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Raccolta di poesie di Loredana Savelli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Citando Trilussa

 

Le poesie surreali

i paesaggi spaesati

le attese atemporali

il racconto degli smemorati.

Una pietra caduta dal muro

un difetto di chi ami

le nuvole tra i rami

il fiato dei neonati: 

bottoni strappati

dove l'ape si posa.

In fondo la felicità

non è una rosa.

 

 

 

*

Lo scoglio e il coniglio

 

Meglio sarebbe essere uno scoglio.

Uno scoglio o un coniglio.

Restando o fuggendo

esposti alla paura

o alla rassegnazione

da fermi o correndo senza meta.

Uno scoglio o un coniglio

sempre stanno ancorati alla terra.

Che sia acqua o aria

sabbia, chimica, sangue o soffio

dicono entrambi

tragedia e apoteosi

del teatro dei viventi.

 

*

Il vento di Puglia

Il vento di Puglia

infila le strade

pulite solleva

consapevolezze.

Antichi ricami

di sogni interrotti

risveglia nei corpi

canzoni di reti.

Gli ulivi scorrendo

si perdono in mare

sul piano infinito

due soli binari.

 

I treni di Puglia 

rinforzano il vento

da sud ispirando

progetti di figli.

Si placano i moti

del mare. Le barche

riportano a casa

lavori di padri.

Nel vento di Puglia

si celano voci.

Le reti rastrellano

destini e canzoni. 

 

 

 

 

*

Non si dovrebbe

 

Qualcosa dovremmo pur fare

per asciugare i lutti

e per la memoria

che si accumula a grumi.

E per gli assenti

che a volte sono morti.

 

Non si dovrebbe ascoltare musica

né leggere poesie

né fotografare tramonti

né affermare: non ho alcun problema.

 

*

Fine della poesia

 

 

Quando ancora i poeti scrivevano,

persino il rumore del frigo

ispirava.

Viene il dubbio che si sia congelata

la materia poetica in sé.

O i poeti non hanno più tempo

o è il tempo che ha perso i poeti.

 

Dicono che il pane non ha colore.

Io so che la frutta

può rimanere acerba.

 

*

senza titolo

 

Nel buio attendevo la luce,

una chiamata importante.

A un’ora precisa

un raggio allietava il pavimento.

Da lì correva dritto

un profumo di fresie

che puntava verso i rami fioriti

dei pruni selvatici.

Erano segni.

L’assenza si diradava.

L’orologio era fermo

(o pareva):

ribaltando ogni ovvietà,

silenziosamente,

dava slancio ai segni.

 

 

*

se primavera

 

se fosse questa luce rosa

che sbuca tra i rami,

se fosse il guizzo dei gatti

o il balzo di un cane,

se fosse proprio il futuro che spero,

le lacrime già uscite,

le piante irrorate,

i campi ai lati dei treni,

sfuggenti più del pensiero,

 

sarebbe meno spietata quest’aria?

 

 

*

Shhh

 

 

Il ticchettio dell’alba.

La sua eco si perde nella notte.

Tempi nuovi - direbbe il profeta.

Gli uccelli lavorano al nido.

I fiori in riunione

per l’organigramma della primavera.

E tu taci?

 

Quanto amore sprecato.

 

 

*

Nel pro_fondo

 

 

Quando il sole - di taglio -

scolpisce metà del tuo corpo,

puoi pensare che l’altra metà

non esista.

Come un sogno che rischiara la notte,

e la notte sparisce.

 

Anche il mare ha da fare

con le sue onde interne.

Ciò che mostra sulle creste

- brillio di un riflesso -

è amore che non si cela.

 

Nel pro_fondo le ragioni.

 

 

 

*

Una propria ragione

 

Fluisce e si espande

da un’alba all’altra

la muta poesia

di pensieri leggeri:

pesci imprendibili

in mari oleosi.

Tutto è calmo e procede

verso una propria ragione,

scommettendo sull’attesa.

 

 

*

Haiku

 

Silenzi d'alberi

Raccontano l'inverno.

O la sua fine?

 

*

Lo scialle

 

Quando il rosa ciclamino

si confonde col cielo

vuol dire che tutto è grigio?

La materia ghiaccia?

 

Uno scialle di lana

può fare la differenza:

dal colore al calore.

 

A un fiore che ha perso colore

non solo il sole…

Passaggi di senso.

 

 

*

acqua e fotoni

 

destino è quel mare,

- un’onda dal fondo s'approssima -

se la luce cangiante solleva dubbi 

la risacca li dissolve.

 

acqua e fotoni_

gli ingredienti di un organismo

che piano sommuove il reale

ascoltando più segni che sogni.

 

*

espirazione

 

 

meglio camminare o correre

piuttosto che vedere

da fermi

come l’aria fuoriesce dalla bocca

 

dopo lo tsunami

 

*

Haiku senza titolo

 

Solito sole.

Altrove nevicando

sui desideri.

 

 

*

Il nulla e le idee

 

Quando lessi la parola

nulla,                                                                

non la pronunciai.

Il nulla e il silenzio.

 

Nel silenzio ne risento gli echi

e gli echi non sono il nulla.

La luce evidenzia le cose,

nel buio rivedo le cose

che la luce ha svelato.

Le cose non sono il nulla.

Né la luce, né il buio.

 

Il nulla scaturisce da altro nulla.

Nel nulla tutti i nulla si attraggono.

L’illusione di capire il nulla.

Anche il fare o il non-fare:

non ho nulla da fare, si dice.

Negare non è il nulla.

 

Forse scrivere attorno al nulla

rende l’idea.

Ammesso che il nulla

si possa ideare.

Le idee sono il nulla?

 

 

*

Natale

 

 

 

Le lucine appese ai palazzi

non fanno luce.

Nemmeno alla parte oscura

delle cose.

 

Solo la musica suggerisce,

e il bandoneon conferma:

danzate e soffrite con gioia

nella luce.

 

 

*

Alla fermata del 200

 

La badante ucraina

ride al telefono

col suo amore italiano.

Ho preso il cafè coreto

– racconta –

se no cadevo sotto un tiglio.

Lei,

un uomo d’affari

e io.

E’ arrivato il 200.

L’ucraina ha chiesto all’autista:

è il 200?

Ha risposto:

è finita la corsa.

La badante ancora al telefono

col suo amore italiano.

Infine è arrivato.

Non l’amore, il 200.

Lei,

l’uomo d’affari

e io.

Nel buio della sera,

sembravamo delle bocce

dirette al pallino.

L’ucraina è scesa con due buste

e il suo amore italiano

al caldo nel cellulare.

L’uomo d’affari

è rimasto seduto.

L'ultima a scendere

sono io.

 

 

 

*

La pioggia prima che cada*

 

Liquida metamorfosi:

come un calco dell’anima

che si scioglie in rivoli

che somigliano al pianto,

ma fertile.

Quando la pioggia infine cade,

inauditi paesaggi.

In chi la ascolta, emergono voci

che asciugano.

Ma prima che cada,

emana odori talmente forti

che sembrano muri

o erbe da sfalciare.

 

 

 

* titolo di un libro di Jonathan Coe

*

Invito

 

 

Scrivere una poesia:

come fosse possibile balbettare

essendo nati muti.

O dire la verità

quando essa è un velo

invisibile.

Vivere una poesia:

come una intermittenza cardiaca,

i piedi o vanno o restano freddi,

intrecciati.

Essere una poesia:

come si potesse leggere

tra buio e vuoto.

 

Quando il giorno è avanti,

nessun poeta è in giro.

Le mani frugano nelle tasche:

uno spicciolo per cena,

una tela stracciata,

un invito a bere.

 

 

*

La distanza dal mare

 

Quando lasci il mare,

verrà l’oblio.

L’oblio sarà

la distanza dal mare.

Dal mare

e dalla sua anima ingombrante.

Dal mare

e dalla sua voce incessante.

 

La voce non potrai

portarla con te:

è il più forte silenzio

che tu possa ascoltare.

 

Nel silenzio superiore

potrai confonderla

e anche perderla.

In un silenzio normale

sarà il canto universale.

 

*

Non pioverà

 

 

Cercare un segno

in mezzo alla quiete.

Nel fruscio,

una parola sfuggita:

nel vento,

un’espansa carezza.

Cogliere il verso

della cornacchia,

una lacrima spontanea,

un suono a distanza

con la sua vibrazione.

Spiare la pianta cresciuta,

misurarne l’affanno.

 

Il cammino ritmato

accorcia l’attesa.

Albeggia. Non pioverà.

 

 

*

Alla luce del sole

 

 

Piove sui sogni.

I sogni sono sempre puliti.

Le parole dei sogni sono gocce.

La pioggia le assorbe.

 

La pioggia sul corpo nudo,

su una pianta neonata

è un odore più che un suono.

Finché piove, si annusano i sogni.

 

Oggi il sole è così netto

che la pioggia

dispettosa

vorrà sfidarlo.

Pioverà alla luce del sole.

 

 

 

*

Sul fiume di sera

 

Stranamente, il fiume era pacato.

Rifletteva i volti perplessi.

Le foglie facevano ombra:

buio nel buio.

 

Ma c’era nell’aria una dolcezza

come una primavera trattenuta.

La solita luna azzardava un gioco:

l’altalena.

 

*

L’orologio

 

 

Stai fermo, orologio.

Il tuo andare mi dà ansia.

Riposa, non anticipare il giorno.

Calza scarpe sportive

e cammina senza meta,

rallentando.

 

Orologio che interpreti il tempo,

leggi tra gli eventi

che non hanno un moto uniforme,

tra le tangenti

del probabile e dell’incerto,

tra i fuochi appiccati

da esche bagnate.

 

Osserva la discontinuità.

 

Lascia gli scranni

dell’imparzialità,

scendi al mare

della soggettività.

Riprenditi il tuo tempo.

Ascolta.

 

Accompagna il tuo battito

sulle strade del sogno

e sarai qui e ora

il tempo ritrovato.

 

 

*

Il bambino che non sa piangere

 

Chiedere all'alba

il ritmo,

la conferma,

il filo.

 

Nell'assenza di risposte,

ama la goccia di vita,

lo sguardo fermo,

quel bambino che non sa piangere.

 

 

*

Dai tetti

Noi.

Dai tetti al tutto,

congiunti/disgiunti,

acqua che ribolle

alla luce del giorno,

si placa con le parole.

Primitivi,

futuristi,

radici con le ali,

materia del sogno,

colori sparsi.

Dai tetti si vede il mare.

 

Intuizione!

 

 

 

 

 

 

*

Ho un lago nel cuore

 

Ho un lago nel cuore

largo e profondo

come quando si ascolta il silenzio.

S’increspa di sera         

se si specchiano le nuvole.

Di nuovo placido e chiaro al mattino

perché sulle sponde si affaccia 

la possibilità

come un contorno di alberi ombrosi.

E’ un lago che tende a esondare.

E’ per questo che intorno

vi crescono fiori.

 

*

Un filo lunghissimo

 

Era scritto sulle pietre di mare,

confuso nelle ombre del canneto,

immesso sulla scia di un migratore.

 

Leggendo tra i segni,

appariva come un filo lunghissimo

o un nodo che non si scioglie.

 

Che cosa può il tempo?

 

Se pure scompaginasse le vicinanze

o tentasse il disincanto,

ancora nulla potrebbe

di fronte al fuoco.

 

*

Surreale

 

 

L’alba: un calice di incognite

dentro la certezza del sole.

E man mano che rischiara,

tra i rumori del giorno

il respiro si espande.

L’essere qui e ora

appare surreale più del sogno.

 

 

 

 

 

 

*

Settembre

 

                       

Vitale ambivalenza di settembre!

Promette compimento

allo spreco estivo.

Pianifica metamorfosi:

piedi d'acciaio, carne e azzurrità.

Settembre concreto.

 

 

 

 

 

*

Unicum

 

Due aironi.

La stessa paura di volare:

che non sia troppo breve.

Alle spalle, il deserto.

Desiderando l'alba,

attraversano la strettoia della notte

sognando mare e cielo

come un unicum.

 

 

 

*

Aeriformi

 

 

Vogliamo parlare

di emozioni?

Del loro essere racchiuse

tra due dolori

- proprio fisici- dico.

Del loro divampare

tra terra e acqua,

al limite,

crepitando?

Vogliamo parlare

di come si insinuano

tra una carezza e un pesce,

sgusciando via,

insistendo con la musica,

arrendendosi al muro dell'alba?

Sono aereiformi.

Allora parliamo di forme a incastro,

di crepe e generose

esondazioni,

di crolli e spazi inauditi...

Vogliamo parlare

o camminare?

 

 

*

Le sorgenti di Egeria

 

 

Sgorgava la sorgente

tra argilla e pozzolana.

La falda si è sfaldata,

l’acqua non s'è acquietata,

la pozza puzza,

l’argilla non si è espansa.

 

Da secche lontane e mute,

l’ironica Egeria

avvinghiata a un albero

:

bestiola in amore.

 

 

*

La mutazione degli alberi

 

 

Tu vorresti viaggiare

solo dentro di te,

ma, se ti sposti,

prima di te cambiano gli alberi.

 

Se lo neghi,

metti fine al desiderio.

 

*

Sapienza

 

Ci sono strade

in cui i passi risuonano forte

e altre con un suono felpato.

 

Due gatti, con sapienza,

aggirano se stessi,

si fermano e non osano.

Silenzio strategico.

 

 

 

 

 

 

*

Tempistica perfetta

 

Prima è attesa impaziente,

durante è una stretta al cuore.

Subito dopo è passato.

 

Il tempo è un controsenso al contrario.

 

 

 

 

*

A livello d’uomo

 

 

E' in fondo alla strada.

A livello d’uomo.

Da lì si può soltanto riemergere.

A fine discesa,

si è nudi e ci si affida.

Ci son giorni in cui è intrattabile.

Allora la distanza è opportuna.

Ci son giorni in cui lo incontri 

con un carico di non-detto.

La sua eterna lotta col vento,

per esempio.

Solo a fine giornata,

si capisce chi ha vinto la battaglia.

Ma non la guerra.

 

Atavica fascinazione

di un gigante.

Potresti dirlo un dio!

Illudersi di conoscerlo

può essere strategico

ma non veritiero.

Siamo sempre alla fase iniziale:

tratteniamo i sogni,

poi consegneremo le ceneri.

 

 

 

*

Origine

 

Sono qui e non l'ho ancora incontrato.

Dicono sia al lavoro.

Un lavorio, più che un lavoro.

Dovrei cercarlo.

Verificare le rispettive evidenze.

 

Riguardo alla chiarità,

non ci sarebbe nulla da verificare.

Riguardo a qualche torbidità,

mai scaturisce da un'intenzione.

Riguardo alla verità, infine,

dopo onde, marosi e tormenta,

essa affiora altrove.

 

La sua anima è una conca.

Dall'origine dei tempi,

siamo in fila per immergerci.

Oggi, all'alba, l'ho ritrovato.

Poco lontano da me,

un insetto sta lottando

per tornare a volare.

 

 

 

 

 

 

 

*

L’ombrello

 

Ho un grande ombrello.

Si apre col sole

e mai quando piove.

Coperta morbida,

un blues all’occorrenza.

Invero c’è un blues

per ogni momento.

Una coperta non stretta.

 

Sotto l’ombrello

s'improvvisa la vita.

Un blues e un ombrello

servono a vivere,

non a consolarsi.

Se il sole è coperto

e la pioggia minaccia,

il blues si nasconde.

 

 

*

Il sorriso di Anna

 

 

Quando muore un’amica,

tu pensi che la vita ha avuto un senso.

Cercare il sorriso. Trovarlo.

Sorride anche la morte:

dolcezza certa.

In lei ogni cosa ha esattezza.

Mai sole più fulgente,

più fina l’aria,

i passeri più canterini.

Senti? Dicono: aspettaci.

Stiamo entrando nella stanza di luce,

nella strada senza curve,

nell’acqua chiara e serena.

La vita è questo cerchio di nomi

che emanano da te.

 

 

 

*

Annaspando

 

 

Lo sguardo vicino

e l’amo gettato lontano,

oltre confine.

Non c’è misura

e nell’a­­_mare e nel temere.

Inconsapevole una barca

solca la grazia.

Scie come dolori

dimenticati,

ripescati.

Un’onda porta via.

Il male/mare ha aggredito.

Non si arriva, si riparte.

Annaspando,

ma si deve pur vivere.

 

 

*

La metafora della pioggia

 

 

Qualcosa risuona a tratti

tra noi e questa pioggia.

Senti? Produce battimenti.

Le gocce lasciano serenità.

Alziamo le tende:

beviamo, è un paradiso la pioggia,

l'incontro con l’origine:

materia trascendente.

 

Se smetterà di piovere,

avremo sete.

Tracceremo allora dei solchi 

scrivendo i nostri nomi

e proprio lì cadrà altra pioggia.

 

 

 

*

Un rumore uguale

 

Pensare - a volte -

è come la pioggia:

ha piovuto tutto il giorno.

 

Cantare - a volte -

è più della pioggia:

ha piovuto tutta la notte.

 

E’ stato un giorno di musica,

pioggia

pensieri

e dolori piccoli piccoli.

 

 

 

 

*

L’alibi dei matti

 

Come prendere la rapace mattina?

Nascondersi o farsi stanare?

Nemmeno è chiaro l’alibi dei matti:

fingono di dormire,

invece armonizzano

il tempo con le cose

e li confondono.

Si svegliano cantando.

 

 

*

Straniamento

 

 

Non date un nome alle cose,

seguitene la traccia, l’odore,

la mutevole luce che affiora

tra mare e memoria.

E’ un vivere da sconosciuti

in una terra senza segreti

dove l’essere fugge e riappare

e rinascere è come tornare.

 

 

*

Pesce volante

 

Non scavo l’anima:

mi rattrista aver dimenticato.

Sugli asfalti corrotti

contavo i tulipani,

le campane erano avvisi.

Dalla finestra vedevo cupole.

La poesia era l’alibi

della solitudine.

La memoria, l’antidoto ai risvegli.

Nel piegarsi della foglia,

coglievo un po' di autoironia,

riflettevo sulla caducità.

Da quel punto di vista,

non c’era alcuna colpa.

 

Po ho immaginato:

l’ordinario coincide

col Progetto di vita.

Non cercare in profondità,

siamo solo un lineamento.

Obbedire piuttosto

alla forza del corpo

e alla sua debolezza.

Atomi e molecole:

sacre particole.

Perdersi? Ritrovarsi?

Non so.

Forse stare in superficie

come un pesce volante.

 

 

 

*

La porta del suono

 


Presto il sole darà spiegazione
di ciò che accade:
il boato che ci squassa
e il silenzio che precede.

Nulla sarà oscuro. 
Scommetti sulla foglia
che per prima si piega alla luce.


*

Atterra un uccello, frusciando.
Tossisce un malato.
Erompe un urlo. Di gioia.
Un canto remoto, sì come lampo,
increspa il tessuto del cielo.

Dischiusa la porta del suono,
dilaga il coro delle belle speranze!


*

Lo spicchio di luna è una lama: 
ricordo o desiderio?
Luna crescente: specchio di luce.
Sospendi la musica e contempla.
Annega e taci con lei
finché la p(i)ena non vi attiri,
acquaterra/terracielo,
con morte certa.
 

*

Tra polvere e colori

 

Muto il cielo,

le nuvole prolisse.

L’incostante vento,

le foglie resilienti.

La fatica del percorso

dal fuori al dentro di sé.

 

Tra polvere e colori,

scoprire l’involucro

del divino nulla.

 

 

*

Lonely stranger*

 

Devo essere invisbile.

Lungo strade affollate,

strisciando su mani e ginocchia,

con graffi agli occhi,

li vedo bere e mangiare

mentre chiedo libertà.

Anche io ho sete e fame

due volte al giorno.

 

Essere straniero, e solo,

è ben oltre il mio pegno.

Se sia questa la strada, non so

ma la continuo.

Nessuno mi incoraggia,

non farlo neppure tu.

Stammi soltanto dietro. 

Qualcuno dice:

salvati con l'elemosina.

Rispondo:

dammi solo un’occhiata

mentre vado via.

 

 

 

* tributo a Eric Clapton

*

Il croco

 

Guadagno centimetri

per la bellezza

ma piove dentro e non la vedo.

 

Un croco violaceo

si oppone al vento di mare.

Cosa sa dell’amore?

 

*

Il tradimento della neve

 

 

Il mostro non è mai uscito.

Taceva.

Faceva credere d’essersi dissolto

catalizzando una nuova innocenza.

E' stata la neve a tradirlo:

un’apoteosi di romanticismo.

Non la catarsi necessaria,

quel ghiaccio sano che cura

riportando allo stadio precedente.

Si sono riaccesi i fuochi!

Col sole avrebbero disintegrato

qualsiasi focolaio superstite!

 

Il paradosso della neve.

L’apparire a sorpresa,

la silente paralisi

cui seguono crepitii e fango,

la terra bruciata dei buoni propositi...

e poi il dileguarsi beffarda,

di più: cinica come un addio.

 

*

La crepa

 

Io provo vergogna per la morte civile,

piango l’uomo tramontato a se stesso,

le sue spoglie sparse come rifiuti

e sofferenti.

Io provo vergogna e pianto

per l’uomo e per la donna,

per non aver creato

che degrado in sterile caos,

una libertà monca,

materia accumulata di getto

e gettata.

 

Io provo dolore e m’indigno

per la fine dell’uomo sociale,

cieco e sordo,

intrasformabile.

Un uomo solo,

e soltanto.

Inappartenente.

Nulla salvo se non la bellezza

chiusa

della crepa dell’albero

che tuttavia s’inverdisce.

 

*

Passeggiata

 

La barca rientrava

e noi prendevamo il largo,

tramontando.

Le parole evaporavano come riflessi:

al loro posto espirazioni,

approfondimento.

Da qui a lì pochi metri residui,

un bagaglio ridotto a coriandoli.

Colori e suoni.  Gente serena.

In acqua un gabbiano con la prole.

Si lotta e si sopravvive.

Prima del buio bisogna rientrare.

 

*

Fantasmi

 

Apparivano con la luna piena

o col mare in tempesta.

Al mattino tornavano in latitanza

come gatti sui tetti.

Ritornavano, evocati ad hoc,

nell’ozio, sull’orlo di un vuoto,

nel bel mezzo di un convito.

Partivano, bagagli traboccanti.

Rientravano con puntuale zelo.

Attaccavano nella calura,

tormentavano come solletico,

infastidivano.

Nella routine, incogniti

ma sempre attivi.

 

La sostanza di cui sono fatti

non esiste in natura;

è forse una linfa segreta,

immateriale.

Se fantasmi, furono buoni.

Agirono da esperti

nel rimettere a posto le cose

eliminando polvere e usura,

sparendo a lavoro finito

con un fischio leggero

come un mezzo sorriso.

 

*

La coperta

 

 

La sera è una coperta,

il giorno chiede di essere nudi.

Ricordi, desideri, esperienze

- lo specchiarsi nella mente -

il tempo immisurabile,

il dolore, la gioia rubata:

ci allertiamo per una sirena,

sordi al suono che dentro resiste.

 

 

 

 

*

Se Socrate potesse parlare

 

Se sia più poesia

l’ultimo ramo stecchito d’inverno

o la gramigna spuntata anzitempo,

non so.

Le stagioni s’incontrano

ai piedi di un albero stanco

tra una fase finita

e l’altra appena iniziata.

Freddo nel corpo,

la linfa che ancora ripete il suo giro,

poco altro ha da fare,

inchiodato alla terra,

uno avvezzo al volere del cielo.

 

 

 

 

 

 

*

Profezie

 

Uccelli e profezie

a iniziare la centrifuga

dei giorni a venire

rincorsi dai rumori di città,

con addosso i colori

di un inverno già finito,

dediti alla paura

che il vento sempre cambi o mai più.

Un attacco di malinconia

può far bene agli uccelli

ma non è profetico.

 

 

 

 

*

Per il duemiladiciotto

 

 

Stare muti negli ultimi minuti

di fine d’anno

e ascoltare quanto a lungo

la veritá abbiamo taciuto. 

 

 

 

 

*

La storia delle storie

 

La trovi nelle storie un po’ tristi

di donne

e di uomini che hanno abbandonato donne

e bambini,

per non cedere al brutto,

essi stessi brutti e stanchi,

oppure in piccole sale da tè

in cui servono dolori ordinari

in tazze di porcellana

girando finché l’acqua

non torni trasparente.

 

Sembrava fosse Natale

tanto l’aria era gravida di nuovo,

eppure tutto era immaginabile,

a posteriori,

dalle foto ingiallite di scuola.

Si sentiva freddo e si sentiva caldo,

e se qualcuno mancava,

anche per sempre,

non bastava una risata a rifare il gruppo

ma solo stando vicini,

in un silenzio da perfetti sconosciuti,

si aveva l’impressione

che il tempo avesse aspettato.

Anche i morti.

 

Gli incontri sono come i fili di un ricamo

ma i colori nessuno li ha scelti

e il disegno è un’astrazione

tra fatti successi e sogni in-successi.

E’ stata una storia normale

tra storie normali,

non la storia delle storie,

non la storia di Natale.

 

 

 

*

Ciò che avviene

 

Ripenso al tuo sorriso

e alle linee sul tuo occhio irrisolto.

Poi giro lo sguardo

e vedo un mare fermo,

intransigente.

 

Il tempo ha aggiunto sarcasmo.

Ciò che avviene è perfetto.

Anche noi perfetti

nel nostro dolore

piccolo piccolo.

 

*

Ispirazione?

 


Aspetto che bussi alla porta.

Che si presenti come un segno di matita

sfuggito alle righe.

Che sia il pulito residuo,

il pulito assoluto.

La puoi vedere addosso a un muro,

come un segnale intermittente:

lì condensa un dolore,

qui bagna una gioia.

Mai che esca un suono:

piuttosto nebbia.

 

*

Piove, e se piovesse per sempre

 

“Piove, e se piovesse per sempre”*

sarebbero le contingenze

e ragioni del distacco

da qui la terra di là il mare

e ciò che comporta

il loro stare

attenti a non lambirsi.

Quella zona sottile

né giorno né notte

né malessere né felicità

e nemmeno inverno

questa pioggia che arriva

a risarcimento.

Piuttosto un rassegnarsi

al mutare delle cose

a un cielo che pare indeciso

a una tenda ferma

a un fiore che pare vero.

 

 

 

 

 

 

citazione da Pierluigi Cappello

 

 

*

Non mastico poesia

 

Non mastico poesia

ma un nero cappello spiovente

che porta nebbia.

Una poesia del bisogno sarebbe:

la sete di sole.

Una poesia dell’esuberanza:

cantare la festa.

Triste è non trovare parole.

Il cielo è un’unica nuvola

e un cieco l’attraversa:

quest’è una poesia della speranza.

 

 

*

haiku

 

in armonia

due cani e la padrona

la palla e il sole

 

 

 

 

 

*

Trasformazione

 

Stanno passando le nuvole.

Rimane la sete dei fiori

e la mia.

Afferrerei un lembo della loro

labilità

per essere anch’io

insieme forma e trasformazione.

 

 

 

*

Helianthus annuus

 

Vorrei parlarti dei girasoli.

Della loro ostinazione.

Di come si alzano fieri

e alla notte sorridono

con un piano preciso.

Di come esportano gioia

dal basso in alto e in fuori.

Di come aggiungono luce a settembre,

agganciandola all’imbrunire,

liberandola all’alba.

I girasoli ignari di poesia,

taciturni.

I girasoli che si piegano

alla semplicità

e piegano la paura.

Vorrei parlarti dei girasoli

perché riempiono i miei vuoti

e posso ringraziarti.

 

*

La siccità

 

Data la complessità del mondo,

che le filosofie non sembrano risolvere,

perfettamente straniera a me stessa

e con sguardo neutrale,

osservo che la pioggia

chiarisce perfettamente il senso 

in relazione alla siccità degli occhi.

 

 

*

Ultimo atto

 

Quando si torna

ed è buio

e dietro le finestre 

persone mangiano

in un silenzio buono 

come leggessero un libro

già letto

come un saluto

postumo

 

al secondo e ultimo atto

- rincasando -

il racconto potrebbe

concludersi.

 

Voglio ipotizzare

che la tua presenza

sarà avvertita

inspiegabilmente

come il mare a distanza.

 

 

 

 

*

La materia universale

 

E dunque rimani 

ad assecondare il moto

senza alcun rimorso

per le cose andate: ci appartengono.

 

Così ti troverò

nelle profondità della memoria,

all’origine di ogni mia fibra,

costituito della stessa sostanza.

 

Voce della materia universale,

il da sempre del creato

ti infrangi sugli scogli infidi

dell’umana dissimulazione.

 

 

*

Mareventomare

 

Capisci che non sanno amarsi.

La luna a volte li sbianca,

per un attimo sembra calmarli.

In fondo alla curva

appare come una schiuma:

pensieri taciuti.

A un tratto l’istinto perde forza.

Se qualche rivendicazione c’era,

non affiora più.

È allora che lo strazio dei gabbiani

guadagna la scena

fino alla prossima epifania.

 

 

 

 

 

*

La stessa forza

 

 

 

Il mare immaginato

e il vento agognato.

Vuoto e bellezza

stretti in un pugno.

 

La stessa forza.

 

Liberi pensieri

come cicogne su tetti roventi

sul punto di spiccare voli

risolutamente.

 

 

*

Il lusso della poesia

 

Si viveva del lusso della poesia.

Emanava lo stesso silenzio 

che sale da certi cortili,

interrotto dalla noia canterina

delle cicale.

Non si era in attesa di eventi.

Si gustavano i dettagli.

 

Un fatto autentico 

smascherava i giorni

segnati sul calendario:

la brezza marina.

Il pignolo ripetersi

della fisica delle onde

era la legge del presente.

 

Che fossimo come sospesi

tra coscienza e desiderio

era solo un dotto argomento scientifico,

noi esitavamo a fare da cavie

nell’esperimento del fluire.

 

Ci avevano detto

che nell’otium si intuisce il probabile,

nel negotium si misura il reale.

Noi, nel non-tempo del ricordo,

sceglievamo l'inappartenenza.

 

Il respiro comune, sì,

in quello stavamo.

 

 

*

Dall’alto

 

 

Quella musica a tempo perso e poi...

si ribaltavano le direzioni

e si tornava al silenzio.

Che sia sano nel frattempo

camminare?

In salita, respirando.

Dall’alto il mondo

sembra bello e ben organizzato.

Dicono che lì sparisca la musica.

 

 

 

 

*

Fisica elementare

 

Se dunque siamo accadimenti,

non entità,

cosa accadrà

al passaggio impercettibile del vento?

E se passaggio non è

ma probabilità,

dove e quando noi,

e_venti in fieri?

 

Nella danza dell’universo,

non c’è un verso,

ma solo il diverso trasformarsi

dal sasso all’emozione

per tornare mare

e pullulare.

 

Tutto è

nell’immenso gioco

dell’eventualità,

nel linguaggio,

non nel tempo,

nella memoria,

non nel concreto:

la conchiglia

prima che il suono sgorghi.

 

 

*

L’inesatta misura

 

E’ entrato un piccione in casa.

Ha mosso l’adagio dell’aria

nella mattina vuota di eventi.

Un colpo d’ala e un tentativo

non di volare, di camminare:

come un passo d’uomo goffo,

con inesatta misura.

Quanta disperazione

nel suo passaggio o cosa lo spinge

a varcare il confine della prudenza?

La solitudine o forse la fame?

L’ho invitato a uscire.

Ma non ha ripreso a volare.

In assenza di vento, ha osato

l’incoscienza più grande.

 

 

 

*

ri_definendone la luce

 

 

dunque solo in assenza:

colore e rumore, insieme.

e qui intorno tutto fermo…

tranne il fuoco domato sul fornello.

 

l’acqua. più manca e più lavora:

non lavando, scorrendo via.

il suo ricordo in un vento.

il vento passa, ripassa il vento.

 

mareamaremareamaremareama

ri_definendone la luce.

non contrapposta al buio: lo contiene.

 

 

*

Neanche la bellezza

 

 

 

Neanche la bellezza,

a volte.

Forse allora la bontà

può germogliare dalle secchezze

e dai silenzi.

Un cinguettio più insistente,

un odore di minestra dall’altro appartamento,

un appartarsi del desiderio.

 

Una verifica:

il tempo è generoso - dicono -

ed elegante,

soprattutto quando torna a trovarti

tra l’essere e il sentire.

 

Un’analogia:

venti delicati e rumori lontani di città

agiscono benevolmente

come una risacca.

 

 

 

 

 

*

Bene dice il poeta

                                               a Franco Marcoaldi

 

Bene dice il poeta:

cominciare a vivere.

Se ispirato,

non era certamente disperato.

 

Similmente il cielo

non preannuncia il sereno.

Non a caso alziamo gli occhi

ad ogni avvisaglia di pioggia.

 

 

 

 

 

 

*

La lentezza

 

Che affiori la lentezza

è questione di maree.

Sterile terra, sporadiche nuvole:

nessuna eventualità.

Il sole indugia insensibilmente,

trascorrendo.

Paradossalmente,

un indizio.

 

 

 

*

Poesia d’amore

 

Quest’amore-risacca.

Quest’amore che annaspa.

Quest'amore che sbatte

su un’altra mattina.

 

Non ci allontaniamo

da secche, da onde e marosi

ma dal sonno che confonde: 

fuori dall’acqua affondiamo!

 

 

*

Camminando nella città vecchia

 

Passi e gatti.

Dai muri emanano

felpate carezze.

Il mare grigio come il cielo.

Si è accomodato 

dietro i panni sciorinati,

il buio.

Che piova o no,

rimarranno appesi a un filo

e senza alcuna amarezza.

Anche spalle al mare,

si può immaginare.

Con qualsiasi luce.

 

 

 

 

 

 

 

*

In rebus temporalibus

 

 

Ti parlai dal sonno.

Sussurrai che, sì,

eravamo da tempo senza cuore:

avevamo disertato

i luoghi delle rivelazioni.

Di notte, i segni si facevano più chiari:

ombra e luce in proporzione perfetta.

Il fatto che mancassero certezze

invitava a sognare.

I sogni sembravano veri.

Corsi a guardare i moti del cielo.

La luce divampava virulenta

spegnendo il cero del sonno.

Le ombre erano aghi

in sostanza di luce.

Apparve una chiesa sul fiume

e noi che attraversavamo il tempo.

 

 

  

***

 

Dai e dai impari il verso giusto.

Comprendi che vivere

fa rima con stare

e persino ricordare.

Non le cose, ma tramite le cose.

 

Ricordare o forse immaginare.

Prima sommessamente.

Poi arditamente una visione,

un desiderio,

un volo

mettono ordine nel caos dell’attendere.

Si dipana il filo trasfigurato

di eventi in sospeso.

 

 

 

 ***

 

 

Come sia il dopo.

Una strada d’acqua.

Un ponte sulla tempesta.           

E se fossi tu la tempesta?

La tempesta e insieme il passaggio.

 

Decidere di attraversare il ponte

e sentirsi come galleggiare.

 

 

 

 

 

*

Com’è accaduto#poesiapoeti

 

Da oggi riposa.

È accaduto che arrancando per strada,

ha trovato per caso

il riflesso di un fiore,

ha pensato che fosse un regalo

e lo ha preso.

 

 

*

Haiku tagliente

 

 

Pena improvvisa

nel ricordo degli occhi.

Taglio e_sangue.

 

 

*

Per chi sa udirla

 

 

Cosa confutare alla primavera?

Gli ultimi mucchi di foglie

attutiscono i passi.

Il silenzio certifica

la clamorosa gioia del fiore.

 

 

 

 

*

polvere di stelle

 

 

la mente: 

un bianco espanso

in aritmica continuità

di forme e molti spiriti

ignari a se stessi

in un giro infinito da era a era

da spazio a spazio

quasi fosse un corpuscolo vagante

e solitario.

 

tu

io

le nostri carni 

la carne della nostra carne

porzione infinitesima

eppure straordinaria

straordinaria_mente

ogni giorno in vita

 

dispariamo

come luce di stelle

cadiamo

per poterci ritrovare.

 

 

 

*

Il dettaglio

 

Vorrei anch’io come il poeta 

davanti alla cascata

osservare i volti di chi va e chi viene

leggeri e gravi

non altro desiderando 

che la luce su un dettaglio

che nessun altro ha visto

né vedrà.

 

 

 

*

Se-mente

 

 

 

Che non si riduca a un nulla:

proprio ora ho bisogno di un dio.

 

Un tempo di nascondimento

è assente da tempo_   

mia semente.

 

Assento dunque al tempo

di un solo istante:

né amori né dei.

 

 

 

*

Dopotutto

 

 

 

Attendo (a) esperienze

di suono e movimento,

notte, fatica e paura.

Mi aspetto appropriate poesie

da non confondere

col normale struggimento.

 

E qualcosa di vivo - dopotutto -

mentre crollano i sogni

con le cattive abitudini.

 

 

*

Troppo amore nelle poesie

 

Troppo amore?

Troppo dolore?

E troppe le note

mute degli anni.

Poi crollano le case,

le musiche 

l’amore.

E si ritrovano

le cose,

le case,

il tempo,

l'amore. 

E i poeti scrivono

e i cantanti cantano

le case,

le musiche,

l'amore,

il dolore.

 

 

 

*

Deve essere inverno

 

 

Nessuna parola o intenzione 

né dal cielo né dalla terra.

 

Deve essere inverno.

 

Vaghi echi,

come rughe leggerissime,

grazia

naturalmente sparsa.

 

Deve essere inverno, sì,

questa normalità.

 

*

Vuoto necessario

 

Mi fu necessario il vuoto

come gli alberi alla poesia.

Mi fu necessario il mare

quando taglia e ritaglia le ore 

e devi leggere tra le righe.

La pioggia poi, una benedizione.

 

Non siamo immuni alla bellezza.

Ma quanto rumore

e quanto sangue

e quanta grazia restituire 

per essere finalmente vuoti.

 

 

*

Ritorno

 

Si torna alla poesia

tra terra e pioggia.

Si torna alla poesia

quando i capelli si arrendono.

Si torna alla poesia

negli occhi dei vecchi.

 

Si torna alla poesia

per rimanerci,

liberi dal passato.

Si torna alla poesia

ignari

come prima di nascere.

Si torna alla poesia

quando non ci si ostina più.

 

Si torna alla poesia

stando avvinti madri e figli

e figli e madri,

infinitamente.

Si torna alla poesia

appena fuori dal cambiamento.

Si torna alla poesia

per una sola parola ancora viva. 

 

 

*

Marcella

 

Torno a Marcella,

ai suoi occhi di cielo

sotto il cielo della sua nuova casa.

Spifferi, ombrelli e ciclamini

nella casa coi capelli bianchi

lontano dalle travi incastrate

sotto la tenda da sole.

 

Un petalo-bambina

tra bambini d’argento

attaccati a questa vita

come all’unica fotografia.

Squisita la cena ma poi…

come posso cambiare, tornare,

io che ricordo un cielo più fondo 

o forse confondo?

 

*

quasi una colpa

  

lèggere poesie:

quasi una colpa! 

o piuttosto una funzionalità,

un miracolo addirittura

sulla terra che si divide e cerca

uno spazio in mare

 

come quando sei in spiaggia

il sole brucia

il mare è un'incognita

stai leggendo e pensi_

potevo stare altrove

ma sono qui e ora.

 

 

 

 

*

La ghirlanda

 

Noi razza umana:

strategicamente assenti,

attratti da ciò che è stagnante,

sfasati per pochi istanti,

mimetizzati tra le brume,

 

sfuggiamo la pioggia,

temiamo le albe,

ci cristallizziamo in una posa,  

in una fuga,

in una fredda panchina,

in un cibo insapore,

in un fiume contorto.

 

Ghirlande tra i rifiuti,

pietre d’inciampo

a noi stessi.

 

 

 

*

Tre_mare

 

Il mare chiamò

e non rispondemmo.

Non resse la terra,

il cielo si arrese.

Piovve a lungo.

Attendemmo.

 

Con pallidi battiti,

i cuori smagliati

ritrovano il bandolo:

un ulivo fiorito_

Un giorno ancora.

 

 

 

 

*

Noi alberi

 

Non so se ci manchi

ritmo gioia o profondità.

Il rumore delle foglie

il calore delle stelle

o l’affondo nel presente.

So che l’albero ubbidisce

ad una sola legge:

quella del seme.

Non dubita, non sceglie.

Assorbe in silenzio

le poche certezze terrene,

di ogni raggio non preso 

dell’effimera luce

non ha nostalgia.

Vive e muore ignaro

della sua stessa generosità.

 

 

 

*

Vanità

 

 

Non servono specchi

per riflettere.

Detto fatto: la consapevolezza

ha le sembianze di una ruga allegra.

 

 

*

Al dunque

 

Lontana dalla poesia

perché la realtà

è molto più vicina.

Non esiste poetica parola

per il necessario e il vero:

il rovescio del rovescio

della stessa medaglia,

vivere.

 

La vita corre, io rallento

per una seconda occasione.

Arrivata al dunque,

a domanda risponderò:

raccolgo l’acqua nuova

in una botte nuova.

 

 

 

 

 

 

*

La luce di settembre (rivista)

 

 

La luce di settembre 
la cogli tra attenzione e distrazione.
Un brillio veloce
un avviso fugace
un’idea balzata in testa
nel mezzo della notte.
Al mattino si sparge

con un ritmo che dice:

“Il futuro non è un campo incolto”.

E si accinge all’orto.

Intona un canto sommesso

che risuona - invero - dentro se stesso.

Sussurra:

“L’aria è colma di imminenza”.

Poi s’eclissa.

Settembre impermanente,

la sua luce già svanita.

Lascia dietro la traccia sensuale

di un profumo di uva e di mele.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il carrello

 

 

Ho rivisto la donna strabica.

Spingeva il suo carrello

con l’azzurro degli occhi.

Guardava oltre l’incrocio

seguendo una sua vaghezza

o forse il filo di un suono

che si perdeva nella città.

Avevo sassolini nella mente

e respiravo con tempo squadrato.

Così l’irripetibile è passato:

una pagina di musica

senza il coro.

 

 

*

da uno scoglio a un albero

 

 

 

Il mare sembra dirci:

non c’è distanza che non possa ridursi

a una linea retta.

Guardate le rotte dei migratori.

Spiccano il volo

da uno scoglio a un albero,

da un'incertezza a una paura,

direttamente verso un desiderio.

Il fremito della terra lasciata,

il respiro del mare sorvolato

suggeriscono la meta:

la risolutezza del viaggio.

 

Se oggi l’aria è salata

mentre ieri era pregna di terra,

è certo che la medesima luna

sorgerà dallo spiraglio

di tutti i desideri,

come una brava maestra

porta dove vuole.

 

 

 

 

*

Il sonno dei giusti

 

 

Hanno sfidato le aquile,

riso con le rondini.

Le scommesse del mattino,

i disperati stridii della sera

- segnali che il fiume trascorre -

così questo piccolo stormo.

E’ un miracolo che ogni attimo

- per grazia e non per merito -

accada. Quasi fosse eroismo

il volo, la tenuta, la discesa.

In una stretta valle,

tra indecifrabili fischi.

Esitando per resistere.

 

*

terra promessa

 

 

dal vetro rotto

sono fuoriusciti mostri

a brandelli

insanguinati.
un bimbo grida:
l'imperatore è nudo
e insanguinato!
la cupola d'oro è macchiata
da una pioggia spietata.
aleggia un landler triste
nella lingua di sole consonanti.
si affaccia una falce di luna.
 
è la macabra danza dei tetti,
il mare non si vede neppure in lontananza.
c'è soltanto un'arida terra
non promessa.
 
 

*

E che, l’ineluttabile?

 

 

E che, l’ineluttabile?

I cinguettii e gli spasimi dei superstiti:

poi come per pudore

si acquietano in braccio alla sera.

Gli scomparsi, ritrovati

sotto gli ulivi coi sogni sbranati

dal cinismo del sole.

E che, le vite hanno sindacati?

Dal patire risparmiate sono le albe?

E il frinire assurdo delle cicale,

appena fuori dall’urlo del buio!

Ma l’erbaccia dilaga come una coperta pietosa

perché il grugno della morte nulla dica

sul nulla che è da venire. 

Tratteremo di nuovo le nostre storie

con l’abile mercante del destino

sulla tratta dei treni che viaggiano lenti.

Ora smettete la musica.

 

*

Omaggio al poeta in tempo di guerra

 

 

Le parole sono in mare

insieme ai cadaveri.

Finite col machete.

 

(Dopo, rumore d’acqua

e uccelli in perlustrazione).

 

Sordida realtà. Sordi poeti.

E come potevamo noi cantare...?

 

 

*

Borges ha detto

 

 

 

Borges ha detto:

Offro la mia sconfitta

in cambio d’amore.

Borges ha anche detto:

offro fantasmi e ricordi

in cambio di dubbie verità.

 

Poi Borges afferma che quella donna

gli fa male in tutto il corpo.

Borges non sta parlando di un mito.

Non di una ferita nell’io.

Aggiunge che non serviranno

erudizione,

nuove abitudini

e l’intemporale notte.

Sta parlando di una cosa reale:

la luna piena

quando vorresti chiudere gli occhi.

 

 

 

*

Un testo peraltro perfetto



Osservo la tua concretezza
(con gli anni si si fa chiara la vista
sebbene gli occhi indefiniti)

di chi ha osservato e catalogato

disillusioni insieme a fenomeni.

Passeggiare con te

mai è stato così bello
come in questa primavera indefettibile:
le nuvole sono refusi

in un testo peraltro perfetto.
Sapere il vento
o se sarà sereno
non aiuta a difendersi dal sole
e neppure dalla pioggia:

si camuffa di tristezza
e tutti la aspettano

come un medicamento necessario.

Comunque impreparati alla vita,
sconosciuti a noi stessi

come le particelle

rispetto al tutto che le contiene, 

o come la foglia,

consapevole che muoversi è un'intenzione,
cerchiamo la giusta angolazione

per la gratitudine.

 

*

La dimostrazione

 

 

Non ci tiene lontani lo iato

tra passato e futuro 

ma il coraggio che non abbiamo avuto

nel dimostrare il teorema dell’incastro:

le nostre malattie identiche,

l’essere combacianti.

Così monchi attraversiamo la vita

cercandoci nei libri,

interrogandoci,

abbinando significati inediti

a parole evocative

come musica, mare, vento e foglie

che riaffiorano su visi acquerellati.

 

 

*

Archeologia

 

 

Dal tempio, il verde

precipita e s’influtta

come fosse una discesa a mare.

Acqua o terra, percepisci l’immenso.

Scontornati da un azzurro totale,

ci stagliamo giganteschi

all’ombra dell'ostinazione

come quell’albero di fico

cresciuto negli interstizi.

Un anello lega il nostro presente

a ciò che non si può dimenticare:

chi ha scavato la valle,

chi l’ha levigata.

Vasi sospesi traboccano di fiori

e le nostre anime, ubriache del loro profumo,

si sganciano da qualsiasi appartenenza.

 

 

*

Plagio

 

(sprofondati nel buio di un accordo)

Tutto intorno è solamente pioggia

e Francia

e il futuro è un’astronave

che gira il compasso del mondo.

Tira vento su anni inchiodati

e normalmente si mangiano gelati

mentre si amano i gatti.

Qualcuno bestemmia la luna,

è un disgraziato 

sotto il cielo sereno.

Più fondo, quando è inverno,

con i guanti senza dita.

Ma poi, di tanti capelli ci si può fidare?

Di tanta musica che si acquerella?

 

 

 

 

*

Segni dei tempi

 

 

Le gerbere sfiorite

dopo il rigoglio dei giorni scorsi.

Non ne ho colto i segni.

 

Correvo tenendo a mente

l’imminenza di ogni attimo che passa.

E sono andata oltre.

 

*

Esame di coscienza

 

 

La mia vita spirituale

è ridotta ai minimi termini.

Scabra, come un torsolo di mela.

L'ho addentata in tempi ruggenti

e ne ricordo il sapore e la fragranza.

"Una mela al giorno toglie il medico di torno": fatto.

Dal residuo, mi pare che escano zuccheri.

Molecole nuove.

Si potrebbe pensare a una rinascita

in armonia con la fotosintesi.

Mi accontento di questa ragione.

Non mi chiedo chi, da dove o perché,

ne seguo il movimento.

Non sarà un’illusione, lo spero,

quest’aria senza annunci di croci,

una cosa normale, sa di terra,

di cose umane.

 

 

*

Dodici secondi

 

 

Incanaliamo la fantasia, 

immobilizziamo le parole,

cambiamo i gesti in silenzi,

costruiamo gabbie di abitudini

attorno al respiro,

tendaggi su finestre cieche.

Impariamo linguaggi,

poi li travisiamo.

Confondiamo il complesso col surreale.

Chiamiamo surreale

una storia che manca di nessi:

un prato in fiore,

la lanugine dei pioppi.

Il qui e ora non ci appartiene.

Il passaggio dal reale all’eventuale

è più impersonale del ticchettio

di un vecchio orologio.

 

Colore, movimento

e un’immagine che resti in mente

più di dodici secondi.

E’ questa la poesia.

 

 

 

 

*

Tramonto

 

Un’ombra geometrica 

taglia in due il giorno.

 

E' stato bello e caldo,

stanotte m’imbacuccherò.

 

 

*

Non come Matisse

 

Aggiungo altri fiori al mazzo artificiale.

Il viola col giallo, l’arancio con l’azzurro.

Il rosso, il fucsia.

Colori e presenze:

una folla.

 

Nel teatro delle cose,

tessuti tende tappeti

e il tempo in cui stanno.

Fermi.

Lascerei tutto così,

non come Matisse e le sue danze.

 

 

*

L’origine

 

 

Sempre uguali le ore,

il loro sordo rotolare.

 

(Nella notte forziamo

il non-so del cielo

ma infine cediamo

alle consolazioni).

 

Scommettere sul sogno.

Lasciar scorrere la memoria.

 

(Ogni fiume sa l’origine

eppure va al mare.)

 

 

*

Per

 

Ho pianto per il sole.  

Per il bene. Per le assenze.

Per il verde.

Per un dolore sordo.

Perché non ho più parole per dire

ti amo.

 

*

Donne e bambini, e voci tra i veli

 

 

Donne, bambini e voci tra i veli

dietro una palla e trilli

di cellulari e ancora colori.

Le vesti lunghe, i passi fruscianti

con gli occhi spargendo

premure di madre nel gioco universale.

Accanto sfiorando la medesima aria,

mi strappa un sorriso sentirli

figli e sorelle dal sapore di spezia

nel dolce assoluto del sole in comune.

 

 

*

Allo scadere dei trent’anni

 

I

 

Allo scadere dei trent’anni,

dalla penombra ti consegnerò

una lunga lunga lettera

come quando nel sogno

si cerca di gridare e la voce non esce.

E’ probabile che questa mia

ti troverà in un dormiveglia

dal quale soltanto ti scuote

il lento frusciare dei fogli.

I segni andranno a posto

quasi per attrazione,

come l’ultima tessera di un puzzle.

 

II

 

Per quanto sfuocato sia il finale,

non sarà stato il tempo ma la luce.

Bisognava mettersi di lato,

cogliere il barbaglio di un particolare

laddove la forma totale non appariva,

scommettere sulla promessa,

indovinare il punto di vista.

 

III

 

Seguirà una tua risposta.

Immagino il tono: ne hai viste molte

e dunque sarà autorevole.

Nessuno di noi potrà dire: rimpiango.

Trent’anni annichiliscono,

raramente risuscitano.  

Mi è parso – o mi parrà? –

di vedere un guizzo nell’occhio destro.

La palpebra.       

Ti dava un’aria bonaria quella foggia un po’ dimessa.

Ora ti dona un’aria bizzarra

ma nessuna confidenza.

Averlo saputo prima,

non saremmo qui ad argomentare sulla cenere,

coi vetri appannati e i panni ancora umidi

in questa stagione.

 

 

 

*

il camminante

 

 

gli occhi ai piedi:

camminare e guardare.

in silenzio.

 

                                            (sfonda il buio, prende appunti.

                                             talvolta se ne sta

                                             sulla punta di un ramo

                                             come un frutto maturo)

 

ha taciuto la parola esatta

scaturita dalla notte.

ha spostato lo sguardo,

ha fatto altro.

 

chi ha detto che il poeta soffre?

soffre più a dire che a camminare.

 

 

 

*

Lady Greensleeves

 

Il nostro tempo spendevamo in canti.

Imparavamo dai nostri inciampi.

Perfettamente in tempo.

Gli orologi servivano

soltanto per svegliarsi.

Eravamo nelle cose.

Le manicheverdi celavano ambizioni

e stralci di illusioni.

La legge non ammetteva

interpretazioni.

 

Avremmo dato -  e demmo -

la nostra testa in corpo e spirito:

ma più potente di un amante

fu la morte.

 

 

*

I corpi muti

 

 

I corpi muti li tocca il vento:

la voce accartocciata

e un vago odore di pioggia.

 

Venne il vento. Ne venne un altro.

Ciascuno con l’eco del precedente.

Ogni volta stupiva che tornasse.

 

Sprigionava una dolce fragranza.                

In un silenzio accurato

come una medicazione.

 

 

 

*

un riflesso di haiku

 

 

esce una luce

dalla buia pozzanghera

riflettendovici

 

 

 

*

Il canto della grotta

 

 

Non più ti fermerei

nel gomitolo delle parole.

Sconfineresti, vapore tra le nuvole,

in attesa di scioglierti.

Sussurreresti al filo d’erba

la goccia intermittente della gioia.

Non saresti lo screzio della poesia

né l’innumere rintocco dell’assenza,

ma il canto nella grotta.

 

 

 

*

haiku del pomeriggio

 

 

nulla si muove

tranne il sole che entra

dal vetro al ventre

 

 

 

*

essere poeta#SaveAshrafFayadh

 

che se avessi saputo fare

avrei fatto

pensare

avrei pensato

dipingere

avrei dipinto

ma so dire

ciò che non sapete

essere

sulla mia voce strozzata l’ombra vostra

nella notte risuona

- il non essere -

ma il mio giorno è e sarà

e ancora dico innocente

quanto è bello.                 

 

 

 

*

now

 

un attimo sdrucciolo

tra vita e ricordo:

il tempo

è coscienza

di gioia.

 

non sempre.

 

 

*

Capodanno

 

Ritornare al punto.

Le pietre mute, le case serrate.

(Un vento gonfia - di poco - le acque).

                                      Della costa riporto a casa

l’orlo ferito.

Il parto. L’evento.

Si parte sempre.

(E giù pioggia).

Non bagna.

                          Nemmeno il vento risuscita

l’odore di mare.

(E questo silenzio solidificato)?

Altrove l’anno è cambiato già.

Le presenze, i distacchi.

(Non ricordo il passaggio).

Il domani è un appello.

 

 

*

natività

 

 

i giorni dormiranno 

su giacigli di paglia

e noi torneremo a sentire

il sapore di pane

sotto pelle.

aspetteremo nella penombra 

indizi di risveglio.

saremo la memoria

di un tempo e di un luogo.

 

e ora spogliati,

voglio vedere le vene aggrinzirsi

e farsi violaceo il sangue 

 

per amore.

 

 

*

il ginkgo

 

 

Cantano gioiosamente gli amici;

io, dietro ai vetri dell'imminente,

contemplo il colore che non vedo,

la foglia del ginkgo.

 

 

 

*

Voi siete qui

 

 

Ritrovo, cellula tra le cellule,

come una malattia che si espande,

ma benigna.

Si era annidata

nella logica dei matti,

nella paura di chi ha paura.

 

Infrange le regole.

Ma alleggerisce l'anima

che ama tutti e tutti la amano.

Non il tempo ma l’essere

 

collegati al divenire.

 

 

*

Ode all’ascolto

 

 

E’ tempo di ascolto.

Non dei poeti.

(La poesia la vorrei fare)

 

Vorrei camminare.

A un respiro più intenso

risponderebbe il placido, tacito

affondo del piede.

 

Insensibilmente

crescono gli alberi.

 

 

*

Nella terra di Pavese

 

 

Nebbia vera,

si procede a passo d’uomo.

Nella cascina, molti colori

e molto calore.

Resterei per sempre,

confidando nell’immanente.

 

Nel focolare scoppietta l’alloro

fino al canto del gallo.

Senza mai spegnersi,

vibrazioni rimbalzano.

Dove l’origine?

 

*

haiku della speranza

 

a passo d'uomo

nella nebbia stanando

il rosa pallido

 

 

 

 

 

*

Via Appia

 

 

 

Si fa dritta la strada,

la prospettiva chiara.

Il sole dirada la nebbia

dai profili di pini e cipressi.

E' sereno.

I passi misurano i giorni,

le basole i morsi del tempo

coi suoi solchi, le levigature.                                           

Rimane sotto l'ombra delle torri

il rosa del cielo:

un avviso che attende risposta.

Come un rumore che ora scompare.

Dev’essere questa

la via che conduce al mare.

 

 

*

forse è meglio innaffiare

 

sto leggendo lo scrittore:

le sue figure perse

sotto cieli persino più innocenti.

c’è questa chiarità

a contraddire ogni mediocrità.

come un cielo esatto:

potrebbe tirare a lucido

qualsiasi realtà.

 

un segnale, penso.

 

forse è meglio innaffiare:

l’azalea pudica sta alla morte 

come la sana nostalgia

sta al sole improbabile

del due novembre.

 

 

 

 

 

 

*

vetro

 

oltrepassare il vetro

per approdare a trasparenti

mezze verità

 

poi ancora fluttuare

nella nuvola chiara

delle possibilità

 

indagare la rara materia

dello stupore

che vela e svela le cose

 

come il fiume finisce al mare

ritornare al reale

sapendo di non sapere

 

e provando a scostare

la tenda del pensiero_

almeno immaginare.

 

 

*

haiku caduco

 

 

d’autunno l’albero

spaginato:  taccuino

vuoto di me

 

 

 

 

 

 

*

camminare

 

 

indicibile attesa:

urge nuova epifania dell’ordinario.

è mattina (è mattina?),

ticchetta alienato e sereno

un vecchio orologio.

 

ci ha illuso la parola già udita,

il camminare consueto ci è dolce.

 

 

 

 

*

lana

 

 

cielo tridimensionale

con giallo in (s)foglie:

partorisce l’inverno.

 

captando le doglie venture

da ogni segnale, la grande

assenza chiamiamola lana.

 

 

*

la pioggia prima che cada

 

 

non tarderà a bagnarci la pioggia 

e ci ritroveremo sotto un tetto

quasi come l'estate non fosse accaduta.

i sogni ancora in caldo,

e la musica a consolazione:

rinunciare sembrerebbe la via.

 

i vecchi amici, le abitudini

e certi inafferrabili discorsi sul tempo

- se sia fatto di materia o di soffio -

non basteranno a indovinare

la statistica del buio.

 

del resto, ci sono certezze:

il sole sorgerà,  

ci doneremo a nuove persone,

le emozioni faranno di noi

carne da macello.

 

 

*

Primo ottobre

 

 

M’interroga il grigio del cielo:

somiglia a un sorriso esausto.

A volte sembra dormire.

A volte pensare.

 

Poi d’improvviso lo scroscio.

Pare dica: ci sono, ci sei?

E noi, con gli ombrelli,

un filtro ulteriore al suo grigio.

 

Finché un nuovo abbaglio

un rumore un amore un tutto 

ci fa alzare le braccia

in una preghiera blasfema.

 

 

 

*

Silenzio e surrogati

 

Poi mi parla del reale.

Mi fa: il reale si sfalda

come foglie di un autunno perenne.

Strati su strati su cui gli umani

battono i piedi

in una taranta ansiogena.

Gli dico:

io sento che il reale non ha voce

e serve fantasia per dargli senso.

 

Certe mattine sembra ancora notte

e ti attacchi ai rumori

per convincerti che è giorno.

Il respiro, ad esempio,

o la sveglia del vicino.

Qualcuno prova con una cosa astratta:

la musica.

Se tacesse la musica, 

sarebbe irrealtà.

 

 

*

L’estremo baluardo

 

Una lumaca dopo la pioggia.

L’ambizione del vento.

L’orizzonte che curva.

Quattro voci a cappella.

Gustare l’autunno.

La fuga.

La duna più alta.

La prossima illusione.

Ogni specie di albero.

La mente debole.

I bambini.

L’equinozio.

La relatività.

I cortili

e chi li abita.

 

Estremo baluardo è la bellezza.

 

 

 

*

Il gigantesco fiato della poesia

 

 

Credo poco ai sensi:

ho occhi per vedere

orecchi per udire.

Le rime m’innervosiscono

il mio ego si è perso allo specchio

non spiattello i dolori

non urlo alla luna

agli abbagli non cedo.

 

Un sommesso rumore dal mondo:

i morti riversi

il loro ignoto sparire in un albero.

 

 

*

Praga è un ragno acquatico

 

 

Io non so se sia stato il tempo o il luogo,

le statue paurose,

i fieri mendicanti,

l’inceppare dei passi e nella lingua,

lo specchio ad irretire.

Cosa osservavi, staniero?

L'ombra dei cimiteri

o i fregi art nouveau?

Seduto a fianco di due donne,

ne indovinavi il sogno?

Una tragedia o una bizzarria?

Dietro al bancone della taverna

pensavi al putrido 

o al gelo che verrà?

Ti assale la nostalgia,

tra le pietre dove Jan Huss

agonizza ancora?

La vecchia hussita non

celebra messa: tu dove andrai?

Non so se sia stata Ginger*

a trascinare Fred*

nell’alchimia dei ponti:

si abbracciano o si respingono?

Se siano state lee marionette

o un'opera di Mozart

a tessere la ragnatela.

Poco ho capito, stregata anch’io.

 

 

* Ginger e Fred, o Casa Danzante: così sono denominati due edifici di Praga, ad opera degli architetti Vlado Milunic e Frank Gerhy.

 

*

Ripartenza

 

 

Siamo attesi dalle cose.

Ma guai ai luoghi!

Emanano veleni.

Vivere si dovrebbe

in case di pietra, 

sotto cieli di ghiaccio,

vicino ad acque morte...

 

 

 

*

Nuvole

 

C'è un modo di essere nuvole

e di non-essere, insieme, sulla linea d'orizzonte

prima che si trasformino o fuggano:

esposte al vero ma pronte a sparire

se appena s'increspa l'immagine riflessa.

Veloci, leggere o cariche come pensieri,

il loro esistere breve

- l'apparire -

me le fa assomigliare

come l'appartenere puramente al mare.

 

 

*

Tromba d’aria

 

E’ rimasta una nuvola grigia

(e già sfuma nel bianco)

tra i palazzi dove suonò la tromba

tra torme d’oscuri

panni trafitti.

Dileguata la tempesta

tra svolazzi leggeri d’ovatta:

è di nuovo bonaccia.

Una fresca corrente lambisce,

mi arpiona lo sguardo

una pigra distesa di acque.

Non posso restarti vicina,

mi accingo a voltare le spalle.

Ma sento che dietro guaisce

un lamento di bestia,

ed è come un’estrema richiesta.

 

 

*

Chiedo scusa

 

Chiedo scusa alla poesia 

perché ne ho perse le tracce

nella girandola dei giorni.

Chiedo scusa al vento 

per non averlo invocato 

quando l'anima era secca.

Chiedo scusa al mare

per non averlo vicino.

Chiedo scusa alla terra 

per non averla riconosciuta

né disconosciuta.

Chiedo scusa alla notte
quando cadevano le stelle.
Chiedo scusa alla realtà
se ho fatto spazio al vuoto 
che ha annullato i ricordi.

Chiedo scusa ai ricordi

che ho riposto nei granai

dove niente si nasconde.

 

 

*

Mutazione

 

La casa resta piccola

ma gli spazi si espandono

contro ogni legge fisica.

Qui da me, vive l’immaginazione

e si gode del mare

come fosse a due passi.

Per la strettoia si respira l’immenso,

la prigione si schianta.

C’è grande silenzio

dentro l’eco di questa mutazione.

La casa resta piccola:

i venti l’attraversano

come fosse mare aperto.

 

 

 

*

Pessoa

 

 Sostiene Pessoa

- o uno dei suoi eteronimi -

che siamo mosche e cicale:

anche noi passiamo l’estate

lontani dalla filosofia.

La sossego - ha detto Pessoa

o uno dei suoi eteronimi -

precede l’inquietudine:

essa avrà forma di pioggia

o rumore di vento,

porterà il nome di amici morti.

Sarà ponte tra l'origine e l'ignoto.

Non è escluso che sia il mare.

 

 

 

*

canicola

 

la meccanica del ventilatore:

dal passato a nuovi e-venti.

mute e rapide le pale ventilano

un futuro inesplorato

con brezze impreviste,

da cogliere al volo.

nella canicola, stare

tra ciò che è tramontato

e il vortice del divenire.

 

 

 

 

*

Estate romana

 

 

L’incendio del cielo

percuote e dilata il tempo.

Densi fiati s’alzano dal caldo-umido.

Balenano dalle vetrine

barbagli di fate morgane.

In via del Sudario,

una donna si copre col velo.

Smarrito un turista.

Dai sampietrini al fiume,

come una traversata nel deserto:

ogni passo racconta un esilio.

 

 

*

la morte del poeta

                                                        a Pietro Menditto, 29 giugno 2015 

 

 

il fiato caldo dei fiori

e dei morti di oggi...

ma non cessano:

implacabili, come il sole.

altro fiore si è aggiunto al cielo.

un uccello di passaggio lo trapassa

lasciando segni come pagine scritte.

spostamento di nubi

e infine la mitezza:

il poeta si consegna.

 

 

 

*

je suis tunisienne

 

stare sull’altra sponda:

da lì qualcuno sta partendo,

molti partirono e altri partiranno.

il futuro è un mestruo,

sterile per alcuni.

 

maree colori luce

schiaffeggiano l'idea di morte.

la luna, poi, ha un bel da fare

per nascondere l’angoscia

della faccia che mai mostrerà.

 

 

 

 

*

l’ozio

 

 

alla ricerca di spostamenti d’aria

nel fermo-immagine pomeridiano.

sfogliando le pagine,

in onesta latitanza.

 

pochi rumori.

in un tempo che alterna

il sapere al non-volere,

s'interpreta così lo zelo

dell’essere.

*

autoritratto

 

Fuggo dal mare verso il silenzio

che scopra dell’anima il puro rumore.

 

Non m’immergo quasi mai.

 

Mi asciugo col telo indiano

che mi ha venduto un Uomo.

 

 

*

solstizio

 

sto sveglia nel giorno più lungo.

dormirò con la notte più corta.

sia così la mia vita:

no no e sì sì, come ha detto

uno che parlava oscuro

e ci vedeva chiaro.

 

 

 

*

Anacronistico

 

E piano le cose si alzano

- le cose importanti -

con una forza semplice.

Un canto si sparge sui giorni

come pioggia d’autunno,

normale.

Un tepore inaudito,

il rovescio di tutte le cose

quando finiscono

o ricominciano.

 

 

 

*

Gatti vigliacchi

 

Se fermassi l'andare a capo 

e adottassi la notte 

tal quale una pace dei sensi,

assomiglierei

a un gatto un po’ vigliacco

che al sole preferisce

il rischio calcolato della luna.

 

Mostrerei alle stelle

il coraggio che ci vuole 

nel racchiudere i dolori,

poi seppellirli.

Sarei simile al balzo

quando spicca dal cornicione.

 

 

 

 

 

*

Cosa è stato

 

Cos’è stato lo scuotere di viscere?

Le maledizioni di uomini e donne

in oscuri patti di morte?

E quella luce fino alle ossa...

 

Io so l’identico restare

dell’eterno

nella conca delle umane

disperazioni.

 

*

Il filo rosso

 

 

I giorni e gli stati d’animo ritornano

come gli uccelli migratori,

(le piume lisciate dal volo)

e bussano alla porta

come fossero andati via ieri.

 

Ieri un abisso, oggi un soffio:

ogni tempo inghiotte se stesso.

Una catena di anelli di attimi.

Un solco nel sangue.

Una traccia di polvere.

 

 

 

*

La pianta grassa

 

Ha preso tutta l’acqua

degli ultimi sei anni

- dice Marcella -.

Ecco i suoi fiori,

sfacciatamente rosa.

 

Rimane sul terrazzo 

con le spine puntate a est 

(la speranza?).

Che qualcuno visiti

il deserto del palazzo.

 

Un gelsomino s’infila

nel muro sbrecciato.

 

 

 

*

Natura/cultura

 

 

Preferisco il respiro dei muri

alla natura

che sbiadisce i ricordi

e non domanda

ma afferma.

Sto nel fluire

del tempo perso, 

ritrovato.

M’insidia un libro

che ho lasciato a metà.

 

 

 

 

*

Lo spreco

 

 

Un giovane timido.

La sua nostalgia.

Cercava una luna diafana,

ne trova una sanguigna.

Solida,

il vento non la sposta.

Sudata,

rimane.

 

Quale spreco, di notte,

il lamento dei vivi!

Vedono la luna.

Monca.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Gratta-capo

 

Pare che le parole

non abbiano più senso.

Ogni cosa ha trovato il suo posto,

il cuculo il nido

il figlio la madre.

E anch’io nel mio guscio

:

(unghie di gatto grattano il nulla.

O forse è un cappello.)

 

*

Tempo di maggio

 

Bianco mattino,

sciancato di idee,

amaro di slanci.

La pagina vuota 

e le ore abusate.

Lavorìo di materia,

non ancora il riposo.

 

Altro tempo è dato. Ascolta:

ispido come un graffio grida il vento.

Maggio verrà.

Sugli schianti del giorno

porterà un eccesso di azzurro.

Tutto dirà

di quanto si deve sapere.

*

Visto dai bambini

        

                                                                      ispirato al film "I bambini sanno" di Valter Veltroni

 

Un grande lago

come una bocca spalancata 

e due occhi ripieni di verde

adagiati sulle colline:

così i bambini vedono Dio.

 

La schiuma del mare

o un brivido che si sparge

come un rapido schiaffo:

brucia e riscalda. 

E ancora un sorso breve mentre corri.

 

 

 

 

 

 

 

*

Le cicale

 

Un pomeriggio intero

a sentirle stremare.

Garrivano tutti i minuti,

sfinivano persino i colori.

Il buio ora varcano mute.

 

Vorrei essere l’ombra

di quel loro canto serale,

la gioia che cade dai becchi.

L'eco almeno.

 

 

*

Glicine

 

 

Muta davanti al glicine

a captarne il nucleo di bellezza,

traccia del vero,

forza inaudita

nella folla dei minuti.

Sfiorisce dopo la breve notte,

pallido sogno,

solo un ologramma.

 

 

 

 

 

 

 

*

Cipcip

 

Ciò che hanno attraversato,

il pericolo della luce

(e della cornacchia)

le strategie

gli appostamenti

i voli

l'incantevole danza 

il mutevole cipcip 

o il fiufiu disperato

di una vita sempre in bilico

tra un ramo e un lampo

innocenti come nuvole

dopo la tramontana.

Cantano preventivamente:

resistenza assoluta. 

*

Compagni di scuola


Poi fanno i capelli bianchi
e sembrano tutti buoni.
Non ha più senso la guerra
all'idea di se stessi
o al primo della classe.
Del banco della vita si tratta,
e quasi tutta vissuta:

chi c'è, chi non c'è, forse sarà

un'altra volta?

Dentro il bar elegante, c'è anche il prete,
a conoscenza dei fatti

a forza di entrare

nelle case e nelle cose,
una luce per ogni evenienza.
E i padri di famiglia,
con le loro lontananze:
non si sarebbero mai mossi.
Omettendo 

ciò che non si poteva sapere
né imparare dai libri

ma solo adesso, studiando bene,

se ne intuiscono i segni.

 

 

*

Lasciar stare

 

Ci pensa il vento.

Io non canto.

Troppo rumore

e la certezza delle valanghe.

O forse sarà un'onda,

non so dove e quando.

Cosí sospesa,

come un Icaro prossimo alla terra.

 

 

*

L’uccello di ferro

 

Certo, planando,

ogni cielo è azzurro

ogni roccia è madre.

Posso chiederti chi ami,

pilota?

Quale distanza nel vuoto

hai preso a misura del tuo?

Una casa,

un albero,

il capovolgimento

di ogni certezza,

i tetti e le miserie,

le alchimie dei corpi:

tutto in un unico sguardo

ridotto a punti colori

forme di un puzzle

ma senza figure.

I tuoi occhi, più azzurri,

cosa vedono ora?

Ce lo dici, pilota?

 

 

*

Primavera

 

Le aste trapassano il cielo,

esplode il giorno con lieto suono. 

Gli uccelli, ora muti, garrivano.

 

E’ iniziata con un calmo consenso,

si protrae sprofondando nel tempo

come in un comodo letto.

 

*

a italo calvino

 

plana sull’immaginario 

delle città invisibili

un tappeto volante.

contempla dall’alto

la propria assenza,

insegue la preda inesisente,

rincorre a memoria

ciò che è dentro

o forse c’era.

"per smaltire la nostalgia", 

ma non è certa la lingua

né il movimento.

*

il suono del volo

 

 

il fiume scorre e i piedi sono immersi,

chi doveva parlare ha parlato

e tanto basta.

 

è muto il volo delle civette

a confronto col chiasso dei gabbiani:

tutto tiene, nonostante.

 

 iniziare con un non

e finire acconsentendo.

 

 

*

Composizione

 

Ho sistemato il tulipano viola

tra la rosa e il girasole:

è completo lo spettro dei colori.

Manca solo la perfezione.

 

 

*

Eraclito e gli epigoni

 

Ho amato le sorgenti

più di ogni altra cosa.

Fiumi sono passati:

talvolta ero distratto.

Mai è stato così così bello

questo fiume ineterno:

si sente sotto i piedi

la fresca rotondità dei sassi,

una carezza.

 

Nulla cambia, eccetto me.

Dunque tutto accade dentro.

Intravedo una grande spianata

da qui al grande delta.

*

La forma degli alberi

 

C’è un momento

- alla fine dell’inverno -

in cui stanno intirizziti

in un gesto essenziale,

privi di orpelli.

I rari uccelli non vi si accomodano.

Il cielo è un velo pietoso.

Ma a breve il legno si ammorbidirà

e spunterà un frutto molle tra i solchi.

Una rinascita.

 

Nessuno pensi che sono impreparati alla vita,

né che provino vergogna

del corpo ossuto.

In loro è già amore.

Si protenderanno all’esterno

quasi impudichi,

come vecchie signore ancora pregne

di dolce desiderio.

 

*

happiness

 

fino all’ultima propaggine

dell’istinto, cantarono.

poi, sazi di luce,

deposero suoni e ali

in caldi cantucci.

 

ora incontrano il dolore:

uno screzio di buio.

ma ogni nuovo giorno

il sole li trafigge,

e respirano.

*

if you are happy

 

nulla conosco

e nessuna parola.

dalla platonica caverna

del reale

si affaccia una grande nuvola.

ombre dicono nel cielo

un passaggio deciso di uccelli.

 

 

 

*

Mia nonna è vissuta cent’anni

 

Mia nonna è vissuta cent’anni,

con le mani ha contato maglie e giorni.

Poi mia nonna è partita

in un bianco di cielo e di latte,

col vestito elegante e una rosa sul petto.

Mia nonna ha sempre mangiato.

Pane e latte, latte e pane.

Bianca pelle, aveva nodi alle mani

e lavorava, lavorava coi nodi.

Poi mia nonna parlava.

Parlava e taceva.

Taceva e sapeva

le parole degli altri,

li faceva parlare.

Poi sentiva il telegiornale.

Ogni tanto scuoteva

la testa e la maglia

trovava l’errore

ma non disfaceva il lavoro

e non spegneva il televisore.

Poi mia nonna dormiva.

Dormiva e vegliava.

Dormire, l’avevano vista

persino mentre faceva la maglia

come se un sogno l’avesse rapita.

Finché se n’è andata

pregando di aprire le porte

e chiamando Maria,

che era la figlia o forse la madre,

e la diceva santa.

*

dopotutto

 

dico che la poesia

è la foglia caduta

sulla strada che corre

o la goccia trasparente

alla fine della corsa

 

scrivere - dopotutto -

è l’ombra del tempo

quando rallenta

o un pino a ombrello

che compare di lato

 

 

 

 

 

*

haiku cedevole

 

un cedimento

dentro il cuore del dubbio

cinguettano passeri

 

 

 

 

*

Piccolo poema del silenzio

                                                                                                                               a una violinista scomparsa

 

 

All’invisibile risponde l’inudibile.

Udire è immaginare.

La musica è silenzio che si esprime,

traboccando.

Il silenzio è spazio che accoglie.

 

Tutto è già pieno.

Il reale è ciò che non può essere detto.

Si può udire soltanto

il respiro innocente.

Come una lontana reminiscenza,

celata negli strati del ricordo.

 

La materia, che cos’è?

Fusione di silenzio e realtà?

 

Una rete gettata a caso

cattura il suono dei pensieri

ma lascia che il silenzio si perda

nell'indefinito:

la vita procede senza di noi.

 

Musica è non pensare.

Silenzio è un cristallo che resiste.

 

*

Il probabile

 

Siamo atomi di spazio

rotolati sulla terra.

Ignari di essere l'universo,

cerchiamo l’immagine di noi stessi

affacciandoci alla finestra del dubbio.

Il reale - come un fremito -

accade

ma noi narriamo il probabile.

 

 

 

 

*

Fisica per non adepti

 

Non altro che bellezza

nello spazio che curva e rallenta.

Ma - qui nel tempo -

si nasce e rinasce.

A volte con dolore.

 

 

 

 

*

La visuale

 

Ricomincia dalla luna. 

Dalla fedeltà totale.

Rimani nell’alone

della sua visuale:

montagne appianate,

tetti spalmati

su un mare globale.

 

Piccolo uomo che guarda da su.

 

*

La luce di gennaio

 

La luce di gennaio 

è un messaggio segreto

da notte a notte.

E’ un taglio che invoglia,

un gancio al limite del tempo.

E’ un tramonto senza inganno.

Un grido ai migratori e ai migranti:

la via è aperta.

Compiuti i riti, più non si fugge.

 

 

*

la crepa

 

mi appartiene della neve
la lentezza che si posa e non dura, 
il freddo sguardo sguarnito, assoluto. 
ma ancora di più

lo scivolare via quando tutto è finito
lasciando pulito 
e qualche nuova crepa.

*

la variabile

 

se ruggisce il mare 

ruggisce anche l'anima coi suoi ammennicoli.
non si arresta la sua cieca rabbia 
e resti solo col vuoto che lascia.
ma stamattina c'è un silenzio di nebbia
e tutto si perde
o si procrastina.
 
 

*

dentro il melograno

 

è reale il mare alla finestra 

come ciò che matura d'inverno,
così dolce!
si avverte il freddo
di lontananze archiviate
né le tamerici hanno piegato i fusti,
da allora.
 
reale rimane - e grandioso -
chi copre d'acque trasparenti
dolori e ricordi
e grumi mai setacciati.
 
è il tempo che sgrana - realmente -
ciò che resta cangiante.
come un melograno,
sparsi i semi sulla tavola.

 

*

nascostamente

 

natale coglie acerbi

gli alberi aggrappati al piombo.

nelle viscere di una terra sgomenta

si consumano i lutti di radici scomparse.

ma ecco origina dalla parola

un dipanarsi che dalla memoria approda

a un oblio pago.

nulla si vede.

nascostamente avvengono 

cose giuste e cose antiche.

 

 

 

*

l’ultima notte

 

vegliare...

perché tenera non è la notte. 

 

protese le braccia ai radiosi av_venire,

capovolte le attese,

la commozione arriva come gioia sottopelle. 

 

 

 

*

haiku definitivo

 

tra nero e bianco

nello spicchio di luna

la parola ultima

*

le parole scomparse

 

hanno scelto il calore

dell’abbraccio di lana 

dentro una scatola

 

hanno taciuto

 

spogliate di orpelli

segrete

non si sono sporcate

 

e sono tornate

con in testa un cappello di fate

 

ghiacciate

 

addolcite

 

dai canti di voli innocenti

coi suoni rimasti

dei sogni

 

scaldate infine dai gesti

*

i tulipani

 

tornare a sorprendersi

dei tulipani

così dritti sul fluire del tempo

 

nel pozzo di questa larga notte

di capi chini

oranti

(o forse stanchi)

 

e gioire di una luce schiva,

di un sonno semplice,

del lavoro di mani         

*

quello spogliarsi di foglie al vento

 

quello spogliarsi di foglie al vento

della malinconia

 

coi medesimi ritmi

(o poco dopo)

rincorrendo_si

piano

in un cerchio più ampio

- il tempo proprio delle cose -

 

immaginando anche un altrove

o forse l’origine

(del distacco)

 

nel frattempo

 

lo sguardo posato

dolcemente

sulle miserie dei corpi

 

 

*

il gancio

 

lancio un gancio al cielo:

è ora che si accorga

dell’eterno lavorio

di uomini e bestie

che dalle acque sollevi e governi

come una vela sicura

gli agitatori di stelle

 

*

spreco

 

la speranza non è persa

di raccogliere fiato

dove l’aria è mancata

- e manca -

 

sottile vibrazione

generata dal fremito di un’agonia:

sì spreco di vita

la fine anticipata

*

ex-post

 

nulla immagino di quando non saremo

o forse sì - e lo temo -.

d’altro non mi compiaccio

che di questo cromatico spazio.

 

se sia bianco o nero il presentito 

ignoro

ma non tiepido o sbiadito

se viventi - invero - moriamo.

*

aprite le finestre

 

dei vetri non la trasparenza

ma il filtro buono a protezione

di una luce feroce

e parimenti il buio

quando sfonda il silenzio

nel quale ogni stella si cela

come i corpi nei giacigli

 

*

Cosa poté infine la pioggia

 

Cosa poté infine la pioggia?

Le vene secche, le crepe aperte,

non una lacrima giusta a sanare.

 

Poi l’asciutta illusione

di una raggiante innocenza:

solo il sole!

*

Corvus cornix

 

Un urlo stracciato atterra

dall’inutile viaggio.

Non spicca più voli il corpo pesante 

soltanto respira disagio

 - totale nel grigio  -

dell’inconsapevolezza.

 

Guarda l’erba: ritta nell’essere.

*

Euridice/Alina 2

"È questa la zona in cui mi muovo quando sono alla ricerca di una risposta - nella mia vita, nella mia musica, nel mio lavoro, nei miei momenti più bui. Ho la sensazione che tutto il resto all'infuori di questo non abbia significato... Resto qui da solo... con il silenzio".

Arvo Pärt

 

 

Sei morto per me mille volte

non persempre.

Torni dal centro della notte

simile a una bruma asciutta

porgendo le mani alle carezze

in uno straniato non-tempo.

Luci verdi restituisci

come specchio.

 

Ma ecco dispari mutando aspetto

e sei ombra, tu vivo ancora,

e ti volti alla voce e rispondi

tra tintinnii e un rarefatto

smorzato

battito. Di cuore - infatti -

canto e, strano, m’incanto.

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=pwZMzT1kpU4

*

Euridice/Alina 1

"È questa la zona in cui mi muovo quando sono alla ricerca di una risposta - nella mia vita, nella mia musica, nel mio lavoro, nei miei momenti più bui. Ho la sensazione che tutto il resto all'infuori di questo non abbia significato... Resto qui da solo... con il silenzio".

Arvo Pärt

 

 

Discendo là

dove non si sta mai soli.

Chi può sapere

dove il mistero e se la fine?

Non sapere, essere

la leggerezza dell’ultima frequenza!

 

Rumore è invero l’attendere.

 

Dalle profondità emergono carezze

che attirano a sé pure onde

con le ombre con-sonanti:

trascorrere lieve

una volta e un’altra ancora

la dimensione persempre.

 

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=pwZMzT1kpU4

*

meteo-haiku

gridi d’uccelli

oscurati dal vento

piove domani

*

Nada te turbe

 

E invece turba la voce che sgorga

dalla strettoia e,

sparso il fiato come grano a primavera,

fugge, più non esce.

Accarezza lo spostamento del cuore

un confondersi di venti

come fossero veli

su nati e su morti.

*

haiku del primo freddo

irriconoscibile

nella gelida fuga

la luce persa

*

La sposa rubata

 

Un canto di bardi: la vipera,

la sposa, le acque scure.

Il buio ingoia le ultime

 

propaggini rosa. Sta’ in ascolto

dei soffi nella notte brulicanti:

la sfida della morte.

 

Sbatte l’onda la barca, se hai cuore

di seguirla. Dove l’oro, la luce?

Cerca la sposa, suonatore suonato.

*

la materia

 

compari dalla nebbia

senza parole, di materia acquosa.

ogni sole può discioglierti

ma tu sparisci prima,

come se venissi da una distanza temporale

più che spaziale.

eppure non sei ombra

.

hai con te la limpidezza del vissuto,

e vivi!

la materia in te si rimescola,

l’aria s’impregna.

 

*

poi c’è la vita

 

i fiori soffrono una sete antica

- osarono guardarsi dentro -

:

l’inverso è questo sole immobile,

sfacciato.

 

colori, una girandola che non gira.

crollo annunciato, cambio di stagione.

chi è fuori sta con un silenzio straniante.

 

poi c’è la vita.

*

daimon

 

il daimon bussa

ma non si apre agli sconosciuti!

 

piccole figure nere come solerti formiche

affrontano la notte, ciascuno la propria.

*

P(i)ena di luna

 

Presto, la luna!

Stamane era qui che vegliava.

Stupore, era finta. Sguaiata.

Fuggita.

Eppure mi aveva aspettata...

                          

Eccola, (ri)velata.

Le ho chiesto: sei sola?

Mi ha detto: spaccata.

La mèta è oltremare.

Galleggio nel buio e mi basta

la mia luce a metà.

 

*

Il grande buio

 

D’improvviso la notte,

con dolce rassegnazione.

Al giorno chiede di essere docile.

E complicità per la stessa pena.

 

Il grande buio prima di nascere,

chi lo ricorda?

 

*

proprio lì

 

sempre, nel sogno,

ritorniamo alle origini.

non è il luogo.

è più una possibilità

su cui molte voci gemmano.

 

sotto la coperta ambivalente

della nascita

(dove ogni colore è

- in potenza - 

eterno), 

proprio lì,

abbiamo fatto pace con la morte.

 

*

spirale - ad una artista belga -

 

da un punto centrale respirando

veloce, sempre più ampio,

ogni ombra inclusa nel cerchio di luce

allargando la consapevolezza -

 

l’artista ha mente aperta

e spazio dentro e fuori

sì che rimbomba la voce nel tempio

sconsacrato.

cammina sul suolo antico,

le vesti stracciate:

un patchwork di emozioni.

 

piccoli discepoli stanno al gioco

delle forme, delle linee:

dritte curve spezzate.

germogli e radici dovunque

perché chiunque vi si aggiunga,

nel continuum.

 

 

*

waiting for

 

giorni da innaffiare

candido riso da cucinare

aspettando godot

 

la casa linda

ogni angolo svelato

armadi profumati

 

appare e disappare

la sua testa è quadrata

o forse è un cappello

 

 

*

Tre rose di stoffa e una vera

 

Tre rose di stoffa e una vera,

ma rinsecchita per capriccio di vento.

Se dalla terra o da mani d’uomo confezionate,

sono insieme finite in un vaso

la medesima sorte.

 

E anch’io azzardo il vero e il falso

nell’unica bellezza.

*

meditazione

 

meditare è incontrarsi.

i pensieri finiscono,

la luce si espande.

piano acquistano volume le cose.

tacendo, si riassestano.

 

ore in dormiveglia

poi senti un vortice stringersi.

 

                 fino a quando il sole

                 sul cuore freddo?

*

La metamorfosi

 

La casa risuona di silenzio.

C’è nessuno?

Là fuori delle voci.

Quando intorno la vita riprende,

starsene qui

e cogliere la metamorfosi.

La pelle è fresca, 

sui capelli un residuo d’estate.

Le piante stanotte hanno bevuto.

 

E’ una fortuna trovarsi

nell’istante esatto 

in cui lapparenza

si consegna al nuovo corso.

 

 

 

*

La pianura

 

Dal punto in cui sto:

scorciatoie tra palazzi,

sprazzi di cielo (sembra velluto),

grande quiete tra due poli.

Una lontananza che non fa male.

 

Affrontando la notte,

restare sulla soglia,

spremere canti dalle pietre,

semplicemente ascoltando.

Passare le consegne,

guadagnare la pianura.

 

 

 

*

L’anello

 

La mia luce si è accucciata

e io mi abbandono al presente.

Ciò che ieri era buio, pesante,

oggi appare traslucido.

I sensi si ovattano,

un biancore diffuso assumono

i dati del visibile,

la realtà si mescola al possibile:

non so più chi sono.

C’è un albero secolare

lì dove passo di tanto in tanto.

Le radici hanno sfondato la terra

e come un anello si ricongiungono al tronco.

*

deserto

 

 

nelle secche del giorno

non cerco le parole -

sono come la sabbia,

come un colpo di tosse.

 

di sera, nella brezza,

ritrovo la giusta intenzione,

accolgo l’invito.

e mi spargo come un granello.

*

Bosco sacro - Nemi -

 

Il bosco ridondante sul lago,

cupo.

Il sangue degli amanti

ha fertilizzato il fango.

La donna gira intorno alla piazza

quadrando il cerchio della follia.

Tre cani abbaiano.

Fragole e more,

silenzio e passione,

sistemati ad arte per non irritare la dea.

                                                         

*

autunno

 

che gli alberi si spoglino sul viale

è un vantaggio per chi lo percorre.

il cielo tra i rami, in trasparenza:

l’oltre è ora e sicuramente qui.

attesa e gioia in perfetto equilibrio

come luce e ombra nel solstizio.

 

dissolte le nebbie del pensiero,

sparite le brume del sogno

con l’ultima pioggia d’estate,

il reale resta l’unico vizio.

*

Letto

 

Ore cadute nello sperpero dell’attesa.

A sera un vento puntuale.

 

E’ il lenzuolo che fa intimo.

La prima fiamma,

ma non è ancora autunno.

*

Alla foce

 

Esiste da prima di me.

Di là della sorgente, in un’ansa segreta,

mi ha accecato

come un suono originario.

Beati gli occhi che hanno visto,

che vedranno.

Intorno, tutto è rumore.

 

Eccolo, nel suo letto sfatto,

i bordi sfiancati,

i pioppi, i giaggioli, il giuncheto,

i castelli in rovina.

Non so, alla foce,

se sia consapevole 

del ritmo che lo conduce

o giaccia abbandonato

come una piccola foglia.

*

Le scale

 

 

Sogno di scale verso la luna

e vedo una luce totale

brillare sulle certezze.

 

Ma qui in bilico il vivere.

Si cade, se appena buio.

Poi, con stupore, qualcuno risale.

 

 

*

Settembre

 

Un pensiero tintinna in una vasta conca:

propizio è il tempo.

Sa di buono la sembianza del reale.

Il passo si fa regolare.

Ritornano i rumori del vivere

e dicono: ripensamento, memoria.

Un grazie generico.

Persino la bambola non vive inutilmente.

Qualcuno la ritrova, la mette nel cerchio.

*

Non c’è dolo

 

Inutilmente tentai di sotterrarlo.

Continuava a lambirmi da lontano.

La sua casa – in verità - è vicina alla mia.

L’acqua allaga i nostri corpi prima ancora dei nostri occhi.

A volte è il suo ozio ad annegarmi.

Sempre alla vigilia di un addio.

*

Immenso

 

Quando l’ultima goccia di veleno

avrà tinto di verde le tue acque natali,

vorrai tornare ai tuoi sassi,

ad uno ad uno raccoglierli.

Potrebbe succedere di incontrarsi,

lì per lì perlustrando, o respirando al largo,

sorpresi di sorprendersi della profondità.

Scambiarsi il nome, o il sale delle mani,

come fossero sconosciute:

un modo per prendere tempo,

esaurito il sogno,

per poi errare ancora un po’.

 

Il veleno ha il suo effetto,

rimane in circolo,

ombra necessaria al corpo.

Non possiamo dirci immuni dalla fatica di stare

con le àncore ai piedi,

volti all’incompiuto dell’immaginazione,

condizionati all’infinito,

aridi di gesti,

le braccia predisposte,

ma come bloccati nella pietra.

E il mare che fa il resto.

 

*

Se tornare

 

Ragionevole è tornare.

Ma l’ultimo rintocco

non sazia l’addio.

                                     (Ombre sulla spiaggia. Un’eco di campana.)      

Sostituire alla tentazione

un consapevole oblio.

Presentire un altrove concreto,

nel latte del desiderio.

 

*

Adriatico

 

Stesso mare, rotolando verso sud.

Ma il vento oggi viene da nord,

fa le creste corte e bizzose.

Scavo un tunnel con la forma del mio corpo,

riportando i contorni dov’erano:

niente è uguale.

 

Il colore: un verde con la vocazione del viola.

Dove portano le rotte che rigano il cielo?

 

Una location specializzata nell’omettere ciò che in anticipo sa.

D’altronde ci siamo riparati così bene

da persuaderci che ogni nome è finzione.

C’è materia per dire: Sento, ricordo, tutto vero.

Ma che il finale sia tragico

non è scritto da nessuna parte.

*

Agosto, quest’aria che scava

 

Agosto,

quest’aria che scavai solchi

e poi li arrotonda.

Questa voce estenuata:

dà più di quanto prenda.

Quest’ombra di uccelli 

sulla pietra bollente.

Crepe di luce.

Dalla terra scoppiettii:

senti come spingono i morti

il loro controcanto?

Drago invulnerabile,

adolescenza amara,

isola in lontananza.

*

rassegna(ta) stampa

 

non leggo giornali

perché mi duole il mondo che c’è:

hanno sparato

ha piovuto

qualcuno ha rimosso

si è pianto addosso

quell’uomo col casco

pareva un po' losco

parliamone a vuoto

o meglio scattiamo una foto.

*

Lulworth cove*

 

Sulla baia, una grotta.

Nella grotta, una bambola di plastica

e un ciuffo di fiori.

La targa dice

che Sue è lì

e che Adie, devoto,

ha adagiato nel vento

le sue ceneri verdi e blu.

Una goccia di dolore

è una virgola nel mare.

Ai gabbiani deve essere arrivato,

mi pare più liquido il volo.

 

 

* p.s. Azzardo, da principiante, una traduzione, chiedendo vivamente, a chi sa l'inglese, se è accettabile, e includendo le scuse se non lo fosse.

 

 

On the cove, a cave.

In the cave, a plastic doll

and a bush of flowers.

The plaque says:

Sue is there

and Adie, devoted,

has placed in the wind

her ashes blue and green.

A drop of pain

is a comma in the sea.

To the seagulls it should be clear,

to me seems more fluent the flight.

 

***

 

Ecco la versione di Emilio Capaccio

 

 

On the bay, a cave.

In the cave, a plastic doll

and a wisp of flowers.

The plaque says

that Sue is there

and that Adie, devoted,

has placed in the wind

her green and blue ashes.

A drop of pain

is a comma in the sea.

To the seagulls should be arrived,

it seems to me more liquid the flight.

 

Grazie a Emilio Capaccio

 

 

*

di passaggio qui

 

aspetto che l’altro orologio

dilatandosi accada -

 

vi lascio i miei fiori stremati

e le (im)potenti musiche: vegliatele

 

con l’ardore che vi viene dall’essere anche voi

di passaggio qui.

 

 

 

*

Dove vanno le rondini

 

Quando i figli ritornano,

la pioggia smette

ma il sole non appare

perché non è dato sapere

dove vanno le rondini.

Un amniotico silenzio

protegge le rotte,

le parole sono squarci nel volo.

 

Quando le nuvole si gonfiano,

l’acqua le rompe:

un nuovo viaggio, un vago miraggio

(che non scompare), 

una visione addirittura...

ed ecco la loro stanza è una nave,

l’orizzonte trabocca dai muri.

 

 

*

Non canto l’assenza

 

Non canto l’assenza

ma l’azzurro capovolto:

se dal basso arriva la pioggia,

sono nuvole terrene,

il mare ora è sopra.

Verso altri lidi migrano gli uccelli,

i fiori invece rimangono saldi

come le alghe al fondale,

a udire gli echi sommessi 

d’un segreto che sale: onda potente

sul cielo abbassato.

Dunque non canto l’assenza né il vuoto:

tutto colma la terra.

*

La casa sul mare

 

La casa è una nave 

su una rotta strategica.

D’inverno le persiane sbattono, 

entra l'umido col freddo.

Ma d’estate cielo e mare

scendono a patti:

equipotenti.

Abitarci è rispondere

a una chiamata.

Molte vite ci sono volute

per sistemarsi qui.

La roccia sui cui poggia

non è solo sabbia,

è la meta.

*

Il buio innocente

 a Cristiana Fischer

 

 

La bestia dorme.

Dalla postura, nessuno sospetta

la natura passionale.

Prevale la sua lungimiranza

accanto all’essere noiosamente

uguale a se stesso.

Si dorme cullati dal suo rumore.

Rumore vuoto

come un frutto di cui resta

soltanto la buccia.

Si passeggia lungo la riva

trascinando i passi

nelle ore silenziose.

 

Qui avvengono cose o non avvengono.

A volte finiscono:

ci si doveva soltanto sfiorare.

Tutto è ipotetico,

niente nitido e tranquillo,

la pelle non ricorda.

Una luce feroce circonda le cose,

ed esse tremolano,

inabissate nello spazio,

ma è come se fosse buio,

un buio innocente

che non spiega e non giustifica.

 

 

*

Umori

 

Lo intravedo tra i tetti,

come un vecchio gatto scaltro:

timidezza e fedeltà.

Non si era mai mosso di qua.

Sa essere fiume che porta via

e lago che raccoglie.

Asciuga col sale altro sale

fino all'estrema riduzione 

e lì, senz’altri umori,

mi trovo anch'io.

 

 

*

Checklist

 

Lascio Bollani e il suo tango sporco

e lascio la “bara”

addomesticata dal silenzio.

Nelle notti di luna mi zittirà la pioggia,

sarà un dono l’eco del mare.

L’estate recherà nuovi inciampi

e antiche rivelazioni.

Ma io guarderò alla carne delle cose:

le turgide spighe.

 

Le radici e le zizzanie sotto lo stesso cielo,

le prime tese al fuoco,

le altre esposte al vento.

Gemerò per ciò che porta,

putredine di guerre e vapore di morti.

Ubriaca di odori ritroverò il sentiero,

metterò mano all’opera che è iniziata.

 

 

*

Il dubbio di Desdemona

 

Nel mio sogno il dubbio era ossessione -

al mare ci sei andato non con me,

la sabbia sul comò è allucinazione?

 

Se poi di notte fingi non sia vero,

il risveglio, moro, svela te -

hai detto buongiorno ma io non c’ero.

*

Pertinente?

 

Se qualcosa potessimo 

di pertinente alla matematica

o magari all’astrofisica,

faremmo sì

che la luce non si fermi 

sul nostro lenzuolo candido.

Invece essa trapela

e penetra nelle pieghe

delle nostre (r)esistenze,

forzando i limiti, le forme.

 

Altro non possiamo

che diminuire

come la fiamma non ossigenata

o come la pianta

che s’inchina alla notte

e inversamente aumenterà

la prospettiva.

 

Da un punto ignoto,

avvertiamo la precisa direzione

della bisettrice di un angolo

compreso tra ciò che comincia

e ciò che non finisce.

 

*

non parlo (di) poesia

 

non parlo di poesia:

l'impellente bussa alla porta.

non parlerò di poesia

finché non disimpareremo 

ogni linguaggio.

 

guarda le roselline del balcone:

superano il concetto di colore.

esse vivono d’aria, chiedono acqua,

riposano col sole.

così semplici, sotto il cielo

paziente terminale.

*

galantuomo

 

galantuomo il tempo.

e ora che m’inonda il silenzio,

vivido m’appare: bastone, bombetta e un’ombra di baffi,

il viso staccato da se stesso,

sempre più piccolo.

si direbbe “un signore d’altri tempi”

a passeggio con me.

 

 

 

 

 

*

libellula - a S. -

 

prenderai il volo,

libellula sognante

                          (invero induce al sogno)

sull’acqua originaria

abbondante

come il soffio creatore.

 

cos’è questa mia lingua ineducata?

la Vita è venuta alla luce,

le ali fuori dal nido, 

mai sola,

neppure nel buio del ventre.

*

di fiori. ancora

 

di fronte all’uomo morente,

ogni voce si tace,

i fiori chinano il capo.

proprio accanto, schiusa,

la vita nuova non ancora in battaglia:

la rosa attende d’essere chi-amata.

febbrile intorno si agita l’aria,

chi vede i gigli nudi e bianchi?

*

Nerium oleander - a una nascitura -

 

La maternità:

un oleandro sulla rotonda.

Dopo la curva, si è al punto di partenza.

E’ un cespuglio rovente sull’asfalto,

un camoscio nello sforzo del balzo.

 

Intoccabile amante, potente veleno:

come un primo appuntamento.

Di notte è un gomitolo sfinito,

la mattina, subito voli e stridii.

*

la rosa, certamente

 

attendo il grido dell’ultimo gabbiano,

stasera assente.

morde l’aria un misto di profumi e rumori,

alcuni incongrui, data la rosa

imminente.

 

 

 

 

 

*

il vecchio codice

 

tasto dolente: quello muto.

rimetterci le mani.

sorprende ripetere a memoria 

un vecchio codice di sentimenti.

sentire che il nodo si scioglie,

da condanna a sedimento utile.

 

aria fresca al mattino.

superata la notte.

*

la coperta

 

zucchero si è versato

e i miei figli non si nutrono più di latte,

li chiama un vento deciso.

decidono, infatti, per colori tutti interi,

a contrasto.

servirà una coperta. 

 

il cielo, qui come altrove, spumeggia:

(una coperta più grande).

rincorro il filo fucsia,

ora si torce, ora si scioglie.

vento a raffiche scuote,

mi sovviene il rosso intenso che so.

*

la cognizione del dolore

 

sotto forma di pioggia leggera,

come un volteggio di stoffe.

nere.

 

aspettavo un’emozione,

e altrove va via la vita.

 

il mattino che s’apre:

non posso credere che non sia

 

speranza. da giorni un corvo

ritorna, ritto sullo stesso tetto.

*

poeti e poesia

 

tutto questo scrutare, indugiare, mostrare

a chi muovendosi fa rumore.

 

una presa sull’asfalto bagnato,

un vuoto che rapina le stelle.

 

il filo che cuce, chi può udirlo?

*

Testimonianza

 

Sarò vecchia

ma non farò a meno delle ferite sui cui indugio

come un gabbiano sui rifiuti,

con un’ombra di imbarazzo dietro le ali.

 

Ci sono spazi a misura di tutti,

non nego - sai - di planare sul mondo

(o sulla sua rappresentazione)

con la forma di chi ho amato, riamata.

E persino di chi non ho amato,

solo intuendo luci e azzurri oltre oceani,

alberi e fiori di varie altezze,

dolcezza e pianti tardivi_

 

così come ora, mentre ti parlo,

commossa per improvvisa pietà.

*

lattescente

 

resta qui ancora un po’.

un rado volo d’uccelli attraversa la notte -

i nidi sono sparsi,

le foglie perse.

e le figlie, dilette figlie stelle:

una luna abnorme lattescente

sui loro visi resi piccoli

dal mistero che sgomenta.

*

finestre

 

la mia musica si apre e si chiude

con la luce

 

da bocche spalancate

mi raggiunge non cercata

 

ma io fuggo verso l’a-canto

molle flessuoso

 

nel buio rumoroso

dove trovo inaspettato silenzio

 

un respiro appena appena

*

si sta come l’estate

 

nuoto nel vuoto

perché nel pieno potrei naufragare.

è cosa buona

la chimica di questo mondo

e di universi nascenti o morenti,

ciascuno in altra trasformazione.

 

ma dov’è il vento? 

la contromossa verrà dal nulla?

 

 

 

 

*

Testamento

 

Non ebbi il fuoco in eredità,

ma l’aria che veste leggera.

Una sottana invisibile.

 

Altri ebbero parole e istinto.

A me un cuore anemico.

Un caldo-tiepido.

 

*

approssimazioni

 

è vero il tulipano giallo

nell’afa di giugno.

                              (il ragazzo studia e suda).

 

sto stirando pochi panni arricciati

tra la tenda e il vuoto.

                               (le figlie-farfalle ammarate

su spiagge verdi,

le impronte dei piedi

                               conche

per fioriture prossime.)

 

                               tempo è passato dall’ultimo canto

delle cicale.

 

è sempre la prova generale.

 

la parola vero, ombra buona

nella dissolvenza degli atti e delle cose.

 

 

*

idrapoeL

 

Potrei dirti dell’ultimo raggio 

tra le piante in rigoglio.

Dell’energia di un piccolo corpo.

Del silenzio dopo la musica.

 

Tu lo senti questo grido?

O non sia l’eco della parola

infinito?

Impronunciabile, dietro la siepe,

s’agita come un uccello impazzito.

*

geologia affettiva

 

l’istante si è posato. ora.

il nome - quando sovviene -

è ormai roccia e non c’è pioggia

a dilavare gli strati d’oblio.

poi  - come avviene -

l’io affiora

e non sa (chi) amare.

*

tornare alle cose

 

tornare. dalla mischia dei minuti

al vocio di giochi sudati.

affiancarsi a chi attraversa l'identica strada.

ciò che era sogno riscoprire terragno,

e quanto com-porta d’affanni accogliere

giorno per giorno.

tornare alle cose,

a questi panni a riposo tra filo e abisso, 

all’odore d’erba.

lo sguardo è diverso

pur con lo stesso pulsare di sangue.

 

un vento passa e ripassa

e delle scorie fa seme fresco.

*

il triangolo

 

- sono felice -

dice il mare al cielo

- io aspetto -

dice l’uomo di passaggio,

e conta le pietre

e poi le sue lacrime

piene di luce

poi chiede al mare

- dammene un po’ -

*

dialogo

 

tu

continua ad innaffiare il tuo silenzio

io

vedo il mare verde

fuoriuscito dalla prigione delle parole

 

ed entrambi si pensano muti.

 

 

*

beati voi poeti

beati voi poeti

che da sempre non avete

silenzi né parole -

rimanete in grazia di gioia

mentre persa in vita

inspiegabile morte amara.

*

a Ribka Sibhatu

 

Trilla i suoi versi per la madre,

 

nel vento caldo d’Africa la cerca.

Lui le ha soffiato la schiena,

le ha scaldato la voce.

 

Mi tocca il suono della sua lacrima che non si è aggiunta al mare.

Si spalma sui nostri scogli.

*

haiku dell’identità

cade sul foglio 

l'ombra ma non rimane

scrivo di meno

*

insonnia

 

se pure il sole si spegnesse,

vegliare non sarebbe l'abisso.

 

quante notti ho evitato!

*

di fiori - le mandanti -

 

più facile parlare di fiori.

essi stanno a farsi guardare

e persino me li dimentico!

di fiori è più facile parlare

che di uomini e di amori

e persino di morte

benché siano polvere e fango

che sembra vita e bellezza.

 

è facile parlare di fiori

perché muti ascoltano

e non si muovono se non acconsentono le stelle

- le mandanti -

 

*

il gabbiano serotino

 

rimane lo scoppio 

del grido serale_

al mattino 

è svanita ogni traccia.

dei magnifici segni,

la pantomima

 

*

penelope

 

corre il filo tra l’inizio e la non-fine

connesso all’immutabile 

        stare

come prima che accada

ciò che si è appena concluso

*

Nei dintorni dei dintorni

 

Nascosti dietro un cespuglio

in attesa dell’attesa.

Il vento ci scopre

la pioggia ci spruzza

l’istinto di dire “tana”

            ed è subito sera.

 

 

 

*

Lo sguardo

 

Vorrei avere per un giorno

lo sguardo di Miranda,

investita mentre usciva dal lavoro

nelle case dei ricchi.

Ora altri puliscono lei,

immobile sul letto ortopedico

nella camera con vista.

 

Fuori impazzano i gelsomini,

le rose già stanno sfiorendo.

C’è un turista a maniche corte

e un anziano che attraversa

senza guardare.

Ma dove sono finiti i miei occhi?

 

Le ho portato limoni freschi,

li ha voluti al sicuro

nell’armadietto numero sette,

un numero e una disgrazia.

Solo adesso, Miranda, ti vedo.

 

Tu dimmi se mai indosserò

le tue scarpe di gomma

troppo strette per i tuoi piedi rotti

e per chi ha smarrito i propri passi.

*

Dal nuovo molo

 

Un'onda-schiuma 

di fronte alle case

porta via l'amaro.

Nel grembo d'acqua,

grumi d'alghe.

Davanti al Duomo,

una croce e l'in(de)finito.

 

Resti quello delle origini, 

mare mio,

cuore pulsante,

feto rannicchiato.

*

Riportandole a casa

 

Aspetto che affiorino

dal manto sornione

salate come lacrime.

Nell'oblio tutto è fugace.

 

Le emozioni sparite.

 

Nel mare si conservano

calcaree, irrigidite 

lì dove nacquero.

 

Sacro è resistere, 

non sentendole.

Spirito potenziale.

Tracce appena odorose.

 

*

Feria

 

La stessa aria per tutti questi anni

dietro di voi o accanto.

Quando cala il vento,

l’anziano scruta il cielo.

Io penso al vuoto che lasciate.

 

Ho smesso di srotolare certi fili.

Quasi non li riconosco.

Tutta questa felicità può stancare,

tutto questo azzurro rischia di esplodere.

Io cambierei la festa con un’ordinaria pasqua.

*

L’immagine di noi

 

Pare venga fuori fresco

dall’immagine che ho scelto di noi:

due alberi lontani, controluce.

Altri stanno al limitare di una nebbia diffusa.

Indefiniti tempo e luogo.

Ma sono alberi - è chiaro - quelle ombre,

più piccole, più grandi,

senz’altra presenza che un fioco chiarore di stelle:

ad alberi e a persone risparmia il buio del desiderio.

Dalle radici larghe esala l’umido respiro della corteccia

verso il velo di zucchero dell'alba.

E al silenzio aggiunge lo stupore del muschio.

 

 

*

I miei libri

 

Non mi sei indispensabile,

tu che parlasti per bocca mia

in notti di stelle e di vento.

Sei lusso tra le pietre del giorno

e sei lutto di mare,

inquieto sussurro.

 

E poi alberi, fiori, parole

sempre più rade: i miei libri.

Inutile fruscio di pagine vissute,

bellezza di un giorno d’autunno

che non torna.

 

Ecco il presente: una salamandra

mimetizzata sul legno.

Quando un’altra notte

ne svelerà il volto?

 

 

 

 

 

*

la profezia del pruno

 

a suo tempo il pruno selvatico

profetizzò ciò che è in atto

 

ora noi - civilmente -

apriamo un tavolo e disquisiamo

se la primavera sia in anticipo

o noi in ritardo. sulla poesia.

 

 

*

Confine

 

Penso a Ulisse,

lo sconfinato,

e mi dico: andiamo,

è ora,

la vita è tracimata

*

Albero scalzo

 

Avrei potuto crescerti addosso,

albero scalzo,

avvinta come le corde di un violoncello.

Invece scelsi l’aria che fugge quando cambia la stagione.

Un luccichio marino, un ricordo, l’ombra delle pietre sulla sera,

e i corpi sparirono con una musica quasi violenta.

Se avessi la forza di un fiotto di sangue,

la spalmerei su ogni istante,

su muschio, alghe, neve, e tutto ciò che muove.

Lì dove sei - dolori nel tronco, colori di frutti -

è nudità.

Ti coprirei allora i piedi

come chi è devoto alla terra e alza le braccia.

*

La fortuna aiuta i poeti

 

I poeti cantano il nulla e quanto contiene,

la chimica dei sogni e dei pianeti,

i gemiti animali.

 

Un poeta tiene a bada l’istinto.

Sta lavorando a certi geroglifici

che appaiono sulla carne di chi legge.

 

Il poeta sospira per ciò che ha scampato.

La fortuna aiuta i poeti,

e non solo gli audaci.

 

Fallace è il poeta che non scrive.

E’ come un cancro.

 

Il poeta vive di giorno

e a volte riposa.

Sa fermare lo sguardo.

 

Mette mano alle cose, le muta.

Non se stesso ma l’ombra,

il rovescio.

*

I cieli aretini

 

I cieli di Piero sono spigoli di vento

puntati su geometrie esistenziali.

Le donne, monumenti di fierezza 

e gli angeli, le loro strutture segrete.

Santa e indiavolata intelligenza,

furore di studio,

trafitta di luce è la Mano

e tutto dispone in simmetria.

Piero dall’occhio implacabile

mi trascina nel colore delle sue certezze.

A contemplare quei cieli sapienti,

profumo d’erbe e medicamenti,

ieri e oggi è vocazione di Bellezza.

*

Appello

Ti prego -

nei carnali orecchi

passi e torni con echi d’oro

 

Tu riposi in un vibrare di farfalle

- ferme le mie ali -

e - ora - la supplica

*

Val d’Orcia

 

Spianata di cielo 

e cordoli di nuvole bianchissime

come un lungo treno lanciato

in partenze senza meta

lungo valli segnate da ferite.

Coni d’argilla, acqua, miniere

e fierezza verde che s’espande

metodicamente.

Rapido passaggio nel tempo,

riconosco il luogo nello spaesamento.

*

a jan lisiecki

 

potrei morire in bianco e nero

tra le dita di un ragazzo biondo

(praticamente un figlio)

lungo estatici assoli.

potrei morire benedetta

per mano di chi ama con le mani.

potrei morire in totale dolcezza

toccata da un polacco di nome chopin 

e da te, jan lisiecki,

che ne evochi l’oblio

ma sei innocente come chi è unto

in spirito e materia.

potrei morire ora

e nulla aggiungerei alla bellezza.

*

Evocazione della luna

 

Ecco il lembo di un antico velo.

Una mano muta di cenni

contiene la marea sconfinata,

nessuna deriva.

 

Col suo ritmo compie la storia

(a noi l'annuncio).

Un grumo di farina sul piano infinito

sta nel silenzio immoto: parusia.

*

empatia

 

certi sovrintendono lavori manuali

come bambini che scoprono il mondo.

altri vincono premi,

inseguono l'astrazione,

amano.

ma i neuroni-specchio

da un lontanissimo accadimento

imitano la vita e la propagano.

*

nel frattempo

 

tramonti aranciati,

cene_ri austere, 

rare parole,

vuoto di sogni e di segni.

 

il filo tira se tirato

cucendo i rapporti con gesti semplici

e forse stanchi.

da chi andiamo, fratelli?

*

i cinque sensi ovvero la grande bellezza

 

tempo era che non mi mozzava il fiato

la vista di te, generosa,

davanti a me distesa in una posa

che profuma d’eterno.

 

ho udito in sogno della tua grande bellezza.

posso toccarti ora?

*

La canzone del cotone

 

Mia nonna uncinettava i pomeriggi.

Filavano ad uno ad uno i pensieri

e restava il vuoto nell’aria

sottilissima.

Il respiro sollevava le ore,

poi ricominciavano i polsi,

le agili dita, gli occhi di fuoco.

 

Soffia ancora calda la sua anima:

“Bisogna finire il lavoro

e farlo riposare sui batuffoli”.

Come brezza cresceva il progetto

lievemente balzando, non una piega.

Sulla coperta vive la pianta, germoglia.

 

*

Il vestito con le frange fucsia

 

Non c’è niente di poetico

che meriti di essere scritto o pensato,

oggi che lei è venuta

dentro un vestito con le frange fucsia

e una pettinatura da diva.

Inverosimile,

come un fiore uscito dalle scarpe d’inverno.

 

Il mio libro di poesie ha le pagine pregne

di quest’aria sgambettante di primavera.

Non c’è segno, odore o suono

che porti addosso così impellente

necessità.

Davanti a tale epifania,

chi può dire è la stagione?

*

La torta

 

Infuso lo zucchero in­­_forma

rotonda, in bocca la sola

ricetta imparata, la dose

non soppesata:

sciogliere e colmare il bisogno,

appena un po’ dolciastro.

Dentro la razionale ceramica

si svela cedevole

l’asciutta fragranza.

 

Amala come l’ama il matto sulla collina,

col vento ag-girando l’amaro del mondo,

addolcendone l’assurdo movimento.

 

 

 

*

fauve

 

è un eccesso d’azzurro

se il viandante non ha dubbi

   

incredibilmente le idee

non hanno ragione di esistere

 

solo i piedi misurano la gioia

*

paradiso

 

quest’idea del paradiso terrestre

- io te e una spiaggia con l’eco -.

quest’idea dell’amore che nessuno può sapere.

l’ora del tè.

 

sarebbe la felicità

senonché i panni, intanto,

si seccano al sole.

 

così ti sei sporto ai confini del nulla

- il vento a favore -

e sei tornato vittorioso

col tuo trofeo bianco,

madido fino ai denti.

*

il contratto

 

chiedo scusa per questa febbre che mi sottrae al mondo

e ringrazio la trasparenza della finestra

oltre le quali il mondo continua il suo corso

col sole in servizio a regolare contratto

*

l’attimo prima della tempesta

 

quel diavolo nero

- il cielo cobalto -

esplode ma non cede.

 

gravido d’acqua 

come una livida croce

con liquidi chiodi.

 

 

*

la tosse

 

mi estenua la tosse

nelle secche della notte.

l’umore che non scioglie

l’aria in petto, la costringe.

rossa la pelle, ma il vento promise

più fluidi passaggi.

 

mi rassegno al non-senso del respiro

e non chiedo - credo -

in chi mi ha venduto

l’eterno sciroppo del domani:

certo come l’oggi,

sfiammerà l’ultimo abbaio della sera.

 

*

l’antidoto

 

attivare la gioia dal di dentro.

se cammini, la gioia procede.

non così la cornacchia,

impalata all’alba tragica,

sopravvivendo.

*

due donne buone

 

la gente muore di malattie

cattive. chi rimane

non sa pensare a niente che non sia banale.

 

io non so dove siano andate.

ma forse ci vedono loro.

è crudele, febbraio, con due donne buone.

*

La bellezza non si consuma

 

Fino a quando il silenzio, poeti,

se la pioggia dilava la gioia,

se segreti riposano i semi?

Se ignoto parla un rumore di foglia

e voi non l’udite;

se non vi appartiene la festa,

né l'offerta di frutti,

né sorrisi;

se il cammino vi appare un crinale

che né luce non squarcia né fede sostiene,

indifferenti al giorno e alla notte;

se anche il pianto è privo di senso

il fiume tracima nel nulla

e voi tutto questo tacete, poeti,

chi griderà che la bellezza non si consuma?

Il già detto: quale orrendo scenario! 

 

*

Troppa grazia

 

Stelle spente, amori capovolti.

Bruciavano,

oggi fanno com-passione.

Di giorno: troppa grazia.

Nel nascondimento: ghiacci.

 

La pioggia si fa densa,

i grovigli del cuore sono urli

ma il chiaro di luna sparge

l’innocuo inganno del ricordo.

 

*

Favola d’inverno

 

Il sangue sbiadito dal gelo

frena appena il volo

degli uccelli di passaggio.

I semi sotto il baobab

non crescono al buio.

 

Muoiono soli gli elefanti nella savana.

 

I griot hanno smesso i loro canti

dal ventre della terra.

Tutto è fremente di primavera.

 

E tu principessa senza regno né sudditi?

Dov'è seppellita la tua memoria?

 

 

(vedi http://www.youtube.com/watch?v=AB64wdtRLYc)

*

Memoria

 

Il tema è pregno di rosso,

immortale amoroso.

Appartiene a chi non tornerà,

ma rivive in un sussurro grave

cui risponde un cavo sospiro 

come il buco di questa memoria

inconsolabile.

Non c’è dolore nel ricordo, vivono

nella mano di chi - non vedendo -

ha sentito. E io bevo

l’ultimo sorso amaro che cura.

 

*

leggere

 

essenzialmente aspettare.

un cielo azzurro, non senza calore.

oppure rimanere nell’anticamera della vita

dietro quinte un po’ traballanti

con gli occhi che bruciano

per il troppo immaginare storie senza stupore.

passerà col sole anche questa sera,

linee parallele torneranno alla mente,

lo sguardo e la forza insieme.

e noi, dignitosamente muti,

saremo stati in un attendere

paziente, come chi crede - o ha creduto -

che un romanzo non finisce con l’ultima parola.

*

espiazione

 

il dolore è uguale

giù giù nei dintorni dell’io

dove non ti riconosci

e ritorni a quella volta

e non sai più nulla di questa.

finché ti sovviene,

come un lampo cui non segue il tuono,

il cromosoma x.

*

fotogramma

 

nebbia e sparsi punti-luce.

l’uomo, barbuto.

la donna, gattiforme.

un’astronave atterra

con il fagottino del neonato.

violini e violoncelli sottolineano il frangente.

come se scendesse dalle stelle un eroe buono.

come credere alle favole o alla poesia.

 

invece

quanta pena dappertutto!

il profumo che emana dai fiori notturni

infine scompare.

comincia inodore la scena di questo mondo.

ho già sentito questa musica!

 

 

 

*

stroke

 

si è scollata la membrana

nello schianto d’ira.

striduli coltelli confitti in terra

violentano le zolle.

se il mare sapesse il fango del fondo

non avrebbe il coraggio

della trasparenza.

 

ora parliamo,

dissanguiamo l’abisso.

*

haiku con-gelato

cielo stracciato

sbriciolando il ghiaccio

uccelli neri

*

Euphorbia pulcherrima

Vento forte su ore scure.

E' un tempo ordinario.

Pulcherrima l’euphorbia

resiste.

 

Come un incendio,

il pomeriggio si apre all’attesa.

Il sole si sdoppia.

E accadono grazie,

non sfiorisce l’euphorbia.

 

Non sul prato su cui riposeremo,

o dentro il solco dove innaffieranno

ma nel luogo in cui,

ormai docili nel credere,

il domani avverrà

nonostante le terrene infedeltà.

 

 

*

al riparo dall’assenza

 

Se anche impallidissero le montagne,

se un fantasma sorvolasse la valle,

la notte rimane un approdo.

Non un gemito, non un ricordo.

Il fiume tace. 

Si leva una domanda:

si nasce al mare per poi disgiungersi?

O non è più ardito immaginare

il tornare alla sorgente?

 

*

haiku a scacchi

chiaro di luna

regina batte il nero

candidamente

*

della follia

 

della follia, l’ebbrezza breve ma compiuta.

solitudine soltanto immaginata,

lontana dal fastidio dei corpi,

affollatissima di ticchettii

- ciò che resta della vita interiore -

fino a udire più nulla.

dall'ombra il folle

riceve luce sufficiente 

al sorriso perpetuo,

buono a bucare la notte.

 

 

 

 

*

il pesce-farfalla

 

la volatilità del pesce-farfalla

e la mollezza di un bacio rubato

tra una lacrima e un voltafaccia.

 

in dolce agonia,

ma guizzante d’amore

(dissimulato)

nelle rapide sparisci?

*

La casa sul lago

Le quattro del mattino

e non ti pensavo

prima che mi prendessi nel sonno,

sogno nero con postumi di luce.

 

Vorrei essere uccello - ricordi? -

per raggiungere la casa sul lago,

scivolare l’addio nel giuncheto

mormorando c’è il sole, il sole.

*

Passeggiata

Il palazzo si staglia dietro la nebbia,

come un vecchio castello alla fine di strade maleodoranti.
Immersa nel frastuono,
la città sembra monitorare il suo stesso affanno.
La sensazione di essere seguiti sparisce alla sommità del ponte.
Se entri nella chiesa alla fine dello stradone,
voci di monaci filtrano dai muri 
e fino all’ultimo dubiti che si tratti di una registrazione.
Resistere all’adescamento delle vetrine
è frutto di esperienza più che di ragionamento.
Uno scrittore alla ricerca dell’incipit si commuoverebbe,
nel quartiere che fu operaio, davanti a una bottega interrata.
Oggi non c’è nessuno.
I muri punteggiati di umidità parlano di cose lasciate 
prima che accadessero.
Che poi sia cambiato tutto, i muri stessi non lo sanno.
Domina all’incrocio un nuovo murales:
enormi occhi di uomini-robot alle finestre.
E’ straniante passeggiare lungo il ciglio del cimitero.
Le piccole lapidi ordinate come fili d’erba, ritte al sole, 
brillano di luce obliqua,
qui più esposte, lì occultate dalla boscaglia.
Inaspettatamente, dietro la curva,
appare un esempio di architettura razionalista.
Sotto la pioggia che pietosamente non è caduta,
una variegata umanità richiude i propri fagotti.
Colpiscono le scarpe di ogni misura.

A rifare la strada ci si affatica.
Il passo, comunque, resta sostenuto.

 

*

Dissolvenza incrociata

 

Per riunire i due capi del cerchio

è bene che me ne stia a meditare

sul liquido amniotico del futuro.

Poggiare i piedi sul fondo,

prendere lo slancio, e risalire.

 

Dell'ambra ricopre le vene, 

mista a odore di latte.

Io scioglierei del sale tra le mani,

scoprirei la ruggine di un santo minore,

abbraccerei il confine del mare

dal guscio muto dove sono,

mentre il sole bussa ai vetri.

 

Come danzano a Capodanno due anziani

in una linda cucina,

così ora il mio pensiero

gira su ciò che dura.

*

Fuori contesto

 

Ho appeso l’ultima pallina all’albero

e sul ballatoio due nuovi quadretti.

A giochi fermi, piove. 

Piove realtà.

 

Qualcosa ha perso i connotati,

e sembra ancora mare.

*

unicum

 

considerando

il colore compatto, continuo,

chiedo come ci si orienti al tramonto

fatto certo che il rosa del cielo

tal quale si rifletterà - tra il dire e il fare -

nel mare

*

due haiku d’inverno

la tigre bianca
nell'insolita nebbia
colpo di coda

***

soffuse ombre
bianche sulle pareti
come un fumetto

*

Vecchi briganti

 

Sembrano vecchi briganti

con le armi spuntate

ma gli occhi ancora cattivi.

I figli - pelle di luna -

venduti a caro prezzo,

e in cambio un mare sfinito.

Dai torrioni di avvistano fiori

bagnati dall'olio dei morti

che il freddo coagula.

A goccia a goccia

passa l'inverno,

cibo dei poveri

conservato nelle madie.

Il pane resta

dolcezza gratuita.

 

 

 

   (http://bollentispiriti.regione.puglia.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=8129:anteprima-facce-dulivo-mostra-fotografica-di-cosmo-mario-andriani&Itemid=1300328)

*

commiato

 

tu,

che non mi sei più necessario/a,

esci dall'imbarazzo del silenzio,

fatti visibile nel mare d'inverno,

lasciati visitare.

 

luce fuori dal presepe

è la mia nudità,

non trova sbocco

la tenebra in me.

*

Il cappello di Lucio

                                      a Carlo

 

Caro amico, 

lo senti il silenzio della vigilia?

La tua valigia scoppia d’indignazione! 

Quale musica hai stipato

negli strati colorati dei mesi?

Quali grigi hai lasciato?

E il cappello?

 

Esci poco la sera,

compreso quando è festa,

e rifletti, come fossi ghiaccio,

una luce d'abete.

Vedi, amico caro, cosa si deve inventare

per non perdere la nota di una pena

- passeggera -

nel dondolio di due accordi ordinari...

 

 

*

Moonshadow

 

La preda oltre il terrazzo,

il predatore spicca il volo con slancio calcolato.
Ghermisce, rompendolo,

il plumbeo tetto del cielo,
elegante lo scatto del corpo
trasalito dal bisogno.
Ha l’aspetto di un signore piacente,

sotto la cupola tinta di sangue e passione.
Ombre all’incrocio celeste,
nutrite l’una dalla fame dell’altra,
le finisce la luna.

 

 

*

Luna piena - una iena

 

Sparsa luna,
così intera allo sguardo,
con le fauci spalancate  

sul vassoio del mio giorno, 

ti vedo rifulgere come un sole.

Alla notte ululi dai prati del cielo,

distante.

China sul fiero pasto di stelle,
rubi la scena ferocemente.

 

 

 

 

 

 

 

*

L’al di là

 

Eravamo bambini
nel giardino delle diversità.
Chi troppo elegante,
chi con lo sguardo naïf,
chi con addosso un maglione vissuto.
Se i saluti fossero provvisori
lo potranno dire i sopravvissuti.
Qualcuno ha persino tentato
un lamento, addirittura un pianto.
E anche un dispetto al vicino:
“Sei tu che ti sbagli, amico”.


Andai via con in bocca
un sapore dolce antico.
C’era nebbia e non capivo 

dove fosse l’ombra e dove la vita.

 

 

*

L’agave

 

L’agave fece il frutto:

giallo sfacciato
e tutta la terra

conobbe la desolazione. 

Credeva di essere feconda.
Generosa.

 

Icona di una pena universale,

bellezza in extremis.

La morte preannunciata dal colore.

 

 

 

 

 

 

*

suonare

 

un suono al giorno.
viene dal buio non dal vuoto,

un'ombra in un pieno abisso, 

energia, non sogno.
l'odore di un corpo,
l'intensità delle mani.


vorrei contemplare lo splendore
vibrante del reale 
nel gesto vertiginoso e inutile.

 

 

 

 

 

*

aquilarco - su un brano di giovanni sollima

 

sorvoli il glissando dei nervi
nei minuti rubati al sonno.

ci sei
dall’altra parte del mondo:
vibrata origine, omega e armonia.
ininterrotto canto, richiamo.


e l’aquilone con l’archetto

forma l’aquilarco,

ala di un corpo ligneo.

 

 

* (oppure, unendola alla precedente, in un unico testo)

 

Non potrei, col violoncello,

fare ciò che fa Sollima Giovanni,

nato a Palermo.

E' nelle sue viscere,

invece a me prende dalle orecchie

sparisce nel labirinto.

Con lui parla, a me sconvolge.

Sorvola il glissando dei nervi
nei minuti rubati al sonno

dall’altra parte del mondo:

vibrata origine, omega e armonia.
ininterrotto canto, richiamo.

E l’aquilone con l’archetto

forma l’aquilarco,

ala di un corpo ligneo.

Il violoncello è un demone seducente,

e se io non avessi cuore?

E' un dio che chiede d’essere riconosciuto.

Ignoro quando s’aprì la finestra

da cui volò via capovolto nel bianco.

Non potrei fare ciò che fa Sollima Giovanni.

Lui è il violoncello.

Io amo il suo canto lungo,

leggero gioco e amarezza.

Ma sono come chi attenda il turno,

muta e notturna,

dentro il fodero richiuso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il violoncello

non potrei, col violoncello,
fare ciò che fa sollima giovanni,
nato a palermo.
il violoncello è nelle sue viscere
invece a me prende alle orecchie
e spariscenel labirinto.
con lui parla, a me sconvolge.


il violoncello è un demone seducente,
ma se non avessi cuore?
è un dio che chiede d’essere riconosciuto.
ignoro quando s’aprì la finestra
da cui, con la sua musica,  volò via

capovolto nel bianco.


non potrei fare ciò che fa sollima giovanni.
lui è il violoncello.
io amo il suo canto lungo,
leggero gioco e amarezza.
ma sono come chi attenda il turno,
muta e notturna,
dentro il fodero richiuso.

 

 

 

 

 

 

*

il taiko

 

la pelle del taiko uno specchio,
la donna ha energia da vendere:
grazia e forza danzano insieme.
al confine tra emozione e sfogo,
le vibrazioni spaccano le nuvole.
da lì, riflesse, incantano

come un sogno.
che il taiko sia un segnale, 

lo capiamo dalla sua pancia bombata:

piacere e volontà.

 

 

 

 

 

*

inverno

col freddo le radici sprofondano 

nel tepore della terra.
la pioggia dilava 
affinché le foglie/figlie diano se stesse.
in attesa dell’inaudito, molti tacciono.

luce e buio s'incamminano

verso la la com-passione.

se appare una tinta d’azzurro,

immagini vortici rossi

nel suono festoso delle cornamuse.

ma non ti muovere.
se pure vedi gli storni migrare,
la palingenesi

è un uccello stanziale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

scricchiolare di foglie, mia vita

 

scricchiolare di foglie,

mia vita,
sotto passi affrettati:
così perturbato, sconquassando

- come deve - 

viene il giorno.
espande il suo raggio tenue 
nel piombo compatto.

quel cane che abbaia è più triste

di un pozzo senz’acqua.
vieni con me sotto la pioggia.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il cielo in una stanza

 

Da Marcella il cielo è di piombo

o non c’è.
Quando arriva il suo compleanno
tra i pilastri occhieggia l’azzurro
ma solo un istante,
per non lasciare dubbi.

Dal settimo piano si vede tutto piccolo 
ma le foglie del ficus crescono in alto.
Il cielo è un grande inganno per Marcella.
A ben vedere è come un mare

sopra e sotto
e Marcella tira le vele.
Oppure è un soffice alone
che libera per sempre dalla gravità.

*

fedeltà

alle notti trascinate,
a ciò che piano deflagra dietro le tende 

come tremula voce di violoncello
in uno struggimento più fondo,
ma conosciuto,
alla passione primitiva:

torno.


nel timore di violare la verità, 

torno a un vuoto più intenso,

a un dolore universale,
a un accordo fermo,
dentro un loop antico.
semplicemente torno.

nella casa del non possiedo
mi prese una volta e,

come sangue s'incanala,

piazzolla colpevole - dissi -

e non nego.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Novembre

 

Aria nuova infine s’affacciò
e foglie rosse e ribollir di tini.
Sentinella il vento,
quel giorno s’aprirono stagioni.

I went into the room,
near the secret heard you, then I loved.

Cedetti alle voci segrete,
le ebbre foglie volubili ascoltai

l’intimo tuo crepitare, novembre,
il tuo lutto immotivato.

 

 

 

*

d’Altro-ve

 

Quando saremo anime nei prati del cielo,

trafitti di luce,
vivremo ancora in relazione?

O vibreremo per simpatia?

Da vivi non ci trascurammo, 

dolci aguzzini l’un l’altro.

Trascolorati, romperemo forse le catene.
Le cose lasciate sanno di acre 

come la terra.
E noi, alberi ancora confitti?

 

 

*

l’oggetto intermediario

 

tant’è che non parlo
che ho perso la chiave d’accesso.
ma c’è vita sul mio davanzale,
così vicina che posso toccarla.

romperei i vetri

se non facesse freddo.
scrivo e batto i denti.

sotto il coperchio c’è l’in(de)finito.
io non ti penso, ricordo soltanto.

 

*

Creature

 

I piccoli piedi radicati alla culla.
Le manine avviluppate a un’idea.
Sale, iodio e persino carcasse sulla riva 
- col bagaglio doloroso di un lungo viaggio -
nutrono l’urgenza del crescere.
Dall’acqua natale,
sangue a grumi e linfa s’affolla,

capillarmente risale.
Febbricitanti, incendiano il mare
nelle ore del tramonto.
Ma questa notte è per le certezze.
Voi, 

venuti dal nulla a desiderare riconoscimento,

avete in cambio risposte d’amore.

 

 

 

 

 

 

*

caduco

 

tocco i profili rosa 

dei tetti di periferia.

ovatto l’interno delle finestre

se dalla strada grida ancora l’estate.

 

io godo della morte della luce:

piano il buio mi riscalderà.

sono l’autunno caduco,

e vengo e muoio ogni anno, e calmo.

*

il pesce

 

dico il plumbeo cielo panciuto,
l’acqua racchiusa.
dico i persi occhi gravidi,
la luce appostata,

il non saper dire
oggi è ancora sole.
dico - allora -  mare
nel piccolo stagno,
un lungo pesce s'aggira
mimetizzato.

 

 

 

*

la metafora

 

dall’astratto trarre la materia,
corpo e spirito in movimento:
sfiorarsi la mano è un vortice,
al limite meglio un abbraccio.

eravamo nello spazio del gioco,
una danza la musica l’emozione:

metafora di un ruolo,
non eden solamente.

 

*

muto-cosmos

 

sobbollire di umori in densi vapori:
c’è qualcosa di grande in pentola,
gli elementi in brodo primordiale
dal caos proliferano in ordine e sapienza. 


nel brulichio del cosmos, il tuo
logos digiuno solitario stride

come un satellite fuori dall’orbita.

 

 

 

*

et laudes et orationes

 

l’ultima stella scompare

nel tuffo dell’alba.

nubi striano il visibile:
passa la notte.
non ancora s’affollano flotte
e si spargono gli echi:
delle lotte di ieri, visioni
di abbracci di ombre con corpi.
vivi si va per altra
piega di tempo, stirando l’ignoto
come fosse noto, candida-mente
 scorgendo nell’inchino et laudes et orationes.

*

Circle dance

 

Arzillo il cavaliere, la dama 

è leziosa.
La coppia sotto l’arco - braccia unite -

parte col destro,
ritorna coi ruoli scambiati.


Tempus fugit,  l’attacco si perde,

la fine è arrivata troppo presto.

Si sfiorano al croce-via,
breve è il turno, ecco il cerchio finale,

tacco punta, punta tacco, 
ci vediamo al prossimo giro.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

apparenze

 

apparenze non vedo se non

muti spessori di pietra
(gli storni nel cielo vedo).


ma quella voce m’impetra 
aiuto, pietà.
che non le sia tolta
la sua ora d’aria!

 

 

*

L’echeveria

 

Guarita, forse salvata, dal tempo-coperta.
Mi difenderà dal freddo,
a dosi di caldo combatterà
la menzogna del sogno.
Sarà misura dell’eterno

il tenero annodarsi dalle radici all'oggi.

Il mio corpo assorbirà
gratitudine.


La terra non drena le ferite,
acqua è passata senza fecondare.
Nello spazio del vaso dura la rosa.

 

 

 

 

*

Era nostra la notte, scivolando

 

Era nostra la notte, scivolando
come acqua di falda.
Schiaffi le irte luci dell’alba,

intorbidando i gesti diurni.
Guardavamo i nostri ombelichi,
d’altro non parlavamo
che di ferite ancora infette.

Abbiamo guadagnato chiarità. 
Le mattine sono spari d’azzurro
sulla tenda dei nostri segreti.
Potremmo farne a meno,
come gatti che strizzano gli occhi
allo scandalo del sole.

 

 

*

Ambulatorio

 

Il punto di vista è alto

(dai vetri entra un pezzo cospicuo d’universo).

Da qui le miserie si sbriciolano,
come fratture scomposte.
Con materna premura, la luce
inganna l’attesa... di una stampella.

Nella sala dell’ambulatorio
i miei fratelli indiani ridono

sotto il cielo che s’intrufola
nella corsia, quasi sgambettasse.
L’ora è tarda e non succede niente.


Cosa conta un piede rotto
quando navighi a vista tra le nuvole?

 

*

nuvole di città

 

qui le nuvole si siedono,
lì soffici sbuffi in campo aperto
improvvisano una danza euforica.


qui gli uccelli fingono

un'immobilità contro natura,

lì è una gara con gli aquiloni
in spumosa esuberanza.


qui la forma si contorna di scuro,
lì d’improvviso

draghi accendono il mare.


qui, sotto un cielo bloccato,
ho provato a immaginare l'oltre 

che lì ho toccato.

 

 

 

*

è rimasto, tra te e me, un muro d’acqua

 

è rimasto, tra te e me, un muro d’acqua.
materia impalpabile

ma puoi leggerci un po’ di noi.
la luce trapassa e scivola,
non distingue i colori,
non c’è nemmeno l’ombra
di una pagaia che affonda.
le vibrazioni si fermano 

davanti alla prua.
dove appoggia lo scafo,

tra liquide crepe,

c'è solo un sibilo:  il tuo nome. 

 

 

 

*

Letizia

 

i migliori andati via.
in cielo ancora il soleverso sera:

tutto deve essere un pacato

trascolorare nell’oltremare.
da qui il passaggio dei vivi.
il dolore, dopo.

 

 

 

 

 

*

tredici corpi

 

la guerra è consumata.
sotto spoglie di colombe, 

avvoltoi dal ventre di fuoco,
non-umani nella tempesta: odiano.


sul marmo sbarcano cadaveri

dal colore oro-sabbia
davanti al mare-specchio.


cielo, dove sei?

si ode il canto incerto dell’ultimo migratore. 


azzurre rincorse soffocano il respiro.
tredici corpi sommersi,

riemersi.


perché hanno detto casa

un giorno, un giorno solo.

 

 

 

 

 

 

*

malkosh - l’ultima pioggia di stagione -

 

nuvole come onde (il mare è sotto),

gli uccelli volati via.
la bufera ha spazzato i dubbi
e scoperto i trucchi.
passiamoci il segreto

come due sposi.


nella grotta divenuta sacra,
nudi e selvatici,
spingiamo aria in su, immersi 
nella vibrazione del cosmo. 


profonda risonanza,
ricordi,
l’eco dell’ultimo tuono.

un vago mormorio nel ventre. 
il sogno del ritorno.

*

verso l’inverno

 

sarebbe ora di un po’ di prosa:
rifare letti, riempire carrelli
prima che l’inverno avanzi.

fiori d’oro di primavere poetizzarono già.
qui - piuttosto - le miniere
da cui si estraggono futuri
col vantaggio della fattibilità.
sul ponte di un nuovo giorno
- con le sue troubled waters -
si compia l’ardua metamorfosi. 

i segni si colgano nell’erica austera

e nell’aranceto acerbo,

e che non siano sogni dell’alba
coi loro spini!

 

 

 

 

*

nella pancia del bisonte*

                                    a M. Z.

 

dalla pancia del bisonte Matisse

preme per uscire.
gioiscono in tondo uomini e donne:
                     la danza, la musica.


sei ancora Uomo della pietra,

piccolo uomo arrabbiato.
cedi lo sguardo in cambio della pelle
poi torni a crescere il mostro.

 

  

           La danza                       La musica

 

* vedi Matisse: La danza, La musica 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il silenzio che non riusciamo a dire - agli amici

il silenzio che non riusciamo a dire - agli amici de LaRecherche -

non torneranno i lampi che rischiarano.
respiriamo contro tempo

come grilli d’inverno.

i lamenti impregnano l’aria
come gridi spietati d’uccelli,
folate di vento strappano le stelle,
incrina il cielo la danza beffarda della luna.
chi resiste?

ma un antico racconto di donne e di fuoco 

inazzurra le corde di un’arpa segreta: 
noi cantiamo il silenzio.








 

 

*

Ode al tempo lento

 

Tempo lento, 
 avverti nell’ascolto la lontananza 

e insieme la prossimità,
vedi nel piccolo l’immenso,

di ogni cosa l’opposto e la sua ombra.

Tanto potresti,

spandendo libertà come un tappeto che si srotola,

ma inerte è la forza che sprigioni
in placido divenire.

Torre nel deserto,
nuvola chiara nel cielo immoto,
duri senza consumarti.
Come una visione penetri la cifra del mistero
e vi dimori nell'impermanenza
di una quieta felicità.

 

 

 

 

 

*

respirare

 

nulla da dire:

litanie.

non altro che continuare

dentro/fuori

fuori/dentro,

labora et ora.

qui et ora.

voci d’argento 

- da quale limbo, dove andiamo fratelli? -

niente più vale

dello stare soli

nel vetro del chiostro:

fiori, neve, abbandoni.

nulla da aggiungere,

respirare.

*

14 settembre

 

Ti ringrazio

per il miracolo della Carne
e della Fonte.
Se il nascere supera la sete,
Viva l’Acqua!

Rinasca dal deserto della Croce
nel giorno dell'esaltazione. 

 

 

 

*

crudele

 

crudele

come il sole sulle macerie di un terremoto.

crudele e inutile.

sarà per questo che ogni fiore nel buio

si chiude, non muore.

*

canta il gallo

 

scrutare l’alba
nelle piccole scritture indecifrabili
del mare presente.
come ieri, anzi diversa-
mente.
sciabordio di remi_
ganti
in acque in via di schiarimento.
non tarparle,

sta cantando.

 

 

*

sto per rimettere mano alla ventiquattrore

 

un grigio lenzuolo sulla città.
una manciata di minuti all’autunno.
scocca l’inflessibile
senza siglare accordi con l’imminenza.

 

troppi colori feriscono,
è l’azzurro che riporta a casa.

i sogni stanno in scatole più piccole.

*

del senso

 

Mi manca saper aspettare
il riflesso del sole sull’erba.
Troppo in anticipo sulla luce, 

m’addormento prima.
Di tutto mi faccio una ragione
tranne del senso.

*

Un poeta di valore

 

Vale di più un poeta che parli di morte.

Che almeno abbia toccato un cadavere.

Uno che scriva l’enigma del ridere
nei geloni delle ossa.

Che disseppellisca la carne sua.


Riconoscerlo dalla forma delle ciglia,
dal segno daquila sulla fronte,
dal sole che mugola sull’argento dello sguardo,
può squarciare il tuo occhio.




*Arben Dedja, nato nel 1964, medico e poeta albanese,

vedi http://www.disp.let.uniroma1.it/kuma/poesia/kuma13dedja.html

*

fuori stagione

 

è tempo di celare le parole

sotto le zolle,

scordarle affinché crescano.

saranno parole giustificate.



 

 

 

*

Ragazzo afgano

 

Porto via i tuoi occhi timidi,

ragazzo afgano, e il riccio dei capelli,
il tuo francese rotto e il sorriso ingenuo

tra i volti di Les Marolles.

Ti restituisco i miei orecchini con le rose,
l’oro antico della tua memoria,
piccolo fiore appeso al sogno cosmopolita.

 

A Bruxelles luccicavano al sole,
dentro il velo del pacchetto,

i saccottini di verdura.

Luccicano i fanghi de la Mer du Nord,

nelle tue notti senza luna.

Tu, ragazzo, hai tempo per dimenticare 
e io per ricordarti.

 

 

 

*

meteorologia

 

netto e chiaro,
siamo sotto questo cielo
di piccoli sudori e grandi rigori.


mare alle spalle,
un avviso di nuvole,
tenere ansie.


corrono via come fanciulle,
si perdono.



 

 

*

f-r-inire

 

le incongrue cicale,

il rumore che prende alla pancia.

 

cantavano. 

tempo è ora di consuete faccende

sotto nuvole e pioggia.

 

 

 

 

*

urbi et orbi

 

città vuota.

nell’implodere sordo dell'asfalto,

ognuno sta

con la benedizione che ha avuto.


una maglia nera sbattuta dal vento:

la smorfia perenne del mare

come una maledizione.

 

*

festa

 

tre rose tre colori
tre corone tre maree
tre angeli tre ruote
tre cantici tre lune

danzate nelle stanze dell'amore
toccando immergetevi
consumatevi sperando

*

v-ita est

 

dolce è la notte

e non ti ho sognato.

c'è un azzurro che penetra

e un rosso che irrompe.

non ti ho amato abbastanza

da bere questo liquido sole

nel mare di gelo.

*

Le tende di Aleppo

 

Non c'è tenda che tenga, ad Aleppo.

Qui sono a strisce
per vedere il colore del mare 
tinteggiare la pelle

di rosso come il male

sul bianco dei cadaveri.

Il vento sparge ovunque l'odore.

 

(vedi Franco Pagetti, Le tende di Aleppo, http://espresso.repubblica.it/multimedia/lista/fotogallerie/32695106)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il nucleo del tempo

 

si misurano distanze

nella plaga del cuore.

un abbacinare confonde i corpi.

ricordi?


non vale tornare sui luoghi.

ora la vela ha screziato il blu.

questa notte io non conosco

che un canto lieve.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Casa per ferie

 

Bianco mediterraneo. 

Qui va il minimalismo.
Preferibili pareti cangianti,
per orientarsi come col sole.


Il lungomare è una retta

che accompagna lo sguardo
fino a quando si perde.
Vedi come da una culla.

 

Con finti rampicanti,

la terrazza sfida

l'eccesso di iodio.

Il buio s'affaccia come un ricordo.


I vicini: alcuni non sono più.
Non il musicofilo,

le cui tende si gonfiano

a ogni cambio di disco.

 

Una sostanza si attacca alla pelle,

 

sembra manna.

A metà mattina, si è già stanchi.

come feti immersi nella (ri)sacca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Safari

 

La mia amica parte.
Io resto a vegliare
- oh, solo per un po' -.
Le cose crescono o si assestano.
Come questo colore che piano mi assorbe.
Lei starà in un lodge spartano.
Io rimarrò su questo alto-piano
sul mare, all'incrocio di certi venti.
Strumenti, più che fini.

I leoni a confronto con una specie innocua:
gli umani.
Lei toccherà la rara essenza delle cose,
metterà i tramonti in tasca.
Io nel mio vestito di casa  farò senza,

penserò a lei.
Le acque si incontrano tutte.
Si spiega così l'odore che sento,

come di un'esotica pietanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

alimini - baia dei turchi

 

si levano fuochi 

dal filo purpureo dell'orizzonte,

un urlo tinge l'acqua puntuta di scogli.

oggi lambisce la baia dei turchi 

un diamante accogliente.

 

nel mistero del corpo bagnato

un abbandono mai conosciuto.

fossi nata pesce

sarei beata in questo mare.

*

Effe come ritorno

 

Dalla fuga non si fugge.
Il ritorno è una puntura.
Sospetto di non essere mai partita.
Il medesimo vento.
Non è il mare a sommergere.

 

 

*

I panni si attorcigliano ai fili

 

Qui i panni si asciugano al vento di mare.
Mi sovviene l'idea di un gesto autentico:

sciorinare gli amori e i dolori

con le colpe (se colpe siano state o se disgrazie).
Così cicatrizzano.

Domani ritireremo le parole dette,
il nostro tempo sarà come un tessuto nuovo.

Una piccola stella toglierà l'odore di umido.

La serenità in cambio di santini ingialliti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Socio in affari

 


All'improvviso può vomitare del rancore:
verde, marrone, viola.

In totale solispismo, intorbidando per primo se stesso.

Prima di traboccare, brontola.

Io fingo di registrare i suoi melodrammi,
le sue rimostranze gonfie come vele,
ogni tanto mi fermo
per dargli l'idea che lo ascolti.


Ma resto col mio ritmo.
Il vento sferza i gabbiani,
l'azzurro ritaglia le ombre dai tetti.

 

 

 

*

il nido dei ragni

 

mia madre è come una tomba

esposta alla tramontana.
è un cactus asimmetrico.

è il mormorio dei panni sbiancati
al sole, una prova di forza.
ed è come un comò pieno di stoffe

che mai vedranno la luce,

con al rovescio nodi
dove si annidano piccoli ragni.
ed è infine un gatto molle.


dal suo giaciglio vorrebbe migrare

nel tiepido della sera
ma non ha parole e forse neppure le scarpe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

D’anziani

 

Col mare al guinzaglio, attendono.
L'attesa talvolta la chiamano dramma.
Ringraziano per un po' di vento,
per un sorriso: come è bella gioventù!

Vorrebbero possedere i ricordi.
Alcuni non ne sentono la voce.
Dicono che le promesse sono cadute,
che le carezze erano schiaffi,

che il mare è un gigante sornione

dall'alito puzzolente.

 

 

 

*

autostrada

 

dalla nebbia emergono paure e alberi.
questi scarniti,

mossi appena dal flusso delle auto.
le paure in agguato con lunghe dita prensili.
sull’autostrada vado sempre dritto.

l

 

 

 

*

Il sassofonista*

I gabbiani sul palco:

ombre e fiamme il sax di Wayne,

le dita come lunghissime  lingue,

le carezze e i fiati.
C’è una forma dei luoghi che accoglie:

stai in un ventre,
respiri e non parli.
Il ritmo che pulsa è dolore ma dà gioia,

nota per nota.
Uno sputo d’uomo: 

ottant’anni tra i martelli e le corde, 

le spazzole e i piatti.
Così è quest’amante,
ti rapisce bambino con urli  di pancia:

ancora, ancora!
S’alza il batterista, ammicca: 

ancora soffrire e godere.




*Wayne Shorter, esibitosi col suo quartetto all’Auditorium di Roma il 21 luglio 2013, vedi anche http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=2252

 

 

 

*

il corpo

 

ecco un corpo: il mio.
se lo conoscessi, te lo presenterei.
ma non lo conosco.
l’avevo predetto:
parleremo altri linguaggi.


il corpo. lontano e muto. 

quasi sempre in esilio.
oppure ingombrante: la fame e il sonno.
una forma scavata nel vuoto.
la mostruosità che ieri non c’era.
acqua, cenere, nascere, morire.
risorgere?
le mani.
quante parole non hanno sussurrato?
la voce.
quanti visi non ha accarezzato?
cosa so di te? cosa non so di me?
certi corpi non si con-fondono:
cocci di bottiglia.

 

 

 

 

 

*

allegria

 

niente più di un vestitino verde

fa estate.
anche se l’aria punge

alle cinque del mattino,

il verde è caldo

come la musica jazz fuori orario.

 

 

(come la musica jazz fuori orario,

tutto è verde e caldo

alle cinque del mattino,

anche se l’aria punge.

fa estate

più un vestitino verde.)

 

 

 

 

 

*

Senza alone né riflessi

 

Luna bianchissima: 

vi appare il volto di nonna.
Nonna affacciata al suo transatlantico,
e dentro la sua famiglia,

sgranata all’uncinetto.


Ha cenato da sola

metà della vita.

*

Il portafiori

 

Giallo viola lilla rosa rosso.

Quelli recisi - lo sai - non mi piacciono.
I gambi gonfi come cadaveri in mare. 
Il portafiori conosce quest’agonia.

Alcuni continuano a crescere,
in un attaccamento disperato.
Ma l’acqua si opacizza
come il liquido amniotico alla fine.

Di certi ignoro la nobiltà. 
Bianchi, non spiccano sul tavolino chiaro,
muti dentro.
Sarebbero destinati agli altari,

invece con anonimi fiori di campo,

certo più variopinti,

tutti esposti a medesima sorte,

sradicati,

hanno già dato.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il quid di un sogno d’estate

 

ti ho bruciato sul canapè -

ti ho poi sognato grondante acqua -

ho innaffiato la rosa -

né occhi né pelle possono dire

il quid di un sogno d’estate

sul verde canapè

ti ho risognato sul canapè  -

ho asciugato la pelle e le rose -
ho sudato anche gli occhi -
tu bruciavi e ti ho innaffiato -
e chi più sa il quid di un sogno d’estate
sul verde canapè

 

 

 

 

 

*

Questo sconosciuto

 

Si levava un dolcissimo vento.
Parlando, circuivamo la notte.

La metamorfosi!
Una bufera taglia le ombre al pino,
il sonno degli uccelli è profanato.
Così folli in odio ci avvinghiavamo.

L’aurora ci sorprende nella luce
della tregua.
Non si muove foglia.
Così ti ho finito.

 

 

 

 

 

 

*

Sentinella

 

Sono quella delle sette del mattino.
Mi sveglio, faccio vuoto e penso.
Io sono quella che aggira la notte

e alle campane dice: era tempo!

Una stella in ritardo.

La sua rotta deviata.

 

 

 

 

 

*

sul filo del bucato

vite appese a un baratro
come panni sul filo del bucato -

mi fu donato un pianoforte.
adesso lo scenario è quest’abisso
che muove il bucato

*

lo ammetto


se il mattino asciugasse la notte

sarebbe felicità, lo ammetto.
oltre il muro e la siepe
immaginare il nuovo infinito.


perché, vedi, ancora sono 
il muro, la siepe e la calda notte.

è felicità, lo ammetto, non scrivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

La scuola di Alwasi e Aikije

 

Alwasi e Aikije, adolescenti 
nel Niger semi-nomade. 
Allevatrici. 
E’ Alwasi la più grande. 
Sgrana il miglio, che pesta tutto il giorno.
Aikije munge.
Ogni due giorni raccolgono acqua. 
La issano sui fianchi dei muli.
Le piogge, quando terminano,
si fa festa. 
Uomini dai candidi denti
roteano lo sguardo truccato.
Le donne li scelgono,
scossi i cerchi alle orecchie.


Oggi grande notizia:
apriranno una scuola.
Alwasi lava il vestito.
Aikije medita.

*

Acquazzone

 

Mi è venuto a cercare.
Da lontano un bubbolio,
poi un bagliore sfumato,
un punto e virgola nel lenzuolo

che presto torna chiaro.
Più santo della manna sul deserto,
ti ho cercato e non sei venuto.

 

*

Il girasole e la gerbera

 

Stanno insieme da anni:
collocazione provvisoria.

Due fiori di plastica, senz’acqua:

così poco basta
a rimettere in gioco la vita.
Il sole è un accidente:

non chiedono né amore né dio.
Di restare vicini 

nel vincolo della materia.

Mi è parso di vederli arrossire.

 

*

L’unica moneta

 

 

Ci sono reti tra le persone
e case vuote o sul punto di essere lasciate.

Colme invece di silenzi importanti,
precoci segnali d’inverno.
Ci sono ritorni che si consumano
in perfetta incoscienza
e desideri che mai affioreranno.
Né vale vivere così.


Ci è stato detto che la fiducia
è l’unica moneta, che siamo servi inutili,
che la porta stretta s’apre
a chi trasporta pesi sulle ali.
E ci s’infila, allora, annaspando,
in vicoli senza poesia,
inseguendo la tenda del cielo,

immaginando una stoffa più bella,
dietro le nuvole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Quasi un mito

 

 

Lo zucchero dell'alba.

Un fruscìo, sopra e sotto la terra,
l’onda si gonfia fino al morbido schianto. 
La luce fa il suo corso poi si consegna.
E fu sera e fu mattina.


Siamo le mani di un Dio annoiato,
la sua m’bira* e il suo canto 
immenso.

 

 

 

 

 



*riferimento ad un mito cosmogonico africano: Dio, annoiato, riceve dall’Immaginazione il consiglio di costruirsi una m’bira (o sanza) e così, ad ogni suono emesso, si origina un elemento o una creatura.

 

 

*

Stuccatore

 

La certezza di nutrirsi (di polvere)
nel girone di un normale inferno.
Salvador: stuccatore.
Plasma, spalma, alliscia, taglia.
“Com’è triste essere poveri”.
Si piega su un antico dolore
come le sue ginocchia sulla materia

che le mani creano.

“Estoy cansado de trabajar.”
L’indomani inizia prima che il sole sorga sul Perù.

 

 

 

 

 

 

 

*

La betulla

 

Apolidìa:

non maledizione

ma spaesamento 

nel nido che altri hanno eretto.

Smarriti in casa nostra.

Rimaniamo farfalle bianche su una betulla,

mimetizzati dall’irrazionale,

o in fuga - statica -

da un predatore misericordioso.

*

Strascichi di creazione - dedicata agli esaminandi


Sfilano a ripetizione:
chi audace, chi pavido,
chi sicuro nell’inconsapevolezza.
Il Cosmos li ha stanati,
sgranano gli occhi.

Materia ed energia insieme,
ardenti di curiosità 
nell’attrito del non-so.
Proprio come noi, 
assoggettati al non sapere

 

che nulla si sa,
abbracciamo chi similmente
è tuttora in creazione
per l’incredula emozione di un Dio.

 

 

 

 

 

 

 

*

Intuizione del dolore

 

Nelle celle del corpo
si affaccia un’ombra più grande.
Una brezza l’annuncia.
Già i sogni rumoreggiano
ma è muto il mio sonno.

I demoni si lasciano sfiorare

dall’aleggiare di un sordo dolore.

 



 

 

 

 

*

belgradese

 

Ti scrivo da un piano sì alto
che persino i gabbiani si smarriscono.
Non ho ancora visto il fiume,
dicono sia meraviglioso
quando si confonde nell'affluente

come due sposi al taglio della torta.
Ti mostrerei la briosità delle orchestrine, 

un contrabbasso restaurato,
un violino che ammicca alla fisarmonica.
Gente apparentemente spensierata,
ma con occhi più lontani che convincenti. 
Qui, di giorno, sale un caldo feroce
ma la sera il fresco balcanico ridemensiona tutto.
Dietro i parapetti le paure sono ben ordinate 

in certi scaffali interiori

insieme a vecchi elettrodomestici.
Si teme che il tempo possa cambiare,
e non solo il clima, di per sé estremo.

Io non ho paura ma qualcosa incombe.
Sul selciato antico passeggiare è un'impresa, 

gli odori penetranti dei cibi

sembrano volerti occupare il pensiero,

come i colori di qualche vasetto da balcone.

Si affacciano da case senza specchi,
con sguardi sensuali,
lei porta i tacchi, lui calvo e forte.
La loro lingua dura,

la caparbietà degli occhi azzurri o nerissimi
a confronto con un cielo aperto (ma non troppo),
sembrano elevare la perplessità
a filosofia di vita,
giacché si è già creduto in molte cose.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Buongiorno

 

Di nuovo (r)accogliere
gli estremi di una supplica ordinaria,
immersa nel magnifico giorno:
convinzione che schiude la strada.
Anche i fiori nel vaso sopravvivano alla notte!
Fortemente ho voluto essere qui.

 

*

Clausura

 

 

Il chiostro è un tripudio

di pervinche e di rose.

All’ora terza sono angeli

che cantano e suonano

con l’arpa elettronica
sotto dita avvezze all’organo.

 

Due uomini in preghiera
appaiono dalla vetrata.
Gli affreschi rivivono. 

In penombra le sorelle

scrutano i foglietti 
lasciati da gente disperata.

 

 

 

*

Scene da un matrimonio

 

La sposa ride con le fossette.

Sull’inginocchiatoio rose rosse 
ma sporge qualche spina.
Alla madre fuggono i ricordi

col cappello che il vento porta via.

Nel giorno abbondante
la sposa inciampa,
sicché vede il cielo a tratti,
a tratti lo perde,

e per sempre.

 

 

*

d’invisibili scambi

 

avendo ricevuto, ora mi dono
con azioni semplici

come strizzare un abito.


(invisibili scambi fuori/dentro.

minimalismo affettivo: gesti chiari.)


ritorna il quotidiano.
innaffio la parte più scura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il giaciglio

                                                  ad Alessandra Ponticelli Conti

 

Salutiamo le brezze:

qui i corpi tacciono.
Nessuna fatica, nemmeno il ricordo.
E' un tempio illacrimato.
Salutiamo anche le nuvole viola
e i sogni tramortiti.

Qui il risveglio sa di semplice.


Un raggio ci trapassa e noi,

tutta luce,
ci nascondiamo al mondo.
Solo per poco non mi avrete,
ci ha detto. Riposate.

 

 

 

 

*

quasi artista - epitaffio -

 

come uno schiaffo inaspettato.
ora tornerà alle sue radici.

non è detto che si nasca tutti artisti.
lo si desidera, 

come un cuore matto desidera il respiro.

ritratto di donna sparita.
ora parlate bene di me.

 

*

bambino gesù

 

un giorno ti viene a cercare
con un messaggio al cellulare.
tu sbuffi - proprio ora? -
svogliato t’incammini.

              un cristincroce,

              con una macchina al posto del cuore.

              respira con rumore.
             muove polsi e occhi come girandole.
              
la sera ingoia i colori,
ogni clown si sveste.
lì dove si è più esposti all’amore,
la notte fa il suo mestiere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Un salmo laico

 

Il mare dietro le spalle.
Dimmi: dove inizia il Continuo?

La pioggia dietro le tende.
Dimmi: cosa hai visto?

 

Accorrete a salutare il Sorgente.
Stelle, animali, piante, sorrisi, lacrime,
tutto il Reale, la Forma e l’Informe.

Dal sangue gridano voci di gioia 
nel cerchio di Fuoco.


Non lasciate cadere i semi
della parola, 

il dolore cambia l’Amore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

A uno specchio non c’è rimedio

 

Uno specchio nella stanza.

Fuori, la nebbia. 

Né qualcuno mi vede.

La vicina ha chiuso la porta.

Si esce in orari diversi.

Devia la luce sulla ruggine,

penombra è come dire silenzio.

 

A mezzogiorno,

loro riprendono a cantare:

non consola udire

l trillare di merli,

passeri e fringuelli.

*

Le rose del lago

 

Nelle acque turbolente del lago,
per effetto paradosso,
ogni diffidenza si dissolveva. 
Il merlo del salone aveva buon gioco
nel dire “buona sera” agli avventori.


Poi arrivò la pioggia, acqua sopra e sotto.
Le rose, schiaffeggiate,
momentaneamente si arrendevano.
I gatti stavano in guardia.
Il gallo cantò fuori orario.


S’udiva il suono sordo della caducità,
una sorta di vento che increspava dal fondo.

Anche noi nel cerchio liquido:
altro non s’immaginava. 


Dunque, le rose. Il luogo ne era
misteriosamente pregno.
Il cielo, tornato azzurro,
si consegnava all’esattezza di un effluvio,
come fosse arrivato il momento della giustizia.

 

 

 

*

effe come cantante - omaggio a f. de gregori

effe come cantante - omaggio a francesco de gregori


e che dire di francesco,
nome caro (lui non sa di me),
cannone e cappello,
vagone e vagabondo,
guerra e ulivi, cani e fiorellini?
angelo inattuale,
amore nudo nel temporale,
ombra roca on the road.

ho pochi amori, molti temporali.
accosta il mio cammino
lo stesso compagno.
non porta cappelli, alleva fiori:
lo conoscevo quando non ero che insipienza,

una sagoma senza luce:
già allora amavo e amo la sua voce.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

eppure brahms*

 

non nevica.

solamente un cielo cobalto:

pazzesco il tema dei corni e degli oboi

- tutta la sadness dell’umanità - .

il popolo che ha generato brahms
non smetterà di cantare l’acqua che cade e ricade.

il pizzicato dei contrabbassi

affonda la verità trattenuta a stento
dall’elevarsi sopra tutto e tutti.

 

 

* terzo movimento della terza sinfonia

 

 

 

*

certamente oggi

 

ho la solita vita tra le mani,
e una corona che richiede tempo

e voglia.
se ora piove, il sole verrà,
con trafitture insospettabili.


questo silenzio sgranato,
questo gonfio pulsare.

contemplerò il dono - l’irradiazione -.

 

 

*

 

tornare al passo spiccato da bambini 
al profumo del gelsomino
alla strada di luce 
al docile gesto dell’erba 
ai baci a memoria

nei labirinti delle città.


lì dove il vento impolvera la lingua 
e il sudore goccia a goccia riempie il mare
lì passavo

e lì sono nata.

 

 

 

 

*

Vacua mens

 

Infine, vuota:
nessun nome, nessun corpo.
Bianco su bianco, 

nero su nero.

Né un profilo di fianchi
né memoria di pelle.
Campo sgombro:
è libertà? 

L'immenso spazio del ricevere:

gioia pura o il nulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Qui, ora, sempre

 

Aria di pioggia col suo carico.

Gli uccelli in allarme.

In quale elemento ti mimetizzi,
qual buon vento ti trascina?


Il mondo è un altare:
ogni fiato un amen.

 

 

 

 

 

 

*

Inedita

 

Non sapevo neanche di averlo.
Dicono il primo caldo, gli ormoni,
roba chimica, forse glicemia.


Cent’anni accanto.

Troppi, da far male l’anca.

Poi sento che stiamo su un filo.
C’è un profumo che parte da dentro.

*

invidio gli uccelli

 

per il loro volo incosciente,
per non stare coi piedi sul presente.
perché aggrediscono il vuoto,

anticipando la perturbazione.


con la stessa ostinazione, 
noi mangiamo tranquilli nei nostri nidi.

 

 

 

 

*

Consuntivo

1

Un sogno che non si è sognato,
un risveglio nel caos.
Il sogno è rimasto im-potenza,
il caos si è poi dispiegato.
Bussi e aprono, 
come torna al nido l'uccello.

2

Quando il vostro rumore
prese il posto del mio pudore,
l’amore vinse la passione, 
si fece concime.
Fertilizzaste il mio spazio,
togliendo potere alla solitudine.
Tra tutte le voci,
scelsi il mormorio della vostra giovinezza
e me ne feci scudo.
Ora invece il vuoto dei corpi.

L’oggetto del desiderio
resta chiuso nel suo riserbo,
intorno la vita si espande.



 

 

 

 

*

L’artista e la sua opera

 

L’artista scompare.

Lei invece non muore,

la memoria la reinventa.

E’ un vecchio trucco dell’umanità

condonarsi la pena dell’ignoto.

Se avessi le mani di Bollani,

per esempio,

andrei fiera per le strade del mondo.

Mi concederei ai crocicchi

per voluttà, non per bisogno.

*

stefanobollani

 

perché gli uccelli cantano?
cosa c’è nell’orribile grido del corvo?
è una lingua, la loro, o una musica?

tersicore è leggera, 
feroce il daimon di stefano,

il saltimbanco.

 

 

 

*

L’amore si vede dai gesti

 

L’amore si vede dai gesti.
La coperta pende da una parte,
il lenzuolo ha una piega non geometrica.
Risistemiamo le cose com’erano

prima della pioggia,
raccontiamoci l’antica bugia di primavera.
L’inebriante odore dei gelsomini
copre il putrido della carne,

gli spiriti s’alzano da muri scorticati.

Gli alberi eseguono l’ordine
e tu, mio simile, non prendi parte alla festa?
Non senti l’eco delle tibie e dei cembali?

 

 

 

 

 

 

 

*

La cornacchia e la visione

 

La cornacchia col suo verso 
e questa tazza di caffè abissino.
Il tuo volto muto 

e l’attesa di un pensiero giusto.

Non sento, non vedo.
Sto tra le quattro mura dell’ignoto,

sotto l’ombra fresca

di una nuova visione:

un gioco senza scopo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il ribaltamento

 


Ho provato a lanciare un ramoscello:
risale il fiume.

Così il reale si ribalta: il cielo in basso, 

in alto il fango.
Il ramoscello, contro-corrente.


S’ignora, tra desolati capanni,
quanto manchi al mare.
La sorgente è lontana,

tra le cose non c’è giustizia.

 

Poco più in là appare un alveare umano,

macchiettato da una pioggia sabbiosa,
intima e triste, che lava le rive
e lascia stracci sui rami.


Nel contesto immutabile,
la materia, coi suoi tempi, lavora.
I passi appoggiano sul morbido:
da qui s’intuisce il verde
e lo si desidera fortissimamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

la materia oscura

 

non-luce, 

la faccia dell’Altro,

la pudica metà della luna,

la rete che tiene le stelle.

 

e giace sotto l’atro

potente del cielo

l’umile terra cieca:

chiara materia.

*

le doglie

 

 il silenzio finalmente
dopo un parlare convulso.

ma attendo una debolezza del cielo
- uno scroscio improvviso -
sì che lo sforzo del parto
si cambi in canto.

*

Pazienza

 

Disegni sul dorso della mano
la parola amore
con la pazienza di colui

al quale il fiume nulla ha restituio,
nessuna ipotesi,

nessuna mediazione.

 

 

*

La malta

 

E’ sorto un palazzo
tra il giardino e la scuola.
I pini facevano ombra,
lavoratori anche loro.

 

La luce dovrà cambiare strada,
la terra si raffredderà.
L’orizzonte sarà l’angusto spazio

di una libertà solo interiore.

 

*

Il contadino e la primavera - divertissement -

 

A volte serve un taglio,
delicato ma intenso.
I frutti maturano al sole.

Ora esco, la sfoglio
le tiro giù la maschera
e le dico ti voglio.

 

 

 

 

*

Interrogarsi sul senso giacché

                                               a Nando Battaglia



Interrogarsi sul senso

giacché tacciono le voci.
Sovviene un tempo nuovo.


E noi siamo sotto una màcina leggera

come chi sale controvento,
tra fiori e polvere,
sotto il cielo irriducibile.



 

 

 

*

L’opzione

 

Sto dalla parte di ciò che non ha attecchito,
nel canto strozzato,
nello stridio che straccia il cielo.
Sto dalla parte di chi non sorride,
nel volto divenuto ignoto,
nel parlottio oscuro dell’insetto
scampato all’olocausto. 
Non sto nel cerchio, non oso.
Brulicano avvinghiate le foglie nel vento.
Lì anch’io inquieta di-vago.

*

il tamburo

 

se potessi del tuo pensiero

conoscere la consolazione, 

se negli spazi immensi delle molecole
potessi fare un giro e ritornare,

non sentirei quest’ombra pesante
battere a vuoto

sul tamburo universale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

L’oblazione

 

Sorelle, tanta bellezza non perdona.

Né il tenue profumo dell’oblazione

- grazia sull’inferno dei vivi -

cambia il senso del vostro morire.

 

 

 

 

*

Le scarpe

 

Un giorno d’aprile,

alla luce del sole,
appaiono dodici rose

spremute d’arancio.
Con le mie scarpe nuove
chissà dove sarei andata
se dodici volte e ancora dodici
non m’avessi sorpreso
con un succoso tramonto
e le tue scarpe usate.

 

*

Il pulmino

 

Le rose non sbocciano ancora

ma da come muovono le foglie
s’intuisce un certo sollievo.
Le ho sistemate nel bicchiere trasparente,
bene in vista con tutte le spine.


E’ passato il pulmino dei bambini disabili.
Alcuni dormono,
altri sognano limpidamente
un contratto a tempo indeterminato

con la primavera.

 

*

Con-giunti

 

Andiamo a braccetto coi nostri discorsi,
i figli, il lavoro, i fiori che non prendono,
il nuovo vaso di ceramica.
Con-giunti alla traversa degli artisti,
il passo si alleggerisce.
Siamo in vacanza, con la valigia piena

di casualità, 

sotto un cielo finalmente disteso.

 

 

 

 

 

 

 

*

Il mio amico Derek*

 

Derek dice:
le cose non esplodono.
Io dico:
è rimasto un puzzo di bruciato
nella fragranza del pane.
Derek dice:
come Beethoven, la musica è nel silenzio.
Io dico:
è stato uno tsunami.


Il rumore di un fiore che cade:
più forte del tuono.
Quanti sono i capelli bianchi in più?
Sbiadisce la carne

se è lontana dal sole.



(* Derek Walcott, vedi http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=2104&Tabella=Proposta_Poesia:)

 

*

la notizia

 

Di colpo la notizia:
Dio non si è stancato di noi.
Mi ha colto tra gli aquiloni,
in mezzo alla sabbia bagnata,
come un mare tumultuoso
in direzione contraria ai pensieri,
e come un boato
tra morte e rinascita.

 

*

nostalgia

 

non più di una sagoma grigia
nella mollezza del fiume,
una stella incerta,
una strada che di notte ingoia il buio,

nel sonno mi coglie:

esce ed entra e non mi trova.

*

aprile impercettibile

                          "... proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?" (Isaia, 43)

 

 

impercettibile aprile 
vieni con grazia lieve

dagli spifferi delle finestre.
frizzante di mare, pungi le guance.
sposti gli sguardi dalla terra in su, 
spaziando tra venti antichi

e freschi desideri.

 

 

*

per lei non avevo mai pianto

 

quel rumore di meccanismo rotto,
il cedere delle ginocchia.
poi il silenzio si attacca alla pelle
come una benda sulla crosta viva.
forse non l’ho guardata.
la guerra appiccata dal freddo
ora rim-bomba nella stanza attigua.

*

La piazza

 

13 marzo 2013

 

Nome, che di mio figlio hai il nome
pastore e croce per mandato,
sono felice.
Se ingenuità o se disperazione,
non so.
Sotto il lampione la pioggia rifrange
il buio con le bandiere.

 

*

gates

 

guardo la rondine che mai farà primavera.
un annuncio, quando viene,
viene anche se difetta la fede.
la voce dello speaker all’aeroporto:
si accalcano per i primi posti,
ma è dietro che si vede

la coda dell’inverno.

 

*

al bar della stazione - otto marzo -

 

non sappiamo più salutare.
la gente s’ammazza o muore

d’inaudite malattie.
mia nonna è nella tomba
sotto il prato di marzo,
la mia amica sta arrivando dalla nebbia. 
ho chiesto a Charles, l’alcolista,
di controllare il suo linguaggio:
non sta bene

che nel giorno della festa delle donne
mi vergogni di lui.
il cappuccino è troppo scuro,
sa di liquirizia.
il silenzio del bar a quest’ora è surreale.

sotto il sole diligente

avvengono le consuete tragedie.

 

*

Il poeta e la cantante*

 

Il poeta era molto stempiato.
Portava la sciarpa su una giacca lisa,
il pubblico di donne attestava
il fascino maturo dell’uomo 
prima ancora del poeta.
Alla destra, in carriera,
la giovane assistente.
A sinistra, in abito di scena, la cantante.
Inizia il poeta, la cantante ammicca:
ora tocca alla musica.
Al rinnovarsi dell’ispirazione
c’è chi applaude e chi resta a meditare.
Il poeta stempiato
con l’aplomb dell’impiegato
e la sua poesia senza pudore,
nello spazio s-consacrato di una canzone.

 

 

 

*contributo alla riflessione sul rapporto musica/poesia

 

*

vedetta cercasi

 

indubbiamente, si è nel tempo

numinoso.

non senti il lavorio sotto terra?
al sole perentorio fremono le zolle.

forse il fico darà i suoi frutti.

 

qualcuno ora proclami a tutti
(pancia a terra, un grande orecchio)
cosa vede arrivare in lontananza.

 

*

L’azzurro trapassava il campanile

 

L’azzurro trapassava il campanile.
Poco prima, squillavano campane di ogni misura.
Indizi sul viale ce n’erano:
la fiamma dei gerani, la mitezza dell’aria.
Ma sui tetti non c’erano fiori.
Non avevamo cambiato le scarpe, 
né dismesso le sciarpe.
Qualcuno piangeva.
Ad un tratto l’insetto gigantesco
si levò, bianco più delle nuvole.
Girò intorno al santuario.
Salutato il nous, approdò alla metànoia.

E noi consegnati alla prepotente primavera.

 

*

gli anemoni

 

questa volta ci siamo guardati:
c’è spazio tra noi per dare alla luce.
dovremo pregare il sole di riscaldarci ancora,

la luna di non volgerci le spalle.

il nostro albero ieri è caduto.
contro l’intelligenza delle cose,
e prima che scenda la neve,
dobbiamo rialzarlo: fioriscono gli anemoni.

*

L’ala di riserva

 

Dov’è, nella pietra,
il profumo di fresie?
Dove gli sparsi capelli?
La Luce trapela, e gli uccelli?

Che tu possa spiarli.


Tra gli elfi e le anime dei marinai,

tu sei la più bella.

Prigioniera, ma con l’ala di riserva.
Ti tremano le spalle.
Aria sottile trafora la terra.
Tu non posarti, vola.

*

Centotré

 

Centotré spettri
sulle croci stecchite del fiume
e centotré strenui minuti.
Sul fondo, stracciata, 

tra le insidie della sabbia, una donna.
L’aspettano al ponte.
Nel cadaverico letto s’immette
e passa.

Misteriosa attrazione dell’acqua,

madre e matrigna,
consumi i tuoi mostri neri.

*

Storia d’inverno

 

Un giorno appare emaciato

- forse morto -
a domandare ragione del mio silenzio.
Da qui non si migra - dice - si fugge.
Lo prego di restare.
Sento freddo.


Come uno screzio, breve l’addio.
Ricordo di aver dubitato, allora,
che fosse vero.
Di questo do testimonianza:
la primavera bussava.

*

tradimento

 

tangueria, e ti tradisco poesia,
per un’estasi sonora.
l’accordion apre/chiude l’anima.
ti tradisco e tu tradisci me,
d’altro t’abbeveri.
tangueria, tu conosci la mia gelosia,
io la libidine del tuo fiato.


cambia il verso, violino,  

riprendi parola, espanditi.

di sussurri non è tempo.

urla.

 

*

la sfilata

 

vi è una strana pienezza

di stelle e colori

nell’aria tersa.
ma la luna,
la maschera più piccola,

è sparita.
oggi siamo più soli.

 

*

quanto piccolo quanto grande - trio jazz -

* ai piccoli-grandi poeti gezim hajdari e lorenzo mullon

 


nel piccolo, ti so grande.

grandi tutti (me l’ha detto un poeta).
il sussurro del jazz nella notte,

non ci sono parole. stupore. 

indicibile inganno - perché è inganno

vivere sospesi -  e la musica il più grande.

fisarmonica e tromba,
grande amalgama di malinconia.
non dolore, solo soffio e volume.






** il trio è Lundgren, Galliano, Fresu,

vedi http://www.larecherche.it/video_grande.asp?Id=812&

*

lettera sulle rose i ciclamini e altre sciocchezze

 

caro,
sai che m’apro con difficoltà.
ma l’aria sa troppo di primavera, 

ed è uno schiaffo per chi è cauto.

già le rose, in gara coi temprati ciclamini,

schiudono i boccioli.
sempre superbe, le rose, sanno mostrarsi.

desiderate, rispondono.
c’è tra loro chi s’acquieta col bacio della rugiada.

*

Dall’esterno li ho visti confabulare

 

Li ho visti confabulare attorno alla cena.

Io, febbricitante, ho pianto la mia assenza.
Una luce dorata piegava su di loro,
la lampadina ne moltiplicava i riflessi. 

Non resterò vicina al loro dolore
- proprio qui è scappata una lacrima -.
Di soli e pianeti è piena la volta celeste.

*

napoli - rettifilo -

 

i vicoli respirano.

un tramonto tossico.

carpe diem

l’azzurro è una certezza.
il via-vai a volte si ferma,
si sente la medesima lingua

- o quasi -.

si aggira un temporale.
nell’a-temporale,

i solerti cavalieri di malta.
le ampolle nel duomo

stanno al sicuro.
nei presepi,

personaggi perenni.

*

Nostos

 

Tornare al crocevia,
bianchi come neonati,
vegliare il sonno delle fate,
dragare il buio.

La mattina, poi, dalle finestre escono ricordi.

Tutto si fa piccolo.
Al cospetto di un tabernacolo di pelle

mormorando scuse più che preghiere,
siamo già perdonati.

 

 

*

L’idea

 

S’insinua tra gli spigoli della mente,
trova dimora in un cantuccio,

da lì piano s’espande,

prende la forma dell’io-sono.
Dimentica del travaglio del parto,

si dispiega nel reale,

innesca il meccanismo

e va da sé:

nascere è una necessità.

*

Gattogrigio

 

Avvolta la coda a giro,
come una statua, infreddolito.
Gattogrigio occhiogiallo,
se incroci il passante, racconta
 il languore del tuo giorno tra i sassi,

tu che notte trapassi con lame ardenti
e sai durare nelle ore dure,
concupendo i raggi del dio. 
Nel segreto è il tuo nido,

libertà il tuo peccato.

 

 

*

litania

 

provo a cercarti nella lontananza
come fossi una luce che guadagna spazio,
o una leggera scia dentro un rumore di fondo.
provo a ricordarti nel sole,
goccia a goccia come il sale di certe lacrime
sul viso radioso.

forse sei l'illusione di un tempo avulso dal Tempo, 

o un sottrarsi al tempo stesso.
provo a immaginarti nelle nuvole.
tenui nello sfondo cinereo
come parole trasparenti, come onde,
più bianche se lambiscono la riva.
provo a ritagliarti intorno alle foglie:
sparsi coriandoli sulle coordinate dei luoghi,
i luoghi più intimi.
provo a lasciarti lì dove sei
in odore di fiume, pioggia che porta via.

il niente delle orme,
la misura dell'ombra.


*

quando non ci saremo

 

 

quando non ci saremo
avremo la sensazione di non esserci mai conosciuti.
borbottavi mentre lo dicevo 

in certe diacce mattine 
con le finestre ancora chiuse.
potrebbe accadere di riconoscerci in aeroporto
alla fine di lunghe piste in direzione, che so, dell’Africa.
potrei allora chiederti indicazioni sul tragitto
ma sarebbe come rivolgersi a un estraneo.

quando non ci saremo
avremo la certezza di esserci affacciati su giardini altrui

per intuire la semplicità della primavera.
ciò che voglio dirti, in tempi non sospetti,

è che stiamo camminando così lentamente
da avvertire di ogni passo la magnifica sospensione

tra l’ultimo e il prossimo.
è facile dimenticarci che siamo ancora vivi,
presi come siamo dall’euforia di sentirci liberi.

 

*

Il cielo di gennaio

 

Formidabile spunto per sorridere

e sorrido, dove è luce,
tra le smorfie di un dolore piccolo piccolo.
In penombra, luce è preghiera.

Cos’altro chiedere al cielo di gennaio?
Ha promesso il sole, eccolo,
i ginocchi si piegano.
L’aria è colma dell’odore dell’imminenza.

*

tarantola

 

salto m’allungo
spiro ed e-spiro,
espiando veleno
inganno la sorte.
il vortice prende
la morte alla gola:
nel pozzo santo
respiro, rivivo.

così muta e cieca
al ritmo m’apro,
la notte ribalto
in arco di viola,
il corpo mi duole
nell’ambivalenza:
simbolicamente
bruciata, risorgo.

*

Il pane e le rose


Perché ha visto in faccia la vita
ha riconosciuto, o morte,
l’agguato delle rose sul suo letto.
Implora “aprite le porte”,
voi datele del pane intinto nell’olio,
datele la mano
perché sgrani la paura a poco a poco.
Le rose accorciano il respiro
ma il suo vestito è pieno di petali
ricamati da fantasmi buoni.

*

d’ora in poi solo poesie d’amore

 

d’ora in poi solo poesie d’amore.
notti languide e as-sensi,

bisogni e tenerezze, baci ardenti.
vaghi sogni, esotiche maree,
massacri e ritorni,

vite perdenti, panacee.


di quelle che a prima vista
rivoltano cuore e cervello
ma infine svelano, al titolo amore,
l’enigma delle more.

 

*

non-verbale

 

ne so d’amore quanto tu di musica.
ma raffinando altri linguaggi

poremmo scambiaci - che so - opinioni sul tempo

o questionare di politica estera.
pur amanti della tana, animali sociali si è un po’ tutti,
pantofolai solo un giorno a settimana.
nelle stagioni di mezzo

è facile farsi tentare dall'essere turisti nella propria città,

come se estraniarsi fosse un metodo per ritrovarsi.
passano anni così, 

cumuli e cumuli, nessuno scarto.
quante azioni tanti frutti,

efficienza pari a efficacia.
ottimo - dicono - pur di non apparire
banali.

*

la neve di gennaio

 

nonna,

l’orologio a cucù segna più rughe sui nodi delle mie mani,

così simili alle tue,

e la musica che non fanno
si è trasformata in un grumo bianco.
le porto alle orecchie per non struggermi al canto dell’alleluia,

dolce progressione dei tuoi lunghissimi giorni.

all’incontrario vengo da te.
tra nuvole e scale,

sono certa che la neve di gennaio è cosa sacra.

*

alberi, inverno

 

della strada, ho amato gli scheletri ai lati,

in inverni spirituali;
i colori della terra confitti nel piombo
come fossero unghie aggrappate a ciò che non possiedono:

il cielo;
il sole impresso sul retro delle foglie.


ho amato il vento sui cammini di sempre,
le sue promesse in accordo con la gravità delle radici;
la spinta verticale che si fa ponte, infine,
tra ciò che hanno visto sulla riva del fiume
e ciò che, dall'alto, riconoscono del mare.

*

arirang - su una canzone popolare coreana -

* a mia nonna

 

dove il vento affonda le carezze,

io piango le valli d’oro di arirang.

limpido è il sole, il grano è alto.

arirang ti piango e poi ti scordo.

ricco è il raccolto,

senza lacrime si spande sul volto

il canto dell’ava.

limpido ruscello, arirang ti penso,

nel bianco respiro dei monti 

arirang ti perdo.

fondo mare che ci guardi,

preziosa fiaba, arirang, 

ti racconto.

*

asilo politico

 

da piccola, mi si ruppe l’asticella
della bandierina.
i compagni recitavano la propria parte alla perfezione,
io, alle prese col legno spezzato,

tentavo l’impossibile.
c’erano dolci artigianali: tutto avrei offerto,

pur di farmi perdonare.

in sogno stanotte mi hai detto che sono irriguardosa:
sistemare aghi di varie misure!
“serviranno per cucire gli strappi”- pensavo.
poi uno squillo improvviso e sono svaniti tutti.

ho lasciato le cose com’erano,
ci sono s-punti e fili scuciti dappertutto.

*

gong tibetano

 

 

né origine né fine,
solo fermare l’in-canto di un istante,
l’ignara sapienza del vuoto,

il silenzio: 

ristare.


luce spalmata su occhi

simili ad aghi.

e ritornare al punto

in volute e spirali.

 

*

lungotevere

 

il cielo trapassa i rami incolore.
le foglie come piccole carte

ad asciugare sui rivoli biondi dell’eterno,
puntando al mare.


un bagliore d’acqua verde
emana l’odore dolciastro
di qualcosa di vivo.

*

un’epifania

 

stanotte, all’improvviso,
tra il nero e il bianco, ancora col fiatone
e senza dare una spiegazione,
si è presentato il rosso.
ho lasciato che si fermasse dopo aver errato tanto,
come se il tempo non fosse passato,
e nemmeno una parola.
il marmo della porta non era distacco

ma solo l’effetto del freddo.
infatti tra le crepe ora spunta il verde,
fa capolino il giallo
e, sotto sotto, sembrano dire fìdati.

*

stato d’animo incipiente

 

s’appresta l’onda
come il cielo alla terra
come l’alba al fuoco
come la notte alla fantasia

e l’anima
- antica madre cieca -
s’acquatta in un pozzo di carne
e lì s’immerge

*

L’agenda

 

La tentazione di non muoversi.

E’ così bello aspettare di sentirla arrivare.

D’improvviso, a volte.
La sensazione forte d’imminenza e la paura di nominarla: 
non ha titolo né indice.
Il timore che sia oltre il limite del qui e ora,
che giorno è (nel dubbio, mi fermo)?
Il bisogno di pienezza, il desiderio.

Il desiderio  domato.
 

Dov’ero e dove andrò?
Nel mezzo, il nulla?
Piove e tutto cancella,

passa.

*

soltanto buon anno

 

auspicio di lunghi giorni,

di attese brevi,
nuovo o il medesimo
tempo di cose nuove,

sempre e per sempre,

non ha senso - dice il cantante -
(e lo canta appassionatamente)
il tempo!

*

Arbor

 

Quel seme che attecchisce dappertutto
è mio padre.
Un grosso tronco dai rami spogli
che faticano ad abbracciare.
Rinverdisce, di tanto in tanto,

di fronte al mare,
appena fuori dalla caverna.


Non lascia cadere i suoi frutti,
ne sparge all'aria l'odore un po' acre,
sfuggente.
Un albero che teme la sua ombra
ma si apre ad ombrello,
interlocutorio,
sotto una pioggia che non scende dall'alto.

*

terra di Puglia

 

Sposa d'inverno,

il vento sferza e accarezza

sui pinnacoli di pietra.
Anthurium dei tropici
sull'ingordigia del mare.


Domani trasmuterà in oro
il sudore degli ulivi,

farà un patto col sole,
il paretaro disegnerà
la lunga ombra di calce.

 

*

tramontana

 

con la tramontana, la malinconia

ombrello nero che schizza i nostri occhiali.
ebbri i pesci

e noi corriamo tenendoci il braccio

ma disperiamo della tormenta

proprio al centro del petto.

 

*

Ricordi

 

Quando s'affaccerà,
io sarò andata via 

su una scia di luna.
L'acqua s'intorpidirà,
un filo legherà le nuvole,
una maschera bianca celerá

i sogni svaniti,
la dimora sarà invasa di pioggia.

Non potrò incrociare 

tragitti devianti:

io stessa mi sarò smarrita

mille volte ancora.

 

 

 

*

ammaraggio

 

 

io so che c'è dal sole che piega

formando un angolo acuto col tavolo

dove altra acqua - ma dolce -
sta per essere bevuta

 

*

tutto è fermo

 

di poco si gioisce nella mischia

e in prossimità di eventi
che con l’ordinario si mischiano.
per me è tempo di silenzio
(da lontano non vedo - eppur ci sono - orizzonti).

ed ecco la promessa di un viaggio
con una certezza: si torna.
se tutto è fermo, l’anima si sposta?

 

*

la lavagna

 

la mente è una lavagna

con su scritti a caratteri cubitali

i nomi perduti.
poco a poco le lettere cadono
lasciando un’impronta sull’ardesia.
tra ragione e istinto, un segno rosa chiaro:
l’antidoto al doloroso oblio.
forse un sogno riscritto.

 

*

L’usignolo nella grotta - filastrocca -

 

L’usignolo nella grotta
quando è buio non cinguetta
e se brilla la cometa
prova un po’ di soggezione.
Poco dopo ci ripensa
e gorgheggia piano piano.
Alla stella ben aggrada
la sua voce, e d’impulso
sopraggiungono le altre.
L’usignolo natalizio
canta note celestiali,
anche gli angeli sui tetti
ora stanno ad ascoltare
un melisma tutto nuovo
nell’antica ambientazione.
La parola fatta luce
l’han chiamata incarnazione,
quella sua è semplicemente
melodia del presepe.
Vola in cielo l’usignolo
attirato da altri suoni
e ahimé qui sulla terra
manca un fiato al bambinello.

 

*

16 dicembre - alle mie due figlie -

 

Una l’occhio e l’altra il galoppo:
saggiamente s’alleano.
Ciascuna nell’altra si specchia.
Anche i muri parlano nella stanza mai vuota,
parlano con le foto.
La torta a metà. Non buttano niente.

Riccia e nera la chioma dell’angioletto,

le loro sono come strade metropolitane,
spettinate e bionde.
Quasi donne, du-ali.
Collezionano denti da latte nella teca di latta.
Sono la luna e la sua ancella,
la stella e la candela di Natale.

 

 

 

(*annotazione, forse non essenziale: le mie due figlie sono nate entrambe il 16 dicembre a distanza di tre anni)

*

Capitàno* - a mio figlio -

 

Il giro del sole è cosa nota
ma l’aria è più fredda sul pelo dell’acqua.
Cosa stai osando, capitàno dai cerulei pensieri,

lungo rotte sgombre di navi?
Cosa hai visto nella breve tua notte,
forse una verde luce o un guizzo d’ombra?
Ti sia amica la strada!
Se è liquida, confonde.
Nella fiamma del tuo tempo,
sia il sole a baciarti i capelli.


Nuvole a banchi.

Capitàno, cosa scruti tra le stelle,
raccontami i segni.
Del gran sogno m’accenni,
ma stai fuggendo, nelle distanze?
Siamo d’acqua e sale, in sostanza,
tu non cerchi l’approdo, e t’approvo
ma sia con te la ma-Donna del parto.








* rivista e aggiornata

*

i-n-spirazione

 

è arrivato chopin
dalla caverna di antiche rappresentazioni.
lui, il pianista,
la perfezione del bianco/nero,
fazzoletti di seta sulle dita.
l’orchestra si stupisce.
mi rapì d’illusione

con la promessa di un disvelamento.
senti?
risponde il fagotto con querula insistenza,
l’ottavino si è perso in spire,
vorticando.

 

*

La scelta

 

Preferivo l’assalto del vuoto
che a morsi strappava il mio tempo
e ascoltavo l’affanno
delle parole mai pronunciate.
Preferivo la stretta che danno
il contrabbasso o il suono del mare.
E preferivo l’ignoto, la poesia alla vita,

che mi è ancora compagna, 

ma a volte grave.

 

*

Di-varia armonia

 

Conservo nel mio cuore

un canto di tre sole note.
Non una nenia che irrevocabile
risolva sulla tonica.

Più un cromatismo indeciso, oscuro.
Semmai è più chiaro il controcanto.


Qualcuno forza la chiave
ma la musica fugge come gas,

questione di chimica, non d’armonia.
Anche così questo nostro mondo,

sordo agli squilli di tromba!

*

La bellezza

 

Accudisco ciò che anela in me 
ma cosa sia veramente non so.
Poco vedo tra il brutto e l’ignoto.
Forse è una dolce croce
(dal deserto una voce si spande).
Tra il passato e l’orizzonte,

domando perché non se ne senta l’eco.
Non dico il sognare.
La bellezza - dico - dov’è, cos’è?

*

Terrazze

 

Vedo bianchi grembiuli

stesi al gelo.
Sono pensieri alzati da terra.
Sono nuvole assuefatte.
Sono poesie non nate,

in giorni ammutinati.
Sono in volo, sono angeli.
Sono ricordi affidati al sole,

indizi di un amore.
Sono tende aperte all’imminenza.

Sono paure.
Sono colpe lavate, o forse
non sono colpe.
Non vedo anime,
quelle sono nelle case,

nascoste.

*

La contentezza

 

Una luce bella fa vibrare i colori. 
Le nubi, se verranno,

faranno più freddi i pensieri.

Perché non diamo calore alle cose?
Nei tubi un gorgoglio
porta via le nostre tempeste.
Se tutto va al mare, cosa rimane di noi? 
La pelle al sole?

La contentezza?

*

La parabola del poeta

 

Liquidare le emozioni,
questo sì è poesia.
Cos’è la vita senza emozioni?
Un coltello nelle carni?


Dicono che il poeta sopravviva

nel guscio di bellezza,
ma che dite dei suoi denti digrignati?

 

All'alba lo accoglie un cielo sulfureo, 

un drago è a guardia della sua spelonca. 

Nessun testimone.


Ma gli atri del cuore fiottano,
forte e chiara è la voce.

 

*

di sera

 

chiusi i conti,
visi e lingue sul marcio dei marciapiedi
misti a odore di benzina

basterebbe un albero
- dissonanza intensissima -
a restituire pace alla notte

*

L’ultimo amore

 

L’ultimo amore ha il sapore fresco 

della foglia sotto la pioggia,

un odore di ozono, 
l’agitazione di piccoli insetti,
l’immobilità delle grandi querce,
il passo saggio della domenica.

Ora dimmi dov’eri 
mentre sgocciolavano note
da un whistle insistente e languido.

 

*

In equilibrio

 

Voi provate a togliere uno spillo
dall’ardua costruzione e vedrete
a peso morto il mondo cadere.
Voi provate a spingere più in là
le parole e la montagna vacilla
dai piedi, come uno stanco gigante.
E poi temete, temete il vento
quando scopre le carte e le sparpaglia.
Finestre chiuse ma le porte aprite
ché fuori si congela e la candela
è spenta. State così in equilibrio
come vi ha sistemati da lontano
chi vi sostiene affinché dono sia
una danza eterna sulle punte.

 

*

Il canto dei sei uccelli*

 

Lindiva piange il suo primo pianto
insieme al canto del pigliamosche.
Cuculo, gru, riempite di musica
il suo flauto!
E tu, bucero, smetti il tuo nero richiamo
che l’upupa e l’allocco non incanta.
Con le ali asciugano il muto singhiozzo

e battono il becco
varcando insieme il confine del bosco.
Lo sciamano sorride sotto i solchi del viso,

ché Lindiva ora è donna, se canta il dolore.

 

 

 

(*riscrittura di una fiaba africana)

*

il canto della sera

 

la sera un suono riporta a casa:
un gelido spiffero tra le carte
un canto del pensiero.
all’alba si riaffaccia,  
osando tra i colori, 
muto lì dove stringe il sospiro

ogni parola che non trovi pace

nel sordo rumore del mondo

*

Le mie fughe

 

Le mie fughe.
Ritorni di vento su fiori già sfioriti.
Baci veloci, compiti imperfetti.
Tempo rubato alla notte, 
rombo restituito.

Domande in lista d’attesa.
Sgorgano e annegano.

*

Comportamentismo

 

Il treno, fischiando, non immagina

l’eco che lascia dietro la curva
nella corsa impellente verso la meta.

 

Neanch’io mi rassegno
a rettilinee azioni corrette

soltanto.

*

Spaesamento

 

Un’altra città.
Mi confonde il frangersi del sole
contro cieli tanto tersi quanto duri
e i volti che sembrano rocce da scavare 

e altro

come sassi, oscurità, scomposizioni.

La vita è una metafora della poesia, 
non il contrario.

Un artista di strada agita le sue catene
come fossero storni.

Nel volo non si sfiorano
né lasciano segni.
Hanno il ventre puntato in basso, 
sono biechi o disperati, 
visti da lontano.

*

la farfalla nera*

 

non perché ami le tenebre
vesto di nero
ma per essere l'ombra di tutti i colori,
luce in potenza

nel breve diaframma
che inquadra la trasformazione



*a Lorenzo Mullon

*

la vie en rose*

 

troppo rosa nella fuga
cruenta della pantera
e negli squarci del cielo
quasi una premonizione

troppo rosa nelle vite lavate
e graffi di unghie

sui portali di un’erigenda

cattedrale dai colori cangianti

ma troppo poco rosa
sulle bocche ignave
dalle gengive taglienti
come coltelli lanciati nel mucchio



*su una poesia di Carmelo Pirrera e ancora in sofferto omaggio alle vittime dell'omofobia

*

trobar clus

 

sono analfabeta.
il giubilo come il dolore
mi solletica un goffo cantare.
è un fiato, lo afferro,
a volte lo s-ferro
se trovo il verso e la chiave
che apre la cella.

 

*

Bulli e pupe - contro omofobia e intolleranza -

Somma il dolore col mai più
coniugalo con le parole che sgorgano
dall’incompiuto della vita
espandi, col tuo, il sospiro
dell’universo
fino a toccare il centro
infine misura l’incommensurabile

piccolezza che sei
e resta immobile davanti al gesto
di piccole mani
strette attorno a un semplice

avvenire

*

ascoltarsi

 

stare nel cerchio
con le mani ascoltando
dove tende il movimento
e verso chi -
aggrovigliati,

corpi e menti, 
nel mutuo gioco del non aversi

 

*

Il desiderio

 

Anonimo scorre il desiderio
lungo vene di deserti.
Il canto generato dalla notte
congiunge infine le mani ardenti.
Sembrava perso nell’inconoscibilità,
più sordo di un orologio nel buio.
Ma tra la fine delle illusioni e l’inizio del vero,

torna a battere.

*

Mrs. Pentagram

 

Oltre ogni tempo massimo
torna colei che uscì dalla mia vita:
tutta non gliela volli consegnare.
Sorridendo mi dice: possiamo provare,
e sposta le mie carte sottovoce.
E nuova si ri-forma, allineandosi 
a piaghe e righe.

*

I segreti dei figli

 

Sono come i semi di una pianta invernale,
inutilmente le madri li innaffiano.
Stanno dentro cassette

al riparo dal freddo.
Passarono i venti, e ancora passano
senza spostarli.
Sono fiori coltivati nel buio

e sono frutti che non verranno alla luce,

non ora.

Li chiudono a chiave
e non ci pensano più.


 

*

16 novembre

 

Marcella, francescana di ritorno, 
parla agli uccelli.
Donde venite, cosa portate?
Un cinguettio tardivo, un morso all’aria.
Forse il sorriso dei morti in questo giorno
ancora dolce di latte.


Sul tavolo, un vasetto rosa.
Dentro il vasetto, acqua tiepida

per il ciclamino.
Fin quando il calore?
Intanto le sono cresciuti i capelli.
Ottantasette volte.

*

alba africana

 

in notturne lunghezze, 
sanguinare sulla m’bira*
l’ossessione di un canto. 
come un cancro buono 

cresce d’amore

ma è fiumana ed è guerra.
all’alba più lento,
esce cadavere dal corpo, 

ora è spirito e aleggia

sulla savana.

 

 

 

*lamellofono, in alcune parti dell’Africa lo suonano per intere nottate fino a farsi sanguinare le dita

*

Amore fatale

 

La luce declina.
Dall’altra parte del mondo,

il buio la vuole,

il buio le duole,
e lei muore.

*

L’orizzonte

 

Nella casa piccola, piccolo è l’orizzonte
dietro i rami che sembrano spade,
con le punte contro i vetri.
Ogni albero è la traccia di un invito

a un oltre che s’indovina.
Di sera l’orizzonte è inghiottito

dall’ombra del dubbio. 

E’ allora che sconfina.

*

Il dolore

 

Brulicare di colori. 
Il dolore non esce.
Forse dolore non è. 


Eccoci a difesa

di un figlio o di un progetto.
(invero accudiamo noi stessi).
Neanche questo è dolore.

*

Il filo di Mirò

 

Ho perso un verso 

mentre vegliavo gli incubi.
Era il primo di una poesia che mai scriverò,
è stata già scritta in un risveglio consapevole.
Come il filo di Mirò,

in azzurri eclatanti solitario

vaga.

 

*

la stagione buia

 

Starei per dire delle foglie
oltre il vetro macchiettato d’inverno.

O del protendersi dei rami

a ghermire ciò che, per natura, sfugge:

il futuro come il passato.
Il gelo è in agguato.

 

E' azzardo un fiore in questa stagione.
Ormai l’atto è compiuto,
la terra non tradisce.

Si spogliano le piante coi germogli,
fino al martirio.
I colori spariscono,
resta l’amore a consolare.

 

*

Il gatto bianco

 


Tra le nuvole s’infila una lama di freddo,
un gatto bianco prolunga l’estate
sulla panchina.

Ricorda.

 

Un raggio sottile non irradia calore.
La memoria non basta.

 

E’ assorto il gatto.
Io ho freddo.

*

Nel paese delle meraviglie

 

Molte cose accadono

sotto i cieli di Roma
in stanze soffuse che odorano di gomma e incenso
o in certi padiglioni
dove i bambini giocano e si perdono.
Molte vite s’incontrano
pur restando sole
su gradini bassi dove il sole tramonta prima
e resta l’umido.
Faccia a faccia nascono sorrisi
sotto palpebre diffidenti

fino a prova contraria
ma l’indiano volentieri ti lascia provare
il più piccolo dei suoi gioielli
e poi ride con gli occhi. 
Molti nomi si sfilacciano
al sole incongruo di certe mattine
preludio a gelidi inverni
o inferni
e tutto resiste

lì dove persino un cane

molto ha visto e molto tace

*

Qui e ora

 

Ascoltate le vostre visioni. 
Due respiri appaiono simili
nel sommerso pulsare dei sogni.
Ma il loro ritmo salva o condanna.

Ascoltate le vostre spirali.
Dove l’aria s’incunea, 

lo stridore si placa.
Nel buio della stanza, immobile la rosa.

*

canto nero

 

la gioiosa nerità

di una bimba bionda
lallazione interiore

poi grido di tutta la pelle
scandisce il passo e tocca

ruminando nella memoria


butum belé butum belé


aspetto un accompagnamento
o almeno un'eco di ritorno
in me.

*

e ancora

 

e ancora dire intorno al dire.
nient’altro.

per riempire, forse.

in fondo, per non dire.

nient’altro.

sapere non sarà il fine.

 

*

pas pasa pan

 

se la cattedrale rosa

è un effetto del tramonto,

la tua assenza svetta

come un rimbombo di luce nel buio.

 

più del suono, il silenzio è aperto a mondi speculari

in cui tutto può accadere.

 

nella folla del pantheon

neanche un dio ti somiglia

né volto d’uomo.

 

cade nel centro la colonna di luce

ma gli occhi cercano altrove.

 

in cima all’obelisco

ebbri del tutto

come un rimbombo di luce nel buio.

 

*

Novembre

 

Cattedrale di ghiaccio
in arieggiati spazi interiori:

la preparazione allo scatto finale.

L’aveva annunciato il sole.
Non di morte si tratta ma del traguardo.
E vinca il migliore.

*

Lacrimosa

 

Più di un abbraccio, meno di un bacio.
Ancora non afferro il perché di questi brividi.


Mi appartieni, o il nulla.
Non c’è motivo per il “Lacrimosa”.

*

La cena

Era un rito:
il lievito, il sale,

il pan cotto sulle stoppie.

 

La nostra desolata cena.
Ventri incavati e menti sazie.

*

Turn your mood into music - This old hammer

 

Sono un ukulele nero
e il suo stridulo ritornello

strapazzato sulla spiaggia,
il banjo che il padrone

mi ha spezzato sulla schiena.

Sono il grido tinteggiato di blue,
il tam tam di mio fratello

morto sotto la sbarra
di una canzone bastarda.
Sono il martello, il vecchio martello.

*

Ballata


Ho indossato i miei occhi migliori
e un rossetto lucidissimo.
Un vecchio era solo col banjo
alla metropolitana.
Ad un tratto gli ho detto:
“Mi faresti provare, nonnetto”?
Ha risposto: “Non è aria”.
Così gli ho storto gli occhi
e gli ho detto addio.
Ho fatto una corsa per non perdere il treno.
Mi son persa in un mercato,
pareva un manicomio senza muri.
Ho comprato un tappeto,
mi ci sono seduta come fosse un ottovolante.
“L’America fa questi scherzi, baby”
ironizzava il tipo coi baffi.
Ho messo tutto in una tracolla
che emanava odore di caffè.
Una donna dai capelli di porpora
ha strizzato l’occhio blue da maliarda.
L’ho invitata per un party domani.
Poi ho preso la mia testa tra le mani.
“Se la luna sparisse,
il sole l’andrebbe a cercare”.
Sarà stato così 

ma non me ne sono accorta.

 

*

Il picchio

 

Questo forte odore di ruggine
ch’emana dai nostri discorsi.
Dirimpetto gira l’orologio
in un silenzio oleoso.


Gli uccelli hanno cambiato dimora.
Del picchio non s’ha notizia.
Quel ticchettio stanco cercava un contrappunto
che qui non c’è.

*

noi


siamo statue che respirano 

attimi di contentezza
l’aria lambisce la mente
passando per il corpo 
lì dove il dio danzante
ha generato un mantra inaudito

*

I comignoli

 

Niente è perso ma incombono silenzi.
Cosa celino, solo la musica, a volte.
In alto, sulle rotte, corrono sagome
su un mare indefinito.
Lontano tremolano case
con comignoli fumanti.
Nessun rumore. 

Cicogne spaurite, nidi spariti.

*

La vocale a

                                                               a Cristina Bizzarri

 

All’improvviso lo spazio s’espande.
Dicono si chiami solitudine,
horror vacui

o molle sentimentalismo.
Tempo donato per meditare,
forse per pregare.
Mi viene il sospetto che sia libertà.

Nel silenzio che implode
m’aggancio alla vocale a:
- il Magnificat -


*

minimalismo sacro - ad arvo pärt -

se nel silentium sospesa ascoltassi
insistere violini sull’origine
da cui s
irradiano oltre la luce
lasciando acuti
graffi nelle carni
e strade in alto scavando
e lembi
strappando
con affondi di spade aghi corde
per farne tende bianche e celestiali
scale in rapida arsi e tesi
sorrisi in un gelo che scioglie
così come lega

per sempre resterei


*

la ricevuta

 

se avessi dolcezze
le darei a te

che, più che sorridere, annuisci

e poi ti chiederei
di emettere ricevuta
per ricordarmi che è bene donare 
ciò che lascia più eco che vuoto

*

Il mulo

 

Un sole inflessibile batte
su una teoria di sassi sì aguzzi

da scorticare il respiro.

Le forze sbriciolate come zolle.

Non avrei mai pensato che pesassero
            
le farfalle

sulle mie capaci spalle.

 

*

uomo del mio tempo*

 

sei quello della pietra
e quello dell'altare -

sei padre di tuo padre

e non sei figlio.

in te abita un gesto primordiale
la cresta di un’onda 
che riempie i secoli.
e sei pregno di canti,
sei offerta perenne. 

nidificano sulla tua casa
macchine da guerra,

uccelli coi becchi ricurvi.



*omaggio a Salvatore Quasimodo

*

perché i barboni scelgono le stazioni

 

le mosche attaccate alle piaghe
e l’acido delle partenze
su binari distesi 
come braccia inchiodate


allineati da un sibilo i fantasiosi
tragitti umani


*

un rumore

 

sei venuto vestito di pioggia
ad asciugare le mie mani fredde
ho non-risposto alle domande 
ho non-saputo rovesciarne il senso

chi di noi ha 
ancora fiducia nelle parole?

non io ché le ho perse
non tu che con scatto sorprendente

corri verso un rumore che ci protegga

*

Drop-out

 

Dicono che abbia subìto numerosi abbandoni.

"Non è opportuno fornirgli

ulteriori motivi
per suggellare la sua ribellione".

Non è un cane - trattasi 
di libertà.

Come un randagio azzanna

le sceneggiate buoniste

atterrite dal suo ringhio, 

praticamente un sorriso.

 

*

il coro

 

stare nel grande coro
gemente dei non-cantanti
portare la mia voce
naturalmente stonata
a beneficio di una causa comune

non sarebbe arte
- questo è per contratto -
ma esercizio di partecipazione
una via speciale per stare in contatto
passando per il noi

*

Autunno

 

Questo tempo lunghissimo,
questo tempo morto,
questa morte che consuma 
un pezzo d’anima ogni attimo, 

questo nulla che profuma di pioggia,
questo grigio di mare,
e lo stare a guardare, da fuori,
un lento finire,
un morbido suono,
il duro di un saluto mancato.


 

*

Rifacendo la strada

 

Mia nonna correva dietro le partenze.
Sempre penso a una donnina col camice avio

comprato per corrispondenza,
una nonna-bambina,
prodiga di dolcezze e di dolciumi
elargiti di nascosto,  schietta
davanti al crocifisso,

nel dialetto stretto delle campagne.
Da lì tirava dritto.


*

Punto di vista

 

Una stradina bianca nel parco: leden
al di là della porta.
Gli effluvi dei tigli.
I viottoli a perdita d’occhio.
Gli alberi con le braccia spalancate.
Il vento non li aggira, attraversa.
Al di qua e dall’alto,

vedo tutto.

*

della libertà

 

appostati tra la gioia e l’ignoto
in apnea per antiche paure
turbati da un giro che ci trascina
fuori dalla bellezza
sordi al soffio degli astri
ciechi alla vertigine del tempo
ci omologhiamo

- invero in solitudine -
alla prigionia 


*

se

 

una poesia dello stupore
      se
sapesse 
d’amore 
una poesia del ritmo
      se non finisse mai
una poesia della tenerezza
      se amasse la terra
una poesia della gioia
      se spargesse verità
una poesia della dedicazione
      se non incenerisse il futuro
una poesia della nostalgia
      se non fosse parziale
una poesia dell’indifferenziato
      se non dovesse scegliere
una poesia del sorriso
      se guardasse nell’abisso
una poesia del suono
       se non fosse rumore a se stessa
una poesia dell’indicibile
      se sgorgasse dall’aridità
una poesia del giorno
      se ascoltasse la storia della notte
una poesia del nulla
      se cadesse nel tutto
una poesia della necessità
      se morisse 
l’utopia 

 

*

La mia canzone

 

Sarei rimasta volentieri
a farmi mangiare viva
dalle loro bocche sempre aperte
tutto avrei dato 
ma non la cosa più preziosa
il mio respiro 
la mia canzone 

Non posso vivere
senza bere alla fontana 
dove annegano le conclusioni
che mai conclusero
un gioco troppo intenso
per lo spazio
esiguo di un ritornello

 

 

*

dice josé*

dev’esserci un colore una porta
una parola
che sfondi il grande muro
della falsità
dev’esserci una voce più vibrante
della poesia
uno spicchio d’infinito
in un corpo non casuale
dev
esserci un azzurro più potente
di quel mare che tacendo
è naufragato nella verità


(*quasi un commento alla poesia “Dev’esserci” di José Saramago, sotto riportata)

Dev'esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev'esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev'esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mare che nuota in altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quanto puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

 

 

(vedi http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=1839)

*

A senso e a ragione

 

- E’ tutto semplice - dice Marcella
sistemando nelle usate cartelle
le bollette dell’ufficio postale.
Un colpo di vento, e repentinamente
l’ordine si scompone. Così accade.
E non vale - a senso e a ragione -
discernere il bene dal male.

 

*

in evoluzione

 

non dolore ma la profondità

di un cerchio senza scampo -
la grotta di Betlemme
con la tragedia inscritta

nella notte è un indizio

il rumore di chiavi -
perso il contatto
rare le parole

 

sognare un avvenire senza eventi
tuttavia
è apocalisse non esser mai nati

*

Il diapason dell’ape regina

 

Nella cella domestica
quando cala il vento
e lento risale
dal prato l’umido afrore,

lei - la regina - non può sapere

quale irresistibile sapore 
sia il volo d'amore -

gelosa affoga la voglia
nel mieloso assolo.
solitaria come un sol diesis.

 

*

La fessura

 

Vedo i colori da una fessura,
quelli che non vedo li dimentico.
E’ la mia caverna di Platone,
s’indovina il flusso delle cose.
Ciò che ho visto ho visto e mi è bastato.
La luce mi rimanda ombre enormi
che mai potrei inquadrare.

*

Il cucù e la cantante

 

Il cucù ha segnato l’equinozio -
Strano a dirsi, il sole è sorto
- pressoché come ieri -
la cantante è più anziana di un giorno
e purissimo il sax tenore
spacca a metà
col suo odore quasi vero.


*

Prima che sia novembre

 

Il ritratto del nonno
col cappello calcato sugli occhi.
La sua ombra disfatta dalla terra.
La memoria è racchiusa nel puntiglio delle stagioni.
Non è tempo di ceri al cimitero.
Non alla morte ci chiama novembre.

*

Il contrappunto del buio

 

Le voci gaie dei bimbi nel parco,
la cena nel piatto, questo fa casa.
Con le progressioni di Bach al clavicembalo
a spremerne il succo, a berlo.
Da tempo immemorabile

rimiro un paesaggio irreale:
l’incerta postazione del cuore.

*

haiku buio

velano gli occhi
in-sonni stropicciati
i pipistrelli

*

il ronzio ininterrotto

 

lo strenuo lavoro del frigo
il ronzio ininterrotto
non è una melodia
è come il tempo

non inizia - è già -
la fine 
dietro l’angolo 
ma quest’istante c'è
e fa freddo

*

sapessi com’è strano

- è che vorrei partire
ho detto io
- tu scegli la meta
ha detto lui
- fissiamola allora
ho detto io
- blu oltremare
ha detto lui

(giunti a metà)

- férmati
ha detto lui
- non è successo mai
ho detto io
- mi mostri la tua ombra?
ha detto lui
- non è leale
ho detto io

(spuntano stelle)

- sapessi com’è strano
ho detto io
- sei stata qui?
ha detto lui
- non ricordo
ho detto io
- c’ero o non c’ero?
ha detto lui

(ritornando)

- pedaliamo il buio
ho detto io

- non è nelle mie facoltà
ha detto lui
- sperando nella luna o nel deserto
ho detto io
- viene la luce e va
ha detto lui



*

l’oro di bach

 

caduta nella parola
perché non avevo niente da fare
ho paura di aver perso la musica

scusate questi battiti concitati
ascoltate l’oro di bach
non fate differenza tra le note

*

la poesia è finita

 

 

la poesia è finita

frugando nel sazio 
non praticando il digiuno
non sanguinando da una ferita cronica
la poesia è finita
perché semplicemente non ricordava niente
come un pranzo goduto e concluso
così è finita la poesia
senza un addio

la poesia non prende sposo o sposa
non s’incarna
è fuggita come una bestemmia

la poesia è dunque davvero finita

morta, anzi risorta 
dai cadaveri dei bambini 
dagli ingannati
dalle bocche dei malati

dagli indemoniati

 

*

cara maestra

all’inizio di un nuovo inizio, 
e piove. 
non so se mi innamorerò -
statisticamente dovrebbe succedere
- è successo ogni settembre

a me gli occhi
e l’agitazione che dovrò placare
“insegnando” una diversa agitazione
che duri una vita -
dire “presente” senza rimpianti


 

*

La luce del dubbio

 

Nei pressi delle buie certezze che diligentemente frequento,
ti attendo
come fossi una chimera. 
Nessuna luce dirime l’abbaglio in cui credo:

solide le radici ma non svettano i rami della mia pianta
e non ti riconosco
né di giorno né di notte.


*

mancinismo sentimentale

 

il gesto di voltare le pagine all’indietro
l’obliquità sfalsata degli sguardi
la firma palindroma sotto le lettere 
l’orologio all’altro polso
- ferma l'ora -

l’indizio inconfutabile del manico
di un'ipotetica tazzina 
poi la fuga e il suo opposto
- ritirarsi in direzione
ostinata e contraria
all'ambivalente cuore solitario
-

il dilemma fu fidarsi o non fidarsi
dello scherzo di natura - non mi fidai
di andare contromano in bicicletta
il manubrio 
con la destra
con la sinistra un pugno di rose



 

 

*

fer-mare

 

dolce-amaro mantello primigenio
d’acqua e sale avvolgi 
la pelle sapore verde-azzurro
e d’ultimo piacere bagni il viso


dall’orizzonte appare

col sole una presenza

incolore e lontana si perde
ma si fissa nella mente 


*

giorni sensibili

Vengono all'improvviso, col gusto acerbo della frutta strappata,
puntuali nell'amarezza.
Pare impossibile che emergano dalla notte,

immensi, non sopiti.
La corrente li conduce dove ogni passo è un affondo nel ricordo.
Incisa la carne, portano via lo spirito,
sensibili nello scegliere i destinatari,
rinnovando il dolore.
A nulla serve l’orizzonte del mare: non li contiene.
Né il cielo chiaro dentro di loro, a specchio.

Risalgono la china, lasciandosi dietro sassi rotolanti.
Sono blu.

Nel passaggio, lenti.
Sospinti da una volontà ignota

a rivestire con oro di offerte perpetue
celle dove si alzano laiche preghiere:
che stiano lontani a lungo,
che vadano via con i migratori, via dai nidi,
che portino in serbo il guadagno dei giorni trascorsi,
il sale dell’esperienza.
Ma, ecco,
il tempo cambia ancora.

*

La persiana

 

Dal fondo del buio m'acceca di sole,
le strette fessure come lame per tagliare

le ombre in fuga.
Dal confine del vuoto, interroga gli orizzonti

ma perde l'innocenza

quando s'apre alla danza delle ore.
Anche chiusa conosce verità e menzogne

portate dal vento, il grano col loglio insieme,
dentro e fuori lo scandalo delle cose,
l'oscura bufera delle case.

*

Terra di santi

                                      a Valentina Rosafio 

 

Terra di santi

rovente di pizzica

tarantata da secoli
sullo scoglio dove batte

un'acqua ridondante di luce.

Abbarbicata sul càrparo tenace
con la fede sbriciolata in zolle 
ma chi-amata a voli arditi.
Pietramara assetata di cielo,
limpido volto amato.

*

Il confine dell’infinito

 

Sveglia da un'ora e non ho alibi.
Un altro fischierebbe sotto la doccia.

Aspetto lo schiaffo del sole per poter dire:
è passata l'ora.
Rumori di operai delimitano il confine.
Certe cose avverranno. 

Incontrerò persone in viaggio.
Ieri ho raggiunto il largo ed ero felice

per ogni centimetro d'acqua conquistato.
Sulla terra invece perdo il contatto,

l'infinito mi si restringe.

*

Territori off-limits

 

Fu premeditato l’abbandono:
fuggire dal troppo sole,

dal puzzo di cose usate.
Poter dire del mare è davvero azzurro
solo quando ricompare in curva

dopo averlo dimenticato.


Oggi le navi non attraccano più,

l'acqua del porto è agitata:
si lavora a nuovi commerci.
Ricordo a memoria le maree sulla piccola muraglia.
Più in là delle torri s'inclinano i cipressi.


















*

La discesa dal monte

 

Le pietre non reggono più.

Le rare case sono fisse in cielo.

Risuonano tra i pascoli i campanacci, 

ottuse moto rombano. 

Un pastore con lo zufolo
tira il gregge.
In un'antica abbazia

due donne contano rose.

Il Gran Sasso si sgretola:
l’oltraggio è compiuto.
Ma l'azzurro della cima è veritiero.

Da qualche parte, forse, tra le rocce
qualcuno edifica la città degli uomini.

 

Il vento accarezza tutti.

 

 

*

a Marcella

 

Ripenso a Marcella 
che nel suo silenzio prossimo al buio
parla con i morti
e - se sorride - sorride di se stessa

mentre cuce inforcando occhiali buffi
che fanno gli occhi enormi come certe bambole 
Penso ai suoni del settimo piano,
più forte il gabbiano
e al mattino le cornacchie affamate,
ai suoi risvegli notturni quando dice 
“ho finito di dormire”
e saluta seria le suppellettili 
e le sposta per controllare la polvere.

Poi mi sovviene - questo è prodigio –

l’aurora boreale. 
Nella mente curiosa di Marcella 
tanti colori cangianti come fili di cotone. 

Io penso che lei pensi

che l’aurora fluorescente passerà 
e passerà l’estate
e il buio sarà per tutti una dolce coperta 
che ci proteggerà

dallo squilibrio del tempo.

 

 

*

luce di vetro

 

luce
frantuma il tetto

disperdi i frammenti di stelle
svuota l'universo

rivesti il ribelle col celeste sudario

ammansisci  le smanie del timido
disvela i desideri del dissimulatore

sorridi al superbo

seziona il retro dell’anima

separa e riunisci le parti slegate
- maschio e femmina le hai fatte -

ricomponi le maschere

rimescola i piani del sognatore

fanne acqua santa

scuoti la polvere dal penitente

plasma forme

vigore agli amanti

asciuga il superfluo

moltiplica per zero ogni numero e specie fino all'insignificanza
dividi il pane e i pesci 

sferzami

 

e infine danzami

*

cibo

                                   * a Nando Battaglia, amico ed esperto


Vorrei parlarti del pane
di come mi ha riempito di dolcezza
mentre lo gustavo a mani vuote
con pensieri placati
quel Pane
che assaporo con certi altri pani dolcissimi
che mai invecchieranno.
Questi mangio,
che non ho saputo spezzare,
ma il Pane è già stato spezzato. 




*

stop-motion

 

il tempo è asincrono 
le immagini slittate di lato
(si vedono come mosche volanti)
cambiare sequenza o la fine del film?

ipotizzo un colpo di scena
- sono pur sempre il regista -
ma tu comparsa cosa ci fai nel mio campo visivo
non ti avevo detto spostati?

 

 

*

appunti di viaggio



La casa di Alto - Berlino Tiergarten -

 

La casa di Alto

 

La casa è bianca,
orchidee dietro ai vetri.
Il prato è tagliato,
io sto all'ombra e penso, 
e sto bene.

La casa è bella.
Un vento muove appena
le foglie dei tigli.

Due conigli.
Odore di minestra.
I suoni non arrivano.

Ma dentro - è certo -  amori
in ordinato, intenso svolgimento.
Tè e cannella, un bacio sulla soglia.
Sono io l'elemento straniante.
Presto arriva l'inverno.


giardini dell'esilio - Berlino, Museo ebraico -

 

cammini tra geometrie 

di alberi di cemento

con chiome troppo verdi.

insetto cieco, vaghi in labirinti

tra facce ferrose di bambini urlanti.

fanno rumore i tuoi passi

costretti a fissarli.

prigioni chiuse come cieli 

troppo alti, troppo tardi.

è un insulto e una carezza

la scala irraggiungibile.

 

 

*

Cose da lasciare

Ticchettiamo luno di fronte all’altro.
Tra poco saremo in volo, migratori senza zavorra

eccetto questi sparsi fili bianchi.
Ora dovrei alzarmi e sistemare i maglioni di lana.
La cautela non è mai troppa sulle spiagge artificiali del ricco nord.
Il futuro non sarà più caldo.
Ho conosciuto fuochi implacabili
ma il mare lassù non fa sconti neppure alle balene.

Non ho potuto salutarvi tutti.
Di tutti e ciascuno porto l’immagine compressa in un bit.
Ed è tempo che qualcuno saluti me.
Sventolare fazzoletti nell’attimo del distacco!
Detesto i fazzoletti.
Cosa lasciare, dunque, in questo breve passaggio?
Temo non entri nel bagaglio a mano.
Ricordo il numero del mio posto nella fila
e lo serbo dentro di me.

Aria sotto e sopra, la terra sta in un pugno.

*

Fotografia

Non vorrei mai in una foto

con lo zoom che aggredisce
lo sguardo, 
tra oggetto e soggetto

esser vista, o Fotografo,
mentre penso ad altro
e tu pensi al diaframma 
benché sia automatizzato
e omai automatico anche l’occhio.
Vorrei, piuttosto, il buio e le mani.
O magari un quadro rigorosamente astratto
d'amblée su una tela
lasciar fare al sole en plein air
non
dettagli né titolo né data.

*

leggere

 

felicità di polpastrelli 
nel silenzio corposo delle ore più calde
a tende ferme 

a suggellare il culmine

dell’escalation dell’ultima pagina
di un romanzo ponderoso
- pure il mio preferito -
appena un fiato

*

Frida*

 

Entrare nel dolore attraverso uno specchio,
vedere oltre la linea nera delle sopracciglia,

capovolgere la visione

non è un surreale passatempo.
Si può essere artisti per finta
ma non simulare i postumi
di trentadue interventi chirurgici.


Chi può farsi amici quattro pappagalli?
Punzecchiata da nove frecce, continuare il balzo.
Vegetalizzarsi mentre le ossa formano

una colonna pericolante.
Viva Frida!

Viva la vida! - dicono la farfalla e la rondine,
la scimmia e il felino
nella magia giallo-verde.


Bambina atroce e tranquilla,
succhiava linfa tehuantepec 
dalla grande mammella,

come fosse una cornucopia appesa.

O Frida, da quale rossa zolla sei nata, 

sempreverde?


* dedicata e ispirata alla pittura della messicana Frida Kahlo

 

 

 

 

*

assestamento

 

e se anche non volessi,
ci hanno sistemato su un piano alto.
i rumori arrivano attutiti
ma in piena notte può sorprenderci lo scoppio di fuochi.
con appresso le loro vite - dal rumore si direbbero astiose -,
ioni trafficano sotto e sopra di noi
e insieme i nostri rumori.

credo che non ti seguirò più.
la sostanza 
basica è una tua priorità.

io resto qui.
riacciuffatala formula,
intreccio un nodo strategico
che lega questo momento
- una curva in costante progressione -
ad una reazione irreversibile.

*

Polignano a mare

 

Le persiane pervinca,
la tenda candida.
Le persiane sbattono,
la bouganville s’arrampica,
il mare si sparge.
Qualcosa è sul punto di cedere.
La porta si è chiusa

sull’onda più forte,
la donna ha riposto

il cesto e il lenzuolo,
la tenda è strappata,
i tarli fan festa, 
il mare non cessa.
Ho scritto ciò

che su pietra è scolpito.

*

Un’altra possibilità

 

Non è tempo di lucertole.
Le pietre, aguzze come cocci.
M’allungo dove i raggi m’invitano,
faccio le fusa in silenzio e medito
il mio non essere mai stata gatto.

*

Pomeriggio estivo in una strada stretta

 

I vicini ascoltano Carlo Gesualdo*.
L’odore di fritto si aggiunge alle note del madrigale.
Se immaginassero l’irruenza di Gesualdo!
Il loro matrimonio va a gonfie vele.
Hanno un figlio che, musicalmente, promette bene.
All’improvviso l’atmosfera si fa strana:
la musica cambia,
sembra un effetto di luci stroboscopiche.
Aprirsi ai più svariati generi forma l’orecchio.
Questo lo sostengo fermamente.
Lui è un esperto medievalista. Lei canta pop.

Mi ricordano Desmond e Molly.
Hanno un figlio, dicevo.
Ciò che m’inquieta è Carlo Gesualdo.
La sua musica contorta.
Se, inconsapevolmente, 
il bambino la assimilasse?

Vorrei capire cosa avviene in certe menti
dopo un trauma.
Ho intercettato uno sguardo complice tra i due.




* Carlo Gesualdo, madrigalista vissuto tra il '500 e il '600, notevole per la modernità della scrittura musicale ricca di cromatismi, è noto anche per il duplice, barbaro omicidio della moglie con l'amante.

 

 

 

 

 

*

studio semiserio sulle rose

 

che se t’avessi portato le rose
avresti detto
Che pesci sono che pungono così
t’avrei spiegato
Sono rose con spine
avresti aggiunto
Non ho mai visto fiori così belli
t’avrei risposto
Per questo le ho portate
e saremmo entrambi arrossiti 
ma meno delle rose

e io e le rose ci saremmo sentite proprio giuste
e avremmo fatto tutti ritorno - penso -
dentro una specie di bolla trasparente
come una lente da cui il mondo si vede luccicante
- praticamente un roseto -
e se qualche petalo fosse caduto
non sarebbe stato come Pollicino
le rose sanno la strada di casa


 

*

Puelluli

 

Nascono e già guidano,
con la patente del disincanto.
Camminano ma, per lo più, s’informano.
Connessi dentro e fuori.
Della paura non hanno paura.
Rischiano, con ai piedi scarpe di tela.
La terra, sotto, gli rimbalza.
Attraversano strade, con l'udito superaccessoriato.
Se insisti, a domanda rispondono.
Potrei smarrirli tra la gente: la loro geografia mi è ignota.
Non giudicano, nemmeno se stessi.
Accudendo le madri con ironia,

le ringiovaniscono.

*

Poesia d’appartenenza

 


Al maestrale danno le spalle: 
così si diventa.

Qui s'impara a resistere,

il sole disinfetta.

Poco verde, ancor meno speranza.


Interrogare le discendenze:
chi è partito e perché, cos’ha dimenticato?
Certi colori.

Si aspettano tempi migliori.


Perciò, aprire di taglio le tende, 
contare i morti. 
Lucidare le pietre e andare.

*

otium

 

lavorerei,
ma mi rapiscono le cicale

batte in testa una domanda -
scegliere o farsi scegliere?

nelle more di una deriva: 
non saper fare, non saper volere

e mi applico al non desiderare
come fosse un dovere

*

tempi tecnici

a Luca Soldati



non altro possiamo pretendere
che quest
abbandono notturno 
(mi ha svegliato una clocharde
bestemmiando in francese)


non altro possiamo pretendere
che una brezza discreta 
tra le persiane 

porgendo l’orecchio ai richiami

dei mendicanti d’anime

 

                                  (mi prende un azzurro totale: 

                                             è come un anticipo del mare -

                                             geografia essenziale)

*

panico

 

segno d’altro, di coraggio

- forse -
però mascherato.

dentro l’abitacolo dell’amigdala,
braccata da giganti mostruosi 
che si avventano con rostri 
e conficcano 
spine tra i capelli 

 

le rose - infine -

*

Persino i capelli del vostro capo sono contati

 

Stamane si è svegliato sorridendo,
effetto senza causa.
Colazione succulenta: Mangi bene, vivi meglio.
(E' la réclame del centro commerciale,
un fungo sorto proprio sotto casa.)
Il vento può aumentare.
I gerani chinano il capo per non perdere i petali.
Che poi uno di loro si sacrifichi, è messo in conto
ma il totale non varia, dicono.

Siamo nelle stesse mani.

*

Pretenero

 

Le esse in perfetta madre-lingua,
gli occhi negli occhi degli anziani:
il motivo del suo viaggio. 
Dalle alture, lo Spirito gli parla. In altra lingua.
Qui è diverso anche il caldo 
ma la gente è fredda o - come lui - rassegnata.
Il grano è lo stesso.

Si prega forse meno, forse più.
Ma, soprattutto, come?
Ogni mattina si consegna.

Avrei voglia di dire due parole

ai suoi oceani tristi.

*

Mattina d’estate

 

Mattia, l’amico gay, è di là.
Li sento parlare fitto fitto di funzioni e logaritmi.
Viso dolcissimo e mani eleganti da pianista.
Ha accettato un gelato alla nocciola.
Il caldo ha attirato qualche insetto sullo zucchero.
C’è una farfalla verde sul soffitto.
Sembra l’insetto-stecco.

E’ sottile anche quest’aria d’estate.
Prevedo che s’infilerà in certe pieghe  
di ricordi stesi al sole.

 

*

L’astronave

 

Il momento in cui s’intravede la felicità sottoforma di una grande astronave
senza maniglie per appoggiarsi.
La fuga  – il primo fosti tu – .
Un modo per prendere le distanze dall'abbaglio
che scioglieva i confini dello spazio.
Il problema era: averla “a disposizione”. 
La bellezza. Nella totale arrendevolezza

dell’atmosfera. Morbida come burro.

Pioveva pochissimo, e sempre a comando.
Il sole creava riverberi che impreziosivano i nostri occhi.
I miei erano più chiari,
i tuoi si celavano dietro ciglia più folte.
Ma è probabile fosse timidezza.
La fuga, dunque. 
Metodo infallibile per sentirsi coraggiosi
con la paura alle spalle.
Poter dire: ho scelto la libertà.
Dopo fuggii io. 
Convinta di aver scelto non la libertà ma un Ruolo.
(Usavo le maiuscole con disinvoltura,
prima di decidermi a livellare tutto.)

Ogni fuga è centrifuga.
Nel nostro caso, siamo in orbita equidistanti dal centro. Agli antipodi,
ma geometricamente simmetrici.
Un modo per non perderci di vista,
forse.
Cos’è stato il passaggio ad ovest,
come un graffio sul volto?




* esperimento di prosa poetica (ho pubblicato il testo anche nella sezione prosa/narrativa, quale sarà il formato più appropriato?)

*

promessa

 

non altro che gridi sfregiano l’aria -
io prometto non la mia voce
ma di attendere ai solchi già scritti

*

La perfezione

 

L’anziano e l’estate,
Il moribondo e le dalie.
Le foglie e i guizzi.
La morte e la fanciulla.
Su tutto, la perfezione.


*

Niente di segreto

1

Lo rivedrò
(non si posa)

e lui rivedrà me naufraga

in un pozzo di sete.

Per amore gli uccelli si azzannano.

Non mi meraviglio.

Dalla testa bàlzano i fantasmi,

il mare vomita mostri.

 

2

 

Vent’anni in un soffio:

dal gocciolio del seno allo sbieco di sguardi,

da pari a pari, da dolore a dolore.

Il vento non mi ha mai parlato

sulle ali della distanza,

mi ha lasciata tra il freddo e il coraggio.

 

3

 

Guarita!

E ora a quali oblii attingerò?

 




*

Una forza colorata

dedicata ai fisici delle particelle, 4 luglio 2012



Primo giorno.
Il mare tra gli aquiloni e gli aerei.
Le onde rallentano e poi si fermano.
Io affondo i piedi dolcemente:
una torre bianca che piano cede.
Il vento è una barca che spinge se stessa.
Incontestabilmente, la luce è di fronte.

Secondo giorno.
L’interazione è forte e mi unisce
alle particelle colorate, una fra tante.
Si potrebbe chiamare desiderio?

*

Una patina biancastra »
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*

La biciclettata

 

Sotto casa scorre il fiume.

In cima agli alberi, al sole d’estate,
la fotosintesi clorofilliana è strepitosa.

Più in là, sperpera acqua una fontana.
Due ciclisti, incollati al manubrio
come alla propria ombra

e colti da insospettabile ottimismo,

tendono a sconfinare dalla pista.
Intorno è secco.
I colori sono dardi.
I dolori sono cardi.
Resta un affanno leggero,
ma sul ponte, in discesa, c'è il vento a favore.


*

Lavanda e oblio

 

Svuotai i cassetti in un giorno caldo.
E’ l’universo - pensai - e volli riordinarlo.

Nel pomeriggio udii le cicale.

Cantavano dietro la lavanda.

Sono angeli - pensai - e feci memoria.

Così sistemata, la casa ha un altro aspetto.
Dovrei godermela - pensai -
prima dell’annunciata perturbazione.


*

finisce in -oma

 

c’è il rantolo dell’universo nel seno mutilato
della donna


ai figli non lo scempio dei capelli

ma una condanna certa

- essere amati  -

*

amavo scrivere lettere

amavo scrivere lettere

qualcosa si perdeva 
tra impacci e strappi.
di giorno bruciavo le lettere
- le mie -.
fatui bagliori sull'agro di puglia
la mia patagonia
immersa in ghiacci perenni

 



*

Quila*

 

L'oblio dilaga, tende a opacizzare,

perciò non cerco la congruenza dei volti:
dal mare ho imparato il dubbio.
Non cammino sulle acque,
 

dalle radici imparo la pena di sostenere. 

Sto sulla riva giustapposta. 
All'aria limpida si piegano i fusti elastici

della quila che cresce nelle gole.



* varietà di bambù andino, particolarmente resistente

 

 

*

brasileira

 

Il bianco spumeggia alegremente

nella stanza stile liberty.

Tra il gallo e l’aurora,

una tazza di nero per svegliarsi.

Le farfalle-sopracciglia, 

la bocca di rosa, 

i passeri,

la voce dei morti. 
E' incerto ciò che arriva dall’oceano: 
gli avi rinascono,

le stelle si annegano per vizio.


.


*

“Lungo la cenere tranquilla dei giorni” - omaggio

“Lungo la cenere tranquilla dei giorni” - omaggio a Pierluigi Bacchini


Amo il poeta Pierluigi Bacchini
che nei querceti delle cattedrali
vòlto ai punti cardinali misura
le variazioni di tono del vento
a gara col rintocco di campane
che sullo sfondo silente si staglia

E amo l’involontaria poesia
della botanica e nella materia
l’infimo col suo inverso - l’assoluto -
nella struttura di una molecola

e dello stagno la chimica e il chiurlo
che tace ma non perde la fierezza
- è meraviglia o misericordia? -
nella tempesta di stelle e pianeti

Amo il poeta Pierluigi Bacchini
che sotto foglie rosse e lievi barbe
intuisce la grandezza
del cosmo

e la malinconia - come Lucrezio
si figura l’immanente in un seme
e l’infinito ben oltre la siepe


 

*

elektron

Ignoro il perché.
Dell’ambra, ad esempio,
conosco soltanto il colore.
La morte - dicono -
è la rinuncia di un elettrone.


*

bukowskiana

Ho sentito la tensione rompersi 
con secco rumore 
e liberarsi energia sussultoria

Non ho altre cose da annotare
tranne che è passata una fase
e ho disimparato un linguaggio
Ora ne balbetto un altro 
che sarà ugualmente impreciso

Cose che nessuno leggerà
- ho un curriculum assolutamente ordinario -
e in fondo non ho davvero niente da dire
tranne che normalmente 
sto in una cruna d’ago esposta al vento
e so orientarmi 

Dicono che mi controlli troppo
Io rispondo
“avete visto come correvano

le mani sulla tastiera?”

e d’estate non c’è neanche il problema del freddo
Tutto scivola 
anche nel sonno scivolo che è un piacere
finché il pensiero non prende il sopravvento

Prima che succeda
lascio fluire l’energia
e non so dove mi porti - o forse sì -
Poco fa si è alzato un vento fresco
- sicuramente stanotte dormirò meglio -

Sognerò ma non potrò raccontarlo
perché non mi credereste 

*

prima del solstizio

 

lo scandalo della luce
soggetta al buio
su questo crinale

dove colori e ombre
sono sul punto di rompersi.


passano le ore
accatastate
in geometrie

asettiche.

dormivano quiete.
ora sono respiri accorciati
dentro ardui labirinti
s-nodi di
cordoni materni
ma - se osservi -

i calici pieni - anche -

*

paura di volare

 

Due frati in tonaca celeste
l’anziano accudito dal più giovane
- totalmente ascetico -
L’anziano - rosso di pelle -
inforca gli occhiali e annota l’ora

Un uomo aduso ai voli dello spirito
mi chiedo cosa provi al decollo
e come gli appaia la terra vista dall’alto
un miraggio da ignorare
o un desiderio più forte 

Assorti nella sala d’attesa
uno in piedi l’altro seduto
sembrano certi che un’ala d’aquila li solleverà


*

il vertice

 

cercare il cielo mi stanca -

accolgo il non-senso dell’umano

ma so che più in là
il vertice capovolto dirama un privilegio
pur negandoci il florilegio
o promettendocelo postumo

*

the crisis - su un brano di ennio morricone -

seconda minore - piccolo disagio 
più inquietante è il degradare del basso

i cromatismi non sono invenzioni
per addolcire la pillola amara
ma i sintomi di una cancrena 

il minimalismo
che corrode i massimi sistemi

 

le armonie non sempre risolvono
il chiodo fisso di una crisis globale


*

specchio

 

se potessi riflettere i volti passati
sarei il solito specchio
luminoso davanti
nero di dietro
mentre è dentro che avviene
il misterioso incontro
tra le vite immaginate e il nulla

*

di passaggio

                                ai miei figli

 

gli anni dei giovani
rimbombano di sogni 

che d’effimero li spingono per mari e terre
rivelando dubbi.
io non so accudire

la nebbia che dalle loro domande emana.

risposte a volte misere

affievoliscono la luce già fioca

che tuttavia li prepara a un risveglio adulto.

 

 

*

Tuba e fisarmonica

a due ballerini di tango



Ogni giorno può essere l’ultimo
accordo di un tango tubato e fisarmonicato
che strofina la terra

sui cui lei batte i tacchi.

Prima che inizi il bello,
dai calici evapora l’ultimo dito di vino.
Lui osserva il silenzio dei propri piedi

ma non vi rinuncia.

 

*

pietre di puglia

 

Alcune rese aguzze dal sole
altre levigate 
come teste calve

da un vento bizzarro


Miraggi affioranti dall’urto dell’onda
in estati orizzontali
le ricordo punteggiare rotte non scritte
tra scogli viola

Alcune cave come pance di marinai o voci
arrochite
dal sale
in riarsi sogni di libertà
tornano utili alle case dei morti

*

Collaudo

 

S’allisciano il piumaggio nel nido.
Ci vuole un bel po’ di coraggio per spiccare
sogni a portata dali,
un fondo desiderio chiamato libertà.
Dov’è?

Cos’è?

Diavoletti increduli
, il tempo stringe
...
Volate miei eroi e siate fieri!

(vólano)

*

versi per un’amica

sta’ zitta - mi disse -
e fu benedizione
giacché della mia supponenza
portai a lungo il peso
lei
col fiocco bianco sul nero dei capelli
e del grembiule
aveva osato

addirittura
cambiare di cavour
l’accento e la misura

*

maternità

1

diffusa coltura di sogni
mischiati a fatiche
cespuglio di rose
insidiato dai venti

una quieta risacca
rumore alternato ad assenza
le chiavi di casa tra porte e finestre
il qui e ora di un eterno attendere

l’interrogativo
tra presto e troppo tardi
rimbalzo di parole
cariche

una danza sgraziata
e poi aggraziata
la tana di un ventre che stringe alleanze
che ogni tanto tradisce

la mia piccolezza


2

diamo alla luce gatti fulvi
attesi all’ombra di chiostri

siamo partorite dalla fragilità
appostata dietro l’imprudenza

la terra frana
noi lasciamo biglietti
a rondini e 
rondinelle

*

Filastrocca quasi d’amore

 

A domanda rispondo
della mia vita niente nascondo
ma dell’amore non ho sentore
sull’argomento
troppe parole
chiedo soccorso cambio discorso
cado mi rialzo imbraccio la spada
il braccio è rotto sono fregata

me la do a gambe nella pianura
perseguitata dalla paura
bell’orizzonte mi sta davanti
provo a raggiungerlo con quattro salti

acqua per acqua terra per terra

all’improvviso trema la terra
segno che il cielo ci sta scrutando
e di qualcosa ci sta avvisando
non ho l’ombrello tra poco piove
se torna il sole ti dico I love



 

*

manifesto dada

 

l’arte è vita
la vita è arte
piglia l’arte
la vita artiglia
tutto è n-uovo

col ready-made

ma prontamente
rifai anche l’usato

prendi
caravaggio 

vien fuori un pasticcio
non c'è messaggio
vale il posticcio

è semplice come l'infanzia
 
da da da qui qui qui
du de du sì sì sì


*

Banlieues - prima generazione -

 

Occhi neri nella città piovosa
e l’infanzia specchiata su muri décadents.

Accade che un nero accompagni se stesso
in mezzo a odori di melma e ardesie sconnesse
che gli ricordano la terra africana.


S’innamora nella lumière nuit
(pianti di madri innaffiano intanto l'alba equatoriale)
e all’improvviso danza davanti a suo figlio
scivolando sulla lingua francese

une parole un sentiment



*

mio figlio cucina al posto mio

 

odoroso "tiglio"
delle mie stagioni biancastre
quando s'inerpicherà la mia salita
non 
sentirò altro profumo che di te

con un amore che non so
ma già ora celata dietro un ruolo

e il suo rovescio
t'assaporo

come una dolce chiara bevanda

*

surreale istanza



in tempi di
liquide dissolvenze
e formiche minacciose
anche il molle dalì capitolò
davanti a una colata di lava rosata
                              un lecca-lecca?




* (riferimenti: "Persistenza della memoria" di Salvador Dalì, anche detto "Gli orologi molli", e i Chupa-chups, il cui logo è di Salvador Dalì)

*

mai ti vedrò

mai ti vedrò - in fieri - tra foglie
d’altra stagione
nelle bizze di fiume macerando
verso marine
in culla d’acqua o fra mulinelli
affiorante da filamentosi
ritagli ambrati d’araba ascendenza
né penso
nello svagare lento dei ricordi
tu sia altro se non un organismo
perso e ri-emerso in chimiche forme

forse un pavido uccello
o un rombo notturno
nell’imago di più solidi volti?

mai ti vedrò
in smerigli di luce
eppure vedo segrete
corrispondenze


*

amor che amar perdona

perché doni amore
ancora amo
e dono all’amore perdono

ché ancora tu perdoni
e ti doni
così perdonata mi dono
e amata dono e ridòno
all'amato un per-dono

d'amore




* invito, chi volesse, a suggerire variazioni sul tema

*

non ti so

ti amo silenzio
e ti possiedo
nel tempo ritrovato del sospiro
non ti tocco
non ti vedo
nel rintocco d'eco
del casto respiro
e lieve

ti amo silenzio
silenzio di neve
e il sole perdono
non ti prendo (non mi prendi)
non ti dono
amato (amata)
il fosco
dubbio
che conosco

non ti amo silenzio
non ti so
solo (sola) tormento d'ombra corta
scorgo
e risorgo dal precipizio
di parola nata morta
in puro
delirio


*

magnetismo

prendi il culmine dell’emozione
rivoltalo

non trovi il capo?
si avvolge
come filo di rame su un magnete

elettrificalo
l’attrazione capovolge le cose

come fossero monete lanciate
ripetono
testa o croce?

ap-pàgano
con una croce a testa


*

Il crepuscolo degli dèi

Potessi parlarti - dio dei silenzi -
nient’altro esalerei se non fiati.
Voli si levano dal tuo crepuscolo

dalla terra evaporano iati -
si approssima forse la sera?

Potessi parlarti - dio dei silenzi -
saprei
dall’onda di piena
come l’aruspice scruta le viscere.
Non odora l’acqua,
non suona l’aurora.

Nel silenzio più fondo io confondo
il cielo col cobalto
.

*

terràgnola

viene dal centro la furia ferrosa
ed è ansia
l’esserti figlia
- terra -
tu mi attrai
e appiano le montagne

(il brulichio umido dei vermi
l’ignaro ristagno dei corpi)



*

ti alzi

ora piangi emilia
sospinta all’incrocio dei monti
da grumi africani

anima montanara
sicura
zattera di mari antichi
ancora veleggi corsara
e più fiera

vecchia amica di treni adolescenti
ti attraversano
oggi i fischi
delle ambulanze

ma tu emilia
ti alzi




* agli amici emiliani con le mie scuse per non poter esprimere diversamente la mia solidarietà

*

danzare la vita

 

rinascerei scultrice d’aria 

- danzatrice -
per espandere gli spazi 
con suoni generati dal mio centro

danzerei la leggerezza dei cirri
con le dita come lunghi pennelli
eluderei il capriccio della pioggia
che s’addensa come un destino o un sogno 

guiderei le emozioni al passo di quest’esistenza

interprete del mistero

capovolgerei i sensi e le lontananze
aggrappata tutta alla luce

o tutta all'illusione

*

il buon senso

 

nel cavo della sera
con le unghie sbriciolate
mi accingo al riposo

quale inganno sia la vita
- crogiuolo caldo/freddo -

lo sospetto dalle dure regole del gioco
ma io l’amo
in stupore e sgomento

*

pick-up

 

potrei dirti che un fruscio mi disturba 

che nell'ora distorta tacere è preferibile

ma nella discontinuità tra il silenzio e il nostro desiderio
un filo rosso
come il rame intorno a un magnete
coglie perturbazioni

ed esse crescono e si moltiplicano
in gioie sussultorie quasi sguaiate

*

agenzia viaggi - spot -

 

turisti del vuoto
è rinviata la meta
il gusto è nel gioco
né inizio né fine

tu cerchi l’amore
né troppo né poco?
tu temi l’amore
cavalchi il dolore?

concediti al fato
comincia a viaggiare
per finta o davvero
il prezzo conviene



* a Roberto Perrino con simpatia

*

non pervenuto

 

i cani stasera non latrano 
la pentola fischia una minestra antica
sotto le soglie mormorano voci
e piove

me e te: pura astrazione.


nell'istante del contatto

mendicanti di calore
i
ncollati ai muri 

in volumi rossi e tondi 

consegniamo a una tazza bollente
l'implosione della notte


una vita nell’ordinarietà di spifferi taglienti. 

e ancora piove


*

nuovi pianti antichi

1

nel campo bianco c'è sgomento

chi busserà alla porta sconquassata?
chi aprirà il cuore già franto?

nel campo santo c'è sgomento

e morte bianca


2

(e farsi terra e tornare 
all'andare e venire 

e tremare di luce e d'ombra

e remare gioia e dolore

e ancora a-mare)

 

*

vanessa - a melissa bassi -

 

nessuna carezza 

da chi ti ha defraudata del mare -
ti abbiamo amata abbastanza?

amaci tu
che portavi ali farfalle
ignare di insidie 

vanessa

la promessa tradita -
e te ne vai col passo  
di un'immutabile giovinezza 

*

minimalista - ad arvo pärt

ra
             re
fa

liquida
             mente
                           tin
            tin
abuli

           pacate
            
cam-pa
                            ne

ra
            re
fa

ce-le
           sti-ali
                          ali 

nelle 
                  (nelle)
nuvo-le

ra
             re
fa

angelica
               mente

pianopianopiano

                            p i a n t i

giù -
        bi    -    li

a          l l          e         lui

A

rrrr

vvvvvv

ooooooooo






*http://www.youtube.com/watch?v=d2S87fkG7_g&feature=related

*

rosso sangue quasi

 


troppo dolce per essere amaro
troppo poco per essere felice
al tramonto tiepido
glaciale al calar della sera
al risveglio circola blandamente
poi in una sua corsa solitaria
defluisce - neanche blu -

*

ora di punta

                                                                                  ai fratelli di fermata

 

con gli olfatti abbracciati
dover scegliere
non a naso ma per necessità
il caino su cui cadere

*

Poetica

 

Né del vero - ché l’offenderei -
(piuttosto il silenzio osato a me stessa
come un manto 
sulle cose, 

a protezione) 


Né del falso - ché lo rifiuterei -
(ma la porzione indigesta del giorno,
in risacca uguale e diversa,
partorire un’altra me stessa)


 

*

stagionale

 

il sole è ri-sorto
le ciliegie nei canestri
vermigliano
il vociare spazientisce la luna
con tentazioni già 
estive 

sotto coltri superflue


vorrei chiederti quanto ancora
quanto amore?

*

giorni corti

acre sudore e passi affaticati
le speranze riposte nelle case
e giorno e notte carichi di cose

compitiamo il tempo del lavoro
così compiamo il tempo

chi sa dove transita il migratore?
chi ode il rintocco del sacro suono?

poi scopriamo il ciclamino


*

la cattedrale sul mare

 

la strada portava al confine
tra giardino e orizzonte -

dal ciglio del burrone

ho provato a chiamarti -

 

ma il rosa del marmo
è soltanto l’effetto del tramonto
nella cripta lavora la ruggine


*

l’ultima nota del bandoneon

 

l'ultima nota del bandoneon 
sogno verde partorito dalle vibrazioni -

chissà cosa stiamo cercando
chissà se le astratte armonie
celano l'esilio dei nostri volti

*

stravinskiana

 

l'aria calda acuisce i segni 

di un tempo incombente -

sottoterra si scannano i morti

 

non è la pena della bestia in calore
non sono le doglie della gemma 

di sacro la primavera ha solo i colori -


*

la vetrina

 

rincorro l’immagine in vetrina
ma non sono io sui tacchi
non sono io

nella pozzanghera i riflessi dei fiori
ma i volti sono a lutto
in questo triste maggio

rincorro il profumo dei cipressi
ma non sono io tra i morti
non sono io

*

indocile

 

Ti prego
non la strada o il sentimento
ma entrare nel labirinto del Tuo

nulla

(parola non oso
per questo paradosso) 


*

premonizione

 

nuvole spinte ai voli più arditi
chiostri rovesciati 
colonne spogliate d’oro

in silenzi durati ere 

echi d’organo
rami e fronde sotto cieli a volte ostili

a volte compiacenti

chiari segni e perfetti
dell’inconfessabile sogno
del poeta

amarsi sotto una luna mostruosa

*

il portagioie

 

certe mattine stanno indolenti
come piatti non ancora lavati
o promesse di acqua e sale
a perle o sgorbi dentro valve chiuse


*

l’attimo prima della felicità

 

e se anche si fermasse
nessuno avvertirebbe quel rumore
di sirena che irrompe

e se anche si fermasse
rinascerebbe da una radice
o da un’ombra che di sera si allunga
o dentro certi soli ormai spenti
che lasciano scie dietro 
e nemmeno lo sanno

e se anche si fermasse
sarebbe insopportabile
come le dissonanze di una melodia

a volte sta sotto i passi
oppure affiora da un respiro in eccesso
e il corpo resta come indietro


 

*

nessuno

 

tra il non dire e il non volere

origlio la tua stanchezza

la consegnerò al mare 

al suono del suo fondale

dove l’onda lecca la rena 
ed è subito risacca

*

colazione

 

zucchero con retrogusto.
buio 
nel panorama del giorno.

tesi di un tempo irrisolto.
arsi sulle ferite della carne.
acciottolio di pensieri.
eterno andare.

a volte bollente.

*

la Porta

 

schiaffeggiata dai venti,

tra visioni terrene  e celesti bi-sogni 

basculante

àncora di salvezza per i morti

a questa Porta ho visto bussare
e implorare con dita adunche
fortuna non grazia


*

Cosa ha sentito il corvo?

 

L'incanto del primo momento
tiene
in serbo già l’ultimo,
la brezza si arrende al soffio finale.


Passano così 
vite addomesticate 
che il tempo torce a stento.


*

guardare non vedere - ai miei figli

 

taglio nuovo di capelli

e mi prendono in giro
se ascolto musica antica
le cantigas de santa maria

all’alba gradirei sentirli immersi
in un sonno discreto
ma stanno già in piedi
i tulipani

a spiare dai balconi
ed io ad aspettare
di vederli uscire insieme

beati quelli che crederanno
al volo degli aironi
usciti da una stanza

se li guardo mi salutano
- per dovere -
mi commuovono gli zaini
pieni di segreti

 

*

filastroc-comica

 

la mattina è iniziata
il cibo è nel nido
si è pronti ad andare
- ci sei?

spettinate le piume
nel tempo che corre
dall’alba al tramonto
- ma dove?

mi rimbocco lo sguardo
davanti allo specchio
ed è necessario
- mi hai scritto?

la camicia a pois
il volto distratto
un sorriso a metà
- mi hai visto?

non ti apro la porta
ti infurieresti
se scappo mi insegui
- mi ami?

 

*

redivivo – quasi una filastrocca

ho piantato la tua voce
nella terra delle rose
l’ho invocata con il nome
che hai implorato

ho estirpato la tua voce
dai rovi e dalle spine
l’ho bevuta fatta vino
e mi ha infuocato

ho subìto la tua voce
nel rumore del maestrale
dentro il ringhio delle bestie
nella sera

ho capito la tua voce
trasformata in una nota
tra le dita del pianista
redivivo

ho scontato la tua voce
nella coda dell’inverno
mi è avanzato questo tempo
che ti dono


*

la basilica

in fondo non il mare
ma una strada di acqua e di sangue
porta a uno spazio verde
triangolare
ossigeno d'alabastro
dentro muri resistenti ad anemici sogni
freddi al tatto
come aghi di conifere
ma sostengono
quando mi faccio cupola
a raccogliere
l’inutile preghiera


*

Il contrabbassista

 

Le dita come topi in fuga o lepri
sul manico isterico
sorride beato
disintegrando le idee
una dopo l’altra
fino all’ultima nota del modo frigio.

Alla fine dell’assolo
avverti
 un prurito lungo la schiena
e un desiderio di tango.
Lo sprigiona e poi lo richiude
nella custodia
infine se ne va con passo zoppo
sottobraccio alla donna
di abete rosso.

*

I filippini di santa pudenziana

 

Non avevo mai udito cantare in ang e nam,
né visto una tale ottusa dolcezza
e irriducibilità
e sorrisi di mandorle un po’ amare
in piccoli corpi con le braccia a croce,
assorti.
Spingono in alto e in fuori
oltre le terre e l’acqua

gentilmente
un’eco di gong
che lascia silenzio
.

 

*

eccolomihaspintodadentrolodicevochedinottevieneapr

eccolomihaspintodadentrolodicevochedinottevieneaprendermi*

*(al nostro io-autistico)


non te bambino
non te -
sotto le coperte
lo vedi - cammina -
un lenzuolo con gli occhi
una maschera di fuoco
ma è freddo

chissà se conosce il gioco
del salta-ranocchia
se sa nuotare
contare
se si volta

aspettiamolo domani al laghetto
i vermi li tocchiamo noi
ché a lui fa senso

dentro l’acqua il cielo è arancio
non è mai giorno non è mai notte
per le rane
 
metti il cappello
tiralo
che sta fuggendo


 

*

il pendolo

 

 

il pendolo ondeggia da solo
non dà spiegazioni
e tu stai bussando al mistero -
ed è ora di andare all’indietro


*

Un nido tra la notte e il giorno

 

Nell’ora in cui anche i tavoli germogliano,
ho provato ad attaccare la voce alle mani.
Ti sei accucciato.
Col sorriso morto tra i denti

mi hai indicato il tempo e il luogo.
La casa fredda è una vertigine 
(mi è parso un sogno).
Non so quando non so perché
passiamo da un paese a uno spaesamento.


 

*

Si è in aprile

 

Molte vite sono iniziate,
mi sembra di vedere le rondini.
Ma
sulla terra attecchisce il silenzio,
la notte si prolunga negli organi del corpo.

A me basterebbe non vedere il canto farsi sale.


*

strada a doppio senso

 

Con le spalle chiuse

a proteggere un bignami di filosofia
- la tua vita imperturbabile -
non mi hai riconosciuto
in un film un po' surreale.
Così sono passata

come i titoli di coda
letti in piedi all'uscita.


*

la caverna

 

un’idea è un ologramma senza tempo
si proietta su qualsiasi spazio
platonica-mente

nella caverna di un pomeriggio
ombre fantastiche appaiono
cronica-mente

gli echi si moltiplicano
il già stato e il non ancora si amalgamano
insensibil-mente

spalancare la spelonca spaventa
lì fuori ogni cosa ha vita ma
relativa-mente

*

le case vuote

 

le case vuote
quando la porta si chiude
odorano di bucato lasciato ad evaporare

le case vuote asciugano lacrime
che rendono umidi i mobili
e attirano insetti innocui

le case vuote sono prodighe di
ospitalità

nelle case vuote le finestre sono inutili
è inutile anche la luce

nelle case vuote i libri aspettano
la famosa notte dei tempi
per ribadire “l’avevo detto io”

nelle case vuote
può aprirsi la porta con chiavi giuste
le persone ritornano


come se il tempo non fosse passato
alzando le spalle
per non rispondere alle domande







*

La casa

 

La casa coi limoni, 
il profumo di rosmarino.
Non vedi le rose sul tetto?
Voci assolate e rombi scuri,
la pioggia tra i muri,
i colori.

Ma il tempio della natura
trasuda freddo.
L'ossigeno che non incendia
dà i brividi.
Uscire, è giorno - suonate il battente
Si apre?


*

s-connessa

 

a volte cammino all’indietro
per ripartire dal centro

se dal cielo piovessero mucche
qui ci sarebbe latte 

di giorno riposo
di notte conto stelle

disubbidisco alla disubbidienza
ti allaccio le scarpe

non scrivo - ricordo

*

l’idea del tempo

 

chiediamo al ladro il grimaldello?

o al mare di indietreggiare?

 

quando la strada corre

non si avverte la corrente

 

 

*

domenica degli ulivi

 

un fitto silenzio
negli slarghi di questo tempo
dai bordi divaricati


tira un vento pungente

vorrei sollevare
la cenere da quei crani
unti di pace

*

leggevo baudelaire



leggevo baudelaire
sui prati dei vent’anni -
non era questione di lingua
(ignoravo il francese)
ma un salto nell’età spietata

a distanza di anni
la poesia è di nuovo fra noi -
non la capisci/non la capisco
(come la vita)






*

mi riconosco

 

mi riconosco
nell’ottusa fatica dei germogli

nell’onda che ha smorzato 
l’incendio del mare

in ciò che sfugge

nei suoni sommessi captati 
permanendo in zona-sogno

nella lingua che soltanto balbetto
fingendo indifferenza
su vie crucis d’asfalto

nel gancio che afferro e poi lascio
mentre scivolo nell’imbarazzo

in una cascata di sì
sgorgata dall’unico no
che ancora risuona come un boato

*

la storia

 

se i gabbiani raccontino

una storia millenaria
o se essa taccia nel sommerso
dell’acqua di fiume
se si avverino silenzi o bugie
non so -
ascolta tra le canne la garzetta -
guarda quanto somigliano di sera
gli uccelli al tremolio delle ombre
e quanto insensato dolore
in questa macchia più densa di cielo -

 

vanno alla foce tutti i viventi
con passo costante -  predestinati
ciascuno al suo luccichio breve


*

veglia

giorno precoce
seppellito in antica dimora
le attese modulate
a un tempo lunghissimo

assorbire le ore di veglia
vagliando intenzioni di ladri e assassini

essi hanno in mano le chiavi
di altissimi portali


*

mezzogiorno

 

 

perdona il mio mezzogiorno
senza cibo né lacrime
- un peccato di omissione -

non mi ha smosso il rintocco del sole
né ho colto nella tua fame

un diverso amore



 





*

ad un nuovo incrocio*

 

ad un nuovo incrocio
ti vorrò incontrare
per aggiungere emozioni al mio passo

in una casa dal tetto rosso
che parli al cielo
con le labbra accostate

nell'angolo dove croci e ladroni
convivono abbracciati per ore
e dormono sonni colpevoli

dentro sogni ambivalenti

ma l’amore non è
un cristallo da frantumare
o un salmo segreto da pronunciare

non basta tagliare mattine
con coltelli di carta
rubati a ingenui viaggiatori

e non è detto che i migliori
tra guardiani e sacerdoti
siano in grado di decifrarne i segni





*ispirata alla canzone "Carte da decifrare" di Ivano Fossati

*

davanzale

 


i lacci del pensiero 

sospesi alle finestre -
ora entra ed esce aria fine,
muove le tende




*

e nient’altro

quando l’onda lambisce della terra
l’inguine, niente si aspetta e forse

niente dà, ma feconda
dove pioggia non bagna

così la Tua parola
luce che taglia e nient’altro


*

dati reali/sliding doors

dati reali

nulla ho da segnalare

sulla primavera

il cielo è azzurro
il sole arde soltanto

***

sliding doors

il presentimento di un altrove
in cima alla montagna
oppure in una casbah


tra illusioni 

incontri avvenuti
in fieri
o in potenza
(potenti nel non-essere)

maschio o femmina
madre o padre
...

vite diplopiche
qui o lì
o anche diversamente qui


 

 

*

diario migrante - ad Alessandro Mariani -

 

Calcolavo un decennio

per imparare a memoria la mappa della nuova città -

dietro i vetri non c'era nessun volto caro -

a chi avrei bussato?
Così ho ipotizzato vita opere e miracoli dei passanti

e dei loro cagnolini
studiando anche i cigli e le erbacce.

Molte cose ho appreso altre ho dimenticato -

i miei pensieri sono normalmente

né troppo vicini né troppo lontani

dal luogo dove morirò.

 

*

Il salotto della zia

 

Il salotto di zia emanava

odore di naftalina -
sul muro incombeva
la scena di una caccia al cinghiale
fermata nell’ora cruenta,
le piante immortalate
in una posa quasi naturale.
Tutto giaceva in un suo compimento.

 

Un’identica stasi pervade
anche questo mio giorno -
che sia segno di imminenze?

*

sogno

 

sempre è propizio sognare uccelli:

da stanotte mi vedo nella rotta

di un istinto semplice e ignaro -
godo del vento come un fringuello  
e non mi do pena dei tuoni -
rimango negli azzurri pentagrammi
puntellati di in-canti

*

l’uccello di fuoco - da una fiaba russa -

 

perentoria la luce

trafigge le feritoie

nella dimora pietrificata 

 

col suono del vento

entra il ghigno sommesso

di un clarino solitario 

 

un trapano per la memoria...

 

e appare l'uccello di fuoco

con l’aspetto di un orco

ebbro di danza

- il nuovo che avanza -

*

non-primavera

 

è in atto una metamorfosi

nell’acqua dello stagno -

il pesce potrà volare

il prato cadrà dal cielo 

come una pioggia senza fiori 

le stelle offriranno un ombrello al sole

gli uccelli si tarperanno le ali

per camminare sulla terra

finalmente accolti 

*

lo diceva borges

 

sapere di sognare
è straniante più del sogno


lo diceva borges
- o meglio la sua ombra -
quando scoprì che ci vedeva bene

proprio come la sabbia  

granello per granello
 

 

*

twist and shout

 

non so consegnarti 

che musica senza parole

- vibrante preghiera -

 un rumore che scuote - strapazza

uno stridore di vene e di pelle 

 

 

e se tu fossi morto

 

(linfa del mio silenzio)

 

come potrei raccontarlo? 

 

 

 

*

artista di strada*

roman bocca di sacco

per due spiccioli di jazz

vende al traffico di roma

la voce dell’america


e roma risponde al richiamo

di un erotico sussurro

swingando le sue passioni

nella sordina della cornetta



* a Roman Barabakh, artista di strada

*

punto coronato

 

poche cose ritornano al tempo

(e niente in natura)

 

anche le fitte biscrome implacabili

corrono verso il punto coronato

senza cedere di un solo battito

 

quest'assurda frenesia

conosce soltanto la direzione

dal lontano all’inconoscibile

*

i tuoi fiori

1

 

ricominciare sarebbe possibile

invertendo la marea

                           (strepitava la panchina

                             sull’erba acerba)

 

ma se anche la luna non ha argomenti

non c’è scampo 

 

allora non mi oppongo -

innaffio i tuoi fiori soltanto

 

 

2

 

(begonia)

col colorito pallido

non hai retto all’inverno -

 quest’anno salti il turno

 

(ibiscus)

nel nulla

intensamente viola

 

(tradescantia)

dal vaso sospeso

aspiri alla meta più attesa

 

(geranio)

ma dov’è la rosa?

 

 

*

nessuno si senta offeso

 

nessuno si senta offeso

dall’uomo che piange composto

sul sedile della metropolitana

 

nessuno si senta offeso

dalla parole di un ubriaco

 

da chi ha inventato la commozione

o l’ingiustizia

 

nessuno si senta offeso

da un albero storto

dai suoi frutti belli e immangiabili

 

nessuno si senta offeso dalla vecchiaia

o dalla libertà

 

 

 

*

perlucio

 

com’è inappropriato il mare

e com’è ingiusto -

le onde corrono testarde

incontro alla solitudine

 

com’è bugiardo il mare

il suo mantello leggero non copre

 

e com’è lucido il mare di marzo

com’è profondo se l’attraversi

 

 

 

 

 

 

*

quanta vita manchi

 

quanta vita manchi alla metamorfosi

quante voci non ascolti

dai luoghi dei morti

io non so dire

 

quanta vita manchi al congedo

quanta dolcezza ancora al bambino

al suo battito d’ali verso un miraggio

o un'evidenza

io non posso saperlo

 

ma nel passaggio, in quest'anteprima,

noto un’ansia

che forse è il risvolto della speranza

 

*

al Tuo cospetto

 

 

nel baleno dei giorni
ricordare non ci appartiene

è un cedimento 

una vergogna  

 

la nebbia avvolge le traiettorie

 

eppure il cerchio è una certezza -

i volti antichi si riflettono

in nuove corrispondenze

(rinviati gli incanti...)

 

*

Dolore e trasfigurazione

 

E' nostalgia. 


Poi, quando il piede si leva

(anche questo è dolore),

stare obliqui e fuori dal cerchio

ad accudire la notte

sotto un mantello stretto.

 

E' lutto.

Per ogni nuvola che getti nebbia,

per ogni infedeltà.

 

Ma poi il fuoco trasforma il pane

in fragranza e vento

all'alba.

*

quasi un epigramma

 

non anticipate il dolore 

poeti

 

lasciate al vento la voce

vi si addice il tacere 

anche l’amore

  

il prato

i pini

le morti innocenti nei nidi

loro sì

in agguerrita attesa

di voi

*

ritratto di mutilato di guerra

 

chi può reggere un colore come un pugno?

 

non io,

occhi obliqui dentro i tuoi 

nell'asfittica stanza, verde-ospedale

 

in quei lampi e in quei fuochi

nelle acque che sommergeranno ancora

c'è troppo lutto 

troppo pianto -
cozza col rosso dei burqa.

 

 



(su una foto di Steve Mc Curry)

*

l’idea

                                            a Luciana Riommi Baldaccini 

 

 

l’idea

che il domani sia la naturale risoluzione

di una dissonanza

non un'anomalia

un attimo d'inappartenenza nella pulsazione

una pausa ma carica

che prepara attacchi orchestrali d'incontenibile impatto

la voce di terra versata in registri impensati

un giorno noto

nella trama ignota di una polifonia

un tempo disteso

(un adagio col da capo?)

 

che farà prigioniero il tempo

in recipienti di molte misure

 

 



*

il maestro e la ballerina

 

la vita è fuggita su zampe di cerbiatto -

l’hanno vista calpestare la terra

pianissimo

come se danzasse in un cerchio insufficiente

in un tempo imperfetto

 

ciò che la musica anticipava 

nel ritmo delle cadenze,
i corpi stavano già aspettando 

(gambe ferme , vitrei gli occhi):

la fuga,

simile allo scoppio di una melagrana

 

come dionisi disillusi

intrecciati nelle corde

imperterriti nella bufera

il maestro e la ballerina

 

 

 

(ispirata ad una poesia di Mario Luzi, pubblicata oggi sul sito http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=1483)

 

*

ritratto di ignota

 

in mari arancio

allegra

mobilissima

fuggi la paura

partorita dai mesi autunnali

impaziente

della pienezza dei frutti

sì da inventarne il sapore

con fantasia

 

ombra di ombre

ma colorata

il corpo in affanno

in sterili campi

da oggi a ieri ricominciare

una sconnessa preghiera

 

tu con ali di altri

bruci distanze d’acqua

in gara col vento

perdi solo per un soffio

poi risorgi in fiore

 

(chi o cosa?)

 

*

inquietante

 

nel rumore del piccì un calmo dondolio

di assenze e presenze

 - consuete entrambe -

 

persino il clima è stabile

ma può essere più inquietante

non saperlo

*

Girando attorno

 

Il dramma è la durata.

In mezzo, eventi con inizio e fine,

in silenziosa trasformazione:

 

noi.

Eliminare le durate

sarebbe come dire al tempo:

non esisti.

 

Crescere, invecchiare.

 

Nel nostro linguaggio

non esistono parole esatte

per vita e morte.

*

le ceneri

 

nell’aria della quaresima

non solo cenere, anche polvere:

il passo quotidiano del credente

insieme all'inciampo del non credente 

 

 

 

 

 

 

 

*

un’antica eva

 

vengono alla luce di notte 

con una lingua endogena
e formano canzoni compiute

che mai avrei cantato -

talvolta sono poesie

su argomenti che ignoro

con la voce di un’antica eva

segreta

 

l'afferro e non l'afferro

sulla soglia del risveglio

infine la ritrovo

nel colore di ogni giorno

quasi impertinente

nel suo voler restare

nella dimensione del sogno

mentre io so che viene dalla terra 

 

 

 

*

vuoto nel vuoto

 

la poesia è vuoto nel vuoto

libero spazio che buca

l’arcobaleno quotidiano

 

lo sguardo di un poeta
- quand'è nel suo vuoto -

è accigliato

a volte trasognato

 

il poeta è fermo

- pur muovendo le gambe -

mentre immagina un viaggio

 

la poesia è il cibo evanescente

per la sua fame insaziata

è una scommessa sul tempo

e la rinuncia 

 

in quel vuoto dove ogni pieno

è come un retino bucato

la poesia sceglie il suo vuoto

e lo accudisce

 

*

bilancio di una bilancia

 

tra un'arancia e la prima ruga,

scatti e frenate,

qualche parola di troppo,

un semplice saluto,

a volte giudizi,

molti abbracci mancati,

mani ruvide,

pallore.

 

ad amare da lontano

si impara da vicino

quando le nostre ombre

s'incontrano in sogni indecifrati

*

la mia africa

 

ho visto giovani donne

(gonne a balze - lingue all’aria)

addobbare carrozze con lune nere

(risaltava il mio pallore)


quanto vorrei in una capanna

dentro piatti di terracotta

mischiare colori e polveri

e porpore di abiti da sposa

e sapere a memoria i passi dei canti


baba fururu ere reo

oboca gne gne leri uo


e addormentarmi nel giallo
che incendia e guarisce

*

a un amico

 

quale fuoco purifichi

la tua ombra gentile -

l’amore che nutre i fiori

(narcisi e ginestre) -

la luce sulla radura dove gli alberi restano sconosciuti a se stessi -

e qual buon vento mi carezzi gli orecchi

rimescolando il sangue che stagna  -

 

io che ti sono sorella

non saprei spiegartelo

*

l’aggettivo remoto

 

l’aggettivo remoto

non significa passato

ma affiorante da antichità perenni

 

il remoto non è nascosto -

procede da un mistero 
è eternità rivelata 

 

*

Sopra i più impensati deserti

 

Fuggivano dal corpo della terra

con un vento di colombe -

 

così ho viste le profezie elevarsi dalle ceneri

e seguire le rotte dei migratori

in un cielo neutro

sopra i più impensati deserti

nell’ora in cui uomo non conosce uomo.

 

 

 

*

leggi tutte le poesie del mondo

 

leggi tutte le poesie del mondo
ma non spinare le rose

poi rileggi e ricorda

i fiori le spine e le labbra

 

accarezzami le mani

versami acqua

l’amore che hai nominato

attrae altre stelle

 

nell’universo delle menti

sempre nuovi gli inganni

*

buon pomeriggio ai poeti

 

quando incontri un poeta

taci

 

io non ho mai sentito il silenzio

ma le parole di un poeta - quanto lo incontri -

fanno silenzio

 

non posso dire niente

né prima né dopo

se un poeta ha parlato

e chi sono io per parlare?

 

ma poi, cosa dice un poeta 

che io non sappia?

 

forse ciò che non sa

e io l'ascolto

perché non ho visto

 

*

Agro-dolce

 

Asseriscono i dottori

che lo zucchero è da misurare. 
Io non posso negare lo scorno
che amareggia.
C’è chi ama e chi si fa amare.

 

La sposa frettolosa

raccoglie nel velo

una pioggia di confetti
coriandoli e qualche sassolino. 


*

pianoforte ancora muto

 

l’ansia di sfiorare i tasti a memoria, 
catene di accordi 
che non ritrovo

sotto dita più fredde più ferme 

il silenzio dell’alba e il gorgoglio dell’acqua nei tubi:
non-domande, solo una voce

che prende nell’aria ghiaccia
come una pausa opportuna

che riporta all'inizio.

*

stare

 

non hai dovuto aspettare
i miei pugni sulle porte.
le tue zampe da fenicottero
sostengono pesi, 
com la smorfia un po’ dura
dei vecchi padri
con l’ostinazione dell’innocenza.
la perseveranza. 

anime - mi hai detto - e sotto la neve

i corpi si sono incubati.

 

*

leggendo lorenzo calogero


perché non mi sorprenda
il peso delle palpebre,
tento esigui voli

come una farfalla che rischia
il denso delle cose.

se nel volo mi si affranchi il peso, 
è un dono e un fardello,
come una nube 
che corre

ma l'hai già perduta:
onda sogno vetta mormorio.

 

 

*

sindrome dell’arto-fantasma/cacciati e cacciatori

sindrome dell'arto-fantasma

 

vorrei che dalle crepe del mio corpo

escano farfalle curiose

e si posino su fiori di plastica

per accarezzarne i colori.

non vorrei vederle tornare.

 

 

***

cacciati e cacciatori

 

pomeriggio di passeri morti:

non c’è un solo poeta nei paraggi.

cadono fiocchi, io non ho briciole da darti né fuoco.
ascolta come battono i miei denti
e come dolcemente ti assaporo.

 

*

cerfs-volants

 

ci sono biglietti

che volano dalle finestre, 
parole che non hanno presa
e diventano pugni e sangue

su certi cuori piccoli

ma già duri

 

(perché non osservi

quello svolazzo di cielo 

e non ti culli con la musica

delle tue stesse ali?)

 

le parole inciampate nelle unghie

ma è il tuo viso immobile

lo sfregio più orribile

*

l’ingorgo

 

tra l’ingorgo e il contrattempo
tra il non detto e il male-detto
non ti perdo amata figlia
(poesia) 
e scoppi furibonda

malconcia e umiliata

nelle vene ferrigne del tubo di scappamento

né le deformi sirene né i clacson 

ti hanno spenta 
solo l’albero malato tossendo t’implora
“deh guardami prima ch’io mora”

*

campo con profili di alberi spogli*

 

alberi con lo scheletro teso 

e l’orizzonte - giallo come una duna -

appianato - non inquieto non obliquo  

e una nuvola rossa nel cielo 

tra l’albero e la terra 
non radici ma relazioni 

tra linee infinite a croce con piani 

 

tutto il possibile e il vero 

racchiusi in una logica a scacchi

 

ciascuno scelga il proprio quadrante
da lì si espanda in perfetta armonia


* titolo di un quadro di Piet Mondrian

*

Ventisette Gennaio

"Per i musicisti hanno sistemato delle panche nell’area dei crematori. Non ci sono leggii, dovremo suonare a memoria (…). Suoneremo per persone che ben presto saranno bruciate; ma da chi? E’ un mistero. Forse proprio da noi? Le autorità impongono ai musicisti tanti lavori che non hanno nulla a che fare con la musica (…). Il concerto durerà all’incirca due ore. Il programma prevede anche delle melodie ebraiche."

(Simon Laks 1991, p. 135)

 

 

 

Il cane abbaia con rabbia,

fanno eco altri rumori

a comporre un’armonia irreale

in questo tempo come una sinfonia non scritta.

Sembra la scena di un teatro miserabile,

una bocca senza denti.

 

Al termine la luce prende corpo,

la nostra recita diventa insignificante.

Il finale è inciso sulla porta.

Sembra quasi uno spartito.

 

*

brahms – terzo movimento della terza sinfonia

 

gli uccelli ritornano al nido
persuasi dalle correnti serali 

compongono un giaciglio
asciugato coi fiati

io indosso le cose rimaste
come una giacca appesa a una sedia
che nessuno sposta

e una calda sinfonia mi avvolge



*

Ad ora incerta

 

C’è un’ora in cui si è creature del cielo. 
La notte piano si svela
e gli alberi coi rami dirimono i dubbi.
Passano i migratori
e nell'azzurro improvvisamente compatto 
gemmano sogni sempreverdi.

 

 

*

nella sera

1

d’istinto cado nella sera

come su un giaciglio 


e simile a un volo di rondine  
in anticipo sulla primavera

2

una stagione smisurata
sta dietro questo freddo 


dicono che l’europa gelerà
ma noi non di freddo

forse di un prometeico fuoco

moriremo
noi che non volemmo luce

per le nostre alcove

 

*

Le bizzoche

 

La prima voce intona;
la seconda - troppo libera in verità -
se ne va per la navata.
E’ un controcanto poco ortodosso:
Ama e fa’ ciò che vuoi
- le bizzoche sussurrano -
tra terze e seste puramente casuali.
Il peccato di oggi?
Mettere lo zucchero nel caffè.

 

*

dicevano i greci

 

sarà che questa nenia 
accarezza il dolore
sarà che le strade ritornano
come lacrime

 

kalòs kai agathòs
agathòs kai kalòs
- dicevano i greci -

ma noi non siamo di marmo e peperino
è legnoso questo colpo
è una croce 

che porta dietro un volto di ragazzo
bello e buono
come un eroe greco

*

Auditorium

 

C’è un luogo per la musica
e un luogo per gli incontri
(arpe con flauti, violoncelli con oboi)
- attrazioni ineludibili -
Ci sono colori sgargianti
che si stemperano in tinte 

sommesse come desideri.
Ci sono canti
nei secoli dei secoli
che salgono verso cupole, 
piovono come tormenti, 
bagnano come lacrime essiccate.




*

naufragio

 

non più fogli

non silenzi da vergare 
la notte è persa - 

al mormorio del mare 
si è aggiunta un’anima marinara -

 

un lontano rantolare - pare -

di abbandoni di silenzi

che covano schianti sommersi

 

 

e un dio cui non importa 

da quali abissi 

 

 

*

il tempo non esiste

 

i filosofi dicono che il tempo non esiste
il bambino non è il vecchio
la sorgente non è il fiume 
non è un film il fotogramma
 
come spiegano questo gelo improvviso?

costruisco la mia casa nel sole
ponti d’oro al mio signore
ma l’oggi è una zattera in un lago ghiacciato

entra un canto che scioglie
l’acqua permea il legno
ma la musica non s'iscatola 

*

tempo di carezze

 

tempo sarebbe di carezze

sulle schiene incurvate

nel tenue odore dell’aria d’inverno

oltre gli astri si preparano vite

e fatiche e qualche consolazione

e ciascuno ne riceve

dalla terra si propaga un calore

e noi come gatti a zampe in su

vi strusciamo le terga

 

 

 

*

fiori di loto

 

cos’è più terreno

dei biancazzurri fiori di loto?

 il sole - pur complice di amplessi -
davanti ai petali impallidisce

*

cielo coperto

 

svegliarsi
salutare
incontrare un nuovo poeta

(l’avevo intravisto
tra il grano e il loglio)

 

copriva con l’ombrello
il suo violoncello

pioveva
ma non sul suo cappello






*

partenogenesi

 

la poesia per partenogenesi
emana da gente incline ai tormenti 

oppure da matti indisturbati -

raramente è generata
da epifanie di luce -

si cela nel nucleo 

di certi soli che spariranno
e può rinascere da cadaveri di fenici 


(i cocci di bottiglia sparsi sulla muraglia

dalla sera sèguitano fino al mare 

con scaglie gialle di lampare) 

 

 

 

*

la rotta

 

non seguite i miei pensieri
rotti
nel groviglio delle radici

 

io seguo la rotta 
delle foglie nella vertigine 
d'acqua 

sotto i tronchi 

nel momento dell'addio





*

ti uccidiamo come un cane

                                     roma, 4 gennaio 2012

 

 

fuggire dalle belve

che uccidono i bambini
lasciare i dolori coi dolori

accarezzare le colline
che abbracciano il lago
dondolarsi con una canzone 

posare i piedi lentamente

sulle impronte degli aironi
fini come ideogrammi

leggere e dimenticare

*

la farfalla

 

nel fondo
nel doppio fondo

nel calice vuoto
nella scatola dentro il cassetto
nell’avanzo del piatto
sul davanzale 

sul crinale

sotto il tappeto
nella toppa
sulla pappa
tra i capelli 

e gli orpelli

 
si è posata
si è spostata
è volata

l’ho violata?

*

a metà strada/la murgia

a metà strada

non avrei voluto
vedere la pianta morire di stenti
e mio padre seduto
con la mano in un guanto

se addio o abbandono
vinse la paura
e sono rimasta a metà strada

***

la murgia

tra funghi e nebbia
cercando la manna
come i padri
nel deserto

i cardi potrebbero pungere
ma esteticamente
sono attraenti 
svettano sullo sfondo che tutto inghiotte

 

*

Il silenzio dell’atrio

 

Sale dai pini, pungente,

un odore di resina e incenso.
Luci calde trapelano dalle finestre
e
vapori d'elicriso appannano i vetri

Gli insetti lavorano sotto la terra gelata,

gemme novelle stillano da alberi magri.
Pure in un atrio, d'inverno, 
si cresce.

*

favola invernale

 

e si vada a incominciare!
chi al grano e chi al loglio
sotto le zolle un germoglio 

da lontano una donna

con la gonna e le sporte

si aprano in fretta le porte
la danza del sole è a metà 

a noi la baldanza verrà.

*

spaesamento

 

la vela sorpresa dal vento
la riva è un cielo più nero

tra il darsi indietro e il sereno
scegliere il dondolamento





*

Capodanno rumeno

 

La risata argentina e un po' nervosa
di Miriana, la badante,
quando arrivano visite.
Al suo paese le chiamano grazie 
ed offrono i confetti.

Con le caramelle, invece,

addobbano gli alberi di Natale. 

Ma se non arriva nesssuno
Miriana sottovoce ripete la grammatica 
e scrive lettere con la grafia della prima elementare
e ogni tanto di nascosto 
vede le foto del matrimonio.
Il marito di Miriana non lavora,
a casa hanno ucciso il maiale
e a Miriana l’hanno detto
passato Capodanno.

*

i ferri del mestiere

 

la giornata di sole

cambia il segno del mio stare 
qui.

trasparenze e colori sono mezzi

per convincermi a restare

ma mi sottraggo:
non anticipo non posticipo.

il tempo è un infermiere
più che un giustiziere.


*

affaccio sul mare

 

di sbieco sul mare, 
un respiro costante. 
se il vento tace, 
emerge  il suono di fondo, 
un estenuato andare e tornare 

tra meandri azzurri verdi e viola

della memoria.

*

la sera di natale

 

la neve e il silenzio sono complici,
le luci svelano la direzione:
a Natale
non puoi sbagliarti.

si è aperta una città.

il mare innaffia l’aria, respiri

una mistura d'acqua e sale e un odore sospeso

di mistero.


molte strade conducono al mare
la sera di Natale, 
e molte
solitudini.

*

il presepe di marcella

                                                              a marcella



il presepe di marcella è kitsch. 
sta sulla credenza di formica
i personaggi sono di plastica

e hanno le rughe
i pastori  fanno scendere agnelli dal cielo
come fossero angeli 

ma a noi che lo guardiamo
accade di partorire noi stessi
avvolti in una carta di stelle. 



*

pellegrinaggi

 

percorrendo le tratte domestiche 

puoi sentire bruciare distanze
e propagarsi e
chi di partenze 

e lontanissimi pellegrinaggi
eppure non corre la strada
né sono preghiere i sussulti che vivi
e ti chiedi: 
nell’infinita ruota delle sfere
cos'è il viaggio della vita?

quant’aria muove?

*

rivedrò il mare/tannenbaum

rivedrò il mare

gli occhi di mia nonna 
antichi
di resistenza
specchi del non-cielo, 
terra liquida, solcata 
da rotte marine

sardonico il suo sussurro
come un sorriso serbato nei secoli
infatti perdona non incondizionatamente,
esercita una virtù: la prudenza

***

tannenbaum

davanti all’albero delle sorprese

tutte le età 

nella trasparenza di musiche angeliche

e qualche stortura

sospesa su rami di plastica

(quasi veri)

 

*

potrebbe essere natale

 

quant’acqua sgorga dalla ferita
e dove finisce, quali terre nutre!  

meraviglia

 

il respiro aggiunto alla notte del tempo
è chimica estrema di uno spirito 
focoso

 

alla vita è sufficiente

*

diciottesimo brindisi

 

figlio arrotolato 
con le abbra morbide e sincere
aggomitoli parole
e hai la vita nel bicchiere! 

(tacerò per ascoltare
i tuoi anni spumeggianti)










(a mio figlio, oggi diciottenne)

*

se bastasse un dolore

 

se bastasse un dolore

lo assumerei
ma temo sia solo una parte del vaso

allora lo cullo dietro le spalle
come un neonato  
e conto i passi e le miglia
del mio deserto
raggranellando polvere

che annuvola l’arancio del cielo
finché il buio non mi riempirà

 

 

*

Andrea

 

entra come babbo Natale
- ma vestito di giallo e di verde
rada e bianca la barba -

e lascia i suoi doni leggeri
sulla tavola apparecchiata

uno strudel al burro -

le mele sciolte in un lago rosato

- che manna per il palato -

per me è una preghiera di lode 

al Dio che Andrea non conobbe
(come un gabbiano che non vede il mare)

Ciò che manca alla nostra felicità
è un posto nella memoria -
la traccia di un desiderio 

*

iperbole

 

respiro immortale -
un ritmo 
scodellato dal corpo  

in diuturno combattimento, 
ti andrei a risuscitare
- avida -
prima ancora dell’inizio 
nel silenzio delle reinfetazioni...

*

fantasia in re minore

 

gridano le dissonanze,

con le immancabili risoluzioni,
sotto dita troppo pudiche -


l’emozione ha il colore del legno
devi cercare le parti che cedono

infilarci i polpastrelli -

 

quarto e quinto dito colgono poco,
Mozart colpisce al centro -

*

compleanni

 

le mie figlie -
stelle gemelle anzi differite
nel cielo di dicembre le ho volute 

tra gocce 
benedette le ho date

al mese della luce
e la luce le ha portate

alla luce





(dedicata alle mie figlie, nate entrambe il 16 dicembre a distanza di tre anni 

l’una dall’altra: oggi hanno 13 e 16 anni)





*

del mio/del tuo

 

il pulsare affaticato del mio niente
lungo strade che non curvano

 

il tuo non fare domande

perché le tue gambe resistono 

 

il colore affine all’azzurro 

quando spunta la fogliolina


e l’acqua che non beviamo
(comprendiamo per frammenti e in assenza)

*

eremita

 

al mondo poco incline,

scelsi la grotta


di mattina gli uccelli mi invitano,

io svelta indosso il cappotto

capisco il sole

dall’ombra dei miei piedi


e proprio lì spuntano fedi

 

*

santa lucia

 

 

stelle nere gli occhi -

ho avuto paura

che fossero avide bocche

assetate
e che non potessi bere il mare

*

creature/passeggiata

creature

sarà donata una luce

dove resistono visioni infantili

 

gli occhi opachi crescereanno 

non con biascicate ninne-nanne


***


passeggiata

 

tu dici che le luci fanno natale

io cammino con passo leggero

sotto una tenda di fiori odorosi

- ed è dicembre -


un finto zoppo
si trascina

e quasi lo investo

con le mie distrazioni


sto per elevare il mio spirito

in un mausoleo di marmo

mi commuovono i caldi riflessi
ma tu non sei al mio fianco

poco più in là due ragazzi si baciano

un bambino addenta la sua mela

caramellata - la piazza è un’arca

 

 

*

la poesia

 

1

 

nasce da un utero nero rappreso

il cordone ancora attaccato

la manina palmata

la volevano morta

proprio il giorno dell’onomastico

 

la poesia non ha santi

vaga con abiti larghi e capelli radi

un piccolo scheletro opalescente

 

2

 

piccola ape sui miei fiori ispidi

non succhi la linfa

né doni polline

punzecchi il vuoto
risucchi l'abisso

 

*

costruzioni inesatte

1

 

in due sotto un pino ad ombrello
un silenzio di seta -

scorre l' acqua verso la foce
come un suono attutito dalle pietre -
 
albero
acqua
diga

sei silenzio
e sei rumore

 

2

 

dopo l’ultima rigovernata,

andrei via -

l’acqua alle piante la dai sempre tu

 

non un testamento

ma un semplice passare oltre la soglia

come dal verde al blu oltremare

e neppure bagnarci


oppure in volo
dietro gli storni

che respirano quest'aria violenta



*

disse matteo/alba

disse matteo

sentimmo piangere e non piangemmo
era grigio e non colorammo
né digiunammo
né festeggiammo

se qualcuno suonasse il flauto 
danzerei


***

alba

prima di giorno

quando la luna mi cederà il posto - dice il sole -

godi senza ritegno

poi amami ancora

 

 

*

non cercarmi

 

non cercarmi nel mio angolo -
la solitudine è attenuata

dallo stridio dei muri

e dall’ipnosi di un solerte elettrodomestico

aspetto che mi colga inesprimibile
la nostalgia di Te
pungendomi fin dentro gli organi
come un ago -

 

 

 

*

la sindrome del nido vuoto

 

sempre rischiano

tra fame e avventura

il volo folle della vita

 

il nido è vuoto

le foglie cadute
anche i figli volati

dove gli storni varcano gli inverni

*

avvicina il tuo orecchio

 

il fiume non mi parla

l'acqua e i sassi

rotolando

si scuotono in un rock inconcludente

io cerco di tenere la rotta
con la mia barca rotta

*

invettiva/bigliettino

invettiva

cineree nubi dell’alba 
evocate un falso inverno!


vi asseti più dell’arsura
l’acquerugiola dei vostri rimorsi


dell’inverno non amate il pallido

contrarsi nelle doglie
né la
timida speranza


io amo l’inverno
perché pietoso s'inchina
davanti al seme

***

bigliettino

 

gli oggetti sgualciti dall’uso

mi parlano ancora di te
tra silenzio e nostalgia
per l'ennesima replica -

sfiniti

 



*

bottiglie sonore/in inverno qual buon vento

 

bottiglie sonore

riconosco il tuo vuoto

dal rumore di sassi agitati in bottiglia

e dal freddo che lo annunzia

non bastano coperte

a scrollarmi di dosso il brivido

del dopo-anestesia

l’aria calda annuncia quella fredda

io come un vento ricopro gli spazi

acciottolanti e aguzzi



***

in inverno qual buon vento

 
sembra vento di mare - asciuga nebbie

e distanze

sulla neve ancora gialla di foglie
sèmina l'odore dei fiori 

ci pungola 
la buona novella 

 

*

sogno

 

capovolto nel mare, stanotte,

si spalancava il colosseo.
come un lutto segreto. 

 

la perfetta curvatura degli archi,

                                      bellezza

che non ho potuto toccare

pur affondando le mani.

 

pare quasi di sentire

il brontolio del cielo accigliato.

 

 

*

raccolta differenziata

 

dall’indifferenziato non recupero
altre parole
per farne mazzi di fiori 
già morti -

ho materia abbastanza
tra frammenti e scarti
per durevoli riutilizzi.

ho visto graffi come ricami sugli specchi -
non credevo
che la verginità consistesse
nel guardare lontano. 
che idea è specchiarsi

su strade e cigli ingombri di immondizia?

 

*

inverno

 

cadono ai nostri piedi 

confessandosi candidamente -

tutte donate
 

il sole non fa differenza

tra le foglie cadute -

tutte le colora di caldi riflessi

 

noi invece

- creature di un bosco perduto -

tra l’impronta di un uomo
e l'orma della sua caduta

scegliamo un sole malato

 

*

giorni corti

 

giorni sordi e sfiatati - giorni corti.
avrei voluto sentirti pulsare
con devozione onesta per me 

linfa che attraversi le mie vene

e batti il tempo

avrei voluto cantare un salmo 
unirmi alla musica delle sfere
ma come musicante - per ora
solo diligente - ho accordato
strumenti muti 

*

l’altro

 

tutto è “l’altro”
uno sgabello
la finestra
strofinare un piatto
ciò che ingombra
ciò che è lento
o evanescente
le ragnatele d’oro e d’argento
che manovro e maltratto
i lunghissimi fili
invisibili
i nodi non sciolti
i legami

l’altro è ciò che non voglio sapere
di me
(e a dire il vero non lo conoscevo)
posso pescarlo con l’amo se nuota
in un liquido momento

vuole silenzio

le cose posate  il tempo che serve
a chiamarle per nome

*

mattiniera



scosto la tenda,
vedo materie e cose -
la substantia (ciò che sta sotto)
è fuori:
piante vento panni 

giustapposti senza prospettiva.



 

*

il funzionamento della mente

 

ascolto queste piccole mie morti
nel divagare di giorni e molte notti 
ma della fine non sono convinta

la memoria trasfonde nell’oblio
le turbolenze di lente agonie. 
nel passaggio, 
subisco il tempo

*

questo filo di voce - ai recherchiani -

 

non spezzate la voce filiforme 
che rompe le vene 

ha il suo nido tra cute e sottocute 
nell’angolo dei pesci d’oro 

è luce sul bagnato 
è il riflesso di ciò che mai ha visto 

 

*

sotterranea

 



immagina quante parole

scorrono racchiuse dentro le vite  -

fiumi che mai troveranno la foce

 

immagina quant’acqua e quanta luce

vene terrestri e sottomarine
nel grande corpo collettivo

 

 

*

quasi un epitaffio/il compleanno di marcella/amor

quasi un epitaffio

preferisco la scia che rimane
delle vite - sentire il profumo
e le 
voci colmare le sporte 



***

il compleanno di marcella

 

il tempo per marcella

non è una linea dritta
gira e rigira intorno a paletti


al di qua c'è la vita
al di là c’è la morte

 

dalla soglia i suoi cari
dolcemente
soffiano sui suoi nuovi anni


***


amor ch'a nullo amato amar perdona

da quanto è ri-amata 

conosce che ama ed amò

 

*

pirateria/il paguro bernardo

pirateria

hai razziato il mio corpo
di luce oro e carcassa
coi tuoi denti-pirata
mi hai tatuato la notte

***

il paguro bernardo

 

a lungo ho aspettato

che uscisse dal suo nascondiglio

il paguro bernardo


continuava a rigare la sabbia
e cancellava
e di nuovo finché l'onda passava

*

tu ascolta

 

non scostarti dal mio orecchio
bianco e liscio come pietra di fiume
i miei occhi han visto cose nuove

tu ascolta
e dimmene di antiche

*

messaggistica istantanea

 

ti avviso che domani
il mare evaporerà 
e le stelle scenderanno bagnate
in cerca di venti di terra
o aliti umani
che le spingano in alto di nuovo
come soffioni

*

trompe l’oeil

 

se un giorno mi scrostassi da me stessa
sarei come una sorta di
trompe l’oeil
visibile soltanto da lontano
sul muro un po’ massiccio ed oscurito
di un edificio in stile rococò
come una bizzarria che non convince
se appare da un certa prospettiva
o come quell’affresco che non tiene
tra un graffio ed una beffa della storia

 

 

 

 

 

*

fa freddo

 

nel gesto di serrare le finestre
mi sento come l'ultima pagina

di un libro

guardo la luna ferma nel buio
e mi vergogno
della mia incredulità

*

tradimento

 

trattasi - normalmente -
di spazzolare il pelo di un gatto
che non mancherà di azzannare
un bocconcino di carne
che io stessa gli avrò offerto



*

poetica

 

 

della vita, 

la prima parte

vivere
la seconda

scrivere

la terza rileggere 

 

*

poeta-anguilla/parla eva

poeta-anguilla

per ciascun poeta-anguilla
c’è sempre un predatore nei dintorni -

dimmi poeta-anguilla cosa vedi
specchiarsi sotto il fango
e come assorbi luce e spargi buio
nell’affondo che ti salva
mentre il mondo si danna


*

parla eva

 

della mela salvai la parte sana -

tutt’intorno il campo era infestato

di rami secchi, cortecce svuotate -

la linfa aveva preso a circolare

dentro organismi plastificati

io mi ero presa la parte migliore -

non c’è stato un adamo

che abbia sostenuto la sua parte!

 

 

 

*

Scenario

 

Tutto questo virtuale

 

tornerà silicio e dolore.

 

Il primo - lucido sotto i riflessi

 

di un altro probabile sole -

 

si aggregherà a formare pianeti

 

(più intelligenti).

 


L’altro - nuvola o satellite -

 

pioverà, di tanto in tanto

 

sui bit che hanno mosso le stelle.

 

 

 

Nell’abisso che è oltre lo schermo

 

resteranno rumori di fondo 


(versi lontani) e cancellature

 

 

*

a tutto campo



come i lampi dividono 
il cielo,

così i ricordi  


oggi è sole a tutto campo

ed essi stanno nudi davanti al mio giudizio

 

 

 

 

 

*

zia

 

mi è apparsa in sogno a metà della notte
incipriata e con le scarpe alte
bella - più bella  -

ho fatto appena
in tempo
ad afferrarle un lembo del vestito
e questo tra le mani si è sgranato
come i volti dei vivi 
nel carosello di voci e campanelli

polvere aggiunta ad altra polvere
su questa terra che sostiene ciò che si posa
e lì riposa

*

le altalene

 

mi stupisco di incontrare
chi da sempre è stato 
tra un ricordo e un rimpianto

nello spazio che si è liberato 

- giacché sei qui, amico mio -
vedo avvicinarsi farfalle
e posarsi sulle altalene
che spingono solo in avanti

*

la tempesta

 

il colore dei cumulonembi 

annuncia il maltempo -
negli interstizi
che lasciano i lampi

in uno sfondo plumbeo e spettrale 

si sente l’eco dei tuoni -

poi arrivano
e colmano distanze

e sùbito le foglie nella ridda del terrore 
spiritate si spargono - anche gli alberi
consegnano l’anima -

si dilegua infine la tempesta
come se avesse vergogna di se stessa
puntando a un altrove, a un'arcana
non-provvidenza

 

 

 

*

la mosca

 

una mosca girava attorno a se stessa -
ho avuto pena
di quel suo stare nel vuoto 

prigioniera di una cosmica 

ma inconsapevole libertà 


e l’ho lasciata andare nello spazio
del suo non-essere
soltanto esistere

*

rassegna stampa

rassegna stampa - l'alluvione a Genova -

Da tempo piove fango
dove allegri maiali grufolano


ma quando ricomincia a gocciolare
corrono goffi e fradici 

si strògolano -

Il gorgoglio del fiume dentro il tubo
sembra un mantra in genovese
Montale?
Ha imprecato!

*

l’ultima incomprensione

 

mi indicasti la gonna che indossavi
troppo fredda per l’inverno
troppo calda per l’estate

mostrasti il ventre che ha partorito
e ancora incespichi nei sentimenti
usciti dal grembo come figli
 
comprendo e non comprendo quel tuo vezzo
di chiudere le porte e finalmente
svelare dietro un abito non scelto
la tua femminilità 

 

*

la vela

 

varcare l’inverno

è come prendere il largo
simili a una vela

gonfia di vento
odorosa di pino

quale mare solcare?
la profondità confonde i colori
li mescola co
l cielo


se navigo o volo
è la sola domanda  

*

il pozzo/priorità

il pozzo

la ferita d’amore è un pozzo
proprio al centro del petto

vi cade polvere
vi cadono monete
e tutto quello che 
porta il vento 


il rumore fa compagnia 
quando la notte frantuma le cose 
ed esse rispondono
con voce distorta.

*

priorità

 

vasta distesa di colline verdi

lo sguardo scivola sulle cose

la memoria finge indifferenza

la notte confonde i dati

 

di fatto è solo tempo passato

digestioni avvenute lentamente

ricordi che assomigliano a visioni

la priorità che diamo alle emozioni

 

*

mia nonna e il raggio catodico

 



prima irretita davanti allo schermo
poi lentamente perdeva materia 

così mia nonna si è fatta farfalla
ha preso il volo nel campo magnetico
della terra


*

intuizione

intuizione

lancio la pietra nel fiume 
la forma che lascia
il buco nell’acqua
la vita anfibia che sguazza

 

 

intuisco ma non vedo


 

*

carveriana

 

Lentamente si avvia il furgone. 

La donna in vestaglia fuma la sua prima sigaretta. 

Tra Kant e il bowling, studenti svogliati
s'immettono sulle traiettorie 
di una vita

impiccata alla fune dell'imponderabile.

Un uccello malridotto si accanisce sul cibo 
nevroticamente.

 

*

Evoluzione

 

Anni addietro mi sciolsi nel mare.
Ciò che resta della mia sostanza,
ora trasparente,

è il colore di un'ottusa resistenza.

*

passano stelle

 

non immagino niente di ciò che è stato

passano stelle, scompaiono -
noi ci indichiamo l'un l'altro
la direzione di nuove espansioni -

le immaginiamo

*

essere albero

 

essere un albero
per attendere il passaggio degli storni

vederli tornare dopo il temporale
e di nuovo partire -
essere corteccia 
per farsi graffiare 

foglia per accarezzare

chioma per farsi desiderare

 

*

haiku di oggi

 

brillano foglie
in nere pozzanghere 
di terra e stelle

*

dedica

 

ho occhi più grandi dei tuoi
ma non la forza cieca racchiusa
dietro le tue palpebre -
se sgrano la vista vedo mostri
dalle mie pozze entra luce esce acqua
il buio fa festa di notte
e mi vergogno se ti penso addormentata
arresa

*

ore venti

 

tendo la sera
come fosse un elastico

ma non si allunga
si allarga

*

disintossicazione

 

bere parole leggere
espirare vento caldo

salire su nuvole snelle

piovere

gorgogliare nelle falde

affiorare ruscello

 

*

e arrivò/cambio di stagione

e arrivò

fu un'illusione il giuramento -
i pesci sul bancone e le tue occhiaie
provavano le notturne indecisioni -
serviva un vento e arrivò la pioggia

ad assorbire il mio rumore

non c'era stagione migliore
non c'era un'età migliore

in quel reticolo di strade da cui passava il tram

che andava al centro delle cose


*

cambio di stagione

 

non semi ma visioni 

di serpi e di colombe


il rumore che fanno

le gocce di pioggia

sulle corazze


è stata una lotta



*

nubifragio

 

corre acqua lungo la schiena
questo giorno va preso di spalle
va capovolta l’immagine 


*

che fine ha fatto la bellezza?

 

“ciò che conta è la funzione”

e sparì la bellezza


separata da un velo

più sottile della pelle

*

a queste parole - pensando ai poeti che muoiono -

 

se tra un lampo diurno
e un tuono notturno
mi appoggiassi a queste spirali 
a queste parole cascanti
a bit
a puntini
effervescenze
chiavi
sussurri

se mi appoggiassi
- dicevo -
al bastone dell’ultimo poeta 
e gli porgessi il braccio


camminerei io più sicura?

*

sono ricordi

 

quel taglio di occhi
su un viso totalmente occidentale
(quasi straniante)
le mani restie,

gli inciampi, 

i silenzi

li vedo tutti in fila
(sono ricordi)
a capo chino
mano nella mano come bambini
rimproverati e riallineati

*

di mattina non si prendono certi argomenti

di mattina non si prendono certi argomenti

una logica incontestabile
nelle frasi già pronte e fragranti
sulla tovaglia della colazione
ad esempio: “hai parlato”? 


*

 

roma - prima porta

 

sembra che il lutto non abiti qui

le macchine entrano ed escono

tra i condomini rossi intonacati

una donna pulisce la lapide 
sistema i fiori di plastica

controlla i finestroni di anticorodal


nella tromba delle scale

un piccione fa vento con le ali

 

*
 

i cinque sensi

 

ubbidisci a legge di natura


ti si s’imbiancano i capelli

la vista t’inganna
parli poco
meno gesticoli

(e a naso non mi riconosceresti)

 

 

 

 

 



 

*

attraverso l’universo - omaggio a john lennon -

 

jai guru deva om
nothing’s gonna change my world

traboccano parole dalle tazze di carta 

che la luce frantumò
in sillabe riverberanti lettere

sparse al vento


idee scivolose 
finirono in terra 

come ombre ma splendenti

immagina occhi piogge e pozzanghere
che t'invitano a liberi amori
completamente aperti
e soli senza limiti
che ti incitano alla danza 

across the universe

 

 

*

insonnia

 

incombe il tempo dell’insonnia -
i corpi fluttuano in azzurra sostanza
le forme si sfibrano 
come nuvole tra i cornicioni 
le ombre sui tetti sembrano spaventapasseri 


irriducibili esistenze ingoiano bocconi immangiabili
insieme a sorsi d'ostinazione
mentre i latrati
in gara coi motori 
sommano antichi a nuovi dolori

tra i non-dormienti
un edonista del silenzio 
registra i morsi dei cani di dentro -
è un poeta

*

partita a tennis affettiva

a mio figlio


il sole accende i minuti

dei pomeriggi passati in panchina
metà in ombra
metà fuori gioco

e tu stai rincorrendo la vita
con
goffo slancio
rimbalzando la palla che scotta
- la patata bollente -

*

nel mio paese

 

nel mio paese certe mattine
il mare è oleoso e l’occhio scivola
al di là dell’orizzonte
dove esistono mondi
fantastici
che al mio paese non sembrano veri 

nel mio paese
quando il mare è calmo
- troppo calmo -
non si sposta neanche lo sguardo

tutti rallentano e aspettano

senza stupore
gli accadimenti

nel mio paese
avvengono fughe
e qualcuno ritorna
ma sembra che il mare ristagni

 

*

fusionale

 

quando saremo simili

a ombre

veramente ti vedrò

 

ora ignoro di te

ciò che conosco

(di me qualche brandello di rimorso)

 

*

fame nera

 

una mano ossuta
nero su bianco
piccolo su grande
fame su indifferenza

non dimentico
il bruciore dell’ago nel mio stomaco
il prelievo di colpa
il perdono che non si è effuso
il rumore di una pioggia di fango

sulle mie unghie nere


*

l’odore della felicità/la risposta

l'odore della felicità

mi è rimasta nel naso
una polvere fine 
come di bomba brillata

mi era parso un odore ferino
ma la "belva"
io
non l’ho incontrata


*

la risposta

si confondono tutti
i silenzi
e non se ne conosce
la provenienza
 
urlare al tempo: vai via
e mettere le voci
nella giusta sequenza...

la risposta è un treno in transito

visto da fermi


*

ispirazione mancata

 

qui e ora afferro i bandoli
tiro i nodi
sfilo questo 
gomitolo 

che evapora

 

finalmente 

una gialla pianura 
con dei vuoti al posto dei fiori 

*

nuovamente

dell’autunno scelgo il vento

i pensieri scapigliati

la secca leggerezza delle foglie


che poi si prepari il freddo

è un noioso discorso da vecchi

l’autunno non ha peso non ha anni




*

di saramago* vorrei dire

non conviene la nostalgia

e neppure visioni surreali da poeta

ci vorrebbe una punta di follia

un incipit da giornalista

e una trama corposa alla maniera
di saramago


ecco
se fossi uno scrittore portoghese
almeno avrei la scusa

della saudade
(e 
"pepa" la segretaria)









*

i pellegrini

 

occhi di alabastro, i pellegrini,
e un’esotica lingua piena di “sc”.
vien fuori dalla pietra come un gemito
attutito dalla gomma delle scarpe.
un'intensa preghiera secolare
calca il marmo
di vite
certe e certe fedi.

*

stagione di anziani e badanti

 

ottobre
il sole ancora persuade
certi violacei fiori di viale
e braccia robuste di badanti

ai tavoli dei bar

ottobre
affoga l’inverno
in un’ubriacatura di presente
senz’altri argomenti 
del porpora già pronto sulle foglie

ottobre
i figli dei figli a passeggio
e il carrello della spesa
sorseggiando una lingua straniera
rubiconda di terre lontane



 




*

ai romani della garbatella

 

gli alberi a garbatella
dai tempi della guerra
hanno radici fin sotto le case
e i rami entrano non richiesti

ma accolti

a garbatella tutti conoscono i fatti di tutti
e si salutano all'alba e al tramonto

la metro che ruggisce
è una belva tenuta lontano
come certe persone
che semplicemente non le appartengono

perché garbatella è un villaggio
un po' chiuso un po' aperto
nei vicoli si è tutti un po’ stranieri
(e spesso ignorati)

 



perché chi li attraversa
è buon intenditore ma poco intende


*

notte

 

in un lago di latte

ecco la notte

nebbia di sogni, assenza di suoni
gioie paure e pensieri

nella liquidità del tempo continuo

 

e accade di confondere il candore
con un vago senso di colpa


un'uguale o
mbra scivolosa
e scura

*

tramonto

 

l’ultimo raggio
è un filo sfuggito al giogo

per rincorrere un gioco
di luce

*

della continuità

 


nulla appare in movimento
e tu nel tuo tacere cosa ascolti -
i mattutini rumori del fiume?

non c'è niente che non sia
come un pesce che non risalga il corso
nel ritmo impercettibile 
della continuità 


*

croce e delizia


non solo
braccia e dita
ticchettanti sulla memoria -

servono gambe!

tra me le parole e il mondo
una stretta morbosa
che inchioda

*

le case geometriche


dentro la casa vuota

i tavoli stanno precisi 

ad angolo retto coi divani 

e già allestiti per il pranzo.

le imposte schermano

tre quarti esatti di luce, 

l'altro ne è inondato,

la polvere non volteggia
e gli oggetti appaiono,
nell'immobilità, appagati.

se all’improvviso vi affacciate 
non restate sorpresi che il caos 
abbia trovato qui una sua dignità.

 

*

non aprite le finestre

 

il lento svegliarsi 
e incerti camminare
indietreggiando




stamattina finalmente 
si è placato il tosaerba -
rimane il continuum

della lavastoviglie
rumore cupo
con picchi striduli

e disperati


*

per iniziare, 
ultimare l’incompiuto
(la notte è conclusa 
ma le finestre sono ancora chiuse)


*

entra di prepotenza "la luce dei miei occhi" 
(però part-time) 










*

sul fondo

 

il vuoto non è un ronzio

che nel sonno ti scuote

ma un boato che brucia
poi cancella le tracce,

una scia che scompare nel mare

 

e sul fondo una carcassa muore.

*

tempistica/la telefonata

 

tempistica

chi non s'incontra
si è già incontrato
chi si è incontrato 
non si reincontrerà
né prossimamente

né lontanamente

se poi il tempo si presenti 
puntuale all'appuntamento
sarà sempre l’attimo (o il secolo) dopo 

l’irripetibile evento
 


*

la telefonata

 

 

le difese abbassate

le antenne spuntate

un solo suono - il battere d'ore

due voci al crocicchio

due risate e un come stai?

senza offesa né giudizio

niente fa male

l'oggi è propedeutico al domani
(che è un ospite atteso) 

e un lungo copione

conosciuto a memoria

si svolge senza turbamenti

senza intervalli

né rivelazioni 

 

 

 

 

 

*

il pettirosso con la fotocellula/haiku d’autunno

il pettirosso con la fotocellula

se gli passi accanto 

ninì il pettirosso 
ti saluta con un verso
che pare uno squittio

questo mio - sparuto -
è una specie di ufo di legno
sorveglia la luce

respira il vento


e l’amore mio
allorché, non volendo,
starnutisce, 

lo risveglia

*

haiku d'autunno

miope un'ape
si affatica su un fiore
non vede l'ora

*

pratica evasa

 

prima del sonno, attendo l’esito

del consueto esame di coscienza 


ho già assolto al dovere
messo a dormire amori poeti pensieri

e che questa notte mi porti
solo piaceri



*

equidistante

 

la retta che poteva intersecarci
ha deviato per il punto equidistante
tra istinto e ragione


non saprò se mi mancavi
e non ti ho segnato assente
(all’appello rispondo io per te) 

poi sei comparso 
simile a qualcuno che confondo
o forse non c’è più 

*

sottobraccio

 

e quando la gioia mi prende

rovistando nel pacco della non-felicità

vorrei fare quattro passi con lei 

pretendendo spiegazioni


non aspettavo regali

non è mica un compleanno!

 

*

e nell’oblio

 

penso che i corpi non scompaiano
(nel suono del nome
si assomigliano tutti
e hanno forme anche belle)

penso a
 una strana ossessione delle cose

che esse ritornino
nello stridore che esce da dentro
nell’incompleto
in chi non vuole sapere

e nell’oblio
- esso stesso un’ossessione -

*

la potatura

 

nella nenia disperante

di una barbona
si riconoscono urli

di nidi sfollati

 

*

lezione di musica

 



M i
U nisco al
S uono
I neffabile
C he
A nima il mondo

- quale suono? (chiedo)
- l’amore (rispondono in coro)
- l’amore?
- quando si baciano!



 

 

 

*

il ponte/la donna che veste sempre uguale

il ponte

la strada finisce con un ponte

ultramoderno

inarca i desideri dei passanti
dal possibile verso l'ignoto

*

la donna che veste sempre uguale

l’avevo notata per i vestiti ogni giorno diversi

di buona fattura


rivestono ora i suoi giorni

un camicione lilla - sempre lo stesso -

e sandali fucsia


quale evento straordinario

può indurre una donna

a riporre la vanità in un cassetto che odora di morte

e spalancare porte e finestre

alla metafisica

 

 

*

piove/tempo di crisi

piove

in certe fessure sottili
tra saluti e rimpianti
dentro fili telefonici
nell’inganno della lontananza

piove


e non posso sapere
se il mio ombrello 
reggerà

alla pioggia come alla felicità 



*

tempo di crisi

le idee si sciolgono
lasciando umide tracce
sugli accidentati percorsi

della ragione 

serve un ventaglio di fresche proposte
aria nuova che asciughi il bagnato

ma tutto è perduto
se più che la crisi di idee
ventiliamo l’idea della crisi

 

 

*

neonatologia - la poesia -

 

la poesia è un neonato

che di sé non si capacita
urla e ruggisce
nel suo rosso corpicino
ed è vicino al nulla
sì da sentirne ancora il tepore



*

teenagers

 

Alessio dice che è inutile studiare 
che 
il cervello non ha muscoli -

allora si fa una nuotata

nelle cartine geografiche

con le braccia lasse
che sembrano pinne e code.

e lo vedi boccheggiare.


*

avvistato uno strano organismo

nel vagone nella metro
ha due paia di occhi
un solo paio di occhiali
piedi e braccia snervati

due teste un solo casco
e intorno un vuoto d'aria
- il risucchio di un bacio -

 

 

*

il mistero del poeta/degli alberi

il mistero del poeta

lo cercano 
ma il poeta dorme beatamente
sapendo di non vedere
e negando ciò che sa.

gli attraversano la mente
turbolenze e richiami

di voci inaudite -
a volte può avere sospetti
e si volta indietro -
nell’ora in cui si spostano le stelle
scrive

ma non sempre -
spesso tiene discorsi ai gatti
che se ne tengono lontani

*

degli alberi

 

è difficile parlare degli alberi.

i poeti lo sanno.

si abbeverano lungo i fiumi

trattenendo il respiro.

nel corso del tempo

- incalcolabile tempo -

crescono vigorosi 

pur restando fermi.

 

non possono

- alberi e poeti -

intervenire sulla corrente

se non facendo ombra o con sussurri.

portano bende stracciate

sui rami feriti 

ma la ferita più grande è nell’anima:

si vede dai nodi del legno

 

oppure recitano

- gli alberi e i poeti -

a fare i superstiti.

si sentono zattere

dalle vele insanguinate.

 

 

 

*

luna piena


così pallida e grassa
da sbancare il cielo.
cercavo il mio angolo buio
per accucciarmi tranquilla a pensare
ma lei sembrava estrarre dalle cose
- e anche da me -
ogni minima ombra
lasciandomi il corpo

accartocciato.

*

le idee

1

 

se le idee si annunciassero

le accoglierei in modo deferente

come si deve a un evento importante

 

invece ogni idea è il rovescio di un pensiero 

lo scampolo insufficiente 

la rincorsa prima del tuffo

la parola finalmente

quando ti arrendi

 

2

 

se il mare si appiattisse
se neppure nel profondo 
un'onda lo istigasse
sarebbe ancora mare?

quand’era impetuoso
chi si accaniva? la morte?

 

 

 

 

 

*

poetry

 

che la luna ci spii sin dal pomeriggio
lo vedi un alone tra gli alberi
e da come risaltano i rami
quando appare sulla scena

pare che conosca il mestiere
invece lo reinventa ogni giorno
appostata dietro i nostri scheletri
così bella da sembrare triste





*

le zanzare

 

stasera la luna

si cela dietro nuvole e terrazzi

e le zanzare - nell'intermittenza
di penombra e di buio
si disorientano


la notte a volte consola

a volte affonda il coltello

le zanzare al mattino consegnano

magri bottini di stremate rinunce

 

*

il grillo/transizione

il grillo

guarda il grillo: sicuro spicca salti
non ha pena di lasciare la terra

 

così vorrei anch'io nel trapasso

sospeso di ogni giorno


*

transizione


esalando vapore il mare muore



 

 

*

il mare d’inverno

 

infedele è il mare d'inverno -

s'infila nelle grotte
cercando misteri illibati
che l'estate disvelerà


*

l’alone giallo/me ne infischio

l’alone giallo
 
le idee giravano a vuoto
e l’aria ne era piena -
ventilavo l’ipotesi di smettere

ma mi convinse l’alone giallo
attorno a certe parole blu
che finivano in -anza
come speranza

*

me ne infischio

me ne infischio delle domande
che s'affollano sottopelle

ho da rispondere a chi mi gironzola attorno -
agli aliti dei miei aguzzini

*

un serioso settembre

1

 

nell'abito blu, compassato,
spolverati gli acufeni fastidiosi
e le irrequiete sbavature 
dell'estate
mugolando arriverà

 

 

 

2

 

 quando giro il calendario

 cade polvere dal muro

 

il chiodo cerca spazio
si allarga la cravatta

 

 

 

3

 

 

prendete il tempo

 - pollice e indice in posizione d’attacco - 

perché non vi aspetta

 

 

 

*

andirivieni/come eravamo

andirivieni

accade di non essere partiti -
non vedi che le cose 
sono a posto?


il va-et-vient negli album di foto
come se ci fosse una direzione

(nelle cose)

come se potessero cambiare
andare a ritroso

o essere rimosse

l'orologio a cucù non vola -
scocca l’ora soltanto


***

come eravamo

1


perché non osammo,

perdemmo la nostra humanitas

quando l'ora si fece cruenta -

il taglio batté le tempie e scavò il ventre

e ancora secerne

 
rimanere quelli che eravamo

anche così collaboravamo

all’opera grandiosa

 

2

 

una città calda e ottusa

un traffico ottuso - ottuse attese

diffusa ottusità

- ci percepivamo immortali -


ciò che apparve - ed era - irreversibile

lo interpretammo come il punto da cui indietreggiare
verso la gelida impeccabilità di sempre

un punto da rimuovere come un insetto sul vetro

per riportare il corso del tempo

all'indietro

 

invece proprio lì c’erano indizi

- varchi, non strade -

assai poco impeccabili 

non ci avrebbero portato in cielo:

qualcosa che assomiglia al mare

dove tutto arriva anche se sporco

 

 

 

*

irrisolta/una luce drittissima/mutevolezza

irrisolta

questa mia pena irrisolta

alterna luci a repentini scarti

gioia che brucia a passi misurati


la carne è una lama 


incide la roccia

e la sfarina in piccole frane

che scendono al mare


*

una luce drittissima

ciò che vidi sul fondo del mare

nella sabbia quasi nera

solo a Te vorrei dire

e di più ciò che non vidi

nella trasparenza -

una luce drittissima

separò il mistero dalla rivelazione 


 

*

mutevolezza

 

perché dicono mutevole il mare 

se rimane uguale tra solchi e scie?

 

non v’è traccia in lui di memoria -

nel divenire cancella tutto  

 

 

 

 

 

 

 

*

l’angelo della notte

 

lo incontrai 

al centro
della paura

il volto

si percepiva
ordinario
al tatto

lo riconobbi
perché le nebbie
si staccavano
come bucce
da un frutto
maturo

di nuovo lo persi

del sole
imparai a temere
l’espansività

se fosse propizia
la notte?

quella volta
lo sentirono arrivare
cani
e cantanti

lo precedeva
un sibilo lunghissimo

 

*

in allerta

in allerta

1

 

ascolto il tocco lieve della brezza
e sto in allerta

 

se balenassero lampi
se apparisse un folletto?

 

del passaggio del tempo
poche volte ho saputo 
leggere i segni


2

 

poi settembre arriva

come un fiume alla foce

sovraccarico di sole e di presagi

consapevole

di aver rapito il mare

portandosi bellezze e scorie

 

settembre gorgoglia di piacere -

consumerà il battesimo

in un'epifania salata
sotto un cielo ancora chiaro

 

*

Torre Guaceto - cartolina -

 

Cumuli cadono di terra rossa  
il tonfo in acqua verde s'inabissa
nei dintorni protetti della torre.  

Protende le braccia l’albero orfano 
nell’estremo saluto cerulee.

I giunchi generano vibrazioni
che col vento diventano carezze
su un carapace in decomposizione
(il sole immortala ogni movimento).

Vele chiare perse all'orizzonte
sembrano sciogliersi con gli elementi
nell’aria primordiale e salatissima
accesa di bianco splendente d'azzurro


Gli scogli aspettano la marea
la sabbia leviga tutto e si sparge
così rinascono naturalmente
verginità in lenta metamorfosi.

 

*

dura è la terra

 

se capissi la lingua che sussurri dalla riva
(a me pare un lamento)
se credessi ai rumori che dicono vieni
se sapessi un millesimo
delle cose che sai

fratello mare

tutta mi consacrerei
ma è la terra che
 serra

le mie paure

le voci stanno asciutte tra gli scogli
e accade che il corpo

perda la memoria

 

 

*

atto unico all’alba su un lungomare sporco


nervosi si svegliano gli abitanti
come i pesci dei contrabbandieri -

stanno nel manicotto dell’afa
ciascuno nel posto assegnato
ma sono ispidi i respiri
rari i sorrisi

tra sbadigli e ventagli
un’atavica apatia galleggia
nello spazio che sembra un secchiello

uno spirito burlone aleggia
su un mare piatto che evoca morte

oltremare - il presentimento è forte -
non ci sono né terre promesse
né promesse

(dalla soffitta gialla dei bohemienne

esce musica rinascimentale)

 

 

*

dormono sulla collina

 

il minatore forse comunista,

la casalinga cattolica certa

(anche un po’ filosofa)

per sempre dormiranno

sulla collina della mia infanzia

 

le api riconoscono aristeo

- mio nonno col nome da greco -

e non lo pungono.

la nonna col suo nome di orologio

genuflessa davanti al santo

manda benedizioni e dispense
perché il nonno con l'abito buono

alla messa preferì la piccionaia

*

Testimonianza

 

E' improprio dire ombra questo velo,

tiepida scia del passaggio di stelle.

E' come la vigilia di una festa,

non tutti la osservano.

Un avviso - come un lento rintocco -

merita un’esatta decodifica.

Perché si mimetizzano i colori?

 

A testimonianza lo dico

affinché non succeda

che coi raggi appassisca e muoia

il desiderio di una gioia intensa:

questo velo ha la sostanza

della serenità.

 

*

non-colore/il vuoto

non-colore

capire se si espanda da un punto
come dal centro si irradiano i raggi

voglio distinguere i confini dell’ombra
e come muta la luce nella trasparenza

se si allarghi inglobando i tempi
concentricamente
o se irrompa risolutamente

se sia come il mare
quando al largo si azzurra
o come le spighe
che in un disegno il vento dispone
o come il cielo
che invero non ha colore

*

il vuoto

 

quel rumore fastidioso

un ronzio che non smette

e si moltiplica 

s'ingigantisce
 
è  il vuoto

 

l'attrito tra volere e temere

 

 

*

angeli viaggiatori/a chiara/e queste mie piccole c

angeli viaggiatori

angeli viaggiatori

con le bandane e lo zainetto pieno

sbucciano noccioline

sotto il pergolato


con i chicchi di riso

imbiancano spiagge



*

a chiara


braccialetti e cavigliere 
amuleti del tuo rito d'iniziazione 


impressionata come un foto-libro
sorella figlia amica abbronzatissima
animale da compagnia con treccia

torna

con l'ombra cresciuta


*

e queste mie piccole cose

 

i muri inghiottono le mie chiacchiere

come soffici materassi 
 

prima che tutto taccia

un'ultima danza frenetica

 

*

fine-estate

1

la fine-estate
sapeva di pane e olio

a volte si faceva indigestione
ma si pensava che un fiore
- o un fioretto -
potesse capovolgere le stagioni

2

mare permaloso
il rumore della tua inimicizia 

getta nell’aria la sensazione 
di un precipitare imminente 


3

notte di gatti e di cornacchie -
lo strozzato
miewing call
i rumori rochi dei motori
e gli insonni 
coi loro strascicati respiri 


le bestie non trovano quiete
nei loro territori
stanno in un abisso 
sguarniti di pellicce

con gli arti azzoppati

 

in un coagulo di dolori
 

*

infinito – omaggio a luigi ghirri *

"L'occhio è l'estrema propaggine del nostro cervello"
(Italo Calvino)

trecentosessantacinque 

visioni di macchie di toni

d’azzurro di specchi a colori

di geometriche libere forme

mutanti - le nuvole -

di capovolti palazzi cadenti

passanti e passati

catturati in un duplice scatto

il prima e il dopo - la vita con l'altra 
simmetrica faccia

 

* “Infinito” è il titolo di un’opera fotografica di Luigi Ghirri che ritrae 365 immagini di cielo, una per ciascun giorno dell’anno

*

in-dubbio

 

non oso sfidare il mare 
ma so che mi riconcilierò.
se mettessi a tacere il suo rumore,

sarei vuota. 
 

*

 

nel respiro del vento

- benché rotto sia -

c'è di vero un canto di uccelli.

 

*

la luna dondolante tra due pali 

con la gobba tra ponente e levante

sembra una bambina

che ha scoperto un nuovo divertimento.

 

*

 

 

non c’è che una sola direzione nel fiume
e chi è preso lo sa. 

 





*

novanta miglia da lampedusa

 

i morti nella stiva del barcone
volevano tempo

per imparare le lingue europee 


ma non troppo 

per non dimenticare la loro

ora sono muti nel mare

e noi
seppelliamo
la nostra vergogna asciutta

*

tipi da spiaggia/rievocazione

tipi da spiaggia

il mare grigio 
e un senso di allegra promiscuità
nella nuvola d'afa -
qualcuno dormiva
e non c’era colpa apparente 

sotto il sole offuscato
corpi desideranti
tutti uguali tutti diversi

*

rievocazione

 

“non rinuncio” - dicesti

e ancora non afferro

il correlativo oggettivo

 

 

 

 

 






*

preghiera del mattino/preghiera della sera

preghiera del mattino

silente occhio mattutino
posato sulle innocenti 
cose  -
fa' che esse non cadano

nella tentazione degli umani
pronti a cosificarle

*

preghiera della sera

 

spente le luci

ma il vento col buio

non si spegne 


i luoghi rimangono identici

 

 

*

le stelle di agosto - a Luca Soldati -

 

Tornano come le lucciole.

Trapassano il cielo 
eludendo guardie tremende 

- i nostri occhi spenti -.

Spargerei i vostri piaceri 

nei neri addii di settembre.

Vi lascerei alla pena lieve 
di un’espirazione.


Infine vi raccoglierei.

 


(a Luca Soldati, per il suo compleanno, 2 agosto) 

*

punto di fuga/la statua

punto di fuga

tornerei alla mite ironia di settembre 

sceglierei tra luci e ombre
il tepore dell’autunno

nelle foglie misurerei
la durata della permanenza
non il volo

fermerei l’impermanenza
dell’equinozio

non dubiterei
se sia meglio effondersi

come la gioia

o come la paura

ritirarsi

starei come i gatti
che si preparano all
o scatto

sparirei nel color seppia

di una fotografia

mi abbandonerei ai riflussi
come al ricordo della culla
o del nulla



*

la statua

bellezza accolta nella nicchia

di un’antica residenza nobile -

eroe buono

almeno per i canoni dell’epoca

 

io non penso sia un eroe

ma un uomo esposto

- per la sua bellezza -

alle lusinghe del mondo

 

penso che dobbiamo rendere grazie
perché esiste

e lasciarlo vivere

nella nudità del marmo

 

 

*

nell’evidenza e per sentito dire - poema semiserio

nell’evidenza e per sentito dire - poemetto semiserio - 


lo sapevano tutti 
tranne lei

* 

non lo seppe più nessuno 
tranne lei

* 

c’era solo un sistema 
per dimenticare
- dare le spalle al mare -


* 

le fantasie -
erano ultraviolette 
ma a lei parevano innocue 


* 

non si salvò nessuno 


* 

la speranza fu l’ultima a morire -
rimasero a vegliarla 
i disperati 


* 

poi anche loro decisero
di sdrammatizzare 


* 

la conclusione 
resta aperta -
le porte, chiuse 


* 

non avrebbe mai voluto 
suscitare risa 
ma produrre versi 


* 

così si prese cura 
di un poeta inaridito -
risciacquò i panni in arno 


* 

anche i pesci vennero a galla 
per vedere la pelle 


* 

fu una tragedia 


* 

a detta delle piante
fu sommesso anche il pianto


* 

il finale fu a sorpresa 


*

le ferie di licu*/rigovernare

le ferie di licu*

licu il cingalese, in italia
con la moglie-bambina.

un tripudio di colori
è il suo vestito da sposa

a roma il fiume luccica
come il canalone
nel villaggio

ma senza lucciole.
sembra un tapis-roulant

dietro la tenda,

fancy indossa i tacchi
per imparare l’italian style.


il riso qui è più bianco -

gli sposi con le mani unte

mandano a casa profumati addii




(*ispirata al film omonimo di Vittorio Moroni)


*

rigovernare

 

di notte prendo segni per sogni

di mattina li rigoverno

come sul comodino gli oggetti

 

 

*

ignoto/tra il dentro e il fuori/tre valigie

ignoto

la sagoma fiera 

tratteggiata da un raggio
che la luce riempie.
brilli ai miei occhi!
sei un'idea ma coi piedi per terra, 
un agglomerato riuscito di atomi,
un vento solare che placa le tempeste:
poeta o atleta?

*

tra il dentro e il fuori

 

tutto accade oltre i vetri.

lungo le sinapsi si muovono i neuroni

saltellando un po' circospetti

giacché non conoscono

- mi sembra -

la differenza tra chimica

e innamoramento

 

*

 

tre valigie

 

mio figlio prepara la valigia:
così disfa le bende 
della ferita natale


suggerirei
a mia figlia

di mettere in valigia
non il futuro ma il passato

pacificato

come spiegare alla restante figlia
che nella sua valigia

- per ora inutilizzata -

troveranno forma

i suoi prossimi amori?

 

 

*

frammenti

reciprocamente 

il piede sulla sabbia 
svela piccole certezze
che il mare conosce

*

nei pressi dell’aeroporto di sera

l'aereo consuma il sogno postumo
di icaro -
avvicinarsi alla luna

***

geneticamente

c’è un dolore che unisce le donne 
madri figlie nipoti
anche oltre il sangue 

non so se sia accudimento
o accanimento

geneticamente
discende dal disagio di eva

*

femminilità
 

madre della propria madre

figlia della propria figlia

 

è questa la femminilità?

 

 

*

la talpa/come picasso

la talpa

per quanto scavi,

sul fondo restano materiali:

sostanzialmente è la domanda

di un muto a un sordo 

 

diverse disabilità convivono in me 

mi aggrappo allo scavo

come la talpa

all’illusione di un brillio


*

come picasso 

 

roteando lo sguardo osservo tutto

come picasso vedeva due occhi

sullo stesso profilo -

 

ma io ho la sensazione del rovescio

 

*

Temporale estivo

 

Il cielo mescola le nuvole.

Sulle strade del porto 

la pioggia non cancella gli odori.

Il mare gioca sporco.

Ci si bagna.
Infine il vento asciuga gli schiaffi.

*

atterraggio/ritorno

atterraggio

rumore di atterraggio -

scende dolcemente 
il rantolo finale del gigante


abbandonate le rotte 

dosancorati i sogni
i bipedi terrestri 
ormeggiano


*

ritorno

1

riconosco il mio silenzio 

puntellato da suoni distanti

 

come una tenda che sventola

un ritmo mi spinge e mi contiene

 


2

 

lentissimo risveglio
l’affiorare dopo un malore:

scordi tutto

 

 

*

Madrid, Porto

Madrid

Calda terra spagnola, 
femmina.
Riconoscente cielo:
Madrid! 
Trame di tetti dalla teleferica
spalmati su un mare giallo.
Il Manzanares dentro gli argini bassi
lecca il suolo assetato a mediodia.
Lesti ai lavori i giardinieri,
pigro il passo dei turisti
nelle bianche piazze.
Come un miraggio
trema di luce il Palacio Real;
escono voci - come un riflesso -
dal Palacio de Cristal.
Intorno, un odore di fritto
e un vago ricordo di mare.
Prodigio dell’Ovest o premio?
Intendo qui, ogni tre,
la parola felicidad


*

Porto

1

Dove l’Oceano entra nel Douro
e i gabbiani più sono affaccendati
(indovinano correnti planando)
ho rivisto lo sguardo scaltro e mite
del ragazzo della recepção.
Le sue narici larghe
bruciate dal salmastro.
Nel suono della lingua portoghese
riconosco l’Atlantico,
il non voler essere contrariato.
Così scende al fiume la Ribeira.
Ogni passo è tetro e fiero
nella nobile discesa
(sfrontato e distratto
un uomo sta urinando contro un muro). 
Poi i vicoli si aprono
alla concitazione dei battelli
nel fiume che pare un mare.

2

Il sagrestano, statua tra le statue,
spennella i legni barocchi
nel bronzato silenzio della cappella.
Dal Cristo crocifisso
sembra sgorgare l’odore fruttato
delle cantine.
Inebria l’aria e la sposta oltremare 
il pianista alla finestra.
Nella calura, unamusica estenuata
gira e rigira le pale del ventilatore.

3

Li divide il pontile:
nervoso l’Oceano prima dell’amplesso,
rassegnato il Douro al predestinato incontro
ma non reticente al tumulto
che si celebrerà ai piedi del faro.

Dove i pesci si affidano al più forte,
il rumore delle acque racconta smisurati
accoppiamenti.


*

salutare la notte/satelliti/liricamente

salutare la notte


1

dalla notte aspetto induzioni
e vorrei non sospendere le domande

(stanotte un donna urlava
e non ne capivo il motivo)

2

puoi tollerare la luce lunare:
quando non sorge nel tuo emisfero
del sole hai solo una lontana notizia

*

satelliti

la tua distanza chiara e muta

la mia frenetica stasi


tu stai come le stelle fisse


eppure ti si muovono 
satelliti

intorno 

 


*

liricamente

ricomincio
dall’alfabeto
degli uccelli

il silenzio 

è un volo lirico 
le ali sono ghirigori

di pensieri

nella vastità, 
chi percorre mute strade
e chi ascolta il canto delle cose
una lingua nuova
azzurra


*

onde

 

le onde invecchiano
a cominciare dalla sommità
poi rinascono
con piedi giganteschi

se le prendi con l’orecchio
rivelano segreti imbarazzanti
vaporizzano pulviscolo e luce
morte e resurrezione

l'orma sulla sabbia
le segue a distanza
e così la nostra ombra
si dissocia dal corpo

*

l’angelo mietitore

 

cosa ha visto dall’alto
l’angelo mietitore
tra grano e
 gramigna -

insolite specie di fiori?

penso a un angelo dal pollice verde
non ha granai presso la casa
ma un giardino esotico
che anche a Dio fa meraviglia

*

senza rete

 

navigo 
e incontro poeti 
persi nel mare 
senza una rete 

dicono che la poesia sia a green screen 

e nelle profondità
il silenzio sia d’oro 

ma se ti tuffi 
la pelle ti si fa a scaglie

e impari a nuotare

*

afasia/la casa dei poeti de LaRecherche

afasia

oggi non scriverò
sul solco della penna di ieri -

nell’immanenza del giorno
cercherò un gesto d’amore
incompiuto e nuovo

*

la casa dei poeti de LaRecherche

sulla sabbia il vento

modella forme astratte

ma per gli indigeni
ogni forma è un luogo concreto
dove mettere casa


*

a onor del vero

 

ammetterò che non conosco il mare:

sono stata codarda,
e lui mi ha negato il suo odore.

 

se cantassi ora l’antico suono 

delle verdi viscere, 

lui tacerebbe, offeso.

*

punto di vista

 

sotto sotto invidio i larghi gabbiani

(odiosi per il mattutino verso
feroce e concitato
)
per le ali soprattutto
per l’anima selvaggia

e la lunga vista acuta che nel mare non c’è scampo

- la cattiveria insomma -
quando arriva la tempesta

e il loro ghigno è umano e infernale

*

l’estate di marcella/il solito dilemma del tempo

l'estate di marcella

il caldo a marcella scioglie la lingua -
mescola mastica impasta per ore
la stessa storia cambiando la trama
ogni volta con un po’ di dolore
spalmato fresco sui particolari -
sembra una parte imparata a memoria
eppure piange marcella
le parole che non ricorda più


*

il solito dilemma del tempo ovvero la felicità

 

la notte apre porte mostra strade -

fermi sulla soglia

il corpo accoglie l'altro

la mente immagina l'oltre

 

tra la felicità

e la sua procrastinazione

un tempo in-esteso non divisibile
(l'eternità?)

*

il mare dentro

 

nascosto nel tuo riserbo

pare s'agiti il mare.

stupisco che mi resti addosso

un sapore di sale

quasi amaro -

eppure tutto è calmo

*

un altare laico

 

mi hanno spiegato

che gli amanti celebrano riti

su un altare laico

e che l’amore dei corpi

come una liturgia

suggella appartenenze

conferma voti.

dei nostri santuari

siamo i sacerdoti.

 

così diceva un vecchio catechista

ne sapeva del mondo

più dei mondani.

 

 

*

la mia pianta

 

la mia pianta 

non a me si aggrappa

ma io a lei
ai tralci allegri sgambettanti

nascono e si alzano
per la spinta potente
della terra che fu incinta

*

umani simulacri

 

becchi sguainati strappano i veli:
inquietanti gabbiani 
qualcosa di definitivo 
nella free-zone dell’alba.

un lontano cinguettio 
copre i rantoli 
di umani simulacri

che giocano la battaglia della vita 
- come golem si sbranano per istinto - 

a vincere dunque è stata la vita 


*

concerto

 

sgorgò all’unisono la voce dei coristi
sfociando in un crescendo innaturale 
(ma variazioni di intensità

e un trasporto marcato 

avevano già allertato il pubblico)


buchi neri nello spazio risonante
brividi muti propagati nella notte
silenzi di stelle
amplificati dalla penombra
erano gli applausi mancanti

un filo nell'armonica matassa
era la melodia del violinista 
e di riflesso il contrappunto
del teatrale percussionista

mi coinvolse anche il brusio 
dell'intervallo - una crepa
nell’incantamento -
tutto rimescolato oltre il visibile

gente in pace assisteva ad un farsi
quasi a un rito
preesistente al gesto stesso degli orchestrali

 

 

*

pini marittimi

 

i pini lungo la strada 
portano verso un azzurro estremo


si sbracciano - fermi da sempre -

con la punta che indica
in alto e avanti

tra iodio e ossigeno
presi alla gola 
da insensibili passaggi di tempo

e pronti a sparire
davanti alla verità azzurrissima



*

oltre il viaggio

 

dal mare alla città 

un'altra vastità m’inghiotte.
come il flutto si unisce all’aria

strusciando sulla terra,
così chimiche predestinate
incendiano le nostre geografie

invisibili e rotte. le confondono.

*

recuperato

 

recuperarti come un file 

ripescato in extremis 

decrittando non a caso
- a tentativi ed errori -
strani codici
apparsi come sogni ricorrenti

oppure tra le nuvole
quando le vedi e non ne indovini la direzione
e ti sembrano sorrisi o mani

che spingono avanti dicendo

- è tua la strada  -

*

cielomare

 


tra il dentro e il fuori 

tra il cielo e il mare
la luce passa e va

io - nel mezzo -

respiro

*

quasi un rap

 

rumore di motociclo controcanto di campane
all’ora del tè il sole scotta le tende
bruciando sulle tue e sulle mie par
ti dolenti
veloce come il sangue ma tu sei sfuggente
ascolta il tempo nel suo ritmo estivo
non è più lento è solo più fermo
perché ha già camminato tanto
su strade e autostrade dove il rischio si corre
direi che è arrivato il momento
di lasciar decantare mettere a tacere

la vita canta comunque o accenna fischiando 

vecchi motivi mai dimenticati
con l'energia dei punti di domanda
in un dondolio di ricordi profondi
che sembrano alghe su un mare calmissimo
che l’aria accarezza per antica consuetudine
come reti che dragano il fondo 
della tua anima desiderante 
certezze  che si stendono al vento
lungo i fili dell'illusione
mare mare mare d'agosto
più ti sento più non ti conosco


*

centouno

 

nonna chiude gli occhi 
ma le palpebre vanno su e giù con ritmo costante
tra preghiere e nenie televisive 
che addormentano i gerani
dove una volta spuntavano implumi le fragoline 

dal bar-panificio

gli avventori lanciano un richiamo

acciottolante
che la desta dal torpore
perché nonna è viva e vegeta
e ogni capello è un uccellino curioso 
lievitante sul mondo

*

il mare nel cassetto

 

l'abbraccio del golfo

un'oasi di libertà 

tra il grigio e il bianco 

 

come un grido costretto nel pensiero 

il movimento inquieto

della luce imprigionata

*

teneramente-fiaba/ai miei figli

 

teneramente-fiaba

dopo tanto rumore

nel silenzio di un fondale

le mie tante anime

si dimenano di gioia

come girini inconsapevoli

 

ti sono riconoscente
principe-rospo


perché hai lasciato che l'amore
traboccasse

in codesto regno-stagno

e ne hai fatto il tuo sogno
una volta e ancora

 

*


ai miei figli

per amarvi 
ho dovuto aprirmi

e ora mi trapassano drafts

 

 chiederei al sole di riscaldarmi

ma in cuor mio so che siete voi i raggi

 

 

*

una poesia solenne

 

ora sarebbe il momento 

di una poesia solenne
che raffinata penetri
le fessure di indicibili materie
oppure una poesia sul mare
perché da lì infinitamente
veniamo e torniamo.
o ancora potrebbe darsi
una poesia sul vento
che ci parla sommessamente
o a viva voce 
e ne abbiamo un sacro timore
come del vero lo hanno le apparenze. 
sarebbe infine originale
una poesia sulla poesia
intensa ma non troppo

pura ma non troppo

giacché dall’impuro nascano stelle
e dall’inconoscibile i sogni.


*

una piccola felicità

 

la piccola felicità

della brezza che corre sulle pagine


gli occhi che bruciano

le narici che prudono
gioverebbero parole umide


nella notte salata
un poeta

*

la rubrica di marcella

 

“queste persone non ci sono più”
e cancella i nomi dall'elenco
ma sotto la linea in punta di penna
si scorgono segni come ricami
che lasciano trasparire i ricordi
punti a croce tutti allineati
che non si sfilano mai

*

uccelli urbani

 

non mi fido del cielo tutto azzurro -
negli squarci delle città 
capovolte

intuisco le guerre -

la vita non resta intatta

se la incendiano dal di dentro
urli strozzati di animali in fuga
e i corvi che fanno festa 
su tovaglie insanguinate

 

 

 

*

feticismo

 

la resina vaporizzata
intrappola il volo degli insetti
complice l'estate



le foglie 
gemono
ma l’albero è geloso
non le lascia 

*

la secrezione delle nuvole calma svariate seti

*

sulla sabbia l’onda
scambia frescura
con sudore 

*

l’iniziale

 

secoli sono passati e la mano
si è svincolata dagli automatismi -

l’ultimo segno affiora dai damaschi -
è un’iniziale

con essa ho riscritto il tuo nome
e mi sono stupita

di ricordarne la grafia

esattamente 

*

mi pare di vedere volti cari

 

mi pare di vedere volti cari

in una nera marea
che si solleva come un gigante

ma innocuo 

 

testimoni di un viaggio

alcuni partiti altri tornati

sembrano guardie del corpo

e mi scortano verso un posto
dove ogni solitudine
è già stata

e chiunque ha il suo doppio

sì da non vedere l’ombra

 

di notte stanno in una mano chiusa
che si apre a ventaglio
e sventola la 
giovinezza passata

(non perduta)


recitando filastrocche

rassicurano di esistere

 

*

tempo di luce

 

il rumore di opere edili
già rintocca la giornata -
è tempo di luce, 
dilatati gli echi si dissolvono
come una stoffa trapassata dal vento -
nel sole ci sono macchie buchi o silenzi

*

tatticismo/cicale

tatticismo 

preferisco il mare da lontano
lascio il tête-à-tête 
ai ciottoli e alla sabbia

io lo aspetto alla pianura
penitente

e caldo una come lingua di lava


*


cicale (haiku) 

nell'indolenza
stride l'attività

delle cicale

*

solstizio d’estate

 

pare turbata la luce della sera

quasi rammaricata di un fallimento


una foglia si congeda da sola

davanti alla sentenza definitiva

 

 

*

diana

 

tra intrichi di simboli

inseguo indizi di verità

ma infine mi consegno

alla legge di natura

*

il sordomuto

 

infine il sordomuto ha invocato
il nome della moglie morta
nel campo profumato di mare
ai piedi del cimitero 

con le rughe e i silenzi
rispondeva all’arroganza 
di chi lo voleva curvo
mani incallite e anima scura


esperto nel linguaggio della semina

dei frutti sa indovinare la dolcezza


*

condivisione

 



i gigli vestono i campi 
condividendone la nudità

*

l’angelo tentatore

 

dell’angelo tentatore
l’odore intenso e dolciastro

 
come una scia che taglia
azzurre innocenze

poi fatte a pezzi 

e disperse in acque chiare

*

dove arriva poca luce

 

hanno detto che sta bene così

è una pianta poco esigente


come te che la innaffi

meticolosamente arrampicato sulla scala 


promette non altezza

ma - cautamente - utilità


con quell’unico fiore 

- la prova che tutto funziona -

*

Son Repos

 

ci sono tante forme di nasi
quanti tipi di barbe e di lingue

preghiere di colori
diversi (e ragioni uguali)

urlate dagli altari


processioni a lutto e nascite

e matrimoni di poveri dentro campi di papaveri

e ho azzardato che persino Dio
nel Son Repos
non conosce il futuro 

adegua il progetto alle umane stravaganze

 

*

marcella va a messa

 

il prete in pianeta rossa 

avvicina il libro agli occhi
e sbaglia gli accenti -

c’è un che di solenne nello straniero
i fedeli portano rispetto -

invece marcella si dondola piano
aleggiano i suoi pensieri 
misti all'odore dei fiori

*

poi la sabbia

 

e quando tornano al mare le onde
- e i venti battono le persiane -
sulla sponda brilla la sabbia
più compatta dopo le traversie.

è rigata di impronte non cercate
ha cicatrici sulla pelle scura o scudi
di segni forse ultraterreni 

*

sasso di fiume

 

sentimentalmente è un sasso di fiume. 

le effimere vi dimorano
ma quando arriva la piena

rotola a valle e si perde.

 

un'onda ch'è stata potente
nel tempo diventa come il soffio

di un moribondo. 

 

*

manarola

 

obliqui sul pelo dell’acqua  

- a manarola -
gabbiani con sguardi biechi.


qui un vecchio va misurando

nella vastità
quanto ha perso.

lì il treno infila distanze 
e le terre si abbracciano

cinque volte.


tenacia e sfinimento
cielo e mare.

tutti implorano accoglienza

 

ai piedi di fiumi scoscesi.

 

*

il disegno

 

non saprei descriverne il corpo
che nel ricordo annacquato sbiadisce
forse potrei a tratti disegnarlo -
ma m'invade il rumore del mare


*

veglia/strategia/emozione

veglia

veglio gravida
inespresse poesie

 *


strategia

non intendo agire

sull’insubordinazione delle coincidenze

 

siamo stati già prigionieri

dei sentimenti


*

emozione

quando arrivò

era una rete bianca sfilacciata

 

l' attraversai
non catturata non salvata.


*

maturità

 

tremenda fu la giovinezza
e ora - mio coevo -
conterai i solchi sul mio viso?
al giro di boa

chi accudirà chi? 

 

guarda gli uccelli

impazziti di libertà
nel pomeriggio senza rimpianti. 


sorpresi dal vento, mano nella mano
i cuori - vibrando - fanno i battimenti.

*

alla caffarella

 

cadono ancora le foglie
e già nascono gemme
rosse 
sul sentiero -

un tappeto di more


sulle catacombe le biciclette 
capitombolano

ma l’anima di annia regilla
sta sicura tra il fienile e il fiume almone

*

notturno

1

urla l’angoscia
nelle ore notturne

di fronte a così strenua resistenza
gli uccelli chiamano il giorno

2

eppure ero viva quando danzavo
- l’ombra si sfilava dal corpo -

il giorno era sfacciato
la notte era un pretesto

il cinguettio rotto
di chi non ha mai cantato

*

marketing/lutto per la poesia/zero assoluto

marketing

ho investito sulle illusioni
e sulle disillusioni  
per rilanciare il prezzo del vero


*

lutto per la poesia

mi rammarico
di non averla accudita
nel momento del trapasso


*

zero assoluto

avverto uno strano raffreddamento
che si avvicina allo zero assoluto

così estremi sono i miei pensieri
nel gelo che gela

 

 

*

mezze stagioni

 

un colpo di vento

scoperchia le attese

impazienti dietro i vetri.
mulinellano 

 

tentando di anticipare l'estate.

così dietro le facce stinte 

e nella parte più profonda dei frutti

scroscia una pioggia nuova.

 

 

*

alea - a john cage*

 

per quattro minuti e trentatré
- silenziosi non vuoti -
accade ciò che non attendi

il senso perduto e l'emozione 
respirano qui e ora


non un lancio di dadi






(* John Cage, musicista e sperimentatore americano nato nel 1912, fu autore di un brano intitolato 4' 33'', in cui il pianista seduto davanti al suo strumento non fa assolutamente niente per tutta la durata del pezzo. Il senso, provocatorio, di questo brano è sostanzialmente il ribaltamento del concetto di musica: non produzione ma ascolto di quanto già risuona nell'ambiente, comprendendo anche la presenza del pubblico dal vivo)

*

un tè da marcella

 

nell’armadio di marcella

i dolori si aggrappano alle grucce

e nelle scatole di latta

ci sono i bottoni

ma sanno di burro

e attaccano i giorni

con esili fili di tè

 

 

*

roma

 

ruderi rosseggianti

in roseti rinvigoriti

rimarcano romanità 

*

La favola del filo d’erba, del vento e dell’aquilo

 

Dalla terra un filo d’erba
guarda l'albero imponente.
Sente il suono che fa il vento
quando passa nella chioma
e domanda:

“Canto anch'io come le foglie?"
Il buon vento che l'ascolta
quasi fosse innamorato
vola basso e l'avvolge 

col suo fiato.
Si compiace il filo d’erba
geme e stride piano piano
(ed è questo il solo modo
di cantare per un prato).
Ora il filo si domanda:
"Sono bravo a intonare,
potrò anche imparare
a danzare con le foglie?”.
Il buon vento che l'ascolta
quasi fosse innamorato
le risponde dolcemente:
"Guarda in cielo l'aquilone
ed il filo che lo porta:
chi comanda, l'uomo o il vento?"


*

un ragno nella stanza

 

un ragno nella stanza
è il sogno di stanotte.
non un bel segno
considerato che sto sospesa
come sulla ragnatela 

tra la poesia e un sogno
che qualcunoha già spazzato.

*

levità/fuori stagione

levità

trasale per un alito di vento
l’uccello lieto cavalca le nuvole
dalla vita
levità anelando

*

fuori stagione

 
sull'umano senso di fallimento

un’inaspettata pioggia di maggio

*

il tempo non c’è

 

lentamente ho ceduto all'abbraccio
nelle spalle capaci del sogno
alle sue mani tranquille e sagaci
ho affidato il mio tempo

il tramonto infuoca la città
ma nessuno può sapere
- e anch’io mi domando se è vero -
che il tempo non c’è

sebbene sia giunto puntuale
all’appuntamento


*

scelta

se lascerò la vita per la Vita
sarà perché tra il mio volere
e il mio non sentirmi all’altezza
avrò scelto di essere
tartaruga in mezzo alle aquile

*

sensualità

un ponte

tra le rive

cuce i lembi

della ferita

liquida

*

migratore

lo spaesamento
di un migratore su un campo di grano

col vento compiacente
sotto un cielo troppo azzurro




*

a ritroso

tornerei anch’io
dove le farfalle restano bruchi

e così di forma in forma
alla prima molecola di sole
ancora indecisa - in verità -
se brillare o donarsi


*

urlo di pietra

 

uscito dal ventre dell’onda
un urlo scolpito -
ha chiesto chi era mia madre,
mio padre l'ho visto
placarsi su un seno

*

es/im-pressionista

la luce dietro il vetro smerigliato
è una visione iperreale -
l’immenso si fa piccolo - concreto
nella stanza rimane impresso -
filtrano verità che non ammettono
dubbi - bagliore di spade danzanti

*

nel blu di mar-cella

la casa di mar-cella

è una conchiglia
dipinta nel blu

il tetto

è la cresta della rassegnazione

il pavimento

è un ventre d’onda che va e ritorna

i muri - color carta da zucchero -
a primavera spumeggiano
d’inverno consolano
gli uccelli un po’ golosi

*

Guerra totale* - la primavera araba

 

L’odore delle fresie

ha tentato l’impossibile
ma una vigliacca primavera 

ammazza i suoi morti.

 

Cosa può dire il mare

a sua discolpa?
Le acque - già rosse di sangue -
hanno violentato le spiagge.



(*testo contro il trionfalismo dei guerrafondai)

*

primo maggio

 

questa primavera porta con sé
imprese incompiute
e un odore di zagare

*

aritmia

è aprile e pare novembre
nel grigio brumano  i colori

riposa un gatto bianco
tra fiori sbocciati
come croci in montagna



*

la bicicletta

 

l'uomo è un meccanismo farraginoso
e va da sé
vittima e carnefice al tempo stesso
inerziale

ma quando il resto tace
puoi sentire gli ingranaggi cantare 
variazioni di tono
tra ciò che macina sotto e suda
e ciò che corre sopra e luccica

e il cuore costretto in un groviglio
di bulloni e pignoni

*

per una madre

 

dov’è il giardino della tua infanzia?

dove sono i fratelli

di cui eri condottiera

e minacciavi botte

con mani grandi e occhi piccoli?

ora semi-chiusi

per non vedere il crollo delle dighe

e trovi poche parole

- nemmeno una -

per dire a tua madre

mentre le spazzoli i capelli


“troppa grazia i figli,

come mi è mancato papà…”

*

eroi

 

abbiamo bisogno di eroi
nel mare delle nostre fobie
eroi normali 
grondanti acqua 
che sappiano di abbandoni e di lutti
ed elargiscano manne di parole
lungo i deserti
come fanno i pioppi
nella stagione degli amori
abbiamo bisogno di eroi
per ogni stagione
che colgano frutti anche da fichi sterili


*

sono dentro una sfera risonante

 

sono dentro una sfera

che muove da lontano

mi urtano onde e sento voci
chiudo gli occhi
e ripasso luoghi


echi di piaghe si riproducono
nelle maglie dei giorni

 

più segretamente si rispecchiano
nei colori del cielo

 

a volte tornano nei sorrisi 

come preghiere inadeguate

... ed imploro silenzi
per partorire nuovi suoni
bellezza

*

in-croci

 

se il tempo perdesse la sua partita
rifarei la salita zoppicando -
forse udirei le pietre cantare
e sciogliersi il mio passo
tra lacrime e incredulità


e che la strada sia lunga!

*

veglia - ai miei cari amici de LaRecherche -

 

solo per un giorno
infrango il silenzio

lancinante dentro la pietra
un suono sgretola il buio

*

pasqua a casa di marcella

una nivea colomba

in odore di pace

attraversa i cieli della tovaglia

azzurra di marcella

 

imbarazza un velo di polvere

sul mobilio
- sembra nuvolaglia -

*

echi di passioni

l’acqua che ci doveva lavare
ci ha dissetato
appena

cade cenere sui corpi nudi
sotto ardono attese di piogge

*

come l’albero è la nostra sorte?

 

l'aria tersa delineava i confini
suoni e colori sembravano immobili
mulinelli di pensieri vaganti
titillavano le foglie pian piano

camminavo e mi sentivo un'intrusa
mi chiedevo qual è il posto dell'uomo 
ammiravo la statura degli alberi 

non mi aspettavo da loro risposte

stiamo sotto la reggenza del sole
respiriamo a ogni passaggio d'ali
resi ciechi da illusioni di fughe -
come l'albero è la nostra sorte?

*

pianoforte muto 6

 

l’ho aperto: nudo pareva inerme.
i martelletti erano ingessati
nel completo di feltro,
eleganti e un po' imbronciati.
il coperchio cigolava
quasi a voler nascondere
un’indecorosa verità
che tutti conoscono ormai.

 

l’antica nobiltà è sparita, 
non è servito a niente
esalare quell’odore di cenere
un richiamo
quaresimale

per ottenere compassione.

*

non sapere l’amore

 

pini marittimi sull’autostrada 

(il rumore è una nenia)

le cortecce hanno nodi che sembrano cancri
(le nostre parole taciute)

ciascuno beve una linfa di dolcezze

certe ma solitarie

i rami puntano alla direzione
dei desideri


in questo esistere 
e non ancora essere 

posso amare il silenzio di un dio
ma odio il tuo

*

dove mi porta

 

allo zingaro li consegna la tramontana -


i miei pensieri non sono prati fioriti

vanno verso il mare

ubbidienti come pesci

*

speranza

camminerei sulle altezze del cielo
spargerei le scorie dei fallimenti
tornerei sui miei passi sofferti

se vedessi oltre i cieli innocenze

amerei di nuovo e di più
se dentro la vita riconoscessi
uno schiudersi di mani e di labbra


*

italia

 

penzola una bandiera arcobaleno 
dalle finestre ancora socchiuse -
è assente il vento
gracchia una cornacchia -
ci vorrebbe uno spirito dentro le cose

una dignità
dietro simulacri alieni -

*

vent’anni

guardavano esattamente
nel punto in cui ora li incontro
quegli occhi di ventenne
(schianto di insaziate molecole)

non c’è tempo che attenti
all’innocenza di quella stagione
che si accingeva a sfidare il drago

ma se avessi fermato il mio sguardo sul tuo
sarei rimasta senz'altra notizia 
nell'agonia degli anni

*

sposalizio/sogni a matita/anniversario

sposalizio

chiudi gli occhi
non senti rumore di nuovo?

dì al tuo amore che si prepari

allo sposalizio dei fiori
con i cromosomi

*

sogni a matita

enumeri le pietre
di mare  -
come ulisse conosci i nomi
delle stelle

li lanci come ami
su sogni a matita

*

anniversario

mareggiava un vento mite
(era il dodici di aprile)
ma i gelsomini arrivarono dopo
e insieme giorni come mattoncini della lego
a spigoli e colori



*

tangenziale/glicini a villa borghese

tangenziale

roma corre e fuma
sulla tangenziale -
case nere e vite
sul ciglio di curve
deviate da lavori ininterrotti

dietro le finestre
colori distratti
di primavere ferme alle stazioni
e poco più in là
prati


*

glicini a villa borghese

presto verranno meno -
assumiamone l’odore
di sesso imminente
con audaci farfalle

*

la metafisica delle tasche

sparsi oggetti sul comò
- surreale coesistenza di inutilità -

persino de chirico o dalì
troverebbero straniante
disquisire di domenica
sulla metafisica delle tasche

*

il seme

 

le cicale frinivano 
le formiche - ricordo - trafficavano  

con inconsueta leggerezza 


dalla terra usciva un lamento
che pareva un canto 
l’inverno fu pietoso
nel medicare le piaghe 

per il raccolto fu necessario il pianto 

ma il seme non fu una parola 

 

*

a Bruna L.

la vita può finire
in un giorno di sole -
ciò che procede dal cielo
è accudire la luce
che pian piano s’imbruna

*

sette vite - a certi poeti che conosco -

 

gatto bigio dagli occhi dorati
sull’asfalto scaldi la coda?

è mezzogiorno e ancora ti stiracchi
niente ti sfugge 

ti temo - stregone -
sei una reincarnazione?

*

un uguale silenzio

 

le nostre voci ammutolirono

e un uguale silenzio le avvolse
rassomigliandole 
a suoni sommessi
in spazi espansi

ciò che ora non sento
individua i confini del vero

*

ha dato e ha tolto/nichilismo

ha dato e ha tolto

a me la vibrazione di un respiro
a te nuvole bizzarre
in un cielo compassato

evocai il rumore del mare
rispondesti che il fiume non canta

*

nichilismo


l'ultimo raggio impotente della sera

*

il crollo degli idoli

 

tra le mani di fuoco

sembra plasmare terra

invece lavora a maglia -

in penombra vede luci

minacciose come erinni

abbassa le tende

e sottovoce impreca

contro certi idoli 

dai piedi d’argilla -

vorrei dire a mia madre

- che sua madre con affetto chiamava la gros -

cosa ho capito dell’essere figlia

*

il poeta risponde - ai poeti de LaRecherche -

 

accadrà di non vedere
più niente
(un oblio che spaventa)
la voce s'ingolerà

le mani non sapranno i colori

la morte arriverà snervando corde
ma il poeta avrà risposte

sognificherà

*

supplica per un amico/carta carbone

supplica per un amico

lo sa il sole
che
sa di sale
il suo deserto
?

*

carta carbone

sotto il lampione del lungomare
si perse il senso del ridicolo

ci chiamammo dottori
- ma non fummo affatto taumaturghi -

*

alberi senza radici

 

ciascuno lontano dall’altro
ci eleviamo contro natura -
alberi senza radici

tra un albero e un uomo
la differenza
è un respiro più forte



*

la nostalgia è un piatto che va servito freddo

 

la nostalgia
lieve canto che tocca la riva


il mare non ti ha accolto 
ma tu 
gli hai dato ascolto?


è un alibi di sabbia il tuo rimpianto

*

amore obeso

1

chi ingrassa la terra
di amore? 

gli uni per gli altri

cibo
ma non si calma la sete 


2

tre enormi gabbiani sul tetto 
netto 
si staglia il profilo 


dallo sfondo cosa vedono i gabbiani?
quali laide saggezze
riferiscono all’alba?

*

altri haiku liquidi

 

femmine e maschi

rimescolano forme
viventi in mare


*

creature d'oro
ricoperte di sabbia
nell'acqua pigra


*

a mani piene
ricrescono promesse
sotto la pioggia


*

ramificato
per te gorgoglia il fiume
mandorlo in fiore

 

*

Non raccontare a nessuno

 

In mia assenza,

raschia il fondo della solitudine.
Sembra cercare amori 
persi

o mai posseduti.

All'alba la voce è struggente 

- ma i marinai non lo raccontano -.
La sua debolezza
potrebbe sovvertire

l’assetto dell'intero universo.

Per questo sbatte contro gli scogli,

a volte ululando.

 

*

il mio giardino domestico

 

accanto all’ibiscus

ho piantato un geranio.


i suoi fiori si sporgono sul mondo

e ascoltano i racconti del vento. 
da qui spazi di libertà 
e l'odore del mare.
intanto gli alberi di eucalipto  
riportano i fatti della strada

mentre i pollini si spargono con cura
all’ombra del suo vaso.

 

posizione strategica,

nessuna eventualità è sprecata. 

 

*

teorema indimostrabile

 

il rumore di fondo

di un elettrodomestico 

di ultima generazione. 

all'improvviso, 

sussultando si ferma 
e pare di essere a
l traguardo. 

il beccheggio inquieto del corpo 

approda ad una stasi 

tra illusione e delusione. 

è allora che senti 

l’effettiva rotazione della terra.

nell’attimo di equilibrio perfetto, 
è l’immensa vastità del movimento. 

l'illusione non è altro

che il residuo inerziale 

dell'istinto di sopravvivenza.

 

*

in morte di un’artista eccentrica

hai suggerito di zittire i merli

e di non alterare i colori fauve 

della primavera

ma il giallo dei becchi 
cozza col nero 

tutto intorno c’è un verde dilagante
e un insostenibile 
rosa shocking

*

tre haiku liquidi

l'onda si infrange
sento il bianco
rumore
della scogliera


*

vedo rapaci
sul mare più agitato
l’acqua non muore


*

una pagaia
lascia sonore scie
corte poesie


*

coincidenza

 

una data non è mai per caso

passa e ritorna
con l'ombra obliqua

*

dinamiche mitologiche

 

al crepuscolo sotto l'ulivo

in compagnia della civetta 

non questionerei di filosofia

 

pacificherei le mie stanche membra

rinunciando per un po’

ad emettere sentenze

l’essere donna e dea della sapienza

talora mi spaventa

ma meno che a giunone


districarsi tra il pavone
e lo scomodo mestiere

della moglie del padrone

*

i matti e le pecore nere*

 

matti e pecore nere
hanno in comune
la poesia

vagano entrambi in stanze surreali
e a chi domanda
rispondono coi versi

pio pio pio pio pio pio
come ti faccio ti disfo

rinunciano al mondo
ignorano la differenza

tra una caramella e un ragno



*liberamente ispirata al film di Ascanio Celestini “La pecora nera”

*

una nube luminosa li avvolse con la sua ombra*

 

luce genera ombra
ombra genera luce

 

dal centro s’incrunano raggi

 


 



*ruferimento al vangelo di Matteo 17, 5

*

amore/climax

amore

colpo di tosse nella poesia
parlino i chiodi e le spine

*
climax

se il mondo è un libro aperto
io sono l’ostico a capo della poesia
l'indeterminatezza di certe vocali
il suono duro delle consonanti 
trascinate fino al climax
dell'ultimo verso

*

La notte di Pablo*

Posso scrivere i versi più tristi questa notte
(una canzone quasi disperata).

Cospirano ombre e voci

e una pioggia fitta.
Lentezza d’oblio.
Il vento gira e canta. In lontananza.

Direi che l’ho perduto.
Risponderebbe: “Per me è lo stesso”.

Biancheggiano gli alberi,
identica è la notte.

Uguali stelle,
la notte è un abbaglio.

Il bosso per il tornio e l'intaglio.
Per me non tutto è rimosso.



* liberamente ispirata alla poesia "Posso scrivere i versi" da "Venti poesie d'amore e una canzone disperata"  di Pablo Neruda (1924)

*

come nasce un’idea



nasce un’idea 
semplicemente
da scorciatoie di gesti consueti

 

 

*

giappone

 

rompe il silenzio
un movimento di case
maschera bianca


*

tracima il mare
fermate la musica
lacrime rosse

*

pensiero quasi notturno/di mattina

pensiero quasi notturno

risentire l’avvitamento sottile 

che affatica il respiro
e ritrovare

come un bisogno di pregare 


stupirmi 
che le parole non siano scadute 

accarezzando l’ologramma
della penna
che l’ha scritta


benedico
il sonno dei bambini e dei malati
perché la notte è
 dolcezza sul mondo

 


*

di mattina

anche il non-rumore
può essere ingombrante

è scampo allora il bricco di caffè -
nel rito della colazione 
le tazze fanno da contrappunto 

*

alberi lavati

 

gli alberi lungo gli argini

sono come lavati.

coi rami districano le nebbie.

ne ascoltano il suono.

nell'acqua che leviga i sassi

le radici si cercano:

nessuno sospetterebbe
sotto la corteccia
il fuoco.

 

*

melange

 

della notte senza sogni
rimane l’impronta sul foglio 
indistinguibile
come i pezzi di un
 patchwork


*

nata di marzo/nella filigrana della scrittura

nata di marzo

lei ed io sotto braccio
parole-farfalle
minuti spremuti sotto passi
giallo limone
(in due si smarriva la direzione)

saturo di rumore e teso
il grigio della città
davanti all'esplosione sfacciata
dei fiori di pruno

*

nella filigrana della scrittura

statisticamente
le parole sono bisogni
trasferiti dalla mente alle dita
tic nervosi dell'infanzia
cibi
divorati e vomitati
mercanzie di angeli inquieti


*

embrionale

 

subacquee turbolenze 

sbaragliano le alghe e le correnti.

tentano d'ingigantire le onde.

 

allo stesso modo indistinti sentimenti
vanno alla ricerca di un verso,
di una misura persa.

*

le allodole

 

il sole ha già fatto il suo giro.
i vetri splendono 
i passanti riflettono
un mondo di specchi.

ma le terragnole allodole
stanno all’erta:
temono di scambiare
un abbaglio per un sogno.

*

l’affacciarsi dell’amore


lo annunciano
tocchi sulla schiena
come calibrati 
tiri a segno 

di gesti e parole delicate.

lo rivela l’ombra sottile

della meridiana. 


ma tigri spaesate si aggirano

attorno alla sua scia

odorosa di sangue.

*

il sole ritorna sui crepacci - a Virginia

 

dove finisci bellezza radiosa
portata via da scure maree
cerchi i colori in terra africana
sole negli occhi e un’altra dimora

ci hai lasciato gli esotici ombrellini
e polvere rossa e piante e lingue


tu guardi in faccia la luce più chiara
e il bianco invade il tuo sorriso
i nidi di vetro posati sui rami
si disgelano nell’ora segnata

 

*

Iris Murdoch sul comodino

“Nondum considerasti quantum pondus
sit peccatum”*

Iris Murdoch sul comodino,
un inciampo del sonno.

Nessuno risponde all'invito, 
neanche la scrittrice.

Leggo Murdoch e mi chiedo
dove la devastazione e quando…




*(tratto da “La ragazza italiana” di Iris Murdoch, 1974, Einaudi, pag. 27)

*

una lode un canto

 

il cielo è bianco
(ma non è neve)

risuona un canto 

 

nessuno osa aggiungere

"esisto" "ringrazio"

 

*

impiegato di concetto

 

formica talentuosa 
per vocazione
cuoco
configurato per essere muto
ma non sordo anzi presente
specie di notte a rimboccar coperte
quello che serve a chiudere giornate faticose
un libro marinaresco a metà
le ali impigliate dentro





(a Felice)

*

le uova di Marcella

 

aggrappata su quell’ultimo piano
come un 
uccellino al ramo 
ma quando arriva aprile

il calendario va all’incontrario 

nel suo guscio le stagioni

rimpiccioliscono

sarà per questo

che dice preghiere ai pulcini?

*

i volti scomparsi

 

i volti scomparsi 
hanno i tratti impressi nei ghiacci

da lì risale un vapore 

poi cade la pioggia


*

invisibile/la sezione aurea

invisibile

                           appare nel buio
sarà re
                          in una stagione o in una vita
il suo regno è invisibile
                          è la porta che apre all’amore
è un “tipo” che gira di notte
                          si apposta
dietro un ricordo
                          ti sorprende
come un incontro nuovo
                          con un nome inaudito
il saluto di un vivo

                          e lo riconosci


*

la sezione aurea

saranno entrambi felici 
gli uomini e gli angeli?
perdoneranno
gli uni di non avere le ali
gli altri di aver baciato in terra
le stelle cadenti?

si incroceranno nella sezione aurea
la differenza delle distanze
il punto zero dell'orgoglio
la timidezza



*

il violinista capovolto

 

sui tetti rossi rovescia i colori
a terra sposa le mucche arancioni

la musica zingara tutt’attorno
richiama circhi croci e candele

chagall sorride nel vestito smeraldo
in cielo vola un bouquet di fiori 

pittore onirico canta l'amore
e capovolge la rivoluzione

*

epiloghi di favole

sono apparse le nuvole
- epiloghi di favole -
a svelare illusioni
raggi fugaci
svolazzi di piccioni
su sogni poco audaci

*

il cipresso



la punta esposta al vento
ma le radici infracidite 

così è la nostra vita
nella schiettezza 
del tronco 

diritto tra gli sconquassi dei tuoni



*

L’oro nero del Niger

 

“Siamo tutti africani”,  

urlava il nigeriano
rispondendo al tamburo parlante

tu tun tu tun tu/ tu tun tu tu

La tua terra nera

chi l'ha sporcata?

Vi crescono le palme d'oro.

 

*

permettete?/senza poesia

permettete?

ho mani diafane
con vene azzurre
e un filo di sole
catturato al volo
il cielo stamane
non ha colore

permettete che dipinga?


*


senza poesia

ho provato un giorno 
senza poesia

ma ero un gatto nero
colto da amnesia



*

melodramma

melodramma

quanto è dolce il gocciolio

di una sorgente

più in là si farà conca
per custodire i figli
(un canto sommesso)

non una voce non un grido
ma nel finale si spargerà in mare
teatralmente






*

odissea

 

e se dopo il mare aperto
mi re-infetassi
dentro una montagna?



*

primavera indagata

 

vedrai - ci discolperemo anche stavolta.
l'inverno tornerà
a difenderci 
dalle nostre debolezze e dai sospetti.

 

invece i cantanti e i poeti
li assumeranno come prove 
inconfutabili

della loro innocenza.

*

eccetto che/desideri

l'afasia di Dio

non c'è altro da aggiungere
all’intensità dei gelsomini

non ne parla nemmeno Dio


*


desideri


di giorno crepitano 
come erba che secca al sole.
di notte pratificano

*

docilmente

confida nel vento
la freccia scoccata

l’arciere
tirando la corda
respira

così  la vita transita
da un obiettivo fissato
al rumore di aria spostata

*

ritmo

 

temo la deriva del mare 
lo sgocciolio dei momenti salati

lo fermerei nella durata di una poesia
l'ordinerei in un ritmo catalettico





*

cronaca politica italiana febbraio 2011

 

con la pioggia scendano promesse 
sulle vuote acquasantiere 
si sciolgano le mani legate

ad attese ormai s-finite

guariscano luridumi 
di poteri deliranti
si restituisca dignità

ai corpi violati 

e lavacri 

alle menti saccheggiate

*

sconti di stagione

 

con le mani in tasca 

a cercare gli spiccioli
che avrei voluto dare
per regalarti un fiore.

 
sulla bancarella ce n'erano pochi
non sapevo decidermi
tra un girasole e un gesto d’amore.

*

oltreconfine/rigenerazione

oltreconfine

ti confiderò che il mio canto
era la veste della
caducità
nell'autunno che non finiva

l’onda dei sentimenti invero
erose ogni stagione -

il tempo fu scaraventato
oltreconfine, ma la vita si inverava


*

rigenerazione


ogni giorno perdiamo le scaglie
perché - questa è la prova -
la vita è un serpente

*

Zarathustra parla ancora?



Secondo la dottrina dell’Eterno Ritorno 
è concepibile la possibilità di re-incontrarsi
in uguali circostanze.
Si ripeterebbe la storia
infinitamente.
Ma ciò è ininfluente rispetto all'eternità.



*

routine

 

stamattina la luce cade esatta
e le cose rispondono puntuali

il tuo sorriso è ammiccante
come il giorno dell'appuntamento
e mi pare di sentirti dire
te l'avevo detto che perdevamo tempo"

*

angeli apocalittici

 

alcuni in piedi sulle acque
le spade brandite
e una luce affilata
negli occhi aguzzi

apocalittici

non v’è filo d’erba
che non vibri stridendo
ma al suono dell'angelo buono
ogni foglia guarisce
e l’albero della vita ricresce

*

gli storni

 

li sento fremere al tramonto

- ogni giorno come se fosse l'ultimo -
più che nell'alba inquieta

ignorano la morte e divorano gli spazi

ma sono divorati dall'eternità

 

soli, sono nulla

*

terreno carsico

 

i dolori sono sassolini
ammucchiati a cono
con
in cima una bandierina

costruzione un po’ bambina
che tende a sgretolarsi

- ed è questo che fa male -
soltanto col rumore della pioggia


*

atelier

 

si è fatto buio
non viene nessuno
forse in sogno mi aspettano gli amici

raccoglieranno le gocce di colore
che nessun pittore
ha scelto

*

angeli camuffati

 

entrano in casa imprevedibilmente
con travestimenti tali
da ingannare anche un detective

non certo simili all’angelo biondo

dell’iconografia -
hanno riccioli bruni e arruffati
il loro farfugliare
assomiglia a un balbettio

o a una profezia

*

Il finale della recita

 

L’ultima luna aveva forma indefinita
e l’alone rendeva arduo
il calcolo delle fasi.

Gli scienziati avevano monitorato irregolarità 
nel ciclo del satellite
forse sotto pressione

per le innumerevoli istanze
di innamorati disorientati.

Arrivò il plenilunio
- vero deus-ex-machina -
e si spalmò come uno spettacolo
su una valle di lacrime.

*

sessanta secondi

Tutto è fermo
prima della musica.
La mano è pronta.

Tutto avviene nel profondo.
Nell'aria solo il fruscio
delle idee.

*

è adesso

 

accadrà in una notte

 

 

penseremo - è adesso -

proteggendoci l’un l’altro
come uccelli feriti

 

non proveremo dolore

la pelle brillerà
di una luce irreversibile

 

accadrà

e non vedremo più

i solchi che lasciammo nei giorni

*

l’uccello verde

 

un uccello quasi verde

simile al colibrì
forse l’uccello della poesia


mi ha lasciato una goccia di sangue
o forse un subdolo
veleno
a rilascio prolungato

*

i musicisti sono autistici

 

sono lenti ad ascoltare
e restano perplessi
a valutare gli echi

ancora più lenti
se sentono arrivare
onde di mare dalla strada

vorrebbero più tempo per ricordare
dove e quando la prima volta
udirono quel mormorio


*

aria del silenzio su un brano di Tullio Visioli

 

cluster di eventi
compensati da silenzi

il silenzio più di un suono
è aperto al possibile

di nuovo il cluster

poi retrocede all’origine
lentamente

il finale
è una piaga lancinante 

un accordo
in posizione lata

arriva con la necessità di una tempesta

*

poesia rara avis*

 

poesia rara avis
-
disse il maestro -
e tutti naso in su a indovinare
la direzione verso cui fuggiva
e a dire sottovoce
com’era bello quando passava
e dovevi esser pronto
a ripeterne il volo

come un arabesco nel rumore



*

in extremis

 

la gioia sarà infine resistenza
estrema autodifesa non-violenta
entrare nell’amore con prepotenza 
e senza avere l'invito

*

marcella sarta

 

in un angolo del soggiorno
affacciato su una terrazza
dove crescono bouganville
c’è un busto di gesso ben tornito

a marcella serviva da modello
quando era ragazza -
ora il busto andrebbe sistemato
le vestaglie non si chiudono più
sul seno largo di marcella
(un fiore è appuntato con lo spillo
sulla maternità recisa)

per marcella
la misura giusta della libertà
è quel terrazzo lilla

*

indicibile

 

pelle spremuta

occhi strizzati
fino a vedere rosso

ritagliando il di più
riconosco la forma

complementare

 

poi la vedo svanire

- pura idea nel reale

superflua nell’eterno -

e non la chiamo per nome

*

nelle forme il segreto del Suo fare

 

il profilo bombato di una fronte
la trasformazione dei corpi 
il disegno di un’ombra radente
l’esilità di un arto d'uccello
la persistenza della memoria
lo svolgersi di ogni movimento
nellaprecarietà quotidiana 
l’incontrarsi (o il non incontrarsi)
il caso
la trasparenza
gli elettroni rotanti
le distanze siderali

le vicinanze molecolari
la solitudine degli atomi

leggendo i segni
come vacuum o deficienza
intuire nelle forme
una bellezza ulteriore
efficace a salvarci

*

ogni poesia parla di Te

 

ogni poesia parla di Te
come fossi l’eco di ogni parola
a volte urlata 
a volte sussurrata

ogni poesia non trova che silenzio
in uno spazio fluido 
dove un grande orecchio
come un imbuto
raccoglie gli interrogativi del corpo-mente

sappiamo di esistere
dai non-ritorni delle nostre preghiere

 

 

*

so di non sapere

 

la sorgente zampilla 

così internamente 

che puoi soltanto percepirne
la lieve indecisa pressione
l’attimo prima che l’acqua sgorghi
dove nessun desiderio
si è mai manifestato

 

 

*

Sole d’inverno

 

Non sempre dimostra coraggio:
di mattina preferisce i giardini ai palazzi.
Nella mia stanza, nonostante la finestra a metà,
ne ho sentito il tepore,
ho pregato che con me
stesse bene.


Non sopporterei di vederlo andar via

senza racimolare un bottino terrestre
tra le dita dorate e sottili di prestigiatore.
Mi è sembrato un po' preoccupato
di non essere dovunque.




*

angelo caduto/il linguaggio dell’angelo

angelo caduto

con ali spezzate
danza in controluce
poi azzarda due passi
sulla terra arrossata
dissimulando vergogna
davanti a cipressi puntati in alto
come accuse


*


il linguaggio dell’angelo

sarà sincero l’angelo
quando promette il cielo?
e se indica una direzione
sarà vero il suo dire?
e il suo tacere?

l'angelo allude
- con vaghezza
irriducibile -
ad un fare ulteriore
che brucia

 

 

*

angeli rilkiani

uccelli dell’anima
stanno nel rischio
di aprire le ali
ignari
di ogni dolore
fermi
nella luce

soffi umani
li spingono in alto in basso
e trovano dimora nei fiori

vedono le cime degli alberi
come radici rovesciate
e la terra è trasparente

degli uomini non conoscono
la libertà

*

gli angeli si domandano

dunque c’è altro oltre la luce?

sapendosi amati balenano
con ali che sembrano
mani umane

per istinto vanno
dove li porta una musica a-nonima
la veste gonfia come una vela

anche sedotti da un vento bizzarro
non si voltano






*

gennaio

ombre nere
dietro splendide promesse
con il rischio che siano vere


*

lo stesso angelo

 

li ho visti e li ho persi
mentre ci incantavamo
(gli angeli e io)
davanti ai baluginii

perdemmo la rotta
- era a spirale -
vagammo
con i connotati dilatati 
come sagome 
che sott’acqua si sgranano


a tratti riconoscemmo parti
(non il tutto)
respiri cenni di occhi profili spezzati
come dal finestrino
quando si muovono le montagne
controvento

ed era lo stesso angelo
che si riverberava
in un gioco di specchi





*

ritmi di angeli

salgono e scendono
barche tra i flutti

(vista da lontano la tempesta
e’ una cartolina
dal paese-del-non-dove*)

raggiungono la costa
arrampicando nuvole
davanti ai miei occhi salutano
con ali invisibili

il loro canto monotono
e’ rumore di fondo
rumore di niente
nomi ripetuti al rallentatore
sempre più piano



*citazione dal libro di Massimo Cacciari "L'angelo necessario", Adelphi 1994, pag.13

*

Due haiku sul vino

 

Sorseggio vino
Un frizzante solletico
Piume sul viso

*

Rosso vivace
Tovaglia insanguinata
Amore e morte



*

Mattino di festa - Capodanno -

1

La vicina
urla
al telefono.
C’è silenzio intorno.
Le gutturali tagliano l’aria
- una scultura futurista -.
Il corpo è lento
la voce è veloce,
ma non quanto la luce.

2

Un bagliore ha acceso il ricordo.
Un lumino di tomba?
Una candela?
Forse il raggio verde del tramonto,
confuso col colore dell’aurora.
La festa è finita
mentre iniziava.


*

gli angeli si disperano

 

gli angeli si disperano
perché non sanno
come ci si perde nell’amore

formicolano nei mercati
svaniscono e riappaiono col buio della sera

per cercare indizi tra gli umani


ma nessuno mai atterra
perché qui ogni segno è ambiguo

ogni medaglia ha più di un rovescio



*

l’amore è corruttibile

 

lo vedo mendicare
sui cigli delle strade
dove l’acqua della pioggia
rovina sul lungomare

i detrattori sul luogo del delitto
lasciano 
pietose monetine

nel cappello sformato


ma chi non sa il bianco
degli ossi di seppia
non può uscire immune
dalla passione

*

dove abita?

 

 

la sua ombra si aggira

su strade battute
ma lui - l’
amore in persona-
fugge altrove
fregandosi le mani
sotto i baffi bianchi

sempre un po’ più in là

*

altezze di angeli

 

la mia terra non smette di aggrumare

sangue di morti e di non-nati

la mia terra è la dimora 

degli angeli smemorati

la mia terra  non ha allattato
non è all'altezza degli angeli

*

angel

 

al mio angelo chiederò le risposte 

che ho cercato in tutti i libri del mondo

il mio angelo si stupirà
che non lo abbia riconosciuto
in tutti questi anni
in tutti i posti dove ho vissuto
negli occhi di chi ho incontrato

recriminerò
perché è inammissibile
che un angelo cammini a testa bassa
in penombra e non si dichiari
un angelo è un lampo improvviso
che scruta nei nascondigli

da un angelo ci si aspetta la regìa
non una comprsata

 

*

Tre haiku piovosi e ventosi

Pini ad ombrello
Acrobazie di storni
Chiamano pioggia

Vento ululante
Il vigilante inizia
Turno di notte

Persiane verdi
Filtrano sibilando
Luci tremanti

*

Il prodotto finito

 

Il meccanismo si è fermato gradualmente
cigolando
come un ingranaggio non oliato.
Ti descriverò il processo
fase per fase.

Se la macchina funzionasse
a moto contrario
- ipotizzando che le energie

siano eternamente rinnovabili -
la bloccherei nel momento culminante
per fartene ammirare la potenza.

Ma dubito che l'apparecchio a freddo
comprenda il suo funzionamento

e lo scopo.

(Quella tazza artigianale che ti ho regalato
era il prodotto finito - l’avevi intuito?)




*

Se potessimo

 

Mi hanno detto che le anime
cantano all'unisono
e i corpi rimangono
nella stessa trasparenza.
La gravità è l’altro polo
di un’altalena che fa capo al cielo.
Se potessimo, a metà volo,
riportare le fasi alla partenza
non sarebbe sincronia
ma corrispondenza.

 

 

*

Orfeo muto - dedicata a chi non canta più -

1

Al bivio i passi indugiano,
lo sguardo si attarda.
Non un suono tra le nebbie.

Nemmeno un addio.

2

Chi racconterà
in tranquille narrazioni
di Orfeo cantore
che ebbe certezza di sé e del suo canto? 

3

E Orfeo, perché ora tace?


*

Tepore di verità accertate

 

Non chiedo all’inverno
di decorrere all’indietro.
Che sia spietato!


Non volevo com-prendere

ma essere com-presa.


*

L’altro sole



Non nasco per l’ombra
ma conosco
- a notte inoltrata -
l’implosione del sole
col candido alone sordo
invisibile
come zucchero a velo.


*

ungarettiana

 

dalla vita ottenni il dubbio
ad honorem

è una pena

e - come la morte -
si sconta

*

Il risveglio del guerriero

 

Ho risentito il mare dentro il secchio.
Acqua calma in superficie.
Sotto, chimica 
implacabile .

Il guerriero conquistava il suo spazio.
Mare-padrone.
La terra è una compagna troppo lenta.



*

La guerra dei giorni

1

Il buio dilaga
rapido più del lampo.
La luce si apposta e attende
l'avversario.
E’ tregua solo un giorno.

Deflagra necessario
il solstizio d'inverno,
come tromba impellente.

E' nel tempo la legge.

2

Al mare consegnerò
questa notte grondante,
il sale
l’asciugherà.

Il buio sarà intermittenza
di luce, annegherà la paura
in rapidi gorghi
.

*

coraggio

 

asciutta come pietra della Murgia
cerchi l’acqua trattenuta nel pianto
 
che sia diluvio dilagante e fecondo
nella sterilità della tua terra

*

avventato

 

oppure mangiare locuste
come il Battista cingersi i fianchi

e scalzi tornare al deserto
nel gioco informe del vento
con le nuvole gialle


rifare la pista all'indietro
avvertendo dietro le spalle
un’ombra azzurra

*

parla con lei

la saggezza di un fiore
il vagare di un angelo
il pulsare sotterraneo
lo sbattere di un insetto
la fine del mare
le radici di una pianta
l’angolo della luce sulla terra
ogni parola che esce dal ventre
i frutti che nessuno raccoglie

ho raccontato ai quattro venti
lo screpolarsi del suono
la bruttura che inquina e corrode
ho detto che la bellezza
è scivolata tra le dita
- acqua sciupata -




*

Sentinelle del mattino

Cattureranno di nuovo la luce
nel fuggire veloce della stella cometa,
i pastori.
I volti annuiranno
eccomi
ad una sola voce
con stupore
immutato.
Nella schiera del gregge,
quanti?

*

Ciclico

 

Non comprendo il guado delle stagioni.
Ogni sole - mi dicono -
ripete il suo giro.
Anche le farfalle, nel loro ciclo,
misurano i voli sull’ampiezza delle ali.
La sera, le ore si spalmano
in uno spazio indefinito.

E poi accade.

Il giorno supera il confine del divenire.
Sulla sabbia è nuova ogni traccia
e l’acqua torna a confonderle.

 

*

Rosa mistica

 

Sale al monte la rosa
accolta dagli Dei.
Benedette le spine
sguainate come spade!
Bellezza chiama sangue.
C’è un’ombra dentro le rose.

*

Un amore

 

Ridotto a dimensioni portatili
intercambiabile
come un calzino taglia unica.

Oltre l’utopia dei sensi,
manca ogni equipaggiamento
- e forse anche l’equipaggio -.

Col sogno impacchettato
accade di viaggiare.
Ma forse si è solo portati.


*

Plantation song

 

Sono nata. Questa volta libera.
I miei fratelli di sangue

cullano un canto di piantagione.

La loro resistenza mi accarezza
come i venti d'estate dalla collina.

Ho le mani piagate da un tessuto

frusciante e vivo.

Un cotone e una catena.
Ma ho sognato un abito con strascico
profumato di lavanda e gigli di campo.

 

 

*

versi diversi

temo
(o forse spero)
che il vuoto turbinando mi trascini
nell'ignoto
dove i fiori
crescono capovolti
e i versi
già capoversi


 

*

Sono qui tra un incespicare e un sospirare

 

 

Tra un incespicare e un sospirare.
Spunto azioni dalla lista, telefono,
 

segno i compleanni sul calendario,

li depenno quando sono trascorsi.

Suono, ma solo interiormente (o quasi).

Gli ibiscus continuano a crescere. 

Tutti quelli che incontro 

sembrano più indaffarati di me.

Quando rientro infilo le pantofole.

*

enjambement

la poesia è una porta
aperta
attraversata da 
venti e molecole


l’attimo del passaggio
è come un nuovo cominciamento
tra versi che unisci

e spezzi

*

Visus/risus

 

Ho un occhio pesto,
non vedo tutto.
Scelgo le evidenze,
confondo il buio con l’ombra del visus.

La volta che vidi a metà
mi è bastata.
Con l’altro occhio aggiusto il fuoco

continuamente.

La nuvola o l'aquilone,

è un punto di vista.

*

Sordità*

 

Non li vedo, non li tocco.
Almeno sentirli sussurrare.

Alla notte segue il giorno.
Gli Angeli svegliano i fiori.

Se potessi ascoltare 

i nomi che scelgono 

e il suono che fanno!




*(molto liberamente ispirata alla poesia “Gli Angeli” di Emily Dickinson)

*

Alfabeti urbani

 

Le città sono pagine aperte
su cui scriviamo i nostri alfabeti.
Nel buio delle sere,
le strade sono gli scarabocchi. 
Ma abbiamo perso 
la chiave

per decifrare le mappe.

L’ordine delle carte

camuffa il disordine degli orientamenti.

Una lingua ostica

ma piena di persone, rumori, odori

come segnali che dicono: 

“Voi siete qui”.




*

protocollo d’intesa

anche senza segnali convenuti
(o convenienti) sarà impossibile

non
riconoscersi

nessuno è mai svanito
gli assenti non sono fantasmi

le presenze prolifereranno

dopo le abbondanti seminagioni


si può tranquillamente siglare
l’accordo non-belligerante col tempo


nelle sere d’inverno
- per quanto sia raro che accada -
potrà capitare di rimanere
incantati davanti allo spettacolo
della neve che cade


sarà sorprendente osservare
la velocità dei fiocchi
(per alcuni è lentezza)

e la delicatezza insieme

 


*

Inerzia

 

Il sole surriscalda la facciata.
Le molecole dentro il muro
resistono al cambio di stato.
La luce lavora a contratto

con la materia. Rompe i legami.

*

un padre

pallido piccolo uomo
figlio di passioni sgualcite

cosa può un bambino malato
del cieco orgoglio di un padre?


*

Diritto di precedenza

 

La luna è accucciata sotto le nuvole
che da sempre l'accudiscono.

Tutto è fermo.

Il sole non anticiperà il turno,
la luna non eluderà la notte.

Il freddo passerà,
torneranno calde le lune piene.

Il sole onorerà la posizione
guadagnata sul tempo.

La luna, quando sarà primavera,
sarà avvisata per prima.


*

La cacciata

In cucina luccica l'acciaio.
Una falena, tra vetro e persiana,
vagheggia l’Eden proibito.
Poi, chinata la testa di Sfinge,
richiude a tetto le ali.

Cos’è il tramonto per una falena?

*

Calpestio

 

Le foglie gialle rivestono i piedi.
L’albero-viandante 

si concede una morbida sosta.

Nella sua nudità,

tutto ha già concesso.




*

Per Michela che non canta più

 

Michela era cantante.
Oggi è un passero

che trilla nella neve.
Raduna i suoni incrinati,
compone stralunate melodie.
Michela, come il profeta sul monte Oreb, 
squarcia i veli della follia. 

*

Il gioco

 

 

Si scrolla di dosso le foglie.
Ogni giorno coi rami

guadagna un centimetro di cielo.

La tensione verso l'alto 
e lo sprofondare delle radici.

L’acqua dei fiumi intanto

adegua il corso e lo devia dove serve.

Il cielo accoglie dovunque
preci di pioggia.
Il mare attende.

Mentre ogni ciclo rinnova la regola,
Lui sovrintende.
Anche noi nel gioco.
Il suo gioco.

 

 

*

Veduta

 

Sono tornata sul posto.
La campana ha l’identica voce
chiara e distinta.
Segna le ore per ubbidienza.
I palazzi si meravigliano
della medesima veduta.

Oggi, col sole che li ispeziona,
sembrano coevi
degli adiacenti ruderi romani.
Forse di notte i secoli
si accomodano.

Potrei non essere mai
passata di là.
Nell’atmosfera ferma,
l’unica trascurabile variazione
è stata il soffio sommesso
dovuto allo sforzo di ricordare:
un’inezia
a confronto con la noncuranza delle cose.

 

*

Irrompe il giorno

La novità del sole.
L’angolazione della luce.
Il taglio dello sguardo sulle cose.
Appare chiaro anche il sogno della notte.
Un ricordo seduce il corpo.
Separa gli oggetti dalle ombre.
Trapassa anche i muri.
Dilegua le paure.

*

De gustibus

 

Una levigata melodia di Schumann
o un richiamo da boy-scout:
cercare il tono della giornata.

Scegliere il colore e l’umore 
frugando tra i ricordi e nel presente
per scacciare la malinconia. 

Apprezzare la restituzione acustico

dalle pareti. 
Un accordo elaborato 

sarebbe inopportuno.


Basarsi  su un giro consueto.

*

La serie di Fibonacci*

La serie di Fibonacci*

Fibonacci si appisolava

in mezzo agli stracci,
e se faceva l’addizione
il totale gli dava ragione.
Con le cifre, il bonaccione,
riuscì a convincere l’imperatore!
Contava alberi rami foglie patate
coppie di lepri solo marroni
figli e nipoti bianchi e cervoni.

Uno-uno-due-tre-cinque-otto-tredici-ventuno…

Comincia la serie sempre con l’uno
finisce con l’infinito.
Silenzio. 
Nominarlo è definirlo.

 


* ispirata al libro "Il mago dei numeri" di Hans Magnus Enzensberger, Einaudi 1997








*

C come donna

 

E prima di essere donna, 
è concavità.
Osserva i pensieri roteare come biglie
sotto un cielo silenzioso.
Appoggia i piedi su una terra che frana.
Insegue il volo di una mosca che non si posa.
Prepara un varco
tra una lama di aria fredda
e un raggio di luce.
Sminuzza la notte.

*

Due novembre, palingenenesi/Le costellazioni

Due novembre, palingenesi

Si s-materiano i corpi
nel bianco.
L'imago trascinata via
in un rivolo.
Sotto gli aghi di sempreverdi
è un tripudio di promesse
e nuove creazioni.

*

Le costellazioni di Miró

Punti e linee:
trame esatte di destini.
Colori/eventi
portatori di ignoto.
Donne e uccelli.

Pittore indeciso
tra poesia e silenzio.

 

*

Accade che il tempo/Tre diramazioni

Accade che il tempo

Accade che il tempo
ogni tanto 
si fermi

per noi.
L'acqua ci lambisce.
L'isola si erge orgogliosa.
Ma la stagione cambia
come a Cana l'acqua in vino.

***

Tre diramazioni

Li ho visti dividersi
un dolce al cucchiaio
fare dell'ironia.
Sono tre diramazioni
di un tronco storto.



*

Le strade percorse

 

Pare che non l'abbia mai lasciata
tanto adusi sono i piedi.
A naso, è la traccia di una consuetudine.
E’ come vedere ed essere visti,
essere ed essere stati.
La mente trova il punto equidistante 
fra la nostalgia e un sogno.


*

Della luce/La porta stretta

Della luce

Della luce la rapidità
quando il tempo ha ultimato
il suo corso indolente.

*

La porta stretta

L’ingombro del corpo
e noi a implorare di entrare…
Ma il tempo con il suo corollario
- l’eterno -
prepara più in là un comodo varco
millennio dopo millennio.


*

Effetto collaterale

 

Nel punto di massima concentrazione 
della materia, 
da cedimento strutturale improvviso
si genera un fotone.

A distanza
mi avvolge un’onda calda.

*

Diario di bordo di un filosofo-pellegrino

Ore sette.
Il filosofo mima
la prima sigaretta.
Ore otto.
Il filosofo è per strada
davanti al bar della stazione.
Ore nove.
Il filosofo conta
gli avventori e i viaggiatori.
Ore dieci.
Il filosofo
elabora statistiche:
oggi sorridono
più i viaggiatori o gli avventori?


*

Gioco di scacchi

 

Ogni mossa è una promessa
dilazionata,
grattare il tempo 
aspettando la contromossa.

La regina conosce il finale
e sorride di sottecchi
mentre osserva bonaria
l'agitazione delle sue pedine.

*

in dulci jubilo

 

l'assolo di oboe
seduce armonie vocali -
un dito nella piega
di muscoli vibranti

s'intrufola piano

e lì dove i sensi sfumano
trova spazio in un liquido amalgama
che 
scioglie ogni asperità


e l'ultima nota risolve

*

La gatta

 

Oggi Marcella pare una gatta.
Ringhia, guaisce, minaccia.
Nella lotta col cane di dentro
ha spuntato unghie e orecchi.
Dal gatto ha cavato
la voce di un nume.


*

Può bastare

 

E se fosse un ripetere a mente

i nomi delle fermate di un treno 

a lenta percorrenza,
se la locomotiva indietreggiasse
senza ripensamenti
(fotogramma dopo fotogramma
miraggio dopo miraggio),
se riconsiderando i riflessi della luce

a confronto coi contorni precedenti,
cercasse proprio quelli,

riconoscendoli,

non sarebbe abbastanza per una vita?

*

Allo stadio di Caracalla

Un pino ad ombrello
evapora sudori.
Mi piace ascoltare i corridori.
I passi sembrano attraversare
le ere.
La terra restituisce respiri.
Confusi tra le scorie di altri polmoni.
Tutto è scambio, poliritmia.
Si è insieme atleti e alberi.

*

Galileo liutista

 

Il liuto sfuggiva al calcolo matematico.
Insopportabile complicazione
di armoniche sovrapposte!
Il punto esatto dove tastare le corde
non era localizzabile
con il rigore di un’equazione.
Ma quel suono irripetibile
- “A 440” l’avrebbero chiamato -
incrinava convinzioni immobili!
Avrebbe isocronizzato un pendolo!
Continuò a ronzargli nella testa
come un’ossessione.
Le orecchie sempre occupate
a decrittarne la voce!

*

I conti non tornano


L’esterno non conteneva l’idea di confine.
Le mie idee mi limitavano.
Annaspavo come un uccello privo della tecnica del volo.
Non sapevo neanche di essere uccello.

Muoversi “verso” era impensabile.
Difendersi era nei codici.
Maestri improbabili decretarono il mio insuccesso.
Con pazienza avrei loro spiegato
come realmente stavano le cose.
Sapevo a memoria ogni parola dell'autodifesa.
Ma gli avvocati tardarono.

 

*

In-eterno

 

Un banco d’aria
sospinto su strade di nuvole
sempre cangianti
tra il calore (se manca)
e il vento freddo.

Trasmigrando,
resta se stesso
ignorando causa ed effetto.
Incosciente di essere niente,
non sapendo di sapere.

Della materia,
il vuoto:
senza velocità,
senza energia,
neanche l’ombra
giacché l’ombra è qualcosa.

E' l’unica idea
che io concepisca
di eternità.


*

Lèggere

Controllo se ho messo gli occhiali
a cavalcioni sul naso.

Mi tuffo anche oggi.

Le lettere nuotano
sospinte da correnti interne/esterne
e dovrò riportarle a riva
ordinatamente.

*

in mezzo alle pagine di certi libri

vorrei sapere
quale chimica impostura
trasmuta gli amori
in petali inodori

*

La finestra sul cortile -haiku, citando Hitchcock

 

 

Sangue su sangue

Rosseggiano gli alberi
Due cornacchie

 

*


Tende socchiuse
da sempre il sospettato
è il maggiordomo

 

 

*

l’autunno dei vecchi e dei bambini

 

sì, è l’autunno
lo stavamo aspettando
non è nuovo da queste parti
aveva dimenticato l’ombrello
di solito non indossa il cappello
sopra il panciotto
che ha soffiato al vecchietto

*

ipotesi

 

se gli spazi atomici della materia
- in qualsiasi stato
di consapevolezza essa si trovi -
si dilatassero
in un big-bang
infinitamente riproducibile
e coincidente
con l’originarsi di un’eco
inaudita e straniante
a cerchi concentrici
se il tutto si sommasse
alle energie e quantità di moto
pre-esistenti

di quale natura sarebbe
il vuoto?
e la pienezza?

*

Allucinazione uditiva*

 

Qualcuno poi mi spiegherà
perché il silenzio si fece assordante
come un fischio urtava i timpani
e non sgorgavano ragioni né parole
ma solo 
lacrime sconvenienti.


E chi avrebbe dovuto per primo
fare i gesti conseguenti,
se commentarli o semplicemente
farli,
e che cosa bisognava temere
più il silenzio o la sua eco?

E infine se ciò che sentii
nella camera anecoica
fu effettivamente il battito del cuore
o la vibrazione superstite
dell’ultima registrazione
scampata inspiegabilmente
alla cancellazione.




*

come nacque la primula

infine la lacrima
per quel bimbo mai nato
plasmò nella creta
la culla di una primula

*

Il passero-precario

 

Esistenzialmente
mi sento come un passero
con un arto amputato.


S’ingegna per tenere l’equilibrio
sul filo dell'alta tensione.
Non rischia la vita
ma deve apprendere 
un nuovo mestiere!



*

Il mondo salvato dai ragazzini

 

I miei ragazzini m'insegnano

a combattere nella giungla

delle loro visioni

e a difendermi (da me stessa).

Io chiacchiero di cultura

ma il loro ridere è una scossa

alla supponenza.

E’ così che il fiume non si ferma,

la leggerezza risale la corrente.

E conoscono le formule 

dell'esistenza: il volume di un solido

chiamato professore

non è proporzionale alla sua altezza!

 

*

La fiaccolata

 

La fiaccolata avanza
sotto secchi d'acqua santa.
Prima fila,
uomini-paramenti.
Seconda fila,
donne pie.
Terza fila,
vecchine commosse.
Poi, volontari in divisa arancio
e qualche bambino col broncio.
Ultimi,
sans-papier e nulla-tenenti
che ingoiano le litanie
con un colpo di tosse.

*

Parola d’ordine: ritornare

 

L’ultima disillusione
sarà la prima certezza.
Parola d’ordine: ritornare.


Rovesciare i dizionari
scoperchiare i pensieri.


Non avremo più bisogno
neanche dei sentimenti.
E i respiri si sincronizzeranno.

*

fisarmonizzando

 

la fisarmonica si barcamena
tra due accordi grossolani
che si fronteggiano

come rivali in amore

ebbra di danze stracciate
e di  canzoni sudate
suona di notte
la tangheggiante malinconia
nel mare rumeno

in corpo ha del pane nero
inzuppato nel vino novello
nella custodia di faggio
prova del suo nobile lignaggio

*

Partire è un po’ morire

 

Morire è un po’ partire.
È partito un giovane amico
per un luogo
rovesciato.

Mai più sarà vecchio.

*

Due haiku

Stagioni

Autunno arriva
Piume e capelli bianchi
Scrivono haiku

***

Innamorati (a Oriente)

Bachi da seta
La bava è la scrittura
Dei cuori amanti

*

undicenne

 

L'occhio sano misura il corpo a corpo
con la vita.
L'altro capta vibrazioni ambliopi.
La voce possente
amplifica l’ingombro
di esserci.
Da undici anni.

*

volto sonoro

 

vedrò il suo volto
sarà sonoro
sarà un’onda un abbraccio
il suo corpo sarà una musica
saremo il canto e la singola nota
risuonante nei vortici 
sarà aria calda vento contrario
uno strumento d’acqua con viole d’amore
un'arpa a dodici corde

una sinusoide perfetta

*

le parti e il tutto

 

dalle trame dei volti
scaturiscono indizi di orditi
superiori -
hanno vita autonoma
nelle tele intrecciate 
mentre noi attendiamo ottusi 
alla scelta dei colori

i nodi dei fili si sciolgono 
in sempre nuovi disegni 
che sfuggono nella loro completezza
e noi ne siamo inconsapevolmente parte

sospettiamo un motivo circolare
e ne seguiamo il corso
roteando rapiti lo sguardo -
lavoriamo intanto come Penelope
al nostro tombolo prezioso
le mani inconsapevolmente esperte

*

Servi inutili

 

Operai senza diritto alla mercede.
Servi senza-utile.
In-utili.
Liberi di spaccarsi come semi.
Utili a se stessi.

*

Fatta per volare - a mia figlia -

Sulla nuca è impresso
il “bacio della cicogna”.
Ha la forma di un gabbiano
aerodinamico.
È la promessa di un volo.

*

Luci

 

La notte:

miopia delle costellazioni.

*

Se fossi artista

 

Se fossi artista
non
dipingerei come Miró.
Della musica conosco solo il diapason.
È lenta la mia danza.
Il mio canto non ha estro.
Non-artista, donna.
Incerta, assetata.
Impertinente.
Talvolta innocente.

*

Pedagogia celeste

 

Il cielo provvede a emanare
un surplus di calore
perché accada che le nuvole
assottigliandosi tralucano.


*

Tra musica e poesia

L’intervallo tra ora e mai più.
Lo spazio tra due righi
- un ridotto pentagramma -
Legature, portamenti, trasporti.
Pause.
Ritornelli, note ribattute.
Can-ti-le-ne.
Pathos e patologia.
Con ritmo. Con moto.
Allegramente, rapidamente.
“Alla turca” (alla russa, alla francese, all’italiana).
Consonanze perfette, quasi rime.
Non baciate.
Sorelle gemelle.
Quasi rivali.
Meta-semantica, meta-fisica.
Metà strofa (l’altra, non “suona”!?)
Polisemie e polifonie.
Risonanze interiori:
gustare lentamente.
Cosa c’è dietro/dentro/di lato?
Frasi aperte, simbolismi.
Interpretando i segni dei tempi.


*

La più piccola matrioska

La gioia sospesa nell'aria. 

Non capivamo da quali allergeni
dovessimo difenderci
né quale vento fosse da schivare.
Camminavamo proteggendoci le spalle
- per eccesso di zelo -
stringendo gli occhi arrossati
respirando sommessi
perché non ci desse prurito
quella polverina gialla
simile al polline
dei meli.

Vivemmo ogni attimo
presentendo la fine.
Conoscerla in anticipo
fu uno spunto formidabile
per
la retrospettiva che avremmo scritto.
Non ricorderò che un’ora precisa
dentro spazi protetti e senza uscita:
la più piccola matrioska
del tempo che ci fu assegnato.

Affidammo l’ultima immagine
a un francobollo.
Pian piano si scollarono i ricordi.

Il giallo trasmigrò in odore di carta.

 

 

 

 

*

La mela-insana

Come una mela-insana
(una melanzana)
più carnosa e amara,
più ispida e scura,
più piccante e informe

così vorrei mordere la giornata
pregustando non facili dolcezze.




*

Rem/Mer

Mormorio delle cellule nervose
nella fase REM.
Traccia sonora indelebile
nella memoria.
Il tempo è la MER.

*

Nero su bianco

La notte è un foglio bianco.
Vi scrivono penne
affilate come pugnali.



*

Cinque folletti*

Bianco.
Il silenzio.
Parole non dette.
Ce ne era bisogno.
Comunque.

Nera.
La notte.
Gli occhi chiusi.
Non mi aspettavo di
Sognare.

Azzurro.
Il mare.
E’ sempre rischioso.
Immergersi tra le onde.
Emotive.

Rosso.
Il fuoco.
Riscalda le mani.
Non avevo mai tremato.
Così.

Gialla.
La luce.
Illumina, per vocazione.
A volte mi scopro.
Troppo.



* Un folletto è una breve composizione di 5 versi liberi formata da 11 parole:
1° verso: il nome di un colore (una parola)
2° verso: qualcosa che è di quel colore (2 parole)
3° verso: ciò che il soggetto fa o è (3 parole)
4° verso: un personale modo di sentire, di essere, uno stato d'animo (4 parole)
5° verso: una parola conclusiva.



*

Musicalità

 

Non ho ancora imparato
il canto tenue della sera.
Anche le foglie
hanno orecchi più sensibili.
Cantano lente, vibrando

voci inaudite.

*

I poteri del cardamomo/Lo zafferano

I poteri del cardamomo

1

Delle cose il tempo addolcisce
la superficie.
L’intimità resta sconosciuta.

2

Non è detto che non sia felicità
ignorare i poteri segreti
del cardamomo.

*

Lo zafferano

Un piatto scialbo,
poi colorato di sole.
Il riso in bocca ai commensali:

che soddisfazione!

 

 

*

L’anteprima

Sarà un istante
anche la morte.
Tutto ciò ch'era da dirsi
ce lo saremo già detti.
Conosceremo l’anteprima
di tutte le storie.





*

La vigilia della festa

 

Hanno un volto distante
i due ragazzi del turno serale
all’ultimo piano del centro commerciale.
La luce delle lampade al neon
(neo-classica-post-kitsch,
un genere di eclettismo)
è di un giallo assai artificiale.
Il forno a micro-onde
ravviva gli inflazionati colori
della pizza margherita.
Col contagocce passa quest’altro week-end.
Molti clienti hanno già girato i tacchi.
La loro dinoccolata andatura
annuncia una serata elettrizzante.

*

La luce di settembre

La luce di settembre
la cogli tra attenzione e distrazione.
Un brillio veloce
un avviso fugace
un’idea balzata in testa
nel mezzo della notte.


*

Dicono che la poesia

Dicono che la poesia
non abbia niente a che fare
con la paura.

(Di non dire niente?
Di dirlo male?
Di essere banale?)

La poesia per definizione
è una piccola rivoluzione!
Non ha paura
neanche della dittatura!

E ora
chi ha paura della poesia?

*

calma apparente


metterli a letto
sarebbe un lavoro normale
da farsi di sera
l’ottemperare a un preciso
gioco di ruolo
invece fuggono come fiammelle
neanche di sera trovano pace

i pensieri fugaci, le membra sornione
complici entrambi della stessa illusione

*

Essenzialità - istruzioni -

 

Essenzialmente tagliare.
Assistere al sanguinamento

con professionale distacco.
Attendere la fioritura
dell’agave.
Godere di quel giorno
come se fosse l’ultimo.

E lo è.

 

*

Le cose sono a posto

 

Le cose sono a posto,
a parte l’insulso particolare che ho omesso
ritenendo che non si armonizzasse
col colore dell’abito
con cui si è presentato stamattina
il messaggero del tuo padrone
preoccupato
che la temperatura dell’aria
si stesse alzando oltre la media.

Ho dovuto fare un giro di parole

per non dirgli che girano emozioni

pericolose come virus.

*

Matematica esistenziale

Salgo
e conto pulsazioni.
Le rapporto
- con irripetibili calcoli -
alle distanze
che proporzionalmente
scompaiono.
Resta ignoto
il tempo totale
di percorrenza.


*

pianoforte muto 4

 


Penso che qualcosa
di infinitamente paziente

sia nello spirito del legno

che accetti di scolorirsi al sole.

 

*

convalescenza

 

Può bastare una stagione
a mostrare il tutto e il vero

posto che sia il punto
- non il puntiglio -
una certezza
-  non l'esattezza -

*

Viaggio di ritorno

Segnalibro del tempo
la strada già assimilata.
Ritrovarla per caso
tra ombre di cipressi
presso un’abbazia diroccata,
momentanea sosta dei pensieri.
La luce incespica
su desideri convalescenti.
Echeggiano voci consacrate
protette da farnie, ulivi 
a forme di candelabri.
Incerti se tornare
o restare.

*

Capelli bianchi

 

Mi sveglio prima del mondo
con un capello bianco
nel groviglio dei sogni.
Conviene riordinare i pensieri,
sistemando sapienti forcine.

*

Risveglio

Un’ora al giorno
- dose minima -.
De-prosaicizzarsi
- dunque poetare -
asciugando l’istante
nell’estro cantante

(il caffè, incustodito,
si è versato).


*

Quattro mura

Un cronico cruccio,
un peccatuccio,
un’uggia di pioggia.

Tornerei tra quattro mura.
Riporrei i vestiti da sera.
Pulirei vetri e specchi.
Acolterei  rumori consueti.
Mi assueferei.

Che sia gioia
quest’aria che sfiora la noia?



*

Quando fa bene la poesia?

La poesia fa bene
quando manda a rotoli il cuore.

*

A Leuca

 

La gente di Leuca
al mare volge le spalle.
Preferisce l’ostica terra
alla luce che l'abbacina.
Il mare non gli è amico,
è aleatoria la differenza tra nuvole e scogli.
Gli enigmi dei venti disorientano.


*

La polvere

 

La polvere trasmuta i colori
e copre tutto di una
 saggezza
necessaria, che a qualcuno

potrebbe sembrare amarezza.

*

La maledizione della mia terra

 


Le madri non conoscono i figli,
i figli inventano partenze,
i padri e i fratelli
scelgono lo spaesamento.

Intorno a letti di zuccherina memoria,
le nonne attirano generazioni
e poi fanno velenose
recriminazioni.

Una catena di morti e di vivi
(legami di sangue e lutti)
si rincorrono dilaniati

dal tradimento.
 

*

Personaggi in fuga

 

Il vento si è voltato a maestrale.
L’odore di sale aggredisce le narici.
L’ossigeno le incendia.
Sulla terrazza il libro è aperto,
le pagine livide
offerte in sacrificio al dio-autore
perché plachi la tempesta.
Come formiche traumatizzate
i personaggi fuggono
sparpagliati sul davanzale.
Il pericolo mortale
non vale il rischio dell'invenzione.
E’ un pomeriggio d’estate:
si sta nell’occhio di un ciclone

letterario.

*

Le donne sole

 

Le donne sole sono scarne.
Amando da sole, si scarnificano
(pur mangiando)
ma non si sentono mai abbastanza digiune
di vita e di persone.

Alle donne scarne
(ossa, nervi, sangue e amore)
piacerebbe nutrirsi di cibi amabili
(e non da sole).
Sarebbero donne più malleabili

e in forma.

Le donne sole,
quando sono in carne,
sono sempre s-carne di qualcosa.
A volte di parole (ma non sempre).

Le donne sono quasi sempre sole:
quelle scarne
quelle in carne
quelle silenziose
quelle non silenziose

quelle che cucinano

e quelle che mangiano
(e tutte spesso parlano da sole).


Nutrendo la propria solitudine
non sono più né scarne né sole.


*

Terra dei venti

 

I panni stesi al vento
nel vicolo dove appare il mare
sono come la gente sbatacchiata
di questa terra di Puglia
che si fa beffe di chi la beffa
sin dall’origine dei tempi.

*

A volte anche il mare

 

A volte anche il mare vorrebbe fermarsi.
Scrollarsi del sale, respirare.
Ma il suo lavoro è correre
sugli erbosi scogli
a incontrare il vento.
Conservarne gli echi
negli azzurri intrichi.

*

Chiara: colore preferito, verde*

 

Veste gli anni tra il giallo e l’azzurro.
Fotografa in erba (edera rampicante),
vede il mondo color delle piante.
Sempre al verde di contanti.
Con le amiche condivide anche i santi.
Uugola cantante, sorriso splendente.
Il suo cuore è un giardino. 





*dedicata a mia figlia, nel giorno del suo onomastico

*

De-siderium

 

 

 

La stella è atterrata 
sulla spiaggia dei mille venti,
rotolata su scogli colorati di luce,

 

sparita nel prato dei volti perduti.
Dove niente è mai certo 
ha piantato la tenda.

Ho chiesto alla stella:
“Dove nascono i desideri?” 
Mi ha risposto:
“Ho afferrato il domani svanito ieri”

 

*

Il trauma della pagina bianca

L’abisso in cui stiamo.
La sorpresa di essere soli.
La ricerca di una rotta.
Il planare degli aviatori.

A raccogliere ogni fiato
nel capriccio del vento.
L’indizio di una trama
senza fili né attori.

Fantasmi della mente
nella notte degli scrittori.
Parole-scheletro dentro carni-vive.
E compiacenti sguardi di lettori.



*

E solo infine

E solo infine il palesarsi

Quanto robusto il vuoto
quanto vigoroso il silenzio
quanto alieno ogni respiro
dov'è Presenza e tempo.

E non voler sottrarsi.



*

Il nonno di Sofia

E' giunta voce a Dio
di un uomo aggrappato
(le mani eleganti)
al filo di un aquilone che arrampica il cielo.
E' il nonno di Sofia.

La roccia a suo tempo
gli concesse maniglie di scoscese certezze.

*

.L’eterno settembre

 

Ecco l’ora del giorno
che coglie 
immobili a vagliare i fatti 

tra cieli mutevoli e sogni incompiuti.
I voli rimandati a domani
(all’alba è più semplice il balzo).

Settembre è come quest’ora.
Le mani non ancora digiune.
Un’ombra di sole sbriciola le cose
ed è più dolce finirle.

*

Capo Nord - tre tanka per un’amica -

Corre più lesta
stamattina la luna.
A mezzanotte
il sole dà una festa.
Le porterà fortuna?


Corre più lesta
la luna stamattina.
A mezzanotte
il sole dà una festa.
Perchè quell'aria mesta?


Stamattina la luna
corre più lesta.
Il sole a mezzanotte
Prepara le sue nozze.
Sarà ospite alla festa?

*

Ammesso che

 

Caldo.
Mio figlio sonnecchia
sul divano.
Un foulard come coperta,
surrogato di penombra e torpore.
Sole più alto.
I rumori domestici sono forse il ricordo dell’utero
(soffici tonfi al rallentatore).
L’estate è sinonimo di mamma
e di mare
(ammesso che si sappia nuotare).

*

Gli orecchini di pietra

 

La donna porta orecchini di pietra.
Li porta con abiti multicolori:
non rilevanti i capelli,
gli occhi, gli umori.
Mastica lallazioni a memoria
tra bagliori di pietra e grani di chiesa.

La vanità è una laica preghiera
che si tramanda tra una specchiera
e un’acquasantiera.

*

La nostra tenda

1

Il vento ha dato l’ultima chance.
La nostra mente

invece

produce alibi.


2

Ora si vola.
Lungo la via certa
di migrazioni antiche,
trasmigrando volti e sentimenti,
abbracciando storie
sconosciute ieri e strade e case.
La nostra tenda è un aquilone
che indovina il viaggio
con il vento.


*

Morire di musica


Morire di musica (sulla tragedia di Duisburg)

Morire di musica
perché fatti di musica.
Il respiro che manca
era il fiato delle trombe ormai zittite.
Gli spettatori si scuotono e rotolano
su palcoscenici di tulipani
e nontiscordardimé.

*

Alberi che camminano

Ipermercato/iperforesta.
Alberi che camminano.
Occhi svuotati/riempiti
di merci-civetta.
Tele-guidati sciamiamo
nelle arnie che ci nutrono
e ci affogano.
Gonfi gli occhi.
Noi, natura artificiale
api senza pungiglione
alberi se-moventi
detentori unici
di bio-diversità
figli di un dio non minore,
ci sfioriamo.

*

Pomeriggio d’estate in città

 

Da qui,

si vede solo una fascia di cielo
un tetto e due gabbiani.
Il vento artificiale 
aiuta ad aleggiare i pensieri
su strati di aria calda.
Il corpo si consegna al giaciglio

che fa da contrappeso al tempo tramortito
del pomeriggio d’estate.

*

Haiku d’aria, acqua, terra, fuoco

Grida cornacchia
All’alba il tuo verso
Risveglio teso

I nidi vuoti
Lasciano i passeri
Voli scomposti

Pesci d’argento
Schizzano sotto l’acqua
Notte d’insonnia

Trovano rotte
Barche allineate
Sincrone onde

Terra riposa
I frutti maturano
Tempo di pace

Seminatore
Latrano cani neri
Contento esci

Dietro montagne
Dorme il sole all’ombra
Suono di foglie

Calura estiva
Sole dietro la tenda
Lenta si muove

*

Se il tempo

 

 

Se il tempo è questa stasi surreale
attendo l’alito serale.
Ma il movimento, in questo caso,
non è sinonimo di vita
e stare non significa disperare.

 

 

*

Panni bianchi

 

Azzurro il cielo sui tetti
tra i panni bianchi.
Compatto e denso
come olio di frutti cerulei.
Sventolano di gioia,
sembrano bimbi sui prati.

Scolora il cielo a segnare la sera
le ombre calano
sui panni inchiodati ai pali.
Eccoli, spiegati al mondo,
ignare vite immolate.

*

Icastica estate

Icastica estate,
stoicamente stai.
Istanti estatici.
Forse la felicità
è-statica?

*

vacuum

prelevare dal vento freschi vapori
cederli a pelli sfiancate

ascoltare coleotteri
che swingano con sassofoni


cani e cicale
spazientiti dalla concorrenza

*

i poeti preferiscono il mare

i poeti preferiscono il mare
perché hanno un conto aperto col cielo
e lo temono
perché la luce li incenerisce

*

ferie - Il Reno a Rees

ferie

spaesare i pensieri 
finché il vuoto non si riempia di suoni buoni
e lenti come fiumi che navigano
una noia onesta



Il Reno a Rees (Germania)

Il Reno a Rees
è un bell’uomo con le spalle larghe
e le gambe paralizzate.
I pesi sembrano lievi
sulle chiatte ingombranti.
Traghettatori ubbidienti
tracciano rotte a ripetizione.
Lineari, le ombre dei pioppi
intersecano gorghi misteriosi.
Il Reno amoreggia con un cormorano
sazio e triste.
E’ certo del mare alla fine del viaggio.

 

*

Per mestiere

I semi non sanno il mestiere di amare
e volentieri si spaccano.
Non lo sanno i fiori né i frutti
né il vento che li conduce.
Così le anime semplici:
masticano semi, fiori e frutti
pregni di filosofia.

*

Ai margini



La luce sconfessa il buio,
che rimane non misurabile.
Stiamo ai margini di un bosco mostruoso
e percepiamo il vuoto.

*

Colazione

 

I biscotti fremono.
Resistere integri, compatti
nella dignità di una forma 
o perdersi nel fusionale
calore bollente.
Incerti se sia diverso

immergersi o morire.

*

I Santissimi Quattro Coronati

 


Quattro passi in salita

su cocci di bottiglie
e raggi baluginanti.

Roma è una badessa
che canta mollemente

angeliche clausure.

*

spiaggia

 

combustioni interne
frantumano le criticità degli scogli

una polvere leggera accoglie
l’orma del corpo 


e la sua ombra si spalma
su tutta il litorale

*

Un binomio fantastico*

due oggetti spogliati
due opposti sensi
due punti nel cosmo
nudi
come nomi
sconosciuti
come volti
ostili
come ombre di luce artificiale
infelici
come pensieri alla finestra
che non sanno bussare alle porte

oppure
felici come gatti sciatti
che non scendono a patti
sornioni, teneri e pacioni
come poesie zoppe
e scarpe rotte.




*omaggio a Gianni Rodari (Grammatica della fantasia)

*

Prospettive geometriche

I miei amori giocano a fare i grandi.
Io gioco ad amare la loro piccolezza.
Le nostre prospettive si incontrano
in un ideale punto di fuga
proprio al centro della distanza che ci separa
nella direzione che ci unisce.

*

Marcella ha comprato un sorriso nuovo

 

Marcella nell'abito di percalle
rosa corallo
ha l’occhio più arzillo
e il sorriso più bello
bianca e rossa la pelle
gongola come una caramella
nelle gambe piccole gazzelle

*

Momento lirico

Marea.
Questione magnetica
di masse energetiche.
Mi tuffo in un
lirico
placido
liquido.
Atavico utero
che genera favole.




*

Sartoria

 

I miei caricsono partiti
(solo per qualche giorno)
così sto un po’ da parte.
Ho bisogno di ricucire i loro nomi
sullo strappo.
In loro assenza sono un manichino 
trapunto di spilli.

*

Per caso o per grazia

La luce di fuori
uguale a quella di dentro.

Le voci del mondo
gradite, ma non necessarie.

Il centro è questa luce
che piano risucchia la notte.

Irradia il dominio
dentro i confini di corpi dimezzati.

Increduli occhi rotondi
penetrati dai raggi.

Per caso o per grazia.

(“Ed erano circa le quattro del pomeriggio”).

*

riduzione ai minimi termini

ridotti ai minimi termini
semplificati

gli orpelli lasciati cadere
come parentesi

azzerata l’energia vitale
automoltiplicatasi esponenzialmente
ma su basi fasulle

mentre problemi (e soluzioni)
erano matematicamente verificabili

come in un rapporto
dove conta infine essere
numeri primi indivisibili

*

Il film di Marcella

Marcella racconta a puntate
fotogrammi di un unico film
al rallentatore.
Ha gli occhi belli Marcella
fotogenici, televisivi.
Come quelli del figlio
che sorride alle spalle
con gesto teatrale da attore
vestito da figlio dei fiori.
I fiori che cambia ogni giorno
davanti alla foto del figlio
rovesciando il finale
al suo film di donna e di mamma.

*

s-oggetti smarriti

un fazzoletto ripiegato
(gesto lento e accurato)
combaciante con la misura
dell’assenza
- sorella dell’illusione -
trova il suo spazio esatto
nella teca della memoria
tra tessuti e organi in formalina

vite non consumate
spariscono in tasche dimenticate


*

Alla stazione Ostiense

Hanno fame i sans papier.
La minestra in un cartoccio della Caritas,
senza carte né tovaglia.
Un cartone per dormire.

Noi scriviamo i nostri nomi
sulla Carta dei Diritti Inalienabili Della Persona.
Primo articolo: diritto all’ipocrisia.


*

Le poesie lette all’alba

 

Le poesie lette all’alba
hanno dentro il sole
e nascosti tutti i colori.
La sera ne rivelerà la bellezza.

Il primo verso promette,
l’ultimo compie.

*

Al ninfeo di Egeria - new Arcadia

Al ninfeo di Egeria

Nella grotta verde
tra lenticchie d’acqua

un refolo spira
da mitologici pomeriggi.
Respiriamo e accendiamo fuochi.
La pelle gode a
 schietto contatto

con gli elementi.


Scenario postmoderno
per consumare sete
di altre vite sempre possibili.

***

 

New-Arcadia

Il gorgoglio che fa l’acqua

intorno alla foglia rossa.
Il fauno osserva e danza.
Con lo zufolo stonato
invita il vento.
Con la nuvola molle
getta la sua ombra nella roggia.

 

*

Ironia

E mi porto dietro
l’imbarazzo di esistere.
Eppure molti mi salutano
e qualcuno di prima mattina
mi offre confetti al limoncello.
I miei cari sono carini con me
- e non mi costano neanche cari -.
C’è chi mi telefona
e chi si fa telefonare.
Non mi lamento:
qualcosa mi riesce bene.
E mi sembra di avere due ombre
e una non so (mai)
dove metterla.


*

Distillazione

Distillo dal silenzio
un vago odore d'assenzio.
Note smeraldo
di canarini mattutini,
bagliori di voli stridenti
che recano cenni agli assenti.
Profumi, suoni, colori,
vaporosi sapori,
magia di fate verdi.

Ab-sentia, spina nel fianco.

*

Suppongo

Il tempo mi ha rubato fiato
e restituito visione.

Non mi riconosceresti.
Forse negheresti di avermi incontrato.

Suppongo che non eviteresti
di aprirmi il portone.

*

Dove bruciano i pensieri

Smettere di parlare ora
sarebbe come consegnare
le mani alla mutilazione,
annaspare più sola di Adamo
sotto una pioggia
di alfabeti centrifughi
senza un cappello
e neppure un ombrello
a fare ombra
dove bruciano i pensieri.


*

Fumo e gelsomini

Gli studenti si baciano all’angolo
della lavanderia.
Gli occhiali scricchiolano
come gli apparecchi.
Le otto del mattino
sono le volte che si sono detti
"andiamo", trattenendo gli zaini
con la forza del petto
che sporge in fuori come i nasi
che aspirano indifferentemente
fumo e gelsomini.


*

Il mattino ha loro in bocca

"Il mattino ha loro in bocca"


Franco, vuol dire libero 
di essere anche un po’ ribelle
ma ubbidiente alle sorelle.
L’imago femminile
è l’altra faccia
del suo dover essere primo
e anche perdente.

*

Occhi di chiara ragazza
con la matita nera -
camoscio
con l'ombra corta,
arrampica-tempo.
Non sapere la vita
è un trucco per viverla.

*

Verdi gambe nervose
di cincia gioconda,
di sera canta e salta
di mattina sistema le piume
aerodinamiche.
La realtà è un sudoku
di magiche coincidenze.

*

Luna in fuga

 

Altro non si aspettava
che un anonimo pomeriggio.
Strilli di bimbi e di uccelli
sostituiscono rintocchi di campane.
Forse un dio ci accorda una breve tregua?
Incauta la luna
è balzata in braccio al sole
e si dondola.

*

Il verdetto di Morfeo

Accudisco il mio sonno
fino all’attimo in cui
prende in consegna il corpo.
Minuto dopo minuto
vedo scivolare il papavero
nelle mani del gran re
che stanotte sentenzia
per i miei sogni
e per me.

*

Un cerchio sull’abisso

La Sapienza dice:
“Quando tracciava
un cerchio sull’abisso
io sono stata generata”.
Il cerchio ha incluso l’abisso
dentro materni confini.
Noi stiamo aggrappati ai bordi
come pulcini ai nidi.
L’Architetto del mondo
ha disegnato destini
a mano libera.
Noi sorvoliamo l’orrido
dimenando ali
che non ci appartengono.

*

Blowing in the wind

 

Svanisce come nuvola bugiarda
quello che ieri era il mio cielo.
Cose nuove risaltano nettamente
in un azzurro disambiguato.
Le case sono case.
Gli alberi, alberi.

Per antico mestiere,

offrono le une ombra,

gli altri sentenze.

Cos'era quel cielo fumoso?

Forse domande soffiate nel vento
mentre alla terra dovevano andare.

*

La mia Africa*

 

Il vecchio leone dorme

il pachidermico sonno dei giusti.

L’uccello della sera

ha il giallo dentro le iridi. 
Il nero invade il futuro.
La voce dello sciamano

mormora mbube 
e l’Africa ruggisce
obbedendo a un feroce comando
antico.


*ricordando Solomon Linda, autore della canzone "Mbube" (1939)

*

Gli alberi della strada

 

Gli alberi della strada
neri di smog
di notte sognano prati verdi
e venti di collina.
Assorbire nelle membra
il fiato sporco di ogni cosa che passa
- fino a perdere il respiro -
è lavoro diurno.
Di sera immaginano
l'essere senza radici,

la possibilità del volo.

Si consumano

in un continuo adattamento.

*

benvenuta stanchezza

 

benvenuta stanchezza,
orecchio mite.  
non indaghi voci,
non annusi presenze.
soltanto sperimenti le carezze
ardite del vuoto.

e stai in pace.


*

Un poeta scrive sempre la stessa poesia

 

Un poeta scrive sempre la stessa poesia
come cammina con lo stesso passo.
Molti lo superano
correndo alla meta.
Lui canta per farsi compagnia
sapendo che la strada non finisce.

*

ragazza

 

ho in mente una vecchia
con occhi d'acqua
mani azzurre e vene sottili
parole secche come aforismi

che al mattino diventano auguri

zelante alla terra per fiori e figli

nel ricordo di amori ora indolori


sarò io questa vecchia?
sarò stata quella ragazza?

*

Sana e robusta costituzione

 

Tante piccole separazioni
fanno una sana e robusta

costituzione
per quanto strana
possa sembrare la parola 
a chi piange l'illeggittima morte.

*

Dio è un luogo con il soffitto alto

 

Dio,

un luogo senza alberi
con quinte nere come montagne,

praticamente un teatro,

dove anche senza riti
accadono miracoli

quando al buio sottovoce,

prima della prima,
gli attori
ridono.

 

*

Un arbusto di violacciocche

 

Vorrei avere tentacoli
per figli vicini e lontani.
Sono una madre basita e distratta
incantata affamata bislacca
come un arbusto di violacciocche
senza fiori né filastrocche.

*

La morte del poeta è uguale alle altre

 

Mischia le carte
con gesto irrisolto.
Non urla nelle piazze,
non recita parti.
Cerca tempo per fare,
toccare,
mangiare.
Ha il corpo di un uomo qualunque.
Forse legge una storia di segni.

*

La terrazza di Marcella

Nella terrazza di Marcella
cinque vasi di begonie.
Vecchi i vasi, stentate le begonie.
“Le conosco – sostiene Marcella –
so l’acqua che serve.”
Non ha figlie Marcella:
accudisce begonie.
I suoi uomini sono partiti
in un giorno di sole:
petali rosa (begonie sfiorite)
portati dal vento.
Marcella interroga il cielo:
quanta acqua, in rapporto all’amore,
nel primo giorno caldo di sole
asciutto di vento?

*

L’ostaggio

 

La pioggia ghigna tra sé:
“Ho sedotto il sole".
Poi minaccia:
"Per riaverlo, riscattate il mio pianto”.

*

Equilibrio

 

Come un funambolo su acque mosse.
Incerta se ammirare le marine
o sollevare, con le braccia,
anche gli occhi al cielo,
mormorando un’antica canzone rituale.
Non sapendo chi interverrà
quando il passo si farà instabile,
nell'attimo potente in cui tutto può accadere
e non ci sono reti.

*

Nel mio mare

 

Vagheggio da lontano
il mio mare bambino.
Lì le ore si accomodano.
Lì fuga e limite. Solo un lato dell’universo.
Lì, avvinghiato all'antica roccia madre,
è il più libero dei figli.

Non lo sento frusciare nei pomeriggi.
La sua voce si è fatta un sussurro

incerto nella memoria.
Con la luna non compete.
Il sonno non lo porta in sogno.
Il risveglio è rapido e asciutto.


*

La cura di Woody Allen

Pioveva
e mi sentivo
malata.
Il grigio
aveva invaso
il mio cuore.
Non sorrideva il cielo
il sole mostrava le spalle.
Così ho scritto una poesia
al mio analista.


*

Sana follia

 

Nostalgia: cura omeopatica
per anime desideranti.
Una piccola dose

inganna il dolore.
Così addomestichiamo

la nostra sana follia.

 

 

 

*

Arianna

 

Uno scarto di coscienza
innesca il viaggio nel labirinto.
Nel labirinto t'incontro.


Ma i tori sono a guardia del reale.
Immaginare è come 
rinunciare a sognare.

*

Notte stellata

Se le domande fossero stelle
questa notte sarebbe fulgente
di mille risposte.



*

ape regina

 

non ho imparato

i suoi ronzii
non mi ha insegnato

dolci imenei

di mia madre

ho le mani da operaia

 

 

*

Lettera

 

Il fiore fucsia della pianta grassa
è venuto alla luce, 
sul balcone.

Due punte orgogliose
completano l’azzurro del cielo.
I restanti colori dell’arcobaleno
sono il piano programmatico
che il giovane virgulto ha annunciato
con la baldanza tipica dell’età.

Ora raccontami tu del tuo giardino.

*

La lingua esatta

 

E’ primavera da qualche giorno
ma ancora vado spargendo

vecchie semenze d'inverno

su un terreno frizzante.
Il provvisorio è la legge dell’uomo
oggi non è più ieri
e domani non ancora estate
ma il cielo non avrà un sorriso asciutto,
la terra non sarà sua compagna

né arida né feconda

e anche io dovrò imparare la lingua esatta
per dire che sul sole è apparsa
una ruga di saggezza
e nuvole grigio-viola

stanno allestendo un eccentrico travestimento
per ingannare chi, come me,
non le ha degnate di uno sguardo.

 

 

 

*

Assiomi

 

Deduciamo l’amore
dall’amore che non dimostriamo.
Noi negazione dell’amore,
noi stessi affermazione
della nostalgia d'amore.
Attaccati al pensiero
come all’unico teorema. 
Ci orientiamo
in una nebulosità che diventa familiare 
intuendo, ma non afferrando,
che alba e tramonto
sono inseparabilmente fusi.

*

Asincronia

Sogno e sono sognata:
diacronia di vite,
sincronia di energie
orfane di una festa
che non riesce.

Vagano di notte
cercando fino all’alba
il giusto verso.
Troppo tardi.
Non ancora,
forse domani.

Se oggi mi fermassi
e lasciassi al tempo
esaurire il suo mandato!

*

Per Francesca e Sara

Se scrivere è vivere
voglio incidere il silenzio
fino all’ultimo fiato
consegnato alla pietra.
Consumare nel sole
i respiri cruenti
irrisi da petali ignari
di rose silvestri.
Asciugare i mari sudati
di voci infantili.
Seppellire ogni inutile sogno
terreno.
Ripescare quel punto del tempo
che racchiude la vita
quando nasce e muore
leggera.


*

Mio nonno è morto in mare

Mio nonno è morto in mare
e il mare è morte e vita.
E' morte che grida alla vita
è vita che seduce la morte.
Naufraghi di cieli e di prati
scegliamo di essere portati
e torniamo al mare
dal quale veniamo.

*

Tenerezza

 

Il vecchio, spalle diritte,
bacia la donna al suo fianco.
Lei, sorriso sparuto e stanco,
risponde ai gesti consueti.
Negli occhi si legge una storia.
Non vedo - ripete -
e gli porge seccata il foglietto.
Un altro giorno è passato.
Lui le sfiora la schiena
con le dita ammutolite.
(Puoi guardarli da dietro,
per non disturbare).
Si segnano insieme:
un ritmo acquisito.
Camminano lei prima lui dopo.
Questi erano i patti.

Onorati.

*

Informazioni non essenziali

 

Perché custodire
una traccia di byte
- in bianco e nero -
quando la matrice
è rosso vivo?
Bit spaiati
balbuzienti
spazientiti.
Inconcludenti.
Ecco, svaniscono.
Bit bit.
Alt. Canc.

*

The show must go on

 

Il silenzio si è fatto cattivo.
Le voci dei poeti rimano bestemmie
contro lustrini e pailettes
di cadaveri travestiti.
Il pubblico scandisce:
“Non c'è più tempo per la musica e la poesia”.
Vibrazioni di slentati contrabbassi
echeggiano mentre sfilano gli attori
annientati da mangiafuochi ghignanti.
In platea una poltrona sfondata
assorbe applausi saccheggiati.
Nel Fanum dissacrato, né canto né incanto.

*

la girandola

 

un giorno
raggomitolato
a riccio 
prostrato
davanti a minuti
bianchi
e a sera punti
su un giocattolo -
la girandola!

*

a nascondino

 

 

Lungo il fiume
non il cadavere del nemico,
ma il suo corpo risuscitato.

 

A giocare a nascondino

 

coi sentimenti
vince chi fugge.

 

 

 

*

Non c’è trippa per gatti

 

Il mio amore è scappato 
come un gatto isterico
perché non sapevo cucinare.

L'ho lasciato andare

senza fare moine.
Ora cucino con amore
faccio moine a un tenero cane 
che apprezza i miei cibi

e ricambia le moine.


Al mio gatto piaceva la trippa

o le moine?

*

venerdì di Passione

 

uno slancio di sole asciuga
la notte sguaiata

il rumore blasfemo

si nascondeva dentro un angolo della coscienza


rinnegata

 

 

persino il mare

ormai addomesticato
taceva

solo il silenzio accudisce
il tempo della passione -
la folla - colpevole -
corre verso un’altra caduta

 

*

Il Giardino dei Tarocchi *

 

Un giardino popolato di mostri buoni
colorati materni eccessivi bizzarri
barocchi deformanti deformi
specchi 
abnormi allegramente folli


di vecchie storie che non perdono il vizio
e da lontano strappano
una lacrima di tenerezza

persino al mare acre surreale
che non lo perde di vista
e lo lecca con la brezza
mediterranea magica iniziatica
inalando profumi di zagare 
di rosmarini e oneste lavande
e spargendo risa leggere

di turisti francesi
e stupori stregati di bimbi
consacrati alla farsa

della vita
a rischio tutti di perdere la mano
ma non la partita
con l’angelo della temperanza
che veglia sulla salita


*Il Giardino dei Tarocchi, opera scultorea di Niki de Saint Phalle (ispirata al Parco Guell di Anton Gaudì a Barcellona), si trova in località Garavicchio, Capalbio (Gr)

*

un asino a Gerusalemme

 

di nuovo
ha portato un ramo di ulivo
buono da agitare in un corteo

nessuno si è sottratto
alla processione
dei propri ricordi
seppelliti sotto pietre
che assomigliano a lapidi

la primavera è fuori

*

In città

 

Tutto è più falso
di una pianta parassita
cresciuta tra l’asfalto e l’incuria,
cibo per insetti dalla corazza violacea
e dalle molte vite.

Il passante cerchi la bellezza
tra la polvere, la parietaria
e le bacche velenose.
La voce purissima di un organo
in una chiesa di periferia.

*

ventuno marzo

sto in equilibrio omeostatico
tra una stranezza emotiva
e un cesto di panni intirizziti
in bilico - loro -
tra una litania di cuore e amore
e una misura abbondante di sole
gratis oggi che è primavera

*

In nome loro

 

Scopro una cavità nuova.
E’ un luogo e si fa mano
donando quanto non ha
prendendo come chi è avaro.
Donando parole (o istantanei rimorsi)
e spazi non resi convessi
prendendo maternità tradite 
e sacche di lacrime inutili.
Che questo vuoto si faccia pane
e si spezzi.

*

nomadi

accampati su una terra non promessa
con addosso una coperta non nostra
(forse rubata a un venditore di sogni)
vagheggiando una dimora giudicata da lontano

non brutta non bella
in un giorno che non ci appartiene
e che non avevamo previsto
dotato di non vistose apparenze
capace di irrompere con preavviso non sensibile
un giorno figlio di una cultura non riconoscibile

con gli occhi ormai buoni soltanto a scegliere tra colori affini

non complementari
a contrasto con suoni non ascoltati
come chi ha perso il suo bene
(o non se lo ricorda)

incerti tra partire e restare

*

non si butta niente

raccolgo semi
per un’altra vita

per ingannare la fame
che mai ci lascia soli

*

Foto in bianco e nero - haiku -

Un libro aperto
Rose dimenticate
Le labbra secche

Mancano albe
La morte si avvicina
Festa di vecchi

Si copre il sole
Là dove corre il fiume
La barca aspetta

Pioggia sottile
Vola un rondone stanco
Sul vetro opaco

*

Le risposte

 

Luce soffusa, e nuvole.
Un inspiegabile ritmo di tango.
Petali di carte sfiorite
inseguite da un vento ubriaco.
Svolazzare di cose del mondo:
persone perdute o evitate...
Tutto chiede a me oggi risposte.
A me che faccio domande.

*

Omaggio a Martha Argerich

 

Cosa va considerando Martha Argerich
quando di mattina sorseggia il tè
prima di scoperchiare

il mobile d’ebano e avorio?
Chopin la saluta infreddolito
sotto il feltro rosso
- gli sfugge un colpo di tosse
in dissonanza -.
I vetri iniziano a vibrare

preventivamente

un vapore blu inebria la stanza:

solo allora si siede.

*

In fondo al mare

 

In fondo al mare, giacciono sfiniti
i pensieri.
Nelle grotte si dissolve l’eco

di parole sprecate
(o soltanto inutili).
Il mare attutisce.

Come feti
rosa-violetto
in un utero di anemone,
stanno in ombra prima di emergere

rinnovati.
Il mare suggerisce il riposo.

*

Un mandorlo non è sentimento

 

Un guscio asciutto
foderato di cotone
è questa sera che profuma di ritorno.
Le strade bagnate
sorridono alla luna.
La notte riposa i suoi panni
nell'adorata dimora.
Nel buio c'è una piccola luce tra i vetri.
Un mandorlo non è sentimento
ma aria di primavera.

 

*

Lamento su un’invenzione a due voci di Bach

 

Ho smarrito le due voci di Bach.
Per l'invenzione,

ne sarebbe bastata una,

invece ho trovato soltanto

pesciolini d’argento e tarli
nel mobile chiuso a chiave.
La carta pentagrammata
era consumata dal sole.

Sembrava un codice meccanico.

La musica punisce chi tradisce.
Si fa toccare da mani leggere e fresche
e cuore caldo. 

Nulla inventa, tutto trasforma.

*

Forse coraggio

 

Succede davanti e dentro 
indifferentemente.
Scorrono giorni 
in un ritmo di sonno/veglia.
Guardi, riposi,
ricostruisci, ti fai coraggio.
Lavori, metti da parte,

riguardi, ti fai coraggio.

Rifai meglio, diversamente,

ascolti, ti fai coraggio.

*

Un tempo evaso

 

Cammina una traccia
sotto i passi nervosi 

di domeniche brevi

che già compiono uffici. 
La tracci di un tempo evaso, 

diverso.
Acqua di piena che corre,
irriga altri campi,
seminando più silenzi che parole.


*

Babele

 

Un’equazione di secondo grado
annaspa sulla bocca di un prete esaltato
che metaforizza ogni gesto 
come un pittore astrattista 

che urla frasi sconnesse nel sistema dodecafonico
ad un tecnico radiotelevisivo che annuisce con la testa
mentre una cantante pop danza con i sufi in trance
evocando lo spirito di Isadora Duncan…

Chi dirà l’ultima parola?
E quali orecchie finalmente ascolteranno?
Che cosa abbiamo da dirci,
en quelle langue, noi umani?



*

Stanchezza?

 

Parole dette male,
dette e ridette,
col tono saccente dell’ignorante
che crede di avere tempo.
Riposino le corde vocali
su due spiccioli di fantasia.

*

Del mare

 

Voglio anch'io scrivere
del mare
della sua schiuma 

che copre gli sconci.

Voglio anch'io dire
del mare
che parla nelle notti 
e all’alba si nega.

Voglio anch'io credere alla bella fiaba
del mare
a sirene, maghi, esseri stravaganti...

... e svelare che anch'io sono
del mare.

 

*

Di sabato il suono della kora

 

Di sabato il suono della kora
è un inganno.

Si vanno preparando per noi
nuovi sudori e nuovi piaceri.
Ci troveranno assuefatti?

La paura di essere ciechi
di ogni bene.



.



*

Le parole segrete

 

Avevi ragione.
Sarebbe stato meglio
riporre i lembi delle parole
infinito e inaudito
in quel cassetto che sprigionava
odore di naftalina scaduta
ma sempre buona per le tarme e i pensieri.

Ora tutto è calmo.
Le masserizie filtrano l’aria.
Accudiscono la parte migliore
delle voci.

*

Lo spazio bianco/Enigma

Lo spazio bianco

Lo spazio bianco
è respiro di atleta stanco
vitalità ferma e pensosa
come una farfalla
che irrita chi non ha le ali
e solitario sbatte la testa
contro mura immaginarie
a difesa del suo castello.
Lo spazio bianco sono parole che leggo
quasi-poesie senza grammatica
e neanche una firma importante!


*