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ANNIVERSARIO PROUST: 10 luglio 1871 - 10 luglio 2019
Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Santuario di San Magno

di Oreste Villari
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Pubblicato il 03/01/2011 22:00:13

Per me è “Il Santuario”.

All’ultima curva, come a cercarlo, rallento involontariamente.
Era un giorno di Primavera di tanti anni fa e già da allora avevo capito che il posto ispira anche l’ultimo dei credenti.
Certi luoghi andrebbero preservati solo per il magnetismo che trasmettono, la loro naturale sacralità. Poco importa sacri a quale religione.
Straordinario esempio, credo unico, di un’architettura rimasta tale, non agghindata da bar, alberghi, posteggi e seconde case.
Provo a raggiungerlo come un tempo, a piedi e con la stessa aria di sfida di chi vuol provare a chiedere qualcosa e magari ottenerla.

Timidamente ne rimango lontano girandogli intorno, salendo al Crosetta.
Da quella balconata mi sporgo sulla comba sottostante e mi sembra quasi di toccare il grappolo di case che è Narbona.
Su uno sperone vicino, lo sfascio delle grange Conbertrand.
Come corona i monti dell’alta valle ancora innevati, più sotto indovino i pascoli miracolosi del Castelmagno e le sorgenti del Grana.
Mi giro e ammiro il Santuario, nave incagliata in una secca del mare occitano.
Sotto un cielo che si mette a pioggia, mi affretto per l’imbarco.
Nel porticato, l’eco del mio camminare come unico rumore ed ho la strana sensazione di non essere lì per caso. Sfioro i muri bianchi e raggiungo una porticina a prua.
La apro, pochi ripidi gradini mi portano sul ponte di comando.
Sospendo il passo, sono nel cimitero.
Un pensiero al fortunato riposo di quelle anime mentre rinforza il vento ed io resto su quel ponte scoperto. Solo croci e nomi, comuni distintivi di un’invidiabile fede tramandata nei secoli.
Allora quella nave non mi sembra più incagliata. Naviga in quel mare con una manciata d’anime d’equipaggio. Nessun ammiraglio ne mozzo, nessun armatore in doppiopetto.
Solo un manipolo di amici al comando, sono loro che hanno deciso di buttare l’ancora. Uno di loro, più di tre secoli fa la buttò per primo e da allora altri lo hanno raggiunto e altri ancora lo raggiungeranno per un’inevitabile e tranquilla navigazione.

Sale una nebbiolina carica d’acqua nascondendo l’orizzonte a quell’approdo.
Timidamente e a bassa voce leggo un avviso ai naviganti:

“Voi che avete la fortuna di questo scirocco profumato di miele, di questo mare
verde smeraldo e di questa nave solida e scintillante, dico a voi, non abbiate paura all’imbarco. Mai vi sarà naufragio”.




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