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Raccolta di poesie di Laura Turra
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Frammento prima della sera

forse ora dovrei scrivere dei versi
quanti bastano a dirti 
come finisce il giorno
nel filo rosso 
dentro gli occhi
consumandosi nel fuoco come brace
mentre mendica 
un ultimo canto d’uccelli
un
a voce soltanto udita nel tantissimo orizzonte...

 

*

Una gemma d’anno

Se da un lato duole la spina
del tempo,
c'è nella sponda di oggi
la fedeltà d'un venire
di qualcosa che accade senza domanda,
una solitudine annullata
senza più ferita.

Una gemma d'anno che nel bulbo
già sa dei giacinti e il verde.
E la parola amore.

 

E noi siamo, ancora,
nell'attenzione disarmata
al tutto pieno che c'è.
Noi siamo,
dentro il respiro
d'un polline nuovo di fiori.

*

In luci di addii

Si soffre della gioia

– della vita –

il troppo breve passare

come di uccelli 

tra i rami

sfogliati nella stagione 

che tutto consegna

in luci di addii.

 

*

Dire dell’inverno

Dire dell’inverno e degli alberi
del pensiero di vento che li a
ttraversa
e la luce sul tremore dell’erba.

Dire dei cieli chiari appoggiati sui rami
del seme di neve
che abiterà nel cuore dei frutti.

Con le stesse parole non tacere il miracolo 
leggero come l’ala di un passero
umile apparenza nel fiato di bestie.

 

Santo Natale 2019

 

*

Biglietto d’auguri per Natale

painted by Dawn Stacey - dal web

 

La neve, si dice, verrà presto.
Tu mandami un biglietto
per Natale.
Vorrei quei biglietti dai colori chiari
– niente oro e argento, 
neanche il rosso –
amo quelli con le tinte più sfumate 
dei paesaggi che immaginano l’inverno.
E un volo di cigni bianchi
in alto
appena sopra l’orizzonte
sopra i nidi abbandonati
dall’autunno
sugli sterpi resi rigidi dal gelo.
Scrivilo per tempo
che mi giunga nella Notte 
alla Vigilia

quando 
ogni cosa ha il trepido stupore
dell’attesa.

Sarà come sentire la tua voce
pronunciare la promessa che nulla 
più ci mancherà 
domani.


Cura tutte le parole
trattienile un poco sulla lingua, scaldale
col fiato della bocca.
Lo sai che come me soffrono il freddo.

 

*

Come i rami sciolti

Sono qui i passeri del mattino
sul davanzale beccano
poche briciole
e un ricordo di neve.
Basta l’aria alle gole, alle voci:
è la natura degli uccelli
essere canto senza domanda.

Questo battere d’ali da niente,
il brivido che attraversa la pelle
fin dove trova riparo
il silenzio,
serve come i rami sciolti
dalle foglie
a meravigliarci dell’inverno.

*

Un sentimento lieve

Il tremare estenuato delle foglie,

gli alberi soli 

– radici impastate d’acqua e terra –

col vento tra i rami

la stagione si riprende il silenzio

che le spetta.

 

Non resta che indugiare

nel tramonto segnato appena

di fragili stupori.

 

Comprendere 

la necessità di una sola poesia

è un sentimento lieve,

 

in fine un abbandono.

 

*

Allude alle rose

Piove, niente di nuovo.
È un mondo avviluppato
di rampicanti spogli e sterpi.
E quelle fioriture autunnali
- verticali, fragili -
da portare in salvo.

Devo a te, l’esiguo lembo
tra la casa e il cielo, ciò che lega
la foglia al ramo con venature
fin dentro al cuore.
Cosa vuoi che scriva?
Cerco il dettaglio che m'innamora,
che ancora allude alle rose.

 

*

Da qualche parte

Da qualche parte, come qui,
è autunno: le foglie disperse
la pioggia e un minuto di sole.

Altrove e qui sono lunghe
come scale antiche le memorie
e le ombre parlano ai vivi.
 
Ti scrivo e il silenzio si annida
tra i rami, si bagnano le parole
qui dove sono, lì dove sei.

 

*

Foglia d’autunno

È notte, finché non odo
il verso
dei passeri, la lingua
presa a prestito dall'alba
per dire il colore
del cielo

 

dove la luce viene
irrevocabile
fa nel movimento l'intaglio
del mondo
cominciamento, traccia
d'alberi e foglie

sono foglia anch'io, ardente
d'autunno.

 

*

Nell’infermità dell’autunno

I palmi rivolti alla sera
alla solitudine di palpebre chiuse
e scrosci di pioggia

nell’infermità dell’autunno
si infilano i giorni
come perle di legno che cingono
i polsi

losanghe di luce al tramonto
scie nere d’uccelli
qualche ignoto passante che si perde
per via

la notte acquattata tra le foglie cadute.

 

*

Ancora cogliere fiori

Tutta la vita in queste righe 

d’aria tra segno e segno.

In una scrittura lieve

la forma della rosa.

Nulla resta dentro il solco

a noi stranieri in questa terra

– qualche traccia sulla carta

pochi versi detti sottovoce –

se non curiamo le parole.

Ciò che non ami non dura.

Dirlo e ancora cogliere fiori.

 

*

Sui pensieri quel bianco

Come allora torna novembre
– senza malanimo –
disegnando i tuoi paesaggi
in luce fioca
e spoliazione.

Forse ancora non so
- ti dico -
non ho compreso
che l’assenza non è questo abbandono
di foglie
o un silenzio di parole
– semenza d’inverno –
ma sui pensieri quel bianco eterno
di neve
di pietra
che più non rende forma.

 

*

Il brulicare infinito

 

   L’universo è un fatto piccolo

Basterebbe una leggera curvatura
della schiena, chinarsi,
accarezzare i fili d’erba di novembre,
in silenzio,
ascoltando tra la ruggine di foglie
un vento mai di poco conto
o un canto tra le righe della pioggia.
Curare delle rose rampicanti
la crescita lenta lungo i muri, tra le crepe.
Riconoscere l’infinitesimo, trascurabile,
nutrito di polvere e di fango,
il brulicare infinito
che nella zolla muove l’universo intero.

 

*

Con le mani nude

Con le mani nude 
nella terra scura
all’invaso dei bulbi

per un attimo ho sentito
l’
autunno nelle dita
l’imbrunire dentro il verde

poi il grigio
ad infoltire il cielo

e le intuite piogge.

 

*

Come un’annotazione

In giorni fatti come questo
odo il pianto tenue del legno
– esodo di foglie –
una continua cantilena
che recita agli alberi la nudità,
l’assenza prossima in luoghi comuni
 
in tanto rosso che torna, torna
a sbiadire il verde sempre. Torna
nel segno estremo del tramonto
– a un tratto acceso –
come un’annotazione
per mai dimenticare la bellezza.

 

*

A motivo dell’autunno

A motivo dell’autunno

torna nelle foglie l’oro

il lato nascosto delle pagine

una lingua silenziosa

la parola essenziale del commiato.

 

Il verde ha segni inguaribili

macchie rosse come stimmate

inchiostro sciolto sui palmi

una scrittura imprecisa.

Gli uccelli trovano altre vie.

 

*

Migrazioni

Sono pur vere queste mattine, 
la costanza del cielo malgrado la pioggia.
Io seguo le vie degli uccelli
e le nuvole mi conoscono bene.
Se ne va la rondine
a rivedere i confini dell’Africa.
Resta qui la mia parte terrena
– in questa casa d’autunno –
con la caparbia impronta del volo,
nel distacco di foglie abituate al vento.

 

*

Ritrovo le parole

Quando mi accovaccio sulle gambe
e faccio il verso agli uccelli domestici
o respiro nel respiro di un bacio
in braccio a un dormiveglia

allora ritrovo le parole che sfamano
briciole sparse sul davanzale
e un'avvisaglia di luce attesa al mattino
risposta perfetta al mio bisogno di cielo.

 

*

Un ricordo d’azzurro

Oltre i vetri un lieve maltempo 
– io coi miei nuovi malanni –
soltanto un ricordo d’azzurro
precipitato nei 
fiori dellipomea.
Presto mancherà anche il verde.
Forse per vie misteriose
di sottilissima cura
qualcuno raccoglierà i petali sparsi
delle rose inchinate,
quasi come si guarisce l’infelicità 
di parole non dettedi poesie 
abbandonate che più non si leggono.

 

*

Voglia di pioggia

Milano è asciutta.
Volere la pioggia mette la sete.
È affidato a settembre
spegnere i fuochi d’estate.
Dice chi ha fede
che il tempo cambi domani,
ma il bisogno di piovere è oggi.
Basterebbero lacrime
o anche solo un presagio
da una breve mossa di vento.
Sono donna d’acqua, lo sai.
Tu dentro me sei diluvio.

 

*

Di certi luoghi

Di certi luoghi conosci
le storie.
Io non so se questo posto
mi appartenga,
se sia mio o di altri,
sommerso da vite già state.
La vita divora le cose
che mai farai in tempo
ad amare
se non t’affretti.
Per questo ti amo
dalla distanza, quando
mi aspetta la sera,
da dove sempre mi manchi.

 

*

Dentro ogni giorno d’attesa

Svegliarmi ancora al buio

e amarti da lontano

tra il lamento infantile 

dei gatti 

e la sfumatura rosa 

che sale sui tetti

quando l’alba si apre

sul letto di un’altra notte

 

e parlare con te

come fa il vento che incontra

le foglie 

verdi del bosco

pensare a te – il desiderato –

che quando non vieni 

si ferma il tempo

dentro ogni giorno d’attesa.

 

*

Ti direi delle foglie

Arriva fin qui l’odore di pioggia
mentre ancora è nascosta nel bosco:
le volpi corrono, gli uccelli tacciono
e le montagne, mio cuore,
le montagne hanno pesi di nuvole.
Se fosse sera ti leggerei un libro
che racconti l’infanzia
che nulla sospetta del nulla
e sa immaginare com’è il Paradiso.

Se fosse autunno ti direi delle foglie.

 

*

Cadono rovesci di cielo

L’orizzonte è dismisura
che allaga gli occhi
addosso cadono rovesci di cielo
le nuvole a volte tra i tetti
– un poco piove la sera –
nell’aria la nostra voce
un soffio che chiede
solo la maestà delle montagne
come risposta.

 

*

Delle rose l’appassire

Il tempo spoglia
con uno sgarbo di pioggia
a disperdere i petali
– o un vento avido
che toglie e non rende –

 

Primavera è già stata
coi suoi unici fiori
addosso cadrà l’addio
delle foglie.
Delle rose è l’appassire
d’essenza solo un respiro.

 

*

Tra le dita di un saluto

Rivedo la bellezza
tua propria
nella controluce del sole
– alba d’agosto –

Sei qui solo per me
evocata dal tempo
dal luogo.

Tu dolorosa assenza
– spina della rosa –
tu ora chiarore
tra le dita di un saluto.

 

*

Nostalgia

Arriva l’alba, lascio
tutta l’insonnia sul davanzale
come fuori si lega un cavallo
che ha corso
poso lì l’andare dei pensieri
e il loro affannarsi
dentro il silenzio delle stelle

 

tengo per me la nostalgia
– cura dell’assenza –
qualcosa come una garza lieve
stesa sulla ferita

 

conto gli anelli degli alberi
per misurare il tempo passato
per sapere del ritorno.

 

*

L’aria dell’alba

È limpida l’aria dell’alba, 
netta.
Niente di ciò che è stata la notte
è rimasto.
Le finestre di fronte aperte
o ancora chiuse
sono segni che raccontano.
È un dono credere
a quello che appare.
Tra poco tutto si aprirà, si farà
luce e suono.
Io non ho più sonno.

 

*

Appena un cenno

Appena un cenno di canto
del piccolo uccello
una ripresa timida 
della pioggia 
– poche larghe gocce
sui tetti –

solo un accenno di voci
incerte se durare.

 

*

Sono rondini

Stamattina sono rondini,
una traccia scura nel cielo
sul ciglio bianco dell’alba.
A desiderarne il volo
si può compiersi ala,
corpo leggero nel vuoto.

 

Levare il viso all’aria
fa spalancare gli occhi,
come al buio. Ma la luce,
la luce che sale, fa vedere.
Allora guarda. Guarda.

 

*

Dove dormono gli uccelli

Dormirò
dove dormono gli uccelli
– un solaio, una gronda –
la finestra affacciata 
e la quiete di tutto
sotto lune di memoria.
Io, figlia scalza
andrò bianca dentro il sogno
la meraviglia nella bocca.
Silente poesia tu restami,
notte.

 

*

Civico 19

Sono certa del posto.
È stato casa mia e la sua
tutta la vita con me.
Che qui ancora sia nota
ai rimasti è fatto sicuro.
Così non mi serve salire 
le scale, bussare alla porta:
nello spazio dov’era, è.
Passo per il giardino,
mi volto, lei mi saluta.

 

*

Voi, gli amati

Voi, gli amati andati via,
siete ciò che viene a riva
nel
 ricordo, come onda 

che sempre va e ritorna 
e lascia bianca schiuma,
umida lingua 

che ancora mi parla.

 

*

Si consuma l’estate

C’è un prato nello sguardo, i fiori
spontanei, acceso il verde d’erbe
e i gialli soli del tarassaco.
Tra larghe malve le infinite pagliuzze
per la costruzione dei nidi.

Lì si consuma l’estate, Amore,
come mi consuma il tuo silenzio
nelle ore di pianura assolata.
Il silenzio è un deserto di polvere
se le lacrime restano dietro agli occhi.
Per tre volte ho pianto
e sono rinata terra umida di rugiada.

 

*

Il pensiero affiorato

 

     a Chi un giorno mi ha scritto che l’innocenza ‘vede’ Dio

 

Il pensiero è affiorato anche stanotte
tra le rose e il gelsomino
quando eravamo io e il giardino soltanto.
Come 
accade ogni attimo?
Lì dove i nostri desideri si 
toccano
è notte
, è giorno, non esiste il tempo.
Mi fai dono d’
una vista nuova.
Ho un privilegio, solo io lo so:
m
affaccio alla finestra e posso guardare. 
Guardo. E penso: Sì, ora vedo’.

 

*

Disincanto

Voli di passeri sparsi,
la voce sgraziata delle cornacchie
che cercano resti,
l'odore amaro dell'oleandro
e il profumo stanco dei fiori
quando l'afa li sciupa:
in un attimo è colma la stanza
d'un sentore acre d'estate.
Quel fiato caldo e la tua assenza
già mi consumano, 
                         come un dolore.

 

*

Nella prima estate

È chiaro il cielo ai voli spiegati
di rondini altissime grida
biondi brusii d'api tra l'oscillare
di spighe d'erba e il silenzio
in penombra di foglie.
Abbeverata d'azzurro la terra.

A quest'amore nuovi eravamo.
Nel sottovoce della notte
la carezza di parole per saperci.

 

*

Giugno

Matura il fervore dell’erba,

ondeggiano le spighe 

dei forasacchi al vento

– scorre lieve, prende e lascia.

Il blu della veronica in terra

sparge un volto di cielo,

il giallo accendersi dei prati

impollina gli occhi di splendore.

 

Lucente estate che avanzi,

ogni atomo di polline sparso 

è divenuto un mondo,

tra galassie e galassie di verde

vibra docile a invisibili cause

– sgombro l’azzurro da nubi.

Noi con in bocca steli agrodolci

oggi assaggiamo miracoli.

 

*

Oltre il vetro desideri

Oltre il vetro desideri l'odore
dell'erba tagliata e giugno nuovo
– l'effluvio dei tigli lungo la via.
Ti prende la nostalgia
di gerani rossi affacciati, la cura
di mani anziane, da stringere
nell'addio terrestre e un ritrovarsi.
Nel cercare i nessi della vita
ti perdi nella fedele linea dell'alba
– è lì che sfuggono?
Ti rimane l'attimo e respirare
per risalire con le creature alate
in fondo al cielo che schiarisce.

 

*

È lo stesso verde

È lo stesso verde che fiorisce
– le bocche di leone ai lati del giardino –
lo stesso profumo carico di luce
del caprifoglio affollato d’api
– le api consacrate di Emily –
che tornano – ritornano – per vocazione
come parole dimenticate e riaffiorate
alle labbra miele amoroso di poesia.
Incessante ciclo di benevolenza.
Ogni volta resurrezione.
Sento il mio polso, il medesimo battito.

 

*

Come un salmo devoto

Come un salmo devoto al mattino

una preghiera

d’ore antiche e nuove

l’amore è una dedizione

costante

l’assiduità di uno sguardo

al quieto saltello del passero

la carezza alla scabra corteccia 

degli alberi, la dolce venatura

di foglie nate

le lacrime di resina dei pini

è la silente attesa di una parola

che tarda

non nostra

che pure mai si comprenderà intera

come la vita

tutta la vita e i suoi istanti 

i segni presenti

la piccola zolla di terra dove tu resti

stanza infinita che abiti.

 

*

Le riconosciute

Quando posso, ti porto qualche fiore

fresco dai prati, margherite per lo più,

o se so che non tornerò a breve

– i fiori appassiscono presto –

metto in quel piccolo vaso

qualche ramo verde o una piuma

che ricordi a noi qui la bellezza del cielo. 

E poi parole ogni volta nuove, eppure 

ogni volta le stesse, le riconosciute.

 

*

Sguardi

A volte la visione d’orizzonte

sconfinato oltre lo sguardo 

è distolta d’altro più infinito 

– né cattura l’anima il chiarore –

tra l’erba fitta un brulicare bianco

di margherite dall’aroma lieve

miriadi d’occhi aperti all’ora

il cuore giallo che ricalca il sole.

 

*

L’ora degli uccelli

L’alba è bianca come greto di fiume
quando l’estate asciuga
– carta velina di cielo –
L’alba è un’ora sottile che non riconosci.
Se non fosse per quei passeri
– ospiti amati –
insistenti e felici
fatti solo di bisogno d’aria
– la loro voce che sa –
tu non vedresti come risorge il mondo.
L’alba è l’ora degli uccelli.

 

*

Portami a vedere

Portami a vedere
la primavera lungo i fianchi
del giorno,
un vago polline, un profumo,
sui rami il nudo ancora e il pieno...
Non ci sono altre frasi o versi
che rimino di bellezza
come quella sfumatura imprevista
del cielo,
la gioia perfetta della luce
che non so trattenere.

È questa la poesia
che cerco,
quasi invisibile a questa vita
mia solo in figura d’apparenza.
Poesia che viene
e prende casa
come una forma conosciuta d’amore
o forse se ne è già andata
poche righe sotto,
come quando non hai più parole
e ti restano solo le mani.

 

*

È viola la quaresima

È viola la quaresima degli alberi di Giuda
e preme alle finestre.
Perché, primavera, continui a fiorire,
cieca al mio morire,
incurante della luce che in me si spegne?

Potrà esserci ancora, qui tra le giunchiglie
e il muro, la smisurata dolcezza del sole d’aprile
o sarà il dolore l’ultima forma del mio amare?

Fuori la stagione semina colori nell’ovario dei prati
e la rondine porta rametti di qualcosa che non so più.

 

*

Quasi un pudore

Profondo di desiderio il venire
a te, un restare vibrante in attesa
che risponda all’appello la voce.
In nome di una fame ti cerco,
Amore.

Fermo il corpo nel silenzio notturno
degli alberi trafitti dal buio,
dove solo bisbiglio è il suono.
Come una mano mi apro al tuo tocco,
piano, come il salire dell’alba,
luce appena accennata,
quasi un pudore prima del sole.

 

*

Una porta

                                                               (foto personale)

Una porta
è legno che affascina,
un ingresso verso un'uscita.

Qual è il lato
che affaccia all'interno
e quello per dire un'addio?

*

Una porta
è 
un passaggio bifronte:
io esco - tu entri.

Sulla soglia
l'incontro che cambia
il dentro e il fuori.

 

*

In me profondamente

Cerco un soffio di vento nuovo
o il segreto dell'alba di farsi luce,
la misura di un canto prezioso
voce di piccoli uccelli fatti d'aria
o grido del falco tra le alte vie,

perché a voler dire "primavera"
ci si aspetta la meraviglia
– un vangelo mai fermo –
come la foglia accesa sul ramo
o il sole sul capo alzato delle viole,
che sua opera è fiorire, ovunque
e in me profondamente ancora.

 

*

Piccola poesia d’amore

Rami di cespugli nudi, eppure già i fiori.
Ti cerco anche oggi, col pudore dell’alba.
Nel silenzio del verde nascosto, ti aspetto,
piccolo passero, a posarti affamato di me.

 

*

Qui finisce l’inverno

Il giallo sui rami prima del verde
ormai irreversibile,
fatto di tanta bellezza
che sola si esprime per dono divino:
silenzioso mistero la crescita,
il coraggio di gemme
che si concedono a vita
negli interstizi, nei tagli delle cortecce,
il bianco di narcisi su steli
che sporgono da crepe nuove e fessure.
Qui finisce l'inverno.

E tutto l'amore cercato
è negli orli piegati d'una pagina aperta,
presto i fiori verranno
e domani l'ardente di più della rosa.

 

*

E il vento soltanto

Vorrei dire le cose che prime
odono il sonaglio dell'alba
– il canto infinito del nascere –
la chiara betulla dietro quei vetri,
la curva che arriva accennata
tra i rami sciolti dal gelo invernale
e una dinastia di passeri
venuti a beccare molliche,

ma ho negli occhi il giardino di fronte
quand'era l'inizio dei campi e più oltre
era cielo colmo di cielo:
tutti i pensieri si incontrano lì
dove ora fitti si stringono gli alberi
e il vento soltanto ricorda l'infanzia
e le dita non bastano più
a contare i miei anni.

 

*

L’altra parte del cielo

L’altra parte del cielo
se l’è presa il sole al tramonto
tra i rami in controluce
– ultimo assalto della bellezza –
La sera fanno silenzio i passeri
per molti aspetti miei simili.

Tu pensami mentre scrivo poesie
perché l’anima non smette la vita.
Dentro, fuori, lontano.

 

*

Cosa pretendi di dire

Cosa pretendi di dire

piccola poesia nata 

quasi da nulla

(o tutto)?

Insolente.

Come se oggi non fosse

inverno o gelo

non mordesse la terra

come se non ci fosse

distanza dal verde

ancora, piogge celate

dentro nubi di neve

e mani sole.

Ma tu vieni per medicare 

la ferita

il taglio della scorza

che generando grida.

Tu sei il mite schiudersi 

d’ogni cosa,

il ritorno dei fringuelli,

come se entrasse in noi

un’ampiezza

un respiro, un inizio.

Tu, calore, strada che porta su.

 

Non declinare, allora,

non andartene.

Rimani, vento,

a resuscitare il mondo.

 

*

È l’alba

È l’alba, lo sai,
ciò che trema all’imbocco d
el cielo
in quell’orlo di luce che avanza.

Niente si muove
. 
Tutto diviene.
Dalla miserassenza 
l
e cose – care ombre sapute –
tornano in vita.
Tra i rami pigola qualche piccolo uccello.
Con levità la neve sa scriverne i passi.

Come donarti la meraviglia?
Indossarla
 come pegno d’amore.
Di questa vesto i miei occhi
– tacendo –
mentre già ti 
vedrinascere.
Di questo magrissimo esistere
dei giardini in inverno 
il silenzio è la forma più pura.
È
 miele sciolto in un bricco di latte.

È tempo di un altro principio
– 
quando profondo è il perdono –
il tempo in cui tutto 
ancora riaccade
ma nuovo.

 

*

Prima di sera

Prima di sera vengo a dirti
qualcosa delle poesie che amo
e di fiori da raccogliere
per farne miele sulle labbra,
ma tengo nascosto il nome
della rosa, d’inverno,
come fa la terra con i semi.

Solo per quei muti rosai
rampicanti lungo i muri
– sottili rami dimenticati –
vorrei disdire la neve,
per poter rivedere a maggio
il trionfo delle rose,
la loro ardente vittoria su tutto.

 

*

Kaddish* (Gli unici fiori) #GiornoMemoria

...e cieli un tempo
lievissimi caddero
in frantumi su boschi
ignoti – come la neve –
su sguardi impauriti
d’agnelli dentro recinti
senza gesti di cura.

...del desolato inverno
calpestarono gli unici fiori...

 

* una preghiera, un pensiero orante, per tutti i bambini morti nei campi di sterminio

*

Quando gli anni si scordano

a mio fratello

 

Quando gli anni si scordano
d'essere andati, tornano i bambini
delle figurine e dei denti da latte
in quelle risate che somigliano
a me e a te allora, così sciocche
da far infuriare il babbo;

tornano le giornate di sole
in cortile riportando indietro
l'età, quando non sapevamo
di noi adesso e io ero solo quella
che amava correre veloce,
quella che voleva allevare i cani
e andare a lezione dai prati.

 

*

Poi è inverno

Poi è inverno.
E ci si accorge di quanto sia inospitale
questa sosta degli alberi, il tutto dismesso.
Resta solo l’attesa della neve.
Il cielo bianco come la scrematura del latte
e pochi uccelli ancora a volarlo
in rari passaggi,
per gli altri, andati via, un luogo straniero.
Io, parente stretta delle oche selvatiche,
come loro, forse, non sono di qui.

 

*

A lungo rimane

A lungo rimane il tuo nome
sui fiori di elleboro
bianchi nel dove dietro la casa.
Ancora e sempre vengo a cercarti
lì nel tempo dopo la neve.

 

*

Se silenzio fosse tutto

Se silenzio fosse tutto
ciò che dicembre ha da dire
non sapremmo di noi
di albe già nostre
con la voce dei passeri
– accompagnamento sublime
a quieti pensieri –
e questo sentore d’inverno
dentro le ossa
sarebbe scordare l’estate
l'amore nei palmi

il colore dei fiori.
Moriremmo così un poco
alla volta senza neppure 

la pietà del ricordo.

 

*

È accaduto l’inverno

Quando l’anno finisce nell’aria
cruda e fredde stelle
disseminate in cornici di cielo
si dice: è accaduto l’inverno
sugli alberi curvi e i rami sottili
e i piccoli uccelli in cerca di pane.
Si chiede rimedio – salvezza –
domanda estrema di grazia
che ancora è solo promessa
         (forse ricordo d’ignoto chiarore).
È miseria l’unico nostro possesso
e le radici già bianche dei capelli.

 

*

Sottovoce (Poesia d’inverno)


(dipinto a olio di Letizia Fornasieri - dal web)

Poesia d’inverno spoglia
un vivaio di piante allineate.
Uccelli passano in volo
disertando luoghi comuni.
Si sporge tremando l’edera
come resta a tremare l’anima
curva su rami di brina.
Non ancora neve.
E quella serena rassegnazione
di foglie al distacco
è una preghiera da dire
 – sottovoce –
al Piccolo Dio del creato
germoglio nato
di notte in fredda terra.

 

 Natale 2018 

 

*

Ci prende, a volte

Ci prende, a volte, uno stupore
come il cielo puro di dicembre
che spalanca gli occhi
e cresce dentro una lode segreta
al Dio delle bianche greggi di nuvole
e degli alti transiti di stelle comete.

Tutta questa vita da respirare
nell'odore d'inverno freddo
sconfina oltre le pareti
– misteriosa impensabile nascita –

E rifioriamo in spazi immensi
dai corridoi d'un tempo terreno
dove cerchiamo l'impronta
di una bocca che pronunci Amore
più della parola, più dell'aria
di ogni parola affiorata sulle labbra.

 

*

Alba silenzio attesa

Il seme che prendo

dalla tua rosea bocca

– alba silenzio attesa –

farà figliare la parola:

presenza delle cose

nominate. Resurrezione.

 

*

Il vento convoca a lato

Il vento convoca a lato
un’adunanza di foglie
e necessarie nostalgie.
Metto un fiore per te
tra le pagine di un libro
– petali come fogli
di un carteggio invisibile –
Così ancora ti parlo.

 

L’inverno tornerà dimora
bianca del mio dolore.
Come saranno cari allora
i caldi colori d’autunno
– la benevolenza del giallo! – 

 

Ho messo un fiore chiaro
in un libro d’ore
per custodire la primavera.
Una cura quotidiana
per quando farà freddo
– quando il gelo
brucerà le mani –
Come imparare la speranza.

 

*

Dietro i vetri

Dietro i vetri trame d’alberi.
I
n strada già voci 
e urgenze di doveri.

Pioggia – ancora non basta? –
e foglie sparse a terra 
nella muta d’autunno.

Il volo dei passeri 
è un guizzo di gioia ne
petto.
Speranza, forse.

Tra le crepe dell’oggi
scorre sempre buona la vita. 
noi. Sommamente lieti.

 

*

Non so perché

Ogni volta l’alba 

è un bacio mai dato prima.

Le tende hanno un orlo di luce

e trine d’inquieto silenzio.

Un merlo che vive in giardino

mi ha portato il pensiero di te.

Tutti gli inverni passati

ti fanno più piccola in mente

così ancora tengo il conto 

a matita: ormai sono sei.

Nelle sacre crepe del tempo

si capisce talvolta l’amore.

Fuori il cielo è coperto:

non so perché te l’ho detto.

 

*

Se non avessi amato

Oh, se tu potessi vedere oltre

la distanza di spazio e di tempo
– questo mio non essere lì

e qui la tua infinita assenza –
sapresti della mia malinconia
così affine all’autunno,
ormai tarda nostra stagione.
Io, foglia gialla aggrappata a te
come al ramo che ancora la nutre,
temo, lo sai, lo sgarbo del vento,
l’incombente possibilità
d’un morire altrove da noi.

 

Eppure, se non avessi amato
nessuna estate avrebbe illuminato
la verdezza dei giorni
né le chiare notti d’agosto.
Se non avessi ceduto al cuore,
mai alba sarebbe sorta più
a dire una bellezza che mi dà vita
ancora, dentro le ossa, nella carne.
E se non sapessi più amare
il cielo che muta di tempo in tempo,
come potrei dire di luce e nuvole
e rossi tramonti e luminose stelle?

 

Nota: la musica di sottofondo alla lettura è tratta dal web - Gnosienne n. 3 di Erik Satie

 

*

Porto i miei occhi

Porto i miei occhi dentro
quella piccola carità di luce
– un'elemosina di bene –
che del giorno ancora
è solo promessa.

Come una tenue premura
è la grazia del sole
– quasi un'inopportuna gioia
nell'autunno morente –
a ridare volto alle assenze.

Sia l'Amore il sussulto
dell'anima smarrita nel buio
– sconfinato lutto della notte –
quando viene l'alba
e chiaro di nuovo il cielo.

 

*

Parole di confine

Se mi è concessa questa pagina bianca
scriverò per te parole di confine
nell’inverno che novembre avvicina.
Dirò di mattini solo nostri.
Ricorderò i cieli notturni d’estate
in processione di stelle cadute
fino a noi con la stessa grazia
delle foglie quando lasciano il ramo. 
E l’ultimo oro d’autunno negli occhi
mentre i fiori si spengono alle inferriate.
Eppure c’è bisogno del silenzio
perché la lingua rinasca pura.
Tu prestami aiuto, conserva la memoria,
che mi sfugge lungo le dita
la capacità di raccontarne tutta la bellezza.

 

*

Tra pioggia e sole

Lascio inchinarsi il pensiero
su questo strano novembre
che ha versato acqua su acqua.
A terra un tessuto di foglie lucente,
la ronda dei passeri al davanzale
in attesa di briciole,
il loro incessante sperare.
E lo stridere doloroso – talvolta –
di ciò che va perdendosi, 
seppure serbi in sé
un continuo legarsi alla vita,
trattenerla oltre gli strappi.

Io ti aspetto in questo tempo sottile
– lontano – sotto poche foglie
rimaste come il bacio in sospeso
tra la mia pioggia e il tuo sole.

 

*

Questa lunga notte

a mia madre
 

Questa lunga notte che ci separa
è un muro da sbrecciare col ricordo.
Come fosse adesso ti vedo
al balcone – i tuoi gerani rossi.
Ma quanto è profondo ora il solco
quanto negli abissi scorre la vena
del sangue che mi ha generato!

Sei ombra che s’incrocia col tempo.
Gli anni trascorsi sono rami spogliati
e ogni alba non colma la distanza.
C’è l’autunno sotto un arco di cielo.
La preghiera viene alle labbra
col suono del tuo nome – senza grido.
Schiude porte verso terre di pace.

 

*

C’è un tempo piegato

C’è un tempo piegato,
la città perduta nel diluvio.
Il vento sfronda gli alberi,
porta via o entra profondo
e le foglie costringe a terra
– trame di bosco sfinite –
Cala il silenzio, sfumano le ore
come una specie di lunga sera,
l'ombra muta delle cose
sperse in un tempo sospeso.
Rimane l’autunno.

 

*

Declina il battito

I vasi di ciclamini ordinati sul davanzale
uno spazio d’esercizio alla lettura della stagione.

Come note
parole
racchiuse nelle inconsapevoli foglie in controluce
nell’oro d’ottobre
si adagiano sullo spartito della sera in crescendo.

Lentamente declina il battito.

 

*

Luce d’alba

Ci rincuora l’alba.
La luce che sale e dissolve ciò che della notte è stato
cauterizza le ferite del buio
ridà corpo all’assenza.
Dice: apri gli occhi e guarda il nulla che diviene un angolo di mondo
– provincia o solo un giardino –
pienezza dell’essere apparsa a salvarci.
La terra è ancora grembo di speranze, sfera che si muove nella grazia
mossa da docili fibre.

 

*

Avrò nostalgia

Avrò nostalgia delle foglie

dei colori ardenti e proibiti

del nostro autunno.

Ricorderanno il ramo 

che le ha germinate?

 

Di questa mia terra smossa

domani ti scorderai.

Della mia bocca 

che nulla a lungo ha taciuto

– forse il bacio –

 

Presto non ci sarà che il cielo

tra i rami esposti.

Narreremo ancora l’amore

che ci ha tenuti in vita

se l’inverno è solo silenzio?

 

*

Forse non sai

Forse non sai che la notte
porto il pensiero fino da te.
Ricordo l'estate – ricordi? –
Si sfiorano i silenzi
e lasciano la memoria
di un noi taciuto.
Sulle labbra rivorrei le parole.
Offerte. Come un bacio.
Oggi solo il vento ha voce.

 

*

Qualcosa di salvato

Abbiamo ricercato questa grazia
nelle strisce lontane d’orizzonte,
in screpolature di cieli d’alba mossi
– chiare aperture verso l'oltre –
lì dove la luce è già sorgente.

E se invece fosse proprio qui
tra i ciclamini rosa e le ortensie
brunite dall’autunno in transito,
racchiusa nella fragilità di foglie
trattenute per poco in maglie d’oro?

Forse è dentro le cose quotidiane,
in questi argini umani da abitare,
nello sguardo dato a ciò che sfugge
– meravigliosa inclinazione –
e qualcosa sempre mostra di salvato.

 

*

Come sottovoce

a Chi sa, per tutto il bene

 

Vorrei quest’alba 

ferma, immobile sui rami

luminosa e viva

perché il tempo non finisca

in un vento d’aria

trascinando via tutte le foglie

d’ottobre.

È autunno qui e attorno

ogni cosa pare lasciarci 

lentamente.

Non c’è nulla che resti

nella stagione che si spoglia

e quando le ore si assottigliano 

desideriamo di più

ma come sottovoce.

Ci saremo detti abbastanza 

che ci amiamo?

 

*

Somigliano all’inverno

Somigliano all’inverno,

mia anima,

questi giorni chiusi di silenzio.

Niente più parole infinite

o la voce dei fiori.

S’assottigliano le foglie

per indossare la stagione

e poi perdersi.

Tutto è sospeso

come prima d’una pioggia,

quella che fa i giardini verdi.

Come noi, in attesa

di uno sguardo 

che posi l’amore nei palmi.

Noi lì immobili senza peccare.

 

*

Lento l’autunno

Gli alberi hanno vuoti sui rami.

La stagione che spartisce
rame e oro ovunque è la mia casa,
ogni anno nuova. E ora vedo
cose mai così importanti prima,
affiorano gli odori
di torba scura tra le mani e foglie
dentro ripostigli di memoria
viva in me che invecchio.

Lento l’autunno si fa tempo presente.
Arrossisce, s’infiamma. Viene.

 

*

Splendono gli alberi

...così viviamo per dir sempre addio.
               - Rainer Maria Rilke -

 

Lo si può dire. Splendono
gli alberi quando sciolgono l’oro
in una cascata di foglie
come se si spogliasse il cielo
.
Si arrendono poi al silenzio.

 

Per un destino di sconfitta
esile mi trema l’anima.
Nudi ormai, narrano i tramonti
 in lingue accese di colori 
del luogo dove tutto si consuma.

 

Nel rumore della luce che cade
nell’inciampo degli addii
,
sospingo i giorni 
quel movimento del pensiero
che mi 
ricresce il respiro
e diviene ricordo in me infinito 
ancora.

 

*

Sui chiari rami

Sui chiari rami di betulla

i preludi dell’alba

– trasfigurano le ore

dal buio all’oro –

tra le rose il silenzio.

 

Sono negli indizi di luce

le amorose parole.

Riversale nella mia bocca

come i ricordi d’estate

per i giorni corti.

 

Le tratterrò sulla lingua

– lasciami dire –

una profezia di cielo

timbro di voce dell’azzurro.

Nell’attesa ancora nasco.

 

*

Accostati piano

Accostati piano al silenzio,

allo sguardo di settembre 

col colore delle foglie in discesa 

e i petali delle rose sciupate

pronti all’abbandono nel vento.

 

All’alba appena un accenno 

di cielo e un canto d’aria,

un bisbiglio, un frullo d’ali

come il tocco della prima volta 

che un figlio ti si muove in grembo.

 

Nel tacere sta tutta l’attesa:

accostati piano al mio silenzio,

a questa abitudine d’alzarmi presto

con un chiaro di luce tra i capelli

e il mattino che mi disegna i fianchi.

 

*

Le rose a settembre

Lo splendore incauto delle rose
a settembre
è una fragilità che si sfoglia.
Come un movimento d'aria
di uccelli in volo,
il rapido passare delle nuvole
o la bellezza breve dei cerchi d'acqua.

Tutto sembra dire
una qualche verità su questa vita
né mia né tua,
io penso alle cose che si perderanno
come anche le foglie
ora che la sola notizia è il vento
e l'autunno che viene.

 

*

Vorrei scriverti

Vorrei scriverti che la tristezza
è solo un attimo di distrazione,
un lieve malore che sfuma
in una mattina ancora tiepida
fatta di chiari sussurrati e calma di vento.

Ti direi che l'autunno è una sosta,
un distacco breve, una ripresa di fiato
(se vuoi chiamalo un cauto indugio
o appena un'esitazione).

Ma c'è questa luce sempre più obliqua
per terra, sopra le cose, tra l'erba
cresciuta sul finire come un saluto,
e un lungo commiato d'uccelli
dentro una stranezza di cielo
e quel colore che muta delle foglie il destino
e poi l'inverno.

 

*

S’inautunna settembre

Di questo tacere
ne ho fatto una stretta al cuore
snodo che non risolve
La luce fa ancora le cose da guardare
sebbene la pioggia.

S’inautunna settembre
dietro i vetri che mostrano assenze.
Resteremo cielo coperto
o giornata muta
un intero universo sotto le palpebre chiuse.

 

*

Si vede l’estate passata

Si vede l’estate passata 

sul ciglio trascurato del prato

tra ortiche cresciute e timide malve

e ombre nell’erba gli intrecci 

di foglie seccate dal caldo più ostile.

 

Può darsi che anche tu oggi dica 

che farò ora che più non c’è agosto 

a scrivere per noi queste sere

e le notti quiete sotto cieli quasi vicini.

 

Forse il domani che doveva venire

se ne è andato nell’attesa d’un cenno

lasciandoci a vegliare solitudine e pioggia.

Estate e inverno in fondo sappiamo

abitano lo stesso medesimo tempo.

 

 

Nota: la musica di sottofondo alla lettura è tratta dal web - Variazioni Goldberg di J. S. Bach

 

*

Tre righe per settembre

...e il cielo gremito di suoni
quando vanno gli uccelli
dice come passa l’estate...

 

*

Se c’è una rosa

Se c’è una rosa

è nell'indugio del cuore
nel lento sbocciare

il miracolo

 

la meraviglia

nelle insenature di luce

– come un’alba –

tra i petali mossi appena 

da un fremito puro.

 

*

Quello che mi porta l’alba

Quello che mi porta l’alba
è sempre un’infinità di cose
di cui oggi quasi non mi accorgo.
L’orizzonte si fa avanti
con la sua gloria luminosa
i gerani sul balcone ardono
delle loro tinte forti
e dovrei provare a considerare
il canto degli uccelli
come istruzioni per sopravvivere.
Ma mi raggiunge solo il tuo pensiero
e una pena segreta mi occupa il cuore.

 

*

Certi momenti

Certi momenti sono concessi

solo per grazia

non per merito

come quando la luce 

appena nata

si rifugia nel mistero degli occhi

o quando certe poesie

restano a lungo sulle labbra 

balbettando l’Amore

e questo cielo 

che ci viene incontro immenso

e non parla d’altro

e nulla insiste in noi

più di questo bisogno infinito.

 

*

Il volo

Un volo d’uccelli

traccia il biancore del cielo

nel punto più alto

dove oggi si scriverà

pioggia o sole.

 

Se ne vanno

ad ali distese

ferendo di luce lo sguardo

lasciandoci il dubbio 

come un gemito d’aria.

 

*

Come uccelli

Vengono in volo le rondini 

per invisibili vie d’aria

in quest’alba che non basta.

 

E siamo noi come uccelli

con la smania di cielo

che solo dei pini l’antica ombra

quieta

sebbene cerchiamo qualcosa

più certo del giorno 

più eterno dell’orizzonte

che in fondo s’accende a sera:

 

ci ammala il tempo che passa

e non si vive con in eredità 

solo l’esiguità del crepuscolo.

 

*

Porto in dote

Il cielo dell’alba è bianco

la linea quasi non si vede.

Appena sotto il davanzale 

il silenzio degli alberi.

Il respiro.

 

Dalla notte eredito 

il venire della luce

– un lascito dovuto 

per le ore sottratte al sonno

per restarle accanto.

 

Io porto in dote

un fiore di ranuncolo

che il vento non ha piegato

e poche voci da cortili

d’aperta campagna.

 

*

Una nuova rosa

Ci ritroveremo salvati

da una distanza che se separa

di più affina l’anima.

Restituiti a un tempo

che la carta non ha ingiallito

chiaro di quella chiara luce

che ci sorprende all'alba.

 

Tutto il pensiero dedito

ha una grazia che non sappiamo

che speriamo da un cielo 

scandalosamente azzurro.

E anche solo le parole 

sono un destarsi dal sonno

e vedere nata una nuova rosa.

 

*

Come una preghiera

Salvo le parole 

dall’altrove della notte, 

dal lontano ostinato silenzio,

per ridartele pure

– un vagito

appena uscito dalla bocca 

di un lattante –

 

Sono la casa in cui vive

la mia anima,

dove sottovoce

ripeto il tuo nome,

come una preghiera.

 

*

Preludio

Come umile e intatta

m’attrae a sé quest’ora

fresca d’amore

 

fatta di vie infinite e pure

sponda a cui mi appoggio

per risalire il giorno

 

dove il tempo ricomincia 

– eterna stagione dell’alba –

luce nuova sui rami e sulle cose.

 

*

Rimane tra noi

Rimane tra noi, a sera,

quel congedo ad ora incerta,

l’ultimo pensiero prima del sonno,

l’esitante tenerezza di un saluto

e un tremore inquieto 

che vede il nulla della notte 

a cui ci consegniamo,

che teme l’assenza

delle nostre voci, degli occhi

e forse del ricordo.

 

*

Estate

È tutta in questi cieli lisci

nella luce netta gettata sulle cose

nel profumo caldo dei fieni stesi

nel canto infinito dei grilli

nel verde più scuro dei boschi

la temporanea immortalità dell’estate.

 

E in quel sapore asprigno dell’uva spina

che resta sulle labbra ormai rosse

le mie labbra che preparano la forma

delle mie parole per te.

 

*

Quando l’alba

Quando l’alba viene a chiamarmi

con la sua garza di luce 

che si adagia sul mondo,

con i suoi suoni chiari

– l’aria fuori ha canti di rondini –

diventa preghiera ogni sguardo

e io non ho più nulla da aggiungere.

 

*

Notte-assenza

La notte è una forma d’assenza

in cui nulla più è chiaro,

non i ricordi e neppure i pensieri.

Solo un abbaiare di cani, giù, lungo il torrente.

Nessuna voce d’uccelli

e passi che non riconosco sulla via di casa.

 

*

Un cielo così chiaro

Poche semplici righe perché ormai è giorno

perché potevo dire le parole e non l’ho fatto

perché certe felicità sono inaccessibili.

Perché è struggente la bellezza di un cielo

fattosi così chiaro da non meritarlo.

 

*

Non so dove

Svolto la curva dell’alba,

lì, dove già ha ceduto la notte

coi suoi flebili sogni.

E c’è silenzio

dalla parte da cui viene la luce.

Davvero non so dove 

il Tutto ricrea il tessuto del giorno,

dove, non visto, fa la bellezza

a nostra insaputa.

 

*

Qui ha piovuto

Qui ha piovuto un’ora, stanotte,

ma poche tracce della pioggia.

Sai, il non pensiero è un disamore.

Vedo le gocce scorrere sui vetri.

Dopo la finestra solo il cielo

e null’altro se non immaginarti.

 

*

Frammento d’estate

Piccoli orti persi 

lungo la campagna

i girasoli ritti

a guardia dei ricordi

e il cielo fino in fondo.

 

*

Dimmi dove

Dimmi dove hai trascorso la notte,
se è stata solitudine
o avuto amore,
se hai ripetuto la domanda
sospesa d’attesa
che dal buio arrivi un cenno,
s’insinui il barlume di un’alba d’estate
– chiarore di luce
e il suo infinito mutarsi in giorno –

Dimmi se come me senti la nostalgia
di un’ora che ancora nasca nuova.

 

 

*

Oggi la curvatura dei rami

oggi la curvatura dei rami
del salice è il garbo del collo
chino sulle pagine

quando il cielo ha un chiaro
solo sussurrato e scriverti
qualcosa di necessario

ma forse nessuno
legge poesie a quest'ora
sul pendio della malinconia

di un vento assente
in un'aria che appassisce
e manca qualcuno che ti voglia

 

*

Strettamente confidenziale

Nulla sanno gli alti steli della malvarosa 
dell’adagio delle mani sulla pelle
e dei 
respiri caldi, del doppio battito
nell’abbraccio dei corpi.

Di ogni singola solitudine.

Nulla sanno di noi

di questo nostro scrivere poesie d’amore.

 

*

Tramonto

Il cielo rosso acceso ancora
in quest’aria di sera allargata

e il sole 
che dilegua rapidamente
come mai la malinconia
.

 

*

Appunto minimo

La nascosta bellezza del silenzio
è questo somigliare allo sguardo,
così ti scrivo della pioggia di oggi:
fuori vedresti le rose disfatte
e un arco di cielo senza l’azzurro.

Dentro un pensiero mai trascurato
e lo scavo della mancanza.

 

*

Se l’amore è un discorso

Basterà dire le parole dell’alba
– suoni d’aria, voci d’uccelli –
per allontanare la notte,
per colmare la solitudine del cielo,
perché la luce s’insinui chiara
e ci bagni la rugiada?

Servirà a qualcosa
ripetere tutto l’alfabeto del giorno,
se si spegne questa brezza
– alito inquieto delle nostre anime
che ci sposta, ci solleva –
e noi moriamo con lei?

Cosa sarà di noi, se l’amore
è un discorso e non un destino?

 

*

Parti da qui

Parti da qui.
Dalle nuvole, dalla pioggia della notte,
fine e scarsa
– già finita –
che ha aggiunto umidità all’afa.

E non stupirti del mistero
fatto di fango:
come potremmo comprenderlo, altrimenti,
noi,
che ugualmente siamo sabbia
mischiata a lacrime?

Come potrei raccontarti della viola
selvatica
– cresciuta nuova per quei pochi
rigagnoli d’acqua scura –
quando il cielo sarà cosa leggera,
ancora?

 

*

Più azzurro

La domanda
si fa più vera all’alba
– o forse appena prima della notte –
 
cercare (o trovare?) un destino alla vita
trattarne il prezzo
per poi accorgerti che ciò che aspettavi
l’hai avuto senza debito
– la dispiegata bellezza delle cose –
 
Se fosse per me
aggiungerei più azzurro.

 

*

Lontananze

Non ti aspetti tanta distanza 

tutto questo rosa in fondo d’orizzonte

tagli di luce e voci d’assenze.

 

Adesso che tornano le ore del tempo

vengo a cercarti, 

ti vorrei raggiungere

dalla lontananza dei pensieri, 

verrei scalza da luoghi sperduti.

O forse basterebbe un’assiduità di sguardo

e un punto comune da fissare.

 

Ma quest’aria mi trema dentro.

Se poi guardo il cielo mi germogliano ali.

 

*

È buio

È buio, del buio della notte, 

questo nostro camminare incerto.

Non ci specchia il cielo profondo.

Possiamo solo immaginarci.

Raccogliamo pochi frantumi di stelle

– fredde, forse già spente –

e la luna non è mai al solito posto.

 

*

Oggi il cielo

Oggi il cielo lascia il segno: 

il suo splendore

sotto il rivestimento delle ore,

la luce dell’estate

che s’impiglia tra le folte frange dell’edera

e un mare d’erba alta,

con gli uccelli padroni del giorno

nell’aperto respiro dell’aria.

 

L’amore non è frutto che si raccoglie da terra

è impresa da rami alti 

– è volo, salita continua –

e se della sua bellezza ci viene concessa 

anche solo qualche sillaba

so che saremo salvi.

 

*

Le parole dell’alba

Sono parole ancora acerbe
quelle dell’alba, verdi, 
un dettato per prime elementari
. 
Così, anch’io mi faccio piccola
– una piccola cosa –
per comprendere la lingua 
semplice e nuova dell’Amore
.

I
l bene ha il tempo
silenzioso e lento dell’edera
 pare immobile, ma è già oltre 
ha tralci che s’arrampicano 
fino al 
cielo.
Fuori il giardino è fiorito
senza che ne avessi coltivato i semi.

 

*

Come una lacrima

C’è questa sera, che scivola
come una lacrima scura
sopra il giorno, si allunga piano
sui miei fianchi e io vorrei
accogliere sulle mie labbra
le parole che hai perduto,
acquietare l’anima in un cielo
che ha i colori del perdono.
 
La notte poi ci bagnerà gli occhi,
sarà come un’intima carezza,
come un tenero bacio
dato al palmo della mano
– forse è così che viene la Poesia –

 

*

D’improvviso nostalgia

   a mia madre

 

D’improvviso nostalgia
nel passare di ore canoniche
– liturgia del tempo –
desiderio di qualcosa che è già stato
e forse ora è accanto alla mano che scrive
è negli occhi che guardano
i tuoi fiori a cui parlo sottovoce
come fanno le api d’estate.

È sbocciato intenso il gelsomino
a cui pazientemente districavi i rami
e ricordo ancora le tue mani
– memoria e distanza –
quando mi intrecciavano i capelli
o quando invece mi stavano lasciando.

 

*

Nuvole

Nuvole bianche passano

sulla terra, indecifrabili.

Sopra il folto degli alberi, 

l’esuberanza delle acacie, lassù, 

corpi erranti tra i nodi del vento.

 

Oh, fossimo come nuvole

nei cieli bruciati dell’estate, 

trafitti dalla chiarità, 

feriti da tanta bellezza!

La vita reclama misure più alte.

 

*

Verranno le parole

Ogni silenzio forse mi condurrà
a una voce che mi specchi
e verranno infine le parole
cercate dalla mia bocca
per dire il tuo nome
per formare la sillaba pura
il sussurro atteso come un balsamo.

Sorgeranno – come tra i rami
i fiori di magnolia –
chiare della verginità che fa l’alba
della luce che s’incurva lieve
sulle foglie e cresce
e dal sonno e dalla notte
la vita ridesta in cerca d’amore.

 

*

Uccelli

ad Amina Narimi 

 

Amo quelli di Braque.
Bianchi, neri, sovrapposti
all’azzurro.
Poi le rondini e i loro annunci
di piogge e primavere
e le allodole che spingono la luce
fino agli occhi.

 

Sarà che hanno voci di risa
e con leggerezza di piume
toccano l’infinito, lo navigano
– le remiganti mai stanche –
lo cercano come un destino.
Si slanciano in alto
– circolarità del volo –
sagome nell’aria come parole
sul foglio.
E le nostre mani accostate
fanno nidi d’uccelli.

 

Senza sarebbe vuoto il cielo.

 

*

Perché piove

Perché piove
e non so dare un nome
a questo affanno
e vorrei leggere i tuoi silenzi
come parole nuove

perché questo tempo
fatto d’aria e d’acqua
dissemina nell’erba splendori
che non so più vedere

alla tua mano voglio chiedere
la carezza che manca
– il gesto che toglie la distanza –
alla voce il suono che mi desta.

Se non si spegne il canto
– il desiderio che spinge
alle cose volute –
questa grazia iniziata con l’alba
è già profondo respiro.

 

*

Ti ho detto amore

Ti ho detto amore con la lingua
dell’alba – la semprevergine
quella che sanno le piccole erbe
di un abbaglio che stupisce.
Mi sono fatta attesa e desiderio
nel silenzio che svela cose
impossibili alle parole.

Ma tu non sei rimasto
per quella sfumatura negli occhi
che ricorda le piume degli uccelli
e racconta l'infinità del cielo.
Mi hai lasciato la solitudine
come l'acqua amara della notte
tra i petali di una rosa.

 

*

Mentre tutto accade

piove – una pioggia fine –
cresceranno i fiumi
nel corso instancabile dell’acqua

silenzio nel vasto segreto fluire
nel movimento arcuato
dei rami del caprifoglio

nella sorpresa della rosa
una spirale di petali stillanti
– la sua offerta –

e questo modo per risarcire
il giorno: essere lì
mentre tutto accade.

 

*

Se non conosci

Se non conosci il dolore della ferita
– l
a sua condizione di solitudine –

non saprai che le mie lacrime
cadono ad ogni scomparire dell’alba
e per il silenzio che si disfa,

per la mancata devozione alle rose
e per l’incurabile bisogno di bellezza
 l’immeritata meraviglia –

Per la mia parte degna e per l’indegna.

 

*

Le parole nascoste

Le parole nascoste attendo 

 rugiada del mattino –
la tua 
voce che percorre le vie conosciute
senza più distanze.

 

Fugge il tempo
come uccello di passo

e già affollano i giardini 
larghi respiri d’erbe.
Come noi la parietaria
inquieta 
si abbraccia ai muri e non sa cosa vuole.

Basterebbe sporgersi dalle certezze
– essere nuvole affidate al vento 
e amarsi anche se non è tempo
dai luoghi soliti o da più alti precipizi.

 

Ma a me basta appena questa tua voce
che viene a bagnare i miei sentieri
e sapere che tutto è nulla senza amore.

 

*

La memoria ha stanze

Calma statica
su ombrosi acquitrini
di verde limo

e lenti i profumi
delle rose galliche
in esuberanza di petali
 
La memoria
ha stanze e stanze
infinite da ripercorrere

mentre attendo
l’alta fioritura dei tigli
e resto sulla soglia

di giorni ricadenti
tra bordure d’astri
avvolta da lievi consonanze.

 

*

Conosci la voce?

Conosci la voce delle cose?
Dell’acqua che scorre, del vento,
delle piante: mormorii sommessi
frammenti tra silenzi.
È ancora stupirsi
del seme nascosto e dell’albero alto
e della parola che è germoglio
unico della nostra sostanza
suono e dell’anima respiro
instancabile che muove le pagine
come l’aria quando attraversa le foglie
o quando la mano le tocca e le inclina
mostrando l’invisibile.

E di me, terra che tu hai seminato,
conosci la vera voce?

 

*

Largo, il vento

Largo, il vento.
Apro la finestra.
Oggi sono due giorni che piove fitto.
I pruni carichi di rosa,
il cielo scuro nei rami, la luce chiara nei fiori,
e più cielo ancora, là in lontananza.
Tu non ci sei.
La casa è vuota.
Nella stanza mi attraversa il silenzio.
Come il vento,
respira qui, al mio fianco.

 

*

Scrivo di mattina presto

Fuori le azalee in fiore...
scrivo di mattina presto
per sciogliere i nodi della notte
per rialzare le parole supine

la vita scema e rinviene
ogni giorno come l’orizzonte
e va avanti per grandi aperture
o piccole rivelazioni

scrivo per dirmi ancora
che i gesti dell’amore
hanno un destino eterno
nonostante l’ordinario

e la vita non è obbligo
da festa comandata ma respiro
veduta in campo lungo
il pensiero solca la pochezza
e ci sospinge all’infinito...

 

*

Sto in ascolto

Sto in ascolto del silenzio
– voce muta delle cose –

Odo l’acqua piovere sul verde
sulla rosa rampicante che al graticcio
forte s’aggrappa
come saldo il cuore stringe in petto
il continuo pulsare della vita
– le radici che mi tengono –

Gocce mi brillano dentro lo sguardo.

 

*

Duole il silenzio

Non so altro di te e duole 

il silenzio caduto tra le righe

quasi una spina sotto pelle

 

come se il tacere

potesse annullare il pensiero

o impedire al cuore di bruciare

 

e si resta inquieti

col fiato appeso all’attesa 

di un qualche sussurro sentito*

 

 

* con il mio grazie per il “sentito“ a Robert W.P.

 

*

Erbario vivente (o la liberazione del verde)

Non serve uno sguardo allenato

per cogliere l’eccedenza dei petali

il rigoglio dei prati ricolmi

non occorre un senso ulteriore

la torsione del collo del gufo

o la vista laterale dei sauri

non si può ignorare l’apparizione

 

è ovunque il groviglio d’erbe

l’accalcarsi infinito di ciò che rivive

tutto è un sovrappiù di meraviglia

trafigge gli occhi la variegata bellezza

 

lascio che mi sorprenda ancora

la liberazione delle cose verde acceso

la perseveranza nel ritornare 

che ha la primavera.

 

*

Le parole del canto

D’improvviso
una larghezza d’orizzonte
– sorpresa d’infinito –
vasta chiarità, oltre le ortensie
e il tempo,
che reclama uno sguardo
fuori misura.
Diciamo le parole del canto:
alba e notte, fiore e foglia.
Gioia, dolore,
amore.
E siamo più di questo,
noi, consanguinei delle nubi
e delle rondini.
Da quale alto cielo viene
la nostra vera voce e il silenzio?

 

*

A primavera

Guardi traboccare ovunque, smagliante
sui rami scuri, il rosa-viola degli alberi di Giuda

ed è come una celata consapevolezza
divenuta improvvisamente evidente.

 

*

Primavera attardata

Sei stagione di pruni rosati
primavera attardata
mentre ancora esita il giorno
e il cuneo di cielo tra i tetti
vira verso un che d’ombra e di luce.

Mi rifugio nei segni
che nascondono e svelano
la parola miracolo da preservare
– forse soltanto un frammento –
il Suo nome che io non so dire.

 

*

Stando qui

Essere qui dove siamo,
con il glicine d’aprile aggrappato
e contorto, spiovente di grappoli viola
lungo il muro e il cancello,
e tra le malerbe 
l’edera scura che si sparge
fino alla soglia di casa,
è una consuetudine senza catene.
Un privilegio.

Perché, vedi, solo noi lo possiamo dire:
cosa brilla dovunque
fin dentro gli angoli più nascosti,
cosa splende che ci fa lucidi gli occhi,
che ci chiama
in questo tempo a metà della strada
per l’infinito.
Solo noi lo possiamo sapere. Stando qui
dove già siamo.

 

*

Le tue parole

Caro, non lo sai? Questo giorno
che si apre come rosa, fragile ancora
di luce e suoni, sono io che vengo
a bussare alla tua porta. Vengo
a mendicare le parole dell’amore.

Le mie sono poco più che aria,
piccole onde dai riflessi d’iride
che scivolano a riva e subito svaniscono.

Ma le tue – ah, le tue calde, forti parole! –
hanno l’impeto d’ogni nuova cosa,
segnano la pelle e poi la curano
con la saliva lucente della poesia.
Sono l’abito da indossare
nei giorni e svestire nelle notti
quando solo bastano i respiri.
Sono l’immagine che si fissa sulla retina
– memoria incancellabile –
il canto che ritorna nella mente
e occupa i pensieri e i desideri accende.

*

Come il mare

Uomo libero, sempre amerai il mare!
É il tuo specchio il mare…
                – Charles Baudelaire –

 

Un labirinto 
il mare.
Principio 
acqua madre
senza forma, senza ombra.
Voce che grida nel cuore
delle conchiglie.
Infinito
senza tempo, senza dimora.

Siamo come il mare.
Abbiamo un abisso
dentro 
un’onda che ci muove
che sempre
incessantemente
torna a lambire 
salmastra 
la vita.

*

È in ogni cosa

Non deciderà per me 
questa debole pioggia d’aprile
né poche schegge di luce
o il bordo scuro delle nuvole.

Io coltivo un pensiero di bene
che addolcisce la pena del buio: 
l’amore è già in ogni cosa.

Chmi perda in questo giorno

di non-primavera; e poi ritorni.

So che bianco fiorirà il ciliegio.