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Afrodite 4

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 06/12/2018 00:40:23

Sul mare si levò l'alba oscura; tutte le cose furono tinte di lilla. Il focolare fiammeggiante acceso sul faro si spense con la luna. Fuggevoli barlumi gialli apparvero nelle onde viola, come visi di sirene sotto capigliature di alghe paonazze. Di colpo si fece giorno.

La gettata era deserta, la città morta. Era la triste luce che precede i primi chiarori dell'alba, che rischiara la vetta del mondo e apporta gli snervati sogni del mattino. Non esisteva che il silenzio.

Simili a uccelli addormentati, le lunghe navi lungo le banchine lasciavano pendere i loro remi nell'acqua. La prospettiva delle strade si disegnava con linee architettoniche, che non un carro, non un cavallo, non uno schiavo turbava. Alessandria non era che una vasta solitudine, un'apparenza di antica città, abbandonata da secoli.

Un leggero rumore di passi fremette sul suolo e due fanciulle apparvero, l'una vestita di giallo, l'altra di azzurro.

Portavano entrambe la cintura delle vergini, che girava attorno ai fianchi e si congiungeva bassissimo, sotto i loro giovani ventri. Erano le cantatrici della notte e una delle suonatrici di flauto. La suonatrice era più giovane e più bella della sua amica. Pallida come il celeste del suo vestito, i suoi occhi semiperduti sotto le palpebre debolmente sorridevano. I due flauti esili pendevano dietro all'elegante nodo sulla spalla. Una duplice ghirlanda d'iris attorno alle sue gambe ondulava sotto la stoffa leggera e sulle caviglie si attaccava a due braccialetti d'argento. Ella disse:

Mirtocleia, non rattristarti per avere perduto le nostre tavolette. Avresti dimenticato tu che l'amore di Rodide ti appartiene, o puoi pensare, cattiva che sei, che saresti stata la sola a leggere quella riga scritta dalla mia mano? Sono forse una di quelle cattive amiche che incidono sull'unghia il nome della loro sorella di letto e vanno a unirsi a un'altra quando l'unghia è spuntata del tutto? Hai bisogno di un mio ricordo quando mi hai tutta viva ed intera? Giungo ora all'età in cui le giovani si maritano e non avevo la metà dei miei anni quando ti vidi per la prima volta. Ti ricordi? fu al bagno. Le nostre madri ci tenevano sotto le braccia e ci dondolavano l'una verso l'altra. Noi abbiamo a lungo giocato sul marmo prima di rivestirci, da quel giorno non ci siamo più lasciate e cinque anni dopo ci siamo amate.

Mirtocleia rispose:

C'è un altro primo giorno, Rodide, lo sai: il giorno in cui tu hai scritto queste tre parole sulle mie tavolette unendo i nostri nomi. Fu il primo: non lo ritroveremo più. Ma non importa: ogni giorno è nuovo per me, e quando tu verso sera ti svegli, mi sembra di non averti mai vista. Io sono persuasa che tu non sei una ragazza: sei una piccola ninfa d'Arcadia, che ha abbandonato le sue foreste perché Febo ha inaridito la sua fontana. Il tuo corpo è snello come un ramo di olivo, dolce è la tua pelle come l'acqua dell'estate, l'iris gira attorno alle tue gambe e tu porti il fiore del loto come Astarte il fiore aperto. In quale bosco popolato di immortali si è addormentata tua madre, prima della tua nascita felice? e quale Egipan indiscreto o qual dio del fiume divino si è a lei unito sull'erba? Quando noi lasceremo questo crudele sole africano, tu mi condurrai alla tua sorgente, lontano, oltre Psofide e Feneo, nelle vaste foreste piene di ombre, ove sulla terra molle si vede la duplice orma dei satiri alternata ai passi leggeri delle ninfe. Là tu cercherai una roccia liscia e inciderai sulla pietra ciò che avevi scritto sulla cera: le tue parole che sono la nostra gioia. Ascolta, ascolta Rodide! Per la cintura di Afrodite dove tutti i desideri sono ricamati, tutti i desideri mi sono estranei, perché tu sei più del mio sogno! Per le corna di Amalteia, donde scaturiscono tutti i beni del mondo, il mondo mi è indifferente, perché tu sei il solo bene che io abbia trovato! Quando ti guardo e quando tu mi vedi, non so più perché tu mi ricambi d'amore. I tuoi capelli sono biondi come le spighe di grano, i miei neri come i peli del capro; la tua pelle è bianca come il formaggio dei pastori, la mia abbronzata come la sabbia sulle spiagge; il tuo seno tenero è fiorito come l'arancio dell'autunno, il mio è magro e sterile come il pino delle rocce. Se il mio viso è abbellito, è perché ti ho amato. O Rodide, tu lo sai, la mia singolare verginità è simile alle labbra di Pan che mangino un po' di mirto; la tua è rosea e graziosa come la bocca di un bambino. Non so perché tu mi ami, ma se un giorno cessassi di amarmi, se, come tua sorella Teano, che vicino a te suona il flauto, tu restassi mai a dormire nelle case dove suoniamo, allora io non avrei neppure il desiderio di dormir sola nel nostro letto e ritornando mi troveresti strangolata con la cintura.

I lunghi occhi di Rodide si riempirono di lacrime e di sorriso, tanto l'idea era folle e crudele. Posò il piede su un paracarro.

Mi danno fastidio i fiori tra le gambe; scioglili, Mirto adorata. Per questa notte non danzo più.

La cantatrice ebbe un sussulto.

Oh! è vero. Li avevo già dimenticati, quegli uomini e quelle ragazze. Vi hanno fatto danzare entrambe, tu in questa veste di Coos che è trasparente come l'acqua, e tua sorella nuda, con te. Se non ti avessi difeso ti avrebbero preso come una prostituta, come hanno preso tua sorella davanti a noi, nella stessa camera… Oh! che abominio! tu sentivi le sue grida e i suoi lamenti! Come è doloroso l'amore dell'uomo!

Ella si inginocchiò vicino a Rodide e staccò le due ghirlande, poi i tre fiori posti più in alto, mettendo un bacio al posto di ognuno di essi. Quando si rialzò, la fanciulla le cinse il collo e vacillò sotto la sua bocca.

Mirto, tu non sei gelosa, vero, di questi viziosi? Che ti importa che mi abbiano veduta? Teano basta per loro e gliela ho lasciata. Non mi avranno, Mirto mia. Non essere gelosa di loro.

Gelosa!… ma io sono gelosa di tutto ciò che ti si avvicina. Perché i tuoi vestiti non ti abbiano essi soli, io li indosso quando tu li hai portati. Perché i fiori dei tuoi capelli non restino innamorati di te, li abbandono alle cortigiane povere che li sporchino nelle orge. Non ti ho mai dato nulla, perché nulla ti possieda; ho paura di tutto ciò che tocchi e detesto ciò che guardi. Vorrei, per tutta la vita, essere fra le mura di una prigione dove non fossimo che tu ed io, e unirmi a te così profondamente, nasconderti così nelle mie braccia che nessun occhio ti potesse scoprire. Vorrei essere i frutti che tu mangi, il profumo che ti piace, il sonno che entra sotto le tue palpebre, l'amore che contrae le tue membra. Sono gelosa della felicità che ti do; e malgrado ciò vorrei darti anche quella che mi viene da te. Ecco di che sono gelosa; ma non temo le tue amanti di una notte quando esse mi aiutano a soddisfare i tuoi desideri di bambina; quanto agli amanti so benissimo che tu non apparterrai mai a loro, e so che non puoi amare l'uomo, l'uomo intermittente e brutale.

Rodide esclamò sinceramente:

Piuttosto andrei come Nausitoe a sacrificare la mia verginità al dio Priapo adorato a Tasos. Ma questa mattina no, mia cara. Ho danzato a lungo e sono troppo stanca; vorrei già essere a casa e dormire nelle tue braccia.

Sorrise e continuò:

Bisognerà dire a Teano che il nostro letto non è più per lei. Gliene facciamo un altro alla destra della porta: dopo ciò che ho visto questa notte non potrei più baciarla. Mirto, è davvero una cosa orribile. È possibile amarsi così? È questo che essi chiamano amore?

È questo.

Si ingannano, Mirto: non sanno.

Mirtocleia la prese tra le braccia e tacquero tutte e due.

Il vento confondeva i loro capelli.

 

© Paolo Melandri (6. 12. 2018)


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