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Raccolta di poesie di Fausto Torre
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

spacing

dirà -mi bastano-, chi non prova fastidio
degli oggetti tra i piedi, poche cose
conosciute come fossero di una volta
Una in cui si è visto con la gente
Una la panchina
Lo spiovente alla fermata dove
c'è la memoria corta
buona come fare una siesta -dormi bene dai,
tu che sei un genio nel mondo- dirà
grazie appunto l’altro uomo
Alla notte come un ripasso, o
un altro tentativo di resistere al sonno

*

panoramiche

bisognava guardare i cespi
di sbieco, per quel
senso del vento insistente
anche il tuo vestito che ruotava
come le cose che non attendono alcuna morte
però la mano
chiara come il velo sull’alba che finge
lo sguardo disatteso di un oltre
disgiunti come lo si diceva
dell’albero e la quiete, bisogna rifare l’orrido
all’incontrario

*

riquadro di spostamento

sia una immaginetta incollata a un nulla di fatto
l’uno per uno di cui è rimasta qualche faccia
come una forte emozione nascosta
chi sa se anche gli altri a uno slargo provano lo stesso
che la corrente entri
come la pioggia nelle fessure di un millennio di secca
o che non
quello resta uno stordito: non fa caso
alla freccia che gli spara di rosso dritto negli occhi
cos’altro, se non sparare negli occhi

*

nuovo editor

mi sarò iscritto a un sasso
di un certo punto, si era detto
sulle prime cosa pensi
del mio paese, cosa pensi della storia
saranno galanti gli spazi
del testo, qui non fanno alcuna tempesta
immagino la varietà dei posti
in cui eterni fronte al vento
come le più care opposizioni

*

share

tutto ovunque come dei corto
postmoderni, per cui
una immagine
silenziata se non altro
aliena come il sole in fondo alla strada
e non ha salutato
guardava il rattoppo sull’asfalto
la sera, un ricordo nel fianco
-deve essere un ray casting
quello intravisto nello sguardo della passante
che non fosse invece una radice
come tutto è venuto dalla paura

 

*

Joie de vivre

io ha una sedia comoda, un monitor tutto dire
una gran collaborazione di suppellettile
come prende in mano il pennino
elettronico, io immagina
macchine volanti prêt-à-porter, solo rimedio
ai lunghi tempi di viaggio per lavoro.
io in questa luce ricavata
alle superfici ridotte del circondario
se lo avesse saputo, degli anni sotto esame
tutti gli anni della giovinezza.
La mano ferma sullo schermo: io scoppia dalla gioia

*

scrutini 2019

mi piace il profilo con un po’ di ritardo. chi sa
se il tuo fosse facile da usare
per fare i conti, anno di nascita degli anni;
il tuo nome è nato
d’aprile, come a dire te la sei cercata. perciò io ti voto
migliore corona, mia corona migliore
di che colore hai i capelli, polifunzionale
il tuo sorriso alleato chiede: che fare
della mia isola, mia cara isola di sempre

*

de limite

è quantomeno insostenibile nominare il cielo
come fanno da che mondo è mondo
Però, quando manca un quarto
alle diciotto, non ci avevo mai fatto caso
Da cui ricavo che non sono i cambiamenti grandi a interessarmi
che so, il piazzale dove c’era l’edificio, il ferro
dove c’era la pietra, il deserto dove c’era la foresta
Piuttosto la forfora sul colletto alla marinara, un foruncolo sull’orlo rosa
del labbro superiore, ancora il riflesso di una lampadina
che si accende all’improvviso
Non so quando, non ci sono sempre, di più il tuo nome del tuo paese
è stato un banner attaccato al ramo che decresce
come la città

*

primitiva

di qualunque avventura non abbia
se non questo dei palmi larghi

sono i viaggi lo scandaglio del tempo
mi dico, guardando
il cielo misto di un colore che da qui non s’era mai visto
l’onda ancora una tempesta di mare
Ho la piaga
dei ricordi che gravitano
quale sia il giorno della settimana, il gatto sta
alla porta d’ingresso come a cavallo di battuta
intanto che si fa densa l’ora
delle immaginazioni molto trasparenti

*

spuria

non sarà il corso degli eventi a dire tutto

come viene la fame, la compagnia, o qualunque altra 

anima non prevista. Più spesso ho notato

gli occhi rivolti al costo del lavoro 

e di non avere un biglietto 

d'ingresso per medicina 

il mio profilo su richiesta è esattamente 

quello che non è 

o non ha le voci come ce le hanno tutti gli altri 

se dico del corso, è prevedendo l'occasione 

di esistere a un accordo per la prima di se stessi

Mi hai detto: da parte 

di tutta la città - difatti c'è qui il link di uno capitato al momento

 

*

numerata del corso

scadranno anche le stelle
come un abito improprio alla circostanza
o una pulsazione che si avvia
al post pentimento
quelli di alta statura
quegli altri a forma di pera, cui hanno tolto
però la faccia
non si è estinto, sotto la pioggia
il rialzo della strada, più o meno
conversano di soprannaturale
un bollettino compilato a mano e spinto
giù in fondo a una tasca
il tabellare, e poi la morte delle intenzioni

*

grassetto applicato

può darsi che questa serialità sia eterna
cui non nascondo il mio robot personale
Piuttosto lo mando avanti; me lo hanno aggiustato affatto bene
una lontananza di suono di corno
avo carissimo del mio motore
spinto
Per nulla incidentali le volute
di bacchetta da direttore
rivolte all’orchestra che ascoltai
da piccolo
Poi crebbi con tutti gli altri in una curva
che ora chiamo loop anche io
dacché mi americanizzo a furia di pensiero computazionale
Sembrano cose da mangiare
o per fortificare un discorso fiacco di cui
il tempo ha rimosso i ricordi come il rametto cancellava
le scritte sulla sabbia, sogni super veloci e magnifiche imbecillità
Se questo non fosse amore, allora
mi darei la morte senza che gli altri sappiano
Che avrà mai da pensare il centesimo speso al bar di sotto – luccicherà
di alcuna solitudine, scommetto

*

di trattenimento

si fa larga obiezione alla sera ripetente
come per fissare qualcosa contemporaneo
di altro
quello è un grande attaccamento
non c'è come si fa per dire si fa
poiché sussisto e intendo che la luna suona
Tutto è in una città messa a battesimo con nome assurdo
C’è dell’acqua dello stesso colore di sempre
lascia vedere il fondo
ovvio, ora crederei nel peso del rapporto uno su tempo ai margini di vie
io perdendone soltanto materia

*

rapporti

che dire delle lagne infinite dei grilli
ancorché sanno come io
do non lenti
non veloci i miei
accordi ribattuti al registro grave
uno
due
per l’occasione bella
di stringere, io vado al pianoforte
con un giro di buona invenzione come spicca
d’improvviso da un seme, poi diventa
qualsiasi cosa; una melodia che diventa qualsiasi cosa
non la so grillare
neanche con i polsi bene allenati

*

sì, ovvio, che vanta grandi pensieri riservati

è necessario correggere

la notte. Più simile agli annunci

pubblicitari, che a un immaginario dei fatti

notevoli del giorno.

Non sbaglia chi dice: vivere altro

non è che imparare a morire;

peraltro, si legge nel frammento

di giornale capitato tra i piedi e raccolto

uno slogan nuovo da imparare a memoria.

Una pagina ha quest’aria femminile e perciò

complessa; anche lasciandosi

adescare, dov’è straordinario?

Che l’audacia sia più conveniente a un dicitore

 

*

piccola guida all’ascolto

la radio manda un pezzo con le percussioni
una cosa che fa un po’ ridere, mia cara
Ma c’è da prenderle sul serio queste cose; pare debbano spingerci
molto oltre, dico
che non è più insolito della technicolor dopo il bianco e nero
però non so
non porta da nessuna parte, e allora io ho più voglia
di muovermi con te ancora mille anni, cioè per sempre
Non so se lo hai già capito, sono così chiuso
e incostante
io so che mi regaleresti
una macchina del tempo tascabile. Te lo leggo negli occhi
O si dice capire dallo sguardo; ma il tuo è una città enorme. Segretamente
strimpello al pc perché ti piacciono le parole
Come nessun’altra cosa al mondo
sono proprio due, cara, neanche tanto elaborate, tanto pensate e scolpite
Piuttosto buttate lì sullo schermo
o quasi
Come sei solita dire tu
che le cose maturano nel sonno

*

apotropaico

io ha un santino di ricordo
come fosse quello un potere
straordinario
contro pianure e monti che non
fanno alcuna differenza, si burlano
facendo posto a tutti, non per altro
non avrete più parole uccise
dai vocoidi

*

sfilacciamenti

tenendo conto della mia piccola ricognizione
del lessico riciclato che ne è venuto
i palazzi dimessi, il film time machine di cui parlavo
la barriera sollevata molto dopo che
è passato il manovratore

 

c’è chi rimpiange i colori visti a occhi chiusi; ho sentito dire

che torneranno a scrivere di rose, di pellicole; comunque si sapeva
che i cambiamenti sono corone di esauste prerogative
esattamente come gli alberi
e le poesie

*

più d’effetto

non penso alla morte come l’ultima cosa che farò
fingendo di non possedere niente
che tutto sia dovuto a un lento rilascio. INESORABILE.
Ovviamente, qui sarò sincero, ho sempre motivato
il possedimento, laddove canizie corre all'incontrario
da cose grandi, quale il dominio del cyberspazio
ai pochi euro di incremento
stipendiale. Giorni fa, riguardando
alcune foto, mi veniva una diversità, un tradimento
e molta prepotenza. PREPOTENZA.
Poi, da quel tempo, da quel mondo rincontrandomi
non ho saputo più fermare questo
verbo farò/sarò (come vuole l’inglese) di continuo tra i denti

*

panoramic views ‘50

è mio
come avverto gli anni
dalle ben fatte ipotesi
e mi costa ammettere che sono false
non soltanto per la corona
di monti e il piano d’acqua
gli ottanta e passa anni di due
mangiatori di cozze
per tutto, tutto mi ricorda le
diapositive del mondo, e come
l’impressione magnetica qualcosa fissava
non al corrente del tempo

*

eropoiesi

devo una pinta
di qualunque bevanda
al senso di enne volte
e non fumo
come tutti gli altri
che si godono il vizio
fanno le code agli sportelli

 

io e le buche
nell’asfalto un rosario
per una novità che mi provochi

*

quarterly

io parla di cose comuni come _ stanotte
ho fatto un sogno_
chissà perché si dice ho fatto: c’è dentro
una volontà implicita, un supporto, c’erano
altri sogni
e così via lo sguardo più ampio salendo
poco, non oltre cento metri
di collina, sempre più numerosi gli agglomerati
imprenditoriali
tante cose ricalcano sempre le stesse, super strade
e cavalcavia come video
documentari sulle formiche sorprese dalla pioggia, attualmente io
è perlopiù di fantascienza, o di senso
eterno, già che non si immagina
impiantato a un mini
dispositivo solare a massime prestazioni

*

com paro

invece ho idea che per l'avvenire,
molto poco promettente
. come cade dalla palma delle cose
necessariamente buone anni '60 e '70
che so, la penicillina in polvere, la cintura
per i libri (da nostalgia: noi rivogliamo!) .
per l'avvenire avranno tutti una serie di vantaggi
Ancora per un po' io tornerò dal lavoro
attraverso i campi
con lo sguardo arso e l'assedio del passato
più che del passato, del modo
di immaginarmi avanti
in quel dolore comune di non sapere
se le cose stanno come per i gatti
perché se così fosse, se anche io disponessi
di una vita settima, o nona
finirei là, dove tutti sono bravi e bravissimi a finire

*

note taking

a due a due, o tre, guardate il cielo e ditemi

che pensate, che sia tutto lì

in quel blu il candore

d’intermezzo semplice, no, non semplice, sciocco 

volevo dire sciocco, di modo

che il resto sia serio come il paradiso 

Avete notato i contenitori sotto il cielo? 

le casse ovunque, e gli spruzzatori

Ora qui, tra partenza e avvenire, sarà scritto il pensiero più 

idiota scritto su carta usata in tutte le lingue

Uomini si parlano da un secolo all’altro. Disambiguare

è un verbo irragionevole

*

il diletto della pesca

la corrente fa quattro
mulinelli che tolgono la voglia di nuotare
tuttora il verde trafigge gli occhi
sarò anche muto
come il luccio che scivola
dalle mani del giovane apprendista
gonfio, trillando argento

*

arrotando la erre

come risalgo la collina verso casa e guardo giù al lago diviso
confermo la mia antipatia per i motori
il mio battito non sfasa
avanti, ed è piuttosto chiaro
il vantaggio dell’avversario che si è fatto grosso
a forza di vino, di somme risicate
e stecche
tutte cose che danno fastidio quanto le sincronicità perfette
Come questo lago doppio che ora è uno dei miei goal

*

da io è altro

ricordo un giro di note
sotto un cappello cui davo il nome di pan
e in quelle terminavano tutte
le mie immaginazioni
come, per esempio, il travestimento
nei panni del mio migliore amico
al quale avrei affidato l’anima
invece niente.
Ora non è che l’altro sia un lontano
seno della nostra pallida vita
o la manna del vicino non colpito
da disgrazie. L’altro è piuttosto una zona amica da io
antefatto di un amore

 

 

*

altre opzioni

si conosce poco di quelle piccole morti
dal seme denso
come si affiliava all’aria
tra l’euforbia e i cisti della macchia la sera
l’asfalto rilasciava calore
e fin su dai lombi, il sintetico
dei vestiti si combinava
con le secrezioni di una età
che ha un fondo di tempo inestinguibile

*

since we know the seagulls are aggressive, there’s no more..

since we know the seagulls are aggressive, there’s no more pleasure in staying on the beach after a storm

 

 

una sarabanda di oggetti inutili \un cannocchiale
a che serve un cannocchiale, a migliorare
i ricordi, roba da unguenti
della memoria
serve a guardare stelle che baluginano
illudendo di un oltremare con su quattro luci finte
peccato che il pianoforte abbia un piede spezzato
pencola di lato
cos’altro verrà, da questa stanza coltivata a cornici, foto, scatole di attrezzi
il parquet a spina di pesce scricchiola, forma voci, alcune
hanno il timbro delle giornate fredde quando colpiscono alla gola

*

il fascicolo che va da kenu a metsu

ti ho preso tra lo scoscendimento e la calma dell’imbrunire
con quella asimmetria degli occhi
che non spiaceva
stare al passo con i tuoi pensieri volubili
in cambio, stasera, il tuo sguardo fa le fusa come il gatto
che mi gioca tra le gambe – è felice, o ha le visioni –
a proposito, ho ancora da dirti l’a passo d’uomo
la falcata di terra brulla al sale di salina
a malapena mi riesce
di colare leganti oli di papavero tra i monti
e le chiome degli alberi, falchi imprecisi
tu chiedi dell’arco
di violino che s’è sfasciato, e rade stille rigano
la distanza, non l’alcova di fieno verde
non il metro di ginepro, un’ansa di fiume lento
la tua bocca un fuoco, come doppiare le fibrille del mare

*

No 4 in Si

<Dove hai lavorato:> si legge
allora uno che ha volato cosa dichiara, uno
con la testa piena di fantasie da quando
ha capito come funziona
la vita, non che non abbia fatto quanto occorreva
incollare foto, imparare lingue straniere
sono diversi lavori, ci si fa una gran
figura, messi in elenco nella giusta crono
qualcuno rimanda anche una eco
di serata impegnativa
qualcun altro di sentori e suoni tornanti della sera
così la sera è il chiodo fisso del dopolavoro
da cui 
si evince che lo zoccolo duro
sta nel doppiotempo in mezzo
ora non è facile arrivare a un accordo su quale
dei lenti sia il più interessante, credo quello prima di dormire
dà fastidio che non c’è spazio nel form
sufficiente, se non una sezione espandi/comprimi
in coda
e alcune voci nascoste

*

extensions

via terra non sarà più improbabile del tiro lungo di un soffio
se a limbiche sostituite oceaniche, e scandite poi
di presenti, non sembra che il tempo pieghi
tanto, in questo attimo di memoria che accorcia non
lamentando trascorso o avvenire, perciò è
soltanto presente, secco
e simile
alla roccia percossa dai raggi rossi della sera, tanto
che porge una mano, sinistra e cantabile come una domanda
al sapore acido e buono di mezzarancia

*

ischemia of being earnest

lei ballerà una passacaglia con indosso la sottana
come io darò le bacche al merlo
a est
dove ho l’affresco sull’azimut
come viene tesserato
esagonale per un bel pezzo, appena un rigo sotto
i piedi come un aeroplano o un apotema
che si legge male per
tanta pratica a dividere il mese
di erbe rase, poi alternanza
di mimi e voci poco udibili, fino a un punto
animato e lontanissimo

*

iSeparation

alla fine di queste righe
avrò un periodo
e non sono venuto a capo di granché, riguardo a
istinto o voglia che muove il mondo
al ricordo di lei che ha sorriso per molti anni
come se la vita le fosse poco seria, in effetti
lei parlava di bucce
di mangiarne degnamente, poi il vento
se l’è portata via come una fiammella
appiccata al rametto consumato
non era il senso che gli avrei dato in quegli anni
i miei coetanei pensavano
a inebriarsi di mammelle
con il capo immerso in quella specie di paradiso
salvifico e imperituro, questo schieramento
non ha un lieto fine, però
si fa da parte come sedato, come uno stato di quiete
perfetta che non si lascerà dimenticare

*

smartcities

lei è una donna avanti negli anni nera
con una mano para gli occhi dal sole
un compagno la precede e impiega lo scarto avanti
per infilare la camicia nei pantaloni
gli oleandri a mano manca
vanno come le ruote dei tir
nel tono del rimosso

*

cicli

la moto luccicava, alzava la terra fina
come oltrepassa le ciglia e dà prurito alla congiuntiva

tra lei e lui una gran direzione di spazi
e l’attesa immatura nonostante gli anni
piegassero gli ulivi delle nascite

Poi niente di più che scorze e effetti placebo di zollette
Lo sguardo fisso alle barche spaccate dal caldo

Di qui ora si gode sempre una visuale di uomini e donne
anche in abito d’affari
aderito al fisico grosso
i figli tutti dei piccoli campioni

ne danno annuncio microfoni sopravvissuti allo strappo dei cavi dai connettori

*

fit

appartengo alla generazione che non andrà su marte
fa molto hot topic di questi giorni
alla radio
ora che ti ricordano anche la classe di nascita
sono tutti laureati e ingegnerizzati
io ho un fastidio a un fianco di continuo
ma però non mi ha finora interessato
da ricorrere alle medicine, se mi desse più fastidio
giusto una punta
poi io amo le cose che danno di questi problemi
allora faccio bene a non lamentarmi
che non vedrò per sempre come crescono le giornate

 

*

bellissima

ho sempre amato le chiare
poi leggère di pensiero
e una così chiara mi avrà per sempre.
Lei è sul punto dove gira il mare, chiara e insistente;
lei ama l'aria marittima
e i toni rossi,
io le indovino i sorrisi.
Provo oggi a teletrasportarla ai pensili
del nuovo centro spa
-roba infelice?-

 

Lei non collabora, è disseminata
come le sue letture del lungo secolo.

 

*

di stato e di moto

già dicendo alternative uno finisce soggetto alle sincronicità.
Di fatto sarà altra memoria poi, altro verdetto
poiché, da una parte, si avverte l'occasione di aprire una finestra
a aria nuova, a facce nuove, magari anche a un(')amante
non necessariamente di talamo, come si è portati a pensare in prima battuta;
a uno scampolo fresco di quella dimenticata consuetudine di servirsi del mondo
in un piatto sbreccato.
Non c'era perfezione che reggesse il paragone
neanche ora che sono passati molti anni.
Dall'altra c'è questa odissea privata dei benedetti legni
che pretende di dare un avantindietro più emozionante del sesso e del cioccolato;
e davvero non manca di fornire degli esempi, piuttosto piacevoli.
Per dirne solo uno di questi giorni, l'attitudine a contrarre il tempo
(dell'auto in moto) ricorda esattamente la forza del vento
come montava, poi sapendo di tutte le cose che incrociava.
Dà ancora il contraccolpo al collo e fin sopra i capelli.

*

allegato

per il momento penserò ai miei limiti. Quali grandi, e molto.
Cos'altro dire di uno che cerca da stamattina, come da tutte quante, una coincidenza con le sue carte.
Almeno un fenomeno da integrare nell'architettura
di un alquanto improbabile tedeschismo.

 

Il mio nome è qualunque, e questo è quanto di meglio si possa desiderare

*

di tipo metodico

voglio che tu sia felice cosa vuol dire
complice lo spazio aperto, altro che stare sul rigo, piuttosto
con il successivo
(rigo) convertito in fabbrica
ho i punti di paragrafo come lame sulla frequenza bassa di un sussurro
lasciamoci andare, si presta a diverse interpretazioni
e a quest'ora del giorno si ha maggiore attitudine per il suono effettato
assalito dal dubbio
manca lo sguardo che sapevo fermare sulle cose
o non danno loro stesse il piacere di farlo
come ti vedo preferirne altre non più in comune
e non c'è rimedio se non questa ripresa
della strada, gli altri dicono sia un buon movente per degli ottimi montaggi
però uno che non se ne intende, non se ne intende

*

epifanie

d’altronde quale differenza c’è tra una relazione amorosa
illegale, o poco ortodossa, e una intrattenuta con gli anni, puntuali
nella loro smagliante fine accompagnata dai botti
Un modo qualsiasi di prenderne atto con nota
in cui dei giorni contano più di altri, più delle scadenze
ancor più di quelle iniettate per appurare che tutto ha funzionato
che il tempo è stato bene impiegato
Ovviamente, per le cose andate storte bisogna inventarsi una storia da raccontare
come quella di tutte le fini, inevitabili
però senz’altro convenienti
già, questi ultimi li chiamerei giorni da cinema indipendente
nulla togliendo al cielo che deriva dalla condizione in cui lo si colloca a riposo

*

ad alta velocità

o la ricordo bianca per qualche ragione infiltrata
si infiltrano cose, più il tempo
fa avanzare dei mattoni
da cui si allungano mimiche, informate
a quello stage dello sguardo sommario
e di insistenze ai lombi
tornando alla finestra da cui si allunga
la mia ombra di spalle o di fronte
affetta da aliasing di un bechstein
decisamente al di sopra della mia portata
non che fossero di poco conto i clacson o la pioggia
improvvisa come effonde sentori
di stagioni infinite e perfino stagnanti
no, piuttosto la tempistica ok di quel futuro ci penserò
alla folata sulla capigliatura folta e incolta copiosamente deformante

*

c’era una volta l’altrove

non è irragionevole quella piccola composizione oscillatoria alle gambe
che non dà segni di stanchezza, a parte un residuale dio
compositore di mood a migliaia, e un algoritmo
cancellatorio della nostalgia dai malanni dell'universo
(serenata per voce e cornetta jazz
come lavoro i limiti dell'inclinata)
l'impulso di vivere nelle mani dell'altro con la convinzione
di ricostruirci tutto quanto, dal piccolo
al grande drappodramma in rapporto di segreto
nascondendolo al mondo, salvo alla donna
cui promisi assoluta non iniziativa

sicché il senso non fu tanto l'amore quanto l'incontro che ricompone

architetture diverse

allora il sudore, il tremore, il pianto e anche la nota
sfasata alla volta di un buon sistema di riferimento

*

continuo

allora il senso del sentimento come vento
è la madre che avanza il figlio del peccato per avviarlo al mare
qua finisce una delle tante eternità, o torri
che al posto dell'orologio meccanico baluginano
i compiti di realtà dei diplomandi
Li avranno fabbricati con un materiale che non arrossisce
cosa ne sanno del bisogno di un media
tra i task fatto a mo' di quel figlio, cui dire
di lontananza come stanno a ferite tra le cosce
lei e lei quando sapevano su cosa aprire gli occhi e la scritta
bianca gli dava il senso su fondo colore dello scoglio lavico
come tutte le cose che brillano il loro bailamme

*

pudipé

le cose emettono un qualche peto
e se non lo emettono lo hanno emesso in precedenza
poi qualcuno ha pensato che fosse abbastanza
o quelle vengono così e basta
io non so se cedere al pessimismo dilagante
degli altri che fanno sempre meno peto
salvo al cinema i commenti a voce alta, copiosi
gente che non sa stare al mondo
per favore dategli un tavolo da gioco o la station
l'attuale ghiacciaia fuori, altre
cose passano come schegge, di traverso
una serie di domini nelle teche
il negozio spostato sul piano
alto dell'edificio, ora dà sul viadotto
però la gente va da comprare online

*

automatica

anche questo sentimento misto
che non si fa sbrogliare, cioè delle componenti
alcune storiche, come i sentori terribili
provenienti dai campi messi a concime, e più prepotenti
dei tubi di scappamento
(intanto dal nord ci sono novità, nuove scadenze
stavolta è il turno del pilota satellitare)
io continuo a comportarmi come uno sciocco
trasformo i pedoni in funzioni matematiche
o in lontani rimandi fatti di un materiale extraterrestre
li metto a disagio, però è tutto nella mia mente
o in quella di tutti e se è in quella di tutti
allora è normale

*

geometrie

in radio le conversazioni del passaggio a una regione
e poi qualcosa come di messaggi in codice
che però non era come tra due vecchi amici
che lavorano nello stesso posto, era di più
qualcosa come tra due personaggi
di un racconto che mantiene le promesse, e dove
l'insistenza di una idea lontana
la complicità di alcune esagerazioni
rendono familiari i contorni, in particolare
il modo in cui usavano il termine piattaforma
che sì, non poteva sapere di vecchio
con un costante richiamo

*

dallepoca del carpe

quello della crescita è il beat meno discontinuo
nessuno si fila il lago che un poco svasa
non so se per il punto di vista alto
o la distanza che è un additivo affatto trascurabile
conservando la bellezza delle cose ferme

 

a sentire i miei studenti
gli ho capito
tra le righe della loro innocente trasparenza
che preferiscono le uscite al mattino
per riprendere fiato

*

cinquanta

la gente ama sempre di più i centri
commerciali, un po’ per il clima di stagione
un po’ per vedere altra gente
se in faccia hanno su l’espressione fatto del giorno
o quella da borderline
ho piegato il cerchione posteriore sinistro
a un rondò, dove mi ha distratto il pannello per l’isolamento
acustico trasparente
la casina da cui usciva una donna avanti con gli anni
immagino il prossimo genetliaco
i pollici della gente dritti e aderenti al palmo
che rimandano al rumore di pantofole proveniente dal soffitto
e quelli più importanti come
potrebbero essere delle suole di buon cuoio
poi tutto gira intorno a un desiderio frusto che i punti di partenza, i blocchi
subiscano uno shifting da DNA editing

*

gestione del proprio dispositivo waterproof

si può durare una moltitudine di giorni pressoché infiniti
e attaccati a una diaria appena giusta
per fare pressoché niente
qualcosa c’è
della confidenza puntata con lo sguardo sul principio della curva
la costanza? Un nuovo modo di fare con impudenza
dell’inefficienza, della noncuranza
quella sollecitudine più simile a coalescenza di essere manifesto e franco
cui si aggiungeva un po’ di delinquenza da piccoli desideri inesausti
come lenza che scorre per ore segna le mani
e all’occorrenza non c’è come evitare il disagio
molto più tardi ho provato che un oggetto nuovo è sempre motivo di reviviscenza

*

gaussian grid

dal brainstorming è emerso che provano invidia
per il coraggio di essere ribelli
nulla togliendo agli slogan
delle grandi rivoluzioni che però non accendono
più la fiamma della contraddizione
non vogliono più saperne di ismi
piuttosto manifestano una respirazione nervosa
come fossero presi a parolacce
non resta che progettare un set di azioni da scimmie
anche se la netta sensazione è che ci siano già stati
agli spettacoli di animali
diverse volte
e che a loro interessi metter su una contro corporazione
per avere la parola

*

letteratura per ragazzi

prendersi del tempo per ripassare
alcune cose
non sarà che una estensione
di piccoli cambiamenti sensazionali
annotati come vengono
un giorno o l'altro su un piano generale
in modo alquanto simile parlano di guarigioni
gli involucri che ingombrano il tavolino
una stretta di mano capiterà domani
dopo il lungo giro per andare al lavoro
intanto che gli occhi sono come pezzi di vetro
aggregati sulle occasioni

*

pulsanti di condivisione

se ti fossi affidata ai suoni dispari di quelle vette sempre identiche
anche se di origine diversa, di due
avremmo fatto una fedele imitazione di violino
come oltrepassa le creste virtuali
– imparare richiede pratiche esagerate, bisogna ammetterlo
una probabile trasfigurazione dei sassi
e il tremolo sullo strumento ingrato
non dà alcun conforto
qui tra l’impazienza e gli incidenti
sempre getta dei bei lampi la luna e non c’è cosa più interessante
delle invenzioni degli uomini
almeno quella trasfigurazione inautentica mette a segno la sua boria del tempo
pasticciando le ombre, se non altro tutelari
di dissonanze

*

call center

la giovinezza è implicita nella sua voce
telefonica
come spiega nei dettagli con l’ansia di vivere
e un filo teso di speranza come un cavo da ponte
mi dico: questo è il sogno che insinua un desiderio molto
prossimo allo zero di aspettative, io non faccio
che rinnovarle l’ascolto fingendo
un maggiore coinvolgimento, in verità ricordo
una figlia che non ho seguito
la quantità di acciaio sulla nostra comunicazione
l’impiegata continua a sbrogliare il vademecum, fissa i punti

 

si riserva di telefonarmi di nuovo. Il giorno dopo
le sembra lontanissimo, glielo
leggo sulla fronte attraverso lo speaker
invalidante, obliante, capace
come un geco di sfuggire al predatore
non sa che a catturarmi non è la sua voce
benché rigenerata prensile
neanche i presunti vantaggi dell’offerta, solo una concomitanza
come lei reciterà i termini a 208 di metronomo sapendo
che le capita sovente di fallire al primo tentativo, lei non sa
se avrò perso la pazienza o mi lascerò incalzare
un’altra volta dicendo sì, sì e sì

*

umido alle mani

non credere che il dolore non si propaghi dal tuo viso
o che una lacrima non scappi alla stretta
non munita delle congiuntive
dà il tormento segretare il calco
del tuo battito contenuto
cui ho confidato i segni di una avversione a difesa
o del tuo vestito leggero, l’ansia di essere
sufficientemente bella per un istante
sono testimone del tuo drappo di ricompensa consistente
a quel senso di non appartenenza cui si è ascritti tutti
da sempre, mi domando sulla bontà dei versi emessi
come splendidi foulard a buon mercato
e se molto a corto di sussurri
questo solo ti rafforza

*

arnesi di legno

non escludo che abbiano un accordo, tarli e ospite
a titolo di procacciamento
almeno un tarlo si è dato dell’immigrato
o profeta in casa non sua
come si dice dalle mie parti
le linguelle di fuoco sopra il capo
non contano
le scie eccitano sul nascere
e ancora di più scomparendo nel nulla
e siccome non so volare se non prendendo l’aeroplano
di tutte le piccole morti sarà tutto
in ciò che IO mi porto per il dopo

*

docu mentario

oggi ho visto le testuggini andare incontro al mare
e ho pensato quanta ansia
di cacciarsi dentro
a quel mondo ben più ignobile, della cova di madre
com’è la spiaggia
poi riflettendo vuoi mettere la buca
con la spumosità della risacca, le pupille
irrorate di luce, con lo stato provvisorio e indefinito
o la spinta in avanti delle pinne?
non c’è storie, peccato che non facciano
delle bussole originali
per inseguire l’orizzonte avanti e avanti
ci provano con la stella, a non perderla di vista
il più delle volte, francamente, scambiando il mare con la piazza

*

girandole di plastica leggera

potrei fare due passi sul prato e illudermi
di aver scelto per oggi il bene
della solitudine morale
si dà il caso però che non sia affatto trascurabile
dover fare i conti con le mie stesse memorie
e come sempre la mente ne è piena
più sembra sgombra
di gente se non dimenticata frequentata quel tanto
che il destino ha voluto, e poi basta
ora questa linea di presunta solitudine
mi dà di che rendicontare il tempo
lasciando a quei giochi di ruolo un po’ vintage
per i tempi che corrono, di fare da catarifrangente
a questa voglia di credere
che se da un lato io rendiconto, e vado dritto
dall’altro mi restituisce la vita
per traverso

*

lo spacciano per amore

poiché amo anch’io la vita allo stesso tempo maledico la precauzione
sapendo la punta sporgente alle cose care
e qualunque ragionamento, avuto con il baratto,
porta le cose sotto il bianco sguardo
che gli viene intorno, come animale che non ha gran fame.
O questo è il migliore dei modi per mantenere una distanza
e lasciare che le cose più care pungano soltanto aria
Già mettono voglia sul nascere
piuttosto che alla correntezza di essere semplicemente al mondo

 

 

*

integratori per i pesci

quando solo un secondo funziona come neanche
una vera macchina del tempo, piacerebbe
che la lingua potesse altrettanto

ma però fa scomodo dirlo, scriverlo qui
– un pomeriggio bianco e polvere
buono
come si andava a patelle
e con il taglierino le staccavamo
più in fretta di un francobollo dalla busta

parlo di una stretta connessione, tra quel filo di mare intromettente
e l’immagine capovolta di uno (un tuffo?)

ad ogni modo, la curva era cosmica e portava fuori
a volte migliaia di anni avanti e altre
migliaia indietro

*

the entertainer

tutte note di musica inflazionate i nomi di questi tempi

 

io provo disagio per non avere la pronuncia buona
quantomeno in questo mondo fornito
di macchinette per tutti gli usi

 

quei nomi propri a mente storpiano e incistano
come l'idea di premorte

 

poi c'è questo richiamo alla cetra
paralitico

*

non è semplice guardare giù apertamente

è labile quel verbo
che associo al tuo sorriso nero
-nel tempo conteremo-
o su chi
conteremo- intendevi
con il testo a fronte
e dove ti presenti, ancora più nuda
più bianca dell’avorio tagliato

sono [nome cognome], giornalista blogger
secondo me, un fingitore è meglio uomo
se tra le idee che ci sono, e che ritengo interessanti
e non è poco, è lui che accendo con la lingua
dentro l’orecchio

calò in un brivido, tutto il tuo segreto
ancora più nuda
più bianca dell’avorio tagliato

 

a ricordo

*

the quick brown fox jumps over the lazy dog

lasciatemi una vita da morto
o abbandonato a un progetto d’avanguardia
come, ad esempio, colono su marte

 

ci porterò un libro di sconosciuti
la cui anima è una roba inutile

 

perciò ho detto lasciatemi
intanto che vi fate ingessare tutto ciò che avete
Questo è un imperativo galante
dacché io non sono un ortopedico
o un santone

 

poi uno di voi (al meno) mi invidierà
alzando gli occhi dai cumuli
di polvere diversa, fino a tanto
che l’ennesima cometa non l’avrà spazzata

*

pellegrino

ora che so quanto siano numerose le passeggiate scandite dagli alberi

 

anche questi fiumi più torrenti
che fiumi incominciati a salti
da una pietra all’altra per scampare le solette
di carta

 

qui non le agavi concimate a bio plastica
non il pane, non l’olio di palma

 

poi come rubare i limoni dai rami non più esterni?

 

lì quella volta che faceva serrare gli occhi la fine del giorno
immalinconiva

*

voiles

nostalgia d'acqua collima con il caos
al porto
le gote scoppiavano a soffi

 

poi si diceva: le vele rigide
(a quel tempo dure)
e il fiato non vale (non ce la fa)

 

maggior successo lo si aveva in casa
con dei gusci di noci e fazzoletti stracciati

*

gli ufo vengono da un posto inventato e se non è inventato..

... allora è lontano

___________________________________________________________

 

negare che i pensieri più comuni
siano quelli che condensano gli oltre limiti
non mi è servito a niente
però i tamburi hanno già risuonato su nastri magnetici
le voci tornano a combinarsi perforanti nelle camere iperbariche
io qui sempre sul pezzo
minimale
non posso che funambolare
fintantoché i cieli non mi apriranno il petto

*

che cci fai qqui

distanze e la mia età formano un binomio
delle più rosse stimmate
dall’insofferenza al proibizionismo domestico
e delle aule dell’obbligo scolastico

 

lo confermano sorprese dal nome già sentito.
Quale il motivo delle ricorsioni
tra l’altro non sempre desiderate, piuttosto ombre

 

che si ficcano dentro e irradiano la sagoma di un grosso edificio
(a momenti suoni dialetti, altri pesci)

 

dei primi lontanissimi, dei secondi fratelli sempre lontani
e i pesci tutti non li ho mai mangiati volentieri
Però mi rafforzano delle lacune

 

da cui mi viene un amore per le più che doppie consonanti

*

utensili gratis per decostruire

faccio un lavoro non richiesto
e immagino tu sia un dispositivo dell’eternità
con su lo storyboard delle tue emulazioni
anche io, come tutti, ho paura di morire
e tutti i morti avranno temuto
di morire di qualche povertà
così mi pagano perché io afferri con le mie grosse mani
questo io monòlito 
e te lo scagli contro con sicumera

allora, quella vespa posata sul fiore
che sta ancora lì a fare?

io finora ci ho perso il sonno

 

 

*

sportività

allora il pezzo che leggevo si è fermato
e ne ho incominciato un altro
uno con le spunte accanto alle parole che rivolgerei
a tutte le cose inanimate del mondo

e che perdurano rotte o ricomposte
nei versi orali e scritti dei morti

quelle cose io guardo attraverso le spighe 
e dal capo calvo di questo monte
formando un sorriso 

al tentativo giovanile di superare l’asticella

*

erbevoglie

che ne sa
una discesa appena rinverdita
del sale che l’avrebbe spoglia
e sepolta
che le spaccherebbe la pietra
giallognola di urina
sempre avendo a gloria la prima vita
e tutte le volte al rogo
molte cose
d’altronde fanno un bolo duro
di malinconie, dal flashback
rosso
di vivere niente

*

size

togliere al giorno un colpo di vento 
azionando il sollevatore 
del finestrino destro 
servirà a pagare un tuffo 
nello sguardo di qualche avventore sano 
di infinito
fare in modo che questo drappello 
- così è la morte, gli ronza intorno, lo tiene vivo

*

diversamente abitato

non avrei immaginato di pagare visite al silenzio
come un modo di suonare il nulla
del resto, che altro dire di questo sliding da una cella a un monumento
oltre che li ho sempre creduti bellissimi
complice il panorama oceanico
avevo il compito di riempirne una bottiglia
si faceva affidamento sulla fermezza delle mani
con la scusa della fontana sul corridoio dei cipressi
e mi perdevo lasciando i cipressi un passo avanti
allo scopo di un blazer, della brillantina, di una faccia per bene
correndo anch'io a far baratto di goodies
all'intero mondo pagato per inventare la vita degli altri
questo è ancora vero

da quel posto uno avverte le onde del mare come un presentimento
volentieri pago il ritorno a un piede

*

volò sopra il liquido della dimenticanza

attraversando il ferro colpiscono le pietre
che non sono le stesse
quelle là
le provocavo io
ma io non ho più la resistenza di chi pratica il digiuno
e odio lavarmi in un bicchier d’acqua
perciò me le farò andare bene

fossero piccole...
queste pietre sono grosse, cubiche
una volta le usavano per le grandi opere antropiche
come le diramazioni
soltanto, lì stavano rimesse al canto delle sirene e così galleggiavano nel cielo

*

come incominciando il pezzo

chiedono per avere uno sguardo alle corde di chitarra
dai mantra pioggia-tuono
e nello scompenso dell’inverno
 
io avrei anche un mazzo di rose a braccio, di un rosa candido
come le piante dei piedi poggiate sull’erba.
loro chiedono il bianco sesso e le danze
giovani dervisci, potenti come la gialla corolla che gli gridò
dalla pagina di narrativa
 
chiedono per avere uno sguardo alle corde di chitarra
come alle chiare colline a tutta vista
illuminando.
 
E allora manca, manca di che avviargli la corda

*

metro quadro

non so dire quale sia l'appartenenza
in quello che io chiamo vivere
i miei posti, le mie corse di treno
il mio percorso sul lato della collina di pomice
tutto il mio che ho provato 
ossessivamente mio si dissolve 
come ombra di cui non ricordo il nome
e non rende sul video dispositivo come sulle case lo splendore
possessivo della primavera

 

più che altro avverto le radici decrescenti
e non leggo più le istruzioni sulle bustine di semi

*

maggiori informazioni

mentre faccio la stessa strada
tutti i cannati giorni (cannati 
l’ho preso dal mio professore di mate)
sono sempre più convinto che nella vita 
valga perlopiù l’attesa
di un evento

questo evento io non ho modo di fissarlo
per aggregarlo alla serie di cose 
già più familiari
in quanto che cambia
come un animaletto: a essere preciso un camaleonte
ho fatto caso che va anche a seconda della pace 
o della guerra che ho dentro 

però qualcosa mi dice che accadrà, questo evento
diventato un sasso tondo a furia di rimaneggiarlo
me lo dice per ora il paracarro che scanso in macchina alla strettoia 
come la ventata gli strappa quel poco di calcina

*

con il cielo terso che scintilla

ancora assatanati
i mesi 
e non si dormirà dalle
zanzare assetate di sangue
a che serve se gli calza a pennello 
appena un giorno

 

già l’alba sottrae il ramoscello
al’uccello ricognitore

 

tu da’ la voce 
al meridiano sulla spiaggia

*

storia di straordinario amore

i pensieri se li scrollava dalle spalle asimmetriche 
una a entrare l'altra a uscire 
dalla traiettoria del proiettile sparato
 
quale parte di loro, quale percentuale
fosse testimonianza
della natura speciale delle cose

 
non lo sa
parlava dei suoi viaggi, delle colazioni alle mostre dei cubisti in erba
 
ne aveva due frammenti
due contati
 
perciò si domandava se i corpi degli uomini 
trascinati proni da un campo all'altro 
infiammassero ai peni
 
se una punta di lingua ai frenuli sarebbe allora bastata
a tirargli fuori il seme dai testicoli

*

semplice non semplicistico

arte è strumento che dà il La a un istante
allora arte è la migliore strada
è la mia riflessione
la gemma quotidiana, ma anche
le cose comuni, semplici non semplicistiche
ismìe e istici permettendo

 

due braccia morbide intorno al collo
il seno alle spalle e un bacio sulla testa
io distratto dalla grande intuizione, dalla mela
che apre i destini degli uomini
alla cura per l'angoscia e per la noia

voglio lo strumento compromissorio
da cui procacciare
l'istante passato di fino

 

lei esternava a delta e fiato 
come di colei che si accoppia con l'universo

 

io non ho la costituzione della gariga

*

in corsivo

io ha un idioma da anni 

tutto folle ai lombi
più del sentore di vino

guardate la mano, guardate come si segna
questa sera a migliaia di piste
come un mistero 
come i libri inondano le mani di pesciolini d’argento

io non si sottrae a là
idioma vecchio, idioma nuovo

io sarò item su tutti i sistemi operativi del mondo

*

très expressif

che un frammento come sciù 
dia l'alito alle allucinazioni
non se lo immaginano
gli amici che vanno a spendere le ore insieme

 

al jazz club 
sapendo che l'onda non è meno intensa in differita
proveranno invidia 
per la formula magica dei musicisti

 

come dargli torto, se non si fa che incidere
frammenti come sciù
esorcizzano tutto il resto
e danno il soprassalto tra dieci anni

*

metodo per l’amore a secco

 

il vento fu il suo primo amante, il vento è l'unico amante,
al sito delle bancarelle il commesso chiama - vieni! -
ha di che inventarsi la scusa da portare a casa.
A casa, sua moglie gli domanderà
se hanno fatto la giornata
poi faranno l'amore.
Questo è il paese del vento
alle ombre dei pini

 

 

 

*

il sommario del frontalino

si può dire che avesse ragione quel vano
luogo di convergenza di molti timbri
a farlo credere un posto per adepti
però ci andava anche qualche provinciale dall'aria persa
di cui invidio la giovinezza
ad averne indietro l'esatto sentimento

 

è singolare come sia veloce il sentore di asfalto ai meriggi
e come siano vibranti i rintocchi dell'orologio meccanico
sul piazzale a vignette con granita nel bicchiere opaco di calcare

 

immagino, potrei godermi il fumo di sigarette dal bocchino mediolungo
che la femme usava per smussare le stecche agli studenti
intanto che mi acceca la facciata dalle curve radiose e note di corni

 

se devo scegliere però, è la scala

esattamente al ripiano del pranzo
in compagnia di una ragazza che non ho più incontrato
quell'anno aveva il foglio rosa e la cinquecento
ma non facevo caso all'amore

 

chissà se è vero che non c'è più traccia di strumenti
che il portone è sbarrato e le curve radiose nascoste da insegne di roba di chiesa
magari la strada è la stessa, lo stesso il senso di marcia per le auto
lo stesso bianco di facciata con ex curve radiose
e sonorità nell'aria come scie che non curvano
all'orizzonte

*

sottotitoli prefestivi

non c'è Natale che valga un avvento
di questi tempi a effetto
dove il nuovo nato ci mette del suo
e il mio pane non sarà ancora sapido

 

anche un attimo non comune mancherà alla memoria
già tornando gli addobbi fatti dagli studenti della scuola d'arte
ritagliati sulla via che è l'unica via, e accesi
come luminarie stradali, ma specchi di plastica

 

fossi allora, commetterei di speciale un piccolo furto
facile, da un angolo poco in vista del banco all'aperto
più vicino al nascondiglio del meteorite azzurro
(tenevo nascosto un meteorite azzurro, dietro una grossa pietra
dell'edificio che dà giusto sulla via),
una girandola con l'asta in legno

*

il mondo di poe

lei se ne va alle rive per guardare i cieli
e che cosa rende speciale questa
abitudine, una quantità di cambiamenti brevi
e l'universo che la trapassa come nuvola sfilacciata
dandomi prova della grazia

io non le chiedo di condividere i pensieri
piuttosto mi godo quei discorsi atoni
come giochi di coppia

 

lei ha labbra giuste per il verso bianco
e che cos'è il verso bianco se non
il farmaco perfetto per la mia insonnia

*

la terza

io si fa da parte
agli altri, ha già provato
la stessa ammirazione per il gruppo
di amici, quando gli aveva visto alzare palazzi
celesti, come userà chiamarli dopo
una visita all’installazione permanente

a io piace la panchina del mille e cento e rotti anni
avrà pensato lì al buon mestiere
del postino precario stanco di lavoro
o ai lembi di chiusura di qualche busta

*

for beginners report

se un posto ha i verbi dell’edificio che lo intimidisce
là dove termina un dialetto con la fede nel pugno
dove il caso di essere via non è più nulla del pane tagliato

allora le vie private dell’io c’entro, esauste di nomi
come abbracci tesi dalle pezze irregolari
sono filo per tornare in tempo al tempo del sesso
anche a un essay sul popcorn che spacca di sale le labbra

serve a quagliare uguale di carta o silicio
che sia in un quarto o in sette ottavi di stoffa
un buon motivo per il sorriso che viene

*

quarantanove

non ho più il bel giardino

però ho un amore di barra e il mattone di invio

quantomeno un filo di gola per la palma

la palma che piantai con nome

*

cinquanta

 

a Angela

 

dicevo i pensieri sono come questi

sassi che scalciamo
e ti ho riconosciuta
nella dolcezza dei pomeriggi
lontani perimetri di fuga
come sei ora
la stessa
gli anni che intendi molto
li capiamo con quel respiro di superficie
e non si fanno che due cose
da sempre
anche oggi come tutte le altre volte
ti ho riconosciuta

 

 

*

piano solo

la porta accostata in effetti avvicina
il decibel della tromba del mondo
piuttosto accende un grillo che il cerchio non sia rotondo
e non m’interessa che ne dica il paese
dell’operaio che fotte al sabato
e della cinta
io il passaparola l’ho con il titolo “papilla mia papilla”
allora avrei letto di più
mi fermo per difetto di gioia

*

3ppunti

mancano la consegna degli oggetti alla discarica
il vuoto della casa, lo scalino
il giro milionesimo della chiave
li ho contati, come un feticcio in vista
anche questo elenco non è male, lo chiamano storyboard
non poco il silenzio delle lampade scoppiate

 

nessun angelo da inventariare della porzione quattro più un mese
non la pioggia battente, un neon di tabaccaio, sì e no l'alcova
immaginaria va da sé
poi negli storage for free una foto a cadenza regolare
dei dispositivi

*

cari colleghi

undici è la differenza di cui domandate

come l'esecutore in erba che non usa deodorante
e il perfezionista

 

quel tipo della zona uno che si rifà di ricordi
però non cerca la maglia che faccia continuità
non gliene importa niente

 

gli interessa il segno sulla lavagna, poi spiega
che non può combinare
a verbi e nomi il vento
che si alzava dietro l'edificio

*

l’amante non-android

si capisce dallo sbieco di case che viene

che i travertini affissi ai fondi d'ipoteca 

e la paglia non fermano lei

dallo sguardo fisso ai contorni dell'ombra

sulla malta incandescente

 

lui, assuefatto alle vertigini delle gru

suda

il tempo di un volantino

 

molte notti contando pecore

*

Ale e le stelle

chissà quale mondo vorrai salvare
piccola spina, di quale
via o babele parli, ciò non toglie
che tu abbia la bocca più bella del mondo

e cosa lo impedisce, questa strofe perfetta
, la presunta ingenuità dell’arte nelle mie mani avanti
(il ragazzo spinge l’altalena fino a trecentosessanta gradi)

amore mio, qui il verso è spudorato
anche se nasconde le poche stelle di cui sono certo

quantomeno è tutto negli occhi della tua nascita
quanto blu e più spalancati
già da allora che ne sei posseduta

*

sic[_]lia

un po' come l'uso degli effetti

vintage, seppia, bianco e nero

la legge sulla stabilità alle isole pedonali

per fare un esempio la bio 

didascalia sul sito turistico è bellissima 

però anche no

- si è portati in carcere per un passo avanti e uno indietro?

lo giuro sulla mia testa, è stato bello incontrarsi

ti seguo, ti voto il partito

piuttosto che provare tristezza parlando del futuro del paese

lo faccio con piacere, mettere su i paraocchi 

come i cavalli

che ciò abbia o no la ragione

*

attestato di rischio

verbi remoti come barche

poggiate non servono

al mio governo ideale del piacere

 

da qui spettacolo promettente

latte che battezza la sua vittima ritardataria

- vittima s'intende

 

ora che le cose assomigliano a nessuna notizia

dacché al suo sorriso è girata la fortuna

 

quantomeno si è fatta attendere più del solito

la nuova stagione di prosa

solitaria come un problema di fondo

 

nessuno ha ancora capito come funziona questo momento

che è un grande amore per il resto

 

 

 

*

un fatto di levante

come i gamberi sottratti al mare dalla sua stessa corrente arrossano la spiaggia
dal molo là, una chance di fare inversione e godere della portata non comune
cala manna amara l’aria salsa (100 posti in tenda
come alle missioni). uno rinvia allo spartito aperto sulle gambe piene
e, più che attestazione di simpatia per la musica, dissimula in perpetuo molte cose
va da sé che finora sul ciglio della strada – palma del credo – palma del nettare
ha anime per l’avvenire

*

lorentino

a Elena

 

come si aggregano i pezzi sulla tavola

spezza il pane

il pane ricavato dal solco

Di lei che ha il saluto nella pupilla

lascia agli altri stringere

gli amici dai loro nomi

 

Il giglio che accogli al braccio come un figlio

è vetro percosso che si fa sottile

imboccando la curva

*

solidomondo

scogli e ombre giocano a fare l’auto inferenza
– come io immaginavo la strada a V
da una grossa moto

allora con – essere è fare – ho una strenna di scie
di corsa, e l’attrattiva che la salsedine combina
alle regole dell’età

che bella costa poi le distanze delle negazioni, di essere e di fare
quel sassolino in fionda per la caccia
alle salamandre

*

settimosenso

il giorno muore come un mortaretto nell'ombra 
di questa immaginazione 
tra le righe che premono / dentro 
migliaia di lettere /
non verranno mai bene, in questa terra di nomee,
hanno tutte le ragioni del mondo, però 
mancano di qualche segno in mezzo al cuore, dove non c'è 
una cintura di arbusti che inombri l'aorta, un ginepro 
o una fontana che disseti l'afa di sabbia onnivora 
perciò lasciatemi dei pezzi di qualsiasi materiale

*

sottotoga

loro spiegano tecniche
della vista a chi per l'usura
lancia corpi lignei ai cavalcavia
io ama le escursioni al mulino
io è pallido alle correnti sul culo
delle margherite

 

che lancerà di nuovo
da qua a là
isola prima dell'altra sponda
muri
poco forieri di ricordi
se non imbrattati di graffiti

 

io passo la distanza che è pari a quella
isola che io ha davanti

il qui ell'ora tenuti a breviario tra le mani del prete

 

 

 

 

 

*

parole: 203

poesia è fingere di aver trovato la formula per dire
che si vedono montagne sui balconi delle case
di transito

per quelle, la sensazione di averle già viste è forte
non dirò delle altre ai margini delle infossate, da buon pendolare
e tante altre cose

meglio che io mi fermi alle parole che espongono il mero pensiero
e bene o male tutti ci accomuna la cosa
che non richiede equazioni matematiche
profonde, sennò ci si perde

nel peso della montagna applicato al balcone di transito
di modo che a tutti i ritorni campeggiano sullo sfondo delle cose e se ne stagliano davanti altre
a seconda della giornata, e del clima e delle cose più o meno comuni

in breve ho capito che per quelle montagne percosse dai cieli di tutti i colori
e dai riverberi cementizi, nonché dalla macchia verde che si interpola
a seconda della pragmatica edilizia e del contesto

per quelle montagne lì non si può che usare parole gobbe
non storpie, ma gobbe; e quali sono le parole gobbe? Quelle che si piegano
per convogliare più senso ma però non funzionano
e ora incominciano a venire sempre più spesso

gli altri, dopo aver letto qui, farete maggiore attenzione ai balconi

*

inversamente complementari

qualche format convince che i discepoli
sono coloro i quali tirano a sorte

come di colpo è venuta
quella parte di lei, come il pane attuale
come un cappio

una di lei che conduce ragionamenti al traguardo
e li sposa, tutta vestita di soggetti
e aria

ma però del fieno che l’ha avuta
covando molte volte, e di una moltitudine
di orizzonti, io amo i sincronici
che pigliano uno di qua, uno di là

*

beep

ore morte online
anche ora tagliando i campi
sovreccitati da questa primavera
quarantottesima; non così morte
se danno di che guardare, da questa posizione sopraelevata
del pullman

io avrei immaginato la mortalità ai rovi e alle ginestre
il cedimento alla casa di campagna
con una colonna (la colonna si piantava in grembo
alle fantasie, dopo
che le ramaglie avevano dato le spalle cotte agli uomini)

l’ombra fatta di quelle cose, suppongo
un richiamo bruto al sesso
come il sentore proveniente dagli agrumeti dopo una giornata a 40 gradi celsius

e tutto il resto che mi viene tra una webpage flash e una java

*

stretching

Quali tag scegliere alle cose
per cui finora ho stelle e il levante amore,
se non che il mio nome è mora.
La stella là, di un altro seme;
dà l’idea che il tempo non sia l’inganno che dicono.
Come avverto la vista fallire dalle dita del pianista, 
una scintilla scamperà le righe
sul dispositivo di videoscrittura.

*

poesioterapia

cosa inventare per dire che il futuro gli cadeva dalle tasche
alla partenza dal binario uno
poi l'edificio immenso gli sapeva di scuola, di studenti
il pettoruto figlio di papà, il pezze al culo ma bravo della madonna
e l'acceso di luce riflessa
uno diverso dall'altro

se non cadeva allora la poesia come cadono le foglie dagli alberi in autunno

volete che non gli manchi l'aria al ducotone appena ripassato
o la caleidoscopica scala a cocci neri come corpi estranei negli occhi
accecassero, no, anzi gli si capiva facilmente dopo la rampa
una qualche nuova fantasia per la testa

ai tempi di oggi si fanno chilometri su per giù dei piani degli edifici sempre più grossi
capita un angelo incastonato in mezzo a un trend di grido e la bacheca della global cuisine
per richiamare la nota a io
neanche una lei o un lui da morirci dietro

io non può che ricambiare la stessa acqua fintantoché aspetta la scoria diversa

*

buks

quella copia paperback davanti alla fila
non ha un piano per il suo alloggio storto e di cartongesso
dice - mia aria, mio vitalizio - a caso
nelle lance del giorno non si vedono facce interessanti
non sarà allora un delitto marina
marina e bella sparge fiori unisessuali
ha dismesso i criteri
e l'offerta
come tutte le copie l'idea del tempo lungo
in più ha il punto di vista aperto e un complesso di rapsodia
mi ricorda tempistiche di provincia
come stavano all'ombra dei mandorli e mandorli in copia

*

selselim

battente alla membrana. la membrana sempre più sintetica
quello che faccio è un ballo scaramantico attaccato ai vizi
io invidio la godereccia banda bit_costipata
fondaia di tour terraluna

datemi cento e poi mille e poi altri mille
anni garantiti come questa
congiuntivite da contatto con le panoramiche invernali

anche a migliaia sentimenti gli stessi
più androidi
mia bianca luna stereotipata

*

cieli

dal mio lato il cielo aveva la forma di una chiesa di taglia media
chiudendo sul lato opposto una fila di palazzine
impiantate a un marciapiede a zattera a tre scalini
quale forma di cielo ai mesi estivi
e l'archetto di ore più calde spaccava il muschio
si cercava a processioni l'avventura dei bagni
poi nei giorni di pioggia
quando tutti obbligati a camminare storti
il cielo a forma di un intonarumori
nei riquadri delle finestre

 

io ora penso dal mio lato di cielo
che ha la forma di una chiesa di taglia media
chiudendo sul lato opposto una fila di palazzine
impiantate a un marciapiede a zattera a tre scalini
riparo dalla strada torrente
a quel cielo intonato ai rumori e ai rumori

*

spotlait

il ragazzo guarda, compiendo un giro completo
di altalena
un punto dietro quella apparenza di mondo, avanzando pretese
di un quarto d’ora sull’altro acrobata in fila
con i proiettori, penso: che spostino avanti la fine
va lo stesso sbieco di pioggia sulla mia masticazione ai frutti secchi

*

cosmonauta

la scritta non si legge bene qualcosa tipo ness
che sarà brillante
quando vivrò da un’altra parte
e quello si staglierà come una nave intergalattica
se non ora ha il potere di teletrasportarmi alle pietre
neonate del posto per il quale ci sono più prescritti: silenzio, quiete etc.
usavo andarci nei giorni speciali
assieme alla povertà che fa più grosse le cose come
appunto queste pietre tagliate da poco
e ancora bianche
però quello che sempre più spesso mi sbatte in faccia sono
le americanate che immaginavo
dai furti perlopiù involontari
da cui confermo l’idea che non ci sia modo di fare onestamente
si goda del quid pro quo come lo intendo io
suppongo quid il nome più attraente

ai danni dell’aria di lontananza e di malinconia che s’ingaggiava in quei posti a me così tanto cari

*

ob(b)iettivi minimi

io ha l’istinto dei piani orizzontali
eccitati alle tinte forti del mattino

da cui irradia grossi teoremi
ma non più grossi di un post-it

io ha un solver, ad esempio
degli istogrammi a barre
: andare a filo sui rialzi dei salvavita

poi che qualcosa lo rimanda alla salgemma nei fossi con attributi meridionali

il calendario notifica a io di leggere il foglietto illustrativo
dalla sua tasca

*

come sche

quelle scintille prodotte dai tram
per me luccicano come un fascio di spighe, non so per gli altri
nella piazzetta
cavi piegano l’illuminazione artificiale
suppongo non sia tutto qua il tempo di lasciare andare canoe nella canaletta

in rete isole incommensurabili me un pensiero cambia l’altro sé un morso persempre

*

paragraphe

a cento piedi gli inverni corrono come la panamericana
io dall’opposto
con il mio appalto per un viaggio ripetuto
intitolo canti a cappella

sempre a cento piedi in linea retta affiggono i manifesti sempre
fin dove terminano i filari e l’aria di castagna è come un demone inchiodato al palo

*

modalità classica

quantomeno i giorni sono sempre di più mise en page
per via anche delle cose che vorrei
dimenticare
come il giorno tanto lontano
o il sosia imberbe sugli scalini e io acrobata improvvisamente
non li avevo contati non sapevo ci fossero
così tanti scalini
qualcosa anche rimpiazzato, che non so ripetere
esattamente

what you see is what you get
se fosse facile con un colpo d’occhio mettere in ordine le cose spostate

*

aggiungimedia

data e tempo ho messo da parte
per le tue mani a lumaca che sono un pugno dentro
poi come le hai usate cercando il suono
poi la matita e poi la penna
elettronica

quei ricordi si incollano con delle passeggiate, con degli intermezzi cinematrografici
e con dei pasti economici alla old west
perciò ho capito che la felicità
di cui spesso mi domandavi
ha due paradigmi

uno porta gioia tenendo all’amo
l’altro, come suggeriscono diversi scrittori, è questo è quanto e di più ci attacca alla vita

*

la spaziatura

per non togliere limpidezza ai vostri pensieri

vivrò del clima

e degli stessi mezzi

che l’acqua sapeva degli uomini del loro desiderio di efelidi e candore

non sorprende il fermo degli attori sui carrelli

la lira sì

di nuova fabbricazione suona bene

sempre macchine di scena sovvertono l’ordine cui aderisco

ora qualcosa

per dare a questo testo di quei comuni sensi così cari a tutti

*

-a prima vista

levo al campo

il primo epilogo domestico

della rosa

per un po' non ebbe nome poi si rapprese come il bianco cibo

lo chiamai appena freddo

 

come probità di ante. come la cosa che si incaglia tra i denti

 

poca sanzione, se fosse rivolta là. una moltitudine donde doro

neanche sufficiente per il mio documentario

*

ammesso io

il tratto d’unione ha la sua firma
accostando

dello slancio, come lo chiamò l’inventore della piccola forma
lo[elle-o] alla prima
della impudenza inclusiva
del cenno che lascia intravvedere io ha paura

invece, qui, ripetitivo e due note che non accompagnano testo
una serie di icone su come baloccarsi conversazioni da microrganismi
In effetti non c’è mai stata insufficiente latenza
di cose, solo scadono tempi non infiniti
sempre di più

*

goccio

bisogna intenderli frazionati sulla fine
gli schizzi sui fogli d’album e la scolatura fresca
spoglia in forma libera per quanto
di moto contenuto alla stretta della controimmagine


girata su due versi cola. cola e dà sentori di ferro


immagino verde iridi il metallo del nulla dai punti
sullo schermo
atono
concordati della vista

*

non così lontano

se non fosse che la lontananza, o il poco verso che viene
di quando si coricarono nella stanza
di fortuna
fatti di sale di alghe brune strappate ai fondali bassi
li intorpidisce
come dai semi dei papaveri di cui non ricordano
la mollezza agli scompensi d’aria, o è tutto un farsi identico
alla sua attitudine morta
quel fraintendimento dei grammi tra un boccone e l’altro

*

la grammatica delle aste

giù nella confusione di gente lui si chiede
nel presente dove fare colpo come mangiatore di patate


un giorno, dopo che il vento ha soffiato da nord su tutti i ciuffi d'erba
c’è rimasta impressa nella mente la sua ruga
che andava e veniva
nella mezza luce dei campi dove aveva dato l'anima |che rimanga in rotta
dirà alla luna che si lavi la faccia una volta per tutte, perché ha stufato
si faccia crescere un albero a chioma larga
e impari a parlare


alla domanda com'è che il ferro galleggi non si è fatto imbrogliare
aveva la mente all'alba quando si stende sui petrosi
come dire son tutti miracoli. alla bisogna
aveva un nesso un biglietto avvolto a segreto e un verbo finto come la luna

*

del mai

nella diligenza che stringe il tempo ai fianchi

non so chiederti la mano

[« che si prova a farsi attraversare dalle parole d'olivo?

o da un roveto selvaggio»]

la levità immateriale del tuo sguardo è come lama

che non ha peso

di desiderio malcelato

assumo la postura incline al perdonarmi

di riempirmi la testa con fragranze stupefacenti innocue

nel nulla risplendente

come corde sfregate da archi innaturali

*

beyond the horizontal axis reversed

stanti gli appelli a coreferenziando e componendo

dacché concludere che il senso
è rappresentazione del medesimo oggetto
del mio e
del tuo predicato referente

ancora è dicibile stella del mattino
o oltre misura
è lasciarla brillare di termini inesatti
cui ascrivere questo senso di non appartenenza

volendo approssimare punti, uno per me e uno per te, sul piano astratto
per quanto cosmo di cormorani

allora questo grande mondo si contrarrebbe in te e in me

*

the cables of the pylon

quello scuote il bastone della pioggia 

anche spaccato e sanguinante

- è tanto, 

amico fratello padre cane

pastore d'anteguerra

 

più re sol e nella sacca 

gli fa 
'na viola do fado 

menor. un tutto che corrode 
molte rocce 

*

not belly dancing

anche gli esodi hanno l’ora di punta

e coppie infinite di sguardi
sotto i parasoli

un frassino sbava una casa una casa una linea gialla di metropolitana una linea gialla di metropolitana un portico di piazza centrale un portico di piazza centrale un cavalcavia un cavalcavia una betoniera una betoniera una copertina di rivista
con su un cuore tagliato a zigzag

io mi chiedo se i pesci se ne infischino
che l’acqua a isobate non ispessisce
neanche una bava

lei con la t-shirt bagnata di pioggia
dove vuoi che annaspi
un corridoio per il parco verde

un tappeto di locuste la strada
un nodo solo alle stringhe delle scarpe

*

nidi marittimi

per quanta lenza lo abbia scotto
lui sta lì
con la gola ai grilli

poi punta la canna e rilancia
contro il fischio di un aeroplano puntiforme

si volta. dà uno sguardo alla costa

facile che sia per gli arenili
dove giovani
si avviano a mettere mano alle nasse

*

central park

come sfilano i mesi all’occorrenze dei campi
io mi carico di ricordi
lo stesso guaio che viene a te
con il buio
sempre più spesso

fammi guardare nelle tue iridi 
le fiammelle delle tre

qui fa notte tardi
e questo mazzo di giorni ravviva
del rosso della stagione che entra
dalla radità di canne che terminano pannocchie

cos’altro se non inventare novelle d'amore
e incidere cuori nelle cortecce degli alberi a testimonianza eterna

ripensando alla ragazzina di oggi
prima - ora - poi
di quegli applicativi per il senso del tempo e dell'orientamento
apriva uno di quei sorrisi
 
vieni a cambiare gli spigoli alle stanze
pariamoci in mezzo
forse pure i sogni hanno l'anima di carne

*

methods 1 2 3

dello studio orale
o da tavolo
l’indicazione dinamica profusa è
                                              perdendosi

come di coloro i quali reclamano il tempo delle notti
bianche popolate di eco
o dei paesaggi sugli spot del turismo

o cose da bimbi come la scia del mini
yacht  telecomandato
lambiccarsi le pile di quell’aggeggio
fantastico

deve esserci un’altra ragione per i FORTISSIMO
dacché la parte fabbrile
del pezzo -per questo si dice stare sul pezzo
la parte fabbrile è rivolta
al suonatore e non al pubblico

questo si trova nello stesso ascensore
nello stesso subaffitto
nella stessa girandola di ipotesi
da qui a lì va da sé
come un automata
amando uno stilo d’ombra sugli occhi

il suonatore no. lui mette le mani in tasca
improvvisamente
come per nascondere l’arte

*

piddieffe

non c’è legacy per le orecchiette
gli spartiti
di musica io li sfoglio dal basso, per quello
hanno gli angoli gialli
gli angoli a piè di pagina, gli altri, quelli in testa, sono chiari
più chiari dell’avorio

non si immagina però uno spartito
usato che non abbia segni di orecchiette
che non presenti aree ingiallite o strappi

io faccio l’orecchietta semplice
so di altri che la fanno doppia e perfino tripla
e anche in basso

altri usano i segnalibri

 

*

impura come lettera bachiana

ho durezza là dove piace il ricordo del suo sesso vivo 
questo malanno mi resti stecco
io non ho mai peccato Spartisco le mie vesti al demone e al sacerdote Faccio ore di mare

Laggiù palpitano code di galassie come fossero parole Ne farò provvista per i silenzi
delle sue immaginazioni Come suo essudato, quando mi esclude trascesa o ascesa Non crescerò 
di un solo lembo per godere la stessa luce che mi espelle 
come zavorra e non stella o satellite o grano di pulviscolo che brilla

Mi basterà fermarla con i pollici nelle sue mani d'acqua piana e mortale

dividerle con la lingua la fronte Poi 
dimenticarmi del nome Finire i giorni nella sua ferita
io cellula delle sue grandi labbra al vento della cometa che la feconda

sarò acqua benedetta per i suoi lati privati di saliva

*

itaccese

di due libri sporgenti come le note che ho messo in fallo
adesca l’una
l’altra di corrente che allontana

il cui legno ricompone
la madre
non ha la doglia delle madri  
io ben fatto quanto la i di immaginario

palma di palma tra l’altro e un libro. se accento questa e
pecorella

più inoltro di nota di appetito
le corse urbane, do gli spiccioli a uno

*

eros blocconotesse

ho nostalgia del mio cinquantino
dei canneti alti e gialli
in corpo la paura della serpe
e le infradito

quando lei indossava il prendisole leggero

più leggero del vento, e godeva
la carezza dell’erba
ancora ho nel cuore il nascondiglio dell’albero sul cui fianco avrei sfrenato il sesso

do per buono il senso che gli davo con il lessico povero

della giovanezza, qualcosa come -l’amore mi vive-

così datemi ora qualsiasi nome dopodiché

francamente
sarò uccello che vira
a grande distanza sempre lo stesso nero
sempre lo stesso aeroplano

 

*

ferdinando G

non è il fantasioso dell'avventura

l'erba nei confini segnati

dai bimbi sassi?

(a proposito di giubilare)

 

caro, per il giubilo, sono prescritti fiato sabbatico e una maglia lavata con l'aria

 

tanto che si va di stelle e voga

in oceano. fusti di pianticelle\cavetti di scandaglio

*

l.l.a. 45 9 due zero otto

come non sorridere
facevo l'inventario
dei nomi che ben si appaiano con i pensieri
più facile fu comporre
una musica non tanto triste non tanto allegra
insomma né questo né quello per quanto poco
amate le musiche anonime

sort of
sarà mai paga
del fatto che se ne avvantaggi lei, di cose che traboccano
in altre che sono cave

donde quale voglia - io è una pagina! - se non di essere imbrattata

*

diapason

ho amato la casa sul ciglio della scogliera. Scavo della grande onda al largo di Kanagawa(*).

Il vento fissava il La quattrocentoquaranta.

Doppiavo il cielo, veloce e basso come fiato. Il calco dei piedi dato alla risacca.

 

Sembrano corvi appesi ai relitti, rami bruni silenziosi.

Sono tutti corvi, gli uccelli?

Risuonano. I fondali di stelle e mostri marini. La superficie che sfonda. E coglie sonni.

Apre l’atlante degli echinodermi

 

-  Baciami.  

 Indossi un profumo che avevo sentito sull'isola del falco e della maggiorana.

-  Sono stata a guardarti. Sul ciglio della scogliera che sgrana. Un poco alla volta non sfugge agli slanci boriosi del mare.

 

-  Oceano che non nominasti.

 

 

(*) Hokusai

*

figghiu ri buttana

che sia di -sofia: uno sbadiglio in libertà

cui poco è servito di vie

più nullaenti | si impara dagli alberi come si alzano le case

 

tu super|da un angolo della piazzetta|febbricitante accento|scagli ingiurie sui passanti

 

qualcun altro parla come te

*

futuramà

sempre diverso l'insieme delle affinità alla distanza di un tanto più i vantaggi del sonno

che è un dispensatore di stanze

in cui, finora, non si è disturbati. ai quattro canti della mia routine

accreditata

 

è venuto da sé che due punti irremovibili stanno insieme dopo

che li ho girati splendida ode all'occidente da oriente.  però non so se esiste il bianco


(tutti dicono: ciò che è dismesso attrae. infatti

la rapidità del mezzo la porzione

di viaggio stringendo i lati)  intanto che colpisce

l'alterità del ciglio


erboso che insiste cristallo paglia e così via

 

 

n.b. primo verso fino a -sonno-

 

*

dimensioni consigliate

dei diversi cunei con un ricordo sul fondo

se ne apre uno più degli altri

un cuneo con più grasso

sedimentato sul fondo a una aggregazione di oggetti

 

e che si è allargato come con gli anni l'ospite

nel materiale di costruzione

 

due spalti, il guardrail assediato dai rifiuti

lo sbocco

autostradale più storico che ho

 

attoniti come gli elementi decorativi sulle porte degli edifici

che tempo ha sgrezzato

immaginette di miracoli e di santi

*

ad vento

donna dello stesso sentimento raccolto

come per muovere le vie

incantate

dal timore dei palazzi

e delle cinture

 

è lavoro nei quartieri dell'accoglienza

grossi edifici sulle rotatorie

 

rampe accessorie emergono con i promo messaggi

 

il vagito è risalito dai seminterrati alle terrazze

amplificando lo sforzo dei murales

i condotti

 

tutti gli uomini un po' volanti un po' giunchi di sponda

in febbre novella daranno spettacolo

secula et seculorum

*

questua d’asilo

le occorrenze fanno incalliti fingitori del progresso

 

come che sia finita nel silicio

gaia o stella

indicherà la madre che ha offerto il seno

dai suoi dolori

 

sapesse o no del negozio approntato dai figli

per mutuare quantomeno una casa

meraviglia

 

che inciampi nei monumenti dell'amore che non perisce

 

e giace a un pilastro della città

in uno mirra

o cassata. nondimeno incremento

di sé

 

tanto daffare in un fatto impreciso quanto

il rapporto tra una freccia e l'anelito che essa conserva dell'origine

 

a Natale 2013

*

esondazione

essendo una lente dal tempo dei miei soggetti

e l'emozione ha delle lucidità

 

non è un caso che il sasso conservato nel nascondiglio

si chiami amore di chi

 

se mischiato

è uno dentro l'altro

 

io pretendo un parametro largo con cui parare i miei sacchetti di sabbia

*

attrezzi vari

non che uno pretenda di fornire
risposte o dare verosimiglianza a ciò che è comune
pletora di eventi uguali per tutti
non ce n'è bisogno 

 

non usando chiodi o martelli
come li cattura

scarti di decimi di pane

il bastardello che si aggira per i dormitori all’aperto

 

*

che dovrei farmene di venti milioni di euro

ditemi se avete in casa frassino che dissecca essendo
materiale scarso di nome e di fatto. io
, da questo punto in poi, cerco lo spin-off | poiché è
cosa comune il poeta d’amore. A me lasciatemi l’aria della zagara
, che viene in casa dal giardino, di stillarmi
la testa con gli anni; la corona dritta, rovesciata a destra e a sinistra
, come nei graffiti gli spazi là : conici

è palmario in questa landa il presentimento proiettile psico-comandato

 

*

touring

sul tempo e sull'ombra

mi soffermo

consumando cibo

 

progenie

come correvano ondate di sabbia sotto la tonnara

e un sentimento da imbarcato perenne

 

e più si allungano e più sono piume

e solleticano

un addendo piuttosto che l'altro

 

*

redirecta

che tutti spendano del tempo sul difetto del loro sistema

è mare che non si spiega

perché sia minore

dell'acqua

contenuta nella tazza

 

la tazza conserverà col bevitore il rapporto sommerso

 

l'altro fu tempistica provvisoria

e olo-

 

che ha significato donazione

 

*

res

è termine di genere non detto - cosa -

come le iniziative

che avevano codice il sudato pungente a prescindere

dai piacca sempre più diversi 

 

è anche dicitura conveniente

di cose che stanno

come sta il pasto al dente cavo 

 

però a me piacciono le cose favole ben scandite

 

come ai bimbi

che aspettano facendo le facce

sempre più spalancate

 

 

*

rag

hanno segno vivo

i pezzi che irradiano  

da una posizione di vantaggio 

 

metterò in vista una moneta di pause e di tempi

 

non di meno ad esso resto

io partito 

di fede e altra mistura

 

salute triquetra dolce 

*

in gran dito

che cosa c’è nelle facce dei giovani

oltre le commessure coatte per l’assedio

degli automezzi

inoltre
le isole non emanano sentori di ammendanti o di genziane
prevalendo congegni e metallizzate esalazioni di urina

io mi tengo il posto che sarà avanzato

e di passo

faccio caso all’ombra

come di uomini esatti

*

annali

a chi di agenzia che orienta
(mentre invece distoglie)

occorreva

il lago

tutt'uno con la sommersione del campo

 

accezione di tempo e contempo

canale

partito

circolo

come di sovrabbondante. o di dato, o di accento non fedele

al convenium

 

dove io osteggio è una frequenza

 

*

farmaco per l’invenzione

datemi uno strumento che sia compromissorio
semplice non semplicistico
poiché è segno l'arte da cui procacciare
l'istante passato di fino. non _ismi non _istici invero
sottraendo
eludendo
sostituendo

(lei) esternava
a delta
e fiato che può darsi corsivo
come di cesura di colei che copulasse con l'universo

 

per quanto
a forma di grossa mela rossa l'imminente agìto degli uomini

io non ho la costituzione della gariga

*

garamondo

cercare il vuoto come un legame tattico

in che modo esplicita

il pensiero

da mettere sul piano e oltre

un sorriso per la fantascienza

 

lo credessi schietto, io ripeto che l'offerta

del calco di ieri

è una forma di intelligenza del bisogno

e ricuso almeno qualcosa

di poco chiaro

 

*

difàrad

di superficie e di fondo la corrente e la corrente
di marea surclassata


con ho guidato greggi sciolti sul versante
sussidiario

io ho un deformatore impiantato. altro non è che ali
dappertutto
di chiara e distinta luce. ali informate alle fini
dei mesi

 

 

*

07:55

tutto fuorché il silenzio è l'ipotesi
di cori eterni
come uno che ha modo di pensare
dice
solido

ho raccolto dei frammenti

dove tranne me il corredo della stanza
ha molte gambe
piantate


avrà di che interrompere le apnee l'edificio morto
come gode il materiale secco quando è ammollato. la sabbia emette diversi canti

molte gambe scardinate a momenti dai battiti
i vetri esplosi dai respiri

 

 

*

promenade

qualche giorno ha un andamento

di pezzo

e tutti formano

nei toni dell’alba

 

come il giglio si offre al fuoco che giammai ha toccato se stesso

da dove

è ricorso enumerare l’aria

*

cassare

è qualcosa

che i pneumatici trattengano l’erba un po’ atterrata

com’è dei cigli

 

intossicata / per dirla

com’è

stellata alla pari delle parolacce - che amor di tondi di flauti a undici

tutte le cose di quel tipo

                                    presenti alla semina terminale non prive del vino

 

amore

           che non avrà occasione com’è

d’annata il ruscello a lato

cui avevo dato intonazione interrogativa e coperto di sassaie

*

retrocompatibile

devo dare atto alla copia che ha preso la posizione più esterna

sulla mensola sporgente dalla parte marittima

sezionata per tre ore medie

diurne

col nastro che finisce bifido

Avrà provato 

 

che cantare di pancia significa

appena sorge 

 

ma io non so cantare

nonostante i 15 metri di Sleipnir e molto esercizio    John Cage: "In A Landscape"  

 

*

maggiore minore

 

a Belinda

 

usi sorridere con un angolo della gota
più tonica
tu

 

che hai gli occhi invidiati da tutti
loro d'altronde
si ritagliano i cieli a forma
di lunghe emicranie

anni che mutano le spine dei fichi in papille

sei interamente
precoce
che la costa della penisola ti sia oltre
cara

*

filovie urbane

lei tiene d'occhio i margini
e occasionalmente
i piedi

che non sappia indossare i pantaloni no, ma però 
ci si muove a scatti 
come per rigovernare brevi tempore
la parte labile di sé

lei non può sapere dell'aria che risuona
l'Assenza
dalla sonata 26 di Ludwig
venendole di mano
la casa liberty introdotta da due pini

e non sa di lui, che l'avanza di qualche passo, del
segno ruggente su un avambraccio. l'incarnato per quanto
bronzeo

perciò io temo
l'eventualità del rosso

*

gaudium et spes

 

presumendo sia silenzio
l'ordine nominale
d'adozione

l'impiegato ha deragliato dal piano di form'azione

 

(io ricordo le infinite sere di corsista)
e neanche una stella

 

"pago bancomat la mia quota" - dice - puntuale
non osserva le etichette
non sa dire i nomi del sindaco e dell'assessore. Lui va col jack

 

e fisime permeando lo
statico a cui non si sottrae
neanche con tutta vitalità di progetti e un ventaglietto di
fondi quattro conti

*

emissioni sonore di imbarcazioni da diporto

che sia somiglianza

o la stessa inattendibilità delle fonti

la minore ritmica è lieve

l'altra incostante

 

inzuppata. e emerge timbrica a pretesto accento

 

sulla à riga

d'acqua che le accomuna. Non

il capriccio vegetativo che si è appigliato alla roccia

 

non lo spensierato ardore per dì vita

limitrofa, provvisoria. Il mezzo oscilla, di provvigione

e di piccolo reato

 

come stesse lì a parare penne spennate

 

e pegno di lode alla corrente

 

 

 

 

*

gate settembre 5

fa fatica la statura di un uomo, però si vede

 

di norma è usato

ciò mette in dubbio il silenzio che c'è di là

come un che di incline alle fini

 

di loop: o di che carburare i motori; effondere un registro onnipresente

 

le scie calanti per aria

lo share

infine - io un altro e una cosa - a basso regime

 

ricorda un'ora di certe torride

improvvise

di là

la cementazione di fronte

 

 

 

*

idee nuove

dell'ecoquartiere
dura la pietra bocciardata di più nonché
l'impasto di cemento e colorante

 

alternativo 
alla pietra di cava locale
Poi soglie e altre piccole cose
addirittura sì: di marmo rosa di brownfields in greenfields

 

Io cerco di inalare qualcosa d'imbibito
nel miraggio che si solleva dal pallido manto
e dai pannelli 
fotovoltaici
di quel ramo del corso principale nord sud
                                                                                                                                                                                    Poi un operaio in trasferta 
ha lì per pranzo
una rosetta e doppio burro

e della perplessità nello sguardo Chi per il legno chi per il metallo

 

 

 

*

barattopoli

val la pena la solitudine come noialtri
erede di una sordina di qualità
eccellente

             piove


il bosco si  prende gioco di tutti ammortando le gocce                                                                                                        sonore

come sarebbe ovvio aspettarsele
guardando poco più su                                                                                        

le more di rovo valgono almeno una lamentazione

:
della vernice fresca sull'asfalto sbava

è tossica

 

 

 

 

*

meta stasi

si assomigliano l'acqua e le ombre

e una lucina
una lucina che fa da spartiacque, e anche
farmaco placebo

 

con le istanze
di angeli tuttorecchi
a storie di pollici come di terra smossa che si rovescia a valle

 

allora si pensa distante, la madre di latte   Iannis Xenakis - Metastasis (Spectral View)

 

*

top amabilitas

non avrà capienza degli estremi, e l'insistenza

della volta

 

però che computi infinito                       

 

che apprezzi il distillato di sidro e altre                         

liquide panzane                                      

 

sta all'impianto di pubblicità come a titolo di volume: it's free and always

qualcosa sui cassetti a chiusura ammortizzata Ligeti .etude no 8  (audio + sheet music)

 

*

layout

lamelle sì in interiore
digià frazione
d’illuminazione

sito che sottrarrei alla bega dei sopravviventi. Manutentori

di veneziane
unità di unità

di bocca in bocca passò verme di scatolame
e acqua
dall’acquasantiera del quartiere

tuttora pulsazioni
pulsioni
celebrazioni orali. A tergo

il percussore ha innato di sfregare la campana

*

deb

che sia commettere d'oltremare
un lapis-traccia
alcuni segni

non c'è vista maggiore che nell'evento non accadesse se non
per la différance
tra la posa del suo sguardo
e l'indice che porta a un luogo

non credo di nominare
dei nomi
ma una silloge che apre stagione e termina messe
si imbroglia coi capelli il fondo del mare
risuonando nella vela

lo skipper
il vento frusta      Hans Werner Henze - Serenade for Cello Solo (1949)

*

man’s system

è sempre della mezza il frequentatore di pressocché tutti i cannati giorni
(l'aggettivo
gliel'ho sentito a una matematica TIC)

che il giada è una ridondanza di labbra

però ha un sistema che impatta

non si diparta giammai, il goal
dell'omaggio floreale

spampanati. subito
abbraccio lungo e prosperoso?

robe da zine
di fine corso

*

un euro a sigla

cinque campi di calcetto
un posto di tribuna
molte facce più tonde del solito
baccagliando, chi dice: vale!, dice: valete!
genitoriale

qui il palleggio paga lo si vede dal pensiero applicato al gioco

in cuor mio rinnovo verbi
gambe corte
la fregola di una maglia
finché non sbaglio i cenni di una signora sull'ottantina

ho per la testa l'alleluia della sera <acronimo>

 

 

 

 

 

 

*

condività

se credo di essere incartato in nuce
probabilmente non sbaglio
dato che perdendo quota io

l'abitante si fa vivo, nella corona di persistenza
o conosce i miei orari
e li sorvola

comunque sia una qualità io còmputo
che non deve eccedere la agile luce o si dirà in errore
di mezzi di sussistenza e di un'altra vita
la vita
             io sono ai canyon
io sono perito di
anni e di distanze di larghe caligini

nativa di pomice e soffio la rosa tipica
se la sciala non per volerne, e non lo sa che è particolare   scarlatti sonata b minor K27 - L449

 

*

acme

lui palesava diletto per l'archeologia 

trattenendo un certo male di vivere 
ha accostato  
la foto di una vela capolavoro d'ingegneria edile 
a quella di una comune cappella (specificata  
d'oltralpe) 
in promozione  

 

io ripassavo a mente un passaggio di quattro accordi e segni 
di ripetizione 
tra la tempera e la corrente 

 

poi dei ricordi di latino e degli assaggi di convenzione 

 

glielo si poteva indovinare  
che gli ufo avranno grande immaginazione

 

 

 

 

*

fermo è un punto di vista

aggiorna è il comando che invio più di frequente al programma di archiviazione
 
come avere qualcuno alle calcagna la furia dei dati e l'ente
irrogante la stessa
 
pena che vie più toglie prontezza a PVA 
progetto virtuale di accudimento
in fin dei conti il beneficio della cataratta
 
la guida in linea suggerisce suffissi endo e ente: per abbattere i tempi della scarica
l'idea è venuta in mente a quelli del GLI
 
gruppo di lavoro e qualcosa

*

cronistoria di una serie

opzionale o flag dell'opportunità

ho convoglio | alla guisa di te, ragazza 

di tutte le cose che non capisco; che hai le gambe lisce cosicché il raggio ti incaglia

pressappoco trasparente | non è una voglia

che ti tiene insieme

 

ma la formella ciononostante | combusta

assottigliata in vita

 

io stolto di chiodi e l'utensile solita fortuna 

non posso che parcheggiare disc'orario all'isolato | ricorrere alla nominazione
cosicché la traccia agganci le frequenze di cui l'aria si appesta
come un timbro che accoda gli avvenimenti dei frassini e la vitalità strenna delle corde di minugia

 

non ho avuto scambio con il passero caduto da uno dei rami congelati

accantonare dolore e soglia    T. Albinoni - Op 07, Concerti a cinque

 

*

io apparento

è voce di una rete  

che li compone. composta corona, da al di là
esterofilo

che l'assenza
e l'intero usassero un campione

mille grazie per l'occasione. tutt'al più dovrò un euro

di fatalità. cosa
sono un euro: non ci pago un hors d'oeuvre

ai dì della misura edifica
si va un corrimano. si va a fare

il giro di cavalletta. si va a di che bagnare la mollica

una soluzione espressa  Azio Corghi, Charmante Gabrielle

 

 

 

*

regole del gioco

i discepoli cercano l'offshore sulla mia fronte

si saranno persi
il pop pimple spuntare dal liscio

 

passiamogli il frusto - dice
il consiglio io dato della mimica benigna del cominciamento
- si allacceranno le scarpe, porteranno gli
indumenti fantastici e ricchi

 

loro gridano
loro danno fastidio

 

io ho a noia, immensa noia, gli appunti per gli anni
di dismissione

 

probabile che si nasca alla e-stasi (derogando fonda mentali) col gioco del cielo e dei pantaloni

Krzysztof Penderecki - Polymorphia

*

ammarare

dorsale di grooving

di contrafforte alla metropoli che chiamerò sofia 

 

giusto di legame, discontinuo dai registri
o canto di sonnifere lunghezze
invece 

 

segnalare alla leva, qua, là, l'arte nelle mani da un lato
innaffiare ermo 

 

come va al gelsomino la sulla in orfanezza
fintantoché 

 

non macchia i colli di caso strambo di racemo di casta e di capra

 

*

QI emozionale

Alin e A sono due che non vanno a un sol tempo
ma si fondono
pigliano per una parte dove 
non conta: ma l'impronta

l'impronta sul greto, anche sproporzionato

un fenomeno d'annata. il tronco come la grancassa
decuplica l'orecchio. ballano
bevono latte

scuotono, scuotono: è ritardo intorno, la
fa franca

quel canone inter eventi
di mutilazione 
di fra
di sub
di poster

però che sopravvento. loro. cioè più sopra al vento    Dvořák : Romance in Fminor, Op. 11

 

 

*

moulin

dal pezzo di legno intagliato, dalla voce roca e dalla sillaba
una breccia che dà sul cristo finto
ma in persona, ripetuto

qua sotto tutto frutto di incesti: da quando 
in qua uno storpio sulla cresta dell'onda

da applaudire la miglioria dei tempi che corrono
le conchiglie torneranno
sui genitali dei maschi. un credito di ostensione

io mi arancio, quando cade il laccio che preferisco
la rosa meticcia che chiama le rocce e i cespi per canzoni
espleta il suo esercizio
magico

e io scalino in cima. vale l'intero ammontare, suddai me
che non sopporto la brachetta. al fumo non ai sassi 

 

*

manuale di acustica

nullifica è mano leggera

gran copia di dossier e di cartelli 
distanziometrici
affinché non colga di sorpresa. l'aria 

 

di qualcosa fermo. nativa di un lembo di nazione

fa fede a vista (moto) di sentire. ma la neve   Luciano Berio  Encores   Luftklavier, Feuerklavier, Wasserklavier    David Kadouch

 

*

palme da datteri

tutto ciò che lega è prigione
donde è vero che si va di prigione in prigione

questo è, che il cosmo è microcosmo dove
non si fanno escursioni eccezionali ma si succhia
fin che ce n'é

basta e avanza, come al ragazzino non importa di essere al mondo per qualcosa
piuttosto per qualcuno, non facendo discorsi a mente

crescendo, al mattino ripassa
ciò che credi piaccia a molti principalmente non piace a nessuno
ciò che conta è essere dentro alle cose, non fa caso che se ne esca bene o male
ciò che sembra importante non lo è e viceversa
una porta chiusa è per bussare
e tutti gli altri slogan personalizzati e trasmessi di generazione in generazione

tra i benefici del pensiero astratto c'è che è un rapitore
attraente, ciascuno si immagini di essere rapito dal partner appropriato
poi a turno, quello concreto, farà la volta del boscaiolo e della lavandaia

c'è chi mette insieme grossi pensieri, solitamente sente il dovere di aprire_ qualcosa nei cadetti della nuova generazione
secondo me l'ambizione più gratificante è spalancare gli occhi degli altri

un giorno colui che ha spalancato gli occhi incrocerà il suo mentore
e saranno scambi di pacche    Massenet "Meditation" from Thais, Yo-Yo Ma

 

 

*

Orecchiabile di calzare

è anonimo chi riporta i segni di aver avuto cibo
e un posto circa riservato
di folle

avrà di che essere sovrastato, genio lo guidi in bocca a un pescione

un atto di fiducia equivale a prova d'autore che solidifica
ma questo linguaggio grosso non si giova
di verticali, e per quante rette non un solo ponteggio di sale per la papilla

però è piacevole una fisionomia che va per tentativi, l'altro è meraviglia
l'io, l'io che è un altro, e dare a intendere
textbox al contrario alto
come costruire case dalle carte da gioco

 

 

*

ad faccenda

qui è in avanti, che i bar mancano di caffè
e le sindromi

a morning fare a morning insisti are
e dolcificati sospiri
in barba alle comuni esitazioni

quale che sia il significante dei tavoli a cadenza oraria sormontati
e accostati
qui è in avanti, chi viene e va

curiosando e non s'inganna
che le pause settimanali fanno capire semplicemente che si vive per le strade

*

note a margine

a quelle estensioni dove le spighe come ora 
sono cariche della stessa domanda che urgeva 
gli affetti da eterno, solo a più onde
godono
con l'arietta. avranno confabulato, alterne alla macchia
 
le spighe si piegano agli psico passi 
fintanto che il posto non curva 
in perpetuo
 
so che da qui a lì non passerà un jingle 
così mangerò una spiga per farmi la giornata
e non nomino altra erba
o non ha nome. Coscienziosamente credo sia così

 

*

fattore

io è conclamato. e anche questo: facsimile per fondare. rifondare
 
discorsi poco seri placche del moderno e leitmotive
l'aria conferma tre due uno e cosivvia; dà corda, io, scende la pietra serena 
 
effe distanza tra un libro 
e l'altro inclinati 
come espressioni facciali
 
per un soffio cosa. non occorre altro tag che vendere, comprare   Arnold Schoenberg - Erwartung, VIII-IX

 

*

datemi un’armonica a bocca [...]

datemi un'armonica a bocca, ci farò una nota neanche presa bene

 

 

mica c'era un contasecondi dietro ai sentori di mosto e gelsomino

poi è fisso che uno se ne vada col diario dei lupi parlando alla luna

lei per caso è arrivata, chiedendo informazioni
ci sono una vita prima una vita dopo
lei risponde
che sa
parlare tutte le lingue

lo scivolo di qualche metro
aperto
oltre il rosso delle sequoie dell'epoca del Cristo

l'incarnato chiaro
gli indici lunghi
infiniti

ma chi di soldi ne ha per andare in giro, chi no, non è questione di avere le palle

c'è ragione, che le strade siano servite dai paracarri

 

*

lago di pasqua

che sia applaudita con mani grosse
l'acqua del seno prossimo
alla secca
dacché giace come un documento di rito nel suo caso
certificato santa coppa  

che sia allo scopo di scuoterla dal suo meraviglioso
autocompiacimento: deponente di vivere – accesa e massima, oscillerà
di gioia [che è g di succhiare]

intanto che ci va leggero il serale, cattura tutto ciò che è fornito di illuminazione

ferme le mani! Mozart - Requiem in D minor, K. 626 [complete]

*

pneumatici da neve

razionare il percorso dal posto di lavoro alla dimora
è quanto suggerisce la strada che deborda a destra
con una certa regolarità quel respiro
è un conforto

però dà l'idea di più
della lunghezza

fa che le cose siano diverse da un giorno all'altro

sapere che i suoni sono interpretazioni personali aiuta soltanto a parlare in mente
comporre giri

il ritmo è tuttora quello delle pedalate in zona industriale
alla sera nuovomondo
da lontano

battezzarlo Urschrei in cabina, uno con nebbia e un altro no

 

Steve Reich, "Music for 18 Musicians" - full performance with eighth blackbird

 

*

i ritorni delle sei e mezza

posti
dove una linea d'ombra è tesoro
le terrazze a bocca di balena
sapevano di polpette allungate di mollica

a quell'ora c'era come il coprifuoco
e durava un poco
il tempo di levarsi il sale
con gli spara acqua
giocattolo fatti da una gomma per innaffiare
e un rubinetto da giardino

allora davano due rintocchi le campane

e saliva da est
un avanzo d'aria salmastra
scaldata
dalle portoghesi

come qui le pale di una turbina fuori uso

*

gambe a ti

sono le otto e quarantatré
non alieno è il filo d'erba che di già prende
il verso del vento

chi avrà di che informare l'almanacco
poggerà il culo su un grosso cruccio
il principiante strimpella e non si fa in tempo a registrare che sprazzi

appunto per questo date alla gente una filmina; si usano il giallo, il noir, l'horror
qualcuno lassù gli assegnava di già una mentalità rap
a blocco a blocco
modelli del detachment

qui se ne va dall'acqua al sale   John Cage: Six Melodies (1950)

*

ad ox

i pilastri danno ritmo di lato
e viene da tamburellare sul piano del cruscotto 

 

dei graffiti, che sono segni pressappoco bianchi, mi piacciono
particolarmente quelli con il fisico a ics
e un ovale di sopra
così si capisce che è gente 

 

quelli si vede hanno un proprio style. tutti gli altri o
gridano o
ripetono moduli che avranno senso, a una certa velocità già ondine: ingoiano

quel che cala 

 

, epperò verrebbe meglio con una stecca MATS EILERTSEN - The Void 

 

 

 

 

*

semitono diatonico

 

 

fa radice di due (√‾2) un allegro fratto

la contrazione del costato

 

indole non trascurabile se da qui a un punto qualsiasi

lontano

la stessa logica dell'assalto vale

; che sia dispensato o no dalla sua natura di soggetto

storico o mentitore lui

si passa da una mano all'altra le caldarroste

 

in mezzo al piazzale   George Gershwin - Concerto in Fa per Pianoforte e Orchestra (Bollani-Conlon)

*

emancipazione dal lavoro

andar per sterro uno ha male ai calli
                                             
e fa
a becco a grado a grado. ora che si alza, lodato
: ha dato un'ala di prospettiva

numero uno impianto estrattivo
poi bruciatori e canne
fitte fitte
 
tu guarda la masserella che sgrana, come io sgonfio le gote
supino 

*

essercizii

 

 

può la bellezza del giglio salvare maddalena di radente al suolo

il piede dei diversi linguaggi essere scandaglio
argentino
anche se, in questo tempo e in questa sezione di quartiere, non è di più
che uno stemma ipovedente

mentre invece un attivo di super cori convenzionati con
la pubblica impresa delle costruzioni - dum

loquor, hora fugit -  se c'è modo di giovarmi
di un leggio di grandezza media sufficiente a
dispiegarci tre o quattro pagine
per volta

tirare giù un paio di temi di tutto rispetto da fischiettarci la bella stagione entrante  

Essercizii Musici, Trio 5 a moll - Allegro - Telemann

*

classic

così sei qui, come hai preso il marciapiede alla tua destra
e ti sei inventata un passo, una pietra da
fermacapelli

e non puoi sapere, tante cose hai detto
quando ti sei accomodata a esse
e un drappo sfilava
di lato
per il vuoto d'aria del traffico

le cose devono essere opportune, devono far piacere. Devono rendere felici
allora io, anche stavolta, ti chiederei di incontrarmi ancora

*

in taberna quando sumus è un brano allegro

fate voi che leggete i minimi sistemi di calce in calce
:
è sempre lei. che sale a monopinna
e trilla
che qui significa aritmia, o fuori da

una risma di segnalibri s'imbeve di seme, si cancella

la mezzombra nel giardino; da pupilla
a pupilla, cercatela. Additivo
e scoria    Henryk Gorecki da Tre pezzi in stile antico_ Nr. 3

*

navigator display

crociere da cartella dei documenti qualcuna
più di altre a schema libero [start with a blank record]

questa è tromba! che inizia sacco e termina smoking

il ritmo stroboscopico che è
perfettamente inutile a questa nostalgia
un bordello di cinquantini
mascella larga

TOA scheduled: 07:55, effettuare il sorpasso

può sembrare occasionale, che la rosetta di luce scolpisca
la mano di grasso alla curva 
del passo del lupo

*

cosmos

il pittore diceva: «la calce è eterna»; e intonacava
il soggetto un versante
il versante una parete di case, sulle quali
arrancava
con il pennello

nel cortile una giara, molto capiente
donde ancora:
«ho le cose che mi servono: una dimora, il mobile, la signora
l'arte

poi una giara, che l'ho ricavata a mano libera, è il mio nascondiglio»   Peter Eötvös: Cosmos (1961/1999)

*

co di perifrasico

è in cima il momento di insufflare
in un seno mondo
poi
nascono desideri ardenti e nasceranno uno a scala
 
questo, questo è cabina: tavole celesti, francobolli della prioritaria, forza si gioca
cucù
l'alogena sta su un supporto per piccì
 
sì girare è una delle maggiori attività tonde, argomento cogente: come dire partito
 
è di condividere   ALDA CAIELLO CANTA BERIO E SCHONBERG

*

uomo/a alla panoramica: meriti

è tattoo machine qui dove c'è una strada dritta fino in punta
e radici spaccano le case

i cui cancelli hanno su delle maschere

le mensole, i blocchi di pietra
cavea
e pendio propagandano un punto cardinale. bella area per lo jogging
e per la versione angelica dei pensieri

come un pensiero viene con le voci alte
 
da parte a un kit di percussioni procacciato da arnesi poveri e lasciati

un fondo dei paraggi   György Ligeti - Musica Ricercata [7/11]

*

cognitivo non cognitivo

mare increspato al venticello della stagione dolce

quando ha perso gli spifferi puntuti, la sua parola azzurra

fa scivolare lo sguardo come fosse fiamma 

disciolta nel mordente del sorriso

e rallenta, sulle linee del suo viso semplice

 

sognare un blu madonna e farle posto

senza curarsi del primo piede 

o della curva alla schiena dopo la parola

 

una ventiquattrore che impacchetta la città, un'altra cadenza di esistere

tra le mani le gambe e una carta

 

le luci muoiono su erbe diverse, dove poseremo il seno di latte

il vischio della sera che accorcia il fiato alle case, alle porte, alle finestre obliterate

a giorni di ruggine rosso vivo

 

le bandusiae fontes sono ai tetti del mondo come sugli aeroplanini di plastica

tattarattattà

a sognare la sponda successiva, un punto, una sensazione, un fruscio, un drappo di lino 

che mormora nella semioscurità

una libellula, un nome di libellula, un suono, una pulsazione, un'appendice, una cometa

*

inframmesso

inframmesso definisce
l'arancio
che pungeva  
alle narici, ma un sentore di sociale perfetto
 
benedette siano tutte le donne incinte
l'onda dell'acqua battente che sovrasta la base
giornaliera dei decibel 
 
lei è lo scarto tra il marciapiede e il primo striscione
 
del potenziale non molti nomi
invero una modesta riserva
di provocazioni non gravi, un sol che cade sul 
 
mi ritardando    A Little Jazz Mass - Bob Chilcott - Busan Harmony Choir
 

*

soprattitolo

strumento inefficace la marca del tempo
vale a dire: cose sottratte alle cose
come una nuance, se fosse muratura, o pannello ligneo
a un'ora mezzana

a caso è caduto
un capello
fermasangue

sta come 30 a 1; anche migliaia, indecifrabile collecta nella mano


ohé covo di segnali

trasportatori


gemme del lontano, sono del dentro o del fuori gli occhi   Debussy - Nuages (Nocturne)

 

*

natura della distanza

tra la e là
un numero impreciso di rondeau
largo d'acqua che è
commisurato

                  a noi: l'inciso di coscienza e arte
con la fisiognomica del vento; orizzonte a tutto compreso

abash abashed abashedly abashing abashment : voci del serale

 

quieto assetarsi: così. come appare
vicinanza: variamente cospicue
le luci
della sponda opposta   J. S. Bach - Sonata for Violin and Clavier in F Minor BWV 1018 (2/2)

 

 

*

trekking à la montagne Sainte-Victoire

tutte d'olio e pennello le cose. anche il muretto, là, alzato sopra una vena d'acqua
di meriggio sempre più inflazionato: le mutande stese
sulle pietre
e tra le pietre un disordine di fili d'erba
sguinzagliata

le anime delle scarpe. sporche di sorbe e di more  Pelléas et Mélisande - Act I - Scene III

*

smarinato


casa di mora. Cura stagionale
di colonia. Il cappio alle salamandre
per ore

poi molti diversi anni auto muniti: il ferro
dritto
sul ciglio

(ancora una palata di terra coltivata per le ricorrenze che altro)

.Ora è storto

                              Luigi Dallapiccola - Il Prigioniero I-IV

 

 

 

 

*

dispersi disertori gente tesa

 

 

quale paragone rende, in termini di misura
della invenzione; vale a dire di tensione. ma ciò che qua interessa è intercetto
cavato da una materia insulsa, fusa, polverizzata
cauterizzata

la palma riempiva la mente di immaginazioni di nomi di cose e di persone
; ad ogni modo qualcosa di più di giornaliere farneticazioni che piuttosto si attaglierebbero a neri di seppie ridotte in pappa
 

*

mu(s)sica: neoplasia dell'innersound | chiamasi pistolera di note-fruste
passanti per un qualsiasi lì grande affamatorio
di risoluzzioni    Sarah Chang - Sibelius Violin Concerto in D minor, Op. 47 ( Zweden, Radio Philharmonic )

 

 

 

 

n.b. le righe 6 e 7 sono ovviamente un solo verso

 

*

di soli e girasoli


lei ha gli occhi di limite d’oltremare
 
dice
 
.mentre vanno
a piedi nudi sull’erba. diamogli i ricordi
di una mattina semplice; il in levare di uno scherzo
 
lei è una spiga secca a pagina quattro del libro di tre pagine
-e- come di Piet
non distante il ruscello Stephen Hough plays Paderewski Nocturne

*

a fondo

di quiete l'idea più ferma : oh alba, superesse è la corolla sul campo di grano

cuscino, rorido fosso. Dove si
rilascerà il muscolo 
Che alligna mordente nella coscienza di una fine; una a grammo aria
per aria | cava di sogno _ARIA

di stretto, e le gambe allenare e ottare : non sembra che un'ave
non sembra che un'ave    J.BRAHMS:Piano Concerto No.2 Op. 83 K. ZIMERMAN,L.BERNSTEIN

*

unetto di homunculus

\Franco Donatoni: Tema (1981)

 

 

un acquaio il mondo per quanto mare

Che penserà il golem | finestra pallida l’iride
una buona idea svernare \ snervare l’archetto
su la

rotolare sul dorso | cacciare denaro per una 

riga d’ombra | tendere lenza sugli amplificatori del sonno | causticare

soltanto ieri dissipava

il caldo
bagnando la nuca

serve una spugna per lo stecco di stella; che muore dalle risa | dalle salve d’artiglieria

 

 

\Toshio Hosokawa - Vertical songs I. for flute solo

*

chiar’ore

cosa verrà sfregando le corde grosse della commedia
: escrementi o cose


di pancia nettate
della frequenza muta per antonomasia: mille
(più mille) esplosioni siderali di non-parole; solo scie di cronaca

(leggi qualcuno dei libri inclinati a 30 gradi)

non c'è bellezza se non sbattuta da procella
d'anima [non-eterna non-etere]. Per ciò dico a me stesso: siano
invocati i resti del fasciame di un'arca sfondata

i lassi tra (i) fulmini e (i) tuoni
buffi   Arcangelo Corelli, "La Follia"

*

il supporto

il senso comune dice che le cose sono
perlopiù gemme e parassiti


lei è la stria che infiamma alle basse quote con l'aria ferma


allora vorrei essere un cisto
o anche un semplice ciuffo d'erba capace
di aprire l'asfalto

*

alto

trapassa, l'aria spessa

d'altrove; il mento monta le code particelle

 

checchessia è [non-nulla comunque]; che non prende

e così non ne prendeva, la fioccata di manna, forma

non quel-

-la che non s'appiccica

 

ma però galvanizzava   J. S. Bach - Contrapunctus 11 - Die Kunst der Fugue BWV 1080

*

sol minore

che avrei amato i larghi. della stagione prima
il coito dei sassi che appiccano il fuoco

non potevo sapere. Che il sole impedisce l’oltre. ma una viola sa
scandagliare l’essenza/flusso per innestarci un rubinetto. farne
fonte e pennello per il suo ritaglio;
Nel bagno d’arresto. Là, cocciuta. Ricava uno iato e fotte
lo smog

Invece conosco la vaghezza del getto
la macchinazione
delle gambe. dure come minerale rappreso; non ancora sasso di stella