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La mia prima cinquecento

di Adielle
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Pubblicato il 22/11/2016 02:33:50

L' ho vista piangere in un angolo, la mia amica fidata, il mio angelo,

la mia dea Atena, l' anima mia, stratega della pace.

Senza un perchè che fosse fedele alla parola data

come un dato di fatto che duri per sempre, autoreferenziale.

Tutto avviene dal niente, infranto quel patto senza di te.

Poi giurato che il Mondo avesse continuato a girare

perdere il conto degli anni che se ne vanno.

Antichi eroi di un tempo che fu.

Come tutto passa è una promessa che si avvera da milioni di anni

nonostante la tenacia dell' anima, a fare di testa sua.

Quando la bellezza ci circonda restiamo sani più a lungo

sempre meno del tempo necessario per farla nostra o che produca 

trasformazioni trascendentali in noi

ma certi miracoli che la vita ci fa

sono da considerare mistici ma senza ritorno

come i capelli al vento dei miei primi diciott' anni.

Con un filo di garbo, mai.  Ora.

Con la barba  parvenu e la faccia gonfia per il cibo e per i farmaci.

Sarebbe splendido amare veramente

ma è necessaria una preparazione lunghissima

l' evoluzione della specie.

Una condizone di luce permanente ma mobile

come liquida, coi bordi d' aria o una materia vergine.

Un' energia che si trasforma, attraversa, passa e torna

si mischia senza perdere d' identità, orgogliosa come un popolo.

Le superfici da tenere sotto controllo aumentano

prima che la mente si abitui

evitare di fare sciocchezze.

Poi verrà naturale alle prossime generazioni

studiare il fenomeno e viverlo

come si fa con le merci di consumo

ma con delle regole speciali

che ci tocchi una fase di stallo?

O abbiamo raggiunto dei picchi e altri ne dobbiamo raggiungere?

Una preghiera della sera a questo Dio strano che non conosciamo

che per enzimi sottili:

Non voglio essere cattivo e non voglio soffrire molto.

Tieniti basso, mantieni un basso profilo, mi dico.

Ma qualcosa la voglio ottenere con lo sforzo che mi posso permettere.

Che è pochissimo perchè sono un debole, con una memoria di stagno

e tutto il coraggio me lo sono giocato in una fase che mi pare primitiva

adesso che le cose si complicano.

Con alcune prove all' orizzonte, che spero il più lontane possibile

che determinano l' uomo

e la vita che conduce.

La morte di una madre senza restare soli al Mondo

è una condizione necessaria, per potere essere felici ancora

nonostante tutto e tutto l' oro del Mondo non può pagare il fatto

di avere l' anima in pace

se conosci i tormenti sai quanto vale, altrimenti restano i segni

e i profumi se ne vanno

i ricordi di vestaglie trasparenti al Sole di un balcone croato

per esempio.

Sopravvivere ha le su regole, chissà se le imparerò?

Coltivo questa povera scrittura come un ancora in un porto.

Non mi mantengo da solo.

Non sono autonomo e la mia cognizione del dolore mi mutila.

Che possa voler dire essere sensibili è una consolazione per gli stupidi.

Essere felici è lo scopo, quando capirò che il mezzo è amare?

In quale corpo, su quale pianeta, di quale Sistema Solare?

Per quanto esisterò a vanvera?

Coi miei difetti di fabbrica, peccati originali e morali fantasma.

La cattiveria repressa, la forza che latita

le scuse di plastica del mio infelice abbandono

facile e pigro come certe madonne.

 

 

 

 


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