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Premiazione e proclamazione dei vincitori domenica 8 aprile 2018 a Roma | Raccolta Fondi
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Love and Loss

di Alessandro Martino
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Pubblicato il 07/01/2018 14:13:54

 

Love & Loss. Guardando la sequenza video appare subito ci sia un errore nel sincronizzare almeno il titolo alle due realtà che esso contrappone. Forse non è così, o forse si, sta di fatto che ha acceso in me tutta una serie di considerazioni che sia perfetto per come è messo, in realtà. C'è proprio descritta la differenza di chi governa se stesso da chi si lascia governare; di chi ha piena coscienza delle proprie capacità rispetto a chi invece non ne ha; di chi ha una fede incrollabile verso sé stesso da chi invece la ripone tutta all'esterno e diviene un assente. Ci sono persone che diventano potenti al punto di stravolgere la realtà di tutti. Individui che desiderano, amano, producono e concorrono incessantemente alla causa del loro volere con una tale forza e intensità che alla fine la ottengono. E sarà una conquista che gli verrà garantita a vita. Quindi a questi personaggi, per quanto puramente egoico, non manca di certo l'amore. Ciò che gli manca altresì è poter trarre ispirazione dall'amore. Sono davvero pochissimi e flebili i segnali dell'amore oggigiorno, per lo più sepolti sotto strati di interferenze, distrazioni,  veri e propri depistaggi, portando a segno così una continua mancanza di antagonisti, proprio  per il conseguente abbandono di interi popoli perché bombardati da incessanti trasmissioni mirate per lo più ad alimentare una mente assetata, che non può mai essere messa da parte e che obbliga ad un continuo confronto con il tempo e la paura. Ciò che manca ai popoli è fare la diretta esperienza di ciò che hanno sentito o visto nelle ricostruzioni dei fatti, smettere di far decidere alla mente cosa sia necessario fare e cosa sia davvero un bene per sé stessi, smettere di affidarsi completamente alle esperienze altrui, smettere di idealizzare l'amore e provare ad ascoltare cosa ci vuole dire l'amore. É luogo comune pensare, ad esempio, che a fare del bene si resta sempre fregati. E bene non è affatto così, poiché bisogna vedere da quale presupposto si parte nel fare del bene, che già il semplice fatto di crearsi delle aspettative mentre si compie un atto di puro disinteresse certifica il fallimento della riuscita. Oggi tutti portano il pesce agli affamati, come suggeriscono anche i governi, e nessuno più insegna a pescare. Così fa anche la Chiesa, (dico Chiesa e non religione non a caso) coi suoi opportuni rimaneggiamenti. Sembra che l'ordine attuale sia quello di creare bisogno, dipendenza, isolamento, proprio come si fa per gli animali tenuti in cattività dentro un zoo. E in questa condizione siamo immersi tutti, ed è in questa condizione che i personaggi sopra accennati continuano nelle loro imprese indisturbati, senza contrapposti, senza poter essere ispirati diversamente. Immaginiamo se un giorno la Chiesa o i governi dicessero ai popoli - Da oggi si cambia:voi non ci servite più, saremo noi a servire voi. Voi nel frattempo servite l'uno con l'altro-. Immaginate quante strutture, beni primari e fondi tornerebbero a disposizione. Una ricchezza investita che è destinata solo ad aumentare al punto da essere in sovrabbondanza per tutti. Ma questo ne converrete con me che sia più che improbabile che accada. Già solo la mente porta macchinazioni del pensiero stesso, che ci sarà sempre uno che se ne approfitta e il gioco durerebbe poco. Ecco, è qui che entra in gioco la mente sul cuore, l'ego sulla coscienza. Ma immaginiamo per un momento se accantonassimo questa paura è invece di aspettare di veder cambiare gli altri cambiassimo noi, tutti insieme, (certo ci vorrebbe lo sbarco degli alieni sulla terra, quello che metterebbe d'accordo tutta l' umanità, come ipotizzava un certo Ronald Regan in uno dei suoi famosi discorsi) ma immaginiamo comunque se ognuno di noi capisse che non c'è più nulla da perdere e decidesse di rinunciare ad un giorno, un singolo giorno per cambiare non solo la propria ma la vita di tutti. Un singolo giorno in cui ogni persona di questo pianeta lasciasse quello che sta facendo è uscisse all'aperto, in silenzio, uno accanto all'altro. Senza fare niente si lancerebbe uno dei più grandi segnali a quei pochi pochissimi che fino ad allora hanno visto porzioni frammentarie di questa forza, prima di allora censiti solamente in numeri. Senza fare o dire niente, pensate, tutti presenti nelle strade mettendo da parte ogni paura e ognuno padrone del proprio silenzio. Pensate, sarebbe la cosa più facile e scontata da fare e pure non accade. Proprio per le implicazioni legate alla mente, una mente lasciata fare, una mente che ognuno dovrebbe rieducarsi a usare, anche solo per farle elaborare in modo corretto il semplice concetto di aggregazione non come un fatto di stare da una parte o dall'altra, (per combattere qualcuno, per una questione di rivalsa, di appartenenza ecc.) ma per condividere l'esperienza di una comune condizione. Quindi nessuno o pochissimi chiederebbero all'amore; perché all'amore, percepito come un fenomeno prescindibile, non si chiede e non si deve niente. Uno dei casi più eclatanti di come possa essere malleabile la mente è un fatto noto accaduto in America qualche anno fa. Fu un 11 settembre, per l'appunto. Io personalmente sono ossessionato da questa vicenda al punto di aver visto, letto e ascoltato poi rivisto, letto e ascoltato tutto da capo (canti e controcanti) il materiale divulgato nel corso di questi anni su questa orribile giornata. La verità è una cosa molto difficile se non impossibile da distorcere, ci vuole un immane fatica anche solo per far quadrare una semplicissima bugia, nonostante questo se si usano le formule giuste si viene a creare la giusta illusione perché funzioni almeno nella mente. E bene, dopo aver visionato anche quest'ultimo esaustivo documentario (https://youtu.be/PnytJWkKw7k) c'è da restare sconcertati nell'apprendere che ancora oggi la percentuale del popolo americano che crede alla versione ufficiale si attesti attorno al 70%. Certo è comodo, penserete, stare a fare il rivoluzionario dietro una tastiera, ma di certo io non aspiro a tanto, non ho di queste pretese se non solo quella di sensibilizzare le persone che mi circondano sul prendere in considerazione una strada alternativa valida a quella più conosciuta, che a me per primo sta aiutando a vivere in modo migliore. Non ci vuole tanto, si tratta di un semplice esercizio che è quello del ricordo del sé, facendo un passo in dietro rispetto alla mente così da riuscire comprendere quanto essa sia solo un semplice strumento e non il nostro intero essere, smettendo così una volta per tutte di identificarci con essa. Questo porta anche ad una capacità progressiva di saper riconoscere quanti e quali pensieri fluiscono costantemente in essa, ed accettarli lasciandoli andare, senza più sentirsi su una barchetta in mezzo a un fiume un piena, potendo addirittura scegliere di stare tranquilli sulla sua sponda ed osservarlo quel fiume, e magari anche la barchetta che passa, che un tempo avremmo occupato impegnati a risalirlo, od ormai allo stremo a lasciarsi andare a valle con esso. No, non mi sento affatto un rivoluzionario, anche se ambisco a incoraggiare un cambiamento nella mia realtà e quindi alle persone a me più prossime, con un semplice condividere una intuizione che ho colto a mia volta. Una intuizione che porta il nome del silenzio, della pace con la propria esistenza e quella di tutti. Una pace che diviene addirittura ovvia, quando si è pronti ad affrontare la vita, qualsiasi cosa essa ci porti, come una occasione straordinaria per sperimentare l'amore. Namaskar.


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