chiudi | stampa

Raccolta di poesie di Giulia Archer
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Il traduttore

Mi batto con i verbi e la sintassi

e mi chiedo

se resterà del tempo

per guardarmi invecchiare

accanto al fuoco.

Come se il tempo fosse un panettone:

che se ne mangi troppo non ne avanza

da intingere domani nel caffè.

*

Una giornata

Stamattina ho pulito la casa

seguito un sentiero nel bosco

raccolto qualche fungo

contemplato un  albero

spezzato dalla folgore

(Parmenidea foresta)

velluti di muschio

pizzi di foglie

lucide castagne:

accendo il fuoco

e la giornata apparsa

già scompare.

*

Genova dal treno (2)

Genova riluce

su tende verdi che assolano

terrazze dimenticate al vento

che lacera e stinge.

Vorrei abitare una casa cantoniera

lungo la ferrovia che da Genova Nervi

porta a Sestri Levante lungo il mare.

Vorrei essere almeno un istante

oltre quel muro che l'inverno

offre a chi passa

gelsomini gialli

e nespoli fioriti.

*

Genova dal treno

Genova è una promessa:

di visitarla un giorno

negli anfratti di muri

dove crescono alberi

improbabili

tra screpolati infissi verde pino

e intonaci rosati e giallostinti.

Genova è giovinezza:

perchè penso che mai

andro' per i suoi vicoli

errabonda

ma la promessa di farlo

mi dà tempo.

*

Luna

Da un giorno all'altro

mi hai chiamata Luna.

Forse di tanta acqua

rassegnato

ti appoggiavi al mio braccio

per le calli

e d'un tratto riflessa

ti ha chiamato

e richiamato al cuore

il mio cattivo umore.

Grande conoscitore

del mio cuore

hai trovato il silenzio

troppo greve

e hai detto piano

sorridendo

"Luna!"

E ti ho risposto.

*

Anouk

Confondo nello sguardo alberi cespugli

il tuo sguardo di cagna

implorante carezze

infinite sempre nuove

le tracce nella neve

dicono non ci sei

altri passi

scricchiano come zucchero

e tra le lacrime

sei pino quercia ginepro

urlo d'assenza.

E spero mi si spezzi il cuore

definitivamente.

*

Follia

Come gli indiani della costa

vedendo sorgere

dall'orizzonte-mare

(sede dei morti)

uomini e navi

credevano al ritorno

dalla dimora ultraterrena

dei defunti

e come decisero gli egizi

che il sole tornava a riscaldarli

grazie ai riti,

cosi' oggi crediamo

che dal nulla al nulla

sia il nostro destino.

 

*

memoria

Alcuni accadimenti

passano inosservati.

Nella tasca di un cappotto stamattina

un biglietto dell'autobus

l'ingresso ad un museo

una ricevuta

vecchie date e d'un tratto

torno a Parigi anni fa tacchi alti

piove nel vento ed un passato

si fa presente in questa luce d'alba

che arancia a stento

resti di neve sulle creste.

Raccogliero' cosi' tutto il passato

un giorno nella mano:

nulla avrà più importanza

poiché tutto è essenziale.

*

Arida

Arida.

Come il campo

che attende invano

semi di primavera

e non li avrà :

sabbia e sassi non danno

vita e acqua.

Solo sterpi

radenti e senza foglie

ma che il gelo

colora d’argento

controluce.

 

Arido inverno.

Tra un libro e il focolare.

Urlano cani.

Il vento strappa.

Arido inverno

vuoto di sentimenti

inaspettati.

Si avvicina la morte

finalmente.

*

le tracce

Altri morti parlano intanto
lungo tracce di neve zuccherina
scivola tra cespugli di ginepro e querce
un silenzio cantato da radenti uccelli
e la pena che ogni muscolo inlegna
scivola lenta come neve sciolta
lungo il crinale di questo mio corpo.
Tracce ungulate di animali persi
all’infinito vanno sulla piana bianca.
Vi canto.

*

AIX-EN-PROVENCE (a Christopher Coffee pittore)

L'ultima volta (son passati

trent'anni) eri un mare di ghiaccio

e le fontane grigie su cielo spento

immobili.

Oggi il Cours Mirabeau è luce

e gaio come uno zoo

a cielo aperto.

Cantano in alto di stornelli

i platani

e al caffè (c'è ancora un po' si sole)

rassicurano centinaia di umani

nell'attesa.

Anche le rocce sparse

tra gli ulivi

e gli ultimi pini di Cézanne

sembrano dire che è domani

l'ultimo giorno.

L'ora del nostro appuntamento

si avvicina:

quello al caffè

e quello

che pare sia definitivo.

 

Salendo tra i pini al Château Noir

la terra tra i sassi è rosa spento.

Guardi un frammento

piccolo di Sainte Victoire

(crescono gli alberi, nel tempo che non c'è)

ricordi un acquarello

un amore finito

storie d'altri.

La tua sorvola

questo paese che hai lasciato

un giorno che il vicino

ha fatto chiasso.

Forse ancora

speravi che il sasso

che sporge e graffia il cielo

ti accogliesse tra i pini

ma ora il giorno muore

nel silenzio la luce

si fa verde d'arancio.

*

oltre il linguaggio

Non trovo

il punto fermo che cercavo

tra una parola e l’altra

 un punto fermo.

Una certezza che possa accompagnarmi

tra un’onda e l’altra

una certezza.

Attendo l’onda

definitiva e certa

che mi porti al dilà

della parola.

*

partenza

Oggi incomincia la pena :

osservare ogni giorno le rose

schiudersi ed appassire

ogni giorno ogni fiore

aprirsi alla luce

e poi morire.

Osservare il colore

che appare poi cambia

le foglie già adulte

e le strema.

Guardare ogni ramo

ogni sterpo ogni spina

e sapere che dopo

mai più

saranno gli stessi al mio sguardo.

Altrove.

Cerchero’ forse invano

altri colori.

*

retrouvailles

Mi sento a un passo

da te

come fosse non il tuo sguardo

in una foto

ma il calore della tua mano

a chiamarmi

al luogo di bellezza

dove sei

da un lungo tempo terrestre

ad aspettarmi.

E poi sei qui, come sempre,

un po’ annoiato ma fedele

e io sospiro d’essere arrivata :

che fatica !

*

in margine

In margine al testo

alcune note a matita

fanno della tua assenza

una presenza :

discutiamo ancora la sera

del vivere del morire

del senso delle stelle,

di cui nessun cielo puo’ dire

che ne è

dopo il loro scomparire.

 

*

Dopo la visita a un malato

When I come to  look like a Goya painting            

emptied of feelings by excess of pain   

remember all we shared in smiles and words,

our shy discretion while offering strange

 thoughts  no one could partake.

Remember I was beautiful and proud

gifted with old-fashioned  sense of honour,

patient beyond my will

in heeding your advice.

Remember how a strange love drove us

 to share hot summer days in light

and modest meals

and ever changing green.

You shall then welcome my last “see you later”

knowing nothing is ever lost

or ever dies.

 

Quando assomigliero' a un quadro di Goya/svuotata d'ogni sentimento per eccesso di dolore/ricorda cio' che abbiamo condiviso in sorrisi e parole/la nostra timida discrezione nell'offrire strani/pensieri che nessuno condivide./Ricorda che ero bella e fiera/dotata di antiquato senso dell'onore/paziente oltre il mio volere/nel cercare il tuo consiglio./Ricorda come uno strano amore ci costrinse/a condividere calde giornate estive nella luce/e umili pasti/e variegato verde./Accoglierai allora il mio ultimo "arrivederci"/sapendo che nulla è mai perduto/o muore.

*

Verde

La linea del monte

oltre la finestra

spezza le piante

compagne della luce.

S’intrecciano i verdi

per sapere

chi abiterà per sempre

l’azzurro bianco rosa

di un cielo settembrino

che li sposa.

*

Dedicata

A Anne de Staël

 

« Come un occhio senza palpebre » hai detto,

 il cielo di Provenza sempre blù

guardando la nuvola che qui

nel nostro paradiso collinoso

abbraccia l’elefante che si posa

la zampa distesa tra due colli.

È rosa e sembra un coccodrillo

la  nuvola e per te ogni cosa

ha forma di bellezza e di poesia.

Devi molto mancare al tuo compagno

che ti aspetta nel regno dei poeti.

*

Assenza

In margine al testo

alcune note a matita

fanno della tua assenza

una presenza :

discutiamo ancora la sera

del vivere del morire

del senso delle stelle,

di cui nessun cielo puo’ dire

che ne è

dopo il loro scomparire.

 

 

*

apparire

Difficile capire

che è ben di questa-lampada-che-è-accesa

che dico che è accesa

e non puo’ essere spenta.

Come la nostalgia e la pena sono mie

e diventare altro non è dato.

Appare se lo deve

all’orizzonte dell’attesa

la-lampada-che-è-spenta

e la mia gioia.

 

 

*

Autunno

Stamattina ho pulito la casa

seguito un sentiero nel bosco

raccolto qualche fungo

contemplato un albero

spezzato dalla folgore

(Parmenidea foresta)

velluti di muschi

e pizzi di foglie

raccolto lucide castagne :

accendo il fuoco

e la giornata apparsa

già scompare.

*

Corale

« L’anima mia è triste »

 pronunciata una volta

ad alta voce

« fino alla morte »

ecco che ci appartiene

e allora il Cristo è figura

di tutto il dolore che siamo.

Tristis est anima mea,

usque ad mortem.

*

al Maestro

Nell’insalata ci metti il limone,

io l’aceto balsamico, da sempre.

Ci svegliamo il mattino a dedichiamo

al dio immaginario la giornata.

Ciascuno isolato in un giardino

che ci dice colori ombre luci.

Ci dividiamo l’insalata e il sole :

l’emozione di fronte ai colori

è parola di lutto e compassione.

*

Meditazione al mare

Siamo tutti perduti

l’uno per l’altro

in questo nostro andare

paralleli e spersi.

L’onda che muore nella sabbia

l’onda che segue oblia.

Pure un unico lido tutti ci attende

presenti a dar frescura

a quell’unica Terra che ci salva.

In questo necessario malinteso

che nutre i nostri scambi di vedute

sanguina e grida un unico dolore

d’essere, ma per ora, separati.

Onda su onda il mare

porta con sè le scorie

ai flutti rigettate :

anche questi veleni

ritroveremo, salvi

e finalmente immuni

a dissetarci insieme dell’arsura

che in questa solitudine ci brucia.

 

*

Alba

La valle intera canta

stamattina.

Di ptci ptci e ghegheghe

ciurli e squitti

si dilata di suoni il rosarancio

di quest’alba d’aprile quasi estiva.

Nella mia casa entrano le cince

basta lasciare le due porte aperte.

Il filodentro che arrampica la trave

deve sembrare pianta esotica ospitale

e nel loro cianciare si sente lo stupore

per questo bel giardino inesplorato.

Una cincia s’è persa in biblioteca

poi s’è involata rapida lontano

dai libri e dalla polvere,

nel sole.

 

*

Genova

Genova è una promessa :

di visitarla un giorno

negli anfratti di muri

dove crescono alberi

improbabili

tra screpolati infissi verde pino

e intonaci rosati e giallostinti.

Genova è giovinezza :

perchè penso che mai

andro’ per i suoi vicoli errabonda

ma la promessa di farlo mi dà tempo.

 

                     ***

 

Genova riluce

su tende verdi che assolano

terrazze dimenticate al vento

che lacera e stinge.

Vorrei abitare una casa cantoniera

lungo la ferrovia che da Genova Nervi

porta a Sestri Levante lungo il mare.

Vorrei essere almeno un istante

oltre quel muro che l’inverno

offre a chi passa

gelsomini gialli e nespoli fioriti.

*

passato?

Ci sono accadimenti

passati inosservati.

Nella tasca di un cappotto stamattina

un biglietto dell’autobus

l’ingresso ad un museo

una ricevuta

vecchie date e d’un tratto

torno a Parigi anni fa tacchi alti

piove nel vento ed un passato

si fa presente in questa luce d’alba

che arancia a stento

resti di neve sulle creste.

Raccogliero’ cosi’ tutto il passato

un giorno nella mano :

nulla avrà più importanza

poiché tutto è essenziale.

*

Il Giardino

Non è tornata oggi la merla

che ieri sembrava cercarti

tra i rami del bosso

tua ombra

rubata alla canicola d’agosto

quando spossata poggiavi

la vellutata testa nella pozza

che d’acqua fresca rinnovavo a sera

perchè potessi bere senza fatica.

Il giardino è pieno di morti

che ancora convivono con me

consolando l’ultima neve

nell’addio di un marzo grigio

già profumato a dire

il nuovo rotondo ritorno

di rose ambiguamente amate

che non posso offrire.

Mi volgo a questi cieli velati

come a sentieri delle vostre voci

e allungo la mano a sfiorare

seta di fulvi mantelli :

accoglietemi in festa

come dopo ogni assenza

quando sarà per me

giunto il momento.

 Svolano intanto cince gioiose

e cardellini sui semi di girasole

offerti in dono.

Bisogna pur amare

in attesa di morire.

*

Il libro

In margine al testo

alcune note a matita

fanno della tua assenza

una presenza :

discutiamo ancora la sera

del vivere del morire

del senso delle stelle,

di cui nessun cielo puo’ dire

che ne è

dopo il loro scomparire.

 

*

Passeggiata

Altri morti parlano intanto

lungo tracce di neve zuccherina

scivola tra cespugli di ginepro e querce

un silenzio cantato da radenti uccelli

e la pena che ogni muscolo inlegna

scivola lenta come neve sciolta

lungo il crinale di questo mio corpo.

Tracce ungulate di animali persi

all’infinito vanno sulla piana bianca.

Vi canto.

 

*

Anouk

Confondo nello sguardo alberi cespugli

il tuo sguardo di cagna implorante

carezze infinite sempre nuove

le tracce nella neve

dicono non ci sei

altri passi scricchiano come zucchero

e tra le lacrime sei pino quercia ginepro

urlo d’assenza.

E spero che mi si spezzi il cuore

definitivamente.

 

*

la cerimonia

Un ragazzo gentile mi accompagna

nel luogo dove cani molto amati

(per alcuni è uno scandalo, ma passi)

si rassegnano al rito necessario

d'essere per amore inceneriti.

Aspettiamo due ore sul prato

coperto di pigne (buone per il camino,

avrei dovuto

portare un cestino!)

parlando del cerchio

che non è quadrato,

della legna che è legna,

della follia di credere che possa

divenire...

Ma questa fede è la carne del dolore

e nessuno vi sfugge.

E la gioia che riscaldando le mani

a quella cenere

grida "non è lei non è lei"

al ragazzo gentile non la posso dire.

 

 

*

Anouk

Questo abisso di silenzio

(perchè non c’è parola urlo

per dire l’assenza  di chi è morto)

circonda foreste campi e cieli

d’ incomprensibile bellezza

nella neve.

Ma è la presenza assoluta

di questa tua assenza che scava l’ abisso

di silenzio e riempie il cerchio

del mio essere qui e ora e senza scampo

a contemplare un mucchietto di cenere

e a dire : « non sei tu non sei tu, tu sei ».

 

Passi se lo deve da me questo calice

del ricordo assordante dell’ultimo sospiro

e del dubbio che anche il tuo sonno

sia dolore !

Passi quest’attimo terrifico di colpa

di averti supplicata di morire !

 

*

Le piante

Vedessi com'è bella in controluce

l'aralia sottile, capelvenere, euforbia

gioielli di vetri maculati

dalla sabbia che l'ultima tempesta

ci porto' dal deserto.

Tra la luce che acceca

e quest'oscuro

tramiti e sentinelle

messaggere di spazi

dove vivono i morti.

Guardando loro e non la luce oltre

si spezza il filo tenue del pensiero

e anneghi in altro mare.

 

*

Attesa

Non c'è più niente da fare

solo aspettare

assomiglia a contemplare

condito di ricordare

assentarsi ritrarsi tacere

e il condimento alla fine prevale

e ti ritrovi a fare un altro fare

fino alla fine reclusa

in questa prigione che sotto i tuoi occhi

scorre senza lasciare

vuoto ma tracce di ogni apparire

sempre enigmatiche

e cerchi le cifre i simboli i segni

nell'attesa del vero senso che appare

e ancora non riesci a vedere.

 

Fai.

*

le gru

Si accavallano

nel tempo che non è

i colori di un quadro

il corpo stanco

un libro aperto

la ferita di luce

della luna (gobba a levante, calante)

una notte di sogni

altra vita.

E in questo mondo

che crediamo nostro

gli indiani intanto nutrono le gru

per fare dolce loro l'inverno.

Oltre le cime dell'Himalaya

d'estate le attende la Siberia.

*

Partenza

Non so se l'ora
che si sperde e stanca
ti lascerà sognare fino a sera.
Ma se da coste brune
che agli antipodi scorri
ti dovesse apparire il ricordo
di un silenzio
sappi che è il mio,
sempre lento e paziente.
So di te poche cose
anche non dette
ma è del volto e degli occhi
che l'immagine resta
nella luce rosata del castello.
Ho lasciato stamani sulla tela
spazii bianchi sospesi
perchè la luce attenda
il tuo ritorno
e tu li riempi.

*

Aix en Provence

L'ultima volta (son passati
trent'anni) eri un mare di ghiaccio
e le fontane grigie su cielo spento
immobili.
Oggi il Cours Mirabeau è luce
e gaio come uno zoo
a cielo aperto.
Cantano in alto di colombi
i platani
e i caffè (c'è ancora un po' di sole)
rassicurano centinaia di umani
nell'attesa.
Anche le rocce sparse
tra gli ulivi
e gli ultimi pini di Cézanne
sembrano dire che è domani
l'ultimo giorno.
L'ora del nostro appuntamento
si avvicina:
quello al caffè
e quello
che pare sia definitivo.

***

Salendo tra i pini al Chateau Noir
la terra tra i sassi è rosa spento.
Guardi un frammento
piccolo di Sainte Victoire
(crescono gli alberi, nel tempo che non c'è)
e ricordi un acquarello
un amore finito
storie d'altri.
La tua sorvola
questo paese che hai lasciato
un giorno che il vicino
ha fatto chiasso.

Forse ancora
speravi che il sasso
che sporge e graffia il cielo
ti accogliesse tra i pini
ma ora il giorno muore
e nel silenzio la luce
si fa verde d'arancio.


*

Caro amico

Amico caro
caro come cari
mi sono i tuoi occhi
e il tuo cuore caro
che fa che ti trema la voce
se parli delle pene altrui
e dolci care parole
(ascolto e taccio)
di colori luce e bellezza
in ritratti e paesaggi.
Caro al punto che rinuncio
a dirti che tutto
il tuo vivere e fare
in salda fede
di vivere e fare
altro non è che un sogno.
Eterno sogno certo
che il Destino vede
e conserva per te
nel suo infinito lume.
E mi sei caro,
perchè sei quel lume.

*

Integrazione

Alla televisione questa sera
intervista di un giovane
integrato
grazie allo sport.
Dice (ampio sorriso,
sguardo fiero)
ho in mente solo il calcio
e niente altro.

Propongo
al legislatore
di emanare
un decreto
che censuri
l'imbecillità.

*

Apparire

Stanotte ho contato le stelle
una ad una tra la luce
e l'oscuro loro apparire.
A dieci ha vinto il sonno.
Svegliata più tardi dal vento
mi sovrastano mille...
Siete vive
e vibranti
come pensieri
che illumina
il silenzio.

*

incubi

Se quando i lupi
neri della notte
senti salir la scala
e nelle ossa odi
il lamento del legno
umido di temporale
scorso dei gradini
s'apre un poco una nube
- squarcio d'eterno -
la luna ti appare complice
anche se oscura:
"ma chi l'ha detto che dei lupi
si deve aver paura?"

*

Luna

Da un giorno all'altro
mi hai chiamata Luna.
Forse di tanta acqua
rassegnato
ti appoggiavi al mio braccio
per le calli
e d'un tratto riflessa
ti ha chiamato
e richiamato al cuore
il mio cattivo umore.
Grande conoscitore
del mio cuore
hai trovato il silenzio
troppo greve
e hai detto d'un tratto
sorridendo
"Luna!".
E ti ho risposto.

*

metafora amorosa

Disegno il tuo volto a memoria
(la mano sa cosa fare)
ma il cuore trema
perchè non sa disegnare.

*

a Loredana

Loredana mi segue da lontano.
Vibra nell'aria il tepore gentile
della mano.
Vedo muoversi al vento
la tenda bianca della finestra aperta:
Loredana parla alla gatta
e scorre il tempo
sulla lama sottile
dell'intravista felicità.

*

Non falcio più

Schiacciata al suolo

da inutili rimpianti

vedo da altezze di formica

l’universo intero.

Ma nel prato dove l’erba

non viene più  falciata

fioriscono gloriosi i biancospini.

Querce per ora nane o adolescenti

rinviano luce tenera

argentata.

Fiera percorro

da altezze stratosferiche

l’unica decisione

rivelatrice di bellezza.


*

Trittico sulla Morte

Vorrei splendesse il sole

quando muoio :

non che il bel tempo

(del resto interpretato)

renda meno penoso

l’abbandono di questo volere.

Ma è guardando le rose

ascoltando un usignuolo

che a chi resta

desiderio mi prende

di dire che è la gioia

ad accoglierci tutti.

 

***

 

Tutto questo che appare

i volti

le faccende

gli alberi

le rose

la tua telefonata inaspettata

il colore che goccia

dalle mani…

C’è chi dice

« tutto questo finisce

quando muori ».

Ma la morte sigilla

di ogni cosa

il suo essere sè :

perfetta e bella.

 

***

 

Certo sarà drammatico partire

come sempre e lasciare

fiorire in nostra assenza

rose e viole.

Ma tutti i fiori

apparsi nei secoli e le bestie,

ogni goccia di pioggia

o lacrime e sorrisi

eternamente sono

innegabili appaiono

puri di nome

nell’infinito che tutti ci circonda.

Muti lungo il sentiero

persa la volontà di nominare

contempleremo noi stessi

le rose

gli animali e l’acqua :

muti di questo volere

tramontato il sogno

di libertà illusoria.

Saremo carne ed ossa

di necessaria gioia.

 

 


*

Oltrepassare

In tempo lineare

son trascorsi vent’anni

e il lino ricamato

è un poco liso.

Bianco manto di mancate nozze

oggi sudario di sicura morte.

Nell’estate che scema

il ronzio di una mosca

accompagna l’attesa

del provvisorio addio.

Come allora si piange

per tutta la terra si piange

e si aspetta in vana agitazione

che ci oltrepassi a turno

altro cielo

altro tuono.

 


*

Attesa

Se fosse questo

l’utimo giorno :

ogni giorno banale

eccezionale

come un ritorno

all’origine

e al senso.

Se questo fosse l’ultimo

dei giorni che del tempo

ci danno l’illusione

e del  morire.


*

La luce

Mi son vista perduta

con danza slava sullo sfondo

fissando il cipresso nel cortile

un oleandro rosaelettrico di luce.

Ho ritrovato il filo che conduce

dalla luce alla luce

la tua mano asciutta e calda

sulla nuca

solo il pensiero salva

salva da sempre solo

la luce salva

dalla follia del nulla

solo il Destino dice

la luce  la luce la luce.

 


*

La casa

Ho visto da lontano

la mia casa :

sul prato in discesa i biancospini
 
per effetto di luce

 palle d’argento

 adagiate sopra il verde:

da lontano è un’albero

di Natale la mia casa.


*

novembre

È tornata inattesa

l'estate stamattina

tenera come un bacio

sulla soglia.


*

Cévennes

Un cucciolo pastore

l'occhio vivo

(faceva così freddo il 5 agosto)

come da sempre fosse là sul colle

le pecore ascoltava sonnolando.

Come per sempre fosse suo destino

d'essere come erica e castagno

custode sorridente del Giardino.


*

solitudine

Non c’è nessuno

a casa che mi aspetta

posso dunque

fingere di decidere

che treno prendere

per trasferire il peso

di questo quotidiano

galleggiare

a rischio che un tramonto

un fiore

un cane

travolgendo il silenzio

            mi mandino sul fondo.


*

Insonnia

Non trovo il sonno

o il sonno non mi trova.

Sotto la cenere cova

un fuoco di parole

accavallate

come i legnetti pronti

dello scout.

Un soffio basterebbe

a poca fiamma

ma temo di non essere a giorno

con la quota annua

dell’assicurazione.


*

Guardando la Televisione

Portare la sportina

Per evitar la plastica

Prender la medicina

Per tranquillar la prostata

Dire la tua opinione

perché così esisti:

anche se sei coglione

si dirà che li hai visti

alla luce del tuo lampione

“i problemi essenziali”

Quelli che, fuor dai denti,

chiamerei confusione.

L’importante è che il serpente

si morda la coda e resti assente

dell’orrore del mondo

la sola spiegazione.

     ***

Prima serata Seconda serata

Rai1 Rai2 Rai3.

Poi c’è la Terza serata

quella degli angosciati

insonni e dei malati.

“Ricostruirsi una vita”

con una gamba rovinata

 dalla polio e “andare avanti”.

Non apri più bocca

se non per dire battute

e nascondere l’orrore che solo

della vita ti tocca.

    ***

Chiudono lentamente gli occhi

come tartarughe

gli italiani importanti e danarosi.

Non si fa

di sbattere le ciglia

per rispondere a stupide domande

sul futuro

e la vita del “Paese”.



*

Mare d’inverno



Qui le donne portano il visone
e il cane col cappotto
si siedono al bar per mostrare
l’uno e l’altro
bevendo un cappuccino
leggendo il giornale
quello stesso che tutte le mattine
un pagato romano
di radio radicale
legge e commenta
con accento pesante.

Stamattina è passato un funerale:
beato lui
se n’è tirato fuori.
Ma il pane è buono
e il pesce fresco
vaghe riminiscenze d’una civiltà
che ormai ha ben poco di latino.

E guardando passare umani e cani
di tutte le taglie di tutte le fogge
mi chiedo come sempre:
cosa ci faccio qui?


*

colori d’aprile

La montagna è ancora violacea
colore che allo sguardo leggero
pare bruno...
Un pennello distratto
ha tracciato sembra a caso
batuffoli di biancoverde
alberi a venire...
Desiderio ti afferra di possedere
tanta bellezza
e sei duplice violenza:
credi di contemplare,
dipingi e credi di creare.
Intanto le cime si scoprono
e le nubi lasciano vedere
neve di primavera
dietro la ragnatela
di rami fioriti.
Si rivela perchè lo deve
l'eterno bianco
della neve.

*

Gli scomparsi

I pioppi protettori
del capriolo perso
nel parco quest'autunno
s'infiammano all'alba come torce
al rosa e nero
di un drammatico cielo.
Scompare il giorno
e il cielo è arancio
che infiamma all'occidente
le sentinelle della casa oscura.
Ha trovato una breccia
nel muro di cinta il capriolo
lo aspettava la madre.
Oggi è il tuo compleanno.
Non sei presente
in una vecchiaia
che già ti pesava.

*

Carità

1985

Alès, città carità.
Con triste dignità
dai alla settantenne
(vestitino bianco e blu)
il lustro di essere in Provenza...
Chi osa contestare
il lusso modesto
di uscire alle nove a passeggiare
rimpiangere
fingere
dopo la cena fredda
al Grand Hotel
d'essere ricca e ventenne
a Saint Tropez?

***

2011

Non ho voglia di farmi da mangiare
anche se ho fame
nel tinello stinto
dove un raggio di sole per mezz'ora
sfiora il tavolo e corri
per berne la magia
d'inverno stanco.
Chissà se al ristorante tra le barche
oggi servono il pesce
come a Alès
alle vedove sole
vestite di bianco e di blu.
Due tortorelle
svolano perlate
sbattendo ali bianche
tra briciole di paste e i miei capelli.

*

Urbana-mente.

Ogni volta che torno a Milano
è per darle un addio definivo.
Oggi è senza colore
fotogtafo balconi e rami nudi)
di grigi giallospenti
tra sferracchiare di tram
pedoni lenti
perchè di lunedi' c'è meno gente.
Forse è sempre cosi' gli ultimi tempi
vetrine a luci spente
dove il lusso si fa un po' più discreto
chi puo' spendere raro
ma resta vero quello che si dice:
a Milano si parla di denaro.

*

L’ultima cena

Saggio è saper tacere
credo
quando in gruppo a "L'Inferno"
anche il cane stordito dal chiasso
trema sotto la tavola
in attesa
della fine del pasto.
Si chiacchera intanto
di politica soldi avvenimenti
che a nessuno interessano
davvero.
Ma per riempire il vuoto
che ci assale
ogni sciocchezza è buona.
Al commensale
basta non dire mai quello che pensa
e non pensare.
Sorrido agli amici grazie ai quali
ho potuto tacere fin qui.
Scusate, adesso vado.
Il cane deve fare la pipi'.

*

Viaggio in Italia

Prima tappa: Milano

Lo slavazzone estivo che da Genova
sui tetti luccicava terrazze fiori e asfalti
oggi grondeggia sul tetto e scolari
del Milano campagna Abiategrasso
accompagna il Naviglio
fuori sponda
echeggia in voci concitate
di giovani con gli occhi già stancati.
Vedi l'Italia
da vetri appannati
lustri dove le scritte
hanno infrescato
un dito.

Seconda tappa: Lerici

Si affaccendano i miei vicini
in orti piccoli e puliti
come santuari.
Senti passando
un gratticchiar di zappe
ma non vedi: i cannicci
nascondono erti lungo il sentiero
le loro devozioni.
Qui è quasi primavera
nell'inverno e le mimose
sfioccheranno tra poco:
solo un verde ingiallato per ora
spunta tra pini a dire
che il loro destino è segnato.
Un nugolo di uccelli all'orizzonte
sfila dietro il traghetto
di Tellaro
che attraversa la luce
fino a Lerici.
Dal villaggio in collina
un coro di vetri luccicanti
rimanda verso il mare
raggi caldi perduti dal sole.
Spalancate bocche di una terra
che non domanda più
se di tanta bellezza
poi si muore.

Terza tappa: Verona

I colli di Verona
alabastrati
cieli di Francia
su giottesche torri.
Solo i nastri
d'asfalto
inzaccherati
ricordano che l'uomo
vuol morire.