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Raccolta di poesie di Maurizio Soldini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Piercing

 

 

brilla di luce il punto
nella conca di notte
dove la ferita molce
quel desiderio appeso

 

tra vista e udito
al confine dello sguardo
per ascoltare limpido
il dettaglio in anfratto

 

incarnato a sensazioni
nello spiraglio tra elice
e trago antelice e fossa
dove si accende in musica

*

Autunno

 

ora è il mattino del silenzio
tutto tace dentro la nebbia
dei risvegli avvolti nel freddo

 

spiragli di luce sopraggiungono
con la lentezza del grigio
letargiche le strie di apparizione

*

Tra Aniene e temporale

 

                                                                             a Alfonso Gatto

 

mossi i passi nell'agra luce sopra gli argini agli orti

di guerra ancora verdicanti negli anni Cinquanta

vai lungo il ponte Tazio tra Aniene e temporale

fai per svoltare in viale Tirreno e andare verso casa

 

là al risuonare di lamiera e al tuono i santi martiri

si ridestano alla musica come al suono di campane 

tu li rammemori dopo aver bevuto il vino dei poeti 

che aiuta a contemplare il gran finale di ogni giusto

 

come te che hai vissuto l'inquietudine dell'essere

e l'esistenza hai speso ad ubriacarti dell'amore

e di quel poto che hai sublimato in mille e mille versi

tu già sapevi che tutto di noi gran tempo ebbe la morte

 

Maurizio Soldini

 

Roma, 30 luglio 2017

 

 

 

*

Una sera a Paternopoli

Ho guardato negli occhi

del tramonto e ho visto
il delirio delle stelle
arrampicarsi nella montagna
distesa nel nero tra luci
diroccate nei sentieri in tralice
ai sentimenti sparuti nel verde
al traguardo dei silenzi.

 

 

da Solo per lei. Effemeridi baciate dal sole, LietoColle, 2013

*

L’angoscia al sole

nell'orto l'intromissione non è terra, 

la materia sale sotto il grecale, spiccia
a mendicare pioggia che sciolga i nodi.

 

l'interiezione s'anima nel corpo vivo
dentro il vento, lo spirito s'incardina
nel cuore del destino della carne livido.

 

non c'è spavento, virtuosità o tempo,
l'angoscia al sole, un lastrico bagnato
si svolge senza nuvole, la soluzione.

 

 

*

Good Bye Aufklärung

il tragitto libera dalla semenza
involve nelle furie le didascalie
in voce a luminosi scilinguagnoli

soccorre il nerbo dell'ardua scelta
se il senso si libera nel gioco d'ali
la comprensione sferza i limiti dell'altra

il barlume giace nell'efflorescenza
si liquefa il candore del parlato
e nel residuo dello iato sta la scienza

si oppone la romantica certezza
il gioco della poesia la sua beltà
all'illusione dei lumi della spiegazione

infatti non v'è guarigione che resti
se non il sogno d'infinite plaghe
sarà pazzia ma vale viverne la pena

un bacio un verso nell’ombra del verstehen
l’utile clarità è appannaggio dell'erklären
ma è facile sapere dove si può l'eternità

*

Catalogazione del tempo perso

intorno al mercato si sfrangiano le ore

quando passano le auto in supplica
negli arrivi blindati da assembramenti

 

la catalogazione del tempo perso
scatena l'urgenza di vivere ancora
in un ammasso di mondi nel molteplice

 

ma scardina come paletti i tre sospiri
e le persone vendono il frutto della terra
la carne che deborda sopra i banchi

 

il pesce che dall'occhio ammicca il vero
e mille e mille storie che inverano le scarpe
i tratti delle mani e le sudate carte vita

 

vita che scorre dentro e accanto a ogni
donna che coglie i fiori dei trascorsi amori
e quel ragazzo legge libri sotto la pensilina

*

Un tragitto dentro sogni di festa

avvolge l'intrattenimento del giorno
un gemito di piacere si sparpaglia
a ridosso di una bica e all'abbraccio

 

si consuma così per effetto di baci
l'insaziabile urlo dei corpi mutevole
salto a ostacoli per la meta in collina

 

svicolare le spine tra cespi di more
per entrare in un campo di grano
abbracciare le spighe e morire

 

trafitti dal solletico e dalle carezze
per rinascere al cielo di aprile
quando il tempo si fa più distratto

 

e si ode lo scampanio che riporta
ai colori del vento sotto il canto
travalica pertinace il muretto

 

a un tragitto dentro sogni di festa
si confida così l'adolescente
per volare nel furore di amare

*

Cronobiologia

basta un fruscio per avvertire all'alba

come nasca il giorno dentro la notte
come la luce sopravanzi il buio

 

si appaga del rumore nel silenzio
la rinascita che abita nel sonno
lo scarto verso l'essere dal nulla

 

il battito di ciglia desta il sole
appena nato dalle tapparelle
languore allo sfumare della luna

 

secreti si ripetono a distanza
nella stessa stanza il corpo aleggia
a ogni rimembranza si ravviva

*

Al mercato

al mercato il profumo tra i banchi

e quell'aria bagnata di terra
sono vita di campo e di braccia

 

i colori dei pomi e di stracci di cielo
un ricordo al coperto d'infanzia
davanti al banco di carni e pollame

 

quel fervore di voci le offerte il calore

del pane la pizza i sorrisi di tutto
sempre festa al mercato un prodigio

 

la vita passa suda e si fa monumento
in un gesto o parole che sfumano
dentro buste di carta gettate in soffitta

*

l’Epifania

vola l'Epifania tra i pini un vento
sul palcoscenico azzurro fischia
nei vortici di foglie senza meta

 

muta d'uccelli e d'uomini aria tersa
snuvolata dalla tramontana si gelano
fontane fumano i comignoli sui tetti

 

tutt'altro tace ma non regge la pace
appena arrivata per sperare ruggisce
quel male che tenta la fine del mondo

 

 

*

Notte di Natale

cosicché la notte adombra il sospetto
si rigira nel letto a cercare il pensiero
più fresco si muove nell'adagio perfetto

 

si agita in membra accaldate di noia
un sussulto di vento più bianco sui vetri
coi lacci del nord li dipinge di ghiaccio

 

un vecchio di rosso vestito dall’alto si sporge
tintinna la musica il silenzio ch'inverna
il bambino si sveglia nell'uomo commosso

 

allo specchio del tempo rivede il dono di vita
nel gelo notturno si siede in cucina si scioglie
nel pianto il caffè fuma e profuma di gioia

 

Roma, 28 novembre 2016

*

Nel mito del corpo

si respira il catrame nell'orto l'oasi

una dovizia di cerimonie per l'uso

a mettere fuori strada la pertosse 

 

il miraggio il risanamento di petto 

l'accanimento alla reiterazione il bieco

nei riflessi la condizione del tempo

 

l'infanzia entra nel mito del corpo offre

alla malattia il pianto stempera i colori 

in affanno a credere alla sua finitudine

 

e il sole della guarigione nella pioggia

il vento a scanso degli equivoci la nudità 

d'essere sulla terra carponi a sopravvivere 

 

per quale sorta di felicità o di noia o muta

gioia di non sapere il filo che sostiene

la scapola con l'ala alta tesa alla rincorsa 

 

*

il poeta evade dagli assoli della notte

                                                              a Alberto Bertoni

 

il poeta evade dagli assoli della notte,
volge le spalle ai finti soli dei lampioni,
indugia, ricerca tra le foglie versi sciolti.

 

preludio dell'aurora, quando si addentano
pasture, della scrittura quell'inchiodarsi netto
sopra il foglio, parole issate all'oltretempo

 

27-28 novembre 2016

*

La catulliana efferatezza

vascolare artificio per dipingere le muse

in punta di penna sfiora le sue labbra
all'algebrica mutazione della sottrazione
non si può togliere ma solo aggiungere
i baci sono come l'infinito desiderio del più
che scardina dal nulla l'ebetudine del meno
la catulliana efferatezza dell'amore
il salto in alto per riempire vasi di poesia

*

Via Monti Lepini

VIA MONTI LEPINI

                                                   a Giovanni Giudici

 

In silenzio ho sostato al di qua del muretto
lo sguardo fisso al primo piano sulle finestre
dove ti affacciasti da ragazzo e ti ho visto
dietro le tendine in questo oltretempo di vita.

 

Ho immaginato i tuoi pensieri le parole covate
attraverso le persiane verdi la poesia in nuce
la croce del tuo dolore orfano che nasceva
in embrione tra questi nomi di monti e mari.

 

Ho rivisto Clotilde spettinata affacciarsi dolce
come una madre che chiama suo figlio e tu
sei venuto incontro al destino e lo hai fissato

 

nei versi di una vita che hai imparato a sapere
di che colore è osservando il tempo e lo spazio
la sorte di chi è cresciuto in queste case popolari.

 

Maurizio Soldini

 

Roma, 6 ottobre 2016

 

*

lapilli di fuoco

lapilli di fuoco
escono dalle bocche
dei poeti innamorati
dei poeti arrabbiati
come cani che ululano
al cielo di carta
per bruciare le stelle
per sparare nel mucchio
e ferire il silenzio
del canto sperduto
nel precipizio delle parole

 

da Solo per lei. Effemeridi baciate dal sole, LietoColle, 2013

*

Quando un poeta muove il vento

 

                                                 per Valentino Zeichen

 

quando un poeta muore è un sogno fugato

come un componimento che esula dal mondo

con una spinta un balzo nel muto confine

 

senza parole in divenire l'essere muta

pelle in refrain e riprese di vecchi canti

che tornano in corsa per restare e vivere

 

quando un poeta muove il vento con le labbra

uccide il tempo che muta in permanenza

il transito un solerte passaggio d'amore

 

Roma, 5 luglio 2016

*

Come in un quadro di Hopper

Nelle pieghe sordide della sera
avanza l'acuto dei cassonetti
fin sopra il davanzale che pencola

 

S'accendono i fuochi di sponda
al biascicare lento della penombra
e gira un lucido tremore delle luci

 

A salvaguardia delle poche voci
si sente lontano un treno a colori
che sbuca nel silenzio bubbolando

 

Davanti al finestrone c'è una donna
che osserva fissa la linea a dimora
del tempo nello spazio che divaga

 

Roma, 14 giugno 2016

*

Pienza

PIENZA

                                                       a Mario Luzi

 

Quando i muri abbaiano contro i passanti
e i cani sono rasentati dalla calura estiva
s'intrecciano le percezioni sopra la magnolia.

 

Ora squaderna fiori e polpe di bianca luce
che generano ponti di comprensione
senza bisogno d'algebra e d'aritmetica.

 

Fumiga nella lentezza del paesaggio
la consistenza dell'incarnato di bei volti
occhi cerulei lumi di passione vanno fieri.

 

Trattiene in bilico sopra i portali del cielo
un segno di cartapesta che arroventa marmi
e strinano sui campi i colori terra di Siena.

 

Un giocoliere di parole scritte sulle carte
un uomo che ha rinnegato alibi e pretese
non disdegna di lasciare un monito di pace.

 

Qui non si bada a spese di riscatto e voci
si levano dalle cantine dove le ore passano
come volani di futuro senza cantilene.

 

È questa la città dove abitano le spose
della notte che affardellano i bisogni
dei poeti che scivolano piano dentro i sogni.

 

La sicumera resta sulla soglia fuori gioco
senza invadenza e immune dal pretesto
si leva un canto flebile si apre la finestra.

 

Si destano così alle prime luci del mattino
tutti i poeti che hanno mani e piedi
per camminare e dare vita alle parole.

 

 

Roma, 28 marzo 2016

 

*

Mente sul davanzale a primavera

mente sul davanzale di rimpetto

seduta sulla crepa del muro

la pianta di capperi nitidi e bianchi

 

bagliore del giorno di primavera

sveglia gli istinti d'amore

sui terrazzi di rinverditi tremori

 

svolazzo di tende e profumi

ancipiti smerli di nuvole

rosato idioletto di vita in fuga

 

 

Roma, 20 marzo 2016

*

Soliloquio dall’inquietudine

C’è un soliloquio che deborda dall’inquietudine 

e sferra colpi dal degrado per uscire in superficie

fino a raggiungere dai pori della pelle il fuori.

 

Nell’aria dei nottambuli in discordia tra i sospiri

si levano i respiri dalle mute per immergersi

nelle profonde viscere dell’anima che borbotta.

 

Un velo tremulo dai palpiti migra da dentro

balbetta e s’accavalla sul decolté d’una vertigine

in trame aritmiche che coprono i tossicchiamenti.

 

Arriva il colpo che smisura il corpo e lo denuda 

nel dubbio sulle soglie estreme di imbarazzo 

e getta lo sconcerto sul destino delle ore.

 

Un peso indugia nello smeriglio di una cognizione lieve

finché demorde e cede lascia la presa al panico

e porta al nulla o a quel che questo nega.

 

Roma, 25-26 febbraio 2016

 

*

Quando i poeti s’incrociano

                                     a Gino Scartaghiande

 

Quando i poeti s'incrociano
sul pendio di una mattina di venti
e non ci sono che tracce di sole
a scaldare si può salire il cielo.

 

Le labbra s'interrogano negli occhi
e la musica sale e scende dalle parole
che si riparano dalla tramontana
a ridosso di muri di trasparenza.

 

E nell'appuntamento il sortilegio d'incontri
non previsti che moltiplicano i poeti
come pani e pesci e ritrovarsi a dire
come in un fiume la meraviglia che scorre.

 

Roma, 10 febbraio 2016

 

 

*

La strada per la poesia

I
L'alfabeto si trovava sotto casa
appena ti rivolgevi all'edicola
Romolo il giornalaio le mani nere
inchiostro da vendere e il cane Nero

 

Così erano i Settanta a valico di tesi
all'ombra di una piazza odore d'incenso
sulle domeniche chiuse di saracinesche
aleggiava sul silenzio un'aria lacaniana

 

***

 

II
Si vivevano intemperie di genealogie
nate nell'archeologia dei saperi nuove
stelle promesse e Foucault virava
le novità del pensiero in strutture e parole

 

Le cose ritrovate nelle avanguardie
Sanguineti che tentava gli sguardi ai poeti
e tamburi battenti sollevavano piazze
Alfabeta era un appuntamento grato

 

***

 

III
Nella strada si compiva la storia tra gioco
e spaesamento a cavallo del pudore di essere
e si allenava allo studio il piacere di vivere
in dialogo con Pavese prima e Pasolini poi

 

Un vento nuovo portò allora verso linguaggi
diversi e si affacciavano sguardi sul corpo
e cellule e tessuti e sforamento nell'esilio
dell'anormalità del fisiologico ma senza pathos

 

***

 

IV
Giungevano intanto tra turbamenti e gioie
le nevicate rare che imbiancavano i tetti
e diluivano il nero dell'inquietudine
nei tratti di lucentezza di una nuova via

 

Si aprivano spazi di sereno e i venti placati
si scioglievano sulle vele della nostalgia
necessitava forza di braccia per intraprendere
nuova navigazione con parole vecchie e nuove

*

Il gioco vale la candela

                                                     a Beppe Salvia

 

vorrei tenermi almeno una reliquia 

che dai miei sogni possa avere tratto
almeno un segno per sperare ancora
 
di vivere non so se sia una stella
che illumini il percorso nella notte
l'analogia che strema il desiderio 
 
vorrei tenermi stretto a una parola
a un vezzo a un attimo di pianto
ai versi dei sussulti delle mie risate
 
morire senza niente che rispecchi
almeno un punto del passato fiacca
il respiro e toglie soprassalti e voglia
 
vivere per morire è un gioco e sfianca
morire per riviverti sarebbe un azzardo
ma il gioco forse vale la candela
 
Roma, 15 gennaio 2016
 
Dopo aver letto "Il lume accanto allo scrittoio" di Beppe Salvia (Braci 1, 1980) postato su Facebook da Claudio Damiani

*

E tu vivrai immortale mio poeta #SaveAshrafFayadh

sei angelo del libero volo poeta
che studi con lo sguardo il cielo
e nessuno potrà fermare slanci
 
ma la tua pena è il corpo che snuda
per svincolarsi dal profitto di vita
dall'anima che vogliono estirpare
 
imploro Dio di allontanare il calice
dove si abbevera il carnefice da te
e di gettarlo via dall'orco del peccato
 
la tua voce uscirà dal laringe e inni
e canti si leveranno ancora per la pace
e la misericordia avrà suoni di arpe
 
non può morire l'uomo di sventura
il corpo deve esistere al suo canto 
alla parola alle sue scelte libere e felici
 
ma se non verrà colta la preghiera
la supplica non resterà lettera morta
perché il sangue grida come il cigno
 
Dio salva anche l'apostata per le sue rose
non salva invece chi vive nelle spine 
delle sue certezze e uccide
e tu vivrai immortale mio poeta 
 
Maurizio Soldini
 
Roma, 14 gennaio 2016
 
 
 

 

*

Madre

Mi aspetterai nel solco che divide

senza far finta di dinoccolarti,

salda sopra i tuoi piedi e sempre forte.

 

L’abbraccio sarà parco di noi due,

come nei giorni della nostra vita,

quando a duello ci sfidava il tempo.

 

Ora la pena sta nel ritrovarsi,

non tremano le foglie sottovento,

scioglie il tormento la speranza a vista.

 

Allungherai la mano come quella volta,

quando sfiorì la neve sotto il sole

e te ne andasti senza una parola.

 

Il nome chiamerai che non potesti dire

e squillerà la tromba per accogliermi

e stringerò l’alfa e l’omega che mi custodisce.

 

 

Roma, 7 gennaio 2015

*

Anno bisestile

quest'oggi così uguale a domani da sembrare ieri

non passa in una nuvola senza schiarire il fronte
in sudate maniere di pioggia nel rovescio del tempo

 

di flettere non se ne parla e si va verso cadute di tono
svelti salgono i gracchi dai marciapiedi a saltelli
da sembrare invettive ma sono solo nere cornacchie

 

così fa capolino l'anno bisestile grigio e silente
solo gli uccelli parlano tra loro nel grigiore
e gli uomini non hanno più parole se non un fatuo io

 

Roma, 2 gennaio 2016

*

In quel volto manifesto

I

ma non so più neppure se restare
qui a cantare sotto l'albero di luci
per me il vero natale era l'attesa

 

e ora che si è consumato svelto
il tempo dell'avvento rimane appena
da dire che tutto è chiuso nel silenzio

 

***

 

II
in questa nascita dove sta scritta
la vita la morte e la resurrezione
l'annuncio pasquale a dare per-dono

 

sarà dunque l'epifania a portare via
il clima invernale di una nascita e a dire
la quaresima in quel volto manifesto

 

***

 

III
la carne vale allora per un solo attimo
e si accende il fuoco nella febbre
finché non torna la prima vera rosa

 

e i cieli lungo il giorno risolto di luce
saranno più azzurri e tersi e gioiosa
sarà la pasqua del natale più puro

 

Maurizio Soldini

Roma, 21 dicembre 2015

 

 

 

 

*

Le viole in curva

se ne va, la conobbe senza fare

niente su quella strada senza fine,

una diavoleria da esser matti.

 

fino a conoscere le viole in curva,

la rivoltò come una calza, in dietro

la gettò come un sorriso perduto.

 

sarebbe stata al limite uno specchio

davanti alla richiesta di un ritorno,

un déjà-vu senza correlazione.

 

un chiaro sole sorgeva nella bruma,

si doleva la chiave nella toppa,

finché si apriva all’imbrunire, altra.

 

la porta la lasciava andare avanti

a sé come se niente avesse fatto

e dice ancora la parola, estrema.

 

il conturbante assolo, le miserie,

il lascito di spade da sfoltire.

se ne va, finché non giunge il canto

 

della notte e poi viene la neve.

e non si strugge di malinconia

nella distanza dove abita poesia.

 

Roma, 15 dicembre 2015

*

Ci sono giorni

Ci sono giorni in cui la voglia
scade come una busta d’insalata
che quando l’apri olezza di fiori
marciti come un giorno di novembre.

 

Un circolo pedestre sulla testa
senza badare al sopra e al sotto
un senso d’inutilità d’intontimento
un rilasciarsi allo schienale della sedia.

 

Evviva l’ebete speranza nel presente
un mucchio di cartacce senza penna
un filo di pensieri spennacchiati
come un uccello dentro un fortunale.

 

Rimane solo uno sguardo virtuale
il dito mobile sul tablet nella rete
un piace un meno male un bel sospiro
un ghigno una faccetta allegra un ciao.

*

L’enigma della locuzione

L'enigma della locuzione si frammenta
in briciole di sguardo in tratto oscuro
e alta in fuga dal senso implicito al caffè
schiude e dissimula metafore in affitto.

 

*

La pioggia siamo noi

la pioggia siamo noi quando scende

siamo noi le gocce a caso cadute
sui rami sulle foglie sui vetri sulla strada
nel mare dovunque dal cielo siamo noi
che veniamo dalle nuvole e il vento ci porta
ad abitare sulla terra come lacrime sciolte
per esistere ancora quel barlume di luce
e dunque evaporare come niente fosse
e sparire per sempre o forse ritornare origine

 

*

La libreria di Livorno

LA LIBRERIA DI LIVORNO
 
il mare distava poco e niente dalla via
nella quale c'era la libreria e io nuotavo
tra gli scaffali e le ore si sfogliavano
con la decenza di un acquisto pieno di vita
dall'apertura alla chiusura in immersione
giravo e leggevo imparavo e annusavo
la carta preziosa impregnata di parole
quante storie e quanti versi scivolavano
nel piano della memoria e si posavano
mi guadagnai  la poesia del novecento
e Sanguineti fu il primo maestro la regola
il mio canone durato a lungo fino ad ora
il mio riscatto da quei giorni d'estate
fu la Letteratura della Garzanti era verde
economica bella in scatola e cellophane
quanti giorni passati con lena in libreria
non c'era niente di più caro aprire e chiudere
passare l'intera giornata nel negozio a mare
con zio Carmelo mentre zia Mimma la cartomante
leggeva le carte a normalisti e a gravide immaginarie
e il sole irradiava la scacchiera lungomare
a Livorno primi anni Settanta e l'adolescenza
cresceva con le impressioni di settembre

*

Il sogno di una vita

IL SOGNO DI UNA VITA

                                                a Tomaso Kemeny,
                                                                in occasione del suo 770 compleanno

 

mondare mattine di foschia nel fondovalle
e con lo sguardo penetrare la brughiera
verso la dissolvenza delle immagini
farsi di luce a speculare ritmo della notte

 

un lampo di frastuono emerso dal silenzio
s'inalbera dal ventre delle ore da lontano
poi tutto tace e dorme ancora la pianura
mentre dai colli si risveglia languido respiro

 

in fondo la bellezza non è altro che il destarsi
aprire gli occhi e continuare il sogno di una vita
senza che i giorni e gli anni pesino e le notti

 

rischiara ancora quando tramontana soffia
sulle dune di carta scritte dalle tue parole
in albe in gloria all'avvincente lotta per il bello

 

 

*

Cartoccio di fusaie

Salvare il salvabile delle parole

quando fluisce inarrestabile

il gorgo delle frasi accumulate

negli scilinguagnoli che corrono

sui fili dei pensieri accartocciati.

 

È come un bel cartoccio di fusaie

comprato in una bancarella.

Colore giallo tondo sopra carta

paglia le sfili ad una ad una con le dita

che contano due etti di poesia.

 

da Maurizio Soldini, In controluce, LietoColle, Collana Aretusa, 2009, pag. 80

 

http://www.ibs.it/code/9788878485181/soldini-maurizio/controluce.html

 

 

*

Elena

una rivelazione improvvisa arriva tra le smorfie

nei rumori della distrazione nella concitazione
di carrelli sospinti tra gli scaffali delle offerte
 
un nome sale dal basso in una voce sconosciuta 
cinque lettere scolpite nell'aria che volano alte
perché il ricordo sale dal grembo in cui nascesti
 
sentire il proprio nome fa girare intorno a vuoto
lo sguardo alla ricerca se il nome ti appartenga - ora 
sentire il nome della madre rimanda all'impossibile

*

settembre, ancora settembre

un affetto mutante in disambiguità

si sfodera di alberi e manutentori
tra sbrillio e cartapecora in sonagli
dove mulinano venti e sterpaglie
 
subito schiarisce un destino in treno
quando dagli antefatti si giunge infine
a termini di affettazione nel rilascio
di bagaglio e quote in sudditanza
 
dai finestrini scorre una filiera di muti
che disperdono parole in vacanza
come chiacchiera da parrucchiere
e visi da magazine in occhiali da sole
 
settembre lascia dietro a sé l'estate
di distrazioni come fiato perso 
in ombra a smemorata pioggia e vento
i peccati tornano all'inferno e annuvola
 
era di maggio quando giovani e forti
si preparava la battaglia per partire
la tenda un sacco a pelo e la bisaccia 
il fronte a conquistare la bellezza 
 
un mare era la fiocina si catturava
il segno della gioventù e il pesce
di là a poco aveva l'occhio spento
in quei ritorni sopra libri e cartigli 
 
a scrivere le nostalgie di muri 
sopra le breccole di persiche
e sfilacciati intenti di legare il fumo
che il tempo disperdeva già indolore 
 
la musica nell'ombra del cantiere
dove si arma la retrovia a discapito 
dei giorni nelle fiere di mercato
quando i ricordi svendono il futuro

*

Essere e vivere

Stasera il vento smuove le cicale
sono folate svelte sulle nuvole
solo il fruscio del pero e del susino
in controcanto al ritmo dei grilli.

Qualche sospiro del silenzio a tratti
finché dura la luce della luna e sfuma
dietro passaggi radi di automobili
in lontananza sulle strade di frontiera.

Sviluppa il sentimento della notte 
la percezione di rimessa al cielo
della fragilità del canto delle stelle.

Chiedo permesso e svolto l'angolo
esco dal nulla oppresso nel cantone
e grido infine che ci sono e vivo.

*

Fata Morgana

Il ronzio infrange il silenzio nel mezzo
delle distese di terre arse di luce a picco
quando dai rovi che ardono di polvere
si leva un nugolo d'ombra sulla pianura.
 
Intermezzo al riverbero dell'abbeveratoio
si sfrangia un palpito dal volo dei fringuelli
nello svolazzo del fogliame e s'insinua
in una gonna la brezza estiva che invoglia.
 
La visione di una fata morgana avvampa
e inclina incontro alle meridiane del cielo
mentre il cavallo nitrisce in lontananza.
 
La donna si fa nuvola e svela un sogno in erba
al giovane mandriano assopito nel meriggio
della vita che sboccia al dileguarsi del piacere.

*

L’amplesso di Morfeo con Eros

Margine sotto il varco degli ulivi
la strada sterrata dagli argini
di terra in un viluppo d'orti e siepi 
 
s'inchina al fondovalle di brughiera
e il volto delle favole si tinge
dei sussurri del silenzio a notte.
 
Stipiti ingiungono alle luci un fermo
nei serramenti chiusi sulle stelle
che solo il mare oltre le dune scava
 
e penetra nelle persiane a strati
per giungere a dipingere le mura
gioco d'ombre cinesi e sciabordio.
 
Mugugna il sordo fiotto della fonte
a ricordare quanto si dimena la natura
per riportare calma senza faticare
 
e l'uomo sfiora i confini dell'assenza
e si introduce dove la libertà fuoriesce
mentre il pensiero entra nella nebbia.
 
Mistero di fuga e di ritorno dalla vita
l'amplesso di Morfeo con Eros
quando si approssima nel limine
 
sulla corteccia di volute grigie
il sonno è come una caduta
da cui poi ci si leva nel risveglio.
 
in AA. VV., Una cena al Ritz, a cura di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani, e-book, La Recherche.it, 2015,
 
 
 
 
 

*

Le scarpe di don Bosco

LE SCARPE DI DON BOSCO

 

le scarpe sono specchio di una vita

e parlano di un uomo e delle vie

che ha calpestato tra le spine

 

si vede dalle suole logore e bucate

se ha fatto del cammino una preghiera

e dalle rughe in viso alla tomaia

 

la polvere che riga il suo colore

e il tacco sbieco dall’usura che consuma

nell’andatura fiera che non stanca

 

le scarpe sono specchio del carattere

perché ci sono scritte le virtù e i vizi

e un santo si riconosce dalla testa ai piedi

 

 

*

non può il capriccio d’ombra

non può il capriccio d'ombra 

sfatare nel complesso della sera
l'indecisione del tramonto in vista
 
sottigliezza di peccati e sfere
in volute di fumi e schiocchi di merli
sugli alberi che fanno guglie in cielo
 
arbusti mitigati nel colore della notte
scivolano di sbieco nella luce
di sperate costellazioni di riporto
 
in fili e in filigrana di silenzi accovacciati
nel vento lento della visitazione
sopra i tetti delle chiese chiuse in albe
 
annunciazione e contemplazione in canti
gregoriani levati dalla valle ora pro nobis 
il lavorio di messa a punto del domani

*

La metafora mancante

LA METAFORA MANCANTE

a Giuseppe Muraca

Davanti allo sconforto ci s'inginocchia
a chiedere perché il destino prenda
una rivincita sulla felicità che dorme.

Come una sera sfatta dalle nuvole
dopo giornate di un azzurro terso
in una primavera di gelsomini e rose.

Davanti alla miseria di questo mondo
per chi non ha futuro ma solo un passaggio
in spazi ristretti muore perfino la speranza.

Come un fiume che strozza il suo alveo
e soffre a proseguire nel cammino
verso una foce che sarà l'ampia sua fine.

Davanti ai potenti che sfilano nella storia
e annientano uomini normali che vivono
di solo pane e non di gloria immiseriamo.

Come un seme lasciato dal vento
sul davanzale lontano dalla terra
che in sua assenza non germoglia e muore.

Davanti allo sconforto alla miseria e ai potenti
non resta che subire o riesumare forze
e con la dignità riabilitare la speranza offesa.

Come... non sa neppure il popolo dei poeti
che aspettano la luce del rivolgimento
per imparare la metafora della giustizia.

Maurizio Soldini

Roma, 14 giugno 2015

*

Presagio dell’alterità

sedersi a lato del pulviscolo veloce
che entra ed esce da un fascio di luce
come in spiragli della fantasia
dove si spande il flusso delle idee
 
bearsi in quell'entrare dentro l'eterno
rimanendo fuori dal corpo appeso lì
ai fili della gravità del cielo e della terra
che legano l'essere e gettano via il nulla
 
il pensiero dell'alterità si fa dunque presagio
e unisce la materia nella permanenza al vento
lo sguardo dello spirito nel sangue di quel volto
si raggruma davanti agli occhi che dicono sì

*

Nelle vie di giugno

Le impronte lasciate dalla neve

nel breve sotterfugio della curva,
che adesso si ripescano nella memoria
come un pensiero sopito sciolto dal calore,
ritornano nel tempo delle rimembranze
a dare sfogo nelle vie di giugno
quando l’asfalto sfrigola di sole.
Un alambicco di stridule essenze
si affaccia dall’odore svelto dei tigli
come quando passava il venditore
di carrube a dare vita a un mesto
nugolo di bimbi e di schiamazzi.
Il temporale estivo squadra le parole,
sembrano fatti usciti da tempi fuori
dal comune e sembra un lampo
venuto d’oltremare a declamare
fantasmi in piena luce di memoria.
Ortiche luccicano e allettano
qualcuno brucerà le proprie mani.

 

http://www.pelagosletteratura.it/2012/06/20/una-poesia-inedita-di-maurizio-soldini/

 

*

Calcinculo

 

giravano nell'aria i seggiolini appesi
alle catene nel vortice di attracchi
a chi stava davanti e slanci in curva

accelerando decelerando i cuori
nei voli contro il vento della sera
erano i primi passi dentro l'eros

sguardi languidi della giostraia
avvolta nello scialle nero attesi
nel ritorno delle feste ai primi segni

dell'adolescenza bagnata di rugiada
vagando dentro i gelsomini aliti e profumi
che stimolavano brividi e carezze

*

Porta Portese

 

Calpesta pietre e petali d’oleandro
la scarpa ginnica indossata dall’Imam.
Si percepisce con la coda dell’occhio,
 
il suo fez color bianco all’uncinetto,
con l’occhio come una preghiera, attento
ai banchi per trovare i jeans.
 
È un giovane che vuole vivere,
come tutti i ragazzi del mondo,
e si accorge che il vento lo avvicina
 
ai tramonti d’estate e in aprile si prepara
a sconfiggere il morso del cane.
C’è un gruppetto di suore, davanti,
 
tra la folla, che guardano scarpe vintage.
Le suore di solito comprano scarpe e calzini,
ma non hanno timore di guardare i vestiti
 
e chissà quanti ne indossano nell’anima.
C’è gente di tante nazioni e le lingue
si mescolano come in un cocktail,
 
l’italiano funge da seltz e solo
ogni tanto spunta un romano verace.
Non manca il gioco delle tre carte,
 
persiste dal tempo dei cinquant’anni
ormai passati, da quando andavamo
coi nostri padri e c’era una marea di biciclette.
 
De Sica immortalò nel film neorealista
quell’abitudine di venirle a comprare,
qui, perché costavano meno e era vero.
 
Sono scomparse del tutto o quasi anche le pulci
e rimane solo qualche tavolo sbilenco
e alcune sedie spaiate e sgangherate.
 
I libri sono sempre più ingialliti
dal tempo e aspettano qualcuno che li adotti.
Sono quelli che costano meno
 
nello spazio di un tempo distratto.
Non manca qualche matto,
che la sua pena ha da vendere a rate.
 
Sono assidui anche i borseggiatori,
ma hanno cambiato nazione.
Una volta venivano dal popolo affamato
 
e selezionavano il ricco dal povero,
adesso vengono da lontano e non importa
se hai appena mangiato, o se sei digiuno
 
e se, magari, sei venuto a cercare un paio
di scarpe per camminare o un pantalone
per coprirti o una sedia per sederti.
 
Camminare in questa strada delude
l’aspettativa, in quest’aprile, dopo
mezzo secolo, da quando a ridosso
 
della guerra ti stupivano gli elmetti,
forati dalle pallottole, e immaginavi soldati
e crani crivellati di colpi e, anche se giovane,
 
rivivevi, incosciente, la guerra, tra stellette dorate,
su divise grigioverdi, e si cercavano
cappelli e mostrine da esibire tra amici.
 
Allora il clima era diverso e l’aria
profumava di gioia, quando accostavi
la seicento a san Michele a Ripa,
 
accanto al carcere minorile, guardando
i finestroni chiusi dalle sbarre, dietro
le quali immaginavi coetanei senza libertà.
 
I pizzardoni erano la maestà,
invece adesso sembrano coatti
dentro il ruolo e pare che la testa
 
l’abbiano altrove, tra una chiacchiera,
un panino con l’hot dog, un caffè
e un cenno alla riunione sindacale.
 
Porta Portese ha cambiato faccia,
non è più la stessa e si stenta, si fa fatica,
a riconoscerla da come era, forse
 
perché la capinera ha smesso di cantare,
forse perché siamo cambiati, noi.
Una volta sognavi di navigare il fiume,
 
adesso sai che non ti puoi bagnare
nelle stesse acque profumate dai tigli,
perché non ci si può bagnare
 
nella stessa acqua, e il sole non è più
lo stesso di quando pedalavi nel cortile.
Anche se il glicine continua a fiorire
 
e stende un tappeto ai tuoi piedi.
Anche se oggi è diverso il concetto,
perché l’età si presta, ma il cuore
 
è lo stesso e tu sai che l’importante
è continuare il sogno, è continuare
ad amare, perché la meglio gioventù
 
riposa in te e ti accompagna adesso
più di prima. Ieri eravamo bambini,
oggi siamo cresciuti, e Porta Portese
 
non è più quella dei balocchi e di cuccagna,
ma una semplice via, dove vai a passeggio
in compagnia di chi si è fatto adulto
 
e si accontenta di baciarti dove può,
sì, in questa via, fatta reale, come casa sua,
in cui ci sei, e questo basta e alimenta il sogno.
 

*

Viandanza

 

attraversare la strada per andare
verso la meta oltre la curva
e il cammino si piega al tramonto

si fanno le gambe più molli
dove a un tratto si gioca il destino
si sfalda la soglia del sogno

e in cenere vanno i ricordi
si sfianca nel tempo la tempra
nell'ampiezza di nuvole e pioggia

incedere sul marciapiede sottotetto
si rende sdrucciolevole al pensiero
e scivola sull'evidenza il piede

il corpo si sfila dall'anima e sperde
sfilacci di sera su tuoni e lampi
ma le cose sono sempre al loro posto

mobili solo gli esseri umani
viandanza di luce e d'ombra 
nell'incontinenza del voler vivere

*

Tubinga

 

 
                                                  a Mina
 

la voce sonora nell'accento sassone

e lui barbuto e serio tiene il libro
come un messale e recita a soggetto
 
Hölderlin redivivo nelle viuzze
di Tubinga alle spalle della Torre
e della casa lungo il fiume nel cantone
 
costeggiato dai salici che ridono 
nel sole e il giallo domina nella visione
di sguardi forestieri dove impazza
 
la gloria del cantore della vita 
le stanze vuote ormai di sofferenza
spirata insieme al poeta del mistero
 
rimangono soltanto foto e pochi libri
e l'aura d'anima e di luce del sublime
e fuori quella voce a rieternare versi

*

Sabato Santo

Oggi il silenzio è sospeso nell'attesa

non tira neanche il vento e chiosano
le nuvole col pianto il suo grigiore.
 
Domani si aprirà uno spiraglio di luce
si scioglieranno le campane a festa
ché la speranza no non può morire.
 
Sabato Santo è come una preghiera
covata dentro un'anima abbattuta
che il giorno dopo sboccia di sorrisi.
 
Quale che sia o non sia il tuo Dio domani
ti chiamerà nel suono di campana
ti inoltrerà su strade della gioia.
 
Sembra che tutto è fermo e tace
nel sabato che non ha più parole
ma poi domani rivedremo il sole.
 
Roma, 4 aprile 2015, Sabato Santo
 

*

Le certezze del comodino

Il comodino è astruso nella sua interezza
e non vi è luce che abbacini come questa
dell'abat-jour guardata nel suo culmine

di fianco alla pila di volumi e di libretti posati
su fili di certezza in linea con la polvere
del tempo che dona istanti di vissuto al letto.

Nel pieno della notte si risveglia il vento
sulle tapparelle e scivola il rumore nel silenzio
a un passo dalla riga di quel verso...

l'astrusità diventa comprensione, si spegne 
il lume sopra il comodino, le palpebre
si abbassano e entrano nel sogno delle nuvole.

*

Auschwitz

Non chiediamo il pane dai fuochi
che stemperino arsure d’acque
quando il calore è più salato


del mare in burrasca e sale
il canto dell’apocalisse a inabissare
il dolore in permute di pace.


Chiediamo soltanto una tregua
dalla bonaccia che rattrista
il movimento della vita


e un ricordo poco distratto
che rimugini il salto informe
alla ricerca di sopravvivenza.

*

Organi di senso

Inforco occhiali per sentire meglio

discorsi che s'aprono nell'aria intorno
a soglie di distrazione dacché sono

miopi le mie orecchie e guardo a stento
sulle labbra dei poeti che svirgolano
tra le parole suoni di certezze nude.

*

a Gianmario Lucini, in memoriam

                              a Gianmario Lucini, in memoriam  

 

Oggi si è aperta una voragine

nel centro della voce sulla strada

dove il cammino insieme ora reciso

è stato coltivare forma e contenuto.

 

Hai dato vita a gesta di coraggio

fino a involarti senza risparmiarti

nella tua corsa da nord a sud

per non tradire la parola e l’anima.

 

Uomo di fede nella forza del bel canto

hai speso tutto quanto a ricordare

che la poesia è questua di civiltà.

 

E noi ricorderemo la tua umanità

continueremo a risvegliarci ancora

con qualche email che invii dall’aldilà.

 

Maurizio Soldini

*

Oggi è un girovagare tra le spine

                                  per l’alluvione di Genova

 

Oggi è un girovagare tra le spine

se spella il tumulo nei terrapieni

agli argini di sotto alle pozzanghere

cadute nella brevità di una tempesta.

 

Lo chiameranno indenne dai presagi

eppure si configge nella mano

che afferra il tempo nella sera

il pianto delle perdite e dei guasti.

 

Seduta in fondo a quella grigia piana

la vecchia morde un canto affusolato

come una nenia del mancato amore.

 

Quattro randagi spalano le morse

accanto a imprecazioni di dolore

per abbaiare a chi dice destino.

*

La bellezza dell’allegoria

LA BELLEZZA DELL’ALLEGORIA

 

avere paura della bellezza dell’allegoria

è cadere vittima in corso d'opera

di un’allergia nata nel secolo breve

che può portare a cachessia la poesia

 

e sottomettersi di rimessa al simbolo

e acconciarsi ad appaiare di primo acchito

la vista all’occhio che contempla il verbo

è non tramare con la mente l’orizzonte

 

che intese trovi negli oggetti a correlare

il senso dell’interprete e dell’interpretato

che un po’ si fa presente e un po’ passato

 

la bellezza dell’allegoria è caduta in dirupo

per qualche ideologia dai frali contenuti

che aborre i concetti e ama solo l’intuito

 

Maurizio Soldini

 

Roma, 18 - 20 settembre 2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Tram tram

 TRAM TRAM  

 

<<prego biglietti>> quell'uomo incalzava
appena salivi sul predellino del tram
il cappello colore aviere di sguincio

la sigaretta incespicata nelle labbra
le dita bagnate nella spugna lo strappo
del biglietto rosa <<prego cinquanta lire>>

<<avanti c'è posto>> scene d'altri tempi
adesso è tutto fai da te e obliteri se vuoi
altrimenti fai come un portoghese doc

la salita scontrosa il passo è breve
liberi senza il bigliettaio ma schiavi
dello scoramento - avanti non c'è posto

ti basti andare allo sbaraglio tra la gente
lo sguardo appeso all'obliteratrice attrice 
anche se manchi appresso del biglietto

se arrivi al capolinea quindi presto o tardi
non cambia la sostanza del tuo viaggio 
e tanto vale un trasporto a basso raggio

nella sorpresa della remissione al fato
di piangere o di ridere refrattario e a lato
a quanto è appartenuto al tuo passato

il tram s'infila ordunque nel futuro rabbercia odori
tra una fermata e l'altra e una scampanellata
si gira e si rivolta tra una vita a breve gittata

devi essere folle e accorto alla corsa se vuoi evitare
di fare il giro circolare anche se è scritto nel destino
e devi scendere senza la fretta di arrivare

tra bigliettaio e obliteratrice è vero non sapresti
quale dei due sposare alla tua scelta se stare avanti
o ritornare indietro ma almeno era più colorato

e senza dubbio era più bello anche se edulcorato
la vita adesso ha riposto tutto nel meccanizzato
e presto toglieranno i passeggeri dal mercato


Maurizio Soldini

Roma, 8 settembre 2014



*

Settembre

SETTEMBRE


senti come cadono gli aghi di pino
sorretti da gocce di pioggia nel vento

si fiaccano dentro il terreno e appianano
buche e anfratti di luce nei solchi a terra

ecco perchè è finito il tempo dei saldi
ci sono le nuove collezioni dell'autunno-

-inverno anche se è ancora estate
sul calendario e lontano è l'equinozio

sarà per tutto l'ozio del mondo che adesso
ci ritroviamo ad avere questo sonno

ma ricomincerà la scuola e sarà ancora
un autunno caldo tra depressioni e deflazioni

tra male e bene riprenderà la vita quotidiana
dopo la débâcle della televisione e dei vip

hanno già ripreso a giocare a pallone
e i palinsesti si fanno già pubblicità

per qualche mese tutto insonnolito e sopito
abbrustolito sulle spiagge e adesso rinsavito

finite le ferie è tornata buriana e si affaccia
sul filo di lama e schiaccia i pinoli col sasso

proclami si appendono ai portoni e presto
arrivano impostori e poi esattori di gabelle

tante sorprese nelle uova e s'è spostata
anche la pasqua nelle cassette della posta

mentre stipendi e vilipendi sono sempre 
gli stessi e accelerano i tempi indifferenti

tra marionette e lor manovratori che i fili
tirano a lor piacimento e anche noi nel vento

Maurizio Soldini

Roma, 1 settembre 2014

*

XI Agosto

XI AGOSTO

                                                               a mia madre

in discesa nel silenzio della notte
vertigini luminose dell'oscurità
siete cadute a mia insaputa anche ora

non avevo testa e occhi allora
da alzare per guardare l'infinito
e misurare il mistero del cosmo

ti avevo lasciata nell'incubo della luna
e solo all'indomani mi raccapezzai
che era precipitata l'ultima stella

ma se non fosse stata una telefonata
a dire di correre al tuo capezzale
non avrei mai pensato a San Lorenzo

le luci degli occhi si erano spente
per sempre come le stelle cadute
fino al mattino preludio al tuo passaggio

Maurizio Soldini

Roma, 10 agosto 2014

*

D’estate

D'ESTATE

 

Il mese di agosto la Piazza

moriva su se stessa di pena

basse le saracinesche 

con il cartello sopra e scritto

chiuso per ferie

arrivederci a presto.

Quel pretesto che non giungeva

mai e lunga l'attesa ai pochi

rimasti nel mortorio agostano.

Solo il nasone pronto 

a darti un flusso di frescura.

Era l'estate triste di chi stava al palo.

E dietro l'angolo neanche un cane.

 

Maurizio Soldini

 

Roma, 26 luglio 2014

*

Pulizie di Pasqua

Il Vim non lascia traccia di sporco

sulla coscienza della mattonella 

e illumina di lucido nel corpo.
 
E l'occhio della finestra aperta
sulla balaustra coglie il profumo
di cloro che vernicia l'aria di nuovo.
 
È la rinascita della pulitura
la consapevolezza della vita
ventura in un colpo di spugna.

*

Pensiero di luna

Sprigiona spruzzi sul lago il cigno
nell'andatura a scivolo di vento
a sperduti tramonti di foschie
nelle sere di primavera e brilla
in lontananza un pensiero di luna.

*

Di sabato nel viavai del vento di aprile

Silenzio di stirpe gitana ecco il viavai
del vento di aprile che sposta le foglie
dal ramo dell'ippocastano e innesta
volteggi di pollini sulle croste di nuvola
finchè non rabbuia e piove il rumore.

Di sabato i ciottoli pesano sul corpo
d'asfalto e muto il passaggio del piede
li sfotte scalciandoli in note di blues
nella controra che isola il mondo
dal sonno dei cardi sfioriti sul petto.

La sera balugina a strappi di clacson
nel moto ripreso in sordina nel piatto
di cicerchia convertito in blasone
di povera schiatta di chierici vaganti
che sbavano come lumache le strade.

Ecco i poeti che imbrattano fogli
d'inchiostro guardando negli occhi
la notte che incede in punta di stelle
sul talismano del domani sul letto
di schiuse di gemme di nuova vita.

Roma, 12 aprile2014

*

Frutteria

Cassette in disordine ricolme di vespe:

la frutta marcisce al contatto.

Un vigile passa e si ferma

vedendo lo schifo,

ma la vespa gli porta dell'uva,

gli offre il caffè: marcisce anche il vigile.

Una donna nel fondo cerca di togliere

il marcio: sceglie le pesche con cura

e intanto la divorano uomini e insetti:

marcisce così anche lei.

 

(1978)

 

da Maurizio Soldini, Frammenti di un corpo e di un'anima, Aracne, 2006

 

http://www.ibs.it/code/9788854806900/soldini-maurizio/frammenti-corpo-anima.html

 

 

 

*

Sonnambulismo del cuore


                                    a mio padre, Sergio

siamo dentro un improbabile mattino
c'è il sole e il cielo è più che azzurro
la svolta è là a un passo di cane

un ciuffo d'oleandro fiorito di rosa
s'intravede con la coda dell'occhio
mio padre guida la sua centoventisette

sono sul sedile di dietro e vedo la nuca
reclinarsi e tutto si ferma all'istante
chiedo se si senta bene o che cosa sia

ma lui riprende a guidare lentamente
è solo un barlume di follia a svolgere
la pellicola di un déjà vu mai stato

è solo l'emergenza di un sogno
mio padre è già morto da circa dieci anni
e la probabilità che io ancora non lo sia
è tutta scritta nel sonnambulismo del cuore

 

*

Oratorio

ORATORIO

tramestio di panche nella corsa
per l'adunata ai vertici del canto
nell'odore della mensa e di arance

un filo di incenso fumante nell'aria
e poi "ora pro nobis" e un "sempre
sia lodato" liberatorio al gioco

tra tavoli di ping pong e calciobalilla
una medaglia di domenica mattina
e Peppe Bertorello sempre sorridente

tra la legatoria e mille maglie
si asciuga la dolcezza che trasuda
a tener buona una masnada di ragazzi

don Lai abbrivio ai piccoli cantori
don Nonne severo nella direzione
e don Abbà il filosofo virtuoso

che fischia i falli sul campo di pallone
ma prima tutti a messa con don Carlo
il parroco della prima comunione

o a scucir la predica a don Braido
e poi tutti a dottrina il sabato
la cresima col Vescovo di zona

silenzi dei ritiri spirituali all'ombra
di don Bosco e Domenico Savio
i festival della canzone di maggio

all'imbrunire la festa di Maria Ausiliatrice
la processione accesa per le vie 
le suore e i salesiani all'Ateneo

tanti studenti santi professori
un giorno alcuni anche famosi
a reggere le sorti pontificie

la sorte ha dato a noi questo oratorio
in un quartiere proprio tutto nuovo
ai margini di Montesacro e Val Melaina

sorte la chiama chi rifiuta provvidenza
un oratorio è invece provvido di intese
che ognuno serba nei suoi anni

segnati dallo spirito del canto
dai giochi e dalle riflessioni di quel santo
i giovani rimangono come erano

anche se inceneriscono i capelli
i giovani che videro affacciati
alle finestre imbandierate Paolo VI

su quella striscia d'asfalto in mezzo ai prati
a dare la benedizione all'opera voluta
da quel buon papa che non fece a tempo

la chiesa era gremita con Giovanni Paolo
mio padre gli sorride nella foto
la chiesa nuova al posto della fossa dei leoni

dove un campetto faceva l'alter ego al campo
vero dove le maglie rosse del don Bosco
facevan da volano alle passioni

accanto alla palestra dove i cestisti
si libravano guidati da Vincenzo
che il pomeriggio sonava la chitarra

il premio della gioia un bel presagio
nel gioco della vita se hai avuto la fortuna
di crescere nella solarità di un bel frastuono

all'ombra di un sant'uomo nato duecento
anni or sono che volle follemente l'oratorio
e ha regalato a noi un cielo tutto d'oro

*

Un canto puro

                               a Guido Oldani
                e al suo realismo terminale


Il rumore scrisse una lettera
al silenzio e chiese scusa
delle chiacchiere di sottofondo.

 

Ma non sapeva della sordità
di quello e scivolava sul discanto
in uso allo sberleffo schietto.

 

Il silenzio rispose con mute parole
per non tradire la sua natura viva
e la pagina odorava di liscivia.

 

Bianca come la luce la risposta
inaridì il nero del frastuono
e un canto puro inondò quell'uomo.

 

Maurizio Soldini

 

22 febbraio 2014

*

Desideri d’interluni

Scelsi il sole dirimpetto al buio
e lo svolsi sul mantice del giorno

e intrufolai lo sguardo nel domani
appeso al sibilo di abbecedari.

E adesso sono accanto a te
dentro un pigiama di sogni

a ridestare desideri d'interluni
e a spingere il cielo ad abbracciarci.

Roma, 8 febbraio 2014

*

Temporeale

miracolo e misfatto di solerzia

ecco il tempo che spariglia

sul prodigio della vita

surrettizia e sfocata come 

lampo che stride nella notte

*

Capodanno

CAPODANNO

Cappelli aggrumati di smog e forfora
distorti dal vento che piove dal tempo

Giacche sdrucite nelle asole sciolte
ai bottoni perduti nel fondo dei mesi

Camicie sudate da tante fatiche
distratte dalle braccia distanti di ieri

Calzoni di falde lisate nei passi
disciolti in cammino su strade sfatte

Scarpe sfiancate di affanni e scaldate
di usura alle suole e sfibrate nei lacci

Calze che aspettano altri rammendi
sottese da calli e duroni di vita

Le cose avviluppate nella trasgressione
si stempiano nell'uso del progresso

E andiamo inciampando di anno in anno
dal principio alla fine dalla testa ai piedi

Dai piedi alla testa coperti da stracci
di scartafacci dalla fine al principio

Maurizio Soldini

Roma, 31 dicembre 2013

*

Terra dei fuochi

TERRA DEI FUOCHI
di Maurizio Soldini

Intanto muore nella trama della foglia
la linea di speranza e di rispetto
della vita appesa al filo della notte.

Nero come il diluvio dell'inferno piove
il dolore della malattia da tante scorie
bruciate a dispetto della tua ginestra.

Divampa l'ingiuria a terra in fiamme
per chi s'arroga onnipotente il cespite
davanti all'idolo fatuo di mammona.

Un fiume di sangue annacquato dilava
piante uomini e animali e spande il tempo
ad infiacchire il nerbo attossicato di mal'aria.

Peste invisibile a lunga gittata
fa tremare le terre nelle quali averno
temette il sole ai tempi d'Omero.

Ma il tempo dell'aurora è tramontato
e scosse sono le sorti del sistema terra
da un'eco distorta da una genia ormai morta.

Morta sembra essere allora anche la parola
e solo una possibile speranza di ripresa
si annida nella voce della ribellione.


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Da AA.VV, Cronache da Rapa Nui
Miscellanea di scritti e immagini su temi ecologici
CFR Edizioni, 2013
ISBN 978-88-98677-03-0 - pp. 240, formato 17 x 24 con 16 tavole a colori,   € 16,00   
(Richiedere a mailing@poiein.it )

*

Mai più la guerra

Mai più la guerra

Ibrida usanza di drappelli vuoti
nelle brume di battaglie inferme
a costo di dispersi e di disperazione.

Il suolo grida nel dispetto debole
di albe insanguinate di peccato
le vite altrui bruciate e fiochi lumi.

Svettano le bandiere a strepiti
di bande colorate sulle stagioni
vuote di felici venti e incaute.

Solstizi scuotono pace e semenza
arcuati a tendere sul filo di speranza
il sentimento che protegge sguardi.

La vita che si è avuta in dono
reclama soffi e slanci di memoria
che slabbra sul futuro voci in essere.


Maurizio Soldini 

 

*

Centro Commerciale

 (Esercizio poematico sul quotidiano come metafora dell’esistenza)

 

Centro Commerciale

 

Ti muovi ardito tra la gente

Che vocia spinge frena mente

Mentre le luci premono sui bulbi

Dalle vetrine trasparenti

Di jeans magliette cappelli

Sciarpe guanti fazzoletti

(Sono più di duecento i negozi)

Profumi orologi braccialetti

Anche mutande reggiseni e tanga.

 

*

 Poi ti ritrovi nella gettatezza

Del mondo mediatico e vai alla ricerca

Dei cristalli liquidi perfetti

Che aprano finestre sulle scale.

Ti rendi conto che la cecità mentale

Si può avvalere di protesi efficaci.

Come potere fare a meno,

Ti chiedi, delle telefonate?

Come non chiedere di prenderti

Per mano e accompagnarti

Fino alla tua meta

A quella vox metallica

Che parla in modo strano

Da quel navigatore solitario

Che acceso all’angolo infilato

Sembra bisbigli in mezzo

All’incertezza della scelta

Di prendersi un amico

Virtuale che sia più intelligente

Di tutta questa gente che parla

E gira come trottole senza sapere

Dove vuole andare.

 

*

Decidi allora di andar controcorrente

Di uscire da questo mare di incertezze.

Vai via da MediaWorld

Da quel mondo mediatico

In cui qualcuno (forse tu stesso)

Prima ti aveva gettato.

Vuoi essere autentico

E allora ti ritrovi ancora

Nei corridoi assolati

Dalle luci artificiali

E annusi odore di cipolla

Che arriva da Costantinopoli.

 

*

Kebab ti ri-portava là

Ma poi ti rendi conto

In un istante che sei

Al cospetto di un migrante

Forse egiziano forse magrebino

Che mischia le cucine con ardore

E sforna pizze per non deludere

Chi vuol mangiare e con una fava

Prende due piccioni.

 

*

Non mangio, non amo la cipolla, anzi

La nausea (qui Sartre non c’entra,

Ve lo posso assicurare) mi coglie

All’improvviso. Sarà per caso

Solo una gran goccia che esce

E all’improvviso fa traboccare il vaso.

È forse una grippe intestinale

Che preannuncia il suo imminente arrivo.

 

*

Riprendo il mio percorso esistenziale

E approdo allora dentro Auchan.

Bel porto finalmente, almeno sembra.

Terra terra terra… E invece dico

Frutta frutta frutta … e mele pere

Arance clementini banane

Noci mandorle nocciole

Poi fichi (secchi) datteri insalate

Tutte bene accatastate

Piramidi di lucentezza naturale

Che mi ridanno fiato.

Per non parlare dell’odor del pane.

 

*

Ma esco ancora e intanto il tempo

Sfila via veloce, le ore si accavallano

Alle ore e chiedo a te se non sia il caso

Di uscire da questo centro commerciale.

E ritornare. Ho nostalgia, il dolore del ritorno

Mi prende e sale dalle gambe. A te dai piedi.

Vorrei tanto tornare a casa e mettermi in mutande.

 

*

Ma ancora sai come tentarmi.

E allora mi proponi di entrare

Nel mio nel tuo mondo

Dove si vende il sentimento

La speranza il senso della vita più

Riposto negli scaffali delle mie poesie

Di saggi di romanzi di una vita

Che corre dietro alle parole

Che gli uomini cercano di congelare

Sui fogli stampati dall’amore della vita,

Che tu invece ricerchi tra le note alla scoperta

Delle tue musiche che pure mi hai trasmesso

Dacché ti ho conosciuta attenta alle trovate

Di nuove originali musiche incantate.

 

*

Così rinasci così ritorni ad esser uomo (o donna)

Nella serata tarda in cui alla fine ti ritrovi

Stanco morto e cerchi di aver dato un senso

Al tuo continuo ritornare al centro commerciale.

 

Maurizio Soldini

Roma, 15 gennaio 2009

CENTRO COMMERCIALE è la prima stesura del poemetto che ampliato e modificato verrà pubblicato nel 2011 da GIULIANO LADOLFI EDITORE col titolo LA PORTA SUL MONDO.

Si rimanda alla nota critica di Roberto Raieli su LA RECHERCHE
http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=571&Tabella=Recensioni

Inoltre

HANNO LETTO “LA PORTA SUL MONDO” E HANNO SCRITTO
http://ladolfieditore.blogspot.it/2011/03/hanno-letto-la-porta-sul-mondo-e-hanno.html

"La porta sul mondo" è un dantesco (nell'unico modo possibile nel mondo attuale) itinerario alle esperienze, alle presenze, alle cose, alla non vita del nostro tempo così vano e sperduto da aver bisogno di infiniti oggetti per accorgersi di esistere davvero.
Giorgio Barberi Squarotti

Ho letto i testi con molto interesse, colpito dalla intensità di alcune composizioni e dallo slancio con cui Soldini sa affrontare un tema tanto cruciale. Non nascondo che l’argomento mi interessa molto, e trovo che la decisione di Soldini di portarlo al centro della ricerca poetica (merce e mercificazione, alienazione e snaturamento) sia pienamente condivisibile.
Valerio Magrelli

Mi è piaciuto molto il poemetto “La porta sul mondo”, dal quale mi sono sentito coinvolto profondamente.

Paolo Ruffilli

Ottima l'idea di fondo del poemetto “La porta sul mondo”. Il centro commerciale è diventato in pochi anni il centro dell'immaginario massificato dell'uomo occidentale, e mi sembra molto giusto che un poeta lo affronti, tra l’altro con dei versi ben tagliati.
Giuseppe Conte

L'originalità del tema (la focalizzazione lirica, ma in forma che non esclude l'atteggiamento critico sottostante) si abbina a quella dello stile scelto, che richiama fin dall'incipit la classicità italiana.
Elisabetta Sgarbi


*

Montesacro

MONTESACRO

a Giovanni Giudici

 

Se dovessi rinascere vorrei ancora

respirare la stessa aria di allora

nello stesso posto sul tavolo di marmo

della cucina tra bacinelle d’acqua calda.

 

Non ricordo quei momenti perché non posso

ma la memoria era negli occhi di mia madre

quando lo raccontava e mi sono nutrito

delle sue parole allo stesso modo del latte.

 

Ogni volta era una peripezia maieutica

per estrarre il coniglio dal cilindro

ma il forcipe alla fine girava ad effetto

solo un piccolo segno sulla fronte sarebbe rimasto.

 

Vorrei ancora scalciare in quel cortile polveroso

al confine del paradiso della città giardino

e riprendermi lacrime e sbucciature di ginocchia

dietro biglie colorate tirate a ghilonfa.

 

Se mi chiedessero dov’è l’origine del canto

non esiterei a rispondere i verdi campi

attorno a Montesacro e al Tufello

dove ben altri scoprirono poesia.

 

Lì sono nato proprio in quella via

alla periferia di una città felice

di un sorriso e di un abbraccio

e i soldi non erano il coraggio.

 

Ci nutrivamo di affetto e di canzoni

un libro sotto il braccio e poi la radio

una cartella un diario qualche cambiale

e Montesacro fu un segno di vita.

Maurizio Soldini


*

Roma di neve

È neve quando scende il mondo
e sotto la persiana accovacciata al freddo
i fiocchi bianchi salvano la quiete in fondo
alle temperie dei ricordi di giovani fanciulli
addormentati che svegliano le madri eccitate
dal bianco manto che si adagia calmo
a vincere la notte dei pensieri
mentre lontano fuma dal comignolo
il desiderio della nostalgia del tempo
attorno all'albero imbiancato
sopra il cortile candido di sole
a cavalcioni a un tetto ovattato.

*

Il gioco degli sguardi

IL GIOCO DEGLI SGUARDI

                                      a Giovanni Paolo II
 
Guardi e vedi lontano
nei tralicci di una guerra
che ha crocifisso il mondo
appeso al bagno di sangue
che provoca ogni guerra.
 
Guardi e ti avvicini al bambino
che benedici con il sorriso
di un mistero di fonte
e lodi il canto della vita
con una carezza.
 
Guardi un foglio bianco
e scrivi una poesia
tratti d’amore con la filosofia
e ascolti la commedia umana.
 
Preghi in ginocchio e stendi la tua mano
a tutti quelli che passano per strada
li rifocilli di speranza
e il pane porgi della vita.
 
Guardi la morte in faccia
e accetti la scommessa di soffrire
fino alla fine perché hai insegnato
la salvezza della sofferenza.
 
Sei forte come una colonna
lo spirito aleggia sopra noi
e ci conduci ancora a spasso
tra le viole e i non-ti-scordar-di-me.
 
Sei. Abiti ancora tra noi,
il tuo profumo ci fa guardare
alla stella della tua santità.
 
Gli sguardi inondano
i movimenti del mare
e scrollano di dosso
provvide intese.
 
Il gioco degli sguardi
si affastella sul nostro tempo 
e noi guardiamo te, 
luce dei nostri occhi.
 
Roma, 24 e 25 e 26 febbraio 2011

*

Spezza il pane della mensa

Spezza il pane della mensa
e offrilo al fratello
che ti guarda stanco di sé.
Supplica il mare di portare
il sale del condimento
e bevi vino di mele
insieme al suo sudore
di vita e fruga nelle tasche
della speranza per dare volto
ai silenzi che gridano vendetta.

*

Fukushima

Le altalene oscillano nel vuoto,
si dondolano di vento radioattivo,
e i giardini si specchiano di macerie,
i bambini non rincorrono ali
di aquilone nei cieli sporchi di grigiore.

Le nuvole interrogano il sole
negli interludi di sereno astratto
e i grattacieli ancora in piedi
soffrono di nostalgiche visioni.

Cose e bambini restano, spaesati,
gli uomini nascondono vergogne
di progresso e chiudono le bocche
celate dietro maschere antisettiche.

*

L’uomo che ride sempre »
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*

A Pietro Soldini (1899-1995)

a mio nonno, in memoriam

il sigaro riporta
nuvole di racconti
la prima guerra
i giovani del novantanove
il tuo pane di notte
l'antifascismo
slanci di libertà

volute di fumo
(spire di nostalgia)
adesso che parli
ai santi in altro luogo
tu fante medaglia
al valore cavaliere
della repubblica
tu che donavi pane

l'odore del tabacco
in cui giace in eterno
l'essere stato accanto
alle tue storie adesso
che riposano con te
nell'urna vuota di parole

ma ancora ti rivolgi
ad angeli di speranza

(inedito)

*

Van Gogh

I girasoli lo salutavano con un sorriso
Sempre nuovo dalla cornice appesa
Alla parete davanti all'uscio aperto
Quando faceva per entrare tornando dalla scuola.
Lei lo aspettava in un abbraccio tenero
Chiedendo poco con le sue parole.
Ma comprendevano entrambi in uno sguardo
Se il cielo fosse azzurro oppure fosco.

Dalla raccolta In controluce, LietoColle, 2009

*

La scrittura

La scrittura è una scheggia
di rugiada, è il raggio del sole
che varca al primo mattino
la finestra della stanza
che dà sull’orizzonte.

Scrivere è cogliere un fiore,
inebriarsi dei casti odori
che emana la primavera;
scrivere è sapere la vita.

E io scrivo traendo
questi umili frammenti
convinto che la vita
è vera poesia.

(nuova versione rispetto a quella presente in Maurizio Soldini, FRAMMENTI DI UN CORPO E DI UN'ANIMA, Aracne, 2006)

*

Mi stordisce il bisbiglio

Mi stordisce il bisbiglio del battito delle tue ciglia
Che ritmano le luci che provengono dalla profondità
Dell’azzurro intenso e chiaro degli occhi tuoi di mare.

Mi rapisce quel movimento tenue delle tue labbra dolci
Or rosa or rosse a indicare la passione che sottende
La voce tua soave di fluide sonorità, voce o canto di sirena.

Mi strabilia quel modo tuo di fare di camminare a passi lenti
E svelti nella fierezza di belle sinuosità in eleganti forme
Che rendono ancor più l’idea della bellezza che ti è propria.

Mi affascina la tua persona bella nell’incanto felice
Dello sguardo che si incontra con te che sei apparsa accanto a me
Un giorno in un istante fermato nell’eterno che perdura.

dalla raccolta FRAMMENTI DI UN CORPO E DI UN'ANIMA, ARACNE, 2006

http://www.ibs.it/code/9788854806900/soldini-maurizio/frammenti-corpo-anima.html

*

Haiti (una poesia per non dimenticare)

le trame della terra che trema
tramate contro povera gente,
 
si sfalda il terreno di troppo
se traballa il sistema, che pena
 
vedere la morte vagare la sera
tra ospizi di malnutriti corpi,
 
lo scempio del sisma, aveva ragione
il poeta, ma ancora nessuno l'ascolta,
 
il progresso sta dietro la porta
e intanto si muore per niente,
 
la fame prepara il destino,
più povero sei e più ti ritrovi ferito,
 
deriso, coperto e ammutolito da un nero
detrito, che cade da un soppalco
 
in bilico, senza più sorriso, ucciso,
stordito da una morale in cerca
 
di respiro, lontano, il mondo, irriso
da capitali inutili, lasciati ammuffire
 
nelle casse dei ricchi, che sperperano
l'inutile gioco del superfluo, mentre
 
case di cartone si piegano allo sciame
di forte magnitudo, che spezza
 
la sera della vita e nasconde la luna
e le stelle, e le ancore levate dalla vita,
 
e le navi di lungo corso salpano, a frotte,
nel mulinare del vento di una scommessa
 
perduta da sempre, contro l'ostinazione
della speranza di chi continua a credere,
 
anche sotto mucchi di calcinacci

*

Al Café de Flore

Il vento si sfila
dal tempo dei secondi
nel sorso di un caffè
tuffato nei sorrisi
azzurri di capelli
di cielo che mordono
carezze di brividi.

 

Qui l'esistenza è piena,
è vero, sfilano persone
volti scarpe sconosciuti
che guardano i pensieri
nei tramonti disillusi.

 

Ma le ore lasciano segni
d'indelebile profumo.

 

Jean Paul, Simone, Juliette,
chissà se pure Michel passò di qua,
chissà..., non dico Baudelaire,
quanti caffè gustaron tra le righe
nei sorrisi amati amari
delle loro vite piene di mari
di porti mai approdati
nelle parole della poesia
nel canto della filosofia.

 

Ritorno alla tua pelle
alle tue labbra
agli sguardi alle carezze
di mani di velluto.

 

Mi stempero nei quadri biedermeier
che disegniamo insieme dai vissuti
che passano davanti
al boulevard di Saint Germain
davanti a noi
davanti ai tavolini
specchiati nell'onda del caffè
sui marciapiedi
caldi d'asfalto
morbido calpestato
dalle orme della vita
passata nel futuro che ci aspetta.

 

*

La sera prima dell’Epifania

La sera sfugge al suono di campane
tra ferraglie di motori nelle ore
dei ritorni, quando il sole si affaccia
pallido di rimorsi rintanato
nelle nuvole e l'aria delle feste
è al suo tramonto. L'epifania aspetta
in tralice il suo giorno di stoffe
umide di malinconia e stenti
a ricucire sovversive pieghe di colore
e tutti piangono il tempo passato
delle letizie festive di abeti e neve
di zampogne e di frittelle, di presepe
e di canti levati al nascere di ognuno.
Domani il viola tornerà a brillare
e pasqua è già un annuncio a cui tendiamo.


Roma, 5 gennaio 2011

*

La notte di Natale appena fuori

Ci sono sassi aguzzi che premono
sul coccige osso sacro dissacrato
da punte di dolore che scavano
come trapani pneumatici indefessi
e lasciano scorie di lentezza scura
sulla pelle assottigliata di freddo.

Ci sono sulla strada negli angoli
urinosi cartoni buste di plastica
qualche bicchiere mezzo pieno
piatti scoperti di frattaglie di pensieri
coperte sdrucite teli di nylon giornali
su cui parole e foto non parlano
né guardano lontano oltre la siepe
di neve fuligginosa di desideri.

La notte di Natale è appena fuori
uomini soli stanchi appesi
sotto le loro palpebre calate
su sogni non desiderati.

Natale è una passione che si annuncia
la stola viola nelle martingale
della vita che nasce appesa ad un cilicio
per tutti i Cristi che vivono all’addiaccio.