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Raccolta di poesie di Fabiana Grasso
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

senza titolo

la grandezza nei dettagli
respira apatia della parola grazie
un disamore del testo
morosità affettiva di pensare
che ammanta la logica di scriverti
l'idea è ancora di caderti tra le dita

non sei
non ricordi il rimedio alla vista
voglia di accendere il sangue
un fragore impigliato
l'incastro dove ci sei anche tu, imperfetto
pieno di voci e vivo di silenzi

mi appoggio alle mani
misura del mio passare reale
del mio timore
dietro te la persona
ha scavato il ghiaccio così tanto
che il luogo non si è mai rimarginato
da entrare in inverno, il tuo

nelle ossa spaccate dagli anni
raccolgo camicie bianche fuori dai cassetti
la pazzia lavata con spugna ruvida
è in caduta libera di confessioni
che non arrivano mentre leggo solo la fine
vedo che il sole si muove
mi trattiene una spina dorsale
ancora in vita.

*

luogo a procedere

sentimento epico
si può vivere tanto?
toccare le linee di ciò che è
mentre il mondo è un altro
mi sei circoscritta vita
un frammento di lucido inganno
dove qui non trova
che mani blindate
c'è il volto di madre, che ha più rughe
seni penduli sangue e velluto
un richiamo a forza come un battesimo
vorticoso vuoto di mille volte ancora
vertebre curve
qui l'unica parola è sottile
come l'attenzione
sarà l'età, forse
la mia storia piana

*

senza titolo

non c'è altro modo
non ce ne sarà uno
e dimentico

vorrei andarmene

tutto quello che aspettavo
è nella tua bocca
quel senso orale che è nel medesimo attimo
dove mi fai perdere la ragione che esisti

passate milioni di parole di qui
con il nome che non è mio
io che ho usato aria perdendomi
tutto in una volta

in questo andarsi
di liquidi e carne
scivola e geme ad argine
gira tutto a dita fredde

siamo poi solo in due?

o invece gestazione che farnetica nudità
è strano spargere un seme
e non ricordarlo
rimaniamo immortali in piedi per altri cent'anni
come un ripetersi di stanchezza

già in questa alba di sapore e grembo.

*

Vuoto


ho molto fiato che si sta spegnendo
ma non mi basta sfiorarla, la vita
così rada di conoscenza
in fondo l'ho solo sfiorata una volta
si gode di colpa di cosce spalancate
di notti attraversate di geni maschi asprigni
nel tempo degli uomini
come la crescita dei melograni...
forse è il tempo di una chiusa
di un vuoto molle e senza suoni
convergere-divagare
una figura
un attimo del corpo alle spalle
e penetrare.

*

un atto estivo


per quel poco che d'estate si mostra
nella minuscola calligrafia
è un tutt'uno di fogli
rispondere alla sera di misura e grazia

gioco sopra, sopra
nel meglio che si può
parola ecc. ecc. ecc.
inserendo simboli, è piovuto
qualcuno soffia all'orecchio
irriconoscibile
s'impunta in un molto, c'è umido
nuova classifica del dolore

lentamente un ritorno un'alzata di gonna
fino ai capelli grigi
che' sistemo la vita a più piani
ho molto da fare, di ossigeno e di rose.

*

senza titolo


vorrei non avere memoria

affrontarti corpo e viso
ho toccato il corpo sbagliato
le tracce hanno illuso, non mentito
hai perforato la gola e la menzogna
troppe le schegge frangenti
poca la bellezza rimasta, nulla
è più delle palpebre
né la decisione di conoscersi meglio
mi parlerai dei tuoi polsi
li ricordo, i passi li ho contati:
siamo noi nelle bocche
dentro un sudore
senza un atto di coscienza
tutto il resto io, nuda
nel ventre che bestemmia ogni notte persa
nelle palindrome periferie
nell'amore che non ho, che ho.

*

Se


tutto quel percorso
alle volte, certe volte
come solo i dolori fanno
cade chi li vuole sapere
da scandalizzare il nodo in gola
e rima la lingua
ogni corda vocale, ogni suono ogni disprezzo
così ho paura parlando
che è passata l'estate
attraverso parentesi alla vita
senza compassione

vorrei che le volte dentro
passassero di colpo.

*

Muro d’esterno

tutto sulla mia terrazza
anche le erose cuciture dei lembi
ravvedono labbra di voci passate
dimostro
sacrificio nella stilizzata ombra calda
com'è il verde del fogliame in estate?
cosa significa lo strazio
eppure, peso e perdita sono sotto le unghie
una linea nera lunga
che scuote alla base l'odore arso della zagara
a ridosso di un muro
un invece
sparisce, più raso.

*

senza titolo

Donna,posata e viva
di stagione estesa in generose forme
quale
medesimo punto di forza
hai raccolto in grembo di rivoluzione?
ferma sei,nei segni resistenti
nelle case accese,dai calorosi abbracci
nel verbo comune d'essere
termine
di un'abitudine ruvida,solitaria

quanti gli inverni secchi negli occhi,a sentire
tutto l'umido che ancora succede
non c'è data che allarghi le braccia
solo speranze adunate come ospiti viaggianti
in un silenzio d'appello, finalmente
l'incline desiderio avviene
quante teorie degli errori, sarà altro tempo
il tempo in cui si torna.

*

Appartenenze

Quello che noi definiamo
come avere mani e scoprirle
nel tempo/in tempo
tutto
come un peso, un volume
la carne, lo spirito e libertà.

Accendo la vita
rimprovero la noia, abitudine stanca
la prima
dopo un caffè/gusto amaro
eloquenza del richiamo
ad una nuova giornata
così l'indefinito attrae
l'innegato potere.

Sulla soglia respiro/aspiro
quel primo vagito
[grammi d'aria sospesi]
distacco da terra.

E'coscienza o etica l'ora che passa?
E allora ritorna, e sguscia
il silenzio dell'Anima
che tra strilli inguinali sfiora il caos.
Luogo, di sapere riflesso
tace anche quando urla di spogliarmi
resta qualche graffio
e la amo così [l'Anima]
coi suoi solchi, la sua impronta
la mia spezia interiore
mio vagito di appartenenza.

Ritorna anche l'alba...a bagnarmi
la vita si bagna come una donna:
si impara così
impigliati a volte
nella tristezza.

*

Polvere

quando giurare i giorni del colore
allontana dalla polvere, come d'estate
un trasporto di luce
racconta il minimo divario
sfuma il gioco stupido di fughe infinite
è l'untore che passa su carta di riciclo
fanno così le scritture, quelle vere
agglomerati incomprensibili
smorzano l'infrangibile
che vuole immagine di pietoso assetto.

*

Genova lui

nulla è necessario, nemmeno camminare
a ritmo sulle lastre lucide
si passa senza scarpe
la risposta del sonno la domenica
vacanza mia a Genova, tra persiane perse e bugiarde
ma io lo dico il mare, gli parlo
dovrei solo pronunciarlo
che aspetti nella correzione di campagna
copiami come il bordo di un vicolo
poco convincente
interrompimi nella morale dolorosa
sboccata nell'errore, pronunciato
altrove
che tu mi metta al mondo tra poche righe
o cambi la mia faccia in pelle
sarà il tuo ruolo furibondo
una luce di cui dovermi disfare.

*

senza titolo

ignoro, quel catalogo di cose
nominate ossee e delirate
non la finzione
pace che ci si prende
di pelle ossidata negli anni
si compone di coincidenze
abito un'inclinazione esatta
qui, si fa solo questione di tempo
o di nuove religioni
sul finire di una salvezza che non entra
che mai tocca terra ora riassorbe
dovrei cogliere, e sedermi.

*

senza titolo

(come non intenderci)
non favorire la teoria dei riflessi
che sparano sulle lastre
reagisce la polvere

snebbia e dissolve
i giochi impuri
è vita che scalza e attraversa
rimette in ordine ogni croce

ogni dominio germina anche santità
l'estremo a sud
così vago, inerme uomo
ora terra da arare tutt'altra veglia

*

Margini

est encore froid
que ce soit desserrer le frein de la pauvreté, brille
ce que la vie vous retient
tous les mots libérés, ont trouvé
avec le fil de voix
vous prenez ce que vous voyez
en vérité retourné après
chaque pluie humilié
maison écologique ouvre requis
le nouveau violet entre les monticules inhabituels
rempli d'encre
aggravé les yeux, la bouche fermée
on dirait le bruit puisque les corps
que de nouvelles plant


*********************************************


è ancora freddo
nemmeno questo sfrenare di povertà, riluce
quanto la vita si trattiene
tutte le parole liberate, trovate
con la voce a filo
si prende ciò che si vede
nella verità restituita, dopo
ogni pioggia umiliata
eco di casa necessaria si apre
il nuovo viola tra i cumuli inconsueti
pieni d'inchiostro
aggravati gli occhi, chiusa la bocca
si assomiglia il rumore dato ai corpi
come le nuove piante

*

Marzo in silenzio

pas un trivial Mars
des fuites d'eau
soin
écrit sur le visage du temps
contre la lumière
forcé
ne réagit pas
comme des formes de poètes
nous passons
Aurore a besoin d'un vol
reste pensées
sur la pointe d'images
d'observer, scruter
si vous pensez, je vous aime
et d'écouter les conflits intérieurs
toutes ces relations contemporaines
vivre l'action
une portière est ouverte
comme les huit
est l'absence de l'organisme chaotique
parce que le monde prend possession d'événements
où vous oubliez
Je vois cela, la natation
dans le ventre sec dans les rues profondes
d'un liquide rouge
comme une orgie
l'eau
accepte le soleil

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non un banale Marzo
d'acqua infrange
la cura
sulla faccia scrive il tempo
contro la luce
forzato
non risponde
come forme di poeti
ci incrociamo
l'alba necessita di un volo
pensieri poggiano
su punta d'immagini
a osservare, scrutare
così si pensa, si ama
e si ascoltano i conflitti interiori
tutti questi rapporti contemporanei
vivono di azioni
qualunque porta si apra
come la tua delle otto
è assenza del caotico corpo
perchè il mondo si appropria degli eventi
dove si scorda
questo vedo, nuoto
nel ventre secco tra le vie profonde
di un rosso liquido
come un'orgia
la acqua

*

Altro

alcuni sguardi sono dei numeri sul muro
lei era me
insieme alle lenzuola, nella polvere
della stanza
ma non hai ricordo di una lontana inquietudine
l'odore dell'altra
che si capovolge, per farne una ragione
le case le fanno
e le persone
ma lo dimentico a volte
e di nuovo il giorno che toglie
l'inutile sfoglia vitale
di una controversa lingua
sotto cui riposare, come foglia d'albero
lo vedi
è il punto, vuol dire che è finita.

Io ho finito.

*

senza titolo

non ho più un senso compiuto di lingua
ma cori estenuanti tra righe e linee
a scrivere, a parlare di lunari infiniti
come un rapimento di stagione
una attenta moviola la mia
rapita nell'attimo di una nascita
al mattino crosta di cuoio appare come polline
origine lontana di castità
passi tu e mi privi continuamente
pieno nelle mani
di un calore espanso
ci accorgeremo nella città nuova
oltre l'esilio della storia
oltre la città obbligata dal libeccio
si fraziona tutto, anche la sottomissione
con gli aggettivi vicini all'urlo
che sotterrano la pancia
e grido in fine, come una partoriente
un massimo caos a guardarci
nella tua terra sul mare da non farne a meno

*

senza titolo



meno ancora di un'appartenenza
qualsiasi grado di sottigliezza
lega tutte le cicatrici umane
contenuti nei luoghi, le mappe
di tracciati indifferenti
contrari agli ordigni della rabbia
sanno che una è persa, d'occasione
spalle ad un muro
esercizio per mutare

*

senza titolo

Quando parla il dolore parla lo scricchiolio della porta sbattuta
l'eco dei pianti che ricorda una caduta
sulle piastrelle separate
c'erano in fuga gli istanti invecchiati
gli ascolti non previsti e le teorie degli amanti
un ricordo degli incontri, la molestia delle suggestioni, il sospetto di una attesa
e così si tornava a parlar di poesia

è un'ora dove finisco di pensare
dove passano gambe sulle strade finte, lunghe e innocenti.[smorfia]
vedere la vecchia via , dietro la collina da dove spuntano le nuvole euganee
come l'ovatta che ferma il sangue sulla ferita.
Ma cosa volevo dire?
Questa storia che non ha l'inizio non ha fine e nemmeno mi interessa
riguardo fuori da quella finestra per rivederlo, il mare
lo penso
resto così una ragazza fino a notte fonda
questa è la verità che nulla tace dentro
nemmeno lo svago che esprime e trasmette l'idea fragrante
di un amore stretto stretto

*

senza titolo



accadde, non so
mi guardai bene
e non ne seppi mai nulla
della polvere tolta
del telo cardato sul tavolo
a caduta libera globuli rossi
appiattiti sul pavimento
senza coraggio di imprecare
tutto mi assomiglia,gloriosamente
vecchia

*

senza titolo

è come ruminare sbagli
scavare nelle celle segrete, qualunque bibbia
si ritiene disonesta
cosa salvo dei rovesci, del calore umano
di un battere a forza sugli stipiti
l'interlinea della frase
come testa mozzata quotidiana

ripasserà qualcuno di questo stare
nel non giorno
[sono le due del mattino]
a mani curve, spingo nudità e saliva
conseguenza simmetrica
di chiacchiere sulle labbra a pezzi

*

senza titolo

d'altro ho saputo di donne, e donne tre
ma le cose semplici sono in affanno
un suono e un apostrofo
ho parlato e ancora non basta
riparata dai sensi
i medi volumi di piazza ad ascoltare le chiese
contate nel caldo
fragore marino riconosciuto
gusto di cima
chiaro, chiaro illimitato
fin sulla punta degli alberi
in vista alla guardia
ferrovia che trasporta lontano
così
mai più all'ultima ora usata

*

senza titolo

per ogni verso sollevato, carta
segnata
cose che tornano nella fila
del tempo smosso
è tutto un movimento, doglie
che credevi superate ad esempio
da storie misurabili a spanne
non fluire, non avanzare
nell'eroina nemica
muta esistenza in vena
chiacchierare da vecchi, pochi i sorrisi infastiditi
la bambina senza vergogna
incastrata nella madre
Vagina! Vagina!
un grido sordo come preghiera
soffiata nei nuovi teatrini
a far figura
tra i vestiti colorati (a me non interessa)
si tenga lei, le parole abortite
sbavi di femmina in prestito
nessun condono, più
infiliamo tutto nel sacco nero
tutto ciò che è / che è stato :
dolore,quel pianto da dentro,l'urna del sepolcro,le modalità provvisorie e ogni delirio di notti e di viaggi elaborati
e poi in ogni alba per guarire, anche pagando.

Il tuo Io, senza morale deve andarsene
da ogni superficie
così da poter piangere ancora.

*

senza titolo

le vite con le nostre forme
ci dormono dentro...
avvolte nel dondolio delle cose finte
minima durata e voci disabitate
odori stanchi di colline disadorne affacciate ai balconi
curve di debiti allungati in anni
posati e spergiurati
mano nella mano io che succhio le dita
morbida monotonia di provincia
strano percorso immobile
al fianco di una lampada raccolta in un capogiro
è ogni freddo un usuraio
che disordine,che amarezza
si aspetta un dolore un dottore un'oncia di un miracolo
credenza e premura non sfogliano margherite
passano sulla schiena e schiudono le reni

*

senza titolo

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