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Raccolta di poesie di rasimaco
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Beatitudine

Ed è caduco

questo fiore sbocciato in autunno

vivo sulla carta come i versi di un poeta.



Il deserto è qui

in questa mente dove s'alza il calice

ed al mito si brinda pregando genuflessi.



Illustri illusioni hanno guadato frontiere

cercando solo un volto

e trovando frammenti su frammenti,

cocci indesiderati di maldestri amori.



La beatitudine abita dentro

una stazione abbandonata

dove il vento rabbioso fischia

e porta via tutto.

 

Pbbl.scrivere-22.09.2019

*

Scorcio d’alba

Ed è intima quella biancheria stesa

appesa

con la brina che copre ogni cosa

pietre ed erba stenta.

Dormono ancor le case

e dal campanile

un malinconico scampanio

scandisce l'ora.

Sul vecchio sentiero un volto segnato

l'agricoltore stanco

va

senza un tremito

deciso va.

Un cane abbaia lontano,

l'acqua del pozzo s'increspa

al tocco del secchio,

una donna alla finestra osserva

l'uomo e la sua vanga che s'allontanano

e teneramente si tocca il ventre

d'una vita nuova gonfio.

 

Pbbl.scrivere-25.09.2019

*

E c’è vento

E c'è vento

ancora oggi che tutto sconvolge

e la polvere che s'alza

fin dove si vede la parola

e lo straniero che torna

alla sua casa sotto l'ulivo grande.

E c'è vento

ancora oggi sopra e

sotto il ventre che ci ha generati

che un lenzuolo pio copre.

Quel vento stesso che

cancella e per sempre le orme

su cui hai camminato.



Quel vento caldo

del sud

e di sabbie roventi

assetate

nudità del nulla che torna.

 

Pbbl.scrivere-30.09.2019

*

La buona gente

La buona gente canta

quando suona la campana.



La buona gente si segna

quando s'intona l'inno.



La buona gente si genuflette

di fronte al benemerito

ma non guarda i suoi calzari lordi

della melma in cui ha sguazzato.



Crede ancora alle sue parole

e canta ancora l'ode

che lo porta al suo Eden



la buona gente.

 

Pbbl.scrivere-04.10.2019

*

Un giorno strano

Era un giorno strano e mite

con tante riflessioni

e voglia di spegnere la luce

allora.



È un giorno strano e meno mite

ora

ed ho riempito un sacco con i ricordi

li porterò con me

dove non gracchiano i corvi

ed ascolterò il sussurro dei venti

ed il gracidar delle rane.



Metterò quelli buoni alla finestra

in attesa del temporale

che mi guardino dai lampi

e dai tuoni... se occorre!

 

Pbbl.scrivere-07.10.2019

*

18 maggio 1959, un giorno come un altro

Riposa tranquillo questo mio paese

e fra le sonnolente case

solo l'abbaiare stanco

e qualche miagolio s'ode .

 

Siamo quasi all'aurora

e sotto gli occhi d'una assonnata luna

un pescatore la sua rete tira.

 

Dietro la chiesa il campanaro

lento s'appresta

a preparar delle sue campan le corde

e lontane laggiù nella piana

le pecore al pascolo in collina

s'avviano.

 

Lento nel primo albore

si sveglia anche

quell'implacabile scirocco che

fino ad ora silente se n'era stato.

 

Pbbl.scrivere-23.10.2019

*

Occhi

Era rimasta silenziosa fino alla fine

quella terra di nessuno

vuoti e freddi i sentieri,

solo apparenze, inflorescenze

dal vento gelido della montagna

pietrificate.

Erano i fatti, le case

bagliori improvvisi della malvagità umana.

Occhi che non avrebbero più

guardato, visto...

ricordi di notti senza più stelle

occhi chiusi per sempre

in un tutto divenuto improvvisamente...



bianco.

 

Pbbl.scrivere-03.11.2019

Da “Voci e volti del passato”

*

Occhi neri

Occhi neri

ch'emergono dalla nera e

corvina massa.

Un'adolescente

e solo la punta delle dita

a lasciar la rossa accusa.

Non un segno, non un grido

che dica

non un Dio che racconti

dove la morte s'annida.

Il tramonto

è stato l'ultimo inganno

con crepe che si slargano

sulla pietra nuda.

Oggi

la tua fede t'ha tradita

e sei rimasta sola

alla tua malasorte appesa.

 

Da "voci e volti del passato"

 

Pbbl.scrivere-07.11.2019

 

*

Panta rei

Ti sei aggrappato ad una linea

s'è spezzata come un fuscello

è rimasto solo un segno.



Ti sei aggrappato ad un sogno

un lungo viale

da percorrere con la tua anima.

Hai voluto credere in qualcosa

che ti desse forza e tenacia

ti è rimasto solo un rosario

da snocciolare la sera

ed una casetta sulla collina.

La polvere

ha quasi cancellato il segno,

il sogno è svanito

e sul viale neanche un'orma,

il rosario è ormai consunto

e la casetta sulla collina

non ha più neanche un tetto sopra.

 

 

Pbbl.scrivere-11.11.2019

*

Il ricordo dei ricordi

Ricordo ancora il giorno

e lo sguardo al cielo
quante esitazioni lungo il cammino
eppure la mia mente non aveva mai smesso di pensare.

Un canto lontano

nella piana narrava di solitudine
davanti al sole ed al suo sorgere.

S'intrecciavano le dita
e di note s'empivano l'aria ed il sentiero.


Mi son guardato allo specchio

allora...

pochi passi ancora
e tra le foglie e le fronde si nascondeva un mare.


C'era ancora un vecchio paese
con tutte le sue anime ed i suoi dolori.

 

Pbbl.scrivere-14.11.2019

*

Cinque

Cinque erano le dita

e tutte

al sogno generoso strette

forma impossibile di disegni

ed orma di saggezza.



Cinque erano i raggi

del chiarore al sorgere dell'alba

nel cavo della mia mano

e sulle mie labbra

e dai miei occhi gocce di rugiada.



Ora ...

sulla grande piana

un canto annuncia il giorno

ed il vento furioso scrolla
la mia vecchia polvere ...

 

quanto diverso è l'oggi!

 

Pbbl.scrivere-22.11.2019

 

*

L’ombra del tempo

Ricordo ancora

dove sorgevano le acque

che ora non ci son più,

e dove crescevano gli eucaliptus,

ora la presa irrigua è asciutta

e non c'è più la resina.

Giro il mio sguardo alla montagna

e fisso le crepe dell'inverno

batte il sole sulle fessure

e dove c'è l'ombra

il muschio racconta le sue storie.

Non è più la memoria d'un tempo

con i suoi toni allegri

e non c'è più neanche il canto della cincia

è rimasto solo

il canto delle cicale.

 

Pbbl.scrivere-15.03.2019(escl)

*

Respiro la tristezza

Respiro ora tutta la tristezza

tra il bianco d'una luna che non comprende

ed il verde della speranza.



Ed è già poco più di un velo di foschia

sopra le mie orme

questo non sapere delle tue.

 

Accadrà?

Forse un giorno...

o tra tanti intermezzi di tempo

nella stanchezza del non sapere.



La tristezza ora

si misura a palmi di una mano,

come nel gioco delle piastre

che sanno narrare del vuoto

quando il silenzio ovattato impera.

 

Pbbl.scrivere-29.11.2019

*

Dov’è rimasta la saggezza?

La mia corona è fatta di spine.

Spine che lacerano le mie labbra.
Labbra bianche,

bocca che s'agita nel tremore

e la mia tazza di terracotta

è colma.


Io cesserò

ma le mie spine resteranno
a sollevare l'arma dei sedimenti.
Saranno i tamburi a sciogliere

la neve dei ghiacciai dell'uomo
poichè non sono più l'orma della saggezza


essa è stata cancellata
come segno sulla sabbia dall'onda.

 

Pbbl.scrivere-21.03.2019

*

21 marzo

Le acque si vestono di colore

e l’arcobaleno diventa bambino

perchè il tuo ricordo sa di rose

in un giorno di primavera.

 

Pbbl.scrivere-24.03.2019

*

Ancora Ashanti e le sue considerazioni

E sono l'uomo solo

nella radura della luna.

Ho sentito con le tue orecchie

e annusato profumi

dolci ma anche amari,

amari e penetranti.

Seduto dietro la calda roccia

tra le dita granuli e sedimenti

sembrano inanimati

ma non lo sono,

sono vivi,

opera del Grande Padre

che abita i cieli

e sono la Sua Parola

e su di essi

poggia il Suo tallone su questa terra.

 

Pbbl.scrivere-01.04.2019

da “Voci e volti del passato”

*

E penso

È la malinconia che misteriosa

sui verdi crepuscoli cala,

guardo il tuo viso

e penso.

 

Il cammino degli dei

è come la pianura delle acque

ed il tuo sonno corona di gioia le mie luci

e penso...

 

Al mare,

a quel mare grande di grandi acque

dai volti oscuri di grotte ed anfratti

nelle notti di stelle colme

e penso...

 

Pbbl.scrivere-02.05.2019

*

Due occhi

Barcolla la memoria

tra i ricordi...

 

due occhi, due guance.

 

Riprende fiato

e dalla maschera emette un suono.

 

Il tatuaggio non è riuscito

manca il vapore in duplice spira,

sente il peso come un giovane padre

e barcolla ancora per la forza del dialogo

che come vento lo sospinge.

 

Si narra rispondendosi

ed al passo lento dà nuovo vigore

e riprende il vecchio sentiero

tracimando per campi e prati.

 

I due occhi sono ancora là!

 

Da voci e volti del passato”

Pbbl.scrivere-14.05.2019

*

Alla fine del sentiero

Una poesia oggi

ha lasciato per sempre i campi,

ha lasciato tutto.

 

Ho imparato a leggere

dove non c'erano parole e lettere

Ho letto segni

sul viso di una montanara

tra rughe di stanchezza

e fibre di solitudine.

 

Ho camminato

nel silenzio

su sentieri innevati

e pietraie dure e scabre.

 

Non ho più parole,

son rimaste lungo il sentiero
perse come tutto il resto

ed or mi rimane solo il sorriso
ed il tuo pensiero.

*

Epitaffio

Io guardo lontano

dove le farfalle vanno,

libero e straniero

dove i muri tacciono.



I miei piedi

non conoscono struscio

e le mie ginocchia

non hanno calli.



I miei occhi guardano

dritto e senza tremore

e le mie labbra non baciano mani.



Sul mio epitaffio sta scritto

vado

dove il vento non spinge.

 

Pbbl.scrivere-26.05.2019(escl)

*

Oh pietra

Nei tuoi segni sta scritto,

oh pietra,
della sapienza delle ore e della meraviglia
che sorniona spinge

quel che del giorno rimane.


Dissi

e cantai di cieli viola e di storie
immaginati in litanie di silenzio
ed ora mi chiedo

tra un'immagine di verde
e l'altra di grigio dove

son finiti quegli applausi appesi
e quei fiocchi rossi a piene mani.


Noi siamo acqua, hai risposto

oh pietra,

fluido che corre

e che lascia sprazzi di luce

che forse diverranno rossi tramonti.

 

Pbbl.scrivere-28.07.2019(escl)

*

Il filo di Arianna

Ho srotolato il filo di Arianna

che mi ha dato senza crampi

e senza ansie la via del ritorno.

 

Ho conosciuto l'esule

che sfuggì alle sirene

ed ho pagaiato a lungo

per evitare gli scongiuri.



Ora

del mio viaggio al termine

vedo un fluttuar laggiù,
un tender di gonfie vele
verso mondi umani tanto lontani ancor
dove senza l'urlo si narra
e dove senza strepiti s'ascolta.

 

Pbbl.scrivere-17.07.2019(escl)

*

Pescatore di perle

Ho cantato nell'aia insieme a te

campesino,

quando il gelo delle parole

contorceva l'anima.

Sono sceso nell'abisso,

ascoltando il vento

e la sua voce nelle forre,

e calpestando il fango

e la poltiglia dei tiranni.

Nel sottobosco ho trovato

il mio abito nuovo

anch'esso madido di pianto

il pianto dei giusti.

 

Sono stato sempre

un pescatore di perle.

*

L’oltre

Sei l'oltre,

nel tuo disordinato esser là
sei spazio

e del dolore
profeta.
Il volo della colomba,
ha messo in ginocchio la montagna.
Io per contro

sorrido e continuo
a segnare il mio sentiero

per il prossimo non ritorno.

 

Ora le mie mani sono stanche.

*

E dopo?

E c’erano tante cose,
il pensare, il dire ed il fare,

parole dette e non dette,
fatalità o altro,
rughe che ci saranno e dita
a stringere un foglio.

 

E dopo?

 

Dopo forse

rimarrà traccia di una fermata

ad un terrapieno.

*

Ho visto un albero

Ho visto un albero attraversare il deserto.

Sofferenza e speranza sotto la corteccia.
Questo mondo fatto di formiche tutte uguali
che su una foglia scivolano al mare
nell’acqua che in silenzio le trascina.
Quanti?
Il deserto è un campo di semina.
Ed il viaggio

la via del dolore

che batte il ritmo ai nostri passi.

Laggiù una casa.
Le pareti imbrattate di briciole
hanno conservato il suono delle voci.
Erano solo voci.
Bambini che giocavano
donne dai ventri rigonfi e vecchi coperti di stracci
ora solo detriti ammonticchiati a bordo strada.

Il cammino sempre lo stesso

ed il mio canto

parole date al vento.

Pbbl.scrivere-13.07.2019

Da “Voci e volti del passato”

*

Era ottobre

Ed era ottobre …

si staccavan le foglie dai rami.



L'acciaio lucido sprizzava forza

e piccole mani segnavano il tempo.



Occhi mai chiusi

guardavano un cielo bianco

dove c'era un soldato,

qui...

ora solo una maschera sdentata e calva.

 

Le maschere hanno sempre avuto

un gran sorriso

da mostrare a tutti come ricordo.

 

Da “Voci e volti del passato”

*

Piccolo uomo

Il cibo dell'amicizia

non sempre è quello del corpo.

L'anima si narra

e la casa non è casa

e non siamo ospiti in questa vita

se non lo siamo anche nei sogni.

Il nostro silenzio sarà parola

ed avrà voce nel tempo,

ed il tempo ascolterà

le voci ed i respiri

e poi...

guarderà le ombre muoversi

sui sentieri che all'infinito adducono.

Possiamo essere?

Possiamo esistere?

Possiamo guardare attraverso il vetro

che il tempo ci antepone?

 

Quante domande ... piccolo uomo!

*

Tempu ri sciroccu

Si unn'avissi statu pu sciroccu

avissi parsu un 'ngniornu coma tutti l'autri.

C'erunu tanti cosi ri fari
e a terra sula non s'insurcava

ma cu dd'aria ca tirava

era megghiu starisinni r'intra.
Du baddaturi si virevanu sulu

cimi ri liveri e u russu ri canali

di tutti ddì casi sparpagghiati

ccà e ddà campagni campagni

e 'ntò serru ra zzà Nora

u ventu cimiddiava

sbattennu porti e finestri

unni arrivava.



Era tempu ri mal'annata

nè ficu nè nespuli 'ntàll'arburi

e alivi eranu tutti ammuscati

e ora è tempu puru d'arricogghiri

ddi linzola stinnuti a sciucari

prima chi ssi porta u sciroccu

comu fici ccà zagara ri limuneri.

 

Traduzione :

 

Tempo di scirocco

 

Se non fosse stato per lo scirocco

 

sarebbe sembrato un giorno come tutti gli altri.

 

C'eran tante cose da fare

 

e la terra da sola non si fa solchi

 

ma con quell'aria che tirava

 

era meglio starsene dentro.

 

Dal pianerottolo si vedevano solo

 

le cime degli uliveti ed il rosso delle tegole

 

di tutte quelle case sparpagliate

 

qua e là per la campagna

 

e sulla collina della zà Nora

 

il vento soffiava tra le cime

 

sbattendo porte e finestre

 

dove riusciva a giungere.

 

Era cattiva annata

 

né fichi né nespole sopra gli alberi

 

e le ulive erano tutte prese dalla mosca

 

ed ora è tempo pure di prendere

 

le lenzuola stese ad asciugare

 

prima che se le porti via lo scirocco

 

come ha fatto con la zagara dei limoni.

 

 

*

Chista è a vita

Propriu comu ora, cu dd'alivu 'ntò barcuni

e u ventu c'ammutta e cancia

ddi nuvuli tutti sfilazziati,

iò viru passari l'anni
e 'ntà ddi siri chi, forsi, ne iò e ne tu ci semu,
quannu l'anni sunnu scupi di ddisa
c'ammazzanu l'ossa e fannu pantasciari u cori,
mentri l'autri si vardanu 'ntàll'occhi
e non sannu mancu chiddu ca s'hannu a diri
comu tappi di sciampagna ormai caruti,
iò ti vardu mentri pieghi ssù linzolu

e stutu ddà lampadina ca m'allucia.
Lassu cu tò cori batti chianu chianu
e chi 'ntà notti t'addurmisci
'ntà st'autunnu ch'è sempri cchiù a pinnina.



Semu e ristamu sempri comu acqua

chi curri ò mari.



Traduzione

Questa è la vita

Proprio come ora, con quell'ulivo nel balcone

ed il vento che spinge e trasforma

quelle nuvole sfilacciate,

io vedo passare gli anni,

ed in quelle sere in cui, forse, nè io nè tu saremo presenti

quando gli anni saranno come scope di saggina

che rompono le ossa e fanno battere forte il cuore

mentre gli altri si guardano negli occhi

e non sanno neanche cosa dirsi

come tappi di spumante ormai saltati,

io ti guardo mentre sei intenta a piegar le lenzuola

e quella lampada che m'abbacina spengo.

Lascio che il tuo cuore pulsi piano

e che nella notte t'addormenti

in quest'autunno che sempre più è in discesa.



Siamo e restiamo sempre acqua

che al mare corre.

*

Nel mio calendario

Ogni giorno trovo una parola nuova

e nel mio calendario un numero in più.

Una parola che non è vuota

che ha un certo suono

di cui è diventato raro sentirne il suono.

Una parola perduta

su cornicioni di pietra inariditi.

Una parola che si ripete

sempre con forme diverse

tanto da sembrar sempre nuova.

Il mio calendario non mente

sa riconoscer parole e fatti

ed ha memoria lunga di nomi e cose

anche se scritti in un linguaggio sconosciuto.

 

Pbbl.scrivere-22.07.2019

*

Il canto della pioggia

Ticchetta la pioggia sul granaio
imbastendo note di nostalgia
ed i sogni se ne vanno dove
un giorno erano canti ed allegria.

 

La canna

a primavera vigorosa nata
ora stanca e sola

sull'acqua della roggia

penzola.

*

Le cose impossibili

Era autunno

e le foglie iniziavan la loro danza

quando ho smarrito un sentiero

pensando.

E davanti ad una vecchia quercia

ho trovato il silenzio.

Ho guardato una tela

- il mio sentiero -

ho cercato in un cassetto

ed ho trovato l'ascolto,

quello vero,

quello mai ascoltato.

*

Guardando

Respingo tutte le cianfrusaglie

abbassando le mie serrande

e mostrando spigoli che non sono miei.

 

Finora sono rimasto a guardare

un’acqua ch'era bianca ma ora

affondo inclemente

un artiglio di luci che si accendono.

 

Ci sono cani nella Cattedrale,

abbaiano alla luna

pensando voglia aggredirli,

non conoscono padroni

ma qualcuno ugualmente...

 

s'allontana.

 

 

(Da “Eresie e non...”)

 

*

Una vecchia casa ed io

Tra le ombre

c'incontrammo per caso,

oleandri... ginestre,

disa e finocchio all'infinito...

e quella luce di sera

che si spegne lentamente

come un cero alla sua fine.

 

Io e te,

mia cara vecchia casa,

insieme

un giorno saluteremo tutti,

ospiti compresi.

*

Giacenze

La vecchiaia non perdona,

mosaico di tessere,

non c'è croce che tenga,

e fantasmi,

e ferite,

e tracce lunghe una vita.

Avrei voluto vedere il dopo

ma so già che è tutta una finta,

sono finiti gl'infantili giochi

ed i rimorsi ...

acqua di coccodrillo a perdere,

qualcosa di andato fuori dalle guide.

 

Tutto ciò che è scritto

rimane in giacenza.

 

Pbbl.scrivere-14.08.2019

*

Ascoltando un vecchio vinile

Ed i miei baci si perdono al vento

come parole sussurrate al silenzio,

lascio ogni cosa al suo posto,

non guardo più indietro.

 

Davanti a me

le note di un "Non ti scordar di me".

*

Ho sognato

Ho sognato a volte

ed ho sognato sempre la stessa barca,

arrancare tra i flutti.

 

A vogare un piccolo uomo

che aveva paura del temporale.

 

Negli occhi

tanta voglia di una birra bevuta

al tavolo del vecchio bistrot

parlando

dell'ultima partita di calcetto

 

Pbbl.scrivere-27.08.2019

*

Parole liquide

Nell'ombra della sera

rimaneva infreddolita ed in attesa,

un'anima.

 

Era il volto del cielo

ad ascoltare

il fragore della neve che cadeva.

 

Le fessure della mente non rimarginano

mentre tutto intorno scivola

i sogni vanno

 

ed il muoversi della risacca,

ricorda ora il profumo di una vecchia casa

in riva al mare.

 

 

Pbbl.scrivere-11.10.2019

 

*

Com’è solo il bosco

E dicono questi nomi

parole non parole,
parlano del viale dei tigli

e come zolle di terra

esprimono sere d'inverno.

 

Ancora così, vivi,
nel coagulo del tempo
e nell’angoscia del silenzio
narrano della moltitudine d'ore

persa in rondò di pallide città.

 

Pbbl.scrivere-15.10.2019

*

Come un albero ch’al ciel si staglia

Osanno il digiuno

togliendo mani ormai stanche.


Le mie ore pendono

e come onde vagano,

chiedo solo sogni a questa vita.


Desideri e colori

in invisibili mutazioni cadono.

 

Figure nel sole

come ambigue sorprese

al vento lasciate

mentre s'aprono le mie sere

ad ombre desolate.

 

La mia voce non c'è più.

 

Pbbl.scrivere-30.10.2019

*

Mi lascerò chiamare

Mi lascerò chiamare

immagine mentre

mi veste di caldi colori

questo autunno

di malinconia avvolto.

 

Trascriverò me stesso

nel tremulo silenzio del tramonto

e sarà uno stormire di fronde

a svegliarmi dall'abulico torpore.

 

Guarderò il cielo

e solo nubi risponderanno.

 

La notte è fonda ora

ho freddo.

 

Pbbl.scrivere-31.10.2019

*

L’ultimo rintocco

Muto è il canto delle cicale

oggi

ed il tempo s'è fermato greve

su istanti gelidi come fiocchi di neve.

 

Frusciano le foglie sui rami

al soffio caldo dello scirocco.

 

Il malinconico rintocco della campana

il suo estremo saluto dà

a chi

ha salutato per l'ultima volta il giorno.



La notte ora

raccoglierà solo gli sguardi delle stelle.

 

Pubblicata su Scrivere il 16.11.2019

*

23 luglio 2013: la voce del tempo

23 luglio 2013: la voce del tempo

Hanno bussato alla porta stanotte
non ho risposto.

Dietro la porta una voce disse:

-dormite pure nella vostra solitudine-



Ho indossato il manto dei ricordi

rimembrando un volto di rughe.

Ho avuto freddo

ritornando ai luoghi di un tempo



piccole scritte intrecciate d'amore



i miei orizzonti ormai lontani

narrano di ceri e lapidi

e dove una volta cresceva il mirto

è rimasta solo una terra brulla.

 

(Pbbl.LaRecherche-10.01.2020)

*

Avevamo paura

Ascoltavamo i respiri pesanti
chiusi in questa crepa di savana,
avevamo vergogna,
avevamo paura del sole negli anfratti

e guardavamo attoniti gli agnelli al macello.


Malgrado tutto è giunto l’inverno

e le parole hanno riscaldato il nostro cuore,
ci hanno detto di loro
di quelli che erano stati lupi di montagna
e di ciò che avevano fatto

e noi non avevamo retto al tempo.

 

(Da “voci e volti del passato”)

*

Pietre come cippi

Avevano messo pietre come cippi
a delimitare confini a deserti.
Niente oasi, nè fiori, nè palme
orizzonti di fuoco, solo orizzonti di fuoco
e l'immagine dei rovi,
ferite che generano ferite,
gocce in un mare di odio.

 

E qui il reticolo!


Ciechi giunchi sporchi di rosso

misti a stracci lerci e consunti
dove l'efferata giustizia
si copre di sabbia.

Non un grido nè una lacrima
ha reso la polvere.

 

(Da “voci e volti del passato”)

 

*

Sogni

L’acqua del cielo,

il vento,

sulla nuca l'ansimar delle stelle.

E dopo il gelo

più in ombra che mai

un viso

la maschera di una vita

sul doppio fondo

del dire.

Un dire che recita

e racconta disanimando

i verbi d'una grammatica

ormai in disuso.



Suono ormai dimenticato.

*

Le mie pagine

Le mie pagine sono

dove possono restare

dove possono essere lette

dove può giungere il suono

delle cornamuse vestite a festa.

 

Per loro

non c’è il dire di come
le voglie inappagate traccino

segni con mano vogliosa.

 

Per loro

c'è solo l'immaginar sentieri,

impervi,

ma pur sempre vie d'uscita.



*

L’ultimo brindisi

Due bicchieri per me e solo per me.

Ho atteso a lungo il linguaggio,

il mio pane s'è indurito

ed ho visto l'affannarsi del giusto

in un "prosit" di sussulti.

Ora...

ha appena svoltato l'angolo,

lasciando un soldino

nel piattino dell'accattone.

*

Senza sconto

Entrano nella sera

ricordi di cui è pieno un armadio,

ti presentano il saldo

chiudendosi le porte dietro.

 

Le stagioni vanno e vengono

ma le ragioni sono ferme là

al palo.

 

Non servono parole a chiuder la finestra.

*

Le ore del silenzio

Sono tutte belle le ore del silenzio
quelle nate intorno ad un fuoco, o
davanti ad un bicchiere guardando i resti
di un foglio senza fine
dove danzano parole che narrano

di tante cose, d'intrecci o di trame o,

come spesso accade,

di spregio dell'altrui respiro.

 

I muri si scalano

non si sbrecciano nè si demoliscono.

*

Momenti

Ci sono momenti che non hanno colore

non è importante
l'esser svegli o assonnati
come un gufo al mattino, terrò sempre
mani a coprir le palpebre.

 

Il sole non sempre dà luce

a volte brucia anche in sogno.

*

La vendetta dell’Inclito

Ed or che tardi è cambia tutto,

anche l'ultimo saldo ha detto basta

svendendo all'offerente sol'un capo.



Ho visto il fondo del bicchiere

e non ho saputo interpretarne i fondi

anche quando erano chiare le scritture.



Del tempio d'Era la maestosa

rimangono solo quattro mura ormai sbiadite

e del suo regno in cima all'Olimpo

un povero cantore vecchio e semi orbo

che di satire or sa sol cantare.

*

Idea o presagio?

Nenie lontane

stuprando chiarori di una luce malata

mi riportano immagini.

 

Ed erano di voci mai udite

quell'infinito coro

in quel primo seme appena dischiuso

fatto di lettere e cadenza,

matrice di luce viva,

rantolo di un te stesso

finora mai espresso.

*

Non ho più ali...

Non ho più ali per migrare

e come un gabbiano stanco

disegno parole al vento

ed il foglio

mi è nascita e destino.



Non ho più ali per altri lidi

rimango sulla boa che m'accoglie

al sibilo dei sussurri

che parlano di neve e di ombre

nell'ora della quiete.



Rotto il mio verbo,

d'un grido rimangono frammenti,

e la mia soglia

ha sempre un uscio aperto.

*

Sorrisi

Sorrisi,

quanti sorrisi

tutti uguali e stereotipati,

con occhi assonnati

a vegliare l'altra faccia della vita.

Ironia? Forse...

era solo un albero

e ne hanno fatto marionette

cui a tirar i fili

era l'astuto puparo.

E le parole?

Solo un passo falso

e nulla più.

Il cielo

ha sempre celato il punto d'arrivo.

*

Il ritorno della rondine

Stasera è tornata sotto la grondaia

la rondine al suo vecchio nido,

stanca ed affamata,

sapeva d'aria e di terra

il suo nido,

sapeva dell'istinto e del viaggio

lungo un anno

il suo errare.



Stasera è tornata di nuovo,

nella mente,

il gesto dell'alba ed il suo nido

mentre il tempo muta

e le stagioni vanno.



*

Savana

Questa rugiada

che è pianto della notte

riflette

piccole stelle in cui

il chiurlo d'un solitario assiolo

s'inceppa.

Il sole è basso

oggi.

Noi

che figli siamo di una promessa

inevasa

abbracciamo il timido grido

di quell'infante

disperato.

*

Parlo...

Sono nato per ascoltare
sono nato per tendere una mano.



Parlo per l'acqua

ed ascolto il canto dei fiori

chè l'inverno ha il mordere della rabbia.



Ho voluto un cielo azzurro

fuori da ogni guerra

ma le colline son diventate grigie



quanta fame tra i muri sbrecciati...

sono canto di bimbi

che hanno lasciato la casa.



Anche il dolore ora scivola nel nulla.

*

Questa terra

Quante cose su questa terra

fatta di acque e di sabbie

ed un po' qua ed un po' là

anche di rocce

dove

nulla accade se la porta rimane chiusa.

Non ci sono bottoni da contare dal merciaio

ormai son tutti attaccati

a quel vestito nero

in vetrina.

Ora piove

e tutti intabbarrati vanno,

dietro l'angolo

hanno dimenticato i loro problemi.

Forse domani sarà la neve

a svegliarli.

*

La libertà dell’ora

Nello stormire della sera

sulla riva d'un fiume

che della tristezza è eco

lo scorrer impassibile del tempo

odo.



Non ho più unghie

e solo l'erba del campo mi ricorda

il gracidar delle rane nei fossati

e le memorie lasciate nei solchi.



Ora respiro

la libertà dell'ora.

*

Turbolenza

La stanza nuda... stretta

amarezza fuoribordo,

dondolio e calma di vento,

un orlo mal fatto

ad una camicia di seta.

 

Non tutti son nati sarti.

*

Un mare di silenzio

E vivo in un mare di silenzio,

rotto solo dall'eterna risacca,

figura sospesa,

architettura di sogni d'un luogo

dove cadono le foglie.

 

Ogni parola dirà

del come e del quando

le acque hanno rotto le dighe,

dirà di noi

e dei nostri silenzi,

dirà del fuoco e della sua fiamma,

di come dipinse

i pensieri e le ansie.

*

Adesso passo e chiudo

 

La mia anima ha trovato la luce
promontorio di verità.


Ogni angolo è acuto

e della bruma non ha paura.


Si adatta ad ogni attimo,

ad ogni fuga,
ad ogni lento serotino,
mirando i due opposti della ragione,
mentre alla deriva con la solitudine va.

Traccio nell’aria un segno...

...l'ultimo prima del volo.

*

Il vuoto del silenzio

Vorrei un confine a questo dolore

or che nulla abusa il senso

e che il vento spinge.

 

Abbatto frontiere

in cui il dire è franto

poggiando una mano sulla soma

e guardo esuli

cui non è più concesso indulto.

 

Ormai son caduti i muri

e le parole lasciano il nido

e sulla piuma resta

solo

il vuoto del silenzio.

 

*

Nebulae

Io

che del silenzio le rime conosco,

nei suoi anfratti

le mie ferite lecco,

con le parole traccio

ciò che del tempo resta

e senza scoccare dardo

la mia balestra armo.



A cuore nudo per notti

intere pace cerco

che, di polo in cerca,

come triste sconosciuta,

vaga.

*

Parlerò della luce

Parlerò della luce
mentre un bambino piange,
quando il tempo non segnerà più
né volti né silenzi
e tu spazzerai un sentiero vuoto.

I capelli non avranno grovigli
e si apriranno ad un semplice soffio
perché il mondo non conserva ombre.

Di me ricorderò poco
solo le rughe d’un incontro
ed un braciere spento.