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tre inediti

di Sabatina Napolitano
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Pubblicato il 13/09/2017 09:49:20

Ho inviato a giugno queste tre poesie che non sono state selezionate per un sito, quindi le pubblico qui. Le ho scritte in occasione dell'incontro di Antonella Anedda e Toni Harrison al Napoli teatro festival.

 

 

Fine settimana scorso

 

 

Il più e il meno in facce che ci guardano, 
riempiamo gli spazi bianchi e intercostali
come quando attonito mi metti un anello
che dice di non avere:
niente deve colpire, ridestare o nutrire
per avere te, inventarsi d'ombra.
Parlare al vuoto 
come appena leccare la punta dell'oblio,
mentre nella festa del tempo
preparo stoviglie, carne arrostita, lettere
che non leggerai.
Poter essere terrestri
nei cassetti delle apparenze liberare 
l'inizio e la fine dei nostri cicli.
E tornare a disturbare lo spirito 
e il sonno, chiedendoci la vicinanza
come se fosse un figlio.
E partorire me dimenticando la vita 
che scorre sui baci come chiudere 
la fessura dei nostri corpi svuotati.
E la leggerezza che si interpone 
tra i muti smarrimenti.

 

 

 

 

Poesie in soffitta

 

 

Poesie in soffitta si percepisce e si astrae.

Il mio nome con otto iniziali che fingi di non conoscere.

Le parole antiquate

le cancelli segretamente per gelosia:

chimere, sirene, sono parole da te usate

quando leggi poesie con lentezza

è tardi e sono cambiate

le immagini diventate plastiche

e scrivi senza cura versi voraci

per dire che il nostro amore

potrebbe scavare i solchi

quando fingi di carezzare e togliere

e muto custodisci la tua forza.

Avere cura delle dita ogni mattino

il nuovo ozio di lasciarsi andare al rifiuto,

una felicità scavata nel nostro invaginarci

in scale invisibili quando ancora

siamo nascosti alle nostre maestrie e palestre.

 

 

 

 

Rosa è il colore della moglie

 

c'è una foto in primo piano a darmi il buongiorno,
un quadro con puntini sospensivi
quando ti raccogli il viso.
Rosa è il colore della moglie e delle stoviglie
venire da te in volo quando il laboratorio 
della memoria guarda le luci che si muovono.
Nei nostri incontri piramidi soppresse
alloggiare dentro di me 
con un fare sconosciuto di ossa
e fine dell'infanzia: nessuno ha mai trovato
le mie tracce di donna, 
tu hai aperto le mie finestre. 
Che già siamo verdeggianti
guardiamo dentro le ispirazioni
sento scorrermi fluida nel tuo mare bianco.
C'erano mille grucce vuote agli alberi
quando tu hai detto incontra il vissuto.
Non scrivere più per me: sai già tutto.
Sei stato già mille e mille mie finestre,
tutto l'impuro e il puro,
mi hai incontrata nubile quando già ero tua.
Mi dici che rosa è una favola,
mentre tu della terra sei il più efficace pennello 
il più fluente corpo
dentro me tra un argomento e l'altro
tra un bacio e l'altro.

 


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