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Raccolta di poesie di Valentina Rosafio
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Delirio e onnipotenza

Delirio e onnipotenza partoriti

dal nostro cosciente sentire

dall'uomo bastonato in mezzo

a cubi di parole da dire,

sovviene discernimento continuo

distacco dell'empatia. 

Potrebbe essere un esperanto sociale,

o una babele nascosta tra angoli bui e

anestetizzati, al quadrato. 

E le migliori generazioni di Ginsberg

sono andate a farsi benedire

mentre il nuovo Moloch sovrasta

le menti delle generazioni future. 

 

 

*

Essere

Questo abito che ci è stato cucito addosso,

questa seconda pelle, stretta, a volte larga, 

ha le pieghe in certi tratti

ma non nasconde come siamo fatti

nè ci risparmia da nodi o strappi.

Non c'è muta che tenga 

alla pressione di un'anima che pulsa

di un cuore che scoppia

di  membra che ardono.

Essere. Non c'è altra via.

 

 

 

*

Non ti dico addio

Come una farfalla morta resuscitata dal vento

-l'una sull'altra le ali chiuse, mosse-

le ultime mosse sulla finestra d'argento,

aspetto anch'io una folata che trascini via

questa morta poesia

a conclusione di un'estate faticosa

come un respiro affannoso.

L'acre odore che si fa insistente

mentre ti portano via

giace nascosto in qualche ansa

del mio cuore.

E ti tengo in giardino tra rose e spine.

*

Questa volta

Le mani -questa volte le tue-

racchiudono ore e ore di laboriosi rintocchi

delle nocche su un tavolo consunto

dai ricordi delle domeniche di festa,

dall'urlo schizofrenico dove fallisce

il dialogo e la parola ferisce.

Hai bisogno di quisquilie mentre senti

ciò che non vuoi ascoltare.

E qui il verbo si fa carne e muore senza

null'altro chiedere se non un po' di pace.

 

*

Disperazione

Nel volto del cielo

un azzurro incostante

come la sorte.

Può nascere morte,

può nascere morte.

Nel buio del deserto

un'ombra tremante, 

l'incertezza della luce.

Oh! Com'è distante,

com'è distante.

Un silenzio assordante.

 

 

*

A Pietro, tra le stelle (riproposta)

Pietro sotto le pietre 

Legati da quell'alta asta nera

ficcata nel cuore,

ti porto nel cuore

perché sei, Poeta, il mio dono

su questo sublime Pianeta,

e ti vedo accendere versi

nel buio dell'anima

come s'incendia la parola

nell'abbraccio virtuoso

che mi hai donato. 

*

Rinascita

La via è buia e non

c'è che qualche anima in pena

persa in un labirinto infernale 

di dubbi e verità assoluta

tra echi ancestrali e ghigni.

Non c'è che il male

nel sonno della ragione.

Ritornate morti  a splendere vita

sul mio cammino.

Spazzate via vento e fumo.

La rinascita è là, dietro l'angolo.

*

Una buona nuova

Un cerchio che si chiude

nelle arterie del cuore

invaderà le membra

 

una buona nuova

porta su e ancora su

sentieri sconosciuti

 

ma nella terra mossa dall'impeto

stanno le radici avvinghiate,

partorirebbero fiori ma

sale il nemico, rigetta le fondamenta e

un, due, tre,

discende, risale, consuma.

 

Eppure c’è un Dio mosso a pietà

e non reciso resterà un fiore

lungo la via.

 

 

 

*

Blue monday?

Ho dovuto aspettare che se n'andasse

la luce per poter scrivere questi versi

a onor del buio.

Non so se il tacito silenzio mi ha colpito

l'anima o se tutte le brutture

hanno congelato l'ispirazione.

Niente blue monday, niente di niente.

Solo un'apatica mente che si aggiunge

all'anestesia poetica fin giù

alla periferia del corpo.

*

Vanno

Sono andati via

gli ultimi albori di questo nostro fiato

grande poco più o poco meno

dell'agire unico dell'uomo vetro

spingono le dita su questi tasti affusolati

dipingono le ore in un quadro senza sfondo

partoriscono giornate senza travaglio

la routine e l'inganno

stanno al mondo senza peccato

che muoiano o che nascano,

vanno.

 

 

*

Terrore

Certi giovani martiri trafitti nella carne
come i chiodi nel legno giacciono
a terra rimescolati nell’assurdo.
Se restassero qui con le loro anime bambine
tra gocce di pioggia che cadono giù
come coltelli affilati capirei
ma sanno di esser morti
e vanno via con la stessa velocità
del tir che li ha travolti.
 
 
 

*

Il Salto Riproposta

In questa rete siamo pesci sbagliati,  

ma a noi stritolati tocca la dura sorte.

 

Ci stiamo poco imbrigliati

nel salto di generazione.

 

Siamo forse saggi tra scempi di villaggi 

che chattano,twittano, abboccano all'amo

 

in un mare insostenibile.

*

Questo Paese

Nuove leve alla deriva in un Paese che affonda,

tra barchette di migranti truccati appalti

e mazzette,suicidi sospetti e morti bianche.

Questo Paese é un mostro che divora i suoi figli.

C'è una logica nel tempo che ci consuma la carne,

ma non c'è senso nella corruzione dello spirito che vada

oltre il marciume dello spirito stesso. 

 

*

La merce

Questi giorni dispari risalgono a fatica

dal buio delle loro anime interrotte

-merce umana al mercato-

A Mosul- dicono al Tg-  le donne sono merce,

venduta insieme ai buoi col cartellino al collo,

tenuta insieme da un’unica corda stretta.

Dove sono finiti gli americani?

Una voce mi richiama.

Dove sono finiti gli americani?

*

Fortuna

Battiti d’ali di farfalla

-Ti hanno spezzato le ali -

ancora svolazzano tra le crepe,

infernali tra le pareti sorde,

riecheggiano tra le palpebre chiuse

quando l’occhio tenta d’aprirsi

 

Oh Fortuna, non puoi più crescere.

*

I chiodi del male

Notizie da ogni angolo,

degli squarci solo sirene mute,

è l'orrore che ingoia i crociati,

mostro che di croci nuove si nutre,

crocifissi non crociati.

 

Ancora una volta Gesù muore

sotto bombe di chiodi,

tra le carni straziate muore

alla fermata della metro,

tra i mutilati dell'aeroporto,

 

sotto i bombardamenti di tutto il mondo.

 

 

 

 

*

A passar la vita

A passar la vita

si spogliano gli alberi per rifiorir di nuovo.

 

Passi pure il viandante col messaggio 

di un io migliore,

 

passi la melodia dell'attimo felice

in un giorno da ricordare.

 

Passino i segreti,

le rinunce,

le sconfitte,

 

ma non passi il sogno,

non fatelo andare, 

inchiodatelo

su quest'attesa. 

Fermatelo 

perché si può volare.

 

A passar la vita

si spogliano gli alberi per rifiorir di nuovo.

 

*

non dimenticherò#SaveAshrafFayadh

Vedrai la luce Ashraf,

non la barbarie schiaccerà il tuo respiro, 

nè la lama di un fendente

ti estirperà dal mondo,

impossibile imbavagliarti l'anima.

Un solo giusto della Terra 

a ricordare le tue parole

e tu vedrai la luce eroe,

e sarai salvo e avrai vinto

nel paradiso dei giusti.

 

 

 

 

 

 

 

*

Speranza

In questa casa fa buio tutte le sere

ma come un lampo, un fragore

nei muri dalle orecchie tappate,

si riaccendono i solai in pochi istanti.

Intensi istanti sospesi che

se la svignano codardi

in mezzo alla tempesta

da cui siamo nati.

Seminano speranza quattro luci spente?

Perdute menti in costume e maschere tragiche

avvertono che il rebus non può essere risolto

se non per vie traverse.

Colorando forse i punti oscuri delle

nostre anime e incastrandoli l'uno all'altro,

per non perdersi nell'infinito spazio della ragione. 

*

A Pietro, tra le stelle

Pietro sotto le pietre,

legati da quell'alta asta nera  

ficcata nel cuore,

ti porto nel cuore

perché sei, Poeta, il mio dono

su questo sublime Pianeta,

e ti vedo accendere versi

nel buio dell'anima

come s'incendia la parola

nell'abbraccio virtuoso

che mi hai donato.

 

 

 

 

 

*

27 gennaio (riproposta)

Non c'è terra che tenga
sconquassato il fondo
un gemito ne viene fuori
un rumore profondo
senza fondamento

sostenendo assiomi
di onestà e purezza

non c’è memoria che tenga

sui tralicci
le carcasse e il rosso mare
dell’indifferenza
bussano con forza

un popolo che piange sangue
piange sempre


piangono le valigie bucate,
i rifugi dell’ ultim’ora
i cappotti infreddoliti di gennaio

piangono accesi gli occhi
piangono le mani
piange il pianoforte
piange la morte.

*

Perduta-mente

Passano le ore 

i soldati alla banchina, 

mentre nascosti umidi lerci

piombano tesori in casse di ferro

perduta-mente schiave le catene.

S'apre la terra sotto i piedi,

tentennano le campane 

come una maestra allergica al gesso.

 

In questa notte di lanterne infestate,

di vedove nere e sirene, 

possono le rondini camminare 

 

tra noi sagome umane.

*

il tuo domani

Tu che oggi al sole

Ti fai spettro di luce

Tu sola nell'attesa

che il vicolo si svuoti,

che lo sciame si dilegui nella nebbia dell'autunno,

che dell'intricata trama

il ragno si liberi,

 

mentre l'ombra scompare dalla parete infestata di voci,

aspetti il tuo domani

Come se fosse ieri.

*

Campane

Campane suonano come macigni

nell'estremo lembo dell'anima

ritardataria, un sussulto, una crepa,

pare che sia la terra sotto i piedi.

Un fremito, battiti d'ali,

potente aliante senza confini

inchiodato ai margini il desiderio

è soffocato, così stretta la 

corda attorno.

 

*

Di questa unione

Guardandoci negli occhi

troviamo casa

in quell'infinito spazio

dove ha tempo di volare l'amore.

Perché questa nostra unione

è un cerchio perfetto 

da qui all'eternità.

 

 

*

War

Qui tra spazi liberi innocente

il deserto spirito si crea contraffatto,

 

i colori stanno cambiando 

il buio ingoia tutto ciò che è,

 

piangono solitari i teatrini della menzogna

 

in un cinema muto che non ha più ascolti.

 

Gemono le bombe 

 

fumano le case 

 

è guerra tutto ciò che non è.

*

non ci resta che vivere

Tre sagome sformate nell'ombra

Pazienti mercenarie

Indugiano sugli errori 

E mistici e visionari e

contrabbandieri del futuro

Rinascono spuntano

come l'erba alta di questa terra arida

In una lattina di veleno accartocciata 

A far da sfondo a robusti

eroi sopravvissuti vergini

al delirio di globalizzazione. 

*

Il bicchiere

Nel bicchiere capovolto sta l'insetto

come noi nel mondo rovesciato,

l'occhio vigile di un bimbo alla scoperta 

sale sul dorso del malcapitato.

Quale misterioso destino l'aspetta?

Poi affannosamente respiriamo 

affranti, colpiti dalle costrizioni

e ci vergogniamo di non esser liberi.

 

 

*

liberi

I vostri occhi liberi da ogni rimpianto.

Il canto innocente per le strade

le urla all'aria assolata.

Le vostre mani colorate

in mille faccende.

Le vostre menti pure,

pure spettatrici di un mondo ingordo

di ingiustizie e corruttibilità.

L'appagante senso di felicità,

libertà senza ritorno.

*

tornare

E' così che guardo

osare le foglie 

nella terra voltarsi.

Quest'umido 

cadere tremare 

sollevare del vento taciuto

mi sposta il cuore,

ah quest'assurdo motore, 

pulsare amare

fermare tornare tornare. 

 

*

Mare nostrum

Risposta non c'è 

sa esser muto il mare

padre madre figlio

se tra le onde

sono diventati nostri

uomo donna bambino

non serve la conta

questo è il tempo di ricordare

come si ama.

 

 

 

*

Cantami la gioia

Cantami la gioia,  

 

cantami il sogno 

 

che da quel ramo al braccio 

 

ti porti il fiore e stringa con forza 

 

l'eterno patto della linfa

 

che ci scorre in corpo,

 

del lungo abbraccio

 

dell'anello che ci stringe il dito.

 

Cantami adesso perché 

 

l'anima mia sola è in ascolto.

 

 

 

 

*

Lucella

Grande fiamma

 

d'occhi chiari si inganna,

s'inganna la vista e il buio s’offusca,

l’azzurro s'abbuia nella stanza ghiaccia

il vuoto è nell’ombra

 

ora la tua luce sembra schiarire. 

*

Paradigma

Per coloro che

 

hanno gli occhi arrabbiati

 

ci vorrebbe un collirio speciale

 

fatto di miele luna e bene

 

paradigma del beat generation soul

 

si dà di matto a fare i matti.

 

 

*

Chiedimi se sono felice

Chiedimi se sono felice.

Ogni volta che i miei occhi 

s' immergono in te

è quello il momento.

Non importa se fuori piove,

se ogni altra vista,

ogni altro rumore,

dilata la distanza.

Nulla mi sposta,

nulla che sia altro da te.

 

 

*

Sogno

Mille occhi di conchiglie 

sostengono il mare

in un vellutato ritorno.

E un guizzo di luce nei tuoi, 

un lampo di pace sussurrano

e tace, tace il sogno.

 

*

Il salto

In questa rete siamo pesci sbagliati, 

 

ma a noi stritolati tocca la dura sorte.

 

Ci stiamo poco inbrigliati

 

nel salto di generazione.

 

Siamo forse saggi

 

tra scempi di villaggi

 

che chattano,twittano, abboccano 

 

all'amo in un mare insostenibile.

 

 

 

 

 

 

*

Ti vedo

Ti vedo.

 

Attraversi il fiume senza voltarti.

 

E' questa la ragione ultima,

 

appartieni al detto e non scivoli.

 

Io sono caduta invece

 

in quei rivoli.

 

Eccome se sono caduta.

 

E ho visto

 

cariche di stormi

 

che puntavano a sud.

 

*

Ci sono ancora

Va annunciandosi la primavera 

 

nel vortice buio che la notte ingoia.

 

Sarà un'alba dalle note sfumate

 

ma non m'importa.

 

Ci sono ancora pareti che reggono. 

 

 

 

*

In memoria riproposta

Sei qui, in ogni ritaglio d'aria,

tra necessari nomi appoggiati su carte, 

in ricordi in disordine vecchi e nuovi

foto sgualcite appena trovate

dentro cassetti non più aperti,

in ogni ora di luce.

Edi notte svaniscono porte, 

si fanno nulla le finestre

e si allontanano le pareti

mentre passi insistenti vengono giù,

in fondo a questa corte da ripopolare. 

*

Dove finisce la strada

Rombi di motori sull'asfalto

agguantano il cielo a muso alto 

e via come angeli vanno

nel paradiso terrestre.

 

Piangono la disperazione 

le madri dell'oblio,

 

là, dove finisce la strada,

 

s' aprono falle che ingoiano 

ultimi respiri nella notte

e l'aria si fa pesante

 

macigni cadono sulle spalle

come meteoriti sulla Terra.

 

 

 

 

 

 

*

Qui

Qui, nella notte triste,

s'annidano al solito posto meste

le cose che di te ricordo

alle tue spalle una nube bianca  

è il vuoto che ti accompagna

è un volto vaporoso che mi manca.

 

*

Battito

Ti vorrei prendere per mano,

 

sollevarti ad un canto d'amore

 

dove le altalene del cuore

fanno voli dinamici

per non fermarsi

 

dove le arterie si allargano

ad abbracci sanguigni

 

e il mondo s'accende 

come una lampada 

 

nell'atrio oscuro

di questa nostra vita di carta.

 

 

*

Madre

E' questo il duro fardello 

che porti sommessa,

le tracce della stanca

tumefatta ruota del giorno,

una nervatura solida

che, prima del riposo,

appendi ad un sordo dolore

che le mura accolgono

nelle crepe della tua anima.

 

*

Anestesia

 

 

A ridurre la metastasi della fine

 

piovono scorciatoie 

 

paesaggi vivi nell'abnorme

 

controllo terrestre

 

è un aborto dei sensi

 

un lanciarsi oltre la pelle 

 

andare a perdersi

 

senza voltare l'occhio.

 

 

*

Politica

non so come potrà andare a finire

questa nostra storia,

questa nostra canzone, 

potremo ancora una volta dire

pioggia o sole sul finire dell'anno?

la scandalosa maestra

di corruzione sotto quali vesti 

si mostrerà ai nostri occhi stanchi?

non c'è più storia

non c'è più inganno

ancora una volta sul finire dell'anno.

*

Una maschera

 

 

Una maschera vaga sull'onda

in cerca di un appiglio 

sbatte e naufraga su uno scoglio.

 

Una maschera in attesa

della luna piena,

è di porcellana.

 

Una maschera

dalle ali verde rame

una farfalla reale che

non vede l'ora di volare.

 

Una maschera

cieca vuole,

né colori né forme.

 

Una maschera

di cera si sciolse e

rimase com'era.

 

 

 

 

 

 

*

C’era una volta

C'era una volta

 

una bambina triste triste 

 

piangeva gocce di rugiada

 

intorno alla casa

 

girava e girava

 

poi, un vortice la prese

 

la portò su una nuvola 

 

vide streghe passare 

 

un fiammifero e una candela 

 

poi niente.

 

Si fece buio e la luna

 

madre generosa

 

le offrì di dormire

 

un sonno eterno.

 

 

*

Una fetta della tua luce

Sarò il tuo angelo

 

nel buio del mattino,

 

veglierò per te la notte

 

e lascerò una fetta della tua luce

 

prima delle stelle che pungono

 

con silenzio truce la trama fitta

 

del nostro destino.

 

Prima che i nostri mondi si uniscano.

 

Prima del domani

 

prima di te,

 

dopo di te,

 

tutto.

*

Ritaglio

E adesso che l'ora s'avvicina

con le sue lancette -

lame sottili del tempo squarciato-

nel ritaglio di una giornata 

semplice, mi accingo 

a salutarla chinando il capo

in attesa della dolce ghigliottina.

*

La scelta

E' giunto con una falce in mano

e un abito scuro

il mio dirimpettaio.

Scade l'orologio

e s'accende una luce

nel vuoto delle mie stanze.

 

 

 

*

L’ultimo dell’anno -Auguri

 

L'ultimo dell'anno

in una bottiglia vuota che 

già immagina

già immagina quante storie 

intricate vecchie e nuove

quanti sorrisi prestampati 

auguranti smielate

bolle d'amicizia

fraterna e condivisa.

Un augurio per il nuovo 

col velo di un sorriso

sincero arco di speranza

in questo mondo non ancora passato.

*

Questo tempo unplugged

potessi, come questo fiore, 

 

vivere per poco più di un fremere di petali,

 

riuscerei forse a fare

 

ciò che non ho fatto

 

-tutto-

 

ridondante tempo di sabbia 

 

che non risale

 

perso il granello 

 

in mezzo al mare.

*

Auguri a La Recherche

Sussurrando (riproposta)

 

Parla piano. Sali sopra

questa mano forte.

Immagina un albero.

Il ramo disteso

all’ombra di un grande sole.


Poi appoggiato al tronco,

sussurrando un augurio

sotto la calotta azzurrina

di un fitto mistero di trame.

 

I giochi sono fatti. 

 

Può esser compresa la ragione 

in questo spicchio di cielo?

*

Sostiamo in un letto mai rifatto riproposto

Sostiamo in un letto mai rifatto

in cerca di un sonno eterno

frantumate dall'accidia,ingozzate,instabili,

agonizzate da narcosi psichiche

catapultate e sballottate a destra e a manca,

 

tra guerre genocidi terrorismo

corruzione mafia e cabaret.

 

Ascoltiamo il terrificante subliminale spot

mandato a rotazione

tra una fascia oraria e l'altra,

fissiamo uno schermo e perdiamo la ragione

mentre mangiamo fumo ingoiando oscenità.

 

Sfiliamo vestiti tra magre consolazioni

in passerelle di strass e ossa e vanità

 

e-al momento dei pasti-ci vediamo 

divorate da una bellezza a quattro teste,

una chimera di cristallo

che ha pressato la nostra carne

prima di mangiarla.

 

Inserito ne Il segreto delle fragole Cantico delle stagioni 2013, LietoColle

 

*

Il vangelo secondo Giuda

Scena di un martedì sera:

 

attempati signori alla guida

 

della creazione battibeccano

 

sull'eretico vangelo del traditore. 

 

Ostentata la tesi rivoluzionaria

 

dall'ottantenne più giovane 

 

e incalzata la pace nel mondo

 

dal profeta evangelico.

 

Sembrano, al coro dei compagni,

 

inebetiti alberi

 

con la chioma nella terra e le radici in cielo.

 

 

 

 

*

Nulla

In quest'angolo suburbano

s'allontana dentro vortici di nulla

una distanza che non ha cura.

Persistono i pensieri renitenti e

lottano con l'occhio di chi non vede.

*

Ho camminato

Ho camminato dentro 

un buio pesto di suoni celestiali

e ho visto la luce

 

portarti qui non è stata una buona idea

ma segno sul mio taccuino 

il punto esatto del nostro incontro

 

e ti scorgo sotto un'aura nuova

 

che ne sarà di te non so

ma ho in questo punto trovato

il giorno del non ritorno

 

e ti rivedo a baciare la sorte

con una vivida nota 

di risate sorde nello schermo.

 

*

E’ la verità


La verità è che te ne sei andata
in una data sconosciuta,
come fa l'animale
quando sta per morire.
Ma andandotene
hai reso l'inferno 
un paese di zucchero
che non conosce simili,
niente a confronto,
neppure il paese dei balocchi
sa svelarne l'inganno.

La verità non ammette trucchi,
è sola nella giungla degli sberleffi.
Io con te sono la notte col giorno:
non ci becchiamo mai nel mezzo.
Eppure c'è stato un tempo, 
quando mi regalavi i sorrisi,
un tempo in cui gli alberi 
-nelle nostri menti-
erano più rigogliosi.
E' lì che ci siamo incontrate.

*

Sussurrando

Parla piano. Sali sopra

questa mano forte.

Immagina un albero.

Il ramo disteso

all’ombra di un grande sole.


Poi appoggiato al tronco,

sussurrando un augurio

sotto la calotta azzurrina

di un fitto mistero di trame.

 

I giochi sono fatti. 

 

Può esser compresa la ragione 

in questo spicchio di cielo?

*

Un tonfo

Un tonfo e nell'acqua un sasso,

una bandiera bianca, 

nel cuore di soppiatto

la morte naufraga

nella certezza di toccare terra.

Piove sul mare 

e non vi è traccia alcuna.

Sono nomi scomparsi,

a galla, sulla pagina d’un giornale.



(In memoria delle vittime del naufragio avvenuto il 6 settembre scorso nei pressi dell'isolotto di Lampione)

*

Queste mura

La pioggia lava vetri 
come l'espiazione toglie senso
ai tetti sanguigni 
che paventano odio
intrisi d'acqua e sudata malinconia.
Non vi è rimedio all'erosione 
di queste mura 
addomesticate dal tempo, 
dalle parole urlate piano,
anestetizzate dal quotidiano
rintocco della vita umana.


  

*

Qualcosa che non c’è

E' come baciare la pioggia

e portare le braccia per mano,

illudersi che il vento cambi piano.

Mostrarsi nella direzione comune

alberi con radici diverse,

isole in un mare di guai.

 

 

*

In questo piccolo paese

Gente di città
spinta da quest'aria metallica
nelle file dei disastri dei rumori
delle polveri
degli scarichi rombanti
dei futuri allarmanti
delle fredde scene d'inverno
di quelle estive deserte 
gente che si diverte
in questo piccolo paese
e non vuole più andare.




*

Io sono qui

Mi accosto lentamente
a quest'idea che muore

io sono qui 

e si spegne la fiamma 
che impavida regge 
in un'unica urna di pace
il tremore di una cinerea fenice 

io sono qui 

mi appoggio lentamente 
a questo scoglio. 




*

La città dei bambini perduti



Se ne stavano
con le gambe penzoloni sul ponte
i bambini perduti
come i cigni col collo sott'acqua
erano cresciuti, 
poi spinti lontano
dalle domestiche mura
s'incontrarono qui 
tra liberi pascoli e verdi dimore 

e vi costruirono una casa 
là, dov'era il fiume.

(Da La città dei bambini perduti)

*

La melagrana

conosco la melagrana,

è un andare a ritroso 

guardandone la trasparenza

delle rosse bacche

il sapore dolciastro  

nell'attesa della visita

a settembre, e non sarà tardi

 

due fiumi uniti in un lungo abbraccio,

ci trasporteranno le nostre acque,

perché sarà il nostro settembre

fiero, come questa melagrana.



*

Le variazioni dell’essere

LE VARIAZIONI DELL'ESSERE (Se uno decidesse di essere normale)



Se uno decidesse di essere normale

Buon viso a cattivo gioco
se normale volesse dire camminare
piedi in terra come piante
non si potrebbe volare. 

Se uno decidesse di essere normale

Morte tua vita mia
se normale volesse dire pensare
a egocentrici cerchi di narcisi
il mondo non potrebbe cambiare.

Se uno decidesse di impazzire
porterebbe fiero in bocca il 
fiore-speranza di restare unico
e di quella unicità morire.

*

Nel giorno del tuo compleanno

Nel giorno del tuo compleanno
i suoni mi sembrano rumori

anche la musica alla radio
è un ronzio fastidioso

come quel numero 
che risuona in testa

come una risacca che sfuma
poco prima del nulla

una pacca sulla spalla
a non dir niente sulla vita

un giorno per ricordarti 
che ti è sfuggita.


*

La sposa

Sono come una sposa cerca di essere,
giusta al posto giusto,
integerrima canna al vento
e robusto granello di sabbia 
nelle dune di un deserto 
che non si popola mai.

*

bestia ( riproposta )

3/07/2012

 

a Pietro Menditto

 
Bestia, greve ombra di fumo
sul petto,
bestia che ti chiamano
e con gli occhi ingialliti persisti,
bestia che ti nascondi e
sconfitta resisti 
sotto il buio necessario dell'anima
bestia che attacchi ferita 
per non morire
bestia che solo tu muori 
spezzata,vinta dalla felicità,
creatura fantastica che dura 
poco più o poco meno 
della vita di una farfalla.
 

*

Lo stato delle cose



Le infernali macchine da presa
si cimentano nel dipanare 
le trame di un film mai visto.
Si autocelebrano dimenticando
che noi viviamo fino in fondo
e ci rendiamo infelici 
molto più di quanto la vita stessa
si propone di fare.

*

Di felicità traboccano le risate degli stolti


Poi senti le risate degli stolti
schiamazzi di paese 
a scandalizzare rumori urbani

bello esser stolti perché
di felicità traboccano le risate
denunciando noia nei pensieri

di chi non dorme 
e si stringe ad un cuscino
soffocandosi le grida.


*

Una tela bianca


Una schiena curva,
vedo solo le tue spalle,
e scopro che sei andata via
negli occhi nessuna vivida luce
solo il rumore di voci contorte
che piangono e  ridono infine di te.
che fine hai fatto!
ti sei mescolata al nulla
e non riesci più a colorarti.


*

Il senso

Dovremmo cominciare dalla fine 
a deprimere l'impossibile
sostenendo gli spazi
di questa lunga assenza
perché siamo mondi vicini

disgregatori di certezza 
e salde radici ancorate
al senso dell'esistere.


*

All’ombra

ma io la temo: è tra lo schermo e il riflesso

intrappolata da queste inique sorgenti multiformi,


spaventa un così vario assortimento di caratteri

infuocati e scoperti una volta dal quel gettito di parole

venute a salvarmi all’ombra di questo dolce rifugio,

 

ma sento sibillino un richiamo che rifulge di realtà

come campane al rintocco dell’ora mi stacco pian piano 

e la saluto confessandomi di non rivederla.

 

*

Occhi

Io non sono un poeta,

ma piangono parole dai tuoi occhi,

come posso lasciarle cadere?

Non resta che prendere un foglio

e lasciarle lì scivolare.

*

C’è un vento agitato

C'è un vento agitato 
che la dà per morta,
è un passaparola esagerato
che soffia in un lugubre canto.

Quale presunzione è mai questa?

Non si sa da sempre che vive in eterno?
Anche se non ci appartiene,
sotto luci diverse forse,
nascosta, a volte tormentata,

là, dove sono i sensi e l'onestà del cuore.



*

Gli ingordi

Sono tutti comici mancati

 i politici,

gli affaristi

e noi?

Noi siamo nella loro commedia,

facciamo le comparse tra un atto e l’altro,

e, mentre il sipario si chiude,

gli ingordi mangiano i nostri sogni.

*

senza titolo

mangio fumo

dietro sogni di carta

tra precipizi e nuvole. 

*

Vita nuova

Vorresti che dalla vita s'ergesse

un barlume di orizzonte dichiarato

per abbandonare quell'attimo

in cui tutto a capo chino viene rinnegato.

Ma sostano senza dir nulla,

di infelicità, esplicite intenzioni.

Vorresti che da  ore inopportune e sole

nascesse l'intima volontà di respirare vita nuova

per lasciare al di là di quella porta

paure incostanti e vili inazioni,

che si potesse veder chiaro

senza binocoli e foto,

senza la patina misteriosa

che circonda questo nostro fato.

*

In memoria

Sei qui in ogni ritaglio d'aria,

tra necessari nomi appoggiati su carte, 

in ricordi in disordine vecchi e nuovi

foto sgualcite appena trovate

dentro cassetti non più aperti,

in ogni ora di luce,

e di notte svaniscono porte, 

si fanno nulla le finestre e si allontanano le pareti

mentre passi insistenti vengono giù

in fondo a questa corte da ripopolare. 

*

Ho implorato

Ho implorato, 
per stagioni intere,
bugie corte e lunghe
un cane che rincorre la sua coda.
Ho implorato, 
abbracciata a quest'albero
senza più fronde,
ché l'avidità non rende niente,
ostruisce i canali del cuore
e paralizza la mente.




*

e poi

e poi dicono che quel pero 

sia solo in fondo al viale
ha con sé mille rami 
 
un esercito di mamme 
ai posti di combattimento
 
e non si genera nulla in questa guerra 
che non sia prima nascita e poi crescita
 
una lotta per l'amore prima della morte.

*

Aprile

E' un aprile venuto
in segreto, 
ha camminato sommesso 
alle spalle di una pioggia
insistente, ha scandagliato con forza
l'inusuale raduno di nubi
antipatiche
come antipatica risulta
questa bolla di poesia
che scoppia
lasciando un misero spazio vuoto
nell'infinito.


*

Ho sognato

Ho sognato un albero magro

magro,

uno spettro, una croce.

Sembrava dirmi:

abbracciami, ho freddo.

Cantava una nenia il vento,

il cielo giallo portava con sé

la cenere di un’alba passata,

le foglie a terra.

 

Un giorno ancora 

e non ricorderò più 

quale ombra fosti,

quale intimo segreto celasti

tra quei rami adunchi

chiusi al mistero della vita.

*

Ho pochissimo tempo

Ho pochissimo tempo
come una casa che crolla,
devo pesarti con altre cose.
Ogni volta il paragone non regge,
devo pensarti ma non mi viene,
il coraggio per crearti vola
tra matasse di una psiche violata,
quadretti familiari rovesciati,
malattie in attesa al buio 
dietro un angolo sberleffo. 

Sorvolo, e ti immagino,
lo so che sarò felice.
Ma a quale prezzo
e per quanto?

*

Sai cos’è che rigetto?

Sai cos'è che rigetto?

Quel mosto imperturbabile di idee

che non trovano posto né seguito,

quell'odore aspro che mi risale in mente

e talvolta scaccio come se fosse niente.

Quella gettata di miele risucchiata dai forti,

quelle api in rivolta che scompaiono col giorno.

Quelle morti avvelenate da orde di clamore

e poi calpestate da macigni di ben altro terrore.

Io mi rigetto in questo necrologio 

e non vi trovo sensi che possano svelare

quand'è che abbiamo perso e chi ha vinto.

*

Sembrava ieri

Sembrava ieri ed è già svanito
quest'altro anno appena cominciato 

sembrava arrivare con la forza
di un leone nel momento della caccia

sembrava avvicinarsi lento per non farsi sentire,
studiava paziente le mosse della sua preda
e vi affondava fiero gli artigli 
impedendone la fuga verso la foresta.


*

Il ventaglio

Ti bacerà per sempre la mia faccia 
in un arrivederci senza fiato
quando le labbra non diranno né amore e odio
nella loro terrena funzione di verità e bugie.
Solo allora sventolerò la mano
fino a che i tuoi occhi non cadranno su di me
persi nell'infinito di questa vita finita,
lembo di un ventaglio che fa presto a chiudersi. 

*

La casa sulle viole

Erano vent'anni o poco più
quando le viole punte dal sole
anche a guardarle chinavano il capo
e si ritraevano quasi vedendoci correre.
Ora una casa con la facciata gialla 
che è pure immensamente vuota.
Solo d'estate, tra solitarie crepe,
i muri ne rompono la noia nelle ore serali,
di ritorno dal bivaccare delle spiagge
assolate, come lo erano le viole,
assolate, com'erano le nostre vite.

*

Il Sistema

La crisi aspira
l'aria ai prigionieri del Sistema,
cittadini in un carcere forzato.

Un mostro mangiasoldi
che mette in croce l'onestà.

E' forse questo il tempo di addormentarsi?


*

Transfert II


Siamo ombre delicate 
che ripudiano il sole, 
in questo deserto d'anime
ho mirato ad amarti
e non conosco oasi
che mi rendano limpido
il sapore delle tue labbra.
Con te viaggio in alto
e non mi perdo 
e non muoio.

*

A lady Macbeth

Rinuncio alla lucidità dei tuoi occhi

perfida intricata Macbeth,

della tua anima mi giova il potere

profano del colpo basso

il debole punto dell’altro

tenuto nel pugno stretto

mentre in un solo sorso

gorgheggi vittoria e avidità.

*

Sospesa

Sospesa-in questa pagina-
ti riscrivo nuova.
Per come ti conosco
non vorresti
cadessero le foglie dai rami in autunno
che i passanti si fermassero un po’ 
a parlarti negli occhi grandi accesi
che tutti i fiori sbocciassero pure d’inverno,
per come ti conosco
ameresti folle la primavera
e ti rallegrerebbe quell’afoso sole
d’estate, fuori, nell’affollato giardino.  

*

Nel segno di Crono

Al tuo giudizio mi faccio nulla 

e nulla ti dico

che non ti comprenda tutto

nell'immenso tuo vortice

veloce vertice

da cui parto

e dove nell'istante muoio. 

*

gli occhi

vecchi manifesti ridondanti

inumiditi, sgualciti,

un angolo per riposarsi la vista  

lungo la strada

per poi sentirsi tirare la vita,

come una corda intorno al collo,


parlare con la bocca chiusa

non è mai giusto,

ma gli occhi sono grandi specchi.

 

*

l’acquario

siamo come questi pesci
un acquario per nuotare
divorati dalla fame.


*

Nella notte

E prima che sia mattina
lascerò in questo enorme cielo
un cappello sopra il mare. 

Appoggiato a quell'arcata blu
mi fermerò a guardarti
e non durerà che un battito d'occhi.


*

Transfert

anche gli alberi si fanno muro
quando l'ombra decodifica la forma
e con un transfert trasmette la sostanza
in un flash paranoico di souvenirs 
un tronco solido d'aneliti 
repressi che convulsi riemergono
ti strappano l'anima e la ricuciono.

*

Il giocoliere

Anche se è l’ora della transumanza

pare che il giocoliere abbia un giusto vantaggio


in diapositive passeggeri senza età a ritroso percorrono

sulla strada un punto dove è raro fermarsi

 

lui che con le mani abilmente ferma l’attimo e

con eleganza lo rilancia nelle impazienti fauci del tempo.

*

addio



sulla sabbia le tue orme 
non svaniranno
gabbiano ora
hai il compito di volare
più veloce tra gli angeli
corri in paradiso.



*

Devo andare

Devo andare

ho da fare lunghe liste di realtà

-faccende della quotidiana ruota-

ma qualcosa mi risucchia

sarà che il tempo

lo voglio trattenere

mentre i pettirossi là fuori

mangiano l’aria

e le colombe sui cornicioni

mi ricordano la saccente lupa

e il grifo superbo

io disegno immagini fittizie

in un mondo colorato

di alghe ballerine. 

*

ballata triste

ma che ne sanno i marinai 
della lotta e del futuro 
loro non sanno sbattere
la testa su di un muro
ma che ne sanno i marinai 
gente che non si figura
di sembrare un poco dura
che sulla testa ha il cielo
e non si spaventa ancora
e quando la tempesta
li sorprende
d'un tratto si trovano
a dover fissar una dimora
e qui che in terra è venuta l'ora.


*

stasera voglio tirare giù la luna

stasera voglio tirare giù la luna

guardarla in faccia e rilanciarla nella notte scura

prima che il mondo finisca e porti via con sé

quell’acceso purgatorio d’anime

che s’arrestano solo calpestandosi


voglio accendere qualche stella così che qui,

in fondo, qualche volta non faccia buio.

 

*

nuove vesti

quando dici che poesia è nulla

lo riconosco

e allora la nutro di nuove linfe

ogni volta io stessa m’annullo

ma mi ricompare nelle vene

quel rivolo caldo

che non posso trattenere

 

nuove vesti assume

il mio sangue lavato.


a una mia carissima amica e guida 

*

è tempo di pioggia

è il ticchettio di questa pioggia

che scende esatta e s’avvia 

verso  freddi cunicoli

la lancetta dell’orologio che sceglie

i secondi ponendoli in ordine

è tempo, questo tempo parallelo

perso dietro a quisquilie e fanfare

mentre l’amore si fa cenere

e noi forse non sappiamo più parlare.

*

ali di pace

le pupille allo scoppio di una guerra

s'aprono e si chiudono e cadono a terra

mentre le mani a tappar le orecchie

e le gambe a scappare dalle bombe

corrono infilandosi ali di pace.


© UN Photo / Helena Mulkerns

*

collage

giù per rivoli mossi

rotolano in collage d’informazione

questi amori sintetici

e sì,

danno il benvenuto

ad apatici spettatori ammutoliti

di fronte a folli sciagure,

che tirano dietro occhiali da riposo

e sì,

le rimescolano

nelle proprie quotidiane faccende.

*

speranza

Dovresti vedere

non è più al tramonto
la mano che a catena
porta via l'unico raggio
di quel gesto

dovresti sentire
la luce del coraggio

dovresti vedere
nell'abbaglio

e aspetto
che all'alba agli occhi
un cenno dalla tua bocca infiammi
la nostra maledettissima speranza.

*

in queste ore

morti dell’opera cieca e del sentire muto

guardate,

per voi, riposti fiori in vani d’oro,

strisciate fieri nella vostra ignoranza

mentre spade d’acciaio

degli amanti separano l'abbraccio

per vincerne l'eternità.


marzo 2009


*

scacco matto

Al volto grigio
che di fretta il tempo
chiama passato

-oh acerrimo nemico
di tutte le cose
che nascono e crescono-

agli alberi rinvigoriti
che nel mese di marzo
trattengono le foglie
dall'umile discesa

-fai scacco alla vita
avido alfiere
ma lo scacco matto
sarà la contropartita

di ogni eredità-.

marzo 2008

*

pioggia

sono proprio come la pioggia

libera di cadere e di sollevarmi

asciugata dalla vita

tra strattoni di nuvole e

chiazze di sereno.

*

Amanti eterni

fiato l’uno nell’altro
dividiamo l’amore
ma non lo sorseggiamo
poiché siamo uno il corpo dell’altro

insieme anche quando lontani viaggiamo
eterni i nostri passi non si fermano
nuova alba l’uno dell’altro
con qualche strappo nelle bocche

bocche che in guerra feriscono
e in pace si amano.

*

Silenzio

Sopra i tetti di case addormentate
dove nessuna luce accende gli animi
scendono tuoni che disfano
i letti del biancospino.

Dovrei raccontarti dei gigli in salotto
o delle primule del mese di gennaio
o di una farfalla ancora in vita.

Le luci di cristallo
come ragnatele fitte
tra cui fragorosamente io parlo
rompono delle pareti questo silenzio.

*

il fiammifero

Le ali di un angelo io non possiedo
né luoghi eletti per meditare poesia,
ma un fiammifero dentro
che spento tentenna
e in silenzio sgomita
ogni tanto ormeggiando
in qualche recondito anfratto,
visionario barlume di eterno

che pullula di stelle
in un mare di vuoto.

*

Il cartapestaio


I

Singhiozza la strada
costellata da freschi coriandoli
sotto le ruote dei carri
io pure tra bambocci di carta
trattengo il respiro
e veglio che non si faccia
antico questo carnevale
quando le maschere la bottega salutano
sfilando per giovani scie di neve.

*

La bambola

Aveva capelli ricci
fino alla schiena,
e gli occhi grandi
color nocciola,
due mani grosse
ed un bel naso tondo
da cui vedeva
il resto del mondo.

E il vestito di lana,
le gambe immobili,
con i volà fioriti
sulle braccia sottili.

E le gote rosa
in un viso pallido,
sotto un velo bianco
di noncuranza.

23 agosto 2009

*

Il tempo divorato


apre le sue fauci
al mondo e ingoia pillole
di calma
come soporifero
il dolore non conta niente

da una lunatica forza
sotterranea
il mostruoso ego
si sprigiona
labirintico
e l’anestesia
offre il rimedio.

*

27 gennaio

non c’è terra che tenga

sconquassato il fondo
un gemito ne viene fuori
un rumore profondo
senza fondamento

sostenendo assiomi
di onestà e purezza

non c’è memoria che tenga

sui tralicci
le carcasse e il rosso mare
dell’indifferenza
bussano con forza

un popolo che piange sangue
piange sempre


piangono le valigie bucate,
i rifugi dell’ ultim’ora
i cappotti infreddoliti di gennaio

piangono accesi gli occhi
piangono le mani
piange il pianoforte
piange la morte.

*

Viva, di questa terra

può essere che
ti sia arenata
dove la roccia
non concede scampo,

dove sprofondano
azzurre speranze
e quando schizzano
sprazzi di onda
si rinnova
la fede profonda

in quello che eri
bella, gioconda, viva,

di questa terra.


*

Il fascino dei giorni

non ce ne saranno altri
anche quando sembrano uguali
sono fini a se stessi

sono giorni

intrecci di storia

filo e ago della memoria
che avanza

baci incrociati
braccia distese
rami coscientemente indeboliti


nella tua quercia
non c’è più linfa
e ora ho paura.

*

L’ombra

scura la scure alle spalle
in penombra gli sprazzi
intuiscono la loro morte
poiché mai vedranno la luce

un’ombra insiste nel loro cammino
e non gli cederà il passo

e se mai verrà svelata
lascerà il posto al nulla.

*

l’isola felice


dicono si nutra di poeti
come la speranza
si nutre dei sogni

musa
come farfalla che si posa
e su rocce diamantine riposa

isola felice
nell’acqua ondosa


sussurrerà a gran voce
un mondo incantato
e ormai, svanito,

livido sulla battigia
si solleverà nuovo
il recente Ulisse.

*

Le monadi

Ma che ne sanno i morti
di noi vivi sotto l’egida
di indiscusse monadi
monastici ordini di
nomadismi utopici e
avatar sconclusionati
che capovolto il mondo
lo distrussero quasi?

*

Il gioco delle noci

Era una luna nuova
l'enorme occhio nel nero
quando il nonno bistrattava le scarpe
e scalzo assaporava il terreno
poi curvo mi spiegava
il gioco delle noci
le noci che seguivo con lo sguardo
così che annunciavano rotolando
un vincitore incredulo

dipinte le gote di rosso
nel viso paffuto.

*

In una chimera

In una chimera

Dalla casa degli Hawthorn
-continua dall'alba la luce fino a sera-
ti sentivo solo
mentre dall’altra parte
io ero in una chimera,
bella chimera,
migliaia di visi distesi
e i sorrisi protesi
noi con un occhio solo
da lontano gridavamo
home sweet home
dopo la sera
e la luce adamantina
ci inondava di aurore
e ne andavamo fieri
perché era ancora primavera.

*

Aria


Negli ultimi rantoli
si sentono i tuoi rintocchi

terra che sradicata trabocchi
aria, aria che respiri
non più eterea
greve di fumi e gas
mare, mare che t’agiti spento
tra le onde
mostri neri di denaro e morte
Aria di terra che sale
Aria di mare che mare

meravigliati i boschi
privi d’albero.

*

Gli occhi tuoi

L’alta marea,
la mezza luna
gli occhi tuoi

come orologi molli
che squagliano il tempo.

*

Come gli uccelli

S’abbracciano
nelle folte chiome
uccelli in sosta
da ogni dove.
Agitati sulla costa
i rami indugiano a vibrare
quasi vogliono anch’essi,
come gli uccelli,
liberamente volare.

*

alberi



E’ a braccia aperte che
chinando il capo
vi ergete fieri
respirando vita
in questa nostra terra dove
desolato riposa un eremita
poeta saccheggiatore
d’alberi rami foglie tronchi

tagliaboschi che di legna
si scalda il cuore.

*

Notte senza luna all’orizzonte

Scende la notte bianca
la luna cade stanca.
Il mare la posa
sulla limpida distesa e
l’accoglie d’inchino
come si fa con una giovane sposa.


*

E così sia

Chiederanno di ritornare i morti dite?

Pazientate,aspettate ancora,
perché avanti porteranno il loro indugio.
E di voi diranno
un segugio perfetto.

*

Il pesce rosso

Devo popolare la mente
nell’ora in cui si svuota.
Lasciando un solo pesce rosso
che nuota
in un’ampolla d’acqua,
un piccolo nuotatore
che riscopre il mondo
a bordo piscina
e ride a tutto tondo.

*

testa vuota

-la luna è già in alto-
in ordine uno ad uno
pensieri sottili seduti rimetto
su mobili enormi grandi divani
vagabondi da quadro a quadro
su queste mura bianche
la testa vuota
in ordine riprendo i fili
e uno sopra l’altro li ripongo
in lignee cassapanche
custodi antiche
di spudorate parsimonie.

*

Cosa siamo

Siamo un pugno di denaro
contro mille morti bianche.
Siamo un delicato torrente
di meschinità diluite
con un grasso solvente
di ampi sorrisi tridente,
nelle belle facce della vita
l’unica ragione assente
ora è l'altro.

*

Immobili

eppure noi siamo qui
immobili
in questa botte di cartapesta,
con gli zigomi contratti
e le ciglia inarcate,
la fronte attorcigliata
e i denti stretti.

*

Leggere la Realtà

Ho qualcosa davanti agli occhi.
Una patina bianca che non tocchi.
Uno show di guazzabugli,
segreti strani miscugli
di stati attivi a procedere,
carri armati a calpestare
una caduta
nell’incedere del nostro vivere.

*

Elegie demoniache

Lampi di luce nel buio
Echeggiano fuochi stranieri
Grandi nuvole abbarbicate
Graffiano il cielo di ieri
Elegie demoniache
Rinvigoriscono
Elementari cenni di senso
Lamenterebbero grida di dolore se si
Arrampicassero su un grattacielo ma
Riscoprirebbero la gioia di un siero
Estasiante virgulto di eterno
Libellula del fare -agire
Terreno scoppio di
Amore per la vita.

*

Pace

Leggera la nebbia si perde in
Esilio va a banchi incostanti
Grigia la strada si veste di
Gente alloggi case e diamanti
E chiacchiere leggere e serene
Rumoreggiano, tuonano
Emigrano in zone senza sirene

Libere franchigie di pace
Annunciano tregue e bandiere

Forse le bombe scoppiano
Ancora in qualche paese
Nascono morendo i pallidi
Terroristi baby tra militari
Assassinati e nidi candidi
Sterminati, bersagli di
Infedeli abbattuti nel nome di
Allah.


*

Ai confini dell’anima

Aspettano l’aurora
le rose lilla
sui vestiti bianchi.

Controvento sbatte l’ala
la farfalla blu
alla faccia delle altre.

Suona un mezzogiorno
buio e indigesto

una campana rotta
ai confini dell’anima.

*

Leggere la Fantasia

Ho qualcosa tra le mani.
È un libro a sette piani.
Del primo non so dire,
del secondo neanche a morire.
Ma del terzo quarto e quinto
potrei anche fare un dipinto
E del sesto e del settimo
un volo gioiosamente intimo.

*

Chi sono?

Chi sono?

Sono il tempo che cammina.
Sono la vita che si dilegua.
Sono la notte senza luna.
Il giorno che si allontana.
L’alba nuova che respira.
Un petalo sgualcito
di un fiore rosso appassito.
Sono io sono
Ma come altri spero
e me ne vado con la luna tra le braccia
e il sole nel cuore
modesto allegro signore
che vende oneste parole
di gioia di amore
in questo antro spezzettato
infinito di dolore.

*

La città dei bambini perduti

I bambini perduti,
dal corso del Corrib mitigati,
gambe penzoloni dal ponte
raccontano passi da gigante.

Nella città piccola
beccano briciole cigni famelici.
Sotto la pioggia, lungo la baia
si dissolvono le ali
restando a galla.

*

Il dodicesimo giorno



Era il dodicesimo giorno
la tortora in riposo
sentì uno sparo,
pensò al suo sposo.
Volò dal ramo alla ricerca
e si ritrovò di fronte
ad una faccia adunca.
Un colpo le bucò la testa,
davanti
una grande arca.
Iniziò così la caccia.

*

alba

Scende la notte chiara
E punta dritta al sole
con la sua freccia di cobalto.

Di schianto si accende l’alba.

*

senza titolo

Non è l'incrocio delle ali
l'ultima via alla resurrezione?
volteggi e beata te ne vai tra i fiori
a disegnare nei meandri dei tuoi colori
la breve vita che t'appartiene.

*

Il cimitero delle allodole


Qui dove le allodole regnano
ancora e non per molto
si estende il loro canto,
fra olive ammaccate
e petali sgualciti
l'occhio lungimirante
divide le ali larghe,
robuste e compatte.

Cadenti in bassa quota
annunciano le ombre
nell'incerto cammino
degli adirati campi
e qui desolate riposano,
nei loro muti incanti.

2008

*

QUATTRO STAGIONI Prima della fine del mondo

QUATTRO STAGIONI
Prima della fine del mondo


Basta con i frutti
servono nuovi semi
fuori stagione.

Il vento spazza
il vecchio autunno
tra foglie secche

L’autunno si
ciba di foglie morte.
L’inverno parte.

Di là dimora e
nevica tra le fronde
un inverno lieve.

Caos e tempo
Si nutrono ancora
di primavera

Settantun giorni
d'estate sotto l’acqua
con i pesci morti.

Nascerà l’alba
una nuova ancora
prima della fine del mondo.


*

Opera d’arte

E’ un’opera d’arte ?

Quella che guardandosi indietro
non vede che se stessa
e per bellezza si convince essere l’unica
mentre infinite le altre
sulla sua scia si perdono
e come tante scintille si spengono.