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Raccolta di poesie di Marina Pacifici
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Per te

Torno da te
in un giorno di solitudine come tanti.
Vanno i miei passi
nel sorriso mesto dei crisantemi bianchi.

Dal campanile che affaccia sul camposanto
l'ultima rondine è partita
nell'eco dei miei ricordi
e del mio rimpianto.

Torno da te in un giorno come tanti.
Da troppi anni mi manchi, tu sai bene quanti...
Biancheggiano le lapidi nel bagliore del sole
ora che l'Amore, padre, ha ritrovato le parole.

*

Stazione

Trilla ancora la campanella qui alla stazione
ma soltanto io attendo
nell'autunno che dà voce all'emozione.

Un bagliore lontano sui binari
lungo la ferrovia
luce segreta della mia nostalgia.

Il colore perduto
il sorriso di occhi amati e cari
canto presente della malinconia.

*

Sono sempre qui

Sono sempre qui
al valico del cuore con le sue stagioni
passeggera di un treno nella notte
con i miei dubbi e le ragioni.

Sono ancora qui
su un binario vuoto
con la mia valigia colma di sogni
perchè di vivere nessuno sa quanto io agogni.


Sono di nuovo qui
a cercare il tuo abbraccio che più mi manca
mentre la nostalgia
in una nevicata di ricordi l'anima mia imbianca.

*

La sera sul lago mi parla di te

Giunge il tramonto sul lago
con pennellate armoniose di colore
nel respiro dolce dei profumi autunnali.
E la mia nostalgia dispiega le ali...

La sera sul lago mi parla di te,
Amore,
nel sussurro dell'onda
nel baluginare dei paesi dall'opposta sponda.

Mentre me ne vado sola
si staglia nel porpora un gabbiano.
Un volo fende del cielo il viola
e nel battito del cuore mi sembra che tu mi prenda per mano.

*

Dolce come l’autunno

Bello come il giorno
e dolce come l'autunno
ti rivedo, padre,
quando il tuo ricordo torna
ad albeggiarmi nel cuore
e ad illuminarmi l'anima.

E ti ripenso
lungo il viale del rimpianto,
sole tramontato troppo presto
nel profumo struggente di una stagione perduta,
che più non tornerà.

T'ho amato e t'amo.
Ti sia preghiera e memoria fedele il mio canto.
Nel tuo sorriso
fiorisce nell'inverno della mia solitudine
il calicanto.

*

Al valico dei ricordi

Senti?

La tramontana sul lago
nel beccheggio delle vele
intona malinconica gli accordi
mentre un'altra sera mi accende il cuore di rimpianto.

Vedi?
Ti aspetto ancora al valico dei ricordi
e soltanto per te ricomincerò il perduto canto.

*

L’autunno

Ti ho sentito tornare
nel canto notturno del vento
mentre lo sferragliare del treno sui binari
accompagnava i miei pensieri dolce e lento.

Ti ho visto arrivare
nel fruscio di foglie colorate
e di bruma e nostalgia
accendere al fuoco dei ricordi le mie serate.

Ti ho aspettato in silenzio nella mia dimora
quando il rintocco della mezzanotte
in solitudine
al cuore mio in trepidante ascolto parla ancora.

*

Serale lacustre

La sera di settembre sul lago scintilla
in un baluginare di tremule luci.
Dall'opposta riva riverberano i paesi
che si accendono come piccoli presepi
ed al cuore in solitudine sussurrano
con la malinconia struggente di perdute voci.

*

Questa pioggia

Serena questa pioggia
giunge nel canto fino alla mia stanza
e sulle note della nostalgia
mi porta via lontano
vincendo ogni distanza.

Struggente questa pioggia
reca la melodia dei ricordi
quando il cuore pensa ad una contrada amata
là sull'Appennino
e la memoria intona dolce gli accordi.

Inebriante questa pioggia
regala mille gocce d'intimo dialogo e d'argento
e mi fa ritrovare la gioia andata
nella poesia agli ulivi sussurrata dal vento.

*

Trevi

Torno con la memoria
sulle ali della nostalgia
a quella contrada presso l'Appennino
dove di meraviglia ed incanto
il cuore si desta nel canto del mattino.

Le antiche case di pietra grigia
profumano di legna arsa, di quieta dimora,
di perduti affetti, di focolare...
E lì l'animo affranto dalla tempesta quotidiana
sogna di ritornare.

Fra gli ulivi che si perdono a vista d'occhio
lungo le colline
le rondini intrecciano sereni voli.
E le campane di Sant'Emiliano
rintoccano solenni le ore.

E' dolce pensare
che oltre l'asprezza della trincea d'ogni giorno
nella neve o con la pioggia
nel soffio della tramontana
o sotto il sole splendente
là sull'Appennino
un caro paese m'attende.





*

Campane a festa

Che belle le campane nei primi passi del mattino.
Le sento nel cuore
come un sogno bambino.

Che gioia stamattina le campane.
Mi giungono
attese e serene, sospirate e lontane.

Che pace la voce sonora per la vallata.
Risveglia pian piano la memoria
quando la nostalgia
mi prende per mano
e mi riporta alla contrada amata.

*

Agosto

Ricordo la dolcezza struggente di un'estate
in Umbria e in Toscana
nel silenzio sereno di una pieve romanica e di un chiostro
ombreggiati da un uliveto e dai cipressi.

Ora che nel mio esilio lacustre
affido la mia nostalgia e i miei ricordi
al niveo candore di un foglio
e alle confidenze dell'amico inchiostro.

*

Quante volte

Quante volte ho confuso il mio smarrimento
con la diaspora delle foglie che la tramontana porta via...
Era l'autunnale elegia.

Quante volte allo specchio
ho scambiato il tuo sguardo con il mio...
Era un sogno d'oblio.

Quante volte ho inteso
nelle note del vento la canzone che cantavi...
Era malinconia.

Quante volte lungo il viale del lago
ho intrecciato la tua ombra con la mia...
Era nostalgia.

A mio padre

*

Nella notte che non passa

Un passato che non si placa mai
in grumi di memoria.
Un futuro di tenebra
ed un presente
di disincanto e tormento.

Nel buio ascolto l'urlo del vento
quando la tempesta infuria e tutto sconquassa.
Resto qui
sola
mentre la ferita brucia
nella notte che non passa.

*

Un dolore senza nome

Dimmi come
trovare la bussola
di una felicità esiliata.
Riscoprire la rotta ed il vento
di una vita naufragata
per una donna sola senza approdo.
Quando il timone sferzato dal fortunale
non conosce più il faro
governare il sestante
di un dolore senza nome.

*

Temporale

Il monte Lema s'abbruna
e nel viola pian piano scompare.
Il lago d'onde impetuose s'increspa
il cielo cupo annuncia il temporale.

All'orizzonte coperto nubi pesanti
ricordano con malinconia
i giorni ridenti di un'estate
come ulivi nella nostalgia sempre più distanti.

*

Sera d’estate in Toscana

Si respira il profumo della serenità
nel sorriso radioso degli ulivi.
Un giorno d'estate e papaveri assopiti nella luce
il canto vivace delle cicale.

Le colline ridenti sotto il sole
il fresco ombroso del pergolato innanzi ad un casale.
Le cince ad intrecciare lieti voli
e nell'aria la dolcezza in bocciolo della quiete serale.

*

Portami con te

Portami con te
nel sogno d'estate
ai confini del giorno
dove di gioia s'illuminano le giornate
tra colline di cipressi, querce e ulivi al vento
e con serenità verso contrade amate
si percorre il cammino del ritorno.

*

Ricordo

Ricordo un'estate in Toscana
ed il silenzio all'ombra dei cipressi di romaniche pievi.
Quando dal lago sferza la tramontana
nella memoria tornano in quei luoghi amati i miei passi lievi.

Vola il mio cuore all'agreste elegia
mentre in solitudine tesso la mia nostalgia.

Ricordo un tripudio di luce
una festa di colore
la bellezza sorprendente di un mattino...
l'incanto senza fine del mio Appennino.

*

Santa Maria a Quarto

Dardeggia sereno il sole
in un cielo terso senza ombre
nel volo allegro delle allodole.

Come in sogno m'inoltro per l'erta
fiancheggiata da uliveti
in una festa di luce.
Intorno il canto delle cicale
ed una pace perfetta.

Eccola sulla collina
ridente la chiesetta
mi attende
nella quiete agreste della mattina.


(Nota:
il titolo della poesia riprende il nome della località in cui si erge la pieve).

*

La pieve sull’Appennino

Ricordo la radiosa freschezza di un mattino
una strada fra ulivi e cipressi che s'inerpicava serena
là sull'Appennino.

E l'allegria della Terra di Toscana
nello splendore di colori e visi cordiali
che rendono dolce persino l'inverno con la tramontana.

Ci accolse senza fretta
con la pazienza di una contadina di montagna
la romanica pieve

e nel silenzio e la preghiera
quel giorno m'è rimasto nel cuore
insieme al tuo sorriso lieve.

*

Voglio perdermi

Voglio perdermi in un mare di colline
che procedono all'infinito
tra ulivi e cipressi al vento
dove il canto dell'assiolo
nell'agreste elegia non s'è mai assopito.

Voglio perdermi nella dolcezza del giorno
con te al mio fianco
quando la primavera accarezza con respiro in fiore
l'Appennino di bianco
e di commosso incanto
si tinge il sospiro del ritorno.

Voglio perdermi così
con l'estate nel cuore
libera finalmente
dall'inverno di un dolore.

*

Sogno fiorentino

Sono tornata una mattina d'estate
nel canto della ginestra
e dalle colline gli ulivi ed i cipressi
mi salutavano a festa.

Sono tornata sulle ali della felicità
con un sorriso nel cuore
e dintorno v'era un trionfo agreste
di luce e di colore.

Sono tornata a passi lievi
con un sogno bambino per mano.
E con te vicino
nell'aurora di un abbraccio
sereni siamo andati lontano.

*

La cipressaia

Splende il pensiero lontano
nel trionfo della ginestra
di una contrada in Chianti
lungo ulivi e filari.

Quando in una meridiana di disincanto
i giorni si susseguono monotoni e amari
in quel luogo caro al cuore faccio ritorno.

E rivivo la bellezza di un giorno con te vicino
nel chiarore d'estate
su una strada bianca di nostalgia
verso la cipressaia

tra lo stupendo incanto del paesaggio fiorentino
quando nel mio rimpianto
su colline di luce
vola per noi soltanto la ghiandaia.

*

Voglia il vento

Voglia il vento
farti gentile una carezza
e in un soffio leggero
mentre in silenzio ti guardo
portare via lontano la mia tristezza.

Voglia il vento
venire il tuo riposo a vegliare
ora che assopita e vinta dal male
non hai più la tenacia di lottare.

Voglia il vento recarti la melodia
di una canzone d'un tempo oggi dissolta
ma il ricordo più non ti sovviene.
Era una stagione andata,
una rosa perduta...
la vita oscurata d'una volta.

A mia madre

*

La sera ha il profumo inebriante della solitudine

La sera ha il profumo inebriante della solitudine
mentre l'onda del lago si frange quieta a riva
e i monti si tingono d'indaco
nello stormire malinconico di un glicine
nel barlume di un sorriso lontano alla deriva.

*

Lungo il sentiero dei papaveri

Mi sono compagni i binari
nella pioggia o sotto il sole
in questi anni liberi e chiari
che finalmente han trovato respiro nelle parole.

Alla stazione
il canto delle cicale
freme nell'aria cocente di luglio
nella quiete meridiana di un'ora deserta ed irreale.

E mentre solitari i miei passi vanno
cerco gli occhi tuoi chiari e sinceri
nell'abbraccio di una tregua
in cui dimentico quanto la vita sia beffa ed inganno
lungo il sentiero dei papaveri.

*

Mattinata nel Chianti

Una strada ombreggiata dai cipressi
l'abbraccio delle colline
il sole ridente del mattino
tra le fronde del glicine.

Una quercia verdeggiante qua e là
la tenerezza del tuo sorriso
nell'aria fresca il profumo spensierato della felicità.

Rammento nella vividezza dell'emozione
una mattinata nel Chianti
con te vicino.

Sulle ali dei ricordi
quando dal lago soffia la tramontana
volo via
e ritrovo il radioso incanto di un'estate in terra di Toscana.

a Lorenzo

*

Vecchio ciliegio

Ciliegio solitario
che protendi i rami
nel silenzio del giardino
senti anche tu il tepore
di un giugno ridente e bambino?

Ciliegio accogliente
tra il cinguettio di un nido
nel cortile della scuola
attendi all'alba
il ritorno della rondine sola?

Vecchio ciliegio,
malinconico e dimenticato,
nello stormire delle tue fronde
portami, nella carezza del vento,
la voce lontana e perduta di chi ho tanto amato.

*

Quanto ho in cuore non posso più dirti

Vola via maggio in un momento
tra la noia della pioggia
e la malinconia del fieno
piegato dal vento.

Arriva giugno
nel sorriso nuovo dell'Appennino
dove gioisce per una breve tregua
il mio cuore bambino.

Giunge l'estate nella carezza in fiore
della ginestra e dei mirti,
ma ormai è troppo tardi
e quanto ho in cuore
non posso più dirti.

A mia madre

*

La sera

La sera ha il profumo d'antichi binari,
di un'altra età, di cose perdute.
E nel cuore l'ombra del lillà
riecheggia in solitudine le note
di stagioni lontane, ormai mute.

*

L’abbraccio del mio silenzio

In questo campo che ha perduto la speranza
nel vento della tristezza,
girasole addormentato
ti vengo a trovare.

Tacciono anche le parole,
ormai non mi puoi più ascoltare.
Soltanto l'abbraccio del mio silenzio
vorrei ti potesse consolare.

Possano la mia preghiera
ed un pensiero commosso, madre,
l'ultima tua pena alleviare.

A mia madre

*

Nove anni

Nove anni son volati da allora.
Sapessi quanti ricordi son tornati
quando nello stormire triste del glicine
maggio giunge ancora.

Così ripenso, padre, alla dolcezza del tuo sorriso
e ti scrivo un'altra poesia.
Sul tuo riposo all'ombra del cipresso
lascio un fiordaliso
e una preghiera di commossa nostalgia.

A mio padre,
6 maggio 2010 - 6 maggio 2019

*

Rosa bianca

Vento di primavera
il trionfo fragrante del glicine
nuvole radiose e un sole a festa.

L'acero nel parco è rinverdito
anche per chi con l'animo smarrito
all'ombra della solitudine resta.

Azzurro indifeso il tuo sguardo
rugiada di malinconia per il cuore.
Non puoi vedere il mio segreto pianto
mentre ti guardo,
rosa bianca nel giardino del mio rimpianto.

A mia madre

*

Mattino nel Chianti

Ritroveremo nella memoria
una strada di querce e cipressi
la luce tremula tra i filari,
il sorriso di quegli istanti,
la gioia della bellezza senza pari
di un mattino insieme nel Chianti.

A Lorenzo

*

Vorrei

Vorrei potessi vedere anche tu
la festa di questo giorno
con le rondini a fendere il blu
e il trionfo del sole
in una stagione che fa lieto ritorno.

Vorrei potessi ammirare l'azzurro terso del cielo
che pare una maiolica robbiana
ora che è notte fonda sui tuoi occhi
e la tua vela è perdutamente lontana.

Vorrei ti rallegrasse, madre,
questo concerto campestre di primavera
nel fiorire dei prati e delle colline
ma purtroppo nella tua stanza in solitudine
si addensano meste le ombre della sera.

A mia madre

*

Verrà il vento liberatore

Verrà il vento liberatore a portarti via
oltre la notte del dolore
spezzando le catene di sofferenza e malattia.

Verrà la pioggia consolatrice nella sera
a recarti una carezza
un sollievo di primavera.

Verrà poi l'estate di luce infinita
in una festa dei colori
a ricordarmi che oltre la tenebra della morte
ci sono altre stagioni nel canto della vita.

A mia madre

*

Vorrei dirti tante cose

Vorrei dirti tante cose
nel profumo della pioggia
che accarezza il glicine
ed il mio andare pensosa e sola.

Vorrei dirti ancora tanto
mentre la campanella trilla alla stazione di frontiera
e nel cuore
ogni palpito si colora di nostalgia e rimpianto.

Vorrei dirti tante cose
nell'ombra tremula della sera
quando il Limidario si specchia nell'ametista del lago
e l'anima si sente sospesa
alla fragranza malinconica di una viola.

a L.

*

Oggi è pioggia

Oggi è pioggia
sulla valle e sul fiordaliso
fra i ricordi bambini
di un perduto sorriso.

Oggi è pioggia sui faggi e sui cipressi
e l'anima solitaria in silenzio ascolta
presaga
di quanto il domani s'appressi.

Oggi è pioggia sulle mani stanche
mie e tue
quando vago senza meta
e m'illumino pensando a noi due.

Oggi è pioggia
sulle ore d'ombra e la verbena
ed il cuore sente
di un dolore carsico l'antica ed invincibile pena.



*

In questo giorno di primavera

Malinconico pensare a te in questo giorno
di nuvole e sole
quando le rondini fanno ritorno
e sbocciano rinate parole.

Dolce ricordarti in quest'inizio primavera
in una festa di luce e colori
ed emozioni
che pare non sia mai sera.

Quello che avrei voluto dirti
mi preme in petto
ma non ci fu il tempo prima del commiato
e non te l'ho mai detto.

Ma so che dove sei sereno ora
ascolti il mio sentire
e come un tempo con amore, padre mio,
mi sorridi ancora.

A mio padre

*

In questo giorno di primavera

Malinconico pensare a te in questo giorno
di nuvole e sole
quando le rondini fanno ritorno
e sbocciano rinate parole.

Dolce ricordarti in quest'inizio primavera
in una festa di luce e colori
ed emozioni
che pare non sia mai sera.

Quello che avrei voluto dirti
mi preme in petto
ma non ci fu il tempo prima del commiato
e non te l'ho mai detto.

Ma so che dove sei sereno ora
ascolti il mio sentire
e come un tempo con amore, padre mio,
mi sorridi ancora.


A mio padre

*

Sera di primavera

Volge l'ora crepuscolare
in cui il lago si colora d'ametista.
Tutto è quiete dintorno
nello sciabordio di una vela
che dall'opposta riva compare alla vista.

S'effonde nel bocciolo della sera
la fragranza di glicine.
L'incanto di primavera
si svela nel dolce profumo della solitudine.

*

Il mio cuore bambino

Nonostante il mio cuore bambino senta
ch'è passato soltanto un giorno
so che di tempo da quel commiato ne è passato tanto
io che di te vivo nella nostalgia e nel rimpianto
e nel trillo della campanella aspettando il treno
ancora attendo invano il tuo ritorno.

Da quell'alba di pioggia nel dolente adagio
la vita è continuata
oltre lo sconcerto ed il naufragio.

Ed oggi oltre le mura del camposanto
il ciliegio fiorito
nel primaverile incanto
con struggente dolcezza
mi parla, padre mio, di un amore mai finito.

*

Treno

Treno
che vieni d'oltre confine
e mi accogli, malinconica passeggera,
ascolta la mia solitudine
nel canto primaverile della sera.

Treno
che ascolti le storie di tanta gente
dimmi, nell'infinito tuo andare
e nei mille saluti,
ricordi anche tu un commiato dolente?

Treno
che di me tutto sai
dimmi, amico mio,
il sorriso d'estate
potrà tornare mai?

Treno
che passi silente nella notte
e in un sospiro te ne vai
lungo l'abbraccio dei binari
portami la perduta carezza d'occhi cari.

*

Vento

Vento
che sussurri i sogni ai poeti e ai bambini
portami lontano
oltre i più remoti confini.

Vento
che soffi dal mare
recami la carezza dell'onda
vigore per veleggiare.

Vento ramingo
che giungi da settentrione
profumi di rimpianto
come il ricordo di una perduta emozione.

Vento
che arrivi da un paese che non conosco
donami il respiro della primavera
l'incanto di una nuova luce
per me soltanto
sui sentieri solitari del bosco.

*

Ti porterò un ramo di pesco

Ti porterò una viola
dove riposi all'ombra del cipresso
nei pressi di un romanico campanile
nell'ora della nostalgia
in cui canta sola l'allodola.

Ti porterò un ramo di ginestra
sorgente di giallo squillante
e in una sinfonia di ricordi
alla mia finestra la sera
fingerò che tu non sia distante.

Ti porterò, padre, un ramo di pesco in fiore
nell'ora più fragile e sola
quando dolce giunge la primavera
narrandoti con struggente tenerezza
del mio perduto amore.

A mio padre.

*

Nel sorriso triste di una viola

La carezza del sole consola le lapidi
in questo giorno di memoria
nella stagione in cui le rondini tornano ai nidi
e in solitudine penso alla tua storia.

Sono passati gli anni
in una vita che riserva disincanto e feroci inganni.

Nel sorriso triste screziato d'indaco di una viola
ti ricordo, padre,
in una lacrima di poesia
ora che il cuore mio
a te rivolge un empito d'amore ancora.

*

Vorrei trovare oltre la frontiera

Vorrei trovare oltre la frontiera
parole nuove.
La sorgente della speranza
il conforto nel silenzio di una preghiera.
E scrivere d'amore
incurante del tempo andato
e dell'assenza.
Nel canto di primavera
regista della mia vita
sorridere nella pioggia
rinascere nella sera.

*

Primavera

Primavera soave
che con passo di bambina arrivi
fermati un attimo alla finestra della mia solitudine
e portami la gioia ed il canto
di un giorno sull'Appennino
nella festa di rinascita dei rivi.

Primavera di luce
che alla memoria gentile ti appressi
recami il saluto struggente
di un mattino in terra di Toscana
sul sentiero caro al cuore
di ulivi e cipressi.

*

Il profumo segreto di stagioni perdute

Il profumo segreto di stagioni perdute
pervade la sera.
Fotogrammi di memoria
come un treno già passato
sui binari del rimpianto.
Quando i ricordi
all'arcolaio della nostalgia
intessono la trama
in solitudine
mentre fuori canta
per me soltanto
la tramontana.

*

Domenica di sole sul lungolago

Domenica di sole sul lungolago
accompagna i pensieri dolcemente
all'indaco dell'orizzonte sereno e vago.

Il volo di un gabbiano
il canto solitario del rondone
sullo sfondo le note di una melodia.

Il giallo nascente della ginestra,
un sussurro d' elegia...
Nell'aria il profumo di una nuova stagione.

*

Un dolore grande come il mare

Un dolore grande come il mare
che porto nel cuore da mille anni
crudele torna a riaffiorare
con la memoria, le illusioni andate
ed il rimpianto dai segreti inganni.

Mi avvio lungo i binari lucenti nel sole
che tornano l'anima in solitudine a consolare
quando il cuore sussurra le parole
e ritrova le stagioni amate e perdute
che non so dimenticare.

*

Una domenica, sai, come tante

Una domenica, sai, come tante
con la memoria in muti discorsi
tra l'anima in fiamme ed il cuore esitante
nel ricordo di mesti trascorsi.

Una domenica, sai, come tutte le mie
a pensare a te, amor mio, distante
tra colline il sorriso della Toscana raggiante
nella bruma delle mie nostalgie.

Una domenica,sai, nel silenzio dei binari
assopiti nel bacio del sole
quando il cuore ritrova il coraggio
e si desta nella rinascita di parole.

A Lorenzo

*

Un angelo sorride nei ricordi

Un angelo sorride nei ricordi
sguardo di cielo bambino, azzurro,
quando la nostalgia verso sera
intona gli accordi con struggente sussurro.

Un angelo sorride con dolcezza
e la primavera sboccia dintorno
mitigando solitudine e tristezza.

E' volato il tempo
ma in una lacrima di memoria
il cuore ferito sente che è passato soltanto un giorno.

Per Alessia e Rosa.

*

Dimmi, Padre

Dimmi, Padre,
avrà mai fine il quotidiano gelo
e di una nuova luce di speranza
brillerà il mio sguardo guardando il cielo?

Dimmi, Padre,
declinerà l'inverno inclemente
e sboccerà meravigliosa e sospirata
una stagione ridente?

Dimmi, Padre,
troverò scampo al dolore
che ferisce e disincanta
nell'abbraccio dell'amore?

Dimmi, Padre buono,
so che mi ascolti...
Tornerà la carezza della primavera
ora che grevi e cupe
s'addensano le ombre della sera?

*

Dov’è finita la gioia?

Dov'è finita la gioia
che mi hai donato?
Forse nel baluginare di un ricordo lontano
nel canto della pioggia sul selciato.

Dov'è finita la dolcezza dei nostri giorni?
Forse in fondo al binario
nella malinconia del mio sguardo solitario
attendendo che ritorni.

Dove son finiti il sole
e lo stupore della primavera?
Forse nell'aurora di speranza delle tue parole, amore,
nell'incanto insieme della sera.

a Lorenzo

*

Nel fumo di un camino

Mi sono perso così
nel gelo, nel fango e nella neve di un mattino.
Scalzo e malvestito
ero soltanto un bambino
nella mala novella di Auschwitz
insieme a milioni
nel girone infero di filo spinato
mi son perso così nel fumo di un camino.

*

Un manto di rugiada

Un velo di brina
ammanta i pensieri
e la memoria severa
mi riporta al mio dolente ieri.

Un ricamo di pioggia
picchietta sul pavè
lucente il viale
nella quiete di un mattino invernale.

Un manto di rugiada
m'accarezza nelle ore
perchè so che ovunque io vada
sei con me, Amore.

a L.

*

Il calicanto

S'effonde lieve e delicato nell'aria
tra il vento dal lago
il profumo del calicanto
in un giardino solitario.

Il primo fiore d'inverno
reca una carezza d'elegia nella sera
tra petali di cristallo
la speranza della primavera.

*

Prima che l’inverno

Prima che l'inverno della vita
segni nella brina e nel disincanto il mio viso,
lasciami andare libera
lontano dalla terra di nostalgia
dai sentieri del rimpianto
nel sorriso terso del fiordaliso.

Invano attendo da troppe stagioni
sul binario deserto un ritorno.
Il tempo dice che sono passati gli anni
ma il cuore ferito ed abbandonato
piange desolato come fosse il primo giorno.

In memoria di mio padre

*

Mattino d’inverno sul lago

Mi desto senza tristezza
in questo mattino d'inverno
perchè sei al mio fianco
mentre il fumo dal camino assonnato sale
e ricama nella tenerezza
il cielo d'azzurro e bianco.

Sorridono i monti viola
in un proscenio d'elegia.
L'anima mia sulle ali del pettirosso vola
mentre la tua mano dolcemente stringe la mia.

Non sente freddo e gelo il mio cuore
nemmeno in una distesa di brina
perchè tu sei vicino
e il mio passo va leggero e lieto
come quello di una bambina.

a Lorenzo

*

Avrei desiderato per te

Avrei desiderato per te
un altro Natale
con la neve che fiocca lenta
e tutto rende lieve
non la luce fredda e mesta
di una corsia d'ospedale.

Avrei augurato a te
un diverso Capodanno
ma la malattia feroce ti ha ghermita
senza scampo né via di salvezza
con dolente affanno.

Avrei voluto per te altre stagioni, madre,
e la dolcezza di una nuova primavera.
Ora bruciano le perdute occasioni
nell'azzurro spento e triste del tuo sguardo
mentre ti sono accanto ed incombe inesorabile la sera.

A mia madre

*

Capodanno

Per le vie del centro illuminate a giorno
nello sfarzo di luci e vetrine
passa chi verso casa fa ritorno
perso nei suoi pensieri
senza vedere nessuno a sé dintorno.

Un nuovo anno da poche ore ha segnato il passo
ma il destino è immutato
in una musica triste di sogni infranti e malinconia.
Così per qualcuno sotto le arcate
il Capodanno è una coperta di brina, stelle e solitudine
nel gelo siderale della notte per la via.

*

Paese

Si sveglia di brina e d'azzurro ammantato
mentre allegri sbuffano i camini
nel mattino d'inverno
il paese sull'Appennino abbarbicato.

Nella danza della neve
s'accende nel cuore di chi è lontano
come un presepe di nostalgia
il paese nel ricordo lieve.

E a primavera
le scalinate ed i vicoli fioriranno di gerani e viole
mentre il paese attende un ritorno
nel canto del sole
nel trionfo di colori del giorno.

*

Sogno di una notte d’inverno

Il sogno mi accarezza nel vento mite
di contrade care al cuore
che profumano di cipressi e di colline.

Mi riporta al sorriso dell'estate
e al frinire di cicale fra dolci declivi
nell'assolo di mille solitudini.

Ed il tuo abbraccio
all'ombra in fiore del glicine...
L'amore non ha stagione, né confine.

a Lorenzo

*

Dimmi come mai

Dimmi com'è
che dopo tanti anni dalla tua partenza,
dispersa fra i ghiacciai,
ti ricordo come la perduta estate
che non tornerà mai...
Tu lassù senti
quanto ti amo, ti rimpiango e t'amai.

Dimmi come mai,
padre mio,
quel tuo sorriso mi scalda ancora il cuore.
Lo so che dove sei mi ascolti ancora
e non mi lascerai mai...
Luce viva ed inestinguibile d'amore.

A mio padre

*

A mia madre

Ti guardo con tristezza
come la più fragile onda d'argento
che mai farà ritorno a riva
mentre ti allontani già vinta alla deriva.

Smarrito il sestante
e stravolta la navigazione
sei sempre più distante naufraga e sperduta
in un crescendo di desolazione.

Ora che sui tuoi occhi, madre,
è calata la notte
nascondo una lacrima
sulla chiglia infranta della tua vita

e sulle lacere e travolte vele
nello schianto delle sartìe rotte
di una tragedia senza tregua
ch'è supplizio e condanna infinita.

Nota:
A mia madre,
ammalata d'Alzheimer.

*

Nella sera dicembrina

Nella sera dicembrina
per la via soltanto il vento.
Sul pavé il gelo ricama disegni di brina.
Intona la campana
con rintocchi d'argento il gloria.
Nel silenzio il cuore abbraccia il ricordo
e si riconcilia sereno con la sua storia.

*

E poi fu notte

Scomparve il sole
nel respiro spezzato e incredulo di un momento.

Nel gelo perì la primavera
s'assiderarono le viole.
Nell'agonia d'un sogno
ammutolirono speranze e parole.
Venne l'esilio del cuore
nella terra dei ghiacci e nel vento.

E poi fu notte di smarrimento e sconcerto.
La sferza dei flutti,
l'urlo della burrasca,
lo sconquasso del naufragio,
il terrore dell'abisso in mare aperto.

*

Mater dolorosa

Ascolto in silenzio il tuo racconto,
Amica mia,
fiume in piena di dolore
e sento dell'anima il lamento
come in inverno il mare
nelle confessioni desolate abbraccia il vento.

Sento lo strazio senza pace
dall'abisso in cui è precipitato il tuo cuore,
Madre coraggiosa e tenace,
cui è stata strappata in un attimo l'aurora.

E mi unisco al tuo muto pianto
nell'abbraccio di sorella,
Madre dolorosa,
cui la vita diede una corona di spine,
ghermendo nella notte la piccola e nivea rosa
che ora veglia su di te
nel bacio argenteo e nel sorriso infinito di struggente stella.

A Rosa ed Alessia

*

Facciamo finta

Un altro giorno ancora
dietro una maschera ridente.
Il sorriso in apparenza,
nel cuore la pena di un angelo piangente.

Fantasticando in solitudine
o in mezzo alla gente
che tutto sia a posto
ma nell'anima la ferita insanabile
del dolore artiglia con feroce rostro.

E in questo odierno carnevale
che ha perduto il senso e dove non quadra più niente
continuiamo la commedia
e facciamo finta che tutto vada bene.

Oltre il gelo e la neve
nonostante i tormenti
arriva una stagione mite
e tornano a fiorire le verbene.

*

Carezza d’autunno

In questa notte
che ha perduto l'abbraccio dell'aurora
penso a te, padre,
con struggente nostalgia ancora.

Sarà il canto del treno
in un bagliore dai binari
a portarmi il sollievo dolce
dei tuoi occhi miti e cari.

E il tuo sguardo
la tua voce
che in ogni respiro m'accompagnano
li sento vivi come una carezza d'autunno nel cuore...
Barlumi inestinguibili d'amore.

A mio padre

*

Ed è memoria

Un'altra notte mi sfiora appena
e scivola lenta via
come pioggia d'autunno.

Soltanto tu,
mio muto interlocutore dal regno d'ombra,
nel silenzio ascolti il grido del mio cuore
e dall'abisso la mia pena...

Sul binario nella tenebra arriva un treno.
Vorrei ancora risvegliarmi in un mattino di luce
nella carezza della tua voce
con l'antica gioia bambina
e non con l'odierno veleno.

L'ora dal campanile intanto rintocca
scandendo malinconica la mia storia.
Le lancette corrono a ritroso
lungo i sentieri della solitudine.
Il rimpianto dall'argentea faretra un ricordo scocca....
ed è memoria.

A mio padre


*

Ricordo in autunno

Non pensavo
che nella pioggia della sera
il tuo ricordo avrebbe fatto ritorno
in una marea di rimpianto e nostalgia
portandomi alla deriva
come un'onda nel cuore.

Ora che nella tenebra brancolo
e nel disincanto in solitudine arranco
sogno un sollievo di luce,
il canto di un nuovo giorno,
l'estasi di rinascita nell'autunno dal vivo colore.

A mio padre

*

Il pianto dell’acero

Sembra d'essere ghermiti in un labirinto onirico
immersi nel biancore di questa stanza d'ospedale.
Se si guarda il parco dalla finestra
nella quiete d'autunno che dilegua
soltanto l'incombere feroce del dolore è reale.

Piange l'acero di rosso vestito
nella pioggia senza tregua
di un calvario che sembra infinito.

Resta solo l'acero
nella nebbia di novembre ammantato
in un giardino che ha dimenticato perfino la speranza
dove il tempo s'è fermato.

A mia madre

*

Sera di silenzio e nostalgia

Sera di silenzio e nostalgia
nella pioggia novembrina che cade
e resta nel cuore senza un perchè.

Sera di binari lucenti
un viaggiatore lungo la banchina
e luci soffuse che mi parlano di te.

Avrei tante cose da dirti,
mio rimpianto re....
E ti ritrovo oltre la solitudine e l'esilio
in un empito d'amore
nella tregua indifesa del cuore
dove, nella carezza di un ricordo,
ti sento sempre con me.

A mio padre.

*

Nel tempo d’un sogno

Un nastro d'argento la strada
si snoda lungo la Val di Chiana
in direzione del sole e del vento.
La voce delle campane nel mezzogiorno lieta riecheggia.

Qualche cipresso il mio viaggio saluta
e dalla campagna serena
il paesaggio svettando punteggia.

Dall'alto del colle
Città della Pieve nell'autunno rosseggia
e un sorriso rivolge a chi giunge
da un lungo cammino nel giorno lieve.

L'abbraccio di colline m'accoglie
tra il ricamo di ulivi a distesa nella vallata.
Nel tempo d'un sogno
all'improvviso mi sento placata.

*

Al passo dei ricordi

Non m'importa di novembre sul lago
nella mesta pioggia e nel vento.
Al valico della nostalgia
sola nel silenzio sboccia la poesia
dove ritrovo il mio tempo.

E sono libera
in un sfondo di colline chiantigiane
che brillano rosseggianti nel sole.
Nel bacio dell'autunno
bandite le tristezze, le ansie son lontane.

E tu sei al mio fianco
al passo dei ricordi,
quando Firenze nobile dama ride nella stagione
e in una rosa di accordi
con te il mio cuore vola per l'emozione.

a L.

*

La notte non passa

Penso a te
nel silente saluto a distesa dei fiori mesti
e lo sguardo di un crisantemo m'illude
che l'amore che ci univa un tempo sia sopravvissuto
e ancora resti.

Penso a te lungo il filare
mentre me ne vado nella pioggia di novembre sola e triste.
E l'immagine solare di un volto perduto
in un empito la mia desolazione torna a consolare.
Vivo, struggente e tenero come allora
il tuo sorriso d'autunno nel cuore resiste.

Nell'ora in cui la sera disegna ombre inquiete nella mia stanza
ti dirò, padre,
in un orfico canto oltre ogni distanza...
Quando il dolore della perdita l'anima mia sconquassa,
almeno nel ricordo, ti prego, resta....
In questa notte di naufragio che non passa.


A mio padre


*

Piove

Scende fredda la pioggia sul viale.
Nel fluire d'autunno
in lontananza il lago scompare
e un manto di bruma leggero sale.

Una pioggia lenta, senza rumore,
che accarezza la valle
nella mattina di foschia velata
nel silenzio assorto del cuore.

E' pioggia di novembre
che consola selve e camposanti
e torna in struggente melodia
di ricordi e rimpianti.

Una pioggia gentile che sussurra piano
come la voce di un vinile.
Risuona in solitudine alla memoria
e rammenta malinconica un autunno lontano.

E' pioggia che non si placa.
Battente sferza il cuore...
E resta nell'anima
indelebile
come un giorno di dolore.








*

Novembre

Una vela biancheggia dal lago.
Nel silenzio la sera m'attende.
E il ricordo
in un cuore che ama
in solitudine nell'autunno risplende.

*

E i cipressi dal quieto filare

E' un mattino di calma e ricordi
nella bruma che s'alza dal viale.
La campana che intona gli accordi
la dolcezza del sole autunnale.

E i cipressi dal quieto filare
attendono i passi
di chi torna presso i suoi cari
un saluto e una preghiera a lasciare.

E' un mattino di nostalgia e rintocchi,
la rugiada resta in pianto ancestrale.
Da una foto un sorriso struggente
la tristezza dei miei occhi viene a consolare.

Un mattino tu sai come tanti
di rimpianto, amarezza e vuoto abissale.
Da una lapide il silenzio commosso d'un fiore
riporta radioso alla mente
il volto perduto dell'amore.

A mio padre.




*

Verrà l’inverno

Verrà l'inverno all'improvviso
e nuove ombre di malinconia
disegnerà sul mio viso.

Verrà l'inverno un mattino
e nel silenzio del bosco lungo il sentiero
mi sembrerà d'averti vicino.

Verrà l'inverno a consolare la mia nostalgia
e la carezza della neve
comporrà nel cuore l'adagio di una sinfonia.

Verrà l'inverno
in un velo bianco ricamato d'argento.
Il canto del pettirosso annuncerà
nel ritrovato incanto la quiete nel vento.

Verrà l'inverno con la sua poesia
a stemperare l'azzurro e la tristezza, senza un perchè.
E l'autunno sarà soltanto
un sogno lontano,
un ricordo struggente,
un dolce sussurro che terrò con me.
Ammirerò in solitudine il lago
e nella luce dell'amore penserò ancora a te.


a L.

*

Le mille sfumature della solitudine

Un ricamo di nebbia dal lago
confonde paesaggio e contorni.
Tra l'aria fresca sul sentiero del mattino
un sollievo di luce dà nuovo respiro ai giorni.
Ocra, rame, mogano,
rosso, arancione, porpora...
Una sinfonia di colori
dal bruno intenso allo scarlatto,
dal sorriso sgargiante del giallo fino alla ruggine.
Nel trionfo d'autunno
il sole
accende le mille sfumature della solitudine.

*

Mia rosa di novembre

Nella lacrima scarlatta dell'aurora ti porterò un diadema
incastonato di ricordi e gocce di rugiada,
mio rimpianto re,
nella carezza del vento
prima che l'ultima illusione mia gemella
come foglia d'acero esule cada.

E nel bacio del sole
in un silenzio commosso d'elegia
sulla tua lapide
poserò una poesia scritta col cuore
nell'autunno fiammeggiante di nostalgia.

Nella luce che il mattino indora
sono sola in cammino per la via.
Penso a te, mia rosa di novembre,
in un empito che mi rivela
la ferita insanabile d'averti perduto
quanto mi manchi ancora
e che t'amerò per sempre.

A mio padre,
5 novembre 1948- 6 maggio 2010

*

Una musica lontana

Una musica lontana
mi torna alla mente
nel refolo della tramontana
di un giorno come tanti
amaro e inclemente.

E ritrovo per un momento
la perduta armonia
nel respiro arioso delle note
e la quieta dolcezza di un sorriso
luce d'autunno sullo spartito...

Chiave in sol di nostalgia
brilla un ricordo e inizia il primo movimento.
Tra il soffio tiepido del vento
torna la tenerezza di un tempo
nel mio cuore assopito.

a Lorenzo

*

E così me ne andrò

Rinascerò nell'estasi del giallo
e nei rossi d'autunno e porpora.
Il mio cuore in un empito
mi ricorderà che, malgrado tutto,
so amare ancora.

Sarò foglia d'acero senza rimpianto
nel volteggiare leggero
per la valle
ritroverò nei boschi il mio perduto canto.

Rinascerò
nel vento d'ottobre
che impetuoso spira dal lago
esule da paesi lontani.

E così me ne andrò
libera e serena
con l'ancestrale saggezza dei cani
che, inebriati dal sole,
gioiscono del presente nella corsa felice inseguendo le nuvole
e non pretendono nulla dal domani.

*

Nostalgia d’autunno

E allora, Poeta, dimmi.
Già ottobre arrossa il vigneto al casale
e il mattino risplende nella rugiada
in un sorriso agreste di quiete autunnale?

Da troppo tempo manco e sono lontana.
Nel mesto esilio datomi in sorte
dove sferza inclemente la tramontana
è sempre inverno per il cuore,
ma mi giunge l'eco di una stagione viva alla memoria
e di una contrada amata.

E guardo le colline,
nella dolcezza del paesaggio assorte,
attendermi nel rossore della campagna accarezzata dal sole.
Vola una rondine verso la veranda
e dalla scalinata rivedo sorridente il tuo saluto.

Il nostro bacio nella festa del ritorno
oltre la nebbia del tempo
e della lontananza non l'ho mai perduto.
Tu lo sai, Poeta dell'anima mia,
vivo di ricordi e nostalgia
aspettando radioso quel giorno.

a L.



*

Nell’autunno della mia malinconia

Nell'autunno della mia malinconia
vago nella notte
portata dal vento per la via
in solitudine
foglia senza meta.

Anelo ad un perduto giardino
tra le colline fiorentine nel radioso splendore
ricordando il bacio in fiore
nella stagione del biancospino.

a L.

*

Un fiore di lillà

L'inebriante profumo del glicine
in una sera come tante
di una stagione già trascorsa
dà fragranza alla solitudine.

Non è un petalo di rosa
superba nel giardino
a ricordarmi chi ho tanto amato
e non ho più vicino.

Un fiore di lillà
mi fa ombra nel cuore
mentre penso a te...
Ora che non sei più qua.

*

Comincia la notte

Ecco la notte
nel balenare di una falena
alla calda luce della lampada.

Si avvicina la notte
nei cauti passi dei ricordi
fra gemme di rugiada.

Comincia la notte nell'indaco bacio
mentre s'approssima l'ultimo treno
in un sospiro d'infinito
nell'ora in cui il viburno dischiude sereno i petali.

Arriva la notte
amica e confidente cara
nella stagione inclemente di tramontana amara
e io dispiego al sogno le mie ali.

*

Abbracciando il silenzio

La notte arriva piano
con passo leggero per il viale.
La sento mentre veglio ancora
avvicinarsi dolcemente
nel profumo della pioggia autunnale.

La notte è mia compagna di viaggio
nella quiete della foschia che dal lago sale.
Aspetta con me lungo il binario
un treno a tarda ora
mentre resto qui abbracciando il silenzio.

*

L’autunno del mio rimpianto

In silenzio
ho ricordato l'amato canto.
A piedi scalzi
ho ritrovato il sentiero caro al cuore
di quando m'eri accanto.

Il tempo ha impresso nell'anima
indelebile della solitudine l'orma.
Ho placato
in versi liberi l'amarezza
di un segreto ed invisibile pianto.

Ora che la stagione il paesaggio già indora
ed il disincanto si stempera nell'ottobrino rossore
puntuale a sera della nostalgia rintocca l'ora.

L'immagine di te struggente torna
in un empito d'amore
insieme all'autunno del mio rimpianto.

Nota:
In memoria di chi ho amato
ed ora è nei Campi Elisi.


*

Autunno

Il vento nella notte
mi ha annuciato il tuo ritorno
nell'ora più fragile e sola
in cui l'anima naufraga veglia.

Ho sentito i tuoi passi nell'aurora vermiglia
lungo la via
e prima che fosse giorno
hai ascoltato il richiamo della mia malinconia.

Hai bussato premuroso alla mia porta.
Da tempo t'aspettavo
e t'ho dato il benvenuto.

Amico autunno,
portami il sorriso lontano
la carezza della voce
di chi ho amato e perduto.

Come un padre tornato da un lungo viaggio
abbracciami e stringi le mie mani.
Nell'ora solitaria del dolore
consola nel mio cuore il pianto muto.
Donami un raggio di luce
sul sentiero della speranza nel domani.

*

Versi liberi

Mi ha sorriso il mattino
e con passo leggero
ho colto perle di rugiada

sul sentiero del biancospino
oltre il disincanto del vero
ritrovando la strada.

Ho vergato versi liberi con fiumi d'inchiostro
su pagine bianche come la neve
quando arriva dolce la sera

il mio sguardo s'illumina di un ricordo lieve
per resistere alla burrasca
e non cedere all'amarezza di una vita dal crudele rostro.

*

Quel tuo sorriso d’estate

Avrei voluto dirti
di persona queste parole
ma l'alba t'ha ghermita
e incredulo nel commiato
t'ha baciata triste il sole.

Sei andata via
tra lo scintillare della rugiada
nel pianto dell'aurora
lieve il passo sulla strada
fra petali di rose in un trionfo di luce.

La commozione prende voce
e s'illuminano struggenti i ricordi
gentili come una carezza
quando la nostalgia intona gli accordi
placando infine la tristezza.

Vorrei dirti che mi manchi
e che per sempre mi mancherai
prima che l'inverno consoli in un manto di neve
la solitudine e i campi stanchi.
Non ti dimenticherò, lo sai...

Quel tuo sorriso d'estate e lo sguardo colore del mare
mi son rimasti nel cuore.
L' immagine serena di te
torna alla memoria nella luce di un mattino
insieme al tuo volto radioso di tenerezza...
fermo immagine d'amore.


In memoria di Anna




*

Quando il sole è tramontato

Tornano alla luce della lanterna
nel volo delle falene
una volta ancora
le voci ed i passi perduti
di chi su un celeste sentiero s'è inoltrato.

Quando il sole è tramontato
i lampioni sui binari e la luce della dimora accolgono la sera.
In silenzio accendo la lanterna
ed illumino la tenebra di nostalgia iridata
con i ricordi di un tempo esule

per ritrovare quel sorriso nel cuore restato
come un raggio di sole
carezza della memoria placata
un autunno lontano
e chi m'ha tanto amata.

*

Autunno al casale

Dimmi.
Settembre ha già indorato la pergola
e il vento accarezza gli ulivi del podere?

Sarà la solitaria nostalgia delle mie sere
o il canto dell'assiolo
ma l'anima mia al casale, al tuo fianco vola.

E dalla valle giunge la voce d'argento
delle campanea festa che si rincorrono a distesa
mentre lieti a tavola si resta
in compagnia di chi si ama nella soave brezza.

In un digradare struggente di colline
d'armoniosa bellezza
nel trionfo della campagna baciata dal sole
si mitiga la mia tristezza.

E rivedo la dolcezza del paesaggio d'Umbria
mentre quieto giunge l'incanto autunnale
in un giorno senza resa né ombra.

Dalla valle intanto
nel baluginare di lucciole
con passo di rugiada la sera sale...
E sono con te di nuovo felice al casale.


A Lorenzo






*

Ritratto di madre

Un raggio di sole t'accarezza il viso
nel giardino del tuo inverno
che ha perso speranza e parole.

Bianchi i capelli
nella neve degli anni si muovono al vento.
In quest'epilogo triste
di una vita che ha riservato soltanto feroci inganni
fremono nella brezza liberi per un momento.

E azzurro fiordaliso
i tuoi occhi indifesi si sono posati immemori sui miei.
Sembri un fiore arreso, dalla tempesta reciso.
Per salvarti dalla notte di tormenta, madre, cosa farei....

*

Porto con me

Porto con me
il sorriso agreste di un'estate in Toscana,
la carezza delle colline
ombreggiate di ulivi al vento,
il bacio della sera alla campagna
lungo filari di cipressi.

Porto con me
la luce di un ricordo
e una lacrima di nostalgia
ora che sei lontano
e cammini fra i poggi sereni che attendono l'autunno
mentre mi manchi e ti vorrei accanto.

E nel silenzio a me caro
di una solitudine compagna
in un assolo d'elegia
si libera al volo
il mio cuore nel canto.

*

Nel bianco veleggiare di un ricordo

Brilla qualcosa in lontananza
nel bianco veleggiare di un ricordo
fra pensieri in solitudine e vacue ore
in questo luogo di nessuno
sferzato da disincanto e tramontana.

Torna l'incanto radioso di un giorno insieme
mentre la campagna abbaglia fra gli ulivi
all'ombra fresca di una romanica pieve
nella carezza del tuo sorriso:
genesi d'amore
l'estasi di un'estate in Terra di Toscana.

*

Nel mattino di tersa vividezza

Un lago di zaffiro nel vento struggente di settembre
cielo cobalto ed un sole smagliante.
Sussurra il ricordo
quando la vita ferisce troppe volte, quante!

I passi di un uomo lungo il viale
con l'inseparabile biondo amico a quattro zampe a fianco.
All'orizzonte della nostalgia
il suo sorriso malinconico sempre più distante.

Nel mattino di tersa vividezza
il cuore indifeso mi ricongiunge a voi, padre,
ora che nella solitudine arranco.
Quanta commozione, quanta tenerezza...


In ricordo di mio padre e di Fuchs.

*

Il treno della nostalgia

Se si potesse far tornare indietro
sui binari del tempo
quel treno ormai passato
per un abbraccio di commiato ed un ultimo saluto
ritroveremmo non soltanto nel ricordo
chi abbiamo tanto amato e poi perduto.


Nota. Dedicata a chi è partito da poco
oppure molto tempo fa
e a chi è rimasto solo e attende una nuova stagione
lungo il binario di una stazione.

*

Settembre

Come la fine di un sogno
all'alba ci desta
nel ricordo l'estasi di luce di un fugace giugno
ma solo il rimpianto nell'addio resta.

E rimane la rugiada sui binari del commiato
ora che in silenzio
malinconico l'autunno viene.
Ti aspetto sempre alla stazione dove ti ho incontrato.

In un arrivederci la speranza del ritorno
attende lungo la banchina la futura campanella.
L'amarezza si stempera nei colori del giorno
e nel cuore per te è custodito il mio bene.


a L.

*

Monti Sibillini

S'illuminano di gioia i miei mattini
nella luce del tuo sorriso
tra l'ondeggiare dei papaveri al vento
verso l'estate dal vivo colore
e la carezza azzurra di un fiordaliso.
Quando il ricordo accende il cuore
torno al tuo fianco
sui sentieri sereni dei Monti Sibillini.

a L.

*

Ulivi al sole

Torna l'estate abbagliante
nel volo dei ricordi lungo ridenti poggi
cipressi al vento e ulivi al sole.

Sulle strade bianche di terra battuta
il sorriso smagliante della campagna
fra ginestre in fiore.

E tra i filari d'argento degli ulivi
lassù in collina
mi attende un casale nell'agreste elegia.

Dopo tanto tempo e altre stagioni
la memoria sussurra al cuore
una sola parola: nostalgia.

a L.

*

Camaldoli

Quanti voli di rondini
a ricamare l'azzurro in solitari assoli,
punto a croce bianco neve,
quando la memoria mi chiama
con struggente voce e passo lieve.

Ricordo Camaldoli nella luce di luglio.
L'ombra secolare degli abeti,
il vento ed il silenzio.
Nel cuore la carezza della serenità.

Eravamo là, insieme,
nella foresta sacra
dove gli alberi sfiorano il cielo
a mietere la messe sospirata di giorni lieti
in un'estate irripetibile che soltanto nella nostalgia tornerà.

a Lorenzo

*

Rendimi il sole

Resta con me.
Non te ne andare.
Sorridimi ancora.
Rendimi il sole di un perduto autunno.
Stringimi in un abbraccio fragrante di vita
nella luce calda dell'Appennino.
E dal mare del silenzio
sentirò l'armonia delle tue parole
e sul mio viso
il primo raggio d'aurora disegnerà il mattino.

*

Una musica costante

Una musica costante
dall'empito vitale
che venga ad illuminare
il nulla quotidiano
nel disincanto di un'amarezza abissale.

La voce suadente di un piano verso sera
a rammentarmi la dolcezza perduta
di un autunno a Firenze com'era
a dar presenza a un sogno
che ancora mi prenda per mano.

L'assolo virtuoso di un violino
che m'accenda il cuore
per dare voce al canto del mattino
e rechi un sollievo d'alba all'anima
nell'inquietudine di tenebra delle ore.

*

Colline di Toscana

Il profilo radioso del giorno
lungo il crinale delle colline
tra filari di ulivi
e l'ombreggiare di un glicine.

Ed il cuore sorridendo nel ritorno
si distende ad abbracciare il panorama
al tremulo saluto della campagna
e s'accende di colori vivi.


A Lorenzo in arte Tosco.

*

Guardo il Monte Lema

Un canto di grilli tra la distesa bianca
nel baluginio del segnale rosso sui binari.
E m'ha sorpreso un respiro di memoria
nello spazio indifeso della nostalgia...
L'autunno mite e sorridente dei tuoi occhi cari.

Guardo in solitudine il Monte Lema
mentre la sera, dolce, stende il suo manto.
Il profumo settembrino di fine estate
e il tremulo incanto di campanule

ma nel cuore la luce manca...
Nel ricordo indelebile,
tu lo sai,
il colore vivo e struggente del rimpianto.


In memoria di mio padre


*

Una rosa

Una rosa bianca che illumini il mattino
quando nel cuore la luce manca
e porti alla memoria
la dolcezza radiosa di un paesaggio fiorentino.

Una rosa rossa che doni la tenacia
all'anima dalla tempesta scossa
ne rigeneri il vigore
e acquieti la tristezza.

Una rosa di vivo colore
per dare un senso alla battaglia
e cancellarne lo sconcerto ed il dolore.

*

Dove un giorno vale un altro

Non fiorisce la verbena
in questo luogo di sofferenza
dove un giorno vale un altro.
Nell'angolo muto e solitario di dolore
non allevia il sole con dolce raggio la pena.

E l'azzurro dei tuoi occhi immemori
persi nel vuoto
dimentichi d'ogni volto, ricordo e colore
li ho confusi con l'ombra pietosa di una lacrima

ora che prigioniera inconsapevole e vinta
di una notte infinita
resti sospesa senza speranza
fra il nulla quotidiano e l'aldilà.


Nota:
A mia madre e a tutti gli ammalati di Alzheimer.

*

La collina degli ulivi

Ecco radiosa l'ora meridiana.
Mi sfiora assorta l'estate sul lago
dal profumo di lavanda
nel sorriso in fiore del gelsomino.
Torna il ricordo di un'estate in Toscana
dai colori sereni e vivi.

Ed il pensiero vola lontano nel frullo d'ali di rondine
ad un borgo arroccato sull'Appennino,
ad una strada di cipressi,
ai miei passi nel sole lungo la salita
nei pressi di una pieve di campagna affacciata al belvedere
verso la collina degli ulivi.

a L.

*

E allora

E allora quando giungerà la notte
dei tristi pensieri
chiuderò gli occhi, amore,
e tornerò al tuo fianco con i passi di ieri.

Le campane a festa dai lieti rintocchi
l'estasi della ginestra in fiore
una via di campagna ombreggiata dagli ulivi
il sole del tuo sorriso lungo i miei amati sentieri.

*

Paesaggio d’estate

Filari di ulivi
che digradano da colline
baciate dal sole.

Una strada di terra battuta
fiancheggiata da cipressi
verso un'antica chiesa di campagna.

L'occhieggiare di un papavero
e sullo sfondo
il tremulo saluto dei girasoli al vento.

Immagini di un'estate felice
quando l'anima in silenzio
abbraccia il ricordo
e s'illumina serena libera dal tormento.

*

Upupa

Chissà verso quali mete
dispieghi ora il tuo volo
buffa upupa
dal piumaggio vivace e scarmigliato
tra il ricamo dei rami
in un ordito di ombre e sole
nel giorno di quiete dal mattino ridestato.

Chissà se torni ancora al vecchio nido
o se attendi in cuore
qualcuno lontano che ami.
E il tuo sgargiante volare
sullo sfondo radioso dei monti del Casentino
mi resta fra i pensieri
nella dolcezza del mattino
tra i verdi sentieri.

*

Voci del Casentino

Campane a festa
che si rincorrono con voce di giubilo a distesa
nell'aria tersa del primo mattino.
La Verna saluta il nuovo giorno
mentre con passo di rugiada va sereno il pellegrino.

Nel cuore il ritorno alle foreste secolari
dove faggi ed abeti svettanti sfiorano l'azzurro.
E quando il ricordo diviene dolce sussurro,
non rimpianto,
si compone nella quiete il canto d'armonia del Casentino.

*

Serale sul lago

Dove saranno finiti luce e colori?
Forse nella valigia smarrita dei sogni
dimenticata
alla stazione di frontiera
ora che, deserto il varco,
si addensano ombre tremule
e silenziosa con la pioggia
in solitudine giunge la sera.

*

Stagioni

Colsi il frutto avvelenato
in gioventù dell'illusione.
Fu mendace, amaro ed umiliante
e mi recò soltanto desolazione.

Liberata
mi fermai poi alla fonte della quiete
in solitudine
e del desiderio di ritrovar me stessa
calmai la sete.

Nell'autunno della mia vita
consapevole
bevvi dal calice dell'armonia
e infine
nel tuo sorriso conobbi l'amore....

Insieme
compagni di viaggio
intessiamo di felicità
le nuove rotte
per anni,stagioni ed ore.


a L.

*

Nel segno del Tau

Dalla balaustra solitaria del Monte Penna
s'affaccia la Verna serena
nella nuda roccia
e tra la rugiada della sera,
goccia dopo goccia,
del mio cuore ascolta la pena.

E vola il pensiero a Te,
Francesco,
umile frate di Dio.

E mai come ora, in silenzio,
nell'abbraccio della grazia
sento il Tuo Spirito
così vicino al mio.

*

Luce meridiana

Irresistibile carezza di un sogno
mi giunge nel trionfo dei colori della campagna
presso un antico convento
nel barbaglio estivo di luce meridiana.

Un refolo di vento mi accompagna
e con dolcezza lambisce i pensieri
rimasti all'ombra tremula di nostalgia
tra i filari di ulivi
in un canto allegro di cicale.

Torna struggente al cuore
nella sinfonia del mio silenzio
il sorriso agreste senza pari
della Terra di Toscana.

*

Sipario

Un teatro dimenticato
con le scene nella polvere
e luci spente
in abbandono.

Un teatro in rovina
dove grevi si addensano
cupe ombre del passato
e dove penzola vuota una cornice.

Un teatro dolente
dove torno io soltanto
mesta spettatrice
nella notte d'inquietudine
come in un'opera di Ibsen
mentre annientata e tragica

ora che il sipario inesorabile sta calando

sulla scena sei rimasta tu intanto,
mamma,
a recitare tuo malgrado
vinta
l'ultimo atto del dramma.

*

Un cuore di vetro

Un cuore di vetro finito in frantumi
che tuttora ti pensa
quando l'estate effonde
del tiglio in fiore e della ginestra solitaria
i delicati profumi.

Un cuore di vetro infranto
che oltre la tempesta sa amare ancora
quando guardo indietro
e rivedo struggente il tuo sorriso di allora
nella nostalgia in crescendo
come un treno già passato...

E in lirico assolo,
lo sai quanto ti ho amato,
da una lacrima di ricordo albeggia il giorno
e con l'aurora nasce il canto.


In memoria di mio padre.

*

Festa d’estate

Festa di papaveri
in campo ondeggiante al vento
sfiorato dal volo gioioso delle allodole.
Un concerto serale di grilli
ed il sorriso d'oro del girasole.

Il silenzio degli ulivi su colline d'argento
e l'ombroso incanto
delle mura di un convento costellato di viole...
La bellezza abbagliante della campagna toscana.
Trionfo agreste della mia estate che canta nel sole.

*

Appennino Toscano

Incantò musicisti, pittori e poeti
e nel fior tra quelli,
commosso da tanta bellezza,
ricordo il grande Cardarelli.

Immortalò nei mirabili versi a Gavinana
la sublime armonia
che solo ai Poeti è dato cogliere
nella pioggia o nella voce di campane
per la via.

I borghi antichi incastonati come gemme
nel paesaggio ridente e verde
ove il cuore trova la sua contrada
con vivo stupore
e mai vi si perde.

Nell'aria il profumo di un'altra età
la fragranza dei ricordi
nell'ardere di legna bruciata
la voce di un perduto amore
m'attendono al casale
nella soavità senza tempo della serata.

E se per i sentieri con la gioia pura
della pioggia allegra che bagna
il passo procede agile e vola via lontano
nessuna meraviglia
se la dolcezza m'è compagna...
in Terra d'Appennino Toscano.







*

Pianto di rugiada

Splende il sole di luglio
radioso e buono sui binari
fra i radi papaveri
assopiti alla calura
destati dal trillo lontano della campanella.

Ancora estate
ma non è più quella
senza la carezza paterna
dei tuoi occhi cari,
luce premurosa di stella.

E verso il Monte Lema
si snodano verdi e rigenerati i sentieri.
Nel pianto di rugiada
l'alba mi sussurra
di quel tempo perduto
quando tu, padre, c'eri.


*

Il volo delle rondini a sera

Il volo delle rondini a sera
lambisce solitudini
a rammentare al cuore
un'estate perduta
in altra contrada com'era.

La voce delle ombre a sera
ha il sapore dei ricordi
di un canto d'infanzia per la via,
la grazia di un'antica preghiera.
Il colore segreto della mia nostalgia.

*

L’abbraccio del ritorno

Ritroverò il sorriso agreste delle colline
e l'abbraccio del ritorno
ad un'amata contrada.

Nell'armonia romanica delle pievi
ogni via in carezza d'ombra
mi chiama
verso una perduta dimora.

Nel sole che abbaglia
splende di rugiada notturna il lillà.
Lo stormire degli ulivi
voce del mattino
reca soave brezza.

Con passo fanciullo si va
leggeri nell'anima
ed il cuore sogna ancora
libero
dalla notte della tristezza.

*

La Verna

Un luogo di serenità per lo spirito
dove si veste di stupore
e di sublime bellezza
il silenzio dolce del mattino.

Lungo il cammino di San Francesco
sui sentieri all'ombra dei faggi
e degli abeti secolari del Monte.

La Verna,
gemma di luce e di grazia
nel diadema dell'Appennino.
Armonia senza tempo del Casentino.

*

Lontano

La nostalgia ha ali di gabbiano
quando in solitudine si fa sera.
Il cuore incontra il ricordo
e vola via in un empito
lontano.

*

Appennino

L'oro della ginestra in fiore
nel canto di grazia del mattino.
Un sentiero che s'inoltra armonioso nel verde.

Sento la dolcezza struggente del ricordo
nella festa del ritorno.
L'abbraccio paterno del mio Appennino.

*

S’intrecciano le storie sui binari

S'intrecciano le storie
in un ordito di binari
alla stazione di Milano Centrale

in un giorno d'estate
col sole che abbaglia
tra colori chiari
in una frenesia irreale.

S'incrociano destini muti
e si sfiorano solitudini gemelle
nello sguardo assorto dei viaggiatori.

Passano inesorabili i minuti
nella città che non si ferma mai
e migliaia di vite lungo le scalinate
corrono anonime là fuori.

*

Ti racconterò

Ti racconterò di questa ottava primavera
nell'ora in cui volano i pensieri
e una rondine alla finestra
mi ricorda lontani sentieri.

Ti racconterò delle tue amate colline
per la Pasqua vestite in fiore a festa
quando nell'anima soltanto la malinconia resta.

Ti racconterò della stazione
come si è ammodernata
con lucenti binari.
Lampeggia rosso un segnale
e nel sorriso dei tuoi occhi cari
una solitudine abissale
mi rivela che solo la nostalgia di te non è cambiata.

Ti racconterò di quanto mi manchi
mentre fa capolino l'alba
e al nuovo giorno volgo
desolate mani
speranze infrante ed i miei occhi stanchi.


In memoria di mio padre,
otto anni dopo.

*

Tornerà la sera


Tornerà la rondine a fendere l'azzurro
intrecciando lieta il volo
nelle ali dispiegate di un nuovo sogno
in sereno assolo.

Tornerà ad ombreggiare di nostalgia
in fiore il biancospino
e di rugiada bagnerò i miei passi
nella dolcezza del mattino.

Tornerà poi nella quiete della valle
il respiro così caro della sera
e nel rintocco lontano di una campana
per me soltanto
i ricordi sbocceranno come la primavera.

*

Il pettirosso

Amico pettirosso
che tra i cari ulivi
al mio davanzale ogni pomeriggio vieni.
Mi guardi attento
con i tuoi occhi scuri
e la mia solitudine non temi.

Piccola creatura dal vermiglio petto
che delle ansie del domani non ti curi
ti osservo quieto e sereno
mentre il volgere del giorno attendi con coraggio
nel freddo crudele dell'ultimo scampolo d'inverno
ed il tuo restare nel fiore del mio silenzio
mi è conforto, auspicio e diletto.


Ai miei piccoli e straordinari Amici
con la coda, soffici e lunghe orecchie, morbide zampe
oppure con le piume e le penne.

*

Firenze nella pioggia di primavera

Silenziosa e senza fretta
scende la pioggia
che gentile m'accarezza.

Mi porta alla mente una memoria diletta
mentre il cielo plumbeo s'addensa sul lago
ed attenua della giornata la tristezza.

Ben altro lignaggio, superbo panorama
quella lontana primavera
una mattina insieme tra le colline
verso la scalinata di San Miniato
lucente nella pioggia.

Fra gocce d'argento
Firenze fiera signora splendeva
in una bellezza senza eguali
sul Lungarno e lungo i viali
nella sua armonia secolare.

In un attimo il ricordo sorride
e rivedo quel luogo incantato
brillare nella luce del rimpianto
dove il cuore mio con nostalgia
non smette in un empito
accanto a te di tornare.

a L.

*

Rinascita

Solo il canto di una sorgente
accompagna i miei passi nel bosco.
Tra i sentieri respiro quiete
seguendo le nuvole al vespro
dipinte di palpitante rossore.

Il fischio del pettirosso
sereno infonde pace.
Un tappeto di primule e viole
mi porta al crinale
nel sole della sera ormai radente.

Dolcezza di una nuova stagione.
Il vento mi reca
delle colline toscane la fragranza
e la tenerezza in bocciolo delle tue parole.

Tra le carezze dell'anemone
mi sfiora un raggio di speranza
e nei colori della gioia
il tuo sorriso splendente.


a L.

*

Nel silenzio della sera

La solitudine ha il profumo di viola
nel silenzio della sera
mentre la pioggia scende piano.

Il foglio con niveo candore
accoglie le confidenze della mia mano
di un tempo che era
mitigando le ore amare dell'assenza

nell'eco di passi cari al cuore
e l'ombra del rimpianto
mi ricorda la dolcezza
di una lontana primavera.

*

Notturno di donna

E' fermo l'orologio dei ricordi sulla mezzanotte
e la tenebra s'infittisce
in una notte che ha esteso i confini al giorno
nella novena dolente di centomila solitudini
frementi come falene
che anelano ad una luce che non farà ritorno.

Non albeggia
e non accenna ad imbiancare il cielo
quando la memoria è crudele scheggia
e davanti agli occhi
la nostalgia pone un velo di lacrime
che lo sguardo annebbia.

Non passa quest'attesa
quando brancolo nel labirinto d'inquietudine
e mi ritrovo con l'anima al domani sospesa.
Mentre aspetto nella notte
sul binario un treno che non arriva
o quando osservo le rovine a me dintorno
con le mani ferite ed il cuore di vetro.



-Senza la mia solitudine, forse, mi sentirei ancor più sola-
Emily Dickinson

*

Il vento del mattino

Il vento del mattino
ha bussato alla mia finestra.
Mi ha portato il saluto d'oro della ginestra
l'abbraccio struggente e lontano del mio Appennino.

Il vento nell'ora più fragile e sola
mi ha recato sgargiante un sorriso fiorentino
per l'anima mia che da te vola
all'ombra in fiore del biancospino.

Il vento premuroso e paterno
mi ha recato il commiato d'inverno,
nuove speranze nella primavera di domani,
un sogno ancora che veglia,
la dolcezza fragrante d'amore delle tue mani.


a L.

*

Mattino di grazia

Candida, fitta, soffice e lieve
danzando dal cielo
si posa la neve.

Ed il paesaggio ben presto ammantato
si rischiara nell'incanto di un marzo
di stupore imbiancato.

Sbuffa allegro anche un camino
dall'esuberante pennacchio.
Per la strada sotto la coltre addormentata
s'affretta gioioso lo scolaro nel primo mattino.

Volteggia la neve con spensieratezza fanciulla
e le distanze ed il dolore
in un mattino di grazia
senza l'ombra della tristezza
nel bianco abbraccio annulla.

*

Scende la neve

Scende la neve
nel bosco dove sei addormentata.
Si posa in pietosa carezza pian piano
sulla tristezza d'alabastro della tua mano
arresa
nell'angolo di muto dolore
dove sei relagata.

Torna la neve e volteggia desolata
ricamando mesta
il silenzio smarrito delle ore.
Ultimo movimento della sinfonia
che solitario sente in una lacrima segreta il cuore
commiato senza parole per una fine già segnata.


A mia madre.

*

Colline fiorentine

Tornerò al tuo fianco
per radiose vie.
Nel mattino di primavera
salutato dal ciliegio vestito di bianco
rideranno le colline dintorno a Firenze
e le tue mani stringeranno le mie.

Soltanto una campana
lieta ci chiamerà per la valle
ombreggiata di ulivi
per una nuova stagione
sbocciata a festa
nel superbo scenario della campagna Toscana.

Quando il vivere quotidiano diviene
una notte in trincea senza fine
soltanto un sogno nell'anima albeggiando resta.
E i ricordi di noi tra la nostalgia
li tengo stretti con un abbraccio al cuore
per mitigare in solitudine
la mia tristezza dall'assordante fragore.


a Lorenzo

*

Memoria

Di un dolore vissuto
e di un amore lontano
perduto
come un sogno tra le pagine del tempo
o un raggio di sole nella foschia d'autunno
sia fatta memoria.

Quando il cuore
in solitudine torna bambino
e nell'abbraccio del ricordo
si riconcilia sereno con la sua storia.


A Lorenzo.

*

Preghiera

E allora forse troverò la salvezza
quando la mia bocca riarsa
dal gelo dell’amarezza
e dallo sconcerto
davanti all’urlo soffocato di una fine da anni annunciata
mormorerà una preghiera.

E allora, madre,
piangerò l’ultima lacrima per te
nella dolcezza solitaria di primavera.

Tu non sarai più alla croce del dolore sospesa
bocciolo di rosa che non ha voce
oltre il filo spinato della resa
tornerai onda d’argento
verso la deriva
Libera.

*

Vento di primavera

C'è un germoglio di vita nuova dall'indaco dei monti
al riverbero di onde nell'aria questa sera.
Sento un canto di rinascita,
il bocciolo sereno della primavera.

E il vento mi recherà domani il profumo delle viole.
Primule di speranza, petali di ricordi, anemoni ed emozioni.
Amore senza tempo in una sorgente pura di parole...
La carezza delle tue mani.


a L.

*

L’angelo del silenzio

L'angelo del silenzio ti veglia accanto,
il viso triste e premuroso in una lacrima sincera
ora che attraversi questa lunga notte
che non conosce l'aurora
in un angolo solitario di dolore.

L'angelo dell'ultimo cammino
è tuo compagno di viaggio nel gelo della sera
e veglia il tuo sonno
in ore senza speranza sospese alla goccia di una flebo
nella muta angoscia di una bianca stanza.

Adesso che per te non resta che l'estremo, disperato coraggio
di dispiegare la naufraga vela
e non ha più conforto di luce
né carezza di colore
nemmeno il respiro del mattino.


A mia madre.

*

Il calicanto

In una pioggia d'oro il calicanto
solitario all'imbrunire
ascolta la mia malinconia
nel silenzio d' inverno.

Carezza di nostalgia
il tenue suo profumo
s' effonde nella sera
e consola il mio segreto pianto.

a L.

*

Ed è memoria

Nel respiro del vento
un ricordo vola via
alla tremula luce
per rammentarmi un tempo
che ora è soltanto nostalgia.

Anche la solitudine ha la sua voce
ed un segreto canto
che resta oltre la notte di un sogno infranto
nella lacrima nascosta che ciascuno serba in cuore
in un' ombra di rimpianto
con l' amarezza della propria storia.

Quando un altro inverno
torna alla mia finestra
e la tramontana bussa ai vetri...
ed è memoria.

a L.

*

Il colore della mia sera

La mia sera ha il colore
di ciò che ho amato e perduto.
Tinte di nostalgia
tratto solitario
luce di malinconia.

Una poesia scritta nel vento
un canto muto
un sorriso dal binario
per te che mi crescesti come la rosa sospirata del tuo giardino
lungo una vita con amore paterno.

Per te che mi albeggi nella memoria
e non posso dimenticare
ora che sei soltanto ombra palpitante di rimpianto.
Ed il cuore nell'inverno, padre,
tra gemme di segreto pianto
ha il coraggio struggente di ricordare.

A mio padre.

*

Epifania d’un tempo che fu

Epifania d' un tempo perduto
che non torna più.
Melodia malinconica nell'anima mia
che conosci soltanto tu.

Le fiabe narrate nella sera
alla fiamma ardente del camino,
la dolcezza dei ricordi
nella notte di neve che imbiancava leggera
un borgo sull' Appennino.

Il rocciolo* della nonna
fragrante di casa ad imbiondire nel forno,
un trenino lucente di latta
per un viaggio incantato senza ritorno...
Quel che resta del mio sogno bambino.

Il tuo sorriso caro,
la tua voce era musica nel mattino,
e quell' abbraccio che più mi manca....
Alla lanterna della nostalgia
nel mio cuore ti ho ancora vicino.


Nota:
A mio padre.
*Il rocciolo è il ciambellone tradizionale umbro.





*

Nella notte bianca

Nella notte bianca
deserta la stazione
attende un altro giorno
nel manto di brina.

Leggero come un sogno
arriva il treno sul binario.
Accompagna nella dolcezza di un ricordo
il mio pensiero solitario.

Dimmi come mai
i tuoi passi li sento ancora nel cuore
tornare al mio rimpianto
dopo tanti anni che sei andato via.

Giunge un' alba di ghiaccio
nel miraggio di un sorriso perduto
e dipingo nuovi giorni,
padre,
con i colori ardenti della mia nostalgia.


A mio padre.

*

Natale d’ altri tempi nel Mugello

Era una luce vera
a rischiarare il sentiero
nell' arrossire invernale dell' agrifoglio.

E' la nostalgia
che consola il silenzio solitario della sera
e verga con l'inchiostro della memoria
il candore di un foglio.

Non c'era l' eccesso di oggi ad offendere gli occhi.
Solo la voce delle campane a distesa
la mattina di Natale
a colmare di grazia il cuore
con soavi rintocchi.

E ci si trovava tutti
per la messa nella pieve
uniti in preghiera umile
e pura come un fiocco di neve.

Per i bambini
minuti nel tanto bisogno
una manciata di caldarroste
e un pezzetto di panforte erano un sogno.

Ma si respirava la gioia
e la tavola con poco imbandita
sembrava un convivio di speranza
per la famiglia in pace riunita.

Mentre scoppietta il ciocco nel camino
ho ricordato col cuore fanciullo di allora
un sogno struggente e bello...
Com' era dolce nella carezza della neve
la mia Barberino di Mugello.

a Lorenzo

*

Sera di Natale

Sfreccia solo nel ricordo
la slitta di un sogno sulla neve
nell' aria cristallina.

Torna soltanto alla memoria
sulle note di una nenia natalizia
quella perduta meraviglia bambina.

Tra le vie deserte e solitarie
Luino s'accende
nel gelo intermittente di luce artificiale.
E nel cuore resta
la tristezza sovrana della sera di Natale.

*

Macramè


Canzone bambina
mentre scende la neve.
Purezza d'un tempo
che serbo in me.

Melodia in un sussurro
nell' alba cristallina
che torna alla mente
senza un perchè.

Un ricordo nell'anima
con un sorriso s'è affacciato
e leggero tra i fiocchi
mi parla di te.

Nostalgia segreta
che ricama in silenzio
un ordito di rimpianto
macramè.

Poesia d'amore
che in solitudine
lungo i binari
lontano
mi porta da te.

Speranza mia lieve
sulle ali del vento
nel giardino del cuore
dove Tu sei
e resterai per sempre il mio re.

a L.

*

Il fiore della solitudine

Alle prime luci della mattina
un filo di fumo volteggia nel cielo.
Ricama il fiore della solitudine
sul paesaggio addormentato
lucente di brina.

Vorrei andarmene lontano
nell'aria di neve
con il cuore leggero
il passo di primavera
e lo sguardo sognante di una bambina.

a L.

*

Ricordi a sera

Sono ricordi che rischiarano il cuore
i paesi del lago
che s'accendono a sera
e dall'opposta riva
splendono in tremula luce.

Quando rivedo la mia vita
lontana nel riflesso della memoria
allo specchio di solitudine
e la nostalgia
di un autunno radioso fra le colline di Toscana
struggente riprende voce.


a L.

*

All’orizzonte di pensieri

E penso a te nella tenerezza del tramonto
durante un intermezzo di silente memoria
quando la nostalgia presenta il conto
a chi viaggia lungo i binari
con la solitudine della sua storia.

E a sera mi rifugio
fra i ricordi d'autunno in dolce melodia.
Tu mi sorridi dalle colline dintorno
e in un palpito sono con te nel Chianti
fra poderi, ulivi e vigneti in sublime armonia.

E allora volo via dal gelo esule dei miei istanti
all'orizzonte di pensieri oltre l'inverno quotidiano
ti trovo ad aspettarmi fra le ombre dei sentieri
e insieme andiamo col passo lieve di ragazzi
senza rimpianti tenendoci per mano.

a L.

*

L’ ora

Accompagna i pensieri
nell'andare lungo il viale
alla luce di una consapevolezza amara.

Scende nell'anima
con la lacrima nascosta
di una memoria viva e chiara.

Arriva nel rintocco del vespro
fra i passi silenti della sera d'inverno
l'ora a me più vicina e cara.

*

Medea

Erano bastioni inaccessibili
di una fortezza avvolta nella nebbia,
i tuoi occhi frenetici
dal gelo artico.

Una fiamma di furore
infera vi divampava
e ne tramutava in brace
persino il colore.

Sono miti fiordalisi
in un campo all'imbrunire
i tuoi occhi ora
che mi sussurrano di un dolore antico
mentre si compie del Golgota l'ultima salita.

E dalla balaustra senza speranza del tuo sguardo,
madre,
rivedo desolata la bambina prigioniera di allora,
Medea che non sapeva amare
ed il filo spinato di una vita.

*

Compagne di viaggio

Era una contrada dolce nel mio sogno
dove mi trovai quasi per magia.
Mille colori d'autunno
tingevano le colline
in stupenda armonia.

Era un paese sull'Appennino
ed accogliente la piazza
si apriva allo sguardo
con la torre civica e la loggia
in simbiosi antica.

Mi ritrovai nel centro
con passo bambino.
Era un sogno sì,
ma tutto sembrava reale e vicino.

Mi vennero incontro quattro donne.
La prima dallo sguardo brillante mi disse sorridendo:
“Finalmente sei tornata...Sono l'ironia”.

Si avvicinò mesta la seconda,
una lacrima negli occhi le brillava:
“ Eccomi a te.... Non mi riconosci? Sono la nostalgia”.

Incedeva con passo pensoso
la terza figura femminile.
Negli occhi una nube d'inquietudine.
Mi si fermò dinnanzi:
“Tu mi conosci a fondo come l'anima gemella.... Sono la solitudine”.

Era soave l'aria, un accenno di primavera.
La piazza dal fervido viavai
si era fatta deserta a sera.
Attesi a lungo
nel gioco d'ombre.
Mi venne vicino l'ultima donna
dallo sguardo profondo nei colori del mare:
“Ti cercavo.... E come immaginavo t'ho trovata....
Vieni con me: sono la malinconia”.

Mi svegliai alle prime luci dell'alba.
Il sogno era dileguato,
ma nella realtà qualcosa m'aveva lasciato.
Lungo il mio esistere quotidiano
incontrai diverse amiche:
l'ironia, la solitudine e la nostalgia.

Ma la compagna ideale
che m'ha seguito come un'ombra
nel viaggio di tutta una vita
è stata soltanto lei: la malinconia.




*

Null’altro

Sono protesi al tramonto della nostalgia
e al vento del rimpianto
i miei ricordi
in campi sconfinati di solitudine
ora che la sera si avvicina
sulle note di una memoria struggente e cara.

E resto in silenzio a decifrare il canto
nella stagione amara
mentre l'autunno dal malinconico rossore
dilegua nell'inverno del disincanto
in giorni di cenere e vacue ore...
Null'altro avrò nella vita
oltre la messe del dolore.

*

Firenze, verso le Porte Sante

Sembrava un acquerello Firenze
vista da San Miniato
con Santa Maria del Fiore che si stagliava in lontananza,
il lungarno e la bellezza francescana di Santa Croce.

Ora che ritrovo nel mio cuore
quelle immagini di luce
nell'ombra esule di una stanza
e la nostalgia possente riprende voce.

Sobria la scalinata di San Miniato
splendeva nella pioggia d'autunno un mattino
portandoci al sagrato della chiesa.
Era lo stupore magico
e l'incanto di un sogno fiorentino
in un giorno perfetto senza resa.

Di piogge a San Miniato al Monte ne ho viste
e nel cuore con dolcezza
in gocce di ricordi le ho serbate tutte quante,
come la sublime armonia del silenzio
e la carezza del vento fra i cipressi
nell'ascesa verso le Porte Sante.

*

Memorie di una donna

Dove ho dimenticato il sorriso della ragazza che ero?
Nel silenzio dell'anima, ogni tanto,
lo ritrovo ancora
quando torno in solitudine al vecchio sentiero.

Dove ho perduto i colori d'autunno?
Li ho stemperati nelle emozioni
quando dolce giungeva la sera fiorentina all'ombra dei cipressi
o forse nell'ondulare di luce lungo le colline del Chianti.

Dove ho lasciato in una lacrima il cuore lacerato?
Fra sogni smarriti alla stazione di frontiera
e che soltanto Tu hai compreso ed amato
oltre le maschere, gli specchi e gli inganni
di una vita tra millantatori, comparse e figuranti.

a L.

*

E un ricordo vola via

Vela in solitudine sul lago
navigo prima che per me cali la notte.
E un ricordo vola via sulle ali del vento
al valico della sera nel turbinio di foglie d'autunno.
Nostalgia d'un altro tempo che non mi lascia scampo
memoria di chi mi ha amata e non ho più accanto
eco perduta dei passi di una giovane donna
nei giorni che m'illuminavano ed illudevano in un lampo.

*

Il sapore segreto della nostalgia

Cos'è questa malinconia
che avverto viva al cuore
e mi chiama nella sera con dolce malìa
col canto irresistibile di sirena
fra ricordi e sguardi perduti che tornano
oltre il silenzio gremito di ombre delle ore.

Cos'è questa solitudine amica
che mi prende per mano
scendendo nell'anima mia
fitta come neve e gentile m'accarezza.
La tristezza ha gli occhi di mia madre,
il rimpianto il sorriso di mio padre...
Il sapore segreto della nostalgia.

*

Non ho più pianto

Non ho più pianto
e sono passati molti anni
da quando salpasti precocemente le ancore
da una vita prodiga d'inganni
in quell'alba di sconcerto
nella pioggia gelida di un lontano maggio.

Non ho più pianto
e contro il fortunale
con la mia vela
in solitaria ho navigato
con la tenacia e la mitezza che da te ho ereditato
in silenzio e con coraggio.

Non ho più pianto da allora
anche quando una fitta al cuore
mi ricorda a sera quanto mi manchi
e verso una notte di pensieri e nostalgia
volgo i miei occhi stanchi.

Non ho più pianto nel deserto che mi trovo attorno
quando all'oasi della memoria mi ristoro
e l'aurora mi accarezza l'anima
in una sorgente pura di ricordi
dove tu mi attendi, padre mio,
e con te nella luce del tuo sorriso
torna la speranza di un nuovo giorno.



*

Fragranza d’autunno

E' il mormorio d'onda al vespro
nell'abbraccio di commiato
del giorno alla scogliera.
Ed il battello sul lago in traversata
verso l'opposta riva e la frontiera.

E' il pianto della rugiada
in una carezza di ricordi
nel convegno malinconico d'ombre
che tornano a cercarmi
nella solitudine della sera.

E' la fragranza indimentiabile d'autunno
nello stormire di foglie esuli al vento
e l'ocra del faggio
a ricordarmi
in un palpito struggente di nostalgia
la dolcezza del tuo sorriso, papà caro, com'era.


A mio padre.

*

Affresco umbro

Vieni con me
in un abbraccio di colline
che nel sorriso d'autunno ci daranno il benvenuto
in un affresco umbro di querce rosse e gialle.

Sarà Sant'Emiliano che svetta dalla sommità del borgo amato
a donarci il primo saluto
e poi le campane a distesa nella valle
a narrarci di un tempo ritrovato.

La sera ci accoglierà soave al casale.
Guarderemo dal belvedere le colline dintorno
accendersi di calde luci nei borghi in lontananza
seduti alla vecchia loggia.

Insieme s'acquieterà la solitudine
e dolce il ritorno
diventerà musica del cuore
nella carezza agreste della pioggia.

*

Quel che resta del mio cuore

Li sento sincroni al mio andare
quei lontani passi sul viale
mentre i ricordi
suonano nell'anima in struggente sinfonia
e mi narrano d'un tempo volato via
nel presente dal disincanto abissale.

Li rivedo in un baleno di poesia
quegli occhi miti e malinconici
specchio dei miei
nel sole di settembre
che indora le onde del lago...
E ancora quel perduto abbraccio vorrei.

Lo ritrovo in un palpito di rimpianto
quello sguardo paterno d'amore
che nel gelo della solitudine
accende nei colori brucianti d'autunno e di nostalgia
quel che resta del mio cuore.


A mio padre

*

Oltre frontiera

Parole sparse
nella solitudine della notte
nuda e indifesa
come il palmo della mia mano.
Un cuscino di stelle
e sogni interrotti
fra ricordi che bruciano
più dei rimpianti a sera.
Giunge l'alba
per chi veglia da una vita
ma il giorno è un miraggio lontano
per noi legionari oltre frontiera.

*

Nel bacio della sera

Un manto di rugiada
ricopre i campi
ed il silenzio prima che la notte cada
accarezza i pensieri.

Un filo di malinconia
nella foschia tra i boschi
accompagna i miei passi
lungo la solitudine dei sentieri.

Una distesa di nostalgia
s'apre al mio sguardo
verso la radura oltre il fiume
nel respiro di attimi
in una manciata di ricordi
e sulle note di una sinfonia
cerco, amore, nel bacio della sera
i tuoi occhi sinceri.

*

Madre

Vorrei cogliere per te l'ultima rosa
mentre ti sfiora appena settembre
e pregare per una pace che al varco attende
dove ogni angoscia si placa e riposa.

Vorrei che mi ascoltassi
mentre ti parlo con le parole del cuore
ma il tuo sguardo azzurro s'è perso
spegnendosi giorno dopo giorno nella tenebra del dolore.

Vorrei tenderti la mano e portarti al di là di queste mura
oltre la fortezza inespugnabile della malattia
in un tempo lontano
che dilegua nell'autunno di nebbia e nostalgia.

Vorrei risvegliarti dall'infero regno
col canto struggente di Orfeo per Euridice
e vederti sorridere, madre,
in un mattino di luce
finalmente libera e felice.


A mia madre.

*

Autunno

S'accende di colore vivo e appassionato settembre
nel giallo delle chiome, nel rosso bruno dei boschi,
nel viola velato di malinconia dei monti.

Ecco l'autunno che pronuncia con dolcezza il mio nome
e già m'avvolge nel suo abbraccio
mentre mi vesto della luce di un altro giorno.

Lo sai, amore, attendo ogni istante il tuo ritorno.
Il fischio del treno che m'annunci un mattino di grazia,
un nuovo sogno,
il respiro delle aurore, il fulgore di radiosi orizzonti.

a L.

*

Pioggia di nostalgia

Se potessi abbracciarti lungo un binario
nell'allegro viavai di Santa Maria Novella
coglierei petali di luce nel mio vivere solitario.

Se potessi tornare al tuo fianco nel cuore dell'Appennino
sui sentieri del papavero e della genzianella
di speranza e gioia brillerebbe il mattino.

Se potessi annullare in un gioco di parole la distanza
primavera nell'oro in fiore di ginestra
illuminerebbe l'ombra della mia stanza.

Se potessi incontrare la dolcezza del tuo sguardo autunnale
la tristezza del lago quando piove
e questa vita di piombo non mi farebbero così male.

a L.

*

Melodia di un amore perduto

Armonia di un tempo andato
che torna alla memoria
e abbraccia il silenzio della notte blu.

Canzone triste che m'accompagna
nell' intreccio dei binari
mentre sento quanto mi manchi tu.

Melodia di un amore perduto
che resta vivo nel cuore in gocce di ricordi
e non si dimentica più.

In memoria di mio padre.

*

Un autunno d’oro

Torna
nel canto struggente delle rondini a sera
il ricordo di un autunno d'oro.

Un biondo cucciolo al mio fianco
sul sentiero dell'acero,
Firenze vista dalle colline
che splendeva in lontananza
nella fragranza d'ottobre
ed il tuo sorriso su di me,
sole senza inganni,
premuroso e sincero.

Fermo immagine d'un Amore vero.


a L.

*

Ti penso

Ti penso quando il vento della sera
ricama il lago d'argento
e la nostalgia si frange fra i ricordi
nell'estenuarsi delle onde sulla scogliera.

Ti penso nella luce del mattino
quando il Monte Lema s'illumina del primo sole.
Sei con me in un bocciolo di ore
e accarezzi il mio silenzio
a distanza nell'incanto fiorentino.

Ti penso quando il grido delle rondini
è voce delle nostre solitudini.
Nel cuore albeggia il tuo sorriso
e con te torna l'estate.

Ti penso dall'ombra che mi avvince
e da lontano si tendono la mano
specchiandosi gemelle
la tua e la mia malinconia.

Ti penso
quando a notte volgono i miei giorni
senza di te esuli e stanchi....
Quanto mi manchi.

a L.

*

Pioggia

Scende continua la pioggia e non s'arresta.
Nemmeno una tregua
e l'anima smarrita nello sconcerto resta.

Percuote inarrestabile i ricordi cancellando l'estate
per il viale silenzioso
nella solitudine e malinconia di tante giornate.

Cala fitta la pioggia in fondo al cuore
quando si varca desolati il sentiero
dove anche la speranza perde luce, prospettiva e colore.

Nota:
Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il folgorato scoscendere d'una vita, più greve ogni giorno, immediato.
Da: La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda.

*

Stazione di sera

Vedessi com'è silenziosa e malinconica
ora la stazione quando volge la sera
ed il tempo dei ricordi mi chiama irresistibile
con voce d'omerica sirena.

Resta desolato in attesa
il giardinetto lungo la banchina
e mesto il pergolato
a narrare d'altre stagioni,
viaggi di un tempo andato,
dei sogni di una bambina.

Fischietta un ferroviere dai binari
nell'ora serale che sento più mia.
Vanno a ritroso le lancette della memoria,
quanta nostalgia...

Vedessi come resiste e si rinnova
la stazione che amavi tanto.
Osservo in solitudine il binario
ed un saluto lontano balena in un lampo.

Ed il tuo sorriso, papà caro,
in carezza indimenticabile
torna struggente ai miei occhi
bagnati di pianto.


In memoria di mio padre.

*

Nella notte del cuore

E' anche qui un giorno di festa
con la voce lontana delle campane
che si inseguono giù nella valle
a far eco ad un regno dimenticato
dove soltanto il dolore sovrano resta.

Vorrei regalarti un raggio di sole
mentre il tempo tiranno
ha ghermito la tua memoria
e le mie parole

mentre ti guardo, mamma,
nascondendo per te una lacrima
e una carezza
nella notte del cuore.

A mia madre.

*

Nel silenzio fiorito di viburni

Sorgerà ancora il sole sulle mie colline
nel respiro del vento
e l'autunno porterà luce e colore alla vallata.
L'inquietudine non incendierà più le mie notti
nel silenzio fiorito di viburni
quando la tempesta si sarà placata.

a L.

*

Ricordo

Vieni con me
sui sentieri di un tempo lontano
che torna a sussurrare al cuore
con la voce struggente di una rondine sola
nella sera di malinconia.

Vieni con me
dove gli ulivi abbracciano il silenzio
ed il vento accarezza i pensieri
all'ombra delle querce
ed ogni passo insieme diviene armonia.

Vieni con me.
Sarà dolce perdersi
nel dedalo pietroso dei vicoli della nostalgia
in un antico borgo dove la fontana
e rossi gerani alle terrazze baciate dal sole
accompagnano il nostro andare
mentre la tua mano, amore, stringe la mia.

a L.

*

Ricordi quell’estate?

Ricordi quell'estate
che ci accolse a braccia aperte
nel radioso incanto della Toscana
fra antichi borghi e assolate erte?

Ricordi a tarda sera
il volo della civetta fra gli uliveti
a stupire nella memoria l'anima sola
e a far sbocciare nella notte sogni quieti?

Ricordi quel bacio di saluto
- io non l'ho mai dimenticato-
lungo la scalinata del casale
dal sapore dolce e amaro
di un tempo amato e perduto
che nel cuore soltanto si è salvato.

a L.

*

Così caro al mio cuore

Parlami, poeta, della tua Toscana
assopita sotto il sole d'estate
in un frinire di cicale fra svettanti cipressi
lungo una strada bianca verso il mare
nel giorno d'abbagliante chiarore.

Narrami, poi, della bellezza suprema
di colline baciate dall'autunno
che si perdono all'orizzonte
soffuso di fiammeggiante rossore.

E quando verrà la sera,
in silenzio, non conteranno più le parole.
Nella serena quiete di un casale
al fuoco del camino mi prenderai per mano
e sarai luce, speranza,
il respiro di un sogno così caro al mio cuore.

a L.

*

Dolci colline d’Umbria

Le campane a distesa
fra le colline ombreggiate di contrade
nel bacio del sole
recano una gioia inattesa.

Immaginami felice
nella luce di un giorno senza resa
e senza rimpianto
fra le dolci colline d'Umbria.

Dove la notte
ha la voce malinconica dell'assiolo
ed il ricordo diventa canto
nella carezza del vento fra gli ulivi
quando un altro giorno se ne va
e la nostalgia verso l'amato borgo prende il volo.

*

Inquietudine

Inquieta come una notte di tempesta
che si ferma nel cuore
tra il silenzio smarrito di chi resta
e la ruggine dei binari
di una stazione dimenticata.
L'eco di sogni abbandonati.

*

Paese

Dolce una strada si snoda
fra verdi colline
dove gli ulivi si perdono
fino all'orizzonte.

La fragranza di legna bruciata
si confonde col vento.
Soave la sera scende in preghiera
lungo i filari di querce
che conducono al francescano convento.

Nell'aria il profumo di erbe selvatiche
e fiori di campo si effonde.
E in alto sul colle sorride il paese
nella nenia di nostalgie antiche.

Per quanto si vada lontano
e ovunque ci troviamo
nella neve o sotto il sole
sempre ci attende un paese...
Il paese che nel cuore portiamo.

*

Profumo d’estate

Profuma di colline ridenti sotto il sole
la mia estate
nell'abbraccio che si perde all'orizzonte
di mille ulivi al vento.

Ha l'incanto di un papavero
sbocciato nel silenzio dolce
intervallato dal frinire dei grilli
presso il muro di un convento.

E' un canto di pace
fragrante del pane appena sfornato
nell'agreste quiete di un casale
dove il cuore ritrova nella lacrima dei ricordi
struggente il tempo andato.

Profuma dell'essenza amara di cose perdute
la mia estate
nel bagliore a sera tremulo di nostalgia
d'ombre ormai mute....
Tutto ciò che ho amato.


Nota:
“E' tardi! E' l'ora!
Sì, ritorniamo
dove son quelli ch'amano ed amo”.
( L'ora di Barga, dai Canti di Castelvecchio, G. Pascoli).

*

L’ultimo atto

Una luce lontana nell'azzurro immemore
del tuo sguardo smarrito nel labirinto invisibile
riverbera una bellezza perduta
nella tenebra di questa stanza.

Mi sussurra piano il silenzio
ora che, fragile rosa senza speranza,
al filo spinato della resa
capitolata è la tua mano, mamma,
e spettatrice muta resto
mentre si trascina inesorabile
l'ultimo atto del dramma.

*

Festa di paese

Nuvole d'oro in un cielo turchese,
l'abbraccio verdeggiante delle colline.
Risuona la musica distante
in una festa di paese.

La tavola imbandita
al centro fiori di campo.
La balera gremita per un valzer,
la memoria s'accende in un lampo.

E la sera ha lo sguardo amaro della nostalgia
di un'estate svanita che non torna più.
Istantanea bambina di ciò che amavo,
dove sorridi tra i miei ricordi, papà caro, anche tu.

*

Il tempo d’un sogno

Il tempo d'un sogno
per ciò che desideriamo sia
puoi leggere nei miei occhi
quando il ricordo diviene intima sinfonia
e la sera arriva con struggenti rintocchi.

E' una selva in ombra l'anima mia
dove il sentiero s'apre per me soltanto
e a notte brilla per Te lontano
la stella della malinconia.

E' voce di violino
quella che mi porto dentro
assolo d'emozione
nel sorriso bambino.

E' il mare d'una lacrima segreta
che ho nello sguardo
quando il giorno s'acquieta
e in compagnia dei pensieri di rimpianto ardo.

E' un maniero solitario il mio cuore
su una vetta innevata
dove sventola per Te solo
lo stendardo della nostalgia...

E l'elegia prende il volo.

a L.

*

Come un treno nella notte

Lo senti anche tu
il canto che viene dai binari
e nel frinire dolce dei grilli
riporta il pensiero ad anni cari?

La senti anche tu
la voce del ricordo
che sale dal cuore in assolo
in intima preghiera
e si effonde
nella carezza struggente del vento a sera?

Lo senti anche tu
il profumo del glicine e della pioggia
che narra mille anni di solitudine
e di un abbraccio
perduto all'ombra dei lillà
nel sorriso bambino

lungo la linea ferroviaria che porta via lontano
nello sferragliare delle rotaie
la memoria e un'altra estate
dove ciò che si ama finisce
col volto della malinconia in una lacrima s'accomiata
e come un treno nella notte passa
e per sempre se ne va.

a Lorenzo

*

Il solitario dei destini incrociati

Nel solitario dei destini incrociati
tu sei il vento ed io l'onda.

Dopo la tenebra degli abissi
sei stato la luce del giorno,
il porto sicuro, l'abbraccio che salva
e per il mio cuore naufrago
lo stupore dell'approdo alla sponda.

E quando sei lontano
al sestante di solitudine
brancolo in cerca di te,
mia stella polare,
nella notte fonda.

a L.

*

Ti cerco

Ti cerco nel sorriso dell'estate
quando il sole abbaglia
il vuoto abissale
d'anonime giornate.

Ti cerco nel volo della rondine
nella luce senza pari di chiantigiane colline
e in un istante nel palio di colore
si colma di tenerezza la solitudine.

Ti cerco nel silenzio del mattino
quando ascolto soltanto il cuore
e nell'alba dei sogni esuli
torno al tuo fianco nell'incanto fiorentino.

Ti cerco nel respiro della sera
quando il mare dei ricordi
abbraccia la mia solitudine
come l'onda accarezza la scogliera.

a L.

*

Libertà

Nell'incognito mare navigo
da timoniere e capitano dell'anima mia
sul veliero misterioso della vita.

Solo la carezza del vento sul mio viso
mentre mi perdo all'orizzonte blu
nel mormorare delle vele
nell'abbraccio appassionato del mare.

Una donna sola a tracciare la rotta.
La meraviglia di sopravvivere,
la Libertà di ricominciare.



*

All’ombra del faggio

Eccomi, Amico mio, lungo il sentiero di rugiada
a visitare sulle orme della memoria
che non cede al nulla d'ogni giorno
all'ombra del faggio
il tuo riposo.

Brilla radioso il sole nel mattino d'oro dintorno
e tu sei con me
ovunque io vada.
S'inseguono in ceruleo ricamo le rondini
e tra i ricordi struggenti che tornano al cuore
tu voli prima di loro
nella selva che conosce il canto d'infinite solitudini.

E rivedo il tuo musetto biondo,
proteso in uno sguardo d'amore, dolcezza e dedizione,
profondo come il mare
e d'improvviso in una lacrima,
l'emozione annebbia la tua immagine,
mi ritrovo a naufragare.

Perchè dirupa il tempo che delude, muta e ci divide
ma nel cuore di chi ama non passa
la ferita bruciante del rimpianto che stride.

Così in un mattino come tanti
in questa festa di nostalgia
pensando a te, Amico caro,
brindo ai nostri migliori anni
trascorsi fianco a fianco,
oscurati da una sorte cinica e proterva
di una vita amara prodiga d'inganni
che soltanto mestizia e disincanto mi riserva.


A Fuchs,
splendido cane,
mio compagno di vita per quattordici anni
ed Amico per sempre.

*

Un sogno ancora

Resiste la mia vela
sola all'orizzonte
e alla tempesta
la chiglia tenace non vuole abdicare.

Affiderò all'alba di domani
un sogno ancora
prima che l'ultima onda nella notte
cancelli l'illusione dell'aurora.

E navigo così
in solitaria
portando nel silenzio del cuore
un dolore grande come il mare.

*

Alla deriva

Senti anche tu
il profumo del caprifoglio in fiore
nella notte di veglia
che in onde di tenerezza
ci passa accanto?

Dimmi come mai
fra le tue braccia, amore,
mi sento libera da tristezza e rimpianto
e una valle sconfinata si apre nel cuore
oltre l'abbandono desolato di una stanza.

Quando la memoria
investe l'anima con crudele barbaglio
ed un ricordo diventa dolore,
tesso i minuti che mi separano da te
all'arcolaio della nostalgia
e ricamo di speranza il vuoto abissale
nel silenzio alla deriva delle mie ore.

a L.

*

Nostalgia una sera d’estate

Dimmi, è fiorita anche quest'anno
in una cascata d'oro la ginestra
lassù al casale
ed il vento bussa gentile alla finestra
annunciando l'estate?

E le more in agreste ricamo
lungo il muro del convento
serbano lo stesso sapore di festa?
Quando la vita diviene goccia d'arsenico quotidiano
in terra di nessuno
soltanto il ricordo illumina il cuore e resta.

Dimmi
s'ode ancora a notte
il canto malinconico dell'assiolo che l'anima chiama
quando lontana da un esilio in ombra
nelle sere la nostalgia prende il volo?

Sai, da troppo tempo manco.
Non ho la forza di tornare nella dolce Umbria
e vedere gli antichi borghi devastati,
le comunità ferite, le pievi in macerie
ed un sogno finito in cenere.

*

Dal regno di tenebra

Dal regno di tenebra
vorrei che il vento
ti venisse a liberare

ora che anima in pena
privata di memoria ed identità
nell'infero dedalo senza via di salvezza
sei costretta in perenne tormento a vagare.

La nebbia gelida che ti ha ghermita
ti preclude l'orizzonte.
Anche la speranza
ha abbandonato il biancore dolente di questa stanza
e della quiete s'è inaridita la fonte.

L'orologio alla parete
scandisce il vacuo tempo dell'assenza
senza i ricordi di un'estate al mare
che non potrà tornare mai più,

mentre si consuma l'ultimo atto
di un dramma già scritto
e muta testimone
mi perdo nella resa desolata
ed immemore dei tuoi occhi blu.


A mia madre.

*

Viva la Repubblica, viva la Costituzione!

Profondo rivolge lo sguardo azzurro delle Alpi,
brune le chiome nel diadema di stelle
ed il sorriso splendente
dell'Appennino.
Nel cuore la saggezza antica
e la forza ancestrale della sua gente.
Settantun anni certo non li dimostra
quest'oggi, giorno della sua festa, in un tripudio di luce.
Un fiore partigiano alla finestra
tra la rugiada brilla d'emozione
nel canto del mattino
e sembra dire a piena voce:
“Viva la Repubblica,
viva la Costituzione!”.

*

Scacco matto

Resta con me, Amore,
quando la vita
diviene una valle solitaria
disseminata di croci.

Resta con me, Amore,
quando la notte porta l'eco
e la verbena effonde la fragranza d'altre estati
nell'armonia di perdute voci.

Resta con me, Amore,
oltre la tenebra d'inquietudine
che preannuncia giorni brucianti
e stringimi in un abbraccio.

Giungerà inesorabile l'alba dei sogni infranti
ma nel nostro bacio,
dando scacco matto alla sorte,
insieme vivremo la felicità
in indimenticabili istanti.

*

Vento d’estate

Portami con te,
vento d'estate.
Nel soffio della brezza
fammi vivere la gioia di nuove giornate,
cancella ogni tristezza.

Portami con te,
amico vento,
alla sorgente del colore
fra nuvole di porpora
via, lontano dal tormento.

Portami con te
dove il cuore spera ancora
nella linea indaco fra cielo e mare.
Lì sarò libera, finalmente,
di volare.


a L.



*

Un abbraccio bambino

Cos'è questa tristezza
che si presenta al crepuscolo.
Nel maggio in fiore
finita la festa di luce
la solitudine canta in assolo.

Cos'è questa malinconia
che in crescendo prende voce
ed ogni sera mi torna a cercare
disegnando un sentiero perduto
che continuo a sognare.

Cos'è questa nostalgia
che il cuore mi fa tremare
quando a notte fonda
il pensiero struggente torna all'Appennino,
alle antiche contrade
che in silenzio non smetto d'amare
con l'intensità di un abbraccio bambino.

*

A te

Come onda senza più riva
né passato
in balìa del vento
nel mare dell'assenza fluttui
naufraga alla deriva.

Il giorno della tua festa è tornato
ma dei ricordi
e di una vita lontana
più nulla ti resta.

Parole nuove
ed un bocciolo di speranza
nel respiro di primavera
in una lacrima silente
ti vorrei dedicare,
madre,
perché un raggio di memoria ti potesse illuminare.


A mia madre.

*

In solitaria

L'estate ride nella luce dell'altopiano
nel tremulo incanto
di un fiordaliso al vento
quando mi sei accanto
e mi prendi per mano.

L'estate sfodera caldi colori
in un campo di grano e papaveri
quando scevri da tristezza
rigenerati vanno i passi su nuovi sentieri.

L'estate si lascia alle spalle
le tempeste di ieri
ed i giorni bruciati invano
oltre l'amarezza
nel lungo viaggio chiamato vita
dove nella luce del coraggio
in solitaria veleggio libera
sempre più lontano.

*

L’ora dei ricordi

Una rondine le spente acque del lago sfiora
nel commiato al giorno
quando volge la sera
e il cielo si tinge di porpora.

L'ultimo raggio di sole il Monte Lema indora.
Attende una carezza di rugiada il glicine solitario
mentre la pendola della nostalgia
rintocca segreta dei ricordi l'ora.

*

Re di maggio

Si posa struggente il ricordo di te sul cuore
in un petalo di rimpianto
al sole del primo mattino
che m'accarezza malinconico e dolce
nel solitario mio andare
paterno con il suo raggio.

Il canto del vento mi sfiora
m'illumina la rimembranza d'un sorriso
e nel ricamo tacito delle ore
mi sembra d'averti accanto
nel bacio d'ombra dei ricordi
sul sentiero del faggio.

Sette anni sono passati dall'alba
in cui stanchi i tuoi occhi si sono addormentati
ma come vedi
la nostalgia ancor non m'abbandona
e resiste al tempo e alla tempesta
in tenace ancoraggio.

E oggi torno come allora,
padre,
in solitudine
a cogliere per Te soltanto la rosa scarlatta
nella fragranza amara del più bel sogno infranto,
mio re di maggio.

Di tutto l'amore che mi hai lasciato
sia memoria, intimo canto,
tacita preghiera in una lacrima di poesia
e nel palpito d'ombra
del mio cuore ferito che continua ad amarti
silente omaggio.


Dedica:
Al mio re di maggio,
5 novembre 1948- 6 maggio 2010
nel settimo anniversario della sua morte.

*

Maggio fiorentino

Nella dolcezza del mattino
maggio su Firenze e dintorni
in pennellate di chiarore e colori di vita
stende il nuovo verde.

Splende il biancospino
tra gemme di rugiada
e in un diadema di luce
nasce sovrano il giorno.

Per sentieri agresti
la primavera si fa strada
e lo sguardo estasiato all'orizzonte si perde
nel digradare armonioso di colline.

Lontana è la tristezza nel trionfo del sole.
Solo profumo di glicine si effonde
dal verde intorno.
Spicca tra filari ombrosi di cipressi
il sorriso al vento delle viole.

E come il giorno volge alla sera
così l'estate si approssima alla primavera
nella giostra di stagioni.
Poi giunge la pioggia d'ottobre
che in carezza autunnale i poggi indora.

Ed io ti amo,
mentre dalla solitudine del lago
il mio pensiero a te vola,
poeta,
oggi come allora.



a L.

*

Non dire nulla

Non dire nulla.
Ascolta solo il vento.
Nella solitudine feroce d'esilio
in una terra desolata e brulla
mi porterà, Amore,
la carezza della tua voce lontana
in un momento.

Non dire nulla.
Non occorrono parole.
Nel silenzio del cuore che le distanze annulla
il ricordo di noi sarà sorgente di rinascita
nel bacio radioso del sole.

a L.

*

Liberazione

E' un canto partigiano
sulle ali del vento
che dalle montagne
per boschi e valli
vola via lontano.

E' il sorriso sgargiante
di una rossa primavera
che vince la tenebra in orbace
spezzando le catene
e nel trionfo di luce abbraccia la sera.

Sono i passi silenziosi del coraggio
dei partigiani lassù in montagna
sui sentieri in fiore del lillà...
è il profumo inebriante della Libertà.

25 aprile 2017

*

Sera sul lago

Si stende sulla vallata la sera
con un manto di calda luce.
Le campane da una contrada all'altra
si rincorrono con argentea voce.
Il Monte Lema si staglia nel sole
e s'adorna del verde nuovo di primavera.

Dopo la giornata di festa
dal lago una fresca brezza
sospinge le vele all'orizzonte.
Nel sorriso delle viole
un respiro di quiete resta.

a L.

*

Vento

Vento che conosci il pianto d'oro della ginestra
fra contrade sbriciolate in macerie
e la mitezza francescana dell' ulivo in preghiera
ascolta la mia voce solitaria alla finestra
quando giunge la sera.

Vento del Nord
che giungi dai monti con piglio severo
mostrami l'aurora di nuovi orizzonti
libera le vele liriche del mio veliero.

Vento che hai la purezza di un bambino
e mentire non sai
in quest'avara landa di nessuno
tra meschine comparse nel viavai
recami il ricordo struggente del mio Appennino.

Vento che non conosci confini
e per te ciascuno è compagno di viaggio, nessuno straniero,
portami il canto del mare.
Entra nel cuore di centomila solitudini
e accarezzale con il colore lontano e sincero
di una terra da amare.


*

Resurrezione

E' un trionfo di campane ad annunciare la Resurrezione
che per la vallata, da colle a colle,
da paese a paese,
s'effonde stamane.

Il pesco ancora fiorisce,
in una cascata di rinnovato colore,
a ricordare che la primavera torna comunque
anche quando nel cuore una stagione finisce.

*

Getsemani

Un granello di sabbia
nel giardino della mia anima è germogliato
oltre la vallata di nebbia
in silenzio a rammentarmi
il viso evanescente ed il miraggio
di una felicità che non ho mai incontrato.

Polvere di sogni sulle mie mani
bagnate di rugiada
nella notte fra gli ulivi del Getsemani
protese
in un ponte di rinascita verso il domani.

Un granello di sabbia
lo porto nel cuore
oltre la pena di ciascun giorno
quando si dischiude in boccioli di solitudine il colore
e la primavera con passi fanciulli
nel sorriso d'ombra del biancospino fa da me ritorno.

*

All’orizzonte di tosche colline

E nella dolcezza della sera fragrante d'elegia
all'orizzonte di tosche colline indorato a ponente
quando s'accomiata l'ultimo raggio di sole
nell'abbraccio di nostalgia ti racconterò, Poeta,
dell'incanto di un ciliegio in fiore
che campeggia sovrano tra la solitudine al vento
come nel cuore resta indelebile il ricordo del perduto amore.

a L.

*

Verso quale orizzonte voli

Verso quale orizzonte voli,
esule rondine,
nel silenzio del viaggio
mia dolce compagna ed amica
che cercavi luce e primavera....

In un cielo dove si resta disincantati e soli
sognavi il conforto della ginestra,
la cantilena d'una favola antica
ma t'accorgi fra le ombre e la solitudine
che è già sera.


Col pensiero ed il cuore rivolti ad una carissima amica.
“Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai milioni di maschere
e rarissimi volti”. (L. Pirandello).

*

Mi vestirò del bianco di un ciliegio in fiore

Mi vestirò del bianco di un ciliegio in fiore
e nel silenzio della sera
presagirò già l'aurora
alla fine del dolore.

Mi vestirò del sorriso a festa del biancospino
e al di là del nulla quotidiano mi sentirò serena
nella dolcezza di primavera della pioggia
come al tuo fianco in un giorno fiorentino.

Mi vestirò del verde nuovo nell'agreste incanto
di mille ulivi al vento
e sarò libera e felice con te accanto
placato il fortunale del tormento.

Mi vestirò del rame bruno della mia terra
tra le ombre che baciano colline di cipressi e querce
e l'oro della ginestra.
Mi sentirò finalmente a casa
nell'ora più fragile e sola
quando l'anima in cerca di approdo,
di un abbraccio e di radici erra.

*

I ricordi tornano al cuore

Stormo di rondini senza più nido
i ricordi tornano al cuore
con struggenti voli
nella dolcezza lacrimosa di rugiada della sera.

Tornano i ricordi
stelle cadenti d'esuli emozioni
nel silenzio che ascolta la memoria dal raggio vivido
sussurrarmi tra la nostalgia di un tempo andato
un treno partito, un affetto perduto, un sorriso lontano
la musica nell'anima di una festa fanciulla di primavera.

*

E allora scrivo

E quindi scrivo quando a sera
la sinfonia dei ricordi
mi sussurra quanto mi manchi
e so che sopravviverò, anche stavolta, alla bufera.

E dunque scrivo per poter respirare
quando tra le maschere d'ogni giorno
si contano struggenti le ombre dell'assenza
e nel silenzio con la mia anima riprendo a dialogare.

Profonde le ferite della vita
con coraggio sono riuscita a sanare
e nella selva dei sentimenti
ancora mi voglio perdere
perchè non posso vivere senza amare.

E allora scrivo per tornare a sognare
oltre l'urlo della burrasca
nonostante tutto
e placare nel cuore
quel dolore sconfinato come il mare.

*

La cognizione del dolore

Soltanto l'anima di una donna nel segreto dell'alba
confida al silenzio in ascolto l'amarezza e le pene.
Solo un cuore disperso nelle sfumature intime della tristezza
ha profonda cognizione del dolore.

E resto prigioniera di un tormento senza voce
nel mio tacito de profundis in inquietudini abissali
a scontare un ergastolo che non m'appartiene
brancolando nella tenebra verso un chiarore

mentre guardo i polsi serrati da invisibili catene
e mi perdo col pensiero oltre il filo spinato d'ogni giorno
sognando vele libere al vento, un paio d'ali,
un'altra vita e nuove aurore.



Nota:
 “…parve a tutti di leggere la parola terribile della morte e la sovrana coscienza dell’impossibilità di dire: -Io- “.
Da “La cognizione del dolore” di Carlo Emilio Gadda, romanzo incompiuto, da cui la poesia riprende liberamente il titolo.

*

Volo di rondini

Sono tornate a garrire le rondini
ad intrecciar inquieti voli
alla stazione di frontiera
nella stagione di giorni tutti eguali.

Chissà dove portano a sera i binari
nello scintillare di un sogno...
Forse in un luogo di mare
­lontano
libero dalla tenebra di anni amari.

*

Neve di marzo

E' neve di marzo
che sulle vette stanca si posa
come il velo perduto
nel disincanto e nella solitudine di una sposa.

E' neve girovaga:
se ne va in fretta
nel tocco di una tristezza abissale
che nell'anima dilaga.

E' neve orfana d'inverno,
di una fanciullezza gitana
che presto andrà via,
nel refolo della tramontana
nell'ombra della malinconia.

E' neve di marzo che muore in un attimo sui prati,
destinata a sciogliersi al sole
come le illusioni del cuore
ingannato da millantate promesse, sogni abusati
e mendaci parole.

*

Malinconia

Resta assorta la primavera
nel volto di una donna
tra la pioggia solitaria sul lago
che stempera le impressioni in intimo acquerello

quando piano con passi cauti giunge la sera
e le gemme nuove si colorano d'attesa
sulla scia sempre più lontana di un battello
nella malinconia di un sogno vago.

*

Solitario di parole

Ombra che torni a visitare le mie sere
resta con me
e in solitudine
ricordami lontane primavere.

Rammentami altre stagioni
col sorriso della nostalgia
e la dolcezza perduta di un tempo che era,
lascia ai ricordi la via nell'autunno di sole.

Posa il tuo sguardo sul mio
nella rimembranza che al cuore non duole.
Ascolta il rimpianto divenire elegia,
poi in silenzio,
nella malinconia di chi rimane, te ne andrai
mentre il ticchettare della tastiera
m'illumina l'anima in un solitario di parole.

*

Notte a Luino

Palpita la notte e Luino s'acquieta,
finita la corsa d'ogni giorno,
quando solitari vanno i passi
sulla via del ritorno.

Veglia nel blu profondo un'unica sentinella.
Solo il vento ascolta il lago,
che nel moto d'onde compone l'armonia,
tra il baluginare malinconico di una stella.

Ascona scintilla di luci tremule dall'opposta riva.

Gemme in solitudine nell'oscurità,
i paesi dell'altro versante brillano
e riaffiorano struggenti dalla tenebra come ricordi,
voci perdute in lontane stagioni,
nella notte insonne di pensieri alla deriva.

a L.

*

Solitudini

Volge la sera
ed il giorno svanisce
in ombre d'inquietudine
tra il filo spinato quotidiano
di un dolore carsico che dilaga in piena
e sommerge il cuore in solitudini abissali.

Versi liberi nel soffio di poesia
il respiro di una tregua
nella luce dell'amore
quando la vita ferisce ed assidera
sulla scia di un sogno alla deriva
nelle tenebre invernali.

*

Canto di rinascita dell’Appennino

Vieni.
Sul bianco sentiero dei ricordi
la rugiada accarezza i nostri passi
mentre l'alba già volge al mattino.

Vedi? Il borgo ancora dorme un sonno lieve
nel silenzio invernale dell'uliveto,
nella francescana preghiera di una pieve
vegliata dal biancospino.

Andiamo.
Dolce, insieme sarà il cammino.
Ed il vento soffierà via la tristezza e l'abbandono
dalle contrade ferite al cuore,
dove nasce l'elegia.

E l'oro della ginestra in fiore
della Pasqua annuncerà radioso il mattino
nel sorriso ocra dei sentieri.

La festa delle campane ridestate da borgo a borgo
si farà assolo d'emozione, voce di violino
tra i giochi alla fontana dei bambini
e renderà un domani germogliato di speranza più di ieri
nel canto di rinascita dell'Appennino.


Con il pensiero rivolto alla popolazione umbro- marchigiana e laziale colpita dal sisma.

*

Solitario

Piove sui binari
e le montagne scompaiono nel velo
della foschia.

Chissà dove brilleranno ora i tuoi occhi chiari
verso quale collina sotto un limpido cielo
è diretto fiero il tuo passo.

L'altra riva,
nel pensiero di te,
si perde nel manto della mia nostalgia.

Piove senza tregua
alla stazione di frontiera.
Attende triste il treno sul binario
mentre già volge la sera.

Scende la pioggia
e batte forte in fondo al cuore.
Si siede al mio tavolo vuoto la malinconia
e nel solitario dei ricordi mi parla di te, amore.

*

Con le vele al vento

E allora vivo istante dopo istante
in solitudine
nel coraggio quotidiano d'una donna
alla sorgente d'ombra e silenzio
e salpo verso nuovi orizzonti
con le vele al vento

comandante e timoniere della mia vita
provata dalla burrasca
sferzata dai marosi
riarsa nella salsedine
ma mai rassegnata
nemmeno per un momento.

*

Alla stazione di mille solitudini

T'ho atteso con fiducia da una vita
al binario della nostalgia
e t'ho incontrato, viaggiatore malinconico,
sulle ali della poesia.

Era autunno
nella carezza radiosa di un sorriso,
quando la tua mano ha preso la mia
alla stazione di mille solitudini.

Ed il tuo sguardo,
amore,
come il bacio di sole alle colline
ha diradato la nebbia delle mie inquietudini.

a L.

*

Ci vorrebbe un angolo di paradiso

Ci vorrebbe il sole
a diradare la nebbia feroce
che ti ha ghermita

ora che i ricordi non hanno più voce
e hai perduto nella tenebra senz'alba della malattia
come una bambina le parole.

Ci vorrebbe il profumo d'estate
a recar conforto
al gelido neon di una corsìa,
il respiro di una tregua
nella notte che ha oscurato le giornate
mentre l'ultima speranza dilegua.

Ci vorrebbe un angolo di paradiso
nel tragico girone di questa Babele
per lo sguardo tuo smarrito,
mio dolente fiordaliso,
che vinta dal naufragio
verso l'approdo non hai più vele.


A mia madre







*

Frontiera

Disegna la sera sul lago
fra le onde la mia malinconia,
in colori d'acqua ed evanescenti contorni.

Un altro inverno si perderà al confine del vento.
Resto qui sola, al valico in terra di frontiera
nel cuore dei giorni.

*

Profumo di primavera

Dispiega sereno il volo
lo scorcio del giorno
verso il campanile del Carmine.
Nel bacio di silenzio veglia la capinera.

Palpita di tenerezza il lungolago
e nuova è l'aria con te al mio fianco.
Un battello s'allontana dalla riva sullo sfondo blu,
i passi ritrovano radiosa la meta.

Rintocca la campana l'ora di compieta
nella serenità della sera.
Un bacio sotto il faro del porto,
nell'argenteo empito d'onde, laggiù...

Il vento effonde il profumo della primavera.


a L.

*

Una linea invisibile

Una linea invisibile
di malinconia e solitudine
congiunge il lago
alla notte dei pensieri.

Un baluginare di luci
dall'opposta riva
mi porta nella nostalgia
la carezza di lontane voci
che ancora mi parlano struggenti al cuore
stanotte come ieri.

*

D’ombra e solitudine

Rammenti la passeggiata in riva al lago
verso il confine,
dove il mormorio d'acqua
ascolta dell'anima silente l'inquietudine?

E Cannobio,
dall'opposta sponda,
alla balaustra della sera si ammanta di foschia
e saluta l'altrui solitudine nel ricamo dell'onda?

Un gabbiano nel battito d'ali si libra in volo sovrano
e le spente acque sfiora,
quando del giorno alla deriva
volge in un sospiro di malinconia l'ora.

E ognuno è naufrago d'ombra in solitari pensieri,
vuota e stanca la mano,
all'orizzonte si perde
nell'empito d'onda, sempre più lontano.


a L.

*

Stabat mater

Se soltanto ti fossi lasciata amare prima,
non sarebbe così lacerante
quel mare di rimpianto che per te serbo nel cuore
e dove naufrago nel perdono di una lacrima.

Se soltanto avessi illuminato con una carezza allora
il viso di me bambina,
cancellando ogni distanza
come ora.

Adesso che mi guardi dolce ed indifesa,
madre,
mentre ti stringo le mani
nel grido soffocato ed impotente di questa stanza,

ora che inesorabili le lancette

hanno dilaniato la tua memoria e la mia speranza
e si apprestano, nel rovinare d'istanti senza domani,
a scoccare la mezzanotte
nell'ultimo respiro disperato di una desolante resa.


A mia madre.

*

Immagina Luino

Immagina Luino
serena nella luce invernale d'un giorno
in un saluto di vento alle isole
e i monti che dall'opposta riva brillano nel sole,
bianchi di neve.

Immagina Luino
che attende la primavera
e le rondini in lieto ritorno
nel profumo di calicanto,
tra lo sbocciare delle viole.

Immagina Luino
quieta nella sera
nello sciabordio di onde che diventa canto
mentre i paesi dintorno s'accendono
come lanterne di un faro.
La senti anche tu questa malinconia lieve?

E in quella tela d'autore
ci saremo noi
in una tregua d'amore,
sui sentieri di primavera,
nella luce del cuore
che conosce solo l'oggi, non il poi.

a L.

*

Il sole di mezzanotte

Si rischiara la tenebra
e si dissolve l'inquietudine dei pensieri
tra rovi di memorie,
ferite in un inverno d'abbandono,
nell'ombra di una stanza.

Sei con me nel palpito del cuore,
stasera come ieri.
E dolce compagna diviene la solitudine
quando illumini di tenerezza i miei silenzi
nell'estate di un sorriso,
nell'autunno di un abbraccio
che vince ogni distanza.

Sei Tu, Amore,
lo sguardo mite e chiaro,
della speranza.


a L.

*

Voglio ricordarti com’eri allora

Voglio ricordarti com'eri allora
energica e battagliera
non ombra vinta
in un pianto agonizzante d'aurora.

Voglio incontrarti in un tempo andato fra i ricordi
tenace e forte come il vento sulla scogliera,
non fragile foglia d'inverno
sospesa in quest'anticamera della morte.

Voglio rivederti nel tuo sguardo azzurro intenso
mentre dipingevi il paesaggio, quieta ed assorta
ed è mia compagna la malinconia ora che ti penso
e la tristezza bussa puntuale alla mia porta.

Voglio ritrovarti fra le mie memorie, madre,
nel palpito del cuore,
giovane, determinata e fiera,
donna signora del suo tempo
ultima vestale della sera.

A mia madre


*

Sogno un giorno di primavera

Sogno un giorno di primavera
libera
lungo il filare di cipressi
nel respiro verdeggiante di colline
baciate dal sole.

Sogno una stagione da vivere insieme
tra ulivi e viole,
dove da colle a colle
si distende la voce delle campane
e il dolore finalmente tace.

Sogno il tuo sorriso, occhi di giada,
musica di festa
il chiarore agreste di una contrada.
Un camino che arde tra vivida brace
le nostre mani intrecciate
e il cuore placato
in una carezza di pace.

a L.

*

Dal binario

Si mitiga il gelo e brilla il sole
quando ti penso
nel bacio di luce fra le colline
in un giorno di gennaio.

Si placa la tenebra
e si stempera la tristezza di questi giorni
quando ricordo un mattino insieme
nell'armonia di Firenze, radioso.

E' meno solitario
il vivere quotidiano
quando stringi le mie mani
e mi sorridi dal binario.

A L.

*

Che ti fosse carezza la sera

Vorrei tanto
che ti fosse carezza la sera
in questa notte di gelo dove non c'è l'aurora.

Vorrei che mi ascoltassi anche ora,
adesso che le ore sono tutte uguali
aggrappate a fili di seta di vane speranze
sospese al biancore di pareti irreali.

Vorrei che ti ricordassi
il canto dell'onda
di un'estate al mare,
nel bagliore al tramonto dell'ultimo sole
e l'azzurro magnifico del tuo sguardo
di giovane donna rivolto all'orizzonte blu cobalto,

adesso che il cielo nei tuoi occhi s'è spento,
rosa smarrita nella notte,
e mi guardi immemore ed indifesa
mentre nascondo una lacrima
in un addio senza parole.


A mia madre



*

Il lungo addio

Splende il sole stamattina
ma non recano né luce, né conforto
i raggi che filtrano deboli
e tristi dalle vetrate.

Vivo in un respiro inquieto
il lungo addio
dove ogni tuo palpito, madre,
resta sospeso, in questa Via Crucis, al mio.

A mia madre.

*

Petalo azzurro

Stanco il tuo sguardo
ha incrociato il mio,
mentre di tristezza ardo
nella notte d'inquietudine
senza tregua, né oblìo.

Dolente il tuo sguardo
su di me si è posato
dolce petalo azzurro
come ultima, materna carezza
in struggente sussurro.


A mia madre

*

Liberami

Liberami da questa valle di dolore
una via crucis senza tregua
dove i giorni sono rovi
che feriscono l'anima.

Illumina il mio sguardo
nella notte di smarrimento
con il sollievo dell'aurora
che pone fine al tormento.

Lascia che io viva
senza la morsa d'inquietudine
e che senta la libertà nel canto del sole
nell'abbraccio del vento.

*

Nella neve

Vorrei rivederti
in questo giorno di neve
che annulla le distanze.

Vorrei su di me la carezza del tuo sguardo
che colma le mancanze
quando di nostalgia ardo.

Vorrei riabbracciarti
in un giorno di bianco vestito
e scoprire
che al tempo e alle ingiurie della vita
il nostro amore ha resistito.

Vorrei ritrovarti mentre la neve si posa senza fine
sulla mia malinconia
nella sera bianca....
E nella tenerezza di un abbraccio confessarti
quanto la musica di una risata fiorentina mi manca!

*

Inverno

La distesa di neve sfavillante nella mattina
i boschi ammantati di bianche trine
nel volo di un pettirosso
mentre la slitta dei sogni
correva nell'aria tersa dicembrina.

E' tornato un altro inverno
e volute di fumo si alzano dai tetti
nella solitudine assorta di una mattina.
E quello che più manca
è la perduta gioia bambina.

*

Nel bacio d’ombra della sera

Dona l'abbraccio francescano del ritorno
lungo filari di querce verso il convento
nel bacio d'ombra della sera
il mio paese
e la dolce carezza delle colline
t'illumina alle prime luci del giorno.

Narra cento storie alla fiamma del camino
il mio paese
nel silenzio in fiore del biancospino.

Respira nella voce a festa delle campane
che si richiamano da colle a colle
per tutta la valle
ove commosse vi rinascono stagioni lontane.

Splende arroccato là sull'Appennino
nella poesia di mille ulivi al vento,
il mio paese,
e nei ricordi vi torna
col passo alato di neve e nostalgia
il mio cuore bambino.

a L.

*

Natale 2016

Nel primo mattino
un nastro di foschia sfilaccia il pensiero
in solitudine
nell'ora in cui il fumo sui tetti
dai camini narra con la voce struggente dei ricordi
l'abbraccio di un paese sull'Appennino,
il canto di un Natale contadino e vero.

E rintocca la campana inascoltata con voce argentina
la nascita di Cristo,
quando nel gelo per la via
in un giorno di tristezza come tanti
un senza tetto dimenticato dorme sotto una coltre di brina.
Vedo gente sconosciuta
affannarsi per l'ultimo acquisto
in una commedia di banalità ed indifferenza
che ho già visto e rivisto.

*

Le mie colline

Si perdono all'orizzonte sotto il sole le mie colline,
gemme di nostalgia,
come il sorriso di donne
che l'autunno dolce lungo filari di querce porta via.

Splendono nel respiro d'estate,
oltre la notte di solitudine
tra borghi arroccati sui colli,
nell'abbraccio degli ulivi al vento.

Sognano nel manto di neve le mie colline
- le rivedo ad occhi chiusi in un momento-
ed il ricordo mi palpita nel cuore in una carezza lieve
che non conosce oblìo, né tormento.

a L.

*

Un pomeriggio di festa

Un pomeriggio di festa
prima del Natale,
sul viale tra la luce del sole
ad assaporare ciò che di dolce
nella vita ancora resta.

Un pomeriggio di dicembre sereno e terso,
nel silenzio di parole,
dove tra gemme di brina
ritrovi il barlume di un sogno
e tutto ciò che credevi perso.

Un pomeriggio insieme nell'intreccio di mani,
innanzi al lago ricamato di onde blu cobalto,
quando il cuore finalmente libero
nel volo dei gabbiani
si libra all'orizzonte, lassù in alto.

a L.

*

Nel fumo che sale dai camini d’inverno

Sono fiori di brina
e luci lontane
che accompagnano a sera
i miei passi sul selciato.

Sono attimi di solitudine
in una nevicata di nostalgia
quei petali brucianti di rimpianto
per tutto l'amore che mi hai donato.

Sono lacrime di donna
nascoste nel fumo che sale dai camini d'inverno
mentre accarezzi le mie mani
i ricordi che non ho dimenticato.

a L.

*

Canto di Natale

Era Natale
nel passo di neve incantato,
era un sogno nascente fra la brina
di un borgo addormentato.

Era la voce della zampogna
ad illuminare i vicoli della semplice, buona gente
elevando una preghiera al rintocco della campana
nel dopoguerra, nella miseria nera, nel gelo pungente.

Era il suono di un tempo passato
che torna nel tono malinconico d'emozioni perdute
a rischiarare il Natale d'oggi
tra facce indifferenti, distratte e mute.

Era il Canto di Natale
puro come la neve
che nella notte di vigilia scendeva
e nell'anima ho conservato.

Torna il Natale d'oggi in una corsa frenetica.
Per le vie affollate ti perdi fra la moltitudine
ma non trovi più la tua gente...

E' soltanto un ricordo bambino
destato in solitudine,
fra carezze di nostalgia serbato nel cuore....
e più niente.

*

Nella carezza del vento sull’Appennino

E' un sogno in dissolvenza
che profuma di biancospino,
all'ombra di una quercia in primavera
rivedo un casolare ridente
nella carezza del vento sull'Appennino.

E' un desiderio crescente
che sale dal cuore come una preghiera,
le luci che s'accendono sulle colline
nel tuo sguardo d'autunno
rischiarano la mia sera.

E' un anelito che da sempre
mi porto nell'anima con un sorriso lontano.
Sentieri di luce,
borghi adagiati sui poggi
nel palio fiammeggiante di colore.
E fra le tue braccia, Poeta,
dimenticando il dolore
il mio cuore è il giardino dove Tu sei il sovrano.


a L.

*

La voce lontana delle campane

Cos'è questa malinconia
che a sera con me rimane
quando sui monti
i paesetti s'accendono in luci tremule e lontane.

Cos'è questa nostalgia
che in un sospiro si scioglie nel petto.
Forse l'ombra di un amore vissuto e perduto,
taciuto anche a noi stessi, né detto?

Cos'è questa dolcezza
che sento di primo mattino,
in un palpito di bellezza fra ricami di brina
come l'incanto di un borgo che d'inverno si desta
nell'armonia dell'Appennino.

Cos'è questa tenerezza
che m'accarezza il cuore
in un ricordo bambino
e m'ha sorriso irresistibile stamane....
La voce lontana delle campane.


a L.

*

All’ombra di un abbraccio

Piove anche stasera
come allora
e sono gocce di solitudine
a bagnarmi l'anima
e a rilucere della mia nostalgia sul selciato.

Piove qui al confine, sul lago,
mentre ripenso alla tenerezza
di un autunno a Firenze
nella bellezza radiosa di un paesaggio
che nel cuore, all'ombra di un abbraccio, ho fermato.

Piove
in questa sera di ricordi,
quando in una stazione di frontiera
sento ancora il calore del nostro bacio....
che non ho più dimenticato.

A L.

*

Poesia di un autunno passato

Poesia di un autunno passato
che torna senza un perchè.
Nella solitudine di novembre
a sera al cuor mio si è affacciato
fra tremule ombre di nostalgia e tanti miei se.

Eco di un sentimento puro
che è volata oltre i monti nel respiro del vento.
L'autunno a Firenze nello splendore dei colli,
il nostro passo sicuro, la carezza della tua mano....
rivivo tutto in un momento.

E' il sospiro di un tempo perduto
che nella lacrima di un ricordo mi parla di Te
e ritorna in quell'amore anelato
dove tu, Poeta, sei stato
e resti per sempre il mio re.


a L.

*

Notte

E chissà quali ombre
e quant'altra solitudine
dipinge la notte
là sull'opposta riva

in un baluginare di luci invernali sul lago
e di paesi che come presepi s'accendono a sera
fra la malinconia di chi resta
nella carezza di un sogno alla deriva.

*

Nel palpito d’autunno rosso

Finì la mia giovinezza in un'alba di maggio.
Nella pioggia fredda rimasi da sola
mentre il cielo mi cadde giù addosso.
Frantumi di sogni e cenere...
Le illusioni perdute di una donna
nel silenzioso disincanto delle sere.

E così iniziò il mio viaggio,
di rondine che anela all'aurora,
dispiegando le vele del coraggio
navigai verso le porte del domani
Libera
nel palpito d'autunno rosso.





*

Sera

Petali e cenere,
il vuoto che mi porto dentro
nel silenzio delle mie sere e stille di nostalgia
quando guardo la vita da un vetro.

Non passa il treno per la felicità,
nemmeno un merci per giungere a domani,
in quest'esistenza
dove siamo tutti naufraghi.

L'assenza quotidiana l'avverto nel cuore
nel rimpianto autunnale d'un colle fiorentino,
nella dolcezza di passi di rugiada
verso San Miniato al Monte
che splendeva nella tenerezza condivisa del cammino.

Quando tendo la mano e da te ritorno
nell'aurora di un ricordo,
in un'estate di luce sull'Appennino
e in un sorriso dal binario
ti ritrovo, Amore, a me vicino.

a L.





*

Come una foglia d’acero

Come una foglia d'acero
che il vento d'autunno porta via
è la mia vita

che se ne va piano in solitudine
fra le ombre ed i ricordi sul sentiero
di un tempo che ora è soltanto malinconia.

*

Novembre

Una scia di ricordi
e di passi solitari sul viale
tra la pioggia che accarezza il lago
diviene voce di violino
nella mattina autunnale.

E tutto riappare come in sogno
dal manto di foschia.
Nuove emozioni al fianco dei miei cuccioli
mi tengono compagnia,
quando ciò che è inesorabilmente lontano
sembra vicino.

Sono trascorsi sei anni
da quell'alba di pioggia,
in cui te ne andasti,
ma sei nel mio cuore sempre.
E un pensiero d'amore
sulle ali del vento vola via,
quando torna novembre.


Nota
In memoria di mio padre,
nel giorno del suo sessantottesimo compleanno,
5 novembre 2016.

*

Ricordo d’autunno in Toscana

Narrami dell'autunno
che soave dipinge le nostre colline
e i paesaggi armoniosi di Toscana
d'acceso fulgore.

Dimmi,
le strade del borgo splendono ancora
di quell'antico chiarore
e continua a cantare la fontana
mentre la torre civica
rintocca, nell'abbraccio dei poggi, l'ora?

Molti anni sono passati,
ma il mio cuore
disperso in una landa di solitudine
verso quei cari luoghi torna ancora...

E in cerca di noi e di radiose giornate
sui sentieri indimenticabili di un amore
sorride come allora.

*

Il silenzio desolato dell’Appennino

E' rovinata in macerie anche la maestosa pieve,
casa natia di San Benedetto,
in uno schianto colmo di terrore.

Una domenica d'autunno
il sisma spezza l'anima incredula
in un boato greve.

Piangono attoniti sui Monti Sibillini
i borghi sconquassati dallo sconcerto.
Al cuore l'ultimo ricordo stretto
in una valle di rimpianto.

Tornerà la primavera
con le rondini ad intrecciar voli
in un verdeggiare di colline e monti
e nella Pasqua di Resurrezione,
da una contrada all'altra s'alzerà
in un respiro di luce verso nuovi orizzonti
delle campane il canto.

Adesso ogni borgo ammutolito
veste i neri panni dell'abbandono e del lutto.
Lontano è il sorriso in fiore del biancospino,
oscurato il trionfo d'oro della ginestra.

Ora risuona soltanto
nel pianto di chi ha perduto tutto
il silenzio desolato dell'Appennino.


Nota:
Domenica 30 ottobre 2016.
Una scossa sismica di magnitudo 6.5 distrugge la Cattedrale di San Benedetto a Norcia e molte altre chiese, sfregiando molti borghi, tra i più belli d'Italia, dell'Umbria e delle Marche.
Per non dimenticare le comunità colpite.

*

In una lacrima di poesia

Un usignolo solitario
dal ramo del cipresso
ghorgheggia il malinconico canto.

Note d'armonia per chi riposa
sereno in questo luogo
dove non v'è più affanno, ma solo rimpianto.

E' il giorno della memoria
di chi ha terminato l'umano cammino
nella quiete, in fondo ad un ombroso viale.

Il sorriso da una fotografia sembra così vicino
e riporta alla mente tante cose in una solitudine abissale.
Giunge la ricorrenza tra le lapidi
in un fiorire di gigli e di rose.

Lo sguardo mesto del crisantemo
si veste di porpora a parlarmi di te, ancora.
E resto in silenzio a mormorare una preghiera
prima che l'autunno nel bacio della sera
l'ultimo colore sgargiante porti via.

Son volati gli anni,
ma ti rammento in una lacrima di poesia.
Caro papà,
di te quanti ricordi...
E quanta nostalgia!



*

Cuore d’Appennino

S'è ammutolito in singulto
il dolce canto dell'assiolo
che ci risvegliava in carezza d'armonia
nella bellezza radiosa,
fiorita di ginestra e lavanda,
quando il casale
ci sorrideva nel buongiorno del mattino.

E un silenzio greve
nella morsa di devastazione,
che attanaglia anche l'anima,
fra macerie e polvere
ha spento la festa delle campane
e l'antica gioia della domenica
all'ombra di una romanica pieve.

Piange lacrime di rugiada
l'autunno nello sconcerto del mattino.
E non trova pace, né consolazione,
chi ha visto la propria vita sgretolarsi
fra le rovine di case e chiese
nel cuore straziato d'Appennino.



Con profonda commozione, dedicata alla popolazione umbro-marchigiana, colpita per l'ennesima volta dal sisma di ieri, 26 ottobre 2016.





*

Autunno

Illuminami il cuore,
autunno amico.
Con malinconico passo
recami ricordi
nella struggente voce
di un tempo antico.

Torna da me
nella fiamma di colori d'ambra...
E portami ancora
dell'amore la luce
che da lontano non m'abbandona mai,
quando tenebra e solitudine
mi ghermiscono l'anima
in un esilio millenario di cenere e d'ombra.

A L.

*

Un amore lungo una vita

Dimmi.
L'ottobre ha tinto di rosso incanto
la vecchia quercia lungo una strada in Chianti
là sul nostro sentiero
che ci vide l'un l'altra accanto
in una passeggiata di giovanile speranza
nell'abbraccio radioso dei colli,
per tanti anni?

Dimmi, Poeta,
la senti anche tu la calda stagione dei ricordi
illuminare il vuoto solitario d'una stanza?
Anche tu avverti il gusto amaro
di un disincanto quotidiano
che una vita matrigna ci ha riservato
fra illusioni dissolte, affetti perduti ed inganni?

Dimmi, dunque...
e sentirò il tepore d'ottobre della tua mano,
ora che l'autunno le colline di Toscana già indora.
E il mio cuore, librandosi lontano,
in cerca di noi
sulle orme di un amore lungo una vita
verso te vola.


a L.

*

Domenica d’autunno sul lago

Giunge l'autunno sul lago con soffio breve,
con passo da gentiluomo, signorile e lieve.
Dipinge il paesaggio d'acceso rossore
prima che l'inverno tutto assopisca,
cullando quella lacrima di colore,
nella coltre di neve.

E piano arriva novembre,
mentre l'ultima rondine si accomiata in voli tardivi.
Nel silenzio del mattino
si alzano verso il cielo volute di fumo
da un assonnato camino.

Piove.
Eppure il cuore non smette di sognare
colline baciate dal sole,
nella veglia serena degli ulivi,
mentre un vento tiepido canta stagioni nuove.

*

Prospettiva chiantigiana

Sarà il tocco fragrante
di malinconia d'autunno
che torna a prendermi per mano.

Rivedo lontano
indimenticabile lo scenario
che torna in un ricordo palpitante:

le colline del Chianti
splendere nella luce del giorno per noi soltanto
negli abiti oro e cremisi della festa.

Ora
mentre volge in tenebra la notte di gelo e sconforto solitario
in cui non vedo nemmeno un accenno d'alba,
nel cuore
con la carezza del tuo sorriso
quel dolce incanto d'autunno mi resta.


A Lorenzo

*

Tempo d’elegia

Una sinfonia di solitudine
accompagna il mio andare
nel silenzio della sera
lungo il viale del Carmine.

La fragranza di stagioni andate
che han visto la fine
si avverte nell'aria
come un perduto abbraccio
riemerge struggente da un empito di nostalgia.

E nel rossore d'autunno
tra le foglie rapite dal vento in turbine
un ricordo si posa
nel mio tempo che sfuma malinconico in elegia.

*

L’autunno della mia nostalgia

Un soffio di vento da settentrione
e un ricamo di brina
disegnano in bocciolo
petali d'illusione
alle soglie immemori del giorno.

Fermo il respiro
nel riverbero dell'onda
il lago zaffiro
mi reca l'eco di una voce profonda
e della solitudine, tremula testimone d'anima,
sull'acqua traccio il malinconico contorno.

E mi ritrovo fra le ombre
lungo un binario deserto
di una stazione senza più nome
nel cuore della notte,
aspettando il treno del ricordo
di chi dall'autunno della mia nostalgia
soltanto in sogno e in poesia potrà far ritorno.


In memoria di mio padre, ferroviere.

*

Ecco l’ora a me più cara

Ecco l'ora a me più cara
quando giunge la sera
e nel respiro dei ricordi
tutto appare com'era.

Eccola, amica mite e sincera,
a me tanto dolce
nel malinconico canto di una capinera
che alla finestra della mia nostalgia si avvicina.

Quando greve il passato
nel cuore lascia l'orma
tra il pianto di rugiada perduto di una bambina
e le ombre che da me tornano puntuali.

Chiudo gli occhi,
un soffio di poesia...
E dispiego al volo,
oltre la burrasca,
libera
rigenerate le mie ali.

*

Pensiero

Triste pensarti
in quel luogo di pace
ove il tuo cammino spezzato
all'ombra del cipresso giace.

Ancora giovane te ne sei andato
all'alba di un giorno di pioggia,
mio re di maggio,
alfiere precocemente caduto
di un tempo mai dimenticato.

Dolce pensarti nel tuo sereno riposo,
quando l'autunno
negli ori e nei rossi accende la mia solitudine,
che commossa in una lacrima di rugiada,
tra una selva di lapidi
nel sorriso sgargiante dei fiori,
torna a renderti omaggio struggente e silenzioso.


In memoria di mio padre Emilio.

*

Con la carezza di un raggio di sole

Volge già al termine ottobre
in un soffio di malinconia sul lago.
La festa di colori nella danza di foglie per la via
si perde a sera in un rimpianto vago.

Chissà dove sarà diretto il tuo cammino
nel ridente incanto dei colli fiorentini...
verso Fiesole o Pian de' Giullari?

E in un empito tornano al cuore
i nostri mattini a Firenze,
che splendeva in quell'autunno,
ed il bacio indimenticabile dei tuoi occhi chiari.

E' al mio fianco, in una pioggia di parole,
fedele compagna Solitudine....
E nell'anima torna di te radiosa l'immagine
con la carezza di un raggio di sole.


a L.

*

Sera d’ottobre

Cos'è questa tristezza a sera
che scende fredda in fondo al cuore...

Lenta giunge senza fretta
nel silenzio ombroso delle mie ore.

Cos'è questa nostalgia
che arriva dolce in una carezza
nell'ottobre dall'acceso fulgore.

Sarà che sei lontano,
e dalla nebbia e gelo di una solitudine sul lago
a te anelo
come una rondine verso cieli di primavera
dalla serena vividezza.


a L.

*

Un sorriso di Toscana

Dimmi come mai a sera torna il ricordo
in un crescendo di nostalgia
e la mente su ali di sogno
in cerca di te vola lontana.

Dimmi se lì spira, come da me sul lago,
pungente la tramontana
nell'armonia dei colli fiorentini
vestiti negli accesi toni della festa d'autunno.

Dimmi quindi se anche tu senti
procedere sincroni i nostri cammini
in solitudini parallele
lungo un viale di cipressi verso Fiesole.

Dimmi se grondano malinconia
come i miei, i tuoi mattini
nel silenzio di parole
quando vanno i tuoi passi nel profumo di rugiada
verso il Chianti
e la dolcezza d'ogni sua contrada.

Dimmi perchè
nascondo negli occhi una lacrima
e nell'anima l'ombra dei ricordi
in una vita che trapassa come lama.

Dimmi come mai volge già la sera
e a distanza così lontana
reco nel cuore il tuo volto
e la luce di un sorriso di Toscana.

a Lorenzo

*

Tu

Tu che per me
sei il sorriso dell'aurora
e la dolce carezza dell'occaso.

Tu che hai unito al tuo il mio cammino
un autunno
sul sentiero erto della vita,
per scelta e non per caso.

Tu
che sei la mia Gerusalemme in terra
e la mia tregua
dopo l'urlo di trincea
nella ferocia di una quotidiana guerra.

Tu sei tutto ciò che di bello e buono
la vita mi dona
e quanto voglio amare...

Tu
nell'anima sei il niveo giglio
che torna ogni sera per miracolo a sbocciare....

Ed il cuore mio ferito a consolare.


A Lorenzo

*

L’ultima vela

E' un refolo freddo che dai monti incappucciati,
già coperti dalla prima neve,
scende a valle
in un soffio di pensieri fra le ciglia,
nel palpito di malinconia lieve.

Beccheggiano le sartie
nell'ora più fragile e sola.
All'orizzonte si tendono la mano
gemelle
le tue e le mie nostalgie.

L'ultima vela solca il lago
e la sera riverbera quella perduta dolcezza,
che in fondo al cuore portiamo, in acque pervinca.
E chissà quale sarà poi l'approdo
prima che l'inverno della vita
la chiglia in una sferza di tramontana vinca.

*

Il mio t’amo ti sia carezza in un sussurro

Dipinge ottobre il cielo d'acquerello,
in tinte tenui di malinconia.
L'ultimo sole, un barlume d'oro
e il giorno è già volato via.

Sulle ali del ricordo
di un tempo menestrello,
vanno passi lungo il viale
dal lago soffia un refolo di nostalgia.

Un campanile svetta nell'azzurro.
Il cuore a te pensa solitario,
oltre le nebbie della distanza...
Il mio “t'amo” ti sia carezza in un sussurro.


a L.

*

Pioggia d’autunno

La senti, amore, questa pioggia che cade lieve e piano?

Porta il profumo della nostalgia,
l'eco di un ricordo lontano.

L'avverti picchiettare tra le foglie ormai disperse sul selciato,
nella fragranza di stagioni vissute e perse
che tornano da noi in un sentire ridestato?

E' la pioggia d'autunno che giunge con dolcezza
e reca al cuore un soffio di malinconia,
in un assolo d'anima, libera nell'elegiaca carezza.


a L.

*

Andiamo

Vieni con me
in una sinfonia di colori
lungo filari di cipressi tra le colline,
nel silenzio di antichi borghi arroccati
dove voce d'emozioni a noi care
reca il vento.

Vieni.
Insieme dimenticheremo le stagioni amare
in un momento.

Saremo fianco a fianco
tra uliveti secolari
che si perdono all'orizzonte
in un paesaggio di luce
nel trionfo dei colori.

Andiamo.
Non restano dubbi,
né tristezza.

Armonia senza pari risuona per me la tua voce.
E a sera, la festa di malinconia
si rischiarerà al focolare della tenerezza
quando, prendendoci per mano,
la tua solitudine sarà fedele compagna della mia.

a L.C.

*

La Signora Malinconia

La solitudine
ha profumo d'autunno nella sera,
quando per un viale sul lago
rammento l'ombra cara dei filari di querce com'era.

La nostalgia mi attende già al mattino
nella leggerezza del fumo
che s'alza dolce in un ricamo di sogno
dai tetti di un paese sull'Appennino.

Il ricordo siede alla mia tavola
quando il giorno va via.
Mi guarda nel silenzio
di una casa dove sono rimasta io soltanto.

Leva il calice con me
ed insieme brindiamo alla nostra ospite,
che è giunta attesa e puntuale, intanto,
la Signora Malinconia.

*

Sfuma il cielo nei colori della malinconia

Sfuma il cielo nei colori della mia malinconia
l'autunno nel fruscio di foglie sul lago
e di passi sempre più distanti per la via.

Una voce mi giunge,
tingendo di tenerezza il mattino,
e nel tuo sorriso il silenzio diviene sinfonia.

E chissà Tu dove sarai sul sentiero,
assorto nell'incanto fiorentino,
mentre l'ottobre colora di fiamma e d'oro le tosche colline
nell'agreste elegia.

In una vita che dirupa e rovina,
attorno solo macerie, disincanto e solitudine,
in questa pioggia di ricordi e nostalgia
fra le tremule foglie d'acero
vorrei tanto la tua mano stringesse la mia.


a L.

*

Il mosaico del cuore

Il mio pensiero a te vola
ora che l'autunno giunge sul lago
in un refolo malinconico di vento
e nel silenzio della valle mi coglie sola.

Solo Tu, valente restauratore,
hai ricomposto il mosaico infranto del mio cuore,
decifrandone le tessere
e mettendo insieme con dolce pazienza
i frammenti nel crepuscolo di un dolore.

Soltanto tu, Poeta,
nel nulla quotidiano che ci sovrasta e ferisce
sei la mia Itaca verso cui protendo esuli vele.

Tu mi attendi all'approdo nell'abbraccio d'onda
e mi prendi per mano
in una sinfonia d'Amore.

*

Ti narrerò

Ti scriverò, Poeta,
in un palpito d'elegia
nella pioggia e nel gelo
esule
in questo confino di solitudine
ove ogni istante è memoria
e nel pensiero ramingo
la tua mano sfiorerà la mia.

Ti parlerò di me e del disincanto
di cui mi vesto di giorno
attendendo sempre il sorriso radioso d'estate
e l'abbraccio sospirato di un ritorno.

Ti narrerò dell'autunno
che dolce sento arrivare
nel fruscio di ricordi per il viale
e del volo di nostalgia
che mi porto dentro
rondine di malinconia

verso filari di girasoli
e colline di ulivi protesi al cielo
dove vorrei migrare nella tenerezza delle sere
tra il profumo di legna arsa per le vie di un borgo
all'ombra del campanile
dove la tua strada, Amore, incontra la mia.

*

Nel mio bisogno d’amare

Si desta Luino in un mattino di pioggia.
I monti incappucciati
con sguardo severo vegliano il lago
che ondeggia piano.

Ammantata di foschia l'opposta riva
la immagini soltanto,
più in là,
assorta alla deriva.

Ti vorrei qui con me
in questo giorno di malinconia, nel tempo che va,
dove i ricordi tornano in solitudine come pioggia
ed ogni sogno sfuma in ombra.

Ti vorrei a me accanto,
nel mormorio dell'onda
mentre guardo l'altra sponda
che nella nebbia riappare...

Come un empito di felicità
e l'incipit di un canto
che Tu soltanto, Poeta, sai decifrare...
nel mio bisogno d'amare.

*

Perché, Signore?

Perché, Dio mio,
s'infittisce la notte di un dolore che non passa
quando la terra trema e sconquassa
la vita di chi nella burrasca annaspa.

Perché, Signore,
la sciagura, lo sgomento ed il pianto
per terre già provate
di gente tenace che vede rovinare in macerie
il sacrificio di generazioni
che han lavorato tanto?

Ma Tu sei lì,
nel cuore straziato d'Appennino,
nella dolcezza sfregiata delle pievi
devastate tra polvere e massi,
nello sguardo ammutolito di un bambino.

Il silenzio tuo diviene voce
in carezze lievi
e nello struggente abbraccio,
Padre, resti vicino
a quanti nella tenebra
tra le rovine
dolenti figli Tuoi
ora portano la croce.



Dedicata alle vittime del terremoto che ha devastato il Centro Italia.

*

Firenze d’autunno

Splendeva Firenze
nella calda luce autunnale
con riflessi di giada.
Radiosa la via, dolce era la strada.
Sul Lungarno si specchiava in un rivebero d'armonia
la Biblioteca Nazionale.

Andavano sereni e sincroni
i nostri passi per il centro
animato di vita, colori, arte, passione e suoni.
E la moltitudine di visi e di sorrisi freschi
sbocciava innanzi a Santa Maria del Fiore
sotto la Cupola del Brunelleschi.

Poi, in un silenzio colmo d'emozione,
ci ritrovammo in Santa Croce
dove l'Amore,
sulle note della polifonia del coro,
dispiegò fra le volte
con ali d'angelo la pura voce.

Firenze e quei giorni insieme fanno capolino
alla porta della mia nostalgia ancora adesso
e li ritrovo in un fermo immagine di noi nel cuore
mentre un nuovo autunno,
all'ombra medicea del cipresso,
dipinge la Toscana ed i nobili colli
di fiammeggiante ed indimenticabile fulgore.


a L.

*

Una storia d’amore

Pronuncio il tuo nome come preghiera
dal silenzio in crescendo a piena voce
quando torna sui passi della malinconia la sera
ed il ricordo di noi diviene luce.

Sussurro il tuo nome come un canto
al primo mattino nel chiaroscuro di nostalgia
nell'ora in cui s'affrettano mille solitudini per la via
mi fermo all'ombra d'autunno
e mi sembra d'averti accanto.

Dico il tuo nome in un sorriso
mentre nascondo nel cuore la croce
ed una lacrima per i visi amati e perduti,
ormai senza più voce,
in un'alba di morte.

Sul binario che sai attendo il tuo ritorno,
contandone i minuti,
sfogliando le ore assorte di un nuovo giorno.

Sarò lì ad attenderti nel respiro delle stagioni,
con la pioggia, la neve, il vento o il sole.
Ti porgerò un fiordaliso
e rinascerò nel tuo abbraccio.

E nella partita lunga una storia d'amore,
oltre il labirinto pirandelliano della vita,
lo sai, non sono soltanto parole,
daremo insieme scacco matto alla sorte.


A L.

Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di maschere e pochissimi volti. (L. Pirandello)

*

Carezza di sole

Cantami ancora della tua Toscana
quando la quotidianità ferisce
e la mente
sulle ali della nostalgia
in cerca di te vola lontana.

Narrami con dolce malinconia d'autunno
prima che l'inverno ci sia vicino.
Resta con me quando si fa sera
nel tremulo respiro dei ricordi
alla fiamma confortante del camino.

Parlami della festa d'estate
nel sorriso delle colline
fra gli ulivi assorti in un coro di cicale.
Fammi ritrovare un barlume di gioia
con te nella luce viva di quelle giornate.

Ti ascolterò attentamente, non dirò parole.
Basterà il tuo racconto, la tua voce...
Ed il tuo sorriso,
Poeta,
per il mio cuore disperso sarà carezza di sole.


a L.

*

La solitudine

La solitudine è una scia
che solca il mare burrascoso della vita;
è il canto di una sorgente
nel bacio d'ombra dei pensieri
che rinfranca il passo nell'erta salita.

Sa esser fedele compagna
e non delude mai neanche in amore,
quando s'incontra un'altra solitudine
gemella della propria
nella dolcezza d'autunno per la via...

Ecco improvviso un palpito di sole,
il silenzio s'illumina in un sorriso....
e a vicenda, nell'aspro mare,
si conforta il cuore.

*

Dammi i colori

Dammi i profumi,
gli aromi delle terre che tanto amo,
mentre dall'esilio
in una pioggia di ricordi e rimpianto
verso esse nella tenebra
naufraga bramo.

Dammi la festa della lavanda,
il trionfo della ginestra in fiore,
la carezza lieve del rosmarino e della menta selvatica.
Fammi ritrovare nelle luci a sera
che si accendono al casale per noi soltanto
la gioia antica.

Dammi i colori, Poeta, del mio Appennino
e narrami il perduto incanto.
Con la tavolozza dell'emozione
stenderò nei colori della nostalgia
la tela del sogno.

E nell'empito di ulivi al vento
e il frinire di cicale al sole,
lassù in collina,
in un sorriso agreste
ti troverò a me vicino.

*

Arquata del Tronto

Era una gemma
incastonata nel diadema dei Monti Sibillini,
protesa verso il Monte Vettore.

La rocca medievale con la torre maestosa
svettava verso il cielo, in alto,
in una giornata tersa e radiosa
dai riflessi blu cobalto.

La piazza si apriva in un sorriso
di gerani ai balconi,
in un ricamo di sole,
mentre un'anziana ricamava al tombolo
nell'armonia serena delle ore.

E mormorava la fontana
una nenia infinita.
I giochi per le vie dei bambini,
boccioli di colore,
il canto della vita.

La rivedo ancora Arquata,
ridente e bella,
prima che il terremoto spegnesse in tenebra
come la notte di San Lorenzo
l'incanto tremulo di una stella.



*

Pianto d’assiolo

Lo sento vivo al cuore l'Appennino
con i suoi mille paesi arroccati
che come tanti presepi s'accendono alla memoria
in un palpito struggente d'affetti ritrovati.

Lo sento cantare con tremula dolcezza
nella sinfonia dei casali
che s'illuminano al vespro
sparsi fra le colline
a narrare la tenace, rurale mitezza.

La sento incombere nell'anima
la notte del dolore
per la perduta voce d'antiche contrade
ove ogni vicolo racconta la sua storia
ormai senza più colore
sotto le macerie dall'irreale biancore.

Ora che nei borghi rasi al suolo
feriti al cuore
resta soltanto
a sera
il pianto dell' assiolo.



*

Dov’è finita l’estate?

Dov'è finita l'estate
in questo scorcio di settembre
nella pioggia torrenziale che ci bagna
a ricordare un altro tempo
nella dolcezza di uno sguardo
un luogo altrove, sempre?

Dov'è finita del luglio la gioia,
la spensieratezza,
ora che il fischio del treno
annuncia la partenza
ed il pendolo della tristezza
tornerà a scandire le giornate...

Dov'è finita, amore, la nostra estate?

*

Luino dall’altra sponda

Ricordi Luino
che compariva in un trionfo azzurro
mentre il battello solcava il lago,
nel canto del vento
nel ricamo dell'onda?

Compariva il campanile del Carmine,
memore sentinella
per mille anni di solitudine,
come in cielo a sera occhieggia la prima stella.

Sembrava d'osservare le nostre vite da lontano,
mentre l'opposta sponda
nell'intreccio della mano
ci regalava un'emozione profonda.

Luino d'estate in un giorno radioso
si avvicinava adagiata sotto il sole
coi suoi tetti rosso mela,
nel volo del gabbiano,
nel biancheggiare all'orizzonte di una vela.


a L.

*

Dimmi

Dimmi,
dove ho lasciato i miei colori
forse al sole d'altri luoghi,
luci ed ardori.

Dimmi,
dov'è la sorgente dell'atarassia
in una vita di inganni,
tormento e ipocrisia.

Dimmi,
dove sono finiti i miei sogni ed i desideri
forse su un sentiero di querce
all'ombra di ieri.

Dimmi, Poeta,
dove vagherà il mio cuore esule domani
forse in cerca d'altre radiose stagioni
e della carezza delle tue mani.

*

Lasciami sognare

Lasciami sognare
la dolcezza del mio Appennino,
una manciata di caldarroste, un bicchiere di vino,
per il mio cuore che vuole ancora amare.

Lasciami assopire alla fiamma del camino
quando la vita è gelo e tormenta,
lascia che io senta un anelito vicino,
un soffio di poesia che mi accontenta.

Lasciami tornare nel luogo che Tu sai
e resta con me,
cammina al mio fianco.
So che il mio silenzio intenderai.

Lontano dalla nebbia e dai ghiacciai,
disegneremo coi passi della gioia
per la contrada addormentata
un mattino d'inverno, nella neve ricamato di bianco.


*

La mia estate

Ha campi di girasoli che parlano al cuore
casali illuminati di ricordi
la mia estate
e vecchie strade ombrose di querce.

Ha la dolcezza ineguagliabile del ritorno
ed il silenzio di romaniche pievi
vegliate dai cipressi
nella campagna che abbaglia sotto il sole.

Ha la tenerezza di un abbraccio senza parole
che non dimentica
e palpiti di memoria
nel mormorare di una fontana
della contrada antica.

Ha la poesia di un canto di cicale
in un pomeriggio terso e radioso
ed il profumo di menta e papavero
per i sentieri solitari.

Ha la bellezza senza fine delle colline
che si perdono all'orizzonte
dove campeggiano ulivi secolari al vento
la mia estate.

*

Le mie colline

Sorridono nel vento le mie colline
e cantano nel sole
tra gli ulivi che sfiorano l'orizzonte.

In ogni stagione le sento vive al cuore
e le rivedo da lontano
in un momento.

Dormono nella neve come piccoli presepi
i miei paesi
e s'illuminano nella memoria
per me soltanto,

quando la nostalgia
s'inebria di rugiada del ricordo
e nel respiro d'elegia
diviene canto.

*

Nostalgia

Cos'è quest'anelito
che sale al cuore in una marea
e s'affaccia alla veranda del ricordo
come una preghiera?

Nostalgia
per lo sfondo azzurro dei Monti Sibillini
sulle ali dell'assiolo
che cantava al casale
fra l'oro della ginestra
ed il ronzare ebbro dell'ape tra la lavanda
nella dolcezza agreste della sera.

*

Ti cerco

Ti cerco in ogni palpito di vita
quando le ombre sulla solitudine s'addensano
e il giorno cede il passo alla notte
con nostalgia infinita.

Ti cerco nel riverbero del sole sul sentiero
tra ricordi sbiaditi
che tornano vivi in un battito di cuore
destandosi dal torpore del tempo in bianco e nero.

Ti cerco nell'azzurro di un mattino
nel bacio di ieri
quando fra ricami di malinconia torna l'inverno
e intenta scrivo i miei pensieri
mentre pigro sbuffa sui tetti un camino.

Ti cerco a fior di labbra in ogni mia preghiera
quando nella pioggia d'amarezza
finisce la mia sera.

Ti cerco e la mia mente
non vuole mai lasciarti...
Forse perchè arcigna la vita
troppo spesso volta le spalle
e non esita ad abbandonarti.

*

Una lacrima di silenzio

Sembra un angolo di cielo
questo giorno come tanti
tra sguardi malinconici
a leggere lo spartito dei rimpianti.

E il sole brilla perdutamente lontano
a ricordarmi il tempo d'antiche parole.

Avrei voluto dirti tante cose
nei colori tremuli della nostalgia
ma il vento impetuoso
le mie confidenze tra petali di solitudine
ha portato via,
tra le ombre di una valle di viole.

Sono rimasta muta
quando la tua mano ha ritrovato la mia.
Ed i tuoi occhi di fiordaliso, madre,
puri, in un sorriso,
una lacrima di silenzio
hanno reso armonia.

*

S’intrecciano le storie sui binari

S'intrecciano le storie sui binari,
quando l'estate mediterranea
in un tripudio di colori e luce abbaglia.
Improvvisa, rea,
incombe l'oscura nuvolaglia:
giunge di mattina la tenebra
nelle vesti della cupa signora.

Vanno ignari incontro al giorno
i viaggiatori di due treni pendolari.
La morte a tradimento li coglie tra gli ulivi
nel sole feroce di una piana
senza ritorno
nell'urlo incredulo del vento.

Sui binari s'intrecciavano le storie.
La folgore di uno schianto, il terrore,
la fine e poi il nulla...
Fiori di sangue fra la terra brulla.

Solo lo sguardo attonito dei papaveri
ed il frinire impazzito delle cicale restano
a narrare di quelle vite spezzate...
Ormai tragiche memorie.

*

Sera di pioggia sull’Appennino

Si avvicina con passi freschi di sogno
nella sera il ricordo
dal sorriso bambino.
Tende la mano gentile
e mi riporta là,
nella festa di colori dell'Appennino.

Li sento sospirare tra i pensieri
i miei ulivi d'argento,
sui sentieri del cuore
dove tutto sembra sempre vicino.

Li ascolto stormire nella pioggia,
sotto lo sguardo biancheggiante del biancospino,
in un abbraccio di verdi colline,
con la voce dell'amore che d'ogni ferita è lenimento.

Li avverto nell'anima cantare da lontano
e pronunciare il mio nome,
oltre la cortina di solitudine,
recandomi sollievo nel tormento.

Li rivedo con la dolcezza
degli occhi di bambina
dall'altura del casale occhieggiante di lucciole,
nella danza vespertina.

E mentre dintorno le campane echeggiano
con voce struggente
di perduta contrada
chiamandosi da borgo a borgo,
si snoda per me soltanto
della nostalgia la strada.

Fischia, invitandomi alla partenza,
il treno del ricordo,
quasi a incoraggiarmi:
“Suvvia, non è lontano...
Lo trovi in ogni respiro il tuo caro altopiano!”
ed il fischio del vapore
al cuore è promessa e concento.

Chiudo gli occhi,
sento la carezza dei fiordalisi e dei papaveri
sfiorarmi l'anima...
E rivivo tutto in un momento!

*

Via Crucis

Alte e severe queste mura
si stagliano contro l'azzurro.
Vi s'arrampica in solitudine l'edera
dove cala malinconica la tua sera.

Inespugnabili ed invalicabili mura
cingono d'assedio il giorno
ammutolito in un sussurro.

Non è la morte liberatrice
in questo maniero la tirannica sovrana,
ma la malattia e la sofferenza
che mietono paura.

Sembra un giorno di festa
nel parco baciato dall'estate,
anche se la gioia al di là del cancello resta.
All'ombra austera dei pini ci siamo fermate.

Tu, rosa canuta,
nel giardino di viole
assorta, con me non rimani.
Smarrita a siderale distanza
immemore mi fissi,
inconsapevole di ieri, di oggi e di domani.

E io desolata assisto alla Via Crucis,
mentre sali il Calvario
arrancando sotto il peso della croce,
rassegnata insieme agli altri crocifissi,
ammalati, sofferenti, senza voce,
che non conoscono pace
né la speranza del sole.

E dalla selva dei ricordi ti guardo,
madre,
con l'anima in fiamme tra cenere e brace
ed una lacrima nel cuore,
senza parole.


A chi vive il calvario della malattia.

*

Vieni con me

Vieni con me all'antica contrada.
Fresca è la notte,
sospirato il viaggio,
ma insieme lieve sarà la strada.

Vieni con me al casale,
quando dolce scende la sera.
S'illumina il cuore al profumo della lavanda,
nell'assolo della capinera.

Vieni con me alla città dalle sette porte.
Ci attende in festa Porta Romana,
dove ogni passo va leggero
e trova propizia sorte.

Vieni con me dove canta la fontana
con voce limpida
e le rondini hanno i voli felici del ritorno,
non del commiato le grida.

Vieni con me prima che sia giorno
nel sogno dell'Appennino,
tra monti sorprendenti e colline di ulivi,
dove leggende e storia
mormorano persino i rivi.

Vieni con me, Poeta.
Per intenderci basterà l'intesa di uno sguardo.
Io non dirò parole.
A scrivere di un amore nel vento,
tra il saluto elegiaco della ginestra in fiore,
saranno le nostre anime libere e sole.


a L.

*

Il sorriso lontano di un amore

Ho rivisto in sogno il verde tenero
dei tuoi occhi di mare,
nel riverbero di onde
che il tempo ha attenuato.

Come un petalo fragrante di solitudine
nella pioggia
dimenticato su una panchina,
vivo la stagione del disincanto.

Quando l'aurora in scampoli di luce
veste di colore un nuovo giorno,
s'illumina il sorriso lontano di un amore.

E la memoria prende voce
sul sentiero ombreggiato di glicine e nostalgia
del ritorno.


a L.

*

Pioggia nella sera

La senti piano picchiettare là sui tetti?
La pioggia a bagnare le nostre solitudini
e tutto quello che non ci siamo mai detti.

Cortese cade come una carezza lontana
e la meridiana dell'anima ritrova la tersa lucentezza
dei mattini d'estate in Terra di Toscana.

Ricordi com'era allora lassù in collina
tra una schiera di ulivi d'argento
ed una cantilena pura e bambina?

L'avverti gentile che dalle montagne scende
a placare tristezza ed inquietudini
nei voli intrecciati di nostalgia delle rondini.

La sento nella sera sfiorarmi il cuore, ticchettando sul selciato....
A riportarmi indietro con il pensiero al tuo abbraccio
a quanto un tempo ho perdutamente amato.


a L.

*

Nudo di donna

Lungo i binari della notte
la solitudine accompagna i miei pensieri.
Nel viaggio lungo una vita
che mi ha portata a te,
da sempre
ho cercato con lo sguardo dove fossi.

Nel raggio d'ombra
quando l'anima trema nuda,
senza più rifugio,
amami.

Nudo di donna
spoglia di oggi e di ieri,
protesa verso il domani,
scalza d'illusioni,

ricca soltanto
del coraggio tenace delle mie mani,
della forza dei miei pensieri,
della memoria malinconica dei miei occhi.

Amami ancora
e sarà sinfonia di luce il silenzio
mentre la notte piano nell'alba dilegua,
prima che l'ora del commiato ci colga
con inesorabili rintocchi.


a L.

*

Vorrei trovare le parole

Vorrei trovare le parole
oltre la desolazione
mentre assorta resti,
rosa senza domani,
nella valle del dolore.

Vorrei ti giungesse
la voce di un piano,
la carezza di una sinfonia
a lenire il tormento inesorabile della malattia
e che riconoscessi il tocco della mia mano.

Vorrei ti lambissero un raggio di sole,
un bocciolo di speranza
e s'accendesse la fiaccola di un ricordo
in quest'agonia spettrale
di un baratro senza fine,
nel biancore mesto di una stanza.

Vorrei che l'inverno del tuo sguardo,
madre,
incontrasse nel silenzio
l'estate del mio
e nel sorriso memore di un abbraccio
vincere le nebbie d'oblio.



A mia madre.

*

E riverbera nell’onda

Il sorriso d'estate
lo sento schiudersi nell'anima
nel ventaglio d'ombra che dai monti alla valle
dipinge la sera nella dolcezza di colore.

Il canto del vento nella luce del sole
sui sentieri dell'Appennino
che si vestono a festa di verde nuovo
lo porto nel cuore.

Vanno solitari i miei passi lungo il lago
nell'ora in cui l'assenza diventa nostalgia
e riverbera nell'onda
la sembianza di un volto amato
nella stagione del tiglio in fiore.

*

Nel blu della marina

Spiccava nel blu della marina
il rosso nastro di seta.
Una paglia fiorentina dalla tesa allegra
diventava corona nei sogni di bambina.

Formine, paletta, un secchiello,
piccole mani intente a raccogliere conchiglie
tra le note accennate di un ritornello.
Vegliava silenzioso un marinaio dalla scogliera
i giochi d'infantili fiabe e meraviglie.

Cantava dolce il mare tra le onde
cullando le orme di piccoli passi.
Il vento effondeva la fragranza della pineta
mentre il tempo, gigante buono,
contava fiori spontanei e sassi.

Un aquilone nell'azzurro
sempre più lontano
tra riflessi d'indaco
sfiorando le nuvole era vedetta della sera
e quei sogni teneva premuroso per mano.

Il mare, la sabbia d'oro e la risacca,
all'orizzonte occhieggiava bianca una vela...
Ecco le immagini che restano vive dopo il naufragio
e in un palpito di memoria tornano
quando il cuore ad un'estate perduta anela.

*

Del lungo tempo vissuto insieme

Guardami dall'armonia dei colli fiorentini
che mi sboccia nei pensieri come rosa
quando qui sul lago
la pioggia sferza monotona senza posa.

Ascolta il mio silenzio
dai declivi di querce e cipressi
e, nel palpito dell'emozione,
mi sembrerà d'essere insieme.

Sorridimi in uno sfondo di ulivi e viole
ed il tuo sguardo sarà il bacio del sole.
L'inverno del distacco si perderà
nel sogno evanescente di chi si ama
e la distanza non teme.

Resta con me
prima che la notte dilegui.
E poi me ne andrò
lungo i binari di solitudine,
sfiorando l'immagine di te, mia speme.

Ascolterò lo sciabordìo di ricordi
dall'abisso di nostalgia
che porto nel cuore.
Soltanto noi decifriamo la partitura,
il canone di un amore.

Abbracciami
e il tuo bacio sarà respiro perenne
del lungo tempo vissuto insieme.

*

Memoria d’amore

Dimmi. Canta ancora la sorgente
nel bosco
all'ombra del faggio?

E la pioggia cristallina
saluta prospera il maggio,
accarezzando il piccolo paese lassù in collina?

E sul nostro sentiero
di fiordalisi ed anemoni,
dove c'incamminavamo mano nella mano,
s'incontra qualche volta
la nostra gente?

Raccontami. Da troppi anni
di quei luoghi non so più niente.

Non ho l'ardire di tornare
per vedere tutto dal “progresso” devastato
in un giorno di dolore bruciante
e non trovare più
chi in gioventù ho tanto amato.

Dimmi, tu.
T'ascolterò con l'anima vibrante.

E mi sembrerà al tuo fianco
una volta ancora
quelle selve di valicare....

In un volo del cuore
che mai smette un solo istante
insieme al tuo bacio
quel tempo di ricordare.

*

Ai margini della notte

Ai margini della notte
ho abbracciato un sogno
e nello scorcio d'alba
ho colto un fiordaliso.

Anche se non esistesse il paradiso
non ne avrei bisogno.
Navigo in solitario
libera sulle mie rotte.

*

Contrada di nostalgia

Segna l'ombra dei ricordi
la vecchia meridiana.
Rammenta neve e gelo,
perdute stagioni di sole
e tramontana.

Nella contrada di nostalgia
il tempo sembra si sia fermato
al riparo frondoso del melo
in ascolto per la via.

Cigola ancora la persiana
e scricchiolano i cardini
di porte che non s'aprono più.

Fremono al vento i gerani
nell'eco dissolta di giochi bambini,
testimoni di addii
nel saluto mesto delle mani.

Procede un'anziana
lenta per l'erta
nell'ora in cui la campana
rintocca il vespro.

Sarà il silenzio colmo di dolcezza
di una romanica pieve
deserta
a mitigare la malinconia di un'antica storia.

Quando sulle ali dei ricordi
tornano in solitudine i miei passi
e ogni goccia di rugiada diviene memoria.

*

Sul sentiero dei passi perduti

Mi accoglie il sentiero del bosco,
sui passi del ritorno
assorti e sereni
quando altrove la vita diviene condanna
e un deserto anonimo di anime il giorno.

Il silenzio secolare del faggio
conosce tutto di me,
da stagioni mi attende.
Maestoso le fronde in un abbraccio mi protende
e l'oro ramato di una foglia mi parla di te
sul sentiero dei passi perduti.

Mi ascolta paterno il faggio,
nel profumo delle viole ed il canto del pettirosso,
ancestrale magia.
Chissà verso quale vetta
soltanto dei ricordi in compagnia
andranno i tuoi capelli canuti
nel respiro di una solitudine gemella alla mia.

Il vecchio generale sul sentiero nulla domanda,
non vuol sapere chi io sia.
Mi sfiora con i rami e nulla dal giorno attende.
Tutto nella dolcezza della sua ombra diviene armonia,
tesoro inestimabile e segreto il silenzio
ove ogni goccia di rugiada placa la nostalgia...

Quando il ricordo di un amore sorride e risplende
alla memoria
nel tempo d'elegia.

*

Che ti fossero carezza le mie parole

Soltanto per te
avrei voluto dedicare poesie meravigliose,
ma la vita strazia e ferisce,
falciando anima, sogni, gigli e rose.

Soltanto per te
avrei voluto dire parole prodigiose,
che ti fossero carezza,
ma la notte dalla scogliera
me le ha portate via col vento
e sono rimasta sola al faro dei ricordi,
ultima guardiana,
con la mia tristezza.

Soltanto per te,
mio Poeta,
ho placato un mare di dolore
e veleggiando in libertà
ho ricominciato ad amare.

Poi, all'ombra del tuo sguardo,
sono approdata
mentre il sole di maggio
accompagna il nostro andare
per Firenze nel trionfo di primavera rinata.

*

Ricordi?

Ricordi?

Cadeva la pioggia anche quel giorno.
Un ticchettare di poesia
era a noi dintorno,
per l'erta verso il Piazzale*,
lungo la fiorentina via.

Ricordi?

Era la pioggia gentile d'ottobre
a dipingere di vivo colore
le colline che alla Città del Giglio
sublimi fan corona,
indimenticabile elegia.

Ben diversa
ora la pioggia in solitudine
qui, sul lago.
Goccia su goccia d'inquietudine
scende fredda e mesta.

Un pensiero di nostalgia
tra la bruma, vago,
struggente nella musica del rimpianto
a farmi compagnia resta
colmando dei fiori inebrianti di un amore
le mie desolate mani.

Nel vivo incanto
s'accende il ricordo di noi,
felici in quell'autunno fra le colline,
incuranti del domani,
e nel cuore
la memoria appassionata si desta.


* Il Piazzale Michelangelo a Firenze.

*

Dimmi

Dimmi dov'è diretto
questo treno nel cuore della notte
oltre il fremito di pensieri solitari
e sguardi eloquenti di ombre interrotte.

Dimmi dove portano
i binari della mia malinconia
forse ai colori perduti dei ricordi,
ad un tempo che ora è soltanto nostalgia.

Dimmi cosa cela l'austero crinale
quando torna l'autunno
e con la pioggia la nebbia
nel ricamo di memoria dal lago triste sale.

Dimmi Tu
se esiste un senso a questa vita
nel gioco crudele di specchi,
quando il disincanto e l'amarezza
riflettono il riverbero di un giovane volto
e poi ci si ritrova soli, rassegnati e vecchi.

*

Carezza d’autunno

E chissà Tu dove sarai,

verso quale punto d'orizzonte
o respiro d'indaco
lo sguardo malinconico,
specchio del mio, volgerai.

Da quando te ne andasti
sono rimasta col cuore assiderato
nel nulla quotidiano
dispersa nella feroce morsa dei ghiacciai.

E chissà se ti ritroverò un giorno
in un digradare festoso di colline
nel radioso incanto di rinascita
di un uliveto senza fine.

Mi basterà incrociare lo sguardo che Tu solo sai,
un sorriso,
quell'abbraccio che all'ombra dei ricordi
non mi abbandona mai,
l'andante del tuo passo quieto e sereno.

Ora che ogni istante
dall'amaro calice di memoria
bevo l'ennesima goccia di veleno
e mi spengo giorno dopo giorno.

Ora che mi sento fragile e sperduta
come una bambina
nella selva di tenebra del dolore
brancolando verso le ombre evanescenti
di un tramontato ritorno.

Ora che tutto il mio essere,
falena notturna,
insegue per sopravvivere
la luce tramula dei ricordi,
barlume d'amore.

Ora che la pioggia
come in quell'alba
sulla mia solitudine
cade mesta e piano.

Adesso che cerco
come allora,
padre mio,
la perduta carezza d'autunno della tua mano.



NOTA:
Nel sesto anniversario della tua partenza,
carissimo papà.
Resti nel mio cuore oggi come allora.

*

Il mio sentiero

Il mio sentiero s'inoltra nella selva
in solitudine
e non teme il commiato del giorno,
nel frullo d'ali della rondine.

Il mio sentiero
sale lungo il crinale
ove sono dolci l'autunno
e i racconti d'inverno
alla fiamma che arde nel camino
di un antico casale.

Il mio sentiero
profuma di ginestra e viole,
ed il cuore mio vi si rifugia
quando la vita ferisce cruenta
lasciando senza parole.

Il mio sentiero
si confonde all'orizzonte di colline
e mi porta nel tuo abbraccio
dove sboccia un sorriso.

In un palpito appassionato d'estate,
fra i giorni protesi al vento
nella festa di colori dell'Appennino,
s'intrecciano il papavero, la genziana ed il fiordaliso.

Il mio sentiero,
s'inerpica tra vette innevate di nostalgia
e ti raggiungerà, amore,
ovunque tu sia.


*

Partigiano nella neve

Voglio immaginarti così,
sulle note di un canto partigiano
con il sorriso dei vent'anni
e un foulard scarlatto al collo,
accarezzato dal vento.

Voglio pensarti così
finita la guerra
tra i passi alati che ti riportano a casa,
nel sole che ti bacia
con la dolcezza di un bambino.

Voglio seguirti,
partigiano nella neve,
sui sentieri dell'Appennino.

Voglio esserti accanto
in una notte d'inverno
tra gli spari, le grida ed il tormento.

Voglio ricordarti così,
col pugno chiuso levato al cielo
nell'aurora di Libertà,
in quell'abbraccio di rossa primavera
felice
per un momento.


Ricordando il mio bisnonno Emiliano,
partigiano nella Brigata Garibaldi,
e tutti coloro che hanno combattuto per la Libertà.

*

D’ombra, memoria e solitudine

D'ombra, memoria e solitudine
sono coperti i muri
lungo i binari della stazione.

Narrano di treni ormai passati,
ricordi sbiaditi,
viaggiatori muti nella notte
di un tempo che era.

Seguono il viale
profumato di glicine e pioggia
i miei passi a sera.

Cercano luce,
colori caldi di vita,
ali rigenerate da un sogno
per spiccare il volo
come rondine libera
a primavera.

*

Porto con me

Porto con me
petali di sogno nel vento,
mille anni di solitudine,
un empito di nostalgia,
ed il sorriso amaro dell'inquietudine.

Porto con me
una verità contraddittoria,
un libro tascabile, un treno nella notte,
qualche poesia,
la mia semplice storia.

Porto con me
un aquilone di libertà,
mentre il sole di primavera
bacia il glicine e le ombre
di un passato che più non tornerà.

Porto con me
un paese lontano,
qualche rimpianto
e il bocciolo di un sogno bambino
nel palmo della mano.

Porto con me il canto di colore
e di vita
della Toscana,
anche a distanza siderale,
nel gelo della tramontana
in un'aspra stagione di disincanto, tutta in salita.

Porto con me
un arcobaleno di luce
quando nel cuore è notte fonda
ed albeggia una voce.

Porto con me il silenzio
lungo un inverno
quando i ricordi
hanno il sapore triste dell'assenzio.

Porto con me i segreti del mare,
di chi, dopo il naufragio,
ripara chiglia e timone
e con tenacia torna a veleggiare.

*

Il De Profundis del vento

Si resta ancora, come in Germinal,
sepolti vivi laggiù in miniera,
o dispersi nella morsa del marmo
senza il tempo di un commiato
e il conforto di una preghiera.

Sembra una storia in bianco e nero,
d'altri tempi,
che lascia l'amaro in bocca,
quando la notte
l'ora più sola rintocca.

Una storia di fatica, oggi come ieri,
alla luce della lanterna e acetilene
a narrare le fatiche secolari di generazioni,
umiliazioni, diritti negati,
scioperi, rivendicazioni,
soprusi e infinite pene.

Il risveglio degli operai,
ben prima dell'alba,
nel cuore della notte,
le ossa per la fatica dolenti e rotte.

Resta lo sguardo triste e silente delle stelle,
il De Profundis del vento,
quando si muore ancora per lavoro
come nell'Ottocento.


Dedicata ai due operai travolti e dispersi dal crollo di un costone in una cava di marmo a Carrara.

*

Primavera a Firenze

Cade triste la pioggia sul lago
e una malinconia sottile mi coglie a sera
a ricordare Firenze

nel trionfo radioso di colline
all'orizzonte senza pari
nel giubilo di colori
di una perduta primavera

all'ombra dei tuoi occhi cari...

E mi sovviene
la dolcezza senza fine del tuo sorriso,
amore,
com'era.

*

Paese che resti vivo al cuore

S'illumina nella memoria a sera
come un presepe antico
caro al cuore
il paese solitario della mia nostalgia.

Poca la gente per la via.

La fontana canta la musica dei ricordi
di un tempo ritrovato
in uno scenario ridente di ulivi
e dolci colline in agreste elegia.

Il sagrato silenzioso della chiesa
all'ombra dei cipressi
attende la domenica
il rintocco delle campane a festa
nel respiro di una gioia sospesa.

Il vento narra nenie e poesia
quando il camino rischiara
all'amato casale
nelle sere d'inverno
la mia malinconia.

Con la pioggia, sotto il sole,
o assopito nella neve,
nella festa di colore delle stagioni
mi attende sempre il mio paese
là, sull'Appennino.

Un sorriso di primavera
e passi alati di felicità
ha il ritorno
nel mio sogno bambino.

*

Petali di nostalgia

Avrei voluto che si dileguasse
della tristezza il velo,
ma il mattino di un commiato
l'ho serbato nel cuore
con la struggente carezza
di un petalo di rimpianto.


Avrei voluto dirti tante cose
mentre mi eri accanto,
ma le parole le ho perdute
in un soffio di vento fra i binari
come l'autunno porta via
le ultime rose.

Avrei voluto trattenere per sempre
il sorriso gentile dei tuoi occhi chiari,
ma il fischio del treno
ha affidato al respiro del ricordo
l'aria perduta della festa
e quei momenti cari.


Avrei voluto non lasciarti andare,
ma la pioggia mesta
mi ha rammentato
nello sguardo della solitudine
che la nostalgia è l'ombra dell'amare.


*

Quando l’usignolo canta al giorno

Sboccia l'alba
sulle note malinconiche
di un gorgheggio in melodia,
mentre si rischiara piano
alle luci del lampione
la solitudine di una via.

E s'intrecciano virtuose le note da solista
là sul ramo
quando l'usignolo canta al giorno,
attendendo con la primavera
che la felicità di un'antica stagione
possa fare ritorno.

*

Legione straniera

Non rimpiango nulla
nel disincanto dei quarant'anni
vinto il labirinto d'illusioni,
lasciata la selva di sogni e d'inganni.

Amaro è lo sguardo di noi legionari
dispersi a varie latitudini
nella diaspora di anni solitari.

E' notte in quest'attesa senza fine.
Dalla fortezza dimenticata nel deserto
mi confondo nella tempesta di sabbia

il cuore brancola allo scoperto
nella febbrile veglia
in una vita che è assalto, sgomento e rabbia.

*

Giorno di Pasqua

Sarà una Pasqua di luce.

Le campane a festa si chiameranno
da un paese all'altro
con rintocchi d'argento.
Le colline vestite di verde nuovo
sorrideranno con occhi bambini
alla primavera e al vento.

Nelle valli sarà il trionfo di boccioli,
primule e viole.
L'amore ritroverà la musica del tempo antico
e in un sospiro le parole.

Sarà la carezza senza tempo di una voce.

La corona di spine
dimentica del tormento
gemmerà nel roseo incanto
dei fiori di pesco.

Resterà soltanto la memoria
placata
del dolore tenace e tacito di una donna
all'ombra della Croce.

*

Donna che cercavi l’Amore

Quante volte una donna
è costretta a subir violenza?

Dal filo spinato del manicomio
alla condanna di vivere inseguendo l'amore
di cui non sappiamo nulla
se non la drammatica assenza.

Dalla ricerca di un'esule felicità,
le tue bimbe strappate alla culla,
alla vita fuori “dalle mura di Gerico”
vestendo i panni logori della quotidianità
e la mesta parvenza.

Donna che cercavi l'Amore,
quanto si deve scontare
l'inferno in questa vita
fra le pareti scrostate di un istituto psichiatrico,
urla soffocate,
dove il perbenismo confinava il dolore?

Dimmi, Poetessa,
tu che amavi la Milano dei tuoi navigli,
quante volte la ferocia umana
ti ha dilaniato l'anima
in un calvario nuovo e antico
con efferati artigli?

Nonostante tutto,
al di là del labirinto oscuro della follia
oltre il reticolato del manicomio
sei volata via
libera
lontano
sulle ali indomite della poesia.


Omaggio ad Alda Merini


*

Alla luce tremula dei ricordi

Alla luce tremula dei ricordi
cerco di rivederti com'eri un tempo
il sorriso mite,
i capelli d'argento.

Provo a immaginarti
come saresti adesso
mentre visito con un fiore
il tuo riposo accanto ad un cipresso.

Restano le spine avvelenate di un amore
nella memoria di anni negati,
una gioventù soffocata
e silenzi mai rimarginati.

Scende la sera
in un conforto di solitudine
e la tua ombra
a me si approssima già.

Quanto tempo è passato,
papà...



*

Ti cerco

Ti cerco nella notte del rimpianto,
quando la nostalgia scende in una pioggia di ricordi
e mi avvince col suo canto.

Ti cerco nel mio nulla quotidiano
in questa terra di frontiera,
dove ognuno recita la mesta comparsa
di uno, nessuno e centomila
e si perde nel silenzio della sera.

Ti cerco nell'inverno di ogni mio mattino,
quando nel cuore albeggia lontano un sorriso
e volo al tuo fianco nell'incanto fiorentino.

*

Reminiscenza d’amore

Ricordi quell'abbraccio all'antico casale?
Intorno a noi
l'estate era un ondeggiare di ulivi
e di cince in coro
nel superbo panorama di colline in rigoglìo.

Oltre la nebbia degli anni
di quel giorno d'oro
ancora rivedo l'istantanea viva al cuore:
tu ed io,
fermo immagine d'amore.

E di quell'ultimo bacio,
mi torna il batticuore,
sulla scalinata in pietra
ne avverto l'essenza,

quando la nostalgia scocca dalla faretra
un ricordo incancellabile al cuore
e riapre il sentiero di una stagione mai sopita
dal sapore agrodolce
che si chiama reminiscenza.

*

La mia Pasqua fra le colline

La vedo già nel cuore
la mia Pasqua fra le colline
in uno scampanìo lieto di campane
da contrada a contrada
e il dileguarsi d'ogni inquietudine.

Un sorriso di sole mi attende
insieme al vento fra gli ulivi.
La vallata di viole ammantata
e la dolcezza dell'Umbria
dai sereni declivi.

Un ridente casale
e una tavola imbandita
all'ombra di una quercia.
E in quella festa di primavera ci saremo noi
finita la quaresima del dolore
brinderemo alla rinascita di un poi.


a L. e a P.

*

Far festa, perchè?

Giace in un angolo,
umiliata la mimosa.
Un cencio impolverato
in soffitta
un tempo era un velo da sposa.

Tra abusi, violenze e femminicidi,
guerre,
sfruttamento nel lavoro,
l'otto marzo è un grido
di rondini che hanno perduto i nidi.

Far festa, perchè?

Per un futuro disatteso, negato,
disilluso
di un'ultima speranza in rosa
che tu, Donna,
amica, compagna,
leggi nel mio sguardo amaro
ed io specchio in te.

*

Sui sentieri dell’amore

Ecco la neve
che annulla del tempo la distanza
e tutto sembra vicino
quando il cuore risveglia
nel ricordo bambino.

Il campanile in lontananza
nel bianco manto rintocca l'ora
e la nostalgia
bussa alla mia porta una volta ancora.

E rivedo in un mattino di luce
una slitta d'abete,
la candida distesa
abbagliante nel biancore,
un padre che sorrideva alla sua bambina
tra le corse gioiose e fanciulle giù per la collina.

Struggente la neve
quando torna la valle ad accarezzare.
Al silente volteggio resto sospesa
ed il cuore, nel respiro della memoria,
sui sentieri dell'amore
trova il coraggio di ricordare.

*

Neve di marzo

Volteggia dal cielo
soffice e lieve
piano piano
dolce la neve.

Si posa gentile senza rumore.
Un velo d'incanto
ricopre il tormento,
assopisce il dolore.

E' neve di marzo
che si scioglie al sole in un momento
come parole di un perduto amore
smarrite lontano, nel vento.

*

Canto di grazia

Il mio paese sorge nel sogno
all'orizzonte terso di colline
e non svanisce nei colori dell'aurora.

Lì mi rifugio
quando la tristezza l'anima mi strugge
ed al tramonto
il ricordo di rimpianto s'imporpora.


Per i suoi vicoli di pietra
di gerani fioriti alla finestra
verso il silenzio della romanica pieve
il passo alato della nostalgia
mi porta ancora
e torna come rondine lieve.

Il primo mattino
profuma di pane appena sfornato
e la pioggia quando cade
è un canto di grazia sul selciato.

Querce e ulivi sussurrano nel vento
e per l'agreste incanto
con i cipressi compagni di via
non vi è inquietudine o tormento.

Dolce la mia contrada,
in un sospiro lontana...
Se chiudo gli occhi
la ritrovo radiosa nel cuore
in un sorriso
la mia meravigliosa Toscana.

*

Colline di Toscana

Non tramonta una stagione amata
e sempre resta viva nel cuore,
quando ripenso alla mia Toscana
che splendeva nell'autunno di rosso fulgore.

Un abbraccio di ulivi e querce
dolcemente mossi dal vento,
un filare di cipressi
accompagnava il nostro andare
su una strada di terra battuta
ci svelò la felicità in un momento.

Quando la nostalgia in un soffio mi parla
e riflette il suo sguardo nel mio,
nel silenzio della sera,
all'ombra di una stanza
quel tempo andato ritrovo
oltre la sferza della tramontana.

Così mi ritrovo al tuo fianco
in un mattino di luce
e la carezza del ricordo
mitiga l'amarezza della lontananza
nel sorriso indimenticabile delle colline di Toscana.

*

Armonia fiorentina

Ti ho cercato nel commiato del giorno
come una rondine esule anela
nell'inverno del rimpianto
alla primavera del ritorno.

Ti ho aspettato in una stazione di frontiera
sul binario della mia nostalgia
in compagnia dei ricordi
e la pioggia era un canto
nel silenzio dolce della sera.

Ti ho trovato nell'armonia di un autunno fiorentino
tra colline di luce e incanto
il sorriso in un bocciolo di stupore
e con cuore bambino
ho scoperto l'Amore.

*

La passeggiata

Quanti anni sono passati
nella girandola di stagioni
tra sentieri profumati di rugiada
e passi dimenticati.

E così andava solitario il poeta
lo sguardo specchio di lontane emozioni
nell'oro d'autunno,
nel silenzio d'inverno.

Era madre la natura dalle carezze di seta
per chi vagava nell'ora delle ombre
libero da illusioni,
speranze, senza meta.

Il sentiero s'inoltrò nel dramma,
quella sera di Natale:
il passo assorto incrociò la nera signora
dagli occhi ardenti di fiamma.

La passeggiata fu interrotta,
lo sguardo azzurro si spense,
il respiro dalla tenebra vegliato.
Rimasero un larice ed un agrifoglio
a dare il commiato
nel pianto della neve
al poeta che giaceva in un campo addormentato.


Ricordando l'ultima passeggiata del poeta Robert Walser,
25 dicembre 1956, Herisau, Appenzell



*

Sera a Luino

Silenzioso appare il viale
sul lago che ami tanto.

Scende la sera
ed è un incanto
nel tocco precoce di primavera.

Un battello salpa per l'opposta riva
accesa in un baluginare di tremule luci,
fitte di malinconia come lontane voci.

Due musetti scrutano attenti
i miei pensieri,
quando incrocio i loro occhi
teneri e sinceri.

Sulle acque increspate
del battello ormai distante
resta spumeggiante la scia.

Un usignolo da un platano canta in assolo
nell'ora in cui il cuore solitario
sulle ali della nostalgia
prende il volo.

*

Non canta il calicantus

Non canta il calicantus
triste sotto la pioggia.
Tenue diffonde la sua essenza
nel giorno della festa dell'amore.

Non protende i rami verso il cielo con letizia
sfoggiando stellati i fiori,
dimenticato nel canto
in un chiaroscuro di dolore.

Nell'ora d'abbandono a pensieri solitari
il suo profumo langue per quel che resta del giorno
in un giardino
dove l'usignolo tace, perduto è il canto
a ricordarmi quanto la vita sia assenza,
sogno evanescente
illusione e lontananza...

Fotogramma d'amore in dissolvenza.

*

Parole in solitudine

Ticchetta senza posa la tastiera
nel silenzio della stanza.
Il gelo infiora di brina
il paesaggio nella foschia
mentre volge già la sera.

Parole in solitudine
briciole di una vita
con retrogusto d'ironia
che passa come un treno nella notte
alla stazione della malinconia.

Un altro giorno se n'è andato,
Amica mia.
E' fermo l'orologio sul binario.
Sono l'unica passeggera
non importa la classe
nell'anelito d'andar via...

E attendo qui l'ultimo treno
ombra interrotta
in un tempo di nostalgia.






*

Aleppo

C'erano giardini
all'ombra degli ulivi
fioriti di rose bianche,
non mani febbrili
a scavare sotto le macerie
disperate e stanche.

C'erano i treni
che correvano lungo la ferrovia,
non l'aria immota
greve nell'odore della morte
in un'inenarrabile agonia.

C'era il passo di primavera delle donne
brune con le chiome libere al vento
non l'orrore dei veli
ed occhi rassegnati in terrore e sgomento.

C'erano le scuole
ed il sorriso dei bambini nei cortili
colorati da un coro
mentre il giorno donava un canto
in una sola voce,

non la pena degli orfani di guerra
con lo sguardo disarmante
dell'innocenza fanciulla in silente pianto
che di una vita assassina
già porta la croce.


(Ai bambini siriani, vittime innocenti della guerra).

*

Il mio giorno di grazia

I faggi protesi al cielo
in un abbraccio
di gemme tenere.

I prati fioriti di primule
e la valle immersa nel sole
che sogna il profumo di nuove sere.

Sullo sfondo il lago
in un saluto di onde al vento.

Ora
che ha perduto le parole il tormento
e la solitudine il tempo in abbandono rincuora.

Ha sguardi d'indaco e terra d'ombra
il mio giorno di grazia.

Una festa d'azzurro
tra le rondini in lieto ritorno
quando il dolore della memoria infine tace.

e la vita torna a cercarmi
pronunciando il mio nome
in dolce sussurro.

*

Carnevale in bianco e nero

Era una festa semplice
senza pretese, nè tecnologia:
nostro dominio
il regno incontaminato della fantasia.

Stelle filanti per le vie,
sciamavano ragazzini in allegria
nel lancio di coriandoli
e il suono delle trombette
sospinto dalla tramontana.

E la memoria vola lontana
a reminiscenze dilette.
Il cuore ritrova le note intime
di segreti assoli.

La musica distante, la banda del paese,
accompagnava i carri del Carnevale.
Il corteo festoso dei bambini in maschera
si snodava per il viale.

Pierrot, Brighella, Arlecchino e Colombina
sfilavano in quella vigilia fanciulla della vita,
colma di speranza e d'attesa.

Bastava poco per essere contenti:
una manciata di chiacchiere e una fetta di ciambella,
le smorfie e le battute di Pulcinella.

Ora di quegli anni d'entusiasmo
dissolta è la sorpresa
ed il domani, tanto sognato,
si è rivelato tormento e resa.

Dove saranno finite le risa spensierate di Colombina?

Nella soffitta del disincanto
giace il bel costume di seta
dimenticato in un canto
con l'argentea mascherina.

Ma quello che più manca
in un bruciante rimpianto
è la perduta gioia bambina.


*

Nel mio sogno bambino

Ti offrii i petali dei miei verdi anni,
dispersi nel vento
dopo la tempesta.

Mi donasti i frutti del tuo autunno d'oro.
Al termine della tormenta
il ricordo di noi campeggia
e in vivida dolcezza mi resta.

Era un ottobre fra serene colline
e Firenze scintillava
nei colori miti e puri dell'amore
che ci portarono
in una superba campagna verso Siena.

Ci accolse festosa
una sinfonia di ulivi al vento
e di cipressi ordinati in filari.
Era l'incanto agreste della Toscana
o forse soltanto la carezza dei tuoi occhi cari.

Sorridimi, poeta.
In un esilio lungo una vita
mitiga nel silenzio la pena.
Regalami un tramonto fiorentino senza pari,
uno scorcio d'Appennino.
Resta come allora
nel mio sogno bambino.


*

Libera

Ognuno cammina nell'ombra dei suoi fantasmi
in una vita anonima
senza infamia, né gloria.

Dure e senza luce
sono le prigioni invisibili
della memoria.

I ricordi dolorosi sono le segrete
celle d'isolamento
dove ciascuno con la sua coscienza è nudo
segregato nell'inevadibile fortezza.

Vorrei partire nella notte
e non fare più ritorno.
Con passi di rugiada all'alba
oltrepassare il fiume Lete.

Trovare finalmente un nuovo approdo
scevra dal passato
in una terra chiamata speranza...
E scrivere da principio
nell'inchiostro della rinascita
libera
la mia storia.

*

La prima rosa di giugno

Giungerà il passo soave della neve
a portar sollievo
nella morsa del dolore
al tuo cuore lieve.

Ti sveglierai
un bel mattino
e intorno a te percepirai l'armonia in bocciolo,
la radiosa carezza di un giardino

e non ti sentirai più solo.

Sfiorerai il glicine
e scoprirai
che gocce di dolcezza
placano ogni inquietudine.

Soffierà il vento della primavera
a sospingere lontano
nell'azzurro di domani
l'aquilone dei tuoi sogni.

Occorre tempo,bambino mio,
per guarire dell'amore negato
dalla cieca indifferenza adulta
la dolente ferita.

Ma in una festa di colori
fiorirà d'improvviso la tua vita.
Ricorderai l'inverno di questi giorni
come le ombre in dissolvenza di un brutto sogno.

E per l'azzurro puro dei tuoi occhi
fra petali di speranza
nell'aurora di un sorriso
per te soltanto
sboccerà la prima rosa di giugno.



Da insegnante dedico questa poesia a tutti i ragazzini in difficoltà.






*

Pioggia a San Miniato al Monte

Vedi?
Piove anche qui oggi
e la nostalgia si distende in un respiro
lungo il lago, addormentato.

Senti?
Le gocce ci sfiorano piano
mentre un ricordo sulle ali del rimpianto
vola lontano
e mi parla di noi,
di quella stagione che nel cuore ho fermato.

E rivedo dolcissima la nostra Firenze
che sorrideva lungo l'Arno
nella primavera giubilante di colore
e ci appariva come un sogno da San Miniato.

La carezza della pioggia ci prendeva per mano
nel richiamo delle campane a festa
in quella Pasqua,
dopo la messa cantata in gregoriano
tra la processione dei monaci benedettini
e noi a rimirar la Città del giglio
dal superbo sagrato.

Istantanea d'emozione
d'indimenticabili momenti fiorentini,
preghiera infinita,
poesia di un amore
che non ho mai dimenticato.





*

In memoriam

Crepitano mesti i passi sulla ghiaia lungo il viale.
Soltanto un pettirosso
nel primo mattino sfida il gelo invernale.

Sono tornata a visitare il tuo riposo
all'ombra del cipresso.
Ti ho portato un fiore rugiadoso
in quest'atmosfera onirica ed irreale.

Strano pensarti nell'aldilà
e a quell'alba tragica di pioggia
di un'improvvisa partenza.
Prego tu abbia trovato la felicità,
mentre brancolo nelle tenebre della tua assenza.

Eccomi qua in silenzio
ad intrecciare con te,
mio unico interlocutore,
un dialogo d'amore muto.
Possa la struggente tenerezza del fiordaliso,
caro papà,
recarmi la carezza del tuo sorriso perduto.

*

Era una notte

Era una notte di sogno e stupore
per lo sguardo bambino
assorto nel volteggiare della neve
che accarezzava il riposo del biancospino.

Era una notte
di cui ricordo ancora il chiarore
ed il paese sull'Appennino
ammantato di grazia e candore.

Era il bacio niveo
agli ulivi addormentati,
era l'attesa della festa
un sorriso d'amore
nell'abbraccio d'affetti ritrovati.

Era una notte che pareva infinita
di nenie e racconti accanto al camino
nel calore perduto
di una famiglia dispersa e lontana.

Era una notte
che il cuore rammenta per tutta la vita
quando si vive in esilio
in una terra di confino
nella sferza inclemente della tramontana.

*

Resta con me

Resta con me
quando la sera
nel gelo del presente
con soffio mesto giunge piano.

Torna al mio fianco
in un'estate di luce e d'amore
oltre la giostra di colore delle umbre colline
là sull'altopiano.

Specchia i tuoi occhi
profumati di grano e papavero
e di purezza nei miei.
Abbracciami,
dissolvi la mia amarezza
e dimmi che non ho vissuto invano.

Con tocco fragrante d'autunno
prendimi per mano.
Sorridimi.
Io non dirò parole,
basterà la luce di uno sguardo d'intesa
oltre il valico del giorno
e insieme andremo lontano.


*

Dal fronte settentrionale

Vorrei dirti tante cose
prima che esali l'ultimo respiro
questa notte fatale.

Vorrei abbracciarti
e per un'ora soltanto
respirare immemore
nell'agonia che non conosce l'alba
in questa vita polare,
risvegliarmi
e trovarti a me accanto.

Vorrei scriverti,
amore mio,
con la tenerezza struggente
che soltanto un cuore ferito sa trovare...
Sei stato per me l'approdo di salvezza dal naufragio,
l'aurora boreale.

Vorrei guardarti ancora una volta
negli occhi,
rinascere e sorridere,
ma la vita in trincea è tormento,
attesa, stillicidio d'inquietudine,
assalto e rovina
nel nulla quotidiano

qui sul fronte settentrionale.

*

Elegia d’inverno

Anche l'inverno
nel passo di gelo e rigore
ha il suo canto.

Alla fiamma viva del camino
prende voce a sera il rimpianto
nel volto evanescente dell'Amore.

S'accende come un astro
il ricordo
nel dolce profumo di glicine.

E rivedo in un battito di ciglia
gli splendidi viali di Firenze,
l'allegria dei vicoli,
i colli di gioia e luce
che illuminano la mia solitudine.

E mi ritrovo in un sorriso
al tuo fianco
nel desiderio di primavera
a Santa Maria del Fiore,
nei colori soffusi di tenerezza della sera
a contemplare i marmi policromi.

E il cuore
in un mare di nostalgia che non si placa mai
dei visi lontani, amati e perduti,
ascolta l'ombroso canto orfico dai Campi Elisi
tu, Poeta lo sai,
e come il vento sull'altopiano nella carezza ai fiordalisi
ne serba in silenzio i nomi.




*

Firenze

Firenze ha sublime voce
come il colle d'ulivi
dove c'inerpicammo quella primavera
io in silenzio e tu mi sorridevi
nella carezza di luce della sera.

Firenze nel mattino ha sguardi lievi
per stupirti in ogni stagione
nel mistico raccoglimento delle pievi.

Firenze ha un sogno in bocciolo
che ti attende a Santa Croce
nel richiamo delle campane
quando dell'Amore senti ancora la voce
in sorprendente assolo.

Firenze ha grandi braccia
per stringerti nell'emozione
e un bacio d'allegria e di benvenuto
che t'accoglie nel parlare schietto
già alla stazione.

Firenze ha una canzone d'ironia
dell'irresistibile sua gente, maestra di vita,
quando cammini sul Lungarno
le mani in tasca, senza pensieri
e dell'antica ferita
come in un sogno svanito
non ricordi più niente
e sei libero dai fantasmi di ieri.





*

Benedetti toscani

Immagina la campagna più bella
dove fra cipressi, querce ed ulivi
senti nel cuore il canto dell'elegia.

Metti una sera in trattoria
ad un'allegra tavolata fra amici
con Chianti, risate, chiacchiere...
Assente solo la malinconia.

Sorprendente come l'armonia a Piazza del Campo
quando il sorriso della vita
ti coglie in un lampo.

Schietto e generoso il toscano
come il Brunello di Montalcino
che è il sovrano di ogni vino.

Allegro e ironico il parlare
nel viavai del mercato di San Lorenzo
brioso il vociare.

Ti spoglia l'anima il Tosco sguardo
come la marina di Livorno al tramonto
illuminata dal solare dardo.

Dolce ed indimenticabile
come l'autunno nel Chianti
quando l'empito di nostalgia
ti regala giorni emozionanti.

E quando l'inverno
in un anonimo paesetto senza storia
al confine del nulla
diventa ancor più amaro,
nella mente un pensiero frulla
e torna l'abbraccio di sinceri affetti
che ti riscaldano il cuore
anche lontani...

Unici, cari, benedetti toscani.

*

Dimmi perchè

Dimmi perchè
consumo l'attesa
in fondo al binario
nella notte del dolore.

Dimmi perchè
sfoglio i petali della malinconia
giorno dopo giorno
e come il miracolo della primavera
aspetto sempre il tuo ritorno.

Dimmi perchè
nel mio vivere solitario
ardo di febbre d'amore.

Dimmi perchè
esule in questa terra di nessuno
porto nel cuore
l'empito del tuo abbraccio
e la nostalgia d'autunno
fra i colli di Toscana
dal sublime fulgore.

*

Per chi

Per chi nel cuore è rimasto bambino
e sogna ancora
gustando una manciata di caldarroste
alla fiamma del camino.

Per chi ritrova se stesso
nel bacio della solitudine
e nell'anima porta
un orizzonte di verdeggianti colline.

Per chi non cede alla vanità
o al meretricio del successo
e respira poesia
cogliendo un lillà
su una strada di terra battuta
all'ombra di un cipresso.

Per chi sa donare ancora un sorriso
e alla vita tende libera la mano
volando sulle ali della rondine
felice nel sole
in un campo di grano.

Per chi segue una stella
la cometa d'un sogno
e nella brina d'ogni giorno
attende la prima rosa di giugno.

*

Un presepe di nostalgia

Era un giorno di brina e di gelo
e un velo bianco
ammantava il cielo.

Nel silenzio perfetto trovammo la via
per mano la tua solitudine
prese la mia.

La secolare faggeta ci portò
in una cornice d'elegia
alla mistica meta.

E ai nostri occhi
mentre la neve cadeva piano piano
l'Abbazia di San Gemolo
si svelò come un sogno arcano.

Ci accolsero nella misericordia i chiostri
come in altri tempi i pellegrini,
sorridevamo quel giorno
con sguardi bambini.

Austera la Chiesa mostrò il suo gioiello:
nella pia grotta di pietra
era nato il Bambinello.

Il fabbro era intento alla fucina
mentre in un canto scorreva il ruscello
nell'attese mistica delle ore;
il pastore dal colle
si scaldava al fuoco del divino amore.

E la moltitudine in quello scenario
era in preghiera
devota al sacro evento
di una grotta nella sera.
Passammo dal chiostro
della vecchia pieve
mentre dintorno cadeva la neve.

Presto, ahimè,
ognuno di noi riprenderà silente la propria via
e allora in solitudine
il cuore accenderà un presepe di nostalgia
dove nella tremula luce dei ricordi
la tua mano stringerà ancora la mia.


*

Memoria

E' ricordo di un tempo sfumato
che ora torna
nel sorriso di te.

In silenzio al cuor mio s'è affacciato
col rimpianto
e tanti perchè.

E' memoria di un amore lontano
che scrivo soltanto per te.
Di quegli anni dolci e arcani
i binari lucenti nel sole
la carezza son delle tue mani.



In memoria di mio padre, ferroviere.

*

Come allora

Adesso che ho lasciato agli occhi dei ragazzi
le illusioni della giovinezza
e per me ho riservato soltanto
lo sguardo amaro e consapevole dei quarant'anni
di una donna che non si meraviglia più di niente e in nulla spera


mentre cammino in ombra lungo il viale senza fine della malinconia
vorrei ritrovarti
in quel pomeriggio d'estate
sul lungomare
in una città stile Liberty della Versilia


quando mi sorridevi nel sole sfavillante e nel mare di zaffiro
nel bacio d'emozione delle tue parole di gentiluomo
la carezza della tua calda voce d'autunno
colonna sonora dei miei pensieri
nel mio batticuore che ogni istante ti sente

e scoprire
che non ti ho perduto
e la morte è solo illusione d'ombra

e che un giorno saremo ancora insieme
su un lungomare senza addio
nel radioso abbaglio di un sogno d'amore
proprio come allora.

*

All’imbrunire

E' voce di violino
che narra elegia
in un crescendo d'emozione
l'anima mia.

E' la carezza della solitudine
fra ulivi d'argento
felicità che non conosco
il richiamo di libertà
nella sinfonia del vento.

E' immagine di un paesaggio perduto
sui crinali della nostalgia,
l'assolo di colori
al tramonto
con cui dipingo la mia malinconia.

E' un bacio posato piano
sul giorno che muore
dalla sera che arriva
quando dolce e ferma la tua mano,
Amore,
mi salva nel labirinto della memoria
dall'abisso della deriva.

*

Era Natale

Era Natale
con un piatto di minestra
e pane nero.
Era il sorriso bambino
che guardava la neve cadere
con il naso incollato alla finestra,
o il pettirosso intirizzito
a beccare briciole sul sentiero.

Era Natale
nel coro di voci
della messa a mezzanotte
che s'innalzava
con volute d'incenso dalla navata.

Era una corsa di fanciulli felici
là sull'Appennino
tra il ricamo allegro di fumo
per le vie del borgo
ammantate da una nevicata
dal crinale alle pendici.

Era la povera tavola imbandita
con la tovaglia bianca della festa
e la famiglia tutta riunita
in compagnia su sedie di paglia.
Sorrideva il cielo fuori
anche al fischio della tramontana
o incappucciato in scura nuvolaglia.

Era il sapore contadino
del vino rosso e del panforte
e anche nella miseria
il focolare brillava di calde luci.

Qualche semplice dono
per i più piccini:
noci, arance,
una sciarpa fatta a mano,
una manciata di mandarini.

Era il profumo
di ginepro arso nel camino,
era la carezza del nonno
intento a raccontare
mentre fumava la pipa
illuminando di felicità
il cuore di un bambino.

*

Dopo la festa

Deserte le vie
a sera camminano in silenzio
al nostro fianco
in un palpito d'ombra
rimpianti e nostalgie.

Una frenesia anonima di luci
per il Natale
a ricordare al cuore
la malinconia d'affetti perduti
borghi che s'accendono alla memoria
come antichi presepi
e lontane voci.

Un'aria immota dopo la festa
in un paese di frontiera
per i viali senza domani
mentre cala la sera
soltanto la tristezza resta.

*

Perdute sere d’inverno in Toscana

E' notte fonda
nel gemito della tramontana.
Prendi una seggiola
e siediti vicino a me
accanto al camino.

Raccontami dell'agrifoglio
che brillava nella brina
in una notte d'argento lontana.
Fammi sognare per un momento
e portami con te
sul sentiero dei ricordi
alla tua Barberino.

Narrami di una tormenta di neve
in un paese arroccato sull'Appennino,
del ticchettare del ramo spoglio del noce
ai vetri della tua finestra
e l'eco onirica in dissolvenza di una campana.

Fammi sentire della nostalgia la voce
e del rimpianto la lacrima svelata che resta.
Bevi con me un bicchiere
di Chianti d'annata
e alla fiamma sfavillante del camino
di quelle perdute sere d'inverno in Toscana
l'antica poesia sarà ridestata.



*

Dal regno d’ombra

Ombra che ascolti
tutti i miei pensieri
dimmi chi sono
sperduta e all'addiaccio
nella trincea della memoria
in un'agonia di contorni
nel silenzio livido dei colori
dove l'oggi si confonde con ieri.

Ombra che vieni
a visitare le mie notti
e che all'alba
con passi di brina te ne vai,
dimmi se da questa ferita quotidiana
che mi lacera dentro
con il disincanto del dejà vu
mi salverò mai.

Ombra che di me tutto sai,
chi ho amato
e sogno tuttora,
oltre il passo del non ritorno
mandami una carezza di luce
in ricordi indifesi
fra i primi petali del giorno
e sospendi nel respiro di un sorriso perduto
la lacrima segreta che mi brucia gli occhi
al palpito dell'aurora.





*

Solitario

Meste le carte
questa sera al mio solitario.
Ho pescato il jolly
che sfoggia lo sguardo
arrogante e menzognero
come l'usurpatore di un regno d'illusione
che falsa dei sentimenti ingannati e feriti
anche l'inventario.

Nel pensiero resti Tu soltanto,
mio sovrano di cuori,
a sorridermi
dal roseto scarlatto in fiore
di una stazione di sogno
lontana
nello sventolìo delle bandiere
al soffio della tramontana
che ti accarezza il viso,
lacrima d'amore,
nel tremulo respiro dei ricordi
che ancora fanno male.

Potessi prendere un treno
ed essere al tuo fianco
solo per un breve inciso...
Dolce sarebbe il mattino
tra la sferza invernale
anche nel gelo più inclemente e bianco.

Ma scompare nelle nebbie del rimpianto
la tua divisa grigioazzurra,
mentre il cuore sperduto
ancora il tuo nome, padre mio,
a fior di labbra sussurra.

Volto la carta
ed ecco la regina di fiori...
A rammentarmi che la vita,
oltre la notte del dolore,
svela nella luce
un'inattesa primavera di colori.

Pesco l'ultima carta,
poi più niente.
Getto il mazzo della nostalgia
nel baule dell'oblìo
e me ne vado in silenzio
per la via
nell'aria di neve
in mezzo alla gente
che cammina assorta
con aria anonima e indifferente.

*

Il sogno di un Natale bambino

Scendeva la neve quella notte
soffice e magica.
Dormivano stretti l'uno all'altro
nella dimora antica
i cuccioli con la madre
accanto alla fiamma del camino.

Il paese era uno spendore tremulo
di luci nelle case
e sembrava un presepe vivente
che brillava alla luce dell'amore
in serena attesa fino al mattino.

Nell'aria quieta a mezzanotte
si chiamavano festose le campane
tra le colline
in lieto rimando da un paese al vicino
ad annunciare la nascita di Gesù Bambino.

E la neve lenta lenta si posava senza fretta
sui tetti, sui giardini e per i viali,
nel respiro di una fiaba diletta
concessa una volta l'anno
per incanto a noi mortali.

Nella notte risplende ancora
per me soltanto
l'antica fiamma nel camino,
ma è solo un ricordo lontano
che sorride fra la neve del mio Appennino:
il sogno di un Natale Bambino.

*

Dalla selva d’oblìo

Vorrei che dalla selva d'oblìo
mi riconoscessi
per un momento.

Vorrei soffiare
sull'azzurro smarrito dei tuoi occhi
la primavera
placandone il tormento.

Vorrei abbracciarti
e sentirti dire
soltanto una volta
che mi hai voluto bene
senza turbamento.

Tu mi guardi immemore
e non mi distingui neanche
nel labirinto che ti tiene prigioniera
in atroci, invisibili catene
e che ha per perimetro infernale
l'urlo silente di pareti bianche.

Ormai non è più il tempo.
Giunge mesta la sera
e la tua vita ed i ricordi,
madre,
si sono persi nel vento.

*

Stella di Natale

Volge la sera
ed il paese
é una frenesia di luci intermittenti

a ricordare
ai cuori miopi e spenti
che s'approssima il Natale.

Per le vie del centro poca gente.
Sarà il freddo, la foschia o la crisi,
a rendere l'atmosfera inquieta e pungente.

Mi soffermo innanzi alla vetrina del fioraio
dove campeggia tra petali cremisi
la stella di Natale
a rammentare a qualche memore passante,
confuso tra la banale corsa all'acquisto,
che nella solitudine abissale
anche quest'anno nasce Cristo.

*

Centomila solitudini

Siamo tutti un po' Ulisse
che sospira la sua Itaca lontana
quando a sera
siamo soli ad ammainare le vele
nel tocco gelido della tramontana.

Portiamo con noi
l'ombra della famiglia reale o idealizzata
e talvolta restiamo sulla scogliera dei ricordi
a raccogliere il sestante infranto
della nave contro la vita schiantata.

Abbiamo tutti una rimpianta stagione
e un altro paesaggio nel cuore
quando la musica finisce
come l'estasi d'amore
e ci si sperde tremanti e scalzi
nel labirinto del dolore.

E in diaspora tra il disincanto si va
nella conta dei giorni
alla ricerca delle origini
come naufraghi alla deriva
di centomila solitudini.

*

Colli di Toscana

Sarà la nostalgia
ad ardere i miei giorni
quando osservo i binari
e mi manchi
nell'attesa che ritorni.

Sarà l'ombra del disincanto
a rendere amaro lo sguardo
verso l'orizzonte
quando sogno il bacio dei colli di Toscana,
ma la vista è preclusa da un austero monte
ed il ricordo dispiega le ali al canto.

Sarà la sinfonia di un amore
che mi fa tremare
nella carezza della tramontana,
quando a sera volgono
in ricordi di ghiaccio
anni confinati nei miei dolenti inverni
e allora mi rifugio
nell'abbraccio indimenticabile
dei tuoi autunni.

Sarà la febbre di vita
che brucia le mie ore
quando m'inerpico
sull'erta della memoria
verso Fiesole
dove il tuo sorriso, amore,
sgorga in sorgente di rinascita
e tu sei il bacio del sole.

*

Libera Donna

Uno sguardo limpido
il sorriso dolente e puro
a ricordare che la malattia
non la imbavagli su un letto di contenzione
non ne ammutolisci il grido
e la diversità non si cela dietro un muro.

Scrivesti che la donna è un pugno di dolore
in un crescendo lirico d'emozione
ma dalla tua croce senza giustizia
che fu il manicomio
ne uscì una Poetessa colma d'amore.

Sono trascorsi ormai sei anni
dalla tua partenza
nel freddo mattino milanese
del primo novembre.

E la Musa piange ancora
di una stella luminosa
l'animo cortese,
mentre la malinconia scolora la sera
nel rimpianto di un'assenza
che ancora resta.

Il manicomio ti ferì con feroci artigli,
ma a me piace ricordarti libera
tra le vie di Porta Ticinese
verso il Caffè Chimera
col vestito della festa
il passo alato della poesia
ed il sorriso niveo di una bambina
mentre passeggiavi lungo i tuoi Navigli.


Ricordando Alda Merini

*

Ti parlerò

Ti parlerò di una spenta stagione
e di anonime giornate
quando al tuo fianco nel volo dell'emozione
tornano i miei passi sul sentiero delle genziane
nei caldi colori d'estate.

Ti parlerò della ragazza che ero
e della donna d'ora
che oltre la Caporetto del dolore
nella landa d'amarezza e disincanto
sogna ed ama ancora.

Ti parlerò di una musica perduta
della neve che volteggia la notte in fanciullo stupore
e di un palpito di poesia
quando il mare dall'approdo t'allontana
e tutto va alla deriva della nostalgia.

Ti parlerò di sogni andati
di ricordi che narrano d'altri tempi
e di visi divenuti sospiro d'ombra
ridestati alla fiamma del camino

quando a sera soffia la tramontana
e vedo la tenerezza di due sguardi cuccioli
consolare pensieri d'inchiostro
e starmi devotamente vicino.

Ti parlerò di una solitudine gemella
a te che ascolti l'empito del mio cuore da lontano
quando alla stazione di Santa Maria Novella
m'illuminerò dell'autunno caldo del tuo sorriso
e sentirò di non aver atteso invano.

*

Ero soltanto una bambina

Sono tornata scalza
e ferita
oltre la tormenta dei ricordi
a visitare le tue immemori ore.

Eri Medea la terribile
sguardo di ghiaccio
e cuore di piombo
bastione inespugnabile d'odio e furore.

Ero soltanto una bambina
indifesa ed innocente
che implorava il tuo amore.

Ed ora
anima vinta e piegata
sul baratro della fine
mi guardi assente.

Io ti tendo la mano
placata e libera
e t'accarezzo madre
oltre il filo spinato del dolore.

*

Il colore dell’inferno

L'orrore ha tinto di calce
queste mura.

Nel silenzio abissale
i corridoi trasudano ancora
le urla di angoscia e paura.

Sarà forse il bianco
il colore dell'inferno,
nel cortile di un giardino in abbandono
senza sole
dov'è sempre inverno.

E povere anime,
sbriciolate su una panchina.
Lo sguardo assente
cerca ancora
il sorriso di una stagione bambina.

Recluse, segregate,
violate,
senza più ricordi né passato...
La triste nenia
del manicomio dimenticato.

*

Stato di grazia

Dimmi che alla fine della tenebra
sboccerà l'aurora.
Al termine dell'esilio
oltre le nebbie di un nulla quotidiano
ed un cammino nel limbo bianco
dimmi se ti rivedrò ancora.

Dimmi se alla fine della tempesta
troverò protesa
dolce e paterna la tua mano.

Dimmi che ci sarà il mare
del tuo sorriso
ad accarezzare il mio viso stanco.
E che questa vita
non mi ferirà più ogni giorno
come una lancia nel fianco.

Dimmi se m'accoglierà una festa di sole
nell'azzurro che bacia i campanili,
mentre ginestre, querce e ulivi danzano sereni
senza smarrimento.
E fra le tue braccia
quando risuonano le cantilene dei cortili
negli autunni sull'Appennino
tornerò bambina e affiderò di nuovo
l'aquilone dei miei sogni al vento.

*

Una rosa rossa languente

Eccomi qui
all'ombra del cipresso
in fondo al viale silenzioso.

T'ho portato un fiore
per il tuo compleanno
una rosa rossa languente
a ricordare
la tua giovane vita ghermita
in un'alba di pioggia dolente.

Cinica la vita
crudele l'inganno
e intanto passa in un sospiro l'autunno
torna la neve
e un nuovo anno giunge
tra fiori di brina
in solitario affanno.

Mentre dalla foto mi segue
in una carezza il tuo sorriso
perduto nella mia nostalgia bambina
poso sulla lapide una lacrima
insieme ad una preghiera
in un empito di perenne amore
e con la rosa ti lascio,
padre,
ciò che resta del mio cuore.

*

La mia sera

La mia sera
splende nel rosso incanto
dei tramonti di Toscana
e non teme l'inverno
poiché affida il canto alla tramontana.

La mia sera
é sposa delle valli.
Incede col respiro d'argento
degli uliveti d'Umbria
e quando giunge nel ricordo
reca carezze d'ombra.

La mia sera
veste i colori della nostalgia
di un commiato
lungo un binario alla stazione
quando la tua mano cerca la mia.

La mia sera
sussurra negli empiti cari al cuore
quando vanno per il viale
i miei passi solitari
e ripenso al saluto
di cipressi e querce al vento
e rivedo noi
macchia d'amore
sorridere sullo sfondo dei colli fiorentini
accesi nell'autunnale rossore.

*

E così tornerò

Farò ritorno in un mattino di neve
quando l'Appennino sembra un presepe
alle porte del giorno
assopito in un sonno lieve.

Dolce mi sorriderà
nel canto rinascimentale la contrada
e dall'erta strada d' esilio
l'ultima pietra bacerò
nel sapore di una lacrima di sale
che versò Cassandra per la sua perduta Ilio.

M'accoglierà Firenze nel grido di campane
in una festa di colore.
Il Duomo rintoccherà l'ora
e tu mi prenderai per mano
nel sogno che non dilegua
ma dispiega al volo le ali ancora.

E così tornerò
nel respiro solitario
al termine di un confino
greve di rimpianto, gelo e ghiaccio.

Sarà un sorriso lontano
dal fondo del binario
nella prima luce del mattino
a recare primavera al mio stanco viso
e troverò tregua, amore,
nel tuo abbraccio.

*

Il canto del cigno

Finì la tua vita
in una notte di terrore
senza una preghiera
né una gesto d'amore.

Venne spezzata
nella tenebra della ragione
da una squadraccia fascista
con cieco furore.

L'alba pianse disperata
madre pietosa
in lacrime di rugiada
la scomparsa di un figlio
morto senza un segno di croce
né la carezza di un giglio.

Si fermò il cammino
ma restarono l'orma
e la tua voce sola
in poesia, film e scritti corsari
a portar luce
su anni oscuri di stragi
infinitamente amari.

Perchè il Poeta
anche se gli si tarpano le ali
col pensiero e l'opera
Libero
nel vento vola.


Ricordando Pier Paolo Pasolini.

*

Non ci sei che Tu

T'incontrai al termine di un naufragio
dopo che la burrasca
la mia chiglia ed ogni illusione
aveva infranto.

Ti conobbi tra il sapore della salsedine
l'urlo del tifone
la sferza delle onde
ed il gusto amaro del pianto.

Ti trovai nell'ora più buia
smarrita la stella polare
quando incombe la solitudine
e crolla l'ultima certezza.

Fu la vita,
il soffio benevolo del maestrale
o forse il Fato
a mitigare nella carezza del tuo sguardo
l'abisso d'oceano della mia tristezza.

La dolcezza del sentimento
sulle ali della poesia
si libera nell'armonia del vento.

Non è peccato
lo sappiamo entrambi
amare il faro che mi ha salvato.
Non è scandalo il desiderio
che la tua mano stringa per sempre la mia.

Ed ora ripreso il mare
con bianche vele dispiegate
in un sogno d'amore
sospinti dalla brezza
navighiamo insieme verso l'orizzonte blu.

Oltre il respiro del fiocco al vento
ci sorprende ancora il cuore
tra il canto della marea...
Nel mio destino
non ci sei che Tu.

*

Dove il tempo si è fermato

Ho camminato verso la torre antica
dove la notte nell'ora più fragile e sola
ad una lacrima d'amore è rimasta sospesa.
Ho dipinto un sogno
nei tremuli riflessi del ricordo
fragrante di rugiada e di passi sul selciato.

Sono tornata all'alba
nel paese sull'Appennino
ancora addormentato
e lungo il viale di querce verso San Martino
nell'oro di un autunno senza resa
ho ascoltato il vento che tra i rami
mi narra di un amore perduto
e mai dimenticato.

Mi sono fermata al limitare del bosco d'aceri
nel palpito di nostalgia ammantato
oggi come ieri
lungo la valle dell'assenza
sul sentiero del faggio assopito.
Oltre le nebbie del Lete
il mio cuore ancora sente la tua presenza
in un sospiro d'autunno incantato
nel regno d'ombra
dove il tempo si è fermato.

*

Nel volo dell’amore

Tra le pagine bianche e quelle nere
ai margini del giorno
nella musica perduta di antiche sere

fra i respiri d'autunno
che segna d'oro e scarlatto
il cammino del ritorno

nell'abbraccio del ricordo
tra i campi stellati di un sogno
ti cerco, mia stella,

e nel volo dell'amore ti agogno.

*

Prima dell’aurora

Ti alzavi presto anche la domenica mattina
prima dell'aurora.
Nei miei ricordi destati dall'aria ottobrina
il tuo sorriso m'illumina ancora.

Dalla finestra, lo scenario delle dolci,
umbre colline ancora immerse nella notte blu.
Ecco che dopo tanti anni
al ricordo teneramente t'affacci tu.

Ancora incerto il giorno
ed in cucina eri già affaccendata,
il ciocco nel camino accendevi
ed iniziavi laboriosa e serena la giornata.

Uno sguardo azzurro
che scaldava il mio cuore di bambina.
Quando la memoria parla in un sussurro
sono al tuo fianco nella grande cucina.

Profumava la casa
delle delizie che cuocevano in forno.
E gentili le tue parole
carezze materne al cuore smarrito
rondini di una perduta stagione fanno ritorno.

Un vento di tempesta,
troppo presto, inclemente ti portò via
nel fiore degli anni.
In un bocciolo di nostalgia
questo nell'anima mi resta
il ricordo indelebile di te, mia cara zia.

*

Nostalgia fiorentina

Torneremo ancora
tra la pioggia d'autunno un mattino
ed il viale di pini verso il Piazzale*
ci infonderà quiete ed armonia
nell'abbraccio fiorentino.

Torneremo poi per quella via
verso la spiritualità senza tempo di Santa Croce
ed il francescano convento
dove di Dio udimmo la voce
nell'emozione di un coro in polifonia.

Torneremo quindi
liberi dal tormento
per i colli di Firenze sorridenti
in una danza di ulivi e cipressi
nella carezza del vento.
La felicità sarà al nostro fianco
almeno per un momento.

Torneremo infine a Siena
tra le vie del centro in un dedalo di storia
e nei nostri occhi, amore,
quando la tenerezza ci porterà in volo
senza più la zavorra della pena
il dolore sarà soltanto ombra e memoria.


*Il Piazzale Michelangelo a Firenze.

*

Respiro d’estate nel cuore

L'ultima lacrima del giorno
tinge di fulgido colore il tramonto
e soffonde di malinconia i miei pensieri.
Struggente l'autunno ha compiuto il suo ritorno.

Giunge la sera con passo di rugiada
mentre mi attardo nella selva dei ricordi
prima che la notte cada
e l'oggi scompaia sui binari di ieri.

Lontano
oltre il sospiro della distanza
portami con te
sui nostri sentieri
là, nella festa di colore sull'altopiano.

Riscaldami alla luce dolce
del tuo sguardo d'autunno
che da me farà ritorno
perchè sola tremo
in una vita di trincea e assalto

quando mi accorgo
d'aver soltanto te, poeta,
mio respiro d'estate nel cuore
mentre un inverno interminabile
senza requie né scampo m'incombe intorno.

*

Sera d’autunno

Volge la sera
nell'atmosfera ovattata, senza fretta.
Un silenzio di memorie
avvolge la casa,
mentre l'orologio alla parete ticchetta.

Mentre il lago scompare nella foschia,
cala una pioggia leggera
che sui tetti picchietta.
Ed il cuore vola...
Dimmi
anche tu stasera
sei perso in un labirinto di malinconia?

Ti ricordi nel nostro autunno
quella sera?
Il temporale ci sorprese
sul Colle dell'Incontro.

Il portico del convento
ci offrì gentile riparo
mentre i cipressi e le querce
si piegavano al vento
in un turbine di foglie.

E Firenze dalla piana scompariva laggiù
nell' aria abbrunata, lontano.
Ora è la nostalgia a prendermi per mano
e torna al tuo fianco pian piano
per non lasciarti più.

Dolce la casa in collina, celata dal bosco
assopito nell'oro e nel rosso colore
ci accolse e ristorò
al fuoco scoppiettante del camino.

Incuranti del tempo che fa razzìa,
nello scorcio indimenticabile di un autunno fiorentino,
la tua mano, Poeta,
stringe ancora la mia.








*

E così me ne andrò

E così me ne andrò
nel turbine di foglie d'autunno
libera nel vento
e sentirò la dolcezza della vita
accarezzarmi per un momento
prima che volga la sera.

E così me andrò
colorando di rugiada il sogno
e di nostalgia il selciato
ricordando un tempo ramingo
perduto ed amato.

E così me ne andrò nella neve un mattino
felice il mio sguardo
il passo lieve di un bambino
in un diadema di colline
sognerà di averti vicino.

E così me ne andrò in solitudine
nel silenzio di parole
alle prime luci dell'alba
sui sentieri del fiordaliso
dove nasce il sole.

E così me ne andrò
oltre la valle
assorta nell'autunnale rossore
e senza voltarmi indietro
proseguirò cercando il tuo sorriso
che mi attende alla sorgente dell'amore.

*

Abbracciami

Abbracciami
quando l'autunno colora di malinconia la sera
e l'aria nel silenzio
freme soltanto del volo di una capinera.

Abbracciami
in questa terra di confine
quando la notte fra gelo, disincanto e ghiaccio
cede il posto livido al mattino
nei fiori amari della solitudine.

Abbracciami quando il vivere quotidiano
toglie le parole
e lascia il cuore muto
sospeso al drappeggio degli ultimi raggi di sole
tra i vicoli di un tempo perduto.

Abbracciami
quando il mio sorriso dissolve malinconico
ed il passo diventa stanco.
Il tuo sguardo sarà per me carezza d'autunno
canto di una cascata
respiro di colore
bacio rigenerante d'elegia.

Abbracciami
lassù sull'erta di Fiesole
in una primavera di speranza sbocciata
nel sorriso senza ombra della terra di Toscana
quando la nostalgia mi prende per mano
e mi porta al tuo fianco
al valico di un'estate d'amore lontana.

*

Narrami ancora, poeta

Narrami ancora,
poeta,
di un tempo bambino
quando la memoria ha carezze di seta
e quel miraggio sembra vicino.

Dimmi delle corse fanciulle
la domenica
dai viottoli verso il sagrato
dove nel mondo ragazzino della fantasia
vi era tutto il desiderato.

Raccontami della tua Barberino,
quando la neve si posava soffice
fra i palpiti di un sogno lieve
nell'incanto senza fine dell'Appennino.

Ed il Natale,
allora era gran festa,
con la famiglia riunita
attorno alla tavola imbandita
che al lume della nostalgia
nel cuore ancora resta.

Ora che ricordiamo
una stagione svanita
quanta malinconia!
E di quell'età lontana
perduti la nitidezza e lo splendore
non resta che un sogno mai dimenticato
fra struggente ricordo e languore.

Possa esserci di conforto la poesia
nella luce dell'amore.

*

Torna l’incanto

Vive il sogno nel sorriso bambino
lungo le strade
di cipressi e querce
all'ombra degli ulivi
che portano sull'Appennino.

Resta l'orma nel cuore
dei passi di un tempo amato
che non dimentica
l'antico cammino
quando la nostalgia dispiega al vento
lo stendardo dal fiammeggiante colore.

Torna l'incanto nel fiorire fra i ricordi
del biancospino
e la sera ritrova il canto perduto
quando siamo insieme
nella dolcezza d'autunno fra le colline
di un paesaggio fiorentino.

*

Quel che resta di me

Quel che resta di me
profuma di rugiada
alle porte del giorno
quando l'alba disegna piano un sogno
lungo la strada del ritorno.

Quel che resta di me
è scritto nel mio silenzio
nelle chiome in abbandono del glicine
quando la memoria ferisce
amara come l'assenzio
tra i passi malinconici dell'inverno che viene.

Quel che resta di me
rimane nel cuore inciso
quando sei lontano
e nell' empito della nostalgia
ti sento accanto
come il bacio del primo sole sul mio viso.

Quel che resta di me
lo leggi nello sguardo
o nell'ombra solitaria del mio sorriso
quando l'autunno lancia l'ultimo dardo
ed il ricordo si perde

lungo il crinale del Monte Vettore
in cerca di noi e dell'estate
sui sentieri dell'altopiano
tra la messe d'amore
nella carezza del vento al fiordaliso.

*

Pensiero a sera

Dimmi dove vanno
i tuoi passi questa sera,
oltre la valle d'ulivi
quale la meta.

Forse risali le radiose colline
in un dolce ricamo di declivi
verso l'Impruneta
e ti soffermi alla cattedrale?

Dimmi perchè
a sera mi coglie l'ombra
di una malinconia autunnale
in un volo di pensieri
che vanno via lontano
e tornano al tuo fianco
sugli amati sentieri.

Sarà forse la nostalgia di te,
di Firenze e dell'incanto di Toscana
a prendermi per mano
e a rendere soave
nel respiro dei ricordi
persino la tramontana.

E quando l'autunno distende
sulle tosche colline il suo rossore
nel frullo d'ali della ghiandaia
nello stormire degli ulivi al vento
sentimi a te vicina
almeno per un momento
e sii certo del mio amore.

*

Domenica d’autunno sull’Appennino

Era l'autunno
fragrante di rugiada
a colorare nei caldi colori dell'infanzia
una mattina.

E' la nostalgia dai passi alati
a riportare il cuore in un sospiro
sull'Appennino
vincendo ogni distanza
con gioia bambina.

Si svegliava il paese
nel grido delle campane
a chiamarsi in lontananza
da colle a colle
nella quiete ottobrina
con voce d'argento.

E dalle alture
ombreggiate di cipressi e querce
alla valle
lungo la passeggiata verso il convento
stormivano nella carezza dei ricordi
gli ulivi al vento.

Si perdeva lo sguardo nel panorama
d'infinita dolcezza
nel turbine di foglie gialle.

Se chiudo gli occhi
rivedo tutto in un momento
oltre le nebbie del tempo
dai bastioni inespugnabili della tristezza.

Profumava l'aria del pane appena sfornato
e sbuffava allegro un comignolo.
Tra le vie del borgo
la quiete era scandita
dai passi carichi di ricordi
di un'anziana sul selciato.

Troppe stagioni ormai sono trascorse
ed il camino dell'antica casa
giace spento,ormai in abbandono.
Chi l'abitava
ora riposa in cima al colle
in un silenzio di preghiera confortato.


Ma nel volo della memoria
quel tempo fanciullo
in un incanto senza ombra è ridestato.

Lo specchio della solitudine
riverbera nell'empito
tutto ciò che ho amato
e riflette in un sorriso lontano
la bambina di allora
rimasta sui radiosi sentieri dell'Appennino
e la donna che ricorda ancora
come fosse ieri
nella nostalgia autunnale di un mattino.

*

Oggi come allora

Avrei voluto fermarmi con te
nell'incanto senza tempo
della Terra di Toscana,
quando profumano di legna arsa
nella dolcezza d'autunno
le vie arroccate sui colli della contrada.

Avrei voluto respirare
l'aria soave di un nuovo giorno
cogliendo per te soltanto un sogno bambino
e bagnarmi di rugiada
lungo il sentiero del ritorno
tra i petali agresti di un mattino.

Avrei voluto camminare al tuo fianco
fin dall'aurora
verso le luci del casale
ma il mio sorriso triste
si è perso nell'azzurro del tuo sguardo
al canto della tramontana.

E quando la nostalgia a sera mi chiama
con struggenti, irresistibili rintocchi
tingendo nella porpora d'autunno i miei ricordi
mi rifugio
tra le stagioni vissute insieme
nella valle della memoria
per dirti che ti amo oggi come allora.

*

Ombra d’amore

Si perde nella notte del mio rimpianto
l'alba gelida tra la pioggia
quando nella folgore
te ne andasti via.

Nel silenzio della grande dimora
scandito soltanto
dalla pendola della memoria
ombra d'amore
ti rivedo ancora.

Mite il sorriso, malinconico lo sguardo,
specchio del mio,
profonda e calda come l'autunno la voce
che nelle sere d'inverno
mi rischiara più dell'aurora.

E quando vanno tristi e pensosi i miei passi
lungo il viale che il vento colora di porpora
ti incontro in solitudine al crocevia,
quando il ricordo di una tenerezza perduta
mi prende per mano
e della nostalgia
segreta, struggente e dolcissima
rintocca l'ora.

*

Serata in Chianti

Ricordi la dolcezza di quell'autunno
nella pioggia leggera per la via?
La strada si perdeva tra filari di cipressi
in un ricamo
all'orizzonte fra i casolari.

I colli fiorentini s'accendevano di luci nella sera
ed ottobre stendeva caldi colori
in un'agreste elegia
dai contorni nitidi e chiari.

Ci trovammo poi per caso
nell' incanto senza fine del Chianti
tra contrade, vigneti
e la musica di fiere itineranti.

Nell'antica piazza,
forse era Greve,
all'ombra della torre
ci accolse ridente una trattoria.

Luci ardenti, chiacchiere in compagnia,
visi gioviali;
s'illumina il cuore al ricordo lieve...
Era assente solo la malinconia!

La tovaglia di lino ci attendeva
in un candore niveo di festa.
Un bouquet di viole posato al centrotavola
nella fragranza di cose perdute
vivo alla memoria resta.

Pappardelle al ragù di cinghiale
soffici e fumanti,
chianina arrostita su rami di ginepro
furono accolte con un applauso da tutti gli astanti
in un'atmosfera di gioia generale.

E poi musica, canti, cori in compagnia
e una selva di calici rubino di ottimo Chianti...
Quella sera,
la tua mano nella mia,
alla tristezza fu dato il foglio di via.

*

Un amore profondo come il mare

Sognerò all'orizzonte la radiosa vela del ritorno
quando la malinconia
al cuore mio s' affaccia
e a uno sguardo lontano anela
nell' intreccio dei binari
come un faro a cui approdare.

Aspetterò
nell' uliveto della mia nostalgia
che passi l' inverno
nel canto della tramontana
mentre la neve dei ricordi
sul fare del giorno
tornerà la mia solitudine ad imbiancare.

Attenderò che la tua mano stringa di nuovo la mia
sull' erta di Fiesole
nel gioco d'autunno dai caldi colori
che infiamma i colli di Toscana
tra luci ed ombre
di un amore profondo come il mare.

*

Raccontami una storia

Raccontami una storia
sulla Terra di Toscana
quando giunge l'inverno
e sul lago ci si sente ancora più soli
nella sferza della tramontana.

Narrami di un tempo ridente e menestrello
fragrante di ulivi
all' ombra delle querce
e di rondini dai festosi voli
nel verde rigoglioso del Mugello.

Parlami del bagliore fugace di primavera
della giovinezza
quando scende la sera
e la fiamma
di una stagione che ora è solo nostalgia
si consuma nella tristezza.

Sussurrami l'incanto
fra i colli di un mattino
nella pioggia d'autunno
per la fiorentina via
quando l'amore
incrocerà ancora il nostro cammino.

*

Piove

Piove.
E si stempera la malinconia sul lago
in un tempo senza colore
dal contorno sfumato
nella tristezza vago.

Piove
ed il paese nel mattino
riprende piano la giornata
mentre vanno solitari
i passi sul selciato.

Piove
ed un treno alla stazione di frontiera
attende al binario
nella foschia dimenticato.

Piove
ed un pensiero
all'orizzonte via è volato
senza dolore
prima che giunga la sera.

Piove,
ma il cuore ritrova il cammino
sul sentiero dei ricordi
e si desta nella luce con stupore bambino
quando la nostalgia si veste di rugiada e di sole
nell'incanto dell'Appennino.


*

Treno di notte

Treno che nella notte solitario vai,
dimmi dove finisce il tuo viaggio:
nel canto del mare
o nel silenzio dei nevai?

Tu che conosci la mia storia
fermati un istante, treno amico,
alla stazione della memoria
e ascolta d'altri tempi
il racconto antico.

Dimmi qual è la tua destinazione:
nel paese dei sogni
o nella landa sconfinata d'amarezza
che anche tu,
compagno silente, sai.

Dimmi.
Da questa terra di nessuno
lungo i binari radiosi di speranza del domani
esule nella notte
me ne andrò mai?

*

Ricordo d’autunno

Lieve l'andare
raminghi i pensieri
torna l'autunno
sugli amati sentieri.

Ascolta il canto oggi come ieri
con cuore bambino
e ripercorri l'itinerario di un tempo andato
all'ombra scarlatta degli aceri.

Sarà settembre
nei colori fiammeggianti della sua fine
sulle ali della memoria
a dissolvere le nubi della solitudine.

Erano passi fragranti di fiaba, sogni e rugiada
ed un sole senza resa
baciava il cammino
sulla nostra strada.

E quando alla nostalgia resto sospesa
ritrovo la via perduta
nel bosco di querce
verso l'antica contrada.

Era un ottobre dai giorni d'oro.
Andavano sincroni i nostri passi
prima che le rondini volassero via
e tu con loro.

E ti rivedo,
ombra palpitante della mia nostalgia,
nel ricamo dei ricordi fra i boschi
oggi come allora
e nella luce del tuo sorriso mi rifugio,
padre,
quando il rimpianto di te
bussa alla mia porta
con struggente tocco ancora
nella quaresima senza fine di giorni tristi e foschi.

Sono rimasta sola sul vecchio sentiero
e la malinconia,
in un turbine di foglie senza più dimora,
dipinge la mia sera
mentre la campana rintocca con argenteo suono
mi sembra come allora d'averti accanto.

Ti sia carezza il soffio di una preghiera
tra petali di ricordi
e la dolcezza, per te soltanto,
padre buono
del mio canto.

*

Colli fiorentini

Ti cerco nel mio niente quotidiano.
Mi perdo nella dolcezza del tuo autunno
quando trema
nel freddo esule d'ogni giorno la mia mano.

Ti sento come il sole quando il mare
in silenzio alla deriva dei ricordi
sospinge il cuore
dall'abisso del tormento a ricordare.

Ti sogno come il bacio dell'estate
nel saluto fremente di nostalgia
di ulivi e cipressi al vento
che si perde con lo sguardo all'orizzonte.

Ti rivedo
nell'armonia senza pari dei colli fiorentini
accarezzati dal sole d'indimenticabili giornate
e nel respiro di un momento
ti abbraccio nella luce dell'amore
a San Miniato al Monte
dalle sublimi scalinate.

*

Stella polare

Lo sai anche tu
quanto sia difficile
le vele ancora dispiegare
e riprendere il mare
se alla deriva si è finiti a naufragare.

Nel cuore arde la lanterna della speranza
e tra il beccheggio della sartìa,
a siderale distanza,
sento la tua presenza
mentre la sera colora il ponente di nostalgia.

In una vita che è disincanto ed assenza,
quando il vento di tempesta sibila
e incombe minaccioso all'orizzonte il fortunale
a te lo sguardo volgo,
tornando a sognare.

E mi ritrovo in volo,
nel radioso approdo di un sorriso,
al porto sicuro del tuo abbraccio,
mia stella polare.

*

Mare amaro

Dimmi perchè, Signore,
la tua voce tace
mentre fluttuano frementi tra le onde
inermi alla deriva
quelle anime senza pace.

Dimmi perchè,
Signore della vita e della morte,
sulla rotta dei tormenti
l'urlo della burrasca
ghermisce sempre chi è prostrato
e tanto crudele ed arcigna sia la sorte
con i bambini senza più sorriso
nell'abisso ora dormienti.

Dimmi perchè
di questa tragica notte
non si scorge una lacrima d'alba all'orizzonte,
mentre al timone veleggia
feroce e infernale Caronte.

Dimmi perchè
la marea si alza, ruggisce e senza sosta si frange
mentre l'ultimo disperato
la morte di un bambino piange.

Dimmi perchè, Padre,
il fortunale non si acquieta
per quei figli ormai muti,
senza più nome, né respiro,
che sognavano un viaggio
verso ben altra meta.



*

Mi manca il sole

Mi manca il sole
del tuo sorriso dolce e buono
mentre mi accompagna la pioggia per la via
ed il ricordo di te torna
come una cascata dal rigenerante suono.

Mi manca l'aurora delle tue parole
e l'immagine di te nel cuore è orma
che m'illumina di luce.
Nel silenzio della mia sera
sento ancora la tua voce.

Mi manca quel ritorno
e la lanterna accesa al casale
brilla nella notte della mia nostalgia
fra i sentieri sul crinale.

Mi manca il tempo di un sogno trascorso insieme
nel saluto festoso degli ulivi al vento
là sui Monti Sibillini
ed attendo una nuova stagione
come il seme di grano la primavera.

Ora vorrei l'autunno del tuo abbraccio
a dar colore vivo e respiro ai miei mattini
per ritrovar l'estate ed un rifugio
in una vita che è tormento,
trincea, gelo e ghiaccio.

*

Avremo ancora silenzi dell’autunno

Avremo ancora i silenzi dell' autunno
e sogni che ci attendono
nel volo di foglie
lungo i sentieri scarlatti del crinale.

Quando le lancette andranno a ritroso
alla lanterna tremula della memoria
ci conforterà la tacita compagnia a sera
di una solitudine abissale.

Avremo il tempo dell'inverno
da ingannare in racconti e confidenze.
In un sospiro la nostalgia e ricordi sfavillanti
saranno con noi alla luce del camino.

Avremo l'emozione nello sguardo
sulle note di una musica lontana
ed un abbraccio ritrovato
in un empito colmerà le assenze.

Avremo un sorriso bambino
e speranze in bocciolo
in passi fra la neve
nella bellezza fiabesca di un mattino
nella dolcezza malinconica delle sere.

Dispiegheremo le ali della poesia
e bianche vele d'illusione
nell'incanto del vento
che accarezza sogni e stagioni
prima che il nostro cammino
dilegui inesorabile in cenere.

*

Settembre

Si frange l'onda senza tregua
azzurra e sola.
Una vela all'orizzonte dilegua
ed il pensiero si libera e vola.

Tramonterà l'ultimo sole d'estate
in un crepuscolo amaro di memoria
e malinconia.

A gran distanza
sincroni ai miei
i tuoi passi vanno incontro alle colline
nella luce soffusa di fiorentina bellezza della via.

Un tappeto di foglie d'oro e cremisi
lungo il viale del lago
accenderà lo sguardo della solitudine
dai mille, anonimi visi.

Sbiadirà anche il palpito
del rosso vivo d'autunno
tra la mestizia e la foschia.

Giunge settembre
a vendemmiare ricordi con dolce malìa.
Resteremo soli nella pioggia
sul selciato
a bagnarci di rimpianto ed elegia.

Caro poeta,
leviamo in alto i calici al tempo andato
e lunga vita a tutto ciò che vorremmo sia...
Inebriamoci di sogni e nostalgia!

*

L’ombra della nostalgia

Avrei voluto dipingere
la quiete serena
di quando ti osservo scrivere
e la sera alla balaustra della nostalgia
indugia a scendere.

Avrei voluto non farti partire
e fermare l'amore per sempre
rendendo eterna la bellezza di un momento.

Avrei voluto in un sospiro
guardare i tuoi occhi profondi e premurosi
e dimenticare il labirinto del tormento.

Avrei voluto
che l'estate ci rapisse là, sull'altopiano
e in un sussurro di fiordalisi e genziane
sui sentieri varcati mano nella mano
perdersi insieme nel vento.

*

Abbraccio d’autunno

Dimmi dove s'è smarrito
quel sogno bambino
che correva lungo le colline
fra gli ulivi d'argento
e riposava nel sorriso ombroso del biancospino.

Dimmi perchè
si vive di solitudine, assenza e nostalgia
ed i ricordi rischiarano l'anima
in una miriade di lucciole,
nella cantilena di antiche storie
narrate alla fiamma sfavillante del camino.

Dimmi come mai
ho smarrito la via
e in un respiro tutto ciò che amo,
ormai perdutamente lontano,
alla luce balenante fra i ricordi del tuo sorriso
mi è vicino e mi prende per mano.

Dimmi se ti riabbraccerò nella dolcezza d'autunno
che colora di scarlatto incanto i colli di Toscana,
alla prime luci di un mattino
sul lungarno baciato dal sole
mentre di nostalgia ardo
e mi perdo nella tramontana.

Dimmi, mio poeta,
se troverò parole
radiose di speranza come l'Appennino
per noi che celiamo una lacrima nello sguardo
e nel cuore un sorriso bambino.

*

Commiato

Te ne vai con l'estate
in un raggio di sole
e nubi scure incappucciano il Monte Lema
per un commiato senza parole.

Te ne vai assorto e malinconico
nel mattino per la via
verso Firenze
e vuota senza di te è la mia mano
in un crescendo di nostalgia.

Te ne vai nell'occhieggiare del rosso fanale
e dintorno scende mesta
una nebbia autunnale
lontano
dai tuoi occhi cari.

Te ne vai nella pioggia leggera
mentre ti segue il mio pensiero
in un intreccio di ricordi
lungo i binari
e per il cuore è già sera.

*

I miei fantasmi

Tornano da me a notte fonda
i miei fantasmi
nell'ora più fragile e sola
quando la nostalgia diviene profonda
e la memoria, in un'alta marea di ricordi,
sospinge il cuore alla deriva,
sempre più lontano.

Il lume di candela
il loro viso disvela.
Hanno la purezza di un volto bambino
e l'aria stanca di un viandante.
Protendono in saluto aperta e gentile la mano
che chiede un pezzo di pane
ed un sorso di rosso vino.

Sono senza voce i miei fantasmi,
mesto il sorriso e tristi gli occhi
siedono alla vuota mia tavola
e nell' eloquenza tacita dello sguardo
mi ricordano del tempo andato.

Ma presto si fa l'alba con lievi rintocchi
e poco dopo giunge il giorno.
Il sole scocca il primo infuocato dardo.
Senza parole dai miei cari fantasmi è il commiato;
devono riprendere solitari la via...

Ed ogni notte quando la torre rintocca
attendo insonne il loro ritorno;
brindiamo insieme
ad un tempo che ora è soltanto nostalgia
ed in silenzio ci facciamo compagnia.


*

Un giorno sull’altopiano

Immagina un giorno
in cui l'azzurro si fonda col verde,
in un angolo di paradiso in terra
dove il cuore ferito si rifugia e non si perde.

Pensa ad una stagione che nella memoria erra
in cui le rondini facciano ritorno
in un intreccio di voli
e l'emozione trionfi in lirici assoli.

Ricorda un luogo dove splende il sole
in un cielo terso
dove trovi quanto di più caro
credevi d'aver perso.

Vieni con me
lassù sull'altopiano
ai laghi che riflettono le nuvole
ed i sogni corrono liberi nel vento
verso l'orizzonte
come cavalli bradi
lontano.


Dedicata a Lorenzo

*

Un’estate di luce

Il tramonto dissolve piano
mentre l'onda del lago
lambisce in un gioco d'ombra
la chioma di un salice.

Freddi i colori si stemperano
nella tavolozza della mia malinconia.

E quando con passo solitario
incrocio la nostalgia al valico della sera
il pensiero vola via
nel canto del vento.

Ed il cuore torna là sull'Appennino
dove l'emozione si perde fra mille ulivi d' argento
ritrovando la voce
e si sublima in un'estate di luce.

*

Notte fonda

L'ombra torna
nel refolo amaro di un nuovo autunno
che i boschi indora.
La memoria lascia indelebile l'orma.

Ed il ricordo
nell'ora più fragile e sola
mi travolge con irresistibile onda,

quando cerco la prima luce dell'aurora
e mi accorgo
che è ancora notte fonda.

*

Volo di memoria

Albeggia la notte più gelida ed oscura
quando la mente approda
alla riva nel sole
di una memoria lieta e sicura.

Scoppietta allegro il ciocco nel camino
ed arde la fiamma nel focolare
in un luogo dove il cuore
grato e felice si appresta a ritornare
col passo sognante di bambino.

Splende una luce nel casale
e dintorno è notte fonda,
una tela blu sull' agreste incanto.

Svetta alto e severo il cipresso là sul crinale,
nella quiete della collina,
mentre la luna la campagna d'argento inonda
nel rigore invernale.

Il vento senza posa scompiglia i rami
che ticchettano alla finestra
in un ricamo di brina
ed il silenzio diviene canto.

Tornerà la primavera
nella pace agreste del casale
fra la cascata d'oro della ginestra
ed il profumo di rovere delle botti in cantina.

Ora il cuore quieto riposa
mentre il ricordo balugina nella notte
e la memoria vola somma
dalle ceneri del rimpianto.



*

Quando tornano i miei passi

Sono rimasti lassù sull'altopiano
i sogni e la gioia
sui sentieri di sole
assopiti nel biancore dei sassi.

E' rimasta l'ultima mano da giocare
in una finale con la sorte
e carte consunte dal disincanto
rischiando gli assi.

E' rimasta la nostalgia
nella pioggia triste del lago
un giorno d'agosto
quando tornano i miei passi.

*

Ritorno al casale

Vieni con me all'antico casale
che ci attende in cima all' erta
e si staglia pietra su pietra,
proteso in elegiaca carezza
a sfiorare il crinale.

Quando la nostalgia sul far della sera
scoccherà un ricordo
dall'argentea faretra,
sarà dolce far ritorno.

Là,
in terra d'Umbria,
dove il cuore, libero dall'amarezza,
non conosce abbandono, né ombra.

Vola via con me dalla cenere esule,
quando la vita diviene dolore
ed il cammino si perde
tra la nebbia della tristezza.

Vieni,
alle pendici dell'Appennino,
sulle ali dello storno,
alle sorgenti del colore dove nasce il sole.

Torneremo insieme sui sentieri dell'amore
a cogliere i grappoli, fragranti di speranza,
tra la rugiada
nella luce di un nuovo giorno.

*

Dove l’amore in silenzio disegna i sentieri

Una tela verdeazzurra
sfavillava nel soffio del vento,
la memoria a distanza siderale
quando cala solitaria la sera
al cuore sussurra.

Era un andare libero e bambino
il respiro della gioia
sbocciato fra le genziane
là sull' Appennino.

Un digradare radioso di cime, in superbo diadema,
si perdeva allo sguardo lontano
e la felicità era con noi
prendendoci per mano.

Lasciammo le parole
e le amarezze di ieri
alle pendici del Monte Vettore,
nel volo di porpora dell'upupa fra le rocce
dove l' amore in silenzio disegna i sentieri
nel sole.

*

Terra d’ ombra

Dolce si perde lo sguardo
e vaga il pensiero
sui Monti Sibillini.

Azzurri i panorami,
in una corona di vette che s'innalzano senza fine,
assopiti nell' oro del sole,
nella carezza del vento,
superbi gli orizzonti
che in un empito sembrano sempre più vicini.

E qui, in un coro di cicale,
il cuore torna bambino
verso la contrada antica
sul colle arroccata,
al casale in abbandono dei Lari.

E qui,
in un fremito di ulivi al vento,
ritrovo l' abbraccio struggente dei ricordi,
l'ombra amata e perduta dei miei cari.

*

Non ti ho detto mai

Non ti ho detto
quanto mi manchi
quando al sole che tramonta
volgo gli occhi stanchi.

Non ti ho detto quanto ti sono grata
e che l' anima mia ferita
grazie a te è rinata
in una nuova alba di vita.

Non ti ho detto della solitudine
dei miei giorni
nel profumo di glicine
guardando i binari
attendendo che ritorni.

Non ti ho detto
quanto sei importante
ed il sorriso tuo
al cuore in un battito ho stretto.

Non ti ho detto
che sento a distanza ogni pensiero
e lego al tuo ogni mio respiro,
quando sincroni a distanza
vanno a sera i nostri passi
nella nostalgia sul sentiero.

Non ti ho detto,
ma tu, poeta,
nel mio silenzio leggi, immagini e sai...
Ed è per questo
che non smetterò d' amarti mai!

*

Un sorriso dallo sguardo azzurro

Nasconde una lacrima
nell' azzurro dei suoi occhi tra la nostalgia,
in solitudine, il poeta.
Quando malinconica giunge la sera,
nell' argenteo chiamarsi di campane per le colline,
dai vibranti, memori rintocchi.

Ascolta il viandante ed il naufrago
che gli chiedono rifugio,
chi è rimasto solo
e la sua dolce comprensione,
per l' anima di un esule,
è carezza di seta,
armonia in assolo,
approdo ad un sogno di rugiada vago.

Vanno al vespro verso una solitaria meta
i suoi passi assorti nel pensiero
e, all'ombra dei pini lungo il piazzale,
il cuore salpa le ancore,
indomito veliero.


Tende grandi e gentili mani,
profumate di foglie al sole autunnale,
verso l' alba di domani.

Regala un sorriso dallo sguardo azzurro
il poeta,
profondo più del mare.

Il silenzio regnato un inverno
sprigiona l' armonia in versi,
mentre lungo l' erta di Fiesole
vestita a festa in primavera
sbocciano parole,

quando cala la sera con struggente sussurro
ed il cuore,
in un saluto di cipressi e querce al vento,
nell' abbraccio dei colli
torna a ricordare.

*

Firenze nel respiro della nostalgia

L' autunno
intesseva trame d'oro
nel fulgido ordito
di colori acquerello.

Forse scrivo nel respiro della nostalgia,
ma di quella perduta stagione
tutto ora mi pare bello...

Firenze radiosa
sotto i nostri occhi splendeva lungo l'Arno
nell'incanto armonioso di settembre.

Al Giardino di Boboli,
nel palpito di attimi in assolo,
tra il volo di rondini a sfiorare l'infinito,
in un bacio ci amammo un giorno...

Un istante lungo un sogno,
sospinto dall' aquilone dei ricordi,
che nel cuore durò per sempre.

*

Il canto del mare

Un ricamo di onde d' argento
m'ha accolto nella carezza del silenzio
in una notte solitaria.

Ed il respiro di un sogno
sulle ali della procellaria,
si è dischiuso
come un fiore di mare nel vento.

Armato il mio veliero,
con tenacia di donna dalle fiere mani
ho salpato all' alba
senza rimpianti, né rimorsi,
verso il domani
nel canto del mare.

Liberati gli ormeggi,
sono partita senza attendere il giorno.
Nel mio nome il coraggio era destino.

Mi sussurra Libertà
il beccheggio della sartìa,
mentre sempre più lontano
all'orizzonte blu
solco l' onda argentea.

E nel cuore biancheggia
il sorriso di un tempo,
nell'anima porto il canto del mare.

Coraggio in solitudine di chi, come me,
dopo il naufragio,
nel sapore amaro e consapevole della salsedine,
con l' abbraccio paterno di commiato
del vecchio marinaio al porto,
dispiega ancora il bianco fiocco al vento
e, finalmente, torna a veleggiare.


Nota: “Nomina sunt consequentia rerum”.

*

Là, sul ponte degli arcobaleni

Col tuo musetto tenero e tondo,
le orecchie soffici, lunghe,
portate sbarazzino a penzoloni,
gli occhi profondi come il mare,
sei partito all'improvviso
per un viaggio in capo al mondo.

Così , Amico mio,
mi piace pensare.
Hai lasciato l'orma
dei tuoi passi lievi nel mio cuore,
oltre le radici di un rimpianto autunnale
rosse più del rovere.

Sei andato lontano
e fredda, vuota e triste
resta sola la mia mano.

Hai portata via con te
gli anni più radiosi,
vissuti ogni istante fianco a fianco.

Quante corse a perdifiato tu ed io,
nella giostra delle stagioni,
quando ti nascondevi
tra i rami in fiore del biancospino,
finchè il sole andava a riposare
in una coltre di nuvole, stanco,
fino al mattino.

Così ti voglio ricordare,
nella carezza di un pensiero,
ed il mio cuore accanto al tuo
continuerà a viaggiare.

Sei volato lassù,
mio angelo silente,
sul ponte degli arcobaleni.

Aspettami, amico caro,
con i tuoi occhi teneri ed attenti,
accanto al lillà
quando un giorno la mia ora verrà
e compirò anch'io
lo stesso viaggio senza ritorno.

E sarà festa di luce,
in una primavera senza fine
là, sugli altopiani ameni,
nel trionfo dei colori a noi intorno
quando ritrovandoti in una carezza,
vivremo di nuovo insieme,
inseparabili, liberi e sereni.



Nota.
Con il cuore vicino ad una cara amica
che oggi ha perduto il suo Alvin.
Ricordando il mio fedelissimo ed impareggiabile Golden Retriever, Fuchs,
mio splendido compagno di vita per quattordici anni.


*

Il Palio di Siena, metafora di vita

Volano le stagioni,
ma a rivederla
provo nel cuore, sorprendente come allora,
una sinfonia di emozioni.

Piazza del Campo,
in un respiro gremita,
gente affacciata da bifore e loggioni,
il sorriso ondeggiante dei vessilli
sfoggiato in un canto di colore.

Sbandieratori, il corteo storico che si snoda,
i capitani delle contrade
e, nel bel mezzo,
appare il carro col Drappellone.

Il festoso sventolìo degli stendardi,
l' eleganza rinascimentale dei costumi,
accoglie le dieci contrade
sulla piazza accarezzata dal sole
con gli ultimi dardi.

Ecco il mossiere, con pazienza magistrale,
ad allineare al canape fantini e destrieri.
In un'attesa irreale,
i contorni della sera sulla piazza
divengono ancor più nobili e fieri.

E Siena è un tripudio di suoni,
festa cromatica, abbraccio di folla,
quando risuona solenne la Campana del Sunto
e le fa eco la Martinella.

E parte la mossa,
i cavalli lanciati lungo il tracciato
e alla Curva del Casato sfreccia il vincitore,
dal giubilo della folla osannato.

Nel crepuscolo dal dorato dardo,
la mia nostalgia lancia a somma altezza,
nell' empito dei ricordi, lo stendardo.

Fui felice come non mai
alla Curva di San Martino,
quando l' amore mi sorrise
nella radiosa dolcezza di un mattino.

L'undicesima contrada in gara,
a Siena si dice sia la Sorte.

La Curva del Casato in salita resta.
E ci affrettiamo nella corsa febbrile
del nostro umano palio
che dura una vita,

ma fatalmente al traguardo, inesorabile,
nel tripudio della festa,
ci attende nel vessillo della notte,
silente e cupa signora, la Morte.

*

L’ ultima rosa rossa

L'ultima rosa rossa
ho colto per Te nel mio giardino,
una lacrima porpora accesa
nell'ora dell' aurora.

L'ultima rosa rossa
ho coltivato per te,
con l' anima rivolta alla Città del Giglio,
quando la nostalgia ferisce i giorni con inesorabile artiglio.


L'ultima rosa rossa
ti ho donato,
cogliendola per Te soltanto,
quando incombe l'inverno del disincanto
lo so, da lontano,
in ogni respiro solitario mi sei accanto.

L'ultima rosa cremisi
è sbocciata nell' ombra del mio cuore.
Forse questo mio omaggio
ti regalerà ironici, fiorentini sorrisi...
Ma sii certo del mio amore.

*

La mia estate

La mia estate
nasce dall' abbraccio senza pari dell' Appennino,
nel volo solitario della ghiandaia
e il saluto di colline dai mille ulivi d' argento.

La mia estate canta nel vento
la melodia dell' assiolo,
tra il biancospino,
nel silenzio assolato di biondi campi di grano.

La mia estate è un ricordo bambino
che mi porta lontano,
una nenia di paese nella quiete meridiana
trascorsa al tombolo.

La mia estate è una festa di luce,
il trionfo d'oro del sole,
la carezza di una voce
nella sinfonia d'amore a sera
di tenere parole.

La mia estate conosce il fresco raccoglimento di antiche pievi,
incastonate nel verde di valli silenti
e lo sguardo puro di un poeta che mi sorride
all'ombra delle querce.

La mia estate è iniziata ieri,
nella rugiada di un giorno dai passi lievi
di chi trova l' amore
e non si perde,
nel sogno fragrante di lillà e fiordalisi,
dove i papaveri hanno stagioni di storie da narrare al vento,
là sull' altopiano.

La mia estate sboccia quando mi prendi per mano
e, incuranti del tempo che va,
in un ricamo di sentieri,
insieme andiamo lontano.

*

L’ amore che non ho mai perduto

Vorrei dirti dell' ulivo
che all' antico casale sfiora nel vento
la veste in fiore del biancospino
e che tu mi narrassi il cuore bambino
delle corse di un tempo andato per l' Appennino.

Vorrei aspettarti di nuovo al treno
nel canto della campanella
e che tu tornassi per un momento
quando la sera respira la fragranza di nostalgia della serenella.

Vorrei perdermi per una volta ancora
nel tuo abbraccio,
rifugio d' infanzia al dolore,
prima che il maggio crudele
ghermisse una giovane vita nell' aurora.

Vorrei raccontarti della sinfonia di stagioni
nella dolcezza senza tempo del tuo paese ,
arroccato sull' erta in un bacio di colline,
e che tu fossi con me al belvedere di San Martino,
oltre l' assolata svolta.

Vorrei renderti tributo,
padre mio,
per l' amore che mi hai donato
e che non ho mai perduto
e nella valle di solitudine
avvinto al cuore
insieme al tuo sorriso per sempre ho suggellato
nella carezza di luce di un mattino.

*

Firenze, verso San Miniato al Monte

Dimmi,
quando la sera scende piano
nella rugiada della mia nostalgia,
con il soffio di una carezza
tra una sinfonia di memorie

e s' incrociano lontano i nostri sguardi
al balenare di fanali
sui binari senza nome
in una diaspora di storie.

Dimmi,
ora che il vento bambino
consola le chiome in fiore del caprifoglio
e la notte ricama piano l' elegia
in un sussurrato incanto,
sul biancore di un foglio,
al lume di luna dall' argentea chiarezza.

Ascolta il mio canto
e ti ritroverò al mio fianco,
in un palpito d'amore,
lungo il viale bagnato di pioggia
verso San Miniato al Monte,
nel profumo di un giorno fiorentino
dalla radiosa vividezza.

*

Nel bacio di commiato dell’ onda al vento

Era un sogno alla nostalgia ormeggiato
di bianche vele dispiegate
oltre lo sguardo tenero dei ricordi,
in un pomeriggio assolato,
nell' azzurro d' estate.

Impressione di nuvole e monti sul lungolago,
un silenzio senza ombra
diventava tela d' autore per una regata.
Nei tuoi occhi un sorriso vago
e la felicità all' ultima sartìa legata.

Ti ho incontrato
ed amato in un momento
nella stagione della lavanda.

In un fotogramma del cuore
ancora ti rivedo,
fermo immagine d' amore,
tra il saluto di fiocco e randa
nel bacio di commiato dell' onda al vento.

*

Il vento della sera

Soffia il vento della sera
tra petali di ricordi e pensieri.
Ai margini della notte
torno sulle ali del rimpianto
con cuore di neve
sugli amati sentieri
sulle orme dissolte di un sogno perso.

E' una melodia in voce di piano,
dolce e lieve,
un canone inverso
nel chiaroscuro di malinconia
che mi narra di ieri,
nella fragranza di gardenia.

Quando la nostalgia mi prende per mano
sul far della sera
e l' arcolaio di un tempo andato
recita l' antica nenia,
che nell' anima smarrita diviene preghiera.

*

Mattina di pioggia a Luino

Scende dolce la pioggia stamattina
senza fretta.
Mi accarezza con petali di stupore
e passi d' incanto di una bambina.

E' un canto la pioggia, sai,
alla stazione di frontiera
e m' accompagnerà,
nel ritornello di solitudine benedetta,
fino a sera,
nei ricordi di una stagione che non tornerà mai.

Un ricamo d' amore ritrovato
e un sorriso bambino
il nostro cammino sul viale delle querce,
all' ombra del passato,
nell' abbraccio senza pari dell' Appennino.

Gentile m' ascolta la pioggia
e arriva piano,
quando scruto il Monte Lema
e la nostalgia di te mi porta
lungo il crinale della memoria,
sui sentieri, lontano.

*

Dimmi dove

Dimmi dove finisce
oltre la girandola d' estate
quel sentiero.

Forse all' ombra dell' acero
in un abbraccio d' amore,
in un bacio vero,
nella stagione in cui il fiordaliso fiorisce.

Dimmi dove canta il vento
ed il pensiero si rifugia
quando la trincea quotidiana strema e ferisce;

nel diadema delle vette
protese al Monte Vettore,
in un ricamo di tenerezza
e di sublimi ore,
fra le memorie più care al cuore strette.

Dimmi dove porta, mio Poeta,
la strada in terra battuta
accarezzata dal sole.

Forse al tuo sorriso sincero,
all' amata contrada là sull' Appennino,
alla felicità perduta
fra campi di papaveri e viole,
nel saluto di ricordi fragranti di rugiada,
sbocciati fra la nostalgia
nell' azzurro di un mattino.


*

Elegia d’ amore sull’ Appennino

Raccontami ancora, Poeta,
della giostra di stagioni
là sull' Appennino,
in un volo d' emozioni
di un tempo bambino.

Sussurrami quindi di un rifugio, Poeta,
là nel cuore dei ricordi,
dolce meta oltre un cammino aspro ed ingrato,
dove termina l' esilio chiamato vita
e la valle d' ulivi sorride
dall' alto dell' erta salita
in un giorno ritrovato.

Stringimi a te
nel canto del vento,
accanto alle mura ombrose
del francescano convento,
dove sboccia il gelsomino
avvinto allo scarlatto incanto dei rosai....

Nell' abbraccio dell' elegia, amore,
Tu lo sai,
nel bacio di poesia dell' Appennino
non ci lasceremo mai.

*

Con passi di rugiada

Con passi di rugiada arriva giugno,
bambini cari.

Ora che,
giunti al valico di un' avventura insieme,
si separa la nostra strada,
nei vostri occhi voli l' aquilone di un sogno,
fanciullo sorridente su un sentiero amico.

Vi sia dolce il cammino verso il domani
e ponti di speranza
siano protese e unite sempre
le vostre mani.

Resta il tempo per un abbraccio
sulle note malinconiche di una canzone,
una carezza ed un saluto,
all' ombra dei ricordi fragrante di nostalgia
di un tempo perduto,
che apre il varco in fiore ad una nuova stagione.


Dedicata ai miei allievi di quinta elementare
che terminano il ciclo scolastico della primaria.

*

Vieni

Vieni.

Siamo bambini sui sentieri.
L'aria è dolce,
il vento fine.
Fra i nostri passi
frusciano le felci,
all' ombra della solitudine.

Vieni.

Raggiungeremo insieme il crinale,
tra la fragranza del caprifoglio bianco,
nella selva
dove ci attende la sera
con lieve malinconia.

Vieni.

Là, sul sentiero dei ricordi
di un tempo che ora è soltanto nostalgia
dove la tua mano,
amore,
stringe ancora la mia.

*

Tutto ciò che ho amato

E' buio in fondo al cuore
mentre scroscia il temporale.
La notte sussurra nell' insonnia
i ricordi che più di mille ami fanno male.

Fa freddo qui da soli
senza il conforto di una parola.
Echi d' infanzia di quando cadevo
e l' abbraccio di mio padre
con una carezza recava sollievo.

E' lontana l'aurora;
non si scorge alcuna luce
in questa notte
che non conosce fine,
mentre la nostalgia
ricama il silenzio con gemme di porpora.

Quanto vorrei la musica di una voce,
la gioia bambina in estate
di una corsa a perdifiato nel prato
fra papaveri, lucciole e grilli,
contando le stelle distesa
accanto al vecchio noce.

Un sorriso,
una cantilena fanciulla,
un sogno sbocciato che non conosceva resa,
un fiordaliso fra i capelli...

Tutto ciò che ho amato.

*

L’ ultima viola

Te ne andasti tra la rugiada di una notte bianca
con passo lieve
ed è la dolcezza del tuo sguardo
ciò che al cuore più manca,
come al calicantus il bacio della neve.

Te ne andasti in un' alba di maggio
e la pioggia cadeva in un canto.
Te ne andasti senza un ultimo abbraccio,
in una lacrima,
rosa perduta nel mio rimpianto.

Te ne andasti e portasti via il sole
dal mio sguardo incredulo.
Il tuo sorriso triste
si spense in un palpito
di un commiato senza parole.

Te ne andasti e rimasi da sola
nella carezza di nostalgia dei sentieri,
in una valle della memoria
nel vento di oggi e di ieri,
oltre l' autunno dei ricordi,
ultima viola.


Nel quinto anniversario della morte di mio padre,
6 maggio 2010- 6 maggio 2015.

*

Ricordo fiorentino

E' la pioggia dolce nel mattino
a parlare al cuore,
ridestando un ricordo fiorentino
nella primavera radiosa di un amore.

Un abbraccio in fondo al binario
salutava un arrivo
nel palpito d' emozione
di un cuore bambino.

Poi un caffè insieme al Bottegone
nello splendido scenario
dei marmi policromi
di Santa Maria del Fiore.

Dintorno le colline
erano vestite a festa
nell' abito fragrante di primavera
di ginestra, campanula e lillà
romantico proscenio di un amore
che non conosce sera.

E la luce del tuo sorriso
recava carezza di speranza
in un bocciolo di sentimento
al mio stanco viso.

Il Colle dell' Incontro
ci attese nella pioggia una mattina.

Il silenzio ed un bacio
nella dolcezza di un momento
erano con noi sul sentiero
a narrare di un amore
figlio del vento.










*

Portella della Ginestra

Il profumo del pane appena sfornato,
il sorriso di una donna
affacciata alla finestra.
I campi di grano nel vento
ondeggiavano in un mare dorato.

Doveva essere un giorno di festa,
invece
di stelle rosso sangue
sbocciarono i fiori quell' anno
nel pianto silente della ginestra.

*

Vele al vento

Rintocca la campana
con voce argentina
chiamando al vespro,
mentre mi perdo nell' azzurro delle onde
con cuore di bambina.

L' aquilone della sera
porta lontano i miei pensieri
nel soffio della nostalgia
oggi come ieri.

E resto qui con le vele al vento
dispiegando randa e fiocco
tra l' ultimo raggio d' oro
nel beccheggiare delle sartìe
in malinconica cantilena
a narrare d' un altro tempo.

*

Il profumo del fieno falciato

Inebriante il profumo del fieno falciato
ed un concerto di grilli senza fine
narrano del mio tempo bambino risvegliato
in un sogno di poesia,
dove i ricordi si confondono
tra le ombre in fiore del glicine.

Una danza di lucciole
ed il volo sereno della rondine
a sfiorare le spente acque del lago
annunciavano la sera,

o forse è soltanto una pioggia di nostalgia
a parlare gentile al cuore
di una stagione che era.

Ora che sono sola
in un canto di primavera
ad attendere maggio
nel silenzio della frontiera.

*

E ancora cerco il tuo sorriso

Il venticinque aprile
un ricordo torna bambino
all' ombra del cortile
in un palpito di emozione.

Ecco,
m'inoltro con la lanterna ardente di memoria
per i sentieri della Resistenza,
mentre amara si fa la notte dell' assenza.

E oggi che di bandiere è solenne sventolìo
alla Commemorazione
il tuo passo più non raggiunge il mio.

Salgono fiere le note di Rossa primavera
e nel bacio della nostalgia
sarai con me
lungo i binari della malinconia,
quando col battente di un tempo andato
nel ricamo di solitudine busserà,
all' antica dimora, silente la mia sera.

E quanto mi manca,
padre,
la mite fermezza della tua voce
nei racconti partigiani,
fragranti tra il fumo di pipa,
all' ombra maestosa del noce
quando premuroso tenevi fra le tue
le mie fanciulle mani.

E ancora cerco il tuo sorriso
che mi albeggia nel cuore
quando affido un pensiero d' amore
al soffio del vento fra le valli,
alla lacrima cerulea dei fiordalisi,

ora che sei soltanto
ombra palpitante di nostalgia
irraggiungibile nei Campi Elisi,
verso libero e perduto
di un amato canto.


In memoria di chi non posa più passi sull' umano cammino
e di chi ha combattuto lassù in montagna,
nel Settantesimo Anniversario della Liberazione.
Viva la Resistenza!



*

Dove fiorisce ancora il glicine

Dimmi: fiorisce ancora il glicine
presso il muro del casale
e ancora il sole bacia al tramonto il portico
in commiato al giorno?

Dimmi:
oltre la valle di solitudine
in quest' amara terra di nessuno
riuscirò a far ritorno all' antico podere,

dove la rondine saluta
in volo gioioso l' estate,
la mietitura
e serene al canto dei grilli
sbocciano le sere?

E dimmi,
ora l'uliveto
ancora abbraccia
al limitare della collina il vigneto
in una danza argentea di rami nel vento in festa?

Il nostro ultimo bacio
ed un saluto silente prima della mia partenza
nel tramonto di un abbraccio
dopo tanti anni, lo sai,
oltre il sorriso indimenticabile delle colline
in un palpito d' emozione
vivo al cuore per sempre mi resta.

*

Quel foulard rosso

Quanti siete caduti
lassù fra i monti
verso l' erta salita,
dove la morte attese al varco la vita.

A chi avrete mandato
l'ultimo,
appassionato pensiero d' amore
nel fatale, giovane commiato
in un bosco dove sbocciano le viole.

In quanti
avete imbracciato il fucile
dispiegando la vela della libertà
nell' alba di un giorno.

Siete andati lassù in montagna
in un' ascesa senza ritorno,
fratelli, amici,
compagni cari.

Adesso il bosco non ode più
guerra, furore e spari.
Rinasce in primavera
e dintorno è un nuovo canto.

Resta l'anemone a vegliare il riposo
nel silente, memore pianto
e d' inverno è la neve
a portare carezza ad un sonno giovane e lieve.

Eppure oggi,
oltre la nebbia degli anni,
sui versanti abbracciati dall' agrifoglio e dal bosso
nel bacio del vento alle valli
per i sentieri
vedo ancora brillare il sole
di quel foulard rosso.


In memoria del mio bisnonno Emiliano,
partigiano nella Brigata Garibaldi
e di tutti i partigiani che hanno combattuto per la Libertà.
Per non dimenticare la Resistenza.




*

Il bosco degli anni perduti

Dove torna una rondine a primavera
smarrito il nido,
quando il sole dipinge nel rimpianto
il tramonto
ed ogni raggio è sospiro
di una stagione che era?

Dove sarà il bosco degli anni perduti
quando vanno sul sentiero della memoria
nel niveo sguardo degli anemoni
passi stanchi e muti.

Dove mi attenderà
premurosa la tua mano
al valico della tenerezza
nell' abbraccio d' autunno di un faggio lontano.

Dove dimora un cuore in inverno
spento il camino
quando il ricordo sorride bambino
in un tempo che ora è soltanto nostalgia.

Dove si attardano nella notte i pensieri
tra viali d' ombra
quando si resta soli
oggi come ieri.

Dove canta malinconico l' assiolo
le note della mia solitudine
quando giunge la sera
e nel profumo di glicine
l' aria non freme d' un volo.

*

L’ ulivo nella terra di nessuno

Piange l' ulivo sul lago abbandonato
al vento affida l' aquilone dei ricordi
di un tempo passato.

Sospira l' ulivo dall' animo bambino
e ripensa con dolcezza
al bacio di luce
nel palio di colore dell' Appennino.

Sussurra l'ulivo tra spente fronde
il suo malinconico canto.
La nostalgia giunge al ritmo delle onde,
acerbo ed amaro è il rimpianto.

Attende l' ulivo desolato su un lago senza sole
e abbassa mesto la chioma.
Nel puro cuore un luogo mai dimenticato
dove fremono alla carezza della primavera
fiordalisi, papaveri e viole.

Resiste l' ulivo
sperduto in un luogo senza nome
mentre volge la sera
e rialza la chioma nel coraggio tenace
argentea e festante nella nuova stagione
in un palpito di ritrovata emozione.

Sogna l' ulivo la sua terra amata e perduta
nella notte della nostalgia.
Il vento torna compagno ed amico,
le radici sentono l' abbraccio del paese natìo,
la fragranza dell' uva spina asprigna
si perde fra le ginestre in fiore sul sentiero antico.

Sorride l' ulivo tornato fiero partigiano
nell' oro della luce meridiana.
Mai si piegherà all' esilio
in quella landa arcigna
e nel pensiero trova respiro e pace
mentre un sorriso vola via lontano.
Mai capitolerà nella terra di nessuno
alla sferza della tramontana.

*

Come un ulivo sul Lago Maggiore

Vorrei far ritorno
sul Monte Vettore
e perdermi nella dolcezza dell' altopiano
fra i sentieri in fiore del pianoro.

Vorrei sentire ancora l' assiolo
che canta al cielo malinconico la sua melodia
quando a sera la rondine è volata via
e fra gli scampoli dei ricordi s' assopisce il giorno.

Vorrei sognare nell' abbraccio del mio Appennino
dove ogni fiordaliso
s' intreccia all' oro della ginestra
e nel bacio di rugiada si veste il mattino.

Per ora resto qui
a mani vuote
tra le montagne della mia nostalgia
nell' esilio in terra di nessuno
sperduta e desolata come un ulivo sul lago.

*

Vento che vai

Vento che voli
e che ascolti il mio silenzio,
tu che sai tutto di me
e leggi il mare di malinconia nei miei occhi,
nelle ore amare più dell' assenzio,
quando la tristezza incede
con inconfondibili rintocchi.


Vento che vai
alla sorgente della poesia,
amico mio silente
porta con te
la mia nostalgia.

Vento che passi
nella carezza delle stagioni
sulla mia pelle,
fammi vedere
con lo sguardo di una bambina,
con gli occhi delle stelle.

Vento che baci
colline ed Appennino,
ti prego
a chi vive ogni giorno nel rogo d' inquietudine
dona un abbraccio paterno
ed un sorriso bambino.

Vento che sussurri,
nel sospiro dei ricordi,
a diecimila ulivi d' argento
la poesia del ritorno,

portami nella mia terra lontana,
all' antica casa della perduta famiglia,
fra la gente che amo
e lì fammi sognare
all' ombra di una quercia
almeno per un momento.

*

Domenica delle palme

Un lontano scampanìo
nella domenica delle palme
effonde di ricordi
dischiusi al primo sole
la valle d' oblìo.

Forse è proprio il ramo di ulivo benedetto
a narrare di un tempo sbiadito e dal contorno stinto
nei colori della nostalgia
fragranti di viole
al cuore ancora avvinto.

Ecco l' esiguo ramo
in altra stagione
signore e compagno del vento
a parlarmi di te
nel respiro di un momento.

E dipingo nei colori del rimpianto
questa quaresima che è la vita
nell' affanno di un perenne venerdì santo
in cui non si scorge la resurrezione.

E la carezza dell' ulivo
in un silenzio a me caro
gemmato d' emozione
mi riporta agli amati sentieri
che sconfinano oltre la notte di quest' oggi amaro
quando tu, padre, c' eri.

Ed il bacio dell' ulivo
festa di primavera fra le mani
mi annuncia nel vento
l' abbraccio senza pari delle mie colline
nell' aurora radiosa del domani.




*

Azzurro

Cosa resta della primavera
quando oltre il calvario della malattia
è già notte fonda
e non più sera.

Cosa resta di un sogno
dopo che la bufera
cancella il sentiero
e si rimane soli e spersi
mentre nevica disincanto
ed è compagna solo l' amarezza.

Cosa resta del domani
quando tace persino la speranza,
assopita fra le pareti bianche.
Vuote restano le mani,
naufraghe e stanche,
nel bagliore al neon di una corsia
e la penombra di una stanza
disegna il nulla quotidiano,
mentre senza più parole veglio e ti guardo.

Cosa resta di una vita,
mamma,
dipinta nell' azzurro immemore di uno sguardo
tremulo
ora che dei ricordi
e di me,
che in silenzio ardo,
ti giunge soltanto un ultimo sussurro
e la malinconia in lirico assolo.

*

Pensiero d’ amore

Stasera la pioggia ha voce di rimpianto;
stilla piano,
goccia a goccia, la malinconia
e nell' anima diviene canto.

Volge l'ora in cui il cielo s' abbruna
e la pioggia si colora della mia nostalgia.
Il profumo dei ricordi
pervade nel silenzio la via.

A notte la memoria,
all' angolo del viale,
cede il passo all' elegia.

Cogliendo un bouquet
di sogni e viole,
ti raggiungerà
sulle ali di un pensiero d'amore,
nella tenerezza della notte,
ovunque tu sia.

*

Dove l’ amore incrocerà il nostro cammino

Narrami ancora dell' autunno d' oro,
sfumato nei colori del rimpianto
di un tempo lontano,
mai dimenticato.

Raccontami di un' infanzia
trascorsa sui declivi argentei di ulivi
al vento dell' Appennino
ed il dipanarsi dolce dei ricordi
sarà con noi
nel crepitare memore del ciocco
e nella fiamma ardente del camino.

Parlami, Poeta,
della sera lungo il viale dei cipressi
verso l 'antica badìa,
quando canta l' assiolo
e la solitudine in carezza di seta
ricamerà in trame gemelle
la tua e la mia nostalgia.

Dimmi, infine,
dove vola la ghiandaia
nel canto di primavera
tra i petali di dolcezza di un mattino.

Forse un giorno faremo ritorno
nell' agreste incanto,
all'ombra in fiore del glicine
alla tua Barberino.

Sarà festa di luce e colori novelli
sbocciati fra le colline,
nel silenzio dei sentieri,
dove l' amore incrocerà il nostro cammino.




*

Il profumo del lillà

Ti ho portato un ulivo anche quest' anno,
in giovane virgulto,
che vegli il tuo riposo di giusto
oltre la vita dal fatale inganno.

Ho piantato un ulivo per te soltanto
presso l'ombra di un avello.
La frondosa carezza argentea dell' arbusto,
quando la solitudine dipinge
nel silenzio del cuore il dolente acquerello,
possa placare,per un attimo, di te il rimpianto.

Anche oggi, che della tua festa
è l'anniversario,
la malinconia tinge le ore
nel crepuscolo solitario.
E nel disincanto un pensiero resta.

Fra poco in sorriso fragrante
un' altra estate
colorerà di vita e sogni
l'alba silenziosa di nuove giornate.

Ed il profumo del lillà
renderà più amara la memoria
di un tempo che ora è soltanto elegia,
mentre tu non sei più qua
nel dipanarsi del giorno.


Ti ho visto transitare
nel palpito di un ricordo fugace,
oltre le luci balenanti tra i binari
di un treno senza ritorno,
alla stazione della mia nostalgia,
caro papà.



*

Portami con Te

Portami con Te
nell' abbraccio dell' Appennino.
Fai sognare
il mio cuore bambino,
imperfetto, ma che sa amare.

Conducimi
sulla bianca strada d'ulivi
all' antico casale.
Donami una sera
dal sapore romantico
nel volo delle falene.

Regalami un girasole
ebbro d' estate
in un giorno d' oro.

Le rondini saranno compagne del nostro andare
libero,
senza amarezza,
e i grilli nell' agreste pace
faranno un dolce coro.

Sul sentiero radioso dell' asfodelo
seguiremo il meridiano incanto
di terse giornate
scevre dalla tristezza
e dal suo pesante velo.

E nell' occhieggiare del papavero
saremo ancora l'un l'altra accanto
con passo lieve, cuore puro e sorriso sincero.




*

Canto

Canto il prisma di luce
nascosto nella vita
quando ammiro perdersi all' orizzonte
in un mare di verde
la corona regale di colline
al termine di un' erta salita.


Canto l' amore ritrovato
in un susseguirsi di ombre sospese
mentre vanno lungo il viale dei ricordi
i passi sul selciato
in solitudine
verso il domani prodigo di attese.

Canto il dischiudersi della primavera
in una gemma di speranza
quando a sera
l'ultima luce del sole
illumina di quiete la mia stanza.

Canto la fine della tenebra ed un novello sogno
quando tiro in secca le mie amare reti
e ad un' alta marea ancora agogno.

Canto il silenzio dopo la burrasca
e l' indomito volo di una procellaria
quando, placati il ruggito del mare
e l'urlo dei venti,
in intimo assolo
mi libro di nuovo libera nell' aria.

*

Resta un soffio di poesia

Rimane l' amarezza consapevole
che l' umana vita è turbine d' affanno
e, nel fremito della solitudine,
ben fragile cosa.

Resta un soffio di poesia,
pietatis rosa,
quando la rugiada della nostalgia
fra i pensieri si posa.

Veglia il cipresso austero il lieve riposo,
a portarti il saluto della Terra di Toscana
in questa landa lontana,
ombreggiando a sera di malinconia
il viale silenzioso.

Svetta il campanile romanico
a sussurrare un sentimento
in bocciolo nuovo
ma dal carme antico.

Si staglia il campanile alto e severo
a narrarti
del mio cuore bambino
come allora solo e sincero.

S'innalza il campanile sobrio e solenne
a ricordarmi,padre,
oltre la morte
di un amore perenne.

*

E noi contradaioli della nostalgia

E' un susseguirsi dolce di colline di declivi
che racchiudo nei miei silenzi
ombreggiati da selve
di querce, cipressi ed ulivi.

E' il sorriso della Toscana
ed il saluto agreste dell'Umbria
che ritrovo in liberi versi
ove i sentieri dei passi andati
non sono mai persi.

Da sempre porto nel cuore
un mattino di rugiada
quando il vento mi indica,
al crocevia della tenerezza, la strada.

Siena, che svetta dall' altura, il profilo del Duomo,
ed il diadema dei poggi
nel radioso incanto di un sorriso
m'illumina anche oggi
rammentandomi chi sono.

Un cielo smagliante in Piazza del Campo
mi narra una favola d' amore antica:
l' onda dei ricordi torna in un lampo
e la memoria dischiude le braccia amica.

E noi contradaioli della nostalgia
fremito di sogno nel palpito di colore
mentre sventola lo stendardo della vita
nel Palio di luce

quando i ricordi ricamano in silenzio le mie sere
e la tua mano, Amore,
all' ombra della Torre del Mangia
stringe ancora la mia.

*

Eccomi qui

Eccomi qui
nella danza di ombre della sera
oltre il volo della ghiandaia
a cogliere un bocciolo di primavera.

Eccomi qui,
provata ma non vinta,
quando i ricordi inebriano nell' oscurità
del rosso vivo del rimpianto
la nivea rosa di ieri al glicine della nostalgia avvinta.

Eccomi qui
senza più la maschera d' inquietudine
a ricamare i pensieri in silenzio
sulle ali della rondine.

Eccomi qui a dispiegare la mia vela
e a salpare di nuovo le ancore
verso il confine di un sogno,
dove l'orizzonte dipinge
nei colori della speranza la sua tela.

Eccomi qui
ad intonare il controcanto in assolo
e a spiccare sola e controvento
di nuovo il volo.

*

Primo fiore di primavera

Un pensiero lieve
nel frullo d' ali di una capinera
vola alla mia finestra
quando dolce dipinge le ore la sera.

Saranno forse le malinconie di una maestra,
ma oltre lo schianto del naufragio
e l'urlo del fortunale
un approdo nel cuore resta.

Un sorriso fanciullo,
occhi attenti e premurosi,
un abbraccio bambino,
fragrante di sogno e di festa,
ricamo di quiete dopo giorni tempestosi.

Infine qualcosa di buono,
nel silenzio amato,
torna a sera:
il vostro affetto, bambini cari,
sollievo in anni amari
sboccia nel mio giardino,
primo fiore di primavera.


Ai miei allievi

*

Sinfonia d’ amore in Chianti

C'è un luogo nel cuore
dove non giunge mai l'inverno,
al riparo dal disincanto
che ghermisce l' anima nuda tra ghiaccio e gelo.

C'è un paese della memoria
in cui mi è dolce tornare
sulle ali dei pensieri,
che si specchia in un cielo turchese,
dove un amore narra la sua storia
nel sorriso in Terra di Toscana,
tra verdeggianti poggi e radiosi sentieri.

C'è una una strada d'oro
nella carezza agreste del Chianti,
anche ora che sono passati gli anni,
dove fanno ritorno nel sogno
i miei passi sulle orme di noi,
anelanti,
in cerca del tuo sorriso
carezza di speranza nel domani.


C'è un viale di cipressi
in soave filare
al limite ventoso di vigneti,
adagiati fino all'orizzonte,
che disegna il luogo
dove vorrei con Te tornare
e i ricordi volano lontani.

Ma il rimpianto Tu lo sai,
mio poeta,
è cosa amara e vana.

E ancora ripenserò a noi,
macchia d'amore nel respiro di un abbraccio
perso in un agreste paesaggio,
quando la nostalgia ombreggerà del rosso di un nuovo autunno
i superbi colli di Toscana.

*

In un palpito di papaveri e fiordaliso

E già avanza la sera
nel silenzio della valle
che riposa nello strascico di neve dell'inverno
adagiato sui versanti,
come una sposa ricorda il commiato
di un amore partito verso il fronte
nel novembrino turbine di foglie gialle.

Si è soli a rammentare la melodia che non torna
di un antico canto mai dimenticato,
ad arrotare il vomere,
che solcherà il campo ai semi di sole anelanti
in attesa della primavera
e del profumo di speranza di giovani sere.

Tornerà l' estate nella festa del biondo grano
e mieteremo una stagione di sorrisi.
Sarai al mio fianco in una sinfonia d' amore
prendendomi per mano
e sogneremo insieme
nello stormire d'oro della ginestra sull' altopiano
in un palpito di papaveri e fiordalisi.





*

Ho lasciato il cuore accanto a te

Ho lasciato il respiro
dove comincia la notte,
in un ordito di strade dimentiche del giorno
verso il mare e nuove rotte.

Ho atteso al Colle dell' Incontro
tra pensieri d' inchiostro
che la tenebra cedesse il passo all' aurora
e tu facessi da me ritorno.

Ho lasciato il cuore accanto a te
mentre procede sereno il tuo andare
in un' armonia rinascimentale
dove m'è dolce sognare
in un abbraccio all' ombra del glicine.

Ho lasciato il sorriso
lungo la linea di zaffiro
in cui le nostre colline abbracciano il cielo
tra querce ed ulivi in agreste sospiro
dov'è lieta anche la solitudine.



*

I sentieri del tempo perduto

Nello specchio si nasconde un riflesso triste e muto
che m' osserva a sera
ed ha lo sguardo mesto di un bambino sperduto.

Con amarezza
mischio le carte di un destino cinico
mentre gioco al solitario
ripensando ai miei sogni
volati via come foglie d' autunno
al vento di lontane stagioni...
O piuttosto pie illusioni!

La malinconia gocciola piano
dalla grondaia colma di neve
tra le briciole di un minuto
e stringo il giorno andato
in una manciata di ricordi
che colora di silenzio
il nido di tenerezza assopita nella mia mano.

Ed ora mi ritrovo
nella tramontana più inclemente
a camminare esule
senza più l' illusione di un rifugio
sui sentieri del tempo perduto.

Ci si strema il cuore
fra lastre di ghiaccio
per chi, poeta caro, come noi
vive nell'inverno del disincanto
solo e all' addiaccio.

*

All’ imbrunire al casolare

Raccontami:
canta ancora l' assiolo
all'imbrunire al casolare,
mentre lo sguardo dal viottolo d' ulivi
domina la tosca vallata in lirico assolo?

E la rondine fa tuttora il nido
sul vecchio comignolo,
che si erge dal tetto di rossi mattoni
e saluta l' estate profumata di lavanda
con la gioia del suo volo?

Dimmi, mio poeta,
tra i petali di una nuova stagione,
mentre il sole accarezza nel canto del vento i biondi covoni,
avremo ancora una tregua, una terra d' approdo, una dimora,

a cui far ritorno quando la fragranza di antiche sere
nella luce tremula della nostalgia
alle porte del cuore bussa,
in un fremito di papaveri,
prima che l' alba annunci il giorno?





*

Pioggia a Luino

Non è di certo
l' andare in un manto di gocce d' argento
lungo il viale di pini marittimi verso la Basilica di San Miniato
questa pioggia triste e sottile
che accompagna il solitario procedere sul selciato.

E tutto il paese
in un pomeriggio di foschia
lungo lo snodarsi del lungolago
nel ticchettare di stille pare addormentato.

Mentre il tuo passo va,
poeta caro,
in un abbraccio di querce e ulivi
nell' armonia senza pari dei colli fiorentini
e si specchia in un cielo di smagliante turchese
qui l'inverno è sempre più amaro.


La pioggia a Luino
tu lo sai, mio poeta,
da quella sorridente di Firenze è ben diversa.
E nel luccichio di nostalgia
al cuore sussurra il profumo rimpianto di una stagione insieme
nella malinconia del ricordo persa.


*

Mio angelo biondo

Quando la sera cala
stemperando nei colori del rimpianto la solitudine
e in un mare di nostalgia le mie vele oriento,

due occhi nocciola mansueti
ed un fulvo manto
mi riportano a tempi lieti
quando tu m' eri accanto
nei giorni di sole e vento.

Quanti anni fianco a fianco passati,
amico mio caro...
Rivedo in un chiarore d' aurora
il tuo musetto nella neve bianco
ed i miei passi ai tuoi accompagnati.

Ora che riposi all' ombra dolce del castagno
e nella malinconia il mio cuore indugia
nella selva di ieri
tra petali di ricordi.

Nell' ora più sola
quando arde la lanterna di nostalgia
con il pensiero tra la neve soffice d' un tempo affondo.

E ancora ti rivedo osservarmi nella luce d' oro del mattino
con lo sguardo d'infinito amore,
mio angelo biondo,
e ti sento nella sinfonia di ogni stagione a me vicino.



Con il pensiero e la memoria rivolti Fuchs, il mio migliore Amico,
straordinario compagno di vita per quattordici anni.

*

Sussurro d’ ombra

Nevica.
E suona per me soltanto
la sinfonia oggi nell' anima.
Armonia in boccioli di luce
diviene ora il rimpianto.

E Tu,
dal diadema fiorentino di superbe colline
in un tripudio di colori
che attende una primavera senza pari,
ascolterai il mio canto in solitario assolo?

Si riflette della fiaba antica il biancore
nel silenzio della mia dimora,
memore custode di giorni amari,
che ascolta il sussurro d' ombra di una perduta voce
ancora
ed è una danza di ricordi
tra le nivee ore.

Scende dolce, pian piano,
ed il pensiero
oltre il fumo del camino
sulle ali d' inverno vola lontano
nel sorriso fanciullo del mattino.

Nevica.
Oggi come allora.
Ed è un ricamo di nostalgia
quando vanno soli i miei passi per la candida via.

Il respiro si placa in una tregua estemporanea
ed il cuore,
ritrovando il tempo bambino, riposa
mentre la bianca dama m'accompagna
e soave sulla cenere muta del dolore si posa.

*

Era la stagione del glicine in fiore

Cosa mai potrò narrarti
mentre dormi nella valle d' inverno
ed un raggio d'oro accarezza il tuo riposo
vinta la tenebra del dolore.

Quali parole farò per te sbocciare
sciogliendo il ghiaccio
che da anni m' assidera il cuore.

Forse un ricordo fanciullo
nella girandola variopinta di pensieri
mi farà ritrovare a te vicino, padre,
sui sentieri di ieri.

Si spegneva nei tuoi passi il sole
sorridendo tra le sere d' estate
ed il profumo di rugiada
si perdeva nel respiro del giardino.

O forse erano i tuoi racconti
fragranti di agreste nostalgia,
la melodia dolce della tua voce
nel bagliore di mille lucciole
a illuminare il mio cuore bambino di luce.

Era la stagione del glicine in fiore.

Ora che il sorriso di quel tempo si è perduto
soltanto questo rammento
di una vita insieme, Tu lo sai,
la storia di un amore
scritta nel vento.

In memoria di mio padre

*

Forse è la tenerezza

Forse è la tenerezza
che il pensiero indora,
quando tra i passi dell' alba
sogno tra le tue braccia ancora.

Forse sarà l' erica
in un manto di porpora
a narrare di una nostalgia antica
che ci arde nell' anima oggi come allora.

Forse verrà la primavera
con nuova fragranza
nell' ora a noi più cara,
tra il silenzio della sera,
a vincere ogni distanza.

Forse la tormenta della tristezza,
mio poeta,
nella notte più inquieta sovrastata dal dubbio greve
soltanto nel sollievo lirico dei versi
si placa e s' acquieta
in una corsa fanciulla nella neve.

Forse sulle ali della poesia
vinceremo la nebbia desolata dell'inverno
che ghermisce il cuore
e sveleremo la vita come vorremmo che sia
sui sentieri dell' amore.

*

Elegia d’ amore in un casale fiorentino

Palpita lieve il pensiero
con passo di bambina
e torna ai luoghi amati
alla campagna fiorentina.

Le rondini in una festa d' azzurro
intrecciavano il volo
o forse ora è soltanto la nostalgia in lirico assolo.

Dintorno un abbraccio gioioso di poggi
e la danza soave di mille ulivi d' argento.
Nel freddo senza luce di oggi
rivedo quell'incanto in un momento.

Intanto le campane si chiamavano
annunciando la Resurrezione
ed il sole brillando
ci donava un panorama senza pari
nel diadema d' armonia agreste.
Lo sguardo si perdeva all'orizzonte di colline
e oltre, sempre più lontano.

Che speranza, che dolcezza
nello stormire d' oro delle ginestre
quel mattino all' antico casolare!

Ecco perchè dalla tenebra di tristezza
ora che sono sola
in terra d' esilio, spento il focolare,
tra i ghiacci desolati di oggi,

smarrita la bussola,
torno ancora, Amore, a ricordare
il trionfo di luce ed il palio di colore
di un giorno insieme tra i poggi.

*

A te che mi sorridi e non sai chi io sia

Non giungerà la primavera
con l' effluvio di un giorno in fiore
per chi vive all' addiaccio nell'inverno della malattia
all' ombra cupa del dolore.

Non brilla il sole
per chi ha perduto la speranza
e nel biancore irreale di una corsia
anche il conforto di fragili parole.

Ma forse, mamma,
solo per un momento
quando mi sorridi immemore
nell' azzurro del tuo sguardo
senza sapere nemmeno chi io sia


ti sarò accanto in silenzio
nella carezza di un pensiero bambino
tra la voce fragrante di nostalgia degli ulivi al vento
ed il bacio di una poesia.

( A mia madre)

*

Cercando Te

Dimmi cos'è rimasto di me
dopo il sapore amaro del naufragio,
delle mie mani nude e ferite
tenacemente impegnate a ricomporre,
dopo lo schianto del fasciame,
la vinta chiglia.

Dimmi come mai, padre mio,
oltre la nebbia degli anni
ancora ti cerco con occhi stanchi
nella mia sera
con desolato amore di figlia
e sussurro al vento quanto mi manchi.

Dimmi quando,
oltre la vita ed i suoi crudeli inganni.
ti incontrerò di nuovo,
lungo i binari dell' eternità,
e se tra i raggi dell' aurora
nella lacrima di un abbraccio potrò dirti:
“Eccoci ancora insieme, papà...”.


In memoria di mio padre.

*

Nel passo delle sere

Ora che la notte
lo scenario del Monte Lema abbruna
i ricordi bussano alla mia finestra
con il ticchettare di un ramo spoglio di castagno.

La malinconia si perde
nell' azzurro della stagione andata
che vorrei ancora avere
mentre nel cuore dell'inverno
sogno i colori palpitanti di tenerezza delle nostre sere.

E la nostalgia in crescendo
diviene musica nella mia sera
quando in un nastro d' oro di sentieri
ritrovo il benvenuto gioioso degli ulivi al vento

e l' abbraccio dell' Appennino
dove il tuo sorriso di nuovo illumina
in una festa radiosa di colline
l' aspro mio cammino.





*

Nella selva innevata della nostalgia

Dimmi come mai
mi logora questa sala d' attesa prima del viaggio
e mi consumo in un male di vivere
dopo che ho visto
in chi più ho amato e perduto
il volo spezzato dell' esistere.


Dimmi perchè i miei occhi
bruciano nella febbre del domani
e nella neve dei giorni
tremano nude le mie mani.

Dimmi quando riabbraccerò con lo sguardo
il panorama ridente delle tue colline
e là in Terra di Toscana
in un ricamo di ulivi e querce si placherà la mia inquietudine.


Dimmi dove mi porterà
quest' intreccio amato di binari,
se mai mi perderò ancora una volta
nell'aurora sospirata dei tuoi occhi chiari.

Dimmi perchè
scende nel cuore con amarezza la sera
ed io resto sola
nella selva innevata della nostalgia
a sognare la primavera.

*

Sera d’ inverno

Ti attenderò
nella stagione della ginestra
quando il vento profuma di primavera
e sarà dolce guardare insieme dalla mia finestra
imbrunire il Monte Lema nei colori della sera.

Ora il crinale è assopito nella coltre di neve,
il silenzio regna nella pineta.
Sono sola ad osservare il panorama
mentre al vespro va lontano il tuo passo
là sui fiorentini colli verso l' altura
nell' abbraccio della faggeta.

La lontananza segna il passo dell' inverno,
e la nostalgia con un filo d' oro i nostri pensieri unisce
ma io t' aspetto
anche quando la solitudine le mie ore inasprisce
con la fedele speranza di chi ama.

*

In un tremulo saluto di ulivi al vento

Ti narrerò dell'ora più fragile e sola
tra i rovi d' inquietudine
quando anche la speranza nella tenebra s'invola.

Ti narrerò di un esilio lungo una vita
lambito dalla nostalgia
quando mite l'onda unisce in una sinfonia di tenerezza,
folgorando ogni distanza,
la tua solitudine alla mia.

Ti narrerò di una malinconia
che ormai è la mia ombra
quando vanno in una stagione di ricordi
passi perduti per la via.

Ti narrerò
e tu mi comprenderai ne sono certa
già da un silenzio fiorito d' emozione
e donerai al mio sguardo
l' abbraccio d' armonia di Firenze nella piana
in un tremulo saluto di ulivi al vento
nella festa dei colori di Fiesole e dei colli
che ci attendono ridenti in primavera dalla dolce erta.

*

I sentieri della tenerezza

Portami via con te,
amico vento,
placa in un soffio libero
rimpianto e tormento.

Recami i germogli
di una sospirata primavera
quando il disincanto
segna nei colori dell' amarezza
il silenzio della mia sera.

Riportami là, al paese umbro
arroccato nell' incanto dell' Appennino
ove ritrovo l' antica dimora in abbandono
della famiglia dissolta in ombra
e sorride il mio tempo bambino.

Conducimi poi
nella dolcezza dei colli fiorentini
in Terra di Toscana...
Insieme a chi amo, tu lo sai,
ripercorrerò i sentieri della tenerezza di un perduto autunno
dove mi sarà dolce e mite persino la tramontana.






*

Resta con me

Resta con me l'ombra cupa della tristezza
quando l' inverno spegne
l' autunno dal rosseggiante fulgore
e la sua radiosa vividezza.

Resta con me la stagione amara del disincanto
quando l' inquietudine del giorno
lascia il campo alla malinconia della sera
e dalla solitudine sovrana nasce il canto.

Resta con me il profumo acerbo della nostalgia
quando penso a te lontano
e vanno i miei passi sincroni a tuoi
nella fiorentina armonia.

Resta con me l' acquerello di serenità cui agogno
quando mi specchio nei tuoi occhi
e nel lago d' amore che ci unisce
vivo il giorno d' oro del mio presente con te
nella dolce certezza che non sia soltanto un sogno.

*

Pensiero a sera

Un petalo di tristezza
si posa sul mio cuore
mentre mesta l'onda del lago
si frange a riva.

Sei lontano
e vacue tra la foschia d'inverno
ed il fumo solitario di un camino
si dipanano lente le ore alla deriva.

Verso quale colle
oltre il crepuscolo dal malinconico rossore
in un abbraccio di querce e ulivi
si dirigerà il tuo passo a sera
e chissà se nel profumo vivo della nostalgia
anche tu ricorderai
la dolcezza del giorno insieme com' era.

Chissà per quale strada
procederà il tuo andare,
mentre Firenze, dalla piana,
scintilla nobile al tramonto
in luci di rubino e di giada.


M' accompagna di te
un pensiero lieve
che m' accarezza piano
nel ricordo del tuo sorriso
come un fiocco di neve.

*

Sono in fondo le nostalgie

Sono sogni soltanto
a rischiarare il nulla quotidiano
quando la tramontana soffia gelida,
si perdono i passi sui sentieri del niente
e dall' esilio nasce il canto.

Sono solo ricordi
a portarmi lontano
quando la solitudine
in un silenzio senza fine
dolcemente torna a prendermi per mano.

Sono in fondo le nostalgie
ad ardere nella mia sera
a rammentare al cuore
il colore terra d' ombra di stagioni svanite
che furono le tue e le mie.

*

Rosa d’ inverno

Ho nascosto una lacrima
mentre ti guardo
fragile rosa d' inverno
immemore
nel giardino dei miei ricordi.

Ho raccolto parole
tra le foglie cadute
nel mesto parco
prima che la fine ti colga al varco.

Col dolore negli occhi
mi sono accomiatata da te
e sono andata via,
mamma,
lasciandoti unica confidente
di un tempo che ora è soltanto nostalgia.



A mia madre,
ammalata d' Alzheimer


*

Nel vento

In una valle di poesia mi rifugio
quando pensieri d' inchiostro
colorano le ore
tra i rintocchi della memoria
nell' ombra solitaria di serate.

In una selva di parole mi rigenero
quando albeggia dopo una notte di tormento
e colgo un raggio di sole,
primavera tra le mie mani,
e tra petali di speranza
volo via nel vento.

*

Primo giorno dell’ anno

Passata è la festa.

La sera imbruna ormai la via
e delle luminarie che lampeggiano
tra festoni oscillanti
riluce soltanto la gran malinconia.

La stazione di frontiera è avvolta dalla tenebra
in un' atmosfera d' abbandono e solitudine.

Per la piazza deserta s' attardano sparuti passanti.

Un altro anno
con un bagaglio greve d' illusioni ed amarezze
si è da poco accomiatato
e quello nuovo
nel gelo del disincanto
in un' aura d' inquietudine
anonimo
si fa avanti.

*

Mezzanotte per la via

Volge l' ora a me più cara
quando in solitudine
cammino tra una folla di ricordi
di un tempo che ora sfuma in poesia.

Rintocca la mezzanotte
in un velo d' insonnia
che disegna tra fiori di brina
l' acquerello di una sussurrata elegia.

E alla lanterna balenante della nostalgia
tra il biancore d' inverni perduti
nella neve dei ricordi
mi sarà compagna
anche questa notte la malinconia.

*

Canto di Natale

Nella brina d' argento
attendeva il paese
nelle ore liete della vigilia.

La neve veniva giù pian piano
e nella tenerezza di un sogno fanciullo
si riuniva la famiglia.

Dopo tanti anni
ho vivo nel cuore
in un barlume di nostalgia
quel Natale lontano.

Nell' antica dimora
splendeva allegro il ciocco nel camino.
Musica erano le voci del nonno e del babbo,
mentre in cucina
la nonna, la mamma e la zia s' affaccendavano
a preparare la cena della festa.

Era la luce dell' amore
nei volti dei miei cari
a rischiarare la tavola imbandita
nei miei ricordi di bambina,
a elargire il dono più prezioso:
la lanterna ardente della speranza
che allora pareva infinita.

Troppi posti ora sono rimasti vuoti
e brucianti sono le assenze
in questo giorno silenzioso.

Sono rimasta io soltanto,
l' ultima della lista,
mentre la mezzanotte rintocca solenne
ed il Natale mesto con voce malinconica rinnova il canto.







*

Caro papà

Il sospiro solitario di un rametto di agrifoglio
e lacrime bambine in ghiaccio condensate
si posano sul tumulo nel rimpianto
oltre il soffio di una preghiera,
tra l' effimera consolazione di parole affidate ad un foglio bianco
narrandoti della tenebra della mie giornate.

E' Natale, ma non vedo alcuna luce
che rischiari il vuoto del mio niente quotidiano,
nelle luminarie che lampeggiano nel buio
sento soltanto il gelo della tristezza
che inesorabile mi prende per mano.

Quanto vorrei la carezza d' una voce
e il trillo fanciullo di campanelle d'argento,
un sorriso paterno,
il calore perduto d' un abbraccio
a recare sollievo per un momento.

E' Natale, tu lo sai,
mentre riposi là in una coltre di brina
nel silenzio del camposanto.

E la campana annuncia con rintocchi solenni l' imminente Natività,
ma la sferza amara della tramontana
mi ricorda ancora, come il primo giorno,
quanto al cuore affranto tu manchi,
caro papà.

*

La voce d’ un tempo

La voce d' un tempo
nei rintocchi notturni del campanile torna
quando greve il passato
nel cuore lascia indelebile l'orma.

Rintocca per me soltanto
l' ora più sola
quando sento vicini i passi perduti
lungo la nebbia per la via.

L'inverno inargenta i ricordi
e nel vento
la brina scrive il suo canto.

Davanti all' antico portone del rimpianto,
ormai in un abbandono di ruggine chiuso,
bussa stanotte la mia anima in cerca di rifugio
come un' esule narra amara la sua storia.


La nostalgia mi tende la mano
nel silenzio più dolce
oltre il gelo siderale del disincanto...

Ed è memoria.

*

Ricordi perduti nel vento

Azzurro pallido lo sfondo
un raggio di sole accende la giornata
tra i rami del faggio nudi e protesi
dove la rondine ha lasciato il nido.

Forse avresti dipinto così la tela,
mamma,
prima che feroce il fortunale della malattia
lacerasse la tua fragile vela
e nel naufragio lasciasse i nostri anni sospesi.

Si spengono le parole nel niente quotidiano...
Forse soltanto la malinconia della musica
darà il respiro a una voce,
mentre ti prendo la mano.


Scivola via piano la mattina
fra gocce rade nella luce
lo sguardo tuo puro di bambina
mi guarda sempre più distante.


Il silenzio dell'inverno conforta il pensiero
ora che la neve ti attende al varco
quando la sera accarezza
ricordi perduti nel vento
tra le ultime foglie d' acero.

Sembra di toccare il cielo con un dito
in questa anticamera della fine
dove il tuo sorriso vacuo
immemore
mi parla con tristezza di un tempo ormai svanito.

*

Ricordo

Si perdono nella tristezza
gli sguardi sotto la pioggia
in un giorno qualunque
spenti i colori sul lago.

E la memoria disegna fra i pensieri
in un alone di nebbia
un ricordo chiaro
nel contrafforte della Basilica Benedettina.

Erano lieti i nostri passi
tra gocce d' argento
in una mattina di Pasqua
a San Miniato al Monte.

Firenze dalla piana sorrideva adagiata
e la felicità pareva salutarci radiosa
in un giorno di festa elevato al cielo dal canto gregoriano
tra il giubilo delle campane che si perdeva all' orizzonte.

Un abbraccio ci sorprese
nel freddo della pioggia
e il lucente sagrato
in un' insolita primavera fiorentina.

Come vedi, non ho dimenticato
e tutto torna nella dolcezza di un ricordo,
quando si compie il mio rientro solitario a sera
scandito da passi lievi di nostalgia sul selciato.

*

Nel silenzio della mia sera

Ecco il silenzio
che colora di viola i pensieri
e li porta al valico dell' inverno
nel manto di foschia
su perduti sentieri
in un' eco di voce lontana.

Ecco la nostalgia
che mi prende per mano
nel rintocco serale di una campana
fino al crocevia
dove la tua solitudine incrocia la mia.

Ecco il palpito d'ombra
che avvolge la mia sera
quando tra il ricamo di onde nella tramontana
si frange la malinconia

e tutto alla luce di un sorriso
mi annuncia un atteso ritorno,
la festa radiosa di un abbraccio, amore,
il bocciolo di una nuova primavera.

*

Un sorriso bambino

Quanti segreti nascondono
i bambini nei loro occhi
quando la sera d'inverno scende piano
ed il silenzio si veste di nebbia
e malinconici rintocchi.

Quanta solitudine prende l' infanzia per mano
in un mondo sempre più indifferente
nell' incognito universo.

Quanta dolcezza nello sguardo dei bambini
quando un sorriso illumina il viso
come il giorno dischiuso da un' alba sul mare
e gli occhi, dispiegando le vele della fantasia,
non smettono di sognare.



Dedicata ai miei allievi

*

Nostalgia a sera

Quale voce ha il rimpianto
quando ci si sveglia al mattino
e la brina ammanta i pensieri
nell' inverno del disincanto.

Quanti colori ha la malinconia
quando l'ultimo refolo d'autunno
in un turbine di foglie
i ricordi porta via.

Quanti sentieri ha la nostalgia
quando nella foresta della solitudine
il vento dipinge
l'ultimo barlume del giorno.

Quanti empiti ha l'amore
quando nel freddo di una stazione di frontiera
i binari lucenti
mi protendono l' abbraccio di un incontro
annunciandomi nel silenzio della sera
soave il tuo ritorno

*

Preghiera

Soltanto Tu conosci la fragilità di un cuore
e il tormento dell' assenza.
Solo Tu conosci davvero l' abisso del dolore
e fra la tormenta dell' abbandono
nel silenzio diventi rifugio e presenza.

Ti cerco sperduta
fra le nebbie del dubbio
quando il disincanto brucia il respiro
ed i ricordi fremono inquieti
sulle ali del nibbio.

Mi ascolterai
oltre l' urlo del vento
in un mattino d'inverno,
quando la brina disegna nei pensieri
un ricamo bianco
ed il frangersi della burrasca
la riva divora.

Sarai al mio fianco
anche allora
nella speranza di un momento.

Mi troverai smarrita e nuda
nella notte
perduta la rotta,
schiantata la chiglia,
senza più la carezza della stella polare
sola
al termine di un naufragio.

Mi stringerai,
mio Dio,
oltre la diaspora di anni spezzati
con la tenerezza senza tempo
di un abbraccio di un padre alla figlia.

E trionfo di luce
in una festa di colori,
nell' aurora boreale del ritrovarsi
Signore,
sarà per me la Tua voce.

*

Ed ora mi resta

Mi resta l'ultimo oro rosso d'autunno
nel respiro assorto del giorno,
quando le rondini ormai sono volate via
e la malinconia prende voce in un crescendo,
mentre il cuore trepidante attende su binari solitari
la festa di colore nel vento caldo di un ritorno.

Mi resta nell' anima
l'impressione di una passeggiata sul Colle dell' Incontro
verso il francescano convento,
quando rivedo fra i poggi il nostro andare
e la serenità col tuo passo torna per un momento.

Mi resta nella memoria
la luce di un sorriso lontano,
quando ascolta i miei pensieri il fiordaliso
e scende la sera sul lago,
prendendomi con dolcezza per mano.

Mi è rimasta nel cuore
la carezza di uno sguardo
nell' abbraccio senza pari di tosche colline,
quando nella notte rintocca amara l' ora della solitudine
e nel sospiro del ricordo di un autunno insieme,
nella lanterna d' amore
memore consumo in silenzio i miei giorni
e di nostalgia tremo ed ardo.

*

Un mattino dipinto nel vento

E ancora mi perdo
fra i palpiti di un sogno
seguendo il profumo della ginestra in fiore.

E poi mi ritrovo
sui sentieri d' amore
quando la tenerezza mi prese per mano
e la felicità mi sfiorò col passo alato di un bambino.


nella sinfonia in fiore dei colori dell' Altopiano.

Forse il respiro di un bacio in bocciolo
o il canto di un cuore
sussurra fra petali di nostalgia in assolo.


E ancora ti rivedo, mio dolce Appennino,
risplendere nella luce d'oro
di un mattino dipinto nel vento
nella danza struggente di mille ulivi d' argento.

E ogni istante ti sento
nella festa senza fine delle tue stagioni,
quando una campana dal diadema senza pari di colline
con voce lieve mi rischiara l'anima
e mi sorprendo a volare lontano
in una cascata di beatitudine,
mio indimenticabile Appennino Umbro- Marchigiano.

*

Ricordo fiorentino

Ho rivisto Firenze
nella carezza di una voce
quando l'autunno in nostalgia di colore
riverbera tra le note di una giornata
nel canto gregoriano in Santa Croce.

Ho rivisto Firenze
in un battito d' amore
tra la danza di foglie a Pian de' Giullari
quando la tenebra di una solitudine
scoprì l' alba della speranza in occhi infinitamente cari.

Ho rivisto Firenze
nel via vai allegro della folla a San Lorenzo
quando un ricordo
rischiara la notte di un silenzio.

Ho rivisto Firenze
in abbraccio fra la pioggia a San Miniato
nel cammino senza fretta di un passante
quando andavano sincroni
i nostri passi sul selciato.

Ho rivisto Firenze
con lo sguardo profumato di sogno di un bambino festante
nel saluto delle colline in un manto di rugiada
quando il tuo sorriso torna ad illuminare l' erta mia strada.

Ho rivisto Firenze
in un mattino presto
quando ironica una voce ovattata nella nebbia esclama:
“O che tempo 'a bischeri gli è questo?”.

*

La lanterna di un tempo andato

Un volo di lucciole
accompagna la reminiscenza
in un intermezzo di sussurrate parole
nel bagliore malinconico di una stanza.

Un tempo dissolto prende forma
alla luce della lanterna
che arde nella mia sera
folgorando su ali di chimera
le briciole terrene di ogni distanza.

Sono orme soltanto
in un gioco d' ombre
ma le ritrovo tutte nel mio cuore.

Solitudine, tristezza e rimpianto...
O forse il sospiro vivo d' indimenticabili ore.

Ecco tutti i miei cari
ormai inesorabilmente lontani
seduti con me alla tavola nel giorno della festa.

Sento ancora la melodia delle voci,
il calore delle loro mani,
l' estate di un sorriso che nell' anima mi resta.

E la famiglia perduta
ritrovo al completo qui al mio fianco.
Ma il respiro tra la commozione si spezza
nel commiato al vento di un fazzoletto bianco.


Brilla fioca la lanterna questa sera
tremula nel niente quotidiano.
Ecco che nel passo di neve dell'infanzia
l' aurora di un ricordo mi prende per mano.

E mi riporta sul sentiero
del dolce mio Appennino
all'ombra degli ulivi
dove il tempo ritrovato sorride bambino.

Forse è soltanto l'illusione
o un soffio di poesia.
Si spegne la lanterna
e l'ultimo barlume dissolve la malìa...

E mi ritrovo nuda e scalza
sperduta
nella landa senza fine della nostalgia.

*

Il volto d’autunno dai rossi colori

Il sorriso sgargiante dei fiori
mi sorprende nel primo mattino
il volto d'autunno dai rossi colori
narra struggente del tempo in cui m'eri vicino.

Risuonano antiche melodie
tra i passi lievi sul selciato
alla luce di perduti occhi le mie malinconie
mi rammentano tuttora
quanto t' abbia amato.

E' voce suadente l'assolo di violino
ma è ricordo soltanto
il volo solitario di una rondine
dal campanile si libra nell'aria
sulle ali del rimpianto.

E ancora mi perdo alla carezza del vento
lo sguardo di una foto dalla lapide
mi sorride un istante...

E il palpito del cuore
sfoglia la nostalgia tra i fiori mesti
mentre sussurro in preghiera
in una lacrima anelante:
“Ti prego, padre,perchè non resti?”.


*

Stazione di frontiera

Quante stagioni sono passate
sui binari di una stazione di frontiera
nel tempo abbandonata.

Quante foglie d' autunno si sono posate
nel vento di lontane giornate
che profumavano di primavera.

Quante illusioni perdute sul mio viso
in un controluce di malinconia si sono impressionate
nel fermo immagine d'un amore
tra le pagine mai dimenticate.

Resto io soltanto
in una pioggia di ricordi
su antichi sentieri
nel silenzio della sera

uno zaino colmo di nostalgia
un sogno fra le mani
reduce di ieri
viaggiatrice solitaria di domani.

*

Commiato d’ autunno senza parole

Avrei voluto dirti tante cose,
ma il tuo sorriso triste
si è perso nel passo d'autunno
fra gli ultimi petali d' immemori rose.

Avrei voluto poterti abbracciare
oltre il filo spinato della malattia
nella valle d'oro del silenzio
prima che la tempesta crudele
costringesse alla deriva
lacere e vinte le tue vele a naufragare.

Avrei voluto stringere,
mamma,
alle tue le mie mani
impotenti e disperate,
mentre inesorabile e cupo cala il sipario,
perchè mai più vedremo insieme
l' aurora di domani.

Avrei voluto dirti quanto mi manchi
ma l' eco struggente delle mie parole
si è confuso al tremulo bagliore del tramonto
nel malinconico commiato azzurro
dei tuoi occhi stanchi.

*

Scacco matto

Amami così
nella pioggia d' autunno
quando i viali danno il commiato
a foglie senza più domani.

Amami così, mio poeta,
nell' amarezza e nel disincanto
quando il giorno
indugia mesto in un' aurora di solitudine
e l' ora dirupa
in una via come tante senza più nome.

Amami così
nella luce d'inverno
oltre il chiarore di fiamma del focolare
quando il gelo disegna fiori di brina
ai vetri di un antico balcone.

Narrami
la tua struggente novella
che profuma di ulivi, cipressi e colline.

Stringimi a te in un abbraccio
che dia scacco matto al tempo
tra la folla di un binario a Santa Maria Novella
e una volta ancora fammi sognare.

*

Dove il silenzio regna sovrano

Andiamo.
Lontano dalla nebbia,
dalla mestizia
e dall'inverno sempre più vicino.

Vieni con me
lieve è il cammino
e radiosa la strada
nell' incanto senza ombra dell' Appennino.

Nel chiarore delle stelle
ci attende il sentiero di terra battuta
che porta fino alla sommità del Monte Vettore.
Fra le tue braccia ritroverò
in un bocciolo di ore
la felicità perduta
nei passi fragranti di tenerezza del mattino.

Stringi la mia mano
mentre il giorno già dilegua
in una sinfonia di ricordi
e partiamo.

Fra i primi spiragli del giorno
nel respiro fresco di rugiada
giungeremo là
dove il silenzio regna sovrano.

Sarà dolce perdersi
in un' estasi che dona soltanto un sospirato ritorno
nel verde abbraccio dell' altopiano in fiore
tra i mille colori del pianoro.

Liberi dalla tristezza
ci vestiremo dell' autunno
dalla luce d' oro.

E tra la carezza della genziana e dell' asfodelo
nel nostro bacio,
amore,
si specchierà l' azzurro senza fine del cielo.

*

A Luino volge la sera

Scende dolce la sera a Luino
nella carezza d' autunno
mentre il lago s'immagina appena nella foschia.

Dall'opposta riva
si accendono ad una ad una fioche luci
che sembrano voci lontane
in un crescendo di nostalgia.

Chissà nell' ora a noi più cara
in quale viale ombroso verso i colli
il tuo sguardo contemplerà l' impareggiabile elegia
che abbraccia in un ottobre di caldi colori la sera fiorentina.

L' onda in un frangersi di malinconia
sogna l' azzurra brezza
come un cuore solitario
si perde nella notte dei ricordi
ritrovando lo spartito di un' incompiuta armonia,
l' eco di un amore
o il riflesso della giovinezza.

*

Ricordo d’ autunno

L' autunno, sai papà, è sempre lo stesso
con un cielo grigio e triste
ed il giorno che albeggia
con monotono biancore di gesso.

Il dolore, da quando te ne andasti,
non è mutato
e in una sinfonia di ricordi e foglie raminghe
vanno assorti i miei passi sul selciato.

Il cuore, in battiti muti,
trascina istanti ogni volta più stanchi
e soltanto tu,
leggendo la notte senza aurora dei miei occhi,
sai quanto mi manchi
in una diaspora di anni sperduti.


La solitudine poi è sempre più amara
quando a sera,
nel baluginio del lago dall' opposta riva,
oltre il tremulo sussurro della nostalgia
rivedo per un istante radioso il tuo sorriso
tra la foschia del tempo andato
e la tua immagine ormai irraggiungibile
m' abbraccia una volta ancora
in una simbiosi infinita e perdutamente cara.

*

Fiocco di neve

Narrami ancora
con la tua calda voce d' autunno
che mi accarezza
nel refolo fragrante di foglie morte.

Lenisci le mie inquietudini
mentre a sera la nostalgia
tremula s'insinua fra ombre e ricordi
e bussa greve alle porte.

Raccontami ancora, Poeta,
delle mille solitudini
senza sbocco e senza meta
e dell' amarezza dell' umana sorte.

Prendi la mia mano
nella luce d' oro
e partiamo
per irraggiungibili altitudini.

Sarà dolce anche l' avara stagione di gelo e rigore
che il diadema dei monti abbruna
là sull' altopiano
e nella fioritura tardiva di una miriade di sogni
cullata dalle nuvole

senza tempo sarà il nostro amore
scevro da tristezza alcuna.
Andremo insieme con passo lieve
figli di un solstizio d' inverno
liberi come un fiocco di neve.

*

Ancora tanti sogni

Porto con me l'ombra della tristezza
mentre nel viale rosso d' autunno
vanno i miei passi solitari
come foglie rapite dalla brezza.

Porto con me l' amarezza ed il rimpianto
quando a sera
nella tremula luce dei ricordi
affido ad una pagina i miei pensieri
e l' affanno dispiega le ali al canto.


Porto con me il respiro di un lontano sorriso
nel veleggiare della malinconia
quando le stagioni trascorse insieme
dischiudendo il varco di ieri


nel vento della notte tornano
come la tua immagine in dissolvenza
ed il silenzio m' accarezza il viso.

Porto con me ancora tanti sogni,
amore,
oltre l'inverno di nostalgia e solitudine
che tu solo sai
come l' estate in fiore sull' altopiano a sospirata altitudine
quanto nel cuore io agogni.

*

Lied d’ autunno

La sera giunge piano
nel profumo di vento
in un turbine di foglie
quando tra l' oro del tramonto
cammino in compagnia dei miei pensieri

con passo di rugiada
lo sguardo assorto
in cerca del bacio di sole di un'estate
volata via sulle ali di una rondine ieri.

I ricordi si affollano
attendendo con un sorriso
che la solitudine dischiuda le sue soglie
sui sentieri della ginestra e del fiordaliso.


L'autunno incede con dolcezza
sedendomi accanto
dinnanzi al camino acceso
e narra malinconico la sua storia

quando a sera
nel respiro d'ombra
il cuore resta in un silenzio tremulo
sospeso
indugiando al canto della tramontana
e la nostalgia diviene memoria.


*

Autunno

La carezza del tuo sguardo su di me
mi fa autunno sul viso
ora che ho lasciato dietro le spalle
vicoli ciechi di alibi
e stazioni in abbandono di perché.

Sei con me,
amore,
al valico che profuma di viburno
di una stagione senza ieri né domani
nel palpito di un abbraccio,

mentre il cielo scolora i primi accenni del giorno
si cercano le nostre mani
tra la diaspora del vento
e l'illusione onirica di una notte
nella danza di foglie gialle.

*

Sinfonia d’ autunno

Portami con te
sui sentieri del giorno
nel bacio di rugiada
e nella carezza della speranza.

Resta al mio fianco
nell' autunno rosseggiante di poesia.
Avvinci per sempre
nel roseto senza ombra di un sentimento
che non conosce tempo
la tua vita alla mia.

Stringi la mia mano
e insieme voliamo via
folgorando il dolore e ogni distanza
fino al sorriso dell'aurora.

Prendimi fra le tue braccia, amore,
e tra i passi di stelle e nostalgia
sugli altopiani della notte
fragranti di viburno
fammi sognare ancora.

*

Commiato d’ autunno

La tristezza ha la fragranza di rosa bianca
nel mattino,
quando la tua mano stanca
incespica con l' incertezza di un bambino.

La malinconia si tinge dell' azzurro dei tuoi occhi,
madre,
ora che la tua voce giunge
con la carezza di un sussurro
e la malattia funesta suona inesorabile
i suoi grevi rintocchi.

Ho stretto al cuore in una lacrima segreta
la neve del tuo sguardo
e annodato all' anima
la dolcezza assente del tuo sorriso
ora che ti guardo
fragile foglia d'autunno
portata via dal vento
nel commiato silente del sole all' ultimo dardo.



A mia madre

*

Sogno d’ estate sull’ altopiano

Vorrei perdermi
nell'incanto dei colori della fioritura
là sull' altopiano.

Vorrei ritrovare
tra spiragli in bianco e nero di anonime giornate
la radiosa felicità dell' estate.

Vorrei distendermi spoglia di tristezza
nel verde
e ammantarmi di tremula luce
tra il sorriso di fiordalisi e papaveri
e il niveo saluto delle margherite.

Vorrei sentire il bacio del vento
sulla pelle
e la carezza senza tempo della tua mano
che in un battito d'amore si perde.

Vorrei addormentarmi
e sognare fra le tue braccia ancora
là sull'altopiano
mentre s'intrecciano le nostre vite
e destarci insieme al canto dei grilli
sotto un cielo di luglio splendente
nel respiro delle stelle.

*

Stagioni amare

Rintocca la pendola della nostalgia l' ora
mentre sospeso a vele di pensieri
un altro giorno assorto fugge ancora.

A sera mieterò nel silenzio il mio raccolto
nell'ultimo raggio del tramonto
in una festa di luce.

E la tua voce
mi coglierà nell' ora più sola
nella notte del disincanto
a stilare il bilancio di stagioni amare.

Sarà l' abbraccio dell' emozione allora
nel respiro del silenzio
a farmi ricordare...

L'incanto della Valnerina,
la gioia di sincroni passi
e una strada d'oro
che si dipanava senza fine ai nostri occhi,
l' aurora di uno sguardo dal belvedere verso la valle...

Ritrovo tutto in fondo al cuore
ora che la sera incede con tenui rintocchi
all' ombra di una solitudine amica
mentre il crepuscolo d' autunno con malinconica dolcezza
saluta l' estate nel canto del vento
in un tremulo commiato di foglie gialle.

*

L’ autunno del mio rimpianto

Sarebbe un' onda struggente d' emozione
a lambire il nostro abbraccio,
se tu tornassi
in un silenzio dolce più del sole

e una girandola di sogni
ritroverebbe il tempo andato
all'ombra di un sorriso
nella gioia di fanciulleschi passi.

Una manciata di giorni fiorirebbe d'incanto
in una primavera lunga un sospiro,
al termine di un inverno che incombe senza tregua
recando a chi decifra i segni
disincanto ed amaro sconquasso.

Ti direi del cammino dolce in una festa di luce
nella tua amata terra
e della carezza della ginestra in fiore
e del bacio dell' Appennino

dove il cuore mio
nella nostalgia
solo e sperduto erra
nel respiro tremulo di foschia
e di reminiscenza del mattino.

Ti narrerei della nostra stazione dimenticata
ormai in abbandono,
visitata soltanto dai ricordi
e dalla tramontana in solitario canto.

Ti direi, padre mio,
della notte che mi ghermisce nella tenebra
da quando t' accomiatasti
su un binario senza ritorno
in un' alba tra la pioggia
e la mia incredulità greve di rimpianto.

Ti confiderei
che sinfonia senza fine
risuona tenera la tua voce nel mio cuore
dove resti unico sovrano esule
nel regno in dissolvenza di un perduto amore.

Ti sussurrerei,
ma il rimpianto, tu lo sai, è cosa vana
mentre l' autunno già segna il passo
e l' estate dei nostri giorni,
fermandosi al valico inesorabile di ieri,

si confonde con il tuo sorriso evanescente
e campeggia all' orizzonte
ormai perdutamente lontana.



In memoria di mio padre.

*

Mia cara solitudine

Siediti con me, amica solitudine,
nell' ora tremula della nostalgia
accanto al camino ormai spento.

Fredda è la cenere,
estenuata la brace,
ma nella carezza d'ombra bevi un bicchiere.
Rammenta con me stagioni andate,
la dolce melodia di segrete sere.

Dona nuovo respiro al cuore che tace.

E ti narrerò di un tempo bambino,
di corse fanciulle sfrenate per i vicoli di un paese,
del sorriso di un' estate fra i colli,
specchiata in un cielo turchese
e dell' abbraccio,
nel saluto festoso degli ulivi al vento,
del mio Appennino.

Fermati un po' soltanto, sii cortese
e la piega amara della vita si placherà
all' ombra soave di preghiera di agresti chiese,
nello sguardo sereno del ricordo
ed il tormento dispiegherà le ali al canto.

Quando la tramontana a sera
gioca con il fumo fragrante di rimpianto dei camini,
nella morsa di un inverno che ghermisce il cuore,
bussando alle dimore in abbandono visitate solo in sogno
per le stradine dell' antica contrada

ed il silenzio diviene memoria.

*

Sui sentieri della ginestra in fiore

Era respiro e onda di gioia
il bacio del sole
nel nostro andare
seguendo le orme del vento
fragranti di sogno
là sull' Appennino.

L' abbraccio ci sorprese
nell' estate di un momento
in uno stormire di fiordalisi e papaveri
sotto un cielo assorto
che specchiava il pianoro
immerso nel palpito di luce.

Il volo dell' upupa
alla sorgente antica di pietra
ci diede ristoro
e accompagnò in silenzio i passi
placando per un istante
l'ombra cupa del dolore
nello sguardo spento del disincanto.

Fummo insieme là
sui sentieri della ginestra in fiore
girovaghi e poeti per passione
naufraghi di vita
sulle coste memori di un amore.

*

Pensieri lungo i binari

Cos'è questa malinconia
che stilla dall' anima come pioggia,
mentre l' onda spenta del lago
scandisce i giorni in muta roggia.

Cos' è questa nostalgia
che ghermisce il cuore,
quando i ricordi si affollano alla mente
e ancora mi chiamano con ardore.

Cos'è questa tristezza
sfilacciata fra i monti all' orizzonte
in nubi di rimpianto,
da quando il treno ti ha portato via
spezzando illusione ed incanto.

Lascerò liberi i pensieri lungo i binari
e in un viaggio nella luce dell' amore
l'anima ritroverà il canto,
l'abbraccio della gioia al tuo fianco
e giorni di speranza infinitamente chiari.

*

Sogno bambino

Chissà quando albeggerà un sogno bambino
e l' argento della luna
tornerà ad illuminare l' aspro cammino.

Chissà quando sboccerà
il respiro di un' altra estate
in un saluto tremulo di papaveri e fiordalisi
nell' abbraccio senza pari del mio Appennino*.

Resterò a sognare
nel silenzio senza fretta delle neve
con il cuore in malinconico assolo
in un inverno come tanti nella valle della nostalgia
assorta in solitudine
tra fiori di ghiaccio alla mia finestra.

Vivrò per compiere quel ritorno
sfogliando petali di ricordi
in una stagione conquistata
tra i passi lievi della speranza
in un bacio di luce dagli struggenti accordi
nel palio dei colori senza ombra
di un nuovo giorno.



* L' Appennino è quello umbro- marchigiano che resta sempre nei miei sogni.

*

Verso Castelluccio di Norcia

Veleggiavano in un cielo terso le nuvole
sulla vetta, nel presepe animato dell' Appennino
pascolavano le greggi.
Ora che il sole si è eclissato
da quando non sei più a me vicino
in un esilio senza luce,
dei giorni conto rimpianti e dileggi.

Il silenzio della montagna
ci chiamò sull' altopiano,
offrendoci un boccone di pane senza sale
accompagnato da un sorso d' acqua di fonte,
mentre il vento cantava tra le gole di roccia
un'indimenticabile armonia.

Adesso che la malinconia mi assale,
ritrovo i passi lungo il cammino
di quella stagione chiamata nostalgia,
quando il tuo abbraccio mi attendeva all' orizzonte
e tutto era poesia.

Il profumo dell' atmosfera celestiale,
nello stormire di papaveri e fiordalisi,
tra l' oro senza tempo delle ginestre
salutavano nell' idillio la nostra elegia.

Ed ora,
alla luce balenante di un' estate raminga per la via,
nella solitudine amica della mia casa
il respiro si libra sulle ali del ricordo
e ti raggiungerà ovunque tu sia.

E come allora
ci ritroveremo a risalire dall' incanto dell' altopiano
alla contrada arroccata di Castelluccio,
dove il tempo giocando a scacchi col destino si è fermato.

Mi prenderai per mano
in un silenzio sbocciato nella dolcezza dell' amore
e la vita ci sorriderà per un istante
placando il cupo sguardo e l' amaro cruccio.



*

Sull’ altopiano

Vaga il pensiero in volo oltre la pioggia
nell' ora d' ombra a me più cara,
quando nel silenzio a sera
la memoria sussurra in argentea roggia
e tutto torna com' era.

Si dipana ancora,
nel diadema dell' Appennino,
tra le braccia del pianoro
una strada in terra battuta
dove occhieggiano papaveri e fiordalisi
a salutare un giorno d' oro
nel bacio dei Monti Sibillini.

Fermo immagine d' amore
di quell' estate perduta,
che mi campeggia in un sospiro nel cuore
quando i nostri passi erano vicini.

E ora soltanto in sogno
vanno i miei passi sincroni a i tuoi
là sull' altopiano,
dove maestoso il vento regna sovrano
e nel ricordo mi parla ancora di noi.

*

Sera al casale

Chissà se canta ancora l' assiolo

nella notturna distesa dell'uliveto
ad accordare melodie malinconico e solo.

Sembra ieri quando mi sorrideva l' umbro Appennino
ed il frinire di cicale
si perde nel respiro del ricordo
e tutto sembra vicino.

Chissà se fiorisce ancora
in una festa d'oro rigogliosa la ginestra
e ronza un' ape tra la lavanda
mentre una donna guarda assorta il tramonto
tra i fiori alla veranda.


Chissà se il vento mormora di nuovo
la sua novella
tra le fronde argentee del pioppo
mentre il sole splende a raggiera.

Chissà se tornerò nel casale fra amici
là sui Monti Sibillini
ora che la nostalgia
mi annoda la gola in amaro groppo,

a rammentarmi la fragranza perduta
di estati felici
quando dolce ed incantata
mi accarezzava la sera.

*

Addio senza parole

Sembra di toccar le nuvole
in questo regno fra i monti
dove precluso è l' orizzonte
alla foce della vita
che non conosce il domani.

Sembra di sfiorare il cielo
in questo giardino senza sole
quando accarezzo, foglie tremule,
mamma,
le tue mani.

Sembra un addio senza parole
nel tramonto struggente di uno sguardo
su un binario senza destinazione,
il parco all' ombra della speranza
dove tu,

mia piccola rosa d' inverno,
mentre di rimpianto ardo
mi sorridi vacua
immemore di me e della tua storia,
ormai ad irraggiungibile distanza.


A mia madre e a tutti gli ammalati d' Alzheimer

*

Dove il tempo si è fermato

Entro con passo lieve nella grande stanza
dove il tempo si è fermato,
oltre le nebbie dell' assenza,
a dipanare le stagioni assopite nel giardino segreto
che Tu solo sai quanto io abbia amato.

S' apre per me soltanto,
tra l' abbraccio d' edera,
la porta del passato
ed ogni ricordo si posa sul cuore
malinconico come un fiocco di neve.

Dall' ingrandimento mi guardi
e mi lambisce ancora l' onda del tuo sorriso,
ora che sei lontano
ed il tuo passo è sfiorato in carezza
dal papavero e dal fiordaliso.


La musica in sottofondo nella sera
trema nell' empito mai sopito
alla lanterna fioca di ciò che è stato
e che traluce da una foto in bianco e nero,
in una biblioteca di nostalgia,
all'ombra di questa dimora
dove il canto del treno sui binari
insieme al vento mi tiene compagnia.

Sulla scrivania ritrovo i tuoi occhiali e la pipa
con il profumo amaro di rimpianto e tabacco
a narrarmi in un sussurro di te,
padre,
al varco di pioggia e memoria
in questi giorni solitari
prima che la morte ti desse inesorabile scacco.

*

Resta qui con me

Resta qui con me
amica solitudine
e berremo da un dolce calice di ricordi
di un tempo ormai andato
nel luccichio sui binari
che ora sfuma nel seppia di una fotografia.

Siedi accanto a me
e guardami con occhi d' infanzia chiari
oltre il cancello chiuso nella ruggine amara
di ciò che non è stato e i disincanti,
all'ombra della malinconia,
e brinderemo con un bicchiere
di Brunello o di Chianti
nella frescura della notte
fra i pensieri in compagnia.

Solleva insieme a me il calice rosso
in un baluginare di lucciole
fra le siepi del rimpianto
in un respiro bambino su lontani sentieri,

quando il ricordo spalanca le braccia
nel profumo di glicine delle sere
ed il cuore sperduto,
nel frullo d'ali della poesia, celeste incanto,
al passo d'ombra di ieri
valica ogni assenza
e ritrova l' antica armonia.


("Ho nostalgia di tutto, anche di quello che non ho vissuto" F. Pessoa)

*

Verso Siena

Mi palpita nel ricordo
il paesaggio nell' abbagliante fulgore
di una lontana primavera
in Terra di Toscana,
luce della memoria
che mitiga il nulla quotidiano
nella sferza sul lago della tramontana.

Brillava il sole in un mattino terso,
lieto era il nostro andare
in un tenero bocciolo di ore,
fra l' abbraccio verdeggiante delle colline,
che nella nostalgia
come la rondine nell' agreste incanto torna a volare.

I poggi a noi d'intorno
fiorivano nella stagione dell'amore
e s' aprivano in un digradare dolce e senza pari
in un ventaglio vivido di colore,
che ho serbato nello scrigno della reminiscenza
fra i ricordi più cari.

Una distesa agreste di serenità senza fine,
il fremito della brezza su un mare di ulivi d'argento,
nell' aspra sera di solitudine
una nota di rimpianto diviene concerto
di un tempo che nella nostalgia indulge da galantuomo
tra lo sguardo fragrante della verbena.

Ed eccoci insieme sull' agreste altura
mano nella mano,
dove magnifica signora si stagliò all' orizzonte Siena
con l'armonioso profilo del suo Duomo
nel risplendere del paesaggio toscano.

(A Te,
mio re senza diadema...)

*

Sera in un casolare in collina

La sera pervade in silenzio i sentieri
nel fremito d' ali della civetta
e confonde i passi e gli sguardi di oggi e di ieri.

Volge la sera ed imbruna i monti,
accarezzando nella solitudine i pensieri.

La pioggia in tenue manto avvolge il Lema
nella nebbia che nasconde la vetta,
in una sinfonia di rimpianto.

Si accendono una ad una le luci
nelle case sparse sulla collina
e sembra la danza delle lucciole
nel baluginare dei ricordi
di una lontana festa bambina,
quando un sorriso svelava un incanto.

Brilla una luce là sulla vetta,
malinconica e un po' più vivida,
illuminando solitario un casolare,
dove forse un poeta alla bianca pagina
il suo empito sta per affidare.

Chissà se nella tua casa fiorentina,
ombreggiata di ulivi e querce,
anche tu questa sera
rammenterai l'autunno insieme
nel palio dal fiammeggiante stendardo
che chiamiamo amore...

Chissà se, mitigando la notte della lontananza,
il cuore tuo sincrono al mio
all'unisono tornerà a sognare...

*

Compleanno

Ho acceso una candela anche quest'anno
nella solitudine della mia dimora
una fiamma a ricordarmi l'inganno
del tempo che passa e non si ferma un'ora.

Ho colto una rosa di porpora per la mia festa
e l'ho posata all'ombra del tuo riposo
a rammentare l'antico amore che nel cuore resta
nella nostalgia di un giorno solitario e silenzioso.

Alla stazione di chi resta
il binario attende invano in abbandono
nella carezza del papavero e della lupinella:
altri anni si sono accomiatati.

Ho spento nell'anniversario una candela
tra la scia dei giorni alla deriva
cercando al sestante una stella,
mentre all'orizzonte dei ricordi biancheggia una vela
nella marea dei sogni naufragati.


( Nel giorno del mio trentanovesimo compleanno).

*

Un filo d’ oro

Correva il filo,
argenteo l' ago
nell'ultimo barlume della sera.

Laboriosa la mano,
nel volo dei ricordi mi sovviene al crepuscolo vago
come rondine di una perduta primavera.

E ti rivedo in un angolo della stanza
seduta alla finestra
abile il ricamo,
fine il rammendo,
un sussurro di vento la tua voce
nella stagione del biancospino e della ginestra.

Ora che la malattia ti sta ghermendo,
ti ritrovo
fra le rose in un giardino senza memoria,
ultima foglia d' acero
nell' autunno della mia nostalgia.

Era d'oro quel filo,
luce in un ordito di malinconia
e verso sera brilla sempre fra i ricordi
nel sorriso caro di chi si è accomiatato,
in un sospiro lungo la via.

Non l' ho più dimenticato;
lo rivedo ancora il punto a croce di quel ricamo
e in silenzio, all'ombra del rimpianto,
nell' azzurro assorto del tuo sguardo,
stringo con dolcezza, madre,
la tua mano.

*

Ti porterò

Ti porterò un ramoscello di ulivo benedetto
scrivendo nell'inchiostro del cuore
ciò che non ti ho mai detto.

Ti porterò il sorriso del papavero
e nel bacio dei ricordi sarai al mio fianco
come da bambina tra i castagni sul nostro sentiero.

Ti porterò la cerulea carezza del fiordaliso
ora che riposi libero dall'umano affanno
all'ombra del cipresso.

Ti porterò una rosa
ed ogni petalo sarà un ricordo
che sulla neve degli anni si posa.

Ti porterò il sospiro solitario della violetta
perché oltre l' inganno della morte
il mio cuore ad ogni alba ti aspetta.

Ti porterò in dono l' oro del girasole
e in un empito di nostalgia,
padre,
l' antico amore ritroverà le parole.


In memoria di mio padre

*

Dove ombreggiano gli ulivi

Dove sorridono le colline
e occhieggiano i papaveri
ti attende il mio cuore
sognando antichi sentieri
nei petali di ricordi dolci e amari.

Dove ombreggiano gli ulivi
disseminati per i poggi s' accendono i casolari
e sbocciano i giorni
all' alba di una nuova stagione
dagli occhi chiari.

Dove la torre s'addormenta
nel ricamo rampicante delle rose
rintocca l' ora tra i palpiti della sera.
Sarà lieve la preghiera
sulle ali della poesia
per sussurrarti
quanto io ti ami ancora.

Dove vola la rondine
si spegne nei colori radiosi della colline
il rimpianto.

Ritornerò al tuo fianco
verso il francescano convento
in cerca del nido perduto
e la solitudine nell' abbraccio del vento
si placherà in dolce canto.

*

Ricordo

Affacciata al verone della sera
nei colori della nostalgia
dipingo la tela della mia storia
tra i petali di ciò che resta
di un giorno come tanti.

In indaco la tua immagine
sullo sfondo tra i fiordalisi campeggia
ora che sei soltanto palpito d'ombra
che nel cuore in solitudine m' albeggia.

Amaro pensarti là,
irraggiungibile
nei Campi Elisi.

La pendola della memoria
oscillando alla carezza lontana del tuo sorriso
nella tremula luce del ricordo
inesorabile rintocca dell'assenza l'ora,

mentre nell' abbraccio della sera,
padre,
a liberi e accorati versi
affido quanto io ti ami ancora.


In memoria di mio padre, nel quarto anniversario della sua scomparsa.
Memento Tui
mihi semper.

*

Nella luce dell’amore

Nella luce dell' amore

Ho intrecciato il tuo nome al mio cuore
tra la selva di giorni trascorsi
nella luce dell'amore.

Nella notte d' inquieta solitudine
ti cerco
oltre la nebbia del dolore.

Ho intrecciato il tuo respiro ai miei pensieri
quando al tuo fianco sogno
nell'autunno di indimenticabili sentieri.

Ho intrecciato con te il cammino
quando mano nella mano
ci perdiamo tra i colli
nell'incanto di un tramonto fiorentino.

Ho intrecciato il tuo al mio sguardo
quando mi osservi,
illuminandomi di un barlume d'oro
più del solare dardo.

Ho intrecciato un empito di libertà
al tuo sorriso
quando mi guardi
con la cerulea dolcezza di un bambino
e con te mi porti in paradiso.

*

E la solitudine nel silenzio miete i giorni

Petali al vento dimenticati
fra le braccia del bosco,
sul sentiero dei passi perduti,
la diaspora nell' ombra di una famiglia.

La burrasca ha mutato la rotta,
ferito la vela,
sferzando
nell' urlo dell' onda la chiglia.

Sono rimasta io soltanto
a tirare a sera,
tra il frullo d' ali di una capinera,
in secca la triste rete.

Eccomi qui,
ultima sentinella,
a scrutare nella valle della memoria
la brumosa riva del Lete.

Sono rimasta io soltanto
ad ordire la trama di un tempo andato,
a decifrare la malinconia,
dispiegando la tremula voce dei ricordi in canto.

E la solitudine nel silenzio miete i giorni
di un' amara stagione,
perdendo sempre più lontano la melodia
di un tempo che ora è soltanto nostalgia.

*

Al valico della nostalgia

Al valico della nostalgia
oltre la bruma in dissolvenza appare il ritorno,
quando il commiato avviene
tra la fredda carezza della pioggia
nell'occhiata malinconica e precoce del giorno.

La campanella già annuncia la partenza
in un fremito di sguardi,
in briciole di parole febbrili
sparpagliate sul binario lucido.


Migreranno nella solitudine i miei giorni
in cerca del sole,
misurando dell' assenza le amare ore,
lontane dal tuo sorriso.

Ti attenderò nel barbaglio di luce,
nel colore sgargiante di vita delle viole
vegliate del fiordaliso
mentre dolce scende la sera,

tra il volo festoso di una rondine
che torna al nido,
in una stazione di frontiera.


A te, mia rondine

*

Il giardino d’ inverno

Ho ritrovato i tuoi occhi,
celesti aquiloni smarriti in cielo
nel soffio di primavera.

Ho raccolto i tuoi petali
caduti al gelo della malattia,
posati in solitudine su una panchina
prima che il vento li portasse via.


Ho accarezzato le tue mani
nivee di bambina,
bianche vele pronte a salpare
ignare del domani.

Ho guardato i tuoi occhi, madre,
nel giardino d' inverno
e vi ho letto in un empito
dell'amore il mistero infinito,

mentre la dolcezza di scricciolo
del tuo sorriso,
mi ha portato in eco il canto
di un tempo svanito.


A mia madre

*

Il passo della pioggia

Forse era un sorriso fanciullo
fragrante di dolcezza
fra le trine ombreggianti di un biancospino.

Forse era la primavera
che mi camminava vicino,
o l'andare mano nella mano
lungo il viale della tenerezza
negli scampoli di colore
fiorito in un giardino.

Forse era il passo della pioggia
o la luce dell'amore
a farmi vestire
della carezza di gioia e di sogno
nel silenzio di un mattino.


*

L’onda dolce degli ulivi d’argento

Un empito di nostalgia
mi albeggia nel cuore
in una manciata di solitarie ore.

Occhieggia nella mia malinconia
un papavero amico,
che mi riporta lontano
su un sentiero antico.

E mi perdo
nell'onda dolce degli ulivi d'argento,
su strade di luce
dove mi fu compagno nell'andare il vento
tra il sorriso dei casolari.

E ancora più mi manca verso sera
l'abbraccio senza fine
di occhi d'autunno sinceri e cari,
quando l'amore ci passò vicino
come una rondine nella giostra di colori
oltre la lacrima di rugiada
a primavera
nel respiro di un mattino.

*

Preghiera per un’amica

Giunge la sera, amica mia,
e il tuo passo solitario
s'affretta verso casa
sul sentiero della malinconia.

Passano i giorni lungo i binari
in una giostra di ricordi
nei tuoi occhi febbrili
rivolti all'orizzonte in cerca del domani.

Lo sai, amica cara, nel cuore cosa resta
tra lo sgomento del timone vinto
dalla sferza dell'onda amara
quando si è sole
nel coraggio disperato e tenace di nude mani
a contrastare la tempesta.

Ti sia compagna nella sera, amica mia,
la carezza di una preghiera
che renda lieve il tuo cammino
e dolce il ritorno
come l'andare di un bambino
nella festa di colori di un nuovo giorno.

*

E nel silenzio ti ritrovo

Ottima consolazione sono i versi
e compagna la poesia
quando aspra la solitudine incombe
e in un mare d'inquietudine
i giorni sono dispersi.

Nel palpito del vespro ti cerco
e poi ti scorgo
nell'abbraccio del silenzio.

Il calice della memoria
m'inebria di un tempo andato
che adesso ha il sapore d'assenzio.

L'ombra dolcemente incede
e mi è accanto
mi perdo piano piano nell'onda d'oblìo
poi fluttuo nella marea del rimpianto
verso un tempo che fu soltanto tuo e mio.


Allora indugio alla stagione amata
che ora è soltanto nostalgia
mentre a sera
ordisco la trama dei ricordi
che senza te è sospiro e malinconia.

E nel silenzio ti ritrovo
nel fremito degli ulivi al vento
quando mi libero in un canto nuovo...
Amarti è stato l'incanto di un momento!

*

Volano a sera le mie nostalgie

Volano a sera le mie nostalgie
sul sentiero rosso d'autunno
lungo l'ombrosa passeggiata verso la pieve
dove con te mi soffermai:
possibile sia stato soltanto un sogno lieve?

Vanno a sera i miei pensieri
lungo le contrade e le radiose colline
dove con te sorrisi
con lo sguardo all'orizzonte lontano
e mi sentii felice
come una rondine sfiora campi di grano.

Cercano i miei occhi a sera
l'azzurro dei tuoi che tanto amai...
E si perdono
nel respiro del vento fra i castagni
le mie parole
nella carezza della nostalgia, tu lo sai
nel profumo dei ricordi assopiti fra le viole...

Non potrò dimenticarti mai.


*

Vento di ponente

Chissà verso quale altura,
nell'abbraccio degli ulivi,
approderanno a sera
malinconici i tuoi passi,
accompagnati dal bacio del sole languente.

Solitaria,
nella carezza della tramontana,
biancheggia la mia vela all'orizzonte
in un palpitare di onde.

E mi sovviene di quella primavera lontana
a San Miniato al Monte,
breve incanto di un tempo disperso
dopo il naufragio,

mentre a fior di labbra
serbo la fragranza di glicine di quel bacio,
benedetto dal celeste respiro di un cielo terso.

E resto qui
ad ingannare a sera le mie tristi reti
nel beccheggio dei ricordi
come l'ultima sartìa

ora che il vento di ponente
porta alla deriva
in cerca di te,
verso un reame di colline senza pari,
la mia nostalgia.

E ancora alla mente torna il rimpianto
dove mi è dolce fluttuare
nell'alta marea di occhi chiari...

E la tristezza dispiega le ali al canto.

*

Pioggia sui colli mugellani

E' una pioggia lenta e dolce
di ricordi stamattina
a rammentarmi il sorriso senza fine
dei paesaggi toscani.

Si accendevano a sera i casolari
illuminando la via,
o forse era il balenìo di lucciole
a rischiarare nella dolcezza di un momento
la tua solitudine e la mia.

Era un nastro d'argento
la strada per i colli mugellani
in un abbraccio di ulivi e di cipressi
dalla tenerezza senza pari.

Ed ora è la nostalgia
ad ardere nella lanterna
dei miei giorni soli ed amari
insieme al rimpianto
dell'armoniosa bellezza
dei colli toscani.

Ancora sento
il tepore profumato d'autunno
delle tue mani,
nella favola d'amore di ieri e di domani.

*

A levante

Ho orientato le mie solitarie vele
verso il primo raggio del giorno,
quando nel brivido della tramontana
al mio porto non è approdato
l'abbraccio di un ritorno.

Ho sciolto al vento
le illusioni e l'ultima gomena
e lasciato alla deriva
del cuore l'antica pena.

Compagno
mi è il canto della sartìa
nel beccheggiare della malinconia.

Ho dispiegato le mie rigenerate vele
a levante
nel bacio argenteo della marea.

Ho messo la nostalgia di te al sestante
e i ricordi a prora,
finché all'orizzonte
la mia rotta incrocerà la tua
nel palpito d'amore e di colore
dell'aurora.

*

Ed è ricordo

Sorride la memoria
in una giostra di luce
nell'incanto dei colli fiorentini.

E ancora ti rivedo,
fermo immagine d'amore,
lungo le strade radiose del Chianti,
cornice palpitante di sogno
di quei lontani mattini.

Voleranno di nuovo
le sere al mio balcone,
quando nel pensiero,
rondine senza più nido,

sfiorerò l'Arno
camminando al tuo fianco
all'ombra dei filari
verso il Girone.

Sarà il bacio del sole a ponente
o la carezza di zefiro
fra gli ulivi d'argento
a raggiungerti
nell' emozione di un momento.

Tu lo sai, amore,
che il rimpianto è cosa vana
ed ancora volgerà l'oro della primavera
dal diadema di Fiesole
in un digradare soave dei colli di Toscana.

Nell' empito solitario
di noi mi parla l'onda azzurra
e della nostalgia
sento vibrare ogni accordo
che l'eco d'amore
di una dissolta stagione sussurra

quando a sera la tramontana
geme malinconica dal lago....
ed è ricordo.



*

Dietro la maschera

E' l'inquietudine in un fruscio di seta
di una maschera veneziana
a sorprendermi allo specchio.

L'ultimo barlume della sera
soffia il disincanto
nel tocco della tramontana
che reca la melodia di un canto lontano.

Dimmi cosa si cela
dietro la maschera
se mai solcherà l'orizzonte
verso nuovi lidi
l'esule vela.

Tu che sorridi nell'ombra del vero
dimmi, padre,
se vi è inganno e illusione
anche nel passo della primavera

che improvvisa mi coglie

in solitudine
nella malinconia della sera
tra lo stormire di fronde
sul mio sentiero tremulo di ricordi.

*

Pasqua a Barberino di Mugello

Altri tempi, altra stagione
la magnolia in bocciolo
e la ginestra vestita d'oro
accompagnavano il nostro andare
sereno in un giorno di festa.

Ci accolse sotto un cielo terso
dolce il Mugello
in un sorriso senza eguali di colline
punteggiate di cipressi.

Un bacio romantico
innanzi alla torre a Cafaggiolo
e nel silenzio l'amore prese il volo.

Poi fummo insieme
nell'abbraccio della memoria a Barberino,
che misurò della solitudine d'oggi i passi,
la piazza antica ed il porticato baciati dal sole.

Come vedi nel ricordo,
amore,
sono sbocciate per te soltanto le mie parole!

*

Neve all’alba di marzo

Oltre le porte del sogno
nell' ultimo sussurro della notte
si posa irreale la neve.

Una voce lontana
tocca le corde dimenticate
di un perduto canto.

Come un bacio di commiato
all'alba
su un binario senza memoria
ancora nel ricordo abbacina gli occhi

in un empito solitario
tutto torna
ed il cuore nei colori della nostalgia
dipinge la tela della sua storia.




*

Non ho il rimpianto di averti amato

Palpita nella sera di solitudine
l'ombra tremula
della mia nostalgia.

Nel volgere meridiano dell'ora
di passanti distratti ed assorti
sarà trafficata la fiorentina via.

Chissà dove andrà pensoso il tuo passo
nel sorriso dei colli
oltre il profumo di giardini in fiore
ed il silenzio degli orti.

Non ho il rimpianto di averti amato
e di pensarti
quando di noi
resterà il malinconico bianco e nero
di un tempo andato

e nella sinfonia dei ricordi, amore,
nella tenerezza struggente
di un autunno lontano
dai perduti sentieri
tornerò a cercarti.

*

Pioggia a San Miniato al Monte

Splende nella memoria un giorno d' oro
dove il cuore si rifugia
e trova dolce ristoro.

Poco importa se il cielo
in una scura nuvolaglia è crucciato
e a piena voce canta la pioggia.
Il ricordo teneramente fluisce
in sussurrante roggia.

Solenni le campane
rintoccavano la Pasqua
per Firenze
in un'eco che si perdeva senza fine.

Dal sagrato ammirammo
in un silenzio commosso d'emozione
l'abbraccio senza pari delle colline.

Era indulgente compagna
la pioggia a San Miniato.

Una carezza di stille d'argento
benedì il nostro bacio.

Come vedi,
amore,
nel respiro della nostalgia
ho tutto ricordato!

*

Vento di primavera

Occhieggiano le primule
in un tappeto d'oro
e la sera riverbera di sogni,
briciole di poesia e boccioli di parole.

Un volo di rondini
intreccia nel blu i miei pensieri
e li porta su dolci sentieri
baciati dal sole.

Ti amerò nell'ombreggiare degli ulivi
alle porte in fiore di una nuova stagione
nel fremito dolce del vento
fra le viole.

Sarà carezza d'estasi l'ansito d'amore
sulla nuda pelle
nel respiro del firmamento
e nel sorriso delle stelle.


*

Dove saranno le mie colline

Il sussurro del vento
fra le querce dalle dorate chiome
verso il francescano convento.
Il riverbero del sole
e la felicità mormora il mio nome.

Dolce rintocca l'ora
mentre sboccia un pensiero nella notte
tra l'eco della malinconia
e il respiro di una stagione torna sulle ali del vento.

Risponde la campana di Sant'Emiliano
e nella tremula luce dei ricordi
s'illumina la via.


Dove sarà l'ombrosa erta
che porta alla pieve
se nel silenzio della mia sera
la nostalgia mi accarezza il cuore
come un fiocco di neve?

Dove saranno le mie colline
nell'abbraccio del vento
quando tra la morsa dell'inverno
nella solitudine sul lago

il sorriso d' estate tra gli Appennini ritrovo
nell'empito di un momento
e rondine senza primavera vago.

Dove splenderanno i miei sentieri
nel bacio degli ulivi d' argento?

*

Sogno fiorentino

Sempre un ricordo
mi canta nel cuore
e mi sorride, fanciullo e birichino.

Reminiscenza d'altri tempi,
lontana stagione
di un sogno fiorentino,
che bussa nella sera di solitudine
sulle ali della malinconia alla mia porta.

Firenze nobile dama
in un dolce respiro di colline
campeggiava nel bacio autunnale.
I tetti rosso mela luccicanti
sotto la pioggia
che unisce nel silenzio chi si ama...

E l' Arno romantico e lucente
palpita nel paesaggio della mia nostalgia
come il sospiro di una vela
che dalla superba altura di San Miniato al Monte
contemplammo nel sussurro della sera all'orizzonte.

Il treno affidò al binario di un arrivederci
l' ennesima poesia e l'ultimo disperato abbraccio,
memore di una manciata d' istanti
che arde nel cuore più della brace.

Ma tu, amore,
avverti insieme a me dei ricordi la sinfonia
e in lontananza già mi leggi nel pensiero:
sei un uomo perspicace!

*

Quante stagioni

Estate, autunno, inverno
e poi la primavera.

Tutto torna alla memoria
nell'antica sinfonia dei ricordi
sul far della sera.

La stagione del commiato
però non la rammento.
Ricordi tu qual era?

Inverno, primavera, estate, autunno
e ancora inverno, poi la primavera.

Sento ancora
il freddo della pioggia
che mi sferzava in viso
percuotere la mia incredulità
ed il mio smarrimento all'alba
lungo il viale deserto
come il mio cuore annientato.

La stagione, però, non ravviso quale fosse....

Eri già,
vela del mio rimpianto,
irraggiungibile all'orizzonte

e quel passo lontano
lo porto nell'anima,
padre,
insieme al tuo ultimo sorriso
in un turbine di nostalgia,
parole non dette
e foglie rosse.


*

Un riposo là sulla collina

Si posa gentile la neve
in nostalgica carezza
sull'orma di un inverno senza tregua
che inasprisce la solitudine e la tristezza.

E' volato in un sospiro
il tempo mite e buono dell'autunno
e già la tua immagine nel ricordo
sbiadisce come il riverbero tremulo del giorno
fra le serene acque del Clitunno.

Giungerà soave la primavera
in un rigoglio di colli e boschi
vestiti di gemme a festa
e ti recherà nell'incanto della sera
la memoria di un tempo lontano.

Ora che nel cuore
soltanto il rimpianto resta
e vuota di gioia è la mia mano
penso al tuo riposo, là sulla collina
e nel pensiero vi faccio ritorno,
padre,
col passo di neve
e l'empito d'amore di una bambina.



*

Neve e poesia

Leggera riverbera la sera
oltre il gelo della lontananza
sullo specchio della mia malinconia.

E' inverno ancora
e nella notte, amore,
soltanto tu sei il mio rifugio
e la mia aurora
in un trionfo di luce
che folgora ogni distanza.

Si posa piano la neve
nel respiro della mia nostalgia,
che sboccia in silenzio
tra l'emozione di un ricordo
nella solitudine dell'ora.

Sembra ieri
che le strade del Mugello
erano lo sfondo di un idillio
sui sentieri della tenerezza e dell'armonia.


Ascoltano il mio canto
il pettirosso fra le gemme della magnolia
e assopite nel biancore le vette.


Bruciano nell'incendio del rimpianto
in fondo al cuore
le parole sospirate e non dette,
che nella carezza del vento
ti sfioreranno ovunque tu sia...

E' inverno, vero amore?
Mi vestirò di neve e di poesia!

*

Inverno

Lento sale il fumo dal camino.

Il paese ancora dorme
vegliato dalla montagna
nel primo mattino
tra il profumo di pioggia e legna.

Un manto di nebbia
avvolge i pensieri
raminghi come i passi
su perduti sentieri.

Il calicantus
svetta dal muro di un giardino
e nella quiete d'inverno
narra di un tempo lontano
che si sporge dalla balaustra della nostalgia
sorridendo con l'incanto di un bambino.

*

Memoria dell’ Appennino

In un sorriso di neve
di un paesaggio bambino,
il ricordo dispiega le ali al vento
e mi perdo nell'abbraccio
tra l'incanto toscano di un mattino.

Altri tempi,
la medesima stagione,
insieme si andava per i borghi,
arroccati sui colli mugellani,
nel trionfo dell'emozione.

Soave ci accolse nel silenzio Barberino,
la piazza assopita nella neve,
il paese che pareva un piccolo presepe
nitido al pensiero
come l'intreccio di tenerezza delle nostre mani.

Eccola, cara e viva al cuore,
in orma lieve
la memoria dell' Appennino.

Ora tutto è mutato,
tra la pioggia fredda e mesta
nella solitudine del Lago Maggiore,
ma nel respiro del ricordo,
lo sai, amore,
ti ho sempre vicino.

*

Rimembranza d’autunno

L'abbraccio dell'appennino
mi sovviene verso sera,
in un digradare di colline
ombreggiate di ulivi e cipressi,
nella carezza del vento.

Ricordi, amore?
La memoria si è destata
dolcemente in un momento.

Volano gli anni,
ma noi siamo sempre gli stessi.

Mi palpita ancora nel cuore
quell'autunno dal fiammeggiante colore,
per le strade radiose del Chianti.

Quanti anni sono passati
e altri ne sbriciolerà il tempo,
chissà quanti!

Si accende la lanterna della nostalgia
e rivedo noi
presso l'antica badìa,
lungo il viale sull'altura,
rondini libere da ogni distanza.

Ed ora la rimembranza
m'illumina il viso
nella luce dell'amore
e tu sei qui, con me,
viaggiatore del sogno in una tremula sera,
nella penombra malinconica
della mia solitaria stanza.

*

Il mare dei ricordi

A ritroso
corrono le lancette della memoria
e non recano conforto.
Il pendolo,
nell'ora del silenzio ricamato di malinconia,
narra di un tempo che non è risorto.

La fragranza del calicantus
per la casa solitaria
nella penombra dolce si diffonde.

Nel controluce di nostalgia
scende un empito
in sospirata carezza.

Ecco
l'ultimo sorriso di te
mi albeggia nel cuore,
oltre la nebbia degli anni,
nitido fermo immagine d'amore.

Il profumo del rametto sparuto,
nell'inverno della solitudine,
in un crescendo di rimpianto
s' effonde.

E torno a naufragare
nel mare dei ricordi
dalle inesorabili onde.

E mi smarrisco
nell'abbraccio degli ulivi
sui nostri sentieri di un tempo perduto,
all'ombra di ieri
quando tu, padre mio, c'eri!

*

Il calicantus vestito a festa

S'effonde nel gelo di gennaio
la fragranza del calicantus vestito a festa
e nell'aria di neve
un ricordo nel cuore assopito si desta.

Sono gemme di sogno,
fioritura precoce,
che al pensiero assorto
recano l'eco di un sorriso,
la tersa primavera di un'amata voce.

E chissà dove malinconico a sera
andrà solitario il tuo passo,
in lontananza nell'empito della nostalgia
sincrono al mio.

Forse per i colli o al Girone,
dove nel riverbero indimenticabile dell'Arno
siamo ancora insieme tu ed io.

Fiorisce il calicantus,
annunciando l'approssimarsi della stagione
e la genesi di un nascente colore,
che mi porterà ancora un empito di gioia
nella carezza del tuo sguardo, amore.

*

Sono rimasta io soltanto

Spente le luci, freddo il focolare,
nell'inverno il cuore torna all'antica dimora
e mai un istante nella solitudine smette di rammentare,
nel sospiro di un crepuscolo di porpora.

Non arde più il ciocco d'ulivo nel camino
e più non gorgoglia allegra la caffettiera,
tra le voci assonnate nel primo mattino.

E' aspro l'inverno quando si è soli
a cogliere gemme di brina e rimpianto.
Scende in tenue carezza la sera
alla lanterna della malinconia.

Si posa pian piano la neve per la via
e, alla luce tremula del ricordo,
infiamma il cuore di nostalgia.

Chi accendeva il focolare d'amore
ora riposa in camposanto,
in fondo al viale
all'ombra del cipresso.

Sono rimasta io soltanto,
al fuoco evanescente di un tempo assopito,
a ricordare e a tessere nell'elegia l'antico canto,
ora che tutto é finito!

*

Ecco la neve

Ecco la neve
che mi sorprende dolce,
mentre il cuore sperduto
alla malinconia indulge.

Si posa il ricordo di te
in carezza lieve
ed il rimpianto
lascia nel gelo solitario
orma mesta e greve.

Ed il primo treno in partenza all'alba,
lungo l'antica ferrovia,
diviene il ponte d'amore
che ancora mi unisce a te
alla stazione della mia nostalgia.

M'è compagna la neve
nel silente mio andare,
sulla strada assopita tra i boschi nella valle,
ed il paesaggio del disincanto consola ed imbianca.

E al cuore tremante,
confortato presso il focolare dei ricordi,
più del bacio di un commiato in autunno,
padre,
la tua voce sovviene, strugge e manca.

(In memoria di mio padre)

*

Per la solitaria via

Coglierò dell'inverno
in silenzio l'armonia
quando la brina,
alla mia finestra,
disegnerà la trama della mia malinconia.

Recherà il vento
a te lontano
la tenerezza del mio pensiero
e sarà come se, sulla radiosa altura fra i colli,
fossimo ancora insieme per mano.

Dipingerò oltre la neve dell'assenza,
nella fragranza nascente del calicantus,
il sentiero di luce d'una precoce primavera
e ricamerò nella notte
per te la mia nostalgia.

Poi, nel bacio azzurro della sera,
ovunque tu sia, amore,
ti cercherò nel palpito d'ombra,
nell'abbraccio dei ricordi,
nell'effluvio di un sogno,
per la solitaria via.

*

Ricordi, amore?

Chiara si staglia viva nel cuore
la strada che mi riporta
alla nostra stagione
dall'indimenticabile fulgore.

Ricordi, amore?

L'altura serena dominava
un sorriso di poggi
il cui chiarore illumina
la tenebra del mio oggi.

Dall'erta punteggiata di cipressi
l'autunno tingeva di rosso incanto
l'armonia della terra di Toscana.

Di quelle tinte radiose di speme mi ammanto
e del calore del tuo sorriso
tra una manciata di giorni insieme
mentre nell'inverno della solitudine arranco
al tocco gelido della tramontana.

(A Lorenzo)

*

Abbracciami con l’azzurro del tuo sguardo

Abbracciami col tuo sguardo da bambina
puro di neve,
ora che la malattia
come vento d'autunno
inesorabile ti porta via.

Accarezzami una volta ancora,
asciugando le mie lacrime fanciulle
tra i fiocchi della nostalgia
con la tua voce lieve.

Tendi,
flebile e stanca,
vela prossima al commiato
la tua mano verso la mia.

Ritrova la vitalità d'un tempo
nei versi dei poeti che tanto amavi
e che lungo la strada verso la scuola
da bambina con dolcezza m'insegnavi.


Abbracciami con l'azzurro del tuo sguardo,
madre,

e consolami
perchè nel silenzio della notte,
nuda e sperduta,
tremo al plenilunio dei ricordi

e di tormento e rimpianto ardo.

*

Era soltanto la neve

Era la danza di una magia fanciulla
senza tempo
nel bianco candore
a librare in volo i sogni di una bambina.

Era la nivea trama
ad accarezzare il bosco assopito
nel gelo di un inverno
cui il cuore ferito ancora brama.

Era il ricamo
alle antiche finestre
sbocciato in fiori di brina.

Era la voce del rimpianto
che l'anima sola
ancora chiama con bruciante orma.

Era soltanto la neve
nel silenzio dei binari nella notte
a recarmi l'eco
nell'empito di un perduto amore
del tuo passo lieve
che più non torna.

(In memoria di mio padre, ferroviere

*

Nostalgia

Non basta la dolcezza del ricordo
l'abbraccio del paesaggio fiorentino
oltre la valle del rimpianto
a farti sentire a me vicino.

Non basta l'eco di un sorriso
o il conforto di un'amata voce
a recare alla tenebra dell'anima
il sollievo della luce che diviene canto.


Non basta la carezza della neve
a consolare senza di te
la solitudine dei miei giorni stanchi.

Non basta il fischio del treno
a placare il fremito del cuore
che in silenzio sussurra
quanto mi manchi.

*

La nostalgia corre sui binari

Nel silenzio dell'alba
fra volti sconosciuti
la campanella alla stazione
ha rubato al cielo il respiro di una stella
nell'empito di un commiato.

Fugace il nostro abbraccio
un bacio a fior di labbra
e il tuo sorriso dietro al finestrino
che in una lacrima nascosta dal fondo del binario
con me ho portato.

Avrei voluto dirti tante cose care al cuore
ma, tacendo,
le ho affidate al vento di una sospirata primavera
foriera del nostro nuovo incontro
nella stagione del biancospino
all'ombra del glicine in fiore.

La nostalgia corre sui binari,
amore,
e si confonde nella carezza di luce dei tuoi occhi chiari.



Dedicata a Lorenzo

*

Sotto la pioggia all’abbazia

Sul sentiero della nostalgia
il ricordo dolcemente sorride
ed un giorno insieme
vola sulle ali fulgido di gioia
nel cielo dell'elegia.

Erano sincroni i nostri passi
nel gelo di gennaio
sotto le mura dell'abbazia
sopite nei secoli
ad ascoltare preghiere e cauti passi.

Il campanile rintoccò l'ora
di una stagione prodiga di doni
quando la tua mano strinse la mia.

E c'inoltrammo
nel silenzio perfetto del chiostro
che mitigò dell'imminente commiato la malinconia.

Spalancò solenne le paterne braccia
per noi il convento benedettino
nel bacio della pioggia

di un inverno indimenticabile
in cui l'amore sorridendo
ci passò vicino.

*

Nel sorriso di neve di un paesaggio bambino

Lento, in accorata preghiera,
sale il fumo dal camino
sincrono al pensiero,
ricamando nella sera d'inverno
l' ordito argenteo della nostalgia
nel sorriso di neve di un paesaggio bambino.

E la pendola inesorabile,
nella veglia di un tempo che non è risorto,
rintocca l'ora della memoria.

Solitario
un passante s'attarda per la candida via.
Un cielo trapunto di stelle
conforta il mio canto
nella notte tinta di malinconia.

E mentre dalla chiesa
s'innalza solenne il coro del Gloria
al ricamo dei ricordi resto sospesa
all'arcolaio senza fretta dell'elegia.

Il niveo quaderno,
silente compagno,
ascolta paterno le confidenze della mia storia.




*

L’ ombra del silenzio

Fioca brilla la candela,
sempre più lontana
come dispersa vela,
nel primo giorno dell'anno
per un'anima sola.

Quando il calice della gioia è ormai vuoto
e la casa silente
narra di un passato sbiadito e remoto.

E mentre il cielo s' imbruna
nel meridiano gelo
la tristezza cade con livido velo
nel ricamo di neve
al valico della solitudine.

L'ombra del silenzio
annuncia il passo della memoria.

Ora è il monologo dei ricordi
la musica costante in vacue ore
a dipingere di rimpianto la notte
nell'eco di un amore.

Ora è il respiro della nostalgia
a ghermire il cuore
solo
nella malinconia di un commiato
dagli struggenti accordi.




*

De profundis clamo ad Te, Domine

Dall'abisso della memoria
nella tempesta
una luce ho cercato
tra sartìe spezzate
le tue mani non sfioravano più le mie.

In un tempo senza tregua,
prodigo solo di bugie
e del ghigno di consunte maschere
in un giorno che non è risorto
esule dal conforto della storia
dimmi, Padre, cosa resta?

Solo la notte del dubbio
e della solitudine nel Getsèmani
orfana del sollievo di preghiere.

Se la selva dell'amore
s'infittisce in brughiera tra tenebra ed inganno
non lasciarmi tra i flutti indarno
in una nebbia che non annuncia il domani.

Ascolta la mia voce
ed il pianto nell'urlo del fortunale
sarà canto nella carezza del tuo sguardo
ai piedi della Croce.

*

Dove portano i miei sentieri

Dove portano a sera i pensieri
forse al bivio della nostalgia
in cerca di un bacio
smarrito tra le nebbie di ieri.

Cosa illumina ancora i nostri occhi neri
forse l'illusione che ha ceduto il passo
nel bosco tinto d'amaranto
ad una solitudine vestita ormai d'elegia e canto.

Dove portano a sera, amica mia,
i nostri rimpianti
sulle note malinconiche e la scia
di stagioni sbiadite, sempre più distanti.

Dove portano a sera i miei sentieri
nell'empito di stelle,
fra la neve e il respiro dei sogni
in cerca dell'eco di un sorriso
e dell'aurora di occhi sinceri.


*

Canto orfico nel Natale

Ticchetta la pioggia alla finestra
nel Natale del mio silenzio
ed è musica
che assopisce il dolore dai ricordi d'assenzio,

mentre le lancette della memoria
corrono a ritroso
e tu mi ascolti, mio unico interlocutore,
laggiù sottoterra.

Batte fredda e dura la pioggia
nell'abisso del cuore
ed io, ultima vestale, arpeggio l'orfico canto.

Tu riposi in fondo al viale
all'ombra del cipresso
mentre il rimpianto invano
cercando te
nel gelido abbraccio invernale
come un cane sperduto ancora erra.

*

Dove un minuto vale un altro

Ho lasciato il sorriso
nel riverbero della nostalgia
alla linea d'orizzonte
dove la tua strada incrociava la mia.

Ho lasciato lo sguardo
nel frangersi dell'onda
quando la reminiscenza
l'anima di rimpianto inonda.

Ho lasciato i ricordi
in fondo alla valle
mentre la neve confonde i sentieri
e le orme di stagioni andate
si perdono nell'ultimo pianto di foglie gialle.

Ho lasciato i miei sogni
nell'abisso del cuore
ed ancora mi consolerà la neve
nella carezza dal malinconico candore.

Ho lasciato me stessa
in fondo al binario
dove un minuto vale un altro
in attesa che la notte
dispieghi le vele al giorno
e si plachi nella solitudine del respiro
la tormenta del dolore.

*

Una lacrima di tramonto in inverno

Una lacrima di tramonto in inverno
riverbera nell'ultima spera del giorno
il barlume dei ricordi.

E si rischiara il cammino
quando a sera vanno i passi solitari sul selciato
sospesi ad un ritorno.

Resta soltanto la carezza della neve,
tra gli empiti del cuore,
a parlarmi

nello sguardo del larice,
fra il niveo candore assopito,

dell'eco di un sorriso

lasciato nella valle
in un tempo ramingo ormai disperso

e dell'aurora di perduti occhi

che tra la neve ancora mi abbracciano
nel bacio di nostalgia dei fiocchi.


(In memoria di mio padre)

*

Ed è già sera

Non berrò della tramontana
l'amara cantilena
mentre una vela biancheggia all'orizzonte,

Mi sfiora appena
l'ultima spera al crepuscolo
in una stagione avara di sogni e parole.

Mi lambisce soltanto
l'onda dei ricordi
che si frange su un cuore solo,
sperduto
come un cucciolo in inverno....

ed è già sera!

*

E soli si va incontro al mattino

Ha voce di piano il rimpianto
lungo il viale d'inverno
quando la malinconia
ci prende per mano
nel bacio di commiato
del tramonto a raggiera .


Ha voce di flauto il ricordo
di un tempo ormai sbiadito,
esule e muto,
abbandonato
tra le ultime foglie d'autunno.

Ha voce d'arpa la memoria
quando sferza la tramontana
e soltanto la nostalgia canta nel vento
sul far della sera.

Ha voce di violoncello il coraggio
quando s'indossa la maschera
nelle vesti del disincanto
e soli si va incontro al mattino.

*

Il sole di un perduto autunno

Non soccorre il tremulo barlume di una lanterna,
quando si è soli
nel disincanto della burrasca
ed implacabile sferza ed urla l'inverna
e geme l'ultima sartìa.

Non conforta il ricordo di passi al commiato
che si allontanavano per la via,
quando nella notte insonne
il rintocco di una campana
parla di un tempo che non è risorto.

Non basta il sospiro di nostalgia di un fiore,
posato su una lapide,
a portare sollievo
alla tenebra di un carsico dolore.

Non serve la carezza di una rosa
a recarmi l'aurora del tuo sorriso
che su di me,
come il sole di un perduto autunno,
ormai più non si posa.

Tornerà la neve
a consolare i miei sentieri solitari e stanchi.

Cadrà altra neve
a sussurrare al cuore assiderato e sperduto nel rimpianto,
padre,
quanto mi manchi.

*

L’ultima guardiana del faro

La clessidra della memoria
rovescia sull'anima nuda
polvere di ricordi
e granelli di disincanto.

Resto in veglia,
nel silenzio della notte,
ad ascoltare
il mare della solitudine
in questo tempo amaro,

ultima guardiana del faro.

*

Ti sia compagna la neve

Ti sia compagna la neve,
quando trema intirizzito il pettirosso
nella veglia senza tempo al tuo sonno lieve.

Scenderà la neve
nella stagione in cui d'argento s'ingemma il bosso
e la valle della mia nostalgia verrà a consolare.


Mi stupirà la neve al passo della memoria
quando sola,
nella carezza del ricordo,
in un candore di nivee trine
a te tornerò a pensare.


In memoria di mio padre

*

Mattino d’inverno

Il pensiero quieto sale
intrecciandosi al fumo del camino
e le ore si dipanano all'arcolaio della memoria
nello specchio di gelo dicembrino.

Quando crepitando
arde il ciocco d'ulivo in un mattino
il ricordo ha il viso sorridente di un fanciullo
e tutto sembra vicino.

Il viale della tristezza
di un luogo come tanti
si tramuta nell'ordito di vicoli del paese natìo.

Ed ecco che nell'abbraccio dell'Appennino
andiamo mano nella mano
nel bacio del sole tu ed io.


A Lorenzo

*

Nell’inverno del nostro disincanto

Sono boccioli di brina e ricordi
lungo i binari della solitudine
sul fare della sera
nell'inverno del nostro disincanto

a recarmi,
nella carezza della neve,
il sorriso senza tempo dei tuoi occhi chiari.

Ed il pensiero di te,
affacciato al verone della mia nostalgia,
al cuore sempre torna
come una rondine a primavera.


A Lorenzo

*

La ballata del tempo andato

Portami con te
mentre volge la notte
e già si allontanano
i tuoi passi intrecciati ai miei sogni
sul bianco selciato.

Sussurrami
nel canto d'inverno dell'agrifoglio
che non abbiamo soltanto sognato.

Stringimi a te
per l'ultima volta
e narrami
tra il capolino della luna oltre la faggeta
la ballata del tempo andato.

*

Cuore di neve

Si perdono nella neve
i passi del rimpianto
ora che oltre il Lete
sei ombra palpitante di nostalgia
e non ascolti più il mio canto.

Si confondono all'alba
gli empiti del giorno
quando fiori di ghiaccio
ricama alla mia finestra la brina.

E ancora, padre,
oltre il valico dei ricordi
nella notte polare della solitudine
attendo il tuo ritorno

con il passo di rugiada del sogno
un sorriso all'ombra dei lillà
ed il cuore di neve di una bambina.

*

Notturno

Non ha più voce la gioia.

L'ultima luce
dall'opposta riva fioca appare
in tenue balenìo.

Nel frangersi perpetuo dell'onda
l'ora notturna cede alla malinconia
tra il canto d'oblìo.

Lenti e pensosi vanno passi solitari per la via.

E mentre la notte i pensieri
in un manto di tenebra avvolge
il cuore sperduto nel respiro del ricordo
all'anelito dell'aurora volge.

*

Ovunque tu sia

Cos'è questa tristezza
che si annoda alla gola
e dal cuore mi sale?

Sarà che sei lontano,
oltre le nebbie della nostalgia
nel respiro delle colline.

Cos'è questa malinconia
che nel primo mattino mi assale
in un crescendo di solitudine?

Oltre l'inverno della distanza
sento il tuo passo
accanto a me per la via.

Ti sfioro nell'abbraccio di un pensiero
che ti raggiungerà
e con te resterà, amore,
ovunque tu sia.

*

Ed è il silenzio


Nell'alba tinta di malinconia
sul selciato solitario
risuonano ancora i passi
di chi è andato via.

Ed è il silenzio
che chiama, seduce ed incanta
quando il rimpianto
di nostalgia
l'anima nella nevicata dei ricordi imbianca

ed il cuore si desta nell'inverno
di un abbraccio lontano
che più della luce manca.

*

Dolce sarà l’inverno

Nella stagione in cui
fiori di ghiaccio
sulla mia finestra
ricamerà la brina
sorriderò con gioia bambina.

Arderà allegro nella sera
il ciocco crepitando nel camino
ed il vento fra gli ulivi
sussurrerà solo per me
l'incanto dell'Appennino.

Dolce sarà l'inverno
nel passo di neve del primo mattino.
Mi desterò in un sogno
e tu, amore,
sarai di nuovo a me vicino.

*

Fioriranno ancora le tamerici




Si è perduta la fragranza del lillà

all’ombra del giorno

soffusa di nostalgia

da quando non sei più qua.



Fredda cade la pioggia

in assorti rivoli.



Resto sola

nella stagione dell’erica

mentre la rondine intreccia solitari voli

a narrare una malinconia antica

sul sentiero dei castagni

che anche tu conosci.



Fioriranno ancora le tamerici

tra l’oro prodigo di nuove stagioni,

libere dalla tormenta e da gelidi scrosci.



L’aurora di giorni felici

ci sorprenderà insieme

al passo della tenerezza

e il vento dileguerà all’orizzonte la mia tristezza.

*

Mi ondeggia nel cuore Piazza del Campo




Mi ondeggia nel ricordo Piazza del Campo

e il ricordo di noi tra la folla

è bacio di colore e vita

ora che la memoria m’assale in un lampo.



La dolce carezza delle colline

mi rischiara l’anima nella notte di solitudine

oltre l’erta salita.



La strada era un nastro d’oro

nell’ agreste incanto

e tu, in un sorriso d’autunno,

teneramente m’eri accanto.



Ed è il tuo abbraccio, amore,

che più mi manca

quando la nostalgia,

in una nevicata di ricordi,

il cuore m’imbianca.

*

Nel palpito della solitudine




Nel palpito della solitudine

ho smarrito il canto del giorno

e dolce aleggia la memoria nella sera

all’ombra di chi non ha più fatto ritorno

come la febbrile attesa di una mancata primavera.



Almeno nella nostalgia, ti prego, resta!



Ultima foglia vago nella nebbia dell’autunno triste e lieve

alla ricerca vana di un sentiero già perduto

quando anche il fischio di un treno nella notte

è ormai irraggiungibile e muto.



Ti troverò nel respiro del ricordo,

quando in silenzio

di un amore lontano si annoda il rimpianto

dopo che il sogno all’alba

contro la scogliera della vita si è infranto…



…ma almeno nell’illusione

ti avrò per un istante accanto.



In memoria di mio padre

*

Aurora amara




Ecco l’aurora amara di un nuovo anniversario

ora che io soltanto

mi attardo sul sentiero solitario.



E ti porto una rosa,

scarlatta come l’amavi,

per il tuo compleanno

ora che per te

si è placato l’umano affanno

e troppo presto da noi compagni di viaggio

ti accomiatavi.



Sulla tua lapide

lascio cadere piano un fiore

nella carezza del ricordo

tra petali d’amore.



E ancora ti rivedo

nel sospiro ventoso d’autunno

che accende la mia nostalgia

in una pioggia di foglie gialle,



ma come il sole di una perduta estate, padre,

il tuo passo è ormai

malinconicamente alle mie spalle.

*

Nell’abbraccio silenzioso della valle




Mentre l’autunno posa malinconico i passi

mi manchi

mentre i minuti solitari,

viaggiatori affacciati alla balaustra del giorno,

nel disincanto attendono stanchi.



L’autunno d’oro del tuo sguardo

in un crescendo di ricordi

la mia anima di nostalgia incendia

più dell’estivo dardo.



E ti ritrovo,padre,

tra i respiri del cuore,

nell’abbraccio silenzioso della valle,

nella dolcezza della memoria

che ha il sorriso indimenticabile dei tuoi occhi

fragrante di vento e di foglie gialle.

*

Fiocco di neve



E’ un anno amico mio
che come foglia d’acero
sei volato lontano
oltre il nostro sentiero.


Ora resto soltanto io
a ricordarti
ultima goccia di rugiada
nella valle d’oblìo.


Compagno mio diletto
negli anni più tristi ed oscuri
mi brilla nel cuore come perduta stella
l’ estate d’oro dei tuoi occhi dolci e puri.


E ancora ti vedo correre agile
festoso lo scodinzolio
inseguendo le poesie della tramontana
che ascoltavamo insieme tu ed io.


E sento nel soffio del vento
ancora al mio fianco il tuo passo
ora che la malinconia d’autunno
richiama da nord l’esule volo dello svasso.


E rivedo ancora l’oro fulvo del tuo manto
anche adesso
che come angelo devoto mi sei accanto.


Già un anno è trascorso
dalla pioggia fredda e senza luce del nostro commiato.
Chissà se mi attendi
lassù nell’aurora oltre l’erta salita.


E quel tuo sguardo
tenero ed indimenticabile
testimone di un amore che una vita è durato


tra la selva delle memorie


come fiocco di neve
nella carezza del ricordo
sul mio cuore per sempre si è posato.




In memoria del mio Fuchs, splendido compagno di vita per 14 anni,
ad un anno dalla sua scomparsa.








*

Nel manto d’autunno



Nel manto d’autunno

di vivo colore

appare dalla finestra il Monte Lema.



Severo domina Luino,

una nube livida per diadema,

vegliando nella malinconia della sera le ore.



Eri qui anche tu nel canto d’estate

Ad ammirare con me il panorama

nel crepuscolare rossore

dell’alta vetta e della silente selva

che frastaglia l’alto crinale.



E ora che la nostalgia

ricama l’ordito delle mie giornate

osservo da sola il monte

nella quiete autunnale

vestito d’oro e scarlatto a festa.



E nel cuore,

musica senza fine,

esule rondine all’orizzonte

il ricordo di noi , amore,

mi resta.

*

A sera una rondine soltanto





Mesti vanno i miei passi

all’ombra del romanico campanile,

silenti testimoni di un amore antico.



Quieti vanno i miei passi oltre il cancello

segnato dalla ruggine

che parla di lacrime carsiche, rimpianto e solitudine.



Malinconici vanno i miei passi

e si fermano presso il tuo ultimo riposo

ora che l’autunno,

tra i petali desolati,

ti porge l’abbraccio del mio ricordo

nel tramonto mite e rugiadoso.



Nel sorriso sgargiante di un fiore

a sera una rondine soltanto

ti canterà in liberi versi, padre,

di un imperituro amore

nel vento di nostalgia

verso il tempo incantato di quando m’eri accanto

e la tua vita era la radiosa estate della mia.

*

A sera una rondine soltanto




Mesti vanno i miei passi

all’ombra del romanico campanile,

silenti testimoni di un amore antico.



Quieti vanno i miei passi oltre il cancello

segnato dalla ruggine

che parla di lacrime carsiche, rimpianto e solitudine.



Malinconici vanno i miei passi

e si fermano presso il tuo ultimo riposo

ora che l’autunno,

tra i petali desolati,

ti porge l’abbraccio del mio ricordo

nel tramonto mite e rugiadoso.



Nel sorriso sgargiante di un fiore

a sera una rondine soltanto

ti canterà in liberi versi, padre,

di un imperituro amore

nel vento di nostalgia

verso il tempo incantato di quando m’eri accanto

e la tua vita era la radiosa estate della mia.


*

Verso il passo dell’autunno




Scende la pioggia dal malinconico canto

e sussurra per me soltanto

l’eco di una stagione fiorentina

volata via sulle note di una canzone lontana.



Nella fragranza di foglie cadute

ogni tempesta s’acquieta in una tregua arcana.

Mi sembra di averti ogni istante accanto

nell’allegria di una festa bambina.

.

E m’inoltro in una sinfonia di pensieri

verso il passo dell’autunno

cercando invano, amore,

i nostri radiosi sentieri



perdendomi nel riverbero del tuo sorriso

che si è posato sul mio cuore

nella carezza di ieri.

*

Verso il passo dell’autunno

Scende la pioggia dal malinconico canto
e sussurra per me soltanto
l’eco di una stagione fiorentina
volata via sulle note di una canzone lontana.

Nella fragranza di foglie cadute
ogni tempesta s’acquieta in una tregua arcana.
Mi sembra di averti ogni istante accanto
nell’allegria di una festa bambina.
.
E m’inoltro in una sinfonia di pensieri
verso il passo dell’autunno
cercando invano, amore,
i nostri radiosi sentieri

perdendomi nel riverbero del tuo sorriso
che si è posato sul mio cuore
nella carezza di ieri.

*

Sembra ieri

Sembra ieri
che la primavera ti ha porto
incredulo ed affranto il commiato.

Sembra ieri
che te ne sei andato.

Ed ecco una lacrima di rimpianto
accende un nuovo autunno
nel colore della solitudine.

Presto il disincanto dell’ inverno
nella veglia silente dell’erica
ti troverà addormentato.

Ti ho cercato
nella selva della nostalgia
e tu nella carezza di un sorriso c’eri
prima che il furore della tempesta ti portasse via.

Ti rivedo
tra la neve degli anni
sui nostri sentieri
mentre ancora m’ albeggi nel cuore.

Come un treno già passato
resti, padre,
sovrano nella valle senza tempo dell’amore
e musica costante dei miei pensieri.

*

Quel perduto autunno

Chissà verso quali orizzonti sarà migrato
sulle ali esuli della rondine
il mite autunno del tuo sguardo

ora che sei soltanto

il respiro del ricordo,
il canto del vento fra gli ulivi
nella tenebra di mille anni di solitudine.

Chissà se dove sei
ti accarezza gentile il solare dardo
con dorata spera
e senza ombra di tristezza scende dolce la sera.

E mi manca, padre,
il perduto autunno del tuo sguardo
ora che di nostalgia,

come lanterna in abbandono
di un faro desolato,
nel silenzio della notte ardo.

*

Sera autunnale



Rintocca la campana nell’aria immota

e annuncia già l’arrivo dell’inverno.



Ascolto il fremito precoce di stagione nella casa vuota

che parla di ombre e ieri in eterno.



Di te mi giunge l’eco nel riverbero

di un autunno assorto

dimentico nel sonno dell’ acero.



Chiama la campana del santuario

un tempo mai risorto

e si perde il rintocco nella valle.



Avremo un altro giorno solitario

ad ascoltare le inquietudini per il viale.



A tessere la sera autunnale

saranno ore vacue ed amare

che avremo nel disincanto a confidare

soltanto alla diaspora di foglie gialle.

*

Neve sul Monte Lema





Volteggia il ricordo

foglia d’acero fugace

e alle porte del cuore la nostalgia preme

in una sferza di solitudine rovente più della brace.



Nel canto d’inverno,

incappucciato dalla prima nevicata,

si desta il Monte Lema

che guardavamo dalla finestra insieme.





Ricordi, quella Pasqua incantata?



Era la stagione della primula e della ginestra

ed ora il rimpianto di noi

scende sul cuore

col passo malinconico della neve.

*

Quando l’amore



Profuma di quercia e di ulivo

la pioggia dei ricordi sul sentiero

dove c’incontrammo

nell’autunnale sorriso dell’acero.



E’ il mormorìo del vento

fra le dorate vigne del Chianti

e la spera del sole fra i poggi

nell’incontro di due anime anelanti

che illumina di tenerezza

la mia solitaria sera anche oggi.



Sa di pino, di glicine e di rimpianto

l’erta verso Fiesole

che accompagnò il nostro andare

in un silenzio dimentico di parole

quando l’amore librò in elegia il canto.

*

Pioggia di ottobre




Il passo di ottobre sa di pioggia

ora che le brume celano il sole

e le ombre ammantano sogni e immemori parole.



Il canto di ottobre sgorga gentile

come novella roggia

mentre il ricordo cede al rimpianto

e un nuovo autunno mi è malinconicamente accanto

mentre mi accarezza nel pensiero di te la pioggia.



La novella di ottobre

è naufragata tra le onde e la salsedine

nel Mar Mediterraneo

e lascia solo il posto

all’ amaro inverno e alla solitudine

di un tempo indifferente e reo.

*

E’ l’ottobre




E’ l’ottobre di bruma vestito a festa

è il calore di un abbraccio

che nel cuore dopo anni resta.



E’ il bacio della bellezza dei colli fiorentini

dall’armonioso panorama

è la voce della nostalgia

che sovrana mi chiama.



E’ la stagione mesta

della reminiscenza fanciulla di castagne arrosto e burattini

è il passo di neve dei ricordi

di giorni bambini che nel cuore lieve si desta.



E’ l’autunno che canta nella pioggia di foglie

dallo sgargiante accordo

è la nenia di disincanto

di un tempo che non è mai risorto.



E’ il volo di un sogno

reduce dalla notte del dolore,

è’ il sorriso di luce d’oro del tuo sguardo

che mi accarezza e mi protegge, amore.

*

Nostalgia a sera





Cos’è questa nostalgia che il cuore mi attanaglia…

Forse il ricordo di un autunno in Toscana

che l’anima ancora abbaglia.



Cos’è questo dolore che nel petto ancora preme…

Forse il canto della pioggia a San Miniato al Monte

di un lontano giorno insieme.



Cos’è che rapisce nel vento i pensieri

e solitari li porta là

nel verde Mugello dai ridenti sentieri.



Cos’è che scioglie in una lacrima furtiva il rimpianto…

forse la carezza del conforto

che nel pensiero mi sei accanto.

*

I girasoli



Dimmi dove si libra

il ricordo con i suoi voli:

forse per l’erta ombreggiata di querce

dove regna sovrano l’usignolo dai malinconici assoli.





Dimmi verso quale vetta osa l’amore

oltre l’abisso del rimpianto

al termine della brumosa valle del dolore

dimmi, te ne prego, che ti sarò accanto.



Dimmi dove tornano a sera tristi i tuoi passi

esuli come rondini

ebbre del sorriso sgargiante dei girasoli.



Dimmi se ci ritroveremo

alle porte di un tempo placato e felice

nel viaggio al termine della notte



e se intrecceremo tra le fronde del salice

nella sinfonia di un bacio

i voli del cuore in poetici assoli.

*

Petalo bianco




Petalo bianco

l’ultimo ricordo si è posato al tramonto

oltre la panchina d’autunno della nostalgia

sul tuo viso stanco.



Ieri eri bocciolo di rosa..

La vita che in sogno dipingevi da ragazza

ti pareva una primavera radiosa.



Ed è la malinconia di una fisarmonica

a raccontarmi la storia in bianco e nero

di una favola antica.



Mio piccolo asfodelo,

nel biancore di una corsia

in silenzio mi hanno sorriso

i tuoi occhi di cielo.




Dedicata a mia madre e a tutti gli anziani che vivono il calvario della malattia

*

L’ autunno dei nostri passi persi




Avrei voluto dirti

quanto t’amo

mentre si andava sotto la fiorentina pioggia

lungo gli ombrosi viali



ora che nel bacio della solitudine

il ricordo mi lambisce come argentea roggia

di quei giorni sereni costellati di momenti irreali.



Ma eri già sull’erta di Fiesole

solo e sovrano

e il tuo sguardo spaziava in silenzio ,

abbracciando Firenze nella piana,

sempre più lontano.



Avrei voluto confidarti in quella Pasqua di pace

nella carezza della pioggia tra l’ulivo benedetto

sulla scalinata di San Miniato

ed ora la nostalgia mi tormenta l’anima più della brace

naufraga di un tempo che non è tornato.



Avrei voluto stringere per sempre

il rifugio senza tempo delle tue mani

ma inesorabile il refolo inclemente di novembre

come foglie nella tempesta ci portava verso il domani.



Avrei voluto sussurrarti

che avrei dato il respiro

alla stazione per non lasciarti

e la mia lacrima si perdeva nel riverbero

del tuo sguardo di zaffiro.



Avrei voluto il coraggio

di salpare con te verso remoti lidi

nel profumo di bianche rose di maggio

seguendo il volo di rondini dai dispersi nidi.



Avrei voluto dirti…

e ora nel rimpianto vergo questi versi

che ti siano compagni

nell’autunno dei nostri passi persi.

*

Nel respiro di un ricordo



E’ qui al mio fianco
questa domenica di pioggia
di un settembre che ci dà il commiato.


Il lago è un incresparsi di onde
dal manto bianco
ed il cielo incappucciato,
annunciando pioggia a catinelle,


colma il varco nel respiro di un ricordo
tra oggi e ieri
sulle orme di un giorno andato.


E mi riporta con te a quell’autunno
profumato di querce
fra i colli di Toscana dai rosseggianti sentieri
nel bacio dell’ulivo all’ombra delle serenelle
dove dispiega le ali al canto il tempo ritrovato.

*

C’è neve in fondo al cuore



Incombe l’inverno

in un esilio che non si arresta

e il vento sferza in viso.



E’ tempesta

e il gelo nei ricordi non s’allenta

ora che mi guardi con sorriso senza tempo

dall’azzurra distesa del fiordaliso.



Sarà la nostalgia che mi tormenta.



C’è neve in fondo al cuore, tu lo sai,

e l’anima si perde senza scampo

incespicando esausta sui picchi



nel disincanto amaro fra le cime

in un rovinare di grandine di memoria

dalle feroci schegge

lassù ove non fioriranno più i tuoi nevai

né farà festa a primavera per te il glicine.



O è soltanto l’eco di un amore

che mi accarezza e mi protegge

mentre m’illudo che un giorno mi riabbraccerai,

padre,

oltre la tormenta di solitudine.



In memoria di mio padre

*

Una bianca distesa



Corrono le ore
come un bambino sulla sabbia.


Il ricordo il passo affonda
e lo sguardo volge lontano inseguendo il sole
nel meridiano bagliore
nel lieve incresparsi dell’onda.


La memoria è dolente orma
di una stagione che più non torna.


E la nostalgia si perde
tra l’ andare ramingo nella nebbia.


Resto sola
in un abbagliare di onde
sulla distesa deserta
costellata da passi bianchi.


Tu lo sai, mio angelo,
quanto il tuo sorriso al cuore mio manchi.

*

Ala fine



Dimmi cos’è rimasto

dei ricordi e di rarefatte memorie

oltre la nebbia degli anni andati

sul sentiero della malattia dimenticati

nel silente parco dove fioriscono malinconiche le magnolie.



Dimmi cos’è sopravvissuto

oltre il gelo quotidiano

forse il riverbero di un autunno perduto

all’ombra della tua diafana mano.



Dimmi, madre, cosa resta

di un amore in bocciolo

oltre l’inverno ed il gelo

in cui ci siamo alla fine trovate…



Forse la musica al piano di un lontano giorno di festa,

forse il canto solitario di un usignolo

o forse il sorriso puro dei tuoi occhi di cielo.

*

L’ autunno



L’autunno reca in rugiada
gemme di malinconia
tra il muschio e l’ultima viola
all’ombra silenziosa di una strada.


L’autunno ascolta l’eco del rimpianto
nella solitudine della via
quando nel volo del ricordo
la tua nostalgia prende per mano la mia
ed il sussurro dispiega le ali al canto.


L’autunno tingerà di calde note
i boschi e l’ordito dei sentieri
e in preghiera soli e a mani vuote
colmeremo il nulla quotidiano
con l’oro caro al cuore dei giorni di ieri.


L’autunno dipingerà di vivido colore
le ore in bianco e nero sospese al pendolo della noia
e nell’abbraccio di domani l’alba di un amore
sarà luce, armonia e gioia.

*

E torna la campana argentea a festa




E’ lo scampanio della campana a festa

per l’aria settembrina

ad annunciare al cuore il sollievo

di un veliero che dispiega le vele al vento

dopo l’urlo feroce della tempesta.



E’ il tuo sorriso buono e premuroso

di quand’ero bambina

che mi guarda oltre il Lete senza tempo

a portarmi l’eco di un giorno gioioso,

dissolto nel divenire come il lampo,

che l’anima ancora commuove ed incanta.



E torna la campana argentea e festosa

a ricordarmi che la vita è fugace respiro,

a recarmi la tua memoria gentile

in carezza di zefiro

come l’estate perduta e rimpianta

al cuore sempre cara e radiosa.

*

E poi sarà l’azzurro della sera


E poi sarà l’azzurro della sera

nel volo silente dei pensieri

a prendermi per mano



narrandomi di un’altra primavera

dileguata all’orizzonte dei ricordi

nella notte di un treno perduto

sempre più lontano.



E poi sarà l’autunno

nel palio dei colori fiammeggianti

a portarmi ancora il tuo bacio

nella festa di luce degli amanti.



E già sarà la festa senza baldoria

nel sussurro in elegia dispiegato in canto

di un amore che tesse in lirica la sua storia

fra i sentieri senza tempo dell’incanto.

*

E allora me ne andrò



E allora me ne andrò
col passo d’autunno nella sera di foschia
tra il manto scarlatto vivido
percorrerò la via della malinconia.


E allora partirò
all’alba sulle ali dell’elegia
solitaria rondine senza più nido
verso il respiro del nuovo giorno di radiosa malìa.


E allora sognerò ancora
quando sull’erta fiorentina di pini e querce
nella carezza della sera di porpora
la tua mano stringerà la mia.

*

Tramonto



Il raggio verde del tramonto

la valle indora

nell’aria fresca di settembre.



Dal Carmine l’Ave Maria

rintocca l’ora

ed il viale solitario

nei colori d’autunno si tinge di malinconia.



Ed ecco l’ultimo sole

volge a ponente

in sfumature porpora e viola.



Anche tu

nel vespro di quieto silenzio

mi penserai



nel ricordo che placa e consola



e la tua nostalgia

mano nella mano alla mia

non sarà più sola.

*

E vola via come il ricordo




Alla stazione deserta

sul binario della nostalgia

mi richiama argentea la campanella.



Ecco l’aurora di un sorriso

sbocciare per me

in fondo alla banchina

nella primavera di un abbraccio

a Santa Maria Novella.



E il cuore ancora si perde al tuo fianco

sulle orme scarlatte d’autunno

per Fiesole e la superba erta

mentre l’Arno fluiva maestoso sotto il sole

nel flutto d’oro bianco.



Alla stazione della malinconia

mi attende solitario il trillo della campana,

ma il rimpianto di un tempo perduto, mio poeta,

è cosa vana

e vola via come il ricordo

nella fola amara della tramontana.

*

Un mare di ulivi d’argento




Ora che il pendolo della memoria

corre all’incontrario

ricamando nell’ordito di nostalgia

il silenzio di un’ombrosa stanza,



un giorno di pioggia

solitario

s’illumina della luce lontana di un sorriso.



Ed torna l’estate

con il trionfo radioso del sole,

nella carezza del papavero e del fiordaliso

che accompagnava il nostro agreste andare nel vento.



E rivedo i colli

e Siena che si stagliava superba all’orizzonte

in un mare di ulivi d’argento

e mi perdo nel tuo abbraccio, amore,

nel bocciolo d’incanto di un momento.

*

Rose di settembre



Dove saranno andati
i colori sgargianti dell’estate
fra i petali di un sogno
su una panchina in riva al lago
dimenticati.


Forse insieme a te
alla curva di San Martino
fra le ombre malinconiche di un sorriso
nel palio dei ricordi
si sono assiepati.


Dove sarà sfumata
la luce d’agosto
nel respiro di un giorno.


Magari al mio fianco
sul binario silenzioso
che attende ogni istante il tuo ritorno


nello sguardo appassionato
delle rose di settembre
avvinte come il cuore a un ricordo
all’antico pergolato.


Il mio cuore
ti attende sempre…
Come vedi, amore,
nulla ho dimenticato.

*

Misurando solitudini gemelle



E chissà dove volge ora il tuo passo
sincrono al mio
misurando solitudine gemelle.


Chissà verso quale tosca contrada
baciata dai caldi colori d’autunno
nella carezza della rugiada
fra il sorriso senza tempo delle colline belle.


E via lontano il tuo sguardo abbraccia
Firenze adagiata nella piana
la Cupola del Brunelleschi e Santa Maria in Fiore.


E ricordi quei mattini insieme freschi di pioggia,
per l’erta scalinata di San Miniato al Monte
quando la tenerezza compagna ci prendeva per mano,
dipinti nelle sfumature radiose della gioia.


Nel pensiero, lo sai, non sono lontana
volgiamo lo sguardo nella nostalgia al medesimo orizzonte
nel respiro unisono dell’amore.


*

Nella selva più sola*




Il mattino di luce invita i miei passi

là dove il muschio e l’erica

ricoprono i sassi

confondendo l’ordito della via.



Mi vesto di quiete tra il respiro dell’elegia

nel bosco avvolto dalla prima luce

in petali di gioia che svela per me l’aria amica

mentre il sentiero già si colora dell’autunno d’oro.



E vago così libera

“nella selva più sola”

nel profumo di felce e castagno

in passi lievi di sogno sulle antiche radici.



Il sentiero della memoria,

caro al ricordo,

che vide uniti per mano i nostri giorni d’estate felici



quando il vento componeva nella tenerezza ogni segreto accordo.



Verso quel miraggio, amore,

il cuore in silenzio vola

in un tripudio di fronde dagli accesi colori autunnali

ove l’approdo sereno

nel bacio del sole non è mai lontano.




* Il titolo riporta un verso del Pascoli

*

E mi perdo in questa nebbia




Cerco ogni istante l’estate dal radioso ardore

e mi perdo in questa nebbia

che attende nel passo quieto della pioggia

un nuovo autunno dal rosseggiante fulgore.



E’ arduo non pensare a noi, amore,

in questa nebbia

che ancora ti cerca



nell’aurora di un sogno

nel respiro di un ricordo

tra gli spiragli del cuore

dove soltanto tu rechi la carezza del giorno

dileguando la notte del dolore.

*

Refolo d’autunno



Giunge con passo estemporaneo

l’autunno

che oggi avvolge il lago

in un manto cinereo.



Cade la pioggia

ed ha un nuovo e dolce canto

che mi rammenta la voce profonda dell’amore

quando mi sei accanto.



E incede l’autunno

con malinconico refolo

per me soltanto



ora che i ricordi,

mentre volge lieve la sera,

accarezzo come il tuo viso lontano

nella tenerezza in assolo.

*

Mi sorprende la sera



Mi sorprende la sera

in solitaria carezza

e il battello va verso l’opposta riva

in una quiete ancestrale.



Un raggio d’oro sfiora il crinale

mentre le onde increspano il lago

nella serale brezza.



Cala il ricordo

nel bacio della tenerezza

che già precoce veste il manto autunnale.



E torna per un attimo il radioso miraggio dell’estate

che ha il timbro di violino di una voce,

la cascata d’argento del vernacolo fiorentino.



E incede la nostalgia

nella fragranza del glicine vespertino

che soltanto per me effonde il tocco inebriante



di quando mi cammini accanto

nello sfavillio di luce e gioia

di una fiorentina via.


*

L’onda dei ricordi



E’ l’onda dei ricordi

tra le azzurre correnti di nostalgia,

il palpito di una vela verso l’orizzonte

lo stormire degli ulivi d’argento.



E nel picchiettare della pioggia settembrina,

fra le tonalità spente del lago,

l’estate toscana con fiammeggiante fulgore

torna in un momento

nello sfavillare di un cielo che negli assoli di turchino

il rimpianto come nubi sfrangia.



Era l’abbraccio colorato della folla

assiepata in Piazza del Campo,

all’ombra della Torre del Mangia,

l’empito dei gonfaloni delle contrade

al rullo dei tamburi

nel Palio delle emozioni

a sorprenderci alla Curva San Martino

in un momento.



Era l’amore

che ci sorrise bambino

a scrivere la sua poesia nel vento…

*

La nostra sera



S’ammanta il Monte Lema

dell’ultimo raggio di sole

in un velo di porpora.



Ecco con passo di rugiada

scende il vespro come una preghiera

fiorita di parole a fior di labbra



a narrare il canto d’estate ormai lontano,

a rammentare al cuore

in un ordito di ricordi e nostalgia

la nostra sera insieme com’era.

*

Dimmi cos’è rimasto



Dimmi cos’è rimasto
nel pianto silente dell’erica rinverdita.
Come un treno  perduto nella notte
troppo presto s’è spenta la tua voce.
 
Dimmi se al termine dell’aspra salita
mi attende  il respiro sereno dell’aurora con la sua luce
e il sorriso di speranza di un nuovo sogno in fiore.
 
Dimmi, padre, se davvero ci sarà una primavera senza fine
libera
dalla corona di spine del disincanto del giorno che muore
 
e se troverà consolazione l’esule  andare
per vie ombrose e solitarie
sotto il peso inesorabile della croce.

*

Profumo di castagno



S’inoltrano i miei passi nel bosco

e m’inebrio del profumo di castagno

e muschio verde.



In un gioco di ombra e luce

sulle orme evanescenti di una felicità

che non conosco



quando il giorno si perde

nell’incipiente colore d’autunno

sento la carezza di una voce…



Sei Tu forse, amore, che mi attendi

all’ombra dorata del noce?

*

E’ il palpito di una vela bianca



E’ il palpito di una vela bianca
che si perde all’orizzonte ,
sulla rotta delle isole,
nell’azzurra lontananza


in un ricamo argenteo di onde
oltre la giostra di ombre e sole,
sotto lo sguardo severo del monte,
a farmi sentire l’eco di una romanza


placando la notte di ogni distanza
nel tuo abbraccio, amore,
che più di un sogno mi manca.

*

Regalami una sera



Regalami una sera
fra i poggi che sorridono
in un occhieggiare di casolari.


Regalami una sera
nel bacio indimenticabile
dei tuoi occhi chiari.


Regalami una sera
di sogni che si specchiano
al chiaro di luna nell’Arno.


Stringimi a te, amore,
fammi sentire che non ho vissuto indarno.


Regalami una sera sull’erta di Fiesole
che abbraccia nello sguardo il panorama fiorentino….


Prendimi per mano
e perditi con me
oltre la valle d’oblìo
fra i sentieri d’autunno
nella selva incantata del Casentino.

*

Già la sera il lago imbruna



Già la sera il lago imbruna

e il riverbero del giorno

si perde nella carezza dell’onda.



Sola osservo l’incresparsi del lago

attendendo l’aurora di un ritorno

nel fremito del pensiero triste e vago.



Già la sera nei colori della malinconia il paesaggio ammanta

mentre il battello va

lasciando quieta la scia.



Già la sera è al mio fianco decantando i ricordi

nel rimpianto che incalza.

Chissà dove incederà assorto il tuo passo

per la fiorentina via

nel profumo di querce e ulivi

che nel vespro dalle verdeggianti colline avanza.



Già la sera dipinge nel cielo i sogni ed il desìo

quando in un manto di stelle

verso l’opposta riva

navigavamo sulla rotta della tenerezza tu ed io.

*

Come le rondini sul lago a primavera




Resto sola nella fresca fola d’autunno

innanzi alla riva

ammirando il lacustre paesaggio

mentre la memoria porta il pensiero alla deriva.



E l’immagine di noi, amore,

in un trionfo di luce e di colore

torna nel sospiro di un miraggio.



E ancora il vento increspa l’onda

e la vela della mia nostalgia dispiega

quando la folla dei ricordi

alla balaustra del rimpianto si assiepa.



C’è un luogo caro al cuore

dove senza l’ombra della malinconia o della tristezza

scende la sera.



S’andava nella carezza del sole e del vento

sul bianco battello verso la radiosa riviera

felici come bambini nell’esser fianco a fianco.



Tenero e gentile era lo sciabordìo

e il canto dell’onda

che nel bacio del tuo sorriso

di felicità l’anima ancora inonda.



E così dell’amore sfiorammo il sogno nella sera

nel riverbero dell’ultimo raggio di sole

come le rondini le solitarie acque del lago a primavera.

*

Pioggia nella sera



S’è eclissato il sole
nell’ ordito triste dei binari.
In un occhieggiare di rossi fanali
il treno ha portato via, amore,
i tuoi occhi chiari.


E’ la pioggia gentile e senza fretta
ad effondere l’effluvio di un sogno ramingo all’orizzonte
mentre l’altra riva del lago
s’ammanta di nebbia nella malinconia del ricordo.


E’ la pioggia che annuncia settembre
a portarmi il canto e la luce
delle nostre giornate
quando in fondo al binario
sai che t’attenderò per sempre.


E’ la pioggia nobile dal fiorentino incanto
che mi riveste d’argento
a recarmi la carezza della tua voce
nel respiro d’un momento
quando mi sembra d’averti ogni istante accanto.


E’ la pioggia nella sera
a dipingere nei colori della nostalgia l’opposta riva
a ricordare al cuore solo in un sospiro
l’estate del tuo bacio com’era.

*

Dei nostri giorni felici

Cosa resterà del radioso incanto
di un ‘estate vissuta fianco a fianco?

Nubi d’oro di ricordi sfilacciati
all’arcolaio della nostalgia
quando l’alba il cielo tinge malinconica di bianco

o la tenera memoria di un bacio
tra i sentieri della selva
all’ombra secolare del faggio.

O soltanto lo stormire dei gattici al vento
ammiccherà complice indulgente
in un sorriso d’argento
dei nostri giorni felici.

*

Seguendo il fischio di treni lontani



Sono le piccole poesie che scriviamo

a portare una fresca fola di vento,

sarà nell’inverno un ti amo

a recare l’aurora in un momento.



Sono i nostri passi

nella polvere dei giorni andati

e i nostri occhi di fanciulli

volti al baluginio di sogni mai dimenticati.



Sono i nostri desideri arcani

a viaggiare nella notte

seguendo il fischio di treni lontani.



Sono le nostre mani

protese a cogliere le stelle

in un campo di papaveri

ad intrecciare

una ghirlanda di speranza nuova per il domani.

*

Sera sul Monte Lema


Volge la sera,
non quella di Gavinana,
ma l’ora dei pensieri malinconici
incede come in inverno la tramontana.


Stende la sera i colori soffusi d’elegia
e sbiadisce la vetta del Monte Lema
in una foschia tenue come sentieri di un tempo.


Eppure mi sembra di vederti
per le vie della mia nostalgia
mentre i tuoi passi sono vegliati dal bosco di ulivi.

Ricordi anche tu quelle sere?


Perdute come il volo di rondini,
le nostre illusioni
e dissolte primavere.

*

Sento il canto del mare


Fragranza di salsedine, profumo d’onda,
carezza di grecale.
L’eco onirica di una conchiglia
si sprigiona nella tua voce profonda.


Scivolano via come sabbia fra le dita
i giorni insieme, amore della mia vita,
nella felicità che sotto la pioggia d’estate
il nostro passo è venuta ad incrociare.


E mentre un sorriso malinconico ti sfugge
ed il tuo silenzio scioglie le ali alla poesia
nel respiro della sera


sento il canto del mare


nella tua voce la carezza della marea d’argento
che me l’ha fatto ricordare,
nel tuo bacio l’emozione che all’orizzonte mi porta via.

*

Lungo la strada del sogno



E’ la cascata rigenerante di un abbraccio
un’ oasi di pace
che , Tu lo sai, da sempre agogno.


E’ la carezza fresca della pioggia
fragrante di glicine e rime sparse
sulle bianche rose di giugno.


E’ il passo della felicità alla porte dell’alba
mentre sul binario transita il treno
per un viaggio senza ritorno.


E’ un sorriso che mi attende
all’ombra del tuo sguardo
lungo la strada del sogno.

*

Piove



Piove e langue nella malinconia la lombarda strada

e il lucido commiato

mi riporta ancora all’agreste contrada.


Piove

e con passo lieve cammino senza meta

mentre nel canto del mattino

compagna mi è la pioggia

che l’inquietudine acquieta.


Piove e si rallegra oggi il cuore

e sulle ali del ricordo

torna ad un autunno dal radioso fulgore.


Piove ma non ci sono né querce, né gattici che in empito rammento

e lontani restano gli argentei ulivi

e tu con loro

nel respiro del mio rimpianto

che scioglie le ali al vento.


Piove e Luino s’adagia all’onda del lago

e chissà dove il tuo passo

verso quali vie, per quali fiorentini poggi

procederà, poeta, nel bacio di solitudine di oggi.


Piove nel profumo di sogno

e rivedo in un sorriso verdeggiare l’appennino

e sento tenera e premurosa la tua mano

che ogni istante agogno

a me vicino.

*

E non abbiamo soltanto sognato

E non abbiamo soltanto sognato



Vorrei esserti accanto
quando il primo sole nel mattino
stende il suo bacio
in un sorriso di colli sul panorama fiorentino.


Vorrei perdermi per i verdi viali
del Giardino di Boboli
e inebriarmi con te
degli accordi dell’usignolo e dei suoi voli.


Vorrei dispiegare insieme a te
le ali al lirico canto
prima che la sera,
sui binari tristi di una partenza,
alla stazione della solitudine
tinga di rugiada e di lacrime segrete
l’alba del commiato.


Vorrei vivere con te il giorno
senza l’ombra cupa del rimpianto
e nel palio dell’emozione
sorprenderci alla curva del Casato
che il nostro amore è vero e senza fine
e non abbiamo soltanto sognato.

*

L’onda dei pensieri


L’onda dei pensieri si frange sulla battigia
della mia sera
ed il lago è lo specchio malinconico dei miei occhi
in un crepuscolo di cenere.


La magnolia langue nell’afa di monotone ore.
Soltanto il bianco fremito d’ali di un gabbiano
della calura non teme l’ardore.


La memoria cattura l’anima smarrita
in un gioco di specchi
abbacinante nel riverbero delle onde
fra sogni infranti e nuovi aneliti.


E mentre lento il giorno
come l’aliscafo sulle lacustri acque del vespro scivola via,
quanti ricordi riporta alla mente,
quanta passione…


e quanta nostalgia!

*

Non torna

 

Non torna l’estate
con la radiosa gioia di un tempo
ma restano i ricordi
nella cupa ala della tristezza.

Non torna l’aurora di un sorriso
perduto sul limitare del sentiero
in un bacio affrettato
nel luogo ove la tenerezza
si veste dell’azzurro fiordaliso.

Non torna il canto
di una perduta armonia
che risuona lontano
nel palpito di tenebra della notte
dispersa fra sogni dal fugace incanto.

Non torna il passo
che l’anima fa trasalire ancora
ma resta nel cuore l’orma
e la malinconia di un solitario controcanto.










*

Il canto di mille ulivi d’argento


Sarà il verde abbraccio delle colline
in un refolo fresco di speranza e di vento
a farci cogliere in un momento
l’agreste tregua dall’inquietudine.


Sarà l’estate di sole e papaveri,
che alla fola clemente tornano a stormire,
a donare all’amore nuove e rigenerate parole


Sarà il canto di mille ulivi d’argento
a riportare il cuore smarrito sui cari sentieri
in un’armonia di grilli e cicale
prima che l’inverno
l’anima in un dedalo di nostalgia e solitudine
torni crudele a ghermire.

*

Nell’esule commiato dal giorno



Dolce pensare a te

nel silenzio del primo mattino

quando la rondine dispiega le ali ad un nuovo giorno

e nel fremito azzurro dell’onda

in un riverbero di luce d’oro dall’opposta riva

tutto sembra vicino.



Triste pensare a te,

adesso che sei soltanto ombra

nella selva della mia nostalgia,

ora che solitario va il mio passo sul quieto sentiero

accompagnato dallo scarlatto rimpianto del papavero.



Malinconico pensare a te

nel profumo aspro della memoria mentre si fa sera

e saperti a siderale, irraggiungibile distanza

empito di colore e di emozione

fra ricordi sbiaditi in bianco e nero

come l’ultimo bagliore del sole,

padre mio,

bacia nell’ esule commiato dal giorno la scogliera.

*

Voce lontana


Si perdono i passi nella notte
e la tenebra avvolge i pensieri
mentre il campanile rintocca l’ora solitaria
in cui langue nell’oscurità la meridiana.


E’ una voce lontana
che torna a chiamare
e si confonde nell’ onirico canto
della mezzanotte arcana.


E’ una voce cara e indimenticabile
che desta il cuore in emozione profonda
e si perde in un mare di nostalgia
tra i ricordi


dispersi all’orizzonte
nella carezza dell’onda
come petali caduti troppo presto
al gelido refolo della tramontana.

*

La campana del Carmine


Muto e desolato
nella rassegnata occhiata all’onda azzurra del lago,
prostrato dalla calura di luglio,
langue nel parco del convento in abbandono il glicine.


Si effonde per l’aria mattutina
la campana del Carmine.
Voce argentea, voce serena,
nota cristallina
che non conosce tormento ed ombra
e s’innalza limpida oltre le valle di nebbia della solitudine.


E l’attesa pervade l’atmosfera,
forse di un viaggio, di un bacio, di un incontro o di un ritorno
mentre il giorno fra boccioli di luce
volge già malinconico a sera.


E intanto la vita scorre tra la pioggia d’estate,
si frange contro i bastioni inesorabili del tempo
come l’ onda.

*

Rincorrevi le nuvole


Brilla ancora il sole,
ma non è più le stesso,
da quando riposi, amico caro,
all’ombra del castagno
e la selva piange in rugiada il tuo sonno,
non il cipresso.


Non segui più come allora il mio passo,
ed ecco che la nostalgia di te
spicca il volo seguendo all’orizzonte
il malinconico fremito d’ali di uno svasso.


Eppure rivedo ancora il biondo tuo regale manto,
il musetto tenero, ridente, ad annusare agresti effluvi fra le viole
e ti sento ancora accanto
nel conforto dell’estivo sole.


Rincorrevi felice le nuvole,
figlio del vento,
nel canto lieto delle allodole
di un giorno che pareva senza fine
ebbro di libertà.


Ti giunga la carezza del mio ricordo
oltre l’ombrosa valle della mia solitudine
nello sguardo malinconico del lillà
e pochi versi scritto con l’inchiostro del cuore…


Tu solo sai, amico mio diletto,
non sono soltanto parole….




NOTA: Dedicata al mio Golden Retriever Fuchs, splendido compagno di vita
ed Amico ineguagliabile per quattordici anni.

*

Avrei voluto dirti

Avrei voluto dirti , Amore,
quanto mi manchi
quando l’inverno in solitario canto
consola in tremuli fiocchi il cuore
nell’incanto silente della neve
che placa i miei giorni esuli e stanchi.


Avrei voluto sussurrarti tutta la passione
di un sentimento che riluce più di una stella
ma già triste l’Arno portava i nostri pensieri
ed i nostri passi dal Girone
al commiato alla stazione di Santa Maria Novella.


Avrei voluto dirti che sei la mia gioia
nel tripudio di colore a Piazza del Campo
ma la felicità di quei giorni insieme
alla curva di San Martino
fuggì via in un lampo
e si staglia nella memoria all’orizzonte come Siena
mentre dell’esilio di ogni giorno mitiga la pena.


Avrei voluto dirti, è vero,
ma il rimpianto è cosa vana
come i perduti passi di un tempo sul sentiero
ora che la nostalgia di Te l’affido al vento
insieme ai ricordi di quell’indimenticabile autunno
sui rosseggianti colli di Toscana.

*

Incontrai l’uomo, amai il poeta

Solitario va il mio passo
verso sera
tra i sentieri baciati dall’ombra
nel silenzio della faggeta.


Il ruscello con sereno mormorìo
accompagna i pensieri
nella serale malinconia
e l’inquietudine di un giorno qualunque acquieta.


Un’estate fa
sul medesimo sentiero eravamo tu ed io.
nella stagione che dietro a sé
lasciò cenere e nostalgia
librandosi poi, come rondine rimpianta,
sulle ali dell’elegia.


E vago assorta e senza meta
verso il fitto crinale
ove il tuo respiro lontano è la mia ombra.
Anche tu lo sai:
incontrai l’uomo, amai il poeta.

*

L’oblìo che saremo


Non so se ci rivedremo.


Ai confini di un sogno
o nel silenzio ombroso di un convento in abbandono
arroccato fra colli di ulivi e querce
papaveri e viole nel passo della gioia sfioreremo.


Non so se ci riabbracceremo.


Vorrei tanto sperare
che al bivio dell’eternità
il nostro cammino di nuovo incroceremo.


Non so dirti, padre mio, se
marinai senza approdo, né porto in cui far ritorno,
in mari tenebrosi ed incogniti per oscure rotte
veleggiando nella notte del tormento
alle prime luci del giorno
ci incontreremo.


o se, petali nella tempesta,
note dimenticate di una sinfonia incompiuta,
rime esuli di una poesia dispersa
soltanto oblìo saremo.


NOTA: il titolo è un celebre verso di Borges

*

Controluce di nostalgiaa

Forse nel calare fragrante di malinconia del vespro
andranno solitari i tuoi passi a Cafaggiolo
e, magari, nello spiraglio di speranza di un giorno aspro
ti giungerà in elegiaca carezza
il mio pensiero in lirico assolo.

Si staglia nitida la sera
nel passo celere dell’estate
mentre la folgore annuncia il temporale.

Assorta alla mia finestra
attendo un segno
come un’esule capinera
in una quiete claustrale.

E mi coglie
il bagliore di un’estate trascorsa
fra le tue braccia.

Un controluce di nostalgia
ammanta il Monte Lema
in un fremito lontano di foglie
ed avvince il cuore
che i ricordi in tremuli empiti sfilaccia.

Nel silenzio solitario della mia sera
il pensiero di te,
messaggero di felicità dal fugace vessillo,
oltre la selva d’emozione chiamata Amore
ne è l’emblema.

a L.

*

Un cammino fragrante di felce

Ti vidi raggiante quel giorno,
il sole benevolo in viso,
ed agile il passo pareva andare all’orizzonte
senza il peso fosco del ritorno
nel silente sentiero del fiordaliso.

Sentii la tua voce da lontano:
eri felice?
ma già la tua figura si confondeva nel riverbero di onde
tra le fronde malinconiche del salice.

Avvertii premuroso e indimenticabile
su di me il tuo sguardo
ora che sei lontano
e lanterna di nostalgia
nel rimpianto mi consumo ed ardo.

Udii il tuo respiro nei miei pensieri
profumato di sogno
e la tua carezza nelle ore inquiete ancora agogno

e quel cammino fragrante di felce
tra la selva che ci accolse nel suo abbraccio
prima che il ricordo ferisca l’anima sola come crudele selce.

a L.

*

Ricordo il bagliore nel sole



Ricordo il bagliore nel sole
della pietra grigio chiaro
sullo sfondo armonioso di verdi colline
e le erte vie ombreggiate di glicine
nella carezza del vento.


E rivivo stagioni andate
in un momento.


Quando freme l’emozione
e si seminano nella nostalgia le parole
rivedo in un empito


tra il volo della rondine
oltre l’argentea onda di ulivi nella brezza
un paese arroccato sull’appennino tosco.


Sento il respiro della pietra grigio chiaro
e rivedo il tuo volto,
foriero di tenerezza,
che m’illumina come un faro


e il tuo sorriso
mi indica il sentiero
verso una felicità che ancora non conosco.

*

Fiesole, per l’erta



Era un sorriso fanciullo in un mattino
che ci portava a Fiesole
in un incanto verdeggiante di pini.


Erano i nostri passi bambini
ad inerpicarsi celeri per l’erta
di pietra ombreggiata dal glicine in fiore.


Era il complice sguardo di un antico lampione
di palazzeschiana memoria
ad occhieggiare lieto e lezioso
lungo il cammino della nostra storia.


O forse era la stagione dell’amore
dai radiosi sentieri
a concedere un barlume di tregua


per una vita in trincea
attendendo in veglia febbrile l’alba
e lo squillo dell’ allerta.

*

Il treno in lontananza

Il domani nebuloso resta sospeso
in veglia d’attesa al soffitto.

Scivola via la notte
in orme di ricordi
balenanti come fiocchi di neve
dalle pareti insonni della grande stanza.

Fischia remoto un treno
misurando in empiti di solitudine
la siderale distanza dalla felicità
su binari deserti e in abbandono
come l’ultimo fazzoletto di speranza.

In un esilio lungo una vita,
abbracciami ,
tienimi stretta a Te,
portami via,
dona un respiro nuovo alla lontananza.

*

Se tu potessi tornare

Se tu ci fossi ancora
nei colori della nostalgia
la lacrima d’un lungo abbraccio
tingerebbe del tuo sguardo d’autunno l’aurora.

Se tu mi fossi ancora accanto
coglierei le viole d’una nuova stagione
e non le spine d’un carsico pianto
che senza te non ha più parole.

Se tu potessi tornare indietro
boccioli di luce e speranza avrebbe per me il giorno
non ricordi taglienti come quotidiane schegge di vetro
nella disincantata certezza del tuo non ritorno.

Se tu tornassi
musica sospirata
sarebbe l’incedere di primavera dei tuoi passi
e alla luce del tuo sorriso
ponti di gioia diverrebbero i disanimati sassi
e dorata la mia strada.

Se tu potessi ritornare
padre
soltanto per un attimo
la nevicata di rimpianto
cesserebbe la valle della mia solitudine d’imbiancare
e libero e rigenerato volerebbe al tuo fianco l’elegiaco canto.

*

Sento il fischio del treno

Torna il ricordo
tra fole di nostalgia
nel trillo della campana
che rammenta il giorno
in cui andasti via.

Incalza la memoria
sulle ali impetuose di baleno.

Resto sola a notte fonda
sul binario del rimpianto
mentre ormai irraggiungibilmente lontano
sento il fischio del treno.

Soltanto la luce dei segnali
ed il canto dei grilli
tra le fronde di un salice
a tenermi compagnia
alla stazione in abbandono di un’infinita nostalgia.

Nel cuore nitida l’immagine di te
ed un’unica certezza:
ci ritroveremo.

*

Sul sentiero della nepitella

Ecco il tuo sorriso
che accende il mio cuore
col bagliore di stella.

Ecco il tuo passo
nel festoso viavai tra la folla sulle banchine
a Santa Maria Novella.

Ecco il tuo abbraccio
più caldo e premuroso del sole
a donarmi il respiro di un sogno
dall’incantevole altura di Fiesole.

Ecco la tua carezza
e la tua voce d’autunno a recare consolazione ed armonia
in una dolce tregua alla tristezza…

E il nostro andare sincrono ed emozionato
nella selva della tenerezza
sul sentiero della nepitella.






*

Nel rimario muto di stagioni andate

E’ stato il viaggio sublime di un momento
un abbraccio
sbocciato all’ombra dorata del faggio.

Nel rimario muto di stagioni andate
che all’antico nido non fanno più ritorno
è bastata l’alba di un istante
per scrivere un poema nel vento
in un tramonto nitido
sulle orme perdute del giorno.

Quante cose hai compreso di me
nel respiro sotteso di uno sguardo
sfiorato dal silenzio.

Quante emozioni ho raccolto
e serbato nei ricordi di Te
mentre il tuo passo malinconico
si perdeva nel crepuscolo tra salici d’argento.

E nel breve sogno del trovarsi
in un’ estemporanea felicità, caduco passaggio,
al crocevia di una vita deragliata
dai binari dell’illusione

ancora ti rivedo nella pioggia d’autunno
sul sentiero della mia nostalgia
foglia d’acero di un bruciante rimpianto,
empito d’amore nel paesaggio.

*

Ti lascio una poesia

Ti lascio l’ombra di me
scritta con l’inchiostro del cuore
su un vecchio quaderno.

Ti lascio un sorriso
alla stazione della malinconia
dove la tua solitudine
incrocia la mia.

Ti lascio il ricordo e l’attesa di noi
per accarezzarti e consolarti
nel gelido refolo di un solitario inverno.

Ti lascio nel bacio dell’elegia
un ordito d’amore, rimpianto e nostalgia.

Ti lascio una poesia
per illuminare la strada
nella stagione in cui si avvera tutto ciò che aneli sia

fino al bivio ombroso dei lillà
quando la tua mano, amore,
stringerà di nuovo la mia.

a L.

*

Ritrova i passi il cuore

Chiaro il paesaggio sereno grigio pietra
incastonato nel verde ridente dei poggi
ancora affiora alla memoria.

E la nostalgia dall’inesauribile faretra
scocca l’aureo dardo
mentre nella contrada del rimpianto
al palio della reminiscenza
sola
ancora mi attardo.

Ritrova i passi il cuore
nel profumo di pini e di querce
in quell’autunno di rosseggiante fulgore.

Ricordi?

La strada verso il Chianti
era un nastro d’oro
ed i casolari dalle colline
con i primi pennacchi di camini fumanti
salutavano il nostro andare
nel volo di festose rondini.

Era il profumo incipiente della pioggia
o l’empito di un bacio all’ombra di un cipresso
gli sguardi indimenticabili e fugaci di amanti

a narrarci la gioia agreste di un mattino
mentre i ricordi mi lambiscono dolcemente in argentea roggia
di una stagione in cui l’amore ci passò vicino.

*

E la tua ombra mi abbraccia ancora



E’ la carezza fragrante di nostalgia
oltre un portico in abbandono
di un gelsomino


a portarmi da te
sul sentiero dei ricordi
nel silenzio del mattino.


E’ una coltre cerulea di campanule
a vegliare il riposo
nel bacio del vento
nello sguardo del sole.


E’ il volo senza più nido di una rondine
dal romanico campanile
a recarmi il muto commiato
che come vedi
non ho più dimenticato.


E’ il rintocco serale della campana
che della malinconia dai pensieri d’inchiostro
nel solitario passo segna l’ora.


E la tua ombra,
padre mio,
mi abbraccia ancora.

*

Ed i giorni bambini prigionieri dell’ombra



Sferraglia malinconico e lontano
nella notte
un treno già passato.


Resta il dedalo dei ricordi
nell’effigie inquietante di un volto di Medusa
e tutto quello che dai rovi di ieri
nel cuore ho serbato.


Torna la memoria
con la burrasca d’emozioni
nel ruggito sconvolgente dell’onda.


Incombe ancora il dolore di allora
nel rintocco insonne della campana
con voce cupa e tetra
che l’anima di sconcerto ancora inonda.


All’arcolaio di ieri
dipana la reminiscenza
i giorni bambini prigionieri dell’ombra
trascorsi nel gelo
che nella casa di tenebra


percuoteva fanciulle ed indifese mani
protese in un grido soffocato dietro le vetrate
ad un fazzoletto di cielo
un rifugio infranto
nel pianto muto e senza speranza dei gerani.

*

Vorrei perdermi con te

Vorrei perdermi con te, Amore,
nella selva più segreta
dove tra fiori spontanei
sbocceranno nella sera
baci di seta.

Vorrei perdermi con Te,
sul sentiero del centenario faggio
e sorridere al tuo fianco
nell’argenteo canto della pioggia di maggio.

Vorrei perdermi con te, mio Poeta,
oltre le betulle ed i noccioli
tra le braccia dell’elegia
dove, sul sentiero della tenerezza,
andranno i nostri passi soli.

*

Ove sbocciano le viole

E’ un’ aria immota prima del temporale
le ore vacue dell’attesa,
assopite nella meridiana calura,
tra le pagine di un libro a fare compagnia.

In un silenzio irreale
un volo solitario di rondini verso la selva
accompagna il pensiero
in un ordito di nostalgia.

E l’anima dell’antico, agreste canto
ancora, in un febbre di ricordi, ha arsura
tra l’armonia di grilli ebbri di sole.

E ritrova il passo sereno nello sguardo del papavero
sul perduto sentiero all’ombra di un abbraccio
ove sbocciano le viole.

a L.

*

Nell’abbraccio dell’elegia

Ora che sei soltanto
il respiro di un ricordo,
l’ombra di una lacrima,
il bianco e nero del rimpianto,
il bagliore indimenticabile di un sorriso
nella dimora della mia nostalgia.

Ora che sei l’accordo
che al cuore manca a completare la sinfonia
in un empito della memoria
nella carezza del vento della sera
sei con me, padre,
nell’abbraccio dell’elegia.


In memoria di mio padre.

*

Vorrei perdermi con te

Vorrei perdermi con te, Amore,
nella selva più segreta
dove tra fiori spontanei
sbocceranno nella sera
baci di seta.

Vorrei perdermi con Te,
sul sentiero del centenario faggio
e sorridere al tuo fianco
nell’argenteo canto della pioggia di maggio.

Vorrei perdermi con te, mio Poeta,
oltre le betulle ed i noccioli
tra le braccia dell’elegia
dove, sul sentiero della tenerezza,
andranno i nostri passi soli.

a L.

*

Scende la pioggia nella mia sera

E’ lo stupore di una voce in bocciolo
dallo sguardo fanciullo,
l’argenteo scintillìo,
un assolo di violino,
mentre la rondine torna
nel disincanto di ali in solitario frullo.

Cade lieve e senza rumore,
come il rimpianto che lascia indelebile l’ orma,
in stille di rilucente malinconia
sul sentiero di un tempo in dissolvenza
quando la tua mano gentile stringeva la mia.

Scende la pioggia nella mia sera
in un contrappunto di nostalgia
sulle ali dei ricordi
a narrarmi di un tempo lontano
quando l’amore ci sfiorò
nel respiro di un sogno a primavera.


A Te, Poeta dell'anima mia.

*

Un soffio di nostalgia

In silenzio
nel respiro delle stagioni
nasce l’elegia.

E mi ritrovo al tuo fianco
sotto la pioggia d’argento
nell’autunno acceso di colori
viandanti in quell’agreste malinconia.

Ed ecco un soffio di nostalgia:
l’aurora di un bacio
e mi perdo con te per quella fiorentina via,

dove la tua vita,
nel roseto sognante dell’amore,
s’intrecciò indissolubilmente alla mia.

a L.


*

Un sorriso di stelle

Erano le nostre sere d’estate
fiorite di poesia e di musica
nella fragranza di baci
all’ombra dei lillà

tra il malinconico fischio
di un treno fugacemente in transito
per la felicità.

O forse era soltanto
la fiaba antica di un sentimento
il baluginio dei sogni
dispersi dal vento

che ancora occhieggiano alla memoria
come tremule fiammelle
nel ricordo di un amore.

E ti amai perdutamente
nel respiro delle stagioni
sui sentieri cari al cuore
in un sorriso di stelle.

a L.

*

Niveo ricordo

E’ un ricordo leggero come la neve
a posarsi sul cuore
nel primo mattino lieve

con la voce emozionante di violino
quando si viveva il tempo delle favole
e ancora ti avevo vicino.

I nostri sorrisi bambini
freschi e sognanti come la rugiada
di primaverili mattini.

Una fotografia dai colori sbiaditi
che ormai tendono al seppia
mentre la nostalgia in crescendo
l’immagine offusca ed annebbia.

E procedeva la nostra fanciulla processione
nello scampanìo lontano
quella domenica di maggio
per la prima comunione

mentre la commozione freme
nel volo di rondine
prendendomi per mano.

Eravamo fanciulli di bianco vestiti
come l’incanto dissolto
di quegli anni troppo in fretta svaniti.

*

Sulle ali dell’elegia

Ti rivedo in un empito
lungo l’erta verso le Porte Sante.
E m’inerpico al tuo fianco
in quel fiorentino incanto
d’autunno rosseggiante.

Portami con Te
sulle ali dell’elegia
dove il crepuscolo
teneramente effonde i colori della nostalgia.

Portami con Te
per le vie fiorentine
tra il vocìo dei passanti
al mercato di San Lorenzo

nell’atmosfera di lieta euforìa
nel bacio d’argentea pioggia
verso il lungarno degli amanti.

Portami con Te
sul Colle dell’Incontro
dove sgorga pura la sorgente della Poesia
nel tramonto d’oro.

Stringi dolcemente la tua mano nella mia
e sulle onde fluttuati di un rivo canoro
insieme a Te, Amore,
fammi volare via.

a L.

*

Oltre il crinale

E chissà cosa si celerà
nella selva incognita oltre il crinale….
Forse il respiro quieto dell’arcobaleno
dopo l’aspro concerto di un temporale

o magari la carezza del sole
e il sereno canto di un mormorante rivo
che vince l’urlo del fortunale.

E chissà se ritroveremo il radioso incanto
di un pomeriggio autunnale
che ci illuminò di tenerezza
nel rosseggiante sorriso dei poggi,
il cui ricordo rischiara la malinconia lacustre
del mio solitario oggi.

E chissà se oltre gli azzurri monti
le rondini serene vegliano il nido
prodighe di nuove primavere e vergini orizzonti
dispiegando le ali in voli ebbri di libertà
a placare della nostalgia e del disincanto l’esule grido.

a L.

*

Ti ho incontrato e ti ho amato

Ti ho incontrato
nel malinconico proscenio tra i monti ed il lago
in un riverbero di onde
e ti ho sorriso
nell’argenteo sciabordìo.

Il tuo abbraccio
mi ha dischiuso nuovi orizzonti
nel valico verso la valle di soave oblìo.

Chissà se sia stato solo un sospiro
o davvero eravamo tu ed io….

So soltanto che ti ho amato
in un silenzio lungo un sogno
al tramonto sul lago,
macchia d’amore,
ammantata di dorato luccichìo.

a L.

*

Al mio re di maggio

Candido come la neve
era il tuo viso d’alabastro.
Ora dormi
nella bianca coltre d’un sonno lieve.

In lacrime di brina sorge il giorno,
ma per te non vi sarà risveglio,
né sospirato ritorno.

Nella luce del tuo ultimo sorriso
ti spegnesti troppo presto
in un cielo di tormento,
mio rimpianto astro,
nell’infrangersi d’un sogno troppo breve.

Soltanto lo sguardo azzurro del fiordaliso
una preghiera a fior di labbra
dinnanzi al cipresso che veglia il tuo riposo
ti parleranno nella carezza del silenzio
d’un amore senza fine.

Nel palpito dei ricordi
fra le onde dell’incredulo addio in cui salpasti all’alba,
mio malinconico re di maggio
il tuo sguardo tinge dei colori brucianti della nostalgia
il mare della mia solitudine.


In memoria di mio padre nel terzo anniversario della sua morte.
6 maggio 2010 - 6 maggio 2013

*

Ascoltami

Giunge la sera sul lago
tra i ricordi
nell’ empito di onde dai bianchi ricami.

Tessono le rondini,
in perpetuo volo,
della malinconia cerulee trine.

Ascoltami.

Chissà se nel sorriso dei toschi poggi
in un mare di ulivi d’argento
nella tua solitudine gemella alla mia
il vento ti sussurra di noi
in un crepuscolo di rosseggiante nostalgia.

E fremono sull’ opposta riva
di già lambita dalla serale ombra
i ciliegi bianchi
portando i pensieri alla deriva…

Quanto mi manchi!

Ed il pensiero di Te, amore,
nella lontananza
in un sospiro di vento
lo affido all’empito tremulo dell’onda.


a L.

*

Anniversario

E’ lo sguardo malinconico del glicine
a narrarmi mille anni di solitudine
nel volo desolato a sera della rondine
esule da preclusi orizzonti,
reduce dall’urlo biancheggiante della tempesta,
memore del tuo dissolto sorriso.

Dimmi, padre mio,alla fine cosa resta?
La musica lontana
e il bianco e nero di un perduto giorno di festa.

E sono qui
nella cerulea elegia del fiordaliso,
mentre la primavera torna ancora,
tessendo il canto in rigenerato colore,

a ricordarmi te, padre,
nell’empito di un antico amore
che traluce nell’aurora della mia nostalgia
nel segno indelebile della tua assenza.

E sono tre anni
che la tempesta,
oscurando la luce di quel maggio troppo breve,
alla deriva del rimpianto
ti ha portato via.


In memoria di mio padre a tre anni dalla sua morte, avvenuta il 6 maggio 2010.
"Memento Tui mihi semper"

*

E ti rivedo in quel mattino

Fitta e silente la nevicata dei ricordi
l’anima mia imbianca
riempiendo di nostalgia
sulle note di Chopin
il silenzio della mia stanza.

E dispiega ali d’argento la memoria
in quest’alba di neve
che di rammentare mai si stanca
nella tenerezza di un sogno lieve.

Ecco la luce del tuo sorriso
ed il calore del tuo abbraccio
che al cuore mio ferito e solo
senza tregua da mille anni di solitudine manca
nell’azzurro pianto del fiordaliso.

Il tuo passo nella neve
in lontananza lascia orme brucianti nel cuore
mentre la pendola della nostalgia
rintocca nel rimpianto la tua sospirata assenza.

E ti rivedo, padre, in quel mattino
nel tuo incedere sereno
col tuo sguardo caldo di sole d’autunno
nella luce dell’amore,
sostenere il mio incerto procedere bambino.

E ti rivedo nel vento gelato
mitigare la mia antica tristezza nell’inverno
e nella carezza confortante una lacrima.

E ti sento in un empito d’amore
come nel mattino di nivea vividezza
in ogni respiro, padre caro,
a me vicino.

E ti rivedo padre in quel mattino
nel passo tuo irraggiungibilmente lontano
già al valico mesto tra i fiocchi.

E l’ ultima immagine di te in dissolvenza
più del niveo biancore
mi abbaglia gli occhi.



In memoria di mio padre a tre anni dalla sua morte



*

Sarà il vento della sera

Nel tremulo ricordo tra il respiro i primavera
rivedo scarlatto e nobile il giglio di Fiorenza
mentre le note di Chopin nel mio studio solitario
accompagnano la malinconica eco della tua assenza.

Forse nel baluginio del primo mattino
in un manto di rugiada
accarezzata dalla pioggia
mi ritroverò al tuo fianco
per un viale fiorentino
e lungo l’Arno
seguiremo il trionfo cromatico del giorno.

E dolcemente ci perderemo
in un bocciolo di ore
per i viali in fiore del Giardino Boboli
tra l’armonia del cuore ed i suoi lirici assoli.

Sarà forse il vento della sera, Amore,
ad annunciarti lieto il mio ritorno
e in Piazza della Signoria
in un palpito di colore

nel gaudio segreto della nostra romantica sinfonia
la tua mano
teneramente stringerà la mia.


a L.

*

Gli occhi di Morgana

Lo sguardo malinconico di una donna
può svelare un universo sorprendente.

Nella luce di un pomeriggio settembrino
tra il riverbero di onde
gli occhi di Morgana
brillavano come giade d’Oriente.

Nell’abisso solitario dello sguardo
di donna disincantata
non vi era lacrime di un angelo dolente

ma splendevano
il coraggio, la tenacia e la fierezza
di Atena dall’elmo lucente.


Dedicata alle donne libere.

*

E chissà

E chissà dov’è migrata
l’antica stagione nostra
forse sul sentiero dei passi perduti
nello sguardo senza tempo della ginestra

o forse su rigenerate remiganti
inseguendo il volo delle rondini
nel canto ancestrale di ombrose solitudini.

E chissà a sera
dove si rifugeranno raminghi
i nostri pensieri, Amore.

Forse al valico della reminiscenza
sulle orme di noi
cercando l’autunno di ieri

mentre i ricordi abbagliano
nella luce di nostalgia
in uno stormire di foglie
dal rosseggiante, malinconico fulgore.

a L.

*

Ali balenanti di luce

Hanno disciolto le ali al vento
i giorni insieme
ora esuli nella nostalgia
in cerca di noi e di evanescenti orme
fra la pioggia d’argento.

Il ricordo sorride malinconico fra le ombre
e torna in soave, tenero ed appassionato concento,
nel bagliore dell’alba
nell’empito di solitudine
in un momento…

Dammi un bacio ancora, amore,
all’ombra del glicine
e dispiegherò ali balenanti di luce al canto.

*

All’ombra di una lacrima

Ti ho portato una rosa scarlatta,
l’ultima,
colta nel giardino segreto dei miei ricordi,
sbocciata al vento della nostalgia
dove tu eri il sovrano.

Ho sentito per un istante
sul mio viso
l’autunno gentile della tua mano.

Ho lasciato cadere sul tuo agreste riposo
quella rosa e una preghiera, padre mio,
verso sera,
nel rintocco di compieta
nell’ora in cui la malinconia diviene più intima.

Possa vegliare il tuo sonno sereno e rugiadoso
all’ombra di una lacrima.


In memoria di mio padre, a tre anni dalla sua morte.

*

Avrei voluto dirti

Fitta la nevicata dei ricordi senza tregua
sulla valle della memoria si posa verso sera
e l’amaro disincanto del giorno attenua.

Quante stagioni sono passate da allora
da quell’indimenticabile autunno,
lo rammenti anche tu ancora?,
per i rosseggianti poggi fiorentini
che teneramente ci vide uniti e vicini.

Ho dimenticato le parole
nel bacio di luce dei tuoi occhi
dall’altura di Fiesole
in un manto d’oro che avvolgeva Firenze
adagiata serenamente nella piana.

Avrei voluto dirti quanto t’amo,
mio poeta,
e ho amato te soltanto
nella carezza elegiaca della tramontana,

ma la voce mi è mancata
e si è smarrita
come i nostri perduti passi d’autunno.

Avrei voluto dirti…
ma il rimpianto è cosa vana
come la neve dal fugace incanto
ora che la nostalgia vola in assolo
fra i colli toscani rigogliosi di querce, cipressi e mirti.


A L.

*

Senza l’ombra del rimpianto

Eccomi al tuo fianco, amore,
nel mattino di luce
senza l’ombra cupa del rimpianto
nella festa cromatica dell’esserti accanto.

Carezza e bacio d’autunno
è la tua voce
mentre nella giostra di colore
siamo nello stupore di un istante vicini
e l’amore ci sorride ancora
nella stagione in fiore del biancospino.

Per L.

*

Dalla finestra

L’immagine di te riappare
in un empito muto.

Il sole d’oro ricama
la memoria di te
che in gocce di rugiada
s’addensa soave sui vetri.

Tre anni sono volati
dal giorno del commiato
sulle ali del ricordo
nella malinconica sinfonia dei giorni andati.

Mi sembra di vederti affacciato, padre,
mentre mi sorridi anche oggi
alla balaustra di un tempo ritrovato
sulle note frementi d’emozione dell’elegia .

Il raggio del crepuscolo di porpora
si riflette sul vetro
e Il cuore mio
nella nostalgia di te incendia ancora.

Dalla finestra il tuo saluto….
e sono anni, padre mio, che ti ho perduto.



In memoria di mio padre, a tre anni dalla sua morte

*

E’ il vento che fa musiche bizzarre

Malinconico perdersi in assorti pensieri
sul lago tra le carezze della tramontana.
Le onde si susseguono
in bianche gemme sbocciate
nel radioso sguardo del biancospino fra le valli
nell’alto silenzio delle forre.

“E’ il vento che fa musiche bizzarre”
in fole di ricordi
che si affollano al cuore alla deriva
in nostalgico sventolio di bianca spuma
greve di tristezza e di zavorre.

E il vento accarezzava la valle in fiore.
I candidi boccioli dispersi tra le solitarie forre
come il nostro sguardo perso a ponente
nel crepuscolo d’un amore che si smarriva
nel commiato del giorno in dissolvenza.


Il titolo è un famoso verso del grande Vittorio Sereni.
Omaggio al Maestro.

*

Vola sulle ali del vento

Vola sulle ali del vento
il desiderio di Te,
mentre la malinconia si cela
in un empito solitario
fra stille d’argento.

Chissà dove si poserà
con tenerezza d’autunno
lo sguardo tuo pensoso ed assorto.

Forse all’orizzonte
o forse in cerca di me,
della mia primavera e di dolce conforto.

Tra la pioggia ti bramo,
amore mio,
ovunque tu sia

mentre le onde sono il leit motiv,
oltre il crepuscolo di un ricordo,
nell’anelito del tuo abbraccio
della mia nostalgia.

*

Una cascata di luce

I boccioli fra la rugiada del nuovo giorno
si dischiudono in elegiaca dolcezza
mentre il passo lieve di una stagione
nel volo di rondini fa lieto ritorno.

Mi sorprende in una giostra di luce
la tua carezza d’autunno
svelata in un abbraccio,
Amore mio.

Voglio perdermi con te nella selva d’oblìo
ebbri di felicità,
baciati dal sole,
figli del vento,
sul sentiero della tenerezza
in una cascata di luce.

A Lorenzo

*

L’alto silenzio delle valli

Quanti passi si sono perduti
nella malinconica carezza di campestri fiori gialli
sui sentieri di ieri.

Quanta memoria, dalla sguardo profondo,
ha plasmato il volto dolente della storia
che piange in rugiada i giovani fiori caduti
fra le lacrime della storia.

Ora risuona solenne uno squillo di tromba,
il canto della Libertà
nell’alto silenzio delle valli.


In memoria dei Partigiani caduti per la Libertà

*

Ritrovarti per caso

Ritrovarti per caso
in una foto in bianco e nero
dopo anni
che sono rimasta io soltanto,
reduce senza più illusioni,
sul nostro antico, desolato sentiero.

Pensare a te, in un sospiro,
in questo silente amarcord
tra il volo dei gabbiani raminghi a nord.

Il tuo sguardo distante
oltre il ponte
a fendere l’inverno verso una nuova luce,
di una stagione che non avresti più visto, all’orizzonte.

E ferma e sicura la tua mano
ad indicare la direzione.
Ora ti rivedo,
in un palpito di mai sopita emozione,
nel correre veloce del treno
che con il suo mesto canto
ravviva la mia nostalgia.

Affusolata e gentile, da pianista,
la tua mano, padre mio….
Ma eri già presago e prigioniero di un destino amaro
lungo la valle dove il Tempo abbraccia l’oblìo.

Al di là delle nebbie del Lete
mi salutava nel tacito commiato la tua bella mano,
in tono infinitamente caro,
mentre il tuo passo varcava il valico d’ombra
inesorabilmente lontano.


In memoria di mio padre Emilio.

*

Il pianto carsico di una viola

Sera di pioggia, l’ennesima, sul lago
mentre come un’anima bandita dal paradiso
sola
in cerca di Te
e delle nostre orme senza domani vago.

Ed un pensiero
con la leggerezza di piuma d’angelo
verso Te vola.

E’ l’azzurro sguardo del fiordaliso
a ricordarmi la carezza
sul volto mio disincantato
del tuo puro sorriso.

Sulle note di Chopin
fra lo stormire di un salice rinverdito
nel rintocco vespertino
mi albeggi nel cuore,

mentre affido alla tramontana,
mio scorcio d’infinito,
per Te così lontano
ma nell’ombra della tenerezza vicino
il mio esule amore.

*

L’abbraccio della nostalgia - pioggia a Luino


Alle luci incerte di un mattino vago
incombe la pioggia su Luino
nella malinconia di un lucente lungolago.

Martella la pioggia
in un refolo severo d’inverno
tra la grigia nuvolaglia che ammanta il giorno.

Cade fredda la pioggia, come non mai,
sui tuoi passi
accompagnando il tuo ritorno.

Sferza la pioggia con la sua tristezza, anche tu lo sai,
e batte forte in fondo al cuore
mentre soli cerchiamo a sera
al di là del lago, celata dalla nebbia, l’opposta riva

in un respiro di primavera
e i pensieri nell’abbraccio della nostalgia, Amore,
naufragano alla deriva.

*

E chissà dove sarai

E chissà dove sarai
in questa sera di pioggia
in cui malinconico, ramingo con i tuoi pensieri,
per i viali lucenti te ne vai.

Il bavero alzato e la triste tesa,
come un bacio mai dimenticato,
alla nostalgia del cercarsi sospesa
e che nell’ anelito di noi
in un miraggio ardente non passa mai.

L’ ombra di un ricordo ti è compagna,
e le illusioni perdute
scorrono rapide in mormorante roggia
mentre leggera e lieve
nel sospiro della mia carezza, Tu lo sai,
la pioggia soave ti bagna.

*

Se solo il Tempo ce lo concedesse

Quante cose di me ti direi
che nemmeno sai
mentre i tuoi occhi d’autunno si posano dolcemente sui miei
e di tenerezza fiorirebbero i nevai.

Quanta passione nella danza delle stagioni
e quanta luce ti donerei ancora,
mentre solitario il tuo passo a sera si allontana
nel tramonto di porpora
e oltre i confini della notte malinconico te ne vai.

Quanti giorni vorrei dedicare a Te soltanto
per tutta la vita
mentre la nostalgia disperde gli istanti in mesta marea
e ogni alba lontano da te
risuona come via crucis infinita.

Del mio amore
saresti il trionfante sovrano dalla coppa aurea
e ne coglieresti i frutti d’oro e florida la messe.

Ti placherebbe dell’idillio il canto
sul finire del giorno libero e sereno
e veleggeremmo verso un nuovo giorno
lontano, sempre più lontano,
se solo il Tempo ce lo concedesse.

*

Se solo il Tempo ce lo concedesse


Quante cose di me ti direi
che nemmeno sai
mentre i tuoi occhi d’autunno si posano dolcemente sui miei
e di tenerezza fiorirebbero i nevai.

Quanta passione nella danza delle stagioni
e quanta luce ti donerei ancora,
mentre solitario il tuo passo a sera si allontana
nel tramonto di porpora
e oltre i confini della notte malinconico te ne vai.

Quanti giorni vorrei dedicare a Te soltanto
per tutta la vita
mentre la nostalgia disperde gli istanti in mesta marea
e ogni alba lontano da te
risuona come via crucis infinita.

Del mio amore
saresti il trionfante sovrano dalla coppa aurea
e ne coglieresti i frutti d’oro e florida la messe.

Ti placherebbe dell’idillio il canto
sul finire del giorno libero e sereno
e veleggeremmo verso un nuovo giorno
lontano, sempre più lontano,
se solo il Tempo ce lo concedesse.

*

Un sospiro naufrago nell’azzurro


Eri lì assorto nei tuoi pensieri
appoggiato alla ringhiera,
la balaustra sul lago,
culla e avello di un sogno fanciullo
mentre già di scarlatto rimpianto
il cielo s’imporporava a sera.

Eri lì, solo,
mentre il mio sguardo lontano
ti vegliava in premurosa carezza
nel cuore in tenero, disperato assolo
come la musica d’ autunno s’effonde nella brezza.

Ma la tua immagine dissolve già, amor mio,
in un sospiro naufrago nell’azzurro
nel muto pianto del lillà
mentre confido al vento
quanto ti amo in malinconico sussurro.

*

Invano arde la lanterna


Per anni ho acceso il lume
nella notte fonda
affinché orientasse la tua rotta
vincendo l’ira del fortunale,
la furia dell’onda.

Da mille notti e innumerevoli stagioni
Ti attendo
dalla mia torre solitaria,

ma la tua vela non vedo biancheggiare all’orizzonte
nel pianto della procellaria
mentre l’immagine di Te
nell’anima ferita dalla nostalgia albeggia.

In fermo immagine d’amore
in empito d’emozione il tuo sorriso al cuore mio è stretto
rosa rampicante di passione.

Ed è il bacio di luce della fiamma, tu lo sai mio diletto,
anche questa notte
ad alimentare la lucerna
che ti sia compagna nel tuo veleggiare
oltre l’urlo dell’inverna.

Invano arde la lanterna…
Sei sempre più lontano
nel respiro disperso di un sogno.

Nell’illusione d’aurora di un momento
alla deriva del giorno naufraghiamo:
un abbraccio, un muto commiato,
un bacio a fior di labbra….

e già ci perdiamo.

*

Una musica costante

Guardavi il lago quella mattina d’inverno
e i tuoi pensieri sincroni ai miei
li accarezzai a distanza nel vento.

Colsi la tenerezza dei tuoi occhi quel giorno
e la nostalgia biancheggiava fra le onde all’orizzonte
attendendo le rondini ed il loro ritorno.

Lo sguardo tuo assorto e profondo
seguiva il fremito d’ali dei gabbiani
e ponti di luce e speranza
protesi verso il futuro erano le tue belle mani.

Scrutavi il lago
con la malinconia di un re in esilio quel mattino.
Nella rosa d’inverno delle nostre tenere ore
ti fui vicino

e in un empito crescente d’emozione
fosti per me una musica costante,
la voce senza fine dell’amore.

*

In un silenzio fiorito d’emozione

In un silenzio fiorito d’emozione
torno da Te
al passo di una nuova stagione.

Eccomi ancora nel tempo della primula e della viola
ai confini della tua collinare dimora
sola.

Un tappeto di campanule
nello sguardo nostalgico del glicine
in questo giorno di sole
mi accompagna sul sentiero della solitudine.

Quieto e sereno il tuo riposo, Amico caro,
nella selva radiosa
dove la primavera ed il canto delle cince
ti vegliano con tenera premura.

E ai piedi del grande castagno
soltanto l’azzurra viola
ed il ceruleo pianto di un nontiscordardime
narra l’antica novella
dei tanti anni felici fianco a fianco io e te.


Oggi compiresti 14 anni, compagno mio devoto e fedele.
Ti giunga il mio ricordo.

*

Nel giardino segreto


Nel giardino segreto del mio cuore
in un silenzio lungo una vita
ti ho amato.

Nella notte teneramente senza fine,
complice un fiordaliso,
sbocciò in fragranza d’estate
la tua carezza sul mio viso.

Il tuo sorriso, Amore mio,
oscurò la stella polare.

Oltre la tenebra ed il ghiaccio
dei quotidiani inverni
in cui torno a naufragare,
m’illumino ancora del tuo sorriso…
il mio scorcio di paradiso.

*

Mille anni di solitudini



S’ approssimò la tempesta
nell’incombere di plumbee nubi sul sentiero
che ci colse sul far della sera.

Ed il vento, che gelido nella memoria resta,
sferzò e recise i bianchi fiori del melo
nella furia improvvisa di un momento.

Il giorno dal sorriso ceruleo di primavera
divenne cupo e nero.

E poi fu soltanto
l’ esule volo di rondini
ad annunciare nel disincanto di uno sguardo
mille anni di solitudini.

*

Sotto la pioggia

Un velo di nubi e tristezza
avvolge la sera nel manto di pioggia
mentre radiosi e indimenticabili
scorrono i ricordi in argentea roggia.

E’ musica dolce di piano
in lenta sinfonia
il sussurro di un adagio
che coglie le ore della mia nostalgia
come le onde consolano lo smarrimento
dopo un naufragio.

Sotto la pioggia ti ho visto andare via
mentre portavi con Te
la luce,
la primavera,
l’ Amore
e l’ultimo sogno della vita mia.

*

Lacrime nella pioggia

Dirupano gli istanti felici
e già si perdono dietro l’ ultimo vagone del treno
i balenanti ricordi.

Soltanto il ritmico occhieggiare del rosso fanale
dà colore al bianco e nero mesto
di questa giornata quasi invernale.

Piove oggi sui nostri visi
in questa fredda primavera
nella malinconia rinverdita dei salici
mentre già triste incombe sul lago la sera.

Tra la pioggia
i tuoi occhi premurosi hanno raccolto le mie lacrime,
come si anelano le stelle
dal girone della solitudine.

Vuote restano senza di Te
le mie mani
ed il tuo sorriso
è un bagliore fugace e malinconico dietro il finestrino
mentre il treno veloce
via ti porta verso il domani.

*

Ed io ti cerco ancora

Nel fortunale
alla deriva ti amai
nello sferzare delle burrasca di porpora,
nel blu profondo dove il sempre si confonde con l’alibi del mai.

Naufraghi senza più meta
giocammo a dadi col destino la medesima sorte,
figli della luce
dando scacco matto alla vita e alla morte.

Severo il tempo
che di noi, delle nostre illusioni e dei nostri corpi fa scempio,
ma ti ho amato nonostante tutto,
oltre la notte, la pioggia, la tristezza, il vero, il falso,
dopo tutto….

E mi lambisce la tua voce
nel riverbero del tuo sorriso
oltre l’urlo della burrasca
dal fatale flutto.

Sei sinfonia di luce che mi coglie
nella solitudine siderale ogni ora
ed io, Amore, ti cerco ancora.



*

Mandorli in fiore

Vivido lo sguardo di tua madre giovane
intenta ad infornare il pane
in impressione tremula d’amore
fissa in empito di malinconia nell’anima ti resta.

Il respiro della memoria si perde lontano
nella voce delle campane
come tuo padre alla fiera del paese ti portava per mano
nel radioso incanto fanciullo di un giorno di festa.

E la marea del rimpianto invincibile sale.

E ancora ti perdi sulle ali della nostalgia
nel vento
ricordando i primi passi
di un perduto amore
nello stormire degli ulivi d’argento

alla luce abbagliante dell’estate mediterranea
tra i papaveri che occhieggiavano
come i sorrisi dell’amata
dal biancheggiante tratturo.

E resta il canto
di un disperso amore
smarrito tra la pioggia
di tremuli petali e virginei baci
tra i mandorli in fiore.

*

E’ un silenzio

E' un silenzio costellato di emozione

tra le parole non dette

come i passi mai tornati nel volo di rondini

all'ombra di un antico verone.

 

L'innocenza ha lo sguardo di cielo dei tuoi occhi

e la tristezza ha la tua diafana mano d'alabastro

mentre gli anni si sono posati

in petali di malinconia

su di te con candido velo.

 

E' un silenzio fiorito di lacrime

di stagioni fanciulle

nelle segrete del ciuore costrette

all'alba assiderata della solitudine.

 

E' un silenzio lieve

con cui ti ho salutato, mamma,

in un giorno di sole 

che abbagliava fra la neve

il cui ricordo l'anima ancora m'infiamma.

*

Cafaggiolo

Ricordi la superba torre merlata
nell’abbraccio di primavera
il sublime incanto della nostra giornata?

Soave il Mugello
ci accolse nel verdeggiare del paesaggio,
olio su tela rinascimentale fiorentino,
mentre senza fretta si andava quel mattino
fra viali di glicine in fiore e pini.

Ed ecco la medicea residenza ci accolse
con grazia silente
là a Cafaggiolo.

E la memoria che si veste di rimpianto
torna a quella giornata maestosa
quando l’amore dispiegò le ali in lirico assolo.

*

Musica nel mio silenzio

Petali d’un sogno
rapiti dal vento,
un cielo di nostalgia
piange stille d’argento.

La pioggia in sottofondo
cancella un altro giorno
dal sapore d’assenzio.

E ci accorgemmo
in un crepuscolo di fuoco
che nell’assedio del vivere
nulla aveva più un senso.

Vola su sconfinati binari
la memoria
dei tuoi occhi infinitamente cari.

E l’immagine di te
che te ne andavi
un malinconico sorriso a mitigare la pena
mentre alla cenere del rimpianto
i miei sogni affidavi
nel pianto di rugiada della verbena
resta musica nel mio silenzio.

*

Dolce la pioggia stamattina

Dolce la pioggia stamattina
sussurra al cuore
con la voce argentea di cascata alpina.

Mormora la pioggia senza fretta
dipanando l’aureo filo
della memoria diletta
nel passo gioioso d’una bambina.

E’ la pioggia dal lieve canto
a destare il cuore
su un sentiero smarrito
fra petali di luce
nell’antico, onirico incanto.

*

Quella nostalgia che dura da mille anni

Nella valle della memoria
d’oro rosso e giallo vestita
ricordo la dolcezza del tuo sorriso autunnale
che m’accarezza nella quiete solitaria del raggio crepuscolare
nello sciabordio di onde che lambiscono i miei pensieri
prima che la vita
ordisse la dolente trama dei crudeli inganni.

E di te mi resta
la malinconica sinfonia del ricordo
e quella nostalgia
che dura da mille anni.





In memoria di mio padre

*

Sulle ali della nostalgia

Spalancava le sue materne braccia
ridente la terra di Toscana
e la nostalgia
sulle ali del ricordo vola lontana.

Dolce il sole d’autunno
illuminava il nostro procedere
con dorato dardo.

La strada era un nastro d’argento
che si dipanava
in un sorriso agreste di colli al nostro sguardo.

E soave giungemmo per i poggi
a Ginestra fiorentina
nel silenzio colmo d’amore della mattina.

Forse fu solo l’incanto di un momento.

Dell’aurora del nostro bacio
fu testimone soltanto il vento.



*

Terra di nessuno

Incombe la tenebra
e l’orizzonte s’allontana sempre più distante
senza stelle o chiarore alcuno.

Dileguerà la notte
e giungerà l’alba in malinconica danza
ma non sorgerà il giorno

in questa terra di nessuno,
orfana di speranza,
nei bianchi petali calpestati d’un sogno
che non farà mai più ritorno.

*

Nel fremito dei papaveri

Fremevano
in una mare scarlatto
i papaveri al vento.

Dolce il procedere
fra gli umbri poggi
nell’agreste concento,
mi lambisce l’onda di nostalgia
ancora oggi.

Il mio passo bambino
a cogliere il rosso fiore,
remoto pareva il domani
con il suo disincantato dolore.

Tutto era armonia in quell’estivo mattino
e tu mi eri vicino.
La gioia dorata del sole,
il tepore premuroso della tua paterna mano.

Ma fu solo l’incanto di un momento.

Il dispiegare le ali di un sogno
dissolto troppo presto
come l’antica luce d’amore
nel tuo sorriso lontano
in quell’indimenticabile giugno.

*

Occhi tristi

I bianchi fiori nella pioggia
muti compagni del commiato
nel tenue profumo del biancospino
furono cornice d’un addio senza parole
quel malinconico mattino
divenuto ombra memore nel mio silenzio.

Ricordo soltanto
uno sguardo dolente
i tuoi occhi tristi
come un lontano canto
quando per sempre m’allontanai
e più non mi seguisti.

*

Sarà con noi

Torna la fragranza del glicine
ad effondere malinconici ricordi
sul sentiero della mia solitudine.

Tornerà la memoria
nell’alto silenzio delle valli
a dispiegare abbaglianti ali.

Sarà con noi
la dolce carezza delle piogge autunnali
ed il passo tuo nel ritorno
sarà sospiro di luce
alle prime luci del giorno.

*

Eccomi sola

Eccomi sola
nella stagione del giglio in fiore
nel giorno della memoria
all’ombra d’un antico dolore.

Eccomi sola
nella stagione del glicine
in una fola di solitudine
nel volo nostalgico d’una allodola.

Eccomi sola
nella stagione della reminiscenza
fra l’occhieggiare dei papaveri vividi
e lo stormire a sera del salice malinconico ed assorto

dove il mio andare disincantato
è amara coscienza
dei sogni in cenere che non hanno più nidi,
del tempo andato,
d’un amore dissolto.

*

L’incanto della prima neve

Soltanto il rintocco
dalla romanica pieve
fendeva l’aria
nella contrada assopita
fra il candido manto
all’ora del mattutino.

Ogni passo era un sogno fanciullo
che lasciava gentile l’orma
ed il cuore nella notte solitaria
per quel rimpianto sentiero torna.

Il nostro andare
per l’antica strada era lieve
come il tuo sorriso e la premurosa tua mano
nella danza senza tempo della prima neve
nel mio ricordo bambino
che si perde
nella nostalgia di te,
come l’eco della campana di Sant’Emiliano,
padre,
lontano.

*

Dalla valle della memoria

Dalla valle della memoria
il tuo passo d’estate
ancora
mi porta il riverbero del sole
la fragranza di dissolte giornate.

Dalla selva della solitudine
giunge l’eco delle tue dolci parole
in un tramonto di porpora
che infiamma il cielo della mia malinconia.

Dalle nebbie dell’assenza
il ricordo dipana nostalgia
e la tua ombra diviene onirica presenza.

Dal mare del rimpianto
la tua voce d’autunno scarlatto
perduta
risplende in un sospiro di luce
si sublima in elegiaco canto.

*

Il ricordo

Il ricordo ha voce di piano
mentre in una cascata di silenti minuti
la mente vola lontano
e l’inverno del rimpianto
si placa nell’autunno dolce della tua mano.

Il ricordo ha voce di flauto
nel paesaggio della solitudine
dove ogni volto perduto
nello sfondo di nostalgia
sbiadisce malinconico e muto.

Il ricordo
ha voce struggente di violino
quando rammento il tuo sorriso
nel mesto mio mattino
e m’illudo
d’averti ancora vicino.

*

La voce del mare

Un fremito di onde
fra le fole del vento
ridesta alla memoria l’antico sentimento.

Deserta e solitaria la spiaggia
era in quel giorno d’autunno
il nostro firmamento.

Era dolce il sole
nel palpito d’azzurro
del fortunale s’era placato l’urlo.

E il tuo sorriso
il tuo sguardo chiaro
su di me era carezza
che si confondeva all’orizzonte
nella melodia della brezza.

Soltanto il vento suonava musiche bizzarre
lontane da noi le angosce e del vivere le zavorre.

E sublime la voce del mare
dove nell’alta marea della nostalgia
torno nel sogno
in cerca di noi
a naufragare.

*

Prima che io vada

La carezza di rugiada
si stende rilucente sulla via
nell’ora della mia malinconia.

Freme di nostalgia il silenzio
e dirupano i minuti
nel rintocco argenteo della romanica badìa.

Sorridimi
una volta ancora
quando d’improvviso incrocerò nel passo esule
la tua strada.

Sorridimi
un’ultima volta
prima che io vada.

*

Già la sera è con noi

Già la sera è con noi
nel volo della rondine
sulle acque malinconiche del lago
a sfiorare la nostra solitudine.

Già imbruna la montagna
e lo sguardo si perde all’orizzonte.

E la badìa nella notte
di nostalgia s’ammanta
in trine di porpora.

S’effonde la voce cristallina della fonte
come allora
quando insieme
vedemmo sbocciare l’azzurra sera
e il canto soave d’un amore a primavera.

*

Il giardino della maestra

S’affaccia
alla balaustra della nostalgia
un ricordo fanciullo dall’antica finestra spagnola.

E il ricordo vola.

Dietro le lenti
uno sguardo sognante al mare
Un cuore immenso
con la purezza d’alpini torrenti
che nella sacralità del silenzio
mai ha smesso d’amare.

E fra le aiuole e il mediterraneo patio
ecco affaccendata
l’esile maestra,
nel giardino solatìo.

Diafana come un giunco
indomita come un’onda.

In un tripudio cromatico
di rose e di viole,
di glicine e lillà in fiore
tutto torna,
tutto rivive nel rigenerato profumo
come il controcanto d’un perduto amore
assopito fra l’oro della ginestra.

Ed eccola sola d assorta
fra boccioli ed elegie
la gentile maestra.

Ogni cosa remota rinasce
nella fola del grecale.
Dolce la malinconia
come vento d’autunno tutto acquieta
non fa più male.

Soave il vento
lo sguardo mite e profondo di lei accarezza
nei soffi vivaci della marina brezza.

Ed un pensiero lontano vola via
fra le bianche trine di biancospino
ombreggianti di rimpianto….

S’effonde l’elegia canto:
quanti ricordi
e quanta nostalgia!

*

Amami ancora

Sussurrami ancora
la favola antica
nel sole del meriggio bianco
mentre la primavera
al dolce cammino insieme
fianco a fianco
ci invita.

Guardami ancora
con la purezza malinconica del tuo sguardo;
negli occhi tuoi di stella
il ceruleo, soave dardo.

Abbracciami
all’ombra silente del chiostro
di Santa Maria Novella.

Narrami ancora
sfogliando il libro dorato dei ricordi
di quando eri bambino.

Ferma con me la fuga inesorabile del Tempo
nell’eternità di un sentimento
che affidiamo a maree d’inchiostro,
nel passo di rugiada del mattino.

Portami con te
nel bacio di luce ed ombra dei cortili
fra i poggi sorridenti della tua Barberino.

Parlami ancora
nella quiete sovrana
mentre Firenze s’addormenta lontana
nel crepuscolo rosso di porpora
e s’accendono mille luci
dall’agreste corona
lassù fra i colli a Fiesole e Settignano.

Baciami ancora
fra l’agreste incanto
nel candido tripudio dei meli in fiore,
dove ogni tua carezza è petalo scarlatto di segreto ardore.

Parlami con la tua voce, Poeta
dissolvi l’oscuro dolore nell’elegiaco, lirico incanto.

Amami ancora
nel giardino senza spine ed inganni
del tuo cuore.

Di noi,
del roseto delle nostre mani intrecciate
profumerà il mattino
nello sguardo malinconico del biancospino.

*

Non piango più

Non gioco più.
Sul tappeto verde
le tue carte truccate
da fallito baro
smascherato alle luci del banco
lo sguardo sfuggente e truffaldino.

Non mi sorprendo più
per l’ennesimo millantatore indegno
d’ascolto, d’amicizia, d’affetto
o di disprezzo
ma soltanto dell’elemosina di uno sguardo fiero
e memore.

Non piango più
dal giorno del dolente commiato dal vero Amore:
da quando vidi
l’ultimo re
partire senza respiro all’alba
nell’assedio finale della notte ammantata di blu.

*

Portami con Te

Portami con te
nel sorriso dei poggi.
Illumina della luce del tuo sguardo
il mio tenebroso niente di oggi.

Portami con te
lontano.

Portami con te
all’altura di Fiesole.
Sussurra soltanto per me
l’elegia armoniosa d’idilliache parole.

Portami con te
sull’erta salita di querce e ulivi
al Colle dell’Incontro.

Donami un bacio fragrante di speranza
all’ombra della forsizia rifiorita.

Portami con te
sulle strade di marittimi pini e pietra a Settignano
e nel silenzio d’una romanica pieve
prendimi per mano.

Fammi rinascere nella luce d’amore
d’un volo lieve.

*

Mattinata fiorentina

La carezza d’uno sguardo smeraldino lontano
nella musica della tua voce
sempre presente
mi desta in un anonimo mattino,
prendendomi dolcemente per mano.

E la memoria dispiega le ali
Il cuore torna fanciullino.
Tutto splende e si riscopre
Nell’incanto fiorentino.

Procedevano sereni i tuoi passi, poeta.
Dinnanzi a noi la strada si snodava come nastro di seta
L’esser insieme era l’unica meraviglia,
non importavano l’inganno della vita o la meta.

Il nostro andare oltre la collina di rosso e d’oro ammantata,
splendeva intorno a noi nell’autunno la fiorentina mattinata.

Sublime e sovrana
s’adagiava Firenze dalla nobile piana.
Il Ponte Vecchio, l’Arno d’argento
e la Cupola del Brunelleschi,
ogni immagine era stupore e letizia nel vento.

L’abbraccio vivace della folla
al mercatino di San Lorenzo,
il chiacchiericcio vernacolare,
la nostalgia di Te
del tuo sorriso
che al cuore mio torna puntuale a bussare.

Firenze nell’armonia policroma risplendeva
nel sole prodigo di dolcezza autunnale.

Il silenzio mistico di Santa Croce
quel ricordo andò nell’anima a suggellare
nella francescana cromatica bellezza delle vetrate,
nell’irripetibile soavità di quelle giornate.

Ancora mi palpita nel cuore Santa Croce,
l’onda gentile ed avvolgente della tua presenza,
e l’antico coro
nel volo d’emozione,
dove dell’Amore vero
udimmo la voce
non la fugace illusione.



*

Kaddish: oggi come ieri bambini

Ancora la mala pianta
dalle radici velenose
che ieri ghermì piccoli gigli
stipati in tragici vagoni
soffoca ancora sogni fanciulli
in ignari mattini.

Arde ancora
vivido e memore
il candelabro a sette braccia.

Aurea splende la Stella di Davide
dal mare nero della Shoah,
dalla foresta dei milioni volati nel vento
senza sepoltura, né nome.

Non più l’urlo silente del fumo
in volute di morte sui grigi cortili,
andavano nel fango i passi bambini di agnelli alla mattanza,
incerti sguardi senza più nido di fanciullini.

Danzava spettrale il biancore della neve,
oltre i fiammeggianti camini.
Neri cavalieri d’apocalisse
in divisa d’orbace latravano feroci gli aguzzini.

Ad Auschwitz nella neve
scalzi perirono a milioni
la bianca voce di uccellini,
nel buio atroce delle camere a gas
denudati di logori vestitini.

Oh, “douce France”!

Nell’ infantile cinguettio di una scuola
fra increduli raggi mattutini
senza un perché
preclusa ogni chance,
oltre il filo spinato dell’indifferenza
tragicamente si muore ancora
oggi come ieri
bambini.

In ricordo dei bambini massacrati in Francia dal terrorista islamico

*

Niveo biancore

Mi perderò
nel niveo biancore.

Tristi andranno i miei passi
sul candido manto,
oltre il greto del fiume assopito
nell’illusione d’averti ancora accanto.

Incederanno solitari i miei passi
nel giorno silente.

Sarà mio compagno l’invernale chiarore.

Ritroverò,
nella musica del cuore
e nel canto del pettirosso,
le orme ormai dissolte
d’un antico amore,

disperso nell’abbraccio elegiaco del bosco
nell’ombreggiante silenzio della sera,
in un canto segreto
che soltanto tu ascolti
sul far di primavera.

*

Un giorno qualunque

Nella selva dei ricordi
un giorno qualunque
ti rivedrò.

Con te
ali rigenerate al volo
dipinte dei colori dell’arcobaleno
dispiegherò.

Al termine della notte
nei boccioli di luce dell’aurora
nel placarsi della bufera del disincanto
nel cadere della tormenta accecante di un rimpianto
nel bacio di rinascita del mattino
con te sarò.

Ti incontrerò
prima che un’anonima stagione faccia capolino.

Nel silenzio sublime
del bosco assopito nella neve
l’amore ancora incrocerà il nostro cammino
nel rifiorire malinconico del bucaneve
nel sonno d’inverno del biancospino.

*

Nel silenzio del mattino

Lievi i miei passi verranno da Te
nel silenzio del mattino.
Malinconici e carezzevoli come i fiocchi della prima neve
si poseranno sul sonno tuo soave
nello sguardo dolce del ricordo
di un’aurora sull’umbro appennino.

Veglieranno scarlatti
i petali vivaci del fiore
il tuo riposo di giusto,
ora che dove sorridi
è eterna primavera
e più non odi dell’assedio del vivere
il quotidiano trambusto,
nello sbiadire in bianco e nero d’un perduto amore.

Il sorriso delle solitarie primule
screziate d’oro e di rubino
nel bacio di rugiada del mattino
ti recherà l’eco di sussurrate parole
che soltanto per Te,
padre mio,
ho serbato nel mio cuore
oltre le nebbie malinconiche
della valle d’oblio.

*

Armonia fiorentina nella pioggia

Sarà la pioggia
dal brumoso manto
a ridestare il cuore
nell’elegiaco canto.

Sarà il ticchettio argenteo nella lombarda, grigia mattina
a risvegliare la reminescenza della radiosa armonia fiorentina.

Quando per San Miniato e poi al Forte
mi eri accanto
nella pioggia profumata di marittimi pini e foglie morte.

Sarà la pioggia
che il disincanto e la solitudine dilegua
a donarmi la luce del tuo sorriso
e del tuo sguardo
celeste fiordaliso fra i ridenti poggi,
a portarmi l’autunno gentile delle tua mani.

Sarà la pioggia soave e discreta
a ricordarmi la dolcezza del tuo bacio di seta
a sussurrarmi di un amore in crescendo
nella giava di serene ore
nella luce dorata a Santa Croce.

Sarà la pioggia di oggi o di domani
che l’amarezza mitiga e dilegua
a salutare il nostro incontro,
nella cerulea carezza di un abbraccio,
dipinto dei colori pastello d’un sospiro e di una tregua.

*

Strada in Chianti

Ricordi
l’autunno dalle scarlatte ali dispiegate,
il sole carezzevole,
la malìa di quelle giornate?

Indimenticabile la dolcezza del tuo sorriso
nell’agreste incanto
mi faceva sera sul viso
sullo sfondo dell’ottobre dal vivace manto
nel palio del colore.

E innanzi a noi
amore
il commiato delle meste rondini a sfidare il domani,
nel dirupare della vita
erano unite
sul sentiero della tenerezza le nostre mani.

Dolce era l’andare per i dorati poggi,
un nastro d’oro tra filari di viti e ulivi
Ci abbracciava Strada in Chianti.

O forse era soltanto il volo del cuore,
la tregua celestiale nella cascata argentea di istanti,
baci furtivi nell’eloquenza sublime del silenzio,
il rifugio elegiaco degli amanti.

*

Orme nella neve

Fioriva vivace il bucaneve
sui sentieri ammantati di tenerezza
nella giava della neve.

S’addormentava la valle
nella coltre di nebbia,
trapuntata di sogni nella silente ora.

Dispiega le ali
nell’aria opalina dell’alba
un airone sfumato di cenere.
E nel disincanto amaro
torna la memoria di allora,
di soavi sere prodighe di speranze e chimere.

Chissà se nel fremito di un’emozione
nel ticchettare a ritroso delle lancette d’un perduto amore
nella malinconia della sera
qualche volta
assorto, stanco e solo
quel tempo dissolto come il sorriso d’un bambino
ricorderai ancora.

Chissà se lo sguardo nostalgico del biancospino
consolerà la solitudine
come il bacio della neve di allora
quando il tempo era fanciullo
e l’amore ci passò vicino.

*

Elegia nella sera

Vai,
elegia nella sera.
Vola soave come vento di primavera,
riporta la memoria all’antico sentiero.

Vai
nell’alto silenzio delle valli
fra lo sguardo solitario delle viole,
all’abbraccio del ricordo in bianco e nero.

Vai,
oltre il fremito d’ali d’una capinera,
nel passo malinconico del giorno
a vegliare il sonno
di chi non farà più ritorno.

Vola lieve
come l’incanto della prima neve.

Fermati al camposanto,
lassù in collina
e resta alla nostalgia sospesa
come la preghiera a fior di labbra d’una vecchina.

Trova una lapide
e leggine il nome, uno soltanto.
Ed al sorriso senza tempo
d’un malinconico gentiluomo
fermati accanto.

Veglia fino al vespro e poi ancora,
nel tramonto del rimpianto
che l’anima mia incendia ancora.

Posati soave
come l’ultimo bacio d’amore.

Lascia cadere lieve
scarlatti i petali d’un fiore,
come fossero i frammenti del mio cuore.

*

La musica dei ricordi

Ha voce mesta la malinconia
nel controluce d’oro
dove ogni anelito della sera
dispiega le ali in lieve elegia.

Ha voce struggente la nostalgia
nel palpito di colore e luce
in un autunno indimenticabile
per la fiorentina via.

E’ abbraccio di tenerezza
il ceruleo incanto del tuo sguardo
mentre camminavi a me accanto
e d’un amore senza paura
s’incendiava il crepuscolo in Piazza della Signoria
nel purpureo dardo.

Ed il vento serale accarezza rimpianti e pensieri
nel palpito delle onde del lago
e li disperde
come i nostri passi d’un tempo
per lontani, soleggiati sentieri.

Soave e sussurrata nell’azzurra fola
la tua mano la mia solitudine accarezza
e in un empito il cuore mio da Te vola

nell’infinito mistero dell’amore
in cui i ricordi sono la musica
e l’eco della tua voce
è il bacio della mia tristezza.

*

Firenze

Firenze dall’altura dei poggi ci abbracciava
nel saluto ventoso del biancospino.

Firenze splendeva dolce come una stella
nell’agreste incanto chiantigiano
del fiordaliso e della lupinella.

Firenze occhieggiava nel sorriso
prendendoci per mano
lungo l’Arno temibile sovrano.

Firenze è un sogno bambino
d’un amore sbocciato nel silenzio d’un mattino
nel palpito di sole autunnale
fra le argentee fronde dei salici
all’ombra del Convento di San Marco
in quel giardino.

Firenze resta nella memoria
sublime lirico incanto
o forse eri Tu al mio fianco
il volo della poesia soltanto.

*

E’ il vento che fa musiche bizzarre

Malinconico perdersi in assorti pensieri
sul lago tra le carezze della tramontana.
Le onde si susseguono
in bianche gemme sbocciate
nel radioso sguardo del biancospino fra le valli
nell’alto silenzio delle forre.

“E’ il vento che fa musiche bizzarre”
in fole di ricordi
che si affollano al cuore alla deriva
in nostalgico sventolio di bianca spuma
greve di tristezza e di zavorre.

E il vento accarezzava la valle in fiore.
I candidi boccioli dispersi tra le solitarie forre
come il nostro sguardo perso a ponente
nel crepuscolo d’un amore che si smarriva
nel commiato del giorno in dissolvenza.

*

8 otto marzo immemore

Instancabili al telaio
le nostre nonne tessevano un sogno rivoluzionario.
La giornata lavorativa di otto ore,
ideali di scarlatto ardore.

Laboriose all’arcolaio
le nostre madri ordivano la luminosa trama
di lotte e battaglie.
Di cortei e collettivi fiorivano le città
nella brezza di mille mimose d’oro.

Gelida la primavera dell’odierno otto marzo
nel graffio dell’ultimo inverno.

Mattanza sociale in balìa di un mercato del lavoro
sempre più precario.

Raccogliamo la cenere dei petali dispersi
d’un antico sogno al vento libertario
dissolto alle luci dell’alba
d’un giorno immemore e solitario.

*

Elegia nel manto di bruma

Già scende la sera
e d’azzurro la valle silente imbruna.

Protese verso il cielo
le gemme novelle
tremano nel vento
come illusioni cadute e malinconiche stelle.

Ti ho cercato
nel manto di bruma
all’ombra solitaria della pieve.

Ti ho atteso al bivio
d’un sentiero sperduto,
al limitare del bosco.

Nel bacio malinconico di commiato d’un giorno fosco
non è giunto il tuo passo lieve
come la neve.

Ti ho rimpianto nel velo di bruma.

E nella nostalgia di te
la sera in soave elegia sfuma.

*

Il cammino del poeta

Dolce incede nel marzo ai suoi esordi
il cammino del poeta.
I colli premurosi t’accompagnano
con sguardo di seta
nel sereno volo perlaceo di fugaci tordi.

E vai
nel silenzio degli ulivi d’argento
per la viottola di campagna.
Soave il pensier mio
nel sussurro del vento t’accompagna.

Laggiù dalla piana
Firenze nobile dama risplende,
ed il rimpianto di noi
verso il tuo andare solitario
sui sentieri della tenerezza si protende.

Ed eccoci ancora nel ricordo palpitante
come il maggio fiorentino,
insieme a Santa Croce
nel radioso incanto d’un giorno senza l’ombra di tristezza,
tra lo sfavillio d’accesi colori nel tripudio di pura luce.

E dal cielo della mia nostalgia
rondinella nel sospirato ritorno
nel fremito d’ali d’emozione ti sono accanto
per l’agreste via
nel trionfo cromatico della primavera dei fiorentini colli
a noi intorno.

*

Voglio amarti soltanto

Dall’altura verdeggiante di Fiesole
empiti eloquenti
cantano nel sole.

Solo per te
distendo ancora
le ali stanche al volo.

Il nome tuo
di medicea memoria
il cuore sussurra in lirico assolo.

E mi rigenero in un abbraccio
al Giardino di Boboli
nell’elegiaco canto
della brezza d’autunno fra i viottoli.

Sfuma nella brumosa malinconia di ieri
il disincanto
in una lacrima celata.

Il rimpianto
nella selva della memoria
s’è assopito.

Chiaro il tuo sorriso sorge.
Lo sguardo tuo
soave nel cielo della mia solitudine albeggia,
ed il dolore in tenerezza è placato
mentre intorno a noi
sboccia della primavera l’incanto.

Una carezza tua
dilegua l’amaro stigma del pianto.

Ed il sole riluce ancora
in un diadema di tenerezza
oltre il crepuscolo
nella dolcezza dell’ora
del cuore che sussurra in elegiaco canto...

Restami accanto…
…Voglio amarti soltanto.

*

Tango

S’incendia la notte
nel chiaroscuro d’un balera.
La melodia avvincente d’un tango
sinuosa avanza come radiosa primavera.

Petali scarlatti di passione
fra le spine della tristezza
dileguano nel volteggiare dei passi
tra il fluire dei minuti.


Il tocco sensuale del tanguero,
l’avvilupparsi di sguardi nel desiderio
che dilagano in un incendio di sguardi eloquentemente muti.

Vola via la notte
nell’arsura di tenerezza
tra il velluto del cielo nero
e sogni dispersi in sentieri sconosciuti.

S’annuncia l’alba con chiara tristezza
nelle note in dissolvenza d’un tango,
nel commiato senza parole degli amanti perduti.

*

Non ha più passi

Non ha più passi il dolore
perduto nella selva della memoria
sul sentiero d’un infinito amore.

Non ha più passi la nostalgia
smarrita nel bacio meridiano
al tuo fianco
per la fiorentina via.

Non ha più passi la malinconia
nel sospiro di te
fra i petali di luce
del mattino bianco.

Non ha più passi il rimpianto
nell’abbraccio della nostalgia di te
nella carezza dell’elegiaco canto.

*

Firenze mi palpita nel cuore

Distende l’ali la memoria
nel fremito di nostalgia
abbraccia la medicea signoria e la sua gloriosa storia.

E mi ritrovo accanto al poeta
nell’andare gioioso per la via
e ci perdiamo nella musica del vernacolo
uniti dalla tenerezza in assolo.

Ed il ricordo di Te,
Amore,
prende il volo.

Il sorriso dei poggi
Firenze dischiude ridendo materna le sue braccia
e la nostalgia nel cuore strugge e fende la breccia
nel rimpianto di noi
dove ogni giorno vissuto è baluginante lanterna.

Nel malinconico confino sulle sponde del lago
Firenze sublime dall’altura mi palpita nel cuore,
nel ricordo del coro di Santa Croce,
nel bacio agreste dei colli in Chianti,
nell’abbraccio silente ed indimenticabile degli amanti.

*

Oltre la sera

Sfuma in brumosa malinconia
il giorno in lontananza
fra le onde del lago.

Il sole esula oltre il crinale
e la sera già imbruna il sentiero.

Vola il ricordo a siderale distanza.
Si desta il cuore
nel bagliore scarlatto d’un meriggio fiorentino
palpitante d’emozione
nel bacio radioso dei poggi,

il cui tenero rimpianto
accompagna nella luce d’oro
del tuo sorriso in dissolvenza
lungo l’Arno a sera
il mio solitario cammino di oggi.

*

Ricordo

Ricordo il nostro abbraccio
lungo l’altura del forte.

Mi strugge ancora nel petto
la pioggia a San Miniato,
il nostro procedere lungo le mura del convento
di silenzio ammantato.

Sento ancora il canto dolce
d’autunno
nella danza scarlatta di foglie morte,
mentre Firenze s’assopiva nel crepuscolo di porpora.

Il tuo sorriso
sussurra al cuore
come vento d’estate
nell’elegia senza tempo di radiose, lontane giornate.

E ti rivedo malinconico e indimenticabile
in quella fiorentina via,
accanto a me
nel palpito di un sogno al Giardino dei Semplici.

Suggello d’emozione
della mia nostalgia
il bacio tuo
nel fremito di fronde d’argento dei salici.

*

Nella sera del mio silenzio

Rintocca nella notte incombente la nostalgia,
nell’aureo fluire di ricordi
dal sapore d’assenzio.

Nel giardino notturno d’un amore
intreccio soltanto per Te
un diadema di fiordalisi e viole.

E mi ritrovo
nell’empito di tenerezza
mano nella mano con te
nel vivido controluce d’ottobrino sole
per la medicea via.

Sbocceranno nel firmamento avvolgente
della mia solitudine
i tuoi occhi carezzevoli di cielo,
gigli senza tempo del mio rimpianto.

Ti sussurrerò
in un abbraccio alle porte dell’alba
dalla nobile fronte di Fiesole
l’elegiaco canto
che rinascerà nella cascata di purezza della tua voce .

Fiorirà improvvisa
della fragranza sospirata d’ un ritrovato autunno
all’ombra armoniosa di Santa Croce
il nostro bacio
nella sera del mio silenzio.

*

Come quel giorno

Apriva materna le braccia
dolce la compagna
nell’agreste incanto estivo
fra il sorriso dell’umbro appennino
a noi intorno.

Tu mi eri vicino
ed i nostri sguardi erano rapiti
dal volo argenteo d’uno storno,
cui il cuore spaesato
nella reminiscenza ancora indulge.

Quanto tempo è passato….

Occhieggiavano scarlatti i papaveri
che le mie mani di bambina raccolsero ed intrecciarono
d’infantili sogni e amore in un diadema.

Eri Tu Priamo, il mio sovrano
ed un tuo sorriso
bandiva dal cuore la segreta pena.

Ma volò triste accanto a noi la calandra
e l’antico sorriso fanciullo
mutò nel mio mesto sguardo di Cassandra.

Gentile e premurosa
la tua mano
era il rifugio della mia vita fanciulla.

Il cielo di zaffiro
in tempesta volse all’improvviso.

Già in malinconica dissolvenza balenava il tuo sorriso.
Soltanto il mio passo smarrito
procedeva nella tenebra del nulla
d’un giorno incenerito.

Ti avrebbero vegliato,
unica carezza al tuo riposo,
l’ elegiaco canto
e l’azzurro pianto del fiordaliso,
compagni del mio andare esule
senza la primavera del tuo ritorno.

Era la festa del cuore
l’umbra campagna nel tripudio di colori e melodiosi cinguettii a noi intorno.

Nel passo malinconico degli anni
nello scrigno della memoria Cassandra tutto ha suggellato.

Ed il cuore alato d’una donna
ogni alba palpita di scarlatta nostalgia
nel tuo ricordo
e ti attende in sogno
sul sentiero perduto
padre
come quel giorno.



*

Memorie d’un amore disperso

Arenato il sogno
nel naufragio sulla scogliera
dell’abbandono,
soltanto il mare
lambisce con dolcezza
il mio disincanto
e lenisce del fasciame spezzato di un cuore
il tragico schianto
nel mormorio d’onde,
compagno discreto della mia sera.

Mi sorride
con la purezza disarmante d’un bambino
il Tempo
sul sentiero radioso delle illusioni d’un idillio
perso.

Ora che dal fortunale dei miei giorni
lo sciabordio della reminiscenza biancheggia
dal mare della solitudine
riaffiora il canto sommerso.

Ed il ricordo del tuo sguardo
vinto dalla paura
mi brucia ancora l’anima
come arroventata scheggia.

Oltre la carezza fugace del maestrale
nel sospiro amaro di nostalgia
novella Arianna
ripenso al bacio d’ombra, illusione e fato
d’un antico amore disperso
al di là delle logore mura
del nostro giardino
che non ho mai dimenticato.

*

Il lied del tempo perduto

Dalla valle brumosa dei ricordi
mi guardi, triste angelo,
dolente e smarrito
col tuo sguardo malinconico e muto.

Del nostro antico amore
rosa di’inverno
nel giardino senza oblio
di un bacio sbocciato nella danza di neve
resta soltanto il nostalgico lied
del tempo perduto.

*

La musica della felicità

I tuoi passi sul viale del ritorno
palpitano nel mio cuore,
nel sorriso gioioso d’un abbraccio
all’ombra delle querce in fiore
tra il volo delle rondini
in fremente stormo.

E saremo là
ancora insieme
nel tuo sguardo ceruleo di fiordaliso
perduti in quell’abbraccio.

Nel giardino senza tempo
sboccerà il nostro empito
tra le candide rose di maggio
nella luce dell’amore
nella musica della felicità.

*

Il dolce degli angeli

Pian piano cuoceva
il dolce impasto
allegramente nel forno.

Con il frullo d’ali gioioso d’una bambina
m’affaccendavo impaziente intorno.

Il cinguettio infantile della mia voce,
il sole a mezzanotte del tuo sorriso,
mio rifugio, mia luce.

E ancora ti rivedo ad impastare,
padre caro,
l’umbra ciambella,
negli occhi tuoi malinconici
il chiarore fugace d’una stella.

Dorato l’impasto prendeva forma pian piano,
la mia fragile vita
nel nido della tua mano.

Ed ecco pronta la leccornia
nell’indimenticabile fragranza,
il dolce degli angeli.

Nella serata tiepida d’affetto
ombre di malinconia
incombevano in lontananza
nel dileguarsi del tuo abbraccio diletto.

Partisti troppo presto,
mia rondine,
per altri irraggiungibili cieli,
nel tramonto in fiamme della mia nostalgia.

*

Una luce

Assorta nell’alta marea dei miei pensieri
vago alla cinerea foce della memoria.

Nell’assenza,
stilla in perle di rugiada la nostalgia di te.
Dirupa un’altra giornata
in febbrile attesa, invano.

Sei lontano….

Non più il faro rischiara
questa notte di solitudine.
Soltanto il volo intrepido d’un gabbiano
è compagno alla mia muta inquietudine.

E dalla tenebra dei ricordi
riemerge come la folgore
l’incanto del tuo sorriso.

Una luce,
un segno del cielo,
tenero auspicio,
carezza di primavera sul mio malinconico viso.

*

Ai confini dell’inverno

Sboccia un sorriso
nel baluginare ceruleo del tuo sguardo
radioso di stella.

Soave il silenzio tuo
annuncia una lieta novella
che freme nel volo fugace del pettirosso.

Crepitano i miei passi
cercando Te
ed il sentiero dei passi perduti,
sulla brina e la neve estenuata
mentre sospira piano nel gelo del laghetto ghiacciato
la bianca giornata.

T’attenderò,
oltre ogni effimero commiato,
ai confini dell’inverno
nel respiro screziato di luce e speranza dell’alba
e coglieremo insieme le tenere gemme d’un nuovo giorno
oltre il valico delle nostre solitudini.

*

Fioriva il calicantus

Fioriva il calicantus
profumo di vita rigenereta
nel gelido inverno.

Le gemme sbocciate al cielo protese
erano le mie speranze e le mie attese
verso un incerto domani,
protette dal nido amorevole delle tue mani gentili.

Fioriva il calicantus
nel malinconico giardino
la sua fragranza s’effondeva nell’ombra d’antichi cortili
quando Tu m’eri vicino.

Crudele l’inganno della morte
incombeva nella tenebra il generale gelo.
Una bufera di neve,
fiocchi implacabili come lame
dispersero la dolce fragranza
d’un capitolato reame.

Sulla nivea distesa,
incredula e mesta all’alba d’un giorno desolato
vedevo soltanto l’orma dei tuoi irraggiungili passi
a siderale distanza.

Te ne andasti, padre
lasciandomi in nostalgico ricordo
carezza senza fine al cuore
del calicantus
la perduta, malinconica fragranza.

*

Al mio re di maggio

Candido come la neve
il tuo viso d’alabastro
ora dormi
nella bianca coltre d’un sonno lieve.

In lacrime di brina sorge il giorno,
ma per te non vi sarà risveglio, né sospirato ritorno.

Nella luce del tuo ultimo sorriso
ti spegnesti troppo presto
in un cielo di sofferenza,
mio tragico astro
nell’infrangersi d’un sogno troppo breve.

Soltanto lo sguardo azzurro del fiordaliso
una preghiera a fior di labbra
dinnanzi al cipresso che veglia il tuo riposo
ti parleranno nella carezza del silenzio
d’un amore senza fine.

Nel palpito dei ricordi
fra le onde dell’incredulo addio in cui salpasti all’alba,
mio malinconico re di maggio
il tuo sguardo tinge dei colori brucianti della nostalgia
l’oceano della mia solitudine.

*

S’affaccia il tuo sorriso

S’affaccia il tuo sorriso
alla balaustra della mia nostalgia.

Si colora
dell’autunno dei tuoi occhi
la mia solitaria sera.

Risplende del tuo sguardo
il caleidoscopio della mia memoria.

Si compone
nell’ombra del nostro ultimo abbraccio
la luce evanescente dei miei giorni.

Profuma dell’amara essenza del rimpianto
di Te
il primo bucaneve
sbocciato fra i ghiacci del mio quotidiano inverno.

*

La bianca distesa

Dove saranno andati
i nostri anni radiosi
nella luce della memoria ridestati.

Dove si saranno confusi
i nostri passi
sul sentiero d’un amore lontano smarriti.

Dove saranno finiti
i nostri sogni dissolti
alla linea d’orizzonte
oltre la corsa sulla bianca distesa.

In questa notte d’attesa
in silente veglia
al mio sguardo malinconico proteso
fra il candido volteggiare della neve
al cielo e al ricordo del tuo sorriso sospeso.

*

Dove vanno a sera i tuoi passi

Dove vanno a sera i tuoi passi
alla fine del giorno,
malinconica rondine
che aneli alla primavera, alla luce, al ritorno.

Il tuo incedere di gentiluomo stanco
sul bianco cammino di neve
procede silente fino al sospiro del mattino.

Dove vanno a sera i tuoi passi
verso lontani orizzonti.
Sul sentiero della tua e della mia malinconia
s’incrociano le nostre solitudini
e si tengono per mano in silenzio per la via.

S’intrecciano i nostri pensieri
là dove la vita e la morte hanno una sosta,
nel nostro complice sorriso
che dà scacco matto al Tempo
in un abbraccio fra le nebbie dell’oblio.

*

All’ombra dei ricordi

Cala la sera
nel dischiudersi del bucaneve
e s’affaccia alla balaustra della memoria
la nostalgia nel volteggiare della neve.

Sboccia nel cuore
il ricordo dell’umbra contrada.

Tutto nel palio d’emozione pare vicino
come l’occhieggiare d’un fanciullo birichino.

Il paese all’ombra della pieve
assopito nella calura d’estate
dormiva un sonno lieve.

La mattutina rugiada
accarezzava i papaveri e la vista
nel torpore delle colline assolate.

E sussurrano al cuore la nostalgia e la reminiscenza
prima che la notte stenda il suo manto
sul ricordo struggente che palpita
nel rintocco di Sant’Emiliano in dissolvenza.

*

Il pendolo dei ricordi nella notte di neve

Scende la neve senza fretta
in candida carezza.
Il pendolo dei ricordi
ripercorre a ritroso i sentieri luminosi della giovinezza.

Avanza veloce nella notte
la dorata lancetta
e dispiega le ali la memoria d’un giorno radioso.

Cadeva anche allora la neve piano piano,
il fiabesco volteggiare salutava in giorno d’infanzia festoso.

Le corse d’una bambina
sul lucente slittino per la bianca distesa,
il rifugio del tuo sorriso,
il nido del tuo abbraccio,
la primavera della tua mano
che faceva sbocciare di letizia ogni mia infantile attesa.

Poi d’improvviso calò la tenebra
In una notte polare senza tregua:
più il tuo passo non m’era vicino.

Andasti via,
padre,
in un’alba di ghiaccio;
da sola continuai a camminare.

La vita nel crepuscolo del sogno
non era più il fanciullesco gioco.

E avanza il pendolo mesto e muto
nella notte di neve senza posa
che narra al cuore l’antico incanto.

Ti ho perduto
e il tuo sorriso di quel giorno chiaro sulla neve
m’ustiona l’anima
nell’ incendio di nostalgia e rimpianto
più del fuoco.

*

Impressioni d’un amore in inverno

S’andava nel giorno radioso
con il cuore in volo
e il passo alato di chi si ama.

S’andava nel giorno chiaro.
Il gelo fendeva come una lama il respiro,
ma non riusciva a separare
la letizia delle nostre mani unite.

Su di me il sole gentile
del tuo sguardo chiaro.
Nel dedalo d’esistenza
l’intreccio sorprendente
delle nostre vite.

S’andava nel meriggio d’inverno
tra fiori di brina
e la danza soave della neve.
Sul mio viso malinconico
sbocciò per incanto l’antico sorriso di bambina.

Le trame degli ontani
ammantate di neve al cielo protese
parevano mani anelanti, prodighe d’attese.

Soltanto il bianco volo d’un airone
nei pressi del lago di ghiaccio
all’orizzonte d’opale stanco
sublimò nel candore d’emozione
il nostro tenero abbraccio.

*

Verrà la neve

Cadrà la neve
sui ricordi notturni,
nostalgiche falene
nel cuore solo balenanti.

I tuoi occhi torneranno a farmi sera sul viso,
coglierò l’essenza tenera del tuo sguardo
alla luce sospirata dei viburni.

Si poserà la neve
sulla reminescenza
dell’autunno in Chianti,
il bacio di commiato del nostro amore
sbocciato in petali d’emozione
in cascata d’irripetibili istanti.

Verrà la neve
a colmare le nostre solitudini siderali,
dei nostri passi sincroni e distanti.

Tornerà la neve
a consolare il cammino solitario dei perduti amanti.

Scenderà come preghiera
la nivea, soave carezza
sul nostro sguardo fiero
che indomito guarda avanti.



*

Lungo il viale bianco di neve

Lungo il viale bianco di neve
malinconico va il mio passo
nella quiete invernale.

Non odi tra le fronde d’argento
il sospiro della memoria lieve?

Lungo il viale
di candore ammantato
procede il mio andare
nel mattino di quiete irreale ovattato.

Non senti il respiro dei ricordi,
che danza nella selva
del perduto autunno di scarlatto fulgore?

Nel giardino d’inverno
si posano i fiocchi di rimpianto
in carezza di nostalgia sul cuore.

Tra la neve,
nel miraggio bianco,
soltanto per un istante
mi rivedi al tuo fianco, amore?

*

Lungo il viale bianco di neve

Lungo il viale bianco di neve
malinconico va il mio passo
nella quiete invernale.

Non odi tra le fronde d’argento
il sospiro della memoria lieve?

Lungo il viale
di candore ammantato
procede il mio andare
nel mattino di quiete irreale ovattato.

Non senti il respiro dei ricordi,
che danza nella selva
del perduto autunno di scarlatto fulgore?

Nel giardino d’inverno
si posano i fiocchi di rimpianto
in carezza di nostalgia sul cuore.

Tra la neve,
nel miraggio bianco,
soltanto per un istante
mi rivedi al tuo fianco, amore?

*

Elegia nella neve

Volteggia la neve lenta lenta,
si posano i fiocchi piano piano.

Il paese al rintocco ovattato della campana
nella nenia sussurrata d’inverno s’addormenta.

E scende la neve lenta lenta.

Cade la neve leggera e soave
con battito d’ali di perduta chimera.

Torna il ricordo a prendermi per mano
nell’ora soffusa di malinconia dell’Ave.

Brilla la vallata sotto al niveo manto.

Il mio passo solitario va assorto
per l’agreste sentiero
immaginando invano
d’averti accanto.

Il pensiero, rondine tardiva,
freme di nostalgia
volando lontano.

Il cuore palpita il tuo nome
fra l’empito dolente,
tenero ed arcano
nella cui luce non sei mai assente.

*

Solo un ricordo e nulla più

Vaga la memoria bambina
raminga e silente
sulla distesa bianca.

Fra i sentieri nella luce d’inverno
coglie nivei fiori d’un sogno troppo breve
e della malinconica nenia del vento non si stanca.

Corre la memoria
fra le argentee fronde
della selva che la neve imbianca.

E invano cerca te
nella carezza della sera
alla linea all’orizzonte sfumata di rimpianto e di blu.

Tu che sei solo il fremito d’un ricordo
e nulla più.

*

Nevica come allora

Ricordi?

Come quel giorno nevicava
ed al limitare del bosco d’argento
il cuore incredulo e lieto
tra i candidi fiocchi danzava.

Ricordi?
La tenerezza per mano
sul sentiero del sogno ci portava.

E cade la neve ancora
sulla mia solitudine,
sui ricordi che baluginano alla mente,
rilucendo nella lanterna della memoria
che arde nella silente ora.

Ricordi?
Nevicava allora.

E oggi s’attarda mesto il mio passo
solo
per la bianca via.

E adesso
vola il pensiero mio in assolo
nel turbine di nostalgia,
tra le nivee farfalle volteggianti
sulle orme palpitanti della malinconia
nel vento memore d’una antica elegia.

*

La mia vela

S’ è infranto l’ultimo sogno
sull’erto scoglio
alla deriva d’un viaggio nel volo di libertà.

La mia vela verso l’infinito protesa
biancheggia all’orizzonte di luce
solcato dall’indomita chiglia.

Non restano che una manciata di sabbia,
le illusioni disperse da una miriade di fole,
il sapore amaro della salsedine,
la carezza del grecale,
il canto del mare
che m’invita a ricominciare.

La mia vita in bianco e nero
fra il pendolo della memoria
e la sinfonia dei ricordi
fermata nel candore d’ un foglio.

*

Una coltre di neve

Biondi campi di grano
ad accompagnare il passo
verso la sconfinata foresta.

La balalaika geme triste dall’ isbà
nel ricordo d’un evanescente giorno di festa.

Il mormorio argenteo del Don,
il triste canto degli alpini,
la solitaria penna nera in testa.

Dove sono finiti tutti i fiori,
dispersi dalla guerra, dall’oblio e dal vento,
dove palpitavano al tramonto quei cuori,
stelle malinconiche nel firmamento.

Nei dolenti declivi di Russia
si sono oscurate.
Velato di plumbea morte l’orizzonte,
via si parte e più non si torna dal fronte,
dal dedalo delle foreste innevate.

E poi l’urlo del vento dell’est,
il generale inverno senza clemenza,
il passo stanco
di chi nella neve claudicante arranca
e resta.

Una coltre di neve
a vegliare il sonno
degli alpini,
parole in ghiaccio ammutolite
d’un non ritorno a casa,
un miraggio nella tormenta troppo lontano,
la canzone d’un perduto giorno di festa
un sogno assiderato nel sonno d’un campo di grano.

*

Il mare dei ricordi

La fragranza di te
dal mesto calicantus d’inverno
s’effonde nella sera.

La memoria di te
si perde nell’ombra del mio sguardo
all’orizzonte oltre la scogliera.

Fra le onde biancheggia aspra la nostalgia
che mi trascina alla deriva
nel mare dei ricordi.

Soltanto tu
del cuore mio
conosci l’armonia sussurrata ed i segreti accordi.

Resta solo l’amarezza
d’un ultimo bacio
mentre malinconica
sale nell’anima
l’inarrestabile marea di rimpianto
in lento, elegiaco, solitario adagio
fra i passi scalzi d’un perduto amore,
quando tu
compagno d'esilio
camminavi al mio fianco.

*

Il volo del nibbio

Freme alto e mesto
il volo argenteo del nibbio
fra nubi evanescenti di ghiaccio
sulla valle brumosa d’inquietudine
nella notte senza luna del dubbio.

*

Un velo di brina

Un velo di brina ammanta i miei pensieri
e si perde nella malinconia dei miei occhi neri
mentre colgo i fiori della tristezza,
nel volo di bianchi gabbiani
che fende in fremito d’ali il silenzio invernale della mattina.

Un velo di brina accompagna i miei ricordi
lassù sull’innevato crinale dei monti
ai nostri autunnali, scarlatti sentieri di tenerezza.

Ricordi, ieri?

Una coltre di ghiaccio
si stende sul cuore e sulle mani
quando palpita la memoria di te,
lontano,
ai nostri dolenti passi
nella tenebra solitaria
esuli verso il domani.

*

Care, tosche contrade

E mentre la notte
nell’inverno plumbeo sullo specchio argenteo del lago cade,
vola la memoria
dispiegando ali di luce
alle nostre care, tosche contrade,
ai tuoi occhi ridenti, miti e sinceri,
alle strade d’oro della fiorentina campagna
a ieri.

Ed eccoci ancora lieti ed erranti
nell’agreste concerto dei poggi,
nel sorriso dei colli chiantigiani
a quelle giornate radiose
malinconicamente perdute e lontane
alla tenera unione,
nel roseto palpitante d’emozione,
delle nostre mani.

*

Bianchi sentieri

Soave
il sussurro dell’inverno a sera
mi mostra il tuo viso,
sorridente e malinconico com’era.

La folgore del ricordo abbacina
e rivedo la distesa innevata,
la slitta, le corse e le risa d’una bambina
sullo sfondo argenteo dei boschi.

Il tuo premuroso sguardo
che vegliava,
la tua voce dolce più dell’autunno
che non mi abbandonava.

Timido sul nostro cammino
scorgemmo un bucaneve,
che raccolsi e ti donai,
fra le tue mani riposi il mio sogno fanciullesco e lieve.
La vita infranse la chimera
relegandola nella nebbia dell’oblio.

E ancora mi palpita nel cuore
l’immagine di noi,
mano nella mano
sui fiabeschi, nivei sentieri,
quando Tu
padre mio
c’eri.



*

Sei l’immenso

Riverbera la fiaccola di nostalgia
ogni barlume di luce
nel solare dardo che cala vermiglio
fuggendo all'orizzonte oltre la scogliera.

In ogni fremito del giorno
che sfiora il mio respiro
in ogni palpito ti sento,
mentre il ricordo di perdute sere
nel rosso d'autunno
l'anima mia ghermisce con crudele artiglio.

Tu
che sei voce d'infinito,
il sorgere del sole ad libitum
e nel giardino d'inverno della mia solitudine
sbocci col candido incanto d'un giglio.

Nella tenebra dell'assenza
prima che il mare si desti all'alba,
nel canto senza tempo
nell'elegia infinita d'Amore...
...sei l'immenso.

*

Musetto bianco

Ti ritrovo festoso ed allegro a sera,
piccolo Amico,
senza parole
nel gioioso scodinzolio
a recar luce di primavera.

Il palpito del tuo cuore,
il leit motiv delle nostre serene ore.

La dolcezza del tuo sguardo
si confonde
nel muto incrociarsi d’intesa perfetta
dei nostri occhi eloquenti.

Sfrenate le tue corse,
in lieto zampettio nella neve
danza senza tempo d’un sogno lieve.

Al mio fianco da sempre
sull’erto sentiero della vita.

La tenerezza del tuo musetto bianco,
amico mio diletto e sincero,
risplende della nota di felicità
che soltanto Tu al mio cuore rechi
mentre il giorno dilegua stanco.


A Fuchs, il mio golden retriever

*

L’ombra del sovrano

Vaga il pensiero ramingo,
come un viandante stanco
nel silenzio d’inverno.

Nel cuore
la prima voce d’una viola
sussurra dolce e malinconico l’andante.

Riposa il re
nella coltre di brina scintillante.

Nel crepuscolo di nostalgia
mi ammanto d’evanescente luce.

Calerà la notte d’inquietudine,
di solitario smarrimento.

Tu sei con me,
oltre la morte e l’umano inganno,
in ogni palpito di vita del vento.

Mi rifugio sul sentiero innevato
che nel ricordo
ancora candido biancheggia.


Non cede il mio maniero all’assalto feroce.
Dalle tenebre dell’oblio
emerge alta, chiara, nobile, la regale voce.

L’assedio infuria,
dilaga l’incendio,
il corno per la valle capitolata riecheggia.

Stanca, ma non doma
l’aurea elsa impugno,
in alto fiero lo stendardo
campeggia nell’infittire della battaglia intorno.

All’assalto trionferò,
nell’alba di vittoria compirò l’epico ritorno.

L’ombra del sovrano
su di me veglia,
come il nascente sole d’un nuovo giorno.



*

Il calicantus

Gemme di brina
sui nudi rami
si staglia nell’azzurro
il calicantus solitario.

Tra ombra e luce
d’un antico amore
ascolta nell’elegiaco canto la malinconica voce.

Qualche timida arborescenza
nel gelo occhieggia,
recando al cuore l’antica, soave reminescenza.

Già la timida fragranza
s’effonde alle nari
e riluce la fiaccola del ricordo
di giorni lontani, infinitamente cari.

Ed ecco vivida la memoria
Illumina il cuore a giorno
e per un istante
Tu fai ritorno.

Le mie piccole mani di bambina
protese a gli alti rami
nello sfondo radioso
di quei giorni preziosi e rari.

Dolci i fiorellini a stella,
le tue braccia forti e premurose a sollevarmi
a cogliere gioia e infantili sogni,
nella dolcezza del tuo paterno sorriso
caldo più di giugno,
a raccontare in fiabesco sussurro la fanciullesca novella.

Ancora osservo il calicantus nel muto giardino,
mentre geme la malinconia d’un altro inverno.

Ora che non sei più a me vicino,
il tuo passo in altro ed irraggiungibile giardino celeste posa.

Non più il profumo dei nostri giorni insieme,
ma l’azzurro fiordaliso t’accompagna
nell’eterno incanto perdutamente lontano.

Langue la fragranza solitaria del calicantus,
ricordando l’indimenticabile stagione
quando la felicità ci sfiorò la mano,
passandoci in silenzio accanto.


Alla memoria di mio padre Emilio.

*

In riva al lago mi sono fermata e ho pianto

Dilegua in rossa malinconia il giorno.
Scompare l’opposta riva
in fumida bruma
nel fremito d’ali muore un sogno fugace
esule nel cinereo volo d’un gabbiano
che svanisce nel cielo scarlatto di brace.

Si confonde all’orizzonte
dei miei pensieri inquieti uno stormo,
tra il blu e l’argento di una stagione che mai più farà ritorno.

In riva al lago
mi sono fermata.

Invano ti ho atteso,
il mio cuore
tra le fole del vento,
al tuo sorriso di stella lontana sospeso.

In riva al lago ho respirato la mia amara tristezza
nell’invernale incanto
fra le note dello struggente lied del beccheggio
del non averti accanto.

In riva al lago
inutilmente ti ho aspettato,
mi sono seduta
e ho pianto.

*

L’ultimo sole d’estate

Nella brina solitaria delle mie giornate
lo sguardo ancora a Te anela,
mio ultimo sole d’estate.

Un pianto carsico
tenace, pietrificato
il mio cuore vela
da quando all’alba
nella stagione senza nome dell’abbandono
te ne sei andato.

E ti rivedo ancora
padre
in quel mattino di giugno
nel trionfo di luce.

Il tuo sorriso
il libro fra le mani
mentre leggevi
tra l’ombreggiare frondoso della bianca magnolia,
Tu
il respiro di letizia
del mio giorno radioso.

In carezza di rimpianto mi giunge
la tua perduta voce
ora che,
sentinella memore,
veglio il tuo avello,
accanto alla bianca croce.


E non mi restano che versi sulle pagine
sussurrate parole,
empiti dolenti,
la dissolvenza del tuo tragico sorriso di commiato
in evanescente immagine.

Sia carezza al tuo riposo una lacrima di porpora
nel tramonto che il cielo della mia malinconia incendia
nella vespertina ora.

La fragranza del tuo abbraccio
rinascerà a primavera
nello sguardo malinconico di solitarie viole.

Forse
un giorno qualunque
molto lontano
all’alba ti riabbraccerò,
nel mio viaggio al termine della notte,
mio ultimo sole.


*

Edelweiss

Nella linea blu all’orizzonte
dove l’alba d’opale
bacia il nuovo giorno.

Nel palpito d’amore,
nella danza soave dell’invernale sole.

Dove fioriscono di luce
gli azzurri nevai
ti ritrovo nel passo alato del sogno
all’ombra di tenere parole,
negli empiti sussurrati
della timida primavera tra i silenti ghiacciai.

Mi smarrisco
nel ceruleo tuo sguardo
mia Edelweiss.

*

Al sestante

Dispiegata la candida vela
il mio veliero audace
nel sibilo della tempesta ho varato.

Nel mare d’ombra
della mia solitudine
t’ho incontrato.

Urla e freme il mare
nell’onda che biancheggia.
La tua voce d’autunno
nella mia anima
come la luce del faro riecheggia.

La mia rotta
nel tuo sorriso di discreto gentiluomo
hai dolcemente disegnato.

Al sestante
oltre il fortunale,
al di là del frangersi delle onde sulla scogliera
nel tuo ceruleo sguardo,
carezza di cielo,
soave per me è il naufragare.

*

Dove s’acquieta l’onda

Dove s’acquieta l’onda
lo sguardo mio
nella nostalgia della notte si perde.

E ti ritrovo
nella dolcezza vespertina
che riverbera l’emozione delle nostre sere
nel bacio argenteo del plenilunio alle acque del lago,
nella carezza soave del vento.

Tu
che nella sinfonia d’amore
sei il sospiro tenero del pensiero
nel rimpianto evanescente e vago
ad libitum
nel tenero, lirico crescendo
ed infinito concento.




*

Volo via

Veglia la nostalgia
tra le fole tristi della sera
nel manto di brina
in cui incanto i miei sogni assopiti
nell’invernale coltre.

Al di là della tenebra,
del disincanto
del gelo solitario
mi libro all’orizzonte
dispiegando rigenerate ali di luce

e volo via
oltre il mare di nuvole,
verso il sole…
e oltre.


*

L’universo dei nostri giorni perduti

La campanella alla stazione scandisce inesorabile
la manciata di brina solitaria
degli ultimi istanti.

Sulla banchina in abbandono
soltanto tu ed io.
Alle nostre spalle nel giorno d’inverno
la notte brumosa dell’ oblio.

Dolenti i tuoi sguardi mesti e muti
scivolano via assorti sui binari.

Una lacrima nei tuoi occhi chiari
compagna silente ai miei passi a sera
senza te desolati e solitari
brilla malinconica
nell’universo dei nostri giorni perduti.

*

Rien ne va plus

Ora
che il treno inesorabile dal triste binario attende
e la miriade di ultimi minuti insieme
nell’aria tersa e gelida di gennaio
all’orizzonte della mia solitudine si perde.

Ora che oltre il crinale innevato
della mia nostalgia, rondine canuta,
volerai anche tu...

Alla mesta roulette della vita
con la tragica maschera che sorride
e nasconde il segreto, antico pianto
che, angelo mio, conosci e sai mitigare solo Tu….

Fischia dolente il treno
« les jeux sont fait,
rien ne va plus ».

*

Epifania

Tersa l’aria nella mattina
fende un cielo d’opale.

La luce d’un pallido sole
illumina di mestizia
in stille di brina e lacrime
un commiato senza parole.

Il binario già attende
mesto e solitario
briciole di rime e promesse.

Candido il crinale dei monti
nel diadema bianco di neve,
ultimo valico d’un volo del cuore
fragrante di bucaneve
d’un sogno troppo breve.

*

La lanterna del cuore

Una manciata di giorni
riposa ai piedi dell’olmo
nella coltre di brina.

Una pugno di mandorle e noci
nella girandola amara dei commiati e dei ritorni,
l’ordito di luce e tenerezza delle nostre voci,
nell’anima mia silente ho suggellato
nella danza di candida gioia della mattina.

Irreali e sospese le ultime ore insieme,
in un palpito di sogno,
rilucono nel candelabro dell’Amore.

Brilla malinconica la candela,
un soffio di tristezza il mio sguardo assorto vela.

Terrò accesa la lanterna del cuore.

Arderà di nostalgia e rimpianto ogni sera,
fino al sospirato giorno
del candido sorriso del biancospino
in cui mi sarai di nuovo accanto
e nell’abbraccio senza fine mi terrai al tuo cuore vicino.

*

Dalla finestra

Dalla finestra soave è il paesaggio
al nostro assorto sguardo:
una fiabesca scena d’inverno
cui la nostalgia
sempre farà ritorno
prima che indori il solare dardo il principio del giorno.

Fumano alacri i camini
sulla piazza della stazione assonnata
nell’ora del primo mattino.

Innevato il monte Lema si staglia
nel diadema delle cime d’intorno.

Fedeli e malinconiche ,
nel procedere delle stagioni,
le azzurre vette attenderanno
alla balaustra del cuore
nella festa di primaverili colori
il tuo ritorno.

E chissà
se varcheremo
mano nella mano
lassù sul monte
quei nivei sentieri.


Chissà se ritroveremo intatti e puri
nella selva d’inverno
fra la neve dei ricordi
come i primi fiori del nuovo anno
i nostri idilliaci sogni di ieri.

*

Prima della partenza

Sfumano i giorni
in fumida malinconia
che il lago ed il nostro sguardo ammanta,

ora che la vigilia della partenza
in triste melodia
la voce struggente d’un violino al cuore canta.

Ci sarà ancora il sospirato ritorno?
Di nostalgia e agrifoglio ghiacciato
nel bianco e scintillante mattino
il capo del nuovo anno adorno.

Malinconico questo tenue sole
il nostro incedere accompagna
nel cuore rifulge il vivido rimpianto dei colli fiorentini
e della chiantigiana ridente campagna.

E via si va
rondini solitarie in dissolvenza
tu con la tua tristezza
io con la mia,
ciascuno col suo solitario tormento
in gravi passi sulla brinata via….

Del sottile incedere nel giorno assorto dopo la festa
compagno muto e fedele
il nostro tenace e tenero sentimento,
di cui testimone indulgente è solo il freddo vento.

*

Prosit! Un brindisi per Te

Un brindisi memore
innanzi alla tua foto
ora
che il tuo posto a capotavola,
padre mio,
è desolatamente vuoto
nel mare di silenti ore.

La carezza sul mio viso
dei tuoi occhi neri,
nell’anima la fiaccola ardente
e le braci del ricordo
di quando tu c’eri.

Tremula la candela,
il primo giorno dell’anno
brilla a mitigare
della vita il crudele inganno.

A recar paterna consolazione
alla mia sovrana malinconia
brinda con me il Tosco,
luce cerulea di dolcezza
nel giorno di tristezza fosco.

In alto i calici levati
un velo di nostalgia
nei miei occhi mesti.

E oggi come non mai
amaro è questo Chianti
ora che procediamo
nel sussurro d’un intramontabile amore
tenendoci in segreto per mano
su sentieri invisibilmente paralleli
infinitamente distanti.


Alla memoria di mio padre Emilio

*

Com’è triste Luino la sera

Com’è triste Luino la sera
nel baluginio di luci dall’opposta riva
una fumida malinconia dal lago sale.

E per le vie deserte
brillano argentee stagliandosi nel blu
le luminarie del Natale.

Com’è triste Luino la sera
mentre langue nel sogno d’inverno
anelando a una lontana primavera.

Com’è triste Luino la sera
assopita nella fragranza d’incenso.
I nostri giorni
nel turibolo della vita arsi,
i nostri passi sui sentieri dell’amore dispersi.

*

Quel che resta del giorno

La memoria
seduta all’arcolaio del rimpianto
a tessere l’ordito di nostalgia
infaticabile resta.

La musica lontana
nel baluginio fioco del Natale
al rintocco malinconico della campana si dissolve.

Il sussurro di perdute voci
sfuma nell’occaso fumido della festa.

Al principio dell’anno
nel gelo dell’alba
un binario vuoto e desolato
attende invano
il treno notturno
di chi non farà più sospirato ritorno.

Il fischio dolente
della partenza,
lacerando il cuore,
fende l’immota ora.

I miei occhi neri
t’attendono ancora
sui nostalgici, agresti sentieri
nel sorriso fanciullesco dell’appennino,
nel pianto solitario d’un muto giorno.

Quando l’Amore era un sogno senza fine,
sbocciato nella fragranza di rose di giugno,
un volo oltre l’orizzonte di solitudine
e Tu
nella carezza del fiordaliso
camminavi a me vicino.

*

Lied d’inverno

Giornate vivide di luce
nelle strade d’inverno spoglie e desolate
si staglia la malinconia all’orizzonte
nel gelo dell’alba che riluce
in un diadema di montagne pallide
anelanti ai colori dell’estate.

La nostalgia nel cuore
con nenia natalizia stride
in ore crepuscolari di tristezza fumide.

Il passo tuo nel sole di ieri
perso in altri tramontati sentieri,
l’immagine di te che irraggiungibile ancora mi sorride
folgora il cuore nel rimpianto d’un perduto autunno
e colma di languida solitudine
in una lacrima furtiva l’iride.


Alla memoria di mio padre Emilio

*

Alle Porte Sante di Firenze

L’erta salita, l’imponente scalinata
dal vivido candore
ancora mi biancheggia di nostalgia nel cuore.

Firenze da San Miniato
laggiù nella piana
di bellezza palpitava,
la giornata nella carezza di pioggia
ci ammantava.

In silenzio
mano nella mano
all’ombra di secolari pini,
nella solitudine senza varco
la luce d’Amore
ci sorprese malinconicamente vicini.

*

L’ospite d’inverno

Fumano di candore antico
durante la notte di vigilia i camini,
nell’attesa dei tuoi sospirati passi
ormai vicini,
del chiarore d’un volto amico e sincero.

Dal sentiero del tempo perduto
giunge nel dicembre
l’angelo canuto.

Soltanto la stella polare
in un sorriso languido e siderale
annuncia il tuo arrivo
ad illuminare di speranza
l’alba mesta di solitudine del Natale.

Il lastricato risuona
del tuo andare
di viaggiatore senza tempo.

E nel gelo bianco del giorno
ecco l’incedere soave e malinconico
del diletto ospite d’ inverno.

*

Un sogno e nulla più

Veglia la memoria nella notte santa,
un bagliore nel cielo,
e vola là
rondine fremente
a fendere della nostalgia il velo
del cuore che nel palpito della memoria
nell’ora malinconica s’incanta.

Oltre l’ombra degli anni,
viva nella memoria ho l’umbra contrada
di candore ammantata.
Tornano i miei passi a tanti anni fa
sul valico del rimpianto,
all’argenteo sentiero di un Natale lontano.

Ed il richiamo struggente dei ricordi, dolce e paterno
come un abbraccio indimenticabile
mi sorride prendendomi per mano.

Era vigilia.
La neve scendeva lenta lenta,
la collina di bianco si vestiva.
Il dolce paese nel dicembre assopito
attendeva la mezzanotte
nel rintocco lieve e solenne della campana.

Riluceva nel corridoio buio
della vecchia casa
la lanterna votiva.


Nell’antica dimora il calore della famiglia
finalmente riunita;
il sospiro della felicità
al termine di un’erta e dolente salita.

Ardeva il ciocco nel camino,
il nonno a rintuzzare il fuoco,
la nonna e la zia ad imbandire la tavola
con la bella tovaglia di lino.

I racconti di mio padre,
il mio sorriso bambino,
un sogno dormiva angelico nella culla fanciullo,
e nella selva il canto mesto del chiurlo
del rimpianto della primavera e di chi non tornerà più.

Nella tenebra della mia stanza
mi desto
al suono delle campane della mezzanotte.
Gesù è nato….

Nel dolente palpitare del cuore solo,
nella casa silente in abbandono,
sfuma in lacrima furtiva il dolce passato,
nella nostalgia bruciante
che dell’anima mia possiede il passepartout.

Soltanto evanescente e dolce
langue la stella cadente del ricordo
nel malinconico cielo blu….
Era un sogno e nulla più.

*

Riposi nel manto di brina

Riposi nella coltre di brina,
fra stille di ghiaccio.

Non più ti rallegra
il baluginio
dell’aurora dicembrina.

Ed in silenzio
innanzi al tuo marmoreo avello,
padre,
narro nel dialogo luminoso delle nostre anime
la perenne, dolce novella
del re bambinello
nel chiarore notte di Betlemme.

Ora che riposi
senza più l’ombra tenebrosa del dolore
nel sorriso invernale dell’erica
ti racconto
la novella antica,
che sia nenia al tuo sonno di giusto
nello sguardo malinconico in veglia delle genzianelle.

Ti sia carezza il bagliore della cometa
e l’ardente mio ricordo
nell’imperituro Amore
“che move il sole e l’altre stelle”.


Alla cara memoria di mio padre Emilio, nel secondo Natale senza di lui.

*

Fremevano gli ulivi d’argento

Fremevano gli ulivi d’argento
per il dicembrino declivio
e l’agreste erta
abbagliante di niveo candore.

La memoria nel sospiro della nostalgia vaga,
il cuore si desta
librandosi all’orizzonte d’un antico amore.

Ecco dall’altura,
nel sorriso dei poggi,
dolce Trevi
mi sovviene ancora oggi.

L’abbraccio dell’umbro appennino,
le corse sfrenate ed i giochi in bianco e nero d’un bambino.

Fremevano nel soffio del vento
tra le carezze della neve
secolari, gli ulivi d’argento.

Assopita nella quiete notturna la contrada
si destava pian piano
un piccolo, soave presepe
nel rintocco della campana
del Duomo di Sant’Emiliano
nel gelo d’avvento.

Ricordi quel giorno lontano?
Ridevi fanciullo
sulla povera slitta che sognavi d’argento
nel declivio innevato dei colli.

La vita ti pareva un giorno d’oro,
la speranza materna ti prendeva per mano,
mentre le campane a festa
dalla torre antica
annunciavano del Natale
il giubilo commosso,
in solenne coro.

Sfrecciava la slitta
fra le risa d’un bambino,
sull’erta della secolare badia.

Ancora ti rivedo,
mio angelo di luce in quel mattino,
sorridente miraggio
nella nevicata
della mia nostalgia.



*

L’ombra del rimpianto

La notte della mia solitudine siderale
non abbraccia mai l’ alba.

Mi desto
nella desolazione di non averti accanto.

Nel meriggio di fredda luce invernale
mi perdo
nel dedalo dei ricordi,
nell’ombra del rimpianto.

La nostalgia ha il tuo volto sorridente
il tuo passo deciso,
l’andatura guascona.

Firenze nell’autunno splendente
sembrava una donna felice
sotto un cielo di fiordaliso.

L’allegra parlata in vernacolo,
per le vie affollate del mercato di San Lorenzo,
nel cuore ancora mi risuona
fendendo il gelo del mio silenzio.

La malinconia ha il tuo dolce sguardo
quando perso all’orizzonte
contempli il rosso levante,
verso Fiesole,
l’anima tua s’annega nel crepuscolare dardo.

Sbocciarono idilliache parole
e petali di sentimento
nel palpito d’autunno,
nel bacio puro della prima neve,
nel sorriso fragrante di tenerezza del calicantus,
quando l’amore ci passò accanto
e fiorì del cielo dei tuoi occhi l’elegiaco canto.

*

Le ceneri del giorno

Dimenticato
riposa nel manto di brina
solitario l'olmo.

L'aria immota non freme
d'un grido, d'un volo
nel languido scintillio
dell'agrifoglio.

Petali di disincanto
spine di solitudine,
ciò che resta del giorno.

Il tuo nome
lontano
il cuore mestamente ancora sussurra.

Soltanto Tu
nella notte
soave come la prima neve,
con la tua divisa grigio azzurra,
il tuo sorriso d'autunno
sul sentiero del mio rimpianto
farai nella reminescenza ritorno.


Alla memoria di mio padre, nel secondo Natale senza di lui.

*

E chissà cosa resta

E chissà cosa resta
del perduto cielo azzurro e terso
dei tuoi occhi smarriti
in un sorriso vacuo e nebuloso.

Solo l’eloquenza del silenzio,
il fremito dell’anima
in uno struggente sussurro.

E chissà cosa resta dell’oro delle tue chiome,
della tua vita assiderata dalla malattia,
della lontana musica
d’un antico giorno di festa.

Forse nel ricordo brumoso,
dalla selva della solitudine
occhieggia ancora una malinconica stella.

O i sogni assopiti
nell’inverno senza clemenza
sul sentiero dei passi perduti
nell’odierno nulla,

dove sbocciavano
all’ombra del tuo sguardo fiero di fanciulla
nella fragranza di speranza
viole e nepitella.

*

E come allora sorridi

La malinconia del mio sguardo spento,
ghermito dalla tenebra,
orfano di luce
un giorno, nel passo gelido dell’alba.

Tremule e tristi brillano le candele d’Avvento,
la tramontana porta l’eco
d’una perduta voce
lontana.

Tornerà il trionfo cromatico
Nella fragranza di viole a primavera.

Volerà ancora
nella porpora vespertina
la rondine verso sera.

Canteranno di vita e di speranza melodiosi i nidi,
i sentieri s’ammanteranno di nuovo di gigli e fiordalisi.

Tornerà la dolce stagione
nell’elegiaco incanto.
Soave sarà della valle il radioso risveglio
nel muto pianto profumato del calicantus
e del mio passo solitario
nel mesto esilio del non averti accanto.

Chissà se dai campi elisi
ancora m’ascolti
e come allora sorridi.


Alla memoria di mio padre Emilio

*

Un sogno e poi nulla

Il ricordo è una nevicata di ricordi nel mattino.
I tuoi passi ed i miei,
padre,
l’incanto d’un fiabesco sentiero di bianco ammantato
il mio sorriso bambino
nel tuo sguardo radioso come biancospino fiorito .

La tristezza è mia madre fanciulla
che dipinge un acquerello da nulla.

La nostalgia è un sogno dissolto
assopito nella culla.

La malinconia è un volo mai spiccato,
un bacio perduto
nel tramonto di lontane sere
fra le gemme di brina del dimenticato agrifoglio.

La solitudine è il freddo avvolgente
d’un focolare spento,
una stella nella tenebra languente...

Il rimpianto del tuo abbraccio che all’alba mi ha lasciato,
la memoria crudele che arde nelle meste candele d’Avvento,
una poesia scritta con l’anima in fiamme
finita in cenere….

La nostalgia è il tuo bacio in dissolvenza,
la tua paterna carezza
che in ogni respiro mi manca,
l’ombra tua amorevole alla mia culla
mentre la neve dei ricordi
nella notte d’infinita assenza
il mio sentiero di malinconia imbianca.

Il rimpianto è una nenia,
il canto sommesso d’un pettirosso
senza più nido
che nel gelo d’inverno in volo esule frulla…

Il disincanto ha l’amaro tuo profumo
d’un sogno dileguato
e poi nulla.

*

I colori del tuo inverno

Il cielo della mia tristezza
si colora dell’azzurro intenso
dei tuoi occhi tersi
sul sentiero dei ricordi fugaci dispersi.

Bruma struggente
le nubi cerulee del tuo sguardo assorto
assopito nel giardino innevato
d’un mattino mai sorto.

La malinconia
si tinge dell’argento delle tue chiome.

La mestizia
ha il flebile suono della tua voce,
candido scricciolo
ostaggio d’una selva ostile, senza luce.

La mia nostalgia
freme nelle diafane farfalle di bianca magnolia,
le tue mani,
ostaggio d’ un tragico ricamo
fra trine di solitudine,
assenza,
nella segreta senza speranza della malattia
immemore di ieri,
orfana dell’oggi e del domani.

*

Il malinconico abbraccio dei ricordi

L’abbraccio malinconico della valle
di brina ammantata
colora d’argento e nostalgia
la mia mattina.

Sul sentiero silente
le ultime foglie ingiallite
turbinano nell’eco
dei tuoi passi in dissolvenza.

Vacue salgono al cielo le memori ore
nel segno incolmabile dell’assenza.

All’orizzonte della mia solitudine
spoglie le nere trame dei faggi
si confondono
con le perdute stagioni porpora
nel bianco e nero d’un inverno senza fine.

Come il ricordo bruciante del tuo ultimo sorriso,
padre mio,
all’alba dell’addio
m’incendia il cuore ancora.

*

Dove a sera vanno i tuoi passi

Per gli agresti sentieri
vanno i tuoi passi
nel radioso giorno,
nel risplendere della chiantigiana campagna
che ti sorride intorno.

Lungo l’Arno mormorante
t’inoltri solo
verso il Girone,
fra la sinfonia di ricordi
nel caleidoscopio dell’emozione.

Ti è compagno il malinconico fremito d’ali
di rondini in volo
nella campagna assopita nel sole scintillante;
ti segue l’ombra del mio cuore
in dolce assolo.

Quando t’inerpichi assorto
al francescano colle dell’ Incontro
con passi gravi e stanchi
per l’erta strada,
ti sia carezza il mio ricordo
nel bacio fragrante della rugiada
che ti sussurri quanto mi manchi.

Dove alfine a sera vanno i tuoi passi mesti
da te
volano nel crepuscolo di nostalgia
i miei pensieri
E ti raggiungono sui verdeggianti sentieri
Nei colli di pini e ulivi.

Tu,
dolcezza del mio presente,
come il sole di mezzanotte,
rifugio di tenerezza e stella polare
nella mia vita alla deriva
resti.

*

Ti porto con me

TI porto con me
nel mattino di dicembre.

Sotto i miei passi
il crepitio gelido del bianco manto.

Il sorriso azzurro dell’alba a levante
mi sorprende nella nostalgia di te
e mi sei accanto.

Nel silenzio fiorito di brina della valle
sboccia il giorno incipiente.

A distanze siderali
uniti nel respiro
sei con me,
mia stella di ponente.

Ti porto con me
mio candido giglio
nel canto gelido del vento,
nel bacio d’ombra solitaria del cuore.

Mi avvince l’amaro profumo della tua lontananza,
mia rosa di settembre.
Tu che dell’amore
sei trionfo di luce,
fiorentina armonia e sublime concento.


*

Firenze mi palpita nella memoria ancora

Firenze mi palpita nella memoria ancora
sublime in quel nostro autunnale giorno
nel risplendere di marmi policromi
che sbocciavano in marmorei capolavori a noi intorno.

Ora al crepuscolo
nella purpurea ora
torno sola sul sentiero della nostalgia
alla stazione fiorentina,
tanto cara in ogni mio sospirato ritorno.

Il tuo sorriso luccicava
in fondo al binario,
la selva incantata del tuo abbraccio
rischiarava il mattino mio gelido e solitario,
caldo il novembre era per me più del maggio.

C’inerpicavamo poi a San Miniato:
all’ombra del benedettino convento
il tuo bacio
nel ricordo imperituro ho suggellato.

Insieme si procedeva mano nella mano.

Musica dell’anima
i nostri cuori unisoni
felici e increduli
d’un sogno d’amore che correva
come un fanciullo verso il sole
sui colli, lontano.

Soave e maestosa
la Galleria degli uffizi
ci accolse fra le sue armoniose braccia.

Dispiegava il nostro amore
le sue ali di sogno,
nello sbocciare niveo di gigli,
fragranti di parole sussurrate e teneri auspici.

*

Di brina ammantati

Di brina ammantati i miei pensieri
assopiti al tuo fianco
per gli agresti, chiantigiani poggi
dai dolci sentieri.

Di brina ammantata la mia sera
anelando a te
mia fugace rondine
d’una lontana primavera.

Di brina ammantati i miei rimpianti
quando mano nella mano
si procedeva insieme
nel palpito dell’autunno
dei colli fiorentini rosseggianti.

*

Dicembre

Assiderate nel gelo della solitudine
all’ombra del perduto autunno
le viole di settembre.

Nel giardino del disincanto
languono in gemme di ghiaccio
e perle di tristezza.

Nella malinconica danza notturna
dei candidi fiocchi
dispiegano argentee ali le nostalgie
nel cielo di dicembre.

*

Quando il Natale era in bianco e nero

Il torpore
d’un indifferente Avvento
anima le strade
di commerciale frenesia
nelle serali ore.

Sul sentiero della memoria
la mia nostalgia
riprende il cammino per l’agreste via.

E mi ritrovo nell’agreste abbraccio
d’un giorno di Natale
nell’umbra contrada,
tra i filari argentei degli ulivi.

Il soave rintocco della campana
lieto e giubilante nell’austero dopoguerra
annunciava la festa ormai lontana,
mentre la malinconia per le strade erra.

Non c’erano regali,
poche le leccornie,
poveri i balocchi,
ma il mattino riluceva
di piccole stelle,
i gioiosi sorrisi nei fanciulleschi occhi.

Una manciata di noci,
una mela, un mandarino.
Di poco si rallegrava il cuore bambino.

Fioche le luci,
il santo giorno si riempiva
della carezza dinnanzi al camino
di perdute, familiari voci.

Ed ecco che il ricordo dilegua
nel tramonto della mia nostalgia.

Clacson, luminarie, canzoni assordanti,
addobbi scintillanti
banalità e frivolezza per la via….

Dell’antica fiamma d’un lontano Natale d’amore
resta solo nel cuore
la baluginante lanterna
nel bianco e nero di malinconia.

*

Oltre gli azzurri monti

Vola il pensiero
oltre gli azzurri monti,
sognando la primavera,
il domani e boreali orizzonti.

Mille voci per la strada
sbocciano nella sera.

Soltanto tu la luce
nel viaggio della mia notte
senza sestante,
finchè l’alba dolcemente cada
nel bacio di porpora a levante.

A distanze siderali il tuo respiro
si confonde col mio.

Di Te
soltanto il malinconico sorriso
si confonde nel gelo della via
nel serale scintillio,
fra il baluginare di luci della mia nostalgia.


*

Occhio di cielo

Scende la sera d’inverno con nostalgico velo
fra trine di malinconia e perle di brina.

Occhi di cielo,
l’espressione dolce
nella luce del vespro
a sanare le dolenti ferite
d’un esilio esistenziale
infinitamente aspro.

Si smarrisce la parola
ed il cuore indulge
nella selva d’emozione
dinnanzi ad uno sguardo d’aurora
radioso e mite.

Chissà per quali erti sentieri
ed impervie salite
si saranno inerpicati sereni
i tuoi passi,
nel volo grigio di rondini e svassi,

nel dileguare di primavere
nella fragranza amara
di viole solitarie,

tu che sei il respiro di speranza
e tenerezza delle mie sere.



*

Sogni al vento

Una fola gelida di tramontana
l’ultimo sogno sospinge alla deriva.

Dei gabbiani il volo frenetico e stridule grida.

Nell’amaro sentiero dell’andare
in lontananza
il passo si perde nel malinconico sguardo dell’erica
all’orizzonte baciato dalle prime luci dell’alba.

*

Il silenzio del mare

Nel mare del tuo silenzio
torno a naufragare.

Onda senza più sogni
mi trascino alla riva.

Travolte dal fortunale,
lacerate le speranze mie,
troncati ormeggi e sartie.

Le tue illusioni,
ombra malinconica delle mie.

Lontano,
sempre più lontano
nell’amarezza tua invincibile
vai alla deriva.

Nella burrasca dell’esistere
m’infrango sulla scogliera
del mio disincanto.

Soltanto
nel maestrale del tuo sguardo
riprendo a navigare
e mi sorprendo
nel canto del mare
di nuovo
a respirare.

*

La carezza della neve

L’aria di neve pervade gentile il dicembre,
dimentico del malinconico pianto
d’appassite rose di settembre.

Il cembalo dei ricordi
tintinna soave nella mattina.

Nel balenio della memoria,
le tue alabastrine mani
m’accarezzano anche ora che siamo
inesorabilmente lontani.

Eleganti ed armoniose le tue mani da pianista,
ombra delle mie,
m’offusca nel rimpianto la vista
che in dissolvenza si perde nell’opale del cielo.

E come l’incedere silente dell’inverno
cadrà la prima neve
a placare della tristezza l’ardente velo.

Nella dolcezza del sogno
il bacio della nostalgia
consolerà la valle ghiacciata della mia solitudine.

La musica indimenticabile
suggellata nel cuore
suonerà soltanto per noi.

Soave sarà la carezza
del primo fiocco di neve.

Tornerà il sospirato tuo passo lieve
a tingere di tenerezza
il gelo solitario delle mie ore.

*

Per il sentiero solitario

La bianca ghiaia segna il cammino
dei miei passi assorti e pensosi
nel freddo fumido del mattino.

Già l’agrifoglio rosseggia
da un tappeto di muschio,
mentre nel cuore della malinconia
langue la porporina scheggia.

Vanno i miei passi
per il bosco d’inverno
nell’inverno dolente del cuore.

Nemmeno il canto del pettirosso
risuona nel silenzio della brina d’intorno
per il sentiero solitario
d’un perduto amore che mai farà ritorno.

*

L’agrifoglio


Crepitano i miei passi
sul sentiero ghiacciato.

L’aria non freme d’un sussurro, d’un volo.
Silente tace nel giorno persino l’usignolo.

Un altro inverno senza il sole del tuo sguardo
è tornato prima della neve.

Procedo sola
nell’abbraccio del bosco.
Più non mi veglia l’azzurra viola
assopita nel sonno lieve.

Soltanto
occhieggia scarlatto
tra le gemme di brina l’agrifoglio,

mentre la memoria
il cuore indifeso ghermisce
con crudele artiglio.

E sul sentiero d’inverno della mia solitudine
si perde il nostalgico canto
di chi esule va
nell’alba di ghiaccio del non ritorno.

*

Al sestante dell’ anima mia

Incombe il fortunale del vivere
nel sibilo del vento
sulla mia vela senza più rotta,
spezzando furioso l’ultima sartia.

Tra il bianco bagliore delle onde
Ruggisce il mare,
rovinano i marosi
nella notte di burrasca, inquietudine e frenesia.

Ed ecco dalla tenebra
nel cielo di piombo si svela una luce.
Gli occhi tuoi di polare stella
m’accarezzano radiosi,
mi soccorre la tua voce.

Ci sei Tu,
soltanto Tu,
ancora Tu,
al sestante dell’anima mia.

Nell’abbraccio blu dell’orizzonte
per sempre Tu
alla deriva d’ogni umana certezza
il nostro bacio
dove il cielo sfiora il mare,
nel palpito d’amore, allo zenit di poesia.

*

Impavido

S’ammanta di nebbia la tenebra che incombe sul viaggio,
e tu sfidi ancora il mare con Impavido coraggio.

Non più il dardo solare t’accompagna nel crepuscolo di porpora,
solo il sibilo del vento
ti urla che sei solo, ora.

Nemmeno la luna a rischiarare la rotta.
Smarrito il sestante,
i marosi ti ruggiscono contro
mentre alla deriva sei sempre più distante.

Il tuo sguardo intrepido
si perde nella notte
ad una stella assopita anelante,
ed il fortunale ti rapisce con urlo implacabile.

Ed ecco,
sferzato dal vento e dalle onde,
plachi la tempesta.

Grigio, stanco, ma non domo
rialzi fiero la testa,
riprendi sicuro il timone, viri.

Dominano di nuovo l’orizzonte,
dolce signore delle maree,
i tuoi occhi malinconici e solitari.

Dal mare diradate le nebbie,
lontano il fortunale
acquietato nel primo, carezzevole sole
rinasce della vita il sublime grido.

Tu trionfi alla linea d’orizzonte
sul pontile di comando,
un sorriso celato da una lacrima...

…Impavido.

*

Il viaggio

Ti rivedo alle prime luci dell’alba.
Il passo deciso e grave,
mio malinconico miraggio.

Palpiti ogni notte nel mio sogno
nel profumo amaro di nostalgia,
mia nivea rosa di giugno.

Fischia inesorabile il primo treno,
dal binario gelido e mesto
di un inverno feroce.

Ti affretti
e mi giunge l’eco indimenticabile della tua voce,
le ultime disperate parole
prima dell’imminente viaggio.

Esule il giorno
sfiora una notte d’abbandono che gela il respiro.
Un dolente ed affrettato bacio di commiato
invano insegue un ramingo sole.

Non c’è più tempo,
il cammino è già segnato.

Resta solo l’arcobaleno in dissolvenza
il ricordo evanescente del tuo sorriso
nel tempio della mia memoria.

E ti allontani così senza voltarti indietro,
mia ombra di bruciante nostalgia,
un gentiluomo nella bruma della mia inquietudine.

Soltanto una lacrima di ghiaccio
il mio sguardo annebbia,
mentre bevo dall’ amaro calice rimpianto e rabbia
nella notte senza fine d’una polare solitudine.


*

Il volo della memoria

Immota l’ aria gelida e silente
non freme d’un volo
nel mattino dell’ultimo autunno languente.

Si desta la memoria
dispiegando rifulgenti ali di fuoco
nella nostalgia bruciante in assolo.

Il primo raggio di sole si frange nel bosco
assopito in gemme di malinconica brina
che d’oro accende.

Ed il ricordo nel cuore
come un bambino gioioso ride,
illuminando il giorno grigio e fosco.

S’apre innanzi ai nostri occhi,
tra filari di marittimi pini e vigne,
la strada d’argento nel verdeggiante Chianti.

Intorno a noi il canto d’emozione,
l’abbraccio solatio delle dolci colline,
il sorriso armonioso del paesaggio tosco:

rifugio dove la tristezza più non stride,
nella sinfonia d’amore
d’indimenticabili ore di tenerezza vivide.

*

Canta gentile il ricordo

Canta gentile il ricordo
cortese menestrello
sussurrando al cuore,
mentre la nostalgia affresca
sulle pareti tristi della mia dimora
un vivido acquerello nel bianco mesto di silenti ore.

Si dipingono della giada dei tuoi occhi i miei pensieri,
quando nel palpito della memoria
ripercorro al tuo fianco
fra le querce del Chianti
i nostri dorati sentieri.

S’accende della musica soave della tua voce
il mio giorno,
quando bastano le tue parole di tenerezza fragranti
a cancellare il gelo dell’assenza
e non siamo più distanti.

Nel cielo terso da te volo,
piccola rondine sulla via del lieto ritorno.

Si tingono della luce del tuo sorriso
le mie solitarie strade
quando con il mattino radioso del tuo sguardo
m’accarezzi,
nel giorno rifulgente dell’esser con te
dove la tenebra della mia inquietudine mai non cade.

*

Vie

Chissà dove andranno i tuoi passi,
lenti e pensosi
lungo i filari dell’Arno
tra caduche foglie e sassi,
tra agresti armonie.

Scende la carezza dell’ultimo sole sui poggi,
svetta alta e fiera Fiesole,
mentre cogli come fiori notturni le mie sussurrate parole.

Eccoti
al mulino del Girone,
con lo sguardo assorto
a sfiorare lo stormo dei miei lontani pensieri
e l’ombra sfumata di dolcezza crepuscolare
d’ogni mia recondita emozione.

Ognuno con la sua tristezza va
verso sera
dimenticato tra la folla indifferente per le vie.

Nel bacio del tramonto
si prendono per mano
le nostre solitarie malinconie.

Vola la mia nostalgia al tuo fianco
ed eccoci passeggiare in Piazza di Santa Maria in Fiore
sotto le arcate del Duomo.

Nello splendore dei marmi policromi
i nostri cuori lontani
palpitano nell’armonia dell’amore unisoni.

*

Kyrie Eleison

S’innalza sublime il canto
di gregoriana scuola.

Rispondimi,
mentre T’invoco
dal mio abisso
sola.

Un ricamo d’armonia empie il chiaroscuro
della navata fra luci e ombre.

Profumano dall’altare
ultime, le candide rose di novembre.

E’ fragrante d’incenso la mia tristezza,
che si perde oltre la vetrata rinascimentale del rosone
nel mattino di radiosa vividezza.


Nel contrappunto del mio segreto dolore
ascolta, Signore
la mia voce.

La tenebra nella valle solitaria
vela la notte d’inquieta attesa.

Sii Tu il mio faro,
l’ infinita luce
fino all’alba di rinascita
dell’anima mia fragile
nella ricerca di Te
silente
come farfalla notturna alla lanterna
sospesa.

*

Fragranza di malinconia

La malinconia occhieggia
nelle rosse bacche d’agrifoglio
dall’uscio socchiuso del rimpianto,
fra le ceneri d’illusione perduta
posate sulla dimenticata soglia.

La tristezza profuma di cipresso e di pino
nella mia sera,
quando per agresti sentieri
nell’aria fredda di un anonimo giorno
ancora camminavi a me vicino.

La nostalgia si perde nelle brume
là, nella silente brughiera.

Freme l’ assenza, compagna del mio cuore dolente
e dispiega le ali la memoria
nell’ ora implacabile d’un agosto lontano
che dal silenzio dell’anima riprende voce,

sotto lo sguardo dei colli
assopiti nella canicola della stagione di luce
d’una solitaria ed assolata erta.

*

Il sentiero dei ricordi

Rammenti?
Dolci i poggi ci sorridevano
in perle di rugiada rifulgenti
nell’autunno d’oro.

S’inoltravano i nostri passi
nell’agreste incanto
della natura in soave coro.

Nel cuore di tenebra dell’oggi
s’accendono come fiaccole di rimpianto
quei fugaci, effimeri momenti.

Si andava all’ombra del querceto.
Terso il cielo del mattino splendeva
specchio sereno d’un giorno quieto.

Erta la salita nel filare dei marittimi pini,
si andava mano nella mano
lo sguardo fiorito di sogni ottobrini,
l’entusiasmo rapito di bambini.

Cometa di rimpianto e nostalgia
d’un giorno d’oro
inesorabilmente lontano.

E mentre m’inerpico sola
per l’austera salita
fitta di spine e rovi
di prealpini, ombrosi sentieri
sento ancora il calore autunnale della tua mano,

m’illumino ancora del sole radioso
di noi,
dei nostri giorni,
del nostro amore…..

del sogno dissolto,
di ieri.



*

Sei l’immenso


Azzurro pallido
il cielo di novembre nel mattutino freddo scolora.

Vela nella tempesta sferzata
senza più porto
all’ultimo lido,
nel disincanto amaro del’esistere
da te approdo.

Il cielo terso e indifferente
anela ai raggi scarlatti e porpora
del sole d’estate
nel silenzio dell’ora incombente.

E mentre nella giava di solitarie stagioni
trascorro vuote e grigie giornate,
mi perdo nel vento del nord
in nubi lievi d’argento e d’oro di rimpianto
mentre ti penso.

Rondine di nostalgia
volo verso l’orizzonte,
verso te, mio sole,
che più del cielo sei l’immenso.

*

L’ultima rosa


Nella carezza gentile
d’un autunnale giorno,
un semplice dono floreale
un sospirato auspicio,
il librarsi sulle ali
d’un felice ritorno.

L’ultima rosa del giardino assopito
nel manto di brina.
Un sorriso di fanciullesco, rinascimentale incanto
il protendersi tenero del bocciolo
dalle mani di una bambina.

Vermiglia
del crepuscolare bagliore del sole,
dorata come la strada senza ombre dell’infanzia,
emozionante nella musica della memoria.

Screziata dei colori dell’iride,
la rosa del commiato
fra spine di solitudine
si tinge dei colori dell’arcobaleno.

Sguardi commossi
un bacio affrettato
nella malinconia del sole in declino
oltre il crinale dei monti
d’un giorno fugacemente sereno
esule verso solitari orizzonti.

*

Per la dolce erta

Ancora c’inerpicheremo
per la dolce erta
nel verdeggiare dei poggi,
fra l’ombreggiare di marittimi pini e tamerici
nella superba corona dei colli toschi.

Il sole di nuovi giorni
dileguerà la gelida bruma
dei miei giorni inquieti e foschi.

Ancora saliremo oltre San Miniato
ed il rinascimentale forte,
nel trionfo dell’amore
che dissolve la morte.

Felici d’esser insieme
con passi di gioia costelleremo Pian de’ Giullari,
perdendoci nell’ autunnale palpito d’un abbraccio.

Tornerò a respirare
destandomi dall’incubo nel soave sogno,
nel tenero inverno avvolgente dei tuoi occhi chiari.

*

Luce di novembre

Sinuosa la danza blu di onde
mi sorprende in sfavillio di luce
d’ inoltrato novembre
nel bacio soffuso del sole.

Il bruno scarlatto
nell’abbraccio del crepuscolo
accompagna i miei passi
nella malinconia di sempre.

Lontane e raminghe
le rondini sono volate via
nel fremito inquieto d’ali esuli
oltre l’orizzonte d’oro.

E tu con loro.

*

Controluce

Langue l’autunno
nel pianto silente di foglie.
In frammenti di tramonto
l’oro malinconico del noce rifulge.

Dove si sarà dissolta
dei nostri giorni insieme
l’antica, calda luce?

Resto sola
nell’ultimo barlume
tra fole gelide
di scarlatto fulgore.

Rapiti i miei pensieri
nel controluce ardente
della mia nostalgia
volano verso te
nell’evanescente chiarore.

Come foglia raminga
senza requie
sospinta dal vento inclemente
mi rifugio nella selva incantata
delle tue braccia, amore.

*

Mille gru


Mille viali
abbiamo attraversato fianco a fianco
nella pioggia radiosa degli ultimi dardi crepuscolari.

Mille sogni
si disegnano nella dolce smorfia sorridente
del tuo musetto bianco.

Mille gru
dal mio cuore solo
quando ti guardo in un palpito
nel tuo scodinzolio tenero e devoto
verso un domani di speranza prendono il volo.

Mille sentieri
valicheremo ancora vicini
nell’abbraccio delle valli d’oro.

E s’accenderanno del dolce autunno
dei tuoi occhi miti e neri,
nell’andare festoso dei tuoi passi
per le fulgide stagioni
di oggi e di ieri
mille luminosi mattini.

*

Dove portano

Dove portano
della nostalgia i dolenti passi
ritrovo il sorriso agreste
della fanciullezza di ieri
nella corsa a perdifiato
fra gli ulivi d’argento.

Dove mi conducono malinconici gli occhi
nella carezza grigia
delle umbre contrade,
si smarrisce il cuore in volo
fra le antiche, dolci strade
baciate dal vento.

Dove recano del rimpianto
i teneri sentieri,
mi perdo nella luce d’autunno
evanescente,
nella fiaccola d’amore
d’un giorno d’ oro
che pareva senza fine
quando tu c’eri.

*

Ultimi petali d’autunno

Volano via gli ultimi petali d’autunno
nel vento della mia malinconia.

Si confondono nella volta opaca ed indifferente
d’un cielo di madreperla.

Vanno i miei passi senza fretta
pensosi e solitari.
Lontane le contrade,
i vicoli ombrosi, le antiche scalinate
dei Lari.

Giunge la sera silente
cullando fra onde di ricordi
il tuo sorriso in dissolvenza,
perduto
in una selva senza luce
di nostalgia stridente.

*

Si andava

Si andava
all’ombra di secolari querce,
mano nella mano,
su un tappeto di caldi colori
per i sentieri soleggiati del Chianti
nell’autunno rosseggiante.

Si andava
nel palpito d’amore
sulle strade della tenerezza,
volando nel fremito d’un bacio
all’orizzonte albeggiante.

Si andava,
ricordi?
nel palio d’emozione
a cogliere i giorni dorati d’ottobre
nella vendemmia serena
d’indimenticabili ore.

Si andava
fianco a fianco
con l’anima che cantava
verso l’altura di bellezza senza pari
del Piazzale Michelangelo
e oltre.

Lassù gli ombrosi pini
tra il verde incanto di Pian de’ Giullari
nel mattino radioso
dal sorriso di fanciullo
di luce bianco.

Io e te,
amore,
leggeri come fiocco di neve
col passo alato
in un idilliaco sogno di dolcezza lieve.

*

Come il sole all’improvviso

Dissolve il grigio di novembre
nell’oro scarlatto del carpino bianco.

S’incendia nel dardo del sole
il mattino assorto e bianco.

Sussurra l’autunno
il dolce canto tra il fogliame
per gli ombrosi sentieri
dell’ assopito bosco.

Aspro il novembre nel paesaggio prealpino,
indulge il cuore nei ricordi
allo sguardo radioso dei poggi fiorentini,
allo splendore dorato dell’appennino tosco.

Ed ecco il tuo sorriso
torna ad illuminare
come il sole all’improvviso
il mio giorno malinconico e fosco.

*

Memorie vane

Incedono i miei passi
sul mesto fogliame
nel riverbero infuocato dell’ultimo sole.

Ondeggiano nel cielo al crepuscolo
terso di malinconia
nubi lontane.

Vanno pensosi
i miei passi
calpestando ceneri di ricordi,
petali caduchi d’illusione
nel turbine autunnale
di memorie vane.

*

La pioggia nel parco


Sogna il parco
nella pioggia d’autunno.

Il pensiero assorto
si perde nel dissolversi
del colore scarlatto
in ruggine e bruno assopito.

Lontano va ramingo il giorno.

Ticchetta
ogni stilla d’argento,
eco di voce diletta.

Scivolano via
nel pomeriggio brumoso e silente
le ore.

Nere trame
i rami del faggio
al cielo di perla levati
sussurrano una preghiera.

Le ultime foglie
del solitario faggio
languono in terra sparse.

Chissà dove sarai tu adesso,
nella dolce carezza della sera
sui toschi poggi,
mentre ti perdi fra i sentieri
costellati dai nostri passi di ieri,
profumati di ricordi e solitari cipressi.

*

Rifugio dell’anima mia

Si andava fianco a fianco
uniti nell’abbraccio dell’autunno
d’un quieto mattino tosco
che indugiava sereno e stanco.

Lassù sui poggi,
oltre l’impervio declivio
c’inerpicammo
su per le antiche, mamrmoree scale.

Superbo il paesaggio
delle dolci colline del chianti
nel vento tiepido
accarezzava i nostri rapiti sguardi d’amanti.

S’accendevano i poggi di caldi colori:
macchie di giallo, ruggine e rosso vivo.

Nel palpito dei cuori
pareva una festa.

Oggi
che il freddo e plumbeo autunno lombardo
indifferente i boschi indora,
da te volo,
rifugio dell’anima mia,
nella nostalgica ora.

Di quelle tenere illusioni,
di quei giorni radiosi, effimeri come un sogno
della luce d’amore sul tuo viso
soltanto il ricordo bruciante
nella tramontana del mio rimpianto resta.

*

Sul sentiero d’aceri rossi


Rammenti quel giorno
il fulgore fiammeggiante d’autunno
che risplendeva a noi intorno?

Il radioso sorriso dei poggi
non m’abbandona mai nella memoria
nemmeno nella nebbia malinconica d’oggi.

Le rondini
in fremente volo
annunciavano l’arrivederci.

Il cuore nel balenare d’un tenero attimo
non si sentiva solo
all’ombra dell’illusione di non perderci.

Un pianto carsico
pietrificato, bruciante
mi stride nell’anima.

Quanto vorrei,
invano,
che accanto a me, amore
ancora tu fossi.

Andavano soavi e lievi i nostri passi
nello sguardo paterno d’autunno.

Le nostre mani intrecciate
erano ponti d’idilliaca speranza
verso il domani
nel crepuscolo struggente d’un bacio
sul sentiero d’aceri rossi.

*

5 novembre

Son qui
con gli occhi stanchi di mestizia tersi,
fragile come la bambina che tanto amavi allora.

Bianchi nella neve del rimpianto
i crisantemi ti vegliano
nel mio perenne ricordo ogni ora.

Il vento scarmiglia
le mie brune chiome.

Nel bianco e nero d’un eterno silenzio
dal marmoreo biancore
spicca il tuo nome.

Ed il tuo sorriso
ancora mi fa sera sul viso.

Dove sarai,
nei campi elisi,
ascolterai il mio canto?

Ti placherà nella dolce consolazione
del giorno d’oro senza fine
l’azzurra carezza dei fiordalisi?

Dove saranno finiti i petali di cenere,
i fiori di ghiaccio
dei nostri giorni bruciati e persi?

Guardo la vita
dietro un infrangibile vetro.

Indietro non si torna.

Sul cuore mio assiderato
resta indelebile la tua orma.

Mai più
mia rosa di maggio
potrai
sul viale della mia malinconia
far ritorno
nel controluce al tramonto
delle mie nostalgie.

Mai più
nel rintocco della mesta mia ora
le tue mani stringeranno le mie.

Eccomi qui
con un bouquet di rose scarlatte
per dirti quanto mi manchi ancora.

Resto qui
sola
a stillar lacrime
in carsici e dolenti fiumi di porpora.

Eccomi qui
a gridare al cielo
che ti ha portato via
il volo tarpato,
il sogno infranto,
il sorriso in tenebra oscurato,
il passo falciato.

Il sole
nella notte dell’abbandono
folgorato.

Il mio respiro
senza Te soffocato….

Piangono i crisantemi
nella pioggia battente,
gemme d’inquietudine,
petali di ruggine….

Armonia silente
della mia solitudine.

*

Novembre


Riposa il paese nel primo mattino
di sogni e rugiada ammantato.

In lontananza riecheggia
nell’insonnia vagabonda
qualche passo sul selciato.

Tutto tace
nella fredda carezza novembrina
come in un piccolo, antico, dimenticato presepe.

Dolce nenia in ancestrale sussurro
scende la pioggia
sulla contrada assopita.

Il cuore langue nella landa della memoria,
selva d’inverno intirizzita
nella neve dei ricordi.

Mi desto nel gelo siderale della tua assenza,
mentre rintocca dal campanile
l’ora di nostalgia sfumata.

Incede sulle ali della solitudine il mattino bianco.

Un autunno fa
amore,
eri al mio fianco.

M’accompagna gentile la pioggia
sussurrando il tuo nome.

Nel manto della mia malinconia
il rosso tappeto di foglie
riverbera la lanterna d’emozione ed elegia.

Ed ecco soave
cade l’autunnale pioggia.

Dove sarai tu,

che della balenante felicità,
nel mio universo di disincanto
sei cometa bruciante di rimpianto,
fiaccola di speranza
e carsica, impetuosa,
nostalgica roggia.

*

Nella luce d’oro



Mi sussurra di te il bosco
nella malinconia dell’ora.

Mi rifugio all’ombra d’inquietudini
tra le fronde porpora del faggio.

Foglie ruggine stormiscono al vento,
risuona il canto della solitudine.

Ti vedo nel trionfo radioso che dardeggia le nubi
danzarmi nella mente,
mentre l’ultimo autunno rifulge di colori
incendiando il cielo della mia nostalgia.

Ed il pensiero di te
lontano si perde.

Ti vedo camminare assorto
nel sorriso dei poggi,
negli occhi l’espressione greve di malinconia,
la tua, goccia nel mare della mia.

T’inerpichi solo per il declivio verso la romanica pieve,
dei tuoi passi solitari riecheggia nel giorno la via.

Dolce l’abbraccio del tosco appennino,
nello sguardo tuo la purezza ed i sogni alati d’un bambino.

Fianco a fianco procediamo
ed ecco ci accoglie materna
l’agreste strada di Barberino.

Ti sento incedere nel cuore solo,
illuminarmi di dolcezza
nella luce dell’autunno d’oro
d’un attimo di tregua meridiano.

Con te, amore,
mano nella mano
emozionante è l’andare sull’antica strada tosca.

Sul nostro sentiero
per la selva della tenerezza soavemente ci perdiamo
ed il cuore mio desolato
a sera nel ricordo radioso di noi si rifugia
nella sera lombarda fredda e fosca.

*

Corsi, ricorsi e concorsi

Nell’aurea fiamma di vichiana e lungimirante memoria
contro la scogliera d’un presente misero e fosco
s’infrange la storia.

Arrugginita la mente nell’ assopito pensare,
la moltitudine stanca si svaga in un mediatico lupanare.

Esauriti per pudica inverecondia
nel rossore di consapevolezza
i filosofici corsi ed i ricorsi,

la mesta nave senza nocchiero
s’avvia verso la palude di lussuriosi festini,
reality show
e cosmetici, grotteschi, televisivi concorsi.

*

Dacci oggi il nostro nulla quotidiano

Dai rovi del dolore
all’alba ghiacciata del disincanto,
nel dedalo d’inquietudine
ombra fra le nebbie dell’abbandono
T’invoco, mio Signore.

Il sole si spegne oltre il valico dei monti
sempre più lontano,
velato da nubi cineree
nella brace d’incertezza.

Non sento più
da troppo tempo la tua voce,
ammutolita nella selva ombrosa
della divina indifferenza.

Dacci oggi il nostro nulla quotidiano.

*

Impressioni al calar del sole



Il sole mi abbacina implacabile lo sguardo
negli ultimi riverberi di porpora
del radioso dardo.

Raccolgo le evanescenti impressioni
d’un autunnale giorno
in tinte di sfumato rimpianto.

Vago assorta e solitaria
nel turbine di foglie scarlatte e dorate
a me intorno.

Il sole balenando mi abbaglia ancora
in nostalgico bagliore.

Mi trafigge l’ultimo raggio incombente
mentre disincantata, ma non doma, rialzo la testa.

Nella voce grave della campana dai malinconici rintocchi
ti rivedo,
mia rondine,
volare mesta
verso un lontano, irraggiungibile orizzonte
e il sole in declino
mi brucia nel ricordo dell’ultimo tuo sorriso ancora gli occhi.

*

Un altro autunno

Un altro autunno mi langue
alla luce malinconica di fiammella dentro,
come nenia lontana
mentre guardo la mia vita passare assorta
dietro un vetro.

Perduto quel rosso autunno
nel rifulgere meridiano di scarlatto e oro
quando macchia d’amore
ci specchiavamo in un abbraccio
nelle azzurre acque del Clitunno.

Un nuovo, inesorabile autunno da sola
mentre il cuore sussurrando,
ferito dispiega le ali del ricordo
e da Te in cerca di rifugio vola.

*

Verrò da te


Verrò da te
nel manto roseo dell’aurora,
mentre il novembre
tinge in petali porpora
la mia nostalgia di te.

Verrò da te
nello sguardo suffuso di rugiada del mattino.

Soltanto i nostri passi
si perderanno per l’agreste, dorato sentiero
nell’ incanto palpitante di tenerezza
d’averti vicino.

Verrò con te
nello sfolgorio cromatico delle vetrate in Santa Croce,
dove musica ed estasi
sarà nel silenzio il bacio della tua voce.

Verrò da te
nel sorriso d’autunno dei fiorentini poggi.

Da te, Amore
che dalle nebbie malinconiche del passato
mi fai rinascere nel mattino radioso.

Tu
che sei alba di speranza,
fiore di luce,
carezza di sole,
palio d’emozione e di colore
nel bianco e nero del mio malinconico oggi.

*

Di te


Di te
sussurrerò all’alba di malinconia,
ora che l’autunno tinge di porpora e rosso fuoco
il mio andare solitario per la via.

Nei miei passi gravi di tristezza
l’eco dei tuoi
nello sguardo freddo del giorno.

Di te assente
ammanterò di luce languente il gelido mattino.

Al primo raggio di sole
svelerò l’incanto d’autunno
del tuo perduto sorriso.

Di te
che ritrovo nel pianto elegiaco di dolce azzurro
del fiordaliso.

Di te
mormorerò alla notte soave in ascolto
che nella tenebra del cuore mio cade.

Ora che sei soltanto
la mia ultima lacrima,
ombra del mio rimpianto
nel regno di Ade.


Alla memoria di mio padre.

*

Eccoti

Eccoti
a dar respiro all’illusione.

Tenero come l’autunno il tuo passo lieve
ammanta di nostalgia il ricordo
come il primo fiocco di neve
sulla mia silente strada.

Tu
che m’accarezzi gentile ed amorevole
in stille di mattutina rugiada.

Eccoti
nel fremito d’ali della malinconia
a dar sollievo all’inquietudine.

Tu
soltanto il sovrano
caduto sul campo della mia solitudine.

Eccoti
ad illuminarmi lo sguardo e l’anima
di lacrime e rimpianto.

Il cuore mio disperso
che esule invano anela a Te
nella tragica diaspora dei giorni
bruciati dall’incendio d’averti perso
sussurra nell’equinozio d’autunno
il tuo nome in preghiera ed elegiaco canto.

*

Ti sento



Ti sento riscaldarmi
nel grigio freddo del mattino.

Mi lambisce l’onda gentile,
l’eco delle tue parole
torna a confortarmi.

Nel focolare della rimembranza
fumavi la pipa malinconico e silente
accanto al grande camino.

Dolce il tuo passo,
sole d’autunno mi è vicino
nel giorno indifferente e bianco.

Ti sento respirare fra i pensieri.
M’ inerpico ancora al tuo fianco
tra filari di faggi e betulle
per gli antichi, indimenticabili sentieri.

Ti sento palpitare fra i rimpianti,
nel tramonto accecante delle dolenti nostalgie.

Tenere le tue mani prendono le mie
ed insieme procediamo
padre
nel turbine autunnale delle nostre malinconie,
nell’illusione che si incrocino ancora
le nostre disperse vie.

*

Attimo onirico

Nel sogno dispiego bianche ali al volo
folgorando siderali distanze.

Di luce meridiana di primavera
e delle nostre antiche risa
risuonano nella musica del cuore
le ombrose, silenti stanze.

Nel sogno valico tutte le barriere.

Profuma di perdute carezze
il sentiero dei faggi d’autunnali sere.

Nel sogno si colmano divari.

M’illumino nel tramonto
dei tuoi occhi malinconici e cari.

Nel sogno dirupano i dolenti confini.

Oltre ogni abisso d’assenza
al termine della notte polare
della nostra solitudine
ci destiamo nel bacio dell’aurora inesorabilmente distanti
infinitamente vicini.

*

Viale al tramonto

Foglia raminga
nel bosco dei ricordi
resisto al vento
prima che l’inverno
il cielo di neve imbianchi e stinga.

Nella nostalgia di Te
fra petali bianchi di luce
un nuovo giorno senza colore inizia
mentre vanno i miei passi disincantati e stanchi.

Foglia solitaria,
malinconica ed ingiallita
vago sul viale al tramonto
nell’autunno della nostra mestizia,
nel fugace volo della vita.

Quanti mi manchi.

*

Tregua d’autunno

Ci sorrideva magnanimo e paterno l’autunno
sul dorato sentiero dei faggi.

Benevolo il sole
ci accarezzava negli ultimi evanescenti raggi.

Erta la salita
ci donò il superbo panorama del lago,
una luccicante balaustra sull’inquieto nostro domani.

Teneramente le tue
cercavano le mie mani.

Sbocciò nella dolcezza fragrante di foglia
il tuo sorriso.
Si dischiuse all’ultimo raggio di sole
il nostro abbraccio,
palpitante fiore d’autunno
mentre già declinava malinconico il giorno.

Chissà se i nostri esuli passi
insieme alle rondini
sul quel sentiero di tregua
avrebbero mai fatto ritorno.


*

Prima che la notte inesorabile cada

Mi vestirò del velo nebbioso d’autunno,
di trine di silenzio e solitudine.

Di gemme di rimembranza
nel diadema della malinconia
ornerò le mie chiome.

Di lacrime di rugiada
ammanterò l’oro screziato di scarlatto del ricordo,
ora che sei perdutamente lontano.

Sola,
foglia nel turbine dell’esistenza
vagherò nel bacio di luce del mattino.

Al bivio della nostalgia
incrocerò nella visione del rimpianto
il tuo lieve passo, gentile come fiocco di neve,

e mi perderò nella dolcezza di luce del tuo sorriso
prima che la notte inesorabile cada
e ancora si divida per sempre la nostra memore strada.

*

La porta del paradiso

I cancelli del paradiso
nella ruggine dell’abbandono
cigolano appena.

Un lungo filare di faggi
cela nel palpito del cuore
il pianto segreto, l’ombrosa pena.

La porta del paradiso
resta chiusa
nella Babele di voci
di un’ umanità dimenticata e dolente.

In punta di piedi
sono entrata dalla candida soglia.
Il tuo volto sofferente,
una maschera deturpata dal dolore
mi guardava assente,
tenera, agonizzante foglia.

Dov’era la dolcezza del tuo viso,
assiderato dal gelo degli anni,
piccolo e mesto fiordaliso?

Il biancore alle pareti
si staglia nell’urlo della malattia
contro il cielo terso,
nel fulgore rosso sangue
d’un morente e malinconico autunno.

*

Crescendo


Fredda la corrente azzurra del lago
i miei pensieri lambisce appena.

Nell’ultimo scarlatto dardo del sole
vago al crepuscolo come falena
nello stormire delle fronde d’acero.

Rifulge nello splendore dei colori
attorno a me l’autunno
mentre riecheggiano i nostri passi
sul perduto sentiero della tenerezza.

Nel bianco e nero dei ricordi
procedo sola
nel malinconico crescendo.

Di Te occhieggia porporina
la mancanza
nel campo ombroso della solitudine.

Al vento confido
del cuore mio la pena
nel crescendo della mia nostalgia.

*

Compagna la pioggia

Compagna la pioggia
mi sussurra di Te
nel cielo plumbeo della nostalgia.

Scende piano
nel fulgore cromatico d’autunno
sfiorando il mio cuore
lieve come musica lontana
nella sinfonia di solitarie ore.

Soave la pioggia
bacia il volo di esuli rondini
nell’ alba tersa della mia tristezza.

Crepitava di serena gioia
là fra gli umbri poggi il camino
nelle dolci sere.

Le mie infantili mani fra le tue
ad afferrare sogni ed evanescenti chimere.

Torna ora
a fumare il camino
nella gelida assenza d’oggi.

La fiamma antica del focolare
d’antico amore
dispersa lassù fra i dolci colli
non illuminerà il desolato cuore mai più.

*

Il sentiero silente

Il sentiero silente
mi ricongiunge al bosco.

Mi sorprende
l’abbraccio caldo dei colori accesi
dell’autunno rifulgente

che ha la tua perduta, amara fragranza
nel mio grigio giorno
malinconico e fosco.

Mi smarrisco immemore
di un’effimera felicità,
quando inconsapevole camminavo
lungo la selva ombrosa di sussurrate ore.

E Tu in un sorriso
folgoravi nella luce dell’amore
ogni siderale distanza.

*

Rosseggiare d’ottobre

Langue l’ultimo mesto verde
nel dorato occhieggiare d’autunno
fra le fumide ombre .

Soave nel mattino
il passo mio di rugiada
torna agli antichi luoghi,
all’agreste strada
nella valle silente che muta colore.

E l’eco della memoria
d’un presente dolore
nell’ondeggiare dei ricordi
in un azzurro pomeriggio

nei campi di solitudine
come canto lontano di spigolatrice
nel rosseggiare d’ottobre
malinconico si perde.

*

Sogno

In sogno t’ho visto ancora,
mentre di lacrime di rimpianto
s’ammantava la porpora della solitaria mia aurora.

In sogno
nel fremito d’ali della nostalgia
m’ eri accanto.

La passeggiata all’ombra delle querce
a Trevi,
l’amata nostra umbra contrada.

T’incamminavi solo,
sereno e distante nel mattino d’oro senza fine
fra stille di rugiada.

Ancora nel sogno
mia stella cadente
m’eri vicino
in ombra azzurra
nell’universo della mia solitudine
ed il tuo nome il cuore mio in pianto di stelle
ogni istante sussurra.

Indimenticabile
la tenerezza senza tempo del tuo sorriso
nel biancore delle siepi fiorite di biancospino,
nel palpito d’infinito amore
presso le francescane mura del convento di San Martino.

Insieme io e te
nel radioso incanto agreste dell’ umbro mattino.

*

All’orizzonte terso di nostalgia

All’orizzonte terso di nostalgia
le mie rondini fugaci scomparvero
nell’addensarsi cupo
di nubi minacciose fra i dispersi nevai
della solitudine.

Nel vento gelido d’autunno
giunge al cuore ferito
la carezza dei ricordi.

Malinconiche foglie disperse dalla tramontana
i compagni d’allora,
soldati in trincea,
son tutti morti.

Mai più rifioriranno di sogni ed idilliache illusioni
del cuore in abbandono
gli assiderati rosai.

Lo splendore effimero
di quel perduto autunno in dissolvenza
non tornerà mai.

*

La prima pioggia d’autunno

Sorprende come un bacio d’amore.

Gentile, in argentea carezza
la prima pioggia d’autunno
ammanta di nostalgia i viali
all’alba assopiti senza rumore.

E vola il pensiero ai perduti giorni
d’un altro fugace autunno.

All’allegro crepitio del focolare,
al rosseggiare della brace,
ai racconti accanto al camino
quando Tu
mi eri ancora vicino.

Vola il cuore
oltre la tenebra solitaria
al nostro nitido specchiarci
ombra palpitante d’amore
nelle azzurre fonti del Clitunno.

*

Alla ricerca del Tempo perduto

Il ticchettio gentile dalla bianca parete
in un sussurro
scandisce nella silente dimora la quiete,
tinge di nostalgia
del cielo il mattutino barlume azzurro.

Sembra la dolce carezza d’autunnale pioggia
e della mia malinconia fluisce inarrestabile la roggia.

Vanno le lancette del pensiero a ritroso
nel tempo ovattato, senza fine del ricordo.

Vola la mente a quel pomeriggio radioso
a quella musica del cuore
di cui Tu resti per sempre soave melodia
ed accordo armonioso.

*

Quell’immagine di te

Quell’immagine di Te
m’abbaglia
come il sole a mezzogiorno.

Il sorriso tuo
si staglia contro il cielo blu
della mia solitudine.

E fra le trine del ricordo
nel macramè della memoria
in un palpito di nostalgia
resti per sempre Tu.

Il saluto tuo
la carezza d’autunno di commiato
mi bruciano l’anima come l’infuocato dardo d’agosto.

Mai più,
mia sospirata rondine
farai nel mio orizzonte d’abbandono ritorno.


Alla memoria di mio padre

*

E Tu con loro

Rintoccano le campane nel mattino.
S’effonde la voce nell’ottrobrina aria.

Ed il ricordo dolce mi prende per mano,
sul principio della mia via solitaria.

Ricordi le campane di Santa Maria in Valle?

Si destava l’umbra contrada d’autunnale veste ammantata
in gocce di luce d’oro
nella danza di foglie per l’ombrosa strada.

Soltanto il volo delle rondini
fendeva il giorno sereno
nell’agreste armonia in coro.

In un lampo
il cielo s’oscurò,
giunse la tempesta.

Dileguò nella notte polare del dolore
il lieto giorno del cuore in festa.

Scomparvero all’orizzonte della mia solitudine
le malinconiche rondini
e Tu con loro.

*

Soltanto il vento

Vivida l’immagine
d’un pomeriggio dorato
nello stormire romantico del fogliame mi risuona dentro,
come la tramontana sussurra dolce la sua nenia
tra fiori del rododendro.

Incedeva magnanimo sovrano l’autunno.

Come vedi, non ho dimenticato.

Malinconiche le rondini
volavano esuli
in cerca d’altri orizzonti, lontano.

Sulla riva i nostri passi
soli.

Onde increspavano il lago
in candide trine,
come struggenti fazzoletti d’addio.

Nello sfondo di zaffiro
un palpito d’emozione
il sorriso profondo dell’Amore
ci sorprese insieme, tu ed io.

Correva innanzi a noi
la strada,
un nastro d’argento
lanciato verso i sogni del domani.

Rose di sentimento
unite dai rovi della solitudine
si cercavano le nostre mani.

Uno sguardo tenero,
un silenzio emozionato
la carezza d’un nascente sentimento
veleggiava nella fredda brezza.

Sullo sfondo del lago
del nostro bacio
allo zenit di tenerezza
fu testimone soltanto il vento.

*

Mi manchi

vento d’autunno avvampa
nella lanterna malinconica del mio cuore
la fiamma del rimpianto.

Un’altra stagione senza averti accanto
mi sfiora appena
nel bianco e nero d’abbandono.

S’incendia nella porpora dei ricordi la mia pena
in ardente crepitio dal dolente suono.

Due autunni fa
nella selva ormai perduta
di un Amore senza fine
eravamo insieme Tu ed io.

Quando a sera
solitari e stanchi
sull’erta strada della nostalgia
tornano i miei passi

e in stille d’illusione
ammanto i miei mattini freddi e bianchi….

…quanto mi manchi.



*

Ci sorrideva il tempo

Ci sorrideva il tempo
nel fulgore di primavera.

Ogni petalo,ogni canto
era soave tenerezza nei colori soffusi della sera.

Sembrava la vita un giorno d’oro senza fine.
E tu eri al mio fianco,
mi prendevi per mano.

S’oscurò in un istante
L’azzurro cielo.
Nubi plumbee all’orizzonte.

Eri già perdutamente lontano,
guadavi l’argenteo fiume.

Incredula Ti guardavo
nella notte angosciosa d’inquietudine.

Sui miei occhi cadeva della tristezza il lugubre velo.

La melodia del cuore,
il palpito d’Amore
d’improvviso tacquero
nel silenzio greve
nel crudele ghigno della Morte.

*

Il giardino dimenticato

Sonnecchia il giardino
nella luce pomeridiana d’ottobre
in un gioco cromatico di luci ed ombre.

Nelle botti dimenticato
laggiù nel cascinale
al profumo di muschio e foglie
il vino invecchia.

Sussurra il bosco al limitare di rosse fronde
la nenia delle stagioni
in una quiete celestiale.

Soltanto il vento
visita ancora il podere
lasciato incolto.

Il tempo
come un vecchio si è assopito
ai piedi del fico presso l’orto.

Giunge l’eco
dell’estate lontana.

Incede gentile l’autunno,
e l’antico ciliegio già indora.

Cresce l’edera sulle ombrose mura
della dimora in abbandono
nella dolcezza crepuscolare dell’ ora.

Si tinge di ruggine la siepe di bosso.

La porta sprangata è ormai
nel pianto antico
di perduti passi
di chi non tornerà mai.

Soltanto il canto del pettirosso
nella soave solitudine
effonde la musica dell’assenza e della malinconia
nell’agreste luogo.


*

Ascoltami

Dalla valle d’oblio
invano
Ti cerco
nella notte avvolgente.

Non mi rispondi.

Sorridi mesto e dolente.

Dove sei, mio Dio?

La tenebra del disincanto
vela il mio sguardo.

Non odi da lassù
il mio carsico pianto?

Ascoltami.
Rispondimi.
Portami in salvo.

*

Il candelabro della memoria

Gocce di rimpianto
in stille di solitudine
scivolano sul bianco lino
dal candelabro della mia memoria.

Vola al pensiero a Te
perdutamente lontano.

Gli occhi anelano a Te invano….

Intorno a me
l’universo della solitudine,
un mare di tenebra.

*

In cerca delle tue evanescenti orme

Silenti e meste le antiche mura
dell’ombrosa nostra dimora
nella sussurrata melodia della memoria
risuonano di emozioni ormai mute.

Si spegne la scia dei ricordi
nell’universo della mia nostalgia.

La vecchia pendola
scandisce del rimpianto di Te
l’infinita ora.

Le lancette a ritroso segnano
il mio sospeso tempo.

Sei lontano,
inesorabilmente lontano.

Tu, mio interlocutore
nei Campi Elisi
guardi malinconico e soave mi sorridi.

Ombra mia,
in un sospiro
scompari nel mare di vento dei fiordalisi
nell’ondeggiare di melanconici campi color zaffiro.

Più non posi gravi passi
d’umano dolore sulla terra.

Ed il cuore mio
ramingo nel pianto di stelle di Te
in cerca delle tue evanescenti orme
come un esule senza tregua
desolatamente erra.

*

D’oro il commiato

D’oro il commiato
del solitario vagare
nell’ultimo sole.

Sul lago un controluce di malinconia.
Nel sussurro del vento
i nostri eloquenti sguardi
senza parole
pioggia d’emozione e di luce per la via.

Dolce incede ottobre,
all’orizzonte di porpora
confuse in lontananza le nostre ombre.

Rosseggia di rimpianto il crepuscolo,
nel bacio della tenerezza
esula il giorno.

Resto sola
foglia d’autunno dispersa
lungo il viale al tramonto.

Al crocevia della malinconia
attendo nella sera silente
il tuo ritorno.

*

Nella selva della memoria perduta

Nella selva della memoria perduta
di bruma ammantata
ti sei assopita,
rosa dalla neve degli anni assiderata.

Un crinale di monti
delimita il tuo reame.
Scivolano via i ricordi
nel vento freddo come malinconico fogliame.

Il tuo sguardo azzurro
si perde all’autunnale orizzonte
volando ai fumidi monti.

Chissà se dell’antico mio amore bambino
nella tenebra della malattia dimenticato
piccola farfalla notturna,
ti giunge la rugiada di lacrime, il singulto

e del tuo nome, madre
il dolente, orfano sussurro.

*

Mattino d’autunno

Sospeso il cuore mio
vela di tenerezza
all’orizzonte d’autunno terso e vago.

Palpita la malinconia
sulla distesa increspata del lago.

Si perde il pensiero mio nell’onda azzurra

nella carezza del vento
nell’abbraccio del ricordo
nel bacio della nostalgia

che di te
in ogni mio respiro sussurra.

*

Nel viale della nostra solitudine

Indora l’autunno i miei pensieri.

Tu cammini solitario
per malinconici sentieri.

Lenti e pensosi i tuoi passi per la notturna via,
colonna sonora della mia nostalgia.

Sboccia in autunno
all’ombra d’uno sguardo
il nostro abbraccio.

Rosa tardiva,
fola fugace,
foglia d’acero posata

nel viale della nostra solitudine.

*

Chissà

Chissà se t’inebria dell’autunno il profumo
di fogliame e caduto glicine
nell’aspro sapore della solitudine.

Chissà dove andranno i tuoi passi
per le vie della nostalgia questa sera.

Chissà quale manto d'ombra antica
ammanterà la malinconia dei tuoi pensieri.

Chissà se una stella amica
rischiarerà il tuo cammino sui solitari sentieri.

Chissà se ti sfiorerà il bacio sensuale della notte
e fra le braccia appassionate del sogno
approderai a me navigando segrete rotte.


*

Vento d’autunno

Si colora il mio autunno
del tuo sorriso.

Rosseggia nelle botti il Brunello,
vanno i tuoi passi lontano
nella notte della nostra solitudine.

Tu che nel mio cuore sei musica senza fine,
sei la pagina nivea mai scritta,
l’alba di rinascita
sul campo di battaglia, dopo la sconfitta.

Negli occhi tuoi il primo raggio di sole
indora l’ombra malinconica d’antiche, tenere parole.

Splende l’ultimo barlume del fugace settembre
a me intorno.

Un tuo sguardo
brilla d’incanto di bosco,
m’illumina di luce gentile
foriera d’una stagione radiosa che non conosco.

T’attendo sul sentiero della nostalgia,
foglia d’acero sospesa
al vento carezzevole del tuo ritorno.

*

Rondini

Un chiarore di dolcezza nella sera.
Un sorriso radioso
barlume di sollievo nella bufera.

Soavi, fragranti di lillà
le tue parole effondono incanto di primavera.

Il tuo sguardo
orizzonte sconfinato d’inebriante libertà.

T’allontani malinconico nella notte,
il pensiero librato verso sconosciute rotte.

Volano fugaci
verso l’alba le rondini,
ombre raminghe di solitudine
a conquistar luce, cieli e nuovi giorni.

*

Soltanto per Te

Una stilla scarlatta del tuo sangue
tinge la candida tela
della mia solitudine.

Una perfida spina di rosa
a ferire la nivea seta del tuo manto,

Il fremito d’amore d’un abbraccio
ad unirci per sempre
mentre nell’ombra dell’angoscia di perderti
ti sono accanto.

La cometa balenante
che sorprende
dei tuoi occhi di stella rifulgente
illumina l’universo della mia malinconia.

Il tuo respiro fragrante di viole e papaveri
luce delle mie notti inquiete ed insonni.

Il palpito del tuo immenso cuore
musica costante della mia vita.

Il tuo gioioso scodinzolio
moto perpetuo dell’esistere
meraviglioso insieme a Te,
Angelo mio.

Una carezza soltanto per Te,
Amico mio.


Al mio Fuchs, dolcissimo Golden Retriever, reduce da un incidente.

*

Fragranza di nostalgia

Corre le memoria
per gli autunnali sentieri.
Nel cuore solo l’eco malinconica di ieri.

Ed ecco la romanica pieve,
il rintocco della campana
vegliava sull’umbra contrada
con argentea voce lieve.

Mi destavo nel sogno,
percorrevo le strade della mia nostalgia.

Nell’antica dimora
ticchettava l’antico pendolo.

Il profumo di lavanda
nella serena atmosfera,
tutto era come allora
nell’elegia della sera.

Dolci le parole
la nonna e la zia
già affaccendate in cucina,
sulla credenza un vasetto di fragranti viole.

Per la casa i giochi ed i sogni
dimenticati all’ombra
di una bambina.

Gli umbri poggi,
gli uliveti accarezzati dalla tiepida brezza.

Il profumo del dolce dei morti,
la rocciata,
che indorava nel forno.

E per esuli sentieri
nel cuore s’affacciava inesorabile la tristezza.
Mai più i tuoi cari passi
da me avrebbero fatto ritorno.



*

Musica lontana

Sfuma nella bruma d’autunno
l’ ultimo barlume di sole dell’estate.

Danza il vento solitario,
compagno della mia malinconia.

Dove saranno le tue mani,
il tuo sguardo
le tue risate?

La nostalgia m’incendia l’anima
con bruciante raggio,
nell’attesa vana di radiose giornate.

Dolce
nella sinfonia del rimpianto
m’accarezza la tramontana.

Mi porta l’eco sospirata della tua voce,
musica perdutamente lontana.

*

Profumo di pioggia

Nell’aria mattutina il profumo della pioggia,
fragranza d’autunno
inebria l’anima d’una dolce malinconia

Eco di fugaci passi,
sguardi perduti per la via,
nel cuore fluisce dei ricordi la struggente roggia.

Trine di bruma ammantano il monte
il velo d’opale della mia nostalgia
preclude lo sguardo al fumido orizzonte.

*

Effluvio d’autunno

Nel silenzio il bosco
settembre già indora.

S’alza il canto dell’allodola
nella solitaria ora.

L’allegro vocio dalle cantine,
i passi allegri per la contrada,
splendeva il giorno
che pareva senza fine sulla nostra malinconica strada.

Nell’aria la fragranza inebriante del mosto,
l’incanto dei nostri baci
perduti all’ombra dell’antica quercia.

La speranza effimera ci colmava le mani
Prodighe del domani.
L’effluvio del mosto
deliziava le nari.

Dileguava il sole nell’illusione d’ un effimero agosto,
riecheggiava il pavè di smarriti passi al cuore sospirati e cari.

Giungeva dolce l’autunno
nella malinconia di rose di tardivo settembre,
nel gioco di luci ed ombre.

Mi perdevo nell’onda di tenerezza di tuoi occhi chiari.


*

S’effonde nel rosa di perla

S’effonde nel rosa di perla
l’argenteo rintocco della campana.

Un barbaglio malinconico
nell’oro del tardivo raggio
riverbera il tuo perduto sorriso,
mia rimpianta rosa di maggio.

Ed ecco ancora
il richiamo della mesta campana
oltre le nubi di porpora.

Pare una voce
che ridesta i ricordi
della mia vita dispersa e lontana.

Si staglia nei riflessi carminio del cielo il campanile,
lassù sul colle
l’ultimo sentiero dell’umano nostro cammino.

E vola il cuore mio, rondine esule
alla macchia d’austeri cipressi,
si posa fra i petali di scarlatta rosa
che veglia il tuo riposo nel silente cimitero.

*

Malinconico canto

Sereno il tuo canto
mi svegliava al mattino.

Soave frullo d’ali
vinceva ogni mio mesto pensiero,
conducendomi teneramente per mano
sul radioso sentiero d’amore.

Dolce sciabordio d’onde
tu eri il primo raggio di sole,
la sinfonia di palpitanti ore.

Le tue parole
destavano emozioni profonde.

Serena melodia
risuonava il tuo cantare
dalla stanza accanto,
nelle prime ore soffuse
era gioia ed incanto.

Malinconico il ricordo del tuo canto
nel gelo del mio risveglio solitario ora m’appare,
quando sola nel grigio mattino di perla mi desto
nel palpito di nostalgia e rimpianto
senza averti più accanto.

*

Nella nevicata dei miei ricordi

Con passo lieve
andasti via
nell’alba di malinconia.

Con passo leggero
T’allontanasti fra le ombre
sull’ arcano sentiero
nella nevicata dei miei ricordi.

Invano
rimasi ad attendenrti
nella valle del Tempo
sulla strada della mia solitudine.

Con passo di danza
dileguasti il sogno,
nella fola del vento
in lacrime celate di rimpianto
ancora a Te agogno.

E nel mio respiro
Ti sento accanto
nella giava delle stagioni,
nell’incedere dell’autunno rifulgente.

Oltre ogni umana distanza
resti Tu
soltanto Tu
il mio anelito fremente.

*

Senza sole

Triste la mia casa senza luce.
Tutto tace
nell’eco dolce d’autunno della tua voce.

Langue la dimora dell’abbandono,
soltanto di ricordi fugaci
il sussurrato suono.

Il vento scuote l’atmosfera desolatamente immota,
ma senza Te è il regno della nostalgia,
un’ammiraglia alla deriva, vuota.

Mesta la mia casa senza sole.

Trame di nera tenebra e solitudine anche a mezzogiorno,
il Tempo è assopito
le stagioni sospese
nel sospiro del tuo ritorno.

*

Incombe l’alba

Incombe l’alba
senza far rumore,
nel frammento d’infinito
l’eterno dirupare degli ultimi minuti d’Amore.

Sulle evanescenti ali della notte
nel segreto di fiori chiusi
si separa il cammino
in lacrime di rugiada
risplende mesto il mattino.

L’ombra malinconica dell’addio,
l’ultimo bacio,
i nostri sguardi smarriti
perduti all’incrocio col beffardo destino.

I tuoi passi tristi sulla solitaria strada
nella malinconia di un sussurrato adagio.

*

Ad occhi chiusi

Ad occhi chiusi
fra le ombre del rimpianto
ti vedrò andar via
sulla strada lastricata
della mia malinconia.

Ad occhi chiusi
in un palpito
ti vedrò tornare
per i sentieri del cuore,
al maniero solitario
della mia nostalgia,

Amore.

*

Portami con Te nell’autunno

Portami con Te
nell’autunno di scarlatto fulgore.

Sorridimi
con l’argentea dolcezza dell’Arno,
illumina la tenebra di solitarie ore.

Portami con Te
nella campagna tosca,
dove nessun rimpianto il cielo offusca.

Portami con Te
nel soleggiato Chianti,
all’ombra dei filari
i nostri passi d’amanti.

Portami con Te
nell’agreste incanto.

S’acquieterà il mio male oscuro
e s’alzerà in volo
con dolce sussurro
dell’Amore l’elegiaco canto.

*

Il candelabro a sette braccia

Riluce nella notte della mia nostalgia
il candelabro a sette braccia.

Tremolano nella tenebra della solitudine i ricordi.

Arde nella notte del rimpianto
l’aureo candelabro della memoria,
ultima rimembranza del passato.

E dal cuore solo
nel buio dimenticato
s’alza un antico, malinconico canto.

*

De profundis clamo ad Te

De profundis clamo ad Te.

Portami in salvo sulla riva
al termine della tempesta,
mio re.

Soccorrimi alla deriva.

Mi perdo
foglia d’autunno
dimenticata in un viale silente al crepuscolo.

Ora
che della burrasca dell’esistere
mi lambisce
il frangersi dei ricordi
in lacerante frastuono.

Vago
senza meta
nell’oblio di me stessa.

Mi è compagno malinconico
in sguardo di cobalto il lago.

Ovunque Tu vada
ricorderai la mia voce,
dell’effimera nostra felicità il canto,
la melodia,
il suono?

Ovunque Tu migri
mia rondine,
verso quale remoto orizzonte

invoco il tuo abbraccio,
l’autunno del tuo amore,
la primavera del tuo perdono.

*

Settembre

Avanza in punta di piedi
con passo radioso di stella
settembre
senza far rumore.

Scivola gentile
in carezza d’attimi fugaci
la pioggia d’autunno
in fondo al cuore.

Il sorriso abbagliante della vita
in cascata argentea di teneri baci.

Nella penombra della stanza
l’antica, idilliaca novella
s’illumina della folgore del tuo sguardo,
nei tuoi occhi la luce di primavera del fiordaliso.

Su muri di edera e di rose rampicanti
le nostre avvinte ombre
fiamme danzanti.

Macchia di desio ad accendere di passione la silente sera
nel palpito d’amore la fragranza eterea
d’un sogno sbocciato nel nostro segreto paradiso.

*

Un altro giorno


Un altro giorno
espiando l’inestinguibile condanna.

Ergastolo e confino
di un cuore solo
che non ti ha più vicino.

Un altro giorno
nell’angusta gabbia.

Arde il sole
con dardo implacabile.
Sfuggono come ombre nella notte
le parole d’un destino deprecabile.

L’ennesimo calice di cicuta ed assenzio
nella tenebra d’oblio
d’un anonimo silenzio.

La camicia di forza
sempre più soffocante
d’un desolato giorno,
andavano mesti i tuoi passi verso l’orizzonte del mio rimpianto
senza più ritorno.

L’ulteriore fremito di rabbia
stormisce fra le solitarie trame del salice.

Nei miei occhi d’Euridice
arsi di febbrile attesa d’un vano domani
brucia nel vento dei ricordi
un pugno di nostalgia e di sabbia.

*

Maioliche azzurre

Torno nel sogno
alle gioiose corse d’una bambina
per i ridenti poggi umbri.

Lo splendore scintillante di rugiada della mattina
un giorno radioso
che pareva infinito e senza ombre.

Ed i giochi nelle grandi stanze
gli affreschi sulle mura
palpitava il cuore di felicità
libero dalla nera trama dell’angoscia e della paura.

La stanza dei ricordi
i ninnoli in maioliche azzurre…
Belle le statuine
sfiorate nell’incanto di mani bambine.

La dimora della mia nostalgia disabitata da anni è ormai
e quella porta per me s’aprirà soltanto nel sogno, lo sai.

Ci sarai Tu
nella serena dimora là
a sorridermi accanto al camino
nell’ardere del ciocco di ginepro,
dolce il tuo sorriso s’illumina nella fiamma

e del rimpianto di Te,
il cuore mio s’infiamma
nel volo d’una rondine che più al nido non tornerà….

Volo tra le tue braccia
una volta ancora
nel sospiro malinconico d’un sogno….

…papà.

*

Binari


Dileguava il fremito inquieto della mia notte
nella trama dei binari.

Fermo immagine d’amore
il sorriso nel mare d’emozione
dei tuoi occhi chiari.

Lo sferragliare delle rotaie,
il leit motiv di passate giornate
perdute al vento
nel canto malinconico della ghiandaia.

In fondo alla gelida tenebra
della mia solitudine
sorgeva la carezza d’aurora,
la luce d’estate
dei tuoi occhi infinitamente cari.

*

Il viale d’autunno del cuore

Sarò con Te
nella danza del vento.

Nel bacio di tenerezza
accarezzerò i tuoi capelli d’argento.

Sarò con Te
nel trionfo del sole,
nel sussurro della tramontana
nello sbocciare di dolci parole.

Sarò con Te nella malinconia di sempre,
mia sospirata rosa di settembre

Sarò con Te
scarlatta foglia d’emozione
nel viale d’autunno del cuore.

Nel bolero di onde,
mi perderò alla deriva del tuo sguardo
nella selva incantata delle tue braccia,
Amore.


*

La rosa d’inverno

Scende la neve degli anni
ad incanutire i tuoi bei capelli castani.

Nei tuoi occhi assorti, distanti
l’antico incanto giovanile del celeste fiordaliso.

Sul crinale dei monti
oltre la tua finestra
Nel fumido mattino
Si destano di vita la valle, i boschi.

Vagano nebbiosi ricordi lontani
di remoti giorni foschi.

Piccola rosa d’inverno
prigioniera nei rovi del mio rimpianto
spine di solitudine ti precludono l’incerto passo.

L’onda azzurra del tuo sguardo
dolce ed innocente
sul mio come malinconica foglia d’autunno
si posa.

Il bacio di Giuda,
nel cuore il marchio infuocato della colpa.
Rei i miei passi
nell’andar via.

L’ultimo tuo sorriso,
il bagliore azzurro
il tremito della tua mano
in struggente saluto.

Mia rosa d’inverno
nel giardino della mia nostalgia ti ho perduto.

Un bacio, una lacrima,
una preghiera di perdono in un muto sussurro….

E sono fuggita via
ombra senza requie
nella lanterna di malinconia del tuo sguardo azzurro.

*

Santa Croce

Soave il verde fogliame sussurra
lungo il viale alberato
del mio mattino solitario.

Cammino nella carezza
della brezza azzurra
sull’eco malinconica del passato,
muta tessitrice di memoria all’arcolaio.

Una fola di vento
e nel palpito di nostalgia
tutto in un respiro è ridestato.

Mi chiama a sé l’ombrosa Chiesa del Carmine,
il volo radente d’una rondine,
il richiamo ancestrale della solitudine.

Ed ecco dalla navata
s’effonde la voce maestosa dell’organo.

Soavi gli arpeggi
l’anima dai tenui raggi dorati sfiorata
vola ai radiosi nostri sentieri fra i toscani poggi.

E la nostalgia mi porta lontano
sull’onda del pensiero
alla carezza di luce
del tuo sguardo amorevole e sincero.

E mi ritrovo accanto a Te
mano nella mano
nella palpitante bellezza di Santa Croce,

dove nel gioco di luci delle vetrate
le emozioni si libravano in volo
colombe d’armonia destate.

Santa Croce
al termine del tenebroso tunnel la sospirata luce,
rifugio incantato nel mio cuore
dove della letizia ascoltammo insieme
Amore
la sublime voce.


*

Nel segno del Tao

Fedeltà,
dedizione,
amore senza fine.

Nel cellophane opaco,
la morsa di solitudine,
abbandonato
dall’oltraggio umano e carnefice d’inettitudine.

Gettato in un cassonetto
al pari d’un rifiuto,
invano cercavi il conforto d’una gentile mano.

Guardo le immagini
del tuo ritorno alla vita
e sboccia per Te la Primavera,
splende l’aurora
nella selva di carezze di premurose mani.

Il tuo sguardo mite di angelo senza cielo,
Amico sconosciuto
lo suggello nel cuore

ed il respiro mio in lacrime fende della tristezza il velo
si scioglie in liberatorio singulto
prodigo di Speranza muto.

*

Il sonno dell’angelo

Biondo dorato d’un campo di grano,
occhi rifulgono color bosco incantato.

Un’occhiata mia dolce,
il tuo respiro lieve
come fiocco di neve.

La melodia dell’amore suona
ed il cuore tuo immenso nel palpito di tenerezza indulge
mentre fuori il fortunale dell’esistere sibila e tuona.

Nella carezza del tuo sguardo
un giorno di tempesta è illuminato.

Il tuo allegro scodinzolio
corrispondenza instancabile d’affetto,
il tuo passo fedele a me accanto
nella tenebra dell’inesorabile assenza
mio angelo diletto
accende la vita nel sole dell’incanto.

Sogni quieto e dolce su un fianco,
mio angelo assopito nell’incedere dell’alba.
Piccola sentinella all’ultimo baluardo
sull’ aspro crinale della vita avanzi con me
nel mattino bianco dal dorato dardo.


S’illumina il giorno
negli occhi tuoi splendenti di stella.

Mormora fra le nere trame degli alberi il vento l’antica,
soave novella,
bacio di sollievo alla tenebra gelida d’inquietudine.

*

Essenza di glicine e lavanda di Provenza

Danza in boccioli di luce
il sole nella tua stanza.

Porta la gioia lontana
di remote giornate,
l’eco allegra d’antiche risate.

Lo sguardo malinconico di un bouquet di viole
veglia la tua foto che mi sorride.

Nel cuore il rimpianto
in grido di rondine stride.

E resto qui sola e triste
come nel lago dimenticato
un fior di loto.

Entra in gentile carezza il vento nella tua camera,
cantando la nenia della mia nostalgia,
fruscia fra i libri sulla tua scrivania.

Tutto è immoto
da quando sei andato via.

Effonde soave il vento il profumo della sera.
Essenza di glicine e lavanda di Provenza,
il Tempo sospeso
nell’amara condanna della tua assenza.

*

Ultimo girone

Le porte dell’inferno
s’aprono nello sferragliare
d’un enorme cancello verde.

Pochi passi disperati varcano la soglia
e la Speranza nell’ultimo battito d’ali
nel filo spinato della psicosi
prigioniera si perde.

Ultimo girone d’inferno.

Esule il sole
soltanto ghiaccio,
eterno inverno
nel gemito del vento.

Un lungo corridoio senza fine
né luce,
muffa nel tenebroso seminterrato.
Soltanto grida,
inferriate di ruggine,
pareti imbottite.

Fra mura bianche dimenticate
creature spettrali s’aggirano inquiete
nella muta alienazione l’urlo di Munch,
le illusioni alle sponde del letto legate.

Dilegua la Speranza
nell’ultimo girone dell’oscuro male celato.

Le porte dell’inferno
all’ombra di desolati faggi
di lacrime e passi senza ritorno costellato.

*

Padre

M’inoltro nella notte
foglia d’autunno raminga.
Fuggo sotto lo sguardo malinconico della luna
ombra solinga.

Adesso che innanzi a me
la selva d’inquietudine
nella tenebra s’apre.

Ora
nella folgore del rimpianto
di disincanto ardo.

Anelando al porto sicuro del tuo sguardo,
cerco la tua mano come allora,
Padre.

*

Azzurro

Azzurro il mare del tuo sguardo,
l’onda del rimpianto sale
nella malinconia dei tuoi occhi,
mentre ti resto accanto
nell’afa della corsia in un giorno irreale.

D’azzurro si tinge il tuo sorriso
l’innocenza e la purezza d’un bambino,
lo sbocciare nell’aurora d’un celeste fiordaliso.

Azzurro il colore della speranza
quando con passo malfermo e tenace
valichi ogni barriera e distanza.

Azzurro l’oceano senza fine d’Amore
quando guardi la tua minuta Atena
per cui palpita il cuore
e la primavera del suo sorriso
lenisce della malattia l’ingiuria e la pena.

*

Via del Bischeraccio

Si sa,
la mente del Poeta
passi non posa sulla terra,
e più che fra umani sentieri
fra le celesti sfere erra.

Il Poeta smemorato
nel bel mezzo d’un sonetto
le chiavi di casa per la via ha dimenticato.

Lacrime di coccodrillo sull’oggetto perduto
“Ed ora che farò?
Cambiare la porta blindata?
La spesa onerosa è assicurata!”
si lamenta il povero Poeta con l’aria di un pulcino sperduto.

E via nei giorni seguenti
Perlustra le vie, affigge annunci sui pali.
Le sue tribolazioni giungono all’alte sfere celesti.

Compare l’angelo in candido frullo d’ali.
All’alba si para innanzi al Poeta tutto imbronciato
e porge le chiavi sospirate

“A tutti le scatole quaggiù e lassù hai calpestate.
Tieniti le chiavi, benedetto figliolo.
Da oggi la via verrà a Te intitolata,
un dono per le tue prodezze da smemorato,
un piccolo tesoro.

La prossima volta attaccatele al collo con un campanaccio….
E’ proprio vero che il giallo insoluto
si conclude con un bella risata
in Via del Bischeraccio”.

E così l’angelo spazientito nel blu s’invola in pieno giorno
ed il Poeta esterrefatto e lieto
verso casa lesto lesto fa ritorno.

*

Fiume carsico

Scorre nel cuore mio
il fiume carsico dei ricordi.

Fra le anse della solitudine
la nostalgia si frange in impetuosi flutti
e mi porta lontano alla deriva del rimpianto.

Tra onde di memoria
amaro il sapore dell’assenza
ti sono accanto,
nell’incanto crepuscolare in dissolvenza.

Fluisce senza fine il fiume carsico
nel dolce canto antico,
ogni onda al cuore una carezza,
il riverbero del tuo volto
il mio arcobaleno evanescente.

Nel bianco e nero dell’anima
ancora insieme Tu ed io.

*

Mia stella marina

Eccoti
a colmare di dolcezza le mie insonni notti.
Sulla scogliera della mia inquietudine
il sussurro tuo nella marea di tenerezza si frange.

Soave il tuo bacio
profuma di grecale e di speranza,
insieme ci libriamo in volo
vincendo ogni distanza.

Lo sguardo tuo
il mio mare di giada.

L’onda del tuo sorriso
alla deriva della tenerezza mi sospinge
oltre la burrasca,
il porto delle nebbie,
nel blu lontano dalla rada.

Nell’abisso malinconico del mio cuore
campeggi Tu
mia stella marina.

Nel pensiero di Te
si placa il fortunale.
La carezza del tuo sorriso
annuncia l’aurora vicina.

*

Sogno d’amore

Dispiega le ali al volo
la nostalgia di Te
in frullo di seta.

Il pensiero di Te
dolce carezza
il cuore solo acquieta.

Dischiude i petali del desio
la rosa scarlatta
nell’aurora di fragrante brezza.

Nel sogno d’Amore
avvinti Tu ed io
ebbri di tenerezza.

*

Scricciolo canuto

Scricciolo canuto
mesto il tuo cinguettio nel mattino
nel cercare il nido d’infanzia perduto.

A Te vicino
prendo fra le mie la tua mano diafana d’alabastro
e dai tuoi occhi azzurri
un sorriso dolce infantile m’accarezza.

Ed ecco s’affaccia la memoria alla balaustra
in dolci canti e sussurri.

Il ricordo dei tuoi giochi nelle corti a Milano
nel bianco e nero d’un dileguato aprile.

Piccola rondinella,
ricordi il Naviglio della Martesana, la tua gioiosa corsa?
Lontana la crudele malattia che t’avrebbe ghermito
nella fatale morsa.

Quel tuo amorevole abbraccio
mai sbocciato
nell’ombra desolata della mia infanzia
mi brucia il cuore ancora.

Ora sorridi distante,
più non mi ravvisi
e con passo di fanciulla nel silenzio dell’aurora
raccogli per la festa un bouquet di fiordalisi
nell’ultima malinconica ora.

*

Mala tempora currunt

Ignara la povera lettrice
alla civica biblioteca chiese delle Myricae.
Nel trasecolare degli addetti sull’autore
l’attonita utente esclamò con stupore:
“Suvvia, è opera pascoliana!”.

Risposero al limite del grottesco:
“Ne abbiamo una copia sola
In volumetto striminzito.
Pascoli? E chi se lo fila?

Autore ormai dalla nebbia degli anni inghiottito, superato.
Abbiamo Dan Brown e tutti i best sellers americani.
Pascoli, ormai da decenni è tramontato
insieme al Carducci, autori desueti e lontani”.

E la desolata lettrice scovò
nel seminterrato della biblioteca,
accanto al distributore del caffè e ai bagni
l’opera omnia del Carducci.

Forse della Memoria e dei Poeti
relegati negli scantinati
siamo immemori ed indegni.

Gli Spiriti dei Forti parlano
alle menti illuminate dei vivi
oppure alla loro beata stoltezza.

Ci perdonino i padri della letteratura italiana:
il Carducci, il Pascoli dimenticati negli scantinati
all’ombra d’indifferente clausura
in una modernità che esalta il volgare e l’immondezza.

“ E queste son due, come le vostre e le tue:
due nostre lacrime amare,
cadute nel ricordare”.

“Mala tempora currunt”
classica perla di rara saggezza,
ma che tristezza!

*

Nell’illusione di averti ancora accanto

Mi coglie l’alba
nel dedalo ombroso dei ricordi.
Dal manto del dormiveglia
incede a cauti passi l’aurora vermiglia.

E Tu, padre mio
per mano mi conduci
all’ombra dei filari d’ippocastani
nella carezza dei tuoi occhi infinitamente cari.

Pioggia d’oro sul tappeto scarlatto di foglie d’autunno,
la selva soave del nostro abbraccio.
Il riverbero del tuo viso
nelle azzurre fonti del Clitunno.

Alla fine dell’ esule mio andare ti ritrovo
nel bacio del sole
presso le mura del francescano convento di San Martino.

M’illumino del giorno del tuo sguardo,
torno a respirare
dello spensierato sorriso bambino
nel soave palpito di tenerezza d’averti vicino.

Dilegua al giorno l’onirico incanto.
Mai i tuoi passi
ed Il sorriso tuo faranno da me ritorno.

In lacrime di rugiada
si scioglie il mio pianto.

Al vento dei sereni umbri poggi
affido il mio elegiaco canto,
il riverbero d’emozione di Te
nell’illusione d’averti ancora accanto.


Alla memoria di mio padre Emilio.

*

Una passeggiata al tuo fianco

Per verdi prealpini sentieri
abbiamo camminato
instancabili compagni
fedelmente insieme per anni
oggi e ieri.

Nebbia malinconica
la mia vita remota,
quando Tu non c’eri
mi giunge l’eco d’una stridente nota.

L’abbraccio di dolci valli,
il sorriso di ranuncoli d’oro.

Sei Tu il mio inestimabile tesoro.

Le orecchie soffici a penzoloni,
occhi nocciola,
il mio mare d’infinite emozioni
che nel tuo allegro incedere
non mi lascia mai sola.

Uno sguardo colmo d’amore
d’affettuosa simbiosi
nella tormenta d’inquiete e solitarie ore.

Mio angelo biondo
certo non hai le ali,
ma il tuo allegro scodinzolare
occhi d’autunno dolce e profondo
è il bacio della Vita
che mi vuole amare.

Una passeggiata al tuo fianco:
ecco il sorriso della gioia
l’occhieggiare complice del papavero e del fiordaliso
nel mattino di rugiada bianco.


Dedicata al mio Fuchs, dolcissimo Golden Retriever di 12 anni

*

Fragranza di viburno

Effonde dolce fragranza il viburno
in sguardo di zaffiro.
Torna la memoria
nel sospiro d’incanto notturno.

Brillava nella notte il lume,
soave e fioco.

L’umbra contrada addormentata
pareva un piccolo animato presepe,
scintillava quieta fra gemme di rugiada.

Lucevano in cielo le stelle,
deserta la marmorea grigia strada
le antiche corti nello sguardo dei fiordalisi
sussurravano romantiche novelle.

All’erta il cane stanava la lepre
fra i meandri frondosi della siepe.

L’allegro crepitio del ciocco nel camino,
profumavano di lavanda
e d’amore familiare le lenzuola di lino.

Si perdeva la ninna nanna fra le antiche volte,
di giorno le immense stanze il teatro d’infantile gioco,
il palpito del perduto nido.

Ora nella notte della mia solitudine,
ricordo il mio sogno bambino.

C’eri Tu a vegliare
il mio febbricitante sonno,
la tua mano a rincalzare le coltri dell’infantile lettino,
il bacio della buona notte al puerile visino.

Soavi i ricami delle lenzuola
della nonna punto a croce.

Ed ecco nella tenebra gelida della stanza
l’aurora del tuo sorriso,
mia rimpianta luce
a portar il trionfo del sole
nella carezza di lontane,
indimenticabili,
paterne parole.

*

Nella carezza del raggio d’ombra

Nell’abbraccio del sole ti ho raggiunto
tra i fiori di luce
ed i candidi petali tremanti del giunco.

Il tuo bacio, il mio
approdo di tenerezza ai lidi d’oblio.

Nella carezza del raggio d’ombra ti ho incontrato,
Amore.

Tra gemme del domani e spine del passato,
il ricordo diviene ombra,
grave l’eco del dolore.

L’abbandono fra le tue braccia
deriva d’estasi
irresistibile, argentea onda.

*

Voli

Freme il volo della capinera,
dolce bacio di nostalgia
sui ricordi della mia sera.

L’ultimo raggio di sole d’oro
si spegne sulle ali di rondine
all’ombra del campanile,
la solitudine in assolo.

Frulla il volo dell’usignolo
nella porpora del crepuscolo,
malinconico canto del mio cuore solo.

Guizza il volo del gabbiano
tra fiori di luce.

Nel riverbero d’ondoso rimpianto
la carezza della tua voce
folgora ogni distanza.

Mio arcobaleno lontano
nel sorriso del Tempo
mi sei accanto.

*

L’eco di Santa Maria in Valle

La carezza autunnale della tua voce
a portare nel cuore mio
ghermito dal flutto di tenebra
la rimembranza della remota luce.

I nostri passi sincroni
per il viale all’ombra dei marittimi pini
in dolci filari.

L’appennino umbro in dolci voci e suoni,
il bacio radioso dei tuoi occhi
infinitamente cari
a proteggere i miei passi bambini
tra fiordalisi e papaveri.

Malinconica la sinfonia di ieri
mi riconduce su radiosi, agresti sentieri.

L’eco gioiosa di Santa Maria in Valle
annunciava lieta il mezzogiorno.
Il sorriso di maestose querce
il ruzzolare di ghiande e galle.

Lontano e nebuloso appariva
il mesto nostro commiato
nel giorno d’oro senza fine,
dal singulto della mia nostalgia ridestato.

Cammino sola
per l’antico e lacustre viale
immerso
nella malinconia abissale
del mio anonimo giorno.

Soltanto del vento m’accarezza la fola.

Mai più giungeranno
sospirati i tuoi passi
sul viale del ritorno.

*

Ricordo

Il canto del mare
abisso di tenerezza della tua voce
a lambire il mio sogno di bambina
dall’immensa stanza accanto.

Lo scoppiettare del ciocco del camino
le voci dei nonni
ad ammantare di tepore il mio mattino.

Lontana, remota, nebulosa
l’ombra cupa del dolore
al di là dell’orizzonte doveva ancora venire.

La nonna paziente
che non smetteva alacremente di cucire.

Il soffitto popolato di angeli
ridenti dagli affreschi.
I nostri passi per le marmoree scale della contrada
nei mattini d’autunno freschi
baciate di rugiada.


L’antica, signorile umbra dimora
a colmare di dolce rimembranza
Il gelo siderale odierno
nelle notti insonni,
la solitudine della mia stanza.

Dispiega l’ali
l’elegiaco canto
e mi ritrovo nel sorriso mattiniero
d’agreste incanto.

Il mio sguardo infantile
a cercare la carezza dei tuoi occhi neri.

La mia mano di bimba,
nella tua amorevole e paterna.

L’occhieggiare di scarlatti papaveri
nel caleidoscopio della nostalgia
che arde nel cuore, malinconica lanterna.

I nostri fiabeschi sentieri
Tu l’abbraccio di felicità
la cometa indimenticabile del mio ieri…

Quando Tu,
Papà
c’eri.

*

Notte di San Lorenzo

Illumina la galassia del tuo sorriso
l’oceano oscuro della mia solitudine.

Tu che nel cammino incerto e amaro
splendi nella tenebra d’inquieto e naufrago vagare
mio faro.

La notte mi sfiora appena,
mi passa accanto piano.
Nella fola di fresco vento
il calore soave d’autunno della tua mano.

Stanotte
la pioggia fatata di stelle cadenti.

M’inebrierò
fra onde di tenerezza
nel mare di giada dei tuoi occhi
d’incanto rifulgenti.

*

In lontananza


Il crepuscolo in dissolvenza
assorto in lacrime di porpora
della sera che danza

nel segno dell’assenza.

Come un film muto
passano in bianco e nero i ricordi
sulle meste pareti
nell’abbandono del tempo
d’una stanza.

Tace la colonna sonora
Perduta ogni armonia.

In lontananza
l’alba vermiglia fra petali di fiordalisi svela la sua malìa.

Soltanto il rimpianto
si perde nell’ombra del mio sguardo
che affiora dal mare nero di malinconia
nell’onda di nostalgia che avanza.

Il respiro
Sospeso ai fili di seta dell’aurora
di Te palpita nel dirupare dell’ ora.
Incombe sovrana
l’incolmabile tua assenza.

Mi ritrovo sola
come Arianna sulla battigia.

Crolla l’ultima illusione
Fra i candidi petali di magnolia
In pianto di fiordalisi e soffi di cinigia.

Dissolvenza.

*

Alba di pioggia

Scintilla la pioggia nel silenzio dell’alba piano,
invano cerco
nella solitudine siderale
il calore della tua mano.

Ticchetta gentile sul lucido pavè.

Ricordi i nostri giorni insieme,
il sorriso radioso delle lacustri sponde,
i nostri sguardi d’amore ardenti
la scia del battello
persi nello sciabordio delle onde?

Ed eccola cheta cheta
illumina della mia solitudine l’oscura ora,
scende
soave carezza dal palmo alabastrino della tua mano.

La pioggia d’argento
mi sussurra di Te, Amore
ed ancora mi pare d’averti vicino.

Ogni goccia rifulgente mi porta la luce del tuo sorriso
l’eco della tua voce profonda, sonora e diletta.

Scende la pioggia gentile
tenue
stemperando i colori aspri della mia nostalgia
senza fretta.

*

Malinconici passi

Malinconici i tuoi passi
nella frenesia della stazione centrale
si attardano sul binario del rimpianto
nella bruma dei ricordi che ammanta l’andare
in un velo di pioggia quasi autunnale .

Una fola di tenerezza,
il volo radente d’una capinera tra i fili sopra i binari
e nella carezza del ricordo ti sono accanto,
sfioro in un bacio il mare di giada dei tuoi occhi chiari.

Malinconici i tuoi passi
misurano l’assenza dolente
sui sentieri della mia nostalgia
ed il palpito del pensiero diviene elegia.

Già domani ti condurranno
nell’assolato verde sorriso
nel trionfo di luce dei fiorentini poggi.

Ed il ricordo
nel bacio della nostalgia
è già dolore.

Il domani nel fischio malinconico del treno
è già oggi.

Malinconici i tuoi passi
ti porteranno all’altura
al palpito di luce di San Miniato al Monte.

Guarda lontano Amore,
e ti raggiungerò nel bacio del tramonto
nel trionfo di tenerezza
rondini all’orizzonte.

*

Il fischio del treno

La voce lontana d’un ferroviere
lungo la linea di perde
nel canto dei grilli
a placare l’inquietudine delle sere.

Il trionfo del verde
nel bacio fugace delle ultime viole,
scenario d’un malinconico addio senza parole.

Lo sguardo scarlatto dei papaveri
lungo le traversine
macchiate di ruggine

a dar un sorriso di luce
alle nostre mattine
nel giorno senza fine
della solitudine.

Lo sguardo desolato e spento
del primo binario
presagio del domani mesto e solitario.

Il fischio del treno.

Inesorabile la felicità
con ali di fenice evanescente
nel singulto del rimpianto
partiva con Te
nella folgore d’un baleno.

*

Il lungo addio

Nell’aria d’opale
il lago effonde
la quiete autunnale
nel romantico rondò di onde.

Il tuo sorriso amore
riverbera nelle acque
in tenue dissolvenza,
annunciando malinconico
l’alta marea dell’assenza.

Mi sferza il viso la fresca fola,
gentile e premurosa la carezza della tua mano
presaga del triste commiato,
i tuoi passi domani
sul sentiero della mia tristezza sperduto e arcano.

Compagno
nello sciabordio d’argento
mi sarà il lago.

Al vento della solitudine affiderò
per Te il pensiero
che si perderà nel palpito d’onde
all’orizzonte al largo.

Nell’aria incede la pioggia,
l’atmosfera già settembrina
annuncia dei ricordi la roggia
lacrima di rugiada nella mattina.

Gocce di nostalgia scintillano
prologo d’un lungo addio
nell’eco dei nostri passi.

Malinconica la via
mentre esuli d’amore
tenendoci per mano
procediamo inesorabilmente
sempre più distanti,

rondini di solitudine
all’orizzonte lontano.

*

Il canto dei girasoli

Incombe la sera
sui nostri esuli passi
nel bacio vespertino dei monti.

Si spengono i sogni in foschi orizzonti.

Volgono mesti il capo i girasoli
orfani di luce e del volo di rondini.

Andiamo silenti
sulla bianca strada
verso il domani
ombre fuggenti.

Misuriamo infinite distanze
in assonanza
nei passi sincroni
delle nostre invalicabili solitudini.

Ci accompagna lo sguardo triste a sera dei girasoli
nel malinconico disincanto di porpora
il singulto d’addio di onde inquiete
si va
soli.


*

Amico mio che te ne vai

Dolce e buffo,
lo sguardo allegro d’Harry Potter,
le lunghe e soffici orecchie a penzoloni.

Eri Tu il mio magnifico “Botter”
che spiccava corse sfrenate e balzi su crinali e burroni.

Vispo e impertinente Border Collie
tenero e vivace Setter.
Compagno unico ed inestimabile,
il mio Botter.

Vita cinica e bara
che ti sfugge fra le dita,
come un misero soldo.

Questa ballata la dedico a Te
che riposi nel campo silvestre del mio cuore
fra siepi di selvatiche rose incolto.

Ti sia carezza la mia lacrima amara.

Sei stato l’aurora
d’un cammino amaro e fosco.

Ora riposi nel sonno lieve,
ti desterai al canto del pettirosso
nell’incanto fatato della prima neve.

Dormi
nella culla verde del castagno,
nel bacio dorato del sole
nel gioco d’ombre, luci e canti,
nell’abbraccio silvestre del bosco.

Mio Argo devoto e fedele,
attendimi
al termine della burrasca
sulla banchina del porto.

Al termine della notte,
io inquieto Ulisse
tornerò da Te
e insieme navigheremo
nel trionfo di vento e luce
al soave sventolio di bianche vele….

..Per sempre insieme
Tu ed io.

*

I nostri giorni


Rondini al vespro
a sfiorare tenebre e solitudini
in volo su acque opaline
a fendere il destino aspro
in sogni di cenere.

L’ultimo sole d’un bacio
nella malinconia d’evanescenti sere.

Turbine di petali,
parole in sussurro
fra pagine in bianco e nero
l’aquilone all’orizzonte dei nostri giorni
rapito dallo sguardo del cielo azzurro.

Si va
ognuno per il suo inquieto ed ombroso sentiero
di disincanto.

Si sfoglia il glicine del tempo ramingo
sospirando improbabili ritorni.

Fermati,
abbracciami,
cogli l’inesorabile fluire del Tempo.


Stringimi a Te.
Amami.
Restami accanto.

*

Serale elegia

Dolce carezza l’estiva sera
in petali di soffusa luce.

Mia rosa languente
nell'anima ferita
dei ricordi
sei soave sorgente.

Aria fragrante che imbruna i monti
il rintocco della campana
s’effonde nel vespro con argentea voce.

Cala soave la sera
al di là del convento del Carmine,
sale al cielo
dal sussurro della navata una preghiera
acquietando la mia solitudine.

Vola malinconica la capinera
cercando nuove albe ed orizzonti
in fremente sospiro
mentre la notte ricama i sogni nel velo di zaffiro.

S’assopiscono i boschi sul crinale stanco
erra inquieto lo sguardo
oltre la selva di nostalgici pensieri
quando ancora si percorreva
i dorati sentieri della vita fianco a fianco.

Mio onirico incanto,
mio sogno sublime
all’alba sei volato via.

Non mi resta che il profumo di Te
tra il pianto del gelsomino notturno
nella voce dell’elegiaco canto.

Signora Malinconia
Ti porterà nella carezza del vento
il mio bacio
per la solitaria via

nello sguardo amorevole di stella
ovunque Tu sia.

Signora Nostalgia,
l’ombra gemella
dell’anima mia.

*

Sciabordio

Lenta la nave scivola verso il meriggio d’estate,
l’incendio di porpora
nell’abbagliante incanto di fugaci giornate.

Nel tuo sguardo di giada
le amarezze e le attese
le angosce in effimera tregua assopite
al refolo della tramontana sospese.

Teneramente ci perdiamo nel riverbero dorato delle onde
nella dolcezza del mormorante sciabordio
il canto di ore nel cuore suggellate.

Il vento sussurra l’ancestrale nenia
persi gli sguardi all’orizzonte
Tu ed io.

Via lontano si va
gabbiani di solitudine a fender l’aria
nel crepuscolo di nostalgia.

Già imbrunano i monti
e là si spengono le acque del lago.

Il tuo sorriso
riverbera nei miei occhi
del divenire l’enigma,
il dolente dipanarsi della memoria
dell’inevitabile commiato l’infuocato stigma.

Incombe il domani
nei nostri passi separati
ed esuli
verso il futuro nebuloso e vago
ce ne andiamo raminghi e soli.

Eccoci
alla deriva d’oblio.

Dolce e malinconico ci culla
nel plenilunio l’argenteo sciabordio.

*

Calice di tristezza

Rosso brillante di Montalcino
a stemperare nostalgia
eco di perduti passi
di chi non cammina più a noi vicino
in bianco e nero di solitudine
nel grigio mattino.

La tristezza d’infinite sere
annega il rimpianto
nella nebbia della memoria
in fondo al bicchiere d’inquietudine.

S’annullano distanze
s’annegano disincanto e malinconia
nel canto desolato del calice.

Ci siamo persi
nel gioco degli specchi
a cercarsi invano i nostri occhi.

E ora
amaro più dell’assenzio
l’ultimo bicchiere di Chianti.

Mi perdo nell’abbraccio del tuo silenzio.

Nel mare di solitudine
colmo il calice della tristezza
delle nostre sere.

Eccoci:
infinitamente vicini
e inesorabilmente distanti.

*

Una stella a ponente

Nel cuore dolente
intrappolato nei rovi dei ricordi
sanguina sempre
una rosa languente.

Dal firmamento di solitudine
occhieggia nel manto di malinconia
una stella a ponente.

Nella sensuale seta blu della notte
dilegua il sogno perduto
nel raso d’appassionate onde
su arcane, biancheggianti rotte.

Un bacio di rimpianto e nostalgia
al suo amore lontano
nel cielo di zaffiro dei ricordi
rondine esule
volato via.

Giorni e notti
di tenerezza rifulgente.

La carezza delle mani
il gioco d’ombre e luci
sensuale
dietro il fusuma,
brune chiome disciolte sul tatami.

La tristezza di oggi
in mille gru,
le illusioni perdute in dispersi origami
alla burrasca d’oriente.

Splende solitaria una stella a ponente.

Palpita d’argento
sospirando un ritorno.

Affida un bacio
all’alba sussurrata,
in miriade di diamanti il cuore infranto.

Una rosa scarlatta
nell’amara assenza della donna amata
sospira
all’elegiaco canto del vento.


*

La selva malinconica dei miei pensieri

Nel nulla del mio vivere
fra petali d’esistenza,
nei rovi del mio esule andare

Ti ho cercato.

Non c’eri.

Eri al di là
della cortina abbagliante del sole,
nel mare nero delle mie desolate ore.

Dov’eri?

Oltre la brumosa,
irraggiungibile cortina dell’assenza.

I tuoi occhi dileguavano
all’orizzonte della mia inquietudine
come stormo di fugaci passeri.

M’inoltro sola
nella selva malinconica dei miei pensieri.

Tu m’attendi
alla sorgente argentea della vetta.


E nel tuo sguardo
dell’Amore la sublime carezza.

Il cuore mio si placa
e più non langue
nella cupa alba di tristezza.

Rinasco
rondine a primavera
nel canto sussurrato di tenerezza
della tua voce diletta.

Oltre solitari sentieri,
nel primo dei miei pensieri
Tu
già c’eri.

*

Nel bianco e nero d’un bacio in fondo al binario

Tra il vociare dei viaggiatori ti ho cercato,
sul nastro grigio
del binario interminabile
nell’afa di fine luglio addormentato.

Milano Centrale.

Il fascino, il benvenuto frenetico
tra le volte e le vetrate.
Soffiavo sulla cenere
anonima Pandora
delle mie meste, trascorse giornate
nelle gocce di nostalgia in lacrime di porpora.

Tra la gente distratta
intenta a trascinare la valigia
Ti ho aspettato
e l’emozione cresceva come magnolia di cinigia,
palpitavo nell’ansioso batticuore come rosa scarlatta.

Sul binario dell’alta velocità
il treno in soffio di velluto
si fermava già.

Ed il mio cuore
il tuo nome sillabava
nel ritrovarsi
in un sorriso radioso e muto.
Inconfondibile il tuo incedere,
caro e familiare il tuo passo.

Eccoci insieme
ancora noi.
Alla vita crudele e beffarda
scacco matto.

Tra la folla
Ti ho riabbracciato.

Il tuo sguardo chiaro,
mio mare di giada
mi ha lambita
nel tramestio di passi
nel nevrotico viavai.

La carezza d’autunno del tuo sguardo,
Amore
fra migliaia di occhi sconosciuti
nemmeno fra miliardi di passeggeri
nella stazione della mia solitudine
la confonderei mai.

Ed il bianco e nero
soave e sublime
del nostro bacio in fondo al binario
nel fermo immagine del cuore
non lo dimenticherò mai.

E con Te
compirò l’avvincente guado,
sarò la tua compagna di viaggio.

Abbracciami ancora,
non lasciarmi mai.

Fai rifiorire
il roseto spento dei mie occhi,
assiderati in solitari nevai.

Insieme a Te
mia candida rosa di maggio
che come l’incanto lirico dell’autunno
non resti
ma malinconico e pensoso
nel vento vai.

*

In nome del popolo italiano

Silenzio in aula,
s’acquieta anche l’ultimo mormorio,
si spengono le frasi sussurrate
dalla valle d’oblio.

Nel freddo autunno d’un inizio novembre
un fiume in piena di tensione,
in prima fila le parti civili
i parenti delle vittime,
senza lacrime ,né parole,
fra le mani rabbia, dolore
negli occhi inquieti pugni di sabbia.

Entra la corte,
tutti in piedi
alla lettura della sentenza.

La ferma voce del presidente
un velo di calce sull’incendio di sofferenza:
non colpevoli, tutti assolti i dirigenti,
contumaci,
imputati dal sangue blu, stirpe eletta d’eccellenza.

Negli occhi dei figli e delle vedove
lacrime avvampano dalle braci,
l’ennesima pagina
delle archiviate stragi.

Ed eccolo lì
in prima fila
nella sua toga nera
l’eroe borghese
che accende di speranza e dignità la tenebrosa sera.

Eccolo il pubblico ministero,
dagli occhiali dal riverbero d’oro
a svelare con tenace audacia
il mistero, la cortina di omissioni,
il muto di omertà,
i colpevoli silenzi
della fabbrica dei veleni,
le dimenticate morti sul lavoro.

Eppure la colpa è delle vittime,
non hanno alcuna colpa i responsabili,
sono tutti innocenti come Nostro Signore, loro.

Nella polvere e nella nebbia
le parti lese, il mai sopito ed inascoltato dolore.

La stretta di mano ai familiari,
nel cuore il ricordo dei 157 operai avvelenati
dal petrolchimico,
il respiro falciato da polveri letali.

Ed i passi dell’eroe,
del novello Prometeo
si allontano per i corridoi
in attimi irreali
d’un giorno lugubre e reo.

Il lavoro senza tutele, né salute.
Il turno in fabbrica cannibalesco nemico,
tra il grigio della polvere l’alacre opera
di mani perdute,
il biancore accecante delle tute.

Giustizia è fatta,
in nome del popolo italiano.

Un Paese moderno, progredito e civile.

Nessuno dei dirigenti condannati in appello
sconterà un solo giorno di galera.

Tutti a godersi la vita all’estero
tra campi da golf, residenze reali e drink in crociera
gli imputati miliardari
i rei del disastro ambientale di Porto Marghera.

E delle 157 vittime sul lavoro,
le vita falciate dalle polveri cancerogene
resta solo la malinconica fotografia
le lacrime dei familiari
naufraghi nel mare di solitudine,

il bacio fatale del cloruro di vinile.

La sirena del turno,
la fabbrica oscura
li ghermiva per sempre,
li portava via
inesorabilmente
sempre più lontano,
ultime rose dimenticate nella pioggia mesta di novembre.

Giustizia è fatta,
in nome del popolo italiano.


Il processo per le 157 vittime del Petrolchimico di Porto Marghera e disastro ambientale si concluse con l'assoluzione di tutti gli imputati eccellenti.
Per non dimenticare chi muore sul lavoro o a causa degli effetti del lavoro.

*

Argo

Argo il mio nome,
un cucciolo senza pace
e nemmeno più dimora.

I miei occhi di brace
instancabili
brancolando nella tenebra

ti cercano ancora.

L’orecchio teso
ai tuoi passi
in improbabile ritorno.

La notte è infinita senza Te,
misero Narciso
che nel mio sguardo colmo d’amore e fedeltà
non vedevi altro che te.

Guarda i miei occhi:

li vedrai riflessi
nelle notti tue insonni
in mille abbaglianti specchi.

Non abbassare il capo davanti al mio sguardo:
la Memoria all’improvviso
ti folgorerà in impetuoso dardo.

Strappa in mille pezzi la mia foto,
non v’è conforto o speranza
per un cuore arido, traditore,
desolatamente vuoto,
incapace d’amare.

Con te
non volevi portarmi in vacanza al mare,
ma il mio uggiolato
ti raggiungerà a qualunque distanza.

Il mio pianto
il mio sguardo dolce,devoto, fedele,
caldo al sole dell’Amore
non lo potrai mai tacitare…


Hai aperto lo sportello
sul ciglio d’una strada oscura
nel buio senza fine m’hai relegato.

Il profumo della paura
non m’ha più lasciato.

Ti ho aspettato
e t’aspetto ancora.

Tremo come foglia nel bosco
gli alberi mi fanno da riparo,
ma il gusto dell’abbandono
è acre, terribilmente amaro.

Corro veloce verso la radura
e lì t’aspetto

Da stanotte mi rifugerò in giacigli di fortuna
come un clochard,
un mesto randagio senza tetto.

Io
ero il tuo amico diletto….

Per Te il respiro avrei dato,
il battito del mio cuore
sillabava il tuo nome,
nel linguaggio di emozioni dell’amore.

Ero il tuo cucciolo,
la tua miniera d’affetto.

E tu
nel rifiuto d’ogni pietà
un cuore di pietra senza l’ombra della pena
mi hai lasciato
in tutta fretta
legato alla catena

accanto al cassonetto.

Tutto solo
spaurito
nella notte resto qua.

Forse un’anima sensibile
che legge nei miei occhi lo sconcerto ed il dolore,
un autentico Amico,
fra le sue amorevoli braccia,
nella sua casa
e nel suo cuore

come raggio di sole
dolcemente mi accoglierà.

Ed insieme correremo
felici verso le nubi bianche all’orizzonte
e ci riposeremo fianco a fianco
dandoci la zampa

all’ombra dei lillà
mentre il crepuscolo carminio
in incendio di colore
e di serenità divampa.


*

Ragazzo del 99

Senza più nome,
soltanto la mostrina di riconoscimento,
nell’ultimo fugace sguardo
l’ombra d’inquieto tormento.

L’elmo lucente sulle brune chiome
ragazzo del 99 in trincea
unico tuo compagno
nell’inferno di fuoco e dinamite
il vento.

Urla, spari, detonazioni.

Come foglie d’autunno
precarie le giovani vite.

Ordini in lingua germanica
portati dalla tramontana,
nell’anima il gelo
d’una guerra incomprensibile ed arcana.

Lontane le canzoni alla radio
nel tepore del casolare la domenica mattina,
il volto puro d’adolescente
sfigurato dal terrore
tragica maschera deturpata dalla smorfia di dolore e odio.

Una notte senza fine.

Velata la luna, oscurate le stelle
solo la luce del nemico razzo
ad illuminare la trincea
nell’abisso di disperata solitudine.

La minestra fredda ed insipida
nelle gamelle
il sapore acre della vendetta
freme le ali un’altra giornata al massacro
senza pietà, né fretta.

Sedici anni appena
fanciullo figlio del contado,
niveo fiore d’appennino.

La lettera di chiamata
il pianto dell’usignolo nell’autunnale mattino.

E via,
uno zaino logoro,
le scarpe nuove il vestito della festa.

Tutto il paese emozionato e silente
a salutarti alla stazione,
l’abbraccio di chi verso il nulla va,
la lacrima celata di chi resta,
il bianco sventolio
di fazzoletti d’addio
della povera, buona gente.

E la tua fanciulla
vestita elegante,
un bacio affrettato
di tristezza grondante.

Poi il fischio inesorabile del treno
e via verso il Piave
l’ecatombe di Caporetto.

Nel girone infernale
insieme ai compagni verso l’inferno
t’avvii con passo pensoso e grave
nell’urlo della bora d’inverno.

All’orizzonte d’opale e di neve
lo sbuffo della locomotiva
il respiro ansante,
ultima malinconica eco di vita del vaporetto.

Nell’aria l’odore della morte,
non il turbine dorato e scarlatto
di foglie d’autunno,
il tanfo venefico dei gas nervini,
la frenesia disperata dei militi fanciulli.

Battiti affrettati del cuore
il profumo nel bosco silente di pini,
dove si giocava ignari e felici da bambini
disperati respiri, gli ultimi.

Lacrime materne di commiato dell’aurora
l‘ abbraccio del cielo indaco,
l’assalto dalla trincea
de profundis in prima linea
il bagliore della baionetta.

Già lontana ed irraggiungibile
come un sogno all’alba
la primavera della tua adolescenza diletta.


Un ultimo sguardo al cielo,
si ode lo sparo,
una folgore ti trapassa al cuore.

Cadevi nel fango
esanime
milite ignoto
fiore scarlatto d’onore.

Finiva la tua vita
nella rapsodia rachmaninoviana
del giorno più lungo,
funesto ed amaro
nella tristezza senza fine.

Lucenti binari verso il niente
la Transiberiana del soffocato dolore
senza il conforto dell’ultimo bacio d’amore,
senza la carezza radiosa della stella di ponente.

Terminava nella neve e nel fango la tua vita,

“due mesi dopo la guerra era finita”.

*

Quinta elementare


Campeggia il tuo sorriso
nel bianco e nero
della foto
che dalla parete
non smette sulla mia solitudine
dolcemente di vegliare.

La prima neve sotto le guglie della Madunina,
il giorno di Natale le gioie e le attese
nello sguardo scuro d’una bambina.

Una vita povera,
speranzosa,
umile,
alacre,
con poche pretese.

La sera sul Naviglio della Martesana,
lo sguardo all’alba ancora assopita e lontana.

Il tuo antico nome,
anagramma del mio
si perde nella dissolvenza brumoso
d’estiva aurora carminia.

Un sorriso dolce,
languido che l’ombra opaca della stanza
non smette di rischiarare.

La quinta elementare
il tuo traguardo conseguito.

Gli inizi del secolo,
Milano nell’alba industriale.
La miseria, l’approssimarsi della guerra
E la memoria nel bianco e nero
di anni remoti liberamente erra.

Una foto color seppia,
una bimba alta, bruna, timida
con fiocco e grembiule
i capelli ornati di viole
in mezzo ai numerosi compagni.

Arcigno e severo lo sguardo della grigia maestra,
lo sguardo fanciullesco oltre l’inchiostro ed il calamaio
nella gioia della neve lenta lenta
che turbinava fuori dalla finestra.

Foto ricordo della classe quinta,
alla periferia operaia di Milano,
il volo della ghiandaia
al bosco di nostalgia lontano.

Quarta figliola di famiglia contadina,
finita la scuola
già andavi a lavorare bambina.

Le sere a ricamare
corredi nuziali
al lume a petrolio d’una consunta, povera lanterna,
mentre nella piana
gemeva gelida l’inverna.

Piccole, candide mani d’alabastro
a correr veloci sulla macchina da cucire,
fanciulla sartina,
nel tuo bel vestito la domenica alla messa
fra i bruni capelli il setoso celeste nastro.

Ed il tuo instancabile desiderio di conoscere
da autodidatta
a piedi alla piccola biblioteca parrocchiale
i libri il tuo tesoro nella sporta di tela scarlatta.

E già calava la sera
sulla tua esistenza.
L’ultimo volo
di bruna, dolce capinera
fra la nebbia in dissolvenza.

Le domeniche sul sagrato della chiesa
la pudica passeggiata insieme ai severi fratelli
nel chiarore lombardo della piazza.

E d’estate alla fabbrica del riso
nel vercellese
già partivi, laboriosa, mite ragazza
nel tuo vestito di tela turchese,
in tasca qualche monetina di risparmio per le frugali spese.


Il pianto mesto del fischio del treno
e via si partiva alla monda,
rondine prigioniera del dedalo di profitto moderno.

Lontano il fumo del focolare,
nel cuore il desiderio
del rientro al nido familiare,
il calore del casolare
nelle sere nevose
nel vento d’inverno.

A trentanove anni
dileguava troppo presto il sogno
della tua fugace vita.

Nella pioggia fredda d’un maggio,
orfano dei colori di giugno
la carezza del tuo sorriso incenerita.

Il tuo canto risuona ancora
nel silenzio ombroso
oltre il pergolato di glicine
nell’antica corte,
nel verde occhieggiare dell’orto.

Profuma di Te
la modesta casetta a ringhiera,
lo stridore dei filobus sui binari,
Milano s’assopiva nella sera,
il turbine di foglie morte.

L’armonia d’un sorriso
fragrante di lillà nei balli paesani nell’allegra corte,
colmo di luce e d’amore
che vince lo sguardo cupo, ingannatore
il gioco crudele e baro della morte.


Alla memoria di mia nonna Erminia, ex mondina ed operaia.

*

Per non dimentiCARLO

Genova che sorride adagiata sul mare
nobile dama che non abbassa lo sguardo
che non vuole dimenticare,
il ricordo ferisce come abbagliante lama.

Genova del G8 cinta d’assedio,
sbarre, cancelli, grate,
inferriate.

Genova dei mille volti radiosi,
mani protese, mani intrecciate, mani amiche
i colori, la musica, le voci,
il canto del mare
per le vie antiche.

Genova, fiore di vetro nell’orgia del potere stretto,
asfissiata nella cortina del Palazzo.
“Danni collaterali”, l’odio dentro
facce sfigurate in ghigni infernali
impeccabili in grigio doppiopetto
lo sprezzante, squallido sghignazzo.

L’urlo della marittima sirena
a stridere nell’aria
con furore.

Lo sconcerto,
la pena,
il fremito d’ali del dolore,
il volo insonne, inquieto di falena.

Candido volo di gabbiani
un decennio di silenzio
e d’oblio
dal deserto rosso di quei giorni lontani.

L’abbraccio del porto
a piangere in petali di gigli bianchi
un ragazzo morto.

Il commiato dei camalli
il riecheggiare commosso della sirena,
il pianto ombroso dei carruggi
mentre nelle ultime fatali ore
di sangue si tinge la rena.

Verso il Golgota sali,
giovane Icaro
dispieghi disperate, fiammeggianti ali
insieme ai giovani compagni
intrappolato nella zona rossa
verso la morte fuggi.

Genova ,nobile signora
d’antica virtù marinara
ad assistere al massacro
dolente ed amara.

Il cerchio di fuoco
si fa sempre più stretto
corrono rei i minuti
di quel 20 luglio maledetto.

Mai più
il tuo sorriso
a tinger di sogni e speranze
il giorno diletto,
serrato il pugno
d’un esule giugno.

Ed ecco Piazza Alimonda,
le grida, le cariche,
i passi ferali,
manganelli levati,
scudi,
assetto di guerra
di cilena memoria,

già lontani nel rimpianto del bianco e nero sospirato
i tuoi anni di bimbo a giocare nel soleggiato cortile
dimenticato.

Quel giorno incredulo
avresti scritto Tu
giovane morituro la storia.

Il tuo viso sotto tiro,
il riverbero già evanescente d’un sorriso puro
la vita d’un ragazzo nel mirino.

Uno sparo riecheggia
fende l’aria
ed il rimpianto
la Memoria
lacera il cuore come impazzita scheggia.

Cadevi esanime
nell’afa di un giorno qualunque
sul caldo selciato
sullo scarlatto asfalto.

Nudo, esanime,
bianco d’alabastro
il colore della morte,
rosso vermiglio
il destino baro dal crudele artiglio.

Finiva in tragedia il giorno.
A sera
per Te a casa non ci sarebbe stato ritorno.

In fretta nella cronaca nera
un trafiletto ad archiviarlo.

Piazza Alimonda
ribattezzata Piazza Carlo Giuliani,
in alto in pugno chiuso
una selva di mani.

L’ abbaglio di stella della folgore,
l’urlo della Memoria,
a tinger d’amaro disincanto dal sapore d’assenzio
la tragica storia…

Per non dimentiCARLO.


Alla memoria di Carlo Giuliani, assassinato a Genova il 20 luglio 2001.


*

Dissolvenze

Nella tenebra fugace degli anni
sfrecciano radiosi come treni nella notte
i ricordi.

Dissolvenze.

Il sentiero d’autunno dell’amore
stilla di nostalgia
all’ombra dorata della faggeta.

Riminiscenze.

Nel rimpianto d’un sospiro
il bacio tuo
l’abbraccio fragrante di maturo ardore
che l’arsura di tenerezza del cuore disseta.

Non v’è appello,
lo schiocco secco dei colpi
senza attenuanti.

Inappellabili,
arcigne sentenze.

Ombra nel kafkiano castello
il Tempo vola via
reo, fugace e menestrello.

Silenti presenze.

Ancora il tepore della tua carezza
nel cielo di zaffiro.
Ti sento accanto
oltre il velo di nebbia d’ogni tristezza.

I tuoi capelli d’argento
le mie brune chiome
i nostri sguardi l’un all’altra anelanti
i passi perduti nel canto elegiaco del vento.

Dirupò tutto
nel commiato alla stazione.

Uno sguardo di lacrime celate
disperato
il binario ti guardava andar via
nel riflesso del mio sguardo dolente e accorato.

Coincidenze.

Ho perduto il biglietto
smarrito nell’alba del bacio tuo diletto,
ancora il tuo profumo
nel gioco d’ombre e luce del colle in fiore fiorentino,
il palpito di tenerezza del tuo bacio nel mattino.

L’altura di San Miniato,
i nostri occhi ebbri di letizia persi all’orizzonte,
il mio cuore
il tuo reame di dolcezza sconfinato.

Partenze.

Sospeso l’orario,
bloccato l’orologio alla stazione.

Eccomi
al crepuscolo solitario
unica passeggera in transito
nella sala d’attesa deserta
della serale desolazione.

Crepuscolari iridescenze.

Freme ramingo il cuore.
Ti cerco con sguardo febbrile
in fondo al binario.

Cala la notte
nel mio incedere solitario,
custode di malinconiche ed inesorabili
assenze.

Sipario.

Ombre argentee danzano
oltre i binari,
nel caleidoscopio dei ricordi
il bacio dei tuoi occhi
infinitamente cari.

Dissolvenze.

*

Treni di solitudine

Pendolari dell’anima fremente
dallo sguardo spento
c’incontriamo
nella stazione abbandonata
dove risuona soltanto il canto del vento.

Vetri rotti,
abbandonate panche
le nostre mani
desiderose d’amore
dimenticate e stanche.

In tasca biglietto logoro
per chissà dove.

La destinazione ignota
anelando ad aurore nuove.

Crolla in petali di cenere
all’orizzonte la fosca nuvolaglia.

L’ennesima giornata vacua e vuota
si spegne nell’ultimo raggio grigio
d’un sole che più non illumina, né abbaglia.

Esuli di giorni amari
sul treno delle nostre solitudini
in estemporaneo viaggio.

Ramingo il sole
nel fremito della tendina dal finestrino
il paesaggio in fuga
le corse nel prato d’un bambino.

Sul nostro viso
il medesimo disincanto
la stessa tristezza
abbandonata sui grigi sedili.

Corre veloce e malinconico il treno
su sperduti binari
l'occhieggiare di rossi fanali
i nostri sguardi esuli da distanze siderali.

Ci guardiamo senza conoscerci
seduti fianco a fianco
nella sinfonia dei ricordi
d’una lontana fanciullezza
all’ombra di fioriti cortili.


Specchi d’inquietudine
si riverbera la ruga
d’una vita
in invalicabile solitudine.

Dalla silente condanna non si evade.
Splenderà forse il sole domani
sul bianche, calcinose strade
e noi saremo in perpetuo cammino
esuli e lontani.

*

Rem tene, verba sequentur

Nei meandri dell’inconscio
le quinte della cultura
le segrete del sapere.

Il fascino misterioso dell’excursus.

Estasi mentale,
dotta disquisizione,
dell’intelletto sublimato il sorprendere,
la folgore della conoscenza
a dar fiaccola di speranza
alla più cupa e precaria esistenza.

Ed eccoci nella dissonanza
nell’ensemble di stridente polifonia,
oltre ogni distanza
l’assolo della poesia,
reduce dalla tormenta della malinconia.


Rem tene, verba sequentur.

Ci si smarrisce nel gioco delle maschere
nei riverberi abbacinanti
di luce negli specchi.


Comparse, mercenari o figuranti
nella metamorfosi del verso
nell’inganno della rima
nel mare della lirica

a scrivere della parola
scaturita nell’anima la fiamma purificatrice
della Poesia,
l’ultima o la prima.

Ode, canto, sonetto,
verso libero
o psicotica eresia.

Canto orfico o elegia,
tenebrosa saggezza o sibillina follia.

Chi pensate che il Poeta sia?

Saggio,
millantatore,
ergastolano
o figlio dimenticato
della contemporanea schizofrenia?

Ci si finge Prometeo
ed il fuoco si ruba
agli dei
nel severo ed arcigno sguardo d’Ecuba
l’incenerirsi d’anni silenti e rei.

Ilio in assedio,
la civiltà al rogo,
via, l’ebbrezza
la frenesia d’un dissennato
ipnotico gioco delle parti,
dormi, sogna, Intramontabile fanciullo,
nell’incubo del giorno non destarti.

La danza in costume
la rievocazione storica del verso,
l’assolo di solitudine
davanti al bicchiere vuoto
il ghigno perfido
riflesso nello specchio
d’un riso amaro
nato già vecchio.

Ebbri di solitudine
febbricitanti d’inquieta rabbia,
si procede,
spento ed oscurato l’antico faro.

Le illusioni crollano
all’alba
come infantili castelli di sabbia.

Sospirando un giorno diverso
un destino meno cinico ed avverso,
scrivendo l’ultimo verso….

Dispiegando le ali
nel pindarico audace volo
d’Icaro il sognatore,
il visionario
il Poeta,
… fremito d’ali dell’esistere nel palpito di vita del verso….

Il canto di Libertà:
la commedia degli errori
troppo rumore per nulla

apologia del diverso
che alla deriva dell’esistere
fuori dal coro
nel male di vivere si annulla.


"Il poeta è un fingitore. Finge a tal punto che diviene dolore, il dolore che davvero sente." F. Pessoa

*

Giullare dell’anima mia


Mani gentili, grandi, morbide
e fragranti di foglia verde.
Sgraziate e goffe
dicevi
le mani del contado
non quelle d’un pianista o d’un poeta.

Mani che sanno affrontare la tempesta, allegre e vivaci dei dì fugaci di festa,
mani che affrontano il fortunale ed il guado
nell’audacia di chi nella burrasca resta.

E la nostalgia nel dedalo dei ricordi
di giorni andati nel soffio del Tempo si perde.

Mani cortesi, delicate, senza fine.

Il tocco di seta
la tenerezza dei tuoi gesti
l’antica arsura di tenerezza
d’un cuore in fiamme disseta.

Una carezza tua a dileguar
la notte della solitudine,
a placar in soave ombra di dolcezza
ogni turbine d’inquieta amarezza.


Mani soavi, profumate di foglia d’autunno,
mani indimenticabili
che portano il cuore nel canto di fonti silvestri
per le sorridenti contrade del Chianti
a coglier violacciocche e rose segrete
del nido sospirato.

Mani sapienti ed audaci
a tracciar arcane rotte
all’aureo sestante.

Le tue mani
mia oasi d’armonia sussurrante.

Del rifugio radioso delle tue braccia
nell’incendio porporino della nostalgia
provo inesauribile sete.

Dove sarai
diletto giullare dell’Anima mia,
Tu che della mestizia e dell’abbandono
nella carezza d’un sorriso
sai fare fiordalisi di rime
bouquet di viole del pensiero in versi

E della desolante malinconia
nel naufragio di nostalgia
dei miei occhi a Te anelanti e dispersi
dispieghi ali sublimi d’Elegia.

Sospirata e struggente l’acquietarsi,
infinitamente dolce e sorprendente
insieme
il ritrovarsi .

E il cuore da Te vola
nello stormo di rimpianto e crepuscolari pensieri
all’agreste elegia.

La selva soave delle tue braccia
m’accoglie ogni ora.

Nella foresta nera del tuo bacio
mi rifugio ancora
nell’abbraccio della nostalgica mia sera,

diletto giullare dell’anima mia.

*

All’ombra di occhi neri

Nel fremito d’ali di rondini
torna l’abbraccio della memoria
a vincer la tenebra di giorni,
la condanna di solitudine.

Rintoccava lieta all’antica torre l’ora
il volo d’uno stormo
l’anziana che dalla fiera
con quieto passo per il viottolo faceva ritorno.

E vedo le corse gioiose d’una bambina
a tinger d’oro e d’azzurro
l’agreste incanto dell’umbra mattina,
il cuore placato nel ricordo dal nostalgico sussurro.

L’ombra maestosa del Duomo di Sant’Emiliano
la carezza del tuo sorriso
per le marmoree scale d’antichi vicoli
si procedeva sereni mano nella mano.

Giochi d’ombra e luce,
l’iridescente rosone
l’incanto d’armonia del rinascimento
il palpito d’ineffabile emozione.

Lo stormire degli ulivi nel vento
l’ondeggiare di vivide impressioni
fra i colli di sole e d’argento.

Dalla piana
Santa Maria in Valle nel tocco meridiano d’argentea campana,
ogni ansia pareva remota e lontana.

L’allegro mio cappello di paglia fiorentina
dal nastro scarlatto,
lo sguardo d’una bimba
al panorama dei colli e della dolce contrada
entusiasta e stupefatto.

Mi fermavo per i campi di tenue verde
a cogliere violacciocche e papaveri,
ed ancora l’anima nel buio degli anni
in singulto emozionato ritrova la fiaccola della speme
e in accorato sospiro di malinconia si perde.

Allora,
Padre mio
nell’abbraccio del cuore
eravamo insieme.

All’ombra dei tuoi amorevoli occhi neri
nella contrada di felici ed esuli ore
su agresti,
perduti,
irraggiungibili sentieri.


Alla memoria di mio padre Emilio.

*

Notturno

Nell’incedere d’arpa della notte
fra note d’armonia silvestre,
vago ninfa solitaria
sul sentiero agreste
ai confini del bosco.

Alla ricerca disincantata
d’una felicità che non conosco.
S’avvicina su argentei destrieri nel plenilunio
della Memoria l’incantato landeau.

I ricordi,
le amarezze
dei giorni andati
delle illusioni perdute
arderanno nelle fiamme vive
d’un falò.

M’illuminerò
nella danza dorata del sole nascente
nell’aurora del tuo sorriso,
Amore.

Sarà il placarsi del cuore
la Vita e la gioia riconquistate
in un bacio all’ombra fragrante dei lillà.

La pioggia radiosa d’oro d’un nuovo giorno
il fremito d’ali delle rondini in sereno ritorno,
il passo fatato verso l’orizzonte di libertà
nell’eclissi del dolore.


*

Nel raggio d’ombra dell’addio

Lacrime stillavano
dal cuore incredulo.

Un commiato senza parole,
all'alba d'opale
sospesa alla pioggia
la tristezza in assolo.

Grido mesto di rondini
a sfiorare il cielo.

Nell'ombra delle nostre solitudini
lo sguardo triste di viole dal capo chino.

Né Tu
né io
avremmo mai dimenticato quel mattino.

Il soffio del vento
spegneva l'evanescente fiammella
d'un sogno bambino.

Sul primo binario
ombreggiato dall'ecilissi della partenza
il fremito degli ultimi minuti.

L'eloquente dialogo negli sguardi profondi
dei nostri cuori sincroni e muti.

Silente il primo treno attendeva
vuoto e solitario.

La clessidra ormai agli ultimi granelli
non c'era più tempo
né scampo
né via di fuga.

Nel cuore il fermo immagine
del tuo ultimo sguardo,
il rifulgere d'una lacrima celata
nei tuoi occhi di stella.

E l'epilogo imminente,
in tutta fretta
nel raggio d'ombra
del nostro ultimo abbraccio

d'Amore fragrante
m'illumina perenne il cuore,
dove la tua immagine campeggia ogni ora.

Nell'anima desolata
infissa l'ultima dolente croce,
l'eco profumata di tenerezza
della tua autunnale voce.

Il tuo nome all'alba
nell'urlo di rabbia e sconcerto contro il cielo
ho gridato.

Indifferente, remoto, distante, muto
Dio
la mia disperazione
non ha ascoltato.

E scalza m'incamminavo
sul sentiero di Memorie
d'un tempo ramingo
braccato e perduto.

I passi dell'esule sovrano
che andava via,
lo scarlatto manto
cosparso di lacrime del mio rimpianto,
nell'alba sfumata di pioggia incessante e malinconia.

L'eco di dolore di quei passi
mi riecheggia nella mente.

Il volo cinereo di svassi
nella valle di tenebra di laceranti ore.

Il Tuo ricordo
mi palpita nel cuore.

Portami via
nel viaggio alle porte della notte,
dilegua la burrasca e la folgore inclemente del dolore.

Portami con Te
nel silenzio dolce del mattino,
nella luce dell'aurora.

Parlami,

sorridimi,

abbracciami

un'ultima volta ancora.

*

Il trenino in vetrina- Milano del 12 dicembre

Per le strade del centro
Milano s’affrettava nel natalizio viavai,
luminarie accese,
nell’aria il profumo dei forni
le consegne dei prestinai.

Già dalle prime mattutine ore
Milano al lavoro correva
quel 12 dicembre
dell’alta marea putrida e nera
che viscida fatalmente avanzava
nell’ombra dell’agguato del terrore cieco incombeva.

Non posavo ancora su questa terra
fanciulleschi i primi passi
nel cammino pellegrino,
ancora lontano lo sbocciare del mio sorriso bambino.

Ma del tuo racconto
Padre
la cronaca di quel giorno,
uno scenario di sangue
l’odore di morte
e polvere da sparo
scenario d’un massacro
della guerra metropolitana sull’asfalto
nello sguardo indifferente d’un cielo cobalto
porto indelebile il ricordo.

E gli anni settanta
con passo frenetico e appassionato dei cortei,
i cineforum, le assemblee, i collettivi
lo sventolio di scarlatte bandiere
nei ricordi
fan ritorno
rondini di Vita e di speranza
in trionfante stormo.

Troppo giovani allora i miei occhi,
ancora infantili,
riluceva la giovane calda estate dei tuoi
ventenni,
non ancora i miei
persi nel gioco di luci e ombre
nella guerra dei bottoni dei cortili.

E la Memoria erra lontana.

Gettava quel giorno
l’ultimo raggio il dicembrino sole
a Milano nel frenetico viavai,
dalla Pirelli alla Falk
laboriosa la Milano operaia che non riposava mai.


Quasi al termine la giornata di lavoro
un bimbo per mano al papà
verso la banca
nella vigilia del Natale che avanza.

Il baluginare delle luminarie
il sorriso infantile
d’una gita nella vivace città.

E gli occhi fanciulleschi bramano la vetrina
a rimirare il bel trenino
elettrico che entrava nel plastico in galleria,
lucente e rossa l’allegra e laccata carrozzeria.

Un bimbo col naso appiccicato
gli occhi golosi e anelanti alla vetrina,
Milano madre abbandonata
che lacrime amare
avrebbe pianto al crepuscolo
dietro le nubi dalla plumbea cortina.

Il sorriso del padre,
la carezza antica
“Te lo porterà in dono Gesù Bambino.
Ora andiamo via,
la banca ci aspetta”.

Ed il bimbo
nel sincrono sorriso il passo vivace e speranzoso affretta.

E mentre il giorno dell’ultimo barlume di Vita e speme
il meriggio imbianca
il bimbo ed il padre
entrano in Piazza Fontana
nella sede della Banca dell’Agricoltura.

Una borsa di pelle nera
sotto il tavolo
ignara ed assassina giace.

Una lunga fila, l’attesa, il chiacchiericcio
I progetti per l’imminente festa di Natale
e poi il bagliore d’una folgore
l’inferno,
la tenebra, il fiume rosso d’un dilagante dolore
inarrestabile sale.

Poco dopo le sedici
la deflagrazione
le urla
lo sconcerto
il blasfemo scempio.

L’infamia del terrore cieco,
colpire gli indifesi
con bestiale fendente cinico e bieco.

Un fulgore di morte
non la nascita nel fuoco d’una stella
feriva al cuore
nell’oltraggio della strategia della tensione
nell’empio massacro
la Milano bella.

La piovra nera
infame ed eversiva
soffocava il sogno della Capitale Morale,
la Milano della Resistenza
sfregiata
come sovrana naufraga alla deriva.

La ferale violenza
nel sangue e nella morte annegava
il sogno d’un bambino…

Dietro la vetrina dei sogni in cenere
sarebbe restato l’allegro trenino….

Mai più per mano al padre
a casa avrebbe fatto ritorno.

Il bimbo si sarebbe risvegliato
dopo giorni di coma
confinato per sempre
nell’esilio d’un limbo sordo
nel bianco lettino d’ospedale.

Il padre non l’avrebbe più riabbracciato
quel tragico Natale,
nel bacio di brina dell’orfano mattino.

Le bandiere nello sventolio di rabbia
in Piazza Fontana,
la folla
visi di muto sconcerto assiepata
nel soffio della tramontana.

Bianchi lenzuoli fra le macerie
le vittime mietute
dai Campi Elisi
con mesto sguardo osservavano le umane miserie.

Nel cielo s’accendeva una nuova stella,
piangeva colpita al cuore
Milano bella.

Dissolvenza.


Piazza Fontana, una tragedia nella tragedia.
Quella di Enrico, un bambino di 10 anni a cui l'esplosione dell'ordigno portò via una gamba, l'udito ed il padre.
Per non dimenticare le vittime innocenti ed i loro familiari.

*

Meridiano d’amore

Vago
petalo di magnolia
oltre l’ametista sfumato di malinconia
nel manto cobalto del lago.

Nel fremito d’inquiete onde
il cuore
nei sospiri della notte si confonde
verso Te
zenit di tenerezza,
mia rosa dei venti,
meridiano d’amore.

Dove sarà il chiaro tuo sguardo d’alba,
profondo e puro?

E vola il pensiero ramingo
oltre cortine e l’ ostile muro
degli inganni del giorno.

Da Te
mia stella di levante
farò ritorno
nel sussurro dell’alba,
nell’aurora di rugiada scintillante.

L’ultimo tocco d’azzurro
geme la nostalgia in soave mormorio.

La burrasca più non temo
nell’urlo furente della folgore
vivo e di libertà fremo.

Alle spalle la brumosa cortina di prigioniere ore,
apre l’orizzonte a nuovo ardore.

Finalmente
vele dispiegate,
vento a favore
salpo le ancore.

Il bacio blu della notte
s’effonde nel profumo d’alghe
carezze di salsedine e grecale.

E volano via
nel fremito di procellarie
giornate inutili,
arse di sole irraggiungibile,raminghe
in turbini d’emozioni solitarie.

L’insonnia ha il richiamo di sirena
l’abbraccio del porto
per un cuore naufrago
alla deriva
incanto e speme
ma non ancora vinto, rassegnato o morto.

Al tuo fianco mi ritroverai
saremo ancora insieme
nell’amaro sguardo
di esuli marinai.

Me ne andrò leggera come fiocco di neve,
dolce sarà il maestrale
nel bacio del giorno lieve.

E mi sospinge il vento sempre più lontano
verso sperdute rotte
nella linea blu
di simbiosi appassionata fra cielo e mare.

Laggiù
oltre l’orizzonte
rondinella senza tregua
ti vengo a cercare.

Nell’aureo tratteggio del sestante,
seguo la tua rotta
verso di Te,
mio Comandante.

Alla deriva dei ricordi,
nel faro dimenticato
d’un’estate perduta
fra le tue braccia ancora
mi vengo a rifugiare.

Nella lanterna rifulgente delle emozioni
Cassandra senza più reame
trovo tregua.

Mentre le movenza sensuale della notte
dal bacio di seta
l’arsura di tenerezza del cuore disseta
il sogno dilegua.

Insieme sfioreremo le stelle.

Le tue mani e le mie
unite oltre la burrasca di mille nostalgie.

Dolce e tenero l’abbandono
nell’abbraccio
che del desio di noi
onda di passione mi fa palpitare.

Nel beccheggio dell’ultimo capitolo della notte
che ti fa mio
mi lascio
nel sussurro salmastro delle sartie
da Te amare.

E nel sublimarsi di sensi
fra le tue braccia
nel palpito dei nostri corpi avvinti
rose scarlatte di passione
l’intreccio delle nostre anime.

Mi desto nel sogno d’amore
tra le fole gentili del vento.

Mentre voce del nostro sentimento
risuona discreto e romantico
il canto in sottofondo del libeccio.

Dal porto perso nel blu l’occhieggiare del faro
tra le mie braccia Tu,
chiarore della mia notte

il tuo sorriso d’emozione la mia voce
d’un Amore oltre tempo e spazio
ardente luce.

*

E corre la locomotiva

Una vita spezzata
nell’agonia di pioggia dell’alba
si spegneva.

Il canto dei grilli fra i binari
nelle radiose sere d’estate
il rifulgere dei sogni
morituri nell’aurora
di occhi malinconici ed amari.

Partiva il primo treno
al termine della notte
dal deserto binario.

Una vita finiva
nel silenzio carnefice e reo
nel rantolo atroce e solitario.

Tragica fine
d’un libero pensatore libertario.
La concitazione, le urla, i colpi,
le percosse e fatale la spinta.

Piangeva l’alba
lacrime di porpora d’angoscia dolente
la strada in vermiglie macchie tinta.

Non avresti più fatto correr via
sogni e desideri,
spenti per sempre
le stelle rifulgenti dei tuoi occhi neri.

Non avresti più fatto correr via
veloce la locomotiva.
La nera piovra fatale
la tua vita ghermiva e strozzava.

Dalla Stazione di Milano Centrale
il viavai di vita,
al silenzio di morte
il ticchettio dell’orologio a muro,
l’interrogatorio nel locale
fumoso e oscuro.

Solo la lampada al neon accecante,
la Vita fuori
treno già all’orizzonte
sempre più remoto e distante.

Uscivi di casa presto nei freschi mattini,
dalle case popolari a ringhiera,
l’allegro fischiettare sulle scale
del ritorno a tarda sera.

Carezzevoli le mani
il sorriso di stella polare d’un padre buono,
lo stridore dei treni alla stazione
l’ultimo vitale suono.


Inconsapevole, disperato
l’ultimo bacio alla donna amata
ai bambini
prima d’iniziare il turno

il saluto
in carezza fragrante di tenerezza delle tue gentili mani,
l’abbraccio fragrante d’amore
del padre
perduto
che mai più avrebbe fatto a casa ritorno.

I bimbi
nel pianto angelico
d’infantili, nivei fazzoletti
già orfani domani.

E dal portone centrale
il macchinista anarchico sale.

L’interrogatorio,
la cella di tortura,
l’abuso, la ferale violenza.

Una finestra cigolando
di scatto s’apre.


L’ultimo volo
dell’agonizzante angelo nero,
il pianto di rose scarlatte sul selciato
dalla morte macchiato di vermiglio.

L’ultimo disperato abbraccio di un padre
che se ne va
al piccolo figlio,
s’accende nel singulto orfano una stella malinconica
nel bacio occhieggiante di luce lassù in alto.

Il ticchettare monocorde della pioggia sul lucido asfalto.

Dissolvenza.



*

L’ultimo treno è già passato


Mi perdo nella notte della memoria
sul binario morto della nostalgia.

Nel taglio di violenta luce del mattino
Il sogno in agonia di ombra onirica
Gìà è svanito,
corre veloce e libero il treno in transito,
lo sferragliare delle rotaie,
il gemito dei binari…

Si perdono nel profumo della notte
i nostri malinconici sguardi solitari.

Divelti tralicci d’illusione
e linee aeree
corrono via in fuga
giornate frenetiche e ree.

S’addensano all’orizzonte di porpora
a occidente
nubi e memorie.

Dove rifulgerai ora,
mia stella di ponente?

Alle propaggini estreme della ferrovia,
la verdeggiante scarpata
che di primavera fiorisce
di ginestre, primule e glicine
ancora mi sussurra di Te
nella soave nenia dell’elegia….

E s’effonde nell’aria notturna
l’amara fragranza della mia solitudine.

La ruggine ruba lucentezza e stridore ai binari,
scambi scrostati
dalle ingiurie del Tempo
dove mai saranno i tuoi occhi amati?

L’orologio alla stazione
scandiva i giorni precari.

Ora s’è fermato
sospeso ai ricordi
nel sussurro dolce dell’emozione.

E mi perdo nella nostalgia abissale,
mi confondo nella quiete della notte irreale.

Dove brillerà
la luce siderale di stella
dei tuoi occhi infinitamente cari?

L’ultimo treno della felicità
inesorabilmente è già passato.

Nemmeno più lo sguardo
del capostazione veglia sul binario dimenticato.

S’assopisce la stazione
nell’abbraccio d’edera
nella giava del tempo che va
nel manto della notte blu.

E fra i sentieri della tenerezza mi sorridi tu,
della mia vita sole e arcobaleno,
vento lontano di rimpianta dolcezza,
perduta nella fragranza intensa d’antiche viole.

Resto qua
sola
nella desolata sala d’attesa
nella fredda luce al neon,
palpito di rimpianto nell’eco perduta della tua voce
al filo d’Arianna delle emozioni dissolte sospesa.

Il treno della gioia
deviato su un’altra linea
nella notte passerà.

Il treno della Memoria
si ferma al primo binario.
Il trillo della campanella dei ricordi
fende il silenzio grave e solitario.

Della mia vita
in default
nel cigolio di porte inesorabilmente chiuse alla spalle
stilo in passivo l’inventario.

Tu m’attendi
nei fiori di luce
nei petali di sole
dell’ombrosa, dolce valle
dove fluisce il fiume
in argenteo gorgoglio.

Un giorno forse,
saremo ancora insieme Tu ed io.

Il treno dell’amore perduto
langue sul binario morto
malinconico e muto.

Attendo in solitudine sulla banchina
il bacio radioso dell’aurora,
il sole nascente della mattina,
che il nome tuo
in carezza di luce
nel bacio dei ricordi mi porterà….

Resto qui
in compagnia della tua amorevole ombra
che di nostalgia il profumo
nella notte dell’anima mia effonderà…

Ancora t’attendo
oggi e fino all’eternità
nella bruma di malinconia
sul ponte dei Ricordi…

…Papà.

*

Lasciatemi divertire! Omaggio a Palazzeschi

Se la vita è surreale visione
sintesi improbabile
assonanza d'opposti,

ci si accalca infervorati
alla stazione,
nel teatro gremito,
nel treno che ha già fischiato
sempre irraggiungibili i posti.

Ci siamo persi
nel gioco d'ombre e luci delle maschere.

Nella cena di gala
la tua immagine fugace
nel riflessi rifulgente degli specchi
nel trompe d'oeil
nei meandri reconditi
della conviviale sala.

Risate, calici levati in brindisi,
voci alterate
volti dall'euforia deturpati
smorfie e discorsi impostati,
non spontaneità e sorrisi.

Sarà che odio il barocco
l'ostentazione, l'eccesso, l'autoproclamazione,
la farsesca approvazione.

Il gotico,
il silenzio,
la tenebra, la disincantata tristezza
la valle d'ombra
di gran lunga mi è più congeniale.

E mentre volge al termine
la serata grottesca e paradossale,
affondo nella mia malinconia abissale.

Dove sarà la il primo movimento in sottofondo
il bacio melodioso del vento.

Dove sarà il manoscritto perduto
del poeta fiorentino,
brilla lontano l'argenteo archetto
s'innalza sublime la voce
nel silenzio assordante di giorni amari
l'armonia sorprendente
d'uno Stradivari.

La fiera della vanità imperversa
l'orgia della superbia
non raffinata sinfonia di violino
ma lo sgangherato assolo di trombone,
d'ogni bellezza, armonia ed elegia
pacchiana negazione.

In quella via non più in tre
caro Palazzeschi, mio giglio fiorentino
a sfogliare fra bianchi petali di rimpianto
il non ti scordar di me d'un commiato
nel bacio rugiadoso del mattino.

Si rimase soltanto in due,
le mie mani in ultima carezza a stringere con amore le tue.

E dal cielo due stelle cadenti,
quattro lacrime di Pierrot amare
stillate dai nostri occhi nel ricordare.

Mio caro Palazzeschi
in fondo al viale
del Giardino di Boboli
il violino
nel Canone dei Ricordi
non smette mai il la malinconico refrain
di suonare.

E nel giardino d'inverno del rimpianto
il mio cuore
fra i viali principeschi
all'ombra del tuo sguardo di giada
ai piedi della quercia veglia intento ad aspettare

e Te
non smette ancora d'amare.


Liberamente ispirata a "I fiori" di Aldo Palazzeschi e "Via" di Ardengo Soffici.



*

L’angelo dagli occhi tristi

Le ali tue dal fulvo manto celate,
mio biondo angelo
dalle soffici orecchie a penzoloni
dal vento gentile accarezzate.

Lo sguardo tuo,
il mio mare d’autunno dorato
increspato dall’onda d’abissali emozioni.

Un tuffo nel mare nero del tuo sguardo
che rischiara il gelo della mia solitudine
nel bacio di solare, gioioso dardo.

E se l’anima indulge
sui nostalgici, mesti sentieri
la carezza dolce dei tuoi occhi neri
lenisce l’amarezza del rimpianto
dei nostri giorni di ieri.

Il palpito del tuo cuore,
insieme a te fugaci attimi celestiali,
una goccia di miele
nell’assenzio inesauribile del dolore.

A sera
lieto e festoso il tuo scodinzolio
al mio ritorno,
fianco a fianco in interminabili passeggiate
sul sentiero erto della vita
tu ed io.

Lieve
con le tue zampette bianche
in sfrenate corse nel prato
a rincorrer aironi
e sognanti nuvole,
danzi nell’aria con leggiadria d’un fiocco di neve.

Coda a pennacchio da brioso bersagliere
in avanscoperta felice della campagna
del vento e del sole,
a scoprire il colore e gli effluvi di primaverili sere.

Scuri,
braci ardenti i tuoi occhi
quando scaldi a sera il mio assiderato cuore
adagiato ai miei piedi
nella serena calma domestica di silenziose ore
circondato dai tuoi balocchi.

A notte fonda sogni,
e gli occhi miti e languidi
alla perduta nostra Sirio agogni….

Seduto al buffet della stazione
Ai miei piedi, accanto al tavolino
Lo sguardo dolce e malinconico tuo
All’orizzonte erra….

E ti rivedo cucciolo festoso
accanto a chi ora
non farà ,mai più ritorno.

Non posa egli più passi sull’umana terra,
ma in ogni palpito del cuore,
nel bacio di luce del nuovo giorno
ancora ci è amorevolmente vicino.

Al primo mattino
accompagna l’alba la nostra passeggiata mattiniera
il cuore indomito tuo
come il mio invano spera.

Non hai dimenticato
l’amaro sapore dell’ultima carezza,
del re che in esilio è andato….

E non è più tornato….

Più non potrai accorrergli festoso incontro
e nel tuo immenso cuore
Il Ricordo
lanterna che arde
e nostalgico contrappunto
che nel cinguettio all’aurora in lacrime di rugiada si perde.

Il buio, la casa vuota, l’abbandono
la calda coperta di Linus
la tua calda compagnia,
al termine del lavoro
da Te a sera mi rifugio
accolta dalla tua festosa allegria….

L’ora del mio rientro scocca,
mi ricevi lieto e scodinzolante
col tuo pupazzetto in bocca….

Nei tuoi tristi occhi
si specchia dei miei la malinconia,
procediamo insieme nell’inganno mesto dell’alba
per la silente, solitaria via.



Dedicata al mio Fuchs,
splendido golden retriever
mio compagno di vita da oltre 12 anni

*

Concerto fiorentino


S’innalzava dalla navata silente
voce dell’organo sacra ed arcana.

Ed i miei occhi
brancolano nel buio
tra l’assiepata ed assorta gente.

Dove brillerà ora il tuo sguardo,
cometa distante
nel cielo ferito della solitudine,
mia stella di rifulgente disincanto?


Nei palpiti del cuore
riecheggia il concerto fiorentino
il vivido incanto d’un terso, ottobrino mattino.

Nell’oscurità mistica
Il prisma iridescente di luce,
una voce antica
si ridesta nel torpore degli anni andati.

Ed ecco il verde argenteo della collina
il silente incedere dei benedettini frati
di San Miniato al Monte che svettava dall’altura.

Il mio sguardo estasiato
dalla fiorentina bellezza,
gioia pura,
stringevi dolce e premuroso la mia mano
nell’ombra fluttuante lungo i filari di marittimi pini,
livida e scura.

Il tuo abbraccio d’autunno
fragrante d’amore
più del primaverile zefiro,
i miei occhi accarezzavano il mare di giada dei tuoi
in emozionato sospiro.


Tra le volte affrescate
nel profumo d’incenso
e cera bruciata
il baluginare fioco delle candele.

Dispiega ali di fuoco
nell’incendio della nostalgia la Memoria
ed il cuore vola
alle soavi sere,
all’incanto agreste,
al sorriso autunnale dei poggi
nello scarlatto manto
quando mano nella mano
camminavi con me al tuo fianco.

Buia e mesta
la lombarda navata,
freme la malinconia
dalla rimembranza ridestata.

E l’anima s’illumina
accoglie il fiore di niveo stupore
nel silenzio.

Una perduta voce,
l’organo nell’arpeggiare divino
il sublima bacio d’infinito in Santa Croce.

I dardi del sole
tra le antiche vetrate,
le mie angosce nella luce serena
al sole di un’effimera speranza dileguate.

E mi rifugio fra le tue braccia ancora
nel tuffo di porpora
del sole dietro i poggi,
nel tramonto mio fosco e solitario di oggi.

Ondeggia mesto e malinconico il lago,
aleggia un pensiero d’amore vago all’orizzonte.

E fiore di rimpianto
la musica lontana e perduta
del fiorentino incanto.

L’armonia segreta
nel cuore mio suggellata
in lacrima argentea e muta.

La musica riecheggia dolce
e nei giochi di luce ed ombra dei ricordi
inquieto il cuore si placa ed indulge.

Carezza d’infinito la tua voce
nel presente oscuro che l’anima graffia e dileggia,
bacio di luce
quella musica distante e soave
che accompagna
il mio incedere solitario e grave.

Fioriva in petali di luce
lo scarlatto giglio fiorentino,
il sorriso di vita e gioia negli occhi d’un bambino.

Il mormorio dell’ Arno
oltre il rimpianto
nel fluire della vita dal crudele inganno,
quando sulle strade della tenerezza
camminavamo vicino
ancora fianco a fianco.

Quando in un bacio sotto le arcate del Ponte Vecchio
la fenice in fuga della felicità
ci sussurrava dolce all’orecchio.

*

Il silenzio eloquente d’un gentiluomo

Il tuo silenzio di seta
era il canto del mare.

Irresistibile e suadente richiamo melodioso di sirena
che incantato dell’anima leniva la pena.

Nella tenebra di solitudine
approdo al lido del Ricordo
mio faro
dov’è dolce all’anima desolata naufragare
e l’arsura mia d’amore si disseta.

Mi sorride
nell’inverno senza fine del cuore il bucaneve.

E mentre la nostalgia con richiamo di rondine in esilio stride
danzi nella mente dolce e malinconico
come la prima,notturna, silente neve
nel radioso sorriso dell’infanzia.

La memoria di Te m’abbraccia forte e soave
nel turbine di rimpianto
nella fragranza d’acero scarlatto di giorni andati,
sogni smarriti e foglie morte.

Vanno lievi sul sentiero della nostalgia
i miei passi all’ombra d’un addio perduti.

E ancora m’accarezzano indimenticabili
i tuoi occhi d’autunno malinconici e muti.

La tua voce
profonda e calda più del tramonto al mare
mi lambisce come travolgente onda.

In carezza di rimpianto ogni notte
nella terra di nessuno
tra la veglia ed il sonno
Ti rivedo

quando bimba smarrita
nella notte di tenerezza
Ti correvo scalza incontro
e tra le braccia tue
mio nido amorevole volavo.

Mai più, mio settembre di boccioli anelato
farai da me ritorno
e le mie nostalgie fremono all’orizzonte in stormo.

Fioriranno la viola ed il biancospino
nel vento gelido dell’assenza
al nuovo sole.

Nel bacio del vespro
soltanto una rosa
e una lacrima ardente
lascerò cadere sulla fredda lapide
dove Priamo sovrano riposa.

Gemmerà in nivei fiori di rimpianto il biancospino
e nel sospiro di nostalgia
T’avrò vicino.

Nella carezza di sussurrate parole
brillerà forse ancora
all’ombra del nostro perduto sorriso
l’ultimo sole.

Il palpito lacerante del rimpianto
è sinfonia di ricordi.

Vola la mente
dal deserto dell’oggi
all’alveo del fiume di lacrime prosciugato
d’un pietrificato, antico, celato pianto…

Il respiro
sull’altare di un dio indifferente e crudele immolerei
per riaverti
soltanto un giorno a me accanto.

Amavi il Poeta De Andrè
il turbine scarlatto e d’oro d’autunno,
tua figlia.

E mentre il silenzio mi parla di Te
nel manto scarlatto della rimembranza
la tua assenza l’anima artiglia
resto qui sola
nella segreta della distanza.

Nel dedalo inevadibile del dolore
come rondine ferita
che senza Te più non vola.

La tenebra fitta, soffocante non si vuole dileguare.

Mi libero nel nostalgico pensiero
mio sogno folgorato,
mio giglio reciso
mio mosaico infranto.


Ti sia carezza d’amore
il mio elegiaco pianto
ora che Ti raggiungo
soltanto con l’orfico canto.

Mio sovrano esule
che non smetto in un solo sospiro di cercare.

E nel giardino segreto d’un palpito
nel volo del Ricordo
nello sguardo di malinconia ardente
nel bacio del sole oltre la collina
continuo ad amare.

Nell’abbraccio senza fine
s’innalza l’emozionante concerto del cuore
d’un abbraccio del padre alla sua bambina,
sinfonia sublime d’amore,
luce d’oro della mattina.









*

Un cappello di paglia fiorentina

Vola inesorabile come folgore la Memoria
tra le radure brumose dei disincanti
e degli amari giorni del dolore
sotto la pioggia sfiora dolce
lo sguardo spento e commosso.

Ed ecco le corse spensierate
d’una bambina per gli assolati poggi.
Diadema delle brune chiome
un bel cappello di paglia fiorentina
dal fiocco rosso.

L’allegro tramestio di passi infantili
per i viali della nobile Fiorenza.
Nel sole dell’infanzia
accanto a lei
per mano la paterna presenza.

Palpita nell’anima di donna ferita
il ricordo dalle ali di fuoco,
nel lieto incedere d’una stagione dell’esistenza
che pareva festa di gala e lieto gioco.

Un padre e la sua bimba
a passeggiare all’ombra verdeggiante dei marittimi pini
verso San Miniato e il Forte Belvedere
per l’armoniosa salita,
la simbiosi di due anime
l’assonanza di due cuori vicini.

Piazza Santa Croce
nel sorriso di primaverile luce,
il viavai vociante del mercato,
all’ombra delle rinascimentali volte
la serenità del Tempo Ritrovato.

Insieme a Santa Maria Novella
per il chiostro ed il porticato,
ogni istante di quel giorno
nel bianco e nero della Memoria
nel prezioso scrigno ho suggellato.

La frescura del convento e del museo,
l’iridescente baluginio del rosone,
mano nella mano
nell’andante dell’emozione,
del Tempo volato lontano.

La cena insieme
nel ristorantino,
il volto fanciullesco di gelato impiastricciato,
il tuo sorriso divertito e rilassato.

Accanto alla statua del Divin Poeta Dante,
le carezze di seta della sera nello zefiro
la gioia splendente del mio ieri bambino,
della vita che iniziava a passo festante.

E Tu,
mio faro,
a me vicino,
il tuo volto sorridente e mite,
infinitamente caro
m’illuminava di pace serena.

Sconosciuta e remota
In quei giorni radiosi
Era del cuore la futura incombente pena.

Allegro per i viali affollati
Il nostro andare,
la sinfonia di ricordi
nell’anima immortalati
cui il cuore non smette commosso di tornare.

Dolce e indimenticabile
Il bacio radioso del sole,
dal caldo dardo,
le fole del vento d’aprile
agitavano in Piazza Signoria
Lo scarlatto giglio sul nobile stendardo.

Ogni tassello torna
Si ricompone il mosaico nel cuore
Nel primo movimento della mia nostalgia.

Ma già volgeva il meriggio d’oro
Al bacio di commiato della sera.
Sul mio capo fanciullesco,
dalle brune chiome
un’allegra paglia fiorentina dal nastro rosso,
la carezza tua amorevole,
la mia risata argentina.

Quel cappello
D’antica memoria
Fragrante di perduta felicità
Lo conservo ancora adesso
Come un tesoro.

Ora
Che nel gelo del mio inverno
Son rimasta sola,
e Tu sereno siedi al consesso d’angeli
e visi amati che più i passi non posano
per le antiche vie,
ad una fola di vento gentile
nel rimpianto di Te
di quegli anni
affido le mie elegie,
il mio malinconico canto
del nostro perduto fiorentino aprile.

E il cuore vola oltre l’azzurra immensità,
occhieggia ancora il giglio di porpora al vento.

Ti attendo ancora
in Piazza della Signoria
nel dilagare della mia nostalgia
che incendia di dolcezza la solitaria mia ora
nel palpito del tuo indimenticabile sorriso,
che nell’anima mia sempre carezza d’ aurora sarà….

Ora e sempre….
…Papà.





*

Mi sospinge verso Te

Mi sospinge verso di Te
la tramontana del mattino.

Ogni onda del lago
mi lambisce piano
mentre incedo sola
nel mattino d’acquerello tenue e vago.

Della mia vita lontana,
in cenere e brace
resta lo sbiadito sorriso bambino,
la nivea magnolia orfana
nella valle di tenebra
dove brancolo senza requie.

Ed il rimpianto
nel fiore di neve,
la giava d’un inverno
come sogno sussurrato e lievein delebile alla Memoria,
mentre solitaria e triste fiorisce
all’ombra della tua assenza
la mia magnolia.

Chissà se nei verdi campi
Ti veglia lo sguardo del frondoso ontano
nello stormire del fiordaliso al vento
V’è pace nella tua eterna dimora.

Tu che nel cuore mio
sei rimasto
rosa di nostalgia,
spina di rimpianto,
struggente ed elegiaco concento.

Chissà se nel minuetto delle stagioni
nella carezza del ricordo
nel bacio gentile del vento
hai trovato la pace
al tuo umano tormento.

E il cuore in fiamme
dispiega ali di fuoco e di rimpianto bruciante
e a Te vola con fremito anelante.

Ora che sei
perdutamente lontano
stanca, fredda e vuota è la mia mano
nel tessere di lacrime e riembranza
la tela scarlatta del rimpianto,
ora che oltre ogni infinita distanza
soltanto ci unisce l’orfico canto.

Darei il respiro
per averti soltanto
un giorno al mio fianco.
Ed il ricordo di Te
Priamo diletto
danza nel minuetto di rugiada
del mattino bianco.

Mi sospinge verso di Te
il maestrale dell’anima mia,
dal cuore di tenebra
della mia solitudine abissale
ti ritrovo
in ogni petalo di ricordo
in ogni fiore della memoria
in ogni baluginare d’elegia.

Mi porta da Te
il vento di ponente.

Dal mare dei ricordi
approdo stanca e mesta alla tua riva,
mia baia sospirata
nella luna d’emozione rifulgente.

Della vita, dei sogni,
delle illusioni perdute,
dell’amore in cenere
alla fine della sinfonia dell’esistere
cosa resta?

I petali appassiti,
la musica lontana,
i passi perduti
della muta e dileguata festa.

E rinasco in Te,
nell’abbraccio tuo
che profuma di mare.

Mi placo in Te
rifugio dell’anima mia,
nel palpito malinconico dell’Amare,
nel meriggio d’oro senza fine del ritrovarsi
dove il sole d’un abbraccio non può mai tramontare.

Alla memoria di mio padre Emilio

*

La stazione della mia nostalgia

Ti ho cercato
alla stazione
tra la folla accalcata sotto la pensilina.

Ho comprato un biglietto sola andata
al botteghino dei sogni
per raggiungerti
ad ignota destinazione.

Il fremito dolente
nell’incendio avvampante del rimpianto
soltanto un istante vorrei rivederti….

La banchina affollata
del primo binario,
il mio sguardo ansioso e commosso
la gioia trepidante d’una bambina.

Era dolce e radioso il mattino
allora.

Orfano di luce,
derubato del tesoro della tua voce
ora
nel caldo soffocante di luglio,
la memoria mi lacera l’anima in crudele artiglio.

Un gruppo di ferrovieri in divisa grigio azzurra
S’avvicina
E la nostalgia all’anima ferita il nome tuo
Ogni istante sussurra.

E mi rivedo bambina,
ad attenderti
col treno in arrivo sulla grigia banchina.


Il dardeggio caldo del sole,
volano verso Te
perdutamente lontano
esuli e raminghe le mie parole.

Non sei Tu
l’uomo sorridente
Nel binario deserto, lontano.

Invano
a Te protendo la vuota e stanca mano.

La squadra del turno del mattino
s’inoltra in fondo al binario
e ti rivedo
a tracciare percorso ed orario
d’un treno in itinere,
nell’scuro disegno della vita nostra,
del destino cinico che i candidi sogni di nere lacrime inchiostra.

Senza Te
orfane e nelle cenere del rimpianto delle mie sere.

Fremono nel vento della solitudine
scarlatte bandiere.

Le emozioni in coro
valicano inarrestabili le frontiere….

Un gruppo di ferrovieri sorseggia un caffè,
nell’afa estiva,
un attimo di ristoro….
Ma tu non sei più insieme a loro.

T’attendo ancora
sul binario desolato della mia nostalgia
rovente di solitudine e d’amarezza
da quando sei andato via.

Ti cerco nella fotografia
dai contorni rubati dal tempo,
prima che l’inesorabile signora
della tua vita facesse scempio.

E ti ritrovo nei pixel vividi della memoria,
nel bianco e nero del mio batticuore,
nel fermo immagine d’amore
che nell’anima mia
sospesa resterà.

Come il trillo della campanella
al primo binario,
dove ogni alba
il cuore mio desolato
t’attende invano e solitario….

Il treno di nuovo giungerà,
nel viavai dei pendolari.
Invano con lo sguardo velato di lacrime
cercherò l’aurora dei tuoi occhi d’autunno
infinitamente cari.

Tu fra loro non sarai….
Nell’allegro vocio
che l’antica stazione di frontiera animerà….

M’ammanto della luce del tuo caldo
e radioso ricordo,
m’inebrio della carezza del tuo sorriso
nella tenebra della mia anima, solare dardo
che nella notte polare della mia solitudine
soave sole di mezzanotte sarà ….

Ora e sempre….
…Papà.






*

Cassandra e la fenice dei giorni perduti

Eccomi
fra la polvere dei ricordi
a far mandala
con la cenere delle chimere arse,
le rovine dei miei sogni dirupati
nell’incendio del divenire
in fiori di fuoco ed ardente passione
nella brama di Vita sbocciati.

Ikebana di disincanto
con petali e corolle
in vivide disillusioni
nell’infiorata del rimpianto sparse.

Volti amati e perduti
figure dileguate
danzano nella memoria
come anonime comparse.

Nel vento della nostalgia
sento la tua carezza d’autunno a me accanto
ed il turbine dei ricordi
porta i miei pensieri lontano
all’orizzonte soave.

L’assenza incede col passo d’inverno
nel passaggio in ombra desolato e grave.

Su quale deriva arcana
saranno le tue bianche vele
mio Capitano
che palpitano nel cuore della mia nostalgia
nel mare increspato da onde d’inquietudine
delle struggenti sere.

Su quale pergamena
traccerà la rotta
l’aureo tuo sestante.

Si perde nel blu all’orizzonte della notte
il mio sguardo a Te anelante,
celata nell’abisso di solitudine
la mia pena.

Ed ancora canto il tuo ricordo
nella nenia d’amor perduto,
dimenticata sirena.

Ed eccomi come Cassandra
alla deriva delle illusioni
sull’argentea, desolata riva,
ad inseguire con lo sguardo malinconico
di pietrificate, nascoste lacrime


la rondine fugace degli anni svaniti e muti
la fenice dei giorni perduti
l’aquilone dei sogni inceneriti
sfuggirmi di mano,
dileguare nel maestrale
all’orizzonte remoto ed arcano.

Occhieggia il sole fra nubi di piombo,
Tu fermo immagine d’amore
sospeso sul palpitante sfondo
d’onde, malinconia e vento.

Nel fremito del sogno idilliaco
reduce ed esule
sempre più lontano
allo zenit della nostalgia
nel bacio del cielo indaco.

*

Il canto di Ulisse

Parlami di Te, novello Ulisse.

Con occhi profondi e colmi d’amore
tua Penelope
dipingerò la tela della sera d’indaco.

Delle lacrime degli achei,
incastona il diadema incandescente della nemesi,
culla nel bacio del placarsi
i tuoi occhi nei miei.

Sussurrami della vita,
della guerra,
della morte e dell’amore
nel mormorio misterioso degli alisei.


T’ascolterò per infinite ore
ed il vespro avrò la cascata di fanciullesco riso
di Telemaco.


Narrami d’epici perigli
d’un uomo che nella selva tenebrosa del dolore
fece rinascere nell’alba d’audacia il suo cuore
lacerato da rovi di disincanto e menzogneri artigli.

Nella burrasca dell’esistere
sfidò il fortunale
e sopravvisse.

Guardami negli occhi,
malinconico Ulisse.
Della tristezza remota
Lenisci nel mio sguardo la cupa nota,
respira l’estate, il sogno nuovo, nella marina brezza.

E narrami la profezia ombrosa
che l’oracolo di Delfi ti predisse.
Narrami il trionfo
dell’uomo scaltro e d’ingegno
che i troiani sconfisse.

Sussurrami del tuo coraggio
che spezzò delle velleità e della ipocrisie
l’arrugginito, antico ancoraggio.

Inebriami nella fragranza della tua voce
soave carezza il tuo sguardo di mare nell’ estiva luce.

Cantami della melodia segreta dell’amare,
portami con Te nel sogno di libertà
alla deriva.

Lenisci nei miei baci
il dolore bruciante dell’ abbandono,
il sapore di salsedine d’amara solitudine
incantati nell’armonia dell’argenteo ondoso manto
che s’estenua alla riva.

Cantami di Te Ulisse,
nel bacio della notte
nella fragranza del sogno,
nel fulgore del purpureo vespro emozionante.

Orienta Tu le vele,
disegna le affascinanti arcane rotte
all’aureo sestante.

Stringimi nell’abbraccio
che sfuma i sogni di cobalto
nello sciabordio del mare.

Indicami il lido,
l’approdo,
il faro dell’abbandono
dove torniamo esuli a naufragare.


Sii Tu
mio malinconico Ulisse
nella tenebra della tempesta accecante
il rifulgente incanto,
il sorriso di sospirata stella di levante.

*

Il tuo silenzio nella sera

Il tuo silenzio
ha petali bianchi nella sera.

Nell’infiorata solitaria
ho incrociato il tuo andare
per le desolate contrade dell’anima mia.

Il fremito di viburni azzurri
annuncia il tuo sguardo d’amaro disincanto
che nutre i versi dell’elegia.

Stride la rondine
voce di tenebra,
volo disperato
nell’assolo d’inquietudine.

Palpita la nostalgia
nell’incanto di agresti, melodiosi sussurri.

La sera sboccia nel tuo nome,
il vento effonde la fragranza di perdute rose
e segreta emozione.

Cammini al mio fianco,
sul sentiero d’ombre
della silente faggeta
non sei dal mio cuore lontano.

Sotto l’ontano dalle rinverdite fronde
mi prendi teneramente per mano
e della notte senza fine, nell’inganno dell’esistere
sfogli petalo dopo petalo il fiore.

Tu che nel divenire
affronti a viso aperto la sorte ed il dolore,
Tu che audace sfidi la morte.

Canti con me
nel contrappunto d’aspre ore,
nel frangersi estenuato d’onde
sulla scogliera di cenere
delle nostre solitarie sere.

Tu che nel grido frenetico di vita
sei fiammeggiante ardore
e nella brama del vivere
sei stella nascente d’ appassionato fulgore.

Il tuo silenzio ha carezza di seta
e di broccato,
mentre il mio cuore palpita dei tuoi passi
sul bianco selciato.

Il tuo silenzio fiero e tenace
dispiega ali iridescenti di chimera.

M’infiamma di passione il cuore
il tuo sguardo d’ardente brace
di chiara giada,
illumina di tenerezza
la calcinosa disillusione della mia strada.

Lo sguardo tuo
fragrante di mare
m’inebria alla deriva
dove m’è soave naufragare.

Mia malinconica rosa del deserto
nella tempesta della solitudine
un pugno di sabbia negli occhi
il sole accecante dai feroci dardi.

Mio fiore segreto dai petali scarlatti
nei recessi del pensiero
nell’incendio di rabbia e ribellione dell’anima
negli abissi sconfinati della tristezza dai tenebrosi anfratti
t’ho scoperto.

Tu che nella valle d’ombra della mia anima
sei il libero canto del mare aperto,
regale giglio
armonia senza fine
e sublime concerto.




*

L’esule

Dilegua la festa.

Di noi,
degli Amori,
passioni, affanni,
nella valle di tenebra d’isolamento cosa resta?

Forse il malinconico canto d’Orfeo
nell’ostile vento
erto d’inganni.

Tacciono le viole,
ammutolita l’armonia,
perduti gli accordi,
soffocate in silenzio irreale le parole.

Nel bel mezzo della sinfonia
l’oltraggio, il blasfemo affronto, l’eresia.

Due ceffoni al grande Toscanini
tra le risa ed i fischi di squallidi gerarchetti lacchè e caini.

E l’anima d’artista si ribella,
vola via in esilio.
Rifulge l’orgoglio suo più d’una stella,
nel vespro vermiglio.

La musica è finita,
i suonatori se ne vanno,
malinconico il passo in lontanza del direttore d’orchestra.

Il Maestro se ne va,
il pubblico mediocre
nella palude dell’ipocrisia resta.

Inventario
nella fiera delle vanità.

Destino bieco, cinico,
nello zelo subdolo e sicario.

Volano via gli spartiti al vento.
Nel cuore
La carezza d’armonioso concento
la bacchetta aurea
i gesti armoniosi in levare
del direttore d’orchestra,
la sua voce diletta.

La sonata è terminata,
i musicisti se ne vanno,
stendono il velo ambiguo
della vita dell’amaro e perfido inganno.

E inesorabile la nave
nel candido sventolio
di fazzoletti d’addio
si stacca dal porto
lambita dall’ondoso sciabordio,
lasciando orfana la soleggiata banchina.

Già lontano l’esule
nel saluto commosso.

Il fiore scarlatto
agitato nel vento da una bambina,
nel dardeggiare del sole
vola il cuore
ferito disincantato
ma mai rassegnato o morto.

Ed il ricordo è già dolore,
la Memoria
Penelope al malinconico telaio.

Sipario.

*

Genetliaco di nostalgia

In punta di piedi,
senza fretta nel malinconico silenzio
mi guarda il giorno del mio compleanno
dal consueto sapore d’assenzio.

Il genetliaco
della mia nostalgia
anche quest’anno è giunto in un fremito di ciglia.

Il ricordo nella struggente sinfonia di un’ alba indaco
l’anima artiglia
ora che attendo sola
l’incombere della notte al desolato crocevia
dell’esistenza.

Vola via raminga la vita
nel segno del disamore e dell’assenza.

In alto l’amaro calice
berrò fino all’ultima goccia,
mentre sul ponte della Memoria
fluisce impetuosa e devastante
della rimembranza la roggia
nel pianto del salice.

Dove saranno le rose bianche
il dolce bouquet
che ogni ventisette giugno
compravi soltanto per me,
la carezza angelica delle tue mani da pianista
alabastrine e stanche.

E la bella pergamena di carta di Firenze,
le genziene blu da diadema al giglio fiorentino,
le parole amorevoli che scrivevi
nel bacio di luce dell’estivo mattino.

Mi pare
nel pianto rugiadoso dell’aurora
d’averti ancora vicino,
oltre il tunnel dell’angoscia del mio oggi
di giorni incendiati
respirando veleno e grisù.

C’inerpichiamo sereni e placati
insieme
per gli agresti sentieri degli umbri poggi.

Dove sarai ora
mia rondine, Tu?

Le rose nivee
le rivedo ancora
nel palpito del mio cuore.

Ogni anno
nell’abbraccio d’ombra d’estemporanee tregue
mi restano soltanto in pioggia malinconica di candidi petali
e spine
nei rovi senza tregua della mia solitudine.

Soltanto per Te
mio esule sovrano
sbocciano ancora
nel crepuscolo di lacrime di porpora.

Oltre la vita dal fatale inganno
nella nostalgica remora
fremono nella fragranza dei ricordi
soltanto per Te
nel sospiro della sussurrata ora.

Adesso che il tuo sentiero
senza stelle
è perdutamente lontano
nell’ombrosa quiete del cipresso

e solo nella memoria
ti sorrido
mi perdo nel profumo millenario del tuo abbraccio
ti prendo per mano,
mio amato e rimpianto re di maggio.

*

Rapsodia marina

Dolcemente
nell’aurora d’una partenza
dispiega candide vele giugno.

Le antiche sartie
beccheggiano in nostalgico lamento.
Nel balenare dei Ricordi
ombra amorevole
Ti sfioro soave come il vento.

Malinconica Penelope all’arcolaio della Memoria
tesso l’iridescente ordito
nel canto elegiaco d’un perduto febbraio
che ancora mi sussurra in onde d’argento al cuore
la tela incompiuta d’un Amore infinito,
sfumato d’ombra e dolore.

Sulla banchina
resto sola.
Negli occhi il rimpianto
e la sabbia dei ricordi
in crudele pugno.

Un volo di pensieri effimero
all’orizzonte cobalto si perde
come i nostri disperati, appassionati baci
sull’autunnale sentiero
all’ombra degli aceri in fiamme
fra i dardi del sole.

Nell’incendio dilagante
della solitaria mia nostalgia
il mio cuore fremente da Te vola
e nell’abbraccio del Pensiero
fra le tue carezze si estasia
Amore
e si consola.

Mia nivea magnolia di giugno
tra i dolci, assolati poggi.

Ti sia bacio il mio pensiero
nel desolato oggi in solitudine,
Ti sia conforto
il nostro indimenticabile abbraccio
nella pioggia ametista del glicine in fiore,
i nostri ritrovati passi
d’amanti
sul sentiero della tenrezza.

Ti sia carezza il mio sorriso
nel palpito appassionato d’un Amore lontano
che in bacio d’emozione
dilegui dal tuo sguardo di giada
ogni malinconica remora,
ogni ombrosa tristezza.



*

L’urlo della folgore

Dove sarai ora
mia rosa dei venti,
mentre la sera tinge di vermiglio
la parete scrostata della mia cella d’isolamento
e la Memoria di noi
mi lacera il cuore con affilato artiglio.

Ti rivedo
signore degli alisei,
inquieto e fugace
a disseminar frenetici passi e rime
i tuoi occhi di brace
persi nella malinconia dei miei,
il nostro ultimo bacio
l’universo imploso della nostra solitudine.

In quale remoto braccio
segregato anche tu languirai
nella nostra quotidiana galera.

Come vedi non t’ho dimenticato,
non ti scorderò mai.

Mia rosa dei venti
in balia della tempesta,
prigioniero del fortunale.

Ragazzo
vestito alla marinara
l’elegante cappello di paglia in testa
che attende trepidante
il dì di festa.

Fra le labbra la viola della vita ingannevole ed amara,

Nel dileguare tempestoso delle illusioni
guardi volar via
nel crepuscolo incendiato delle emozioni
l’aquilone fugace dei tuoi sogni
fra pugni di cenere e rabbia
che negli occhi come sabbia ostile resta.

Nell’anima in fiamme
il falò indomabile della nostra nostalgia.

D’illusioni bruciate
al fuoco del divenire
di giornate arse
restano le nostre anime dolenti
di ferite di salsedine cosparse.

L’ardore giovanile
disperso rincorrendo il vento dei sogni
per le vie,
i baci rubati all’ombra dell’ antico giardino.

Bruciamo di rimpianto
e rabbia
affondano i nostri passi nella fredda rena .

La folgore
del perduto Amore
acceca del cuore desolato l’ascosa pena.

Ed ora che siamo reduci, raminghi e dispersi
ognuno prigioniero nella tenebra indecifrabile del proprio dolore
indugiamo nel ricordo a quei giorni di primavera fugaci e tersi.

Quando amarsi era un gioco
la corsa fanciullesca nella pioggia d’oro del sole
tra le fronde bianche di fiori del ciliegio nel mattino
e l’esistere il radioso sorriso d’un bambino.




*

Fra le tua braccia alla deriva


Portami con Te
oltre la burrasca
nella linea d’ombra del fortunale.

Levami il gusto amaro della Memoria
che sa d’assenzio e di marasca.

A fior di labbra sussurrami elegie.

Dilegua nel fuoco d’una risata irriverente e caustica
velleità ed ipocrisie.
Le tue mani stanche riposeranno
nel roseto dimenticato
fra le mie.

E sarò il tuo lido d’estasi,
malinconico abbandono,
sospirato approdo.

L’abisso di malinconico disincanto del tuo sguardo
in baci fragranti di salsedine
saprò placare….

Fra le mie braccia
nel contrappunto del sole
dal fiammeggiante dardo
più non temerai di lasciarti amare.

Per i tuoi occhi, tesoro dagli abissi del mare
al sestante del sogno
disegnerò avvincenti rotte.

Ad una ad una coglierò stelle baluginanti
e nell’onirica porpora
ne farò un bouquet
da donarti
nel sospiro
della tenera, idilliaca ora.

Salperò le ancore
Delle tue remore ed ansie
Sarò lo sguardo discreto in veglia
d’ortensie zaffiro
nel giardino reale
d’ombre blu.

Alla fine
nel sospiro d’emozione rigenerante
mi sorriderai placato
nell’estasi senza fine d’un bacio
Tu.

Le indomite vele dispiegherò,
in spume d’onda e venti profumati
Teti diverrò.

Del canto di maree, sirene
e lidi sconosciuti ti canterò.
Nella carezza di seta d’un sogno d’amore
sensuale e fragrante
T’incanterò.

Alla deriva
nel mare della passione
veleggeremo insieme
allo zenit di segrete ore
sulla rotta arcana d’estemporanea emozione,

vincendo il Tempo
che delle nostre vite
crudele tiranno
fa lauto convivio e scempio.

*

Il mare dei ricordi

Nel mare dei ricordi
la nostalgia
mi sospinge alla deriva.

Il fremito d’ali dei gabbiani
Fende l’azzurro,
sfida il cobalto.

Il sole implacabile
scocca feroci dardi dal suo dominio celeste.

Ed il tuo sorriso
nella luce abbagliante
m’abbraccia in soave sussurro,
vincendo delle onde impetuose l’urlo.

Chissà su quale remota rotta veleggerai,
ora che siamo inesorabilmente
dispersi e lontani.

Il canto della corrente
la carezza onirica della tua voce
mi lambisce
nel blu rifulgente.

E un altro giorno in fuga
sulla scogliera desolata
della mia sera si frange.
Il palpito della malinconia
incendia di porpora il crepuscolo
della mia solitudine.

Ed il petalo scarlatto del rimpianto
Verso il tuo evanescente miraggio vola
Allo zenit terso
nell’elegiaca ora.

Dove sarà il tuo porto
nelle nebbie del rimpianto disperso?

Il mio cuore
nell’attesa senza fine di Te
come un antico faro abbandonato
nel gemito del vento,
nella sferza delle correnti
di nostalgia langue.


*

All’ombra del sentiero perduto

Alla deriva
d’un viaggio sconosciuto,
al sestante
d’un sogno smarrito,
nella brace di un’illusione
in cenere dirupata.

L’ultimo amaro calice di disincanto
d’un fiato ho vuotato.

La notte alle porte della sera
s’è soffermata.

Nel deserto abbagliante
della solitudine,
nel vicolo cieco dell’Amore
nella strada senza fine del tempo bruciato
nella tormenta accecante dell’inquietudine

Ti ho cercato.

Tra le conchiglie spezzate
e le promesse svanite
il tuo nome ho scritto
nel vento
in fole di rimpianto e di rabbia.

Ed il tuo sorriso
in ricordo mi è giunto
nel riverbero del sole
come un pugno di sabbia negli occhi.

Ti ho aspettato.

Invano.

Eri già esule e ramingo
a distanza siderali,
dispiegate in fugace volo le tue ali.

Sul binario deserto
la campanella sempre più incalzante,
nella memoria la tua voce
sempre più fioca.

Il lampeggiare rosso del segnale nel buio fremeva.

Eravamo già a distanza abissale
nei miei occhi la malinconia d’una stella
che si spegnava.

Restavo a cercarti
nei meandri dei Ricordi,
nel dedalo della nostalgia,
nella folgore dell’assenza,
al crocevia del rimpianto.

Profumava di lacrime segrete
quel bacio di commiato.

Nella pioggia fragrante del glicine in fiore,
avvinta al pergolato
l’ultima carezza d’Amore.

Un singulto soffocato
nell’abbraccio senza parole.

Quel nostro sguardo disperato e muto
lasciato
all’ombra del sentiero perduto.


*

Le carezze della notte

Profuma d’ambra la tenebra,
dolce abbandonarsi all’oblio,
la luna ammanta la nostra nudità
con argenteo scintillio.

Nel bacio violetto della stanza
sogniamo insieme nel palpito d’ombra.

Nell’infinito mistero del firmamento
la passione danza.

Stelle fiammeggianti di desio
al ritmo d’onde travolgenti
accendiamo il cielo nella folgore,
liberi e placati nel refolo del vento
finalmente Tu ed io.

Mentre la notte dal fascino fugace dilegua
l’alba inesorabile avanza,
effimera la nostra tregua
il tuo corpo fremente si fonde col mio.

Rose scarlatte
rampicanti nel giardino segreto dell’amore,
petalo per petalo
sfogliamo il fiore della passione.

Prodighi di desideri destati
nel primo raggio d’alba i nostri sogni nascenti,
carezze messaggere d’ardente emozione
polvere di stelle sul mio corpo nudo
baciato dai tuoi occhi di desio rifulgenti.


*

La linea d’ombra


E ci troviamo naufraghi d’esistenza
nell’infuriare della burrasca.

Nel cuore la soave sinfonia dei ricordi,
l’estate perduta,
il plumbeo disincanto dei giorni odierni
all’amaro gusto di marasca.

E si va reduci nella tormenta
oltre la linea d’ombra
senza ritorno.
La nostalgia l’anima
esule allo zenit della solitudine
di rimpianto incendia.

Grevi i passi,
nel cuore dei giorni perduti
la cenere, il rimpianto,
sogni dileguati
fremono nella memoria
in dolente, fugace stormo.

E nell’infuriare della tempesta
si va nella neve accecante,
la meta sempre più distante.

Chissà chi si salverà
e chi nella bianca distesa
la disperata resa
nel sonno consolatore capitolerà.

*

Nel bacio d’ombra

Irresistibile il vento della sera
mi porta l’eco delle tue parole, Amore.

C’inerpichiamo silenti
per i desolati vicoli,
le solitarie, antiche scale del cuore,
raminghi fra disincanti ed inganni,
bianchi i nostri passi
nella cenere e polvere di perduti, amari anni.

Dispiega le vele
al viaggio affascinante
il cuore mio
e veleggia con Te
sulle oniriche, sensuali rotte d’arcano oblio.

Nel bacio d’ombra Ti sono accanto,
nella carezza del vento
che ti reca premuroso
il mio elegiaco canto.

La fola gentile ti sfiora
nella quiete soffusa del vespro.
Danzano i minuti
e il cuore mio da Te vola.

Boccioli di luce
petali d’estate
antiche emozioni rigenerate.

Nel bacio d’ombra Ti sono accanto.

Tenero il sorriso della notte,
complice,
veglia il dischiudersi d’un romantico sogno
fra i petali indaco del viburno.

Persi nello stupore d’un abbraccio
cogliamo dolcemente l’incanto.

Ambrosia e nettare
le parole sussurrate dalla tua bocca
mentre l’ora del sogno d’amore
dalla torre solitaria rintocca.

Dalle mie labbra coglierai
il fiore inebriante della notte,
confuse al vento,
disperse nella soave brezza marina le rime
d’una notte d’amore senza fine.

Un bacio interminabile,
tenero,
appassionato
sarà messaggero d’un “Ti amo”.

Estasi di sensi incantati
saranno le carezze di seta
fremito sulla pelle
che l’arsura di dolcezza disseta.

Il nostro rifugio d’amore
nel talamo
di petali di rose, gigli e viole.

Oltre la lieve cortina
le nostre ombre sincrone nella sera
unite nella danza sensuale,
macchia d’emozione e di puro ardore
nel canto sublime del mare.

Rifulgeranno le stelle
musica divina le tue sussurrate parole,
nella cascata d’emozione
la notte d’idilliaco stupore,
il trionfo di stella ardente d’ amore.

*

Euridice nel manto di pioggia

Infuria la pioggia
nel giorno senza tregua
e dall’anima prigioniera
la fiaccola della Speranza dilegua
nella sera.

Riappari
come stella cadente nei miei pensieri
i tuoi occhi infinitamente cari
annunciavano l’addio.

Rifulgi
come cometa del rimpianto
e l’anima indulge
s’alza in volo nel fremito malinconico
l’orfico canto.

Con gli occhi sospesi all’orizzonte attendo invano.

Non vi sarà alcun ritorno,
sei perdutamente lontano.

La rondine
prigioniera nel regno d’Ade
più non illuminerà nel volo di gioia
il cielo della mia solitudine.

Cala la pioggia incessante
e colpisce il cuore
smarrito nel velo di bruma mesta
nella valle del dolore.

Resto sola
sotto la pioggia
nel balenante luccichio.

Le nere chiome di tristezza intrise
le nostre strade inesorabilmente divise.

Percuote le pioggia
l’anima sola.

Nel silenzio assordante d’ore vuote
il cuore nel dedalo della Memoria
sui dorati sentieri dell’Amore
da Te vola.

E mi ricordo la pioggia d’allora
quando con l’ombrellino scarlatto
Ti correvo incontro
all’uscita della scuola,
gioiosa allodola
tornavo fra le tue sospirate braccia all’amorevole nido.

Lo scintillante incanto della mattina,
la fragranza del tuo bacio,
il calore del tuo abbraccio,
il paradiso di felicità d’una bambina.

Scendeva allora la pioggia gentile
nel tuo sguardo come carezza,
picchiettava vivace cheta cheta,
la pioggerella di primavera
rallegrava il cuore e lo sguardo nella sera.

Fianco a fianco
la mia piccola mano fra le tue
sulle strade luccicanti della gioia
che pareva senza fine
s’andava lieti e sereni noi due.

Sferza ora la pioggia
come implacabile sciabola,
scura e greve come piombo fuso,
infierendo sull’anima
nel remoto orizzonte ormai precluso.

Ed il nostalgico rimpianto
dispiega le ali ferito di fenice e riaffiora
nel ricordo
della perduta pioggerella cheta cheta d’allora.

Chissà se dove sei,
al termine della tempesta
l’arcobaleno
in gentile carezza
lo sguardo tuo d’autunno allieta
ed il sole ti rallegra
in bacio soave di luce ancora.

*

Un’ora soltanto

Mi perdo nel sussurro del verde sentiero
nei meandri fioriti del silvestre incanto
in cerca del bacio tuo sincero.

Fra le carezze di nostalgica rugiada
m’illudo
mio faro
di vederti balenare nella mia oscurità accecante,
di ritrovarti al bivio tenebroso della mia solitudine.

Il tuo sorriso di stella
a rischiarare i miei passi incerti
sull’erta strada.

Dove sarai,
rifugio dell’anima mia?

Disegna l’inquietomio sguardo l’aurora
In lacrime di porpora
Di rimpianto mi consumo
Lanterna dimenticata
Ed ardo.

Un’ora soltanto
perdermi vorrei nel tuo abbraccio,
un’ora soltanto da Te volerei,
mio giglio colto
nel rimpianto del perduto maggio.

Appassito il bouquet di viole
la ghirlanda di genziana e mughetto
di perdute parole

che ti recai in dono,
mio diletto.
I tuoi dolenti passi nell’andare
nel cuore mio sono ferita, stridente suono
di un’anima al vento gelido dell’abbandono.

Ogni istante Tu
onda dei miei pensieri,
signore delle maree dei miei desideri
mi palpiti nel cuore,

riemergi silente
divinità ancestrale
dal mare dolente del mio silenzio
che l’anima in ferite di fuoco mi strina.

Ogni notte
la voce tua,
mia dolce cometa
l’arsura di tenerezza dell’anima mia disseta,

mi richiama alla speranza
nella tenebra del dolore
d’un cuore che ogni attimo
a Te anela
e nell’incubo dell’assenza Ti ama.

A Te
dispiego la candida vela
nella marina immensità,

seguendo lo zenit della nostalgia
verso di Te veleggio
seguendo la tua arcana rotta,
mia esule sovrana maestà.

Ed ancora Ti cerco
nella selva tenebrosa
del lacerato mio cuore.

Ti ritrovo nel bacio di luce senza fine
del nostro sublime ed elegiaco Amore.
Con l’anima infiamme rimbocco
la tua coltre di rose bianche
e d’iris blu,
a sera tiro le mie tristi reti
cercando la carezza delle tue mani stanche.

Un’ora soltanto
tienimi fra le tue braccia ancora.

Fammi rinascere
nell’autunno radioso del tuo sorriso
nell’agreste incanto
del ritrovarsi,
raccogli le lacrime
dei miei giorni senza Te arsi.

Incastonale nel diadema d’un bacio,
danza con me
nel crepuscolo d’ illusioni cadute.

Nell’ aurora soave del tuo sorriso
illumina i miei sogni
nel vento dell’emozione
come petali sparsi.

Un’ora soltanto
nel giardino segreto della Memoria
che arde nel cuore
restami accanto,
mia stella d’infinito amore.

E mormora il mare la mia nostalgia
che s'alza in volo
in elegiaco canto,
oltre la marina immensità....

Sussurro nella melodia dell onde
oltre il riverbero azzurro
il diletto nome tuo....

....Papà.

*

Souvenir autunnale d’Assisi

Mi sussurra di noi
il primo mattino.

Fra le carezze del sogno
mi pare, nel bacio malinconico dell’alba,
d’averti vicino.

Nella volta celeste della mia solitudine
l’anima in fiamme torna a volare
nella lontana rimembranza della serenità agreste.

Assisi dolce s’adagiava al nostro sguardo
nel giubilo di festa.

Del palpitante tripudio di vivaci, lieti colori
ora
soltanto lo sbiadito ricordo
nella nostalgia d’un bianco e nero resta.

E nella veste setosa s’onirico incanto
mi desto nel radioso mattino
con Te al mio fianco.

Il radioso chiarore del tuo sorriso
sul bianco sagrato
la Basilica Superiore la nostra armoniosa cornice
la tua amorevole presenza
il mio celestiale fiordaliso,
il viso puro d’una bimba felice.

Ancora insieme per i vicoli
fragranti di storia,
per le marmoree scale.

Vola la Memoria
dispiegando le ali,
la rondine del mio rimpianto freme
nella nostalgia abissale.

L’antico Convento
dei Frati Francescani
ci accoglieva quieto e benevolo,
al riparo dalla burrasca
amorevolmente protette
fra le tue le mie infantili mani.

Santa Maria degli Angeli
ci abbracciò soave nella sera,
malinconico fra i marittimi pini,
nel silenzio degli umbri poggi
il primo baluginio della sera.

Eravamo insieme Tu ed io,
ancora nel Ricordo mi rifugio,
ancora Ti cerco
mia dolce valle d’oblio
nella tenebra accecante del mio oggi.

Ed il souvenir
che Tu
Padre mio
scegliesti per me,
il francescano simbolo di Vita.

Il Tau
lo porto ogni istante
stigma di perduto chiarore
nell’anima mia
fenice tarpata, incenerita.

Per sempre per le antiche contrade d’Assisi
nei vicoli struggenti dell’anima sola
mano nella mano Tu ed io.

La francescana croce
nel cuore mio a Te anelante,
il pianto mio
muto ai piedi dell’antico noce,
nel ricordo di quell’autunno fugace,
evanescente luce dissolta.

Resta con me
Te ne prego

Non dileguare nel crepuscolo della mia solitudine.

Parlami
Padre mio
ancora una volta,
placa l’incendio dilagante della mia inquietudine.

All’ombra del dolore
la voce tua,
carezza di Vita
mi sussurra ogni istante
nel radioso incanto dello sguardo tuo rifulgente,
inestinguibile, ardente fiaccola di perenne Amore.



Alla cara memoria di mio padre Emilio



*

Rincorrendo gli aquiloni dei nostri giorni perduti

Cenere dei sogni
sulle rovine degli anni andati,
il volo dei desideri dalla realtà
contro il filo spinato d’ogni giorno di prigionia
folgorato.

E mi ritrovo ai piedi del tempio sperduto,ù
Dolente vestale
Unica, dimenticata custode
Del canto d’un passato ammutolito.

Il gorgheggio del nostalgico usignolo nella sera
dal vento del feroce divenire dilaniato.


I miei occhi mesti,
di lacrime ingemmati
all’ombra d’opale
dei candidi ciliegi in fiore
nello stormire del vento.

Al mio fianco
La katana dell’onore,
il kimono della purezza d’un giglio.

Il cuore ferito
Abbaglia nel turbine di fiocco di neve.

E l’anima fremente
in fiamme,
con ali di fuoco
vola via lieve.

I miei passi d’ardente frenesia
sulle spiagge deserte della mia solitudine,
la rabbia, il disincanto, lo sconcerto senza più parole.

Le emozioni, nel silenzio,
sussurrano
e gridano da sole.

Lontane
A distanza siderale le stagioni
D’appassite viole
Inaridite nella siccità dell’indifferenza.

Una vita nell’attesa
nel segno dell’assenza
al pendolo della Memoria sospesa.

Inesorabili, fugaci i minuti
il fatale conto alla rovescia,
del rimpianto bruciante
lacrime di fuoco e di magma la devastante scia.

Impossibile la fuga,
preclusa ogni via.

Fra le macerie del passato
scalza cammino sulle braci
d’attimi vissuti.

I miei occhi tristi, disincantati, muti
rincorrendo invano
gli aquiloni fugaci
dei nostri giorni perduti
dileguati ad irraggiungibile distanza.

Soltanto una donna
oltre la scogliera
tra le fiamme dei ricordi resta sola

nella pioggia d’autunno,
in fondo al viale
degli amori perduti
nell’andante malinconico della sera.

Stille di vivido rimpianto,
l’ultimo grido delle rondini
voce tremula d’elegiaco pianto.

L’incedere della donna oltre il ponte,
le sguardo perso all’orizzonte.

La strada lucida d’inquietudine,
l’ultimo treno verso il domani già in partenza,
l’eco grave dei passi d’una inesorabile solitudine….


….Dissolvenza.



*

Eccoci

Colpo di scena nella serale ora.
L’Italia s’è desta alla buon’ora?

Il nano più non sghignazza, ammutolito tace,
da giorni più non starnazza.
Ad Arcore,
alla faraonica villa tutto sprangato,
altrimenti col giramento di eliche
in Olanda sarebbe volato!

Prima il ventennale ardore
l’assolo di trombone,
ora il silenzio della sconfitta
del povero fanfarone.

I proclami, le chiassate
le favole risibili del contratto con gli italiani
dimenticati in soffitta.

Nella sera il “coupe de théatre”
il misero buffone non si dà ragione, nè pace.

E dal traballante trono
il pesante deretano in terra batte,
leva le scarpette col tacco e va a mettersi le ciabatte.

Povero Grande Puffo,
oltraggiato e beffato!
Seduto in terra vieppù risibile e buffo,
il popolo è irriconoscente ed ingrato!

Eccoci qui
come trent’anni fa.

La stessa audacia e idealità d’allora.

Solo qualche ruga in più,
qualche illusione in meno
l’amaro disincanto il nostro sguardo logora,
mentre in fila si scende al capolinea dal treno.

Il nostro passo silenzioso
sul selciato
di rugiada ammantato
nel primo mattino.

A milioni,
anonimi.
schivi,
discreti,
i visi onesti dell’Italia che lavora
le mani candide, determinate
che di lottare per i diritti non smettono un’ora
e di passione s’accendono ancora.

Il nostro incedere veloce
risoluto
in agili falcate.

A piedi,
in bicicletta
col tram
in treno,
correndo
oppure quieti e senza fretta.

Ci avevano propagandato a reti unificate:
“Andate al mare,
o lassù sui monti.
Tacete, guardate il grande fratello
nella celluloide soffocate il vostro orizzonte,
asfissiate il cervello!
Lasciate perdere i seggi!”.

E il popolo sovrano
d’improvviso si stancò di beffe, raggiri e dileggi
e librò liberi i pensieri in volo
oltre l’orizzonte lontano.

A milioni
tutti a votare,
e pazienza, in altri giorni,
s’andrà in montagna o al mare.

Non sudditi
ma cittadini
titolari di diritti
a dipingere di nuovi, brillanti colori
ed aria pura i freschi radiosi mattini.

Un popolo assopito
che si desta
e torna a decidere e a contare.

Sotto braccio il giornale
la sigaretta accesa,
nella quiete d’una domenica irreale
la vittoria del domani
alle nostre azioni in trepidante attesa.

Expedit!
Veni, vidi, vici.

E l’alta marea del libero pensiero
del dissenso critico
silente
ma inarrestabile sale
e il servilismo ipocrita sommerge.

Rieccoci
come negli anni settanta
alla Stazione Centrale
o a Roma Termini
il fiume democratico della dignità
e della consapevolezza
che attraversava le città
nel carminio corteo
il giorno dello sciopero generale.

Rieccoci,
oggi come allora,
allegre e vivaci le nostre voci
sorridenti i nostri visi nel riverbero ondoso
del fiume in piena
della riscossa morale e civile che dilaga.

In alto sempre le bandiere scarlatte
il vessillo della rinascita color porpora
sulle nostre gambe
cammina più spedito e ardito ancora.

*

Come eravamo

La Memoria
talamo insonne di spine e setosi petali,
abbaglia il cuore in ricordi
ed immagini immortali,
evocati dal calore d’una perduta voce.

E s’addipana
il filo della Storia
e ci ritroviamo all’arcolaio a filare i ricordi
nella stanza grigia e anonima di giorni mesti e sordi.

Vestiamo l’abito di fatica
di operai della Rimembranza,
disincantati tessitori
di smarriti amori e perduti ideali ardori.

E vola il pensiero
Più in alto della burrasca
Oltre ogni distanza.


Lenti nella polvere
barbagli di sole.,
dardi di Luce
son passati inesorabilmente
nella girandola del Tempo gli anni.

E dai filmati in bianco e nero
forte, sicura, ferma
s’alza ancora la tua voce
di leader autentico e fiero.

L’ultimo segretario generale
nell’abbraccio appassionato della folla,
l’alta marea di commozione che travolgente sale.

“Compagni,
lavorate casa per casa,
strada per strada,
azienda per azienda”.

La folgore improvvisa
il malore,
l’aggravamento, il decesso.

T’attendeva quieto il riposo
il camposanto di Prima Porta,
all’ombra d’una maestoso cipresso.

Accorse il Presidente
l’anima incredula, in fiamme
di un ex combattente per la Libertà.

Il bacio suo paterno
sulla fronte tua
ormai gelida nel soffio della morte,
la tenebrosa signora dispiegava le ali già
nel cielo d’estate delle rondini incredule le grida.

L’ultimo volo
sull’aereo presidenziale
l’Italia attonita
assisteva
nell’alba incredula dalla frenesia irreale.

Pioveva a Roma quel giorno,
una bacio di stille scontillanti
ad ammantarti come un sovrano
nel malinconico ritorno.


A salutarti i mesti filari
di pini marittimi,
a darti l’estremo, commosso saluto i primi.

Vola la memoria
alla folla assiepata, fremente
nella gremita Piazza San Giovanni,
l’ondeggiare commosso della gente,
la carezza scarlatta delle bandiere.

Il corteo funebre
le note alte dell’Internazionale,
il bacio del Presidente Partigiano
al feretro
“il più amato” volato inesorabilmente lontano.

Minuto,
mite,
tenace timoniere
oltre la burrasca
il tuo sorriso forte e fiero
di resistente e partigiano
conquistava l’orizzonte
nella giava d’infinite sere.

E la folla ti salutò,
oltre un milione,
in una selva di pugni levati
dispiegate come audaci vele al vento le rosse bandiere
l’assolo dell’emozione.

E del Comitato centrale
lo stato maggiore.

Nilde Iotti ammantata di lutto
tornava la Memoria
alle esequie del Migliore
nell’impetuoso flutto
della storia.

La tua scomparsa
l’afasia
la diaspora
il grande freddo,
orfana del Padre Storico
la sinistra smarrita e disorientata
a cercare il coraggio e la coerenza delle tue idee
e l’audacia ferma
nel sospiro del cielo indaco
di novella idealità.

Nella bruma caliginosa degli anni,
nella malinconia viva dei ricordi
il palpito scarlatto
delle bandiere a Piazza Giovanni,
la selva di pugni in alto levata,
le note dell’Internazionale fra le lacrime dalla folla sussurrata.

Quel lontano 13 giugno
nel nome tuo,
“il più amato”
sempre vivida resterà
nel rosso sorriso della bandiera,
nella selva di pugni
dei Partigiani,

che alfine
nel bacio di primavera
impavidi e audaci
entravano nelle città
in avanguardia di Libertà
a far volare lontano il vento ed i sogni
nel respiro d’idealità della sera.

*

Profuma di tiglio in fiore

La nostalgia
ha l’intenso profumo del tiglio in fiore.
Nell’infanzia lieto annunciava l’imminente vacanza,
la fine della scuola
le ferie al mare.

Ora
nel canto bianco dell’anima sola
è il profumo del rimpianto
e del Ricordo
che al cuore mio non cessa di sussurrare,
nella lanterna di malinconia dell’anima
non smette di ardere.

L’amara fragranza s’effonde
per la mattutina aria
nell’andante d’antico amore.

I miei mesti passi
sul selciato candido
in visita alla tua dimora solitaria.

Per l’aria tersa
della rondinella sperduta
il fremente volo,
il lacerante grido
al vuoto nido.

Un bouquet iridescente
di orchidee rampicanti,
le amavi tanto,
depongo con mano tramante,
costellato di lacrime brucianti.

I miei occhi mesti di rondine
nella tenebra accecante
Ti anelano,
mia stella rifulgente,
nella notte senza fine della mia solitudine.

Invano.

Freme soltanto la carezza del Ricordo,
la malinconica consolazione d’elegiaco canto.

Nel giardino della memoria
la serra d’inverno del cuore
del Rimpianto di Te
intatto e virginale custodisce il Fiore.

Il pensiero ramingo erra
lontano
ora che non posi più passi
Sull’umana terra,
perduto sovrano.

Nel parco regale
la nostalgia sboccia
nel niveo pianto del giglio bianco,
languono orfani i fiori d’attimi vissuti.

Vola il cuore
al sorriso antico delle viole
al tepore indimenticabile,
d’abbraccio avvolgente
delle tue paterne parole.

Quando
per i sentieri perduti dell’Amore
camminavamo fianco a fianco
e di tenerezza e di gemme di rugiada
s’ammantava nell’eco dei nostri lieti passi
il mattino bianco.


*

Prigioniera di Medea

Una dimora dimenticata
nella tenebra asfissiante della follia.

Nello sguardo di Medea dilagava
furente ed inesorabile
l’incendio d’apocalisse
della schizofrenia.

Ognuno sentiva
i richiami e le invocazioni d’aiuto
d’una bambina,
ognuno voltando lo sguardo
l’inconsapevolezza simulava.

Ciascuno omertoso
si fingeva sordo
nel silenzio colpevole e muto,
cancellava correo con mano
crudele dal viso infantile
il sorriso nel terrore perduto.

Calava il tragico sipario
nel colore scarlatto di sangue
sulla fanciullezza rubata,
dell’indifferenza carnefice
la fatale cortina
sul respiro soffocato d’una bambina.
Ed il cuore
nella Rimembranza d’anni infernali
ancora indugia e langue
nelle notti arse d’insonnia
e di solitudini abissali.

Entro le arcigne mura
la dolente prigionia
una bambina senza voce
ostaggio indifeso della materna schizofrenia..

Prigioniera di Medea
forgiando in lacrime ed infantili sogni infranti
l’armatura argentea di Pentesilea.

Estemporaneo paradiso
i tuoi passi notturni,
nel cuore mio ancora li sento
effonde il vento della nostalgia
il profumo rimpianto d’azzurri viburni.

Ma Tu
più non torni…

Le carezze tue
profumavano di viole
era no il mio respiro di ridenti boschi,
luce di conforto e di Speranza
all’oscuro tormento dei miei giorni cupi e foschi
nei tuoi anelati ritorni.

Il mio rifugio
fra le tue braccia
la mia Libertà.

Rondine smarrita
volavo a sera
mio angelo sospirato,
Tu
la mia fragranza di primavera
che più non tornerà.

Ora l’immensa dimora
langue nel quieto silenzio
incombe implacabile la Memoria
dal sapore d’assenzio
della solitaria e malinconica mia ora.

All’alba
sei volato via
rapito dal rogo devastante della malattia.

Il mio cuore dal dolore arso,
a cercare le tue orme
sul sentiero dei Ricordi
d’amare mie lacrime cosparso.

Ed ancora mi smarrisco
nel tiepido incanto del Tuo abbraccio
mia scarlatta rosa
al giardino in abbandono del mio cuore
strappata crudelmente in maggio.

Ma è solo la carezza evanescente del Ricordo.

Dolente Euridice
resto nel regno d’ombra e Memoria
nella dimora delle Tenebre
vestale e depositaria della Rimembranza fatale.

Alla luce balenante d’un perduto
lontano Amore,
avvinta dal manto invincibile
del disincanto e del dolore
plumbeo e sordo

alla voce tenera che implora
del palpitante e fremente cuore
che vive e s’illumina
della cometa amorevole tuo radioso ricordo.

*

Il sentiero d’autunno degli amanti

Ed eccomi persa ancora
nel sorriso ottobrino dei poggi
Tu al mio incedere vicino,
la fragranza della tenerezza m’avvolge di luce
nella tenebra del mio oggi.

Cascata di gioia, di vivace allegrezza
la tua profonda voce,
a dileguare dall’anima mia in ombra
la pervicace tristezza.

Il tuo sguardo chiaro
lo specchio del mio
s’andava mano nella mano verso
il bacio dorato della mattinata,
insieme nello scintillare della pioggia
a inerpicarci
verso San Miniato al Monte per l’erta scalinata.

Firenze dalla piana
l’idiliaca, indimenticabile cornice,
i nostri baci
all’ombra dei marittimi pini
la felicità evanescente di fugaci attimi.

E poi nel crescendo d’emozione
varcammo insieme le Porte Sante,
ed il cuore scandiva la passione palpitante.

Argentea la pioggia
cadeva fitta
la chimera d’Amore volava indomita
irraggiungibile ed invitta.

Dei nostri giorni perduti
ascolto ancora oggi
l’indimenticabile, struggente roggia
nella sincope dei miei dilemmi muti

Intenta all’opera
intesso trine di ricordi,
merletti di nostalgie fiorentine,
di cui ammanto il grigio cielo della mia solitudine,
dipingendo di nostalgia
nel nome tuo, Amore
la volta celeste della mia sera.

E vola a ritroso
la Memoria,
nell’incedere malinconico dei miei passi
nella fola gelida d’inverno,
nel soffio gentile di primavera,
ventaglio iridescente di stagioni del cuore.

Ed eccomi smarrita
sui sentieri del memoria
nell’agreste dolcezza delle tosche colline
nell’incanto senza fine delle armonie fiorentine.

Ed eccomi
a sorriderti sul sagrato romanico
dell’antica pieve
di Greve in Chianti.

Ad attendere il tuo bacio,
foriero d’un sogno lieve
infinitamente dolce
nella carezza dell’abbraccio tuo
che non ho più dimenticato.

Andavano quieti e sereni i nostri passi
per gli agresti sentieri.

All’ombra del tuo sguardo di giada
del nostro romantico ieri,
nel bacio elegiaco della rugiada
i nostri cuori
tremanti
l’un all’altro a cercarsi
come notte insegue il giorno
anelanti.

La tenera voce tua
Nel rimpianto di ieri
Ancora mi chiama,
nell’eco infinita di chi si ama
e di desio si bramava.

A ritrovarsi
sul viale dei passi perduti
nella malinconica giava
sul sentiero d’autunno degli amanti.

*

Nostalgie crepuscolari

S’alzano lievi come farfalle crepuscolari
i miei pensieri
nel cielo carminio del vespro.

Volge a sera il giorno solitario ed aspro
in secca tiro le mie meste reti.

Il pianto dolce della risacca
l’ultimo dardo di sole vermiglio
accende di colore le bianche pareti
della mia solitudine.

E nel cuore mio riarso
dilaga l’incendio di Te,
fiammeggia la nostalgia.

Come folgore di rimpianto
nella tenebra della notte
sei apparso,
mio Orfeo.

Resta con me.

Fermati.

Non andare via.

Destami
nel bagliore d’emozione
del tuo vitale canto.

Tendimi la mano,

amami,

salvami.


E scalza
lo sguardo malinconico ed amaro
riprendo l’erta via dell’esilio
ed un barlume di serenità
al cipiglio crudele, il ghigno feroce dell’esistenza matrigna
torno a mendicare.

Lungo gli impervi sentieri dell’incolmabile assenza.

Lontana la dolcezza del nostro sentiero perduto
fra gli aceri scarlatti,
il tepore dorato d’ottobre gentile
della tua voce,
l’incanto d’irripetibili attimi
forieri di baci
sbocciati all’ombra di sogni rarefatti.

Il silenzio assorto del mio cuore silente
pianta
nel campo desolato e ghiacciato della mia vita
l’ennesima croce.

La tua figura amata nell’ultimo bacio del sole
che s’allontanava oltre il solingo noce.

Eri già inesorabilmente lontano
oltre il fiume
più non udivi
il mio pianto di stelle,
la mia voce.

In volo
cerco il sorriso dei tuoi occhi d’autunno
infinitamente cari,
spiraglio di luce
nella tenebra senza fine dei miei giorni amari.

In volo
freme lo stormo dei desideri compatto
in cerca di Te
oltre l’orizzonte.

Ritroverò il sospiro dell’aurora
il respiro di speranza del giorno
nel bacio di luce
del tuo abbraccio,

ponte di speranza in alto levato
contro il sole nascente
incendiato di ardore scarlatto
nel sospirato ritorno.

In volo
allo zenit del fortunale
Ti ritrovo
nel turbine dell’incontro nella tempesta
la nostra malinconia in assolo…

Per sempre
continuerò Te ad amare
e nell’ombra dolce del tuo sguardo
dove la notte è carezza ed estasi
non tenebra o desolazione.

Mia maestosa quercia
in Te il mio rifugio
la mia incantata selva per sognare.

Nel tripudio cromatico d’autunno senza fine
l’idilliaca emozione
all’ombra degli aceri
culla il nostro canto
dell’estasi sublime d’Amare.

Scende l’argentea pioggia del plenilunio
il volo notturno di baci emozionati freme
nel baluginio languido di stelle su teneri sentieri.

*

Sull’ara implacabile della Nemesi


E ancora la Memoria
dell’ orrore e dell’incredulità
il filo dei ricordi
all’ arcolaio della tenebra dipana.

Le quattro piume del disonore
tributo severo della sorte
al turpe traditore,

che per un fiorino
vendette il sole
sospese la morale
impiccandola ad un tiglio.

Annegò la Verità
deturpando la Pietà
nella piena psicotica di false parole
nel labirinto d’evanescenti rime.

Prigioniera
nel dedalo della Rimembranza crudele
del bestiale Minotauro
dalle umane sembianze,
il sorriso suo arsenico e fiele,
il passo ferale incombe
nelle regali stanze.

Cosa resta di me,
nel pianto d’aurora di porpora?
Petali d’un giglio
per efferato gioco strappati,
dispersi alla tramontana.

Sorrisi nivei
d’un tempo innocente perduto,
il sospiro soffocato nel rantolo d’agonia
dal ghigno dissoluto
della maschera oscena d’ipocrisia.

Soltanto i lupi
in sguardo d’argento
nella notte
veglieranno il mio cammino,
libero da dubbi e tormento.

La luna velerà di nubi
Il mesto sguardo
e veloce come folgore
scoccherò della Nemesi
l’infuocato dardo.

Il vento gemerà
cantando le gesta.
Il coraggio audace d’una donna
oltre il feroce assedio
vittorioso,
resistente
ed imperituro resta.

Sarò Brunilde
dall’argentea armatura,
cavalcherò indomita la folgore
nella sconfinata radura.

Il mormorio delle fronde,
lo scintillio del fiume
in impetuose onde
saranno i compagni
del solitario andare.

Dal Palazzo della Menzogna
nel giardino dell’inverecondia
il vile tiranno andrò a spodestare,
l’arrogante e cinico suo ghigno
alla gogna.

La tramontana sarà vestale
della silente ora
nel compiersi del fatale epilogo.

Nessun grido,
tacerà anche del gheppio il volo.


Il cuore di tenebra
della notte
s’illuminerà
del bagliore implacabile della Katana.

E cadrà il sangue laido
ed immondo dell’usurpatore,
in cenere dileguerà la Memoria.

L’oltraggio e l’orrore s’assopiranno
nel sacro fuoco purificatore
sull’ara implacabile della Nemesi.

*

Nel risplendere della pioggia

Nel risplendere della pioggia
Ti rivedo ancora,
torni muto e dolce a cercarmi
nella desolata ora
della mia solitudine.

Oltre l’uscio dischiuso
la tua valigia,
il volto malinconico in fioca luce
e la quiete del tuo incedere in ombra,
poi l’illusione crolla
come castello di cinigia.

Dolce il tuo sguardo
si posa sul mio viso
in carezza di luce,
in bacio radioso di solare dardo.

Sorridi in silenzio
e nell’eco del cuore
mi giunge la sinfonia
della tua voce
in vivi accordi di vitale, appassionato colore.

Nell’anima mia smarrita la tenebra è fitta,
brancolo nella notte fonda
in febbrile veglia del fugace giorno,
pura,
nostalgica,
disperata illusione.

Il varco della felicità
esula arcano
ora che sei perdutamente lontano.

Misterioso ed affascinante
il notturno mio viaggio
nello sguardo mesto d’azzurro viburno.

Verso Te anelo
mio onirico miraggio
fremente ed inquieta falena
a dileguar dal cuore la pena.

Nessun treno nella notte
ti riporterà da me.

Nessun’alba in lacrime di rugiada
ti rallegrerà sull’agreste strada.

Nessun’ aurora saluterà
in vermiglie nubi
levate al vento
come indomiti aquiloni
il nostro abbraccio
nel sogno evanescente del ritrovarsi.

E implacabile mi ferirà
la luce crudele del giorno
nello schiaffo abbagliante ai sogni
quando sola
mi desterò al mattino
senza averti accanto.

Quando incomberà
il feroce giorno
e Tu nella diaspora del cuore
da me
non farai più ritorno.

Nessuna campanella all’antica stazione,
nessun fischio del treno
Ti ricondurrà indietro.

Gemerà triste e vuoto
il binario
nella vana attesa.

Ed insonne trascorro ogni notte
come da bambina
all’eco dei tuoi perduti passi sospesa.

Dispiegherò allora assiderate le mie ali
all’elegiaco canto
e Tu
nel malinconico bacio
dell’aquilone iridescente dei ricordi
indosserai il diadema regale della mia nostalgia.

Sarai al mio fianco
mio sovrano
ed insieme voleremo liberi
nel cielo zaffiro dell’elegia.

*

Dall’opposta riva

Il mio incedere solitario
nei boccioli di Luce
del primo mattino.

Il passato mi sorride
con la tenerezza d’un bambino
mi corre incontro
mi prende per mano
e sui sentieri della nostalgia
soave mi conduce lontano.


Nel fiume in piena del divenire,
nel dirupare del Tempo
dalle rovine dei sogni
alla polvere dei desideri
mi sembra
d’averti vicino.

Inesorabile la vita fugge
e non s’arresta un’ora.

Mi sorridi malinconico
e dolce
nel bacio dorato dell’aurora
dall’irraggiungibile,
remota riva.

Esule petalo di primavera
vago nel primo mattino,
nel turbine dei pensieri
fino a sera.

Il mio incedere solitario
lambito dal vento.

Gli occhi all’orizzonte
eloquenti testimoni
del fiume carsico del mio pianto.

Soltanto Tu
Angelo muto in veglia
ascolti il mio elegiaco canto
nell’abbraccio dell’aurora vermiglia.

Penelope senza età
ad intessere il kimono
Della mia malinconia al telaio,
l’iridescente trama dei Ricordo all’arcolaio
a comporre il vivido obi.

E rubini
di scarlatto appassionato
nel mio sguardo d’ardente brace
reduce d’un sogno incenerito
ai miei rosei lobi
in pendagli di porpora di rimpianto ho sospeso.

Una nube di passeri ondeggia e vira,
fremono in cerca di Te i miei pensieri
e l’Anima inquieta sospira.

Lo sguardo mio
nell’incanto lacustre di spenti colori
si culla in soffuse trine di luce.

Nel Ricordo di Te
languono mesti i fiori in desolato abbandono,
l’aria non risuona d’un grido
d’un volo,
il cuore si desta
nell’eco della tua calda, autunnale voce.

E l’anima raminga
esule
vaga sull’opposta riva
baciata dal primo sole.

Sei inesorabilmente lontano,
nella carezza del vento
il tocco gentile di seta della tua mano.

Naufraga di Te
mi perdo
come foglia d’ acero
nel turbine dei pensieri
sul perduto sentiero.

Nella selva ombrosa della Memoria,
nel mare della nostalgia,
nel fremito del rimpianto

alla deriva
in cerca di Te
resisto,
Luce della vita mia,
Capitano dell’Anima mia.

*

Dolce la carezza tua nella pioggia

Dolce la pioggia mi porta
la carezza tua,
ora che la burrasca del divenire
ha lacerato le vele,
spezzato l’albero maestro
sconvolto la navigazione
devastando del mio naufrago veliero
l’antica e intatta prua.

Stilla la pioggia
Goccia dopo goccia,
compagna del mio esule vagare.

Dal cielo plumbeo
il tuo sguardo
mio sospirato sole
non smette premuroso di vegliare.

E nel calare di stille d’argento
balena lontano
all’orizzonte
il sorriso tuo,
s’alza dolce e fragrante di conforto
l’abbraccio del paterno vento.

Incede la pioggia
con ritmo soave,
lontano il ricordo d’un commiato
l’eco del tuo passo dolente e grave nell’andare.

Riaffiora lontano il Ricordo,
la tenerezza di luci ed ombre.

Un meriggio d’amore
la fragranza smarrita d’inebrianti viole
d’un perduto aprile
s’affaccia alla balaustra della Memoria.

Ammanta la pioggia i miei passi
ingemma d’argentee stille la candida magnolia.

Canta l’andante struggente la pioggia
e s’infittisce
nella nostalgia lacerante
che il cuore ferito inasprisce.

Reca la pioggia
I’abbraccio tuo nel Ricordo,
la carezza tua gentile
che m’illumina l’anima
nell’eco malinconica
e lontana
degli chansonniers.

La melodia allegra di Charles Trenet
nella voce tua gioiosa
mia carezza di Luce

quando s’andava
per i sentieri della tenerezza
mano nella mano
nel dedalo dei dolci ricordi d’infanzia
io e Te.

Dolce, indimenticabile
il lento girare sul grammofono del rimpianto
dei dischi di vinile,
che risuona nelle ombrose e immense stanze
della vuota dimora,
dove il cuore mio orfano
T’attende ogni notte ancora
Destato dal nostalgico canto.

Incombe la pioggia sul sogno infranto
ora che nella tempesta senza fine
non sei più al mio fianco.

Sussurra la pioggia
recando la mia ultima, floreale, elegiaca carezza
al tuo sereno riposo,
nella quiete pura
che freme soltanto
del malinconico canto dell’usignolo.

Nella sera del camposanto
ogni istante il Pensiero vivo di Te
freme le ali nei rimpianti
in bruciante stormo.

E la notte nel bacio commosso di rugiada,
nello sguardo verginale dell’alba
si dilegua cedendo il passo al giorno.

La mia nostalgia
in esuli ricordi
si libra in volo.

Soltanto nei sogni
mia sospirata ed esule rondine
farai da me malinconico ritorno.

*

Una manciata di ciliegie

Una manciata di ciliegie
il gusto aspro della nostalgia
dei nostri anni insieme
storni di passo
inesorabilmente volati via.

La diaspora dei cuori nella burrasca
l’amaro retrogusto della marasca
in questo dedalo di malinconia senza fine
nella sinfonia struggente di solitudine.

Ricordi?

Le tue grandi mani gentili
da pianista a coglier
per la sua bimba gli scarlatti frutti,
le corse fanciullesche negli antichi cortili,
il futuro dai nebulosi flutti,
le tue braccia amorevoli
a farmi da caldo manto
da sicuro rifugio
nel gelido crepuscolo ametista.

Rammento
la dolcezza del tuo sorriso,
la profonda nenie delle tue parole
nelle notti d’inverno
che in quiete di sonno sereno annebbiavano la fanciullesca vista
il magico vento delle tue favole.

Una sguardo tuo
E il fiordaliso della felicità
Illuminava la mia tenebra di triste quotidiana realtà.

L’antico giardino
Rinverdito nel giugno
La vita che nella dolcezza della tue mani era carezza
Di Speranza
Non fendente di desolata assenza.

Fremeva nel vento il bel giardino,
un padre e la sua bimba
mano nella mano
nel dolce canto del mattino.

Oggi,
libero ed evanescente passeggi solo
per i ridenti, assolati poggi.

Oltre l’antico muro
del Camposanto
occhieggiano scarlatte le ciliegie
dalle fitte fronde,
ed il cuore commosso
s’abbandona alla deriva d’emozioni profonde,
nel radioso incanto del Ricordo indugia.

Con mani tremanti raccolgo i frutti color rubino
e nel fremito della nostalgia mi pare d’averti vicino.
Assaggio gli intensi frutti
ed il cuore mio annega nella rimembranza
dagli impetuosi flutti
dell’inesorabile nostra distanza.

Non più dolci,
ma infinitamente amari
nel segno indelebile della tua assenza
il gusto d’assenzio del rimpianto.

Dove brillerà la luce d’autunno
dei tuoi occhi infinitamente cari?

Il profumo nostalgico degli anni perduti
mi inebria le nari.

Il frutto del mio rimpianto
le ciliegie rosso rubino
mi sussurrano di te
nel pianto melanconico di rugiada
d’ogni mio estivo mattino.

Fra lacrime celate
le ciliegie cadono con dolce tonfo,
nella fola di zefiro
ancora la dolce carezza della tua mano
bussa struggente la Memoria al cuore

eco d’un amore lontano
ed immortale
effonde il sinfonico trionfo.


A Te, mio carissimo Papà.

*

Da Te esuli i miei passi

Nel bacio di commiato
della notte al mattino
splende il primo sole sugli assopiti gigli
nell’incedere tenue del giorno.

E nel bacio soave della rugiada
Ti sento vicino.

La Memoria con sguardo feroce d’Idra
il cuore indifeso germisce
con crudeli, rapaci atrigli,
della fugace esistenza
capovolta la precaria clessidra.

Il sentiero dei ricordi
nella notte della mia desolazione è dirupato,
smarrita
ho attraversato brancolando nel buio,
accecata d’oscurità
da quando te ne sei andato.

Dove vaghi ora,
mio Orfeo
nel regno d’Ade confinato?

Da Te
i miei esuli passi
sui candidi minuti sassi
fanno all’alba ritorno.

La carezza d’una lacrima disseta
il nostalgico pianto di gigli bianchi
che lascio per Te
Insieme ad una preghiera ed una Poesia…..

E il fremito d’ali d’uno straziato dolore
Vola alto ed infinito nell’elegia,
oltre la muraglia del camposanto di montagna
il sussurro dispiega l’armonia in orfico canto.

E incombe inesorabile la sera
nel dischiudersi d’azzurri viburni
della mia malinconia.

Un anno è arso nel rimpianto
da quando sei andato via
e m’aggiro come ombra inquieta nell’oscurità…..

A Te,
allo zenit dei miei pensieri
rivolgo lo sguardo, Sirio mia….

Vorrei raggiungerti
ma il varco oltre la notte dilegua già…..

Nel pianto iridescente dell’aurora
Ti rivedo
nell’abbraccio dei Ricordi
e la Rimembranza tua è carezza,
luce,
Speme,
Vita,
amorevole tregua
dal quotidiano assedio.

E nel sussurro del vento
nel sorriso del sole
Ti cerco ancora,
nello struggente bacio del crepuscolo di porpora
che il cielo della mia solitudine incendia già….

Ti sento palpitare in ogni mio respiro….
Oltre la selva tenebrosa della desolazione
mi attendi premuroso e sorridente
all’ombra della siepe dei lillà….

Quanto mi manchi….
….Papà.


Memoria Tui
mihi semper cara erit

*

Nel canto sublime del mare sovrano

Ascolta, Amore
rifugio dell’Anima mia
il canto sovrano del mare,
che nell’inquieta notte di lontananza
nell’amarezza di ombre d’assenza
nel fremito d’ali del sogno
fra onde di desio e dolcezza
Ti viene a cercare.

Dal mare
Ti giungerà la carezza del maestrale
l’aurora d’un nuovo giorno
sulle ali del bacio mio danzerà lieve.

Indimenticabile
il pensiero di me
Ti sfiora
con la dolcezza d’incanto
del primo fiocco di neve
nel sonno quieto dell’inverno.

Ascolta,
mio Comandante
l’ elegiaco canto
che ti sussurra il vento
e t’avvince
con la forza appassionata
d’una rosa scarlatta
di palpitante, idilliaco sentimento.

Come rondine sospirata
da Te
Capitano dell’anima mia
farò finalmente ritorno.

Mai più ci separeranno i venti inclementi,
le correnti avverse
quando nella macchia d’amore
le nostre anime
unite insieme
saranno nell’estasi d’amare dolcemente perse,

quando nell’urlo della burrasca
lo sguardo mio
si specchierà nel tuo
ed insieme
nell’incanto dei sensi
approderemo all’esotico lido,
naufraghi di passione
nel dolce sciabordio.

Ascolta il canto dolce della marea
il contrappunto della risacca
abbandonati all’abbraccio ardente della Memoria
amante appassionata e casta diva.

Danzeremo insieme
nel grido dei gabbiani
sul mare di rifulgente, purpurea lacca.

Unite nella nascita d’una chimera
le nostre mani
su cui non calerà
né l’abbandono, né la malinconia della sera
ma solo il manto grigio azzurro della risacca.

Sogna con me
fra le mie braccia, Amore
lasciati trascinare nello sciabordio delle onde
con me alla deriva,
alla linea dell’orizzonte
d’oblio.

Soltanto il canto del mare
la carezza delle onde
accompagnerà il nostro anelato naufragare,
liberi d’amare
Tu ed io.

Destati, Amore
nella notte d’inverno della nostra solitudine
al richiamo soave dell’onda azzurra
che nel bacio fragrante di salsedine,
desio e passione
il nome mio
nel canto irresistibile di sirena
sussurra.

Annega,
Amor mio
del disincanto
e della tristezza del cuore infranto
nell’abisso di tenerezza
la pena.

Veleggia con me
oltre il cuore di tenebra della notte
verso
l’aurora emozionante
di libere ed avvincenti rotte.

*

Sarà il vento

Sarà il vento di stanotte
a condurmi al tuo dorato sestante
mia rosa dei venti.

Fra le tue argentee chiome
la carezza del mio pensiero,
la fola gentile e profumata di levante.

Al tuo fianco
veleggeremo nell’onirico incanto
sui mari d’oriente ,
seguendo sensuali rotte
nel blu di fascino sognante.

Comandante della mia nostalgia,
con Te
sulle ali del grecale
nel soffio del sentimento
portami via.

Sarà il vento di domani
a portarmi l’effluvio
dei sogni e dei desideri arcani,

che fioriranno come stelle marine
nella carezza delle tue mani
che avranno fragranza inestinguibile di glicine e viole
e accanto alle mie
intirizzite dalla tormenta del dolore
saranno rifugio, eden
in carezze di luce al cuore vicine.

Nell’ombra amorevole
delle tue parole
il sapore di salsedine
del nostro bacio senza fine
sarà tregua
alla diaspora della nostra solitudine.

Sarà il vento dell’estate
a sussurrarmi di Te
nel mormorio del salice verdeggiante.

Il mio sguardo smarrito
Ti cercherà anelante
nel riverbero azzurro di onde,
il balenare lontano del tuo sorriso
foriero d’emozioni profonde,
celate dal mistero idilliaco d’ acque blu fonde.

Sarà il vento d’autunno
a condurmi
al tuo sospirato abbraccio
nel tuo solitario maniero,
al cospetto del tuo sguardo regale,
magnanimo e fiero.

Il tuo radioso sorriso
mia scarlatta rosa di settembre
sarà estasi
incanto,
luce

che dileguerà
dal cuore mio
mestizia,
disincanto
e tetre ombre.

Nella notte infinita
dalle carezza di seta
fatta per amare,

il pensiero tuo
l’arsura di tenerezza disseta.

Nel bacio del vento
di Te
continuerò a sognare

e verso di Te
continuerò a veleggiare
mia destinata meta.

*

Bon voyage, signori del palazzo

Scusino,
le vostre riverite signorie del palazzo,
l’audace voce….

Il menestrello dalla feroce penna di Pasquino
non tace,
a voi l’inverecondia
e l’imbarazzo….

Non il volo d’un maestoso albatro,
ma un piccione azzoppato in risibile svolazzo.

Dal trono il piccolo satrapo
è cascato
tra i fischi e le risa della folla
in gran sollazzo.

Il pesante cerone da pupazzo,
sgonfiati i bargigli da tacchino
il demenziale riso in cruccio indignato
s’è tramutato…

Lesa maestà?
No,
finalmente il grottesco in farsa declina già,
impazziti gli orologi
fra risa, uova e pomodori,
a reti unificate
valvassini e paggi a tessere apologie ed elogi…..

E avanti a proclamar bischerate!

Dalla sala dell’incoronazione
confinato nell’umile tino,
piange l’incorreggibile reuccio bambino.

Per anni ci avete irriso
depredato
soggiogato
defraudato
destituito
asfissiato
con volgare sghignazzo
con squallido spasso
e chiassoso sollazzo.

Ahi, desolata
Italia nostra
nobile e casta
dalle brune chiome di Berenice,
oltraggiata e beffata,
imbellettata
e messa alla berlina come meretrice.

Avventurieri,
piduisti
ed arrivisti all’arrembaggio….


Tace ora
nell’ombra d’un uragano
che annuncia
libere correnti
aria pura
il ghigno di silicone e cartapesta
come pallone sgonfiato sfigura….

Tacciono i cortigiani fanfaroni
di regimetto,
silenti le strombazzanti fanfare a festa,
senza parole persino il minuscolo inetto….

Sta zitto ,
imbronciato il risibile ometto.

Scusino,
le Loro riverite Signorie,
ormai siamo ai supplementari.

Per voi
imbarco immediato,
di fair play non siate avari…


Il destino è proprio folle
ride come un pazzo….

Ecco i biglietti sola andata,
sistemate il bagaglio
e buon viaggio,

Signori del palazzo.

*

Orfico canto del perduto amore

Nella notte di bruma del dolore
erro raminga
mi coglie l’alba
ombrosa e solinga

nella speme
d’un tuo sorriso
che il mio cielo plumbeo
nell’eclissi della solitudine
di luce e colore tinga.

Dalla tenebra della mia segreta
il cuore mio
al tuo sguardo radioso di seta anela.

E verso di Te
l’anima mia
la bianca, indomita vela
dispiega.

Un giorno
sul sentiero dell’Eterno
saremo di nuovo insieme.

Mai più ci coglierà la sera
l’amarezza del commiato,
la solitudine dell’inverno.

Senza fine
sarà la nostra passeggiata
fianco a fianco
nel meriggio dorato di primavera.

Si libera il mio elegiaco canto,
oltre la fortezza ineludibile
del disincanto
e dell’isolamento.

Chiudo gli occhi
sul ponte dei sospiri
nella frenesia di urla e passi concitati
d’ un medievale arresto.

E ti ritrovo
sorridente e rimpianto
fra i baci spumeggianti delle onde
Tu che dal nord ovest della mia anima
mio maestrale anelato spiri.

Come un sogno
dileguato troppo presto,
come l’autunno rimpianto e ricordato

nella cella segreta d’inquiete ore
si libera dolce
l’orfico canto del perduto Amore.

*

Sulle ali della nostalgia

Sulle ali della nostalgia volo lontano
si desta la Memoria
e mi prende per mano.

E mi ridesta nella luce autunnale d’una mattina
nella grande dimora umbra,
la voce dei nonni in bisbiglio gentile dalla cucina
dove carezza premurosa era l’ombra avvolgente,
non tenebra gelida ed amara del presente.

E dalla stanza accanto alla mia
ecco il fremito del rimpianto,
s’alza profondo ed armonioso un canto.

Le note dolci,
in melodia sussurrata
della tua voce cara
m’accompagnano
nell’odierna condanna infinitamente amara.

Come vedi
la canzone che mi cantavi
non l’ho mai dimenticata.

Sulle note degli chansonniers,
Chevalier mi par ancora di udire,
la voce tua trionfo di luce e calore
d’una domenica mattina,
mentre alla specchio ti sistemavi la cravatta.

Il passo scalzo giù dal letto
la corsa fra le tua braccia,
il tuo sorriso
mia palpitante rosa scarlatta
mio giardino incantato d’imperituro Amore
regno di fugace gioia d’una bambina .

Ti ritrovo
nell’onirico rifugio di luce ed ombra,
torno al tuo sospirato regno,
mio amato sovrano.

Non urla minaccio più il fortunale
s’acquieta la burrasca
tace l’ascosa minaccia,
non nevica più sferzata la fiorita frasca,
freme gentile nel vento la fronda.

E nel sogno m’abbandono serena alle tua braccia,
mia deriva di Libertà
nostro regale manto blu è l’onda.

Non temo
al mio fianco ci sei Tu,
nel sussurro d’emozione profonda,
non sibila più il fortunale.

D’inquietudine più non fremo
sei Tu il mio lido di luce
la carezza profumata di mare
della bonaccia

che nel ricordo continuo ad anelare,
nel sogno continuo a cercare
e nel cuore mio dalla valle di tenebra
continuerò
per sempre
ad amare.



Alla memoria di mio padre Emilio

*

Borgo di San Fermo vecchio

Un sorriso vitale di carminio colore

per Te solo, Amore

il palpito del Ricordo
nel bacio dorato del solare dardo.

Le mie labbra come roseo calice dischiuso
profumate di petunia,
della nostalgia in assolo
ascolto l’incancellabile nenia.

S’andava nel meriggio di calda primavera
mano nella mano
nel profumo inebriante d’un fiorito faggio,
protetti dalla dolce pioggia nel filare dei castagni,
i nostri cuori volavano sulle ali iridescenti di chimera.

Ed il ricordo tuo
arde nella desolata lanterna dell’anima mia
incendiata
e nelle fiamme di nostalgia
Ti rivedo,
mio porto,
mio lido sospirato,
mia isola incantata,
mio miraggio agognato.

Il nostro bacio
all’ombra del maestoso rovere
stagliato nell’incendio del crepuscolo.

Indimenticabili
le note e gli accordi frementi d’emozione,
la dolcezza amica
come musica lontana di perdute sere.

L’ombroso sagrato della silente chiesa
di rossi mattoni,
laggiù nella valle il fieno dorato
a baciare papaveri e fiordalisi in dolci covoni.

Un abbraccio emozionato
il cuore sospeso in trepidante attesa
d’un domani idilliaco
che esule da noi sarebbe naufragato…..

Il mio incedere solitario
nella malinconica strada del borgo vecchio,
il ricordo della tua voce
culla dei miei sogni
profonda come il mare
che mi sussurrava teneri, indimenticabili
carmi catulliani all’ estasiato orecchio.

Volò esule ed in lacrime ramingo da noi
orfano in una zana vuota
adorna di fiori azzurri
il nostro idilliaco domani,
ebbro di ninna nanna remota,
prodigo di teneri sussurri.

Prima dell’ incombente addio
un abbraccio disperato
fragrante di lacrime
nel mesto volo del gheppio.

L’ultimo nostro bacio
nel riverbero d’azzurre acque del prealpino lago
increspato di nostalgia e tristemente muto

presagio d’un commiato inesorabile, struggente e vago

della mia malinconia e del mio rimpianto
erede e argenteo specchio
d’ Amore perduto.


*

La segreta

Incombe dal lago
fredda l’inverna,

mentre nel buio
dell’abbandono
arde nel mio cuore
il tuo Ricordo,

caleidoscopio di nostalgia
nella fiammeggiante lanterna
della memore anima mia.

Volge l’ora
in cui il cuore
i mesti petali del rimpianto
in seta di tristezza
sfoglia.

Il ricordo turbina nel vento
con la malinconia d’autunnale foglia.

Scocca l’ora
che alla mente
la dolcezza antica
e perduta richiama
ed il crudele niente quotidiano
sferra il fatale fendente
con feroce lama.

La rimembranza
mi prende per mano
con la soavità splendente d’un bambino
e sui sentieri della Memoria
mi porta lontano.

Danza l’ora foriera d’onirico incanto,
si schiudono nella notte
i viburni azzurri.

L’aria risuona
di celati usignoli
tra le fronde
di melodiosi sussurri
attendendo invano anelati
ed impossibili ritorni.

Straniera
in terra di nessuno
m’aggiro
per le tristi strade
della mia sera.

Dove sarai,
malinconico Orfeo,
prigioniero del regno delle ombre,
ostaggio di Ade?

Incede l’ora
che abbraccia il soave oblio,
e Ti rivedo
nel radioso bacio dell’estate.

Il verdeggiante sorriso dei poggi
gli scarlatti papaveri
mano nella mano
sul bianco sentiero
Tu ed io.

Indugia l’ora
che ispira la malinconia
del mio pietrificato pianto.

Il tuo incedere audace nell’andare
oltre l’azzurro fiume del guado
scolpito nel mio cuore.
Fiume di pietrificata lava,
che l’anima mia non cessa
un solo istante di ardere e tormentare.

Nella segreta desolata
d’un cuore in abbandono
nella tenebra d’inquietudine
non so più dove erro,
quali chimere inseguivo,
chi sono….

E del fortunale d’una lacrima
ascolto l’assordante
plumbeo suono
nel beccheggiare degli ormeggi
indifesi nelle onde furenti di tempesta.


*

Memoria all’ombra del salice in fiore

Ricordi?
il rivo d’argento lambiva
il salice in fiore.

L’armoniosa corrente cullava
fra le soavi anse i germani,
eterei i nostri giorni
senza il brumoso presagio del domani.

Memoria struggente
di un’ estate fugace
suggellata nel cuore.

L’occhieggiare gioioso del sole
l’eco indimenticabile
delle tue dolci parole.

La Luce d’un giorno che pareva senza fine,
ogni mestizia bandita
oltre il crinale delle verdi colline,
e le nostre anime vicine.

Le mie piccole mani
ad offrire a te, mio sovrano
un bouquet di scarlatti papaveri,
si smarriva lo sguardo mio
nell’universo del tuo,
all’ombra fresca e rassicurante dei tuoi occhi neri.

L’arcobaleno d’un sorriso paterno
trionfo d’un amore senza confine,
autunno d’un sentimento
che non conosce eclisse o inverno.

E le corse d’una bambina
a coglier fiori campestri
a sfiorare la cometa evanescente della felicità.

E la tua presenza,
mia ultima estate di sole
prima dell’oscurità.

Le tue mani gentili,
premurose
profumate di sogni e di rose
a cingere la fanciullesca fronte
nel diadema intrecciato di tenere fronde.

Il bacio d’un sorriso
m’incoronava regina
d’illusione,.

L’abbraccio tuo fragrante di glicine
il mio incantato reame,
uno sguardo tuo la Voce del Mare,
la cui rimembranza
un’anima in burrasca riesce a placare.

Ora che il rimpianto stilla
in pioggia incessante dal cielo senza azzurro
della mia solitudine,

nella diaspora dell’assenza
a Te vola il cuore,
mio Priamo,
nel battito d’ali della nostalgia
in fremente sussurro.

E all’ombra malinconica del salice in fiore
piango brucianti lacrime.

M’accarezza dolce il miraggio
del tuo sorriso perduto,

nell’evanescente crepuscolo di porpora
del mio capitolato reame,
mio indimenticabile sovrano
fra spine di rimpianto
e petali di cenere muto.

Ricordo
di un incancellabile Amore
palpitante
nella giava di nostalgia del cuore.


"IL PASSATO E' MORTO E SEPOLTO,
MA NULLA E' PI§ REMOTO DEL RAGAZZO CHE FUI"
George Bernanos

*

Canto malinconico della faggeta

S’inerpicava erto il sentiero fra i castagni
oltre i pini,
il volo d’usignoli
melodiosi compagni.

Il nostro passo sincrono
agile di sfida
a coglier l’essenza malinconica
di dorati mattini.

La tenerezza del bosco
nel diapason d’emozione
rapiti dal tenue richiamo della ghiandaia.

Fra le tue labbra di fiore di sospirata vetta
un bacio a fior di labbra
un sussurrato ti amo
proferito dalla tua voce diletta.

Il rivo argenteo
d’un sogno d’amore arcano
ci conduceva lontano.


E ancora ad inoltrarci
verso la sommità
lassù
protesi all’azzurro crinale
nella dolcezza che pareva senza fine
d’un giorno autunnale.

Ma già la pesante nuvolaglia
di piombo fuso
s’approssimava all’orizzonte.

Il tuo sguardo
nel gioco di bruma confuso
già s’allontanava
verso una nuova meta.

Partivo
nel silenzio eloquente
d’un addio senza parole
verso l’esilio
nell’infuriare del fuoco
del fronte orientale.

Sola
restavo sul sentiero,
il cuore disilluso
in grido sconcertato
soffocato e muto
nella pioggia d’ora della faggeta.

E già dileguava
l’illusione idilliaca dell’autunno
nel tetro inverno
dall’inclemente rigore.

Sfumava l’elegiaco canto,
volgevi altrove
il tuo passo.

La tua figura lontana
campeggia nella mia anima fiaccola eterna.

Non m’eri più accanto
nella triste fola di tramontana,
si spegneva nella tenebra del rimpianto
del cuore l’ardente lanterna.

E spira da nord
nell’estenuarsi di primavera
l’inclemente inverna

ed il ricordo
d’un Amore perduto
l’arsura di tenerezza
d’un cuore in abbandono disseta,

nel canto malinconico della solitaria faggeta.

*

Indomito vigore

Verdeggia il minuto castagno
con indomito vigore,
la tenacia e la pazienza
forgiata nell’inverno del dolore.

Impavido
esule dal bosco
dallo sguardo protettivo delle viole
orfano del nido
memore d’indimenticabili baci di ombre e sole.

Esili, tenaci, resistenti foglioline
sbocciate in tenero diadema,
il virgulto rifiorito della Vita
emozionante canto ed emblema,
carezza di tenue colore in solitarie mattine.


Né gelo o tramontana
o sferza inclemente di neve
son riusciti a soggiogarne
la forza vitale.
Proteso fiero al celo il giovane arbusto
erede d’un sogno lieve.

E soave a fine maggio
rispunta foglie e germogli novelli
con rinnovato coraggio
nello zefiro dei ricordi menestrelli.

La gentile mano
dell’ufficiale che premuroso ne interrò le indifese radici
nel sonno del Tempo memore
riposa serena
all’ombra dei salici in fiore.

La mano cortese del capitano
dispiegava bianche, impavide vele all’orizzonte,
nel commiato d’un candido fazzoletto d’addio
nel pianto celato d’una anonima banchina
in un porto di nebbie lontano.

Nella valle d’oblio
oltre l’orizzonte
ora coglie eterni fiordalisi
nell’ombroso incanto
fra l’occhieggiar dei sorrisi di sole
dei verdeggianti Campi Elisi.

Sorride e freme nel vento
il giovane vittorioso castagno
sull’inverno,
l’incredula malafede,
l’inganno,
la stolta ignoranza,
la paura di chi vive succube del pregiudizio
nel pantano dei luoghi comuni
e nel moralistico, asfittico stagno.

L’audacia invincibile
d’un Amore puro
dal sorriso radioso d’un bambino
che si guarda nel prodigio dell’esistere intorno
vincendo ogni avversità e distanza.

Amore sovrano
le ali dispiegate d’un sogno vero
frementi di passione
arcobaleno nell’oscuro mistero della vita.

Amore arcano
che dilegua fiero
meschinità e sudditanza
in fuga sul mendace sentiero.

Trionfa nei colori della stagione ridestata
nel palpito del verde
l’audace castagno,
proteso all’azzurro
il canto della Vita.

Nel volo di Speranza
alla luce splendente del giorno
delle rondini
in primaverile, tripudiante ritorno.



*

Il mio sole di mezzanotte

Capitano, mio capitano
salpato all’alba incognita
verso l’orizzonte burrascoso e arcano.

Crudeli rotte
t’hanno ghermito
nel setoso mistero della notte.

Cosa resta di me
smarrita nella tenebra
della tua assenza?

Struggente il blu della tua marinaresca divisa
in dissolvenza.

Indimenticabili le tue premurose mani
mi donavano l’incanto della notte,
erano tenera ombra
nido
e fremito di letizia
sul fanciullesco volto.

Ancora Tu
a dar eco di rimpianto e voce
ad un’inesorabile assenza,
nel mio mare di solitudine.

Per sempre Tu
il mio perduto lido,
il mosaico dell’emozione dissolto,

per sempre Tu
rifugio dell’anima mia.

Nel palpito del sogno
ogni notte
il tuo sorriso lontano
carezza di luce sul mio viso.

Il Ricordo di Te
s’innalza impetuoso
e teneramente mi prende per mano
nella nostalgica fola.


Cosa resta della mia vita in cenere
dopo il dolente commiato?

Un cuore muto ed infranto
come un vecchio violino
di corde e voce ammutolito
nella soffitta di solitarie ore dimenticato.

Inondami l’Anima di Luce.

Nel mio desolato silenzio
sii armonia e amorevole voce,
mio sole di mezzanotte,
sii il mio magnifico vento.

Guardami,
illuminami
trovami,
salvami.

Capitano, mio capitano
portami con Te
sul veliero d’onirico incanto
verso incognite, inebrianti rotte.

Non dileguarti all’alba
nel bacio del ricordo.
Non confinarmi
in esilio
nella gelida ombra del malinconico fiordo.

Resta al mio fianco,
sorridimi
nel bacio di porpora dell’aurora.

Nel mare d’infinito, nascente incanto
sii il mio sole
che m’inonda l’anima di felicità
una volta ancora

fra onde cristalline d’elegiaco canto
nell’aria tersa e sublime
della sussurrata ora.


Alla tua memoria, mio carissimo Papà.
Capitano, mio Capitano.

*

Nel riverbero delle onde

Sensuale
come un sogno all’alba
palpita il mare
in splendore d’orientali ori e seta.

Avvincente
come musica antica ed arcana
la Memoria
all’arcolaio della nostalgia
l’aureo filo dei Ricordi addipana
e nel novello desio la trama vivace
nel canto delle onde confonde.

Come vedi non sono lontana….

Ed il cuore
di solitudine riarso
l’arsura di tenerezza disseta.

Dove sei

a sfidar l’orizzonte,
signore degli alisei,
che ogni alba
parti indomito
per l’incognito fronte.

T’inebria
il profumo di salsedine,
il mormorio del maestrale lenisce
l’amaro gusto d’assenzio della solitudine.

Fermo e fiero al sestante
a tracciar indecifrabili rotte
T’accarezza con la passione d’amante
il mare
sussurra di bruciante desio la notte.

All’orizzonte
si staglia il veliero
nell’onirico incanto…..

E nel tepore d’estate
del sogno,
nel profumo di fresia, magnolia e scarlatta rosa
m’illudo d’averti accanto,

Tu
mio miraggio
in cui il cuore mio si rifugia
e indomito osa.

Soltanto Tu

ad accendere di Luce
lo spento mio mattino
a dar canto e voce
al silenzio del mio lacustre confino.

Finalmente Tu

a dar sublime
nuova emozione ad un bacio mai dato,

Tu
la tenerezza struggente
d’un malinconico adagio.

Nel riverbero delle onde
dorato lo scintillio
d’argenteo incanto i flutti.

Nel crescendo d’emozioni profonde
scorgerai evanescente lo sguardo mio,

nel bacio dell’aurora a te accanto,
nel mare d’Amore
alla deriva di sensuale oblio

nel palpito appassionato delle onde
ombra di desio
finalmente insieme
fiamme di sensi incantati
Tu ed io.

*

Burrasca di porpora

Mare di porpora
l’incendio dei sensi dilaga.

Le nostre anime
fra onde d’argento e ricami biancheggianti
l’affascinante mormorio del vento,
i nostri corpi a cercarsi
nel dedalo del desio
l’uno dell’altra anelanti.

Estemporanea tregua
nella sussurrata ora.

Fiori notturni
d’iridescenze evanescenti
s’intrecciano
ai nostri sguardi seducenti.

Al ritmo incalzante di tango
nell’occhieggiare d’una fiammeggiante rosa
il cuore
libero dai veli del giorno
dispiega le ali ed osa.

Palpita
nel silenzio della stanza
macchia d’amore
la nostra ombra
bolero di passione danza.

Fragranza di viola
l’ambra della mia pelle
il desio vola
raggiungendo le stelle.

Profumo inebriante di baci
nell’ombra della passione sbocciati,
carezze d’orientale seta
i nostri corpi frementi.

Rose scarlatte avvinte
all’infinito mistero protese,
dal domani
nel sogno d’Amore
placate le inquietudini e le attese.

Nell’aria complice
il tuo sorriso sensuale,
le mie chiome d’Euridice
il nostro riconquistato paradiso.

Nei petali di seta
d’una notte d’Amore
dischiuso l’incantevole fiordaliso
nel fugace momento di felicità celestiale,
la forza avvincente dell’Amare.

Sullo sfondo
il palpito di onde,
il canto sublime del mare.

*

Nel breve anelito dell’aurora

Tremule di passione
le stelle.

Il fremito dei baci
e delle carezze di seta
sulla mia pelle.

M’avvolge
il manto del sogno
in ricami d’argento e broccato
in disegni d’orientale ardore.

Dove sei, Amore?

Nel breve anelito dell’aurora
ti bramo
nel palpitante desio di porpora.

Il volo spezzato,
l’incantesimo infranto
il fugace rifugio precluso,
il segreto pianto.

E via a contare le meste ore
d’un eden assediato,
nell’esilio del cuore
senza fine.

Nel malinconico pianto del glicine
il tuo sorriso lontano
l’assolo della mia solitudine.


Il mosaico in
polvere e schegge devastato
d’un sublime sentimento
all’alba soffocato.

Ti cerco
nella sussurrata ora
affido di Te il mio pensiero
al malinconico canto del vento.

E al porto sicuro
Del tuo abbraccio
Volgo gli occhi,

a Te,
mio anelato faro
mio soave miraggio.

Nel bacio di lacrime
che costella il mio cuscino
sei Tu
l’ultimo
struggente volo vespertino,

sei Tu
il radioso sorriso di speranza
il trionfo del sole nascente al mattino.

Sei Tu
l’incendio di porpora
che dilaga nel cuore.

Dalla notte all’alba
nel bolero d’inquiete, appassionate ore

Stella mia,
T’agogno ancora.





*

La svolta

Milano nel vento primaverile
laboriosa corre fino a sera.

Milano liberata
del 25 aprile sospirata figlia,
erede memore e fiera.

Milano dei navigli
delle ombrose corti
della case a ringhiera.

Il sorriso limpido d’un uomo
nell’ora vespertina
Piazza Duomo in festa
nello sventolio di bandiere
Milano nel disgelo
torna nel maggio regina
il diadema dell’idealità e del coraggio in testa
Milano ritrova il suo sereno cielo .

La Milano da ri-bere
confinata nel cassonetto
dalla Milano da ri-pensare
per decenni gabbata, umiliata
e depredata.

Milano parte civile.

Dolce il mattino di maggio splendente
Milano si desta
dolce occhieggia la nuvola vermiglia,
Milano respira sorridente.

Per valli e monti
risuonava il canto della riscossa,
i figli del vento
entravano sui camion nella città espugnata
le campane del Duomo a festa,
spirava il vento di Libertà
a caro prezzo pagata.

Il carnefice ghigno ferale
immondo e fiacco
non più il grottesco fez
ed i neri stivali d’orbace lustrati a lacca

a Piazzale Loreto
finiva calpestato,
relegato
gettato
in anonima, squallida,catartica fine
d’un ventennio brutale, turpe e vigliacco
il regime della scempiaggine.

Sessant’anni dopo
Milano si desta nel sorriso dell’aurora
gli occhi rifulgenti di stella,

Milano che lavora,
lotta,
resiste ancora
in alto fiera e vittoriosa la testa.

Nel vento inebriante
per le vie del centro
la piazza della Madunina in giubilo
la società civile
erede di quel 25 aprile
Milano democratica del Noi Insieme.

Milano trionfa e freme
Milano alla riscossa
nel palpito scarlatto di novella Speme
sventola occhieggiante
come allora
la bandiera rossa.








*

T’accarezza il mare

T’accarezza il mare
nel dolce sussurro.

Fremono le onde
in spuma d’argento si frangono,
lo sguardo tuo indomito
salpa per nuove rotte
oltre l’ ondoso manto infinito.


Librati in volo
nell’estasi dei sensi
all’orizzonte verde- azzurro.

Lasciati sedurre
dalla marina brezza,
il canto di levante
a lenire la celata tristezza.

Lasciati avvincere
nel fascino arcano
dal tocco di seta.
Il sestante misterioso
ed inebriante d’una indecifrabile meta
ti prende irresistibilmente per mano.

Assapora
La fragranza di salsedine,
il profumo intenso ed amaro
della nostra solitudine.

Perditi con me
alla deriva del sogno.

Volgi lo sguardo a levante.

Allo zenit mi vedrai
stella di malinconia variabile
sorriderti nel balenio della notte
nell’indimenticabile istante.

La nenia del vento
ti rechi il mio bacio.

Nel turbine di tenerezza
Del marino canto
S’innalza armonioso l’adagio.

Nell’abisso d’idiliaco incanto
socchiudi gli occhi
e nell’abbraccio del maestrale
ti sarò accanto.

Nel palpito di baci
fra onde d’argento,
sulla tua levantina riva
sarà dolce per me naufragare.

Novella Teti
nel malinconico disincanto
dallo specchio grigio-verde
tornerò a sorgere
vestita d’acque cristalline.

“Dammi un bacio,
poi cento
poi mille”
quindi una galassia ancora.

Rinasci con me
nell’incanto del mare
nella sussurrata tenera ora
del cuore
che verso l’inebriante Libertà
torna a salpare.

*

Il mio re di maggio: l’ultimo sovrano

Ogni notte il pensiero mio esule
vola a Te,
mio re di maggio,
all’ultima tua alba,
al tuo resistente coraggio.

Non l’elegante residenza storica di Cascais
accoglie il tuo riposo
ma un quieto Camposanto di collina.

Nell’ombra avvolgente della malinconia
il radioso tuo sorriso
non m’abbandona mai,
m’accarezza dolcemente
come quand’ero bambina.

Dalla notte all’alba
durò il feroce assedio
alle porte del reame…

Concitazione,
passi frenetici,
ferro rovente,
l’anima in fiamme,
odore di polvere da sparo,
a ricordare che l’addio
al sovrano perdutamente amato
non potremo mai dimenticare.

Il commiato
ha il sapore di cicuta,
fatale ed amaro.

La morte è rossa e blu
nera.
S’accende il ricordo
nella mesta sera.

Il distacco ha il sapore
acre d’assenzio,
al termine della burrasca,
soltanto il silenzio,
il muto disincanto….

Il silenzio di morte.

Dalla notte all’alba
resistette indomito
l’assediato reame.

Impavido il Re
combatteva,
il barbaglio del primo solare raggio,
il bacio del cielo
la preghiera a fior di labbra
allo strenuo, silente coraggio.

Frusciava inquieto ed attonito
il fogliame,
gemeva il vento nella selva,
capitolava il reame.

Incredula Cassandra
assistevo
alla fine del mio regno,
la mia anima ti donai
nell’ultimo disperato abbraccio in pegno.

Quel che resta del mio cuore
Ti apparteneva.

Si chiudeva con le epiche tue gesta
il marziale canto.

La tua vita
in polvere d’astro incenerita,
stella cadente
che nel tenebroso mare del nulla si spegneva,
nel baluginio d’elegiaco pianto.

Eroico
la spada in alto levata
combattevi senza tregua

Priamo,
Padre,
sire,
resistente come una quercia
nel campo di battaglia
la ferma tua falcata
di polvere di morte ammantata.

Fiero e audace
lo sguardo.
Alla fine dell’offensiva
lo sguardo pietoso dell’alba
l’ultimo tuo respiro affannoso leniva.

Il corpo del re
caduto sul campo di battaglia,
le lucenti armi in pugno,

le fresie mai sbocciate
d’un malinconico giugno
t’avrebbero reso omaggio.

Cassandra desolata e china
ad ammantare nella coltre
di bianche rose ed iris
nell’ultimo floreale commiato
il regale corpo
dal vento accarezzato.

Eri il re in esilio
e nel pianto del crepuscolo vermiglio
pronuncio il tuo nome.

All’alba ti sei accomiatato
dal vitale cerchio
mentre sale l’alta marea
d’ antica e mai sopita emozione.

Mia candida rosa
recisa in maggio,
il canto del vento
effonde l’amara fragranza
del tuo strenuo coraggio.

Le tue amorevoli parole
avvinte si stringono
all’aureo arco
nel giardino segreto
della mia solitudine,
sbocciano
in orfico canto muto.

Eri il sovrano senza corona
ed il Ricordo
del sorriso tuo perduto
come vedi
ancor non m’abbandona.

Eri il sovrano senza inquietudine
E la voce tua
Mi giunge
Alla deriva della mia solitudine.

Eri il sovrano saggio e clemente
che salomonicamente aiuta e perdona.

Ed il Ricordo tuo
in un rimpianto purpureo di crudeli spine,
in una folgore di lacrime
come vedi
ancora mi emoziona.
Ogni istante palpiti nella mia anima
nell’ombra del dolore,
ti ammanti di luce,
all’Amore perduto rechi nostalgica voce.

Per sempre ti porterò nel cuore
mio malinconico Sovrano,

che guardavi mesto e consapevole
il trionfo dell’aurora,
miraggio arcano.

Nello sguardo la tristezza e il disincanto
d’un ragazzo
che vede l’aquilone della sua vita
e dei suoi sogni
sfuggirgli lontano
inesorabilmente.


Alla memoria di mio padre Emilio (5 novembre 1948 - 6 maggio 2010),
il mio re di maggio.

*

Elegia d’amore nella pioggia

Sferza la pioggia
gli ulivi d’argento,
le frondose chiome
dal maestrale agitate.

Riposano nel contrappunto
goccia dopo goccia
le chiantigiane contrade
di pioggia ammantate,
brillano come nastri di seta nel vento
le agresti strade.


Dei nostri giorni insieme
ricordi, Amore?

I nostri passi di foglie lievi
sotto la pioggia
verso l’elegante altura di Pian de’ Giullari
i nostri baci palpitavano
nel sogno d’Amor cortese.

Respiravamo idilliaca tenerezza,
mi specchiavo nel lago di giada
dei tuoi occhi chiari.

Fluisce la soave roggia
nel minuetto di sussurrate ore.

Io son con Te
a distanza
ed il sorriso tuo lontano
accende la fiaccola della speranza
nella tenebra della mia immensa stanza.

Mi smarrisco
nel desio di Te
di noi
in ogni fola di vento.

Incombe il temporale
su Luino assopita,
soave l’abbraccio di pioggia
sull’agreste contea
di Firenze nel maggio rinverdita.

Osservo malinconica
lo scintillare di stille
nel luccicante canto.

Nel sussurro dei ricordi
Ti rivedo
nel campestre, fiorentino incanto.

Disseta la pioggia
il tosco appennino,
picchietta lieve sui dolci poggi.

Sorgerà il sole
domani
in radiose carezze dai dardi di seta.

A cercarsi all’unisono
le nostre esuli mani,
mentre saremo
inesorabilmente lontani….

Chiudo gli occhi
inspiro il profumo amaro
della nostalgia.

E nel cinereo disincanto di oggi
il fiume di giada
del tuo sguardo
infinitamente caro,
m’illumina l’anima,

ed il rimpianto
spicca il volo
dispiegando le celesti ali dell’elegia.

Dolce la pioggia scende gentile
sui fiorentini colli in fiore.

Veglio sui tuoi sogni
assopiti al sole d’aprile.

Chiudi gli occhi
Amore,
abbandonati all’onirico incanto.

Ti sia carezza il mio bacio
di palpitante, tenero ardore.

Sogna con me, Amore.

Fra le braccia sensuali della notte
mi ritroverai
nell’emozionante adagio,
nel sorriso d’una stella malinconica
Musa appassionata al tuo fianco.

*

L’immagine di Te

Riverbera ogni istante
nel mare nero dei miei occhi
l’immagine di Te,
anelito sussurrato della sera.

L’alta marea di nostalgia
mi lambisce il cuore
nel bianco e nero
di solitarie ore.

Palpita nell’anima mia
La silente presenza tua.

Riverbera nell’anima in fiamme
l’immagine di Te
che dolce mi sorridi
perdutamente lontano.

Fermo immagine d’emozione
nella tenebra d’esilio
m’avvolge di luce
su struggenti smarriti sentieri
mi porta teneramente per mano.

Rinasco
nell’eco d’Amore della tua voce
armonioso canto d’autunno,
novella Teti
fra le argentee onde della Memoria.

M’abbaglia
l’immagine di Te
nel rimpianto stridente
che il cuore indifeso artiglia.

Eri il sorriso
della mia vita.

Ora
soltanto cenere di rimpianto,
solo il crescendo
d’orfico canto.

Lo sguardo tuo
accende l’arcobaleno dei ricordi,
incendia il crepuscolo della mia nostalgia.

L’immagine di Te
nella vividezza d’un meriggio
fra onde di Rimembranza
alla deriva
della tua assenza.

Naufragando
nel mare di tenebra dei miei occhi
il Ricordo tuo
m’illumina l’anima,
nel mistero d’Amore
cui nemmeno la morte
suggella la fine.

Freme con ali di fiamma
nell’ora della malinconia
il vivo pensiero di Te….

E nel maestrale di nostalgia
ovunque Tu sia
s’alza il vento dell’elegia.

Dispiego ali di fuoco
eterea Anima mia,
e verso Te
volo via.

*

Le viole che non colsi

Il giardino segreto
dell’abbandono
d’edera e rose rampicanti è ornato.

Profumano lavanda e mughetti,
occhieggiano ciclamini e fiordalisi
s’assopiscono accanto al fresco riparo delle siepi
ricci e fulvi cagnolini.

Fremono nello zefiro le verdi fronde,
le lussureggianti chiome
sono ostello di melodiosi fringuelli.

Boccioli e germogli
si dissetano all’ombra del maestoso larice
presso celati, mormoranti ruscelli.

Nel giardino della Memoria
fiorisce di nostalgico amore la magnolia.

Nel sospiro e nel rimpianto del Sovrano in esilio
il Tempo insieme al mio cuore
attendendo il regale ritorno
all’ombra del salice s’è addormentato.

Sgorga la cristallina sorgente
d’emozioni profonde.
Le rimembranze son prive
di rapaci artigli,
fremono i sogni ed i desideri
tra i rami rinverditi dei tigli.

Fioriscono nell’intensa essenza
di rose amare
i baci che non mi hai dato.

Stormisce nel vento il glicine
d’un abbraccio a lungo sospirato
nella notte senz’alba della nostra solitudine.

Si ode il melodioso ricamo
dell’usignolo il malinconico canto,
di solitarie rondinelle i frementi voli.

Mormora il vento
la struggente melodia
fra i verdi rami del nocciolo
giunge del pettirosso
il cristallino assolo.

Stilla dal cuore
in gemme di rugiada
la segreta malinconia.

D’ogni palpito andato
provo bruciante nostalgia
e del ricordo
mi è dolce
annegare nel memore flutto,
nella nenia del passato
l’anima smarrita indulge.

Fremo nel vento
delle tue riecheggianti parole.

Amo le perdute viole,
disperse nel vento del rimpianto

che sogno ancora
ora che non sei più al mio fianco…

Amo le segrete viole
appassite al sole
d’una felicità perduta

che non colsi.


*

Il perduto sentiero

Gioiose di speranza
le corse d’una bimba
per gli estivi poggi
nell’agreste sorriso di papaveri rossi.

Una paglia di Firenze
dal nastro scarlatto
fra le brune, fanciullesche chiome.

Dolce e protettivo
lo sguardo paterno,
a vegliare quel fanciullesco incanto
fino all’inverno.

Il cuore
la folgore di nostalgia abbaglia
vedo ancora balenare
fra i sentieri quella bimba gioiosa
dalla fiorentina paglia.

Oltre le brume dell’oblio
nel meriggio che pareva senza fine
insieme
Tu ed io.

Oggi
per la campagna assolata
freme tutto un occhieggiare di ranuncoli d’oro
e l’emozione al sole è ridestata.

Il mio cuore vola ancora
nella nostalgia di bambina
fra il verde sospiro dei poggi.

Per l’aria serena
degli usignoli risuona
il melodioso assolo.

Stormiscono le fronde
il profumo di robinie in fiore s’effonde.

Incedo sola
sul nostro antico sentiero.

Raminghi i miei passi
son tornati
inseguendo il riverbero
dei nostri giorni dileguati.

Il sentiero erto della Memoria
mi conduce da Te
compianto sovrano,
dal reame capitolato
inesorabilmente lontano.

Il sentiero aspro del rimpianto
mi porta in esilio sempre più arcano.

Lacrime celate e di nostalgia
soffocano il respiro
dell’emozione l’effluvio.

All’ombra del verdeggiante declivio
accanto all’ontano
balena il dolce sorriso tuo perduto,
ancora mi protendi la mano
in struggente saluto.




*

Magnanimo pareva il Tempo

Divinità temuta
degli inganni,
ineffabile lo sguardo di sfinge dall’eterno enigma.

A noi mortali le lacrime,
la frenesia, gli affanni
del dolore le stigma.

Magnanimo pareva il Tempo
Giano bifronte.
Ben presto si sarebbe oscurato
nelle nubi di tragica burrasca il tuo orizzonte.

Inquietante signore
metà in luce metà in ombra l’ambiguo viso
con uno sguardo
lo stelo della tua esistenza avrebbe reciso,
come il vento impetuoso
stronca un fiordaliso.

Pareva clemente il Tempo
negli occhi il bagliore violento del lampo.

Con furtiva mano da baro
già aveva capovolto la clessidra,
scivolava via inesorabilmente
la sabbia d’oro della tua vita,
agli sgoccioli estremi,
prosciugata la cristallina fonte
nel fiume del dolore amaro.

Sulla riva oscura t’attendeva
per il guado
il ghigno feroce
l’implacabile Caronte.

La fatale signora
di tenebra vestita
le stelle oscurava,
nella notte alle tue porte bussava.

Nel viale all’alba silenzioso
la strada deserta
l’eco malinconica dei tuoi passi
il profumo struggente di foglie morte,
il destino vegliava in allerta.

Arsi nel sole
d’un luglio lontano
i miei sogni inceneriti
dalla notte all’alba dileguati.

Il tuo sorriso evanescente
mi brucia l’anima.

Il dolce tuo ricordo
sulla spiaggia dell’estate perduta
mi prende per mano
nello sguardo luminoso
d’una stella ad oriente.

E l’anima in fiamme
come fuoco sacro
s’estingue in cenere muta.


Il turbine del vento
effonde la fragranza
dell’emozione ridestata
nel fugace momento.

E nel bacio d’addio
della notte al giorno
l’eco struggente dei tuoi passi nell’andare
nel mio cuore fan ritorno.

Nel primo dardo del sole
l’eco incancellabile della tue parole,
di rimpianto e nostalgia mi consumo ed ardo.

E il maggio in fiore
sussurra di Te
nell’agreste,
elegiaco concento,
mormora il tuo nome
il vento
nella sinfonia di solitarie ore,
nell’eclissi del dolore.

*

Viale fiorentino

Ricordi?

Il dolce risveglio del mattino,
il sereno andare
per l’elegante viale fiorentino.

La fragranza intensa del caffè
la raffinata vetrata
dell’ antico Bottegone
tutto sovviene alla Memoria
nel fremito dell’emozione.

L’abbraccio di luce
intorno a noi
il sorriso di colore.

La fiera di San Lorenzo,
l’allegro vocio,
il soave ricamo di lievi ore
mano nella mano s’andava
Tu ed io.

Le canzoni dei passanti
fischiettate per la strada,
ovunque sul marmoreo selciato
il bacio dellamattutina rugiada.

Maestoso l’Arno
S’offriva al nostro sguardo
Nel rifulgere del sole
nell’autunnale dardo.

E risplendeva nobile Firenze
nella sublime antica armonia.

Il tuo sguardo protettivo
il mio sorriso
macchia di tenerezza,
l’eco dei nostri passi sul lastricato della via.

E il bacio indimenticabile
al Giardino dei Semplici,
l’abbraccio di dolcezza ammantato
all’ombra dei frondosi salici….

Il bacio tuo
non l’ho più dimenticato
e nel sogno d’amore
insieme a Te
istantanea in bianco e nero
cara al cuore
l’ho suggellato…..

Incancellabile
il Ricordo
d’un mattino fiorentino.
La fugace felicità
ci camminò vicino.

L’amorevole sguardo tuo
di chiare acque di mare
mi protegge
come ombra fedele
ancora oggi
nel mio inquieto andare,

Avverto sempre
l’autunnale tepore della tua mano,
nel dedalo d’incolori ore
mentre cammino
malinconica
lontano
dal radioso incanto
dei fiorentini poggi.

Fermo immagine d’amore
nella tenebra desolata di oggi.


*

Volo da Te

Si dischiude
in un bacio di palpitante colore
nella porpora del rimpianto la ceneraria,
tingendo di nitida nostalgia l’aria fresca e solitaria.

Volo da Te
nel mattino di luce,
lo zefiro messaggero
mi porta la dolce musica,
l’eco antica d’amore
della tua voce.

Dinnanzi ai miei occhi
si stende in argenteo nastro
il tenero sentiero dei Ricordi
ed il tuo sorriso m’accompagna nella notte
nel dolce baluginio di malinconico astro.

Vola da Te
nella pioggia dorata del sole
malinconica rondine
in cerca d’u rifugio.

Volo da Te
oltre il ceruleo orizzonte.
Il presente ammutolito
inerte foglia morta giace
più non tuona
l’urlo violento di Caronte.

Volo da Te
nel primo mattino.

Lo sguardo di primavera
il bacio fragrante della viola
e mi sembra ancora d’averti vicino.
S’acquieta la mestizia dell’anima mia
sola.

Soave la rimembranza
mi prende per mano
vincendo ogni distanza
col sorriso abbagliante d’un bambino.

Allodola inebriata di luce
vago libera
sul fiorito sentiero della Memoria
fino a sera.

Volo da Te
nel mattino radioso,
ed il Tempo
suona la giava
di memore menestrello.

Il canto dell’usignolo
solitario sul cipresso
veglia il sereno tuo riposo.

Volo da Te
oltre il malinconico cancello
fra le carezzevoli ombre
del quieto viale silenzioso.

Alla cara memoria di mio padre Emilio
nel primo anniversario della sua scomparsa

*

Volo da Te

Si dischiude
in un bacio di palpitante colore
nella porpora del rimpianto la ceneraria,
tingendo di nitida nostalgia l’aria fresca e solitaria.

Volo da Te
nel mattino di luce,
lo zefiro messaggero
mi porta la dolce musica,
l’eco antica d’amore
della tua voce.

Dinnanzi ai miei occhi
si stende in argenteo nastro
il tenero sentiero dei Ricordi
ed il tuo sorriso m’accompagna nella notte
nel dolce baluginio di malinconico astro.

Vola da Te
nella pioggia dorata del sole
malinconica rondine
in cerca d’u rifugio.

Volo da Te
oltre il ceruleo orizzonte.
Il presente ammutolito
inerte foglia morta giace
più non tuona
l’urlo violento di Caronte.

Volo da Te
nel primo mattino.

Lo sguardo di primavera
il bacio fragrante della viola
e mi sembra ancora d’averti vicino.
S’acquieta la mestizia dell’anima mia
sola.

Soave la rimembranza
mi prende per mano
vincendo ogni distanza
col sorriso abbagliante d’un bambino.

Allodola inebriata di luce
vago libera
sul fiorito sentiero della Memoria
fino a sera.

Volo da Te
nel mattino radioso,
ed il Tempo
suona la giava
di memore menestrello.

Il canto dell’usignolo
solitario sul cipresso
veglia il sereno tuo riposo.

Volo da Te
oltre il malinconico cancello
fra le carezzevoli ombre
del quieto viale silenzioso.


Alla cara memoria di mio padre Emilio
ad un anno dalla sua scomparsa.

*

Nostalgia umbra

La tenebra notturna
s’illumina d’emozione
nella soffocante ombra,
ricordo
od onirica visione?

Palpita di luce
eco amorevole di familiare voce
la Memoria
d’una radiosa stagione in Umbria.

Verdeggiano dolci
nel sorriso d’un bambino
gli umbri poggi.

Ed il cuore s’acquieta
nella burrasca del dolore.

La frenesia inquieta di oggi
cede il passo alla quiete campestre di ieri.

Nel fremito del soave vento
tutto risplende di vita,
ogni emozione si ridesta in un momento.

Trevi svetta alta ed irraggiungibile
là sulla collina.
Ecco il romanico campanile
del Duomo di Sant’Emiliano,
e la commozione dei ricordi mi prende per mano
con sguardo intenso e chiaro.

Rammenti
la tersa immensità?

Lassù per i verdi sentieri
S’andava insieme lontano.

Rammenti,
carissimo papà?

Laggiù la via Flaminia
giace nel dorato solare incanto
di luminosi dardi.

Montefalco vigila dall’estremo poggio
la contrada rivale,.
Scintilla soave nella brezza mattutina
l’umbra bellezza
ammantata di serenità irreale
nel dipanarsi delle ore della mattina.

Si desta piano l’antica contrada,
i passi sui marmorei viali
i fiori dischiusi
nel bacio della rugiada.
Incede il giorno
nella danza dell’aurora carminia.

Ecco si popola di laborioso andare
il nastro d’argento,
la sottostante via Flaminia.

All’orizzonti si stagliano
nobili e distanti
Assisi e Perugia
e nel giorno terso
la carezza del ricordo
lenisce la malinconica uggia
del fugace eden
nel dirupare del Tempo
inesorabilmente perso.

Sullo sfondo del panorama azzurro
il mormorante fluire del Clitunno.
Dolce,
inebriante smarrirsi
nell’armonioso incanto d’autunno.

Le fronde s’agitano nel vento,
l’abbraccio emozionante
della memoria d’infanzia
freme in tenero sussurro.

E nel dorato risplendere del giorno
m’inerpico solitaria
per la salita fra i poggi
nell’argenteo stormire degli ulivi.

Ed ecco tornano i miei passi
alla quieta altura,
il cuore vola commosso oltre le pietrose mura
del Camposanto.

La sagoma argentea degli ulivi
m’accompagna dolcemente
e torna la Memoria
a quando eri al mio fianco.

L’agreste sentiero
salivamo insieme
con agilità incessante
nella perfetta simbiosi
d’una comunione di sentire
nel silenzio eloquente
che ci rendeva un’unica anima palpitante.

Poso un fiore
sulla tua esule,
lacustre,
marmorea dimora.

Vola il pensiero a Te,
alla lontana ,ultima dimora dei nostri cari
nella mestizia senza parole
dei miei giorni incolori ed amari.

Un giorno
anche Tu sull’umbra altura
sereno riposerai
e col sorriso di quand’eri fanciullo
con lo sguardo radioso
immemore degli umani affanni
la Flaminia dominerai.

Sia suggellato il dolce,
commosso ricordo
nel fremito d’ali dell’ elegia.

Agreste il canto
fra gli accordi di malinconiche ore
l’eco d’umbra nostalgia
sussurra al solitario cuore.

Nel palpito lacerante
del rimpianto
mi sembra ancora
nella carezza del vento
d’averti accanto.

*

Rosso fuoco il colore del rimpianto

Una coltre di rose bianche
ed iris ametista
accompagnò
il tuo ultimo viaggio.

L’agonia
nella notte irreal
non domò il tuo coraggio.

Al cielo di zaffiro
affidasti il tuo ultimo respiro,
io una preghiera di sconcerto.

Ma il cielo remoto ed indifferente
non ascoltò la supplica.
L’alba nemica
ghermì la tua vita.

I passi sulla candida ghiaia
del cimitero,
dileguavi per sempre
alla mia vista,
t’inoltravi solo
sull’inaccessibile sentiero.

Il gelido vento
l’estrema disperata carezza
al mio turbamento.

Le mie mani stanche
i miei occhi increduli
di lacrime arsi
a salutarti
con un pugno di terra.

E la Memoria
nella notte della mia insonnia
in cerca di Te
come rondine senza nido
all’orizzonte erra.

Il domani
S’appressa alle porte della notte
già.

Nel silenzio del cuore
un anno è volato dalla tua dipartita,
papà….

Soffi di cenere
e rovine
quel che resta della mia vita.

Rosso fuoco il colore del rimpianto
il pianto d’elegiaco afflato
di scarlatte dalie
ora che non cammini più
a me accanto.

Fiori dai mille petali sospirati
a forma di nostalgica stella
cui raccontare
la mesta novella.

Lascio cadere
sul tuo tumulo
una manciata di scarlatti petali,
tra i frantumi del mio cuore,
ti cerco nella tenebra
di una segreta d’angosciose ore.

Tu
il mio dono d’ali perduto
nella malinconia
senza più lacrime
di un floreale commiato muto.


Ricordando con il cuore in fiamme
il primo anniversario della morte di mio padre Emilio.

*

T’accarezza l’alba

T’accarezza l’alba
nella coltre dei sogni.

Riposi fra lenzuola d’onirica tregua
il tuo guanciale color cielo
l’ultimo raggio della luna d’argento
la sognante illusione dilegua
nel tenue velo.

T’abbraccia dolce il vento del mattino,
nello sguardo di mare dei tuoi occhi
l’entusiasmo appassionato d’un bambino.

Nel palpito d’un rimpianto mai sopito
ecco risplende sospirata
la tua dolce Barberino.

T’ascolta attenta la tramontana
nel meriggio dorato.

Si desta la Memoria
I ricordi ti prendono
con tenerezza paterna fra le braccia
e nel fremito del Tempo
ti ritrovi sul sentiero dei sospiri
nel soave passato.

La tua scuola,
le gioiose corse in grembiule e fiocco di un bambino,
i poggi, la campagna,
la romanica chiesa e l’ombroso sagrato….

Nella malinconica sinfonia dei ricordi
il dolore dell’oggi
s’assopisce placato.

E all’ombra della maestosa quercia
sotto l’antico porticato
l’incanto d’una volta è rinato.

Nello sguardo struggente
d’amore foriero
nel sorriso malinconico d’una giovane donna
il Tempo ritrovato
ti attende sull’agreste sentiero,
al limite del bosco di ulivi.


Tramonterà il sole
in pioggia di raggi dorati
nel bacio di porpora
e d’ametista di fragranti viole.

Nella malinconia del crepuscolo
dei giorni andati
le nostre solitudini s’inebrieranno di sole.
Dolce
sarà il sussurro d’amorevoli parole.

Nel palpito di tenerezza d’un abbraccio
ci saremo ritrovati.

*

Il canto del lago

M’inebrio di luce,
incantata.

Nel canto del vento
dal lago
mi giunge
ridestata
la tua voce,
d’antica emozione
ammantata.

Mi smarrisco
nella struggente fola.

Nel dedalo ombroso di nostalgia
mi desto

sola.

Freme
e s’increspa
in onde d’argento
il lago.

Dal giorno
nella carezza del tramonto
in fugace pensiero
divago.

Nel palpito di onde
balena il ricordo
in malinconico scintillio,
in dorato occhieggiare.

E da Te
fra le tue braccia
fragranti d’Amore
il cuore mio
torna esule a naufragare.

Un meriggio ventoso
che pareva senza fine
sulla riva del lago
la tua solitudine
s’univa
in macchia d’amore
alla mia.

Cullò il vento
i nostri sogni
intrecciati alle fronde
del salice verde.

Eravamo insieme
Tu ed io.
E la Memoria
nel mare di nostalgia si perde.

Ingannai me stessa,
il cielo ed il Tempo.

Capovolsi l’universo,
donandoti baci
profumati di stelle.

Scambiai illusioni e speranza
al mercato della vita,
diedi scacco matto alla morte,
vinsi l’inganno dell’età,
folgorai fra noi
ogni terrena distanza.

Il pendolo del Tempo
al cuore mio affidai
affinchè Tu
mi restassi accanto.

Intrecciai per te una corona
di fragranti serenelle,
accarezzai il tuo viso malinconico
nel sorriso della luna
nel bacio delle stelle.



Ma dileguò il sogno
in orfico,
disperato,
elegiaco canto.

L’ultima onda di rimpianto
sospinta all’orizzonte
nell’abbraccio di porpora
del sole in declino
si perde.

Il bacio del vento
scompiglia tenero
la bruna mia chioma
come le labbra tue sincere….

E ti sento vicino
nella soffusa malinconia
nel silenzio infinito
delle mie sere.

Il sussurro fresco della tramontana
l’evanescente mio rifugio d’obilio…

Una manciata di tramonti
poco tempo or sono
si contemplava insieme
il crepuscolo
dalla riva lacustre d’ombrosa inquietudine….

Del fluire della fugace felicità
l’aureo suono

La voce onirica del lago,
del rimpianto lo struggente canto
nel vento sboccia l’elegia.

TI ritroverò
nell’aurora splendente
della mia nostalgia.

Poche sere fa
nei granelli infiniti del tempo
eravamo insieme
Tu ed io
nel ritmico
ondoso incanto
di tenere ore.

Lo sguardo mio naufraga all’orizzonte….
E m’illudo
Amore
d’averti ancora accanto.

*

Invitta valchiria

Invitta,
disillusa e stanca
mai rassegnata o sconfitta.

Arco argenteo,
elmo,aurea spada e folgorante sagitta.

Valchiria,
progenie eletta d’Atena
e Ares
a vendicare in battaglia
l’oltraggio, l’ascosa pena.

Frenetiche nello spasimo
le ali dispiegate controvento
fra il sibilo ed il ruggito
della vita col suo tormento.

Verso l’infinito e oltre
a fender dei disincanti
la plumbea coltre.

Via si procede
procellarie
d’argentea temerarietà
nell’occhio del ciclone
sfidando indomite la burrasca
del mare che incupisce già.

Oltre l’urlo del fortunale
al di là dei violenti marosi,
nel mare color pece
indomite figlie del temporale,
signore della folgore.

SI balena in tempesta,
il coraggio d’un cuore in avventuroso volo.

La rinascita in assolo
una donna sola
lo sguardo marziale all’orizzonte
più forte della sferzante fola
a domar il fortunale
in alto fiera la testa.

Le battaglie si vincono
al primo squillo di tromba,
nel passo audace all’offensiva
la folgore violenta rimbomba,
inabissando i disincanti alla deriva.

Si squarciano le nubi
il sole trionfa
nel tripudio radioso
sull’inquietudine
la tenebra e l’ombra
del dolore e la sua perenne memoria.

Nella pioggia dorata di dardi
del giorno luminoso
si volta pagina,
si scrive nella gloria
la novella storia.

*

Volto di Medusa

Freme il salice nel vento,
le frondose chiome
prostrate
all’inclemente fola,
nelle ore di un giorno
senza viso, né nome.

Soltanto
un volo inquieto di rondine
sfida l’aria tempestosa
audace
e sola
oltre il burrascoso turbine.

Remota la requie,
preclusa ormai la pace della selva,
soltanto il grigio fuso
del mattino fosco,
nello stormire di fronde confuso.

Sferza il vento
la nobile chioma d’argento
nel fluire del rivo antico
ogni tassello del mosaico combacia
nell’inquieta figura di luce ed ombra.

Nella girandola di giorni
anonimi e amari
s’accendono alla Memoria
i volti tristemente muti,
perdutamente cari.

Ed appare il passato
dal volto di Medusa bruciante,
ogni Ricordo una granitica pietra
scagliata
ad infranger le spente acque
d’una quiete apparente,
ogni Rimembranza
la forza devastante della folgore
l’abbaglio del lampo.

L’orizzonte livido di pioggia sempre più distante,
nel canto in crescendo dell’inquietudine
ali dispiegate ad altro cielo,
ali anelanti al fugace scampo.

*

Primo maggio della Memoria

Occhieggiano
nel barbaglio del sole,
vicino al cipresso
i vivaci gerani

ora
che siamo inesorabilmente lontani.

Rossi gerani
tornano a sbocciare
nel soffio di primavera
come donne
di passione palpitanti nella sera.

Un sorriso
di fiammeggiante colore
Nel fremito del rimpianto
Lascio
Alla tua foto accanto
Nella stasi del dolore.

Un fulgido sguardo
carminio di vita
scocca il sole il radioso dardo
ora
che il tuo irraggiungibile sentiero
si snoda pianeggiante nel verde,
senza più l’erta salita di penosi affanni.

Il tuo elegante vestito blu
del primo maggio
lo rivedo ancora.

La rosa scarlatta all’occhiello appuntata
m’illumina nella porpora della nostalgia,
insieme alla tua carezza
che proteggeva
nella luce del paterno amore
la mia giornata.

Da un anno
le rose rosse
stingono il fiammeggiante idealistico ardore
nel mare sconfinato della mia malinconia,
nella burrasca senza fine d’un rinnovato dolore.

Scarlatti i gerani
vegliano il tuo riposo,
in questo primo maggio,
nel ricordo dei lunghi anni
del tuo silente lavoro ,
dell’alacre operosità delle tue affusolate mani.

Eri
il signore dell’alba,
in partenza col primo treno
e la notte destata accoglieva il tuo ritorno sereno e stanco….

Il tuo sguardo rivedo
nelle lacrime di rugiada
del memore mattino bianco.

A fior di labbra
dolce il tuo sorriso.
Nella malinconia dell’oggi
la canzone che cantavi

a sera rincasando
m’appare come fenice sospirata…..

Come vedi
la tua melodia
mi brucia
nel fuoco del rimpianto
il cuore….

Nel silenzio della notte
nell’occhio di tenebra l’ho custodita….

Nell’anima in fiamme la porto
insieme alla tua Memoria amata…

Come vedi
non l’ho più dimenticata.


Alla cara memoria di mio padre Emilio

*

La pioggia nell’aria

La pioggia nell’aria
scuote il cembalo dei ricordi
nella mattina assorta e distratta.

Si desta
in gemme di rugiada
la mia malinconia
rosa languente
nel giardino della memoria
dimenticata
all’ombra della tua carezza
evanescente.

Ogni rimembranza
risuona nel sonaglio d’argento.
Eco di voci,
balenio di luci
confuse dal vento.

Ogni amara fragranza
mi parla di Te,
esule signore
m’abbaglia
il bruciante Ricordo
del tuo perduto sorriso,
del tuo sguardo mite e lontano
nella selva d’incantate ore.

Ferita dai rovi dell’assenza
nel dedalo invalicabile di spine
della lontananza
la mia mano.

Sferza la mia anima
la pioggia nell’aria
nell’incedere fragrante di primavera
lo sguardo malinconico dell’iris blu
illuminerà il mio cuore desolato
nel silenzio soave della mia sera.

Dalle rovine del Tempo
nella sinfonia incompiuta
dei miei burrascosi giorni
il più struggente dei rimpianti

per sempre Tu.

Profuma di pioggia
la mia tristezza nella sera,
nel passo di giava di primavera
ogni suono mi sussurra di Te
mio amato e perduto sovrano.

Piove come allora.

Percuote la mia anima
ogni stilla d’argento.
Nella desolata ora
del memore turbamento
mi parli ancora
Tu,
diletto signore ostaggio del tirannico vento.

Scende alfine
la pioggia sul cuore in frantumi
come petalo di rosa
gentile.

Il Ricordo tuo
nel languire dell’ultimo giorno d’ aprile
sarà carezza senza fine
per l’anima mia

che nella luce
della tua silente presenza
tornerà,

nel silenzio della stagione senza nome,
della mia solitudine
a fiorire.

*

Giaggioli in fiore

Schiudono mesti le fresche corolle
i bei giaggioli in fiore.

Soave rifugio ai tormenti
gli agresti sentieri,
boschivo rifugio
alla tormenta implacabile del dolore.

Le primavere sognate di ieri
le radiose estati fugaci
dissolte nel volo
di storni cinerei dai voli neri.

Gli interminabili inverni quotidiani
il cuore ghermito dalla Memoria
dagli artigli feroci,
ferite dal ghiaccio perenne del disincanto
assiderate, reduci mani.

E il cielo risplende
Di silvestri canti,
di luci, di cinguettanti voci….

Dileguati nella cenere del Tempo
irripetibili istanti,
travolti dalla piena del divenire...

Addormentarsi,
sognare,
immemori del tormentoso soffrire.

Ed eccoli nostalgici
i solitari giaggioli
in tripudio zaffiro di sbocciato splendore,
fioriscono in cromatico giubilo,
sfidando dell’esistenziale tempesta
l’urlo ed il sibilo.

E fugge lo sguardo di malinconia
ai verdi monti, alla silvestre via.

Rondini
i miei inquieti occhi
esuli
a cercare orizzonti dissolti
e rimpianti voli.

Come petali
nel vento di nostalgia perduti
languono i mesti giaggioli
dalla pioggia rovinati e caduti.

Tarpate ali
di mesti usignoli,
soffocati i melodiosi canti
in silenzi grevi di morte,
desolatamente muti.


*

Pianto di rondine

Langue malinconico
il canto della rondine
nella selva della Memoria,
ammantata di bruma di rimpianto
riecheggia nel giorno desolato e fosco.

Perduto il nido,
smarrita ogni direzione
fremente il volo
nel dirupare d’ogni illusione,
del Ricordo il lacerante grido
inonda melodioso e struggente il silenzio del bosco.

Svettava maestoso il larice
della foresta il sovrano,
fra i suoi rami
soave e malinconico il silvestre concerto.

Pareva il crepuscolo sospeso e lontano
gorgheggiava argenteo l’usignolo
nell’agreste contrappunto vivaldiano.

Volava al suo quieto rifugio a sera
la rondinella,
l’accoglieva fra braccia frondose
paterno ed amorevole il larice
nel bacio radioso d’una stella.

Dalla notte all’alba
Nello sguardo incredulo di gelida primavera
la tenebra della sconcerto
squarciata dalla folgore.

La tempesta improvvisa la quiete devastava
il sovrano larice in terra
nell’uragano d’angosciose ore
rovinava.

Nostalgico il pianto della rondine
orfana del nido
senza requie erra,
il silente passo del destino
sul tragico scenario di muta guerra.

Schianto e stupore attonito
il nobile larice abbattuto,
le vigorose chiome al terreno prostrate,
l’incendio dilagante del passato e d’incolori future giornate.

Crudele ed implacabile la scure del destino,
nel bosco desolato
bandito soave l’ incantesimo
il Ricordo è cenere, rimpianto e confino.

Vola esule
la solitaria rondine
verso l’orizzonte della sua inquietudine.

E vaga ancora
in cerca del perduto nido
disperata la rondinella,
oscurato il bacio argenteo della sua stella.

Il bosco risuona nell’incerta, livida ora
del canto della Memoria e del rimpianto
quando l’alba
di lacrime solitarie
il cielo scolora.



*

Nel rimpianto del lillà

Appassito il bel lillà
dopo il commiato,
languono i fiori
in ruggine d’abbandono
nel giardino desolato
della solitudine.

Sfiorita la fragrante serenella
nel passaggio fugace
dell’evanescente tuo sorriso
di balenante stella.

Il Tempo
alle porte della notte
s’è fermato
nel bianco e nero d’un bacio
nel cuore suggellato.

Il giorno del tuo arrivo
la mia dimora profumata
dai rami a grappolo di gemme ametista
che parevan eterne,

all’ombra dell’addio
rapite dalla piena della Memoria
che fluisce in crudele rivo.

In piedi
sull’opposta tua riva
ti guardavo scomparire
nella selva dei ricordi
ammantato di nostalgica bruma….

E amare lacrime ho pianto
nella bruciante illusione
dal volo tarpato
d’averti ancora accanto….

Ed ogni notte
sogno Te,
noi,
il nostro ultimo bacio
nell’indaco sguardo del glicine in fiore.

Dopo l’estivo solstizio
forse
farai ritorno
nella stagione della lavanda.

Migrano all’orizzonte
da Te
i miei rimpianti in fremente stormo.

Presto
forse
farai ritorno
nel trionfo cromatico della magnolia in fiore….

Spiccheranno all’alba d’estate
i nostri soavi sogni in volo,
quando sorriderà radioso
al nostro tenero abbraccio
benevolo il girasole.

*

La campanella

Trillava alla stazione
la campanella d’argento….
Cristallino il suono si perdeva nel vento.

Sul primo binario
la carrozza attendeva memore
come una donna abbandonata
nel palpito di malincuore.

Il treno sotto il sole
T’accolse solitario.

Le mie mani tremanti
avviluppate dai fili di seta del rimpianto
le ultime, sussurrate parole….

Il meriggio del volger d’aprile
assolato
fermava nella Memoria l’istantanea in bianco e nero
del nostro commiato.

Un bacio disperato
fragrante di tristezza,
nella cornice rampicante del glicine il fiore.

Il rivo desolato delle mie lacrime,
le tue nel cuor di poeta celate,
le mie meste domande senza risposte
nel libro senza epilogo del’amore
trai petali della tristezza riposte….

Abbagliava il cielo azzurro
nel pomeriggio di tersa vividezza….

Affrettato l’abbraccio
all’ombra della pensilina,
logorata dalla ruggine,
l’anima mia ferita dalla solitudine.

Ecco di nuovo
il trillo della campanella argentina.

Mesto il tuo incedere solitario,
ti guardavo andar via
dal fondo calcinoso del binario,
mia rondine dileguata
nel cielo senza tregua della nostalgia.

Il treno già in movimento,
nel fischio del mio rimpianto
le tue ultime amorevoli parole
disperse come poesie al vento.

Dal finestrino
la carezza del tuo saluto
riprendevo malinconica ombra disincantata
la via tortuosa del dolente esilio muto.

Ti strappava al mio abbraccio
il treno in corsa sempre più lontano,
alabastrina, protettiva e dolce,
levata in saluto la tua mano.

Soltanto l’occhieggiare dei rossi fanali
il conforto del Ricordo
d’indimenticabili giorni celestiali.

Laghi di libertà
i tuoi occhi chiari,
i tuoi sguardi
le mie dispiegate ali…

Dal fondo del binario
io ed il fedele biondo compagno dagli occhi mesti
a tinger di nostalgia il giorno solitario
come perduti fiori campestri.

Ed alla stazione anonima di confine
nell’assolo di solitudine
per tutti i giorni in bianco e nero
della mia vita
Ti attenderò sempre….

…Mia sospirata,
anelata,
diletta rosa di settembre.

*

Oggi come allora

Un occhieggiare sorridente e fiero
nella mattutina ora
sventola nel vento
la bandiera rossa
ancora.

Il Ricordo
nella chiara chioma del salice
tra le fronde del rimpianto
torna dolce a stormire
e nell’anima mesta riluce.

Col cuore fremente di nostalgia
nell’eco amorevole delle tue parole
rondine senza nido
volo via.

Seguo febbrile
le tue orme sul sentiero della Memoria
nel soave fiorire dell’ultimo aprile.

Stamane
vivace di voci e di colore
il corteo nel giorno della Liberazione
per le vie si snodava.

Macchia di vita e di Libertà
nel Tempo fugace e reo
e al dolente ieri la mente richiamava.

M’inerpico
insieme ai compagni
sull’erto sentiero
d’un passato glorioso e fiero.
Al mio fianco
silente il Poeta
che la sferza della solitudine
rende bacio di seta.

Eccoci
al Sacrario dei Caduti della Gera.

Nel tuo Ricordo
tenero m’avvolgerà
l’abbraccio fragrante di Rimpianto
della sera.

Gli scorsi anni
portavi Tu lo stendardo dei Partigiani,
sorge il giorno dal radioso dardo.

Fremono
Nello zefiro i verdeggianti ontani.

Noi due
non saremo mai lontani.

Nella scarlatto sventolio
unite
le nostre mani.

Risuona dolce
Rossa Primavera
ed il vento mi sussurrerà di Te
Nella solitaria e desolata mia sera.

Riecheggia emozionante il Silenzio
e la Rimembranza
vince il sapore d’assenzio
d’ ogni oscura distanza.

Poi struggente
il baluginio del sole
sul mio malinconico viso.

Ecco
nel canto di primavera
di nuovo
la carezza del Tuo sorriso.

*

Il cielo cinereo

Il cielo cinereo
dipana i pensieri
dispersi
sui passati sentieri
nell'incombere del Tempo reo.

Aria grigia, immota
stamattina
risuona l'ora sospesa e vuota.

Timido il sole
fa capolino esitante.

Freddo e silente il focolare
il cuore esule
torna a bussare
all'uscio dischiuso della Memoria
anelante.

Nel cielo d'opale
un volo di rondine sparuto
mi rammenta il nido abbandonato,
il sogno perduto.

Lo scampanio lontano
lieve ed argenteo
annuncia la resurrezione.

Dileguata all'aurora ogni illusione
il mattino risuona
d'un malinconico andante muto
nell'occhieggiare mesto delle viole.

Più non risplende il tuo sorriso
ad accarezzare il mio stanco viso.

Ti sia compagno il Ricordo
e lo sguardo malinconico del fiordaliso

che sul tuo letto di fiori e candidi sassi
lascio cadere
insieme ad una lacrima
ad una preghiera


nel volo esule della capinera,
nel passo nostalgico di primavera
nella carezza soave della sera.


Alla cara memoria di mio padre Emilio

*

Ti sia carezza

Una pioggia fine
scintilla stamani
nel sottofondo della mia solitudine,

ora che più non posi lievi i tuoi passi
sui sentieri umani.

Una pioggia mesta
riluce stamattina
nel muto desolato tacer di campane
nella speme d’una remota resurrezione
alla vigilia della grande festa.

Una pioggia d’argento
mi sussurra di te
ora che ti è compagno il vento
ed un fiore ed una preghiera
lascio cadere sul desolato, candido pavè
che accoglie il tuo quieto riposo.

Ora
che nel disincanto
e nella perdita di Te
levare lo sguardo al cielo
m’è diventato fendente crudele e doloroso.


Una pioggia triste
brilla nell’aria
ora che inesorabilmente lontani
vivo l’eco dolente
della mia vita in cenere
e fremo nella pioggia
come malinconica rondine solitaria.

Una pioggia sfumata d’ametista
splende in fondo al cuore
nel contrappunto vivo del dolore


ora che arcobaleno di nostalgia
Ti sei dissolto nel rimpianto alla mia vista.

Pioggia silente sull’imminente Pasqua,
la prima senza averti accanto,
la candida magnolia
del giardino in abbandono
memore
del tuo sorriso di malinconia rifulgente.

Ti sia carezza
la pioggia di primavera
ora che sereno
hai guadato il rivo
dal fluttuare profondo.

M’inoltro
nella selva dei ricordi
sola
mesta compagna la nostalgica allodola
che geme dal severo cipresso.

Nella mia sera
in cui fra rimpianti e ombre
creatura senza età
e senza illusioni
fra le rovine del Tempo
mi confondo.


Alla cara memoria di mio padre Emilio

*

Lascia che sia

Lascia al mondo
la banale corsa,
l’affanno insoddisfatto,
la quotidiana frenesia.

Dalla tormentata residenza sul lago
D’inquieta Malombra
prigioniera
dei fantasmi di lucida follia,
fendi l’ombra
nell’incipit del giorno vago,

con me fuggi via.

Lascia alla selva della memoria
Ai ricordi
La struggente nostalgia.

Lascia che il futuro,
bimbo orfano
pianga solo
sul tumulo paterno di ieri,
in desolate lacrime di bruciante rimpianto.

Lascia a noi
oggi
insieme
il varco audace
di radiosi e limpidi
primaverili sentieri.

Lascia ai denigratori
ed agli stolti
il loro castello di carte
e di pregiudizi.

Lascia a noi
Lo scacco matto
contro il destino beffardo
e la morte.

A noi
il salto audace
oltre solitudine e precipizi,
nell’emozione di stelle alpine celate
nella fragranza del sentimento
teneramente colte.

S’innalza dolce
nella notte silente
l’indimenticabile sinfonia
nell’armonioso Canone di Pachelbel avvincente,
sboccia la tua carezza sublime.

Nella selva dell’idillio,
al riparo dell’ombrosa radura
avvinti in un bacio salvifico d’oblio
insieme Tu ed io.

Oltre l’inganno del tempo,
i giochi d’acqua e luce d’instanti evanescenti
un amore senza fine
che ruba l’eternità alle stelle rifulgenti.

Insieme Tu ed io
dove non esiste il perché,
la ragione,
il dirupare dell’oggi,
il domani,
né ieri,
né notte tenebrosa ed oscura.

Soltanto le chiare acque serene del lago
al di là delle rovine del Tempo
d’un sentimento che non teme paura…

Lascia che sia.

*

Nel preludio della sera

Il dolce intermezzo d’archi
nel preludio della sera
annunciava
nella fragranza del sogno
l’incedere di primavera.

Nel vespro di cobalto sfumato
il battello all’orizzonte
disegnava a fior d’acqua
nel sussurrante lago
la candida scia
d’un desio crescente e vago.

Insieme
mano nella mano
s’andava lontano,
fluttuanti nella nostra malinconia,
avidi di sole,
muti ed afasici d’inutili parole.

Era forse l’incanto della notte
dal sorriso di rosea magnolia seducente.

Era forse il baluginio nero argenteo
del lago scintillante,
a cancellar le orme del tempo reo.

Le nostre figure,
danzanti nell’oscurità,
ombra d’amore,
macchia fremente di felicità.


Era forse il sorriso tuo
di celeste quiete rasserenante,
il tuo sguardo di dolcezza confortante.

Era forse l’abbraccio tuo
d’emozione avvincente
nel baluginio di tenebra e luce,
carezza d’eden la tua voce.

Nella luce soffusa
di un bacio
alla luce d’oro del lampione.

All’ombra della poetica, pensile terrazza,
nel trionfo dell’emozione
d’un indimenticabile idillio
stella nascente.

*

L’angelo bianco

S'innalza
nel mesto bacio di commiato
della notte al primo mattino
il mio muto canto.

Disserro gli occhi nell'ora incerta
fra sogno e realtà sospesa
e Ti ritrovo a me accanto,

nell'onirico stupore
dal sussurrante incanto

Un barlume di luce livida
viola
e fra le tue braccia mi desto
nell'ora malinconica in cui il ricordo vola.

Nel tuo abbraccio
fragrante si lavanda in fiore
radioso come i colli chiantigiani,

Mi sveglio in un sospiro di conforto
Amore....

Ma già la tregua dell'oggi
dirupa nel deserto angoscioso del domani,
nel battito d'ali del Tempo
siamo già inesorabilmente lontani.

E l'aurora è cascata di luce
nel canto di primavera,
tu riposi immemore ancora
e la tregua dilegua nell'invincibile sera
dalla dolente ora.

Illuminami
nel caldo meriggio del sorriso tuo ,
mio eden perduto,
accoglimi
nella soave valle d'oblio dell'amore,
dolce Angelo canuto.

Mi stringo ancor più smarrita
e malinconica nel tuo abbraccio,
Angelo bianco,
accoglimi nel dolce tuo rifugio,
fragrante d'evanescente speranza.

Stringimi forte,
con la passione e la dolcezza
dell'autunno fra i poggi
ebbri di radiosa e lieta vividezza.

Vinci con me
l'avanzare incontrastato del Tempo,
incenerisci ogni distanza,
dipingi nei colori del paradiso,
le pareti incolori di questa desolata stanza.

Stringimi forte, Amore
dissolvi i rimpianti
profumati nel turbine di foglie morte
che danzano silenti nella mia solitudine,

cancella dall'anima mia
l'ombra malinconica dell'indissolvibile dolore.

Nel cuore stilla
una lacrima di porpora languente,
ogni ricordo,
ed istante perduto
una fiaccola spenta che nel rimpianto sfavilla.

Resta,
mio dolce signore
nel regno senza Tempo.
Portami con Te
nella libertà carezzevole del vento,
nel bagliore di vita del lampo.

Sii per me
l’arcobaleno di quiete rasserenante,
l’universo di tenerezza rifulgente.





*

Milano, stazione centrale

Mesi di tenebra
lontani,
poi una mattina qualunque
a ritrovarsi le nostre mani.

Un secolo
di nostalgia
s'è consumato,
fino a quando

nel radioso meriggio
il mio cuore
come rondine in festa
fra le tue braccia è volato.

Procedevi
dal fondo del binario solo,
il mio sguardo di letizia in assolo.

Un bacio fragrante di serenelle,
dolce e radioso il tuo sguardo
lucente
in palpiti d'emozione
più delle baluginanti stelle.

Sbocciava
nell'incanto improvviso
del ritrovarsi
la primavera
nella frenetica corsa di Milano.

Soave
dai mille colori la sfumatura della sera
la tenerezza amorevole della tua carezza sul mo viso,
dispiegava le ali l'immortale idilliaca chimera

*

Il paradiso in un abbraccio

Suona nella notte
con trillo d’argento
la campanella alla stazione…

E ridesta l’assopito cuore
alla remota marea d’emozione

Nel gioco del vento
Passato e presente
si tendon la mano,
ombre e luci si confondono nell’alba d’opale,
si ridestan nella memoria
antiche e perdute voci.

Nella selva dell’angoscia
dal cuore di tenebra
dei giorni remoti dell’infanzia
una fiaccola di dolcezza,

Il tuo sorriso
il mio arcobaleno incantato,
l’oasi della tenerezza.

L’abbraccio tuo
all’uscita della scuola
il mio paradiso riconquistato.

Bello, dolce e comprensivo
mi attendevi oltre il cancello
nella tua divisa di ferroviere grigio azzurra.

Fra le tue braccia volavo
con la gioia primaverile d’un fringuello
ed il nome tuo
in lacrime di rimpianto
il cuore mio ancora sussurra.

La miriade di giorni
e di notti
a guardar dalla finestra
il balenio dei riflettori spettrali gialli e bianchi.

Fischiavano i treni alla stazione
nell’urlo stridente della malinconia
sognavo di raggiungerti a Milano,
fuggir via
mentre il passo ferale
incombeva con feroce frenesia….

Prigioniera di Medea l’infanticida,
la vastità tenebrosa dell’infantile paura
a soffocar nel silenzio le grida.

Priamo amato
eri inesorabilmente lontano….

Senza di Te
le porte dell’inferno domestico serrate,
l’incendio da incubo reale era irrimediabilmente dilagato.

I sogni d’una bimba feriti
da crudeli artigli ghermiti.
Le gioie della fanciullezza dileguate,
dalla lucida schizofrenia soffocate.

Miraggio era il volto tuo,
il rassicurante cielo azzurro della tua mano,
che non percuoteva,
ma accarezzava.
Il braccio tuo che non costringeva,
ma proteggeva.

Lo sguardo tuo di dolce autunno
che le lacrime
nello zefiro di dolci parole
asciugava….

L’abbraccio tuo
lo sogno ancora
tutte le notti
nelle brevi tregue dall’insonnia
che mi divora.

L’abbraccio tuo
mio paradiso perduto
lo sogno ancora
e mi rivedo bimba correr scalza accanto alla porta
per darti il bacio del buon rientro….

L’abbraccio tuo
lo sogno ancora adesso
che più non vi sarà
il sospirato ritorno,
ora che riposi quieto e sereno
all’ombra del maestoso cipresso.


*

Investimenti talebani

Al dileguare dell’alta marea
mormora soave la risacca,
le reti tirate in secca.

La quiete delle onde
cela burrasca,
il canto del mare l’urlo della tempesta.

Il destino divaga, ritarda, ma non pecca.

Anche laggiù
fra le desolate remote alture,
il fato ricama oscure trame.

Spuntava nel primo mattino
il pulcioso turbante.
Baldanzoso e giulivo,
vile serpe strisciante
comico il passo da cappone saltellante.

Brunilde correva veloce al volante,
varcando in nuvole di polvere l’orizzonte.

Tappeto in spalla, compra prezzo stracciato,
risibile accattone da mercatino dell’usato,
lo sguardo idiota e supponente
da pagliaccio attempato.

Attraversava la strada incauto,
con passo furtivo da lestofante
il risibile talebano imbronciato.

Destino esilarante
nel disegno arcano,
incombeva con rombo di tuono
il carro armato.

Brunilde guerriera domina la piana,
incede inesorabile come saettante folgore.

Ecco avanzare il pidocchioso turbantello
dalla consunta trama.
Il lampo riluce nel diabolico, femmineo sguardo
dall’inclemente, furiosa brama….

Lapsus freudiano,
la mano del Golem
o il piede del destino
gioca le sue carte
nella memorabile ora?

Non il freno sfiora,
bensì tutto gas all’acceleratore,
ed il motore vola e ruggisce….

Il talebano attraversava saltellante le strisce,
il carro armato passava rombando
in frastuono marziale.

Brunilde,
valchiria implacabile al volante,
nella cinica risata del destino,
o ghigno di strega
scacco matto giocando,
il destino che non fa una piega...

Talebano nel mirino….

Svolazzano al grigio orizzonte afgano,
sassi e sterpi,
il cinereo volo d’un cormorano….

Sulla strada polverosa….
….strisce di talebano.

*

Alla fine della notte

Malinconica la luna
accompagna
il mio andare nella luce d’argento.

Cavalcherò la folgore
nel rinnovato ardore
forgerò le mie invincibili armi
nella fucina tormentosa del dolore.

Sarò valchiria,
strega
ed angelo sterminatore,
sarò il volto enigmatico
d’imperscrutabili ore.



Dell’armatura
il fugace balenio
nel velo nero della notte
dell’elmo di valchiria il luccichio.

Lontana dalla valle d’oblio,
il tempo dirupa,
la vita rovina,
mi segue apprensiva
l’ultima stella vespertina.

La maligna ombra del male di vivere
anima i miei passi,

s’appressa il carnefice
il volto ferale
l’urlo agghiacciante dell’umana belva
m’aggiro sperduta
nella tenebrosa selva.

Esule
nel mio smarrimento,
tanto esausta d’aver domato ogni recondita paura
nella notte del disincanto
vago allo scoperto
nella brumosa radura.

Il futuro dall’oscuro disegno
nel fiume eloquente del silenzio
m’attende al varco.

“Ibis redibis non morieris in bello”
mormorò enigmatica la sibilla,
dall’anima fremente il ricordo in lacrima stilla.

L’angelo nero s’insinua nel fieno,
la fine vicina,
la notte svela uno squarcio di blu sereno
ad oriente.

Ed il cuore mio
s’ammanta della luce siderale
del tuo sorriso rifulgente.

M’inerpico
veloce
sull’erto monte,
impugnando l’elsa,
in alto la spada
a fender l’immoto orizzonte.

Ad Atena
sacrificherò la mia esistenza
dileguandomi nel primo dardo di luce all’alba,

l’ultimo mio respiro
nella carezza di rugiada.

Ti ritroverò ad attendermi
al bivio boscoso
dell’ombrosa strada.

Non cederò all’infernale assedio,
continuerò nella resistenza,
esalerò l’ultimo respiro
con le armi in pugno.

E voleremo insieme all’orizzonte
nell’aurora scarlatta di giugno,
ci ricongiungeremo
nella sinfonia senza fine delle stagioni.



*

Armonia fiorentina

Passeggio con Te
a distanza
mentre in punta di piedi primavera
sull'infiorata distesa danza.

Palpiti sincroni
i nostri solitari cuori
sempre in prima linea
fra illusioni, battaglie ed evanescenti ardori.

Un'altra giornata
affacciata alla balaustra della mia nostalgia
in fedele ed incrollabile attesa...

L'ennesima ora alla nuvola
della speme sospesa...

Presto saremo di nuovo insieme
nel giardino in fiore
dell'incontro,
ti riabbraccerò con l'entusiasmo
di sospirato ardore .

Accarezzerò il tuo quieto respiro per ore.

Procedi svelto ed agile
nel verdeggiare fremente dei poggi,
il canto dolce degli ulivi nel vento
ti è soave compagno.

Dal prealpino lago
ti seguo ad occhi chiusi
anche oggi.

T'inerpichi sulla collinosa altura
all'ombra delle antiche querce
respirando il fresco silenzio delle fronde
nell'abbagliante giorno di primavera radiosa.

Sorride maestosa Firenze dalla piana,
e la nostalgia il filo aurea dei ricordi dipana.

Un giorno qualunque
in Santa Croce
udimmo insieme
nel mistico incanto
d'un coro d'angeli
la limpida voce.

E nella chiesa
il dardo luminoso
del sole fra le policrome vetrate
era danza catartica
d'emozioni ridestate.

Ed ecco il tripudio di canti e colori
del maggio fiorentino,
il vocio, il palio, le antiche fragranze,
e ti ritrovi ragazzino
vestito alla marinara
in Piazza della Signoria
fremente in festa.

E malinconico,
oltre la fiorentina piana
vola il tuo sguardo al camposanto,
alla tua contrada poco lontana,
vegliati da querce, cipressi e ulivi
dove riposano coloro
che più non posan su questa terra
passi infelici e grevi,
ma veglian lievi
nel silente incanto di romaniche, tosche pievi.

Procede stanco il tuo passo
del tuo agreste incedere,
sasso dopo sasso
nell'interminabile bacio del ricordare,
sul livido acciottolato
il cuore commosso alfine è placato .

Fermati al chiostro,
accanto al marmoreo colonnato
siedi alla serena ombra
del luogo del tempo ritrovato,
e ti avvolgerà la luce del mio sorriso
di marina onda.

Respira lo zefiro
e la mia carezza
Ti sarà compagna
in dolce sospiro,
lenimento alla serale tristezza,
in argentea emozione profonda.

Inspira l'armonia fiorentina,
la malinconia disperdila al vento,
portami con Te nella dolcezza vespertina.

*

Medea

La tenerezza che nell’infanzia mi negavi,
nel dedalo dell’indifferenza ti trinceravi.

Una bimba dal muto canto,
il deserto della tristezza
a celare il pietrificato pianto.


Una figlia di cristallo,
dimenticata
e trasparente.

Nel tuo sguardo indifferente
avvampava l’ira,
la furia inclemente,
nel cuore d’un bimba
dilagava l’incendio sconcertante della paura.

Le lacrime infantili
orfane d’una tua carezza,
che non sbocciò mai
i tuoi occhi chiari, trasparenti
il gelo grigio azzurro d’alpini nevai.

Il sorriso in lugubre cruccio
deturpato,
il gioioso canto dell’infanzia
in silente prigionia soffocato.

L’abbraccio profumato
di dolcezza
che sempre hai omesso,
nel cuore ferito ho suggellato.

Spietata valchiria
forgiasti la mia argentea armatura,
la mia strenua combattività di Pentesilea
ogni giorno alla guerra,
nella frenetica furia.

Ed ora che l’anima
nella fucina della memoria,
ustionata erra….
Ora
che nella torre d’avorio del nulla
t’ho relegata,
avverto ancora l’eco delle lacrime
lo stillicidio dolente di quand’ero indifesa bimba,
prigioniera della tua lucida follia.

Ora
che sei impotente
con la tua fatale frenesia.

Ora che da lontano
nella solitudine siderale,

di te
mi sento carnefice e rea,

per te

provo infinita, commossa pietà,

misera Medea.

*

Mia rosa dei venti

La tramontana
nel fremito azzurro del lago
scompagina
i fogli malinconici
della mia inquietudine
nel libro dei ricordi.

Ed il pensiero mio
vola da Te
nel carezzevole sussurro delle onde
nel crepuscolo soffuso di rimpianto vago.

Lacerata la pergamena,
d’evanescenti istanti dissolti
nel cuore solo
resta l’ombra dell’ascosa pena.

Soltanto un anno è passato,
ma nell’anima mia in cenere
sembra un incendio dilagato per lustri….

La tetra condanna
a vivere senza Te
nell’illusione nostalgica
d’averti ancora accanto,
il cuor mio langue e s’inganna.

Mia rosa dei venti
perduta
nella notte di burrasca oscura
fra inesorabili marosi
di rimpianti e tormenti.

Accecato nell’urlo della tempesta
ogni mio orientamento
nel fortunale,
alla deriva mi trovo a navigare….

Impossibile l’approdo,
unico compagno il de profundis del mare.

Nel concento d’onde e maestrale
mille anni
durerà il mio smarrimento,
la mia solitudine abissale,
il mio vano cercare la tua voce
nel canto inquieto del vento.


Alla memoria di mio padre Emilio
(5 novembre 1948- 6 maggio 2010)

*

Resta con me, Amore

Chino e pensoso il capo
nel tuo malinconico andare,
mille voci e volti
la mente tua
nel palio dei ricordi
s’appressano ad affollare.


Nel fremito della memoria
un battito d’ali
e ragazzo
per la sospirata Barberino
ti ritrovi a passeggiare.

Il berretto sulle ventitré
nel soave sole di primavera
dagli agresti poggi,
Firenze sullo sfondo
maestosa sorride per te.

Ti abbracciano
nel mormorante stormire
gli ulivi d’argento,
sul tuo malinconico viso
la mia carezza nel vento.

Ed il cuore tuo
nel nostalgico canto della sera
da me
sulle lontane, spente acque del lago
torna a volare
nel fremito di desio vago.

Non andare.

Delle stolte risa
e dei malevoli sospetti
dei denigratori del nostro sentimento
ridi,
scuoti noncurante le spalle,
affida la loro banale insipienza al vento.

Fermati con me

nel dirupare rovinoso del tempo.

Abbracciami

e in un frammento d’infinito
come Prometeo
ruba l’infuocato, divino lampo.

I disincanti
gli inganni della vita,
i mille affanni
affidali su un guscio di noce
al mare….

Ascolta nel sussurro tenero della notte
la mia voce,

lasciati amare.

E nell’urlo minaccioso
del furtunale
che annuncia implacabile tempesta,
con l’entusiasmo d’un ragazzo
tieni fiera ed alta la testa.

Sospendi il tempo
ai fili di seta d’idilliaco stupore.

Resta con me,

Amore.


*

L’abbraccio

Urlava il fortunale
nei giorni di tempesta,
agonizzava
nell’alba la speranza.

Le cataratte del cielo aperte,
gelida pioggia incessante
senza tregua,
che nel cuore memore
ancora non dilegua.

Era in maggio.
Incredula ,
attonita,
gli occhi inquieti,
una donna sulla battigia,
il volto sferzato del vento,
il cuore alla deriva del turbamento,
l’ultimo sogno capitolato
come torre di cinigia.

I lunghi capelli
Scarmigliati dal vento,
le evanescenti illusioni bruciate
dalla folgore d’un momento.

Avanzato carcinoma,
nessuna speranza
il velo del dolore
ad abbrunare la china chioma.

Nell’ora dell’incredulo,
lacerante stupore,
un uomo a salpare da remota distanza,
a portar la luce nella tenebra disperata
d’una luttuosa stanza.

All’orizzonte di piombo fuso
nella fucina del cielo,
l’impavida, candida vela.

E l’anima in un sospiro di sollievo
dal manto asfittico
della disperazione si svela.

Gettò le ancore
l’impavido capitano,
accorso da molto lontano,
sfidando il mare in burrasca.

Uno sguardo di profonda commozione,
un sorriso caldo più del sole
una parola di conforto
a Priamo agonizzante
che sul campo di battaglia
sarebbe caduto….

E alla mesta Cassandra
nel manto nero di stelle ammantata
un silente abbraccio
che dall’urlo frenetico della burrasca
l’avrebbe salvata,
nel crepuscolo della speranza
di quel tragico maggio.

*

La sera attese invano

Vestivi di blu notte.
Ed ora
la mia sera
sfuma nel colore intimo del rimpianto,
ed il silenzio
mormora
l’orfico canto.

Vestivi blu notte.
Elegante la tua giacca,
dopo la burrasca dell’addio
resto sola sulla riva
il mare s’acquieta in malinconica risacca,
l’anima mia
naufraga alla deriva.

Il tuo gilè di velluto,
i bottoni diamante
nel cuore l’eco del tuo dolente incedere
sempre più distante,
il riverbero di stella
del tuo sorriso perduto.

Vestivi blu
quel tragico giorno.
La cravatta grigia,
crollava l’ultimo sogno,
torre espugnata,
dirupata in mesta cinigia.

Andasti
nello sguardo triste dell’alba,
ed invano
la sera attese in lacrime di sconcerto,
lo sguardo attonito d’Arianna abbandonata
il tuo ritorno.

La tramontana sferzava crudele
il solitario olmo.


Posavi già i tuoi quieti passi
negli azzurri sentieri
sereno ed immemore
degli affanni dei disincanti di ieri.


*

Sussurrando del nostro amore

Soave aprile tinge il cielo di cobalto,
dispiega le ali la mia nostalgia
verso Te
a sera,
a quel luminoso meriggio
nella chiantigiana contrada in fiera.

Del bacio tuo sincero
serbo il radioso ricordo
nell’agreste incanto del sentiero.

Inaspettato fiore d’autunno
il nostro amore,
fiorito per incanto
nella valle desolata del dolore.

Quel giorno
che pareva senza fine
insieme nel Chianti,
nel palpito di colore
e l’allegro vocìo dei passanti.

Nell’anima mia
custodisco il mosaico
d’armoniosi, irripetibili istanti.

Verso le antiche pievi
che spuntavano come viole
dai verdeggianti poggi,
s’inerpicava il nostro lieto cammino
in passi lievi.

Ci vegliava
un cielo di smalto azzurro,
da tela rinascimentale,
nel cuore una serenità celestiale.

Infinito,
soave l’abbraccio tuo
nei pressi del rivo,
nel canto antico del mulino.

Nel palpito di nostalgia
volo da Te,
mio rifugio d’oblio.

Il soffio del vento m’accarezza
nel malinconico andante di solitarie ore,

ed eccoti vicino
in quell’abbraccio senza fine

nel mattino primaverile di radiosa vividezza
mentre canta il mulino
sussurrando del nostro amore.

*

Il canto del mattino

Dilegua la notte
nel primo baluginio di luci.

Il primo mattino mi parla di Te,
che nel mondo onirico passeggi
come un bimbo smarrito,
vegliato distanza dal mio sguardo attento,
intenerito.

E la primavera in lieve passo
nel faggio gemmato danza.

Attorno a me
Nell’aria silente
una selva di voci.

Gorgheggia in cascata d’argento
il chiurlo
e del dolore acquieta il remoto urlo.

S’innalza un soave concerto
nell’alba di primavera
al cuore vicino.

Si desta la speranza
nell’occhieggiare
fioco d’una stella del mattino.

Risponde
in melodioso contrappunto
l’usignolo dal cipresso,
in virtuoso , malinconico assolo,
e il passato torna
in un istante,
nel fluire mormorante a un dipresso.

Il Ricordo incede struggente,
guarda
con la purezza d’un fanciullo,
accorre da lontano.

S’avvicina irruente,
dolcemente mi sorride,
prendendomi per mano.

Dalla selva della memoria
il primo movimento,
dolce il risveglio di primavera
in armonioso concento.

Di merli ed allodole
gioioso l’intermezzo
eloquente più d’inutili parole.

Dal bosco s’ode poi
il maestoso finale,
e tutto è dolce carezza
nell’alba dalla quiete celestiale.

Il mattino
nell’emozionante canto, Amor mio
mi sussurra di noi.

Spettatrice muta ed assorta
eesto in veglia
palpita emozionato in contemplazione
il mio cuore,
tenace in ascolto.

E giunge da levante
il bacio radioso
dell’aurora vermiglia.

E la sinfonia si compie
nel tempo immoto ed arcano,
una fola di vento m’accarezza piano….

Non sei lontano
nel mormorio dello zefiro
il tenero tepore della tua mano.

*

L’ultima vestale

Silente vestale
nell’anima celo
della memoria
l’indelebile stigma.

Alle idi d’un mese immemore
scorre il fiume assordante
d’inquiete ore.

A viso fermo
capo scoperto,
dal livido pallio svelato,

l’ultimo sacrificio si compie
nel tempio dimenticato,
alla divinità
di lacrime e umana sofferenza mai paga.

La volta a crociera
di bianche giunchiglie adorna,
scalza
procedo.

Nell’esule viaggio,
si va soltanto,
non si torna
nella desolata sera.

D’ogni giorno
rimane cenere effimera
e lavica orma.


Del dio del dolore
e della solitudine
custodisco l’oscuro tempio,
ultima depositaria.

Nel cuore pietrificato
dei ricordi
irrompe il rivo di magma,
la rimembranza m’ustiona l’anima.

Tagli di luce
si confondono in giochi d’illusione
ad inquietanti ombre sotto il colonnato.

Nulla
ho dimenticato.

M’aggiro sola
nel desolato tempio.

L’aria immota
non freme d’un canto, d’un volo.

La statua del dio guarda remota
dall’ombra
nell’inquieto esistenziale enigma,
con feroce indifferenza,
il vento accarezza le pure ninfee
dissolvendo la dolce essenza.

Il tempo dirupa
l’antico tempio,
dirupa statue e mosaici.

Nel gemito del vento che sibila e soffia,
la burrasca del divenire
la caducità della vita
sommerge e graffia.

La vita di me
con ghigno crudele
ha già fatto scempio.

*

Luce di primavera

Luce di primavera
nel meriggio risplende
ed il mio cuore speranzoso t’attende.

Il cielo zaffiro abbagliante
di cromatica vividezza,
culla i nidi
in soave cinguettio.

Dal prato
il dolce occhieggiare
di mille ranuncoli d’oro,
la natura si ridesta
in emozionante coro.

Nel bosco verdeggiante
dello zefiro il sottofondo,
lo stormire dei colori
in silente festa.

Viole intrecciate al ciclamino,
canta melodioso il pettirosso,
argentea voce del mattino,
fra le betulle ancora assopite.

Le corse a perdifiato
nel cortile della scuola,
l’eco di risate infantili,
il fremito della vita
in palpito pulsante.

Fiorisce con roseo incanto il pesco,
il palpito d’entusiasmo nel sorriso fanciullesco.

Oltre il crinale dei monti,
vola un inquieto sguardo.

In cerca del respiro azzurro
di nuovi orizzonti,
scocca il sole il radioso dardo.

Dove saranno
in questo giorno d’ agreste armonia
le tue mani,
a dirigere dell’onirico palpito
la sussurrante sinfonia.

Nel crepuscolo che malinconico danza,
verso i sorridenti poggi
volgerai malinconici i tuoi pensosi occhi chiari

nuvole d’inquieta brama,
fiori di speranza
nel domani
dai sentieri solitari.

*

Una lacrima furtiva

Una lacrima furtiva,
un pugno di terra,
la silente signora dallo sguardo mesto,
la Memoria
sui dolenti sentieri torna.

Nel dedalo del rimpianto
l’anima mia smarrita
in cerca di Te
erra….


Nel mio cuore ferito
la tua indelebile orma….

Di rose bianche e iris blu la tua coltre
che con mani tremanti rimboccai
a vegliare il tuo riposo
in quello spettrale giorno
con sguardo attonito ed incredulo.

Il maggio con inclemente folgore
Oscurava il mio cielo,
spegneva il mio sole,
crudele disperdeva e strappava
sogni e viole.

Alla deriva
la burrasca dell’esistere
il mio cuore nell’abisso della desolazione sommergeva .

E di lacrime rabbiose, sconcertate, impotenti
lasciai fluire un rivo…..

Quell’alba di maggio
insieme a Te,
mio perduto Priamo
morivo.

*

Una donna alla finestra

Una donna alla finestra
sola.
Compagna
la nostalgia.

Ultima
malinconica viola
sferzata dall'esistenza
dalla crudele fola.

I ricordi s'affollano
per la via gremita.
Freme
in folgore
e palpiti d'acceso colore
il palio della vita.

Ecco
la giostra efferata.
Si parte all'offensiva
fieri e spietati,
lancia in resta...

Nella cenere degli abbandoni,
del cuore memore
fitto di croci
d'una donna,
cosa resta
nel baleno di remote voci
nella notte polare del dolore?

Veglia
con occhi severi e stanchi
d'Atena,
ad urlare
in assordante silenzio
dell'anima la pena.

Sentinella
all'ultimo baluardo,
scocca il sole
l'infuocato dardo.

Il gran viva vai del corso.
Il rumore, la corsa, l'affanno,
nello sguardo disincantato di lei
svelato l'ultimo inganno
l'infinita vanità del tutto.

Se la morte si sconta vivendo,
chi non paga con la propria vita,
espia piangendo
lacrime di fuoco,
perse all'orizzonte cinereo e vuoto.

Attende la donna alla finestra
negli occhi profonda amarezza,
infuria il mare in tempesta.

Di lontano
il canto d'un usignolo,
ingiallisce in pioggia d'oro
la ginestra
nell’illusione effimera di primavera,

ma nel cuore la solitudine in assolo

già calata è la sera.

*

Al primo narciso

Al primo narciso
sussurro la mesta novella.

Delle mie lacrime per Te
s’ammanta la primavera
in boccioli e gemme
del mio rimpianto.

Al vento
sussurro
l’elegiaco e malinconico canto.

Alla primula
confido i ricordi di Te,
il tuo nome nel cielo zaffiro dipingo
con colori di rugiada.

Alla genziana
dallo sguardo di zaffiro
Affido un nostalgico sospiro.

In ogni palpito di vita rigenerata
m’ammanterò
del tuo respiro.

Vegliano tristi
i miei solitari passi
scarlatti papaveri
nel mormorio
dell’argenteo rivo nei fossi.

Ti è affettuoso compagno
nel verdeggiante campo
lo stormire soave del vento
ed il dolce sguardo,
carezzevole miriade scarlatta
d’un mare di gigli rossi.

Nel malinconico sorriso d’una stella
la tua amorevole carezza
Ancora
sul mio viso.



*

Malinconici compagni i fiordalisi

Si perdono
nel pianto di rugiada
del biancospino,
gemme di ricordi
e spine avvelenate di rimpianto.

Inesorabile come il tramonto
arrivò l’addio,
nel candido mattino.

Al boscoso bivio
si separò
per sempre
il nostro cammino
per una vita condiviso
fianco a fianco
Tu ed Io.

Danzò crudele
la tenebrosa signora
nell’inganno di fredda luce
d’un mattino stanco.

Disgiunte le nostre mani,
s’andava raminghi
ed esuli,
col cuore in abisso
verso il domani.


Più non parli,
ma alla memoria sussurri,
nel respiro indaco del cielo
sfumano i tuoi occhi d’autunno
nella fragranza perduta d’ iris azzurri.

La mia malinconia
in cerca di Te
sui sentieri soffusi di tenerezza
della sera erra.

Più non posano lievi
i tuoi passi su questa terra,
fiocchi di neve
rapiti dal vento.

Ora
sei vivo nella memoria
indimenticabile, mio verdiano concento.

Chissà
se nella valle di luce
l’argenteo rivo
dolce il canto ti sussurra,
recandoti il profumo del tempo andato,
l’eco della mia voce
il calore delle nostre mani, figlie del sole,
orfane delle tue parole?

Chissà
se al termine delle inquiete rapide
m’attendi alla foce d’un incognito varco,
nel radioso bacio d’un nuovo giorno?

Chissà
se anch’io
alla celeste dimora
Padre
farò un giorno il sospirato ritorno?

Chissà
se nel sereno vagare
t’accarezza il riverbero del mio sguardo
nel sentiero fra gli assorti narcisi.

Chissà
se il vento freme nel rimpianto di Te
e stormisce piano la rinata Speranza

Chissà
se nel tuo elegiaco andare
Ti giunge il palpito inquieto
del mio desolato cuore
e Ti son compagni i malinconici fiordalisi,


d’un paradiso perduto
che nell’assenza di Te
soffoca nella tenebra
del mal di vivere
e nell’agonia
di giorno in giorno
muore.






*

Il mosaico infranto


Frenetico s'affretta il giorno
nella quotidiana corsa,
la memoria il cuore brucia
come stella arsa.

Dolente incombe il giorno
nell'aggirarsi
fra le caduche illusioni
e i sogni in silenti tumuli,
via si va mesti e soli.

Invano m'affanno
intorno al mosaico infranto,
fra nostalgia e tristezza
inesorabilmente tace l'elegiaco canto.

Ordisce crudele
la vita
l'ennesimo inganno,
dopo il fremito d'ali della serenità
la tristezza dall'acre sapore di fiele.

Senza scampo,
né rifugio alcuno,
né spazio infinito
calo il Ricordo
dal lugubre velo di lacrime intriso.

Invano
m'affanno intorno al mosaico devastato,
inesorabilmente troppo tardi ormai
il treno ha fischiato,
mesto saluto d'un commiato affrettato.

Fra la polvere
e le logore, consunte tessere
cerco di ricomporre l'immagine Tua,
mia ultima carezza d'illusione
in dolenti sere.

Ma il tuo sorriso perduto
è ormai
nell'evanescente Ricordo,
un soffio di tramontano
ed il regale manto
giace silente ed arcano.

Sferza della solitudine l'inclemente fola,
ed il Sovrano in esilio lontano
in altri campi posa i suoi passi.

Continuo
il mio penitente viaggio
sola.

Al dolce inceder suo
canta di malinconia l'argentea roggia,
fioriscono di rimpianto in brune viole
nella dolcezza del suo sguardo
i mesti sassi.

Nella tristezza del mosaico muto
scomposto, infranto
calpestato,
si perde l'eco tacita del mio pianto...

Il tuo volto dilegua nell'aurora
dall'ingannevole bagliore...

Fra tessere non ricomponibili
sfuma
il tuo sorriso perduto
nell'ombra cupa e in dissolvibile del mio dolore.

Attorno
a me
il silenzio si veste
di cappa asfissiante e desolata bruma.

Il re giace nella cripta di tenebra,
più non lo desterà la carezza d' aurora radiosa.

Non vi sarà il sospirato ritorno,
annega nel mare di rimpianto
il naufrago mio cuore.

*

All’ombra dei lillà

Incede soave primavera
nel niveo sguardo
d’anice stellata.

Si desta soave la Natura
di gemme e boccioli ammantata.

Giunge la sera
con passo d’astro baluginante,
s’assopisce la ginestra in fiore,
nell’aria soffusa la campana del vespro,
eco di tacito dolore
irrompe devastante il ricordo implacabile ed aspro.

A Te
mia Sirio lontana
Rivolgo lo sguardo implorante,
all’orizzonte cupo
e soffocante.

Nella valle della memoria
una donna incede stanca.
Nel cuore il calvario
d’una via crucis
in cui nessuna croce manca,
sospira la sera fra le siepi di biancospino.

E torna la folgore
della Rimembranza,
quel tragico primaverile mattino….

All’alba del tuo commiato
prima della fugace partenza
l’ultimo tuo abbraccio
m’è mancato….

Per pochi istanti
M’ero assentata
Ed i tuoi passi erano già distanti….

Sulla soglia
al mio ritorno
la notizia:
te n’eri andato,
ed il rimpianto
per quel bacio mancato
l’anima con tenaglia incandescente del rimorso
mi strazia.

Non ero là,
al tuo fianco….

Nel crudele taglio di luce
del giorno bianco,
il vento rapiva la tua voce….

Volevi salutarmi
ma implacabile la tempesta
il ponte fra noi
dirupava già…..

Dall’opposto versante
Ti vedevo in lontananza
scomparire alla mia vista,
sempre più distante
nelle lacrime dell’aurora ametista…

Ora
m’attendi
sereno e sorridente
all’ombra del fragrante lillà,
nel palpitante abbraccio
d’un ritrovarsi
che più non finirà.

Sopravvivo
nella Speme
del nostro lieto convivio,
un giorno senza tramonto
di nuovo insieme…..

….Papà.

*

Autunno a Pian de’ Giullari

Quel mattino d’autunno
nella pioggia argentea
in stille di rimpianto
diapason d’emozione
si fa sentire,
mia soave tregua.

Ora
a Te mi ricongiungo
nell’elegiaco canto,
nel crepuscolo che cela il mio pianto.

Si procedeva lieti
a Pian de’ Giullari
con il sorriso radioso di gioiosi scolari in gita.
Sospesa al vento, fra cineree nubi
la nostra vita,
il nostro sguardo bramava
l’orizzonte
oltre l’erta salita.

Accompagnati
dai severi cipressi
in malinconici filari
sostammo
nella quiete del colle,
assaporando
la sinfonia memorabile d’attimi rari.

S’andava mano nella mano
sotto la pioggia a Pian de’ Giullari.

Soave, Amore
accarezzava la cetra,
s’incedeva insieme fra i poggi di pini e di pietra.

Indulgente Eros
suonava l’armoniosa giava,
nel dolce contrappunto del cuore.

Sotto la pioggia
a Pian de’ giullari
la carezza radiosa
dei tuoi occhi infinitamente cari.

Lucente la strada,
sbocciava l’abbraccio nostro
fra i dorati filari.

Mi specchiavo
nel profondo incanto
del tuo sguardo di giada.

Sotto la pioggia
a Pian de’ Giullari
fluiva dell’idillio
la sussurrante roggia.


Insieme
a varcare la contrada della tenerezza.

Nel fiorire dell’ultima Speme
dolcemente insieme
su indimenticabili sentieri chiari….

Là eravamo,
incuranti del nebuloso avvenire
speranzosi ed ignari.

Là ci amammo
perdutamente
sotto la pioggia d’autunno
a Pian de’ Giullari.

*

Infinito concento



Giace
nel sonno eterno
fiero il sovrano,
nello scarlatto mantello ammantato.

Rosso fuoco
il colore del rimpianto
avanza il giorno fioco
in elegiaco canto.

Nel pianto di rugiada
calata è la notte
sulla sua strada.

Riposa sereno,
degli affanni e lutti
il cuore placato.

Riecheggiano i passi dolenti
del crudele commiato
sul pavè,
nell’assenza dell’amato re
di lacrime lastricato.

Vinto il nemico
sul campo di battaglia,
caduto, prostrato, annientato,
in distesa verdeggiante di pace
tutto è mutato.

Muto e spento l'urlo di guerra ormai
incede il fiero comandante
fra celestiali, azzurri nevai.

Sorride gentile il fiordaliso
nel dolce bacio di luce
al dormiente viso.

Non riecheggia l’aria più del marziale grido,
mormora dolce il canto del’argenteo rivo,
nel cristallino gorgheggio dell’usignolo
giace il re solo.

Soave,il riposo del giusto Sovrano,
la carezza della sera
al suo ineffabile sorriso arcano.

Di Lui il Ricordo
ustiona l’Anima.

L’ardente lanterna
di rimpianto infuocato,
in cremisi bagliori la nostalgia
inonda di luce
il crepuscolo di bruma offuscato .

In crescendo verdiano
del Don Carlos
s’alza solenne
la tenorile voce.

Il Ricordo tuo,
compianto Re
imperitura nostra Luce,
ci prende per mano
sul mesto selciato
di lacrime celate nel rimpianto lastricato
del Tempo immemore, andato
e mai più ritrovato.

Volge a ponente
il marzo
nel fragrante incanto di boccioli,
candidi come le regali mani tue d’alabastro.

La nostalgia l’anima sferza,
sorridi malinconico da lassù,
irraggiungibile astro.

Lo Spirito s’effonde nel bacio del maestrale
il palpito di Te aleggia
nel soffio di Vita
del Vento.

Del nome Tuo immortale Memento,
nell’armonioso pianto di Te,
struggente ed infinito concento.

*

Le teste di legno fan sempre fracasso

Nel palco d’onore
ammutolito il re Travicello
caduto ai ranocchi,
si gode l’esilarante clamore.

Seduto e rilassato
si gode il barocco spasso.

Papere starnazzanti
in variopinto, pacchiano costume di scena,
sedicenti cigni
agghindate da far strabuzzare increduli occhi,
un’autentica pena.

Starnazzi striduli,
non lirici, maestosi voli.
I versi muti e remoti
languono soli.

Stucchevoli ampollosità,
effetti scenici rococò,
ambiguità levantine,
vecchiume bizantino.

Non d’Apollo l’aurea cetra,
né di Diana l’argentea faretra,
ma un decadente palcoscenico di cartapesta.

Avanti,
leggiadri e giulivi,
inizia la carnevalesca festa!

Etoile di cartone in parata,
incede strombazzante la sfilata.

La nobiltà obbliga,
l’élite inebria
il lusingato mascherone,
restaurato al silicone
non fa una ruga per carità!

E chi afferma il contrario
peste lo colga,
un silenzio impaurito dalla servile folla
lo accolga
per lesa maestà!

Soltanto nel buio
In un angolo confinata
l’arte scuote il capo sconsolata e mesta.

Sotto le luci
spicca un ghigno idiota,
compiaciuto
fra bouquet, rose,
scambi d’inchini,
frizzi e lazzi,
un esilarante divertimento si sa.

Le teste di legno fan sempre fracasso,
fra acclamazioni, riverenze, genufessioncelle,
battimani e cerimonie
avanti con la farsa,
s’apre il sipario del farsesco spasso.






*

Senza tregua

Dilegua la notte
nel pianto silente della viola.

Sferza dal lago
l’umida, fredda fola

E il cuore stanco
in cerca d’altri liberi orizzonti
da Te vola…

E mentre m’illudo
che il tuo amorevole sguardo ancora mi segua
m’accingo
nella lacrima dell’alba
che il sogno invola
all’ennesima,strenua campale giornata.

E sul malinconico mio viso
indosso la maschera
nel sorriso sereno mi fingo.

L’aurora
in nubi di plumbeo disincanto
già dilegua.

Infuria la battaglia,
la dolcezza del ricordo
il cuore indifeso artiglia.
Dal crinale desolato della montagna
occhieggiano ginestre in aurea cascata.

Dai fiorentini poggi
s’apre la dolce strada
nel varco della tenerezza,
dove premuroso m’attendi
nel primaverile sussurro della mattinata.

M’inoltro sola
in prima linea,
avanguardia della mia malinconia…

…senza tregua.

*

Ormai è troppo tardi

Nella mattina silente
con l’anima in cenere
scrivo per Te
mio muto interlocutore
malinconici versi,
miei indulgenti amici
in desolate sere.

Nella tormenta accecante dei ricordi,
invano cerco i tuoi radiosi occhi
dispersi.

Un anno
dal tuo commiato è voltato,
nel dedalo del mio rimpianto
l’ardente dolore non s’è placato.

Vegliano attenti dalla scrivania
iris blu,
compagni della mia nostalgia.

Carezza d’indaco
al mio sguardo stanco,
s’effonde nell’aria
mesta fragranza di rimpianto
nella tacita casa solitaria.

Ricordi?
Erano gli stessi fiori,
con il pianto di rose bianche
di lacrime fragranti,
la mia ultima carezza
a Te,
nell’incredulità d’ore angosciose.

S’effonde nell’aria
l’amara fragranza
del mio incolmabile rimpianto,
ora che passeggi sereno
nel celestiale incanto,
ad inesorabile distanza.

Accanto alla tua fotografia
chinano mesti lo sguardo
gli iris blu,
nell’esule primavera della mia anima
soltanto Tu
il perduto fiore.

Ora
che nell’universo della mia solitudine
malinconica stella
in veglia silente
m’accarezzi da lontano
aon paterno, amorevole sguardo.

Ora
sussurro invano il tuo nome,
e candela tremula
affronto sola
la vita dalla gelida fola….

Ora
nel mio dolente vivere
all’ombra del tuo dolce ricordo
di struggente nostalgia ardo….

Ora
che il sole indulge nella rinascita di primavera
con benevoli, vitali dardi….

Ormai
è troppo tardi.


Alla cara memoria di mio padre Emilio,
per sempre nel mio cuore

*

Insieme nel canto di primavera

Si desta dolce la primavera
nel primo mattino.
Lo sguardo malinconico dell’alba
Sussurra di Te.

Silente l’aria
incedo pensierosa per la strada quieta e solitaria.

Tenue scintillio di rugiada,
nel Giardino dei Semplici,
persi nel romantico abbraccio Tu ed io.

Palpita un’ombra d’appassionato colore
per il fiorentino viale d’autunnale splendore,
eccoci insieme,Amore.

Gorgheggia melodioso
da lontano l’usignolo,
il lago di zaffiro sullo sfondo,
t’accarezza il mio pensiero in un sospiro.

Cammini solo
per l’agreste viottolo
nella mattina,
danza a pas des deux
la primavera vicina.

Canta nostalgica l’allodola
dal prealpino tiglio,
e nella dolcezza melodiosa
il rimpianto lacera il mio cuore
con crudele artiglio.

Dilegua già celere il giorno,
le ombre di nostalgia
s’affollano a noi intorno.

T’affretti solo per la via,
in compagnia delle querce in dolci filari,
ti prendono per mano ricordi infinitamente cari.

Per l’antico viale incedi
solo
nella malinconia della sera.

Ti sfiora soave la mia carezza
nel malinconico canto
dell’usignolo.

Incedi assorto
nei pressi della romanica pieve
in preda alla dolce nostalgia
che t’accarezza al crepuscolo
nel bacio del vento lieve.

Il fiorentino abbraccio dei poggi
lo sguardo severo dei cipressi,
il cinguettio dei nidi,
la fugace lacrima di oggi
mitigata dal sorriso di ieri.

Respiri la quiete agreste di primavera,
nella cromatica sinfonia
sbocciano malinconiche l’elegiache parole
all’ombra di fragranti viole,
ecco dell’allodola il fremente, nostalgico volo.

I nostri cuori uniti a distanza
canteranno insieme nel sole
in amorevole assolo.

*

Una luce

Nebuloso il domani,
nell’occaso i sogni nostri
reduci nel disincanto
sempre più lontani.

A sera
cerco nel malinconico vespro
le tue dolci mani,

tenero mio rifugio
dal giorno campale
Nel desolato vuoto
al dileguare della tempesta
mi guida il tuo sguardo,
mio ultimo faro .

Dove splenderà
il raggio limpido
del tuo sorriso d’autunno
dal volto chiaro?

Nel crepuscolo
solitaria rondine vago,
nel fremito d’ali
della mia inquietudine
odo l’eco mesta
della tua solitudine.

Nel bacio azzurro
dell’orizzonte al lago
sospiro
in cerca del tuo sguardo
infinitamente caro.


Al termine della notte
una luce
al varco della selva del Ricordo
mi ammanterà di Speranza.

Giungerà, dolce preghiera al vespro
la carezza della tua voce
nel palpito tenace del cuore mio,
disincantato, ma ancora in prima linea
che Ti attende
al limite d’ogni dolente distanza.

Sarai Tu
Il mio rifugio,
il tuo bacio la dolcezza rigenerante dell’anelata tregua.

E nell’incontro con Te,
il cuore mio
come petalo di candida magnolia
nel vento della tenerezza insieme a Te danza…

Nel respiro del sogno,
nella luce agreste di Greve,
Tu ed io,
nell’effluvio di primavera
fra le carezze di Zefiro lieve.

*

Contrade chiantigiane

Nitidi sentieri
s’apriranno in primavera
per noi soltanto.

Il sorriso lezioso d’aprile
nel fremito d’ali del tempo
e ti sarò di nuovo accanto.

Oltrepasseremo il varco del disincanto
nelle grida malinconiche di rondini.
L’intrecciarsi delle nostri mani,
spartiremo le nostre solitudini,
reduci di ieri.

Mi vestirò
nella luce dei tuoi caldi occhi chiari.

Nella contrada della tenerezza
all’ombra della romanica pieve
ci abbandoneremo insieme
nello stormire del vento fra narcisi dorati
al dolce sogno lieve.

Nella fugace radiosità
d’un tenero attimo
finalmente placati.



Sarà rigenerante cascata
di cromatico incanto.
Nel palio emozionante del batticuore
t’avrò di nuovo accanto.

Soave il tuo bacio
sarà respiro
a dileguare la cenere
dei miei anni amari,
a ricamar in trine di sogno
il cielo zaffiro.

Mi accarezzerai
nella calda luce dei tuoi occhi
colore del mare.

Fianco a fianco
ci accoglierà festosa Strada in Chianti
nell’agreste abbraccio di verdi filari.

Insieme
all’unisono
i nostri cuori solitari
nel tenero incanto palpitanti
dispiegheranno le ali.

Vegliati dall’antica torre,
persi nell’infinito istante d’un abbraccio,
ombra d’amore
ci confonderemo
nei colori della sera,
nell’assorto viavai dei passanti.

*

Il giardino dei ricordi a Barberino

Con passo di stella
incede madonna primavera.

Tu
passeggi assorto
sul lungarno
nella dolce carezza della sera.

Lontana
io vago
col mio cane
per la prealpina brughiera.

Mi confondo nel blu vespertino
cogliendo petali di rimpianto
nel silenzio del fugace inverno.

Sorridi
distante
e nel fremito dell’emozione
mi sei vicino….

Al lago affido la mia malinconia
nel sospiro d’amore
ci unisce la sera,
mentre t’avvolge il bacio di colore,
l’allegro vocio di San Lorenzo in fiera.


Ti segue
il mio pensiero
mentre agile
svolti sull’agreste viottolo
con passi svelti ed occhi puri, fanciulleschi.

Ti confondi
tra la folla,
lo sguardo all’azzurro cielo
all’ombra della cupola del Brunelleschi
a fender dell’inquietudine il velo.

E la malinconia del tuo cuore
prende il volo….

Eccoti,
palpito d’indomita anima
in Piazza Santa Croce
accanto alla statua del divino Poeta
mentre t’accarezza soave la sera
nella gentile brezza dal tocco di seta.

Madonna primavera
in punta di piedi avanza
mentre t’inoltri
in preda a nostalgici pensieri
nel bosco argenteo d’ulivi….

Guardami
nel gioco sinuoso d’ombre
sono accanto a Te
vincendo ogni crudele distanza….

Cogli i miei baci
fra le scarlatte rose selvatiche,
nell’inebriante, tenera fragranza.
Perditi
nella cenere del mio sguardo,

t’amerò per sempre.

Prendimi per mano, Amore
inerpichiamoci per i colli
Verso le pievi antiche,
nei nostri luoghi del cuore.

Rapito dal rimpianto di ieri
t’inoltri pensoso
e malinconico
tra la macchia dai dolci sentieri.

L’abbraccio premuroso
dei fiorentini poggi
al poeta,
sorride lezioso il contado tosco
nel miraggio sospirato della meta
che dilegua la mesta bruma
del rimpianto fosco.

Ed ecco baluginano le luci
di Barberino,
chiudi gli occhi e ti ritrovi ragazzo
a giocare a pallone con gli amici
nel verde spiazzo.

Avvampa il cuore e freme
di lacrime nella nostalgia tremula.
Troverai me sul sentiero,
la tua piccola primula,
nel giardino dei ricordi
della dolce Barberino.

Prendimi per mano, Amore
cogliamo insieme
un bouquet
di sogni e di stelle
nella notte incantata
dalle sussurrate, tenere ore
fino al mattino.

*

Silente augurio

Malinconica
osservo la mia vita dalla finestra.
Senza di Te
mesta fiorirà quest’anno la ginestra.

Non più il gioioso
filiale bacio d’augurio,
ma il gelo siderale
del silente augurio,
al termine
del tuo terreno esilio.

Di bocci ingiallita
nel tuo rimpianto,
livida ed incolore la mia vita
dalle oscure ore
nel dedalo invalicabile del dolore.

Quest’anno
la mesta festa
nel sospiro della mia nostalgia
arrivata è già.

Gli auguri
più non ti posso fare.

Soltanto una rosa
di cremisi lacrime di rimpianto
sulla gelida tomba ti posso portare,
lasciandola cadere
insieme ai frantumi del mio cuore
in petali di cenere,
in gemme assiderate di segreto pianto.


Più non farà ritorno
la perduta primavera
di quando m’eri accanto.

Il glicine
della mia solitudine
senza te
incolore e senza fragranza

rifiorirà,
nella malinconica e dolce carezza
dell’indelebile ricordo tuo,
….Papà.

*

Ora e sempre

Fiorirà
candida magnolia
la Speme,
di nivei petali
accarezzerà
il malinconico sguardo mio,
stanco
nell’incedere silente
del mattino bianco.

Volgerò gli occhi
all’orizzonte blu
e ti troverò al mio fianco.

Finalmente Tu…

Insieme
percorreremo
nel meriggio di sole
sfumato d’azzurro
i sentieri del Chianti.

Nel sussurro emozionato
di dolci parole
sbocceranno mille baci
di tenerezza anelanti.

Mi dirai ti amo.
Risponderò
con uno sguardo eloquente
nel silenzio d’oro
prendendoti la mano.

Insieme
andremo lontano
oltre i ridenti poggi
nel Chianti
per gli agresti sentieri
a vivere irripetibili istanti,
immemori del dolore di ieri
inebriati del chiaro incanto dell’oggi.

E improvviso
miracolo del cuore,
mi donerai un bacio
all’ombra della quercia
di ruggine sfumata.

Nel dono d’ali
del tuo abbraccio
mi sentirò placata.

Sboccerà il mio sorriso,
al tuo sguardo di soave fiordaliso.

Ti aspetto
nella sinfonia del cuore
sui sentieri della tenerezza sospirata.

Argentea cascata d’emozione
il nome tuo
nell’assonanza perfetta
del silenzio,
dilegua la memoria
dall’acre sapore d’assenzio.

Nell’incanto d’un nuovo giorno
di calda luce ammantati
ci troveremo sugli agresti sentieri
di fiori chiari

a varcare l’orizzonte
come rondini d’idilliaco stupore,
finchè la notte non ci separi
ora e sempre
Amore.



*

Rosso come allora


Mi smarrisco
nel color porpora del rimpianto
ora
che non cammini più a me accanto.

Ricordi?
Era giorno di mercato a Luino,
bimba felice
mi tenevi premuroso
per la mano
a te vicino.

Un brillante voto nel tema d'italiano
all'uscita della scuola
mio angelo paziente mi attendevi.

Un tuo sorriso
la fragranza amorevole del tuo abbraccio,
un bacio sulla guancia
ed i lunghi giorni di Quaresima senza Te
parevano lievi
nella danza di fiabeschi fiocchi di neve.

Ricordi?
A Luino era giorno di mercato
e dalla scuola
sulla via del ritorno
Insieme il mercato avevamo attraversato.

Scendeva soave la neve
tutto pareva ovattato
di candido manto imbiancato.

Alla bancarella degli ombrelli
sgranai i miei occhi fanciulleschi scuri
affascinata dall'arcobaleno rifulgente
dai mille colori puri.

Un ombrellino rosso sgargiante
mi occhieggiava lezioso ed ammaliante.

Con un bagliore negli occhi
sorridesti indulgente
leggendo nel mio pensiero
e subito
mi comprasti l'ombrellino rosso fiammante.

Oggi
nel rimpianto porpora
una pioggia gelida incombe su Luino
e la gelida fola
di struggenti ricordi
sferza il mio viso.

Il vento da est disperde una lacrima
nella diaspora di nostalgici pensieri
mentre attraverso le vie del mercato
sola
nel mesto mattino.

Non più
il caldo autunno della tua presenza
mi consola.

Vivo
nell'esilio perenne
della tua assenza.

Ora
ti ho perduto,
ma vivo
è il dialogo delle nostre divise anime
sofferto e muto...

Rosso come allora
un ombrello occhieggia
e il dolore dei ricordi
fa sanguinare il mio cuore
come crudele scheggia.

Si tingono di porpora
le lacrime della mia nostalgia,
ora che
angelo mio
sei volato via.

Un ombrello rosso ho comprato
ma triste e freddo nel viola solitario
il brillante vivo fiamma è sfumato .

Dilegua in freddo inverno
per me il colore
all'ombra della tua incolmabile assenza
nell'ora infinita del dolore.

Ora
che il sole
senza Te si è oscurato.

Il sorriso tuo
di calda estate nel ricordo sbiadisce
e il tepore della mano tua
più non mitiga il gelo delle mie giornate...

Incedo
nel deserto della mia solitudine
a rapide, inquiete falcate.

Langue il ricordo
mesto e muto,
sbiadisce il rosso della foggia
ora
che ti ho perduto.

E nel malinconico andante
della memoria
mi confondo come ombra
nella pioggia
incessante.

*

Il sussurro dei ricordi

Si desta mesto il giorno
nel bacio della pioggia.

Scende delicata
in carezza di velluto
la tua soave voce
illumina il mattino grigio e muto.

Incedo assorta
fra le stille d’argenteo luccichio.

Resta con me
sii il mio giglio di sospirata primavera.

Nel mio cuore riecheggia
il malinconico andante dei ricordi
in fluente roggia.

Un mese fa,
il battito d’ali del tempo
sul sentiero della tenerezza
insieme Tu ed io.

*

Fragranza di pioggia

Il rimpianto
ha fragranza di pioggia nella sera.

Nell’incolmabile lontananza
freme il mio cuore.
Ancora ti vedo
nel grave passo del dolore.

Assiderata
la mia esule primavera
senza Te
più non tornerà…


Chinano mesti il capo
i bianchi gelsomini
sui solitari sentieri
in cui vago
in preda a malinconici pensieri.

Indulgente
in sguardo di zaffiro
paterno il lago raccoglie
per Te
il mio struggente sospiro.

Nella carezza
di Madonna Tristezza
mi sorridi
nel palpito delle onde
in nostalgica vividezza.

Il dolente maggio
bussa alle segrete porte
nel pianto di rugiada
della candida rosa
in agonia.

Eccomi in fuga sulla notturna strada
nell’alba crudele del commiato
che incombe già….

Sul sentiero lastricato di lacrime
della mia nostalgia
quanto mi manchi….
….Papà.







*

Coglion d’onore



Raffinata kermesse
nel pomeriggio di primavera,
auditorium gremito
s’accede su invito,
il divertimento è garantito.

Artisti, personalità,
signore ingioiellate
come alberi di Natale
tintinnanti ed addobbate.
La créme della società
si mostra in sfavillante nobiltà.

Luci ad affetto,
s’apre il sipario
con voce gracchiante
alla luci della ribalta
ecco l’inetto.

Vestito elegante
blu gessato,
10 euro appena al mercatino dell’usato.

Il ghigno idiota
in viso stampato,
serioso e superbo,
portamento rigido e ingessato.

Pensa del suo nulla tutto lusingato
“Ecco il pubblico ad acclamarmi
son tutti qui per me
degli artisti io sono il re!”.

E tutto zelante, calato nella parte,
inizia a recitare
per il nervosismo saltella
la misera, istrionesca stella
nella sua grottesca arte.

Smorfie ridicole sotto il pesante mascherone,
un divertimento da ricordare
oltre ogni previsione.

“Essere o non essere,
questo è il problema!
Se sia più nobile…..
Perire, dormire…..”

Ma i versi shekespeariani
troppo e complessi per la sua testa di legno
gli sfuggon via,
inciampa nella giubba e cade,
fra l’ilare allegria.

E il buffone s’indigna
in tutto il suo comico sdegno.

E sul più bello della farsa il dramma sopravviene
il black out della memoria,
tace il pagliaccio pieno d’imbarazzo.
“Allora, ti decidi?
O si fa meditazione?
Impara la parte, macchietta da strapazzo!”
sibila una signora indispettita dalla prima fila.

Schiamazzi, fischi, risate dalla folla.
Con vocetta stridula
il buffone barcolla
“O vili canaglie!
A me che son un fior d’artista!
Sapete i miei riconoscimenti,
lunghi più della spesa al centro commerciale una lista!
Del mio talento artistico vi faccio immenso onore!”

E la vocetta diventa ancor più bianca,
in falsetto,
uno spasso perfetto!

Tuona un signore maestoso
dalla voce profonda,
il misero buffone spazzato via
dall’immensa onda dell’ironia.
La platea in lacrime per le risa.

“Ma vai al circo, inetto!
Quale onore e onore,
la tua esilarante buffonaggine
t’attribuirà
il Coglion d’onore!”.

Povero accattone,
fra pomodori e uova
il gessato di quarta mano tutto sporcato,
torna mesto e indignato
a mettersi in vendita
al prezzo più stracciato
al mercatino del terzo mondo
dell’usato.

*

Elegia in Greve in Chianti

Ricordi, Amore?
S’andava
mano nella mano
per le agresti contrade
di Greve in Chianti.

Era giorno di mercato
e la gioia come bimba felice
ci sorrideva lungo la roggia
dal ponte affollato.

Dolce
lo zefiro ci accarezzava.
Il cuore
nel ricordo indelebile si culla
ed indulge
nel grigiore di silenti ore.

Nel mattino lontano
i nostri baci emozionati
in cima ai verdi poggi,
all’ombra dell’antica quercia
m’illuminano della tua amorevole dolcezza
anche nel solitario oggi.

Noi
perduti
nel fugace paradiso d’un abbraccio
vegliati del leccio,
i nostri occhi a fondersi
increduli e d’emozione muti,
nell’angoscia dell’inesorabile perdersi.

Il mio sguardo
di primavera assiderata
colmo di lacrime
mentre incombeva
l’inevitabile commiato.

Ricordi?
Era giorno di mercato
e madama solitudine
incombeva in agguato.

Sogno dolcissimo
dileguavi
nella mia lacrima furtiva,
lenti e tristi i tuoi passi
nell’allontanarsi sul selciato.

Ricordi?
era giorno di mercato
e la tristezza ci attendeva
nel vicolo d’ombrosi rimpianti popolato.


Nella fragranza disperata
nell’ultimo bacio
per sempre
nel mio cuore t’avrei portato.

“Ti regalo
in mio ricordo
una viola del pensiero.
la mia voce lontana
illuminerà la tua solitudine
nel greve giorno mesto e sordo”.

Malinconico sorridesti
scuotendo mestamente la canuta testa:
“Amor mio,
il ricordo della perduta festa
rende la rimembranza ancor più amara….
La tua viola
morrebbe nella nostalgia di Te,
s’appassirebbe nella struggente lontananza….”.

Mi ritrovai sola
in lacrime d’infuocato rimpianto.
già t’eri allontanato
nella malinconia del crepuscolo
in assorto incanto.

Il nostro ultimo bacio
di lacrime d’addio profumato.

Nel cuore mio dolente
sboccia ogni febbraio
quella viola del pensiero,
che non t’ho donato.

E nel soave ricordo tuo
il mio cuore è lacerato.

Piango nel gelo siderale della solitudine
ora che siamo distanti
a ripensarti lontano.

Ti rivedo sul sentiero
allontanarti con passo fermo e dolente
accompagnato della sguardo mio,
mia cometa di malinconia rifulgente.

E volo da Te
ferita rondine nel fugace
tenero abbandono,

sul nostalgico sentiero
nel sospiro malinconico
del nostro Amore,
foglia d’acero rapita
nel disincantato vivere
dalla turbinosa roggia
di Greve in Chianti.

Marina Pacifici

*

Una serata al Palazzo Verbania

Non un fiabesco ricevimento,
ma divertenti personaggi
che per una sera
dal quotidiano tedio
sciolgono gli ormeggi.

Cineforum sul Risorgimento,
fuori la sera,
il lago nel notturno baluginio,
nell’aria la fragranza di primavera.

Lontani gli affanni del giorno,
un barlume di speranza in fugace ritorno.


Cinque amici in discreta fila
a ravvivare in allegria
un auditorium di giurassica monotonia,
una catartica risata che il cuore allieta
in briosa compagnia.

E sedute accanto
in femminea complicità
due donne dal medesimo nome
eredi dello stesso baro destino,
tenaci e fiere
consapevoli stelle del mattino.

Provate,
mai rassegnate o sconfitte
indomite nelle quotidiane battaglie,
nel coraggio d’ogni giorno invitte.

Nel sorriso malinconico e amaro
Si Svela nel loro sguardo
La primavera dal volto chiaro.

Dolce incedeva la sera.
Soltanto per qualche ora
il tepore dell’amicizia
a sospendere
il gelo siderale della solitaria mestizia.

Un minuscolo bouquet
di liete e serene ore,
l’angoscia nell’ombra del dolore tacitata.

L’incanto della notte
nel blu lacustre
di splendore ammantata.

Marina Pacifici

*

Rinascita

Petalo dopo petalo ancora in gemma
langue l’inverno
nel mormorio
della solitudine
dallo stridulo lemma.

Dileguati i sogni
gli occhi volgo febbrili
al cielo
cercando nuovi aneliti,
Tu
il mio nostalgico sospiro.

Fremito di colori
novelle fragranze
di primavera
la speme in bocciolo,
dei nostri baci risplenderanno le stelle
nel sussurrato, dolce oblio della sera.

Respirerò incanto nel tuo sorriso
soave e carezzevole alla mia anima,
celeste fiordaliso
nella meraviglia d’averti accanto.

Percorreremo
lieti sentieri
mano nella mano.

Nel radioso manto del tuo sguardo di giada
lieve e soleggiata sarà la strada.
Nel fremito di tenerezza
immemori d’ogni mestizia
insieme
prenderemo il volo.

Nel silenzio del dolore
mi spoglierò d’inquieta tenebra,
mi vestirò di luce
ed il mio cuore
rigenerato non si sentirà più ferito e solo.

Marina Pacifici

*

Balaustra di nostalgia sul lago

Affacciata alla balaustra di nostalgia
lo sguardo mio malinconico
il lago
all’orizzonte della lontananza perlustra.

In ogni carezza di vento
ti sento accanto
eppure sei distante
all’opposta riva
delle nostre solitudini parallele.

Nell’aria vespertina
il canto della capinera langue
nel solitario mio cuore.

Mi sorridi
malinconico e distante
dallo struggente lido del mio rimpianto.

Protendo a Te
disincantata la mia mano
e nel fremito della nostalgia
mi sei in un palpito di desio accanto.

Geme mesta l’allodola.
Dilegua il sogno vano di Te
nella mia sera.

Sei perdutamente lontano.

Procedo sola
per la malinconica via
nella fragranza precoce di primavera.

Sospesa
al tuo sguardo assorto
incombono le ore
nel murmure del lago.


Nel sussurro del cuore
ti trovo
all’orizzonte vago
allo zenit della mia solitudine,
mio sospirato ed evanescente Amore.

Marina Pacifici

*

Portami con Te nel fiorentino incanto

Portami con Te
nel fiorentino incanto,
fammi sorridere
dell’allegro brio del vernacolo.

Sorprendimi
nel palpito di colore
del tosco elegiaco canto,
nel rinascere di nuova stagione
fermati un istante
a me accanto.

Portami con Te
nel verde splendore dei poggi,
sui sentieri di primavera dal volto chiaro.

Conducimi con Te
nell’ antica Barberino.
Col tuo passo agile e gioioso
portami con Te
per l’agreste, soleggiato cammino.

Donami un bacio appassionato
all’ombra della quercia dorata
nel sorriso campestre in Chianti.

Ammantami nel tuo abbraccio
d’aurora incantata.
Scrivi nelle nuvole elegie
sii il mio soave rifugio,
fammi sentir amata,
intreccia sol per me
un corona di viole.

Accarezzami
nell’amorevole palpito delle tue parole.

Sorridimi
nel caldo autunno d’oro
del tuo sguardo di giada,
fermo e fiero.

Portami con Te
presso l’antica pieve,
dove correvi da ragazzino
sul radioso sentiero,
vestimi della dolce luce dei tuoi occhi
nel silente mattino.

Sul campo di strenua battaglia
scaglia con me
del coraggio indomito
l’infuocato dardo.

Portami con Te
per le sonore vie del centro.
Ai cancelli del Giardino dei Semplici
vola via con me nell’emozionante batticuore,
all’ombra dei viali
ferma l’inesorabile fluire del Tempo
nella soavità d’attimi celestiali.

Portami con Te lungo l’Arno
sull’antico lastricato del Ponte Vecchio
non ricorderemo mestizia o disincanto.

Abbracciami nel tuo dolce incanto
di giardino d’inverno
fragrante di rose rifiorite,
intrecciate nella serra segreta
le nostre vite.

Nel chiaro splendore di Fiesole
sussurrami tenere parole.
Decantami raffinate elegie,
accarezza nel tuo tepore d’autunno
le mie malinconie.

In indissolubile varco di speme
fondi
le tue mani alle mie.

Ancora noi
per sempre
insieme.

Portami con Te
nella medicea residenza
a Cafaggiolo.
Nel lieto fremito di rondini
placheremo per un istante
le nostre solitudini.

Donami un abbraccio
che sospenda alla balaustra di tenerezza le ore,
sii il mio magnifico signore.

Giungerà la notte
nell’argenteo scintillio
della luna sul Ponte Vecchio.

Arriverà il mesto commiato
ma noi
persi nell’eternità d’un bacio
non vi presteremo orecchio.

Marina Pacifici

*

Verso l’orizzonte e oltre

Lontane
le forche caudine,
non più subalterne.

Cristalline sorgenti di speranza perenne,
stelle alpine
fra azzurre vette di solitudine.

Strappato dell’ipocrisia
l’ultimo velo,
valchirie indomite
figlie del vento e della folgore
a conquistare fiere
l’altra metà del cielo.

Nell’avvincente sfida
d’ogni giorno
tenaci rondini
nella stagione del ritorno.

Né Messaline,
né Arianne,
né Calpurnie,
né ancelle in rassegnata gonna.

Avanguardie in veglia
a cogliere sogni, spemi e rose
vincendo delle vita le tempestose fole.

Sole,
armoniose e resistenti viole
fra le selve del disincanto
a combattere ancora,
tingendo
di nuovo cromatico incanto l’aurora.

Nel vento di libertà
fieramente
noi
Donne.

Marina Pacifici

*

Le ali della Libe