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Raccolta di poesie di Lorenzo Tosco
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Senza spazio per volare


Non lancerò più le canzoni al vento
con l’intento raggiungano le stelle
e omaggino col loro sentimento
tutto il creato e quelle cose belle.

Un tempo c’era spazio ove volare
con leggerezza in corsa su nei cieli
liberi fino in alto di portare
il nostro sogno che nessuno celi.

Ora più non si giunge a quelle altezze
perché il pensiero batte contro troppi
sentimenti confusi e scorrettezze
che creano in spazio veri e propri intoppi.

Si prende a spunto sentimenti d’altre
parti e seguendo più facile via
si fanno creazioni che pur scaltre
fanno credere questa sia poesia.

E noi che abbiamo un Dante ed un Petrarca
e pure nell’ermetica si vale
cerchiamo entrare con la gobba carca
in questa confusione universale.

Ragion per cui, come qualcuno ha detto,
non si capisce più che sia Poesia
e è molto meglio dormicchiare a letto
senza la rabbia e la ...malinconia!

*

Ama il prossimo tuo


Chi il prossimo suo vuole umiliare
perché frustrato e pieno di livore
profittando d’un suo ingiusto stare
conquistato con frode e non valore,

dovrebbe, se ciò possa, un po’ pensare
che se così maligno tiene il cuore
gli potrebbe un bel giorno capitare
di subire anche lui tale... furore.

Per la legge fatal del contrappasso
avrà bella lezione, ahi triste lasso,
si troverà in mutande quanto a stima

e ben s’accorgerà, del petto lima,
d’esser povero fesso senza gloria
il qual non passerà certo alla storia!

*

La luce nel bosco

La luce che accesa nel bosco

vi brilla qual faro in mistero

dal basso sorpreso la guardo

con senso impaurito davvero.

 

Accesa l'avrà il boscaiolo

che passa la notte nel bosco

oppur qualche altra magia

purtroppo che io non conosco.

 

Dall'ansia io sono stravolto

pensando a un mistero 'sì grosso,

paura si legge sul volto

che tutto nel corpo mi ha scosso.

 

Chi ha acceso la luce nel bosco

che brilla con tanta magia,

è fiamma che la fantasia

sconvolge con quasi terrore,

 

forse

è proiezione

dell'anima mia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Carezze

Ti carezzerò
con una mano
ruvida di lunga esperienza
ed il tuo volto
si colorerà per questo
dopo che l’ansia
il dolore e la depressione
vi avevano steso una patina
di sofferenza grigia.

Tornerai rosea
come nei giorni migliori
e la felicità ricomincerà a splendere
sul tuo viso tranquillo
e ritroverai quella serenità
che io con la mia lunga esperienza
non sono riuscito mai a raggiungere.

E la donerò tutta a te.
Sperando finalmente valga.

*

Brindisi di compleanno


Fra giorni torna il nuovo compleanno
di te che sei sparita all'improvviso
da questa casa, i mesi se ne vanno
e sempre più ci manca il tuo sorriso.

Le congetture più bizzarre fanno
i vicini senza parlarci in viso
e questo reca a chi ti ama un danno
che noi proviamo per quel loro riso.

Se dunque ci farai questa sorpresa
e tornerai fra noi per festeggiare
qui troverai la tavola imbandita

con lo spumante pronto da stappare
e la nostra speranza sempre tesa
a illuderci che mai tu sia partita.

NB. Ancora un vero sonetto, nella norma, come penso dovuto. Se qualcuno, solo nella forma, vi trovi errori e difetti, è pregato di farmeli presenti. Mi saranno utili. Grazie.

*

Bucolica

S'è distesa l'estate lungo i campi
e già ridono i prati sotto il sole
con i monti al confine illuminati
in una luce splendida e grandiosa.

Procedo per un viottolo silvestre
sotto il canto dei passeri sui rami
frondosi delle querce e dei cipressi
e sento anch'io canzoni nel mio cuore.

E mi domando tu cosa farai
se il sole pure a te brilla nell'anima
e penso se tu fossi con me insieme
godremmo insieme il dono di natura.

La mano ti terrei stretta alla mia
e uniti noi cammineremmo avanti
in mezzo a un verde vivo e rigoglioso
e in simbiosi saremmo come sempre.

Mi basta di provare questo incanto
di fantasia con te lungo i ruscelli
per sentirti vicina come sempre
nell'incanto d'un giorno dell'estate.

*

Canto d’amore


Questo sonetto mio dolce d'amore
non voglio che lo legga tu soltanto,
voglio invece che il moto del mio cuore
sia inteso pur da altri, col mio pianto.

Tale ricordo porterà l'odore
a noi di boschi dal fatale incanto
e di prati che a primavera il fiore
ricopre con il suo ridente manto.

Accompagnami dunque sul sentiero
che ci porta sul lago del rimpianto,
ci sembrerà che ancora tutto vero

sia l'antico sapor del vecchio canto,
quando camminavamo in mezzo all'erba...
però la vita altri destini serba.

*

Seguito un po’ pettegolo di ’Passeggiando con Proust’

Forse è discorso da individuo puro
ma io, che sono ingenuo, no non curo,
penso sian solo dei pettegolezzi
e che una lancia a suo favore spezzi.

Però a un certo punto, a una strettoria
che passar consentiva un po' appicciati
ho chiesto a Proust, co' una speranza mia
che dato che eravamo appiccicati

mi avesse consentito per piacere
ch'io rivolgessi questo mio sedere
a strusciare sul muro laterale
ed egli mi ha risposto, meno male,

'Fai pure, amico mio, come tì aggrada,
ma di dirti io sono compiaciuto
che bene oppure male che ti vada
dopo farai ricerca del perduto

tempo passato, e il fatto si propone
con duplice soltanto soluzione,
per cui adesso di pensarlo vale
non saper se fai bene oppure male!'

NB: Schersosissima strimpellata in quartine ...a Proust, che ha tuttoil mio rispetto.

*

Passeggiando con Proust


Insieme a Marcel Proust che ho conosciuto
durante un sogno ieri, ho passeggiato
discutendo sul tempo che perduto
fu da me nella vita che ho passato.

Attento lui davvero m'ha ascoltato
del divagare mio ben compiaciuto
poi d'improvviso egli s'è fermato
e m'ha detto: “Capisco col mio fiuto

che ricerchi quel tempo che perdesti
ed ora tu correggerlo vorresti,
ma per quanto ti sforzi tu a cercare

quell'orma certo non la troveresti
nemmeno l'universo a scandagliare,
scomparsa è ormai e niente ci puoi fare!”

NB. Data l'impostazione del sito, ripropongo questo mio antico sonetto, ove si evince che il tempo perduto è perduto e che ben poco si può fare per riacquistarlo. E se me lo dice Proust ...

*

Passione per una vergine


Ti ho vista calda e morbida sul letto
ad attendermi già tutta distesa
ed io provavo in me un gran diletto
molto ardente per te ch'eri in attesa.

Io t'abbracciai con tutto il mio calore
e ne provai profonda distensione
tanto che tosto, preso da torpore,
m'addormentai dopo la gran passione.

...

Per davvero soddisfa, quand' è gelo,
star sotto una coperta in lana pura
che per me stanco è un riscaldante telo
per fare una dormita assai sicura!

*

L’Angelo custode


Che Angelo mandato m' ha il Signore,
un cherubino per davvero adatto
per me che mi sta addosso tutte l'ore
e talvolta mi fa diventar matto.

Non posso fare nulla di nascosto
e me lo trovo sempre tra i... sorvolo,
ovunqu'io vada ed in ciascuno posto,
se non è quello giusto... non son solo!

Lui m'appare davanti sull'istante
alza l'indice in alto, l'ali frulla,
come fosse un supremo comandante
ed io non posso dire quasi nulla.

Obbedire mi tocca solamente
e fare sempre quel che lui comanda,
per me Angelo è, ma prepotente...
perché il Signore un altro non mi manda?

Passavo ieri da una via ben nota
della città vicino al mio paese,
vidi gente che lì facea la ruota
alla casa di donna assai cortese

che in cambio di biglietti di denaro
t'offre l'amore come lei sa fare,
io che non sono in questi campi avaro...
mi ci volevo anch'io, così, fermare.

Avevo appena spinto quel portone
da nessuno esser visto ben sicuro
quando mi sento dare un gran spintone
con la faccia sbattuta contro il muro.

Mi volto indietro tutto dolorante
e chi ti vedo? L'Angelo custode
con uno sguardo proprio da birbante
che mi fa: “Dimmi dunque, che ti rode?

Vorresti andare tu da quella donna
a buttar via con lei tanti quattrini,
possibile non pensi che alla gonna
come tutti questi altri burattini?

Spendili meglio i soldi, bischeraccio,
ci son nel mondo bimbi che hanno fame,
se subito non esci, sai che faccio?
Ti lego in casa come un bel salame.

Se vai con lei farai tu ancor cilecca
come ogni volta so, quando ci provi,
di certa roba in te nulla ci azzecca
e deluso e avvilito poi ti trovi.

Adesso, via! Io t'accompagno a casa
e poi mi vado un poco a riposare
perché tu ci hai la testa alquanto... invasa
da idee che mi fan tanto faticare.

Non ce l'aver con me, non ti conviene,
sono l'Angelo tuo, sempre controllo,
tu lo sai che ti voglio tanto bene
ma non mi va ti spennino qual pollo.

Stai pur sicuro, se tu fossi buono
a termine portare quell'... “azione”,
io che sempre il tuo Angelo lo sono...
ti ci avrei fatto entrare in quel portone!”




*

Il volo delle ghiandaie


Passano ancora in volo le ghiandaie
sull'alta quercia in mezzo a quel podere
vicino alla tua casa là in campagna,
e c'è ancora il profumo della menta?

Forse tu non ricordi e allontanato
hai dalla mente le memorie antiche.
Non so che cosa fai, se ancor ci sei,
altra cura ti pressa, altri pensieri.

Io però ti ricordo, ora che il tempo
ha steso la sua patina sui sogni.
Dagli scalini in pietra salutavi
la gioventù che in me s'impersonava.

*

Armonie della natura


Questo Maggio (era l'ora) sembra darci
l'auspicato tepore a primavera,
possiamo finalmente rallegrarci
e uscire un po' leggeri anche alla sera.

Vado per campi verdi sotto il sole
ridenti nella quiete mattutina
e quasi sento odore di viole
nell'aria divenuta sopraffina.

Mi circondano liete le colline
nel loro verde agli occhi assai gradito,
le più distanti formano un confine
di là dal quale avverto l'infinito.

Pensieri tristi son volati via
e ogni angoscia riposa e non si sente,
c'è solo un poco di malinconia
che t'entra, è naturale, nella mente.

E allora resto nell'ammirazione
di quel che vedo e in cuore me lo gusto,
godo dentro di me quest'emozione
e nulla scrivo... mi par proprio giusto!

NB. E invece il viziaccio d'imbrattare la carta ha preso il sopravvento!

*

Balze


Ritorna dunque il tempo giovanile
nel camminare ancor per questa balza
in mezzo alla natura senza tempo
fra macchie, lecci e centenarie querce.

M'inoltravo per questi miei sentieri
anni fa molti... e son rimasti in cuore,
sembrava di addentrarmi nel passato
misterioso, lontano, delle ere.

Ora mi manca il passo fanciullesco
di quei giorni distanti dal presente
ma soprattutto latita per sempre
quel che ormai non c'è più... parlo del sogno.

*

Battito del cuore

Tu non senti il mio cuore
come batte
sei lontana.

Poco giunge il rumore
attenuato
dalla distanza
lento.

E credi intensamente
non ti pensi
perché il cuore che ama
sempre dici
enormemente batte
e il suo pulsare
l’amato già lo avverte
ove si trova.

Allora mi rivolgo
al vento amico
e gli dico
il battito del cuore
portalo a lei
sulle tue ali svelte.

Ed egli si fa carico di questo
e il ritmo del mio cuore
a lei conduce.

Lo sente ed è felice.

*

Andiamo

Prendi le tue carabattole
e andiamo,
basteranno poche
le essenziali
quelle strettamente necessarie.
Scaleremo assieme
maestose montagne di sogni,
ci soffermeremo
su estesi laghi di fantasia,
navigheremo fiumi di speranze,
voleremo con ali leggere
in infiniti spazi radiosi.
E non avremo bisogno di altro.
Ci basterà questa illusione
per sopravvivere.

NB. Oggi, non secondo le mie tendenze e i miei principi, ho pubblicato ben due 'poesie'.
Sono rimasto comunque entro le raccomandazioni della Redazione del sito! E questa strimpellata è addirittura senza schemi metrici!!!

*

Necrologio della poesia ( almeno una parte)

Ed era invero tanto tempo prima
dei nostri tempi di sconvolgimento
che la poesia veniva scritta in rima ...
ma or per essa non è più il momento.

Ragion per cui chi in detta arte è cima
non scrive più in tale rapimento,
non adopera mai neppur la lima
e fa di getto il suo componimento.

Molti capolavori vengon fuori
ma spesso e volentieri, cosa ria,
quella che inventan tanti illustri autori

riesce un condensato tal d’orrori
che comunque si legga par si sia
nel necrologio, ahimè, della poesia!

NB:E' il solito tartassato e ormai dimenticato sonetto nella sua regola fissa e obbligata.

*

Abbasso la metrica e la rima!

Hanno troppa ragione quei poeti
nostri grandi maestri e correttori
a dire che la metrica e la rima
ingabbiano il pensiero e la poesia.

Infatti che valore ha scriver verso
in metrica ed in rima, che disastro,
occorre un nuovo metodo diverso ...
sol così di poesia si vede l’astro!

Dante ed i sommi in era pur lontana
scrissero versi alquanto accomodati
ed ebbero successo, che fortuna,
ma troppo invero son considerati.

Tanto stupendo, lo dobbiamo dire
è scrivere un pensiero adesso in prosa
che poi provvederemo a spezzettare
andando a capo, e assai verrà allungato.

La poesia in tal caso molto vale
ed è gustata dagli intenditori,
basta Ungaretti, e poi segua Montale,
ma certi imitatori ...stiano fuori!

Che dire di quel genere orientale
che riempie ogni sito di poesia
e che in lirica certo è eccezionale,
attualmente il più grande che vi sia.

Domina specialmente qui da noi
che ben poco copiamo allo straniero,
ma questa volta il giapponese puoi
vedere superato per davvero!

Il fatto è che costa assai fatica
scrivere in cinque sillabe due versi
intervallati, e farlo è grande impresa,
da un verso addirittura settenario!

Visti gli esempi assai meravigliosi
di poesia senza metrica né rima
ch’è lo sforzo di chi non la sa fare
abbandoniamo questo antico stile

e proponiamo al prossimo avvenire
una novella forma di poesia
per chi ad ogni costo vuol riuscire
molto sfruttando il fisico e la mente.

Si ponga del poeta nell’assetto
sentendosi per tale sforzo stanco,
scriva soltanto il titolo in grassetto
e il susseguente lasci pure in bianco!

NB. Una strimpellata ironica (credo) in endecasillabi in parte rimati e in parte no, ma sempre all'insegna della musicalità. La rima assieme alle sillabe (decasillabi, endecasillabi, senari, ottonari o altro) rende una musicalità che non sono in grado di dare poeti improvvisati che spezzettano una pessima prosa. Inoltre la musicalità del verso la si deve sentire nell'intimo, senza ricorrere a quel forzato rimare secondo studi imparati dai libri (es: iato, sinafele, sillabe tronche, enjambement etc.), mentre la sanno dare, essenziale alla poesia, tanti bravi noti ermetici.
La rima ordinata è sempre criticata da tutti quegli improvvisati poeti che non la sanno esercitare malgrado lo vorrebbero, e quindi la criticano e si lasciano andare a certi orrori spezzettando una prosa a piacere. Non costa sforzo intellettuale e fatica, scrivere in rima si! E se ne vedono gli effetti ...

*

Corna cimiteriali

Son stato l'altro giorno al cimitero
e ho osservato le tombe e le persone
vestite tutte in compostezza e nero,
piangevano il dolore con passione.

Mi sono soffermato su una coppia
che portava un pensiero ad un defunto
e a questo punto il cuore mi si scoppia
per essere dal dialogo assai punto.

Diceva lei ed accennava al morto:
'Lo vedi, poveraccio, lui da vivo
ha sempre lavorato 'collo obtorto'
ed io invece assai mi divertivo

mentre era assente, in tante liete ore.
Tu attendevi per strada ch'egli uscisse
e salivi da me per far l'amore,
così il rapporto nostro crebbe e visse.'

Rispose lui: 'Me lo ricordo bene,
ed un poco rischiare mi turbava
e mi creava a volte delle pene
temendo che un po' prima lui tornava.

Ora però non ho questo timore
perché alla fine proprio se n'è andato
ed io vengo da te a tutte l'ore
senza trovare il letto ch'è occupato.

Questo favore lui ci volle fare
e di questo davvero gli son grato,
prima del carnevale di crepare
lasciandomi con te non mascherato.

Ora vengo da te quanto mi pare
e davvero la cosa, sai, mi torna,
il suo ritratto vuoi tu lucidare
e con questo gli lucidi le corna!'

Sapendo che anche io dovrò morire
ho rapido pensato in quegl'istanti
che al camposanto non vorrò finire
per non subire anch'io cotali pianti.

Però, pensa e ripensa nella testa
io mi buco il cervello in questi rovi,
e di sperare quindi non mi resta
che il mio corpo sparisca e non si trovi!

*

Sempre le stesse facce


Io sono stanco, uscendo un poco fuori,
d'incontrar facce solite per via
scambiandoci il 'buondì' con finti onori...
m'è diventata quasi una fobia.

Che dire poi della televisione
che dei soliti non sa stare senza,
sui fatti s'apre intensa discussione
fra facce che con grande supponenza

spiegare sempre sanno ogni mistero
che sia delitto, furto od altro fatto,
portatori essi sono sol del vero...
ogni volta gli stessi, ma che impatto!

Tralascio adesso qui di riportare
ogni esempio che stia nell'argomento,
il desiderio è solo di scappare
e questo lo decido in un momento.

Per più le stesse facce non vedere
mi trasferisco in luogo ch'è isolato
e finalmente lì posso godere
senza tele, e nessuno avrò incontrato!

La mattina, quando mi son svegliato,
entro nel bagno per lavarmi il volto
e nello specchio subito ho guardato
restando per l'immagine sconvolto.

Ho capito in un attimo soltanto
che una fobia così non la si caccia
e mi son detto fra il sorriso e il pianto:
ma vedi un po', sempre la stessa faccia!

*

Il vento della sera


Il vento della sera è ritornato
col suo soffiare dolce qual carezza
e m’ha portato
il sorriso toscano su dai monti.

Soffio di primavera mi percuote
e di ridenti campi
che brillano festosi sotto il sole
che dà luce
a freschi rivi ed a serene sponde.

Tutto è festa d’intorno
e il cielo splende
delle ultime luci della sera
e avverti dentro uno stupore immenso
di primavera.

In quel tramonto un sentimento scende
nel petto e allora pensi
intensamente
a questa terra di bellezza densa
che tu avverti davvero
nell'ora del convivio già imminente.

E immagino però quanto tal senso
han già provato quei che più non sono
e dormono tranquilli
in questa spazio che li vide attivi.

Ed anch’io partirò
com’essi un tempo
e pur riposerò sotto una terra
che non tradisce
sempre seme d’immenso

imperitura.

*

Alba a Luino


E' sorta l'alba. Il monte Lema in alto
domina la città con la sua mole
nascosta in vetta da una bianca nube
che la circonda come in un abbraccio.

Or si desta Luino dal suo sonno
e lentamente crescono i rumori
nelle sue piazze e vie finora vuote
addormentate nel fluir del lago.

Entrano i bus nel parco alla stazione
e ne scendono svelti i pendolari
che si apprestano ai treni già in partenza
con un brusio sommesso nel silenzio.

Fra non molto apriranno anche i negozi
col forte sferragliare dei bandoni
e la città riprenderà il suo volto
di sempre nell'affanno quotidiano.

Solo nel lago stanno quiete l'onde
che riflettono mosso il Limidario,
per il resto è iniziato il movimento ...
La vita in pieno pulserà fra istanti.

*

In vacanza a Luino

Luino il suo sorriso ora nasconde
sotto un cielo incupito e nuvolaglie
in immagine ormai senza colore
con i passanti rapidi che vanno.

Freddo e anche triste appare agli occhi il lago
attorniato da scoloriti monti
e il battello che appare in lontananza
sulle acque agitate ora verdastre.

Lo sciabordio dell'onda sulla riva
mi risuona impietoso e senza stile
mentre dal cielo tanto annuvolato
scende una pioggia fastidiosa e lenta.

Ma certo sopra a tutto splende il sole
e il pensiero m'immerge con speranza
così come le nubi della vita
scompariranno per far posto all'astro.

*

La coerenza

La coerenza è virtù di gran spessore
che almeno in tempi andati era sentita,
oggi la si decanta a tutte l'ore
ma, ahimè, davvero poco vien seguita.

Oggi si elogia tanto il suo splendore
ma s'opera tutt'altro nella vita,
vale solo il capriccio ch'è nel cuore
e allora la coerenza è già finita.

Da pochi essa è tenuta in sommo pregio
e molti la deridono coi fatti
rendendo un così grande acuto spregio

ai suoi seguaci ritenuti matti
perchè temendo paia un tornaconto
non la mettono manco proprio in conto.

*

All’aria aperta

Sono stato stamani a passeggiare
della Toscana mia lungo i suoi prati,
io vedevo dovunque un verdeggiare
d'erbe ridenti al sol, fiori sbocciati.

Gode la mente il bello nel guardare
e alla natura gli occhi sono grati
giacché con grande amore sa mostrare
tutto ciò che può renderci estasiati.

E quando non avevo il sole in fronte
che mi feriva col suo gran splendore
ho guardato lontano, all'orizzonte

dove perdersi sa questo mio cuore.
Sfumato in lontananza, quasi un mito
ho creduto di coglier... l'infinito.

*

Pasqua 2019


Verrà la Pasqua col suo cielo aperto
ed un caldo sorriso sopra i prati
di margherite densi in mezzo al verde
che erompe in un colore ardente e vivo.

Volteggeranno rondini su in alto
in fantasiosi ritmi musicali
e il sole splenderà sire assoluto
carezzando la terra dolcemente.

E sciamerà la gente per le strade
fermandosi ai sagrati delle chiese
in mezzo a squilli di campane a festa
che inondano le piazze e in ogni vico.

Questa è la Pasqua in cuore dei bambini
ed anch'io così un tempo la provavo
felice negli affetti familiari
intorno al desco a nuovo apparecchiato.

Ora è diverso. L'ansie dentro al cuore
adulti ormai e consci degli affanni
ci fan sentire Pasqua attenuata
dai fatti intorno e dalla nostra vita.

Con me tu ci sarai. Mano per mano
ricorderemo quel buon tempo antico
e insieme forse ancora spereremo
nel sogno di una Pasqua più serena.

*

Pasqua di resurrezione

La Pasqua e' festa di resurrezione
ed in tale concetto celebrata,
ma adesso non c'è più questa opinione
e si pensa soltanto a una mangiata.

Il mangiare e' una gran soddisfazione
e un tempo cosa 'sì desiderata
da profittare in simile ocasione
per compensare fame un po' arretrata.

Ma oggi ci si sfama, bene o male,
e non siamo in quel tempo ormai lontano
ov'era atteso sempre il carnevale

ed è persino in voga anche il vegano
ragion per cui conviene pane e sale
mangiare per la Pasqua, e questo vale

perche' un nuovo orizzonte a noi ci apre
per farci assomigliare a delle capre
o di mangiare insetti aver coraggio
per trasformarsi in uno scarafaggio!

Avvenne invero tal trasformazione
e fu d'un tal boemo l'opinione,
ragion per cui lo dico tondo tondo:
non c'e'nulla di nuovo in questo mondo!

nb. Il grande Kafka descrisse in un suo racconto a trasformazione in scarafaggio del protagonista Gregorio Samsa.
Questa stramba strimpellata si compone di un sonetto più due quartine.

*

Il Potere


Sempre vi fu chi allergico al Potere
che presiede coi dogmi suoi sovrano
non seppe a tale giogo soggiacere
e contro con coraggio alzò la mano.

Ma quell’arto ben tosto fu mozzato
dallo stesso Potere con violenza
e il protestare parve terminato
con tal dimostrazione di potenza.

E il Potere affermò: con tale esempio
salvato abbiamo la democrazia,
occorre proseguire nello scempio
di chi s’oppone, in fede e così sia.

Scoppia l’applauso in toto generale
da parte degli adepti alla gran Face
che reggono con gioia l’orinale
per il suo getto, e Lui se ne compiace.

Ed è per i suoi sudditi un gran dono
sentirsi da Colui tanto bagnare,
gli avversi dovran chiedere perdono
e il Potere ancor più dovrà regnare.

E sempre il Gran Potere è coccolato
e la ressa dei sudditi è costante
per baciare la mano a quel gran Fato
e riceverne il premio ...è l’importante.

E continuano allora i leccamenti
al Potere per grandi ricompense,
di grande gloria questi son momenti
per coloro che siedono a tal mense.

E il coraggioso al quale fu mozzata
la mano perché aveva protestato
è data l’ulteriore gran mazzata:
vien condannato a morte e eliminato!

*

Desolazione


Stasera non ho voglia di poetare
e di dire parole vecchie o nuove,
stasera non riesco a districare
questa malinconia che tutto muove.

Son solo i miei pensieri a meditare
che non hanno riposo in alcun 'dove',
la nostalgia mi sa bene avvinghiare
e nelle spire sue m'impone prove.

L'amica ironia m'ha abbandonato
e sono qui, da solo e senza amici,
mentre cerco dal cuore disperato

fare uscire mie frasi più felici,
che però, nella loro immediatezza
son cancellate dalla mia tristezza

*

Mattinata a Luino

Sorge l’alba
ed in alto il monte Lema
s’ingrazia della luce
e già scintilla
la sua chioma nevosa.

Il Limidario
bianco si distende
nelle onde del lago fluttuando
con la sua mole immensa
che si rovescia in esso.

Osservo che la piazza si colora
di traffico e rumori
e la visione
è letizia al mio cuore.

E intanto t’amo.

NB: Il monte Lema e il Limidario sono due montagne che attorniano Luino, cittadina sul lago Maggiore.

*

Innata intuizione psicologica

O mia bella e gentile ragazza
che ogni giorno io vedo passare,
sei davvero di classe, altra razza
e regina tu sembri all’andare.

Nel mio cuore per te ho ogni elogio
e mi appari miraggio fatato
quando entri nel bar “L’orologio”
ordinando un caffè ben macchiato.

Lo sorbisci con fascino fino
e ti osservo in sospiro ogni giorno,
nel vederti in tal modo divino
io m’incanto e il domani ci torno.

Chi sarai? Certamente un portento
di cultura, parlarti vorrei,
titubante non trovo il momento
salutarti, eppur sempre ci sei!

Finalmente però l’occasione
di parlarle si è presentata,
a spostarmi le do uno spintone,
di caffè lei è tutta macchiata.

Sto per chiederle scusa e asciugarla,
l’occasione alla fine ho trovata
ora posso negli occhi guardarla,
in quegli occhi suoi dolci di fata.

Non ho tempo di aprire la bocca
che lei tosto si mette ad urlare
e i più grossi improperi mi tocca
in quel piccolo bar sopportare.

“Gran cafone, ignorante e buzzurro,
vedi il danno che tu hai provocato
al mio abito tinto d’azzurro,
bellimbusto e imbecille sei nato!

Ed adesso io vado al lavoro
dopo tutto quel ch’è qui successo
riportando da tutti disdoro,
gran cretino, ma vattene al cesso!

Come faccio al lavoro ad andare
così concia con questi indumenti,
son l’addetta i locali a spazzare
e dar cencio su quei pavimenti!

Che diranno a quel gran istituto
dove svolgo un lavoro importante,
io dirò che son stata macchiata
da persona cafona e ignorante!”

Gli improperi davvero son tanti
coi clienti che stanno voltati
ed io resto in sentiti rimpianti
per i sogni che via sono volati.

Soprattutto però mi consolo
nel vedermi così competente
di riuscire con sguardo uno solo
a capire perfetta la gente!

*

Autopsia del cuore


Mi piacerebbe proprio veramente
aprire il petto a tutta questa gente
con un bisturi pronto ed affilato
in modo che il lor cuore sia osservato

senza barriere, se sia vero o mente
e se davvero esprime quel che sente.
In tal caso sarei ben contentato,
veder se il vero dice... o se ha ingannato.

Non vedo il cuore, s'esso sia bugiardo
oppure no, ma se nudo lo guardo
posso sapere s'esso sia sincero

e mi esprima il suo senso proprio vero
senza ingannarmi, in mezzo a versi vari,
con dolori soltanto immaginari!

Bello sarebbe se immediatamente
si conoscesse il cuore della gente,
ma il cuore è in ogni corpo ben nascosto,
non vederlo può l’occhio... è vero o mente?
Dalle parole tu non puoi vedere
se sono false oppure invece vere.

Non giudicarlo mai dalle parole
che la bocca sa dir, da quelle sole,
ma prenditi un coltello acuminato
e dopo che quel petto avrai sbranato,
osserva il cuore messo in bella mostra...
quello ch’egli è davvero ti dimostra!


Nb. Sonetto più due senari.




*

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi


'Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi'
così scriveva Cesare Pavese,
ma io credo che quando l'ora scocchi
di essa tanto amare sian l'attese.

Non venne a lui la morte, ma in ginocchi
lui stesso andò a trovarla a proprie spese
pensando innamorato a quei grand' occhi
che sul volto di lei stampare intese.

L' orbite della morte sono vuote,
verrà, però a trovarla non mi reco
spontaneamente e affermo in queste note

ch' essa mi sa l'immagine d'un cieco
orrido e con un ghigno triste e indegno...
i tuoi occhi, mia cara, non le assegno!

*

Come si deve scrivere una poesia


Emergenti poeti, ora un consiglio
io voglio darvi, e non mi ringraziate,
scrivete le poesie con grande piglio
oscuro che neppur voi lo capiate.

Se dovete descrivere i tramonti
non dite mai: “Il sole si perdeva
nella rossastra luce in mezzo ai monti
mentre la sera intorno discendeva”.

Dite invece: “La palla si bruciava
dell'infuocato oggetto a me lontana
e un languore allo stomaco lasciava
come Chianti non ber, ma acqua piovana”.

E se dovete poi parlar d'amore
a una fanciulla oppure a una tardona
che v'abbia preso anche per celia il cuore
non le dite: “Il poeta ora ti dona

del sentimento proprio questo fiore
che è simbolo di quel che per te provo,
passa con me tante felici ore,
carezzami con rosa e non col rovo!”

E invece dite a lei con frase oscura:
“Come all'asino dato fu quel cardo
che lo saziò per una fame dura
così tu che mi scruti con quel guardo

prenditi tosto questo cavolfiore!”
E così proseguite in ogni verso
sia parliate di occasi oppur d'amore,
del cielo nuvoloso oppure terso.

Il tramonto io l'ho chiamato “occaso”
e voi seguite me e avrete frutti,
meglio che le parole siano a caso
piuttosto che chiamarle come tutti.

Queste poesie avranno un gran successo
che vi trasporterà solo alla gloria,
orsù, ragazzi, alzatevi dal cesso
e sarete immortali nella storia!

*

Sere di Luino nel ricordo


A Luino di sera già le strade
sono deserte
e il lago dorme quieto
se calma sta la luna
oppure è mosso
se il cielo ha scure nubi di tempesta
e allora tutto intorno fa sentire
lo sciabordare intenso
dell’onde che si frangono alla riva.

A Luino di sera c’è silenzio
e tutto dorme
e tutto sembra quieto
mentre intanto
sulla città assopita
uniforme si stende l’umidore
che dal lago è prodotto
e pare in terra pioggia
anche se il cielo è stato sempre sgombro
e neppure una nuvola v’appare.

Soltanto quando in aria c’è chiarore
se volgi l’occhio intorno puoi vedere
un Limidario enorme misterioso
e avvolto nella notte il monte Lema
dominante Luino

che ormai giace
indifferente e assorta nel suo sonno.

A Luino di sera c’è silenzio
e il lago si riposa
quieta o intensa
frangendo sulla riva il flusso d’onda ...

NB. A dimostrazione che non scrivo solo sonetti e che considero anche altre forme d'espressione poetica oltre la rima ...
'e questo sia suggel \ che l'uomo sganni'

*

Sonetto ...ottimistico!


Si libra sulle ali il mio sonetto
e vola intorno al mondo per guardare
l’umanità che faccia, ed io l’aspetto
perché egli mi deve ragguagliare.

Ritorna a me e sembra un poveretto
che nulla ormai può più desiderare,
è spento, affaticato, assai negletto
e non ha neppur voglia di parlare.

Ma io lo spingo tosto a riferirmi
e lui mi dice: 'Ho visto solo mali
e se non vuoi ancora tu ferirmi

mettimi pure in stalla coi maiali,
per il mondo però più non spedirmi
e per favore tagliami le ali!'.

NB: Io non sono capace di tagliare le ali al sonetto, quindi ci pensi qualche altro!

*

Il figliol prodigo



Dice il Vangelo (domenica scorsa)
che il figlio che fu prodigo è tornato,
dopo la pena già oramai trascorsa
dal padre assai gaudente fu abbracciato.

Tutto è in gran festa, aperta fu la borsa
e s'indisse un gran pranzo rinomato,
ma il buon fratello gli arrivò di corsa
e disse: “Ma che cosa ha riguardato?”

Il padre gli spiegò quella ragione
e il figlio l'accettò, come doveva,
e dì ogni cosa ebbe spiegazione,

ma nella stalla c'era confusione
con il vitello grasso che piangeva
dicendo: “In tutta questa esaltazione

dalla parte del padre e dei suoi servi
che anelano del pasto ora abbondare
è una cosa che proprio mi dà ai nervi
che per contentar tutti ho da crepare!”

Si tratta di una scherzosa poesia che mi è venuta in mente dopo avere ascoltato il Vangelo di domenica scorsa. Ripeto, è semplicemente una battuta scherzosa ed è fuori da ogni polemica, soprattuto non è assolutamente una mancanza di rispetto, ma, ripeto, una sempliced battuta scherzosa.

E' un sonetto con schema ABAB, ABAB. CDC, CDC più una quartina con schema AB,AB.

*

Ascolta il vento


Non dir più niente. Ascolta solo il vento
che fra i rami dei platani trascorre
in musica che entra nel tuo cuore
addolcendo i dolori e le paure.

Ascoltalo. E' stupenda sinfonia
che rompe quel silenzio ch'è tristezza
dove entra feroce tutto il male
in cui l'animo soffre e si disperde.

Ascolta quel respiro suo profondo
col quale spazza via ogni dolore
lasciando luogo alla rassegnazione
che almeno porta quiete dentro al petto.

Il vento, se lo ascolti, ti sa dare
di nuovo la speranza nel futuro
in un presente buio e tanto duro.
Impara dunque il vento ad ascoltare.

*

Sonetto senza argomento

Dunque sto ricercando un argomento
per qualcosa che intendo pubblicare,
mi prende all’improvviso un gran tormento
e non trovo pensieri da poetare.

Scrivere coinvolgente un gran lamento
oppure una risata far scoppiare,
buttar giù due parole in un momento
senza senso, però da meditare?

Mi logoro e non viene alcun soccorso
dalla mente che tosto s’è fermata,
non so più a che pensiero far ricorso

e sono in situazione disperata,
so vendere però la pelle d’orso
e la poesia m’appare completata!

*

L’ombra


Mi segui sempre, ma non sei che ombra
che m'accompagna lungo i miei sentieri
che son spinosi ed irti a traversare
sempre dandomi tanti tuoi consigli.

Non ti vedo, ma mi cammini accanto
continuamente e non ti stanchi mai
d'intervenire su ogni mio pensiero
ogni volta a te chiedo sia risolto.

E vorrei carezzarti con affetto
ed esprimerti quanto ti son grato
ma tu non ti preoccupi di questo
perché il tuo scopo è solo protezione.

Qualche volta io vengo al cimitero
a farti compagnia per un momento,
e credo grata a te dopo il distacco
la mia presenza presso la tua tomba.

M'accorgo invece tosto che ho trascorso
quel viale ondeggiante di cipressi
accanto a te, a te che mi portavi
al tuo riposo in fondo al cimitero.

Sappi, io m'ingannavo che quel gesto
fosse spontaneo, solamente mio,
mentre invece così mi trascinavi
conoscendo di te il mio rimpianto.

E pure in quell'istante mio d'affetto
ora so ch'eri tu che mi guidavi
facendomi capire che per sempre
sarai a me d'appresso grata ombra.

*

Canzonetta semplice semplice


Com'era bella quella mia vallata
quando all'alba dall'alto l'ho osservata,
stava sorgendo dietro i monti il sole
e c'era intorno odore di viole.

Le colline baciate in mezzo al verde
e illuminate fin dove si perde
l'occhio che spazia verso l'infinito...
in questa meraviglia, quasi un mito,

sorridevano tutte e in quel sorriso
di te io rivedevo quel bel viso
e mi perdevo dietro al tuo ricordo
quando eravamo insieme, non lo scordo.

Risuonava in quell'alba risplendente
una campana, non capii più niente
e a te io dedicai la canzonetta
che m'ispirava una ridente vetta.

*

Una giornata qualunque


Arriva l’alba
e dietro il monte il sole
già sorge a dardeggiare la natura.

L’osservo
ed è un incanto quel vedere
l’astro che a poco a poco su s’innalza
e la natura tutta prende vita
a cominciar dal canto degli uccelli
fino dell’aria al riscaldarsi atteso.

L’artigiano in paese la finestra
apre ma non si ferma a quell’incanto
deve correre tosto ai suoi strumenti
e la giornata sarà lunga assai.

Nella città
ancora non si aprono i bandoni
è presto e va l’orario rispettato
ma son già desti tutti
e di operai
qualcuno è già solerte al suo lavoro.

Il sole alto ora dilaga in cielo
e tutto è una fucina di lavoro
fino alla sera
ed al calar dell’astro.

Tramonta il sole
e a poco a poco scende
dietro i monti lontani
ed è il suo arrivederci all’indomani.

E chiuso entro le mura della casa
riposa in quiete
fino all’alba
ogni lavoratore d’opra stanco.

Domani sarà un’alba ancora nuova.

*

Colli toscani a sera


Scende la sera nella mia vallata
e s'incanta negli ultimi colori
del sole che da poco è tramontato
e ancora si distende in vaga luce.

Si accendono le luci a Settignano
e si spostano poi nell'alta Fiesole
mentre intorno il silenzio è attenuato
da un lontano suonare di campana.

E' il momento nel quale si riposa
la mente dopo l'agitato giorno
e l'animo in se stesso si contempla
perdendosi in simbiosi alla natura

*

Cos’è la Poesia

Cos’è la Poesia ho domandato
ad un saggio incontrato per la via
ed all’istante lui mi ha contentato
abilmente spiegando cosa sia.

“E’ uno sforzo dell’animo fatato
che esprimer può di te malinconia,
gioia, speranza, ed è un elaborato
sincero del tuo cuore, è una magia

che ti lascia però tanto confuso
quando rileggi quella produzione
e rimani in te stesso disilluso

perché comprendi che parole d’uso
per svelare l’intensa tua passione
la lingua non ne ha, che delusione!”

*

Abbasso la metrica e la rima!


Hanno troppa ragione quei poeti
nostri grandi maestri e correttori
a dire che la metrica e la rima
ingabbiano il pensiero e la poesia.

Infatti che valore ha scriver verso
in metrica ed in rima, che disastro,
occorre un nuovo metodo diverso ...
sol così di poesia si vede l’astro!

Dante ed i sommi in era pur lontana
scrissero versi alquanto accomodati
ed ebbero successo, che fortuna,
ma troppo invero son considerati.

Tanto stupendo, lo dobbiamo dire
è scrivere un pensiero adesso in prosa
che poi provvederemo a spezzettare
andando a capo, e assai verrà allungato.

La poesia in tal caso molto vale
ed è gustata dagli intenditori,
basta Ungaretti, e poi segua Montale,
ma certi imitatori ...stiano fuori!

Che dire di quel genere orientale
che riempie ogni sito di poesia
e che in lirica certo è eccezionale,
attualmente il più grande che vi sia.

Domina specialmente qui da noi
che ben poco copiamo allo straniero,
ma questa volta il giapponese puoi
vedere superato per davvero!

Il fatto è che costa assai fatica
scrivere in cinque sillabe due versi
intervallati, e farlo è grande impresa,
da un verso addirittura settenario!

Visti gli esempi assai meravigliosi
di poesia senza metrica né rima
ch’è lo sforzo di chi non la sa fare
abbandoniamo questo antico stile

e proponiamo al prossimo avvenire
una novella forma di poesia
per chi ad ogni costo vuol riuscire
molto sfruttando il fisico e la mente.

Si ponga del poeta nell’assetto
sentendosi per tale sforzo stanco,
scriva soltanto il titolo in grassetto
e il susseguente lasci pure in bianco!

NB:Questa mia passata composizione, ad hoc sul momento, tanto per tenere viva la polemica. E apparirà come un dispetto!

*

Il cantastorie solitario


Canterai nel silenzio il tuo pensiero
ascoltando di giorno il 'cri' dei grilli,
perdendoti la notte nel suo nero
dove nessuna stella in cielo brilli.

Vagherai solitario sul sentiero
desolato dei sogni ove non trilli
alcun suono di passero ciarliero
e sentimento alcuno in te t'istilli.

Oppure tu godrai del tuo silenzio
che canto si farà di gran speranza
divenendo per te forza d'assenzio

contro l'oscurantismo e l'ignoranza.
Qualsiasi cosa tu, poeta, agogni,
sei sempre il saltimbanco dei tuoi sogni.

*

Funerale dell’ironia


In tempi ora moderni e in nuova via
ove solo il serioso e il dotto avanza
è morta abbandonata l'ironia
stesa sul letto della propria stanza.

Il commiato le danno i gran soloni
rimpiangendola in mezzo a mille elogi,
qualcuno addirittura ha i lucciconi
e tutti stanno compassati e mogi.

Ma è solo questo il vero interno disco
che risuona inespresso dentro ai cuori:
'Io l'ironia davvero non capisco
e son contento che sia fatta fuori.'

Ora finti dolenti la seguiamo
con lacrime di gioia sol per lei,
da qui innanzi, era tempo, noi possiamo
scrivere in pace i nostri piagnistei.

Quest'ironia ci dava proprio affanno
e scrivevamo versi con paura,
or non ci porterà essa più danno
e solo leggerete poesia pura.

Stenderemo noi tutti una sequela
di veri canti per la nostra gente
che l'ironia adesso più non vela
col suo linguaggio schietto e impertinente.

Mentre la bara cala nella fossa
con un gesto espressivo assai dolente
chiudiamo in mano un po' di terra mossa
mormorando: 'L'è morta finalmente!'

*

Il flop


M'illusi d'aver scritto una poesia
bene impostata in vera fantasia
con infiorettamenti affascinanti
per cui dicevo: avrò commenti tanti!

Con frasi dolci di malinconia
e un andamento in grande nostalgia
pensavo suscitare molti pianti
ricevendo gli elogi degli astanti.

Nelle tabelle ben posizionate
ho valutato questo 'buon' successo,
nessun commento m'era stato messo

e questo è il gran tributo a me concesso,
soltanto sei letture riportate ...
e ben cinque da me io m'ero date! ***

*** Naturalmente, poichè uno non può darsi letture da sè, mi ero accordato con un compiacente amico che aveva letto ben cinque volte la mia strimpellata.

*

Le parole d’amor che non t’ho detto


Ora che hai già passato il vasto Lete
mi sovviene di te, del tuo sorriso,
di quando insieme trascorrevo il tempo
che ti tolse ancor giovane al mio affetto.

Quando penso al tuo volto che emaciato
divenne per i sintomi del male
sperai sempre che presto tu guarissi
e rimandai al domani le parole.

Non feci in tempo a dirle per il morbo
che vinse la tua bella giovinezza
e mi lasciasti triste ed accorato
con il pensiero fisso nella mente.

Ora che il tempo ha molto attenuato
quel dolore che allora io provai
e la vita di nuovo m’ha condotto
ad altri impegni ed altre sofferenze

ogni tanto rivedo quel tuo viso
e mi prende un rimorso maledetto
pensando al tempo che siam stati insieme
e a parole d’amor che non ti ho detto.

*

Sonetto nostalgico

Chissà se io potrò giammai tornare
nei luoghi che ho trascorso in giovinezza
e se mi sarà dato di ammirare
quel che mi diede tanta contentezza.

Ricordo alte colline da scalare
osservando dattorno con ebbrezza
una distesa che non so scordare
di verde immensa... ma che gran bellezza!

La campagna mi ha sempre entusiasmato
attorniata da colli senza fine
da lasciare davvero senza fiato

che facevano al guardo da confine.
Con il tempo io sono, ahimè, invecchiato ...
ma giovani rimangon le colline.

*

Amica ironia


E tu, cruda ironia, ancor mi tenti
coi tuoi sorrisi di sarcasmo pieni
giacché irresistibile tu senti
il mio bisogno di sputar veleni.

Eppure tu lo sai che i sentimenti
dentro al mio cuor sarebbero sereni
senza che mi turbassero tormenti...
ma tu dentro di me sempre intervieni.

E allora sputo il rospo dalla bocca
ed il sarcasmo parte e tosto tocca
il bersaglio al momento ricercato.

Ma lì felicità non ho trovato
e neppure un sorriso mai mi scocca
la tua ironia. Mi sento inappagato.

*

Per una bambina guarita


Sciopereranno gli angeli del cielo
nel giorno di tua Prima Comunione
e stenderanno intorno a te un gran velo
d’ali dorate in grande commozione.

Sciopereranno ed anche il lor Signore
sorriderà vedendoli partire
e abbandonare sol per poche ore
il dovere ch’ è loro d’ubbidire.

La Chiesa sarà colma in quel momento
e tu sorriderai con veste bianca,
il tuo volto sarà senza il tormento
di quella malattia che tanto stanca.

Guarderai con dolcezza il sacerdote
che s’avvicina a te con l’Ostia ambita,
si arrosseranno allora le tue gote
dimostrando che ormai tu sei guarita.

La gente osserverà con sommo amore
quel che avviene nel cuore della Chiesa
e pur ricorderà quel gran timore
che tu restassi al triste letto stesa.

E vi sarà l’applauso scrosciante
verso i comunicandi tutti quanti
che l’atmosfera renderà festante
in mezzo a dolci e melodiosi canti.

Pianto verrà dal grande bene mosso
dei genitori, i nonni ed i parenti,
ed il poeta sarà pur commosso ...
anche i poeti ci hanno sentimenti.

Per tal ragione gli angeli del cielo
sciopereranno in quel felice giorno
e ti faranno con le ali velo
festeggiando alla vita il tuo ritorno.

Siederanno gli astanti nella panca
con dentro cuore tanta dedizione
verso di te con la tua veste bianca
ov’essi troveranno commozione.

Or che nel tuo splendore tanto incanti
fanno sorrisi tutti quanti in coro
riuniti su una nuvoletta i santi
...e già gli angeli tornano al lavoro.

*

Canto di tristezza


Cos'è questa tristezza che stasera
vibra nell'aria ed entra nel mio cuore
con una intensità talmente vera
da darmi quasi un senso di dolore?

La quiete qualche istante prima c'era
ma ora son segnate queste ore
da una tristezza ch'è tanto sincera
da sembrare che l'anima ne muore.

Mi provo ad afferrare la tua mano
e te la stringo forte ricercando
un balsamo che sia tanto sovrano

da darmi pace, questo sto bramando.
Della tua mano sento la carezza...
ma permane nel cuore la tristezza.

*

Canzonetta


La canzonetta mia che ho mandata
a portare un saluto al mio paese
dal viaggio è alla fine ritornata
e mi racconta le notizie attese.

“Son passata con volo mio radente
dalla tua casa, quella dei ricordi,
ora è abitata da straniera gente...
sarà meglio che adesso tu la scordi.

Nell'orto che fu bello e assai curato
ora cresce l'erbaccia dappertutto,
nessuno spazio è stato coltivato,

il diospero è secco, senza frutto
e il pozzo non c'è più, eliminato,
sulla tua casa già ti ho detto tutto.”

“Ma sei passata tu da quel palazzo
dove viveva lei con la famiglia,
lei che fu il sogno ardente di un ragazzo
innamorato delle belle ciglia?”

“Ci son passata, non c'è più la casa,
l'hanno abbattuta, ora c'è un villaggio
che la campagna intorno ha tutta invasa...
di tornar non avresti tu il coraggio.”

“Ma dimmi, sei volata al cimitero
a salutar le tombe dei miei cari,
sei riuscita a portare il mio pensiero
a quei che furon di mia infanzia i Lari?”

“Ci son passata, quelle tombe ancora
ci sono, il cimitero s'è ampliato,
ti devo dire cosa che t'accora,
molti amici d'infanzia ci ho trovato.

A quel paese più non ci pensare,
solo un sogno rimane nel pensiero,
ora più nulla ci potrai trovare...
se non un ampliato cimitero.”

Non tornerò più dunque in dolce volo
al mio paese ch'amo e che non scordo,
non esiste già più, rimane solo
la dolorosa spina del ricordo.

*

Ritorno al paese

Sono tornato a rivedere i luoghi
ove fanciullo mossi i primi passi
e trascorsi la prima giovinezza
in mezzo alle colline mugellane.

Ho passeggiato nella vecchia via
del paese e ho cercato la mia casa
con il suo orto ove facevo sogni
racchiuso in quel minuscolo universo.

Appena appena l’ho riconosciuta
ma cambiata, non era più la mia
magione amata e piena d’un sognare
che sempre ho ricordato nella vita.

Allora si poteva camminare
anche in mezzo alla strada, mentre ora
passano le automobili in gran fretta
e il marciapiede poco rassicura.

Le colline all’intorno son le stesse
ma non hanno il sapore di quel tempo
quando nell’orto mi sedevo all’ombra
d’estate del diospero frondoso

e immaginavo un mondo d’avventura
leggendo di pirati e di abbordaggi
nei libri di quel Salgari famoso
per le sue fantasie piene d’incanto.

Ho lasciato il paese in delusione
sperandovi trovare il sogno antico,
fredda la casa, piccolo quell’orto
che ho scrutato fra i ferri d’un cancello.

La macchina saliva Pratolino
e un’amarezza tanta nel mio cuore
m’aveva provocato la visione
d’un paese che in mente ancor tenevo

con gli incanti fatati di quel tempo
quando coi familiari convivevo
senza rendermi conto che la vita
ha un termine, son tutti al cimitero.

Scollinata che ebbi poi la vetta
m’apparvero le luci di Firenze
e ritornai nella realtà attuale.
L’antico sogno era di già scomparso.

*

Fantasia ...sostitutiva


Cade la pioggia e batte sul selciato
con uniforme ticchettio che m’entra
nell’animo del tutto imprigionato
in un affanno che il mio cuore centra.

La nebbia fitta intorno m’ha vietato
quella visione che col chiaro accentra
le mie colline e il monte tanto amato,
ma poi mi dico: e questo cosa c’entra?

Un fatto nuovo lesto si propone
e mi sussurra: con la fantasia
tu puoi immaginarti un solleone

che pioggia e nebbia spazzi tosto via
e ammirare così la tua passione,
dei colli e del tuo monte la malia!

*

Alla deriva

Tristezza di una sera
abbandonato
al fluire del fiume impetuoso
non trovo diga alcuna
per salvarmi
su quiete rive ai lati.

Ed imperversa l'onda
limacciosa e violenta
vedo la sponda immobile
ma non posso
ad essa ormai appigliarmi.

Non resta
che rassegnarsi al flusso che comanda
e abbandonarsi a lui
senza sapere
dove mi porta e dove è il mio destino.

Chiudo gli occhi ed attendo ...
senza speme

*

Centomilionesimo sonetto

La vita molto spesso ci propone
una strada difficile e insidiosa
che può portarci alla disperazione
sensa darci una sorte dignitosa.

E allora nella mente sono icone
di tristezza mortale senza posa
perchè tale un pensiero ci si pone,
niente possiamo far contro la cosa.

Si deve aprire l'uscio di una stanza
che contiene un'icona di valore,
sta più in alto è di tutti: la Speranza,

che sempre pulsa dentro al nostro cuore
ed è l'ultimo anelito che avanza
per la liberazione dal dolore.

*

Il senso dell’infinito


Un passo dietro l'altro in polverosa
strada cinta di verde su in collina
che ogni istante si fa più faticosa
sotto un sole gradito stamattina.

Mi fermo e intanto il corpo si riposa
respirando quell'aria pura e fina
e lo sguardo all'istante poi si posa
sulla distesa attorno sopraffina.

Vedo valli e montagne silenziose,
là solitario sento un'armonia
che mi concilia in animo le cose

e l'infinito che la sorte ascose
quasi l'afferro come cosa mia.
Ma è un'illusione... già mi sfugge via.

*

Sonetto della solidarietà



E' questo un sito dove si propone
questa virtù ch'è degna d'ogni uso,
la solidarietà è quel portone
che s'apre a tutti e mai si trova chiuso.

Ed ogni volta che s'ingegna il Tosco
d'insegnare qualcosa a chi par fuso
questi s'offende e gli altri che conosco
gli aprono quel portone, sono aduso!

E allora non mi resta che appoggiarmi
a quell'uscio che mai si chiude in faccia,
cominceranno tutti ad elogiarmi

perchè anch'io al dir bene darò caccia
ed anch'io sarò pronto ad ammirarmi
allo specchio che mi dirà: “MA TACCIA!!!”

Aggiungo:

Mi sorprende un pochetto che la gente
di qui del Tosco non capisca niente.
un elogio però a Klara faccio:
ha capito che sono un Toscanaccio!

Mentre son ritenuto deficiente
da chi lo dice chiaro e che non mente
forse perchè, dopo di ciò mi taccio,
crede di avermi stretto col suo laccio.

Ma chi parla su me è impermalito
e contro questo Tosco punta il dito
perchè non sa, e questo ad altri ho detto

che son talmente esperto nel sonetto
che chiedo al salumiere, da erudito
in forma tale di salame un etto!!!

Proprio così, dal salumiere, ad esempio, chiedo un etto di salame in forma sonettistica. Non ci credete? E naturalmente, se devo far dichiarazione d'amore, anche se ora non s'usa più, la faccio esprimendomi in sonetto. Però so anche scrivere in prosa verticale, come qui è evidenziato ampiamente. Siete capaci voi di esprimervi anche con sonetto?

Saluti a tutti.



*

Ballatetta


Tu, ballatetta mia
che già n'andasti
a trovare i miei morti al mio paese
ora ti prego
va' da lei cortese,
sarà un viaggio lungo
assai lontano.
A lei che vive
e ancor non ci ha lasciato
portale il mio saluto
e dille che non l'ho dimenticata.
Se poi di me
non si rammenti lei
ricordale quel giorno
d'estate piena
sotto il noce antico
ombroso di poesia
giovani i sogni.
Lei ti sorriderà
e tu a me porta
quel suo sorriso.
Ma nel ritorno
tu non t'affaticare...
vai leggera.

*

Sonetto educato (per la forma) del maleducato Tosco


Sarò maleducato come afferma
fra tutti il femminismo in questo sito,
ma la mia voce resta sempre ferma
e contro questo aspetto son fornito.

Ho capito quel tono che conferma
il mio pensiero in tutto preferito:
la boria di qualcuno non si ferma
davanti ad un commento non gradito.

Invece di dir grazie ad un signore
che ha portato un consiglio a tal “poeta”
si preferisce essere latore

a chi gli porta una novella lieta
ragion per cui non resta che una meta:
chiudere la boccaccia a quel lettore!

Non riesco a capire questo rancore contro chi sa scrivere in rima. Non sarà per caso un segno d'invidia per non sapere entrare in quel genere poetico, malgrado i maldestri tentativi? Meglio lasciar perdere, e non tentare neppure, specie se non si hanno le necessarie capacità, come da taluno qui abbondantemente mostrato. Io, per esempio, non conosco il cinese e quindi mi astengo dallo scrivere in tale lingua, e neppure tento un discorso assurdo giustificandolo con wikipedia o altro ( esempio: “ il cinese imparato in mezz'ora” di Flavio Menimpi, un libro edito da Emo Scampiamci, che fra l'altro è stato mio mentore nell'assegnazione al sottoscritto del recente Nobel per la letteratura).

*

Ancora sul sonetto!!!

Il sonetto che qui talvolta ascolto
è una poesia davvero in brutto aspetto
ed io che in tale genere son colto
di criticarlo sempre mi permetto.

Siete invero distanti assai di molto
a creder l'ironia nel suo protetto,
l'ironia non può capir lo stolto
e in tale caso non è più diletto.

Il sonetto riguarda il sentimento
che pulsa dentro al cuore d'ogni umano,
può essere esplicato ogni momento

comunque tiri, a destra o manca, il vento,
ed io posso ben stringer qui la mano
di chi sa far sonetti, il Terracciano!

*

Cambio in sonetto un’amara meditazione ... in prosa vertical

Scrissi questa 'prosa verticale' (qui pubblicata) della quale non so se debba vergognarmi e pertanto la riscrivo onorandola nel sonetto.

Ho spento il tuo sorriso
in un pensiero banale.

Così declina
spesso ogni sogno
in amaro sentire
che interrompe la gioia.

Ed ecco ora il sonetto!

Ho spento il tuo sorriso, lo confesso,
in banale pensiero assurdo molto
per cui mi son sentito assai depresso
ed il motivo non l'ho affatto colto.

E mi sconvolgo nel cervello adesso
che dall'amore tuo sono distolto
e mi sento davvero come un fesso
che un tal sentire nella mente ha colto.

La sera ora discende assai gradita
e stende le sue ombre tutt'intorno,
fra poco sarà notte e una dormita

farò fintanto che non spunti il giorno
svegliandomi sincero in nuova vita
con la quale da te farò ritorno!


*

Stanca meditazione


Ho spento il tuo sorriso
in un pensiero banale.

Così declina
spesso ogni sogno
in amaro sentire
che interrompe la gioia.

*

Caffè ’Il legionario,

Caffè del 'legionario', vecchio sogno
di spemi andate, che però non scordi,
io spesso ancora di sedermi agogno
ai tuoi tavoli in legno dei ricordi.

Ogni cosa è cambiata, pure il nome,
tutto ha preso eleganza e nuovo stile,
ed io m'accorgo veramente come
tu sembri adesso un falso, ahimè, monile.

Un cameriere con la giacca bianca
ossequioso saluta l'avventore,
quanto davvero adesso qui mi manca
la cameriera con il suo candore,

in abiti normali, amico il viso,
che con gran confidenza e simpatia
ogni volta mi dava il suo sorriso,
mi portava il caffè e... andava via.

Vecchio mio bar, rifugio di avventori
tutti italiani, d'un non lunge ieri,
ora siedono ai tavoli signori
che parlano altra lingua, son stranieri.

Ed un caffè io mi sorbisco solo
e guardo le colline a me d'intorno,
con la memoria ogni volta volo
al mio perduto bar... di un altro giorno.

*

Sulle orme di Proust


Vorrei tornare indietro sui miei passi
per cancellare poi certi momenti
che procurano certo nel ricordo
ansie, perplessità, rimorsi antichi.

E mi sembra davvero aver sbagliato
nell’allora capire, come ora,
quale facilità di comprensione
c’era per giudicare quell’evento.

Se l’orma antica fosse dato quindi
cancellare ed in altra via posarla
ora lo rifarei ‘sì facilmente
senza difficoltà davvero alcuna.

Però la realtà è ben diversa
perché un giudizio dato in conoscenza
di vita che ci mostra le evidenze
è diverso da quello del momento

in cui compimmo il fatto che ci duole
quando ancora mancava l’esperienza
e vivevamo in giovanili anni
nei quali era ben facile sbagliare.

Così non tornerò dietro i miei passi
e accetterò gli errori del passato
perché se fosse a me questo concesso
li rifarei mancando d’esperienza.

NB. Scrissi questa poesia senza voler entrare nello spirito di Proust, ma solo perchè l'Autore mi aveva dato lo spunto per questo pensiero generico.

*

Canto apocrifo dantesco

Ho sognato di giorno, proprio ieri,
intento in consueta pennichella
che ero proprio io Dante Alighieri

con il Virgilio a far la gitarella
per un cerchio infernale buio e triste
senza il conforto manco d'una stella.

Di fronte a cose orrende giammai viste
chiesi al Maestro mio che mi guidava
per quelle impervie e tenebrose piste

perché mai quella gente si grattava,
e per di più bensì potei vedere
che in mezzo a un grande scendere di lava

con l'unghie si graffiavano il sedere,
Rispuosemi il Maestro: “In questa riva
son anime che in terra il lor parere

dissero sempre come gli veniva,
senza mai porre al dir controllo alcuno,
ed ora il contrappasso a loro arriva

e non puote più dir parola ognuno,
tanto che è sol concesso il gesto muto
di quel grattar con unghie che son pruno

ed alcuno non puo' dar loro aiuto.
Se or da me tu vuoi aver consiglio
io te lo posso dar ben compiaciuto,

in certe situazioni, da coniglio
è meglio il comportar che da leone,
io te lo dico qual tu fossi un figlio.

La saggezza pertanto ti propone
di far silenzio e tener dentro tutto,
sarà per te di gran soddisfazione

ricever dal mio dire grande frutto.”
“Maestro” dissi “per me Babbo sei
e io ti seguo in tutto e dappertutto,

io volentieri ti prometterei
qualsiasi cosa, or vedi che ti ascolto,
e agisco sui tuoi detti come miei

e riconosco quel mio agire stolto.
E per questo ti dico, illustre Vate,
quel che mi viene in mente, nulla tolto,

tu hai detto delle grandi bischerate
che dicono da sempre i moralisti
quando sparano simili cazzate.

Ben comportarsi io non li ho mai visti,
ragion per cui dalla mia bocca caccio
l'urlo che sempre i buoni rende tristi:

Smettila di cianciare, bischeraccio!
Dico quel che mi pare e ciò confermo,
neppure tu mi prendi col tuo laccio

e in propositi miei rimango fermo.”
A sentir ciò Virgilio si è scomposto
e mi ha gridato, pur restando ermo:

“Etrusco, ma vai a prenderlo in quel posto!”
E' tanto forte il tono di quel grido
che pe'l sobbalzo io mi sveglio tosto,

e dopo lo scossone... me la rido!

NB. Scrissi questa scherzosa poesia sullo stile di Dante nella Divina Commedia (absit iniuria verbis) qualche anno fa e qui la ripropongo.

*

Baccalà alla fiorentina

Baccalà

Io consiglio ricetta sopraffina
che vi farà leccare baffi e barba,
del baccalà detto alla fiorentina
un piatto che nel mondo intero garba.

Soffriggi le cipolle spezzettate
in un olio extravergine d'oliva,
fette di baccalà vanno impanate
con pan grattato assai che le ravviva.

Mescola poi con pomodoro tanto
tenendo il tutto al fuoco a rosolare,
sentirai un profumo ch'è d'incanto
e intanto tu comincia col mangiare.

Ma che succede? Questa che presento
ricetta mia contiene qualche sbaglio,
infatti un certo odore non lo sento,
un sapore mi manca, quello d'aglio.

E va a finire allora che i presenti
delusi dall'assaggio in tutta fretta
urlare al sottoscritto tu li senti:
“Un baccalà sei tu, e che forchetta!

NB: Almeno a Firenze, quando uno si dimostra insipido e sciocco gli si dà del “baccalà”.
Non sarà buono come il baccalà della Luigina, ma lo supererà dopo che Klara Rubino avrà provveduto a riscrivere le presenti quartine secondo il suo sentire.






*

Memoria


Chissà se la tua casa esiste ancora
isolata nel fondo allo stradone
dove abitavo anch'io
la stessa via.


Da tempo non ci torno
e mi hanno detto
che il paese è cambiato già del tutto,
da qualche anno non si riconosce.

Meglio allora ch'io resti
e non mi muova
da dove sono.
Voglio che il paese
resti fotografato nella mente
com'era allora.

E dunque viva
come una cartolina ormai passata
in bianco e nero
oppure color seppia,
non lo voglio vedere
ora a colori.

E non m'apparirebbe come allora
con la mia casa alta
e il tuo giardino
isolato nel fondo allo stradone.
Sul cancello crescevano le rose...
fioriva giovanile una passione.

*

A un poeta modernista


A te il sonetto una gran noia arreca
perché concetto e rima sono uggiosi
tanto che lo consideri ciofeca
ovunque gli occhi su di esso posi.

Tu ben conosci la poesia greca
ed i suoi linguaggi virtuosi
ed anche la latina biblioteca...
… tradotta dai poeti più famosi!

Ed ammiri estasiato la tua prosa
ben spezzettata in frasi verticali,
la guardi come profumata rosa

che ti fa metter tosto grandi ali.
Ma nell'intimo invidi, ci scommetto
chi conosce la rima e fa il sonetto!

*

Sonetto del nulla


La mia tristezza sfolgora stasera
assieme ai tuoni e fulmini del cielo,
la stagione è davvero battagliera...
io sto in disparte mesto e un grande velo

d'abbandono mi copre, veste vera
che s'adatta al mio corpo come un telo
steso sullo sconforto e febbre nera
a indicare che a nulla ormai più anelo.

Cade la pioggia, batte sul selciato
con suono sordo di monotonia,
mi sento solo, spento, abbandonato

dagli ultimi barlumi d'allegria.
Sembra voglia donarmi il tristo fato
solo tristezza, sol malinconia...

*

Nella chiesetta del convento


Nel festivo mattino ecco le suore
disporsi assorte ai lati dell'altare
uscendo da due porte laterali
in fila indiana con le mani giunte.

Con una sincronia che non ha pari
vengono ad abbellire questa messa
che il sacerdote entrato dopo loro
s'accinge a celebrare sul momento.

Hanno un passo che sembra una poesia,
tutte eguali, da destra e da sinistra,
non c'è errore del loro movimento
e se le sovrapponi son perfette.

Sedute in posa eguale su sgabelli
non batton ciglio ed hanno sguardo fisso
senza si percepisca un movimento
che turbi un'armonia così evidente.

E quando il sacerdote ha terminato
s'alzano in piedi in andamento eguale
ed in fila scompaion nella porta
come tante faville che danzanti

dolcemente si spengono nell'aria.

*

Di te la sera

Di te la sera
ogni pensiero è spento.
Troppo nel giorno
io t’ho sognata tanto
e affaticato sono
per l’interiore strazio.

Tu non mi senti
non mi vuoi pensare
ed io soffro per questo
e al tramonto del giorno
ormai spossato
crollo nel buio
e il sonno mi ristora.

Ma all’alba tornerai
col tuo sorriso
che ora ad altri appartiene
e il tuo pensiero
tormento sarà all’anima
fino alla sera.

*

Alla luna

Sembra tu irrida in alto alla poesia
pallida luna che nel cielo appari
e che sempre gli omaggi hai ricevuto
da poeti famosi qual Leopardi.

Gli amanti insieme a te fanno progetti
e pare quasi che tu a lor sorrida
amorevole e dolce e che li ascolti
mentre un bacio si scambiano la notte.

In verità tu splendi e nulla vedi
chiusa nella superbia che non senti
perché tu sei soltanto desolata
landa sperduta in moto universale.

I poeti t’esaltano da sempre
con le liriche belle più ispirate
e gli amanti si credono tuoi amici
stretti in abbraccio sotto la tua luce.

Nei secoli si perde il movimento
incosciente di te nell’universo,
e pare invece sempre sii letizia
nella rubata luce che tu emani.

Ti disprezzo perché tu sei bellezza
che anima non ha, tu nulla senti
e l’illusione dai d’un gran sorriso
mentre soltanto giaci inconscia landa.

*

Abbasso la rima!

Davvero assai ridicola la rima
ancora usata molto dai poetastri,
un genere di secoli ben prima
di un Dante, di un Petarca e tanti ...”astri”,

Io son vero poeta, son moderno
e disprezzo la rima e chi la scrive,
io mi rileggo sempre nel quaderno
il moderno che pulsa e che lì vive.

La rima è troppo facile ed il verso
io bene lo farei se m'inpegnassi
in tal stile poetico diverso
di cui nessuno deve interessarsi.

Guardate quel mio dire, è gran poesia
perché io scrivo un bel concetto in prosa
che spezzetto a piacere, è un'armonia
come schiudersi petali di rosa.

La prova spezzettata, ve l'ho detto,
è una vera poesia senza confronti
che surclassa chi vuol scriver sonetto
col quale io non voglio far confronti.

Uso soltanto prosa spezzettata
ed intendo in tal modo la poesia,
e la mia è una splendida trovata
che finalmente apre nuova via.

Scrivano pure gli altri anche un sonetto
con rime adatte e poca pur fatica,
anche qui son sicuro e ci scommetto
che la poesia non è di questo amica.

Grande è lo sforzo a spezzettar la prosa
e ingegno occorre e tanta fantasia,
non come chi con la sua rima osa
deturpare del tutto la poesia.

L'unica cosa che io raccomando
ai poeti che spezzano la prosa
di usare il tasto “a capo” del comando
ogni cinque parole, è buona cosa.

E faremo così noi constatare
a tutti quanti in questo ed altri siti
come Dante riuscisse ad ingannare
in tempi suoi dove non c'eran miti.

Una cosa però io vi confesso
con animo sincero e aperta mente,
io nella rima forse sono un ...fesso
perché davvero … 'un ci capisco niente!!!

E neppure capiscon la frittata
quelli ch'esaltano ogni mia poesia
composta sempre in prosa spezzettata …
che non è la migliore che ci sia!


Generalmente non mi rifaccio a definizioni già espresse da altri, però l'avere sentito dire da un intelligente autore che si riversa anche in questo sito che la poesia dei moderni poeti IMITATORI (escludo quelli veri nel genere) è soltanto una prosa spezzettata, mi ha affascinato e quindi più volte ho ripreso il concetto. Saluti ad Antonio Terracciano.

*

Firenze sotto la pioggia


Triste è Firenze nel piovoso giorno
che i monumenti splendidi già abbruna
e non avrà di luce alcun ritorno
poiché la sera incombe inopportuna.

Con il pensiero allora me ne torno
ad un serale splendido con luna
che tutto svela quel che c’è d’attorno
e illumina bellezze ad una ad una.

So che Firenze solo nostalgia
provoca se si è da lei distanti,
ma io son qui con la tristezza mia

che in questa sera ha sintomi pesanti
perché nel cuore non c’è più poesia
anche se la città mi sta davanti.

*

Nefertiti (impressioni dopo un viaggio in Egitto)

La memoria in un vortice accavalla
ricordi di un Egitto appena scorso
in un giro improvviso di piramidi
e colonne anelanti verso il cielo.

Quieto procede il Nilo alla sua foce
fra suoni di motori e di sirene
mentre c'investe del deserto il vento
caldo incommensurabile sospiro.

Ma il flusso del ricordo poi si blocca
in un fermo d'immagine improvviso.
Rimani tu nel quadro della mente
nitida sullo sfondo misterioso.

Il tempo non esiste e tutto vive
nell'attimo fermato e solo in quello,
racchiuso è solamente in quel frammento
il mistero d'Egitto e la sua storia.

Sei tu, soltanto tu. Guardi lontano
e certo non mi vedi,
assorta in una
lontananza di spazi e di confini.

Sei tu, soltanto tu. Centro di un sogno
che ha sullo sfondo un soffio d'infinito.

Ma prepotente
riprende ancora il correre del tempo.
Più non ci sei
tornato è già il presente.

Stupita alla memoria
come sui muri di un antico tempio
bassorilievo sfida alle stagioni
rimane la tua immagine
per sempre.

*

Lontano dalla Terra

In siderali spazi
solitario vago
fra ineguagliabili perfezioni
e infinita giustizia
ma vuoto immenso
in atmosfera senza fine
eternità assoluta.

Con nostalgia ho memoria
della mia Terra
donde venni
e il cui ricordo m’opprime
implacabile
e per la quale provo
malinconia infinita.

E ripenso
alle sue ingiustizie
all’ipocrisia
alle sue continue lotte
ai sogni colà perduti
alle infamie perpetrate.

E la rimpiango
ora che eternamente scorro
in questo universo perfetto
fra bagliori di stelle
inimmaginabili

rimpiango i suoi limiti
la sua precarietà.

Vago ora eterno fra queste
perfezioni e armonie senza fine.

Ma sono solo.

*

Fantasia ...sostitutiva

Cade la pioggia e batte sul selciato
con uniforme ticchettio che m’entra
nell’animo del tutto imprigionato
in un affanno che il mio cuore centra.

La nebbia fitta intorno m’ha vietato
quella visione che col chiaro accentra
le mie colline e il monte tanto amato,
ma poi mi dico: e questo cosa c’entra?

Un fatto nuovo lesto si propone
e mi sussurra: con la fantasia
tu puoi immaginarti un solleone

che pioggia e nebbia spazzi tosto via
e ammirare così la tua passione,
dei colli e del tuo monte la malia!

*

Piccolo banale sonetto d’amore

Non ho l'arte per scrivere poesia
con parole che tocchino il tuo cuore
ed è grande mancanza questa mia
che esprimere non sa versi d'amore.

Invidio quei poeti che malìa
sanno imprimere al verso con vigore
bravi davvero nel trovar la via
per conquistare donne... a tutte l'ore.

Io non sono poeta e strimpellare
soltanto so con questo mio sonetto
che son sicuro è solo da buttare

e pertanto con rabbia io lo getto
poiché un solo verso al cuor mi viene:
“Amore mio, ti voglio tanto bene!”

*

Come scrivere una poesia di successo


Emergenti poeti, ora un consiglio
io voglio darvi, e non mi ringraziate,
scrivete le poesie con grande piglio
oscuro che neppur voi lo capiate.

Se dovete descrivere i tramonti
non dite mai: “Il sole si perdeva
nella rossastra luce in mezzo ai monti
mentre la sera intorno discendeva”.

Dite invece: “La palla si bruciava
dell'infuocato oggetto a me lontana
e un languore allo stomaco lasciava
come Chianti non ber, ma acqua piovana”.

E se dovete poi parlar d'amore
a una fanciulla oppure a una tardona
che v'abbia preso anche per celia il cuore
non le dite: “Il poeta ora ti dona

del sentimento proprio questo fiore
che è simbolo di quel che per te provo,
passa con me tante felici ore,
carezzami con rosa e non col rovo!”

E invece dite a lei con frase oscura:
“Come all'asino dato fu quel cardo
che lo saziò per una fame dura
così tu che mi scruti con quel guardo

prenditi tosto questo cavolfiore!”
E così proseguite in ogni verso
sia parliate di occasi oppur d'amore,
del cielo nuvoloso oppure terso.

Il tramonto io l'ho chiamato “occaso”
e voi seguite me e avrete frutti,
meglio che le parole siano a caso
piuttosto che chiamarle come tutti.

Queste poesie avranno un gran successo
che vi trasporterà solo alla gloria,
orsù, ragazzi, alzatevi dal cesso
e sarete immortali nella storia!

*

Ultima luce



Guarda l'incanto ch'è di questa sera
nel vorticar di raggi del tramonto.
Lieve è la luce, le colline attorno
si rivestono quasi d'un azzurro

che prevede una fine di stagione
nell'inoltro di dolce primavera.
Questo barbaglio ancora di colori
che resiste alla sera ormai incombente

assomiglia al cammino della vita
quando l'ultime luci hanno colore
che fa sperare in giovinezza nuova
mentre invece s'addensa ormai la notte.


NB. scrissi questa poesia anni fa e la pubblicai su altro sito, ove viene riproposta.

*

La fiera degli uccelli

Sono andato alla fiera degli uccelli
che a Firenze si tiene in allegria
con passeri, con scriccioli e fringuelli
quanti ne conta l'ornitologia.
E' un gran trillo gioioso, un lieto canto
che nel cuore m'arreca un grande incanto.

Un tizio 'spiritoso' che mi ha visto
così compreso nel guardar gli uccelli
con gentil modo ad ironia ben misto
mi ha detto 'Sono proprio molto belli
e si vede che a te questo uccellame
soddisfa veramente le tue brame.'

Gli ho risposto: 'Mio caro bellimbusto
gli uccelli d'aria son la mia passione
e ad osservarli tutti provo gusto,
ma adesso qui ti dico in conclusione ...
tu per uccelli maschi ci hai riguardi,
le passere però neppur le guardi!'

La fiera degli uccelli si tiene, anzi si teneva fino a qualche tempo fa a Firenze, nella zona di Porta Romana.
Certamente, a sentire parlare di passere, che da queste parti ha... un significato particolare, le gentili lettrici forse si scandalizzeranno.
A questo punto io posso loro solo rispondere: allora perchè non si scandalizzano pure a leggere la poesia del Carducci 'Davanti a San Guido', ove il poeta a un certo punto fa dire ai suoi cipressi:
'Le passere la sera intreccian voli
a noi d'intorno ancora... oh resta qui!'

Un saluto


*

Sonetto di noia a se stesso

“Scrivi sempre sonetti e non t'accorgi
che pur variando resti assai noioso
e, te lo dico chiaro, tu non scorgi
della poesia il senso rigoglioso.

Solo un genere vecchio tu ci porgi
e scusami se dirtelo io oso,
versi di certo sorpassati forgi
e dal moderno resti troppo ascoso.”

Questo m'ha detto un lirico moderno
ed io, strimpellatore senza fama
ho ascoltato in silenzio, e sul quaderno

dei miei sonetti ho scritto questa trama:
“Non ti rispondo e qui sarò sincero,
ma questa volta hai detto proprio il vero!

*

Memento


So che adesso sorride a te la quiete
dove riposi in fondo a quel vialetto
di canne di bambù e di cipressi
presso la strada che si perde ai monti.

Nella tua pace certo non avverti
il rumore di un traffico continuo,
il rombo delle auto tu non senti
e nulla ti disturba a te dintorno.

Vorrei soltanto scuotere il tuo sonno
e tu avvertissi questa mia presenza
adesso che distraggo il tuo riposo
sulla tua tomba accomodando un fiore.

*

Gioele

Ero un ragazzino di appena cinque anni
vivevo felice con i genitori
e giocavo con gli amici
senza sapere neppure che ero ebreo.

Un giorno d'improvviso
un uomo in divisa
mi prese bruscamente per mano
e da allora
non vidi più i miei cari
e cessarono i giochi con gli amici.

Fui portato lontano
ed anche ora
non riesco a capire
per quale ragione io sia morto.

*

Ballerina sotto la luna

Qual notturna farfalla che amorosa
distende le sue ali sopra il prato,
al chiar di luna balli tu radiosa
ed io non visto guardo te estasiato.

Le movenze son petali di rosa
volteggianti in un vento che fatato
t'inquadra nella splendida tua posa
in uno sguardo dolce innamorato.

Osservo con immensa ammirazione
quella tua danza piena di poesia
che l'animo riempie di passione.

Ma io non so neppure chi tu sia...
Sotto un cielo stellato senza pari
ti guardo con il cuore. Poi scompari.

*

Nel ricordo

Dimmi
sei più tornata sulla Futa
a guardare la rondine festosa
in un paesaggio antico a primavera?

E ancora in cuor ti scende il panorama
di mugellana terra verdeggiante
nel ricordo dei Medici passati,
Piero e Lorenzo in quel di Cafaggiolo?

Dimmi
c'è ancora intensa quella luce
di giovanili anni di speranza
che ci pareva senza fine, eterna?

E sui colli d'attorno a Barberino
spira sempre la brezza mattutina,
mentre in distanza dalla 'bolognese'
giunge suono di traffico attutito?

Dimmi
dimmelo tu, sai che non torno
a respirare l'aria di quei luoghi,
all'anima farà meno impressione.

Nota: la 'Bolognese' è una via di comunicazione che costeggia il paese.

*

Imago


Di te l'immagine si perde
e piano piano
s'annebbiano i contorni del tuo volto
che prima erano chiari nella mente.

Il tempo la memoria mi cancella
malgrado io non lo voglia
e a poco a poco
si attenuano i tuoi tratti
ed il ricordo
mi resta come su ingiallita foto
che gli anni hanno sbiadito
lentamente.

S'allontana l'immagine
ma resti
fissa sul cuore
in un nebbioso alone
sempre presente.

*

L’Arno al Girone


Dove l'ansa dell'Arno piega il corso
e a destra lo devìa verso il Tirreno...
ricordo il giorno in cui ci soffermammo
su una panchina proprio là, al 'Girone'.

Piangevi, e forse anch'io piangevo amaro
per una soluzione non trovata
in un incontro d'anime gemelle
ed in tale incertezza tormentate.

Sfavilla l'Arno sotto ardente sole
ma l'acque se ne vanno silenziose
senza dare consiglio o soluzione
ad anime vaganti nella pena.


Nota dell'autore:
Girone è una Frazione del comune di Fiesole, in provincia di Firenze, lungo l'Arno, là dove il fiume devìa il suo corso formando quasi un angolo retto. Cioè fa un 'giro', da qui il nome Girone della località.

*

Il poeta saltimbanco

Canterai nel silenzio il tuo pensiero
ascoltando di giorno il 'cri' dei grilli,
perdendoti la notte nel suo nero
dove nessuna stella in cielo brilli.

Vagherai solitario sul sentiero
desolato dei sogni ove non trilli
alcun suono di passero ciarliero
e sentimento alcuno in te t'instilli.

Oppure tu godrai del tuo silenzio
che canto si farà di gran speranza
divenendo per te forza d'assenzio

contro l'oscurantismo e l'ignoranza.
Qualsiasi cosa tu, poeta, agogni
sei sempre il saltimbanco dei tuoi sogni.


Sonetto con schema ABAB, ABAB, CDC, DEE

*

Astralis solitudo


Sei fra le stelle
rosa incastonata
in intarsio di luce.

Guardi tu la terra
inconsapevolmente
e non t'accorgi
del trascorso irruente di stagioni
e tempeste di neve
o di caldi orizzonti.

Immortale tu resti
nell'immobilità del tuo destino
senza soffrire
intensi al mondo affanni.

Vivi chiusa in te stessa
e di nulla t'accorgi.

Tu sei sola.

*

Atlantide

O mia città, cui sempre ardente anelo,

racchiusa nel mio cuore come un sogno

ti vedo avvolta di grandezza in velo

e sempre, ogni momento, io t'agogno.

 

Penso a felicità sotto il tuo cielo

e d'ogni tua virtù sento il bisogno

che nella mente dolcemente celo

perchè esprimerlo ad altri mi vergogno.

 

Ma pur così raggiunger non mi è dato

di un tale gran pensare la pienezza

sentendomi assai triste e sconsolato

 

se non avessi in petto la certezza

che in un giorno che a tutti assegna il fato

potrò arrivare a tanta contentezza.

 

NB. E' un sonetto con schema ABAB, ABAB, CDC, DCD.

 

*

Trattoria di montagna

Me lo rammento. Sibilava il vento
per i tornanti su verso la Futa,
noi stavamo seduti a cuor contento
in trattoria da noi mai conosciuta.

Ci eravamo fermati un po' a casaccio,
la stufa quella stanza riscaldava,
serviva un oste in vesti da pagliaccio
che fra i tanti clienti ballettava.

Era buffo e faceva movimenti
poco coordinati da trattore,
ridendo ci mostrava torti denti
e coi suoi lazzi volle farci onore.

Per davvero pareva un menestrello
pagato per il re far divertire,
ci sembrava davvero un poverello
che già fosse di testa per partire.

Fra tuoni e lampi, mentre la tempesta
ha raggiunto il suo acme di violenza
e fra scrosci di pioggia non s'arresta,
d'improvviso di luce siamo senza.

Ai tavoli fa un 'oh!' tutta la gente
da quel black improvviso assai sorpresa,
non si vede davvero proprio niente ...
Poi la luce all'istante s'è ripresa.

E' una luce brillante e nuova pare
sui tavoli che adesso sono in festa,
una grande allegria sta per scoppiare
e ancora fuori soffia la tempesta.

Esplode un grande riso in trattoria
mentre che il tramontano fischia forte,
una felicità con allegria
che alla serenità apre le porte.

Riappare l'oste, ma è vestito bene
con grembiale pulito e signorile,
presso il tavolo nostro tosto viene
e ci parla con tono assai gentile:

'Vedete com'è bello il fortunale
che fuori incombe mentre qui c'è quiete,
goderci l'atmosfera, questo vale
al riparo in locale dove siete.

Soffia il vento, imperversa la tempesta,
noi godiamo in quest'attimo sereno,
tutti i giorni non è di certo festa
e di felicità non si fa il pieno!'

Lui sembrava un poeta che parlasse
con un lirico accento commovente
e denotava una profonda classe,
ben lo capì chi stava lì presente.

Non era più il pagliaccio ballettante
che saltava fra i tavoli buffone,
era un uomo ben messo ed elegante ...
così un poeta a tutti si propone.

*

Sogno

Ti attenderò stasera nei miei sogni
e di certo verrai per consolare
le mie pene del giorno, tu che agogni
stare con me insieme a riposare.

Ci porterà la quieta notte ogni
dolce pensiero giunto ad acquietare
la tristezza di cui pur tu abbisogni
e ci potremo nel silenzio amare.

Così trascorreremo noi abbracciati
un rapporto d'amore senza fine
fino a che l'alba ci abbia risvegliati

superando del buio il suo confine.
Comincia la giornata triste e vana,
è stato un sogno... so che sei lontana.

Nota: sonetto con schema ABAB, ABAB, CDC, DEE.

*

Natale gastronomico d’altri tempi

Si volesse il Natale ora pensare
in senso solamente gastronomico
senza dentro il suo spirito rientrare
sarebbe un argomento un poco comico.

Almeno nei Natali d’anni prima
magari con la guerra (che mai torni!)
senza televisione e la sua rima
si mangiava assai più degli altri giorni.

E sul tavolo bene apparecchiato
si vedevano piatti proprio nuovi
e soprattutto v’era sistemato
qualcosa che chissà quando ritrovi.

Ed era quello proprio un bel mangiare
cibi con grande amore preparati,
chissà se li potremo ancor gustare
e quanto in detti tempi son costati!

Or si presenta, pure per Natale,
piatti che abbiamo ormai sempre provato,
persino ieri, ed ogni volta eguale
quel tal mangiare proprio ci ha stufato.

Così solo per questo, per il gusto
certo la gola stava più curata,
ed il motivo mi è sembrato giusto
per cantar questa strana strimpellata.

*

Luci di Natale



Risplendono le strade illuminate
da festanti luci natalizie
anche di notte.

E di notte
cerca di riposare il barbone
avvolto in stanche coperte
sul marciapiede
soffrendo per il freddo.

*

Sonetto più otto quartine

Mi sforzo di trovare un argomento
per un sonetto o altro da inviare
ma dentro al petto sento sol tormento
perché nessun motivo so trovare.

E allora mi rivolgo al sentimento
che sempre qualche idea ti può portare
e ne approfitto proprio sul momento
che finalmente io potrò poetare.

Penso al freddo che fuori è ben feroce
e mi costringe in casa a far poesie,
sento però nel cuore poi una voce

che dice: c’è chi vive in traversie
peggiori assai del freddo che non nuoce,
son le bombe scagliate nelle vie!

Infatti in qualche parte della terra
c’è un grande bombardare con violenza
poiché da molto tempo c’è una guerra,
dai mass-media ne abbiamo ...conoscenza.

Quella guerra ci appare assai distante
e la sentiamo per televisione,
di certo ora ci sembra più importante
il calcio della prima divisione.

E c’era, ma è passato, il carnevale
e ad altri aspetti s’ha da dedicarci,
l’attesa del Natale ora prevale
con un lauto pranzo a rimpinzarci.

Da noi va tutto bene, chiuderanno
aziende, ed operai disoccupati,
attentati ci sono e ci saranno
e treni dal binario son sbandati.

Liberamente fuori passeggiamo,
non ci molesta alcuno per la via,
se qualcosa di anomalo notiamo ...
basta ch’essa riguardi sol ... vossia.

E tutto quel che avviene tocca agli altri
e noi viviamo lieti nella vita,
nel vivere bisogna stare scaltri ...
la guerra ...da tant’anni essa è finita!

Scaramuccia qua e là c’è in questo mondo
ma ben lontana e noi non ci riguarda,
l’importante è che non ci giri in tondo,
punta da un’altra parte e a noi non guarda!

E lo diciamo tutti quanti in coro
noi che siamo i gaudenti in questa terra,
pensiamo a folleggiar (poco lavoro),
si preoccupi lui ...se ci ha la guerra!

*

Sonetto acrostico Le tre guardiane

Le donne che nel cuore ognor mi stanno
E son dentro i miei sogni e pur l'affetto
Temo che in cuore sempre faran danno
Restando in fantasia dove le metto.

Ed io vi chiedo ora a fine d'anno
Gradendo il vostro dire che rispetto
Un allegro giudizio senza affanno
Anche però sintetico e perfetto.

Recepisco tal donne nel mio cuore
Dove entrano tutti i miei pensieri
Intensi e sempre fermi nell'amore

Anche se a voi parranno non sinceri
Nonostante parola sia d'onore ...
erano attrici al cinema d'ieri!

Sonetto con schema: ABAB, ABAB, CDC, DCD

*

Sogno paesano

Ho riveduto in sogno il mio paese
proprio com’era tanti anni prima
con la semplicità, senza pretese,
che con felicità però fa rima.

Ero ragazzo allora, e il torrentello
ho visto scorrer nel suo bel pertugio
e m’è riapparso, avvolto in un mantello
di ridenti colline il mio rifugio.

E forse con sorriso d’ironia
l’avrà guardato qualche forestiero,
io lo vedevo nella sua magia
come una gran posto, steso nel mistero.

Sono passato per le strade amate
dove c’era di festa tanta gente,
si stava in mezzo, senza le frenate
di auto dentro un traffico imponente.

E a casa per la cena poi tornavo
e al desco mi sedevo coi miei cari,
cibi poveri e semplici trovavo
perché erano tempi molto amari.

Il campanile della chiesa esteso
m’è riapparso assieme alle campane
il cui suono per l’aria s’è disteso
lieto e squillante. C’era poco pane

e la cinghia tirare si doveva
però nel cuore una gran forza avanza
e a quell’età nessuno ce la leva:
stava nel cuore fissa la speranza!

Un moto irresistibile là c’era,
si sente allora e accanto a noi s’affianca,
adesso è solamente una chimera
e questo è il tutto, quello che ormai manca.

*

La speranza


Spunta l'alba, nel nuovo giorno nato
io sogno carezzare le tue mani
ed una voce sento innamorato:
sarà domani.

E' mezzogiorno, splende in alto il sole
ed io penso d'averti con me accanto,
la stessa voce consolarmi vuole:
verrà l'incanto.

La sera arriva con il suo tramonto
e ancora anelo a te che sei distante,
quel folletto a rassicurarmi è pronto:
fra qualche istante.

La voce torna poi a riparlarmi
quando la notte scende col suo scuro
a me che non riesco addormentarmi:
dormi sicuro.

Sorge un'alba di nuovo e il giorno incalza
ma quel folletto insiste sempre ancora
con il suo dire che il mio cuore innalza:
dopo l'aurora.

Giunge il giorno di poi e in successione
immancabile arriva anche la sera,
quella voce continua con passione:
aspetta e spera.

Ed io ti penso sempre, aspetto e spero,
poi il ritornello tolgo dalla mente
e alfine sbotto libero e sincero:
non spero niente!

*

Brindisi di mezzanotte con i fantasmi


Quando la sera stende le sue ombre
e s' avvia sulle strade della notte,
i miei fantasmi che han dormito il giorno
a farmi compagnia tornano in frotte.

Giacché mai li ho saputi allontanare
e son loro coorti vincitrici
ho adoperato tattica fatale...
me li son fatti tutti quanti amici.

Ed assieme beviam Chianti e Barbera
brindando a mezzanotte e fino all'alba,
ritorneranno nella nuova sera
ancora miei compagni della notte.

Ed ora che noi siamo buoni amici
i miei fantasmi me li tengo cari,
dolore mi darebbe l'abbandono...
sarebbero davvero giorni amari.

*

Necrologio della poesia


Ed era invero tanto tempo prima
dei nostri tempi di sconvolgimento
che la poesia veniva scritta in rima ...
ma or per essa non è più il momento.

Ragion per cui chi in detta arte è cima
non scrive più in tale rapimento,
non adopera mai neppur la lima
e fa di getto il suo componimento.

Molti capolavori vengon fuori
ma spesso e volentieri, cosa ria,
quella che inventan tanti illustri autori

riesce un condensato tal d’orrori
che comunque si legga par si sia
nel necrologio, ahimè, della poesia!

*

Sull’0nda del pensiero


Verrò da te sull’onda del pensiero
e poi t’abbraccerò perché io torno
finalmente da te e sembra vero
rendendo assai felice questo giorno.

Usciremo col clima sottozero
ed io ti scalderò col braccio attorno
alla tua vita e in modo assai sincero
procederemo lieti ...ma il ritorno

incombe perché pur l’immaginato
a un certo punto no non può strafare
e in limiti più stretti riportato

altrimenti si va ad esagerare
e pertanto il pensiero va cessato
e occorre alla realtà tosto rientrare.

*

Sonetto senza argomento

Dunque sto ricercando un argomento
per qualcosa che intendo pubblicare,
mi prende all’improvviso un gran tormento
e non trovo pensieri da poetare.

Scrivere coinvolgente un gran lamento
oppure una risata far scoppiare,
buttar giù due parole in un momento
senza senso, però da meditare?

Mi logoro e non viene alcun soccorso
dalla mente che tosto s’è fermata,
non so più a che pensiero far ricorso

e sono in situazione disperata,
so vendere però la pelle d’orso
e la poesia m’appare completata!

*

Il Potere

Sempre vi fu chi allergico al Potere
che presiede coi dogmi suoi sovrano
non seppe a tale giogo soggiacere
e contro con coraggio alzò la mano.

Ma quell’arto ben tosto fu mozzato
dallo stesso Potere con violenza
e il protestare parve terminato
con tal dimostrazione di potenza.

E il Potere affermò: con tale esempio
salvato abbiamo la democrazia,
occorre proseguire nello scempio
di chi s’oppone, in fede e così sia.

Scoppia l’applauso in toto generale
da parte degli adepti alla gran Face
che reggono con gioia l’orinale
per il suo getto, e Lui se ne compiace.

Ed è per i suoi sudditi un gran dono
sentirsi da Colui tanto bagnare,
gli avversi dovran chiedere perdono
e il Potere ancor più dovrà regnare.

E sempre il Gran Potere è coccolato
e la ressa dei sudditi è costante
per baciare la mano a quel gran Fato
e riceverne il premio ...è l’importante.

E continuano allora i leccamenti
al Potere per grandi ricompense,
di grande gloria questi son momenti
per coloro che siedono a tal mense.

E il coraggioso al quale fu mozzata
la mano perché aveva protestato
è data l’ulteriore gran mazzata:
vien condannato a morte e eliminato!

*

Accesso in Paradiso


Conosco un certo tipo ch'è davvero
persona assai seriosa ed importante,
lui dice sempre solamente il vero,
impeccabile sempre ed elegante.

E' filosofo, astronomo, scienziato,
romanziere, davvero gran scrittore,
e dalla mente sua ha ricavato
in ogni campo gloria e tanto onore.

Ha sempre in bocca frasi affascinanti
e detti che sorprendono gli udenti,
scrive poesie magnifiche e brillanti
impostate su grandi sentimenti.

E dalla penna sua di gran valore
escono frasi immense come il mare
e dimostrando grande classe e cuore
non s'impegnò giammai nello scherzare.

Ho saputo ch'è morto, ha steso l'ali
e ha seguito anche lui stesso destino
che tocca a tutti quanti quei mortali
quando, c'è il detto, tirano il calzino.

E' volato su in alto al Paradiso
ed ha bussato forte a quel portone
veramente convinto e assai deciso
d'essere accolto in tanta comunione.

Quando san Pietro appare sulla porta
lui si presenta con il suo sussiego
e sicuro lo è che ciò comporta
un “benvenuto, venga avanti, prego”.

Ma san Pietro si mette sulla soglia
e non permette affatto di passare,
gli dice: “Torna in terra ed abbi voglia
d'imparare un pochetto anche a scherzare.

Per questa volta ti rimando via
in quel mondo dal quale sei venuto
per apprendere un poco l'ironia
e smetterla di fare il sostenuto.

Ritorna dopo aver questo imparato
e non guardarmi con codesto viso,
ricordati che sempre fu vietato
entrar senza ironia nel Paradiso!”

*

Tristezza di Firenze


Triste è Firenze nel piovoso giorno
che i monumenti splendidi già abbruna
e non avrà di luce alcun ritorno
poiché la sera incombe inopportuna.

Con il pensiero allora me ne torno
ad un serale splendido con luna
che tutto svela quel che c’è d’attorno
e illumina bellezze ad una ad una.

So che Firenze solo nostalgia
provoca se si è da lei distanti,
ma io son qui con la tristezza mia

che in questa sera ha sintomi pesanti
perché nel cuore non c’è più poesia
anche se la città mi sta davanti.

*

Per il sonetto



Ci vuole poco a scrivere un sonetto
sia pur banale, non sarà perfetto,
ma in regole immancabili postato
certo noioso non sarà al palato.

Bastano due quartine, ed è un diletto,
fra di loro rimate con effetto
ed il carme sarà poi completato
con due terzine sempre con rimato.

Ma se andate a osservare in tale cura
tutto quello che i critici han notato
meglio buttarlo nella spazzatura

e il sonetto sarà una sinecura
nella quale si guarda, ed è sbagliato,
soltanto al tecnicismo, quale iattura!


Il sonetto, nella sua forma più accessibile, è composto (lo dico per chi ancora non ci ha capito granché) da due quartine iniziali e due terzine successive rimate fra di loro in qualsiasi modo, e questo è l'essenziale, generalmente si fa in endecasillabi, ma accetta tutte le forme metriche (decasillabo, novenario etc,).
Per me queste sono le regole essenziali e mi pare davvero assurdo contornare questo stile con una serie di paroloni che coloro che non amano il sonetto hanno successivamente riportato nelle varie vikipedie e vocabolari e ...studi, con una assurda variazione del sonetto che non è più quella del VERO sonetto che ebbe origine e valenza alla corte della scuola siciliana.
Questo presentato, semplicissimo, ha lo schema AABB, AABB, CDC, CDC, come pure si può comporre in tutti gli schemi possibili.
L'essenziale è che lo si componga col pensiero alla poesia e non solo al tecnicismo, sia pure assolutamente rispettando le semplici regole essenziali.

*

Sogno paesano

Ho riveduto in sogno il mio paese
proprio com’era tanti anni prima
con la semplicità, senza pretese,
che con felicità però fa rima.

Ero ragazzo allora, e il torrentello
ho visto scorrer nel suo bel pertugio
e m’è riapparso, avvolto in un mantello
di ridenti colline il mio rifugio.

E forse con sorriso d’ironia
l’avrà guardato qualche forestiero,
io lo vedevo nella sua magia
come una gran posto, steso nel mistero.

Sono passato per le strade amate
dove c’era di festa tanta gente,
si stava in mezzo, senza le frenate
di auto dentro un traffico imponente.

E a casa per la cena poi tornavo
e al desco mi sedevo coi miei cari,
cibi poveri e semplici trovavo
perché erano tempi molto amari.

Il campanile della chiesa esteso
m’è riapparso assieme alle campane
il cui suono per l’aria s’è disteso
lieto e squillante. C’era poco pane

e la cinghia tirare si doveva
però nel cuore una gran forza avanza
e a quell’età nessuno ce la leva:
stava nel cuore fissa la speranza!

Un moto irresistibile là c’era,
si sente allora e accanto a noi s’affianca,
adesso è solamente una chimera
e questo è il tutto, quello che ormai manca.

*

Tu non ricordi

Tu non ricordi
quel giorno di un’estate.
Soffiava forte il vento sulla Futa
scompigliando i capelli tuoi castani.

E tu ridevi
in impeto di giovinezza piena
e poi correvi
ti gettavi sull’erba e rotolavi
lieta soltanto
d’essere felice.

Io ti guardavo
preso d’amore.
Tu non capivi
e sempre più ridevi
nella tua giovinezza spensierata
correndo sopra il prato
chiusa soltanto
in una gioia piena.

Tu non ricordi
quel giorno di un’estate.
Mentre lieta godevi giovinezza
non comprendevi me

che ti guardavo
con l’amore nel cuore

e non capivi.

*

Finzione d’amore


Tu cerchi di nascondere negli occhi
la tristezza che ti pervade ognora
e pensi che nel mio pensiero sbocchi
soltanto un’illusione, ed un’aurora

io veda nel tuo sguardo che non tocchi
i miei sensi per quello che t’accora
per cui tremano ancora i tuoi ginocchi
ed in te leggo tanta pena ancora.

Eppure fingo anch’io, ti do coraggio
e dico di vederti molto bene
perché ti ha colto di salute un raggio

e stare in questo stato ti conviene.
Eppure tutti e due ben lo sappiamo
che non si crede a quello che fingiamo.

*

Per una bimba nel giorno della sua Prima Comunione

Sciopereranno gli angeli del cielo
nel giorno di tua Prima Comunione
e stenderanno intorno a te un gran velo
d’ali dorate in grande commozione.

Sciopereranno ed anche il lor Signore
sorriderà vedendoli partire
e abbandonare sol per poche ore
il dovere ch’ è loro d’ubbidire.

La Chiesa sarà colma in quel momento
e tu sorriderai con veste bianca,
il tuo volto sarà senza il tormento
di quella malattia che tanto stanca.

Guarderai con dolcezza il sacerdote
che s’avvicina a te con l’Ostia ambita,
si arrosseranno allora le tue gote
dimostrando che ormai tu sei guarita.

La gente osserverà con sommo amore
quel che avviene nel cuore della Chiesa
e pur ricorderà quel gran timore
che tu restassi al triste letto stesa.

E vi sarà l’applauso scrosciante
verso i comunicandi tutti quanti
che l’atmosfera renderà festante
in mezzo a dolci e melodiosi canti.

Pianto verrà dal grande bene mosso
dei genitori, i nonni ed i parenti,
ed il poeta sarà pur commosso ...
anche i poeti ci hanno sentimenti.

Per tal ragione gli angeli del cielo
sciopereranno in quel felice giorno
e ti faranno con le ali velo
festeggiando alla vita il tuo ritorno.

Siederanno gli astanti nella panca
con dentro cuore tanta dedizione
verso di te con la tua veste bianca
ov’essi troveranno commozione.

Or che nel tuo splendore tanto incanti
fanno sorrisi tutti quanti in coro
riuniti su una nuvoletta i santi
...e già gli angeli tornano al lavoro.

*

Poeta istintivo e ...studioso di tecniche.

Per scrivere un sonetto sufficiente
che pur non proprio sia capolavoro
ma che gradisca la lettrice gente
senza ch' essa s'annoi con gran disdoro

ci vuole per davvero, io credo, un niente
e approvato sarai da tutti in coro
salvo qualche gran critico saccente
conscio del suo sapere e del decoro.

Ei parlerà di aferesi e quant'altro
di chi ha imparato solo in wikipedia
pensando in tale modo d'esser scaltro

ed ammannirci questa sua commedia
la qual serve soltanto a dimostrare ...
che i sonetti lui no non li sa fare!


Per un sonetto quindi è sufficiente
semplicità d'intenti e fantasia
e non è necessario, ma per niente,
l'aver studiato l'enciclopedia.

Chi invece un grande tecnico si sente
perché ha sudato nel studiar poesia
sul vergare il sonetto formalmente
allora gloria sol per lui vi sia

anche se vorrei dirgli sottovoce
che ha imparato dei termini soltanto
dei quali non dovrà lui trarre vanto,

la tecnica imparata al verso nuoce
che s'impari sui libri in sforzo tanto
e non potrà mai darle viva voce.


Le regole che creano il sonetto
e che vanno seguite, questo è il fare,
i poeti le sentono nel petto
e non hanno più niente da imparare,

fra i principi che seguono ci metto
un po' di fantasia da impasticciare,
per i lettori sempre un gran rispetto
senza finzioni atte ad ingannare.

In questo modo, certo ci scommetto,
una buona poesia si può tentare,
ma chi studiò sui libri, l'ho già detto,

soltanto una ciofeca può impostare.
Quel che non sente volle lui studiare
e per questo un sonetto non sa fare!


Si tratta di tre sonetti consecutivi su un unico argomento: nei siti che scorro in internet trovo commenti di 'critici poeti' che hanno studiato la metrica (e l'hanno imparata poco) sui libri, e pretendono dar lezioni di rima con prosopopea e alto concetto di sé pronunziando paroloni di tecnica rimaria acquisita, o meglio copiata, dai libri sull'argomento.
Ma io dico loro sicuro che il poeta la tecnica la sente in sé, è un fenomeno di nascita, sempre, e non ha bisogno di andarsela a imparare, ovvero può, ma non sarà mai un poeta.

*

Innumerevoli argomenti per il sonetto

Gli argomenti in questione sono tanti
e il mio sonetto li ha trattati tutti
ed ha vergato pure troppi canti
con le gioie del mondo ed i suoi lutti.

E mi dice la mente: “Tu ti vanti
che parecchi argomenti ora li sfrutti,
delineato hai quei più importanti
ma or sei fermo, su cosa ti butti?

Del sonetto sei sempre stato amico
ma trovare non sai più un argomento,
uno che piacerà or te lo dico

e tu mettilo in rima sul momento,
fa’ poesia che apporti gran tormento
e tratti, azzardo, il male all’ombelico!”

*

Arte della poesia e corsa di Maratona (sonetto)



Chi tanto tempo fa poesia faceva
era certo in quest’arte un luminare
e nell’anno trecento qui eccelleva
Petrarca insieme a Dante da ammirare.

Ma oggi la poesia ci ha una gran leva
di aspiranti poeti da guardare
per il sacro principio che doveva
dare a tutti il diritto di poetare.

Mi par questo un concetto un po’ alla buona
per lasciare ad ognuno un po’ di boria,
che non s’addice no alla Maratona

dove per quelli c’è soltanto gloria
se han fiato, classe e il cuore che funziona ...
per chi è pigro di gambe non c’è storia!

*

Parole d’amor che non ti ho detto

Ora che hai già passato il vasto Lete
mi sovviene di te, del tuo sorriso,
di quando insieme trascorrevo il tempo
che ti tolse ancor giovane al mio affetto.

Quando penso al tuo volto che emaciato
divenne per i sintomi del male
sperai sempre che presto tu guarissi
e rimandai al domani le parole.

Non feci in tempo a dirle per il morbo
che vinse la tua bella giovinezza
e mi lasciasti triste ed accorato
con il pensiero fisso nella mente.

Ora che il tempo ha molto attenuato
quel dolore che allora io provai
e la vita di nuovo m’ha condotto
ad altri impegni ed altre sofferenze

ogni tanto rivedo quel tuo viso
e mi prende un rimorso maledetto
pensando al tempo che siam stati insieme
e a parole d’amor che non ti ho detto.

*

Colloquio con un amico

Ogni tanto ti vengo io a trovare
e mi soffermo con la tua persona
parlando del passato ch’è presente
nei nostri cuori per ricordi amati.

E ricordiamo di quel giorno immenso
che salimmo alla vetta a mille metri
a piedi e la saccoccia sulle spalle
e lassù ci distrasse il panorama

e ci avvolse la sera col suo scuro
e solo allora noi tornammo indietro
a passo svelto giù per la discesa
e arrivammo al paese ch’era buio.

Parliamo poi di tante cose ancora
di passeggiate su per le colline
verdeggianti di luci a primavera
e di lunghi discorsi sulla vita.

Ogni volta io resto a colloquiare
del tempo ch’è passato e non ci è dato
più perderci per viottoli silenti
in lunghe camminate che amavamo.

Ora posso soltanto stare insieme
a te, amico tanto caro un tempo,
in questo posto dove tu ti trovi
in mezzo alla campagna ch’è splendore.

E’ l’ora che ti lasci e vada via
perché fra poco chiudono i cancelli,
io ti saluto sai, proprio di cuore,
e sopra la tua tomba pongo un fiore.

*

Un verso enigmatico di Dante


'Pape satan, pape satan aleppe'
questo verso m'è sempre risuonato
come quello che mai nessuno seppe
spiegare nel real significato.

Eppure la Commedia è molto chiara,
sapeva il Dante quello che diceva,
però quel verso fu tisana amara
per la mia mente che non comprendeva.

Per spiegarlo si son tutti basati
su assurde contorsioni della mente
che quei versi non hanno interpretati ...
insomma ci han capito proprio niente.

Ma un garzone che non ragiona male
anche se proprio nullo per cultura
risposto m'ha in modo eccezionale
e data spiegazione duratura.

Disperato gli ho letto quel tal verso
per vedere se interpretava il detto
uno che mai nei classici s'è perso
e che Dante giammai l'aveva letto.

Non sapendo che fu Dante il poeta
che quell'endecasillabo distese
egli su una diversa strada arretra
e con la mente va al politichese:

'Quella frase la disse in parlamento
un deputato intento ad orazione
il quale fu sommerso in un momento
da un applauso in grande comunione.

E tutti concordarono affermando
che quella frase era di grandi menti
e che adesso prendeva anzi il comando
sull'altra 'parallele ...convergenti!'

Oppur la pronunciò sindacalista
dotto ed esperto nel sindacalese,
che aprì con quella frase la gran pista
che elevò chi lavora nel Paese.'

Ed io restai così tanto basito
di tal risposta pronta ed elegante
che da quel giorno infine ho ben capito
come fosse profeta il nostro Dante!

*

Solamente un verso



Invece di aver scritto invano tanto
in poesie che si volgono all’amore
ma non strappano lacrime di pianto
dagli occhi un po’ annoiati del lettore,

potessi io tenere almeno il vanto
di non sciupare tutte queste ore
e di scrivere un verso, uno soltanto,
che davvero destasse uno stupore

per la semplicità con cui riporta
questo affetto sincero e senza fine,
ma purtroppo al poeta fa confine

con l’ansia che al poetar sia poco incline
e invece di poesia tanto comporta:
ti voglio bene, il resto cosa importa?


Sonetto con schema: ABAB, ABAB, CDD,DCC

*

Il mio funerale

Mi porteranno un giorno al cimitero
sotto un cielo incupito tutto nero.

Davanti il prete, orante ad alta voce,
avanzerà tenendo in man la croce.

Dietro, con andatura triste e amara,
quattro amici che reggono la bara.

Avanzerà con lo stendardo al vento
la compagnia del Santo Sacramento.

Dietro i parenti e la grandiosa schiera
dei tanti amici con la faccia austera.

Lenta procederà la processione
e tutti mostreranno compassione.

'Quant'era buono, non ci regge il cuore...
anche lui ci ha lasciati, che dolore...

Questa è sorte d'ognuno, cosa vuoi...
era il miglior di tutti quanti noi...'

Arriveremo quindi al Camposanto
e sarò sotterrato con gran pianto.

Poi ciascuno di questa grande folla
sulla mia bara getterà una zolla.

Appena da quel triste luogo usciti
si troveran gli amici miei riuniti.

'Siamo sconvolti perché ci ha lasciato...
per la sua dipartita son prostrato...'

Ma poco dopo cesserà il rimpianto
e il dolore verrà messo in un canto.

'Giacché siam tutti insieme, finalmente...'
uno sussurrerà timidamente

'è un'occasione ghiotta, non vi pare?
Dell'incontro dobbiamo profittare...'

E tutti quanti allora, in allegria
se ne andranno a cenare in trattoria

e davanti a lasagne, arrosto e Chianti
consoleranno i loro amari pianti.

Ed io sotto la terra, con gran pena
li invidierò per quella bella cena

e penserò, sentendo il lieto coro:
'Peccato proprio ch'io non sia con loro!'

*

Un giorno di un’estate fa

Tu non ricordi
quel giorno di un’estate.
Soffiava forte il vento sulla Futa
scompigliando i capelli tuoi castani.

E tu ridevi
in impeto di giovinezza piena
e poi correvi
ti gettavi sull’erba e rotolavi
lieta soltanto
d’essere felice.

Io ti guardavo
preso d’amore.
Tu non capivi
e sempre più ridevi
nella tua giovinezza spensierata
correndo sopra il prato
chiusa soltanto
in una gioia piena.

Tu non ricordi
quel giorno di un’estate.
Mentre lieta godevi giovinezza
non comprendevi me

che ti guardavo
con l’amore nel cuore

e non capivi.

*

Acrostico di Ferragosto

Festoso giorno al quindici d'agosto
Entri nel cuore mio con grande afflato
Riportandomi gioie al giusto posto
Ricordando quel tempo ch'è passato.
Agosto effonde attorno il suo calore
Giovanile di sole e si distende,
Ogni anno tu vieni e questo amore
Sublimi con la luce tua splendente.
Ti saluto di nuovo in questo giorno,
Offrimi che ancor veda il tuo ritorno!

*

Dall’alto della torre

Grandioso è questo spazio che si stende
davanti agli occhi su nell'alta torre,
m'incanta il panorama che s'accende
sotto un cocente sole e immenso scorre.

In tale istante gran passione prende
e ogni pensiero sembra di riporre
nella piana che vasta si distende
sapendo la bellezza propria imporre.

Osservo nel silenzio ipnotizzato
con sguardo fisso senza altro pensare
da quel grande spettacolo ammaliato.

Il sole nel frattempo è al tramontare,
già le ombre incominciano a tornare ...
e nella notte il piano è addormentato.


Sonetto con schema: ABAB, ABAB, CDC, DDC

*

Il nuovo corso della poesia

Usava un tempo, d'ora alquanto prima
di fare le poesie sempre con rima
e metrica elegante e senza errori
altrimenti dall'arte si era fuori.

Si poteva un poema compilare
anche senza su metrica remare
però il fluire sempre era perfetto
e su questo ci giuro e ci scommetto.

Per cui costa fatica il metricare
e non tutti lo vogliono imparare
ragion per cui avvenne grande cosa
e si seppe poetare solo in prosa.

Poiché la prosa c'è in letteratura
fu mutata in poesia con grande cura
dagli aderenti molto sfaticati
i quali tosto furono esaltati

da chi ben poco di poesia capiva
ma d'essere lodato questo ambiva
ragion per cui, di metrica ignorante,
andava a capo ad ogni pie' avanzante

scrivendo in prosa, ciascun senso omesso,
però l'andando a capo molto spesso,
ed illuso di far ghiottoneria
che esaltasse senz'altro la poesia.

E questa è la ragione per cui molti
leggono una poesia di versi stolti
e la rima e la metrica davvero
riposan sotto terra al cimitero.

Gridano alcuni insieme ad altri rochi
che in quest'arte sono rimasti in pochi
e si scrive così, non è bugia,
perchè nessuno sa più far poesia

con la metrica e rima, che richiede
cultura ed attenzione, e ciò si vede,
mentre invece ciascuno sembra avvinto
dallo spezzare prosa ed è convinto

di scrivere poesia di grande ampiezza
senza accorgersi che tale immondezza
a un punto solo tristemente reca:
appare a chi la legge una ciofeca!


Nota dell'autore. Questa strimpellata non si riferisce evidentemente a questo sito, ma è stata scritta dopo avere visionato altri portali. Una vera pena, per cui può starci una brutta e improvvisata strimpellata come questa ... però in rima e metrica!




*

Serale francescano

L'ultima luce scende dalla Verna
e il sommesso saluto manda attorno,
dal convento vien suono di campana
a rompere il silenzio alla campagna.

Tutto tace nel mormorio finale
dei campi che si stanno addormentando
e san Francesco appare ora immutato
a gran voce cantando laudi a Dio

e quel suono riecheggia nella valle
grido di grande fede senza tempo:
Laudato sii in eterno, mio Signore
per nostra corporal sorella notte.


Nota dell'autore:la Verna è il famoso convento del Casentino, meta d'infiniti pellegrinaggi, ove visse san Francesco che ivi ricevette le stimmate.

*

Qualix artifex!

Sono un grande poeta. Me lo dice
il plauso degli amici fragoroso
ed io per questo sono assai felice
e sui commenti sempre l’occhio poso.

D’ogni parte mi giungono radiosi
e me li imparo a mente in un istante,
amo quelli che sono sontuosi
quando mi fanno grande più di Dante.

E subito capisco e inorgoglisco
che quei commenti sono assai sinceri
innalzando di gloria un obelisco
a me grande poeta, fra i più veri.

Mi trovo ognora messo ai primi piani
nelle rubriche, dove sempre appare
il mio nome elogiato a piene mani,
ogni altro di fronte a me scompare.

La mia poesia l’osservo io estasiato
e col pallottoliere faccio il conto
di quanti mi hanno oggi commentato,
al prossimo cimento sono pronto.

Vengo inquadrato primo della classe
tutte le volte ch’esce la rubrica,
non trovo mai davanti a me un’“impasse”
che io sono il più grande non mi dica.

Continuerò a poetare, amici miei,
per dare a voi la gran soddisfazione
di legger versi degni degli dei,
solo in cambio d’ elogi a profusione.

Però tanto mi spiace che nel sito
non vi sia una rubrica veritiera
che per tutti i lettori faccia invito
a dire il più poeta di ogni era.

Questa comporterebbe tanti voti
a me poeta assai “modesto” e invitto,
in modo che ciascuno ben lo noti
che il più grande di tutti è il sottoscritto!


Nota dell'autore. Questa sarcastica poesia è dedicata a quegli scribacchini che nei siti letterari diffusi a iosa in internet pongono le loro ciofeche pensando di essere favolosi poeti, degni della più totale considerazione. Ma ...che l'autore della presente abbia voluto dedicare, per tale ragione di grandenza, proprio questa poesia a se stesso,non accorgendosene? Può essere!

*

Viaggio nel paese della vera poesia da imitare

Sono partito ieri da Ciampino
con aereo in Giappone ch’è diretto
per trovare alla fine soluzione
all’ansie che mi fanno poveretto.

Un tempo si credeva un dire fino
riuscire a compilare un bel sonetto
ch’è, ahimè, disceso agli inferi persino
ora che c’è uno stile il più perfetto.

E dunque io sto andando a ricercare
quello stupendo stile di poesia
che sol fra i gialli io saprò trovare

e ciò solleva sofferenza mia
che pace ormai non sa mai più anelare
or che il sonetto è da buttare via.

Arrivato che sono in quel paese
ho intravisto un signore che cortese
s’avvicinava alla scaletta scesa
con un saluto a chi ne discendeva.

Doveva averne fatte delle spese
per quel kimono dall’ampie tese
e sotto il braccio suo stava distesa
“Per gli europei poesia gran giapponesa.”

Era un tomo di grandi dimensioni
con all’interno gran disquisizioni
sugli haikù, sopra i tanka ed altri ingegni

che faran gl’italiani alfine degni
d’essere immortalati in gran poesia
or che le rime son gettate via.

Ho guardato il suo viso, aveva gli occhi
a mandorla corretti si notava,
un chirurgo vi avea fatto pastrocchi
e lo capii da come mi guardava.

Ma il gran naso era il suo, senza ritocchi,
e alquanto sul suo volto non stonava,
m’ha parlato: “Non voglio più ritocchi,
un dì questo mio naso dominava.

Ma vedi un po’ ridotto come m’hanno
con il kimono e gli occhi mandorlati,
m’hanno creato tutto questo danno

ma all’inferno già tutti li ho mandati
perché l'avvenimento mi deprime
condotto in tal maniera e senza rime

e che molto assai male si dispone
come spera chi fa l'opposizione
ed io resto il Poeta come ieri,
son Dante, fiorentino, l’Alighieri,

e in queste credenziali ciascun pone
la sua speranza di cui siamo fieri
che la vera Poesia sempre propone
un domani e nell’oggi ed anche ieri.

Per cui ritornerò dominatore
della vera Poesia, come conviene
ed io sarò di nuovo il vincitore

contro chi contrastarmi sempre viene
e mi rompe gli... affari a tutte l’ore
ma di poesia nulla nozione tiene.

Io gli ho risposto:Dante tu sai bene
che vogliamo vederti ove conviene
per i tuoi versi dotti e meritati,
qualcuno se li è dimenticati

o forse criticarti ben gli viene
poiché son gente dalle scarse vene
che letti non han mai quei tuoi trattati
e il loro dire appare da sfrontati.

Per intanto però vedo è rimasto
il tuo naso immortale (non si tocca!)
per cui non serve fare alcun rimpasto

ed il tuo verso nobile, il più vasto,
tornerà come un tempo su ogni bocca
(d’intenditori, non di gente sciocca!).

A questo dire egli s’è voltato
e col suo naso tutto m’ha oscurato
il paronama che, prima evidente,
ora non mi mostrava proprio niente.

Un naso come il tuo, gli ho detto è stato
in tutto l’orbe sempre ricordato,
e ogni chirurgo bravo dentro sente
che sempre resti tale veramente

e non potrà da niuno esser variato,
lo potrebbe soltanto il Padreterno
ma non c’è altro perché sia cambiato

ragion per cui troneggerai eterno
con quel naso che un dì ti fu creato
col quale sei disceso anche all’inferno.


Nota dell'autore:
Sei sonetti consecutivi per un unico e ben comprensibile concetto.

*

Tavoletta di cera

Su di una tavoletta fatta in cera

scrivo questo sonetto dedicato

a te che fosti sempre a me sincera

compagna in questo sforzo disperato.

 

Ma adesso è estate e certo è cosa vera

che presto sarà tutto cancellato

dal sol cocente e quel che prima c'era

da nessuno sarà più ricordato.

 

Finiscono così le cose, è il guaio,

la vicenda di vita so è mortale

e differente idea appare errata

 

poichè versi puoi incidere su acciaio

e sorte toccherebbe a loro, eguale,

come su tavoletta mal cerata.

 

Nota: schema del sonetto: ABAB, ABAB, CDE, CDE

Saluto tutti dando appuntamento fra due settimane.

*

Terra toscana



La guardo dalla vetta e lei m’appare
ondulata nel sogno di colline
le quali s’accavallano ubertose
mentre domina il monte più lontano
recando al cuore un sogno d’infinito.

E ancora guardo
questa terra che ha fascino profondo
sia negli afosi caldi dell’estate
oppur nei freddi inverni tempestosi.

Il pensiero tu incanti
a chi ti guarda
terra toscana che sai solo dare
spettacolo di messi e dolci colli
ma anche di rupestri e fredde rocce
pur esse con un senso di splendore.

Mi perdo in questo fascino infinito
e mi sento stordito in tanto incanto
mentre la sera scende silenziosa
ed io rimango immobile sul colle.

E la notte si posa con sua quiete
sulle colline
e il sole dietro il monte è già scomparso,
ma nel raggio di luna ch’è presente
è permesso vedere in emozione
questa terra che dorme un calmo sonno

addormentata
al canto delle stelle.


Nota: Per dovere di correttezza preciso che anche questa poesia venne a suo tempo pubblicata in altro sito ove ottenne notevole successo.

*

Un Dante ...modernizzato

Poiché pare che finalmente le mie polemiche siano comprese nella loro giusta portata, pubblico questa ennesima mia ennesima composizione su Dante, sperando che la signora Rubino della Redazione del sito e altri continuino a esserne soddisfatti. Se così ne pubblicherò successivamente delle migliori, senza la pretesa, naturalmente, di essere considerato un vero poeta, ma rendendomi conto che sono solamente uno strimpellatore in questa irripetibile terra Toscana.
Si noterà che la strimpellata è composta da quattro sonetti consecutivi per un unico argomento.



Che strano sogno ho fatto questa notte
agitato davvero in moti seri,
ne avevo viste già di crude e cotte
ma non in tale stato l’Alighieri!

Sembrava avesse tutte l’ossa rotte
dovute a imperscrutabili pensieri
e pure d’aver preso tante botte
in attentato a lui di masnadieri.

O Dante mio, non t’ho riconosciuto
così vestito e in tale atteggiamento,
un tempo io restavo compiaciuto

tanto nell’incontrarti ogni momento
ma così mal ridotto t’ho veduto
che quasi nell’incontro son svenuto.

Che t’è dunque successo, mio poeta,
perch’io ti veda tosto in questo modo,
certo non mi darai notizia lieta
ma sciogli alla mia mente questo nodo.

E Dante mi risponde: la mia meta
tu sai qual’è, per questo io mi rodo
di come questo aspetto non m’allieta
e intorno a me grandi risate odo.

Ora non scrivo più canti e terzine
e son costretto a scriver solo tanka
oppure haiku che sembran roba stanca

e che non sono rime sopraffine
da conservare ben rinchiuse in banca,
non versi, bensì roba da sartine!

Da quando son venuto nel moderno
m’han fatto mandorlati gli occhi fieri,
con tal tunica io, che sono eterno,
or non v’appaio più quello d’ieri.

Composi di Poesia quel grande terno
che espressi in sentimenti assai sinceri,
scrissi sul paradiso e sull’inferno
e pur sul purgatorio in versi veri.

E nonostante quel mio dotto dire
ed i concetti ben spaziosi e vasti
mi tocca proprio adesso di subire

questo obbrobrio dal quale dissentire
e ch’io divorerò con truci pasti
come il conte Ugolino a non morire.

La mia vendetta aspetto già di dare
a chi volle ridurmi in tale modo
riuscirò di nuovo anche a rimare
e a sciogliere del cuore questo nodo.

Tu vedi, sotto il braccio ho da portare
non la Commedia dallo stile intenso,
bensì questo malefico poetare
dal titolo: Haiku ma senza senso.

Ritornerò però nelle mie vesti
e mi vedrete come sempre austero
nell’aspetto con cui son conosciuto,

e l’immagine mia per sempre resti
con il volto fissato nel mistero
e dei paludamenti compiaciuto.

*

Il bosco dell’ontano

Per Klara Rubino. Non ho nessuna difficoltà ad inviarti un mio sonetto che, già pubblicato in altro sito, ebbe notevole successo. Però, non per vantarmi, ne ho scritti anche di meno sdolcinati e più belli. Spero di averti accontentato.

Dimmi, tu hai visto al bosco dell’ontano
una donna gentile che ha parlato
e t’ha chiesto di me che son lontano
e pur ti ha detto che mi ha tanto amato?

Anch’io molto l’amai, tu piano piano
comprenderai cos’è che mi ha portato
a domandarti in spirito non vano
di lei che con amor mi ha ricambiato.

Al bosco dell’ontano non m’è dato
ora venire, sai, non posso ancora,
però se su nel cielo tu hai guardato

avrai visto che in una bianca aurora
lei cantava fra gli angeli il beato
inno che nel mio cuore è fitto ognora.

*

Acrostico su La Recherche

L' arte della Poesia la non si trova

A nnaspando sui siti qui diffusi,

R estane tu convinto e fanne prova

E saminando liriche e ...refusi.

C onsecutio dei tempi ed altro ancora

H ai qui in visione e in essi tu ti sdegni

E metti tutti  quelli alla malora,

R imandi poi chi errò con tali segni

C he stanno ansiosi ad aspettare l'ora,

H o seri dubbi su quei capi legni

E vogliono l'elogio ...che sventura!

 

Nota: Questo acrostico è dedicato al sito La Recherche che è fra i pochi che si sforzi di pubblicare poesie se non altro decenti e non sgrammaticate, contro il vizio ricorrente dei vari siti cosiddetti di "poesia" di accettare tutti e tutto, ciofeche o meno, orrori o, talvolta, poesie veramente improponibili.  

 

 

 

*

Sonetto triste

Ora Dante par proprio sia scordato
e Petrarca oramai non è di moda,
Boccaccio pure vien dimenticato
da prosatore che fra sé si roda.

Si passi a stili nuovi, sia esaltato
quell'haiku che qualcuno tanto loda
insieme a troppi che l'hanno imitato
e al nostro preferiscono tal broda.

Una poesia meravigliosa quella
nello stile del grande imitatore,
brilla in letteratura quale stella

ma più luce non ha la poverella
in mano a gente senza arte e cuore
che di lirica ha perso ogni sapore.

Nota: In certi siti cosiddetti di poesia viene esaltato e miseramente imitato lo stile giapponese, tanto poco faticoso apparentemente per i nuovi incapaci aedi.

*

Pietoso sonetto

Ho scritto una poesia che sa d'amore

solamente per te con tutto il cuore

e l'hanno letta tanti "intenditori"

che dagli elogi già mi fanno fuori.

 

Ma uno ch'è davvero intenditore

e non di bei commenti venditore

per questa poesia non fa furori

ed esprime il suo dire ...son dolori!

 

"Mio caro gran poeta senza spina,

questa poesia potevi tu evitarla

lasciando questa rima sopraffina.

 

Bastava tu scrivessi stamattina

in buona prosa, tal da salutarla,

alla tua bella... in modo da salvarla!".

 

Nota: salvarla da questo strazio, naturalmente.

Sonetto con schema: AABB, AABB, CDC, CDD.

 

*

Nel canto della sera

Nel canto della sera ho ritrovato

il tuo sorriso sempre inarrivabile

con la natura già che m'ha affiancato

per vera sensazione ch'è palpabile.

 

Il tuo ridere ho visto incastonato

in un fluire ben composto ed abile

di campi che mi hanno entusiasmato

mentre dava rintocccchi il campanile.

 

Qel bel din don unito al rimanente

mi faceva sentire assai contento

e assaporavo tale evanescente

 

gioia per pochi attimi presente

in grandi cose che nel cuore sento

pur se durano poco... un sol momento.

 

 

Sonetto com schema: ABAB, ABAB, CDC, CDD

 

 

 

 

 

 

 

*

Speranza



Io spero sempre possa tu guarire
e non riesco proprio a immaginare
che questo male debba progredire
e tal parola non so pronunciare.

Ogni speranza voglio rinverdire
e vederti felice a passeggiare
su dei prati fioriti a benedire
con me quel tuo improvviso migliorare.

Il sole sopra noi farà concerto
in un celeste cielo immacolato
e t'amerò, di questo sono certo,

più di quel tanto che ti ho sempre amato
e contraccambierai tu tanto amore
lasciandomi per dono quel tuo cuore …

che da tempo oramai m'hai regalato!


Sonetto improprio con quindicesimo endecasillabo finale (schema ABAB, ABAB, CDC, DEE, C).

*

Il naso dell’Alighieri



Passavo lesto in piazza Santa Croce
quando sentii chiamarmi da una voce
possente da quel bianco monumento
che mi urlò: “ Dunque fermati un momento!”

Io mi voltai sorpreso sull'istante
e vidi che la statua era di Dante
il quale con gran stile e con passione
iniziò una splendida concione.

“ O tu che ti diletti in scorrimento
dei siti di poesia che son tormento
di chi ama la lirica e lo stile,
dimmi se non ti sembra stolto e vile

questo modo d'agire assai meschino
di chi ha scambiato un canto già divino
per un'esposizione assai confusa
che adesso in questi siti ormai si usa.

Attendono commenti favolosi
per spenti scritti, e se qualcuno osi
dir loro solo ch'essi sono bravi
ei tolgono d'accesso a te le chiavi

perchè tu non hai detto in mezzo al coro
che i migliori del mondo sono loro
e quindi tu hai recato grande oltraggio
alla vera poesia di cui fan saggio.

Non sanno quegli emeriti soloni
di quel che seppe fare un tal Manzoni
al qual sembrando il suo romanzo scarno
sciacquò tutte le pagine nell'Arno,

ma ad essi pare invero cosa vana
sapere la grammatica italiana
perché nella poesia serve soltanto
pubblicare ogni giorno e fare pianto.

Togliendo ogni più lieve criticare
ogni scritto riescono a salvare
e rimangono intonsi nella gloria
esaltando così la loro boria.

In tre cantiche io seppi poetare
su un mondo che ai lor occhi non appare
perché ogni giorno, e credono sian rose,
ripeton sempre ormai le stesse cose.”

E se gran fantasia non li sovviene
e un argomento proprio non gli viene
allora prendono spunto a criticare
poesia di qualcun altro che gli appare

e la critica stolta a loro vale
come fosse un concetto originale
e restano estasiati, questo pure,
se si trovano un sacco di letture

che mostra tosto all'inclito e all'incolta
che medesime son dell'altra volta,
le stesse frasi con le stesse balle
che ogni qualvolta fan calar le palle.

I lettori son sempre poi gli stessi
ed i commentatori, grandi fessi,
spesso sbagliano, e il dirlo questo vale,
il matrimonio con il funerale.

E poi sorgono i gruppi organizzati
(ed in internet tanti ne ho annusati)
i quali per contratto che han firmato
han l'obbligo di far un commentato

a tutti di quel clan i componenti,
danno giudizi tanto si splendenti
che chi di Poesia capisce un poco
dal gran ridere poi diventa roco.

Vi sono anche Poeti di valore
che scrivono con classe e con il cuore
ma non hanno letture né commenti
e dopo se ne vanno e più li senti.

E i redattori allora, poveretti,
leggendo una poesia del buon Crocetti,
si fissano su quella solamente
e salvano così quella gran gente

che più sarebbe adatta per il fato
ad essere abitanti di quel Prato
ove almeno san scegliere i nativi
i cenci usati e via quelli cattivi.”

Interruppi un istante padre Dante
che di cose voleva dirne tante
e mi scusai dicendo senza ruzza
che intorno era discesa una gran puzza

e il Poeta mi disse: “Vanne pure
ed abbi del tuo naso quelle cure
che anch'io al mio respiro vorrei dare,
purtroppo qui non c'è niente da fare

e mi tocca annusare con orrore
questo che sento intorno gran fetore
che vorrei sulla piazza un po' si perda …
ma resta sempre un gran puzzo di merda!”


Non riesco davvero a capire se ieri, mentre passavo davanti alla basilica di Santa croce, in Firenze, ebbi un'allucinazione o la bianca statua in marmo del sommo Poeta che domina l'omonima piazza mi parlasse veramente dei siti “poetici” che si disseminano su internet. Io comunque doverosamente l'ho riferito.

*

Significato di ciofeca a Napoli


A un certo bar vicino alla stazione
ho chiesto assai voglioso un caffè nero
fatto con arte, stile e con passione
perchè a Napoli fan caffè, ma vero!

Quello faceva invece compassione
e risultava acquoso e non sincero
per cui dissi al barista:”O gran minchione,
la tua brodaglia è pessima davvero.”

La sua risposta: “Sappiam farlo buono
ogni volta ciascuno ce lo chiede
e gran rispetto verso quello reca,

però volli volle cambiare il mio buon tono
una volta soltanto in questa sede
per mostrare che so cos'è ciofeca !!!”


Sonetto con schema ABAB, ABAB, CDE, CDE

*

Sogno di un Dante modernizzato



Che strano sogno ho fatto questa notte
agitato davvero in moti seri,
ne avevo viste già di crude e cotte
ma non in tale stato l'Alighieri!

Sembrava avesse tutte l'ossa rotte
dovute a imperscrutabili pensieri
e pure d'aver preso tante botte
in attentato a lui di masnadieri.

O Dante mio, non t'ho riconosciuto
così vestito e in tale atteggiamento,
un tempo io restavo compiaciuto

tanto nell'incontrarti ogni momento
ma così mal ridotto t'ho veduto
che quasi nell'incontro son svenuto.

Che t'è dunque successo, mio poeta,
perch'io ti veda tosto in questo modo,
certo non mi darai notizia lieta
ma sciogli alla mia mente questo nodo.

E Dante mi risponde: la mia meta
tu sai qual'è, per questo io mi rodo
di come questo aspetto non m'allieta
e intorno a me grandi risate odo.

Ora non scrivo più canti e terzine
e son costretto a scriver solo tanka
oppure haiku che sembran roba stanca

e che non sono rime sopraffine
da conservare ben rinchiuse in banca,
non versi, bensì roba da sartine!

Da quando son venuto nel moderno
m'han fatto mandorlati gli occhi fieri,
con tal tunica io, che sono eterno,
or non v'appaio più quello d'ieri.

Composi di Poesia quel grande terno
che espressi in sentimenti assai sinceri,
scrissi sul paradiso e sull'inferno
e pur sul purgatorio in versi veri.

E nonostante quel mio dotto dire
ed i concetti ben spaziosi e vasti
mi tocca proprio adesso di subire

questo obbrobrio dal quale dissentire
e ch'io divorerò con truci pasti
come il conte Ugolino a non morire.

La mia vendetta aspetto già di dare
a chi volle ridurmi in tale modo
riuscirò di nuovo anche a rimare
e a sciogliere del cuore questo nodo.

Tu vedi, sotto il braccio ho da portare
non “la Commedia” dallo stile intenso,
bensì questo malefico poetare
dal titolo: “Haiku ma senza senso”

Ritornerò però nelle mie vesti
e mi vedrete come sempre austero
nell'aspetto con cui son conosciuto,

e l'immagine mia per sempre resti
con il volto fissato nel mistero
e dei paludamenti compiaciuto.

Si tratta di quattro sonetti consecutivi con schemi sempre eguali per le prime due quartine e vari per le due terzine finali, e la strimpellata mi è suggerita da bacheche di Marina Pacifici al mio ultimo intervento “Senza spazio per volare”, su di un sito di poesia.
Meraviglia. Abbiamo scoperto che esistono anche i senryu e altro. Dove mai potrà arrivare questa grandiosa ricerca scientifico-poetica di molti?”
Dante si scusa per quel che ha detto delle sartine, ma lui alludeva a quelle ingenue del suo tempo. Ora sono davvero diverse, anzi, non ne esistono addirittura più!

*

Bugie d’amore



Io penso proprio tu mi voglia bene
perché in ogni momento che vi sia
cerchi sempre alleviare le mie pene
per la tua avanzata malattia.

Una grande tristezza me ne viene
nel vedere lo sforzo e la malia
nel tuo celare il male che mantiene
la sua forza ed avanza nella via.

Vorrei tu lo credessi che io credo
a quel che dici a farmi lieto apposta
ma purtroppo quel male brutto vedo

che piano piano avanza senza sosta
e in mezzo a queste flebili poesie
ormai viviamo in mezzo alle bugie.


Sonetto con schema ABAB, ABAB, CDC, DEE

*

Senza spazio per volare



Non lancerò più le canzoni al vento
con l'intento raggiungano le stelle
e omaggino col loro sentimento
tutto il creato e quelle cose belle.

Un tempo c'era spazio ove volare
con leggerezza in corsa su nei cieli
liberi fino in alto di portare
il nostro sogno che nessuno celi.

Ora più non si giunge a quelle altezze
perché il pensiero batte contro troppi
sentimenti confusi e scorrettezze
che creano in spazio veri e propri intoppi.

Si prende a spunto sentimenti d'altre
parti e seguendo più facile via
si fanno creazioni che pur scaltre
fanno credere queste sian poesia.

E noi che abbiamo un Dante ed un Petrarca
e pure nell'ermetica si vale
cerchiamo entrare con la gobba carca
in questa confusione universale.

Ragion per cui, come qualcuno ha detto,
non si capisce più che sia Poesia
e è molto meglio dormicchiare a letto
senza la rabbia e la ...malinconia!


Nella quasi totalità dei siti di poesia in internet la maggioranza dei cosiddetti “poeti” giunti dal nulla e desiderosi solo di mettersi in mostra e ricevere da gruppi organizzati sontuosi commenti di stupore per poi astutamente ricambiarli, cerca d'ingannare l'evidente pochezza delle opere che continuamente immette con l'appoggiarsi a generi poetici che non fanno parte della nostra mentalità e che sono frutto di una particolare tendenza poetica adatta a quei Paesi e e solo ad essi.
In tale stato si finirà per screditare talmente la poesia che non ci sarà più spazio per essa e si finirà per non capirci più niente.

*

Canzoni




Canterò solitario le canzoni
che dal cuore mi escono spontanee
ma nessuno starà lì ad ascoltarmi
e sarò solo.

Rimarrò nel totale isolamento
e lieto ora m' allargo
perché al mio cuore basta questo canto
che soddisfa me stesso
e i miei pensieri

che solitari s'alzano nell'aria
e volano su in alto

fra le stelle.

*

Finzione d’amore



Tu cerchi di nascondere negli occhi
la tristezza che ti pervade ognora
e pensi che nel mio pensiero sbocchi
soltanto un'illusione, ed un'aurora

io veda nel tuo sguardo che non tocchi
i miei sensi per quello che t'accora
per cui tremano ancora i tuoi ginocchi
ed in te leggo tanta pena ancora.

Eppure fingo anch'io, ti do coraggio
e dico di vederti molto bene
perché ti ha colto di salute un raggio

e stare in questo stato ti conviene.
Eppure tutti e due ben lo sappiamo
che non si crede a quello che fingiamo.


Sonetto con schema: ABAB, ABAB, CDC, DEE

*

Dialogo fra sordi



Succede a volte che fra le persone
nel dialogare avvenga un'impennata
e a una domanda alcuno che propone
tutta un'altra risposta venga data.

Per colpa di codesta incomprensione
che porta su una strada ormai sbagliata
ci si perde in totale confusione
e la conversazione è deviata.

E' come fra due sordi a dialogare
quand'uno “Che ore sono?” chiede a quello,
cui c'è risposta: “Certo, vado al mare!”

Il primo: “Allora ho tanto da aspettare!”
e il secondo: “Davvero il tempo è bello!”
e l'altro: “Piove? Ma ho con me l'ombrello!”


Sonetto con schema ABAB, ABAB, CDC, CDD




















*

La pennichella


Ho fatto una poesia che alquanto vale
e l'ho scritta con prosa verticale
come s'addice oggi a quei poeti
che dicono: ”Di scrivere siam lieti

in questo stile che ben più lui vale
che scriver con la rima, e non ha eguale
lo spezzettar la prosa, e alcuno vieti
di non considerarci gran poeti.

Con questo stile si fa molto prima
che a scrivere poesie con una rima
e soprattutto è dotta la novella

che noi non si fatica a fare quella
per cui non c'è bisogno della lima
e ci possiamo far la pennichella!”


La dizione “prosa verticale” è copyright di Antonio Terracciano.
Questo è un sonetto con schema AABB, AABB, CCD, DCD


*

Semplicità e frusta


Scrivo semplicemente perché voglio
entrare in cuore e che nessuno sfrutti
superando all'istante il grande scoglio
d'incomprensione che non dà i suoi frutti.

Resto sempre fissato su quel soglio
di conoscenza ch'è concessa a tutti
e che mi dà lo smisurato orgoglio
d'esser capito e via non mi si butti.

Ho sol parole semplici da usare
che l'ignorante coglie come il colto,
con nessuno mi voglio confrontare

e mostro sempre il mio sincero volto
che solo col superbo s'inasprisce
e con la frusta ... gli fo* il culo a strisce!


*fo, alla toscana, sta per faccio.
Sonetto con schema metrico ABAB, ABAB, CDC, DEE

*

La poesia



Con grande impegno ho scritto una poesia
in dolci rime e a te l'ho dedicata
piena d'amore e di malinconia …
ma a tutti pare invero una frittata!

Chi l'ha letta mi dice ”E' una follia
che tu a lei ormai l'abbia inviata,
se la scrivessi alla ragazza mia
mi manderebbe a fare una girata!”

Ci son rimasto male e son pentito
d'avertela spedita, che figura,
e nel petto mi sento intimorito,

però quel dubbio assai ben poco dura
e arriva il tuo messaggio di risposta:
“Bellissima, nel cuore l'ho riposta!”

Sonetto con schema ABAB, ABAB, CDC, DEE

*

Il vero poeta di oggi



Sono poeta che ha una classe enorme
e scrivo solo dei capolavori
che per forma e per stile fanno fuori
degli altri scribacchini le gran torme.

Io m'innalzo su tutti e le mie orme
tentano d'imitar coi lor furori
ma la poesia con loro solo dorme
malgrado essi ne sprechino sudori.

Io detesto la rima, una sciocchezza
che davvero nell'oggi poco vale
e mi diletto, nella mia grandezza

soltanto con la prosa verticale
e il mio successo mai nessuno spezza
che sempre più verso l'Olimpo sale.

Nel sito fra i giudizi son festante
e nessuno si provi a contrastarmi,
il mio carnet dev'essere elegante
non permetto a invidiosi d'inquinarmi.

E se qualche invidioso ci provasse
e tentasse un giudizio non sia bello
io mi tolgo all'istante dall'impasse
e in men che non si dica lo cancello.

Ho un bel gruppo d'amici a me associati
che esaltano con grazia i miei lavori,
da me son sempre essi compensati
e li onoro con questi miei favori.

Mi espando in tutti i siti con gran gloria
con lirica forbita ed elegante
e aspetto finalmente che la storia
dica che sono genio più di Dante!

Sopnetto iniziale più cinque quartine seguenti.

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Il vero poeta di oggi

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