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- Letteratura
Polvere ed anima nella poesia di Licia Liotta
Polvere ed anima sono presenze mai sfumate di un accesso compatto nel clima dellesistenza: cos scrive Domenico Cara nella prefazione a Il pieno cosmico (lultimo libro di poesie di Licia Liotta pubblicato nel 2001, appena un anno prima della sua morte), indicando perfettamente i poli estremi di una produzione poetica, che non rinuncia allattraversamento dei territori che si estendono anche tra luno e laltro, manifestando unapertura dinamica che si risolve nella consapevolezza di quanto lacerante sia la sostanza del mondo, intessuta di eguali misure di realt e di immaginazione, di reale e di sovrarazionale.
I punti estremi di questo percorso vengono toccati, mi sembra, con maggiore nettezza, da Kemonia, pubblicato nel 1980 e dal gi citato Il pieno cosmico. Ne fanno testimonianza perfino i titoli, riferendosi il primo alla realt geografica, storica e civile della citt di Palermo (Kemonia fu uno dei suoi fiumi pi ricco dacque), il secondo ad un volo verso uno spazio allo stesso tempo astronomico e visionario, che, confrontato con quello reale, appare vincente nella sua pienezza magica, nella sua simbolica allusione alla fertilit dellimmaginazione e alla universalit sapienziale dei simboli.
E dalle stesse dichiarazioni di poetica contenute nelle due sillogi che pu evincersi la duttilit dinamica dellitinerario mentale e poetico della Liotta; che ne ha piena consapevolezza (cosa che dimostra una sorveglianza del proprio fare poetico sovente rara), se dice di se stessa, nel testo che intitola I Sogni ( ne Il pieno cosmico), di essere una pentita, anzi, di pi, di non volere identificarsi con un Maramaldo/ per uccidere i morti sogni, dopo avere ricordato di essere ricorsa alla spada / di ferro arroventato / per cremare le esili efflorescenze / dellanima nellimpari lotta / della cruda vita.
Come davvero la sostanza poetica dellultima silloge sorprende il lettore, se messa a confronto con quella che tesse i grandi affreschi realistici di Kemonia, una sorta di libro-denuncia dei mali sociali che affliggono il capoluogo dellisola siciliana: il boom edilizio voluto da una borghesia fortemente arricchitasi in contrasto con la fatiscenza dei tuguri abitati dai poveri, gli splendori ed il lusso della societ bene di contro la malattia, labbandono, la sporcizia in cui vivono gli stentati angeli bambini dei quartieri popolari che vomitano / dolore, lindifferenza della classe politica; mali tutti osservati con un realismo descrittivo a volte sconcertante, quasi con lo spirito di un reportage giornalistico, il quale, per, piuttosto che inclinare al nativo pessimismo dei siciliani , alla maniera, per esempio, di un Giovanni Verga o di un Tomasi di Lampedusa, si carica di un ottimismo ideologico progressista, che investe la poesia di uno slancio titanico, nella volont di farne una delle armi utili per rinnovare il mondo.
La poetessa dice di avere, in E gigante divenne, giambi e graffiti (cio ritmi guerreschi e segni graffianti), e virile cotone / in radura ribelle, ed ancora parole a spadice / per tagliare oscure doglie. Per questo motivo la Liotta decreta una sua poetica anti-montaliana rifiutando un mondo privo di ideali, rinunciatario, ridotto ad un nudo e drammatico osso di seppia, quando scrive in Il banale non vede i berilli, che bisogna Ricomporre i nostri ossi di seppia / con cartilagine e polpa. La materia greve e pesante occupa linferno dantesco dei bassifondi panormitani aspettando il suo riscatto anche attraverso la denuncia di una poesia socialmente impegnata, che non disdegna di accogliere nel suo tessuto linguistico modi di dire del parlato e anche termini e costrutti del dialetto, che, a dire il vero, non ne oscurano quella qualit lirica che costituisce una costante del suo poetare.
La poesia della Liotta, anzi, proprio in virt della ricchezza e variet degli apporti linguistici ( un vero e proprio studio meriterebbe la folta presenza di una terminologia scientifica sottratta in buona parte alla sua semanticit a favore di un uso metaforico talvolta audace ) appare ad un tempo classica e moderna, composta e ribelle, anche se non si pu parlare di uneccezionalit nel campo della produzione poetica del tempo. E tuttavia si pu affermare con certezza che la Liotta tra le poche poete-donne del Sud che arrischi unoperazione del genere.
Si sbaglierebbe, per, chi pensasse ad una frattura netta allinterno del pensiero e della poetica della Liotta contrapponendo a Kemonia lultima stagione de Il pieno cosmico, innanzitutto perch tra queste raccolte se ne collocano altre due, nelle quali invece visibile la gradualit del percorso intellettuale, etico ed estetico, maturato nellarco di un ventennio (1980-2001) davvero formidabile per la storia dEuropa e del mondo intero, e, volendo restare in Italia, per la sorte delle ideologie che avevano caratterizzato schieramenti, riforme sociali ed economiche, e dello stesso ruolo dell intellettuale.
Inoltre, a ben guardare, quel lirismo di fondo che attraversa Kemonia ( e che non era assente dalle raccolte precedenti, la prima delle quali viene edita sul finire degli anni quaranta del 1900 ) introduce gi quegli elementi spirituali, come il sogno, la fantasia, la belt e la sapienza della natura, la forza del sentimento che in Il pieno cosmico sono prevalenti: come se si fossero invertite le proporzioni dei due elementi, la materia e lo spirito, entrambe cos fortemente recepite da spingere la poetessa a combinarle insieme; cos che la prima non si riduca a mera percezione, ma, elaborata attraverso le qualit dello spirito, diventi espressione piena del processo creativo e del progresso etico e sociale dellUomo; e lo spirito, contemplato nella e attraverso la materia, partecipi consapevolmente al divenire della Storia.
Da qui ad identificare tout-court lo spirito come prova dellesistenza di Dio, ce ne corre; perch la Liotta giunta a questa convinzione a passi lenti, partendo da unosservazione delle qualit pi nobili della natura umana e della stessa Natura creante per giungere, grazie ad una serie di avvicinamenti e ripensamenti, allidea di un mistero cosmico sovrarazionale , che non assume mai, per, un volto preciso, in quanto per tutta la vita ella si tenne lontana dalle pratiche religiose; credo, anzi, che rifiutasse la religione percependola come una sorta di imbrigliamento della percezione del sacro e del non-visibile.
E cosa questa che si deve dare per certa, (senza considerare le molte conversazioni sullargomento che ebbi con lei, ma delle quali non ho testimone alcuno) proprio in base alla lettura dei versi dellultima silloge: proprio questo mistero, levanescente presenza di esseri alati, leco di una Parola originaria che indirizza le sorti dellindividuo e del mondo a far s che lo spazio cosmico, invece che apparire vuoto, venga pensato come pieno.
Per concludere queste brevi considerazioni, mi piace citare una strofa tratta da LEs di un poeta donna, testo incluso nella silloge Sapore dAstri, del 1988 (cio quasi a met del ventennio di cui si parlava sopra), perch pi di ogni altra sta a testimoniare la compresenza dello spirito e della materia nel crogiuolo pi intimo della sua personalit. Essa cos recita: LEs di un poeta donna come la terra / (mari, ghiacciai, vette / che raggiungono Galassie ) / fuoco il suo centro; ed importante che Licia abbia sentito il bisogno di sottolineare che sta parlando dellEs di una donna, e per giunta poeta; perch vuol dire che si percepisce (e cos percepisce tutte le donne-poeta) diversa dai poeti di sesso maschile: affermazione che non di poco conto, sia perch tende a proiettare la natura femminile allinterno di quella sfera magico-sacerdotale che le era propria nelle civilt arcaiche; sia perch ridefinisce lattivit del fare poesia come una sorta di misterioso connubio con le forze primigenie della natura: acqua, terra, aria, fuoco sono, infatti, i quattro elementi delle antiche cosmogonie e filosofie.
Questa dimensione della femminilit , inoltre, una connotazione in pi della mediterraneit della sua poesia, che di tale universale categoria ha anche la solarit, la cromia accesa e vivace, la musicalit felice, lo slancio lirico, la forza drammatica del pensiero temperato dalla felicit dellelemento naturale. E, per finire, in questa strofa sono riconoscibili anche quegli atteggiamenti di orgoglio e fierezza che quanti hanno, come me, conosciuto lautrice, non potevano non riconoscerle come motori di una vita segnata sempre da scelte insolite e coraggiose.
Id: 80 Data: 08/06/2010 20:28:19
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