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Raccolta di poesie di Laura Turra
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

È lo stesso verde

È lo stesso verde che fiorisce
– le bocche di leone ai lati del giardino –
lo stesso profumo carico di luce
del caprifoglio affollato d’api
– le api consacrate di Emily –
che tornano – ritornano – per vocazione
come parole dimenticate e riaffiorate
alle labbra miele amoroso di poesia.
Incessante ciclo di benevolenza.
Ogni volta resurrezione.
Sento il mio polso, il medesimo battito.

 

*

Come un salmo devoto

Come un salmo devoto al mattino

una preghiera

d’ore antiche e nuove

l’amore è una dedizione

costante

l’assiduità di uno sguardo

al quieto saltello del passero

la carezza alla scabra corteccia 

degli alberi, la dolce venatura

di foglie nate

le lacrime di resina dei pini

è la silente attesa di una parola

che tarda

non nostra

che pure mai si comprenderà intera

come la vita

tutta la vita e i suoi istanti 

i segni presenti

la piccola zolla di terra dove tu resti

stanza infinita che abiti.

 

*

Le riconosciute

Quando posso, ti porto qualche fiore

fresco dai prati, margherite per lo più,

o se so che non tornerò a breve

– i fiori appassiscono presto –

metto in quel piccolo vaso

qualche ramo verde o una piuma

che ricordi a noi qui la bellezza del cielo. 

E poi parole ogni volta nuove, eppure 

ogni volta le stesse, le riconosciute.

 

*

Sguardi

A volte la visione d’orizzonte

sconfinato oltre lo sguardo 

è distolta d’altro più infinito 

– né cattura l’anima il chiarore –

tra l’erba fitta un brulicare bianco

di margherite dall’aroma lieve

miriadi d’occhi aperti all’ora

il cuore giallo che ricalca il sole.

 

*

L’ora degli uccelli

L’alba è bianca come greto di fiume
quando l’estate asciuga
– carta velina di cielo –
L’alba è un’ora sottile che non riconosci.
Se non fosse per quei passeri
– ospiti amati –
insistenti e felici
fatti solo di bisogno d’aria
– la loro voce che sa –
tu non vedresti come risorge il mondo.
L’alba è l’ora degli uccelli.

 

*

Portami a vedere

Portami a vedere
la primavera lungo i fianchi
del giorno,
un vago polline, un profumo,
sui rami il nudo ancora e il pieno...
Non ci sono altre frasi o versi
che rimino di bellezza
come quella sfumatura imprevista
del cielo,
la gioia perfetta della luce
che non so trattenere.

È questa la poesia
che cerco,
quasi invisibile a questa vita
mia solo in figura d’apparenza.
Poesia che viene
e prende casa
come una forma conosciuta d’amore
o forse se ne è già andata
poche righe sotto,
come quando non hai più parole
e ti restano solo le mani.

 

*

È viola la quaresima

È viola la quaresima degli alberi di Giuda
e preme alle finestre.
Perché, primavera, continui a fiorire,
cieca al mio morire,
incurante della luce che in me si spegne?

Potrà esserci ancora, qui tra le giunchiglie
e il muro, la smisurata dolcezza del sole d’aprile
o sarà il dolore l’ultima forma del mio amare?

Fuori la stagione semina colori nell’ovario dei prati
e la rondine porta rametti di qualcosa che non so più.

 

*

Quasi un pudore

Profondo di desiderio il venire
a te, un restare vibrante in attesa
che risponda all’appello la voce.
In nome di una fame ti cerco,
Amore.

Fermo il corpo nel silenzio notturno
degli alberi trafitti dal buio,
dove solo bisbiglio è il suono.
Come una mano mi apro al tuo tocco,
piano, come il salire dell’alba,
luce appena accennata,
quasi un pudore prima del sole.

 

*

Una porta

                                                               (foto personale)

Una porta
è legno che affascina,
un ingresso verso un'uscita.

Qual è il lato
che affaccia all'interno
e quello per dire un'addio?

*

Una porta
è 
un passaggio bifronte:
io esco - tu entri.

Sulla soglia
l'incontro che cambia
il dentro e il fuori.

 

*

In me profondamente

Cerco un soffio di vento nuovo
o il segreto dell'alba di farsi luce,
la misura di un canto prezioso
voce di piccoli uccelli fatti d'aria
o grido del falco tra le alte vie,

perché a voler dire "primavera"
ci si aspetta la meraviglia
– un vangelo mai fermo –
come la foglia accesa sul ramo
o il sole sul capo alzato delle viole,
che sua opera è fiorire, ovunque
e in me profondamente ancora.

 

*

Piccola poesia d’amore

Rami di cespugli nudi, eppure già i fiori.
Ti cerco anche oggi, col pudore dell’alba.
Nel silenzio del verde nascosto, ti aspetto,
piccolo passero, a posarti affamato di me.

 

*

Qui finisce l’inverno

Il giallo sui rami prima del verde
ormai irreversibile,
fatto di tanta bellezza
che sola si esprime per dono divino:
silenzioso mistero la crescita,
il coraggio di gemme
che si concedono a vita
negli interstizi, nei tagli delle cortecce,
il bianco di narcisi su steli
che sporgono da crepe nuove e fessure.
Qui finisce l'inverno.

E tutto l'amore cercato
è negli orli piegati d'una pagina aperta,
presto i fiori verranno
e domani l'ardente di più della rosa.

 

*

E il vento soltanto

Vorrei dire le cose che prime
odono il sonaglio dell'alba
– il canto infinito del nascere –
la chiara betulla dietro quei vetri,
la curva che arriva accennata
tra i rami sciolti dal gelo invernale
e una dinastia di passeri
venuti a beccare molliche,

ma ho negli occhi il giardino di fronte
quand'era l'inizio dei campi e più oltre
era cielo colmo di cielo:
tutti i pensieri si incontrano lì
dove ora fitti si stringono gli alberi
e il vento soltanto ricorda l'infanzia
e le dita non bastano più
a contare i miei anni.

 

*

L’altra parte del cielo

L’altra parte del cielo
se l’è presa il sole al tramonto
tra i rami in controluce
– ultimo assalto della bellezza –
La sera fanno silenzio i passeri
per molti aspetti miei simili.

Tu pensami mentre scrivo poesie
perché l’anima non smette la vita.
Dentro, fuori, lontano.

 

*

Cosa pretendi di dire

Cosa pretendi di dire

piccola poesia nata 

quasi da nulla

(o tutto)?

Insolente.

Come se oggi non fosse

inverno o gelo

non mordesse la terra

come se non ci fosse

distanza dal verde

ancora, piogge celate

dentro nubi di neve

e mani sole.

Ma tu vieni per medicare 

la ferita

il taglio della scorza

che generando grida.

Tu sei il mite schiudersi 

d’ogni cosa,

il ritorno dei fringuelli,

come se entrasse in noi

un’ampiezza

un respiro, un inizio.

Tu, calore, strada che porta su.

 

Non declinare, allora,

non andartene.

Rimani, vento,

a resuscitare il mondo.

 

*

Così è in inverno

Vi racconto di rami spogli,
esposti, protesi verso l’infinito
di un cielo imbiancato.
E le samare ancora appese agli aceri,
le betulle sottili che oscillano
nell’aria fredda.
Si vede fin dove arriva l’ardire dell’edera
sfuggita di mano ai giardinieri.
Sui tronchi le scaglie, i solchi incisi
nelle scorze,
passeri, merli, poi i nidi.

Vi dico di quei rami con poche foglie
rimaste, tremule.
E di quando le voci che abbiamo amato
finiscono.
Del silenzio.
Dell’incertezza.
Del tempo.
Di quando il giorno incontra la sera.

Così è in inverno.

 

*

È l’alba

È l’alba, lo sai,
ciò che trema all’imbocco d
el cielo
in quell’orlo di luce che avanza.

Niente si muove
. 
Tutto diviene.
Dalla miserassenza 
l
e cose – care ombre sapute –
tornano in vita.
Tra i rami pigola qualche piccolo uccello.
Con levità la neve sa scriverne i passi.

Come donarti la meraviglia?
Indossarla
 come pegno d’amore.
Di questa vesto i miei occhi
– tacendo –
mentre già ti 
vedrinascere.
Di questo magrissimo esistere
dei giardini in inverno 
il silenzio è la forma più pura.
È
 miele sciolto in un bricco di latte.

È tempo di un altro principio
– 
quando profondo è il perdono –
il tempo in cui tutto 
ancora riaccade
ma nuovo.

 

*

Prima di sera

Prima di sera vengo a dirti
qualcosa delle poesie che amo
e di fiori da raccogliere
per farne miele sulle labbra,
ma tengo nascosto il nome
della rosa, d’inverno,
come fa la terra con i semi.

Solo per quei muti rosai
rampicanti lungo i muri
– sottili rami dimenticati –
vorrei disdire la neve,
per poter rivedere a maggio
il trionfo delle rose,
la loro ardente vittoria su tutto.

 

*

Come quando inalba

L’inverno ha seminato addii. Di foglie e uccelli. Il congedo delle cose, l’acqua custodita nella neve e l’erba prostrata di questo gennaio. La terra avvolta dal gelo e da una chiarezza che si fonde con l’aria; un’inclinazione all’ascolto scivola tra i solchi, un freddo intatto dentro una voce di solitudine. Diviene pazienza l’attesa della nascita. 

Il Maestro ci ha lasciato un quaderno d’esercizi per la meraviglia. Fiorisce piano dallo stupore la dormiente bellezza, tremo di gioia come quando inalba.

 

*

Kaddish* (Gli unici fiori) #GiornoMemoria

...e cieli un tempo
lievissimi caddero
in frantumi su boschi
ignoti – come la neve –
su sguardi impauriti
d’agnelli dentro recinti
senza gesti di cura.

...del desolato inverno
calpestarono gli unici fiori...

 

* una preghiera, un pensiero orante, per tutti i bambini morti nei campi di sterminio

*

Quando gli anni si scordano

a mio fratello

 

Quando gli anni si scordano
d'essere andati, tornano i bambini
delle figurine e dei denti da latte
in quelle risate che somigliano
a me e a te allora, così sciocche
da far infuriare il babbo;

tornano le giornate di sole
in cortile riportando indietro
l'età, quando non sapevamo
di noi adesso e io ero solo quella
che amava correre veloce,
quella che voleva allevare i cani
e andare a lezione dai prati.

 

*

Poi è inverno

Poi è inverno.
E ci si accorge di quanto sia inospitale
questa sosta degli alberi, il tutto dismesso.
Resta solo l’attesa della neve.
Il cielo bianco come la scrematura del latte
e pochi uccelli ancora a volarlo
in rari passaggi,
per gli altri, andati via, un luogo straniero.
Io, parente stretta delle oche selvatiche,
come loro, forse, non sono di qui.

 

*

A lungo rimane

A lungo rimane il tuo nome
sui fiori di elleboro
bianchi nel dove dietro la casa.
Ancora e sempre vengo a cercarti
lì nel tempo dopo la neve.

 

*

Se silenzio fosse tutto

Se silenzio fosse tutto

ciò che dicembre ha da dire

non sapremmo di noi

di albe già nostre

con la voce dei passeri

– accompagnamento sublime

a quieti pensieri –

e questo sentore d’inverno

dentro le ossa

sarebbe scordare l’estate

l'amore nei palmi

il colore dei fiori.

Moriremmo così un poco

alla volta senza neppure 

la pietà del ricordo.

 

*

È accaduto l’inverno

Quando l’anno finisce nell’aria
cruda e fredde stelle
disseminate in cornici di cielo
si dice: è accaduto l’inverno
sugli alberi curvi e i rami sottili
e i piccoli uccelli in cerca di pane.
Si chiede rimedio – salvezza –
domanda estrema di grazia
che ancora è solo promessa
         (forse ricordo d’ignoto chiarore).
È miseria l’unico nostro possesso
e le radici già bianche dei capelli.

 

*

Sottovoce (Poesia d’inverno)


(dipinto a olio di Letizia Fornasieri - dal web)

Poesia d’inverno spoglia
un vivaio di piante allineate.
Uccelli passano in volo
disertando luoghi comuni.
Si sporge tremando l’edera
come resta a tremare l’anima
curva su rami di brina.
Non ancora neve.
E quella serena rassegnazione
di foglie al distacco
è una preghiera da dire
 – sottovoce –
al Piccolo Dio del creato
germoglio nato
di notte in fredda terra.

 

 Natale 2018 

 

*

Ci prende, a volte

Ci prende, a volte, uno stupore
come il cielo puro di dicembre
che spalanca gli occhi
e cresce dentro una lode segreta
al Dio delle bianche greggi di nuvole
e degli alti transiti di stelle comete.

Tutta questa vita da respirare
nell'odore d'inverno freddo
sconfina oltre le pareti
– misteriosa impensabile nascita –

E rifioriamo in spazi immensi
dai corridoi d'un tempo terreno
dove cerchiamo l'impronta
di una bocca che pronunci Amore
più della parola, più dell'aria
di ogni parola affiorata sulle labbra.

 

*

Alba silenzio attesa

Il seme che prendo

dalla tua rosea bocca

– alba silenzio attesa –

farà figliare la parola:

presenza delle cose

nominate. Resurrezione.

 

*

Il vento convoca a lato

Il vento convoca a lato

un’adunanza di foglie

e necessarie nostalgie.

Metto un fiore per te

tra le pagine di un libro

– petali come fogli

di un carteggio invisibile –

Così ancora ti parlo.

 

L’inverno tornerà dimora

bianca del mio dolore.

Come saranno cari allora

i caldi colori d’autunno 

– la benevolenza del giallo! – 

 

Ho messo un fiore chiaro 

in un libro d’ore

per custodire la primavera.

Una cura quotidiana

per quando farà freddo

– quando il gelo 

brucerà le mani –

Come imparare la speranza.

 

*

Dietro i vetri

Dietro i vetri trame d’alberi.
I
n strada già voci 
e urgenze di doveri.

Pioggia – ancora non basta? –
e foglie sparse a terra 
nella muta d’autunno.

Il volo dei passeri 
è un guizzo di gioia ne
petto.
Speranza, forse.

Tra le crepe dell’oggi
scorre sempre buona la vita. 
noi. Sommamente lieti.

 

*

Non so perché

Ogni volta l’alba 

è un bacio mai dato prima.

Le tende hanno un orlo di luce

e trine d’inquieto silenzio.

Un merlo che vive in giardino

mi ha portato il pensiero di te.

Tutti gli inverni passati

ti fanno più piccola in mente

così ancora tengo il conto 

a matita: ormai sono sei.

Nelle sacre crepe del tempo

si capisce talvolta l’amore.

Fuori il cielo è coperto:

non so perché te l’ho detto.

 

*

Se non avessi amato

Oh, se tu potessi vedere oltre

la distanza di spazio e di tempo
– questo mio non essere lì

e qui la tua infinita assenza –
sapresti della mia malinconia
così affine all’autunno,
ormai tarda nostra stagione.
Io, foglia gialla aggrappata a te
come al ramo che ancora la nutre,
temo, lo sai, lo sgarbo del vento,
l’incombente possibilità
d’un morire altrove da noi.

 

Eppure, se non avessi amato
nessuna estate avrebbe illuminato
la verdezza dei giorni
né le chiare notti d’agosto.
Se non avessi ceduto al cuore,
mai alba sarebbe sorta più
a dire una bellezza che mi dà vita
ancora, dentro le ossa, nella carne.
E se non sapessi più amare
il cielo che muta di tempo in tempo,
come potrei dire di luce e nuvole
e rossi tramonti e luminose stelle?

 

Nota: la musica di sottofondo alla lettura è tratta dal web - Gnosienne n. 3 di Erik Satie

 

*

Porto i miei occhi

Porto i miei occhi dentro
quella piccola carità di luce
– un'elemosina di bene –
che del giorno ancora
è solo promessa.

Come una tenue premura
è la grazia del sole
– quasi un'inopportuna gioia
nell'autunno morente –
a ridare volto alle assenze.

Sia l'Amore il sussulto
dell'anima smarrita nel buio
– sconfinato lutto della notte –
quando viene l'alba
e chiaro di nuovo il cielo.

 

*

Parole di confine

Se mi è concessa questa pagina bianca
scriverò per te parole di confine
nell’inverno che novembre avvicina.
Dirò di mattini solo nostri.
Ricorderò i cieli notturni d’estate
in processione di stelle cadute
fino a noi con la stessa grazia
delle foglie quando lasciano il ramo. 
E l’ultimo oro d’autunno negli occhi
mentre i fiori si spengono alle inferriate.
Eppure c’è bisogno del silenzio
perché la lingua rinasca pura.
Tu prestami aiuto, conserva la memoria,
che mi sfugge lungo le dita
la capacità di raccontarne tutta la bellezza.

 

*

Tra pioggia e sole

Lascio inchinarsi il pensiero
su questo strano novembre
che ha versato acqua su acqua.
A terra un tessuto di foglie lucente,
la ronda dei passeri al davanzale
in attesa di briciole,
il loro incessante sperare.
E lo stridere doloroso – talvolta –
di ciò che va perdendosi, 
seppure serbi in sé
un continuo legarsi alla vita,
trattenerla oltre gli strappi.

Io ti aspetto in questo tempo sottile
– lontano – sotto poche foglie
rimaste come il bacio in sospeso
tra la mia pioggia e il tuo sole.

 

*

Questa lunga notte

a mia madre
 

Questa lunga notte che ci separa
è un muro da sbrecciare col ricordo.
Come fosse adesso ti vedo
al balcone – i tuoi gerani rossi.
Ma quanto è profondo ora il solco
quanto negli abissi scorre la vena
del sangue che mi ha generato!

Sei ombra che s’incrocia col tempo.
Gli anni trascorsi sono rami spogliati
e ogni alba non colma la distanza.
C’è l’autunno sotto un arco di cielo.
La preghiera viene alle labbra
col suono del tuo nome – senza grido.
Schiude porte verso terre di pace.

 

*

C’è un tempo piegato

C’è un tempo piegato,
la città perduta nel diluvio.
Il vento sfronda gli alberi,
porta via o entra profondo
e le foglie costringe a terra
– trame di bosco sfinite –
Cala il silenzio, sfumano le ore
come una specie di lunga sera,
l'ombra muta delle cose
sperse in un tempo sospeso.
Rimane l’autunno.

 

*

Declina il battito

I vasi di ciclamini ordinati sul davanzale

uno spazio d’esercizio alla lettura della stagione.

 

Come note 
parole

racchiuse nelle inconsapevoli foglie in controluce

nell’oro d’ottobre

si adagiano sullo spartito della sera in crescendo.

 

Lentamente declina il battito.

 

*

Luce d’alba

Ci rincuora l’alba.
La luce che sale e dissolve ciò che della notte è stato
cauterizza le ferite del buio
ridà corpo all’assenza.
Dice: apri gli occhi e guarda il nulla che diviene un angolo di mondo
– provincia o solo un giardino –
pienezza dell’essere apparsa a salvarci.
La terra è ancora grembo di speranze, sfera che si muove nella grazia
mossa da docili fibre.

 

*

Avrò nostalgia

Avrò nostalgia delle foglie

dei colori ardenti e proibiti

del nostro autunno.

Ricorderanno il ramo 

che le ha germinate?

 

Di questa mia terra smossa

domani ti scorderai.

Della mia bocca 

che nulla a lungo ha taciuto

– forse il bacio –

 

Presto non ci sarà che il cielo

tra i rami esposti.

Narreremo ancora l’amore

che ci ha tenuti in vita

se l’inverno è solo silenzio?

 

*

Forse non sai

Forse non sai che la notte
porto il pensiero fino da te.
Ricordo l'estate – ricordi? –
Si sfiorano i silenzi
e lasciano la memoria
di un noi taciuto.
Sulle labbra rivorrei le parole.
Offerte. Come un bacio.
Oggi solo il vento ha voce.

 

*

Qualcosa di salvato

Abbiamo ricercato questa grazia
nelle strisce lontane d’orizzonte,
in screpolature di cieli d’alba mossi
– chiare aperture verso l'oltre –
lì dove la luce è già sorgente.

E se invece fosse proprio qui
tra i ciclamini rosa e le ortensie
brunite dall’autunno in transito,
racchiusa nella fragilità di foglie
trattenute per poco in maglie d’oro?

Forse è dentro le cose quotidiane,
in questi argini umani da abitare,
nello sguardo dato a ciò che sfugge
– meravigliosa inclinazione –
e qualcosa sempre mostra di salvato.

 

*

Come sottovoce

a Chi sa, per tutto il bene

 

Vorrei quest’alba 

ferma, immobile sui rami

luminosa e viva

perché il tempo non finisca

in un vento d’aria

trascinando via tutte le foglie

d’ottobre.

È autunno qui e attorno

ogni cosa pare lasciarci 

lentamente.

Non c’è nulla che resti

nella stagione che si spoglia

e quando le ore si assottigliano 

desideriamo di più

ma come sottovoce.

Ci saremo detti abbastanza 

che ci amiamo?

 

*

Somigliano all’inverno

Somigliano all’inverno,

mia anima,

questi giorni chiusi di silenzio.

Niente più parole infinite

o la voce dei fiori.

S’assottigliano le foglie

per indossare la stagione

e poi perdersi.

Tutto è sospeso

come prima d’una pioggia,

quella che fa i giardini verdi.

Come noi, in attesa

di uno sguardo 

che posi l’amore nei palmi.

Noi lì immobili senza peccare.

 

*

Lento l’autunno

Gli alberi hanno vuoti sui rami.

La stagione che spartisce
rame e oro ovunque è la mia casa,
ogni anno nuova. E ora vedo
cose mai così importanti prima,
affiorano gli odori
di torba scura tra le mani e foglie
dentro ripostigli di memoria
viva in me che invecchio.

Lento l’autunno si fa tempo presente.
Arrossisce, s’infiamma. Viene.

 

*

Splendono gli alberi

...così viviamo per dir sempre addio.
               - Rainer Maria Rilke -

 

Lo si può dire. Splendono
gli alberi quando sciolgono l’oro
in una cascata di foglie
come se si spogliasse il cielo
.
Si arrendono poi al silenzio.

 

Per un destino di sconfitta
esile mi trema l’anima.
Nudi ormai, narrano i tramonti
 in lingue accese di colori 
del luogo dove tutto si consuma.

 

Nel rumore della luce che cade
nell’inciampo degli addii
,
sospingo i giorni 
quel movimento del pensiero
che mi 
ricresce il respiro
e diviene ricordo in me infinito 
ancora.

 

*

Sui chiari rami

Sui chiari rami di betulla

i preludi dell’alba

– trasfigurano le ore

dal buio all’oro –

tra le rose il silenzio.

 

Sono negli indizi di luce

le amorose parole.

Riversale nella mia bocca

come i ricordi d’estate

per i giorni corti.

 

Le tratterrò sulla lingua

– lasciami dire –

una profezia di cielo

timbro di voce dell’azzurro.

Nell’attesa ancora nasco.

 

*

Accostati piano

Accostati piano al silenzio,

allo sguardo di settembre 

col colore delle foglie in discesa 

e i petali delle rose sciupate

pronti all’abbandono nel vento.

 

All’alba appena un accenno 

di cielo e un canto d’aria,

un bisbiglio, un frullo d’ali

come il tocco della prima volta 

che un figlio ti si muove in grembo.

 

Nel tacere sta tutta l’attesa:

accostati piano al mio silenzio,

a questa abitudine d’alzarmi presto

con un chiaro di luce tra i capelli

e il mattino che mi disegna i fianchi.

 

*

Le rose a settembre

Lo splendore incauto delle rose
a settembre
è una fragilità che si sfoglia.
Come un movimento d'aria
di uccelli in volo,
il rapido passare delle nuvole
o la bellezza breve dei cerchi d'acqua.

Tutto sembra dire
una qualche verità su questa vita
né mia né tua,
io penso alle cose che si perderanno
come anche le foglie
ora che la sola notizia è il vento
e l'autunno che viene.

 

*

Vorrei scriverti

Vorrei scriverti che la tristezza
è solo un attimo di distrazione,
un lieve malore che sfuma
in una mattina ancora tiepida
fatta di chiari sussurrati e calma di vento.

Ti direi che l'autunno è una sosta,
un distacco breve, una ripresa di fiato
(se vuoi chiamalo un cauto indugio
o appena un'esitazione).

Ma c'è questa luce sempre più obliqua
per terra, sopra le cose, tra l'erba
cresciuta sul finire come un saluto,
e un lungo commiato d'uccelli
dentro una stranezza di cielo
e quel colore che muta delle foglie il destino
e poi l'inverno.

 

*

S’inautunna settembre

Di questo tacere
ne ho fatto una stretta al cuore
snodo che non risolve
La luce fa ancora le cose da guardare
sebbene la pioggia.

S’inautunna settembre
dietro i vetri che mostrano assenze.
Resteremo cielo coperto
o giornata muta
un intero universo sotto le palpebre chiuse.

 

*

Si vede l’estate passata

Si vede l’estate passata 

sul ciglio trascurato del prato

tra ortiche cresciute e timide malve

e ombre nell’erba gli intrecci 

di foglie seccate dal caldo più ostile.

 

Può darsi che anche tu oggi dica 

che farò ora che più non c’è agosto 

a scrivere per noi queste sere

e le notti quiete sotto cieli quasi vicini.

 

Forse il domani che doveva venire

se ne è andato nell’attesa d’un cenno

lasciandoci a vegliare solitudine e pioggia.

Estate e inverno in fondo sappiamo

abitano lo stesso medesimo tempo.

 

 

Nota: la musica di sottofondo alla lettura è tratta dal web - Variazioni Goldberg di J. S. Bach

 

*

Tre righe per settembre

...e il cielo gremito di suoni
quando vanno gli uccelli
dice come passa l’estate...

 

*

Se c’è una rosa

Se c’è una rosa

è nell'indugio del cuore
nel lento sbocciare

il miracolo

 

la meraviglia

nelle insenature di luce

– come un’alba –

tra i petali mossi appena 

da un fremito puro.

 

*

Quello che mi porta l’alba

Quello che mi porta l’alba
è sempre un’infinità di cose
di cui oggi quasi non mi accorgo.
L’orizzonte si fa avanti
con la sua gloria luminosa
i gerani sul balcone ardono
delle loro tinte forti
e dovrei provare a considerare
il canto degli uccelli
come istruzioni per sopravvivere.
Ma mi raggiunge solo il tuo pensiero
e una pena segreta mi occupa il cuore.

 

*

Certi momenti

Certi momenti sono concessi

solo per grazia

non per merito

come quando la luce 

appena nata

si rifugia nel mistero degli occhi

o quando certe poesie

restano a lungo sulle labbra 

balbettando l’Amore

e questo cielo 

che ci viene incontro immenso

e non parla d’altro

e nulla insiste in noi

più di questo bisogno infinito.

 

*

Il volo

Un volo d’uccelli

traccia il biancore del cielo

nel punto più alto

dove oggi si scriverà

pioggia o sole.

 

Se ne vanno

ad ali distese

ferendo di luce lo sguardo

lasciandoci il dubbio 

come un gemito d’aria.

 

*

Come uccelli

Vengono in volo le rondini 

per invisibili vie d’aria

in quest’alba che non basta.

 

E siamo noi come uccelli

con la smania di cielo

che solo dei pini l’antica ombra

quieta

sebbene cerchiamo qualcosa

più certo del giorno 

più eterno dell’orizzonte

che in fondo s’accende a sera:

 

ci ammala il tempo che passa

e non si vive con in eredità 

solo l’esiguità del crepuscolo.

 

*

Porto in dote

Il cielo dell’alba è bianco

la linea quasi non si vede.

Appena sotto il davanzale 

il silenzio degli alberi.

Il respiro.

 

Dalla notte eredito 

il venire della luce

– un lascito dovuto 

per le ore sottratte al sonno

per restarle accanto.

 

Io porto in dote

un fiore di ranuncolo

che il vento non ha piegato

e poche voci da cortili

d’aperta campagna.

 

*

Una nuova rosa

Ci ritroveremo salvati

da una distanza che se separa

di più affina l’anima.

Restituiti a un tempo

che la carta non ha ingiallito

chiaro di quella chiara luce

che ci sorprende all'alba.

 

Tutto il pensiero dedito

ha una grazia che non sappiamo

che speriamo da un cielo 

scandalosamente azzurro.

E anche solo le parole 

sono un destarsi dal sonno

e vedere nata una nuova rosa.

 

*

Come una preghiera

Salvo le parole 

dall’altrove della notte, 

dal lontano ostinato silenzio,

per ridartele pure

– un vagito

appena uscito dalla bocca 

di un lattante –

 

Sono la casa in cui vive

la mia anima,

dove sottovoce

ripeto il tuo nome,

come una preghiera.

 

*

Preludio

Come umile e intatta

m’attrae a sé quest’ora

fresca d’amore

 

fatta di vie infinite e pure

sponda a cui mi appoggio

per risalire il giorno

 

dove il tempo ricomincia 

– eterna stagione dell’alba –

luce nuova sui rami e sulle cose.

 

*

Rimane tra noi

Rimane tra noi, a sera,

quel congedo ad ora incerta,

l’ultimo pensiero prima del sonno,

l’esitante tenerezza di un saluto

e un tremore inquieto 

che vede il nulla della notte 

a cui ci consegniamo,

che teme l’assenza

delle nostre voci, degli occhi

e forse del ricordo.

 

*

Estate

È tutta in questi cieli lisci

nella luce netta gettata sulle cose

nel profumo caldo dei fieni stesi

nel canto infinito dei grilli

nel verde più scuro dei boschi

la temporanea immortalità dell’estate.

 

E in quel sapore asprigno dell’uva spina

che resta sulle labbra ormai rosse

le mie labbra che preparano la forma

delle mie parole per te.

 

*

Quando l’alba

Quando l’alba viene a chiamarmi

con la sua garza di luce 

che si adagia sul mondo,

con i suoi suoni chiari

– l’aria fuori ha canti di rondini –

diventa preghiera ogni sguardo

e io non ho più nulla da aggiungere.

 

*

Notte-assenza

La notte è una forma d’assenza

in cui nulla più è chiaro,

non i ricordi e neppure i pensieri.

Solo un abbaiare di cani, giù, lungo il torrente.

Nessuna voce d’uccelli

e passi che non riconosco sulla via di casa.

 

*

Un cielo così chiaro

Poche semplici righe perché ormai è giorno

perché potevo dire le parole e non l’ho fatto

perché certe felicità sono inaccessibili.

Perché è struggente la bellezza di un cielo

fattosi così chiaro da non meritarlo.

 

*

Non so dove

Svolto la curva dell’alba,

lì, dove già ha ceduto la notte

coi suoi flebili sogni.

E c’è silenzio

dalla parte da cui viene la luce.

Davvero non so dove 

il Tutto ricrea il tessuto del giorno,

dove, non visto, fa la bellezza

a nostra insaputa.

 

*

Qui ha piovuto

Qui ha piovuto un’ora, stanotte,

ma poche tracce della pioggia.

Sai, il non pensiero è un disamore.

Vedo le gocce scorrere sui vetri.

Dopo la finestra solo il cielo

e null’altro se non immaginarti.

 

*

Frammento d’estate

Piccoli orti persi 

lungo la campagna

i girasoli ritti

a guardia dei ricordi

e il cielo fino in fondo.

 

*

Dimmi dove

Dimmi dove hai trascorso la notte,
se è stata solitudine
o avuto amore,
se hai ripetuto la domanda
sospesa d’attesa
che dal buio arrivi un cenno,
s’insinui il barlume di un’alba d’estate
– chiarore di luce
e il suo infinito mutarsi in giorno –

Dimmi se come me senti la nostalgia
di un’ora che ancora nasca nuova.

 

 

*

Oggi la curvatura dei rami

oggi la curvatura dei rami
del salice è il garbo del collo
chino sulle pagine

quando il cielo ha un chiaro
solo sussurrato e scriverti
qualcosa di necessario

ma forse nessuno
legge poesie a quest'ora
sul pendio della malinconia

di un vento assente
in un'aria che appassisce
e manca qualcuno che ti voglia

 

*

Strettamente confidenziale

Nulla sanno gli alti steli della malvarosa 
dell’adagio delle mani sulla pelle
e dei 
respiri caldi, del doppio battito
nell’abbraccio dei corpi.

Di ogni singola solitudine.

Nulla sanno di noi

di questo nostro scrivere poesie d’amore.

 

*

Tramonto

Il cielo rosso acceso ancora
in quest’aria di sera allargata

e il sole 
che dilegua rapidamente
come mai la malinconia
.

 

*

Appunto minimo

La nascosta bellezza del silenzio
è questo somigliare allo sguardo,
così ti scrivo della pioggia di oggi:
fuori vedresti le rose disfatte
e un arco di cielo senza l’azzurro.

Dentro un pensiero mai trascurato
e lo scavo della mancanza.

 

*

Se l’amore è un discorso

Basterà dire le parole dell’alba
– suoni d’aria, voci d’uccelli –
per allontanare la notte,
per colmare la solitudine del cielo,
perché la luce s’insinui chiara
e ci bagni la rugiada?

Servirà a qualcosa
ripetere tutto l’alfabeto del giorno,
se si spegne questa brezza
– alito inquieto delle nostre anime
che ci sposta, ci solleva –
e noi moriamo con lei?

Cosa sarà di noi, se l’amore
è un discorso e non un destino?

 

*

Parti da qui

Parti da qui.
Dalle nuvole, dalla pioggia della notte,
fine e scarsa
– già finita –
che ha aggiunto umidità all’afa.

E non stupirti del mistero
fatto di fango:
come potremmo comprenderlo, altrimenti,
noi,
che ugualmente siamo sabbia
mischiata a lacrime?

Come potrei raccontarti della viola
selvatica
– cresciuta nuova per quei pochi
rigagnoli d’acqua scura –
quando il cielo sarà cosa leggera,
ancora?

 

*

Più azzurro

La domanda
si fa più vera all’alba
– o forse appena prima della notte –
 
cercare (o trovare?) un destino alla vita
trattarne il prezzo
per poi accorgerti che ciò che aspettavi
l’hai avuto senza debito
– la dispiegata bellezza delle cose –
 
Se fosse per me
aggiungerei più azzurro.

 

*

Lontananze

Non ti aspetti tanta distanza 

tutto questo rosa in fondo d’orizzonte

tagli di luce e voci d’assenze.

 

Adesso che tornano le ore del tempo

vengo a cercarti, 

ti vorrei raggiungere

dalla lontananza dei pensieri, 

verrei scalza da luoghi sperduti.

O forse basterebbe un’assiduità di sguardo

e un punto comune da fissare.

 

Ma quest’aria mi trema dentro.

Se poi guardo il cielo mi germogliano ali.

 

*

È buio

È buio, del buio della notte, 

questo nostro camminare incerto.

Non ci specchia il cielo profondo.

Possiamo solo immaginarci.

Raccogliamo pochi frantumi di stelle

– fredde, forse già spente –

e la luna non è mai al solito posto.

 

*

Oggi il cielo

Oggi il cielo lascia il segno: 

il suo splendore

sotto il rivestimento delle ore,

la luce dell’estate

che s’impiglia tra le folte frange dell’edera

e un mare d’erba alta,

con gli uccelli padroni del giorno

nell’aperto respiro dell’aria.

 

L’amore non è frutto che si raccoglie da terra

è impresa da rami alti 

– è volo, salita continua –

e se della sua bellezza ci viene concessa 

anche solo qualche sillaba

so che saremo salvi.

 

*

Le parole dell’alba

Sono parole ancora acerbe
quelle dell’alba, verdi, 
un dettato per prime elementari
. 
Così, anch’io mi faccio piccola
– una piccola cosa –
per comprendere la lingua 
semplice e nuova dell’Amore
.

I
l bene ha il tempo
silenzioso e lento dell’edera
 pare immobile, ma è già oltre 
ha tralci che s’arrampicano 
fino al 
cielo.
Fuori il giardino è fiorito
senza che ne avessi coltivato i semi.

 

*

Come una lacrima

C’è questa sera, che scivola
come una lacrima scura
sopra il giorno, si allunga piano
sui miei fianchi e io vorrei
accogliere sulle mie labbra
le parole che hai perduto,
acquietare l’anima in un cielo
che ha i colori del perdono.
 
La notte poi ci bagnerà gli occhi,
sarà come un’intima carezza,
come un tenero bacio
dato al palmo della mano
– forse è così che viene la Poesia –

 

*

D’improvviso nostalgia

   a mia madre

 

D’improvviso nostalgia
nel passare di ore canoniche
– liturgia del tempo –
desiderio di qualcosa che è già stato
e forse ora è accanto alla mano che scrive
è negli occhi che guardano
i tuoi fiori a cui parlo sottovoce
come fanno le api d’estate.

È sbocciato intenso il gelsomino
a cui pazientemente districavi i rami
e ricordo ancora le tue mani
– memoria e distanza –
quando mi intrecciavano i capelli
o quando invece mi stavano lasciando.

 

*

Nuvole

Nuvole bianche passano

sulla terra, indecifrabili.

Sopra il folto degli alberi, 

l’esuberanza delle acacie, lassù, 

corpi erranti tra i nodi del vento.

 

Oh, fossimo come nuvole

nei cieli bruciati dell’estate, 

trafitti dalla chiarità, 

feriti da tanta bellezza!

La vita reclama misure più alte.

 

*

Verranno le parole

Ogni silenzio forse mi condurrà
a una voce che mi specchi
e verranno infine le parole
cercate dalla mia bocca
per dire il tuo nome
per formare la sillaba pura
il sussurro atteso come un balsamo.

Sorgeranno – come tra i rami
i fiori di magnolia –
chiare della verginità che fa l’alba
della luce che s’incurva lieve
sulle foglie e cresce
e dal sonno e dalla notte
la vita ridesta in cerca d’amore.

 

*

Uccelli

ad Amina Narimi 

 

Amo quelli di Braque.
Bianchi, neri, sovrapposti
all’azzurro.
Poi le rondini e i loro annunci
di piogge e primavere
e le allodole che spingono la luce
fino agli occhi.

 

Sarà che hanno voci di risa
e con leggerezza di piume
toccano l’infinito, lo navigano
– le remiganti mai stanche –
lo cercano come un destino.
Si slanciano in alto
– circolarità del volo –
sagome nell’aria come parole
sul foglio.
E le nostre mani accostate
fanno nidi d’uccelli.

 

Senza sarebbe vuoto il cielo.

 

*

Perché piove

Perché piove
e non so dare un nome
a questo affanno
e vorrei leggere i tuoi silenzi
come parole nuove

perché questo tempo
fatto d’aria e d’acqua
dissemina nell’erba splendori
che non so più vedere

alla tua mano voglio chiedere
la carezza che manca
– il gesto che toglie la distanza –
alla voce il suono che mi desta.

Se non si spegne il canto
– il desiderio che spinge
alle cose volute –
questa grazia iniziata con l’alba
è già profondo respiro.

 

*

Ti ho detto amore

Ti ho detto amore con la lingua
dell’alba – la semprevergine
quella che sanno le piccole erbe
di un abbaglio che stupisce.
Mi sono fatta attesa e desiderio
nel silenzio che svela cose
impossibili alle parole.

Ma tu non sei rimasto
per quella sfumatura negli occhi
che ricorda le piume degli uccelli
e racconta l'infinità del cielo.
Mi hai lasciato la solitudine
come l'acqua amara della notte
tra i petali di una rosa.

 

*

Mentre tutto accade

piove – una pioggia fine –
cresceranno i fiumi
nel corso instancabile dell’acqua

silenzio nel vasto segreto fluire
nel movimento arcuato
dei rami del caprifoglio

nella sorpresa della rosa
una spirale di petali stillanti
– la sua offerta –

e questo modo per risarcire
il giorno: essere lì
mentre tutto accade.

 

*

Se non conosci

Se non conosci il dolore della ferita
– l
a sua condizione di solitudine –

non saprai che le mie lacrime
cadono ad ogni scomparire dell’alba
e per il silenzio che si disfa,

per la mancata devozione alle rose
e per l’incurabile bisogno di bellezza
 l’immeritata meraviglia –

Per la mia parte degna e per l’indegna.

 

*

Le parole nascoste

Le parole nascoste attendo 

 rugiada del mattino –
la tua 
voce che percorre le vie conosciute
senza più distanze.

 

Fugge il tempo
come uccello di passo

e già affollano i giardini 
larghi respiri d’erbe.
Come noi la parietaria
inquieta 
si abbraccia ai muri e non sa cosa vuole.

Basterebbe sporgersi dalle certezze
– essere nuvole affidate al vento 
e amarsi anche se non è tempo
dai luoghi soliti o da più alti precipizi.

 

Ma a me basta appena questa tua voce
che viene a bagnare i miei sentieri
e sapere che tutto è nulla senza amore.

 

*

La memoria ha stanze

Calma statica
su ombrosi acquitrini
di verde limo

e lenti i profumi
delle rose galliche
in esuberanza di petali
 
La memoria
ha stanze e stanze
infinite da ripercorrere

mentre attendo
l’alta fioritura dei tigli
e resto sulla soglia

di giorni ricadenti
tra bordure d’astri
avvolta da lievi consonanze.

 

*

Conosci la voce?

Conosci la voce delle cose?
Dell’acqua che scorre, del vento,
delle piante: mormorii sommessi
frammenti tra silenzi.
È ancora stupirsi
del seme nascosto e dell’albero alto
e della parola che è germoglio
unico della nostra sostanza
suono e dell’anima respiro
instancabile che muove le pagine
come l’aria quando attraversa le foglie
o quando la mano le tocca e le inclina
mostrando l’invisibile.

E di me, terra che tu hai seminato,
conosci la vera voce?

 

*

Largo, il vento

Largo, il vento.
Apro la finestra.
Oggi sono due giorni che piove fitto.
I pruni carichi di rosa,
il cielo scuro nei rami, la luce chiara nei fiori,
e più cielo ancora, là in lontananza.
Tu non ci sei.
La casa è vuota.
Nella stanza mi attraversa il silenzio.
Come il vento,
respira qui, al mio fianco.

 

*

Scrivo di mattina presto

Fuori le azalee in fiore...
scrivo di mattina presto
per sciogliere i nodi della notte
per rialzare le parole supine

la vita scema e rinviene
ogni giorno come l’orizzonte
e va avanti per grandi aperture
o piccole rivelazioni

scrivo per dirmi ancora
che i gesti dell’amore
hanno un destino eterno
nonostante l’ordinario

e la vita non è obbligo
da festa comandata ma respiro
veduta in campo lungo
il pensiero solca la pochezza
e ci sospinge all’infinito...

 

*

Sto in ascolto

Sto in ascolto del silenzio
– voce muta delle cose –

Odo l’acqua piovere sul verde
sulla rosa rampicante che al graticcio
forte s’aggrappa
come saldo il cuore stringe in petto
il continuo pulsare della vita
– le radici che mi tengono –

Gocce mi brillano dentro lo sguardo.

 

*

Duole il silenzio

Non so altro di te e duole 

il silenzio caduto tra le righe

quasi una spina sotto pelle

 

come se il tacere

potesse annullare il pensiero

o impedire al cuore di bruciare

 

e si resta inquieti

col fiato appeso all’attesa 

di un qualche sussurro sentito*

 

 

* con il mio grazie per il “sentito“ a Robert W.P.

 

*

Erbario vivente (o la liberazione del verde)

Non serve uno sguardo allenato

per cogliere l’eccedenza dei petali

il rigoglio dei prati ricolmi

non occorre un senso ulteriore

la torsione del collo del gufo

o la vista laterale dei sauri

non si può ignorare l’apparizione

 

è ovunque il groviglio d’erbe

l’accalcarsi infinito di ciò che rivive

tutto è un sovrappiù di meraviglia

trafigge gli occhi la variegata bellezza

 

lascio che mi sorprenda ancora

la liberazione delle cose verde acceso

la perseveranza nel ritornare 

che ha la primavera.

 

*

Le parole del canto

D’improvviso
una larghezza d’orizzonte
– sorpresa d’infinito –
vasta chiarità, oltre le ortensie
e il tempo,
che reclama uno sguardo
fuori misura.
Diciamo le parole del canto:
alba e notte, fiore e foglia.
Gioia, dolore,
amore.
E siamo più di questo,
noi, consanguinei delle nubi
e delle rondini.
Da quale alto cielo viene
la nostra vera voce e il silenzio?

 

*

A primavera

Guardi traboccare ovunque, smagliante
sui rami scuri, il rosa-viola degli alberi di Giuda

ed è come una celata consapevolezza
divenuta improvvisamente evidente.

 

*

Primavera attardata

Sei stagione di pruni rosati
primavera attardata
mentre ancora esita il giorno
e il cuneo di cielo tra i tetti
vira verso un che d’ombra e di luce.

Mi rifugio nei segni
che nascondono e svelano
la parola miracolo da preservare
– forse soltanto un frammento –
il Suo nome che io non so dire.

 

*

Stando qui

Essere qui dove siamo,
con il glicine d’aprile aggrappato
e contorto, spiovente di grappoli viola
lungo il muro e il cancello,
e tra le malerbe 
l’edera scura che si sparge
fino alla soglia di casa,
è una consuetudine senza catene.
Un privilegio.

Perché, vedi, solo noi lo possiamo dire:
cosa brilla dovunque
fin dentro gli angoli più nascosti,
cosa splende che ci fa lucidi gli occhi,
che ci chiama
in questo tempo a metà della strada
per l’infinito.
Solo noi lo possiamo sapere. Stando qui
dove già siamo.

 

*

Le tue parole

Caro, non lo sai? Questo giorno
che si apre come rosa, fragile ancora
di luce e suoni, sono io che vengo
a bussare alla tua porta. Vengo
a mendicare le parole dell’amore.

Le mie sono poco più che aria,
piccole onde dai riflessi d’iride
che scivolano a riva e subito svaniscono.

Ma le tue – ah, le tue calde, forti parole! –
hanno l’impeto d’ogni nuova cosa,
segnano la pelle e poi la curano
con la saliva lucente della poesia.
Sono l’abito da indossare
nei giorni e svestire nelle notti
quando solo bastano i respiri.
Sono l’immagine che si fissa sulla retina
– memoria incancellabile –
il canto che ritorna nella mente
e occupa i pensieri e i desideri accende.

*

Come il mare

Uomo libero, sempre amerai il mare!
É il tuo specchio il mare…
                – Charles Baudelaire –

 

Un labirinto 
il mare.
Principio 
acqua madre
senza forma, senza ombra.
Voce che grida nel cuore
delle conchiglie.
Infinito
senza tempo, senza dimora.

Siamo come il mare.
Abbiamo un abisso
dentro 
un’onda che ci muove
che sempre
incessantemente
torna a lambire 
salmastra 
la vita.

*

È in ogni cosa

Non deciderà per me 
questa debole pioggia d’aprile
né poche schegge di luce
o il bordo scuro delle nuvole.

Io coltivo un pensiero di bene
che addolcisce la pena del buio: 
l’amore è già in ogni cosa.

Chmi perda in questo giorno

di non-primavera; e poi ritorni.

So che bianco fiorirà il ciliegio.

 

*

Getsèmani

Arazzo vegetale.
Trama fitta di rami
– pochi i varchi –
ad amorevole protezione
della memoria.
La luce svela
nell’intreccio
una ad una le foglie.
Inciso nel silenzio afflitto
degli ulivi
il gemito del mondo.

 

*

Certi giorni c’è silenzio

Certi giorni c’è silenzio e quiete.

Tra le cose usuali  – le nostre,

le amate – s’è sparso 

l’aroma della carta d’Eritrea.

Il chiaro di marzo, ormai, 

ha sciolto l’amaro del mondo.

Guardo gli alberi già in travaglio 

di foglie e di fiori.

Questa vocazione delle gemme

– docili al tepore, strenue nella pioggia –

fedeli all’inevitabile, 

questa loro attitudine a fiorire

nonostante tutto, penso,

è simile alla coscienza della vita

che noi, forse, appena intuiamo.

 

*

I segni

Eccoli i segni,
appena confusi tra i passi assopiti 
del mattino.
Il chiaro dilatarsi del giorno
– più terso –
ha il senso inafferrabile ed eterno
di ogni cosa che muta e ritorna.
Il giallo nascere dei fiori,
la vita che s'approssima, 
calda.


Scorci di cielo tra le nuvole.

 

Tutto cerca il varco oltre l’inverno
– il passaggio –
tutto è pronto a tornare allo stupore,
al grido.
Odi i rintocchi del vento?
Già si spargono gli alati semi.
Non dovremo più immaginare.
Diremo primavera,
ancora.

 

*

Presto, stamattina

Presto, stamattina

gli occhi ancora fissi

nella notte

la luce che tarda a venire

la pioggia fitta

il silenzio

– solo le piccole viole

a farmi compagnia –

e il pensiero

che sempre insiste sulla vita

e non dimentica

l’azzurro.

 

Se per sapere 

basta la memoria 

allora domandami della primavera.

In giardino trema la mimosa.

 

*

Malinconica

Credevo ti saresti ricordato di me.
Che sciocca pretesa infantile!
Accarezzavo in segreto l’idea
che al mattino cercassi i miei versi
come fa l’erba quando attende la pioggia.
Ma non ho mai attraversato il tuo cielo
e tu non hai mai passeggiato sulla mia terra.
Ora so che non sfoglierai le mie pagine
e una malinconia mi prende, triste
come un pensiero mai davvero pensato.

 

*

Dalla finestra

Dalla finestra il mio spicchio di prato

– l’erba lucidata a nuovo dalla pioggia 

negli spacchi della stagione

dice qualcosa di vero sulla vita.

Le lacrime dall’alto – o tra le ciglia 

sono una consegna di acqua trasparente

per pulire gli occhi e il verde 

cresce anche se nessuno veglia.

Anche se manca l’attenzione al poco, 

al quasi niente delle cose, al marginale

– i chicchi rimasti nel campo

per i quali solo Dio si prende la briga 

l’impensabile verrà alla luce.

E a me pure, che sono nulla nell’universo,

è stato dato il riguardo, lo spazio 

che si deve all’ospite nel mio passaggio

su questa terra ancora buona.

 

*

Dunque la neve

Dunque la neve. 

Un premio di bianco per la nudità del mondo.

Ma le gemme 

– ah le precoci, incaute gemme! –

ancora tutte chiuse in quella preghiera 

chiara di vita, cadranno.

Per il gelo. Per lo stesso soffice manto

che fa belli i profili delle cose.

Per il freddo che mi arrossa gli occhi.

Cadranno. Una perdita immensa.

 

*

Anche l’inverno

Anche l’inverno va detto.

La desolazione della neve
e la fame dei randagi.
Lo sfregio che il gelo fa alle piante.
Il freddo nelle mani 
l’aria rappresa attorno alla voce.
Ovunque considerevoli silenzi.

La vita smagrita che vedi perdersi
lungo una via in discesa
aggrappandosi ai ricordi
come fossero il suo mondo.

La nostra lontananza
e neppure un pasto caldo.

 

*

D’azzurro i prati

D’azzurro i prati hanno una vena

– prime corolle aperte 

La primavera inizia il rito.

Riprende la terra 

il soffio, il respiro 

– il nostro stesso fiato 

Tornano disseminati i colori

che l’occhio scorge

in una trama di luce nuova,

con meraviglia 

per noi che nulla sappiamo

e non conosciamo

dove il vento ha sparso i semi.

 

*

Se sapessi guardare

Se sapessi guardare come guarda Dio
nulla sfuggirebbe all’abbraccio.
Avrei la meraviglia dentro gli occhi,
come quando le nuvole sembrano chiome d’alberi
e gli alberi nuvole rosa.


Vedrei la linfa calda scorrere
fino a gonfiare una gravidanza di gemme,
o la goccia liberatoria che comincia il disgelo.
Potrei contare tutti i fili d’erba pronti a spuntare
e anche le miriadi d’ali
di ritorno nella filigrana del cielo.


Se fossi capace d’uno sguardo così
rimarrei immobile a contemplare l’istante
dove tutte le cose per la prima volta accadono.
E non mi chiederei più cos’è l’infinito.

 

*

Come un nido

Come il vuoto di un nido
voglio ospitare l’attesa
– tempo umano –
senza sapere se ancora verrà
alta sui tetti
la rondine

 

sperare il senso
– lingua segreta dell’invisibile –
senza pretesa
di un definitivo arrivo

 

essere fedele al giorno
– preghiera che sale
dentro agli occhi –
fino a trovare una verità
resa chiara
da un fiore bianco.

 

*

Dove trovare

dove trovare il prodigio
la bellezza da svelare
– che rivela –
dentro la ruga
il solco
la ferita delle cortecce

 

dove la scintilla
l’improvviso lampo
abbagliante
– pur se scompare –
la parola
il segno che toglie il dubbio

 

sostare un istante e guardare

 

si fa acuta la domanda

 

*

C’è tanto cielo

C’è tanto cielo tra i rami
che ancora vivono di assenze.

 

Non spicca il giallo delle forsizie.
Ancora lontananza.
Pochi voli nell’aria fredda
e la sopravvissuta speranza
dei passeri.
Nel primo chiaro d’orizzonte
c’è tutta l’attesa dei nidi.

 

L'invernale nudità è cosa
che spinge oltre il pensiero.
Ma non è compito mio
l’accadere della primavera.
Io so solo desiderare.

 

C’è ancora così tanto cielo
da guardare, prima del verde.

 

*

Chiedo più luce

Chiedo più luce a questa finestra

che la notte ancora tiene 

le redini dell’alba.

 

Non posso scrivere sul foglio.

Serve più luce

chiarità nella quale tutto entra –

e un silenzio appropriato

dove sono pensate le cose.

Luce e silenzio per vegliare l’istante,

l’attimo che mi sfiora.

 

Forse una rosa 

nel vaso sul tavolo

lascia cadere i petali appassiti.

 

*

Ricordare

Oltrepasso la soglia
che confonde
la memoria con la cenere.
La tua immagine è una bambina
col grembiulino bianco,
da tenere per mano
perché non si perda.

Tu continui a esistere
– in un tempo d’infanzia –
oltre quel varco.
A me, qui, resta
questo lungo destino di ricordare
le tue mani,
fino a invecchiare.

 

alla piccola Cecilia, mia madre

 

*

Parola (Come un fiato d’aria)

Come un fiato d’aria

– respiro inumidito sulle labbra –

sali attraverso il mio corpo,

quasi un altro sangue, 

più caldo,

una piena di fiume che irrompe.

Tu sola, 

umana, 

urgente parola, 

sei voce della mia anima nuda

– l’inedito, il mai detto prima –

eco delle infinite cose verdi,

genesi di quelle nascoste

tra nebbie, polvere e ricordi.

 

*

Breve

C’è un senso di azzurro
racchiuso nei fiori
che fa chiari gli occhi
come il cielo al mattino.

      Innocente segreta bellezza.

 

*

Si supera l’inverno

Usciamo dalla rassegnazione di gennaio.
Bisogna prepararsi,
essere pronti a salutare la gemma
esplosa sui rami flessi della betulla
– le minuscole erbe in crescendo –

Dopo i silenzi gravati d’ombre
tornano le miti risonanze, 
cenni lievi di risvegli attesi e voci
di chi non è mai andato via.

Ho imparato a vedere a occhi chiusi,
tra le ciglia, il ritorno del sole,
attendendo la ricompensa del verde
– l’altissima grazia dei fiori –
Si supera l’inverno con forme di speranza.

 

*

Sono qui a domandare

È stato un istante, stamane,
alzare lo sguardo al tuo balcone,
tra il vuoto del cuore
e una strana nevicata di petali.
Questo pianto d’albero lo dice:
abitiamo una breve eternità,
come i fiori a primavera.
Uno stretto corridoio di tempo
e tutto accade
– nascere, fiorire, restare –
fino al distacco, fino al vento
che porterà lontano la voce.


Io sono qui,
nella fragilità di un volo,
a domandare la giusta razione di vita.

 

*

Dicono che l’inverno

Dicono che l’inverno non è tempo 

per la Poesia,

con quella luce di mezza età

e il sole ombra già di se stesso. 

Ma oggi è un giorno di tenui presagi, 

di cose nuove dentro cose secche.

Nella notte è piovuta un’acqua feconda.

Ci sono parole che balbettano in petto, 

assillano, premono per uscire.

Non importa se il mondo è in stallo

e noi non sappiamo tutti i modi del canto.

È ora di rompere digiuni e silenzi, 

di rivelare il segreto celato 

dentro le cortecce, fino alla rinascita

che non si può mai dire quando accadrà.

 

*

Insiste la grave notte

Insiste la grave notte

oltre il davanzale disabitato.

Tra qui e il cielo si è smarrita la neve.

Allora dal cuore chiamo forte: 

– Venite! Luce, uccelli, gemme, 

iniziate il canto, fate la danza! 

Voglio toccare le cose invisibili! –

Qualcosa manca sempre

nell’inverno che ti portò via allora.

Questo grido domanda una visita, 

– la parola chiara, la voce sognata –

o un pianto di lacrime 

che bagni la povertà degli occhi.

Tutto è ancora soltanto mancanza.

La rosa ha solo spine.

 

*

Nell’ora d’alba, quando la luce

Nell’ora d’alba, quando la luce
appare e ha senso dire resurrezione,
l’inverno lascia ancora il suo gesto di stanchezza.
Allora io raccolgo con le mani
anche questo giorno di pioggia
che tratteggia sul grigio il suo cipiglio.
E mi sgomenta la bellezza che pure in ogni cosa vive
unica:
nella goccia lucida che fa lucida l’aria col bianco
e col celeste – con l’iride tutta –
e ovunque è riflesso il cielo.
E l’edera sempreverde del balcone insegna
al ramo nudo il rifiorire.
Dal silenzio germoglia il canto dei primi uccelli,
mormora il significato nascosto
– una preferenza –
e fa tremare il respiro per ogni piccolo dono.

 

*

Mattutino

Profumo intenso nella stanza.

Silenzio in pulviscolo d’oro.

 

Sul tavolo spoglio 

- terreno altare -

dal suo trono d’acqua e luce

il Giglio regna. Altissimo.

 

Un’epifania.

 

*

Che cos’è un seme

                                                                        A chi sa immaginare la primavera ancora
                                                                        durante l’inverno.

 

Un seme in terra è talmente piccolo. Un nonnulla
silenzioso e forte, promette non una o due, ma infinite cose.
Si sa del fiore e del frutto.
Ma vedi questo: la gemma appuntita che buca la scorza,
i primi petali sciupati come piume
di neonati nel nido, la delicatezza cresciuta fino alla mano. Il fiore
perfetto e i suoi colori, col profumo che parla 
in nome del verde e sprigiona qualcosa di irresistibile.
Dice “vieni e sarà per sempre”
e le api gli ronzano attorno e non smettono fino allo stremo 
ubriache d’amore.
Vedi il gonfiarsi lento del cuore che si fa bacca
per la gola del merlo e frutto bello 
pieno di Dio fino a scoppiare
a deflagrare vita in mille e più frantumi di bene
che il vento col suo braccio sparge
nei suoi domini di cielo, per il suo regno d’aria, su territori infiniti
fin dentro la cova oscura del solco e l’immobile attesa.

Ci penserà poi la pioggia e dopo il sole, e la speranza: sarà materia loro
esaudire il desiderio. Ripetere i passi della danza. Mantenere le promesse.

 

*

Non togliere mistero

Non togliere mistero
alla gracile erba o all’albero nudo,
alle soffici piume del passero,
– al suo vagare spaurito – né al cielo
che si colma di luce. Non dire:
il fiore è solo un fiore. C’è bellezza.
Del tipo che nessuno di noi può dare.
Chi ha fatto il tutto così graziosamente
– l’Ognibene che continuamente dona –
ha voluto anche abitarlo.
Inginocchiati e tocca
con le mani la terra. Vedi l’Altro
dentro questo mondo, l’Infinito
racchiuso nel palmo della mano.
Non togliere il Mistero. Contempla.

 

 

* il corsivo è di Clemente Rebora

 

*

Piove sull’anno

Piove sull’anno venuto.

Il mondo secco avrà di nuovo vita.

Una salute d’acqua scende in chiare gocce 

a ristorare. A fecondare. Penetra

fino alle radici. Fino all’anima.

E spero,

spero. Sì, spero.

Sarà erba verde che bucherà

il terreno, un vigore spingerà fuori gli steli

teneri. Il turgido delle gemme

tempesterà i rami.

Nella terra è già piantato un bene.

A maggio dirò delle rose.

 

*

Col freddo i viburni

Col freddo i viburni

soltanto hanno fiori,

indifesi, bianchi

della castità di gennaio.

Altrove è miseria.

Pochi bisbigli

e un dolore nascosto

che preme 

nelle nude cortecce, 

un grido tenuto

nella gola d’inverno.

Parole inespresse

dimorano in margini

a pagine, 

spazi sacri non scritti,

pazienti,

attendono segni.

Senza, si resta smarriti: 

provare mancanza

è universale materia.

 

*

Tu vieni con silenzi d’albe

Tu vieni con silenzi d’albe luminose, 

giorno, che tutto restituisci allo sguardo

e insegni la meraviglia.
Si spalancano gli occhi
sui doni del tuo apparire

ma per noi è tempo ancora d’attesa.

Manca la semina della neve.
Mancano i fiori.
Nell’inverno che tesse trame di brina

manca il loro impercettibile germogliare.

 

*

L’inverno scrive

 (Immagine dal web)

 

L’inverno scrive le sue parole

in margini bianchi, 

sulle siepi e sugli abeti, 

lungo le rive spoglie 

di un lungo desiderare.

Cade la neve

in cristalli perfetti

in cui si specchia lo sguardo

e la terra risplende

come il firmamento lontano.

Una luce si posa

sul miracolo di Dio:

la Parola finalmente detta

redime nel silenzio le cose,

trasforma l’oscurità del mondo

in chiara bellezza.

 

 

Che sia un Natale di Amore e di Pace e che ci doni le migliori qualità delle pecore di Betlemme: l’umiltà e la presenza nel Presepe. Poi la lana, il formaggio, i paesaggi innevati, le fiabe... E sempre nuovi giorni, come a Natale.

Tanti cari auguri a tutti!

 

*

Il vaso e la rosa

"Chi si stupisce regnerà"
(Agraphon tradotto da Clemente Alessandrino)

 

Io parto da qui
da questo primo riflesso di luce
non ancora guardato
che ha il senso di un appello.

 

Nel vaso la rosa
porta in sé un canto
e danza
il suo movimento d'amore
- un'incarnazione quotidiana -
e gli spazi che il sole rivela
tra le cose
sono corridoi per l'ascesa.

 

Coltivo lo stupore
come amo questa rosa
che regna incontrastata sul mio mattino.

 

 

*

Birdwatching

Nel mio inverno nascosto
allevo passeri e pettirossi.

Li nutro di baci e pagliuzze
grani di riso e stelle di neve
in cambio della loro danza alata
– un’antica magia.

 

*

Bianco silenzio

Il cielo e la neve
consegnano il silenzio
ai rami spogli
– sillabe smarrite tra noi e la sera –
 
Sola resta
la meraviglia:
la tessitura del bianco.

 

(Ieri pomeriggio - la neve a Milano)

 

*

Io parlo dell’amore

Io ti parlo dell’amore.

Di quello che conosco,

di carne e di terra

- forse è poco, a volte nulla -

ma oggi è lo splendore

di quest’alba che sorge nuova,

è il raggio vivo

che attraversa la pace del mattino,

la carnagione più accesa del giorno.

È mani e braccia, è albero e foglia.

Prato e pioggia e neve.

Io parlo dell’amore

che non ho dovuto cercare,

l’amore

che mostra il mistero della rosa.

Io ti parlo dell’amore:

ho solo la parola per dirlo.

Io canto l’amore

che sta al centro della voce.

 

*

Verrà la neve

Verrà con l’inverno 

la neve

a coprire i nostri atti incerti

a cancellare i nostri passi falsi.

Annullerà i confini conosciuti

i segni delle presenze.

Sono sfioriti gli alberi

poi sarà nuda la terra.

Di tutto ci priva il tempo

perché impariamo la mendicanza.

Nei giardini dismessi

i passeri vanno in cerca

di semi nascosti

- la rasserenante fiducia dei piccoli -

Io adagio la mia debolezza

dentro questa sera di dicembre

fatta di cielo e d’attesa.

 

*

La cura del ricordo

Ho udito il grido delle foglie
il loro schianto
il fragore della caduta
– lo strappo, la ferita –
e ora ascolto il suono
di ciò che manca
la voce nascosta di ciò che tace.

Se tutto si incrina
si consuma
si perde
in congedi irrevocabili
– se tutto diviene silenzio-assenza –
sarà compito la cura del ricordo.

 

*

Sul ciglio

Gli occhi fissi
sulla linea d’orizzonte,
nel punto da cui viene
il presagio della luce,
estremo limite
tra il nulla e l’inizio.

Siamo a un posto di frontiera.
Siamo sullo spartiacque,
curvi sulle pagine
come steli d’erba
gravati dal peso della neve.

Su quel ciglio di terra e di cielo
noi scriviamo poesie
e attendiamo
l’unica possibile sorpresa.

Solo Dio fa nascere la rosa.

 

*

Fa notte

                                             …se l’anima
                                             scende dal suo gradino, la terra muore.

                                                                         Amelia Rosselli

 

Fa notte.
Si spalanca la porta del silenzio
ne nascono stelle.
È lì che mi ricordo di te
mia anima.
È passato un altro giorno
sono cadute nuove foglie
semi sparsi incautamente
e andati perduti.

Quando mi senti sussurrare piano
la notte
dico per te preghiere fitte
perché tutto torni nuovo domani
torni la rosa sul ramo.

Ti affido a questa culla di bellezza
– cielo infinito che mi chiama –
per salvarti
per salvarmi.
So che ti riavrò in volo
bianca colomba
e canterai ancora
canterai con voce di bambina.

 

*

Non è mio

È mio e non è mio
questo canto
che l’alba ha ridestato
puro come la neve
che fa del mondo una distesa 
intatta.

Estuario di fiume
che entra nel mare
dove l’acqua con altra acqua
si confonde.

Vieni da me.
Metti la mano
e senti
tocca il mio polso e senti
il meridiano del cuore.
Senti
l’intermittenza dell’amore
il battito che è mio
e non è mio.

 

*

Gli alberi sanno

Gli alberi sanno che è autunno.
Mutano il verde in giallo

e in ocra scuro
quasi avessero una notizia
o la memoria.
L’aria inventa un mulinello
e solleva le foglie cadute
profezia
 di una rinascita
che fino al blu si innalza
.
Si consuma il cuore
in un desiderio di eterno.

 

*

Sarà questo l’inverno

Guardare la foglia che cade.
Immaginare l’assenza.

L’inverno sarà questo
incerto
paesaggio incolore
di alberi spogliati dal tempo.
Giorni come notti
e notti
tutte senza sogni.
Nessun suono.
Una mancanza che ti afferra
dentro.

Solo l’attesa di un segno.

 

*

Come foglie nel vento

Voglio annotare la bellezza 
di quest
’ora.
Il mattino apre le sue porte, 
l’autunno canta 
nel rosso 
degli aceri
infiamma il cielo.
So da sempre della luce
– e della Grazia –

eppure ogni volta è stupore: 
fin qui la
 notte, da qui
la verità
 delle cose.
Mentre si dispiega l’alba
voglio segnarlo nediario, 
perché la dimenticanza
è un fiume nascosto
che dilava i giorni,
loggi ci sfugge dalle mani 
come 
foglie trascinate dal vento.

 

*

Da sempre

Da sempre,
all'inizio, c’è un grembo. 
Una madre, un luogo, un tempo.
È grembo questo cielo,
ventre eterno
che dalle doglie della notte
partorisce il giorno.
Vedi,
mon ami,
tutto nasce da un travaglio,
da una ferita,
la perla
dalla valva violata dell’ostrica.
Senza crepa non filtra la luce.
Matura la vita nella zolla spaccata,
nel mistero di solchi dorati
come piaghe lucenti *
che generano bellezza.

 

 

* espressione mutuata dalla raccolta poetica di Giovanni Baldaccini,
   per gentile concessione dell'Autore

 

*

Silenziosamente

Tra il carminio delle foglie

si scioglie il tempo

e torna splendido il ricordo: 

cammino lungo l’autunno

cercandoti

con gli occhi feriti 

da un incendio di colori.

Presto sarà nebbia il respiro

degli alberi.

Raccolgo memorie 

dai luoghi lasciati 

quando tutti vanno via.

Amore e pietà affiorano

e il segreto piacere della nostalgia.

Silenziosamente 

mi arrendo al suo venire.

 

*

Sempre nuova

Il tramonto d’autunno

ha un frastuono di colori.

Poi tacerà il cielo

in un unico mare 

portando la sera

con la sua malinconia.

Un silenzio pieno sale

e mi somiglia.

Ma bisogna restare 

dentro la parola

che non rinuncia a dire

lo splendore.

In giardino gli alberi 

sono gli stessi

sempre nuova la meraviglia.

 

*

Solamente questo

Anima mia

vorrei 

tu fossi un gesto semplice

un bagaglio leggero

il respiro lieve

che dà l'abbrivio al giorno

l'istante in cui passo 

la frontiera

tra una pioggia di foglie

in un cielo terso

che anche gli uccelli

preferiscono guardarlo

capace di ricongiungere

assolte

tutte le storie del mondo.

Vorrei tu fossi preghiera

un canto piano

o una sola nota breve

una semiminima

sul pentagramma immenso

di un cielo così.

Solamente questo.

 

 

 

*

Sul finire del giorno

Ottobre a Chapaize

ha il rame nei capelli

e la gioia dell’oro 

sulla campagna -

c'è sempre

la pietra su cui sedemmo

e quella nostalgia 

che lega ogni cosa.

Ci sarà ancora

il riflesso di noi

nelle vetrate

e l’eco delle voci

tra le volte antiche?

Dimmi,

il ricordo è solo

l’ombra allungata 

d’un tempo felice?

Sarà il rimpianto 

tutto ciò che resta?

Eppure l’autunno ci sfiora

e noi ancora ci apparteniamo

mentre mi parli

sul finire del giorno.

 

*

Fra la notte e l’alba

                                    A tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte. 
                                    A solo pochi eletti la luce dell'aurora. 

                                                                         Emily Dickinson

 

Fra la notte e l’alba
è l’istante in cui nasco.
Attendo il suo venire
pur se il cuore sospira per le stelle
di cui nessuno dirà
 più il nome
per l’apparire di ore chiare.
Dove apre la sua ruota il giorno
inizia
 la musica del mio respiro
e si illumina 
l’aria.
Tutto è essere in questo 
splendere.
Nulla più mi manca:
beve luce la terra,
aperti, i calici dispensano balsami.

 

*

Ha mutato i giorni

Ha mutato i giorni 

settembre

con richiami di pioggia

e l'estate scomparsa dalle città 

e dai volti.

I passeri si confondono

in un cielo che ha perso il colore.

Le stelle svuotano la notte

lasciando brividi d'abbandono.

Si fanno avanti

forti

i ricordi 

a rendere più acute le assenze.

E’ stato un sogno breve

come questo tempo che passa

e sempre toglie qualcosa.

E c'è una solitudine

del mondo 

e nostra 

a cui ancora non siamo giunti.

 

*

Natale era ieri

Per tutto agosto
non ho fatto caso all’edera
e lei si è seccata.
Ma del resto
anche le rose muoiono
irrimediabilmente
nonostante la pioggia.
L’estate è venuta
e se ne è andata
senza grandi proclami
bruciando un falò
di giorni tutti uguali.
Siamo partiti
per le mete agognate
e mai un pensiero
che andasse più in là
della porta di casa.
Se trascorriamo la vita
senza stupirci di nulla
cosa faremo
quando poche sommarie notizie
ci diranno
che Natale era ieri?

 

*

Divenire altro

Il cielo ha ormai segni evidenti.
Indizi via via più chiari.
Progressioni di luce
che sbiadiscono le impronte dei sogni.
Da questa terra spaccata
in attesa di benedizioni d’acqua,
come in un offertorio nasce il sole,
materia di fuoco che forgia le cose,
le trasfigura
prima ancora che lo facciano gli occhi.
Niente è più come nella notte,
tutto è già altro.
Noi siamo un continuo divenire altro.

 

*

Come una piega

Vivrà ancora della memoria
questa sera che ci trova
su rive diverse?
L’estate indolente
ha lasciato cadere la vita
tra le cose assopite,
persino le rose
non alzano il capo.
Dove sei
in questo istante
ardente e sottile
che si consuma rapido
come l’ultimo lampo di luce?
Scende l’ombra
e come ombra è il ricordo,
senza tratti il tuo viso.
E il tempo

piano sfuma i pensieri.
È come una piega su una pagina
che nasconde il tuo nome.

 

*

Il tempo del ritorno

Dal tuo perduto esilio, 
dal distacco che sbiadisce la memoria,
vedi il tempo del ritorno? 
To
rnare è sempre riconoscere una strada,
è tornare a sentire il profumo delle rose.
Nulla può crescere senza una terra
tu non sai più cosa hai dimenticato.
Il giardino è ancora lo stesso,
il luogo dove ho piantato il tuo seme:
 è sempre primavera.
Che ne è stato, cuore, 
del tuo desiderio di fiorire?

 

*

Occaso

Nel tramonto
il cielo
 sparge
la fiammeggiante porpora
acceso negli occhi
si va spegnendo il giorno
e dall’ultima rovente cenere
sale
 alto
il grido indomato della terra
l’urlo che preme
nelle vene del tempo
il battito continuo
che dentro la notte
coverà
 per noi
la domanda ineliminabile
della luce.
 

*

Starò muta

                                  L’infelicità è muta. (Simone Weil)

 

Ho pensato: starò muta,
nessun suono dalla mia bocca.
Relazione interrotta, censurata.
Dire non è di precetto.
Passo e chiudo.

Ma l'uomo è parola,
il suo esistere è dalla Parola
– Verbo all'origine –
soffio, respiro, voce
e il taciuto, l’omesso, il negato,
è silenzio-inferno.
Pesi morti le cose
senza chi ne dica il nome,
scogli nella nebbia
su cui naufragano i pensieri
come navi alla deriva.

Così, non tace il punto
in mezzo al petto,
incendiato.
Come il grido dell’aquila,
chiama a raccolta i venti
perché si levi ancora
il canto antico e nuovo
e l'ultima parola udibile
non sia mai "nulla".

 

*

Estate di nuovo

Estate di nuovo
sempre uguale a ogni altra:
calda
e densa come sciroppo.
Ore infinite
un vuoto da riempire
e nessuno a presidiare
il quotidiano.
Piovesse
sarebbe un diversivo
una appiglio
una scusa per la tristezza.
Ma un cielo piatto
e indifferente
non lascia scampo.
Rimane lo smarrimento
e una segreta pena
per i fiori che appassiscono.

 

*

Profili

Bordi.
Pure linee. Volumi ignorati.
Eleganza di forme senza sostanza.
In distanza
le curve di un corpo
lo skyline di una città:
labili contorni che la luce disegna.
Margini. Periferie.
Estremi confini
custodi d’un unico punto di vista.
Sagome.
Solo immagini parziali, in fondo.


Dov'è l’essenza vera delle cose?

 

*

Nessuno mi assicura

Almeno mi consola
il profumo carico dei gelsomini
ora che si afferma l’estate
quando l’azzurro è ovvio
e le infestanti affollano il giardino.
Avrei voluto durasse la primavera
coi suoi cieli incostanti
i rapidi passaggi di nuvole
il primitivo fiorire dei semi
e il verde che eccede lo sguardo.

Nessuno mi assicura mai che tornerà.

 

*

Tutto è accaduto

Stare sugli spalti di sentinella al giorno
per spiare il chiarore che colma l'orizzonte.
Tra l'intrico del caprifoglio scavare
per cogliere la parola non mia
l’unica da far risuonare
da portare in dono al tempo presente.
E quando la macchia
ancora soltanto promette la rosa
credere ai raccolti futuri
a cancelli inebriati di gelsomino e di miele.
Attendere desta fino a quando viene la sera
e scoprire che tutto è accaduto.

 

*

In maggio, la pioggia

In maggio, la pioggia
su viole scomposte
e ciliegi sfioriti,
sul giorno che passa
senza clemenza,
e la sera è già scesa
nell’ora sprecata,
quando, non sai.
Affoga la luce
dentro strati di grigio,
nei rovesci d’umore.
Il cielo è più su.

 

*

Al mattino

La madreperla del cielo
ha cresciuto il giorno
non c’è più distanza
diventano parole i sogni.
Il sublime è lì
nell’erba folta di maggio
eppure ti sembra tutto trascurabile
un da qui a lì ripetuto mille volte
a occhi chiusi
a memoria
un dovere.
Ma non si può negare la bellezza
che appare a tua insaputa
come l'amore
e questo istante da niente
è prezioso
tutto l'effimero che ti circonda
confina con Dio.

 

*

La rondine

Cielo liscio e trasparente
e io non sono la rondine
- la straniera -
alta sui confini
del giorno e della notte
pronta a varcare il mare
perché duri la primavera.
Un volo incompiuto il mio.
Senza ali di piuma
resto ancora incatenata
al mio desiderio
alle siepi di biancospino
alle nuove rose di questo maggio.

 

*

Ti scrivo

Ti scrivo da questa primavera
acerba e mutevole
come il battere del vento.
Le foglie mormorano,
riempiono ogni fessura
attraverso cui si mostrava ieri
il cielo bianco dell'inverno.
È un passato così vicino
eppure sembra già lontano,
scivolato via con il freddo.
Ora di bordura in bordura
viole, trifogli e margherite.
Il sole al tramonto
combina la sua luce sulle cose
e sul ricordo di noi due.
Vedo dileguarsi il giorno
mentre il cielo scolora lentamente
per trattenere, come la memoria,
l’ultimo bagliore dello sguardo.

 

*

Dove hai fatto il nido (2)

                        (in omaggio a Leonora, con gratitudine)

 

È svanita la mia voce
come un seme di fiore
soffiato nell’aria.
Le parole sono cadute
oltremare
dove non ho casa
né memoria.
Potrà un canto
riportarti a me?
Sosto nel sogno
dove ancora posso
lasciare il dolore
tenerti per mano
su una via immaginata
e sul pendio del tempo
trovare il tetto
dove hai fatto il nido.

 

*

Dove hai fatto il nido

È svanita la mia voce
come un seme di fiore
soffiato nell’aria.
Le parole sono cadute
oltremare
dove non ho casa
né memoria.
Potesse un canto
riportarti a me!
Sosto nel sogno
dove ancora posso
lasciare il dolore
tenerti per mano
su una via immaginata
e sul pendio del tempo
trovare il posto
dove hai fatto il nido.

 

*

Ricordo in aprile

Nella solitudine di questa sera d’aprile

la memoria è un passaggio obbligato.

Torna quella sospensione, la distanza,

il vuoto che hai lasciato.

Tutto fiorisce con l’acqua di questa primavera

e se tu fossi ancora qui vedresti l’edera

verdissima aggrapparsi al quotidiano

come facevamo noi, chiedendo tempo

quanto più possibile da strappare al dolore.

Ma i giorni sono regalati uno per uno,

da recitare sui grani d’un rosario sacro.

In lontananza già sfumano le luci del tramonto

e i tralci abbandonati del glicine

sono imperlati di lacrime viola.

 

*

Oggi un’aria

Oggi un’aria
di nuovo aspra e irregolare
mi ricorda
che la primavera avanza a tratti.
Punti di luce
e ancora momenti di buio.
Non mi rassegno, però.
Cerco indizi,
tracce al margine
del terreno praticabile
che affermino la speranza.
Anzi no, il miracolo.
Presto ci inonderanno
i caprifogli.

 

*

Le api e i gigli

Metti un giorno di primavera
l’invadenza dei convolvoli
e le api dalle ali di vetro
che vibrano nell’imbuto dei fiori
bevendone i succhi preziosi
e ti chiedi ragione dell’affanno del fare
mentre i gigli immobili al sole
hanno in dono vesti regali.

 

*

Sillaba unica

Soffio
sillaba unica
libertà umana
che accorda all’Essere
d’essere
dentro la carne
a redenzione.

 

*

In questo presente

Ho l'impressione di doverti parlare
di avere ancora cose da dirti
cose immediate
come "devo comprare il pane".
Sarà perché mi ostino
a immaginarti qui in questo presente
dove tutto fluisce
in modo semplice e trasparente
dove ritorna la primavera
dove allungando la mano
posso toccare la tua
e i pensieri li posso leggere
attraverso i tuoi occhi scuri.

 

*

Resta solo il cielo

Resta solo il cielo
quando la sera scende,
anfiteatro immenso
nell’ombra che viene lieve,
mentre scompare il sole
e con lui il mondo,
giù, oltre la cesura
che ci separa dall’infinito.
Dal suo grembo umido
sorgono i ricordi
e la speranza
di questo giorno alla fine.
Poi affioreranno i sogni
e la notte sarà un solco
che germina stelle.

 

*

In febbraio

Certi pomeriggi in febbraio
hanno una luce sfumata
pallida e tiepida
come il ricordo di una carezza.
Gli alberi portano in grembo
una voce rara
da ricercare con pazienza
o un presagio da considerare.
Io cammino lenta tra i viali
lasciando cadere
le mie briciole d’attesa
e l’infinita nostalgia dei fiori.

 

*

Cambia l’orizzonte

Cambia l'orizzonte
dei pioppi cedui
lungo i confini:
cielo di pianura
incostante
al passaggio di nubi
e vento che spoglia.
Muta il punto di fuga
e il paesaggio
mancano i segni
saputi.
Ma lungo i fossi
in margini di brina
credere ancora
che nascano viole.

 

*

Non è un’illusione

                                         a Ferdinando

 

Non è un'illusione quest'alba
di incontrovertibile luce
sorta a far chiaro il buio fondo
della notte.
Dapprima solo un accenno
poi bagliore che nomina le cose
e le descrive per noi.
Gli occhi ci dicono la verità
di quell'orizzonte di cielo
di quella striscia d'iride
che segna ormai un inizio nuovo.
Gli occhi non mentono.
Gli occhi sanno del dono
che strappa l'esistere al nulla.

 

*

Navigazione a vista

Si cancellano i segni quotidiani nella nebbia.
Camminiamo come ombre
procediamo a memoria per vie invisibili
guidati da luci appena accennate
che scompaiono un istante dopo
e rami d'alberi che sbucano improvvisi
nel grigiore del giorno
come puri cenni
apparsi a indicare una direzione misteriosa.

È così la vita, talvolta.
Pochi punti di riferimento intermittenti
e navigazione a vista
verso una meta che fatichiamo a riconoscere.

 

*

Midwinter

E’ freddo e profondo il cuore dell’inverno.
Ho sentito il suo silenzio farsi mantello
proprio di quella stoffa di cui è fatto il sogno
di cui si cuce la memoria con refe d’argento.
Ma è difficile tornare ai giorni verdi e d’oro.
La rosa rampicante è riversa sul muro di selce
nuda mostra solo bacche vermiglie
come piccoli grani di preghiera.
Ci vuole tempo per ricordare e pace.
Si appannano i vetri col fiato
e si possono scrivere col dito i nomi passati.
Passerà anche l’inverno
marcirà la neve sul ciglio dei fossi
si scioglierà il ghiaccio che imprigiona la vita
il suo declino sarà come la fine di un regno.

 

*

Fa così freddo

                                                    a mia madre

                                                    nei giorni che precedono il Natale

 

Fa così freddo qui.
Raccolgo le ultime foglie
sul terrazzo
per far spazio all'albero.
Vorrei appendere
le conchiglie del mare,
bianche, di madreperla,
che mi ricordino
il suono dolce dell'estate.
Ma fa freddo qui
e il Natale sarà senza di te.
Alla fine
non cambierò gli addobbi.
Sono quelli che ti piacevano.
Non mancheranno le luci.


Lo sai, aspetto sempre qualcuno

che ami sul serio i miei versi.
Fa freddo.
In cima metterò l'angelo d'oro.

 

*

Forse annuvola

Si ostina il caldo
lungo i fianchi insonni della città
come un tarlo del pensiero
che arrovella la mente.
Nessuna via di fuga
poche le speranze rimaste
a scrutare un cielo monotono.
Svolto l’angolo
inseguendo un refolo di vento -
anche i merli cercano ristoro.
Si implora un temporale estivo.
Forse oggi annuvola.

 

*

Il petalo vuole la rosa

Il petalo vuole la rosa,
il chicco gioisce solo della spiga,
promessa di pane.
Il suono grida la parola.
La goccia che cade dal cielo
si fa fiume sopra la terra,
un diluvio d’acqua.
Non basta all’ape
il nettare di un solo fiore.
Il minimo chiede il tutto,
il frammento l’intero.
E l’attimo domanda l’eterno.

 

*

Comunione

Il venire nuovo del giorno

è incontro con le cose
strumenti di domanda:
chi sei Tu che cerchi me
in quest'aria strana e fresca,
che chiami e mi corrispondi
con la tua voce delicata
fatta di un risveglio di vento
o del suono della pioggia sottile?
Potrò, forse, negarti oggi
se sento dire limpido il mio nome
tra le ramaglie dei boschi,
se mi è dato di incontrarti
in quest'ora inattesa e buona,
che fa di me e delle cose
un solo battito?