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Cristo deposto

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 15/04/2018 12:12:24

Cristo deposto è un eroe stanco: il dolore è rimasto imprigionato in lui, e ha il medesimo peso delle ossa. Le braccia riposano lungo i fianchi di scarso nerbo come quelle che non solevano reggere né arnese né arme né fardello. Le mani son quelle che intinsero il pane nel piatto dell'ultima cena, per rendere la vita e per accettare la morte. Le dita in entrambe son riunite e composte; e in entrambe i pollici son nascosti, ripiegati entro la palma. Sembra che manchi a ciascuna il dito della forza, del lavoro, del prendimento; e ne viene a ciascuna una rassegnata stanchezza. Le costole sono rilevate quasi a simmetrico ornamento del torace. La gentilezza del sangue davidico sembra affinare le membra; senonché la rotella del ginocchio è prominente, grossa la nocella del polso, greve anche il malleolo. Si parte diritto il naso dalla radice ma con lieve declinazione presso la punta si avvalla: le nari certo in vita si dilatarono e palpitarono. I capelli sono come un pietoso origliere. Le labbra sottili della ferita nel costato son parallele alla linea profonda della bocca. V'è ancora qua e là qualche indizio di mollezza, non definibile. Così bellissimo mi apparve in mille immagini; insieme le conflài; sparve ombra labile riverso indietro nel morbido crepuscolo dei miti.

 

© Paolo Melandri (15. 4. 2018)


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