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Raccolta di poesie di Laura Turra
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Il tuo essermi padre

In tutto questo bianco di muri asettici,
di lenzuola sterili stese
sull'umidità del corpo stanco
dal dolore - la fame e la sete -
guardo i tuoi occhi di prato verde,
senza nuvole,
con quella luce oltreconfine
che pare la mia stessa.
Non c'è moneta che possa pagare di più
del tuo essermi padre.
Ti tengo nella stanza più segreta
una mano sulla fronte,
per questa figliolanza mai dimenticata
che così grande forse non sapevo di avere.

 

*

Orizzonte chiaro

Imprevista alba la tua voce
mi attraversa, la tua mano
senza più attesa mi percorre
un fiato leggero sulla pelle.

Dove sei – a volte ti domando –
per immaginarti, per trovarti
cielo negli spazi tra le foglie
orizzonte chiaro dei miei occhi.

 

*

Quando viene l’alba

Quando viene l'alba che separa
– le cose dal nulla, la notte dal giorno –
tu vieni a farmi intera.

 

*

Mentre piove l’alba

Mentre piove l’alba d’estate
imbastisco poche righe chiare
– segni minuscoli, scalzi –

ti parleranno delle spine bagnate
dell’euforbia,
di lacrime che lavano il viso
e le mani
e le ferite nel pianto della resina…

 

*

Il respiro a sigillo

L’alba torna per ricordarci
quanto chiaro hanno gli occhi
anche quando è sera
e il posto dove posare le mani.

Sale sulla pelle un filo d’aria
ci accarezza senza disturbare
quello che nell’intimità accade,
la voce, il respiro a sigillo.

 

*

Terrapieni e viole

 a Patrick Kavanagh
e ai suoi terrapieni di acetosella


Ti ho portato a vedere
le altitudini
dove è usanza
immaginare i morti

dove la pioggia
si scioglie con la tristezza
e straripa
nella conca delle mani
fino alla gola aperta
dei fiori,
nei gusci
nei nidi

una pietà
che fa salvi
i terrapieni, gli orti di confine
le viole.

 

*

Come non dormono i poeti

Questo lutto serale che vede
consumarsi
in
 essenze di meraviglia
la luce,

mi rovescia gli occhi
e li interra
 nel solco della notte
come talenti da 
conservare
intatti,

che non vadano smarriti
cercandoti
dove non riposi icapo,
come non dormono i poeti
e tutta la stirpe
degli esseri che 
hanno ali.

 

*

Se mi chino

Se mi chino a toccare terra
con le ginocchia stanche,
fradice,
sento frusciare le spighe
d'erba
dove si spandono i soffioni,
il rumore della radice
che affonda.

Resta a misura di una pioggia
e del fango
il mio stare
nel dialogo tra alto e basso
che fa di ogni fiore un giardino
e di un'aria di cielo
la spartizione delle nuvole,
dei rami
di poche parole
il crescere di un bosco.

 

*

Tutto il verde

Metto a dimora un'azalea,
come quando si semina una speranza
quieta
o un respiro
che somigli appena a una preghiera
affidata
al passaggio delle nuvole.

Sapere cosa veramente dura
oltre l'alba infante,
dando margine al vento
e al seme,
se darà fiori da radici sottili,
come l'erba
che mi ricorda tutto il verde che c'è.

 

*

Pensieri-uccelli

arrivano e poi se ne vanno in un batter d'ali
senza lasciare traccia
se non un'ombra rimasta nella coda dell'occhio

fuggono verso luoghi che non conosciamo

come fossero i nostri anni spesi
semi in cerca di una terra dove ancora fiorire

li vediamo andare oltre i nostri confini
allargandoci gli occhi
portandoli ad altezza d'infinito

 

*

Mi canti nella bocca

mi canti nella bocca
la tua estate,
la rotta 
ariosa delle nuvole
sopra 
la bonaccia,
l
assolato sogno
che si mostra intero
 sempre luminoso 

il fabbricare delle api
dentro il favo,
una febbrile danza

che va da fi
ore a fiore,
nellombra della sera
il lusso 
concesso della rosa
 il suo profumo 

 

*

Eppure danzo

Cosa sa di noi
la rosa indecifrabile
nella luce
che ci sfugge?
Cosa ne sanno dell’amore
i cieli segnati
d'ali
di nuvole passanti 
e rondini?

È muta la sera
come un’espiazione
di troppe parole
uno sguardo
lento
che si allunga
sul limpido tramonto.

Sono immobile, eppure danzo.

 

*

Amo tutti i nomi

Abbiamo avuto in dote la gioia
insieme la pena
un desiderio che non cede,
non sfuma nellocchio
d
un tempo singolare.
Cosa cè stato di mio nel tuo?

So che se potessimo voleremmo
d
abbracci
saremmo come i sorrisi
quando nascono 
 icentuplo in terra 

Selacqua nella bocca di chi ha sete,
il laccio stretto 
al mio polso e il sollievo.
Rimani la mirra appoggiata 
sul respiro.
Amo tutti i nomi che mi hai destinato.

 

*

Arrossano i boccioli

...tutta questa vita screziata
è una gloria d'acqua risentita
nei corsi di maggio

dentro il richiamo delle sere
umide nella danza sospesa
del glicine
o il tremore di labbra sulla fronte
per cui alzarsi
a trascurare le notti

timide
arrossano i boccioli le rose.

 

*

Mossa

Lvita alla porta
senza rimedio

come un lavorio lento
dapi

tiene banco
leccelso pieno dellestate
 interminati spazi
del giallo nell
erba 

la gioia è una fontana 
che brilla

                           mossa.

 

*

Non ho visto i liriodendri

Le voci si indovinano
degli uccelli
in un silenzioso stare
che consuma il tempo
nella dipartita della primavera.
Non ho visto fiorire

i liriodendri
alla conca del mercato
dismesso
ogni evento di strada.
Si sono persi i giorni variopinti
e bradi delle passeggiate
ospiti dentro stanze
voraci di misure
a preparare le buone maniere
degli incontri.
Fuori
la straripante pretesa
dell’amore sprecato.

 

 

Nota: la musica di sottofondo alla lettura è tratta dal web 

Juan Antonio Vargas y Guzman - sonata VIII per chitarra

 

*

Se mi guardi

dedicata

 

Sempre se mi guardi
sono nuda

tche con carezze
navighi londa dei miei capelli
e i pallidi stagni dei miei occhi
riempi 
di vita tua.

 

*

Il cielo fa la spola

L'alba ha infiniti passaggi,
porte invisibili
dove il cielo fa la spola
tra la stanza
e il glicine,
incessantemente
si attorciglia alla vita
a questo minuto concreto.

E io che non so nulla
se non il verso
dei passeri
e i fiori annegati
nel verde,
vorrei annusare dalle tue mani
il profumo del mattino,
la piccola aria che respiro,
la tua voce.

 

*

L’anima imita i fiori

Dalla bocca butta
un canto
verde
un getto
come all'orchidea
che non sai se sia radice
o stelo
fino all'inarcarsi
salendo
un poco soltanto più scuro
il tono
cercando in cielo
la conferma
del fiore.

 

*

Ianua coeli

Responsorio il canto solo
scambiato
coi fringuelli –
naturale voce che non si dà
per vinta.

Come uccello di confine
carteggio in cielo nuovi voli –
parabole
minime scritture
sacre.

Trattengo un verso nella gola –
parentela d’infinito.
Sarà giusto farne uso?

Che misura hanno le mie ali?

 

*

Solo noi siamo rimasti

La stagione è andata avanti
coi fiori dolci
 nascondigli delle api 
e le uova azzurrine dei merli.

Solo noi siamo rimasti
come alberi ancora ingombri
delle foglie secche,
dietro vetri
in stanze troppo strette
a comprenderci,
ammalandoci di luce
il poco che basta per dire oggi.

Ogni giorno spostiamo in là
il domani
e non parliamo più del tempo.
Riposti gli orizzonti,
con le parole facciamo una culla
per la notte scura.
E la luna, madre di costellazioni,
si fa a noi più grande.
Vicina.

 


Nota: la musica di sottofondo alla lettura è tratta dal web 

Giuseppe Tartini – Concerto in Re maggiore per violoncello e orchestra

 

 

*

Arso legno

“Il cervo è dato ai denti dei cani”

 (François Mauriac)

 

Tutto è compiuto, giunta l’ora
terribile che raggela il cuore.
La pretesa umana ha consumato
il crimine, ha spento l’incendio.
Straziato il corpo, della gola
ammutolito il grido e chiuso
l’imbocco, messa la pietra a sigillo.
Niente più osa varcare il silenzio.
E noi... come formiche disperse
intorno ad arso legno ormai freddo.

 

*

Restando noi

Mi attengo ai fatti variando
il punto di vista
la sommità da cui mi sporgo
per vedere gli alberi fermi
fiorire

e in basso il grido minuto
dell’erba che rimane
per terra
anche quando il vento la implora

non si snoda da qui la strada
ora che nessuno la percorre

perché le cose stanno così
restando noi vivi.

 

*

Sono pochi i luoghi

Sono pochi i luoghi
dove non nidifica la primavera.
La speranza è in questa terra,
nel suo aprirsi a chi la sfiora per caso,  
come un’aurora
o un seme.
Come un perdono.
 
Io vorrei dismettere la mia pelle secca,
avere nuove foglie da indossare
– magari colori –
e una voce,
il suo saper migrare oltre,
ma c’è un silenzio
da custodire
e la presa in carico del dolore.

 

*

Innaffio i fiori

Innaffio i fiori
la giusta dose d'acqua quotidiana
quanta ne prende la terra
non di più.
Una sola misura
per due di farina nell'impasto
come il respiro profondo
a gonfiare il petto
non si può oltre il giusto.
Vorremmo tutto e altro ancora
qui dove manca
lo sguardo
per quanto lo si spinga tra le case
strette, vicine
che s'appoggiano l'una all'altra
quasi a dire il modo
di stare
e forse basta già il dato e guardare
il poco o il molto
quanto avremo in questo giorno
che non sappiamo.

 

*

Uno spreco d’acqua

Vola via il piccolo uccello
venuto a beccare nella terra dei vasi
come da una ciotola di riso
dolce offerto ai poveri.

Siamo dentro una malinconica distanza.

Uno spreco d’acqua ha germogliato il selciato
– un tarassaco da marciapiede –
e le mie primule
così vicine alle cose quotidiane.

 

*

Ho ripreso a leggere

…che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita !

Risposta:

Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità,
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.

- Walt Whitman -

 

Sui rami della betulla
improvvisamente le foglie.
Ovunque ormai la primavera
non è più una cosa ricordata.
Ho ripreso a leggere Whitman.
Credo in te, anima mia…
sorella dell’infinitamente altro.

Ignoro a quanto ammontino le perdite
e quali i perché confusi
nelle pieghe delle solitudini domestiche.
Tutto si tiene nell’amore.
Un’ape accorta si è fermata sui giacinti.
La magnolia fiorisce a oltranza.

 

*

Il cielo è solo

Sarà ancora la primavera
prossima di fiori e altri splendori
e un convento d’api?


I carrubi della piazza
hanno lunghi baccelli scuri.
I bambini giocano ovunque
con niente,
scherzano con la lucida solitudine
dell’acqua.
Bisbiglia tra le gramigne
e il favagello
solo un brivido di vento.
Tutto è quasi un nonnulla ignorato
di bellezza.


Le piccole cose sono piccole cose.
Senza, il cielo è solo.

 

 

*

Più luce

Uscire dalla porta come prima
senza incertezze né distanze.
La mattina è solo un altro bollettino.
Ci sono i fiori ma non li frequento
e l’assenza fa ricordare la bellezza.

Reclamo le mani, un legame saldo
che mi ricongiunga al tutto,
non questa volontaria rinuncia
che precipita le cose nel silenzio
di un respiro che si abbrevia.

È come quando cala lenta la sera
e si vorrebbe più luce.

 

 

4 marzo 2020 - tempo di lentezza e solitudine

 

*

Ore acerbe

Nel cuore della camelia
ci sono stanze tutte da percorrere
con le dita
in margini d'erbari vivi
e misteri
infiniti se il cielo è uno spazio
senza cancelli
dove sconfinano gli uccelli e i respiri
dei biancospini
in queste ore acerbe di luce
e di primavera.

 

*

A piazzale Baracca

In quell’angolo di piazza
dove vendono fiori ai passanti
torneranno gli anemoni
viola nei vasi
tra i ricordi in cui ancora mi perdo
di tempo in tempo
un profumo diffuso nell’aria
essenziale
e una forma che si addensa
nella memoria
– parola insillabata –
un canto già di primavera
una lingua imparata che riconosco.

 

*

Oltre i tetti

Oltre i tetti
l’andare e venire degli uccelli
e scie d’aerei si incrociano
in un cielo dissestato
– quasi un rammendo malfatto –

Troppo stretto tra i palazzi
quest’alito di sera.

Un filo rosso mi attraversa
– residuo della quotidianità –
sullo sfondo
un’illuminazione che pur spegnendosi
ancora abbaglia.

 

*

Sapendo di trovarsi

Nel rifugio di compieta
il mio cuore è ancora un uccello
che canta
sebbene la sera,
un usignolo
venuto a fare il nido nell’orecchio buono
in cerca di una terra lontana.

Basterebbe sentirlo
il vuoto dell’assenza
– portarne in due il peso –
la mancanza
di ciò che morendo nella piega del mondo
ci consuma gli occhi e le parole,
abbandonarsi al buio
sapendo di trovarsi.

 

*

Poesia dell’assenza

Febbraio porta un vuoto
tra le mani
– mese avaro –
e nelle vene il pulsare d’un ricordo
che ferma il respiro.

È violenza quel rosso disperso
dei tramonti
tra i vasi spogliati
delle rose,
poesia crudele dell’assenza.

 

*

Nel posto semplice

Il cielo lassù,
io lì sotto, in basso a destra
– perfetta distanza, doverosa –
nel posto semplice
dove mi hai lasciata,
tra i tuoi gerani amati
fino a sera
ora rossi fiori d'altre latitudini.

 

*

Guardando dalla finestra

Una donna alla fermata del tram
un uccello che canta insistente.
La promessa 
ancora taciuta dei fiori.
Tutto ha sul volto un’attesa.
Ascoltare il passare del tempo,
i minuti cresciuti imboccandoli.
Contare i nodi, scioglierne uno.
Non mi  pace il tuo mancarmi,
incontenibile preziosa inquietudine.

 

*

Esistenza in vita

Infine ha piovuto e forse pioverà
ancora, in questo tempo di malinconia
e di nebbia,
in un’ora tarda che smonta
ormai spoglia di luce.

Eppure in questo palmo di terra
– mio corpo e dimora –
fertile mi ha resa un’altra semina,
un fidanzamento di sguardi,
un’impensata rinascita,
quel battito
– nascosto nei pensieri –
così prossimo al respiro delle rose.
Una nuova prova di esistenza in vita.

 

*

Il tuo silenzio

Se così fosse, il tuo silenzio 
aprirebbe improvvisa
una faglia dentro il mio corpo,
uno smembramento, una scissione.
Tutto andrebbe in pezzi.
Le mani, il cuore, i fianchi
:
continenti alla deriva
.
Il pensiero, la voce, il viso,
gli occhi e le palpebre
dove, a che distanza da me
 stessa?
Più nessuna notizia di me qui
 sui giornali del mattino.

 

*

Ancora non sappiamo quando

Ancora non sappiamo quando,
come accadrà,
troppo pochi indizi
e il disarmante nulla dell’inverno
che il vento ha trasportato
a suo piacere.

Forse basterebbe domandare
– tu che fai, primavera? –
senza una risposta,
ma solo quell’inquieto stare dei bambini
che non vogliono dormire
la vigilia di Natale.

Stare.
Finché qualcosa in un filo di luce
colpirà il nostro occhio inetto,
quando saranno i fiori
ormai aperti
l’impeccabile riscontro
e andremo a dormire scordando
cosa abbiamo atteso.

 

*

Ancora è gennaio

Da quest’erba viene la vita,
dalla terra, dalle foglie
cadute e rinate.
Oh, gli anni trascorsi,
quelli che hai, che abbiamo!
Tutto torna nelle vene
degli alberi
– linfa dov’è vuoto tra le mani,
curvo, nella conca dei palmi –
anche se nulla è qui
adesso
nel colore sfumato della sera.
Ancora è gennaio.

 

*

Raccoglievi la brina

Con le mani raccoglievi la brina
nel palmo del dolore
tra la dafne fiorita e gli ellebori,
dove l’orizzonte non ha case
tra gli occhi e l’infinito.

Sei andata oltre con la pazienza
del giorno che succede al giorno.
Era l’inverno delle cose chiare
– la neve rimasta appesa ai rami –
e ti sei fatta piccola, così piccola...

Ma cresci ancora, madre mia,
cresci nel cuore rosso dei gerani,
tra i fiori a cui parlavi come a figli.

Continuano a durare le tue rose.

 

*

Frammento prima della sera

forse ora dovrei scrivere dei versi
quanti bastano a dirti 
come finisce il giorno
nel filo rosso 
dentro gli occhi
consumandosi nel fuoco come brace
mentre mendica 
un ultimo canto d’uccelli
un
a voce soltanto udita nel tantissimo orizzonte...

 

*

Una gemma d’anno

Se da un lato duole la spina
del tempo,
c'è nella sponda di oggi
la fedeltà d'un venire
di qualcosa che accade senza domanda,
una solitudine annullata
senza più ferita.

Una gemma d'anno che nel bulbo
già sa dei giacinti e il verde.
E la parola amore.

 

E noi siamo, ancora,
nell'attenzione disarmata
al tutto pieno che c'è.
Noi siamo,
dentro il respiro
d'un polline nuovo di fiori.

*

In luci di addii

Si soffre della gioia

– della vita –

il troppo breve passare

come di uccelli 

tra i rami

sfogliati nella stagione 

che tutto consegna

in luci di addii.

 

*

Dire dell’inverno

Dire dell’inverno e degli alberi
del pensiero di vento che li a
ttraversa
e la luce sul tremore dell’erba.

Dire dei cieli chiari appoggiati sui rami
del seme di neve
che abiterà nel cuore dei frutti.

Con le stesse parole non tacere il miracolo 
leggero come l’ala di un passero
umile apparenza nel fiato di bestie.

 

Santo Natale 2019

 

*

Biglietto d’auguri per Natale

painted by Dawn Stacey - dal web

 

La neve, si dice, verrà presto.
Tu mandami un biglietto
per Natale.
Vorrei quei biglietti dai colori chiari
– niente oro e argento, 
neanche il rosso –
amo quelli con le tinte più sfumate 
dei paesaggi che immaginano l’inverno.
E un volo di cigni bianchi
in alto
appena sopra l’orizzonte
sopra i nidi abbandonati
dall’autunno
sugli sterpi resi rigidi dal gelo.
Scrivilo per tempo
che mi giunga nella Notte 
alla Vigilia

quando 
ogni cosa ha il trepido stupore
dell’attesa.

Sarà come sentire la tua voce
pronunciare la promessa che nulla 
più ci mancherà 
domani.


Cura tutte le parole
trattienile un poco sulla lingua, scaldale
col fiato della bocca.
Lo sai che come me soffrono il freddo.

 

*

Come i rami sciolti

Sono qui i passeri del mattino
sul davanzale beccano
poche briciole
e un ricordo di neve.
Basta l’aria alle gole, alle voci:
è la natura degli uccelli
essere canto senza domanda.

Questo battere d’ali da niente,
il brivido che attraversa la pelle
fin dove trova riparo
il silenzio,
serve come i rami sciolti
dalle foglie
a meravigliarci dell’inverno.

*

Un sentimento lieve

Il tremare estenuato delle foglie,

gli alberi soli 

– radici impastate d’acqua e terra –

col vento tra i rami

la stagione si riprende il silenzio

che le spetta.

 

Non resta che indugiare

nel tramonto segnato appena

di fragili stupori.

 

Comprendere 

la necessità di una sola poesia

è un sentimento lieve,

 

in fine un abbandono.

 

*

Allude alle rose

Piove, niente di nuovo.
È un mondo avviluppato
di rampicanti spogli e sterpi.
E quelle fioriture autunnali
- verticali, fragili -
da portare in salvo.

Devo a te, l’esiguo lembo
tra la casa e il cielo, ciò che lega
la foglia al ramo con venature
fin dentro al cuore.
Cosa vuoi che scriva?
Cerco il dettaglio che m'innamora,
che ancora allude alle rose.

 

*

Da qualche parte

Da qualche parte, come qui,
è autunno: le foglie disperse
la pioggia e un minuto di sole.

Altrove e qui sono lunghe
come scale antiche le memorie
e le ombre parlano ai vivi.
 
Ti scrivo e il silenzio si annida
tra i rami, si bagnano le parole
qui dove sono, lì dove sei.

 

*

Foglia d’autunno

È notte, finché non odo
il verso
dei passeri, la lingua
presa a prestito dall'alba
per dire il colore
del cielo

 

dove la luce viene
irrevocabile
fa nel movimento l'intaglio
del mondo
cominciamento, traccia
d'alberi e foglie

sono foglia anch'io, ardente
d'autunno.

 

*

Nell’infermità dell’autunno

I palmi rivolti alla sera
alla solitudine di palpebre chiuse
e scrosci di pioggia

nell’infermità dell’autunno
si infilano i giorni
come perle di legno che cingono
i polsi

losanghe di luce al tramonto
scie nere d’uccelli
qualche ignoto passante che si perde
per via

la notte acquattata tra le foglie cadute.

 

*

Ancora cogliere fiori

Tutta la vita in queste righe 

d’aria tra segno e segno.

In una scrittura lieve

la forma della rosa.

Nulla resta dentro il solco

a noi stranieri in questa terra

– qualche traccia sulla carta

pochi versi detti sottovoce –

se non curiamo le parole.

Ciò che non ami non dura.

Dirlo e ancora cogliere fiori.

 

*

Sui pensieri quel bianco

Come allora torna novembre
– senza malanimo –
disegnando i tuoi paesaggi
in luce fioca
e spoliazione.

Forse ancora non so
- ti dico -
non ho compreso
che l’assenza non è questo abbandono
di foglie
o un silenzio di parole
– semenza d’inverno –
ma sui pensieri quel bianco eterno
di neve
di pietra
che più non rende forma.

 

*

Il brulicare infinito

 

   L’universo è un fatto piccolo

Basterebbe una leggera curvatura
della schiena, chinarsi,
accarezzare i fili d’erba di novembre,
in silenzio,
ascoltando tra la ruggine di foglie
un vento mai di poco conto
o un canto tra le righe della pioggia.
Curare delle rose rampicanti
la crescita lenta lungo i muri, tra le crepe.
Riconoscere l’infinitesimo, trascurabile,
nutrito di polvere e di fango,
il brulicare infinito
che nella zolla muove l’universo intero.

 

*

Con le mani nude

Con le mani nude 
nella terra scura
all’invaso dei bulbi

per un attimo ho sentito
l’
autunno nelle dita
l’imbrunire dentro il verde

poi il grigio
ad infoltire il cielo

e le intuite piogge.

 

*

Come un’annotazione

In giorni fatti come questo
odo il pianto tenue del legno
– esodo di foglie –
una continua cantilena
che recita agli alberi la nudità,
l’assenza prossima in luoghi comuni
 
in tanto rosso che torna, torna
a sbiadire il verde sempre. Torna
nel segno estremo del tramonto
– a un tratto acceso –
come un’annotazione
per mai dimenticare la bellezza.

 

*

A motivo dell’autunno

A motivo dell’autunno

torna nelle foglie l’oro

il lato nascosto delle pagine

una lingua silenziosa

la parola essenziale del commiato.

 

Il verde ha segni inguaribili

macchie rosse come stimmate

inchiostro sciolto sui palmi

una scrittura imprecisa.

Gli uccelli trovano altre vie.

 

*

Migrazioni

Sono pur vere queste mattine, 
la costanza del cielo malgrado la pioggia.
Io seguo le vie degli uccelli
e le nuvole mi conoscono bene.
Se ne va la rondine
a rivedere i confini dell’Africa.
Resta qui la mia parte terrena
– in questa casa d’autunno –
con la caparbia impronta del volo,
nel distacco di foglie abituate al vento.

 

*

Ritrovo le parole

Quando mi accovaccio sulle gambe
e faccio il verso agli uccelli domestici
o respiro nel respiro di un bacio
in braccio a un dormiveglia

allora ritrovo le parole che sfamano
briciole sparse sul davanzale
e un'avvisaglia di luce attesa al mattino
risposta perfetta al mio bisogno di cielo.

 

*

Un ricordo d’azzurro

Oltre i vetri un lieve maltempo 
– io coi miei nuovi malanni –
soltanto un ricordo d’azzurro
precipitato nei 
fiori dellipomea.
Presto mancherà anche il verde.
Forse per vie misteriose
di sottilissima cura
qualcuno raccoglierà i petali sparsi
delle rose inchinate,
quasi come si guarisce l’infelicità 
di parole non dettedi poesie 
abbandonate che più non si leggono.

 

*

Voglia di pioggia

Milano è asciutta.
Volere la pioggia mette la sete.
È affidato a settembre
spegnere i fuochi d’estate.
Dice chi ha fede
che il tempo cambi domani,
ma il bisogno di piovere è oggi.
Basterebbero lacrime
o anche solo un presagio
da una breve mossa di vento.
Sono donna d’acqua, lo sai.
Tu dentro me sei diluvio.

 

*

Di certi luoghi

Di certi luoghi conosci
le storie.
Io non so se questo posto
mi appartenga,
se sia mio o di altri,
sommerso da vite già state.
La vita divora le cose
che mai farai in tempo
ad amare
se non t’affretti.
Per questo ti amo
dalla distanza, quando
mi aspetta la sera,
da dove sempre mi manchi.

 

*

Dentro ogni giorno d’attesa

Svegliarmi ancora al buio

e amarti da lontano

tra il lamento infantile 

dei gatti 

e la sfumatura rosa 

che sale sui tetti

quando l’alba si apre

sul letto di un’altra notte

 

e parlare con te

come fa il vento che incontra

le foglie 

verdi del bosco

pensare a te – il desiderato –

che quando non vieni 

si ferma il tempo

dentro ogni giorno d’attesa.

 

*

Ti direi delle foglie

Arriva fin qui l’odore di pioggia
mentre ancora è nascosta nel bosco:
le volpi corrono, gli uccelli tacciono
e le montagne, mio cuore,
le montagne hanno pesi di nuvole.
Se fosse sera ti leggerei un libro
che racconti l’infanzia
che nulla sospetta del nulla
e sa immaginare com’è il Paradiso.

Se fosse autunno ti direi delle foglie.

 

*

Delle rose l’appassire

Il tempo spoglia
con uno sgarbo di pioggia
a disperdere i petali
– o un vento avido
che toglie e non rende –

 

Primavera è già stata
coi suoi unici fiori
addosso cadrà l’addio
delle foglie.
Delle rose è l’appassire
d’essenza solo un respiro.

 

*

Tra le dita di un saluto

Rivedo la bellezza
tua propria
nella controluce del sole
– alba d’agosto –

Sei qui solo per me
evocata dal tempo
dal luogo.

Tu dolorosa assenza
– spina della rosa –
tu ora chiarore
tra le dita di un saluto.

 

*

Nostalgia

Arriva l’alba, lascio
tutta l’insonnia sul davanzale
come fuori si lega un cavallo
che ha corso
poso lì l’andare dei pensieri
e il loro affannarsi
dentro il silenzio delle stelle

 

tengo per me la nostalgia
– cura dell’assenza –
qualcosa come una garza lieve
stesa sulla ferita

 

conto gli anelli degli alberi
per misurare il tempo passato
per sapere del ritorno.

 

*

L’aria dell’alba

È limpida l’aria dell’alba, 
netta.
Niente di ciò che è stata la notte
è rimasto.
Le finestre di fronte aperte
o ancora chiuse
sono segni che raccontano.
È un dono credere
a quello che appare.
Tra poco tutto si aprirà, si farà
luce e suono.
Io non ho più sonno.

 

*

Appena un cenno

Appena un cenno di canto
del piccolo uccello
una ripresa timida 
della pioggia 
– poche larghe gocce
sui tetti –

solo un accenno di voci
incerte se durare.

 

*

Sono rondini

Stamattina sono rondini,
una traccia scura nel cielo
sul ciglio bianco dell’alba.
A desiderarne il volo
si può compiersi ala,
corpo leggero nel vuoto.

 

Levare il viso all’aria
fa spalancare gli occhi,
come al buio. Ma la luce,
la luce che sale, fa vedere.
Allora guarda. Guarda.

 

*

Dove dormono gli uccelli

Dormirò
dove dormono gli uccelli
– un solaio, una gronda –
la finestra affacciata 
e la quiete di tutto
sotto lune di memoria.
Io, figlia scalza
andrò bianca dentro il sogno
la meraviglia nella bocca.
Silente poesia tu restami,
notte.

 

*

Civico 19

Sono certa del posto.
È stato casa mia e la sua
tutta la vita con me.
Che qui ancora sia nota
ai rimasti è fatto sicuro.
Così non mi serve salire 
le scale, bussare alla porta:
nello spazio dov’era, è.
Passo per il giardino,
mi volto, lei mi saluta.

 

*

Voi, gli amati

Voi, gli amati andati via,
siete ciò che viene a riva
nel
 ricordo, come onda 

che sempre va e ritorna 
e lascia bianca schiuma,
umida lingua 

che ancora mi parla.

 

*

Si consuma l’estate

C’è un prato nello sguardo, i fiori
spontanei, acceso il verde d’erbe
e i gialli soli del tarassaco.
Tra larghe malve le infinite pagliuzze
per la costruzione dei nidi.

Lì si consuma l’estate, Amore,
come mi consuma il tuo silenzio
nelle ore di pianura assolata.
Il silenzio è un deserto di polvere
se le lacrime restano dietro agli occhi.
Per tre volte ho pianto
e sono rinata terra umida di rugiada.

 

*

Il pensiero affiorato

 

     a Chi un giorno mi ha scritto che l’innocenza ‘vede’ Dio

 

Il pensiero è affiorato anche stanotte
tra le rose e il gelsomino
quando eravamo io e il giardino soltanto.
Come 
accade ogni attimo?
Lì dove i nostri desideri si 
toccano
è notte
, è giorno, non esiste il tempo.
Mi fai dono d’
una vista nuova.
Ho un privilegio, solo io lo so:
m
affaccio alla finestra e posso guardare. 
Guardo. E penso: Sì, ora vedo’.

 

*

Disincanto

Voli di passeri sparsi,
la voce sgraziata delle cornacchie
che cercano resti,
l'odore amaro dell'oleandro
e il profumo stanco dei fiori
quando l'afa li sciupa:
in un attimo è colma la stanza
d'un sentore acre d'estate.
Quel fiato caldo e la tua assenza
già mi consumano, 
                         come un dolore.

 

*

Nella prima estate

È chiaro il cielo ai voli spiegati
di rondini altissime grida
biondi brusii d'api tra l'oscillare
di spighe d'erba e il silenzio
in penombra di foglie.
Abbeverata d'azzurro la terra.

A quest'amore nuovi eravamo.
Nel sottovoce della notte
la carezza di parole per saperci.

 

*

Giugno

Matura il fervore dell’erba,

ondeggiano le spighe 

dei forasacchi al vento

– scorre lieve, prende e lascia.

Il blu della veronica in terra

sparge un volto di cielo,

il giallo accendersi dei prati

impollina gli occhi di splendore.

 

Lucente estate che avanzi,

ogni atomo di polline sparso 

è divenuto un mondo,

tra galassie e galassie di verde

vibra docile a invisibili cause

– sgombro l’azzurro da nubi.

Noi con in bocca steli agrodolci

oggi assaggiamo miracoli.

 

*

Oltre il vetro desideri

Oltre il vetro desideri l'odore
dell'erba tagliata e giugno nuovo
– l'effluvio dei tigli lungo la via.
Ti prende la nostalgia
di gerani rossi affacciati, la cura
di mani anziane, da stringere
nell'addio terrestre e un ritrovarsi.
Nel cercare i nessi della vita
ti perdi nella fedele linea dell'alba
– è lì che sfuggono?
Ti rimane l'attimo e respirare
per risalire con le creature alate
in fondo al cielo che schiarisce.

 

*

È lo stesso verde

È lo stesso verde che fiorisce
– le bocche di leone ai lati del giardino –
lo stesso profumo carico di luce
del caprifoglio affollato d’api
– le api consacrate di Emily –
che tornano – ritornano – per vocazione
come parole dimenticate e riaffiorate
alle labbra miele amoroso di poesia.
Incessante ciclo di benevolenza.
Ogni volta resurrezione.
Sento il mio polso, il medesimo battito.

 

*

Come un salmo devoto

Come un salmo devoto al mattino

una preghiera

d’ore antiche e nuove

l’amore è una dedizione

costante

l’assiduità di uno sguardo

al quieto saltello del passero

la carezza alla scabra corteccia 

degli alberi, la dolce venatura

di foglie nate

le lacrime di resina dei pini

è la silente attesa di una parola

che tarda

non nostra

che pure mai si comprenderà intera

come la vita

tutta la vita e i suoi istanti 

i segni presenti

la piccola zolla di terra dove tu resti

stanza infinita che abiti.

 

*

Le riconosciute

Quando posso, ti porto qualche fiore

fresco dai prati, margherite per lo più,

o se so che non tornerò a breve

– i fiori appassiscono presto –

metto in quel piccolo vaso

qualche ramo verde o una piuma

che ricordi a noi qui la bellezza del cielo. 

E poi parole ogni volta nuove, eppure 

ogni volta le stesse, le riconosciute.

 

*

Sguardi

A volte la visione d’orizzonte

sconfinato oltre lo sguardo 

è distolta d’altro più infinito 

– né cattura l’anima il chiarore –

tra l’erba fitta un brulicare bianco

di margherite dall’aroma lieve

miriadi d’occhi aperti all’ora

il cuore giallo che ricalca il sole.

 

*

L’ora degli uccelli

L’alba è bianca come greto di fiume
quando l’estate asciuga
– carta velina di cielo –
L’alba è un’ora sottile che non riconosci.
Se non fosse per quei passeri
– ospiti amati –
insistenti e felici
fatti solo di bisogno d’aria
– la loro voce che sa –
tu non vedresti come risorge il mondo.
L’alba è l’ora degli uccelli.

 

*

Portami a vedere

Portami a vedere
la primavera lungo i fianchi
del giorno,
un vago polline, un profumo,
sui rami il nudo ancora e il pieno...
Non ci sono altre frasi o versi
che rimino di bellezza
come quella sfumatura imprevista
del cielo,
la gioia perfetta della luce
che non so trattenere.

È questa la poesia
che cerco,
quasi invisibile a questa vita
mia solo in figura d’apparenza.
Poesia che viene
e prende casa
come una forma conosciuta d’amore
o forse se ne è già andata
poche righe sotto,
come quando non hai più parole
e ti restano solo le mani.

 

*

È viola la quaresima

È viola la quaresima degli alberi di Giuda
e preme alle finestre.
Perché, primavera, continui a fiorire,
cieca al mio morire,
incurante della luce che in me si spegne?

Potrà esserci ancora, qui tra le giunchiglie
e il muro, la smisurata dolcezza del sole d’aprile
o sarà il dolore l’ultima forma del mio amare?

Fuori la stagione semina colori nell’ovario dei prati
e la rondine porta rametti di qualcosa che non so più.

 

*

Quasi un pudore

Profondo di desiderio il venire
a te, un restare vibrante in attesa
che risponda all’appello la voce.
In nome di una fame ti cerco,
Amore.

Fermo il corpo nel silenzio notturno
degli alberi trafitti dal buio,
dove solo bisbiglio è il suono.
Come una mano mi apro al tuo tocco,
piano, come il salire dell’alba,
luce appena accennata,
quasi un pudore prima del sole.

 

*

Una porta

                                                               (foto personale)

Una porta
è legno che affascina,
un ingresso verso un'uscita.

Qual è il lato
che affaccia all'interno
e quello per dire un'addio?

*

Una porta
è 
un passaggio bifronte:
io esco - tu entri.

Sulla soglia
l'incontro che cambia
il dentro e il fuori.

 

*

In me profondamente

Cerco un soffio di vento nuovo
o il segreto dell'alba di farsi luce,
la misura di un canto prezioso
voce di piccoli uccelli fatti d'aria
o grido del falco tra le alte vie,

perché a voler dire "primavera"
ci si aspetta la meraviglia
– un vangelo mai fermo –
come la foglia accesa sul ramo
o il sole sul capo alzato delle viole,
che sua opera è fiorire, ovunque
e in me profondamente ancora.

 

*

Piccola poesia d’amore

Rami di cespugli nudi, eppure già i fiori.
Ti cerco anche oggi, col pudore dell’alba.
Nel silenzio del verde nascosto, ti aspetto,
piccolo passero, a posarti affamato di me.

 

*

Qui finisce l’inverno

Il giallo sui rami prima del verde
ormai irreversibile,
fatto di tanta bellezza
che sola si esprime per dono divino:
silenzioso mistero la crescita,
il coraggio di gemme
che si concedono a vita
negli interstizi, nei tagli delle cortecce,
il bianco di narcisi su steli
che sporgono da crepe nuove e fessure.
Qui finisce l'inverno.

E tutto l'amore cercato
è negli orli piegati d'una pagina aperta,
presto i fiori verranno
e domani l'ardente di più della rosa.

 

*

E il vento soltanto

Vorrei dire le cose che prime
odono il sonaglio dell'alba
– il canto infinito del nascere –
la chiara betulla dietro quei vetri,
la curva che arriva accennata
tra i rami sciolti dal gelo invernale
e una dinastia di passeri
venuti a beccare molliche,

ma ho negli occhi il giardino di fronte
quand'era l'inizio dei campi e più oltre
era cielo colmo di cielo:
tutti i pensieri si incontrano lì
dove ora fitti si stringono gli alberi
e il vento soltanto ricorda l'infanzia
e le dita non bastano più
a contare i miei anni.

 

*

L’altra parte del cielo

L’altra parte del cielo
se l’è presa il sole al tramonto
tra i rami in controluce
– ultimo assalto della bellezza –
La sera fanno silenzio i passeri
per molti aspetti miei simili.

Tu pensami mentre scrivo poesie
perché l’anima non smette la vita.
Dentro, fuori, lontano.

 

*

Cosa pretendi di dire

Cosa pretendi di dire

piccola poesia nata 

quasi da nulla

(o tutto)?

Insolente.

Come se oggi non fosse

inverno o gelo

non mordesse la terra

come se non ci fosse

distanza dal verde

ancora, piogge celate

dentro nubi di neve

e mani sole.

Ma tu vieni per medicare 

la ferita

il taglio della scorza

che generando grida.

Tu sei il mite schiudersi 

d’ogni cosa,

il ritorno dei fringuelli,

come se entrasse in noi

un’ampiezza

un respiro, un inizio.

Tu, calore, strada che porta su.

 

Non declinare, allora,

non andartene.

Rimani, vento,

a resuscitare il mondo.

 

*

È l’alba

È l’alba, lo sai,
ciò che trema all’imbocco d
el cielo
in quell’orlo di luce che avanza.

Niente si muove
. 
Tutto diviene.
Dalla miserassenza 
l
e cose – care ombre sapute –
tornano in vita.
Tra i rami pigola qualche piccolo uccello.
Con levità la neve sa scriverne i passi.

Come donarti la meraviglia?
Indossarla
 come pegno d’amore.
Di questa vesto i miei occhi
– tacendo –
mentre già ti 
vedrinascere.
Di questo magrissimo esistere
dei giardini in inverno 
il silenzio è la forma più pura.
È
 miele sciolto in un bricco di latte.

È tempo di un altro principio
– 
quando profondo è il perdono –
il tempo in cui tutto 
ancora riaccade
ma nuovo.

 

*

Prima di sera

Prima di sera vengo a dirti
qualcosa delle poesie che amo
e di fiori da raccogliere
per farne miele sulle labbra,
ma tengo nascosto il nome
della rosa, d’inverno,
come fa la terra con i semi.

Solo per quei muti rosai
rampicanti lungo i muri
– sottili rami dimenticati –
vorrei disdire la neve,
per poter rivedere a maggio
il trionfo delle rose,
la loro ardente vittoria su tutto.

 

*

Kaddish* (Gli unici fiori) #GiornoMemoria

...e cieli un tempo
lievissimi caddero
in frantumi su boschi
ignoti – come la neve –
su sguardi impauriti
d’agnelli dentro recinti
senza gesti di cura.

...del desolato inverno
calpestarono gli unici fiori...

 

* una preghiera, un pensiero orante, per tutti i bambini morti nei campi di sterminio

*

Quando gli anni si scordano

a mio fratello

 

Quando gli anni si scordano
d'essere andati, tornano i bambini
delle figurine e dei denti da latte
in quelle risate che somigliano
a me e a te allora, così sciocche
da far infuriare il babbo;

tornano le giornate di sole
in cortile riportando indietro
l'età, quando non sapevamo
di noi adesso e io ero solo quella
che amava correre veloce,
quella che voleva allevare i cani
e andare a lezione dai prati.

 

*

Poi è inverno

Poi è inverno.
E ci si accorge di quanto sia inospitale
questa sosta degli alberi, il tutto dismesso.
Resta solo l’attesa della neve.
Il cielo bianco come la scrematura del latte
e pochi uccelli ancora a volarlo
in rari passaggi,
per gli altri, andati via, un luogo straniero.
Io, parente stretta delle oche selvatiche,
come loro, forse, non sono di qui.

 

*

A lungo rimane

A lungo rimane il tuo nome
sui fiori di elleboro
bianchi nel dove dietro la casa.
Ancora e sempre vengo a cercarti
lì nel tempo dopo la neve.

 

*

Se silenzio fosse tutto

Se silenzio fosse tutto
ciò che dicembre ha da dire
non sapremmo di noi
di albe già nostre
con la voce dei passeri
– accompagnamento sublime
a quieti pensieri –
e questo sentore d’inverno
dentro le ossa
sarebbe scordare l’estate
l'amore nei palmi

il colore dei fiori.
Moriremmo così un poco
alla volta senza neppure 

la pietà del ricordo.

 

*

È accaduto l’inverno

Quando l’anno finisce nell’aria
cruda e fredde stelle
disseminate in cornici di cielo
si dice: è accaduto l’inverno
sugli alberi curvi e i rami sottili
e i piccoli uccelli in cerca di pane.
Si chiede rimedio – salvezza –
domanda estrema di grazia
che ancora è solo promessa
         (forse ricordo d’ignoto chiarore).
È miseria l’unico nostro possesso
e le radici già bianche dei capelli.

 

*

Sottovoce (Poesia d’inverno)


(dipinto a olio di Letizia Fornasieri - dal web)

Poesia d’inverno spoglia
un vivaio di piante allineate.
Uccelli passano in volo
disertando luoghi comuni.
Si sporge tremando l’edera
come resta a tremare l’anima
curva su rami di brina.
Non ancora neve.
E quella serena rassegnazione
di foglie al distacco
è una preghiera da dire
 – sottovoce –
al Piccolo Dio del creato
germoglio nato
di notte in fredda terra.

 

 Natale 2018 

 

*

Ci prende, a volte

Ci prende, a volte, uno stupore
come il cielo puro di dicembre
che spalanca gli occhi
e cresce dentro una lode segreta
al Dio delle bianche greggi di nuvole
e degli alti transiti di stelle comete.

Tutta questa vita da respirare
nell'odore d'inverno freddo
sconfina oltre le pareti
– misteriosa impensabile nascita –

E rifioriamo in spazi immensi
dai corridoi d'un tempo terreno
dove cerchiamo l'impronta
di una bocca che pronunci Amore
più della parola, più dell'aria
di ogni parola affiorata sulle labbra.

 

*

Alba silenzio attesa

Il seme che prendo

dalla tua rosea bocca

– alba silenzio attesa –

farà figliare la parola:

presenza delle cose

nominate. Resurrezione.

 

*

Il vento convoca a lato

Il vento convoca a lato
un’adunanza di foglie
e necessarie nostalgie.
Metto un fiore per te
tra le pagine di un libro
– petali come fogli
di un carteggio invisibile –
Così ancora ti parlo.

 

L’inverno tornerà dimora
bianca del mio dolore.
Come saranno cari allora
i caldi colori d’autunno
– la benevolenza del giallo! – 

 

Ho messo un fiore chiaro
in un libro d’ore
per custodire la primavera.
Una cura quotidiana
per quando farà freddo
– quando il gelo
brucerà le mani –
Come imparare la speranza.

 

*

Dietro i vetri

Dietro i vetri trame d’alberi.
I
n strada già voci 
e urgenze di doveri.

Pioggia – ancora non basta? –
e foglie sparse a terra 
nella muta d’autunno.

Il volo dei passeri 
è un guizzo di gioia ne
petto.
Speranza, forse.

Tra le crepe dell’oggi
scorre sempre buona la vita. 
noi. Sommamente lieti.

 

*

Non so perché

Ogni volta l’alba 

è un bacio mai dato prima.

Le tende hanno un orlo di luce

e trine d’inquieto silenzio.

Un merlo che vive in giardino

mi ha portato il pensiero di te.

Tutti gli inverni passati

ti fanno più piccola in mente

così ancora tengo il conto 

a matita: ormai sono sei.

Nelle sacre crepe del tempo

si capisce talvolta l’amore.

Fuori il cielo è coperto:

non so perché te l’ho detto.

 

*

Se non avessi amato

Oh, se tu potessi vedere oltre

la distanza di spazio e di tempo
– questo mio non essere lì

e qui la tua infinita assenza –
sapresti della mia malinconia
così affine all’autunno,
ormai tarda nostra stagione.
Io, foglia gialla aggrappata a te
come al ramo che ancora la nutre,
temo, lo sai, lo sgarbo del vento,
l’incombente possibilità
d’un morire altrove da noi.

 

Eppure, se non avessi amato
nessuna estate avrebbe illuminato
la verdezza dei giorni
né le chiare notti d’agosto.
Se non avessi ceduto al cuore,
mai alba sarebbe sorta più
a dire una bellezza che mi dà vita
ancora, dentro le ossa, nella carne.
E se non sapessi più amare
il cielo che muta di tempo in tempo,
come potrei dire di luce e nuvole
e rossi tramonti e luminose stelle?

 

Nota: la musica di sottofondo alla lettura è tratta dal web - Gnosienne n. 3 di Erik Satie

 

*

Porto i miei occhi

Porto i miei occhi dentro
quella piccola carità di luce
– un'elemosina di bene –
che del giorno ancora
è solo promessa.

Come una tenue premura
è la grazia del sole
– quasi un'inopportuna gioia
nell'autunno morente –
a ridare volto alle assenze.

Sia l'Amore il sussulto
dell'anima smarrita nel buio
– sconfinato lutto della notte –
quando viene l'alba
e chiaro di nuovo il cielo.

 

*

Parole di confine

Se mi è concessa questa pagina bianca
scriverò per te parole di confine
nell’inverno che novembre avvicina.
Dirò di mattini solo nostri.
Ricorderò i cieli notturni d’estate
in processione di stelle cadute
fino a noi con la stessa grazia
delle foglie quando lasciano il ramo. 
E l’ultimo oro d’autunno negli occhi
mentre i fiori si spengono alle inferriate.
Eppure c’è bisogno del silenzio
perché la lingua rinasca pura.
Tu prestami aiuto, conserva la memoria,
che mi sfugge lungo le dita
la capacità di raccontarne tutta la bellezza.

 

*

Tra pioggia e sole

Lascio inchinarsi il pensiero
su questo strano novembre
che ha versato acqua su acqua.
A terra un tessuto di foglie lucente,
la ronda dei passeri al davanzale
in attesa di briciole,
il loro incessante sperare.
E lo stridere doloroso – talvolta –
di ciò che va perdendosi, 
seppure serbi in sé
un continuo legarsi alla vita,
trattenerla oltre gli strappi.

Io ti aspetto in questo tempo sottile
– lontano – sotto poche foglie
rimaste come il bacio in sospeso
tra la mia pioggia e il tuo sole.

 

*

Questa lunga notte

a mia madre
 

Questa lunga notte che ci separa
è un muro da sbrecciare col ricordo.
Come fosse adesso ti vedo
al balcone – i tuoi gerani rossi.
Ma quanto è profondo ora il solco
quanto negli abissi scorre la vena
del sangue che mi ha generato!

Sei ombra che s’incrocia col tempo.
Gli anni trascorsi sono rami spogliati
e ogni alba non colma la distanza.
C’è l’autunno sotto un arco di cielo.
La preghiera viene alle labbra
col suono del tuo nome – senza grido.
Schiude porte verso terre di pace.

 

*

C’è un tempo piegato

C’è un tempo piegato,
la città perduta nel diluvio.
Il vento sfronda gli alberi,
porta via o entra profondo
e le foglie costringe a terra
– trame di bosco sfinite –
Cala il silenzio, sfumano le ore
come una specie di lunga sera,
l'ombra muta delle cose
sperse in un tempo sospeso.
Rimane l’autunno.

 

*

Declina il battito

I vasi di ciclamini ordinati sul davanzale
uno spazio d’esercizio alla lettura della stagione.

Come note
parole
racchiuse nelle inconsapevoli foglie in controluce
nell’oro d’ottobre
si adagiano sullo spartito della sera in crescendo.

Lentamente declina il battito.

 

*

Luce d’alba

Ci rincuora l’alba.
La luce che sale e dissolve ciò che della notte è stato
cauterizza le ferite del buio
ridà corpo all’assenza.
Dice: apri gli occhi e guarda il nulla che diviene un angolo di mondo
– provincia o solo un giardino –
pienezza dell’essere apparsa a salvarci.
La terra è ancora grembo di speranze, sfera che si muove nella grazia
mossa da docili fibre.

 

*

Avrò nostalgia

Avrò nostalgia delle foglie

dei colori ardenti e proibiti

del nostro autunno.

Ricorderanno il ramo 

che le ha germinate?

 

Di questa mia terra smossa

domani ti scorderai.

Della mia bocca 

che nulla a lungo ha taciuto

– forse il bacio –

 

Presto non ci sarà che il cielo

tra i rami esposti.

Narreremo ancora l’amore

che ci ha tenuti in vita

se l’inverno è solo silenzio?

 

*

Forse non sai

Forse non sai che la notte
porto il pensiero fino da te.
Ricordo l'estate – ricordi? –
Si sfiorano i silenzi
e lasciano la memoria
di un noi taciuto.
Sulle labbra rivorrei le parole.
Offerte. Come un bacio.
Oggi solo il vento ha voce.

 

*

Qualcosa di salvato

Abbiamo ricercato questa grazia
nelle strisce lontane d’orizzonte,
in screpolature di cieli d’alba mossi
– chiare aperture verso l'oltre –
lì dove la luce è già sorgente.

E se invece fosse proprio qui
tra i ciclamini rosa e le ortensie
brunite dall’autunno in transito,
racchiusa nella fragilità di foglie
trattenute per poco in maglie d’oro?

Forse è dentro le cose quotidiane,
in questi argini umani da abitare,
nello sguardo dato a ciò che sfugge
– meravigliosa inclinazione –
e qualcosa sempre mostra di salvato.

 

*

Come sottovoce

a Chi sa, per tutto il bene

 

Vorrei quest’alba 

ferma, immobile sui rami

luminosa e viva

perché il tempo non finisca

in un vento d’aria

trascinando via tutte le foglie

d’ottobre.

È autunno qui e attorno

ogni cosa pare lasciarci 

lentamente.

Non c’è nulla che resti

nella stagione che si spoglia

e quando le ore si assottigliano 

desideriamo di più

ma come sottovoce.

Ci saremo detti abbastanza 

che ci amiamo?

 

*

Somigliano all’inverno

Somigliano all’inverno,

mia anima,

questi giorni chiusi di silenzio.

Niente più parole infinite

o la voce dei fiori.

S’assottigliano le foglie

per indossare la stagione

e poi perdersi.

Tutto è sospeso

come prima d’una pioggia,

quella che fa i giardini verdi.

Come noi, in attesa

di uno sguardo 

che posi l’amore nei palmi.

Noi lì immobili senza peccare.

 

*

Lento l’autunno

Gli alberi hanno vuoti sui rami.

La stagione che spartisce
rame e oro ovunque è la mia casa,
ogni anno nuova. E ora vedo
cose mai così importanti prima,
affiorano gli odori
di torba scura tra le mani e foglie
dentro ripostigli di memoria
viva in me che invecchio.

Lento l’autunno si fa tempo presente.
Arrossisce, s’infiamma. Viene.

 

*

Splendono gli alberi

...così viviamo per dir sempre addio.
               - Rainer Maria Rilke -

 

Lo si può dire. Splendono
gli alberi quando sciolgono l’oro
in una cascata di foglie
come se si spogliasse il cielo
.
Si arrendono poi al silenzio.

 

Per un destino di sconfitta
esile mi trema l’anima.
Nudi ormai, narrano i tramonti
 in lingue accese di colori 
del luogo dove tutto si consuma.

 

Nel rumore della luce che cade
nell’inciampo degli addii
,
sospingo i giorni 
quel movimento del pensiero
che mi 
ricresce il respiro
e diviene ricordo in me infinito 
ancora.

 

*

Sui chiari rami

Sui chiari rami di betulla

i preludi dell’alba

– trasfigurano le ore

dal buio all’oro –

tra le rose il silenzio.

 

Sono negli indizi di luce

le amorose parole.

Riversale nella mia bocca

come i ricordi d’estate

per i giorni corti.

 

Le tratterrò sulla lingua

– lasciami dire –

una profezia di cielo

timbro di voce dell’azzurro.

Nell’attesa ancora nasco.

 

*

Accostati piano

Accostati piano al silenzio,

allo sguardo di settembre 

col colore delle foglie in discesa 

e i petali delle rose sciupate

pronti all’abbandono nel vento.

 

All’alba appena un accenno 

di cielo e un canto d’aria,

un bisbiglio, un frullo d’ali

come il tocco della prima volta 

che un figlio ti si muove in grembo.

 

Nel tacere sta tutta l’attesa:

accostati piano al mio silenzio,

a questa abitudine d’alzarmi presto

con un chiaro di luce tra i capelli

e il mattino che mi disegna i fianchi.

 

*

Le rose a settembre

Lo splendore incauto delle rose
a settembre
è una fragilità che si sfoglia.
Come un movimento d'aria
di uccelli in volo,
il rapido passare delle nuvole
o la bellezza breve dei cerchi d'acqua.

Tutto sembra dire
una qualche verità su questa vita
né mia né tua,
io penso alle cose che si perderanno
come anche le foglie
ora che la sola notizia è il vento
e l'autunno che viene.

 

*

Vorrei scriverti

Vorrei scriverti che la tristezza
è solo un attimo di distrazione,
un lieve malore che sfuma
in una mattina ancora tiepida
fatta di chiari sussurrati e calma di vento.

Ti direi che l'autunno è una sosta,
un distacco breve, una ripresa di fiato
(se vuoi chiamalo un cauto indugio
o appena un'esitazione).