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Raccolta di poesie di nadia sponzilli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Carta da zucchero

Carta da zucchero
colore che non ricordo dove
è capitato
dentro l’incarto avvoltolata la dolcezza
due cucchiaini da mescolare in senso orario
bere i ricordi come a dissetare il mare
non riusciremo mai
e se anche fosse

amaro mare che conserva
i palpiti dell’attraversamento

solcare
verbo da navigatori
da contadini
da panettieri
solcare è con la mano
è con il cuore
acqua terra e pane
da impacchettare.

*

otto

Otto è il numero più blu
nelle sue pance larghe
si specchia il mondo
c’è un otto impresso nello sterno
che sostiene il cuore
cardare un nido
per far pratica d’amore
lanuggine benevolente
che non si stanca mai del suo
ricominciare.

*

Se penso al verde

Se penso al verde si forma intorno a me un nido
racchiuso dentro sta la memoria degli uccelli
unici testimoni
degli apici degli alberi
dentro gli occhi porto un po’ del mio pensiero
appena a sud dell’iride diventa intellegibile
è un segreto che condivido solo con i vegetali
mutevoli
per questo non propensi al raccontare
nel segreto delle piante si contano
gli anelli della vita
fedi nunziali di legno
non ancora stagionato
era novembre e chiesi in sposo
un faggio
lui riconobbe in me quella tensione
che tiene avvinte piante e umani
del cielo spersi
senza mai volare.

*

Son morta sei volte

Son morta sei volte
una volta
non è questo che conta
macerie di padri
dissesti
tremava la terra
calore di cellule da dissodare
mutarsi
di vite ferite vessillo d’umana adempienza
l’essere femmina cammina
trecce nei campi, sul capo, nel pane
volute di fumo
roghi stregati
la salvia dentro la gonna
sipario
pregarsi divino incarnarsi
piume negli occhi
sguardi volano rasi
ora che sono pulita
intono il tamburo al mio cuore
scappate vili ricordi
le cosce possenti i piedi di roccia
tornare avrà quello sguardo
d’eterno sapere.

*

Eppure scale verso il cielo sono gli alberi

Eppure scale verso il cielo sono gli alberi

più buchi di corteccia più rifugi nell'incavo

la disposizione ad ospitare

rifugio d’anime annidate pigolanti

scendere a terra essere animale

sapere la giustizia senza colore

tutto si fa e si disfa nella fuga

la gioia della corsa senza direzione

anime animali rasenti il vero

attente a non caderci dentro

canto di libertà.

*

Dell’esser foglia

Dell’esser foglia ringrazio l’apparire
la costanza
incapacità a rinunciare
nel canto della foglia
amo lo sbagliare il dimenticare
nel suo abbraccio sono stata
dentro un regalo di betulla
nutrita dalla luce
ero felicità che non ha nulla da temere
crescevo nell'inutilità di quell'abbraccio
nascevo partorita come compimento
lo scomparire era parte dell’andare
dell’essere foglia ora ricordo appena
quel tremolio che affidavo al ramo
la completezza della linfa
vita di verde vinta

in risalita.

*

nell’incavo


Nell'incavo della mia spalla ci farò un laghetto
lo riempirò di baci rossi boccheggianti
li pescherò talvolta
per sentirne la mancanza
d’estate in piena siccità
lo colmerò di lacrime
piante per l’occasione
avrò una spalla mare
salata e piena di marosi
mi siederò la sera ad est
per farmi tramontare
a notte sposterò a dovere il mare mio
clavicolare
perché le stelle stanche sappiano dove cadere.
--

*

Sentire

Sentire come suona quel colore
che accordo spande il suo pensare
se tutto prima dell’inizio fosse stato verde?
Gettare ponti nell'infinito quieto
del desiderare
allora dentro il cuore forte dell’accudimento
capitava come una rinuncia
dentro le sue mani unite a coppa
iniziava un temporale
piovere senza tempo
dentro le pozze
anche i sassi cominciavano a cantare
un canto di rinuncia dove riposa
la voglia di partire
prime radici del verbo amare
ancora tutto da sperimentare
l’ingordigia era nel cielo
negli occhi un altro tentativo verdeggiava
avvinto come vite
ancora offriva il sacrificio
a quello che chiamava Dio
il suono intorno fine come un lamento
rampicante luminoso.

*

Raccontami di quando tutto era viola

Raccontami di quando tutto era viola
la terra il cielo i desideri
sostieni la mia voglia di non credere
bisogna farla crescere
lasciarle il tempo di tramontare
se tutto è stato così viola com'è che poi
qualcosa s’è sciupato
andando via come figlio prodigo
che parte sapendo di non poter tornare
che porta via il nostro peccato originale
-unico-
ripetuto per non dimenticare
ascolta il suono del tramonto
sentilo nel gusto amaro dell’andare via
da questo luogo di malinconia
nuotiamo insieme bracciate lunghe
che non cercano la riva
ci siamo ritrovati
figlioli persi prima d’essere cresciuti
ora ci dedichiamo quel ricordo viola che ancora
non abbiamo avuto
metti le mani sul mio cuore e gira
allenta un po’ la vite del dolore.



Tratto da: I sogni hanno una planimetria irregolare, Chance Edizioni

*

Abbraccio

L’abbraccio è mare aperto
sponda
c’è questo scambio di risacca
torna e scappa
Il tempo dell’abbraccio circoscrive
si fa golfo e respira

scriversi cartoline dall'abbraccio
conferma l’affetto
dentro la continuità del gesto-
non è riparo che cerchiamo
ritorno forse
il luogo dell’inizio che non ha fine
come lo chiamiamo?
Proviamo ad invitarlo con la mano
il primo vagito, il primo abbraccio
la prima morte
se fosse falso?
Ci rimarremmo male ma
la perseveranza della vita sempre
consolerà

l’unica verità.







*

Blu

Chiedere conferma mille volte
aspettare un cenno
reclinare il capo
i pensieri sulla spalla ad aspettare il vento
che li voli via
essere grata mille volte ancora
tutta quest’aria che tiene alla vita
suona di fisarmonica
respiro dentro
canto del tempo

-circolare.


Tratto da: I sogni hanno una planimetria irregolare- Chance Ed.

*

senza titolo

Nullasentente
con la costanza ferma della pietra
senza la gioia di una scintilla accidentale
orfano della percezione del magma universale.
Peccato

-peccato mortale-

*

Bella da dire




Sei bella,
dillo ancora
ripetilo finché
non proverai sulla tua pelle
le acrobazie del dire
che cura e crea
(mattone su mattone)
le acrobazie dell'essere.

*

Fluire


Ti ho baciato l'anima
quella volta al fiume
come un fluire d'acqua
ho saputo la tua storia
scivolava piano tra le rive della sera.

*

Miracoli



Che fosse il giorno dei miracoli
lo capì dalla luce
che arrivava netta senza riflessioni.
Lasciò che il resto,
quello che da sempre l'avanzava,
la raggiungesse.
Montò a neve ferma l'avvenire
poi ci salì sopra
fu un tripudio di attimi glassati
da mangiate con le mani.
Da quel giorno aprì finestre sull'interno
iniziò a farsi vedere,
anche il suo davanzale condivideva,
così entrambi si affacciavano alla vita
come la prima volta.
Cadde la neve vera
fu spettacolare
-sipario chiuso-
affetto speciale.

*

senza titolo

Niente di meglio di un bel vestito rosso
con le promesse che battono il ginocchio
estate dentro le nuvole
l'orlo sensuale di una genuflessione.

*

Prima




Prima di tutto,
prima del pianto, del riso, del sonno.
Prima dell'acqua del vento, del cielo.
Prima della partenza.
Prima di tutto era l'amore.
Prima l'amore,
-prima di tutto-







(Prima bagno le piante, raccolta 2016)

*

Attenzioni



Mi hai sentito pensare
l'ho capito da come mi hai chiamato
con quell'apprensione intrecciata alle consonanti del mio nome
sorridevo colta in flagrante
poi abbassavo un po' il tono dei pensieri
anche se a te, che hai il cuore attento
non ti potrei ingannare mai
ci leggiamo dentro riga per riga
non perdiamo il segno
perché a memoria ci sappiamo
recitiamo quelle parti
che la vita ci ha assegnato
sapendo entrambi che non è vero
Siamo più grandi, non piccoli e grandi,
grandi pari
se vestiamo forme famigliari
è per vederci più vicini
umanamente uniti.


(Prima bagno le piante, raccolta 2016)

*

Una piazza e mezza


Quel letto grande, vasto
che andarci dentro stanca
una piazza e mezza misura
che è più di una piazza grande
e poi di notte potresti perderti
in uno dei suoi angoli bui
che non ci sono braccia a contenerti
che non ci sono sponde ad arginarti
che non ci son sagrati a benedirti.
Nel letto da una piazza e mezza
domani forse si farà festa
festa di piazza
lenzuola tese,
nell’attesa.

(Se scrivo lettere d'amore rompo tutto l'alfabeto, raccolta 2016

*

Lei non era fatta per l’amore


Lei non era fatta per l’amore
si diceva
e con la mano si toccava gli occhi
come a cercar riparo dalle storie
che a volte
le chiedevan di tornare
e lei
che era un po’più avanti
o un po’ più indietro
un po’ si dispiaceva
non era la distanza, no
ma quell'assenza nel cammino.

Qualcuno le diceva
che sognava ad occhi aperti
e le leggeva i sogni di nascosto
poi si spaventava
e andava via per non caderci dentro.

Lei non era fatta per l’amore
si diceva
ma era una bugia che le piaceva raccontare
per poi scoprirsi nel pieno del mentire
e perdonarsi
con l’indulgenza quieta
di chi la vita la indossa ogni mattina
e ricomincia
proprio dall’inizio.

*

Tu

Tu

Vedevo i tuoi capelli rossi scappar via
nel vento
pensavo sei un po' mia e un po' no
mia, per quel legame stretto
al cuore
no, per tutto quello che diventi mentre
vai
non ti volti indietro
non farlo mai
vedermi mentre ti guardo incontro
non ti sorprenderebbe
o forse si
ma vedere come mi cadono dagli occhi
le parole
forse rallenterebbe la tua corsa
te che sei veloce, netta
vai sempre oltre, mi raccomando
prendi il fiato che t’aspetta
insieme non finirete
mai.

Prima bagno le piante, raccolta 2016

*

Mai più

Mai più

Ti avevo avvertito ma tu insistevi tanto
con quel tuo corpo a dire si, sono sicuro
come potevo raccontarti un'altra storia
ancora dilungarmi nel rimandar quel lieto fine
che pure fine era.
Così mi palleggiavo quel mai più di mano in mano
sperando che in quel volo breve perdesse peso.
Correvamo incontro al prossimo mai più
ad occhi chiusi per non vederlo
ma gli occhi chiusi erano mai più
i figli attaccati, erano mai più
il fieno finalmente secco era mai più.
Poi al colmo della nostalgia
un’esplosione ci guariva
era un per sempre quieto
che ci sorrideva
denti fitti
eternità d’osso
(addosso).


Prima bagno le piante, raccolta 2016

*

Piangersi



Ci siamo pianti tanto,
se l'avessi saputo in tempo, anima mia
avrei deciso meglio il tempo e il luogo
piangersi insieme avrebbe consolato un po' la vita
che non sapeva proprio come fare
a unire due malinconie così somiglianti.
Io l'ho intuito dal turchese del tramonto
da quel viola che lo tirava via,
ma ancora non sapevo che piangevi
consolarti sarebbe stato vano.
Ti piangerò un'altra volta ancora
tu stai attento e al primo accenno di singhiozzo
pensami forte, mi riconoscerai.



*

viola

La vita al nome
corrispondeva
lo sguardo al pane corrispondeva
il salto al cervo
corrispondeva
la luce alla frenata corrispondeva

quell’attesa lunga oltre la luna piena e poi vuota
seppur a fasi corrispondeva

corrispondeva
l’innamoramento alla fioritura
corrispondeva il miagolio
all’incedere del giorno
corrispondeva il calendario
a un numero qualunque
perché contato senza esitazione

c’era tutt’intorno quella corrispondenza
chi diceva che non c’era nome per chiamarla
lei consigliava
alza il sasso
serba il fiore
guarda da che parte piove

da tutto questo senti come sorge il bene
con ostinazione senza giustificazione

la corrispondenza nasce dal desiderare
dall'abbracciare dal perdonare.

*

Estati

Ora che è silenzio, silenzio fitto
sento l'estate
avanza piano come un'alta marea
allaga tutti i mie ricordi delle estati scorse
io che ho la gonna fine che batte sotto le ginocchia
non ho memoria che non sia bagnata.

Sciolgo sudore e sale
che cola lento lungo il collo
percorre il corpo che è in ascolto
rosso che porto addosso
ora che arriva dritta una brezza al cuore
slaccio un bottone e la lascio entrare
poi nel silenzio aspetto che

si faccia luglio.

*

Doveri




E tu dov'eri quando la vita
mi cresceva dentro
entrando e uscendo da quei tentativi
di farla bella
-anziché vera-
e tu dov'eri quando mi innamoravo di uno spavento
e lo mostravo in giro come un figlio mio
e tu dov'eri quando insistevo a dire che non ero mai abbastanza
chiudendo la bellezza nella scatola del prontosoccorso.
Se tu c'eri, come io credo,
conserva tutte le mie lettere d'amore
rispediscimele ad una a una
che io non abbia più un giorno senza amore,
-amore mio-
scritto da me per me
che ancora non credevo.

*

Buenos Aires

Buenos Aires
Buenos Aires, un’idea
un’idea di terra di mare
se imparo a volare
lo prometto che vado con le ali che portano i piedi
i piedi incantati lo sanno quel che c’è da sapere
le rime da fare gli inviti a danzare
che nessuno potrà rifiutare.
Vado là, è lontano, se il mondo è rotondo
si fa presto
senza spigoli a dire che devi girare.
Vado là e m’innamoro
senza se, senza ma, senza forse,
giusto qualche però che fa allegra la vita.
Forse torno e racconto
di quel tempo che slegavo i capelli
qualcuno ci passava le dita e scioglieva quei nodi
senza battere ciglio
come avesse da sempre saputo
che erano lì.
Tratto da Se scrivo lettere d'amore rompo tutto l'alfabeto- raccolta 2016

*

Basilici


Sceglieva passatempi sghembi, controvento
non foss'altro che per restare libera
da tutti quei capelli dentro gli occhi
regina dell'inutilità e dei suoi miracoli
donava così poco di se stessa
che tutto intorno traboccava
se poi nessuno se ne accorgeva a lei sembrava bello
come una conferma di quell'inutilità andata a segno.
Salvò un giorno una pianta di basilico
dalla prigionia sensuale di un supermercato
uscì tenendola sul cuore
mormorando frasi di consolazione
a casa poi la mise sull'altare
quello delle vite orfane d'amore
la mise in quel punto dove il sole,
che non aveva perso il suo coraggio,
mandava tutti i giorni quel suo raggio
dal quale tanto tempo prima
anche lei come la sua piantina
fu salvata, proprio lì in cucina.

Tratto da: Prima bagno le piante- raccolta 2016

*

Complimenti


E quelle ferite, come le hai guarite?
Acqua con sale quattro volte al giorno
e se bruciava (come bruciava)
gli soffiavo sopra
con quel fiato che mi riempie tutta.
Poi sono venute delle croste dure
le ho ammorbidite con miele di montagna
quello con il ricordo dentro delle vette
dove non scala mai nessuno.
Ora si vede ancora un poco il segno
ma sto aspettando che cada lì un fiore di tiglio
col suo profumo saprà toglier quel segno.


Tratto da: Se scrivo lettere d'amore rompo tutto l'alfabeto. Raccolta 2015

*

Rosso

Rosso
Vermiglia la vita veloce
corteccia di dentro speranza di linfa grondante
dissangua l’attesa la diga del tempo ostruisce la valle
carminio cammina nel lento sanguigno ristà
aprire la porta al ricordo la vita perpetua
scarlatto che offre sé stesso
il sesso del rito pagano invano
gremita la vita a venire
porpora lama e sutura
dentro la terra tagliata
i semi che cantano angeli
son dodici
l’inizio e la fine grammatica dura a morire
dentro la terra di rosso vestire
i seni scoperti a nutrire
la strega, il fanciullo, l’ibisco.
Il bosco soltanto capisce
cremisi fremono i rami
radici del cielo svezzate
le mani pertugi scovati
un canto che avanza del resto
non resta più nulla.


Tratto da: I sogni Hanno una planimetria irregolare, raccolta 2018

*

Balconi

Balconi

Ci stringevamo vicini vicini sul balcone dei lamenti
(piano terra, senza ascensore)
dopo aver scosso la tovaglia della cena
ci lagnavamo piano guardandoci negli occhi
la sera finiva, come d'abitudine
noi ce ne lamentavamo invece di dispiacercene
poi chiudevamo la portafinestra in coro
perché non fosse solo uno di noi due
a rinunciare al giorno.
L'indomani sarebbe venuto, probabilmente
noi senza dircelo ci speravamo
e sognavamo insieme questo sogno
e se funzionava, al mattino
correvamo fuori sul balcone dei lamenti
(piano terra senza ascensore)
e guardavamo il rosmarino che cresceva,
malgrado noi.


Tratto da: Prima bagno le piante, raccolta 2016

*

A volte

A volte
A volte non so accettare com'è, vorrei guarire
ed esser madre e padre delle cose
riportarle a quella quiete dell'inizio
pronte a partire
così allungo le mie ciglia fino al cielo
a supplicar le nubi di piovermi sul naso
non piango più ora è sereno
ho steso le mie guance ad asciugare
se tutto mi entra dentro
e non c'è verso di tenerlo fuori
mi faccio mare dolce
ancora da salare
la riva l'ho imparata così da poterla camminare
e lasciare orme che si possano disfare
A volte non so accettare com'è , vorrei guarire
così mi ninnananno
piano fino a sognare.

Da Prima bagno le piante, raccolta 2016

*

Nottità

Ogni notte la notte è più notte

la luce ogni notte diventa più luce

ricama sui visi le ombre li rende più tenui

a mentire di notte è più lesto

corre giù per le guance come sonno che cola

fa dire "tiamo" e "miami"

come a non dire"hopaura"

fa strano poi chiudere gli occhi sparire,

in quell'attimo varchi il confine

e succede di tutto dentro il mondo fuori dal mondo

nessuno lo sa o lo sa e non dice

è peccato mortale non dire chi omette

un po’ammette è grave ma non tanto.

Nel sonno nessuno lo sa cosa avviene davvero

svegliarsi per vedere se tutto c'è ancora

capire chi sei, se sei, come sei

è magia che sorride, fa girare nel letto.

Giuro sempre stavolta mi accorgo

di quand'è che divento di sonno

accudisco il passaggio

poi prego con la lingua inventata e impastata

che mi giura che è vero

son riuscita a lasciarmi dormire che coraggio,

domattina mi offro un caffè

me lo porto nel letto me lo guardo sorbire

con la gioia nel bicchiere di vetro

mi dico sei brava a svegliarti

ogni giorno puntuale

proprio all'ora precisa

conferma che ancora ci sei o ci fai,

insomma continui a giocare con noi.

*

Ridevo fino a non poterne più

oltre quegli occhi duri, tuoi, a dire basta.

S'alzava tra noi due il muro di riso raffinato

sul quale tu rimbalzavi torvo, integrale non potevi entrare.

Aspettavi sulla soglia che in vita non avremmo aperto mai.

I muri erano come un labirinto

cambiavano sostanza ad ogni giro

muri di riso di pianto di vergogna

l'uscita ce la dovevamo conquistare.

Ora quei muri li ha forati il tempo nelle fenditure

ci son nati i fiori c'è un fiore

col tuo nome poco più in la uno col mio

distanti superficialmente

uniti da quelle radici fini che non temono confini.

Fiorisco anche grazie a te,

al tuo concime

 

-aspro, sporco-

mica ti assolvo sai

mi porto dentro quella rugiada verde

che libera il mio riso ora

sguaiato non ti infastidisce più semmai

(ce lo auguro di cuore)

libera anche te diventa

 

amore.

*

Donne

Quella misteriosa voglia di cantare

che spesso rimane dopo la devastazione.

Preghiamo la nostra canzone a squarciagola

anche senza tempo.

 

Donne perseveranti con altri i tempi dentro.