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Intervista a Fabrizio Bregoli, I classificato sezione Poesia
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore č soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

L’attesa

di Alessio Bał
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Pubblicato il 17/05/2017 11:32:38

 

 

I marciapiedi si stavano vestendo per la sera, a frotte le persone passeggiavano sotto i lampioni, che a poco a poco si accingevano ad illuminare un selciato lievemente ricoperto di polvere.

Roberto stava camminando lento in direzione del suo bar, con la sigaretta stretta tra le labbra e lo sguardo fisso tra i passanti, in cerca di un viso conosciuto con cui scambiare un saluto veloce, qualche chiacchiera, magari un bicchiere di birra.

Era appena uscito dal suo ufficio, il mercoledì lavorava sempre un po’ più tardi del solito, perché poi si precipitava nel suo locale preferito a mangiare qualcosa, bere in santa pace un paio di birre scure e assaporare la partita di coppa proiettata dallo schermo gigante.

Roberto era un tipo un po’ strano.

Non che fosse un solitario o un timido, anzi, era molto socievole, allegro, piuttosto estroverso.

Solo gli piaceva, almeno una volta la settimana, trascorrere una serata o almeno qualche ora in tranquilla e beata solitudine.

Roberto entrò al Temple Bar e raggiunse il bancone di legno scuro, mezzo rovinato dal tempo e dall’usura, avvicinò uno degli sgabelli con lo schienale e sedette.

- Ciao Roberto. –

- Ciao Stefania. –

- Birra? –

- Certo. E magari anche una piadina con il crudo. –

- Salsa rosa? –

- E me lo chiedi? Certo che no, dovresti saperlo.-

A quell’ora il locale era ancora semi vuoto, solo alcune persone che cenavano con  panini imbottiti e patate fritte.

Mentre aspettava quanto aveva ordinato, Roberto scrutava un ragazzo seduto dall’altra parte del bancone.

Aveva all’incirca trentacinque anni, Roberto non sapeva chi fosse ma lo vedeva al Temple Bar, da solo, ogni mercoledì sera. Stava seduto a un tavolo, sempre lo stesso, con una birra bionda tra le mani.

Roberto lo trovava lì seduto quando arrivava dopo aver terminato di lavorare e lì lo lasciava verso mezzanotte, quando se ne tornava a casa.

- Stefania, scusami un attimo. –

- Dimmi, Roberto. –

- Lo conosci quel tipo? – Roberto accennò con la testa al ragazzo, che intanto stava bevendo la poca birra che ancora gli era rimasta nel bicchiere.

- Non proprio. Da quando lavoro qui lo vedo ogni sera, è sempre seduto a quel tavolo, sempre da solo, non parla mai con nessuno. A un certo punto si alza, mi chiede che ore sono, paga e se ne va. –

- Un tipo strano, insomma. –

Roberto pagò il suo conto, salutò la sua amica barista e si avviò verso casa.

La sera successiva Roberto uscì dall’ufficio alla solita ora, ma, anziché tornare subito a casa, si fermò al Temple Bar a bere un bicchiere di vino.

Per tutta la giornata gli era gironzolata per la mente la triste sagoma di quel ragazzo seduto da solo ad un tavolo della birreria, in attesa chissà di chi o che cosa.

La sua curiosità era stata stuzzicata.

Entrò nel bar e sedette davanti al suo solito mezzo metro di bancone.

Dopo una decina di minuti entrò lo strano tipo della sera prima.

E, come la sera precedente, questi sedette allo stesso tavolo e ordinò da bere una birra bionda.

Dopodiché, iniziò a fissare l’ingresso del locale, come se aspettasse di veder entrare qualcuno, senza mai distogliere lo sguardo se non per sorseggiare di tanto in tanto un po’ della sua birra.

Roberto si incuriosì.

Si alzò con il bicchiere in mano e si diresse verso quell’uomo, che continuava a tenere lo sguardo fisso sempre nella medesima direzione.

- Mi scusi, forse mi sbaglio, lei è il Dott. Rienzi? Le spiego, avevo appuntamento con lui circa venti minuti fa qui al bar e non è ancora arrivato. Siccome non lo conosco di persona ma ci ho parlato solo per telefono, ho pensato che forse poteva essere lei. –

- Mi dispiace, non sono io. Sto aspettando anch’io una persona, una donna, sa è il nostro primo appuntamento. –

- Le chiedo scusa allora, è da un po’ che la vedo qui ad aspettare, forse anche la sua amica è in ritardo. –

- Lo credo anch’io, è da quasi cinque anni che l'aspetto. –

Roberto tornò al suo sgabello, appoggiò al solito i gomiti al bancone e riprese a sorseggiare il suo vino, sorridendo e gettando lo sguardo su un tavolo dove un gruppo di adolescenti stava gridando e scherzando.

 

 

 

 


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