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Zapparoni 4

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 13/01/2019 02:09:40

Dopo che il servitore mi ebbe condotto nella biblioteca, mi lasciò solo. Era di una cortesia perfetta. Accenno a questo particolare, perché illumina in quale stato d'animo sospettoso mi trovavo. Osservavo tutti quelli con cui venivo a contatto, ed ero pronto a offendermi molto più facilmente di prima. Il contegno del servitore lasciava concludere, a ogni modo, che il padrone di casa non aveva detto qualcosa di sfavorevole sulla mia visita. Be', dubitavo ancora di vederlo, probabilmente tra breve sarebbe entrato uno dei suoi segretari.

La biblioteca era tranquilla e piacevole. Dai libri emanava una calma dignità. Erano ordinati negli scaffali, rilegati in pergamena chiara, in pelle di vitello sbalzato e in marocchino marrone. I volumi di pergamena portavano i titoli scritti a mano; quelli col dorso di pelle lo avevano su tasselli rossi o verdi o direttamente in lettere d'oro. Nonostante fosse antica, quella raccolta di libri non dava l'impressione di servire da tappezzeria, ma di essere adoperata. Lessi alcuni titoli, che mi dicevano ben poco: tecnica primitiva, cabala, rosacroce, alchimia. Forse una mente si riposava lì, lungo antiche vie tortuose nascoste dagli sterpi.

Per lo spessore dei muri la stanza sarebbe stata oscura se non avesse ricevuto molta luce attraverso le finestre, che giungevano quasi sino in terra. La porta a vetri era spalancata sopra una ampia terrazza.

Lo sguardo mi cadde nel parco come sopra un quadro antico. Gli alberi erano raggianti nel fresco splendore delle fronde; l'occhio sentiva come bagnavano le radici nel terreno, schierati lungo le sponde di un ruscello che scorreva pigro e a volte si allargava formando piccoli stagni sui quali riluceva un corpetto verde di muschi acquatici. Un tempo erano quelle le peschiere dei monaci; i cistercensi avevano costruito, come i castori, nelle paludi.

Era stata una vera fortuna che i muri fossero ancora in piedi. Per lo più, e soprattutto nella vicinanza delle città, questi recinti sono stati demoliti e hanno servito come cave di pietre. Qui invece si vedeva ogni tanto attraverso le fronde degli alberi la pietra grigia. Pareva che le mura chiudessero anche campi coltivati, infatti vidi lontano un contadino che camminava dietro all'aratro. L'aria era limpida; il sole luccicava sopra la pelle dei cavalli e sulla zolla che tagliata ricadeva. Il quadro era sereno, anche se lasciava perplessi nel campo di un uomo che tra l'altro commerciava in trattori per giardino, i quali come talpe rendevano soffice il terreno delle aiuole. Intanto in casa sua tutto rivelava il suo gusto per le muse. Secondo ogni apparenza, egli non voleva vedere macchine, quando contemplava i suoi alberi e le sue peschiere dalla terrazza.

Questo gli procurava anche il vantaggio che sul suo tavolo giungevano soltanto frutti coltivati secondo le antiche norme. Anche qui valeva l'osservazione che le parole hanno mutato significato. Infatti il pane non è più pane e il vino non è più vino. Sono prodotti farmaceutici sospetti. Bisogna essere eccezionalmente ricchi oggidì per evitare gli avvelenamenti. Quello Zapparoni era senza dubbio un volpone che sapeva vivere nel castello Malepartus e precisamente a spese degli stupidi, come un farmacista il quale si facesse pagare oro le sue droghe e panacee mantenendosi sano secondo le regole dei padri.

In quel luogo c'era davvero una gran pace. Il ruggito delle officine, dei parcheggi e delle strade vi arrivava soltanto come un sottile brusio attraverso le cime frondose. In compenso si sentivano le melodie degli storni e dei fringuelli, e nei tronchi marci il martellio del picchio. I tordi saltellavano e si posavano sui tappeti erbosi e a volte risuonava in fondo allo stagno il tonfo di un carpione che guizzava. Sulle aiuole piccole e grandi folte di fiori davanti alla terrazza, incrociavano le api e si dividevano con le farfalle la dolce preda. Era una giornata di maggio nel suo pieno splendore.

Dopo avere contemplato le pitture e i libri dagli strani titoli sedetti a un tavolino, davanti al quale stavano due sedie; e guardai attraverso la porta spalancata. L'aria era più pura che in città, quasi inebriante. L'occhio riposava sugli annosi alberi, sui verdi stagni e sul campo bruno in distanza, dove il contadino tracciava i solchi tornando indietro quando arrivava in fondo.

 

© Paolo Melandri (13. 1. 2019)


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