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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il Natale

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 02/01/2019 13:21:55

La nostra Chiesa celebra diverse feste che toccano il cuore. È difficile immaginarne una più dolce della Pentecoste e più grave e sacra della Pasqua. La tristezza e la malinconia della Settimana Santa e quindi la solennità della domenica ci accompagnano tutta la vita. Una delle feste più belle la Chiesa la celebra quasi nel mezzo dell'inverno, quando le notti sono pressoché le più lunghe e le giornate le più brevi dell'anno, quando il sole sta più obliquo sui nostri campi e la neve copre tutta la campagna: la festa di Natale. Come in molti paesi la sera che precede la festa della Natività del Signore si chiama Vigilia di Natale, così da noi si chiama la Sera santa, il giorno seguente, il Giorno santo, e la notte di mezzo, la notte di Natale. La Chiesa cattolica festeggia il giorno di Natale, quale giorno della nascita del Redentore, con la massima solennità, quasi dappertutto si celebra già la mezzanotte, come l'ora della nascita del Signore, con una splendida cerimonia notturna. Le campane chiamano attraverso l'aria buia e silenziosa della notte invernale e gli abitanti con lanterne o per scuri sentieri ben noti, giù dai monti nevosi lungo boschi coperti di brina, attraverso frutteti scricchiolanti accorrono alla chiesa, da cui vengono i rintocchi solenni, e che con lunghe finestre illuminate si alza in mezzo al paese nascosto tra gli alberi bianchi di ghiaccio.

Alla festa religiosa è congiunta una festa familiare. In quasi tutti i paesi cristiani i fanciulli imparano a salutare la venuta di Gesù Bambino – un bambino anche lui, il più mirabile che mai si sia veduto sulla terra – come una cosa festosa, splendida, solenne, che ci accompagna tutta la vita, e qualche volta anche nella vecchiaia, al sorgere di ricordi tristi, malinconici o commoventi ci riconduce ai giorni di allora, passando a volo con le ali variopinte e rilucenti per la tetra, desolata notte senza stelle. Si usa rallegrare i bambini con i doni che Gesù bambino ha portato. Questo si fa di solito la vigilia di Natale, quando è scesa la sera. Si accendono lumi e per lo più in gran numero, spesso sospesi con le candeline sui bei rami verdi di un piccolo abete che sta in mezzo alla stanza. I bambini non possono entrare fino a che non si dà il segnale che Gesù è venuto e ha lasciato i doni che aveva portato con sé. Allora la porta si apre, i piccoli possono entrare e al meraviglioso scintillio delle luci vedono appese all'albero o disposte sulla tavola cose che sorpassano di gran lunga ogni loro immaginazione, che non osano toccare, e, finalmente ricevute, tengono tutta la sera tra le braccine e portano a letto con sé. Se poi talvolta odono in mezzo ai loro sogni i rintocchi delle campane di mezzanotte che chiamano i grandi alle funzioni della chiesa, forse parrà loro che gli angioletti passino a volo nel cielo, o che Gesù ritorni a casa dopo esser stato da tutti i bambini e aver lasciato a ciascuno un dono meraviglioso.

Quando poi arriva il giorno seguente, il giorno di Natale, tutto acquista un'aria solenne: la mattina presto starsene nel tinello ben caldo coi loro vestiti migliori, mentre il babbo e la mamma si fanno belli per andare in chiesa; a mezzogiorno un pranzo festivo, un pranzo più buono che in tutti gli altri giorni dell'anno; e nel pomeriggio o verso sera vengono amici o parenti e siedono in circolo sulle seggiole e sulle panche, ragionano tra loro e possono comodamente guardare attraverso le finestre il paesaggio invernale, dove cadono lentamente i fiocchi di neve o un velo di nebbia fascia le montagne o scende all'orizzonte il freddo sole color sangue. Qua e là per la stanza o sopra una seggiolina o sulla panca o sul davanzale giacciono i doni favolosi di ieri sera, ormai più noti e familiari.

 

© Paolo Melandri (2. 1. 2018)


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