Ho colto le stelle migliori per dar luce a uno stagno credendo fosse il mare. Nutrito dal miele dell’inganno,io, ape laboriosa e goloso marmocchietto al tempo stesso,mi sazio del pregevole ritorno: mani sporche di ricordi profumavano di pioggia; da essa ti facevi carezzare,umilmente incoronare, regina fra le gitane. Poi un bacio mi rubavi e di sottecchi, uno sguardo malizioso mi donavi … il tuo viso mi appariva in chiaroscuro,smarrito da una nebbia artificiale;dimensione poco chiara e sconosciuta;luogo irreale: le estremità marcate dei palazzi intorno, l’aria colorata dal rimpianto;il mio respiro affannoso mentre t’imploravo di finirmi … sentivo il peso del cielo sulle spalle, un grigio cupo calare minaccioso ebbro di paure primordiali.
-Ho conosciuto il dolore di un Poeta.
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