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Intento tolteco

di Leonora Lusin
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Pubblicato il 04/04/2017 11:16:30

 

Un altro elemento meraviglioso di questo insolito sistema cognitivo era la comprensione che gli Sciamani toltechi, gli sciamani dell’intento, avevano dei concetti di tempo e di spazio e l'uso che ne facevano.

Per loro, il tempo e lo spazio (diciamo le categorie Kantiane senza delle quali è impossibile orientarsi nel fluire nell’esperienza) e che sono parte integrante del nostro sistema cognitivo, non esistono.

Per l'uomo comune, la definizione canonica del tempo potrebbe essere "un continuum non spaziale in cui gli eventi si verificano in una successione apparentemente irreversibile, che dal passato attraversa il presente e prosegue nel futuro".

Quanto allo spazio si intende "l'estensione infinita del campo tridimensionale in cui esistono le stelle e le galassie: l'universo".

 Secondo gli antichi Sciamani invece il tempo assomigliava più che altro ad un pensiero: un pensiero pensato da qualcosa/qualcuna di un'immensità inconcepibile.

Essi ritenevano che l'uomo, la donna e le altre creature viventi, in quanto parte di quel pensiero pensato da forze per lui inimmaginabili, ne trattenessero una piccola impronta che poteva essere recuperata, in particolari circostanze, attraverso una disciplina rigorosissima.

Quanto allo spazio, per gli Sciamani era un dominio astratto di attività. Lo chiamavano Infinito, e si riferivano a esso come alla somma totale degli sforzi di tutte le creature viventi.

Lo spazio era per loro più accessibile, qualcosa di quasi terreno, come se della sua formulazione astratta avessero trattenuto una impronta maggiore.»


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