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Proust N.7 - Il profumo del tempo (scarica/leggi)
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore č soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Il bel paese

di Alessio Bał
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Pubblicato il 19/04/2017 10:33:59

Giada e suo fratello erano in viaggio ormai da sette ore; erano partiti in macchina da Treviso quando ancora non si capiva se il chiarore che ondeggiava furtivo tra le case e le piazze provenisse dalla luna che se ne stava andando a dormire o dal sole che stava ancora facendo colazione.

I nonni li aspettavano a Rodi Garganico, un paesello pugliese affacciato sul ridente e impetuoso Mar Adriatico.

Avevano deciso di scendere in auto, nonostante fosse un viaggio estenuante, così avrebbero evitato di dover noleggiare una macchina per poter gironzolare in lungo e in largo per la Puglia in cerca di nuovi paesaggi da immortalare e nuove cose da vedere.

- Dai un’occhiata agli appunti dello zio, tra poco dovremmo uscire dalla superstrada e proseguire in direzione di Taverna. – A Stefano piaceva guidare, non gli pesavano affatto i viaggi lunghi. Quel giorno era rimasto sempre lui alla guida della sua auto.

- Esatto, Taverna… Ecco l’indicazione del paese. – Giada ripose nel porta oggetti il quadernino ad anelli dove lei ed il fratello avevano annotato degli appunti per il viaggio alcuni mesi prima, quando lo zio era salito a Treviso in occasione di una ricorrenza.

Stefano lasciò la strada principale con un po’ di sollievo, perché era stanco di ballonzolare a destra e sinistra; l’asfalto era ridotto ad un gruviera e se non voleva sfasciare gli ammortizzatori dell’auto prima di arrivare a destinazione doveva guidare a zig zag come se fosse stato ubriaco.     

Oltrepassarono il cartello geografico territoriale di Taverna. Era un paesino di poche anime, tutto raffazzonato lungo la strada principale, che lo attraversava da una parte all’altra impertinente e silenziosa.

- Laggiù c’è una pompa di benzina, ci fermiamo così facciamo rifornimento e chiedo al benzinaio se proseguendo su questa strada si arriva a Rodi Garganico. –

- Va bene, così ne approfitto per sgranchirmi le gambe, sono almeno tre ore che non ci fermiamo. –

Stefano e Giada arrestarono la propria auto in corrispondenza della pompa del diesel.

- Buongiorno signori. – Era il benzinaio, un ometto piuttosto corpulento, con gli occhi vispi e un’espressione bonacciona. I pochi capelli che gli addobbavano la testa erano tutti sudaticci.

- Buongiorno. Mi fa il piano per cortesia? Grazie. –

- Certo signore. –

- Mi sa dire se proseguendo in questa direzione si arriva a Rodi Garganico? –

- Beh, ci si arriva anche seguendo questa strada, sì. –

- Grazie. –

- Attraverserete il piccolo centro di Taverna allora. Qui in questa zona della Puglia si dice che chi arriva in quel paese poi non se ne va più. –

- Evidentemente ci si sta bene, - disse Stefano per chiudere la conversazione.

Non aveva voglia di chiacchierare con il benzinaio; iniziava a sentire la stanchezza del viaggio e voleva arrivare dai nonni il prima possibile per riposare un po’.

Pagò il rifornimento; i due fratelli risalirono in auto e ripartirono.

- Che voleva? – Chiese Giada al fratello.

- Mah, nulla, voleva solo fare quattro chiacchiere. Sembra che il paese che ora attraverseremo sia molto carino. –

Oltrepassarono il cartello stradale di Taverna.

Dopo appena un minuto di strada giunsero nel piccolo centro del paese, fatto di alcune vecchie case coloniche, una piazzetta con una fontana dalla quale forse non usciva uno zampillo d’acqua da decenni, una chiesa con i muri mezzo anneriti dalla vetustà e dalle muffe e un’osteria.

- Sarebbe questo il centro del paese? – Chiese Giada.

- A quanto pare sì, - rispose Stefano continuando a guardarsi intorno alla ricerca di qualche indicazione stradale per Rodi Garganico.

I due fratelli oltrepassarono il piccolo centro cittadino e proseguirono il loro cammino, senza mai abbandonare la strada sulla quale si trovavano.

Percorsero all’incirca cinque o sei chilometri e d’un tratto l’attenzione di Giada fu attirata dal cartello stradale che si stava avvicinando sempre di più. 

Indicava ancora Taverna.

- Ma scusa, - intervenne Stefano, - stiamo rientrando in paese ? –

- Impossibile Stefano, - rispose Giada, - l’abbiamo appena oltrepassato. –

- Hai ragione, ma quello laggiù è il campanile della chiesa. –

A mano a mano che l’auto si approssimava alla piazza del paese, Stefano diminuiva via via la velocità, fino a fermarsi bruscamente in corrispondenza del piccolo bar che si affacciava sulla piazza, a quell’ora vuota di persone.

- Siamo già passati di qua, questo è il bar del paese, quella è la chiesa e guarda quella macchina laggiù, l’ho notata prima perché ha i cerchi delle ruote gialli.

- E com’è possibile? La strada è tutta dritta, saremmo dovuti uscire dal paese, non entrarci di nuovo. –

- Non so, forse la strada ad un certo punto ha fatto una curva e senza accorgerci siamo tornati indietro. Ora ripartiamo e andiamocene via di qua.

L’auto riparti gagliarda e coprì in qualche minuto esattamente il tratto di strada che aveva percorso solo poco tempo prima.

Giada e Stefano sgranarono gli occhi quando, per la seconda volta, oltrepassarono il cartello stradale bianco con su scritto Taverna.

Stefano arrestò l’auto in malo modo, eseguì una manovra di inversione che, se solo quel tratto di strada fosse stato un po’ più frequentato, si sarebbe rivelata pericolosissima, e tornò indietro.

- Ora percorriamo la strada al contrario, vediamo dove arriviamo. –

I volti di Stefano e Giada si dipinsero di incredulità mista a paura, quando si resero conto che, dopo aver incontrato per l’ennesima volta il cartello stradale di Taverna, stavano giungendo al piccolo centro del paese dalla stessa parte da cui erano arrivati la prima volta venti minuti prima.

- Non è possibile, - sbottò Stefano, - deve esserci una spiegazione. Si tratta di uno scherzo o di qualcosa del genere, dev’essere per forza così. –

- Ma se qui non ci conosce nessuno, chi dovrebbe organizzare per noi uno scherzo simile ? –

- E allora cosa sta succedendo? –

- Non lo so, Stefano, ma dobbiamo fare qualcosa. Io ho paura. –

- Aspetta un secondo.. – Stefano sgranò gli occhi, come se avesse visto innanzi a sé qualcosa di non terreno.

- Cosa succede ? – Chiese Giada allarmata.

- Il benzinaio, prima.. mi ha detto una cosa. –

- Che cosa ? –

- Mi ha detto che chiunque arrivi a Teverna non se ne va più. –

I due fratelli si guardarono sgomenti, mentre la campana della chiesetta batté l’ora.  


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