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Raccolta di poesie di rasimaco
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| Tu che nella sera sei tempesta che brucia e che di quiete dopo t’ammanti quando nelle ore insonni torcendo i tuoi sogni le ombre del mio pensiero ascolti guarda il silenzio ti parla di me. Quest’amore dal niente uscito, che non si estingue e trova vigore in un filo di voce, quello stesso di ogni giorno di ogni attimo e di ogni respiro, sussurra di me e tu l’ascolti. |
*
*
È una preghiera dietro una porta
quella del vivere per non morire.
È il mio canto che sopravvive
nel battito della speranza.
Tu rimarrai sempre
piccolo ominide che di grande
ha solo il volume.
E della tua voce la notte
spegnerà l'eco
ed alla tua lapide il nulla
solo polvere darà.
*
*
Le mie parole sono andate
lontano
verso una terra che mi fu dolce ed amara.
Non basta una vita
per dire:
terra mia!
Io sono quel figlio
che ha cercato se stesso cercando te
ed ho bussato alla tua porta.
- Chi sei straniero? -
Mi hai risposto.
*
*
Il mio nome è Odisseo
disse una voce lontana
rotta solo dai flutti della risacca.
Il mio nome è attesa!
Non una lettera
nè un segno dietro le vesti del dolore
solo l'eco del mio nome.
Ho toccato terra
e tante volte ho cercato la mia.
*
*
È inverno
ora su per le colline,
e le foglie intirizzite
fingendo d'esser morte
attendono.
Ora i venti non sussurrano
e la tregua sembra speranza
che nel racconto degli avi
diventa rito e memoria
in un cielo uggioso.
*
*
Ho sempre camminato davanti alla mia voce
che piovesse o no.
Le strade ed i sentieri
sono stati la mia casa
ed ho lasciato le mie cose
in un cartone.
Mi son nutrito di canti scritti
sul fondo di un mare in tempesta.
Ora sogno
il sole far capolino tra due nubi
mentre vi chiedo di lasciarmi nel mio cartone.
*
*
Primigenio in un altro mondo,
triste fardello
da un ventre triangolare estratto.
Ombra di roccia e sabbia insaccata
in una nicchia erosa
il mare t'impose.
Il tuo nome
vuoto di granuli
e d'un numero infinito di storie
ripieno.
Io fui il tuo nome.
*
*
Venuto dal nulla, entra
e saluta,
il piccolo vassoio d’argento,
a ritroso nel tempo
con tutta la sua malinconia
e poi ...
e poi se ne va
col suo sorriso più ironico d'un battuto.
Il cielo mostra le sue piangenti nubi
incombere su vecchie strade.
*
*
Non c'è storia
nel sussurro serale della brezza
mentre guardo
i vostri nomi incisi.
E vedo oltre
correre un cavallo,
un rematore stanco
ed un cigno che lento s'allontana.
*
*
Ho guardato negli occhi la vita,
compagna muta
vestita di soli pensieri,
voce che canta sempre in attesa.
Ciglia che battono
al ritmo di tante storie
che annegato hanno
la dignità degli uomini.
Fiore di gennaio
rarefatto come una vecchia parola.
Da "Voci e volti del passato"
Riproposta
*
*
Stringo il nulla in questa mano
vagando con lo sguardo
sul basso pendio della vita
ed il mio respiro
è affanno.
Il sole è lassù
alto
lentamente va
ma la sera giungerà
con il suo odore intenso
di fumo a spinger pensieri e idee.
La mia mente sgombra ascolta
le note di un "Va pensiero",
il suono ed il colore grigio insieme
cullano i sogni nostri
dimenticando tutto nell'altra stanza.
*
*
Continuo a scavare... tra i miei ricordi...
una casa tra gli alberi
ci ho guardato dentro
era vuota,
abbandonata.
Il silenzio gravava come tra i cipressi
ma nel lontano orizzonte
crepitii, fragori.
I rumori mi fanno male.
Che ha fatto di male questo mondo?
Le orecchie mi fanno male
ronzio incessante e poi...
e poi ancora crepitii e rombi.
Da "Voci e volti del passato"
*
*
Ho volato con il vento un mattino bianco
guardai l'alba pensando
era un vecchio berretto da nonno
con tutti i sintomi della vecchiaia
quello che si rotolava nella polvere.
Venivano dal mare le strida dei gabbiani
sempre in volo
ricordandomi le mie vecchie ali.
Sì! Le mie vecchie ali.
Ormai in disuso
le ho conservate in soffitta,
le ho riposte con cura insieme al canto
ed al silenzio dell'immensità.
Ora ricordo bene tutto
come fosse ieri
la carezza gelida del vento e dei miei pensieri.
*
*
E 'ntà ddocchi
ca parunu di petra passanu
tanti e tanti autri riordi.
Occhi chi vistiru
na varca partiri nà matina prestu
e mai cchiù turnari arreri.
Occhi chi visturu
re e nimali 'nsunnarisi u pararisu
e da finestra
u casteddu spurtusari u celu.
E i iorna passanu
senza mancu vutarisi 'nnarreri
e 'ntà la chiana omini chi sunnu
comu rosi frischi e pittinati
chi non sannu
chi è a vita darreri a na finestra.
*
*
E nasce questo giorno nel suo silenzio immerso
gravi son le voci che sento lontane
linfa di vita e di ombre che io conobbi.
Il tempo non ha tempo sui sentieri di pietrisco
ed io continuo ad amare questa terra
che di ghiaia e di polvere ha tracciato i miei confini.
Seguo nell'acqua un cristallo di luce
la fine dei sogni
il gambo d'un fiore...
ed io mi chiedo ancora
qual'è il peso dei miei pensieri?
Quale quello delle mie notti
mentre rifugio cerco nelle valli della speranza?
*
*
Cocci ri tempu quannu agghiorna
e quannu a sira cala.
Cocci ri tempu ca si perdunu
comu rina chi passa mmenzu e irita.
Cocci ri tempu c'annatanu
'ntò menz'all'unni du mari
quannu sbatti supra lu scogghiu
cu milli e una parola.
Chiovunu pinseri
comu cocci ri tempu
mentri scrusci l'acqua supra a ddi canali
e na manu ti passa na carizza
ch'è cchiù di centu dinari 'ntà sacchetta.
*
*
I giorni scorrono lenti
nel loro andare e venire
e gli occhi scrutano il lontano
succedersi delle ore,
dei minuti,
delle pulsazioni.
Io,
animale,
sogno
le ultime barche andate
a pesca lontano.
Il rumore
dello stormir della palma
mi sveglia.
L'orologio a pendolo
in fuga
non ha perso un colpo.
Da “Giorni neri”
*
*
Era la pelle che
con l'acre fumo
d'un fuoco di foglie verdi,
come il latice una mano,
i tuoi raggiri rivestiva.
Giocoliere
come l'antico Agatino
al soldo hai calcato scene,
ed ora
che di stolta canizie
t'avvolgi
è l'ombra d'un pagliaccio,
ultima spoglia di falsità,
a correrti dietro.
*
*
É tornato a fiorire il ciliegio
nel mio giardino, là
vicino al cancello nell'angolo
brulicano a sciame api in festa
e s'ode lontana l'eco nella valle
d'una campana mesta.
Guardo e mi chiedo,
mi chiedo spesso in questi giorni,
- cosa si nasconde
dietro l'anima del ciliegio?
*
*
... e vedo segni dovunque
sui muri... ai piedi del tavolo e su quel quaderno...
avrei voluto vedere dei volti
in quelle cornici sul mobile accanto al letto,
non le foglie secche portate dal temporale.
Mi piacerebbe tornare bambino
e non dover pensare a quel che fan gli adulti
lasciare che sia il tempo a crescere per me
guardare con la curiosità bambina d'un ottenne
la strada
in un giorno di vacanza...
e vorrei anche rivedere sfogliandoli
i lontani giorni di quel Natale quando
eravamo riuniti nella vecchia casa della nonna
e mangiavamo festosi
"i giammillotti",
quelli buoni fatti dalla zia.
Da "Voci e volti del passato"
*
*
E fu il sangue del mattino,
quella luce senza albori,
paura che non ha suono
ed il vuoto tra le crepe
di un eco che rimbalza
ed infine l'urlo...
l'urlo che vide volti di pietra,
il rumore del fondo dell'abisso,
ma fu nella frequenza delle sue note e
nello scandire silenzioso dei suoi ultimi battiti
che il cuore non sopravvisse.
Tornerò Vangheli
tornerò a fissare il fondo dell'abisso
...tornerò un giorno.
Da "Voci e volti del passato"
*
*
Ed ora vado sazio di una vita
di una vita non prevista,
(donata dicono)
-Grazie!- Rispondo.
Ed ora vado
a continuar la mia guerra
una guerra fatta di parole
parole per una causa che forse prima era giusta.
Parole vestite a festa,
parole dal pulpito della domenica,
parole soffiate sottovoce
dietro la grata del confessionile.
Dirò sempre ciò che ho pensato
(anche se non da tutti gradito)
la vita questo m'ha insegnato.
E le mie parole saranno
i miei droni in battaglia
(droni miei ... non iraniani).
*
*
È la malinconia che misteriosa
sui verdi crepuscoli cala,
guardo il tuo viso
e penso.
Il cammino degli dei
è come la pianura delle acque
ed il tuo sonno corona di gioia le mie luci
e penso...
Al mare,
a quel mare grande di grandi acque
dai volti oscuri di grotte ed anfratti
nelle notti di stelle colme
e penso...
*
*
Sedeva sulla soglia
sotto travi che sapevan di precario
e scricchiolanti eran le sue ginocchia.
Un paniere, una casa, un tramonto
ed un vecchio baule,
e tanti... tanti ricordi...
mentre le note d'un malinconico bouzouki
addolcivano un silenzio che sapeva d'arcano.
Quante storie...
banalità?... no! Erano altri tempi
e si ascoltava volentieri la voce del mare
nella monotonia della sua risacca
guardando le stelle ed
esprimendo desideri.
Da "Voci e volti del passato"
*
*
Lasciatemi sognare
or che il cielo s'è imbiancato sul mio capo
e l'orizzonte è sempre più stretto ai miei occhi.
Lasciatemi sognare
tra le mie parole, i miei silenzi
ed i miei pensieri.
Lasciate che il mio respiro sempre più ansante
sia libero e senza freni
ed il mio passo
anche se traballante
vaghi tra gli angoli d'una casa
anch'essa bianca d'anni e crepe.
Lasciatemi sognare
nella mia solitudine.
N.B. Riproposta.
*
*
Tutto è pioggia
anche un sorriso che fluttua su due labbra
è pioggia
pioggia che lava
pioggia che scivola lungo le anse
pioggia che si perde nell'arida steppa.
Tutto è pioggia
anche quel nostalgico sorriso
lasciato su una lapide
perso nel tempo.
Hanno lacrimato a lungo oggi le nuvole
come occhi stanchi per una vana attesa.
*
*
I limoni sonnecchiavano assetati al sole d'agosto
e dentro la vecchia casa i muri
erano muti ad ascoltare
l'incessante canto delle cicale.
Tutto sembrava aver dimenticato
il canto del gallo al mattino
i panini imbottiti di mortadella e burro a colazione
e le gallette dure coperte di cioccolata a merenda
di domenica.
La festa del Santo era ormai passata
e gli uomini che avevano portato la vara
erano là tra le zolle degli ulivi a roncare frasche semisecche.
Il mare faceva sentire appena il suo borbottare
con onde che battevano cadenzate
gli scogli dietro al vecchio faro ormai abbandonato.
*
*
Ora che ho finito gli anni
ho anche appreso a capire il mondo...
ho imparato a conoscere il vento che mi spinge
e a come lo accarezza l'ala dell'aquila solitaria.
Là sulla piana ci son madri che piangono
nascondendo le lacrime tra i riccioli delle figlie
ed io ho appreso ad usare il linguaggio semplice
di chi non sale sui pulpiti.
Ho visto piccoli in fuga dalle aride sabbie
armarsi di coraggio
ed affrontare la violenza delle onde
e l'indifferenza della gente
e ne ho ammirato quel caparbio silenzio,
del fatto che anch'io amo la libertà, conscio.
*
*
Quante illusioni forzano questa terra
in pozzanghere mute annegando
senza l’aiuto di un remo
a pagaiare
o di una mano a stringere.
Sacre Scritture fingere
senza l’abilità d’un Mosè
è
spogliare una cattedrale di sabbia
quando spira lo scirocco,
e tu profilo impaurito
di libertà anelito,
non vedi orizzonti
ma solo biechi e laidi occhi
il tuo consunto a guardare
mentre l’ultimo tuo sussurro
esala.
*
*
Maggio dona fiori,
un dono breve...
colori accesi sulle rapide,
segreti che solo la natura narra
mentre il vento danza in un respiro lieve
e tra i fiori s'accende un sogno sincero.
E filtra la luce in un abbraccio caldo,
quel maggio,
ch'incanto ed estasi è per un cuore muto
con un linguaggio a te ignoto.
*
*
Sei solo a navigare
in quelle acque scure e buie
e quando
esci al sorriso del tuo giorno
vivi una vita
solo con te stesso
s’anche nella calca immerso.
Indiscreta e vociante
nel tuo corso t’accompagna
senza responsi al tuo rientro
in quell’ombra che
tutto copre.
E sotto le arcate del tempo
inseparabile compagno
ti scopri
della tua stessa solitudine.
*
*
Saprà di malinconia quel bacio ch’in sogno
busserà alla tua porta
come saprà di vento quell’assenza
a mani giunte quando
la sera le ciglia al giorno serra
ed aurora di seta
inebrierà il mattino
che d’azzurro silenzi inonda
e la mestizia
agl’infiniti spazio largisce.
*
*
Vangheli amava guardare il sole
abbassarsi al tramonto
e parlare da solo alle stelle di sera
e stando disteso sulla riva del fiume
lanciare di tanto in tanto
qualche sasso nell'acqua.
I mattoni erano sempre là
sparsi per terra
così come i suoi avi l'avevano lasciati.
Vangheli non desiderava null'altro
che ciò che aveva,
non chiedeva nulla
solo guardare il volo delle garzette,
vedere il sorgere all'alba
oltre le fronde del suo ciliegio.
L'aveva piantato la scorsa primavera
e non sapeva nè mai avrebbe saputo
dei suoi frutti.
Da "Voci e volti del passato.
*
*
Solitaria poggia la cappa
su queste cattedrali di silenzio
dove la notte una lacrima perde
tra i singulti quando
valve s’aprono
per un denaro sporco
che china occhi alla lussuria.
Bacia un destino
crudo nell’ultima partenza
e colma il calice
dove non s’odon passi
da raccontar vita.
*
*
Parlami negli occhi mentre stiamo
appesi, seduti all’angolo
dove si apre una porta
a quel mare che si distende quieto
quando labbra di scirocco stanno mute.
Senza voce mi lascerà
il gelo
di una notte, gaudio e tormento
da intermezzi d’euforia scanditi,
d’impulsi che sanno di sarcasmo.
La tua ironia sa di latte
cagliato nel solstizio
e l’alta tensione ha solo sfiorato
lampade al neon
da tempo sbrecciate.
Sudano i miei palmi
nell’attimo dell’ira
condensando intenzioni
sottocoperta.
Ma ora è tardi
per le riflessioni del poi
… e tace l’impulso.
*
*
Amaro è il confine della sera
quando l'ultimo raggio
chiude gli occhi al giorno
e fioca luce in ombra muta.
Alza quel calice
or che manca
l’urlio al sibilar del vento
ultimo sussurro
ad un t’amo tra le ciglia ascoso.
*
*
E bramo guardarti
mentre barcolli al mio t’amo
ed al petto aggiungi un posto.
D’aurora saprà il sogno
e
malinconia strapperai
e
gigli sul tuo giaciglio
cresceranno
quando nell’assenza
cambierà il vento.
Ed il bacio
saprà di fragola.
*
*
Ho disegnato storie con le parole
ed ho cercato immagini tra un'ecclissi e l'altra.
Un passo dopo l'altro
ho guardato nei tuoi occhi
gocce di rugiada all'alba prima del disgelo.
Ho visto angeli cadere
su quell'argine dalla pietra scura
dove a sera approdano vuoti di memoria.
Vedi,
tu non sai cosa cela un ramo che pende
o la foglia che cade ed io
ho anche provato a bere
in un calice semi colmo di umori sconosciuti
calzando sandali non miei
e scavando tra le radici della verità.
*
*
Incerta è l’intermittenza,
luci ed ombre,
ore senza curve
finite dietro porte chiuse
ad orfani di sogni
che hanno frammentato
vite in un muto e verde campo,
contorte come rami
al sorgere.
Figure ormai svanite sono
quell’esistere nel silenzio
e quel portarsi in piazza
ad un suono di nostalgie.
In un bacio d’occhi
illusioni e sorrisi a metà.
*
*
È una pietra erosa da secoli
d’indifferenza quella scogliera
dove il sole batte e l’onda lava.
È roccia
intarsiata dal tempo
cruda discesa di polvere.
Si vedono solo potenti
crescere e morire prima o poi.
Nulla rimane
se non le ombre
di quelli che furono i tuoi pensieri
mentre sciaborda
la barca dei giorni
sempre cercando un idolo nuovo.
*
*
E non spogliare le parole
che a spregio son volate via
ed or sol sogni indugiano
giusto ristoro al sovrastar di nuvola
che i miei sentieri adombra.
E nell’afa dell’incerto
incedo cantando
risposte sempre più rare
e sempre più flebili
come il vagito di un aborto
come un pensiero su una sedia a rotelle.
*
*
Il mio vento confondo
in spazi di notte
per un barbone
d’odori a prestito.
Vivo di mare
in un viale che tiene
alberi in serbo
al mormorio d’una brezza.
Vivo un’epigrafe
scritta a mano
da un cieco che balbetta
chiedendo uno sguardo
all’ultimo passante.
Vivo per vivere
quest’ultima cena.
*
*
Oggi ancora mi ritorni in mente
mio caro e vecchio Grilli
quando da infante estatico ti miravo
dei tuoi ancestrali racconti in attesa.
Allora lontane erano
le mani violente di questo mondo cieco
dai tuoi visceri or dilaniati.
Allora tu, mio cordone ombelicale,
i miei malfermi passi seguivi
e del tempo scandivi l'aire.
Oggi sulle tue balze il silenzio cala
e della polvere s'accumulan gli strati
sulle ferite tue inferte.
Non più il verde della speranza
non più il sorgere terso d'un sole splendente
sol rimane la foschia d'immensi crateri
dal tuo nemico uomo creati.
*
*
La mia pagaia
...è l'incolore scoria del naufrago affranto.
Stremato è il mio braccio
ed il legno alla deriva non conosce rotta.
Mi sono arrampicato sull'albero della speranza
dal furore della tempesta squassato
non lido nè terra... e
ricade la mia mano stanca...
moncone residuo il mio pensiero.
(Udine 25 luglio 2013)
*
*
Gelide nella gora son le acque,
ed io,
uomo solo con il mio pensiero
ho varcato
del pudore le ultime difese.
Ho piantato stecchi sulle sabbie
ed ho impresso un segno in cima ad ognuno d'essi
ognuno d'essi reca un nome
un nome simbolo
d'indelebile ed immutato sentire
per quell'ombra che dall'angolo mi sorride.
*
*
Vedi?
Non è solo una magica stella.
Non è solo una guida
ha un nome e reca speranza.
Ancora lontana é l'alba
e la stella in alto nel cielo ha il suo sentiero
cammina cammina verso la grotta
ai viandanti la rotta segnando.
Scorre la notte che il tempo trascolora
e s'ode nella grotta un flebile vagito
segno che il redentor
é nato ...é nato.
Vedi?
Anche la stella sulla grotta é giunta
agli umili ed ai potenti un messaggio portando
"pace e gioia per tutti ci sia".
*
*
Questo tempo
che ci ha fatto attraversare deserti di silenzio,
fatto di sofferenze e di speranze,
punto di partenza e di arrivo
parto prematuro d'un viaggio senza ritorno.
Questo tempo
che ci ha insegnato ad aver cura del pensiero
ed a distendere tendini di voglie
e frammenti di sogni perduti.
Questo tempo
che ci ha fatto dono di sè facendo dell'attimo
un incontro per noi ed i nostri occhi.
Amo questo tempo
ineluttabile ombra che segue i nostri passi.
*
*
Un giorno,
identico ad altri,
sarò re di me stesso
sarò sole che sorge
sarò luna calante.
Un giorno,
sempre uno dei tanti,
quando si spegneranno
le prime stelle
vedrò dietro i miei cristalli
e limpido
sarà quell'orizzonte
fatto di strati,
strati d'amore e di verde,
strati di rosso e di fuoco,
strati che incendieranno i sentieri
dando luce ai fiori.
*
*
Mi guarda da lontano
questo futuro,
mi guardava da vicino
questo presente
ed il passato è già riposto
nelle sacche del tempo
ad ingrassar ricordi.
Poi …
quando il gelo scalderà le ossa
ed il mio calice sarà colmo
io berrò alla tua salute
…mio futuro.
Sorriderò
alle sacche dei ricordi
e racconterò
tutto ciò che non ho fatto.
*
“La neve cade sul cimitero solitario,
cade lieve nell'universo,
e cade lieve su tutti i vivi e
sui morti"
James Joyce
*
Risponde la natura con il grido dei giorni.
Il tempo si consuma nel tempo
ed io chiamo tempo ciò che mi rimane.
Piove sulla piana ardente di sete
e piove sull'anima
che come pagina ormai rinchiusa
le mie parole accoglie.
Erano ferite inferte e profonde
ad un ramo che nudo ed indifeso era
mentre come fiocchi di neve
la voce cadeva
in un'amara coppa che di stagioni ormai straripa.
*
*
Il mio giorno è qui,
una voce che sussurra,
storia in cammino e sentieri,
destino che non ho mai cercato.
Il mio giorno è dove
in un sorriso
c'è la malinconia
ed in una lacrima tutta la gioia.
Il mio giorno inizia quando
guardo la piana dalla finestra
e sento la parola dell'acqua
che nella roggia scorre e va.
Il mio giorno finisce
quando la sera
torno a casa e trovo
una porta aperta con un sorriso.
*
*
Sono stille di luce
i tuoi occhi
quando li ho visti
nell’essenziale.
Sono schegge di vita
che cantano
quando è l’alba
dal finestrino.
Sono idea
che dà forza a questo bastone
che sorregge la mia mano
e dà sollievo a questo corpo
che segue la sua via.
*
*
Tra schiuma e selci di scogliera
la mia strada nasce e tra le onde
si dilegua
ruba sensazioni e colori
di un vivere senza allori
dove si fuma solo il respiro
ed il sole sempre a ponente
tramonta.
*
*
Sono stato sempre
il limite inferiore
di quella scala
ultimo piolo
del correr all’impossibile.
Sono stato sempre
a guardar esseri onnipossenti
sopraggiunger e svanire.
Ho visto sempre
bare andar tra cipressi
e
mai più tornare…
*
*
Ho scritto e scriverò ancora... forse
ho scritto di tutto,
di questo mondo che incontaminato era,
di te ed anche di me,
dei miei dolori che povero mi fanno.
Ho scritto delle montagne che
strette nei loro ghiaioni e nelle loro conche
ancora aspettano.
Ed ho scritto anche di te
mio caro e vecchio Grilli
che mani ingorde nel tuo ventre scavano
del tuo grido di dolore incuranti.
Del tuo canto di dolore io ora mi vesto
a rinverdir dell'antico Sican le gesta
e del suo testamento i detti.
Ho scritto e scriverò ancora... forse...
di te e del tuo grido.
*
*
Ho anestetizzato il mio pensiero
nell’incavo dell’anima,
ho tolto il respiro al rancore
ed ho acceso la gioia dell’oblio
guardando avanti a quei confini
che definiscon l’incerto.
Il nostro mondo è lì
fuori dalla noia del sempre
e dal furore dell’attimo.
*
*
Vorrei guardarti con occhi nuovi
aprendo una porta a caso
e nella sera quando tutto si spegne,
mettendo a nudo la mia anima
ed inventando parole nuove,
con un dire che non sa di stonato,
parlarti ancor d'amore.
*
*
Domani sarà la mia festa
ed avrò pietà delle mie cadute
mentre accanto
mi cammina l’ombra
e sui rami
la ghiandaia becca.
Canta ancora
il merlo di mattina
cosciente del suo destino
mentre vigile l’occhio
scruta il suo futuro
e scivola
ancora un refolo
che pascola pazienza.
*
*
Germoglia ancora il mio pensiero
mentre appassisce il velo delle foglie
in questo rosso autunno ed
il dialogo con la vita
langue.
S'è fatta alta l'erba della piana
il mio cammino è segnato
anima libera
in quell'orizzonte ormai flebile.
Ho varcato troppe albe
con il mio mondo sempre lontano
ma nella mia sacca
ho conservato i semi di te
Terra mia.
*
*
Ricordo ancora cosa si provava
quando la porta dello sgabuzzino
si chiudeva
e nella stanza buia non c'era il caldo asciutto
di una mano amica e
dove non giungeva il profumo del pane
appena sfornato.
Della penitenza sentivamo il sapore dell’infanzia,
e guardavamo dalla grata, come ladri,
il vuoto dei desideri. Ed ogni cosa nuova,
anche se vecchia, meraviglia era per noi.
Era il sogno
e lo stupore l'aprirsi di quel cancello
sempre chiuso.
*
*
Ho imboccato i miei versi
uno dopo l'altro...
guardando negli occhi le mie ansie e le mie paure
e con loro ho sorriso
sdraiato al buio in attesa della primavera.
Ho imboccato i miei versi
guardando le mie dita sporche d'inchiostro,
febbre di dire, mentre scendo in garage
fonte delle mie perplessità.
Tra i capelli
il ricordo d'una cascata e dei mille pensieri
associati alla vita.
Mi sono alzato alla fine
imboccando ancora i miei versi
e volgendo lo sguardo a quei binari
ed a quel treno che su d'un binario morto giace.
*
*
Tornano le rondini
infreddolite.
Primavera che tarda
e castelli in aria
nido di gioventù e memoria d'altri tempi.
Parole brevi
ed illusioni in galere esistenziali.
Rimane il silenzio
dura preghiera di dolore
e di spasmi.
Nelle antiche miniere
il sale brilla al sole
ma fa male e brucia sulle piaghe
sterili delle mie stimmate.
Ed il mio pensiero
ora
s'aggrappa a questa
primavera che tarda.
*
*
Mentre forgia le oasi il canto
io sogno la luna che batte sulla mia spalla,
una montagna
come scalare un dosso
ed è solo questo il paradiso
che mi è concesso.
Proteggo il tuo sorriso
luna
che sempre sorniona mostri
la stessa faccia ormai segnata.
Sarebbe bello se fosse ora
ma i sogni, si sa, son solo sogni
e quel che conta è sol la realtà.
Grazie Tempo
per quel che m'hai concesso
che sangue e sudore è costato assai.
*
*
E c'era una favola dietro
e forse anche davanti a quel carro di buoi
che attraversava il bosco
un bosco di fronde dalle voci umane.
Non c'era bisogno di conducenti
per il carro di buoi
già adorno di fili da burattino.
Un colpo di tosse mi spinse nel futuro
e per sempre
fui certo dei miei passi e dei desideri,
passeggero all'alba di ogni giorno,
per sentirmi dire
-tu sogni ancora-
*
*
É un graffio quella sinopia,
sentiero a seguire in una vita
dove son rimasti solo resti.
Non parlano del silenzio di cui si vestono,
quando lo scirocco impera
ed il mare canta.
Al mio risveglio ho sentito un refolo
che sussurrava dicendo
della cresta granitica e delle tante maschere
che passeggian all'ombra della luce...
verità non-verità?
Non saprei ma...
là son rimasto a colmare il vuoto.
*
*
... ed erano intime fantasie,
da quella lieve brezza suscitate,
di memorie sussulto senza fiato.
Voci in un replay di giochi d'acqua
mai vissuti ed orfani di vertigini,
ma mai nell'oblio,
distante immagine di un altro mondo
all’orizzonte.
Presenze occulte non volute
segno non d'abbandono
ma punto fermo che non cede
in un tramonto ormai al fineluce
che anela un nuovo sorgere.
*
*
Oggi c'è stata la quiete del silenzio qui
ed ora, tra le scritte al neon
e le rare motorette dei ragazzi
che vanno in discoteca,
solo il vento di tanto in tanto canta
la sua nota di libertà
mentre s'inoltra la sera
ed il buio della notte incombe.
Non ci sono passanti in giro
e neanche le rondini
quasi sapessero della pioggia in arrivo
e del fragore della tempesta che s'avvicina.
Vorrei una pizza
e ...
quella neve che tarda ad arrivare
dopo il tanto caldo e l'afa che l'accompagna.
*
*
Ho detto
No! Grazie!
e senza creanza
ho urlato ed urlo ancora
No!
A verità
che falso hanno
sorriso sulle labbra,
resoconto mediatico
di un cerone metafisico
che si schianta
su questo parquet dove
umanità stanca
m’ancor viva pulsa.
Repulsione e negazione…
*
*
Risalgo la china dei tuoi desideri
ansimando
e sei tempesta
quando torno a guardare i tuoi contorni.
Di rosso è vestita la tua voglia
mentre si spengono le luci.
*
*
Sì! Ho pensato
e c’è stato anche qualcosa di non pensato
qualcosa che un tempo così piovoso
m'aveva celato,
non m'aveva permesso d'uscire
lasciandomi solo tra queste mura.
Mi hanno parlato spesso di giardini
dove si coltivano le viole in mezzo ai prati
e dove basta poco per esser felici.
Ma è bastata quel po' di pioggia
a farmi vedere il rovescio della medaglia
e l’erba era stata la protagonista
con quel suo insinuarsi dovunque
anche tra le crepe di un rapporto.
Ora il mio ritorno è divenuto una costante
la casa chiama casa, e cammino,
pensiero fisso
come uno sguardo che non si lascia fuorviare.
Cammino muto nel silenzio.
*
*
Vorrei chiamare per nome quelli che son caduti
tenendo a mente il freddo che li ricopre,
il gelo che stordisce.
Vorrei vederli sparare ancora
dietro quel sacco ormai sbrindellato,
a denti stretti e nodo in gola
cercarli tra le forme inerti scavando.
E lì... guardare ancora
e sentire
il fragore assordante degli scoppi
le urla dei morenti,
l'acre odor della polvere,
il lamento di chi non ha più un piede
o lo sguardo fisso di chi
non ha più gli occhi.
Le ombre della sera ormai incombono,
sulla piana... rovine...
e da esse il fumo che s'alza.
Ascolto ora le voci che mi parlano
le stesse di ieri sera.
Uno che mostrava la foto della sua bimba
un altro la foto della sua casa tra i monti
un altro ancora che diceva
"io son nato solo... e solo morirò".
Ascolto una voce nel vento...
"Perchè?"
*
*
Quel giorno tremò la terra,
senza colori
anche i sarcofaghi volsero lo sguardo,
l'ombra si vestì di silenzio
e dai rami degli alberi s'udì un mormorio.
L'eco m'ha ridato una gemma
il tempo
padre di tutto e del nulla.
La terra tremò di nuovo
frantumando quel che era
verde ai raggi del sole ed
anche i sogni divennero
silenzio.
*
*
Capezzoli nel cuore
a dare
e quanto gelo dentro
a contrastar tempesta
di quei tuoi occhi immensi
nel tuo guardar assente
fatto di silenzi e d’infinito
da soli
chiusi
scriviamo il giorno
ultima parola prima dell’aire
storia
di momenti
soffocati dentro
fatti di congedi frettolosi
e di fuochi di passione
corolla e gambo
di un fiore
che non si dissolve
*
*
Porto la mia terra in un sacchetto
il viaggio è lungo
ed impervio il sentiero
e guardo in alto su nel cielo
il sole che segue le mie orme
ed inclinando i suoi raggi
tesse i miei pensieri.
Vado,
contento del mio rinascere
come i germogli del fiordaliso
quando i petali son caduti.
Il giardino ora lacrima
lento e triste nella sera
per una pioggia che non viene.
*
*
Rinasco nel silenzio,
sguardo fisso
ai gelidi venti che s’alzano,
e come giorno
stanco
di ciclici gemiti
e muti sussurri
di gioia e di dolore,
il mio canto di primavera
attendo.
*
*
Io sono un ciottolo
sulle pietraie del Ghida
che rotola nella sua corsa
contro il tempo ferito
quasi a fermarlo
in questa valle amena
dove lo sguardo spazia
sulle rugose e floride distese.
Altri ciottoli vanno
tra giuncaie e canneti
spingendo la vita
fin dove filtra luce
delle stagioni tra le dita
a schiena sempre più china.
*
*
Parlo dritto
fissando l’occhio tuo
non ascolto alzando il mio
e non indosso toga
ma leggo come te
i versi della vita.
Vivo tra queste mura
guardando attraverso vetri
gente che s’affanna
e non sa che lascia tutto.
Ho già riposto la mia bisaccia
ed or
non ho rimpianti…
P.S. Ogni giorno ognuno ha il suo giorno…
*
*
Tra le cose della vita è
l’atavico retaggio,
divertire ed imparare,
scrivere ancore di cui
l’anima ha bisogno quando
corruga una smorfia di sorriso,
mascherando un cuore aperto
mentre fino all’addome
una lacrima cola tra le rughe
che il tempo ha scritto.
*
*
Voglio scrivere in versi
quel che non ho mai detto,
voglio vedere le cime degli alberi toccarsi,
e voglio ancora sentire
la storia degli asini che volano.
A volte fa bene al cuore
giocare con i sassolini del torrente,
facendoli rimbalzare sull'acqua,
dicono
fa dimenticare il duro della vita.
Ma tutto questo non cancella
nè spinge via lontano
il fumo che si alza
da un fuoco inesistente.
*
*
Pacchetto completo
tutto compreso
non abbiam messo nel carrello
quel che vogliamo
non conosciamo la bramosia
né ne siamo scienti
non vediamo la fine della via
e neppure le incidenti
ma calpestiamo orme
già tracciate e senza segni
al caso che colpisce
e non sempre nel punto giusto.
In un mondo di cicale
questo cancello varchiamo
e dietro di noi
quando l’ora d’aria sarà finita
lo richiudiamo con un granello
delle nostre illusioni.
… Trentuno dicembre del nostro anno.
*
*
Refolo
che nel torrido s’espande
sei alba
del mio sorriso.
Universo
del mio universo.
Amo rimembrar
i giorni
ed il tempo
ad occhi chiusi
e sussurrare
parole,
come rose ed orchidee
a sfiorar tuoi sensi,
parole,
come malinconici petali a
dirti quanto t’amo.
Sono gocce di giada
i tuoi occhi
stelle
in una notte fonda
myosotis di sera
un tuo bacio
quando
al sorrider s’inchina.
*
*
Siamo soli nella tempesta
rifuggendo il silenzio
che cabra sulle cose...
L'acqua ci fu amica un giorno
ed il vento spinse una nube impietosa
lasciando parole ad
un ultimo abbraccio.
Il senso delle cose lo avverti quando
ormai è troppo tardi
e la saggezza ti dice
disegna la voce del tempo
mentre singhiozza sul passato.
*
*
C'era un tempo un sorriso...
un sorriso per ogni cosa.
C'era una rosa in quel giardino
ed era rossa, rossa
come un tramonto di mezzagosto.
C'era sì! Quel sorriso...
ma al ritmo d'un tremore
come neve al sole s'è spento .
Or c'è ancora una rosa in quel giardino
una rosa bianca, bianca
come il tremore delle mie mani.
Bianca come la gracilità
che giorno dopo giorno
queste membra invade
ed insicuro il passo rende...
... e soffro quest'orrendo dolore
dall'amaro gusto del metallo
c'attanaglia il mio ventre
ed imprigiona i miei arti.
*
*
Non ho mai voluto nulla
niente che non fosse mio...
solo le mie semplici cose,
una penna ed un foglio per scrivere,
un desco per il desinare la sera,
ed una finestra
da cui guardare la piana ininterrotta.
Vedere al tramonto quel sole
stanco adagiarsi lento sull'azzurro
e sentire il profumo del pane appena sfornato.
Non ho mai voluto nulla...
non quadri o sfarzosi osanna,
solo voci argentine d'infanti
in giochi festosi intenti
ed il loro richiamo
-Nonno vieni a giocare con noi!-
Non ho mai voluto nulla
se non poter dire di me
senza chiasso e senza allori
semplicemente così ...
come sono io...
*
*
*
*
Accarezzi questa solitudine
e nella consapevolezza d’esser
cerchi il suono di una campana
ed il fumo di un camino.
Sono lontani ormai
i tempi della legna
che scoppiettando
bruciava allegra.
Solo il ricordo resta
del libeccio a raffica
or ti stringe tra le braccia
il gelo della bora …
La nostra storia
è grido d’egoismo
d’autodifesa gesto inconsulto,
radice e singolarità.
*
*
Gelide sono le tue lacrime
come gelido è il tuo cuore
o Dea,
korè non torna
ed il tuo pianto fiocca
nella sera
a raffiche di greco,
sotto la Montagna di Marzo.
I nostri fuochi sono accesi
e brillano da lontano
nella notte a scaldar
la fonte del tuo dolore
e scioglier la bianca coltre.
Sorridi ora o Dea
il tuo paniere è colmo
al ritorno di Korè doni …
P.S. : Demetra e Persefone un mito che si perpetua di anno in anno…
*
*
È cartapesta
questo straccio che ti copre
promessa mai mantenuta
non libertà tra i fratelli.
Batti il pugno sulla prora
ombra che spingi
il legno della speranza
e volgi lo sguardo
a quella tua terra che è là
dove si chiude l’orizzonte
sotto quel cielo
che si colora al mattino.
Un delfino vuole spazi
non rigide gabbie
e neanche desideri alla luna
solo il suo mare.
*
*
Chino è il suo capo
come curva è la sua schiena,
sole
è il suo calvario
dietro il ciuco e le sue bisacce.
Sale
a quel cocuzzolo con le sue case
calcinate nel crepuscolo
*
*
Ho giocato con te sulla sabbia
fratello
ho visto il tuo sorriso
gentile ed innocente
incresparsi
su quel viso da bambino
non diverso.
Ho anche compreso
i tuoi crucci e le tue paure
le tue gioie e le tue speranze.
Non ho mai capito
a chi i tuoi sogni
erano molesti solo perché …
tu eri diverso.
*
*
Erano frammenti
anche i canti
intorno ad un fuoco
e di allora non ho più ricordi
se non stracci
anneriti e logori
e pianti di bambini
dal ventre gonfio.
Ed io ora
ricordo i miei sospiri
tessendo i fili del mio pensiero
legati con parole mai dette
or divenuti sogni
ad occhi aperti.
Da “Voci e volti del passato”
*
*
Ho plasmato ricordi
nell’azzurro di un cielo
al sorgere dell’alba
ed ho rinnegato ancelle
di spine in corone che
non hanno calzato fronti...
per te amore mio.
Ho contato ragioni d’essere
nel grigio di un inverno
ed ho masticato foglie
d’alloro nella speranza
e nei sogni dell’essere…
per te amore mio.
Ed infine ho gioito
nella mia estate
chiamando vento e
petali alla danza…
sempre per te amore mio.
*
*
Era calato il sole sul mare
ed il freddo si faceva già sentire.
Si cenava presto d'inverno
dopo il calar del sole.
'Nnuzza aveva sparecchiato e
s'era seduta alla conca
che mia madre aveva acceso prima.
In un angolo mio padre e Paolino,
in attesa del comunicato,
parlavano dell'annata dei limoni
e di come se n'erano raccolti pochi.
Mia madre e 'Nnuzza,
rammendando calzini sempre bucati,
si raccontavano fatti accaduti la scorsa estate.
Io, in un altro angolo,
sfogliavo svogliatamente l'Iliade...
non potevo nè dovevo
entrare nei discorsi dei grandi.
Il tempo scorreva inesorabile
era già l'ora d'andare a dormire
per i carusi.
N.B. 'Nnuzza = Annuccia;
Carusi = ragazzini;
Conca = braciere.
Da "Voci e volti del passato"
*
*
Vorrei dire una parola ancora
e di quel volo che tanto
ho sognato ed amato.
Vorrei sentire ancora
di quei fiori liberi il profumo
anche quando da minacciose nubi pressati.
Vorrei sentire ancora
di quell'erta dura il peso
e dell'attesa la levità
e trovare ancora
il tempo per restare
chè credo mai tardi sia...
l'attender primule a primavera.
*
*
Il mio sorriso non ha abiti di circostanza
guarda lontano
oltre la cresta dei monti e
si veste del canto.
E quando nelle sere d'inverno
le brezze notturne del Grilli
mi dicon di te
sollevo le fronde aprendo il sipario.
*
*
L'emozione rompe la parola
la porta in preghiera
ed a mani giunte
parla di speranza
di fronte a quei resti diroccati.
Guardo queste mani
sanno di scavi e chiodi arrugginiti.
Guardo le crepe
e penso ai volti che hanno chiuso gli occhi
nel pianto.
Ogni parola ha la sua terra
ed ogni lacrima il suo pianto
come ogni figlio la sua Ecuba.
Da “Voci e volti del passato”
*
*
E sono tornato di nuovo a questa mia terra
straniero a casa mia
stanco delle mie stesse parole,
stanco ma con il verde della speranza.
La sinusoide della parola si perde
ai confini dell'orizzonte
e la mia parola continua nella sua recita.
Ed i fatti?
Non ci sono fatti
solo recite da copione
prima dell'entrata in scena
e senza imposizione alcuna.
*
*
Non li ho mai visti
così colmi di luce quei tuoi occhi
allo scoccar del giorno,
come non ho mai sentito così dolce
l'argentino suono delle tue labbra
tra le ombre della sera e
le mie dita non sanno
descriver il tempo del tuo essermi accanto.
Inverno muto
questo silenzio di notti di ghiaccio.
*
*
Mi servono poche parole,
appena qualche verso
per esporre il mio silenzio.
Ho tutto il resto,
il ronzio delle api
o il canto dell'ape regina a primavera,
il gorgoglio d'una roggia
o lo scrosciar delle sue acque
sui sassi in fondo all'ansa.
E quando l'afa incombe
d'un bogolar la frescura
che con il gracidar delle rane
ed il frinir dei grilli
riempion l'aria d'allegra festa.
Agli altri lascio
l'onor dei pulpiti ed il fragor degli applausi
delle palandrane in prima fila.
*
27 Gennaio 1945
*
Il silenzio ormai non ha più segreti
la memoria è colma di ceneri
e del tanfo dei fumi.
Ho respirato piano per non sentire il vento
e la neve continuava a fioccare
in quel gelido inverno.
Anche le preghiere son state vane
-paura e tremore-
fantasmi, troppi fantasmi
e le mie ossa al punto d'arrivo.
Lo sguardo fisso a quel cielo pieno di stelle
ma solo... per altri.
Ed il cuore continua a battere
tra le assi malferme...
-paura e tremore-
ormai il tempo si è fermato
davanti a quel vagone
ed alla scritta:
"Arbeit macht frei"
*
*
Ho guardato spesso oltre la cresta
di quel vecchio Grilli
tutto sbrecciato e ridotto male,
le mani dell'uomo sono sempre state
cattive.
Hanno scavato anche nelle sabbie
cavando fuori l'anima
e non so cos'altro,
ora
cercano anche in quel mare
carpendogli quell'azzurro intenso
che la tempesta non ha saputo cancellare.
*
*
Dal
fondo dello
stagno verde si
chiude ormai la vernal
stagione .
*
*
E guardo ancora quelle scale senza tempo
fredde come
i cupi tetti colorati di bianco
e quegli alberi che gemono
per i rami intirizziti
e la caduta delle foglie…
presente e passato che danzano
in una folata di bora.
E quell'aria gravida di gelo
che
scricchiola al nostro passare
su un ponte che ci porta lontani.
Noi s'andava a
Madone in Peraulis.
Da "Voci e volti del passato" (Dicembre 1971)
*
*
Ho cercato ricordi della vita passata,
ho scavato nelle memorie,
ho annullato il tempo.
Nulla dal nulla riemerge
e l'eco delle cose va
di parete in parete
ricordandoti che sei nato.
Ritornerò a volare tra le nebbie
e del mattino avrò le stimmate,
vedrò ancora
il sorgere del sole.
*
*
Potrete leggerla ,se volete
e quando volete ,vestiti magari
con l'abito della domenica,
bello sicuramente ma...
gelido come quella tramontana
che dal nord incessante soffia.
Ed io scrivo.
Scrivo
di quelle case del sud,
dove un urlo monocorde imperava,
pianto di secoli d'abbandono
e di sangue.
Scrivo
su quell'orizzonte incerto
sgranando un rosario di parole
che lente vanno e d'orrori dicono.
Scrivo
di fragili speranze
di ferite e lacrime salate
che pinto han quell'arida terra.
Da "Voci e volti del passato" (Novembre 1982)
*
*
Braccia stente ed appassite
bruciano d'arsura.
Piccole, leggere
cacciate dal ramo
son foglie
come spazio infinito,
son terra
come cielo aperto,
armonia
di suoni nell'aria
e grido che si ripercuote
di roccia in roccia,
di sabbia in sabbia.
D'umanità granulo in frantumi...
Da “voci e volti del passato”(Novembre 1982)
*
*
Levo il mio canto
perchè verde è la mia terra
ed io straniero in terra d'altri,
fuori del tutto e dello spazio.
Il mio canto
è il mio respiro,
è la voce del dolore,
il sordo dolore dell'altrui.
Sono straniero
con la mia lingua e le mie emozioni.
*
*
Hai corso
e corri ancora,
piccolo ed indomito
italo cuore,
il tuo petto offrendo
al bieco invasore.
Il capo mai piegato hai
al duro scherno
che lo stranier tallone
impose.
Del color del sangue
d'italica stirpe
su barricate caduta
le camicie hai tinto e
del dolor hai fatto
scorta, stringendo denti
e pugni al duro giogo.
Ed alfin hai vinto
sulla turpe tirannia
facendo Una
questa Italia Nostra.
*
*
Silenziosi sono i miei sogni
e vivo ancor di essi e per essi,
non ho guardiani alle sbarre
e l'impazzire lo lascio agli altri.
Non m'importa della pioggia
nè del freddo o del troppo caldo
mi rintano se serve in casa
o me ne vado all'ombra d'una pergola.
Vivo di quel poco che mi basta
senza badar al tempo
ed alle sue brutture.
Con un battito di ciglia ed un sorriso
guardo sempre dalla finestra
quella gente che corre e si dispera
senza saper che si vive una volta sola.
*
Era plumbeo il cielo e...
sotto il fico, vicino al pergolato
ho raccolto tutti i miei averi
e nella sacca da viaggio
ho aggiunto tre cose
la mia malinconia
per ricordarmi della mia casa lontana,
un sorriso per chiunque
si sentisse solo come me
ed uno spicchio di cielo
per sperare ancora.
Dimenticavo ...
il mio primo dente da latte
a ricordarmi di quand'ero felice
come porta fortuna.
*
Il levarsi di una vela
che si staglia
su una sottile linea punteggiata
(orizzonte?) forse...
è il mio cammino
segnato dal duro scherno della vita?
Una scia e tanti perchè,
specchio privo di finzioni.
Lungo e paziente
e senza inciampi è il mio sentiero
ed ignoro parole
che come piccoli sassi
hanno inciso.
*
Ho scritto poesie,
forse, anzi sicuramente,
non son poesie...
parole buttate qua e là,
parole che cercano,
parole che vogliono dire...
cosa poi?
Non saprei ...
ma come tanti le ho scritte.
Ho cercato di capire,
d'imboccare il sentiero giusto,
ho guardato in lungo ed in largo
ed ho descritto cose che
non han più senso.
Ora che la sera cala
con il suo buio ed il suo gelo
vado ancora cercando qualcosa
da dire...
ma non so cosa anche se
dentro di me so già cos'é.
*
Una voce di donna
graffiante e rabbiosa
e null'altro
in quella sera scabra e fredda,
non c'era nessuno là nella piazza
solo un cane scodinzolante
per un tozzo di pane.
Mi son guardato intorno
era solo una sensazione...
e quegli occhi scuri in attesa
di quel tozzo di pane.
*
Son venuto solo oggi
come un passante per caso,
c'erano solo fiori appassiti sulla tua tomba
e tutt'intorno erba alta,
la tua voce solo un sussurro
ricordo ormai lontano.
La notte fa freddo
sotto quella lapide bianca
ed il silenzio ti tiene compagnia
oh madre.
*
Dimmi dell'amore tu che sai,
dimmi
- è vero quel che dicono?-
Ho sentito un rintocco
ed il cuore che batteva forte
la prima volta
e di notte ho sognato campanelli dorati suonare.
Era l'infinito
a venirmi incontro a grandi passi
e silenziosi e pacati erano i miei moti
attimo dopo attimo vissuti
ed or che la canizie incede
sorrido ai ricordi andati.
*
*** *** ***
Come albero che un impietoso
inverno spoglia,
come piccola e fragile foglia,
che impetuoso vento stacca
e porta via,
così tu donna
per oscura e malvagia mano
indifesa giaci.
Sono uomini quelli
che senza rimorsi hanno
flagellato il tuo inerme corpo?
Sono uomini quelli
che biechi e laidi hanno
inferto lividi alla tua carne arresa?
P.S.
" contro la violenza e femminicidio sulle donne"
*
Non c’è nessuno
e la piana dorme,
una mano senza nome
accarezza l'aria,
canta l'acqua della sorgente,
ma non c’è nessuno ad ascoltare
né a parlare.
Ed i miei passi si ripetono
nel ritorno a vecchie memorie.
Sono loro,
sono i passi di questa notte,
quelli che spingono a correre
ad andare avanti.
In fondo allo zaino,
i miei pensieri.
*
Cristalline son l'acque tue
e come specchio a perdersi
vanno
in quel sottile fil d'orizzonte
ch'il pensier mio agogna
e dove tra lor pugnano
evanescenti giganti
serenità infonde.
*
Ho ascoltato le parole della sera
quando il mio canto era quasi un sussurro.
Ho visto gli alberi all'inbrunire
e gli uccelli muti per timore.
Il suono lontano di una kora
e l'aspro passo dell'odio dell'uomo
mi portavan l'eco di remote memorie.
Quanti volti a me cari...
Nota:
Da “Voci e volti del passato”
La kora è uno strumento musicale mandinka.
*
Un tono si leva
flebile, come volo di farfalla
e poi in crescendo
alto.
Non cerco tra le cose andate
non cerco tra le cose che verranno
cerco solo il mio canto.
L'ho sempre cercato
nelle sere e nelle notti
quando la solitudine batteva
con le sue nocche ossute
alla porta.
Mancava sempre qualcosa
allora
e spesso non sapevi neanche cosa.
Mancava le trait-d'union con la realtà.
*
Squarciate le viscere
urla nel campo la terra
un cane abbaia nel suo dolore.
Sogni d'amore
ci sono stati per quella terra
ora tutto tace
anche se della nostalgia si leva il canto.
Il pianto dell'autunno
non ha più lacrime
troppi occhi si sono inginocchiati.
Forse ...
dagli abissi dell'anima
giungerà
quel dire che tanto hai cercato
quell'abbraccio alla tua zolla
che t'è mancato.
*
Cala l'ummira supra a sta trazzera
chi ddi pruvulazzu janca eni
e u suli orammai stancu sta calannu.
N'aceddu scavannu canta
'ntò menzu a fogghi sicchi
cu tanta raggia e senza tempu
comu l'omini ca vannu e venunu
e puru chi sunnu suli o 'ncumpagnia
sunnu sempri omini ca vannu e venunu.
Orammai 'ntà stu lustru e scuru
l'urtimu raggiu di suli ristau
e puru niatri ora
turnamu a casa
comu dd'aceddu ca si 'ntana 'ntà lu nidu.
Traduzione:
Penombra
Calan le ombre su questo sentiero
di polvere bianco
e sta calando anche il sole ormai stanco.
Tra le foglie secche
un uccello razzolando canta
con tanta rabbia e senza tempo
come uomini che vanno e vengono
e che sia da soli che in compagnia
son sempre uomini che vanno e vengono.
Ormai nella penombra
l'ultimo raggio di sole è rimasto
e pure noi ora
ritorniamo a casa
come quell'uccello che si rintana nel suo nido
*
E siamo uomini ancora assetati
e come abissi tessiamo canti
ad un mare inclemente
che inghiotte sogni.
Son grida di guerra ancora lontane
son mille e mille le voci
che gridan forte
vogliamo la pace e pace sia.
Ed io
guardo l'acqua che lenta scorre
e che,
di venti e tormente incurante,
di salto in salto al mare va,
ed anch'io pensoso
pellegrino vado.
*
Ed erano bambini
quelli della vecchia Torrenova
quella che nel silenzio della sera
s'addormentava intorno alla conca
con nuvole ferme, sopra quell'orizzonte
su un mare di fuoco e con il giorno
che pian piano svaniva.
Erano bambini
ognuno con il suo nome scritto
su un pezzo di carta davanti la scuola
e con in tasca un lapis spesso spuntato
e negli occhi il tempo verde dei prati.
Li ho visti nascere e poi crescere
credendo che la notte avrebbe portato doni ,
poveri ma doni,
nella sacca di babbo natale.
Li ho visti andare in Chiesa
e credere in quel Dio che li aveva dimenticati.
Il vento ora scompiglia
i loro capelli, anch'essi poveri,
ed i cani abbaiano ancora
al rumore delle ruote del carretto.
*
Grida là
sul campo arato un corvo
e s'alzano impauriti in volo
i merli.
Tu non sai...
io conosco solo la notte atra
che non offre rifugio
e del giorno
solo le ore grigie.
Tu non sai
ma la mia casa, è laggiù:
là dove scorre la roggia bianca
e la vigna ora riposa
al riparo della gelida bora.
Tu non sai
come la garzetta
timida atterra sull'acqua
dove ora tutto è bianco
ed anche i rami han perso le foglie
dove il pioppo si staglia
tra i filari addormentati.
*
E mi giunge l'eco d'una risacca
di quelle onde anomale
d'un autunno che a grandi passi
volge.
Ed il sentiero
mi parla e mi dice
di lacrime dolci,
mentre nel silenzio s'ode
il gocciolar di pioggia fine
sui colli ameni.
Il mio pensiero ora
d'un fitto manto di nebbia avvolto
a dar colore ad una vita
torna.
*
Sei così lontana...
evanescente.
Eppur presente
in un sogno appena interrotto
in un tempo che non è mai stato
in un luogo che non è mai esistito.
Sei.
Sei così
come ti ho sognata
in una notte sul finire
diafana
al primo chiarore
d'un'alba sul nascer.
*
Davanti alla tua porta ho perso
quel tempo che ti chiesi e non ho più.
Aspetta - mi hai detto - il tempo è nato cieco
ed il tarlo che rode il legno è alla fine.
Aspetta, ora, questo mio saluto,
antico attimo di un sorriso aperto.
Tra i rami che il vento scuote e spoglia
ho trovato qualcosa di dimenticato.
Lasciami guardare, anche se non vuoi, ti prego,
ancora una volta il tramonto sulla piana
a chè possa rimanere impresso quel
rosso che mai ho dimenticato.
*
E foglie nel vespero cadenti,
echi lontani
che della notte recano il peso,
attimi inutili senza parole,
fuochi fatui
d'un amore al palo.
*
Color seppia era l'angolo
picchiettato di verde e di ortensie
angolo di sogni e di chimere
dove note intonano i fiori
carezzati dal vento
e dov'anche i ciottoli sorridono.
In bianco e nero
dettagli minuti di vite
lontane e qui riunite
in salvo come in un cassetto.
*
Guardo quella linea sottile
a divider un cielo che lentamente scolora.
Ancorate le mani ad un pensiero.
Luce
sul sentiero dell'eco
che di te rimanda
raggi di sole.
*
L'anima in attesa
dell'ascolto di parole d'un tempo,
mani che cercano
un caffè dimenticato
ed il rammarico d'un immaginar mancato.
E roridi ricordi
ormai sbiaditi
accanto a me seduti
tra le crepe d'una vecchia panchina
sparsi.
Pure le tamerici
come allora
insieme all'ombra piangono
come su un album di vecchie foto.
*
Ed è ricordo amaro del silenzio
in quest'eremo,
dove il tuono mai rimbomba,
il narrarmi colore
in questo intenso ottobre.
Rimango luce di primo albore
e degli ultimi fiori
respiro.
*
Ed è sotto quegli abeti che io attenderò
per il mio pugno di terra
ad una tomba di perle...
e saranno i sogni a parlare per noi.
Indosserò un abito verde per l'occasione
sì di colore verde
quel colore carpito
ad un arcobaleno di speranze.
E dopo...
quando vedremo i fiori di pesco in boccio
saranno ancora solo i sogni
a parlare di noi.
*
Per tutta la durata del giorno
risuonano
frenetici
i miei passi a labbra strette
saltano sotto l'arco sensibile
gradevoli come pensiero che sfiora
la trama d'un sorriso di sera
ed al mattino
per quell'altra vita una promessa.
*
Son tanti gli anni
ma ancor d'essi io vivo
ed in eterna dedica
io canto.
Ascolto una brezza che sa d'antico
ed alla fine del viale,
rimango in attesa.
Son tanti gli anni
in cui sprofondano i miei pensieri
andando lontano ad una riva.
*
Ho dedicato un fiore a chi mi ha dato
e nel pallore del giorno
ho visto un airone volare
bianco come l'alba che sorge
ed i piedi palmati rosa.
Ho dedicato un fiore a chi m'ha sorriso
e con gli occhi l'ho carezzato
perchè con capelli rosso fuoco
m'ha scaldato il cuore.
Ho dedicato un fiore a chi
ha voluto il cielo
per un suo volo onirico
in cui qualcuno canta in solitario.
(ma eran proprio rosso fuoco?)
*
Ed è sorbendo un caffè
che ho capito
il ricordo d'un battito di ciglia
e d'un esploder di luce
in un disegno a matita
nel turgore spontaneo delle sfumature.
Non eran solo fiori al mercato...
*
Ho atteso a lungo l’arrivo dell’alba
in quel deserto di sale e sole
dove sono nate le mie certezze...
anni forgiati nell'assenza
migrare senza mai barlume.
Pulsa, ora, il sangue
mentre dei segni attendo
l'ultimo richiamo
d'un'altra vita istmo.
*
Solo un filo mi ha dato
questa notte di pioggia
ed il mio volo s'è interrotto
su un campo di grano
arato da poco.
Un'ape si è posata
su fiori che del rimorso
han tutta l'aria,
ma sulle foglie lacrima
un nulla tanto atteso.
Volano ora ottusi
angoli infranti da pieghe improvvise
e i giochi son fatti
come lusinghe imburrate per caso.
*
La ferocia dell'assassino
non si placa nella sera
nè si addomestica con le parole.
Spero in altro,
in quello scorrere impetuoso
di quel fiume che d'umanità si veste,
e che in autunno le foglie colora
...il tempo...
quel tempo che passa dicendo
cadrà la pioggia e laverà tutto.
L'occhio cade sulla pianura
ed il fumo che da essa s'alza dice
la ferocia dell'assassino non si placa
ancora
ed io cammino sull'orma delle lacrime.
*
Cammino
e penso all'ultimo caffè bevuto
guardando fuori dalla finestra.
Cammino
e penso alle fosse riempite in tutta fretta
e dove altri non dovevano porre l'occhio.
Cammino
e ripenso a quei volti smunti e muti
con braccia e mani scomposte.
Cammino
e guardo ancora alla mia destra in cerca
d'un volto amico ormai divenuto foto sbiadita.
Cammino
ed ancora una volta il volto d'Ashanti
dall'alto mi sorride nostalgico...
era molto alto Ashanti.
Da “Voci e volti del passato”
*
Ho messo un segno
ad una sola perlina della tua collana
a sfiorar l'aroma della tua pelle.
Non un buco nè margini
tristezza in occhi di momenti andati
e sulla soglia dell'attimo
una parola in regalo
ed un bacio da un angolo dell'anima.
Ho sognato inutilmente le tue carezze
ma so per certo di un'altra vita
e riscrivo
di te gazzella ed io capriolo.
*
E nelle ore di ponente
che scorra nelle vene il sangue
attendo
e non sento i passi che da laggiù
alla lontananza ignari vanno.
L'ora delle ipocrisie è scoccata
al di là di esse
la verità,
con le sue tempeste
e le sue calme di vento
nel cigolio d'un cuore
che nella notte arranca.
Nulla di ciò che abbiamo
è nostro
neanche il respiro che dà vita.
*
Dov'è caduto il seme?
Dove il sole ha riscaldato un letto?
Forse...
parlano gli uomini (o almeno presunti tali).
Altri esseri?
Leggende da mille e una notte!
Forse...
era uno gnometto con la sua gobba!
Ruggiva come un leone
ma era solo uno gnometto.
Sul mio sentiero
ora crescono di nuovo i fiori
li raccoglierò, un giorno, per il mio amore.
Da "Fatti e misfatti"
*
Sono entrato in chiesa stamane,
tanti corpi ma nessun'anima,
anche i muri della navata
sembrava fossero altrove.
Ho messo tre soldini nella cassetta delle offerte
pensando al dopo...
quanti secoli!
Quanti secoli cullati in un grembo
che anche alla luce di una fiamma trema.
Come tremano il nulla, l'aria
quando nel silenzio Eolo canta
ed Aìtna brontola.
E
sono i ricordi lontani della mia infanzia
a dirmi di passi,
di quei passi malfermi lungo la navata
e di quei visi segnati
visi stravolti, umani.
*
Un giro di forme,
distanza di decimi lievitati
con al centro grani
e poi ancora grani sollevati,
antichi suoni,
passaggio obbligato
sulle spalle del tempo
nel suo nascere e morire.
L'alfa è sempre stato
mistero...
*
Il dolore non c’è
è rimasto all’ultima fermata
di quel bus che t’ha portata via.
Come in un film
hai raccolto la paura
sotto i lampioni spenti
ed all’orlo di una parete annerita
hai scavato un buco per seppellirla.
Ed ora spalmi parole di miele
dicendo addio
in questa prateria di sole
dove anche le ombre
lacrimano.
Palermo, 20 febbraio 1963
*
Caro mare,
per i tuoi figli ormai morto
senza crepe e senza onde,
ho aspettato invano l'arrivo delle navi
mentre il mio grano marcisce
ed innocenti di colpa muoiono di fame.
Ho chiamato a lungo
ed il silenzio con le sue spirali
è stato solo eco di parole.
Tutto è in fiamme
sol cenere rimane di ciò ch'era vita e rigoglio.
*
Vorrei leggere nell'anima del tempo
la carenatura d'un gozzo
vederne le accese venature
straripanti in un tappeto vermiglio.
Vorrei sfiorare le cicatrici dei ricordi
nelle sue modanature più profonde,
leggerne significati e intenti
nell'intrigo di parole mai dette.
Vorrei, infine guardare
quell'orizzonte maculato e
segnarne il susseguirsi dei punti
da te e da me desiderati
...resi idolo d'amore.
*
Ho ascoltato a lungo il canto delle acque,
ed ho sentito le note cadere
una dopo l'altra
goccia dopo goccia...
è venuto fuori un germoglio,
nuova essenza... nuova vita...
non paura...
ed ho sentito l’escluso con le sue speranze
umana effigie del dubbio divenire,
unica verità,
esistenza glabra tra le bufere
quando forti venti soffiano
sul nostro mare.
*
È nella piana che regna il silenzio
ormai,
e continuano a cader le foglie
in quest'autunno triste
di parole e gesti.
Siamo soliti spinger ciò che non va
tra un sospiro e l'altro.
Sento il silenzio
che gelido ci sfiora e ghermisce
spazzando gioie e distribuendo dolori.
Un satiro danza felice,
ebbro canta il suo errare
leggendo illeggibili segni
da una mano inclemente tracciati.
*
Ed è nel nome di un volto
che invoco il buio.
Io so di quante
copiose verità siano composte
ansie celate e del come
danzino i respiri
raccogliendo occhi
che non hanno visto
o non han voluto.
Ormai son vicine le fonti
che alle ombre daran luce.
Tutto ha un significato
come il volo degli uccelli in stormo.
*
Mi son sempre chiesto del colore
della parola
luce che filtra nel silenzio insondabile...
trascorro la mia notte
tirando a me reti ed ignorando
finzioni d'alto bordo.
Fui grande in altra vita
di anni e di racconti,
fragile di potenza e di maestoso volo,
volli esser aquila
l'umana essenza dimenticando
ed oggi...
nel caveau delle mie parole
torno e non conosco ancora
il color della parola.
*
Ramo di corallo era il mio pensiero
e tale rimase nel tempo della rinascita.
Volli il dilagare delle acque
e fu diluvio di parole
e canto triste d'un usignolo
quando venne la sera.
*
A volte ritorno su quella viuzza stretta,
dove a stento si passava con la vecchia moto,
ricordo ancora una finestra verde ed una porta
e le sedie davanti al bar
e torno a guardare...
ora non c'è più quella casetta di pietra e mattoni...
ed i miei ricordi si perdono tra le mura
di quel palazzo, cominciato e mai finito...
così come son svaniti nel nulla
ricordi
d'un luogo che il tempo s'è portato via.
*
Avrei voluto sorridere guardando la luna
avrei voluto scrivere tra le braccia dell'onda
avrei voluto crescere come vulcanica cima.
Ma ho solo lasciato correre ciò che spontaneo stride
cercando spine d'agave e cocci di vetro
colorati d'acrilico.
*
Si fatica a genuflettere
stanche ossa
calcinate dal corso di eventi
che corrosive asperità
regalano ad ogni passo,
insicuro ed incerto,
nella sera che sempre prima
comincia a calare
il suo sipario su questa tribuna
per oratori muti e
spettatori sordi.
… è notte per il pensiero.
*
C'era una casetta laggiù,
in un punto a mezza costa
non so dove,
fatta di tufo e pietre e calce,
le scorreva accanto un rigagnolo
l'acqua morta (la chiamavano)
sorgeva spontanea non so da dove
e sempre spontanea s'inabissava
non so dove...
Ricordi...
vecchi ricordi che a sprazzi e barlumi
mi portano lontano
non so dove...
A volte ci penso e m'arrovello
Dove son finiti i miei ricordi?
E ripenso a volti e figure,
che andavano e venivano
difficile a dirsi dove o da dove.
*
Ho sorriso a lungo
pensando all'anno in cui,
vicino al sentiero del serro di zia Nora,
il vecchio pesco fuori tempo era fiorito.
Là sorge ancora l'acqua del canneto
che scorre rotolando tra i sassi
per andare al suo rigagnolo nascosto.
Ed era cresciuto anche il muschio
sulle vecchie pietre con le incisioni,
che qualcuno aveva lasciate là
per te che saresti passato dopo
viandante senza meta.
E tu...
immancabilmente sei giunto
solo, senza bisacce e senza meta.
*
Sono rimasto in piedi
solo di fronte a me stesso
ma solo e sempre solo.
Ho guardato il mio corpo allo specchio
controfigura di un ritorno mancato
ed ho lasciato le mie vesti
nella vecchia casa
dove solo un cane era rimasto
seguendo un buco aperto.
Non ci sono steccati
dove le idee danzano
ed i calabroni ronzano.
*
Appena un passo a destra,
e nel grido dell'anima
un pensiero nella notte scivola.
Ed i ricordi?
Saranno sempre avvolti dalla nebbia
ricordi ora belli ora tristi
che si drizzano nell'ora del risveglio.
Dai miei pensieri nasceranno riflessioni
che cercheranno volti,
eventi e racconti,
e nello slideshow di quei lineamenti
forse un singhiozzo
forse a lungo trattenuto
nel silenzio la sua voce leverà.
E con i ricordi
sfumeranno i colori dell'albeggio
su quel vecchio caro Grilli*.
*Grilli è il nome antico di un monte del mio paese natale.
*
Parlate pure di me
ma senza abbassar la voce
chiamatemi se volete
sto nella stanza accanto
ascolto l’eco delle parole
ombra forzata di un nome.
Non siate fantasmi
di un sorriso ma
sorriso della verità
pensate
è la vostra ora
intanto m’allontano
ed alla vita faccio rientro.
*
Ed erano grigie le pietre del sentiero
com'erano grigi i pensieri nell'albeggiar dei colli
irreale quel discontinuo
succedersi di ombre e di chiari...
allora le rondini erano sopra di noi
allora i voli mendicavano
lusinghe.
*
Ascolta il vento
con esso c'è chi va e non torna
se ne va, attraverso il tempo
e nella sua bisaccia
c'è il sorriso del cielo.
È la mia vita
che come foglia che cade
fa la sua strada insieme ai sogni
come le note d'un vecchio violino.
Ora lo sai
il mio cammino è solo agli inizi
e pesano già
le angosce dell'ansia.
Il mio cammino...
ultimo
prima del grande orizzonte.
*
Un dubbio invade i pensieri
che a lungo
nelle trame del tempo hanno scavato
trovando solo d'un colore il nero fossile.
Era inverno allora
ed il grigio imperava,
lungo i muri l'eco del silenzio
rimbalzava dando
strane ed incomprensibili forme.
Era inverno allora
ed il dubbio insoluto
rimaneva...
*
Un sacrestano con la sua croce
candele accese ed incensi
e presto annotterà tra i cipressi
com’è già notte sui volti.
Una vita se ne va
un’altra ne verrà
e saranno compleanni
candeline ed evviva
e tutto prosegue all’infinito
con pezzi di cuore strappati a morsi,
ricordi svaniti nell’ultima pagina
bruciata nell’evanescenza del tempo.
Un altro brandello di carta
da aggiungere ai ricordi
un altro filmato
che s’inabissa nell’ecclissi …
*
In un addio, in ginocchio sulle illusioni,
congedo per un occhio bagnato,
una parola si ferma a mezz’aria
oscilla nei suoni
demolendo grigiori d’anima
e nel suo infrangersi
sulle più intime scogliere
apre varchi incontaminati
dove spazia un pensiero indagatore.
Forse … sintesi d’armonia
ma nei silenzi
si perdono fotogrammi di turbamenti.
*
Una foto in bianco e nero
Erano alveoli rotti
in quel rosso di sera
a parlar d'acqua ed altro ancora.
Erano percezioni
silenzi d'occhi muti
come fiori sconosciuti
tatuati sulla schiena...
ed io
sorridendo penso
a quell'oro di sera andato in fumo
chè lo scirocco l'aveva guastato.
In ogni rosa
uno straccio di verità
si nasconde sempre
e come una spina
o prima o dopo punge...
*
Dalla sua arida ed arsa terra
guarda ciò che rimane
dei giorni quando le gambe
ridono senza dolori
ed abita tra le sue mani
lo sconcio di una crepa sul muro.
Tutto un vuoto in quella crepa
fatta di buio e d’ipocrisia,
di speranze e regole selvagge,
anche la fitta al cuore
che non vorrebbe pensieri,
anche se del futuro
c’è l’ombra ormai
dietro la casa di sabbia.
*
Piange l’ora
cadendo con le altre
in un campo di margherite
dove non nascono sogni.
E si canta il non ascolto
di una gemma mai canuta,
anomalia non voluta
lo scender della nostra acqua
verso un mare che
non cela la sua eterna onda
e sussurri aria ad uno zufolo
che non traduce nota.
Si canta di quell’orizzonte
ma si guarda al remo che ti spinge
mentre tutto scorre
in attimi che non tornano.
*
Chissà perchè
guardi in uno specchio
parole scritte a strati
dove c’era un sorriso
è rimasta ora una smorfia.
Chissà perché
tutti hanno la bocca di miele
per paura che si sciolga
quella corona che tiene su
i sogni che sfumano.
Chissà perché
ci sono immagini
talvolta aspre talvolta soavi
a ricordarti che sei sul guado
e che non sei solo.
*
Ho sognato
la mia stessa felicità,
ho sognato
una casetta sulle pendici ed un camino acceso
era un sogno semplice
ed era vero.
Ora
cammino sulle orme dei miei stessi passi
ed un giorno
quando le sabbie bianche
canteranno della risacca
ed il principe
farà rimbombare il gong nella sala grande
i volti ricorderanno
l'immagine
d'un amore senza alfa e senza omega.
*
Verrà la nebbia ai primi freddi
ci sarà la legna ad ardere
ed il calice colmo
e sentirai meno d’esser solo.
Ma quando ti sveglierai
al mattino sentirai che
la bruma è già passata
ed è solo gelo nelle ossa.
Il gelo del tuo esser solo…
*
Tratteggio un cielo
con mano che di tempesta
ha i colori quando
stinge sulla bocca
parola che dice amore
e semi sparge sulle orme dei baci
l'acqua che è più azzurra
in quel mare dove si schiude l’alba
quando il mio pensiero a te vola.
*
Stringo la mano che mi solleva
dalla passione che mi costringe,
voglio guardare lontano
dove si nasconde la sera,
voglio vedere le sue ombre
prigioniere dibattersi
nella notte aspettando
un’aurora che ritarda
e che mai più si sporgerà
da questa finestra ormai socchiusa.
*
É la vita che va e non si ferma mai
palpebre di silenzio
ed in un soffio la parola
che plana e ruota
tutt'intorno alle cose.
La parola...
mistero ed espressione di mille pensieri,
suono
dove il respiro da fonte alla voce,
ecclisse
del frastuono di secoli di barbarie.
Ed è la vita
ch'ancora va e non si ferma mai.
*
Anche tu in quell'ieri
ch'ancora alla mente s'attarda hai visto
ciò che non era
ma tu sai che era
e ti sei chiesto...
Quante domande
a ricordi non-ricordi...
ed hai pensato a come non vedere
e con occhi non tuoi...
occhi che incespicavano
al gelido soffio d'una bora inclemente.
E tace, ora che l’inverno è
ormai trascorso,
l'anima di quei segni che inciso hanno
che guardato ed osservato hanno
ciò che la vita in serbo dona
in un cartone ad un clochard per caso.
Da "Voci e volti del passato”
*
E suonano eresia,
le nostre parole,
luce di un incontro
in una cattedrale non prevista,
la nostra storia
una coreografia di Nureyev.
Ed il tempo nel tempo
ha scagliato un raggio
sotto ceneri e polvere da anni annegato.
Ignari noi
guardiamo una luna
che silente sorge e silente tramonta
come parole sussurate al vento.
*
Forse non basta
vederti riflessa
dove l’empireo
si colora al giorno,
deserti aridi
sono del tempo
i nostri respiri.
Forse non basta
guardarti composta
in una grandezza
dove battito d’ala
porta amore
e dove il silenzio
abbraccia l’inverno.
Forse non basta…
*
E non sai se il giorno verrà
nè se ci sarà...
potrei andare avanti così
a lungo
e non fermarmi mai
oppure chiedere – posso fermarmi? -
Il luccichio dei muri è lì dove finisce il vicolo
ed il sentiero s'inerpica tra gli alberi
su per il monte,
il mio monte dove riposano i miei
sogni di bambino.
E continui a chiederti
- dove sono
le tante farfalle che a primavera inondavano la valle?-
*
Andrò sul mio sentiero
dritto dove porta la nebbia
ed il sorriso muore.
La mia caduta sarà sollievo,
a stento darò avvio alle danze
sapendo della tua solitudine.
In essa mi raggomitolo
come nel bozzolo d’un bacio
fuggendo il nulla …
*
E traduco vagiti
su queste cose che piangono,
un futuro uscito
da quella porta chiusa,
il pianto mai salva
da un tempo intrecciato
di onde e di mare,
presente che cresce
fino a diventar
canuto domani.
Opaco è l’attimo
che scorre e che va…
*
Oro di sera_
in un bianco mattino
magia d'inverno
*
Guardavo come in una foto
quella distesa immensa
sentivo il profumo dei fiori,
correndo ai margini tra crepe e colori
io
che delle notti senza luna
avevo conosciuto
l'alba triste e malinconica
della colza in fiore.
*
Sotto l’aspra coltre
di quella polvere di cui il tempo
ampiamente
t’ha ricoperto e che
né maestrale né bora
hanno mai smosso
mormora vita.
Essenza e spazi,
pozze e scoglio,
e note di una sinfonia
che parla d’intimo,
ampliano orizzonti
popolati di confini
stranamente infissi
l’uno accanto all’altro.
I confini di te stesso …
*
Son ritornato oggi
a quella vecchia panchina tra le due siepi,
era sempre là...
sull'asse c'era ancora inciso
quel nome a grafia incerta e tremolante.
Chissà chi l'aveva inciso...
e ricordo ancora la foto che avevo scattato
da allora tanto tempo è trascorso
e sbiadita ed a chiazze è ormai,
la siepe di sinistra era bassa ed irregolare
e piangevano le tamerici
ma allora verdi eran gli anni
ed anche la panchina
di verde era vestita ...
*
Il sonno dei tuoi avi
oggi
ricorda figlio
di questa Italia.
Ricorda i tuoi sacrifici
tuoi
perché li hai avuti in dono
da chi per te è morto
su quelle barricate di Roma
o sui verdi siculi campi
o tra l’aspre alpine forre
arroccato.
Ricordalo nel quotidie
di quei fratelli che oggi
sulle sperdute terre afgane
i loro sogni lasciano.
Non importa se
a Lampedusa o a Tarvisio
nati
Ricorda …
Loro son la tua patria.
*
*
Da troppe stagioni già cammino
e mentre l’attimo rimane a guardare
assorta è la mia stanza
al pensiero dell’ultima estate.
Nello sfondo dei tuoi occhi
leggo la mia malinconia
che spegne piano l’ardore
dei colori del giorno.
Un silenzio unico e smarrito
in un tempo amaro
unge di sussulti le rughe
con i segni delle sue incisioni.
Ora mi fermo …
Ché questi occhi che hanno catturato l’alba
vogliono tornare a riempirsi
di quelle piccole cose
che abbiamo ambito.
*
*
Voglio vivere
senza il bisogno di optare
senza cercare gli odori
senza aspettare il giorno migliore.
Voglio vivere
guardando il sole sorgere,
senza lo stimolo ad altro,
e nel limpido
vederlo tramontare.
Voglio vivere
guardando il mare e
come un bambino
giocare con l’acqua ed un secchiello.
Voglio vivere
prendendo quello che Dio dà
senza null’altro chiedere
e gustando la follia di un respiro.
P.S. …questo ho letto in uno sguardo: lo sguardo di una bimba affetta da Neuroblastoma …
*
Riflessi d’acqua in quegli occhi
dove ancor vivono
favole che da bambino sognavi
ora ti resta solo una povera cagna
che hai preso a prestito dalla vita
per goderti la sera il tuo calice dorato
affondando nei suoi sguardi
i tuoi dispiaceri.
Corri senza parlare ascoltando
il respiro del vento tra i filari,
corri al vecchio ruscello e
sciogli le tue costrizioni.
*
É luce in fondo...
ultimo raggio dei molti anni al buio
(non molti invero ma tanti come peso)
che come in una morsa
han tenuto stretta la mia vita.
Il tempo ...
è di nuovo tornato ad esser sereno
non più mugugni e piovaschi
solo luce... e le mie parole.
Un palco dove non si recita a soggetto
ma si vive
il vero della vita.
Quella vita che non è solo sogni ed illusioni
è quella goccia di speranze che
ci tiene dritti e sempre in attesa.
*
Cancella ogni fremito
il ricordo del tuo sorriso
nel mio bagaglio leggero
il regalo di una domenica
un biglietto da timbrare.
Annego nel fischio di quel treno
tutte le nostalgie che la bora
sui ricordi spinge ormai
papillon di memoria divenuti.
Ricalco il tempo con una matita
che lascia un segno amaro
una tristezza infinita
fatta di canti e scommesse col destino.
*
Anni son passati
e mesi e giorni ancora seguiranno
tolto quel velo d'illusione
rimane il senso del vuoto.
Futili saranno i motivi
che si rincorreranno
in spazi sempre più ristretti
dove lascerò il mio bagaglio triste.
Ai consigli non darò peso,
spazzati via i propositi
ascolterò il mare e le sue voci
ed il vuoto d’un calice
riempirà di caldo il mio cuore...
*
L’odore di legna che arde,
e giorni sempre più corti
e loro stanno là,
quei giovani d'altri tempi,
intorno a quel camino
dove insieme ai ricordi
d’altri tempi e d’altri giorni parlano.
Antichi suoni che dicono
di storie di mare e di tempeste,
di viaggi lunghi una vita,
d’amori che hanno lasciato
il segno sui ciottoli della riva
in graffi di cuori trafitti.
Ora è autunno
e tutto sembra irreale
nel mulinar delle foglie
oltre la finestra…
e loro stanno ancora là
con la loro pipa
e gli occhi acquosi…
*
Ho visto tante stazioni in vita mia,
andar e partir di treni,
volti a volte tristi ed a volte sorridenti
ma in particolare ne ricordo una
con un corpo bambino e la madre gravida.
Era un giorno privo di suoni
le ginocchia, le spalle, la mente
tutto
mi parlava chiedendomi
-perchè-
Risposte non c'erano.
E continuavo a guardare quella gente
salire e scendere, scendere e salire
un moto perpetuo senza perchè.
Sono rientrato in casa mia strusciando
i piedi sul lastricato e ad occhi bassi...
quel giorno era morta mia madre...
*
E si perde nella castità della piana
il mio sguardo
quella piana che fuma d'afrore
prosperosa ed assente
nel canto delle cicale
e nelle lungaggini dello scirocco.
Ho smesso di parlare e continuo
a non parlare guardando le formiche,
loro non hanno parole
conoscono solo il loro aire impersonale
fatto di fatica e d'indifferenza.
Il respiro ora è corto
e le parole non hanno senso
mentre si spegne nell'afrore
il tempo.
*
A volte il mio pensiero vaga
si perde...
non sa cosa esprimere e si chiede
-Cosa dico o dirò? Devo andare o no?
E se vado ... dove?-
Ho messo la scarpa destra
dove non lascia impronte
ed il mio andare è senza meta
come quando si raggiunge la maggior età
coscienti solo d'un'omega
senza futuro.
Allora...
alzo lo sguardo ed il corvo è là
come sempre e dovunque
ghignante sul filo dell'alta tenzione...
Pensate che sia matto?
No! Siete in errore!
Vedo ciò che altri non vedono.
*
M’aggrappo a ciò che resta
raccogliendo i miei cenci
e sotterrando le mie armi,
come barca in disarmo
definitivamente in porto,
nel desiderio di te
lancio l’ultimo dado.
Scorrono immagini
di ciò che fu vita e
sento riaffiorar la nostalgia
mentre da vecchi ricordi
la mia memoria è scossa.
Ho lasciato troppe cose
dimenticate al caso
e forse per un vecchio tram
al capolinea ormai
è giunta l’ora.
*
Ti ho visto uomo…
vecchio
e senza più alcun da chiamare
non sembra neanche
eppur è vero…
Annoti ancora emozioni
pensando con un gesto di pudore
al tempo dissipato ed
esausto preghi nel silenzio.
Tra le tue rughe t’aggiri
or che hai finito di credere
ai richiami di primavera
ed alle fandonie di un sorriso.
*
Vado avanti questa sera
intonando il mio peana,
non è gioia o esaltazione
ma lenta nota di preghiera,
e la ferita arde
là dove... tra le canne si muove il vento
mentre un imberbe pargolo
urla il suo dolore.
Spegne la paura tra sorrisi e lazzi
questo tempo pagliaccio
incorniciando una lacrima
che mal celata muore.
*
Come ombra in ascolto,
di armonie tribali
ho sentito il fremito,
nell’orizzonte dei ricordi
perso,
racconto il giorno
e prendendo l’anima
in intime percezioni
mi raccolgo.
*
Ho chiamato una presenza
dove il tuo sorriso nasce
e poi dove paco s’acqueta.
Raccogliendo i miei pensieri
in questo tempo di luce
copro di giallo la fronte
ed al vento offro il mio bicchiere
brindando al canto dei flauti
e nella pace m’attardo tra i ricordi.
Ora che sei ferma
sullo sfondo della sera
mi sveglia il tuo sospiro.
*
C’è una fonte
dove, pellegrini di sè,
giungono i polsi stretti
di questa grama vita
che ha visto altri orizzonti
dove non c’era ombra
in cui rifugiarsi.
Tace quel tutto
in cui si chiude l’attesa
di quella speranza che purifica
e che ti riporta il sapore
del vero nome delle cose.
Ora si prolunga sui passi
la stanchezza delle parole
e la senti nel soffio a spegner
candeline sempre più caparbie.
*
Simbolo di sconfitta
è sempre il compromesso
nel pudore verso te stesso.
E canti le tue ragioni
note di un pentagramma
ormai stinto
tra le maglie del tuo essere
come il fumo che accarezza
mani ormai rugose
del suo acre aroma impregnate.
*
La luce sarebbe stata donna
se non t'avesse detto
-spogliati-
Era figlia del sole,
quell'Ilios vestito d'oro,
straniero nell'ordine delle cose
ma pur sempre
guida
nel cammino dei misteri.
*
Ho sbirciato dentro la mia bisaccia
e poi
guardando al cielo ho pensato
nulla mai accade per caso
dentro c'era la mia musica preferita.
Era suono di cornamuse antiche
di quando un Natale
ho ricevuto in dono qualcosa di speciale.
Era un sorriso
che m'avrebbe accompagnato per la vita.
*
Dove son nato
cresce la ginestra,
e di tanto in tanto
ci ritorno
vagando con il pensiero e
leggendo numeri per la via.
Quanti nomi …
alcuni dimenticati
altri ancora vivi e con un volto,
gente che va,
gente che viene,
volti tristi e volti allegri,
sorrisi
che ormai solo smorfie sono.
Quanti nomi …
Ma forse ho dimenticato un nome
forse il più importante
forse non è più neanche un ricordo
forse …
*
Terso e nitido
come squarcio sulla carena
è il pizzo del prete
nella sua gelida e bianca livrea
e spicca stamane
stagliandosi su quell'azzurro
che non conosce screzi
ed è
come il tuo pensiero di bimbo
*
Discosta le valve
di questo manto di lava
respiro di pensieri
che da quell’alveo senza fine
rovente in superficie sale
dove speranze e rassegnazione
contrastano il passo
e secca e languore sono.
Apri il tuo cuore,
o figlio delle correnti
che nostalgico occhio
ad acqua di monte volgi,
pensa
e poi canta
di questo viver
che nascita e morte è
in una sacca del tempo
in cui sospeso vivi.
*
Un mondo a sé
oltre questa monotonia di rumori
che aspetta solo un tuo cenno
e non dirmi che la via è sgombra
restano sempre i tuoi autunni
d'impazienza e sofferenza.
Cerchi di mettere insieme le tessere
di questo puzzle ma hai paura,
la paura che possano
scrivere un quadro diverso,
la paura che possano darti
una meridiana in cui le ore non siano più tali
ed in cui non ci sia più
il significato del profumo di una rosa
e gli attimi di trepidazione
si trasformino in congedi.
*
Queste mani hanno stretto il mio giorno
quando il dolore forzò la rugiada
e dentro il cuore esplose il primo amore.
Mi dissero
"esiste la felicità"
un giorno ed io cantai un De Profundis,
al secondo vidi la vela levarsi ai venti di ponente.
Con la bisaccia piena
ho ascoltato le nenie che il timore dettava
ed ho affrontato il destino a fronte alta
sciogliendo della vita il nodo
quella "fugacità" che porta
un istante d'esistenza per poi
reindirizzarla nel "non esistere".
*
Saranno le porte a dir di me
ed il lasciarmi
in divenire d'occhi dissipati
a recar
gli ultimi suoni d'una carezza.
All'aurora
solo la bellezza della prima luce
sarà pura.
Laggiù
tra le ombre dei grigi cipressi
assonnati elenchi
di non più tra noi
ditelo agli altri -
diranno.
*
Ed esule
mi son portato dietro i miei ricordi,
i miei morti
son rimasti laggiù nelle gole,
laggiù sotto il cipresso grande.
Non ascolto il rumore
della prima luce quando all'alba irrompe,
ma guardo là
dietro l'ultima curva del sentiero
per vedere i nodi contorti dell'ulivo
stagliarsi al cielo,
e pensare
a quanto il mio volto ingrigisce
nel tempo di una carezza.
*
E nella casa era luce,
una culla oscillava.
Esistenza in attesa
d'un domani in arrivo.
Contro l'azzurro cielo
alla finestra si stagliava
l'esile braccio d'un albero.
Un canto lieve
era nenia al sonno d'un bimbo
nel luccicar dell'ultimo raggio
che nella polla si specchiava.
*
Foglie nel vento,
azzurre
con l'occhio del sole
che immane sovrasta
nell'agonia primordiale dei suoni.
Tracce,
solo tracce
del ricordo del canto d'una cicala.
*
Immobile nella calura
d'un estivo meriggio,
occhi stesi ad un cielo
di nuvole che scorrono,
mi sveglio
da un tutto ch'è senso di vita.
Spenta al tramonto
è la trama del giorno,
ali di gabbiano lente vanno
e nel fremito instancabile
d'una foglia
si spegne anche la sera.
*
Parlami,
parlami di te.
Parlami dei tuoi sogni,
di quando ti senti sola.
E di quando
tra un pianto e l'altro
sfogli una margherita
chiedendoti
da quali amari ricordi
la tua ansia nasca.
Parlami,
prima che la luna
leggera come un'ombra,
fugga,
con la tua voce calda
come una notte di mezz'agosto.
Dimmi dei tuoi desideri
e chiedi alla primavera
di riempire i tuoi sogni.
Son persi i pensieri?
E nelle notti buie
son svaniti i sogni tuoi?
*
Sillabe...
a comporre voci profonde,
scucite a tratti,
balbettanti,
ma mai disperse al vento
da mille e mille derive
tentate per soffocar nel petto
quel grido terso e forte.
*
Ho cercato
amore sotto le mura di Troia
ho trovato solo mosche asfittiche
bianche larve come molliche
lasciate là solo per gli uccelli.
Ho cercato
amore sui campi innevati
ho trovato solo sussurri di vento
che l'acre olezzo mi recavan
d'antiche sfingi addormentate.
Ho cercato
amore nella terra del sole
pensando infine d'averlo trovato
solo dopo ho scoperto che era
pia illusione d'un povero credulo.
N.B.: Poesia già pubblicata nell'aprile del 2020
*
S'aisa ri malincunia u mè cantu
'ntà nù spicu appinnuliuni sugnu
e dintra 'on pugnu chiusu strinciu 'u tò pinseri
agghisannu 'u miu
a priari ddu tunnu 'i celu
unni s'astuta u focu e 'a luci nasci.
'Un c'é virdi sutta stà negghia
sulu rispiru r'un dumani chi tonna
ogni vota chi pozzu chiamariti amuri.
E 'ntà stù ran silenziu c'allonga 'u passu
scutamu i noti du Patretennu
e cugghiemu i frutti dà stasciuni d'oru.
E la fridda negghia passa a manu 'e lavuri.
Traduzione:
La fredda bruma cederà al biondo grano...
S'alza malinconico il mio canto
sull’orlo sospeso rimango
e dentro un pugno chiuso stringo
il tuo pensiero elevando il mio
alla preghiera verso quella Volta dove
s'estingue la fiamma e luce nasce.
Non un verde sotto la bruma
solo il respiro di un domani che torna
ogni volta che posso chiamarti amore.
E nell'immensità di un silenzio ch'allunga il passo
ascolteremo le note dell'eternità
e raccoglieremo i frutti della stagione d'oro.
E la fredda bruma cederà al biondo grano.
*
Ed è in quell'angusto triangolo
dove il tuo pensier s'annida
disattenzione d'estasi
declino dell'incerto
biancore di baci giovani …
-è là il tuo peccato-
l'aver creduto nelle ali
d'una canizie di passione pregna
d'orizzonte breve sogno
*
Ho attraversato un tunnel di specchi
senza proferir sillaba alcuna,
poi ...
mi son sciolto in uno sproloquio
senza fine.
Parole... sì! Tante parole,
forse vere o forse no
come quell'orizzonte che cela le mie disavventure
dietro un punto di domanda.
Oltre la siepe
c'è stato sempre un sorriso
non un regalo qualsiasi .
Forse il più bello dei regali
come un bacio dato
senza l'ausilio della mente.
*
La tua povertà
fratello
con esili dita
impugna il tuo canto
di malinconia,
e l’essenza delle cose
si riflette in quest’azzurro
negando il tuo pensiero
che sa di fame.
Ed è la tua povertà sempre
a spingerti al lucore
sotto mentite spoglie celato
a scoprirne dopo
la falsità del sorriso.
Ed è sempre quella fame,
molesta amica
di un tempo troppo cresciuto
che ti conduce a queste spiagge nemiche
reietto.
*
S’apre al petto
il mio respiro
al frusciar d’un bacio
quando nell’assenza le mani stendi
a chieder nell’aurora
una veste bianca.
Ed è il mio ti amo
a parlar di fede.
Ed è il mio mattino
a intinger colori al tuo sorriso.
*
Selvaggio è il mio amore
come selvagge, dure e tristi
sono le mie notti
sarai primavera quando
per me s’addolcirà l’ora
ed in quell’istante
…ti darò un fiore.
*
Porto la mia terra in un sacchetto
il viaggio è lungo
ed impervio il sentiero
e guardo in alto su nel cielo
il sole che segue le mie orme
ed inclinando i suoi raggi
tesse i miei pensieri.
Vado,
contento del mio rinascere
come i germogli del fiordaliso
quando i petali son caduti.
Il giardino ora lacrima
lento e triste nella sera
per una pioggia che non viene.
*
La tua libertà non canto
ma la mia anima lavo
sciogliendo lacrime forzate
dove tutto s’acquieta.
*
Lontano e stridulo
sento il suono dei tuoi pensieri
non cerco la gioia dei tuoi occhi
né il piacere delle tue parole
l’acredine delle cose
mi suscita odori di radici
con frutti e bacche ancora acerbi.
Importa poco difendere il confine
quando il barbaro ha invaso
la pianura
e s’odono gemiti levarsi.
Oltre la statura delle parole
c’è il sorriso della verità.
*
Sei nato a primavera
ché la brezza speranze recava
e lontano crepuscoli non erano
ora tutto è velato
ed a sentieri di guerra
l’avidità ti conduce
e là dimentichi
l’uomo che eri.
Le cose son sempre le stesse
per esse annulli
la quiete dei giorni
ed idoli all’odio innalzi.
Come a seno materno
ad esse t’aggrappi
e non sai uomo…
prima o dopo le perderai.
*
Amo il tuo silenzio
in cui diafana si perde
la parola
ed i tuoi pensieri
prendono forma
in un vortice
che sa d’amore.
Amo la luce dei tuoi occhi
che come raggio
di lontane
stelle filanti
al mio cuor ch’errabondo
nei suoi meandri s’agita
la via illumina.
*
Forse non hai ben compreso
o uomo
che l’andar dal neurologo
non ti salva,
tu guardi in viso la morte
sdentata e cieca,
cerchi d’evitarla e
ne hai paura,
lei, sai, non ti cerca
ma ti prende a caso
come quando si raccoglie
fiori in un campo
che ne è pieno.
*
Dimentico del “se”
cortecce di ragione graffio
cercando qualcosa
che non so cosa sia,
penso a verità e
la mia illusione continuo.
Fuori della mia cuccia
guardo
… occhi famelici e zanne di lupo.
*
E tra le mura di casa
si mettono insieme i respiri
chiudendosi la porta dietro
per non sentire il frastuono
del tuo sgomento
quando senti la nera signora
che da vicino ti pressa.
È notte quando la fronte
dei tuoi capelli si fa scudo
bagnando cuscini
ma lei è sempre là
beffarda e sorridente.
Sa aspettare la nera signora…
*
Di notte quando muta il vento
e s’arcua la malinconia,
lo sgomento prende la coscienza
ed anche la memoria se …
si ha qualche fardello
che rumina tra le idee.
Nessuno lo dice
ma tutti lo guardano
e si fanno coraggio
rispondendosi a vicenda
fino a strapparsi
i confini delle lacrime.
Mettere ordine ai pensieri?
Forse sarebbe bene!
Loro stanno là relegati
in quelle stanche cellule
che non lasciano dormire la notte
e straziano
sferragliando in quel tunnel
dove a stento si forma la parola.
*
Le pagine del mio libro son diventate gialle
l'ittero del tempo ha colpito a fondo
ed il mio sguardo vibra di beffa...
di sensazionale c'è solo l'alba che
quando al mattino sorge torna a
ricordarmi che c'è un giorno ancora.
Il mio viso... le mie mani
le pieghe dei pantaloni... tutto...
compreso nel prezzo.
*
Un inverno e poi sole...
sole da abbacinare occhi stanchi.
Oltre le cime tremanti d'alberi
torbidi umori si muovono,
incontrollati ed incontrollabili
nonostante il futuro delle tecnologie
e questi occhi son sempre più stanchi
nonostante la speranza.
Ma il sudario dovrà aspettare
tra un gioco e l'altro d'esseri
dal grandangolo rimasti esclusi...
*
Ti cammini accanto,
enfio di solitudine
ma senza rabbia,
ti vedi lontano
nel turgore perso
ululare per i dolori al vento
nelle notti di luna piena.
E silente è la tua voce
mentre si perde in sussurri,
non canta più l'amore
parla solo
il silenzio ed il suo simulacro.
*
Il tuo lamento
sia sempre il sorriso,
il tuo pianto
solo rugiada di notte,
il tuo silenzio
tutte le parole del mondo,
il gelido inverno
calore per l’anima,
e quando
tutto sarà crollato
le ali del tuo pensiero
ti porteranno lontana
ad un nuovo rifugio…
*
Com’è facile
brandire la voce
e gioirne sentendola.
Com’è facile
guardare un’ombra
e sapere ch’è la tua.
Com’è facile
starti dietro
guardandoti allo specchio.
Scivola tutto
in questo grande canalone
anche i rampini da roccia.
*
Aspettare un ritorno
ignaro
che forse non avverrà mai,
sarà l’ultimo dei giorni.
Ormai questi
si fanno sempre più radi
e rarefatti
come l’aria di montagna
quando si sale in quota.
Aspettare un’alba
che stenta sempre di più
a sorgere diventa
ogni dì più duro
come più arduo è
il seder sul davanzale
d’una porta e fissare
tutto il nulla che passa
nell’occhio bianco d’uno spiraglio.
*
L’eco grida i limiti dell’uomo
che vede e tesse altri sé stesso
e non accetta il pranzar a prezzo fisso
al solito posto dietro l’angolo.
Piangono in abito scuro,
come richiesto dall’etichetta,
le voci inutilmente nella loro valle
deserta ed abbandonata
Sei troppo vecchio!
dicono
se accetti l’arroganza
e non reagisci più al sorpruso.
*
Si spensero le luci quando
la notte crollò sul mio fragile andare.
Gridai "Aiuto"
il silenzio mi rispose muto.
Guardai,
sperando nella luce
di un'alba ancora lontana,
il buio non guarda nessuno,
il buio si tinge di nero.
Spero ancora in quella luce
la vidi bianca,
bella come latte appena munto
ma allora ero appena nato
e non pioveva sui vetri.
Ora la pioggia batte e
spinge dirompendo tutto quello che incontra.
*
Stretto al bisogno
senza più la falcata
rincorri attimi
di desideri velati
tra caparbie montagne
e gracchiar di corvi
dove aquila impera
aspra natura or t’inchioda.
Libertà è
anche il seguir un volo
lo sferragliar d’un treno o
solo sogni oltre quel confine.
*
Sorriso aspro il tuo
spento come l’ultima speranza
spezzata come un’onda
sulla scogliera dell’andar via.
Indifferenza
di un’occhiata tra i banchi
dove lo sguardo fa da scalmo
al remo ch’inane spinge,
quando ti volgi al sud
ed è tempo di bonaccia
o lo scirocco l’unica vela
ormai sfilacciata tende.
*
Gela il fiato
su chiodi infissi
come bricole in acqua
a segnar la via.
Vado lasciando una foto
in fila ad un finestrino
sguardo perso al piccolo molo
attracco divenuto sogno.
Tornerò … Venezia
un giorno senza vento
quando i soffiatori
saranno a riposo.
*
Ricordo
una casa sul mare
e la sua assenza è stata sempre
un esodo da un altro esodo.
In questo si riassume la mia vita
come un pesce in un mare caldo
non un tetto per riparo,
ma un letto ogni sera diverso
e vestiti logori …
stinti … su un ripiano posti,
tutto da rifare
in quell'altra vita,
una stagione che dura
più di una stagione.
Un anticipo è stata la primavera
ma ora siamo in autunno
e cadono
mulinando le foglie
ed i verdi diventano rossi.
E i miei lunari
si sono adagiati
gli uni accanto agli altri
in una lunga serie infinita di contrasti.
*
Il mio vecchio albero era rimasto ancora là,
capo chino ed occhi tristi,
non aveva sogni
quando venne la notte,
solo il latrato lontano d'un cane
cantava per lui.
Neanche il ricordo d'un grembo materno
solo l'odore d'arso
di questa terra malata
e penduli erano i suoi rami ormai spogli.
*
Oltre quel ghiaccio che mi stringe
esiste quel confine di sassi
che lacera l’urlo di libertà
che dal canto mio si leva.
Nella fine del nostro giorno
è la nascita della primavera
il perpetuarsi del nostro domani
il rinascere nei figli dei nostri figli.
E continua a levarsi il mio canto
mentre sferraglia un treno,
che porta via i sogni
ch’invano stringo nel pugno chiuso.
*
Oltre l’invisibile
è il mio tropico
mentre scrivo tra le ciglia
ciò che tu mai hai visto.
Sbarco su quella meridiana
i miei lunari mentre
il giorno apre le sue braccia
ad occhi in preghiera …
porta via quel calice
colmo di ferite e guarda
sulla mia via pozze d’acqua
che sanno di salsedine …
*
Non voglio dire la mia
ho già ascoltato troppe voci
e da sotto il fogliame guardo
quel grigiore che tutto ammanta
su questa terra dove non crescono ulivi.
Ho affondato i miei pensieri
dove dell'inizio non c'era traccia,
ho cercato il perchè delle lusinghe
e mi chiedo se c'è stato e se c'è un motivo
o se è stato solo un'illusione.
Ora devo andare
dove mi porteranno i piedi
dove sarò ancora una volta solo,
solo con tutto il peso dell'indifferenza
di chi parla pronunciando parole
pescate al mercato delle pulci.
*
A nessuno importa
se scorre il mio sangue
colorando di rosso questa gelida terra.
A nessuno importa
quanto larghe son le mie ferite
io non sapevo
non sapevo d'aver un fratello di nome Caino.
Nessuno sa nè saprà mai delle mie preghiere
nella notte e nel silenzio rotto dagli scoppi
e dal crepitio del nudo acciaio.
Ormai lo so
sorride la nera signora che accanto attende
mentre scivola nel palmo senza più presa
l'arma fatale
e scorre il mio sangue e l'occhio non vede
nè l'oltre nè il già.
"Dal racconto di una donna ucraina che ha assistito agli ultimi istanti di vita del fratello colpito a morte da un russo..."
*
Ho letto un epitaffio
su questa terra desolata per tante croci,
orfani e terra in fiamme,
vedove e volti rigati,
lapidi gelide al tatto.
Ho letto un epitaffio
per questo mondo in frantumi,
per questo mondo
che non è più libero da catene,
respiro d'anime in volo.
Ho letto il mio epitaffio
scritto quando ero verde di speranze
e guardavo un cielo terso e lindo
che si levava su orizzonti infiniti.
*
Hanno donato anche un vecchio cuore
che non ha visto estati,
ha viaggiato tanto prima
e non si sa come ora s'è fermato.
*
Cadono...
cadono i sogni e le illusioni
cade tutto come cadono le foglie
e tutto diventa inutile
quando le rincorri nel vento.
*
Era affilata
la lama che ha reciso il pensiero
di quell'immagine rinchiusa
tra le sbarre d'un camino
che non ha fiamme a riscaldare.
*
Cola tra le dita
un contorno di mare
quando ti ansima contro
una raffica che sa di sale.
Restare …?
è solo una speranza d’inverno
quando cessano
tra conati e sentenze
predoni di magre rapine
su nature genuflesse.
La vostra
è come quella di Pirro
lentamente si consuma
e come burro si scioglie.
*
Nel sacchetto della medicina,
tra le cianfrusaglie che fecondano
le consapevolezze,
dolorosa eredità
che accompagna l’uomo,
tra l’altro…
ho dimenticato pure
il suono delle campane.
Mi nutro di radici
su cui poggiano ricordi
e rimangono statici
gli equilibri della ragione
ed il senso
di una giustizia non sempre equa.
E ad ogni traguardo
sorrido
pensando alla tappa successiva
come quando la pioggia batte
e noi s’attende
qualcosa di diverso
magari un sole anche se incerto.
*
Questo soffio
che da sempre aggressivo
lascia parole
al crepitio dei fuochi
che accendono nostalgie
che della terra tua narrano.
Questo soffio
che ti porta i suoi aromi
ora dolci e profumati
ora salsi e d’aspro olenti
nei tuoi ricordi scava
incessante.
E sempre questo soffio
costante ed impetuoso
parla di me e del mio pensiero.
*
E c'è sapore d'autunno
sui viottoli che portano alla vecchia casa,
con tante foglie
sparse sulla terra stanca ed arsa.
Ora
ansimano i giorni sotto il pergolato
e le parole
sono avvolte in un fazzoletto
che conserverò sotto la neve
quando verrà l'inverno.
Ed intanto
sull'alto pioppo un corvo gracchia
comprende il mio linguaggio
ed è bene
perchè l'anima dell'autunno
mormora
e presto porterà freddo e neve.
*
Non ho sere per questo autunno
e la notte giunge inattesa
verde e genuflessa.
Parlo di colori
con i miei occhi
tracciando disegni d'ombre
dove la cenere conserva ancora
tracce dell'antico richiamo.
E torno ad ascoltare
il racconto delle case
chiudendo la finestra
e bramando il volto del buio.
*
Occorre che qualcuno dica
che oltre quella siepe
c'è ancora qualcosa che valga.
Un suono dolce ed una filastrocca magari,
bambini che ridono
come oggetti in una stanza
ed il senso d'un limite che si allunga,
ed io che osservo questo protrarsi
senza mai parlare...
penso.
*
Sull'ultimo foglio
sillabe immobili
a misura di un tempo
e di uno sguardo che veglia
su ore che corrono.
E tu?
Tu dormi serena,
alba d'un nuovo giorno.
Voce e labbra.
Alfabeto di un amore,
stagione di un volto
che domani sarà sorriso
e memoria.
*
È solo metrica d'attimi
nell'immagine sgualcita di un bacio
lontano ricordo di sguardi
conclusione di respiri in affanno.
Ed io ho acceso la luce
su sorrisi ad una scheggia di me
nel niente idea del tanto.
Ho fatto tesoro
delle spighe raccolte
stipando grani in silos di speranze
e nel silenzio
narrando d'un insieme
io scrivo.
*
Ho corso libero gioiendo,
il contatore dei giorni ho ignorato
e nascondendo tra le mani
un frammento eroso di sogno
son stato custode della fiaccola.
Il tempo se n'è andato
con i suoi pesi e le sue carrette
ed or cose nuove attendo.
Cori di voci saranno nel tempio
all'aprirsi del primo germoglio.
Tutti gli orizzonti
avranno la stessa lingua
e degli stessi colori dell'arcobaleno
si coloreranno.
*
Aspetto...
ma non so ancora cosa
andare vestito di tutto punto
e dove?
Caro mio paese
oggi hanno lasciato solo rifiuti,
dietro casa
c'era anche un tubo,
residuato o atto a sputar veleni?
Vorrei tornare alla vecchia casa
anche solo per una boccata d'aria
anche se vestito di tutto punto.
*
Mi hanno raccontato tante cose
quando ero piccolo ed imberbe
dovevo credere
erano i grandi a dirle.
Ora che son grande
devo ascoltare gli altri
perché loro dicono il vero…
ma quando potrò dire
io
la mia verità?
*
Guarderemo le viti
ed i loro germogli
o il loro pianto
quando saranno ferite
e da esse comprenderemo
quel grido che si leva
da una, cento, mille voci
e faremo leva
sul cuore della terra
per portare un pensiero
sulla tomba dove
dimenticata giace
… giustizia.
*
Ci sarò anch’io al mio funerale
per i vostri visi mesti
impassibile sorriderò
ed invisibile
ascolterò le vostre chiacchiere
cercando di capire
se ho perso o vinto
nell’ultima scommessa.
Ma prima mi piacerebbe ascoltare
un’ultima volta
la quinta di Beethoven
ed il suono del mare quando batte
sotto il muraglione brullo
dove nascevano i capperi
prima del salso dei vostri pensieri.
*
Lasciatemi sognare
or che il cielo s'è imbiancato sul mio capo
e l'orizzonte è sempre più stretto ai miei occhi.
Lasciatemi sognare
tra le mie parole, i miei silenzi
ed i miei pensieri.
Lasciate che il mio respiro sempre più ansante
sia libero e senza freni
ed il mio passo
anche se traballante
vaghi tra gli angoli d'una casa
anch'essa bianca d'anni e crepe.
Lasciatemi sognare
nella mia solitudine.
*
Hai sporcato le tue mani
svuotando sacche di memoria
per l'immagine d'un tintinnio.
Hai preso terra di tutti
dimenticando volti scarni
e labbra screpolate.
La terra è dei suoi figli
come i figli son terra d'una madre.
Era giusto il pianto d'una madre
cui avevi tolto un figlio?
Lo sguardo triste d'una bimba
seguirà sempre la mano
di chi gli ha portato via
la sua povera bambola di stracci.
*
Ho lasciato una rosa
...dove una donna gravida e dolorante
ha perso il respiro,
dove un bimbo smunto e malato
ha implorato tra le lacrime muto
pietà.
Ho lasciato una rosa
dove uomini un tempo liberi
hanno morso il ferro
per vivere ancora un istante.
Ho lasciato una rosa
dove esseri umani erano solo
numeri
nella bocca d'un forno.
*
Nel silenzio
una domanda un po’ diversa,
non una risposta…
trenta secondi di buio
dal quale estraniarsi
e veder le cose da lontano,
per chiedersi
dov’è lo stop o
se si vuole il break
a tante visioni che fanno
da ponte ai sogni
traghetto instancabile
tra realtà ed impossibile…
bisognerebbe amar di più
quel silenzio…
un giorno potrebbe dare
la risposta voluta.
*
C’è vento sulla piana
scirocco che già dall’alba
continua senza pausa
il suo bizzarro soffiare …
le mie emozioni si fermano
sulla sponda del ruscello
in un mormorio
d’acqua che scorre.
*
Uno sguardo gettato
oltre la finestra
ed anche oltre i cumuli
d’immondizia e di bugie
che negli spazi più oscuri
sono sempre stimolo.
Non c’è più ritorno
da quei quartieri
dove la condanna è a vita…
pensare…
e poi girarsi,
chiudere la finestra
è come chiudersi dentro.
*
Mi basta una ciotola
di zuppa e poter vedere
altri occhi che guardano
ognuno per i fatti suoi,
non si cercano grandi cose
ma solo un respiro lento
e la profondità di un sorriso
mentre l’ultimo raggio
si ritira nella sera.
*
Ho voluto esser silenzio
pur lavandomi di parole.
Son partito con il primo treno
e fui assenza dura e dolore.
Diventai sogno che vaga
su queste lande desolate.
*
È ora il mio pensiero quello che dice
- Basta! -
Ha riposato abbastanza la coscienza
nel suo sacrario.
Ha guardato a lungo gatti
dileguarsi all'alba
e carezzato tanto la voce della follia.
Ora è giunta l'ora di partire
anche se Epulone mi alletta
ed i desideri sono tanti.
Cambierò rotta solo quando sentirò
il fischio d'un treno in arrivo
e guarderò per l'ultima volta
la casa delle bambole.
Ah! Sì!
Quelle vecchie bambole rimaste sole
senza più nessuno che tiri i loro fili.
*
Nel mio giardino
stamane ho piantato un ciliegio…
non l’ho piantato per i suoi frutti
o per sentire la sua carne
crepitare d’inverno,
ma per vederlo crescere
e sentirne il profumo
finché potrò…
*
Deserto
ed i suoi lunghi silenzi,
deserto
una lingua comune,
un lungo guardare
arco lunare e tanti pensieri.
Ho avuto paura
di quella lunga colonna e
di ciò che nascondeva,
i due opposti
solitudine ed angoscia
ed io in mezzo
randagio da sempre.
Parole
ed il ticchettar dei secondi,
clessidra che si svuota in attesa,
vuoto a perdere d'un discorso,
ed ancora il silenzio
senza timbri e senza visti...
solo deserto e lunghi silenzi.
Da "Voci e volti del passato"
*
Ho amato la pioggia
perchè nettava il lerciume,
ho amato i raggi del sole
che asciugavano il bagnato
ed ho amato il soffio del vento anche quando urlava
perchè era il simbolo dell'alito divino.
Ed or che alla fine son giunto,
stanco, annoiato ed infastidito,
ho lasciato quella vecchia palude
dove rane
notte e giorno gracidavano
senza sapere se
creavano suoni o rumori molesti.
*
Mi è stato dato un motivo
per andare al mare,
forse due per aspettare che il tempo
mi dia un domani,
in ogni caso
aspetterò comunque
che siano andate via
con l’acqua del fiume
le mie nostalgie
per andare a pesca…
*
Non so sorridere
per un centimetro di sole
che batte sul mio cammino
anche se dovrei…
Non so sorridere
per una visita inaspettata
anche se piacevole…
Non so sorridere
se non quando mi ricordo di te.
Pbbl.scrivere-03.07.2011
*
Di una vita
ormai resta solo
un legno alla deriva
ed un nome dimenticato,
ha avuto la sua rivalsa
questo mare
che si sporge ancora sui suoi scogli
sbattendoli con le sue onde
come quando al maestrale
lui
solo grande sovrano
s’arrende…
*
Ho visto uscire la luna stasera
senza permesso
ed è una vita che sprango porte
per poi vederle aprire senza chiavi
com’è arduo
cercarne il motivo
quando la risposta ce l’hai in tasca.
*
Non fa differenza
esser bambini o adulti
donne o vecchi quando
per nome hai un numero
per chiunque sei il trecentosei
o il novecentoquattro
non fa differenza
resti solo e sempre un numero.
*
Si ferma fino all'alba il sorriso
su una lettiga …
poi è notte
notte di traumi
notte su un volto di donna
che da ragazzo hai amato.
Sei solo e non c’è nessuno
neanche un cane di parente.
Forse abbiamo parenti
da qualche parte
parenti che vedi solo quando muori
e che si chiedono
- ma questo chi era?
Mostrano visi contriti
mentre nel silenzio pensano
ai fatti loro ed a come
si stava meglio a casa.
*
E grigia è
la tua anima
che nel giorno più bello
si colora con i resti
d’un gioioso convivio.
Non c’è raggio di sole
a spennellare le tue idee
né arcobaleno
a rallegrare i tuoi pensieri
che nel giro di vita
si consumano
tra nebbie di vetro e di cemento.
Ora sopravvivi
inaccessibile ed a patti
con ciò che rimane del passato.
Pbbl.scrivere-08.09.2011
*
*
Rugghia feroce stanotte
il mare
dove la nave ha innalzato la vela
ed i flutti hanno eretto barriera.
Non è secco di rugiada
e gronda ancora sangue
quell'arto che aveva ancora
voglia di vivere ed il dolore
ancora impera e bussa alle porte.
E ... uomo continuo
a capo chino ad andare...
a vivere nell'estinguersi del tempo
l'occhio volgendo all'onda selvaggia.
Da "Ombre sul sentiero"
*
Ho guardato in faccia il mare
avevo voglia di vederlo
e mi sorrideva in sogno,
non volevo le solite curve
e neanche distese verdi,
sentivo sempre il suo suono
nell’oblio del tempo
ormai quasi agli ultimi granelli.
Forse qualcosa in tasca
me l’ha ricordato …
quella vecchia conchiglia sbrecciata.
*
Parli
e continui a parlare …
parole, tante parole
che cadono
in un vuoto senza confini.
I pensieri sono fissi
appesi alle pareti
come tanti quadri
inutili
come manifesti elettorali.
E la polvere continua
ad accumularsi
là dove prima c’era
il lucido dei palcoscenici …
Pbbl.scrivere-15.09.2011
*
Nel campo …
il pensiero
unica cosa rimasta viva
ma anche quello
scema lentamente
come la speranza.
Era stato solo l’inizio.
Tronchi anneriti intorno
e case dirute …
là una culla piange il suo bambino
il freddo nelle ossa
e quel fischio lancinante
sopra il crepitio
bombe che tutto squarciano.
Fiamme e fumo e lamenti
ad invocar una madre
anche se già morta.
Lungo travi annerite
si conserva l’orma crudele
del piombo e del silenzio
che parla di morte.
La coltre del tempo
misericordiosa cela
… resti di zolfo e di piombo.
*
Lontano nei campi
il vento semina folate,
piange la porta della cantina,
guaisce un cane sulla strada,
chiude una finestra curiosa
la vecchia dirimpettaia
ed asmatico si ritira il giorno
ormai è sera.
Pbbl.scrivere-06.02.2009
*
Nel perimetro dei miei pensieri
partoriti nelle notti di luna
saprò ricordarti
parlando con gli alberi.
Saprò ricordare ogni tuo gesto
anche nel semplice
volger lo sguardo …
e saprò ancora ricordare
un dono nel sorriso
come quello dell’ostrica
quando dona la sua perla.
Saprò ricordare
nella mia gioia ormai seduta
anche se tu dovessi dimenticarmi…
Pbbl.scrivere-01.10.2011
*
Lieve soffio...
l’aria.
Chissà quando vestirò di gioia e non di dolore...
mare grande
questo sciabordio di pensieri,
e dai fondali dell'intimo
mani sommerse e poi...
e poi mani che dragano il corpo,
le due facce della luna,
l'una nera,
l'altra sempre ridente,
chissà perchè...
ed io verde di speranza
ancora incredulo
d'un esito positivo vedo il risvolto.
*
Il tuo correre s’è chiuso
tra le intenzioni
sotto una lapide
dove tu l’hai costretto
per paura dei fantasmi.
L’hai messo alle corde gridando
– fermati! –
e sognando un amore
l’hai ridotto in schiavitù.
Ora sei in pace con te
e con il tuo pensiero
che brucia ceri
davanti a simulacri di sentenze
di un cosmo ormai asservito
ma sogni ancora
di stendere le tue ali oltre
i confini del possibile.
*
Cominciavamo a contare ogni cosa
dopo l’amputazione del pensiero e
seguivamo la pioggia
portata dagli angeli.
Senza nome era il cardo
che qua e là indisturbato
ed incurante dei piedi
cresceva in quella stagione
dai colori strani
e non s’aveva più voce
per gridare la verità
mentre dilagava il terrore.
Era il ’68
ed eravamo stanchi
di barricate al pensiero.
*
La gente spera nell’acqua
guardando verso il cielo
in preda all’afa
ed il migrante spera che finisca presto
quest’inferno di umidità
guardando a riva
quanti desideri …
e tutti diversi.
*
Cerco un volto
ospite
in questo mondo
di nebbie riciclate
che ad ogni istante
trasformandosi vagano
ad altre terre dirottate.
Cerco quell’ospite
sotto i pini
testimoni innocenti
di amori
che hanno lasciato impronte
e lo cerco ancora
dove vegliano custodi
le vecchie torri ormai smerlate
del luogo natio …
ricordi sbiaditi
ma mai cancellati.
Pbbl.scrivere-22.09.2011
*
Ho guardato negli occhi l’uragano
l'ho visto giungere con tutti i semi del dolore.
Le sabbie son divenute il mio talamo
e quando l'alba giunse
con le sue calde carezze
portò con sè il silenzio.
Nella mia casa ora
c'è la pace e l'oblio impera
ed anche gli alberi hanno perso i colori.
Non ci sono cancelli
nè muri nè porte dove le sabbie cantano
ed i ritmi della sera
si perdono nel suono del ngoni.
Nota: Ngoni, rudimentale strumento a corda che accompagnava i
canti di dolore.
Da "voci e volti del passato"
*
Acque che irrompono,
impetuose come la tua lingua,
arroganti come i tuoi gesti,
dietro una lapide (la tua)
corrono
per fermarsi alla fine
lungo le possenti braccia
della vanità.
S'è alzato il livello ormai
e gli alberi sono vicini
si fermano lambendo
i tuoi piedi da impiccato
nella tua stessa lingua.
*
Per la durata di un tempo
parliamo
una lingua sconosciuta
che non conosce dei,
che ricorda le antiche pietre
e della distanza annulla i numeri.
Abbiamo lacrime che parlano di vita
e nell'ora del tramonto,
quando l'usignolo leva la sua voce,
affondiamo le radici nella fiducia.
Io sono l'allodola del mattino
memoria al sorgere del sole
tremula foglia al soffio lieve.
*
Forse si sta dove ci sono altri luoghi
come in quei giorni
che cadevano d'inverno
e noi contavamo i passi della bora.
Ora guardiamo le case,
piccole luci nella sera
con tante anime che entrano ed escono.
E che parlano chiamando per nome
chi accendeva il camino
ed ora canta
nelle cattedrali del cielo.
Così dicono di noi
ora che siamo andati lontano.
*
Sembra voglia rosicchiare queste mura
il vento
e sulla piana battere il grano maturo.
Le zagare ormai
hanno perso petali ed alla fine cadute.
In aria annaspano
mani e pensieri seguendo rotte sconosciute.
Parole mai dette
che dicono più di un oratore da foro.
I silenzi
si son lasciati convertire
da quell'aria impetuosa che imperterrita
sulla piana imperversa.
Un cielo pietoso
versa una lacrima a quella luce che lo vela.
*
Sono custodi della parola,
la curano,
l'accarezzano,
ne gustano il suono.
Segnano il ritmo delle risacche
quando il pensiero vola
ed i destini si compiono.
La catarsi
si ripete verso dopo verso
e l'eco del tempo ne riporta la memoria
nel cadere dei giorni.
Sono anima delle vite
soffio d'infanzie espanse
in rughe profonde degli archi temporali.
*
Il tempo ha lasciato le sue orme
come la nera sciara sul passo incerto.
Ci sono orme dovunque,
franano sentieri e mete
imprimendo segni
che danno volti alle pietre.
Sono i segni delle stelle
a dar un soffio di vita.
L'anima aliena vibra.
*
Abbiamo ricomposto nenie
indossando calighe tra i sassi,
coreuti tra la folla
abbiamo dimenticato la nostra identità.
Là! Lontano,
sul serro da 'za Nora
vanno formiche in coppia,
son rimaste solo pietre miliari
querce ed ulivi secolari
a contare i passi
sullo sfondo di quel cielo trasparente.
Cicale e grilli
cantano
facendo coro all'afa che opprime
mentre l'ombra rimane fissa
attaccata al suo terreno.
*
L’alba nel suo indorar
era come un abbraccio di madre
quando nelle fredde notti
il tempo gelava il respiro.
Lingua e canto alle stelle,
null'altro
se non che quella sua litania
prima del tramonto.
Si ripetevano
prostrazioni e dubbi
ed il passato riesumava
memorie d'una lampada
in un dormiveglia senza parole.
Ed erano sguardi
che si facevano voce
parlando l'idioma della terra.
Da “Voci e volti del passato”
*
Sento il freddo di questi giorni,
arreso
raggomitolo le mie ossa
poggiando una guancia vizza
al mio prossimo compleanno,
ciò che rimane è solo poco tempo
rubato al fuoco dei bivacchi.
Stasera aprirò l’ultimo giornale
vi leggerò del temporale
o, se volete, della battaglia
che c’è stata ieri
con le forze di gheddafi
ma non chiedetemi dei fiori
che ormai crescono stenti
per il poco amore.
Il cielo ormai si avvicina alla sera
con i suoi colori che piangono
un grigio fumo pieno di tristezza.
Scritta e pubblicata il 21/09/2011
*
Verso la mia terra
ho solo uno sguardo di nostalgia
senza parole
non ho del fuoco
ma tra le mie ciglia arde il pensiero
verso la mia casa.
A quel congedo
ripenso di tanto in tanto e
desideri antichi
risalgono la china
della lunga separazione
perché tu mi sei nel cuore
e rimani solo leggenda.
*
Un nome
un indirizzo
qualcuno un fiore
ma su tutti il silenzio
labbra serrate
nel culto della sopravvivenza.
Non ci sono scuse
in un orizzonte
da ciminiere popolato
non ci sono scuse
davanti ad un blocco di cemento
da scheletri popolato
e noi inerti guardiamo
illusi del
- Non è cosa mia -
*
Un raptus deborda in deliri ed urli,
la foglia ride soddisfatta
ed io conto i fiocchi di neve
nel silenzio.
Ma
sarà solo e sempre il tempo
a dare il ritmo alle vibrazioni
d'una lingua ormai desueta.
*
Hai corroso la carne innocente
lapidando le giovani speranze
la fiaccola della vita
hai spento e senza misericordia
di lacrime ti sei nutrito
saziando la tua crudeltà.
Un giorno sarai vinto
e la primavera tornerà
a portare le rondini e
con esse un sorriso
a quelle creature
cui tutto hai negato.
*
Rimase l’inverno
a coprir speranze,
attracco senza molo
dove cime s’annodano
a bitte d’illusioni.
Il resto d’un vissuto
da eroe a pochi cents
si consuma ora
su lande desolate
mentre la bora soffia
sempre dallo stesso lato
e tra un uragano e l’altro
i sentimenti scoppiano
naufragando frammenti
su litorali in disuso.
Da “Voci e volti del passato”
*
Materia trepidante
erano
quando anche i silenzi
crollavano
in un inutile e caotico
inizio di ricordi,
di occhi che cercavano
una via dove oggi sono
solo ruderi e ombre
e su questo paesaggio
al suono di folate
appassisce un sorriso…
dramma d’un anniversario
ormai dimenticato.
Da “Voci e volti del passato”
*
E colori di solitudine
spennellano
ritratti di donne e di bambini
traumi
di nuove società in marcia
sospese in un quesito
vuoto di prospettive.
Sono l’essenza
delle nuove giovani vite …
*
A capo chino
muto
all’aria tersa
nel sospiro
scontroso del mattino
io ci sarò
a veder l’aurora
e guarderò quel sorgere
insieme di speranze
battuto come la scogliera
ma sempre pronto
al nuovo sorgere.
*
Appena distinguibile nell’oscurità
si delinea la tua sagoma
isola
fertile d’incanti
e di misteri
invisibile ma presente
con i tuoi aromi
e le tue scogliere
di te oggi canta
quella vecchia nenia che giunge
insieme a raffiche di maestrale
quando sibila dietro al faro.
N. : … alla mia terra
*
Fiori appassiti ormai
come i fiori di cactus
che vivono un giorno
e si torna sui propri passi
non si vorrebbe
invecchiare così
mentre danzano i petali,
ora rossi ora gialli,
fiori che sanno di sogno,
dicono di un sorriso
che fa dimenticare i grigi
tra baci e sogni.
E si salgono
i gradini della cattedrale
a sentire il profumo dei monti
ed ascoltare
ancora una volta
la preghiera della sera …
*
Nel passato
obici e cannoni
distruzione e sangue e forse
ancora non intenzionale
quella moneta da testa o croce
tra le dita
Non facile la scelta quando
ti guizzano come fantasmi
la gola secca per la paura
e crampi allo stomaco per la fame
e dietro l’esili tue spalle
la confusione dei tuoi giorni.
Da “voci e volti del passato”
*
Solo le unghie restano
del gran malessere
ormai lontano da tutti
te ne vai e nel bosco
pensi a cosa sia
o a cosa possa significare
quel male mattutino
quando ti svegliano le campane
a ricordarti d’esser in questo
mondo fatto di polvere
ed in cui polvere ti annullerai.
Solo le unghie restano…
come la sabbia alla fine dello scivolo.
*
Ho visto...
il freddo dell'acciaio sulla schiena
ha lasciato il segno.
Erano sei
e nel sangue gorgogliava
il rantolo.
Straniero e sconosciuto
ho guardato non visto.
Sei madri
nell'agonia dell'orrore
e sotto gli occhi il dolore.
L'orma del ruandeli
flagello e fiamma
su sei resti fumanti
e unico sopravvissuto
l'odore acre di carne bruciata.
Da “Voci e volti del passato”
*
La collera impera
a ritroso nel tempo si varcano confini
si sdradicano dalle radici gli alberi.
Piangono le terre invase
dai pendii lacrime cocenti gocciolano.
Sull'asfalto tra schegge e materie fumanti
scorre a fiotti il sangue
gli eroi saliranno sul podio dei morenti
e staccheranno la falce alla morte.
I nuovi germogli saran salvi
dall'empietà dell'invasore torvo.
Gli eroi
ora cederanno il passo alla pace.
*
Smussando creste d'onda
divenni ciottolo al sole.
Le illusioni sono acqua che scorre
su un palato asciutto,
il primo e l'ultimo desiderio,
una meta
nascosta dietro l'ultima curva.
Quando ci saranno i vespri
l'alloro fiorirà
e le sue bacche saranno
l'ornamento di questo andare.
Le mie campane
hanno rotto il silenzio.
*
Io nato al caldo alito dello scirocco
e vissuto tra le nebbie stagnanti
ho cercato te
terra mia.
Sono ancora calde le ceneri nella conca,
come sono ancora vive
tra le rughe e le ginestre
le mie memorie.
Son fermi là
appesi a quelle canne del dammuso
i ricordi del pani cunsatu e delle panelle fumanti
che lo zio Cola preparava al mattino.
Ora ti ho ritrovato terra mia
ed ho compreso il senso
del canto delle cicale
e del profumo delle tue zagare.
*
Sono muro che guarda
una terra umida verde di prati.
Sosto
sorbendo tutto il calore dell'alba
ma
non ci sono raggi all'orizzonte
e l'attesa
si fa sempre più lunga e grigia.
Attendo ancora
che il secolo traspiri umanità che non vedo.
Sì! Quella stessa che vive
rintanata nei suoi cunicoli.
Ridicola facciata
di una cattedrale dissacrata,
maschera senza contorno e senza crepe.
La nebbia non ha mai voluto questo.
*
Stasira chi di nenti eni vistuta
pari na puisia lu tempu
chi lentu curri e nuddu u ferma.
Comu nu lamentu,
quannu 'nte notti d'immernu
a nivi cari,
'nte mura di sti quattru casi
u ventu
ribbumma e porta ummiri,
chi du suli iannu
sulu nu rivordu.
Vardu
da finestra ddi poviri cristi 'ncuttunati
chi si nni vannu a spassu
comu ca fussi jornu
e pensu
a quantu fussi bellu
s'agghiurnassi l'arba rirennu.
*
Questo è il segno che incisi sull’albero
andando via da una terra amara
sotto un cielo di primavera
verde di speranze.
Azzurre
garrivano rondini
che presto sarebbero andate via.
Non c'erano solo sentieri
ma strade
tante strade che mani stanche
di tanti colori
avevano dipinto.
Nel prato cadevano lacrime
versate da occhi di ghiaccio
avevano chiesto un sogno
circonciso dal tempo.
*
Piove!
Ed io guardo tra le gocce
questa primavera che ancora non c'è.
Attraverso con lo sguardo
quest'alba lattiginosa
con la voglia di starmene qui
al chiuso
fuori da questo mondo untuoso
e ricco di acidi saturi ed insaturi.
Alzo il calice
e brindo al nuovo giorno
senza la speranza che sia diverso
e magari con qualche rondine in più
in volo
ed in caccia a becco aperto.
In lontananza
sventola ancora la bandiera
sopra la porta del Municipio
è rimasta anch'essa senza medaglie
chè se l'è portate via l'ultima crisi.
*
C'era un tempo un sorriso...
un sorriso per ogni cosa.
C'era una rosa in quel giardino
ed era rossa, rossa
come un tramonto di mezzagosto.
C'era sì! Quel sorriso...
ma al ritmo d'un tremore
come neve al sole s'è spento.
Or c'è ancora una rosa in quel giardino
una rosa bianca, bianca
come il tremore delle mie mani.
Bianca come la gracilità
che giorno dopo giorno
queste membra invade
ed insicuro il passo rende...
... e soffro quest'orrendo dolore
dall'amaro gusto del metallo
c'attanaglia il mio ventre
ed imprigiona i miei arti.
*
È diverso,
guardando l’insieme da lontano,
il concettuale dalla realtà.
Sfiori le ambizioni
ed alla fine tiri le somme
come quando annaffi la vita
raccontando storie
di allevatori di parole
o di acconciatori d’idee
o di chiunque abbia qualcosa da dire.
Parole addestrate a colpire
a fondo e senza ritegno.
Si tirano i fili senza far muovere
una sola marionetta
…l’arte dei pupari
non è la mia …
*
La tempesta si scioglie
e le sue lacrime fischiano
sull’arsa terra cadendo.
Di dolore s’inzuppano
le sue zolle e gioia
cedono ai tuoi germogli
e sotto le rocche del capo
imperterrito il mare rumoreggia…
e l’indifferenza impregna
pareti dove
preghiera e suono
di campane fanno eco.
*
Scricchiolano i sassi
sotto i tuoi passi
e del tuo passare
poco rimane.
Tu uomo sai
su cosa poggia il tuo piede,
tu uomo sai
cosa hai tra le mani
e cosa si nasconde
tra le tue parole.
Anche il tuo sorriso poi
è un’incombenza
qualcosa che deve apparire,
qualcosa che deve conquistare
senza badare a spese.
Povero uomo
verso il luccicar degli ori
teso… ma come dice
una vecchia preghiera
sulle sabbie scritta…
- solo se Dio vuole -
*
Nel turgore della tua anima
di ricordi disegnati
il peso grava
e nel delirio delle ore
tra nebbiose ragioni
e contorti cavilli
rade restano le tue idee
sfoltite sul tableau
chiamato vita.
E la conoscenza?
Puoi dirmi qualcosa di essa?
È solo orpello
dipinto di grigio
tendente al nero.
Non si vestirà mai di verde
ché più essa è grande
più avrai coscienza
e maggiori saranno i dubbi.
*
Il lago è fermo
nella sua pallida livrea
tra le canne che fremono
ed io vedo petali
che cadono.
L’inverno non è stato
così buono per la rosa,
solo un cattivo commiato
tra il rosso infuocato
ed il verde primavera.
Chissà se torneranno le rondini…
*
Tu che sei informità
povero ed imberbe illuso
che ne sai
di quel camminare scalzo
tra cardi e baciapiedi,
tra ginestre ed oleandri,
tra aromi d’origano e di mentuccia
ch’alle efflorescenze
del cappero spontaneo
e della nepitella s’uniscono…
che ne sai?
Mi manca
quel camminare scalzo
come il sole al giorno
quando gli orizzonti
la nebbia oscura…
*
Ascolto il canto della cincia
come ascolto
il ribatter dell’onda,
non conosco il suo linguaggio
ma cerco d’immaginare
il suo messaggio perdersi
nel silenzio del mattino.
C’è un giardino tutto suo
in cui non posso entrare…
e torno ad immaginare.
P.S. ... a volte anche un particolare insignificante, quale il canto di una cincia, può portare a riflettere...
*
Siede sulla difformità del muro
che ostinato sull’onda s’erge,
di quell’ombra incurante
che distorta incombe
ed il balsamo del pensiero
nei ricordi rotola la sua sequenza.
In quegli occhi acquosi
anni… tanti anni
tutti passati sotto quell’arco bianco
che ora adorna il suo capo
e nulla torna dalla deriva
solo qualche alga
ma nessuno di quei volti
ormai svaniti
come nebbiolina di primavera
al primo raggio di sole.
*
Ed è valzer
nenia con brio che muta
al ritmo dei cimbali
-forse speranza?-
e tu ascolti
nel soqquadro dei sensi
sfumato all’alba
smembrato
in quei vapori
che di Venere hanno il dolore.
Saltano i ballerini dell’un-due-trè
-vale ancora qualcosa questo danzare in fuga?-
Sempreverde
è il colore del dopo
quando scatta l’ultimo istante
tra due poli che s’attraggono
pur allontanandosi…
*
Gioisce la gloria
bistrattata dall’eroe
che l’ha costretta a cingere
di corone la sua fronte
mentre lui cade
stramazzando colpito
sorridendo
con uno sguardo al cielo
*
Non importa avere occhi
e poi
per vedere cosa?
Nuvole o azzurri intensi?
Guardare orizzonti e
descriverli a chi
non ha occhi e cuore
per apprezzarli?
Forse meglio un bianco
senza colori e senza linee
e suoni che esprimano
il silenzio
come un corpo nudo
che esprime le sue linee
attraverso il lino
che l’avvolge…
*
Non un gesto né una parola
solo uno sguardo
quasi un voler dire
-è il senso non senso della vita-
I nostri sentieri sono tracciati
su impervi pendii
ci portano verso nuove mete
verso ciò che crediamo nuovo
non vedendo il cerchio che si chiude.
*
Io sono qui
ad aspettare un arrivo
sono qui
ad aspettare la prima luce…
volgo lo sguardo
indietro
era un giorno come un altro
nulla di diverso
e se n’è andato via
via ad accumularsi agli altri
mentre il nuovo giunge
ancor più annoiato
del già trascorso…
è come cambiar l’abito
di cui varia solo il colore …
*
È tornata a fiorire la forsizia
ed ormai la primavera fa capolino
ma non c'è gioia nei canti degli uccelli.
Laggiù ad est
dove ancor la neve cade
urla e pianti s'odono per la battaglia che infuria.
Ora anche dal mare giunge
il mortal boato dell'invasore
e la morte scivola furtiva ed inesorabile
tra quelle anime che libertà agognano.
*
E bambini e donne di Mariupol, hanno inutilmente atteso una primavera calda e desiderato un sole ridente. La barbarie ha mille volti, mentre il sangue gela nella neve e s'ode cupo il ruggire dei carri. Non più nenie a cullare volti spauriti non più sorrisi ad accoglier compagni stanchi solo l'atroce orrore che dilaga tra le macerie senza più vita. Una carezza (e non sempre) e poi... e poi null'altro solo una carezza prima della tristezza immane... e poi lacrime...
--- la follia umana non ha limiti ---
*
Placato ormai è
del suo furore il mare
non scuote più
onde ingorde con le sue ire.
Placato ormai giace
quieto
e rinasce la speranza
per chi in cerca va della sua sponda.
*
Lui dice la sua verità
o forse ancor meglio
quella verità che tutti conoscono
ma di cui nessuno vuol parlare.
È scomoda la verità
anche ai potenti
ma è la verità…
e sa di lapidi e d’incensi.
P.S. …a Saviano
*
Ci piace
camminare in quel corridoio
dove i muri sono
tronchi d’alberi ed il tetto
è di frondosi rami.
Odoriamo di muschio profumato
sotto gli occhi increduli
d’un assonnato ghiro
e gli aceri fanno ombra
a pensieri che inutilmente bussano
cercando d’uscire
a goder del canto della natura.
Non sanno leggere
il cartello dice
-chiuso per ferie-
*
Ogni tuo granello
è parte di me,
e senso puro del mio esserti
è la nostalgia
dei tuoi aromi.
Mi nutro dei ricordi
ed assaporo l’approdo
baciando l’orma
di quando ti lasciai …
dormirò alfin in pace
nell’abbraccio tuo.
“... alla mia terra”
*
China il suo incedere il silenzio
nel silenzio si grida
ciò che si pensava fosse
uno dei piaceri più intimi
ed io m’arrovello cercando
un perché alle mie parole.
Sono piccole
non roboanti
non stendono tappeti
sono quelle di tutti i giorni
senza aureole
o bordi dorati.
Sono la trama d’un tessuto
che ha per nome
-silenzio-
*
Sono passate
ed ora son chiuse le porte
di quella casa
dove ammucchiate giacciono
confuse stagioni.
Una per ogni cosa
la prima
per lo sbocciar dei sogni
la seconda
per l’esploder dei colori
ancora una
per il loro appassire
ed infine una
per il gelido soffio
che chiude ogni cosa.
Ed ora son là a rivestirsi
della fredda coltre
ch’il tempo regala.
*
Ritorni al profumo di zagara
ritorni in quest’estate
di pagine di verità
ritorni
in questo volo d’uccelli
e di canti di cicale
ritorni ai miei ricordi
con un sorriso d’occhi
che s’apre
quando il primo albore spinge
le ombre della notte buia.
E ritorni
perché così era scritto
nel grande libro dei miei giorni.
*
E gli altopiani piangono
gocce d’amore
aspettano un sorriso
aspettano
la tortora al mattino
per la rugiada e la sera
per il saluto,
ricordano parole
lontane mai dimenticate
riscoprendo
la forza del pensiero
e tornano al loro silenzio
a godere dell’incavo scavato
dal canto di un uccello
che lascia il nido.
E loro
continuano
a ricordare le parole.
Una vecchia leggenda narra di due innamorati che per non separarsi
si nascosero in quelle gole da cui non vennero più fuori...
*
Non ho mai detto del dolore intenso
vivo...
forte e palpitante
ma oltre la siepe vedo fiori
e fiori ed ancora fiori sul dolore,
un mare di fiori
da coglier e da raccogliere
e farne un fascio
da deporre.
E la mente s'imbarca alla violenza del male
che opprime ed uccide,
che scoppia come mina al largo.
La mano tende dove la ferita
slarga e deborda
in una conta inesorabile ed infinita
di milioni di anime alla deriva.
Tende ancora la mano un cuore gonfio d'ira
ma a rispondere c'é solo...
il crepitio dell'acciaio.
*
Continuo a correre
sospeso
in un silenzio che parla d’inverni
eppure siamo in agosto
non ho mai saputo
quanto è lungo questo sentiero
il tempo di un respiro?
O di un temporale d’estate?
Forse di una pedalata
tra i campi di primavera
rossi di papaveri…
dietro
rimane una noce tarlata
da scorci di paesaggio.
*
Ho spinto la sedia
guardando la notte
ed ho visto Sirio ridere al giorno.
Mi manca un sorriso
nella serie infinita di uno
per ogni occasione
e lo cerco tra le cianfrusaglie
nascoste in cantina…
ma la luce
non s’accende
ed io resto
con il dubbio di quel sorriso
che mi manca.
Pbbl.scrivere-03.03.2012
*
Quando le ombre
attraverseranno le pianure
ed incontrastate
il mio cammino custodiranno
ogni cosa perderà il suo senso
anche il mio errare
sarà da dimenticare
perché anch’esso senza senso.
Allungherò la mano
verso di te
e le mie dita meditabonde
sul tuo seno si poseranno
il messaggio allora sarà scritto
e leggerò l’alba nei tuoi occhi
e tu saprai
ch’era tutto vero.
Pbbl.scrivere-07.10.2011
*
Vanghèli sorrideva sempre la sera
sempre sotto quello stesso cielo
che l'aveva visto nascere.
E sorrideva anche
la sera che giunsero i cani
dalla terra delle lune
mentre la sua Akehamuk
suonava l'imzad.
Il nulla cadde sul sentiero delle sabbie
ed il vento soffiò la polvere
attraverso le crepe,
poi la notte avvolse i suoi sogni.
Vanghèli sorride ancora
... e non sa perchè.
Da "Voci e volti del passato"
... la storia si ripete
*
Guardo questo scenario
godendone la vista,
mentre come un macigno
cala il sipario.
I motti non hanno l’ardire
e conservano l’acredine.
Quel sipario
non s’apre solo con la ciliegina
ed il motto
non ha la forza del suo colore.
Il sorriso sorge spontaneo
mentre il predicatore s’erge
impappagallito e gongolante
della sua platea e gli occhi
rimbombano
sulle pareti fasulle dell’ipocrisia.
*
Dove sono andati i tuoi propositi
piccolo sgorbio
che dalla tana in cui
immagazzini le tue mielate facce
costruisci il tuo palco
di parole senza fondo?
Eri tu il costruttore del mondo?
O il salvatore dell’universo?
Forse i “mea culpa”
sono finiti nella tasca di dietro
… dimenticati.
*
Hai dissacrato i padri
Hai tolto la benda
alla tua falsa nettezza
hai guardato negli occhi di satana
emulandone i paradigmi
e le sue moine
ed ora …
guarda alla fame di questo mondo
e ricorda
e poi …
rifletti sulle nuove miserie.
*
Ed è un vuoto a perdere
questa stagione violentata,
senza parole e senza silenzio.
Io sono altrove
ma lo sento il ronzio diffuso
della menzogna che canta
suadente e briosa
da cui c’è da imparare
sì …
perché le parole non bastano mai
ed io credo ancora
a tutto ciò che si dice.
*
Oggi inseguiamo l’attimo
sempre in fuga dal presente
finché ci sarà quel caro
e mai dimenticato infinito
ad attendere i nostri contorni
abbozzati nel rimpianto.
E continuiamo a correre
lasciando disabitato
il nostro “quotidie”
ed immaginando sempre
alla prossima svolta
un giardino più bello.
*
Prendo oggi
quello che la vita mi da
spiccando il volo e
sorridendo senza pensare
a quando saranno finiti
i miei transumati inverni.
Come un tritura carte
ingoio i miei spazi,
lacrima il mio occhio
alla tristezza del mondo
mentre alla quiete m’avvio
al fioco tremolar d’una lucerna.
*
È alle spalle ciò che ormai resta
di sogni e di futuri.
Rami spogli e
colline ormai dirute
dall’intemperie e dagli anni
sono recinto dove
recalcitrante scalpita
il vecchio puledro mai domo.
*
È l’uomo
ad aver paura
per le sue malefatte
quando tra le radici dell’olmo
s’acquatta in attesa
e la terra si apre
dove il fulmine
ha lasciato l’impronta
e l’acqua, che a fiotti scorre,
invade l’ingombro sentiero.
È l’uomo
ad aver paura
ormai accasciato
da famelici occhi braccato
per anni di raffiche
a quest’inerme terra
inflitte.
*
È senza vento quest’alba
ferma sui primi raggi
a scrutare il vuoto
del silenzio in bilico
come in attesa …
ed il giuggiolo lancia
il suo disegno in aria
mentre s’apre grigio
questo fosco autunno …
*
Centellino mattini
gesticolando a ritroso
con il pensiero stretto
in un pugno di conchiglie
a consumare idee
frullando e
rifrullando propositi.
Ma ora tace
il giallo dello sdegno
pensiero fisso
per tutte quelle volte
che ho scremato il mio tempo
dormendo randagio
sulla panchina dei sogni
stretto al mio cartone di vita
ignorando la nebbia
della sera che cala.
*
Mi nutro della tua negazione
differente da ogni differenza
facendo a pezzi
opinioni e protagonismo
del mio essere venduto a peso
senza il buongusto di dire grazie
all’eccitazione di un momento
che reclama viveri
per tante verità ignorate.
*
Ho offerto rose
intrecciate ad aghi di pino
le prime perché
in questa stagione sono più belle,
i secondi perché
hanno un profumo intenso
davanti alla porta di casa ho messo
ciò che il sole ci ha donato
il calore di un sorriso
per te
viandante che passi …
*
È la fratina infreddolita e tremula
che batte i denti sui vetri
dopo avere guardato
quest’orizzonte messo di traverso
con un sole che nasce già pallido
ed esangue si spegne.
Era nata con altro auspicio
quando stendeva il suo canto
all’alba correndo felice
senza nebbie e senza tuoni.
Ora anche i suoi sogni
si sono tinti del nero scialle
della vedova senza figli quando
salmodia le sue lacrime
sussurrando a bassa voce.
*
Guardiamoci
nel come vorremmo essere
abbaglio di un sapore dolce
maturato nel buio della notte
quando il volto accarezza
l’ultimo soffio di passione …
e andiamo dove cresce
il primo assaggio del giorno
che esplode dal semicerchio
cui s’appendono le nostre vite …
solo l’amore
è sapido di luce gialla.
Pbbl.scrivere-12.04.2012
*
Questa luce che così intensa
spulcia le idee degli occhi
togliendo impurità alle pagine
d’un libro mai aperto,
strappa un foglio la volta
ingrigendo il custodire
geloso di un corso
quasi al terminal ormai stinto.
*
Conduci questa voce
con la dolcezza delle note
che, come una preghiera nella sera,
ad una finestra sulla valle
diffonda il profumo verde
della notte immensa.
Sorride come un ospite
il bosco che respira
nella brezza d’un borino
mentre un brivido scuote
la mia schiena china.
*
È un sudario
quello che copre la tua bocca
mentre sciorini le tue parole.
Una parte della vita
che urla la sua rabbia
prima di meritata estinzione
tra le stigee melme.
Pensa...
livore ... null'altro che livore
corona a malsani pensieri
e grezze manie d'immenso...
ma d'immenso c'è solo l'abisso
d'un'incolmabile vacuità.
*
Eppure a fine gennaio
è tornato a soleggiare
prima che la vecchia vite
si risvegliasse
a ricordarmi che l’inverno
si avviava ormai al suo tramonto.
Ma il mio malanno
va oltre l’orizzonte quando
s’ode il crepitio dietro la schiena
a dirmi con un brivido
ch’è ora di chiuder la finestra…
*
Fui uomo quando
il tremor mortis chiese il suo pegno
ed il dolore invase la mente.
Ho avuto paura il giorno del grande vento
mentre indifferente osservavo
lo scorrer dei grani.
Ora è dura pietra
il corpo,
grezzo marmo appena inciso,
scultura mal riuscita
la mia carne che come barca in disarmo
riposa.
Vela ormai a brandelli
agogna inane il morire del tempo.
*
Più bello è il vivere in fiera,
assenze ed essenze
del non ho visto,
del “neòteros”.
Eppure la mia ribalta
m’ha costretto a scegliere
l’asserzione o il diniego,
l’esistere o soltanto il vegetare,
il partire come un bambino
o soltanto l’indugiare,
in quell’attesa, che della vacuità
ha il sapore, della prossima stagione.
Ogni immaginare va oltre
il dire …
resta solo sogno
- realtà virtuale dei desideri –
ed io mi lascio cadere
nell’accadrà…
Pbbl.scrivere-26.04.2012
*
Ed è disabitata
questa ombra che s’allunga
mentre l’argine si sgretola
lasciando al fiume
i tuoi sedimenti
che il sapore hanno
di un altrove visto in fiera.
Corri per la china
rincorrendo i tuoi rancori
ma non trovi la risposta
che ti verrà resa con gl’interessi
la prossima stagione quando
il giardino si vestirà a festa.
Allora avrai dimenticato
il colore degli insetti
che hanno torturato le tue notti
ed il fragore della tempesta
quando cruenta s’abbatteva
con i suoi sbuffi ed i suoi lamenti
senza angoli di sole.
Pbbl.scrivere-03.05.2012
*
Sono pasta vecchia
riposo solo nella tomba e
ora che la notte è sempre più vicina
vorrei avere i giorni
consumati nell'attesa,
recuperare gli istanti di fermo stazione
e con quelli acquistare un biglietto,
un sospiro ed un sorriso
che s'allunghi sulla piana
ora che nasce il giorno,
sperando che questo sia ancora lungo.
*
A me bastano poche ore di luce
con quelle avrò di che sognare,
vedrò pascoli con tante erbe
vedrò colline vicine e lontane,
guarderò gli alberi
vestirsi per poi spogliarsi
e vedrò anche te
nell'azzurro di questa stagione.
Sai resta ancora luce per ritornare a vederti
resta ancora luce per assaggiare un tramonto
resta ancora luce per sorridere insieme.
N.d.a. : … alla mia terra.
*
Godine fin che vuoi
io sono aria che passa
ciò che nessuno mai pagherà
tu invece resterai là
ad angolo di strada a segnare
il cammino per il viandante.
Sì!
Io sono il tempo
il viandante sono io.
Il viandante è il tempo
ed io sono il tempo
… il tuo tempo.
*
Il mio lavoro s’è fermato
vedendo
un nido sotto il cornicione
era abbandonato
ed anche io ora sto andando via
legando le mie occhiate
a quei tralicci dove
le rondini
tornano a riposar le ali.
Le ho viste spesso
quest’anno
e sempre mi son chiesto
se anch’io come loro
sarò sempre nave sulle onde.
*
Pronuncia la “V” di verità
fatta a pezzi
non chiedere il perché
la verità
non te la diranno mai.
Nella rete della loro mania
del prezzo fisso
è rimasto imbrigliato
il pesce più grosso
quello delle tante parole.
E le parole sono volate via
disperse in venti d’autunno
inevitabile epilogo
per fatti rinsecchiti al sole.
Ho rimesso il mio abito di pace
i dardi sono ormai inutili
le spoglie del nemico giacciono
imbiancate al suolo.
*
E polvere si stende stenta
e bigia sulle parole
non c’è più un sole a stemperar
la memoria …
allora era primavera
anche se era altra
da ciò che m’era orizzonte,
era cielo amabile oltre
la triste cera del giorno
con il brulicar dei sensi.
Ora raccolgo solo conchiglie
finché non giunge il vespro,
poi alzerò lo sguardo a quel cielo
rimasto ancora amabile.
*
… e come fiera in agguato
giunge improvviso
quest’autunno fardello impietoso,
e vacilla la primavera
tra le sue fugaci gioie
che come caduche foglie
il verde lascian degl’orizzonti
ché l’inverno col suo grigio manto
è già in arrivo.
Tra i rami spenti s’annida ancor
l’allodola
di sparute larve in cerca …
*
La fortuna è come l’aria
la puoi toccare
o sfiorare,
la puoi accarezzare
o respirare,
è come una bella donna
che ti sorride e t’ammalia
ma non saprai quando
l’attimo ti si porgerà sul palmo
e se …
ti si porgerà mai.
*
Non c’è inverno senza
brezze sottili e polveri
che permeano e contaminano
primavere non più tali.
E soleggiati sentieri e scorci
s’aggrappano ad un gennaio
di brevi tramonti
nel magenta effusi
d’intristiti alberi
mentre lontano s’ode
nell’aria tersa
il rumoreggiar dell’onda
sotto i pontili del vecchio molo.
E si schiudono
i miei pensieri al tempo …
*
Ha riposto la sua faretra
come quell’ansa di fiume
dove allenta la sua corsa
l’acqua e
dove stagnano le libellule
gironzolanti in cerca
senza posa e senza festa.
Veste l’abito da lavoro
tra le chiacchiere della gente
mentre grida allo scandalo
lui … fariseo che
era figlio dell’amore
ed in nome dell’amore
elargiva compensi
d’alto protagonismo.
Pbbl.scrivere-24.05.2012
*
Vesti l’abito da festa
per comprimere i tuoi pensieri
ma la sera
quando rientri nei tuoi panni
comprendi quanto
ti sia costosa
quella cravatta a prestito.
Pbbl.scrivere-26.05.2012
*
Da quest’uscio
son passate tante anime,
anime sante
ma anche esseri ch’hanno circuito
di tutto,
pure gli scarti del vicolo,
vicolo che è solo istante.
Istante trascorso sottocasa,
il tempo d’un caffè al volo
preso scartando le carte
in un solitario durato una vita.
Ed oggi,
quattro novembre,
si chiude quella ferita
scoprendo il pieno di tanti vuoti
dov’hanno trovato rifugio
i pensieri più intimi e celati
-i sogni di un tempo-
*
Che l’astrofisica regoli il mondo
si dice,
che l’arcobaleno porti la tregua
si dice,
che il sole sorga ogni giorno
si dice,
ma la vera verità
viene mai detta?
Essa è come un cubo a sei facce
ne mostra sempre cinque
e la sesta
rimane sempre nascosta.
*
Guardo spesso ed a lungo tra le stelle
in cerca d'un angolo
in cui posare i miei pensieri.
Guardo anche di tanto in tanto
le creste del Grilli ...
Desiderio o follia?
O forse voglia di tornare?
C'è sempre la brezza che accarezza
i suoi ruvidi fianchi e di fronte
le balze di San Marco
e sentieri che si snodano tra gli ulivi
dalle foglie appuntite.
E poi le case
sparute, di pietra,
e tegole annerite nel verde assolato.
*
Caddero uno sull’altro
e non ditemi ch’erano mercenari …
Caddero con l’occhio semichiuso al cielo
mormorando tutta la tempesta
ch’era nel cuore.
Erano figli nostri
Erano fratelli.
Il loro cammino ormai
è solo corteccia di tiglio
e per quando avranno freddo
ci sarà solo un drappo di tre colori.
Ed il loro giuramento?
Giace sbiadito sotto i loro nomi …
Pbbl.scrivere-08.06.2012
*
Quando son nato m’hanno detto
ch’era stato un dono,
un dono di Dio …
ero piccolo
non mi reggevo in piedi,
guardavo già il sentiero,
ma ero un dono,
un dono di Dio.
Ho creduto senza chiedermi
guardando oltre il sentiero.
Ho avuto paura di morire
un giorno e m’hanno detto
-è umano!-
Ho preso a prestito
ciò che m’hanno offerto
pronto sempre a ripagare
questo era il sentiero …
ma era un dono,
un dono di Dio.
Pbbl.scrivere-17.06.2012
*
Cammino davanti ai pensieri
e sorrido pensando,
guardo quel viso di luna
che sta andando via
e sento tutta
del suo andar la tristezza.
Quanta malinconia
- in ogni partire …-
è come spinger lo sguardo
da una finestra ch’ogni mane
aprivi e chiuderla
per guardare altrove.
Una stanza nuova
dove non sai …
Pbbl.scrivere-19.06.2012
*
Si è stanchi ormai
come spine conficcate,
come vecchie barche sull’arenile
o come vecchi gabbiani
raggrinziti sullo scoglio.
E sono stanco anch’io
per tutte le vite che ho visto,
che mi sono sfuggite
tra le dita e che
sono andate
ad ammucchiarsi là
dove il sole cade.
Guardo ancora oggi ma
non mi parla d’aurora
quel sorgere lento.
*
Il suono del liuto giunge
ancora …
desiderio?
Forse no … solo “nuances”
Si stringono le braccia
a colmare aria o forse
non serve appendere festoni
a celebrar feste
su questa sfera dove
alberga il nero ormai.
La melodia continua
corteggiando il fiore
mentre si spegne
nella tristezza
il canto …
ho appena intravisto
il sorriso beffardo
della nera signora
che canta la storia
di ognuno di noi.
Pbbl.scrivere-29.06.2012
*
*
E tutto è movenza,
viaggio interiore prima di
lasciare il quotidiano al testimone.
Ritroverò con le mie occhiaie vuote
le nicchie dove son rimasto
acquattato nel mio dolore,
e ritornerò ad assaporare
i desideri intatti
così come li ho lasciati.
*
È necessità quasi umana
quasi un lungo elastico istante
questo raccolglier molliche
sulla rampa di una scala.
*
Ora dormi bimba
sul palmo della mia mano
poggia i tuoi sogni
a custodirli
ci penserà il tempo.
*
P.S. una partenza, una vita ed una ninna nanna
Pbbl.scrivere-26.01.2012
*
La pioggia è stanca di cadere
ci trasformiamo in tralicci morbidi
per sorreggerla
e lasciamo un mondo che d’antico
ormai ha poco.
Siamo ombre di questo passato
che credevamo
divenisse luce ed impero,
che avesse ritmo e melodia,
ma il tuono ci ha regalato solo
un arcobaleno viandante.
*
Si sente una voce
quando sale dalla terra,
è un richiamo intimo
nel sibilar del vento,
e s’ode anche il brusio
d’altre voci.
Tra le note variano i dubbi
ed anche il loro significato
ha una ragione, a noi celata
ma chiara nella sera,
che luccica come una stella
appena apparsa.
Sola la ragione
danza tra le foglie,
d’umido della notte intrise,
mosse a snocciolar litanie
di un credo di cui appena
se ne percepisce il senso …
e dietro gli alberi indifferente
spicca lo scintillio di una luna
che inosservante passa.
Pbbl.scrivere-10.07.2012
*
Fosca è l’alba immota
nella sua gelida coltre
come sangue rappreso
ad una ferita slabbrata.
Si stringe tra le sue piume
un pettirosso spaurito
a ricordarmi
un inverno d’altri tempi.
Allora erano altri anni
allora tu eri vivo e
sulle tue labbra
non c’era il tuo peana.
Sei stato un uomo libero
tra i liberi aria nell’aria
ed il tuo okomfo
era appeso al tuo fianco.
Ora tutto s’è fermato
come acqua nella gora
i tuoi occhi son rimasti fissi
al rosso di quell’orizzonte dove
il tuo okomfo è stato infisso
nell’arsa terra che tanto amavi …
Da “Voci e volti del passato”
Pbbl.scrivere-02.02.2012
*
Vorrei sapere dei granuli
scivolati tra le dita e,
come l'acqua dei torrenti,
mai più ritornati.
Sì!
Di quei granuli
che, le tante storie
di uomini e non, narrano.
Storie
perse nei labirinti del tempo.
E ...
ritornare indietro
per vedere dove l'alfa
squarciando le tenebre sorse
e sentir dell'immensità
l'effluvio.
*
Guardo spesso
ora che non sorride più il sole
indietro,
alla mia memoria,
rivedo la mia lunga corsa
in questa terra di nostalgie.
Guardo anche verso
gli accidenti del sentiero
ch’al corpo stanco
serban le due rive.
Forse il tuo corpo vivrà
nel grande mare
ma il mio
diventerà mare …
*
Il silenzio si stende e
tra le nebbie canta la sua nenia
all’ombra del salice
dove le foglie finiscono di morire.
Che strano mondo
quello dei desideri che ardono
soffocati
sotto questo sole arancio
da una messa in scena.
Ghiaccio che si scioglie
di un mondo che non mi parla
e che quando lo fa
dice poco della solitudine.
… e le foglie rimangono sempre là
prigioniere
come la mia anima.
Pbbl.scrivere-26.08.2012
*
Io sono di terra
essenza di carne su cui cammini …
e guardo il sentiero
tra i muri dove tutti passano
piccoli, grandi, vecchi …
e problemi nei loro pensieri
piccoli, grandi, vecchi …
e di questo andare e venire
raccolgo i colori
vorrei fossero rosa e verde
ma, ahimé!
Sono quasi tutti sul grigio
ed a volte anche peggio
… sul nero.
*
Passavo di rado
davanti casa sua e lui era là,
sempre seduto davanti la porta,
sempre sorridente
con la sua vita in mano.
Mi divertiva il sorriso di Peppi
era innocente
come quello terso e lindo
di un bambino.
Senza volerlo sorridevo anch’io
guardando il bianco dei suoi denti.
Era senza malizia il suo sorriso
non pensava mai
a ciò che sarebbe stato
solo al presente
solo alle sue “monachedde”
e quando alzava lo sguardo
leggevi la sua gioia
la gioia di una luce
la luce del poco …
NB: le "Monachedde" in siciliano sono le capinere.
Da “Voci e volti del passato”
Pbbl.scrivere-31.08.2012
*
Il cemento parla,
sottovoce nel silenzio,
con il fragore del temporale
nel buio della notte,
come i battiti del tuo cuore
quando ripensi ad un bacio
che avresti voluto dare
ma che ti è rimasto sulle labbra.
Ritorno ancora sulla quiete
dove fiorì il tuo amore,
eri luce,
il tutto ed il nulla.
Pbbl.scrivere-05.09.2012
*
Mi mortifica questo sole
che pallido ed ostinato
ferma il giorno che svanisce
ed io
nella malinconia
d’una campana lontana
cedendo al suo volere
in silenzio m’avvio
ai miei pensieri.
*
Questa vigna,
maniacale nel suo allineamento,
che da anni
si muove al vento
o respira la notte
quando tutto è silenzio
e nel buio
s’ode solo il fremito dell’erba,
mi dice che
ormai è giunto il tempo …
Il tempo di raccogliere
tra le rughe di questa terra
le mie cose.
Cose d’un tempo,
di sorrisi e di lunghi sguardi,
cose che riportano
pensieri e riflessioni.
E quando
sarà pieno il mio fardello
farò la mia vendemmia.
*
Sono tornato
là dove nel silenzio l’acqua
faceva il salto
in quel baratro sconfinato,
là dove la terra si apriva
a far uscir le sue lacrime.
Lacrime d’amore per i suoi figli
dimenticati e sparsi
come ceneri al vento.
Di qualcuno era rimasto il nome
di qualche altro neanche quello.
Ma io son tornato
a riveder le zolle che m’han cresciuto ...
Pbbl.scrivere-09.09.2012
*
Verrà
il tempo in cui gli umili
della mietitura agli arnesi
porranno mano.
S’allungherà
l’ombra sull’argine
dove indisturbata
l’indifferenza scorre.
E tante fluiranno
lacrime nella valle e sui fiori
ma tu clochard ramingo
avrai il sorriso della tua libertà.
*
Quando sibilava incessante la bufera
dell'urlo del vento non ho avuto paura
ed il gelo dei ghiacci mi ha dato forza.
E quando l'afa del rosso
ha seccato la mia gola
ho succhiato sassi e masticato l'amaro delle foglie
per lenire l'istinto,
ed ho guardato dritto negli occhi il mio nemico
che, vinto, ha chinato il capo.
Ho purificato due volte la mia acqua
ed ho pagato a caro prezzo la mia libertà
ma quando mi alzo la mattina
mastico ancora il gusto della vittoria.
*
La notte ora è più lunga
come quest'attesa su un binario morto
il grande camino è acceso
ed io mi narro nei tuoi occhi di giada.
Con la mia solita stretta al cuore cammino
e vago per vicoli e case nella nebbia.
*
Corri
e corri ancora
là dove la terra
stupita ti guarda.
Semina il tuo grano
ma solo dal tuo sacco
germogliar deve
la parola …
o rimarrai sempre
terzista a pagamento.
Nota: dedicata a chi attinge alle greppie altrui.
*
Calda e forte,
sensuale come una donna
nel pieno rigoglio.
Mi portano gli effluvi
di quella spiaggia abbandonata
sempre battuta dal levante
e dalle sue onde.
E quando
lo scirocco imperversa
e si chiude in gola il respiro
senti dentro tutto il ruvido
delle reti stese al sole
e guardi le palme
inchinarsi al suo volere
mormorando sibilline.
Pbbl.scrivere-16.09.2012
*
S’è accesa anche stanotte
là, sulla collina
del vecchio casolar la luce …
e nella nebbia ch’avanza
s’affievolisce la danza
di quel fumo gracile
che dal camino s’alza.
Sulle mie spalle
un brivido …
sarà freddo?
O forse
pensieri che tremano …
chiudo la mia finestra
spingendo fuori il brusio che
da questo meschino mondo
nella sera s’alza.
Pbbl.scrivere-21.09.2012
*
E venne quel giorno d'estate
(Vanghèli sorrideva sempre pensando
alle foglie cadute ieri)
i gatti annusavano il vento
ed il gallo marrano continuava a coccolare
le sue chiocce madri.
Sulla piana ormai restavano
scoperte più lapidi che sassi ed
al malinconico tocco
rispondeva sempre il frinire dei grilli.
Quanti stracci neri
e tutti appesi alle finestre.
Era il 21 giugno d'un anno andato a male.
Da "Voci e volti del passato"
*
Furono i miei occhi a morire
quando
non vidi più il colore della terra
e la linea scura del tempo
allungarsi davanti a me.
Crollare o chinarsi stanco
e placare i sogni al nascere
è lasciare agli altri
il bisbiglio delle cose.
Mutare rotta in un oceano
di pensieri in tempesta
quando urla il fragore delle acque
che spingono
o voler schivare
irti monti che sinistri incombono
com’in morsa i visceri stringendo
sarebbe sensato …
ma l’io rigetta
*
È lunga questa notte
come un inverno senza luna,
e nulla ti copre
se non il vertice della tua paura.
Il sonno che ormai a tratti rabbrividisce
sosta nei lunghi corridoi
dove un letto muto cammina
rimarginando silenzi.
E tu
come scoglio in angoscia
resti a guardare
questo andar senza perché …
Pbbl.scrivere-25.09.2012
*
Ricordo ancora quelle creste
e gli alberi
e l'erba sotto i piedi,
il sorriso di uno specchio d'acqua
ed il beccheggiare d'un respiro.
Il racconto di passeggiate
antelucane,
e lo stupore per la natura che avvolgeva i pensieri.
E la musica
e la danza frenetica di Ara
ascoltata la sera
per una resa più cheta
ai bui d'un sogno...
*
Il gelsomino è stato germoglio
quando sulla terra era notte,
ora l'autunno cresce
come l'erba dei prati di montagna.
Io sono nato ch'era quasi alla fine
il gelo delle notti m'ha nutrito
e quando dal disgelo
è nata primavera ho visto
il sentiero tracciato e la mia ombra
seguirlo.
*
Sì...!
Erano solo fonemi
generati da labbra mute,
certezze o incertezze
racchiuse nello scrigno che tutto
vede e prevede.
Ed era pura follia
pensare che domani
avrei pensato
o forse un semplice pensiero
che mi ha ridato lucidità
nel credere che il domani
è già trascorso
mentre …
illusi
lo attendiamo ancora
come ultimo volo alla speranza.
Pbbl.scrivere-04.10.2012
*
Ora li vedo,
cristallizzati,
remoti come l’aroma
portato dai venti di quell’Africa
che tanto lontana non è.
E sono quei prati,
stenti, colorati di arso
che qua e là si macchiano di verde.
Colore delle tue speranze
di quando pargolo
ci giocavi spensierato
e ad ogni sorgere sorridevi.
Ora li vedo,
cristallizzati,
stretti nella morsa del tempo
come curve
del giorno e della notte.
Pbbl.scrivere-11.10.2012
*
E sono ombra di me stesso
ombra di una terra di fuoco,
Ahaggar
là dove la verde Abalesa respira
e dove Tin Hinan riposa.
Occhi di uno stelo di rovo
in un miraggio di fonte
assorto cammino
e come fiore muto mi lascio al vento.
Ho visto gli occhi del cielo
lasciare la terra
qua
non ci son spighe da vendere.
Da "Voci e volti del passato"
*
Ed i tuoi canti per me saranno profumo
e svanirà nell’alba il velo che è timore,
riderò delle paure quando il primo sogno
salirà la scala dei narcisi.
Le viole avranno un fremito
e sarà piacere oscuro
portar ghirlande di delusione
là dove assisa sta la pazienza.
Urlerò il mio silenzio
qual canto in tuo onore e vedrò
angeli volare con ali d’argento
recando in mano la spada del giusto.
Pbbl.scrivere-12.10.2012
*
Siamo lontani dalla buonuscita,
vita moltiplicata nella sterilità
dell’opulenza che imputridisce
e la coscienza è solo mare …
sì! Un mare d’incongruenza.
Ridi pagliaccio …
tra le tinte del tuo sorriso
la tua solitudine.
Hai la tua bella facciata
e gongoli nel tuo nulla
ma la sera piangi
sulla lapide della tua felicità.
Il prezzo della tua gloria.
Pbbl.scrivere-17.10.2012
*
Si strutturano pensieri a caso
tra i due estremi della banalità,
spazio sempre più ristretto
da lacci dai colori sgargianti,
e sempre più disperato è il grido
del naufrago che affonda.
E sempre più
la quiete ingorda,
come pace sazia e falsa,
su questa distesa di nulla
che tutto ingoia,
come scusa non richiesta
si posa.
Pbbl.scrivere-20.10.2012
*
Quanta gioia ho visto
nei tuoi occhi al sole appena sorto
in quella cornice che il giorno porgea.
Quanta gioia nell’incognita
che porta tremore al destino
e che disfa trame nel silenzio sorte.
Avremo millenni ad occhi chiusi
ogni volta che penserai ai vuoti
del vento ed ai golfi aperti
dal sussurrar amore
dove riposa l’anima.
Il tempo chiudendo lo spiraglio
ci dirà della notte e del giorno
ci darà la luce ed il buio
e condenserà le paure in un bacio.
Pbbl.scrivere-23.10.2012
*
In estasi profonda corre la mente
dove realtà non giunge …
dove i giorni e le notti
sorridono,
carta da zucchero per ciò che fu
nell’opulenza dell’essere.
E corre come nuvole in cielo
che, bizzarre e sparse,
a fugar tempesta vanno …
*
Vanghèli parlava da solo
ed il suo arrivo era sempre un accento
sì … di gioia su quell’ultima
vocale che corteggiava la terra
su cui trepidi riposavano
i tuoi sospiri …
e parlava anche di fili scoperti
su cui stendeva parole
dirette al tuo cuore
quasi a voler camuffare
quel battito violento
ch’improvviso esplodeva
sol ad un’occhiata.
E si perdevan nell’aria
quelle note d’amore arpeggiate
come una recita a soggetto
a platea vuota …
Da “Voci e volti del passato”
Pbbl.scrivere-01.11.2012
*
Non è ancora fiorita
la forsizia,
ora che il giorno scioglie i fumi
cadenzato e lento batte il remo
spruzzi di schiuma spezzata
scagliando a poppa.
Rompe il suo volo
un gabbiano per un’insperata
preda in tuffo
mentre gocciola il sole
sorrisi a chi lacera la notte.
Sei tornata primavera
ma …
d’un falso tepore hai il sapore.
Pbbl.scrivere-23.03.2012
*
Scende la cappa sulle cose
come un foglio che volteggia
prima di cadere.
Metti in conto anche questo
scrivendo i tuoi appunti
sulla tavola che regge i tuoi gomiti.
Ripensa alle rondini
di quando era primavera
e rifletti sul tempo che scorre
sulle cianfrusaglie mentre
osservi quel volo di ritorno.
Scivola con la mente
sulle cose che ti hanno sorriso
ma anche
sulla forma che ha la tristezza
e guardala negli occhi
scendendo per le scale.
Quel pulpito, e tu lo sai,
non era per te …
Pbbl.scrivere-24.03.2012
*
Un foglio oggispiegazzato … trito …un altro anche domani,malridotto.
Come fulminia scandire un temporales’abbattono i giorninati per rimescolarsie ritornare.
Sono quel serbatoiodi sensazioni e di sogninel riverbero che porta la luce.Chissà se rivedrò il mio domani …
*
Che dire del mare fermo o
d'un orizzonte vago?
Ora non canta più il merlo sul fico
ed anche la vecchia ghiandaia
sente il freddo di questo inverno.
Là...
ci sono tutti
allineati come soldatini in parata
quegli anni
di cui tutti parlano.
*
Il giorno tuo è scaduto
nell’imbelle mano della notte,
nel sudario s’annida
l’acaro del livore che lega le campane
prima della resurrezione,
ma giunge da lontano l’olezzo
che porta solo un nome.
Il tuo …
inciso su una lapide,
resti sedimentati d’una facciata,
ed una data
ormai illeggibile
con sotto la corona d’alloro
dell’ultima cena e dell’aspide
ch’in essa alberga.
Pbbl.scrivere-14.11.2012
*
Il flauto addolcirà le mie sere
mentre spargo le parole al vento
ed a piene mani semino
il gelsomino bianco della mia terra.
Una lacrima scende sulle vie del nulla.
*
È finita la farsa,
burla che solo a tergo
si poteva creare.
Cosa fare dietro le quinte?
E la maschera?
Continuare a tirare le fila
e di esili pupi celare
le verità rudi e storpie?
Forse ancor meglio
porre fine al primo atto
calando quel sipario
che divide i liberi voli
da quelle vette tronfie.
Sì! Si aprano i cancelli
il verbo urente scalpita
nella fucina incidendo le coscienze
prima di divenire
vaniloquio.
Pbbl.scrivere-17.11.2012
*
E son venuto da solo
a questo mondo,
senza pagare niente per il viaggio
ed ho visto
tutto quello che c’era da vedere,
il bello ed il brutto,
sorrisi di gioia e pianti di dolore.
Ho visto dipinti i colori
della fame e quelli della sete
e nessuno mai girarsi indietro
in un sorriso di pietà.
Si ! ho visto tutto
ed ora il momento è giunto
che mi vede alla fine del viaggio,
senza nessun saluto alla stazione.
*
Ho comprato un barattolo di prugne,
oggi,
non c'erano sogni dentro.
Stasera fa freddo tra queste mura
ed i sogni sono spariti,
lo avverto dai piedi sempre in movimento,
lo avverto dal silenzio che grava
sulle pareti
nonostante la musichetta lontana
che arriva dall'incrocio.
È il vecchio che strimpella
la sua chitarra
con il suo asciugamani scuro sul collo
e la tazza bianca a terra.
È tutto grigio intorno
come la nebbia che sale.
*
I miei cenci sono tutti qua
raccolti tra le gambe,
non ci sono impronte intorno
il mio nulla è avvolto
dentro una tasca dello zaino.
Lo tengo stretto il mio nulla
poca roba
ma è mio solo mio.
Quante presentazioni e rappresentazioni
tutte orme sacrificali,
pimpanti espressioni a quel dio podio
che or t'incensa e doman t'infanga.
Ma il mio nulla resiste
impavido dentro la mia sacca lisa.
*
Passi... solo passi
impronte immobili
dietro un confessionale
ed una rosa appassita
in un portafiori asciutto.
Passi ... ed ancora passi
rimbombo in una cattedrale vuota
ed un ciarlare di pensieri
in un bisbiglio sussurrato.
Passi ... ormai lenti
ed una lingua che ripete sempre
le stesse cose
ad un orecchio sordo, distante ed ottuso.
Un tempo tutto era rose e fiori
e sul rovescio il distacco dalla vita
*
I giorni scorreranno
sulle palpebre e sui simulacri,
anche su quelli più avvenenti,
la polvere si depositerà
ogni cosa seppellendo
sotto le scorie del tempo,
così come la distanza
velerà l’orizzonte
e per il cesto oltre l’orlo
le parole aspre saranno pressa.
Ma tutto ciò
non velerà mai le carezze
del giglio chiamato amore
e l’alga del desiderio
che da esso germoglia.
*
Segui l’orma della starna
e del suo canto appena spento,
come pure l’ululato alla luna
che lascia il suo nostalgico segno
nel chiarore della notte …
ma non lasciano tratto
i tuoi lai
che simili a querulo latrato
nella valle si diffondono.
Sei come una bella donna
che della cedevol banchina
non ha il coraggio ma
tra le callosità degli sguardi celandosi
la sua mancia intasca.
Non guarirai mai
dal tuo mal d’amor venduto …
Pbbl.scrivere-23.11.2012
*
Signori si scende!
Questa …
è l’ultima fermata
capolinea.
Raccogliete le vostre cose
prima di scendere
potrebbero tornarvi utili
al prossimo freddo.
E non dimenticate
la borsa dei danari
vi servirà
per riporre le mance …
E sulla trama come
in quel novembre scalzo
lunghi silenzi
tornano a stendersi.
Pbbl.scrivere-16.04.2012
*
Guardale queste mani
sono grandi, sono grosse
il freddo ferro dei cannoni
hanno toccato.
Il muro che ti circonda
hanno alzato e quell’orizzonte
al grido di “terra , terra”
hanno rotto
ed il drappo della resa
prima della sera
serrandosi caparbie
hanno sventolato.
Il tremito che le scuote
è vetro ormai ed ha
il profumo della terra ed
il sapore del vento che gela il respiro.
Pbbl.scrivere-19.04.2012
*
E sono acqua
in questo scorrere
sempre diverso
sempre più lento.
E sono aria che
s’espande al mattino
e che torna a chiudersi
a sera.
E sono terra
di cui vestirò domani
le moine del tempo
(ore inutili … illusioni)
Vuoti a perdere senza speranza
inseguendo il giorno
*
Sarà la sera a dire di noi
saranno i tuoi occhi
a contar le stelle nel momento
dell’orgoglio ed opaco
sarà il ricordo dei torti.
Verranno attimi in cui le spine
si spezzeranno spuntate
ed a patirne non sarà il cuore
e tutto si dissolverà
nelle bufere del
-fu una volta –
Tutto se lo vorrai
resterà sull’orlo
come un germoglio
appena nato e senza tristezza.
Tutto se lo vorrai
sarà cuore
e sarà anche parola
in un silenzio muto di occhi …
*
Raccogli polvere tra le dita
quella polvere da te stesso prodotta
Vaghi nel vago
ed i tuoi strali dividono la virgola
Senza il punto vanno
oltre le barriere
Che ormai rotte
olezzi d’essenza seminano
Domani … l’operatore
avrà il suo bel da fare.
Pbbl.scrivere-16.12.2012
*
Canta il torrente alla vecchia rupe
delle ferite racconta il vento
delle primavere ormai
non c'è più ricordo.
Il vecchio pozzo è asciutto
ed in secca è rimasta
una secchia arrugginita.
Il sentiero non conduce a nulla
sterpi ed erbacce l'hanno invaso.
Il mio silenzio
è canto di nostalgia
per quelle quattro mura
semidiroccate,
le mie parole
sono lacrime di luna
tra le canne del serro da za Nora.
*
Restiamo …
ed è festa di colori
per un ritorno inatteso.
Nessuno bussa due volte alla porta
così
quando ti tocca spegnerai la candela
che stanca ancora
guarda la tua via reggendo
un moccolo a pensieri contorti.
Era la tua testa a far male
ma ora va già meglio
è stato solo un subbuglio.
Lo stupore ha
di nuovo assunto il suo ruolo
ed or dirige le danze
per dar letizia agl’intervenuti.
*
Come cime di rami dissepolti
s’animano queste anime
in fila in attesa
d’un posto in Paradiso.
Sorridono beate
sedute sul crinale
nella melodia del salmo
che salvarle dovrebbe.
Preghiera
o paura di morire?
Io sono la folla
la voce che viene dalla piana
dove incespica il tuo peccato.
E tu continui a pregare
alle raffiche della consunzione
genuflessa anima
di nulla vestita.
Le tue son parole
ormai piene di fede o di nulla …
Pbbl.scrivere-25.12.2012
*
La scodella è vuota,
cerchi tornando là dove
la tua strada s’è aperta,
e prima di notte scriverai
un nuovo capitolo, suonando
un campanello che t’è stato duro.
Dell’esser suo amico
conscio
la mano con dolcezza
al cancello poggi, tracciando
fantasie che nell’alba
solo vaghi ritorni saranno.
Quel luogo che t’ha visto nascere,
nella polvere del vinto
vero vincitor,
è rimasto sempre più solo,
mentre nell’aridità si spegne
anche la speranza.
Pbbl.scrivere-31.12.2012
*
In stazione stamane è tutto fermo
s’agghinda la cassiera
per i primi clienti.
Apre la porta il sole
entrando con un raggio
e nell’aria stantia
non ci son spifferi.
S’ode solo il rumore
dell’anta che cigola
e lo stridio d’un treno sui binari …
I pensieri non fanno rumore
*
C’era una pietra lungo il sentiero
dove s’allunga l’occhio
in cerca di ricordi.
Ora è forse tardi per rispolverarli,
qualcosa è rimasto a sbirciare
fuori dal buco.
Qualcuno di essi ritorna ancora
verso i luoghi che videro
i miei giochi piccoli e sinceri.
Il braccio dell’orologio s’è fermato
sulle dodici com’anche quella lacrima
aggrappata alle ciglia d’una madre.
Ormai sul vecchio piedistallo c’è
una figura grigia, stinta per il tempo,
i miei ricordi …
si son fermati là.
Da "Voci e volti del passato"
Pbbl.scrivere-13.01.2013
*
Nulla è rimasto di ciò ch’era,
interrogativi …
solo interrogativi.
La neve ha coperto
il crollo del bagliore
e le domande lasciano segni
sul tuo farfugliare indistinto.
La neve
è tangibile con il suo gelido tocco
ed un giorno sarà manto
al tuo giardino.
Non fioriranno più
i maliosi papaveri e sarà spento
il sorriso della terra
ad accoglierti costretta.
Pbbl.scrivere-17.01.2013
*
Eccolo qua il tuo correre
lungo questo filare
il sapere di ogni tronco,
l’insenature e vederne il germoglio
ed il crescere ed il morire.
Laggiù lontano
presso il sentiero battuto
ti vedo emergere dal verde
ed inseguire la tua voglia …
Il sapere o il credere?
Chissà … cerca ancora
forse avrai fortuna ad incontrare
il vecchio saggio ma
non la certezza.
Pbbl.scrivere-20.01.2013
*
Siamo rondini senz’ali
il nostro garrire si perde al vento
come il lamento delle nostre corde
d’eterni confini ormai stanche.
Nessuno vede
ed i pensieri vanno
come tempo che scorre
testimoni sempre impassibili
un cielo immobile
e quello Iudrio
ch'eterno al mar fluido va.
Da “Voci e volti del passato”
Pbbl.scrivere-02.02.2013
*
È questo mare
a dirmi del sicano antico
quando le brezze sue
nella sera spirano.
Il volo del gabbiano
la gioia porterà dei ricordi
e la vecchia vela sfilacciata
sarà per me ritorno.
E quando bacerò
i tuoi piedi o terra
del mio amor saprai
quanto fu grande.
Pbbl.scrivere-06.02.2013
*
Solo son partito smussando estremi da sogno
in ginocchio ho pregato chiuso nella notte
incidendo su un foglio
tutto il mio amore come un fiore
che cosciente sa d’un incerto domani.
E s’è allungato anche il cingolo dello stupore
e non riesco ad urlare nei tuoi occhi
come fa il vento e perderò anch’io petali
come quell’ultima rosa che non t’ho regalato.
*
Eravamo come quell’inverno
a riscaldarci in trincea
il brandy in tasca
moriva goccia a goccia.
Ed il muso del lupo
spiava a bordo campo
e la neve inclemente
ghiacciava i pensieri.
Eravamo spalla a spalla
ad attender il palo dei soccorsi
e vivevamo dentro lo stesso respiro.
Da “Voci e volti del passato”
*
Metterai la mano in tasca
a cercare due spiccioli
sono quelli che la tua anima
t’ha lasciato quando
al mercato del pesce se n’è andata
a riempir le crepe lasciate dal fumo
-il fumo delle tue parole-
Pbbl.scrivere-29.12.2012
*
Era carnevale
quante maschere nella navata
e tutte sembravano vere
quante verità uccise
dietro una maschera senza sospiri.
Ora siamo sull'orlo
e tra un fuscello e l'altro
sul fondo raschio un benvenuto
son rimaste solo
ombre che schiariscono lentamente
come nebbia al primo sole.
*
Ho parlato al vento
e lui m'ha risposto con un fischio
ho mostrato il candore dei miei denti
ed ho visto il rosso delle tue labbra
ero pazzo d'amore
e non lo sapevo.
Oggi riscrivo la felicità
un cielo naturale e voci argentine
due guance rosse ed il sorriso
di due bimbi.
Benvenuto sia l'albero della cuccagna...
*
Ho esaurito le parole
e solo ora la mia bocca tace.
Come castelli di sabbia
sotto la forza dell'onda
si sono sgretolati idee e propositi.
La colonna era forte nella notte fredda
e tutto sorreggeva,
ora ha perso la sua rigidità
ed accasciata giace.
E giace immota
anche l'ultima goccia.
Sarà il mio silenzio
a macerare le durezze
del granito che mi circonda.
*
Nella piana non serve tirar le redini
tanto siamo sempre in ritardo
e sulla roggia il tempo crolla
le trote, ormai, sono andate via.
È il tempo degli amori
e quando sorgerà la luna
si riuniranno laggiù dopo il salto
dove le acque son più profonde.
Inizieranno le danze
in una sarabanda
ch'all'ultimo confine le porterà.
Sarà il disgelo a dare i frutti
come una fumata prima dell'alba.
*
Ho sognato un bacio
il bacio della rispettabilità,
in un mare che puntava le sue onde
su scogli del silenzio.
Ho attraversato un guado
il guado sul fiume dell'indifferenza
dove anche i demoni
diventavano angeli.
Il mio pensiero ha urlato
contro il lento scorrere del tempo
e le sue malefatte
sgranando rosari d'insolenze.
Son riuscito solo a rimanere
fuori dal gregge della stoltezza
ed a cancellare
la coscienza dei moralisti.
*
E rinasco in questo mattino.
Fuori ...
gemmano i rami,
una rondine smarrita garrisce
ed il sole s'alza sonnacchioso.
Ho creduto ai sogni
allo scorrer all'infinito delle acque
e mi son vestito di bianco
come alle sue nozze
una sposa.
Eran tanti i presenti
sull'erba qualche stilla di rugiada
gocce cadute da occhi inumiditi
che hanno letto emozioni
nell'attesa.
*
Dentro la notte, al buio della parola,
aspettavamo,
e l'acqua era come l'aria
non conoscevamo i sogni
anche se erano gli unici possibili.
Il cielo è rimasto sempre alto su di noi
e nell'abisso dell'impossibile
erano sprofondate le nostre idee,
unica traccia di noi
in quell'orizzonte di tempeste.
Ascoltavamo
ma senza nulla chiedere
il rombo del tuono
quando la luce s'apriva
in mille e mille rivoli bianchi.
Da “Voci e volti del passato”
*
Il mio sentiero è là
dove al frinire delle cicale
il frinire dei grilli risponde.
Tra l'essere e l'oblio
ho scelto la mia luce
che sorge sempre ad est
dove il sicano pose la sua pietra.
La mia casa è laggiù
lontana nel tempo
ma sullo scoglio duro
e vicina al tramonto.
Il mio mondo è una terra nuova
con un letto da campo ed un cielo di stelle.
*
Sorrido
-forse, penseranno, è matto-
Mentre guardo l’acqua
cammino nel vuoto.
Anch’essa sorride
pensando a noi.
È sera d’inverno e l’acqua gela
nel suo natural contenitore
dopo l’ansa a gomito e
dietro ancora quante storie
tutte trascorse …
forse
mai più si ripeteranno
ma domani tornerà di nuovo
il sole
… forse …
*
Ed il tuo cuor che batte
a quel verone
l’occhio spaurito volge.
Tra quelle nuvole si perde
il tuo sguardo da bambino
d’un sorriso in cerca …
un sorriso di vita.
E siamo giorni che scorrono
in un lento rosario
di quelle labbra amate all’eterna ricerca.
Labbra che ci dicano “amore”
labbra che ci diano speranza
labbra che ci cantino una ninna nanna.
Pbbl.scrivere-06.03.2013
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Volano basse stasera le rondini
la primavera ha chiuso le porte
tra le crepe del cielo
danzano i soli di un'illusione ottica.
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Conobbi il mondo
enigma e metafora
fu la fine.
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Quanto passato tra questi capelli grigi,
non stupirti dei ricordi
sono quei qualcuno
diventati ombre al tramonto.
Un niente sotto una lapide
un’idea ad illuminare il respiro
presenza ed assenza il pensiero
che diventa freddo nel toccare terra.
Ed i cipressi impassibili guardano
i tanti viaggi senza ritorno,
sorridono dall’alto accennando un saluto
mentre un refolo scompiglia loro la chioma.
Pbbl.scrivere-15.03.2012
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Tra questi ciottoli si perdono i miei giochi
quando bambino sorridevo alla vita.
Ricordo di te il sorriso
come della tua mamma la lunga treccia.
Ricordo le risa innocenti
quando correvi dietro alle lucertole
ed al gatto legavi la coda.
Sì, ricordo ancora la sua mano gentile
porgermi quella cioccolata calda
quando fuori era tempesta ed urlava il vento.
Da “Voci e volti del passato”
Pbbl.scrivere-01.04.2013
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In questa città morta,
dove anche i muri sono ombre
di sussurri e di folate
che si perdono nei vortici,
non ci sono lapidi
ma solo bare in attesa,
corpi che guardano
una Bibbia od un Corano
aspettando la resurrezione.
-La speranza è l’ultima a morire-
Dicono in tanti,
ma quando tu sei già morto
sbattendo le ciglia ed aspirando aria
anche la speranza
è già chiusa in una bara.
L’immenso spazio della notte
ha ingoiato i suoi tempi
ed è rimasta solo polvere
e qualche promessa dimenticata.
Da “Voci e volti del passato”
Pbbl.scrivere-04.04.2013
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Siamo rimasti qui a dir
della vita e del vino
di notti senza stelle
mentre il respiro invecchia
su lastre senza appigli.
Tutto racconta di noi
anche l'erba delle aiuole
che parla in un sussurro
al vento che la spinge
della solitudine nel buio.
Altre vite ci saranno
e tanti ricordi ancora
quando poggerem la fronte
sulla fredda mano
ma nessun d'essi
della nostra mente
sarà conforto.
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È firmato il tuo vestito,
una delle più in voga la targhetta,
eppure sei nuda nella tua semplicità
-come se la firma fosse solo fittizia-
come il tuo cammino a mezza strada
simile ad un treno che corre sui binari
tra due città diverse e lontane.
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Ed era la parola poetica a dire di me,
era un tacito accordo
tra me ed il pensiero pressante
come fumando l'ultima sigaretta
del condannato.
Avevo sospeso il fumo e la sua aureola
guardando la barca lontana nella baia,
chissà se e dove andava
e se tutto aveva un senso.
Avevo ancora la mano sulla fronte
guardando quel niente di nuovo
dal piccolo uomo rimasto fermo al palo
come un giocatore di scacchi
perplesso sull'ultima mossa.
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E senza tregua soffia, crudele, la bora
porta con sè aromi di quell'est lontano
e l'occhio gelido dell'innevata steppa.
Riempirà di sogni i vostri sonni
e sulle mani avrete l'urlo della tempesta,
e nelle notti di luna
la quiete calerà il suo sipario.
Cadrà la neve con chicchi grossi
il bordo dei fossi tracimando
conoscerete l'ombra che rincorre i desideri
e sarete vestiti della vostra stessa anima.
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Ed il vuoto è senza confini
come un baratro senza ritorno,
neanche una stella vorrebbe entrarci
anche se non ha paura dei grandi silenzi
ma essi parlano
e dicono cose che gli altri non sanno
ma il vuoto no …
si riempie solo di pensieri
Pbbl.scrivere-15.04.2013
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Apparve il signore dei ricordi tra gli ulivi del Grilli,
in sogno ho rivisto i fiori del terrazzo da zà Nora
e poi...
una lacrima
quando il tramonto si chiudeva
sulla rosea tua guancia.
Era già il tempo delle viole
e piangevano le tamerici...
*
E resta mattino
questo giorno che non vuol morire
rimane sospeso
come un grappolo d’uva al suo tralcio
sconfinato
come la notte che non s’acqueta.
Da lontano giunge
pietrificato nella sua stessa forza
l’urlo d’una campana
segno d’un dolce richiamo.
Sul sentiero passa
nella sua palandrana stretto
un signore in nero
e nel soffio del vento sorride
dicendoti
io sono il tempo anche tu come me
passerai …
*
Ho pagato anche per le ciliege oggi,
domani sarà la volta delle cipolle
e forse dopo
i miei occhi piangeranno
per i debiti insoluti.
Da "Una stella cadente"
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