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Raccolta di poesie di Fiammetta Lucattini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Tria munera

E il cielo minaccia
la solita pioggia
di stelle.

*

Prima di notte

Mentre ancora tento
di afferrarti le dita
in quella notte carica
di fumo e di timore
mi sfuggi, angelo di carne, e invano mi
aggrappo ad un'ala
di marmo.

*

Credo

Un Dio assurdo dilavato
che pende dalla croce
e con i piedi bianchi
sfiora il mondo e i suoi
figli ormai senza speranza stillando
delicato sangue e acqua.

*

Breve stagione

Siamo sopravvissuti
al grande caldo strisciando all'ombra
dei vicoli del passato
fra un chiosco di frutta
e il venditore di lupini
che soffiava via la polvere dai suoi lingotti
con la pazienza del contadino trapiantato
in citta'un mattino d'autunno.

*

Corpus hominis

Indire un torneo in cui
vincano i vinti con le
lance spezzate e le
cotte a brandelli e i
piedi nudi,sanguinanti.
Cambiare la sorte degli
ultimi con una coppa
di vino consacrato.

*

Parto indotto

Quando la tua morte
mi è esplosa nel grembo
ho generato il figlio
più fragile, un pianto
dirotto e indifeso.

*

Al momento giusto

Mi sorridevi mite arreso
tu che offrivi il petto
silenzioso alla morte.
Io,stupita,cercavo le tue
labbra salutate con un
sorriso d'intesa ma nascoste
ormai nell'Oltre.

*

In nome di Pietro

Il fisso che squillava
fin dal primo mattino
l'amabile vicino con gli auguri e il caffè
Il giorno in cui i tuoi
figli concertavano un dono del tutto originale,io,quattro
passi indietro ,guardavo
solo te.
Ora che sei nell'Oltre,
nutrendoti di cielo,
solleva il caro velo
e guarda verso me.

*

Dubbio certo

Non so dirti se il nastro
srotolato abbia ancora
qualche opaco bagliore
da regalarmi sdraiato
in una foto di recente
solitudine.

*

Malammore

È molto facile maltrattare una donna.
Basta gonfiare i muscoli
coccolati dal sacco
e poi giù un pugno
coi suoi spietati fratelli.
Se lei muore tu sei solo
matto.

*

Sole

Seduta, prima volta,
al tuo modesto tavolo,
ho guardato la selva
dei tuoi ricci con rapida
emozione e tenera mollezza.

*

Vero amore

Prima che l'Oltre ti risucchiasse mi hai
strappato il sorriso
dalle pallide labbra...
il dono più gradito.

*

Giovedì Sera

Soffia un sorriso dei tuoi
occhi anche sulla mia
solitudine distesa fuori
della sala della Cena.

*

Mio Pietro

Scendesse una vera
speranza sull'eliporto
dei miei giorni brevi.
Cadrei in ginocchio
sull'erba rasata e
succhierei le lacrime
dell'ultimo bacio.

*

Sposi

Palleggia col mio cuore
chiamalo,se vuoi, ingenuo
offendine i rimpianti
modeste cartoline.
Quel marmo trasmutato
in umile guardiano già
occhieggia il verde grano
che a luglio sposera'.

*

The first photo

Le mani strette agli stipiti
con forza allegra e gli occhi
ardenti per la nuova passione.
Aperta sul petto una camicia
nuova e stretti i jeans
intorno ai fianchi perfetti.
Questa la prima immagine scagliata
contro il mio petto quella
che oggi mi fa più male.

*

Di marmo

Scolpisco i miei versi
con forza con rabbia
mancanza d'amore
mi gela mi chiude
nel carcere opaco
di una vedovanza respinta ad occhi
aperti.

*

Mio amore

Le grandi ali arruffate
ti coprono il viso coraggioso e le bianche mani che sapevano
amare.
Fra noi spazio e tempo
scagliano frecce e sassi
che coprono il cielo
in lacrime.

*

Rielaborazione

Nel petto vuoto
da dove e'evaso il cuore
irriducibile terrorista
svolazzano cornici
da cui il tuo volto
emerge severo tenero.

*

Shoes

Spezzarsi le caviglie su tacchi 12
mentre i fuchi sbavano pigri
certi del futuro amplesso.
Nascondere le vecchie
ciabatte al rumore della sua
chiave nella toppa
per gettarsi fra le sue
braccia nudi i piedi laccati.
E mentire sul prezzo
dei mocassini che valgono due schiaffi.

*

Vizio capitale

Ho pugnalato una grossa torta
la piu' bella e soffice che abbia
mai vista e ne ho cavato
il cuore a sette strati
senza pieta'.

*

Nova tempora

Hai vissuto 75 anni
ora che dalla tua lapide
saltano fuori date
i grilli esatti della vita
e della morte e mi impongono
di contare solo le lacrime
del lutto subito.

*

Remember

Sono entrata nel passato
dal carretto del fruttivendolo
umido come un bacio
adolescente.

*

A una giovane donna

Non sottrarti alla vita
sacrificando la fantasia
all'idolo delle convenzioni
statua di gesso scolorito.
Accresci le tue doti
con un aperitivo spiritoso
che metta leali
alla tua bennata prudenza.
Poi sciogli i capelli
sul petto e dormi col capo
acciambellato sui sogni.

*

Doni di madre

Ti comprero' un anno nuovo di zecca
col petto scintillante di promesse
gia' pronto al cambio della guardia
col vecchio fratello sudicio e tetro.
Rubero' sorrisi e speranze
alla stella cometa che schiuma
nel cielo e li distendero'
davanti alla capanna
dove lo sterco protegge il Bambino
tuo re.

*

Angelo

Un bacio d'amore saprebbe svegliarti
se solo dormissi vestito da re
ma avevi un maglione da tempo feriale
il giorno ferale lontano da me.
Ancora ti veglio
coperto di marmo
e freno le lacrime
di un cuore in disarmo.

*

Natale 2018

Spezzacchio e' 'n abete speciale
lo specchio de questo Natale
che ariva co tante promesse
e poche speranze sommesse.

*

Trono de pajia

Davanti a Lei noi stamo
la mano ne la mano.
Tu che pe me hai pregato
co la voce e cor fiato
hai filato 'na vejia
pe parlajie de me.
Te ricompensi Dio
er tuo dolore e' mio.

*

Pietà familiare

Ti abbiamo massaggiato con olio profumato e sparso profumo sulle membra candide
e trasformate in marmo
prima che la tua voce
fosse inghiottita dal pozzo
dell'eterno silenzio.

*

See you later

Sto zitta nun parlo
t'ascolto bevenno
ste belle parole
cucite dar sole.

*

Black out

Quel lampione

ci faceva l'occhiolino

e sotto il cappotto

il cuore si scaldava.

Le mani s'increspavano

come onde

e una tempesta di baci 

si avvicinava

contro le nostre labbra. 

 

*

Pioggia

Amore mio,

t'ho fatto 'n altarino

co du' fiori de stoffa

e 'n bel lumino.

In mezzo c'è la foto tua serena

co 'n segno de vittoria ancora piena.

Pare che stai su 'n Celo

ma chi lo po' sape'?

De sto core malato eri l'unico re.

*

Comandamento

Sporcarsi le labbra
prima di baciare
spudorato come un
angelo di Dio.

*

Repetita iuvant

Insegnami a parlare
fra una grandinata di risa
e uno scroscio di pianto.
Insegnami a baciare
con gli occhi chiusi e la lingua
vibrante come una chitarra. E se non ricordassi
piu' nulla, mio Dio,
se non la sua voce
deponila sul petto che
ha allattato.

*

Recenti ricordi

Sfiorando cogli occhi velati
la guancia pesca rosata
della giovane figlia mormoravi
'Se la scampo ancora
vado al santuario credici!
Ma la morte ti ha presentato
il suo 'solo contanti'
e ti ha sottratto il respiro
a piccole dosi.Ora parliamo
di quel fatto con un sorriso
e un sospiro mentre piantiamo
umide settembrine sotto la tua foto.

*

Era d’autunno

Vorrei che ritornassi da me
col passo veloce e il sorriso felice
come nei giorni della passione
quando il saluto si fondeva
in abbraccio rovente e i baci
mi cadevano addosso
come grosse castagne
vorrei dell'amplesso non solo il ricordo
ma anche il piacere.

*

Nubifragio

Quegli alberi a cui mi legavi
coi tuoi abbracci sapienti
sotto la cui fitta chioma
cresceva la nostra passione
sono piovuti su auto anonime
rabbiosi e crudeli!
Nel loro ventre marcio
i semi di baci d'epoca.

*

Orario notturno

Adesso, sai, vorrei che tu nei minuti

che aspettano la notte

mi carezzassi i capelli lunghi c

ome l'attesa dei tuoi occhi.

Sarei docile e lieta

come un fiore odoroso,

silenzio, parola di consenso.

*

Sotto metafora

Nuvole verdi e gravide
le chiome dei vecchi pini
e di rovere il cielo
chiuso per ferie.

*

Un grande amore

Per dirti che ti amavo
mi basto' un bacio maldestro
disteso fra due lampioni.
Per salutarti in eterno
bastarono due mani
aggrappate alle tue
ormai gelide e mute.

*

Metro Trigoria

Staremo insieme quando
non scendero' dal metro' virtuale
che separa il mio nada
dal tuo tutto.Di notte verro' a piedi
alla tua edicola candida
coi piedi impolverati e il cuore in pena ma tu mi aspetterai
con impazienza proprio
come al primo appuntamento.

*

San Lorenzo

La sera panini e poesie
stonate alla luna
cani dello stesso branco.
Ora dopo tante lacrime
un tumore che stilla latte.

*

Unico

Non ho memorie di te
che non siano legate
a disinfettanti,piaghe
e quella tosse mai arresa
su cui misuravo le nostri
notti.Devo attraversare
un deserto inquinato
prima di cadere di nuovo
fra le tue braccia/anima mia.

*

Seduzione

Come nell'amnios nuota
la luna buia e gonfia mentre Marte le insidia
il primato col suo rubino.

*

L’ultimo bacio

E mentre tu la chiami
tesoro e succhi dalle
sue labbra il nettare
della sopravvivenza io infurio
contro la mia vita
ed il tuo amore perduto.

*

Domenica seriale

Il sugo che bolliva
profumo di sedano
e carota fin sotto
le lenzuola da dove
eri fuggito giá dall'alba
felice di servirci
festeggiando l'amore familiare
con un ragu' divino.

*

Fare il fan

Strisciare come un pellerossa
collo smartphone fra i denti
sbattere gli occhi appannati
per cacciare le lacrime di troppo
e implorare dal divo un solo selfie
che lo renda davvero irripetibile.

*

Anima concupiscente

Ora che non sei piu'
geloso di liquidi sguardi,
che ci divide l'onda
perfetta del Paradiso,
metto una mano sul
mio cuore e fingo che
sia il tuo.

*

Una sola rosa

Lo chiamiamo monumentino
quel sepolcro che nitido
risplende sotto il sole
polveroso di Trigoria.
S'innalza sul corpo
gelato di un amante
geniale e forte
che volle accanto
il mondo delle donne
e le loro labbra sapienti

*

Gentiluomo

Una sola bottiglietta
lanciata a 50 mani
nere pronte per arpionarla
e tu che pensi
'Sembrano bestie'.

*

Villa Borghese

Anche una briciola
ti contiene, amore,
e quel cespuglio ancora nasconde
i nostri baci. Per quanto tempo, dunque,
vivrò del tuo ricordo?
Solo una vita.

*

Dono

Non so se lassu'
dentro un cielo che odora
di mandorle amare
tu possa baciare.
Ma se questo e' dato
inventati un bacio per me
che duri lo spazio di un mare
di zucchero e sale.

*

Affarone

Affittansi consolazioni
in buono stato
di prima mano
da sciogliere al mattino
nel caffe'.

*

Tutto è compiuto

Amputata di te
nascondo il mio
cuore in una rosa
grande e sfiorita.

*

Portrait

La tua modesta foto e'
come un filo rosso
che unisce i nostri cuori. Una lo posa a guardia del computer, perche'asciughi le lacrime negate
un altro la nasconde nel ventre di un vecchio portafoglio,custode dei ricordi e dei segreti e io appoggiata a un peluche sentinella a riposo dei sospiri d'amore.

*

Niente selfie

Mi sorridi ironico e buono dalla piccola immagine
in cui solo le dita di una
mano ammiccano bambine

*

Adriatico

Il faro, maschio dallo sguardo
luminoso mi afferro' le mani
incerte e mi ordino' di scrivere.

*

Dono

Oggi una goccia

sul tuo viso di marmo

ha fatto il nido

e fra quei rametti

covo il mio pianto.

*

Giardino interno

Anche ai giorni feriali

facevi festa

inspirando a fatica

l'aria della Garbatella.

La quiete variopinta

raggiungeva il tuo letto

col suo calore

e tu mi sussurravi,

'Qui e' sempre festa,vero?'.

Io imprigionavo le lacrime nella rabbia

e rispondevo, 'Certo, amore'.

*

La dea in frantumi

Pensavo che tu fossi immortale,

che, attraversato il Cielo,

planassi fra le mie braccia.

Lo speravo, ingenua.

Dietro l'angolo una lunga agonia.

*

Ancora

Vorrei amarti una seconda volta
e prima delle nozze darti
del tiranno.
Poi avvolgermi in una nuvola
verde con te mio tutto
e cavalcare l'eternità.

*

Poker

Dai notte bastarda visita il mio petto e sdraiati lungo i fianchi che nulla ormai si aspettano dalle ore d'amore. Cercherò di cacciarti malamente ma rare forme volano in mio aiuto e prendo sonno con poco.

*

Regale

Principessa barcollante sui tacchi
di cristallo fatta di rum,
macerata dalla sambuca
ti appoggiavi a lui
tra tutti il peggiore
con le mammelle arrese.

*

Allerta neve

Una nera l'altra bianca
due bastardine ci conquistarono
con l'innocenza delle ragazze
violate.

*

Poker

Sto. Dalle mie carte
non mi allontano.
Aspetto che tu abbia
in mano quelle buone.
Mi ingegno di andarcene insieme
da coppia perbene, a braccetto
voltando a sinistra
dopo un breve saluto.

*

Emme

Il fiore è trapiantato
in un'altra terra
meno fertile e allegra
e mentre mette radici
a Nord siamo certi
che la nostra rosa
crescerà, aguzze le spine
e morbidi i petali.

*

Post mortem

Ti ha colpito in mezzo al petto
con un coltello da macellaio
ridevi ancora pensando
alla sua farsa made in Sud
a quell'amore focoso e strano
quando sei caduta sul tuo corpo
già inamidato dal rigor mortis.

*

Profumo d’autunno

I ragazzi in piazzetta
a sparare bestemmie
a parlare d'amore
e io dietro le sbarre
della mia casa
a contare bugie
a sognare l'amore.

*

Adorabile limite

L'Onnipotente per grazia

visita ogni giorno

il mio cervello

e scuote il capo ridendo.

Poi si allontana e io rimango

sola con un gatto

acciambellato sui miei pensieri.

*

Populus

Nel bosco dei miei morti
ogni albero ha un nome
in armonia col suo passaggio
su questa irata terra.
Mio padre è quella quercia
che dura dentro i secoli,
la madre un pesco fiorito
Elsa l'ulivo nodoso del terrazzo
Federica il bel salice piangente
dai molli rami e qui sosto
in silenzio e solitudine.
È inutile elencare per pura
vanità chi è ormai mosso dall'oltre.

*

Save the child

Vi prego non toccatela!
Se, come dite, l'amate
non cacciatela all'angolo
della stanza semichiusa
a tremare come un'agnella
quando il pastore compare
col coltello sguainato.
Il mondo calvo è ansimante
come dopo una chemioterapia
non ha più il fiato per urlare
la sua inaudita disperazione.
È come quella bimba
terrorizzata e confusa
che non intende perché
i sorrisi siano ora bocche
deformate da una rabbia
assurda e ripugnante.
Se come sostenete fermamente
volete solo il suo bene
rinunciate alle vostre pretese
e ognuno deponga le sue
armi ora e per sempre.
Nessuno tocchi Abele
nessuno osi sfiorare
l'innocenza che si ostina
a giocare fra le spine.

*

Hic et nunc

Posso andare e tornare
piangere o ridere
Lui è sempre là
che mi aspetta
fedele qui e ora.

*

Pronto soccorso

Mi sembrava che quella stanza

con le sue povere cose necessarie

lo attendesse in una morbida quiete.

Potente in me il grido impotente 

dell'amante in infinita attesa

e la certezza del suo ritorno.

*

Guerra e pace

Vi guardo attorno al tavolo

seri come vostro padre

come vostro padre irresistibili

e vicini, quasi a custodirvi,

quelli che liberamente

avete scelti per la vita.

Il campo dove si combatte

la nostra sanguinosa battaglia

è il centro tavola a fiori,

neanche troppo bello,

che accudisce questo dolore

dolce e infinito,

come quella lancia

che grida ancora

lo strazio di Cristo Uomo.

*

Vocazione

E ciò 'n battito d'ali

drento ar core,

nun è l'aquila bianca

de l'amore, ma er passerotto

de la poesia vo spiccà

er volo, ormai pò volà via.

Er patimento j'ha donato

l'ali, le penne so' i dolori

che ha provato e le zampette

pe tentà la via so' le illusioni,

la malinconia e de sta' solo,

no, nun c'ha paura,

ha già capito che oltre

que le mura, c'è 'n celo

disperato e tempestoso

'ndove so' scompijiati tutti i versi

'ndove l'endecasillabi

so' persi e vòti i sogni

e rotte le memorie.

Lo sa, lo sente, ma spalanca

l'ali e er sole callo

de l'ispirazione je sussurra

ner petto 'na canzone

che dà la vita a gli ommini

sperduti, er coraggio a li poveri

animali.

*

Anniversario

Si dovessi accroccà

tre o quattro versi,

me sembrerebbe, sai,

d'avelli persi

li minuti e le ore,

pe' raccontà

la storia de st'amore

che dura da tant'anni,

co poche parolette,

messe 'nsieme de mente

e no de core!

Vojo trovà drento la fantasia

la gioia, la memoria

der passato,

er ricordo d'un tempo che è volato

'ndove la fiamma dell'ardore

vostro era l'inizio

della vita mia.

La vita è dolce

si l'hai ricevuta

da chi, sempre

t'ha accolta e t'ha voluta,

dolce è er ricordo de 'n infanzia bona,

quanno in testa c'hai avuto

pe corona l'amore

sempre in festa

de mamma e de papà!

E mo' mamma e papà so'

'n po' cambiati,

che strano!

C'hanno ormai i capelli bianchi,

l'occhi so' 'n po' più stanchi,

ma i sentimenti

nun se so' invecchiati.

Trentacinqu'anni pareno 'na vita

ma so' 'n granello

perso fra le stelle,

si li confronti

co l'eternità.

Er Paradiso certo abbraccia

er cielo,

ma su la terra, si hai saputo amà,

dietro quer velo ch'è pace e mistero

lo poi, fin d'adesso, contemplà.

 

5 settembre 1983

 

 

*

Ultimi segnali

Svuotata la Siria del suo popolo,

scannati gli agnelli del presepe,

il sangue dei sopravvissuti si spande

come miele rovente

sulla terra gloriosa.

*

Natale 2016

Natale a Roma ormai s'è raggelato

fra 'n presepe de plastica e 'n albero dorato.

Mentre er traffico impazza per le strade,

le fontane de Roma, abbandonate,

soffiano ar celo la malinconia

de la stella cometa annata via.

'Ndove pò riposà quer Bambinello

callo de  madre, nudo e tenerello?

Er core de la gente l'ha sfrattato,

assieme a li fantasmi de 'n passato,

quanno Natale accompagnava Amore

drento 'na stalla granne quanto er monno,

'ndove che l'animali e li cristiani

se strigneveno ar Pupo Santo intorno.

Ma si è vero che nasci puro a Roma,

che nun te fa paura sta città,

sceji pe letto er core dei lontani,

fatte scallà dar fiato de i malati

e coprì da i fratelli carcerati.

E chiama pe pastori tutti i sóli,

tutti i drogati, tutti i disperati;
te porteranno in dono li peccati

da trasformà in...agnelli consacrati!
Sì!...co l'umanità piagata sto presepe,

vejato da Giusppe e da Maria,

brillerà più de quello che Francesco

costruì co la mano santa e pia.

Brillerà perchè Roma messa a fòco

da 'n incendio 'mplacabbile d'amore,

brucerà pe 'na notte fino 'n fonno,

ogni morte, ogni vòto, ogni dolore.

 

*

Vagabonda

Annuso l'aria di Natale e
come un vecchio cane
uggiolando perlustro
strade antiche piombate
nella notte accogliente
di un inverno romano.

*

Senza parole

Aleppo non è più.
Non è gioco di bambine abbronzate
non lamento noioso di vecchi
non risate di giovani donne.
E' solo sangue che spacca
gli argini della sopportazione
e inonda questa terra santa
fino al non detto,
fino alla resurrezione
della carne.

*

Quasi una tortura

Sta questo mio cuore ribelle

disteso tra martello e incudine

apparentemente arreso alle altrui

strategie, teso come l'arco

in procinto di scoccare

una freccia a stelle e strisce.

*

Filastrocca feriale

C'è chi porta a spasso il cane

chi al mattino non ha fame

chi alle 7 è già arrabbiato

chi di nuovo è innamorato.

Così il mondo gira e gira

sempre più va alla deriva

e chi mai potrà salvarlo?

Chi non è roso dal tarlo

del razzismo e del potere

agli dei potrà piacere.

*

Attualità

Dai suoi occhi di donna delusa

scoccava una rabbia violata,

ma non vinta, perché l'essere donna

l'avvolgeva in uno scudo

di pelle bianchissima.

 

N.d.A. pensando ad Hillary Clinton

*

Trigoria

I morti, in dolce attesa, bisbigliano

fra loro e aspettano l'arrivo

dei parenti con un sorriso leggero

disteso sulle labbra bianche e serene.

 

N.d.A. Trigoria è il terzo cimitero di Roma

*

Sintesi

Ora che sei consegnato a me,

immerso nell'odio più innocente

contro il mio viso sciupato e la mia

carne stanca, qui e ora fiorisce

l'ultima stagione di quello

che fu vero amore.

*

Parto

Là dove la pioggia si scontra

con le urla di una donna

nasce un nuovo cespuglio di rose.

*

Doppo la sbronza

Case che vanno giù come renella

buche 'n cui caschi come a canzonella

stupri pe quattro sordi e du' bicchieri

mafia e regolamenti a l'Esquilino

xenofobia e degrado ar Casilino.

Forse meno monnezza a petto a jeri

ma de sta cosa no, nun semo fieri.

Ciavemo 'n sogno che nun è mai nato

nun vergognacce più de questa Roma,

de l'Italia, a diritto, la corona.

Alzi la mano chi nun ha pensato

che cinque stelle ciaverebbe consolato,

ma Roma nun s'aregge co i miraggi,

lo tenga 'n conto sta Virginia Raggi.

 

 

*

Il nostro amore

Ora che la mia unica

debolezza affettiva giace

su un letto in totale assenza

di equilibrio, di spazio e di tempo,

solo ora posso ricordare il suo amore

riservato e selvaggio, i baci

esperti e teneri, l'abbraccio

consolatorio e tenace sempre.

Ora che mi dice, a bassa voce,

"Ce la farai anche senza di me".

*

Strategia

Eravamo inutili porci

e molesti, noi poeti a nero.

Così ci hanno strappato le corde

vocali e ne hanno fatto budelli

buoni per il banco di quei norcini

che macellano infaticabili la Siria,

bella un tempo e dal cielo color cobalto

e integra nel suo gembro un tempo -

Dio! - un tempo breve come le speranze

di una madre.

*

Antipellegrinaggio

La terra di mezzo

dove riposavamo

dopo una battaglia vinta,

dopo un amore finito,

non esiste più.

Ora cadiamo nel fango

o nel sangue e ci rialziamo

come automi cinici.

 

N.d.A.

Dedicata alla Siria che muore

*

Neologismi

Mi nipote Margherita

è 'na pupa assai carina,

c'ha la bocca profumata

e 'na mente sopraffina.

Su' sorella che è più granne

je voleva montà 'n groppa,

io strillai, "Piantala e bene!
Nun lo vedi che, poi, schioppa?!".

Ma la pupa piccoletta

che nun è de certo fessa

disse, "Nonna, sta' tranquilla!

Solo lei è la cavallessa".

 

 

*

Come eravamo

Mi guardi, mi riconosci,

e, bruciando di gelosia,

mi offendi brutalmente

come se incontrassi una baldracca.

Maglia color lavanda

e pantaloni neri,

ti rispondo per le rime

incurante della location

riabilitativa e tu mi scruti

con rabbia mal repressa.

Non sei cambiato,

neppure io,

e ciò per ora mi tranquillizza.

*

Migrata

La nuova terra è questa casa

bianca e crema chantilly,

quasi adesa alla strada e ai suoi rumori.

Mi muovo e riposo dentro solide

mura, amiche del quotidiano

e dentro la concretezza mi acciambello

come un gatto, aspettando l'autunno.

 

N.d.A. Un sentito ringraziamento ad Andrea che ha interpretato pienamente il mio sogno

*

Riflessione

Ora che ingenui esperti,

scoperto il valore della noia,

intrecciano girotondi di parole,

sorridendo quasi complici

di una congiura virtuosa,

ripenso ai deserti che ho attraversato

guidata solo dall'infallibilità

del miraggio.

*

Il vero amore deve amare il passato

Il vero amore deve amare il passato

(Lord Byron)

 

Se spio, come una ladra

di ricordi, i tuoi giorni

fisicamente splendenti,

brillanti per la lucidità

di cuore, un dolore si infrange

contro il mio petto come l'onda

anomala, figlia di un dio

geloso del nostro amore.

Non è, quindi, il dovere

ma il patire che occupa

il mio presente, farfalla

triste che accende

i suoi colori con un interruttore

di ultima generazione.

*

Sovrano Ordine

Fredda la tua mano sinistra,

gelida la magra coscia,

gli infermieri fuori ombre veloci,

greve il mugolio del tuo compagno.

Tu sogni il calore della famiglia,

come sempre ti accade, sogni

e ritrovi la voglia di vivere.

*

Que lo che conta

Lo ridirò fino a quando c'avrò

ancora 'n po' de fiato 'n gola

e er vento soffierà, sur Tevere strafatto,

la notizia der novo e gran misfatto

che amasse vale ancora, armeno a Roma,

puro senza li baci e li sospiri,

senza er brillocco ar dito o er Ferarino,

senza l'innamorato a te vicino.

 

*

Qualche volta

Tubare in autunno

è grazia assai rara

perché quando gli alberi

si lasciano spogliare

da ondate di vento,

gli amanti non trovano più

nidi compiacenti che accolgano

il loro rauco gorgogliare.

Pure talvolta accade

che in un'utilitaria fiorisca

una viola trasgressiva

e copra, col suo profumo,

parole d'amore sfuggite

ad un'estate distratta.

*

Letto sei

Ti soffiavo sugli occhi

versi condivisi da decenni

e tu mi guardavi fisso,

bello il tuo viso bianco,

cercando la mia coscia virtuale

nella memoria lontana-vicina

del nostro incorreggibile errore.

*

E sia

Tu, dunque, mi ami

lo affermi con voce chiara,

striata appena dell'ictus.

Noi siamo fatti così.

Solo sul discrimine dell'oltre

torniamo ad unirci.

*

Attesa

In molti aspettiamo

di essere estratti

dalle macerie

dei nostri terremoti

quotidiani.

*

Con i tuoi sandali

Il popolo ti ha sempre voluta santa

prima dell'incenso e delle porpore

plaudenti, prima dell'acuto Francesco.

Per i tuoi dubbi, per la tua solitudine,

per l'eresia conficcata nelle tue carni,

accetta questo peso, Teresa, e moltiplica

i tuoi poveri miracoli oggi e sempre.

*

Memorie profane

Ti ho consegnato i miei vecchi

diari senza doverli strappare

dal fegato perché erano

traboccanti di frasi d'amore

ormai tarlate dal quotidiano.

*

Ecosistema

Come orsi polari cerchiamo

disperatamente una lastra

di ghiaccio che ci tenga

ancora un giorno in vita.

*

Ombre cinesi

D'estate quasi sempre ci si perde

nascondendosi dietro paraventi

di scadente qualità.

*

La politica de le fusaje

Voi che state ogni giorno

a questionà sur pomello

comprato pe 'n portone,

strillando come que li 'n parlamento

che da 'n problema te ne ponno cento,

rossi come er demonio,

come si se trattasse de salvà 'n patrimonio,

quanno che passerete que la porta

che separa la gente viva da la gente morta,

piagnerete pe l'ore perse invano

a parlà de fusaje, ma è destino

che nun paga chi offende il suo vicino.

*

Dentro

Un'angoscia nebbiosa occupa

il petto, rosso campo di battaglia

delle mie polverose sconfitte

dove ormai cado e mi rialzo

come un robot dal cuore tenero.

*

Summer duemilasedici

Nun vado in vacanza

me fermo in città

resisto a oltranza

raccolgo onestà.

Guadagno 'na panchina

evito fermamente la piscina

sto seduta qua ar Pincio

dar sonno der cevello ricomincio.

Ner creder 'n'antra volta

a questa zozza Roma

puro si nun funziona

puro se ce minchiona

tutti i nostri rodimenti

doma.

*

Deserto

Barcollo, accecata dalla sabbia,

là dove un'oasi mi offre

acqua e datteri e ombra.

Ma è un fatale miraggio.

L'oasi è la patria irraggiungibile

dei disperati che striano le dune.

*

Cronaca d’estate

Pare che lei, 'na signora per bene,

fosse ita sortanto a vede 'n film

a Trastevere e uscisse, poi,

a respirà la sera de 'n'estate

cittadina, quanno 'n topo, sortito

da la fogna più vicina,

s'arrampicò su la gamba de la donna

come si fosse de marmo la colonna

e l'azzannò pijandola pe 'n pezzo

de formaggio fresco, fresco d'alpeggio.

Que la strillò, "Possi morammazzato

nel giorno che sei nato,

sorcio de la vergogna!".

"Oh", j'arispose er topo, 

"annamo piano! è vero

che so' nato ne la fogna

ma chi l'ha costruita

de certo è 'na carogna!".

*

Ommini

Amica mia, te vojo da' 'n consijo.

Si dichi che er marito è tutto

casa e famija, pe 'na donna

è la mejo meravija godesse

'n omo, come diceva nonna,

che sa de bono e nun è la vergogna

de er sesso suo e puro de la moje

che dell'antico amore riccoje

solo foje.

 

 

*

Disastro

Un treno dentro l'altro

come uno stupro lacerato

dai lamenti dei violentati

per la ragion di stato.

*

Un uomo raro

Ribelle ai divieti ingiusti

in lotta contro le regole matte

ancora hai la forza di dire

la tua con sfrontatezza

mentre afferri i lembi doloranti

del tuo corpo spezzato.

*

No exit

Vorrei dire me stessa

esporre le mie idee

cavalcare un progetto

ma le forze mancano

e mi consegno alla tua

carità permalosa.

*

Domani

Il mio scafista è cieco

oltre che mal vissuto

e mi conduce dove non avrei

mai voluto andare, privadomi

di una decorosa decadenza.

E mentre il futuro spumeggia

attorno ai miei fianchi indifesi

pago il conto della testardaggine

di un cuore ribelle.

 

N.d.A.: "mal vissuto" qui ha il significato di "che ha molto sofferto"

*

Vita nova

Mo' ti ricconterò, cara sorella,

er core granne de la Garbatella.

Incartata in un caldo ponentino

co 'na pupa moretta qui vicino,

conto li passi co serenità

mentre 'n gatto se ferma

allucinato pe guardà.

Nun ce sta l'uscio là dove me trovo

ma tante roselline drento ar rovo,

er profumo de l'erba già tagliata

l'abbaja de 'na cagna 'nnamorata.

Li Cesaroni nun stanno a recità,

respiri ancora la notorietà

de chi destò la vecchia Garbatella

dar sonno dorce de 'na pennichella.

*

Er giubbileo de l’avanzi

Lo sformato de mamma

de sedani e piselli

poi le patate arosto                             

co cento polpettine.

Aggiungi quattro fichi

fieri d'esse ciccioni

c'hai tutte le raggioni

pe poté giubilà.

Ma rimani 'mbornciato

nun te consola gnente

puro se gnente vale

sta rabbia che t'assale.

Te basterebbe vede

ne l'occhi de la gente

que la stessa tristezza

che te fa differente

da chi trasmette gioja

e non sta co la noja,

godenno de l'avanzi

de i famijari pranzi.

 

*

Tommaso

La tua mano che aveva lavorato

anche per me stringeva

la mia ancora inesperta

mentre la vita gelava

nel tuo corpo e ti preparavi

all'Oltre in rassegnazione.

Lo sguardo si aggrappava

a un crocifisso d'ospedale,

vagava su volti amati,

ma poi tornava a concentrarsi

sui preparativi del viaggio.

Era giunta l'ora che tu tornassi

al Padre senza rimpianti,

con speranze concrete.

*

Senza rimpianti

Saluto brevemente le tue idee

serrate dietro fitte sbarre

e getto le mie in una rete

da pesca coi buchi abilmente

rattoppati.

*

’na donna emancipata

Io c'ho li jeans stretti

che me fascceno tutta,

nun so' come mi madre

che 'n piazza venne frutta.

Porto i capelli verdi

lisci lungo la schiena,

nun faccio pe vantamme

ma paro 'na sirena.

Me guardeno li giovani,

se gireno li vecchi,

quanno passo pe via

co 'n pupo de sei mesi

bello da fa' pazzia.

Beh, certo nun lavoro

sto a casa mane e sera.

Da quanno lui me scelse

finì la primavera de l'anni

da ragazza, facevo la commessa,

lui vinse la scommessa de portamme

all'altare entro tre o quattro mesi.

Mo' so' casalinga e nun me manca

gnente: c'ho er frigo sempre pieno,

la casa ripittata, le ficscion sempre accese,

maje e mutande appese...l'amante a fine mese!

*

Casamica

Da qualche mattina benedico

il mio risveglio sotto la protezione

di umili umidi alberi condominiali.

Al sicuro, finalmente, libera

dal mantra della sua moira

cerebrale, mi stiracchio, pigra,

come una gatta ben nutrita.

*

Save the children

Orso buono, dal pelo fulvo,

cullavi fra le morbide zampe

un cucciolo d'uomo esanime

del quale intravedevo i lividi piedini.

E tu cantavi, cantavi per farti

coraggio al cospetto di una morte

abominevole, di una sorte sfregiata.

 

http://www.huffingtonpost.it/2016/05/31/foto-bimbo-annegato_n_10217712.html?utm_hp_ref=italy

 

 

*

Ora basta!

Mi dicevi, "Resisti ancora".

Replicavo, "Il braccio destro

non regge più quel peso".

Fuor di metafora, realmente.

*

Trasloco

Raccolgo in un sacco

da spazzatura i miei

attimi splendenti, le speranze

ostinate, il miele amaro

dell'amore massacrato

a calci dalla malattia.

 

*

Girotondo

Fantasmi gentili mi circondano

soffiando nei miei orecchi

la certezza che si è chiuso

il tempo della speranza

e si spalanca quello dell'attesa.

*

Compassione

E tu, Costanza, che mi baci

due volte e mi scruti coi tuoi

occhi buoni, sei carica d'amore

come una vigna dai grappoli maturi.

*

Senza fine

Sulle orme della Siria insanguinata,

nudi i piedi imbalsamati nella polvere,

si arriva facilmente all'orrore della verità:

un rattoppo di lacrime e di fumo.

*

Quanno ce penso

Ho 'ntinto, sora Lella,

er pennino scacchiato de

la vita ne l'inchiostro

sporcato da i ricordi

e c'ho trovato, possi mor'

ammazzato, quer bojaccia

che me baciava sotto li

lampioni, ma quanno

fu er momento de sposamme,

me disse "Scusa, ma nun

t'amo più", e così

so' rimasta vergine e cojonata

a rosicà contro l'amiche

mia ch'annaveno a le

nozze 'n pompa magna,

mentre mi madre, pace a

l'anima sua, me ripeteva

"Fija mia, c'hai er malocchio,

annamo presto da la tua madrina,

che sa toje der diavolo la spina".

Allora ho strappato la penna

smozzicata dar calamajo

e l'ho buttata 'n tera

e l'ho pistata fino a che

s'è spezzata, sputanno

ancora 'nchiostro scolorito.

Ho ammazzato i ricordi, sora Lella,

che volete, nun potevo fa antro,

dato che, poi, er marito

l'ho trovato, co la miseria

l'ho moltiplicato e na gran

fregatura ho rimediato.

Pe la donna esse ricca è 'na

necessità, esse bella è fortuna

ma esse 'ntelligente è 'na jattura:
capischi tutto ma nun fa verdura.

*

Fisicamente onirico

Se una notte, in sogno,

tornasse a me il tuo corpo,

non più malato e disfatto,

ma forte, virile, sorridente

nei muscoli e nelle vene,

non risponderei delle mie reazioni.

Sussulterebbe il cuore,

si tenderebbe il corpo

come un arco pregiato,

scoppierebbe la gioia.

*

La carità seconno Angelica

Ancora me fa strano,

me prenne l'emozione

quanno viè er giorno de la

processione.

Eppure l'anni ormai

me stanno su le spalle,

hai voja ad aggiustasselo

sto peso, tutti i giorni diventa

più ingombrante, come

'n sacco ogn'istante

me sta appeso.

Servo la chiesa 'n po' come

perpetua, come coperatrice,

adesso puro come venditrice.

C'è sta tanta robbetta

ar mercatino de la carità

e mentre che aspettamo

la Madonna granne, dorata,

tutta rosa e fiori

provamo a fa' du' sòrdi

pe i poveri più poveri

mollanno quattro stracci

ai poveretti.

Direte, "Che vor dì?".
E' la solita solfa de sto monno:

sortanto chi c'ha poco

è adatto pe donà.

*

Donna compiuta

Ti pensavo onnipotente

e lucida e forte

come le tenaci foglie

di un sempreverde.

Ma ora tremi e brilli

e di continuo ti pieghi

senza spezzarti, ma esausta

dal troppo amore donato

senza percentuale di interessi.

*

Amore incomprensibile

Ti dico ciao, ragazza,

mentre bruscamente esci

dalla mia stanza da letto

coi ricci adirati e vibranti

per il nuovo castano scuro

in cui il tuo portiere affonderà

le labbra smarrendosi definitivamente.

*

Gratitudine

Vorrei restare seduta davanti al tuo

sepolcro, Marcello, e gustare

mille volte la tua ospitalità

da quando, morendo col sorriso,

mi hai trasmesso la forza

di morire per gli altri.

*

Ali di cera

Trascinarti, mentre affanna,

questo cuore demente

che osò amare fino alla

blasfemia, e cancellare

ogni pensiero d'amore

copia sfigurata del volo

di Icaro.

*

Preghiera casereccia

Come er gattuccio Emile,

da li stivali bianchi,

gratto a la porta tua,

Vergine Madre, e te chiedo

le grazie come fece

mi' nonna che studiò

da la vita e mamma mia

che studiò pe 'na vita.

Me sento 'n po' 'n illusa

ma provo, co le feline fusa,

a famme aprì la stanza

de 'na misericordia genuina.

 

*

4 maggio

Auguri, sorella Anna,

auguri di pioggia e di sole.

Stesi i tuoi onesti panni,

infornata una torta a cuore,

dopo aver nutrito la tua gatta

sdraiati sul divano

e aspetta i doni di maggio.

*

Fortuna

Dove gli sciacalli si aggirano incessantemente

annusando la carne fresca dei bambini,

avevi posto le tue tende

stracciate, piccola dea violata

sull'altare stesso dell'innocenza

più e più volte nel silenzio infame

di donne complici e carnefici.

Non è dato sapere se ora

riposerai in pace, ma una tenera

amica ha fatto a  pezzi quest'omertà

sudicia e maleodorante, regalandoti

la prima margherita di Caivano.

*

Poco vanto

Quanno più de du' donne

se 'ncontreno pe parlà

de politica, d'arte

o -dio ce scampi! - de santa religione,

hai voja a tenè a freno

la lingua e li pensieri.

Scenneno da la bocca

come la pioggia fitta

appresso a 'n nuvolone,

gravido e litigioso,

che deve scaricà

si nun vole scoppià.

Saremo pure l'antra metà

del celo, nun lo nego,

ma , quanno s'arrabbiamo,

a 'na corte de scimmie somijamo. 

*

Dicotomia

Le due parti di me,

tenute insieme da un filo

spinato, si tendono

fino allo spasimo

dell'eroismo tragico,

ma non basta più

neppure l'annientamento

dei desideri semplici

per ricompormi in uno.

*

Femmina vanitosa

Traversavo da sola,

co l'occhi 'n po' confusi,

'na griggia strada de periferia

quanno du debbosciati, fiji

de 'na baldracca e de 'n pappone,

quasi m'acciaccorno al grido de

"'Mazza la vecchia!".

Feci spallucce e li mannai

a l'inferno, ferita più da la

parola "vecchia" che dar tentativo

d'arotamme ner giorno de la festa.

Così è la donna. Si glie molli

'no schiaffo, po esse che perdona,

ma de le doti sua è la padrona.

*

Etica

Due o tre pensieri puliti

passeggiano sulle nostre

labbra in attesa

che il semaforo diventi verde.

*

Ar mercato

Me 'ncontrai co la sora Teresina,

fattezze da matrona e mente fina.

Co l'occhi me bucava li segreti

de l'anima tastava le pareti.

Voleva trovà 'n prete pe parlacce

de 'na crisi de fede troppo amara,

fra la gente a sto monno merce rara.

Co tosta cortesia voleva sapè

propio que la via der dialogo senza miserere,

du lacrimucce e un po' di ipocrisia.

Io, 'ncasinata da sti intelliggenza,

m'entrujai in un discorso 'n po' contorto,

ciaveva solo er pregio der conforto.

Feci da prete? Questo nun lo so,

ma de sicuro ce riproverò,

fra 'nnurche e sanguinelle,

a mettece la pelle.

 

 

*

Ciò che conta

Non ho bisogno di ridere.

I tempi esigono silenzio mistico

e rivoluzionaria progettualità.

*

Femmina di Prometeo

A quando il mio giro di valzer?

a quando, mio Dio, una risata?

inchiodata alla parete della prova,

sto senza alcuna speranza di fuga,

a farmi divorare il cuore sdrucito

da un'aquila bianca che non muta

le penne dall'alba alla sera

e di notte splende come Venere.

*

Conversazione teologica - a Nando

Eppure sei venuto

finalmente a trovallo

pe parlà der tuo dio

e de la tua famija

'ndove tutti coabiteno,

nun se sa si se amino.

Sotto 'na faccia pallida

ardeva er foco sacro

de la fede, quella 'n cui

nun me specchio

e nun m'ariconosco.

Fu teologia o amicizia,

o tutte e due, a spignete

fin qua doppo er lavoro?

Certamente nun mancò

la coerenza, de l'Ideale nostro

er filo d'oro.

*

Io donna

Non accetto che l'imposizione violenta

dei diritti per la tua libertà di pensiero

esondi sui miei principi, torrenti

ormai ingestibili, come tori striati

di banderillas e buoni padri di famiglia.

Le mie spalle sono stremate da millenni

di silenzi estorti, di violenze inaudite,

di inenarrabili rapine consumate

sul mio ventre svuotato di sé.

Io, donna, ti impongo di tacere

di fermarti sull'altra sponda

e di lasciarmi, una buona volta,

parlare, ascoltando in silenzio.

*

En plein air

Partecipo ad un pranzo solidale

dove non sceglierò certo alla carta.

Mi verrà offerto cibo genuino

frutto della Pasqua recente,

braciole marinate alla cubana

e sapide salsicce e vino

quasi nero, maturo per un brindisi

da cassaintegrazione, sotto il sole

già caldo e gravido di odori.

*

Specchio scostumato

Ma guarda 'n po' sti 'nfame!

Me rinfaccia ogni ruga

me sputtana l'occhiaja

mette l'ommini 'n fuga.

Le rughe 'mpertinenti so'

competenza sua e le labbra

sottili nun sfuggono ar controllo

der lucido aguzzino,

che me rubba ar matino

er sogno d'esse bella.

Ciò l'anni che dimostro,

ma nun so' mica 'n mostro!

 

*

a Roberto B.

Ti dedico una piazza virtuale,

caro amico di note sorelle,

dove le tue canzoni danzeranno

attorno ad una fontana di lacrime,

fino a che l'alba le accompagni

a prendere nuovo fiato.

 

21.03.2016

 

*

Figlia dell’Uomo

Voglio che mi si dica,

Sei nata il giorno di Pasqua

sotto il segno del Risorto

e ogni giorno scegli chi ti

precede in Galilea, senza mentite

spoglie, coi segni della passione

incisi su mani bianche.

Non sacrificherò agli dei muti

del razzismo, dell'omofobia,

del traffico nauseabondo

di merce umana.

Amerò il debole, l'abusata,

l'orfano, il diverso perché sono

lo specchio di un'umanità

su cui si tira la sorte

ogni giorno, ogni istante.

Voglio sentirmi nata il giorno di Pasqua

e sorridere ai miei fratelli,

che riconosco allo spezzare

del pane su una tovaglia rossa

di passione.

*

Bruxelles

Si spingevano come pecore cieche

tentavano le strettoie della galleria

e tossivano, nuotando in un fiume

di fumo, controcorrente.

Feriti e morti, quasi mucchi

di abiti usati, giacevano

a terra in attesa dell'antico

acquirente ormai nei paraggi.

E noi ora cosa possiamo fare?

Continuiamo a coprire il sangue

con l'azzurro, il verde, il bianco,

usando le mani, nostri testardi pennelli.

*

La Recherche duemilasedici

Ciascuno ha offerto all'altro,

come dono propiziatorio,

il proprio silenzioso dolore

mentre ci incontravamo,

con una riconoscenza nuova,

fra versi, parole e pergamene.

*

La ballata de l’arrabbiato

E mettece più amore

drento quer minestrone

che è ormai la vita tua.

Te sveji, 'na sciacquata,

e sei subbito fora, ner traffico

bojaccia e 'n fonno a ogni faccia

in cui 'nciampi pe via.

Imprechi su tu' madre,

bestemmi su tu' padre

e inondi er paradiso

de le maledizioni

più sincere e più bone.

Nun parlamo de l'antro!

si solo te telefona

e nun te chiama "Amore",

ciai 'n travaso de bile

e scarichi livore.

Così fino a la sera,

fino a che stai ner letto

e senti l'antri ride

vicino ar gabinetto.

"Che ciavete da ride?

E' quasi mezzanotte!

Nun sete ancora stanchi?

Zitti, sinnò so' botte!".

Così sprechi li sòrdi

de 'n soriso sincero,

così avveleni l'acqua

de 'n sentimento vero.

*

Per le mie figlie

A costo di sbagliare,

di pentirti, di piangere,

giocati la vita

osando la parola

moltiplicando le decisioni.

Fra maschi dominanti

che decidono il tuo lavoro,

che regolano le tue fatiche

sui loro ritmi di produzione,

muoviti con fierezza,

non abbassare la testa

com'è destino per le giovani donne

migranti della porta accanto.

Tu sei la primavera...

fuggi il gelo invidioso,

riscopri la tenera speranza

nascosta in una serra

ecosostenibile.

*

Mute

Suona ormai raramente

il mio fisso perché dove

si accampa il dolore

non giungono rinforzi.

*

March!

Hai camminato sul mio cuore

con scarpe militari

scandendo la tua marcia

sulle mie lacrime in ritirata.

 

*

Un vero uomo

Prestami la tua voce gentile,

i tuoi pensieri rispettosi,

il tuo mite sorriso ammainato.

Giuro, te li restituisco

dopo averli appesi,

almeno oggi, sul cuore

del mio uomo che non sa

ringraziare.

*

Er mestiere de donna

Te guardo 'ntensamente

e tu c'hai l'occhi

belli segnati da l'angoscia,

bistrati da 'na buja malattia.

Vorei datte coraggio e 'n po'

de que la rabbia che m'aiuta

a campà.

Tante vorte hai provato a legà

le speranze der futuro

co i fianchi de 'n marito

che pare 'nnamorato,

ma rosica ner core,

è sempre più 'ncazzato.

Se la pija co te

no co tu fija,

er bene "incontrastato".

Lo so, ce proverai

mill'antre vorte

a 'cchiappa la speranza

a mani nude

e que la scapperà

dalle tue dita,

come 'n luccio,

impazzita.

Noi donne che sapemo campà

der pane 'n po' ammuffito

del domani mijore

semo amanti fedeli.

T'auguro de rialzatte

ancora e ancora

co le labbra dipinte

d'autostima, senza rassegnazione.

*

Fuori schema

Il vento fuori batte forte i pugni

contro le mie finestre seminuove

come uno stalker senza pietà.

Paradigma della mia vita

assediata da un'infausta

moira, sfonderebbe quei vetri

di media qualità, ma io

non cesso di vigilare

come un fante coperto

di fango, tenendo ben oliato

il mio fucile ormai fuori

ordinanza.

*

Anniversario

Forse sarà un giovedì generoso di alberi

in fiore e gli uccelli faranno festa

attorno al campanile parrocchiale.

Forse, tornando ad incontrarci

per ricordare la piccola donna gentile

che ci invitava a banchetto

con l'armonia, spunteranno sorrisi dalle tasche

ormai gonfie di ricordi.

Forse qualche lacrima fortunata

riuscirà ad evadere dal chiuso

recinto della memoria e scivolerà

lungo le nostre guance più vecchie

di due anni.

*

Vizzio capitale

Tu sei messa sur trono

da lui tutti li giorni

che Cristo scenne 'n tera

e ancora c'hai la faccia

de piagneme davanti

pe mali da du sòrdi?

Brucio de rabbia e l'invidia

me se appiccica addosso

peggio de 'na sguardrina timorata

perché la tua sopportazione,

più farsa de quer Giuda

di cui rempimo er monno,

me lavora li fianchi senza tregua

come 'n puggile sottovalutato.

 

*

Ore 7 cucina

Sul piatto di porcellana

bianca una rossa mela

incontra i miei occhi inespressivi.

Ricordo di averene mangiata

una con te a morsi rapidi

e golosi, ma tanto tempo

è trascorso da quell'innocente

peccato di gola che è

l'età giovanile.

Ora le mele, a spicchi,

cadono fra i tuoi denti

indeboliti e con sforzo

trituri il pomo della passione.

*

Puro dovere

Osservo il sole che si gratta

la schiena sui Castelli*

per sollevarsi, ostinato,

dal suo letto d'ortica

e scaldare quanto basta

i primi stentati passanti

che si trascinano a lavoro

inebetiti dalla consuetudine

del coatto vivere quotidiano.

 

*Castelli Romani, come sono chiamati i Colli Albani, a sud di Roma

*

Aspirazione

La verticalità mi attrae

come un sottile filo d'oro

che si srotola dal cielo,

impossessandosi delle mie

mani fredde e del mio

petto in fiamme.

*

Niente melassa

Amo tutte le tue sconfitte

scavate nel viso sempre

più affilato e nella mente

da parkinsoniano irriducibile.

 

*

Buona la prima

Ed ogni giorni recito

a soggetto, affinando parole

che si sciolgono in bocca

come caramelle di buona qualità.

*

Giulia Pia

Sei nata fra le fiamme

protetta dall'utero di tua

madre, la donna arsa come

legno secco buono per il falò

che incenerisce le violate.

Molti hanno adottato la tua

infinita fragilità, ma non manchi,

presso la culla termica, la presenza

di chi ti ha generato dal rogo.

*

Madonna musulmana

Un velo bianco

vela spiegata verso

un limpido futuro.

Un viso bello come quello

delle madonne medievali, scatenasti

la tua sacrosanta indignazione

contro quell'uomo barbuto

che ti sputava in faccia

la parola donna quasi

fosse una sconcia omonimia.

Tu giornalista, tu colta,

trattata da puttana

perché la sfrontata intelligenza

la solida cultura foravano

la sua ottusità come proiettili

di un kalashnikov russo.

Con parole a me incomprensibili

con un gesto freddamente imperioso

ordinasti di interrompere all'istante

la trasmissione, unta di pregiudizi

antifemministi, lercia come un corano

unilaterale dove la donna

sta supina, tenera carne

buona per la riproduzione.

Con la tua laica corona

di capelli neri apparivi

come la "mia donna".

 

https://www.youtube.com/watch?v=Cjv5-_IbkoM

 

*

A mi sorella

Bevo solo tisane

tu macini caffè

nun fumo pe principio

tu stai sempr'attaccata

a spippettà nervosa

pe coerenza e pe tigna

t'avveleni da te.

Me piacciono i lustrini

da esse tinta e ritinta

tu vesti minimale

ciai li capelli bianchi

tajati a la maschietta

li jeans e na maglietta.

Semo propio diverse

e nun c'assomigliamo

armeno esteriormente

a l'occhi de la gente.

Ma de capoccia e core

restamo du sorelle

de pelle e intelliggenza

d'amore e 'ncazzature.

Si mamma ce vedesse

direbbe, "Che creature!".

 

*

Montagne russe

Giurai a vent'anni circa

de nun salicce più,

me pareva da scemi

fasse sbatte su e giù.

Ora so' risalita su sto gioco mortale:

un giorno me soridi,

'n artro giorno stai male.

Er Parkinson è 'na troja

che te leva la voja

de vive e de sperà,

de respirà e campà.

Coll'omo mio sto 'nchiusa

in un castello nero

ndove nisuno bussa

dove sei priggioniero

di incubbi e delusioni

de sogni e d'illusioni.

Vorrei scappà domani,

anzi mejo stasera,

ma nun posso lassatte,

qui nun c'è primavera.

Ce semo tanto amati

ce semo amati tanto,

divideremo nsieme

solitudine e pianto.

*

Esoterismo alla bbona

Me parlasti de cabbala giudía

de lègge li tarocchi e puro de cristalloterapia.

Ce capii poco, ma troppa merce esposta

pe cojonà la gente in der la via

me sa de fregatura, come quer ciarlatano

che prometteva sordi a tutto spiano,

no pe l'antri, pe sé, ma lo diceva piano.

Speculà sur dolore de la gente,

su la speranza vana der lavoro,

che nun conta più gnente,

è proprio der santone,

ingrassato da quarche credulone.

*

Dichiarazione

Non parlarmi più di naufragi

di piccole mani afferrate alla sabbia

come al petto della madre dispersa.

Non è più tempo di lacrime facili

la tramontana le prosciuga

avara di emozioni e di ricordi.

Ricordami l'amore che ci allacciava

i fianchi, gli sguardi dove si preparava

il fuoco per gli amplessi serali e la chiesa

anticamera per la nostra pura sensualità.

Non parlarmi più del passato, delle imprese

di morti ormai traghettati sotto terra.

L'ora è il nostro tempo. Non c'è concesso

futuro, quindi centelliniamo i secondi

come un vino d'annata che ci consoli.

E se mi accarezzerai il viso

sarà come fare l'amore

in tempi non sospetti.

*

2016 cor botto

Me dichi che sarà 'n anno funesto,

ma vattene a l'inferno, nun è onesto,

doppo 'n dumilaquinnici bojaccia,

profetizzamme jella co sta faccia!

Tutto l'inverno è stato 'n gran casino,

ho lavorato poco e quer poretto

che passa er giorno fra portrone e letto,

s'è lamentato sempre mane e sera

e nun è annata mejo a primavera.

L'estate è stata proprio 'n puttana

fra ricoveri, scandali e 'na nana

speranza de quer mijoramento che s'è

scoperto presto 'n fallimento.

L'autunno fra du gocce e 'n botto de dolori

era assai mejo che restasse fori

da 'n macabro balletto de morti e crisantemi

(li comprarono farsi...nun ereno più scemi!).

Er novo inverno nun se fatto vede.

Su polveri sottili s'è sbragato

e già chiamamo 'nfame sta stagione

e letame li frutti che ce lassa

scaricanno monnezza ar posto de la neve,

ai tempi de mi nonna bianca, morbida e lieve.

Quinni va' a quer paese,

te er tuo dumilasedici sfigato.

Io, ar momento, ho già dato.

*

Natale 2015

Si te 'ncontro, oramai te riconosco.

Nun sei anniscosta dietro li regali,

ma na busta de plastica cor pane

e latte te fà sentì leggera come

nun capitava da tant'anni.

Scambiamo du' parole su i malanni,

sur mutuo che te sfianca, quer bojaccia,

le spalle, su la crisi economica

e i politici che rompeno le palle.

Poi me soridi e anch'io stenno le labbra,

sei mi sorella, atea o musulmana,

e io me sento certo più cristiana.

*

Dedica d’Avvento

                              a Celina

 

Te dedico 'n presepe virtuale

'ndove l'asino e er bove

so' quei genitori mai stanchi

de soffià sur divino bambino,

su la madre da sempre tanto amata

e su Giuseppe, un padre putativo

eccezzionale. Quer padre

era mi padre, che vejava

le fije, li nipoti e i pronipoti.

E quanno se ne annò, nun disturbò

nisuno, propio come er modesto falegname.

Mi madre è que la stella

che brilla su la grotta

preziosa e ancora bella.

Sto presepe cià posto ne la mente

de chi ha deciso d'esse 'n po' decente,

de dedicà a sta pora famiglia

la carità che de l'amore è fija.

*

Alla mia fuorisede

Lo dici sole mentre ancora sogni

di lenti baci lungo Villa Borghese.

Poi corri alla finestra e un raggio

smunto, a stento, ti sfiora le mani.

Allora la nostalgia occupa il tuo

bel seno e riconquisti la cucina

per una tazza di tè insieme a Emile*.

 

*il gatto di casa

*

Desolazione

Ne la basilica saranno quaranta

vecchi regazzi sopra l'ottanta.

Er prete stesso nun sa più che dì

perc'ogni sabbato li trova lì

e chiude l'occhi pe nun vedè

che drento ar bujo nissuno più c'è.

Voti li vecchi vasi, poche le piante secche,

solo li matti sotto ar crocifisso,

occhi sbarrati e mani a stoccafisso

vonno toccà er mistero a ogni costo.

Poi, fora, er mercatino de la chiesa,

li scarti de li scarti messi 'n posa,

e noi che buggeramo la sacrista,

'na baciapile racchia e 'n po' arrivista,

che vorrebbe comprassimo monnezza

coll'espediente della tenerezza.

Si sta desolazione fosse donna,

nun assomijerebbe proprio a la Madonna.

*

Diatriba religiosa

Er cane der portiere

è stato stritolato

da 'na moto potente,

possi morì ammazzato

chi ce montava sopra,

che è sparito ner traffico

inquinato in un par de minuti.

Li vecchi davanti ar condominio

parleno a voce bassa der

povero Ivanò, bestia de core

"Glie mancava sortanto la parola",

"Te faceva le feste 'gni momento",

"Sarvò mi fija da 'n molestatore",

"Era come 'n cristiano!",

"Beh qui, sora Lucia, nun so' d'accordo.

Nun sapeva cantà Tu scenni da le stelle.

Latrava solamente 'n pachistano".

*

Diagnosi

Lo sguardo di continuo afferra

l'osso della tua gamba sinistra,

faticosamente ricoperto di pelle

scura e rugosa come il viso

delle vecchie contadine.

E' lì che tu custodisci, geloso,

la coscienza del tuo viso contratto

e quando raramente ti si contraddice

la voce si spacca dalla rabbia

e gli occhi, velati dall'ipovedenza,

si aprono in laghi abissali,

dove annega la nostra verità*.

 

*dei cosiddetti sani

 

*

Pensiero utile

Certe mattine vorrei poter amare

ancora e straziarmi di inutili

attese accanto al cellulare.

Bere baci non dati

insieme all'orzo quotidiano

e ridere delle mie rughe

davanti alla vecchia specchiera,

pensando che è inutile

all'amore una recita

di dilettanti volenterosi.

*

Era di notte #controviolenzadonne

(A Franca Rame)


Ti hanno caricata come una vacca
riottosa, serrando le tue grida educate
con fazzoletti sporchi e la tua tragedia
è durata solo cinque stupri
sessisti, fascisti come sempre,
come allora come ora.
Ti ha salvato il coraggio, condiviso con Dario,
di denunciare e di non mollare
al silenzio l'infamia subita.
Anche le donne che non ti hanno
conosciuta trovano in te una laica
patrona contro ogni sorte di violenza
che non cessa di sfigurare la quotidianità.

*

C’è poco da fa’

La bella Roma der Funtanone, der Coliseo e de Campo de' Fiori

c'ha freddo stasera e trema come 'na  vecchia

barbona incartata ner cellofan de 'n pacco

dono mentre che er Tevere se butta a San Bartolomeo

come 'n pagliaccio drento al cerchio de foco

pe strappà le risate e li fischi de la gente.

Ce so' poche machine sur lungotevere

e nisuna voja d'annasse a divertì.

Quanno Pariggi piagne, Roma nun pò

ride perché ste du cuggine 'n po' invidiose

nun ponno campà l'una senza l'antra

e si è guera pe l'una, nun c'è pace

pe Roma 'ndove li baci crepano dalla disperazzione.

*

13-11-2015 Parigi

E' morta la musica del concerto
e chiunque l'abbia composta
giace con lei in una pozza di note.
Ad ogni gemito che si affievolisce
corrisponde un'anima che raduna i ricordi
per dirigersi, smarrita, verso l'oltre.
E dove la guerra urla e calpesta corpi
ormai buoni solo per flash disumani,
si spegne la speranza violentata dal branco.

*

(In) sanità

E mó se ritrovamo a l'ospedale

'ndove tu aspetti fino dalle sei

la visita che avevi prenotato tre mesi

fa, da l'amichi più intimi 'nvidiato.

Già trovi 'n fila un ceco accompagnato,

tre vecchie che te guardeno de sguincio

mentre 'n infermiere dar muso 'n po' 'ngrugnato

te fa notà che la prenotazione nun sarebbe,

poi, 'n regola, ma farà 'n' eccezzione.

Mentre che l'ore passeno nel sonno

te sogni ch'anche ar tempo de tu nonno

se passava la notte pe raccattà quarcosa

a quer mercato nero che ancora c'ha de vero.

Ariva er gran momento: un medico annojato

in du' minuti formula la diagnosi che pe

novanta  giorni hai temuto e aspettato.

"Potrebbe essere una carenza di ferro

o forse è troppo alto o è la concentrazione

degli enzimi, la funzionalità del fegato...".

E poi giù 'n testamento d'analisi da sballo,

c'andresti certamente su a Rapallo.

Possi morammazzata sta sanità bojaccia

che manco se vergogna de mostrà sta faccia

de vòto e 'ncompetenza, d'assenza e de 'mpotenza

di fronte a li malati, di fronte a li dolori

che fanno scoppià er fegato a chi non sorte fori.

*

Scenari devastanti

Questo tsunami bavoso che puzza

di discariche ben digerite da stomaci

capienti, di cantine dove gli uomini

si confondono col letame e la rassegnazione,

questo tsunami sia, una buona volta,

spazzato da un giudizio universale

che, confondendo tonache cardinalizie

con gessati gonfi di tangenti,

riporti i fiumi negli alvei, la neve sulle

montagne e una tregua in ogni

terra violata, martirizzata, bombardata

da quel fuoco amico che ha stretto

da sempre alleanza con Caino.

*

Elsa

Ricordo perfettamente il tuo caschetto

bianco e il sorriso misericordioso

che illuminava la ragnatela

stampata sul tuo viso

da una malattia silente.

Ricordo e non provo minimamente

ad imitare quello che sei stata,

la parabola vincente su una tavola

di mediocrità.

*

Autunno

La malinconia di un sole suicida

mi rimane in gola angosciosa

come il nocciolo di un'albicocca

matura e ancora desiderabile.

 

*

A lo sportello

Aspetto, sto 'n fila, non fiato

speranno che lei finalmente me faccia

la grazia de dimme che ho tutto pagato

pe nun riscontamme la pena a que lo sportello

giù a lato.

Così brucio er tempo che a vive purtroppo

me serve, schiaffata in un serpentone

che lento se move, rissoso e sclerato.

Nun canto, nun rido, nun parlo,

sto cacchio de vita ormai è 'n tarlo,

che rode spietato sto core spompato.

E quanno è finita la fila, un'antra

comincia vijacca: è peggio de prima!

Ormai so' sicura che m'ammazzerà lo sportello,

un po' come more 'n agnello davanti al macello

già prima de essece entrato.

 

N.d.A.: dedico questa mia pasquinata  a Celina, esperta nell'arte di subire ogni sorta di fila.

*

Puro desiderio

Avere un amico con cui passeggiare

sui viali accarezzati dalla pioggia

e trascorrere l'autunno con le sue parole,

senza lacrime inutili o rimpianti storpiati.

Avere un amico cui poter sussurrare

"Ti voglio bene" senza arrossire,

senza banali fraintendimenti

e stringergli la mano, guardandolo

dritto negli occhi, offuscati da una dolce

nebbia.

*

27 anni

Con tenera serietà mi hai confidato

che, per la prima volta, eri orgogliosa

di me, del servizio fedele a tuo padre.

Confesso, stavolta mi hai spiazzata,

mi sono commossa e ho saputo

solo rispondere che mi facevi

piacere, mentre ero ubriaca

di stupore, l'emozione a me proibita

da sempre, serrata nel carcere

di un cervello irrimediabilmente

masochista.

*

Peccato di gola

Vorrei che qualcuno mi offrisse

un cornetto alle otto di mattina

e, dal vetro del bicchiere,

mi guardasse intensamente

soffiandomi aroma di cappuccino

nelle narici, nettare dell'amore

quotidiano.

*

Contraddizione

Del fatto che esista una lobby

ben oltre Sant'Anna

è opinione degna di fede.

Che i fumi si alzino superbi

nel tempio e appestino l'aria

non si sussurra più,

anzi si grida.

Come fermare il sabba dei porporati

corrotti? Non è più solo martirio solitario

di Francesco, ma dovere di quel popolo

"cristiano" orami figlio del gossip

e dello scandalo, che pasteggia

colla pedofilia e si ubriaca

con il rum del nichilismo.

*

Frida te quiero

Boschi selvaggi le folte sopracciglia,

inanellate fino alla vergogna le dita,

neri i begli occhi, lampi di dolore

impastati in furiose passioni,

affaticato il tuo andare trafitto

ma nascosto da vesti rigogliose.

Più ti conosco, più mi sei vicina

o lontana.

*

S.o.s.

Se tu mi prestassi un po' d'amore

non tradirei la tua fiducia, lo giuro.

Un'ora soltanto mi basterebbe per scaldare

questo petto vuoto e piantarci un albero.

Poi ti renderei il sentimento con gli interessi

di una gratitudine ormai a rischio

di estinzione.

*

Moralità cittadina

Dicheno che Marino cià lassato

pe quattro conti che, però, ha sardato.

Un gruppo de fedeli 'n processione

barbotta e piagne su st'infamità,

"No, nun esiste, non se ne pò annà!

Era 'n signore e l'hanno 'ncaprettato".

Certo 'n trapiantatore de livello

pareva er cittadino supra partes

ma doveva da usà de più er cervello.

Governà Roma, impone 'n pò de freno,

è come guidà a mano 'n grosso treno.

Lui sorrideva da 'n ber finestrino,

guardava li misfatti senza vede,

siccome nun scenneva, hai voja a crede

che l'Urbe se sistama a tavolino!

*

Without loving

Il gioco si è spento.

Nel fuoco fremono ancora

fantasmi di tizzoni.

*

Monito

Avvolgiti nel momento presente,

come nel mantello multicolore

dei beduini, copriti la bocca

e muoviti fra discariche dismesse

con cautela, come un serpente.

Nell'attimo che seguirà

non respirerai certo a pieni polmoni,

ma con la dignità di chi misura

fedelmente le incertezze del futuro.

 

N.d.A.: poiché tutte le istituzioni si sbriciolano indegnamente, solo il serpente riesce a farla franca.

*

Risposta

Mi guardi e dici che non sorrido più.

Certamente vorrei atteggiare le labbra

sottili ad un'arguta benevolenza,

più congeniale ormai di un volto ombroso,

ma manca la materia prima al flettersi

dei petali di rose sull'acqua.

La gioia non cresce più su un prato

diserbato dalla vita.

*

Quasi ogni giorno

La povera schiena crestata

ha subìto un nuovo insulto

ma il sangue si coagula rapido

mentre scorrono umiliazione e rabbia.

Lo ungo di creme e profumi

perché non perda regalità

fra i suoi fratelli*.

Lui mi regala un sorriso doloroso,

io lo bacio sulla fronte come si fa

coi bambini malati per tentare*

la febbre e versare il dovuto

conforto sui suoi indegni dolori.

 

*gli altri ammalati

*misurare

*

Into your shoes

Provaci ancora, leghista strabico,

a sputare sul serpente di immigrati

che striscia per l'Europa tra la polvere

e i poveri sogni già scartati.

Non cerchi neppure di sfiorare

i loro decorosi cenci anglofoni

e la fine culura stracciata,

consunta, e tuoni ottusamente

mentre godi, nel sole di settembre,

con l'ultima pseudolgettina.

Infila, una buona volta,

i loro sandali sdruciti,

le scarpe da ginnastica

dalle bocche urlanti,

i piedi nudi nella pelle morta

e cammina senza fermarti,

tramortito dal sonno

verso una terra mai promessa,

aggredite le terga dal più cieco

razzismo.

*

Di questi tempi

Non svegliarmi, ti prego,

prima che hypnos si sia

sparso sul mio corpo affaticato,

distendendovi sogni gioiosi,

come i sette veli di una sfrontata

danzatrice che inarca

il piede sulla psiche in fiamme

dell'amante.

E anche se per te

il dovere è la forma

più alta del piacere,

ti siano rese grazie.

*

Sguardi

Mio bel ragazzo,

quando ti ho visto arrossire

senza timidezza, con pudore,

il cuore indurito è scivolato

come un pesce rosso, liberato

in acqua dolce senza preavviso,

nel mio ventre, per nuotare felice

verso il lago di un grembo fecondo.

*

Cenerentola

Sentirmi di nuovo morbida,

auriga di un corpo nuovo

e il ritmo del samba

sprona la vittoria su un'ottusa

tristezza profumata di lavanda.

Per me, stasera almeno, note di bergamotto

audace, un trucco falsamente ammiccante

e un vestito nero che anneghi nell'oro

la sua amara lucidità.

Un uomo da abbracciare?

No, thanks.

Stasera ho voglia di me.

*

Ricordo vicino

Come eri bello! La mano forte dalle lunghe

dita stringeva sorridente le Marlboro

ed i lunghi capelli recitavano l'arte del sedurre.

Le spalle larghe, i fianchi stretti senza ostentazione

si concedevano alla curiosità delle zitelle

ed io non nascondevo la passione

e l'orgoglio che fossi tutto mio.

Ma non conoscevamo il destino tiranno,

segnato da un corteo di lutti e malattie

che avrebbe demolito la bellezza, deturpato

un amore che un tempo calamitò l'invidia

dei mediocri attorno ai nostri corpi.

*

Assalto finale

Già il califfato agguanta con lo sguardo

le porte di Roma e si prepara all'inaudito.

Non sono barbari questi oscuri nemici

ma segugi seguaci del social,

fanatici generati da un'informatica demente.

Così si abbeverano al sangue

di nuovi martiri, sgozzati, crocifissi,

stuprati in nome di un nero Allah.

*

Clima di confidenze

Lo sai, lettore, che la mia pelle

già da tempo ha barattato la sua tenerezza

con le squame di uno speculatore edilizio,

le zanne di un accorto penalista,

il veleno di un politico allo sbando.

Mi difendo aggredendo e miro ormai

alla gola o al sesso, gemelli perversi.

Ma quando la bella neurologa,

parkinsonista di valore e bionda per vocazione,

mi ha investito con un,

"Si ricordi che lui ha mezzo cervello bruciato",

mi sono portata una mano al cuore.

Turbamento, panico, orrore?

Due stent alle coronarie, semplicemente.

*

’N antro monno

C'è proprio 'n gran casino su ner Celo.

Pietro ha serato subbito er portone

'ndove passeno solo li beati,

perchè 'n gran delinquente vò entrà a forza

co 'na schiera de dodici dannati.

Er santo ha convocato i cherubini, l'arcangeli,

le mejo potestà e strilla come 'n matto,

"Satanasso, mortè, ce vò fa' fessi co l'ajuto

de santa madre chiesa e cor trionfo

'n tera de uno de li sua, pretenne

de pijasse er Paradiso e chi ce parla

mò cor Padreterno?".

"A Piè, ma nun lo sai che sò onniscente,

che già sapevo de sto gran bordello

prima che ce pensasse quer bojaccia

cor sostegno dei peggio cravattari?

Sera la porta e poi butta la chiave.

Li bboni l'acchiappamo co 'na corda

che ciò anniscosta da l'eternità,

da quanno sortì er dubbio che i cattivi

se vonno acchiappà questo Paradiso

come si su la tera l'avessero diviso".

*

Riabilitazione

Insegnami a districare le mie dita

dalla tua mano smagrita e lavorata

da un dolore di cui ormai contiamo gli anni.

Fai il primo passo tu, insegnami a lasciarti

per il tuo puro bene, perché le membra

ormai estranee e scomposte ritrovino

armonia e pace nell'alleluia.

*

E ce raggiono

Me dice sto core che gronna sudore,

"Nun fatte incastrà mai più da l'amore.

Vabbé da regazza a esse 'n po' pazza,

ma adesso i sospiri so' robba da ghiri.

Ritrova te stessa, acchiappa la rabbia

che te fece bella in mezzo a la sabbia.

Ardeva de foco lo sguardo tuo nero

ma drento er cervello sottile, sincero,

voleva la donna ar centro der monno,

no robba ar mercato, pensiero profondo".

*

Casalinghe

Incontro fantasmi sudati

che trascinano carrelli della spesa

gravati dal nulla.

Vanno avanti e indietro

senza uno scopo, patetici,

illogici tra sorrisi incerti.

Consultano orologi rigati

dal tempo e dalla solitudine

come se le ore li inseguissero,

segugi implacabili e neri.

Anche se nessuno li aspetta

tremano di rara impazienza

alla cassa del negozio

come smorti burattini.

Rientrano nelle case solitarie

con l'unico desiderio di evadere

al più presto sorridenti

di disperazione.

*

Così è

Piccoli regali d'estate,

trasgressioni modeste

come i saldi in tempo

di crisi.

Gite con umidi panini

che piangono la recessione.

E più nessuna voglia

di fare l'amore

intrisi come siamo

da un sudore che puzza

di attentati e scioperi bianchi.

*

Cena romana

Ma 'ndo pensi di annà stasera

a cena si i sordi nun ce l'hai?

Escludi er ristorante rinomato

co lo chef che compare alla tivvù

er sommejé co 'n soriso stampato

che t'offre la carta de li vini

come dicesse "Tiè!".

La pizzeria verace è proprio 'na bojata:

la pizza è cara e puro un po' bruciata.

Lo street food poi è 'na gran fregatura,

la pastella molliccia nun sposa la verdura.

Perciò, sai che te dico? Rimediame 'n panino

co la porchetta ancora scrocchiarella.

Faremo ai mezzi io co Nina bella.

*

A mio padre

Ti ringrazio perché sei stato

felice che nascesse a te

una figlia, scarto del mondo

che disprezza di cuore

la donna e la relega

soffocata dal buio

in nome di Allah,

il misericordioso.

E alla nascita della secondogenita,

quando i maschi di casa

temevano la tua disillusione,

mi hai condotta, lieto,

alla culla di una bella

bruna.

Non mi abbandoni ancora, Marcello,

e ti contemplo, folgorato dall'istantanea

che stampò un sorriso sulle tue labbra

dopo l'agonia.

*

I cotrari non si attraggono

L'odio ha un sapore dolciastro.

Come il manrovescio di un amante

ti stordisce contro un vecchio cassettone

e pensi solo ad estrarre dal tuo

cuore devastato la lama sottile

del rancore e poi colpire come

la canicola del deserto,

così smetti finalmente di amare.

L'odio ha un sapore dolciastro

e tu non chiedevi che un bicchiere

d'acqua per toglierne il sapore.

*

È stata un’oasi

Le parole ormai mi assordano

e non sento più il bisogno

di barattare sorrisi e convenevoli

per un euro di carità.

Anzi questa sconcia maschera

dell'amore mi scaccia

lontano, in quel deserto

dell'anima dove è morta

la palma della riconoscenza,

l'acqua è stata violentata

e la verde erba, per mutazione

esistenziale, è ora solo 

un cardo che tace e stilla

sangue senza logica

apparente.

*

A Pietro

Rovescerò la luna

e, fra i due corni, 

stenderò una nuvola

perché tu, amico poeta,

possa riposare in pace

sulla sua bianca luce.

 

N.d.A. Ad un uomo ricco di amore, di dolore, di passione, che ci lascia orfani di una poesia scomoda ma splendida.

*

Nessun piacere

Mi spengo in un sonno sudato,

mi accendo ai tuoi lamenti

e trascino catene fumanti

dal corridoio alla cucina

dove la speranza è ormai

scotta.

*

Dove sei, Marx?

Fanny lavora sette ore

a nero presso tre megere

nel noleggio degli abiti

da sposa.

Teme sempre di essere cacciata

come tanti in questi giorni

opachi d'afa e di mediocrità.

E i padroni più padroni

che mai, grossi gatti

dal pelo ben curato,

godono nello spremere

fatica ed utile terrore

da chi sempre tiene bassa

la testa per imprigionare

un odio senza lacrime

nascosto nell'umile caverna

degli occhi un giorno liberi.

*

Dall’estetista

Non sono come Serena.

Non nuoto fra massaggi e

trattamenti, non ostento

sofferenze ridicole come fantasmi.

Non metto in evidenza

le rughe con un belletto osceno,

inopportuno e non belo

sul colore delle mie unghie

laccate rosa baby.

Entro ed esco dall'estetista

come dal fornaio, semplicemente

una volta al mese.

*

Peccato veniale

Mi hai ringraziata

- era la prima volta -

per averti servito

come sempre ho fatto

senza coinvolgimenti

morali, senza parole.

Mi sono vergognata

di non essere migliore,

ma in tasca ho questi

doni decisamente normali.

*

Accudimento

Sostenerti in questi giorni

che grondano sudore

e nascondono il pianto

dentro i fiori di cactus

è normale eroismo

arruffata quotidianità.

Profuma di rose aguzze

immaginate in una veglia

densa di sonno, orfana

di sogni.

*

Sempre lì

Il mio balcone non è un granché.

Penzola su una strada a scorrimento

veloce, spia gli sberleffi degli ubriachi

al new bar, davanti al quale

dormono cani grigi di smog

e sporchi come i padroni

appesi a cellulari di fortuna

dove si fa l'amore

o si litiga senza vergogna,

col cuore legato al guinzaglio.

*

Menzogna multimediale

Ancora una volta chiameranno

estate un'artista di strada

sospesa su trampoli sbrecciati

coi pantaloni rossi ed un sorriso

triste come quello dei bambini

troppo viziati, poco amati.

*

Ancora tu

Da una vecchia foto

mi abbagli con la tua

candida camicetta

e le braccia conserte

nascondono i dolori

di un grembo dal quale

nacquero i frutti maturi

della tua mente in fuga.

*

Aggiornamento

Renzi, dunque, vò fa'
la bona scola,
se 'nventa un diriggente
co' poteri assoluti,
che Dio ciajuti,
puro sindaco emergente.
Ma i docenti nun vonno
pagà più er tribbuto
a sto giovane Cesare saputo.
Tutti, allora, giù 'n piazza
a fa' casino cor sostegno
der coro studentesco
pe strillà com'ossessi
contro sti gran progressi.
L'ommini malamente maltrattati
e presi puro a carci ner sedere
rifiuteno er tranello der potere
tirato su da quattro scojonati.

*

Lanterne

Tutto il giorno, affannata, ti sono

corsa dietro senza incontrarti.

Al mercatino del vintage

e del salame di cervo,

speravo mi apparissi all'improvviso

col solito sorriso un po' ritroso

di bambina studiosa.

O, come in metro,

pigiata al tavolino

del cinese fra il riso

cantonese e i ravioli

al vapore, speravo

in un incontro ingioiellato.

Maggio giocava a nascondino

fra vortici di pollini impazziti,

il sole attenuava l'antiquato

pallore di mesi lacrimosi,

ma io non ti vedevo, smaniosa

di sfiorarti la faccia e di bere

dal seno profumato di camelia.

*

Maggio

Nel ventre, colpisci nel ventre!

Ne usciranno margherite

gialle e bocche di leone

incartate nel cellophane,

un bouquet neomariano.

 

N.d.A.: ho voluto guardare con occhi diversi alla gettonatissima Festa della mamma

e dintorni.

A tutte, madri di versi quali siamo, un augurio ironico e commosso.

*

Fermo immagine

E' inevitabile: un giorno,

feriale, ma ancor più

di domenica, le lancette

nella pendola dell'amore

appassiscono come rose

colorate da mani

mercenarie e la passione

lentamente scompare

nell'acqua stagnante.

 

*

Birthday

Strappati almeno dalle spalle

quelle piccole ali grigie

che frenano la corsa

e la risata.

Indossa il tuo sorriso contagioso

e una mano solidale

sfiorerà la rassegnazione scolorita

dei dolori mediocri.

E sarà già domani.

 

Ad multos annos

*

Amore è

Una piccola mano grassoccia

ormai mi accompagna premurosa.

Costi sollecitamente guida

i miei lunghi passi

resi incerti da lampi

artificiali ed io sono

alle stelle.

*

Tarcisio e Nauman

Ti ricorderò come il giovane

santo del mio primo libro

di candida agiografia.

Sei stato circondato.

Interrogato sulla tua fede,

hai risposto di getto

che eri cristiano e, come

Tarcisio, hai testimoniato

agonizzante la tua fede

arsa di benzina integralista.

Ognuno di voi due custodiva

nel petto il corpo e il sangue

di Cristo.

*

Autobiografica

Si t'aricconto quann'ero

regazza rimaresti de certo

stranito e 'n po' confuso.

Alta, mora, co no sguardo

bruciante, ero sicuramente

affascinante!

No, nun me parlo addosso,

è pura verità.

L'ommini me ronzaveno

vicino come mosche

cor miele, ma io pensavo

a scrive e a fa'

politica, c'avevo

l'intenzione de cambia'

sta nazione.

Poi, pe fortuna, mi so' 'nammorata:

era bello, 'ntrigato e colle mani

forti me torse er core

fino a famme male,

ma era amore vero, naturale.

Annai  a nozze 'n bianco,

antro che principessa!

Me sentivo reggina

de 'na storia bambina.

Zompo, pe forza, all'oggi.

No, nun me sento

vecchia e torno a baccajà,

su sto zozzo paese

che nei secoli dissero

cortese.

*

Sacrosanta ribellione

Se ancora una volta

mi dici che preghi

con la voce belante,

con gli occhi bassi,

giuro non rispondo

della mia reazione.

Sarà rapida come il lampo,

assordante come il tuono,

cieca come il terremoto.

Se mi vuoi bene davvero,

comprami un croissant,

appendimi al collo

un medaglione Pupa,

regalami un abbraccio

forte e due grosse

lacrime.

Col mio Dio geloso,

col mio Cristo crocifisso,

preferisco parlare da sola.

 

N.d.A. il medaglione al quale alludo è una della creazioni di Daniela Pupa, artista del fimo.

*

Mascolinicidio

Ti hanno trovata calma

e pronta alle manette

dopo la tua arresa chiamata

alle forze dell'ordine.

Hai solo mormorato,

"Mi maltrattava sempre

e volevo fermarlo".

Così il tuo innocuo coltello

da cucina si è trasformato

in un'arma di letale precisione,

spaccando quel cuore di pietra.

Ti auguro tutte le attenuanti

perché hai sfoderato coraggio

contro ogni logica sottomissione.

 

N.d.A. Non intendo, certo, incitare al crimine, ma difendere la continua violazione del corpo e della mente, perpetrata contro i più deboli.

*

Ad un’amica oncologica

Vorrei fare a pezzi

la tua logica paura,

soffiarne i coriandoli

dentro una bianca cascata

e veder scomparire

pian piano l'angoscia

nei gorghi di un' improbabile

serenità.

*

Yarmouk

Suoni dentro Yarmouk

per i condannati alla shoa

dei palestinesi e le note

si impigliano sui peli ritti

dei magri cani superstiti,

sui rami senza nidi,

fra i capelli dei bambini

ricci e soli, accucciati addosso

a fantasmi di pareti.

Suoni dentro Yarmouk

sempre più scheletrico

ed apri un corridoio

di speranza.

 

N.d.A. Dedicata a Aeham, il pianista del campo profughi di Yarmouk.

*

My eye

Il mio occhio nero e giallo,

gonfio e sconciato dal colpo,

sembra l'immagine speculare

di quello delle donne maltrattate.

Tante volte  mi sono messa in gioco

su questo tema che mi stringe il cuore,

ed ora una caduta senescente

lo getta in mezzo a loro

e ci credo di più  e amo

fortemente chi subisce e tace.

 

*

Cocktail paradisiaco

Da quando quotidianamente

mi visiti e ti fermi, ogni

giorno un minuto di più,

il Tuo spumeggiante dolore

mi stordisce e mi attira

come quegli incontri di una

notte che all'alba,

ancora stanno seduti

sul mio grembo gioioso.

 

*

Lavori ’n corso

Ve chiedo scusa

si scrivo 'n romanesco

ma proprio nun riesco

a parlà 'n italiano.

In Parlamento soffia

puzza de centrismo:
tutela tutti quanti,

giovani e pensionati,

riduce i previleggi

puro de i deputati,

ma è strada solo pe l'Illuminati.

Da l'antra parte li federalisti,

ma so' sempre li soliti leghisti,

vojono tajà a fette sto povero

paese: du' parti der guadambio

sempre ar Nord, er resto

a quei poracci sotto Roma,

de cui sortanto er voto è

robba bona.

E noi stamo a guardà come fresconi

perché da quando Cristo scese

'n tera, Cesare impera e er popolo

cojona.

 

*

Pasqua 2015

Voglio da sempre chiamare la gente

che amo con un innocuo soprannome,

Cervadorata, Tatina, Tata

o Emmina santa.

Non tutta, però, perché mentre

Ti avvii, già nudo, verso

Gerusalemme, pronto ma non

rassegnato alla croce, sei

Gesù Abbandonato, lo sposo

delle anime frustate a sangue,

accecate dal sudore che sporca loro

il viso, ma non la "tuttabella",

l'anima dei martiri per amore.

 

N.d.A.: questi miei versi sono dedicati a tutti i martiri del mondo, segno di contraddizione e scandalo per coloro che trionfano con la menzogna impressa sulla fronte.

*

Sante o baiadere

Noi donne siamo nate

per la sconfitta...consequenziale.

Quando nel sangue buio

partoriamo, il nostro grido

riempie i corridoi sorridenti

che attendono solo di strapazzare

la madre esausta col piccolo

rosso-violaceo...logico.

Torneremo di nuovo ad arrenderci

sotto i colpi di una menopausa

illuminata a giorno dalle caldane

e poi ce la vedremo colla vecchiaia

che detestano sia le baldracche

che le donne rabbiosamente oneste.

Noi donne siamo nate

per la vittoria nell'oltre, forse.

*

Desolazione

Questo amore che si è opposto

allo scatenarsi delle solitudini

e ha cercato di abbracciare

il vuoto, come un gabbiano

avvelenato dal transgenico,

è morto ad ali aperte

ed ora aspetta solo

che passi lo squaletto

dell'alba a portarlo

via, perché si confonda

con mille, desolati

rifiuti per resuscitare

riciclato a dovere

in un oltre eco e solidale.

*

Logica contraddizione

Come è possibile che

da un patire sordo,

dalla sconfitta finale,

io esploda cantando

una vecchia, sciocca canzone

retrò e mi riempia

di una gioia insulsa

quanto vera?

 

N.d.A. Chiedo agli amici recherchiani un piccolo pensiero per me e la mia famiglia.

Grazie!

*

Piccola ode

Mio Catullo,

adorato Orazio,

scampatemi coi vostri versi

levigati da secoli di pianto

dalla follia del quotidiano

che ogni giorno mi sveglia

puntualmente alle 6.

*

In vita

I tuoi conti non tornano.

Assegni, bollette, rimborsi,

che maneggiavi con l'abilità

di un mago delle clavette,

sfuggono al tuo cervello

matematico, quasi biglie

impazzite che scivolano via

dalla memoria e dal campo

visivo e ti incurvano la schiena

umiliata, mentre gli occhi prigionieri

inviano messaggi di soccorso

ai futuli sorrisi di passaggio.

Vorrei compiangerti e singhiozzare

di cuore, ma mi basta sdraiarmi

accanto a te e sfiorare il tuo

fianco ferito per sentirmi fortunata

e felice: l'ultimo vero uomo

mi copre col suo dolore passionale.

*

Venerdì ore 17

La madre dai rossi capelli

accarezza furtiva, coi begli occhi,

il piccolo Lorenzo, nove anni

di raro sorriso e sguardi

dolcemente inquisitori.

E' una lezione anticrisi questa,

pagatami coi soldi preziosi

di un sacrificio fatto per amore.

 

*

Street friendship is fantastic

Carica di buste, pericolante, affannata,

lungo il marciapiedi variamente rappezzato

ho incontrato Kamal, brizzolata la fitta

e corta barba, che dava il braccio alla

vecchia bicicletta, come a una sposa velata.

Tornato incolume da quaranta giorni

di preghiera nella grande moschea

- ma quale? - mi chiede di pàpa* e di Chiara.

Rispondo che lei non studia più,

lavora al nord sospesa tra nebbia

e nevischio.

Lui non capisce, sorride, si inchina,

la mano sul cuore.

Replico il suo gesto istintivamente

e mi accorgo che anche il mio cuore

dà segni di vita.

 

*mio marito

*

Beato egoismo

Per oggi non si vola.

E intanto il mondo rotola

lungo la scarpata ruvida

della più genuina idiozia,

a valle dove belano gli innocenti,

pecore crudamente ferite

della cui sete nessuno si cura,

preso dall'ansia di bere

il proprio cocktail fino in fondo.

*

Augurio

Subito il calore di quella

accoglienza salì dal tuo

grembo severo al cervello

mutevole mentre lo sguardo

azzurro di lui ti cingeva

i fianchi e non mollava

la presa come un portiere

di carattere, circondato

da avversari in maglia rosa.

Non so dirti, a distanza,

se finalmente sia amore

ma ne è una copia fedele.

*

Un nuovo gioco

Svegliami dolcemente domani.

Che sia l'intonazione della

voce, il tocco morbido di una

mano incerta o lo strusciare

cauto di un piede infreddolito,

mi trascinerà fuori da un sonno

in bianco e nero che non promette

speranza e si allontana irato

a denti stretti.

*

Contemporanea

Non sono Charlie,

non posso e non voglio

essere colei che plaude

alla teopornografia

all'esaltazione di chi

sodomizza il divino.

Ho certo orrore del sangue

vanamente sparso

che ha, però, moltiplicato

a milioni le copie

di un periodico non so

se più ripugnante

o più banalmente

tiranno di Allah

di Cristo di Geova.

Il credo degli altri

mi è sacro, più sacro del mio,

perché faccio fatica

a contenerlo in un

cuore inspessito

dai lutti passati

dai dolori presenti.

*

Anima mia

Ho fatto l'amore con ricordo,

mentre tu mi correvi incontro,

atterrando le mie educate difese.

 

Ho fatto l'amore col dolore

bagnando di lacrime profumate

le tue magre braccia

trafitte da spine artificiali.

 

Ho fatto l'amore con la rassegnazione

attraversando, cauta, quella piazza

ammutolita da una povera solitudine.

 

Tu ora mi percepisci lontana,

distratta, ma non contesto

il pensiero dell'amante di

valore che ancora sei.

 

*

In itinere

Eccomi. Saluto il nuovo

anno con il sorriso sulle labbra,

le unghie laccate di azzurro

e il cuore percosso, ma vivo.

Non ho grazie da chiedere

se non quella di saper

ringraziare l'ultimo passante

che non m'intralcerà la via

del reciproco darsi in gratuità.

Poi, su bianche ali sgualcite,

si snoderà il corteo

traballante del 2015

alla miope ricerca

di un'identità per cui

valga la pena

di compromettersi.

 

*

Natività 2014

Se passi fra le strade

del tuo paese, perforando

con gli occhi un marciapiedi

sconnesso, non ti accorgerai

che è nato quel Bambino

regale, tante volte annunciato.

Inciamperai su di Lui,

sulla madre accovacciata

e ti allontanerai di fretta

per non essere contagiato

dalla sua scomoda povertà.

Alza lo sguardo, allora,

vedrai finalmente la stella

che ti ha guidato a Betlemme.

*

Cartolina ricordo

Costeggi, furtiva, il negozio

della tipografia in vendita,

coperta la fulva chioma

da un velo bianco.

Ti inoltri poi in una viuzza

svuotata ormai di risa

ed accendi, con la tua ombra

cortese, lampioni spettrali

specchi di un cielo nevoso.

*

Il morbo

Una cordicella insanguinata

stritola le donne italiane

da nord a sud, sostando,

spietata, anche al centro.

In accelerazione, per non perdere

il premio del femminicidio 2014,

nulla la ferma, né la giustizia

umana, né il giudizio divino,

né la mossa proibita del taekwondo.

Come un Ercole furente,

abbatte le vittime destinate,

versa una lascrima, torna poi

a colpire con la clava

della più inutile fra le follie.

*

Grembo

Nel mio vuoto fecondo

sto piantando una delusione

e una speranza alternate

ai singhiozzi del tempo

ormai impazzito nel mio

grande uomo, ma questo è

Grazia.

*

Antifona

Ecco  l'8 dicembre ormai bussa

alle porte del natale romano

con i fiori sospesi alla statua

grigia della Madonna, incrostata

di polveri sottili, di omaggi profani.

Piazza Navona aspetta, col cuore

stretto in una morsa ferrea,

l'arrivo delle tante bancarelle,

come un branco di pecore

stordite, finalmente alla meta.

Ma ridurle di numero,

moralizzare il gioco,

ha generato ignobili proteste,

oscure defezioni da parte

di prescelti, allergici, da sempre,

ai privilegi.

La tradizione non è popolare

se non si nutre di favori,

di scambi e do un consiglio

al sindaco, quello di non cercare

l'ottimo fra tre fontane

da secoli corrotte.

*

Maschi da Facebook

Mi spieghi bene,

forse non capisco,

cosa vuol dire

"Mi piace"?

Io preferisco scrivere,

abbracciare un bambino,

carezzare un malato

e a te è gradito,

anonimo, che una donna

sia morta, ammazzata

da un bruto, con

un coltello agricolo.

Sette, otto colpi inferti

sono meglio di un coito

ed il sangue versato

è vino scuro, nuovo,

per emozioni insolite.

E' morta quella troia.

Di un bel femminicidio

si nutre ogni giornata.

Due sono certo il massimo.

Di case insanguinate

trabocca ormai l'Italia.

La rabbia delle donne,

come un torrente in piena,

come colata lavica,

discenderà giù a valle.

Puniremo i colpevoli

col coltello che abbiamo:
si chiamerà giustizia

con condanne esemplari?

Cinque anni non bastano

per domare le bestie.

*

Avvento vicentino

Trilla la tua voce,

come la sirena della fabbrica

alla fine del turno di lavoro.

Annuncia un soggiorno glitterato,

formato Merry Christmas,

passeggiate incartate in un foglio

color oro ed un cenone

senza rimpianti.

Raccolgo il tuo sogno bambino

fra le braccia e lo cullo,

avvolgendolo nelle mie povere

speranze.

 

NdA: Nessun ermetismo, ma, semplicemente, versi dedicati alla mia terzogenita.

*

Fata turchina

Di lei ho amato solo

i gonfi capelli turchini

e li ho subito prenotati

alla fiera delle vanità,

per gli anni di sale.

Ma il suo memorabile

sadismo nei confronti

dello sprovveduto Pinocchio,

clochard bambino alla

mensa del povero Geppetto,

non merita perdono o carità.

Usò conigli neri dal lugubre

apparato come strumento

pedagogico per una medicina

amara da ingoiarsi

con fede preconciliare

ed una falsa lapide

dalla foto devastante

col "qui giace" perché quel

burattino si sentisse un mostro.

Essi si celano nell'immaginario

più oscuro, scarafaggi

di un amore da collegio.

Fosse stata non bella

ma bellissima, l'avrei

scacciata subito dal mio

sonno agitato e avrei

chiuso la porta a sette

mandate.

Mi ci è voluto un secolo

d'angoscia, ma ora dormo

sul seno magro di una fata

bianca.

Morde ma è buona.

 

N.d.A.: con la più ampia libertà vorrei confrontarmi anche con questa figura.

Sono certa che tutti ne usciremo arricchiti.

*

Lucignolo

Lo hai incontrato

sulla tua strada.

Sorriso tirato e abiti scintillanti

ha imbavagliato la tua ingenuità,

trascinandoti nel paese dei

balocchi, dove le lacrime

sono prigioniere della notte

e le risate spazzano

un cielo dissidente.

Ti sei risvegliato asino,

orecchie e code umiliate

dal raglio sconvolgente di Lucignolo,

complice della tua disfatta,

carnefice dei tuoi pensieri.

 

N.d.A.: ciascuno di noi ha incontrato il suo Lucignolo, e ancora ne porta le cicatrici.

E' più pericoloso del lupo, perché ragiona sottilmente e ha la dote della persuasione.

Vi va di apire un contraddittorio?

*

Ora è così

Vivere soli, nutrendosi di un'irosa

banalità e dell'amara constatazione

che colpisce come una freccia:

coloro che si amarono senza ritegno

gridano ora il loro piacere dentro

un anfiteatro in restauro.

*

Gajo convito

Tutti quanti ridevano di gusto.

Ma, in fondo agli occhi

dell'unico malato,

prendeva forma quello

smarrimento, quell'orrore

del vuoto, quell'ansia

del futuro che sbarrava

la strada alla risata,

alla battuta ormai

stropicciata e consunta.

L'anima del convito godereccio

era ormai un'ombra rara

di splendente terrore,

d'amore che,

filtrato nel crogiuolo di una

passione a diciotto carati,

da occhiaie nere spirava vita,

solo vita vera.

Ridevano di gusto tutti gli altri.

*

Morte e nascita di un mito

Amore si è nascosto.

Ruvidi colpi di tosse,

imprecazioni amare

contro le ultime tasse,

scoppi di liti

fitte come pioggia,

hanno scacciato 

il cherubino alato

dentro un'atra caverna,

dal nome inconfessabile,

dove piangono a stento

le vittime di stupri,

di violenze pedofile,

di nuove schiavitù.

Amore, in preda allo sbigottimento,

le ha guardate con muta

compassione, ha aperto le ali,

se le è strette al petto

e il pianto si è placato,

sciogliendosi in note di carne,

degne di un nuovo mito.

 

 

 

*

Risposta (per Brittany)

Non esiste il girone

dei suicidi, né li percuote

la riprovazione dei sani

di mente.

Riposano finalmente pacificati

fra le braccia di un Dio

dalla tenera voce di madre.

 

N.d.A.: gradirei che in questa nuova era di misericordia cristiana, incarnata da Francesco, si evitassero commenti polemici e risorgesse il desiderio della crescita reciproca.

*

Lucidità

Ad occhi aperti contemplo

la tua nevrotica processione

fra un'intimazione ed un documento.

Sempre più curvo,

diversamente crudele,

sbricioli sentimenti

come una brioche ammuffita.

Io prendo la scopa, decisa,

e li spazzo via con cura.

La dicono presa di coscienza

che, all'ultimo atto, sa solo

di sangue coagulato.

*

Nodo scorsoio

Dunque ti hanno impiccata,

bellissima dagli occhi vivi

saettanti contro l'immonda

corte di ingiustizia che hanno

costruita con le travi marce

dell'integralismo più cieco.

Hai ucciso il tuo violentatore,

inaudito, ed ora Allah, il terribile,

vendica il sacrilegio con coerenza.

Hai scritto a tua madre

di non nascondersi nel lutto.

Veste e cuore, serrati dentro

una bara di vergogna,

non ti si addicono

eroina dell'autodifesa

e dell'amore che non subisce

ma si dona in cielo e terra.

Allah, il misericordioso, vegli

sul tuo ardente sacrificio.

 

*

Too expensive

Non sempre gli anni trascorsi

sono stati voli di gioia

o strie di lacrime semispente.

Molti li ho consumati

davanti alle vetrine

del centro, guardando

senza mai entrare

e non mi sono pentita.

*

Love me tender

Dichiararsi il nostro

amore e rinnovare

le eterne promesse

mentre l'uno,

medico dell'altro,

ne accarezza le piaghe

con ingenua tenerezza.

*

Ore 5.45

Un liocorno appariva all'alba,

addentava il cielo avidamente,

poi si disperdeva nell'anonimato,

scindendosi in cirri equivalenti.

Sembrava un presagio di guerra,

ma era una nuvola innocua

e, forse cortese, decisamente

senz'altra pretesa, la pia,

che far divertire i miei occhi.

Come questo mare, freddo

ed ostile, che si nega ai bagni,

escude da tuffi gioiosi,

prepara tempeste senza cuore,

ma è immutabile nell'immaginario

collettivo, quasi un divo da avanspettacolo

con le rughe nascoste da cerone

da infima qualità.

*

Corrispondenza

Mi hai scritto,

messaggiandomi esaltata,

"Qui in montagna

si è più vicini a Dio".

Io non sono d'accordo,

a me carissima, perché Lui

è nato da sempre

minatore dalla pelle

annerita.

Nelle miniere della disperazione,

ciechi tuguri, umide caverne

o luride capanne, dorme

presso l'uscita, avvolto

in un mantello dal colore

indeciso, dal calore bucato.

Lavora nei cunicoli di morte

con minatori del terzo millennio

e ha i polmoni intasati

di polveri e di zolfo.

Se i suoi figli bestemmiano

il suo nome piangendo,

sfiora le loro bocche

inaridite perché nascano

fiori profumati da quei venti

maleodoranti e guasti.

Non cercare più Dio

nell'azzurro di un

cielo lontano e maldisposto

verso il popolo dei poveri.

Lui aspetta, già da tempo,

al primo sottoscala

che incontri nel tuo andare.

 

*

Augurio

Trovati un giovane uomo sorridente

col primo bottone della camicia

intrecciato sul petto fiorito,

che sappia ridere o farti almeno

sorridere e che ti baci, mia bella,

in mezzo alla strada con passione

senza recitare una parte che non

gli si addice, quella del ben nato,

che di giorno ti contempla compiaciuto

e di notte frequenta i bordelli di lusso

con sordi scoppi di risate.

Un uomo da amare che ti ami

è l'augurio che giunge da una

stella, prossima all'Oltre, chissà quando,

che brillò fecondata dal sole per ben tre volte.

*

L’anarchia dell’amore

Io amo

tu ami

egli ama.

Che vale coniugare

anche il plurale?

*

Spartaco

Sulla tua arena zuppa

di dolori, combatti

con ostinato valore,

gladiatore dei miei

lunghi e chiusi inverni.

Vuoti gli spalti,

gli spettatori sono tutti

usciti prima che lo spettacolo

finisca, perché se il sangue

non scorre, è puro tedio

seguire i tuoi lenti movimenti.

Io non ti perdo d'occhio,

velate le pupille di rabbia,

e le mie grida risuonano

nel deserto del circo.

*

Un amore speciale

La tua voce calma e gentile,

caro M., è come la schedina

che non hai giocato mai

vinto da una quieta solitudine

tinta di verde d'autore.

Ora che il montepremi

non è più allettante,

perché lei ti ha sottratto,

all'improvviso, la sua generosa

vicinanza e si è nascosta nell'Oltre,

con le tue membra smagrite

e gli occhi buoni sussuri piano

"Sei ancora mia".

*

Your things

Raccogli le tue "robe"

e torni poi a contarle

con precisione quasi maniacale.

E cestini, impietosa,

quel tuo paio di jeans

semistrappati che non indosseresti

mai perché stupidamente seducenti,

anzi francamente indecenti,

per una carne che non vuoi

sfiorata neppure inavvertitamente.

Poi, con rudezza, chiudi

i tuoi bagagli e serri

il cuore ad ogni commozione.

Io ti imito convinta

che un tuo bacio

sarebbe una spiazzante

tentazione.

*

Che numeri!

Mo' che va pe' l'ottanta

e vo' sembra' che so'

solo sessanta le primavere,

sto gran Cavagliere che de dame

ce n'ha più de quaranta

va cercando la schiera

de cento damigelle e paladini

pe cambia' i suoi destini,

co 'ncensurati sotto i trentacinque

speranno, si la sorte gli è ruffiana,

de costrui' 'n partito

senza pianta' 'na grana.

*

Il mio villaggio

Fa' che io diventi

un paese di poche case

piombato su una vallata

che odori solo d'erba cipollina,

dove si piange, si ride,

si fa l'amore senza metafore

e fuori da ogni finzione.

Dove la piazza è rotonda,

aguzzo il campanile

e l'emporio gonfio di aromi.

E dentro specchi

ovali danzino sfrenati

i nostri desideri finalmente

ubriachi.

*

Very much

Odiarti quando il mattino

apre le sue ali autunnali.

Poi mettermi al tuo servizio

come nulla fosse successo.

E resuscitare, grazie a Lui,

da me stessa.

*

Maria Voce

Quella donna dallo sguardo

acuto, dalla schiva bontà,

su cui molti hanno dubitato,

"troppo intelligente per essere

virtuosa", succede a se stessa

nella scalata verso il Tabor

e si tira dietro un esercito

di alpinisti sconfitti e confusi.

Lo scopo non sarà quello

di conquistare la vetta,

ma di non perdere nessuno

dei figli della scossa schiera,

come accade in una famiglia

numerosa dove c'è sempre

un pane per tutti e una ciotola

di vino sincero.

 

N.d.A. Maria Voce è la nuova Presidente del Movimento dei Focolari.

In lei saluto, come spero altri, l'eco di Papa Francesco.

*

Donne

Ad Emanuela

 

Tu che sfidi la mia

fragilità, tossendo

nervosamente, alternando

l'offesa alla captatio

benevolentiae, sei una

povera donna come

me, né più né meno,

soltanto come, e ti

auguro che da questa

uguaglianza nella sconfitta

nasca un piccolo ulivo

sotto il quale una bambina

di porcellana riposi i suoi

occhi smarriti e distenda

le brevi gote in un sorriso.

*

Bilanci

L'estate ha sparso quello

che poteva: qualche giornata

afosa, fulmini e devastanti

trombe d'acqua, saldi

esauriti già prima di entrare

nelle nostre smorte bags.

Mentre i grigi palazzi

del potere, come vane

cornacchie, gracchiano

poco nuovo e molto vecchio,

la gente si arrabbatta

come può: su mille

bancarelle di vestiti e di libri

cerca il risparmio, il vero

tormentone della cerea

stagione.

File ai distributori

di metano, assalti

ai cup in cerca

di fantasmi targati

risonanza e qualche

straccio di corteo scordato.

Quando la gente glissa

la speranza, la sua

guerra è già persa

e lo sa bene chi ha

sperimentato un popolo

umiliato.

Va cercato, all'istante,

il vaso di Pandora

per riportare la piccola

dea fra gli uomini

di poca volontà.

*

Peperoncino

C'è qualcuno che pensa

che la donna valga solo

in cucina o dentro

al letto, purché in entrambi

i casi sia brava, si distingua

per martirio e per resa.

E nel caso contrario

di lei si dice che ha fallito

la sua missione atavica:

servire, senza sosta, il suo

padrone.

Io che son nata libera

e così voglio andarmene

nell'Oltre, avvolta strettamente

nei miei pensieri e nella fantasia,

cui fui educata per felice

sorte, rispondo ai detrattori

del mio sesso che una donna,

pensante e acculturata,

valga più di una femmina domata.

*

Un po’ per non morire

Vi guardavo giocare spensierate

come tre screziate anatrelle

mentre mi massaggiavo

con pudore il ginocchio,

gladiatore caduto

sull'asfalto metropolitano.

All'Oasi Park pochi

gettoni nei piccoli bicchieri,

giri di giostre deflazionate

e coppie dalle facce

scure e le tasche

svuotate come le speranze

di fine estate.

Solo i bambini correvano

fra lumache di gesso

e una fontana pingue

d'acqua, alla ricerca

dell'ultimo giro di giostra.

Così posai con le mie anatrelle

in stile vagamente anni '60.

*

Dulcis mulier

Il tempo per salutarti,

per stringerti a me,

per ascoltare il tuo mormorio

di ruscello ormai sfinito,

l'ho consumato in anticipo

per non dovermi vergognare

di averti spiato, golosa,

mentre svanivi nel sole.

 

*

Emarginata

Dalla notte al giorno

una diga di finestre

chiuse mi ricorda,

impassibile, che sono

fuori dal luna park

estate.

Estraggo un sorriso

flebile dall'unico

balcone illuminato

e mi maschero da

risata, scuoto i miei

orecchini semitrasgressivi

e ringrazio diopadre

per Francesco, che non è

andato in vacanza.

*

A Celina

Dodici rose rosa 

mi donò tuo padre,

segno certo di autentico

bon ton poiché un maschio

l'avevo generato fra il consenso

di tutti.

Tu eri eccezionale:

chiamata al mondo da un travaglio 

doc non avevi sofferto

ed il tuo viso come i frutti

più pingui di un estate

benigna già lanciava sorrisi.

Con tuo padre si rideva

di gioia e di passione.

Poi, come un lampo estivo,

la malattia, il ricovero

al Bambino Gesù e le attese

che mi resero il viso da lucente

duro e allergico al pianto.

Il ritorno segnò un arcobaleno

di speranze e sorrisi che

tu hai tenuti fermi nel tuo

andare, mantenendo serena,

la promessa di essermi vicina.

Ed ora hai due bambine,

una specchio del padre

e l'altra, la zingara dei veli,

quasi un mio buffo clone,

regalo di una vita difficile

ed allegra, a mio modo.

Buon compleanno, amore!

 

 

*

12 agosto 2014

Poco manca al tuo Oltre

e quasi fossi un pupazzetto

trattenuto da bava

di lumaca, inciampi

sul tuo terrore come

su nastri viola e neri.

È inumano il dolore

stupito di tua madre,

ingenuo il pianto

del fratello e miserevole

lo stupore del padre

ma mi violento a credere

che, quando i tuoi occhi

perderanno lo sguardo che trascorre e passa,

riconoscerai l'Amore

a prima vista.

 

NDA: ho dedicato qualche tempo fa questa poesia ad una cara e giovane amica, Federica, amante del bello e maestra del decoupage. Oggi tutto si è compiuto e spero per lei una felicità finalmente compiuta.

*

Whose is it?

Sottile è la Striscia

di Gaza e povera

come una vedova senza

protezione di maschio.

Rombi crudi di aerei e, poi,

giù i messaggi augurali

di Israele, il suo

"Guai ai vinti" che puzza

di United States

o Jewish lobbies.

Donne e bambini

lacerati e dispersi

lungo le stradine polverose

e i superstiti barcollanti

sulle loro piccole anime.

*

Curricula

Stracci multicolori salgono

verso un cielo dal colore

incerto, striato di presagi

grigi e amari.

Uno* è d'alto livello -

ma troppe competenze! -

e forse sbarcherà

su un cratere lunare

per riprendere fiato

e rientrare nell'orbita terrestre.

Un altro, elementare ed assai

vago, brucerà dentro il sole

poiché la terra non contiene

altro che menzogne d'autore.

Le cosiddette raccomandazioni

viaggeranno dalla terra dei fuochi

alla città dalle dighe corrotte,

come treni esaltati da sedili

di pelle semiumana e in assetto

di guerra.

 

*curriculum

*

Ispirazione

Mi dice, "Voglio

un mondo orizzontale

su cui basti arrancare

per gettarsi sull'erba

e pascolare i sensi

fino al tramonto quieto

e dentro stelle chiare

dal cuore solidale.

Voglio gente comune,

dal sorriso gentile,

che scenda al mio

livello per guardarmi

negli occhi stirati

dal dolore, lifting

perfetto, maquillage

divino.

E voglio solo donne

orizzontali per non

sottostare a un poderoso

ed arrogante seno

ed alle bianche spalle

ma carezzare, invece, morbide,

arrese cosce ed un ventre

da Venere plasmato.

Ti prego, dammi un mondo

orizzontale."

Io che ho provato ignobili

cadute, posso solo

adattarmelo sui fianchi

e sperare che Dio

sia orizzontale

sui campi di battaglia

e sui barconi sfatti

e sui letti di immobili

malati, coprendoli pietoso

dal male verticale.

*

Attendendo

Innumerevoli sono le mie

attese, dense e bollenti

come le sabbie di

questi deserti assassini,

che dall'Africa sorvolano

il mare dei morti

per avanzare sulla nostra

terra.

Dolorose sono le mie

attese, come punture

acute di zanzara tigre

che lasciano lividi

messaggi.

Le mie attese sono squallide

e senza colore, ma ancora

spera il mio stupido cuore poeta

e infuria contro un Dio misericordioso.

 

*

Esaù

Ho venduto a basso prezzo

la mia primogenitura creativa,

l'ho barattata con anelli immensi,

orecchini dai colori sfrontati,

bracciali multistrati.

Scuotendoli, come una strega candida,

in un sabba innocuo e un po' patetico,

percorro, a passi controllati,

le vie del mio quartiere

periferico e lo inondo

di eretiche benedizioni.

 

*

Forse un angelo

Vorrei che, stando dritta

in piedi, e guardando

il tramonto braccia forti

di un uomo sano,

senza nome né volto,

mi stringessero in un abbraccio

sterminato come l'universo

ed io potessi, per pochi minuti,

mio Dio, dimenticare frettolosi

scambi di notizie con medici

in fuga, coiti interrotti

della slombata scienza di Ippocrate.

E poi farmaci nuovi, iniezioni

parentali, accudimenti pietosi

sempre in ascolto attento

dei silenziosi gemiti

di lui, pronto forse

alla resa.

Sì, allora, un abbraccio a colei

che fu detta univira

ed ora comprime a stento

il suo sterile grembo,

procedendo a tentoni

fra fiale vuote

e bugiardini spiegazzati.

*

Un laccio al cuore

Le mie emozioni al diapason

sono come le corde di una

chitarra impazzita sotto le feroci

dita di colui che l'abbraccia.

Questo alzarmi e sedermi

compulsivo è utile energia

consolatoria che attende

il "lutto" e insieme lo respinge

con vigore e senza più paura.

*

Fu detta la bella stagione

Morte è la nostra estate

fra nero gracchiare di corvi

e stridii gutturali di gabbiani

fuori rotta, inetti al comatoso oceano.

Lividi cumuli di immondizia

sorgono minacciosi

dall'asfalto e distolgono

il passo frettoloso

della gente che si tura

il naso mentre tramuta

in fuga il suo andare

stralunato.

Solitudini si scontrano,

respingendo ogni contatto,

maledicendo la vampa

di un sole suicida

ed il silenzio della gente,

dalle borse semivuote,

bestemmia i feticci unti

e ributtanti dei nuovi ricchi.

Più che voglia di rivoluzione

splende anarchia distillata

a novanta gradi.

*

Maeror

Tu che ormai, amore,

più non puoi amare

reso inetto dal male

ai baci ed agli assalti

di eros temerario,

giaci su un letto stanco,

spiegazzato da hypnos,

venefico coppiero.

 

*

Ad una ex allieva

E dunque ancora un no,

una porta sbattuta sulle tue

umili speranze di neolaureata

senza il diritto ad una risposta,

ma l'arrogante, ipocrita silenzio

dei potenti mediocri per discendenza.

E crampi nello stomaco

e voglia di sputare

in faccia al cielo

dove le stelle regnano

da sole.

E tua madre che guarda

i piatti sporchi e si affretta

a lavarli per togliere

dal mondo un po' di

spazzatura.

*

Alone

I passi di una donna

sola non sono trascinati

ma cauti, mentre il busto

si erge con orgoglio e veglia,

come un'antica scogliera

sul seno che, quasi

una marea, rompe il silenzio

opaco della strada.

E l'ammiccare che nasce

dal suo rossetto è un geranio

prodigo di sorrisi dolci/amari.

 

 

*

Cupiditas monendi*

* Voglia di consigliare

 

Che vuoi che importi

della bava di un'onda

che ti accarezza i piedi,

se non osservi il mare

dal quale arriva a terra

ogni passione?

Se tutto è relativo

anche in amore,

non fissare una natica

tornita o candide

mammelle, ma concentrati,

tenero, sul corpo

che nacque solo

per unirsi al tuo

petto e generare amore.

*

Al crocevia

Nulla più mi spaventa

e di questa quieta

indifferenza temo

la logica conclusione,

che la passione sbriciolata

in grani di misericordia,

sia beccata da passeri

arruffati e digerita

per sempre.

*

Orizzonte

Altri uomini su una

strada che percorro

sghemba e tremolante

per sistema vagale in sofferenza.

Di alcuni galleggiano

sul mio sguardo

solo gli oggetti,

ostentati gemelli

di madreperla incassati

nel platino,

cellulari di prossima

generazione,

cravatte virtuali

appese al cuore.

Ma di te lo sguardo

stanco, la battuta

corrosiva, l'intelligenza

in trincea, sono rimasti

in quella depandance

del mio cuore in cui sostano

sogni ben piegati

come lenzuole da corredo.

*

Farsi un partito

Mi schiero al centro

di una piazza vuota

e cerco accoliti

degni di fede

per una causa

profondamente umanitaria.

Una prostituta che sbadiglia

e un nano vestito da sera

si accodano muti.

La fontana che affronta,

con i suoi spruzzi, l'onda

di un Quirinale in festa,

ci squadra dall'alto

e gorgoglia "i soliti anarchici".

*

La scelta

Impara da me,

per quello che vale,

l'eterna paura d'amare.

Se tendo la mano

e quella dell'altro,

violacea, segnata

di vita incompiuta,

afferra la mia e mi fa male,

è giunto il momento

coerente di avere paura

d'amare.

La voglia d'amare

si nutre di ore felici,

feticci che è gioia adorare,

ma quando è trascorsa

dagli occhi che furono

pozze di luce, è fango

da non calpestare.

Per questo ti invito

a provare, con brividi

azzurri, l'eterna

paura d'amare.

 

N.d.A.: una giovane amica, pur avendo paura d'amare, non si è tirata indietro di fronte ai dolori di chi le stava accanto, ed ha sperimentato che mentre la voglia passa, la paura può essere un sentimento positivo, poiché paradossalmente genera amore. 

*

Flos

Ho scoperto, stupita,

che ancora so sorridere

che voglio condividere,

non soltanto compiangere.

Ancora piace agli uomini

la mia andatura rapida,

amo i colori giovani

e le collane eccentriche.

Mi piacciono i bambini

e i primi acerbi amori

scaldono un cuore fragile,

ma leggero e flessibile.

Amandomi, vi amo,

cuori poeti poveri

depredati e affamati

d'amore quotidiano.

Insisto nel ripetervi,

come un potente zefiro,

"Continuate a sperare,

non cessate di scrivere".

*

Tu di nuovo

Ancora tu ritorni

ed io comprimendo

il mio cuore che balla

il flamenco da molti

giorni, annego l'emozione

nell'attimo presente.

 

N.d.A. Dedicata a Lui.

*

Portrait

Con voce troppo alta, afferri

le parole e poi le stendi

sul filo esterno delle tue

paure, ruvide come marmo

non trattato.

Allergica ai richiami sessuali,

solo una razionalità sfrenata

ti possiede con catene robuste,

come piante di cactus.

Ed i begli occhi splendono

di rabbia a stento contenuta.

*

Grazie a te

Ho guardato negli occhi

uomini diversi, diluiti negli

anni, come gocce che scorrono

sul fango di strade secondarie,

ma non avevo mai subìto

i tuoi acquazzoni, sperimentato

le tue furie, a stento

trattenute da una volontà

d'acciaio.

Potente, dal pessimo carattere,

con il tuo sguardo tenero

da sempre attento ad ogni

mutamento del mio umore,

nulla ti sfugge fino

allo sfinimento del rivale.

Ed io che ho vinto questa

guerra e perso ogni battaglia,

posso solo soffiarti nell'orecchio,

grazie.

*

Tempus fugit

Svaligiarti lo stomaco

e distribuire, a Termini*,

le cene dilapidate invano

in una pseudo-osteria trasteverina.

Dare un calcio ai miagolii

di uno snervato pianobar

ed unirti a quel coro stonato

che intona ancora un po'

di libertà e parlare

con un vecchio solo

che finge di chiederti l'ora.

Che aspetti, amica, a vivere

da donna?

 

*la stazione centrale di Roma.

*

Diaspora

Come percore fuggite

al primo saettare

del fulmine, vagano

attonite e perdono

riccioli di lana

polverosa nei troppi

inevitabili cespugli

del dubbio e delle fragilità.

Si fa notte

e il pastore ancora

le cerca, pazzo d'amore.

*

Mia farfallina

E sbatti, disperata,

le tue ali grigiastre

contro la cupola trasparente

che ti impedisce ormai

di voler vivere.

Il morbo è stato scellerato,

angosciosi i tuoi giorni,

eppure hai creato piccoli

saponi, ornati di rose

per la gioia degli altri.

A te fu negato il sorriso

eroico dei "piccoli" santi

e la depressione ti imprigionò,

schiacciandoti il morbido

seno e sottraendo sospiri

d'amore ai tuoi tristi

tramonti.

Ti auguro ormai la pace

e che tu possa addormentarti

nel suo guscio con le labbra

socchiuse, finalmente rosee.

 

 

*

Non c’è risposta

Sono certa, ad intermittenza,

che risorgeremo tutti,

che anche Giuda

fu salvato in extremis

da una stella misericordiosa.

Sui farisei dubito ancora

che possano servire ad un'ipotetica

redenzione del cosmo.

 

*

Il punto G

Sostengono gli esperti

strenuamente che il piacere

supremo della donna

è questione soltanto

di cervello ed una volta

tanto hanno ragione.

Passione e sentimento,

un tempo avidi amanti,

si leccano, stremati,

le ferite dei morbi

da contagio sessuale.

E sentirsi traditi

da un amplesso corrotto

genera, in una donna

intelligente, la ferma convinzione

che far l'amore a rischio

sia la beffa più oscena

inferta a un grande

cuore.

Riguardo al punto G

si può anche aspettare.

Sono generazioni che

attendiamo la pura gioia

del sentirci amate

oltre un lembo di pelle.

*

Ti ho sempre amato

Andavi pazzo per l'illusionismo

ma a me importava solo

abbeverarmi alle tue labbra

carnose e semiaperte

da un'innocente e rara meraviglia.

Adoravi gli scritti di morale

che a me non discendevano

nel cuore, eppure non perdevo

mai di vista la tua bella

mano che correva su un piccolo

quaderno.

Adesso scruti, coi tuoi occhi spenti,

il firmamento oscuro

di un futuro ormai da Apocalisse.

Io sono concentrata sull'attimo

presente e non amo i presagi

del domani, ma accolgo dal profondo

la tua debole voce e afferro

la tua mano e vi immergo

una guancia illividita.

 

*

Una fede - dedicata a M.

La tua cara voce,

ormai ridotta a un bisbiglio

impercettibile, mormora,

"Ma lei credeva in quella

nuova medicina".

L'intolleranza mi gonfia

il cuore ormai chiuso

nel convento dove i sogni

crescono di volume, mutano

di forma, quasi lacrime

di roccia lavica.

Lei, "la beata", poteva

tentare di credere

nella scienza, eden

precluso ai pensionati

di minor fortuna.

Ma il corpo ormai pesava

e l'anima guadagnava

il posto d'onore, quello

che meritano i giusti,

nati poveri, mutati in povertà

dopo un transito di luce.

 

N.d.A. La protagonista di questi versi, nata da famiglia povera, grazie alla volontà ed ai talenti aveva raggiunto un status sociale apparentemente invidiabile, ma minato da una malattia insidiosa.

Nei suoi ultimi giorni, perdendo ogni cosa, aveva ormai subito un processo di identificazione con la povertà stessa, dopo un passaggio di "luce".

In molti ricordano la sua sensibilità ai problemi sociali ed economici di quei parenti che vivevano in precarietà.

I giusti sono anche questi.

 

*

Dio ti accompagni

Vai! L'istante temuto,

aspettato, è oggi davanti

alla soglia del mio

cervello.

Non ti saluterò.

Non augurerò

fortuna e successo,

entrambi progenie bastarda,

al tuo viso smagrito,

ai tuoi orecchi sfiniti

da mille raccomandazioni.

Dirò solo, con dolente franchezza,

che puoi tornare quando vuoi.

E violenterò sul nascere

quella lacrima sovversiva

che sfugge ad un autocontrollo

curato, da decenni, come

un giardino segreto.

*

Beneaugurando

Passaggio

Atteso

Silenziosamente

Quasi

Universo

Ascensionale

 

Auguri di una Pasqua specialissima!

*

Sweet revenge

Un moschino svolazza,

irrequieto, davanti al mio

occhio destro.

Non trovando risposta

ai suoi fitti richiami,

da ospite importuno

si installa sui miei

pensieri scomposti

e prepara una guerra

all'ultimo sguardo.

Ignora che attendo,

da brava orientale,

una mossa sbagliata

per sfregiare la sua

speranza di farmi

ancora del male.

*

Il cuore in gola

Non furono un incubo viola

né la nera fuga

da un potenziale violentatore.

Neppure le squallide ore

che scivolano dietro

un'asettica sala operatoria,

in patetica attesa

della parola comprata,

ad alto prezzo,

dal luminare di turno.

Il cuore occupò la mia

gola, come un manifestante

invasivo, per allergia da farmaco.

L'assuefazione a mille dolori

mi scampò da un imbarazzante,

inopportuno attacco di panico

e fu pura gioia per me

constatare il miracolo

della banalità e lodarlo.

 

*

Fuoco di paglia (a Fede)

Il viso gonfio quasi

tumefatto e gli occhi,

un tempo bei pianeti,

sbarrati sul baratro

del disfacimento

che esplode ormai

come un geyser

avvelenato.

Tutto questo ha potuto

la chemio, regina crudele

di un mondo d'ombre

e il terrore continua

ad avanzare, spazzando

la bellezza in un angolo

dietro il salotto buono.

*

Thirty long days

A Marcello, Luca, Elena e Marco

 

Mentre il campo cinque bis

continua ad affollarsi

di silenzi sepolti con le lacrime,

tu, cara Elsa, da me

doppiamente amata,

mio fedele orecchio

e appassionata parola,

trascorri da un lutto

all'altro come una primavera

pietosa e gentilissima.

Come puoi, sorella mia

per scelta, confortare

le nostre stanze scure,

le solitudini imprigionate

nei cuori in disarmo,

il non detto sepolto frettolosamente?

Colui che ti ha scelta,

amandoti e provandoti

in un'umida gioia,

ora permette che tu

bussi ad ogni nostra

porta, sussurrando con forza,

"Coraggio!", poiché adesso

il testimone è passato

in altre tiepide mani.

*

Ragazzo triste

Alto, bruno,

sensualmente vergine,

inconsapevolmente casto,

bassi i begli occhi,

ceree le mani sottili,

io spero davvero

che tu questa sera

non resti da solo

ma che il suo respiro

percorra i tuoi fianchi,

riscaldi il tuo petto,

ti inarchi le reni

in cerca di amore

carnale.

Che il tuo educato silenzio

sia frantumato da gemiti

liberatori, da smozzicate

dichiarazioni d'amore.

E che la tua tristezza

si dilegui come l'inverno.

*

L’isola che c’è

Schiaffeggiate da una marea

all'arsenico, sono le mie coste

e la foresta viola che mi cresce

sul grembo nasconde rifiuti tossici.

Alberi lividi di solitudine

ombreggiano il mio seno 

ancora giovane, ormai rassegnato.

Sono l'isola che puoi trovare 

al suo posto, se telefoni al mio fisso.

*

Sono stanca della notte

 

Sono stanca della notte

Mary Shelley

 

Ho detto basta

alle ore notturne

sorprese dai miei occhi

abbacinati in un atteggiamento

fisso e tetro.

Mi basta il giorno,

anche il più doloroso

o il più monotono,

per dirmi viva

o scrivermi ancora

su un muro bianco.

 

 

*

Poiesis #poesiapoeti

Niente celebrazioni

solo per oggi.

Ogni notte sostieni

i miei tristi sonni

fino ad un risveglio

malinconicamente fedele.

E lungo il giorno

ti distendi su di me

come un'amante

appassionata.

Nella sua Vita

sei la mia vita

e se non torni

a visitarmi, o pietosa,

è buio fitto.

*

19 Marzo 1972

Un breve mazzolino

di margherite dalle tue

piccole mani alle mie

lunghe ed aride,

ponte di primavera

fra la tua alba

e il mio tramonto

che profuma ancora

di mimosa ultra-quarantenne.

 

N.d.A. Un delizioso episodio accaduto fra me e la mia nipotina Margherita ha creato un'ispirazione fresca su un sentimento che ancora respira nei confronti del mio uomo.

*

Agàpe

Un gruppo di donne

attorno ad un tavolo

datato. Non per un poker

o una riunione spiritica

stanno sedute in ascolto.

Raccontano ad alta voce,

di sé, dei loro mondi

a precipizio su di una Persona.

Talvolta una risata

disperde, ma per poco,

l'incenso che aspirano

estasiate. E' la" canna"

di Dio, reciproca per amore

e sapienza solidale.

 

N.d.A. Spero che il lettore ricordi almeno cos'erano le canne al liceo e senza scandalizzarsi ripercorra quei tempi di laica condivisione. Ciao

*

Spaventapasseri

Come un pupazzo

di paglia, inetto

al suo lavoro,

Shira fu seviziata

per due orrendi giorni.

Non bastò lo stupro

di gruppo, le accecarono

gli occhi nerissimi,

la mutilarono quasi bestie

insaziabili e fuggirono

i vigliacchi, come iene.

Dopo ventiquattro mesi

di processo da burla

ancora il padre, solenne,

accende un lumino

ogni giorno, dinnanzi all'immagine

di lei, la bella violata.

Tornava quella sera

maledetta, dal duro

lavoro ed il suo sari

impolverato sedusse,

ad arte, il branco

dei maschi vogliosi

di carne verginale.

Lo dicono le donne,

lo affermano le donne,

ed il puzzo della loro

"verecondia" muliebre sale

fino al cielo e precipita

sulla terra avvelenata.

 

N.d.A.: non c'è nemico più spietato per una donna delle altre donne "oneste".

Così è accaduto nel villaggio di Shira. Così accade ancora oggi sugli scranni del Parlamento. Ed è la peggior sconfitta che si debba subire.

 

*

Ricordarti così

Le tue notti

impastate di dolori,

trascinavano i loro

gonfi piedi come i vecchi

gottosi sgraditi a tutti.

Il mattino ti coglieva

con l'anima arruffata

e il fegato ogni giorno

di più implacabile nemico

del tuo sperare.

Ora il tuo ricordo

profuma di incenso

e menta per molti,

ma non per me.

Mi sono abbeverata

quasi ogni giorno

all'acqua amara

che ti scendeva

dall'anima senza

far rumore.

Per non disturbare.

 

*

Cordoglio dolce

Quello che mi colpì,

doloroso pugno

al mio stomaco trasgressivo,

fu il piccolo elegante

rinfresco all'angolo

del salone, cui nessuno

si accostò per bon-ton

o perché l'improvvisa partenza

stordiva quasi fosse

la nuvola di un narghilè.

Come se non fosse successo

"Qualcosa", continuavo

a parlare di lei,

cui era stato fatale

l'unico soggiorno ospedaliero.

Era però viva, come una rondine

risuscitata dal vento vivace

di marzo, con ali forti

e becco proteso al cielo.

Sostava sul terrazzo,

ma per poco, certa

ormai del volo finale.

Ci guardò, scosse

il capo e si diresse verso

una luna appannata

senza voltarsi indietro.

L'aria, in casa, era satura

di educate condoglianze.

 

*

Terza età a strisce

Un vecchio gatto tigrato

come la statua di Augusto

presidia, severo, l'androne

di un antico palazzo popolare.

Talvolta, però, un pranzo

abbondante e la tarda età

ne vincono i ferrei propositi,

e la grande testa gli ciondola

sul petto vellutato, mentre ronfa

sereno.

Così accade al mio amore,

fiaccato da una nevicata

di mali, di cui tutti ormai

sorridiamo commossi e rassicurati.

Hypnos rende ancora belli

i suoi innumerevoli adepti.

*

Ipomaternità

Tu che estrai

dall'oscura miniera

delle mie aspirazioni

ispirazioni rosso porpora,

quando mi percuoti

con rabbia oscura

e sbatti la tua porta

sul mio grembo,

sei l'angelo dalle piume

incatramate partorito

una notte all'Idroscalo.

 

N.d.A.: L'Idroscalo di Ostia è la località presso la foce del Tevere dove fu ucciso Pier Paolo Pasolini.

*

Al volo

Compatibilmente ad una

chiesa il lobo destro

del tuo orecchio vale

più di un reliquiario del cinquecento.

Ed è storia dell'arte

che sopravvive fuori dalle

spesse mura bagnate

di miseria urbana.

Una zingara consuma

il dono di una sigaretta.

Come mia sorella aspira

la disperazione ridendo.

*

Lezioni private

Da quella finestra di fronte

si affaccia una giallastra povertà.

Il mogano del lungo tavolo geme,

trafitto da innumerevoli frecce,

scoccate con noncuranza

dagli allievi di una casa

stracolma di oggetti

inquientanti, invasa

da libri acquistati di fretta

con triste golosità.

Io mi sento come

l'unica cosa scelta

con cura.

*

Lettera a Lidia

Hai sempre servito

tutti, con frequenti scatti

di ribellione, inghiottiti

da rese senza condizioni.

La Puglia ti ha donato

a Roma con un marito

padrone e tre figli

che hai accompagnati

con tenera severità.

Mai paga di abnegazione,

hai condiviso il transito

dei genitori ed i problemi,

spietati come la grandine,

dei fratelli, fardelli anch'essi

ineludibili.

Ora mi chiami dietro 

la porta d'ospedale

dove lotta la sorella

minore e tu con lei,

gonfie le gambe, provate

da troppe attese,

corto il fiato che

a stento serve una causa

perduta.

Ti sono vicina come posso

e come so, amica di lotte

combattute

senza rossetto.

*

Dammi più di mille baci

Al buio dentro povere tenebre

fradicie di pioggia,

l'amore coi reumatismi

e le lente movenze

di un'età che porta

sulle spalle un passato

franato, un presente

indecente.

Mentre la povertà bussa

avvelenata alle porte in coma

di una palazzo dove sopravvive

solamente l'arrosto domenicale,

fra noi più di mille baci

e sguardi grondanti

di erotica intesa.

E' sempre stato così,

se non esplodono liti

solo l'amore paraclito cicatrizza

le ferite rossastre di scontri

pluridecennali, ormai film

d'autore. Atterriamo la macumba sfatta

di un presente bipolare e sessista

rotolandoci sul letto fresco

come bianchi orsi da guerra.

*

Mythos

Europa, dai bei fianchi,

si vende ormai ai crocicchi

dell'economia per una dose

di solida ripresa finanziaria.

Se si concede, il rischio

è del cliente. Escono

dal suo sesso monete

malamente contraffatte

e banconote senza filigrana.

*

Senza cognome altrui

Indosso il tuo cognome

da più di quarant'anni.

Fu peplo sottilissimo,

trasparente all'amore

dei sensi e fu corazza

quando scendemmo, irati,

su campi di battaglie sconosciute.

Ora rimane in silenzio,

marchio della legalità

sulla bianca tessera sanitaria,

"Fiammetta Lucattini coniugata

Di Marco", e mi stringe il cuore

con rosse bende.

*

Futuro semplice

Quando mi cullerà

pigramente l'Oltre,

aspirando e soffiando

un fumo celeste ed ecologico,

ricorderò i miei fuochi

di rabbia e le potenti

riconciliazioni fra ruvidi baci

e morsi irrefrenabili.

Allora sarà vero paradiso

di prima scelta sfrattato

dai rimorsi, spazzato dai

rimpianti.

*

My mind

Perché proprio a me

è toccato il dono

doloroso di salire

sulla vorticosa giostra

dei patimenti altrui?

I miei giorni ormai

chiedono una laboriosa

calma nello spandersi

delle ore come in una

limpida pozzanghera.

Eppure un demone

mi spinge avanti,

impietoso, perché io

commiseri senza sosta

giovani scippati del futuro

o feriti a morte.

Non ho altra chance

che abbracciare questo

destino sgangherato,

stringendo al mio petto

i figli di un deserto

senza dune.

*

Spettacolo

La tua mano svolazza

mentre dormi sul letto

multifunzionale e a me

sembra che tenti un'opera

d'arte col tuo piccolo

cacciavite, ma la piccola

Emma, con un breve

sorriso, scuote la bionda

testa spalancandomi

il cuore. E' una farfalla,

invece, che tenta

il volo dal tuo corpo

contorto e soave.

*

Fiesta

Rapisce il mio sguardo

quel lungo nastro

color amaranto che

incrocia la lama

col sole d'inverno.

Lo stringe, con le manine

laccate di viola,

Marghe dagli occhi

felpati che trascina,

in una sarabanda gioiosa,

Costi, principessa dalle

calze di lana,

ed Emma, la bionda

dagli occhi umidi

di un'umile riconoscenza.

Vola alta la fiesta

su pensieri arrostiti

a puntino e risate

fanciulle che nuotano

nei densi tiramisù.

 

 

 

*

Memoria

Infilare la testa

nel sacco bucherellato

dei ricordi e scoprire

che il tarlo del passato

ha divorato spietatamente

la bambola cinese, la tombola

senza il 90, i pasticcini

polverosi delle zie zitelle.

Resta, in un angolo,

una bambina che mi riconduce

silenziosa al presente, mia storia.

*

L’ulivo

Prendere a schiaffi

i sogni specie quelli

romantici, incorreggibili,

mentitori, traditori

inguaribili e abbracciarti

con forza, amica mia,

madre per sempre,

scoprendoti ulivo saldo,

ruvido e senza più

lacrime, da quando

la corteccia si è fatta

solidale agli uomini

di buona volontà.

 

*

Duemilaquattordici

Trema il ventre molle

dell'Italia come una vecchia

diva di caffè chantant,

violacea per il gelo

di una sala che non la applaude più.

Si cerca, frentici, il nuovo

che avanzi con l'anno

neonato, ma è già rugoso,

già detto e procede

trascinando i piedi gonfi

di promesse da mantenere.

Spero, promitto e iuro

reggono l'infinito futuro,

non il presente - errore imperdonabile

che atterrava saggi sufficienti.

Il presente gattona un po'

imbronciato sperando vivamente

che sua madre, la storia,

lo rimetta in piedi

senza che tentenni un attimo.

*

Dov’è

Scompiglio nel presepe.

Vigile Giuseppe

col bastone intrecciato

al suo paziente patire,

turbata Maria l'Eletta e

curva sul bambino

perchè dal coro ineffabile

degli angeli manca

il Prescelto, l'Atteso

e la stella già si vela

gli occhi intirizzita.

Ma, ecco, giunge

abbagliando le sterili 

colline, Marco dalle ali

candide come la neve

quando abbraccia Betlemme.

Visse abbandonato su una

carrozzina, stremata sotto il suo

carico di sfinimento inconsapevole.

Era, però, figlio di re ed ora 

copre il neonato con le sue 

robuste ali e alimenta

la Stella di luce propria.

Al presepe nulla manca

per la povera gioia dei pastori

ed il belato fragrante

del gregge.

*

Presepe vivente

Aspetto il Natale

guardando i miei

passi, ché siano fermi

per non inciampare.

Poche luci povere

di bellezza, molte

mani tese solo

per raccogliere una

risposta.

Ciclamini stretti

l'uno all'altro,

greggi di pecore

disarmate, che non

possono morire prima

di essere vendute.

E i commercianti

lividi dietro i vetri,

un sorriso stirato

sulle labbra rassegnate.

Natale, quest'anno,

profumerà di sala

d'attesa fuori di una

camera operatoria.

Ci vorrà un cesareo

elettivo perché nasca

il Bambino.

*

Sad end

Fra una battura insipida

e risate dementi

davanti a una figlia

esterrefatta, si chiude

la parentesi grondante

di passione che mi avevi

promesso, dono di

rinnovati amori.

Cambiata la tua mise

nella casacca sbrindellata

di Pulcinella, regali,

a piene mani, l'abisso

del tuo dire.

Lei si barrica in camera

col gatto virtuale

fra le braccia ed io

ritorno a scrivere.

Tutto finisce qui.

*

Ritmi alterni

Hai sempre da fare

davanti al computer

ed il tuo spietato dovere

me lo sbatti, implacabile,

in faccia perché preferisco

i rapporti al culto fedele

di network senz'anima.

Ormai non ti chiedo

più nulla, non cerco

parole di scambio,

non piango, rimango

in un cerchio di voci

veloci, che vorticano

ventiquattro ore

d'amore.

*

La catena della menta

Un'amica ti ha portato,

con garbata premura,

la menta di S. Giovanni

che ora tu allevi, premurosa,

come una pecora dal vello morbido

sul tuo terrazzo di città

levigato ad arte.

Quando sarà cresciuta,

la pianta contadina

verrà da te divisa

e custodita dal mio

uomo malato che,

nelle piante, respira

una salute ormai brutalmente

calpestata.

E' puro gioco questa figlia

dei campi  profumata

e voluta da re pastori,

come corona.

E' libertà che, reciprocamente,

barattiamo con riccioli

d'amore.

 

N.d.A. Dedico questa poesia ad Elsa, sensibile agli odori e ai colori della natura.

 

 

 

*

Richiamo

Sali sulla mia barca

 

navigheremo per acque

 

rossastre che mormorano

 

l'immortale seduzione

 

delle sirene.

 

Non ascolteremo, pur storditi,

 

i loro perversi richiami.

 

Legati l'uno all'altra

 

da una gomena di carezze,

 

grembo contro grembo

 

senza più distinguere

 

chi sia la femmina

 

e chi il maschio,

 

saremo uno in vita

 

e in morte sigillando

 

con l'ultimo bacio

 

l'eterno presente

 

di Amore.

 

 

 

N.d.A. Questa lirica è espressamente dedicata a Pietro, l'uomo più forte che ho avuto la fortuna di incontrare.

 

*

Il gloria dei deboli

Come un'agnella

smarrita da sempre

fra cespugli ostili,

fragile preda

di non-amori

dalla pelle di lupo

imbrattato di talco,

capace di dire

solo sì al padrone

del gregge, vedi già

risplendere pugnali

sotto i mantelli

di tela pregiata.

Allora beli con voce

tremante come un salice

sotto la tempesta improvvisa.

Non vuoi morire,

non puoi morire,

e il tuo breve

sangue si ribella

e la pelle freme

sotto il vello ricciuto.

Una moira crudele

ti imprigiona

e l'apatia mista

a terrore diventa

tuo terreno di pascolo.

 

N.d.A. La parola "gloria" è qui intesa come una richiesta senza volontà, eppure degna di misericordia.

*

Morte a Novembre

Il cielo, perdendo

colore, è come il

parlare stentato

che strappa le

foglie degli amori

ormai al capolinea.

Non puoi afferrare

l'anima dei nuvoloni

che spalmano

la loro agonia

su due amanti

ormai muti, incapaci

di lanciarsi frasi

un tempo gravide di

dolce succo come

quello dei loti

maturi.

Un amore che muore

a Novembre è la beffa

estrema di ciò

che fu la vita,

incontro di labbra,

amplesso di carni

e di menti confuse

dal desiderio.

Rantola, allora, lungamente

e rende l'anima

a dio.

*

Mia Marinita

Un leone, una tigre

 

hanno firmato il

 

loro patto di

 

morte sul mio

 

petto furente.

 

Dal nulla sociale

 

dovevo assaltare

 

un posto d'ospedale

 

per una rossa ragazza,

 

Federica, su cui

 

Tiziano aveva versato

 

i suoi colori.

 

Prigioniera la bella

 

malata su un'isola

 

maledetta, le braccia

 

e le mani trapassate

 

da flebo impassibili,

 

doveva essere liberata.

 

Non so quante volte

 

ho fatto gracchiare

 

cell sconosciuti ed

 

ostili finché scienza

 

e amore non mi

 

hanno sciolto

 

cuore e parole.

 

Un'altra corsa

 

per me segregata

 

a un altro hospital-colloquio

 

ed ecco, miracolo,

 

il posto destinato

 

dal Figlio dell'Uomo.

 

Ora è cominciata

 

l'attesa con Marinita,

 

dalla lingua lenta

 

e potente del popolo

 

brasiliano, che ha

 

steso le mani

 

sulla generosa anarchia

 

della mia gente,

 

folle d'amore.

 

 

 

N.d.A.: Federica e Marinita sono due mie giovani amiche. La prima, romana, ricoverata da due settimane per l'improvviso manifestarsi di una grave malattia; la seconda, brasiliana, mio grande sostegno sprituale in questa come in altre battaglie.

 

 

 

*

Vecchio frack

Il ricordo di te è

durato una vita

ed anche stanotte

sei emerso dalla

marea oleosa e

ribollente dei visi

meno amati.

La tua risata

vincente ancora

suona nei miei

orecchi come falsa

moneta e mi accende

il sangue scoagulato.

Ma nulla dovrà

temere il mondo

delle memorie atterrite

poiché, quando il mio

amore mi scruta

con i suoi occhi

luminosi che vedono

oltre, offesi dal

male, ma confortati

dalla speranza del Bene,

il terrore delle onde

costellate di morti

trova pace e io affondo

nella tua guancia

come un bambino con

le labbra tese.

Solo un frack sbrindellato

scompare fra le rapide

di San Bartolomeo.

 

N.d A. E' una poesia dedicata al primo amore, che non si scorda mai ma spesso si ricorda amaramente.

San Bartolomeo è una piccola chiesa che si affaccia sul Tevere e contempla tumultuose rapide.

*

Oggi come ieri

Dentro la pioggia viscida

fai scivolare i tuoi occhi

che saltano di pozzanghera

in pozzanghera, alla ricerca

di immagini e ricordi

che annaspano dilavati

nell'acqua piovana.

Ma bambini e vecchi,

sani e malati,

non hanno più nulla

da dirti perché sei

da una vita quella

in cui ricchezza e rapporto

si sono persi di vista.

 

N.d.A. Dedicato ad una parente che ha scelto di non avere più contatti con la famiglia

*

Scherzi dell’età

Mentre la memoria,

come una grossa lumaca,

lascia alle spalle

un filo di bava

sempre più lungo,

ne scruto gl'inciampi

gli errori e le divagazioni

con ironica indulgenza.

Che importa quando,

immancabilmente sbagliamo

i nomi delle nostre figlie

se essi sono fotografati

dall'amore in eterno?

O se inciampiamo goffamente

l'uno nell'altra?

O se a tante persone

confessi a bassa voce

"Sai, non ti vedo"?

O se mi dicono

da un po'

"Quanto sei bella"?

Se l'età ci strapazza,

come in un labirinto,

da un viottolo ad una

tetra fontana in agonia,

tutto questo è un patetico

scherzo dell'età autunnale.

*

Cercando, trovando...forse

Ho creduto di aver smarrito

le parole d'amore

in un cespuglio spinoso

di aspre more selvatiche

e non ho pensato

di andarle a cercare

quando sopravvivevo

col mio sopravvissuto

in una casa di pane

che lui addentava avido

mentre io ne raccoglievo

le briciole.

Sono certa di aver

ritrovato una diversa

passione, svendendo,

con i miei occhi feriti

sguardi di tenerezza e

lucidando con cura

le tue pupille semispente.

*

Ci pensi?

E' ormai trascorso un anno.

La stagione che ha visto

il nostro incontro reclina

il capo lentamente e tu

non mi abbandoni.

Avverto il tuo profumo

di sapone all'oliva

e tremo come una foglia

all'ultima stazione della sua

verde vita.

Hai raccolto i tuoi dolori

con tenacia ligure-piemontese

e ne hai composto

quel fascio deposto 

con semplicità da mani

esperte sulla tua

bara.

Eri credente senza bigottismo

o parole di troppo,

assistevi ed ascoltavi

con discrezione misericordiosa.

Ora, dal tuo campo

a Trigoria sorridi lievemente

da una foto ben riuscita

ed io ti penso

sempre.

 

*

Omofobia

Nascondersi, nasconderti

dietro il muro violato

da orribili murales

a quella mano

che vorresti stringere

con il pensiero in

lacrime perché

appartiene al tuo

stesso sesso.

E fuggire lo scherno

idiota dei violenti

che con quel solo

nome, ti azzannano

il cuore da sempre

timido e gentile.

Mentre si celebra,

con penuria di mezzi,

all'Idroscalo Pier Paolo

assassinato dal Sistema

dell'omofobia nascosta

dentro case perbene,

eccoti la mia mano

da afferrare con forza

dono modesto per i tuoi

desideri stralunati,

mentre quella di tua madre

stilla anch'essa latte e

sangue come la tua.

*

Eroe malgrado - in memoria di Raffaele Pennacchio

Aveva occhi teneri

come il capretto

incredulo davanti

al macellaio ed una

voce dolce, sommessa,

già aggredita dalla SLA.

Era coi suoi compagni

della nera avventura

dal corpo al marmo,

che quasi tutti muti

dai letti, dalle carrozzine,

agitavano come foglie

i loro cartelli di stremata

protesta, intralciando

il nevrotico andare

dei sani.

Poi lo sciopero della fame,

quello vero, che da medico

conosceva e non temeva.

Un infarto assassino

e il suo cuore,

libero, prendeva

il volo verso il cielo

degli angeli trasgressivi.

*

Ai miei morti

Un sasso dal cuore

prende ali robuste

e vola, cuscino

per la anime ancora

purganti, in attesa

di un cielo perfetto.

Può dilagare, allora,

un amore maturo

che dice ai suoi

morti l'affetto

sfrontato che nuota

fra le dune affacciate

all'alba sul deserto

dei vivi.

Com'era soffice

il cuore dei miei genitori

piallato dai dolori

nascosti e lancinanti,

che marchiano a

sangue l'età estrema!
Ora posso tremare

di quella passione

frustrata da un'educazione

impeccabile, toccare

foto sbiadite con

la mano di un'amante

e accarezzare l'ultima

cicatrice pacificata.

*

Costellazione in lacrime

Ci sfioriamo con

gli occhi, amica

mia, mentre la penna

trascina parole

sul bambino Emanuele

dalle ossa di cristallo,

partito per l'Oltre

e ormai fissato

fra le stelle,

puntoluce del dolore

calamita della disperazione

e della speranza.

 

N.d.R. Storia vera intorno alla quale sta nascendo un libro

*

Sic est

Perdonami se la parola

amore sboccia su un

alto balcone, proprio

perché il mio si nutre

di piante grasse, irte

di spine che non sfoggiano

bellezza o profumo.

Non soffro più di delusioni

amorose o di debacles

erotiche.

Ho ritrovato il gusto

della parola, la fierezza

di una breve denuncia

non edulcorata, la sensazione

che il mondo non finirà

ma si trasformerà in altro

da noi che l'abbiamo

straziato.

Questo mi basta.

Questo ti auguro.

*

Delusione intelligente

Ho smesso di raccogliere

le false promesse che

attribuiscono a sé

i doni a me destinati.

L'anello d'oro

che il mio occhio

ferito si affretta

ad afferrare goffamente

non è che un cerchietto

d'ottone che brilla

tra i rifiuti.

Allora passo oltre e

osservo una foglia

ancora verde in procinto

di abbandonare l'albero

e ne seguo il volo

estremo come se questa

fosse una farfalla

esotica.

Ha mantenuto la sua

promessa e si accascia

ai miei piedi

fatta bella da una morte

prematura.

*

Più forte di Enea

Sotto la possente

città in rovina,

carica del peso

doloroso di una

figlia esangue

resisti come la

disumana madre

prossima all'effusione

di nero sangue.

Da lontano ti guardo

e non posso versare

una lacrima indecente.

 

 

*

Non voglio amarti, mio grande amore

Voglio che nulla

ti manchi odiato,

imperdibile amore.

Una pietanza fantasiosa,

una fuggevole carezza,

una soffice confidenza.

E mentre il treno

dei tuoi dolori

sbuffa su un vecchio

binario, ti corro

dietro senza che nessuno

si affacci dal finestrino

incrostato.

 

*

Neuropatia

Un gomitolo di nervi

gettava l'anatema

sulla mia sopportazione

e non ricordo di aver

mai sofferto tanto.

Dalla bocca uscivano

gemiti sconosciuti,

ogni movimento

mi ero precluso

se non ad alto prezzo.

Poi un'appropriata

terapia ed il placarsi

della mareggiata sulla

spiaggia della sopportazione.

Solo il dolore ci rende

fratelli con la faccia

sporca di sangue e

fango rappreso.

*

Autodifesa

Evito le frecce

scoccate dal silenzio

solo con una

rassicurante apatia.

Come è d'uso

dopo che il telefono

ha urlato la sua rabbia

cento, mille volte

e tanta gente,

con il sorriso

tirato a nuovo,

si è accalcata

attorno al mio

letto d'ospedale,

tornata a casa

quando potrei

comunicare il meglio,

più nulla, più nessuno.

Allora un solo

desiderio muove

ragione e sentimento:

spezzare il silenzio

che congela gli altri

in una morte apparente.

*

Senza piccozza

Su, verso la cima,

il vento mi tiene

stretta come 

un mantello bucato.

Mi aggrappo,

come posso,

con i tendini

in fiamme

ad ogni spunzone

di roccia che

non inganni la mia

ostinata speranza

di raggiungere la vetta,

là dove il silenzio

regna e puoi

soltanto parlare

con l'eco.

Questa vittoria ha

le ali mozzate, 

ma non è sconciata

dalla stupidità di un potere

ignorante o dalle povere

gambe di escort esodate.

 

*

Ipse dixit

Grondando sangue

come un salice

ubriaco di pioggia

sono arrivata al

nuovo policlinico

con una vecchia vestaglia

per scampare allo sguardo

di uomini vogliosi anche

di un'incidentata.

Ho rifiutato l'anestesia

perché la sofferenza

avesse una consistenza

di pane spezzato

e me ne sono

saziata senza versare

una lacrima.

Ormai mutata in

puro corpo

docile e prigioniera,

mi sono adeguata

alla legge della corsia

ed ho scoperto il centuplo

della resa.

 

Un saluto a tutti i cari amici de La Recherche dal reparto di Neurologia del Policlinico Tor Vergata di Roma.

*

Chanel n. 5

Mi sono fermata

in rispettoso silenzio

davanti alle vetrine

dei profumi à la page.

Su tutti troneggiava, tetro,

lo Chanel n. 5, bianco

e listato a lutto

per celebrare la sua

prossima dipartita.

Mia madre ne indossava

poche sapienti gocce

con movimenti eleganti

sotto lo sguardo

compiaciuto del suo

eterno ammiratore.

Annusavo la pelle

di magnolia ma

non mi avvicinavo

per paura di innamorarmi

di un'anaffettiva dagli

occhi severi e le belle

mani votate a un dio

geloso. 

*

Per M.

Un solo grido

irrefrenabile e potente

mi avvisò della tua

partenza ormai prossima,

un'unica convulsione

repressa dall'amore

al quale restavi

fedele, mentre chiamavi

sonno lo spasimo di una

"buona morte".

Si compiva il disegno

della vita di un giusto.

Ed il sollievo

penetrava il mio

cuore all'annuncio

dell'Omega.

*

Costatazione

Girami intorno,

abbracciami i fianchi

perché siano corrose

colonne, utili

al tuo sostegno

doloroso e affannato.

Così, ogni giorno,

rinnoviamo una solitudine

senza lacrime, senza sconti.

*

Buon anniversario

Ricordo il vaso di cristallo

che traboccava di rose

rigorosamente rosse,

eminenti dall'allegra

nebbiolina, loro strascico

nuziale, e il trillo

di un telefono ogni

anno più gracchiante,

ma non meno tenero.

La madre perdeva inesorabilmente

le scintille di una rara genialità,

ma il padre con incredibile

amore copriva

le defaillances di Amelié,

da vero eroe

di una battaglia ormai persa,

senza abbandonare il campo

intriso di lacrime disperse 

da un senno dolce-amaro.

La sorella si ingeniava

a guarnire la torta

nuziale con rapide battute

ed incessanti abbracci.

Io schivavo ogni bacio,

temendo la fine

del viaggio, il grembo senza

fondo di Tanathos.

Oggi comprendo bene

come sbagliassi

nel fuggire quel

luminoso dolore.

Sullo stesso campo

oggi scintillo

di sorrisi donati

dai piccoli fiori

della mia famiglia.

*

Ci vuole un albero

Non hai il diritto, vigliacco,

di commiserare un malato cronico,

biascicando, "Come ti capisco!".

Non puoi comprenderne le carni

trafitte ed il cervello in fiamme

dall'alto della tua opaca

salute.

Non hai il diritto di girare

pagina alla notizia

che alberi, a decine,

sono stati decapitati

di fronte ad un'istituzione

di potere.

Caddero, ad uno ad uno,

nel cuore di una notte maledetta

dai santi, e lo stupro

delle loro chiome

fu inghiottito dal silenzio

che accompagna creature mute,

violate per vendetta da carogne

di uomini.

La luna ormai non ha

più un letto dove trovar

quiete.

Folli! Non avevano

capito che senza l'albero

non cresce una creatura intelligente,

non battono cuori stupiti

e cervelli pronti a restare

là, da dove ormai

si fugge per denaro

o per disperazione.

 

*

Autopalpazione

Con le tue tozze ali

volami dentro al cuore

e, come un ventalgio

istoriato, porta sollievo

a chi soffre sorridendo.

L'ottima qualità di quelle

stecche garantirà il successo

in queste prime sere

di fine estate, amanti

di coloro che, dai lievi

tepori, aspettano solo

una dolce morte.

*

Se Dio vuole

Temo che ancora

tu da me pretenda

una fisicità spenta

da sonni letargici,

umiliata dai tre anni

che tu hai sotratto

alle nostre austere

nozze.

Dormo ormai ai margini

di un letto abbandonato

e solo il tuo respiro regolare

mi offre quiete, accarezzando

luminosi incubi.

Accetta, dunque, le mie

mani e accarezzami

le dita, stremate

da inerti attese

e baciale con onesto

abbandono.

*

Il giocoliere maldestro - a Matteo Renzi

Maneggia le lucide

clavette con perizia e

si sbilancia in temerarietà.

Otto ne lancia in alto

verso la rossa cupola

del tendone politico,

ma non gestisce ad arte

l'ambiziosa performance

e solo una gli resta

fra le mani,

mentre precipitosamente

esce di scena.

Incerti della sua giocoleria

aspettiamo il prossimo

spettacolo.

 

 

 

*

Estate d’annata

Ricordo che un anno fa,

amica mia, prendesti

piena coscienza di avviarti

ormai verso l'Oltre.

Contrariata e delusa,

dai vetri serrati contemplavi

l'ira incontenibile

di un'estate più velenosa

dell'anaconda d'appartamento

e confidavi nel Sutent

più che in un miracolo mariano.

Io constatavo la mia

triste impotenza, mentre

i silenzi occupavano

lo spazio delle tante

parole barattate

al mercato della speranza.

*

L’Egitto brucia

L'estate, inseguita

da una cupa moira

declina nei suoi

lunghi giorni verso

una morte programmata

ed il mio anturium 

moltiplica le foglie,

perdendo i fiori rossi come 

braci in una sola notte.

Dal banco-frigo di un 

pakistano, con neri

denti tenta ancora

un sorriso l'anguria,

ma attira solo

la sete del trans

stressato dalla sua 

parrucca incrostata

di platino.

Gli amanti trattengono

ormai i sospiri

e li ammucchiano

nei granai autunnali

mentre a piazza Ramses

la guerra civile assolda

cecchini sulle cui semiautomatiche

dardeggia un sole di granito.

*

Feriae Augusti

Sono ormai una specialista

delle partenze altrui.

Da sempre accolgo, 

quieta, saluti e promesse

di una cartolina o di un

sms dalle aguzze Alpi,

dalle Dolomiti poderose

o dalla Puglia multicolor.

"Sai, lì si spende poco".

Io non parto mai.

Il mio treno è fermo

su un binario pietrificato

ed ho smesso di rimpiangere

ciò che non mi è stato

concesso da una divintà

distratta.

Mi restano solo conchiglie

di poco valore ed un amore

da tempo in agonia.

*

Intimità

Conosco ormai a memoria
la tua ira che,
come lava, è già
pronta ad esplodere
fin dalle sette di mattina.
L'ironia,
depurata dai veleni del sarcasmo,
è ben disposta verso
le pupille fiammeggianti
e le parole schierate
a battaglia.
So bene che la pace
scoppierà come quel palloncino
da festa patronale che
prelude all'annoiato
silenzio del villaggio.

*

Fratelli di Talìa

Abbiamo tutti
chi più chi meno,
imparato a masticare
l'inno con fiere
mandibole.
Un docente di filosofia
provò a dimostrarmi
nel corso di un liceo
violento che il nostro
inno era provinciale
ma io non gli credetti,
nell'illusione che
l'Azienda Italia
avrebbe affrontato,
come sul Piave,
ogni assalto nemico.
Ora che i fratelli sono
divisi e si gettano
al massacro con ferocia,
senza raziocinio o pietà,
osservo il tricolore,
lercio e molle
che trasuda l'afa
di mezza estate,
chiedendo vaticini
al morto Mameli,
soffocato dalla polvere
del Verano che danza
intorno a chi, pare,
fu un eroe.

*

Controtestimonianza

Quel giardino in cui

non è sbocciata la carità,

ma solo fiori di plastica

ne simulano malamente

i colori, è scandalo

per gli atei, vergogna per i cristiani.

E dove i fratelli di Cristo

sono perseguitati e martirizzati,

la pace è sbriciolata

come un souvenir fra le mani

di un bambino aggressivo.

Ci scampi il Nazareno

da una farsa della sua passione

e la Vergine non cessi mai

di intonare il Magnificat

fra colpi di kalashnikov

e alternativi ordigni

di morte. 

*

Roma padrona

Tutti sanno chi strangola
le vittime dell'usura.
Scivolano costoro
sulle sudicie Mercedes
che puzzano di ricatto.
Tutti intendono quali
malavitosi soffiano
la cocaina nelle
narici dei tossici.
Strangolano, impuniti,
fantasmi giorno
e notte.
Il litorale delle vacanze
modeste rimbomba
del silenzio dei collusi
come a Corleone,
come sotto il tallone
dei Casalesi, come tra i templi
di Girgenti.
Ed i poeti tacciono,
hanno smarrito
le cetre fra le siringhe
dei densi prati
extraurbani, ormai
avvelenati e sterili.
A Sodoma e Gomorra
si fanno giochi di società
in attesa dell'ultimo giorno.

a Salvatore Quasimodo

*

With my poor love

Piccola bruna,

minuta di ossatura,

forte nei sentimenti,

fai scivolare le lacrime

su quel cellulare

come fossero gocce

di profumo.

Il tuo contratto di apprendistato

trema ormai quasi una

foglia di fine estate

e non siamo che a luglio.

A che serve

avere amato

fin da bambina

l'arte di acconciare

le bionde e le brune

se oggi un'incauta

padrona minaccia

il licenziamento?

A che giova la recente

convivenza col tuo

militar-soldato

se dovrai ritornare

ad una casa dove

il tuo ruolo è ancora

servire?

La rabbia per questi

giovani senza futuro

divide la mia notte

fra un sonno semi-affogato

ed un risveglio furioso

come una cagna privata

dei suoi cuccioli.

E siamo ancora a luglio. 

*

Why?

Ormai è di moda

lo stupro dei sette giorni,

che si tratti di una povera

lucciola, di una dissanguata

giornalista o di una piccola

suora in cerca di famiglia.

Questo scempio di branco

cresce in violenza, sostenuto

dal consenso di chi porta

in braccio il potere,

come l'ennesima concubina

da consumare durante un osceno

banchetto fino alle occhiaie

dell'alba.

 

N.d.A.: i giornali di ieri riportavano la notizia di una giovane suora indiana fatta uscire dal convento con l'inganno della falsa notizia della mamma malata e poi stuprata per sette giorni da un cugino ed altri suoi "amici".

Poiché la violenza contro le donne cresce paurosamente ad ogni latitudine, a quando la castrazione chimica di queste belve? 

*

Revival du varieté

Un popolo di morti

batte le mani,

sorridendo ignaro

alla lucida falce.

Non può che

sperare in una

risurrezione mediatica

dove il trash impera

con stolide gags

e gambe incipriate.

 

N.d.A.:

C'è una trasmissione su Rai Uno dalla quale mi tengo lontana.

E' appunto il revival di un umorismo passato, i cui protagonisti si trovano per la maggioranza nel mondo dei più.

La sento come metafora di un'esistenza senza qualità, senza alcuna intenzione di imitare il "Grillo parlante".

*

Fuori campo

Il tuo grosso bicchiere

dove gli occhi nuotavano

in un succo di frutta

biologico.

L'imponente divano

di vera pelle bianca

per conversare attraversando

parole e lacrime,

hanno lasciato il posto

ad una bianca lapide

accarezzata da gelsomini

che la sferza della pioggia

non piega.

La tua famiglia, invece,

inesorabilmente si sfalda.

Muore di crepacuore

il compagno di una vita,

la figlia prediletta

ha indurito la voce

perché frusti i deboli

fratelli, fantasmi sgualciti

da una vita mediocre.

Già ti vedo vagare

per il campo XII

in cerca degli occhiali

che sostennero le tue

battaglie, combattute

con ago e filo.

 

*

A questo punto

Ciò che in te ho amato

la falcata elegante da

maschio gentile,

i tuoi baci a bocca

chiusa sotto il lampione,

il ragionare denso che

confondeva la mia irruenza,

il casto amore per

le donne presenti,

i ricordi sfiorati

con le dita del cuore.

Oggi contemplando

il naufragio delle tue

membra armoniose

mentre gli occhi contemplano

l'assalto di una feroce

diplopia, e la tua Ferrari

è un deambulatore

firmato CAD, ormai diversa,

diversamente ti amo,

e la tua pelle si increspa

di gratitudine.

 

 

*

Magna sed nigra

Regina CoeliRegina Coeli,

ti prego, grande madre,

spalanca le tue braccia,

ali immense e ormai grige,

e lascia uscire i piccoli del mondo

che rubarono poco e scontarono molto.

Ti rimarranno accanto, accucciati

come cani randagi, domati dalla vita.

Che entrino, invece, a testa china,

i potenti corrotti, i truffatori incalliti,

i mafiosi protervi, trascinati

da un turbine nero e irrespirabile.

Poi chiudi le sante braccia

e nascondi le chiavi 

nell'incavo del tuo possente

seno.

 

N.d.A.: Regina Coeli è forse il più famoso carcere di Roma.

Il suo nome contiene in sé un'ironia dolorosa, dietro la quale si cela un profondo significato.

Il titolo si riferisce alle notevoli dimensioni di questa antica struttura, annerita dal tempo e dal male in essa contenuta.

 

*

Utopiche dolcezze

Leccami come un gelato e,

per ultima, assalta la panna.

Immergi il grosso naso

in quella nuvola obesa

e chiudi gli occhi che vedono

solo onde.

Sarai nel paradiso

degli ipovedenti.

*

Destino

Ho un cuore di carne

stremato, battuto a sangue

come una fiorentina doc.

Pronto ormai per lo chef,

sarà cucinato ad arte

e servito sulla tavola

dell'amore perduto.

*

Fatalità

Per quanto cerchi

di non far rumore

nel passare da una

stanza all'altra

come un innocuo fantasma,

disturbo gli ottanta

metriquadri calpestabili

dove si consumano

astiose alleanze,

modeste riconciliazioni.

Vorrei che questo

tacito disaccordo

si mutasse in urlo

o in fragorosa risata,

ma fra coloro che hanno

soffocata ogni intimità

è doveroso tacere.

*

Talvolta

L'amore che si fa

parlando quando

le forze mancano,

profuma di limone

non trattato.

Le parole si rincorrono,

si intrecciano, si uniscono

come amanti mai

sazi di piacere.

La figlia dell'alba

spesso ci coglie così

fra un succo di

frutta e un savoiardo.

L'amplesso delle parole

ci lascia ubriachi

di candida passione.

*

Fermiamo la strage

Ancora, ancora...basta!
Le donne a voce bassa

commentano gli ultimi

femminicidi e temono

che lo sguardo del compagno

mutato in pugnale, pistola

o mani assassine

ovunque le raggiunga

per schiantarle come

pini semiarsi.

La nostra impotenza,

l'inferiorità del bene

davanti al male

uccide tutte noi

ogni giorno.

Si difese Silvana

con unghie forti

come artigli, ma quasi

una foglia verde

una barca leggera

fu precipitata in un mare

d'asfalto e pece. 

*

Garbatella a S. Pietro

Il venticello aspro e vigoroso

pettina un'alta e magra

lupa grigia mentre i bambini

spiccano il loro volo verso

quelle orecchie appuntite,

ripresi come palloni colorati

dai genitori, esterefatti animalisti.

Mentre le granite di caffè

preparate secondo antica tradizione

scivolano nella gola

dei residenti e la fontana offre

una mammella gonfia d'acqua

gelida, in molti chiedono

al cielo paludato a festa

da piccole stelle

due sole grazie,

un'estate che non impicchi

i sogni alle persiane

ed un lavoro che salvi

la dignità dai troppi

sorrisi di convenienza.

*

La menta fresca di San Giovanni Battista

Ho incontrato una donna

dalle fitte e ansiose rughe

e dal sorriso tenero

che mi accarezza

l'anima come mai accadde

ai miei giorni.

È inutile chiamarla

per nome, meno ancora

attribuirle un cognome.

Sappi solo che entra ed esce dal mio

cordless senza un'ombra

di polvere, carica dei profumi

di una campagna dimenticata.

 

 

NdA: Era usanza per la festività di San Giovanni Battista che, ad isola Liri, le donne aromatizzassero le bacinelle d'acqua per le abluzioni con foglie tagliuzzate di menta fresca che attribuivano loro un'aroma particolare.

 

 

 

*

Dormo prona

In una tiepida notte

d'estate un'ombra

d'uomo si stese

sulla mia schiena

e vi sostò con una

delicatezza a me

sconosciuta forse

finora.

Come nell'amnios

nuotava la fantasia

con ampie bracciate

di sonno.

Quando il carro

del sole si affacciò

sui miei fianchi

tutto era compiuto

o nasceva, inaspettata,

prole di una lunga

attesa.

*

Ogni violenza è un debito

Dai! Prendila a schiaffi

e se non bastassero

per ridurla ad essere

ragionevole, aggiungi

calci sferrati con violenza

disumana e sputa

su quel viso sfigurato,

sugli occhi bluastri

che versarono lacrime

per te. Uscirai presto

di galera, afferrando

un'aministia con le tue

mani che nessuno

ha mai addentato.

Poi tornerai nel branco

da vincitore...per ora.

 

N.d.A.: una donna polacca è stata violentata per sette giorni di seguito.

Quale pena comminereste a quel mostro che si è detto suo compagno?

*

Hic non est

Non abita qui

la misericordia ed entrambi

lottiamo per l'ultima

parola come guerrieri

già coperti di sangue.

Ci scrutiamo lungamente,

aspettando che l'altro

abbassi, per primo,

gli occhi, pur vedendo

diversamente, male.

E quando sfioro,

innavertitamente, i tuoi

occhiali aspetto,

golosa della tua ira,

il primo improperio

contro la mia disattenzione.

Credo che non abiti

qui l'amore, se non

come un clochard ebbro

fin dal mattino.

 

*

Amada mia

Dovunque tu sarai

mi basterà un messaggio

per contattarti, ma poi,

da te pretenderò le costellazioni

perché l'amore, esigendo tutto,

genererà un raccolto copioso

anche nel deserto dove

si accoppiano gli scorpioni

sotto un cielo desolatamente

azzurro.

*

Blog

E' un Parlamento autistico

quello che ci incorona di vergogna.

Fra urla disumane e balbettii

striscianti giustifica il suo

niente nascosto dietro

le spalle curve del

"Buon vecchio" che bacia

la bandiera e saluta

i parenti dei defunti

ignoti con una lacrima

nascosta nel taschino.

Così l'Italia, stretta

dall'Ade, come in una

morsa, procede a denti

stretti fra le paludi

di impotenti politici

capaci solo di ridersi

addosso quando Ballarò

li schernisce con una satira

di stato che si traduce, reiterante,

in ca....te fino alla consunzione

della democrazia voluta

dalle piazze assetate. 

*

Come una vecchia giostra

"Prendimi la mano,

dai, abbracciami!".

Così ti ripete fremendo lui

e le vecchie parole

tornano a prendere

vita e colore mentre

ti attirano come bianchi

cavalli di una vecchia

giostra, dagli occhi

di vetro corrosi nel tempo.

Ancora un giro sulle

loro groppe dalle selle

in cui l'oro si è congiunto

finalmente con le rosse

gualdrappe scrostate.

Ancora un giro,

purché sia vero amore.

*

Il prezzo giusto

Il bosco dell'oceano*

è percorso da mille

gridi.

Uccelli rari ed alberi,

fitti come gli abbracci

degli amanti,

rilanciano l'oscura notizia che

in Brasile si compra

un rene umano con seimila 

euro e le favelas

esultano perché pane

e vino non mancheranno

sulle affollate tavole

di questa gente

dal cuore generoso.

Esultano ancor più

gli acquirenti, ricchi

di tutto il mondo

e ammalati, quelli sì,

guaribili.

Mi sale dentro l'ira

come un geyser ubriaco,

perché il giusto prezzo

di un organo è quello

della vergogna e, ai poveri,

come sempre è tolto

il poco che hanno.

 

*fitta boscaglia adiacente alla spiaggia di Recife

*

Cronaca timida

Si è svegliata,

dopo un mese di coma,

una piccola bionda

percossa quasi a morte

dalla chitarra, impugnata

come clava, di un riciclato

"dittatore africano".

Con una tenera voce,

disseppelita dai ciclamini

del miracolo, ha ripetuto,

"Il mio bambino non vuole

avvicinarsi alle bende

perché il cranio è massacrato".

Aveva visto tutto,

il mostro liberatosi

dalla maschera di una

schizzofrenica gelosia,

il delirio omicida, la follia

auto-giustificata del maschio.

Ora la madre cullerà

suo figlio, ma ci vorranno

treni di favole

per lavargli gli occhi.

 

N.d.A.: nessuna violenza, nessun femminicidio è giustificato dagli uomini e da Dio.

 

*

Imperatores

Due dittatori strapaesani

scalano la montagna del potere

con piccozze appuntite e borracce

d'assenzio demodé.

Il primo apre la fauci

di giorno in giorno più insaziabili

e rinnova il suo becero lifting

fino alla deflagrazione.

L'altro, dalla criniera impazzita,

ruggisce senza sosta,

pronto alla sua zampata

over size.

L'Italia si trascina insanguinata,

come un povero fante a Caporetto,

cercando di schivare il duce

lombardo e lo pseudo-anarchico

genovese, inghiottendo fango

e mota sempre più inquinati

da una natura che, scivolando

a valle, rantola "Due al prezzo di uno!".

Il prezzo dell'Italia

democratica.

*

Vae victis

Ho visto piangere,

incredibile a dirsi,

piangere un primario

di oncologia infantile.

Non c'erano più soldi

perché i piccoli ammalati

potessero indossare

le ali sanguigne dei martiri

di una sanità dissociata,

dietro il velo stracciato

della privacy.

Se l'economia è prostata

e la cultura sterile,

lo scandalo della sanità,

come un morbo invasivo,

soffoca i deboli senza decenza

ed al cuore-poeta non resta altro

che gettarsi, in silenzio,

su un panca di legno

scrostata dalla disperazione.

*

Ad Emilio Loreti, pittore

Mi sono vestita
rosso porpora
per salutarti
come ben meritavano
i colori densi
e corposi dei tuoi amatissimi
quadri.
In quel piccolo studio
di un piano terra borghese
sensuali ispirazioni
afferravano nuvole
e cielo come amanti
appetibili e gonfi
di passione.
La tua casta sensualità
ti ha accompagnato
fino al paradiso
e dintorni mentre un flebile
incenso ci lambiva
il cuore.

*

Resisti, Catullo!

Amo chi scrisse, amando,

dei suoi perduti amori.

Io che non amo esprimere,

fino da ragazzina, sentimenti

che abitualmente mi stremano,

guardo gli amanti come

tartarughe alla disperata

ricerca del mare.

Lentezza e sonno

tengono  loro uno strascico

di bava di lumache,

cavallucci marini usano

i loro gusci come scivoli

salati e le onde solleticano

vanamente il grasso ventre,

perché ridano a crepapelle

sotto le pesanti armature.

Le osservo lungamente

e, non sapendo amare,

seguo la processione senza impegno

di acuti e lacrime impastate

di spuma non biodegradabile.

 

*

Il viaggio

Scegliemmo una pesante bicicletta

per il nostro viaggio lungo la vita.

E mentre la fatica ci dissanguava

il fiato durante le salite,

a stento governavamo

le insidie di una discesa

a precipizio.

Oggi, dopo averla barattata

con un deambulatore demodé,

tu lo spingi col cuore

scompensato, io mi appoggio

alla tua schiena crestata

senza dimenticare a destra

Scilla e a sinistra Cariddi,

schiumanti di rabbia.

*

Scoutismo

Fra i bambini violati col consenso

delle autorità e le donne tatuate

di lividi bluastri ho posto

la mia tenda in cui

sogno miriadi di angeli

dalle piume rade ma candide

come la spuma soffiata dalla

Stella Maris.

*

Pellegrinaggio

Dopo che la rugiada

ha pianto le sue lacrime

su ogni tomba, quasi

una pia donna, è ora

di visitare i nostri morti.

Con levità, alternando

i ricordi ai sorrisi

come i grani di un rosario

etnico, deponiamo i fiori

che maggio riserva

ai comunicandi e ai genetliaci.

Mentre la sorella sorveglia

i miei passi, io mi abbandono

ad antiche-nuove tenerezze

come quell'amante che

ogni notte abbandona

il letto di tanatos

per unirsi alla luna.

 

*

Il punto

Non mi regali niente

perché detesti i rifiuti

non previsti.

Anche solo uno sguardo

torbido fa ribollire

delusioni furiose.

Annoti una mano

contratta, un piede

nervoso o il semplice

stringersi delle labbra

che ingabbiano una

risposta sarcastica.

Ma hai scagliato

con foga, iracondo,

una spugna azzurra

perché placassi, rapida,

i miei convulsi colpi

di tosse.

Questo era un dono prezioso,

il tuo modo d'amare.

*

A speedy young man

Rapido come un giovane

gatto compari sulla porta

con le spizze* ancora calde

e, come uno chef già in

carriera, me le porgi sfrontato

e seducente.

Studente in continuo rodaggio,

sei il giovane imprenditore

di te stesso. Sai costruire

un orto di città, massaggiare

schiene doloranti, mondare

giardini condominiali e chiamare

la tua orafa* "Amore",

mentre i tuoi occhi cangianti

parlano in codice

alla bella scontrosa.

 

*così chiamano a Roma delle focacce oblunghe, condite più delle normali pizze

*la mia figlia più giovane

*

Nel cordless un giardino

"Guardimi, nonna!" strilla al telefono

Marghe, ormai trasformatasi

da farfalla in ballerina

di tip tap.

Certa che il nonno

ed io possiamo contemplarla,

la minuscola Ginger,

al diapason della gioia,

insiste col refrain

"Guardimi, nonna!" e mentre

mi massaggio i timpani

un po' scossi, penso

di non aver mai udito

una melodia così travolgente,

quella targata puro amore. 

*

Inscientia

Tu che assali, possente,

la strada, io che ti seguo

affannata battendo gli

occhi esperti ingannatori.

Il nostro pomeriggio esala

l'ultimo respiro fra

la folla di pollini

assassini,

mentre una marea 

di devoti distribuisce

i libretti del rosario.

Le mie esili speranze,

assordate dal suono

di campane gonfie

di sé, perdono consistenza

e mentre un taxi

ci riporta a casa

il tuo viso duro mi indica

chiaramente che i soldi

non si sprecano.

 

*

E me te magno

Ar macello 'na donna

poco costa. Nun è

tajo de prima qualità.

Me vò lassà? E io

je l'impedisco, l'ammazzo

prima che possi parlà.

Poi punto la pistola contro

er core, fontana de l'amore,

pe rende la traggedia

eccezzionale, ma coro

er rischio de potè sbaglià...

 

N.d.A.

A quanno la fine de st' ammazzamenti?

Dovemo convocà li presidenti?

*

Damasco

Non mi glorio nel dirmi

cristiana. Semplicemente

lo accetto come l'incidente

di percorso d'una pasionaria

immatura.

Sono inciampata sul mio Cristo

mentre scampavo di fronte

ad ottusi celerini. Lui

mi ha trattenuta per le spalle,

invitandomi a guardare

indietro. Non c'era più

nessuno ad inseguirmi,

solo Lui mi contemplava

fissandomi con occhi velati

di Passione.

Non ho più avuto scelta

e l'ho seguito.

*

Fermala

Fu rosso vivo come sangue

 

il nostro amore

 

e sgorgava dovunque

 

lo cercassimo, in un

 

cespuglio giovane o dentro

 

al mare dove ci abbracciavamo,

 

fingendo di nuotare.

 

Oggi è una lenta emorragia

 

dilavata, non valida per la messa.

 

*

Tentativo

Ti giuro, non conosco

il kamasutra ma riesco ancora

ad allungare le mie

gambe in pantaloni verdi

per cicondare ridendo

come un mare agitato

la tua schiena piegata.

Non è Eros che sferra

questo assalto al solitario

vulcano che tenti di mimare,

ma Filia dai dolci

inganni, nuda di amplessi,

semicircolare che ti sussurra

la parola ieri.

 

*Philia, l'amore di predilezione.

*

Il cristallino

Anche l'occhio prosciugato sfida

a battaglia la Moira

che non risparmia un atomo

della tua carne offesa.

Non dubitavo che, al tuo

ritorno, avresti annunziato

nuovi lutti, vissuti col sorriso

dell'eroe reduce da una pianura

imbrattata di sangue virtuale.

Se il destino fosse stato un serpente

già l'avrei schiacciato

senza pietà.

L'animalismo dei saggi

non si addice a dieci anni

di cruento assedio, mia anima*.

 

*ho sempre chiamato così il mio uomo malato.

*

Una nuova santità

Ed hai colpito ancora, infierendo

ottuso sulle sue carni sconfitte

finché la mite indole

di colei che dicesti tua

non ti scivolò via

dalle mani insanguinate

assunta in cielo

con l'anima e col corpo.

Ora biascichi ai tristi tutori

dell'ordine che ti aveva

abbandonato, e qualcuno sussurra

che forse, forse, meritava

la morte.

La mia rabbia dilaga

incontenibile come lava etnea.

Si può ancora morire d'amore?

Un coro di stolti non sarà mai

opinione pubblica, ma benevolo

linciaggio contro le gambe tornite

di una donna.

 

*

Così è l’amore

Certa che un giorno

ci siamo amati, studiando

il nostro opposto modo

di cercarci e di perderci,

convengo con te, odiato soggetto

di incoerenti desideri,

che quando per primo

uno di noi raggiungerà

l'oltre, il sopravvissuto

lo seguirà a tentoni

con stridii di rondine.

*

Eros ingabbiato

Mi soffi in faccia

il tuo fiato al veleno,

inframmezzato da proposte

francamente indecenti.

Questa tua trasgressione

mi incuriosisce, facendo spuntare

il fantasma del sorriso

fra una ruga e l'altra.

 

*

Conversione

Ho percorso nella prima infanzia

favole attraversate da orfane

preferibilmente di madre,

adibite al ruolo di sguattere,

cameriere, allieve cuoche.

Le sceglieva per me

una madre insegnante

inatta alle faccende di casa.

Oggi, dichiaratami orfana

di queste orrende fiabe,

somministro alle mie tre

stelle, con gioia amarognola,

i successi mondani

di Barbie & co.

 

*

Amare il sociale

Portare al pascolo i propri

agnelli senza nascondere

il coltello per straziarne

le carni ancora tenere

o farli pascere di buone

erbe e vederli rotolare sul prato,

questo distingue il macellaio

dal pastore.

*

Monarca di ferro

Il tuo trono, a forza

conquistato, lo difendi

con la bocca serrata

eliminando ogni possibile

concorrente

fra sguardi velati di nera

rabbia.

Anche una sedia a rotelle,

di questi tempi procura

il regno a chi lo sappia

conquistare.

Io, seduta accanto a te

su di un vecchio sgabello

nero, aspetto la democrazia.

*

L’aurora di bianco vestita

Chiamarti aurora,
strattonata come sei
da una perfida ora legale
è come rivestire
di un abito da sera
quello spaventapasseri
nel prato che ci vide
bambini.
Sospesa fra sonno e risveglio,
mentre dilegui gl'incubi
notturni, sei investita
da autobus inquinati e
agonizzi, attonita,
sulle sbiadite strisce
pedonali.

*

Angulus

Non credo importi più

se mi amasti o ti amai.

L'arte del sopravvivere

è più saggia, come una

contadina, né giovane né vecchia,

esperta nel raccogliere uova

all'ora da sempre stabilita

col ritmo puntuale

di una natura

ancora madre.

 

N.d.A.: il titolo si riferisce al piccolo paradiso perduto a cui il grande Orazio puntualmente tornava.

*

Alla mia Celine

Con la grossa borsa

di pelle che ti massacra

il fianco, trovi ancora

un momento per fermarti

fra viole di Pasqua e pingui

margherite mentre il fioraio

dagli occhi di lama fotografa

le tue molli forme e la bella

bocca ridente di maternità.

Quando riaggomitoli la via

verso l'ufficio, ancora una volta

ti giri e saluti perplessa

il tuo bouquet da sposa.

*

A mio padre

Ho sempre riso poco

sorriso molte volte

per un'educata ironia,

dono prezioso di mio

padre, che mi accompagna,

con tetragona fedeltà,

su un sentiero già sospettato

in anni non sospetti.

Il dolore non mi assale più.

Carica come un'incinta astenica,

non temo scarafaggi o temporali

e basta ch'io mi volti,

sorridendo con bagliori

di umore graffiante,

che les jeux sont faits.

*

Il mio credo

In tre giorni sedette

a banchetto coi suoi,

scavò col mento

insanguinato l'aspra altura

del Cranio e riposò

dentro la tomba di un ricco.

Dicono che la domenica

risuscitò da morte,

ed io ci credo.

*

Ore 6 Roma Sud

Non è da saggio dire "vivrò" perché è troppo tardi vivere domani.

Vivi oggi.

Marziale

 

Mi assedia un'alba fragile

come un foglio di carta

spiegazzato dalla gioia

crudele di un bambino.

E mentre un roseo fremito

mi percuote la vista

sospesa fra chiarezza

e confusione, senza rimpianto

di sogni incatenati, scendo

dal letto e con il cuore

teso, ai blocchi di partenza,

sono pronta a scattare

per la mia maratona

quotidiana.

*

Spring

Sporcami il viso

di terra non radioattiva

e fa' che le mie mani

spontaneamente frughino

fra i sassi diseguali

del parco morente.

Hai molti doni

da distribuire.

Concedimi di rientrare

dalla porta di servizio,

in un'infanzia non vissuta

ma solo, rabbiosamente,

immaginata.

 

*

Analisi illogica

Sballottati fra un Papa già santo

e gli improbabili nocchieri

di quella che fu, seppur malconcia,

democrazia, gli italiani rispondono

con uno sfrenato sventolare di bandiere

che occultano povertà antiche

e nuove solitudini.

Persa l'arte di vivere,

cori di sacrestia e di piazza

custodiscono il pane quotidiano

nella dispensa della normalità.

*

In pace

Puoi anche penetrare nel mio cuore
ricucito ad arte. Se ne hai il coraggio
entra e lo troverai vuoto
ma in ordine, mondato
dalle passioni come dai calici
di una festa a sorpresa.

*

Should you cook for me?

Sai cucinare una torta al cocco?

Impara presto, mia giovane Cy,

impasta con cura quella promessa

di piacere e inforna alla giusta

temperatura. Una tazza di thè grigio

accompagnerà le fette del dolce

suo passato orgoglio e tua conquista.

Lo divideremo nella piccola

e calda cucina.

Onoriamo così chi ci ha trapassato

il cuore balzando verso l'oltre.

*

Le chiavi di Pietro

Con uno smagliante sorriso USA

o l'antica solennità dei rituali

africani procedono i cardinali,

possente bruco mediatico.

Curiosità, ironia e una battuta

romanesca accompagnano il loro

andare verso la madre Chiesa,

dal volto velato di lacrime

che nascono e si addormentano

sull'indifferenza di molti,

dentro la speranza di pochi.

*

Mia famiglia

Vi siete massacrate,

donne della mia casa,

come iene impazzite.

Né frusta, né parole accomodanti

mitigavano il reciproco astio,

un mix di invidia e gelosie

nel calice che ribolliva e scricchiolava.

Il primogenito, intanto,

seria la bella voce,

raccoglieva schegge

di disunità nelle modeste

stanze della mia breve

casa.

Un festone di mimose

si ergeva contro la finestra

recitando "Auguri 70"

di fronte ad una platea

ormai vuota.

 

N.d.A. "Mia Famiglia" è il titolo di una commedia dell'indimenticabile Eduardo.

"Auguri 70": si festeggiavano i 70 anni di mio marito.

*

Scena di oridinario femminicidio

Se mi tocchi ancora Una

volta, urlo come una iena

che resuscita i pettegolezzi

di tutto il condominio.

Il tuo amore malato

mi ha massacrato

il viso.

La tua gelosia psicotica

ha avvenelato il latte

che stillava dal mio

seno.

Ora tira fuori il coltello

e falla finita.

Basta che i miei tuoi figli

non vivano nascosti

sotto il letto, come topi

atterriti dal gatto nero

dei loro incubi.

Ed ora a...Dio.

Niente applausi, per favore.

 

N.d.A.: la poesia non è nata solo dal quotidiano massacro di donne, ma dal racconto di un alunno, il cui padre-padrone violenta la famiglia proprio per il suo infinito amore malato.

*

Orgoglio democratico

"Me ne fotto dell'orgoglio"

ha digrignato fra i denti

l'uomo in grigio.

Mai l'ho stimato

come in questo momento.

Con le mani a navigare

fra i saldi dei saldi

ed i piedi gonfi mentre si cerca

un posto di lavoro usato

invocare i valori della patria

è un coro stramazzato

di agnostici che si arrampica

verso il do di petto

come sull'Everest

dei melomani.

Fra le sede vacante e il governo

ingovernabile è preferibile

fare la pasta in casa

e aspettare che cresca.

*

Resurrexit

Si china umilmente

l'ulivo, schiantato

da temporali violacei

e mentre triste

sorride nell'orto violato,

vigliaccamente volgo

le spalle senza voltarmi.

Non ho mai amato

gli addii che stillano sangue

soffocati dagli Osanna.

*

My birthday

Indosserò, per il mio compleanno,

bigiotteria incrostata di speranza

ed una tinta ormai biondo chiarissimo.

Fingerò di vedere tutti distintamente

non come nella soffitta del quotidiano

dove piccoli topi corteggiano il profumo

di un parmigiano doc, scelto

dalla fantasia. E sorriderò con le mie

unghie color porpora a ciò che fu

amore ed oggi è effervescente nostalgia.

*

Pe scrive’ du’ frescacce

Nun metto 'n punto 'n croce,

preferisco dipigne co la voce

e sempre drento casa,

vojo ajuta' chi cià la testa rasa

de speranze e pensieri,

chi, fino a jeri, poteva lavora'

e oggi cerca solo de campa'.

Nun credo propriamente a l'elezzioni.

Certo valgono più le riccomannazzioni

chieste dar novo ricco

a l'antico potente

e aspetto solamente

che se spenga sto sole allampadato.

Drento 'na fredda sera

me ficco co 'n piumone

finché nun scenna amore

su sto rabbioso core.

*

Ingravescente aetate

Solo il forte è spinto

alla clausura e stringe

le mani delicate

in una preghiera disfatta.

Ai potenti si addicono

aliti di superbia

che gonfiano purpurei

mantelli e volti

indecifrabili.

 

N.d.A. E' uno spendido costrutto latino, l'ablativo assoluto, che rende la fermezza della decisione di Benedetto.

*

Sad love

Disegno un cuore giallo

e lo cancello, stridendo

come rondine impazzita.

Il rosso lo detesto cordialmente

e nella mente rotolano

incubi insanguinati

targati Italia o Mali.

Che differenza c'è

se si muore ammazzati

in un monolocale accessoriato

o coperti da un tumulo

di polvere calpestata

allo stremo?

Disegno allora un cuore bianco-riso

e lo stendo ai tuoi piedi

perché renda speranza

al nostro amore.

*

Il miracolo di Emy

"Confida nel sole!",

ti consigliò, salda

come una roccia,

una strana donna

dal cuore fitto

di margherite precoci.

Prevedeva il tuo meteo

neve mista a pioggia,

incompatibile con una gita

di bambini e la tua

tenera indole si induriva

come ghiaccio impraticabile.

Oggi il sole circonda

la città, come un tenero amante

e la metro ti porta al Colosseo

dove intonerai la lode

di ogni pietra

consumata dai passi imperiosi

di chi ha già pagato il biglietto,

forte di un cambio

privilegiato.

 

N.d.A.: questo piccolo miracolo si riferisce a sabato 9 febbraio, quando un magnifico sole d'inverno ha riscaldato un gruppo di bambini che mia figlia ha portato in visita al Colosseo. Una scommessa vincente, grazie anche all'intervento di inaspettati angeli "custodi".

*

Madre coraggio

E Roma ancora genera

madri dal grembo pregno,

fino all'estrema vecchiaia,

di lacrime e consigli

conditi da un dolore

appena nato

che profuma e si spande

da balcone a balcone

come quel minestrone

che mi avvelenava

ogni mercoledì.

La mia maternità,

lucida e anaffettiva,

cucina solo fettuccine al ragù,

trasmettendo ai suoi figli

un sapore di gioia

cotta al dente.

 

N.d.A. quand'ero bambina detestavo quel giorno ed ovviamente un minestrone dittatoriale.

*

Mille aquiloni dal Pakistan

Alziamo la voce per Malala

col piccolo cranio percosso

da armi semiautomatiche,

stremata dalle urla dei talebani

che, soli, reclamano la dittatura

sulle menti, lo strangolamento

di voci esili e sommesse.

Che portino lo chador o siano

incarcerate nei burqa

le donne giovani non devono

studiare ma servire

gli uomini in cucina

e a letto fino alla morte

di parto, dopo la propizia

nascita di un maschio,

padrone di future Malala

con bianchi quaderni nascosti

dentro cervelli violentati.

*

Corteggiamento

Con la scusa di soffiarti

dal collo coriandoli ogm

lui sfiora la tua pelle morbidissima

con un bacio galante

e disperato.

Tu non ti neghi,

bruna ammaliatrice

dagli occhi incandescenti,

ma guardi altrove

ai negozi intasati, alla gente indecente,

alla tua crudeltà generata

dopo decenni di indiscussa virtù.

 

N.d.A.: composta in occasione di un giro in un centro commerciale dove quella bruna splendeva in un turbinio di coriandoli impolverati.

*

Acefala

Oggi non cerco un titolo

al mio vagabondare

fra versi quantomeno

politicamente corretti,

ma vado in giro con amici

francamente sfigati,

poeticamente ineccepibili,

che nella soffitta* de La Recherche

attendono un'ipotetica liberazione.

 

 

*Un richiamo ad Anna Frank

*

A woman called hourse

Poche le botticelle

nel cuore di una Roma

bipolare.

Sfatti i cavalli,

monumenti corrosi

dai paraocchi scuoiati

nel sole multifase.

A passo lento, senza convinzione,

sotto una sferza antianimalista

strusciano il muso a terra

laddove almeno cade una carruba

per riempire la pancia sfilacciata.

Così è per me, cavallo di città,

con il campo visivo imprigionato

a destra e a manca.

Non posso più guardare

ma solo immaginare

la crisi a doppia faccia,

il fucile che imbraccia

il solito padrone.

*

A sera sola

Vederti gettare sangue

come un eroe omerico

percosso dalla Moira.

Specchiarmi nei tuoi occhi

spenti e sfiorare le pallide

gote, assediate da una barba

trascurata come un bosco di sterpi.

Essere lontana compagna

delle tue partenze e dei tuoi ritorni

mentre comprimo sul cuscino

i miei occhi da boxeur

ormai incapaci di piangere

ma solo gonfi di disperazione.

*

Sms - A Crì

Quando ho inviato

poche parole di commiato

a tuo padre, per il quale

ti sei battuta come una leonessa

dallo sguardo di cielo africano,

non attendevo risposta.

Tutto era compiuto.

Ma tu, calda di dolore,

hai replicato ricordandomi

che lo avevo visto il giorno

di Natale mentre, da sola,

sfioravo il Bambino

accarezzato da mani nodose*.

I tuoi tre figli lo spingevano,

a gara, fuori dall'auto

perché Amore lo catapultasse

nel pranzo di ringraziamento,

ricoperto da dolce dolore.

La morte già gli danzava

attorno, ma non osava

afferrarlo per timore

della vita che straripava

dai pieni di Grazia*.

 

*nella mia parrocchia al termine della Messa di Natale ho notato le delicate carezze che tanti anziani prodigavano alla statua del Bambinello.

*i suoi nipoti

*

Panta rei

Tutto scorre, ma il tuo sangue

esasperato abbatte gli alberi,

distruggendo speranze, vanificando

luminosi vaticini.

Abbiamo convissuto e nuotato

nell'incertezza di una patologia dimenticata,

che si spegne nel triste cuore

delle ultime stirpi reali.

Ora io non la temo più,

fortificata dai suoi assalti,

pronta a combattere per una causa

alimentata da una drammatica empatia.

Tu ancora fremi come un carcerato

ribelle legato da bianchi secondini,

in cui nulla fluisce, ostruito

dalla deficienza del cuore.

 

N.d.R.: la malattia dimenticata di cui parlo è l'emofilia.

*

Amico gay

Passeggiare con te che sei "omo"

e dirti che vivere da etero

non è poi così esaltante,

gioioso, stimabile.

Molte giovani, a me carissime,

hanno raccontato, a voce bassa,

come le nere mani di lui

abbiano percosso le loro

tenere membra,

annichilito un'umile autostima,

precipitando all'inferno

ogni amoroso proposito.

Passeggiare, allora, con te

e stringermi al tuo petto

senz'ombra di peccato.

*

Post epulas

Si sono spente le luci

del bar "Natale"

e all'alba la solerte casalinga

raccoglie luminarie ad una ad una

come ciliege ormai fuori stagione.

Non avremo più auguri

da palleggiargi senza pietà,

né saluti dal sorriso teso.

Il portinaio ripone frettoloso

un piccolo albero fra le paccottiglie

condominiali, mentre imbarca

lamenti e imprecazioni rossi

di rabbia.

Alunni allegri e già in nevrosi

si scambiano battute pseudo-anarchiche

sperando nella noia rassegnata

dei docenti.

Io torno al mio feriale

con la Stella in tasca. 

*

Universo scomodo

Aspetto che il cordless si degni

di comunicare la data

dell'ennesimo ricovero

per il mio uomo malato.

Ma il nero araldo di onori

e d'oneri mi si nega.

Tace quel maledetto e su di lui

riverso la mia fredda disperazione.

Lo sfioro, poi lo afferro con le mani

gelate, ma è muto come un omertoso,

e mi impone il rispetto per la sua funzione.

Non posso che aspettare, mentre lacrime

avare percorrono vene virtuose.

*

Auguri, amore

Con le tue mani belle,

magre, mi sfiori lievemente

ed il mio anello color vinaccia

trema impercettibilmente

perché non versi lacrime,

perché non urli il mio dolore.

Il grembo è scosso

dal timore di un parto

infelice, ma non mi piego,

non striscio sull'autocompassione,

mi appoggio ad un impercettibile

muro del pianto e mormoro

legnose preghiere.

Auguri, amore.

 

N.d.A.: il parto cui alludo è un intervento al quale il mio uomo deve sottoporsi.

*

Cronaca familiare

La piccola Francesca, diabetica,

è caduta in precoma. I suoi capricci

sono ormai quelli di una marionetta

che, a scatti, si accascia

su se stessa cercando invano

l'inchino successivo.

La madre, incinta di un'altra

creatura che disperatamente

spera sana, la soccorre

con la furia di una nera

pantera, inseguita dai bracconieri

e cerca scampo nell'insulina

cui chiede l'ennesimo miracolo.

L'Epifania si scioglie lentamente

in gocce.

 

N.d.A.: come sempre mi riferisco  ad una vicenda reale, ma il dolore dei bambini ci coinvolge tutti.

*

Your pet

Come una gatta bianca,

dal folto pelo e gli occhi di luna,

sono balzata giù dal tuo

grembo, cento dolori fa.

Ho annusato le quattro mura

mal tinteggiate di bianco,

le tue gambe deformate

dal nemico, salici piangenti

della tua bellezza, ed ho infilato

la porta di  casa senza esitare.

Il sole mi ha stordita,

schivavo a fatica l'andare

incessante di corpi frettolosi,

senza timor di sé.

Sono tornata indietro al primo

sasso scagliato con una rabbia idiota.

Le quattro mura erano ancora

grigie, impastate dal tormento

delle tue mani, ma ti sono di nuovo

balzata sulle ginocchia

ed ho ripreso il mio posto

nella culla delle tue solitudini.

*

L’anno che ormai è qui

Sotto le scarpe comode,

saldo fuori stagione,

scricchiolano i neri scheletri

dei petardi che hanno attraversato

l'anno della crisi in groppa

a speranze viola terreo.

Sul mio viso una maschera

di malinconico bon ton.

"Auguri, buon anno"

è, infine, un btp

innocuo, adatto a tutte le facce

che mi si parano davanti

e che riconosco

grazie al mio occhio ortodosso.

L'altro vagabonda, frugando

il cielo e continua, ostinato,

a seguire la Stella.

*

Uomini e no

Tristi luci di Natale,

come clown in affitto,

piangono ancora prima

di aver fatto ridere.

Patetiche le file davanti

al cash per prelevare

ancora un cotechino,

obeso araldo del cenone,

e visi interdetti 

fra la spasmodica

ricerca di un conoscente

e la fuga da una parola

di troppo, da una confidenza

inopportuna.

E due uomini fra loro lontani

anni luce che martirizzano

la propria donna con latrati

o silenzi che sputano bile

dalle lauree incorniciate

e appassite nell'arco

di un'imprecazione.

*

Cielo stellato

La terra era piena di angeli

mentre, come tanti mortali,

mi consumava la dissenteria

virale, amica di quei poeti

che si lasciano alle spalle

montagne di versi inutili.

Per diverse strade vennero

a visitarmi quattro

angeli ancora non fiaccati

dall'inerzia, figlia del mondo

iniquo e non solidale.

Assolutamente normodotati,

non sfoggiavano ali USA,

ma volti e voci e mani

già tese per stringere le mie.

Io le afferrai senza vergogna

e vidi in cielo un bianco

gregge di stelle.

*

Natività

Ti auguro buon Natale

non perchè tu sia felice,

perchè ti sia riconsegnato il diritto

al lavoro,

perchè possa imbandire una tavola rossa

senza bicchieri di plastica

bianco-sporco.

Ti auguro buon Natale

perchè io sono te

e tu sei me,

un asino ed un bue

che soffiano disperatamente

sul Bambino palestinese

livido dal freddo

sotto un cielo stellato.

*

Dio è madre

Se ci sei tu, io mi dileguo

nel dolore per amore.

Se io ci sono, tu scompari

dalla mente e penetri

nel mio cuore

contraddetto più e più

volte da illogiche fughe

accartocciate in rassegnati

ritorni.

Ci legano coloro che furono

e sono oggi foto tenere

e luminose.

*

Dietro un pazzo c’è sempre un villaggio

Dietro un pazzo c'è sempre un villaggio (Edgar Lee Masters)

 

 

Cara maestra,

ho appreso dalla televisione,

docente del lacrimevole,

che lei dopo aver nascosto

i suoi quindici alunni in armadi

lucidi e di ultima generazione,

si è parata di fronte

al folle del paese

sillabando sicura,

"Ci sono solo io".

Una scarica micidiale

l'ha stesa a terra,

sottraendo i bambini

al carnefice, futura memoria

che un'insegnante non sfoggia

più acconciature elaborate

o la collana di famiglia,

ma è pronta a farsi massacrare

per una giusta causa

sotto le macerie della scuola nostrana

o per una follia

di stato.

Mia madre era una maestra,

una di quelle che un esercito

di mamme reclamava per i propri figli.

Il suo nemico si chiamava

diabete, e lei ha tagliato

il traguardo di quarant'anni

di onorato servizio

con gli occhi semiciechi

e il cuore ferito,

ma pronta ad affermare,

"Ci sono solo io".

Spero che vi incontrerete

e vi riconoscerete

allo spezzare del gessetto.

 

N.d.A.: la solitudine di un insegnante non è solo fisica, ma anche spirituale. Tutti chiedono, ben pochi donano.

Il concorsone di ieri si è rivelato l'ennesima beffa culturale e politica.

 

*

Di tutti e di nessuno

Questo Natale extra-small

 

si nasconde addossato

 

alle serrande chiuse

 

dei negozi condannati

 

a morte, beffando

 

ogni speranza patetica

 

e lacrimosa.

 

Col suo Babbo Natale

 

in divisa, come un professionista

 

della guerra, ci consegna

 

pacchi dono

 

forati da proiettili

 

amici.

 

L'aria ammutolita

 

non raccoglie più

 

suoni di zampogne stracittadine

 

ma imprecazioni che annegano

 

in un caffè lungo senza zucchero.

*

Lamentación de una mujer

Mi basta che non piova,

 

che il fiume non si avventi

 

contro la mia casa

 

da poco ricucita con

 

filo e lacrime.

 

Mi basta che il mio

 

uomo torni vivo

 

dalla fabbrica accartocciata

 

sul tavolo delle trattative.

 

Mi basta un posto

 

in piedi all'ospedale

 

dove siano rappezzate

 

le ferite dell'animo

 

e del corpo.

 

Mi basta esserci,

 

piccola anima

 

e contemplare il porto

 

che ormai ci attende,

 

sventolando neri presagi.

*

A Costanza

Non mangio ciliege da una vita.

Le ho ripudiate da quando

mi assalirono come nemici

già coperti di sangue.

Ora la bruna Costanza,

occhi brillanti e carattere indomabile,

pare sia stata vinta

da un esercito temibile

di crudeli vermetti

che un tempo abitavano

i rossi frutti.

Il medico sentenzia gravemente

che non l'abbandoneranno

per tutta la vita.

L'infanzia si sconta, talvolta,

tra i bruciori impietosi

e la dermatite atopica.

Ai bambini si dice:

"Fai un po' il grande!"

quasi fosse una panacea infallibile

che ai grandi è risparmiata.

*

Una straripante solitudine

Il cielo, stentatamente, afferra

i colori dell'autunno,

le foglie ancora tenere

e ingiallite, i giubbotti curvi,

sotto il peso del precariato.

Semivuoti i negozi che tentano

un sorriso poco convinto,

ma non vedo gente.

Solo teste chine mi sfiorano

lungo una strada

che odora di cenere.

Come il sasso vola una bestemmia,

adulterio del cuore e della mente,

e chi la scaglia è solo

uno di noi inorridito

da quel Dio crocifisso

che ancora conosce l'arte

del perdono.

Inciampo in una straripante

solitudine

che, fradicia, inghiotte  

la sua condanna e si copre

con il mio ombrello.

 

*

Avvento 2012

Dai blocchi di partenza

scatta l'inverno, gelido e nevoso, 

come un'isterica lezione di greco.

Tornano sui banchi studenti delusi

da insipide cogestioni e incrociano

sguardi aspri e minacce di una

grandinata mista a pioggia

scientifico-letteraria.

Si spoglia il grande platano e torna

a svelarmi un palazzo malconcio e speranzoso.

Turbina l'attesa attorno alla fanciulla di Nazareth.

Lunghi capelli e neri gli occhi

si dona al Figlio

e già intona il Magnificat

velando con le mani olivastre 

il giovane grembo.

*

Anima fedele

Quando il buio scoperchia

i miei modesti incubi

sento i tuoi brevi passi

e il tuo stremato ansimare

avvicinarsi alla nostra stanza.

So che ancora stanotte

veglierai sul mio sonno massacrato,

mentre traccio il mio dieci

sul tuo cuore.

*

Over the top

Un braccio di ferro esilarante

fra la schiacciante vittoria

di un potere consolidato

e la brillante sconfitta

di una giovane voce

delusa e battagliera.

Abbiamo goduto, però,

almeno per un giorno

del silenzio dell'algido premier

in loden, che ci riconsegna,

a sera, sudore e lacrime.

Lui sì che mantiene

ciò che promette.

*

Eye

Guardarmi nello specchio

è assai ridicolo

come sfumare l'ombretto

sull'occhio fulminato.

Quasi voler asfaltare

il vuoto grembo

di Roma.

Allora per sottrarmi

alla voragine

di un dolore invidioso

ritorno all'occhio destro

dono divino, amato

come unico figlio

di una stirpe

che si estingue

goccia dopo goccia.

*

If I were Catullo

Mia torbida Lesbia,

mia sfrontatissima,

ora che non ti amo più

corri fra le mie braccia

violentate

e giaci col mio dolore,

amante inestinguibile.

*

Genesi mediatica

Rossi i volti, alterate le voci

e squillanti le parole,

si sono celebrate in tivvù

le primarie della partecipazione

popolare e democratica.

Lunghe file di elettori educati

e medio-borghesi si sono snodate

tutto il giorno pazienti

come un lento, enorme

bruco dai colori autunnali

e trafitte da un sole

ancora ostinato.

Si andrà al ballottaggio,

è ovvio, fra l'antica

corrucciata determinazione

e la festa del nuovo

con le camicie bianche

ed i giovani corpi tesi come archi

per afferrare il trionfo.

"Nike, nike!" allora?

Troppo presto per ricordare

i caduti di ieri

troppo tardi per lo scontro

con un'economia eccezionalmente elitaria.

E fu sera, ed è mattina.

Primo giorno.

*

Mela verde - A Marghe

Soffoca il centro di Roma,

mentre un concerto isterico

tenta di decollare

e si approntano tavoli neri

per l'ottobrata monticiana.

Sulla tua piccola bocca

tracce di gelato alla mela verde

che hai rifiutato con una morbida

smorfia di disgusto.

Questa delusione dallo sbiadito

colore ti allenerà

a beffe future e, come oggi,

frenerai le lacrime

al semaforo aguzzino

che tortura la Via del Mare.

 

N.d.A.: chi di voi romani non ha preso una multa mentre andava ad Ostia?

*

Lost

Ho perso ancora l'ultima occasione.

Il mio occhio sinistro

mi ha ingannato da par suo

e, confusamente, questo amore

così aspro ha girato a

sinistra, lasciandomi in mano

un gelato alla crema

che piangeva panna e rabbia.

*

Vederci chiaro

L'occhio sinistro mio si nega

a seduzioni, a desideri

inconfessabili e vola come

una farfalla dalle bianche ali.

Il tuo occhio destro mi chiede

se io ti sia ancora vicina

e una lucida carezza si addormenta

sul tuo petto, come un bacio adolescente.

*

Iperallergica

Quando spegni l'ambiguo

lume della bella lampada,

allora la tua bocca, impostata di giorno

ad un tenero sorriso, perde

i lievi contorni e cerca

l'aria con l'aspra testardaggine

di chi si è consegnato,

da tempo, a un dio geloso.

 

N.d.A.: dedico questa poesia a Celina ed agli allergici cronici, la cui vita non può espandersi nella gioia del respiro.

*

Questi ragazzi

Già affondano la testa

confusa in un logoro,

vero o contraffatto che sia,

giubbetto di pelle effetto vissuto

e a capo chino procedono,

trascinati da un lurido turbine

urbano, cocktail mortale

e sfigurato.

Nel secondo girone

di questo inferno comico

non puoi dirli neppure

lussuriosi.

Conoscendo l'amplesso

lo evitano accuratamente,

questi ragazzi.

*

Requiem

E quando uno qualunque 

mi telefonerà

tutto sarà stato detto.

L'amore, il dolore, la malattia

e la decadenza parleranno

una nuova lingua

che solo tu saprai capire

ed io potrò soltanto ascoltare.

La morte esige un silenzio

divino.

*

I doni di Novembre

La tua calda mano,

che disgela le mie dita,

contratte e inanellate

da un ruvido dolore.

Loti gonfi di dolcissimo

turgore, preludio a innumerevoli

baci, ad abbracci disperanti.

Le caldarroste finalmente

a prezzi ragionevoli, vegliate

da volti scuri e amici.

Un raggio di sole che fora

il cielo inspessito, con determinazione

politica e la tomba di Marcello

densa di regali sempre verdi.

 

*

Senza parole

Dal vaso di Pandora

ho tirato fuori uno scorpione

blu.

Sembra faccia miracoli

per gli ammalati in attesa

del giudizio finale.

Parte da Cuba, sbarca in Trinacria.

Tutti sanno come, nessuno parla

di questa speranza ascientifica.

*

Maldito tango

E mi proponi un tango

dallo stile alternativo

poi passi ad un latino-americano

violento, straripante, come nella foresta

pluviale, un amplesso di foglie.

Hai sul computer, amore, l'asso di cuori

quando sulla pelle di lei

scorre sudore salato

voglioso di scolpiti pettorali.

Abbiamo raramente danzato

molto amato i tangueros,

profeti di sublime sensualità.

*

a M. C.

Ciò che non abbiamo fatto:

una visita al Louvre schiacciati dalla gente

una vacanza ai Tropici chiaramente indecente

una cena elegante affacciati sui Fori

una mise esclusiva di esclusivi colori.

Conterrebbe "tre cani" la lista di famiglia,

ma ti pare da niente, da maturi, una figlia?

*

Cerco notizie

Stringendo fra le mani sofferenti

il cellulare come un ragno in pericolo,

vado alla ricerca di tue notizie,

mia crocifissa amica, e temo

ciò che già conosco, il verdetto

che affoga ogni speranza

nel lago della morte

da cui non è concesso riemergere.

A te che non hai più voce

giungono i lamenti di chi ti ha amato

ed oggi si pente di non aver speso

gli spiccioli della vedova

per una giusta causa.

*

Opera di misericordia

Portare un gelsomino bianco 

che non avrei mai scelto,

sperare, con fervore, di non spargere

attorno frasi fatte, di non sorridere

quasi fossi il Signore della Vita.

Lui solo ha il potere 

di pettinare i capelli

a chi sta per partire

con decoro, con profumato amore.

*

Recall me

Dal ventre del mio cordless opaco
si spintonano, all'uscita, tutti
i dolori amici che ho sempre
accompagnato fedelmente
come un buon bastardino
pronto a leccare mani trafitte.
Ma a nulla vale la virtù
della perseveranza quando il calice
trabocca di sangue ed acqua.
Le prove dure esigono
un drappo di seta bianca
e un oscuro silenzio.

*

A Luciana e Giovanni

Ho incontrato amici,
incartata dal profumo
di lavanda che strisciava
in un piccolo negozio,
vessillo di un viola
esasperato e vinto.
Ho incontrato amici,
piccolo miracolo
di un sabato
caldo e solidale.
Nel buio,
come una gatta casalinga,
sono balzata, poi,
verso la mia solitudine.

N. d. A.: non è una poesia d'occasione ma l'occasione di una poesia.

*

Cena per due

Non abbiamo mai bevuto allo stesso
bicchiere, da igienisti ortodossi
ed i nostri asciugamani brillano
di opposti colori, ma quando
il groupon ci ha invitato al suo tavolo
siamo caduti insieme sopra le portate
come su un letto di piume.

*

Margherita

Dodici sante ed undici beate
ti circondano, mio amore,
e riecheggiano il tuo nome,
a me carissimo, come chi
ti partorì in un mega-ospedale.
Mi attrae, fra queste, Margherita
la Scalza, che andava lieta
sulle nude pietre come te,
che inseguita dalla tenera minaccia
"Metti le pantofole!", a quei piedini
anachici leghi due bianche
ali.

*

Talvolta un distico

Credimi pure sciocca o superba o indifferente
senza neppure chiederti perché mi sia comportata così.

*

Dichiarazione

Se non ti ho amato
è stato per rabbia,
il più nobile fra i sentimenti.
Quando ti ho amato
ero spinta dalla passione,
il più inutile fra i moti
del cuore.
Come creta ci impasterà
la morte, certezza di marmo
variegato che non rifiuta
neppure gli ultimi.


*

Would you like?

Prima che m'inghiotta la grigia 
balena del governo dei puri
portami, amore, a cena fuori.
E che non manchino, in tavola,
il cestello già ebbro di buon vino
ed un soutè di cozze ancora vergini. 
E un giovane cameriere, efebo atterrito
del XXI secolo, ci serva con mani
tremanti un tiramisù anticrisi.
Stelle appuntite ci accompagneranno
all'uscita e sul tuo deambulatore
cadranno viole e rose prima 
che il mondo crolli sulle nostre
utopie.

*

Sterilità cardiaca

Non ha fruttificato l'albero
dei limoni. Da una densa
prigione dispensa solo
piccoli frutti verdi
di cui nessuno può godere.
Ed il nuovo padrone,
folle d'ira e di impotenza,
non fa che ripetermi,
"In tanti sono venuti
a cercarli andandosene via
a mani vuote" come il suo
cuore sterile intorno al quale
danza una bambina buona.

*

Vèra

La portò al dito,
finché, smagrito dalla malattia,
esso non tollerava il peso
dell'oro e del dovere
inossidabili beni di rifugio.
Ora la osservo al mio
anulare, ancora saldo
e flessibile, ma estenuato
da notti impietose.
Mi sembra strano che,
in un altro luogo, dorma
colei che la indossava con grazia
dolorosa ed in silenzio
chiedo che torni a visitarmi.
Se così fosse respirerei un miracolo
o lambirei un miraggio.

*

Confidenze

Non ho un gatto
che mi solletichi
i piedi ben curati
cospargendoli di peli
rigorosamente bianchi.
Non ho un cane,
remissivo e cieco,
che mi veneri come un'antica
crudele divinità.
Ho una grande famiglia,
intricata come un labirinto
inglese, del quale tutti
conoscono l'uscita
senza nutrire la voglia
di violarne i cespugli,
di calciare i bianchi ciottoli
verso il cielo
tra un'imprecazione ed un fiat.

*

Coming in

Ho cercato di volare
di bagnarmi in cielo 
al di là delle piogge
acide.
Ho tentato di camminare
in un bosco dove alberi
antichi continuano a crescere
in silenzio.
Dimenticavo di avere un ala
frantumata dagli scontri
con lo scandalo quotidiano, 
una gamba bombardata
dal fuoco amico.

*

Thérèse

Non cercare la tua amante
in un incontro casuale
o nella nebbia dell'irish-pub.
La più sfrenata,
la più seducente,
è Teresa di Lisieux.
Non sono uscita di senno
o colpevole di blasfemia.
Leggi le pagine dedicate
allo Sposo della piccola
anima, dalle tenere
ossa intrise di tubercolosi.
Lì troverai
un amplesso mistico
rispetto al quale i papaveri
più cruenti diventano pallidi
di vergogna, molli di sudore
come stremati compagni
del piacere divino.

*

Mg

Hai accolto quei tre piccoli
doni, scossa da umida gratitudine
con le tue grandi mani
laccate che tremavano dell'umile
desiderio che invade i semplici.
Avrei potuto piangere, ma...
ho preferito accarezzare
i tuoi morbidi occhi.

*

Breakfast

La nostra colazione
è uno scambio di affanni,
un ragionare strambo 
che espelle ogni dolore
come il medico clown 
con la giocoleria e i lievi
palloncini colorati da cui
bambini di cera succhiano 
avidamente dure speranze.
"Ho il vizio di capire" 
ha ammiccato il mio uomo 
davanti al succo di arance
premature, mentre il mio bicchiere
di latte arrossiva di gioia.

*

Gianna

Il tuo sorriso dolce
e mesto, gli occhi celesti
generati dal paradiso
dei buoni e buoni
i piccoli figli attorno
alle tue mani sempre
in movimento.
L'ultimo, un neonato timoroso
anche di vagire,
fra le braccia di suo padre
ti ha smarrito e ti cerca
dalla notte che ti ha piombato
in un reparto di cardiologia
dove si tenta disperatamente
di strapparti ai lunghi artigli
di Tanatòs.
Cristo, partorito nel sangue
e morto insanguinato,
ti salvi, però, dal regno delle creature
in cui la virtù regna
senza averne coscienza
perché i tuoi figli
non vivano solo
di ricordi, note sbiadite
dell'amore, voci scolorite
e flebili nell'oblazione.
Tu sei già nell'amen,
noi brancoliamo nell'impotenza
e speriamo l'insperabile.

N.d.A.: Gianna, giovane madre di quattro figli, vive una delicatissima convalescenza.

*

Tapis roulant

I miei sogni sono piccole
morti ed i risvegli
resurrezioni affamate
di speranza, che scivolano
dentro la gola insieme
alla terapia del mattino.
Così ogni giorno si dipana,
sentinella dell'afa che assume
nomi mal combinati
ma graditi alla gente
che con pochi euro in tasca,
possiede almeno un mostro
contro il quale lottare
o, a scelta, imprecare
inutilmente.

Roma, 08/08/2012

*

Chi erano

Patetico il vostro andare
nel vecchio centro di ematologia.
Il tuo amico, rabbioso e ribelle,
sta ora a capo chino e parla
a voce bassa.
La sempre tinta biondo dorato
esperta di esegesi
indietreggia in un angolo,
crudamente incalzata da un'infermiera
ferina, ineducata.
E tu che porti sulla schiena
il mondo e il cielo
tu, Atlante doloroso
e gaio, con loro parli,
rincorrendo il fiato,
del buon tempo che fu.
Se il tre si dice numero perfetto
gli anni vi avvolgono ormai
in un cupo drappo
michelangiolesco
dove si disfano ricordi
senza luce.
Assente ingiustificata,
mi immergo nel presente e bevo
con avidità alla fonte dell'oggi.

*

Analisi logica

Voli fra un amen ed una
visita eucaristica, gustandoli
come fossero biscotti alla mandorla.
Ma poi, quasi mutati
in gocce di miele, ti attirano
giudizi al vetriolo ed acri
pettegolezzi.
Dunque non sei
cristiano, poiché il tuo
dio soffre di pinguedine
e corre dietro al profumo
dei soldi.
Cristo, deposto dalla croce,
ci offre solo il suo povero sangue
raggrumato e le mille piaghe
di cui lo ha arricchito il mondo
ieri come oggi.

N.d.A.: non c'è nessun riferimento personale.

*

Impagabile premio

Mi riprendo quel lutto
che non potei provare
fuori della porta
di una famiglia onnivora.
Ho pagato venti euro
questo cordoglio procrastinato
per quaranta brevi anni
e francamente ne godo
come del giro sui cavalli intagliati
di una giostra da museo.

*

Marcello

Ritengo che ormai pochi
ti ricordino. Uscivi raramente
con la badante dagli occhi
di ferro, custode ambigua
di un'età tarda e vigile.
Non credo di averti amato tanto,
quanto nel giorno in cui il cielo
spalancava le porte alle tue
piaghe di Lazzaro riconoscente.
Una lunga vita impertinente ricca
ma decorosa quando velavi di bianco
la notte della tua compagna
con delicata pazienza o breve,
desolata rabbia.
La stanza modesta dell'agonia
scintillò di uno scherzo familiare
e del sorriso, mai prima sperimentato,
con cui accogliesti la candida Amelié
che ti correva incontro come il primo giorno.

*

Ritorno al passato

La nostra società frantumata
plaude al ritorno del politico,
accompagnato dai fragori
di una banda stracittadina
e dalla statua di un santo
che esorcizzi laiche maledizioni.
Lo smarrimento dileguatosi come
un uragano u.s.a., ha ceduto
il passo ai vaticini e ad un oroscopo
tossico come i fumi dell'Ilva.

*

Amado mio

Odiato amore, ti scrivo questa
mia per confermare che mi rendi
la vita un gran bordello, che non
ti vorrei affatto per fratello, che
mi rende orgogliosa la tua caparbietà,
merce ormai fuori moda, a me carissimo.
Testardo come un mulo, primo attore
dei miei giorni più amari,
ancora in sella sul tuo ronzinante,
ostinato amante nel tuo
dirmi padrona, da sempre srotolata
sotto i tuoi eroici piedi.

*

C’è più gioia

Guardando fissamente
i tuoi occhi a mandorla,
immaginando di accarezzare
i fluidi capelli nerissimi
ma soprattutto godendo
della tua prudente abilità
nel tradurre il latino
come mai un allievo romano
si cimentò ad affrontare
scopro con una gioia nuova
che il villaggio globale
si può costruire su palafitte
antiche mentre autunno
mi prepara i suoi doni
profumati di uva fragola.

*

Sulla tolda

Capobanda*, dal letto a castello,
scruta il suo mare virtuale
col tenero petto nudo
ed una buffa collana
che dondola sotto il soffio
del condizionatore.
Vorrebbe gettarsi in mare
ma si infrangerebbe sul pavimento
che le strizza l'occhio
come una sirena imbellettata.
L'afferra la madre al volo
e sul molle seno di lei
Capobanda gorgoglia di burbero
piacere, in neonatese, "Terra in vista!".

*Margherita, 18 mesi.

*

Bell’estate

Non provo più pietà
né per lui né per me
mentre gocce di sangue
malate cadono sui suoi
occhiali e, come una marionetta,
penzola dal grigio deambulatore.
So solo gridare il suo
nome sotto i raggi maledetti
di un mezzogiorno rovente, infernale.
Andavamo a messa, il top
per una coppia di desperados.
Poi la caduta di lui avvinghiato
al suo quotidiano palcoscenico
e la mia invocazione che straripava
e rompeva gli argini dei fiumi
che verranno, forse anomali,
a pulirci la bocca.
Ma un samaritano ci ha guardato
ed è accorso con braccia giovani
ed un sorriso triste e buono.
Con lui ho sollevato un crocifisso
sanguinante e salutato
l'uomo riluttante a lasciarci
navigare nel lago salato
della nostra affollata solitudine.
Ma così deve essere, assai meglio
che sopportare una compassione
biascicante e spenta.

*

Chiamarsi

Le benefiche linee telefoniche
a te mi legano, cara Lina,
in una Roma svogliatamente 
svuotata dall'alba
che preannuncia più crudeli vampe
fino ad un tramonto
ogni giorno invocato, venerato
come un idolo alla moda.
Non risparmiandomi il tuo affetto,
ti racconto di Egle, ridestata nel cielo
a venti mesi, da voci
sorridenti e di Mattia ed Elisa,
piccoli crocifissi che ancora 
pendono sulla terra, inatta ormai 
a contenere dolori e dolore.
Poiché sovrabbondi di prove
non pesa sulle tue magre
spalle una pietà sincera
fuori copione. 

*

My darling

E' un passerotto impazzito,
avido di quella gioia
che si conquista con quotidiani
atti d'innocente trasgressione
e poi libera, corre sfrenata
sul piazzale polveroso di Villa Celimontana*
mostrando impertinente
i piccoli sandali coperti
di terra alla madre, bella
dea, corrucciata e compiaciuta.
La guardo, col mio occhio
svolazzante, mentre scende
un'afosa sera d'agosto
e affido, all'infido soffio
africano, il rimpianto per
non aver mai scardinato la mia
gabbia, tuffandomi fra torme
di bambini, impolverati e impertinenti.
Corri, Emma! L'uscita è davanti a te.

*Nota villa romana

*

Le rose di Piero

Sono morte le rose
che lui ti ha regalato 
per celebrare tre anni
di furiose liti e riconciliazioni 
alla fragola.
Il mio uomo osserva
che sono state comprate
da un fiorista di rango
perché hanno reso il profumo
prima di accartocciarsi
su di un gambo incolore.
Nella sala da pranzo 
cala un silenzio che gocciola
memorie ed una tenera
ironia. Ogni morte partorisce
l'intelligenza del cuore.

*

Egalité

C'è chi assapora le brezze
di Orbetello e ragiona sul niente
e chi si copre il viso con una sciarpa
per non essere soffocato dal puzzo 
di urina che avvelena piazza Vittorio*.
Sono entrambi uomini. Fatico
a credere che i profumi non 
facciano la differenza.





*nota piazza di Roma

*

Chiamala estate

C'è la barbona che chiede
a tutti una sigaretta, una sola
che non può farle male
perché è la sarabanda mentale
che le annienta il cervello.
Non vuole soldi, solo fumarsi
confuse memorie ed urlare
sconcezze contro l'entrata
dell'algido supermarket.
La mia laureata, riccia
e bruna, si è fermata 
e gliel'ha porta con ruvida
compassione.
La clochard
ha ringraziato e le ha sorriso.
Questa chiamala Estate.

*

Empatia

Come ci sono bastati
uno sguardo ed un cenno
del tuo capo, solenne e stanco,
perchè in noi prendesse dimora 
il lutto accompagnato da 
un rassegnato dolore così, ieri,
dal caftano viola,
il tuo sguardo sconfitto 
si fletteva su un cuore
desolato e traboccante 
disperazione.
Senza il tuo sorriso, il party
agonizzava, sopraffatto da un'ipocrisia
medio-borghese e dall'afa
maledetta di un'estate dopata.
Non ricordo di averti salutata, 
certa del tuo speculare silenzio.
E' orribile fingere una gioia 
traslocata ormai alle Maldive, 
irraggiungibile ed idiota.
Dio si era nascosto dietro
un costoso bouquet di rose già appassite.

*

Giungla

Rossa, scuoti i fitti capelli
come la criniera di una leonessa
inquieta che cerca il pasto
solo per le sue aguzze zanne
senza materne contrazioni.
Vigile, ti volti di scatto 
e tendi gli orecchi al più
banale rumore, percepito come il fremito
di una tua possibile rivale.

*

Rumeni

Impastano gin, femmine
e soldi, mentre stendono
il maquillage al mio palazzo
anni '60 portati con decoro.
Fra risate, battute, canzonette,
volano con la pennellessa
e quasi sembra che la vampa
di luglio non ne fiacchi
l'esperta muscolatura.
Crolleranno di sera su un anonimo
letto in affitto senza
incubi, senza sogni.
Quelli si svegliano sempre
all'alba profumati di caffè
nero, di voglia
di donne che dicano sì
ridendo.

*

Ecce Homo

Il tuo male è nemico alle mie forze e,
impreparata ad abbracciarlo,
mi sforzo di spiare
da lontano le membra
piegate
e i passi
affaticati
e il volto segnato
da misteriose contrazioni.
L'hanno chiamato Parkinson
ma tu, generoso, hai convocato altre
malattie e le conduci
al pascolo dall'alba
fino al tramonto
di una disumana sopportazione.

*

Trinità familiare

Capobanda* quasi si slancia
dalle rotonde braccia
di sua madre per stampare
un grosso bacio orlato
di bava da dentizione
sulla mia guancia un po' demodé.
Vorrei pulirmi subito ma...
attenta, Fiammetta! Abbandona
l'anaffettività nella cassapanca
dei vecchi giochi, fantasmi incorreggibili.
Emma, la bella, la timida,
mi mormora affannata all'orecchio,
"Nonna, compri anche a me
il cappellino con le orecchie
di gatto?", buon segno, se chiede
comincia a lasciarsi
alle spalle la timidezza
pesante bagaglio dei beneducati.
E Costanza? Vola via
senza voltarsi,
certa delle sue conquiste
danzando sulle punte.

* Capobanda = Margherita, la più piccola delle mie nipotine.

*

Per M. ♥

Il posto di prestigio
per l'amica malata
è una rientranza sopra
la barella con lenzuola
di stoffa made in italy.
Su di lei un'inattesa
Madonna veglia amorosa
su quel dolore
e non perde d'occhio
gli altri crocifissi.
La voce di M., frantumata
da un'aspra mancanza
di respiro, recita preghiere.
E mentre perde filamenti
di vita, trionfa sulla morte.


*

Che lagna!

Mi' padre ch'è contento
d'esse cresciuto solo
pretenne che d'estate
io me trovi 'n lavoro.
"Quann'ero regazzino,"
strilla co' voce greve,
"pe guadambià 'n quatrino
ajutavo 'n fornaro,
diciotto ore ar giorno
senza manco fiatà.
Nun me so' mai lagnato
pensavo solamente a la pagnotta,
e tu nun me 'mbrojà
fa' 'n po' come papà".
E io me ce so' messo,
giuro, co gran passione
e m'aritrovo mò
più peggio de 'n fregnone.
Ho custodito 'n orto,
portato a spasso i cani,
assistito 'no storpio,
lavato piedi e mani
de' vecchi e regazzini,
ho venduto panini,
ma ch'antro ciò da fa'?
Mò puro sti lavori
so' robba da signori,
i giorni de papà
so' sogni
adesso e qua.

*

Siate sempre una famiglia

E' stato un monito
di infinita stanchezza
oppure l'ultimo assalto
dell'umile sapienza contro
la superba stoltezza degli uomini?
No, fu è sarà vero Amore
d.o.c., distillato di Paradiso.

*

Puntualizzare a rischio

Il legame parentale è ormai
una liana marcita,
l'amicizia veste talvolta
panni di porpora
nascondendo ferite purulente,
l'amore? Ah, sì, l'amore!
Quando l'ultima volta?

*

Garbatella

In un quartiere
che ride e piange
più della città dalla quale
fu generato, su marcipiedi
sporchi di gelati proletari
e cartocci vedovi di fritto
di pesce, ho trascinato
le mie gambe liete
con stanchezza e consolazione.
Mi roteavano attorno Costanza*,
ballerinetta di strada e Capobanda*,
pronta a cedere il ciuccio
per un bocconcino degno
di gatti acculturati.
Al mercatino brillava il martirio
di San Giovanni su tenere
bancarelle, fitte di potenziali
acquirenti già pronti alla fuga.
Le gambe perfette di Veronica*
stillavano sudore e speranza
e gli occhi smodatamente bistrati
sorridevano tristi a chi
la salutava dopo averla
mangiata coi cinque sensi.

N.d.R.
* Costanza, la mia nipotina più grande
* "Capobanda" è il soprannome di Margherita, la sorellina di Costanza
* Veronica, un'amica di mia figlia Maria Chiara

*

Preghiera illogica

Aiutami ad essere tigre
non invecchiarmi con
la rassegnazione, odiosa eredità
delle donne oneste.
Che il mio mantello sia 
lucido, le zanne lucenti,
le unghie laccate
di sangue e solo allora 
sarò pronta ad amare
settanta volte sette.

*

Ad ogni figlio che non partorimmo

Lega pure un bambino
al tuo carrarmato,
dopo che l'abuso
e la tortura gli hanno
serrato la bocca e sbarrato
gli occhi.
Usalo come scudo umano
e avanza, vigliacco,
contro il tuo ipocrita
nemico.
La sua carne tenera
griderà giustizia davanti
al tribunale di Dio,
Yaweh, Allah, nella terrea speranza
che stringano un patto
contro la tua razza
di vipera intelligente.

N.d.R.: "Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra".
Chi non si sente padre o madre di questi bambini, la cui agonia è sotto gli occhi di tutti, diventa metaforicamente complice dei carnefici.

*

Etica casalinga

Non permetto che questa
nave affondi senza
averla afferrata
con unghie spezzate
e mani ormai aride
d'amore.
Non lascio che potenziali
naufraghi affondino
fra conti pubblici
autoreferenziali e fresco
di lino impeccabilmente
indossato.
Non mi auguro che crescano
altre donne dagli occhi
freddi e le collane di perle
vere inadatte alle lacrime
incapaci di condividere
questa sporca tempesta.

*

In lei un inno

Donna poco dissimile
da chi ti volle
saggiamente accanto
ma un passo indietro
con i nati al collo
ed i futuri parti
in grembo,
affretta ora il passo
grazie al tuo jogging ereditario,
fino a grotte oscure
dove inventerai graffiti
di dura bellezza.

N.d.R.: dedicata a tutte le donne, 365 giorni l'anno!

*

Simonetta

Il tuo focolare,
diletta sorella,
è una sublime
alcova
dove regnano solitudine
e scoppi di preghiere,
dove la tua voce
gagliarda si spegne
e tu sei il nulla amato
da Dio.

*

Domenicanormale

Trema la Caffarella 
avvolta dai suoi secoli
sorretta, per piacere
ancora al mondo, da inflessibili
canne ormai mutate in carcere lacustre.
La mia mente inservibile
segue gemiti e abbracci
di stirpe umana, contorta
in un oblio perdente
e si consola su un vecchio
cuscino, morbido e scolorito
come un antico amore.

*

Paresi poetica [a Maria M.]

E quando, alle sue
urla,
la tua capacità d'amare
si decompone in fango,
calpestato da piedi frettolosi,
io non manco al richiamo
e plasmo, con mani che
tremano al ricordo,
la statua del tuo verso
gridato e forte
e bello, mio scomodo
cordone ombelicale.

*

Liaison

Solo il suo sguardo

diplopico recitò le belle mani

di lei

laccate di rosa

e bagnate dal sole

bizzarro di giugno.

Che esse, rapide,

sbucciassero patate

rese il complimento

più galante.

E una diversa complicità

li unì strettamente

dietro il modesto

lucido vetro,

paradiso di quotidiane minestre.

*

Umile

Sciogli la tua fascia
scarlatta, inchinati e distendila
perché vi passi
un uomo consumato,
candidi i capelli
cereo il volto che stringe la mano
di un bambino palestinese
messia dai piccoli passi
fuggito dal deserto
ed ora nascosto
dietro una veste bianca.

*

Unica

Te chiede si te va
de fa' l'amore
e tu non sai che dije.
E' 'n busilli, 'n enigma
sta passione ch'accenne
e spegne l'occhi sua nocciola.
Te 'mprofuma la faccia come viola
anzima er petto tuo gonfio,
abbondante, ma penso e nun me sbajo
che preferisci ancora sta' da sola.

N.d.R.: per coloro che hanno chiesto chiarimenti, la scelta, nelle poesie in vernacolo, deriva dalla tradizione trilussiana legata, però, a storie quotidiane.

*

Non sei più tu

E' morta la bella creatura
che, dolcemente crudele,
chiese più e più volte
sapienza, quasi vino stillante
miele, dalle mie labbra
tremanti di inutile
rancore.
Diversamente abile ella
è ormai riconciliata
con la terra e al cielo
chiede solo morbide piogge
che accarezzino una lapide
preclusa ai suoi occhi silenziosi.
Continua, però, a volare ostinata
nel mio cuore contuso e sceglie
come suo nido
una coronaria disostruita.

*

Politica ner cesto

Magna a la stessa greppia
la maggioranza co l'opposizione.
Ma quanto è democratica
sta giovane nazzione!
E nun manca quer centro
pulito fora e drento,
almeno a quer che dicheno
galoppini e amichi,
che quanno stanno a tavola
s'attrippeno felici
senza guardà er colore
senza provà calore.
Che cavola, che favola!

*

Frenetico silenzio

Desiderati, richiesti, pretesi
fedeli servitori dello stato
o angeli ribelli della guerriglia
santi e rivoluzionari
declinarono il loro paradigma
fino alla morte di sangue
o di Croce in sprofondata
solitudine, com'era volontà
degli uomini e di Dio.
Qualcuno li dice eroi.

*

Non morirò vivrò in eterno

Sopra 'il prato degli angeli'
a Trigoria spunta una primavera
che trascorre tra un peluche irsuto
e una bambola dilavata.
Anche Hello Kitty & Friends
ha un senso,
un sorriso e se volgi
lo sguardo balbettando
povere parole stracciate dal vento,
manca al tuo cuore
il girotondo di gioiosi putti
fra quelle erbe e i fiori colorati
che un cuore innamorato
può mangiare con gli occhi.
Chi muore bambino resta bambino
e sparge intorno petali di tenerezza.


*

’Maiale in fuga!’

Così gorgoglia gioiosa
la piccola nipote dalla bruna
treccia, sguinzagliata
alla ricerca della minuscola
Margheri'.
E quel lieto vibrare
come della prima farfalla
mi colma il cuore
di attonita tenerezza.

*

Grecia

Il Partenone si sgretola
nel noir della politica.
Per le strade striscia
il corteo degli abbandonati
interrotto da convulse incursioni
di una polizia senza fissa dimora.
Ed io che tradussi, gioiosamente
pànica, le tue glorie
ora piango nel ventre
squarciato da eterni miti.


N.d.R. : il ventre, metaforicamente reinterpretato, è quello del cavallo di Troia.

*

Morirò così

Ho preso in prestito
un cognome
ed ho saldato
ogni lettera
con gocce di sangue
vivo.
Abbraccio, allora, quello
registrato quando nacqui
e sul quale mio padre
soffiò la sua gioia
ai primi vagiti
di una figlia femmina.

*

13 Maggio

Mi hai chiamato
mamma e sono corsa
fra condomini funebri
al tuo modesto loculo
in doloroso abbandono.
Avrei voluto,
su quel marmo, sciogliere
lacrime mescolate a Chanel n°5
un bouquet di rose secche
è stato il malinconico omaggio
alla tua bellezza mai disfatta.
Le brune nipoti
chioma corvina e candidi denti,
ti hanno salutato sotto l'afoso
cielo di maggio
intonando un magnificat feriale.

*

Piagni ch’è rosso

Er tricolore piagne vino
e sangue. Vino
co 'no sberleffo e 'na risata,
sangue pe tutti quei lavoratori
che se vanno a ammazzà
co l'ennesima rata nun pagata.
E cor sangue e cor vino
disegna un regazzino
un core spiegazzato
come er foglio de carta riciclato.

*

Maria

La sofferenza chiede
solo un fiore
in un bianco
vaso
e dal candido
giglio, ancora umido
scendono poche lacrime.

*

E pur si muove

Ogni silenzio
ha un senso.
Il nostro ormai
ha raggiunto il capolinea
e scende, spintonato,
scompigliandoci il cuore.

*

Perché?

Come ad un volatile
di legno mi hai strappato
le ali venate
di disperazione.

*

Autografa

Dalla ruvida noia
di un mattino dissanguato
allo scuro patire
della densa sera
così dondola la mia
altalena e mentre
cerco di afferrare
uno stentato ramo
di mimosa
con le sue corde
lacere si attorciglia,
come serpente in gabbia
o argilla da plasmare.

*

I malati terminali

A don Giacomo

Vivono quasi ombre
in giardini appartati
dove anche le folate
primaverili perdono
vigore ed irruenza.
E le loro frasi soffiate
da polmoni incartati
nel cellophane,
si spengono quando ancora
ti confidano, scusandosi,
la loro scandalosa voglia
di vivere.

*

Acefala 2

Toccarti? domani
non ora.
Toccarmi? domani forse
non ora.
Mi impegno solo
per il domani,
solo per lui
mi comprometto
e aspetto
a bocca spalancata
la notte.

*

Prego così

Affanno...
quella schiantata salita
di periferia è per me
come l'Everest
dei malati di cuore.
Strano, pensavo
non mi avrebbe mai
tradito quel misterioso
muscolo involontario
nel quale riponiamo
le passioni come in un
piccolo scrigno senza
fondo.
Le coronarie, marchio indelebile
di Amelié, hanno sussurrato
la loro inimicizia
ed oggi chiedo
a voi per loro
un nuovo regno.

*

Tragica spoliazione

Quanto vedo
spogliare le tue
magre carni
e torcerle
mentre soffochi
un grido di dolore
ucciderei, mio amore.

*

Passio

Essere sull'infamia
del Cranio
o in terapia intensiva,
crocifisso da aghi e tubi,
non è poi così
diverso.
Un cielo senza sole
devasta
il tuo urlo
impastato d'aceto.

*

Dolce Paola

Dove sei tu
io sono
come posso
come so.
E se tremi
fatti avvolgere
dal Suo mantello
che ancora
non è in mano
agli stolti aguzzini,
mano analfabeta
al servizio degli scribi.
Tenera, vera,
bruna dagli occhi
d'onice,
il tuo amore,
cogliendomi di sorpresa
ha sciolto la ragione,
forza e nemica
del quieto vivere,
in un acido denso
di passione.
Vivo e prego
che tu, figlia di re,
fra le Sue braccia
laceri il buio
di un dolore incarnato.

*

Il mio cuore

Sul tavolo di cardiochirurgia
un nudo corpo
che non mi appartiene
la dignità anestetizzata
per il trionfo
dell'angioplastica,
la riconquisti
trattenendo lacrime
orgogliose che velocemente
si disseccano poiché
non si accompagnano
ad alcuna utilità.
Appesi al muro
sovrabbondanti cristi
e madonne mi tengono
legata al letto
più delle bende.
Incapace di offrire,
adatta a soffrire
quale cristo alla colonna,
c'è poco da sorridere
come tutti i crocefissi
del mondo, come quello
dal cuore spaccato
fra terra e cielo.

*

40 anni

Era sera di festa
austera quando
le nostre labbra
si incrociarono
sotto un lampione
opaco di brina.
Ora ci accompagnano
ricordi per te sbiaditi
nitidissimi al mio
cuore retrò.

*

Sabato pomeriggio

Ho visto sul mio letto
un'ombra alta,
scura la voce
di un uomo ancora
giovane ma con la dura
barba brizzolata
figlio di donna.
Eri giunto da Ostia
con il tuo dolce
sorriso, nascondiglio
di incubi mai confessati,
per portare al grande uomo
malato i krapfen,
ancora incartati
nel profumo di un mare
urbano e silenzioso.
Con la bella figlia
e la tua donna dal viso corrucciato
perfetto ti eri sdraiato
su massi bianchi
addentando una pizza
solidale e poi, in visita, da
Pier Paolo,
sostando
su frasi ed ingoiando
preghiere.

*

Spring? No, thanks

Nelle mie pupille
arrossate
dalla congiuntivite
stagionale
naviga una lacrima
che vorrebbe precipitare
a cascata
sul mio seno
e sostare quieta
sul lago gelato
del mio latte.
Ma ormai incompatibile
col pianto
si fa cullare
da iridi stanche
e si addormenta
per cento brevi anni.

*

Amarti un poco

La mia schiena
si piegava
e le braccia stanche
portavano doni
degni di una surreale
epifania.
Dicono che sei
sottopeso, Margherì.
Ed io, sotto tono,
mi appoggio alla tua
guancia, cuscino regale
e sonnolento.

N.d.R. E' la mia ultima nipotina, che appena compiuto un anno.

*

Listata a lutto

Odio le condoglianze
maschere nere e viola
che nascondono gli occhi
cuciti di chi, non conoscendo
il dolore si compiace
di una sua copia a tiratura
limitata.

*

Lo specchio di Alda

Sei morta
il giorno dei santi,
tumorata di Dio,
carne mistica,
sublime follia
bipolare,
dono misterioso
all'uomo
che si rispecchia
in ogni asimmetrica
poesia.

*

24 Febbraio 2008

Maestra d'amore
è stata Amelie.
Con i suoi sorrisi
che scorrevano
verso tutti
rari ruscelli
di limpido affetto,
conquistava i dolori
altrui
ed attribuiva loro
nomi di fiaba.
Quando la cosiddetta
ragione fuggì
da lei nel bosco
di Biancaneve,
tenebre e angoscia
la strinsero d'assedio
e quel cervello
che brillava
di notte
come una lampada
sempre accesa
si spense fra grida
e gemiti.
La sua tomba
è umile e fredda
come ella non fu
mai in vita.
Io preferisco ricordarla
adorna di perle
con occhiali rigorosamente
alla moda.

*

Lambirti ancora

Basta coi sorridenti
sacrifici, Maria!
Ti scarnificano
il cuore inutilmente
mentre io, impotente,
mi aggiro pantera
a rischio di estinzione
attorno alla tua ingenua pietà,
sformata come i jeans
che ancora ti ostini
a trascinare su bus
verdi di rabbia.

*

Conversione

Poter mangiare paste
il giorno delle Ceneri
e leccare la carta
che le avvolge
con sopraffino piacere.
Questa vorrei che fosse
la mia dolce Quaresima
in cui poter sorridere
alla sua faccia stanca
di soste nell'orto degli ulivi.

*

Meeting

Incontrarci a febbraio
senza una piazza
una panchina
un'imbevibile
tazza di tè
è ormai decisamente
"impossible".
Ti si addicono -
inutile sperare altro -
un letto d'ammalato
e brevi, continui
sopori.
Io mi sporco
le dita
sulla lavagna
di cucina
unico luogo
d'incontro,
in questo inverno
a saldo,
fra ciò che siamo
stati
e un non futuro,
dono quasi
celeste.

*

Ad astra

Le nostre liti,
ormai,
bruciano il cielo
degli amori gentili.
Ma quando stipuliamo
l'armistizio
è vivo,
dolcissimo tormento,
un nostro sghembo
abbraccio.

*

Mon amour

Ti ho regalato
un cuore verde,
a buon mercato,
come vogliono questi
austeri giorni
ancora impregnati
di grigia neve.
Ti ho regalato,
spero,
una speranza bambina.

*

Onore al merito

Incolli le tue
stelle sgualcite
sul mio petto
bianco
ed io né piango
né sorrido,
eroina consapevole
del tuo straziato
quotidiano.

*

Ferocia disumana

Resi folli
da una neve
impassibile
scendono lupi
affamati e slombati
dai Castelli Romani
fino alle borgate stupite
di una Roma
che non fu mai
felix.
Frugano fra
i rifiuti dei discount
cercando invano
cartoni di cibo
per cani scaduti.
La legge del commercio
scoraggia nuove
favole di Fedro
e partorisce mostri.

*

Goffi amanti

Senza senso
quasi senza
sesso
si cercano invano
coloro che un tempo
si amarono divinamente,
esaltati dal geometrico
incastro dei loro
corpi.
Belli e quasi
pazzi d'amore
sfidarono il dolore
compagno di strada
e la paura si tenne
alla larga da quegli
amplessi gioiosi.
Ora gli anni
imbavagliano
lamenti e baci.
Scende una notte
gelida
su quella che fu
pura passione.

*

Allerta

Recita er meteo
che sto venerdì
la neve tornerà
a facce capoccella.
E se, stupiti,
la vedemmo bella
adesso, certo,
nun ce fregherà.
Pare che i fiocchi
larghi e paciocconi
s'abbracceranno
a Prati e ai Parioli
quartieri no rioni,
'ndove vivono solo
li signori.
Pazienza, gente mia
co la quarta pelliccia
e i dopposci firmati
affronterete, co 'n po' d'ostentazzione
la neve c'ha ammazzato
l'ennesimo barbone.


*

In the road 2

Sono scesa
a guardare
la neve
ormai sciolta,
amnios impastato
di nero terriccio.
Mai i miei passi
e il bell'occhio
ferito
mi accompagnarono
con più sicurezza
alla smunta piazza,
agli alberi, ai negozi
tristemente illuminati.
Una trans, commessa
spalmata di tenera
sollecitudine,
mi chiamò "amore"
scaldandomi cuore
e mani
lividi e violacei.

*

L’ultima di Alemanno

Si alza il liceale
e, svolazzante,
come la bandiera
abbandona l'aula
medioborghese.
Il sindaco
quasi lo insegue
con inaudita audacia.
Parla con lo studente
torna al nobile
scanno
e rende edotta
l'assemblea
che non ci fu
divergenza politica,
ma grammaticale.
Colpevole senza appello
un congiuntivo massacrato
durante il suo affannoso
discorso.
Questione non da poco
per i disoccupati
i cassintegrati
gli schiavi del nero.
Eppur si muove!
Il congiuntivo votato
al sacrificio estremo.
Tutti abbiamo
un caduto da ricordare.

*

Anarcoide

Fatti un cioccolatino
al liquore
non ti si addicono
stolide gallette o barrette
di frutti bastardi.
Piccola stella
del dovere
ogni giorno galoppi
da una pratica
ad una figlia
con eroica malinconia
e più non ridi
a gola piena
coi neri occhi
un tempo lucenti.
Come vorrei addentare
il tuo involontario
dissennatore
e coprirlo di parole
da strada,
inutile speranza.
Fatti un cioccolatino
al liquore
e leccati le labbra.

*

My Saturday

Vorrei che fosse
sabato
vorrei che
mi baciassi
vorrei fare
l'amore
nel grembo
del tuo cuore
che fertito, umiliato
si è nascosto
in un prato
dov'è già
primavera
e più quieta
la sera.


N.d.R. : dedico queste rime ad  una figlia che mi accusa di snobbarle.

*

Fiat- a Chiara

Il tuo dolore
che alterna
sussurri e note
d'odio non prive
d'ironia
mi piace,
giovane amica,
che ti prepari
al lutto
con le armi
dell'amore.

*

Univers’italia

"Mi ha chiamata Maria Chiara"
ha urlato
nei miei orecchi
la nostra pallida
laureanda,
capelli cioccolato
ed occhi agata
fuoco.
Non era più,
per il giovane docente,
la terza tesi
su Cellini,
ma un essere
forse umano.
Mentre tornavo
ad osservare
le umide mani,
sfigurate dagli strumenti
di cesello
e la sua tuta demodé
small size,
ho pensato,
senza rigore logico,
"Forse l'Italia
ce la fa"
se impariamo 
a chiamarci per nome.


*

Ricerca di identità

Mi spaccio
per felice
sorrido
a labbra viola
perdonando fratelli
ingrati
settanta volte
sette
e coi capelli
in delirio
prima della piega
festiva
inciampo sul mio amore
cristiano,
rotolando nell'Islam.

*

Tutto il mio amore

A M.L.

La morte di tumore
è figlia del servizio sanitario
ti abbraccia e ti respinge
piccola amica dei miei viali
alberati.
Tu le resisti vera
partigiana dell'amore
familiare,
ma lei, grande e forte,
allunga sui tuoi organi
taglieggiati
le sue mani scure
tentando,
senza pudore,
l'ultimo assalto.
Mi hai detto a voce bassa,
con il tuo accento liguro-piemontese,
"almeno ho trascorso l'estate
coi miei nipotini".
Cos'altro potevi soffiarmi
negli orecchi
se non questo Paradiso?

*

Fuori scena

Ancora decentemente
vestiti
sorridono
chi timido, chi provocatorio,
alle telecamere della tivvù
di stato.
Ogni giorno i nuovi
licenziati mostrano le loro
fabbriche chiuse
quasi figli morti
di sete
a chi ancora custodisce
il proprio posto
dentro un bicchiere
di buon vino.
Non è un reality
ma una verità
dimenticata finora
il cui tavolo
delle trattative
è ormai tarlato
da un silenzio
che gela.
Qualcuno mormora
a fior di labbra
e sbuffi di brina,
"Ci hanno rubato
il futuro".
Non si è accorto
di non averlo
mai tenuto
fra le mani.

*

Dopo una caduta

Ti invito alla mia
festa
mentre massaggio
la spalla dolorante.
Un'epifania
ogni tanto
ci vuole.

*

Liebe werbindet alles - L’amore unisce tutti

Il nostro babbo natale non esibisce
una voce che risuona tonante
fra i ghiacciai ma con tono
basso chiede vita
agli altri e due,
solo due bacetti.
Da anni ha compreso
che i doni dell'ammalato
non sono merce
di scambio conditi da una presunta
bontà
ma cristalli
di neve dall'aspetto
scintillante di breve
durata.
Ha convertito le renne
in un curioso deambulatore
e, quando arriva,
un silenzio d'amore
lo avvolge
quasi una breve
fitta nevicata.

*

Insiria

Sparano i cecchini
dai piani alti
di palazzi violati.
Feroci come i mastini,
loro selvaggi padroni,
non mandano un colpo
a vuoto.
Armi e proiettili
costano troppo
ad un paese
bendato da poteri
altri.
Ed il cadavere
di un bambino
aveva solo
cinque anni
senza dubbio un rivoltoso
precoce
già vola su internet
braccato da sguardi
eterodiretti.

*

Natività 2011

Era ora che il falco
volasse,
che infrangesse
nuvole radioattive
per consegnarci
una speranza forte
e delicata:
il Bambino dai capelli
neri e la pelle
olivastra.

*

A via dei Vascellari c’è una stalla

Fu agape non cena
letteraria.
Giuliano ci trattò
da numi infreddoliti
ed ogni sguardo
catturò luce e calore
rendendoli con un sorriso.
Non mancarono alla conta
le pregiate posate
ed i ringraziamenti
a fior di labbra
annebbiate dal vino.
Dimentichi di ogni feriale
sconfitta, rientrammo ridenti
nei nostri alveari.
Ed al mattino dopo
eravamo a lavoro,
come sempre dopo le agnizioni
dei semplici.

*

Natalizia

La cometa sosta,
protettiva,
sul Bambino
e sui pastori.
I Magi, si sa,
arrivano sempre
in ritardo.

*

Non c’era posto per Lui

Ti aprirò
la porta,
anche se ho
paura,
perché sei piccolo,
nudo, diverso
dai figli degli uomini
che festeggiano
i lori idoli
ogni giorno
dell'anno.
Ti aprirò
la porta
e tu abbraccerai
il mio dolore
con grida
di tenera gioia.

*

Te quiero

Ancora una bacio
sulla tua gola
dolcemente arresa.
Ancora un tuo
morbido sguardo
pronto a nascondersi,
come un passerotto,
dentro i miei occhi.
Ancora, Margherì,
angelo tentatore
dei miei finesettimana.

*

Grazie a noi

Grazie ad una padella
che sfrigola sul fuoco amico
ad una risposta gentile
anche se la domanda
è presuntuosa
ad una carezza
che tenta l'arrampicata
del dolore.
Grazie a noi
l'amore distende
la sua coperta
sulla stupidità che ferisce,
sul razzismo
a fior di labbra,
sul nucleare mentale
e vola libero,
libero finalmente
sui pensieri quotidiani.

*

Parallela

Ancora un altro
incubo.
Digrigni i denti
con forza
e serri i pugni
alla notte.
Io grido
per richiamarti
alla normalità
e la mia voce,
ormai tua,
ti ricaccia nel sogno
in cui, fragile,
ti accartocci.

*

Sera d’autore

Esce di fretta,
dal bistrot letterario,
la poetessattrice
inciampando
nella sua lunga
gonna a cerchi rossi.
"Forse è una bancaria"
dice il mio uomo
con illogico realismo.
E io mi rassereno.

*

Bontade [a Giuliano]

Voglio un asino
cotto
che esalti
il mio palato
pallido, naufrago
sull'isola
dei minestroni ipocalorici.

*

Il nostro avvento

Pensi che io ancora
sappia giocare
a nascondino
e mi sottragga,
grondante di malizia,
ai tuoi cari occhi,
velati e storditi
dallo scintillare intrigante
di bancarelle egiziane.
Non gioco più da tempo,
amore dei miei mali,
se ancora ti lascio
per un rosso pacchetto
"sorpresa ad un euro"
poi da te torno,
paziente e placata
per celebrare un Avvento
di sangue e di latte.

*

Con passione

Come una foglia in autunno
lasciati andare, senza rumore.
Il bosco copre i tuoi gemiti
nella sua terra che la pioggia
già bagna indecente.
Non pensarti, giaci
fra zolle nere e passi
lontani.
Scegli di piacergli piacendoti.

*

Oh yes!

Tornata all'una,
persa la zucca
d'oro
tra palazzoni
semiaddormentati
con una borsa gravida
di libri
guadagnai la porta
di casa,
la mente che caprioleggiava,
il cuore imbevuto
di birra,
e lo trovai sdraiato
che succhiava,
dal più presuntuoso
dei programmi rai,
un'innocua insonnia.
Gli crollai accanto,
fra terapie riparatrici
mentre, in silenzio,
intonavo un piccolo
"Alleluja".

*

La bambina dei baci veri

Il tuo viso che trema
di amore mal corrisposto
ancora e ancora implora
baci, con le sue manine
mediorientali.
Lei cerca il mio
volto, esausto e irato
contro il male del mondo
che infuria su pelli
fragili e carni innocenti.
Potessi amarti come vorrei,
ti porterei a danzare
fra gesubambini di gesso
torniti da mani poco
esperte, irripetibili
per la loro povertà.
Incatenata alla terra,
ti dono baci, veri
per oblazione e reiterati
come chicchi di grandine
ancora nascosti dentro quella
nube, cassaforte del Cielo.

*

Trigoria for ever

Sciarpe giallorosse
e biancocelesti
si fanno corteggiare
dal sole incurvato
di Novembre, ancora
audace come un vecchio
libertino.
I sepolcri scintillano
di gadget, orribili per
gusto, stillanti passioni
ormai consumate
dalla recente estate.
Un sorriso collettivo
trascorre da una bocca
all'altra,
e lacrime sostano,
almeno per un attimo,
sulle piante di finocchio
e cavolfiore.

*

11/11/11

Il sole di San Martino
accarezza, esangui
i suoi raggi e tiepidi,
le tombe di Trigoria
fino a lambire quella
di mio padre,
grigia e nuda.
Le figlie, in catene,
osservano indifese
l'ombra di quello
che fu un uomo spiritoso,
traboccante di speranza
e di carità, merci ormai
in svendita.
Mia madre riposa poco lontano,
in un loculo gentile
come la sua vita,
patetica fino all'eroismo.
Come lupe, affamate d'amore,
generate da quell'affetto
poetico, che dilatò
il boom economico,
da lontano osservano,
in silenzio, ciò che fu
fantasia all'opera,
gioioso dolore.

 


*

Dal Senegal [a Saidou]

Battevi con le nocche
insanguinate e scure,
la porta di quella lurida
camera di sicurezza.
Sopravvissuto al tuo sogno,
cullato nel delirio di una
carretta d'oltremare,
senza lavoro fisso
ti avevano gettato
i giusti tutori della legalità
in galera senza permesso
di soggiorno, delitto imperdonabile.
Con la gola chiusa, i polmoni
serrati allo spasimo,
avevi implorato,
in silenzio, l'aria,
crollato invano ai piedi
di aguzzini decerebrati,
morto per soffocazione.
"Una grave forma
di asma" sentenziarono
i cosiddetti esperti,
menti bacate di un sistema
antropofago.
E' fu sera, e fu mattina.
Il settimo giorno Dio riposò.

*

Tulliola

Soffocavi, la mano protesa
verso il cortisone
mentre i tuoi nuovi
parenti ingiuriavano
la tivvù, loro matrigna.
Non volevi disturbare
come sempre, come allora,
quando, venuta al mondo
in un mattino di fine agosto,
ti accasciavi sul mio giovane
seno, patria di molti amori.
Te ne stavi andando senza
avere assaggiato una goccia
di latte o la prima carezza
di tuo padre.
Non volevi disturbare...troppo educata.
Io urlai come una leonessa
ferita e la clinica di lusso
risuonò di ruggiti periferici.
Altri ti salvarono,
io ti protessi con una rabbia
sconosciuta, che ora vorrei
iniettarti in vena
lentamente, deliciae nostrae.

*

Il leone malato

Dal cuore
dell'alba
pretendi parole
d'amore
già naufraghe
dentro il mio
petto che finge
respiri e passione.
Ti attira sbranare
presente e passato
e, ad ogni ruggito,
mi stringi incoerente.
E' pura follia, forse amore.

*

Nevrotica

Pochi vogliono il mio tempo.
Molti passano oltre, frettolosi.
"La crisi, la crisi!".
Non si reitera altro che
questa parola, ancora
in corsa senza meta.
Ed il tempo si sbriciola,
ingannato dalla stoltezza,
spintonato da un deforme
egoismo, il cui nome
rimanda come un'eco
la disperazione del mondo.

*

6 apolitico

A quella bruna di quattro anni,
dalle soffici gote,
piace il sei.
E' un voto con la pancia
straripante
che balla e tenta
una capriola
forzando invano la sua
magra schiena.
In casa nonni e genitori
dalle pagelle futili o in trionfo
ridono compiaciuti, liberi
dai loro dieci sbiaditi,
che puzzano ormai di naftalina.

*

Ancora tu

Solo la tua voce
sedette alla mia tavola
mentre il vento scuoteva
i rami stecchiti degli alberi
stremati da un freddo inconsueto.
Era roca, bassa, imperdibile
per la mia solitudine,
specchio della tua
sgualcita e derubata
dei sette colori che un tempo
gonfiarono il tuo petto.
Ora cordless semiscarichi
branditi come armi spuntate
si inchinano
di fronte ad imperiosi cellulari
e si addormentano
come ghiri nelle buie tane.

*

Fuori schema [A G., bambino con problemi]

Ascoltare insieme
il rumore di una conchiglia
e scoprire che il mare
non minaccia tzunami
ma, pacificato, ci solletica
gli orecchi.
Abbiamo ammazzato il tempo,
finalmente.

*

Il giro del palazzo

Con Flavia, preraffaellita
depressa,
mi sono avventurata nel giro
del palazzo.
La povertà risuonava
dagli isterici guaiti di
Willy,
bastardo cardiopatico
ed entrava nel piccolo
negozio di Maria,
alimentarista nubile e gentile.
Voltando l'angolo,
mi specchiavo in un umile
stagno di abbigliamento
assortiti i vestiti
già in saldo.
Poi l'abbraccio con Enrico,
pasticcere da generazioni,
lieto il volto rigato da
badante sorridente
di sua moglie,
la bella Laura,
ostinata rivale
di una sclerosi multipla.
Il mio galoppo verso casa
fu veloce e nervoso,
fuggivo da serrande in agonia
e lamenti sommessi,
difesa della rossa chioma
di Flavia dal sorriso scippato.

*

Il buco della chiave

Da quel corroso pergolato
che fu per te
l'olimpo di superbi
dei
scruto l'uomo di fatica
che fosti e che sarai
ostinatamente
finché morte non ci unisca.

*

Libera

Quando tu
non mi cerchi
respirano i miei
sensi
e brucio
di un fuoco virtuoso
fino all'alba.

*

Ritorno al passato con bambina

Costanza con i brevi polsi
stigmatizzati,
con occhi smisurati e nere
occhiaie,
desiderosa di giochi misteriosi,
bizzarri,
dal pensiero acuto e la voce
sfrenata
mi ha appena detto,
"Nonna, perché non mi hai dato
un bacio vero?".
Sono tornata a baciarla
sui capelli scuri
fingendo più sottilmente
di provarne gioia.
Mi sono poi ritratta
colpevole e confusa.
Così paghiamo ogni incapacità
d'amore,
spuntata dall'infanzia.

*

Perché Margherita è buona

Rotonda, rosa, ridente
non smetterei mai
di baciare le tue guance
e stringere al petto
il tuo corpicino forte e compatto.
Ho pregato, prima che tu
nascessi,
Colei che ha creduto
nell'amore
con tanta forza da
ferirmi quasi le mani.
Ed ora ormai gattoni,
comica ed ostinata,
ma pronta sempre
a sorridere.
E tuo padre e tua madre
di te si contendono
il possesso
con carte vincenti
e modi quasi sfrontati.
Io tocco il tuo miracolo.

*

Est fama

Dicono che l'estate,
aborto dei miei occhi e
del mio cuore,
fra poco finirà.
Poco importa.
Rimpiangiamo soltanto chi ci ha amato.

*

Troppo buona

Sento che aggredirò
la tua bontà
sincera, perdente.
Legherò i tuoi
sorrisi, sovrabbondanti
come il pop corn,
ad un filo ribelle
e li spedirò
in cielo,
dove Marte governa
le guerre
e l'Angelo di Dio
scava trincee.
Sei troppo buona
indispensabile
alla mia disperazione.

*

Archeologica

Baciami, ladro. Ne è passato del tempo
da quando le mie labbra furono scippate.

*

Labirinto

Stremata
al tramonto
di un luglio
togato
mi svesto di quelli
che ormai
chiami stracci,
m'incontro
con te.
Passione e silenzio
si battono ancora
e il segno del Cancro
ci stringe lo spazio
dannato di un'ora.

*

Fino a che morte

Senza te
non esisto.
Il tuo pugnale penetra
i miei giorni
ed il sudore mi marchia
col tuo fuoco.
Fuor di metafora ti chiamo
insulina.

*

E state boni

E più ce penso e più me fò convinta
che ormai l'estate è na' staggione 'nfame.
A giugno ancora speri e fai li conti
pe 'na settimanella qua vicino,
a lujo, drento l'afa e la benzina,
pensi solo a 'na villa cittadina
e a agosto er gioco è fatto,
p'annà 'n campagna manca la benzina.
L'ospedali so' pieni de malati,
de pori vecchi soli, abbandonati
da parenti altrettanto disastrati,
la monnezza diventa 'na collina
e li poveri cristi licenziati?
Sputeno rabbia e, drento er vento callo,
vonno l'autunno almeno pe trovà
un contratto a proggetto qui 'n città
'ndove vive sia mejo che campà.

*

Anonima

Il tuo parlare col "noi",
e l'altra non sono io,
riflette, come in un vecchio
specchio,
un viso che perde
contorni, debole,
come quel sole malriuscito
i cui raggi non percuotono più
la terra.

*

Oasi Park

Ancora un giro
in giostra
e tu, testardo,
non vuoi scendere.
Cavalli un po' sbiaditi
dalle criniere lucide
ed isteriche zucche
arancio cupo
sono per te
compagni migliori
del mio letargo erotico
dei miei sogni
in subbuglio.

*

Gemma

Gemma sa solo
obbedire
a suo padre col viso
offuscato
alla madre bella
e severa
ed alla maestra,
una brava maestra
come quelle di una
volta,
dicono tutti.
Gemma ha un cugino
cattivo.
Tutti disperano
di lui
e prevedono,
cupi
in volto,
un triste avvenire
per quei begli
occhi smarriti.
Gemma, invece,
è buona
come una fragolina
nascosta,
che non venga mai
il cane randagio
a molestarla.
Nel suo piccolo
giardino
come sentinelle
fanno la guardia
il coltello e il forcone.
E' una dura condanna
essere buoni.

*

A Seneca

Un volo in Romania
ovviamente low cost
mi accechi
con i tuoi occhi
azzurri e imperdibili.
Schivi brusca
il mio indeciso
tentativo di abbraccio
poi mi serri a te
commossa tuo malgrado.
Fra pochi giorni
tornerai
con miele e vino
di mele
e parleremo male
degli uomini.

*

Fuori ordinanza (ad un amico)

Sorridi e soffri
affidi le tue lacrime,
imprigionate nella rete
di un commosso autocontrollo,
ad una notte di perfetta solitudine
quando nessuna carezza
veglierà il tuo dolore.
...E fu sera e fu mattina.

*

Thirty days

Un mese
d'intensa follia
nascosta fra indecenti
vasi di gerani
ed uno sbrecciato
innaffiatoio.
Camuffata da rassegnazione
quotidiana
come un mare calmo
che fiacca le onde
e umilia la spuma,
la mia follia
nella notte prende
vigore
e vola, ostinata,
su quella che fui,
estraneo amore.

*

Ritratto di un intellettuale

Due occhi grigi
come un autunno
a tempo pieno
e un volto invernale
senza l'esiguo volo
di un passerotto
disabile agli oceani.
Brina sugli occhiali
di marca
e nelle labbra
strette, supponenti,
cristalli di gelo
lobotomizzato
fra i densi capelli.
Nessuno,
è evidente,
può amarti
ed il tuo bacio
piomba nel sonno
eterno
l'ultima delle addormentate.

*

Bipolare

Ride Samantha
che non può parlare
e dalle sue labbra
bistrate di nero
zampilla la versione
di Plutarco.
Ride Rodolfo
a cui quattro antropofobi
hanno strappato
la catenina del padre
morto da pochi mesi,
giovane, come tutti i buoni.
Ed io che ho danzato
sulla corda per il loro piacere
crollo sul letto
composta e disperata.



ndr: i nomi sono fittizi

*

Vocazione poetica

Dici che cresco...
come quell'infinito cinese
da Guinness dei
primati che vendette
la sua agonia
per pochi euro
senza più un letto
che lo contenesse
ed una donna
anche piccola,
mio Dio,
da abbracciare.
Dici che cresco
ed io mi curvo
rassegnata,
rabbiosa.

*

Mi ritorna in mente

Erano di mio padre
quelle morbide ciabatte
su cui ondeggiava
come una nave prossima
all'approdo.
Le cedette di gusto
ad un altro uomo
malato
e dal suo letto
non senza un pizzico
di trasgressiva ironia
ci salutò chiudendo
con garbo e decorosa
stanchezza
gli occhi inteneriti
dal prossimo incontro
con Amelia.

*

Quanti erano?

Spigolatrice di dolori
osservi dal tuo
ingrato terreno
una nave straniera
con liquido stupore
e già profetizzi,
umile Cassandra,
inutili morti
pronte a sbarcare.

*

Bye

Quando tu partirai
ti mostrerò il mio
seno
che ancora bianco e
molle
pretende di piacere e
come un fazzoletto
tenterà di sedurti
di riportarti indietro
a me che non ti amai
pur stendendo ai tuoi piedi
un tappetto di baci
sempre in fuga.

*

Trasgressione

Il prossimo vestito
compramelo da baldracca
di un colore indecente,
incrostato di false perle
e inutili ricami
che scandalizzi
chi mi ha conosciuta
elegante, discreta.
Appartenere ad un secolo
impuro
consente di mostrare
una caviglia sottile
ed una lingua arrogante
senza complessi di colpa.

*

A me stessa

Contemplo nel bidet,
quando coscienziosamente
lo igienizzo,
la mia ombra che
ancora guizza veloce
e nel lavandino
osservo le mie mani
un tempo belle
in cui s'intrecciano,
inquiete, le vene.
Nello specchio ho smesso
di guardarmi per un sussulto
d'orgoglio.
Mi dicono che anche questa è
vita.

*

Pura utopia

Superare con un balzo il cuore
della notte
e scivolare incolume tra le braccia luminose
dell'alba.

*

Donna di gusto - a Rita

Ti basta
Il denso vagito
di una bambina
dal nome propizio
per sciogliere
la solitudine
delle tue stanze
lucide che stillano
ordine e buon gusto.
Il tuo cuore dipinto
nuota fra
buone letture
e stremati appunti
universitari,
la tua pelle solitaria
si aggrappa
a quei teneri
segni di vita
e dondola
sorridendo lievemente
mentre la Tuscolana
infuria contro i tuoi vetri
fra una bestemmia, un singhiozzo,
l’urlo di un incidente.

*

Marcello

Eri il grasso bambino
cui una levatrice compiacente,
soppesandoti con le mani,
aveva attribuito un peso
erculeo.
Eri un uomo spiritoso,
morbido come un gatto
graffiavi con le tue parole
senza infierire sulla stupidità
dell'avversario.
Eri un padre equilibrato,
le mie tentate liti
si disfacevano quali
bolle di sapone
incappate in una solida
righiera.
Eri un uomo...non poco
per i nostri giorni di inutile
crisi esistenziale.

*

Corrida

E come il matador
avvicina il giovane ventre
alle corna del toro,
bello, sfrontato
e sciocco
con la sua muleta
ingannevole difesa,
così mi accosto a Te
e Ti sfido
certa che mi trafiggerai
il grembo,
a mia vergogna o
Sapienza infinita.

*

Complici

Il deambulatore col quale
aggredisci salite
impietose
e macini centinaia
di metri
come un maratoneta
dopato
è la nostra quotidiana
Ferrari.
Basta guardarci
e acceleriamo
il passo
sfidando barriere architettoniche,
sguardi di compassione.


*

Anima sfatta

La mia preghiera
è muta
annega sul fondo
del bicchiere
come un pizzico
di fruttosio
impropriamente dolce.
Non gorgoglia, non ribolle
la mia preghiera
giace in attesa di labbra assetate.

*

Piccola natività

Dal dolente gioioso grido dell'Agnella
nacque su umili erbe Margherita.

*

’O regina, mi imponi di rinnovare...’ Virgilio

Ormai rasento
i muri
e cespugli selvatici
invadono
i miei capelli.
Il campo visivo
mascherato
da rosso demonio
tende,
carnefice casuale,
la corda
dei miei desideri
e cado,
mani protese,
su un sospiro
di sanpietrini.

*

Rechercando

Leggimi
non sono
in vendita
ma adoro essere detta
a fior di labbra.
Commentami
che tu sia avaro
o prodigo
importa poco
purchè non mi dimentichi
ma soprattutto
permettimi di esistere
fedele a me lettore.

*

Oplà!

Ho ficcato
la mano nel cappello
del prestidigitatore
lasciatomi
in ricordo,
unica eredità
da una madre ammirevole
e ne ho estratto
una pelle tarlata
di coniglio.
Delusione cocente?
ma no, solo 
una lucida constatazione
che la magia
ha i giorni
contati.

*

Incognita

Pascolami sul cuore
bruca i miei incubi.

*

Raccontami

Tutti mi vollero
buona
da sempre
da quando,
bambina bruna
di pelle e di cuore,
mia madre ammoniva
con voce sicura, ispirata
"mi raccomando
guarda Bruna".
Ed io non perdevo
d'occhio
la bionda sorella
che mi chiedeva
aria
con le asmatiche
labbra
protese verso
la porta di casa.
Quando lui
spalancò,
ruvido e passionale,
le ante laccate
del mio cuore stupìto
mi chiese, senza repliche,
di essere buona
e più.
Così con i figli
con gli amici
con gli alunni
moltiplicai gli esercizi
di bontà.
Porsi guance aride
come un torrente fallito
a schiaffi metaforici
ma non meno umilianti.
Mi piegai al sorriso,
ai grazie stentati,
ai salati silenzi.
Ed oggi, amica,
ebbra della tua bontà
ti cedo lo scettro
felice compiuta.
Dormì cento anni la principessa.

*

Onomastico negato (scritta 16-01-011)

Volevi sempre,
padre,
che il tuo onomastico
non fosse stritolato
dagli ingolfati
motori
delle recenti feste
ma rallegrasse
tutti,
gratifica feriale
per gli assordati
dai gemiti acuti
dell'anno appena
partorito nel gelo.
Così spuntavano
sulla bianca tovaglia
pangiallo e saporelli,
fiori invernali
dal profumo
irresistibile e,
fra le piante sempreverdi
si nascondevano
futili regali
che ci chiamavano
per nome.
Oggi Franco
voleva ricordarmi
il giorno di
Marcello
ma, a me,
fino dall'alba
bruciava il cuore
al pensiero
della gioia espropriata
dell'invito improponibile
al decimo riquadro
di Trigoria.

P.S. Ciao, papà!

*

Anonimo poeta

Non un sorriso
sul tuo volto
che la barba
nasconde
come un vecchio
muro.
Negli occhi
neri stagni
immobili e accecati
mentre le bianche
mani
dondolano, inerti,
sull’abisso dell’esasperazione.
Ma se tu giaci
avvolto
in una sfinita bandiera
io non mi arrendo,
figlio,
e raccolgo
i tuoi versi
uno ad uno
finché non venga
l’alba
a salutarli.



*

Esame di coscienza (a Lory, Lore, Maria, Maura)

Non sono così male come
madre,
percorro con i
versi
sentieri rosso
scuro
che scatenano
bolle di
sapone
per rianimare
i miei tre bei
colori,
figli decentemente
acculturati.
E’ bruno
il primogenito
spietato come un
corvo e molle come
il grembo di una
vergine.
La seconda,
occhi nerissimi,
scava ostinata
inutili tesori
e serve sulla
tavola
lucide parole di
perfetto cristallo.
La terza,
vera bruna,
scontrosa timidissima
fonde con furia
nobili metalli
e affina la sua mente come
un inafferrabile
stiletto.
Senza scambi di
ruoli,
patetici rimpianti,
ci misuriamo,
guardandoci
negli occhi,
sulla concretezza dei
miei giorni feriali.

*

Fiat lux

Più luci
quest'anno
più luminarie
avide di
vita
in un Natale di
pianto.
Abbagliano
sfrontate come
escort
accecano
furiose come
finanziarie
lampeggiano come
scrostate autoambulanze ed
inchiodano
lo sguardo degli
ultimi passanti
sulla stella di
Betlemme.

*

Adeste fideles

Mentre una tirannide
tronfia e plastificata
allunga le sue
mani
sulle umili speranze
della gente e
l’urlo della guerra
percuote i cuori,
nero tamburo di sangue
nasce il Bambino
dopo il parto solitario della
Madre
eternamente fanciulla.
Lo vegliano a distanza
i poveri e i pastori
perché Erode superbo
non ne stritoli
il vagito.
Gesù sa ancora
stupirci
noi possiamo,
confusi,
contemplare il Sole.
Buon Natale a tutti

*

In memoria di Antonio

Amico
noto
terribilmente
ostinato
navighi
illuminato
orientandoti verso il Sole.

*

In viaggio

Ormai tutti mi
conoscono
sono quella
dall’occhio
smarrito
che sorride
senza riconoscere
che non ha perso
la voglia di amare e
di comprare
piccoli oggetti
colorati e
accarezzati con
tenero furore.
Il grosso ramo
di un pino
stremato
mi cade accanto
come l’angelo
scomposto
dipinto da un
bambino.
Per me
è ormai
Natale.

*

8 dicembre piazza navona

Per me
gigantesche bolle di
sapone lanciate,
con furia,
contro il cielo
da un'affannata artista di
strada
ed un jazz transilvanico
di rumeni over 50.
Per me
un efebo bellissimo
che governava,
simile ad un dio,
una sfera di
vetro incandescente.
Tutti per lui
erano
gli sguardi delle
donne.
E la danza dell'aquila
violentemente calcata
al ritmo di un
doloroso tamburo.
Sorrisi e lacrime di
una folla,
epifania ecumenica,
che i miei occhi
abbacinati
afferravano per
un attimo
con infinito amore.
E Costanza,
farfalla a righe
viola,
che danzava,
agitando le braccia,
come una farfalla metropolitana.
L'Immacolata
la piena di Grazia
serviva tutti gli
ospiti
nascondendo il
grembo fecondo
sotto un grembiule
di nuvole gonfie di
passione.

*

Alba in do


Auto scompigliano
pozzanghere
sovrappeso.
Livido e incerto
il cielo custodisce,
come può,
santi e ladroni.
Azzardo, a fatica,
una preghiera
e l’occhio destro
si affaccia, avido,
sul mondo.

*

Ore 6:00

L’alba batte le ali
e spinge, frettolosa,
il sole.
Incartata fra
le mie quattro
mura grigie
penso alle mie
compagne
prigioniere dei prelievi.
A Fatima, martire delle
flebo,
a Nicoletta dalla voce
roca,
a Vittoria che annaspa
nella sua sede fragile,
donne semianalfabete
fortissime.
Io sono fuggita
o quasi,
mordendo il mio
destino,
lupa affamata
di sorrisi.

*

Se vuoi pensarmi (a Lory)



Rientrata
da uno spumeggiante
purgatorio,
offeso l’occhio
che fu detto
bello,
sfrontata la
parola e cruda
e vera,
mi aggrappo a una
liana virtuale,
cordone ombelicale
di ogni parto
e volo verso
un albero sfogliato
al semaforo,
come il quotidiano
nella sala
d’aspetto.
Accucciata
sul verde,
guardo partire gli altri
riversa
sul mio sangue
sbiadito.


Colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha pensato fra una flebo e un prelievo.
Fiammetta

*

Preghiera impudica

Mi sia concesso,
santi tutti di
Dio,
di peccare
per amore
il giorno
della vostra
gloria incomprensibile
per molti dilavata.
Un solo
amen
mi riempirà
di misericordia
e
sarà festa.

*

Anonima

Ridi?
Sei bella
ma irata,
umida Diana
di periferia,
non fallisci il
bersaglio
generi poesia.

*

E ci sei (a Margherita)

Cresci, piccola perla e
incanta,
nell'attesa di te,
i detrattori
del sesso femminile,
pura grazia.

*

Corto cordoglio

Non sono innocente
detesto il parente
che, sollecito,
porge il quinto
fazzoletto
ai miei occhi quasi asciutti
acquattati dietro lenti
opache, assenti.
Mi sdegnano le caricature
di lutto
le corone presupponenti
i volti stonati e stolti
le parole in candeggina alla ricerca di
verginità.
Amo ugualmente
l'utile silenzio
e l'umile canto
mescolato all'incenso, droga divina e
ingoio i miei
ricordi sul lucido
legno
della tua
dimora.

*

I can

Poter volare
in Africa
io che non vidi
Napoli.
Risvegliarmi giraffa
o leonessa che graffia,
aprire grandi fiumi
rinnovare costumi
ormai sbiaditi e
laceri
con bianchi teli
umidi
e scomparire
all'alba
dai paesaggi
esotici
rientrare tra
nevrotici
mercati di
città.

*

Sport estremo

Sorridere è quasi
impossibile, non bastano occhi
bambini
sui quali, stremata,
distendo il lenzuolo
consunto dei miei
morti.
Sgolarsi è pura
insania
sport estremo
di un ubriaco
sui binari
del metrò.
E piangere?
Ma non farmi ridere!

*

Beata perchè hai creduto

Le ultime gocce
del tuo sudore
incontrando lo sguardo
luminoso di tua
madre
presero il volo
dalle membra consumate
ed andarono a fissarsi
in cielo,
dimora dello Sposo,
stelle eterne e
lucenti
laici pastorali.

*

Tenderli

Pascola sulla mia zolla
squarciata
e brucale
il cuore
fino a sera.
Poi dormi nel suo
grembo.

*

Chiara Luce

Dedicata a Chiara Badano (1971-1990), prossima beata il 25 settembre 2010 presso il Santuario del Divino Amore - Roma.

Normale, speciale...
un cerchio perfetto
imprigiona quel
corpo sorridente
e lo consegna alla
Chiesa dei testimoni.



*

Ottantotto su tutte le ruote

Snoccioli
parole grossolane
mentre gli occhi
saettano
rabbia e paura.
Velocissimo il tuo
passo
gazzella di città
arduo è raggiungerti e
colpirti al petto
gravido e dolce
come l'ultima anguria.

*

A mio padre

Agonizzavi
cercando di afferrare
gli ultimi brandelli
di una vita disfatta,
di un lenzuolo
che coprisse
il tuo povero ventre
d’uomo
pudico,
prodigo.
Un vento confuso
scompigliava l’inutile
tenda,
un nipote giungeva
a raccogliere
l’ultimo,
oscuro,
sorriso
e tu,
libero,
correvi da lei
come allora,
come sempre.

*

Volo

Condannata
ad un eterno presente
eroico e stremato
ti ringrazio, prof.,
d'aver tentato
di riportarmi
con nobili gocce
di sudore
al culto di
me stessa.
Ho volato
per pochi minuti
sulle fantasie
più sfrenate
sui sogni
più folli
poi sono precipitata
nel cerchio degli
altri,
mio popolo.

*

Fiesta

Impazzisce il cordless
sotto una montagna
di buon onomastico.
Voci tediose
come queste
ore immobili
o scintillanti di
paillettes
spacciate per
brillanti
vagano sull'etere
stremato dall'afa.
"Auguri, auguri Pietro!"
E tu ripondi a tutti
stordito e grato
facendoti da parte
mentre il santo
possente avanza
trascinando catene
di fiori.

*

Il tuo dono

Un paio di orecchini
pseudo etnici
che montino
di guardia
alle mie occhiaie
made in Italy.

*

Horror vacui

Fuori dal gioco
annaspo nel
nulla
come in un piccolo
vaso appassito.

*

Voglia di specchi

Come mi vuoi lettore?
Il cuore si arroventa...
mistica o sensuale?
angelica o carnale?
femminista arrabbiata?
sgualdrina imbellettata?
oppure pessimista,
cinica,
nichilista?
Ti giuro, mi arrovello...
conquistarti? un gioiello
da schiacciarmi
sul cuore
perché l'acqua
col sangue
sconfigga
il mio dolore
e negli specchi
io veda
un timido cerbiatto
che osservi il mio
trionfo
di soppiatto.

*

Solo cinque minuti

Mi consola, come sempre,
sorella,
la tua voce spezzata e
triste.
Dal momento che
in essa mi rispecchio
non pretendendo
di capirti e, insieme,
d'essere capita,
mi sento più leggera.
Sottratta al delirio
del dolore
più forte, più testarda
nell'amore.

*

Un cuore stupido

La donna che, arrossendo
mi ha detto di custodirlo
di nutrirlo e di accoglierlo
per amore di una ragazza
dimenticata dalla madre
al crocevia dei consumi
ha occhi così azzurri come l'inquieta grotta
delle nostre antiche bugie
e viene da un paese
dove fede e povertà
vivono abbracciate.
E' esperta d'amore e
di lavoro,
quando scorre leggera
per la mia casa
canta o fischietta
annullando l'angoscia
di ogni nota stonata.
La percepisco sorella
delle mie goffe
capriole
perchè nel mio cervello
batte ostinato
un cuore stupido.

*

Crocevia (a mia madre)

Trovarti sempre
all'angolo della tua
foto
strofinarmi allo Chanel
Bois des Iles
tuo unico lusso
e godere della tua
presenza
ora che, dicono,
non ci sei più.

*

E canto

Mi spiego
non mi piego
non analizzo più
un comportamento
se sbaglio me ne pento
ma non mi butto giù.
Nuoto in una vetrina
rido di una vicina
adoro tutti i fiori
ne divoro i colori
ho fame ormai di vita
me la scelgo condita
dai versi degli amici.
Sospiri:
"Sei cambiata!"
Mi sento fortunata.

*

Addio

Non apro più le porte
del passato
dato che non patirono
l'oltraggio
di essere chiuse,
misterioso omaggio
alla memoria, incorregibile
sgualdrina.
Non m'incanta un vestito
demodè
nè una gardenia
sul decolletè
le foto in bianco e nero
attirano tristezza
le lettere ingiallite
rimandano
a una mesta giovinezza.
E i fiori secchi?
meglio sarebbe stato
frantumarli
in questo incorregibile
vento di tardo
maggio
e attendere
il passaggio del treno
del presente
rapido, impertinente,
finalmente!

*

Eccezion fatta (ai miei veri amici)

Non amo i poeti laureati
a bocca spalancata
avidamente sbriciolano,
sui loro libri
pubblicazioni patinate e
recensioni bugiarde
sottratte ai crocicchi
della cultura.
Ai poeti della domenica
ai mendicanti del verso
sputano addosso
il loro mestiere
ormai usurato
lasciandosi dietro
la scia
dei soldi guadagnati
giocando ai dadi
fino alla morte
dell'ispirazione.

*

Ammestessa

Avevo diciotto anni
ed osavo
ridente e un po' confusa,
liberare
solo il primo bottone
di quella timorata camicetta
regalo tassativo di mammà.
Poi coi capelli al vento
e il cuore in fiamme
un secondo bottone
respirava, coi pollini,
i baci ed il furore
del primo grande amore.
Non mi perdo più
in chiacchere
e giungo a questi
giorni
segnati da scoperte
e da ritorni.
Bionda improbabilissima
fresca e tortuosa nonna
guardo il terzo bottone...
mi sembra tanto solo
e con le unghie lucide
lo spedisco
a sparlare coi fratelli
del mio perduto onore
mentre contemplo, attonita,
il ritrovato ardore
per me stessa.

*

Ritrovarsi

Una coppa di yogurt
allietata da frutti di bosco
e luminose mandorle,
efebi del palato,
mi fu offerta da mani
gentili inaspettatamente
mentre ricamavo la mia solitudine.
Rapide chiacchiere
con una coppia di amici
raddoppiarono il gusto
dell'incontro.
Quando ci salutammo
un sorriso riconoscente
mi spuntò dalla giacca.

*

Attesa

Nella tenaglia
come una noce matura
aspetto solo
che tu m'infranga.

*

Amo et odi

Non ora ma ancora
tornerò a toccare
le tue vene
troppo percorse
da aghi tremanti,
nervosi.
Non ora, mio Dio,
ma ancora concedimi
la violenza d'amarlo.

*

Peccato?

Saliva il piacere
come un caffè in bollore
e il suo aroma scivolava
fino alla camera
da letto
con un complice gorgogliare
che penetrava nella gola
audace, scompigliando
gli avamposti del pudore.
Oggi il presente tenta
goffamente
di ricostruire quel denso
amore.
Invano?

*

C’è bisogno di madri

Il mio piccolo gregge
era disperso
io, scacciando l'incenso
dai miei occhi
e disperdendo orde di preghiere
andavo solo in cerca
di cibo che scaldasse il grembo vuoto
ed asciugasse lacrime inesperte.
Tu sciogliesti fiori di manna
fra le mie labbra gelide
e accompagnasti sicura
il ritmo della pentola che bolle
sul fuoco del deserto.
Ti rendo grazie, Benedetta,
oasi nel mio cuore.

*

A Bruna (per il suo compleanno)

Ti ascolto, sorella,
la tua voce è arrochita
massaggi, con grazia,
una schiena martoriata,
la tua
e negli occhi
spuntano radici
ma non hai allontanato
il tuo vizio d'amare.
Ascoltami, sorella,
tua compagna di vizio
spendo con te parole
sottratte alla gioia
mentre un cuore
d'acqua piovana
scivola dal balcone
e Lindamelia ci guarda
ormai pacificata.

*

Tatina

Minuscola
con la maglietta rosa
sporca di cioccolata
mi segui sempre pronta
a fuggire.
Unica
rincorri pallonicini patetici
di zucchero filato
scuri i tuoi grandi occhi
sassolini assai rari
sul viale del mio cuore.

*

Cervadorata

Nitido, semicoperto,
il tuo seno di madre
si fa largo
fra sguardi intorbidati
stillando
latte e pace
su pollini e schiamazzi.
La primavera si contorce
nel parto
e genera ancora
Maggio.

*

Ventotene (dedicata ad M. e a G.)

Ridevate complici
e, attorno al camposcuola,
piovevano le prime margherite
mentre la morte attendeva impaziente.
Dopo un boato l'affannarsi inutile
del vostro cuore, delle vostre mani
mentre bolle di sapone salivano, lucide,
verso il cielo fra le mani di Sara e di Francesca.

*

Mara

Bionda sfrontata
neurologa in carriera
ti schiaffeggiò
con la più impopolare verità.
Tu irato le gridasti muto
il tuo lapidario puttana
epiteto da sempre riservato
a donne intelligenti
senza sorriso
lucide come uno specchio
deserto di rughe.

*

Vegliando si impara

Ho contato i minuti
ho, poi, affrontato ore
di rigida attesa
mentre Gennaio riversava
il suo gelo nella gola
svociata di Febbraio.
Mi confortava solo
il gracchiare melodioso
del distributore di bibite.
L'ho amato
perchè disperdeva il silenzio
fra le panche di una sala
senza sorriso.
Ancora oggi attendo
ad occhi chiusi
senza più palpiti,
lapidate le ultime emozioni,
presso il muro increspato d'Aprile.

*

Aquapiper

Scivola pure
sul mio cuore bagnato
e tuffati nelle mie vene
nuota controcorrente
raggiungerai un cervello
confuso, curioso
dove potrai installare
un centro commerciale intelligente.

*

Difesa

Non scrivermi dentro
non scrivermi addosso
non posso...
la penna incantata
diventa un serpente
potrebbe aggredire
e farti morire
apriamo un'arancia
gustiamone il succo
inchiostro di vita
promessa d'amore
lucente calore.

*

A rischio

Nessuna novità
nei sogni e nel quotidiano
sei sempre a rischio
mentre mi immergo
turbata e attonita
nei tuoi mistici soliloqui
penso che non uscirò più
dalla stretta dei gendarmi
della Regina di Cuori.
Torpida Alice con le occhiaie stremate
e le pupille gonfie di pianto
barcollo nella foresta dei tuoi sogni
alla ricerca di un'uscita
ma cado fra le zampe
dello Stregatto
immeritatamente miracolata.

*

La vista negata

Nel cavo della mano
la mia farfalla
accecata da un gioco crudele,
spenti i colori delle sue ali,
tenta di trascinarsi
verso il sole
mentre il mio sguardo l'accompagna
inquieto e irato
vanamente contro il Cielo.

*

Paradosso

Donna indifesa
troppo sensibile
poco colta
spirituale algida
icona
della moglie sottomessa
della madre in disarmo
a te il mio grazie sempre.

*

Corrida

Tori roventi
intrecciano le loro corna
davanti ad un pubblico
inebetito.
Donne grosse e volgari
aspirano avide
l'arena in subbuglio
ed uomini irsuti
dalle spesse mani
aspettano che un torero
atterrito si getti
sulle corna
del quotidiano nemico
alla disperata ricerca
di una morte gloriosa.

*

Meno luce

Mi vesto di rosso
per ingannare il mio cuore
gelato, mai arreso.
Un grande anello
copre la mia mano
sottraendo anni
alle vene marcate
alla pelle ruvida
e, sulle mie labbra,
un rossetto indecoroso
disegna un sorriso
da clown.

*

Qui e ora

Ancora e ancora
il passato gronda
dalle tue parole
generando in me
una tigre ferita
che si getta
fra intricati cespugli
rabbiosa e vitale.
Sopravviverà grazie
all'energia spasmodica
di un presente da sbranare.

*

Profumo di donna

Lo so, ti stupisci
perché mi affaccio
sulla primavera
mostrando
ad arte nascosto
sotto una bianca collana
il mio confortato decolleté.
Ho pensato troppo a lungo
che astiose camicette
frigidamente accollate
fossero degne compagne
di un viaggio intellettuale.
Profumo di donna
oggi mi assale
note di eau de parfum
scivolano sulle braccia
sul seno ancora candido
come il tuo, Amelié,
e quello alla camelia
di Maria.

*

Quaresima 2010

Volevo tenacemente
che un Samaritano,
lungo il viottolo abbandonato
raccogliesse le mie ferite
e non scavalcasse il corpo aggrovigliato.
Desideravo il morbido letto
di una locanda ospitale
e le cure ben pagate dell'oste.
Non ricordavo più
di avere scelto, tenera e folle,
in un giorno di primavera
di essere io il Buon Samaritano.

*

Oso pretendere

Ridonagli la vista,
Dio dei miei padri,
perchè se ho imparato
a venerarti,
al mio grande uomo malato
ho prestato il cuore
e non me lo ha più restituito.
Ora contempla un prossimo
sdoppiato e velato
verso cui si protende incerto
ma non privo di speranza.
Lo invito a toccarmi
e la sua magra mano
mi sfiora tenera, irrisolta
mentre le pupille ferite
mi cercano a stento
ed io, folle di tenerezza,
oso pretendere ancora,
figlia di Eva
nata da Maria.

Ps: mi scuso per il ritardo sui commenti a tutte le vostre liriche ma "lui" è rientrato a casa giovedì sera.

*

Nel burqa

Prigioniera di mille
ragionevoli tentazioni
ti protendi nel burqa
come un arco frenato
dallo scoccare le sue frecce
poichè i figli non ti appartengono
ed anche nel ventre
come in una morbida faretra
si volgono verso il padre
padrone del grembo pesante.
Ti penso, anima flessibile,
augurandoti notti di solitudine.

*

Pallido prigioniero

Liberagli il cellulare
ti prego, figlia,
la luce che lo tradisce
il visus violentato
lo privano di voci note
che talvolta odia
ma di cui non può fare
a meno
prigioniero in una camerata
che trasuda flebo e stordisce
con il puzzo di urina, di sudore
di inutili imprecazioni e preghiere.
Ricarigli, figlia,
la speranza.

*

Anonima

Grondano sonno
i miei occhi
mentre confusa mi aggiro
fra le storie degli altri
e ne succhio il sapore
trovandolo insipido.
Un saggio mi ha consigliato
di mettermi nei panni dei fratelli,
di confrontarmi con dolori sconosciuti.
Sarebbe bello, sì, sarebbe giusto,
ma come un'effimera farfalla
volo lontano stonando
"bocca di rosa"
con rabbia e con amore.

*

Tired

Dipingo sulla mia faccia
stanca un sorriso
e due baffi rigorosamente blu
perchè tu, pensandomi,
rida a gola spiegata
e come un uragano di gaia malinconia
sbricioli i vetri ottusi
di Neurochirurgia.

*

Ali pesanti

Volevo un fratello
ma sì, il maschio
di casa
la mela quasi intera
ferita solo da un morso,
quello di Eva.
Ho avuto una sorella
che non posso abbracciare
perchè due pietre dure
vogliono solo essere inchiodate
su un ciondolo fuori moda.

*

Insani e malati

"Le porte stanno per chiudersi"
e allora apritele, concedete un respiro
a chi si alimenta solo di dolore.
Una porta chiusa
parto dell'efficienza
già emargina i malati dal mondo
del caffè macchiato e della merendina ipercalorica.
Urla testate psicologicamente
li spingono nell'angolo dell'umiliazione
e, nudi come vermi,
vengono strigliati energicamente.
Mentre il disgusto monta
sferro un inutile calcio contro quelle porte
che stanno sempre per chiudersi.

*

A me carissimo

Mentre riprendi forza
ed i tuoi occhi attoniti
cercano di afferrarmi
io mi curvo sotto il peso
di questo amore
come il ficus schiantato
del nostro soggiorno.
Cerco di assomigliargli
fin da quando l'alba
mi mostra il suo umore,
quattro lucide foglie
che accarezzano il pavimento
come timidamente
sfioro il tuo collo.

*

Silent night

Buona notte, agnello.
Anche tu cerchi di digrignare i denti
e affilare gli artigli
ma sei condannato
alla corta catena del dolore
che appanna lo sguardo e trasforma l'urlo
in un mite belato.
Guardati dalla tana del lupo
rifugiati nel mio cuore
e attendi al sicuro l'alba,
eterna rasserenatrice.

*

Ardua attesa

Mattine ammalate
mi spazzano il viso
e la luce d'incoerenti lampadari
invade gli occhi
di chi non ritrova
il sentiero delle lacrime.
Un venerdì di Quaresima
raccoglie nel suo grembo
la pioggia fitta ed il vento impazzito
mentre in ospedale,
affannato, rincorri ore
conficcate nella flebo
che stilla minuti al cloruro di sodio.

*

Ore sequestrate

Esco da una notte bucata
bagnata d'apatia.
Le ore hanno martellato tre parole
"Clinica di riabilitazione"
mentre la mia amata nemica
scioglieva in un bicchiere
il suo gelido disprezzo.
Poi sono riuscita ad afferrarti
con il mio cellulare affamato
dei tuoi ragionamenti.
Per un'ora, nel ventre della notte,
abbiamo consumato
un amplesso di parole e
siamo stati felici.

*

Sola con Lui solo

Solo la tua voce
mi arriva
roca e complice
mentre, la testa fra le mani,
custodisco la mia disperazione
dentro un cervello mascherato.

Solo la tua voce
dono preziosissimo
è cara al Dio dei miei padri.

*

Mobil Phone

La tua voce tremante
di agnello incappato
nella trappola dei sogni feriti
mi raggiunse come una freccia
mentre, scostate le mie inutili tende,
volgevo le spalle al gelo nevrotico
di Febbraio.
Subito mi aggrappai
alle tue labbra lontane
come ad un trapezio scrostato
ma solido ancora
e caldo di brividi sconosciuti.
Poche stentate parole
banali, uniche
poi il silenzio
scandito da un lancinante
"risponde la segreteria telefonica".

*

Memoria di una terapia intensiva

Mi hai cercato
mi volevi
mentre nel tuo lager
il figlio goffamente
tentava di abbracciarti,
aggrovigliata la bocca
in una mesta mascherina.
Il tuo braccio
si è levato
ancora vigoroso
per afferrare
le sue stupite membra
spasimando d'amore.
Quello che ti negasti
per lavorare
alla nostra roccia
ora ritorna a te
come un'onda salata
che freme di pensieri e di preghiere.
Ed io
alle tue spalle
dietro un vetro
consumato di sguardi
sminuzzo i miei baci
in coriandoli di speranza.

*

Doppio vetro

Vederti
contemplarti
venerare le tue
lacrime.
Accogliere il tuo
sguardo appannato
dal dolore
nel reciproco amore,
scoordinati equilibristi
sul filo della passione.
E attendere.

*

Segreto

Agonizzo
sul tuo cuore
stremata
dal piacere
di piacerti.

*

Lontananza

I tuoi austeri oggetti
sono in rivoluzione.
La fuga disperata del padrone
ha sconvolto ogni libro
e gli appunti, tremanti,
stanno acquattati
dietro vecchi occhiali
ed una buia lente
d’ingrandimento.
Il mio tormento sale
ed urla a queste
mute cose.

*

Werther

Condannato alla disperaziome
ti aggiri fra i pensieri
di quel ragazzo
feroce e impaurito
che si accanisce
sull'acceleratore
agitando la muleta
davanti alla morte.

*

Opzione

Volevi ferirmi?
Miravi al cuore?
T'illudevi.
Non c'è briciola
del mio corpo
che non mostri piaghe
in lenta, continua, cicatrizzazione
e ormai non temo
sguardi indiscreti.
Ho vinto il mio pudore
tuffandomi negli altri.

*

Minima

Frigido è l'inverno
tenera la tua mano
che raccoglie
fiori di carta e sangue.

*

Love me tender

I tuoi frantumi
in me si ricompongono
e sullo specchio del dolore
dardeggi occhiate
d'incorreggibile desiderio.

*

Valanga

La malattia ti ha schiantato
sul mio seno
bianco e sereno
e sul decolletè
regni incontrastato
mentre io mi piego
scomparendo fra i tuoi
capelli.

*

A Fausta G. compagna di Liceo

Infausto fu per te
il nome,
battagliera agnella
chiusa nel recinto
di una malattia vigliacca.
Ti fu precluso l'accesso
ai piaceri che regolano il mondo,
amore e cioccolata calda,
ma fra noi corsero fiumi vorticosi
di amori impossibili,di storie finite
come tazze di tè al saccarosio.
Medico dalle ali mozzate
sei morta il giorno di Natale
mentre cantavi,contemplando,
la nuda gloria del Bambino.
Nella potente stretta dell'inverno
respiro il tuo profumo
di gelsomino e di cornetti freschi.

*

Cammino

Solo il Sapiente
con la mirra
giunse alla Grotta.
L'avido sole del deserto
risucchiò
l'oro lucente con il suo imprevidente
portatore
e l'incenso evaporò
fra gli aromi
di un'oasi sfrontata.
Ma l'odore inquietante
della mirra
risvegliò il Bambino
ed egli pianse
in grembo alla Madre
lacrime rosse di passione.

*

Brividi

La vigilia dell'Epifania
era il tuo giorno onomastico,
Amelie.
Lo ricamavi
con candide mani
ormai inutili
a gesti di intesa.
Una piccola risata
scivolava lungo la gola
scavata da un bisturi
feriale
mentre pregustavi
ore di zucchero filato.
Ora che ti ho smarrita
affido ad una tramontana ingannevole
lacrime e ricordi
ormai dismessi.

*

Agnizione

Provai ad accendere,
in una coppa rossa,
una piccola luce
davanti al Presepe
ma non mi lambì
alcun calore.


Ero io la fiamma
che doveva consumarsi
presso la paglia.

*

Quattro uno quattro

Avverto il tepore
di una solitudine
benevola
e sul mio letto
incrostato di rose
blu
digito una,dieci,cento volte
il 414.
Sbuccio come un'arancia
una voce che
non offende
non umilia
non aggredisce
ma sapientemente
accarezza il mio pelo compiaciuto
di gatta domestica.

*

Enif

Colpisco al cuore
l'anno trascorso
che già si contorce al semaforo,
centrato mentre spacciava
le ultime bugie.
Da una nube di fuochi d'artificio,
anneriti e atterriti
da colpi di pistola,
spunta il Nuovo Anno.
Saluta due trans intirizziti
strizza l'occhio ad una svogliata Volante
e scompare dietro l'angolo
per contagiare il mondo
con il suo stralunato ottimismo.


P.S. Buon 2010 a tutti!

*

Dimenticarti mai

Non varcai la tua porta
madre
non tentai la sorte
d'incontrare le tue mani
gelide e stremate.
Tornai in salone calda e viva.
La sorella mi offrì
un morbido scialle
e tu lo drappeggiasti
ad arte.

*

Ore sette, visione

Hai offerto il tuo dolore
presentandomi, nel cavo
della mano, ematomi varici piaghe
quasi fossero teneri
assonnati papaveri
di fine estate.
Li ho raccolti uno ad uno
con pazienza,pudore
e li ho bevuti avidamente
come una tazza di té.

*

Pe fortuna che ce stai

Natale
du' rintocchi de campana
Natale
trema ar vento 'na fontana.
Rischia Cristo a rinasce
su la tera
ma oggi, forse, nun se farà guera.

*

Nativita’

Natale dentro, Natale fuori,
troppo silenzio, troppi colori.
Natale soli, Natale insieme
per augurarci, uniti, un gran bene.
Natale con la Madre, Natale col Bambino
brilla un Presepe povero
nel limpido mattino.

*

Per un giorno almeno

Cari lettori, non dribblate queste parole perchè non sono versi canonici.Esse declamano una poesia sempre nuova: quella di una nascita. Sei in crisi? Il tuo lavoro è a rischio? Ti senti un fallito? Non pensare che nessuno ti ami, c'é, anzi, Qualcuno che ti ama immensamente proprio per quello che sei. Se ti metti alla sua ricerca povero di te,incontrerai un piccolissimo rifugiato di Nazareth che come culla ha una rozza mangiatoia e come coperta i mantelli impolverati dei genitori. Pavoni e pappagalli non lo deliziano e ne esaltano la grandezza poichè nasce umile. Non ti piace pensare ad un Gesù maschio? Chiamalo Ilaria,Gaia,Letizia ... purchè il tuo cuore di pietra ritorni a pulsare e a volare per la gioia. La sola constatazione che Qualcuno è nato per te ti strapperà almeno un sorriso. E sarà Natale.


Prosa poetica

*

E parli turco (a Costanza)

Ci dici convinta
"pallo tucco" *
e srotoli la piccola
lingua impertinente
come un tappeto persiano.
Inciampi sui nomi
dei sette nani
quasi fossi una palla
variopinta
e,baldanzosa,
afferri anche Cucciolo.
"Ciao ciao, bai bai"
saluti soddisfatta
e noi voliamo.


*parlo turco

*

E ci sei (ad Emma)

Trovandoti
bellissima bianca
abbattuta dal sonno
come un soldatino di trincea
non mi stanco di ripetere
al cuore sbigottito
che in un tuo ricciolo,
nel più piccolo,
torno a sperare.

*

Che noja!

Nun capita gnente
nun vedo più 'n cane
nun moro de fame
ma schiatto de noja.
Sto monno che boja!
Che d'è sto casino?
Ma quer motorino?
cè sangue pe tera
me pare 'na guera.
Quer fijo ricciuto
me sembra già morto
da quer macchinone
è sceso 'n fregnone
che piagne e che strilla...
Ciavrà 'na gran villa?
Aho, sora Mena,
che strazio,che pena!
Cè già l'ambulanza?
Me dole la panza
me friccica er core
sarà pe er dolore?
Quarcosa s'è mosso
ner petto mio bianco.
Che smania,che voja!
Me spenzolo e guardo
nun sento più noja
perchè quer regazzo ricciuto
ormai pare muto.
E' 'n giorno speciale...
è quasi Natale.

*

In fretta

Cammino a passi rapidi
su sanpietrini scalzati
da ruvide radici.
Una nebbia grigia
come la mie calze
mi assale alle gambe
e blocca le mie speranze
annullando la bellezza
di un silenzio bevuto in compagnia.
Il suono gracchiante
di una campana elettrica
spazza ogni orrore
e intorno, sorridente,a te mio amore.

*

Salita di sale

Finchè ti vengo dietro
tu non muori
arranchi impallidisci
ma non cedi.
Ora, ti prego, siedi.

*

Vertenza sindacale

'n asino un giorno
disse ar suo padrone,
"nun vojo lavorà
nun so' 'n frescone
qui c'è gente che magna e
beve a ufo
de fa' sta vita 'nfame
ormai so' stufo".
Ma quello je rispose argutamente,
"scatterà allora la cassa integrazione.
Me troverò 'n somaro extracomunitario
che sgobba duro senza fa' questione".

*

Tarda adolescenza

Voglio un inverno che mi riscaldi
che mi cinga,tenero le spalle
che mi afferri le mani
e mi coccoli con i suoi
raggi gentili
mentre ti guardo
dietro una sudata bottiglia
d'acqua minerale.

*

Feriale

Cancellai l'atmosfera
con versi di Latino
che scivolarono
sul rimmel
di un'allieva
sospettosa
ed intinsi nel Greco
rime grondanti
lacrime di donna.
Chiusi il mio Proust
alle venti e quaranta
e controllai se
avevo spento il gas.

*

Andata e ritorno (ad Elio Pecora)

Maestro, a te il mio
grazie.
Mi hai confermato
che studio ed esperienza
volando dal cervello verso
il cuore
generano, infaticabili,
amore.

*

A day after

Euforica appendo i
miei lustrini al
quotidiano umore.
Rimane il dubbio
se gustai versi o
pasteggiai con rime
mentre ascoltavo
portate proustiane
di nuova,sconvolgente
ispirazione.

*

35 anni per Emanuele

A metà strada,
intreccio scongiuri
scomodo santi
mi guardi con la barba
sorridente e
gli occhi tristi.
Poeta scabro ma
tenerissimo
amministri, austero,
i tuoi versi e
ti concedi
a stento.
Nel tuo cuore
due stelle brillano
giorno e notte.

*

Furore culinario (a Giuliano)

Ancora, ancora, ancora
ti aspetto...è più di un'ora
addento la finestra
sconvolgo la minestra.
Allora non ritorni?
Aspetti che io inforni?
Sbatto la porta ed esco,
per stasera stai fresco.

*

A Celina

Ogni volta che,
dal riquadro di una
onesta finestra,
mi saluti quasi una
sorridente Maria
con Coccolina in braccio,
dieci e poi cento volte
abbasso confusa ii mio orgoglio e
ti dico addio
avvolta dal velluto dei tuoi
occhi.

*

For you

Sul mio collo
le tue labbra
paradiso strappato
ad un sangue in
delirio.

*

Paradosso 2

Una lite furiosa
di automobilisti
tristi
per rallegrare
la mia mesta
giornata
è l'umido regalo
che novembre
incarta per me
fra fiori e lumini.

*

Al Tempio

Ti cercai
sotto le immense volte del
Santuario.
Non ti trovai
non ti vidi
poi la tua schiena
trapassata
mi attirò a te
come un giardino di
spine.

*

Mamma per sempre (ad A.M)

Aspiri
Ninne
Nanne
Africane
Materna
Aiuti
Rispettosa
Intessi
Armonie

*

Artigianato

Fragile dono
d'autunno
libro di legno
senza pagine
contatto a fior di
dita
nel gelo di un ottobre
mascherato
da me a te
goffamente tenero.

*

Omnia vincit Amor

Afferro il tuo braccio
flagellato
e inietto
insulina.
A quel ramo
che gronda gocce
di sudore
mi aggrappo
estatica.

*

Richiamo

Inchiodo l'arcobaleno ai miei
occhi
finestre appannate che grondano
solitudine
sul Bangladesh al piano
di sotto.

*

Simbiosi

La stretta della tua
mano
l'incavo del tuo stremato
palmo
sfiorato appena come un
sacrario
ed una gota ispida da
accarezzare.
Questo nostro amplesso attira
l'odio degli stolti
il compianto degli amici.

*

Eden

Una foglia di fico
sul tuo supposto
dolore
vergognoso scandalo per la tua
perfezione.
Non concentrarti, lettore,
sul marchio di Adamo
ma copri le sue spalle
col mantello di una candida
pietà.

*

Deforestazione

Incavato è il tuo petto
come un passero squarciato
da un cacciatore di
frodo.
Scarne le gambe
illividite da un aguzzino
diligente.
Pallido il volto ed amaro
come le gocce che ogni sera invochi
fragile rimedio al tuo
dolore.
Perdonami,Ungaretti,
ti rubo un solo verso
"Ed è continuo strazio".

*

Lunga agonia

Non manca molto al
tramonto
si spegne il sole come una
sigaretta lasciata morire
al margine del
bosco da uno stivale
premuroso.
E resta solo
nell'arido crepuscolo
il dubbio su quale spiegazzata
margherita
calerà,pietosa,la
notte.

*

Ad un’ex amica

Scaltrita sgualdrina
passando da un letto all'altro
scelto ognuno
con raffinata seduzione
con ardito utilitarismo
sei assisa ora
sul trono della piramide
sociale
che contemplo astiosa
come l'albero irresistibile
per Eva.
Fui prima della classe
oggi tu sei primario:
Minerva ritta in piedi
guarda Venere
sdraiata
e sorride a denti
stretti.

*

Amelie

Carezzavo la tua mano smagrita
su cui dardeggiava
una riviera di brillanti
come l'isola del Sud
mai assaggiata nei miei lenti
giorni.
Cercavi coccole come una tenera gatta
che io sfuggivo inatta alla
tenerezza.
Restava quel contatto di mani
a dirci il nosto
amore.
Ora dietro il marmo
rosa
riposa solo il corpo che tu
fosti
ed una faccia estranea
sorride,riservata,ai
passanti.
Al mio anulare la tua riviera,
nella mia mente quella mano
che sapeva sanare
le mie strane ferite.

*

Resa

Alzo bandiera bianca
mi arrendo
se è impossibile amarmi
dopo che per decenni
raccolsi le tue briciole
nella foresta buia dei
rimbrotti
ripongo i miei affanni
dentro il baule consunto delle speranze bucate
da 37 tarme.
Silenzio, please!
Il cuore è in letargo.

*

A Maria M.

Completamente vestita di nero
sostieni il lutto della voce roca
con tutta la dignità della tua ferma
schiena trafitta da dolori che trasformano in
spasimi i sorrisi generosi
dispensati ad ognuno.
Vorrei rubarti una risata
come quando, da giovani,
sognavamo un giaciglio fiorito
ma aprii quella porta e,
ottava moglie di Barbablù,
la richiusi piagata dall'orrore.

*

Ti chiamai Misericordia

Col volto pallidissimo
segnato da flagelli
impietosi
raccogliesti i miei indifesi
dolori
e mi gettasti
fra le braccia
un fascio di rose
bianche.
Il cuore nel cervello
prima di uscire
restituii alla tua
anima
stremata e intatta
la Misericordia.

*

Cara casalinga

Attendi spasmodica
la tua fiction preferita
berrai i suoi occhi
esploderanno nel tuo ventre
scene d'amore straniero.
L'orologio è il tuo peggior nemico
le auto che contro il balcone
si beffano di te
al ritmo latino-americano
non ti aspetteranno.
Hai spolverato il tavolo
sei volte
in caldo la cena
che i tuoi consumeranno
indifferenti
abbacinati dal televisore.
Sono le sette
ancora,ancora.
Con la fronte schiacciata sul cereo
frigorifero
cercherai baci
da due lacrime
finite sul congelatore.

*

Conflitto tra nonne

Madre ferina
afferri quel piccolo corpo
lo culli furiosa
con sguardi rabbiosi
mi tieni a distanza
ridesti il mio istinto
animale.
Sei solo una donna
sei infine una nonna
ma cerchi la guerra totale
di una Medea paesana.
Mi vorresti annullata dal
sole d'estate che
brucia ogni amore
ma,intanto,Costanza
conquista il mio cuore.
E sono pronta a sfidarti
con una grandinata di baci
che la bimba raccoglie
fra le sue manine
compiaciute.

*

Possente innocenza

Sorgi
imbattuto
mani
onnipresenti
nell'
estate.

*

Memoria d’agosto

Nella cucina imbiancata
in fretta e furia
da due rumeni
furbi e fortunati
mentre folate bollenti
mi schiaffeggiano il viso
e spio invadente
l'unico balcone aperto
faccio il bagno
nella disperazione
di un agosto irripetibile.
"Scacco alla Regina"
sussurrano compiaciuti
due neri diavoletti
ed io mi accartoccio
su morte mattonelle
mordendomi il cuore.

nota: torno volentieri al mio posto.Saluti a tutti.

*

San Lorenzo,un cane e due amiche

Ancora una volta
fingiamo di trasgredire.
Ma cosa ci importa
di strade imputridite
di telefoni sordi
di incroci svociati?
Amiamo stupire
chi ci regala un
secondo pescato dal suo
cellulare
vicino alla brezza del mare:
"E' già il 10 Agosto?
Il tempo è stupendo
anche qui.
Mi godo un pò
Roma.
Si, a presto".
Penoso pretesto
in uno squallido contesto
verdoniano
dove vecchie bucate dal sole
balbettano,ignare,parole snobbate da
un irreperibile ponentino e
ragazzi malamente tatuati
affondano un disperato approccio
negli occhi inespressivi
di una giovane aiuto badante
che spinge il suo vecchio
come un carrello a Fiumicino.
Ma noi sempre giuste
tendiamo le braccia alle
stelle d'estate
facendo piedino a
settembre.

*

Girovaga

Non vado più in
ferie
non son fatta in
serie
mi godo gli
scarti
della civiltà.
Di là un cassonetto sbadiglia alla
luna
di qua il buon demente spaventa la
gente.
Afferro con dita
sudate
un lembo di
stella
lo stritolo fra le mie
mani
ne estraggo coriandoli
ossuti
li soffio nel vento su
lucciole asfittiche
che parlano lingue
a me sconosciute
poi mute.

*

Non dormo

Notti esauste d'estate
allucinanti
che ogni giorno
desidero perversa
e poi respingo come
il latte inacidito
di un sordido caffè.
E leggo,rileggo
inebetita
i giorni di un calendario
che mi sbattono in faccia
il loro calore
mentre i gerani
si contorcono
nella vampa d'agosto
e i morti vengono
seppelliti in fretta e
furia tra l'ansimare
dei parenti consumati
dall'afa.
A bordo del suo
yacht
il premier mi invita a salire
con tutti gli italiani senza ferie.
Balzo dal letto
gelida di sudore,
mangiai un miraggio o
ingoiai un incubo?

*

Amara dolcezza (AD E .D.M.)

Abbracciami
fingiamo di entrare nel
bosco del lupo
nascosto
spiamo il suo
sguardo e
poi liberiamo
l'agnello
votato al
macello.
Ci aiuterà un
cane con zampe di
rame.
Ma tu non guardarmi
così.

*

Diva

Rifatta
artefatta
contratta
dimeni braccia e
gambe nervose
nell'arte ridicola eterna di
cancellare chi sei.
Nascesti commessa?
Or sei principessa.
Fai espodere
sete e gioielli,
sul seno maturo
si insediano gli anni
nascondi gli affanni e
piaci così.
Ma io ti respingo
dipingo con cura affettuosa
le labbra bluastre di
ogni comparsa ammalata
del Bar Tabarin.

*

Un sole da leoni

Sbuffa il ventilatore
in una lotta
impari e
morde il solleone
con patetici giri di
giostra.
Barbone lo sfida estatico e
afferra raggi ruggenti
con la sua vestaglia
a quadri bianchi e neri.
Mohammed si ostina a
lavare vetri stremati e
mi scocca un sorriso
candido come la neve.
Roma si scioglie in un
misto con panna e
l'ortolana rantola:
"Taja ch'è rosso!"

*

Filastrocca di Luglio

Un colto coltello
un rude ruscello
un mare sbadato
un parco annoiato
un vecchio noioso
un bimbo rugoso
va a fuoco il cervello
ti guardo...sei bello.

*

Il mio confessionale

Voci affannate e tremanti
lucide di emozioni
rabbiose e tenere
si aggrappano ai miei
orecchi imbanbolati
inabili all'ascolto.
Posso soltanto aprire
le porte dei miei sogni
e imbarcarle su un battello di
legno tarlato.

*

Commiato ai maturandi

Volate...
apro la gabbia
di cui solo voi
vedeste le sbarre
e mi allontano.
L'esame ormai ci
separa come un
rapido fiume
e mai potrei seguire il vostro
gagliardo volo
con due ingialliti
fogli protocollo
tenacemente attaccati ai miei
anni.
Siate liberi
poichè liberi
vi ho accompagnati
sulla soglia della
parola.

*

In memoria

Ti baciai
sotto un albero
sazio di primavere
con le labbra impazzite
come uno sciame d'api
stanate da
esperti agricoltori.
Spazzavo via
ricordi stonati
irose incomprensioni
e arrossivo di gioia
fra rami di mimosa
piombati in grembo alla
luna.
Dio vide che
era cosa buona
il piacere di una
donna innamorata.
Ragionammo poco
sole le bocche
inghiottirono segreti.
Ora è diverso...
Parliamo molto
parliamo spesso
parliamo d'altro
più non ci baciamo.

*

Bellezza al bagno (a mia madre)

Tu mi chiedi,
frettoloso e
impacciato
i suoi costumi da
bagno.
Sai bene che lì
custodisco
ma ignori che non
li cederò.
Lei li indossava con
ineguagliabile
eleganza.
Giunone trionfava dal suo
candido seno
sorridevano
nastri e
paillettes
mentre correva
ad abbracciare quel
mare che io
odio
e lei
amava.
Non credere
che sia un attaccamento
è soltanto
un pietoso
sentimento.

*

Dichiarazione d’intenti

Intendimi,
lettore e
ascoltati.
Mi dico
ti dico
poeta
per condividere
le nostre povere
bolle di sapone
che splendono
in un cielo di
sassi colorati.
Non pretendo
nè da me
nè da te
corone d'alloro
avvizzite,amare
al gusto della
fantasia.
Ti auguro
e per me
spero
una semplice
gustosa
poesia
che sappia di
pesca matura
e una risata che
abbatta i concorsi
letterari
mostri di cartapesta.

*

Capezzale (dedicata a Musik)

Gli assenti
presenti
vegliano
l'ammalato
con poche
arrossite
parole
a fior di
cuore.
Offrono
ciò che
possono,
esangue
comprensione.
I presenti
assenti
spento il
cellulare
del loro
ipocrita
dolore
si allontanano
a passi
cauti e
silenziosi
per non
disturbare il
manichino del
caro
congiunto.
Resta solo
una donna che
piange
sulla sua
vanga
corrosa dalle
lacrime.

*

Tasse e tassi (ad E. )

La calcolatrice
balla
fra le tue
dita sottili
al ritmo di
scatenate
imprecazioni.
Con rabbia
sconfitto
hai scagliato il tuo
cuore poeta
su un seggiolone
morso dalla
solitudine.
Ma lui non si
ribella
conosce bene le tue
ire
chicchi di
grandine matura e
attende
la tua
pace
incontrollata.
Conta i
minuti
che lo
separano dalla
piccola
perla
tuo porto.

*

A che serve un poeta

Quando
sbrani la
polvere
il poeta
non si nega
alle tue
dita
livide
ma le
scalda
col fiato
di un suo
tiepido
enjambement.
Quando
graffi
la porta
del tuo
cuore
il poeta te la
spalanca
con un logico
ossimoro.
Quando
agguanti la
morte per
le spalle
e con lei
cadi,
cadi
il poeta allarga la sua
fantasia
come un mantello di
seta
e ti raccoglie
con un
t'amo
a fior di
rima.

*

Dies Domini

Esplode la
pioggia
su occhi
impastati di
lunghe
insidiose
preghiere.
Rientro
confusa nella
tana di chi
forse
mi ama
più oggi
che ieri.
che ieri.

*

Semaforo

Lampeggio al
buio e
aspetto il
tuo ultimo
saluto
prima dell'
alba.

*

Politici

Cerco di
inghiottire la
vostra
cascata di
parole
spumeggianti,
ribollenti.
Mi sento un
pesce palla
imprigionato nella
bianca busta di
plastica e
vomito
aria.

*

Evviva chi?

L'Italia
bocconi
cerca di
afferrare
i due
lembi
della sua
ferita
per stringerli su
Roma
invano.

*

Dubbi

Amarvi tutti?
ingenua utopia.
Amarvi uno per uno?
un'impresa da
schiavi.
Amarvi un pò ogni
giorno?

Annamo,
se pò fa'.

*

Crimilde

Il viso perfetto
due occhi sognanti
le labbra vaganti
un po' demodè.
Ragazza impeccabile
allieva invidiabile
nascondi,perfetta,
la tua crudeltà.
E cambi la voce
la moduli lenta
ti mosti contenta
di date e di
autori.
Dissimuli amori
nascondi rancori
contorti,impassibili
cloni di
te.
Dai,guarda!
ti porgo lo
specchio fatato
domandagli il fato
serbato per te.
Vedrai Biancaneve
più pura,più bella
la mela,la rossa
riserbala a
te.
Finita è la storia?
No,è appena iniziata
di streghe-regine
trabocca il
metrò.

*

Il suo telegiornale

Così ti
chiama
chi più ti
ama.
Servizio di
apertura
leader senza
paura
trabocchi di
arroganza
colpisci a
volontà.
Ti spegnerei
infuriata
ma non mi
lasci il
tempo
dopo appena un
momento
sorridi
qua e
là.
E'l'ora del
buonismo,
dei discorsi
leggeri,
dei propositi
fieri
di pace e
libertà.
Previsioni del
tempo:
burrasca fra un
momento.
Sei una
strega o una
fata?
Rimango
sconcertata
spengo il
video e
già so
che poi mi
pentirò.

*

Docere docere ... post mortem quid manere?

Un pugno nello
stomaco della mia
fantasia.
Un soffio di
agonia
per la mia
dignità.
Tu non mi
sembri
scossa
e, quasi lietamente,
parli
e straparli
ancora
io non ti ascolto
più.
Se insegnare è il
mestiere
più bello che
ci sia
ci salvi il
manicomio e
incontriamoci
là.

*

Variazioni sulla guerra (’o surdato ’ nnammurato)

Non potrò
mai
sapere
se quel
soldato
la sognò
ogni notte
avvolto nel
fango
di una
sordida
trincea
ma lo
spero e
chiusa
dentro il
battito cupo della
pendola
incontro il mio
fante
impigliata
fra i reticolati
dell'
amore.

*

Malsano amore

Litighi
con lui
ancora,
ancora.
"Basta!".
gridano
confusi i miei
orecchi
tremanti
mentre
cerco un
rifugio
che mi
scampi dalla tua
ira
dai suoi
capricci
inutili
poichè tu non
l'ami.
Insistono i tuoi
occhi
a divorare
minacciosa il
cordless.
Lo sfidi
lo ripaghi
di ugual
moneta
ed io non
godo.
Come sempre
adoro i
perdenti.

*

Giovane leonessa

Il tuo seno
fiorente
è un'arma da
guerra
di cui
sei esperta già
da molte
lune.
Lo guardo
estatica
come un
bel fiore
in una brutta
stanza.

*

Molto buonissima

Così mi
chiamasti
con voce
piana e
tenera
come quel
prato
gonfio di una
primavera mai
incontrata.
Portavi un
pacco
dall'iquieto
Nord
che incontra
Roma
solo per
affari.
Ma quando
rifiutai
ben
trentanove
centesimi di
resto
gli occhi di
mite agnello
sorrisero e
mormorasti,
"Lei è molto
buonissima".
Io provai
vergogna del mio
cervello flessibile
del cuore inspessito
lui sconparve
felice che
l'avessi
soltanto
guardato.

*

Consolazione

Appesa ad un Tuo
chiodo ti
lodo
e più non
cado.
Sospesa nel Tuo
ultimo
respiro
ammiro
tersissimi
dolori di
fratelli
ribelli al
mondo
cari alle Tue
spine.

*

Angulus

Mi accontento di un
cantuccio
mi accuccio vicino ad una
fontanella di plastica
made in China
ad un
libro già
letto,
gualcito
ed un terzo di
letto
culla il mio
sonno
le mie soffiate
poesie di
vetro pulito.

*

Ritorno e gioco

Un cuore d'ottone?
Tirchione,avarone!

Un cuore d'argento?
Vabbè, m'accontento.

Un cuore di perla?
Ti becchi una sberla.

Un cuore di carne?
Per dirne e per farne.

*

Sbadata Primavera

Aggredisci una
bocca
che non
parla,
che tace
perchè ha
perso
parole che
cantino
l'amore.
Rassegnata si
cela in un
silenzio
stanco
profumato di
mirra.
Attende
ancora una
resurrezione
la speranza le
tiene
compagnia
non giudica
non spia
guarda la
pietra che
rotolerà
sprofondando
stupita in una
pozza
d'acqua.

*

Suicida tuo malgrado

Un quattro in
greco
apocalisse
inutile
dopo un
sogno illegittimo,
brillare fra gli
eletti
su una materia
tragica
meglio dormire
accanto
ad un otto in
ginnastica.

*

Voglia di esserci

Encomi
liquidi
estrai
onirica
nascondi
odii
ripidi
asfittici

*

Un altro Olimpo

Vulcano non
si affanna
le nuove armi
uccidono
assai prima di
una spada
sconnessa
od una lancia
spuntata.
Venere ha
reclutato
per mancanza di
ninfe
viados possenti come
body guards.
Marte sonnecchia
sotto un basso
tasso
già troppi
ormai
si spacciano per
lui.
Minerva azzarda un
rebus
e il sommo
Giove
passa in
rassegna i
fulmini
aspettando che
spiova.

*

Noluntas

"Non riesco
più
ad amare
ho troppo da
fare
uscire
comprare
più spesso
imprecare.
Non voglio
godere
io cerco il
potere
un tavolo
immenso,
capisci?
Io penso"
Ti ascolto
e in
silenzio
ti lascio
sognare
con tale
delirio
non posso
lottare.
Se l'avido
agire
riduce
gli umani
ad alieni
il cuore poeta
galoppa,
invasato,
nel cuor della
notte.

*

I can’ t

Non posso
recarti
conforto
scomposto il
tuo dubbio
garrisce
nel nido
spazzato dal
vento
ancora un
momento
e poi cesserà.

*

Balbuzie

La la la la
languisci
sulla parola
amore.
Ti ti ti ti
timore
che non
ti guardi
più.
So so so so
sorridi per
farti
perdonare
ti insegnerò a
parlare
ma non
guardarmi
tu.

*

Rapace

Incontro un
cielo
livido
sul tuo sentiero
ripido.
Come spaventapasseri
inutile
ridicola
cerco di
contrastarti
ma non funziona
più.
E sotto il cielo
livido
rincorro le tue
penne
strapparle una
ad una
mi gratificherà.

*

La Recherche

Ciechi poeti
si incontrano
su nuovi
pensieri
palpandosi
con mani
incredule
che cercano la
giugulare
sul verso
finale.

*

Fatalità

Non dirmi
formica
trascino
veloce
la storia
proibita
di chi fu
farfalla
ed ebbe
strappate le
ali
da un vento
contrario.

*

Invento un Aprile

La giovinezza
dalle mie
parti
abbonda
come un
fascio di
rose
allucinate
sul grembo
fiero
di una donna
feconda.

*

Ad una donna lontana

Mi annoio
ti scopro
non sai cosa
dirmi
banale
lusinghi
telefoni
altrui.
Mi lasci in
disparte
se non ti
compiaccio
nei tuoi
desideri
in scialbi piaceri.
Invidi ed
intrighi
infuria la
lingua
ma eri
diversa
un po' di armi
fa.
La liscia
tua
pelle
voleva
carezze
volava il
pensiero
bramava di
più.
Il lembo di un
velo
un cuore
fantasma
il tenero
abbraccio di
chi non c'è
più.
di

*

Metamorfosi

Divento serpente
per farti la guerra
io striscio per terra
ti sento,ti spio
attendo,rinvio la
dolce vendetta
non amo la fretta
la fretta non m'ama
ricama ferite
su ogni mia squama.

*

O mio Lucilio...

Adolescenti
arrossiscono
mentre traduco
una
versione di
Seneca e
sfrontatamente
amoreggio con
lui
sospirando
gerundi.

*

Bisturi

Quanto costa un
polmone
che assorbe
ogni istante
il dolore degli
altri
e esala
amore?
I medici lo
giudicano
assai raro
io caro
come e più
delle mie
tenebre.

*

Ladra

A te rubo il
cuoricino spezzato
e a te,
Sonia,
sottraggo
enormi cuori di rame
costo
un euro.
Non manca che
Valeria
col cuore in mano.
Rubo ogni giorno
giovani cuori
e le mie mani
sono piene di
gioia.

*

Cyclette

Spali
sudore
dalla tua
miniera di
speranza.
Concentrato e
composto
macini
decine di
domestici
chilometri in
vista di un
traguardo
sperato
promesso.
Sfortunato
ciclista
ancora
possiedi il mio
cuore.

*

Piccola perla

Estrai
molte
monete
antiche.

*

Piccola discola

Cinguetti
odori
sogni
teneri
abbracci
nascondi
zoccoli
amici.

*

Cosa vogliamo

Cervelli di
donne
friggono
d'ansia
e di
rabbia.
Troppe parole di
troppo
uno sciame
impazzito di
irascibili
maldicenze
errori
indecenze.
Poi il torpore del
sonno
bianche
pecore
sparse
mi leccano il
viso
saltella di nuovo un
sorriso
sulle
Bucoliche
ancora un mio
si.

*

Pasqua 2009:in fin dei conti

Il terremoto a
morte
è condannato
perchè una
pingue
Pasqua ha
rovinato.
Ha soffocato col
suo polverone
del vacanziere
l'ultimo
boccone
ed al vino ha
troncato
quel sapore
che muove al
riso
e fa tacere il
cuore.


*

Impiegato

Cammini
piegato
umiliato.
Cortese
non mostri
pretese.
Fai pace col
mondo
gli dici di
si.
La vita
risparmia il
malato
ammaliato
da un soffio
di ignara
pietà.

*

Ore 8.15 colazione allo sbando

Porcellane
bianche e
perfette
accanto al
bricco di

tre o quattro
marron glaces.
Giace il
mattino
spande
molto oro
fino.
"Latte o caffé?"
Tovaglietta di
lino
pregiata
da cucchiai
d'argento
esaltata
"Ti spiace?
Anche per me".
Un grido
più voci
mi sveglio
sudata
la mia colazione è
bruciata.

*

The end

Finisco
sformata
sfornata
sfrontata
assai più di
te.

*

Ultimo round

La tua arroganza
inutile,
vedi,
prendo il
bianchetto
e la
cancello.

*

Sinedrio

Sferzare
con nerbi di
ruvido
cuoio
una mente che
piange
sangue
è vile
inutile
terribilmente
illogico.

*

Dedicata a B.

Nemica di
te stessa
sbricioli
sul tuo
grembo
frammenti
di pane
eucaristico.

*

Risveglio

E il sole
mi trafigge sul
letto
succhiando
la mia
pace
avidamente.
Nella stanza
non restano che
larve di
farfalle.

*

Bye domenica

Pezzetti di
pane
le strade di
domenica
che assapori
lentamente
in un singhiozzo
di tè.

*

Muro

Attendo
furente
la
primavera
come una
tisica
ottocentesca
ahimè
senza
virtù.

*

Sola

Solo
un'ingenua
amarezza
rosicchia
il mio
sabato
che si illuse
per cinque
interminabili
giorni.

*

Preghiera

Abbandono il mio
collo a Te
come la piccola
Emma
fiduciosa che
mi farai solo
bene.

*

Inquietudine

Filiforme
scivoli
nella mia
mente
e dai
scacco alla
regina.

*

Ad Emma

Un ingorgo di
cuori
attorno a
te
che,placida,
smaltisci il
traffico delle
nostre
emozioni.

*

Amore 2009

Che importa
se io
ti amo
e tu ti lasci
amare?
Sono sull'ottovolante
del mio
cuore
e il nostro
Dio
manovra la
giostra.

*

Only for you

Una distesa di
crudeli dune
è la tua
schiena
sofferente.
Non posso spianarle
ma accarezzarle con il mio
pudore.
Gonfie sono le tue
gambe
bruciate dal sole impietoso
del deserto di un corpo
martoriato e
stanco.
Non posso medicarle
ma intonare,
per esse,
una tenera,antica canzone.
Fragili sono le tue
belle mani
dove il sangue fluisce
esausto.
Posso solo baciarle
e ripetere,
ad ogni falange,
come allora
come ora
"Anima mia".

*

Mia b.

Avidamente
ho bevuto
sorella
il tuo dolore
quasi mio
perchè ti ho
sperimentata
finalmente
fragile.
Come vorrei tu
piangessi
con me
per arrestare
le nostre
fantasie
e condannarle
alla
ragione.
E' una madre
severa
la
ragione
ma ti
accompagna
placida
e non pugnala il
tuo cuore.
Osi ancora
colpirlo
l'estranea
troverà
finalmente
ad attenderla
la
lama
della mia
compassione.

*

Requiescat

Saettarono rondini
dal cielo tempestoso
e le guardai
con immensa
tenerezza.
La pioggia mi fu
amica e
complice.
Dalle nostre parole
scese il nido
di un ragno
operoso
e presi
sonno e sogni.

*

In ricordo di Sandro Massimini il re dell’operetta

Si offrì ancora e
ancora
a un pubblico
entusiasta
troppo esigente
per leggergli la
morte in
faccia.
Mani scheletrite
guance incavate
povere gambe
esangui
inseguivano
l'applauso
testarde.
Quasi morì sulla
scena
fra pietosi
lustrini
ed una grossa
luna di
compensato
cosciente
compìto
intonato
già consegnato al
cielo.

*

Tu ancora

Il tailleur verde
pistacchio,
più piccolo
di una
taglia
la grande borsa
da insegnante
che ciondola
incurante
del suo assurdo
fascino
e il tuo
sorriso
timido e
benevolo
riservato
per buona
educazione
al fotografo di
turno.
Due nipoti
con te
nella piazza
polverosa
di un maggio
già disfatto.
Così ti vedo,
madre
e posso solo
amarti.

*

Questione di peeling

Le occhiaie
profonde
atterrite
maltrattano
il
viso.
L'ovale
allentato
risparmia
il suo
fiato.
Ma...ancora ti piaccio?
Mi abbraccio
ti abbraccio.
"E' solo questione di feeling".

*

Ad un giovane amico

Analitico
lucido
empatico
sussurri
sogni
anemici
nascondi
donne
ripide
oscure

*

M

Resta umile,
padre.
Resta e
contempla i resti della tua
stirpe
pallida e stonata.
Ciò che fu la
memoria
lo fascia l'attimo
che vola
con pietose
bende
perchè il
viandante
osservi
incuriosito
solo una mummia.

*

Nottambulo

Ansioso,insegui la
notte
azzanni le
ore
dei sensi e del
cuore.
Edifichi,in sonno,
palazzi d'incanto e
sapere.
Insegui,ammalato,il
loro potere.

*

Maga

E vado cercando la
stella.
Non è una cometa
è più bella.
Risplende,curiosa,nel grembo
nel cuore
e genera
Amore.

*

Carnem levare

Scivolerà ancora,
lungo la mia
gola,
una risata
strampalata
e allegra
come un'onda
d'estate
contro il
molo?
Mentre mi avvolgo
in questo
pensiero
come in una
sciarpa di
puro cachemire
urla la
tramontana
e mi trafigge
il grembo
impietosa.

*

Che vale regnare ?

Volevi che io
fossi una
regina.
Calzai scarpe di
morti e
vestiti fuori
moda
pur di scalare
feroce
bianche pareti
mie
dove non mi
cogliesse la
bufera.
Non ci fu posto
per due
regine
nell'alveare.
Ti incoronammo
con tre gocce di
profumo
ed il mio
scettro
è lì
deposto
davanti alla tua
tomba nuda.

*

Visione

Nel buio
ti accendi
bellissima
sopra un
piccolo lume
pietoso.
E la tua anima
frantuma ogni
oscurità.

*

Amando discimus

Menti malate
d'ansia da
prestazione
ogni giorno
si affollano
intorno alla mia
dissimulata
sicurezza.
Le abbraccio
col cuore
e non le cedo
al vento.

*

PC

I miei occhi
annebbiati
davanti al
computer
sfiorano
le tue
parole
stramazzate.
Con le ciglia
le raccolgo
pietosa.

*

Pendola

Una frazione di secondo per guardarti
mezzo minuto per non dirti
"Ti amo".
Un minuto per realizzare
che ti odio.
Cinque minuti per seviziarti
darti fuoco
e,finalmente,
divertirmi.
Il tempo è una strana invenzione.

*

A Mater purissima 2009

Eri
larva
umana
amatissima
nelle
Altezze.
Ecco
navighi
gentile
lucente
a
rive
ombrose.

Così si compie la volontà degli uomini.

*

DA Crocifissione 2005

E si è compiuta una crocifissione
voluta dalla legge
gradita alla ragione .
Cristo per ben tre ore fu straziato
da una folla confusa contemplato.
Noi abbiamo visto Terri
ancora e ancora,
ma non era arrivata la sua ora .
Quella l'ha sempre decretata Dio
che non può darla vinta
al nostro io
quando lasciato libero,allo sbando
pensa di amare solamente errando.

In tanti hanno sbagliato per cultura,
per condizionamento o per paura,
han tirato le sorti su una donna
che è stata sempre in grembo alla Madonna.

*

Amica

Limpida
onesta
rugiadosa
energica
doni
armonie
nascoste
a...tutti.
Salvi
artisti
versatili
e
lenisci
labili
incubi.

*

Mary for ever

Matematica
artista
rara
impetuosa
alata
Chiami
hot
intelligenze
a
rapporto
adesso.

*

A me carissima

Casta
ermetica
liberi
illusioni
nate
appassite.


*

Ciao!

Esci
marinaio
ardisci
naviga
urla
eresie
libera
endecasillabi.

*

Si, viaggiare

Il mio cuore
sballottato fra
sciami di bocche
urlanti
attende,appassendo,
il treno giusto
sul binario
sbagliato.
Sa bene che
ancora una volta
si è illuso
di partire per
Firenze
ma è scivolato su un canto di
Dante.
Egli può battere
solo
fra quattro mura
grige
e palpitare per
i viaggi altrui.
La mano che lo
culla
fa scivolare
sabbia
fra le
dita.
Cosi cuore e mare si
sfiorano
ed è sera
e poi mattina.

*

Labirinto

Non mettermi
le mani
dentro al
cuore.
Lo troveresti come una
cantina
affollata da troppi
sentimenti
increduli e scontenti.
Non mettermi
le mani
nel cervello
irascibile al bello,
contratto,surreale.
Ma metti le tue
mani
nelle mie,
trasmettimi calore
e nelle vene
rassegnate,pigre
fluirà un po'
d'amore.

*

Placidamente

Giovane
intransigente
ungi
l'
ira
adorabile
naturalmente
o
bruciata
reiteratamente
esigente
nascosta
ninfa
aulentissima.

*

Sangue e rena

Nel suo amore
malato
alimenti
ogni giorno
un rancore mansueto.
Non trovi parole abbastanza
crudeli
per dipingergli
a strati
la faccia.
Con un sorriso
gentile
ed un fondotinta idratante
sai cancellare ogni traccia di dolore.

*

Nice

Fatina
ansiosa
baci
idee
orribili
lenisci
angosce.
Pare
impossibile
non
osannare

*

Sfodero la lingua

Ma come? Mi offendi?
Pretendi che ancora una
volta mansueta
ti dica di si?
Ti sbagli. La troppa
pazienza ormai l'ho bruciata
e sono
rinata.
Il capo di colpo ho
rialzato
la spada ho,poi,
sguainata.
Non chiedere pace
o lealtà.
Ma quando hai provato
pietà?
Ti sei fino al cielo
innalzata.
Consuma sei pani di
sale
e,allora,sarai
perdonata.

*

S come scuola

E' strano
ma la tua limpida,
indulgente poesia
non bussa più al mio
cuore.
Mi consolò mentre le mie piante
erano schiaffeggiate dal vento
e i tuoni facevano tremare
le fondamenta della
"scuoletta".
La lessi e la rilessi a nuovi
orecchi.
Poi cominciò a perdere
senso
a scomparire mentre io,ancora,
tentavo di afferrarla
ed il tuo telefono squillava
a vuoto.
Ora quei versi sono irraggiungibili come la
nostra stonata amicizia
che visse solo
qualche densa lezione e
si fece bella con regali di
poco conto.
E ormai non trovo più i tuoi
libri nè li cerco.

*

G

Giovane
irruento
ulivo
lambisci
irsuti
armenti.
Divori
incerte
vigne
illudi
nudi
cuori
esanimi
nati
zingari
onesti.

*

Requiem

Agonizza la nostra
amicizia.
Visse trent'anni di
miele
e raffiche
di vento improvviso.
Ora
con rassegnata impazienza
attendo la sua
fine.
Non fiori ma opere di bene.

*

Martirio

Riposa,questa notte
Benedetta.
Sul tuo letto
hanno tessuto
ragnatele d'oro
e fate e ninfe.
Dimentica il lavoro
che ti schianta il respiro,
il tuo silenzio pallido
d'angoscia,
le tue aspre giornate
d'innocente
reclusa.
Dormi senza che l'urlo
di uno schermo
ti schianti la
speranza.
Una casa di uomini è terra di
conflitto
senza pace
forse senza resurrezione.
Sogna che rose,
quali mai ti
furono offerte,
si inchinino
alla tua affaticata umiltà.
Io sorò presso
la tua nuda porta
a mani giunte.

*

About me

Come un pipistrello
mi appendo
alla notte
e nascondo
i miei incubi
d'argento.
Accecata dalla prima
astiosa luce
ritornerò formica
col dizionario
di Latino in
mano.

*

Come V. nessuna

Vindice
austera
lenisci
erbosi
roridi
ingenui
amori.
Distruggi
incubi
vernici
isole
nasci
corrucciata
e
nascondi
zolle
ondivaghe.

*

Operetta

Una scalinata di gesso
una Eiffel di torbide
lampadine
esplode il protagonista
in un do di petto
intimidito.
Ti scandalizza che io
ami l'operetta?
Ascoltami, allora e
intendi.
Ciò che è semplice
non mortifica
e vanto è,
nella donna.
il potere di un
seno inaccessibile.
La sua romanza,
poi,
fa piangere
il mio uomo
e ciò mi piace.

*

Come

Aneli
languido
e
sussurri
soffici
immagini
oniriche.
Rincorri
oppiacee
mistiche
antiche
ninfe
odorose.

*

Cenere

Non posso
mi accuso
mi scuso
non riesco
più a
dirti
ti voglio
bene.
Sarebbe meno doloroso
bestemmiare la Luna
maledire il Sole
non baciare i miei due
piccoli cuori.
Mi arrendo
depongo l'offesa
ho perso di nuovo
accetto il responso
del sogno.
Ma dirti il mio amore?
Non posso
mi accuso
mi scuso.

*

EMME

Non accasciarti
sulla chitarra
Maria,
accordala
bevi fiato
intona
stona.
Se nessuno
ti ascoltasse
suoneresti
per il mio surreale
dolore
per la tua logica
ferita
per un passato
comune e diverso.
Sbrana Venditti
massacra Zero
e, se ti piace,
polverizza
De Andrè.
Dalle loro
briciole
di genio
esploderà
la tua luna
roca di
desiderio.

*

No

Potentemente
incrudelisci
e
torci
rose
odorose
di
madre
antica
rugiadosa
cara
ora e sempre.

*

Feriale

Amara la tua
bocca che sbadiglia
banalità.
Tombole,poker, risate
sono svaniti
come spettrali fuochi
d'artificio.
Ti attendono giornate
di livido
lavoro
e liti inestinguibili
gomitolo di lana
scivolato
da un grembo
gravido di
noia.

*

Affollata solitudine

E fuggi,
come sempre,
dalla realtà
cercando di
afferrare
stelle filanti
che esplodono
a terra
con sibili di
zucchero.

*

Piccola forte

Bramisci
ruggisci
ultimamente
non
ami.
Languiscono,
uniche,
caterve
ardenti.
Tremanti
tacciono
inanimate
nell'
isola.

*

CAPPUCCETTO NERO

Su un triste calendario
di provincia,
naturalmente per beneficenza,
Vanessa sta distesa
come una giovane gatta
in cerca di
pubblicità.
Avide,astute menti
l'hanno incartata
in un cappuccio rosso
da cui si innalza,
vetta del piacere,
un lungo collo
ornato da spalle
bianche
tenere montagne
che si affacciano,
curiose
sul suo acerbo
seno.
Lunghe le gambe
che invitano lo
sguardo
a compiacersi
del costumino nero
che impietoso
la espone
a lascive emozioni.
La favola si chiude
col lupo vittorioso
che, nel suo ventre,
culla Vanessa
dentro il suo cappuccio.

*

Giochiamo a...

Tu
totalmente
tua
ti
turbi.
Trattieni
tanti
tormenti
tuoi nella
tenda di un
tenebroso
tepore.

*

Welcome 2009

Non è ancora bruciato
l'orrido fantoccio
della Befana
fra esanimi bagliori
che tu sei corsa
spinta dalle Furie
del domani
ad acquistare,
per la tua bambina,
una preziosa maschera
in cui già scalcia
tarantolato,
il Carnevale
con i suoi mille colori
senza pace,senza luce.
L'Epifania si accartoccia
sui saldi
mentre inseguiamo
una festa pagana
che esorcizzi
la nera ombra della
crisi.
Se ciò ti piace
divora con anticipo
dolci malati di
idropisia.
Se ciò ti basta
celebra la follia
delle maschere
e illuditi di risvegliarti
al profumo delle
mimose.
Se ciò ti appaga divora
con anticipo
coriandoli neri di
rabbia.
Io resto nella stalla
dove il Bambino
momentaneamente
è solo.

*

Happy new year!

Laceravo l'anno
che andava
nascondendosi
dietro la memoria
con denti aguzzi
e con limate unghie
ne facevo prismi
giallastri,
occhi di gatto
morente
in un'alba grigia.
Non tremavo al fragore
dei rari botti
vagiti scomposti
del nuovo anno
che strisciava, accecato,
su un fiume di stelle.
Lo attendevo furiosa,curiosa
da mesi,secondi dell'anima,
sperando,forse,
in un'aurora infuocata
per liberare
il mio pianto.

*

Alla mia prof.

Nel letto, da sola,
come ieri, come sempre,
nella tua lucida inutile
stanza
ti turbasti perchè
per te, per te sola
squillò il telefono
in un tetro
pomeriggio di festa.
La tua voce si sciolse
e, quasi gaia, varcò la soglia del mio
affollato, altalenante
mondo.
Parlammo a lungo,
ironizzammo con passione
e quando ti salutai
splendeva sul tuo cordless
la stella cometa.

*

Gelido 26

E' inutile spiare
brandelli di gente
che agita la mano,
torturando l'orologio.
La festa si spegne
in un lamento di pioggia
che rotola su strade
desertificate dal fantasma impietoso
della crisi.
Suona la vecchia pendola
e invita ad un sonno
affannoso e pesante.
La sfera di un Natale
già morto manda l'ultimo bacio
al possibile cliente
e rispecchia
le sue spesse labbra.

*

Natività

Natale
du' rintocchi de campana
Natale
trema ar vento 'na fontana
rischia Cristo a rinasce su la tera:
è tanto disperata e poverella.
Rischia e te dice:
"Sto drento 'na grotta,
la strada pe arrivacce
è tutta rotta.
Ma si guardi su' in celo
la stellina te guida
e la tua meta è più vicina".
Natale
du' rintocchi de campana
Natale
trema ar vento 'na fontana.
Rischia Cristo a rinasce su la tera
ma forse, oggi, nun se farà guera.

*

Tempo di doni

Fatte 'n regalo,Roma,
è 'n'impresa mondiale,
splenni ar Rione Monti,
regni sur Quirinale

e drento l'Aventino,
tra aranci e rose rosse
fremono le fontane,
incredule e commosse.

Ma l'antri colli,muti,
guardeno co sgomento
er corpo tuo glorioso
sepolto dar cemento.

E se spanne 'n sussuro
che poi diventa 'n grido:
"Ridateje la vita,
la rondine ner nido.

Basta co li rumori,
cor puzzo de benzina!
Roma deve risorge
ma presto...sta mattina!".

Er core batterà,
ner petto inanimato,
si tanti cori abbracceno
quer corpo abbandonato.

Fatte 'n regalo,Roma
è 'n'impresa mondiale
e si ce so' riuscita
sarà 'n giorno speciale.

*

La piena

E batte
affannato
un cuore
poeta.
Sul Tevere gonfio
ritrova
la rima
di versi
impazziti,
barconi
incastrati
nei ponti.
Annega
nel fango
il cuore
poeta
e a tutto
si lega,
Adamo
negato
da un cielo
stracciato.

*

Libero Alice

Fuggi, Alice!
Si contorcono, accartocciati
fra le fiamme
i gendarmi della Regina
di Cuori,
inutili carte di un gioco
crudele.
Il cappellaio matto ha
scoperto il giorno del
suo compleanno, un solo
fragile giorno e ha
dato fuoco al consunto
Paese delle Meraviglie.
Si guarda intorno
atterrito il
Bianconiglio:
sa che sono arrivati i
cacciatori
ha gettato
il suo orologio
fra le grinfie
dello Stregatto
che lacera
le pallide
lancette.
Non ti voltare indietro, Alice!
Il fuoco divora
la foresta
morde
i cespugli
soffoca
i fiori colorati.
L'avventura è finita,
la favola, ormai spenta,
ti intralcia l'uscita.
Ma fuori dalla
buca
ancora esisto
e ti tendo
le mani
forti e ferite.
Coraggio, Alice!
Ormai sei fuori
da una vecchia
storia
senza senso,
senza gioia.
Un raggio
di sole
ti attraversa
il cuore
e scalda la
tua fantasia.



*

Natale 2008

Natale dentro, Natale fuori
troppo silenzio,troppi colori.

Natale soli, Natale insieme
per augurarci,uniti ogni bene.

Natale con la Madre,
Natale col Bambino.

Brilla un presepe povero
nel limpido mattino.

*

Sfavoleggio 3

Si qui quarcuno pensa
che la Bella... Addormita
ce diventò regazza
io mo' lo smentirò.
Quella bionda assassina
financo da bambina
contro ogni speranza
dormiva notte e di'.
Se n'esciva da'n sogno
pe buttasse
in un antro.
La madre disperata
chiamò medici e maghi
quelli dissero vaghi:
"Un giorno passerà".
In aggiunta a sto guaio
'na fata che era strega
l'aveva affatturata:
"Quanno avrà sedicianni
pe sempre dormirà.
Sfiorerà 'n vecchio fuso
caduto ormai in disuso
e tutto sto castello
ner sonno piomberà".
Così successe e avvenne
che 'na selva de rovi
contorti, neri e crudi
tutto lo ricoprì.
La storia se diffuse
paese pe paese
e 'n principe cortese
pe salvalla partì.
Se distrusse coi rovi,
ammazzò sette draghi,
nun te dico co' l'aghi
ma alla fine riuscì
a bacià quella Bella,
dar sonno la destò.
Quella lo guardò 'n faccia
e disse sbadijando:
"Nun pensà me dispiaccia
un tipo come te:
sei principe,sei moro,
porti in dono 'n tesoro
ma lassame dormì".
Per cui quanno t'andrebbe
de risvejà un ber sogno
rimanna sto bisogno
forse è mejo dormì

*

Piccola lettera

Cara mamma
non aprirai
quest'anno
le tenere danze
del Natale.
Curiosa e buffa
come una bambina
pensavi con entusiasmo
ai regali
che avresti preparato,
sussurrando ad ognuno
con aria di complicità:
"Questa volta
voglio per te
qualcosa di speciale".
Quel qualcosa
è giunto
in anticipo?
In ritardo?
Durante una gelida
domenica
di febbraio
mentre la
disarmonica
campana
della parrocchia
chiamava
rassegnata
alla messa
pochi infedeli
sei partita
senza che io,
che noi capissimo
che avresti lasciato
su quel modesto
letto
solo il tuo corpo
bianco.
Era la vigilia del mio
compleanno
ed il dono
infallibilmente
giungeva.
Un dono,appunto speciale.
La possibilità
di piangerti
dentro le lacrime
prima che sorgesse
l'alba
della mia
rinascita.
Buon Natale!
Tua

*

TU TANTO

Quei passi trascinati
quelle spalle un po' curve
quegli occhi buoni e stanchi
son lo specchio di te.
L'amore ha tante facce
è tenero e sincero,
gaudente o un po' severo
si apre all'ora e al più.
Ma quando ha dato tutto
quando si è consumato
allora solo è grande
e mi parla di te.

*

L’ALUNNO IMPUDENTE

Lo stordii
colla grandinata
delle mie parole
o tirai giù
dal cielo
una manciata
di arcobaleni.
Sorridendo
mi provocasti
ad essere
me stessa.
Ma qui
nasce
il problema
se sono
ciò che sento,
se sento
ciò che sono.
Non mi sfidare
ascolta
posso ancora
stupirti
rinnegando me stessa
con una capriola
di vecchi
versi.

*

FRAGILITA’ IL TUO ONORE E’ DONNA

Bianche sono
le ali della
tenera farfalla.
I suoi colori li
sparse sul mondo
mentre volava verso
terre lontane.
A tutti donò
l'arcobaleno
non rifiutò a nessuno
la sua solitudine.
Ed ora, schiantata
su un fiore,aspetta
che scenda la sera
più dolce,
più vera
del sole su cui trionfò.

*

Sfavoleggio 2

"Dunque
si m'aricordo
sta Biancaneve,
mora e color de l'alba,
ciaveva sette cani.
Era 'n'animalista co li fiocchi
e i cani sempre appresso
locchi locchi.
Ma un brutto giorno
la bella matrigna
ch'annava sempre in
fissa co lo specchio,
me pare fosse puro
'n'estetista,
decise de fa' fori
quella sgrinfia
che je rubbava
li corteggiatori
e chiamò
'n cacciatore,
"Ordino e vojo
de sta Biancaneve
er core in uno scrigno
rosso e greve".
Ma la bellezza
che è 'na gran ruffiana
fece la differenza
e er cacciatore
quanno la vide
bruna e 'n po' formosa
ammazzò 'n capriolo
e risolse la cosa.
Allora la matrigna
che era puro 'na strega
je diede da magnà
'na mela rossa
un pò più avvelenata
de quelle de giornata.
Ne l'urna de cristallo
dormiva Biancaneve
un dolce sonno che pareva eterno
i sette cani
vejavano e guaivano
là attorno.
Ma 'n principe passò,
ovvio d'ariccontà
con 'n bacio la svejò
da'n brutto sogno
e, detto fatto,
a nozze convolò
la bella Biancaneve".
"Nonna, nonnina! Ancora!
E i sette cani?"
"So proprio rimbambita!
Ereno sette nani!
Ma questo cambia tutto!
Famme ricomincià...
fra cani e nani
ce sta 'na differenza:
quelli so' bestie e questi
so' cristiani.

*

Femina

Tu, donna
hai imparato
da sempre
ad aspettare
una lettera
una telefonata
una rosa
oppure un
nulla
che nutra,
come denso
latte,
il desiderio
di desiderare.

Sono brave
le donne
ad aspettare
tormentando
una ciocca
di capelli
strapazzati
dal vento,
o mordendosi
a sangue
le esangui
dita,
o passeggiando
nervosamente
mentre fingono
di controllare
l'ora
su un orologio
sempre
in ritardo.
Attendono
come attesero
le madri
invano
con un falso
stirato
sorriso
sulle labbra
tinte di
viola.

Sono stanche
le donne
di aspettare
ma non
osano
violare
il tempo
dell'attesa
perchè
sulle sue
ali
volano
da quando
Eva
accolse
Adamo
con una
mela
avvelenata
da giorni di
solitudine.

Sono stolte
le donne
ad aspettare
le ore della
notte
per sprofondare
in un torbido
sonno.
E' ora
che si alzino
dalla scrostata
panchina
dei loro minuti
e prendano
una strada
che le
immerga
nell'alba
e, poi,
nel sole.

*

Sfavoleggio

Cenerentola regna
ed è regina.
Tutti incantati
dalla sua
beltà
i sudditi
sempre a testa china
si sgolano
gridando:
"viva Sua Maestà!".
Ma delle sorellastre
che è accaduto?
Nessuno le ricorda
e sai perchè?
Sono brutte
baffute
insomma
racchie
quindi non sono
femmine da Re.
La morale è un po' amara
ma non rara
la bellezza,
si sa,
non conta
niente,
ma se è
incoraggiata
da un potente
si mette sopra un
trono
e guai a
te.

*

34 numero perfetto

Ero fra veglia
e sogno
protetta
da un lumino.
Disteso sul mio
ventre
un plaid col suo
leoncino.
Lo carezzavo
come un dono
raro
addolcendo
l'amaro
che c'è
in me.
Pensavo al tuo
passato
al mio piccolo
re.
Dopo la rabbia
scura
delle doglie
le urla sulle
soglie
della vita
nascente,
una pace
confusa
un po' irriconoscente.
Prima donna
in famiglia
avevo dato
al mondo
l'erede
di un gran re.
Ma quel tuo
nonno, o figlio,
era malato.
La tua
nascita
fu come il sole
sporcato
da una torbida
nebbia
novembrina.
Era quasi mattina...
Tuo padre
ti vegliava
con lo sguardo.
Io tacevo e,in ritardo
di trentaquattro
anni
carezzo
su quello stesso
ventre
il muso del
leoncino.

*

La nuvoletta

Ce stanno su la tera
tempeste e nuvoloni
piogge fitte,acquazzoni
su questa società.

Te vedo e nun te guardo
tu me vorti la faccia,
vola 'na parolaccia
e nun te parlo più.

La carità,sporcata da i
gemiti del core,
sanguina e perde amore ...
nun se capimo più.

E perderei la fede,
brucerei l'unità
ma cio' la nuvoletta
quella me salverà.

Ciabbita, in quer sereno,
la parola de Dio,
scompare l'amarezza
conti più tu che io.

Si prima la corente me
sbatteva qua e là
qui, su la nuvoletta,
regna la verità.

*

Vanitas vanitatum

Trionfa
sulla tua immeritata
bellezza
il mio grande
uomo
malato.
Le sue spalle
curve
sostengono
la tua sfrontata
giovinezza.
Alle tue mani
offre il
tributo
di un attimo
d'umiltà.

*

La fede

la fede è un anello
splendente,
non ha né principio
né fine.
Non sveglia
il dormiente
lo lascia
sperare
un risveglio lucente.
La fede è una bruna
candela
che il fiato
d'un vecchio
alimenta
risana
a volte tormenta.
La fede è una chiusa
preghiera
che afferri con mani tremanti
perchè non ti sfugga
almeno...
stasera.

*

Vite intrecciate (a Mariolina)

L'incontro,
una frase gentile
un invito inatteso
sotto le larghe foglie
rosse
di un autunno
benevolo
al quartiere Appio.

L'amicizia,
densa e sincera
come il vino nuovo
ci ubriacò di segreti
nascosti nelle
prime
parole.

Il dolore,
si confusero
i due fiumi
delle nostre
vite
io vi gettai
la malattia,
del buio
tu le tue solitudini
celate con garbo
dietro un pezzo di
stoffa.
La malattia,
stracciasti
il tuo vestito
per mostrarmi
la piaga
di chi ti aveva
colpito
alle spalle
ma con le forti
mani
stringevi
i lembi
della ferita.

Oggi
mi chiedo
solo
se ti
ho mai
detto
che ti voglio
bene.

*

Voce del verbo amare

Proviamo a diventare
due pittori
e sulla tavolozza
dell'amore
mescoliamo colori
impazziti lucidi
e pastosi
per rinnovati sposi.

Più rosso, più rosso
sulla tela
rosso fuoco
rosso tramonto
rosso cuore
che traccino
le vene
dell'amore.

Più verde, più verde
sulla tela
verde balcone
verde cespuglio
verde speranza
che coprano i sospiri
dell'amore.

Più bianco, più bianco,
sulla tela
bianco carne
bianco lenzuola
bianco notte
che avvolgano le voci
dell'amore.

E sopra questa
tela
un drappo
nero
che nasconda
all'Invidia
le gioie dell'Amore.

*

Confiteor

Mi hai detto,
con orgoglio
"Io sono di sinistra"
non vorrei fosse solo
non essere di destra.
Vedere tutto nero,
parlare contro il clero
ed alzare la voce
nel mondo senza luce.
Ti dico, senza orgoglio,
"cerco d'esser cristiana"
ma ogni prova è uno scoglio
e il vento è tramontana.
Però mi sento vera, fallibile,
sincera.
Seguendo Gesù
in Croce ritrovo la mia
pace.






























































*

Tana liberatutti

Novembre
carico
come
la
Befana
non risparmia
i suoi
doni
amari
quasi
benevole
medicine.
Un ricordo
insistente
che
nessuno
cancella
dalla
lavagna
della memoria.
Una stoccata
di luce
che
trafigge
il
cielo
immerso
in un
improbabile
inverno.
Una castagna
squarciata
che offre
a chi
è
in viaggio
il
suo
morbido
ventre.
Ed una
tomba
nascosta
nel
bosco
dei
crisantemi
senza
nome
senza
data
finalmente.

*

Anna e Didone

Solo per te
sorella
varcai
quel
cancello
dal quale
la madre
uscì,
quasi
esanime,
timida
agnella
al
macello.
Solo per te
mi gettai
con rabbia
sulle odiate
scale,
toro
trafitto
da innumerevoli
colorate
banderillas.
Colavano
anima
i miei
occhi
mentre
gli orecchi
percossi
da lamenti
e, poi,
da rantoli
invocavano
pietà
da
voci
straniere.
Solo per te
sorella
abbracciai
il sopravvissuto
al
naufragio
orgoglioso
e
tremante.
Nella
mia
arena
pavimenti lucidi
un muto,
inutile
ordine
e
null'altro
se non
nebbia.
Non tentai
la camera
da letto.
Sarei
stramazzata
sulla
sua
esangue
offerta.
Scampai
alla
spada
preferii
una
pira
dove
ardo
e
non muoio.

*

Dreaming Trilussa

Li morti der paese
te pareno più veri
le lacrime, er compianto
più sinceri.
Ma puro lì
e chi lo po' scampà?
regna er divario
de la società.
Er signore riposa
in una chiesa
e guarda 'n basso
tutti i poveracci
che stanno
ne i fornetti umidi e diacci.
Ha già deciso
che je sia portato
magara 'n fiore
certo er più quotato
e strilla:
"A sto gran d'omo
che qui posa
er mejo crisantemo
ed una rosa rosa.
Ditelo a li parenti!
distrurbateje er sonno!
Questa è precisa
volontà de nonno"
Lui parla, parla
e ne la notte scura
è già scoppiata 'na protesta
dura
fra chi ha zappato e vendemmiato
invano.
Nessuno j'a risponne
sciopera co'n silenzio
antico e arcano
ch'abbita le baracche
d'un paese lontano.

*

Lontana...vicina

Dal mio
cervello
esplodevano,
poveri
fuochi,
frasi
di latino
intraducibili
ed io
già
intravedevo
all'uscita
di scuola
il tuo
sguardo
che traboccava
una gelida
delusione.
Lontana.
Vicina
nel tennis
virtuale
con scambi
sotto rete
di citazioni
inutili
eppure
travolgenti.
Amanti
entrambe
di abiti
retrò
e immensi
giacconi
nelle cui
foreste
nuotava
il popolo
delle
caramelle.
Insegnanti
"dal gran cuore".
Vicina...Vicine.
Lontana
la tua
malattia
che sprofondava
la liquida
mente
in una
densa
nebbia.
Cercavo di
afferrarla
rabbiosa
mentre
affannata
tu tentavi
di
rianimare
le tue
cellule
morte,
declamando
Dante
improbabile e
splendido
artificio
d'una
primadonna.
Vicina
finalmente
e per
sempre
mentre
muoio
bambina
fra le tue
braccia
chiare
come
l'alba.


*

FOTOGRAFIA

Bianca
la pelle
gardenie e
gessetti
nei tuoi
occhi
neri,
tenevi
fra le
braccia
una grande
bambola
dallo
sguardo
vuoto
sotto le
lunghe
ciglia.
Me la
mostravi,
intimidita
tu stessa
chiedendo
una risposta
al mio
imbronciato
silenzio.
Ed io,
dichiarata
guerra
a quella
inconsapevole
bambina,
accennavo
una
fuga
da te,
da me,
come sempre,
come allora,
vana.

*

PASSIO

Mi
chiamava
tesoro
anche
quando
i miei
occhi
minacciavano
temporale.
E
gustava
le mie
parole
dure
scostanti
amare
come
un vassoio di
marrons glacès.
Non le
importava
come e quando
ci fossi
bastava
che il
mio esserci
guidasse
le sue mosse
ed i suoi occhi
miopi
dove
un apostrofo
di luce
penetrava
scontento.
Avrei voluto
baciarle
le mani
magre
candide
e belle,
cuscinetti
sporcati
dalle
flebo.
Ma non l'ho
fatto
rifuggivo
i saluti
scansavo
la pietà.
Ed ora
io
ci sono
lei
non c'è.

*

Paradosso

E
cresco
quando
mi appiattisco.
Volo
quando
nuoto.
Brillo
se mi
spengo.
Vivo
se
muoio.
Comprendimi
e
abbracciami.

*

Anonima

"Ancora
tu
ma non
dovevamo
rivederci
più?"
Mi
tormenta
Battisti
mentre
inciampo
nella tua
ombra
e le tue
solite
parole
graffiano
la mia
pazienza.
D'accordo
siamo
amiche
ma
la gelosia
non
ti appartiene.
La concedo
soltanto
al prossimo
poeta.

*

Aspirazione

Su
forza
inseguilo!
E,
se resiste,
sbranalo!
Dai,
poi
divoralo!
Il tuo
migliore
verso
merita
una
degna
sepoltura.

*

VOCAZIONE

La mia mano
destra
non conosce
solo
l'abbraccio
ardente
della penna,
ma, con lo
straccio,
maltratta
le pentole
e lustra
i cosiddetti
sanitari.
E' ruvida
la mano
di un poeta
casalingo.
Non incombe
non dardeggia
ma pulisce
con inutile
pazienza
ed i suoi versi
sanno
di alloro
e rosmarino.

*

RISPOSTA

Scelsi
di non graffiare,
sorella.
Hai conosciuto
bene
la ferina
zampata
delle mie
unghie
aguzze
e lucenti.
E tu ne hai
pianto,
questo lo
ricordo,
con sorridente
pentimento.
Se ora
sfoderassi
i miei
artigli
ferirei solo
la mia
anima
che in un
altro
respira e
spera.

*

Santa Maria in Traspontina

Una voce,
più voci
vibra la chiesa
senza tempo.
Ogni rumore
si arresta
e, dalla soglia,
rimbalza
su via della
Conciliazione
che gronda popolo
di Dio.
Maria si svela
sotto il baldacchino
col Figlio
al collo.
La raggiungono
cento preghiere
di giovani vecchi
e di vecchi giovani.
Scendi, Madre,
dall'inaccessibilità
del dipinto
e nutrici del tuo latte
santo.

*

Core d’estate

La "forisede" parla
a la finestra
e strilla e ride
certo è 'n po' molesta.
Ma stanotte
d'estate
nun cià
stelle
pativeno già er caldo
poverelle
e 'n antro "forisede" strimpella
'na canzone
la chitara è scordata
lui culla
l'illusione de diventà
quarcuno,
de trovà 'n posto serio...
Canta, a 'na luna
gonfia
l'inutile pensiero.
E io sento
chi parla
e poi guardo
chi sona
drento er bujo
che sanguina
me sento meno
a Roma.

*

Decoupage (dedicato a Rita)

Che importa
se lei,
fra i sorrisi,
ti ha odiato?
Lasciala pure
chiusa
in cassaforte,
con il silenzio
dei suoi sguardi
d'ombra.
Poi intona
sottovoce
la più banale
delle tue canzoni
e fa volare
nella notte
d'autunno
le sfere
più belle,
quelle che
il tuo cuore
non ha mai
creato.

*

Bonum est

Non essere mai troppo
buona...
Sii buona,
accarezzati
il viso
e pettina bene i
capelli sconvolti
dai grigi pensieri
di un autunno
che già
muore.
Non essere mai troppo
buona
sii buona e
lascia pure che
gli altri
si dissetino
dentro il tuo
sorriso.

*

Centro commerciale

Rubai
tutta l'estate
senza vergogna
senza che il più fragile
rimorso
turbasse
i miei sogni
di luglio.

Nascosi
nei miei occhi
le antiche seduzioni
di vetrine
proibite.

Ammassai
nel mio petto
cento swaroski
vanamente blindati
dietro una solida
teca.

Afferrai
col respriro
gl'inquinati
sospiri
di infiniti condizionatori.

E dividendo
con te
confidenze e paure
mi risvegliai
meno buona,
più vera
all'ora
del caffé.

.

*

Strada maestra

Raccogli il tuo
fallimento...
Sta lì,
buttato dietro il
cassonetto,
rifiuto dei rifiuti.
Stringilo
al petto
sul tuo cuore,
caldo d'amore
e di esasperazione.
Tornerà in vita,
prendendo il colore
dei tuoi
sogni
di vetro soffiato
e sarà
buono e forte,
gradino
per i tuoi sorrisi.

*

A...i

Non per quello
che sono
ma per quello
che sogni
amami.

Non perché
sono bella
ma perché
così mi riflettono
i tuoi vecchi occhiali
amami.

Non perché
sono dolce o virtuosa
ma perché balbettai
qualche parola sincera
amami.

Non perché
tu mi ami
ma perché
ogni giorno
provi ad amarmi
e di questo gioco
sei l'unico campione
amami.

*

Soffio d’autunno

Amare, accettare
poi ricominciare.
Guardare, afferrare,
poi ricominciare.
Andare, tornare
poi ricominciare.
E ricominciare
a ricominciare.

*

VENERDI’ SANTO

Mi dici che è
una grazia,la sento come
un peso.
Gesu' sta ancora
appeso
e non discenderà.
Vorrà che guardi in alto,
al suo corpo
straziato,
che non distolga il viso
finchè agonizzerà.
Ha gli occhi
di mia madre,
dell'agnello
al macello,
paga il prezzo
di un mondo
che non l'ascolterà.
Ripeti che è una Grazia.
Io ti credo
e già so
che un giorno,
come e quando
quei chiodi
strapperò.

*

MATER MEA

No, non ti
cercherò dietro una lapide,
tentando di afferrare
il tuo segreto.
La grande casa
spoglia
mi respinge
e non mi attira
questo cimitero
di nuovi morti.
Incontriamoci
sulla parola
"madre"
che dondola
lassù,
fra cielo e cielo.
Ti spingerò
più in alto.
Con tutte le mie forze
tenterò
di rubarti
un sorriso.

*

A COME AZZARDO

Ti si negò
fu timido e crudele
come tutti gli animi gentili.
Ferì il tuo cuore
ribelle
con un grazie che penetrò
più crudele
di un pugnale.
Non era poi
importante
che tu lo amassi,
ti si negò
ed il tuo sguardo,
ansioso e forte,
fu accecato
da un flebile tramonto.

*

NELL’OSTRICA

Piccola perla
rotonda, perfetta
cresci, in silenzio
all'ombra del limone
che Tommaso vide
fiorire intatto
e che tu stringi
nella tenera mano.
Il muro e il pergolato
ti sono compagni
e vegliano, abbagliando,
perché non venga
il ladro.
Ti accoglie generoso
il seno di tua madre.
E tuo padre sorride,
raro segno.

*

A MIA MADRE

Lindamelia non abita
più qui.
Sta nella casa
del Sole
e gioca con arcobaleni
che non hanno bisogno
di piogge minacciose
per spuntare.
Non ti angoscia più
il tuono
e i lampi non feriscono
i tuoi occhi malati.
Contempli ormai i colori dell'Amore.

*

CARE MEMORIE


Ricordavate i tempi d'una vorta,
iersera, in un Febbraio malandrino,
nun c'era 'n ombra o quarche cosa storta,
tutto era puro, tutto era bambino.

Le feste, le gran cene, er parentato
era dalla memoria illuminato,
ereno sempre amiche le cognate,
puro certe bigotte staggionate.

Io nun me divertivo a ricordà;
anche si nun dimentico er passato,
vivendo, ner presente, a core aperto
me metto 'n gioco, esco a lo scoperto.

Che ieri fosse propio tanto bello
me fa pensà che sta generazzione,
si riesce ad amà mejo er fratello,
sui "tempi andati" fa calà er telone.

*

SERA DI VEGLIA


Voglio abitare
negli occhi di un bambino,
negli occhi di un bambino
finché venga il mattino.
Voglio dormire
sulle labbra incantate
di un bambino
e sognare i colori
finché venga il mattino.
Voglio nascondermi
fra i capelli innocenti
di un bambino
e scampare dal lupo
finché venga il mattino.
E dal mattino?
Spalancarmi al presente
con braccia di bambino.

*

SPOSI



Ti strinsi il braccio,
complice e spaventata...
scintillava
al mio polso
l' antico bracciale
di Maria.

E dissi
col cuore sulle labbra:
"Ti voglio bene"
tu sorridesti
corrucciato e raggiante
come da sempre
mi hai sorriso.

L' altare brillava
di fede e di
bianche rose
bagnate da lacrime
mai versate.

Ancora un passo
ancora un passo
poi...
mi feci da parte.

Entrava la Sposa,
con gli occhi
ti abbracciava
prima di raggiungerti
serena , sicura,
come un' alba d' autunno.

Cielo e terra
si giurarono amore
per sempre.
Giorno e notte
si scambiarono anelli
non consumati dal sonno.

Guardai "lui"
ma fissava,
incantato,
quel cerchio d' amore.

*

EVA



Dedicarmi una poesia
da donna a donna
è un'impresa che esige
secoli da bruciare
prepotenti, ruvidi, incostanti
come tu, uomo, fosti
per inganno o per necessità.

Tu non vivesti
lunghe attese
crudeli costrizioni
pregiudizi inesorabili.

Andasti lontano
mentre io restavo
fissa
nel chiuso giardino
del corpo.

Da un grembo fecondo
imparai ad amare
ogni istante, ogni minuto, ogni giorno
e di quest' arte
sono diventata maestra.

Persi nel sogno
il calore del sole
a mezzogiorno
ma conquistai
una speranza
pallida e vera
come la Luna.

Ora mi tenta
l' impresa
di imitarti,
di renderti
i giorni confusi
da interminabili "si".

Ma a nulla
varrebbe
voler diventare
un perdente
che non ha succhiato
la mia femminilità
perhé non comprese
quel fiore,
nascosto nell' erba.

Allora divento
me stessa;
mi attira
l' Amore
che tutto consuma
nei primi fuochi
di un' alba
piombata
dentro un disegno
di rinnovata offerta.





*

DAR DOTTORE


Cor computer lui visita la gente
e sforna nove cure a volontà
ma, poi, si nun succede propio gnente,
è questo er bello de la civiltà.

Con aria fredda e 'n poco distaccata
se squadra quer vecchietto
certo che, co'n farmaco, già computerizzato,
questo se sentirà mejo d'un re.

Ne la sala d'aspetto è, n'antra aria...
tutti parleno assieme e sai perché?
c'è voja de scambiasse vita e pena.
E er computer? Se giudica da sé.

*

FILASTROCCA D’ESTATE

Abbiamo giocato
ad essere anziani
ch'è molto più bello
di fare agl'indiani.
Non devi sparare
non devi fuggire
tu devi imparare,
pian piano,
a morire.
Morire a te stesso,
alle tue realtà,
distruggere muri
creare unità.
Non puoi più barare
non più ingenuità
se hai amato l,Amore
da te tornerà.
Abbiamo giocato
ad essere anziani
se abbiamo sperato
già l'oggi è il domani.

*

Lindamelia

Mi dici poche cose ed io, ancor meno, a te.
Son sfiorite le rose, si è bruciato il caffè...
Di tutto il mio presente
tu non ricordi niente
e naufraghi fra foto che parlano di me.
Quella coi neri ricci e con la palla in mano
la guardi e la riguardi, cercandomi, ma invano.
La mente che si spegne ricopre sogni, errori.
Chiudi gli occhi, dimentichi,
ma quanto piove fuori!

*

Amica

Chiusa nel balcone di ferro
che ti precipitava sulla vecchia piazza
alzavo gli occhi alla rossa bottiglia
di duro alcol denaturato.

Ferito era il ginocchio; andava medicato.
e, se bruciava troppo?
lagnarsi era peccato.

"E dai, soffiaci su!" mi diceva Maria
capelli neri e pelle
bianca di "così sia"

Ed io soffiavo, nonna
con tutte le mie forze,
di un'infanzia negata
sfruttavo le risorse.

La ferita bruciava? Le lacrime di più?
Mi aggrappavo al coraggio
e soffiavo all'ingiù.

Aprile, avido e scaltro,
apriva le sue braccia...
del dolore patito non c'era più la traccia.

E ora che il passato ti brucia cuore e faccia
inspira a pieno petto
e fa' un esperimento.

Se quei giorni passati
ti feriscono e più
non temere il dolore
"e dai, soffiaci su!"