placano i moti

del mare. Le barche

riportano a casa

lavori di padri.

Nel vento di Puglia

si celano voci.

Le reti rastrellano

destini e canzoni. 

 

 

 

 

*

Non si dovrebbe

 

Qualcosa dovremmo pur fare

per asciugare i lutti

e per la memoria

che si accumula a grumi.

E per gli assenti

che a volte sono morti.

 

Non si dovrebbe ascoltare musica

né leggere poesie

né fotografare tramonti

né affermare: non ho alcun problema.

 

*

Fine della poesia

 

 

Quando ancora i poeti scrivevano,

persino il rumore del frigo

ispirava.

Viene il dubbio che si sia congelata

la materia poetica in sé.

O i poeti non hanno più tempo

o è il tempo che ha perso i poeti.

 

Dicono che il pane non ha colore.

Io so che la frutta

può rimanere acerba.

 

*

senza titolo

 

Nel buio attendevo la luce,

una chiamata importante.

A un’ora precisa

un raggio allietava il pavimento.

Da lì correva dritto

un profumo di fresie

che puntava verso i rami fioriti

dei pruni selvatici.

Erano segni.

L’assenza si diradava.

L’orologio era fermo

(o pareva):

ribaltando ogni ovvietà,

silenziosamente,

dava slancio ai segni.

 

 

*

se primavera

 

se fosse questa luce rosa

che sbuca tra i rami,

se fosse il guizzo dei gatti

o il balzo di un cane,

se fosse proprio il futuro che spero,

le lacrime già uscite,

le piante irrorate,

i campi ai lati dei treni,

sfuggenti più del pensiero,

 

sarebbe meno spietata quest’aria?

 

 

*

Shhh

 

 

Il ticchettio dell’alba.

La sua eco si perde nella notte.

Tempi nuovi - direbbe il profeta.

Gli uccelli lavorano al nido.

I fiori in riunione

per l’organigramma della primavera.

E tu taci?

 

Quanto amore sprecato.

 

 

*

Nel pro_fondo

 

 

Quando il sole - di taglio -

scolpisce metà del tuo corpo,

puoi pensare che l’altra metà

non esista.

Come un sogno che rischiara la notte,

e la notte sparisce.

 

Anche il mare ha da fare

con le sue onde interne.

Ciò che mostra sulle creste

- brillio di un riflesso -

è amore che non si cela.

 

Nel pro_fondo le ragioni.

 

 

 

*

Una propria ragione

 

Fluisce da un’alba all’altra

la muta poesia

di pensieri leggeri:

pesci imprendibili

in mari oleosi.

Tutto è calmo.

Si scommette sull’attesa.

 

 

*

Haiku

 

Silenzi d'alberi

Raccontano l'inverno.

O la sua fine?

 

*

Lo scialle

 

Quando il rosa ciclamino

si confonde col cielo

vuol dire che tutto è grigio?

La materia ghiaccia?

 

Uno scialle di lana

può fare la differenza:

dal colore al calore.

 

A un fiore che ha perso colore

non solo il sole…

Passaggi di senso.

 

 

*

acqua e fotoni

 

destino è quel mare,

- un’onda dal fondo s'approssima -

se la luce cangiante solleva dubbi 

la risacca li dissolve.

 

acqua e fotoni_

gli ingredienti di un organismo

che piano sommuove il reale

ascoltando più segni che sogni.

 

*

espirazione

 

 

meglio camminare o correre

piuttosto che vedere

da fermi

come l’aria fuoriesce dalla bocca

 

dopo lo tsunami

 

*

Haiku senza titolo

 

Solito sole.

Altrove nevicando

sui desideri.

 

 

*

Il nulla e le idee

 

Quando lessi la parola

nulla,                                                                

non la pronunciai.

Il nulla e il silenzio.

 

Nel silenzio ne risento gli echi

e gli echi non sono il nulla.

La luce evidenzia le cose,

nel buio rivedo le cose

che la luce ha svelato.

Le cose non sono il nulla.

Né la luce, né il buio.

 

Il nulla scaturisce da altro nulla.

Nel nulla tutti i nulla si attraggono.

L’illusione di capire il nulla.

Anche il fare o il non-fare:

non ho nulla da fare, si dice.

Negare non è il nulla.

 

Forse scrivere attorno al nulla

rende l’idea.

Ammesso che il nulla

si possa ideare.

Le idee sono il nulla?

 

 

*

Natale

 

 

 

Le lucine appese ai palazzi

non fanno luce.

Nemmeno alla parte oscura

delle cose.

 

Solo la musica suggerisce,

e il bandoneon conferma:

danzate e soffrite con gioia

nella luce.

 

 

*

Alla fermata del 200

 

La badante ucraina

ride al telefono

col suo amore italiano.

Ho preso il cafè coreto

– racconta –

se no cadevo sotto un tiglio.

Lei,

un uomo d’affari

e io.

E’ arrivato il 200.

L’ucraina ha chiesto all’autista:

è il 200?

Ha risposto:

è finita la corsa.

La badante ancora al telefono

col suo amore italiano.

Infine è arrivato.

Non l’amore, il 200.

Lei,

l’uomo d’affari

e io.

Nel buio della sera,

sembravamo delle bocce

dirette al pallino.

L’ucraina è scesa con due buste

e il suo amore italiano

al caldo nel cellulare.

L’uomo d’affari

è rimasto seduto.

L'ultima a scendere

sono io.

 

 

 

*

La pioggia prima che cada*

 

Liquida metamorfosi:

come un calco dell’anima

che si scioglie in rivoli

che somigliano al pianto,

ma fertile.

Quando la pioggia infine cade,

inauditi paesaggi.

In chi la ascolta, emergono voci

che asciugano.

Ma prima che cada,

emana odori talmente forti

che sembrano muri

o erbe da sfalciare.

 

 

 

* titolo di un libro di Jonathan Coe

*

Invito

 

 

Scrivere una poesia:

come fosse possibile balbettare

essendo nati muti.

O dire la verità

quando essa è un velo

invisibile.

Vivere una poesia:

come una intermittenza cardiaca,

i piedi o vanno o restano freddi,

intrecciati.

Essere una poesia:

come si potesse leggere

tra buio e vuoto.

 

Quando il giorno è avanti,

nessun poeta è in giro.

Le mani frugano nelle tasche:

uno spicciolo per cena,

una tela stracciata,

un invito a bere.

 

 

*

La distanza dal mare

 

Quando lasci il mare,

verrà l’oblio.

L’oblio sarà

la distanza dal mare.

Dal mare

e dalla sua anima ingombrante.

Dal mare

e dalla sua voce incessante.

 

La voce non potrai

portarla con te:

è il più forte silenzio

che tu possa ascoltare.

 

Nel silenzio superiore

potrai confonderla

e anche perderla.

In un silenzio normale

sarà il canto universale.

 

*

Non pioverà

 

 

Cercare un segno

in mezzo alla quiete.

Nel fruscio,

una parola sfuggita:

nel vento,

un’espansa carezza.

Cogliere il verso

della cornacchia,

una lacrima spontanea,

un suono a distanza

con la sua vibrazione.

Spiare la pianta cresciuta,

misurarne l’affanno.

 

Il cammino ritmato

accorcia l’attesa.

Albeggia. Non pioverà.

 

 

*

Alla luce del sole

 

 

Piove sui sogni.

I sogni sono sempre puliti.

Le parole dei sogni sono gocce.

La pioggia le assorbe.

 

La pioggia sul corpo nudo,

su una pianta neonata

è un odore più che un suono.

Finché piove, si annusano i sogni.

 

Oggi il sole è così netto

che la pioggia

dispettosa

vorrà sfidarlo.

Pioverà alla luce del sole.

 

 

 

*

Sul fiume di sera

 

Stranamente, il fiume era pacato.

Rifletteva i volti perplessi.

Le foglie facevano ombra:

buio nel buio.

 

Ma c’era nell’aria una dolcezza

come una primavera trattenuta.

La solita luna azzardava un gioco:

l’altalena.

 

*

L’orologio

 

 

Stai fermo, orologio.

Il tuo andare mi dà ansia.

Riposa, non anticipare il giorno.

Calza scarpe sportive

e cammina senza meta,

rallentando.

 

Orologio che interpreti il tempo,

leggi tra gli eventi

che non hanno un moto uniforme,

tra le tangenti

del probabile e dell’incerto,

tra i fuochi appiccati

da esche bagnate.

 

Osserva la discontinuità.

 

Lascia gli scranni

dell’imparzialità,

scendi al mare

della soggettività.

Riprenditi il tuo tempo.

Ascolta.

 

Accompagna il tuo battito

sulle strade del sogno

e sarai qui e ora

il tempo ritrovato.

 

 

*

Il bambino che non sa piangere

 

Chiedere all'alba

il ritmo,

la conferma,

il filo.

 

Nell'assenza di risposte,

ama la goccia di vita,

lo sguardo fermo,

quel bambino che non sa piangere.

 

 

*

Dai tetti

Noi.

Dai tetti al tutto,

congiunti/disgiunti,

acqua che ribolle

alla luce del giorno,

si placa con le parole.

Primitivi,

futuristi,

radici con le ali,

materia del sogno,

colori sparsi.

Dai tetti si vede il mare.

 

Intuizione!

 

 

 

 

 

 

*

Ho un lago nel cuore

 

Ho un lago nel cuore

largo e profondo

come quando si ascolta il silenzio.

S’increspa di sera         

se si specchiano le nuvole.

Di nuovo placido e chiaro al mattino

perché sulle sponde si affaccia 

la possibilità

come un contorno di alberi ombrosi.

E’ un lago che tende a esondare.

E’ per questo che intorno

vi crescono fiori.

 

*

Un filo lunghissimo

 

Era scritto sulle pietre di mare,

confuso nelle ombre del canneto,

immesso sulla scia di un migratore.

 

Leggendo tra i segni,

appariva come un filo lunghissimo

o un nodo che non si scioglie.

 

Che cosa può il tempo?

 

Se pure scompaginasse le vicinanze

o tentasse il disincanto,

ancora nulla potrebbe

di fronte al fuoco.

 

*

Surreale

 

 

L’alba: un calice di incognite

dentro la certezza del sole.

E man mano che rischiara,

tra i rumori del giorno

il respiro si espande.

L’essere qui e ora

appare surreale più del sogno.

 

 

 

 

 

 

*

Settembre

 

                       

Vitale ambivalenza di settembre!

Promette compimento

allo spreco estivo.

Pianifica metamorfosi:

piedi d'acciaio, carne e azzurrità.

Settembre concreto.

 

 

 

 

 

*

Unicum

 

Due aironi.

La stessa paura di volare:

che non sia troppo breve.

Alle spalle, il deserto.

Desiderando l'alba,

attraversano la strettoia della notte

sognando mare e cielo

come un unicum.

 

 

 

*

Aeriformi

 

 

Vogliamo parlare

di emozioni?

Del loro essere racchiuse

tra due dolori

- proprio fisici- dico.

Del loro divampare

tra terra e acqua,

al limite,

crepitando?

Vogliamo parlare

di come si insinuano

tra una carezza e un pesce,

sgusciando via,

insistendo con la musica,

arrendendosi al muro dell'alba?

Sono aereiformi.

Allora parliamo di forme a incastro,

di crepe e generose

esondazioni,

di crolli e spazi inauditi...

Vogliamo parlare

o camminare?

 

 

*

Le sorgenti di Egeria

 

 

Sgorgava la sorgente

tra argilla e pozzolana.

La falda si è sfaldata,

l’acqua non s'è acquietata,

la pozza puzza,

l’argilla non si è espansa.

 

Da secche lontane e mute,

l’ironica Egeria

avvinghiata a un albero

:

bestiola in amore.

 

 

*

La mutazione degli alberi

 

 

Tu vorresti viaggiare

solo dentro di te,

ma, se ti sposti,

prima di te cambiano gli alberi.

 

Se lo neghi,

metti fine al desiderio.

 

*

Sapienza

 

Ci sono strade

in cui i passi risuonano forte

e altre con un suono felpato.

 

Due gatti, con sapienza,

aggirano se stessi,

si fermano e non osano.

Silenzio strategico.

 

 

 

 

 

 

*

Tempistica perfetta

 

Prima è attesa impaziente,

durante è una stretta al cuore.

Subito dopo è passato.

 

Il tempo è un controsenso al contrario.

 

 

 

 

*

A livello d’uomo

 

 

E' in fondo alla strada.

A livello d’uomo.

Da lì si può soltanto riemergere.

A fine discesa,

si è nudi e ci si affida.

Ci son giorni in cui è intrattabile.

Allora la distanza è opportuna.

Ci son giorni in cui lo incontri 

con un carico di non-detto.

La sua eterna lotta col vento,

per esempio.

Solo a fine giornata,

si capisce chi ha vinto la battaglia.

Ma non la guerra.

 

Atavica fascinazione

di un gigante.

Potresti dirlo un dio!

Illudersi di conoscerlo

può essere strategico

ma non veritiero.

Siamo sempre alla fase iniziale:

tratteniamo i sogni,

poi consegneremo le ceneri.

 

 

 

*

Origine

 

Sono qui e non l'ho ancora incontrato.

Dicono sia al lavoro.

Un lavorio, più che un lavoro.

Dovrei cercarlo.

Verificare le rispettive evidenze.

 

Riguardo alla chiarità,

non ci sarebbe nulla da verificare.

Riguardo a qualche torbidità,

mai scaturisce da un'intenzione.

Riguardo alla verità, infine,

dopo onde, marosi e tormenta,

essa affiora altrove.

 

La sua anima è una conca.

Dall'origine dei tempi,

siamo in fila per immergerci.

Oggi, all'alba, l'ho ritrovato.

Poco lontano da me,

un insetto sta lottando

per tornare a volare.

 

 

 

 

 

 

 

*

L’ombrello

 

Ho un grande ombrello.

Si apre col sole

e mai quando piove.

Coperta morbida,

un blues all’occorrenza.

Invero c’è un blues

per ogni momento.

Una coperta non stretta.

 

Sotto l’ombrello

s'improvvisa la vita.

Un blues e un ombrello

servono a vivere,

non a consolarsi.

Se il sole è coperto

e la pioggia minaccia,

il blues si nasconde.

 

 

*

Il sorriso di Anna

 

 

Quando muore un’amica,

tu pensi che la vita ha avuto un senso.

Cercare il sorriso. Trovarlo.

Sorride anche la morte:

dolcezza certa.

In lei ogni cosa ha esattezza.

Mai sole più fulgente,

più fina l’aria,

i passeri più canterini.

Senti? Dicono: aspettaci.

Stiamo entrando nella stanza di luce,

nella strada senza curve,

nell’acqua chiara e serena.

La vita è questo cerchio di nomi

che emanano da te.

 

 

 

*

Annaspando

 

 

Lo sguardo vicino

e l’amo gettato lontano,

oltre confine.

Non c’è misura

e nell’a­­_mare e nel temere.

Inconsapevole una barca

solca la grazia.

Scie come dolori

dimenticati,

ripescati.

Un’onda porta via.

Il male/mare ha aggredito.

Non si arriva, si riparte.

Annaspando,

ma si deve pur vivere.

 

 

*

La metafora della pioggia

 

 

Qualcosa risuona a tratti

tra noi e questa pioggia.

Senti? Produce battimenti.

Le gocce lasciano serenità.

Alziamo le tende:

beviamo, è un paradiso la pioggia,

l'incontro con l’origine:

materia trascendente.

 

Se smetterà di piovere,

avremo sete.

Tracceremo allora dei solchi 

scrivendo i nostri nomi

e proprio lì cadrà altra pioggia.

 

 

 

*

Un rumore uguale

 

Pensare - a volte -

è come la pioggia:

ha piovuto tutto il giorno.

 

Cantare - a volte -

è più della pioggia:

ha piovuto tutta la notte.

 

E’ stato un giorno di musica,

pioggia

pensieri

e dolori piccoli piccoli.

 

 

 

 

*

L’alibi dei matti

 

Come prendere la rapace mattina?

Nascondersi o farsi stanare?

Nemmeno è chiaro l’alibi dei matti:

fingono di dormire,

invece armonizzano

il tempo con le cose

e li confondono.

Si svegliano cantando.

 

 

*

Straniamento

 

 

Non date un nome alle cose,

seguitene la traccia, l’odore,

la mutevole luce che affiora

tra mare e memoria.

E’ un vivere da sconosciuti

in una terra senza segreti

dove l’essere fugge e riappare

e rinascere è come tornare.

 

 

*

Pesce volante

 

Non scavo l’anima:

mi rattrista aver dimenticato.

Sugli asfalti corrotti

contavo i tulipani,

le campane erano avvisi.

Dalla finestra vedevo cupole.

La poesia era l’alibi

della solitudine.

La memoria, l’antidoto ai risvegli.

Nel piegarsi della foglia,

coglievo un po' di autoironia,

riflettevo sulla caducità.

Da quel punto di vista,

non c’era alcuna colpa.

 

Po ho immaginato:

l’ordinario coincide

col Progetto di vita.

Non cercare in profondità,

siamo solo un lineamento.

Obbedire piuttosto

alla forza del corpo

e alla sua debolezza.

Atomi e molecole:

sacre particole.

Perdersi? Ritrovarsi?

Non so.

Forse stare in superficie

come un pesce volante.

 

 

 

*

La porta del suono

 


Presto il sole darà spiegazione
di ciò che accade:
il boato che ci squassa
e il silenzio che precede.

Nulla sarà oscuro. 
Scommetti sulla foglia
che per prima si piega alla luce.


*

Atterra un uccello, frusciando.
Tossisce un malato.
Erompe un urlo. Di gioia.
Un canto remoto, sì come lampo,
increspa il tessuto del cielo.

Dischiusa la porta del suono,
dilaga il coro delle belle speranze!


*

Lo spicchio di luna è una lama: 
ricordo o desiderio?
Luna crescente: specchio di luce.
Sospendi la musica e contempla.
Annega e taci con lei
finché la p(i)ena non vi attiri,
acquaterra/terracielo,
con morte certa.
 

*

Tra polvere e colori

 

Muto il cielo,

le nuvole prolisse.

L’incostante vento,

le foglie resilienti.

La fatica del percorso

dal fuori al dentro di sé.

 

Tra polvere e colori,

scoprire l’involucro

del divino nulla.

 

 

*

Lonely stranger*

 

Devo essere invisbile.

Lungo strade affollate,

strisciando su mani e ginocchia,

con graffi agli occhi,

li vedo bere e mangiare

mentre chiedo libertà.

Anche io ho sete e fame

due volte al giorno.

 

Essere straniero, e solo,

è ben oltre il mio pegno.

Se sia questa la strada, non so

ma la continuo.

Nessuno mi incoraggia,

non farlo neppure tu.

Stammi soltanto dietro. 

Qualcuno dice:

salvati con l'elemosina.

Rispondo:

dammi solo un’occhiata

mentre vado via.

 

 

 

* tributo a Eric Clapton

*

Il croco

 

Guadagno centimetri

per la bellezza

ma piove dentro e non la vedo.

 

Un croco violaceo

si oppone al vento di mare.

Cosa sa dell’amore?

 

*

Il tradimento della neve

 

 

Il mostro non è mai uscito.

Taceva.

Faceva credere d’essersi dissolto

catalizzando una nuova innocenza.

E' stata la neve a tradirlo:

un’apoteosi di romanticismo.

Non la catarsi necessaria,

quel ghiaccio sano che cura

riportando allo stadio precedente.

Si sono riaccesi i fuochi!

Col sole avrebbero disintegrato

qualsiasi focolaio superstite!

 

Il paradosso della neve.

L’apparire a sorpresa,

la silente paralisi

cui seguono crepitii e fango,

la terra bruciata dei buoni propositi...

e poi il dileguarsi beffarda,

di più: cinica come un addio.

 

*

La crepa

 

Io provo vergogna per la morte civile,

piango l’uomo tramontato a se stesso,

le sue spoglie sparse come rifiuti

e sofferenti.

Io provo vergogna e pianto

per l’uomo e per la donna,

per non aver creato

che degrado in sterile caos,

una libertà monca,

materia accumulata di getto

e gettata.

 

Io provo dolore e m’indigno

per la fine dell’uomo sociale,

cieco e sordo,

intrasformabile.

Un uomo solo,

e soltanto.

Inappartenente.

Nulla salvo se non la bellezza

chiusa

della crepa dell’albero

che tuttavia s’inverdisce.

 

*

Passeggiata

 

La barca rientrava

e noi prendevamo il largo,

tramontando.

Le parole evaporavano come riflessi:

al loro posto espirazioni,

approfondimento.

Da qui a lì pochi metri residui,

un bagaglio ridotto a coriandoli.

Colori e suoni.  Gente serena.

In acqua un gabbiano con la prole.

Si lotta e si sopravvive.

Prima del buio bisogna rientrare.

 

*

Fantasmi

 

Apparivano con la luna piena

o col mare in tempesta.

Al mattino tornavano in latitanza

come gatti sui tetti.

Ritornavano, evocati ad hoc,

nell’ozio, sull’orlo di un vuoto,

nel bel mezzo di un convito.

Partivano, bagagli traboccanti.

Rientravano con puntuale zelo.

Attaccavano nella calura,

tormentavano come solletico,

infastidivano.

Nella routine, incogniti

ma sempre attivi.

 

La sostanza di cui sono fatti

non esiste in natura;

è forse una linfa segreta,

immateriale.

Se fantasmi, furono buoni.

Agirono da esperti

nel rimettere a posto le cose

eliminando polvere e usura,

sparendo a lavoro finito

con un fischio leggero

come un mezzo sorriso.

 

*

La coperta

 

 

La sera è una coperta,

il giorno chiede di essere nudi.

Ricordi, desideri, esperienze

- lo specchiarsi nella mente -

il tempo immisurabile,

il dolore, la gioia rubata:

ci allertiamo per una sirena,

sordi al suono che dentro resiste.

 

 

 

 

*

Se Socrate potesse parlare

 

Se sia più poesia

l’ultimo ramo stecchito d’inverno

o la gramigna spuntata anzitempo,

non so.

Le stagioni s’incontrano

ai piedi di un albero stanco

tra una fase finita

e l’altra appena iniziata.

Freddo nel corpo,

la linfa che ancora ripete il suo giro,

poco altro ha da fare,

inchiodato alla terra,

uno avvezzo al volere del cielo.

 

 

 

 

 

 

*

Profezie

 

Uccelli e profezie

a iniziare la centrifuga

dei giorni a venire

rincorsi dai rumori di città,

con addosso i colori

di un inverno già finito,

dediti alla paura

che il vento sempre cambi o mai più.

Un attacco di malinconia

può far bene agli uccelli

ma non è profetico.

 

 

 

 

*

Per il duemiladiciotto

 

 

Stare muti negli ultimi minuti

di fine d’anno

e ascoltare quanto a lungo

la veritá abbiamo taciuto. 

 

 

 

 

*

La storia delle storie

 

La trovi nelle storie un po’ tristi

di donne

e di uomini che hanno abbandonato donne

e bambini,

per non cedere al brutto,

essi stessi brutti e stanchi,

oppure in piccole sale da tè

in cui servono dolori ordinari

in tazze di porcellana

girando finché l’acqua

non torni trasparente.

 

Sembrava fosse Natale

tanto l’aria era gravida di nuovo,

eppure tutto era immaginabile,

a posteriori,

dalle foto ingiallite di scuola.

Si sentiva freddo e si sentiva caldo,

e se qualcuno mancava,

anche per sempre,

non bastava una risata a rifare il gruppo

ma solo stando vicini,

in un silenzio da perfetti sconosciuti,

si aveva l’impressione

che il tempo avesse aspettato.

Anche i morti.

 

Gli incontri sono come i fili di un ricamo

ma i colori nessuno li ha scelti

e il disegno è un’astrazione

tra fatti successi e sogni in-successi.

E’ stata una storia normale

tra storie normali,

non la storia delle storie,

non la storia di Natale.

 

 

 

*

Ciò che avviene

 

Ripenso al tuo sorriso

e alle linee sul tuo occhio irrisolto.

Poi giro lo sguardo

e vedo un mare fermo,

intransigente.

 

Il tempo ha aggiunto sarcasmo.

Ciò che avviene è perfetto.

Anche noi perfetti

nel nostro dolore

piccolo piccolo.

 

*

Ispirazione?

 


Aspetto che bussi alla porta.

Che si presenti come un segno di matita

sfuggito alle righe.

Che sia il pulito residuo,

il pulito assoluto.

La puoi vedere addosso a un muro,

come un segnale intermittente:

lì condensa un dolore,

qui bagna una gioia.

Mai che esca un suono:

piuttosto nebbia.

 

*

Piove, e se piovesse per sempre

 

“Piove, e se piovesse per sempre”*

sarebbero le contingenze

e ragioni del distacco

da qui la terra di là il mare

e ciò che comporta

il loro stare

attenti a non lambirsi.

Quella zona sottile

né giorno né notte

né malessere né felicità

e nemmeno inverno

questa pioggia che arriva

a risarcimento.

Piuttosto un rassegnarsi

al mutare delle cose

a un cielo che pare indeciso

a una tenda ferma

a un fiore che pare vero.

 

 

 

 

 

 

citazione da Pierluigi Cappello

 

 

*

Non mastico poesia

 

Non mastico poesia

ma un nero cappello spiovente

che porta nebbia.

Una poesia del bisogno sarebbe:

la sete di sole.

Una poesia dell’esuberanza:

cantare la festa.

Triste è non trovare parole.

Il cielo è un’unica nuvola

e un cieco l’attraversa:

quest’è una poesia della speranza.

 

 

*

haiku

 

in armonia

due cani e la padrona

la palla e il sole

 

 

 

 

 

*

Trasformazione

 

Stanno passando le nuvole.

Rimane la sete dei fiori

e la mia.

Afferrerei un lembo della loro

labilità

per essere anch’io

insieme forma e trasformazione.

 

 

 

*

Helianthus annuus

 

Vorrei parlarti dei girasoli.

Della loro ostinazione.

Di come si alzano fieri

e alla notte sorridono

con un piano preciso.

Di come esportano gioia

dal basso in alto e in fuori.

Di come aggiungono luce a settembre,

agganciandola all’imbrunire,

liberandola all’alba.

I girasoli ignari di poesia,

taciturni.

I girasoli che si piegano

alla semplicità

e piegano la paura.

Vorrei parlarti dei girasoli

perché riempiono i miei vuoti

e posso ringraziarti.

 

*

La siccità

 

Data la complessità del mondo,

che le filosofie non sembrano risolvere,

perfettamente straniera a me stessa

e con sguardo neutrale,

osservo che la pioggia

chiarisce perfettamente il senso 

in relazione alla siccità degli occhi.

 

 

*

Ultimo atto

 

Quando si torna

ed è buio

e dietro le finestre 

persone mangiano

in un silenzio buono 

come leggessero un libro

già letto

come un saluto

postumo

 

al secondo e ultimo atto

- rincasando -

il racconto potrebbe

concludersi.

 

Voglio ipotizzare

che la tua presenza

sarà avvertita

inspiegabilmente

come il mare a distanza.

 

 

 

 

*

La materia universale

 

E dunque rimani 

ad assecondare il moto

senza alcun rimorso

per le cose andate: ci appartengono.

 

Così ti troverò

nelle profondità della memoria,

all’origine di ogni mia fibra,

costituito della stessa sostanza.

 

Voce della materia universale,

il da sempre del creato

ti infrangi sugli scogli infidi

dell’umana dissimulazione.

 

 

*

Mareventomare

 

Capisci che non sanno amarsi.

La luna a volte li sbianca,

per un attimo sembra calmarli.

In fondo alla curva

appare come una schiuma:

pensieri taciuti.

A un tratto l’istinto perde forza.

Se qualche rivendicazione c’era,

non affiora più.

È allora che lo strazio dei gabbiani

guadagna la scena

fino alla prossima epifania.

 

 

 

 

 

*

La stessa forza

 

 

 

Il mare immaginato

e il vento agognato.

Vuoto e bellezza

stretti in un pugno.

 

La stessa forza.

 

Liberi pensieri

come cicogne su tetti roventi

sul punto di spiccare voli

risolutamente.

 

 

*

Il lusso della poesia

 

Si viveva del lusso della poesia.

Emanava lo stesso silenzio 

che sale da certi cortili,

interrotto dalla noia canterina

delle cicale.

Non si era in attesa di eventi.

Si gustavano i dettagli.

 

Un fatto autentico 

smascherava i giorni

segnati sul calendario:

la brezza marina.

Il pignolo ripetersi

della fisica delle onde

era la legge del presente.

 

Che fossimo come sospesi

tra coscienza e desiderio

era solo un dotto argomento scientifico,

noi esitavamo a fare da cavie

nell’esperimento del fluire.

 

Ci avevano detto

che nell’otium si intuisce il probabile,

nel negotium si misura il reale.

Noi, nel non-tempo del ricordo,

sceglievamo l'inappartenenza.

 

Il respiro comune, sì,

in quello stavamo.

 

 

*

Dall’alto

 

 

Quella musica a tempo perso e poi...

si ribaltavano le direzioni

e si tornava al silenzio.

Che sia sano nel frattempo

camminare?

In salita, respirando.

Dall’alto il mondo

sembra bello e ben organizzato.

Dicono che lì sparisca la musica.

 

 

 

 

*

Fisica elementare

 

Se dunque siamo accadimenti,

non entità,

cosa accadrà

al passaggio impercettibile del vento?

E se passaggio non è

ma probabilità,

dove e quando noi,

e_venti in fieri?

 

Nella danza dell’universo,

non c’è un verso,

ma solo il diverso trasformarsi

dal sasso all’emozione

per tornare mare

e pullulare.

 

Tutto è

nell’immenso gioco

dell’eventualità,

nel linguaggio,

non nel tempo,

nella memoria,

non nel concreto:

la conchiglia

prima che il suono sgorghi.

 

 

*

L’inesatta misura

 

E’ entrato un piccione in casa.

Ha mosso l’adagio dell’aria

nella mattina vuota di eventi.

Un colpo d’ala e un tentativo

non di volare, di camminare:

come un passo d’uomo goffo,

con inesatta misura.

Quanta disperazione

nel suo passaggio o cosa lo spinge

a varcare il confine della prudenza?

La solitudine o forse la fame?

L’ho invitato a uscire.

Ma non ha ripreso a volare.

In assenza di vento, ha osato

l’incoscienza più grande.

 

 

 

*

ri_definendone la luce

 

 

dunque solo in assenza:

colore e rumore, insieme.

e qui intorno tutto fermo…

tranne il fuoco domato sul fornello.

 

l’acqua. più manca e più lavora:

non lavando, scorrendo via.

il suo ricordo in un vento.

il vento passa, ripassa il vento.

 

mareamaremareamaremareama

ri_definendone la luce.

non contrapposta al buio: lo contiene.

 

 

*

Neanche la bellezza

 

 

 

Neanche la bellezza,

a volte.

Forse allora la bontà

può germogliare dalle secchezze

e dai silenzi.

Un cinguettio più insistente,

un odore di minestra dall’altro appartamento,

un appartarsi del desiderio.

 

Una verifica:

il tempo è generoso - dicono -

ed elegante,

soprattutto quando torna a trovarti

tra l’essere e il sentire.

 

Un’analogia:

venti delicati e rumori lontani di città

agiscono benevolmente

come una risacca.

 

 

 

 

 

*

Bene dice il poeta

                                               a Franco Marcoaldi

 

Bene dice il poeta:

cominciare a vivere.

Se ispirato,

non era certamente disperato.

 

Similmente il cielo

non preannuncia il sereno.

Non a caso alziamo gli occhi

ad ogni avvisaglia di pioggia.

 

 

 

 

 

 

*

La lentezza

 

Che affiori la lentezza

è questione di maree.

Sterile terra, sporadiche nuvole:

nessuna eventualità.

Il sole indugia insensibilmente,

trascorrendo.

Paradossalmente,

un indizio.

 

 

 

*

Poesia d’amore

 

Quest’amore-risacca.

Quest’amore che annaspa.

Quest'amore che sbatte

su un’altra mattina.

 

Non ci allontaniamo

da secche, da onde e marosi

ma dal sonno che confonde: 

fuori dall’acqua affondiamo!

 

 

*

Camminando nella città vecchia

 

Passi e gatti.

Dai muri emanano

felpate carezze.

Il mare grigio come il cielo.

Si è accomodato 

dietro i panni sciorinati,

il buio.

Che piova o no,

rimarranno appesi a un filo

e senza alcuna amarezza.

Anche spalle al mare,

si può immaginare.

Con qualsiasi luce.

 

 

 

 

 

 

 

*

In rebus temporalibus

 

 

Ti parlai dal sonno.

Sussurrai che, sì,

eravamo da tempo senza cuore:

avevamo disertato

i luoghi delle rivelazioni.

Di notte, i segni si facevano più chiari:

ombra e luce in proporzione perfetta.

Il fatto che mancassero certezze

invitava a sognare.

I sogni sembravano veri.

Corsi a guardare i moti del cielo.

La luce divampava virulenta

spegnendo il cero del sonno.

Le ombre erano aghi

in sostanza di luce.

Apparve una chiesa sul fiume

e noi che attraversavamo il tempo.

 

 

  

***

 

Dai e dai impari il verso giusto.

Comprendi che vivere

fa rima con stare

e persino ricordare.

Non le cose, ma tramite le cose.

 

Ricordare o forse immaginare.

Prima sommessamente.

Poi arditamente una visione,

un desiderio,

un volo

mettono ordine nel caos dell’attendere.

Si dipana il filo trasfigurato

di eventi in sospeso.

 

 

 

 ***

 

 

Come sia il dopo.

Una strada d’acqua.

Un ponte sulla tempesta.           

E se fossi tu la tempesta?

La tempesta e insieme il passaggio.

 

Decidere di attraversare il ponte

e sentirsi come galleggiare.

 

 

 

 

 

*

Com’è accaduto#poesiapoeti

 

Da oggi riposa.

È accaduto che arrancando per strada,

ha trovato per caso

il riflesso di un fiore,

ha pensato che fosse un regalo

e lo ha preso.

 

 

*

Haiku tagliente

 

 

Pena improvvisa

nel ricordo degli occhi.

Taglio e_sangue.

 

 

*

Per chi sa udirla

 

 

Cosa confutare alla primavera?

Gli ultimi mucchi di foglie

attutiscono i passi.

Il silenzio certifica

la clamorosa gioia del fiore.

 

 

 

 

*

polvere di stelle

 

 

la mente: 

un bianco espanso

in aritmica continuità

di forme e molti spiriti

ignari a se stessi

in un giro infinito da era a era

da spazio a spazio

quasi fosse un corpuscolo vagante

e solitario.

 

tu

io

le nostri carni 

la carne della nostra carne

porzione infinitesima

eppure straordinaria

straordinaria_mente

ogni giorno in vita

 

dispariamo

come luce di stelle

cadiamo

per poterci ritrovare.

 

 

 

*

Il dettaglio

 

Vorrei anch’io come il poeta 

davanti alla cascata

osservare i volti di chi va e chi viene

leggeri e gravi

non altro desiderando 

che la luce su un dettaglio

che nessun altro ha visto

né vedrà.

 

 

 

*

Se-mente

 

 

 

Che non si riduca a un nulla:

proprio ora ho bisogno di un dio.

 

Un tempo di nascondimento

è assente da tempo_   

mia semente.

 

Assento dunque al tempo

di un solo istante:

né amori né dei.

 

 

 

*

Dopotutto

 

 

 

Attendo (a) esperienze

di suono e movimento,

notte, fatica e paura.

Mi aspetto appropriate poesie

da non confondere

col normale struggimento.

 

E qualcosa di vivo - dopotutto -

mentre crollano i sogni

con le cattive abitudini.

 

 

*

Troppo amore nelle poesie

 

Troppo amore?

Troppo dolore?

E troppe le note

mute degli anni.

Poi crollano le case,

le musiche 

l’amore.

E si ritrovano

le cose,

le case,

il tempo,

l'amore. 

E i poeti scrivono

e i cantanti cantano

le case,

le musiche,

l'amore,

il dolore.

 

 

 

*

Deve essere inverno

 

 

Nessuna parola o intenzione 

né dal cielo né dalla terra.

 

Deve essere inverno.

 

Vaghi echi,

come rughe leggerissime,

grazia

naturalmente sparsa.

 

Deve essere inverno, sì,

questa normalità.

 

*

Vuoto necessario

 

Mi fu necessario il vuoto

come gli alberi alla poesia.

Mi fu necessario il mare

quando taglia e ritaglia le ore 

e devi leggere tra le righe.

La pioggia poi, una benedizione.

 

Non siamo immuni alla bellezza.

Ma quanto rumore

e quanto sangue

e quanta grazia restituire 

per essere finalmente vuoti.

 

 

*

Ritorno

 

Si torna alla poesia

tra terra e pioggia.

Si torna alla poesia

quando i capelli si arrendono.

Si torna alla poesia

negli occhi dei vecchi.

 

Si torna alla poesia

per rimanerci,

liberi dal passato.

Si torna alla poesia

ignari

come prima di nascere.

Si torna alla poesia

quando non ci si ostina più.

 

Si torna alla poesia

stando avvinti madri e figli

e figli e madri,

infinitamente.

Si torna alla poesia

appena fuori dal cambiamento.

Si torna alla poesia

per una sola parola ancora viva. 

 

 

*

Marcella

 

Torno a Marcella,

ai suoi occhi di cielo

sotto il cielo della sua nuova casa.

Spifferi, ombrelli e ciclamini

nella casa coi capelli bianchi

lontano dalle travi incastrate

sotto la tenda da sole.

 

Un petalo-bambina

tra bambini d’argento

attaccati a questa vita

come all’unica fotografia.

Squisita la cena ma poi…

come posso cambiare, tornare,

io che ricordo un cielo più fondo 

o forse confondo?

 

*

quasi una colpa

  

lèggere poesie:

quasi una colpa! 

o piuttosto una funzionalità,

un miracolo addirittura

sulla terra che si divide e cerca

uno spazio in mare

 

come quando sei in spiaggia

il sole brucia

il mare è un'incognita

stai leggendo e pensi_

potevo stare altrove

ma sono qui e ora.

 

 

 

 

*

La ghirlanda

 

Noi razza umana:

strategicamente assenti,

attratti da ciò che è stagnante,

sfasati per pochi istanti,

mimetizzati tra le brume,

 

sfuggiamo la pioggia,

temiamo le albe,

ci cristallizziamo in una posa,  

in una fuga,

in una fredda panchina,

in un cibo insapore,

in un fiume contorto.

 

Ghirlande tra i rifiuti,

pietre d’inciampo

a noi stessi.

 

 

 

*

Tre_mare

 

Il mare chiamò

e non rispondemmo.

Non resse la terra,

il cielo si arrese.

Piovve a lungo.

Attendemmo.

 

Con pallidi battiti,

i cuori smagliati

ritrovano il bandolo:

un ulivo fiorito_

Un giorno ancora.

 

 

 

 

*

Noi alberi

 

Non so se ci manchi

ritmo gioia o profondità.

Il rumore delle foglie

il calore delle stelle

o l’affondo nel presente.

So che l’albero ubbidisce

ad una sola legge:

quella del seme.

Non dubita, non sceglie.

Assorbe in silenzio

le poche certezze terrene,

di ogni raggio non preso 

dell’effimera luce

non ha nostalgia.

Vive e muore ignaro

della sua stessa generosità.

 

 

 

*

Vanità

 

 

Non servono specchi

per riflettere.

Detto fatto: la consapevolezza

ha le sembianze di una ruga allegra.

 

 

*

Al dunque

 

Lontana dalla poesia

perché la realtà

è molto più vicina.

Non esiste poetica parola

per il necessario e il vero:

il rovescio del rovescio

della stessa medaglia,

vivere.

 

La vita corre, io rallento

per una seconda occasione.

Arrivata al dunque,

a domanda risponderò:

raccolgo l’acqua nuova

in una botte nuova.

 

 

 

 

 

 

*

La luce di settembre (rivista)

 

 

La luce di settembre 
la cogli tra attenzione e distrazione.
Un brillio veloce
un avviso fugace
un’idea balzata in testa
nel mezzo della notte.
Al mattino si sparge

con un ritmo che dice:

“Il futuro non è un campo incolto”.

E si accinge all’orto.

Intona un canto sommesso

che risuona - invero - dentro se stesso.

Sussurra:

“L’aria è colma di imminenza”.

Poi s’eclissa.

Settembre impermanente,

la sua luce già svanita.

Lascia dietro la traccia sensuale

di un profumo di uva e di mele.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il carrello

 

 

Ho rivisto la donna strabica.

Spingeva il suo carrello

con l’azzurro degli occhi.

Guardava oltre l’incrocio

seguendo una sua vaghezza

o forse il filo di un suono

che si perdeva nella città.

Avevo sassolini nella mente

e respiravo con tempo squadrato.

Così l’irripetibile è passato:

una pagina di musica

senza il coro.

 

 

*

da uno scoglio a un albero

 

 

 

Il mare sembra dirci:

non c’è distanza che non possa ridursi

a una linea retta.

Guardate le rotte dei migratori.

Spiccano il volo

da uno scoglio a un albero,

da un'incertezza a una paura,

direttamente verso un desiderio.

Il fremito della terra lasciata,

il respiro del mare sorvolato

suggeriscono la meta:

la risolutezza del viaggio.

 

Se oggi l’aria è salata

mentre ieri era pregna di terra,

è certo che la medesima luna

sorgerà dallo spiraglio

di tutti i desideri,

come una brava maestra

porta dove vuole.

 

 

 

 

*

Il sonno dei giusti

 

 

Hanno sfidato le aquile,

riso con le rondini.

Le scommesse del mattino,

i disperati stridii della sera

- segnali che il fiume trascorre -

così questo piccolo stormo.

E’ un miracolo che ogni attimo

- per grazia e non per merito -

accada. Quasi fosse eroismo

il volo, la tenuta, la discesa.

In una stretta valle,

tra indecifrabili fischi.

Esitando per resistere.

 

*

terra promessa

 

 

dal vetro rotto

sono fuoriusciti mostri

a brandelli

insanguinati.
un bimbo grida:
l'imperatore è nudo
e insanguinato!
la cupola d'oro è macchiata
da una pioggia spietata.
aleggia un landler triste
nella lingua di sole consonanti.
si affaccia una falce di luna.
 
è la macabra danza dei tetti,
il mare non si vede neppure in lontananza.
c'è soltanto un'arida terra
non promessa.
 
 

*

E che, l’ineluttabile?

 

 

E che, l’ineluttabile?

I cinguettii e gli spasimi dei superstiti:

poi come per pudore

si acquietano in braccio alla sera.

Gli scomparsi, ritrovati

sotto gli ulivi coi sogni sbranati

dal cinismo del sole.

E che, le vite hanno sindacati?

Dal patire risparmiate sono le albe?

E il frinire assurdo delle cicale,

appena fuori dall’urlo del buio!

Ma l’erbaccia dilaga come una coperta pietosa

perché il grugno della morte nulla dica

sul nulla che è da venire. 

Tratteremo di nuovo le nostre storie

con l’abile mercante del destino

sulla tratta dei treni che viaggiano lenti.

Ora smettete la musica.

 

*

Omaggio al poeta in tempo di guerra

 

 

Le parole sono in mare

insieme ai cadaveri.

Finite col machete.

 

(Dopo, rumore d’acqua

e uccelli in perlustrazione).

 

Sordida realtà. Sordi poeti.

E come potevamo noi cantare...?

 

 

*

Borges ha detto

 

 

 

Borges ha detto:

Offro la mia sconfitta

in cambio d’amore.

Borges ha anche detto:

offro fantasmi e ricordi

in cambio di dubbie verità.

 

Poi Borges afferma che quella donna

gli fa male in tutto il corpo.

Borges non sta parlando di un mito.

Non di una ferita nell’io.

Aggiunge che non serviranno

erudizione,

nuove abitudini

e l’intemporale notte.

Sta parlando di una cosa reale:

la luna piena

quando vorresti chiudere gli occhi.

 

 

 

*

Un testo peraltro perfetto



Osservo la tua concretezza
(con gli anni si si fa chiara la vista
sebbene gli occhi indefiniti)

di chi ha osservato e catalogato

disillusioni insieme a fenomeni.

Passeggiare con te

mai è stato così bello
come in questa primavera indefettibile:
le nuvole sono refusi

in un testo peraltro perfetto.
Sapere il vento
o se sarà sereno
non aiuta a difendersi dal sole
e neppure dalla pioggia:

si camuffa di tristezza
e tutti la aspettano

come un medicamento necessario.

Comunque impreparati alla vita,
sconosciuti a noi stessi

come le particelle

rispetto al tutto che le contiene, 

o come la foglia,

consapevole che muoversi è un'intenzione,
cerchiamo la giusta angolazione

per la gratitudine.

 

*

La dimostrazione

 

 

Non ci tiene lontani lo iato

tra passato e futuro 

ma il coraggio che non abbiamo avuto

nel dimostrare il teorema dell’incastro:

le nostre malattie identiche,

l’essere combacianti.

Così monchi attraversiamo la vita

cercandoci nei libri,

interrogandoci,

abbinando significati inediti

a parole evocative

come musica, mare, vento e foglie

che riaffiorano su visi acquerellati.

 

 

*

Archeologia

 

 

Dal tempio, il verde

precipita e s’influtta

come fosse una discesa a mare.

Acqua o terra, percepisci l’immenso.

Scontornati da un azzurro totale,

ci stagliamo giganteschi

all’ombra dell'ostinazione

come quell’albero di fico

cresciuto negli interstizi.

Un anello lega il nostro presente

a ciò che non si può dimenticare:

chi ha scavato la valle,

chi l’ha levigata.

Vasi sospesi traboccano di fiori

e le nostre anime, ubriache del loro profumo,

si sganciano da qualsiasi appartenenza.

 

 

*

Plagio

 

(sprofondati nel buio di un accordo)

Tutto intorno è solamente pioggia

e Francia

e il futuro è un’astronave

che gira il compasso del mondo.

Tira vento su anni inchiodati

e normalmente si mangiano gelati

mentre si amano i gatti.

Qualcuno bestemmia la luna,

è un disgraziato 

sotto il cielo sereno.

Più fondo, quando è inverno,

con i guanti senza dita.

Ma poi, di tanti capelli ci si può fidare?

Di tanta musica che si acquerella?

 

 

 

 

*

Segni dei tempi

 

 

Le gerbere sfiorite

dopo il rigoglio dei giorni scorsi.

Non ne ho colto i segni.

 

Correvo tenendo a mente

l’imminenza di ogni attimo che passa.

E sono andata oltre.

 

*

Esame di coscienza

 

 

La mia vita spirituale

è ridotta ai minimi termini.

Scabra, come un torsolo di mela.

L'ho addentata in tempi ruggenti

e ne ricordo il sapore e la fragranza.

"Una mela al giorno toglie il medico di torno": fatto.

Dal residuo, mi pare che escano zuccheri.

Molecole nuove.

Si potrebbe pensare a una rinascita

in armonia con la fotosintesi.

Mi accontento di questa ragione.

Non mi chiedo chi, da dove o perché,

ne seguo il movimento.

Non sarà un’illusione, lo spero,

quest’aria senza annunci di croci,

una cosa normale, sa di terra,

di cose umane.

 

 

*

Dodici secondi

 

 

Incanaliamo la fantasia, 

immobilizziamo le parole,

cambiamo i gesti in silenzi,

costruiamo gabbie di abitudini

attorno al respiro,

tendaggi su finestre cieche.

Impariamo linguaggi,

poi li travisiamo.

Confondiamo il complesso col surreale.

Chiamiamo surreale

una storia che manca di nessi:

un prato in fiore,

la lanugine dei pioppi.

Il qui e ora non ci appartiene.

Il passaggio dal reale all’eventuale

è più impersonale del ticchettio

di un vecchio orologio.

 

Colore, movimento

e un’immagine che resti in mente

più di dodici secondi.

E’ questa la poesia.

 

 

 

 

*

Tramonto

 

Un’ombra geometrica 

taglia in due il giorno.

 

E' stato bello e caldo,

stanotte m’imbacuccherò.

 

 

*

Non come Matisse

 

Aggiungo altri fiori al mazzo artificiale.

Il viola col giallo, l’arancio con l’azzurro.

Il rosso, il fucsia.

Colori e presenze:

una folla.

 

Nel teatro delle cose,

tessuti tende tappeti

e il tempo in cui stanno.

Fermi.

Lascerei tutto così,

non come Matisse e le sue danze.

 

 

*

L’origine

 

 

Sempre uguali le ore,

il loro sordo rotolare.

 

(Nella notte forziamo

il non-so del cielo

ma infine cediamo

alle consolazioni).

 

Scommettere sul sogno.

Lasciar scorrere la memoria.

 

(Ogni fiume sa l’origine

eppure va al mare.)

 

 

*

Per

 

Ho pianto per il sole.  

Per il bene. Per le assenze.

Per il verde.

Per un dolore sordo.

Perché non ho più parole per dire

ti amo.

 

*

Donne e bambini, e voci tra i veli

 

 

Donne, bambini e voci tra i veli

dietro una palla e trilli

di cellulari e ancora colori.

Le vesti lunghe, i passi fruscianti

con gli occhi spargendo

premure di madre nel gioco universale.

Accanto sfiorando la medesima aria,

mi strappa un sorriso sentirli

figli e sorelle dal sapore di spezia

nel dolce assoluto del sole in comune.

 

 

*

Allo scadere dei trent’anni

 

I

 

Allo scadere dei trent’anni,

dalla penombra ti consegnerò

una lunga lunga lettera

come quando nel sogno

si cerca di gridare e la voce non esce.

E’ probabile che questa mia

ti troverà in un dormiveglia

dal quale soltanto ti scuote

il lento frusciare dei fogli.

I segni andranno a posto

quasi per attrazione,

come l’ultima tessera di un puzzle.

 

II

 

Per quanto sfuocato sia il finale,

non sarà stato il tempo ma la luce.

Bisognava mettersi di lato,

cogliere il barbaglio di un particolare

laddove la forma totale non appariva,

scommettere sulla promessa,

indovinare il punto di vista.

 

III

 

Seguirà una tua risposta.

Immagino il tono: ne hai viste molte

e dunque sarà autorevole.

Nessuno di noi potrà dire: rimpiango.

Trent’anni annichiliscono,

raramente risuscitano.  

Mi è parso – o mi parrà? –

di vedere un guizzo nell’occhio destro.

La palpebra.       

Ti dava un’aria bonaria quella foggia un po’ dimessa.

Ora ti dona un’aria bizzarra

ma nessuna confidenza.

Averlo saputo prima,

non saremmo qui ad argomentare sulla cenere,

coi vetri appannati e i panni ancora umidi

in questa stagione.

 

 

 

*

il camminante

 

 

gli occhi ai piedi:

camminare e guardare.

in silenzio.

 

                                            (sfonda il buio, prende appunti.

                                             talvolta se ne sta

                                             sulla punta di un ramo

                                             come un frutto maturo)

 

ha taciuto la parola esatta

scaturita dalla notte.

ha spostato lo sguardo,

ha fatto altro.

 

chi ha detto che il poeta soffre?

soffre più a dire che a camminare.

 

 

 

*

Lady Greensleeves

 

Il nostro tempo spendevamo in canti.

Imparavamo dai nostri inciampi.

Perfettamente in tempo.

Gli orologi servivano

soltanto per svegliarsi.

Eravamo nelle cose.

Le manicheverdi celavano ambizioni

e stralci di illusioni.

La legge non ammetteva

interpretazioni.

 

Avremmo dato -  e demmo -

la nostra testa in corpo e spirito:

ma più potente di un amante

fu la morte.

 

 

*

I corpi muti

 

 

I corpi muti li tocca il vento:

la voce accartocciata

e un vago odore di pioggia.

 

Venne il vento. Ne venne un altro.

Ciascuno con l’eco del precedente.

Ogni volta stupiva che tornasse.

 

Sprigionava una dolce fragranza.                

In un silenzio accurato

come una medicazione.

 

 

 

*

un riflesso di haiku

 

 

esce una luce

dalla buia pozzanghera

riflettendovici

 

 

 

*

Il canto della grotta

 

 

Non più ti fermerei

nel gomitolo delle parole.

Sconfineresti, vapore tra le nuvole,

in attesa di scioglierti.

Sussurreresti al filo d’erba

la goccia intermittente della gioia.

Non saresti lo screzio della poesia

né l’innumere rintocco dell’assenza,

ma il canto nella grotta.

 

 

 

*

haiku del pomeriggio

 

 

nulla si muove

tranne il sole che entra

dal vetro al ventre

 

 

 

*

essere poeta#SaveAshrafFayadh

 

che se avessi saputo fare

avrei fatto

pensare

avrei pensato

dipingere

avrei dipinto

ma so dire

ciò che non sapete

essere

sulla mia voce strozzata l’ombra vostra

nella notte risuona

- il non essere -

ma il mio giorno è e sarà

e ancora dico innocente

quanto è bello.                 

 

 

 

*

now

 

un attimo sdrucciolo

tra vita e ricordo:

il tempo

è coscienza

di gioia.

 

non sempre.

 

 

*

Capodanno

 

Ritornare al punto.

Le pietre mute, le case serrate.

(Un vento gonfia - di poco - le acque).

                                      Della costa riporto a casa

l’orlo ferito.

Il parto. L’evento.

Si parte sempre.

(E giù pioggia).

Non bagna.

                          Nemmeno il vento risuscita

l’odore di mare.

(E questo silenzio solidificato)?

Altrove l’anno è cambiato già.

Le presenze, i distacchi.

(Non ricordo il passaggio).

Il domani è un appello.

 

 

*

natività

 

 

i giorni dormiranno 

su giacigli di paglia

e noi torneremo a sentire

il sapore di pane

sotto pelle.

aspetteremo nella penombra 

indizi di risveglio.

saremo la memoria

di un tempo e di un luogo.

 

e ora spogliati,

voglio vedere le vene aggrinzirsi

e farsi violaceo il sangue 

 

per amore.

 

 

*

Voi siete qui

 

 

Ritrovo, cellula tra le cellule,

come una malattia che si espande,

ma benigna.

Si era annidata

nella logica dei matti,

nella paura di chi ha paura.

 

Infrange le regole.

Ma alleggerisce l'anima

che ama tutti e tutti la amano.

Non il tempo ma l’essere

 

collegati al divenire.

 

 

*

Ode all’ascolto

 

 

E’ tempo di ascolto.

Non dei poeti.

(La poesia la vorrei fare)

 

Vorrei camminare.

A un respiro più intenso

risponderebbe il placido, tacito

affondo del piede.

 

Insensibilmente

crescono gli alberi.

 

 

*

Nella terra di Pavese

 

 

Nebbia vera,

si procede a passo d’uomo.

Nella cascina, molti colori

e molto calore.

Resterei per sempre,

confidando nell’immanente.

 

Nel focolare scoppietta l’alloro

fino al canto del gallo.

Senza mai spegnersi,

vibrazioni rimbalzano.

Dove l’origine?

 

*

haiku della speranza

 

a passo d'uomo

nella nebbia stanando

il rosa pallido

 

 

 

 

 

*

Via Appia

 

 

 

Si fa dritta la strada,

la prospettiva chiara.

Il sole dirada la nebbia

dai profili di pini e cipressi.

E' sereno.

I passi misurano i giorni,

le basole i morsi del tempo

coi suoi solchi, le levigature.                                           

Rimane sotto l'ombra delle torri

il rosa del cielo:

un avviso che attende risposta.

Come un rumore che ora scompare.

Dev’essere questa

la via che conduce al mare.

 

 

*

forse è meglio innaffiare

 

sto leggendo lo scrittore:

le sue figure perse

sotto cieli persino più innocenti.

c’è questa chiarità

a contraddire ogni mediocrità.

come un cielo esatto:

potrebbe tirare a lucido

qualsiasi realtà.

 

un segnale, penso.

 

forse è meglio innaffiare:

l’azalea pudica sta alla morte 

come la sana nostalgia

sta al sole improbabile

del due novembre.

 

 

 

 

 

 

*

vetro

 

oltrepassare il vetro

per approdare a trasparenti

mezze verità

 

poi ancora fluttuare

nella nuvola chiara

delle possibilità

 

indagare la rara materia

dello stupore

che vela e svela le cose

 

come il fiume finisce al mare

ritornare al reale

sapendo di non sapere

 

e provando a scostare

la tenda del pensiero_

almeno immaginare.

 

 

*

haiku caduco

 

 

d’autunno l’albero

spaginato:  taccuino

vuoto di me

 

 

 

 

 

 

*

camminare

 

 

indicibile attesa:

urge nuova epifania dell’ordinario.

è mattina (è mattina?),

ticchetta alienato e sereno

un vecchio orologio.

 

ci ha illuso la parola già udita,

il camminare consueto ci è dolce.

 

 

 

 

*

lana

 

 

cielo tridimensionale

con giallo in (s)foglie:

partorisce l’inverno.

 

captando le doglie venture

da ogni segnale, la grande

assenza chiamiamola lana.

 

 

*

la pioggia prima che cada

 

 

non tarderà a bagnarci la pioggia 

e ci ritroveremo sotto un tetto

quasi come l'estate non fosse accaduta.

i sogni ancora in caldo,

e la musica a consolazione:

rinunciare sembrerebbe la via.

 

i vecchi amici, le abitudini

e certi inafferrabili discorsi sul tempo

- se sia fatto di materia o di soffio -

non basteranno a indovinare

la statistica del buio.

 

del resto, ci sono certezze:

il sole sorgerà,  

ci doneremo a nuove persone,

le emozioni faranno di noi

carne da macello.

 

 

*

Primo ottobre

 

 

M’interroga il grigio del cielo:

somiglia a un sorriso esausto.

A volte sembra dormire.

A volte pensare.

 

Poi d’improvviso lo scroscio.

Pare dica: ci sono, ci sei?

E noi, con gli ombrelli,

un filtro ulteriore al suo grigio.

 

Finché un nuovo abbaglio

un rumore un amore un tutto 

ci fa alzare le braccia

in una preghiera blasfema.

 

 

 

*

Silenzio e surrogati

 

Poi mi parla del reale.

Mi fa: il reale si sfalda

come foglie di un autunno perenne.

Strati su strati su cui gli umani

battono i piedi

in una taranta ansiogena.

Gli dico:

io sento che il reale non ha voce

e serve fantasia per dargli senso.

 

Certe mattine sembra ancora notte

e ti attacchi ai rumori

per convincerti che è giorno.

Il respiro, ad esempio,

o la sveglia del vicino.

Qualcuno prova con una cosa astratta:

la musica.

Se tacesse la musica, 

sarebbe irrealtà.

 

 

*

L’estremo baluardo

 

Una lumaca dopo la pioggia.

L’ambizione del vento.

L’orizzonte che curva.

Quattro voci a cappella.

Gustare l’autunno.

La fuga.

La duna più alta.

La prossima illusione.

Ogni specie di albero.

La mente debole.

I bambini.

L’equinozio.

La relatività.

I cortili

e chi li abita.

 

Estremo baluardo è la bellezza.

 

 

 

*

Il gigantesco fiato della poesia

 

 

Credo poco ai sensi:

ho occhi per vedere

orecchi per udire.

Le rime m’innervosiscono

il mio ego si è perso allo specchio

non spiattello i dolori

non urlo alla luna

agli abbagli non cedo.

 

Un sommesso rumore dal mondo:

i morti riversi

il loro ignoto sparire in un albero.

 

 

*

Praga è un ragno acquatico

 

 

Io non so se sia stato il tempo o il luogo,

le statue paurose,

i fieri mendicanti,

l’inceppare dei passi e nella lingua,

lo specchio ad irretire.

Cosa osservavi, staniero?

L'ombra dei cimiteri

o i fregi art nouveau?

Seduto a fianco di due donne,

ne indovinavi il sogno?

Una tragedia o una bizzarria?

Dietro al bancone della taverna

pensavi al putrido 

o al gelo che verrà?

Ti assale la nostalgia,

tra le pietre dove Jan Huss

agonizza ancora?

La vecchia hussita non

celebra messa: tu dove andrai?

Non so se sia stata Ginger*

a trascinare Fred*

nell’alchimia dei ponti:

si abbracciano o si respingono?

Se siano state lee marionette

o un'opera di Mozart

a tessere la ragnatela.

Poco ho capito, stregata anch’io.

 

 

* Ginger e Fred, o Casa Danzante: così sono denominati due edifici di Praga, ad opera degli architetti Vlado Milunic e Frank Gerhy.

 

*

Ripartenza

 

 

Siamo attesi dalle cose.

Ma guai ai luoghi!

Emanano veleni.

Vivere si dovrebbe

in case di pietra, 

sotto cieli di ghiaccio,

vicino ad acque morte...

 

 

 

*

Nuvole

 

C'è un modo di essere nuvole

e di non-essere, insieme, sulla linea d'orizzonte

prima che si trasformino o fuggano:

esposte al vero ma pronte a sparire

se appena s'increspa l'immagine riflessa.

Veloci, leggere o cariche come pensieri,

il loro esistere breve

- l'apparire -

me le fa assomigliare

come l'appartenere puramente al mare.

 

 

*

Tromba d’aria

 

E’ rimasta una nuvola grigia

(e già sfuma nel bianco)

tra i palazzi dove suonò la tromba

tra torme d’oscuri

panni trafitti.

Dileguata la tempesta

tra svolazzi leggeri d’ovatta:

è di nuovo bonaccia.

Una fresca corrente lambisce,

mi arpiona lo sguardo

una pigra distesa di acque.

Non posso restarti vicina,

mi accingo a voltare le spalle.

Ma sento che dietro guaisce

un lamento di bestia,

ed è come un’estrema richiesta.

 

 

*

Chiedo scusa

 

Chiedo scusa alla poesia 

perché ne ho perse le tracce

nella girandola dei giorni.

Chiedo scusa al vento 

per non averlo invocato 

quando l'anima era secca.

Chiedo scusa al mare

per non averlo vicino.

Chiedo scusa alla terra 

per non averla riconosciuta

né disconosciuta.

Chiedo scusa alla notte
quando cadevano le stelle.
Chiedo scusa alla realtà
se ho fatto spazio al vuoto 
che ha annullato i ricordi.

Chiedo scusa ai ricordi

che ho riposto nei granai

dove niente si nasconde.

 

 

*

Mutazione

 

La casa resta piccola

ma gli spazi si espandono

contro ogni legge fisica.

Qui da me, vive l’immaginazione

e si gode del mare

come fosse a due passi.

Per la strettoia si respira l’immenso,

la prigione si schianta.

C’è grande silenzio

dentro l’eco di questa mutazione.

La casa resta piccola:

i venti l’attraversano

come fosse mare aperto.

 

 

 

*

Pessoa

 

 Sostiene Pessoa

- o uno dei suoi eteronimi -

che siamo mosche e cicale:

anche noi passiamo l’estate

lontani dalla filosofia.

La sossego - ha detto Pessoa

o uno dei suoi eteronimi -

precede l’inquietudine:

essa avrà forma di pioggia

o rumore di vento,

porterà il nome di amici morti.

Sarà ponte tra l'origine e l'ignoto.

Non è escluso che sia il mare.

 

 

 

*

canicola

 

la meccanica del ventilatore:

dal passato a nuovi e-venti.

mute e rapide le pale ventilano

un futuro inesplorato

con brezze impreviste,

da cogliere al volo.

nella canicola, stare

tra ciò che è tramontato

e il vortice del divenire.

 

 

 

 

*

Estate romana

 

 

L’incendio del cielo

percuote e dilata il tempo.

Densi fiati s’alzano dal caldo-umido.

Balenano dalle vetrine

barbagli di fate morgane.

In via del Sudario,

una donna si copre col velo.

Smarrito un turista.

Dai sampietrini al fiume,

come una traversata nel deserto:

ogni passo racconta un esilio.

 

 

*

la morte del poeta

                                                        a Pietro Menditto, 29 giugno 2015 

 

 

il fiato caldo dei fiori

e dei morti di oggi...

ma non cessano:

implacabili, come il sole.

altro fiore si è aggiunto al cielo.

un uccello di passaggio lo trapassa

lasciando segni come pagine scritte.

spostamento di nubi

e infine la mitezza:

il poeta si consegna.

 

 

 

*

je suis tunisienne

 

stare sull’altra sponda:

da lì qualcuno sta partendo,

molti partirono e altri partiranno.

il futuro è un mestruo,

sterile per alcuni.

 

maree colori luce

schiaffeggiano l'idea di morte.

la luna, poi, ha un bel da fare

per nascondere l’angoscia

della faccia che mai mostrerà.

 

 

 

 

*

l’ozio

 

 

alla ricerca di spostamenti d’aria

nel fermo-immagine pomeridiano.

sfogliando le pagine,

in onesta latitanza.

 

pochi rumori.

in un tempo che alterna

il sapere al non-volere,

s'interpreta così lo zelo

dell’essere.

*

autoritratto

 

Fuggo dal mare verso il silenzio

che scopra dell’anima il puro rumore.

 

Non m’immergo quasi mai.

 

Mi asciugo col telo indiano

che mi ha venduto un Uomo.

 

 

*

solstizio

 

sto sveglia nel giorno più lungo.

dormirò con la notte più corta.

sia così la mia vita:

no no e sì sì, come ha detto

uno che parlava oscuro

e ci vedeva chiaro.

 

 

 

*

Anacronistico

 

E piano le cose si alzano

- le cose importanti -

con una forza semplice.

Un canto si sparge sui giorni

come pioggia d’autunno,

normale.

Un tepore inaudito,

il rovescio di tutte le cose

quando finiscono

o ricominciano.

 

 

 

*

Gatti vigliacchi

 

Se fermassi l'andare a capo 

e adottassi la notte 

tal quale una pace dei sensi,

assomiglierei

a un gatto un po’ vigliacco

che al sole preferisce

il rischio calcolato della luna.

 

Mostrerei alle stelle

il coraggio che ci vuole 

nel racchiudere i dolori,

poi seppellirli.

Sarei simile al balzo

quando spicca dal cornicione.

 

 

 

 

 

*

Cosa è stato

 

Cos’è stato lo scuotere di viscere?

Le maledizioni di uomini e donne

in oscuri patti di morte?

E quella luce fino alle ossa...

 

Io so l’identico restare

dell’eterno

nella conca delle umane

disperazioni.

 

*

Il filo rosso

 

 

I giorni e gli stati d’animo ritornano

come gli uccelli migratori,

(le piume lisciate dal volo)

e bussano alla porta

come fossero andati via ieri.

 

Ieri un abisso, oggi un soffio:

ogni tempo inghiotte se stesso.

Una catena di anelli di attimi.

Un solco nel sangue.

Una traccia di polvere.

 

 

 

*

La pianta grassa

 

Ha preso tutta l’acqua

degli ultimi sei anni

- dice Marcella -.

Ecco i suoi fiori,

sfacciatamente rosa.

 

Rimane sul terrazzo 

con le spine puntate a est 

(la speranza?).

Che qualcuno visiti

il deserto del palazzo.

 

Un gelsomino s’infila

nel muro sbrecciato.

 

 

 

*

Natura/cultura

 

 

Preferisco il respiro dei muri

alla natura

che sbiadisce i ricordi

e non domanda

ma afferma.

Sto nel fluire

del tempo perso, 

ritrovato.

M’insidia un libro

che ho lasciato a metà.

 

 

 

 

*

Lo spreco

 

 

Un giovane timido.

La sua nostalgia.

Cercava una luna diafana,

ne trova una sanguigna.

Solida,

il vento non la sposta.

Sudata,

rimane.

 

Quale spreco, di notte,

il lamento dei vivi!

Vedono la luna.

Monca.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Gratta-capo

 

Pare che le parole

non abbiano più senso.

Ogni cosa ha trovato il suo posto,

il cuculo il nido

il figlio la madre.

E anch’io nel mio guscio

:

(unghie di gatto grattano il nulla.

O forse è un cappello.)

 

*

Tempo di maggio

 

Bianco mattino,

sciancato di idee,

amaro di slanci.

La pagina vuota 

e le ore abusate.

Lavorìo di materia,

non ancora il riposo.

 

Altro tempo è dato. Ascolta:

ispido come un graffio grida il vento.

Maggio verrà.

Sugli schianti del giorno

porterà un eccesso di azzurro.

Tutto dirà

di quanto si deve sapere.

*

Visto dai bambini

        

                                                                      ispirato al film "I bambini sanno" di Valter Veltroni

 

Un grande lago

come una bocca spalancata 

e due occhi ripieni di verde

adagiati sulle colline:

così i bambini vedono Dio.

 

La schiuma del mare

o un brivido che si sparge

come un rapido schiaffo:

brucia e riscalda. 

E ancora un sorso breve mentre corri.

 

 

 

 

 

 

 

*

Le cicale

 

Un pomeriggio intero

a sentirle stremare.

Garrivano tutti i minuti,

sfinivano persino i colori.

Il buio ora varcano mute.

 

Vorrei essere l’ombra

di quel loro canto serale,

la gioia che cade dai becchi.

L'eco almeno.

 

 

*

Glicine

 

 

Muta davanti al glicine

a captarne il nucleo di bellezza,

traccia del vero,

forza inaudita

nella folla dei minuti.

Sfiorisce dopo la breve notte,

pallido sogno,

solo un ologramma.

 

 

 

 

 

 

 

*

Cipcip

 

Ciò che hanno attraversato,

il pericolo della luce

(e della cornacchia)

le strategie

gli appostamenti

i voli

l'incantevole danza 

il mutevole cipcip 

o il fiufiu disperato

di una vita sempre in bilico

tra un ramo e un lampo

innocenti come nuvole

dopo la tramontana.

Cantano preventivamente:

resistenza assoluta. 

*

Compagni di scuola


Poi fanno i capelli bianchi
e sembrano tutti buoni.
Non ha più senso la guerra
all'idea di se stessi
o al primo della classe.
Del banco della vita si tratta,
e quasi tutta vissuta:

chi c'è, chi non c'è, forse sarà

un'altra volta?

Dentro il bar elegante, c'è anche il prete,
a conoscenza dei fatti

a forza di entrare

nelle case e nelle cose,
una luce per ogni evenienza.
E i padri di famiglia,
con le loro lontananze:
non si sarebbero mai mossi.
Omettendo 

ciò che non si poteva sapere
né imparare dai libri

ma solo adesso, studiando bene,

se ne intuiscono i segni.

 

 

*

Lasciar stare

 

Ci pensa il vento.

Io non canto.

Troppo rumore

e la certezza delle valanghe.

O forse sarà un'onda,

non so dove e quando.

Cosí sospesa,

come un Icaro prossimo alla terra.

 

 

*

L’uccello di ferro

 

Certo, planando,

ogni cielo è azzurro

ogni roccia è madre.

Posso chiederti chi ami,

pilota?

Quale distanza nel vuoto

hai preso a misura del tuo?

Una casa,

un albero,

il capovolgimento

di ogni certezza,

i tetti e le miserie,

le alchimie dei corpi:

tutto in un unico sguardo

ridotto a punti colori

forme di un puzzle

ma senza figure.

I tuoi occhi, più azzurri,

cosa vedono ora?

Ce lo dici, pilota?

 

 

*

Primavera

 

Le aste trapassano il cielo,

esplode il giorno con lieto suono. 

Gli uccelli, ora muti, garrivano.

 

E’ iniziata con un calmo consenso,

si protrae sprofondando nel tempo

come in un comodo letto.

 

*

a italo calvino

 

plana sull’immaginario 

delle città invisibili

un tappeto volante.

contempla dall’alto

la propria assenza,

insegue la preda inesisente,

rincorre a memoria

ciò che è dentro

o forse c’era.

"per smaltire la nostalgia", 

ma non è certa la lingua

né il movimento.

*

il suono del volo

 

 

il fiume scorre e i piedi sono immersi,

chi doveva parlare ha parlato

e tanto basta.

 

è muto il volo delle civette

a confronto col chiasso dei gabbiani:

tutto tiene, nonostante.

 

 iniziare con un non

e finire acconsentendo.

 

 

*

Composizione

 

Ho sistemato il tulipano viola

tra la rosa e il girasole:

è completo lo spettro dei colori.

Manca solo la perfezione.

 

 

*

Eraclito e gli epigoni

 

Ho amato le sorgenti

più di ogni altra cosa.

Fiumi sono passati:

talvolta ero distratto.

Mai è stato così così bello

questo fiume ineterno:

si sente sotto i piedi

la fresca rotondità dei sassi,

una carezza.

 

Nulla cambia, eccetto me.

Dunque tutto accade dentro.

Intravedo una grande spianata

da qui al grande delta.

*

La forma degli alberi

 

C’è un momento

- alla fine dell’inverno -

in cui stanno intirizziti

in un gesto essenziale,

privi di orpelli.

I rari uccelli non vi si accomodano.

Il cielo è un velo pietoso.

Ma a breve il legno si ammorbidirà

e spunterà un frutto molle tra i solchi.

Una rinascita.

 

Nessuno pensi che sono impreparati alla vita,

né che provino vergogna

del corpo ossuto.

In loro è già amore.

Si protenderanno all’esterno

quasi impudichi,

come vecchie signore ancora pregne

di dolce desiderio.

 

*

happiness

 

fino all’ultima propaggine

dell’istinto, cantarono.

poi, sazi di luce,

deposero suoni e ali

in caldi cantucci.

 

ora incontrano il dolore:

uno screzio di buio.

ma ogni nuovo giorno

il sole li trafigge,

e respirano.

*

if you are happy

 

nulla conosco

e nessuna parola.

dalla platonica caverna

del reale

si affaccia una grande nuvola.

ombre dicono nel cielo

un passaggio deciso di uccelli.

 

 

 

*

Mia nonna è vissuta cent’anni

 

Mia nonna è vissuta cent’anni,

con le mani ha contato maglie e giorni.

Poi mia nonna è partita

in un bianco di cielo e di latte,

col vestito elegante e una rosa sul petto.

Mia nonna ha sempre mangiato.

Pane e latte, latte e pane.

Bianca pelle, aveva nodi alle mani

e lavorava, lavorava coi nodi.

Poi mia nonna parlava.

Parlava e taceva.

Taceva e sapeva

le parole degli altri,

li faceva parlare.

Poi sentiva il telegiornale.

Ogni tanto scuoteva

la testa e la maglia

trovava l’errore

ma non disfaceva il lavoro

e non spegneva il televisore.

Poi mia nonna dormiva.

Dormiva e vegliava.

Dormire, l’avevano vista

persino mentre faceva la maglia

come se un sogno l’avesse rapita.

Finché se n’è andata

pregando di aprire le porte

e chiamando Maria,

che era la figlia o forse la madre,

e la diceva santa.

*

dopotutto

 

dico che la poesia

è la foglia caduta

sulla strada che corre

o la goccia trasparente

alla fine della corsa

 

scrivere - dopotutto -

è l’ombra del tempo

quando rallenta

o un pino a ombrello

che compare di lato

 

 

 

 

 

*

haiku cedevole

 

un cedimento

dentro il cuore del dubbio

cinguettano passeri

 

 

 

 

*

Piccolo poema del silenzio

                                                                                                                               a una violinista scomparsa

 

 

All’invisibile risponde l’inudibile.

Udire è immaginare.

La musica è silenzio che si esprime,

traboccando.

Il silenzio è spazio che accoglie.

 

Tutto è già pieno.

Il reale è ciò che non può essere detto.

Si può udire soltanto

il respiro innocente.

Come una lontana reminiscenza,

celata negli strati del ricordo.

 

La materia, che cos’è?

Fusione di silenzio e realtà?

 

Una rete gettata a caso

cattura il suono dei pensieri

ma lascia che il silenzio si perda

nell'indefinito:

la vita procede senza di noi.

 

Musica è non pensare.

Silenzio è un cristallo che resiste.

 

*

Il probabile

 

Siamo atomi di spazio

rotolati sulla terra.

Ignari di essere l'universo,

cerchiamo l’immagine di noi stessi

affacciandoci alla finestra del dubbio.

Il reale - come un fremito -

accade

ma noi narriamo il probabile.

 

 

 

 

*

Fisica per non adepti

 

Non altro che bellezza

nello spazio che curva e rallenta.

Ma - qui nel tempo -

si nasce e rinasce.

A volte con dolore.

 

 

 

 

*

La visuale

 

Ricomincia dalla luna. 

Dalla fedeltà totale.

Rimani nell’alone

della sua visuale:

montagne appianate,

tetti spalmati

su un mare globale.

 

Piccolo uomo che guarda da su.

 

*

La luce di gennaio

 

La luce di gennaio 

è un messaggio segreto

da notte a notte.

E’ un taglio che invoglia,

un gancio al limite del tempo.

E’ un tramonto senza inganno.

Un grido ai migratori e ai migranti:

la via è aperta.

Compiuti i riti, più non si fugge.

 

 

*

la crepa

 

mi appartiene della neve
la lentezza che si posa e non dura, 
il freddo sguardo sguarnito, assoluto. 
ma ancora di più

lo scivolare via quando tutto è finito
lasciando pulito 
e qualche nuova crepa.

*

dentro il melograno

 

è reale il mare d'inverno

come un frutto insperato
e dolce!
eppure si avverte il freddo
di lontananze archiviate:
persino le tamerici
si sono irrigidite in una posa.
è reale lasciare trasparenti
dolori e ricordi.
 
è più reale il tempo
che sgrana ciò che resta cangiante.
come un melograno,
sparsi i semi sulla tavola.

 

*

nascostamente

 

natale coglie acerbi

gli alberi aggrappati al piombo.

nelle viscere di una terra sgomenta

si consumano i lutti di radici scomparse.

ma ecco origina dalla parola

un dipanarsi che dalla memoria approda

a un oblio pago.

nulla si vede.

nascostamente avvengono 

cose giuste e cose antiche.

 

 

 

*

l’ultima notte

 

vegliare...

perché tenera non è la notte. 

 

protese le braccia al radioso av_venire,

capovolte le attese,

la commozione è gioia sottopelle. 

 

 

 

*

haiku definitivo

 

tra nero e bianco

nello spicchio di luna

l'ultimo uomo

*

le parole scomparse

 

hanno taciuto

 

spogliate di orpelli

segrete

non si sono sporcate le mani

 

infine sono tornate

con in testa un cappello di fate

 

ghiacciate

 

hanno sognato

con voli innocenti

 

hanno cantato

coi suoni rimasti

 

infine i gesti le hanno scaldate

 

il calore dell'abbraccio

come gomitoli dentro una scatola

*

i tulipani

 

tornare a sorprendersi

dei tulipani

così fieri 

nel pozzo largo di questa notte

 

ora coi capi chini - quasi oranti 

(o forse stanchi) -

 

e gioire della loro vita schiva

del sonno semplice dei fiori

     

*

quello spogliarsi di foglie al vento

 

quello spogliarsi di foglie al vento

della malinconia

 

coi medesimi ritmi

(o poco dopo)

rincorrendo_si

piano

in un cerchio più ampio

- il tempo proprio delle cose -

 

immaginando anche un altrove

o forse l’origine

(del distacco)

 

nel frattempo

 

lo sguardo posato

dolcemente

sulle miserie dei corpi

 

 

*

il gancio

 

lancio un gancio al cielo:

è ora che si accorga

dell’eterno lavorio

di uomini e bestie

che dalle acque sollevi e governi

come una vela sicura

gli agitatori di stelle

 

*

spreco

 

la speranza non è persa

di raccogliere fiato

dove l’aria è mancata

- e manca -

 

sottile vibrazione

generata dal fremito di un’agonia:

sì spreco di vita

la fine anticipata

*

ex-post

 

nulla immagino di quando non saremo

o forse sì - e lo temo -.

d’altro non mi compiaccio

che di questo cromatico spazio.

 

se sia bianco o nero il presentito 

ignoro

ma non tiepido o sbiadito

se viventi - invero - moriamo.

*

aprite le finestre

 

dei vetri non la trasparenza

ma il filtro buono a protezione

di una luce feroce

e parimenti il buio

quando sfonda il silenzio

nel quale ogni stella si cela

come un corpo nel giaciglio

 

*

Cosa poté infine la pioggia

 

Cosa poté infine la pioggia?

Le vene secche, le crepe aperte,

non una lacrima giusta a sanare.

 

Poi l’asciutta illusione

di una raggiante innocenza:

solo il sole!

*

Corvus cornix

 

Un urlo stracciato atterra

dall’inutile viaggio.

Non spicca più voli il corpo pesante 

soltanto respira disagio

 - totale nel grigio  -

dell’inconsapevolezza.

 

Guarda l’erba: ritta nell’essere.

*

Euridice/Alina 2

"È questa la zona in cui mi muovo quando sono alla ricerca di una risposta - nella mia vita, nella mia musica, nel mio lavoro, nei miei momenti più bui. Ho la sensazione che tutto il resto all'infuori di questo non abbia significato... Resto qui da solo... con il silenzio".

Arvo Pärt

 

 

Sei morto per me mille volte

ma non persempre.

Torni dal centro della notte

simile a bruma,

porgendo le mani armoniose

a un suono verde di cetra.

 

Ma ecco dispari,

muti aspetto e sei ombra,

tu vivo ancora,

e ti volti alla mia voce e rispondi

tra tintinnii e un rarefatto

battito.

Di cuore - infatti -

canto e, strano,

m’incanto.

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=pwZMzT1kpU4

*

Euridice/Alina 1

"È questa la zona in cui mi muovo quando sono alla ricerca di una risposta - nella mia vita, nella mia musica, nel mio lavoro, nei miei momenti più bui. Ho la sensazione che tutto il resto all'infuori di questo non abbia significato... Resto qui da solo... con il silenzio".

Arvo Pärt

 

 

Discendo dove non si è mai soli.

Chi può sapere il mistero?

Non sapere: essere

la leggerezza dell’ultima frequenza.

Dalle profondità,

ecco emergono con-sonanze:

un trascorrere lieve

nella dimensione persempre.

 

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=pwZMzT1kpU4

*

meteo-haiku

gridi d’uccelli

oscurati dal vento.

domani piove.

*

haiku del primo freddo

irriconoscibile

nella gelida fuga

luce dispersa

*

La sposa rubata

 

Un canto di bardi:

una vipera, una sposa, acque scure.

 

Il buio ingoia

gli ultimi petali rosa.

Sta’ in ascolto

nel brulicare della notte,

sfida la morte.

La barca sbatte sulle onde,

hai cuore per seguirla?

Dov'è l’oro, dove la luce? 

Cerca la sposa,

suonatore suonato.

*

la materia

 

ricompari nella nebbia,

muto,

di materia acquosa.

ogni sole può discioglierti

ma tu sparisci prima,

come venissi da un tempo distante

non da uno spazio:

eppure non sei ombra.

sei la limpidezza del vissuto,

e vivi!

la materia in te si rimescola,

l’aria s’impregna,

agiscono gli elementi,

persino il sole si fa di lato,

crea nuove ombre.

 

 

*

P(i)ena di luna

 

La luna!

 

Stamane era qui che vegliava.

Stupore: era finta.

Sguaiata. Fuggita.

Non mi ha aspettata.

                          

Riccola, (ri)velata.

Le ho chiesto: sei sola?

Mi ha detto: spaccata.

La mèta è oltremare.

 

Galleggio nel buio e non basta

la mia luce a metà.

 

*

Il grande buio

 

D’improvviso la notte,

con dolce rassegnazione.

Al giorno chiede di essere docile.

E complicità per la stessa pena.

 

Il grande buio prima di nascere,

chi lo ricorda?

 

*

proprio lì

 

Sempre, nel sogno,

ritorniamo alle origini.

Non è un luogo, più una possibilità:

la coperta ambivalente della nascita

(un colore è - in potenza - tutti gli altri).

 

È proprio lì

che abbiamo fatto pace con la morte.

 

*

spirale - ad una artista belga -

 

da un punto centrale 

respirando

velocemente, sempre più ampio,

ogni ombra inclusa

nel cerchio di luce

allargando la consapevolezza.

 

l’artista ha mente aperta

spazio dentro e fuori

e rimbomba la voce nel tempio

sconsacrato.

cammina sul suolo antico,

le vesti stracciate:

un patchwork di emozioni.

 

discepoli stanno al gioco

delle forme, delle linee:

dritte curve spezzate.

germogli e radici dovunque

e chiunque vi si aggiunge.

 

 

*

waiting for

 

giorni e fiori da innaffiare

candido riso da cucinare

aspettando godot...

 

la casa linda

ogni angolo svelato

armadi profumati

 

appare e disappare

la sua testa è quadrata

o forse è un cappello

 

 

*

Tre rose di stoffa e una vera

 

Tre rose di stoffa e una vera,

rinsecchita per capriccio di vento.

Se dalla terra o da mani d’uomo confezionate,

sono insieme finite in un vaso:

la medesima sorte.

 

E anch’io azzardo

il vero e il falso:

la stessa idea di bellezza.

*

meditazione

 

meditare è incontrarsi.

i pensieri finiscono,

la luce si espande.

piano acquistano volume le cose.

tacendo, si riassestano.

 

ore in dormiveglia

poi senti un vortice stringersi.

 

                 fino a quando il sole

                 sul cuore freddo?

*

La metamorfosi

 

La casa è immersa nel silenzio.

Quando intorno la vita risuona,

starsene qui

e cogliere la metamorfosi.

La pelle è fresca, 

sui capelli un residuo d’estate.

Le piante stanotte hanno bevuto.

 

E’ una fortuna trovarsi

nell’istante esatto 

in cui le apparenze

coincidono col vero.

 

 

 

*

La pianura

 

Dal punto in cui sto:

vicoli e palazzi,

qualche sprazzo di cielo vellutato,

grande quiete.

La lontananza non fa male.

E ora affrontare la notte

restando sulla soglia,

spremere il canto dalle pietre,

semplicemente ascoltare.

Passare le consegne,

guadagnare a piedi la pianura.

 

 

 

*

L’anello

 

La luce si è accucciata

e io mi abbandono al presente.

Ciò che ieri era buio, 

oggi appare traslucido.

I sensi si ovattano,

un biancore diffuso

è sui dati del visibile,

la realtà si mescola al possibile:

non so più chi sono.

 

C’è un albero secolare

lì dove passo, di tanto in tanto.

Le radici hanno sfondato la terra

e come un anello si ricongiungono al tronco.

*

deserto

 

 

nelle secche del giorno

non cerco le parole -

sono come la sabbia,

come un colpo di tosse.

 

di sera, nella brezza,

ritrovo la giusta intenzione,

accolgo l’invito.

e mi spargo come un granello.

*

Bosco sacro - Nemi -

 

Il bosco ridondante sul lago,

cupo.

Il sangue degli amanti

ha fertilizzato il fango.

La donna gira intorno alla piazza

quadrando il cerchio della follia.

Tre cani abbaiano.

Fragole e more,

silenzio e passione,

sistemati ad arte per non irritare la dea.

                                                         

*

autunno

 

che gli alberi si spoglino sul viale

è un vantaggio per chi lo percorre.

il cielo tra i rami, in trasparenza:

l’oltre è ora e sicuramente qui.

attesa e gioia in perfetto equilibrio

come luce e ombra nel solstizio.

 

dissolte le nebbie del pensiero,

sparite le brume del sogno

con l’ultima pioggia d’estate,

il reale resta l’unico vizio.

*

Letto

 

Ore cadute nello sperpero dell’attesa.

A sera un vento puntuale.

 

E’ il lenzuolo che fa intimo.

La prima fiamma,

ma non è ancora autunno.

*

Alla foce

 

Esiste da prima di me.

Di là della sorgente,

in un’ansa segreta,

mi ha accecato il bagliore che riflette

come un suono originario.

Beati gli occhi che hanno visto,

che vedranno. 

Eccolo, nel suo letto sfatto,

i bordi sfiancati,

i pioppi, i giaggioli, il giuncheto,

i castelli in rovina.

Non so, alla foce,

se sia consapevole 

del ritmo che lo conduce

o se giaccia abbandonato

nel suo stesso flusso.

*

Le scale

 

 

Sogno di scale verso la luna

e vedo una luce totale

brillare sulle certezze.

 

Ma qui in bilico il vivere.

Si cade, se appena buio.

Poi, con stupore, qualcuno risale.

 

 

*

Settembre

 

Sa di buono la sembianza del reale.

Il passo si fa regolare.

Ritornano i rumori del vivere.

Ripensamento, memoria.

Un grazie generico.

Persino la bambola non vive inutilmente.

Qualcuno la ritrova, la mette nel cerchio.

Un pensiero tintinna:

propizio è il tempo.

*

Non c’è dolo

 

Inutilmente tentai di sotterrarlo.

Continuava a lambirmi da lontano.

La sua casa – in verità - è vicina alla mia.

L’acqua allaga i nostri corpi

prima ancora dei nostri occhi.

A volte è il suo ozio ad annegarmi.

Sempre alla vigilia di un addio.

*

Immenso

 

Quando l’ultima goccia 

avrà tinto di verde

le tue acque natali,

vorrai tornare ai tuoi sassi,

ad uno ad uno raccoglierli.

Potrebbe succedere di incontrarsi,

perlustrando e respirando al largo,

sorpresi di sorprendersi.

Scambiarsi il nome

o il sale delle mani:

un modo per prendere tempo,

esaurito il sogno,

per poi errare ancora un po’.

 

La memoria ha il suo effetto,

rimane in circolo come un veleno

necessario al corpo.

Non possiamo dirci immuni

dalla fatica di stare

con le àncore ai piedi,

volti all’incompiuto,

condizionati,

aridi di gesti,

le braccia pronte,

ma come bloccate nella pietra.

E il mare fa il resto.

 

*

Adriatico

 

Stesso mare, rotolando verso sud.

Ma il vento oggi viene da nord,

fa le creste corte e bizzose.

Scavo un tunnel con la forma del corpo:

niente è uguale.

Il colore: un verde con la vocazione del viola.

Un contesto specializzato nell’omettere.

D’altronde siamo riparati

al punto da persuaderci

che ogni nome è finzione.

C’è materia per dire:

Sento, ricordo.

Che il finale sia tragico

non è scritto da nessuna parte.

*

Agosto, quest’aria che scava

 

Agosto,

quest’aria che scava e arrotonda.

Questa voce estenuata.

Dà più di quanto prenda.

Quest’ombra di uccelli 

sulla pietra bollente.

Le crepe di luce.

 

Dalla terra scoppiettii:

senti come spingono i morti

un loro controcanto?

Drago invulnerabile,

adolescenza amara,

isola in lontananza,

approdo infine.

*

rassegna(ta) stampa

 

non leggo giornali

perché mi duole il mondo che c’è:

hanno sparato

ha piovuto

qualcuno ha rimosso

si è pianto addosso

quell’uomo col casco

pareva un po' losco

parliamone a vuoto

o meglio scattiamo una foto.

*

Lulworth cove*

 

Sulla baia, una grotta.

Nella grotta, una bambola di plastica

e un ciuffo di fiori.

La targa dice

che Sue è lì

e che Adie, devoto,

ha adagiato nel vento

le sue ceneri verdi e blu.

Una goccia di dolore

è una virgola nel mare.

Ai gabbiani deve essere arrivato,

mi pare più liquido il volo.

 

 

* p.s. Azzardo, da principiante, una traduzione, chiedendo vivamente, a chi sa l'inglese, se è accettabile, e includendo le scuse se non lo fosse.

 

 

On the cove, a cave.

In the cave, a plastic doll

and a bush of flowers.

The plaque says:

Sue is there

and Adie, devoted,

has placed in the wind

her ashes blue and green.

A drop of pain

is a comma in the sea.

To the seagulls it should be clear,

to me seems more fluent the flight.

 

***

 

Ecco la versione di Emilio Capaccio

 

 

On the bay, a cave.

In the cave, a plastic doll

and a wisp of flowers.

The plaque says

that Sue is there

and that Adie, devoted,

has placed in the wind

her green and blue ashes.

A drop of pain

is a comma in the sea.

To the seagulls should be arrived,

it seems to me more liquid the flight.

 

Grazie a Emilio Capaccio

 

 

*

di passaggio qui

 

aspetto che l’altro orologio

accada -

 

vi lascio i miei fiori stremati

e le (im)potenti musiche:

vegliate

 

con l’ardore dell’essere:

anche voi

di passaggio qui.

 

 

 

*

Dove vanno le rondini

 

Quando i figli ritornano,

la pioggia smette

ma il sole non appare

perché non è dato sapere

dove vanno le rondini.

Un amniotico silenzio

protegge le rotte,

le parole sono squarci nel volo.

 

Quando le nuvole si gonfiano,

l’acqua le rompe:

un nuovo viaggio, un vago miraggio

(che non scompare), 

una visione addirittura...

ed ecco la loro stanza è una nave,

l’orizzonte trabocca dai muri.

 

 

*

Non canto l’assenza

 

Non canto l’assenza

ma l’azzurro capovolto:

dal basso arriva la pioggia,

sono nuvole terrene,

il mare ora è sopra.

Gli uccelli migrano,

i fiori rimangono saldi,

così le alghe al fondale,

a udire gli echi sommessi 

d’un segreto che sale: onda potente

su un cielo abbassato.

Dunque non canto l’assenza

né il vuoto:

tutto colma la terra.

*

La casa sul mare

 

La casa è una nave 

su una rotta strategica.

D’inverno le persiane sbattono, 

entra l'umido col freddo.

Ma d’estate cielo e mare

scendono a patti:

equipotenti.

Abitarci è rispondere

a una chiamata.

Molte vite ci sono volute

per sistemarsi qui.

La roccia sui cui poggia

non è solo sabbia,

è la meta.

*

Il buio innocente

 a Cristiana Fischer

 

 

La bestia dorme.

Dalla postura, nessuno sospetta

la natura passionale.

Prevale la sua lungimiranza

accanto all’essere noiosamente

uguale a se stesso.

Si dorme cullati dal suo rumore.

Rumore vuoto

come un frutto di cui resta

soltanto la buccia.

Si passeggia lungo la riva

trascinando i passi

nelle ore silenziose.

 

Qui avvengono cose o non avvengono.

A volte finiscono:

ci si doveva soltanto sfiorare.

Tutto è ipotetico,

niente nitido e tranquillo,

la pelle non ricorda.

Una luce feroce circonda le cose,

ed esse tremolano,

inabissate nello spazio,

ma è come se fosse buio,

un buio innocente

che non spiega e non giustifica.

 

 

*

Umori

 

Lo intravedo tra i tetti,

come un vecchio gatto scaltro:

timidezza e fedeltà.

Non si era mai mosso di qua.

Sa essere fiume che porta via

e lago che raccoglie.

Asciuga col sale altro sale

fino all'estrema riduzione 

e lì, senz’altri umori,

mi trovo anch'io.

 

 

*

Checklist

 

Lascio Bollani e il suo tango sporco

e lascio la “bara”

addomesticata dal silenzio.

Nelle notti di luna mi zittirà la pioggia,

sarà un dono l’eco del mare.

L’estate recherà nuovi inciampi

e antiche rivelazioni.

Ma io guarderò alla carne delle cose:

le turgide spighe.

 

Le radici e le zizzanie sotto lo stesso cielo,

le prime tese al fuoco,

le altre esposte al vento.

Gemerò per ciò che porta,

putredine di guerre e vapore di morti.

Ubriaca di odori ritroverò il sentiero,

metterò mano all’opera che è iniziata.

 

 

*

Il dubbio di Desdemona

 

Nel mio sogno il dubbio era ossessione -

al mare ci sei andato non con me,

la sabbia sul comò è allucinazione?

 

Se poi di notte fingi non sia vero,

il risveglio, moro, svela te -

hai detto buongiorno ma io non c’ero.

*

Pertinente?

 

Se qualcosa potessimo 

di pertinente alla matematica

o magari all’astrofisica,

faremmo sì

che la luce non si fermasse

sul nostro lenzuolo candido.

Invece essa trapela

e penetra nelle pieghe

delle nostre (r)esistenze,

forzando i limiti, le forme.

 

Altro non possiamo

che diminuire o addirittura sparire

come la fiamma non ossigenata

o come la pianta

che s’inchina alla notte

e inversamente aumenterà

la prospettiva.

Da un punto ignoto,

avvertiamo la precisa direzione

della bisettrice di un angolo

compreso tra ciò che comincia

e ciò che non finisce.

 

*

non parlo (di) poesia

 

non parlo di poesia:

l'impellente bussa alla porta.

non parlerò di poesia

finché non disimpareremo 

ogni linguaggio.

 

guarda le roselline del balcone:

oltre il concetto di colore.

esse vivono d’aria, chiedono acqua,

riposano col sole.

così semplici, sotto il cielo

paziente terminale.

*

libellula - a S. -

 

prenderai il volo,

libellula S.

                        sull’acqua originaria

abbondante

come il soffio creatore.

 

La Vita è venuta alla luce,

le ali fuori dal nido, 

mai sola,

neppure nel buio del ventre.

*

di fiori. ancora

 

di fronte all’uomo morente,

ogni voce si tace,

i fiori chinano il capo.

proprio accanto, schiusa,

la vita nuova non ancora in battaglia:

la rosa attende d’essere chi-amata.

febbrile intorno si agita l’aria,

chi vede i gigli nudi e bianchi?

*

la rosa, certamente

 

attendo il grido dell’ultimo gabbiano,

stasera assente.

morde l’aria un misto di profumi e rumori,

alcuni incongrui, data la rosa

imminente.

 

 

 

 

 

*

il vecchio codice

 

tasto dolente: quello muto.

rimetterci le mani.

sorprende ripetere a memoria 

un vecchio codice di sentimenti.

sentire che il nodo si scioglie,

da condanna a sedimento utile.

 

aria fresca al mattino.

superata la notte.

*

la coperta

 

zucchero si è versato

e i miei figli non si nutrono più di latte,

li chiama un vento deciso.

decidono, infatti, per colori tutti interi,

a contrasto.

servirà una coperta. 

 

il cielo, qui come altrove, spumeggia:

(una coperta più grande).

rincorro il filo fucsia,

ora si torce, ora si scioglie.

vento a raffiche scuote,

mi sovviene il rosso intenso che so.

*

la cognizione del dolore

 

sotto forma di pioggia leggera,

come un volteggio di stoffe.

nere.

 

aspettavo un’emozione,

e altrove va via la vita.

 

il mattino che s’apre:

non posso credere che non sia

 

speranza. da giorni un corvo

ritorna, ritto sullo stesso tetto.

*

poeti e poesia

 

tutto questo scrutare, indugiare,

mostrare chi o cosa fa rumore.

 

una presa sull’asfalto bagnato,

un vuoto che rapina le stelle.

 

il filo che cuce, chi può udirlo?

*

Testimonianza

 

Non farò a meno delle mie ferite,

come un gabbiano sui rifiuti,

un’ombra di imbarazzo dietro le ali.

Ci sono spazi a misura di tutti,

non nego di planare sul mondo

(o la sua rappresentazione)

con la forma di chi ho amato,

riamata.

E persino di chi non ho amato,

solo intuendo luci e azzurri,

alberi e fiori di varie altezze,

dolcezza e pianti tardivi_

così come ora, mentre ti parlo,

commossa per improvvisa pietà.

*

lattescente

 

resta qui ancora un po’.

un rado volo d’uccelli attraversa la notte -

i nidi sono sparsi,

le foglie perse.

e le figlie, dilette figlie stelle:

una luna abnorme lattescente

sui loro visi resi piccoli

dal mistero che sgomenta.

*

finestre

 

la mia musica si apre e si chiude

con la luce

 

da bocche spalancate

mi raggiunge non cercata

 

ma io fuggo verso l’a-canto

molle flessuoso

 

nel buio rumoroso

dove trovo inaspettato silenzio

 

un respiro appena appena

*

si sta come l’estate

 

nuoto nel vuoto

perché nel pieno potrei naufragare.

è cosa buona

la chimica di questo mondo

e di universi nascenti o morenti,

ciascuno in altra trasformazione.

 

ma dov’è il vento? 

la contromossa verrà dal nulla?

 

 

 

 

*

Testamento

 

Non ebbi il fuoco in eredità,

ma l’aria che veste leggera.

Una sottana invisibile.

 

Altri ebbero parole e istinto.

A me un cuore anemico.

Un caldo-tiepido.

 

*

approssimazioni

 

è vero il tulipano giallo

nell’afa di giugno.

                              (il ragazzo studia e suda).

 

sto stirando pochi panni arricciati

tra la tenda e il vuoto.

                               (le figlie-farfalle ammarate

su spiagge verdi,

le impronte dei piedi

                               conche

per fioriture prossime.)

 

                               tempo è passato dall’ultimo canto

delle cicale.

 

è sempre la prova generale.

 

la parola vero, ombra buona

nella dissolvenza degli atti e delle cose.

 

 

*

idrapoeL

 

Potrei dirti dell’ultimo raggio 

tra le piante in rigoglio.

Dell’energia di un piccolo corpo.

Del silenzio dopo la musica.

 

Tu lo senti questo grido?

O non sia l’eco della parola

infinito?

Impronunciabile, dietro la siepe,

s’agita come un uccello impazzito.

*

geologia affettiva

 

l’istante si è posato. ora.

il nome - quando sovviene -

è ormai roccia e non c’è pioggia

a dilavare gli strati d’oblio.

poi  - come avviene -

l’io affiora

e non sa (chi) amare.

*

tornare alle cose

 

tornare. dalla mischia dei minuti

al vocio di giochi sudati.

affiancarsi a chi attraversa l'identica strada.

ciò che era sogno riscoprire terragno,

e quanto com-porta d’affanni accogliere

giorno per giorno.

tornare alle cose,

a questi panni a riposo tra filo e abisso, 

all’odore d’erba.

lo sguardo è diverso

pur con lo stesso pulsare di sangue.

 

un vento passa e ripassa

e delle scorie fa seme fresco.

*

il triangolo

 

- sono felice -

dice il mare al cielo

- io aspetto -

dice l’uomo di passaggio,

e conta le pietre

e poi le sue lacrime

piene di luce

poi chiede al mare

- dammene un po’ -

*

dialogo

 

tu

continua ad innaffiare il tuo silenzio

io

vedo il mare verde

fuoriuscito dalla prigione delle parole

 

ed entrambi si pensano muti.

 

 

*

beati voi poeti

beati voi poeti

che da sempre non avete

silenzi né parole -

rimanete in grazia di gioia

mentre persa in vita

inspiegabile morte amara.

*

a Ribka Sibhatu

 

Trilla i suoi versi per la madre,

nel vento caldo d’Africa la cerca.

Lui le ha soffiato la schiena,

le ha scaldato la voce.

Mi tocca il suono

della sua lacrima:

si spalma sui nostri scogli.

*

haiku dell’identità

cade sul foglio 

l'ombra ma non rimane

scrivo di meno

*

insonnia

 

se pure il sole si spegnesse,

vegliare non sarebbe l'abisso.

 

quante notti ho evitato!

*

di fiori - le mandanti -

 

è più facile parlare di fiori.

lì stanno e si fanno guardare

anche quando li dimentichi!

di fiori è più facile parlare

che di uomini e di amori

e persino di morte

benché i fiori siano

polvere e fango

se pure sembrino

vita e bellezza.

 

è facile parlare di fiori

perché muti ascoltano

e non si muovono

se non acconsentono le stelle

- le mandanti -

 

*

il gabbiano serotino

 

rimane lo scoppio 

del grido serale_

al mattino 

è svanita ogni traccia.

dei magnifici segni,

la pantomima

 

*

penelope

 

corre il filo tra l’inizio e la non-fine

connesso all’immutabile 

        stare

come prima che accada

ciò che si è appena concluso

*

Nei dintorni dei dintorni

 

Nascosti dietro un cespuglio

in attesa dell’attesa.

Il vento ci scopre

la pioggia ci spruzza

l’istinto di dire “tana”

            ed è subito sera.

 

 

 

*

Lo sguardo

 

Vorrei avere per un giorno

lo sguardo di Miranda,

investita mentre usciva dal lavoro

nelle case dei ricchi.

Ora altri puliscono lei,

immobile sul letto ortopedico

nella camera con vista.

 

Fuori impazzano i gelsomini,

le rose già stanno sfiorendo.

C’è un turista a maniche corte

e un anziano che attraversa

senza guardare.

Ma dove sono finiti i miei occhi?

 

Le ho portato limoni freschi,

li ha voluti al sicuro

nell’armadietto numero sette,

un numero e una disgrazia.

Solo adesso, Miranda, ti vedo.

 

Tu dimmi se mai indosserò

le tue scarpe di gomma

troppo strette per i tuoi piedi rotti

e per chi ha smarrito i propri passi.

*

faccia a faccia

 

al quinto piano della quotidiana gioia 

- mentre essa si compie -

vedo i fiori e sento il vento.

 

pietà mi coglie, come una smorfia:

faccia a faccia il nulla,

e quanta pena fuori!

*

Dal nuovo molo

 

Un'onda-schiuma 

di fronte alle case

porta via l'amaro.

Nel grembo d'acqua,

grumi d'alghe.

Davanti al Duomo,

una croce e l'in(de)finito.

 

Resti quello delle origini, 

mare mio,

cuore pulsante,

feto rannicchiato.

*

Riportandole a casa

 

Aspetto che affiorino

dal manto sornione

salate come lacrime.

Nell'oblio tutto è fugace.

 

Le emozioni sparite.

 

Nel mare si conservano

calcaree, irrigidite 

lì dove nacquero.

 

Sacro è resistere, 

non sentendole.

Spirito potenziale.

Tracce appena odorose.

 

*

Feria

 

La stessa aria per tutti questi anni

dietro di voi o accanto.

Quando cala il vento,

l’anziano scruta il cielo.

Io penso al vuoto che lasciate.

 

Ho smesso di srotolare certi fili.

Quasi non li riconosco.

Tutta questa felicità può stancare,

tutto questo azzurro rischia di esplodere.

Io cambierei la festa con un’ordinaria pasqua.

*

L’immagine di noi

 

Pare venga fuori fresco

dall’immagine che ho scelto di noi:

due alberi lontani, controluce.

Altri stanno al limitare di una nebbia diffusa.

Indefiniti tempo e luogo.

Ma sono alberi - è chiaro - quelle ombre,

più piccole, più grandi,

senz’altra presenza che un fioco chiarore di stelle:

ad alberi e a persone risparmia il buio del desiderio.

Dalle radici larghe esala l’umido respiro della corteccia

verso il velo di zucchero dell'alba.

E al silenzio aggiunge lo stupore del muschio.

 

 

*

I miei libri

 

Non mi sei indispensabile,

tu che parlasti per bocca mia

in notti di stelle e di vento.

Sei lusso tra le pietre del giorno

e sei lutto di mare,

inquieto sussurro.

 

E poi alberi, fiori, parole

sempre più rade: i miei libri.

Inutile fruscio di pagine vissute,

bellezza di un giorno d’autunno

che non torna.

 

Ecco il presente: una salamandra

mimetizzata sul legno.

Quando un’altra notte

ne svelerà il volto?

 

 

 

 

 

*

la profezia del pruno

 

a suo tempo il pruno selvatico

profetizzò ciò che è in atto

 

ora noi - civilmente -

apriamo un tavolo e disquisiamo

se la primavera sia in anticipo

o noi in ritardo. sulla poesia.

 

 

*

Confine

 

Penso a Ulisse,

lo sconfinato,

e mi dico: andiamo,

è ora,

la vita è tracimata

*

Albero scalzo

 

Avrei potuto crescerti addosso,

albero scalzo,

avvinta come le corde di un violoncello.

Invece scelsi l’aria che fugge quando cambia la stagione.

Un luccichio marino, un ricordo, l’ombra delle pietre sulla sera,

e i corpi sparirono con una musica quasi violenta.

Se avessi la forza di un fiotto di sangue,

la spalmerei su ogni istante,

su muschio, alghe, neve, e tutto ciò che muove.

Lì dove sei - dolori nel tronco, colori di frutti -

è nudità.

Ti coprirei allora i piedi

come chi è devoto alla terra e alza le braccia.

*

La fortuna aiuta i poeti

 

I poeti cantano il nulla e quanto contiene,

la chimica dei sogni e dei pianeti,

i gemiti animali.

 

Un poeta tiene a bada l’istinto.

Sta lavorando a certi geroglifici

che appaiono sulla carne.

 

Il poeta sospira per ciò che ha scampato.

La fortuna aiuta i poeti,

e non solo gli audaci.

 

Fallace è il poeta che non scrive.

E’ come un cancro.

 

Il poeta vive di giorno

e a volte riposa.

Sa fermare lo sguardo.

 

Mette mano alle cose, le muta.

Non se stesso ma l’ombra,

il rovescio.

*

I cieli aretini

 

I cieli di Piero sono spigoli di vento

puntati su geometrie esistenziali.

Le donne, monumenti di fierezza 

e gli angeli, le loro strutture segrete.

Santa e indiavolata intelligenza,

furore di studio,

trafitta di luce è la Mano

e tutto dispone in simmetria.

Piero dall’occhio implacabile

trascina nel colore delle sue certezze.

A contemplare quei cieli sapienti,

profumo d’erbe e medicamenti,

ieri e oggi è vocazione di Bellezza.

*

Appello

Ti prego -

nei carnali orecchi

passi e torni con echi d’oro

 

Tu riposi in un vibrare di farfalle

- ferme le mie ali -

e - ora - la supplica

*

Val d’Orcia

 

Spianata di cielo 

e cordoli di nuvole bianchissime

come un lungo treno lanciato

in partenze senza meta

lungo valli segnate. 

Coni d’argilla, acqua, miniere

e fiero verde che s’espande

metodicamente.

Rapido passaggio nel tempo,

riconosco il luogo nello spaesamento.

*

a jan lisiecki

 

potrei morire in bianco e nero

tra le dita di un ragazzo biondo

(praticamente un figlio)

lungo estatici assoli.

potrei morire benedetta

per mano di chi ama con le mani.

potrei morire in totale dolcezza

toccata da un polacco di nome chopin 

e da te, jan lisiecki,

che ne evochi l’oblio

ma sei innocente come chi è unto

in spirito e materia.

potrei morire ora

e nulla aggiungerei alla bellezza.

*

Evocazione della luna

 

Ecco il lembo di un antico velo.

Una mano muta di cenni

nella marea sconfinata,

nessuna deriva.

 

Col suo ritmo si compie la storia

(per noi l'annuncio).

Un grumo di farina sul piano infinito

sta nel silenzio immoto: parusia.

*

empatia

 

certi sovrintendono lavori manuali

altri come bambini scoprono il mondo.

certi vincono premi,

inseguono l'astrazione,

amano.

ma i neuroni-specchio

da un lontanissimo accadimento

imitano la vita e la propagano.

*

nel frattempo

 

tramonti aranciati,

cene_ri austere, 

rare parole,

vuoto di sogni e di segni.

 

il filo tira se tirato

cucendo i rapporti con gesti semplici

e forse stanchi.

da chi andiamo, fratelli?

*

i cinque sensi ovvero la grande bellezza

 

tempo era che non mozzava il fiato

la vista di te,

generosa,

in una posa

che profuma d’eterno

distesa.

 

ho udito della tua grande bellezza.

posso toccarti ora?

*

La canzone del cotone

 

Mia nonna uncinettava i pomeriggi.

Filavano ad uno ad uno i pensieri

e restava il vuoto nell’aria

sottilissima.

Il respiro sollevava le ore,

poi ricominciavano i polsi,

le agili dita, gli occhi di fuoco.

 

Soffia ancora calda la sua anima:

“Bisogna finire il lavoro

e farlo riposare sui batuffoli”.

Come brezza cresceva il progetto

lievemente balzando, non una piega.

Sulla coperta vive la pianta, germoglia.

 

*

Il vestito con le frange fucsia

 

Non c’è niente di poetico

che meriti di essere scritto o pensato,

oggi che lei è venuta

dentro un vestito con le frange fucsia

e una pettinatura da diva.

Inverosimile,

come un fiore uscito dalle scarpe d’inverno.

 

Il mio libro di poesie ha le pagine pregne

di quest’aria sgambettante di primavera.

Non c’è segno, odore o suono

che porti addosso così impellente

necessità.

Davanti a tale epifania,

chi può dire è la stagione?

*

La torta

 

Infuso lo zucchero in­­_forma

rotonda, in bocca la sola

ricetta imparata, la dose

non soppesata:

sciogliere e colmare il bisogno,

appena un po’ dolciastro.

Dentro la razionale ceramica

si svela cedevole

l’asciutta fragranza.

 

Amala come l’ama il matto sulla collina,

col vento ag-girando l’amaro del mondo,

addolcendone l’assurdo movimento.

 

 

 

*

fauve

 

è un eccesso d’azzurro

Il viandante non ha dubbi

   

incredibilmente le idee

non hanno ragione di esistere

 

solo i piedi misurano la gioia

*

paradiso

 

quest’idea del paradiso terrestre

- io te e una spiaggia -.

quest’idea dell’amore.

 

l’ora del tè.

 

sarebbe la felicità

senonché i panni, intanto,

si seccano al sole.

 

così ti sei sporto ai confini del nulla

- il vento a favore -

e sei tornato vittorioso

col tuo trofeo bianco,

madido fino ai denti.

*

il contratto

 

chiedo scusa per questa febbre che mi sottrae al mondo

e ringrazio la trasparenza della finestra

oltre le quali il mondo continua il suo corso

col sole in servizio a regolare contratto

*

l’attimo prima della tempesta

 

quel diavolo nero

- il cielo cobalto -

esplode ma non cede.

 

gravido d’acqua 

come una livida croce

con liquidi chiodi.

 

 

*

la tosse

 

mi estenua la tosse

nelle secche della notte.

l’umore che non scioglie

l’aria in petto, la costringe.

rossa la pelle, ma il vento promise

più fluidi passaggi.

 

mi rassegno al non-senso del respiro

e non chiedo - credo -

in chi mi ha venduto

l’eterno sciroppo del domani:

certo come l’oggi,

sfiammerà l’ultimo abbaio della sera.

 

*

l’antidoto

 

attivare la gioia dal di dentro.

se cammini, la gioia procede.

non così la cornacchia,

impalata all’alba tragica,

sopravvivendo.

*

due donne buone

 

la gente muore di malattie

cattive. chi rimane

non sa pensare a niente che non sia banale.

 

io non so dove siano andate.

ma forse ci vedono loro.

è crudele, febbraio, con due donne buone.

*

La bellezza non si consuma

 

Fino a quando il silenzio, poeti,

se la pioggia dilava la gioia,

se segreti riposano i semi?

Se ignoto parla un rumore di foglia

e voi non l’udite;

se non vi appartiene la festa,

né l'offerta di frutti,

né sorrisi;

se il cammino vi appare un crinale

che né luce non squarcia né fede sostiene,

indifferenti al giorno e alla notte;

se anche il pianto è privo di senso

il fiume tracima nel nulla

e voi tutto questo tacete, poeti,

chi griderà che la bellezza non si consuma?

Il già detto: quale orrendo scenario! 

 

*

Troppa grazia

 

Stelle spente, amori capovolti.

Bruciavano,

oggi fanno com-passione.

Di giorno: troppa grazia.

Nel nascondimento: ghiacci.

 

La pioggia si fa densa,

i grovigli del cuore sono urli

ma il chiaro di luna sparge

l’innocuo inganno del ricordo.

 

*

Favola d’inverno

 

Col sangue sbiadito dal gelo,

frenano appena 

gli uccelli di passaggio.

Comunque passano.

I semi sotto il baobab

non crescono al buio.

e muoiono soli

gli elefanti nella savana.

I griot hanno smesso i loro canti

dal ventre della terra.

Tutto è fremente di primavera.

 

E tu principessa senza regno né sudditi?

Dov'è seppellita la tua memoria?

 

 

(vedi http://www.youtube.com/watch?v=AB64wdtRLYc)

*

Memoria

 

Colore: rosso amoroso.

È il colore di chi non tornerà,

parla in un sussurro 

cui risponde il sospiro 

della memoria: inconsolabile.

 

Certo vivono: sottopelle.

Chi - non vedendo - li ha sentiti,

si cura con un ultimo sorso:

il ricordo.

 

 

*

leggere

 

essenzialmente aspettare l'azzurro

oppure rimanere nell’anticamera,

dietro quinte un po’ traballanti

con gli occhi che bruciano

per il troppo immaginare.

passerà anche stasera:

le linee parallele,

lo sguardo e la forza insieme.

e noi, dignitosamente muti,

saremo pazienti, come chi crede

- o ha creduto -

che un romanzo non finisce

con l’ultima parola.

*

espiazione

 

il dolore è uguale

giù giù nei dintorni dell’io

dove non ti riconosci

e ritorni a quella volta

e non sai più nulla di questa.

finché ti sovviene,

come un lampo cui non segue il tuono,

il cromosoma x.

*

fotogramma

 

nebbia e sparsi punti-luce.

l’uomo, barbuto.

la donna, gattiforme.

un’astronave atterra

con il fagottino del neonato.

violini e violoncelli sottolineano il frangente.

come se scendesse dalle stelle un eroe buono.

come credere alle favole o alla poesia.

 

invece

quanta pena dappertutto!

il profumo che emana dai fiori notturni

infine scompare.

comincia inodore la scena di questo mondo.

ho già sentito questa musica!

 

 

 

*

stroke

 

si è scollata la membrana

nello schianto d’ira.

striduli coltelli confitti in terra

violentano le zolle.

se il mare sapesse il fango del fondo

non avrebbe il coraggio

della trasparenza.

 

ora parliamo,

dissanguiamo l’abisso.

*

haiku con-gelato

cielo stracciato

sbriciolando il ghiaccio

uccelli neri

*

Euphorbia pulcherrima

Vento forte.

Pulcherrima

l’euphorbia resiste.

Come un incendio,

il pomeriggio.

E accadono grazie,

non sfiorisce l’euphorbia.

 

Non sul prato su cui riposeremo,

o dentro il solco

dove altri  innaffieranno, 

ma nel luogo in cui,

resi docili dal presente,

il domani avverrà

nonostante le terrene

infedeltà.

 

 

*

al riparo dall’assenza

 

Se anche impallidissero le montagne,

se un fantasma sorvolasse la valle,

la notte rimane un approdo.

Non un gemito, non un ricordo.

Il fiume tace. 

Si leva una domanda:

si nasce al mare per poi disgiungersi?

O non è più ardito immaginare

il tornare alla sorgente?

 

*

haiku a scacchi

chiaro di luna

regina batte il nero

candidamente

*

della follia

 

 

solo, lontano dal fastidio dei corpi,

nella testa ticchettii

- ciò che resta della vita interiore -

poi un ebbro silenzio.

dall'ombra, poi,

il folle riceve luce sufficiente 

a un sorriso perpetuo,

buono a bucare la notte.

 

 

 

 

*

il pesce-farfalla

 

la volatilità del pesce-farfalla

e la mollezza di un bacio rubato

tra una lacrima e un voltafaccia.

 

in dolce agonia,

ma guizzante d’amore

(dissimulato)

nelle rapide sparisci?

*

La casa sul lago

Le quattro del mattino

e non ti pensavo

prima che mi prendessi nel sonno,

sogno nero con postumi di luce.

 

Vorrei essere uccello - ricordi? -

per raggiungere la casa sul lago,

scivolare l’addio nel giuncheto

mormorando c’è il sole, il sole.

*

Passeggiata

Il palazzo si staglia dietro la nebbia,

come un vecchio castello alla fine di strade maleodoranti.
Immersa nel frastuono,
la città sembra monitorare il suo stesso affanno.
La sensazione di essere seguiti sparisce alla sommità del ponte.
Se entri nella chiesa alla fine dello stradone,
voci di monaci filtrano dai muri 
e fino all’ultimo dubiti che si tratti di una registrazione.
Resistere all’adescamento delle vetrine
è frutto di esperienza più che di ragionamento.
Uno scrittore alla ricerca dell’incipit si commuoverebbe,
nel quartiere che fu operaio, davanti a una bottega interrata.
Oggi non c’è nessuno.
I muri punteggiati di umidità parlano di cose lasciate 
prima che accadessero.
Che poi sia cambiato tutto, i muri stessi non lo sanno.
Domina all’incrocio un nuovo murales:
enormi occhi di uomini-robot alle finestre.
E’ straniante passeggiare lungo il ciglio del cimitero.
Le piccole lapidi ordinate come fili d’erba, ritte al sole, 
brillano di luce obliqua,
qui più esposte, lì occultate dalla boscaglia.
Inaspettatamente, dietro la curva,
appare un esempio di architettura razionalista.
Sotto la pioggia che pietosamente non è caduta,
una variegata umanità richiude i propri fagotti.
Colpiscono le scarpe di ogni misura.

A rifare la strada ci si affatica.
Il passo, comunque, resta sostenuto.

 

*

Dissolvenza incrociata

 

Per riunire i due capi del cerchio

è bene che me ne stia a meditare

sul liquido amniotico del futuro.

Poggiare i piedi sul fondo,

prendere lo slancio, e risalire.

 

Dell'ambra ricopre le vene, 

mista a odore di latte.

Io scioglierei del sale tra le mani,

scoprirei la ruggine di un santo minore,

abbraccerei il confine del mare

dal guscio muto dove sono,

mentre il sole bussa ai vetri.

 

Come danzano a Capodanno due anziani

in una linda cucina,

così ora il mio pensiero

gira su ciò che dura.

*

Fuori contesto

 

Ho appeso una pallina all’albero

fuori tempo massimo.

Sul ballatoio ho sistemato

due nuovi quadretti.

A giochi fermi, piove. 

Piove realtà.

 

Sebbene qualcosa

abbia perso i connotati,

sembra ancora un mare conosciuto.

*

unicum

 

considerando il colore compatto,

chiedo come ci si orienti al tramonto

fatto certo che il rosa del cielo

tal quale si rifletterà

- tra il dire e il fare -

nel mare

*

due haiku d’inverno

la tigre bianca

nell'insolita nebbia

colpo di coda

 

***

 

soffuse ombre

bianche sulle pareti

come un fumetto

*

Vecchi briganti

 

Vecchi briganti

con le armi spuntate

ma gli occhi cattivi.

I figli - pelle di luna -

venduti a caro prezzo,

in cambio un po' di mare.

Dai torrioni si avvista

l'olio dei morti.

 

A goccia a goccia

passa l'inverno,

cibo dei poveri

conservato nelle madie.

Il pane resta:

dolcezza certa.

 

 

 

   (http://bollentispiriti.regione.puglia.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=8129:anteprima-facce-dulivo-mostra-fotografica-di-cosmo-mario-andriani&Itemid=1300328)

*

commiato

 

tu,

che non mi sei più necessario/a,

esci dall'imbarazzo del silenzio,

fatti visibile nel mare d'inverno,

lasciati visitare.

 

luce fuori dal presepe

è la mia nudità,

non trova sbocco

la tenebra in me.

*

Moonshadow

 

La preda oltre il terrazzo,

si slancia il predatore.

Ghermisce il plumbeo 

tetto del cielo, lo rompe,

elegante lo scatto 
urgente del bisogno.

Con l’aspetto di un signore,

ha sangue e passione.
Le ombre
le finisce la luna.

 

 

*

Luna piena - una iena

 

Sparsa luna,
così intera allo sguardo,
con le fauci spalancate  

sul vassoio del mio giorno, 

ti vedo rifulgere come un sole.

Alla notte ululi dai prati del cielo,

distante.

China sul fiero pasto di stelle,
rubi la scena ferocemente.

 

 

 

 

 

 

 

*

L’al di là

 

Eravamo bambini
nel giardino delle diversità.
Chi troppo elegante,
chi con lo sguardo naïf,
chi con addosso un maglione vissuto.
Se i saluti fossero provvisori
lo potranno dire i sopravvissuti.
Qualcuno ha persino tentato
un lamento, addirittura un pianto.
E anche un dispetto al vicino:
“Sei tu che ti sbagli, amico”.


Andai via con in bocca
un sapore dolce antico.
C’era nebbia e non capivo 

dove fosse l’ombra e dove la vita.

 

 

*

L’agave

 

L’agave fece il frutto:

giallo sfacciato.

Credeva di essere feconda.

 

Icona dell'universale pena,

bellezza estrema.

La morte preannunciata dal colore.

 

 

 

 

 

 

*

suonare

 

un brano al giorno.
viene dal buio non dal vuoto,

un'ombra dall'abisso, 

è energia, non sogno.
l'odore di un corpo,
l'intensità delle mani.


vorrei contemplare

lo splendore vibrante del reale 
nel gesto vertiginoso e inutile.

 

 

 

 

 

*

aquilarco - su un brano di giovanni sollima

 

sorvoli il glissando 
dei minuti rubati al sonno.

ci sei
dall’altra parte del mondo:
vibrata origine, omega e armonia.
ininterrotto canto, richiamo.


e l’aquilone con l’archetto

forma l’aquilarco,

ala di un corpo ligneo.

 

 

* (oppure, unendola alla precedente, in un unico testo)

 

Non potrei, col violoncello,

essere come Sollima Giovanni,

nato a Palermo.

E' nelle viscere,

invece a me prende le orecchie

sparisce.

Lui ci parla, a me sconvolge.

Sorvola il glissando 
dei minuti rubati al sonno

dall’altra parte del mondo:

vibrata origine, omega e armonia,
ininterrotto canto, richiamo.

E l’aquilone con l’archetto

forma l’aquilarco,

ala di un corpo ligneo.

Il violoncello. demone seducente:

e se non avessi cuore?

Ignoro quando s’aprì il varco

e volò capovolto nel bianco.

Non potrei fare ciò che fa

Sollima Giovanni.

Lui è il violoncello.

Io amo il suo canto lungo,

leggero gioco e amarezza.

Sono come chi attende il turno,

muta e notturna,

dentro il fodero richiuso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il violoncello

non potrei, col violoncello,
essere come Sollima Giovanni,
nato a palermo.
il violoncello è nelle viscere
invece a me prende le orecchie
e sparisce.
lui ci parla, a me sconvolge.


demone seducente:
ma se non avessi cuore?
ignoro quando s’aprì il varco
e volò via

capovolto nel bianco.


non potrei fare ciò che fa

Sollima Giovanni.
lui è il violoncello.
io amo il suo canto lungo,
leggero gioco

e amarezza.
sono come chi attende il turno,
muta e notturna,
dentro il fodero richiuso.

 

 

 

 

 

 

*

inverno

Le radici sprofonderanno.

La pioggia dilaverà le foglie/figlie
In attesa dell’inaudito, 

molti non parleranno.

Luce e buio s'incammineranno

verso la la reciproca com-passione.

Apparirà una tinta d’azzurro,

immaginerai vortici rossi.

Sentirai festose cornamuse.

Ma non ti muovere.
Se pure vedrai gli storni migrare,
la palingenesi 
è un ritorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

scricchiolare di foglie, mia vita

 

scricchiolare di foglie,

mia vita,
sotto passi affrettati:
così perturbato, sconquassando

- come deve - 

viene il giorno.
espande il suo raggio tenue 
nel piombo compatto.

quel cane che abbaia è più triste

di un pozzo senz’acqua.
vieni con me sotto la pioggia.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il cielo in una stanza

 

Da Marcella il cielo è di piombo

o non c’è.
Quando arriva il suo compleanno
tra i pilastri occhieggia l’azzurro
ma solo un istante,
per non lasciare dubbi.

Dal settimo piano si vede tutto piccolo 
ma le foglie del ficus crescono in alto.
Il cielo è un grande inganno per Marcella.
A ben vedere è come un mare

sopra e sotto
e Marcella tira le vele.
Oppure è un soffice alone
che libera per sempre dalla gravità.

*

fedeltà

 

 

alle notti trascinate,
a ciò che deflagra 

come voce di violoncello
a uno struggimento più fondo,
alla passione primitiva:

torno.

a un vuoto più intenso,

a un dolore universale,
a un accordo fermo,
a un loop antico:
semplicemente torno.

 

nella casa del non possiedo
mi prese una volta e,

piazzolla colpevole,

dissi,

e non lo nego.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Novembre

 

Aria nuova, foglie rosse

e ribollir di tini.
Sentinella il vento,
s’aprono stagioni.

I went into the room,
near the secret heard you,

then I loved.

Cedo alle voci segrete,
alle ebbre foglie volubili

all’intimo tuo crepitare,

novembre,
al tuo lutto immotivato.

 

 

 

*

d’Altro-ve

 

Quando nei prati del cielo

saremo anime trafitte di luce,

vivremo ancora in relazione?

O vibreremo per simpatia?

Vivi non ci trascurammo, 

dolci aguzzini l’un l’altro.

Trascolorati,

romperemo forse le catene.

E ora cosa siamo: alberi troppo vicini?

 

 

*

l’oggetto intermediario

 

è tanto che non parlo:
ho perso la chiave d’accesso.
eppure c’è vita sul mio davanzale,
vicina che posso toccarla.

romperei i vetri.

invece scrivo e batto i denti.

sotto il coperchio c’è l’in(de)finito.
io non ti penso, ricordo soltanto.

 

*

Creature

 

I piccoli piedi radicati alla culla.
Le manine avviluppate. 
Sale, iodio e persino carcasse sulla riva 
- il bagaglio doloroso di un lungo viaggio -
nutrono l’urgenza del crescere.
Dall’acqua natale,
sangue a grumi e linfa s’affolla,

capillarmente risale.
Febbricitanti, incendiano il mare
nelle ore del tramonto.
Ma questa notte è per le certezze.
Voi, 

venuti dal nulla a desiderare riconoscimento,

avrete in cambio risposte d’amore.

 

 

 

 

 

 

*

caduco

 

tocco i profili rosa dei tetti.

ovatto l’interno delle finestre.

dalla strada grida ancora l’estate.

 

godo della morte della luce:

piano il buio mi riscalderà.

sono l’autunno caduco,

e vengo e muoio ogni anno,

e calmo.

*

il pesce

 

dico il plumbeo cielo panciuto.
dico i persi occhi gravidi,
la luce appostata.

dico il non saper dire
oggi è ancora sole.
dico - allora -  mare
nel piccolo stagno,
un lungo pesce s'aggira
mimetizzato.

 

 

 

*

la metafora

 

dall’astratto trarre la materia,
corpo e spirito in movimento:
sfiorarsi la mano è un vortice,
al limite meglio un abbraccio.

eravamo nello spazio del gioco,
una danza la musica l’emozione:

metafora di un ruolo,
non eden solamente.

 

*

muto-cosmos

 

sobbollire di umori in densi vapori:
c’è qualcosa di grande in pentola,
gli elementi in brodo primordiale
dal caos proliferano in ordine e sapienza. 


nel brulichio del cosmos, il tuo
logos digiuno solitario stride

come un satellite fuori dall’orbita.

 

 

 

*

et laudes et orationes

 

l’ultima stella scompare

nel tuffo dell’alba.

nubi striano il visibile:
passa la notte.
non ancora s’affollano flotte
e si spargono gli echi:
delle lotte di ieri, visioni
di abbracci di ombre con corpi.
vivi si va per altra
piega di tempo, stirando l’ignoto
come fosse noto, candida-mente
scorgendo nell’inchino et laudes et orationes.

*

Circle dance

 

Arzillo il cavaliere, la dama 

è leziosa.
La coppia sotto l’arco - braccia unite -

parte col destro,
ritorna coi ruoli scambiati.


Tempus fugit,  l’attacco si perde,

la fine è arrivata troppo presto.

Si sfiorano al croce-via,
breve è il turno, ecco il cerchio finale,

tacco punta, punta tacco, 
ci vediamo al prossimo giro.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

apparenze

 

apparenze non vedo 

ma muti spessori di pietra
(nemneno gli storni nel cielo).

ma quella voce m’impetra:
aiuto, pietà.
che non mi sia tolta
l'ora d’aria!

 

 

*

L’echeveria

 

Guarita, forse salvata, 

dal tempo-coperta.
Si difenderà dal freddo,
a dosi di caldo combatterà
la menzogna del sogno.
Sarà misura dell’eterno

il tenero annodarsi dalle radici all'oggi.

Il corpo assorbirà
gratitudine.


La terra non drena le ferite,
acqua non passa senza fecondare.
Nello spazio del vaso dura la rosa.

 

 

 

 

*

Era nostra la notte, scivolando

 

Era nostra la notte, scivolando
come acqua di falda.
Schiaffi le irte luci dell’alba,

intorbidando i gesti diurni.
Guardavamo i nostri ombelichi,
d’altro non parlavamo
che di ferite ancora infette.

Abbiamo guadagnato chiarità. 
Le mattine sono spari d’azzurro
sulla tenda dei nostri segreti.
Potremmo farne a meno,
come gatti che strizzano gli occhi
allo scandalo del sole.

 

 

*

Ambulatorio

 

Il punto di vista è alto

(dai vetri entra un pezzo cospicuo d’universo).

Da qui le miserie si sbriciolano,
come fratture scomposte.
Con materna premura, la luce
inganna l’attesa... di una stampella.

Nella sala dell’ambulatorio
i miei fratelli indiani ridono

sotto il cielo che s’intrufola
nella corsia, quasi sgambettasse.
L’ora è tarda e non succede niente.


Cosa conta un piede rotto
quando navighi a vista tra le nuvole?

 

*

nuvole di città

 

qui le nuvole si siedono,
lì soffici sbuffi in campo aperto
improvvisano una danza euforica.


qui gli uccelli fingono

un'immobilità contro natura,

lì è una gara con gli aquiloni
in spumosa esuberanza.


qui la forma si contorna di scuro,
lì d’improvviso

draghi accendono il mare.


qui, sotto un cielo bloccato,
ho provato a immaginare l'oltre 

che lì ho toccato.

 

 

 

*

è rimasto, tra te e me, un muro d’acqua

 

è rimasto, tra te e me,

un muro d’acqua.
materia impalpabile

ma puoi leggerci un po’ di noi.
la luce trapassa e scivola,
non distingue i colori,
non c’è nemmeno l’ombra
di una pagaia che affonda.
le vibrazioni si fermano 

davanti alla prua.
dove appoggia lo scafo,

tra liquide crepe,

c'è solo un sibilo:  il tuo nome. 

 

 

 

*

Letizia

 

i migliori andati via.
in cielo ancora il soleverso sera:

tutto deve essere un pacato

trascolorare nell’oltremare.
da qui il passaggio dei vivi.
il dolore, dopo.

 

 

 

 

 

*

tredici corpi

 

la guerra è consumata.
sotto spoglie di colombe, 

avvoltoi dal ventre di fuoco,
non-umani nella tempesta: odiano.


sul marmo sbarcano cadaveri

dal colore oro-sabbia
davanti al mare-specchio.


cielo, dove sei?

si ode il canto incerto dell’ultimo migratore. 


azzurre rincorse soffocano il respiro.
tredici corpi sommersi,

riemersi.


perché hanno detto casa

un giorno, un giorno solo.

 

 

 

 

 

 

*

malkosh - l’ultima pioggia di stagione -

 

nuvole come onde (il mare è sotto),

gli uccelli volati via.
la bufera ha spazzato i dubbi
e scoperto i trucchi.
passiamoci il segreto

come due sposi.


nella grotta divenuta sacra,
nudi e selvatici,
spingiamo aria in su, immersi 
nella vibrazione del cosmo. 


profonda risonanza,
ricordi,
l’eco dell’ultimo tuono.

un vago mormorio nel ventre. 
il sogno del ritorno.

*

verso l’inverno

 

sarebbe ora di un po’ di prosa:
rifare letti, riempire carrelli
prima che l’inverno avanzi.

fiori d’oro di primavere poetizzarono già.
qui - piuttosto - le miniere
da cui si estraggono futuri
col vantaggio della fattibilità.
sul ponte di un nuovo giorno
- con le sue troubled waters -
si compia l’ardua metamorfosi. 

i segni si colgano nell’erica austera

e nell’aranceto acerbo,

e che non siano sogni dell’alba
coi loro spini!

 

 

 

 

*

nella pancia del bisonte*

                                    a M. Z.

 

dalla pancia del bisonte

Matisse preme per uscire.

gioiscono in tondo uomini e donne:
                     la danza, la musica.


sei ancora Uomo della pietra,

piccolo uomo arrabbiato.
cedi lo sguardo in cambio della pelle
poi torni a crescere il mostro.

 

  

           La danza                       La musica

 

* vedi Matisse: La danza, La musica 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il silenzio che non riusciamo a dire - agli amici

il silenzio che non riusciamo a dire - agli amici de LaRecherche -

non torneranno i lampi che rischiarano.
respiriamo contro tempo

come grilli d’inverno.

i lamenti impregnano l’aria
come gridi spietati d’uccelli,
folate di vento strappano le stelle,
incrina il cielo la danza beffarda della luna.
chi resiste?

ma un antico racconto di donne e di fuoco 

inazzurra le corde di un’arpa segreta: 
noi cantiamo il silenzio.








 

 

*

Ode al tempo lento

 

Tempo lento.
Avverto la lontananza 

e insieme la prossimità,
vedo nel piccolo l’immenso,

di ogni cosa l’opposto e la sua ombra.
Tanto potresti,

srotolando un tappeto di libertà

ma inerte è la forza che sprigioni
in placido divenire.
Torre nel deserto,
nuvola chiara nel cielo immoto,

non ti consumi.
Penetri il mistero
e vi dimori nell'impermanenza
di una quieta felicità.

 

 

 

 

 

*

respirare

 

nulla da dire:

litanie.

non altro che continuare

dentro/fuori

fuori/dentro,

labora et ora.

qui et ora.

voci d’argento 

- da quale limbo, dove andiamo fratelli? -

niente più vale

dello stare soli

nel vetro del chiostro:

fiori, neve, abbandoni.

nulla da aggiungere,

respirare.

*

14 settembre

 

Ti ringrazio

per il miracolo della Carne
e della Fonte.
Se il nascere coma la sete,

viva la vita! AcquaViva.

Rinasca dal deserto della Croce
nel giorno dell'esaltazione. 

 

 

 

*

crudele

 

 

come il sole sulle macerie

di un terremoto.

crudele e inutile.

sarà per questo che ogni fiore

nel buio si chiude, non muore.

*

sto per rimettere mano alla ventiquattrore

 

un grigio lenzuolo sulla città.
una manciata di minuti all’autunno.
scocca l’inflessibile
senza siglare accordi

con l’ imminente

 

troppi colori feriscono,
ma l’azzurro che riporta a casa.

i sogni stanno in scatole piccole.

*

del senso

 

Ci manca saper aspettare
il primo riflesso del sole.
In anticipo sulla luna, 

quasi sempre ci addormentiamo prima.
Di tutto ci facciamo una ragione
tranne del senso.

*

Un poeta di valore

 

Vale di più un poeta che parli di morte.

Che almeno abbia toccato un cadavere.

Uno che scriva l’enigma del ridere
nei geloni delle ossa.

Che disseppellisca la carne sua.


Riconoscerlo dalla forma delle ciglia,
dal segno daquila sulla fronte,
dal sole che mugola sull’argento dello sguardo,
può squarciare il tuo occhio.




*Arben Dedja, nato nel 1964, medico e poeta albanese,

vedi http://www.disp.let.uniroma1.it/kuma/poesia/kuma13dedja.html

*

fuori stagione

 

è tempo di celare le parole

sotto le zolle,

scordarle affinché crescano.

saranno parole giustificate.



 

 

 

*

Ragazzo afgano

 

Porto via i tuoi occhi timidi,

ragazzo afgano, e il riccio dei capelli,
il tuo francese rotto e il sorriso ingenuo

tra i volti di Les Marolles.
Ti restituisco i miei orecchini con le rose,
l’oro antico della tua memoria,
piccolo fiore appeso al sogno cosmopolita.

 

A Bruxelles luccicavano al sole,
dentro il velo del pacchetto,

i saccottini di verdura.

Luccicano i fanghi de la Mer du Nord,

nelle tue notti senza luna.

Tu, ragazzo, hai tempo per dimenticare 
e io per ricordarti.

 

 

 

*

meteorologia

 

netto e chiaro,
siamo sotto questo cielo
di piccoli sudori e grandi rigori.


mare alle spalle,
un avviso di nuvole,
tenere ansie.


corrono via come fanciulle,
si perdono.



 

 

*

f-r-inire

 

le incongrue cicale,

il rumore che prende alla pancia.

 

cantavano. 

tempo è ora di consuete faccende

sotto nuvole e pioggia.

 

 

 

 

*

urbi et orbi

 

città vuota.

nell’implodere sordo dell'asfalto,

ciascuno con la sua benedizione.


una maglia nera sbattuta dal vento:

la smorfia perenne del mare:

una maledizione.

 

*

festa

 

tre rose tre colori
tre corone tre maree
tre angeli tre ruote
tre cantici tre lune

danzate nelle stanze dell'amore
toccando immergetevi
consumatevi sperando

*

v-ita est

 

dolce è la notte

e non ti ho sognato.

c'è un azzurro che penetra

e un rosso che irrompe.

non ti ho amato abbastanza

da bere questo liquido sole

nel mare di gelo.

*

Le tende di Aleppo

 

Non c'è tenda che tenga, ad Aleppo.

Qui sono a strisce
per vedere il colore del mare 
tinteggiare la pelle

di rosso come il male

sul bianco dei cadaveri.

Il vento sparge ovunque l'odore.

 

(vedi Franco Pagetti, Le tende di Aleppo, http://espresso.repubblica.it/multimedia/lista/fotogallerie/32695106)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il nucleo del tempo

 

si misurano distanze

nella plaga del cuore.

un abbacinare

confonde i corpi: ricordi?


non vale tornare sui luoghi.

la vela ha screziato il blu.

questa notte non conosco

che un canto lieve e fosco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Casa per ferie

 

Bianco mediterraneo: 

qui va il minimalismo.
Preferibili pareti cangianti, 

per orientarsi col sole.

Il lungomare è una retta,

accompagna finché ci si perde.

Con finti rampicanti,

la terrazza si difende

dall'eccesso di iodio.

La sera si rabbuia

come un ricordo.

Una sostanza si attacca alla pelle,

sembra manna.

I vicini: alcuni non sono più.
Resite il musicofilo e la sua casa

le cui tende si gonfiano

a ogni cambio di disco.

A metà mattina, poi,

si è già stanchi

come feti prennemente immersi

nella liqida (ri)sacca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Safari

 

L'amica in partenza.
Io resto a vegliare
- solo per un po' -
se le cose crescono o si assestano.
Lei starà in un lodge spartano.
Io rimarrò su questo alto-piano
sul mare, all'incrocio dei venti.
Strumenti,

più che fini.

I leoni a confronto

con una specie innocua: gli umani.
Lei toccherà l'essenza delle cose,
metterà in tasca i tramonti.

Io nel mio vestito di casa, farò senza,

penserò a lei.
Le acque si incontrano tutte.
Così si spiega l'odore che sento,

di un'esotica pietanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

alimini - baia dei turchi

 

si levano fuochi 

dal filo purpureo dell'orizzonte,

un urlo tinge l'acqua puntuta di scogli.

oggi lambisce la baia dei turchi 

un diamante accogliente.

 

nel mistero del corpo bagnato

un abbandono mai conosciuto.

fossi nata pesce

sarei beata in questo mare.

*

Effe come ritorno

 

Dalla fuga non si fugge.
Il ritorno è una puntura.
Il sospetto di non essere partita.
Il medesimo vento.
Non è il mare a sommergere.

 

 

*

I panni si attorcigliano ai fili

 

Qui i panni si asciugano

al vento di mare.
Sciorinare gli amori e i dolori

con le colpe

(se colpe siano state o se disgrazie).
Cicatrizzano.

Si asciugheranno le parole dette,
il tempo sarà un tessuto nuovo,

ben stirato.

Una piccola stella

toglierà l'odore di umido.

La serenità 

in cambio di santini ingialliti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Socio in affari

 


All'improvviso: verde, marrone, viola.

In totale solispismo, 

intorbidando per primo se stesso.

Prima di traboccare, brontola.

Il vento lo sferza,

l'azzurro è scontornato dalle ombre.

 

Io registro i suoi melodrammi,
le rimostranze gonfie come vele,
ogni tanto mi fermo e lo ascolto.

Ma resto col mio ritmo.

 

 

 

*

il nido dei ragni

 

Mia madre è una pietra

esposta alla tramontana.
Un cactus asimmetrico.

E' il mormorio dei panni al sole, 

una prova di forza.
E' come un comò pieno di stoffe

che mai vedranno la luce,

e nodi da cui spuntano ragnatele.

Ed è infine un gatto molle.


Dal suo giaciglio vorrebbe migrare

nel tiepido della sera
ma non ha parole

e forse neppure scarpe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

D’anziani

 

Col cane al guinzaglio,

ma pensando di addomesticare il mare,

attendono.
L'attesa talvolta la chiamano dramma.

Oppure donna.
Ringraziano per il vento,

se leggero,
per un sorriso: che bella gioventù!

Vorrebbero possedere i ricordi
ma di alcuni hanno perso le tracce.
Dicono che le promesse

sono cadute,
che le carezze

erano schiaffi,

che il mare

ha l'alito puzzolente.

 

 

 

*

autostrada

 

dalla nebbia emergono 

paure e alberi.
questi scarniti,

mossi appena dal flusso delle auto.
le paure in agguato 

con lunghe dita prensili.
sull’autostrada

vado sempre dritto.


 

 

 

*

Il sassofonista*

 

Fa fuoco e fiamme coi gabbiani

il sax di Wayne,

butta suoni come lunghissime lingue,

oppure carezze e rantoli.

Il ritmo che pulsa

è dolore ma dà gioia,

nota dopo nota.

Uno sputo d’uomo: 

ottant’anni tra martelli e corde, 

spazzole e piatti.
E' un seduttore,
ti rapisce con urli di pancia:

ancora, ancora!
Ora s'alza il batterista: 

ancora soffrire e godere.

La cavea è un ventre:

pieno o vuoto, è sempre

una questione di fame.




*Wayne Shorter, esibitosi col suo quartetto all’Auditorium di Roma il 21 luglio 2013, vedi anche http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=2252

 

 

 

*

il corpo

 

ecco un corpo: il mio.
se lo conoscessi,

te lo presenterei.
ma non lo conosco.
l’avevo predetto:
parleremo altri linguaggi.


il corpo. lontano e muto. 

quasi sempre in esilio.
oppure ingombrante:

la fame e il sonno.
una forma scavata nel vuoto.
la mostruosità che ieri non c’era.
acqua, cenere,

nascere, morire.
risorgere?


le mani.
quante parole non hanno sussurrato?
la voce.
quanti visi non ha accarezzato?
cosa so di te? 

cosa non so di me?
certi corpi non si con-fondono:
cocci di bottiglia.

 

 

 

 

 

*

allegria

 

niente come un vestitino verde

fa estate.

alle cinque del mattino,
anche se l’aria punge,

il verde è caldo.

come la musica che ti piace,

anche fuori orario.

 

 

anche fuori orario,

come la musica che ti piace,

il verde è caldo.

anche se l’aria punge,

alle cinque del mattino,

fa estate.

niente come un vestitino verde.

 

 

 

 

 

*

Senza alone né riflessi

 

Luna bianchissima: 

vi appare il volto di nonna.
Nonna affacciata

al suo transatlantico,
e dentro la sua famiglia,

sgranata all’uncinetto.


Ha cenato da sola

metà della vita.

*

Il portafiori

 

Giallo viola lilla rosa rosso.

Quelli recisi - lo sai -

non mi piacciono.
I gambi gonfi 

come corpi morti in mare. 
Il portafiori conosce quest’agonia.

Alcuni continuano a crescere,

in un attaccamento disperato.
Ma l’acqua sempre si opacizza
come liquido amniotico al termine.

Di certi s'ignora la nobiltà. 
Bianchi, non spiccano

sul tavolino chiaro
e sono muti dentro.
Destinati agli altari,

con anonimi fiori di campo,

- certo più variopinti -

si espongono a medesima sorte.

Sradicati: hanno già dato.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il quid di un sogno d’estate

 

ti ho bruciato sul canapè -

ti ho poi sognato grondante acqua -

ho innaffiato la rosa -

è il quid di un sogno d’estate

sul verde canapè


ti ho risognato sudato sul canapè  -

bruciavi e ti ho innaffiato -

ho asciugato la rosa -

è il quid di un sogno d’estate
sul verde canapè

 

 

 

 

 

*

Questo sconosciuto

 

Si levava un dolcissimo vento.
Sussurrando, circuivamo la notte.

La metamorfosi!
Una bufera tagliò le ombre al pino,
il sonno degli uccelli fu profanato.
Così folli in odio ci avvinghiammo.

Ti finii.

L’aurora ci sorprese nella luce
della tregua.

Non si muoveva foglia.

 

 

 

 

 

 

*

Sentinella

 

Sono quella delle sette del mattino.
Sveglia, vuoto, pensieri.
Sono quella che aggira la notte

e alle campane dice: era tempo!

Una stella in ritardo.

La sua rotta deviata.

 

 

 

 

 

*

sul filo del bucato

vite appese a un baratro
come panni sul filo del bucato -

mi fu donato un pianoforte.
lo sfondo è quest’abisso

*

La scuola di Alwasi e Aikije

 

Alwasi e Aikije, adolescenti 
nel Niger semi-nomade. 
Allevatrici. 
E’ Alwasi la più grande. 
Sgrana il miglio, pesta tutto il giorno.
Aikije munge.
Ogni due giorni raccolgono acqua. 
La issano sui fianchi dei muli.
Le piogge, quando terminano,
si fa festa. 
Uomini dai candidi denti
roteano lo sguardo truccato.
Le donne li scelgono,
scossi i cerchi alle orecchie.

Oggi grande notizia:
apriranno una scuola.
Alwasi lava il vestito.
Aikije medita.

*

Acquazzone

Infine mi è venuto a cercare.

Da lontano un bubbolio,
poi un bagliore sfumato,
un punto e virgola nel lenzuolo

che presto torna chiaro.
Più santo della manna sul deserto,
ti ho cercato e non sei venuto.

 

*

Il girasole e la gerbera

 

Stanno insieme da anni
in collocazione provvisoria.

Due fiori di plastica, senz’acqua:

così poco basta
a rimettere in gioco la vita.


Il sole è un accidente:

non chiedono né amore né dio.
Di restare vicini 

nel vincolo della materia.

 

Mi è parso di vederli arrossire.

 

*

L’unica moneta

 

Tra le persone, o reti o case vuote. 

A volte silenzi importanti
e precoci segnali d’inverno.
Ci sono ritorni che si consumano
in perfetta incoscienza
e desideri che mai affioreranno.
Né vale vivere così.

Ci è stato detto che la fiducia
è l’unica moneta, che siamo servi inutili,
che la porta stretta s’apre
a chi trasporta pesi sulle ali.
E ci s’infila, allora, annaspando,
in vicoli senza poesia,
inseguendo la tenda del cielo,

immaginando una stoffa più bella,
dietro le nuvole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Quasi un mito

 

Un fruscìo, sopra e sotto la terra,
l’onda si gonfia fino al morbido schianto. 
La luce fa il suo corso poi si consegna.
E fu sera e fu mattina.


Siamo le mani di un Dio annoiato,
la sua m’bira* e il suo canto 
immenso.

 

 

 

 

 



*riferimento ad un mito cosmogonico africano: Dio, annoiato, riceve dall’Immaginazione il consiglio di costruirsi una m’bira (o sanza) e così, ad ogni suono emesso, si origina un elemento o una creatura.

 

 

*

Stuccatore

 

La certezza di nutrirsi (di polvere)
nel girone di un normale inferno.
Salvador: stuccatore.
Plasma, spalma, alliscia, taglia.
“Com’è triste essere poveri”.
Si piega su un antico dolore
come le sue ginocchia sulla materia

che le mani creano.

“Estoy cansado de trabajar.”
L’indomani inizia prima che il sole sorga sul Perù.

 

 

 

 

 

 

 

*

La betulla

 

Apolidìa:

non maledizione

ma spaesamento 

nel nido che altri hanno eretto.

Smarriti in casa nostra.

Rimaniamo farfalle bianche su una betulla,

mimetizzati dall’irrazionale,

o in fuga - statica -

da un predatore misericordioso.

*

Strascichi di creazione - dedicata agli esaminandi


Sfilano a ripetizione:
chi audace, chi pavido,
chi sicuro nell’inconsapevolezza.
Il Cosmos li ha stanati,
sgranano gli occhi.

Materia ed energia insieme,
ardenti di curiosità 
nell’attrito del non-so.
Proprio come noi, 
assoggettati al non sapere

 

che nulla si sa,
abbracciamo chi similmente
è tuttora in creazione
per l’incredula emozione di un Dio.

 

 

 

 

 

 

 

*

Intuizione del dolore

 

Nelle celle del corpo
si affaccia un’ombra più grande.
Una brezza l’annuncia.
Già i sogni rumoreggiano
ma è muto il mio sonno.

I demoni si lasciano sfiorare

dall’aleggiare di un sordo dolore.

 



 

 

 

 

*

belgradese

 

Ti scrivo da un piano sì alto
che persino i gabbiani si smarriscono.
Non ho ancora visto il fiume,
dicono sia meraviglioso
quando si confonde nell'affluente

come due sposi al taglio della torta.
Ti mostrerei la briosità delle orchestrine, 

un contrabbasso restaurato,
un violino che ammicca alla fisarmonica.
Gente apparentemente spensierata,
ma con occhi più lontani che convincenti. 
Qui, di giorno, sale un caldo feroce
ma la sera il fresco balcanico ridemensiona tutto.
Dietro i parapetti le paure sono ben ordinate 

in certi scaffali interiori

insieme a vecchi elettrodomestici.
Si teme che il tempo possa cambiare,
e non solo il clima, di per sé estremo.

Io non ho paura ma qualcosa incombe.
Sul selciato antico passeggiare è un'impresa, 

gli odori penetranti dei cibi

sembrano volerti occupare il pensiero,

come i colori di qualche vasetto da balcone.

Si affacciano da case senza specchi,
con sguardi sensuali,
lei porta i tacchi, lui calvo e forte.
La loro lingua dura,

la caparbietà degli occhi azzurri o nerissimi
a confronto con un cielo aperto (ma non troppo),
sembrano elevare la perplessità
a filosofia di vita,
giacché si è già creduto in molte cose.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Buongiorno

 

Di nuovo (r)accogliere
gli estremi di una supplica ordinaria,
immersa nel magnifico giorno:
convinzione che schiude la strada.
Anche i fiori nel vaso sopravvivano alla notte!
Fortemente ho voluto essere qui.

 

*

Clausura

 

 

Il chiostro è un tripudio

di pervinche e di rose.

All’ora terza

angeli cantano e suonano

con l’arpa elettronica
sotto dita avvezze all’organo.

Due uomini in preghiera

appaiono dalla vetrata.
Gli affreschi rivivono. 

In penombra le sorelle

scrutano i foglietti 
della disperazione.

 

 

 

*

Scene da un matrimonio

 

La sposa ride e fa le fossette.

Sull’inginocchiatoio,

rose rosse e qualche spina sporgente.
Alla madre e ai parenti

fuggono i ricordi dai fazzoletti.

Nel giorno più bello
la sposa inciampa nei patti,
vede il cielo a tratti,
quasi lo perde,

e per sempre.

 

 

*

d’invisibili scambi

 

avendo ricevuto, ora mi dono
con azioni semplici

come strizzare un abito.


(invisibili scambi fuori/dentro.

minimalismo affettivo: gesti chiari.)


ritorna il quotidiano.
innaffio la parte più scura,

la mia ombra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il giaciglio

                                                  ad Alessandra Ponticelli Conti

 

Salutiamo le brezze.

Qui i corpi tacciono,
Nessuna fatica, nemmeno ricordare:
è un tempio illacrimato.

Salutiamo anche le nuvole viola.
I sogni tramortiti, ma sereni.

Si dorme, e il risveglio sa di semplice.

Un raggio ci trapassa 

e noi, tutta luce,

ci nascondiamo al mondo.


Solo per poco non mi avrete,
ci ha detto. Riposate.

 

 

 

 

*

quasi artista - epitaffio -

 

Come uno schiaffo inaspettato.
Poi non è detto che si nasca tutti artisti.
Lo si desidera, 

come un cuore matto

desidera il respiro.
Ritratto di donna sparita.
Ora parlate bene di me.

 

*

bambino gesù

 

un giorno ti viene a cercare
con un messaggio al cellulare.
tu sbuffi - proprio ora? -
svogliato t’incammini.

              un cristincroce,

              con una macchina al posto del cuore.

              respira con rumore.
             muove polsi e occhi come girandole.
              
la sera ingoia i colori,
ogni clown si sveste.
lì dove si è più esposti all’amore,
la notte fa il suo mestiere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Un salmo laico

 

Il mare dietro le spalle.
Dimmi: dove inizia il Continuo?

La pioggia dietro le tende.
Dimmi: cosa hai visto?

 

Accorrete a salutare il Sorgente.
Stelle, animali, piante, 
tutto il Reale, la Forma e l’Informe.

Dal sangue gridano voci di gioia 
nel cerchio di Fuoco.


Non lasciate cadere i semi
della parola, 

il dolore cambia l’Amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

A uno specchio non c’è rimedio

 

Uno specchio nella stanza.

Fuori, la nebbia. 

Né alcuno mi vede.

La vicina ha chiuso la porta.

Esce in orari diversi.

La luce devia sulla ruggine,

penombra è come dire silenzio.

 

Puntuali a mezzogiorno,

loro riprendono a cantare:

non consola udire

un trillare di merli,

passeri e fringuelli.

*

Le rose del lago

 

Nelle acque turbolente del lago,
per effetto paradosso,
ogni diffidenza si dissolveva. 
Il merlo del salone aveva buon gioco
nel dire “buona sera” agli avventori.


Poi arrivò la pioggia, acqua sopra e sotto.
Le rose, schiaffeggiate,
momentaneamente si arrendevano.
I gatti stavano in guardia.
Il gallo cantò fuori orario.


S’udiva il suono sordo della caducità,
una sorta di vento che increspava dal fondo.

Anche noi nel cerchio liquido:
altro non s’immaginava. 


Dunque, le rose. Il luogo ne era
misteriosamente pregno.
Il cielo, tornato azzurro,
si consegnava all’esattezza di un effluvio,
come fosse arrivato il momento della giustizia.

 

 

 

*

effe come cantante - omaggio a f. de gregori

effe come cantante - omaggio a francesco de gregori


e che dire di francesco,
nome caro,
cannone e cappello,
vagone e vagabondo,
guerra, ulivi, cani e fiorellini?
angelo inattuale,
amore nudo nel temporale,
ombra roca on the road.


accosta il cammino
lo stesso compagno.
non porta cappelli, alleva fiori:
lo conosco da quando ero

una sagoma senza luce:
già allora amavo la sua voce.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

eppure brahms*

 

non nevica: solo un cielo cobalto.

è il tema dei corni e degli oboi

- la sadness dell’umanità - .

il pizzicato dei contrabbassi

affonda la verità trattenuta a stento

 

il popolo che ha generato brahms
non smetterà di cantare l’acqua,

le cadute.

 

 

 

* terzo movimento della terza sinfonia

 

 

 

*

certamente oggi

 

ho la solita vita tra le mani,
e una corona che richiede tempo

e voglia.

questo silenzio sgranato,
questo gonfio pulsare.


se ora piove, il sole verrà,
con trafitture insospettabili.

contemplerò il dono 

- l’irradiazione -.

 

 

*

 

tornare al passo spiccato  
al profumo di gelsomino
alla strada di luce 
al docile gesto dell’erba 
ai baci a memoria

nei labirinti della città.

lì dove il vento

impolvera la lingua 
e il sudore riempie il mare:

lì passavo.

lì sono nata.

 

 

 

 

*

Bianco su bianco

 

Infine, vuota:
nessun nome, nessun corpo.
Bianco su bianco, 

nero su nero.

Né un profilo di fianchi
né memoria di pelle.
Campo sgombro:
è libertà? 

L'immenso spazio del ricevere:

gioia pura.

Ricevere per dare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Qui, ora, sempre

 

Aria di pioggia.

Gli uccelli in allarme.

In quale elemento ti mimetizzi,
qual buon vento ti trascina?


Il mondo è un altare:
ogni fiato un amen.

 

 

 

 

 

 

*

Inedita

 

Non sapevo neanche di averlo.
Dicono il primo caldo, gli ormoni,
roba chimica, forse glicemia.

 

Cent’anni accanto.

Troppi, da far male l’anca.

Poi sento che stiamo su un filo.
Mi pare di sentire un profumo

che parte da dentro.

*

invidio gli uccelli

 

per il volo incosciente,
per non stare coi piedi sul presente.
perché aggrediscono il vuoto,

anticipando la perturbazione.


con la stessa ostinazione, 
noi mangiamo tranquilli 

nei nostri nidi.

 

 

 

 

*

Consuntivo

1

Un sogno che non si è sognato,
un risveglio nel caos.
Il sogno è rimasto im-potenza,
il caos si è poi dispiegato.
Busso e aprono, 
come torna al nido l'uccello.

2

Quando il vostro rumore
prese il posto del mio pudore,
l’amore vinse la passione, 
si fece concime.
Fertilizzaste il mio spazio,
togliendo potere alla solitudine.
Tra tutte le voci,
scelsi il mormorio della vostra giovinezza
e me ne feci scudo.
Ora invece il vuoto dei corpi.

L’oggetto del desiderio
resta chiuso nel suo riserbo,
la vita si espande.



 

 

 

 

*

L’artista e la sua opera

 

 

E’ un vecchio trucco dell’umanità

condonarsi la pena dell’ignoto.

Se avessi le mani di Bollani,

per esempio,

andrei fiera per le strade del mondo.

Mi concederei ai crocicchi

per voluttà, non per bisogno.

*

stefanobollani

 

perché gli uccelli cantano?
cosa c’è nell’orribile grido del corvo?
è una lingua, la loro, o una musica?

tersicore è leggera, 
feroce il daimon di stefano,

il saltimbanco.

 

 

 

*

L’amore si vede dai gesti

 

La coperta pende da una parte,
il lenzuolo ha una piega non geometrica.
Risistemiamo le cose 

come prima della pioggia,
raccontiamo l’antica bugia

della primavera.
L’inebriante odore dei gelsomini
sul putrido della carne,

gli spiriti e i muri scorticati.

Gli alberi eseguono l’ordine
e tu, mio simile,

non prendi parte alla festa?
Non senti l’eco

delle tibie e dei cembali?

 

 

 

 

 

 

 

*

La cornacchia e la visione

 

La cornacchia col suo verso 
e questa tazza di caffè abissino.
Il tuo volto muto 

e l’attesa di un pensiero giusto.

Non sento, non vedo.
Sto tra le quattro mura dell’ignoto,

sotto l’ombra fresca

di una nuova visione:

un gioco senza scopo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il ribaltamento

 


Ho provato a lanciare un ramoscello:
risale il fiume.

Il ramoscello, contro la corrente.

Così il reale si ribalta: il cielo in basso, 

in alto il fango.


S’ignora, tra desolati capanni,
quanto manchi al mare.
La sorgente è lontana,

tra le cose non c’è giustizia.

 Poco più in là appare un alveare umano,

macchiettato di pioggia sabbiosa,
intima e triste,

lava le rive,
lascia stracci sui rami.


Nel contesto immutabile,
la materia, coi suoi tempi, lavora.
I passi sul morbido:
da qui s’intuisce il verde
e lo si desidera fortissimamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

la materia oscura

 

non-luce, 

la faccia dell’Altro,

la pudica metà della luna,

la rete che tiene le stelle.

 

e giace sotto l’atro

potente del cielo

l’umile terra cieca:

chiara materia.

*

le doglie

 

 il silenzio finalmente

attendo una debolezza del cielo
- uno scroscio improvviso -
sì che lo sforzo del parto
si cambi in canto.

*

Pazienza

 

Sul dorso della mano,
la parola amore.
La pazienza di colui

al quale il fiume nulla ha restituito,
nessuna ipotesi,

nessuna mediazione.

 

 

*

La malta

 

E’ sorto un palazzo
tra il giardino e la scuola.
I pini facevano ombra,
lavoratori anche loro.

 

La luce dovrà cambiare strada,
la terra si raffredderà.
L’orizzonte sarà l’angusto spazio

di una libertà solo interiore.

 

*

Estate

 

A volte serve un taglio,
delicato ma intenso:
i frutti maturano al sole.

Ora esco, la spoglio 
le tiro giù la maschera
e le dico ti voglio.

 

 

 

 

*

Interrogarsi sul senso giacché

                                               a Nando Battaglia



Interrogarsi sul senso

giacché tacciono le voci.
Sovviene un tempo nuovo.


E noi siamo sotto una màcina leggera

come chi sale controvento,
tra fiori e polvere,


sotto il cielo irriducibile.



 

 

 

*

L’opzione

 

Sto dalla parte

di ciò che non ha attecchito,
nel canto strozzato,
nello stridio che straccia il cielo.
Sto dalla parte 

di chi non sorride,
nel volto ignoto,
nel parlottio oscuro dell’insetto
scampato all’olocausto. 
Non sto nel cerchio,

non oso.
Brulicano avvinghiate 

le foglie nel vento.
Lì anch’io inquieta

di-vago.

*

il tamburo

 

se potessi nel tuo pensiero

conoscere la consolazione, 

se negli spazi immensi tra le molecole 
potessi fare un giro

e ritornare,
non sentirei quest’ombra pesante
battere a vuoto

sul tamburo universale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

L’oblazione

 

Sorelle, tanta bellezza non perdona.

Né il tenue profumo dell’oblazione

- grazia sull’inferno dei vivi -

cambia il senso del vostro morire.

 

 

 

 

*

Le scarpe

 

Un giorno d’aprile,

alla luce del sole,
appaiono dodici rose

spremute d’arancio.
Con le mie scarpe nuove
chissà dove sarei andata
se dodici volte e ancora dodici
non m’avessi sorpreso
con un succoso tramonto
e le tue scarpe usate.

 

*

Il pulmino

 

Nel bicchiere trasparente,

bene in vista con tutte le spine,

le rose non sbocciano ancora

ma da come si muovono le foglie
s’intuisce un certo sollievo.


E’ passato il pulmino dei bambini disabili.
Alcuni dormono,
altri sognano limpidamente
un contratto a tempo indeterminato

con la primavera.

 

*

Con-giunti

 

Andiamo a braccetto coi nostri discorsi,
i figli, il lavoro,

i fiori che non prendono,
il vaso di ceramica.
Con-giunti alla traversa degli artisti,
si alleggerisce il passo.

Siamo in vacanza, 

la valigia piena di casualità, 

il cielo finalmente terso/perso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il mio amico Derek*

 

Derek dice:
le cose non esplodono,

si trasformano.
Io dico:
c'è puzza di bruciato nel pane.
Derek dice:
dopo Beethoven,

la musica è nel silenzio.
Io dico:
sarà uno tsunami.


Il suono di un fiore caduto:
più forte del tuono.
Quanti capelli cadono ogni anno?

 

Sbiadisce la carne

se lontana dal sole.



(* Derek Walcott, vedi http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=2104&Tabella=Proposta_Poesia:)

 

*

la notizia

 

Di colpo la notizia
che Dio non è stanco di noi.
Mi ha colto in mezzo agli aquiloni,
sulla sabbia bagnata,
presso un mare tumultuoso
in direzione contraria ai pensieri,
come un boato
tra morte e rinascita.

 

*

nostalgia

 

non più di una sagoma grigia
nella mollezza del fiume,
forse una stella incerta,
come una strada di notte,

la nebbia che ingoia il buio:

nel sonno mi coglie.

esce ed entra

e non mi trova.

*

aprile impercettibile

                          "... proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?" (Isaia, 43)

 

 

aprile impercettibile
vieni con grazia lieve dagli spifferi.

frizzante di mare, 

pungi le guance.
sposti gli sguardi verso su, 
spaziando tra venti antichi

e freschi desideri.

 

 

*

per lei non avevo mai pianto

 

quel rumore di meccanismo rotto,
il cedere delle ginocchia.
poi il silenzio si attacca alla pelle
come una benda sulla crosta viva.
forse non l’ho guardata.
la guerra appiccata dal freddo
ora rim-bomba nella stanza attigua.

*

La piazza

 

13 marzo 2013

 

Nome, che di mio figlio hai il nome
pastore e croce per mandato,
sono felice.
Se ingenuità o se disperazione,
non so.
Sotto il lampione la pioggia rifrange
il buio con le bandiere.

 

*

gates

 

guardo la rondine

che mai farà primavera.
un annuncio, quando viene,
viene anche se difetta la fede.


la voce dello speaker all’aeroporto:
si accalcano per i primi posti,
ma è dietro che si vede

la coda dell’inverno.

 

*

al bar della stazione - otto marzo -

 

non sappiamo più salutare.
la gente s’ammazza o muore

d’inaudite malattie.
mia nonna è nella tomba
sotto il prato di marzo,
la mia amica sta arrivando dalla nebbia. 
ho chiesto a Charles, l’alcolista,
di moderare il suo linguaggio:
non sta bene

che nel giorno della festa delle donne
mi vergogni così tanto di lui.
il cappuccino è troppo scuro,
sembra quasi liquirizia.
il silenzio del bar a quest’ora

è surreale.

sotto il sole diligente

avvengono le consuete tragedie.

 

*

Il poeta e la cantante*

 

Il poeta era molto stempiato.
Portava la sciarpa su una giacca lisa,
il pubblico di donne attestava
il fascino maturo dell’uomo 
prima ancora del poeta.
Alla destra, in carriera,
la giovane assistente.
A sinistra, in abito di scena, la cantante.
Inizia il poeta, la cantante ammicca:
ora tocca alla musica.
Al rinnovarsi dell’ispirazione
c’è chi applaude, c’è resta a meditare.
Il poeta stempiato
con l’aplomb dell’impiegato
e la sua poesia senza pudore,
nello spazio s-consacrato di una canzone.

 

 

 

*contributo alla riflessione sul rapporto musica/poesia

 

*

vedetta cercasi

 

indubbiamente,

si è nel tempo numinoso.

non senti il lavorio sotto terra?
al sole perentorio fremono le zolle.

forse il fico darà i suoi frutti.

 

qualcuno ora proclami a tutti
(pancia a terra, un grande orecchio)
cosa vede arrivare in lontananza.

 

*

L’azzurro trapassava il campanile

 

L’azzurro trapassava il campanile.
Poco prima, squillavano campane

di ogni misura.
Indizi sul viale ce n’erano:
la fiamma dei gerani, la mitezza dell’aria.
Ma sui tetti non c’erano fiori.
Non avevamo cambiato le scarpe, 
né dismesso le sciarpe.
Qualcuno piangeva.
Ad un tratto l’insetto gigantesco
si levò, bianco più delle nuvole.
Girò intorno al santuario.
Salutato il nous, approdò alla metànoia.

E noi consegnati alla prepotente primavera.

 

*

gli anemoni

 

questa volta ci siamo guardati:
c’è spazio tra noi per dare alla luce.
dovremo pregare il sole di riscaldarci ancora,

la luna di non volgerci le spalle.

il nostro albero ieri è caduto.
contro l’intelligenza delle cose,
e prima che scenda la neve,
dobbiamo rialzarlo: fioriscono gli anemoni.

*

L’ala di riserva

 

                                                                                 a mia nonna

 

Dov’è, nella pietra,
il profumo di fresie?
Dove gli sparsi capelli?
La Luce trapela,

e gli uccelli?

Che tu possa spiarli.

Tra gli elfi e le anime dei marinai,

tu sei la più bella.

Prigioniera, 

ma con l’ala di riserva.
Ti tremano le spalle.
Aria sottile trafora la terra.
Tu non posarti, vola.

*

Centotré

 

Centotré spettri
sulle croci stecchite del fiume
e centotré strenui minuti.
Sul fondo, stracciata, 

tra le insidie della sabbia, una donna.
L’aspettano al ponte.
Nel cadaverico letto s’immette
e passa.

Misteriosa attrazione dell’acqua,

madre e matrigna,
consumi i tuoi mostri neri.

*

Storia d’inverno

 

Un giorno apparve, emaciato,

-  o forse morto -
a domandare ragione

del mio silenzio.
Da qui non si migra - dice -

si fugge.
Lo pregai di restare.
Sentivo freddo.


Come uno screzio,

fu breve l’addio.
Ricordo di aver dubitato,

allora,
che fosse vero.
Di questo do testimonianza:
la primavera era in piena stagione.

*

tradimento

 

tangueria, e ti tradisco poesia,
per un’estasi sonora.
l’accordion apre/chiude l’anima.
ti tradisco e tu tradisci me,
d’altro t’abbeveri.
tangueria, tu conosci la mia gelosia,
io la libidine del tuo fiato.


cambia il verso, violino,  

riprendi parola, espanditi.

di sussurri non è tempo.

urla.

 

*

la sfilata

 

vi è una strana pienezza

di stelle e colori

nell’aria tersa.
ma la luna,
la maschera più piccola,

è sparita.
oggi siamo più soli.

 

*

quanto piccolo quanto grande - trio jazz -

* ai piccoli-grandi poeti gezim hajdari e lorenzo mullon

 

 

il sussurro del jazz nella notte,

non ci sono parole.

indicibile inganno

- perché è inganno viver sospesi -  

e la musica il più grande.

fisarmonica e tromba,
grande amalgama di malinconia.
non è dolore.






** il trio è Lundgren, Galliano, Fresu,

vedi http://www.larecherche.it/video_grande.asp?Id=812&

*

lettera sulle rose i ciclamini e altre sciocchezze

 

caro,
sai che m’apro con difficoltà.
ma l’aria sa troppo di primavera, 

(uno schiaffo per chi è cauto).

già le rose,

in gara coi temprati ciclamini,

schiudono i boccioli.
sempre superbe, le rose,

sanno mostrarsi.

desiderate, rispondono.
c’è tra loro chi s’acquieta 

col bacio della rugiada.

*

Dall’esterno li ho visti confabulare

 

Li ho visti confabulare

attorno alla cena.

Io, febbricitante,

ho pianto la mia assenza.
Una luce dorata

piegava su di loro,
la lampadina

ne moltiplicava i riflessi. 

Non resterò vicina

al loro dolore né ai liro amori
- proprio qui è scappata una lacrima -.
Di soli e pianeti

è piena la volta celeste.

*

napoli - rettifilo -

 

I vicoli respirano

un tramonto tossico.

Carpe diem,

oggi l’azzurro era una certezza.

Stasera si aggira un temporale.
Nell’a-temporale,

i solerti Cavalieri di Malta.
Cosi stanno al sicuro

le ampolle nel duomo.

Nei presepi,

personaggi antichi e post-moderni.

 

*

Nostos

 

Tornare al crocevia,
bianchi come neonati,
a vegliare il sonno delle fate,
a dragare il buio.

La mattina, poi, 

dalle finestre escono i ricordi.
Tutto ritorna piccolo.
Al cospetto di un tabernacolo

- il mare, un fiore, una pietra -,

mormorando scuse più che preghiere,
siamo già perdonati.

 

 

*

L’idea

 

S’insinua tra gli spigoli,
trova dimora in un cantuccio,

da lì piano s’espande,

prende la forma dell’io-sono.
Dimentica del travaglio,

si dispiega nel reale,

innesca il meccanismo

e va da sé:

un'idea nasce per necessità.

*

Gattogrigio

 

Gattogrigio occhiogiallo,
se incroci una passante,

raccontale il languore del tuo giorno, 

tu che notte trapassi

con lame ardenti
e sai durare nelle ore dure,
concupendo i raggi del dio. 
Segreto è il tuo nido,

libertà il tuo peccato.

 

 

*

litania

 

provo a cercarti nella lontananza

come fossi una luce

più che uno spazio,
o una leggera scia

dentro un rumore di fondo.
provo a cercarti nel sole,

goccia a goccia trasparente

come certe lacrime
su un viso radioso.

forse sei l'illusione 

di un tempo avulso,

o un sottrarti al tempo stesso.
provo a cercarti nelle nuvole
tenui nello sfondo cinereo
come fossi una parola, un'emozione.
provo a cercarti nelle foglie
o tra i coriandoli,
nei luoghi piú intimi.
Provo a lasciarti là dove sei
in odore di fiume,

nella pioggia che porta via.

Sei la terra prima dell'orma, 
la misura di un"ombra scomparsa.


*

quando non ci saremo

 

 

quando non ci saremo
avremo la sensazione di non esserci mai conosciuti.
borbottavi mentre lo dicevo 

in certe diacce mattine 
con le finestre ancora chiuse.
potrebbe accadere di riconoscerci in aeroporto
alla fine di lunghe piste in direzione, che so, dell’Africa.
potrei allora chiederti indicazioni sul tragitto
ma sarebbe come rivolgersi a un estraneo.

quando non ci saremo
avremo la certezza di esserci affacciati su giardini altrui

per intuire la semplicità della primavera.
ciò che voglio dirti, in tempi non sospetti,

è che stiamo camminando così lentamente
da avvertire di ogni passo la magnifica sospensione

tra l’ultimo e il prossimo.
è facile dimenticarci che siamo ancora vivi,
presi come siamo dall’euforia di sentirci liberi.

 

*

Il cielo di gennaio

 

Formidabile spunto per sorridere

e sorrido, dove è luce,
tra le smorfie di un dolore piccolo piccolo.
In penombra, luce è preghiera.

Cos’altro chiedere al cielo di gennaio?
Ha promesso il sole, eccolo,
i ginocchi si piegano.
L’aria è colma dell’odore dell’imminenza.

*

tarantola

 

salto m’allungo
spiro ed e-spiro,
espiando veleno
inganno la sorte.
il vortice prende
la morte alla gola:
nel pozzo santo
respiro, rivivo.

così muta e cieca
al ritmo m’apro,
la notte ribalto
in arco di viola,
il corpo mi duole
nell’ambivalenza:
simbolicamente
bruciata, risorgo.

*

Il pane e le rose


Perché ha visto in faccia la vita, 
ha riconosciuto, morendo,
l’agguato delle rose sul suo letto.
Implorava “aprite le porte”,
voi le deste del pane intinto nell’olio,
le deste la mano
perché sgranasse la paura a poco a poco.
Le rose accorciano il respiro
ma il suo vestito era pieno di petali
ricamati da fantasmi buoni.

*

d’ora in poi poesie d’amore

 

d’ora in poi poesie d’amore.
notti languide e as-sensi,

bisogni e tenerezze, 

baci ardenti.
vaghi sogni,

esotiche maree,
massacri e ritorni,

vite perdenti, 

panacee.

di quelle che a prima vista
rivoltano cuore e cervello
ma infine svelano, al titolo amore,
l’enigma delle more.

 

*

non-verbale

 

ne so d’amore

quanto tu di musica.
ma raffinando altri linguaggi

poremmo scambiaci

- che so -

opinioni sul tempo

o questionare di politica estera.
pur amanti della tana,

animali sociali si è un po’ tutti,
pantofolai

solo un giorno a settimana.
nelle stagioni di mezzo

è facile farsi tentare

dal turismo nella propria città,

come se estraniarsi

fosse un metodo per ritrovarsi.

 

passano anni,

cumuli e cumuli,

nessuno scarto.
quante azioni tanti frutti,

efficienza pari a efficacia.
ottimo

- dicono -

pur di non essere banali.

*

la neve di gennaio

 

nonna,

l’orologio a cucù segna le rughe 

sui nodi delle mani,

così simili alle tue,

e la musica che non fanno
si trasforma in un grumo bianco.
le porto alle orecchie

per non struggermi al canto dell’alleluia,

dolce progressione

dei tuoi lunghissimi giorni.

tra le nuvole e il freddo

sono certa che la neve di gennaio è cosa sacra.

*

alberi, inverno

 

della strada,

ho amato gli scheletri ai lati,

in inverni spirituali;
i colori della terra

confitti nel piombo
come fossero unghie 

aggrappate a ciò che non possiedono:

il cielo;
il sole impresso

sul retro delle foglie.


ho amato il vento

sui cammini di sempre,
le sue promesse 

in accordo con la gravità

delle radici;
la spinta verticale

che si fa ponte, infine,
tra ciò che hanno visto

sulla riva del fiume
e ciò che, dall'alto,

riconoscono del mare.

*

arirang - su una canzone popolare coreana -

* a mia nonna

 

dove il vento affonda le carezze,

piango le valli d’oro di arirang.

limpido è il sole, è alto il grano.

arirang ti piango e poi ti scordo.

ricco è il raccolto,

senza lacrime si spande sul volto

il canto dell’ava.

limpido ruscello,

arirang ti penso,

nel bianco respiro dei monti 

arirang ti perdo.

fondo mare che ci guardi,

preziosa fiaba,

arirang ti racconto.

*

asilo politico

 

mi si ruppe l’asticella 

della bandierina.
i compagni recitavano alla perferzione,

io, alle prese col legno spezzato,

tentavo l’impossibile.
c’erano dolci artigianali:

tutto avrei ceduto,

pur di farmi perdonare.

in sogno stanotte

mi hai detto che sono irriguardosa:
sistemavo aghi di varie misure.
“serviranno per cucire gli strappi”- pensavo.
poi uno squillo improvviso

e sono svaniti tutti.

ho lasciato le cose com’erano,
ci sono s-punti e fili scuciti dappertutto.

*

gong tibetano

 

 

né origine né fine,
solo fermare

l’in-canto di un istante,
ignara sapienza del vuoto:

il silenzio.

 

ristare.

poi ritornare al punto

in volute e spirali.

 

*

lungotevere

 

il cielo trapassa i rami,

incolore.
le foglie come piccole carte

appese ai rivoli dell’eterno,
puntando all'infnito: il Tirreno.


un bagliore d’acqua

verde
emana l’odore dolciastro
di qualcosa di vivo.

*

un’epifania

 

stanotte, all’improvviso,
tra nero e bianco,

col fiatone e senza spiegazioni,
si è presentato il rosso.
ho lasciato che si fermasse

dopo aver errato tanto,
come se il tempo non fosse passato,
e nemmeno una parola in mezzo.
il marmo della porta non era distacco

era solo l’effetto del freddo.

infatti tra le crepe

ora spunta il verde,
fa capolino il giallo
e, sotto sotto, sembrano dire:

fìdati.

*

stato d’animo incipiente

 

s’appresta l’onda
come il cielo alla terra
come l’alba al fuoco
come la notte alla fantasia

e l’anima
- antica madre cieca -
s’acquatta in un pozzo di carne
e lì s’immerge

*

Nel dubbio

 

Tentazione di non muoversi.

Così bello aspettare.

Sensazione d’imminenza.

La paura che avvenga.
Il timore che sia oltre il limite

del qui e ora,
che giorno, che tempo

(nel dubbio, mi fermo)?
Il bisogno di pienezza,

il desiderio.

Il desiderio  domato.
 

Dov’ero e dove andrò?
Nel mezzo,

il nulla?
Piove e tutto cancella.

 

*

soltanto buon anno

 

auspico lunghi giorni,

brevi attese,
un nuovo o il medesimo
tempo di cose nuove,

sempre e per sempre,

non ha senso

- dice il cantante -
(e lo canta appassionatamente)

*

Arbor

 

Quel seme che attecchisce dappertutto
è mio padre.
Un grosso tronco dai rami spogli:
fatica ad abbracciare.
Rinverdisce,

di tanto in tanto,

di fronte al mare,
appena fuori dalla caverna.

Non lascia cadere i suoi frutti,
ne sparge all'aria l'odore un po' acre,
sfuggente.
Un albero che teme la sua ombra
ma si apre ad ombrello,
interlocutorio,
sotto una pioggia che non scende dall'alto.

*

terra di Puglia

 

Sposa d'inverno,

il vento sferza e accarezza

i tuoi pinnacoli di pietra.
Anthurium dei tropici,

ti sporgi
sull'ingordigia del mare.


Domani si trasmuterà in oro
il sudore dei tuoi ulivi,

farai un patto col sole,
il paretaro disegnerà
la tua lunga ombra di calce.

 

*

tramontana

 

tramontana e malinconia, 

ombrello nero che schizza i nostri occhiali.

ebbri i pesci e noi corriamo

tenendoci il braccio

ma disperiamo

della tempesta

proprio al centro del petto.

 

*

Ricordi

 

Quando infine s'affaccerà,
io sarò andata via.

L'acqua si farà torbida,
un filo legherà le nuvole,
una maschera bianca al loro posto.

La dimora comune

sarà invasa di pioggia.

Non potrò incrociare nessun altro.

io stessa mi sarò smarrita

mille volte ancora.

 

 

 

*

ammaraggio

 

 

io so che c'è dal sole che piega

formando un angolo acuto col tavolo

dove altra acqua - ma dolce -
sta per essere bevuta

 

*

tutto è fermo

 

di poco si gioisce nella mischia

e in prossimità di eventi
che con l’ordinario si mischiano.
per me è tempo di silenzio
(da lontano non vedo

- eppur ci sono - orizzonti).

ed ecco la promessa di un viaggio
con una certezza: si torna.
se tutto è fermo, l’anima si sposta?

 

*

la lavagna

 

la mente è una lavagna

con su scritti cubitali

i nomi perduti.
poco a poco le lettere lasciano,
tra ragione e istinto, 

un segno rosa chiaro:
l’antidoto al doloroso oblio
è un sogno riscritto.

 

*

L’usignolo sul presepe - filastrocca -

 

L’usignolo nella grotta
quando è buio non cinguetta
e se brilla la cometa
prova un po’ di soggezione.
Poco dopo ci ripensa
e gorgheggia piano piano.
Alla stella ben aggrada
la sua voce, e man mano
sopraggiungono altre stelle.
L’usignolo natalizio
canta note celestiali,
anche gli angeli sui tetti
ora stanno ad ascoltare
un melisma tutto nuovo
nell’antica ambientazione.
La Parola fatta luce
l’han chiamata incarnazione,
quella sua è semplicemente

ninna nanna sul presepe.
Vola in cielo l’usignolo
attirato da altri suoni
e ahimé qui sulla terra
manca un fiato al bambinello.

 

*

16 dicembre - alle mie due figlie -

 

Una l’occhio e l’altra il galoppo:
saggiamente s’alleano.
Ciascuna nell’altra si specchia.
Anche i muri parlano

nella stanza mai vuota,

e, se vuota, parlano con le foto.
La torta a metà: non buttano niente.

Riccia e nera la chioma

dell’angioletto sul comò,

le loro sono strade metropolitane,

disordinate e bionde.
Quasi donne, du-ali.
Collezionano denti da latte

nella teca di latta.
La luna e la sua ancella, 

la stella di Natale

e la fedele candela.

 

 

 

(*annotazione, forse non essenziale: le mie due figlie sono nate entrambe il 16 dicembre a distanza di tre anni)

*

Capitàno* - a mio figlio -

 

E' cosa nota il giro del sole,
ma l’aria è fredda

sul pelo dell’acqua: la senti?
Cosa osi capitàno 

dai cerulei pensieri:

le rotte ancora sgombre?
Cosa hai visto nella breve tua notte,
forse una luce verde

o un guizzo d’ombra?
Ti sia amica la strada!
Se liquida, confonde.
Nella fiamma del tuo tempo,
sia il sole a baciarti i capelli.


Nuvole a banchi, capitàno.

Cosa scruti tra le stelle,

più chiari disegni?
Del gran sogno m’accenni,
forse stai fuggendo?
Siamo tutti sostanza d’acqua e sale, 
tu non cerchi l’approdo, e t’approvo
ma sia con tela ma-Donna del parto,

e tua madre.








* rivista e aggiornata

*

i-n-spirazione

 

è arrivato chopin.
perfezione bianco/nera,
la seta sulle dita.
l’orchestra si stupisce.


mi rapì d’illusione

fi un disvelamento.
senti?


risponde il fagotto

con querula insistenza,
l’ottavino si è perso in spire,
vorticando.

 

*

La scelta

 

Preferivo l’assalto del vuoto
che a morsi strappava il mio tempo
e ascoltavo l’affanno
delle parole mai pronunciate.
Preferivo la stretta che danno
il contrabbasso o il suono del mare.
E preferivo l’ignoto, 

la poesia alla vita,

e mi è ancora compagna,

a volte grave.

 

*

Di-varia armonia

 

Conservo nel cuore

un canto di tre sole note.
Non una nenia

irrevocabile sulla tonica.

Più un cromatismo indeciso,

oscuro.
Semmai è più chiaro il controcanto.

Qualcuno forza la chiave
ma la musica è volatile,

questione di chimica,

non d’armonia.

*

La bellezza

 

Accudisco ciò cui anelo
ma cosa sia veramente non so.
Poco vedo.
Forse è una dolce croce.
Tra il passato e l’orizzonte,

ne cerco l’eco.
Non dico il sognare.
La bellezza - dico -

dov’è, cos’è?

*

Grembiuli bianchi

 

Grembiuli bianchi 

stesi al cielo di dicembre.

Sono pensieri alzati da terra.
Sono nuvole assuefatte.
Sono testi non nati,

sono giorni ammutinati.
Sono in volo, sono angeli.
Sono ricordi, sono indizi.

Sono tende aperte.

Sono paure.
Sono colpe lavate,

o forse non sono colpe.

 

Non sono anime:
quelle sono nelle case,

nel nascondimento.

 

*

La contentezza

 

Luccica il mondo.
Le nubi, se verranno,

raffredderanno.

Perché non diamo noi

calore alle cose?


La pioggia s'è portata via
le nostre tempeste.
Se tutto va al mare, cosa rimane? 

La luce comunque?

La contentezza?

*

La parabola del poeta

 

Stanare le emozioni,
questo è poesia?
Cos’è allora la vita?
Un coltello nelle carni?

Dicono che il poeta

abiti in un guscio di bellezza,

ma che dite dei suoi denti digrignati?

All'alba lo accoglie

un cielo sulfureo, 

un drago è a guardia

della sua spelonca. 

Nessun testimone.

Nessuna rivelazione.

 

 

*

di sera

 

chiusi i conti,
visi e lingue sul marcio dei marciapiedi
misti a odore di benzina

basterebbe un albero
- dissonanza intensissima -
a restituire pace alla notte

*

L’ultimo amore

 

L’ultimo amore ha il fresco sapore

della foglia bagnata,

ha odore di ozono, 
l’agitazione di piccoli insetti,
l’immobilità delle grandi querce,
il passo saggio della domenica.

Ora dimmi dov’eri.
Sbocciavano note da un whistle.

 

*

In equilibrio

 

Voi provate a togliere uno spillo
dall’ardua costruzione e vedrete
a peso morto cadere il mondo.
Voi provate a spingere più in là
le parole, e la montagna vacilla
dai piedi, come uno stanco gigante.
E poi temete, temete il vento
quando scopre le carte e le spariglia.
Finestre chiuse ma aprite le porte
ché fuori si congela e la candela
è spenta. State così in equilibrio
come vi ha sistemati da lontano
chi vi sostiene perché sia dono
una danza sulle punte.

 

*

Il canto dei sei uccelli*

 

Lindiva è al suo primo pianto.
Piange col canto del pigliamosche.
Cuculo, gru,

riempite di musica il suo flauto!
E tu, bucero, smetti il tuo nero richiamo
che l’upupa e l’allocco non incanta.


Con le ali asciugano

il muto singhiozzo

e battono il becco

al confine del bosco.
Lo sciamano sorride 

ché Lindiva ora è donna:

canta il dolore.

 

 

 

(*riscrittura di una fiaba africana)

*

il canto della sera

 

di solito è un suono

che alla sera ci riporta a casa.
uno s_piffero, un accordo,
una nota di pensiero.

all’alba si riaffaccia,  
osando un varco

nel sordo rumore del mondo.
ma resta muto 

dove un sospiro stringe 

o una parola non trova pace.

 

*

Le mie fughe

 

Ritorni di vento

su fiori sfioriti.
Baci veloci.

Tempo rubato alla notte, 
presto restituito.

Domande in lista d’attesa.
Sgorgano idee

e subito annegano.

*

Comportamentismo

 

Il treno non sa

l’eco che lascia 
nel correre alla meta.

 

Neanch’io mi rassegno

a rettilinei corretti soltanto.

*

la farfalla nera*

 

non per le tenebre
vesto di nero
ma per essere l'ombra

di tutti i colori,
luce in potenza

nel breve diaframma
che inquadra la trasformazione



*a Lorenzo Mullon

*

Bulli e pupe - contro omofobia e intolleranza -

Somma il dolore col mai più
coniugalo con l’incompiuto della vita
espandi, col tuo, il sospiro
dell’universo
fino a toccare il centro
infine misura l’incommensurabile

piccolezza che sei
e resta immobile davanti al gesto
di piccole mani
strette attorno a un semplice

avvenire

*

ascoltarsi

 

stare nel cerchio
con le mani ascoltando
dove tende il momento
e verso chi -
aggrovigliati

il corpi e la mente,
nel mutuo gioco del non aversi

 

*

Il desiderio

 

Anonimo scorre un desiderio
lungo vene desertificate.
Il canto generato 
congiunge infine.
Sembrava perso,

irriconoscibile,
più sordo di un orologio fermo.
Ma alla fine delle illusioni,

torna a battere.

*

Mrs. Pentagram

 

Torna colei che uscì dalla mia vita:
non gliela volli consegnare tutta.
Sorridendo mi dice:

possiamo provare,
e sposta le mie carte sottovoce.
E nuova si ri-forma, allineandosi 
a piaghe e righe,

come un foglio di pentagramma.

*

I segreti dei figli

 

Sono semi invernali:
inutilmente le madri li innaffiano.
Stanno dentro cassette

al riparo dal freddo.
Passarono i venti, e ancora passano
senza spostarli.
Sono fiori coltivati nel buio

frutti che verranno alla luce.

Li chiudono a chiave
e non ci pensano più.


 

*

16 novembre

 

Marcella, francescana di ritorno, 
parla agli uccelli.
Donde venite, cosa portate?
Un cinguettio tardivo,

un morso all’aria.
Forse il sorriso dei morti

in questo giorno dolce di latte.


Un vasetto rosa.
Dentro il vasetto,

l'acqua.per il ciclamino.

Fin quando il calore?
Intanto sono cresciuti i capelli.
Ottantasette volte.

*

alba africana

 

in notturne lunghezze, 
sanguinare sulla m’bira*
l’ossessione di un canto:

un cancro buono 

che cresce d’amore,

fiumana e guerra.

all’alba estenuato,
v'esce cadavere, 

spirito che aleggia

sulla savana.

 

 

 

*lamellofono, in alcune parti dell’Africa lo suonano per intere nottate fino a farsi sanguinare le dita

*

Amore fatale

 

Sorge la luce.
Nell'altra stagione del mondo,

il buio la vuole,

il buio le duole,
e lei muore.

*

L’orizzonte

 

Nella casa piccola, 

è piccolo l’orizzonte
dietro rami che sembrano spade,
con le punte contro i vetri.
Ogni ramo è una freccia: punta a un oltre

che si può indovinare soltanto.

Di sera l’orizzonte è inghiottito

dall’ombra del dubbio. 

I rami si piegano,

le spade si spuntano.

*

Il dolore

 

Brulicare di colori. 
Il dolore non esce.
Forse dolore non è. 


Eccoci a difesa

di un figlio o di un progetto.
(invero accudiamo noi stessi).


Neanche questo è dolore.

*

Il filo di Mirò

 

Ho perso un verso 

mentre vegliavo gli incubi.
Era il primo di una poesia che mai scriverò.
In un risveglio consapevole,
il filo di Mirò solitario vaga

in azzurri eclatanti.

 

*

la stagione buia

 

Starei per dire le foglie
oltre il vetro macchiettato d’inverno

o il protendersi dei rami a ghermire:

il futuro come il passato.


Il gelo è in agguato.

E' azzardo un fiore

in questa stagione.
Ormai l’atto è compiuto,
la terra non tradisce.

Si spogliano le piante coi germogli,
fino al martirio.
I colori spariscono,
resta l’amore a consolare.

 

*

Il gatto bianco

 


Tra le nuvole, una lama fredda.

Il gatto bianco prolunga l’estate
sulla panchina.

Ricorda.

Ma un raggio sottile 

non irradia calore.
La memoria non basta.


Io ho freddo.

*

Nel paese delle meraviglie

 

Molte cose accadono

sotto i cieli di Roma
in stanze soffuse che odorano di gomma e incenso
o in certi padiglioni
dove i bambini giocano 

a perdersi e a ritrovarsi.
Molte vite s’incontrano
pur restando sole
su gradini bassi dove il sole tramonta prima
e resta l’umido.
Faccia a faccia nascono sorrisi
sotto palpebre diffidenti

fino a prova contraria
ma l’indiano volentieri ti lascia provare
il più piccolo dei suoi gioielli
e poi ride con gli occhi. 
Molti nomi si sfilacciano
al sole incongruo di certe mattine
preludio a gelidi inverni
o inferni
e tutto resiste

lì dove persino un cane

molto ha visto e molto tace

*

Qui e ora

 

Ascoltate le vostre visioni. 
Due respiri appaiono simili
nel sommerso pulsare dei sogni.
Ma il loro ritmo o è salvezza o condanna.

Ascoltate le vostre spirali.
Dove l’aria s’incunea, 

lo stridore si placa.
Nel buio della stanza, immobile la rosa.

*

canto nero

 

la gioiosa nerità

di una bambina bionda:
lallazioni e poi grido

di tutta la pelle

alza il passo e si agita

ruminando nella memoria


butum belé butum belé


mi aspetto almeno un'eco di ritorno:
in me.

*

e ancora

 

e ancora dire

intorno al dire.

per riempire,

forse.

oppure per non dire.

sapere 

non è sopravvivere,

verosimilmente.

 

 

*

pas pasa pan

 

se il rosa è un effetto del tramonto,

la tua assenza, invece,

è buio che si espande.

più del suono,

il silenzio è aperto a mondi speculari

in cui tutto può accadere.

 

nella folla del pantheon

neanche un dio ti somiglia.

cade nel centro

la colonna di luce

ma gli occhi cercano altrove

ebbri del tutto che può accadere

*

Lacrimosa

 

Più di un abbraccio, 

meno di un bacio.
Ancora non afferro il perché. 


Mi appartieni.

Ma non c’è motivo

per il “Lacrimosa”.

*

La cena

 

Era un rito:
il lievito, il sale,

il pane cotto sulle stoppie.

 

La nostra desolata cena.
Ventri incavati e menti sazie.

*

Turn your mood into music - This old hammer

 

Sono un ukulele nero
e il suo stridulo ritornello

strapazzato sulla spiaggia,
il banjo che il padrone

mi ha spezzato sulla schiena.

Sono il grido tinteggiato di blue,
il tam tam di mio fratello

morto sotto la sbarra
di una canzone bastarda.
Sono il martello, il vecchio martello.

*

Ballata


Ho indossato i miei occhi migliori
e un rossetto lucidissimo.
Alla metropolitana,

il vecchio era solo col banjo.
Ad un tratto gli ho detto:
“Mi faresti provare, nonnetto”?
Ha risposto: “Non è aria”.
Così gli ho storto gli occhi
e gli ho detto addio.
Ho fatto una corsa per non perdere il treno.
Mi son persa in un mercato.
Ho comprato un tappeto,
mi ci sono seduta

come fosse un ottovolante.
“L’America fa questi scherzi,

baby”
ironizzava il tipo coi baffi.
Ho messo tutto in una tracolla
all'odore di caffè.
La donna dai capelli di porpora
ha strizzato l’occhio blue da maliarda.
L’ho invitata per un party da me.
Poi ho preso la mia testa tra le mani.
“Se la luna sparisse...
il sole l’andrebbe a cercare?”.
Forse è stato cosi

ma non me ne sono accorta.

 

*

Il picchio

 

Questo forte odore di ruggine
ch’emana dai nostri discorsi.
Dirimpetto lavora l'orologio
in un silenzio oleoso.

Gli uccelli hanno lasciato la dimora.
Del picchio non s’ha notizia.
Quel ticchettio stanco cercava un contrappunto.

*

I comignoli

 

Niente è perso ma incombono silenzi.
Solo la musica, a volte.
In alto, sulle rotte, corrono sagome
su un mare indefinito.
Lontano tremolano case
con comignoli fumanti.
Nessun rumore. 

Cicogne spaurite, nidi spariti.

*

La vocale a

                                                               

                                       a Cristina Bizzarri

 

 

All’improvviso lo spazio s’espande.
Dicono si chiami solitudine,
horror vacui

o molle sentimentalismo.
Tempo donato per meditare,
forse per pregare.
Mi viene il sospetto che sia libertà.

Nel silenzio che implode
m’aggancio alla vocale a:
- il Magnificat -


*

minimalismo sacro - ad arvo pärt -

se sospesa ascoltassi 

insistere violini sull’origine

e irradiarsi oltre la luce

lasciando acuti graffi nelle carni
e strade in alto scavando
e lembi
strappando
con affondi di spade aghi corde
per farne tende bianche e celestiali
scale in rapida arsi e tesi
sorrisi in un gelo che scioglie
così come lega

per sempre resterei

*

la ricevuta

 

se avessi dolcezze
le donerei a te

che, più che sorridere, annuisci

 

e poi ti chiederei
di emettere ricevuta
per ricordarmi che è bene donare 
più eco che vuoto

*

Il mulo

 

Sole inflessibile 
su una teoria di sassi aguzzi

sí che scortica il respiro. 

Sbriciolati come zolle.

 

Non avrei mai pensato

che pesassero le farfalle

sulle mie capaci spalle.

 

*

uomo del mio tempo*

 

sei quello della pietra
e quello dell'altare -

sei padre di tuo padre

e sei figlio.

in te abita un gesto primordiale,
la cresta di un’onda 
che riempie i secoli.
sei pregno di canti
in offerta perenne. 


e nidificano sulla tua casa
macchine da guerra,

uccellacci dai becchi ricurvi.



*omaggio a Salvatore Quasimodo

*

perché i barboni scelgono le stazioni

 

le mosche attaccate alle piaghe
e l’acido delle partenze
su binari inchiodati

come braccia in croce


allineati nella direzione di un sibilo

i fantasiosi tragitti umani

*

un rumore

 

sei venuto vestito di pioggia
ad asciugare le mie mani fredde
ho non-risposto alle domande 
ho non-saputo rovesciarne il senso

chi di noi ha 
ancora fiducia 

nelle parole?

non io ché le ho perse
non tu che con scatto sorprendente

corri verso un rumore che ci protegga

*

Drop-out

 

Dicono:

"Il ragazzo ha subìto abbandoni.

Non è opportuno

fornirgli ulteriori motivi 

per suggellare la sua ribellione".

Non è un cane.

Trattasi di libertà.

Lui azzanna sceneggiate buoniste

con ringhio che assomiglia a un sorriso.

 

*

Autunno

 

Questo tempo lunghissimo,
questo tempo morto,
quest'
anima vaga,

questo nulla che profuma di pioggia,
questo grigio di mare e di terra,
e lo stare a guardare,

da fuori,
un saluto mancato.


 

*

Il camice avio

 


Sempre penso a una donnina

col camice avio

comprato per corrispondenza,
una nonna-bambina,
prodiga di dolcezze e di dolciumi
elargiti di nascosto,
davanti al crocifisso

biascicando il dialetto

stretto delle Marche.
Da lì tirava dritto

verso un suo enigma.

*

Punto di vista

 

Una stradina bianca nel parco:

leden.
Gli effluvi dei tigli.
I viottoli a perdita d’occhio.
Gli alberi con le braccia spalancate.
Il vento li sta attraversando.
Al di qua e dall’alto,

vedo tutto.

*

della libertà

 

tra la gioia e l’ignoto
in apnea per antiche paure
nel giro che ci trascina
fuori dalla bellezza
sordi al soffio degli astri
ciechi alla vertigine del tempo
ci omologhiamo

- invero in solitudine -


*

se

 

una poesia dello stupore
      se
sapesse 
d’amore 
una poesia del ritmo
      se non finisse mai
una poesia della tenerezza
      se amasse la terra
una poesia della gioia
      se spargesse verità
una poesia della dedicazione
      se non incenerisse il futuro
una poesia della nostalgia
      se non fosse parziale
una poesia dell’indifferenza
      se non dovesse scegliere
una poesia del sorriso
      se guardasse nell’abisso
una poesia del suono
       se non fosse rumore
una poesia dell’indicibile
      se sgorgasse dall’arido
una poesia del giorno
      se ascoltasse la storia della notte
una poesia del nulla
      se cadesse nel tutto
una poesia della necessità
      se muore 
l’utopia 

 

*

La mia canzone

 

Mi farei mangiare
dalla loro voracità
darei tutto
ma non la cosa più preziosa,
il mio respiro, la mia canzone 

Non posso vivere
senza bere alla fontana
di un gioco troppo intenso
per lo spazio
esiguo di un ritornello

 

 

*

dice josé*

dev’esserci un colore una porta
una parola
che sfondi il grande muro
della falsità
dev’esserci una voce più vibrante
della poesia
uno spicchio d’infinito
in un corpo non casuale
dev
esserci un azzurro più potente
di quel mare che tacendo
è naufragato nella verità


(*quasi un commento alla poesia “Dev’esserci” di José Saramago, sotto riportata)

Dev'esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev'esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev'esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mare che nuota in altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quanto puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

 

 

(vedi http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=1839)
<br

*

A senso e a ragione

 

- Tutto è semplice - dice Marcella
e sistema nelle usate cartelle
le bollette dell’ufficio postale.
Un colpo di vento e di repente
l’ordine si perde. Così accade.
E non vale discernerne il senso e la ragione.

 

*

in evoluzione

 

un cerchio senza scampo -
la grotta di Betlemme
con la tragedia inscritta

(nella notte è un indizio

il rumore di chiavi)

 

sognare un avvenire senza eventi
tuttavia è apocalisse

come non esser mai nati

*

Il diapason dell’ape regina

 

Nella cella domestica
quando cala il vento
e lento risale
dal prato l’umido afrore,

lei - la regina - non può sapere

l'irresistibile sapore 
del volo d'amore.

Affoga la voglia 

nel mieloso assolo

e secerne un sol diesis.

 

*

La fessura

 

Vedo da una fessura
ciò che non dimentico.

Ciò che non vedo, dimentico.
E’ la mia caverna di Platone,
affacciata sul flusso.
Ciò che ho visto ho visto,

ciò che è stato è stato,

suggerisce il filosofo.
La luce rimanda ombre enormi
che mai si potrebbero inquadrare.

*

Il cucù e la cantante

 

Il cucù ha segnato l’equinozio -
Strano a dirsi, il sole è sorto
pressoché come ieri.


La cantante e il purissimo il sax.
Spacca a metà il tempo 
con la sua luce quasi vera.


*

Prima che sia novembre

 

Il ritratto del nonno
col cappello calcato sugli occhi.

La sua ombra disfatta dalla terra.


La memoria è racchiusa

nel puntiglio del tempo.
Ma non è tempo di cimiteri.


Non alla morte ci chiama novembre.

*

Il contrappunto del buio

 

Le voci gaie dei bimbi nel parco,
la cena nel piatto, questo fa casa.

Le progressioni di Bach al pianoforte:
spremerne il succo, berlo.
Da tempo immemorabile

rimiro un paesaggio irreale:
la postazione del cuore.

*

haiku buio

veli agli occhi
in-sonni stropicciati
i pipistrelli

*

il ronzio ininterrotto

 

lo strenuo lavoro del frigo
il suo ronzio ininterrotto:
non è una melodia

non inizia - è già -

e fa freddo 
anche dentro

*

sapessi com’è strano

 

- è che vorrei partire
ho detto io
- tu scegli la meta
ha detto lui
- fissiamola insieme
ho detto io
- blu oltremare
ha detto lui

(giunti a metà)

- férmati
ha detto lui
- non è successo mai
ho detto io
- mi mostri la tua ombra?
ha detto lui
- non è leale
ho detto io

(nel mentre spuntano stelle)

- sapessi com’è strano
ho detto io
- sei stata qui?
ha detto lui
- non ricordo
ho detto io
- c’ero o non c’ero?
ha detto lui

(ritornando)

- si può pedalare nel buio
ho detto io

- non è nelle mie facoltà
ha detto lui
- con la luna persino il deserto

ho detto io
- la luce vien
e e va 

ha detto lui

- e quindi?

ho detto io

 

*

la poesia è finita

 

 

la poesia è finita

frugando nel sazio 
non praticando il digiuno
non sanguinando da una ferita 
la poesia è finita
perché semplicemente

non ricordava niente
come un pranzo goduto 
così è finita la poesia
senza un addio

la poesia non prende sposo o sposa
non s’incarna

la poesia è fuggita

come una bestemmia

la poesia è dunque davvero finita

morta, anzi risorta 
dai cadaveri dei bambini 
dagli ingannati
dalle bocche dei malati

dagli indemoniati

 

*

cara maestra

all’inizio di un inizio.
non so se mi innamorerò 
(è successo ogni settembre)

a me occhi e agitazioni da placare
“insegnando” a. dire “presente” senza rimpianti!


 

*

giorni sensibili

Vengono all'improvviso,

col gusto di frutta acerba,

puntuali nell'amarezza.
Pare impossibile

che emergano dalla notte,

immensi, non sopiti.
La corrente li conduce

dove ogni passo

è un affondo nel ricordo.
Incisa la carne,

portano via lo spirito,
sensibili nello scegliere

i destinatari,
rinnovando il dolore.
A nulla serve

l’orizzonte del mare:

non li contiene.
Né il cielo chiaro dentro di loro,

a specchio.

Risalgono la china,

lasciandosi dietro

sassi rotolanti.
Sono blu.

Nel passaggio,

lenti.
Sospinti da una volontà ignota

a rivestire con oro

celle per laiche preghiere:

che stiano lontani a lungo,
che vadano via

con i migratori,

via dai nidi,
che portino in serbo

il guadagno dei giorni trascorsi,
il sale dell’esperienza.
Ma, ecco,

il tempo cambia ancora.

*

Terra di santi

                                   a Valentina Rosafio 

 

Terra di santi

rovente di pizzica

tarantata da secoli
sullo scoglio batte un'acqua ridondante di luce.

Abbarbicata sul càrparo tenace  

la fede, sbriciolata in zolle 
ma chi-amata a voli arditi.
Pietramara assetata di cielo,
limpido volto amato.

*

Territori off-limits

 

Fu premeditata la fuga:
dal troppo sole,

dal puzzo di cose usate.
Poter dire del mare

è davvero azzurro
solo quando ricompare in curva

dopo averlo dimenticato.


Oggi le navi

non attraccano più,

l'acqua del porto è agitata:
si lavora a nuovi commerci.
Ricordo a memoria

le maree sulla piccola muraglia.
Più in là delle torri

s'inclinano i cipressi del cimitero.

















*

La discesa dal monte

 

Le pietre potrebbero non reggere

le rare case.

Tra i pascoli risuonano i campanacci

e ottuse moto.

Un pastore con lo zufolo
tira il gregge.
In un'antica abbazia

due donne contano le rose rampicanti.

Sul Gran Sasso l’oltraggio è compiuto.
Ma l'azzurro della cima è veritiero.

Da qualche parte, forse, tra le rocce
qualcuno edifica la città degli uomini.

 

 

 

*

a Marcella

 

Ripenso a Marcella 
nel suo silenzio prossimo al buio
che parla con i morti
e - se sorride - sorride di se stessa

e cuce inforcando occhiali buffi
che fanno gli occhi enormi.
Penso ai suoni del settimo piano,
più forte il gabbiano
e al mattino le cornacchie affamate,
a quando dice “ho finito di dormire”
e saluta le suppellettili 
e le sposta per controllare la polvere.

Poi mi sovviene - questo è prodigio –

l’aurora boreale. 
Nella mente curiosa di Marcella 
tanti colori

cangianti come fili di cotone. 

Io penso che lei pensi

che l’aurora fluorescente passerà 
e passerà l’estate
e il buio sarà per tutti una dolce coperta

sullo squilibrio del tempo.

 

 

*

luce di vetro

 

luce
frantuma il tetto

disperdi i frammenti di stelle
svuota l'universo

rivesti il ribelle col celeste sudario

ammansisci  le smanie del timido
disvela i desideri del dissimulatore

sorridi al superbo

seziona il retro dell’anima

separa e riunisci le parti slegate
- maschio e femmina le hai fatte -

ricomponi le maschere

rimescola i piani del sognatore

fanne acqua santa

scuoti la polvere dal penitente

plasma forme

vigore agli amanti

asciuga il superfluo

moltiplica per zero ogni numero e specie

fino all'insignificanza
dividi il pane e i pesci 

sferzami

 

e infine danzami

*

cibo

                                   * a Nando Battaglia, amico ed esperto


Vorrei parlarti del pane
di come mi ha riempito di dolcezza
mentre lo gustavo a mani vuote
con pensieri placati
quel Pane
che assaporo con certi altri pani dolcissimi
che mai invecchieranno.
Questi mangio,
che non ho saputo spezzare,
ma il Pane è già stato spezzato. 




*

appunti di viaggio



La casa di Alto - Berlino Tiergarten -

 

La casa di Alto

 

La casa è bianca,
orchidee dietro ai vetri.
Il prato è tagliato,
io sto all'ombra e penso, 
e sto bene.

La casa è bella.
Un vento muove appena
le foglie dei tigli.

Due conigli.
Odore di minestra.
I suoni non arrivano.

Ma dentro - è certo -  amori
in ordinato, intenso svolgimento.
Tè e cannella, un bacio sulla soglia.
Sono io l'elemento straniante.
Presto arriva l'inverno.


giardini dell'esilio - Berlino, Museo ebraico -

 

cammini tra geometrie 

di alberi di cemento

con chiome troppo verdi.

insetto cieco, vaghi in labirinti

tra facce ferrose di bambini urlanti.

fanno rumore i tuoi passi

costretti a fissarli.

prigioni chiuse come cieli 

troppo alti, troppo tardi.

è un insulto e una carezza

la scala irraggiungibile.

 

 

*

Cose da lasciare

Ticchettiamo luno di fronte all’altro.

Tra poco saremo in volo,

migratori senza zavorra

eccetto alcuni capelli bianchi.


Dovrei alzarmi

per sistemare i maglioni di lana.

La cautela non è mai troppa

sulle spiagge artificiali

del ricco nord.


Il futuro non sarà più caldo.
Ho conosciuto fuochi implacabili
ma il mare lassù

non fa sconti neppure alle balene.

Non ho potuto salutarvi tutti.
Di tutti e ciascuno

porto un'immagine compressa in un bit.
E' tempo che qualcuno saluti me.

Sventolare fazzoletti nell’attimo del distacco?
Detesto i fazzoletti.


Cosa lasciare, dunque,

in questo breve passaggio?
Temo non entri nel bagaglio a mano.
Ricordo il numero del mio posto nella fila
e lo serbo dentro di me.

Aria sotto e sopra, la terra sta in un pugno.

*

Fotografia

Non con lo zoom che aggredisce lo sguardo, 

o Fotografo,

mentre penso ad altro
e tu pensi al diaframma 

(o alla mamma?)
benché automatizzato
e omai automatico

anche l’occhio.


Vorrei, piuttosto,

il buio e le mani.
O magari un dipinto 

rigorosamente astratto
d'amblée su una tela
lasciar fare al sole en plein air
non
dettagli né titolo né data.

*

leggere

 

a tende ferme 

felicità di polpastrelli 

nel girare le pagine
di un 
corposo silenzio 

nelle ore più calde:
l’escalation dell’ultima pagina

di un romanzo ponderoso _
appena un fiato

*

Frida*

 

Entrare nel dolore da uno specchio,
oltre il nero delle sopracciglia,

e capovolgere la visione,

non è un passatempo.
Si può fingere di essere artisti 
ma non simulare i postumi
di trentadue interventi chirurgici.


Chi può essere amico

di quattro pappagalli?
Punzecchiata da nove frecce,

continuare il balzo?
Vegetalizzarsi?

Viva Frida!

Viva la vida! - 

dicono la farfalla e la rondine,
la scimmia e il felino
nella magia giallo-verde.


Bambina atroce,
nutrita da linfa tehuantepec

come fosse una cornucopia,

sei nata da una zolla rossa

e sempreverde.


* dedicata e ispirata alla pittura della messicana Frida Kahlo

 

 

 

 

*

assestamento

 

e se anche non volessi,
ci hanno sistemato su un piano alto:
i rumori arrivano attutiti
(ma in piena notte

può sorprenderci lo scoppio di fuochi).

si percepiscono,

con appresso la loro vita

(che dal rumore si direbbe astiosa),
ioni che trfficano

sotto e sopra di noi.

credo che non ti seguirò più.
riacciuffata la formula,

farò un nodo strategico
tra questo momento
- una curva in costante progressione -
e una reazione irreversibile.

*

Polignano a mare

 

Le persiane pervinca,
la candida tenda.
Le persiane sbattono,

la tenda si squarcia,
la bouganville s’arrampica,
il mare s'inalbera.

(è sul punto di cedere?)


La porta si è chiusa

sull’onda più forte,
la donna ha riposto

il cesto e il lenzuolo,
la tenda è strappata,
i tarli fan festa, 
il mare non cessa.


Ho scritto 
ciò che ho letto su pietra.

 

*

Un’altra possibilità

 

Non è tempo di lucertole.
Le pietre, aguzze come cocci.
M’allungo dove i raggi m’invitano,
faccio le fusa in silenzio e medito
il mio non essere mai stata gatto.

*

Pomeriggio estivo in una strada stretta

 

I vicini e Carlo Gesualdo*.
L’odore di fritto si aggiunge al madrigale.

Se sapessero l’irruenzadi Carlo Gesualdo!

Il loro matrimonio va a gonfie vele.
Hanno un figlio che, 
musicalmente,

promette bene.
All’improvviso la musica cambia,
come un effetto di luci stroboscopiche.
Aprirsi ai generi musicali

forma l’orecchio e la persona.

Lo sostengo fermamente.
Lui è un esperto medievalista.

Lei canta pop.

Mi ricordano Desmond e Molly.
Hanno un figlio, dicevo.
Ciò che m’inquieta è Carlo Gesualdo.
La sua musica contorta.
Se, inconsapevolmente,

il bambino la assimilasse?

Vorrei capire

cosa avviene dopo un trauma.



* Carlo Gesualdo, madrigalista vissuto tra il '500 e il '600, notevole per la modernità della scrittura musicale ricca di cromatismi, è noto anche per il duplice, barbaro omicidio della moglie con l'amante.

 

 

 

 

 

*

studio semiserio sulle rose

 

che se t’avessi portato le rose
avresti detto
Che pesci sono che pungono così
t’avrei spiegato
Sono rose con spine
avresti aggiunto
Non ho mai visto fiori così belli
t’avrei risposto
Per questo le ho portate
e saremmo entrambi arrossiti 
ma meno delle rose

e io e le rose ci saremmo sentite proprio giuste
e avremmo fatto tutti ritorno - penso -
in una specie di bolla trasparente
come una lente da cui il mondo si vede luccicante
e se qualche petalo fosse caduto
non sarebbe stato Pollicino
le rose sanno la strada di casa


 

*

Puelluli

 

Nascono e già guidano
con la patente del disincanto.
Camminano ma di più s’informano.
Connessi dentro e fuori.
Della paura non hanno paura.
Rischiano, indossando scarpe di tela.
La terra, sotto, gli rimbalza.
Attraversano strade,

con l'orecchio superaccessoriato.
Se insisti, a domanda rispondono.
Potrei smarrirli tra la gente:

la loro geografia mi è ignota.
Non giudicano, nemmeno se stessi.
Accudendo le madri con ironia,

le ringiovaniscono.

*

tempi tecnici

a Luca Soldati



non altro possiamo pretendere
che quest
abbandono notturno 
(mi ha svegliato una clocharde
bestemmiando in francese)


non altro possiamo pretendere
che una brezza discreta 
tra le persiane 

porgendo l’orecchio ai richiami

dei mendicanti d'amore

 

                                  (mi prende l'azzurro totale: 

                                             un anticipo di mare -

                                             geografia essenziale)

*

panico

 

segno d’altro, di coraggio

- forse -
efetto paradosso.
nell’abitacolo dell’amigdala,
braccata da giganti mostruosi 
si avventano con rostri 
conficcando 
spine tra i capelli 

 

le rose - infine -

*

Pretenero

 

Le esse in perfetta madre-lingua,
gli occhi negli occhi

degli anziani: il motivo del suo viaggio. 
Dalle alture, lo Spirito gli parla.

In altra lingua.
Qui è diverso anche il caldo 
ma la gente è fredda o - come lui -

rassegnata.
Il grano è lo stesso.

Si prega forse meno, forse più.

Ogni mattina si consegna.

Avrei voglia di dire due parole

ai suoi oceani tristi.

*

Mattina d’estate

 

Mattia, l’amico gay, è di là.
Li sento parlare fitto fitto

di funzioni e logaritmi.
Viso dolcissimo e mani eleganti.
Ha accettato un gelato alla nocciola.
Il caldo ha attirato 
qualche insetto.

C’è una farfalla verde sul soffitto.
E’ sottile anche quest’aria d’estate.

Porebbe infilasi in certe pieghe  
di ricordi stesi al sole.

 

*

L’astronave

 

Il momento in cui s’intravede la felicità 

sottoforma di una grande astronave
senza maniglie per appoggiarsi.
La fuga  – il primo fosti tu – .
Un modo per prendere le distanze dall'abbaglio
che scioglieva i confini dello spazio.
Il problema era: averla “a disposizione”. 
La bellezza. Nella totale arrendevolezza

dell’atmosfera. Morbida come burro.
Pioveva pochissimo, e sempre a comando.
Il sole creava riverberi

che impreziosivano i nostri occhi.
I miei erano più chiari,
i tuoi si celavano dietro ciglia più folte.
Ma è probabile fosse timidezza.
La fuga, dunque. 
Metodo infallibile per sentirsi coraggiosi,
la paura alle spalle.
Poter dire: ho scelto la libertà.
Dopo fuggii io. 
Convinta di aver scelto non la libertà,

ma un Ruolo.
(Usavo le maiuscole con disinvoltura,
prima di decidermi a livellare tutto.)
Ogni fuga è centrifuga.
Nel nostro caso, 

in orbita equidistanti dal centro.

Agli antipodi,
ma geometricamente simmetrici.
Un modo per non perderci di vista,
forse.
Cos’è stato il passaggio ad ovest,
come un graffio sul volto?




* esperimento di prosa poetica 

*

promessa

 

non altro che gridi nell’aria -
io prometto non la mia voce
ma di attendere 
ai solchi già scritti

 

 

*

La perfezione

 

L’anziano e l’estate,
Il moribondo e le dalie.
Le foglie e i guizzi dei pesci.
L'amore e la fanciulla.
Su tutto, la perfezione.


*

Niente di segreto

1

Lo rivedrò
(non si posa)

e lui rivedrà me naufraga

in un pozzo di sete.

Per amore gli uccelli si azzannano.

Non mi meraviglio.

Dalla testa bàlzano i fantasmi,

il mare vomita mostri.

 

2

 

Vent’anni in un soffio:

dal gocciolio del seno allo sbieco di sguardi,

da pari a pari, da dolore a dolore.

Il vento non ha parlato

sulle ali della distanza,

mi ha lasciata tra il freddo e il coraggio.

 

3

 

Guarita!

E ora a quali oblii attingerò?

 




*

Una forza colorata

dedicata ai fisici delle particelle, 4 luglio 2012



Primo giorno.
Il mare tra gli aquiloni e gli aerei.
Le onde rallentano e poi si fermano.
Io affondo i piedi dolcemente:
una torre bianca che piano cede.
Il vento è una barca che spinge se stessa.
Incontestabilmente, la luce è di fronte.

Secondo giorno.
L’interazione è forte e unisce.

Particella colorata,

una fra tante.
Si potrebbe chiamare desiderio?

*

Una patina biancastra »
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*

La biciclettata

 

Sotto casa scorre un fiume.

In cima agli alberi, al sole d’estate,
la fotosintesi clorofilliana è strepitosa.

Più in là, sperpera acqua una fontana.
Due ciclisti, incollati al manubrio
come alla propria ombra,

 

sconfinano dalla pista

con insospettabile ottimismo.
Intorno è secco.
I colori sono dardi.
I dolori sono cardi.
Resta un affanno leggero,
ma sul ponte, in discesa,

c'è il vento a favore.

*

Lavanda e oblio

 

 

Un giorno caldo:

svuoto i cassetti.

E’ l’universo - penso - 

e voglio riordinarlo.

Nel pomeriggio, le cicale.

Dietro la lavanda.

Sono angeli - penso - 

ne faccio memoria.

Così sistemata,

la casa ha un altro aspetto.
Dovrei godermela - penso -

si annuncia una perturbazione.

 

*

finisce in -oma

 

c’è il rantolo dell’universo 

nel seno mutilato della donna


ai figli non lo scempio dei capelli

ma una condanna certa

- essere amati da lei  -

*

amavo scrivere lettere



qualcosa si perdeva 
tra impacci e strappi.
di giorno bruciavo lettere
- le mie -.

 

fatui bagliori sull'agro di puglia,
la mia patagonia
immersa in ghiacci perenni

 



*

brasileira

 

Il bianco spumeggia alegremente

nella stanza stile liberty.

Tra il gallo e l’aurora,

una tazza di nero per svegliarsi.

Le farfalle-sopracciglia, 

la bocca di rosa, 

i passeri,

la voce dei morti. 
E' incerto ciò che arriva dall’oceano: 
gli avi rinascono,

le stelle si annegano per vizio.


.


*

“Lungo la cenere tranquilla dei giorni” - omaggio

“Lungo la cenere tranquilla dei giorni” - omaggio a Pierluigi Bacchini


Amo il poeta Pierluigi Bacchini
che nei querceti delle cattedrali
vòlto ai punti cardinali misura
le variazioni di tono del vento
a gara col rintocco di campane
che sullo sfondo silente si staglia

E amo l’involontaria poesia
della botanica e nella materia
l’infimo col suo inverso - l’assoluto -
nella struttura di una molecola

e dello stagno la chimica e il chiurlo
che tace ma non perde la fierezza
- è meraviglia o misericordia? -
nella tempesta di stelle e pianeti

Amo il poeta Pierluigi Bacchini
che sotto foglie rosse e lievi barbe
intuisce la grandezza
del cosmo

e la malinconia - come Lucrezio
si figura l’immanente in un seme
e l’infinito ben oltre la siepe


 

*

elektron


Dell’ambra, ad esempio,
conosco soltanto il colore.
La morte - dicono -
è la rinuncia di un elettrone.

*

prima del solstizio

 

lo scandalo della luce
su questo crinale

soggetto al buio

 

le ore dormivano quiete

ora sono respiri accorciati
dentro labirinti,
s-nodi di
cordoni materni


ma - se osservi -

i calici pieni - anche -

 

 

 

*

paura di volare

 

Due frati in tonaca celeste
l’anziano accudito dal più giovane
- totalmente ascetico -

Un uomo aduso ai voli dello spirito
mi chiedo cosa provi al decollo
e come gli appaia la terra vista dall’alto:
un miraggio da ignorare
o un desiderio più forte 

Assorti nella sala d’attesa,
sembrano certi che un’ala d’aquila li solleverà


*

specchio

 

se potessi riflettere il passato
sarei il solito specchio,
luminoso davanti
nero di dietro,
mentre è dentro che avviene
il misterioso incontro
tra le vite immaginate

e il nulla

*

di passaggio

                                ai miei figli

 

gli anni dei giovani
rimbombano di sogni 

che d’effimero li spingono

per mari e terre
rivelando il dubbio della verità.

io non so accudire la nebbia 

che dalle loro domande emana.

risposte misere

affievoliscono la fioca luce 

che tuttavia li prepara

a un risveglio adulto.

 

 

*

pietre di puglia

 

Alcune rese aguzze dal sole,

altre calve per il vento. 

Miraggi affioranti

da estati orizzontali,

rotte possibili nel mare viola.

Alcune cave

come le pance dei marinai,

altre sembrano voci indurite
dal sale, che non manca
nei sogni di libertà o di fuga

da queste secche.

Infine tornano utili 

alle case dei morti.

*

Collaudo

 

S’allisciano il piumaggio nel nido.
Ci vuole un bel po’ di coraggio

per spiccare sogni a portata dali,
un fondo desiderio chiamato libertà.
Dov’è?

Cos’è?

Diavoletti increduli
, il tempo stringe
...
Volate miei eroi e siate fieri!

(vólano)

*

versi per un’amica

 

sta’ zitta - mi disse -
e fu maledizione
giacché della mia supponenza
avrei portato a lungo il peso


lei
col fiocco bianco

sul nero dei capelli e del grembiule
aveva osato

addirittura
cambiare di Cavour
l’accento e la misura

*

maternità

1

diffusa coltura di sogni
mischiati a fatiche
cespuglio di rose
insidiato dai venti
quieta risacca_
rumore alternato a silenzio

(presenze ed assenze)
le chiavi di casa tra porta e finestra
un continuo attendere l’interrogativo
troppo presto o troppo tardi?
parole cariche

qualche volta silenzi
una danza sgraziata
e poi aggraziata
la tana di un ventre

che stringe alleanze
e ogni tanto tradisce
la mia piccolezza


2

gatti fulvi
attesi all’ombra di chiostri
partoriti dalla fragilità
appostata dietro l’imprudenza
se la terra frana
noi lasciamo biglietti
a rondini e 
rondinelle

*

Filastrocca quasi d’amore

 

A domanda rispondo
della vita più niente nascondo
ma dell’amore non c'è sentore
sull’argomento
troppe parole
chiedo soccorso cambio discorso
cado mi rialzo imbraccio la spada
il braccio è rotto sono fregata

me la do a gambe nella pianura
perseguitata dalla paura
bell’orizzonte mi sta davanti
si può sfondare con quattro salti

acqua per acqua terra per terra

all’improvviso trema la terra
segno che il cielo ci sta scrutando
e di qualcosa ci sta avvisando
non ho l’ombrello tra poco piove
se torna il sole ti dico I love



 

*

mio figlio cucina al posto mio

 

odoroso "tiglio"
delle mie stagioni biancastre
quando la salita s'inerpicherà
non 
sentirò altro profumo che te

con un amore che non so
ma già ora, celata

dietro un ruolo e il suo rovescio,

t'assaporo

 

*

surreale istanza



in tempi di
liquide

dissolvenze
e minacce di formiche
anche il molle dalì

capitolò
davanti a una colata

di lava rosata
                              un lecca-lecca?




* (riferimenti: "Persistenza della memoria" di Salvador Dalì, anche detto "Gli orologi molli", e i Chupa-chups, il cui logo è di Salvador Dalì)

*

mai ti vedrò

 

 

mai ti vedrò

tra le foglie di un'altra stagione
nelle bizze di un fiume

macerando verso marine
nella culla dell’acqua

affiorante dai mulinelli 

tra filamentosi ritagli ambrati

d’araba ascendenza

 


nello svagare lento dei ricordi
penso che tu sia non altro

che un organismo
perso e ri-emerso

in chimiche forme



 

*

amor che amar perdona

 

perché tu doni amore e perdoni

anche io amo e non perdo l’amore


così perdonata mi dono
e riamata mi ridòno all'amato





* invito, chi volesse, a suggerire variazioni sul tema

*

magnetismo

 

 

 

prendi il culmine dell’emozione
rivoltalo

non trovi il capo?
avvolgilo come rame su un magnete
elettrificalo


l’attrazione capovolge le cose

monete lanciate
ripetono testa o croce?

ap-pàgano
con una croce a testa

 

*

terràgnola

dal centro la furia ferrosa
ed è ansia
l’esserti figlia
- terra -


tu mi attrai
e persino si appianano montagne

(il brulichio umido dei vermi
l’ignaro ristagno dei corpi)

*

ti alzi

ora piangi emilia
sospinta all’incrocio dei monti
da grumi africani

anima montanara
sicura
zattera di mari antichi
ancora veleggi corsara
e più fiera

vecchia amica di treni adolescenti
ti attraversano
oggi i fischi
delle ambulanze

ma tu emilia
ti alzi




* agli amici emiliani con le mie scuse per non poter esprimere diversamente la mia solidarietà

*

danzare la vita

 

Rinascerei scultrice d’aria:

danzatrice.
Libererei gli spazi interni

con suoni dal mio centro.

Disegnerei la leggerezza dei cirri
con lunghi pennelli come dita.
Eluderei il capriccio della pioggia

e la ragionevolezza del sole.

 

Interpreterei il mistero,

i sensi e le lontananze.
Mi aggrapperei alla luce

o a un'illusione.

*

il buon senso

 

con le unghie sbrecciate 
mi accingo al riposo

quale inganno sia la vita/le vite
lo sospetto dalle regole del gioco

 

ma io l’amo non poco

*

pick-up

 

potrei dire che un fruscio mi disturba 

ma nell'ora che turba 

preferibile è tacere 

tra
 silenzio e desiderio, un filo rosso:


gioie sussultorie 

crescono e si moltiplicano

quasi sguaiate

*

agenzia viaggi - spot -

 

viandanti del vuoto
rinviata è la meta
il gusto è nel gioco
né inizio né fine

cercate l’amore
né troppo né poco?
temete l’amore
trovate il dolore?

e datevi al fato
partite viaggiate
per finta o davvero
il prezzo è vero



* a Roberto Perrino con simpatia

*

non pervenuto

 

(i cani non latrano ,
la pentola fischia,

sotto le soglie

mormorano voci
e piove)

 

nell'istante del contatto,

incollati ai muri 

in volumi rossi e tondi, 

consegniamo a una tazza bollente
l'implosione della notte.


(nell’ordinarietà degli spifferi, 

ancora piove)

 

 

 

 

*

vanessa - a melissa bassi -

 

nessuna carezza 

da chi ti defraudò del mare_


ti abbiamo amata abbastanza?
amaci tu
che portavi farfalle
ignare di insidie 

vanessa

la promessa insidiata -
te ne vai col passo di danza
della giovinezza 

*

minimalista - ad arvo pärt

ra
             re
fa

liquida
             mente
                           tin
            tin
abuli

           pacate
            
cam-pa
                            ne

ra
            re
fa

ce-le
           sti-ali
                          ali 

nelle 
                  (nelle)
nuvo-le

ra
             re
fa

angelica
               mente

pianopianopiano

                            p i a n t i

giù -
        bi    -    li

a          l l          e         lui

A

rrrr

vvvvvv

ooooooooo






*http://www.youtube.com/watch?v=d2S87fkG7_g&feature=related

*

rosso sangue quasi

 


troppo dolce per essere amaro
troppo poco per essere felice
al tramonto tiepido
glaciale al calar della sera
al risveglio circola blandamente
poi in una sua corsa solitaria
defluisce - neanche blu -

*

ora di punta

                                                                                  ai fratelli di fermata

 

con gli olfatti abbracciati
dover scegliere
non a naso ma per necessità
il caino su cui cadere

*

Poetica

 

Non il vero - ché l’offenderei -
piuttosto osare il silenzio
come un manto 
a protezione

 

Non il falso - ché lo rifiuterei -
ma in risacca uguale e diversa
partorire un’altra me stessa


 

*

giorni corti

acre sudore e passi affaticati
le speranze riposte nelle case
e giorno e notte carichi di cose

compitiamo il tempo del lavoro
così compiamo il tempo

chi sa dove transita il migratore?
chi ode il rintocco del sacro suono?

poi scopriamo il ciclamino


*

la cattedrale sul mare

 

la strada portava al confine
tra giardino e orizzonte -

dal ciglio del burrone

ho provato a chiamarti -

 

ma il rosa del marmo
è soltanto l’effetto del tramonto
nella cripta lavora la ruggine


*

l’ultima nota del bandoneon

 

chissà cosa stiamo cercando:

l'ultima nota del bandoneon?


chissà se queste astratte armonie
non stiano esiliando i nostri volti

*

stravinskiana

 

l'aria calda acuisce i presagi 

di un'incombenza -

sottoterra si scannano i vermi...

non è il lamento

della bestia in calore

non le doglie della gemma

nel parto_

di sacro, 

la primavera,

ha soltanto i colori 



*

premonizione

 

nuvole spinte ad altezze più ardite
chiostri rovesciati 
colonne spogliate dell’oro

silenzi di ere ora sfondati

echi d’organo
rami e fronde svettanti

sotto cieli che li respingono:


ma il sogno inconfessabile del poeta

è amarsi sotto una luna mostruosa

*

il portagioie

 

certe mattine stanno indolenti
come piatti non ancora lavati


oppure sono promesse salate
a perle dentro valve puteolenti


*

l’attimo prima della felicità

 

 

e se anche qualcuno lo fermasse 
nessuno avvertirebbe quel rumore
di sirena che irrompe,

sarebbe insopportabile_
oppure rinascerebbe 

da una radice o da un’ombra

che di sera si allunga
o ancora dentro certi soli spenti
che lasciano scie e non lo sanno

a volte sta sotto passi più leggeri
oppure affiora da un respiro in eccesso
e il corpo resta indietro


 

*

nessuno

 

tra il non dire e il non volere

origlio la tua stanchezza

la consegnerò al mare 

al suono del suo fondale

dove l’onda lecca la rena 
ed è subito risacca

*

la Porta

 

schiaffeggiata da terribili venti,

tra visioni terrene e celesti bi-sogni,

basculante,

àncora di salvezza per i morti.

a questa Porta ho visto bussare
con dita adunche
fortuna non grazia


*

Cosa ha sentito il corvo?

 

L'incanto del primo momento
ha
in serbo già l’ultimo,
la brezza si arrende

al soffio finale.


Passano così 

vite addomesticate 
che il tempo torce

a stento.


*

guardare non vedere - ai miei figli

 

taglio alla moda

(e mi prendono in giro)

pure se ascolto

musica fuori moda
le cantigas de santa maria

all’alba gradirei sentirli immersi
in un sonno discreto, 
persi,

ma stanno già in piedi
i tulipani 

a spiare dai balconi le gazze
ed io a spiare le ragazze
o di vederli uscire insieme

se li guardo mi salutano:
mi commuovono gli zaini

con dentro segreti

 

beati quelli che credono, lieti,

al volo degli aironi
da una stanza 

 

*

filastroc-comica

 

la mattina è iniziata
caldo il cibo nel nido
non si è pronti ad andare
- ci sei?

spettinate le piume
nel bel tempo che fugge
sin dall’alba al tramonto
- ma dove?

rimboccarsi lo sguardo
lì davanti allo specchio
necessaria è la sosta
- mi hai scritto?

la camicia a pois
siamo sempre distratti
un sorriso a metà
- mi hai visto?

non ti apro la porta
credo ti infurieresti
ma se scappo mi insegui?
- mi ami?

 

*

la basilica

 

in fondo non il mare
ma una strada d'acqua e sangue
e uno spazio verde triangolare
ossigeno e alabastro
e muri resistenti

ad anemici sogni
sia pure freddi al tatto

e aguzzi come aghi 


ma mi sostengono

quando mi faccio cupola
a raccogliere l’inutile preghiera


*

Il contrabbassista

 

Topi in fuga o lepri

sul manico isterico
sorride beato
disintegrando con le dita

le idee musicali
fino all’ultima nota

del modo frigio.

Alla fine dell’assolo
avverti
 un prurito 

lungo la schiena
e un desiderio di tango.
Lo sprigiona e poi lo richiude
nella custodia.
Infine se ne va con passo zoppo
sottobraccio alla donna
di abete rosso.

*

I filippini di santa pudenziana

 

Non avevo mai udito cantare

ang e nam,
né visto una tale ottusa dolcezza
e irriducibilità
e sorrisi di mandorle un po’ amare
in piccoli corpi con le braccia a croce,
assorti.
Diffondono in alto e in fuori
oltre le terre e l’acqua

gentilmente
un’eco di gong
che lascia silenzio
.

 

*

eccolomihaspintodadentrolodicevochedinottevieneapr

eccolomihaspintodadentrolodicevochedinottevieneaprendermi*

*(al nostro io-autistico)


non tu bambino
non tu -
sotto le coperte , lo vedi

- cammina -
un lenzuolo con gli occhi
una maschera di fuoco
ma fredda

chissà se conosce il gioco
del salta-ranocchia
se sa nuotare
contare
se si volta

aspettiamolo domani al laghetto
i vermi li tocchiamo noi
ché a lui fa senso

dentro l’acqua il cielo è arancio
non è mai giorno non è mai notte
per le rane
 
metti il cappello
tiralo
sta fuggendo


 

*

Un nido tra la notte e il giorno

 

Nel tempo in cui anche i tavoli germogliano,
ho attaccato la voce alle mani.
Ti sei accucciato.
Col sorriso tra i denti,

mi hai indicato il luogo:
la casa fredda.


Non so quando non so perché
passiamo da un paese

a uno spaesamento.


 

*

Si è in aprile

 

E sembra di scorgere rondini.
Ma intorno
 è silenzio,
la notte si prolunga nel corpo.

A me basterebbe che il canto 

non si faccia sale.



*

strada a doppio senso

 

Con le spalle chiuse

a proteggere un bignami 

di filosofia
(la vita imperturbabile)
passano 
i titoli di coda

di un film reale.

Si resta seduti

in un cinema surreale.

*

le case vuote

 

le case vuote
se la porta si chiude
odorano di bucato

lasciato ad asciugare

le case vuote

asciugano lacrime
che lasciano umidi i mobili
e attirano insetti 

le case vuote

sono prodighe di ospitalità
le finestre sono inutili
è inutile la luce

nelle case vuote

i libri aspettano
anche se non legge più nessuno 
né ribadisce “l’avevo detto io”

nelle case vuote
può aprirsi la porta

con chiavi giuste
e le persone ritornano


come se il tempo

non fosse mai passato
solo un'alzata di spalle
e non risponde alle domande







*

La casa

 

La casa coi limoni
che sa di rosmarino.
E non vedi le rose sul tetto?
Voci, sole e rombi scuri,
la pioggia tra i muri,
i colori.

Ma il tempio di questa natura
trasuda freddo.
L'ossigeno che non incendia
fa rabbrividire.
Uscire, è giorno -

suonate il battente. Aprite?

*

l’idea del tempo

 

chiediamo al ladro

il grimaldello?

o forse al mare

di indietreggiare?

 

se è la strada che corre

non avverti la tua corsa

 

 

*

domenica degli ulivi

 

un fitto silenzio
negli interstizi di questo tempo
di ulivi sciancati


tira un vento pungente

che sa di sansa

 

vorrei sollevare
la cenere dai crani
unti di pace

*

leggevo baudelaire



leggevo baudelaire
sui prati dei vent’anni -
non era questione di lingua
(ignoravo il francese)
ma un salto dall’età spietata

a distanza di anni
la poesia è di nuovo fra noi -

maledetta? 
non la capisci/non la capisco
(come la vita)






*

mi riconosco

 

mi riconosco
nell’ottusa fatica dei germogli

nell’onda che ha smorzato 
l’incendio del mare

in ciò che sfugge
su vie crucis d’asfalto


nei suoni percepiti
permanendo in zona-sogno

nella lingua che balbetto
fingendo indifferenza

nel gancio che afferro
mentre scivolo nell’imbarazzo

in una cascata di sì
sgorgata dall’unico no

 

che ancora risuona

come un boato

*

la storia

 

se i gabbiani raccontano

una storia millenaria
o se essa tace 
nell’acqua di fiume
non so -


ascolta tra le canne la garzetta -
guarda quanto somigliano di sera
tutti gli uccelli a un tremolio d'ombre
 

e quanto ottuso dolore permane
nella macchia più densa del cielo -

 

vanno alla foce tutti i viventi
con passo costante -  predestinati
ciascuno al suo 
breve luccichio 

 

*

veglia

 

anticipare il giorno
che giace seppellito

in una lunghissima attesa

nelle ore di veglia
vagliare le intenzioni

di ladri e assassini:

hanno in mano le chiavi
degli altissimi portali

dei giorni a venire

*

mezzogiorno

 

 

perdona il mio mezzogiorno
senza cibo né lacrime
- un peccato di omissione -

non mi ha smosso il rintocco del sole
né ho colto nella tua fame

un diverso amore



 





*

ad un nuovo incrocio*

 

ad un nuovo incrocio
ti vorrò incontrare

in una casa dal tetto rosso
con le labbra accostate

nell'angolo dove croci e ladroni
stanno abbracciati per ore


e dormono sonni colpevoli
dentro sogni ambivalenti

ma l’amore non è
un cristallo da frantumare


non un salmo segreto

da pronunciare

non basta tagliare mattine
con coltelli di carta

e non è detto che i migliori
tra guardiani e sacerdoti


siano in grado

di decifrarne i segni




*ispirata alla canzone "Carte da decifrare" di Ivano Fossati

*

dati reali/sliding doors

dati reali

nulla da segnalare:

il cielo è azzurro
il sole arde

soltanto

***

sliding doors

intuizione: 
c'è un altrove 


tra illusioni e incontri in potenza
(potenza del non-essere) 
vite diplopiche

diversamente qui


 

 

*

sogno

 

propizio è sognare

la rotta di un istinto

semplice e ignaro:

un fringuello nel vento
senza pena dei tuoni -


azzurro pentagramma
puntellato di in-canti

*

non-primavera

 

metamorfosi in atto

nell’acqua dello stagno -

il pesce volerà

dal cielo pioverà un prato

le stelle saranno l'ombrello del sole 

gli uccelli rinunceranno alle ali

e cammineranno in mezzo agli umani

finalmente accolti 

*

lo diceva borges

 

sapere di sognare
è straniante più del sogno


lo diceva borges
- o meglio la sua ombra -
quando scoprì che ci vedeva bene

 

 

*

twist and shout

 

non so consegnarti 

che musica senza parole

- vibrante preghiera -

 un rumore che scuote - strapazza

stridore di vene e di pelle 

 

 e se tu fossi morto

 

(linfa del mio silenzio)

 

come potrei raccontarlo? 

 

 

 

*

artista di strada*

 

roman detto bocca di sacco

per due spiccioli di jazz

vende al traffico di roma

la voce dell’america


e roma risponde al richiamo

di un erotico sussurro

swingando le passioni

nella sordina della cornetta



* a Roman Barabakh, artista di strada

*

punto coronato

 

poche cose tornano indietro

e niente in natura 

 

persino le biscrome implacabili

vanno al punto coronato

senza cedere di un solo battito

 

quest'assurda frenesia

conosce soltanto la direzione

dal lontano all’inconoscibile

*

i tuoi fiori

1

 

ricominciare sarebbe possibile

invertendo la marea

 

ma se persino la luna

non ha argomenti

non c’è scampo 

 

allora non mi oppongo -

innaffio i tuoi fiori soltanto

 

 

2

 

(begonia)

colorito pallido

non hai retto al gelido

 

(ibiscus)

nel nulla

intensamente viola

 

(tradescantia)

nell vaso sospesa

aspiri alla meta più attesa

 

(geranio)

ma dov’è la rosa?

 

 

*

perlucio

 

com’è inappropriato il mare

e com’è ingiusto -

(le onde testarde

incontro alla solitudine)

 

com’è bugiardo il mare

e com’è lucido a marzo

com’è profondo se l’attraversi

e com'è infido

 

 

 

 

 

 

*

quanta vita manchi

 

quanta vita manchi 

alla metamorfosi

e quante voci non ascolti

io non so dire

 

quanta vita manchi

al congedo

nè quanta dolcezza

io non posso saperlo

 

ma nel passaggio

noto un’ansia_

forse è il risvolto della speranza

 

*

nuove consapevolezze

 

 

al baleno dei giorni
ricordare non conviene:

è un cedimento 

una vergogna  

 

il tempo è la nebbia

che precede le brezze. -

gli antichi volti 

e le nuove consapevolezze 

 

 

*

Dolore e trasfigurazione

 

E' nostalgia. 

Poi, quando il piede si leva 

(anche questo è dolore),

stare obliqui e fuori dal cerchio

ad accudire la notte. 

E' lutto.

Per ogni nuvola,

per ogni infedeltà.

 

Ma poi il fuoco trasforma il pane

in fragranza e vento,

all'alba.

*

quasi un epigramma

 

non anticipate il dolore 

poeti

lasciatene al vento la voce

il tacere vi è proprio

  

il prato coi pini

le morti innocenti nei nidi

loro sì

in agguerrita attesa

 

*

ritratto di mutilato di guerra

 

chi può reggere un colore

che è come un pugno?

non io,

occhi obliqui dentro i tuoi 

nell'asfittica stanza

verde-ospedale

 

nei lampi e nei fuochi

nelle acque che sommergeranno 

c'è troppo lutto 

troppo pianto 

nel rosso dei burqa.

 

 



(su una foto di Steve Mc Curry)

*

l’idea

                                            a Luciana Riommi Baldaccini 

 

 

l’idea

che il domani sia

la naturale risoluzione

di una dissonanza

non un'anomalia

un attimo d'inappartenenza

nella pulsazione

una pausa ma carica

che prepara attacchi orchestrali 

d'incontenibile impatto

la voce di terra

versata in registri impensati

un giorno noto

nella trama ignota

di una polifonia

un tempo disteso

(un adagio col da capo?)

che farà prigioniero il tempo

in recipienti di molte misure

 

 



*

il maestro e la ballerina

 

La vita è fuggita

su zampe di cerbiatto -

calpestava pianissimo

un cerchio insufficiente

con tempo imperfetto.

Ciò che la musica anticipava,

i corpi aspettavano

la fuga.

 

Dionisi disillusi

intrecciati nelle corde

imperterriti nella bufera:

il maestro e la ballerina

 

 

 

(ispirata ad una poesia di Mario Luzi, pubblicata oggi sul sito http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=1483)

 

*

inquietante

 

nel rumore del piccì 

un calmo dondolio

di assenze e presenze

 - consuete entrambe -

persino il clima è stabile

 

può essere inquietante non saperlo

*

Girando attorno

 

Il dramma è la durata.

In mezzo, 

eventi con inizio e finenoi.

 

Negare la durata

sarebbe come dire 

che il tempo non esiste.

 

Nel nostro linguaggio

non esistono parole esatte

per dire vita o morte.

*

le ceneri

 

in odore di quaresima

non solo cenere:

il passo quotidiano del credente

insieme all'inciampo

del non credente 

 

 

 

 

 

 

 

*

un’antica eva

 

di notte escono alla luce 

con una lingua endogena
e formano canzoni 

che mai avrei cantato -

talvolta poesie

su argomenti che ignoro

con la voce di un'eva segreta.

 

l'afferro e non l'afferro

sulla soglia del risveglio

infine la ritrovo

nel colore di un giorno normale

talvolta impertinente

nel restare nel sogno

mentre si sa che viene dalla terra 

 

 

 

*

vuoto nel vuoto

 

la poesia è vuoto nel vuoto

spazio libero che buca

il quotidiano arcobaleno

 

la poesia è il cibo evanescente

per la fame insaziata

una scommessa sul tempo

e poi la rinuncia 

 

dove ogni pieno

è come un retino bucato

la poesia sceglie il vuoto

e lo accudisce

 

*

bilancio di una bilancia

 

ad amare da lontano

si impara da vicino_

le ombre s'incontrano

in sogni indecifrati

*

la mia africa

 

quanto vorrei in una capanna

mischiare colori e polveri

e porpore di lunghi abiti da sposa

e sapere a memoria

i passi del canto


baba fururu ere reo

oboca gne gne leri uo


e addormentarmi nel giallo
che incendia e guarisce

 

 

*

a un amico

 

quale fuoco purifichi

la tua ombra gentile -

quanto amore nutra i tuoi fiori

(narcisi e ginestre) -

quanta luce rischiari la radura 

dove pure gli alberi

restano sconosciuti a se stessi -

qual buon vento ti carezzi gli occhi

e rimescoli ciò che è stagnante -

 

io che ti sono sorella

non saprei spiegartelo

*

l’aggettivo remoto

 

l’aggettivo remoto

non significa passato ma

affiorante da antichità perenni

 

il remoto non è nascosto -

procede da un mistero che si svela

 

*

Sopra i più impensati deserti

 

Fuggivano da terra

al vento di mille colombe -

 

così ho viste profezie

elevarsi dalle ceneri

seguire le rotte dei migratori

sopra i più impensati deserti

nell’ora in cui uomo

non conosce uomo.

 

 

 

*

leggi tutte le poesie del mondo

 

leggi tutte le poesie del mondo
ma non spinare le rose

poi rileggi e ricorda

i fiori le spine e le labbra

 

accarezza le mani, versa acqua_

l’amore che hai nominato

attrae altre stelle

 nell’universo di una mente

 

dove gli inganni sono sempre nuovi

*

buon pomeriggio ai poeti

 

quando incontri un poeta

taci

le parole di un poeta

quanto lo incontri -

fanno silenzio

 

se un poeta ha parlato

chi sono io per parlare?

 

ma poi, 

cosa dice un poeta 

che non si sappia?

 

forse ciò che lui stesso non sa

e tutti l'ascoltano

 

 

*

Agro-dolce

 

Asseriscono i dottori

che si deve misurare lo zucchero. 
Io non posso negare 
l'amarezza.

C’è chi ama e chi si fa amare.

 

La sposa frettolosa

raccoglie nel velo

una pioggia di confetti e coriandoli

con qualche sassolino. 


*

pianoforte ancora muto

 

non ritrovo le catene di accordi_

le dita più fredde più ferme 

il silenzio dell’alba 

il gorgoglio dell’acqua nei tubi:


non-domande,

solo una voce nell’aria ghiaccia 

come una pausa opportuna

che riporta all'inizio.

*

leggendo lorenzo calogero


perché non sorprenda
il peso delle palpebre,
si tentano esigui voli

come la farfalla che rischia
il denso delle cose.

se nel volo si affranchi il peso, 
è un dono e un fardello,
è come una nube 
che corre

ma è già perduta:
onda sogno vetta mormorio.

 

 

*

sindrome dell’arto-fantasma/cacciati e cacciatori

sindrome dell'arto-fantasma

 

vorrei che dalle crepe del corpo

uscissero farfalle curiose

e si posassero su fiori di plastica.

non vorrei vederle tornare

 

 

***

cacciati e cacciatori

 

pomeriggio di passeri morti:

non c’è un solo poeta nei paraggi.

cadono fiocchi,

non ho briciole da darti, né fuoco.
ascolta come battono i miei denti
e come dolcemente ti assaporo.

 

*

cerfs-volants

 

ci sono biglietti

che volano dalle finestre, 
parole che non hanno presa
e diventano pugni e sangue

su certi cuori piccoli

ma già duri

 

(perché non osservi

quello svolazzo di cielo 

e non ti culli con la musica

delle tue stesse ali?)

 

le parole inciampate nelle unghie

ma è il tuo viso immobile

lo sfregio più orribile

*

l’ingorgo

 

tra l’ingorgo e il contrattempo
tra il non detto e il male-detto
non ti perdo amata figlia
(poesia) 
se scoppi furibonda

malconcia e umiliata

nelle vene ferrigne 

del tubo di scappamento_ 
né le sirene 
deformi 

né i clacson ti hanno spenta, 

solo l’albero malato

tossendo t’implora
“deh guardami prima ch’io mora”

 

*

campo con profili di alberi spogli*

 

gli alberi scheletriti e l’orizzonte

- giallo duna - appianato -

non inquieto - non obliquo  

e una nuvola rossa nel cielo 

non radici ma relazioni 

linee infinite a croce con piani -

tutto il possibile e il vero 

racchiusi in una logica a scacchi

 

ciascuno scelga il proprio quadrante
e si espanda in perfetta armonia


* titolo di un quadro di Piet Mondrian

*

Ventisette Gennaio

"Per i musicisti hanno sistemato delle panche nell’area dei crematori. Non ci sono leggii, dovremo suonare a memoria (…). Suoneremo per persone che ben presto saranno bruciate; ma da chi? E’ un mistero. Forse proprio da noi? Le autorità impongono ai musicisti tanti lavori che non hanno nulla a che fare con la musica (…). Il concerto durerà all’incirca due ore. Il programma prevede anche delle melodie ebraiche."

(Simon Laks 1991, p. 135)

 

 

 

Il cane abbaia rabbia,

fanno eco altri rumori

a comporre l’irreale armonia

di questo tempo:

sembra la scena

di un teatro miserabile,

una bocca senza denti.

Il finale è inciso sulla porta.

Quasi uno spartito

che fingiamo di non saper leggere.

 

*

brahms – terzo movimento della terza sinfonia

 

gli uccelli ritornano 

- persuasi dalle brezze serali -
nel giaciglio asciugato coi fiati

io indosso le cose rimaste
come una giacca appesa a una sedia
che nessuno ha spostato

e una calore mi avvolge:

quasi una sinfonia

*

nella sera

1

d’istinto cadrò nella sera

come sopra un comodo giaciglio 

o simile a un volo di rondine  
in anticipo sulla primavera

2

han detto che l’Europa gelerà_
non di freddo 
moriremo noi

ma di un prometeico fuoco,
noi che non volemmo luce

per le nostre alcove

 

 

 

*

Le bizzoche

 

La prima voce intona;
la seconda 
se ne va

libera per la navata

- troppo libera in verità - 

E’ un controcanto poco ortodosso:
Ama e fa’ ciò che vuoi
- le bizzoche sussurrano -
tra terze e seste puramente casuali.
Il peccato di oggi?
Mettere lo zucchero nel caffè.

 

*

dicevano i greci

 

sarà che questa nenia 
accarezza il dolore
sarà che le strade ritornano
come lacrime postume

 

kalòs kai agathòs
agathòs kai kalòs
- dicevano i greci -

ma noi non siamo 

di marmo e peperino
è legnoso questo colpo
è una croce 

che porta dietro un volto di ragazzo
bello e buono
come un eroe greco

*

naufragio

 

non fogli né silenzi da vergare_

la notte è persa 

al mormorio del mare 
si aggiunge un lontano rantolare

di abbandoni e schianti sommersi

 

e un dio cui non importa 

in quale abisso assorti

 

 

*

il tempo non esiste

 

il tempo non esiste
il bambino non è il vecchio
la sorgente non è il fiume 
non è un film il fotogramma
 
come spiegano i filosofi

questo gelo improvviso?

costruisco la mia casa nel sole
ponti d’oro al mio signore
ma l’oggi è una zattera

in un lago ghiacciato

entra un canto che scioglie
e l’acqua ha permeato il legno
ma la musica non s'iscatola

né si sceglie

 

*

tempo di carezze

 

è tempo di carezze

sulle schiene incurvate

nel tenue odore dell’aria d’inverno

oltre gli astri si preparano vite

e fatiche e consolazioni

e ciascuno ne riceve

dalla terra si propaga un calore

e noi come gatti 

vi strusciamo le terga

 

 

 

*

fiori di loto

 

cos’è più terreno

dei biancazzurri fiori di loto?

 il sole - pur complice di amplessi -
davanti ai petali impallidisce

*

cielo coperto

 

svegliarsi
salutare
incontrare un nuovo poeta

(l’avevo intravisto
tra il grano e il loglio)

 

copriva con l’ombrello
il suo violoncello

pioveva
ma non sul suo cappello






*

partenogenesi

 

la poesia per partenogenesi
emana da gente incline ai tormenti 

oppure da matti indisturbati -

raramente è generata
da epifanie di luce -

si cela nel nucleo 

di certi soli che spariranno
e può rinascere da cadaveri di fenici 


(i cocci di bottiglia sparsi sulla muraglia

dalla sera sèguitano fino al mare 

con scaglie gialle di lampare) 

 

 

 

*

la rotta

 

non seguite i miei pensieri
rotti
nel groviglio delle radici

 

io seguo la rotta 
delle foglie nella vertigine 
d'acqua 

sotto i tronchi 

nel momento dell'addio





*

ti uccidiamo come un cane

                                     roma, 4 gennaio 2012

 

 

fuggire dalle belve

che uccidono i bambini
lasciare i dolori coi dolori

accarezzare le colline
che abbracciano il lago
dondolarsi con una canzone 

posare i piedi lentamente

sulle impronte degli aironi
fini come ideogrammi

leggere e dimenticare

*

la farfalla

 

nel fondo
nel doppio fondo

nel calice vuoto
nella scatola dentro il cassetto
nell’avanzo del piatto
sul davanzale 

sul crinale

sotto il tappeto
nella toppa
sulla pappa
tra i capelli 

e gli orpelli

 
si è posata
si è spostata
è volata

l’ho violata?

*

a metà strada/la murgia

a metà strada

non avrei voluto
vedere la pianta morire di stenti
e mio padre seduto
con la mano in un guanto

se addio o abbandono
vinse la paura
e sono rimasta a metà strada

***

la murgia

tra funghi e nebbia
cercando la manna
come i padri
nel deserto

i cardi pungono
ma esteticamente
attraenti  

*

Il silenzio dell’atrio

 

Sale dai pini, pungente,

un odore di resina e incenso.
Luci calde trapelano dalle finestre
e
vapori d'elicriso appannano i vetri

Gli insetti lavorano sotto la terra gelata,

gemme novelle stillano da alberi magri.
Pure in un atrio, d'inverno, 
si cresce.

*

favola invernale

 


chi al grano e chi al loglio
tra le zolle un germoglio 

da lontano una donna

con la gonna e le sporte

si apriranno le porte


questo sole è a metà 

la baldanza verrà.

*

spaesamento

 

la vela sorpresa dal vento
è la riva il cielo più nero

tra il darsi indietro e il sereno
si sceglie il dondolamento





*

Capodanno rumeno

 

La risata argentina e un po' nervosa
di Miriana, la badante,
quando arrivano visite.
Al suo paese le chiamano grazie 
ed offrono confetti.

Le caramelle, invece,

addobbano gli alberi di Natale. 

Ma se non arriva nesssuno,
Miriana sottovoce

ripete la grammatica 
e scrive lettere con la grafia

della prima elementare
e ogni tanto di nascosto 
vede le foto del matrimonio.
Non lavora il marito di Miriana,
ha ucciso il maiale
e a Miriana l’hanno detto
passato Capodanno.

 

 

*

i ferri del mestiere

 

la giornata di sole

cambia il segno del mio stare qui.

trasparenze e colori

sono mezzi per convincermi 

ma mi sottraggo:
non anticipo, non posticipo.

il tempo è un infermiere
più che un giustiziere.


*

affaccio sul mare

 

se il vento tace, 

se la pioggia dà pace
emerge il suono di fondo, 
estenuato erra
bondo 

andirivieni

dalla memoria 

al qui e ora.

*

la sera di natale

 

Le luci: a Natale non puoi sbagliarti.

Si è svelata la città.

Mistura d'acqua e sale

e odore di mistero.

Molte strade conducono al mare
e la sera di Natale

più di una solitudine.

*

il presepe di marcella

                                                              a marcella



è kitsch il presepe di marcella . 
sta sulla credenza di formica
i personaggi sono di plastica

i pastori portano agnelli
come fossero angeli 
ma noi che lo guardiamo
partoriamo noi stessi
avvolti in carta di stelle. 



*

pellegrinaggi

 

percorrendo le tratte domestiche 

puoi sentire bruciare distanze
propagarsi
 partenze 

lontanissimi pellegrinaggi


eppure non corre la strada
né sono preghiere

i sussulti che vivi e ti chiedi: 

cosa muove?

cosa muore?

*

rivedrò il mare/tannenbaum

rivedrò il mare

gli occhi di mia nonna 
antichi
di resistenza
specchi del non-cielo, 
terra liquida, solcata 
da rotte marine

sardonico il suo sussurro
come un sorriso serbato nei secoli
infatti perdona non incondizionatamente,
esercita una virtù: la prudenza

***

tannenbaum

davanti all’albero delle sorprese

tutte le età 

nella trasparenza di musiche angeliche

e qualche stortura

sospesa su rami di plastica

(quasi veri)

 

*

diciottesimo brindisi

 

figlio arrotolato 
dalle labbra e morbide e sincere
aggomitoli parole
hai la vita nel bicchiere! 

(i tuoi anni spumeggianti)









(a mio figlio, oggi diciottenne)

*

compleanni

 

le mie figlie -
stelle gemelle anzi differite
nel cielo di dicembre le ho volute 

tra gocce 
benedette le ho date

il mese della luce le ha portate

alla luce





(dedicata alle mie figlie, nate entrambe il 16 dicembre a distanza di tre anni 

l’una dall’altra: oggi hanno 13 e 16 anni)





*

eremita

 

al mondo poco incline,

scelsi la grotta


di mattina gli uccelli mi invitano,

io svelta indosso il cappotto

capisco il sole

dall’ombra dei miei piedi


e proprio lì spuntano fedi

 

*

santa lucia

 

 

stelle nere ho avuto paura

che fossero avide bocche

assetate
e che non potessi bere il mare

*

disse matteo



sentimmo piangere e piangemmo
era grigio e non colorammo
né digiunammo
né festeggiammo

se qualcuno suonasse il flauto 

si potrebbe danzare


 

 

*

non cercarmi

 

non cercarmi nel mio angolo -
sto con 
lo stridio dei muri

e con l’ipnosi

di un solerte elettrodomestico

aspetto che mi colga indefinita
la nostalgia 
pungendomi fin dentro gli organi
e poi ricucendomi

 

 

 

*

la sindrome del nido vuoto

 

sempre rischiano

fame e avventura

nel folle volo.

il nido è vuoto

le foglie cadute
le figlie 
v(i)olano la paura.

 

*

avvicina il tuo orecchio

 

il fiume non parla.

io cerco di mantenere la rotta
con la mia barca rotta. 

*

invettiva/bigliettino

invettiva

cineree nubi dell’alba 
evocate l'inverno.

ma dell’inverno voi non amate

le pallide doglie 

né la timida speranza dei frutti.

amate l’inverno 

che s'inchina davanti al seme!

vi asseti più dell'estate
l’acquerugiola dei vostri rimorsi.



***

bigliettino

 

gli oggetti sgualciti dall’uso

parlano ancora.
tra silenzio e nostalgia
l'ennesima replica.

 



*

raccolta diffeerenziata

 

dall’indifferenziato

non recupero esperienze
per farne mazzi di fiori 
già morti -

ho materia abbastanza
tra frammenti e scarti 
- ma vivi -

per ricicli creativi.

ho visto specchi umani

con graffi come artistici ricami...

non credevo che la verginità

consistesse nel guardare lontano. 

 

 

*

le foglie morte

 

il sole non fa differenza:

tutte colora di caldi riflessi,

le foglie vive e le figlie morte.

noi invece

- creature di un bosco perduto -

tra l’impronta di un viandante
e l'orma della sua caduta

scegliamo un sole cinico malato.

 

 

*

giorni corti

 

giorni sordi e sfiatati - giorni corti.
vorrei sentirti pulsare in me
con sincera espressione,

linfa che attraversi le mie vene

normalmente battendo il tempo,

vorrei sentirti intonare un canto...


come musicante, diligente soltanto,

so accordare strumenti 

ma non li so suonare

*

l’altro

 

 
uno sgabello
la finestra
strofinare un piatto
ciò che ingombra
ciò che è lento
o evanescente
le ragnatele d’oro e d’argento  
i lunghissimi fili
invisibili
i nodi non sciolti
i legami

l’altro è ciò che non voglio sapere
di me
(l'ignoto)
posso pescarlo con l’amo se nuota

vuole silenzio

e il tempo che serve
a chiamarle per nome

*

mattiniera



scosto la tenda:
materia e cose -
la substantia

(ciò che sta sotto) 

è anche fuori e dentro:
le piante, il vento, i panni stesi

giustapposti

esistenti

ignari

coerenti.

.



 

*

il funzionamento della mente

 

ascolto queste piccole mie morti
nel divagare di giorni e notti 
ma della fine non sono convinta. 

la memoria trasfonde nell’oblio
le turbolenze di lente agonie: 
nel passaggio, si 
subisce l'istinto.

*

questo filo di voce - ai recherchiani -

 

non spezzate la voce filiforme 
che sa rompere le vene 

ha il suo nido tra cute e sottocute 
nell’angolo dei pesci d’oro 

è la luce che fa scoprire l'acqua
il riflesso di ciò che non si vede 

 

*

sotterranea

 



immagina quante parole

trascorrono racchiuse dentro fiumi

che mai troveranno la foce

 

immagina quant’acqua e quanta luce

sulla terra e sotto il mare: 
il grande corpo collettivo

 

 

*

quasi un epitaffio/il compleanno di marcella/amor

quasi un epitaffio

preferisco la scia che rimane
delle vite sentire il profumo
e
 colmare le sporte di pane



***

il compleanno di marcella

 

il tempo per marcella

non è una linea dritta
rigira intorno ai paletti


al di qua c'è la vita
al di là c’è la morte

 

dalla soglia i suoi cari dolcemente
stanno soffiando sui suoi nuovi anni


***


amor ch'a nullo amato amar perdona

da quanto è ri-amata 

sa che ama ed amò

 

*

pirateria/il paguro bernardo

pirateria

hai razziato il mio corpo
di luce oro e carcassa
coi tuoi denti-pirata
mi hai tatuato la notte

***

il paguro bernardo

 

a lungo ho aspettato

che uscisse dal suo nascondiglio

il paguro bernardo


continuava a rigare la sabbia
poi cancellava
e di nuovo, finché l'onda passava

 

 

 

 

*

tu ascolta

 

non scostarti dal mio orecchio
bianco e liscio come pietra di fiume
i miei occhi han visto cose nuove

tu ascolta
e dimmene di antiche

*

messaggistica istantanea

 

ti avviso che domani
il mare evaporerà 
e le stelle scenderanno bagnate
in cerca di venti di terra
o aliti umani
che le spingano in alto di nuovo


*

trompe l’oeil

 

se un giorno mi scrostassi da me stessa
sarei come una sorta di
trompe l’oeil
visibile soltanto da lontano
sul muro un po’ massiccio ed oscurito
di un edificio in stile rococò
come una bizzarria che non convince
se appare da un certa prospettiva
o come quell’affresco che non tiene
tra un graffio ed una beffa della vita

 

 

 

 

 

*

fa freddo

 

nel gesto di serrare le finestre
sono come la pagina finale;

la luna è ferma nel buio
e mi vergogno
della mia incredulità

*

tradimento

 

trattasi - normalmente -
di spazzolare il pelo di un gatto
che non mancherà di azzannare
il boccone di carne
che io stessa gli avrò preparato



*

poetica

 

 

della vita, 

la prima parte

vivere
la seconda

scrivere

la terza rileggere 

 

*

poeta-anguilla/parla eva

poeta-anguilla

per ciascun poeta-anguilla
c’è sempre un predatore nei dintorni -

dimmi poeta-anguilla cosa vedi
specchiarsi sotto il fango
e come assorbi buio e spargi luce 
nell’affondo che ti salva
mentre il mondo si danna


*

parla eva

 

della mela salvai la parte sana -

tutt’intorno il campo era infestato

di rami secchi, cortecce svuotate -

la linfa aveva preso a circolare

ma dentro organismi plastificati -

io mi presi la parte migliore -

non c’è stato un adamo, un signore

che abbia sostenuto la sua parte!

 

 

 

*

Scenario

 

Tutto questo virtuale

 

tornerà silicio e dolore.

 

Il primo - lucido sotto i riflessi

 

di un altro probabile sole -

 

si aggregherà a formare pianeti

 

(più intelligenti).

 


L’altro - nuvola o satellite -

 

pioverà, di tanto in tanto

 

sui bit che hanno mosso le stelle.

 

 

 

Nell’abisso che è oltre lo schermo

 

resteranno rumori di fondo 


(versi lontani) e cancellature

 

 

*

a tutto campo



come i lampi dividono 
il cielo,

così i ricordi lo squarciano

oggi è sole a tutto campo...

essi stanno nudi ingiudicati 

nel cielo integro

 

 

 

 

 

*

zia

 

mi è apparsa in sogno a metà della notte
incipriata e con le scarpe alte
bella - più bella  -

ho fatto appena
in tempo
ad afferrarle un lembo del vestito
e questo tra le mani si è sgranato
come i volti dei vivi 
nel carosello di voci e campanelli

polvere aggiunta ad altra polvere
su questa terra che sostiene ciò che si posa
e lì riposa

*

le altalene

 


nello spazio che si è liberato 

- giacché tu sei qui, amico mio caro -
mi sembra si avvicinino farfalle
che si posano su nuove altalene
che vanno solo avanti, e spedite

*

la tempesta

 

il colore dei cumulonembi 

negli interstizi che lasciano i lampi

in uno sfondo plumbeo e spettrale 

l’eco dei tuoni -

poi arrivano 
e sùbito le foglie

nella ridda del terrore spiritate

si spargono - anche gli alberi 

consegnano l’anima -

si dilegua la tempesta
come avesse vergogna di se stessa
puntando a un altrove, a un'arcana
non-provvidenza

 

 

 

*

la mosca

 

una mosca girava

attorno a se stessa -
ho avuto pena
di quel suo vagare nel vuoto 
 

di una cosmica e inconsapevole 

libertà 

e l’ho lasciata andare nel suo

non-essere ma soltanto esistere

*

rassegna stampa

rassegna stampa - l'alluvione a Genova -

Da tempo piove fango
dove allegri maiali grufolano


ma quando ricomincia a gocciolare
corrono goffi e fradici 

strògolandosi -

Il gorgoglio del fiume dentro il tubo:
un mantra in genovese
Montale?
Ha imprecato!

*

l’ultima incomprensione

 

mi indicasti la gonna che indossavi: 
troppo fredda per l’inverno
troppo calda per l’estate -
mostrasti il ventre che ha partorito
e ancora incespica nei sentimenti
usciti dal grembo...

comprendo e non comprendo quel tuo vezzo
di chiudere le porte e finalmente
svelare dietro un abito non scelto
la tua celata femminilità 

 

*

la vela

 

varcare l’inverno

è prendere il largo
simili a una vela

gonfia di vento
odorosa di pino

quale mare solcare?
confusi colori
mescolati co
l cielo:

se navigo o volo
è la sola domanda  

*

il pozzo/priorità

il pozzo

un pozzo proprio al centro del petto:

vi cade polvere
vi cadono monete
e tutto quello che 
porta il vento_

il rumore fa compagnia 
quando la notte frantuma le cose 
ed esse rispondono ancora,
con voce distorta.

*

priorità

 

una vasta distesa:

lo sguardo scivola 

la memoria è indifferente

la notte confonde_

di fatto è solo tempo passato

digestioni difficili

ricordi e visioni

la priorità che diamo alle emozioni?

 

*

mia nonna e il raggio catodico

 



prima irretita davanti allo schermo
poi lentamente perdeva materia 

così mia nonna si è fatta farfalla
ha preso il volo nel campo magnetico
della terra


*

intuizione

intuizione

lancio la pietra nel fiume _

la forma che lascia
il buco nell’acqua
la vita anfibia che sguazza

  intuisco ma non vedo



 

*

carveriana

 

Lentamente si avvia il furgone. 

La donna in vestaglia fuma:

la sua prima sigaretta. 

Tra Kant e il bowling,

studenti svogliati s'immettono

su incerte traiettorie di vita

impiccati alla fune

dell'imponderabile.

Un uccello malridotto

si accanisce sul cibo 
nevroticamente.

 

*

Evoluzione

 

Anni addietro mi sciolsi nel mare.
Ciò che resta della mia sostanza

è il colore di un'ottusa resistenza.

*

passano stelle

 

non immagino niente

di ciò che è stato_ 
passano stelle,

scompaiono_-
noi ci indichiamo l'un l'altro
la direzione di nuove espansioni _

*

essere albero

 

essere albero
per attendere il passaggio degli storni

vederli tornare 

dopo il temporale
e di nuovo partire 


essere corteccia 

per farsi graffiare 

 

foglia

per accarezzare

 

chioma

per farsi desiderare

 

*

haiku di oggi

 

brillano foglie
in nere pozzanghere 
di terra e stelle

*

dedica

 

ho gli occhi più grandi dei tuoi
ma non la forza cieca racchiusa
dietro le tue palpebre -
se sgrano la vista vedo mostri
dalle mie pozze entra luce esce acqua
il buio fa festa di notte
e mi vergogno se ti penso addormentata
arresa

*

ore venti

 

tendo la sera
come fosse un elastico

ma non si allunga
si allarga

*

disintossicazione

 

bere parole leggere
espirare vento caldo

salire su nuvole snelle

piovere

gorgogliare nelle falde

affiorare ruscello

 

*

e arrivò/cambio di stagione

e arrivò

fu un'illusione il giuramento -
i pesci sul bancone e le tue occhiaie
provavano le notturne indecisioni -
serviva un vento e arrivò la pioggia

ad assorbire il mio malumore 

non c'era stagione migliore
non c'era un'età migliore

in quel reticolo di strade da cui passava il tram

che andava al centro delle cose


*

cambio di stagione

 

non semi ma visioni 

di serpi e di colombe_

il rumore che fanno
le gocce di pioggia

sulle corazze


è stata una lotta



*

nubifragio

 

corre acqua lungo la schiena
questo giorno va preso di spalle
capovolgerlo 


*

che fine ha fatto la bellezza?

 

“ciò che conta è la funzione”

e sparì la bellezza



*

a queste parole - pensando ai poeti che muoiono -

 

se tra un lampo diurno
e un tuono notturno
mi appoggiassi a queste spirali 
a queste parole cascanti
a bit
a puntini
effervescenze
chiavi
sussurri

se mi appoggiassi
- dicevo -
al bastone dell’ultimo poeta 
e gli porgessi il braccio


camminerei io più sicura?

*

sono ricordi

 

quel taglio di occhi
su un viso totalmente occidentale
(quasi straniante)
le mani restie,

gli inciampi, 

i silenzi

li vedo tutti in fila
(sono ricordi)
a capo chino
mano nella mano come bambini
rimproverati e riallineati

*

di mattina non si prendono certi argomenti

di mattina non si prendono certi argomenti

una logica incontestabile
nelle frasi già pronte e fragranti
sulla tovaglia della colazione
ad esempio: “hai parlato”? 


*

 

roma - prima porta

 

sembra che il lutto non abiti qui

le macchine entrano ed escono

tra i condomini rossi intonacati

una donna pulisce la lapide 
sistema i fiori di plastica

controlla i finestroni di anticorodal


nella tromba delle scale

un piccione fa vento con le ali

 

*
 

i cinque sensi

 

ubbidisci a legge di natura


ti si s’imbiancano i capelli

la vista t’inganna
parli poco
meno gesticoli

(e a naso non mi riconosceresti)

 

 

 

 

 



 

*

attraverso l’universo - omaggio a john lennon -

 

jai guru deva om
nothing’s gonna change my world

traboccano parole dalle tazze di carta 

che la luce frantumò
in sillabe riverberanti lettere

sparse al vento

idee scivolose finirono in terra, 

ombre splendenti_

immagina occhi piogge e pozzanghere
che t'invitano a liberi amori
completamente aperti
e soli senza limiti
che ti incitano alla danza 
across the universe

 

 

*

insonnia

 

incombe il tempo insonne -
i corpi fluttuano

in azzurra sostanza
le forme si sfibrano 
come nuvole tra i cornicioni 
le ombre sui tetti

sembrano spaventapasseri 


irriducibili esistenze

ingoiano bocconi immangiabili
insieme a sorsi d'ostinazione
mentre i latrati
in gara coi motori 
sommano antichi a nuovi dolori

tra i non-dormienti
un edonista del silenzio 
registra i morsi dei cani di dentro -
è un poeta

 

 

*

partita a tennis affettiva

a mio figlio


il sole accende i minuti

dei pomeriggi passati in panchina
metà in ombra
metà fuori gioco

e tu stai rincorrendo la vita
con
goffo slancio
rimbalzando la palla che scotta
la patata bollente

*

nel mio paese

 

nel mio paese certe mattine
il mare è oleoso

e l’occhio scivola
al di là dell’orizzonte
dove esistono mondi
fantastici

nel mio paese
quando il mare è calmo
- troppo calmo -
non ci si sposta neanche 
tutti rallentano e aspettano

senza stupore
gli accadimenti

nel mio paese
avvengono fughe
e qualcuno ritorna
ma sembra che il mare

da sempre ristagni

 

*

fusionale

 

quando saremo ombre

veramente ti vedrò

 

ora ignoro di te

ciò che conosco

 

 

(di me qualche brandello)

 

*

fame nera

 

una mano ossuta
nero su bianco
piccolo su grande
fame su indifferenza

non dimentico
il bruciore dell’ago nel mio stomaco
il prelievo di colpa
il perdono che non si è effuso
il rumore di una pioggia di fango

sulle mie unghie nere


*

l’odore della felicità/la/un treno in transito

l'odore della felicità

mi è rimasta nel naso
una polvere fine 
come di bomba brillata

mi era parso un odore ferino
ma la "belva"
io
non l’ho incontrata


*

un treno in transito

i silenzi si confondono tutti
e non se ne conosce
la provenienza_
urlare al tempo: vai via
e mettere le voci
nella giusta sequenza...

un treno in transito

visto da fermi


*

il bandolo

 

qui e ora afferro il bandolo
sfilo i nodi
e srotolo questo 
gomitolo:

 

finalmente 

una gialla pianura 
con dei fiori al posto dei vuoti 

*

nuovamente

 

dell’autunno scelgo il vento

i pensieri scapigliati

la secca leggerezza delle foglie


che poi si prepari il freddo

è un noioso discorso da vecchi

l’autunno non ha peso non ha anni



 

*

di saramago* vorrei dire

 

non basta l'abusata nostalgia,

neppure le visioni da poeta_
ci vorrebbe una punta di follia

un incipit da giornalista

e una trama corposa

alla maniera di saramago


se fossi uno scrittore portoghese
almeno avrei la scusa

della saudade
(e 
"pepa" la segretaria)









*

stagione di anziani e badanti

 


il sole ancora persuade
certi violacei fiori di viale
e braccia robuste di badanti

ai tavoli dei bar

affoga l’inverno
in un’ubriacatura di presente
senz’altri argomenti 
del porpora già pronto sulle foglie

i figli dei figli a passeggio
col carrello della spesa
sorseggiando una lingua straniera
rubiconda di terre lontane



 




*

ai romani della garbatella

 

a garbatella gli alberi 
dai tempi della guerra
hanno radici fin sotto le case
e i rami entrano dalle finestre

non richiesti ma accolti 

 

a garbatella tutti si conoscono

e si salutano dall'alba al tramonto
la metro è una belva

tenuta lontano
come certe persone troppo snob
che semplicemente non le appartengono

perché garbatella è un villaggio
un po' chiuso un po' aperto
nei vicoli si è tutti un po’ stranieri

solo gli alberi si sentono a casa

 



*

notte

 

in un lago di latte ecco la notte_ 

 

nebbia di sogni, assenza di suoni
gioie paure e pensieri

nella liquidità del tempo 

 

e accade di confondere il biancore
con un vago senso di colpa:

un'ombra scivolosa e scura

*

tramonto

 

l’ultimo raggio
è un filo sfuggito al giogo

per rincorrere un gioco
di luce

*

della continuità

 


e tu nel tuo tacere cosa ascolti
i mattutini rumori del fiume?
non c'è niente che non sia
come un pesce che risalga il corso
nel ritmo impercettibile 

della continuità 


*

le case geometriche


ad angolo con i divani 

i tavoli stanno precisi:

già allestiti per il pranzo.

le imposte fanno da schermo

a tre quarti esatti di luce, 

l'ultimo quarto ne è inondato,

la polvere non volteggia, è sospesa

tra fili invisibili, ortogonali
agli oggetti che nell'immobilità

sembrano appianati, normali.

se vi affacciate 
non restate sorpresi che il caos 
abbia qui una sua dignità.

 

*

non aprite le finestre

 

il lento svegliarsi 
e l'incerto camminare
indietreggiando




stamattina finalmente 
si è placato il tosaerba -
rimane il continuum

della lavastoviglie
rumore cupo
con picchi striduli

e disperati


*

per iniziare, 
ultimare l’incompiuto
(la notte è conclusa, 
le finestre anora chiuse)


*

entra di prepotenza

"la luce dei miei occhi" 
(però part-time) 










*

sul fondo

 

il vuoto non è un ronzio

che nel sonno ti scuote

ma un boato che brucia
poi cancella le tracce,

una scia che scompare nel mare

 

e sul fondo una carcassa muore.

*

tempistica/la telefonata

 

tempistica

chi non s'incontra
si è già incontrato
chi si è incontrato 
non si reincontrerà
né prossimamente

né lontanamente

se poi il tempo si presenti 
puntuale all'appuntamento
sarà sempre l’attimo (o il secolo) dopo 

l’irripetibile evento
 


*

la telefonata

 

 

le difese abbassate

le antenne spuntate

un solo suono - il battere d'ore

due voci al crocicchio

due risate e un come stai?

senza offesa né giudizio 

l'oggi è propedeutico al domani
(un ospite atteso) 

un lungo copione

conosciuto a memoria

senza turbamenti

senza intervalli

senza rivelazioni 

 

 

 

 

 

*

il pettirosso con la fotocellula/haiku d’autunno

il pettirosso con la fotocellula

se passi accanto 

ninì il pettirosso 
ti saluta con un verso
che pare uno squittio

questo sparuto
è una specie di ufo 
che sorveglia la luce

respira il vento


e l’amore mio
allorché, non volendo,
starnutisce, 

lo risveglia

*

haiku d'autunno

miope un'ape
si affatica su un fiore
non vede l'ora

*

pratica evasa

 

prima del sonno, 

l’esito dell'esame di coscienza:

ho assolto al dovere
messo a dormire

amori poeti pensieri

che questa notte mi porti
solo piaceri



*

equidistante

 

la retta che poteva intersecarci
ha deviato sul punto equidistante
tra istinto e ragione_

non saprò se mi mancavi
e non ti ho segnato assente:

all’appello rispondo io per te

 

*

sottobraccio

 

e quando la gioia mi prende

rovistando nel pacco 

della non-felicità

vorrei fare quattro passi con lei 

pretendendo spiegazioni:

non mi aspettavo regali

non è mica un compleanno!

 

*

e nell’oblio

 

penso che i corpi

non scompaiono  
si assomigliano tutti
e hanno forme anche belle
penso alla
 strana ossessione

delle cose

esse ritornano
nello stridore di dentro
nell’incompletezza
in chi non vuole sapere
e nell’oblio
- esso stesso un’ossessione -

 

*

la potatura

 

nella nenia disperante

di una barbona
si riconoscono gli urli

dei nidi sfollati

 

*

lezione di musica

 



M i
U nisco al
S uono
I neffabile
C he
A nima il mondo

- quale suono? (chiedo)
- l’amore (rispondono in coro)
- l’amore?
- quando si baciano!



 

 

 

*

il ponte/la donna che veste sempre uguale

il ponte

la strada finisce

con un ponte ultramoderno 

 

inarcando i desideri
dal possibile all'ignoto

*

la donna che veste sempre uguale

l’avevo notata 

per i vestiti ogni giorno diversi

di buona fattura_

rivestono ora i suoi giorni

un camicione lilla - sempre lo stesso -

e sandali fucsia


quale evento straordinario

può indurre una donna

a riporre la sua vanità 

in un cassetto che odora di morte

e spalancare porte e finestre

all'astrazione

 

 

*

piove/tempo di crisi

piove

in certe fessure sottili
tra saluti e rimpianti
dentro fili telefonici
nell’inganno 
di una lontananza 


piove


e non posso sapere
se il mio ombrello 
reggerà

alla pioggia o alla felicità 



*

tempo di crisi

le idee si sciolgono
lasciando umidità
sugli accidentati percorsi

della ragione 

serve un ventaglio

di fresche proposte
aria nuova che asciughi il bagnato

ma tutto è perduto
se più che la crisi di idee
ventiliamo l’idea della crisi

 

 

*

teenagers

 

Alessio dice che è inutile studiare 
che 
il cervello non ha muscoli -

allora si fa una nuotata

nelle cartine geografiche

con le braccia lasse
che sembrano pinne e code.

e lo vedi boccheggiare.


*

avvistato uno strano organismo

nel vagone nella metro
ha due paia di occhi
un solo paio di occhiali
piedi e braccia snervati

due teste un solo casco
e intorno un vuoto d'aria
- il risucchio di un bacio -

 

 

*

il mistero del poeta/degli alberi

il mistero del poeta

il poeta dorme beatamente
sapendo che non vede
e negando ciò che sa

a volte ha sospetti
ma non sempre scrive 

spesso tiene discorsi ai gatti


*

degli alberi

 

degli alberi è difficile parlare:

i poeti lo sanno.

si abbeverano trattenendo il respiro.

nel corso del tempo

- incalcolabile -

crescono vigorosi e fermi.

 

non possono

- alberi e poeti -

interagire se non facendo ombra 

o con sussurri.

indossano bende stracciate

ma la ferita più grande è nell’anima

oppure recitano

- alberi e poeti -

a fare i superstiti.

 

 

 

*

luna piena


cercavo il mio angolo buio
per accucciarmi tranquilla a pensare
ma lei sembrava estrarre dalle cose
- e anche da me -
ogni minima ombra
lasciando il corpo 
accartocciato.

così pallida e grassa 

da sbancare anche il cielo.

*

le idee

1

 

se le idee si annunciassero prima

le accoglieremmo

in modo deferente

 

invece ogni idea 

è il rovescio di un pensiero: 

uno scampolo insufficiente, 

la rincorsa prima del tuffo

la parola finalmente

quando ti sei già arreso

 

2

 

se il mare si appiattisse, 
se neppure nel profondo 
le onde lo attizzassero
sarebbe ancora mare?

quand’era impetuoso
chi era, la morte?

 

 

 

 

 

*

poetry

 

che la luna ci spii 

sin dal pomeriggio
lo vedi da un alone tra gli alberi
e da come risaltano i rami
quando esordisce 

sembrerebbe padrona

del suo mestiere 
invece improvvisa ogni giorno
dietro gli scheletri
così bella da sembrare triste





*

le zanzare

 

la luna dietro nuvole e terrazze

e le zanzare - nell'intermittenza
tra penombra e buio -
si disorientano


la notte consola

affonda il coltello_

le zanzare al mattino consegnano

magri bottini

di stremate rinunce

 

*

il grillo/transizione

il grillo

guarda il grillo: sicuro spicca salti
non ha pena di lasciare la terra

 

così vorrei anch'io nel trapasso

sospeso di ogni giorno


*

transizione


esalando vapore il mare muore



 

 

*

il mare d’inverno

 

infedele è il mare d'inverno -

s'infila nelle grotte
cercando misteri illibati
che l'estate disvelerà


*

l’alone giallo/me ne infischio

l’alone giallo
 
le idee giravano a vuoto
e l’aria ne era piena -
ventilavo l’ipotesi di smettere

ma mi convinse l’alone giallo
attorno a certe parole blu
che finivano in -anza
come speranza

*

me ne infischio

me ne infischio delle domande
che s'affollano sottopelle

ho da rispondere

agli aliti dei miei aguzzini

*

il calendario

 

1

 

 quando giro il calendario

 cade polvere dal muro

 

il chiodo cerca spazio
si allarga la cravatta

 

 

 

2

  

prendete il tempo

 - pollice e indice in posizione d’attacco - 

perché il tempo non aspetta

 

 

 

*

andirivieni/come eravamo

andirivieni

accade di non essere partiti -
non vedi che tutto è 
a posto?


il va-et-vient negli album di foto
come se ci fosse una direzione

come se potessero cambiare

andare a ritroso

o essere rimosse

l'orologio a cucù non vola -
scocca l’ora soltanto


***

come eravamo

1


perché non osammo,

perdemmo la nostra humanitas

quando l'ora si fece cruenta -

il taglio batté le tempie

scavò il ventre

e ancora secerne

 
rimanere quelli che eravamo

anche così collaboravamo

all’opera grandiosa

 

2

 

una città calda e ottusa

un traffico ottuso - ottuse attese

diffusa ottusità

(ci percepivamo immortali)


ciò che apparve

- ed era -

irreversibile

fu il punto da cui indietreggiammo

 

 

verso una gelida impeccabilità, 

un punto da rimuovere

come un insetto sul vetro

per riportare il corso del tempo

all'indietro

 

invece proprio lì c’erano indizi

- varchi, non strade -

non ci avrebbero portato in cielo:

ma più verso qualcosa

che assomiglia al mare:

tutto arriva anche se sporco

 

 

 

*

irrisolta/una luce drittissima/mutevolezza

irrisolta

questa pena irrisolta

alterna luci e repentini scarti

gioia e misura

 

incide la roccia

e la sfarina in piccole frane

che scendono al mare


*

una luce drittissima

ciò che vidi sul fondo del mare

nella sabbia quasi nera

solo a Te vorrei dire

e di più ciò che non vidi:

una luce drittissima

 


 

*

mutevolezza

 

perché dicono mutevole il mare 

se rimane uguale tra solchi e scie?

 

non v’è traccia in lui di memoria -

nel divenire cancella tutto  

 

 

 

 

 

 

 

*

l’angelo della notte

 

lo incontrai 

al centro
della paura

il volto

si percepiva
ordinario

al tatto

lo riconobbi
perché la nebbia 
si staccava 
come la buccia 
da un frutto
maturo

di nuovo lo persi

del sole
imparai a temere
l’espansività

se fosse propizia
la notte?

quella volta
lo sentirono arrivare
cani
e cantanti

preceduto
da un sibilo

lunghissimo

 

*

in allerta

in allerta

1

 

lieve brezza e sto in allerta 

 

balenano lampi?

appare un folletto?

 

del passaggio del tempo
poche volte ho letto
 i segni


2

 

poi settembre arriva

come un fiume alla foce

sovraccarico di sole e di presagi

consapevole

di aver rapinato il mare

di bellezze e scorie

 

settembre gorgoglia

di piacere -

consumerà il suo battesimo

in un'epifania salata
sotto un cielo ancora chiaro

 

 

*

Torre Guaceto - cartolina -

 

Cadono cumuli di terra rossa  
e il tonfo in acqua verde s'inabissa
nei dintorni protetti della torre.  

Protende le braccia l’albero orfano 
nell’estremo saluto cerulee.

I giunchi generano vibrazioni
e col vento diventano carezze
su un carapace in decomposizione
(il sole immortala ogni movimento).

Vele chiare perse all'orizzonte
sembrano sciogliersi con gli elementi
nell’aria primordiale e salatissima
accesa di bianco splendente e azzurro.


Gli scogli aspettano la marea
la sabbia leviga tutto e si sparge
così rinascono naturalmente
verginità in lenta metamorfosi.

 

*

dura è la terra

 

se capissi la lingua

che sussurri dalla riva
se credessi ai rumori

che dicono vieni
se sapessi un millesimo
delle cose che sai,
fratello mare,
tutta mi consacrerei_


ma la terra
serra le mie paure

le voci stanno asciutte tra gli scogli
e accade che il corpo

inconsapevolmente

perda la memoria

e tu sei la memoria.

 

 

*

atto unico all’alba su un lungomare sporco


autoctoni nervosi
come i pesci dei contrabbandieri 
nel manicotto dell’afa
ispidi i respiri
rari i sorrisi

tra sbadigli e ventagli
un’atavica apatia galleggia
nello spazio che sembra un secchiello_
uno spirito burlone aleggia
su un mare piatto che evoca morte

oltremare - il presentimento è forte -
né terre promesse 

né promesse

 

 

*

dormono sulla collina

 

il nonno minatore comunista,

e la nonna cattolica certa

casalinga filosofa

per sempre dormiranno

sulla collina della mia infanzia_

le api riconoscono Aristeo

- il nonno col nome da greco -

e non lo pungono.

la nonna col suo nome di orologio

Zenita

genuflessa davanti al santo

elargisce benedizioni

e dispensa il nonno

che con l'abito buono

alla messa preferì

la piccionaia e l'orto

 

 

*

Testimonianza

 

E' improprio dirla ombra.

Sarà una tiepida scia

di una stella che passa.

Passa come la vigilia di festa.

Un avviso, un lento rintocco 

e nessuno che la decodifichi.

 

A testimonianza lo dico

affinché non succeda

che coi raggi appassisca e muoia

il desiderio di una gioia intensa:

quest'ombra potrebbe essere

la sostanza della serenità.

 

*

il vuoto

 

- capire se si espanda

da un unico punto
come i raggi dal centro

di una circonferenza
- scoprirne i confini e come mutano

- sapere se piano si allarga

inglobando il tempo
o se irrompa risolutamente

- se sia come il mare
quando  si azzurra al largo
o come le spighe
che  il vento dispone

in un preciso disegno
o infine come il cielo
che non ha colore...

 

quel rumore fastidioso

un ronzio che non smette

si moltiplica 

s'ingigantisce:

l'attrito tra volere 

e temere di volere

 

 

*

angeli viaggiatori/a chiara

angeli viaggiatori

angeli viaggiatori

con bandane e zainetto pieno

sbucciano noccioline

sotto il pergolato


con i chicchi di riso

imbiancano spiagge



*

a chiara


braccialetti e cavigliere: 
amuleti dell'iniziazione.

impressionata come un foto-libro
sorella figlia amica

abbronzatissimo
animaletto da compagnia

con treccia
torna

con l'ombra cresciuta



 

*

fine-estate

1

la fine-estate
sapeva di pane e olio

a volte si faceva indigestione
ma si pensava che un fiore
- o un fioretto -
potesse capovolgere le stagioni

2


il rumore della tua inimicizia 

sparge nell'aria la sensazione 
di un'imminenza tragica:

mare agitato


3

notte di gatti e di cornacchie -
quello strozzato
miewing call
i rochi 
rumori di vecchi motori 

e tutti gli insonni
coi loro respiri 
strascicati 


le bestie non trovano quiete
stanno in un abisso 
sguarniti di pellicce

con gli arti azzoppati_

un coagulo di dolori

 

*

infinito – omaggio a luigi ghirri *

"L'occhio è l'estrema propaggine del nostro cervello"
(Italo Calvino)

trecentosessantacinque 

visioni di macchie di toni

d’azzurro di specchi e colori

di geometriche libere forme

mutanti - le nuvole -

di capovolti palazzi cadenti

passanti e passati

catturati in un duplice scatto

il prima e il dopo - la vita 

con l'opposta simmetrica faccia

 

* “Infinito” è il titolo di un’opera fotografica di Luigi Ghirri che ritrae 365 immagini di cielo, una per ciascun giorno dell’anno

*

in-dubbio

 

non oso sfidare il mare 
e so che mi riconcilierò.

 

*

la luna dondolante tra due pali 

con la gobba tra ponente e levante

sembra una bambina

che ha scoperto un nuovo 

divertimento.

 

*

 

 

non c’è che una sola

direzione nel fiume.
chi è preso lo sa. 

 





*

novanta miglia da lampedusa

 

i morti nella stiva del barcone
volevano tempo

per imparare le lingue europee 

ma non troppo 

per non dimenticare la loro

ora sono muti nel mare
e noi
seppelliamo
la nostra vergogna asciutta

*

tipi da spiaggia/rievocazione

tipi da spiaggia

il mare grigio 
e un senso di allegra promiscuità
nella nuvola d'afa -
qualcuno dormiva
e non c’era colpa apparente 

sotto il sole offuscato
corpi desideranti
tutti uguali tutti diversi

*

rievocazione

 

“non rinuncio” - dicesti

e ancora non afferro

il correlativo oggettivo

 

 

 

 

 






*

preghiera del mattino/preghiera della sera

preghiera del mattino

occhio mattutino
posato sulle innocenti 
cose  -
fa' che esse non cadano

nella tentazione di noi umani
di farsi cosificare.

*

preghiera della sera

 

le luci sono spente

ma il vento non si spegne 

i luoghi rimangono identici

 

 

*

le stelle di agosto - a Luca Soldati -

 

Tornano come le lucciole.

Trapassano il cielo 
eludendo guardie tremende 

- i nostri occhi spenti -.

Spargerei i vostri piaceri 

nei neri addii di settembre.

Vi lascerei alla pena lieve 
di un’espirazione.


Infine vi raccoglierei.

 


(a Luca Soldati, per il suo compleanno, 2 agosto) 

*

punto di fuga/la statua

punto di fuga

tornerei all'ironico settembre 

sceglierei tra luci e ombre
il tepore dell’autunno

nelle foglie misurerei
la durata della permanenza
non il volo

fermerei l’impermanenza
dell’equinozio

non dubiterei
se sia meglio effondersi

come la gioia

o come la paura

ritirarsi

starei come i gatti
che si preparano all
o scatto

sparirei nel color seppia

di una fotografia

mi abbandonerei ai ritorni
come al ricordo della culla
o del nulla



*

la statua

bellezza accolta nella nicchia

di un’antica residenza nobile -

eroe buono

 

io non penso tu sia un eroe

ma un uomo esposto

- per la sua bellezza -

alle lusinghe del mondo

 

penso che dobbiamo rendere grazie
perché esisti

e lasciarti vivere

nella nudità del marmo

 

 

*

nell’evidenza e per sentito dire - poema semiserio

nell’evidenza e per sentito dire - poemetto semiserio - 


lo sapevano tutti 
tranne lei

* 

non lo seppe più nessuno 
tranne lei

* 

c’era solo un sistema 
per dimenticare
- dare le spalle al mare -


* 

le fantasie -
erano ultraviolette 
ma a lei parevano innocue 


* 

non si salvò nessuno 


* 

la speranza fu l’ultima a morire -
rimasero a vegliarla 
i disperati 


* 

poi anche loro decisero
di sdrammatizzare 


* 

la conclusione 
resta aperta -
le porte, chiuse 


* 

non avrebbe mai voluto 
suscitare risa 
ma produrre versi 


* 

così si prese cura 
di un poeta inaridito -
risciacquò i panni in arno 


* 

anche i pesci vennero a galla 
per vedere la pelle 


* 

fu una tragedia 


* 

a detta delle piante
fu sommesso anche il pianto


* 

il finale fu a sorpresa 


*

le ferie di licu*/rigovernare

le ferie di licu*

il cingalese, Licu, in Italia
con la moglie-bambina:

è un tripudio di colori
il suo vestito da sposa

a Roma il fiume luccica
proprio come il canalone

nel loro villaggio senza lucciole.


dietro la tenda,

Fancy indossa i tacchi
per imitare l’italian style.


il riso qui è più bianco -

gli sposi con le mani unte

mandano a casa profumati addii




(*ispirata al film omonimo di Vittorio Moroni)


*

rigovernare

 

di notte prendo segni per sogni

di mattina li rigoverno

come sul comodino gli oggetti

 

 

*

ignoto/tra il dentro e il fuori/tre valigie

ignoto

la sagoma fiera 

tratteggiata da un raggio:
brilli ai miei occhi!
un'idea ma coi piedi per terra, 
un agglomerato riuscito di atomi,
un vento solare che placa le tempeste:
poeta o atleta?

*

tra il dentro e il fuori

 

tutto accade oltre i vetri.

lungo le sinapsi si muovono i neuroni

saltellando un po' circospetti

giacché non conoscono

- mi sembra -

la differenza tra chimica

e innamoramento

 

*

 

tre valigie

 

mio figlio prepara la valigia:
così disfa le bende 
della ferita natale


suggerirei
a mia figlia

di mettere in valigia
non il futuro ma il passato

pacificato

come spiegare alla restante figlia
che nella sua valigia

- per ora inutilizzata -

troveranno forma

i suoi prossimi amori?

 

 

*

frammenti

reciprocamente 

il piede sulla sabbia 
svela piccole certezze
che il mare condivide.

*

nei pressi dell’aeroporto di sera

l'aereo consuma il sogno postumo
di icaro -
avvicinarsi alla luna

***

geneticamente

c’è un dolore che unisce le donne 
madri figlie nipoti
anche oltre il sangue 

non so se sia accudimento
o accanimento

geneticamente
discende dal disagio di eva

*

femminilità
 

madre della propria madre

figlia della propria figlia

 

è questa la femminilità?

 

 

*

Temporale estivo

 

Il cielo rimescola le nuvole.

Sulle strade del porto, 

la pioggia non cancella gli odori.

Il mare gioca sporco.

Ci si bagna.
Infine è il vento

ad asciugare gli schiaffi.

*

atterraggio/ritorno

atterraggio

un rumore di atterraggio -

il rantolo finale del gigante

 

disancorati i sogni
i bipedi terrestri 
ormeggiano


*

 

lentissimo risveglio
l’affiorare dopo un malore:

scordi tutto

 

 

*

Madrid, Porto

Madrid

Calda terra spagnola: 
femmina. Madrid! 
Trame di tetti dalla teleferica
spalmati su un mare giallo.
Il Manzanares dentro gli argini bassi
lecca il suolo assetato a mediodia.
Lesti ai lavori i giardinieri,
pigro il passo dei turisti
nelle piazze bianchissime. 
Come un miraggio
trema di luce il Palacio Real;
escono voci - come un riflesso -
dal Palacio de Cristal.
Intorno, un odore di fritto
e un vago ricordo di mare.
Prodigio dell’Ovest o premio?
Intendo qui, ogni tre,
la parola felicidad


*

Porto

1

Dove l’Oceano entra nel Douro
e i gabbiani più sono affaccendati
(indovinano correnti planando)
ho rivisto lo sguardo scaltro e mite
del ragazzo della recepção.
Le sue narici larghe
bruciate dal salmastro.
Nel suono della lingua portoghese
riconosco l’Atlantico,
il non voler essere contrariato.
Così scende al fiume la Ribeira.
Ogni passo è tetro e fiero
nella nobile discesa
(sfrontato e distratto
un uomo sta urinando contro un muro). 
Poi i vicoli si aprono
alla concitazione dei battelli
nel fiume che pare un mare.

2

Il sagrestano, statua tra le statue,
spennella i legni barocchi
nel bronzato silenzio della cappella.
Dal Cristo crocifisso
sembra sgorgare l’odore fruttato
delle cantine.
Inebria l’aria e la sposta oltremare 
il pianista alla finestra.
Nella calura, unamusica estenuata
gira e rigira le pale del ventilatore.

3

Li divide il pontile:
nervoso l’Oceano prima dell’amplesso,
rassegnato il Douro al predestinato incontro
ma non reticente al tumulto
che si celebrerà ai piedi del faro.

Dove i pesci si affidano al più forte,
il rumore delle acque racconta smisurati
accoppiamenti.


*

salutare la notte/satelliti

salutare la notte


dalla notte mi aspetto induzioni
ma vorrei non sospendere le domande

(stanotte un donna urlava
e non ne capivo il motivo)

*

satelliti

la tua distanza chiara e muta

la mia frenetica stasi


sei una stella fissa

eppure ti circondano satelliti

 

 

 

 

*

onde

 

le onde invecchiano
dalla sommità
poi rinascono
con piedi giganteschi

se le prendi

rivelano segreti imbarazzanti:
pulviscolo e luce
morte e resurrezione

l'orma sulla sabbia
le segue a distanza
così la nostra ombra
si dissocia dal corpo

*

l’angelo mietitore

 

cosa ha visto dall’alto
l’angelo mietitore
tra grano e
 gramigna -

insolite specie di fiori?

penso a un angelo dal pollice verde
non ha granai presso la casa
ma un giardino esotico
che anche a Dio fa meraviglia

*

senza rete

 

navigo 
e incontro poeti 
persi nel mare 
senza una rete 

dicono

che la poesia sia a green screen 

e che nel fondo

il silenzio sia d’oro 

sembra

che se ti tuffi 
la pelle si fa a scaglie

e sei pescato

*

afasia/la casa dei poeti de LaRecherche

afasia

oggi non scriverò
sul solco della penna di ieri -

nell’immanenza del giorno
cercherò un gesto d’amore
incompiuto e nuovo

*

la casa dei poeti de LaRecherche

sulla sabbia il vento

modella forme astratte

ma per gli indigeni
ogni forma è un luogo concreto
dove mettere casa


*

a onor del vero

 

ammetterò

che col mare sono stata codarda,

e lui mi ha negato il suo odore.

 

se cantassi ora l’antico suono 

delle verdi viscere, riaffiorato,

lui tacerebbe, offeso da tanto ritardo.

*

punto di vista

 

sotto sotto invidio i gabbiani

(odiosi per il verso
feroce di mattina
)
per le ali soprattutto
per l’anima selvaggia

per la vista lunghissima

che non lascia scampo

quando arriva la tempesta

e il loro ghigno è quasi umano: 

per la cattiveria insomma 

*

l’estate di marcella/il solito dilemma del tempo

l'estate di marcella

il caldo a marcella

scioglie la lingua -
mescola mastica

impasta per ore
la medesima storia

cambiando la trama
ogni volta con un po’ di dolore
spalmato fresco

sui particolari -
sembra una parte

imparata a memoria
ma a marcella fa piangere
non ricordare più


*

il solito dilemma del tempo ovvero la felicità

 

il corpo accoglie l'altro

la mente immagina l'oltre

 

tra la felicità

e la sua procrastinazione

c'è forse l'eternità?

 

 

*

umani simulacri

 

gabbiani nella free-zone dell’alba.
un lontano cinguettio, poi niente: 
giocano la battaglia della vita 

- come golem si sbranano per istinto - 
a vincere dunque è stata la vita 


*

concerto

 

sgorgò all’unisono la voce dei coristi
sfociando in un crescendo innaturale...
buchi neri nello spazio risonante

brividi muti propagati nella notte
silenzi di stelle
amplificati dalla penombra

un filo nell'armonica matassa:
la melodia del violinista 
e di riflesso il contrappunto
del teatrale percussionista

mi coinvolse anche il brusio 
dell'intervallo - una crepa
nell’incantamento -
tutto rimescolato oltre il visibile

gente in pace assisteva ad un farsi
quasi a un rito
preesistente al gesto stesso

degli orchestrali

 

 

*

pini marittimi

 

lungo la strada, i pini.

si sbracciano - fermi da sempre -

con le punte in alto e avanti

presi alla gola 

dallo smog delle auto 

mentre lo iodio avanza

e pronti a sparire

alla fine del tragitto

davanti alla verità:

l'azzurro estremo



*

recuperato

 

recuperare un file in extremis 

decrittando strani codici 

- per tentativi ed errori -
e sogni ricorrenti
oppure tra le nuvole 
una scia

di incerta direzione
che ti sembra una mano o un sorriso

o  quasi una scritta: - è tua la strada  -

*

cielomare

 


tra il dentro e il fuori 

tra il cielo e il mare
la luce passa e va

e nel mezzo si respira

*

quasi un rap

 

rumore di motociclo controcanto di campane
all’ora del tè il sole scotta le tane 
bruciando sulla nostra par
te dolente
veloce come il sangue e insieme sfuggente_
ascolta il tempo nel suo ritmo estivo
è fermo o forse è solo restio

è arrivato il momento di lasciar decantare

mettere a tacere giocare

la vita cantare comunque o accennare 

vecchi motivi mai dimenticati

sedimentati

con l'energia dei punti di domanda
in un dondolio di ricordi profondi
che sembrano alghe in un mare calmissimo

profondissimo
con l’aria che accarezza 

sembra di essere ad Aci Trezza
con le reti che dragano il fondo 
della tua anima che se ne va intorno intorno
con le certezze stese al vento

di uno strano convento
lungo i fili dell'illusione e piuttosto
meglio il mare il mare il mare d'agosto
che più lo sento più non lo conosco


*

centouno

 

mia nonna chiude gli occhi 
ma le palpebre vanno su e giù 

con ritmo costante
tra preghiere e nenie

televisive 
che addormentano i gerani
dove spuntavano le fragoline 

dal bar-panificio

gli avventori fanno un verso

fragrante

che la desta dal torpore
perché nonna è viva e vegeta
è un uccellino curioso
vive d'acqua e amore come le piante

 

*

il mare nel cassetto

 

l'abbraccio del golfo

come un grido ingolfato

movimento inquieto

della luce imprigionata

*

teneramente-fiaba/ai miei figli

 

teneramente-fiaba

dopo tanto rumore

nel silenzio del fondale

le mie tante anime

si dimenano di gioia

come girini inconsapevoli_

ti sono riconoscente 

principe-rospo

perché hai lasciato che l'amore traboccasse

in codesto regno-stagno

e ne hai fatto il tuo sogno

 

*


ai miei figli

per amarvi 
ho dovuto aprirmi

e ora mi trapassano drafts

 

 chiederei al sole di riscaldarmi

ma in cuor mio so che siete voi i raggi

 

 

*

una poesia solenne

 

Sarebbe il momento 

di una poesia solenne
che penetri nelle fessure

di un'indicibile materia
oppure ci vorrebbe

una classica poesia sul mare
perché da lì veniamo e torniamo

e a volte lo dimentichiamo.
O ancora potrebbe darsi
una poesia sul vento:
sommesso o a viva voce,
sempre ne abbiamo un sacro timore
come del vero. 
Sarebbe infine originale
una poesia sulla poesia,
che sia pura ma non troppo

giacché dall’impuro

nascono i fiori.



*

una piccola felicità

 

la piccola felicità

della brezza sulle pagine


gli occhi bruciano

le narici prudono
gioverebbero parole umide


nella notte salata:
un poeta

*

la rubrica di marcella

 

“queste persone non ci sono più”
e cancella i nomi dall'elenco
ma sotto la linea, in punta di penna,
si scorgono segni come ricami
che lasciano trasparire i ricordi
come punti a croce allineati
e non si sfilano mai

*

uccelli urbani

 

non mi fido del cielo tutto azzurro -
negli squarci intravedo le guerre 
-

la vita non resta intatta...

la incendiano dentro
urli strozzati di animali in fuga
e i corvi fanno festa 
su tovaglie insanguinate

 

 

 

*

feticismo

 

la resina vaporizzata
intrappola il volo degli insetti
è complice l'estate



le foglie 
gemono
ma l’albero è geloso
non le lascia mai

*

secrezione di nuvole:

calma svariate seti

*

onde scambiano frescura
con sudore 

*

l’iniziale

 

la mano si è svincolata

dagli automatismi_
l’ultimo segno è un’iniziale

con essa ho riscritto il tuo nome_
mi sono stupita

di ricordarlo esattamente 

*

mi pare di vedere volti cari

 

mi pare di vedere volti cari

in una marea nera nera:
si solleva come un gigante innocuo_

testimoni di un viaggio,

alcuni partiti altri tornati,

sembrano guardie del corpo

e mi scortano verso un posto
dove ogni solitudine
è già stata

e chiunque ha il suo doppio

sì da non vedere l’ombra

di notte stanno in una mano chiusa
che si apre a ventaglio
e sventola la 
giovinezza passata

(non perduta)

 

 

 

*

tempo di luce

 

il rumore di opere edili
già rintocca la giornata -
è tempo di luce, 
dilatati, gli echi si dissolvono
come una stoffa trapassata dal vento -
nel sole ci sono 

macchie buchi o silenzi

*

tatticismo


preferisco il mare da lontano_
lascio
ai ciottoli e alla sabbia

il tête-à-tête

...

lo aspetto alla pianura, penitente.

 

 

 

*

solstizio d’estate

 

pare turbata 

la luce della sera

rammaricata 

di un fallimento


una foglia si congeda da sola:

la sentenza è definitiva

 

 

*

diana

 

tra intrichi di simboli

inseguo indizi di verità

ma infine mi consegno

alla legge di natura

*

il sordomuto

 

infine il sordomuto 

ha invocato il nome

della moglie defunta
vicino a un campo

profumato di mare
vicino al cimitero 

con le rughe e i silenzi
risponde all’arroganza 
di chi lo vuole curvo
mani incallite

anima scura

esperto della semina

e dei frutti

ne sa in anteprima

la rara dolcezza


*

condivisione

 



i gigli vestono i campi 
condividendone la nudità

*

l’angelo tentatore

 

dell’angelo tentatore
l’odore intenso e dolciastro

 
come una scia che taglia
azzurre innocenze

poi fatte a pezzi 

e disperse in acque chiare

*

dove arriva poca luce

 

hanno detto che sta bene così

è una pianta poco esigente


come te che la innaffi

meticolosamente arrampicato sulla scala 


promette non altezza

ma - cautamente - utilità


con quell’unico fiore 

- la prova che tutto funziona -

*

Son Repos

 

tante forme di nasi
quanti tipi di barbe e di lingue

preghiere
diverse

e ragioni uguali


processioni a lutto

e nascite

 

matrimoni di poveri

dentro campi di papaveri

ho azzardato che anche Dio
nel Son Repos
non conosce il futuro 

adegua il progetto 

alle umane stravaganze

 

*

marcella va a messa

 

il prete avvicina

il libro agli occhi
eppure confonde gli accenti -

c’è un che di solenne

in questo straniero
e i fedeli gli portano rispetto -

invece marcella si dondola piano
aleggiando nei pensieri 
l'odore dei fiori

*

poi la sabbia

 

e quando tornano al mare le onde
- e i venti ribattono le persiane -
sulla sponda la sabbia
rifulge

più compatta dopo le traversie.

la rigano impronte non cercate
e cicatrici sulla pelle scura

o scudi o segni forse ultraterreni 

*

sasso di fiume

 

sentimentalmente 

è un sasso di fiume. 

vi dimorano le effimere

e quando arriva la piena

rotola a valle e si disperde.

un'onda potente
nel tempo è diventata un rantolo.

 

*

manarola

 

obliqui sul pelo dell’acqua  

a manarola i biechi gabbiani:

tenacia e sfinimento, cielo e mare.


un vecchio misura

in questa vastità quanto ha perso.
un treno infila distanze 
e le terre si abbracciano cinque volte.

 

tutti implorano accoglienza

ai valle di fiumi scoscesi.

 

*

il disegno

 

non saprei descriverne il corpo
che nel ricordo annacquato sbiadisce
forse potrei a tratti disegnarlo -
ma m'invade il rumore del mare


*

veglia/strategia/emozione

veglia

gravida d'inespresso


 *


strategia

non agire

sull’insubordinazione

delle coincidenze

 

siamo già prigionieri

dei sentimenti


*

emozione

era una rete bianca

sfilacciata

 

l'attraversai
né prigioniera né libera.


*

maturità

 

tremenda è stata la giovinezza
e ora - mio coevo -
conterai i solchi sul mio viso?
al giro di boa, chi accudirà chi? 

 

guarda gli uccelli impazziti

nel pomeriggio senza rimpianti. 

sorpresi dal vento, i cuori

fanno i battimenti.

*

marketing


investire sulle illusioni
e sulle disillusioni  
per rilanciare il prezzo del vero



 

 

*

un tè da marcella

 

nell’armadio di marcella

i dolori stanno appesi alle grucce,

nelle scatole di latta

ci sono bottoni

che sanno di burro

e attaccano i giorni

con ragnatele bagnate nel té.

quando chiudi le ante

i ricordi diventano tarme

ma innocue.

 

 

 

*

La favola del filo d’erba, del vento e dell’aquilo

 

Un bel giorno un filo d’erba
guarda l'albero imponente.
Sente il suono che fa il vento
quando passa nella chioma
e gli domanda:

“Canto anch'io come le foglie?"
Il buon vento che l'ascolta
quasi fosse innamorato
si fa basso e l'avvolge 

col suo fiato.
Si compiace il filo d’erba
geme e stride piano piano
(ed è questo il solo modo
di cantare per un prato).
Ora il filo si domanda:
"Sono bravo a intonare,
potrò anche imparare
a danzare con le foglie?”.
Il buon vento che l'ascolta
quasi fosse innamorato
le risponde dolcemente:
"Guarda in cielo l'aquilone
ed il filo che lo porta:
chi comanda, l'uomo o il vento?"


*

un ragno nella stanza

 

un ragno nella stanza
è il sogno di stanotte.

non è un bel segno

la circostanza di essere presi 

a botte

da sogno che intrappola.

 

*

levità


trasale per un alito di vento
l’uccello e lieto cavalca le nuvole
dalla vita
levità anelando

 

*

scelta

se lascerò la vita per la Vita
sarà perché tra il mio volere
e il mio non sentirmi all’altezza
avrò scelto di essere
tartaruga in mezzo alle aquile

*

sensualità

un ponte

tra le rive

cuce i lembi

della ferita

liquida

*

migratore

lo spaesamento
di un migratore su un campo di grano

col vento compiacente
sotto un cielo troppo azzurro




*

a ritroso

tornerei anch’io
dove le farfalle restano bruchi

e così di forma in forma
alla prima molecola di sole
ancora indecisa - in verità -
se brillare o donarsi


*

urlo di pietra

 

uscito dal ventre dell’onda
un urlo scolpito -
ha chiesto: chi era mia madre,
mio padre l'ho visto
placarsi su un seno

*

es/im-pressionista

 

la luce dietro il vetro smerigliato
è una visione iperreale -
l’immenso si fa piccolo - concreto -
nella stanza rimane scolpito -
filtrano verità che non ammettono
dubbi - bagliori di spade danzanti

*

Guerra totale* - la primavera araba

 

L’odore delle fresie

ha tentato l’impossibile
ma una vigliacca primavera 

ammazza i suoi morti.

 

Cosa può dire il mare

a sua discolpa?
Le acque - già rosse di sangue -
hanno violentato le spiagge.



(*testo contro il trionfalismo dei guerrafondai)

*

aritmia

è aprile e pare novembre
nel grigio brumano  i colori

riposa un gatto bianco
tra fiori sbocciati
come croci in montagna



*

la bicicletta

 

l'uomo:

un meccanismo farraginoso.

se tutto tace
puoi sentire gli ingranaggi cantare 
variazioni di tono
tra ciò che macina sotto
e ciò che accade sopra
e il cuore strapazzato
tra bulloni e pignoni.

 

*

per una madre

 

dov’è il giardino della tua infanzia?

dove sono i fratelli

di cui eri condottiera

e minacciavi botte

con mani grandi e occhi piccoli?

ora semi-chiusi

per non vedere il crollo delle dighe

e trovi poche parole

- nemmeno una -

per dire a tua madre

mentre le spazzoli i capelli


“troppa grazia i figli,

come mi è mancato papà…”

*

eroi

 

abbiamo bisogno di eroi
nel mare delle nostre fobie
eroi normali 
grondanti acqua 
che sappiano di abbandoni e di lutti
ed elargiscano manne di parole
lungo i deserti
come fanno i pioppi
nella stagione degli amori
abbiamo bisogno di eroi
per ogni stagione
che colgano frutti anche da fichi sterili


*

sono dentro una sfera risonante

 

sono dentro una sfera

che muove da lontano

mi urtano onde e sento voci
chiudo gli occhi
e ripasso luoghi


echi di piaghe si riproducono
nelle maglie dei giorni

 

più segretamente si rispecchiano
nei colori del cielo

 

a volte tornano nei sorrisi 

come preghiere inadeguate

... ed imploro silenzi
per partorire nuovi suoni
bellezza

*

veglia - ai miei cari amici de LaRecherche -

 

solo per un giorno
infrango il silenzio

lancinante dentro la pietra
un suono sgretola il buio

*

pasqua a casa di marcella

una nivea colomba

in odore di pace

attraversa i cieli della tovaglia

azzurra di marcella

 

imbarazza un velo di polvere

sul mobilio
- sembra nuvolaglia -

*

echi di passioni

l’acqua che ci doveva lavare
ci ha dissetato
appena

cade cenere sui corpi nudi
sotto ardono attese di piogge

*

come l’albero è la nostra sorte?

 

l'aria tersa disegna i contorni
suoni e colori risaltano chiari
mulinelli di pensieri vaganti
titillano le foglie piano piano

cammino e mi sento un'intrusa
mi chiedo qual è il posto dell'uomo 
sto ammirando la statura degli alberi 

ma non mi aspetto da loro risposte

stiamo sotto la reggenza del sole
respiriamo a ogni passaggio d'ali
resi ciechi da illusioni di fughe -
come l'albero è la nostra sorte?

*

pianoforte muto 6

 

il coperchio cigolava
un’indecorosa verità
che tutti conoscono ormai:

il silenzio.

 

l’ho aperto:
i martelletti erano ingessati
nel completo di feltro,
eleganti e un po' imbronciati.

i meccanismi e le chiavi inceppati

in un ricordo di esercizi autistici.

i tasti bloccati

come articolazioni usurate.

l’antica nobiltà

se c'era è sparita, 
non è servito a niente
esalare un odore di cenere,
richiamo
quaresimale

per farsi amare ancora.

 

*

non sapere l’amore

 

pini marittimi sull’autostrada 

(il rumore è una nenia)

le cortecce hanno nodi come cancri
(le nostre parole taciute)

ciascuno beve una linfa di dolcezze

certe ma solitarie

i rami puntano alla direzione
dei desideri


in questo esistere 

e non ancora essere 

posso amare il silenzio di un dio
ma odio il tuo

*

dove mi porta

 


i miei pensieri:

non prati fioriti.

vanno verso il mare

ubbidienti come pesci

*

speranza

 

camminerei sulle alture del cielo
spargendo le scorie

dei fallimenti
tornerei sui miei passi sofferti
se vedessi oltre i cieli innocenze
amerei di nuovo e di più
se riconoscessi
uno schiudersi di mani e di labbra

*

italia

 

una bandiera arcobaleno 
penzolante dalle finestre

ancora socchiuse -
assente il vento -
una cornacchia gracchia -
ci vorrebbe uno spirito

dentro le cose
una dignità
dietro simulacri alieni -

*

vent’anni

guardavano esattamente
nel punto in cui ora li incontro
quegli occhi di ventenne
(schianto di insaziate molecole)

non c’è tempo che attenti
all’innocenza di quella stagione
che si accingeva a sfidare il drago

ma se avessi fermato il mio sguardo sul tuo
sarei rimasta senz'altra notizia 
nell'agonia degli anni

*

sposalizio/sogni a matita/anniversario

sposalizio

chiudi gli occhi_
non senti rumore di nuovo?

dì al tuo amore

che si prepari

allo sposalizio dei fiori
con i cromosomi

*

sogni a matita

enumeri pietre
di mare  -
come ulisse conosci

i nomi delle stelle
li lanci come ami
su sogni a matita

*

anniversario

mareggiava un vento mite
(era il dodici di aprile)
ma i gelsomini arrivarono dopo
e insieme giorni colorati come lego
con spigoli e colori



*

tangenziale/glicini a villa borghese

tangenziale

roma corre e fuma
in tangenziale -
case nere e vite
sul ciglio di curve
deviate da lavori ininterrotti

dentro le case
colori distratti
di primavere ferme alle stazioni
e poco più in là
prati


*

glicini a villa borghese

presto verranno meno -
assumiamone l’odore
di sesso imminente
con audaci farfalle

 

*

la metafisica delle tasche

sparsi oggetti sul comò
- surreale coesistenza di inutilità -
(manca uno svuotatasche)
persino de chirico o dalì
troverebbero straniante
disquisire di domenica
sulla metafisica delle tasche

*

il seme

 

le cicale frinivano_
le formiche - ricordo - trafficavano  

con una leggerezza inconsueta


dalla terra usciva un lamento
che pareva un canto 
l’inverno fu pietoso
nel medicare le piaghe 

per il raccolto fu necessario il pianto 

ma il seme non fu una parola 

 

*

a Bruna L.

la vita può finire
in un giorno di sole -
ciò che procede dal cielo
è accudire la luce
che pian piano s’imbruna

*

sette vite - a certi poeti che conosco -

 

gatto bigio dagli occhi dorati
sull’asfalto scaldi la coda?

è mezzogiorno e ancora ti stiracchi
niente ti sfugge 

ti temo - stregone -
sei una reincarnazione?

*

ha dato e ha tolto/nichilismo

ha dato e ha tolto

a me la vibrazione di un respiro
a te nuvole bizzarre
in un cielo compassato

evocai il rumore del mare
rispondesti che il fiume non canta

*

nichilismo


l'ultimo raggio impotente della sera

*

il crollo degli idoli

 

tra le mani di fuoco

sembra plasmare terra

invece lavora a maglia -

in penombra vede luci

minacciose come erinni

abbassa le tende

e sottovoce impreca

contro certi idoli 

dai piedi d’argilla -

vorrei dire a mia madre

- che sua madre con affetto

chiamava la gross -

cosa ho capito dell’essere figlia

*

il poeta risponde - ai poeti de LaRecherche -

 

accadrà di non vedere più niente
(un oblio che spaventa)
la voce s'ingolerà

le mani non sapranno i colori

la morte arriverà snervando corde
ma il poeta avrà risposte

sognificherà

*

supplica per un amico/carta carbone

supplica per un amico

lo sa il sole
che
sa di sale
il suo deserto
?

*

carta carbone

sotto il lampione del lungomare
perdemmo il senso

(del pudore)

ci chiamammo dottori
- ma l'un l'altro non fummo taumaturghi -

*

alberi senza radici

 

ciascuno lontano dall’altro
ci eleviamo contro natura -
alberi senza radici

tra un albero e un uomo
la differenza
è un respiro più forte



*

la nostalgia è un piatto che va servito freddo

 

la nostalgia
lieve canto che tocca la riva


il mare non ti ha accolto 
ma tu 
gli hai dato ascolto?


è un alibi di sabbia

il tuo rimpianto

*

amore obeso

1

chi ingrassa la terra di amore? 

gli uni per gli altri
cibo
ma  la sete 
non si placa


2

tre enormi gabbiani sul tetto_
dallo sfondo cosa vedono i gabbiani?
quali laide saggezze
riferiscono all’alba?

*

altri haiku liquidi

 

femmine e maschi

rimescolano forme
in mare
viventi


*

creature d'oro
ricoperte di sabbia
nell'acqua pigra


*

a mani piene
ricrescono promesse
sotto la pioggia


*

ramificato
per te gorgoglia il fiume
mandorlo in fiore

 

*

Non raccontare a nessuno

 

Me assente, raschia il fondo

della sua solitudine.
Sembra cercare amori 
persi al largo

o mai posseduti.

All'alba è la voce struggente 

dei marinai.
La sua debolezza potrebbe sovvertire

l’assetto dell'intero universo.

Per questo sbatte contro gli scogli,

a volte ululando anche a vuoto.

 

*

Il mio giardino domestico

 

Accanto all’ibiscus

ho piantato un geranio.

I suoi fiori si sporgono sul mondo

e ascoltano i racconti del vento. 
Da qui s'immaginano

spazi liberi e l'odore del mare

non è un opinione.
Gli alberi di eucalipto  
riportano i fatti della strada

mentre i pollini si spargono con cura
all’ombra del suo vaso.

 

Posizione strategica,

nessuna eventualità è sprecata. 

 

*

teorema indimostrabile

 

il rumore di fondo

di un elettrodomestico 

di ultima generazione. 

all'improvviso,sussulta e si ferma 
e pare i
l traguardo. 

il beccheggio inquieto del corpo 

approda ad una stasi 

tra illusione e delusione. 

è allora che sente

l’effettiva rotazione della terra.

 

 

*

in morte di un’artista eccentrica

hai suggerito di zittire i merli

e di non alterare i colori fauve 

della primavera

ma il giallo dei becchi 
cozza col nero 

tutto intorno c’è un verde dilagante
e un insostenibile 
rosa shocking

*

tre haiku liquidi

l'onda si infrange
sento il bianco
rumore
della scogliera


*

vedo rapaci
sul mare più agitato
l’acqua non muore


*

una pagaia
lascia sonore scie
corte poesie


*

coincidenza

 

una data non è mai per caso

passa e ritorna
la sua ombra obliqua

*

dinamiche mitologiche

 

al crepuscolo sotto l'ulivo

in compagnia della civetta 

non questionerei di filosofia

 

pacificherei le mie stanche membra

rinunciando per un po’

ad emettere sentenze

l’essere donna e dea della sapienza

talora mi spaventa

ma meno che a giunone


districarsi tra il pavone
e lo scomodo mestiere

della moglie del padrone

*

i matti e le pecore nere*

 

i matti e le pecore nere
cos'hanno in comune?

la poesia

sono entrambi in stanze surreali
e a chi domanda qualcosa
rispondono coi versi

pio pio pio pio pio pio
come ti faccio così ti disfo

perchè hanno rinunciato al mondo
e non sanno la differenza

tra caramelle e ragni



*liberamente ispirata al film di Ascanio Celestini “La pecora nera”

*

una nube luminosa li avvolse con la sua ombra*

 

luce genera ombra
ombra genera luce

 

dal centro s’incrunano raggi

 


 



*ruferimento al vangelo di Matteo 17, 5

*

amore/climax

amore

in poesia, un colpo di tosse
(si vedano chiodi e spine)

*
climax

se il mondo è un libro aperto
essere l’a capo della poesia
l'indeterminatezza di certe vocali
il suono duro delle consonanti 
trascinate fino al climax
dell'ultimo verso

*

La notte di Pablo*

Posso scrivere i versi più tristi questa notte
(una canzone quasi disperata).

Cospirano ombre con voci

e una pioggia fitta.
Lentezza e oblio.
Il vento gira e canta.

In lontananza.
Direi che l’ho perduto.
Risponderebbe: “Per me è lo stesso”.

Biancheggiano gli alberi,
identica è la notte.
Uguali stelle,
la notte è un abbaglio.
Il bosso per il tornio e l'intaglio.
Per me non tutto è rimosso.



* liberamente ispirata alla poesia "Posso scrivere i versi" da "Venti poesie d'amore e una canzone disperata"  di Pablo Neruda (1924)

*

come nasce un’idea



nasce un’idea 
semplicemente
da scorciatoie

di gesti consueti

 

 

*

giappone

 

rompe il silenzio
un movimento di case
maschera bianca


*

tracima il mare
fermate la musica
lacrime rosse

*

pensiero quasi notturno/di mattina

pensiero quasi notturno

risentire il sottile avvitamento

che affatica il respiro
e ritrovare

il bisogno di pregare 


stupirsi 
che le parole

non siano scadute 

né sono l’ologramma
della penna
che le ha scritte


benedico
il sonno dei bambini

e dei malati
e la notte,
dolcezza sul mondo

 


*

di mattina

anche il non-rumore
può essere ingombrante
suona bene il bricco di caffè -
nel rito della colazione 

i cucchiaini intonano

le tazze fanno da contrappunto 

*

nata di marzo/nella filigrana della scrittura

nata di marzo

lei ed io sotto braccio
parole-farfalle

color giallo limone

(in due si smarriva la direzione)

i minuti spremuti sotto passi
saturi di rumore e tesi
davanti all'esplosione sfacciata

nel grigio della città
dei fiori di pruno

*

nella filigrana della scrittura

statisticamente
le parole sono bisogni
trasferiti dalla mente alle dita
tic nervosi dell'infanzia
cibi
divorati e vomitati
mercanzie di angeli inquieti

*

embrionale

 

subacquee turbolenze 

sbaragliano le alghe e le correnti.

persino ingigantiscono le onde.

 

e così indistinti sentimenti
pretendono di ricercare un verso,
una misura persa.

*

le allodole

 

il sole ha già fatto il suo giro.
i vetri splendono 
i passanti riflettono
un mondo di specchi.

ma le terragnole allodole
stanno all’erta:
temono di scambiare
un abbaglio per un sogno.

*

l’affacciarsi dell’amore


lo annunciano
tocchi sulla schiena
come calibrati 
tiri a segno 

di gesti e parole delicate.

lo rivela l’ombra sottile

della meridiana. 


ma tigri spaesate si aggirano

attorno alla sua scia

odorosa di sangue.

*

il sole ritorna sui crepacci - a Virginia

 

dove finisci bellezza radiosa
portata via da scure maree
cerchi i colori in terra africana
sole negli occhi e un’altra dimora

ci hai lasciato gli esotici ombrellini
e polvere rossa e piante e lingue


tu guardi in faccia la luce più chiara
e il bianco invade il tuo sorriso
i nidi di vetro posati sui rami
si disgelano nell’ora segnata

 

*

Iris Murdoch sul comodino

“Nondum considerasti quantum pondus
sit peccatum”*

Iris Murdoch sul comodino,
un inciampo del sonno.

Nessuno risponde all'invito, 
neanche la scrittrice.

Leggo Murdoch e mi chiedo
dove la devastazione e quando…




*(tratto da “La ragazza italiana” di Iris Murdoch, 1974, Einaudi, pag. 27)

*

una lode un canto

 

il cielo è bianco
(ma non è neve)

risuona un canto 

 

nessuno aggiunge

"esisto" "ringrazio"

 

*

impiegato di concetto

 

formica talentuosa 
per vocazione
cuoco
configurato per essere muto
ma non sordo anzi presente
specie di notte a rimboccar coperte
quello che serve a chiudere giornate faticose
un libro marinaresco a metà
le ali impigliate dentro





(a Felice)

*

le uova di Marcella

 

aggrappata su quell’ultimo piano
come un 
uccellino al ramo 
ma quando arriva aprile

il calendario va all’incontrario 

nel suo guscio le stagioni

rimpiccioliscono

sarà per questo

che dice preghiere ai pulcini?

*

i volti scomparsi

 

i volti scomparsi 
hanno i tratti impressi nei ghiacci

da lì risale un vapore 

poi cade la pioggia


*

invisibile/la sezione aurea

invisibile

                          appare nel buio
sarà re
                          in una stagione o in una vita
il suo regno è invisibile
                          è la porta che apre all’amore
è un “tipo” che gira di notte
                          si apposta
dietro un ricordo
                          ti sorprende
come un incontro nuovo
                          con un nome inaudito
il saluto di un vivo

                          e lo riconosci


*

la sezione aurea

saranno entrambi felici 
gli uomini e gli angeli?
perdoneranno
gli uni di non avere le ali
gli altri di aver baciato in terra
le stelle cadenti?

si incroceranno nella sezione aurea
la differenza delle distanze
il punto zero dell'orgoglio
la timidezza



*

il violinista capovolto

 

sui tetti rossi rovescia i colori
a terra sposa le mucche arancioni

la musica zingara tutt’attorno
richiama circhi croci e candele

chagall sorride nel vestito smeraldo
in cielo vola un bouquet di fiori 

pittore onirico canta l'amore
e capovolge la rivoluzione

*

epiloghi di favole

sono apparse le nuvole
- epiloghi di favole -
a svelare illusioni
raggi fugaci
svolazzi di piccioni
su sogni poco audaci

*

il cipresso



la punta esposta al vento
ma le radici infracidite 

così è la nostra vita
nella schiettezza 
del tronco 

diritto tra gli sconquassi dei tuoni



*

L’oro nero del Niger

 

“Siamo tutti africani”,  

urlava il nigeriano
rispondendo al tamburo parlante

tu tun tu tun tu/ tu tun tu tu

La tua terra nera

chi l'ha sporcata?

Vi crescono le palme d'oro.

 

*

permettete?/senza poesia

permettete?

ho mani diafane
con vene azzurre
e un filo di sole
catturato al volo
il cielo stamane
non ha colore

permettete che dipinga?


*


senza poesia

ho provato un giorno 
senza poesia

ma ero un gatto nero
colto da amnesia



*

melodramma


il gocciolio 
di una sorgente

più in là si farà conca
per custodire i figli
(un canto sommesso)
non una voce non un grido
ma nel finale si spargerà in mare
teatralmente






*

odissea

 

e se dopo il mare aperto
mi re-infetassi
dentro una montagna?



*

primavera indagata

 

vedrai - ci discolperemo

anche stavolta.
l'inverno tornerà
a difenderci 
da 
sospetti e debolezze.

invece cantanti e poeti
li assumeranno

come prove inconfutabili

dell'innocenza.

*

eccetto che/desideri

l'afasia di Dio

non c'è altro da aggiungere
all’intensità dei gelsomini
nemmeno Dio


*


desideri


di giorno crepitano 
come erba che secca al sole.
di notte pratificano

*

docilmente

confida nel vento
la freccia scoccata

l’arciere
tirando la corda
respira

così  la vita transita
da un obiettivo fissato
al rumore di aria spostata

*

ritmo

 

temo

la deriva del mare 
lo sgocciolio

dei momenti salati

lo fermerei

nella durata di una poesia
l'ordinerei

in un ritmo catalettico





*

cronaca politica italiana febbraio 2011

 

con la pioggia 

scendano promesse 
sulle vuote acquasantiere 
si sciolgano le mani legate

ad attese ormai s-finite

guariscano luridumi 
di poteri deliranti
si restituisca dignità

ai corpi violati 

e lavacri 

alle menti saccheggiate

*

sconti di stagione

 

con le mani in tasca 

a cercare gli spiccioli
che avrei voluto dare
per regalarti un fiore.

ce n'erano pochi
non sapevo decidermi
tra un girasole e un gesto d’amore.

*

oltreconfine/rigenerazione

oltreconfine

ti confiderò che il mio canto
era la veste della
caducità_

di un autunno che non voleva finire;

invero ogni stagione sconfinava,
il tempo era stato scaraventato

e fioriva la vita 


*

rigenerazione


ogni giorno perdiamo le scaglie
perché - questa è la prova -
la vita è un serpente

*

Zarathustra parla ancora?



Secondo la dottrina 

dell’Eterno Ritorno 
è concepibile 

la possibilità di re-incontrarsi
in uguali circostanze.
Si ripeterebbe la storia
infinitamente.
Ma ciò è ininfluente

rispetto all'attimo eterno
dell'innamoramento

*

angeli apocalittici

 

alcuni in piedi sull'acqua
con le spade brandite
e una luce affilata
negli occhi aguzzi

 

apocalittici

non v’è filo d’erba
che non vibri stridendo
ma al suono dell'angelo buono
ogni foglia guarisce
e l’albero della vita ricresce

*

gli storni

 

al tramonto fremono

più che all'alba.

inquieti sempre.

ignorano la morte

divorano gli spazi

ma sono divorati

dall'eternità

 

 

*

terreno carsico

 

sassolini ammucchiati a cono
con
in cima una bandierina:
costruzione un po’ bambina

 

si sgretolano - ed è questo che fa male -

soltanto al rumore della pioggia

sono come i dolori

*

atelier

 

si è fatto buio
non viene nessuno
forse in sogno mi aspettano gli amici

raccoglieranno le gocce di colore
che nessun pittore
ha scelto

*

angeli camuffati

 

entrano in casa improvvisamente
con tali travestimenti 
da ingannare anche un detective

non certo simili all’angelo biondo

dell’iconografia -
hanno riccioli bruni e arruffati
il loro farfugliare
assomiglia a un balbettio

o a una profezia un po' inquietante

*

sessanta secondi

 

Tutto è fermo nell'attimo prima.
La mano è pronta. Si attacca.
Tutto accade nel profondo.
Nell'aria solo il fruscio
delle idee di fondo.

*

è adesso

 

accadrà di notte.

 

penseremo - è adesso -

proteggendoci l’un l’altro
come uccelli feriti

 

non proveremo dolore_

la pelle brillerà
di una luce irreversibile

 

accadrà _

e non vedremo più

i solchi che lasciammo nei giorni

*

rara avis

 

un uccello quasi verde

simile al colibrì

mi ha lasciato una goccia di sangue

in cui intingo la penna.
o forse è un subdolo
veleno
a rilascio prolungato.

*

i musicisti sono autistici

 

sono lenti ad ascoltare
e restano perplessi
a valutare gli echi
di parole sommesse_
ancora più lenti
se sentono le onde di mare.
vorrebbero più tempo

per ricordare dove e quando 
udirono un mormorio

e lo imitarono

*

aria del silenzio su un brano di Tullio Visioli

 

cluster di eventi
compensati da silenzi

che più di un suono
si aprono al possibile

di nuovo il cluster


retrocede all’origine
il finale


una piaga lancinante 
in posizione lata

*

poesia rara avis*

 

poesia rara avis
-
disse il maestro -
e tutti naso in su a indovinare
la direzione verso cui fuggiva
e a dire sottovoce
com’era bello quando passava

sussurando una lingua segreta
e dovevi esser pronto a ripeterne

non il suono ma il volo

con la matita o con la fantasia .




*

in extremis

 

la gioia sarà infine resistenza
estrema autodifesa non-violenta

amare con dolce prepotenza

 

*

indicibile

 

pelle spremuta

occhi strizzati
fino a vedere rosso

ritagliando  
riconosco la forma

complementare

 

poi la vedo svanire

- pura idea -

e non la chiamo

*

nelle forme il segreto del Suo fare

 

il profilo bombato di una fronte
la trasformazione dei corpi anziani
il disegno di un’ombra radente
l’esilità di un arto d'uccello
la persistenza della memoria
lo svolgersi di ogni movimento
nella precaria quotidianità
l’incontrarsi (o il non incontrarsi)
il caso
la trasparenza
gli elettroni rotanti
le distanze siderali

le vicinanze molecolari
la solitudine degli atomi

leggendo i segni
come vacuum o deficienza
intuire nelle forme
la bellezza ulteriore


*

ogni poesia parla di Te

 

ogni poesia parla di Te
con parole urlate o sussurrate

ogni poesia che parla di Te

non riceve feed-back: dove Sei?

 

 

*

so di non sapere

 

la sorgente zampilla internamente 

così puoi percepirne
la lieve pressione
il momento prima che l’acqua sgorghi
dove nessun desiderio
si è manifestato

 

 

*

Sole d’inverno

 


Di mattina preferisce

i giardini ai palazzi.
Nella mia stanza, però,
ne ho sentito il tepore,
ho pregato che con me
stesse bene.


Non sopporterei

di vederlo andar via

senza racimolare

un bottino terrestre
tra le dita dorate e sottili

da prestigiatore.
Mi è sembrato un po' preoccupato
di non essere dovunque, dentro e fuori.




*

angelo caduto/il linguaggio dell’angelo

angelo caduto

azzarda due o tre passi sulla terra 
dissimulando la sua vergogna
davanti ai cipressi

puntati su di lui

come un'accusa


*


il linguaggio dell’angelo

sarà sincero l’angelo
quando promette il cielo?
e se indica una direzione
sarà vero il suo dire?
e il suo tacere?

l'angelo allude
- con vaghezza
irriducibile -
ad un fare ulteriore
a un bruciare

 

 

*

angeli rilkiani

 

uccelli dell’anima
stanno nel rischio
di aprire le ali

soffi umani li spingono in basso
a dimorare nei fiori
e da lì vedono le cime degli alberi
come radici rovesciate

per questo 
non conoscono

la libertà degli uomini

*

gli angeli si domandano

dunque c’è altro oltre la luce?


per istinto vanno
dove li porta la musica 

per un vento bizzarro non si voltano




*

gennaio

ombre nere
dietro splendide promesse
con il rischio che siano vere


*

lo stesso angelo

 

li ho visti e li ho persi
mentre ci incantavamo
(gli angeli e io)
davanti ai baluginii

perdemmo la rotta
- era a spirale -
vagammo
come sagome 
che sott’acqua si sgranano


a tratti riconoscemmo parti
(non il tutto)
respiri cenni di occhi profili spezzati
come dal finestrino
quando si muovono le montagne
controvento

ed era lo stesso angelo
che si riverberava
in un gioco di specchi





*

ritmi di angeli

 

salgono e scendono
barche tra i flutti
poi raggiungono la costa
arrampicando nuvole_


davanti ai miei occhi salutano
con ali invisibili
il loro canto monotono
e’ rumore di fondo

nomi ripetuti al rallentatore

piano




*citazione dal libro di Massimo Cacciari "L'angelo necessario", Adelphi 1994, pag.13

*

Due haiku sul vino

 

Sorseggio vino
Un frizzante solletico
di piume rosse

*

Rosso vivace
Tovaglia insanguinata
D'amore e morte



*

Mattino di festa - Capodanno -

1

La vicina che urla
al telefono.
C’è silenzio intorno.
Le gutturali tagliano l’aria
- una scultura futurista -.
Il corpo è lento
la voce è veloce,
ma non quanto la luce.

2

Un bagliore ha acceso il ricordo.
Un lumino di tomba?
Una candela?
Forse il raggio verde del tramonto,
confuso col colore dell’aurora.
La festa è finita
mentre iniziava.

*

gli angeli si disperano

 

gli angeli si disperano
perché non si perdono n
ell'amore.

formicolano nei mercati
svaniscono e riappaiono col buio:

cercano indizi

ma nessuno mai atterra
perché qui ogni segno è ambiguo

 



*

altezze di angeli

 

la mia terra aggruma

sangue di morti e di non-nati

la mia terra è la dimora 

degli angeli smemorati

la mia terra non allatta
non è all'altezza 

*

angel

 

al mio angelo chiederò le risposte 

che ho cercato in tutti i libri del mondo

il mio angelo si stupirà
che non lo abbia riconosciuto
in tutti questi anni
nei posti dove ho vissuto
negli occhi di chi ho incontrato

recriminerò
perché è inammissibile
che un angelo cammini a testa bassa
in penombra e non si dichiari
un angelo è un lampo improvviso
che scruta nei nascondigli

da un angelo ci si aspetta la regìa.

 

*

Tre haiku piovosi e ventosi

Pini ad ombrello
e acrobazie di storni
chiamano pioggia

Vento ululante
Inizia il vigilante
Canto notturno

Persiane verdi
sibilando trapelano
Luci tremanti

*

Il prodotto finito

 

Il meccanismo si è fermato cigolando.

Ti descriverò il processo
fase per fase.

Se la macchina funzionasse
a moto contrario
- ipotizzando che le energie

siano eternamente rinnovabili -
la bloccherei nel climax
per fartene ammirare la potenza.
Ma dubito che l'apparecchio 

si rimetta in moto.


(Quella tazza artigianale

che ti ho regalato
era il prodotto finito - 

l’avevi intuito?)




*

Se potessimo

 

Mi hanno detto che le anime
cantano all'unisono
e i corpi rimangono
nella stessa trasparenza.
La gravità è l’altro polo
di un’altalena che fa capo al cielo.
Se potessimo, a metà volo,
riportare le fasi alla partenza
non sarebbe sincronia
ma corrispondenza.

 

 

*

Orfeo muto - dedicata a chi non canta più -

1

Al bivio i passi indugiano,
lo sguardo si attarda.
Non un suono tra le nebbie.

Nemmeno un addio.

2

Chi racconterà
in tranquille narrazioni
di Orfeo cantore
che ebbe certezza di sé e del suo canto? 

3

E Orfeo, perché ora tace?


*

L’altro sole




Conoscere - a notte inoltrata -
l’implosione del sole
col candido alone:
zucchero a velo sul vero.

 

*

ungarettiana

 

dalla vita ottenni il dubbio
ad honorem

è una pena

e - come la morte -
si sconta

*

La guerra dei giorni

1

Il buio dilaga
rapido più del lampo.
La luce si apposta e attende
l'avversario.
E’ tregua solo un giorno.

Deflagra necessario
il solstizio d'inverno,
come tromba impellente.

E' nel tempo la legge.

2

Al mare consegnerò
questa notte grondante,
il sale
l’asciugherà.

Il buio sarà intermittenza
di luce, annegherà la paura
in rapidi gorghi
.

*

avventato

 

oppure mangiare locuste
come il Battista cingersi i fianchi

e scalzi tornare al deserto
nel gioco informe del vento
con le nuvole gialle


rifare la pista all'indietro
avvertendo dietro le spalle
un’ombra azzurra

*

parla con lei

la saggezza di un fiore
il vagare di un angelo
il pulsare sotterraneo
lo sbattere di un insetto
la fine del mare
le radici di una pianta
l’angolo della luce sulla terra
ogni parola che esce dal ventre
i frutti che nessuno raccoglie

ho raccontato ai quattro venti
lo screpolarsi del suono
la bruttura che inquina e corrode
ho detto che la bellezza
è scivolata tra le dita
- acqua sciupata -




*

Sentinelle del mattino

Cattureranno la luce
nel fuggire veloce

della stella cometa,
i pastori?
I volti annuiranno
eccomi
ad una sola voce
con stupore
immutato?
Nella schiera del gregge,
quanti?

*

Ciclico

 

Non comprendo il guado delle stagioni.
Ogni sole - mi dicono -
ripete il suo giro.
Anche le farfalle, nel loro ciclo,
misurano i voli sull’ampiezza delle ali.
La sera, le ore si spalmano
in uno spazio indefinito.

E poi accade.

Il giorno supera il confine del divenire.
Sulla sabbia è nuova ogni traccia
e l’acqua torna a confonderle.

 

*

Rosa mistica

 

Sale al monte la rosa
accolta dagli Dei.
Benedette le spine
sguainate come spade!
Bellezza chiama sangue.
C’è un’ombra dentro le rose.

*

Un amore

 

Ridotto a dimensioni portatili.
Intercambiabile, taglia unica.

Oltre l’utopia dei sensi,
manca ogni equipaggiamento
- e forse l’equipaggio -.


*

Plantation song

 

Sono nata. Questa volta libera.
I miei fratelli mi cullavano

con un canto di piantagione.

La loro resistenza mi accarezza
come i venti d'estate.

Ho le mani piagate

da un tessuto frusciante e vivo.

Un cotone e una catena.
Ho sognato un abito con strascico. 

 

 

*

versi diversi

temo
(o forse spero)
che il vuoto turbinando mi trascini
nell'ignoto
dove i fiori
crescono capovolti
e i versi
già capoversi


 

*

Sordità*

 

Non li vedo, non li tocco.
Almeno sentirli sussurrare.
Gli Angeli svegliano i fiori.

Se potessi ascoltare 

i nomi che scelgono 

e il suono che fanno!




*(molto liberamente ispirata alla poesia “Gli Angeli” di Emily Dickinson)

*

protocollo d’intesa

anche senza segnali convenuti
(o convenienti)

sarà impossibile
non
riconoscersi

nessuno è mai svanito
gli assenti non sono fantasmi

le presenze proliferano

dopo la semina


si può siglare
l’accordo non-belligerante

col tempo


nelle sere d’inverno
- per quanto raramente -
potrà capitare di incantarsi
davanti alla neve che cade


sarà sorprendente

osservare i fiocchi veloci
e delicati insieme

 

*

La cacciata

 


Una falena, tra vetro e persiana,
vagheggia l’Eden proibito.
Poi, chinata la testa di Sfinge,
richiude le ali.
Cos’è il tramonto per una falena?

Il brillio dell'acciaio in cucina.

*

Veduta

 

Sono tornata lì.
La campana ha l’identica voce
chiara e distinta.
Segna le ore per ubbidienza.
I palazzi si meravigliano
della medesima veduta.

Oggi, col sole che li ispeziona,
sembrano coevi
degli adiacenti ruderi romani.
Forse di notte i secoli
si accomodano.

Potrei non essere mai
passata di là.
Nell’atmosfera ferma,
l’unica trascurabile variazione
è stata il soffio sommesso
dovuto allo sforzo di ricordare:
un’inezia
a confronto con la noncuranza delle cose.

 

*

Irrompe il giorno

La novità del sole.
L’angolazione della luce.
Il taglio dello sguardo sulle cose.
Appare chiaro anche il sogno della notte.
Un ricordo seduce il corpo.
Separa gli oggetti dalle ombre.
Trapassa anche i muri.
Dilegua le paure.

*

De gustibus

 

Intonare la giornata
frugando tra i ricordi o nel presente?
Apprezzare il suono 
dell'ambiente

o la sua restituzione

dalle pareti: un accordo complesso 

sarebbe inopportuno.

Basarsi  su un giro consueto,

partire e finire con la tonica.

*

La serie di Fibonacci*

La serie di Fibonacci*

Fibonacci il pisano

si appisolava in mezzo agli stracci.

Se faceva l’addizione,
il totale aveva senso e ragione.

 

Con le cifre, il bonaccione,
riuscì a convincere l’imperatore!
Contava gli alberi, i rami e le foglie,

le patate, le lepri marroni,

i figli e i nipoti bianchi e cervoni.

Cominciava la serie

 

sempre con l’uno 
e poi finiva con l’infinito

spazio.

 

 


* ispirata al libro "Il mago dei numeri" di Hans Magnus Enzensberger, Einaudi 1997








*

C come donna

 

E prima di essere donna, 
è concavità.
I suoi pensieri

roteano come biglie
sotto un cielo silenzioso.
I piedi appoggaino

su una terra che frana.
Insegue il volo di una mosca

che non si posa.
Prepara un varco
tra una lama di aria fredda
e un raggio di luce.
Sminuzza la notte.

*

Costellazioni d Mirò

 

Punti e linee: 

le trame esatte

dei nostri destini.
Colori/eventi:
entrambi portatori di ignoto.
Donne e uccelli.
Pittore indeciso
tra poesia e silenzio.

 

*

Le strade percorse

 

Che non l'abbia mai lasciata,
tanto adusi sono i piedi?
E’ come vedere ed essere visti,

essere ed essere stati.
La mente trova il punto equidistante 
fra ricordo e trasformazione.


*

Della luce/La porta stretta

Della luce

Rapida, 
quando il tempo ha ultimato
il suo corso indolente.

*

La porta stretta

L’ingombro del corpo,
se tentiamo di entrare...
Più in là un comodo varco,
tra qualche millennio.

*

Effetto collaterale

 

Nel punto di massima concentrazione 
della materia, 
da cedimento strutturale improvviso
si genera un fotone.

A distanza
mi avvolge un’onda calda.

*

Diario di bordo di un filosofo-pellegrino

Ore sette.
Il filosofo mima
la prima sigaretta.
Ore otto.
Il filosofo è per strada
davanti al bar della stazione.
Ore nove.
Il filosofo conta
gli avventori e i viaggiatori.
Ore dieci.
Il filosofo
elabora statistiche:
oggi sorridono
più i viaggiatori o gli avventori?


*

Gioco di scacchi

 

Ogni mossa è una promessa
dilazionata,
grattare il tempo 
aspettando la contromossa.

La regina conosce il finale
e sorride di sottecchi
mentre osserva bonaria
l'agitazione delle sue pedine.

*

La gatta

 

Oggi Marcella pare una gatta.
Ringhia, guaisce, minaccia.
Nella lotta col cane di dentro
ha spuntato unghie e orecchi.
Dal gatto ha cavato
la voce di un nume.


*

Può bastare

 

E se fosse un ripetere a mente

i nomi delle fermate di un treno 

a lenta percorrenza,
se la locomotiva indietreggiasse
senza ripensamenti
(fotogramma dopo fotogramma
miraggio dopo miraggio),
se riconsiderando i riflessi della luce

a confronto coi contorni precedenti,
cercasse proprio quelli,

riconoscendoli,

non sarebbe abbastanza per una vita?

*

Allo stadio di Caracalla

Un pino ad ombrello
evapora sudori.
Mi piace ascoltare i corridori.
I passi sembrano attraversare
le ere.
La terra restituisce respiri.
Confusi tra le scorie di altri polmoni.
Tutto è scambio, poliritmia.
Si è insieme atleti e alberi.

*

Galileo liutista

 

Il liuto sfuggiva al calcolo matematico.
Insopportabile complicazione
di armoniche sovrapposte!
Il punto esatto dove tastare le corde
non era localizzabile
con il rigore di un’equazione.
Ma quel suono irripetibile
- “A 440” l’avrebbero chiamato -
incrinava convinzioni immobili!
Avrebbe isocronizzato un pendolo!
Continuò a ronzargli nella testa
come un’ossessione.
Le orecchie sempre occupate
a decrittarne la voce!

*

In-eterno

 

Un banco d’aria
sospinto su strade di nuvole
sempre cangianti
tra caldo e freddo.

Trasmigrando,
resta se stesso, pur ignorandosi.
Incosciente di essere niente,
non sapendo di sapere.

Della materia,
il vuoto:
senza velocità,
senza energia,
neanche l’ombra
giacché l’ombra è qualcosa.

E' l’unica idea
che io concepisca
di eternità.


*

Lèggere

Controllo se ho messo gli occhiali
a cavalcioni sul naso.

Mi tuffo anche oggi.

Le lettere nuotano
sospinte da correnti interne/esterne
e dovrò riportarle a riva
ordinatamente.

*

in mezzo alle pagine di certi libri

vorrei sapere
quale chimica impostura
trasmuta gli amori
in petali inodori

*

La finestra sul cortile -haiku, citando Hitchcock

 

 

Sangue su sangue

Rosseggia sugli gli alberi
Una cornacchia

 

*


Tende socchiuse
Cade sempre il sospetto
sul maggiordomo

 

 

*

ipotesi

 

se gli spazi atomici della materia
- in qualsiasi stato
di consapevolezza essa si trovi -
si dilatassero
in un big-bang
infinitamente riproducibile
e coincidente
con l’originarsi di un’eco
inaudita e straniante
a cerchi concentrici
se il tutto si sommasse
alle energie e quantità di moto
pre-esistenti

di quale natura sarebbe
il vuoto?
e la pienezza?

*

Allucinazione uditiva*

 

Qualcuno poi mi spiegherà
perché il silenzio si fece assordante
come un fischio urtava i timpani
e non sgorgavano ragioni né parole
ma solo 
lacrime sconvenienti.


E chi avrebbe dovuto per primo
fare i gesti conseguenti,
se commentarli o semplicemente
farli,
e che cosa bisognava temere
più il silenzio o la sua eco?

E infine se ciò che sentii
nella camera anecoica
fu effettivamente il battito del cuore
o la vibrazione superstite
dell’ultima registrazione
scampata inspiegabilmente
alla cancellazione.




*

come nacque la primula

infine la lacrima
per quel bimbo mai nato
plasmò nella creta
la culla di una primula

*

Il passero-precario

 

Esistenzialmente
si è come passeri
con un arto amputato.

Ci si ingegna per tenere l’equilibrio
sul filo dell'alta tensione.
Non rischiamo la vita
ma 
un nuovo mestiere!



*

Il mondo salvato dai ragazzini

 

I ragazzini insegnano

a combattere nella giungla

delle visioni

e a difendersi (da se stessi).

Le chiacchiere sulla cultura...

ma il loro ridere è una scossa

alla supponenza.

E’ così che il fiume non si ferma,

leggeri risalgono la corrente.

E conoscono le formule 

dell'esistenza:

il volume del professore

non misura la sua altezza!

 

*

La fiaccolata

 

La fiaccolata avanza
sotto secchi d'acqua santa.
Prima fila,
uomini-paramenti.
Seconda fila,
donne pie.
Terza fila,
vecchine commosse.
Poi, volontari in divisa arancio
e qualche bambino col broncio.
Ultimi,
sans-papier e nulla-tenenti
ingoiano le litanie
con un colpo di tosse.

*

Parola d’ordine: ritornare

 

L’ultima disillusione
sarà la prima certezza.
Parola d’ordine: ritornare.


Rovesciare i dizionari
scoperchiare i pensieri.


Non avremo più bisogno
neanche dei sentimenti.
E i respiri si sincronizzeranno.

*

fisarmonizzando

 

la fisarmonica si barcamena
tra due accordi grossolani
che si fronteggiano

come rivali in amore

ebbra di danze stracciate
e di canzoni sudate
suona di notte
la tangheggiante malinconia
nel mare rumeno

in corpo ha i
l pane nero 

inzuppato nel vino novello
la custodia di faggio
è prova del suo nobile lignaggio

*

Due haiku

Stagioni

L'autunno arriva
Piume e capelli bianchi

muoiono e nascono

 


***

Innamorati (a Oriente)

Bachi da seta
La bava è la scrittura
Dei cuori amanti

*

undicenne

 

L'occhio sano misura la vita.
L'altro capta vibrazioni ambliopi.
La voce possente
amplifica l’ingombro
di esserci.
Da undici anni.

*

volto sonoro

 

vedrò il suo volto. 
sarà sonoro
sarà un’onda un abbraccio
sarà una musica
saremo il canto e la singola nota

uno strumento d’acqua con viole d’amore
un'arpa a dodici corde
risuonante nei vortici 
sarà aria calda vento contrario

una sinusoide perfetta

sarà una gioia.

*

Servi inutili

 

Operai senza diritto alla mercede.
Servi senza-utile.
In-utili.
Liberi di spaccarsi come semi.
Utili a se stessi.

*

Fatta per volare - a mia figlia -

Sulla nuca è impresso
il “bacio della cicogna”.
Ha la forma di un gabbiano
aerodinamico.
È la promessa di un volo.

*

Luci

 

La notte: miopia 

delle costellazioni.

*

Se fossi artista

 

Se fossi artista
non
dipingerei come Miró.
Della musica conosco solo il diapason.
È lenta la mia danza.
Il mio canto non ha estro.
Non-artista, donna.
Incerta, assetata.
Impertinente.
Talvolta innocente.

*

Pedagogia celeste

 

Il cielo provvede a emanare
un surplus di calore
perché accada che le nuvole
assottigliandosi tralucano.


*

Tra musica e poesia

L’intervallo tra ora e mai più.
Lo spazio tra due righi
- un ridotto pentagramma -
Legature, portamenti, trasporti.
Pause.
Ritornelli, note ribattute.
Can-ti-le-ne.
Pathos e patologia.
Con ritmo. Con moto.
Allegramente, rapidamente.
“Alla turca” (alla russa, alla francese, all’italiana).
Consonanze perfette, quasi rime.
Non baciate.
Sorelle gemelle.
Quasi rivali.
Meta-semantica, meta-fisica.
Metà strofa (l’altra, non “suona”!?)
Polisemie e polifonie.
Risonanze interiori:
gustare lentamente.
Cosa c’è dietro/dentro/di lato?
Frasi aperte, simbolismi.
Interpretando i segni dei tempi.


*

La più piccola matrioska

La gioia era sospesa nell'aria. 

Non capivamo da quali allergeni
dovessimo difenderci
né quale vento fosse da schivare.
Camminavamo proteggendoci le spalle
- per eccesso di zelo -
stringendo gli occhi arrossati
respirando sommessi
perché non ci desse prurito
quella polverina gialla
simile al polline 
dei meli.

Vivemmo ogni attimo
presentendo la fine.
Conoscerla in anticipo
fu uno spunto formidabile
per 
la retrospettiva che avremmo scritto.
Non ricorderò che un’ora precisa
dentro spazi protetti e senza uscita:
la più piccola matrioska
del tempo che ci fu assegnato.

Affidammo l’ultima immagine
a un francobollo.
Pian piano si scollarono i ricordi.

Il giallo trasmigrò in odore di carta.

 

 

 

 

*

La mela-insana

Come una mela-insana
(una melanzana)
più carnosa e amara,
più ispida e scura,
più piccante e informe

così vorrei mordere la giornata
pregustando non facili dolcezze.




*

Rem/Mer

Mormorio di cellule nervose
nella fase REM.
Traccia sonora indelebile. 
Nella memoria è la MER.

*

Nero su bianco

La notte è un foglio bianco.
Vi scrivono penne come pugnali.
Squarci di luce sul dolore.

*

Cinque folletti*

Bianco.
Il silenzio.
Parole non dette.
Ce ne era bisogno
assolutamente.

Nera.
La notte.
Chiudere gli occhi.
Non mi aspettavo di
Sognare.

Azzurro.
Il mare.
E’ sempre rischioso
Immergersi tra le onde.
Emotive.

Rosso.
Il fuoco.
Riscalda le mani.
Non avevo mai tremato
Così.

Gialla.
La luce.
Illumina, per vocazione.
A volte mi scopro.
Troppo.



* Un folletto è una breve composizione di 5 versi liberi formata da 11 parole:
1° verso: il nome di un colore (una parola)
2° verso: qualcosa che è di quel colore (2 parole)
3° verso: ciò che il soggetto fa o è (3 parole)
4° verso: un personale modo di sentire, di essere, uno stato d'animo (4 parole)
5° verso: una parola conclusiva.


*

Musicalità

 

Non ho ancora imparato
il canto tenue della sera.
Anche le foglie
hanno orecchi più sensibili.
Cantano lente, vibrando

voci inaudite.

*

I poteri del cardamomo/Lo zafferano

I poteri del cardamomo

1

Il tempo addolcisce la superficie.
L’intimità resta sconosciuta,

a volte amara.

2

Non è detto che non sia felicità
ignorare i potenti segreti
del cardamomo.

*

Lo zafferano

Un piatto scialbo,
poi colorato di sole.
Il riso in bocca ai commensali:

che soddisfazione!

E tutti i denti gialli.

 

 

*

Tra_passo

Sarà un istante.
Tutto ciò ch'era da dirsi
ce lo saremo già detti.
Conosceremo l’anteprima
di tutte le storie.




*

La vigilia della festa

 

Hanno un volto distante
i due ragazzi del turno serale
all’ultimo piano del centro commerciale.
La luce 
delle lampade al neon 

è di un giallo assai artificiale.
Il forno a micro-onde ravviva

gli inflazionati colori
della pizza margherita.
Sta passando quest’altro week-end.
Molti clienti hanno già girato i tacchi.
La loro dinoccolata andatura
annuncia un fine-serata

elettrizzante, appena un po kitsch.

*

La luce di settembre

La luce di settembre
la cogli tra attenzione e distrazione.
Un brillio veloce
un avviso fugace
un’idea balzata in testa
nel mezzo della notte.


*

Dicono che la poesia

Dicono che la poesia
non abbia niente a che fare
con la paura.

(Di non dire niente?
Di dirlo male?
Di essere banale?)

La poesia per definizione
è una piccola rivoluzione.
Non ha paura
neanche della dittatura!

Tra di voi
chi ha paura della poesia?

*

calma apparente


metterli a letto,

o comunque a tacere,

sarebbe un lavoro normale, 

un dovere.

ma neanche di sera trovano pace.


i pensieri agitati e 
il corpo sornione:

complici entrambi della stessa illusione

*

Essenzialità - istruzioni -

 

Essenzialmente tagliare.
Assistere al sanguinamento

con professionale distacco.
Attendere il fiore dell’agave.
Godere di quel giorno
come se fosse l’ultimo.

E lo è.

 

*

Matematica esistenziale

 

Salgo e conto: pulsazioni.

Le rapporto alle distanze
che 
scompaiono proporzionalmente.

Resta ignota la durata: la vita.

*

convalescenza

 

Può bastare una stagione
a mostrare il tutto e il vero
posto che sia il punto
- non il puntiglio -
e una quasi-certezza
-  non l'esattezza -

*

Viaggio di ritorno

Segnalibro del tempo
è la strada già assimilata.
Ritrovarla per caso,
tra ombre di cipressi
vicino a un’abbazia diroccata,
momentanea sosta dei pensieri.
La luce incespica
su desideri convalescenti.
Echeggiano voci consacrate
protette da farnie, ulivi 
con forme di candelabri.
Incerti se tornare o restare.

*

Risveglio

 

Prima del mondo
con un capello bianco
nel groviglio dei sogni.
Conviene

riordinare i pensieri

con sapienti parrucchieri.

*

Risveglio

Un’ora al giorno
- dose minima -.
De-prosaicizzarsi
- dunque poetare -
asciugando l’istante
nell’estro cantante

(il caffè, incustodito,
si è versato).


*

Quattro mura

Un cronico cruccio,
un peccatuccio,
un’uggia che vagamente affligge.


Stare tra quattro mura.
Riporre i vestiti da sera.
Pulire vetri e specchi.
Assuefare anche gli occhi.

Che sia gioia
quest’aria che annoia?


*

La maledizione della mia terra

 


Le madri i figli,
i figli la terra,
i padri il senso: 
disconoscenza.


Intorno a letti di zucchero,
le nonne attirano generazioni
e poi 
recriminano.

Una teoria di morti e di vivi, 
di legami e di lutti si rincorrono 

e si tradiscono.

 

*

Personaggi in fuga

 

Il vento si è voltato a maestrale.
Aggredisce le narici col sale.
L’ossigeno le incendia.
Sulla terrazza il libro è aperto
su pagine livide, offerte in sacrificio

al dio-autore: che plachi il ciclone

o si stia al coperto!
Come formiche traumatizzate,
le storie si sparpagliano

sul davanzale.

 

*

Le donne sole

 

Le donne sole 

dimagriscono pur mangiando
ma non sono mai digiune
di vita e di persone.
Alle donne scarne
(ossa, nervi, sangue e amore)
piacerebbe nutrirsi.
Sarebbero donne più malleabili.


Le donne sole,
quando sono in carne,
sono sempre s-carne di qualcosa.
A volte di parole 

(ma non sempre).

Le donne

sono quasi sempre sole:
quelle scarne
quelle in carne
quelle silenziose
quelle non silenziose

quelle che cucinano

e quelle che mangiano.


Nutrendo la propria solitudine
non sono più né scarne né sole.


*

Terra dei venti

 

I panni stesi al vento
nel vicolo sul mare
e la gente sbatacchiata
della terra di Puglia
che si fa beffe di chi la beffa.

*

A volte anche il mare

 

A volte anche il mare

vorrebbe fermarsi,

scrollarsi del sale,

respirare!

Che fatica aggirare gli scogli,

sfidare il vento,
conservarne gli echi
negli azzurri intrichi,

accogliere i morti,

donare l'oblio,

trasformarsi e restare.

*

Chiara: colore preferito, verde*

 

Veste gli anni tra il giallo e l’azzurro

(anni verdi).
Fotografa in erba,
vede il mondo color delle piante.
Sempre al verde di contanti.
Con le amiche condivide anche i guanti.
Uugola cantante, sorriso splendente.
Il suo cuore è un giardino:

chiaramente.







*dedicata a mia figlia, nel giorno del suo onomastico

*

De-siderium

 

 

 

La stella è atterrata.
Sulla spiaggia dei venti è rotolata,

nel mare dei volti è sparita.

Dove nulla è certo, 
ha piantato la tenda.
Ho chiesto alla stella:
“Sai dove nascono i desideri?” 
Mi ha risposto: “Ho afferrato il domani

svanito ieri”.

 

 

 

*

Il trauma della pagina bianca

 

L’abisso in cui annegare.
La sorpresa di essere soli.
La rotta da cercare:
un lavoro da aviatori.

Raccogliere una brama
nel capriccio del vento,
l’indizio di una trama
senza fili né attori.

Fantasmi della mente
di tetri scrittori.
Parole-scheletro

dentro carni abbondanti.


E sguardi 
compiacenti

dei lettori. 

*

E solo infine

E solo infine il palesarsi.

Quanto robusto il vuoto
quant'è vigoroso il silenzio
quanto alieno ogni respiro.

Eppure non sottrarsi.

*

Il nonno di Sofia

 

E' giunta voce a Dio
di un uomo aggrappato
al filo di un aquilone:
il nonno di Sofia.

La Roccia a suo tempo
gli concesse maniglie

di scoscese certezze.

*

L’eterno settembre

 

Ecco l’ora del giorno
che coglie 
immobili i fatti 

tra cieli mutevoli 

e sogni incompiuti:
i voli rinviati a domani.

 

Settembre è come quest’ora.
E come due mani 
carezzevoli.

E un’ombra di sole

che sbriciola le cose
e le finisce con dolci parole.

*

Capo Nord - tre tanka per un’amica -

Corre più lesta
stamattina la luna.
A mezzanotte
il sole dà una festa.
Le porterà fortuna?


Corre più lesta
la luna stamattina.
A mezzanotte
il sole dà una festa.
Perchè quell'aria mesta?


Stamattina la luna
corre più lesta.
Il sole a mezzanotte
Prepara le sue nozze.
Sarà ospite alla festa?

*

Ammesso che

 

Caldo. Mio figlio

sonnecchia sul divano.
Un foulard come coperta:
penombra e torpore.
Sole più alto.
I rumori domestici

(soffici tonfi al rallentatore)

sono forse il ricordo dell’utero.
L’estate è sinonimo di mamma
e di mare (ammesso

che si sappia nuotare).

*

Peccato capitale

 

 

La vanità è una laica preghiera
tra una specchiera e un’acquasantiera.

*

La nostra tenda

1

Il vento è l’ultima chance.
La nostra mente

invece

produce alibi.


2

Mettiamo tenda.

Pensando che sia un aquilone.



*

Morire di musica


Morire di musica (sulla tragedia di Duisburg)

Morti di musica
perché fatti di musica.
I respiri che mancano

sono trombe zittite.

Il pubblico si scuote e rotola
su palcoscenici di tulipani
e nontiscordardimé.

*

Alberi che camminano

Ipermercato/iperforesta.
Alberi che camminano.
Occhi svuotati/riempiti
di merci-civetta.
Tele-guidati sciamiamo
nelle arnie che ci nutrono
e ci affogano.
Gonfi gli occhi.
Noi, natura artificiale
api senza pungiglione
alberi se-moventi
detentori unici
di bio-diversità
figli di un dio non minore,
ci sfioriamo.

*

Pomeriggio d’estate in città

 

Da qui si vede:

una fascia di cielo,

un tetto e due gabbiani.
Il vento artificiale 
solleva i pensieri
sugli strati di aria calda.
Il corpo si consegna 

al tempo tramortito 

del pomeriggio.

*

Haiku d’aria, acqua, terra, fuoco

Grida cornacchia
il tuo verso all’alba.
Finestre chiuse.

 

I nidi vuoti
Lasciano nei passeri
scomposti voli

Pesci d’argento
Schizzano sotto l’acqua:
notte d’insonnia

Trovano rotte
le barche allineate

sembrano onde

Terra riposa! 
Maturano i frutti in
tempo di pace

Seminatore,
latrano i cani neri.

Aspetterei.

Là dietro i monti
il sole detta legge
su fiori e frutti

Calura estiva
Sole dietro la tenda
Lenta si muove

*

Se il tempo

 

 

Se il tempo è questa stasi surreale
attendo l’alito serale.
Il movimento, in questo caso,
non è vita
e stare non significa

disperare.

 

 

*

Icastica estate

 

Icastica estate,
stoicamente stai.
Istanti estatici.
Forse la felicità
è-statica?

*

i poeti preferiscono il mare

i poeti preferiscono il mare
perché hanno un conto aperto 
col cielo: 

la sua luce potrebbe incenerirli.

 

*

ferie - Il Reno a Rees

ferie

spaesare i pensieri:
il vuoto si riempe

di una noia onesta




Il Reno a Rees (Germania)

Il Reno a Rees
è un bell’uomo dalle larghe spalle
e le gambe paralizzate.
I pesi sembrano lievi
sulle chiatte ingombranti.
Traghettatori ubbidienti
tracciano rotte a ripetizione.
Lineari, le ombre dei pioppi
intersecano gorghi misteriosi.
Il Reno amoreggia

con un cormorano sazio e triste.

 

*

Per mestiere

I semi non sanno

il mestiere di amare-
Non lo sanno nè fiori né frutti
né il vento.


Così le anime semplici:
masticano semi, fiori e frutti
pregni di ignara filosofia.

*

Ai margini



La luce sconfessa il buio,
che rimane insondabile.
Stiamo ai margini di un bosco 

mostruoso.


*

Colazione

 

I biscottini fremono.
Resistere integri in una forma 
o perdersi nel fusionale
calore bollente?
Incerti se sia diverso

immergersi o morire.

*

Un binomio fantastico*

due oggetti spogliati
due opposti sensi
due punti nel cosmo
nudi
come nomi
sconosciuti
come volti
ostili
come ombre artificiali
infelici
come pensieri alla finestra

oppure
felici come gatti sciatti
che non scendono a patti
sornioni, teneri e pacioni
come poesie zoppe
e scarpe rotte.




*omaggio a Gianni Rodari (Grammatica della fantasia)

*

Prospettive geometriche

 

I miei amori giocano 

a fare i grandi.
Io gioco ad amare

la loro piccolezza.
Le nostre prospettive si incontrano
in un ideale punto di fuga
proprio al centro della distanza 
nella direzione che ci unisce.

*

Marcella ha comprato un sorriso nuovo

 

Marcella

con l'abito di percalle
rosa corallo
ha l’occhio più arzillo
e il sorriso più bello
bianca e rossa la pelle
sembra una caramella
o una piccola gazzella

*

Momento lirico

Marea.
Questione magnetica
di masse energetiche.
Mi tuffo in un
lirico
placido
liquido.
Atavico utero
che genera favole.




*

Sartoria

 

I miei cari son partiti
così sto un po’ da parte.
Ricucirò i nomi sullo strappo.
La loro assenza mi punge:
è uno spillo sul drappo.

*

Per caso o per grazia

La luce di fuori
uguale a quella di dentro.

Le voci del mondo: gradite,

ma non necessarie.

Il centro è questa luce
che piano risucchia la notte.

Irradia il dominio
dentro i confini dei corpi.

Increduli occhi 
penetrati dai raggi.
Per caso o per grazia?


(“Ed erano circa le quattro del pomeriggio”).

 

*

riduzione ai minimi termini

 

ridotti ai minimi termini:
semplificati,
gli orpelli eliminati
come parentesi

azzerata l’energia 
automoltiplicatasi 

esponenzialmente
ma su basi incerte

problemi 
e soluzioni

erano matematicamente 

verificabili

come in un rapporto
dove conta essere
numeri primi 

indivisibili

 

*

Il film di Marcella

 

Marcella racconta a puntate
fotogrammi di un unico film.
Marcella ha occhi fotogenici

e gesti teatrali.
Come quelli del figlio
che sorride alle spalle
e sembra un attore
vestito da figlio dei fiori.
I fiori che cambia ogni giorno
davanti alla foto del figlio
rovesciando il finale
al suo dramma di donna e di mamma.

*

Alla stazione Ostiense

 

Hanno fame i sans papier.
La minestra in un cartoccio,
senza carte né tovaglia.
Un cartone per dormire.
Noi scriviamo i nostri nomi
sulla Carta dei Diritti.
Primo articolo: l’ipocrisia.

*

Le poesie lette all’alba

 

Le poesie lette all’alba

promettono il sole e tutti i colori.
Ma è la sera a rivelarne

loscura bellezza.

 

*

Al ninfeo di Egeria - new Arcadia

Al ninfeo di Egeria

Tra le lenticchie d’acqua spira un refolo:

siamo in un mitologico pomeriggio.
Respiriamo. La pelle gode.

 

Scenario postmoderno
per consumare a
ltre vite

sempre possibili.


***

 

New-Arcadia

Il gorgoglio dell’acqua

intorno alla foglia.
Il fauno osserva e danza.
Con lo zufolo stonato
invita il vento.
La nuvola molle
ombreggia la roggia.

 

*

Ironia

 

Mi porto dietro 

l’imbarazzo di esistere.
Eppure in molti mi salutano
e qualcuno di prima mattina
mi offre i confetti al limoncello.
I miei cari sono carini con me.
C’è chi mi telefona
e chi si fa telefonare.
Non mi lamento:
qualcosa mi riesce bene.
Mi sembra di avere due ombre
e una non so dove metterla.

*

Distillazione

 

Dal silenzio un vago odore

d'assenzio.

Note smeraldo

come di canarini mattutini,
bagliori di voli 
che recano cenni agli assenti.
Profumi e suoni e colori,
vaporosi sapori.

Magia di fate verdi:
ab-sentia, spina nel fianco.

*

Dove bruciano i pensieri

 

Smettere di parlare
sarebbe una mutilazione,
un annaspare
tra alfabeti centrifughi
senza un cappello
e neppure un ombrello
dove bruciano i pensieri.

*

Fumo e gelsomini

 

Gli studenti si baciano all’angolo.
Gli occhiali scricchiolano
come i moderni apparecchi che portano.
Le otto del mattino
sono le volte che  hanno detto "andiamo",

trattenendo gli zaini
con la forza del petto
che sporge in fuori

come i nasi che aspirano

indifferentemente
fumo e gelsomini.

*

Il mattino ha loro in bocca

"Il mattino ha loro in bocca"

Franco: vuol dire libero 
di essere talvolta 
un po’ ribelle

ma ubbidiente alle sorelle.
L’imago femminile è l’altra faccia
del tuo dover essere primo

(genito).


*

Occhi grigi di chiara ragazza:
il nero te li evidenzia -
camoscio o cerbiatto

con l'ombra corta,
arrampichi il tempo

e poi lo disperdi.
Non sai la vita:
un trucco per viverla.

*

Gambe nervose
di cincia gioconda,
di sera canti e salti
di mattina sistemi le piume
aerodinamiche.
La tua realtà è un sudoku
di magiche coincidenze.

*

Luna in fuga

 

Un anonimo pomeriggio.
Strilli di bimbi e stridii di uccelli
al posto di campane.
Forse un dio ci accorda una tregua?


Incauta la luna
è balzata in braccio al sole
e si dondola teneramente.

*

Un cerchio sull’abisso

La Sapienza dice:
“Quando tracciava
un cerchio sull’abisso
io sono stata generata”.
Il cerchio ha incluso l’abisso
dentro materni confini.
Noi stiamo aggrappati ai bordi
come pulcini ai nidi.
L’Architetto del mondo
ha disegnato destini
a mano libera.
Noi sorvoliamo l’orrido
dimenando ali
che non ci appartengono.

*

Gli alberi della strada

 

Gli alberi della strada
di notte sognano prati verdi.
Assorbire nelle membra
il fiato sporco delle cose

- fino a perdere il respiro -
è lavoro diurno.
Di sera si immaginano
senza radici,

potenzialmente in volo.

Si consumano

in un continuo adattamento.

*

benvenuta stanchezza

 

benvenuta stanchezza,
orecchio mite.  
non indaghi le voci,
non annusi le presenze.
soltanto sperimenti le carezze
ardite del vuoto.

e lasci in pace.


*

Un poeta scrive sempre la stessa poesia

 

Un poeta scrive sempre

la stessa poesia e così cammina: 

col medesimo passo.
Molti lo superano verso la meta.
Lui sta cantando per farsi compagnia
sapendo che la strada non finisce.

*

ragazza

 

ho in mente una vecchia
con occhi d'acqua
mani azzurre e vene sottili
parole secche come aforismi

che al mattino diventano auguri

zelanti alla terra per fiori e figli

di amori ora indolori o mai accaduti.


sarò io questa vecchia?
sarò stata quella ragazza?

*

Dio è un luogo con il soffitto alto

 

Dio,

un luogo senza alberi
con quinte nere come montagne,

praticamente un teatro,

dove anche senza riti
accadono miracoli

quando al buio sottovoce,

prima della prima,
gli attori
ridono.

 

*

Un arbusto di violacciocche

 

Vorrei avere tentacoli
per figli vicini e lontani.
Sono una madre basita e distratta
incantata affamata bislacca
come un arbusto di violacciocche
senza fiori né filastrocche.

*

La morte del poeta è uguale alle altre

 

Mischia le carte
con gesto irrisolto.
Non urla nelle piazze,
non recita parti.
Cerca tempo per fare,
toccare,
mangiare.
Ha il corpo di un uomo qualunque.
Forse legge una storia di segni.

*

La terrazza di Marcella

Nella terrazza di zia Marcella
ci sono cinque vasi di begonie.
Vecchi i vasi, stentate le begonie.
“Le conosco – sostiene Marcella –
so l’acqua che serve.”
Non ha figlie Marcella:
accudisce begonie.
I suoi uomini sono partiti
in un giorno di sole:
petali rosa (begonie sfiorite)
portati dal vento.
Marcella interroga il cielo:
quanta acqua, in rapporto all’amore,
nel primo giorno caldo di sole
asciutto di vento?

*

L’ostaggio

 

La pioggia ghigna: “Ho sedotto il sole".
Poi minaccia: "Per riaverlo,

riscattate il mio pianto”.

*

Equilibrio

 

Come un funambolo.
Incerto se ammirare le marine
o sollevare occhi e braccia al cielo,
mormorando un’antica

canzone rituale.
Non sapendo chi mai interverrà
quando il passo sarà instabile,
nell'attimo potente senza reti.

*

Nel mio mare

 

Vagheggio da lontano
il mio mare bambino.
Lì le ore si accomodano.
Lì la fuga e il limite. 

Lì, avvinghiato alla roccia antica,
vive libero.
Non lo sento frusciare nei pomeriggi.
La sua voce è un sussurro.

Con la luna non compete.
Il sonno non me lo porta in sogno.
Il risveglio è rapido e asciutto.


*

La cura di Woody Allen

Pioveva
e mi sentivo
malata.
Il grigio
aveva invaso
il mio cuore.
Non sorrideva il cielo
il sole mostrava le spalle.
Così ho scritto una poesia
al mio analista.


*

Notte stellata

Se le domande fossero stelle
questa notte sarebbe fulgente
di mille risposte.



*

ape regina

 

non ho imparato i suoi ronzii

non mi ha insegnato i dolci imenei:

di mia madre ho le mani da operaia

 

 

*

Lettera

 

Un fiore fucsia è venuto alla luce.

Due punte orgogliose
completano l’azzurro del cielo.
I restanti colori

dell’arcobaleno
sono il piano programmatico
che il giovane virgulto ha annunciato
con la tipica 
baldanza dell’età.


Ora raccontami tu.

*

Assiomi

 

Deduciamo l’amore
dall’amore che riceviamo.
Noi:

negazione dell’amore,
affermazione della nostalgia.

Attaccati al pensiero.

Ci orientiamo intuendo,

ma non afferrando,

né alba né tramonto.

 

*

Asincronia

Sogno e sono sognata:
diacronia di vite,
sincronia di energie
orfane di una festa.
Vagano di notte
cercando fino all’alba
il giusto verso.


Troppo tardi.
Non ancora,
forse domani.

*

Per Francesca e Sara

 

Se scrivere è vivere
voglio incidere il silenzio
fino all’ultimo fiato. 
Consumare al sole
i respiri cruenti
di petali ignari.
Asciugare i mari

con le loro voci.
Seppellire i sogni terreni.
Ripescare quel punto 
quando si nasce o si muore.


*

Mio nonno è morto in mare

 

Mio nonno è morto in mare
e il mare è morte e vita.
E' morte che grida alla vita
è vita che seduce la morte.
Naufraghi di cieli e di prati
scegliamo di essere portati
e torniamo al mare
dal quale veniamo.

*

Tenerezza

 

Il vecchio, di spalle,
sta baciando la donna al suo fianco.
Lei risponde.
Negli occhi si legge una storia.
Non vedo - ripete -
e gli porge seccata il foglietto.
Lui le sfiora la schiena.
Si segnano insieme.
Camminano:

lei prima lui dopo.
Questi erano i patti.

Onorati.

*

Informazioni non essenziali

 

Perché custodire
una traccia di byte
- in bianco e nero -
quando la matrice
è rosso vivo?
Bit spaiati
balbuzienti
spazientiti.
Inconcludenti.
Ecco, svaniscono.
Bit bit.
Alt. Canc.

*

The show must go on

 

Il silenzio si è fatto cattivo.
I poeti bestemmiano 
contro lustrini e pailettes. 
Il pubblico scandisce:
“Non c'è tempo”.
Vibrazioni di slentati contrabbassi
echeggiano gli attori
annientati da mangiafuochi.
In platea una poltrona sfondata
assorbe applausi.
Nel Fanum dissacrato,

né canto né disincanto.

*

a nascondino

 

 

Lungo il fiume.
Non il cadavere del nemico,
ma il suo corpo risuscitato.

 

A giocare a nascondino

coi sentimenti

vince chi fugge.

 

 

 

*

Il Giardino dei Tarocchi *

 

Un giardino popolato

di mostri buoni
colorati materni

eccessivi bizzarri
barocchi deformanti

deformi specchi 

abnormi allegramente

folli


di vecchie storie

che non perdono il vizio
e da lontano strappano
una lacrima di tenerezza

al mare acre surreale
che non lo perde di vista
con la brezza mediterranea

magica iniziatica
con profumi di zagare 
rosmarini e oneste lavande
spargendo risa 

di turisti francesi
e stupori stregati di bimbi
consacrati alla farsa

della vita
a rischio di perdere

la mano
ma non la partita
con l’angelo della temperanza
che veglia sulla salita


*Il Giardino dei Tarocchi, opera scultorea di Niki de Saint Phalle (ispirata al Parco Guell di Anton Gaudì a Barcellona), si trova in località Garavicchio, Capalbio (Gr)

*

In città

 

Tutto è più falso
di una pianta parassita
cresciuta tra l’asfalto e l’incuria,
cibo per insetti dalla corazza violacea
e dalle molte vite.

Il passante cerchi la bellezza
tra la polvere, la parietaria
e le bacche velenose.
La voce purissima di un organo
in una chiesa di periferia.

*

ventuno marzo

 

in equilibrio omeostatico
tra strane emozioni
e un cesto di panni

intirizziti e in bilico

- loro -
tra cuore/amore 
e una misura abbondante

del sole di primavera

*

nomadi

 

accampati su una terra non promessa
con addosso una coperta non nostra
(forse rubata a un venditore di sogni)
vagheggiando una dimora lontana

non brutta non bella
in un giorno che non ci appartiene
e che non avremmo previsto
di non vistose apparenze e aspettative
capace di irrompere pur con preavviso non sensibile
scaturito da una premessa non riconoscibile

scegliendo tra colori non complementari

e suoni non ascoltati prima
con il senso di chi ha perso il suo bene
(e non se lo ricorda)

incerti tra partire e restare

*

Foto in bianco e nero - haiku -

Il libro aperto
Rose dimenticate
Le labbra secche

Mancano albe
La morte si avvicina
Festa di vecchi

Sole coperto
Là dove corre il fiume
La barca aspetta

Pioggia sottile
Vola solo un rondone
Vetro opaco

*

Omaggio a Martha Argerich

 

Cosa va considerando

Martha Argerich
quando sorseggia il tè
prima di scoperchiare

il mobile d’ebano e avorio?
Chopin la saluta 
sotto il feltro rosso
con un colpo di tosse
alquanto dissonante.
I vetri vibrano

commossi preventivamente

un vapore blu,

quasi fosse una musica,

inebria la stanza:

allora Martha si siede e inizia.

 

*

Un mandorlo non è sentimento

 

Un guscio asciutto
è questa sera:

profuma di ritorno.
Le strade bagnate
sorridono alla luna.
La notte riposa i suoi panni.
Nel buio c'è una piccola luce.
Un mandorlo non è sentimento
ma aria di primavera.

 

*

Un tempo evaso

 

Cammina una traccia
sotto i passi nervosi 

di domeniche brevi

che pur compiono uffici. 

E' come acqua di piena che corre,
irriga altri campi,
seminando silenzi

più che parole.


*

Babele

 

Un’equazione di secondo grado
annaspa sulla bocca

di un prete esaltato
che metaforizza ogni gesto 

come un pittore astrattista 

che urla frasi sconnesse

nel sistema dodecafonico
ad un tecnico radiotelevisivo

che annuisce con la testa
mentre una cantante pop

danza con i sufi in trance

evocando lo spirito di Isadora Duncan…

Chi dirà l’ultima parola?
E quali orecchie finalmente ascolteranno?
Che cosa abbiamo da dirci,
en quelle langue, noi umani?



*

Lo spazio bianco/Enigma

Lo spazio bianco

Lo spazio bianco
è il respiro di uno stanco atleta:
è la sua vitalità 
ferma e pensosa.

E' una farfalla:

irritante per chi non ha le ali
e sbatte la testa
contro mura immaginarie
a difesa di un castello inesistente.
Lo spazio bianco

sono quasi-poesie senza grammatica
e neanche una firma importante!


*

Enigma

Il nome sbriciolato.
Gli alfabeti divisi.
I vuoti hanno superato i pieni.
Parcellizzato i suoni.

Ritorna su se stesso.
Senza volto. Anonimo.
Non per forza propria.
A girandola con il vento.

Si ricompone.
Ma è un’altra storia.
Trovato il fil rouge.
Non i giocatori.


*

storia piccola di un puntino

quel puntino piccolo piccolo
si è infilato nel sacco nero
ha bucato il fondo
è finito in mare
ma il vento con potenza
l’ha sollevato
e nella polvere di stelle
l’ha confuso

qualcuno si domanda
ce l’ha fatta il punto

a mandare a capo?

*

Febbraio

 

Febbraio pallido non anemico:

non è abitato dal sole. 

Si scusa della sua inadeguatezza
eppure per il sole è un 
profeta.

*

Un paese caldo - la neve a Roma -

 

Se fa freddo in un paese caldo
la gente pensa: ce l'ha con me
e strofina la pelle
laddove si sente toccata.

Il freddo ha questo di bello,
fa parlare i sepolcri,
fa drizzare i capelli,
rivela le vergogne dietro i panni.

E sotto il cappotto

la gente va mormorando:
“Ho pagato: 
governo ladro,

mi oppongo”.

 

*

Spirito e materia

 

Se mi prendessi
un po’ sul serio
dovrei asserire
solennemente:
“Sono da sempre in
una prigione!”

Direi che tutto

mi sembra stretto:
abiti, casa,
lavoro, città.
E anche il corpo
mi fa zavorra.

Dal mio spirito
immantinente
spunterebbero
ali sottili.
Trapasserei
le sbarre del corpo
mi immergerei
nel cielo sommo
oppure nel mare
col favore del sole.


Ma, più delle barbe
lunghe e importanti,
amo le sfide divertenti.
Così ho promesso
davanti a me stessa:
“Vedrò la fine
della scommessa”.

Dicono infatti
che l’ultimo giorno
come una piuma
si librerà il corpo
mentre l’anima
troppo assennata
resterà schiava
del tempo noioso
e dei brutti pensieri.

*

della neve

 

della neve non il candore
ma il suono che 
attutisce 

i silenzi anche solo pensati







*

Nudità

 

 

 

 

Ho svuotato le mani
non perché non avessi

niente da offrire
o restituire
o contenere
(fiori in acqua di lago)

ma per ascoltare 
la pelle 

chiedere acqua e fiori lacustri

e vederli trasmigrare nel sole.
E la mano,
finalmente domata,
riposare in un’umida stretta.

 

*

Aspettare mattina

 

E come preparare
un mazzo di verdure 
e poi lavarsi le mani
con sapone di lavanda.
Sul fuoco il vapore è invito,
metamorfosi, suggerimento.
L’aroma che ti sveglia
è voce materna che il pranzo dispone. 
Tutto è calmo.
I gesti sono pensieri.

*

Figlio del fiume

 

Cicche di umani vizi
sbattono in faccia al sole
l’amaro di fegati imbolsiti.

C’è un solo motivo
per varcare quella spelonca
imbiancata di indolenza.
 
E’ il sorriso di Davide,
il mansueto,
nato dal paterno veleno,
figlio del fiume.
La sua ombra gentile
cresce accoccolata
tra mitologici giunchi.

*

D’inverno anche il vetro

 

D’inverno anche il vetro
vorrebbe scaldarsi.
Dentro le fibre paralizzate
v’è la memoria
dell’officina di fuoco
che l'ha generato.

*

Pacco regalo

 

Gennaio è un vecchio austero
che chiede rispetto.
Oggi ho visto una crepa nel suo bianco.
Un codino colorato
sbucava da un pacco-regalo 
mentre spacchettavo

il bene di oggi, l’attesa.

*

La mia musa

 

E’ una signora poco attraente.
Racconta quello che ha visto

tra le petunie e le ragnatele.

Ho trovato la mia musa fuori di me.
Assolve con occhi buoni
e fa cose di tutti i giorni.

*

parole di sabbia

 

parole 

scintillanti
navigano
distanze
sconfinate

per erigere
preziose
e intoccabili
barriere

quando non siano
un caldo
mantello
di sabbia
che cela
labili castelli

a volte
è il silenzio
il mare trasparente

*

Creazione ad Haiti

 

Dal respiro della terra
nasce la spinta.
La creazione estrae nuovi inizi
come pagine di un libro.
Con le ceneri di una storia arcana

 seppellisce la sua miseria.

*

Passeggiata

 

Era verde il fiume.
La bruma contendeva alle acque

gli ultimi rami dei pioppi.

Le luci dei lampioni
addolcivano il paesaggio.

Passeggiavo e guardavo l’acqua
e niente era chiaro
come quel punto preciso
in cui il fiume passava.

Al ritorno, un solo colore.
La bruma si era congiunta al fiume,
le luci si dileguavano.
La notte mostrava il lato materno.
Tutto quello che serviva, era dato.

*

Serata d’inverno e di musica

 

Il suono del violino

mi cerca con piglio vivace.

Mi assume in sé.

 

Intorno è già buio.

Nel freddo filtra una pace sottile.
Un acuto non fa male.

*

All’alba

 

Il rumore del frigorifero.

Lo sbattere ritmico delle ciglia.
L'acqua che batte sulla ringhiera

la nebbia e il silenzio:
momento perfetto.
La campana parla alla luna 
poi la mette a dormire.

Lasciamo tutto così.
Demandiamo all'alba ogni promessa.

*

Titoli di coda



Esito di una strettoia di tempo.
Una storia al fondo
del cono trasparente
e un rumore di risucchio. 

La luce è in alto.

*

Camaldoli

 

Nevica.
I confini del suono
sfondano i bastioni del silenzio.
Avanza il gigante bianco.
Echi muti dilagano
come cerchi concentrici.
Saggezza si aggiunge a saggezza.
Il cielo vela sozzure e malizie
come una mano pietosa.
Fiocca ancora.
Il tempo si raggomitola 
in un lunghissimo abbraccio
che sa di cibo.
Si va verso l’eremo
e nevica.

 

*

lungomare

 

la bestia non dorme, abbaia. 
il rumore che cresce dentro 
abbaglia. 

*

In una mano chiusa

 

Sono tutti in una mano chiusa.
Di notte si apre a ventaglio

e li senti ridere
della giovinezza passata.

I volti cari ci visitano 

recitando una filastrocca:
così rassicurano di esistere.

*

la misura del tempo

contrazione/espirazione
fiato sospeso/restituzione
la misura del tempo
il suo ritmico sangue

ma è il silenzio il tempo migliore
immobile/pendolare
tra alba e temporale

*

Natale

NAti per essere madri.

TAnta fatica per essere vivi!

LE ombre non ci fanno paura.


*

Un uomo

Un uomo blindato
nel desiderio di essere figlio.
E suo padre,
da una bianca pietra straniera,
lo chiama per nome.

Non sul ponte minato,
ma dal blu dei fiordalisi
ha imparato il coraggio,
annaspando sulla riva.

Sotto il cappotto, un freddo antico.
Quando portava i calzoni corti
si chiedeva perché la sua casa
era l’ultima del villaggio.

*

il bucaneve

non credo alla neve
che risolve le stagioni

credo al fuoco
che attorciglia il tempo
e scioglie la terra

attorno alla voce esangue
del bucaneve

*

Aziz

 

Aziz non vuole porzioni

ma una parte.
Col cucchiaio,
bacchetta musicale,

pretende giustizia
nel tempo di un pasto,

e un posto nella fila.
Inceppati 
gli ingranaggi

della solidarietà.

Fanno chiudere la bocca 
ma loro hanno fame di nuovo.

*

Evasi

 

Camminare su una strada diritta
in compagnia di ciò che si è commesso
specchiandosi in ciò che non si è.
La meta è il punto esatto
da cui balena la fuga.


Talvolta le strade si incontrano.

*

dedicate

due pettirossi

due pettirossi le mie bambine
ora si dipingono le labbra
e ridono con i denti metallici
oppure provano le mie scarpe
ma non i cappelli
fluenti i capelli
flavi e sanguigni
avviluppati nel gioco
di essere donne

*

un inerme barbablù (a mio figlio)

nel palazzo di ghiaccio c’è una festa
il pupazzo di neve del giardino
ha cambiato colore
dietro i vetri appannati
sotto i brufoli di fuoco
scalpitante un inerme barbablù

aspetta quattro dracme di dolcezza



*

Mare assonnato

 

Un profumo di mare

risaliva dirupi e frane 

in mezzo a rocce bianche
devote a un sole acerbo.
Panorama impreparato
ad accogliere la visita
di occhi mendicanti.

L'azzurrità

in cambio del sacrificio

di sudori umani.

Quell’innocente dio 
si molleggia pigramente nelle viscere
di una notte qualunque.
Colpevole della sua bellezza.

 

*

Macerie

 

Si prende cura delle proprie macerie

come dei panni appena lavati.
Le osserva controluce,
singolarmente,
con le mani restituisce loro

forma e dignità:
è questa la speranza di un vecchio.

*

Fine corsa

 

La giostra frena,

poi si arresta di colpo.
Tramortimento.


Baveri alzati 

imboccano diligenti 

la strada di casa.
Circuito consumato,

ridotto al potere

di mangiafuoco annoiati:

i bigliettai.

 


Sapevo di non partire.

*

Quando viene a trovarmi

Quando viene a trovarmi,
vuole un sorriso, un po’ di riposo
qualche biscotto inzuppato nel tè.
Non cerca parole, ha detto tutto
quando era il tempo di scrivere lettere.
Come Eloisa aspettando Abelardo
- intanto innaffiava

i suoi crisantemi -

*

canto interrotto

 

raccolte in un otre, placate,
le acque del mare
ripetono antiche canzoni

 

spaesato un martin pescatore
risponde al canto di ieri

*

Le cose nascoste

 

Le stelle a poco a poco
smembrarono le nuvole.
Le albe si allinearono.
Il giorno s'incuneò come un pungolo
crivellando ragioni,

confondendo bisogni.


Pioveva una pioggia sottile,
benedicente.
Tra mura divelte
spiegava le cose nascoste
dalla fondazione del mondo.

Qualcuno ascoltò.

*

Sentenze

 

La gemma vive per bere amore.
Al tronco resta l'amore amaro
della goccia che muore.


*

Scelta

1

Punto di divisione
di una lama a doppio taglio:
scegliere.

2

Una valle.

Oppure la notte

con gli avvoltoi.




* Liberamente ispirata alla lettura di S. Paolo, lettera agli Ebrei 4, 12-13

*

Fiori di lanugine

 

Un cimitero sarebbe la strada
se non avessi intravisto me stessa
aggirarsi tra i vicoli
in un giorno non sospetto.
Cielo carico di anni, alterato.
Passi embricati sotto spalle gravi.

 

Solo a tratti una speranza di musica.
E' un incanto conoscere

la levità dei fiori di lanugine.

*

Genesi

 

Potremmo riconsiderare

quella foto, per rassomigliare

a come eravamo
- e a come saremo - .
Nessuna foglia
sarà strappata alla sua stagione.
Custodiremo il nostro giardino
dove niente sarà nostro.
L' avvicendamento
apparirà non come un oltraggio

nè una nostalgia.
Parleremo di com'era bello
senza parole e senza linguaggio,
e di quell’unico cielo, 

la coltre del futuro,
un tempo smemorato

che mai sarà passato.

 

*

Lezione di yoga

Per un attimo è accaduto.
Corpo spirito e mente
si sono dati convegno in un punto
proprio al centro del luogo stabilito.

Un sorriso (non di circostanza)
ha portato alla luce il quid del volto
com’era poco prima che le albe
si scambiassero con i tramonti.

Di lì a poco ciascuno ha ripreso

la sua solita strada.
Il corpo è stato il primo ad andarsene
seguito da mente febbricitante.
Lo spirito si attardava
distratto da un inspiegabile odore
di gelsomino.

*

La vestaglia rossa

 


Una vestaglia rossa

penzolava a un’altezza

vertiginosa.
Lontana da tutti e a pochi metri
da una graziosa campana
che conced
e un solo rintocco

al passaggio degli studenti.
Piccolissimi,

visti da quella prospettiva.

*

Gioco d’azzardo

 

Non occorreva cercare lontano.
Ma non si può dire che fosse vicino.
Andava visto in un altro modo,
in posizione capovolta.
Non era facile prevedere l'epilogo.
Neppure bisognava immaginarlo.
Meno che mai comprendere.
Invece, entrare in gioco a giochi fatti
rischiando una posta molto alta:
non vedere
non capire
non giocare.

O il contrario.

*

Questa torre bianca

 

Non le credevo.
Si sta così bene

su questa torre bianca.
Tutto è piccolo,
sì che posso pesarlo con le mani.
Non potevo credere

che la realtà fosse proprio quella.


Allora ho sceso di corsa le scale
tra pareti scorticate. 

C'era silenzio.
Mi sembrava che qualcuno origliasse.
Poi, per strada, ho incontrato
un venditore ambulante.
Bambini in carrozzina,
e giovani madri già stanche.
La signora del piano di sopra,
elegante nel completino
cucito dalle sue mani.
"Questa sì che mi appartiene!"

ho pensato.
Aveva le chiavi del portone.






*

Sparso un sollecito sorriso

1

Sparso un sollecito sorriso
dentro gli occhi diffidenti:
un antidoto al nostro veleno
e al freddo che viene
con i capelli grigi
sfregandosi le mani.
Crollano le spalle.
Le maniche devono essere
rimboccate.

2

Una piazza,
perfetta per confondersi.
Rigovernando percorsi 
per ottimizzarli.
Ora, prima che il ligio sole
ci scopra sfaccendati!

Hanno avuto ragione quelli che
non hanno perso il loro treno.

*

Un’eco sotto il portico

Qualcosa di perduto
come un bacio fugace
all’attaccatura dei capelli
dove la forza erompe
coprendo le nudità pusillanimi.
Come un’eco sotto un portico.

 

Ci sarà ancora una notte
ad accogliere il suono
di parole depotenziate,
ombre che ci inseguono

trasparenti?


Nessuna parola stasera,
rimbocca le lenzuola
ad un’eventualità di vento.

*

E’ dolce settembre

 

E’ dolce settembre
nascosto nell'umile chiostro
tra piante assetate di ombra,
giorni e promesse.

Ha il piglio di cose iniziate
riposte in un luogo sicuro.
Il suo vento modesto
profuma di uva e di mele.

Col sale ancora in mano,
dal mare saluta l’estate.
Il suo tempo ora è slavato,
è un braccio offerto all’inverno.

Dimora in un piccolo orto,
cerca radici sottili in una terra
che odora di casa, di buono.
Tra canti sommessi.


*

Claudicante

 

Come potevo io, claudicante,
camminare
senza due occhiali scuri
a chiedermi indicazioni
(aspettandosi anche cortesia)
pur avendo un altro programma 
e ignorando io il modo e il luogo,
pur sapendo interrogare le carte?

Ciechi e zoppi si sono alleati
in una disinvolta invalidità
e insieme in una ottusa ostinazione.
E se le gambe riluttanti
decideranno per conto del cuore,
e se persino si perdesse la mappa,

si troverà dimora in una fortezza
per non inciampare per il freddo

e godere di una magnifica vista.

 

*

Quale fuoco

 

Quale fuoco per questo crogiuolo

che in ogni momento
cerca ossigeno per consumarsi,
farsi cenere,
nutrire piante che verranno,
sempreverdi puntellati
di gelsomini bianchi?

Non immagino fuochi
- pur temendoli -
ma acque ingrate e falde gelide.
Conosco fuochi che bruciano
ma quale fiamma temprerà i giorni?

*

Un rito antico

I ricordi.

Liberi risalgono il fiume
come salmoni in corsa.
Superano cascate e rivoli
e vanno soli nel vento,
certi di esistere.
Corrono saltando tappe,
ingoiando volti.

Vorrei essere un sacerdote
per rinnovare il rito antico

della memoria.
Testimone di una sostanza viva:
il mercurio.

*

In quota

 

Respiro il mio respiro.
Mani come puntelli
tastano la roccia.
A ogni passo espiro nomi e luoghi.
Ogni fiore è compagno di viaggio.
Sulla cima la croce di legno
racconta la mia presunzione
e la fatica di molti prima di me.
Maestri per quelli che verranno.
Volti scuri e lingue taglienti
non osano sfidare oltre.
Gli alberi pregano l'oltre
avendo certa la terra. 
Quando scendo,

tutto sembra come perduto.
I passi rallentano

a trovare ragioni.


*

La mascherina verde

 

Dell’ultima estate ricorderò
la mascherina di spugna verde
che usavo appoggiare sugli occhi
per fare il buio di pomeriggio.
Entrare e uscire a piacere
dal sonno (a volte dal sogno).
Volendo,
entrare e uscire un’altra volta.
E dovunque.
Ricorderò anche il sudore
che inumidiva la mascherina
e scioglieva il trucco degli occhi.
Fastidioso, sì,
come il canto irriducibile
delle cicale.

Ogni estate così,
dovremmo ormai saperlo.
Appendiamo l’oggi al domani

come il sonno alla mascherina.

 

*

Quella cosa scomoda

 

Poi cominciò quella cosa scomoda
delle lacrime.
Bisognava trattenerle,
ma erano troppe.
Era la parte liquida dei pensieri
(effettivamente faceva caldo).

Uscivano dove non dovevano.
O forse era il luogo giusto,
ma non era il caso.
E comunque non erano belle a vedersi
anche se lasciavano un che di pulito.

Bisognava metterci una buona parola,
si sarebbero convinte.

*

Polvere - quasi una preghiera -

1

Polvere sono e resto.
Strati di fogli, anima e corpo
fatti di terra.
Polvere in bocca: non fa parlare.
Pensare, allora, di poter fare.
Invece, polvere
e sandali sotto cui stare.

2

Sete di acqua: un miraggio di pioggia.
Godere del vento,
bagnarsi del mare
- sempre polvere e sopravvivere -.
Cautela e polvere,
memoria e polvere.
Sono sveglia e mi scopro polvere.

*

Diego

Diego, gambe lunghe,
veloce nei dintorni del cuore.
Padre di suo padre.
Diego è chiamato ad essere grande
per chi grande mai lo sarà.
Lo muove una risoluta umiltà.


*

Casalinghitudine

Manda segnali il balcone
il lavello, il lettone.
Segnali di fumo: il dovere assumo.
Ancora un istante di oblio
e presto tutto sarà un brillio!
Un caldo momento di niente
- non è affatto abbrutente -.
Un fare-non fare, pensare di fare.
Poi, solo pensare.
A che serve fare, se si deve disfare?
- Un minuto e riprendo a fare -.
Da dove incominciare?
(Il lettone, il lavello, il balcone).
Sudore sul groppone.
Si deve asciugare il balcone
rifare il lettone
al lavello onore e splendore!
Rimandare a domani?
Ritirare gli asciugamani?
Incrociare le mani?
Battimani!
Si è fatto il possibile,
l’ammissibile.
Casalinghitudine,
adorata abitudine!


*

Amore e Psiche - psicomicodramma -

E, fissatolo, lo amò”.

Meglio sarebbe stato
se non lo avesse guardato
la curiosità domato
e sulla lampada soffiato.

Psiche, ribelle, sfida le sorelle.
E che dire di una suocera-vipera
con il figlio succube-celibe?

Fiaba antica, realistica ognora:
l’anima vuole
ciò che il corpo divora.
Sfidare la storia,
ottenere la gloria.
Non senza dolore.
Soli, per amore.



*

Monarchia

 

Si scioglie nel sole.
Prova il mare a farla rianimare.
Sabbia nel vento, vento sul mare
e sole che tutto, tutto attira
nel suo potere.
Non vorrebbe far male
ma è il re e fa quel che deve.

*

Ventinove giugno

 

Un numero è una catarsi.
Un temporale estivo
che si insinua in una crepa.
Ci puoi sguazzare e
impiastricciarti i sandali.
La pioggia non è mai fuori stagione.
Come una lacrima,
sa sempre dove cadere.

*

Pianoforte muto 1

Cos’altro c’era da dire
nell’intervallo tra il bianco e il nero?
Sghembi accordi,
melodie disarticolate:
ribattere sempre il tasto che duole?
Il coperchio di noce ha schiacciato
il lembo di feltro rosso.
Duole, di noia, anche quello.

Ma la musica è dentro!
Tra le corde del cuore
non solo ricordi
ma segni di calli, di esami:
pomeriggi d’estate.
E un quotidiano esercizio:
custodire il silenzio.


*

autoritratto

 

suppellettili - tutte necessarie -
e nei cassetti vite già vissute

via le maschere - poco trucco

(interpreto ruoli non protagonisti)
mani ruvide e bucate

(sprovvedutezza)

lentezza e scatti

(sintesi improbabili)

parole silenzi pensieri
svuotare/riempire

poesie come figli adorati

voli a bassa quota

inseguendo cicli di musiche

e di stagioni


mi sveglio un po’ ogni mattina

ignorando cosa c'è dietro l'angolo

*

Marcella, lezione numero due

 

Marcella, lezione numero due:
"Solo chi soffre capisce".
Una vita alla porta a vedere
uscire e tornare i suoi cari.
Il volto è indurito, l'anima dolce

come pane e marmellata,
ma indomita.

"Non si butta niente".
Il kimono colorato
e una stretta di mano al mattino.
La sera, cappuccino.
E’ una lago Marcella
con al centro una tempesta.

*

Umore

1

Sono fatta di acqua.
Acqua salata.
Frangiflutti di carne
non alzano dighe.
Le onde si insinuano.
E’ acqua che cura:
lacrime giuste, fecondità.

2

Fiumi e rigagnoli
ritornano al mare.
Appartiene al mare ogni umore che
muore
non muore
muore
non muore...
















*

La nube

Sto nella nube.
Eppure so che mi stai parlando.

La febbre che sale
è calore immagazzinato.
Come vedi, non scappo.

Nell'appanno,
vedo contorni di fumo e colori
sparpagliare la sabbia.



*

Una tappa

Ho camminato su strade larghe.
Carovane di fantasmi, dietro.
Poi ho imboccato la strada più dritta.
Le scarpe facevano male 
e mi sono fermata
in un angolo modesto di mondo,
con un fazzoletto di cielo
e un’erica incerta tra spine e fiori.
Qualcuno passa ridendo.
Un tram nel silenzio.
Ed è tutto: luce, notte.



*

Pensieri sfuggiti

Svolazza tra le foglie,
sbatte su vecchie persiane
.

Mulinelli di drammi scaduti,
ombre cinesi.
Ritorna a sera inoltrata
pulito dal ghiaccio dei cirri,
mischiato ai pensieri.
Sguardi e silenzi, 
come figli

affidati alla vita.

E’ questo il vento di oggi:
non porta dolori.

*

Il tepore

I vecchi abbracciano forte
con deboli braccia.
Il viola si unisce all’azzurro.
La voce pastosa
esplora frequenze infantili.
Un vecchio sa sempre di cosa parlare.
Le dita nervose disegnano
i gesti consueti.

Un bacio con schiocco
mandato ad un crocifisso.
Po sfugge una bizza
per il posto adocchiato
sui banchi di chiesa.


*

Rivelazione

Il velo è squarciato.
La morte ha detto alla vita: “Esci”.

Giorno dopo giorno,
cero dopo cero,
varco dopo varco,
la pietra è rotolata.

*

Venerdì Santo

Non c’è più il silenzio
a proteggere il mistero.
Sepolcri con i denti digrignati
gettano terrore tra i morti.
Si aggirano anime.
Solo l’erba ha colore.
Sfacciato, un cardo emerge
da una crepa.
Un rivolo sotterraneo
cerca il suo pozzo sacro.
Nel recinto di pietra
una vecchia prega.


*

Misticismo/Strumenti del cielo

Misticismo

Parola rarefatta
(e dentro c'è uno spazio che dilaga).
Misura i confini del sacro,
li supera.
Sterminata pianura o mare caldo.


*

Strumenti del cielo

Passa il vento
flette la docile erba
e sparisce.


Strumenti del cielo,
aderiamo alla terra
che intralcia il nostro passo.

 

*

Un ipovedente

Giovanni scruta la vita
in un filo d’erba parassita.
Opalescenti pupille
(ostinate scintille)
cercano sommessi misteri
come abili bracconieri.
Con le mani tasta colori
immagina odori, insegue sapori.
Cammina sicuro Giovanni
col passo di chi riconosce gli inganni.
In pochi anni e con poca fatica
fiuta una sapienza antica.


*

Il vecchio del metrò

Il vecchio del metrò coltiva dolori,
raccoglie stupori.
Il paltò inglese e la sciarpa scozzese
avvolgono logore nobiltà
sopra lo scorno palese.
La beffa del figlio sepolto
e del gemello sconvolto.
"Una completa disfatta".
La sete di un dio che promette
quanto un vecchio non spera vedere.
Conta i giorni e i tramonti.
Traballa col treno ad ogni stazione.
Implacabile, aspetta ritorni.

*

Favoletta semplice

Una bocca disse a un cuore:
"Parlami da vicino
ché non ti sento".

Il cuore rispose:
"Sei tu che ti devi avvicinare".

La bocca baciò il cuore
poi si ritirò.
Il cuore smise di palpitare.

“La felicità, tutto sommato,
è una piccola cosa”.


*

Giocare in difesa

1

Con la voce in falsetto,
un vecchio parla al crocifisso.
"Sparisci dalla mia visuale"!
I vecchi hanno troppo da perdonare.


2

Se tutto ora si mostra
è perché sia compreso il più.


*

Una primavera vera

E’ vero il rumore di un fiore
che rompe l'attesa del ramo.
E’ vera la strada che inquadro
e il volto (a me noto) di un piccolo uomo.
E' vera l’idea che il giorno
allunghi il suo ritmo.
Azzurro compatto.
Nel tempo, che è vero,
è stupore pieno.


*

Daniele

Prega Dio di tagliare le gambe ai ricchi.
"Non voglio perdermi lo spettacolo
quando sarà l’ultimo giorno".
Con la Bibbia sotto il braccio,
vende palloncini per l’associazione.

- Che fai nella vita?- gli chiedo
- Schifo -
- …
- Non capisci lo scherzo?

Daniele mi guarda negli occhi
e mi parla col tu. E’ gentile
(potrei essergli madre!)
Come un vecchio amico premuroso
mi insegna l’ironia.


*

La formazione dei venti

1

Tagli aguzzi sulle labbra,
viso scarnificato.
Mani rotte, occhi arrossati.
Il corpo perde l'orientamento.
Una notte e un giorno imbacuccati,
bavero alzato, rasente ai muri.

2

- Svolta ora, che il grano s’indora -
Calore dalla terra sale…
Altro vento, prontamente.
Una brezza marina, è sera.



*

Marcella e i limoni

Marcella si cura con i limoni:
"Sanano i mali di stagione"
(lo ripete ogni stagione).
I mali sono alibi buoni
per prendere limoni.
Annusa le bucce lucide
distilla il succo colorato
come fosse oro colato.
Gesti accurati, misurati:
un protocollo perfetto.
Poi la sfida del sapore:
i limoni svegliano il cuore.
Il cuore di Marcella
è un giardino murato.
Crescono selvatici i limoni
e, a corona, arbusti di rose antiche.
Rose di maggio in cambio di limoni.
Tutto l'anno.
Spine e asprezze non la feriscono.
Fanno miracoli
dove ogni cura è fallita.


*

Danza folk

 

Si incatenano anche i nomi
nelle figure di una danza folk.
Coreografie di corpi

che respirano coi ritmi giusti.
Le mani si toccano.

Persone e gesti: le nostre vite.

Le donne e la loro abitudine

di legarsi.

*

Rose nel deserto

 

La luce rischiara la strada
ma mi sono d'inciampo le pietre.

Spuntano rose nel deserto

e io tocco la parte molle del sangue.

*

Creazione

1

L’origine è scoccata.
Con il dito hai plasmato
un uomo libero.

(Un uccello prigioniero
cerca una finestra per uscire.)

Fuori, uno spazio immenso:
atri da visitare,
angoli da rovesciare.
Così vive chi ama.


2

Leggo nel mio tempo

un antico paradigma.

Nella mia storia, un'antica parola

che si coniuga incompiutamente

con i miei cinque (o sei) sensi.
Una vita per capire 
quanto è già successo
prima che iniziasse.

*

Sartre al supermercato

 

Scelgo, tocco, provo.
Non guardo il prezzo.
Prodotto nuovo
ma l'usato non disprezzo.
Ripasso domani:
non sarà lo stesso.
Poi a quattro mani
ne prendo possesso.
Confondo l’utile
col dilettevole,
luci e dolori,
ombre e colori.
Facile prendere
ma restituire?
E l’attendere 
è già morire.
Mete elevate
sconto vivendo.
Pago inseguendo
vite annoiate.

 

*

Istruzioni per l’uso, ovvero vivere

 

Scegliere una postazione.
Stabilire una direzione.
Esercitare una funzione:
non porterà alla perfezione
ma a una lenta edificazione
(è la missione).
Ogni giorno sostenere il peso
di un ruolo preteso
(e forse disatteso).
Fino a sera trovare il senso (precario)
di un mestiere umile, senza salario.

Di mattina,  agitare il pallottoliere.

*

Chi di spada ferisce

                                                                     a Fiammetta Lucattini

 

 

F avorisci

I ntimità con 
A tmosfere
M eravigliose.
M escoli
E sperienza
T alento
T atto e
A more.

L e
U rgenze
C aratteriali
A nimosamente
T rasmetti.
T uttavia con
I ntelligenza
N aturalezza e mai
I mprudentemente.

 

*

Il mistero della realtà

Dietro il segreto.
Sotto il concreto.
Lo sfondo dell'abitudine.
Il suo intimo movimento.
Nell’unità di un tempo ordinario.
Una scommessa (e la rinuncia).
Una sfida (e la sconfitta).
Il ricordo di ieri.
I medesimi sentieri.
Nulla è cambiato.
Solo più lavorato.
Come impastato.

Tutto è al suo posto.


*

In bilico

Stiamo. 
Non in equilibrio.
Con addosso un abito usato
che sistemiamo in una foggia nuova
ignorando il colore della stoffa
mimetizzato
con quello dei capelli.

*

Il cucù diligente

 

Il cucchiaino batte la tazza.
Il profumo caldo e scuro

chiama un cucù dalla tana.

L’esserino misura i confini

del movimento.

Nella casa le ore trascorrono,

e sono istanti.
I sogni, poi, macchie senza collocazione.
Infine si stendono sulle pareti.
Nel tempo che ancora si dona:
girasoli, maschere,  paesaggi.

*

Partenze

 

La stanza aspetterà il ritorno.
I muri bianchi

troveranno in se stessi
la dignità e il coraggio.
I ricordi e le promesse
reggeranno come gli onesti

soprammobili.

Nel frattempo il sole
si avvicenderà alla luna.
Cosa vera e giusta.

*

come a Natale

un riflesso monocolore
ha centrato il mio malumore

ha portato rumore
laddove serviva stupore

ho seguito il bagliore
ma nel buio ho smarrito il candore

(dormiva il sole
nella stanza incolore)

destata dal torpore
la luce ha emanato l'atteso calore

come a Natale
è apparso un chiarore










 è
apparso
Un chiarore.

*

il pino caduto

 

Il pino caduto

s'offre impietosamente.
Dal corpo segato
- nel punto del tronco
più prossimo al cuore -
stilla umore vitale.
I rami spezzati

sono figli strappati
al calore paterno.
Un sole sfacciato
asciuga il sangue profuso.
Nuvole pavide
corron dietro a ruggiti di vento.
Col cinico complice
perpetrano ancora violenza.

Anche noi nascemmo arbusti
.

*

l’attimo fuggito

c’è un tempo
fuggito
che inseguo
aspettando
l'istante
passare 
il ricordo
slittare

un punto
in un giorno
col senso
che tutto
(o un particolare)
in un attimo
è passato


*

Un arcobaleno di seconda mano

C’è un angolo di casa
dove un raggio di sole
si sofferma e si compiace
in una pace momentanea.
Filtra nella trama trasparente
di una tenda.
Getta riflessi su una vetrinetta.

Un arcobaleno di seconda mano
trasforma il muro
nello schermo di un sogno.


*

suq

 

volti colori scaglie di tempo
nello spiraglio di un passatempo
maglie tovaglie e cianfrusaglie 
odori di corpi passi di storpi
trasparenze storie segrete
grucce e tappeti
gioielli scuriti ancora ambiti
un completo elegante
per un giorno intrigante
un lembo di vita

scucita

*

Idoli

 

I suoi gesti luccicano.
Le parole colmano ogni spazio.
Un alone diffuso lo circonda.


Una supernova in fase esplosiva
divora il cielo.

(A suo tempo l’idolo

richiederà il tributo:
dare la vita al posto di una falsa libertà).

*

Compagni di viaggio

 

Ho incontrato un passante,
due passanti,
una folla che camminava

cieca ma non sola


(nessuno è solo se cammina).

Abbiamo segnato il tempo
fianco a fianco
e
il panorama sfumava.

Era uno spicchio di mondo.

*

Filastrocca della gallina sbarazzina

“Centocinquanta
la gallina canta
canta sola sola
non vuole andare
a scuola…”

Centocinquanta
giorni da cicala
viveva da formica
ma ora è imbizzarrita:
con ali da pennuta
fa voli da poeta
con modi da bambina
alleva i suoi pulcini.

Ma prima che sia maggio
riprende il suo piumaggio
rimette tutto a posto
e asciuga di nascosto
la lacrima sfuggita
per colpa della vita.

E se provate a dire:
la smetti di cantare?
si accuccia nel pollaio
e pensa al macellaio!

E’ meglio una gallina
o un uovo domattina?



*

Roma notturna

 

Guardata da occhi meticci
confusa con altri mondi.
Di notte nutre i suoi gatti,
cittadini anche loro.

Sconfinati cieli su Roma:
una coperta stretta.
Letti, giacigli e fragori
di lavori notturni, svogliati.

Un aroma forte
dal bar dell’ultima porta.

*

Autunno

Le foglie rosse dove son finite?
Per terra non c'è traccia
e il vento non ne porta l’ombra.
Forse rapite dalla pioggia
che le porta al fiume
e poi al mare?
Confuse con gli esseri marini,
conoscono la storia della vita?
Alcune sono rimaste attaccate
con le avide bocche assetate di linfa.
A primavera si ripresenteranno,
come fiori camuffati.


*

Il sogno della pioggia

 

Oggi la pioggia pare che pianga.
Bagna la terra del suo malumore.
Sotterra lo scontroso dolore
nello sproloquio dell’acquazzone.
Essere acqua che scompare…
Ma sotto l’ombrello
racconta la favola
di essere stata nuvola.

*

Il filo

 

una larga spirale
con volute ariose -
il cono d’ombra
più piccolo di ieri -
al centro un filo d’oro arrotolato
che a ogni risalita si espande
comprendendo una porzione di mondo -
la spirale ingloba i passanti
e tutti procedono solidali
nel cammino sincronico
del giusto e del vero

 

 

*

Potere occulto

1

Suonami.
Estrai la parte irragionevole.
Sezionala.
Scrutala.
E’ una nota liberata.
Un filo teso.
Tira sudore e bisogno.
Dolore e sogno.
E' una freccia
eternamente scoccata.


2

Scava il suolo franoso
tocca il nucleo racchiuso nel gelo
spazza la terra
cerca la vena
 gravida di promesse
- oro e piombo fusi in lucido fluido -
porta in superficie
l'informe
.

 

 

*

Stamattina ero già felice

 

Il sole, il verde, e quell’epitaffio:
Vorrei avere tempo e meditare
sull'anima mia che non conosco”.
La biblioteca, il mercato,
ancora il sole e tre anziani
appoggiati l'uno all'altro.
Un sorso d’acqua,
un pomeriggio aperto,
un cielo, sì un cielo, che si lascia attraversare
senza scontrosità.



*

La tentazione di tacere

Chi tenti di resistere
alla tentazione di resistere
(ma sa già che non resisterà
né alla tentazione
né alla resistenza),
non resista alla tentazione di tacere.
Saggezza popolare insegna:
“Chi tace acconsente”.



*

Cuore mangiato

 

Veder ricrescere un cuore
è una grazia, un dono.
E’ perdono?

*

Una tazza di tè

 

Una tazza di tè

nel pomeriggio senza te.
Vapore caldo
sul davanzale

nell’aria inutilmente trasparente.

Il sole riscalda i vetri,

l'appannamento sfuma.

La fisica sistema i fenomeni.

 





 

 

*

Dove abbondano i desideri

La nuvola non piange.
Un fiore non può ammirarsi.
Tutti i sorrisi sono possibili
su occhi-bambini.

Ma dove abbondano i desideri
di uomini-dei
il Cielo chiede tributi.


*

Innocenza

Michele entra a scuola,
sgombro lo sguardo.
Della vita ha visto
il sano e il giusto.
Volpi lo sfiorano.
A lui interessa il fremere del pelo,
il guizzo fulmineo del balzo.
Parla come vive, vive come parla:
il suo è uno splendido mondo.
Michele è sale per il mondo.
Il mondo diverte Michele.

*

Libertà

 

La luna inscritta tra i fili di bucato,
cerchio perfetto tra due linee rette.
La parola che mi ha sfiorato.
I vetri colorati dei miei ragazzini.
Il vento sotto la finestra.
Il profilo dei tetti al tramonto.
Le tende trasparenti.
Ciò che si vede da qui.





*

Filastrocca del padre e del figlio

Ogni figlio pretende
i ricordi del padre
e li porta con sé
nel suo mondo di fiabe.
E tra mostri e fatine,
avventure, eroine,
dal dolore pulisce
ciò che il tempo tradisce.

Il bambino cresciuto
con amore taciuto
trova storie e fatiche
nelle fiabe più antiche.
Il racconto tramanda
tradizione comanda.
Ogni figlio è già padre
di sua madre e suo padre.



*

Ora

 

Tutto suona.
Musica di cose, vivificate dai pensieri.

Un suono dopo l'altro.

Senza polifonia, inizialmente. 
Non c’è tempo. Non c’è luogo. Non c’è lontananza.

Mi frastorna l’eco di una campana.
Un desiderio satura quest’ora. Proprio ora.

Non se ne apprezzava alcuna vibrazione.

*

Figure


Quasi tutto combaciava:
le misure sembravano perfette.
Perfetti il momento, il luogo.
Una strana sensazione di già visto
(e già finito)
ha disturbato l’aspettativa.
La figura si è dileguata. 

Cosa resta di tutto lo sforzo
per ritagliare la tua figura
dalle insignificanti ombre?



*

Cortili

 

Occhi aperti nei cortili!
Sboccia un oleandro
nel vaso malandato:
resiste al portiere sfaticato.
E' secca la lavanda
ma continuano a innaffiarla,
la speranza va coltivata.
La vita irrompe al quarto piano:
nasce un fratellino
ma il primo non lo sa.
La vita esagera al secondo piano:
Gina combatte
per i suoi cinque figli.
Suona una campana oltre il giardino:
restano fermi anche i piccioni.
E domani, alle otto,
l’interno undici uscirà di corsa,
la coppia della scala centrale
si abbraccerà sull'uscio,
gli inquilini dell’ultimo piano
si attarderanno a letto
incuranti del calendario.
I cortili conoscono
le abitudini condominiali.

 

*

Scatto fotografico

 

L’attimo dello scatto è per sempre.
Non un prima, non un dopo.
Brillante punto nell’infinito.
Eloquente sintesi di vite intercettate.
Storia incarnata.
Poesia.

*

Ventinove agosto

 

Solo una lacrima per ricordare
e un’altra per finire.
Occhi asciutti per aspettare
fingendo di scoprire
ciò che il tempo fa solo 
ritrovare 

uguale nel suo divenire.

Solo un giorno normale
definitivamente puntuale.

*

Un rimedio omeopatico

 

Esiste un rimedio
per decostruire edifici di pensieri

eretti dall’ozio, castelli labirintici 
nei quali si entra soltanto

con un mantello di parole complicate.

E’ un rimedio omeopatico
(piccole dosi di veleno al giorno)
di tutto un po', in accordo

con la luce e il sole
e, quando è buio, parlare poco.


*

Un albero che cresce

Un albero che cresce
fa molto rumore.
Con le piccole radici
avviluppa la terra
e un pezzo ogni giorno porta via.
Espone al vento il tronco
rivestito della memoria di essere nato
e, strato dopo strato, rinato.
Con i rami graffia il cielo
non per afferrarlo
per esplorare il bisogno di altezza.
Con le foglie fa un cappello con veletta
- un po’ vezzoso -
e lo indossa quando gocce di linfa
rompono le gemme del volto.
Un albero che cresce
fa molto rumore!



*

Troppa musica fa male?

Le note formicolano
e poi si rintanano
nei cantucci reconditi del corpo.
Stanate, escono a frotte
con moto disordinato.
Oppure rimangono nei loro ricoveri
a due, a tre, a grappoli neri.
Parassiti inoffensivi.
Non desiderano un posto fresco
dove uscire a respirare.

La mente conosce
la geografia del loro insediamento.
Con un colpo di bacchetta,
sa governare la minaccia:
risponde a un canto con un controcanto.
Tutto il resto è bordone.

*

Tre bagattelle

1

Tu mi parli dei mali del corpo.
Io ti rispondo con unguenti di parole.
Parole che bussano alla mente
ma è al corpo che bisogna tornare.
Parlare.
Toccare.
Toccare.
Parlare.
Cantare.

2

Quando sogni, è bene che tu dica:
“Sto sognando”
Se sei sveglio:
“Sono sveglio”.
Un sogno ad occhi aperti
è un risveglio muto senza colori.
Perciò la notte ti sia complice!
Anche ad occhi aperti
il buio cullerà il fanciullino.

3

Se le parole scavano
lo sa solo Dio
che se la ride nel vedere
l’inferno delle Babeli,
i gesti sordi e muti
dove a chi parla risponde il vento
e il mare, a chi ascolta,
ha già parlato.

*

La monetina

 

Quel punto in fondo al cono

rovesciato dell’anima
dove tintinna una monetina
con impertinente speranza.






*

Contagio

 

Quel giorno, tra tutta quella gente,
si sviluppò un contagio.

Agenti patogeni: due occhi, 

una parola al momento giusto,
un'aria svagata.
I malati combattono la battaglia.
Il virus sarà neutralizzato.
Se ne ricaverà un utile vaccino.

*

Inclusa e alle spalle

 

Il filo del racconto
si è dipanato a lungo.
Intravedo un lento finire
e la memoria del corpo.
Un'eventualità è inclusa,

ma dietro le spalle.
Nel cuore è cresciuta una fibra.
Una misura colma di silenzio
nel disorientamento. 

*

la mia musica

 

la mia musica si distende all’alba 

risuona nel nome dei miei amici
cammina su strade di pietra
in mezzo a ciuffi di erbaccia
che una speranza di pioggia bagnerà.

 

 

*

Scommessa

 

Due anziani su una panchina.
Viso al sole senza timore di rughe,
occhi-spilli, cervello saturo.
Cose già viste, colline che digradano.
Un fiore di seta sulla borsetta, 
sembra quasi fresco.
Aspettando i compagni di una vita:

di classe, di condominio, di strada.
Osservano come funziona.

Quando il cancello si chiuderà,
si alzeranno 
diligentemente.

Sbricioleranno un tozzo di pane
come scommessa su chi vedrà
il prossimo cambio di governo.

*

Tutto sottinteso

 

Nel senso di inteso sotto,

inteso poco,
respinto al mittente.

Considerare la variabile-tempo:
“Il tempo è galantuomo”.
(Cammina col cilindro e l’ombrello,
un distinto lord inglese
 baffetti e un sorrisetto 
sottinteso).

Aspettare che il tempo lavori nel tempo
(il tempo rimasto).
Tempo cercato, non richiesto,
il tempo istantaneo di una canzone, 
una sola parola, un punto-luce.
Sufficiente per illuminare
la vita già trascorsa
e quella da attendersi sotto un lampione,
fino a una sottintesa mattina.

 

*

La signorina Vanità

 

Vive nel racconto 

di un tempo remoto
ma predice il futuro. 
Scappa via dal presente.
Vaga con gli occhi.
Le scaltre orecchie

registrano dettagli.
Il suo parlare è una lama:
non incide ma insiste.
Usa cantilene e vezzi.
Del ritualismo

zelante sacerdotessa:
celebra giornalmente. 
Due serpenti avvinghiati
su una vecchia stampa ingiallita
(la sensualità seppellita?).
Lei osserva la vetrinetta
zeppa di chincaglierie: 
vi legge il destino

di una donna per bene
annegata in un sorso di fiele.


*

Un indizio: la camicetta

 

La camicetta attillata 
su rotondità ancora attraenti.
Il confine tra l'anima e il sentimento.
La filosofa sorride.
Fa un cenno con la mano,
storna gli occhi.

Ticchetta i tacchi
come quando era giovane e piacente.
Prima di scoprire l’orribile beffa
sotto la sua camicetta.

*

I grigi

 


I grigi hanno molta più poesia.
Come i silenzi.
Come i telefoni di una volta,
il loro insistente trillare.
Specialmente in una stanza di sera,
- quasi notte -
quando non c'è nessuno
da aspettare.

*

Dopo la mareggiata

 

Dopo la mareggiata,
un'uggia amara.
Passeggiare 
sul litorale franto 

seguendo un animale impinguato

di sangue. Un gabbiano.

Raccogliere conchiglie,
farne ghirlande.
Aspettare 
l'ultimo movimento.

Fidarsi di un tramonto
e di nuovi passi sui lidi

di un altro pianeta.

*

giri di parole

giri di parole
spiraliformi
si avvoltolano
fino al culmine
(un innocente svolazzo
puntato verso l’alto
puntato verso niente)

polverizzate
le parole in giro crollano
lasciando un mucchietto di terra
con un buco al centro
e dentro la voce decrittata
di un inutile sentimento

l’istinto stranamente non ha parole
né giri

*

Maestrale

 

I contorni delle cose

rabbrividiscono.

La salsedine le scarnifica.
Se esperti crostacei
scappano verso un riparo sicuro
in cunicoli umidi
dove è eterno il lamento dell’acqua,
come si può fermare il travaso dell'ombra
dalla luce?

*

Sogno di una notte di mezza estate

Non andare via, sudato sogno!
Imprimi la tua orma col fuoco.
Nella fucina buia
lascia che il provvisorio
si faccia storia.
Aspetta la luna piena:
nell’alone riconosco sagome.
Annegano, scompaiono.
Perfida luce!
Nella penombra ritroverò
il sigillo rosso?
Col calore del primo sole
immaginerò
parlerò
scriverò?
Mi arrenderò?


*

Tetti

Pomeriggi a guardare i tetti.
Disegnano arguti profili.
Trapelano colori di cielo
dove immagineresti soltanto
un tremulo spicchio di luna.
C’è un’altra vita sui tetti.

All’improvviso, goccioloni.
Ma i tetti sanno in anticipo
le intenzioni del cielo.
Tentano mediazioni con la terra.
Un tetto sa come offrire riparo
a chi è programmato per volare.
Sa aspettare, rimanere al suo posto.

Quando ha onorato il suo mestiere,
pioggia e sole erodono un tetto.
Anche allora brandelli di tetti
raccontano una storia, una vita.



*

Viaggio nella memoria

Miserie, malattie, morti
hanno nomi e cognomi.
Camminano parlando da sole
con parrucche pietose.
A stento trascinano
il decoro di una vita
fasciato da linde vesti,
gli occhi sul fondo della rassegnazione,
lo spirito stanco
(dopo essere stato debole).
Sembrano fantasmi (e io a loro)
ondivaghi, inappartenenti.

Vorrei scappare nel paese dei senza-memoria!
Storie nuove si creerebbero
dalle macerie.
Storie di giorni senza ritorni,
di stupori e di perdoni a distanza.
Storie di figlie ingrate ma grate
alla nuova terra.
Quella dei propri figli.


*

Tango argentino

Piazzolla colpevole,
le valigie non vogliono chiudersi.
C’è qualcosa di aperto, impigliato
tra visioni e momenti
e quel violino così indiscreto, maleducato…
Taci,
che gli oggetti si animino
per la geometrica forza della materialità
e non con l’alito di quel bandoneon
malandrino!
Passata la calura,
saranno le ombre della sera
a sigillare la casa
e quello spicchio di luna
rimasto incastrato nella finestra.
Partire, restare:
"Tutto può cambiare
tranne il tango".

*

Se sarai vento

 

Ora è tempo che io vada.
Le tende saranno levate
e il vento potrà,
con libero arbitrio,
visitare la stanza vuota.
Quando tornerò
avrò con me un bagaglio di giorni
e le pietre del mare.
Tutto sistemerò nella stanza.
Come ieri, come domani.
E se sarai vento
porterai via le cose lasciate.


*

I care

 

Avrei bisogno di prendermi cura

di un cucciolo.
Vorrei allevarlo con cuore libero,
col potere dell’immaginazione,
con la poesia, la filosofia, l’astronomia.
Il cucciolo guarirebbe me
dalla sindrome del “so tutto”,
mi insegnerebbe ad aspettare.
Mi stupirebbe con i ritorni.
Ci ritroveremmo attorno

(o sotto) un tavolo,
ci stringeremmo la mano

(o la zampa).
Un occhiolino, un sorriso,
un saluto, un abbraccio addirittura
nel luogo giusto al momento giusto.

*

Madre terra

La terra sostiene il peso
del mio vagare.
Restituisce la certezza
del mio esserci.
Madre silenziosa, 
hai risposto all'abbandono del corpo
quando le nuvole, le onde
e il mutevole sole
hanno lasciato l'anima.
Fiuto ad occhi chiusi
la mano che ha sfiorato la mia schiena
sull’uscio della vita.



























*

Una sola domanda

Davanti al mare,
improvvisamente,
tutto è chiaro.
Erosa la mente,
si scoperchia la pentola.
Bollono domande.
Può l’orizzonte inabissarsi?

*

Avari di musica

 

Non senti la risonanza nel cuore?
E la sua vibrazione?
Puoi fermare la sua corsa?
Ciò che ha preso possesso dell'anima.
Terapia per gli amanti.

C’è almeno un suono
nel tuo muto frastuono?

I filosofi l'avevano detto.

*

corde sensibili

 

una vera fame
avvita e stringe
l’ultima corda
il mi cantino

così sensibile
così pungente
così argentino

ma l’accordo...
così dissonante

*

Foglie vive


L’abisso è più fondo
in fondo al cuore
dove una foglia verde
galleggia su un lago blu.
L’acqua non la bagna.
La musica l'annega!

 

 

*

La favilla

 

Mille volte cercata
tra anime anemiche
la favilla divina!


*

di nuovo la musica

 

era scappata via

come spiffero
acuto inalato
vola vola 

suono di violoncello
viscerale mentale
aria sangue
(chiudi gli occhi solo un attimo)
sfumato finito
adorata creatura
di nuovo sei mia

 

 

*

Sipario

 

La maschera non ha convinto:
è straripata la persona.
L’unico spettatore è uscito,
trattenendo un ghigno.
Mani in tasca, fischiettando.
Le ultime parole del copione
risuonano nella platea.
A sipario chiuso,
la maschera ha applaudito se stessa.

*

La casa

 

A noi soli è permesso entrare,
con fatica arrivare al tetto
(fuori di noi).
Vegliano sui nostri sonni
e sui nostri risvegli
il chiarore del cielo
e il fango delle antiche scale.
Salire, salire,
non attardiamoci sull’uscio!
La casa esige la nostra fame.

 

*

Punteggiatura

Non posso raccontarti tutto.
Ma guarda il punto
(e il foglio bianco).
Osserva la virgola
(la sua parabola),
Parole-non parole...
Perché parlare se
tutto
è già successo?


*

La radianza

Lanciasti una sola parola
nel lago rosato.
Il cuore risuonò
per radianza:
tsunami magnetico
all’assalto di fragili litorali.

*

Eredità

Ti ho lasciato sorrisi poco teneri.
E mani avare di carezze.

Fedeli a una scommessa
fatta di carne e ossa,
troppo vicini e troppo lontani.


*

Risparmiato

 

All’alba ti trovo dentro il cuscino.
La luce sgrana la trama del cotone:
ti vedo come non sei!
Risparmiato dal fango.
Ripulito dal sangue.
Merce da vetrina,
boccetta di alabastro,
profumo di bucato.


 

*

Rette incidenti

Solo ieri l'incidente.
Un attimo,
e le vite si sono scontrate.

In quel punto
una visione prodigiosamente
si è materializzata.
C'era anche l'happy end.

Ma allo scadere del giorno,
ciascuna ha proseguito
la sua corsa normale
(nel senso di perpendicolare).

Non prima di aver salutato.

*

Metamorfosi

 

Ho avuto bisogno di farti uscire
dalle pagine scritte.
Ogni parola ha colmato il rimpianto.
Sul fondo nuota ancora diffidente
un pesce rosso.

Osservo sul foglio il percorso
delle parole liberate.
Mai il filo ha smesso di svolgersi.
E il giorno, svariando,
continuamente si metamorfizza.

*

Inutile sofferenza

Inutile sofferenza
nel corpo incandescente
di una roccia lavica.

Inutile sofferenza
nel nocciolo di un frutto
caduto nella terra
accolto per caso.

Inutile sofferenza
nel respiro forzato
di un bimbo malato
accompagnato alla morte
(per lui, solo un altro ospedale).

Parla cuore!
Grida le parole del tuo sentire.
Impara a declinare i verbi
vedo
mi scopro
ho bisogno.

*

Mani

Grandi e scure
ruvide e rugose
(anche un po’ pelose).
Unghie quadrate
ben disegnate.
Amo le mani.

Amo le
mani d'oro
avvezze a medicare
e a suonare.
Mani operaie.
Mani scorbutiche.
Mani tutte d’un pezzo.

Contatto paziente e lento.
Non pressione.
Fugaci carezze.
Pronte a riceverle.

*

Madri

C’è una biglia allocata nel cuore.
La zona ha forma tonda
come due mani a coppetta.
La biglia rotola su e giù.

Maledetta quella madre
che ha lasciato cadere la biglia!
La più piccola, la più trasparente!

Cerca nella sabbia la biglia
disciolta al sole e al vento
dal sole e dal vento ricreata,
desiderata. Amata,
con ottuso amore di madre.


*

Via lattea

 

Cerco nella memoria.
Ma appare solo bianco su bianco.
Una sagoma lattiginosa  
sotto il livello del bianco
che in quel punto si fa più denso.


Nel pulviscolo, mille atomi dispersi
calamitano materia vivente
lontano da qui.
Un universo colorato esplode
dalle ceneri del pianeta antico.

 

 

 

*

Sole e acciaio - uccelli migratori -

 

Giovani vite lasciano il nido
sotto la spinta dell'implacabilità.

Le stelle strizzano gli occhi.

In volo misurano geometrie 
ed inclinazioni.
Grandezze d'acqua e sabbia
colmano le rotte.


Le giovani vite dosano le forze,

cercano luce.
Riassumono le leggi del tempo
in qualche battito d'ali al secondo.
Come coltelli tagliano stagioni.

Arditamente cacciano.
 Senza menar vanto riportano a casa
un compito ben fatto: l
'estrema

avventura di esistere.

*

Radici

Radici scure esplorano il suolo.
Abbarbicate in un disperato appiglio
cercano sostegno alla verticalità.

La terra non respinge, non accoglie.
Arida, reagisce con forza uguale
e contraria.

Un solco ha trafugato la terra
delimitando confini
che la pianta riconosce e non oltrepassa.

Ora, radici aeree sono spuntate sul fusto
mentre il virgulto, spostato l’orizzonte,
si assestava
nel luogo dell’essere e del volere.

Osmosi continua degli elementi
porta nutrimento alla vita
che vince
si eleva
si perpetua.

*

Il mondo pensato

Il mondo pensato
appare sul filtro del cielo.
Se alzi gli occhi ti acceca.
Quando lo tasti nel buio
non riesci ad afferrarlo.

Il mondo pensato
è impresso come marchio
sulla ceralacca della memoria.
Colate calde
ne deformano i contorni.

Il mondo pensato
è un distillato di uve chiare.
Tutto è visibile
tra gli spazi molecolari.
Puoi scorgere la "nowhereland"
e il "nowhereman".

Il mondo pensato
è disincarnato.
Scivola come olio
ai bordi del mondo materiale.


*

Rincasare

 

Ho visto gente
con cappotti eleganti.
Nelle vetrine, 
ne cercano il riflesso.

Procedono quatti

sulle strade consuete.

Poi rincasano in fretta,
accendono luci e TV,
poi si affidano al buio.
Sono sacerdoti
di un rito stanco:
a sera appendono il paltò
sopra lo specchio

della propria nudità.

*

Flussi

 

Cammino in un flusso.
Gli occhi vigilano dietro la nuca.
Il petto è come un pannello solare.
Lo sguardo tiene. Tiene e mi porta.

Nel flusso in cui sono,
alberga lo spirito (chiamasi
energia).
Trascina, avvolge, spinge, modella.
Morbidamente trovo la mia forma
e a sera mi addormento serenamente.
Continuo a sentirne il fischio
negli orecchi: il flusso abita in me.

Domattina dovrò ricordarmi
di aprire la porta dell’oblò.

*

Questa primavera

1

Una pioggia sottile
appiattiva i contorni.
Persone sole camminavano
ciascuno dietro la propria ombra.

2

L’aria è ventosa e secca.
Le persone camminano
con l’ombra dentro di sé.
Una folla ordinata.
Ciascuno conosce il punto esatto
in cui si trova.


*

Come una musica circolare

Ho abolito il futuro
con una parentesi.
Definitiva.
Ho riportato il risultato di altri.

Palpebre chiuse, corpo fermo:
non vedo, non sento.
L’aria è pesante. Non immagino.

Come una musica circolare
entra nel corpo e non ne riesce
senza averlo trascinato nel giro,
così il futuro interroga il tuo presente.

Come una musica lasciati attraversare
nell’intervallo tra due silenzi.

*

Gesti

1

Parole lette
da gesti primitivi.
Parole non dette
con gesti evoluti.
Gesti, per parole impedite.

2

Dare.
Prendere.
Aprire.
Chiudere.
Formare cerchi.
Guardarsi.
Danzare la vita.


*

Depositato

1

Creare spazi.
Aprire varchi per nuovi volti.
Formare ritratti inediti
rimescolando i tratti.
Inventare sfondi per vite d'altri.
Contenere anime.

2

Il fondo di caffè
depositato in una tazza d’ebano.
Traccia inconsapevole.
Assopita. Risvegliata!

Di nuovo confusa
nell’attimo in cui il buio scompare.

*

non di solo pane

quando anneghi in un lento sederti
l’aria ti preme
e fatichi a respirare
con affanno
rincorri
pensieri svaniti
un bianco rumore teso e muto

è sazietà
ed è lontananza

*

l’uomo a pezzi

ho visto il tuo naso
sul volto di un famoso politico
ho scorto lo sguardo

tra le pieghe dell'occhio
di un imbonitore della TV
ho avvistato gli stessi tuoi capelli
su individui alti sopra la media

le spalle un po’ strette e l'andatura

in molti passanti

e uno mi sorrideva nel modo compunto
di chi chiude conti

solo le mani non ho riconosciuto


*

Crinale

 

Dal crinale si vede la vallata.
I miei anni allineati
sull'orlo di un precipizio.
Sentieri già saliti e una discesa.
Sono tentata di voltarmi indietro.
Scorciatoie non scorte.
Divagazioni.
Un filo di vento mi avvolge.

Devo calcolare il tempo per rientrare.

*

Anfibio

 

E così sei di nuovo sotto il filo dell'acqua.

Filtra la luce di mezzogiorno
le ombre si sfinano
nell'aria che lambisce ogni superficie.
Col buio, un manto copre l'acqua
e i suoi abitanti.
Eccoti, perfettamente a tuo agio:
un signore distinto
con la maschera da sub.

*

Segmenti

Un segmento di strada
come un punto sul meridiano di Greenwich.
Lampeggia e pulsa
mentre fa e rifà mille volte
la salita e la discesa
la salita e la discesa.

Sul meridiano opposto tutto tace.
Passi felpati
per non lasciare tracce.
Depistaggi e inversioni di marcia
(difficile indovinare il percorso).

Un faro di luce tagliente
perlustra i segmenti
a intermittenza.
Luce e ombra.
Prima e dopo.
Qui e lì.

Come automi attenti a non ferirsi
ciascuno ricalca
il proprio segmento.

*

Rimandare

Domani avrò non detto
quello che ho da dirti.
Domani avrò cambiato
quello che oggi ho detto.

L’attimo di oggi avrà non cambiato
il domani. Mai detto niente!
Rimanderò a domani
l’inconcludenza di oggi.

*

Caduta

 

Cado. Uno spillo conficcato nelle fibre. 

La terra mi accoglie.

Ho visto immagini rosse
agitarsi come in un film muto.
C'è un'ombra, poco distante.
Mi sono alzata.
Più vicina al cielo

a stretto contatto con la terra. 

*

Spazio chiuso

 

Sotto pelle si adagia e sta.
Il corpo fa spazio allo spazio
di uno stanco ricordo.

*

Le parole allontanano gli amanti

Le parole allontanano gli amanti.
Tagliano macigni.
Scoprono gesti impudichi.
Squarciano anime.

Aggrediscono stupori.
Violano spiriti.
Confondono voci.
Scassinano scrigni.

Briciole aeree si perdono
nell’eco sorda di un monologo.

*

Pini di Roma al tramonto

Pini arrossati sullo sfondo che scolora.
Pini scuri e fissi con braccia adunche.
Riparo per pappagalli invasivi.
Accoglienti, poco convinti.
Nati per stare e salire ogni anno più su.
La terra lontana, il cielo inarrivabile.
La chioma un tetto chiuso.
Una finestra traslucida.

*

Mosaico - una vita -

Tessere sparse
ubbidiscono ad un ordine
precostituito
(diverse casualità
ordinate).
Ma una tessera non segue il disegno.
Il mosaico ha forma irregolare
(un diverso punto di vista).
Lo ricompongono mani geometriche.
È bello, è giusto, occupa spazio
(mi appartiene).

Devo cercare il pezzo mancante
perchè la forma infine venga fuori.


*

ma parole

parole senza rumore
- ma parole -
di un discorso lento e logico

praticamente inutili
parole già dette
che ancora proiettano
un’ombra d’oro

*

Molfetta*

A turno la visitiamo
offrendole doni
simbolici.

Lei ricambia con un cesto di pane
e un ghigno di soddisfazione.
Dietro la finestra, inquadra i passanti
fermi al bivio del proprio destino.

Vista da qui, è un fotogramma

che dura cent'anni.



*dedicata a mia nonna ora ultracentenaria

*

Piste

 

Se non ci fossimo già incontrati
ci saremmo certo riconosciuti
- tra cent’anni -
nel deserto del Gobi.

Lì ci saremmo detti:
- Non è bello prendere direzioni diverse.
Questa volta non ti lascio andar via -.

Ci saremmo avvolti

con lo stesso mantello.
Sulla stessa pista.

*

I gabbiani

 

Guarda i gabbiani sul filo grigio
prima che il mare si increspi.
Tagliano il cielo plumbeo.
Si tuffano con uno scatto.
Ora puoi compenetrarti col mare.

*

Parole pe-n-santi

Parlo
Piano
Per
Poter
Poi
Più
Pacatamente
Pensare

*

Muri

Ripartire.




*

viaggio

 

dentro l’anima

navigano e volano

persone nuove

*

Amica

 

Ti saluto da lontano.
Rispondi accennando canzoni
davanti allo specchio brunito

delle tue fotografie.


Ruoli impacciati

e un trepido sguardo di madre.
Cammini e lasci l'eco
sulle mie stesse impronte.