Chi sa, probabilmente lalbero genealogico di famiglia influenza anchesso gli orientamenti e le caratteristiche di un linguaggio poetico. La poesia di Roberto Rossi Precerutti sembra dare ragione a questa ipotesi. Anche il nuovo libro La Legge Delle Nubi editore Crocetti, che, da qualche settimana o poco pi, in tutte le librerie al prezzo di 15 . vero, il terreno della poesia terreno di confine, oltre lorizzonte visivo, e vive di visioni ed allucinazioni, di sottrazioni ed addizioni, di posizioni ed opposizioni, in una dialettica continua che la meccanica cerebrale rende possibile miscelando in maniera magistrale raziocinio e sogno, struttura di sostegno e fantasmi visionari. Di sicuro, dopo la lettura di questo libro, resta una sensazione di forte indeterminatezza, di arrendevole fuggevolezza, di toccata e fuga per dirla in termini musicali. La matrice di siffatta poesia non ha certamente connotati popolari. Ma cerchiamo, almeno noi, di stare con i piedi, e non solo, ben piantati nel libro, scacciando le sensazioni e valutando, per quanto possibile in poesia, la sua dinamica interna. Iniziamo dal titolo:due sostantivi sono dominanti e danno designazioni antitetiche. Legge che circoscrive, regola, codifica; Nube che copre, oscura, confonde. In realt, il libro prende il titolo dallultima sezione. Essa enunciata da un pensiero sulla morte di Luigi Pirandello in Uno, nessuno e centomila: Io non lho pi questo bisogno, perch muojo ogni attimo io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non pi in me ma in ogni cosa fuori.
Ascoltate quanto scrive Precerutti nella prima prosa poetica di questa sezione: Fin dai primi anni, mi fu chiaro che il dovermi sacrificare-la morte delle cose, in me e fuori, e la saggezza del desiderio-perch ne venisse frutto, o si abbozzasse almeno una grazia fragile negli interstizi del tempo che trascina a un nessundove, sarebbe stato rifiutare al mondo i vocaboli della vicinanza, la lingua inferma del miracolo. Si ripeteva la luce dove niente sindora, sopraggiungeva unera di coscienza povera e colori puri. Perci credetti di rinascere nella molteplicit, credetti di amare.
A me sembra una dichiarazione poetica: rifiuto dei vocaboli della lingua miracolosa ma inferma che potevano dare vicinanza al mondo, ma incapace di produrre illuminazioni autentiche e accettazione dellamore come rinascita nella molteplicit.
In un altro passo: Alla perdizione dellautobiografismo offro, pura verbale resistenza, il catalogo di stazioni di recite incompiute e tenuit di senso, dove fu bello e necessario barattare la mediocre fibra del sogno con supplenze dardore consegnate a nervi assopiti.
In altre parole il poeta come resistenza formale, ripeto, formale, al lirismo autobiografico, offre un catalogo darte in cui la rappresentazione c ma a rate e con finale sospeso e le storie cui fanno capo sono prive di agganci davvero visibili. Ci avviene scambiando il sogno ad occhi aperti, ormai per lui logoro, con supplenze di ardori offerti a nervi poco reattivi. la parola che si distanzia dalle cose, ben raffreddata dai suoi impulsi primari, passata attraverso lalambicco di un extraterrestre, depurata della sua designazione e prestata al lenimento delle lacerazioni individuali in una meccanica riflessiva che abbia un suo schema ben preciso. Ma non consolazione..Pesa sulla ingiallita rispettabilit dei giorni lingombro di un agire inconsistente. Tutto ci che scrivere mi mette addosso sdegno e vergogna. Aggiunge il poeta.
E qui mi pare di cogliere il punto dolente di questa poetica: la parola che nella sua asetticit d il senso dellinconsistenza del vivere, mostra, per altre vie, tutta la drammaticit interna ad essa, tutta la sua insufficienza. Di qui la legge delle nubi, la necessit di realizzare un codice di accesso nei rapporti fatto di continui scarti e di poche tracce memoriali come riferimento di vita possibile. Vita grigia quindi. Daltronde il clima del libro gi descritto allinizio dal 28, 29 e 30 verso del canto XXVII del Paradiso di Dante: Di quel color che per lo sole avverso/nube dipigne da sera e da mane,/vidio allora tuttol ciel cosperso. Ma andiamo alla prima sezione: Un sogno di Lorenzo Lotto. La sezione si apre con un passo tratto dalla Rivelazione di Lorenzo Lotto di Anna Banti. Recita cos: difficile discriminare se pi nuoccia alla fama di un artista essere dimenticato che mal conosciuto: e vien voglia di decidere che se un grande spirito potesse scegliere, preferirebbe il Silenzio alle mezze parole.
Perch questa citazione? Di primacchito viene da pensare ad una sorta di solidariet tra la figura del poeta del Novecento ed il pittore del 500 (entrambi mal compresi). Ma sembra che non sia cos ed allora? Non pu essere una pagina meramente ornamentale realizzata solo per completare il sedicesimo di stampa.
C quella frase finale, se un grande spirito potesse scegliere, preferirebbe il Silenzio alle mezze parole. Vuoi vedere che anche il nostro poeta stato colpito dalla stessa frase? Vuoi vedere che quel Silenzio entra anche esso, potendo scegliere, nella sua poetica?
In questa sezione, Roberto Rossi Precerutti cerca in Lorenzo Lotto una sorta di alter ego, uno specchio da cui la parola possa sgorgare in frange continue di rimbalzi deco. un biunivoco attraversamento ed anche una richiesta daiuto: una maniera di sottrarre la parola poetica al rischio di restare sospesa a met guado. Sono brevi scritti che ridipingono 45 opere di Lorenzo Lotto. Il risultato una trasposizione nel surreale di un pittore del 500. Una sorta di ricostruzione della realt pittorica di verisimiglianza cinquecentesca in una verisimiglianza novecentesca, assai vicina al mondo nebulizzato costruito dalla poesia del nostro poeta. Un esempio per tutti: guardate come Precerutti descrive Il Ritratto di coniugi : Dietro, una tempesta figurata-quale lampada non caduta prolungher lo scambio dei corpi scomparsi, lacqua degli occhi colpita dalla calce della morte? Non si sveglia nel pozzo prosciugato della veglia ci che sincamminava, che era febbrile e copriva lo spregio dun altro cielo, non fosse per raffigurata fedelt una musica profonda a inondare la finestra crollata sopra fronti felici.
Guardate la descrizione che ne fa Wikipedia: Marito e moglie sono raffigurati a mezza figura nella propria abitazione, in un'inquadratura dallo sviluppo prevalentemente orizzontale. Vari dettagli testimoniano il loro alto status sociale, tra cui l'esotico tappeto anatolico che copre il tavolo e l'abbigliamento di ciascuno, ben in linea con la moda del tempo. I coniugi sono ritratti in un gesto di affettuosa intimit, legato dal contatto gestuale grazie alla mano della donna poggiata sulla spalla del marito. La donna tiene tra le braccia un cagnolino, tipico simbolo di fedelt coniugale, e indossa alcuni gioielli, nonch una cuffia "a ciambella" (capigliara) riccamente ricamata, allora molto in voga a giudicare dagli altri ritratti bergamaschi del Lotto, come quello di Lucina Brembati. Lo sfondo scuro, con un tendaggio verde vicino alla moglie e un paesaggio ventoso che si intravede da una finestra alle spalle del marito.L'uomo indica uno scoiattolo addormentato e tiene in mano un cartiglio in cui si legge "Homo Nunquam" (L'uomo mai).
La seconda e la quarta sezione hanno come titolo rispettivamente Una citt invisibile e Non viene lalba. Entrambe sono costituite da sonetti che la forma connaturata alla sensibilit di Precerutti, se vero come lo , che i ricordi miei pi antichi di questo poeta (1982) mi portano al sonetto.
Anche qui, come in tutto il libro, c latmosfera del velo dove la luce quando appare un miracolo. Non a caso Una citt invisibile prende spunto dai versi di Nino Oxilia che fa da introduzione: Tutto era buio Ma/ ()dalla nebbia; ()/un tetto, una rotaia /uno sfioccar leggero,/un lumeggio metallico, divino/che avvolgeva Torino/di mistero.- Fuoriesce dai versi di questa sezione una Torino che galleggia in unatmosfera dattesa, che sembra offrirsi al lettore a mostrare una sua sentenza ( che in genere un miracolo ingannevole) . il ritratto danima del poeta che attende un presagio. Ecco una parola che nella poesia di Precerutti compare spesso. Unaltra collasso o strema.
Non viene lalba, a sua volta, piglia slancio da alcuni versi di Vladislav Chodasevič: Non gli agguati della lonza/ mi braccano da Parigi. /Non c Virgilio alle mie spalle: /ma solitudine riflessa/ entro uno specchio veritiero. Ed ecco lendocarpo del frutto poetico di Precerutti: la solitudine: La poesia di questa sezione, pur luccicante di metafore e suoni, lascia il cuore in ambasce. Una struggente malinconia da amore lontano cala sul lettore e ne cattura lanima e lattenzione.
C una seconda sezione, Le stanze della poesia. composta da quattro componimenti in prosa poetica. Il padrino di questi componimenti il poeta russo Osip MandelStam che li introduce con queste parole: .Parlo a nome di tutti,/ e con tale vigore che si muti la volta/ del palato in volta celeste; che le labbra/ si screpolino come argilla rosa.
La forza della parola che ride sulla pagina bianca, dice Precerutti nella prima prosa, distoglie da vasi oscuri, trasfigura la pietra sorvegliata dallidea ancora innominabile.
Per la verit, c poco da ridere perch ci che queste parole non dicono, lo riportano in frantumi danima dando fiamma allimmaginazione. Ecco la forza di questa poesia.
Voglio chiudere con limpressione che ho provato alla prima lettura. Per confermarla anche dopo una rilettura attenta.
Il verso di una pulizia straordinaria che lo rende leggero e fuori dalle cose terrene. C tanta atmosfera transalpina nelle figure e nella struttura di questa poesia. Sia nei versi che nella prosa. Le metafore poi annotano lamore di Precerutti per autori come Rimbaud e Verlaine e la familiarit della loro compagnia ma anche le atmosfere della poesia trovadorica. Sono autori questi che mi pare siano molto presenti nella sala dattesa della sua officina poetica. una poesia che entra in Europa speriamo senza spread eccessivo.