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Raccolta di poesie di Marco G. Maggi
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Vù cumprà

Splende inesausto il solleone

il vù cumprà sulla spiaggia

vende a prezzi scontati 

le copie di grandi marche

dei capi più eleganti

 

anche lui ha un suo stile

col cappello a tesa larga

e la camicia in pendant 

offre a tutti i suoi saldi

 

solo la miseria è vera

in un mondo di falsi.

 

 

 

*

Der Angriff

Un’aggressione in piena regola 

improvvisa quasi come il sigillo
di una vecchia canzone alla radio

 

Non finisce mai il tempo della collera?

 

Adesso vedo un pensiero scorrere
sulla modulazione di frequenza
ma non ci può essere inganno
in questa distanza che avvicina

 

perchè la musica non mente mai
s’infiamma anche se poi scolora

 

mi guardi e io non so più cosa dire:
è così che ci sentiamo perduti.

*

Da giovane...

Saresti potuto mancare da giovane 

tentasti perfino uno spiraglio

ma dietro non c’era poesia

solo qualche simulacro maldestro:

“non sei nessuno” ti hanno detto 

quei tizi sbattendo la porta 

 

Dietro le vetrate stile liberty

s’intravedevano paesaggi

tu scrutavi in silenzio il giardino 

 

forse non c’erano i ciclamini

eppure ne avvertivi il profumo.

*

Di quel corpo

C’era il giallo della pelle

la consunzione atroce della carne

un infuso di sofferenze

disciolto nell’arsura dell’estate genovese

 

tutto quel sapere

che ne sarà di tutto quel sapere

di tutto quel leggere una vita?

 

All’alba dei sedici anni

avrei voluto dire di quel corpo

ma una voce becera ci diceva

che bisogna nascondere anche la vertigine:

gettarla in un pozzo nero

al di là dei fossi

 

Così, quando diventasti cenere,

caddero tutte le consonanti

in un idioma muto e terribile.

 

 

 

*

Calma

Calma piatta è un profilo di mare

le foglie immobili d’un tiglio
quando non tira un filo d’aria

 

Calmi sono i nostri respiri placati
dopo una lite o un amplesso
il lungo sguardo sul punto fisso
la testa vuota da ogni pensiero

 

Calme sono le nuvole e gli uccelli
nell’ora più calda del meriggio
la lucertola appoggiata al muro
sotto i raggi abbacinanti del sole

 

Aspetta! Non gettare le parole
Sii calmo e trattienile dentro di te
aspetta a sporcare la pagina
e a liberarti dal loro fardello

 

Il giorno batte un suo tempo
non badare a nulla e a nessuno
quando spendi i tuoi versi
non curarti di quanti hai intorno
getta i tuoi semi con parsimonia

 

C’e chi si ubriaca di vita
fingendo di essere sempre in festa
e c’è chi piange la morte da vivo
ritrovandosi a fare il poeta

*

Il rododendro

Ci sono donne e uomini 

che trovano rifugio nei fasti
del lusso e del consumo
ricevendo e comprando
quasi quotidianamente
forse per dimenticare il tempo
o la mancanza d'affetto.

 

Tu ti sei regalata dei fiori
rododendri che hai piantato
nel vaso davanti a casa.

 

Li guardo e mi commuovo
certo non abbiamo mai vissuto
in una torre d'avorio
ma questi colori veri
che ogni giorno ci circondano
come sentinelle difendono
la soglia del nostro sogno

 

cancellando ogni amarezza.

*

Gott mit uns

Gott mit uns! 

La solita storia
bisogna scomodare un dio
-uno qualsiasi-
per giustificare le barbarie
e tutta la viltà
la sconsolante pochezza
dei piccoli uomini
quando si convincono
di essere grandi.

*

Ad Angela Ferrara nel suo 32’ compleanno#poesiapoeti

Un passaggio fugace. appena percettibile,

solo un altro contatto sui social
che mi chiedeva di votare una poesia
quasi con l’insistenza di chi sa
di avere ancora poco tempo e che
i trentadue anni d’età sono una chimera.

 

Mi spiace lontana e sconosciuta amica
di non avere letto più cose di te
magari di approfondire un’amicizia vera
ho rivisto per l’ultima volta la tua foto sui TG:
non ci credevo ma eri proprio tu
nelle pagine più buie della cronaca nera.

 

Così scopro che oggi è il tuo compleanno
un compleanno che passa senza di te
il primo giorno di primavera
tuo figlio non avrà sua madre accanto
trucidata da un marito, un padre,
-un uomo proprio come me-
e la vergogna si trasforma in pianto.

 

*

Leggende?

Quasi fossero leggende
gocce di sangue indurite
cadono sul foglio di brutta
di un’estate senz’aria.

 

Luci al neon computano
i silenzi fino all’ora quarta
le funi seguono un taglio netto
gli algoritmi sono lame
che inghiottiscono l’aula.

 

Così tutto si compie
sull’abbecedario dei corpi
la commissione d'esame
suddivide i destini
e qualche atroce brandello
di un futuro di rabbia.

*

Pensiero per un bambino

Ti hanno ucciso a sette anni

con la scopa di casa senza

nemmeno l’onore delle armi

così come si uccide una bestia

infestante e schifosa

un ratto o una blatta

 

lo stesso accanimento feroce

con cui certi adulti

amano distruggere

-sempre di più-

la purezza dell’infanzia.

 

*

Riuscire a dire #GiornoMemoria

Vorrei dire qualcosa
ma forse non ne sono capace
perché mi esplode dentro
e, nel furore dell’esplosione,
le parole non mi escono.

 

Si sta avvicinando di soppiatto
il giorno della memoria
e adesso, guarda caso adesso,
in questo momento della vita
mi viene in mente che, più di tutto
più dell’odio e della follia
la Shoah è stata creata semplicemente
dall‘indifferenza dell’uomo per l’uomo.

 

Così ogni volta che la sofferenza di
qualcuno, più debole o indifeso,
viene ignorata o, peggio, calpestata
allora è come se tutto l’orrore
ritornasse all’improvviso
e l’ombra della Shoah
oscura di nuovo la Terra.

 

Questo vorrei dire
ma non sono affatto sicuro
di averlo detto
quindi vogliate perdonare
perché non sono poi così certo
di esserne stato capace!

 

*

Forse a Natale

Forse non hai mai provato
certe sere di Natale
il freddo cattivo sopra il treno
mentre la neve cadeva copiosa
tra i monti sopra il Brennero

 

In quelle sere di Natale
tu eri ancora lontana nel tempo
e io sentendo la morte dentro
non trovando più alcun senso

 

ho scritto lettere d’amore.

*

Entrare...

Entrare di sera in cucina 

-a quest’ora non c’è nessuno 

e la casa chiama al silenzio-

scoprire nella lavastoviglie

i piatti di un pasto frugale

la tua tazza grande per il te

le scodelle per la colazione

ancora sporche del caffellatte 

dei ragazzi prima di correre

a scuola per la lezione.

 

Mi smuove questo tuo ordine 

che insiste sopra ogni cosa

in fondo sei tu che tieni uniti 

i nostri quattro angoli di gioia

ricostruendo perfino con i cocci

di quando la vita va a soqquadro 

 

Vedo volti giovani e sorridenti 

sono così quelli dei nostri figli  

questi i momenti quasi perfetti 

e chissà poi perché ogni volta 

quando la vita sfiora la felicità 

mi piglia questa voglia di morire.

 

*

Nonostante...

Nonostante,

non credere quando ti dico
di essere ormai distante
da ogni disegno di morte
o se simulo quasi indifferenza
con il mio vivere ai mille all’ora
mentre la macula ti mangia la vita
e tu lotti contro la malinconia
di questi ultimi anni.

 

A furia di correre come pazzi
sono rimasto fermo qui
vorrei solo più tempo da dedicarti
darti un mio braccio a stampella
con la sacrosanta commozione
e la più vivida riconoscenza
per tutto il timido affetto
che hai saputo donarmi.

*

La questione del cielo

Quello che manca 

si perde nel minuto di silenzio
la riconciliazione inattesa
che raschi via per sempre la rabbia
quasi fosse una pietra pomice.

 

Perchè ci si alza al mattino?
Questa la domanda latente
sul senso e lo scopo di un dio
sbriciolata tra la folla allibita
all’omelia per un suicida.

 

Quello che in fondo manca
si spegne in uno sguardo al cielo
che chiede e pretende speranza
lasciandoci la coscienza intatta
di questo nostro sacro poco.*

 

*Con un pensiero a P.P. Pasolini

*

24 ottobre, Caporetto

Uno filma un ragazzo che muore 

per strada senza aiutarlo
qualcuno gioca a fare il razzista
e sfotte Anna Frank allo stadio
altri ancora spacciando le origini
s’ingegnano per dividere il Paese

 

Padri e nonni
perché patire tante sofferenze?
Perché obbedire a comandanti tiranni
subire la vita-morte delle trincee
se poi tra questi vostri nipoti
così pochi ne sono degni?

 

Perché in questa nostra Italia
la storia ancora si ripete
e i furbi, imboscati e vigliacchi
se la cavano sempre
mentre invece chi è mite e onesto
deve sempre farne le spese?

 

Forse le sconfitte non sono bastate
il fratello disconosce il fratello
e molti non hanno compreso
che è in questa bieca ignoranza
la nostra Caporetto.

*

Chanel n.5

Alla fine dei tuoi giorni
il tuo corpo-conchiglia
fu portato dal mare alla pianura
e lasciato a diventare pietra
un levigato fossile

Così, quasi a riparare l'affronto,
quando venne sepolto
come nei riti degli antichi Egizi
fu profumato con l'essenza
-la tua preferita-
di uno Chanel numero cinque.

*

Fiori sull’abisso#SaveAshrafFayadh

Sono come fiori i poeti

appesi alla ghirlanda della vita

attaccati, abbarbicati ad essa,

ad ogni petalo d’esistenza

da essere le vittime più ambite

di chi predica la morte

per chi non s’adegua al sistema

 

Per i poeti l’opinione è libera

perciò li assale la strana audacia

di sfidare gli oppressori

ma troppe volte le loro parole

hanno il peso del sangue

che impregna la loro tomba

un sepolcro senza fiori

 

I veri poeti sono pericolosi

soprattutto per se stessi.

 

*

Feticismo #controviolenzadonne

Questa paura è fetish

sa di piedi calzati

da scarpe col tacco

che la sera s’affrettano

nel buio di un parcheggio

posando gli occhi ad ogni ombra

 

La violenza si trova

nelle ciabatte di casa

che scivolano sulle piastrelle

tra le mura domestiche

 

e non c'è neppure un'ombra

per trovare riparo

 

 

*

Ingranaggi

C'è un qualcosa che troccola

un ingranaggio incastrato

una rotella rotta

nel marchingegno del tempo

 

Opaca è la faccia della medaglia

un petalo di rosa buttato

tra i corpi nell' arena

 

la sua luce

piano piano si spegne

fino a luccicare

come traccia di lumaca.

 

così anche il tuo grido più forte

quella carezza mai data

sciolti in un gorgoglio inutile

alla prima pioggia

 

*

Ritrovarsi

Ritrovarsi così

a riallacciare desinenze

sulla sagoma variabile del corpo

nell’alternanza del tempo

 

raccogliere l’acqua del pudore

suggellando il pensiero

con lenzuoli di carta

 

rimettere le mani alla nuda terra

strappare dalle zolle

anche l’ultimo sogno

per rapirne il dolore

-finalmente-

 

eppure 

è ancora lì

 

intatta

 

*

Adesso

 

E adesso lasciatemi qui

su questo giaciglio di marmo

con le dita accarezzo le lettere

con le labbra il suono di un nome

fino ad alzare la voce

ma non ritorna