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Il giornale

di Alessio Bał
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Pubblicato il 12/04/2018 18:02:52

Toni sostava da una buona mezz’ora davanti all’ingresso dell’unica banca del paese, un edificio tozzo e mal tornito che chiudeva ad ovest la strada principale del centro abitato; da lì in avanti si sarebbe dipanata, chilometro dopo chilometro, la campagna verdeggiante, fatta prevalentemente di vigneti e alcune chiazze di ulivi.

Per alcuni minuti rimase in piedi, fermo, giornale sotto il braccio, a scrutare con attenzione la porta blindata dell’istituto bancario; sembrava stesse aspettando qualcuno o che fosse il palo di una banda di rapinatori. D’un tratto ruppe la sua immobilità e iniziò a passeggiare avanti e indietro, sempre con lo sguardo rivolto verso quella porta dalle ante girevoli, giornale sotto il braccio.

Qualcuno un po’ più scaltro e sospettoso avrebbe potuto pensare davvero che Toni fosse un malvivente, il cui complice in quel momento stava dentro alla banca, pistola spianata a scrutare impiegati e clienti con le mani alzate ed a chiedersi perché, quella mattina, piuttosto che compiere quella scelleratezza non se n’era andato all’ippodromo a raccogliere qualche scommessa clandestina.

La guardia giurata in servizio all’interno della banca, pur sapendo che non era in corso alcuna rapina e pur non avendo affatto l’aspetto di una persona scaltra, si insospettì ugualmente e pensò a Toni come ad un ladro che stava studiando il luogo per progettare una rapina.

Uscì e gli si avvicinò.

- Buon giorno. E’ da circa mezz’ora che la vedo stazionare davanti alla banca. Posso sapere il motivo? –

- Buon giorno. Niente di particolare, non si preoccupi, sto solamente aspettando una persona che mi deve dare un passaggio in auto. Sa, la mia stamattina non ha voluto saperne di accendersi e così… –

- D’accordo, le chiedo scusa se l’ho disturbata. Buona giornata. - La guardia interruppe bruscamente il suo interlocutore.

- A lei. – Biascicò Toni sfoggiando un sorrisetto ebete e maldestro.

La guardia giurata si era convinta che Toni non costituisse alcun pericolo per la banca, aveva uno sguardo troppo da buontempone per poter essere un rapinatore. Se ne tornò al suo posto di osservazione e controllo, scomparendo dietro alla porta fatta a forma di capsula, deciso comunque a tener d’occhio ancora per un po’ quello strano figuro.

Toni guardava insistentemente l’ora, voltò la testa prima in una direzione e poi nell’altra, così da avere sotto controllo l’intero viale, da cima a fondo.

- Eppure il giornale scrive dieci e quaranta del mattino. – Toni borbottò sotto voce queste scarne parole.

Ricominciò a passeggiare avanti e indietro, teneva il giornale in mano, lo apriva ad una delle pagine della cronaca locale, lesse con attenzione un articolo che aveva letto appena tre minuti prima, si soffermò a fissare la fotografia che ritraeva la donna protagonista del fatto di cronaca riportato dal giornalista. Chiuse il giornale, si fermò, tornò a scrutare dapprima la strada e poi la banca. Riaprì il giornale.

Ancora niente. Riprese a camminare.

Da dietro il vetro blindato la guardia giurata lo osservava divertita; con tutta probabilità aveva scambiato per potenziale rapinatore una persona non completamente in sé, almeno a giudicare da come si stava comportando in quel momento.

D’un tratto Toni si fermò, aveva il giornale ancora in mano, era aperto alla solita pagina; fissò una donna appena uscita dalla banca con alcuni fogli in mano, forse un estratto del conto corrente.

Egli iniziò a sentire alcune goccioline di sudore velargli appena la fronte; non faceva così caldo da sudare, era però nervoso, come se stesse per succedere qualcosa che sarebbe potuto sfuggire al suo controllo.

Guardò la donna, poi la foto del giornale, poi la donna e ancora la foto: era lei.

La donna, una quarantenne vestita con gonna appena sopra il ginocchio e camicetta bianca, si diresse verso la sua auto, parcheggiata lungo il viale dove si trovava la banca, ad appena tre metri da Toni.

Questi ripiegò il quotidiano in tutta fretta, lo infilò alla bell’e meglio nella tasca posteriore dei jeans e si avvicinò alla donna, un po’ titubante e parecchio impacciato.

- Mi scusi, buon giorno signora. –

- Buon giorno. Ci conosciamo? –

Toni scrutò a destra ed a sinistra della strada, come se stesse attendendo da un momento all’altro l’arrivo di qualcuno. Infilò le mani in tasca, poi ne tirò fuori una e la stese davanti a sé, nell’atto di salutare la sua interlocutrice. Dal vetro la guardia giurata osservava la scenetta tutto divertito.

Il traffico stava scorrendo veloce e molto intenso, com’era tipico e normale per quell’ora della giornata.

- Ha sentito? Le ho chiesto se ci conosciamo. –

- Se ci conosciamo? Non lo so. Lei mi conosce? – Frasi senza un filo logico buttate là, fatte uscire dalla bocca con uno spiccato imbarazzo solo per riempire alcuni minuti che dentro alla testa di Toni non avrebbero dovuto esserci, perché ciò che doveva accadere doveva già essere accaduto numerosi istanti prima.

- Ma mi sta prendendo in giro? –

- No, ma scherza, non mi permetterei mai. Volevo solo chiederle una cosa. –

Continuava a parlare alla donna senza guardarla in viso, il suo interesse era tutto rivolto alla strada e alle auto che stavano passando in quel momento.

- Guardi, mi lasci andare che ho fretta e sono già abbastanza in ritardo senza che ci si metta di mezzo anche lei. –

La donna avanzò di alcuni passi verso la sua auto nera, aveva già sbloccato la chiusura della portiera azionando il tasto del telecomando.

Toni era nella confusione più totale, non capiva come il giornale avesse potuto sbagliare. Sarebbe stata la prima volta. Forse aveva letto male lui. No, non era possibile, aveva letto quell’articolo di cronaca decine di volte.

Lasciò queste considerazioni dentro alla sua testa e tornò con la mente alla realtà che gli si stagliava innanzi. Vide la donna nell’atto di aprire la portiera del lato del guidatore per poi salire.

- No, venga via di lì! –

Toni urlò a squarciagola e si avventò sulla donna, la afferrò per un braccio e cercò di trascinarla con la forza verso l’ingresso della banca, poco distante da dove i due si trovavano pochi attimi prima.

- Mi lasci, aiuto, aiutatemi, mi sta aggredendo, vuole rapinarmi! –

Le grida che la donna rivolse all’etere con tono sì drammatico e grave non raggiunsero nessuno che fosse così solerte e che avesse un tale senso civico da prendersi la briga di accorrere in aiuto di una sconosciuta, rischiando di buscare qualche pugno se non anche una coltellata ad un fianco o una pistolettata in petto.

L’unico che decise di intervenire fu la guardia giurata, che uscì dalla banca non appena vide Toni afferrare la donna e trascinarla lontano dall’auto. Corse verso i due e mentre correva pensava che, certo, forse quell’uomo non aveva lo sguardo da rapinatore di banche, ma l’aveva da borseggiatore o ladro di auto.

- Fermo, la lasci andare subito! – Urlò la guardia giurata, manganello alla mano. In realtà avrebbe anche potuto continuare quella frase con un “altrimenti sparo”; peccato che quella mattina si fosse dimenticato la pistola nell’armadietto della sua società di vigilanza e stesse garantendo l’incolumità dei dipendenti e dei clienti della banca potendo contare solo sulle sue mani nude e su un bastone di legno e plastica lungo circa cinquanta centimetri.

Proprio in quel momento, dal fondo della strada giunsero lo schiamazzo confuso di una moltitudine di clacson, il rumore profondo e gutturale di lamiere accartocciate, lo stridio di pneumatici sull’asfalto.

Toni, tenendo sempre la donna premuta contro di sé con il braccio stretto intorno alla sua vita, volse lo sguardo verso la strada e vide un furgone delle poste sfrecciare a velocità molto elevata, disegnando delle traiettorie a zig zag da una parte all’altra della carreggiata, schivando alcune auto e colpendone altre.

Giunto in prossimità della banca, il furgone sterzò bruscamente a destra per evitare di investire alcuni anziani che stavano attraversando la strada sulle strisce pedonali ed andò a schiantarsi rovinosamente contro la fiancata sinistra dell’auto della donna, che si accartocciò tremendamente e fu sospinta fin sopra il marciapiede, dove morì adagiata sul lato del passeggero.

Tutto successe in appena dieci o quindici secondi.

La guardia giurata, che nel frattempo aveva raggiunto Toni e la donna, si fermò istintivamente per paura che il furgone, proseguendo la sua corsa impazzita, lo investisse o scagliasse contro di lui il rottame della macchina colpita.

Toni e la donna caddero a terra per lo spavento.

Subito le auto che in quel momento stavano transitando si fermarono; iniziarono ad accorrere alcuni passanti, un po’ per accertarsi se ci fossero stati dei feriti da soccorrere e un po’ per semplice curiosità.

Toni approfittò di questi istanti di concitazione per liberare la donna dalla sua stretta, raccattare da terra il suo giornale e fuggire via veloce, prima che qualcuno potesse accorgersi di lui e fermarlo per ciò che stava facendo a quella donna.

- Signora, sta bene? Dov’è finito l’uomo che la stava aggredendo? –

- Si si sto bene. Accidenti la mia auto, che disastro… - La donna stava davanti al cadavere del SUV, incredula.

- Signora, l’uomo che la stava aggredendo? –

- Non saprei, era qui un attimo fa. Siamo caduti all’indietro per la paura e non l’ho più visto. Forse è scappato via. Mio Dio, se non fosse stato per lui a quest’ora io sarei stata dentro al rottame della mia auto, sarei morta… -

Toni smise di correre solo quando giunse sul sagrato della chiesa, ad un paio di chilometri dalla banca; sedette all’ombra di un pino secolare che faceva da guardia all’edificio sacro, pian piano il cuore smise di galoppare e il respiro tornò calmo e regolare. 

Aveva il giornale in mano, lo aprì alla solita pagina di cronaca e vide ancora la fotografia della donna che poco prima aveva quasi aggredito.

Lesse velocemente l’articolo e tirò un sospiro di sollievo: non si parlava più di una donna deceduta all’interno della sua auto parcheggiata, ma della proprietaria di un’auto distrutta da un furgone delle poste che aveva perso il controllo a causa di un guasto all’impianto frenante.

Era stato scambiato per uno scippatore o, ancora peggio, per un molestatore, ma aveva salvato la vita di quella donna, questo era l’importante.

Si alzò dalla panchina che aveva contribuito al suo riposo e si incamminò in direzione del municipio. Quel giorno avrebbe dovuto mutare il contenuto di un altro articolo di quel quotidiano, salvando un’altra vita come un novello supereroe, senza mai fermarsi, riposare, vivere la sua vita come avrebbe voluto.

Purtroppo la vita di Toni era questa e lo sarebbe stata fin quando avesse trovato ogni mattina, fuori della porta di casa, il quotidiano del giorno dopo.


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