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Raccolta di poesie di Silvia Scorrano
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Fiamme di drago

Occhi di drago 

che sanno vedere il fuoco

senza venire accecati

rendono vivida la scena 

del tereeni bruciato. 

 

Spirali di fuoco 

sulle gradinate delle offese,

saltellano i demoni a più riprese.

 

Quell'oro che luccica

dello spirito immortale 

rese lesto il rivale

e di questo cielo fumante

che mostra il silenzio 

prende del tempo 

lo scarto da soffiare. 

 

Vedo nell'ombra

il profilo del nemico,

alleno lo sguardo

ad essermi amico.

 

 

*

Fiore

Mai un fiore

Fu visto fiorire due volte

con gli stessi petali.

Mai un fiore fu visto crescere forte

sullo stesso stelo.

 

Di primavera, d'estate o d'inverno

nel silenzio di un giardino segreto

con un sole piccolo ma forte

che puntava su di esso

di rosa splendente. 

 

*

Viaggiatrice nel tempo

Strinse il tempo

i nodi di sangue

in vene irrorate

dal veleno della famiglia.

 

Slaccia il tempo

i coaguli nel ventre

di dolore e patimento.

 

Mostra il giorno,

il qui ed ora,

luce in abbondanza

sopra il mio capo.

 

Vivo nel vuoto

e nel sentimento

di un battito del cuore

viaggiatore e solitario

che si accompagna

al respiro

dell'amore universale.

*

Faro

Nel perfetto discernimento 

ho condotto la mia nave

sino alla riva opposta 

di questo profondo mare

durante burrasca senza timone.

 

Oggi guardo indietro il faro alto

che mi orientò in navigazione

e scorgo Te in postazione 

a dirigere quel fanale. 

 

Amico mio

mi hai offerto la tua guida

nel silenzio del mio viaggio 

senza la mia. 

 

Ti son grata

per il tuo coraggio 

che ti rende al mio cuore

uno spirito più saggio.

 

Ora osservo questa isola

conquistata col sudore 

e mi appresto a costruire

quanto persi in precedenza:

una casa, una dimora

cui realmente

appartenga la mia essenza. 

 

*

Tesori del cuore

Corre sulle strade

tracciate dalla luce della coscienza
la conoscenza di ciò che deve esser conservato
e di ciò di cui puoi restar senza.

Conservo
d'oro zecchino
il dono del sorriso di un amico,
la mano che mi abbia accompagnato,
lo sguardo che il lato oltre l'abisso
mi abbia indicato.

Conservo
la parola nata col sentimento
che umana mi orienta
ad afferrare d'ogni giorno
l'essenza senza presentimento,
privandomi da ambire a
superflua perfezione
che non s'addica alla saggezza
del proprio nome.

Conservo
del mio prossimo
la condivisione
di umiltà e coraggio,
di tenerezza e umanità,
di candido amore e compassione,
grata di aver incontrato
l'altrui divino interiore.

Tutto ciò respinge
dalla mia vita l'illusione.

*

A punto croce

 

Coincidenze

 

congiungono i punti delle esperienze

 

con ago e filo su tela di stoffa

 

nel quadretto della propria esistenza.

 

 

 

I miei occhi

 

seguono al ritmo di un punto croce

 

tutto quanto s'offra giorno dopo giorno

 

a indicare la trama di senso,

 

a realizzare in un disegno di cotone

 

il motivo della mia esistenza,

 

ma talvolta mi sbaglio

 

e congiungo in linee dritte o storte

 

esperienze che non vogliano per me

 

indicare costruzioni di senso,

 

che non abbiano da mostrarmi sulla tela

 

fiori, foglie, orizzonti o oggetti

 

da appendere nella mia galleria personale.

 

 

 

Talvolta il caso,

 

anziché il destino

 

propone motivi e movimenti

 

alla mia mano di sarta dell'immaginazione

 

che non vadano seguiti e raccolti

 

poiché mancanti di ritmo e armonia,

 

di uno schema per realizzare una forma.

 

 

 

Talvolta l'osservazione

 

fa guizzare

 

molteplicità di motivi

 

che non si sappiano metter in ordine

 

pronti solo a generar confusione.

 

 

 

Nessun disegno a punto croce,

 

poso ago e filo

 

e con l'eccesso di segnali

 

che non portino

 

a compimento di un disegno

 

taglio corto.

 

*

Appuntamento al tramonto

Se vorrò 

verrò a rubarti un bacio

come una ladra di segreti

celati tra le labbra di poco schiuse.

 

Lo farò all'ora del tramonto

quando il sole si prepara

a precipitare 

trattenendo le tue mani con le mie

al confine del giorno 

per renderti partecipe

di quella salvezza interiore

di quel limitare l'ombra

e abbracciare del sole

la più tenue e soffice luce

della sera,

quella che dell'amor 

e della vita

conosce l'arrivederci e a domani

nell'attitudine più sincera.

 

 

 

 

 

*

Anagramma

 

 

Siamo tutti un po' artisti

sui cieli del nostro inconscio

nei fiumi del nostro stesso sangue
con lo sguardo fisso

sulle crepe del nostro io in vista.

Siamo tutti un po' melanconici

e entusiasti di questa partita
che giochiamo con noi stessi
per ridonar senso
alla nostra vita

quando ebbra di sconfitta

muova incerta il passo

e smarrisca la strada diritta.

Siamo eclettiche menti
testarde e irruenti
che quando si sappiano coscienti
volgono contro al disordine

la rima e il colore,

il suono,

il modo di parlare o tacere

alle "altre genti". 


Quel che si genera

nel disordine

quale arte

è il tuono 
del proprio nome

scandito ora
lettera per lettera

come un'anagramma

in modo originale

per una identità 

scardinata dall'irreale.

 

*

Frammentazione

Strappi nelle giunture del tempo
sulle vesti di chi portava coraggio e dolore
cosa resta
quando spazio e tempo
rimescolati con rumore
tolgono la storia al tuo nome?

Possibilità molteplici
prima trattenute
divengono strade che si diramano
dal sé al tutto
e sei nel verso delle ore
che cantano speranza,
che cantano l'ardore
che gridano certezza.

Sei il ruggito di un leone
trattenuto da una vita

sei il passo pesante di uno spirito
che cammina di vita in vita
sei leggiadria di una donna che deve nascere
che è rimasta rinchiusa nel proprio tempio interiore.

Sei il grido
di disperazione
per chi si intromise
a determinare disordine
e illusione.

Sei impossibilità
che si tramuta in viandante,

fatta di amori

di gesti che li impressero per sempre
nella memoria più preziosa da conservare.

*

Lago le ore 3

L'ultima ora del verno interiore
schiarì luce

per le successive stagioni
e lo fece dischiudendo l'amore per sé.

L'ultima ora
della morte agganciata alla vita
si mostrò sotto il sole
e nel suono
delle foglie mosse dal vento.

L'ultima ora è stanca,
ma non è quella di una dipartita,

è luce di consapevolezza
che cerca la sua vera via di uscita.

E' stata tracciata una strada
da solcare con coraggio
che congiunge il passato al presente
per un rinnovamento reale e trascendente.

*

Amor durante la tempesta

Mi innamorai di spazio senza tempo,
della bontà del cuore di un uomo
ancor fanciullo,

della luce sempre visibile
in qualunque inverno,
della speranza e della compassione
senza termine,
della sincerità, dell'attenzione,
della premura.
Mi innamorai di un'anima
che mi faceva pensare
che probabilmente
il miracolo ero io
e che tale miracolo si manifesta quale nuova vita
quando mi fossi del tutto ridestata
da un tardo sogno di sofferenza e dimenticanza.

*

Angeli

Angeli

disconosciuti dal mondo

dimenticarono il sogno

di incontrare l'amore

poiché l'umano profano

incastrava nell'illusione d'esso la vita

in un finto fulgore.

 

Angeli

si reincontrano maturi e più forti

nello spirito forgiato

dalla resistenza al dolore

a consegnare maggior luce 

nel rispettivo cuore.

 

Come specchi di un sole

di un'intelligenza maggiore

tramutano assieme 

le esperienze passate

in nuove lezioni di vita.

 

Guarigione cresce 

nel silenzio più vivo

e consegna al futuro

il biglietto di arrivo.

 

*

Goccia trasparente

Di quale trasparenza 

è l'anima umana

quando si avvalga del diritto

d'essere se stessa.

 

Natura suona

come melodia costante

nei cristalli che operano trasmutazione

a ricordare l'appartenenza 

a un flusso di energia

che lega la vita terrena 

a quella celeste.

*

Spirito

In desueti spazi
ignari alla finzione
osserva quieto lo spirito
lo svolgersi degli eventi
e traccia,
attraverso i solchi dell'anima,
possibilità evidenti
per rimaner ancorata a Madre Terra
per veder rinnovata in ogni istante la propria gioia.

Esso ascolta il sentimento
si accorda ad esso in ogni momento
e versa nel cuore
sostegno e leggerezza.

Muta l'ordine del tempo,

infine suggerisce "aspetta".

*

Semplicità

Semplicità

coordina la bontà d'animo nel corpo,

genera quiete,

mostra spazio all'affetto,

rende,

di un abbraccio,

sempre viva l'impronta. 

 

*

Incontro

In tutti i luoghi dei mondi
umiltà raccoglie il segreto
che l'umano ciela al suo prossimo.
Sorge
e attraversa
sogni e apparenze
poi
ridesta.

*

Luce nella notte

La luce del lampione
accesa sul sentiero
in cui io e te 
ci incamminiamo
mano nella mano
nel cuore di una notte deserta
abitata dalle note profumate di una magnolia
di questa primavera.

Un appuntamento
nel centro della propria essenza,
un viaggio, redento,
nella propria passata esistenza.

Conosco dal tuo nome
e negli incerti passi,
la destinazione.

Come per altri incontri,
ma unico fra tanti,
mi porti sino all'uscio
del mio cuore,
ma non lo vuoi forzare.

Con un bacio
mi apri,
nuovamente,
al sentimento dell'amore.


*

Viaggio

Non navigare acque troppo profonde
quando non ti attenda un'imbarcazione a vele aperte,

ma mira il cielo nel buio più pesto
per scorgere le stelle che costruiscono un sentiero
che conduce al proprio essere
senza sfuggire più al timore del vero.

 

Non mirare lontano quando cerchi te stesso
resta nel punto in cui sei
e mostrati nuda
senza gli abiti che ti vorrebbero bella,
piuttosto nella pura bellezza
senza l'inganno
che la paura dell'altro seppe generare.


*

Oltre il tempo

Assaggiare la vita di sostanza

oltre il verbo "devo"
e cogliere che la sofferenza
che ci disturba
è l'eco lontano dell'amore perduto

per noi stessi.

Ricucire le ferite del tempo
con nastri dorati di nuova coscienza
e veder crescere nuove radici insperate
grazie a un atto di vera pace con la propria madre.

Nella famiglia c'è il seme della concordia

e il seme della discordia,

ma finché prevarica l'ego
a soffrire è l'anima
che, scevra da ogni condizionamento,

non conosce fondamento

all'attitudine del dolore e del male.

*

Piccola poesia

C'è seta che avvolge

i pensieri più intimi,

marmo su cui posare

le certezze.

Tra lutti e speranze 

nelle danze il mio cuore

si sottrae alle nefandezze,

ritrova il colore intenso

delle carezze.

*

Spensieratezza

L'amore sussulta

coi singhiozzi delle risate

che portano torpore al cuore;

si esalta

una gioia intensa

come sentinella

di una fresca meraviglia.

*

La ricerca del bello

Colpite le forme vacue

che sottraevano spazio alla mia essenza,

tu mi spingi al bello,

al di là della consuetudine

poiché sei il riverbero

di quanto non s'insegna:

la visione

che lambisce ignoti orizzonti

e infrange l'intuito

nelle molteplici formazioni dell'inconscio

che occorrono

ad un'anima sensibile

per abbracciare interamente il mondo

nelle conformazioni

dell'invisibile.

 

 

 

 

 

*

Senza confine di separazione

C’è un filo conduttore

tra il mio silenzio

e il tuo chiasso

che mi fa ascoltare

quelle ore

trascorse

divisi

eppure

mai

disuniti:

sei l’eco

della mia stanza interiore

e io

la finestra che proietta luce

sul tuo,

nonchè il mio,

amore.

*

Rediviva unicità

Un lampo ha fotografato

i miei segreti in una stanza

mentre, sulle orme di una musica,

l’anima

era impegnata in una danza.

 

Tenetemi stretta

a quest’atmosfera

quando m’immergo in me stessa

e lascio andare

la cognizione di appartenere a quest’era;

ogni preoccupazione sfuma

per venire incontro

all’attesa

senza imposizione logica.

 

Tenetemi stretta ai miei desideri

quando la maturità

li voglia più severi,

più inclini all’obbligo dell'adempimento

che alla volontà

di riconoscere in essi un sentimento

poiché debbo guarire la mia speranza,

far si ad ogni costo

che si divida dal trasalimento

per ogni cattiva usanza del pensiero

quando, quello,

investendo la mente

ti sa privar di te stessa

e del presente.

 

Suono dentro 

come tuono

in risposta

a quel lampo lontano:

fauci che si spalancano per

mangiare ogni mio errore umano e,

nel metabolizzarli,

urlare un sussurro

di ciò che da sempre

Unicamente Sono.

 

L'amore

che può abitare in me

e viver solo della mia forma

non voglio dimenticarlo

per fare il favore

ad un insistente tarlo

che divorerebbe carne e mente

pur di vedermi dedita

a lustrar la pochezza,

insistentemente propinata,

dall’altra gente:

la moltitudine

che s'armeggia di supponenza,

ma tristemente

abili nell'autoinganno,

smarrisce il cuore

di ognuno di loro,

della razza umana,

il più grande dono.

 

Se m'appartengo

vivo

e so,

scongiurando il tempo,

il desiderio redivivo.

*

Tempo al tempo

Tempo al tempo, 

la vita senza un propretario

s'appropria di te;

nella mescola delle emozioni

si scambiano di posto

su una scacchiera le illusioni.

Entro e fuori

l'avversario e il temerario

poveri di forza,

ma ricchi di stratagemmi

per rapire nella soddisfazione

i secondi ai dilemmi.

 

Una vita 

che pare una partita a scacchi

all'ora del tè:

un gioco che intervalla ogni mossa

a un sorso di quiete.

 

S'avevo già vinto o perso

per colpa di un termine di cronometro,

non avrei mai appreso

che la pazienza,

pur non riparando alcun danno,

muove sempre

vittorioso lo sguardo verso te

e raccoglie nella memoria

l'indicibile superamento

di ogni rischio e supplizio.

 

*

Nuda ossessione

Nuda ossessione che mi succhia energia

l’ombra del passato si è gettata

come nero inchiostro

su una via gravida di splendore.

 

Cammino più ricurva quando ritrovo l'offesa

perché grave è la mia pena

quando, per la prima volta,

posi il piede su quell’ombra

che dalla gioia mi rese aliena.

 

Eri andato nel tempo,

evaporato come volto,

ma ti sei trasferito

nella muta d’un altro:

sensibile creatura

di spietata ambiguità.

 

Mi si stringe il petto

a sapermi di un amore umano inesperta,

quando sovente il cuore batte forte:

ha saputo resistere al dolore fisico,

tracciare arcobaleni tra insidie senza freni,

ponti che mi sollevassero

a guardar da più alta prospettiva

quel che da vicino m’avrebbe risucchiato

nella morte senza di vita aspettativa.

 

Come fanciulla con dei gessetti

incornicio la tua ombra

gettatami davanti,

come a recintar un dirupo

che esorcizzo

coi colori delle emozioni

che per ingenuità riconosco.

 

Ho cercato sempre pace

tra le lotte delle iene,

ho cercato di divider istinti e sangue

che ribollivano, in quelle, tra le vene.

 

Come mezzo, come mandante,

per insegnare l’armonia,

non so mai

come schiarire le ombre

di chi compaia con nobiltà di intento

e poi se ne vada via.

Confondo le mie ore ripensate sull’amore,

sul valore dell’intelligenza

nel saper addestrare l'uomo

ad unire l’esigenza

di far battere degno il suo cuore

con l’istinto animale.

 

La pace non è una colomba

che fermi il volo per metter i piedi

nell’inchiostro;

per suo istinto

non sosta mai nel buio

di qualunque posto:

sa orientarsi nell’aria,

traversare l'immensità

orientata da una bussola divina,

per posarsi

ove possa vegliare

sulla luce condivisa.

 

Nuda ossessione di sapere illuminare

quando volano

le mie intuizioni come luminare;

chi non oserebbe mai rimettersi in discussione?

Saper trovar rispetto come regola di vita

che sospenda ogni lite e,

a chiunque,

suggerisca

di  rinunciare alla dipartita?

 

Tu ombra m'hai insegnato

che la pioggia cancella i miei recinti;

a me non resta altro che sorpassarti e,

su quella via gravida di splendore,

continuare ad avanzare.

 

Ho imparato inoltre che 

non s’è vista mai una iena

che sogni d’esser erbivora,

non s’è vista mai una colomba

che sogni d’esser carnivora.

 

Se i miei occhi hanno appreso

so altrettanto riconoscer 

come il sogno va trattato:

con dolcezza e riservatezza
affinché non si allontani il cuore
a costo dell'amarezza.

*

Principe

Solo uno stolto scambia l’amore

Per un legame pattuito con l'autoelogio al suo reame.

 

Questa è la storia di un principe solitario

senza cavallo

e di un grande giardino,

di fiori freschi che quando era infante

s’aprivano sempre

ai primi raggi del mattino.

Oggi il tepore degli interni

s'avvicenda a notti di rigidi inverni.

 

Oh mio grande bel guardo

che si getta sui tuoi possedimenti,

sono ancora piccoli, ma grandi neg'intendimenti.

 

Io ti scorgo tra gli incanti

di un lavoro per stare avanti:

ritto e desto ad attendere

che si regni sugli indegni.

 

Oh mio bel principe

senza giardiniere,

senza nella reggia

né uno sguattero né un giocoliere,

le tue piante stan soffrendo dell’incuria

delle tue pene:

odono la sofferenza

di quel cuore

che non suggerisce

alle rose

di rifiorire.

Nelle ultime stagioni

son sempre state preferite piantagioni:

alberi da frutto per sfamarti,

per guarirti,

per assaporare il tempo

e inghiottire il dolce di quelli

affinché si confondesse quella nota

con l'acidità delle interiora,

di un apparato digerente ammalato

a tua insaputa:

troppi sassi sullo stomaco,

dolori

con cui crescere

e dimenticarti dell'infanzia.

 

Non un uccello che provi oggi

ad insidiare il tuo canto

quando la tua grossa voce

spezza l’aria,

quando le tue urla

violentano il silenzio senza alcun rimpianto.

 

Oh mio gran bel guardo,

io vedo

nelle lunghe passeggiate solitarie,

durante le quali attraversi altri boschi lontani,

le ombre che s’allungano col tuo passo

e asciugano le più segrete speranze

per acconsentirti

ad accogliere il sonno ormai lasso.

 

Molti sono i visitatori 

che nella tua reggia ascoltano le tue sviolinate:

sai condurre tutti al loro posto,

ricordare a ciascuno di loro un buon proposito,

e nell’attesa della successione

t’alleni a vincere su mute platee

pronunciando poemi che ammaliano,

trattengano l’attenzione

e alludano a un futuro di innovazione.

 

Oh mio bel prinicipe,

molte stagioni sono passate,

il petto è forte,

la voce è grossa,

il capo è alto,

ma dietro

si nasconde una gobba pronta ad alzarsi:

se non volgi ora lo sguardo al tuo giardino

sarai costretto

ad osservare anzitempo

un più intimo declino;

L’ultimo inverno subì il maggior gelo,

la primavera appea trascorsa

l’ha soltanto reso più leggero,

ma tutt'ora solo di brina s’abbelisce,

quando spiove quel cielo adornato

di nubi di tristezza

che non colano sul tuo viso

per l'orgoglio che lo impedisce.

 

Oh mio bel principe
la tua reggia è smisurata

e l’eco che offre ogni stanza

ricorda il numero delle vittorie già raccolte

nelle tue passate vite;

odo questo gran rumore nel silenzio:

si muove l’eroismo senza mantello,

si muove la sciabola senza medaglia sul tuo petto,

il macete, la fucina, l'arco e sinanche ogni altro offensivo orpello

per ogni avversario allora sconfitto,

oggi un degno fantasma che ti paga con fantasie il fitto .

 

Ora s’alza un nuovo astro,

l’amore si era insinuato oltre le mura,

presentatosi come tenuo candore

ha attraversato spesse tende

sino a sfiorare la tua guancia

come caldo raggio di sole.

 

Sai che forse l'unica nuova stagione

sarà la portatrice d’ogni provvigione:

che non assecondi solo l'appetito,

ma nutra anima e cuore,

guidi la mano a non commettere alcun errore e,

in una successione

conseguita per merito di un Vero Onore,

potresti veder sbocciare

quelle rose

come primo segno di

reale clamore;

tutto questo mio bel principe

se t'accorgi del fiorire di una rosa

se t'accorgi dell'Amore come,

alle tue segrete preghiere,

la celebrazione di una risposta.


Sii degno allora a regnare,

ad esser riconosciuto come Re

dal tuo reame.

 

*

Clessidra

Ho inclinato il tempo

e forato una clessidra

affinché ciascun granello

fuoriuscisse alla deriva

per cospargere una superficie

liscia e scivolosa

che gettase nel vuoto

quel che alcuni chiamano

il racconto e le speranze di una vita.

 

Ho osservato mucchi di ricordi

disseminarsi

sino ad annullare la memoria

dissimulando quel che la ragione ti consente:

scambiare l’evenienza 

con ciò che all'emozione è l’evidente.

 

Ho guardato entro il vuoto

dietro il volto di un vetro soffiato

che prendeva quella forma di clessidra

e ho visto due parti speculari della vita

dimenticate nella loro similarità,

ma che, analogamente,

raccoglievano l'attenzione

nell’intercambiabilità

della direzione del pensiero:

passato e futuro sono gemelli

incaricati a gettare idee in granelli

per scandire il passaggio di un non ritorno

ed ingannare così un girotondo

ad essere sempre chiamato tempo.

*

L’imago e il magnetismo

Dove sei

quando i polpastrelli

vogliono sapere lo spessore della tua pelle

tracciando i confini della tua figura,

quando le mie unghie

vorrebbero suggerire un brivido

in quelle zolle di carne 

scolpite dalla bellezza.

 

Dove posso trovare

il tuo sguardo

quando voglia fare bagni

al chiarore della luce delle emozioni

che da esso trapelano.

 

Dove posso incontrare

le tue labbra

per assaporare la tua passione

lenta e vitale

che mi inghiotta infine nella frenesia

del sentimento

che si sprigiona dal mio e dal tuo petto.

 

Dove posso ascoltare

il tuo fiato

accordarsi al ritmo della musica delle sfere

che accompagna i nostri corpi

quando si trovano ad unirsi

sotto questo infinito

decorato dagl'astri.


Dove posso sentire

l’odore della tua pelle e del tuo sudore

quando sei così vicino

da farmi naufragare

nelle onde del piacere.

 

Dove sei

quando ti sento così vicino

senza averti ancora accanto,

in questo spazio di tempo

in questo tempo nello spazio 
che rende vivo il magnetismo anche a distanza

in un brivido che indica

la risalita dell'energia nel mio corpo.

 

Ascolto tutte le sensazioni che

dall'eco della tua immagine,

delle tue parole e

finanche del tuo silenzio

amplificano la capacità di saperti

identico all'Amore.

 

Sei l’avvicendarsi

della mia luce con le tue ombre,

delle mie ombre con la tua luce;

la copia speculare della mia personalità,

una frazione della mia anima che traggo da ogni rima,

nascente e sempiterna,
del mio candore con la tua fortezza

della mia dolcezza col tuo vigore:

poesia che si fa udire

in un estatico modo d’essere

della nostra accoppiata;

sei la seconda impronta della mia identità,

altra carne

che ospita la mia stessa

metafisica realtà.

 

T’amo come il vento fa sentire l’aria,

t’amo come scossa che fa vibrare l'anima:

tu la manifestazione della mia energia nascosta.

 

 

*

Lavica

 

Buie foreste

di rovi e piante orticanti

tra spine e arbusti ostacolanti

incedo

col passo lento

in un ascesa altalenante

tra un inciampo

e un rialzarmi costante.

 

Verso la cima del vulcano

del minaccioso veleno sovrano,

le strade

di lava solidificata,

rigonfiamenti di una terra

già bruciata,

sono promessa incerta

di una nuova eruzione.

 

Senza la solitudine

alcuni tratti

sarebbero di carboni ardenti:

essa è

l’antidoto che dal dolore fa redenti.

 

Pesante il mio passo

più solido della roccia raffreddata,

nell’affanno della speranza

si gonfia il diaframma esasperato:

senza urla

nell’eco del congedo

dalla luce stroboscopica

di quella gente, in tale città, da cui mi diseredo.

 

Nel buio alberga la quiete

con cui m’avvicino a una cima

visibile a uno sguardo a infrarossi

già allenato nelle notti insonni

a scorgere verità di bassa densità

nei panorami di sogni non più ignoti.

 

Mistica ascesa verso l’unicità,

irriducibile alle richieste della società.

 

M’affaccio al cono del vulcano

e l’oro che luccica di un’eruzione già pronta

assorbe dapprima lo sguardo e dopo sconquassa le membra.

 

Non ho bisogno di schivar la natura,

la sua violenza 

già mi appartiene nelle interiora:

sangue che scorre senza sosta nelle voragini

nell’attesa dell’ora

che mortifichi d'apparenza le immagini.

 

Calore e dolore non turbano la mia anima

che non si fa cenere, ma del corpo bruciato vapore:

essa s'invola in attesa di un ritorno migliore.


Non è ribellione ma appartenenza

a un destino di distruzione che m’afferra

e dilania

per ricucire l’anima all’elemento

che, per me, è veleno e pozione d’eternità:

rinasco di fuoco

di luce abbagliante,

mi rendo più forte

fatta di una nuova natura senza mandante.

L'anima mia torna ad abitare

in un morbido pezzo di carne

che cela una nuova ossatura di roccia vulcanica.

Nel suo ricreare,

ricreare a sua volta

la luce anziché andare distorta

ora squarcia l’anelito dell'antica sopravvivenza,

nel rinnovamento di una vita che ora si rende

nella più grande magnificenza

fedelmente autentica allla gnosi personale che lo spirito conosce silente.

*

Luna

 

Su un dondolo di Luna

si rilassa l’anima mia,

nel riflesso del sole

che brilla nella notte

si scalda la schiena,

quel corpo che la sostiene

sottoposto ad ogni pena.

 

Desideri senza sonno

nel buio risorgono

come fragili appendici

di un'inarrestabile volontà

che mi ha apposto un paio d'ali

per consentirmi di volare fino a qua.

 

Mi sembrano l’altre stelle

più accorte di quella del giorno

a guidarmi verso il mio sogno:

esse voltano le spalle alle ombre

che spesso trovo legate al mio passo sulla terra

e, nel buio, tracciano

un sentiero tra costellazioni spinte nell’infinito,

tracciato che s’accorda all’ammirazione

della mia opera inconclusa.

 

Quassù, più consapevole del mio percorso,

isolata da ogni altro distraente canto,

mi ricordo d’appartenere

a un tempo che non divide la notte dal giorno,

a un universo che non conosce chimere.

L’aria che posso respirare

è il soffio più puro dello spirito che mi protegge,

ossigeno per ogni cellula che costruisca il mio corpo,

unico custode di un’anima che s'illumina.

 

Come petali di un fiore appena sbocciato

lacrime di gioia mista al dolore

scendono dalla luna,

cadono sulla terra ferma,

depositando tracce di un desiderio ancora irrealizzato.

Con la fase crescente dell'astro

comincia a scivolare il mio corpo

e raccolgo negli occhi

la memoria di quel prezioso tracciato.

 

Spesso, ora sulla terra ferma,

camminando sotto il sole

che sia tra boschi o città cementificate,

scorgo tra qualche petalo

un seme

che è già germinato

segno che,

seppur distante,

l’infinito mi ha già graziato.

*

La certezza

Sottile ma tenace
il filo che lega ogni cosa:
la speranza.
 
Come burattino
ti conferisce una posa
aderente al vento,
e grazie all'arrangiamento di un polso divino
trascendi le strade già solcate
e, in questo tetro teatrino,
raggiungi il più disperato mutamento,
persino.
 
Oh, non c'è spensieratezza,
ma la luce
dell'onesta coscienza
che rende conto di ogni passata azione maldestra
d'ogni atto
che devi aver commesso
ben prima che la memoria prendesse forma
in ciò che nell'intelletto
è ammesso,
in quel
che ha lasciato nel karma un'orma.
 
I passi scollati dal pavimento
nella mossa dell'anima
avanzano sopra il firmamento,
nel buio
di quell'infinito silenzio.
 
E il dolore,
la sconfitta persino,
non muta la gioia
che trattien la speranza.
 
L'avanzar verso la meta si rimesta
nell'inafferrabilità di ogni accidente
con l'ineffabilità di un costoso presente.
 
Così la felicità accade
come il triste inciampo
nella virtù d'esser già oltre, ma qui,
vicina ai desideri,
ma ancor prima guardiana
dell'opportunità
che ciascun d'essi si avveri:
un lavoro senza tariffario.
 
Conti le tue giornate
che t'attendo a un traguardo
e quello, come per dispetto, s'allontana
con sorriso beffardo;
allora guardi la giornata
come un traguardo
e il futuro s'abbandona ad essere
la bella copia di un'illusione che,
ora cieca,
domani prenderà gli occhi
da un'altra dimensione
in un mutuo scambio
tra preveggenza e divina provvidenza.
 
La vista muta nel corpo senza tatto:
i sensi s'affinano,
le distanze variano
tra persone, cose e sentimenti persino,
non c'è più un metodo adatto
a misurare il cambiamento.
 
Ah, l'amor dimentico è sopraffino,
quel che sapeva lasciarsi cullare
senza preoccupazione,
quand'oggi, invece, apri ogni giorno un ombrello
affinché ogni piovasco altrui non leda il tuo sospirar solitario;
nel ricordo
l'entusiasmo
s'accomoda nel divario.
 
Ogni cosa
come volto di una medaglia,
nel lancio di una continua scommessa,
ti fa provare
ora la vittoria,
ora la sua rimessa;
non è il successo,
ma il fremito di riuscire a sostare nell'adesso,
che ogni giorno motiva
a cercare il tuo cenacolo.
 
Mentre pasteggi,
nell'abitudine consueta
illuminazione e perdizione
si intervallano per brevi istanti:
come la muta di un animale
che si prepari a una eterna stagione
senza rimpianti,
senza riconoscer nuova occasione.
Non siedi per nutrirti,
ma ti svesti e,
su quel pavimento,
cade la tua vecchia pelle
che il tempo confonderà
con la polvere di un istinto alla paura ribelle.

*

Anime gemelle

Precipitano le ore scomode

assorte in contemplazione

di un pensiero leggiadro di velluto.

Si svestono i dubbi.

Il corpo di un desiderio,

cristallizzato nella nuda ostinazione,

danza lungo le ventose correnti

che scompigliano le brame;

uno spiraglio di passione

che scopre la carne

s'avvede nell'infinito

dell'immaginazione.

 

Lungo i viali fioriti

d'una fresca stagione

i petali tracciano la mia risalita:

con lucente ricordo d'amore

s'accompagnano i sensi

che si dissetano d'ogni meraviglia,

si destano con somma attenzione

a mirar quel cielo sconfinato

che richiama due anime

a darsi appuntamento

seguendo una storia già scritta

per la loro unione.

*

Resilienza: nell’abisso e dinnanzi all’infinito

L'abisso e gli squarci di cielo

 

Sulla superficie dell'abisso,
con lo sguardo all'orizzonte fisso
Sotto un cielo cupo opprimente.

Quando la luce è uno squarcio 
che dal cielo proviene come dopo un lungo viaggio
verso l'acqua di natura riflettente.

E sei nel vuoto 
di piedi che annaspano cercando superficie
e sei nel pieno 
di una natura che ti offre l'infinito 
per confrontare le tue forze di resistenza 
per nuotare, incessantemente, 
nella tua essenza.

*

Il desolato cupo nell’intelletto pieno

Cederei il mio cuore

per sentire il battito

delle ali di una farfalla

nel tuo petto

che conosce la libertà ma,

d'amore è dimentico. 

 

In un abbraccio

schiverei la guerra

oltre le tue muraglia

tra le ideazioni e quella voglia

di fuggire da te stesso,

rimanendoti fedele lo stesso.

 

Svestiti di buio,

appendi le tue ombre al porta abiti

svuota le tasche di origami,

fatti con la carta di una storia

riciclata da una ingombrante triste memoria

e allora accomodati dove 

trovi del sollievo 

mentre osservo quel che vedo.

 

Nel ghiaccio dei tuoi occhi

conservi la dignità

per nascondere una fiamma

che arde dentro 

nel timore d'appicare un fuoco

che a nessuno lasci scampo,

fiamme che sarebbero alte

quanto il sentimento di una rabbia

che ad ogni dolore ribatte.

 

Ti presterei l'ottimismo,

come un ombrello contro pioggie acide,

ma già ti muovi con quel mantello di altruismo

a sfidar ciò che malsanamente accomuna la gente;

se ti infervori c'è un motivo

noti attorno ciò che altri non sentono vivo.

 

Eppure in questo tuo annunciare

Verità ad oltranza

sputi sangue sulla tua mancanza

di un amore

di sostanza,

dell'idillio e della muta

d'ogni evento che si succeda

quando due s'incontrino

in intima fiducia

senza che alcuno d'essi rappresenti la preda.

*

San Valentino

S'asciugano i desideri

che non ebbero occasione di spiovere

imprigionati tra le nubi

di un tempo che non scorre.

 

La memoria non viene loro incontro,

ma li arbitra da lontano

spezzando d'infinito ogni secondo

nella disilussione

e nell'incessante vanto

di un'indipendenza

che rende parte d'un altro mondo.

 

Eppure tu

da un'altra terra sei venuto,

terra già feconda

di quei sogni che avevo dimenticato

per condurmi a perdermi un'altra volta

tra l'istinto e,

del sentimento,

la sua svolta. 

 

Le emozioni

formano nuove tracce,

sviano le convinzioni

ad essere deboli frecce

per bersagli mobili, ma intuibili. 

 

Non c'è un incantesimo

che privi di bellezza

il desio di un amore

capace di portar gran festa

per un cuore solitario

che da sempre

s'è preservato da ogni durezza

troppo accorto

a seguire di nobiltà di sentimenti

un seminario.

 

Ora, forse, non è

il vento forte abbastanza

per spaziare il nostro cielo,

allacciare il mio

al tuo sentiero,

ma una nota d'amarezza

e una di dolcezza

si son fuse già insieme

nella bocca che,

dal pronunciar certe parole,

si trattiene.

 

Chissà cosa c'attende

tra i dirupi di dolori troppo grandi

con fardelli che ingobbiscono le schiene

di giovani destini piegati

a imparare soffrendo delle pene,

se l'aratro dell'amore,

se la pazienza per una nuova stagione

o cos'altro ora non sopravviene;

se il sole o l'acqua che nutra il seme

o lo spazio che c'allontani

per mete più amene.

 

Non c'è veggenza,

l'alchimia è una natura d'altra essenza:

non dipende dal giudizio

né dal volto di una condizione

esautora, almeno in parte,

il potere di previsione.

 

Porto luce

ove l'ombra la trattiene,

non son capace

di guardar un diamante 

sporco di catrame;

è per questo che

m'auguro

t'auguro

la felicità della benedizione. 

 

Se sarà,

incontriamoci sotto la pioggia

quando sorga un nuovo sole

o rincorriamolo a distanza

nella vita che,

con l'anima,

s'assaggia.